L’ARCHETIPO-OTTOBRE 2020
Anno XXV n. 10
Ottobre 2020


In questo numero:
Anno XXV n. 10
Ottobre 2020


In questo numero:

Dopo aver necessariamente fatto un po’ penare, e un po’ forse anche annoiato, gli amici lettori con la questione di Arvo – purtroppo era necessario farlo, perché un conto è seguire indicazioni sulla Concentrazione attribuite a Colonna di Cesarò, nel caso in cui queste fossero state autenticamente sue, mentre un tutt’altro conto è seguire le equivoche prescrizioni fisiologiche e psichiche, partenti dalla corporeità, date da Julius Evola, come è stato accertato, ossia da colui che si celava in realtà dietro l’eteronimo di Arvo – è il momento di passare ad esaminare alcune affermazioni toccanti la Scienza dello Spirito, fatte da colui che, al dire di amici, si celerebbe sotto lo pseudonimo di N.R. Ottaviano. È necessario farlo, perché egli dice di essere a “capo di una Struttura Esoterica” (in realtà costui ne avrebbe messe su molte, e di tutte si sarebbe posto a capo…) e quindi, egli si pone come “Istruttore” nei confronti di coloro che cercano una Via che li dovrebbe portare (in questo caso, il condizionale è d’obbligo…) all’Iniziazione ad una più alta vita spirituale.
Se un cotanto “Istruttore” dà a chi a lui si rivolge, per riceverne orientamento, delle non verità, delle controverità, ossia quelle che spiritualmente sono menzogne, queste avvelenano le anime, e se un tale ambiguo “Istruttore” dà “direttive operative”, ossia delle “pratiche” da lui inventate, affinché esse siano eseguite dai suoi fidenti discepoli, la situazione si può fare, in taluni casi, veramente severa. Un caso del genere è, come abbiamo potuto constatare nella prima parte della presente disanima, quello della descrizione delle sedicenti “quattro fasi” della Concentrazione, descrizione nella quale l’archetipo datone da Rudolf Steiner, e con ancora maggior chiarezza ulteriormente esplicitato da Massimo Scaligero, viene proditoriamente alterato con l’immissione di una “pratica immaginifica” – ossia fantasiosa, e non certo immaginativa nel senso della Scienza dello Spirito – data da Arvo/Evola che coinvolge la corporeità neuromuscolare e la respirazione, e con in più la successiva alterazione in senso tantrico della descrizione, contenuta nei “Quaderni Esoterici”, dei movimenti eterici del terzo tempo dell’esercizio del controllo o dominio del pensiero. In realtà, il corpo e le sue funzioni – nervose, muscolari e respiratorie – devono essere letteralmente dimenticati: sino a non essere più, nel caso ottimale, neppure percepiti dal praticante. Ma quello che qui il nostro “Istruttore occulto” consiglia è l’esatto contrario di ciò, e Massimo Scaligero lo smentisce nelle sue opere, come abbiamo potuto vedere, per esempio, in Yoga, Meditazione, Magia. Una tale alterazione, specialmente nel caso di un “novizio”, ossia di un principiante che con fiducia accosti la Via, può avere un effetto disastroso, deviante, e su anime deboli addirittura esiziale. Nella Scuola Esoterica, infatti, Rudolf Steiner afferma che un discepolo non può – non gli è permesso – inventare o cambiare gli esercizi dati nella Scuola dai Maestri della Saggezza e dell’Armonia delle Sensazioni, e – tramite questi ultimi – dalle Entità divino-spirituali delle Gerarchie Celesti.
Il “pre-sumere” di poter far ciò, è molto di più di un ingenuo, involontario, errore: è una colpa grave. Tra errore e colpa vi è la differenza che vi è tra danno e dolo: il danno, infatti, come pure l’errore, per quanto deprecabile, può essere involontario, non intenzionale, mentre il dolo, come la colpa, implica proprio intenzionalità e, di conseguenza, coscienza e responsabilità nell’azione voluta. Nello specifico caso in questione, essendo ben chiara la parola scritta di Rudolf Steiner, ed eziandio quella di Massimo Scaligero, il cambiare surrettiziamente l’esercizio, e l’affermare – facendone così ricadere la colpa su quest’ultimo – che tale forma è stata data e consigliata dallo stesso Massimo Scaligero, e addirittura prescritta come cogente nel caso di esercizi di Concentrazione eseguiti da più amici riuniti, si è di fronte ad un atto di “pre-sunzione”, unita, questa, ad una davvero sconcertante sopravvalutazione di se stessi e delle proprie capacità.
La mia sapientissima amica Fang-pai, esaminati vari scritti del suddetto “mistagogico Istruttore”, ha espresso il fondato giudizio che, a modo di vedere di lei, il nostro “presuntore” manca di 孝, hsiao, ossia di quella che nel mondo cinese è considerata la virtù più elevata: la “pietà filiale”. Nel mondo cinese tradizionale – quello non ancora guastato dalla demonìa politica ed economica occidentale – la “pietà filiale” è al centro di quella che si potrebbe chiamare una “etica dei ruoli”, basata sulla gratitudine e il rispetto dei figli verso i genitori, degli allievi in qualsiasi campo verso i propri istruttori, dei giovani verso tutti i più anziani, dei viventi verso gli antenati di sangue e/o di spirito, dei sottoposti verso le legittime autorità, dei sudditi verso il Figlio del Cielo, ossia l’Imperatore. Tale sentimento “filiale”, in maniera particolare, viene sentito fortissimamente nei confronti dei Maestri, di coloro che ci trasmettono la “Sapienza”, e il “Tao”, ossia la “Via trascendente”: quella che unisce in vari modi e gradi l’uomo al Cosmo, e al Divino. Una cotale “pre-sunzione” in tutta l’Asia centro-orientale, sia essa induista, buddhista, taoista, o confuciana, viene vista con orrore: come un elemento caotizzante e disgregante di quell’armonia che fa del mondo un Cosmo ordinato. Nel mondo elleno-romano, tale virtus era la εὐσέβεια, eusèbeia, la pietas, come quella del troiano Enea, e la forza ad essa avversa era la ὕβϱις, hýbris, la presunzione, l’arroganza, la tracotanza, che suscitava la giusta collera degli Dèi. In forma novella, nell’epoca dell’anima cosciente, tale pietas risorge nella venerazione verso la verità e la conoscenza nel discepolo dell’Iniziazione, nella gratitudine nei confronti dei Maestri che tale conoscenza ci trasmettono, nel rigoroso rispetto del loro insegnamento.
Allorché, poi, un presunto, sedicente “Istruttore spirituale”, che dichiara persino di essere a capo di una Chiesa Gnostica Apostolica Egizio Yohannita – parlando in un post sul noto social forum della dell’evento della Trasfigurazione del Christo, che chiunque può andarsi a leggere nei Vangeli sinottici di Matteo 17,1-8; Marco 9,2-8 e Luca 9,28-36, confonde l’apostolo Giovanni, fratello di Giacomo, e figlio di Zebedeo, con l’Autore del Quarto Vangelo, ossia con Lazzaro-Giovanni, dimostra non solo di non conoscere i Vangeli, ma soprattutto di non conoscere l’Antroposofia, e in particolare la Cristologia di Rudolf Steiner. Infatti, costui, il 16 luglio scorso, così scrive:
«L’interpretazione esoterica di tali versi ci conduce verso un’univoca conclusione: il deposito ESTERIORE della Chiesa del Christos/Logos è stato affidato a Pietro, colui che prima il gallo cantasse tre volte aveva già rinnegato il Signore: le Sue parole non alludevano soltanto alla morte che Pietro avrebbe subito ma al destino inglorioso della Chiesa esterna che altri hanno vestito e portato dove Pietro non sarebbe mai voluto andare. Giovanni, il discepolo prediletto, l’unico rimasto completamente sveglio durante la trasfigurazione del Signore sul monte Tabor, colui al quale il Christos/Logos sulla croce ha affidato Sua madre la Divina Sophia con le parole “figlio questa è tua madre, madre questo è tuo figlio” è l’unico tra i discepoli a non essere morto di morte violenta essendo deceduto a Patmos ad oltre cento anni d’età. A lui venne affidato il deposito interno ed esoterico dell’Ecclesia del Christos/Logos».
Tra l’altro, sarebbe opportuno che il Primate/Patriarca della suddetta Chiesa Gnostica etc., si leggesse meglio il Vangelo ove in Luca è detto che sia Pietro, che Giacomo e Giovanni, “erano gravati di sonno”. E sarebbe opportuno che il nostro “Istruttore occulto”, nonché Primate di una Chiesa Gnostica, si studiasse un manuale di Storia del Cristianesimo, così eviterebbe di scrivere l’immane sciocchezza, frutto di pura ignoranza, della morte dell’evangelista Giovanni a Patmos. Giovanni, che era stato esiliato a Patmos, ove verso l’anno 95 scrisse l’Apocalisse, dall’imperatore Domiziano, alla morte di questo venne liberato dall’esilio dal nuovo imperatore, il tollerantissimo Nerva, e poté tornare ad Efeso ove visse ancora diversi anni, ed ove si spense, ut traditur, all’età 104 anni. Infatti, Policrate di Efeso, diretto discepolo suo, scrive: «Giovanni, che si era chinato sul petto del Signore, che fu sacerdote e portò il petalon [sc., nel mondo ebraico, il petalon era la piastra d’oro, portata sul petto, tipica dell’Ordine sacerdotale], che fu testimone e maestro, è morto ad Efeso» (riportato in Eusebio, Historia Ecclesiastica, III, 31, 3).
Anche come Primate e Patriarca della suddetta Chiesa Gnostica, il nostro “mistagogico Istruttore” compie un terrificante quanto madornale errore, facendo scempio sia della logica, che dell’Antica Gnosi e dell’Antroposofia – anche in questo caso, glielo concedo volentieri, per pura ignoranza, sans arrière pensée – allorché, cercando di contestare le motivate e documentate obbiezioni, che io rivolgo a quanto Orao scrive in Resurrezione, La Luce dei Nuovi Misteri, Graal, Quaderno 1, Tilopa, Roma, 2017 – ove nel capitoletto Lucifero del capitolo intitolato Formazione degli stati di coscienza, pp. 66-68 e passim, contro tutta la Scienza dello Spirito e l’insegnamento di Rudolf Steiner, troviamo scritto essere l’Eloha lunare Jahve–Jehova in realtà l’entità ostacolatrice Lucifero – egli va affermando, in maniera ignorante ed irresponsabile, invece, essere Jahve-Jehova non l’Eloha di Venere, ossia Lucifero, bensì il “Signore dell’Oscuro Pensiero”, come veniva chiamato nell’antica Persia, il suo antagonista, Angra Mainyush, ossia Ahrimane, ch’egli per di più identifica con lo Jaldabaoth dell’Antica Gnosi Cristiana, il che è una gigantesca sciocchezza. Sarebbe bene che il suddetto Primate e Patriarca si studiasse bene le opere di Jacques Matter, Émile Amélineau, Ernesto Buonaiuti, Jean Doresse, Kurt Rudolph, Hans Jonas, Luigi Moraldi – per citare solo qualche nome a caso – sulla Antica Gnosi, e magari anche le opere di Rudolf Steiner, se ne trova il tempo e la voglia: ne trarrebbe non poco giovamento.
Ma vi è di più – qualcosa di ben più grave – là dove egli proclama all’universo mondo l’identità di Lazzaro-Giovanni con lo stesso Rudolf Steiner. Infatti – e ringrazio la mano amica che mi ha trasmesso il testo in questione – il nostro “mistagogico Istruttore”, interloquendo sul medesimo social forum con Mario Iannarelli, così scrive:
«Dalla rivelazione del Maestro dei nuovi tempi e dei Suoi discepoli e continuatori sappiamo che l’individualità Giovanni/Lazzaro aveva precedentemente vissuto sulla terra in Hiram Abif, il costruttore del Tempio di Salomone e fondatore della Scienza Muratoria. Sappiamo anche che Giovanni/Lazzaro è di nuovo comparso sulla terra come Christian Rosenkreuz e come Conte di Saint-Germain, l’Iniziatore alla Libera Muratoria di Raimondo di Sangro, Principe di San Severo che nel 1747 fondò la Libera Muratoria Egizia. Di quella individualità Hiram Abif/Giovanni-Lazzaro/ Christian Rosenkreuz/Conte di Saint-Germain nel 1909, durante una conferenza per i membri della Scuola Esoterica (OO n.264) il Maestro dei nuovi tempi, Rudolf Steiner dice: “In questo momento tale individualità risulta essere incarnata sulla terra ed attiva nella sua opera di insegnamento”. A chi non dispone di veggenza le armi della sana logica fanno agevolmente comprendere CHI nel 1909 potesse incarnare tale individualità. Tale individualità già vivente in Giovanni-Lazzaro e nel 1909 nel Maestro dei nuovi tempi affidò il Culto Conoscitivo religioso a Friedrich Rittelmeyer nella Christengemeinschaft ed il Culto Conoscitivo Massonico ad Alexander von Bernus nel Misraim Dienst. Tali comunità rappresentano, assieme alla Via Solare incarnata da Massimo Scaligero, la più pura espressione della Antropos-Sophia e della Chiesa Giovannita».
Anzitutto, inviterei il nostro “occulto Istruttore” ad essere meno trasandato nel citare, per di più sbagliando, le fonti bibliografiche in appoggio alle sue fantasiose affermazioni. Infatti, quella che dovrebbe eventualmente citare non è – come lui varie volte scrive nei suoi post, e come afferma altresì ripetutamente nei video che pubblica in internet – l’O.O. 264, che riguarda la storia e i contenuti della prima Sezione della Scuola Esoterica, fondata da Rudolf Steiner nel 1904, bensì l’O.O. 265, il cui titolo tedesco, tradotto nella lingua di Dante, suona: Per la storia e dai contenuti della Sezione conoscitivo-cultica della Scuola Esoterica 1904-1914. La data, inserita sin nel titolo del libro, ha la sua rilevante importanza in quanto delimita cronologicamente il periodo di esistenza di tale Sezione cultica, la quale – checché affermi N.R. Ottaviano – fu ritualmente, interamente, e definitivamente chiusa da Rudolf Steiner, e da lui mai più riaperta: né nella sua primitiva né in una novella forma, come tutti i documenti della sua storia ampiamente dimostrano.
Ora, lasciando perdere, per ora, alcune questioni storiche, del tipo se il principe Raimondo di Sangro sia stato iniziato o meno alla Libera Muratoria direttamente dal Conte di Saint-Germain, e rimandando ad una successiva trattazione se sia verità o menzogna che Rudolf Steiner abbia affidato «il Culto Conoscitivo Massonico [sic!, che, invece, come vedremo, massonico non era affatto] ad Alexander von Bernus nel Misraim Dienst», è evidente che, qui, il nostro ineffabile “Istruttore occulto” fa delle vere e proprie illazioni – delle sacrileghe illazioni – suggerendo l’identità di Rudolf Steiner con Christian Rosenkreutz. Infatti, così arriva costui a scrivere:
«Dunque, vediamo di fare un po’ di ordine. Senza nulla voler togliere all’ottimo Mario Iannarelli ed al suo interessante libro sull’argomento mi pare scontato che Giovanni e Lazzaro fossero la stessa persona e la sbarra voleva essere un trattino poiché l’identità di Giovanni l’evangelista come Lazzaro è stata indicata da Steiner in molte conferenze. Relativamente a Hiram/ Giovanni (Lazzaro) / Rosenkreuz/ S. Germain ciò è attestato dalla OO n.264 [sic, per O.O. 265] e perciò non può essere negato a meno di non voler contraddire Steiner. Il fatto che nel 1909 in piena attività di formazione della Scuola Esoterica egli abbia affermato che tale individualità era incarnata ed operante lascia pensare che tale individualità dovesse essere proprio lo stesso Steiner. Viceversa non esiste alcun cenno nell’OO relativamente a Aristotele/ Tommaso. Le sole affermazioni in proposito sono state riportate da alcuni discepoli del Dottore ma lui non ha mai detto nulla del genere nelle sue conferenze. So bene che Mimma [Benvenuti] affermava che Steiner fosse stato Aristotele e Tommaso ma ciò non escluderebbe il discorso precedente e a quanto mi risulta Mimma non aveva mai letto l’OO n.264 [sic, per O.O. 265] . A differenza di me lei era certo una veggente ma io ho il dovere di ragionare secondo logica e non secondo fede e la logica mi dice che quanto è desumibile dalla OO n.264 fila perfettamente. Con Massimo non ho mai parlato di questo argomento, perciò non ho altri elementi se non quelli che ho citato prima».
