SCIENZA DELLO SPIRITO

ISIDE SOPHIA – Quarta Lettera (parte II)

***

Denderah

 

QUARTA LETTERA

Luglio 1944

LA NATURA SPIRITUALE DELLO ZODIACO DELLE STELLE FISSE

(Continuazione)

Quest’immagine del Sagittario, in special modo dell’arco, rivela un grande accordo circa gli eventi e gli sviluppi ispirati dalla Costellazione opposta dei Gemelli. Attraverso la duplice influenza che giunge dai Gemelli, al singolo corpo di Saturno è stata data forma esteriore e la pallida esperienza di un mondo interiore. Così è venuto nel mondo un principio di estrema importanza per tutta l’ulteriore evoluzione, in special modo umana. Questa duplicità è la ragione per la creazione di un “mondo fisico” e pure di un “Mondo Animico” umano. Essa contiene già il germe di una lunga storia dell’evoluzione umana: la lunga lotta del divenire dell’essere umano, l’armonizzazione tra il mondo esterno, fisico, e il Mondo Animico e spirituale. Ed è realmente come un arco che inizia in questa era di evoluzione e mira ad una mèta che è lontana. Contiene pure la storia dell’essere umano come essere che ascende da inferiori stadi subumani di esistenza a forme elevate, persino divine, perché quest’evoluzione è unicamente possibile attraverso la continua lotta tra la natura inferiore, che è in rapporto con il mondo esterno, e la superiore natura interiore dell’umanità, che porta la scintilla della Divinità. Abbiamo così l’immagine del centauro, semiumano e semianimale.

Nella precedente descrizione, abbiamo trovato che la Costellazione d’Ariete contiene qualcosa di simile all’immagine Archetipica del cervello, il Toro l’immagine Archetipica dell’organismo della parola, ed i Gemelli gli Archetipi della duplicità, come la simmetria di destra e sinistra o la duplicità di testa ed arti. Quindi dai Gemelli saltiamo al Sagittario. Possiamo trovare pure questo evento impresso nella forma umana. E’ la progressione dalla testa e dalla laringe alle braccia. La parte superiore del braccio è l’immagine corporea del Sagittario. Il corpo umano è diretto verso un mondo esteriore con le braccia, in quanto opposto al mondo interiore della testa. In ciò abbiamo la freccia del Sagittario. Le nostre braccia sono mosse da muscoli e tendini, ed essi indicano la corda dell’arco del Sagittario. Con le nostre braccia operiamo nel mondo, ed attraverso la nostra opera portiamo avanti l’evoluzione dell’umanità e del mondo.

Avendo ora stabilito questa duplicità di un mondo esteriore e di un mondo interiore, possiamo facilmente immaginare l’ulteriore evoluzione. Viene creato una sorta di legame tra i due mondi durante il successivo quinto ciclo dell’Antico Saturno. I primissimi inizi degli organi dei sensi sono creati eentro questi corpi di calore. Questi Archetipici organi dei sensi non sono, naturalmente, in alcun modo simili agli organi dei sensi dell’umanità sulla Terra. Il mondo circostante viene ora percepito come calore, così si può immaginare che i sensi e gli altri organi siano esistenti unicamente in una condizione veramente primordiale. Si dovrebbe immaginare qualcosa di simile ad una guaina limitante che si trova tra i diversi gradi di calore, tra quello all’interno del singolo corpo e quello al di fuori. Sappiamo che quello che possiamo chiamare il nostro senso più basso, è collegato con la capacità di separazione della pelle, ma già nei processi embrionali gli altri organi di senso sono in una certa misura connessi con lo sviluppo della pelle.

Questo sviluppo viene causato da due Gerarchie di Esseri Spirituali. I corpi di calore o di fuoco, che sono in realtà le origini dei corpi fisici umani, per così dire sono inabitati da Esseri Spirituali che Rudolf Steiner chiama “Figli del Fuoco” o “Arcangeli”. Essi non hanno ancora raggiunto, in quel periodo, la coscienza dell’essere umano di oggi. La loro coscienza potrebbe essere paragonata con la coscienza degli animali di oggi, ma unicamente nel grado di veglia. Lavorando e dimorando questi Esseri dentro i corpi di calore, sorge ivi un desiderio di giungere ad un contatto sensibile con l’esterno. Comunque, ciò non potrebbe essere sufficiente a creare quei primordiali organi di senso. Entrano in azione altri Esseri di un ordine elevatissimo, che Rudolf Steiner chiama “Spiriti dell’Amore” o “Serafini”. Essi “percepiscono” gli eventi entro l’Antico Saturno, e la loro percezione non è riflessiva come lo è oggi, per esempio, la percezione dell’essere umano, bensì è creativa. Essi sono capaci di elaborare, insieme con gli Arcangeli, i sottili, eterei abbozzi degli organi di senso Archetipici.

Così, abbiamo in questo quinto ciclo due influenze, ed ora ci possiamo chiedere: ove possiamo trovare rimembrati questi eventi nello Zodiaco?

Gli eventi del quarto ciclo appaiono collegati con i Gemelli e il Sagittario. Ora dobbiamo soltanto procedere nell’ordine dello Zodiaco e troveremo la risposta. E’ un’azione reciproca tra forze che oggi sono rimembrate nelle Costellazioni del Cancro e del Capricorno. Possiamo trovare il Cancro, in Gennaio a mezzanotte, esattamente a Sud. Sopra di esso, verso Nord, vi è la testa dell’Orsa Maggiore. Esso consiste solo di pallidissime stelle. Nelle vecchie mappe viene dipinto come un granchio circondato da un duro carapace e con enormi chele davanti. Quest’immagine ci da una sorta di raffigurazione di come gli Arcangeli dimoravano nei corpi calore dell’Antico Saturno. Così come il granchio è circondato dal carapace, con i molli organi importanti per la vita all’interno del carapace, così gli Arcangeli vivono all’interno dei corpi di calore. Inoltre, essi afferrano o sviluppano il desiderio di afferrare il mondo esteriore con organi simili a chele.

cancer-jamieson-1822-sm 

Sul lato opposto dello Zodiaco vi è la Costellazione del Capricorno. E’ possibile trovarla a mezzanotte, verso la fine di Luglio, esattamente a Sud e vicinissimo all’orizzonte. La maestosa Costellazione del Cigno è allora esattamente sopra di essa. Nelle vecchie mappe Stellari essa viene raffigurata come uno stambecco, però senza le zampe posteriori. Al loro posto si vede una specie di coda di pesce che è incurvata come una spirale. Questa immaginazione ci dà un’idea dell’attività di quegli elevati Esseri Spirituali, gli Spiriti dell’Amore. Come lo stambecco che scala i più alti picchi delle più elevate montagne del mondo,  che allunga le sue corna nella sfera della luce, così dobbiamo immaginare gli Spiriti dell’Amore. Essi dimorano nella più alta sfera dell’Universo spirituale. Essi percepiscono gli eventi dentro l’Universo da un punto di alto vantaggio, sebbene la loro percezione non sia passiva, bensì creativa. Nell’atto della percezione essi creano. Essi non trattengono le loro percezioni creative; le passano agli Arcangeli. Questa è un’azione di puro amore. La percezione assoluta si combina con il desiderio di percezione dentro gli Arcangeli; vengono così creati gli organi di senso. Non sono creati come organi meccanici. L’Amore Divino dentro le immagini di luce, che gli Spiriti dell’Amore percepiscono, crea organi che rendono capaci le creature di percepire il riflesso delle esperienze soprasensibili di quegli Esseri divini. Tale “involuzione” creativa di esperienze superiori in una sfera inferiore appare nella coda di pesce del Capricorno. Questa indica che essa giunge nella sfera dell’”acqua”, che non è ancora, naturalmente, acqua reale perché esiste unicamente calore su Saturno, ma indica la sfera di riflessione che, indubbiamente, è il calore.

capricorn

(Continua)

Tutti i diritti di riproduzione, di traduzione o di adattamento sono riservati per tutti i Paesi. E’ vietata la riproduzione dell’opera o di parti di essa con qualsiasi mezzo, se non espressamente autorizzata per iscritto dall’editore, salvo piccole citazioni in recensioni o articoli.

ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

LOGOS DELL’IO NELL’UOMO E SUO UNICO RITO

SOGLIA ETERICA BIS 22 MAGG 2013 FK 022

*

LOGOS DELL’IO NELL’UOMO E SUO UNICO RITO.

 

RIFLETTERE EQUIVALE A SPROFONDARE.

L’UMANO RIFLETTERE E’ DI GHIACCIO

E AFFONDA IL SUO GELO NELLA CARNE.

 

VUOTE PAROLE SPENTE RUOTANO ATTORNO AL CANE CHE LE VESTE.

MENTRE INAVVERTITO GELO ACCUMULA SPIETATEZZA

CHE LUNGO TORTUOSI TEMPI COSTITUIRA’ INFINE L’UNICA FORZA.

 

IL RIFLESSO DELLA VITA COMUNQUE VIVE SOSPINTO DAL RIBELLE..

OTTIENE LE SUE FORZE  OVE IL NEGARE INVERTE OGNI CERTEZZA.

ASPIRA LA VOLUTTA’ DI INFERNI INESPLORATI CHE MAI CONFESSERA’ DI VISITARE.

 

IL RIFLESSO DEL VIVENTE E’ MORTA APPARENZA CHE NEGA CIO’ DA CUI PUR NASCE.

IL RIFLESSO LAMPEGGIA QUANDO LA MORTE ACCOGLIE  CIO’ CHE FU DIVINO.

CONTINUAMENTE NASCE L’UMANO DAL MORIRE.

E NEL MORIRE VIVE CIO’ CHE PUO’ RISORGERE.

 

L’ETERNITA’ E’ LONTANA E APPARE IRRAGGIUNGIBILE

EPPURE TENUISSIMO TEPORE IRRAGGIA DAL SEMPLICE CONCETTO CHE NE TRAMANDA IL SENSO.

L’ETERNITA’ E IL RICORDO TRAMANDANO IL SORRISO DELLA PIETA’ INCISO NELL’AMORE.

 

RIFLETTE NEL MENTALE LA GELIDA LUNA IL SUO IMPIETRARE.

RIFLETTE CIO’ CHE IL SOLE IMPRIME NELL’ATTO DEL RISORGERE..

RIFLETTE L’ALBA DI UN CONTEMPLARE CHE SOLO LA LIBERTA’ PUO’ SCEGLIERE.

 

RIFLETTERE E’ PENSARE AVVOLTI DA UNA NUBE CHE SONO LE PROPRIE PREFERENZE.

AVVOLTI DA UNA NUBE DI POTENZE  CHE SONO CIO’ CHE SI E’EVOCATO USANDO LA PROPRIA LIBERTA’ SENZA CONSACRAZIONE.

RIFLETTERE PENSANDO GIUSTAMENTE E’ USARE FORME ESATTE COMMETTENDO L’ERRORE CHE LE ALTERA.

 

SENZA L’ASCESI DEL PENSARE TUTTO E’ CORROTTO E PRIVO DI LUCE ETERICA..

ANCHE CIO’ CHE APPARE CONFORME A SANITA’.

TUTTA LA TRADIZIONE E’ CENERE.

TUTTO L’ORIENTE E’ PIETRA MOSSA DA OMBRE CHE RIPETONO IL MORIRE.

 

MANCA LA VITA E L’ATTO CHE LA ACCENDE.

SOVRANATURA PERSA FRA RIVOLI DI CARNE ENERGIZZATA.

SOVRUMANITA’ PERDUTA CHE SOLO NELL’IDEA RISORGE.

 

IL PRECISO CONNETTERE I PENSIERI MENTRE SI E’ IMMERSI NELLA VOLONTA’:

E’ CIO’ CHE NEL PRESENTE MUOVE IL MONDO.

UN MARE DI VOLONTA’ MUOVE I PENSIERI CHE VAGANO SENZA DIO.

 

MA SOLO DAL PENSARE CONTEMPLATO PUO’ RISORGERE L’UNICO SOVRUMANO.

 

SOLO DAL PENSARE INIZIA QUANTO RICONSACRERA’ IL VOLERE.

UN MARE DI VOLONTA’ VERRA’ RICONSACRATO.

OCEANI DI VOLONTA’ DEVONO CONSUMARSI DINANZI AL PENSARE CHE LI REINNALZA AI CIELI.

 

QUANDO IL PENSARE CONTEMPLA IL CONCETTO RICORDATO

USA LA VOLONTA’ IN CUI NORMALMENTE ANNEGA.

USA UN VOLERE CHE VIENE STRAPPATO AL DISUMANO EROMPERE.

 

EMERGE OLTRE IL FATO L’UOMO.

RESPIRA NELL’AURA DELLA LIBERTA’ CHE ARDE NEL LOGOS.

L’IO OTTIENE ORIZZONTI  DI SILENZIO IN CUI IL VOLERE E’ SENZA BRAME.

 

IN CUI IL VOLERE E’ SPESO NELLA LOGICA CHE INSEGUE LA LUCE DEL RICORDO.

E’ SPESO NELLA LOGICA CHE MANTIENE LA VERITA’ FEDELE AL SUO RICORDO.

OSSIA IL VOLERE E’ SPESO PER CONTEMPLARE IL LOGOS DEL PENSIERO.

 

UNICO RITO.

UNICA FEDELTA’.

SOLA CONSACRAZIONE POSSIBILE AL MODERNO.

VERA CONSACRAZIONE VERSO LA QUALE TUTTA LA STORIA E’ STATA SPESA.

RITO DELL’IO NEL LOGOS CHE INDIVIDUALMENTE SORGE.

 

LOGOS DELL’IO NELL’UOMO E SUO UNICO RITO.

 

 

HELIOS FK AZIONE SOLARE

http://folgoperis.blogspot.com/

http://i-semi-delle-folgori.over-blog.it/

http://fuocoimmateriale.blogspot.com/

 

ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

L’IMPULSO DI MICHELE e il Mistero del Golgotha (di R. Steiner)

*

Nelle ultime due conferenze da me tenute durante l’ultimo soggiorno qui tra voi, ho potuto parlarvi di alcuni aspetti della vita fra una morte e una nuova nascita. Avevamo sottolineato l’importanza e il significato del conoscere la vita fra la morte e una nuova nascita, perché le Forze e le Entità con le quali l’uomo viene allora in contatto intervengono anche nella vita che intercorre fra la nascita e la morte.

Oggi parleremo di molte cose che varranno a mettere in rilievo la grande missione della concezione antroposofica sullo sfondo di tutto il carattere della nostra epoca di cultura. Ho rilevato, anche diffusamente, il fatto che noi ci troviamo in un periodo assai importante dell’evoluzione umana sulla Terra, e che se, considerando affrettatamente tale evoluzione, si è spesso caratterizzata ogni sua epoca come un’epoca di transizione, la nostra deve però venir descritta, piú che come un’epoca di transizione, come un’epoca di importanza massima per tutta l’evoluzione dell’umanità.

Il primo punto di vista che oggi vorrei proporvi è quello dell’Antroposofia, della quale sappiamo che per necessità dell’evoluzione terrestre deve oggi inserirsi nella cultura umana. L’Antroposofia, sebbene le sue verità possano venir investigate solo dall’anima dell’Iniziato, a questo preparata, può nonostante ciò venir compresa da ognuno, che solo le porti incontro una sufficiente spregiudicatezza.

Qui può subito venir sollevata l’obiezione: ma esistono ben pochi uomini dotati di una coscienza tale, da poter ritenere come verità quel che l’Antroposofia offre. La maggioranza degli uomini considera quanto proviene da questa indagine, dalla Scienza dello Spirito, come fantasticheria e sogno, se non addirittura come uno dei prodotti delle “sette sètte di perdizione”…

Cosa sta veramente alla base di tutto questo? Si può davvero sostenere, di fronte alla massa di coloro che ancora oggi asseriscono di non poter comprendere l’Antroposofia, e che essa si mostra un semplice fantasticare, si può davvero sostenere che simili verità, comprese da cosí rare persone, possano divenire conoscibili a menti umane spregiudicate?

Ieri, nella mia conferenza pubblica, ho illustrato i mezzi con i quali si può giungere a conoscenze sovrasensibili: liberando cioè determinate forze dell’anima dallo loro connessione con il corpo, ed anche di come le dette forze del pensiero, del linguaggio e della volontà possano divenire libere, emanciparsi dalla corporeità, per operare puramente nell’animico, nell’animico-spirituale, divenendo quelle tali forze che, sviluppate attraverso la meditazione, la concentrazione e la contemplazione, penetrano nei mondi sovrasensibili. Tutte le forze che ci rendono idonei a penetrare nei mondi sovrasensibili, provengono dal fatto che l’uomo riesca a svincolare la propria anima da tutto ciò che lo lega normalmente al corpo. Dunque, nelle forze conoscitive a mezzo di cui si investigano i mondi sovrasensibili, si ha a che fare con forze libere dal corpo.

Sennonché anche nella vita quotidiana v’è una forza animica che, in certo modo, ha già in sé quella condizione cui per le altre forze animiche si aspira, per procedere nell’indagine spirituale, ed è la forza del pensiero, quale si estrinseca nel comune, sano e spregiudicato intelletto umano. Voglio dire che questa ordinaria forza del pensiero, anche senza venire sviluppata oltre, sotto certe premesse, può presentarsi già da sé come qualcosa di liberato dal corpo.

Le cose a questo riguardo stanno cosí: questo pensare che ogni anima odierna può avere in sé come forza, ha in certo modo due facce: è una testa di Giano. Dipende dal cervello, se porta alla coscienza come pensiero, soltanto ciò che si specchia nel cervello stesso, nel sistema nervoso; in questo caso il pensiero è piuttosto passivo e tale da volersi servire del cervello come suo strumento. Oppure, anche senza meditazioni per interiore sforzo e richiamo, per il solo fatto di divenire cosciente di sé, nel suo vero essere, di strapparsi all’appoggio del cervello, esso può liberarsi: allora è invece un pensare attivo.

Sono entrambi due lati del sano pensare ordinario, quale ogni anima può oggi esercitare. Il pensare è dunque proprio ad ogni anima, ma può venir usato in due modi diversi. L’uomo può crearlo in sé, coniando in sé il pensiero: allora è pensiero nella sua attività, in grado di accogliere pienamente tutte le affermazioni, anche le piú apparentemente ardite, della Scienza dello Spirito. Se invece il pensiero non vuole rafforzarsi, afferrando se stesso nella sua attività, allora è costretto ad appoggiarsi allo strumento del pensiero, cioè al cervello, e produce in generale solo quei pensieri, che possono venir afferrati a mezzo di quello strumento. Allora l’uomo non pensa attivamente ma passivamente.

