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CONFERENZA DI MASSIMO SCALIGERO DELL’ 11/03/1979: AUDIO E TRASCRIZIONE

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Se il pensiero puro è realtà assoluta, e il pensiero riflesso è proiezione relativa, come può essere possibile un pensiero puro che crea una realtà sensibile, che superi le deviazioni della sinistra hegeliana, e riesca così a dirigere la società sui valori dello spirito?

In altre parole: se il pensiero puro rimanesse nella sua sfera ideale, senza riflessi sensibili, non le pare che la società avrebbe solo meditazione astratta?

Indubbiamente. Noi… bisogna conoscere conoscere tutto quello che è stato meditato sul pensiero puro, ossia sulla via del pensiero, della Scienza dello spirito di Steiner. Quindi non è che il pensiero puro sia realtà assoluta. È il principio di un processo di realtà che si realizza patentemente, e cioè agli occhi di tutti riconoscibile nella scienza fisica. C’è un vero della scienza fisica, e noi abbiamo mostrato in parecchie riunioni come quello che c’è di potente nelle scienze fisiche è idealismo; ossia tutto ciò che c’è di contenuto, di leggi, di norme, di principii, di costante, di verità non è che è un mondo di idee. Sia pure poggiante sui numeri, ma che è un…  il mondo è trasformato da reale e sensibile a un mondo ideale.

Soltanto che la tremenda situazione di questa scienza è che nescit quod facit: non sa di usare il pensiero e quindi scopre una legge e crede che la legge sia nel fenomeno. Mentre il fenomeno non è che è una occasione in cui la legge si manifesta, e allora se lo scienziato potesse finalmente svegliarsi dal sonno letargico – e noi cerchiamo di farlo in un altro senso –  scoprirebbe in sé la forza che gli dà il primo processo reale della scienza.

Allora scoprirebbe che questa forza ha lo stato puro. Si capisce che noi non ci beiamo di questa forza, ma immediatamente la usiamo, perché è il principio, come una fettuccia che se uno la tira viene qualche altra cosa, se la tira ancora viene qualche altra cosa. Soltanto che… perché la tira? La tirerebbe? Per farla incontrare con la realtà: come cominciò a fare Goethe superando veramente il limite della scienza. Tant’è vero che ci sono scoperte di Goethe che anticipano di un secolo ciò che la scienza ha potuto constatare più tardi, per esempio nella teoria dei colori… noi potremmo dimostrare che se oggi c’è una cinematografia… una fotografia a colori, questo lo si deve alla prima intuizione di Goethe. Quindi questo pensiero puro non sta lì per essere un’astratta meditazione; guai all’astratta meditazione! Ma deve essere la forza che finalmente incontra il fenomeno e sa che cosa gli dà la possibilità di penetrare nel mondo fisico.

Questo naturalmente esige una trasformazione dell’uomo. Infatti siamo in un punto in cui, se l’uomo non si trasforma, corre dei bruttissimi rischi, e tutto quello che accade nella natura, nella storia, nella cultura… c’è un principio di follia. E se l’uomo… tutto quello che accade gli dovrebbe dire, gli dovrebbe dar modo di capire che si deve svegliare, che deve trovare un’altra via che finora ha ignorato, e però c’è chi gliela continuamente sollecita perché la trovi.

E questa è la via del Pensiero, perché è veramente l’attività che giustifica tutto.

Quindi, sinistra hegeliana… ma c’è anche una destra hegeliana. O destra o sinistra è la stessa cosa, perché Hegel ebbe un’esperienza personale del pensiero e fu veramente grande. Però se noi conosciamo Hegel ci accorgiamo che questo sistema di conoscenza è valido soltanto per quello che riguarda la sfera del pensiero e della coscienza umana.

Quando lui comincia a sforzarsi di vederlo nelle leggi fisiche già fa uno sforzo formidabile, dialettico, ma che non afferra la realtà, perché lì ci vogliono altre forze di cui lui non disponeva.

Tuttavia, per quello che riguarda il principio di un’esperienza del pensiero puro, certamente Hegel è il migliore dei filosofi.

Però coloro che lo hanno…  i suoi discepoli, non potevano ripetere la stessa esperienza del maestro? Perché lui a loro insegnava i risultati della sua dialettica, ma lui stesso non conosceva la forza che gli dava questo processo dialettico tanto interiore.

E io questo l’ho detto nel mio libro “Dallo Yoga alla Rosa Croce”: che se Hegel avesse scoperto come funzionava in lui il processo del pensiero che gli faceva intuire veramente il pensiero puro, il pensiero come atto puro — lui cita proprio la frase, questa frase di Aristotele — e lui avrebbe piuttosto scritto un libro di ascetica del pensiero piuttosto che continuare a filosofare fino all’Enciclopedia delle scienze filosofiche, che è la summa di tutte le sue conoscenze filosofiche.

E allora che cosa è avvenuto? Che questi discepoli vivevano della dialettica del maestro. Quando il maestro è mancato è stato uno scombinamento di tutto, perché da una parte giustamente se ne andarono a sinistra, dall’altra a destra, poi ci fu il centro, poi il centro destra e il centro sinistra, come nella Camera dei Deputati.

Ma qui si tratta di capire che il pensiero riflesso può anche essere la veste del pensiero puro obiettivo e che questa esperienza è possibile, e che proprio questa bisogna seguire. Perché non è che noi dobbiamo rinunciare al pensiero riflesso: eh! allora rinunceremmo anche alla possibilità di esprimerci sul piano dialettico. In questo momento io parlo e parlo usando una certa dialettica e sono nella sfera del pensiero riflesso, ma dietro credo di seguire un contenuto interiore. E questo pensiero riflesso è la sfera di Lucifero, quindi siamo a posto, siamo in regola.

Adesso però, strada facendo, vedremo le altre… vedremo di rispondere ancora a questa domanda.

Come centralizzare (sarebbe stato meglio ventrizzare), come centralizzare le persone che vivono di rapina animica? Prima scelgono il soggetto adatto, poi lo circuiscono, infine lo trascinano in situazioni insostenibili, e questi per quieto vivere lascia correre e sopporta, ma molte forze sono andate distrutte. Grazie.

Ma questo grazie per chi è, è per me o per quello? Eh, me lo piglio io.

Ma ‘ste povere persone che vivono di rapina animica… e dagliene ‘n po’, e ce l’hai, in abbondanzaIo mi farei rapinare. E sarebbe un buon segno, e poi credo che qui ci sia una punta d’umorismo da parte del richiedente, perché dice: “prima scelgono il soggetto adatto”, ossia lo riconoscono che è rapinabile, a Roma si dice “lo guardano in faccia”, “l’hanno guardato in faccia”. Eh, se l’hanno guardato in faccia è difficile che puoi rapinarla… Comunque, è difficile rispondere a questa domanda; perché probabilmente, se la domanda non è umoristica, ma è seria, vuole essere una specie di appunto a coloro che … intendono far vibrare secondo vibrazioni piroflessidiche un loro soggetto scelto: ma allora queste persone la sanno lunga, quindi sono animicamente provvedute, allora che bisogno hanno di rapinare n’altro di forze animiche? Questo è il problema.

Adesso qui affrontiamo questo lenzuolo… però ve ne leggo solo un pezzo perché dal principio è chiaro tutto. E’ una persona, beh… che sa benissimo…

 

Il Dottore dice che a Goethe mancò la spinta verso l’autoconoscenza dello spirito, e a Nietzsche quella verso la verità oggettiva, e che Lui, ideando la fantasia morale si è tenuto in mezzo tra i due. Qui non ci si immaggina, non ci si immàgia (ah, da in- magiàre) il fulcro che bilancia Ahrimane e Lucifero? Quando giunge Michele a piombarci giù Ahrimane ne viene sì innalzato Lucifero redento, non ci riesce però di entusiasmarci ancora, come ragazzi, per Zorro il Giustiziere, perché nel cattivo debellato ci vediamo noi, quel di più di noi che vi ah-rimàne impigliato, su cui sembra infieri… imperièrsi (eh, so giuochi di…) beata e crudele, verace e ipocrita, la compassione di ogni olimpico Goethe, redento, verso ogni caduto Nietzsche, il folle.

