Rastignac

LA FEDE NELLA DISCIPLINA INTERIORE (di F. Giovi)

🪷

Metto giù qualche parola dettata dalla sonorità del cuore.

La fede che l’asceta ha in sé non è una fede ignorante, oscura, ma una fede luminosa: fede nella Luce, non nell’oscurità.

Può essere chiamata cieca dall’intellettualismo scettico già solo perché rifiuta di essere guidata dalle apparenze esteriori o da quelli che sembrano essere fatti, perché essa cerca il vero dove sono altri coloro che non vedono e non poggia sulle grucce della prova sensibile e dell’evidenza.

E’ un’intuizione che non attende l’esperienza per essere giustificata: è la potenza che conduce all’esperienza.

Se io credo nella capacità dell’autoguarigione, troverò domani o tra mille anni il modo di guarirmi. Ma se comincio la disciplina con il dubbio e continuo con dubbi ancora più grandi, fino a che punto potrò proseguire il viaggio che cerco di intraprendere?

Questa fede speciale non dipende dall’esperienza diretta. E’ qualcosa che esiste in me prima dell’esperienza.

Quando si inizia la Concentrazione del pensiero, tale inizio non è quasi mai basato sulla forza dell’esperienza, nemmeno la logica del processo, anche compresa, non è sufficiente.

Esso principia con un profondo atto di fiducia, che chiamo con lo scandaloso nome di fede. E’ così non solo nella vita spirituale ma anche nella vita comune.

Tutti gli uomini d’azione, esploratori, inventori, creatori di conoscenza, procedono con fede incrollabile finché la prova non si presenti o l’impresa riesca… e vanno avanti malgrado delusioni, fallimenti, contraddizioni, negazioni: solo perché vi è qualcosa che dice loro che sono sul campo della verità e che l’impresa va portata a termine.

Secondo il grande Ramakrishna la fede o è fede oppure è altro: deduzione ragionata, convinzione provata, conoscenza accertata.

La fede che qui intendo è la testimonianza dell’anima verso qualcosa che non è ancora manifestato, compiuto, realizzato, ma che Colui che è in noi conosce anche senza previe indicazioni e ci avverte che è vero, che è il valore estremo da seguire e realizzare.

Qualcosa in noi persiste, resiste anche se la mente viene tormentata e la psiche corporea si rivolta e rifiuta. L’ascesi del pensiero comporta lunghi periodi di delusione, di smacchi, di stanchezza e oscurità. Eppure qualcosa in noi ci sostiene, ci spinge nostro malgrado: sentiamo che ciò che seguiamo è vero e davvero, in fondo, lo sappiamo.

La fondamentale fede nell’ascesi del pensiero, nel risveglio di sé, è che l’uomo spirituale esiste e che reintegrarsi a esso è il valore supremo della vita.

Finché un uomo ha questa fede, è segnato dallo Spirito, e se anche la sua natura fosse piena di ostacoli, gremita di negazioni e difficoltà e dovesse lottare per la vita e ancora oltre, è destinato al Risveglio della Vita spirituale.

___________________________________

🖋️

PICCOLI GRADINI (di F. Giovi)

(La scala fenicia nella roccia-Capri)

🟤

Quando scrivo alcune cose che riguardano quanto attornia la disciplina fondamentale è per fornire qualche consiglio che vorrei avuto quando ero molto più giovane.

A essere del tutto sincero, quando ho iniziato il mio tortuoso cammino nell’Occultismo, avevo ricevuto alcuni buoni consigli ma non li presi troppo sul serio perché, primo, non giudicavo di grande livello (mi parevano troppo “alla buona”) le persone ed i consigli che mi avevano dato e, secondo, proprio i concetti che riguardavano un occultismo semplice e senza fronzoli, non mi furono ripetuti in continuazione.

Così ignorai quelle che in realtà erano indicazioni semplici e sane e seguii le più complicate ed oscure direttive propinate in arcani testi magici e che, sebbene ancor più diluite sono la stessa roba che si insiste a proporre oggi, più per far cassa che per fermezza di idee.

So per diretta esperienza, e dai resoconti di parecchi, che bisogna essere assai ben determinati per restare sui binari delle operazioni semplici e del tutto coscienti, così da non essere risucchiati dalla baraonda che predomina nelle teste e nelle librerie.