Piú di qualunque altra distinzione, è giusta quella (ma per l’avvenire, non per l’immediato presente) fra pensatori attivi e pensatori passivi. Coloro che rafforzano in sé questo pensare indipendente, interiormente libero, che sanno pensare attivamente, già dallo stesso impulso di questo pensare vengono portati all’indagine scientifico-spirituale. Coloro invece che non vogliono pensare attivamente, ma solo in dipendenza dal cervello, quelli si diranno che l’indagine antroposofica è fantasticheria, perché non hanno idea di ciò che può venir afferrato nel pensiero libero, e vogliono rimanere dediti allo strumento. Si può dunque dire che non vogliono pensare essi stessi, ma lasciare che altri pensino in loro e per loro. Proprio da questo punto di vista l’essere seguace della concezione antroposofica del mondo, e in genere il modo di comportarsi di fronte ad essa, è in ultima analisi questione di alacrità, di energia interiore, oppure, all’opposto, di pigrizia, inerzia, comodità interiore. Il pensare che vuole essere energico ed alacre comprende i risultati della Scienza dello Spirito; invece il pensare che vuole servirsi di grucce, di uno strumento, che vuole portarsi a coscienza i pensieri solo nel riflesso del cervello, è inerte, esige che si pensi in lui, e per comodità respinge l’indagine antroposofica. Tutte le filosofie, le scribacchiature che girano per il mondo, dandosi aria di scienza e spiritualità, sentenziando che non è possibile comprendere quanto viene detto dalla Scienza antroposofica, hanno la loro base in una, a tutta prima inconscia ma profonda, pigrizia del pensiero, che non vuole divenire attivo ma restare passivo. Certo, l’essere seguaci della concezione antroposofica del mondo è tutt’altro che comodo!

In sostanza, questa è la verità riguardo a tali fatti. E se capitate in certe adunanze che oggi non si chiamano nemmeno materialistiche, ma forse monistiche, e che si sfogano contro “le fantasticherie” della Scienza dello Spirito, noterete che la ragione di questi sfoghi non sta certo in ciò che in queste adunanze si professa, ma nell’incapacità di quelle persone a raggiungere un pensiero attivo; ed inoltre, nella presunzione di erigere la comodità del pensare passivo (precisamente da parte di coloro che sono incapaci di sforzarsi al pensare attivo), a principio supremo dell’indagine umana.

Orbene, a volte l’inerzia nell’adoperare la facoltà dell’anima porta a fatti che si possono osservare spesso anche nella vita quotidiana. Chi volendo ascoltare un discorso pubblico è troppo inerte per seguirne lo svolgimento, a poco a poco si addormenta, e dormendo perde ciò che era sua intenzione (e forse anche non era sua intenzione) di apprendere. Si avrà allora a che fare con un “perdere, dormendo, l’occasione di accogliere un necessario impulso d’evoluzione”, nel caso di coloro che, sia al presente sia nel prossimo avvenire, non sanno e non sapranno riscuotersi a pensare attivamente. Cose di somma importanza si perderanno, sonnecchiando. Infatti, sebbene tali persone non ne vogliano sapere, dietro a ciò che si svolge nel nostro mondo sensibile giacciono le Forze essenziali sovrasensibili, ed anche i processi sovrasensibili.

E questi processi sovrasensibili si svolgeranno ugualmente, anche se una parte dell’umanità vorrà passarvi sopra dormendo. Nell’epoca attuale abbiamo a che fare con un importantissimo evento. E poiché tutti gli eventi sensibili sono estrinsecazioni esteriori di processi sovrasensibili, se perforiamo il tessuto dei fatti sensibili nell’evoluzione dell’epoca nostra, giungiamo, dietro a quel tessuto, ai fatti sovrasensibili. Per caratterizzare i quali, importantissimi in questo momento, vogliamo ricordare che tutta la vita universale riposa sopra un’evoluzione in continuo crescere.

Seguendo la via evolutiva dell’uomo, lo troviamo, secondo la sua prima disposizione, nell’epoca dell’antico Saturno; piú tardi lo troviamo compenetrato di un nuovo elemento, nell’antica epoca solare; ancora piú evoluto nell’antica epoca lunare; dotato del quarto elemento, l’Io, nell’epoca terrestre. E sappiamo che durante l’epoca di Giove le sue facoltà animiche assumeranno una configurazione tale, che egli si potrà paragonare agli Esseri della Gerarchia degli Angeli.

Orbene, come l’uomo nella sua evoluzione avanza e ascende, cosí anche le Entità delle singole Gerarchie progrediscono da gradi inferiori a gradi superiori. Non la sola Gerarchia umana si evolve in continua ascesa, ma anche le Gerarchie che sono piú in alto dell’uomo.

Prendiamo ad esempio quella di due gradi superiore all’uomo, la Gerarchia degli Arcangeli. Già ieri vi ho fatto notare come oggi molti intelligenti non trovino nulla da ridire se si parla di Spirito in senso generico; ma grande offesa reca all’uomo contemporaneo che si entri a parlare di classi, ordini, individui, com’è invece piú che lecito fare nelle scienze naturali, per le piante, gli animali ed altri regni. Eppure questo è necessario, se vogliamo avere a che fare, in via concreta, con il Mondo spirituale.

Se prendete in mano il ciclo di conferenze da me tenute a Cristiania [attuale Oslo] sull’evoluzione dei popoli, La missione delle singole Anime di Popolo in relazione alla mitologia germaniconordica [O.O. N° 121],  vedrete come lo sviluppo dei popoli, delle stirpi, sia connesso con la Gerarchia degli Arcangeli. Invece, il susseguirsi delle epoche sottostà alla direzione delle Arcai, o Forze primordiali, o Spiriti della Personalità. Ora, se prendiamo le Entità piú importanti della schiera degli Arcangeli, troviamo nomi che ci capitano sott’occhio anche altrove, e che possiamo utilizzare come qualunque altro: Raffaele, Gabriele, Michele ecc.

Possiamo quindi denominare queste Entità, perché il nome non è affatto la cosa essenziale; noi lidenominiamo come si fa per le altre cose. Il distinguerli ha una certa importanza per i fatti che si svolgono nel sovrasensibile: dall’evoluzione sovrasensibile dipende la nostra evoluzione nel sensibile.

Possiamo benissimo distinguere scientificamente tra loro le singole Entità della Gerarchia degli Arcangeli. E distinguerli non con un astratto catalogo di nomi, ma ravvisando nei principali impulsi delle civiltà che si sono svolte esteriormente nel mondo fisico in una data zona terrestre (ad esempio nei pri mi secoli cristiani, prima dell’attuale direzione del mondo), il dominio di determinate Entità, diverse da quelle che dominarono i principali impulsi di civiltà che hanno diretto i popoli nei secoli XII e XIII, e ancora diversi da quelli che dirigono l’attuale epoca di evoluzione. Atteniamoci anzitutto a ciò che è importante per la nostra epoca di civiltà. Qui dobbiamo distinguere nettamente il carattere dell’epoca iniziata nel secolo XV e XVI, contrassegnato in particolare dal fiorire delle scienze naturali moderne, e dal loro raggiungere l’altezza, mai abbastanza ammirata, che si dispiega in tutto il suo splendore nel secolo XIX.

Se fissiamo lo sguardo su questi secoli di lavoro scientifico dell’umanità intera, dobbiamo dire che esso è stato condotto da certi popoli, che furono guidati dal Mondo sovrasensibile da una ben determinata Entità della Gerarchia degli Arcangeli. Questa si distingue nettamente da quella che (sempre nel sovrasensibile) dirige ora l’appena iniziata epoca di civiltà spirituale. Se si vogliono dare a tali Entità dirigenti della Gerarchia degli Arcangeli nomi divenuti familiari in Occidente, si può dire: dall’epoca del Cristo in poi, diverse Entità assunsero la direzione della progrediente civiltà. Senza voler battere troppo sui nomi, denomineremo tuttavia una serie di Entità della Gerarchia arcangelica, come si denominano le persone che prendono parte agli eventi che si svolgono sul piano fisico. Una serie dunque di Entità della Gerarchia degli Arcangeli ha dominato dall’alto la progrediente civiltà: Orifiele, Anaele, Zacariele, Raffaele, Samaele, Gabriele e Michele.

Gabriele ha diretto l’epoca di cultura terminata per il Mondo spirituale con l’ultimo terzo del secolo XIX.

Perché effettivamente con l’ultimo terzo del secolo XIX comincia un’epoca, e ciò si paleserà sempre piú, nella quale fluiscono dal Mondo sovrasensibile in quello sensibile influssi e impulsi del tutto diversi dai precedenti. Mentre nell’epoca trascorsa le anime umane erano legate a ciò che i sensi percepiscono e che l’intelletto comprende, gli uomini dell’epoca futura che non vorranno dormire di fronte all’evoluzione, dovranno osservare come una sempre una maggiore saggezza e una maggiore conoscenza sovrasensibile penetreranno dai Mondi sovrasensibili nell’evoluzione sensibile della Terra. Parlando un po’ superficialmente, si potrebbe caratterizzare il fatto in questo modo: nell’evoluzione trascorsa le Entità sovrasensibili dovevano dirigere verso il corpo fisico-sensibile le Forze fluenti dal Mondo sovrasensibile. Le Gerarchie dovevano badare a che le Forze non fluissero dentro le anime. Ma d’ora in avanti le Forze sovrasensibili verranno dal sovrasensibile dirette e condotte in modo che il piú possibile ne penetri nell’anima umana, affinché questa possa venir afferrata dalla conoscenza di Immaginazioni, Ispirazioni ed Intuizioni. Per quanto ebbe in precedenza di sapere ispirato e di conoscenza spirituale l’epoca trascorsa, altrettanto colmi d’essenza ispirata ed intuitiva saranno gli impulsi veramente vivi della cultura nell’epoca veniente.

Cinquant’anni fa sarebbe stato impossibile dire agli uomini ciò che, a causa del necessario svolgersi dell’evoluzione, è possibile dire oggi a voi, perché allora non si potevano ricevere direttamente dai Mondi spirituali queste cose. Solo adesso le porte sono state aperte. E come le epoche trascorse furono favorevoli all’evoluzione dell’intelletto, cosí l’epoca ventura sarà in massimo grado favorevole allo sviluppo dell’Ispirazione e dell’Intuizione.

Due epoche si urtano, prossime a noi: l’una interamente aliena da ogni Ispirazione, l’altra, benché Forze possenti combatteranno con tutti i mezzi contro l’Ispirazione, dominerà però la possibilità di accogliere l’Ispirazione per farne la nota caratteristica dell’anima umana.

E se spingiamo oltre il nostro sguardo in tutto questo, scopriremo che le Forze sovrasensibili, che nelle epoche trascorse non penetrarono direttamente entro le anime, non sono però affatto rimaste inoperose. Anche se la fisiologia esteriore non è in grado di constatarlo, resta pur vero che nell’epoca di Gabriele si lavorò dal Mondo sovrasensibile entro quello sensibile. Lavoro che è stato fatto sul corpo fisico dell’uomo, producendovi, entro il cervello anteriore, fini strutture che a poco a poco penetrarono nel sistema riproduttivo, per la qual cosa gli uomini, in massima parte, nascono con un cervello che nel lato anteriore presenta strutture diverse assai piú fini di quelle che avevano i cervelli nei secoli XII e XIII.

Il compito dell’epoca durante la quale gli uomini dirigevano i sensi verso il mondo fisico-sensibile, restando chiusi al mondo dell’Ispirazione, consistette nel fatto che gli impulsi del Mondo sovrasensibile si riversarono nella corporeità e formarono nel cervello quella fine struttura. E sempre maggiormente tale struttura sarà propria di coloro che si sentiranno idonei a progredire nel Pensare Attivo e nella comprensione della Scienza dello Spirito. Cosí nella nostra epoca, di cui ci troviamo ora all’inizio, le Forze sovrasensibili non verranno impiegate a formare strutture di cervello, ma a fluire direttamente nelle anime e ad operarvi attraverso Immaginazioni e Ispirazioni. Questo comporta la reggenza di Michele. Due Entità si distinguono dunque nella Gerarchia degli Angeli: quella che guidando l’uomo nell’epoca precedente la nostra ha lavorato alla costruzione del cervello, e l’altra che lavora attualmente a preparare nell’uomo la ricettività animica per la saggezza spirituale. Vengono cosí segnati i limiti che separano l’una dall’altra le Entità appartenenti alla Gerarchia degli Arcangeli. Ho cercato, alla luce di questi due esempi, di mostrarvi le qualità concrete e caratteristiche di tali Entità. Non vogliamo contentarci di nomi. Come nulla si sa di un uomo quando sappiamo che egli si chiama Caio, cosí ben poco sapremo di Gabriele conoscendone soltanto il nome. Noi sappiamo qualcosa di un uomo quando possiamo dire: egli è compassionevole, ha compiuto questo o quello. Allo stesso modo, quando di una Entità sovrasensibile possiamo dire che fa fluire nel corpo fisico umano le forze atte ad introdurre certe strutture negli organi umani di riproduzione, e di un’altra che essa ha parte nel suscitare interesse per la verità intuitiva, noi ne conosciamo qualcosa.

Michele opera non tanto per lo scienziato dello Spirito, per l’Iniziato medesimo, quanto per coloro che vogliono comprendere la Scienza dello Spirito e progredire verso il Pensiero Attivo, e quanto piú opererà, tanto piú queste forze andranno nei prossimi secoli intensificandosi nell’umanità.

Questo trapasso è importante anche per un altro riguardo. In seguito a ciò che è accaduto, va sempre piú formandosi una umanità che, grazie al suo organismo, sarà in grado di guardare indietro alle precedenti incarnazioni.

L’umanità deve porsi in tali condizioni. Non è certo possibile ricordarsi di una cosa alla quale non si è mai pensato. Se la sera ci togliamo i polsini è non vi abbiamo pensato. Se invece abbiamo fatto attenzione a dove sono stati messi, il posto si imprimerà nella mente e la mattina seguente vi andremo difilato e li ritroveremo.

Come questo vale per la vita quotidiana, cosí vale per l’ampia cerchia delle diverse vite terrene. Prima di tutto dovremo ricordare l’essere intimo dell’anima, quello che veramente passa nell’essere dell’anima.

A tale scopo bisogna prima aver afferrato la vita dell’anima. E ciò lo potremo solo attraverso la disciplina occulta. Se nell’incarnazione precedente non ci si è dati la pena di afferrare con il pensiero l’essere animico, non potremo neppure riandarvi con la memoria: gli uomini saranno allora organizzati per ricordare, ma da principio sentiranno questa loro organizzazione come una malattia, una nervosità terribile. Poiché saranno organizzati in modo da poter ricordare il passato, ma nulla avranno da ricordare. E quando l’uomo ha impressioni che non può portare a coscienza, organi che non può adoperare, si ammala.

Si va quindi incontro al fatto che l’umanità sarà organizzata a ricordare, ma ricorderanno solo quelli che avranno di che ricordarsi: quelli che, per mezzo della disciplina occulta, avranno riconosciuto l’essere umano-animico nella sua peculiarità di membro del Mondo spirituale. In ogni vita successiva a quella in cui s’è riconosciuta l’anima quale essere spirituale, verrà il ricordo delle precedenti vite terrene.

Ci troviamo dunque a un punto di svolta importantissimo. Comprendere la Scienza dello Spirito in fondo non vuol dire altro che sentire e intendere questo punto di svolta che è l’opera nostra. Orbene, non tutte le Entità appartenenti alla Gerarchia degli Arcangeli sono di uguale natura. Si può dire, parlando degli Arcangeli, che essi si danno il cambio, come ho descritto. Ma il sommo nel rango, il supremo, è quello che comincia a regnare nell’epoca nostra: Michele. Egli appartiene alla schiera degli Arcangeli, ma è, in certo modo, il piú avanzato. Sappiamo che vi è evoluzione e che l’evoluzione comprende tutti gli esseri. Gli esseri si trovano in evoluzione ascendente e noi viviamo nel tempo in cui Michele, il supremo degli Arcangeli, progredisce alla natura di Arcai.

Gradualmente egli, passando alla condizione di Entità dirigente, diventa Spirito del Tempo, Entità guida per l’umanità intera. Questo è l’importante, l’immensamente significativo dell’epoca nostra: comprendere che ciò che prima in nessuna delle epoche precedenti esisteva ancora per l’umanità intera, ora può esistere e diventare un bene per tutta l’umanità. L’approfondimento spirituale che finora è apparso solo in popoli singoli, ora diventa proprio dell’umanità intera. E se accenniamo a ciò cha avviene dietro al mondo dei sensi, possiamo pure accennare a ciò che nel mondo dei sensi si svolge come riflesso di quanto abbiamo appena descritto, e cioè che dietro al mondo sensibile avviene, diremo, un avanzamento di quell’Arcangelo.

Finora l’uomo ha potuto essere una personalità. In avvenire egli sarà ancora una personalità, ma in modo diverso da quello in cui ha potuto esserlo nell’epoca nostra. L’uomo ha sempre partecipato ai Mondi sovrasensibili con la sua vita animica, o almeno avrebbe sempre potuto farlo; ma la nota personale, il colorito personale che l’uomo esplicava in questo mondo sensibile, non veniva dall’alto, bensí dal basso: veniva da Lucifero. Lucifero era quello che formava la personalità. Perciò si poteva dire che l’uomo non poteva penetrare con la sua personalità nel Mondo sovrasensibile, né portarla nel Mondo spirituale: questa doveva estinguersi, altrimenti avrebbe contaminato il Mondo spirituale.

In avvenire però l’uomo dovrà lasciar ispirare la sua personalità dall’alto, affinché possa accogliere ciò che fluisce da lassú. La personalità riceverà la sua nota da quanto egli sarà in grado di accogliere come conoscenze spirituali. La personalità diverrà qualcosa di totalmente diverso da prima. Prima l’uomo era una personalità in virtú di ciò che lo alienava dallo Spirito e gli veniva imposto dal corpo; in avvenire dovrà esserlo invece in virtú del grado di possibilità di accogliere ed elaborare in sé quanto attinge dal Mondo spirituale.

In passato le personalità venivano determinate dal sangue e dal temperamento, ed in esse irradiavano elementi impersonali provenienti dal sovrasensibile, ma in avvenire ciò accadrà sempre meno e si sarà personali grazie al carattere acquisito in virtú della propria partecipazione al Mondo sovrasensibile. Sarà questo l’effetto dell’impulso di Michele che introdurrà nell’anima umana la comprensione per la vita spirituale. In avvenire gli uomini con un pronunciato carattere personale trarranno questo carattere da ciò che esprimeranno grazie alla loro comprensione dei Mondi spirituali.