Eh, dice la domanda… dice: la mano del pensiero ahrimanico si impugna la spada di Michele, non è l’arcimànico… dè scopa (risate).

Eh, e qui l’amico Longino mi mette in imbarazzo, perché… Goethe, Nietzsche, e in mezzo il Dottore… Il Dottore fa, dicendo questo essere in mezzo tra i due”, lo dice proprio con un atto di grande modestia, perché non sta tra i due, li riassume tutt’e due, e li sprofonda e li trascende, è molto più grande perché Goethe ebbe l’inizio di una esperienza immaginativa sulla quale noi oggi possiamo ancora lavorare. Su Nietzsche non possiamo più lavorare, perché Nietzsche è grande in una parte della sua opera, ma questa parte grandiosa della sua opera, per esempio “La nascita della tragedia”, il Così parlò Zarathustra”, eccetera, appartiene a un momento di libertà della sua vita, che lui non ha mai capito in sé stesso, perché a un certo punto, preso dalla passione di estinguere tutto ciò che è falso valore, dialettica, intellettualismo, distrugge tutto.

A un certo punto questo istinto distruttivo lo porta a eliminare con una gioia distruttiva e con un impeto veramente meraviglioso tutto ciò che c’è di recitazione e di dialettismo, di psichismo letterario, di retorica della cultura, e ci riesce: senonchè, non essendo cosciente del suo spirito di libertà, che cosa gli rimane dopo aver distrutto tutto, gli rimane il fisico, il corpo, gli istinti: e allora su questa base crea il superuomo. Il corpo e gli istinti, cioè l’animale, e quindi prende un equivoco terribile, e dopo aver tanto cercato qualcosa di assoluto, lo perde, e assolutizza quello che meno va assolutizzato, l’animale umano, e quindi crea dei terribili, tragici equivoci. Soltanto che, la sagacia deve portare il ricercatore a prendere il Nietzsche del momento creativo, e allora lì può essere utile, ma sempre ricordando che lui non ha mai capito niente della libertà.

Del resto della libertà non ha mai capito niente nessuno, non c’è un filosofo che l’abbia capito, e il mondo ancora non l’ha capito. E il mondo cerca la libertà, l’uomo è libero (c’è Sartre che dice “purtroppo l’uomo è libero”), ma non sa che cosa fare, perché? Perchè non sa dove nasce la sua libertà. Tutti oggi si sentono liberi, però ciascuno identifica la  libertà con una parte della psiche animale, quindi ciascuno afferma ciò che di peggio c’è in lui, e questo viene chiamato libertà. E poi ci sono metodi pedagogici che arrivano a coltivare questa libertà dicendo che ai bambini bisogna permettere tutto: e questa è un’altra forma di follia, perché il bambino ha bisogno di essere aiutato a distinguersi da ciò che in lui è istintivo in senso distruttivo, ma non ci sono più educatori capaci di questo ordine interiore.

E quindi mi riallaccio al discorso che facevamo prima a proposito della prima domanda, a quello che é il senso ultimo di questa, e noi abbiamo potuto capire qualcosa che é veramente il principio della salvezza, ossia che non c’é libertà, altro che … non c’é problema di libertà che non sia per il pensiero.

Il problema della libertà non riguarda nessun’altra parte della vita dell’anima, né il sentire,  né il volere, né gli istinti, né la psiche, né il corpo: il problema della libertà riguarda solo il pensiero, è solo il pensiero che é vincolato, é imprigionato, é riflesso, e nell’essere riflesso viene afferrato dalla natura inferiore. Ora, noi dall’Iniziato dei Nuovi Tempi apprendiamo che il problema della libertà riguarda il pensiero: però questo non é sufficiente, noi dobbiamo renderci conto della potenza di questo pensiero, e del fatto che capire che cosa significa implica una rivoluzione di tutta la propria vita, perchè noi siamo inchiodati alla nostra natura, alla nostra razza, ai nostri istinti, alle nostre preferenze, alle nostre ideologie, proprio dal fatto che non abbiamo pensiero libero. E il problema della libertà riguarda il pensiero.

Ciascuno é libero nella Terra, oggi i bambini giá nascono con l’istinto della libertà; peró non c’é nessuno sulla terra che sospetta dove deve cominciare a far funzionare, a intendere la propria libertà. E la libertá é proprio l’atto del pensiero che diviene percezione interiore,  il pensiero si scioglie mediante una volizione nostra, si scioglie dalla natura inferiore, e compie un’esperienza di se stesso in cui finalmente nasce come pensiero, perché (noi questo l’abbiamo chiarito a lungo anche nei libri) perchè noi non abbiamo il pensiero come veramente é, abbiamo sempre il pensiero imprigionato in un contenuto, non abbiamo il pensiero libero: perciò non siamo liberi. Il contenuto ci domina, per il fatto che il pensiero é asservito al contenuto.

Anche quando noi studiamo per dare gli esami universitari, certi dicono: ma questo e’ un allenamento di pensiero? No, perché il contenuto domina il pensiero… e tu sei dominato da questo.

Minimamente noi cominciamo ad avere il pensiero che si emancipa, si svincola, che si affranca dal contenuto, quando facciamo l’esercizio di concentrazione. Peró si tratta di capirlo quest’esercizio, perché dapprincipio non avviene che poco, bisogna lavorare molto con il pensiero per capire come comincia ad essere libero, e questa liberazione é la chiave di tutto.

Perché immaginate che siamo doloranti per ingiustizie subite, per rapine animiche subite, che siamo doloranti per torti, oppure esaltati da determinate spinte psichiche, o fanatizzati, ma soprattutto sofferenti o adirati (e questo é un continuo, non siamo liberi), se c’é uno di questi sentimenti, questo sentimento o istinto che ci invade, noi non siamo noi stessi: ma se abbiamo, conosciamo la disciplina del pensiero, noi, malgrado quest’invasamento, compiamo un atto di grande energia interiore, troviamo una zona in cui siamo liberi, in cui finalmente siamo indipendenti da queste spinte, da questi invasamenti, e lí ci sentiamo veramente calmi, cessiamo di peccare di eccesso di antipatia, o di eccesso di simpatia.

Siamo finalmente indipendenti da tutto ció che ci prende, ci rapina animicamente, e sentiamo che lí siamo veramente uomini, che da lí possiamo giudicare con serenità, con obiettività, siamo indipendenti dagli istinti, abbiamo la possibilità di un giudizio oggettivo. E soltanto quando abbiamo queste tremende sofferenze possiamo capire questo, perché ritroviamo una zona di luce intatta, una zona in cui se noi siamo capaci di trattenerci, abbiamo tutte le ispirazioni per quello che dobbiamo fare, allora capiamo che cosa significa essere liberi, essere liberi dalla propria natura, essere liberi dalla propria psiche. Altrimenti non si é uomini, si rimane delle caricature di uomini.

Comunque la domanda di Longino va bene.

Posso riunire queste due domande, anzi ce ne sono tre che si somigliano, che contengono suppergiù lo stesso concetto.

“La distinzione tra Io e personalità è la stessa che tra umiltà e umiliazione? Se il tuo prossimo ti maltratta porgi l’altra guancia: l’altra guancia è quella della figura spirituale dell’uomo che non patisce umiliazioni ma le accoglie per illuminare di sè la terrena personalità? E’ questa l’umiltà ?

Se l’Io lo scopre non identificandosi più nella personalità, questa, come ciò che si oppone all’impersonale deve essere dall’Io umiliata?

Ma nel quotidiano non prevale sempre la personalità che non vuole essere umiliata?”

Qui voglio eliminare subito una… per poter unificare queste tre domande, un concetto. Che a noi l’umiltà non interessa affatto, perché se noi cerchiamo di essere umili recitiamo, siamo degli ipocriti.