Ma anche con idee chiare e un buon programma, gravi problemi e gli estremi rigori della vita corrente possono ostacolare brutalmente il progresso interiore; ma passare a più complesse meditazioni e ad ausili psicofisici o implementando tutta la giornata con i “5”, gli “8” o i “12”, state tranquilli che non servirà a niente.

Sebbene il porsi qualche immagine grandiosa delle nostre mete possa essere motivante, è la gestione dei passi giornalieri che determinerà il raggiungimento dell’obbiettivo finale.

E’ nel lavoro giornaliero che viene preparato il futuro raggiungimento. Se fate il vostro meglio oggi, domani, il giorno dopo, ecc…, si sommeranno mesi ben fatti e poi anni. In questo semplicissimo modo si creeranno tutte le modificazioni interiori indispensabili per raggiungere gli obbiettivi a lungo termine.

Anche adesso vi esorto a impegnarvi per gli obbiettivi che vi siete prefissati per il resto della giornata e per domani.

Impegnatevi a dare nutrimento spirituale all’anima, a soddisfare il suo bisogno perenne. Quando è il momento di una lettura “ispirata” o di Silenzio interiore, siate sicuri e adempienti. Se avete programmato uno spazio serale per la Concentrazione, impegnatevi a farla più dedita ed intensa del solito.

Ma impegnatevi anche – dovrei dire: disimpegnatevi – a chiudere porte e finestre del lavoro occulto e dedicatevi alla vita e alle persone che vi sono care.

Liberi di non credermi, ma vi sono non pochi occultisti, disciplinatissimi, che non riescono più a vivere con spontaneità e naturalezza. Per molte persone il vivere la vita è così difficile che preferiscono irrigidirsi in esercizi e valori. Ciò è tutt’altro che salutare, sia per l’anima che per il corpo.

Contemplate con calma e serenità il programma che vi siete dati: ricontrollate per la centesima volta che esso sia formulato sull’intensità e non sulla mera quantità e che inoltre sia dominato dagli esercizi di fondamento.

Impegnatevi ad aggiungere intensità a tutti gli esercizi principali, impegnatevi a passare qualche minuto in interiore silenzio ogni giorno: finché nel tempo esso diverrà la “normale” condizione della mente.

Esaminate con calma tutti i fattori che possono influenzare indirettamente il lavoro interiore, comprendendo anche sonno ed alimentazione e stabilite per ognuno obbiettivi giornalieri molto specifici. Che raggiungerete costantemente, settimana dopo settimana.

Se i piccoli gradini giornalieri non venissero mai raggiunti, è quanto mai difficile raggiungere in un futuro gli obbiettivi più grandi.

Concentratevi nel raggiungere ciò che è possibile nel breve termine, sempre, sempre e sempre, e l’obbiettivo a lungo termine giungerà da solo: questo è il fulcro del progresso e deve essere ripetuto.

Sarà il fulcro del progresso anche nella prossima settimana, nel prossimo anno, nel prossimo secolo.

E se voi o io non lo affronteremo nel modo giusto oggi e domani, la prossima settimana e in quelle successive, sprecheremo le nostre attuali possibilità per progredire.

___________________________________________________

🖋️

“A VOLTE UNO SCHIAFFO SALVA UNA VITA” (di Rastignac)

Certo, ognuno ha la propria rispettabile storia, ma sarebbe offensivo se dicessi che probabilmente 1 o 2 anni d’antroposofia sono troppo poco, non tanto in termini di tempo convenzionale quanto nel senso di conoscenza e del livello di questa?

*

Comprendere è lunga e pugnace impresa, così è difficile comprendere con qualche lettura d’attacco che l’antroposofia sia una corrente iniziatica, cioè un evento spirituale mediato nel mondo tramite eccezionali figure umane operanti concordemente a esseri sovraumani.

*

Il fatto che essa sembri accessibile poiché è facile reperire testi, non dovrebbe trarre in inganno: come in fondo è sempre stato, la Scienza dello Spirito è “moderna” nella misura in cui si è voluto che essa fosse adeguata ai tempi e, cosa più importante, alla struttura della coscienza umana contemporanea.

*

Coscienza che dapprima, leggendo i testi magari senza impegno, capisce poco rispetto ai molti livelli che si aprono in perfetta corrispondenza al pensiero che diventi attivo, insieme al sentire e al volere. Un paragone concreto e comprensibile del divario iniziale potrebbe venir dato dall’esercizio di “asta e filetto” che si eseguiva in prima elementare e che precedeva gli iniziali tentativi di scrittura. Scambiare l’asta e filetto con il saper scrivere porta a pasticci senza fine.