L’affermazione del nostro “mistagogico Istruttore” a proposito di Aristotele e Tommaso d’Aquino è, a dir poco, temeraria, sia perché dubito fortemente ch’egli possegga l’intera Opera Omnia di Rudolf Steiner, che, vivaddio, io posseggo (edita e inedita) in tedesco da molti anni – in particolare il volume GA-265 in questione, donatomi, appena pubblicato, da Hella Wiesberger, persona d’indubbio rango spirituale, nonché asceta d’acciaio, ch’egli in un suo articolo poco elegantemente, e con mal celato disprezzo, gratifica dell’epìteto di “cameriera di Marie Steiner”, e altrove tratta come mera “segretaria di un iniziato”, peraltro, malgrado egli affermi il contrario, da lui mai conosciuta – ma quel che, ovviamente, Rudolf Steiner non afferma in nessun volume dell’Opera Omnia, non è detto che non lo si ritrovi altrove: per esempio, in un volume che raccoglie documenti autentici di Rudolf Steiner riguardanti sia Marie Steiner che Ita Wegman, volume che io possiedo sin dagli anni ottanta del secolo scorso. E non è affatto detto che quel che il nostro “Istruttore occulto”, in maniera evidente, non ha, altri, magari con immensi sacrifici, non si siano preoccupati da decenni di cercare, e di conseguenza riuscire a procurarsi. A quanto mi risulta, di Mimma Benvenuti non si può dire ch’ella abbia mai affermato, o anche solo accennato all’identità di Rudolf Steiner con Aristotele e Tommaso d’Aquino. Né mai lo stesso Massimo Scaligero si pronunciò, neppure una sola vòlta, in tal senso.
Ma la cosa è certa perché si trova in documenti riportati in un’opera, Margarete und Erich Kirchner–Bockholt, Die Menschheitsaufgabe Rudolf Steiners und Ita Wegman, che porta la dizione “Privatdruck für die Mitglieder der Anthroposophischen Gesellschaft”, ossia “pubblicazione riservata” a causa della sua delicatezza, data solo ad personam, con scritto nome e cognome di essa e numero della copia (la mia porta il numero 4284), stampata dal Philosophisch-Antroposophischer Verlag, Dornach, 1976, 2a ediz. 1981. Nel capitolo Aristoteles und Alexander, pp. 40-47, e nel capitolo Aristoteles und Plato, pp. 48-54, nel capitolo Thomas von Aquino und Reginald von Piperno, pp. 70-75, di tale opera sono riprodotte non solo le comunicazioni orali di Rudolf Steiner, ma anche molti documenti suoi autografi in fac–simile, che non lasciano sussistere dubbio alcuno in proposito. In modo particolare, nel capitolo Gralszeit, ossia Epoca graalica, pp. 63-69, come pure da capitoli successivi della stessa opera, da quanto riportato in non pochi cicli di conferenze del Dottore, si evince chiaramente come le individualità in questione, ossia quelle di Ita Wegman, di Marie Steiner-von Sivers, e quella dello stesso Rudolf Steiner, non fossero incarnate sulla Terra all’epoca del Mistero del Golgotha. Quindi, rispetto alla supposta, e improvvidamente proclamata, identità tra l’individualità di Rudolf Steiner e quella di Lazzaro-Giovanni, come direbbero gl’ispanici, entonces nada, ossia non se ne fa di niente. Inoltre, ebbi modo di parlare della cosa in alcuni colloqui, per me ogni volta illuminanti, con Hella Wieberger, che nel secolo scorso ebbi modo di incontrare con una certa frequenza, nonché di corrispondere con lei per lettera, e di rivedere, anche negli ultimi anni della sua operosa vita, dopo la svolta del millennio. Elementi decisivi, a tale proposito possono ricavarsi, dalle due edizioni dell’opera Rudolf Steiner Marie Steiner-von Sivers, Briefwechsel und Dokumente 1901 – 1925. Neu herausgegeben zur hundertjährigen Wiederkehr der Begründung der anthroposophischen Bewegung 1902 – 2002, GA-262, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, ossia dalle due edizioni dell’Epistolario tra il Dottore e Marie Steiner, ambedue curate da Hella Wiesberger, nonché dalla grande e bellissima biografia, da quest’ultima scritta su Marie Steiner-von Sivers. Ein Leben für die Anthroposophie, Eine biographische Dokumentation in Briefen und Dokumenten, Zeugnissen von Rudolf Steiner, Maria Strauch, Edouard Schuré und anderen, dargestellt von Hella Wiesberger. Mit Zahlreichen Abbildungen und Faksimile-Wiedergaben, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1988, di ben 525 pagine, che dalla stessa autrice mi fu donata, con dedica, appena uscita dai torchi, e che conservo come un caro ricordo della mia amica ed amata compagna d’armi spirituale.
Rimango, invece, stupito dall’enormità della sciocchezza scritta – oggettivamente una vera e propria menzogna – e ripetutamente affermata in scritti e video su un noto social forum, da parte del nostro “iniziatico Istruttore” (nonché da Mario Iannarelli in suoi scritti), e frutto di sue “razionali” (si fa per dire…) elucubrazioni, circa l’identità tra Rudolf Steiner con l’individualità di Giovanni–Lazzaro e di Christian Rosenkreutz. Costui, ossia il nostro “Istruttore”, che confessa apertamente di non essere veggente, e di conseguenza neppure di essere un Iniziato, o un Illuminato, fa una mera illazione, basata su quella che a lui sembra essere una “deduzione logica”. Ma è proprio questo che Rudolf Steiner afferma apertamente, e più volte, in diverse occasioni, che nella Scienza dello Spirito non è mai lecito fare. Infatti, il Dottor Steiner dichiara sì innumerevoli volte, che per investigare le realtà spirituali è necessaria la veggenza spirituale, mentre per comprendere le comunicazioni fatte dall’Iniziato è sufficiente la sana logica, ma egli afferma pure che tramite mero procedimento logico – ossia col mero pensiero riflesso e dialettico – è errato cercare di “dedurre” ulteriori realtà spirituali, e che non è mai lecito servirsi di “logiche” speculazioni per fare affermazioni, non provenienti dalle comunicazioni veggenti di un Iniziato, su realtà spirituali sulle quali, pur incapaci di percepirle, si abbia la “pre-sunzione” di pronunciarsi. Tali “speculazioni”, in special modo sulle vite passate di varie personalità, delle quali si parla con tanta, sciocca, leggerezza, furono definite da Rudolf Steiner una autentica “peste”.
Su quanto inutili, stupide, menzognere, insane, e patologiche siano tali presuntuose illazioni e speculazioni, voglio riportare le parole di Marie Steiner – la cui opere, curate da Hella Wiesberger, ho tutte negli originali tedeschi – Zur Einführung. Aus «Erinnerungsworte» von Marie Steiner (zur 1. Auflage 1926), ripubblicato in Nachrichten der Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, Nr. 23, Dornach, Weinachten 1968, pp. 7-8, ossia Introduzione alla prima edizione 1926. Da «Parole di rammemorazione», da lei scritta e premessa alle conferenze di Rudolf Steiner ora pubblicate nel terzo volume di Considerazioni esoteriche su nessi karmici, Ed. Antroposofica, Milano, 1997:
«Ma ciò che Rudolf Steiner non permetteva, era di arzigogolare combinazioni e ipotesi, e di riempire le lacune con la fantasia, nella cosiddetta investigazione spirituale. Egli chiamava ciò non serio; e questo lo muoveva a sacro sdegno. Con calde parole egli pregava gli ascoltatori di non accostarsi al contenuto delle conferenze sul karma con animo curioso e avido di sensazioni. Ciò che importa sono le concatenazioni, il modo come si getta luce sui fatti, spiegandoli e facendoli apparire nella loro necessaria coerenza. Soprattutto deve tacere l’elemento personale; non potrebbe sorgere altro che gravissimo danno dall’accostarsi allo studio delle questioni karmiche spinti da motivi personali, da interessi personali o di gruppo. Egli non si peritava di dire che sarebbe “una peste”, se cose siffatte venissero portate in giro in maniera personale o con speciali ragioni. Il Maestro esoterico aggrava il suo karma con quello dei discepoli. Noi dovremmo riflettere profondamente su questa questione».
«Doch was Rudolf Steiner nicht gestattete, waren Kombinationen, Hypothesen oder lückenausfüllende Phantasie bei sogenannter geistiger Forschung. Das nannte er unernst. Und darüber konnte er heilig zürnen. Eindringlich bat er die Zuhörer, sich nur ja nicht mit sensationshungriger Neugierde dem Inhalte der Karma-Vorträge seelisch zu nähern. Auf die Zusammenhänge käme es an, auf die Art, wie Licht fällt auf Tatsachen, sie erklärt und in ihrer notwendigen Folgerichtigkeit erscheinen lässt. Vor allem müsse das Persönliche schweigen; wenn aus persönlichen Motiven, mit persönlichen oder Gruppen-Interessen an das Studium von Karma-Fragen herangetreten würde, könne nur das grösste Unheil entstehen. Ja, er scheute sich nicht zu sagen, dass, wenn in sensationeller oder Absichten verfolgender Art solches herumgetragen würde, es «eine Pest» wäre. Der esoterische Lehrer belastet sein Karma mit dem seiner Schüler. Wie hätten über diese Frage tief nachzudenken».
Curioso fenomeno davvero quello di colui che, dopo aver confessato di essere incapace di percezione spirituale diretta, si pone a Capo di una miriade di organizzazioni occulte, di un vero e proprio network esoterico, e si impanca ad “Istruttore spirituale”, e diffonde on-line “dottrine”, “esercizi” e “pratiche”, rivolgendosi a persone ch’egli neppure conosce, e che forse, anzi in molti casi, probabilmente, neppure mai conoscerà!
Ma la fantasiosa e fallace identificazione – una sciocca, superficiale, fisima, che in anime impreparate e poco consapevoli si trasmuta in velenosa menzogna – tra Rudolf Steiner e Christian Rosenkreutz, oltre per le su esposte considerazioni di “metodo”, cade per la smentita che ne fa lo stesso Rudolf Steiner, infatti nel su citato libro di Margarete ed Erich Bockholt vi è un capitolo, pp. 55-62, intitolato Zwischen Tod und neuer Geburt, ossia Tra morte e nuova nascita, ed un capitolo successivo, pp. 63-69, intitolato Gralszeit, Epoca graalica, dal quale risulta – vengono riportate le comunicazioni di Rudolf Steiner ed anche il fac–simile di suoi scritti autografi – chiarissimamnete come egli non fosse incarnato sulla Terra al tempo del Mistero del Golgotha, a differenza di Lazzaro-Giovanni.
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Una questione molto – veramente molto – più delicata riguarda, poi, la prima Scuola Esoterica, fondata da Rudolf Steiner nel 1904, e da lui, poi, all’inizio della prima guerra mondiale – sciolta in tutte le sue sezioni e parti nel 1914. Il discorso sulla Scuola Esoterica è veramente delicato perché la storia di essa ha dato luogo a molteplici profanazioni, a tradimenti, ed oggi persino a vere e proprie imposture.
Cominciamo con quanto il nostro “mistagogico Istruttore”, che alcuni amici mi dicono scriverebbe eziandio con lo pseudonimo di “Efesto”, in un articolo intitolato Rudolf Steiner e Alexander von Bernus. Su alcuni aspetti della sezione cultico-conoscitiva della Scuola Esoterica, apparso nella rubrica Il Maestro e l’Opera, sul numero di dicembre 2019 della rivista on–line L’Archetipo. L’autore del detto articolo, che mi dicono potrebbe essere davvero una stessa persona che celantesi sotto ambedue gli pseudonimi, Efesto e N.R. Ottaviano, fa una serie di affermazioni che è facile dimostrare esser esse tutte rigorosamente false. Infatti, parlando della Sezione conoscitivo-cultica della Scuola Esoterica, ossia della cosiddetta “Mystica Aeterna”, egli così scrive a p. 36:
«Poco però si conosce, nonostante le numerose pubblicazioni sull’argomento – la maggior parte delle quali sono state anche tradotte in italiano dalla casa editrice antroposofica – sul cosiddetto “culto cognitivo” creato da Rudolf Steiner e denominato anche Misraim Dienst (Servizio a [sic!] Misraim) o Mystica Aeterna.
Questa ristretta cerchia, comprendente un piccolissimo numero di persone, si sviluppò inizialmente all’interno della “Massoneria egizia degli alti gradi” in modo assolutamente indipendente dalla Società Antroposofica Universale (che Steiner fondò diversi anni dopo la creazione del culto cognitivo) e che sopravvive tuttora».
Rudolf Steiner non sviluppò affatto la Mystica Aeterna, come qui e altrove afferma Efesto-N.R. Ottaviano, all’interno della Massoneria Egizia degli Alti Gradi, perché essa nacque, si sviluppò, e rimase sempre e solo all’interno della Scuola Esoterica, che non era affatto – ed è Rudolf Steiner stesso, come abbiamo visto ed ulteriormente vedremo, ad affermarlo per iscritto – un Ordine, e tantomeno un Ordine Massonico. Non è affatto vero che si trattava di una ristrettissima cerchia, di un “piccolissimo numero di persone”, perché nel periodo di massima espansione in Germania e paesi limitrofi, della Società Teosofica prima, e della Società Antroposofica – quella fondata il 28 dicembre 1912, diretta da Marie Steiner, Michael Bauer e Carl Unger, nella quale Rudolf Steiner non solo non rivestì mai veruna carica, ma non era neppure iscritto, svolgendo nei confronti di essa unicamente un’attività di consigliere e conferenziere – poi, il numero dei soci arrivò ad essere di circa 3000 membri. Di questi, circa 800 appartenevano – come “discepoli occulti” che avevano un diretto rapporto iniziatico con Rudolf Steiner, riconosciuto da loro come Maestro – alla sua Esoterische Schule, alla rosicruciana Scuola Esoterica. Circa 600 di questi, oltre che alla prima Classe o Sezione della Scuola Esoterica, appartennero alla seconda Classe, o Sezione conoscitivo-cultica, formante la “Mystica Aeterna”: davvero non pochi, sia percentualmente che in assoluto, se si pensa al fatto che essa durò solo dal 1906 al 1914, mentre alla morte di Massimo Scaligero, nel gennaio del 1980 dopo decenni di intensa, alacre attività, i discepoli diretti in tutta Italia erano solo poche centinaia, e tra essi sicuramente non vi era, mi dicono, il vulcanico “Efesto”.
Evidentemente, il nostro “vulcanico Istruttore” giuoca sulla differenza tra la Società Antroposofica del 1913, diretta da Marie Steiner, Carl Unger e Michael Bauer, all’interno della quale già vi era la Scuola Esoterica con le sue tre Sezioni, e la Società Antroposofica Universale, fondata, questa, o meglio ri–fondata, da Rudolf Steiner col Convegno di Natale del 1923: un anno dopo l’incendio del Goetheanum, avvenuto la notte di San Silvestro del 1922. Efesto sa benissimo di mentire e di barare, giocando sulle date. Lo fa, cercando di negare la natura antroposofica della Mystica Aeterna, e di accreditare, di converso, una pretesa “natura massonica” ch’essa non ha mai avuto. Ed è falso, falsissimo, che la Mystica Aeterna sopravviva ancora, perché – come vedremo dai testi che citerò – essa venne ritualmente, solennemente sciolta, e occultamente “sigillata”, in Germania e altrove, da Rudolf Steiner e da lui mai più riaperta. Come ho già avuto modo di rilevare, quella della Mystica Aeterna, oggi, è una “via ostruita”. Quel che oggi ne viene presentato al mondo, e per di più sotto “veste massonica”, in varie parti di Europa – ne ho vari documenti probanti – è una sceneggiata ad uso degli ingenui e degli sprovveduti, ossia è una vera e propria impostura. Come avremo modo di constatare.
Ch’egli, il nostro vulcanico “Istruttore”, per far baluginare, anche in senso cronologico, una sorta di “primogenitura” della “Mystica Aeterna”, da lui spacciata per “Massoneria Egizia”, mistifichi sulle date, lo si può vedere là dove, dopo aver parlato del «il pensiero, che inverandosi e divenendo “pensiero libero dai sensi”, consente all’investigatore di entrare in contatto con i mondi superiori», così aggiunge a p. 37:
«Ciò non astrattamente, ma attraverso una serie di esercizi animico-spirituali che Steiner fornì in modo dettagliato prima ai membri del culto cognitivo, poi a quelli della cosiddetta “Classe Esoterica”, che nelle intenzioni del Maestro doveva essere articolata in tre classi, ma che, per una serie di circostanze, rimase circoscritta unicamente alla prima».