L’umiltà deve nascere da una correlazione obiettiva della propria vita interiore con il mondo. Deve nascere senza che nemmeno ce ne accorgiamo, non ci dobbiamo accorgere di essere umili e tuttavia possiamo esserlo. Ma anche qui dipende dall’essere liberi, non dobbiamo porci degli ideali che sono dettati dal catechismo altrimenti non seguiamo la via nostra.

Sono enumerate delle virtù, delle qualità, ma l’epoca del sentimento è finita, questa è l’epoca della volontà e della libertà e quindi certe virtù cristiane noi dobbiamo capire che rimangono un atteggiamento se noi crediamo di conquistarle mediante la Scienza dello Spirito, perché la Scienza dello Spirito è proprio la via della libertà per cui si lavora trasformando la propria natura, e non imponendo alla propria natura nessun perfezionamento se non quello che viene dall’operare interiore dell’Io libero o del pensiero libero.

Quindi anche per quello che riguarda il patire umiliazioni, anche lì si tratta di capire l’importanza di essere indipendenti dagli stati d’animo perché si patiscono umiliazioni quando si è vincolati a qualcosa da cui non si riesce a liberarsi. E  uno di noi deve liberarsi perché l’umiliazione sembra venirci da qualcuno ma non è così . L’umiliazione viene dal fatto che noi soggiaciamo ad uno stato interiore, ad uno stato d’animo. Quindi eliminato questo punto vediamo un po’ l’altra domanda.

Quanto l’autonomia e lo spirito di libertà si accompagnano a mitezza, calma e calore dell’anima?

Qui è ben chiaro, si può dire che è la conclusione di quanto dicevo. Perché qui dice: Quanto l’autonomia e lo spirito di libertà si accompagnano, è inevitabile che si accompagnino a mitezza, ma non è perché noi vogliamo la mitezza prima, perché sennò recitiamo. Certo dobbiamo cercare di dominare le nostre reazioni, non è che io sto dicendo che dobbiamo fare come ci pare… indubbiamente da questa autonomia viene la calma e il calore dell’anima.

L’altra domanda unibile è questa:

Perché è necessario il sacrificio? 

Anche qui devo… ah beh, questo è Vercingetorige… Anche qui devo dire: chi l’ha detto che è necessario il sacrificio? Se è necessario, questa necessità ci viene dal di fuori e ci si impone dal di fuori e noi non siamo liberi. Mentre se noi siamo liberi questo sacrificio lo facciamo perché lo vogliamo noi e non perché ci viene imposto. Se ci viene imposto è un brutto segno, è segno che il Karma lavora e ci sono degli esseri che devono ringraziare questo Karma perchè se non sono portati a fare il sacrificio, ci pensa lui e dal sacrificio viene il meglio.

Dopo una grande sofferenza viene una grande luce. Allora uno dice, ma questa sofferenza mi è stata imposta. E uno di noi dice: non ho bisogno che mi venga imposta perché io stesso do quello che deve essere dato, offro quello che deve essere offerto.

Il sacrificio.

Olio su tela-artista ignoto attivo nell’ultimo decennio del XVIII secolo (tra il 1790 e il 1799)
Chiesa di Santa Maria del Colle -Pescocostanzo (AQ)
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Nei tempi antichi veniva compiuto il sacrificio di animali, venivano anche (dei) sacrifici umani. Però questo sacrificio di animali era necessario, perché? Perché gli Dèi inferiori, gli Dèi della terra – per intenderci Lucifero e Arimane – sono esseri che cooperano all’esperienza umana sulla Terra, senza loro questa esperienza non sarebbe possibile, quindi l’uomo…

Però avveniva che questi Dèi inferiori si accorgevano che l’uomo era in relazione con Dèi superiori. Ci viene parlato dal Dottore dell’invidia degli Dèi: ossia questi Dèi inferiori erano invidiosi di questo. Però i saggi capivano che questa invidia poteva scatenare questi Dèi inferiori e allora li placavano coi sacrifici che erano cose abbastanza cristiane… ma il cristianesimo non c’era ancora.

Quello del sacrificare animali, eccetera, ucciderli, proprio… Ma i saggi di allora sapevano che senza questi sacrifici questi Dèi terreni sarebbero stati pericolosi per l’uomo, non solo ma noi leggiamo che per esempio ci fu un epoca in cui un’entità particolare, una delle più potenti personalità dell’evoluzione dell’uomo, fu il mediatore di un’azione del Cristo nel corpo astrale dell’uomo, perché voi sapete i sacrifici del Cristo, i quattro sacrifici del Cristo.

Il primo fu il mondo dei sensi, se oggi noi vediamo in maniera che i sensi siano veramente puri, l’occhio vede perché non vuole niente per se stesso, così l’orecchio, tutti i sensi, perché lì c’é già un ordine stabilito dal Logos. Se i sensi dovessero obbedire a ciò che noi siamo nella sfera psichica noi vedremmo tutto deforme a seconda del nostro colorito psichico.

E ci fu un’azione da parte del Logos attraverso questa personalità potente (che tu conosci)  che poi fu fatta anche per il corpo eterico. Poi fu fatta per quello che era il più difficile, ossia il corpo astrale e lì questa personalità potente per potere agire nell’umano prese la veste del drago.

Il che significa che prese la veste (allora era più potente Lucifero a quei tempi) per cui i primi maestri umani erano delle entità luciferiche ma comandate; degli esseri luciferici che obbedivano perché questa entità per potere agire sulla terra, in un mondo piuttosto difficile, – nella sfera astrale era il Drago che dominava – e quindi si doveva vestire con la veste del Drago.

Poi c’è la vittoria sul drago che è simboleggiata da S. Giorgio che sconfigge il drago perchè viene il Cristo e il Cristo finalmente pone fine all’epoca del sacrificio cruento, sanguinoso, ma da allora cominciò un altro tipo di sacrificio, che è il sacrificio dell’uomo che richiede per diversi secoli spargimento di sangue… guardate, dal sangue sparso dagli apostoli, al sangue delle stimmati di Caterina Emmerick, di Padre Pio, eccetera, è un lungo percorso potente, di donazione al Cristo secondo la spinta del sacrificio.

L’invidia degli Dèi continua, infatti il Dottore parla di questa invidia degli Dèi a proposito dell’incendio del Goetheanum, e lui si riporta all’incendio del tempio di Efeso da parte di quello sciagurato, che è amico tuo, Erostrato, che è una espressione dell’invidia degli Dèi la quale continua, continua. Questa invidia ha due forme, la forma antica è quella di cui abbiamo parlato, ossia quella che esigeva i sacrifici cruenti, la forma nuova è terribile e veramente ancora più pericolosa, perché entra in gioco l’entità più potente della Terra che è Arimane, perché è l’invidia della liberazione dell’uomo.

E vedete che adesso noi ci riferiamo alla prima domanda che parlava della sinistra hegeliana perchè, tutto ciò che oggi ostacola la libertà – e possiamo dire anche la liberazione dell’uomo – viene proprio da queste entità che cercano… difatti mai si è parlato di libertà come in questo periodo, ed è proprio segno che la libertà è morta quando se ne chiacchiera troppo, ma è visibile a chi veramente può, come tutto il lavoro arimanico consiste nell’impedire che l’uomo sia libero, nel prenderlo… soprattutto mediante il metodo arimanico della scienza di mettere in moto il pensiero ma di fare ignorare la fonte del pensiero.

E attraverso tutte le ideologie, perché le ideologie mica si presentano come metodi del pensiero, si presentano come un già fatto, un già pensato che è talmente persuasivo che i giovani subito se ne abbeverano e non pensano più perché il loro pensiero ormai è paralizzato per tutta la vita, perché nessuno gli può far capire come loro hanno pensato qualcosa e l’hanno accettato prima di sviluppare il pensiero.

Nessuno si è curato di dire “educhiamo il pensiero in questi esseri e che poi scelgano loro”. No! Ti aspettano a scuola! Cominciano da quando sono piccoli a inserirgli già le ideologie, non sono più liberi, è finita, su tutta la Terra è così e questo è il piano di Arimane, l’invidia degli Dèi continua e l’invidia degli Dèi si espresse nell’incendio del Goetheanum.