Alessandro, Cesare, Napoleone e gli uomini di quel genere appartengono al passato. In essi l’elemento sovrasensibile penetrava in certo modo da fuori; essi derivavano l’alto colorito personale da ciò che avevano ricevuto dal basso. A queste personalità, quali Alessandro, Cesare, Napoleone, sono chiamate a succedere quelle che saranno personalità per il modo con cui porteranno il Mondo spirituale nel sensibile, che introdurranno nell’umanità la personalità partendo dall’anima.

In avvenire l’energia delle azioni umane risulterà dalla forza del contenuto spirituale che penetrerà in esse. Tutto ciò costituirà l’importante trapasso da un’epoca all’altra, e ciò che appunto caratterizza al massimo il trapasso significativo, è quello che si effettua dall’epoca di Gabriele all’epoca di Michele nel momento di transizione in cui viviamo.

Anche con il semplice sano intelletto l’uomo può acquistarsi la comprensione di quanto si è detto sin qui (se però è abbastanza privo di preconcetti), osservando l’epoca nostra e rilevando come in essa, ancora fino all’ultimo terzo del XIX secolo, si riscontrino due possibilità.

La prima di tali possibilità è quella di costruire una concezione del mondo, partendo dalle scienze naturali. Oggi è già fuori di moda, è qualcosa di antiquato, non piú consono al carattere dell’epoca. Gli uomini proseguono a farlo, perché ancora portano in sé ciò che proviene dall’antico. Ma per il carattere dell’epoca, sarebbe consono formare la concezione del mondo, partendo dalle ispirazioni del Mondo spirituale e dalla comprensione di esse. Questa seconda possibilità dobbiamo accogliere nell’anima nostra con sentimento, come sensazione. Allora impareremo a comprendere che cosa significhi per le singole anime la concezione antroposofica del mondo, impareremo a sentire che cosa è l’evoluzione per l’umanità. Ci è dato in tal modo di partecipare a fatti di un’importanza senza fine.

Ed ora vi rammento qualcosa che ho inserito nelle conferenze tenute qui di recente, nelle quali si trattava del mutamento avvenuto nella funzione del Buddha, e che è pure il punto con il quale nella conferenza prossima ci riallacceremo a questa.

Le considerazioni di oggi possono chiudersi con una domanda che può presentarsi ad ogni anima e che, dalle cose importanti oggi considerate, ci farà salire ad altre piú importanti ancora. Se per Michele c’è stato un avanzamento, se Egli è divenuto lo Spirito dirigente la civiltà occidentale, chi prenderà ora il suo posto?

Questo posto dovrà pur venire occupato. Ognuno deve dirsi: avrà dunque anche un Angelo sperimentato un avanzamento, un’ascesa, ed essere progredito a rango di Arcangelo? E chi è quell’Angelo?

Con tale domanda voglio chiudere, per passare, nella prossima conferenza, a considerazioni ancora piú significative.

Oggi ho voluto porre dinanzi all’anima vostra il carattere importante del trapasso: il fatto che le anime in grado di raccogliere tutte le proprie energie, possono acquistare comprensione per la verità ispirata. Poiché tale è la volontà delle Potenze Universali dirigenti l’evoluzione umana, che stanno dietro l’umanità. Nel mondo dei sensi ciò si rispecchia nel fatto che la personalità assume un altro carattere. Mentre nell’epoca passata ciò che coloriva la personalità era il sangue, il temperamento, in avvenire essa riceverà il colore dall’elemento della comprensione spirituale. Questo elemento darà il tono.

È importantissimo comprendere ciò, ma ancor piú importante realizzarlo. Prenderemo da qui le mosse per poi passare ad una considerazione assai significativa, atta a penetrare nelle singole anime nostre.

__________________________________________________________________

Rudolf Steiner

(per gentile concessione di MARINA SAGRAMORA www.larchetipo.com/2012/set12/gerarchie.pdf )

MICHELE - La Via del Pensiero, PASQUA, SCIENZA DELLO SPIRITO

IL VUOTO

asceta zen 4

*

Negli anni ’60 del secolo scorso , con le traduzioni di alcune Opere di Teitaro Suzuki, il racconto affascinante di Eugen Herrigel sull’esperienza del tiro con l’arco, la stimolante raccolta di Nyogen Senzaki e Reps di “101 storie zen” e, in fondo scala gli scritti superficiali di C. Humphreys e altri, l’Occidente scoprì un filone nuovo (per la nostra cultura) della corrente buddhista. Col solito schiamazzo confuso: già l’austero professor Suzuki, pasticciando da entusiasta ma con intellettuale astrattezza (T. Suzuki fu professore di filosofia) tra oriente e occidente, credette di trovare identità tra l’illuminazione zen (satori) e l’inconscio junghiano (ancora oggi diverse pseudo-tradizioni vedono nella psicologia junghiana e nel suo promotore un esempio scientifico di spiritualità a passo coi tempi. C’è da rabbrividire! Indubbiamente Carl Jung flirtò anche troppo con la magia –  la sua discepola Marie Luise von Franz affermò che il suo Maestro era capace di predire il futuro – tale da renderlo una  sorta di apprendista stregone mancato, ma in sostanza temette lo Spirito, come certifica la sua vergognosa ritirata a pochi chilometri e a poche ore dall’incontro con Ramana).

Così lo zen divenne talmente attuale da diventare una via che porterebbe all’ “identificazione di sé con la sfera dell’inconscio che circonda la nostra consapevolezza quotidiana”. E’ davvero curioso, ed i tradizionalisti a ragione parlerebbero dei “segni dei tempi”, che anche in sede astratta, cioè senza alcuna esperienza concreta, seri pensatori e frichettoni dell’occulto si alleino a corteggiare “l’inconscio” quasi fosse un dato di fatto inequivocabile, mentre non riescono proprio a partorire una minima, possibile ipotesi di un superconscio. I predatori, chiamati anche psicoterapeuti, dato il loro condizionamento, hanno felicemente risucchiato lo zen immaginario nei loro sistemi ed ecco che frasi come “Uccidere il Buddha”, allusiva al superamento incondizionato dell’alterità , anche quella che si presenta come simbolo/valore più alto, diventa per essi “superamento dell’autorità paterna , processo di individuazione, ecc.” (vi sono delle eccezioni di cui, ad esempio, fa parte R. Assagioli che però conobbe Decio Calvari, Evola, Zanfrognini, Jasink, ecc.  e, per così dire, si fece le ossa nel Gruppo Teosofico di via Gregoriana a Roma).

Cos’è lo zen? Storicamente è una scuola buddhista nipponica, portata dalla Cina dove fiorì con il nome di ch’an e trasmessa al Giappone nel 1215 da Eisai e nel 1227 da Dogen. In sostanza si ispira al mahayana e se ne distingue perché abbandona quel grandioso edificio culturale e metafisico mantenendo l’essenziale: la prassi etica e la contemplazione vuota di oggetti (dhyāna). Non si tratta di “egoistico isolamento”, ciò è un nonsenso perché il fine precipuo dell’ascesi (satori) è il superamento della dualità cosmo – coscienza umana. Dunque il discepolo dello zen guarda con profonda intensità (simpatia) la natura che lo circonda: la goccia di rugiada o il volo della farfalla sono, per la coscienza vuotata dall’io fenomenico e imperdurante, la porta al superamento di ciò che esse appaiono dapprima come manifestazioni di alterità. Alterità che la coscienza vuota non nega nel rifiuto ma risolve nell’esperienza dell’identità metafisica.

La scuola soto raccomanda la pratica zazen, ossia stando seduti (in occidente pure Maestro Eckart scrive: “Ho conosciuto Dio stando seduto”) nella classica asana del loto, disciplinare il soffio, sciogliere il mentale della testa e rintracciare il punto vuoto nell’addome. Individuato il quale, compito essenziale dell’asceta è non impedirgli di crescere, come il feto nel grembo materno e ben oltre affinché la potenza del vuoto, che è il “pieno” dello Spirito, trasmuti sino al sensibile l’operatore che permane come proiezione o lieve simbolo percettibile della completa realizzazione.

Per un approfondimento conoscitivo di base di questa via mi permetto di consigliare il libro di K. G. Durckeim: Hara. Il centro vitale dell’uomo secondo lo zen. In questo libro l’Autore sottolinea con plausibile evidenza critica il ruolo debole ed anti spirituale della coscienza legata alla testa, non avvedendosi però di quanto raffinatamente egli stesso, da occidentale qual è, usi tale coscienza e la razionalità ad essa indissolubilmente legata: chiaramente non avvertendo che il problema, il nodo da sciogliere è interno al sistema di forze che simultaneamente usa e rifiuta (con superiore maestria, Massimo Scaligero approfondisce e supera i limiti della descritta contraddizione nel VI capitolo di Kundalini d’Occidente).

Nella scuola rinzai è invece importante la pratica del koan che moltissimi, anche in occidente, conoscono almeno per sentito dire. Il koan appare come un enigma o un problema insolubile o un paradosso logico o persino un’improponibile bestemmia.

Secondo la volgarizzazione di Masumi Shibata, “il koan è un problema che il maestro dà da risolvere ai discepoli: esso significa documento pubblico” poiché serve a provare l’autenticità dell’illuminazione del discepolo. Da cui poco s’intende; proviamo piuttosto dare al lettore una dettagliata testimonianza diretta dell’esperienza:

Presi il koan “Tutte le cose sono riconducibili all’Uno, dove ritorna l’Uno?” e lo tenni diligentemente. Dapprima la mente s’affollava di pensieri, ma a poco a poco ebbe luogo un cambiamento, finché non fui in grado di sgombrare la mente di tutto tranne il koan. A questo punto non riuscivo ad andare oltre. Tutto sembrava perduto. Mi sentivo inutile, smarrito. Ma ero deciso e mi ritirai in solitudine, in montagna, dove lavoravo e camminavo fino a sentirmi fisicamente spossato, tenendo tutto il tempo in mente il mio koan.

Un giorno mi fermai sulla sponda di un fiume e sedetti spossato. All’improvviso udii, a quanto pareva non con le mie orecchie, il sibilo del vento fra gli alberi. Immediatamente passai dal mio stato di spossatezza a quello che in cui ero talmente rilassato da sentirmi aperto al flusso totale, sopra, intorno e attraverso il mio corpo che era assai più che il mio corpo. Tutto era pervaso di luce bianco – calda ed era come se vedessi l’intero cosmo via via liquefarsi. Come ci può essere tanta luce? Strati di luce su strati di luce, all’infinito. Tutto è illuminazione.

L’impressione dominante era di entrare nell’essenza stessa dell’esistenza – nessuna forma, nessuna personalità, nessuna deità, solo beatitudine. Non so per quanto tempo rimasi in quello stato. Ma, quando ridivenni conscio delle cose che mi circondavano, esse mi apparvero differenti – più vive, non oggetti ma piuttosto processi, costantemente divenenti. Fui preso da un travolgente desiderio di ballare, correre e cantare e gridare, ma riuscii a controllarmi e fui nuovamente colpito da quella intensa illuminazione e beatitudine, più capace, per così dire, d’osservarne il processo in cui ora posso entrare a volontà. Quando tornai nella mia baracca, questi versi sgorgarono da me spontaneamente:

Il sibilo del vento nell’albero

Contiene un altro vento

Che è il sibilo del vento nell’albero.

Nell’albero il sibilo del vento

Contiene un altro albero

Che è il sibilo del vento nell’albero.

Questa è la testimonianza della pratica di un koan e del conseguimento di un “satori di metà percorso” piuttosto notevole poiché vissuta ai nostri giorni, da un occidentale, persino con il canto (gāthā) conclusivo , del tutto conforme alle più antiche tradizioni!

Il koan, in sintesi, è una frase meditativa priva della possibilità di svolgimento razionale e di soluzione logica. La possibilità di venir pensata s’arresta al limite di sé stessa. La fiumana del pensiero dialettico, appena manifestato trova subito un totale sbarramento e la sua enorme pressione naturale è costretta a risalire immediatamente il suo corso. Spesso l’operatore sperimenta la sgradevole impressione che la testa gli stia letteralmente scoppiando! Ed è proprio ciò che avviene spiritualmente. Il discepolo abbandona la testa e scende in un centro diverso, oppure (è solo il punto di vista che cambia) si espande  compenetrandosi con l’immensità lucente del cosmo eterico. Poiché siamo di poche righe sotto la descrizione di un’esperienza che non avete, spero, già dimenticata, vorrei sottolineare che quando si parla di vento o di luce o di esperienze consimili, si parla proprio di vento, di luce, ecc. Certo, non sono quelli di tutti i giorni, ma anzi, una loro caratteristica è quella d’essere più reali. Mi piace ricordare a tal proposito la frase finale di un breve racconto di Fabio Tombari: “Via via ch’egli veniva a coscienza, entrava in , in una luce sonora fra cattedrali di musica: in una dimensione unica; ma tanto solida, che le montagne di  pietra sono materia di sogno”.

Vale anche fare attenzione al fatto che dopo l’esperienza illuminativa, il narratore vede il mondo circostante con maggior vividezza unita ad un’impressione di fluidità e divenire: anche il discepolo della Scienza dello Spirito sperimenta momenti in cui le “cose” assumono una sorta di realtà più intensa dell’ordinario, come affioranti da un substrato scintillante e se il pensare liberato le sgrava dalla densità simultaneamente dona loro una superiore trasparenza e chiarezza. Insomma il mondo noto non sparisce ma si apparenta alla forza del pensiero. Tutto ciò che ci attornia diventa, seppure mutato qualitativamente, persino più reale e concreto di prima. Tanto da concludere che chi pare immerso in profondi pensieri ma trova difficile aprire e chiudere una porta è assai difficilmente ciò che suppone di essere.  Al contrario svaniscono nel nulla tutte le astrazioni e le immagini di comune fantasia; quello che prima ci attirava come stimolo alla ricerca spirituale, ossia i comparativismi, i filologismi, i simbolismi e, non per ultimi, i deduzionismi spiritualistici che allietano i lettori e li erudiscono sui veri segreti dell’esoterismo di piacevole fine giornata, vengono avvertiti come ombre prive di essere, provocanti, al massimo, un certo disgusto o malessere animico Potrei concludere dicendo che, paradossalmente, l’esoterico diventa talmente concreto da superare (in concretezza)  il più tetragono materialista!. Egli segue “naturalmente” una diversa direzione: si esercita a pensare ciò che vede e sente (insomma, quello che c’è), secondo la disciplina del pensare oggettivo, spesso indicata da Rudolf Steiner.

Ma lo zen (perché di quello trattavamo) si lega in una certa misura alla Scienza dello Spirito? Le sue tecniche possono aiutare in qualche modo il discepolo della Via Solare? Se le domande sono di questo tipo, la risposta è una sola, semplicissima: no!

In pratica lo zen, con i suoi zazen e koan è ancora valido per alcune strutture estremo – orientali poggianti la coscienza su un insieme di forze espresse dal ventre (vi ricordate le statuine di panciuti buddha sorridenti?) e non dalla testa, e non basta, ancora capaci di intuire il reale metafisico all’interno di tale insieme. Ricordiamoci che, se l’uomo si sente come un enigma, la chiave per risolverlo si trova sempre dove si situa la coscienza che è anche la coscienza di essere un enigma e mai nelle estrovertite rappresentazioni, anche se nobili e sacre, di mantra, chakra, deva, tanden, prāna, ecc. e tanto meno nella sfera delle sensazioni inusuali.

Eppure lo zen può nondimeno insegnare qualcosa anche a chi si dice discepolo occidentale della Scienza Sacra.

Anzitutto ci insegna l’ essenzialità. “In un piccolo granello di sabbia trovi l’intero universo” Come? Modificando la coscienza che contempla il granello di sabbia  e farla universale.

La coscienza può essere rovesciata come un guanto (l’immagine è analogica ma indica un’operazione del tutto letterale). Però se il guanto è pieno l’impresa è impossibile. Allora lo zen ci insegna il vuoto. Moltissimi desidererebbero vedere la luce spirituale, ma, amici, non c’è spazio: siamo pieni, stracolmi. Vi sono degli esseri (interiormente) grassissimi che non smettono di divorare libri, conferenze, nozioni, indiscrezioni. Mi chiedo se sappiano distinguere la brama bulimica dalla conoscenza. E, visto e considerato che alla fine alcuni di essi (indefessi studiosi!) non distinguono nemmeno la naturale capacità di formarsi immagini da quello stato del tutto diverso di coscienza, chiamato dalla Scienza dello Spirito “coscienza immaginativa” e le sensazioni date dal sistema nervoso turbato, dall’esperienza spirituale del “corpo di vita” o “corpo eterico”; vi sembra forse troppo offensivo se dalla contemplazione di  siffatte tipologie osservo anche qualcosa che è  di parecchio sotto l’umano comune? Casi limite a parte, sono davvero pochi coloro che si avvedono quanto urga vuotare l’anima, sgombrare la coscienza. Non c’è esercizio indicato dallo Steiner: l’osservazione animica del crescere e del deperire, il confronto tra la pietra e l’animale, la contemplazione del seme e della pianta, ecc…, che non riconduca alla capacità di “eliminare dall’anima tutto il resto”.

All’ingrosso: se non siete impostori nati, qualche esercizio lo dovreste fare, magari il primo e il secondo degli ausiliari (controllo del pensiero e atto puro) e, quando il vento è favorevole, una meditazione o qualcosa di simile. Allora vi sedete ed eliminate la percezione del movimento, poi chiudete gli occhi per cancellare gli oggetti che vi circondano, probabilmente avete precedentemente chiuso porta e finestre per ridurre al massimo suoni e rumori. Se a questo punto vi abbandonate al rilassamento di tipo “training autogeno”, siete pronti a tre soluzioni: a) vi addormentate; b) vi fate trascinare nel sogno; c) restate svegli e incapaci come sotto anestesia. Se avvertite che queste forme scientifiche di auto–cretinismo non hanno nulla da spartire con il sano lavoro interiore ciò che vi resta è solo pensiero da attivare e attenzione da concentrare, in cui non trova (non dovrebbe trovare) albergo nulla, assolutamente nulla (nome, indirizzo, sesso, età, carattere, ricordi, umori, funzioni e cariche sociali, desideri, angosce, brame, ecc.) di quanto forma una specie di corpo biografico con cui ci si identifica nella vita comune. Pure l’io “che dite di essere” va fuori questione poiché non potete ripetere a voi stessi “io,io,io” e dedicarvi totalmente all’Immaginazione di Michele o alla descrizione di un portacenere. Insomma dovete energicamente dimenticarvi di voi stessi. Ed è la più elementare condizione di vuoto. Che non è un vuoto fatto di niente perché nasconde (protegge) l’avvento di forze animiche diverse. Già in questo modesto “meno” ci si accorge, chi prima e chi poi , che v’è un “di più”: iniziando gli esercizi l’ego si rafforza e più si rafforza più diviene capace di donare ad altro da sé la propria forza fino a comprendere, in questo dare, anche sé stesso. Gli istanti del suo annullamento sono attimi di una libertà nuova. Perché il “vuoto” si colma di Essere: ciò che all’uomo dolorosamente sfugge durante la vita. Estinguere l’ego per essere, attualizzando il limite del vuoto pensiero astratto; per non rimanere incatenati a quell’insopportabile dualismo personale che Tagore descrive col suo canto d’offerta:                 

Esco solo per andare al mio convegno.