*

Pur nel rispetto dei sentimenti di tanti, mi sembra che troppo sovente si sia scambiata la Scienza dello Spirito per uno dei tanti spiritualismi all’acqua di rose della new age e se non lo si è fatto spesso si fa il possibile per farlo sembrare.

Ridurre o tradurre l’antroposofia a schematizzazioni, farne dei “Bignami”su cui per sopraggiunta pure discutere, è possibile e molti l’hanno già fatto: sapendo tutto senza aver capito nulla.

*

Se dico che l’antico Saturno fu una massa di calore che si evolse in una massa gassosa che chiamiamo antico Sole, non faccio sintesi spirituale ma esprimo un contenuto simile a: «Luigi l’altro ieri ha mangiato cinque biscotti e ieri ne ha mangiati sei». E il prodotto è solo una caricatura che non porta da nessuna parte.

Quello che mi domando è: cosa si legge veramente? Non di certo le opere dedicate al Metodo conoscitivo goethiano o La Filosofia della Libertà – sono troppo difficili con il loro linguaggio filosofico – ma almeno Teosofia… dove però il Dottore ricorda che la comune lettura «non vale per questo libro» in cui «ogni pagina, spesso anche pochi periodi dovranno essere conquistati con sforzo» poiché «chi si limiti a scorrerlo, non lo avrà affatto letto», e aggiunge che quanto in esso viene comunicato, va pure “sperimentato”.

*

Oppure La Scienza Occulta dove, poveri noi, nella sua caratterizzazione (1° Capitolo) l’Autore sottolinea l’importanza primaria dell’attività psichica, «ché il lettore perviene ai fatti descritti solamente se riesce a svolgere egli stesso, in modo adeguato, tale attività».

Ecco: mi sono permesso di usare il Dottore (e di ciò mi scuso) per affermare che lo studio dell’antroposofia non può, per il carattere dei suoi contenuti e per lo scopo che si prefigge, essere ‘facile ’e neppure ‘facilitato’.

*

L’apparente facilità con cui possono venire letti i Testi è il primo, occulto, ostacolo che si presenta all’anima del ricercatore. Il Dottore già in un testo complessivo come La Scienza Occulta dice tutto ed è già la perfetta sintesi di ciò che può venire afferrato dalla ragione e quanto può manifestarsi al ricercatore dello Spirito.

*

Ma dico: chi, di fronte ad un testo in latino medievale o ad una complessa dimostrazione matematico-geometrica o davanti all’Etica di Spinosa, chi potrebbe pensare di capire evitando gli sforzi necessari?

Persino per farti diventare uno con la divisa, ai Centri Addestramento Reclute, ti facevano marciare otto ore al giorno per tre mesi! L’uovo di Colombo consiste in uno sforzo disciplinato, in un pensiero che si rianimi dalla passività del percepito sensibile adeguandosi al contenuto della lettura, al suo percorso: riattivandolo con una attività logico-immaginativa per iniziativa nostra ma strettamente conforme all’architettura di ogni singolo rigo del testo. Questo è il primo lavoro che andrebbe fatto, proprio per “motivarsi” e non perdere tempo.

*

È scorretto, sbagliato (questa l’ho sentita), confrontare L’Iniziazione con il Manuale. L’Iniziazione di Steiner non è una semplice somma di indicazioni, ma un complesso dialogo su come e cosa l’anima debba sperimentare nel lungo cammino che la separa dalla condizione ordinaria sino alla soglia di una totale reintegrazione spirituale a cui sono chiamati pochissimi, e nessuno nel breve tempo di una singola esistenza.

Ciò nondimeno le indicazioni più elementari che il ricercatore trova nelle prime pagine del testo sono tutte condizioni necessarie, come avere le gambe per camminare.

*

Il Manuale, invece, è ciò che il suo titolo suggerisce: un manuale. Scaligero, voglio ricordare, nell’arco di oltre vent’anni aveva scritto già 15 libri che non trattavano ippica o cucina. Poiché da un lato eravamo un po ’scemi e dal lato opposto qualcuno era ormai attivo e preparato, scrisse con il Manuale un testo d’uso, rivolto, in primis, a chi già operava avendo compreso cosa fosse la Via del Pensiero di cui, a parer mio, i primi capitoletti sono comunque una splendida sintesi molto concreta. Studiarli e comprenderli alla radice offrono all’anima il terreno più solido che possa presentarsi.