Ciò è rigorosamente falso, falsissimo, perché gli esercizi dettagliati per il conseguimento della conoscenza dei Mondi Spirituali furono dati da Rudolf Steiner prestissimo, già a partire dalla sua adesione alla Società Teosofica, nel 1902, come testimoniano le conferenze per i soci di detta Società, e soprattutto come testimoniano gli articoli da lui scritti, a partire dal 1903, e pubblicati sino al 1908 sulla rivista Luzifer prima, e poi Luzifer–Gnosis, articoli che furono raccolti poi in due libri: una parte dal loro Autore in Wie erlangt man Erkenntnisse der höheren Welten, tradotto in italiano col titolo L’Iniziazione. Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori, e un’altra da Marie Steiner in Die Stufen der der höheren Erkenntnis, I gradi della conoscenza superiore. Questi due libri, che vanno molto nel dettaglio, sono testi affatto pubblici, che chiunque può leggere, e – senza necessità veruna di aderire ad una qualsivoglia Organizzazione, od Ordine Occulto – praticare sino a giungere, in maniera autonoma, all’esperienza spirituale diretta. Un altro libro, scritto già nel 1909, Die Geheimwissenschaft im Umriss, e come i precedenti tradotto innumerevoli volte in inglese, francese, ed eziandio numerose vòlte in italiano col titolo La Scienza Occulta nelle sue linee generali, Laterza, Bari, 1924, 1932, 1947, e poi dal 1969, molte altre vòlte dalla benemerita Editrice Antroposofica di Milano, nel suo quinto capitolo, La conoscenza dei mondi superiori (Dell’iniziazione), che nella prima edizione milanese, quella del 1969, va da p. 243 a p. 321 – ben 78 pagine – non contiene il minimo accenno alla necessità di aderire ad una qualsivoglia Organizzazione, Società o Ordine iniziatico. E non lo fa neppure in Teosofia, Introduzione alla conoscenza sovrasensibile del mondo e del destino umano, che è del 1904, e nemmeno non lo fa in Una via per l’uomo alla conoscenza di se stesso, del 1912, o ne La soglia del mondo spirituale, del 1913. Queste due ultime opere apparvero in lingua italiana, nella precisa traduzione di Emmelina de Renzis, nel volume Verso i mondi spirituali, Gius. Laterza & Figli Editori, Bari, 1928, e Tilopa, Roma 2002. In nessuna di quelle opere si parla, neppure per accenni, della necessità di collegarsi con qualsivoglia Ordine o Società Iniziatica.
In tutti questi libri, la disciplina occulta viene esposta in maniera particolareggiata, tanto ch’essa potrebbe essere seguita anche unicamente basandosi sui propri sforzi, e in relativa solitudine. E anche in molti cicli di conferenze sia pubbliche, sia in quelle riservate ai membri della cerchia teosofico-antroposofica, non si parla mai di un necessario collegamento con uno specifico organismo iniziatico, per seguire il sentiero dell’Iniziazione. Chiaramente, coloro che divenivano discepoli direttamente collegati con Rudolf Steiner, da essi considerato Maestro, ricevevano esercizi, mantram, temi di meditazione, e particolari “comunicazioni” durante le “lezioni esoteriche”, e ciò era di grande importanza. Ma, se analizza il materiale dei vari gradi della Mystica Aeterna, ci si accorge che a parte la rituaria cultica, ed una esposizione del significato della Leggenda del Tempio – sulla quale veniva data una meditazione – e degli strumenti simbolici, non venivano prescritti particolari esercizi, ché, appartenendo i partecipanti alla Scuola Esoterica, ne avevano già ricevuti in abbondanza. Certamente, parole, gesti, e atti svolti nelle cerimonie simboliche, erano un importante tema di meditazione per coloro che erano ammessi ad esse. Ma la stessa Leggenda Aurea, la Leggenda del Tempio, erano state già ampiamente esposte e commentate nella Prima Classe, alla quale tutti i membri della Mystica Aeterna obbligatoriamente appartenevano, da Rudolf Steiner, che ne faceva approfondita esegesi, e sulla quale ritornò numerose vòlte.
Un’altra serie di palesi non verità, di dimostrabili menzogne, le troviamo in ciò che Efesto, sempre a p. 37, scrive a proposito dei rapporti di Rudolf Steiner con Helena Petrovna Blavatsky, la fondatrice della Società Teosofica. Infatti, costui scrive:
«Per il Maestro dei Nuovi Tempi, inoltre, fu anche molto importante (di là da alcuni limiti che tale personalità possedeva) l’incontro con Helena Petrovna Blavatsky [sic!], fondatrice della Società Teosofica. Steiner entrò in grande familiarità con la veggente russa, fino a diventare il segretario generale della Società Teosofica tedesca. L’incontro con la Blavatsky gli permise di approfondire lo studio della spiritualità orientale, soprattutto il buddhismo e l’induismo, penetrando nella dottrina del karma e della reincarnazione, in quella dei “corpi sottili” e dei centri energetici, o “chakra”. Rudolf Steiner fu sempre grato a Madame Blavatsky, nonostante alcuni aspetti piuttosto “stravaganti” del metodo d’investigazione spirituale utilizzato dalla nobildonna russa, frutto probabilmente di una sua certa predisposizione medianico-lunare, peraltro frequente in alcune tipologie femminili. Egli le riconobbe sempre serietà e competenza in campo spirituale, anche se egli non poteva non essere consapevole di sovrastarla enormemente in grandezza. La fondatrice della società teosofica apparteneva anch’essa alla libera muratoria: venne iniziata al 66° grado del Rito Egizio di Memphis da Giuseppe Garibaldi alla vigilia della battaglia di Mentana, alla quale la coraggiosa nobildonna russa, che nutriva una enorme venerazione per il Generale, partecipò. È verosimile, se non assolutamente certo, che Steiner venne a conoscenza della Massoneria egizia grazie a lei».
È falso, falsissimo, che Rudolf Steiner abbia mai incontrato Madame Blavatsky, che abbia avuto familiarità con lei, che abbia da lei appreso e approfondito le dottrine orientali, le dottrine del karma, della reincarnazione, dei “corpi sottili”, dei “chakra”, che sono organi spirituali, e non “centri energetici”. È falso, falsissimo, che Madame Blavatsky sia stata iniziata da Giuseppe Garibaldi al 66° grado del Rito Egizio di Memphis – che nella nomenclatura di Étienne Marconis de Nègre, fondatore del Rito Orientale di Memphis, porta la denominazione di “Sublime Kavi” – così come è falso, falsissimo, che Rudolf Steiner sia venuto a conoscenza grazie alla Blavatsky della “Massoneria Egizia”. Sfido l’immaginifico “Efesto” a dimostrare, ovviamente documentadole e non solo enunciandole, le sue alquanto fantasiose affermazioni, il quale così continua:
«Occorre dire subito che a tale società aderì anche la compagna di vita di Steiner, Marie von Sivers, e proprio grazie ai suoi quaderni di appunti è stata possibile la pubblicazione del testo Dai contenuti della Sezione Cultico-Conoscitiva della Scuola Esoterica dal 1904 al 1914 (Editrice antroposofica, Milano 2017) pubblicato in lingua tedesca esattamente trent’anni prima (1987) a cura di Hella Wiesberger, già responsabile del Lascito Rudolf Steiner ed esecutrice testamentaria di Marie Von [sic, per von!] Sivers Steiner».
È falso, falsissimo, che sia stato possibile ricostruire, e poi pubblicare, i testi della Mystica Aeterna «grazie ai quaderni di appunti» di Marie Steiner, dando in tal modo al candido lettore di Efesto una impressione di lacunosa frammentarietà di tali testi, i quali, invece, sarebbero posseduti nella loro integralità – a suo dire, naturalmente – dal nostro “mistagogico Istruttore”, perché oltre alle trascrizioni di Marie Steiner, vi sono i testi autografi di Rudolf Steiner, e l’intera documentazione di Emil Leinhas, stretto collaboratore di Rudolf Steiner e di Marie Steiner. Ed è inesatto che all’epoca della pubblicazione del volume 265 – e non 264, come si ostina a scrivere un po’ dovunque costui – della Gesamtausgabe, l’Opera Omnia del Dottore, Hella Wiesberger – che Efesto, sicuramente, non ha mai conosciuta – fosse la responsabile della Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, ossia del “Lascito”, perché di tale Sodalizio, fondato da Marie Steiner prima della sua dipartita, fu presidente prima Hans Werner Zbinden, e poi, dopo la scomparsa di Zbinden, Gian Andrea Balastèr, docente di Fisica ed ex-rettore del Politecnico di Winterthur (da me ben conosciuto), i quali ne condividevano la responsabilità col Vorstand, ossia con la Direzione del suddetto Sodalizio. Ed è falso, falsissimo, che Hella Wiesberger fosse l’esecutrice testamentaria di Marie Steiner, visto che, alla dipartita di questa la Wiesberger, era ancora giovanissima: aveva, infatti, solo 28 anni, essendo nata a Monaco di Baviera il 20 ottobre 1920, ed era “approdata” da pochissimo a Dornach, in terra svizzera. Probabilmente, avrò modo di scrivere nuovamente sulla sua figura di discepola fedele della Scienza dello Spirito, asceta luminosa, e storica competente.
Assolutamente sciocche, e calunniatorie nei confronti di Hella Wiesberger, sono le annotazioni che Efesto fa in un ulteriore paragrafo della medesima pagina 37, ossia:
«Per amore di verità, devo anche dire che la decisione della Signora Wiesberger di rendere pubblici i rituali della Mystica Aeterna non mi trova assolutamente concorde (anche perché essi sono largamente incompleti, semplicemente perché la curatrice della predetta opera non li possedeva, in quanto non è sufficiente accudire devotamente un grande Iniziato per divenire lui stesso Iniziato) e credo anche di poter affermare con una certa sicurezza che Steiner non avrebbe gradito una cosa del genere. Ma è anche vero che viviamo in un’epoca in cui tutto deve essere svelato e messo a disposizione dei seri cercatori, per questo a mia volta metterò a disposizione dei lettori dell’Archetipo la mia esperienza ultratrentennale di studio su questo complesso argomento. Diciamo comunque che la signora Wiesberger (un’ottima persona che incontrai più volte negli anni ’90 dello scorso secolo) non fece mai parte della Mystica Aeterna né di alcuna cerchia massonica, a differenza di alcuni importantissimi esponenti della Società Antroposofica Universale, che però non hanno voluto rivelare, fino a che erano in vita, la loro appartenenza a quella cerchia: rispetto la loro volontà e la comprendo, ben conoscendo attitudini e mentalità imperanti negli ambienti esoterici».
È falso, falsissimo, sottilmente calunnioso, quanto afferma Efesto a tale proposito. Anzitutto, perché la decisione di pubblicare l’intero lascito della Scuola Esoterica non fu affatto presa dalla “Signora Wiesberger” – come qui la chiama Efesto – bensì dalla stessa Marie Steiner, e questo risulta dai documenti di fondazione della Rudolf Steiner–Nachlassverwaltung, ovvero del Lascito di Rudolf Steiner, redatti dalla stessa Signora Steiner, che io possiedo in originale, donatimi nell’aprile del 1985, già in occasione del nostro primo incontro, proprio da Hella Wiesberger, e che posso produrre in qualsiasi momento. Fu Marie Steiner stessa a volere – di fronte alla decadenza, ed ai tradimenti, della Società Antroposofica Universale, caduta nelle mani di figure oscure e criminali della “cricca” di Steffen e Wachsmuth – la Signora Steiner definì, in lettere in mio possesso, certe azioni: “metodi da gangsters” – la pubblicazione dell’intero lascito della Scuola Esoterica, oltre che delle opere di Rudolf Steiner, vergognosamente saccheggiate, e deformate da Albert Steffen e complici. Infatti, fu la Signora Steiner a curare personalmente la pubblicazione dei tre volumetti dal titolo Aus den Inhalten der Esoterischen Schule, stampati a Dornach, rispettivamente, il primo nel 1947 e 1949, il secondo nel 1948 e 1949, mentre il terzo uscì postumo nel 1951, e divenuti noti in Italia come i “Quaderni Esoterici”.
Nella Società Antroposofica era allora in atto un duplice processo: da una parte, di emarginazione di Marie Steiner, e di coloro che nei suoi confronti si rivelarono essere amici fedeli; dall’altra, quella che fu, giustamente, chiamata in tedesco “eine akute Ästhetisierung” – un processo di “estetizzazione acuta” – e di “intellettualizzazione” dell’Antroposofia, con la sostituzione progressiva dei contenuti originari donati da Rudolf Steiner con quelli partoriti dalla vanità di Albert Steffen, dalla sua brama di potere, dal suo protagonismo: in ciò secondato dai suoi fanatici seguaci, nonché dall’opportunismo di molti altri, dirigenti o meno, all’interno della Società Antroposofica. Ciò portò alla critica più violenta nei confronti della “Via” operativa di realizzazione spirituale mediante gli esercizi, e all’aperto sabotaggio all’interno della Società Antroposofica dei suddetti “Quaderni Esoterici”. I “Quaderni” in séguito vennero ripubblicati, in forma ancora più ricca dal punto di vista dei contenuti operativi, per la prima vòlta nel 1968 a cura di Günther Schubert, stretto collaboratore di Marie Steiner, e Hella Wiesberger, la quale nei decenni successivi continuò a lavorare instancabilmente alla pubblicazione – secondo la dichiarata volontà della Signora Steiner – dell’intero lascito della Scuola Esoterica di Rudolf Steiner, oltre che al resto dell’Opera di lui. Ed ecco cosa scrive Hella Wiesberger nella Postfazione, alle pp. 165-166, dell’edizione da lei curata di Rudolf Steiner, Anweisungen für eine esoterische Schulung. Aus den Inhalten der «Esoterischen Schule», ossia dei citati “Quaderni Esoterici”, pubblicati anche in italiano dall’Editrice Antroposofica in una traduzione che, purtroppo, per vari motivi, non si può certo dire “felice”, per cui ho preferito ritradurre il paragrafo in questione, e citare l’originale tedesco :
«Nell’anno 1947, 33 anni dopo lo scioglimento causato dalla prima guerra mondiale e due anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, Marie Steiner iniziò, su preghiera dei soci della Società Antroposofica, a pubblicare i contenuti fondamentali della Scuola Esoterica, per contrapporre qualcosa del metodo iniziatico di Rudolf Steiner alle numerose pubblicazioni relative a pratiche di discepolato orientale (Yoga e altre): «Allora, vista l’esistenza di prudenti consigli dati personalmente da Rudolf Steiner, volli provvedere al fatto di dare qualcosa che provenisse dalla corrente rosicruciana, più corrispondente nell’epoca attuale dei decadenti metodi tibetani e indiani… Ritengo che qualcosa del genere sarebbe necessario soprattutto in Germania, come antidoto alle ricette tibetane e americane sulla respirazione …», (M. Steiner, lettera del 1° febbraio 1948). Un primo quaderno apparve nel 1947, un secondo nel 1948 e un terzo, da Marie Steiner curato fino a poco tempo prima della morte, nel 1951. Con questi tre quaderni, grazie a Marie Steiner, vennero pubblicati gli esercizi fondamentali, soprattutto quelli universalmente assegnati nella Scuola Esoterica. In questa nuova edizione, la sua redazione è stata solo, di quando in quando, integrata e un po’ raggruppata».
«Im Jahre 1947, 33 Jahre nach dem Aufhören der Esoterischen Schule durch den Ersten Weltkrieg und zwei Jahre nach der Beendigung des Zweiten Weltkrieges, ging Marie Steiner daran, auf Bitten von Mitgliedern der Anthroposophischen Gesellschaft, die wesentlichsten Inhalte aus der Esoterischen Schule zu veröffentlichen, um den damals zahlreich in Erscheinung tretenden Publikationen östlicher Schulungspraktiken (Yoga u. a.) etwas aus der europäischen Schulungsmethode Rudolf Steiners entgegenzusetzen: «Nun wollte ich durch das Vorhandensein solcher vorsichtigen und von Dr. Steiner persönlich gegebenen Ratschläge dafür sorgen, daß aus der Rosenkreuzer Strömung heraus etwas gegeben werden kann, was der Zeit mehr entspricht als die tibetanischen und indischen dekadenten Methoden . . . Ich denke mir, daß man besonders in Deutschland so etwas brauchen würde als Gegenstück zu den tibetanischen und amerikanischen Atmungsrezepten», (Marie Steiner, Brief vom 1. Februar 1948.) Ein erstes Heft erschien 1947, ein zweites 1948 und ein drittes Heft, an dessen Gestaltung sie noch kurz vor ihrem Tode arbeitete, erschien im Jahre 1951. Da mit diesen drei Heften die wesentlichsten, vor allem innerhalb der Esoterischen Schule allgemein gegebenen Übungen durch Marie Steiner veröffentlicht waren, wurde die von ihr vorgenommene Zusammenstellung in dieser Neuausgabe lediglich durch einiges Ergänzende erweitert und etwas umgruppiert».