Ma chi è che mi segue nell’oscurità silenziosa?

Mi tiro da parte per lasciarlo passare,

ma non riesco a fuggirlo.

Con la sua superbia solleva la polvere,

ad ogni parola che dico

fa eco la sua voce sonora.

O mio Signore, egli è quel misero me stesso,

senza pudore, ed io mi vergogno

di venire al tuo uscio in sua compagnia.”

Lo zen insegna il silenzio e la sobrietà. Se tali virtù fossero familiari dalle nostre parti, riuscite ad immaginare quante conferenze, seminari, adunate, ecc. verrebbero fatte? E quanti libri sull’occulto verrebbero stampati? Nella globalizzazione del pensiero ottuso (che è peggio del pensiero profano), uno dei tanti slogan criminosi che hanno ostruito le coscienze  è il seguente: “Più è meglio”. Naturalmente basterebbe l’osservazione dei processi della realtà per comprendere che tale affermazione, nella prassi, dovrebbe essere mobile, cioè coerente solo acerti processi e in momenti determinati. Un bravo allenatore di atletica questo lo sa benissimo. Molti ricercatori spirituali invece non lo sanno e non l’imparano mai perché hanno la testa piena di simili sciocchezze e rifiutano la correzione della realtà. Sapete quante opere di Rudolf Steiner occhieggiavano dagli scaffali delle italiche librerie il 27 febbraio 1924, quando Arturo Onofri terminò la sua bella prefazione alla prima edizione italiana della Scienza Occulta? Otto! E posso testimoniare, per conoscenza diretta delle personalità superstiti di quei giorni, quanto intensamente fossero state accolte in quelle anime le vene auree, essenziali, della comunicazione scientifico – spirituale del Dottore. Ora si discute troppo, si legge troppo e tutto è diluito in nozioni che non sono comprensioni. La scena è così ampia e la visione così frantumata che si ignora quale sia il nocciolo dell’Insegnamento: che, inafferrato, porta il ricercatore a svilire tutte le comunicazioni, parificate indistintamente in una sorta di stravagante enciclopedismo da cui attingere “dati” e “curiosità spirituali”. Ho letto persino che un noto scrittore contemporaneo di cose spirituali è esperto in “dottrina delle Gerarchie”, ossia (Gerarchie a parte) nella parente più gradevole del dogmatismo e del catechismo; sintomo significativo di un’antroposofia espulsa dal pensiero e costretta a presentarsi come un concluso assemblaggio di nozioni. Occorre davvero il continuo esercizio di virtù forti come il silenzio e la sobrietà individuale per fronteggiare una simile caduta e seguire ciò   che insegna l’adamantina Via spirituale del Maestro dei Nuovi Tempi con saldo ottimismo, quello che viene dal mondo dello Spirito, quello che permetteva all’antico maestro zen di cantare:

Il tetto della mia capanna

Ha preso fuoco e s’è bruciato.

Nulla è rimasto;

Finalmente posso sedermi nella mia capanna

E vedere le Stelle.

                                                                                                                  

                                                                                                                

SCIENZA DELLO SPIRITO, ZEN

EQUIVOCO E SCIAGURA DELL'ATTIVISMO

Prajnaparamita_late_summer-738593

*

L’Universo è Uno. Il Mondo è Uno. L’Universo-Mondo è l’Uno: l’Uno-Tutto, o l’Uno Unissimo come lo chiamavano, e ancora lo chiamano, la filosofia pitagorica, quella platonica e l’idealismo magico di ieri e di oggi. Su questo punto la Sapienza d’Oriente e d’Occidente, la Sapienza antichissima e quella dell’attuale audace sperimentatore dello Spirito, sono perfettamente d’accordo: hanno, nell’essenza, l’identica posizione. Variano solo gli strumenti di realizzazione.

L’Universo-Mondo è Uno, ed è l’Uno, e proprio per questo Esso è atto, non fatto: è l’atto di essere, e non cosa già fatta, oramai già stata, il morto passato, bensì è: atto sempre incessantemente creante e creantesi, eternamente diverso e al contempo uguale. E questo atto di essere, che è l’Uno Unissimo, è conoscenza, è essere conoscenza, è l’atto stesso di essere la conoscenza, ed è inoltre coscienza, perché non vi può esser conoscenza che non sia al tempo stesso coscienza. Questa coscienza, questa conoscenza, è l’Uno, ossia il Logos. E fuori di questo conoscere, di questo unico atto del conoscere, che è conoscere l’Uno, ossia l’Unico, l’Uno che conosce interamente l’Uno-Tutto, il Logos, al di fuori di questa unica interezza, non vi è né può esservi alcunché.

Questo unico atto del conoscere, attraverso il quale l’Uno interamente conosce il Tutto, ovvero si conosce come il Tutto, che in quanto tale non può che essere unico, è coscienza. In esso atto, nella intuizione, Colui che conosce – interamente conosce – l’Atto medesimo del conoscere – la Gnosi o Conoscenza integrale – e Ciò che viene conosciuto, sono Uno: sono, appunto, l’Uno, il Logos. Questo supremo unico atto del Conoscere, non essendo dispiegato nel tempo – che non può avere fuori di sé – né tampoco in uno spazio – fonte della esteriore frantumazione o apparente divisione, dalla quale sorge illusoria molteplicità – non può che essere folgorante pensiero vivente. Pensiero vivente che non può avere fuori di sé qualcosa di non conosciuto o da ancora conoscere e, a maggior ragione, non potrà mai avere davanti a sé o fuori di sé un inconoscibile, che non può o non potrà essere da esso conosciuto. Il mero esistente, il fatto, la cosa, non sono qualcosa che possa sussistere prima e fuori del conoscere, ossia dell’atto del pensiero, che lo conosce. Ossia che lo conosce creandolo in sé, e non trovandoselo già esistente fuori di sé – come fosse un sasso nel quale inciampa il piede del distratto viandante, sasso che sarebbe stato proprio lì, già esistente, pronto ad urtare l’inconsapevole piede del trasognato viandante, del quale la posteriore consapevolezza e coscienza si accenderebbero, per reazione e passivo riflesso, solo dopo e per merito dell’urto con l’inerte sasso.

L’audacia, il coraggio veramente temerario di Massimo Scaligero, è sperimentare che il Mondo, l’Universo è Uno, giungere a sperimentare che tutto è nel pensiero e nulla è fuori del pensiero. Mostrare la Via, la Via Regia, la Via Aurea, la Via Solare nella quale tale temeraria esperienza si invera: l’audacia temeraria di proclamare la verità, paventata come ‘pericolosa’ dalle anime pavide, che nulla può esserci prima, o dopo, o fuori, o senza il pensiero, senza l’atto del pensare vivente, senza la coscienza che si attui nel pensare vivente. L’audacia di indicare la Via per sperimentare concretamente che questo creante pensiero-folgore, questo creante pensiero vivente, questo pensiero che è atto puro, ossia atto interamente in atto, interamente attuantesi, è vivente pensare che in sé può avere unicamente pensiero, non cose, o fatti. Il pensiero – per esprimersi paradossalmente – è una prigione dalla quale non si può fuggire, perché non ha mura.

«Il conoscere non può avere nulla innanzi a sé che non sia conoscibile. Ciò che gli è dinanzi gli può essere dinanzi perché è già conoscenza: anche se non avvertita. L’esserci presuppone il conoscere. L’esserci è già pensiero» (Massimo Scaligero, Trattato del Pensiero Vivente, Cap. 30).

Questa Via Regia, che Massimo Scaligero afferma essere «la piú nuova perché la piú antica», cela in sé l’arcano della segreta identità tra l’essere e il pensare. Quella segreta identità della quale parlavano Parmenide di Elea e i Pitagorici della Scuola Italica, quella stessa identità che ritroviamo nei Veda, nelle Upanishad, nel Vedanta Advaita, nel Buddhismo Maha­yana, nel quale vi fu una Scuola, lo Yogachara, fondata dal grande asceta Asanga, il quale, essendosi innalzato nella meditazione sino al cielo di Tushita, ricevette ivi dal Bodhisattva Maitreya (come viene ricordato da Massimo Scaligero nella Via della Volontà solare) la dottrina della vijñâpti­matra, o della “sola coscienza”, la quale afferma essere il mondo nul­l’altro che coscienza, e solo atto ed esperienza della coscienza, senza una oggettività materiale, che vi stia alla base come un indipendente “sostrato”. Una tale conoscenza trascendente folgora come “illuminazione” nel­l’anima dell’audace sperimentatore come virtù della Prajñâparamitâ è, ovvero, nel linguaggio dei Nuovi Misteri, della Iside Sophia.

Sapienza trascendente, che portando l’asceta all’unione con il Logos, con l’Uno, restituisce o risveglia nell’anima l’originaria virtù androginica, congiungendo il pensare e il percepire, il pensiero e la volontà, riaccendendo nel cuore la virtù di quel sentire celeste, che Massimo Scaligero chiama “trascendenza visibile”, presenza della risvegliata e liberata Iside nell’anima dell’asceta.

Partendo da una tale premessa, si concepisce come per l’asceta non vi possa essere l’illusione di una azione che non sia una radicale azione interiore. La contemplazione, come azione interiore, si rivela essere la più potente e travolgente forma di azione, la quale, inverandosi nel contemplatore, radicalmente trasforma il mondo: l’atto concretamente rivoluzionario. Se il mondo viene risolto nell’atto della coscienza che lo conosce, è sulla coscienza che si deve agire, o meglio è la coscienza medesima che deve agire su se stessa, perché vi sia nel mondo un mutamento radicale.

Oggi non mancano certo gli agitati agitatori, i quali, ignorando il Mondo Spirituale, o mondo causale, si muovono a tentoni in un mondo di effetti, barcollando e cadendo come ciechi ubriachi. Mancano i pensatori, i meditatori, gli intuitori dello Spirito, gli ardenti praticanti interiori, ovvero sono ancora troppo pochi. Una insufficiente azione interiore porta facilmente a pensare come necessaria l’azione esteriore, l’azione cosiddetta “impegnata”, nel mondo dell’apparente molteplicità esteriore, che non è il vero mondo, non è il mondo dell’Uno-Logos, il cui Regno non è di questo mondo. Non ci si rende conto che, essendo in uno stato di tramortimento o di alienazione rispetto all’autentico stato di veglia, non è l’Io, unito con l’Uno, ossia con il Logos, che agisce, bensì è l’anima, anzi la psiche o la parte dell’anima asservita alla corporeità, che patisce, subisce passivamente l’agitazione dell’aspetto illusorio del mondo che – come viene ammonito nel Trattato del Pensiero Vivente – si fa coartante potenza interiore, sete o brama di vita perennemente delusa.

L’illusorio mondo esteriore, con la sua frantumata molteplicità, non è il Logos-Universo, non è l’Uno-Logos, bensì è l’alter-azione (il farsi altro), o l’alien-azione (di nuovo il farsi altro o straniero) dell’Uno, compiuta dalla poco consapevole e fiacca coscienza umana. Il mondo reale, come è stato mostrato, sperimentato sub specie interioritatis, è radicalmente interiore, e solo uno stato di ottenebramento, di follia, di ubriacatura, di radicale ‘ignoranza’ porta a cercare in una inesistente ‘realtà’ esteriore, quel che l’Io, uno con il Logos, già possiede nella sua essenza interiore. Da qui l’equivoco di un attivismo – culturale, politico, sociale, o anche ‘spirituale’ – che nella passiva agitazione esteriore è la caricaturale deformazione di una obliata, carente, evitata azione interiore.

La dispersione nell’illusoria frantumazione esteriore è inevitabilmente un ostacolo paralizzante per l’unificante concentrazione interiore. L’attivismo, essendo un’azione scollegata dall’Io, un’azione priva quindi dell’Io, del principio autenticamente responsabile, non può che essere un’azione contro lo Spirito, il quale non è conosciuto, una irresponsabile azione basata sulla ‘ignoranza’, e sulle sue necessarie conseguenze: brama, paura, avversione. Un’azione disordinata, espressione delle forze del ‘caos’, che lottano contro l’ordine cosmico, contro lo Spirito, un’azione che produce solo ulteriore offuscamento e diminuzione della coscienza, e soprattutto sciagure e dolore.

Il massimo del “caos”, e inevitabilmente il massimo dell’ignoranza, dell’equivoco, della sciagura, si viene a creare allorché l’insufficiente consapevolezza e la fiacchezza dell’azione interiore nell’attivo pensare ascetico portano all’illusione di una possibile azione dell’elemento spirituale o esoterico nella politica, che è come versare pura acqua di fonte in un putrido stagno: si arriva solo a rimuovere il fango del fondo e a intorbidare la limpidezza dell’acqua versata. Accade sempre che l’uso sedicente esoterico della politica si risolva regolarmente in un autentico uso dell’esoterismo da parte della politica, ossia in un vero tradimento.

L’audace azione interiore di asceti del pensiero, di asceti fervidamente dediti al Rito della concentrazione, al Rito della resurrezione del pensiero dal cadavere della morta riflessità, consacrati al Rito della meditazione individuale solitaria o in comune con altri asceti, è l’azione più alta e potente che l’essere umano può compiere sulla Terra. Ma anche quella piú drammaticamente urgente, e la più fraterna, e ‘compassionevole’, pur essendo la meno sentimentale.

«In ogni momento, il pensare vivente, sia pure di rari asceti, può dare chiarezza e positivo svolgimento all’esperienza umana. Pochissimi sono sufficienti a operare per l’intera comunità, perché un solo pensare fluisce nel pensiero dei molti: la trascendenza si fa immanente là dove il pensiero attua la potenza della Resurrezione. Realmente tale pensiero vince la morte» (op.cit. Cap. 37).

Questo è l’eroismo interiore richiesto a coloro che vogliono, per amore dell’Io Sono, dell’Io-Logos, dell’Uno Unissimo, consacrarsi con assolutezza ad un’opera che è al tempo stesso Conoscenza e Amore.

( www.larchetipo.com )

 

SCIENZA DELLO SPIRITO

L'ARCHETIPO – GIUGNO 2013

archtros

anno18n6

.liebana

In questo numero:

Variazioni
A.A. Fierro Variazione scaligeriana N° 52

Socialità
O. Tufelli Ponti

Poesia
F. Di Lieto Vittime

Botanima
W. Pelikan Le virtú del caffè

AcCORdo
M. Scaligero Il sentiero del silenzio

Il vostro spazio
Autori Vari Liriche e arti figurative

Spiritualità
R. Steiner Il Faust di Goethe

Considerazioni
A. Lombroni L’insostenibile leggerezza del non-essere

Pubblicazioni
F. Di Lieto Il ritorno del Guerin Meschino, di Luca Negri
M. Sagramora
Questione di peso…

Ascesi
F. Giovi Aspro e duro è il terreno…

Musica
Serenella L’ABC della musica

Medicina
F. Burigana I protocolli Banerji

Scienza dello Spirito
R. Steiner Le Gerarchie spirituali

Spiritualismo
P. Cammerinesi Pensare, sentire, volere

Uomo dei Boschi
R. Lovisoni Il libro

Inviato speciale
A. di Furia Intelletto e sentimento in evoluzione

FondaMenti
H. de’ Paganis Equivoco e sciagura dell’attivismo

Esoterismo
M. Iannarelli Nessi esoterici del testamento di R. Steiner

Tripartizione
A. Riccioli, F. Fabiani Wala – Intervista ad Antal Adam

Misteri
M. Mazzeo L’enigma di Kaspar Houser

Costume
Il cronista Novanta

Redazione
La posta dei lettori

Siti e miti
L.I. Elliot Cafarnao e dintorni

ANNUNCI, SCIENZA DELLO SPIRITO

Tradizione solare e nota aggiunta

Tradizione Solare

Ad ogni cambio di stagione nasce da sotterranee formazioni bulbose l’interessante pianticella del cambiamento o meglio ancora, del superamento. Di cosa? Perbacco! Ma della Scienza dello Spirito che, commisurata in termini di vita umana, dovrebbe, immagino da tempo, essere collocata a riposo in un ospizio per esalare, pur con gli onori dovuti, i suoi ultimi stanchissimi respiri.

Detto volgarmente, a me pare che tanto zelo non sia dissimile a quello di nipoti ciecamente protesi verso una poco chiara eredità assai più che dal sollecito amore per la vecchietta giunta allo stremo. E le anime serie e convinte mi passino l’insita volgarità della metafora.

Non è tanto il banale uso di estrapolare qua e là alcune righe dello sterminato Lascito che inficia le ragioni dei sedicenti nipoti, si sa già che altre estrapolazioni condurrebbero a conclusioni opposte – queste pratiche sono ormai divenute peccatucci veniali, ancorché miserabili – quanto piuttosto la sovrana superficialità del “nuovo” pensiero: così superficiale da essere più sottile e trasparente di uno sbuffo d’aria…certamente meno significativo di una flatulenza bovina, anche quando attinge (astrattamente) al Pantheon cristiano per darsi peso e autorevolezza.

Proiettare tempi umani a misurare contenuti della Tradizione è una bestialità (umana) impareggiabile.

La Tradizione infatti è l’atto di portare attraverso e oltre gli schemi spazio-temporali un nucleo di insegnamenti e di potenziali esperienze in ordine al Sacro e alle modalità di una sua effettiva conoscenza (trans-datio, l’atto di portare attraverso) da cui il termine “Tradizione” indica un’azione: si può dunque dire che il compito essenziale di essa è la manifestazione della Potenza e del Sacro.

A tal fine essa si serve di parole, immagini e pensieri adatti ad ogni singola cultura in cui s’innerva: antropologia trascendentale applicata.