Ecco la risposta, perché é necessario il sacrificio. Perché il sacrificio è cambiato, il sacrificio è l’operazione che è allusa nella domanda che abbiamo letto, nella seconda domanda delle tre:

L’autonomia e lo spirito di libertà si accompagnano  a mitezza, calma e calore dell’anima?

Ma questo è il sacrificio della natura inferiore, perché? Perché quando noi subiamo qualcosa di veramente ingiusto, la nostra risposta è una ribellione. La ribellione che cosa è? E’ lo stesso moto arimanico al quale noi reagiamo e interagiamo mediante la ribellione; perché non c’è moto aggressivo che non parta dal doppio arimanico.

Noi possiamo ricevere una ingiustizia terribile, se in quel momento odiamo l’autore dell’ingiustizia siamo pienamente giustificati, abbiamo ragione, però abbiamo torto marcio perché in quel momento l’odio viene dallo stesso principio da cui parte l’ingiustizia. E finchè c’è questo non si esce dal cerchio chiuso della botta e risposta. Alla risposta dai la botta, alla botta la risposta e questo non finisce mai e tutte le forme di mediazione pacifica sono tutte recitazioni, sono tentativi nobilissimi ma calmano le acque per poco e intanto ipocritamente tutti si preparano al contrattacco imminente.

Quindi siamo in un momento molto serio, in cui il capire che cosa è il sacrificio… e non è quello del senso tradizionale, come ci può essere insegnato da esseri come  Teodoro di Besançon, Giuseppe da Copertino, San Francesco, la Emmerick, la Teresa Neumann,  esseri che veramente hanno vissuto una vita di sacrificio: tutto questo è un meraviglioso insegnamento, il sacrificio è inscindibile dalla libertà, altrimenti è un’aggiunta… e va benissimo.

Adesso noi stiamo parlando per il tipo umano che è veramente cosciente, perché naturalmente quando affermiamo delle cose dovremmo affermarne contemporaneamente tante altre che sono simultaneamente vere, e quindi sembra che noi le escludiamo perché noi stiamo parlando del tipo di evoluzione che urge in questo momento per andare incontro alle esigenze gravi del tempo, ma questo non riguarda tutta l’umanità, perché c’è un’umanità che ancora ha bisogno del parroco o del capo del partito, il gregge esiste e continua ad esistere e il gregge ha bisogno del pastore. Ci sono invece degli esseri che non possono più appartenere al gregge e questi, se non hanno una legge interiore loro, si scatenano e sono irregimentabili e quindi la loro libertà scatenata finisce in modo veramente distruttivo e stavamo dicendo… e dobbiamo concludere… che il sacrificio di cui stiamo parlando, non è possibile se non grazie all’uomo libero, se non mediante l’uomo libero. E’ l’uomo libero che sceglie la via più difficile, è l’uomo libero che volontariamente tra due vie, una facile e un’altra difficile, sceglie lui, perché è libero, la via difficile, perché sa che è quella che  più è utile all’umanità.

Questo è un sacrificio, però è vero, non è imparato e acquisito sentimentalmente, quindi il minimo esempio è questo, del poter scegliere tra due vie la più difficile, ma noi possiamo anche guardare nel Vangelo e avere molti esempi perché, l’offrire l’altra guancia di cui dice la quarta domanda é un atto mitico che può essere anche retorico se non viene dall’uomo libero, ma se viene dall’uomo libero è un atto magico che rovescia la situazione, perché che cosa significa?

Che lui riceve lo schiaffo e la reazione immediata, normale, al tipo umano attuale, nervoso, “sistema nervoso-animalità istintiva-sistema nervoso-organo cerebrale-reazione”: te dò un’altro papagno!

Ma immaginiamo che ci sia uno che conosca il pensiero vivente, il pensiero liberato, la forza della interiorità assoluta; sente che l’impulso a dare il papagno viene da Arimane e quindi lui non vuole che gli venga dettata l’azione da Arimane. E quindi sta fermo. E questo non reagire che significa offrire l’altra guancia è un atto magico, è l’espressione massima della libertà dell’uomo dal dominio di Arimane. Quindi noi vediamo che tutto quello che oggi ci si presenta come problema severo della vita, e ogni giorno, guardate, si presenta… è la richiesta di questo atto interiore autonomo… naturalmente non dobbiamo dimenticare, che quest’atto interiore e autonomo, è la presenza in noi di una forza che si manifesta individuale ma è nello stesso tempo superindividuale e quanto più è individuale e tanto più ciò che superindividuale manifesta in esso, e questa contraddizione dobbiamo capirla, ossia quanto più c’è individualità libera, tanto più c’è universalità vasta, ed è la vasta e potente universalità del Logos.

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L’ARCHETIPO-APRILE 2026

REALIZZARE IL SÉ REALE (di F. De Pascale)

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“Perché il mondo è così avvolto nell’ignoranza?”

Preoccupati di te stesso, lascia che il mondo abbia cura di sé. Pensa al tuo Sé. Se tu sei il corpo, c’è anche il mondo grossolano. Se tu sei spirito, tutto è soltanto spirito.

“Sarà valido per l’individuo, ma per gli altri?”

Prima fallo e poi vedi se sorge la questione.

“La mia realizzazione aiuta gli altri?”

Sì, certamente. E’ il migliore aiuto possibile. Ma non ci sono altri da aiutare, poiché un essere realizzato vede soltanto il Sé, proprio come l’orafo stimando l’oro in vari gioielli vede soltanto l’oro. Quando ti identifichi col corpo, soltanto allora le forme sono presenti. Ma quando trascendi il corpo, gli altri scompaiono assieme alla tua coscienza di esso.

“Quale credi che sia la causa della sofferenza del mondo? E come possiamo essere d’aiuto per modificarla, come individui o collettivamente?”

Realizza il Sé reale. E’ tutto ciò che è necessario.
Ci sono uomini che lavorano per il bene pubblico e che non riescono a risolvere il problema della miseria del mondo.
Essi sono accentrati sull’ego, e questo spiega la loro incapacità. Se rimanessero nel Sé, sarebbero diversi.

“Perché i Mahatma non offrono il loro aiuto?”

Come sai che non aiutano? Discorsi pubblici, attività fisiche e aiuto materiale sono tutti superati dal silenzio dei Mahatma. Essi realizzano più degli altri.

§

A queste asciutte ed illuminanti parole dell’Asceta di Tiruvannamalai, non possono non essere accostate le parole di Massimo Scaligero nel capitoletto de LA LOGICA CONTRO L’UOMO, intitolato L’equivoco dell’azione pratica, che sarebbe lungo – ma che il cercatore spirituale dovrebbe bene e ripetutamente meditare tutto – ritrascrivere tutto, ma del quale voglio riportare solo alcune brevi frasi:

“E’ la ragione per cui, secondo l’opinare corrente, viene attribuita all’azione, o all’attivismo, una vitalità che si suppone mancare al pensiero, non riuscendosi a vedere nell’intima genesi del sentire e del volere una radice ideale[…]. La distinzione tra teoria e pratica è un’astrazione moderna, necessaria al meccanicismo del sapere escludentesi dalla propria fonte di pensiero”.

Nei colloqui e nelle lettere che Massimo ci inviava, invitava noi, allora giovani, a ridurre e addirittura ad eliminare ogni forma di attivismo esteriore, perché “la vera azione è soltanto interiore”, perché “la contemplazione è la più alta forma di azione: quella più efficace, quella più potente, quella vittoriosa”. E metteva in evidenza come solo un asceta, portatore di un vivente modo interiore di forze di conoscenza, di idee-forza realizzate nella contemplazione interiore, può essere positivamente attivo con il suo agire nel mondo esteriore. Rudolf Steiner stesso comunicava ad Adelheid Petersen come “un discepolo, che nella solitudine della sua stanza, medita per es. il ciclo sul Vangelo di Giovanni, pareggia molto del karma del mondo”.