Non è affatto credibile la “fiaba”, raccontata da Efesto, di “alcuni importantissimi esponenti della Società Antroposofica Universale” appartenenti ad una supposta sopravvivenza della Mystica Aeterna, della quale – a suo stesso dire – farebbe parte eziandio il nostro Efesto. Ma proseguiamo nella disamina dell’articolo di Efesto, il quale, alle pp. 37-39, fa delle affermazioni false, falsissime, almeno dal punto di vista della verità storica, per non parlare di quella spirituale, su John Yarker, ch’egli dipinge come «amico intimo» di Rudolf Steiner, e come “segretario” della Società Teosofica in Inghilterra:
«Entrando nel merito dell’argomento di questo articolo, come sanno gli storici della Massoneria, Giuseppe Garibaldi, a Napoli [sic!, in realtà da anni, date le sue precarie condizioni di salute, non si muoveva da Caprera] nel 1881, riuscì a unificare i due riti massonici di Memphis e Misraim in un unico Rito denominato appunto “Rito unito di Memphis e Misraim”. […] Il Gran Maestro della Gran Bretagna era un amico personale [sic!] di Rudolf Steiner, ovvero John Yarker, titolare di una patente di 95° grado del Memphis rilasciatagli nel 1872 da Seymur [sic!, per Harry J. Seymour], sovrano Gran Maestro del Memphis degli Stati Uniti. Yarker era anche il segretario della Società Teosofica per l’Inghilterra. Nel 1902 [sic!] lo stesso Yarker venne nominato Gran Jerofante Universale del Rito Unito, dopo la morte di Garibaldi, evento quest’ultimo occorso nel 1882 e seguito da un periodo piuttosto confuso, anche grazie alle vicende causate dalle mistificazioni anti massoniche operate da Leo Taxil. Yarker era in stretti rapporti con H.P. Blavatsky, la quale, come abbiamo visto, era a sua volta legatissima al Generale. Tra queste due ultime personalità esisteva una profonda comunione spirituale, basata sull’assoluto rispetto reciproco e su di un vero e proprio amore fraterno».
Falso, falsissimo, che John Yarker fosse il segretario della Società Teosofica in Inghilterra. È bensì vero che Yarker si conobbe personalmente con Madame Blavatsky, ma da lei egli fu nominato semplicemente “membro onorario” della Società Teosofica, e non “segretario” della stessa in Inghilterra, il che è una cosa completamente diversa. Da parte sua, John Yarker concesse ad Helena Petrovna Blavatsky, il 24 novembre 1877, il grado di “Princesse Couronnée”, che è il più elevato grado di “adozione”, ossia della forma particolare della suo Rito Antico e Primitivo, del Rito di Misraim e Memphis, dedicata alle donne. Falso, falsissimo, che Rudolf Steiner e John Yarker fossero “amici personali”. In realtà, essi non si incontrarono mai, né risulta che vi sia stato mai alcun rapporto epistolare tra loro. È perlomeno inesatto, che John Yarker fosse stato nominato solo nel 1902 Gran Hierophante Generale del Rito Orientale di Memphis, visto che sin dal 1881 egli si proclamava tale dell’Antico e Primitivo Rito Orientale della Massoneria, ossia appunto del Rito di Memphis e Misraim. Ma il nostro facondo affabulatore Efesto arriva a scrivere addirittura che:
«Rudolf Steiner ricevette dallo Yarker [falso!, in realtà la ricevette da Theodor Reuss] una patente di 96° grado del Rito Unito di Memphis e Misraim, insieme alla richiesta [falso!], da parte del nuovo Gran Jerofante, di svolgere un’azione di rettificazione spirituale all’interno di quella obbedienza massonica. Non era in definitiva Steiner ad avere bisogno della Massoneria, bensì la Massoneria ad avere bisogno di lui!».
E sulla base di questa “spiritosa invenzione” – sempre per usare un’espressione decente – Efesto racconta, pour épater le bourgeois, la “fiaba” di una frequentazione da parte di Rudolf Steiner delle logge di Rito Egizio. Ecco che cosa costui ha la sfrontata temerarietà di scrivere a p. 39:
«Il primo atto della collaborazione tra Yarker e Steiner furono alcune conferenze tenute dal Maestro a beneficio degli appartenenti al Rito egizio. Il Maestro dei nuovi tempi si mise al lavoro con l’abnegazione e l’entusiasmo che gli erano propri, e soprattutto tra il 1904 e il 1909, ma anche successivamente, Egli deliziò [sic!] i massoni tedeschi [sic! falso!] con alcune bellissime conferenze che sono state poi raccolte nei due volumi tradotti in italiano con il titolo La leggenda del Tempio e Natura e scopo [sic!, per scopi] della Massoneria (Opera Omnia N° 93, Editrice Antroposofica), e nel volume tradotto in italiano con il titolo Elementi Fondamentali dell’Esoterismo (Opera Omnia N° 93a)».
Tutto ciò è falso, falsissimo, perché mai, ripeto mai, Rudolf Steiner mise piede in una “loggia egizia”, già per il semplice motivo che in Germania le suddette “logge egizie” erano state organizzate e dirette da Theodor Reuss, individuo di pessima moralità, totalmente inaffidabile, col quale Rudolf Steiner ebbe un brevissimo contatto unicamente in occasione della cerimonia del rilascio – appunto da parte di Reuss, e non di Yarker – della “patente”, che lo autorizzava a formare la propria cerchia della Mystica Aeterna, la quale non venne mai – ripeto mai – messa in un qualsivoglia rapporto col sedicente “Rito egizio”, che Reuss dirigeva in Germania. A tale proposito, vi è tutta una documentazione che dimostra come lo stesso Reuss scrivesse frequentemente a Rudolf Steiner e all’allora Marie von Sivers, lamentandosi di non avere ricevuto mai, neppure una sola vòlta, una qualsivoglia risposta alle sue ripetute lettere. A Rudolf Steiner interessava unicamente un collegamento indiretto con John Yarker, che, tuttavia, personalmente non incontrò mai. Le “conferenze”, raccolte nell’O.O. 93, cui allude Efesto nel suo articolo, non furono tenute affatto per «per deliziare i massoni tedeschi» nelle loro tornate di loggia, bensì furono “lezioni” da lui tenute ai suoi discepoli nella Società Teosofica, all’interno della prima Sezione della Scuola Esoterica, in vista della futura, eventuale, formazione di una Sezione cultica, che come Mystica Aeterna nacque effettivamente solo nel corso del 1906. Quanto ai contenuti dell’O.O. 93a, ossia del volume dal titolo Grundelemente der Esoterik, Elementi fondamentali dell’Esoterismo, tradotto in maniera non sempre felice, e pubblicato dalla Editrice Antroposofica, Milano, 2018, si tratta, anche in questo caso di “lezioni” tenute da Rudolf Steiner ad una serie ristretta di discepoli, che avevano delle responsabilità all’interno dell’allora Società Teosofica tedesca, e in tutto il libro la parola “massoneria”, in 298 pagine, non compare neppure una sola volta. Ma l’immaginifico Efesto, imperterrito, a p. 40, così continua:
«Ora, durante tali conferenze e nei lavori di alcune officine del Rito egizio, Steiner conobbe un giovane e brillante poeta, nonché precocissimo studioso dell’alchimia e della spagiria: il barone tedesco Alexander von Bernus. Nonostante la giovane età, von Bernus faceva già parte di diversi cenacoli occulti: oltre che della Massoneria egizia egli faceva anche parte del Rito scozzese antico ed accettato, nonché della Societas Rosicruciana in Anglia fondata da Robert Wentworth Little. Degli stessi contesti faceva parte il grande scrittore ed esoterista Gustav Meyrink».
Falso, falsissimo, pura invenzione, che Rudolf Steiner facesse la conoscenza di Alexander von Bernus «nel corso di tali conferenze e nei lavori di alcune officine del Rito egizio». Falso, falsissimo, pura invenzione, il fatto che il giovanissimo Alexander von Bernus facesse parte, oltre che della Massoneria “egizia”, anche del Rito Scozzese Antico Accettato, che – tra l’altro – per Statuto, non accetta la “doppia appartenenza” dei propri adepti ad altri Riti massonici. Falso, falsissimo, che il von Bernus facesse parte altresì della Societas Rosicruciana in Anglia, la quale – allora, come oggi del resto, sempre per Statuto – accetta nel proprio seno al massimo 144 Maestri Massoni, regolarmente appartenenti, attivi e quotizzanti, alla Gran Loggia Unita d’Inghilterra. Del resto, non vi è prova alcuna che Alexander von Bernus si sia mai fatto iniziare in una loggia di una qualsiasi Obbedienza massonica allora presente in Germania o altrove.
Tutto il discorso di Efesto, circa la partecipazione di Alexander von Bernus alle «conferenze e nei lavori di alcune officine del Rito egizio», naufraga miseramente sulla banale circostanza che questi conobbe Rudolf Steiner soltanto nell’autunno del 1910, e non prima. Quindi molti anni dopo le “lezioni” del 1904 e del 1905, che furono tenute per i membri della Scuola Esoterica, e niente affatto nelle «logge del Rito Egizio» di Theodor Reuss, col quale – a parte il brevissimo contatto in occasione della cerimonia del rilascio della “patente”, e dei “diplomi”, che, in séguito, nel 1914, Rudolf Steiner e Marie von Sivers stracciarono come “segno” di chiusura della Sezione cultico-simbolica – non volle avere, né prima né dopo, assolutamente nulla a che fare. E non sono unicamente io ad affermare ciò, perché così possiamo leggere nella biografia del poeta bavarese, pubblicata su Anthrowiki:
«In questi anni Alexander von Bernus iniziò con i primi tentativi alchimistici. Nell’autunno del 1910. Egli incontrò a Monaco Rudolf Steiner. L’incontro fu caratterizzato da reciproca simpatia e, intorno al 1911, von Bernus entrò nella Società Teosofica. Von Bernus rispettava e ammirava Steiner senza riserve, ma in seguito fu estremamente critico nei confronti degli antroposofi e della Società Antroposofica».
«In diesen Jahren begann Alexander von Bernus mit ersten alchemistischen Versuchen. Im Herbst 1910 begegnete er in München Rudolf Steiner. Die Begegnung war von beiderseitiger Sympathie geprägt, und um 1911 trat von Bernus in die Theosophische Gesellschaft ein. Von Bernus achtete und bewunderte Steiner rückhaltlos, stand aber später den Anthroposophen und der Antroposophische Gesellschaft äußerst kritisch gegenüber».
Una ulteriore, e a fortiori decisiva, testimonianza dell’incontro di Alexander von Bernus con Rudolf Steiner avvenuto soltanto nel 1910, e non prima, fatto che rende assolutamente inattendibile la fantasiosa “ricostruzione” fatta da Efesto, la ricaviamo direttamente dalla nota biografica pubblicata sul sito della Soluna – e non Solunat, come scrive Efesto – ossia dei continuatori ed eredi dell’opera spagirico-terapeutica dell’alchimista bavarese, nella quale possiamo leggere:
«AMICIZIA CON RUDOLF STEINER. Alexander von Bernus incontrò Rudolf Steiner per la prima volta nel 1910 a Monaco. La reciproca simpatia si trasformò in una mutua profonda e stimolante amicizia, fino alla morte di Rudolf Steiner nel 1925. – Rudolf Steiner fornì numerosi articoli sulla rivista trimestrale “Das Reich” [sc., “Il Regno”], edita da Alexander von Bernus».
«FREUNDSCHAFT MIT RUDOLF STEINER. Alexander von Bernus begegnete Rudolf Steiner zum ersten Mal 1910 in München. Die gegenseitige Sympathie entwickelte sich zu einer tiefen und beidseitig anregenden Freundschaft, bis zum Tod von Rudolf Steiner im Jahre 1925. — Rudolf Steiner lieferte zahlreiche Artikel in der von Alexander von Bernus herausgegebenen Vierteljahresschrift „Das Reich“».
Altra “fiaba”, tendente ad accreditare presso un ingenuo lettore, che non abbia accesso diretto alle fonti, oltre che una pretesa “competenza esoterica”, ed anche una particolare “attendibilità” dal punto di vista storico, del nostro Efesto, è quanto egli riferisce circa un’assidua frequentazione di Gustav Meyrink nei confronti di Rudolf Steiner – a suo dire – mediata da Alexander von Bernus. Infatti, così leggiamo sempre a p. 40:
«Secondo quanto mi è stato personalmente riferito dalla vedova del barone von Bernus, la signora Isa Oberlander [sic!, per Isolde “Isa” Oberländer], da me incontrata nel 1990, un terzo personaggio era spesso presente agli incontri tra Steiner e von Bernus: si tratta del grande scrittore e occultista Gustav Meyrink (autore di alcune celebri opere quali Il Golem, La faccia Verde, L’angelo della finestra di occidente) e del quale L’Archetipo si è già occupato in passato. Meyrink procurò al barone alcune rarissime opere di alchimia, scritte da Paracelso, Arnaldo da Villanova, Raimondo Lullo e Cornelio Agrippa. Tali opere ebbero certo i loro effetti nell’agile e profondo intelletto del von Bernus, come si può chiaramente intendere dalla lettura della sua Alchimia e Medicina (Edizioni Mediterranee, Roma), ove egli si mostra assai padrone della reale conoscenza alchemico-spagirica».
In realtà, Rudolf Steiner incontrò Gustav Meyrink solo una vòlta: allorché gli fece visita, andando a trovarlo alla sua casa sul lago Starnberg, né mai più si rividero. È dubbio per molti studiosi il fatto se Meyrink abbia mai ascoltato, anche una sola vòlta, una conferenza di Rudolf Steiner, o se ne abbia solo sentito parlare, o se, più semplicemente, ne abbia letto delle trascrizioni. Del resto, per quanto riguarda Meyrink, l’unico che parla di un favorevole rapporto di Meyrink nei confronti di Rudolf Steiner, dopo il loro incontro al lago Starnberg, a quel che mi risulta, è Piero Cammerinesi, il quale tuttavia non riporta fonti documentarie che testimonino un cotal radicale mutamento, e non ho trovato da nessuna parte altri riscontri di un tale mutamento di atteggiamento di Meyrink nei confronti del fondatore dell’Antroposofia. Se così fosse, e la cosa venisse provata, sarei il primo ad esserne felice. Ma, per ora almeno, l’attestazione di Efesto – per me, ma non solo per me – è da considerarsi un fiabesco parto della sua fertile fantasia.
Così si espresse Rudolf Steiner sul romanziere occultista, nel ciclo Gegenwärtiges und Vergangenes im Menschengeiste, Elemento passato e presente nello spirito umano, GA-167, Verlag der Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, Dornach, 1962, nel corso di una conferenza da lui tenuta il 13 aprile del 1916 a Berlino, p. 137, intitolata Die Uroffenbarung der Menschheit, La rivelazione primordiale dell’umanità:
«Voi avete oggi uno scrittore che può operare in cerchie più vaste, da una parte perché sa rendersi interessante di fronte alla gente, dato che in lui si trovano certe aperture verso il Mondo Spirituale di eccezionale ampiezza. Molte cose penetrano per suo tramite, solo che in lui tutto viene deformato, reso caricaturale, ma forse è proprio questo a renderlo interessante a molte persone dei giorni nostri. È grazie a ciò ch’egli ha l’opportunità di agire su questa gente, dato che dipinge, per così dire, in modo futurista, non da pittore, ma da scrittore. Se leggete Il Golem di Gustav Meyrink avrete dinanzi a voi qualcosa di cui si può soltanto affermare: qui irrompe veramente una corrente di vita spirituale, ma deformata e caricaturale in forme che possono essere più di danno che d’aiuto per chi non è ben saldo. Ma ciò si presenta come un fenomeno legato all’epoca. Si fa strada una corrente del Mondo Spirituale che vive nel breve ma ottimo racconto, Il Cardinale Napellus. Proprio ne Il Cardinale Napellus troverete certe conoscenze che l’uomo ha in modo meraviglioso circa alcuni peculiari giuochi della Cronaca dell’Akasha. E ciò, oltretutto, descritto senza quella arida e selvaggia vena futurista che risalta nel Golem. Qui trovate veramente – e tali manifestazioni si potrebbero contare a più non posso ai giorni nostri – che il Mondo Spirituale vuole farsi avanti. E appartiene semplicemente alla serietà a cui oggi siamo chiamati a comprendere questo lato della serietà, che porta ad un’apertura della nostra anima, del nostro cuore, della nostra testa alle correnti del mondo spirituale».