*

L’antroposofia è una Scuola di vera vita interiore ma non deve essere una imitazione della scuola in cui, pigramente, si chiede al compagno la risposta su di un argomento che, per inettitudine o indolenza, non si è studiato. Così si va qua e là e si chiede a qualcuno di dare una risposta facile ad interrogativi che non dovrebbero nemmeno esistere se almeno si possedesse il prodotto più ottuso dello studio antroposofico: il nozionismo relativo alle Opere fondamentali. In questo campo l’orientatore deve sviluppare la massima comprensione ma non una sorta di buonismo ideologico che diviene complicità, poiché in tale modo sorregge e dignifica difetti e mancanze: l’opposto dell’atto morale di cui, a sproposito, si parla spesso.

*

So che queste righe possono sembrare dure (il che non vuole assolutamente essere): possono essere sentite persino come rimproveri o schiaffi; però mi si lasci passare nell’anima un’osservazione di Scaligero: «A volte uno schiaffo salva una vita».

 

Poeti, Mistici, Santi e Iniziati: ARTISTI CREATIVI (di Rastignac)

William-Blake-001

(W. Blake)

La critica ostile vede nelle esperienze di siffatte individualità la natura di soddisfazioni personali (sessuali per il freudismo).

La traduzione di Bernardo di Isaia: “Il mio segreto verso me stesso” o la nota frase di Plotino: “ Un volo del solo al Solo” sono state usate per criticare un asserito privilegio solitario e incomunicabile.

Ma una verità più vasta è poliedrica e sovente chi riceve poi dà. Naturalmente come gli è possibile. Certo che il dare secondo l’esigenza del puro pensiero logicamente articolato è consona ai nuovi tempi, ma rischiando di confondere i lettori, va anche detto che nei mondi invisibili le categorie, anche giustificate e corrette quaggiù, non sono precisamente le stesse.
Del resto non sono forse ‘meditabili’ i sublimi versetti della Bhagavad Gita? E le frasi introduttive del vangelo di Giovanni sono forse, come si dice,..fresche di stampa?
Chi può uscire dal corpo fisico provi a pronunciare il Pranava della Creazione: OM (AUM): verrà trasportato dal tuono universale nelle lande di molti mondi : così si attraversa parte dell’infinito.

Mondi contemplati o visioni fugaci: come essi siano è impossibile portarne brandelli nel mondo sensibile: la loro natura non permette che l’analogia, e le impressioni dell’anima possono soltanto diventare eco nel linguaggio poetico.

Essi eludono l’analisi poiché “Illuminano le caverne della mente, battute dai marosi, di una pallida luce stellare”

Molte tra queste frasi possono esserci famigliari.

Scrive il Vaughan:
“Io vidi l’altra notte l’Eternità
come un grande anello di pura e infinita luce”

E il Blake:
“Vedere un mondo in un granello di sabbia
ed un cielo in un fiore selvatico,
stringere l’infinito nel palmo di una mano,
e l’Eternità in un’ora”

E il Whitman:
“Luce rara, indicibile, che illumina la luce stessa”

E il Thompson:
“Ogni momento suona una tromba
dai merli nascosti dell’Eternità”

Queste sono immagini quasi impersonali del rapporto con il cosmo spirituale.
Altre invece riflettono l’intimo contatto individuale:

Juan de la Cruz:
“Tutto io allora dimenticai,
posando la guancia su lui ch’era venuto al mio venire:
Tutto cessò, ed io più non fui,
lasciando le mie vergogne ed i miei affanni
in mezzo ai gigli, e dimenticandoli”

Meglio ancora Jalaluddin Rumi:
“In un luogo al di là del luogo estremo, in un paese senza ombra di tracce,
trascendendo anima e corpo io vivo, rinnovellato nell’anima del mio amato”

Poi, quando è immenso lo stupore dell’anima, può capitare che il canto non basti:

“Questo luogo o stato” dice Eckart “è una tranquilla solitudine ove nessuno si sente a casa sua”. “E’ il quieto deserto della Divinità” scrive Tauler “così calmo, misterioso e desolato! Le grandi solitudini che in esso si trovano non hanno né immagine, né forma, né condizione”.