Alcuni individui – portatori reali e non recitanti di concrete forze di conoscenza spirituali e di concreta moralità – possono avere il compito di operare con azioni e compiti precisi nel mondo: ma sono azioni e compiti indicati e affidati dal Mondo Spirituale, e non escogitazione dialettica o ambiziosa velleità di un individuo, che si butta nell’attivismo esteriore per evitare di impegnare a fondo la sua fiacca volontà nella decisa ed energica azione interiore.

Si potrebbe obiettare:

“Se il pensiero non viene liberato, quali possono essere le molle dell’azione? Se l’illusione corporea non è stata vinta, quale realtà avranno le altre cose?”

Si obbietti: “Punto fermo, conditio sine qua non già dichiaratamente data per scontata “, a noi pare francamente una – ancorché in sé giustissima – mera petizione di principio. Perché la storia della Comunità Solare ha ampiamente mostrato, da quando Massimo ci ha lasciati, tutta intera la diserzione e la latitanza dall’impegno ascetico di moltissimi sedicenti discepoli “scaligeropolitani”, lo sfrangiamento e lo sfilacciamento della tensione volitiva (a Roma direbbero l’ammosciamento della volontà), l’appannamento della cruda visione della tragicità dei tempi, la sordità interiore, l’opacità dell’anima, la deconcentrazione e la dispersione delle forze in molte dilettevoli antroposufiche attività collaterali, deliziosamente irrilevanti, o addirittura la caduta nella più volgare profanità esteriore, con scomposti cedimenti morali, che molte brave persone, della Scienza dello Spirito o della Via dell’Iniziazione, non hanno mai sentito parlare.

Proprio perché si viene meno – nella maniera più poltrona, stupida e vigliacca, a quella che Massimo ne Il LOGOS E I NUOVI MISTERI chiama la responsabilità dell’esoterismo, è necessario porre come non mai l’accento sulla tragicità dei tempi, sulla assoluta necessità di una intensa pratica interiore, sulla assolutissima centralità della Via del Pensiero e della concentrazione. Non si realizza – nel colpevole ottundimento interiore – che l’umanità sta ballando sull’orlo dell’abisso nel quale rischia di irreversibilmente sfracellarsi, che oggi ancor più che non ai tempi di Rudolf Steiner è valido l’ammonimento, contenuto nelle Massime Antroposofiche, di una tutt’altro che impossibile caduta nel subumano, che l’esperimento uomo potrebbe anche fallire.

Non saranno certo pifferi, acquerelli, danze cosmiche, et similia, che al Principe dell’Oscuro Pensiero, Angra Mainyush, fanno il solletico, a salvare l’umanità dallo sfracellarsi nell’abisso! E non è affatto vero che l’opera di Massimo Scaligero sia per pochi – tanto più quando i ‘pochi’ latitano, disertano, si “sbracano”, si “ammosciano” – bensì essa è stata data per tutta l’umanità. Io conosco trucidissimi praticanti della concentrazione e della meditazione, che nella vita fanno i muratori, i lattonieri, gli idraulici, persone che conoscono “interiormente” il Trattato del pensiero Vivente, meglio dell’intera plètora di chiacchieroni laureati e discettanti glossatori, che ogni volta si dimostrano fiacchissimi praticanti.

Siamo in ritardissimo coi tempi: in colpevole, irresponsabile, criminale ritardo rispetto alla richiesta del Mondo Spirituale. Mancano – tragicamente mancano – i consacrati, i volitivi pensatori, gli intuitori dello Spirito, i votati alla concentrazione e alla meditazione, i guerrieri della Schiera di Michele. Già avviene che – di fronte alla irresponsabile ed imbelle diserzione dei chiamati – il Mondo Spirituale si rivolga a persone che nulla sanno dell’Antroposofia, ed il rischio è che i pavidi e accidiosi “eletti” vengano da Esso abbandonati e recisi. Io prenderei molto sul serio una tale infausta eventualità, e ne trarrei TUTTE le logiche conseguenze operative!

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L’ARCHETIPO-MARZO 2026

ATTITUDINE CONTINUA (di M. Scaligero)

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Purificazione
attraverso la Concentrazione

e Concentrazione
attraverso la Purificazione.

Serenità, calma, semplicità.

Sentirsi buono con tutti.

In drammi e vicende
movimentate
mantenersi immobile,
non colpito,
non trasportato.

Si diviene cosí centro degli Avvenimenti e la sorte non ha nessuna presa su noi.

Le idee su cui spesso si ritorna col pensiero e con l’imaginazione, acquistano forza plastica: divengono forze operanti in noi: siano buone, siano cattive. Concentrarsi dunque su idee di forza, di serenità. È sempre il tema della Concentrazione
e della Purificazione.

La Purificazione lava, denuda e fa affiorare in luce la forza del mercurio

la Concentrazione forma, identifica, fissa la forza solare

l’unione di ambedue porta al mercurio solare

ossia il corpo magico, immortale, non piú dipendente dal mondo fisico.

Ricordarsi sempre di sé.

Sorvegliarsi di continuo.

Riconoscere in sé quale forza possa aiutare meglio fra tutte a progredire:
l’Amore.

Quindi: AMORE COME VIA DI CONCENTRAZIONE E DI PURIFICAZIONE.

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(da una lettera indirizzata a un discepolo)

Per gentile concessione de L’ Archetipo

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ANCORA SULLA DIFFERENZA TRA IL PRIMO ESERCIZIO E LA CONCENTRAZIONE (di F. De Pascale)

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Questione difficile perché la Concentrazione è una faticosa scala che arriva sino al Cielo, della quale non ci è concesso di saltare nessun gradino, nessun piolo!

E poi Massimo Scaligero dice che nella Concentrazione il discepolo non deve essere aiutato troppo, perché sono gli sforzi individuali che fanno procedere nella Via del pensiero. Diceva che descrivere ad alta voce una Concentrazione eseguita è un grave errore, perché nel discepolo poi la cosa si meccanizza. Semmai è importante tornare spesso alle descrizioni che Massimo fa nella “Logica contro l’uomo”, nel “Manuale pratico della meditazione”, in “Yoga, Meditazione, Magia”.

Il controllo del pensiero, sostanzialmente, si realizza nella descrizione dell’oggetto, descrizione nella quale la concatenazione dei pensieri non deve subire deviazioni arbitrarie, né distrazioni. Per cui è un esercizio di grande attenzione. La fase ulteriore viene determinata dall’immissione della volontà nel processo del pensiero.

Certamente, la volontà è già attiva nell’esercizio del controllo del pensiero come l’attenzione continua ad essere presente nella Concentrazione, ma questa volontà diviene decisiva allorché non vi sono più significati da elaborare ma vi sono soltanto attenzione assoluta e volontà impegnata in maniera crescente, sino ad essere illimitata, nell’atto del pensare che non deve “significare” proprio niente, bensì “essere” qualcosa: un atto dello Spirito, un atto di volontà individuale nel quale fluisce l’essere sovraindividuale del volere dello Spirito.

Questo deve essere voluto, sino al punto che la volontà “sparisce” di fronte al volere dello Spirito. A questo bisogna consacrare la vita. E meno se ne parla, meglio è e sarà!

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L’ARCHETIPO-FEBBRAIO 2026

LA MENTE ORIGINARIA (di F. De Pascale)

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Liberando il mentale dai pensieri dialettici e riflessi, il mentale torna ad essere la Mente originaria, svuotando il cuore dalle emozioni inferiori questo torna ad essere il Cuore originario, e liberando la volontà dalle tensioni e dalle pulsioni egoiche questa torna ad essere il Volere cosmico che scorre in noi.

Abbattute queste tre barriere, che sono tre condizioni di menzogna che ammalano l’uomo, e spazzato via il miserabile ego, che è la caricaturale contraffazione dell’Io originario, si ritorna – come afferma il Taoismo – alla Sorgente, a quell’Uno-Tutto, o “En-kai-Pan”, o “En-to-Pan”, l’antichissima e suggestiva espressione ellenica.