«Da haben Sie heute einen Schriftsteller, der in weiteren Kreisen wirken kann, auf der einen Seite, weil er wirklich den Leuten interessant sein kann, weil sich ihm bis zu ganz außerordentlichen Weiten gewisse Zugänge zur geistigen Welt öffnen. Es strömt vieles in ihn ein, es wird in ihm nur alles verzerrt, karikiert, aber dadurch vielleicht gerade interessant für sehr viele Leute der Gegenwart. Und dadurch hat er die Möglichkeit, auf diese Leute zu wirken, denn er schildert geradezu futuristisch, nicht als Maler, sondern als Schriftsteller. Wenn Sie den «Golem» von Gustav Meyrink lesen, so haben Sie darin etwas, von dem man nur sagen kann: Gewaltsam bricht herein ein Strom des geistigen Lebens, aber verzerrt, karikiert, in Formen, wo es mehr schaden als nützen kann für denjenigen, der nicht fest steht. Aber es kommt als Zeitphänomen hinzu. Es bricht herein ein Strom von geistiger Welt, der fortlebt in der kleinen, ausgezeichneten Erzählung «Der Kardinal Napellus». Gerade in diesem «Kardinal Napellus» finden Sie gewisse Erkenntnisse, die der Mann hat von dem eigentümlichen Spielen der Akasha-Chronik und so weiter, in einer wunderbaren Weise. Das ist sogar ohne all die wüste, wilde Futuristik geschildert, die in dem «Golem» zutage tritt. Da finden Sie wirklich — und solche Erscheinungen könnte man viele und viele in der gegenwärtigen Zeit aufzählen —, die geistige Welt will herein. Und es gehört einfach zu dem Ernst, zu dem wir heute aufgefordert werden, daß man Verständnis gewinnt auch für diese Seite des Ernstes, der da führt zu einem Öffnen unserer Seele, unseres Herzens, unseres Kopfes gegenüber den Strömungen der geistigen Welt».
Non si può certo dire che Gustav Meyrink ricambiasse il giudizio, tutto sommato, al contempo, malgrado talune riserve, obbiettivo e generoso, del fondatore dell’Antroposofia. Infatti, egli lo derise – in una maniera che io trovo meschina (ed io sono un sincero ammiratore di Meyrink) – nella grottesca satira, ch’egli ne fece, nel 1913, in Meine Qualen und Wonnen im Jenseits, Miei tormenti e gioie nell’Aldilà, ove ritrae Rudolf Steiner come il Dottor Schmuser, spregiativo termine germanico che si usa per un adulatore, per un leccapiedi:
«Stavo ancora vagando per i prati quando la vista di una meravigliosa fata Morgana spazzò via il resto del mio scontento. Era il riflesso preciso di un evento terrestre, solo ancora più edificante, se fosse possibile: Il dottor Schmuser, l’incorreggibile profeta-in-ordinario e fondatore della società teosofico-antroposofica-rosicruciano-pneumatoterapeutica stava facendo la sua passeggiata igienica nelle nuvole, correggendo con una mano le bozze degli archivi Akashici che il caposquadra delle opere cosmiche aveva affidato a lui, mentre agitava instancabilmente l’altra per salutare gli dei. Dietro di lui vi era la sua guardia d’onore: dodici anziane signore squisitamente benestanti. Ancora una volta mi resi conto che guidava i fedeli; presumibilmente li stava scortando al nirvana…».
Del resto, Gustav Meyrink sempre più volle riconoscersi nella visione buddhista del mondo e del cammino spirituale, Testimoni ne sono un suo scritto Der Buddha ist meine Zuflucht , Buddha è il mio rifugio, del 1908, traduzione italiana a c. di Agnese Silvestri Giorgi, pubblicata nel 1920 nella raccolta Il baraccone delle figure di cera per la collana Scrittori italiani e stranieri di G. Carabba. del 1920, e la sua conversione ufficiale, avvenuta nel 1927, ma preparata appunto già da molti anni, dal Protestantesimo al Buddhismo Mahayana, come testimoniano tutte le sue biografie. Con queste premesse, riesce difficile dare credito a colui che si celerebbe dietro gli pseudonimi di N.R. Ottaviano e/o Efesto, circa il fatto che Rudolf Steiner, prima di morire avrebbe affidata – il condizionale è d’obbligo – la Mystica Aeterna anche ad una personalità, interessante quanto si vuole, ma tutto sommato ostile, come Gustav Meyrink, oltre che ad Alexander von Bernus, come mi è capitato più vòlte di leggere in quel che scrive il nostro Efesto. A tal proposito vedi la biografia di Theodor Harmsen, Der magische Schriftsteller Gustav Meyrink. Seine Freunde und sein Werk, Amsterdam, In de Pelikaan, 2008, 322 pp., e quella di Hartmut Binder: Gustav Meyrink. Ein Leben im Bann der Magie, Vitalis Verlag, Prag 2009, 784 pp., la recensione del libro di Hartmut Binder, Fesselnde Biographie von Gustav Meyrink, fatta sulla rivista antroposofica tedesca Die Drei, n° 11, 2010, pp. 82-84, da Tomáš Zdražil, il quale scrive:
«Si può affermare in maniera relativamente univoca che la valutazione di Steiner da parte di Meyrink fu negativa. Almeno due volte Meyrink tentò di ridicolizzare letterariamente Steiner. Cfr. la figura di Ezechiele ne La faccia verde, Lipsia, 1917»,
«Relativ eindeutig lässt sich sagen, dass Meyrinks Einschätzung von Steiner negativ war. Mindestens zweimal hat Meyrink versucht, Steiner literarisch lächerlich zu machen. Vgl. die Figur des Hesekiel in: Das grüne Gesicht, Leipzig 1917».
Molto interessante, a tale proposito, è anche la tesi universitaria di Eva Markvartová, Alchemistische Züge in den Romanen von Gustav Meyrink. Alchemistic features in the novels of Gustav Meyrink, Univerzita Karlova v Praze Filozofická fakulta. Ústav germánských studií Filologie – Germánské jazyky a literatury, 2010, 228 pp.
Falso, falsissimo, quanto scrive Efesto nel suo articolo, a p. 41, ossia che : «Dopo qualche tempo Meyrink venne ammesso al culto cognitivo, continuando a rimanere in grande familiarità con Steiner che egli, come tutti, chiamava semplicemente “Herr Doktor” [sic!], fino al 1925, anno della scomparsa terrena del grande Iniziato austriaco, lavorando assieme a lui all’interno della Mystica Aeterna. La stima di Steiner nei confronti di Meyrink è anche testimoniata dalle affermazioni fatte dal Dottore nella conferenza di Berlino del 13 aprile 1916, nella quale egli afferma che le tematiche grottesche utilizzate da Meyrink nei suoi romanzi hanno lo scopo di trasmettere dei contenuti spirituali al lettore e sono il frutto della diretta visione [sic!] dell’Akasha posseduta dello scrittore praghese».
Falso, interamente falso, falsissimo, quanto costui scrive alle pp. 41-42: «È da sottolineare come, nel momento in cui Steiner decise di fondare la società antroposofica, Egli abbia scoraggiato sia von Bernus che Meyrink dall’entrarne a far parte. «Voi mi servite fuori», disse loro. Su tale argomento Isa von Bernus mi fornì la seguente spiegazione: «Nella Sua veggenza, il Dottor Steiner sapeva già che l’esperimento della Società Antroposofica sarebbe fallito a causa dell’incomprensione del senso profondo della sua dottrina e dell’ignavia della maggior parte dei suoi collaboratori. A parte Christian Morgenstern, Elisabeth Vreede, Walter Johannes Stein, Marie Steiner, Ita Wegman e ovviamente il dottor Giovanni Colazza, che però risiedeva in Italia e con il quale mio marito continuò ad essere in contatto fino alla sua morte [sic!], gli altri seguaci di Steiner erano delle brave persone ma niente di più. Nessuno di loro era veramente un occultista, e questo il Dottore lo sapeva bene. Per questo egli volle che mio marito [sic!] e Gustav Meyrink [sic!] rimanessero ad occuparsi unicamente della Mystica Aeterna, affinché l’insegnamento esoterico e rituale di Steiner, l’autentico insegnamento proveniente dalla Fama Fraternitatis Rosae+Crucis [sic!], non si estinguesse».
A parte il fatto che la Fama Fraternitatis Rosae Crucis è unicamente il titolo di un opuscolo scritto dal giovanissimo Valentin Andreae, e non il nome della Fraternitas Rosae Crucis (come, invece, costui scrive da anni), ossia di un opuscolo di poche pagine, pubblicato anonimamente a Kassel nel 1614, così come la Confessio Fraternitatis nel 1615, e Le Nozze Chimiche di Christian Rosenkreutz nel 1616, l’intero paragrafo è solo una “fiaba”, parto di una fantasia sbrigliata quanto sfrontata. Christian Morgenstern era morto a Merano il 31 marzo 1914, Walter Johannes Stein era ancora molto giovane, e i suoi comportamenti non proprio commendevoli, dopo la morte di Rudolf Steiner, nei confronti di Marie Steiner non depongono a favore della sua maturità spirituale. È evidente che il nostro Efesto tira a indovinare, e non sa nulla di chi fossero gli appartenenti alla “Cerchia dei Dodici” attorno al Dottor Steiner. Ma, visto l’uso “inappropriato” – direbbe la mia sapientissima amica Fang-pai, nobile figlia del Celeste Impero –che Efesto potrebbe fare di una cotale conoscenza, forse è bene ch’egli nulla ne sappia.
Ora, non la finirei più se dovessi riportare, e confutare, tutti gli errori e le menzogne contenuti nell’articolo di Efesto, ma lo spazio concessomi, nonché il timore di abusar troppo della pazienza del candido lettore, me lo vietano. Tuttavia, siccome talune affermazioni di Efesto contraddicono platealmente i fondamenti della Scienza dello Spirito, non rinuncio a riportare un brano particolare, che troviamo a p. 44, del quale metterò in evidenza in grassetto alcuni punti:
«Possiamo a ragione sostenere che i primi tre gradi o prima sezione della Mystica Aeterna avevano lo scopo di far realizzare ai propri adepti la coscienza immaginativa, la seconda sezione (gradi 4,5,6) doveva far realizzare pienamente la conoscenza ispirativa e gli ultimi tre gradi (terza sezione) dovevano consentire il pieno sviluppo della coscienza intuitiva. Tutto ciò, si badi, avveniva (e avviene) [sic!] non tramite un astratto sistema speculativo, morale e filosofico, come avviene di norma nell’attuale Massoneria, bensì attraverso un’autentica operatività interiore codificata dallo stesso Steiner. Nei primi tre gradi veniva inoltre dato maggior peso alle azioni culturali [sic!, per azioni cultiche!], e perciò veniva accettato un maggior numero di membri, mentre i sei gradi successivi erano costituiti unicamente da pochissimi membri».
Tutto ciò è pura fantasia, ossia falso, falsissimo, non fosse altro perché l’operatività interiore era già stata abbondantemente data da Rudolf Steiner nelle sue opere scritte, nelle conferenze pubbliche e in quelle per i soci, nelle prescrizioni individuali e nelle “lezioni” per i membri della Scuola Esoterica. La Mystica Aeterna, il Misraim Dienst – che, forse , sarebbe meglio tradurre con Culto o Liturgia Misraimita – era solo un insieme di cerimonie, che avevano, secondo Rudolf Steiner, un «carattere rappresentativo» dei contenuti conoscitivi, che i partecipanti già possedevano in forma di concetti e di idee. Questo non sono io a dirlo, ma è lo stesso Rudolf Steiner che lo afferma. Come vedremo più sotto.
Altra colossale menzogna è quanto, nella medesima p. 44, l’ineffabile Efesto scrive:
«In analogia a ciò, come ben sanno gli studiosi di Antroposofia, Steiner, nell’ambito della rifondazione della Società antroposofica avvenuta dopo l’incendio del Goetheanum, aveva progettato che la Scuola esoterica (oggi denominata “Classe esoterica”) venisse appunto articolata in tre classi, ciascuna delle quali, in linea generale, corrispondeva alla rispettiva sezione della Mystica Aeterna [sic!, ma la Mystica Aeterna di Classi ne aveva due e non tre!], ma come abbiamo già detto l’articolazione della scuola esoterica, in seno alla Società Antroposofica Universale, si arrestò soltanto alla prima classe, anche a causa della prematura morte del Dottore avvenuta nel 1925. Inoltre diversi contenuti della Mystica Aeterna furono introdotti da Steiner nella Christengemeischaft (Comunità dei cristiani), fondata dal Dottore nel 1920».
Ancora una vòlta, ciò che afferma Efesto non corrisponde per nulla alla realtà dei fatti. Con il Convegno di Natale del 1923, Rudolf Steiner unì il “movimento spirituale”, ossia la Scuola Esoterica, da lui “rifondata” su basi nuove, con la “Società”, in quella che venne a chiamarsi Società Antroposofica Universale. La Scuola Esoterica, dopo la chiusura di tutte e tre – checché ne dica Efesto/N.R. Ottaviano, o chiunque si celi sotto tali pseudonimi – le Sezioni o Classi, avvenuta nel 1914 allo scoppio della prima guerra mondiale, venne “ricreata” ex novo, ed unita alla Freie Hochschule o Libera Università sedente al Goetheanum: per essa valeva, come nella precedente “Scuola”, il principio “aristocratico” dell’Esoterismo, mentre per la “Società” doveva valere il principio “democratico”. Della Scuola Esoterica venne aperta, nel febbraio del 1924, soltanto la Prima Classe, riplasmata da Rudolf Steiner in una forma completamente nuova, ed affidata ad Ita Wegman, da lui chiamata “la mia mano”. La Seconda Classe, nella quale avrebbe dovuto risorgere, in forma completamente trasformata, la Seconda Sezione dell’antica “Scuola”, ossia quella che, prima del 1914, comprendeva i primi tre gradi della Mistica Aeterna, avrebbe dovuto essere riaperta da Rudolf Steiner nel settembre del 1924, ed essere affidata alla direzione di Marie Steiner, da lui definita “il mio cuore”, mentre la terza Sezione o Classe avrebbe dovuto essere diretta da lui stesso. Il mancato accoglimento da parte della rinata Società Antroposofica della “Fondazione di Natale”, la mancanza di serietà e la inadeguatezza di molti partecipanti alla Prima Classe, dalla partecipazione alla quale dal febbraio al giugno del 1924 Rudolf Steiner dovette allontanare ben 19 persone, e un vero e proprio tradimento, perpetrato nell’agosto dello stesso anno, fecero sì che il Dottor Steiner, decidesse di non proseguire l’esposizione delle “lezioni esoteriche”, non andando oltre la diciannovesima, facendone solo altre sei di “ricapitolazione” nel settembre del 1924, e decidendo di non riaprire la Seconda Classe.
Infine, per dar sfoggio ad una sua pretesa “competenza storica”, il nostro Efesto, quasi in chiusura del suo già pasticciatissimo articolo, scrivendo a p. 44, così prosegue, infilzando a casaccio uno dietro l’altro una serie di nomi:
«Nel culto conoscitivo della Mystica Aeterna il Dottore cooptò, oltre Marie Steiner e Alexander von Bernus, anche altri brillanti suoi discepoli: Christian Morgestern, Elisabeth Vreede, Gunter [sic!, per Günther] Schubert, Walter Johannes Stein, Sophie Stinde, Karl Stockmeyer, Michael Peets, Wolfgang Müller, Gottfried Heber. A questo primo gruppo si aggiunsero successivamente altri fratelli, tra cui, come abbiamo detto in precedenza, Gustav Meyrink. Diversi massoni del Memphis e Misraim, tra cui John Yarker, venivano ammessi ai lavori dei primi tre gradi come auditori».