Quello che di essa permane ineffabile o indicibile è, in ultima analisi, il Sacro a cui si riferisce, poiché esso è ciò che si pone oltre ogni definizione sentimentale o razionalistica, essendo un elemento esclusivamente frutto d’esperienza diretta: il Sacro è conosciuto solo nel caso in cui lo sperimentatore giunga al suo Essere.

L’opposto del Sacro lo chiamiamo Profano (pro-fano, al di fuori del Tempio).La profanità non è il contraltare del Sacro: è piuttosto uno stato leteo, di ignoranza ontologica, per cui ogni cosa viene presunta fideisticamente nella stolta convinzione che quello che non si conosce direttamente non sia altrimenti esperibile. Così si infarcisce di cieca fede quanto sarebbe frutto di precisa conoscenza e azione scientifica.

La conoscenza esoterica viene rettamente indicata con il termine di Palingenesi (nuova nascita) poiché è il risvegliarsi, il conseguire l’anamnesi presupposta.

Il senso del conoscere: per la “realtà” spirituale la conoscenza significa acquisire lo stato di ciò che si conosce: cioè diventare al contempo soggetto conoscente, azione di conoscenza e oggetto conosciuto: i “dati” comunicati dalla Scienza dello Spirito o trasmutano il soggetto nello spirituale che rappresentano o non sono nulla.

La conoscenza è interiore poiché solo nell’interiore è possibile acquisire i mezzi per l’esperienza sacra: è interiore il mondo di forze che connettono humanum a divinum genus, con quella sospensione di ogni attività personale e persino organico-sensibile, come in un lampo di katàlepsis.

In sintesi ripeto che la Tradizione è ierofania continua, dunque illegittimamente storicizzabile: il suo contenuto, ancorché calato nel tempo, ha un corpus extratemporale, cioè avulso da schemini temporali riduttivamente fisio-psichici che sono una immagine invertita e limitata – “falsa e bugiarda” – della sua celeste infinitezza.

L’ansia (supponendola sincera) che si palesa nella voluttà del limite, nel bisogno di definite certezze, di superamenti dal “basso”, è solo ricerca affannosa di autolimitazione psichica, nella quale il superamento del dato spirituale, rimasto in realtà del tutto sconosciuto, vuole solo la salvazione del proprio ego dalla Scienza spirituale per mantenere intatte le libertà proprie del faccendismo in atto.

Il misticismo spiritualeggiante e lo psicanalismo spirituale, vanno a dividere chi si interessi di Scienza dello Spirito nelle due grandi categorie degli “spiritualisti” e dei “razionalisti”, nell’uno e nell’altro caso utili vassalli al servizio del “Princeps huius Mundi”.

In ambedue i casi si pretende che l’inferiore giustifichi il superiore, eliminando ex abrupto ogni possibilità, seppure minima, di conoscenza ed esperienza circa la realtà interiore.

Naturalmente tutto questo dovrebbe cadere nell’insensatezza se la Scienza dello Spirito fosse la vana follia di un visionario, e può anche essere che persone apparentemente attive nell’ambiente antroposofico siano alimentate da simili pensieri subconsci (anche sino ad una crepuscolare avversione!): in tale caso la superficiale conoscenza è solo strumento di ambizioni dell’ego.

Non credo che ciò sia un’esagerazione visto il notevole dispiegamento di ignoranza e superficialità vestite appena da elucubrazioni discorsive e ahimè, da mutilati stralci di comunicazioni del Dottore (ora viene “stralciato” anche Scaligero).

Appare tristemente interessante: a) la mancanza di discrimine logico relativo ai testi di Tizio e Caio, b) la totale carenza di spagiria conoscitiva,  c) l’avversione nei confronti della noesi proposta quale nucleo sostantivante di tale Scienza, d) l’uso, grossolanamente personale, di quanto nei Testi può sostenere un potentato sociale.

Non mi sembra nemmeno il caso di aggiungere che alcuni grotteschi teologismi invertiti e il putridume moralisticheggiante non sono in alcun caso frutti dell’antroposofia ma solo di personali perversioni parzialmente scusabili a causa della debolezza psichica degli attori, perennemente ansiosi di visibilità.

Invero è solo preoccupante la cecità e la carenza percettiva da parte di non pochi seguaci delle Scienze spirituali verso simili fenomeni (individuali e/o collettivi).

Ho intitolato queste poche righe con il termine di “Tradizione solare” essendo la Scienza dello Spirito trascendentalmente animata da Potenze extraumane già presenti ed antecedenti la condizione terrestre: pronte ad animare l’autoconsapevolezza nel dominio degli eteri preservati dalle conseguenze della Caduta.

Nota.

Mi permetto di aggiungere alcune righe a quanto ho scritto: mi è parso di veder apparire ripetutamente, un po’ qua e un po’ là, una frase espunta da un testo di Scaligero dove l’Autore indica, nella Via del Pensiero, – via da Lui promossa in ogni attimo della Sua vita – il possibile rischio di un egoismo acutizzato. Spero che tale metodo (ritagliare singole frasi da un complesso contesto), ormai abusato con il lavoro dello Steiner dalla Sua dipartita a oggi, non senza oscure finalità, non si sia anche trasferito all’Opera di Scaligero. Magari senza significati polemici. Sebbene mi sorga qualche dubbio, più o meno legittimo, nel merito.

Ma non è questo il punto: mi rivolgo a quelli che praticano con onestà e decisione, forgiando tra fuoco bruciante e scintille di dolore per l’essere comune, l’atto essenziale della difficile ascesi indicata dal Dottore con Verità e Scienza e con La Filosofia della Libertà e poi formulata praticamente in tutto il sacrificale lavoro di Scaligero.

Dunque: ritenete possibile che egoità possa trasferirsi in una operazione in cui si abbandona ogni categoria personale allo zero di sé e persino il tempo e lo spazio? Dove non può entrare nemmeno il soggetto in quanto riflesso? Dove la quintessenza del pensiero veicola il volere che fu prima della stessa incarnazione e che si dona (che sa donarsi) totalmente ad Altro?

Ciò si chiama dedizione assoluta o amore. L’amore che perennemente fluisce dall’entità umana, da cui solo la coscienza del sensibile pare assente, poiché vedendo le cose secondo la sua temporanea funzione, non percepisce l’atto dello Spirito per cui le vede.

No, cari amici. Basta un briciolo di conoscenza ed esperienza per rendersi conto della contraddizione evidente in questi strani spot pubblicitari. Il “ (poco) sublime egoismo ” potrà essere parte di fenomeni iniziali, quando Tizio o Caio tentano l’approccio, sgangherando e sbottando, con forze esili e ancora immature. Oppure, e ciò sarebbe gravissimo, quando si giudica corretta una strada misticheggiante e compromessa assai lontana da ciò che chiamiamo Via del Pensiero e che, per sua natura per l’appunto, non si perita di illeciti mezzi per giungere ai fini sentiti personalmente come buoni.

Pace a tutti e una prece per il “fu”.

SCIENZA DELLO SPIRITO

NUOVA GIOVENTU’ E NUOVA LUCE

 OROAZZURRO ROMA 3 FK4APR 2013 FK 011

NUOVA GIOVENTU’ E NUOVA LUCE

 

ESENTE DA OGNI INGANNO ASSURGE L’ANIMA AL DECORO.

E’ FUOCO IN CIELO SPESO AFFINCHE’ L’ETERNO SIA.

 

NEL GIOCO DELLE FOLGORI RINCORRE L’IO IL SUO TRONO.

INSEGUE LE SUE ARMI PER ANNIENTARE L’ODIO CHE INCUPISCE.

 

MENTRE LA PIETRA ATTENDE AL VARCO IL CUPO RINTRONARE CHE ASCENDE DALL’ABISSO

E CHE IN ESSA SI CONDENSA NEL CAMMINO RAZIONALE DEI PENSIERI  TROPPO UMANI.

 

LA PIETRA DEL LIVORE IN ANIME CONSUNTE CHE NULLA INNALZA AI CIELI.

PIETRA DI GELIDE ASSONANZE FRA LE DISARMONIE INFERNALI.

PIETRA IN CUI SI RADUNA IL MALE FINGENDO DI DORMIRE FRA LE ASSOPITE ISTANZE DELLA LUCE SUPERIORE.

 

QUANDO UN PENSIERO SORGE DINANZI ALL’IO CHE NELLA PROPRIA LIBERTA’ LO SUSCITA :  TALE PENSIERO E’ AVVOLTO DALLA VESTE MORALE  CHE TALE LIBERTA’ HA STRATIFICATO.

 

MA  SPESSO TALE VESTE E’ LACERA E SCOMPOSTA

PERCORSA DALL’INVERSO DELLE FOLGORI CELESTI :

LE TELLURICHE ESPLOSIONI CHE OGNI BESTEMMIA FISICA VI HA IMPRESSO.

 

RABBIA VOLGARITA’ APPETITI  GIGANTESCHI E GREVI SONO POTENZE OCCULTE

CHE ESPLODONO SILENTI E CHE PERMANGONO EFFICIENTI NELLO SPROFONDARE GLI ANIMI.

L’UMANO TROPPO UMANO E LE SUE VOLUTE AFFINITA’ ANIMALI.

 

COLTIVATE ESPLOSIONI DI UMANITA’ FISICIZZATA NEL RANCORE PERENNE  DELL’ESSERE BESTIALE.

SUBITE MUTILAZIONI CHE ESTRAGGONO E RIGETTANO L’ESSERE DEI CIELI

PRIMA ANCORA CHE VENGA CONCEPITO.

 

LA VESTE MORALE CHE ACCOGLIE OGNI PENSIERO RAZIONALE E’ PREVENTIVAMENTE IMBESTIALITA.

CORPOREITA’ VIVACIZZATE DALLE GENERAZIONI PRECEDENTI

INFETTANO CON ABISSALITA’ PRERAZIONALI LE GENERAZIONI NUOVE CHE SI AFFACCIANO ALLA VITA DEL PENSARE.

 

UN GORGO TEMPORALE NELLA VITA RAZIONALE CHE SPINGE NELLE TENEBRE.

 

IL NUME ETERICO E’ SCACCIATO PRIMA CHE POSSA ILLUMINARE.

PRIMA CHE LA SACRA IMPRONTA POSSA FAR SCEGLIERE FRA IL BENE E IL MALE.

TENEBRA CHE AVVOLGE IL BENE PRIMA CHE POSSA SPLENDERE.

LUCE RUBATA AI CIELI PER DARE VITA AGL’ INFERNI DEI CONTAMINATI.

 

LA LIBERTA’ E’ RUBATA ASSIEME ALLE ARMONIE.

LA GIOVENTU’ E’ TRADITA DA CHI NON ERESSE LA PROPRIA RAZIONALITA’ NEI CIELI.

ABORTI FISICI E SPEGNIMENTI ETERICI PERPETRANO L’IDENTICO ABOMINIO.

RAGGELANTE INSENSIBILITA’ OMICIDA IN CUI DEMONI ULULANTI IMPRECANO DEFORMI NELL’ESTASI DELL’ECATE ASSASSINA.

 

MA NEGLI ATTIMI IN CUI I CONCETTI RAZIONALI VENGONO CONTEMPLATI DAL PENSARE CHE LI RIASSUME QUALI POTENZE DELLA PROPRIA INTELLIGENZA ABITUALE  :

NEGLI ATTIMI IN CUI LA RAZIONALITA’  E’ CONTEMPLATA DOPO CHE E’ STATA SPESA :

NEGLI APICI IN CUI IL CONCETTO E’ MANTENUTO VIVO QUALE SIMBOLO DI UN POTERE INTELLIGENTE CHE E’ STATO DEFINITO :

NEL SILENZIO IN CUI LA VOLONTA’ CONTEMPLA CIO’ CHE SI E’ PENSATO :

TACCIONO I DEMONI E GRADUALMENTE RESPIRA IL VOLTO DEL CALORE.

NUME DELLE FOLGORI CHE GIUNGE SINO AL CUORE ATTRAVERSO L’ATTO DELL’INTELLIGENZA CHE ARDE FRA I CONCETTI CONTEMPLATI.

ESSENZA SOVRUMANA CHE PUO’ SCENDERE SANANTE FRA GLI ABISSI DEL TROPPO UMANO MENTRE LO RICONSACRA.

RESPIRO DELLE DIVINE FORME CHE DISSOLVONO LA BESTIALITA’ INCARNATA

MENTRE IN LOGOS-APOLLO SI DELINEA L’ESSENZA DEL RICONQUISTATO BENE.

TALE POTENZA IMPRESSA NELLE TENEBRE IRRORA DI ETERNITA’ SOLARE IL NUOVO CHE NASCE.

NUOVE GENERAZIONI NON AVRANNO SOLO LA BESTIA AD INTACCARE IL CUORE.

ARCANGELICI DISEGNI OFFRIRANNO POSSIBILI COSMICI SENTIERI AI CIELI INTERIORI DELLE FRONTI INCORONATE.

FUOCO DELL’IO E SUO CELESTE NUTRIMENTO CHE INFINE PUO’ IRRAGGIARE  GLI  ATTI SOLARI DELLA LIBERTA’ SPESA ASCENDENDO.

EREDITA’ DI LUCE  POSSONO CORRERE INCONTRO AI NUOVI NATI

POICHE’  CHI LI PRECEDE HA ATTINTO FRA LE FOLGORI DEL DIO SOVRAMENTALE.

E FRA LE TENEBRE DEI CORPI FARFUGLIANTI : HA  IMPOSTO IL SILENZIO DEL SOLE CHE SI ACCENDE FRA LE FOLGORI DEL CUORE.

SOLE CHE E’ SORTO IN QUANTO LA LIBERTA’ DELL’UOMO NE HA PERMESSO L’ALBA.

 

ATTO DI ASCESI VOLUTA NEL SILENZIO IN CUI LA LIBERTA’ RESPIRA RISORGENDO QUALE ESSENZA DEL SOLARE.

 

LOGOS DELLA PERENNE RESURREZIONE CHE SOLO NELLA LIBERTA’ E’ POSSIBILE ATTUARE.

 

DISSOLVENDO IL MALE CHE POI VERRA’ REDENTO.

 

 

HELIOS FK AZIONE SOLARE

 

http://i-semi-delle-folgori.over-blog.it/

http://fuocoimmateriale.blogspot.com/

http://folgoperis.blogspot.it/2010/09/nuova-gioventu-e-nuova-luce.html

ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO, , , ,

PENSIERI SULLA DISCIPLINA

Beatrice eterna

Se vi va ritorno alla Concentrazione, tenendo in conto lo scritto precedente.

E se non vi va vi ritorno lo stesso. Perché? Perché so e lo sappiamo – bene o male non importa – che questa prima e primaria disciplina non è mai capita seriamente e, al contrario, viene osteggiata, evitata, minimizzata, rifiutata, persino negata. Basta che uno trovi qualcosa che scaldi il cuore e ben presto scalcia via l’operazione principale.

Inoltre vi è un esercito composto da coloro che affermano e riaffermano di averla fatta, anche per molto tempo ed ossessivamente, con risultati nulli o addirittura disastrosi, giungendo ad un giudizio implicito o esplicito che nega non soltanto il suo senso ascetico/realizzativo ma togliendole pure il valore minimo di strumento necessario per avviarsi verso meditazioni più complesse…o affascinanti. Persino chi pratica la Concentrazione non riesce a trattenere qualche lamento, a discutere sugli scarsi risultati, o a distrarsi per qualche fenomeno singolo e singolare.

In realtà, non l’esercizio in sé, ma il parlarne proprio come faccio io ora, è un modo di camminare lungo il ciglio di un burrone, poiché ci si dovrebbe render conto che ogni parola sull’argomento può facilmente diventare una distrazione, una dialettica ulteriore nei confronti di ciò che consiste solo nel superamento di ogni dialettica, di ogni ragionamento, in quanto la Concentrazione esige soltanto una totale focalizzazione dell’attenzione cosciente su di un semplice oggetto di pensiero.

Che poi, dietro a questa ultima riga corsivizzata, in pratica ci stia un mondo intero di esperienze, lotte, trascendimenti e sconfitte, ruzzoloni e risalite così tante che l’esperienza di una intera vita sembri essere un tragitto troppo corto, è un fatto che vale o meno per il cammino individuale, diverso per ognuno di noi.

I testi esplicativi ci sono, fruibili senza difficoltà esteriori. Cito, di Steiner, Verità e Scienza e La Filosofia della Libertà, di Scaligero, Il Trattato del Pensiero Vivente, L’uomo interiore e Il Manuale pratico della Meditazione.Poi in pratica, uno può trovare maggiore consonanza di comprensione anche con altri libri. Ne cito troppo pochi? Credo di no, se si fa sul serio: pensare che La Filosofia della Libertà potrebbe essere limitata o limitante è solo pensiero che ancora ignora o un pensiero incapace. Parlo raso terra: di solito occorrono anni per iniziare a capirci qualcosa: produrre in sé il filo dei suoi pensieri consumandone la necessità dialettica potrebbe essere la principale dedizione dell’intera vita. Parlo grossolanamente in termini di tempo umano/sensibile e non sfioro nemmeno la radicale, estrema comprensione che sarebbe l’essenziale necessario per trasfigurare il tutto in luce/potenza dell’Io. Sembra oltremodo sparuta la falange di uomini veri capaci di dedicare ad un solo gesto metafisico l’intera vita!   Non dico che ciò sia l’unico sentiero: è l’indicibile qualità dell’atto interiore quello che, prima o poi, ineludibilmente, ci aspetta in mezzo alla strada.

Dire,come ho detto, “fruibili” è in effetti quasi una presa in giro perché l’occulto non si rivela (a meno che il termine venga kremmerzianamente letto con il significato più letterale di “velare ulteriormente”). Sembra un paradosso ma per l’occulto vale ciò che nella vita comune non viene a consapevolezza, cioè si conosce non l’ignoto ma quello che è possibile ri-conoscere.

In altre parole: riesco a comprendere quello che ho sperimentato e che poi riattingo dal mio bagaglio rappresentativo. Ed il resto? Sono bravissimo persino a non vederlo nemmeno.

In effetti, nei Gruppi un tempo fondati da grandi Personalità, si ritiene ancora che La Filosofia dellaLibertà sia “più” importante delle altre cose: così il suo studio avviene dopo molto tempo con membri selezionati. Un Circolo nel Circolo…cosa  farà mai? Si legge e si rilegge, poi a capo si ripete. Per decenni. Così nel Circolo ci si muove in circolo…

Sperando in una revulsione della coscienza pensante che è impossibile per il pensiero discorsivo o più probabilmente confidando con laica religiosità in un futuro compenso spirituale per la tanta abnegazione profusa.