In tale condizione, non è più il miserabile ego a pensare in noi, ma è il pensare cosmico, il pensare originario a pensare in noi. O, se vuoi, è l’Uno-Tutto o il Tao a pensare in noi. E nel nostro cuore non vi saranno più le emozioni deformate di un’anima prigioniera, illusa e sofferente, ma sarà il sentire cosmico a risuonare in un’anima limpida, fattasi una con l’Uno-Tutto. E il nostro volere non sarà più mosso da brama, paura e avversione, ma “vuoto” di tensioni egoiche, sarà il volere dell’Uno-Tutto che si attua in noi.

La libertà è attuare audacemente l’annientamento del mentale egoico, del deformato sentire egoico, dell’oscuro e bramoso volere egoico. Ed è la Concentrazione, che si faccia Concentrazione profonda e Contemplazione concentrativa dell’essere del pensiero, ad attuare l’estinsione della “natura” caduta e dell’ego in noi.

Ogni forma di resistenza e di avversione nei confronti della pratica della Concentrazione, della sua centralità nell’Ascesi e nella Via dell’Iniziazione, è il segno del dominio del miserabile ego e della natura inferiore in noi. Contro di essi va condotta una lotta a morte. per questo la Via del Pensiero è una Via eroica, o – come la chiamava Afredo Rubino, il fedelissimo discepolo di Massimo Scaligero – la Via Vera.

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LA COMUNIONE CONTINUA (di M. Scaligero)

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Attraverso la devozione la conoscenza può dignificarsi, sí da accedere al mondo spirituale. Questa “conoscenza”, la cui elaborazione deve divenire il contenuto della vita, per essere vera, per realizzarsi, deve essere consacrata, deve attraversare un processo di cristificazione. Il dolore del mondo ha questo senso.
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Ciò che l’uomo chiama felicità è una routine banale, che non ha senso per chi conosce il sentiero iniziatico. Arte, sentimento, affetto, poesia, cultura, sono un illusorio bagaglio per chi non conosce il senso della “via”: nessuno, che non conosca la “via”, può amare gli altri: ama al massimo se stesso. È la routine dei dormenti che rendono piú difficile il passo a coloro che operano per lo spirito. Occorre sacrificio per costoro, ma non subire il loro condizionamento affettivo, o etico, o culturale o economico.
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Amare è reincontrarsi dal segreto essere dell’altro. Come essere dell’amore, l’amato è sciolto dalla sua corporea configurazione, ma in esso si nega l’essere corporeo di colui che ama. Perciò l’amato, in quanto accogliente la negazione, ricostituisce la fiamma che ritorna ed ama, e lo scambio è continuo. La comunione è ininterrotta, se è consapevole la determinazione.
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Perché la determinazione del cuore divenga luce della coscienza, è necessario il dolore. Il dolore attiva l’amore. La comunione è dunque reale, quando la negazione si continua sino a riaffermarsi come amore.
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Questa aurea ascesa verso il Graal è il senso reale dell’incontro della coppia umana: incontro che investe tutti i piani: dallo spirituale all’animico, al corporeo. L’ascesa è all’altezza pura, al sacro mondo della luce creatrice.
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Ma anzitutto è necessario ricostituire l’“androgine” spirituale. L’Io, penetrando nell’anima, deve andare a possedersi in quelle potenze profonde dell’essere corporeo in cui dormono “divinità” che attendono da un atto assoluto dello spirito la loro liberazione: normalmente da queste esso ora è privato del suo potere, in quanto preso dalla maya della separatività sensibile.
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Il mistero dell’amore magico è un gioiello splendente nel segreto tessuto del cosmo terrestre: un’opera di redenzione angelica. È il senso della riascesa dalla sfera del falso sentimentalismo, della recitazione luciferica, della corruzione e della morte. È l’ascesa al San Graal.
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Là dove le anime sono potenze di luce operanti per il bene della razza umana, il loro sentiero è sempre tracciato dalla fraternità del Graal.
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(Massimo Scaligero-Dicembre 1968)
Per gentile concessione de L’ Archetipo

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L’ARCHETIPO-GENNAIO 2026

CONFERENZA DI MASSIMO SCALIGERO DEL 24/06/78: AUDIO E TRASCRIZIONE

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HAI SPESSO AFFERMATO CHE LO STUDIO DELLO ZEN, TAOISMO E BUDDISMO, È UNA VIA DI LIBERAZIONE MA NON TROPPO ADATTA PER NOI OCCIDENTALI; MA CHE COMUNQUE SI È RIVELATA UTILE PER LA CONOSCENZA. COME, E IN CHE MODO, UNO STADIO PARALLELO TRA LO ZEN… UNO STUDIO PARALLELO TRA LO ZEN E LA SCIENZA DELLO SPIRITO PUÒ RIVELARSI UTILE?

Io ho scritto per questo Zen e psicanalisi, e credo di aver sviluppato l’argomento. Niente… lo Zen è una delle molte vie del passato e, siccome va di moda ne abbiamo parlato, in modo da cercare di isolare quello che c’è di positivo. Però qui abbiamo già detto tutto, perché per isolare quello che c’è di positivo bisogna esserne capaci, ossia essere già sulla linea di una conoscenza che sceglie con una certa autorità, perché se non c’è questo lo Zen è un errore come un altro. Non c’è niente di peggio di un occidentale che senza conoscere niente del proprio pensiero si mette a fare le meditazioni Zen. Tra zen e strazen e tazan e tz, poi alla fine: zum! E … altro che zazen.

E non c’è niente di peggio che questa mancanza di tessuto noetico, ossia nerbo cognitivo che non si dà a buon mercato, e che bisogna conquistarselo al di là di tutti i metodi orientali, come metodo universale ma che purtroppo, eh…  solo in occidente fiorisce per ora. Abbiamo dovuto dire a questo proposito che, chi sa come stanno le cose, non dice più: ex oriente lux, ma dice: ex occidente lux. Quando questa lux fiorisce allora la via è aperta verso ogni contenuto: orientale, occidentale, antico, moderno, futuro; è tutto contenuto nel momento vivido del pensiero, che pensa e si libera, pensa e cessa di pensare stupidamente, perché il pensiero è stupido se non è vero pensiero, è sempre una dispersione di forze, è sempre la menzogna, è sempre il furto luciferico o arimanico che noi subiamo. Per cui se non ci accorgiamo di questo furto e ci immergiamo per esempio nel tantrismo viene fuori una confusione terribile che diventa confusione mentale e dopo anni bisogn… : due sono le vie: o c’è una specie di salvazione ad opera del salvatore che sta funzionando, oppure… psichiatra: non c’è altra via. Perché si arriva… oppure c’è anche una terza via: auto-guarigione, ma allora proprio per il fatto che ha incontrato l’amico Salvatore, salva tutti, salva l’anima e i brutti.

Quindi amico Silvio, potentissimo amico: prima di tutto pensiero auto-cosciente e nerboruto. E poi con questo pensiero puoi acciuffare tutto quello che vuoi, spremere tutto da tutti. Puoi leggere anche dei testi di magia nera, tanto li spremi, togli quello che c’è e vedi che rimane un cece soltanto e basta. Eh! Ma quel cece può anche essere… perché non è una… un male assoluto non esiste, non c’è male in cui non ci sia da salvare un cece, o un pisello. Come vedete non dico un cereale perché i cereali sono…alzano un’altra cosa.

Quindi… adesso qui mi fa sta fatica… a leggere tutta ‘sta lettera..