Sicuramente Gustav Meyrink non fece mai parte della Mystica Aeterna, né John Yarker venne mai ammesso «come uditore» ai «lavori» di essa. A quell’epoca, John Yarker, oramai molto anziano, non si muoveva più da molti anni da Withington, un sobborgo della Grande Manchester, ove passò quasi tutta la vita, e non si vede proprio come abbia potuto partecipare ai «lavori» – come li chiama Efesto, usando una terminologia massonica, estranea all’Antroposofia – della Sezione Cultica della Scuola Esoterica. Del resto, risulta chiarissimamente da tutta la documentazione storica pubblicata da Hella Wiesberger nel volume della GA-265, sulla Mystica Aeterna, non tradotta, e quindi non presente nell’edizione italiana di tale volume, come i membri del Rito di Memphis-Misraim, che in Germania faceva capo al discusso Theodor Reuss, non venivano ammessi ipso facto, secondo l’uso massonico, neppure come visitatori, alle cerimonie del culto conoscitivo. Le persone dovevano possedere un grado certo di evoluzione interiore, e dovevano dimostrare di averlo. Infatti, così scriveva Rudolf Steiner ad A. Wilhem Sellin in una lettera del 15 agosto 1906, in GA-265, p. 67 e pp. 69-70:
«Esisteva in Germania un «Ordine di Memphis-Misraim» che pretendeva di agire nel senso indicato. Quell’Ordine diceva di essere una organizzazione massonica. «Lavorava» alcuni «Gradi» dei quali i primi tre sono conformi a quelli della massoneria riconosciuta. Le mie aspirazioni occulte non hanno assolutamente nulla a che vedere con questa massoneria «riconosciuta». Esse non possono e non vogliono intromettersi nel loro dominio. La massoneria non ha la minima ragione d’interessarsi in qualsivoglia maniera a queste aspirazioni. […]
Nun gab es in Deutschland einen sogenannten «Memphis- und Misraim-Orden», der vorgab so zu wirken, wie es in der angegebenen Richtung liegt. Dieser Orden bezeichnete sich als freimaurerische Organisation. Und er «bearbeitete» «Grade», von denen die drei ersten mit der anerkannten Freimaurerei übereinstimmten. Mit dieser «anerkannten» Freimaurerei haben meine okkulten Bestrebungen zunächst nicht das geringste zu tun. Sie können und wollen ihr nicht ins Gehege kommen. Die Freimaurerei hat nicht den geringsten Grund, sich irgendwie zunächst mit diesen Bestrebungen zu befassen. […]
Ciò che accade nelle «Logge» che sono state costituite non può essere conosciuto altro che da coloro che ne fanno parte. Da parte mia non posso dire che poche cose. Ma ciò è obbiettivamente del tutto sufficiente. Primo: in nome di Reuss non è stato mai citato in queste logge. Secondo: nessuno di coloro che vi ho introdotto può presentare un diploma proveniente da Reuss. Terzo: non è mai accaduto nulla che possa nuocere alla lealtà nei confronti della massoneria. Quarto: ciascuno è stato informato della situazione della nostra causa in rapporto alla massoneria. E infine, quinto, all’interno delle nostre Logge ci sono soltanto teosofi. Se antichi membri dell’Ordine in questione volessero entrare da noi, essi dovrebbero dimostrare ch’essi sono in possesso dei gradi, e non soltanto perché hanno pagato una tassa e detengono un diploma, bensì che li posseggono «interiormente».
Was nun vorgeht in den «Logen», die konstituiert worden sind, das kann natürlich nur erfahren, wer ihr Mitglied ist. Ich selbst kann darüber nur einiges Wenige sagen. Aber dies ist objektiv ganz genügend. Erstens ist der Name Reuß in diesen Logen nie genannt worden. Zweitens kann niemand von mir Eingeführter ein Diplom aufweisen, das von Reuß herrührte. Drittens ist nie etwas geschehen, was irgendwie die Loyalität gegenüber der Freimaurerei verletzte. Viertens ist jeder über das Verhältnis der Sache zur Maurerei aufgeklärt worden. Endlich fünftens: sind innerhalb unserer «Logen» nur Theosophen. Wollten ehemalige Mitglieder des genannten Ordens bei uns eintreten, so müßten sie nachweisen, daß sie die Grade nicht nur tax- und diplommäßig zu Recht tragen, sondern daß sie sie «innerlich» haben.
È evidente, una vòlta di più, che la parola – parola scritta, si badi bene – di Rudolf Steiner fa miseramente crollare il tentativo di Efesto/N.R. Ottaviano, o di chiunque si celi dietro tali nomi, di spacciare la Mystica Aeterna, ossia quanto si svolgeva nelle cerimonie simboliche all’interno della Seconda e Terza Classe della Scuola Esoterica – la quale con un Ordine massonico non aveva, e non voleva avere nulla, assolutamente nulla, a che fare – per una «antroposofia massonizzata», o per una «massoneria fortemente antroposofizzata».

Recentemente, sono apparsi su un noto social forum alcuni contributi, sotto forma di post e di video, a dir poco molto problematici, in quanto diffondono sulla Scienza dello Spirito, sul pensiero e sull’azione di Rudolf Steiner, ma anche sul pensiero e l’opera di Massimo Scaligero, affermazioni che sono il contrario della verità, ossia sono delle palesi e documentabili menzogne. Alcuni amici, che mi hanno fatto conoscere, mettendomeli a disposizione, tali problematici contenuti, ritengono che non si possa tacere di fronte a tali sfacciate menzogne, e di conseguenza mi hanno spinto a comprommettermi, ad uscire in campo aperto, a pronunciarmi a tale proposito. Questi amici hanno ritenuto che fosse da parte mia un preciso dovere.
Quando, prima nel luglio del 1971 da Massimo Scaligero, e poi nel novembre del 1985 da Hella Wiesberger e dagli altri membri della Rudolf Steiner Nachlassverwaltung, ossia del Lascito di Rudolf Steiner, tra i quali il presidente del medesimo, Gian Andrea Balastèr, venni accolto nella Classe Esoterica di Rudolf Steiner – l’unica che io riconosca come autenticamente tale – presi l’impegno sacro davanti alla potenza di Michele non solo di fare mia la causa e il destino dell’Essere Angelico Antroposofia, di degnamente rappresentarlo col pensare, il sentire, il volere e l’agire, davanti al mondo, ma altresì di impegnarmi a dire e a difendere sempre la verità, a controllare e verificare – sempre e il più diligentemente possibile – se sia vero o meno quello che io od altri presentiamo al mondo come verità. E un tale impegno sacrale non è – non lo deve essere – trascurabile o disertabile. Proprio una tale opportunistica negligenza e diserzione di fronte ai molti, troppi, tradimenti, e alle menzogne, sorte soprattutto dopo la morte di Rudolf Steiner, ha portato all’attuale disastrosa situazione della Società Antroposofica e del movimento spirituale antroposofico. Le ultime, recentissime menzogne apparse su tale social forum rischiano di essere un ulteriore vulnus, una ulteriore offesa, una ulteriore mortale ferita, uno dei “colpi di grazia” inferti ad un movimento antroposofico, che da troppo tempo ha smarrito l’impulso originario e si è largamente snaturato.
Dunque, è doveroso non tacere. Che un tale necessario smascherare la patente menzogna possa portare a molti feroci attacchi, come già avvenuto in passato, anche recente, verso il sottoscritto, è cosa che perlopiù mi lascia del tutto indifferente, e, anzi, viste la fonte e la forma di tali attacchi, addirittura talvolta la cosa mi diverte non poco. In generale, per principio, non rispondo a simili attacchi – calunnie, minacce, ingiurie volgari – e per quanto possibile continuerò a non farlo. Ma gli attacchi, aperti o subdoli, alla Scienza dello Spirito, il mentire sul pensiero e l’opera di Rudolf Steiner e su quella di Massimo Scaligero, è cosa che certamente non verrà lasciata senza risposta. Perché, tra gli impegni sacri assunti nell’essere accolto nella Classe Esoterica, vi è quello di difendere l’Essere Angelico Antroposofia e la Verità.
Alcuni amici mi hanno comunicato, per esempio, quanto da una persona che mi dicono si celerebbe sotto uno pseudonimo – N.R. Ottaviano – nomen che richiama echi lontani nella storia dell’esoterismo in Italia, è stato pubblicato sul suddetto social forum a proposito di una modalità di esecuzione dell’esercizio di Concentrazione – il quale è qualcosa di più, e in parte di diverso, rispetto al semplice esercizio del controllo del pensiero, ossia il primo dei cinque esercizi di base – modalità che, a suo dire, Massimo Scaligero avrebbe dato e fatto praticare. Ora tale modalità di esecuzione della Concentrazione è una pura invenzione dell’autore di quel problematico post, autore che si propone apertamente come “Istruttore occulto”, e contraddice platealmente quanto Massimo Scaligero stesso apertamente afferma sia nelle sue opere scritte, sia nei suoi discorsi tenuti nelle riunioni, delle quali io possiedo gran copia di registrazioni. Inoltre, in quanto costui scrive vi sono tutta una serie di errori storici, che sono frutto di pura ignoranza: come avrò modo di documentare su questo temerario blog.
Prima di affrontare la disamina di come da costui venga presentato l’esercizio della Concentrazione – in una modalità che, come ho appena detto, contraddice apertamente le esplicite indicazioni orali e scritte di Massimo Scaligero – è bene ricordare l’intransigenza di Rudolf Steiner sulla questione della Verità. Infatti in Risposte della Scienza dello Spirito a problemi sociali e pedagogici, undicesima conferenza, tenuta a Stoccarda, 20 luglio 1919, GA-192, Editrice Antroposofica, Milano, 1974, p. 257, possiamo leggere:
«Io prego ora di confrontare tutto ciò con la verità di quanto è avvenuto, e si vedrà in quale misura si possa mentire. […]
Anche questi fatti devono venir considerati come un fenomeno storico; esso si manifesta nella circostanza che in un movimento, il quale vorrebbe lavorare secondo lo spirito, può venir coltivata al massimo anche la menzogna. È assolutamente necessario che da parte nostra venga oggi coltivato nel modo più rigido il senso per la verità. […] Oggi non si può che chiamare menzogna la menzogna, anche se la menzogna appare in un posto dal quale in astratto e in teoria si dice che ivi si cerca la verità. Sia che nascano in campo confessionale, sia in ambienti che cercano una concezione del mondo, oggi le menzogne, soprattutto quelle alle quali si possono contrapporre i fatti, devono venir bollate a fuoco, altrimenti non andremo avanti. Lo spirito della menzogna, lo spirito dell’inganno è infatti il maggior nemico del vero progresso spirituale».
Queste le parole del Maestro dei Nuovi Tempi, di Rudolf Steiner. Ma, già alcune pagine prima, pp. 254-255, egli, con parole che oggi suonano ben amare, così si esprime:
«Pensiamo alle menzogne che sono state dette negli ultimi cinque o sei anni fino ad ora in merito ai grandi problemi del mondo. Tutto testimonia per il senso del mondo attuale, tendente alla menzogna. Proprio qui, nell’àmbito della nostra Società, si dovette sempre ricordare quanto sia necessario acquisire nel modo più completo il senso per la vera realtà. Quando si iniziò a lavorare nel senso del movimento antroposofico, nel movimento stesso vi erano molte persone provenienti da condizioni precedenti che sempre volentieri correggevano la verità. Proprio in movimenti come è quello antroposofico si vede quanto si preferiscano coltivare gli antichi errori piuttosto che le nuove virtù. Scivolar via sulla verità in tal modo è qualcosa per cui si formò una speciale tendenza. Spesso era difficile, proprio nell’àmbito della Società Antroposofica, di immettere qualcosa che semplicemente consisteva nel chiamare menzogna una menzogna. quando succedeva che nella Società si facessero avanti persone per dire qualcosa che non era vero, si aveva sempre la tendenza di scusarle, oppure di presentare la menzogna in modo che si potessero rilevare le buone intenzioni sotto il non vero.
Invece è proprio necessario di dire non vero al non vero».
Ora, quando dopo la separazione dalla anglo-indiana Società Teosofica di Adyar, causata dal tentativo di Annie Besant e Chrìarles W. Leadbeater di spacciare l’ancora fanciullo Jiddu Krishnamurti, “Alcione”, per il venturo Buddha Maitreya, e il Christo, venne fondata la Società Antroposofica, fu scelto come “motto” di quest’ultima il detto di Goethe: «Die Weisheit ist nur in der Wahrheit», ossia: «La Saggezza è soltanto nella Verità». Quindi Saggezza e Sapienza – la Celeste, la Divina Sophia – è nella Verità, e non nella tacita complicità, non nella “diplomazia”, negli opportunistici accomodamenti in stile “politico”, o nell’accondiscendenza, nei confronti della menzogna. Rudolf Steiner – e, con lui, Giovanni Colazza e Massimo Scaligero – affermavano che si può, e si deve, essere compassionevoli e indulgenti nei confronti delle umane debolezze, mentre nei confronti dell’ambizione, della vanità, e della menzogna, si deve sempre essere inesorabili nel combatterle.
Ora, da molti anni, ad ogni piè sospinto, l’autore del suddetto post propone “comunicazioni” specialissime, “rivelazioni”, e “pratiche iniziatiche”, che Massimo Scaligero – per peculiare ed arcano “privilegio” – a lui, e solo a lui, avrebbe concesso. Tra queste “rivelazioni”, vi è la modalità da tale autore, per sua “gentile concessione”, “generosamente” comunicata su quel social forum, ed anche altrove, a proposito della Concentrazione, da eseguirsi sia nella forma dell’ascesi individuale solitaria che in comune con altri. Indipendentemente dalla palese falsità del contenuto di tale “pratica”, circa la quale vedremo cosa dice Massimo Scaligero, ch’egli chiama sempre più insistentemente “il mio Maestro”, vi è, paradossalmente da chiedersi s’egli abbia mai conosciuto personalmente Massimo Scaligero: malgrado tutte le sue insistenti allegazioni, il dubbio ch’egli non l’abbia mai conosciuto sorge spontaneo, ed è più che legittimo.
Affrontiamo la disamina della descrizione della Concentrazione, che l’autore del suddetto post ha pubblicato più volte sul noto social forum, sia con scritti sia con video, e che egli attribuisce esplicitamente a Massimo Scaligero, il quale, a suo dire naturalmente, gliel’avrebbe trasmessa – essendo lui ancora adolescente – e fatta praticare in riunioni rituali con varie persone. Di ciò – a quanto mi risulta, e non credo di sbagliarmi – egli verrebbe ad essere – sempre a suo dire – il solo testimone. Di ciò ho avuto modo di parlare con varie persone, che parteciparono, come io stesso del resto, per anni a riunioni di meditazione con Massimo Scaligero, e tutte hanno smentito tale modalità. Recentemente, ho anche avuto una lunga conversazione telefonica con un amico di Trieste, che conosco sin dagli anni settanta dello scorso secolo, discepolo di lunga data di Massimo Scaligero, ed egli stesso ha decisamente smentito tale modalità di esecuzione della Concentrazione. Questo, a mio modesto parere, rende poco credibile la partecipazione del nostro “mistagogico autore” a tali riunioni rituali con Massimo Scaligero. Nel caso in cui mi sbagliassi – ma me lo si deve dimostrare – prometto che mi batterò il petto con compunzione, ed ammetterò volentieri pubblicamente il mio errore. Ma non credo proprio che costui riuscirà a dimostrami che erro.
Anzitutto, nella descrizione ch’egli fa della Concentrazione, e ch’egli attribuisce esplicitamente, oralmente in video e per iscritto, a Massimo Scaligero, e non ad una propria elaborazione personale – e sarebbe già cosa grave ed oltremodo discutibile – vi sono delle incongruenze che è opportuno rilevare. Infatti, egli così letteralmente scrive:
«Fase Uno (preparatoria) : Rilasciamento-Silenzio
Il meditante assume la c.d. “posizione del Faraone”: seduto con la schiena dritta, le mani poggiate a piatto sulle ginocchia, il capo lievemente inclinato, gli occhi chiusi o semichiusi, la lingua appoggiata sulla parte superiore del palato. Il meditante inizia dunque a prendere coscienza del respiro, ovvero si limita ad osservare, a prendere coscienza, del respiro, ovvero dell’aria che entra ed esce dalle narici. Quindi, iniziando dal capo, egli immagina che tutti i suoi muscoli siano rilassati e distesi. Il meditante immagina di sottrarre ogni forza dai suoi muscoli, dall’alto (capo) verso il basso, fino a giungere ai piedi. Per rafforzare tale processo egli può utilizzare l’immagine di un blocco di ghiaccio che posto su una stufa arroventata si scioglie in acqua. Quindi egli dice a se stesso: “tutti i miei muscoli sono distesi. Io sono completamente disteso, io sono calmo, disteso, profondamente in me. Tutto in me è calma, pace infinita. Io sono libero, sono calmo”. Il meditante percepirà in tal modo uno stato di profonda quiete corporea ed animica e tale sensazione di quiete potrà essere ulteriormente rafforzata con alcune immagini plastiche e viventi:
calma, come in una tomba lontana, profonda, abbandonata
calma, come sul fondo di un trasparente lago alpino
calma, come in una notte siderea
calma, come in una città addormentata e deserta in un caldo e assolato pomeriggio estivo.
Questa tecnica è descritta in “UR” vol. I 1927 nell’articolo a firma “ARVO” alias il duca Giovanni Colonna di Cesarò, discepolo diretto di Rudolf Steiner. Massimo suggeriva di ricorrere a questa fase preparatoria allo scopo di sgomberare la mente dalle impressioni, emozioni, sentimenti, etc. della giornata. Tale fase preparatoria diventa ASSOLUTAMENTE indispensabile nel caso di incontri rituali».