E su tali comportamenti non vi sarebbe nulla da ridire o da ridere poiché l’atto interiore suggerito quasi al principio della stessa Opera, l’ osservazione del pensiero voluto, è un atto eccezionale (così lo giudica l’Autore stesso) che per la sua inusitatezza si situa lontano dai normali contenuti della coscienza e che l’anima, conformemente alla sua condizione di squilibrio rifiuta profondamente. Risulta insufficiente anche l’uso di raffinata cultura o di una robusta logica che, visti i frutti prodotti dagli studiosi più accurati, partorisce ulteriori commenti che, messi insieme, fanno Accademia, non trasformazione interiore (il peggior commento possibile ai migliori commenti e rivisitazioni possibili è che tutto ciò distoglie dal vero oggetto di studio: l’anima gioisce per gli acuti commenti e forse per aver evitato – ancora una volta – il confronto con la fonte dell’insegnamento.)

Di solito, anche con l’aiuto di testi come quelli indicati, bisognerebbe indagare, frugare nel pensiero, spiarne le mosse: non nei pensieri che sono sempre uguali a sé stessi: qualunque forma essi prendano si affacciano alla coscienza sempre con la medesima dinamica. Che non si può catturare ma talvolta spiare con destrezza e destità. I testi ci possono aiutare solo nel caso in cui si tolgano le indicazioni dalla carta stampata e divengano interrogativi o strumenti nostri, cioè mezzi di attenzione e riflessione per la nostra attività. A tutta prima ciò può sembrare un lavoro sgangherato e difficile: ci si ingarbuglia perché ci si agita…finché ci si accorge che l’agitazione non porta a niente.

Allora – faccio un esempio concreto – in un momento non assillato, ci si può sedere su una panchina, guardare la pietra, l’arbusto o i cubetti del selciato che ci stanno davanti e chiedersi: cosa vedo? Perché lo vedo? Senza darsi risposte artefatte: si dovrebbe in tali casi essere liberi e indipendenti anche dal Dottore. Allora prima o poi forse capiremo qualcosa di concreto circa il nostro atto pensante, su come comprendiamo ciò che ci sta davanti. E magari ci accorgeremo che questo comprendere è un fenomeno eccezionale, tutt’altro che ovvio, rimasto sempre nascosto dalla nostra immensa capacità di banalizzare ogni cosa, di ri-velare tutto col sudario del nostro forsennato monologo interiore.

Ci accorgeremo che il mondo esistente è reale solo in quanto investito dal nostro pensare e inizieremo a sospettare che vedere un mondo vasto e ricco presuppone una Potenza di Pensiero che c’è, che da noi fluisce e che ordina il mondo..ben oltre i pensieri di cui abbiano ordinaria (semi)coscienza sebbene questi siano gli assistenti necessari per la nostra (semi)autocoscienza.

Allora può sorgere un sentimento peculiare, una condizione interiore di severa meraviglia verso il semplice, abituale fatto che noi pensiamo: questa è la condizione che ci dispone ad operare al rito della Concentrazione.

Cosa nuova che è la metamorfosi di cose antiche: se qualcuno di voi porta con se il peccatuccio di esperienze nella magia rituale sa bene quale attenta cura  deve essere dedicata ai preparativi, il rigore nei movimenti, l’attenzione alle parole, l’esattezza nella costruzione dei segni: un rito cerimoniale ti lascia più morto che vivo per la fatica e l’attenzione richiesta.

Anche la Concentrazione è un rito: il Rito immediato. Giungere ad averne coscienza è la condizione affinché questa disciplina non si accartocci in una contraffazione: ciò di cui poi ci si lamenta come di un tempo ed uno sforzo sciupato.

Per il miglior svolgimento del rito serve l’attitudine migliore: che non cresce nei parchi protetti e nemmeno è venduta in bottega.

Se la si scambia per un sentimento, l’esercizio cola a picco, se la si contrae ad un mero riordino cerebrale è come non fare niente o peggio.

Trattasi di “severa meraviglia”, potrei anche dire “devota scientificità”…purtroppo le parole sono impotenti, ma se pensate ad una mia personale bizzarria, vi ricordo quello che vaticinò il Dottore per gli scienziati nella sua visione di dopodomani: gli scienziati del futuro avrebbero dovuto essere una sorta di sacerdoti in laboratorio. La nostra interiorità è il laboratorio che ci è concesso da subito. Dove scienza e rito possono unirsi in un’unica azione. Qui ci sono due caratteristiche, ancora in contrasto nel mondo attuale, che nel discepolo della Scienza dello Spirito possono fondersi.

Per parlare chiaro qui si indica un prodotto, una condizione, uno stato che, coltivando in proprio gli esperimenti, come l’osservazione volitiva riguardo al pensiero che si pensa, può sorgere quando l’anima impara a cogliere “a volo” il miracolo del nostro pensare, la sua immensa eccezionalità: occorre solo pensare e poi guardare: vedere e prendere coscienza di quello che si intravvede. Basta essere attenti e svegli ai confini della ordinaria coscienza pensante.

Poi serve non dissipare le “impressioni conoscitive” guadagnate: e serbarle in una piccola zona (un cassetto dell’anima non sfiorato da alcun pensiero).

Da aprire rapidamente quando ci si accinge al compito più alto della più alta magia contemporanea. Prima, non durante.

Terminata l’operazione, potrebbe essere una sorta di intuita necessità mantenere per qualche minuto il silenzio ed il tono che ne risulta, ma senza alcun compiacimento: questa inferenza  basterebbe per ostruire l’eccezionale canale che si era formato tra le due sfere ordinariamente contrapposte: quella del volere e quella del pensare. V’è una tersa zona del cuore che sa benissimo tutto questo.

Poi si riprende mondo e vita comune, proibendosi astrazioni o futili sentimentalismi: ci si dedica al percepito sensibile dimenticando rispettosamente il rito del pensiero che si è svolto. Si esca dal sacro laboratorio in semplicità…scienziati e sacerdoti: uniti in perfetto equilibrio nell’Opera della reintegrazione alla Potenza che “move il Sole e l’altre stelle”.

SCIENZA DELLO SPIRITO

PENSIERO IRRIVERENTE

PK-Manesse02

Che ne dite se tiriamo su dal pozzo sempre ombroso della Via del pensiero, qualche pensierino, anche se poi rischiamo sempre di farci male… Ve ne siete accorti? Vale la pena?

Sarà perché le diversità tra gli uomini sono grandi e poi perché pensieri e parole non sfiorano nemmeno un percorso così intimo, solitario e variegato. In sede d’apprendimento o di giustificazione logica già sembra che ci sia di mezzo una variante della maledizione di Babele, dove ogni voce sgomita per esprimere i giudizi o i vagiti più insensati o stravaganti.

Però la polifonica più stonata appartiene ad un limite decisamente basso, ipogeico e decisamente superabile: non si tratta, come vorrebbero le linguacce, di acritico accoglimento del verbo di chi, affascinandoci, per intrinseca debolezza umana poniamo sul trono del magistero (è interessante che proprio chi pensa in questo modo è, di regola, succube dei tromboni che a paludarsi da maestri e iniziati con l’astuzia dei rubagalline, ci marciano e ci mangiano a crepapanza secondo la natura della filiera alimentare darwiniana).

Al contrario, il solo avvicinarsi alla disciplina del pensiero, implica un grande sforzo di conoscenza e di volontà: la “persuasione” michelstaedteriana necessaria per osare un passo nell’Opus solare può, per molti, essere il primo risultato di un lungo (parliamo di anni o di tanta polenta) e sofferto incontro a schiaffoni (e altri tormenti: già la vita comune ce ne offre con lieta abbondanza) con la propria anima, assieme a quel briciolo di logica che viene usata per connettere qualsiasi cosa ma mai quale possa essere il suo significato per la coscienza da cui sorge: non ce ne accorgiamo ma è il primo seme di quella impersonalità che non è vuota parola  e che anzi, seppure ad intervalli aritmici, è una delle colonne fondanti della verità oltre la meschinità personale che, prima, era l’unico nostro mondo.

Certo, occorre l’aiuto, la trasmissione. Qualcuno che sia desto per scuotere gli addormentati.

E, come tutti sanno, nemmeno questo è sufficiente. Piaccia o meno, a monte della nascita, deve esserci stato un accordo o un legame che le dissoluzioni non possono disarticolare: un nesso sacro, adamantino.

Questa immagine non piace al soggetto ribelle (anche se essere ribelli è spesso una ottima attitudine), quello che si crede coi piedi ben piantati, che non vuole legami e aiuti: un modo di sentire e di pensare (di essere) che sarebbe rispettabilissimo se fosse puro e sincero: peccato sia spesso un’astrazione, quasi sempre sostenuta da una congrua dose di miopia, ignoranza e insincerità. Al punto che ogni tentativo di fornire a questa orgogliosa condizione dell’anima, idee, spunti di riflessione, angoli d’osservazione non usuali, è fatica sprecata.  Eppure nella realtà comune il contadino che seminasse su lastre di granito sarebbe un pazzo.

In effetti qui incontriamo un’altra delle leggi che governano i “mondi superiori” e, come in alto così in basso, pure il nostro (in quanto mondo di anime): si comprende davvero solo quello che già si sa, che in qualche modo è stato sperimentato anche se in forma diversa e inconsapevole.

Non è una regola volatile, cambiata dal tempo in cui Platone identificava la conoscenza con il ricordo.

L’obiezione che non potevamo ricordarci di questo o quello poggia sul ridicolo assunto che nell’archivio della coscienza non c’era.

Immaginate una sala più grande di 100 stadi di calcio e, da qualche parte metteteci una candelina: illumina intorno a sé una periferia ridottissima, poi solo ombre indistinte e un buio immenso. La candelina è la nostra autocoscienza e nell’immenso buio opera l’anima nostra. Mi pare che il Dottore dica, con un filo d’umorismo, che se la vita del nostro essere dipendesse dalla personale coscienza desta, moriremmo in un amen.

Il dottor Colazza, collaborando spregiudicatamente nel gruppo di Ur, offre allo studioso molti consigli e indicazioni pratiche. Alcune delle quali volte a potenziare il senso del ricordo.

E’ improbabile che ne sia stato fatto un serio uso.

Eppure la vita del ricercatore assumerebbe una notevole e diversa dimensione se l’atto del sapere fluisse nella coscienza come un intimo ricordo – sebbene sconosciuto –  della nostra propria anima: l’effetto collaterale consisterebbe nell’embrionale ma certa consapevolezza dell’immensità che l’anima cela nella tenebra: oltre i bordi della coscienza desta, da cui al massimo sbucano frammenti di sogno che spesso non hanno né capo né coda ma da cui molte anime attingono speranze e vaticini.

Mi sto già portando troppo in là, poiché anche quello che in buona fede si crede di sapere non è mai vero che sia scontato.

In realtà tutti hanno ragione, specie quelli che non si avvicinano alla concentrazione: nessuno andrebbe spinto a farla. Sfido io, non è mica la scelta del colore dei calzini!

In tanti casi è l’approdo dopo un lungo viaggio sul mare. Può iniziare solo quando altre avventure hanno terminato di farci palpitare, quando la barca di molte illusioni riprende il largo senza di noi.

Naturalmente esiste una via più veloce e diretta, ma implica un surplus di sforzo e coraggio e l’intuizione sacra della necessità dell’azione nel punto dove il terreno sotto i piedi sembra mancare: si apre un baratro nella vita e finalmente si salta!

E’ un’azione maledettamente obbligata: da Pitagora alla Golden Dawn, da Patanjali a Steiner, da Tilopa a Scaligero, da Ramakrishna a Reghini, non trovi uno che in salse diverse non l’abbia indicata come il gradino iniziale della Grande opera di reintegrazione nello Spirito.

Questo valeva anche quando il transito dalla percezione della materia sensibile al mondo della vita creante era, per molti versi, piuttosto facile. Però, come ho detto, è atto differibile se siamo ancora alle prese con situazioni ed eventi che assorbono ancora tutto il nostro essere: cullato o affogato nel suo saṃsāra.

Poi però la corrente mahayanica e successivamente il tantrismo scoprirono che l’ascesa e la liberazione non implicava il distacco dal divenire… magari con l’aiuto di mediazioni.

Noi, storicamente e strutturalmente siamo andati avanti: ci siamo spinti più avanti. Per i tradizionalisti questa “evoluzione” è una fregatura bella e buona, poiché a ragione, vedono il peggio: la decadenza e la morte dell’antico splendore, il Caos dove regnava l’ordine del Cielo.

E’ davvero difficile, per chi sia compiutamente incarnato e dotato di buona vista, trovare qualcosa che, ai nostri giorni, possegga il carattere del bello, del vero e del buono a cui tuttavia le anime umane anelano… semprechè non ci si accontenti della giornata trascorsa senza troppi danni.

Oppure, nel campo dello Spirito, quando si trovi un borghesissimo equilibrio tra l’asprezza lacerante della realtà e appaganti comunelle in cui, con o senza tè e pasticcini, si chiacchieri di profonde verità spirituali che appagano con l’aiuto del comfort, menti e cuori.

E’ l’immensa saggezza dell’equilibrio tra una vita tranquilla ed il moderato esercizio interiore: così tutto è stimolante e facile (gradevole) alla digestione, come affermava una vecchia pubblicità e la sensatezza trionfante.

Gli arieti – quelli che danno testate ai bastioni di pietra dura – non andrebbero nemmeno commiserati. Andrebbero abbattuti, come tutte le bestie stupide e fastidiose poiché cozzano continuamente contro gli ostacoli impossibili. Insistono senza speranza (Steiner usa la parola “rassegnazione”). Tutti gli spiritualisti di buon senso dovrebbero convenire che una rassegnazione attiva, imprudente, che non molla, che non molla mai di dar testate, è più scandalosa di un bestemmione rimbombante in una chiesa.

Eppure mi chiedo (stupido come sono): “Cosa potremmo fare senza la concentrazione?”.

Se il termine, troppo ripetuto, finisce con l’irritare, possiamo anche sostituirlo con “attenzione polarizzata” o con l’esotico tatraka, termine ambiguo perché comunemente si traduce con “fissazione” (ma il bello dei termini in sostanza intraducibili è che possiamo ritradurli a piacere nostro). In fondo ci alleniamo a far convergere tutte le potenze interiori verso una semplice immagine di pensiero, preparandoci prima con un percorso discorsivo breve, ma voluto. Riscaldare muscoli, stirare tendini è cosa ben conosciuta in tutti gli sport, assai meno nel tentativo occulto.

Già, cosa potremo fare senza la capacità di portare l’attenzione polarizzata su qualcosa per più di un mezzo respiro? Ovviamente niente di speciale.. .ma la natura aiuta e si campa lo stesso. Però in questo caso, se esisteva nel vostro cuore uno speciale ricordo, una vampa di nostalgia per lo Spirituale che chiedeva di rafforzarsi, di farsi sentire anche oltre, correte pure in chiesa o nella loggia o nei gruppi: lì troverete un po’ di soddisfazione, forse troverete qualche sintomatico che attenua il “morso del serpente”. Quasi certamente il prezzo da pagare sarà l’inganno: ingannerete voi stessi e il mondo. Così vanno le cose: ciò che non si tenta di attuare è tradimento: molti discepoli hanno tradito il Dottore, molti amici hanno tradito Scaligero.

Ruffiani e prostituti sono emersi dal fondo, come bolle di metano. Attivissimi nel depredare o nello scalare le vette ove le corrispondenti funzioni avrebbero dovuto essere di severo sacrificio di sé. Le sparse mandrie applaudono a cotante, iridescenti bolle, volgendo (talvolta) con malcelata antipatia occhiate interrogative agli insignificanti arieti. Vedono molta arroganza, presunzione, esasperato individualismo… insomma nulla di buono nella dichiarata ossessione di questi ultimi.

Tutto comprensibile, poiché la mandria non concepisce la singolarità, la spoliazione animica, il distacco interiore…

…in cui gli arieti trovano, con la concentrazione a lungo perseguita, lo spazio vuoto d’anima, dove le forze del mondo possono manifestare la propria realtà di vita-luce o almeno annunciare l’alba del Sole.

SCIENZA DELLO SPIRITO

ISIDE SOPHIA – Quarta Lettera

****

Denderah

QUARTA LETTERA

Luglio 1944

LA NATURA SPIRITUALE DELLO ZODIACO DELLE STELLE FISSE

(CONTINUAZIONE)

Questa impresa può sembrare estremamente difficile, specialmente per quei lettori che non sono profondamente familiarizzati con il libro di Steiner da noi menzionato, ma si deve comprendere che non vi è altra via per acquisire una conoscenza reale e fondamentale della natura interiore delle Stelle fisse e dei Pianeti. Esistono, naturalmente, molte opere astrologiche che descrivono influenze differenziate dello Zodiaco; comunque, tali descrizioni per lo più derivano dalla tradizione e non dànno alcuna spiegazione del perché i dodici segni dello Zodiaco agiscano nella maniera indicata. Così gli studiosi vengono posti di fronte ad un Universo, nel quale le influenze devono essere prese in considerazione, che tuttavia circonda l’essere umano con un muro insormontabile d’incomprensibile necessità.

L’intenzione di queste Lettere è quella di creare una reale comprensione della natura dell’Universo, poiché soltanto attraverso comprensione e chiaro pensiero l’essere umano diviene libero ed autocosciente, allorché viene messo di fronte alle influenze di questo Universo. Perciò, dobbiamo compiere un po’ di lavoro duro, specialmente al principio, e dev’essere fortemente sottolineato che è necessario studiare questi passaggi sulla relazione tra Zodiaco ed evoluzione sempre di nuovo sino a che essi non divengano reali immagini interiori, reali immaginazioni. Questo studio deve essere fatto insieme con lo studio del libro Scienza Occulta. Solo allora esso diverrà una fonte di conoscenza, che renderà lo studioso capace di trovare molteplici rapporti tra i mondi celeste e terrestre, i quali, semplicemente, non possono essere compresi tutti in una volta da un essere umano. Lo studioso deve giungere ad un punto nel quale lui, o lei, si sentono come un artista che prenda nelle sue mani il suo soggetto e col potere dell’immaginazione indovina le molte possibilità delle influenze cosmiche. Possiamo cominciare con una grande immaginazione fondamentale: la creazione.

 

Willi Sucher

 

Nell’ultima Lettera abbiamo descritto i primi tre grandi cicli di evoluzione entro l’Universo primordiale che abbiamo chiamato Antico Saturno. Vi era allora unicamente sostanza di Volontà, derivata dal sacrificio degli Spiriti della Volontà, un Universo piuttosto caotico e di natura più o meno animica. Durante il primo ciclo vi era un riflesso della vita, creato entro questa sostanza di Volontà. Nel corso del secondo ciclo, venne creato un riflesso di animazione da altri Esseri Spirituali, e durante il terzo ciclo venne attuato un esteriore riflesso di individualizzazione, che dette luogo ad una divisione dell’unico corpo singolo del “Pianeta” in molti corpi separati.