-Scenography by Franz Stassen (1869-1949) for Parsifal by Richard Wagner. 1937-

LA MATERIA È LA SOMMA DELLE SENSAZIONI; SCIENZIATI D’OGGI. E’ FORMATA DA ELETTRONI, PROTONI, NEUTRINI, ECC… , MATERIALISTI– adesso fa tutto l’elenco – ISPIRATI DA ARIMANE. LA MATERIA È UN BISOGNO ANIMICO DI ESSENZE, PSICOLOGI ISPIRATI DA ARIMANE E LUCIFERO.  Qui aumenta la… LA MATERIA È VOLONTÀ  PIETRIFICATA NEL DOLORE – SPIRITUALISTI PESSIMISTI – È VOLONTÀ SACRIFICATA NELL’AMORE – SPIRITUALISTI OTTIMISTI – ISPIRATI DA LUCIFERO. LA MATERIA È LA COORDINAZIONE, LA COMBINAZIONE DEI QUATTRO ETERI – SCIENZIATI, ANTROPOSOFI, FIDEISTI. LA MATERIA È CIÒ CHE RIEMPIE LO SPAZIO SPERIMENTATO COME IDEA – IDEALISTI ISPIRATI DA LUCIFERO CELESTE. LA MATERIA È UN AMMASSO DI MACERIE DELLO SPIRITO E L’ESSENZA DELLA MATERIA È IL LOGOS. STEINER

MA SE PÒ SAPÈ CHE COS’È QUESTA BENEDETTA MATERIA E IN CHE RAPPORTO STA CON LA FORMA di cacio?  Ah no, con la forma…

La forma significa sparizione della materia quindi, anche se si tratta di forma di cacio… comunque ritorniamo a bomba o a maritozzo.

Perché la materia esiste? Esiste perché noi siamo dei rammolliti, perché il pensiero è impotente, perché siamo dei poveri esseri caduti in uno stato che… di cui…  fammi ricordare quello che diceva… ah! Plotino! Che si vergognava di essere uomo, proprio perché era andato così in basso… e quindi ha costruito un sistema per poter risalire. Ed è un sistema veramente rispettabile: Plotino è veramente… altro che Zen. Lì c’è tutto lo Zen e c’è anche il Vedanta e c’è… si affaccia l’esigenza del Cristo. Comunque, però, quando afferma che si vergogna di essere uomo è segno che lì non ha capito, perché bisogna veramente sentirla questa vergogna e vedere che cosa cela di forze.

Quindi, perché noi vediamo la materia? La vediamo perché siamo in uno stato, io ho detto di rammollimento, e sembra che io scherzi, ma è veramente così, perché il nostro pensiero è caduto, è morto. Il Dottore non fa altro che insistere: non c’è un’opera in cui Lui non parli del pensiero come di ciò che è cadaverico nell’uomo.

Pensate che noi edifichiamo una civiltà col pensiero cadavere e infatti la culminazione è la macchina, la quale è l’oggetto più morto che esista. Oggi agli amici dicevo ancora una volta una cosa che è anche scritta: che in un seme di zucca c’è più potenza creatrice che non nel meccanismo più evoluto che abbia creato la civiltà meccanica. Perché il seme di zucca messo sotto terra crea un’altra zucca, un bel fiore di zucca; un meccanismo messo sotto terra arrugginisce, diventa inservibile.

Quindi bisogna svegliarsi e accorgersi di questo: che siamo in uno stato di rammollimento, di degradazione e ci crediamo potenti perché creiamo qualcosa che è il simbolo della morte.

E tutto quello che è scienza… la logica aristotelica l’abbiamo già detto, un giorno a un amico, che è un mio vecchio amico logico, che tu conosci, non è più tornato da quel giorno, perché ho detto che la logica di Aristotele è la logica della morte; ma è realmente così, non c’è niente di… come attacco di antipatia ad Aristotele, che se qui stiamo… non abbiamo  né simpatie né antipatie: per Aristotele abbiamo la massima ammirazione, e La logica di Aristotele nel suo tempo fu una grande conquista del Logos. Però sono passati 2500 anni da allora, e noi stiamo ancora con la Logica di Aristotele, la quale è veramente utile unicamente per il pensiero cadavere. E con questo pensiero noi cerchiamo di risolvere i problemi dell’anima, i pro… tutti i problemi: i problemi dell’economia, ecco perché c’è l’inflazione, ecco perché gli equivoci spaventosi: proprio perché il pensiero è morto e nessuno se ne accorge. Goethe ha cercato di ridargli vita, ma ha avuto il terrore di dire che stava pensa… di scoprire che stava pensando. E guardava solo quello che poteva avere mediante questo.

Ora viene finalmente il Maestro dei nuovi tempi, il più grande Iniziato di tutti i tempi. Veramente il più grande. Eh! ma nemmeno coloro che sono suoi seguaci se ne accorgono. E veramente c’è da piangere nell’accorgersi che Lui ha dato la Via e l’ha data non nascostamente perché l’ha data in tutte le forme. Ha dato la Via per la resurrezione del pensiero; e ha ricongiunto questa esperienza con quello che è il compito sublime dell’uomo: il compito della redenzione.

La redenzione comincia con la redenzione del pensiero. Ha dato la Via e non l’ha data come una specie di formula mistica. L’ha data scientificamente, l’ha data filosoficamente, l’ha data in tutte le forme; e c’é persino oggi un occultismo che crede di conoscerlo e che parla con sufficienza di Lui ma devono passare anni e forse altre vite perché questi si accorgano di quale Maestro, di quale Maestro non si sono… non sono stati capaci di imbattersi.

Quindi Lui ha dato la Via e la Via è questa: riconquistate lo strumento mediante il quale siete; realizzate l’essere e troverete il pensiero; realizzate il pensiero e troverete l’essere. Hegel purtroppo lo tentò ma il suo pensiero per quanto fosse – questo a detta dello Steiner – il più grande filosofo del mondo, non aveva abbastanza forze di pensiero per poter dare la vera sintesi a priori. Quindi… Essere, non essere, divenire… Eh sì, Antitesi e sintesi quella Triade è bellissima e costruita in maniera tale che il Dottore dice che tutto il sistema di Hegel non è altro che un Vedanta moderno, è molto cosciente, è il massimo elogio che possa avere Hegel. Però, alla luce dell’esperienza  del pensiero, purtroppo questo divenire, che non è il divenire di Eraclito ma è il divenire di ciò che crea, ossia: è il movimento che crea, e che diviene perché non è nell’essere ed è nel non essere; però l’essere e il non essere Hegel lo fa precedere al divenire, quindi è vero che a un certo punto diviene ma prima di divenire è, e c’è un essere che è indipendente dal pensiero che lo pensa.

E qui casca l’asino; non è irriverente per Hegel ma purtroppo per coloro che seguono Hegel, gli hegeliani, casca l’asino; perché c’è un essere che sfugge al pensiero e diventa una trascendenza mentre noi a un certo punto realizziamo, l’assoluta immanenza, il mondo comincia nel pensiero; l’idea è l’idea che deve arrivare al divino, deve avere tutto: non c’è niente di fuori dell’idea che si ritrova come l’inizio del Pensiero Vivente. E quindi il mondo comincia a risorgere in noi.

Che cos’è questo in sostanza: è il pensiero che noi dobbiamo conquistare. E come lo conquistiamo: come dice Parsifal con l’arma in pugno. Infatti non c’è un amico qui dentro che non mi racconti come sia difficile fare la concentrazione: si capisce, perché qui si tratta di riprendere una forza perduta, una forza… fa risorgere una forza morta, congiungere con il Logos, che è la resurrezione; congiungere la forza pensiero che è ciò che è morto. La resurrezione comincia nel pensiero. E questa resurrezione noi la dobbiamo conquistare impetuosamente; il Christo la conquistò attraverso sofferenze inenarrabili, sofferenze di cui i santi sentono l’ eco, e versano sangue, provano le stimmate, provano dolori terribili, seguono la via del Christo in quella forma.

Ora noi abbiamo la concentrazione e la concentrazione è una operazione eroica.
Nella concentrazione dobbiamo essere veramente dinamici, terribili, prepotenti, egoisti.
Non lo dico io, lo dice il Dottore, perché il Dottore nel ” Verso i mondi spirituali ” dice: “L’egoismo é un male sul piano fisico ma comincia a essere una forza sul piano sottile “.

Il primo piano sovrasensibile è il piano eterico, lì dobbiamo essere egoisti.
Se vogliamo riconquistare il pensiero lo dobbiamo strappare ad Arimane e Lucifero,
ecco perché é difficile;  lì non c’è da essere teneri – aah! come se mancassimo di rispetto al mondo spirituale – lì bisogna essere aggressivi! E prendere il pensiero e strapparlo. Soltanto quando viene strappato e nuovamente reso vivo allora noi possiamo acquietarci e sentire reverenza per il pensiero che viene dal mondo spirituale.