L’autore di questa problematica descrizione della Concentrazione è incorso, probabilmente in maniera involontaria, in un grossolano errore storico. Infatti, l’Arvo del “Gruppo di Ur” non era affatto il duca Giovanni Colonna di Cesarò, figlio della baronessa Emmelina de’ Renzis, discepolo di Rudolf Steiner e, come la madre, traduttore – con l’eteronimo “Saro Giadice” – di varie opere di Rudolf Steiner. Arvo, infatti, era proprio Julius Evola, e questo risulta anche dall’analisi dei testi nei quali lo stesso Evola fa riferimento al movimento Neugeist germanico, diverso e in contrasto con l’Antroposofia di Rudolf Steiner. Probabilmente, il nostro autore ha ricavato tale erronea identificazione dal libro di Renato Del Ponte, Evola e il magico Gruppo di UR, Borzano, SeaR, 1994. Ma Renato Del Ponte si sbagliava. Infatti, già negli anni venti e trenta del Novecento era noto, sia in Italia che in Francia, che Arvo era lo stesso Evola. Ne è testimonianza un libro francese, Zam Bothiva, Asia Mysteriosa, testo edito, a Parigi nel 1929, dalla “Fraternité des Polaires”, fondata da due amici di Julius Evola, Mario Fille e Cesare Accomani. Ora, nel libro viene rivelato apertamente come Arvo sia lo stesso Evola, il quale non ha mai smentito tale attribuzione. Altra prova ne è il fatto, che alcuni articoli di Arvo, non pubblicati in UR-KRUR degli anni venti, apparvero nell’edizione edita dai Fratelli Bocca nel 1955, quando Giovanni Colonna di Cesarò era morto già nel 1940. La stessa cosa fu confermata in un articolo di “Aurelio Perenne” – che Renato Del Ponte ritiene essere il kremmerziano Piero Fenili, amico e frequentatore del barone romano di origine siciliana – sulla rivista “Politica Romana” negli anni novanta dello scorso secolo.
Ora, fare precedere l’esercizio della Concentrazione da una discutibile “pratica” evoliana è cosa che la mia amica Fang-pai, sapiente figlia del Celeste Impero, definirebbe educatamente, e caritatevolmente, “inappropriata”. Infatti, la Concentrazione deve essere praticata in totale indipendenza da qualsiasi condizione fisiologica, sia essa corporea, sia essa psichica. La Concentrazione, venga essa praticata in solitudine o con altri compagni di ascesi, non ha e non deve aver bisogno di preventive pratiche di “rilassamento” corporeo e di “distensione” psichica. Su questo Massimo Scaligero, in scritti e in riunioni comuni, fu sempre estremamente chiaro, ossia sul fatto che la Concentrazione va eseguita senza alcun preliminare: quale che sia la condizione fisica o psichica. Anzi, a volte la difficoltà può essere motivo di più energica esecuzione di essa, e di più meritoria vittoria sugli ostacoli. Quindi non solo, quanto consigliano Arvo-Evola ed il nostro “mistagogico autore”, che si propone apertamente come “Istruttore occulto”, ossia come “Maestro”, non è affatto una condizione assolutamente indispensabile nella pratica individuale e comune, ma addirittura è cosa è assolutamente e doverosamente da evitare. Ma su quello che Massimo Scaligero scrive contro simili pratiche fisio-psichiche, spacciate come preliminari necessari alla pratica della Concentrazione solitaria e comune, ritornerò – con adeguate citazioni – più sotto in questa mia stessa disamina.
Quanto alle riunioni nelle quali Massimo Scaligero parlava il mercoledì e il sabato, anche in questo caso sono patenti le incongruenze nelle affermazioni del nostro autore. In un articolo da me pubblicato su Ecoantroposophia l’11 Gen, 2014, intitolato “Verità contro menzogna”, riportai e commentai quanto egli aveva esposto come descrizione di quelle riunioni di Massimo Scaligero. Trascrivo fedelmente:
«[Il nostro autore] dà una descrizione alquanto errata delle riunioni che Massimo Scaligero teneva a Via Barrili 12 a Monteverde, dapprima solo al sabato e, poi da metà degli anni settanta, due volte a settimana, il mercoledì e il sabato, dimostrando di non avervi mai partecipato. Da come il nostro affabulatore descrive lo svolgimento di quelle riunioni, chi vi ha partecipato capisce subito ch’egli non vi è mai stato presente: neppure una volta. Infatti, così prosegue nella sua «commossa» evocazione della scomparsa del nostro amico [Alfredo Rubino]:
«La conferma dell’enorme stima e della totale fiducia che Massimo nutriva nei Suoi riguardi si ebbe dopo la morte terrena del Maestro, di cui sta per ricorrere il 34° anniversario, dal momento che Massimo, nelle Sue ultime volontà lasciò ad Alfredo il compito di dirigere quelli incontri bisettimanali (il mercoledì ed il sabato pomeriggio) che Massimo conduceva per amici e discepoli a Monteverde Vecchio. Si trattava di riunioni molto particolari: Massimo arrivava, si sedeva dietro un tavolo e leggeva, a volte accompagnando la lettura con brevi commenti, Opere di Steiner o Sue medesime. Quindi, da un recipiente posto sul tavolo, estraeva a caso, uno o due biglietti, preparati in precedenza: erano domande scritte dai Discepoli o dagli Amici di Massimo, che, guarda caso, erano sempre straordinariamente correlate con il discorso immediatamente prima fatto da Massimo. Alfredo lasciò immutato lo stile di questi incontri riuscendo peraltro a ricreare perfettamente la profonda atmosfera Spirituale che si percepiva quando Massimo era vivo». […]
Massimo Scaligero svolgeva quelle due riunioni sempre alla stessa maniera: entrava nel silenzio totale dei presenti, faceva un gesto di saluto con un ampio gesto della mano destra, si sedeva, e leggeva tutte le domande scritte che erano state poste sul tavolo. Ma in quelle due riunioni mai egli lesse o commentò opere di Rudolf Steiner o proprie. Mai in anni e anni. Non estraeva le domande a caso ‘da un recipiente’, che su quel tavolo non è mai esistito, bensì le raccoglieva dal tavolo dove erano poste direttamente, oppure da una antica copia di un libro nel quale chi domandava a volte, ma non sempre, le poneva. Non ne leggeva una a caso, bensì nel silenzio meditativo le leggeva tutte, e poi cominciando da una le commentava tutte, intessendole e connettendole l’una con l’altra. Oltretutto vi è la testimonianza delle integrali registrazioni delle riunioni di Massimo ad attestare questa nostra affermazione.
È vero che Alfredo Rubino, per volontà di Massimo Scaligero, proseguì quelle due riunioni del mercoledì e del sabato, ma anche allora non esisté nessun recipiente nel quale le domande venivano poste. Semmai è da osservare che fu Alfredo ad introdurre la lettura di un testo di Massimo Scaligero ed uno di Rudolf Steiner nelle riunioni del mercoledì e del sabato».
E l’articolo venne onestamente commentato, malgrado la sua dichiarata antipatia nei suoi confronti, da un avversario di Hugo de’ Paganis, e gliene rendo atto, in questi termini:
«Buon giorno.
Chi frequenta un poco Eco sa bene che il sottoscritto, per più di un motivo, non è certo un “simpatizzante” di Hugo de Paganis.
Ma la verità prima di tutto, soprattutto delle “equazioni personali”: ed avendo partecipato per otto indimenticabili anni alle riunioni di Via Barrili devo sottoscrivere in pieno quanto Hugo scrive relativamente ad esse. Si svolgevano ESATTAMENTE nel modo descritto nell’articolo e non in quello raccontato dal collezionista di certificazioni “iniziatiche”. ( Fra l’altro amo e conosco quasi palmo a palmo la Ciociaria i suoi boschi, le sue acque, i suoi lupi, orsi, aquile, e conosco molti ambientalisti ed antiambientalisti locali ,compresi incredibili politicanti “alla Razzi-Crozza”. ma nessun “esoterista ciociaro ” )
E se le cose stanno come dice Hugo in merito a falsificatori e a “iereofanti egizi”, credo che non sia questione di “web” ma di ………CIM e ASL».
Tutto ciò ha fatto sorgere, ancor più, alquanti legittimi dubbi, e non solo a me, circa la partecipazione dell’autore della su riportata descrizione, come del post sulla Concentrazione, alle riunioni nelle quali Massimo Scaligero rispondeva alle domande. Egli parlava da una cattedra sulla quale era disteso un panno blu scuro, non vi era alcun recipiente di vetro – come invece è stato recentemente da lui affermato sul noto social forum – nel quale venivano poste le domande scritte, e alla fine della riunione non veniva svolta alcuna Concentrazione. Prova ne è – e lo si sente benissimo dalle registrazioni delle riunioni – che, appena Massimo Scaligero finiva di parlare, le persone si alzavano sùbito dalle sedie di legno in maniera notevolmente rumorosa. Quindi Massimo Scaligero passava e stringeva la mano a tutti – proprio a tutti – i presenti. Questo era lo svolgimento delle riunioni. Potrei citare molti amici – non pochi di essi sono tuttora presenti sul detto social forum – i quali possono tranquillamente confermare questa mia versione conforme ai fatti, e penso anche non pochi altri, che proprio miei amici non sono, ma che rispetto, i quali, se sono onesti e sinceri, possono, volendo, confermare le mie parole.
Nell’arbitraria e fallace esposizione in quattro parti dell’esercizio della Concentrazione – modalità falsamente attribuita a Massimo Scaligero – diffusa in internet in forma scritta, e anche tramite alcuni video, viene dunque proposta una modalità di esecuzione che, nella prima fase, prevede una pratica psico-fisiologica di rilassamento corporeo e di distensione psichica, come preliminare all’esercizio di Concentrazione stessa, con tanto di pratica respiratoria. Tale pratica viene addirittura – al dire di chi l’ha proposta on-line – tassativamente prescritta come indispensabile in tutti gl’incontri nei quali la Concentrazione venga eseguita assieme ad altri. Infatti, come abbiam visto più sopra, costui così scrive:
«Massimo [Scaligero] suggeriva di ricorrere a questa fase preparatoria allo scopo di sgomberare la mente dalle impressioni, emozioni, sentimenti, etc. della giornata. Tale fase preparatoria diventa ASSOLUTAMENTE indispensabile nel caso di incontri rituali».
Tutto ciò è in aperto contrasto con tutto quanto Massimo Scaligero ha sempre – in forma scritta nelle sue opere, e in forma orale nei suoi incontri, dei quali possiedo, appunto, registrazioni in gran copia – indicato, con parole che più chiare e definitive non potevano essere, per la pratica individuale e comune della Concentrazione. Non solo da lui veniva negata la necessità di tale pratica suggerita da costui, ma addirittura apertamente sconsigliava, come controproducenti, ogni tecnica di rilassamento corporeo e di distensione psichica. E se vi è qualcosa ch’egli giudicava pericolosa era proprio ogni forma di pratica respiratoria, che nell’uomo moderno lega ancor più l’interiorità del praticante al sistema nervoso e a quello muscolare. Ciò è esattamente il contrario di quanto si propone la Via del Pensiero con la pratica del “controllo del pensiero”, ossia dei primo dei cinque esercizi “ausiliari” (chiamati Nebenübungen, nel testo tedesco dei cosiddetti “Quaderni Esoterici” ). Mai – ripeto mai – nelle circa centomila pagine della Gesamtausgabe, l’Opera Omnia di Rudolf Steiner, che possiedo integralmente, viene prescritta, o anche solo accennata, una pratica quale quella comunicata dal nostro problematico “Istruttore occulto”. E mai – ripeto mai – in tutta l’Opera di Massimo Scaligero viene prescritta, indicata, o anche solo fuggevolmente accennata, una “pratica” del genere. Che Massimo Scaligero l’abbia indicata è – a mio modesto modo di vedere – rigorosamente una “fiaba”. Ma vediamo che cosa Massimo Scaligero scrive in Yoga, Meditazione, Magia, Teseo, Roma, s.d., ma 1971, nel quinto capitolo, intitolato Quiete metafisica, ove, alle pp. 33-34, è detto:
«La liberazione del pensiero dalla cerebralità affranca le forze dell’anima dalla necessità della divergenza istintiva, e in taluni momenti può portare il sistema nervoso a uno stato di quiete: a quello medesimo che esso realizza nel sonno, allorché esclude la coscienza. La quiete è un evento puramente interiore, anche se sembra prodursi nella corporeità. La quiete interiore ha in sé la condizione per la realizzazione della quiete fisica, ma il rapporto non è reversibile. In realtà il corpo, come puro essere fisico, è in stato di profonda quiete: è la psiche, con le sue tensioni sul sistema dei nervi, la turbatrice di tale quiete.
È erroneo chiedere alla corporeità fisica la distensione interiore. Indubbiamente è possibile mediante sedativi agire sul sistema nervoso e renderlo inerte, ma la calma che ne consegue è effimera. Tuttavia, anche quando si ricorre a procedimenti più sani, propizianti la quiete per via corporea, tale quiete, se i produce attinge comunque al principio che può donarla inesauribilmente, avendola in sé: in sostanza essa può essere impedita soltanto da un processo fisico che, sollecitato per via interiore, presuma costituirle fondamento. È tuttavia vero che il corpo fisico, una volta reso alla sua quiete, la restituisce come profonda quiete interiore.
La distensione vera appartiene al sistema nervoso: ma in quanto gli derivi da immobilità interiore. Il principio della distensione va ritrovato fuori del sensibile. Il sistema muscolare per il suo riposo necèssita semplicemente di immobilità fisica, ma tale immobilità non riposa, se non è immobile il sistema nervoso. […]
Il rilasciamento del sistema nervoso è opera del pensiero che giunga a svincolarsi dall’organo cerebrale. Lasciato consciamente alla propria costituzionale alterità, l’organo cerebrale consegue la sua basale immobilità: tende alla sua originaria possibilità di mediare lo Spirito. L’immobilità si trasmette a tutto il sistema dei nervi, come possibilità di autonomo funzionamento, non interferente nelle funzioni della psiche.
La cosiddetta relaxation, suggerita da moderni metodi di disciplina psicosomatica, è la via verso forme più sottili di tensione nervosa, perché lega la psiche all’imagine del corpo rilasciato, che non può realmente attingere a sé, ossia rilasciarsi, se è prevenuto da tale imagine. Non si può agire sul sistema nervoso, facendo leva sul medesimo. La via della distensione corporea è l’autonomia del pensiero, che dà modo all’organo cerebrale di attuare la propria immobilità in sé. Le forme della contemplazione interiore sono vere soltanto se realizzano una simile condizione, ossia la cessazione dell’influenza della cerebralità sullo stato di coscienza».
Ora, non vi è chi non veda come quanto indicato da Massimo Scaligero è l’esatto contrario di quanto affermato dal nostro “mistagogico Istruttore”. La “pratica” indicata da quest’ultimo è persino come metodo totalmente sbagliata, in quanto chiede preventivamente ad una condizione corporea e psichica quella calma, la quale semmai sarà – anche cronologicamente, oltre che essenzialmente – l’effetto posteriore della Concentrazione. La Concentrazione non ha nulla prima di sé neppure cronologicamente: essa comincia sùbito con un deciso atto di volontà pensante, quale che sia la condizione della psiche o del corpo: senza presupposti o condizioni di sorta. Quanto consiglia il nostro affabulante “Istruttore” porta non a distaccarsi dal sistema nervoso e, più in generale, dalla corporeità, bensì a legarsi maggiormente al sistema nervoso, e ad affondare vieppiù nella corporeità: questa, come insegna Massimo Scaligero, è la via della nevrosi e della medianità. Come evidenzia altresì pure Rudolf Steiner nell’Appendice del 1918 al libro L’Iniziazione, Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori, moltissime volte ripubblicato dalla Editrice Antroposofica di Milano.
Il nostro “mistagogico Istruttore” afferma di aver riportato fedelmente quanto prescritto da Rudolf Steiner e Massimo Scaligero, ma quanto da lui scritto è contraddetto proprio da quest’ultimi. Infatti, così scrive costui nella sua oltremodo problematica descrizione della Concentrazione:
«Fase Tre: Concentrazione Profonda
ll meditante consegue la sintesi finale dell’esercizio di concentrazione che gli starà davanti obbiettivamente. Si tratta, in realtà, di vedere davanti a se un “quid” che simboleggia la Forza- Pensiero evocata dal meditante cogliendo così e di conseguenza percependolo, il Pensiero nell’atto precedente, pre-dialettico, al suo formarsi. Tale “quid”, tale “segno-simbolo” può essere utilmente rappresentato da un punto luminoso localizzato internamente, all’altezza della radice del naso, nel punto in cui le sopracciglia si avvicinano tra loro. A tale immagine va simultaneamente evocata la sensazione interiore di FERMEZZA. Quindi da tale punto luminoso si diparte una corrente luminosa che percorre la colonna vertebrale arrestandosi a livello del coccige: a tale immagine va accompagnata la sensazione interiore di SICUREZZA. Il meditante mantiene la contemplazione del segno-simbolo in uno stato di purità silenziosa: purità che simboleggia l’assoluta indipendenza dell’Io dall’anima».