Inoltre, abbiamo trovato l’imprimersi di questi eventi primordiali nelle Costellazioni di Ariete, Toro e Gemelli. Abbiamo così trovato la natura interiore di queste Costellazioni, poiché, impregnate da tali eventi esse irradiano ancora forze come una specie di memoria cosmica.

Ora proseguiremo con la descrizione dell’evoluzione. Fino ad ora tutto è ancora di natura più o meno animica. Sono stati creati dei corpi singoli, separati, ed ora entro questi per la prima volta viene ad esistenza una sorta di duplicità universale: un mondo esteriore ed un mondo interiore. Il mondo interiore è stato, ad un grado lieve, separato dal mondo esterno. Il mondo esterno diviene qualcosa di obbiettivo che è “percepibile” dal mondo interiore, anche se è soltanto ad un livello di “coscienza” molto ottuso. Il mondo esterno è in se stesso Volontà, ma, sperimentato come oggetto, diviene fuoco o calore. Fino a che siamo immersi nella nostra sfera volitiva, agiamo ed operiamo fuori del mondo che possiamo considerare il regno dei nostri impulsi animici. Per esempio, non appena siamo leggermente stanchi o distaccati dall’impulso – possiamo ancora chiamarlo il nostro dovere – cosicché sperimentiamo lo sforzo causato da una “volontà esteriore”, sperimentiamo al tempo stesso produzione di calore nel nostro corpo. Naturalmente, la nostra esistenza corporea oggi è troppo complicata per fornire un buon esempio per la spiegazione dei fatti entro l’evoluzione dell’Antico Saturno.

Questa trasmutazione della sostanza di Volontà in fuoco o calore viene causata da Esseri Spirituali che Rudolf Steiner chiama “Spiriti della Personalità” o “Archai”, nel suo libro. Essi attraversano esperienzi simili a quelle dell’uomo sulla Terra per acquisire la coscienza dell’Io; tuttavia, lo fanno in condizioni abbastanza differenti. Nel farlo, essi lavorano nei corpi che sono stati creati nel ciclo precedente. Non potendo la sostanza di Volontà accogliere le influenze precedenti, essa è ancor meno capace di trattenere l’influenza degli Spiriti della Personalità. Di nuovo, ne resta una sorta di riflesso.

Dentro i corpi di Saturno vi è ora un “riflesso di Personalità” che crea quelle lievi tracce di un mondo interiore all’interno di questi corpi. Così accade che viene ad esistenza la tendenza ad una scissione tra un mondo interiore ed un mondo esteriore, che permette quindi all’essere interiore di “sperimentare” la volontà nel mondo esterno come calore.

La descrizione di quest fatti può già ispirare l’idea dei “Gemelli” – mondo esteriore, mondo interiore – e, in realtà, la si può trovare scritta nella Costellazione dei Gemelli. Ivi abbiamo già l’evento dell’influenza individualizzatrice degli spiriti della Forma che è stata descritta nell’ultima Lettera. Qui dobbiamo immaginare che la Costellazione dei Gemelli porti non solo “tendenze dei Gemelli” nel mondo, bensì che essa è o è stata, in tempi da lungo trascorsi, realmente due Costellazioni: l’una che ricorda l’attività degli Spiriti della Forma e l’altra l’attività degli Spiriti della Personalità.

Ma il fatto che oggi vi sia soltanto un’unica Costellazione rivela pure un profondo mistero. Nel linguaggio della memoria cosmica ciò rivela che qualcosa è scomparso. Fu così. Si dovrebbe immaginare che gli Spiriti della Personalità, nel corso della loro evoluzione, si mossero dalla loro “località” spirituale nella cerchia delle Gerarchie Spirituali e si mossero nella “direzione” opposta, nella sfera che oggi è simboleggiata dalla Costellazione del Sagittario.

Possiamo trovare la Costellazione del Sagittario, durante le notti di mezza estate, esattamente al di sopra dell’orizzonte meridionale sotto la Costellazione dell’Aquila e di Ofiuco. Non salirà moltissimo alle nostre latitudini e si muove lentamente lungo l’orizzonte. Nelle antiche mappe Stellari viene dipinto come il centauro – un essere metà cavallo e metà uomo. Porta arco e freccia ed appare tendere ad una certa mèta. Molto spesso viene raffigurato unicamente da arco e freccia. 

sagittarius_hev2

(Continua)

Tutti i diritti di riproduzione, di traduzione o di adattamento sono riservati per tutti i Paesi. E’ vietata la riproduzione dell’opera o di parti di essa con qualsiasi mezzo, se non espressamente autorizzata per iscritto dall’editore, salvo piccole citazioni in recensioni o articoli.

ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

Notizie dal MART di Rovereto

,

images

Cari amici,

forse a qualcuno di voi interesserà sapere come procede la mostra su Rudolf Steiner al museo di arte moderna MART di Rovereto.

A detta degli organizzatori la mostra continua a destare grande interesse e grande affluenza di pubblico.

Sabato 13 aprile c’è stato un convegno dal titolo: “Luoghi dell’io. Percorsi nell’opera di Rudolf Steiner”. Vi hanno partecipato circa 280 persone venute da varie parti d’Italia.

Un lavoro impegnativo partito alle 9.30 del mattino e finito alle 19.00 della sera.

Hanno presentato temi importanti relatori quali: Salvatore Lavecchia: “Il pensare quale generatore di nuove forme di Luce”, Emilio Ferrario sul tema “Fenomeni e idee anzichè fatti e teorie” Alessandra Alberti per la pedagogia, Giovanni Simoncini per l’economia e molti altri.

E ancora ieri, domenica 5 maggio, un altra giornata piena, per il convegno dal titolo: “Arte e creatività in Rudolf Steiner: verso una nuova estetica”.

Rudolf Steiner. L'alchimia del quotidiano  MART - Mozilla Firefox

I partecipanti questa volta erano più di 300 e le sale del Mart faticavano a contenerli tutti.

I due temi più importanti, a mio avviso, sono stati: “Nuovo Rinascimento come arte dell’Io” di Arturo Onofri (1925)

e “L’arte nel mondo spirituale/ Tre saggi come introduzione a una conoscenza cosmico-spirituale dell’Arte” di Lamberto Caffarelli (1925)

C’è stato poi uno spettacolo, pianoforte e voce recitante, con musiche originali di Lamberto Caffarelli e liriche di Arturo Onofri.

A seguire una Lectio magistralis di Gillo Dorfles (103 anni) intitolata: “Steiner tra ragione e sentimento”.

Ancora altri interventi e alla fine Alessandro Bergonzoni ha chiuso con “Apologia di creato – sulle arti e le loro vocazioni”

Venerdì 10 maggio prossimo, alla sera, ci sarà un grande spettacolo di euritmia intitolato “Albolina” una leggenda che ha origine nella regione delle Dolomiti. Iniziativa e direzione di Gia van den Akker.

Questi gli eventi più significativi a Rovereto in questo periodo di mostra, che si concluderà il 2 giugno 2013.

In mostra a Rovereto Rudolf Steiner, l'alchimia del quotidiano - Repubblica Tv - la Repubblica.it - Mozilla Firefox

 

Ma non finisce qui……Il percorso dell’artista Rudolf Steiner prosegue alla Biennale di Venezia.

Qui verranno esposte 54 delle sue “lavagne”.

lavagna

Se qualcuno non sapesse cosa sono le lavagne di Steiner, tenterò di spiegarlo brevemente.

Quando il Dottore teneva le conferenze, come supporto alla comprensione delle stesse,  faceva dei disegni alla lavagna con i gessetti colorati.

Dal 1914, una sua allieva Emma Stolle, ebbe l’intuizione che sarebbe stato importante conservare detti disegni, e da allora, attaccati alla lavagna, vennero messi dei cartoncini neri che alla fine della conferenza venivano trattati con una lacca e custoditi con cura.

Fu Assja Turgenieff ad accorgersi che le lavagne erano da considerarsi opere d’arte, e nel 1961, nel centenario della nascita di Rudolf Steiner, vennero esposte al pubblico, per la prima volta, a Zurigo. Da allora vennero presentate in varie parti del mondo.

Alla Biennale di Venezia sono state già presentate alcuni anni fa, ma in numero molto ridotto.

Quest’anno il direttore artistico Massimiliano Gioni, occuperà un grande spazio con le 54 lavagne….. e forse a qualche anima, oltre che ammirare lo Steiner artista, verrà la curiosità di sapere qualcosa di più anche dello Steiner pensatore e scienziato dello spirito.

 

 

ARTE, SCIENZA DELLO SPIRITO

IL PENSIERO È L’ESPRESSIONE DELL’UOMO

 –st

Rimango sempre un po’ stupito (o stupido) quando vedo sorgere, come i funghi dopo una pioggia, incertezze di tutti i tipi che riguardano la preminente posizione del pensiero anche quando la si raffronti con la restante organizzazione dell’entità umana.

Sarà perché ho fatto le scuole di una volta, in cui anziché cominciare coi cromosomi, davano un principio chiaro e solido: l’immagine generale del mondo conosciuto.

Regno minerale, regno vegetale, regno animale e l’Uomo a coronamento; che si distingueva con un bel salto per la capacità di pensare.

Tempi ingenui o maggior chiarezza di visione?

Certo è che quasi tutti i grandi esponenti dell’Arte e della Scienza e direi indipendentemente dalla propria visione del mondo, materialista o idealista che fosse, mostravano per il pensiero un rispetto, un entusiasmo o una sacra riverenza, si chiamassero Goethe, Conan Doyle o Rutherford. Ciò faceva parte di un generale sentire.

Il limite dovremmo conoscerlo piuttosto bene: tutti a usare il pensiero, nessuno a considerarlo per sé stesso. Sul versante magico-occultistico-religioso era ed è anche peggio: il pensiero veniva e viene certamente usato ma assai spesso valutato come un nemico dell’esperienza trascendentale e qui il mio Oriente, compreso in superficie, banalizzato, tradotto per cretini, non aiuta.

Situazione curiosa ma non tanto: è connaturata: se uno cammina, guarda il paesaggio o tende al punto d’arrivo, non le gambe che lo portano verso quel posto.

Ciò vale anche nelle attività dove il pensiero regna sovrano, come nella scienza della fisica o della matematica (non accenno ai filosofi che non esistono più). Ho chiesto spesso a matematici e ricercatori qualcosa in merito. Qualcuno mi ha persino confidato di avere l’impressione come di entrare in un altro mondo…ma se arrischiavo un accenno sul pensiero come un fenomeno in sé, scattava sempre una difesa e coglievo un netto rifiuto dell’anima verso una tale impudente stravaganza. Un giorno colsi al volo come l’anima del sapiente fisico che mi stava davanti, letteralmente si schivava per non beccarsi lo shrapnel dell’orribile idea che gli lanciavo.

Siccome non sono nato ieri e ho avuto grande interesse per i rapporti comunicativi e culturali, posso dire d’aver trovato, nel tempo, tantissimi disposti a pensare: pensare qualsiasi tema ma mai nessuno che potesse prendere in considerazione il pensare. Sto dicendo una sciocchezza: in verità ho trovato parecchi affascinati dalle ricerche scientifiche che, guidate e devotamente sostenute dal diavolo, scambiano l’effetto con la causa, così giungendo a pensare che il pensiero sia vibrazione, onda magnetica, reazione elettrochimica e altre cose del genere, ora poi si fotografa la zona del cervello che si attiva in una determinata attività…e il dubbio, se c’era, scompare. Magari scompare anche la ventennale ricerca del MIT che annunciò, fuori da ogni dubbio, che vent’anni di meditazione modificano sensibilmente l’amigdala, ossia il contrario.

In opposizione allo scientismo ruvidamente primitivo, in molti ambienti che si dicono ispirarsi alla Scienza dello Spirito fa da ospite fisso uno spiritello misticheggiante che, sgomitando da destra a sinistra, tende ad imporre la pretesa della primogenitura al sentire e, in casi più rari, al volere. Anche in questi casi vige il primitivismo della forza apparente poiché ad uno sguardo infantile la forza delle emozioni e risultati volitivi si impongono in chi, forse inconsapevolmente, limita sé stesso nel sensibile. Ma senza il coraggio di accompagnarsi a Freud  che non aveva torto se, nell’osservazione medico-psichiatrica, constatava come la libido fosse la forza più attiva e pervasiva nell’uomo comune. L’occultismo serio avrebbe potuto dargli ragione, vedendo nell’uomo un coacervo di bramosia al 90% (la “sete” menzionata dal Cristo).

Eppure non occorre essere “iniziati” e nemmeno asceti per riconoscere (osservare) che quelli che di solito chiamiamo sentimento o volontà ci portano dritti dritti nella sensazione corporea: stimolatori delle funzioni corporee per eccitare l’anima, per far godere l’anima di momenti di eccitazione. Così questo circolo (vizioso) si chiude in cerchio: per questo si assumono droghe: chimiche o “spirituali”. Con la loro assunzione il circuito anima-corpo-anima è soddisfatto ed energizzato. Ciò viene scambiato per “elevazione”.

Il pensare è l’unica tra le attività umane che riesca a sottrarsi a tale, semi-animalesca condizione: l’unica attività che ci dia consapevolezza del mondo, di noi stessi e di capire qualcosa delle relazioni che intercorrono tra i fenomeni.

E’ persino possibile produrre una sorta di condizione patologica nella quale i sensi siano intatti e non si possa più pensare. Ripeto che questa è una condizione patologica. Però interessante, radicale. In questo stato si vede ogni cosa, si sente tutto, eccetera, ma non si sa cosa si vede, cosa si sente: non si sa nemmeno che si sta vedendo, udendo…: si vede il colore rosso ma non si sa cosa sia il colore, si percepiscono gli oggetti ma non si sa cosa siano, non si sa nemmeno cosa sia una forma, sebbene gli occhi funzionino alla perfezione: tra un portacenere e un elefante non v’è differenza alcuna.

Insomma, il pensiero, sperimentato nella sua forma più comune, è già qualcosa di immenso: una eccezionalità rara che la natura/struttura umana porta in sé come un dono sacro. So di aver già parlato di questo, ma è, al negativo, una delle condizioni più splendide per comprendere nettissimamente come, senza pensiero, l’uomo sia un nulla. Meno d’un animale, meno di una pianta.

Allora può sorgere un senso adeguato e possiamo dirci che il pensiero è già una realtà possente che, fluendo incessantemente, donandosi illimitatamente (qualcuno lo chiamerebbe Amore, parola che l’uomo ha prostituito) dà realtà al mondo e a noi stessi.

E non è nemmeno “invisibile”!

Mettetevi seduti e guardate un oggetto qualsiasi. Siete sicuri che quell’oggetto sia reale e permanente? Di solito tutti rispondono (precipitosamente) che è proprio così.

Ma per quanto tempo? Non vi siete mai accorti che, se l’attenzione pensante si dirige su altro o su un tema, gli occhi non vedono più l’oggetto? E ciò, per chi non è addestrato, capita di continuo. Voglio solo dire che l’oggetto appare e scompare e, poiché avete fiducia nelle “cose”, formulate un pervasivo giudizio subconscio di certezza nella stabile realtà delle stesse. Mentre è possibile che l’oggetto sia quello che appare solo perché pensato. Mi sa che dire che una tal cosa esiste anche prima e poi sia suppergiù un atto di fede.

Oppure, in alternativa, la matita o il sasso visti sono pensieri temporaneamente…visibili!

Nell’esperienza interiore infatti, una tra le situazioni che si possono sperimentare è del tutto rovesciata rispetto all’apparente sostanzialità del mondo sensibile, e chi, troppo precocemente, si vedesse in questa situazione, si annichilirebbe di paura poiché vedrebbe che si sta muovendo nel vuoto o sopra un abisso, sostenuto, come il ragno col suo filo, solo dal pensiero: come un funambolo, lì pensi e, solo per questo fatto, non cadi.

Ho osato dire che matita o sasso potrebbero essere pensieri visibili, allora oso ancora senza nemmeno usare parole mie ma di un utente di Eco che non ha mai scritto e questo è un vero peccato perché è un gigante e se scrivesse “con le migliori intenzioni” schiaccerebbe involontariamente le sciocchezze che si dicono gratuitamente.

Lasciamogli la parola: “E’ molto semplice: basta prendere l’immagine dell’ago con la quale si fa concentrazione e avere il coraggio di ammettere che è una realtà pari a quella del muro che ci sta di fronte o quella della voce di un amico. Semplicissimo: è reale ed esistente come il muro”.

Giacché lui non è me, posso anche dirlo: una vita intensa e cinquant’anni di discipline di tutti i…colori per dichiarare…l’ovvio? E molti penseranno: “Così poco e nessuna bancherella di bamboline e manufatti antroposofici…mancano i fatti, manca l’azione”.

Rispondo indegnamente al suo posto: “Espletate fino in fondo, scrupolosamente, fatiche e doveri che la vita vi ha posto davanti? Date un aiuto a chi ne ha bisogno? Non evitate nulla? Oltre a ciò tentate giornalmente l’azione più difficile e torturante che nemmeno il “divin Marchese” avrebbe escogitato? Avete imparato a strizzare l’anima oltre voi stessi? Se foste davvero sinceri in “pensieri, parole e opere” dovreste dirmi: “E’ impossibile fare di più!”.

Se non lo dite (con la testa gioiosamente illuminata da mille pensieri) vi state burlando di me (niente di grave) e di voi stessi (guai seri!).

Eppure ci si dovrebbe contenere: un pensiero che non abbia uno straccio di coerenza con la percezione dovrebbe essere avvertito come sospetto. Non che il pensiero non possa strutturarsi come qualsiasi altra cosa, ma implica un lavoro poiché pensare e non solo venir pensati dalla psiche e dal corpo è veramente difficile. Sulla indicazione del Dottore, fate un altro esperimento. Iniziate a leggere l’Etica di Spinosa: vi mancherà il terreno sotto i piedi alla seconda o terza riga perché non si è abituati al pensare come attività individuale non corporea. E’ una esperienza penosa che avverte il lettore come esso sia solo capace di riconoscere le parole. Troverete di persona come sia profondo il solco tra l’articolare parole ed il pensare pensieri. E vedrete pure come il “sapere” non aiuta.