Conclusivo è Giovanni della Croce: “L’anima in profonda contemplazione è simile ad un uomo che vegga qualcosa per la prima volta, qualcosa di cui non abbia mai visto l’eguale…perciò egli si sente come posto in una vasta e selvaggia solitudine in cui nessun essere umano può venire: un immenso deserto senza limiti. Ma questo deserto è tanto più delizioso, dolce e adorabile quanto è più vasto e solitario; poiché dove l’anima sembra maggiormente perduta là essa si innalza al di sopra di tutte le cose create”.

C’è chi usa immagini di colore e forma: forse meno felici delle grandi aquile (Plotino, Ruysbroeck) e accolte troppo letteralmente dalle anime pie. Mi riferisco alle visioni di Geltrude, Teresa, Matilde di Magdeburgo e di Suso.

Non dimentichiamo la danza: analogia espressiva dell’azione che pervade l’anima rapita nel cosmo:

Dice Kabir in una poesia:
“Danza, o mio cuore! Danza oggi con gioia.
Gli slanci d’amore riempion di musica i giorni e le notti, e il mondo ne ascolta le melodie;
Pazze di gioia, la vita e la morte danzano al ritmo di questa musica. Danzano i colli, il mare e la terra. Il mondo dell’uomo danza in riso e in lacrime…
Guarda! Il mio cuore danza nel diletto di mille arti, e il Creatore è compiaciuto”

E Matilde:
“se tu non mi guidi, o Signore, io danzar non posso;
se vuoi ch’io balli e salti,Tu stesso, Signor mio, devi cantare.
Così io salterò nel tuo amore,
e dal tuo amore nell’intendimento,
e dall’intendimento nella gioia.
Allora, alto levando il pensiero umano,
lassù dimorerò girando, e gusterò l’avvolgente amore.”

La creazione poetica mareggia di stellari marosi anche nei cuori dei contemporanei.

Del grande Ramana Maharshi vi offro una poesiola, composta dopo un incidente…ma a comprenderla, ramazza l’olimpico superuomo evoliano.

Fui punto per vendetta dalle vespe
alla gamba finché non si infiammò,
sebbene sol per caso mi imbattessi
nel nido costruito in un cespuglio:
che cuore ha mai colui che non si pente
di aver commesso un simile malanno?

E di Sri Aurobindo ecco l’”Immensità dell’Io”:

Sono diventato quel che ero prima del Tempo.
Un tocco segreto ha posto quiete al pensiero e al senso:
Tutte le cose create dalla Mente attiva
Passano a vuoto e muto splendore.
La mia vita è un silenzio afferrato da mani eterne;
Il mondo è immerso in uno sguardo immortale.
Sta il mio spirito nudo delle sue spoglie;
Sono solo con il mio io nello spazio.
Il mio cuore è un centro di infinità,
Il mio corpo un punto nella vasta distesa dell’anima.
Si desta sotto di me l’enorme abisso di tutto l’essere,
Schermato un giorno da una gigantesca Ignoranza.
Immensità pura, nuda e senza tempo,
Io tendo a un eterno dovunque.

Chi segue l’antroposofia sa quanto Steiner si spese per tutte le manifestazioni dell’arte.
Oltre ai quattro drammi-mistero sono tante le “Parole di verità” e brevi composizioni.
Ne riporto una sola, non a caso.

Impara nella vita
L’anima a pensare,
E pensa gli esseri
Del mondo dei sensi.
Se però sente, calma,
Se stessa irrobustire,
Impara allor sicura
Non solo a pensare sé stessa.
Pensata anche si sa
Allor nell’Universo
Da Dei pensata.

Di Scaligero, oltre “La pietra e la folgore” leggete qualche capitolo dei suoi libri: troverete pagine di poesia modulata dallo Spirito.

Poi, per favore, non dimenticate il lavoro di Savitri che sembra nata tra le braccia di Calliope e a cui dobbiamo questa sezione: poetessa! (Tombari diceva:”E’ un complimento o un insulto?”)

E ricordiamo il valoroso FK, che forse ha capito, nel dire, qualcosa più di noi…..

Cari amici, non vi tormento più (promesso): scusatemi la corta lunghezza di queste righe e un caro saluto a tutti.

RASTIGNAC

Torna in alto