La descrizione che ne dà Rudolf Steiner nei cosiddetti “Quaderni Esoterici” è alquanto diversa. Ve ne sono varie traduzioni. Ho quella fatta da Alfred Meebold ai primi del Novecento, quella fatta eseguire da Romolo Benvenuti, ed ho quella dattiloscritta che mi donò Massimo Scaligero già in occasione del nostro primo incontro nella primavera del 1970. Trascrivo da quest’ultima quanto Rudolf Steiner prescrive dopo la conclusione dell’esercizio stesso, quello del controllo del pensiero:
«Questo esercizio va fatto giorno per giorno, almeno per un mese. Si può prendere ogni giorno un pensiero nuovo, ma si può anche soffermarsi per parecchi giorni sul medesimo. Dopo fatto quanto sopra, si cerchi, in un secondo tempo, di portarsi a piena coscienza quell’interiore sentimento di fermezza e di sicurezza che, osservando attentamente la propria anima, noteremo ben presto. Si concluda poi (terzo tempo), l’esercizio, concentrando la propria coscienza sopra un punto situato alquanto aldi sopra della radice del naso in mezzo agli occhi, e, da lì scendere nel mezzo della schiena lungo la spina dorsale, riversando il sentimento conquistato in quelle parti del corpo collegandolo con le parole: fermezza e sicurezza».
Se guardiamo la traduzione che Massimo Scaligero stesso fece delle Regole iniziatiche, nella redazione del 1912, e da lui pubblicata alle pp. 144-152 della edizione originale del Manuale pratico della Meditazione, Teseo, Roma, edizione che preferisco, visto che nelle ultime l’attuale editore gianicolense si è permesso di attuare in taluni punti una sorta di discutibile “redazione creativa”, cambiando parole e quant’altro, possiamo leggere:
«Alla fine dell’esercizio (II tempo), si cerchi di portare a piena consapevolezza il sentimento di interiore fermezza e sicurezza, che con attenzione più sottile si potrà presto notare nella propria anima: lo si concentri in un punto alquanto all’interno alla fronte, tra le sopracciglia. Si concluda (III tempo) con l’imaginare una linea movente direttamente da questo punto verso la nuca e scendente lungo il solco mediano della schiena (dal cervello alla colonna vertebrale), come se si volesse riversare tale sentimento in tale parte del corpo».
La redazione del testo tedesco riporta la versione del 1906, e dice letteralmente:
«Am Ende einer solchen Übung versuche man, das innere Gefühl von Festigkeit und Sicherheit, das man bei subtiler Aufmerksamkeit auf die eigene Seele bald bemerken wird, sich voll zum Bewußtsein zu bringen, und dann beschließe man die Übungen dadurch, daß. man an sein Haupt und an die Mitte des Rückens (Hirn und Rückenmark) denkt, so wie wenn man jenes Gefühl in diesen Körperteil hineingießen wollte».
È evidente che nel testo originario si tratta di percepire un sentimento, e non di “evocare” o “immaginare” un punto luminoso. Ed è altresì evidente dal testo di Rusdolf Steiner, che la corrente eterica va dal punto tra gli occhi alla nuca, e da qui sino in mezzo alla schiena, e non di “immaginare” una linea luminosa che arriva – in stile “tantrico” – dal punto sito in mezzo agli occhi giù al coccige. Del resto io possiedo i disegni – datimi da Romolo Benvenuti – dei movimenti del III tempo degli esercizi, disegni fatti eseguire da Giovanni Colazza, e trasmessi sino a noi. Quelli che abbiamo letto più sopra – mi pare evidente – sono degli “sviluppi creativi” del nostro fantasioso “Istruttore occulto”, e non quanto prescritto da Rudolf Steiner. Questi avverte nei “Quaderni Esoterici”, che gli esercizi devono essere eseguiti dal praticante wortwörtlich, ossia ad litteram, alla lettera, così come sono prescritti: senza intelligentissimi “sviluppi creativi”. Tali esercizi – lo afferma molte volte Rudolf Steiner – non sono escogitazione “umana”, neppure da parte dello stesso Rudolf Steiner: essi sono dati dalle Gerarchie divino-spirituali attraverso i Maestri invisibili. Lo afferma lo stesso Rudolf Steiner molte volte nelle esoterischen Stunden, ossia nelle “lezioni” della sua prima Scuola Esoterica. Ora, siccome il nostro “Istruttore occulto” si è premurato di avvertire i suoi lettori, che non essendo egli chiaroveggente, a «differenza di Mimma Benvenuti» (così scrive egli stesso), e che quindi non poteva basarsi altro che sul proprio pensiero logico e non sulle rivelazioni di quest’ultima, non si vede proprio come egli si possa permettere di porsi a Capo – come afferma egli stesso – di una “struttura esoterica”, e di insegnare, portando cotali “sviluppi creativi” a quanto indicano Iniziati come Rudolf Steiner, Giovanni Colazza, e Massimo Scaligero.
Da quanto risulta da questa mia disamina di quel costui afferma, ed ad ogni occasione ripete, sorgono – così sembra a me, e non solo a me – numerosi legittimi dubbi circa le sue insistenti affermazioni di conoscenza intima di Massimo Scaligero, di frequentazione delle sue riunioni, ed eziandio anche della conoscenza e della corretta comprensione della Via da lui mostrata.
È proprio vero che non si finisce mai di meravigliarsi, e che – come affermava Eraclìto di Efeso – «se non ti aspetterai l’inaspettato, non giungerai alla verità». Tra le molte – invero troppe – “comunicazioni”, che mi hanno destato sommo stupore e meraviglia, vi sono alcune affermazioni del nostro “mistagogico Istruttore” circa alcune questioni e dati essenziali della Scienza dello Spirito. Tralasciando le sue allegate “attestazioni” di diretto discepolato con Massimo Scaligero, e di frequentazione quotidiana, lui vivente, della sua casa – cosa che, non solo a me, bensì a molti che Massimo Scaligero hanno ben conosciuto, appare oltre modo dubbia (per usare un gentile eufemismo) – e delle “descrizioni dal vivo” di riunioni con Massimo Scaligero, che a chi lo abbia realmente frequentato appaiono ancor più problematiche e dubbie (sempre per usare un educato eufemismo), non può non suscitare divertito stupore il fatto che uno che afferma di essere il Gran Hierophante dell’Antiquus Ordo Aegypti, ossia dell’Ordine Osirideo Egizio, Gran Maestro del Rito Rettificato di Misraim e Memphis, Gran Maestro dell’Ordine Martinista Egizio Isiaco-Osirideo, Primate di una Chiesa Gnostica Apostolica Egizio Yohannita, e quant’altro, poi su dati fondamentali della Scienza dello Spirito, e addirittura del testo dei Vangeli, compia errori madornali, dica delle enormi sciocchezze che hanno come scusante unicamente la sua grande ignoranza, sans arrière pensée, delle reali questioni iniziatiche.
Ma prima di entrare in medias res circa le sue più che problematiche “affermazioni” riguardanti contenuti sacri della Scienza dello Spirito, voglio toccare alcune questioni per così dire “storiche” visto ch’egli, congiuntamente con un suo sodale, con “esternazioni” che la mia sapientissima amica Fang-pai, figlia del Celeste Impero, con un’espressione gentile ed educata, trova “inappropriate”, esternazioni apparse sul detto social forum, che mi hanno oltremodo divertito. Riproduco qui di séguito le suddette “esternazioni” di costui e del suo sodale riguardanti la vexata quaestio dell’identificazione che, sulla scorta di un errore di Renato Del Ponte, essi fanno – sbagliando, come dimostrerò – dell’Arvo del Gruppo di Ur col duca Giovanni Colonna di Cesarò, e poi farò le mie osservazioni. Tralascio unicamente alcune poco educate espressioni di volgari ingiurie nei confronti del sottoscritto, che la mia sapientissima amica Fang-pai mi invita, compassionevolmente, a non trascrivere:
«Di differente è [sc. rispetto all’esercizio della Concentrazione] vi era unicamente la fase uno, preparatoria, nella quale è illustrata una tecnica descritta nel primo volume di “UR” da “Arvo” al secolo Giovanni Colonna di Cesarò discepolo diretto di Rudolf Steiner. Incredibilmente il De Pascale afferma, in uno dei post in cui mi ha attaccato, che “Arvo” non fosse Colonna di Cesarò, bensì Julius Evola! Si tratta davvero di un errore grossolano dal momento che è noto a tutti coloro che si occupano seriamente di esoterismo che Evola firmava i suoi articoli nella Rivista UR con gli eteronimi di “EA” e di “IAGLA”. Del resto se il benevolo lettore confronterà gli articoli di “ARVO” pubblicati in UR con quelli di “EA” e “IAGLA” li troverà diversissimi per stile e contenuto! Che “ARVO” fosse il duca Giovanni Colonna di Cesarò, ministro delle Poste nel primo governo Mussolini, figlio di Emmelina De Renzis, una delle prime discepole italiane di Steiner e discepolo di Steiner a sua volta, mi fu confermato oltre che da Massimo da moltissime altre persone: Mimma Scabelloni, cugina e continuatrice dell’opera di Scaligero, suo fratello Amleto, suo marito Romolo Benvenuti, la sorella di Massimo, Adelina, moglie dell’esoterista Paolo M. Virio, l’illustre orientalista Mario Bussagli, Enzo Erra, Pio Filippani, grande orientalista ed esoterista e infine dallo zio di mio padre Romolo Cota che aveva conosciuto il Colonna di Cesarò personalmente. A sciogliere ogni dubbio sulla identità di Arvo è lo stesso Renato Del Ponte, il maggiore biografo di Evola che nella sua pregiata opera “Evola e il magico Gruppo di Ur” ed.Sear, Bolzano [sic!] 1994, afferma a chiare lettere che il duca Colonna di Cesarò firmava i suoi articoli nel gruppo di Ur con l’eteronimo di “Arvo” o di “Krur”.Allora chi ha ragione? […] Ma è ben noto che nel mondo antroposofico i fondamentali dell’esoterismo sono spesso sconosciuti! La tecnica descritta da Arvo nel primo volume del Gruppo di UR fu suggerita a me e ad altri amici da Massimo allo scopo di “acquietare la mente ancora piena delle impressioni della giornata” PRIMA di iniziare l’esercizio di concentrazione».
Quanto vado scrivendo nella presente disamina non è affatto vòlto ad attaccare N.R. Ottaviano, o colui che, mi dicono, si celerebbe in internet dietro tale pseudonimo, ma unicamente a difendere l’obbiettiva verità storica e spirituale riguardante l’Antroposofia e la sua Via di realizzazione, contro – questo sì – le menzogne che la deturpano e la distorcono in maniera caricaturale. Se avessi veramente voluto attaccare la persona, e con tutto quello che so di lui sarebbe stato facilissimo farlo, avrei usato ben altri strumenti e ben altro linguaggio, e per il mio contraddittore la faccenda si sarebbe rivelata pessima. Al massimo, per alleggerire la tensione inevitabile alla esposizione della presente disamina, mi permetto ogni tanto una lieve, garbata, scherzosa ironia circa le sue pretese magistrali e i mirabolanti titoli iniziatici dei più diversi Ordini occulti, ch’egli ostenta. Per quel che riguarda l’obbiezione ch’ei mi rivolge, vi è da osservare che gli eteronimi usati da Julius Evola non sono solo quelli da lui citati. Infatti, sono Ea, Iagla, Agarda, e – non me ne voglia il mio avversario – anche Arvo. Gli eteronimi del duca Giovanni Colonna di Cesarò, invece erano, in Ur, Krur, e allorché, dopo la rottura di Evola con Reghini e Parise, Krur divenne il nome della nuova rivista, egli assunse l’eteronimo di Breno. La notizia riportata da Renato Del Ponte è errata. Quanto al fatto che il nostro “Istruttore occulto” abbia ricevuto “conferma” di tale identificazione da tutta una serie di “illustri esoteristi” – e citare come pezze d’appoggio personaggi veramente equivoci come Adelina “Luciana Virio” Scabelloni, e Paolo “Virio” Marchetti, il cui perverso occultismo magico-sessuale, di stampo cattolico, Amleto Scabelloni, in un colloquio che avemmo nei trascorsi anni ottanta, mi caratterizzò, con feroce sarcasmo, come “bafomettiano”, è al contempo scandaloso e comico – da parte mia è legittimo, e ben comprensibile, vedere la cosa come oltremodo dubbia, essendo tutte quelle personalità defunte da molto tempo, e solo testimone delle proprie affermazioni, al solito, è unicamente il nostro “mistagogico Hierophante”.
Ma a smentire l’identificazione di Arvo con Colonna di Cesarò non sono solo io, ma è il libro, apparso contemporaneamente alle annate originali di UR, Zam Bothiva, Asia Mysteriosa, che cita varie volte Evola, e nella seconda edizione, da me posseduta, apparsa negli anni trenta del secolo scorso, vi è esplicitamente affermata tale identificazione con Evola. Siccome tale testo non è di facilissimo reperimento, e la lingua francese non è da molti posseduta, posso fare riferimento alla traduzione italiana di tale libro, eseguita sulla prima edizione francese, e soprattutto alla Presentazione di Gianfranco de Turris, a Zam Bothiva, Asia Mysteriosa, La Confraternita dei Polari e l’Oracolo di Forza Astrale, a c. di Gianfranco de Turris e Marco Zagni, traduzione di Marco Zagni, Edizioni Arkeios, Roma, 2013. Nella Presentazione ricca di dati e notizie, che copre le pp. 7-16, di Gianfranco de Turris, viene chiarito che dietro l’eteronimo di Zam Bothiva vi sia l’occultista, amico di Julius Evola, Cesare Accomani, che aveva ricevuto l’Oracolo da Mario Fille a partire dal quale venne fondato il gruppo esoterico o Confraternita dei Polari, che si riuniva a Montmartre, a Parigi, in casa di Accomani.
Ora, Gianfranco de Turris – che di tutto potrebbe essere accusato fuorché di non conoscere l’opera di Evola – afferma apertamente che Cesare Accomani – secondo quanto scrive Evola nell’edizione di UR del 1955 – ebbe contatto con Evola nel 1928, ma da riferimenti bibliografici si può far risalire addirittura un contatto di Accomani con Arturo Reghini nel 1926. Per non dilungare troppo questo articolo riporto per ora solo una citazione di de Turris, tratta dalla sua Presentazione a p. 9:
«In Asia Mysteriosa nella Appendice “I Polari” c’è una indicazione di data: “nel giugno e luglio 1929….”. Il libro uscì dunque nella seconda metà di quell’anno. Ecco un’altra conferma che quando Julius Evola parlò diffusamente della faccenda ne scrisse per esperienza diretta e non per aver letto il libro. Che l’articolo, di cui si è appena fatto cenno, “sopra un oracolo aritmetico e sopra i retroscena della coscienza” a firma “Arvo” apparso su Krur n. 2, febbraio 1929, p. 40-47, sia di Evola non possono esservi dubbi: a parte lo stile, fa riferimento ad un episodio che si ritroverà identico in Asia Mysteriosa da un’ottica opposta».
A p. 10, de Turris aggiunge:
«Evola/Arvo definisce l’Oracolo una tecnica di “assoluta meccanicità e impersonalità”, anche se, precisa, “sulla portata delle risposte non abbiamo elementi per poterci pronunciare con sicurezza».
Ora, io non ce lo vedo proprio Giovanni Colonna di Cesarò ad interessarsi ed usare un metodo occulto così equivoco, chiaramente medianico, i cui risultati nel tempo dettero eloquenti risultati disastrosi proprio nella Confraternita dei Polari, fondata a Parigi su tale Oracolo.
Infine, mi sia permessa un’osservazione circa quanto affermato dal nostro “mistagogico Istruttore”, ossia esser stato lo zio di suo padre, dunque il suo prozio, Romolo Cota – al solito, unicamente a suo dire – discepolo di Giovanni Colazza, e addirittura suo allievo nella Facoltà di Medicina. Ora, Giovanni Colazza non ha mai insegnato nella Facoltà di Medicina, e il nome di tale prozio del Nostro non risulta mai in nessuna delle liste dei discepoli di Colazza che io ho nel mio archivio – ben 113 nomi nella lista più nutrita – per cui, mi voglia perdonare il mio avversario, ma mi è davvero molto difficile credere alle sue attestazioni.