Però in questo modo si può comprendere come l’Opera di Steiner venga letta ma raramente pensata. Era l’unica cosa (di essenziale) che il Dottore chiedeva. E se non viene pensata cade il palco su cui si recita l’antroposofia o si vagheggia persino il suo superamento: in sé non impossibile, ma di sicuro non da un livello in cui essa ancora non c’è, sebbene se ne parli all’infinito. Sì, miei cari, quietamente contesto la Scienza dello Spirito discorsivizzata perché, se fosse reale, sarebbe in contraddizione con sé stessa!

E’ in questo luogo inesistente che avvengono le scaramucce o le battaglie tra correnti e fazioni, di solito a colpi di brani scritti dai Maestri. Questo è il vero teatro delle contrapposizioni, delle dogmatizzazioni, cioè del niente che si oppone al niente: a gloria della consolidata liturgia delle rappresentazioni personali.

Quanto sarebbe invece necessario pensare con rigore pensieri liberi dal nostro mondo soggettivo: radicalmente, fino a consumarne l’impronta sensibile. Chi osa ciò accende, per uomini e spiriti, una luce in entrambi i mondi.

SCIENZA DELLO SPIRITO,

SINCERA IMPOSSIBILE NETTA

.

SOLARITA' ALATA1

SINCERA IMPOSSIBILE NETTA.

 

ROMBANO NEL CUORE LE ECO DELLA MERAVIGLIA INFRANTA.

MENTRE IL SILENZIO AVVOLGE LE ATTORTE PIEGHE DELLA DISPERAZIONE DENSA.

INTENSA LA SPIETATEZZA GENERA LASTRE DI DURISSIMA SOSTANZA OCCULTA.

TUTTO UN UNIVERSO DI PERDUTI LIVELLI DI CALORE PERMEA I PENSIERI DEGLI INABISSATI.

 

LUCIDI PENSIERI ERRATI SI TRAGGONO DA PUERILI VANITA’ TITANIZZATE.

FROTTE DI INDIVIDUI SENZA PIU’VALORI ATTRAVERSANO LE PORTE DELL’INFERNO.

E LATRANO IMPLACABILI.

CONVINTI DI IMPEDIRE L’ALTRUI VITA SERENA.

 

CONVINTI DI COLPIRE LE ARMONIE.

 

RICOPERTI DA INDURITE PIAGHE DI MALVAGITA’ AVANZANO CONVINTI E COMPIACIUTI.

MENTRE LE FANGOSE RIVE DEL DEMONIO LI RICOPRONO DI FALSI ALLORI.

E DI INFINITI BENI MATERIALI ESTORTI E RAPINATI.

LATRANO LE IENE DELL’ACCIAIO OSCURO.

 

GELIDE E TAGLIENTI VIVONO PROFONDE CONVINZIONI IMPOSTE DA UN ISTERICO GRAVARE.

IMMESSE DAL PESO CHE INTENDE COME SOLO PROPRIO VIVERE L’ALTRUI MORIRE.

BEFFARDO NEL GELIDO GHIGNO L’IMPEDIRE LA VITA :  TRONEGGIA.

E SI CIBA DI MARTIRI INERMI.

 

MA IN TALE FRAGORE DI LASTRE TAGLIENTI  :  LUCE VERA SI ACCENDE.

 

SINCERA.

IMPOSSIBILE.

NETTA.

 

SI ACCENDE  E   -DERISA E INCREDUTA-  ASSALE GLI ABISSI DEL TRONFIO MENTIRE.

SI ACCENDE ED INSISTE NEL PROPRIO IMPOSSIBILE ESISTERE.

MANTIENE LA FORZA DEL PROPRIO SCOCCARE

E QUALE  INCREDIBILE FOLGORE NEL PERMANERE  :  CONSUMA LE DURISSIME LASTRE DEL PERFIDO ODIARE.

INVADE E PERVADE I PENSIERI DELL’INCUBO OSTILE E RECIDE LE TERREE CERTEZZE DEL FIELE.

 

UN LONTANO CALORE SI CREA NEL VOLERE CHE CONTEMPLANDO LA SINTESI-IDEA  :

CONSACRA LE ESSENZE DEL DIRETTO AFFERMARE UN RICORDO FEDELE  ALLE ORIGINI AUREE DEL VERO.

CONCEPITO UN PRECISO PENSIERO : IL VOLERE  -SPIEGATO NEL CONTEMPLARNE IL RICORDO-  INFINE E’ CALORE.

LOGICA FIAMMA CHE INCONTRA INDURITE MENZOGNE POGGIANTI SU ANIMICHE PIAGHE FURENTI.

 

MANTENERSI NEL VERO MENTRE INFURIA L’EVIDENTE MENZOGNA CHE NEGA :  E’ RECIDERE IL MALE.

 

PROGRESSIVO DISSOLVERE NODI RAPPRESI NEL DURISSIMO FARFUGLIARE DI ANIME INFETTE.

UN URTO E UNA LUCE CHE SORGE IMPREVISTA.

FRUTTO DI  UN LIBERO ARBITRIO CHE POTEVA RESTARE LATENTE.

 

E UN ARGINE FERMA QUEL MALE.

UN VALORE SI ERIGE CHE CONSUMA E SVILISCE I TRATTI ARROGANTI DEI DISEGNI DEL MALE.

 

E’ LUCE E CALORE.

ARMONIE CHE IMPONGONO SOTTILI RAPPORTI NUOVAMENTE POGGIANTI SUL DEGNO.

 

UN GHIGNO SI SPEGNE.

TRAFITTO DALL’AUREO SORRISO.

IN  GERMOGLIO DI FUTURO PIU’ SANO PENSARE MUTATO.

 

UN VOLUTO SILENZIO IN CUI IL VERO LAMPEGGIA.

E UNA LUCE DISCENDE NEL MONDO.

RIACCESA.

 

NEL CONTINUO IMPOSSIBILE INCIDERE CHE IL PENSARE REALIZZA NEL RITO IN IDEA.

 

HELIOS FK AZIONE SOLARE

http://folgoperis.blogspot.com/

http://i-semi-delle-folgori.over-blog.it/

http://fuocoimmateriale.blogspot.com/

ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

Apparenza e Realtà: sapere profano e Conoscenza Sacra

.platone

Secondo l’Antica Sapienza, che dalle piane dell’Egitto e della Caldea, dalla geograficamente piccola Ellade e dalla vasta Magna Grecia, da Tebe e da Menfi, da Atene e da Crotone, da Roma e da Alessandria, da tutta la Tradizione Mediterranea ci è giunta, una cosa è l’Apparenza e ben altra, invece, è la Realtà.

L’apparire offre ai nostri occhi quell’ agitato e in-significante divenire, perennemente mutevole, che costituisce il mero esistere, il quale visto come a sé stante, mostra tutta la sua insufficiente vacuità, la sua dolorosa e insoddisfacente mutevolezza, la sua illudente caoticità. La Realtà, secondo l’Antica Sapienza, offre invece al nostro spirito l’immutabile essere, quell’in-condizionato Essere che costituisce l’Assoluto, la cui pienezza è inesauribile fonte di Sapienza e di Gioia. Quella «pienezza» o pleroma che il mio amato Dante chiama: la Divina Potestate la Somma Sapïenza e ‘l Primo Amore (Inferno III, 5-6), e che la Sapienza Classica celava sotto le figure allegoriche delle coppie Zeus-Hera, Athena-Hermete, Afrodite-Eros, ossia i Giove-Giunone, Minerva-Mercurio e Venere-Amore latini. Possanza, Senno, Amor, li chiamerà, secoli dopo Dante, Tommaso Campanella. E in Oriente la Sapienza del Vedanta Advaita di Shankaracharya li chiamerà – in mirabile concordia con la Sapienza d’Occidente: Sat-Chit-Ananda, ossia Essere-Coscienza-Beatitudine.

pittagora

Del mutevole e caotico apparire, secondo l’antichissima sapienza pitagorica e platonica, si può dare solo mera opinione, variabile da individuo ad individuo nello spazio e incessantemente mutevole nel tempo, opinione che non può essere mai Scienza o Sapienza, perché per essere tale dovrebbe essere sottratta alla caotica mutevolezza dell’opinare soggettivo. Ma gli umani sono ammalati di soggettività, ed il loro apparente «sapere» è al contempo «illusorio», ossia «irreale», e «profano», ossia estraneo alla realtà «sacra» dell’Essere.

Tale apparente sapere, ossia l’in-significante sapere del mero apparire, è ciò che per l’Antica Sapienza è profano, ossia estraneo alla Realtà sacra, e come tale deve rimanere «fuori» del fanum, ossia del Tempio, ché altrimenti lo contaminerebbe. Non solo: il sapere apparente, in-significante, caotico e mutevole, e intelligentemente stupido, cerca di portare «fuori» dal Tempio, ossia dalla dimensione «sacra», ciò che dovrebbe rimanere «dentro» ad esso, «profanandolo», e compiendo così un atto «sacrilego», ovvero di rottura, di frangimento, appunto di «sacrilegio» del Sacro. E ciò che, portato dal Tempio, è stato profanato, non è qualcosa di neutro, di banalmente anodino ed innocuo, bensì – essendo menzogna, sotto la maschera della verità, menzogna che dalla profanazione del sacro ha tratta una qual certa forza – agisce nelle anime come un veleno progressivamente oscurante, corrompente, paralizzante ed infine mostra tutto il suo potere mortale.

Eleusi a

Negli antichi tempi, la Sapienza era ben custodita nei Templi, sottratta ad ogni profanazione, la quale era rarissima e mai impunita. Dal Tempio dei Misteri giungeva, coperto dal velo del mito, della favola e dell’allegoria, quanto doveva agire in maniera fecondante nella comunità umana sotto le forme dell’Arte, della Scienza, della Filosofia, della Religione. E in tali forme era pure offerto a chi sapeva scorgere e poteva intendere e non fraintendere, ossia a chi pur non iniziato era «iniziabile», uno spiraglio per accedere in maniera degna e pura al mondo del Sacro, alla Iniziazione che apre il varco all’esperienza diretta del Mondo Spirituale.

Oggi non vi sono più Templi esteriori, e molto sono mutate le prove che il candidato all’Iniziazione deve superare per penetrare nel Tempio interiore. Ma tali prove oggi non sono meno severe di un tempo: sono solo diverse, riguardando esse l’iniziativa e l’illimitata responsabilità personale, ossia le prove che l’anima cosciente si trova inevitabilmente ad affrontare.

Eleusi

Ciò non significa che oggi sia lecito nel campo della Sapienza iniziatica il caos, l’anarchia: tutt’altro! La stessa severità – ed ancora maggiore – che un tempo Ierofanti e Maestri imponevano e la medesima serietà, dedizione, abnegazione, venerante devozione alla Verità e alla Conoscenza che essi esigevano dall’esterno da parte di discepoli ancora immersi nel sogno della Tradizione, la dobbiamo oggi chiedere noi a noi stessi per pura iniziativa autonoma.

Dobbiamo far sorgere, con energica azione del pensiero e della volontà, quel magico clima spirituale che un tempo veniva donato dall’azione dei Maestri e degli Ierofanti, dalla intensa atmosfera del Tempio, rigorosamente chiuso ai disturbanti ed inquinanti influssi del mondo profano. Che oggi sono molto più pericolosi di un tempo. E non sono permesse profanazioni.

Oggi vi è tutta una genia di sciocchi superficiali, e di malvagi in perfetta mala fede, che affermano – con uno spiritoso sofisma – che siccome “il segreto si difende da sé”, e che sia lecito quindi a chiunque di trascinare nella melma la Sapienza Sacra e la Scienza dello Spirito, facendone bellamente strame. Questa è una perversa alchimia inversa che vuol trasformare l’Ordine cosmico e spirituale nel caos materiale, e trasmutare l’Oro Filosofale della Sapienza in piombo volgare e sterco.

E’ vero che sciocchi e malvagi non arriveranno a carpire il segreto, a disvelare l’intimo arcano mistero del Tempio dello Spirito, il quale rimane comunque ineffabile, ovvero incomprensibile agli immaturi e agli indegni, ma ciò non significa che ciò che – compiendo una sacrilega profanazione – viene indebitamente portato fuori dalla sfera del Sacro – nella quale dovrebbe permanere – non abbia effetti devastanti e grandemente distruttivi su molte anime semplici, dando loro l’illusione di intendere qualcosa che invece tragicamente fraintendono. Anime che vengono deviate dal loro sentiero ed avviate ad esperienze irregolari dalle quali solo con molto dolore e retta Conoscenza si libereranno.

Oggi poi assistiamo alla frantumazione dell’unicità del Sacro, ossia dell’Essere, nella molteplicità di un sempre cangiante apparire, per cui l’opinare soggettivo «altera», ossia la rende «altra»  da ciò che è e che dovrebbe immutabilmente continuare ad essere, la Sapienza e la sottomette all’arbitrio della soggettività egoica, e persino delle sue vogliacce più becere. Per cui alla Sapienza si mescolano – come i tre cattivi compagni della Leggenda Aurea  del Tempio – materiali indebiti, come elementi di magia sessuale, mucillaginoso sentimentalismo sensuale e mistico, finalità di arricchimento commerciale, di vanitosa affermazione personale, culturale o politica: il tutto condito da un dolciastro buonismo moraleggiante, che facilmente si può trasformare in velenosa aggressione nei confronti di coloro che non vogliono adeguarsi ad un cotale “virtuoso” e aggressivo moralismo.

Soprattutto è esiziale la contaminazione dell’esoterismo da parte della politica. Di qualunque tipo. Il sofisma di voler introdurre elementi «esoterici», e «spirituali» nella politica – la quale è, a mio parere, una cosa sudicetta assai – si rivela essere un uso politico dell’esoterismo, i cui disastri nella storia del passato e presente secolo della nostra Italia sono tragicamente evidenti agli occhi di chi li ha indagati. Una volta di più è necessario ripetere, e ribadire, il principio che “si può servire lo Spirito, e non ci si può servire dello Spirito”. Volersi servire dello Spirito è una idea insana e improvvida, perché porta inevitabilmente e fatalmente ad asservirsi all’Antispirito, ossia all’Oscuro Signore, al principe dell’Oscuro Pensiero, Angra Mainyush, Ahrimane.

Non è che oggi non si possa «parlare», per gettare un seme, indicare un sentiero a chi ha una precisa richiesta interiore. Ciò è addirittura doveroso. Tant’è che vi sono persone che scrivono su questo sito o altrove. Ma non è senza importanza che cosa e come ciò venga scritto. Ossia in maniera veramente responsabile. Invece assistiamo ad un caotico, scomposto, dilagare su social forum, su siti web, su blog vari, su riviste, libri e giornali, di menzogne, di contenuti di meditazione sacri, di mantram gettati in pasto ai «porci», e con la scusa della «divulgazione», si scende giù nella melma e nello strame della «volgarizzazione», della più volgare banalizzazione, della caricaturale deformazione di contenuti sacri, che poi nelle mani e nelle anime degli sprovveduti diventano qualcosa di ancora peggiore, che si diffonde nel mondo in maniera incontrollabile.

Tutto ciò nasce da ignoranza, da vanità, da presunzione, da selvaggia volontà di affermazione di un ego animalesco anche se intellettualizzato. Contro tutto ciò, volle ammonire Tommaso Campanella con parole che sono ben attuali ancor oggi. Soprattutto nei momenti difficili che ci è stato dato in sorte dagli Dèi di vivere. Eccole:

Delle radici de’ gran mali del mondo

Io nacqui a debellar tre mali estremi:
tirannide, sofismi, ipocrisia;
ond’or m’accorgo con quanta armonia
Possanza, Senno, Amor m’insegnò Temi.

Questi principii son veri e sopremi
della scoverta gran filosofia,
rimedio contra la trina bugia,
sotto cui tu piangendo, o mondo, fremi.

Carestie, guerre, pesti, invidia, inganno,
ingiustizia, lussuria, accidia, sdegno,
tutti a que’ tre gran mali sottostanno,

che nel cieco amor proprio, figlio degno
d’ignoranza, radice e fomento hanno.
Dunque a diveller l’ignoranza io vegno.

tommasocampanella2

Mali estremi sono, per Campanella – ma anche per noi –, la tirannide, la sofistica e l’ipocrisia (ovvero il falso potere, la falsa conoscenza e il falso amore), prodotti dal cieco amor proprio, figlio d’ignoranza e produttori a loro volta di tutti gli altri mali e di tutte le sciagure della vita dei singoli e dei popoli (carestie, guerre, pesti, invidia, inganno, / ingiustizia, lussuria, accidia, sdegno). Alla trina bugia di tirannide, sofismi, ipocrisia si contrappongono, per Campanella – ma anche per noi –, i tre princìpi fondamentali della Possanza (Potenza), del Senno (Sapienza) e dell’Amor (Amore), grazie all’aiuto dei quali il sapiente calabrese – e noi con lui – si proponeva, con la propria opera, di estirpare l’ignoranza, radice prima di tutti i mali del mondo. Infatti, egli aggiunge a commento dei suoi versi:

Perché l’autore scrisse in Metafisica di tre primalità o proprincipii (ché così chiama la Potenza, la Sapienza e l’Amore); e tutti i mali del mondo pendono dalla tirannide, falsa possanza, e dalla sofistica, falsa scienza, e dall’ipocrisia, falso amore, dice che Temi con ragione gl’insegnò questa filosofia nuova. Themis è la dea della giustizia che dava li oracoli in Grecia, secondo scrive Ovidio, e si piglia per la Sapienza divina. Trina bugia sono qui detti tre mali oppositi alla Trinità metafisicale e teologale; e son più nocivi che la impotenza, ignoranza ed odio, opposti e manifesti vizi. E, perché omnis peccans est ignorans in eo quod peccat, secondo i filosofi e teologi; e da questa ignoranza, che par sapienza di Stato, nasce l’amor proprio, ch’è cieco, radice e fomento di tutti peccati, come dalla vera sapienza l’amor oculato quia ignoti nulla cupido: però egli, svellendo l’ignoranza, fa conoscere i veri vizi e le vere virtù, ed a questo fine è nato ogni savio. Onde Salomone: In multitudine sapientium sanitas orbis terrarum.

da Opere di Giordano Bruno e Tommaso Campanella, a cura di A. Guzzo e R. Amerio, Ricciardi, Milano-Napoli, 1956.

Perciò noi seguiremo con l’Ulisse dantesco “virtute e conoscenza”, lavorando in libertà e per amore alla trasformazione di noi stessi e del mondo, per i fini degli Dèi e dello Spirito. Onoreremo la Conoscenza Sacra e ci terremo lontani dalla volgarità del sapere apparente.

SCIENZA DELLO SPIRITO
Torna in alto