Adesso ti do la risposta.

La materia è il potere allucinante di Arimane che arriva a essere un potere reale, realistico, tant’ è vero che ci sono degli esseri oggi che sono portati ad un superamento del limite umano, però si trovano in una situazione tragica perché non ci sono… è mancata la pedagogia, è mancato l’insegnamento, l’orientamento: noi cerchiamo di fare un minimo sforzo ma ci vuole molto di più. Allora ci sono dei giovani che prendono la droga. Ma perché prendono la droga ? Per cercare qualcosa che supera la realtà fisica ossia la realtà arimanica, e con questo peggiorano la situazione ma l’impulso é quello: di vincere questa realtà, questa realtà pesante che tu hai descritto benissimo, neutroni, elettroni, macerie dello spirito, volontà pietrificata, è che tutto questo però, è il segno di un potere che per i drogati sparisce appena prendono la droga perché muta per un momento la visione della realtà e pensate che tutti gli yogi, gli iniziati del passato per superare questa realtà dovevano andare in Samādhi, dovevano fare un movimento di distacco e lasciare la terra perché qui non avrebbero avuto quella comunione col divino. Ramakrishna, Vivekananda… e in queste condizioni viene un essere il quale dice: “No, il Christo è venuto per insegnarci come questo Samādhi si debba avere allo stato di veglia”.

Ed ecco la via della quale stavamo parlando.
Perché… e qui vorrei citare per esempio un santo cristiano: Padre Cottolengo.
E’ un santo che mi sono studiato veramente… direi attraverso ogni episodio perché volevo capire da dove gli veniva quella forza, sapevo che era la forza del Christo, ma come agiva in lui? Agiva in lui come una forza di ebbrezza, di ebbrezza che superava la realtà fisica per cui non c’era realtà tragica che lo impaurisse. Lui viveva in uno stato quasi… tant’è vero che diceva: ora è come se avessi bevuto vino. Però non beveva per niente e quando conosceva qualcuno che era capace di elevarsi diceva: “Ah gli piace anche a lui il goccetto, anche a lui gli piace…” – gli dava una piccola gomitata – “anche a te ti piace…” perchè anche lui sentiva questa gioia del divino.

Del resto, guarda, qui per coloro che conoscono Aurobindo etc…in fondo lo Shaktismo, il Vishnuismo, Radha-Krishna, la via delle Gopī, le pastorelle che ad un certo punto entrano in estasi per amore di Krishna… non è altro… non sono che vie per potere vincere questa terribile realtà che è terribile, è terribile perchè c’è la morte che sta lì continuamente…
E quando una volta Ramakrishna sentì il dolore di un essere, di un padre a cui era morto il figlio, sentì qualcosa di terribile che lui normalmente non sentiva perchè era sempre in stato di ebbrezza; e allora capì che doveva aiutare questo pover’uomo, e allora cominciò in una specie di estasi sveglia a cantare un inno alla Dea inventando le parole ” ARMATI, VINCI ! La morte non ha nessun potere, ritrova il rapporto con l’essere che è caro! ”

E qui è stato una specie di inno, ecco, un’ebbrezza. Che cos’è questo? Un modo di superare l’incantesimo della realtà arimanica, quella di cui stai parlando te; perché se noi non la superiamo ogni giorno noi riceviamo batoste terribili, ogni giorno c’è il terrore di perdere una persona che si ama, che si ammali gravemente un essere che noi amiamo…
Giorni fa ho conosciuto un giovane che è uno tra i più coraggiosi direi e che mi ha confessato: “Per quanto – dice –  io segua la scienza …, per quanto sia bravo, è inutile, sono un matto perchè come mia moglie esce e ritarda qualche minuto a tornare io vengo preso da angoscia, da un’ angoscia terribile, perchè penso qualsiasi cosa terribile.

Ora queste cose accadono, è il potere della materia, è il potere di Arimane.

Quindi abbiamo citato le vie orientali, ma l’ebbrezza: ritorniamo all’ebbrezza. Uno che coltiva veramente la meditazione conosce l’ebbrezza lucida.

Io posso ricordare un periodo in cui ci fu una serie concatenata di disgrazie, nella prima fu difficile inserirmi, nella seconda ero allenato, nella terza comiciai a dire: ” E’ come un campo di battaglia.”

Da quel momento capii che qualunque cosa poteva succedere oramai stavo in quel livello, poi naturalmente il ciclo si chiuse e direi che quasi quasi ne ero dispiaciuto perchè sapevo che mi sarei nuovamente abbioccato e poi avrei dovuto fare nuovamente lo sforzo per ritrovarmi in quella zona. Comunque la chiave è questa, la chiave è avere un pensiero che non sia più morto, che sia vivo, che porti il Logos, che esploda in noi come una forza più potente di quella di Arimane, per cui non abbiamo bisogno della droga per essere in stato di ebrezza; ma io insisto sullo stato di ebrezza che non vuol dire – non lo raccontate fuori perchè se no diranno “ammazza però quello che insegna… –  è un’ebbrezza lucida, ossia uno stato di certezza in cui si sente la sicurezza di tutto, qualunque cosa accada. Sono dei momenti però noi possiamo anche pensare che un momento può essere ripetuto, ripetuto. e poi fino a diventare a un livello. Eh! bisogna che qualcuno di noi lo faccia questo.

E qui credo di avere risposto anche all’amico Renato.

 

CONQUISTARE LA CERTEZZA DELLA LA SPERANZA

Il Conte di Montecristo, quel bellissimo romanzo di Dumas finisce proprio con questa immagine che è “attendere e sperare” dove lo sperare non è un’ operazione di passiva attesa ma è la certezza della speranza di un mondo meraviglioso che continuamente sta per verificarsi, realizzarsi, nella nostra vita, nei nostri atti e qui comunque credo di poter rispondere ancora.

SOLITUDINE MIA BEATA E SANTA COSÌ RICCA SEI TU; PURA ED IMMENSA COME UN GIARDINO CHE SI DESTI ALL’ALBA. SOLITUDINE MIA BEATA E SANTA TIENI SERRATE LE TUE PORTE D’ORO ‘SÌ CHE ATTENDA DI FUORI OGNI ALTRA COSA. (RILKE) 

Ah, e io credevo che fossi tu Livio.
Dicevo: mamma mia Livio che bel poeta che è diventato! E invece c’è scritto Rilke.

E PUÒ MAI QUESTA ESSERE UNA PROFESSIONE DI EGOISMO DA MAGO NERO? 

Ah ecco, adesso qui riconosco Livio.

Ecco, noi dobbiamo sempre ricordarci che non diamo regole, non diciamo “colui che si isola è un reprobo” oppure “colui che diventa solo attivista è un reprobo”. Ma no, noi sappiamo che ognuno deve essere il timoniere di se stesso e quindi uno di noi può anche arrivare ad una tale saturazione di attivismo esteriore che può decidere per un po’ di giorni di andarsene a Subiaco a fare l’asceta. Con questo sarebbe un errore dire ” Ah! Ecco questo si isola come gli asceti”. Ma ognuno di noi è libero. Se noi ci comportiamo così noi non abbiamo capito niente di Filosofia della Libertà e mi ricordo che questa fu una delle discussioni che proprio 40 anni fa, sostenni proprio questo con un antroposofo che diceva che assolutamente la via dell’ascesi solitaria era proibita.

Ma dico, ma chi l’ha detto ? Io proprio perchè so’ libero posso in certi momenti entrare qui e parlare eccetera, fare e sprofondare nell’azione esteriore e poi posso anche sentire che mi è necessario l’isolamento di 7 giorni.

Quindi questi versi sono bellissimi e posso aggiungere questo, che uno che abbia l’immaginazione viva, uno che abbia il senso della donazione insieme all’immaginazione viva, può anche realizzare questa solitudine purchè abbia qualche ora a disposizione di se stesso. E può persino immaginare il ghiacciaio in piena estate, immaginarlo con tale intensità che dopo un po’ sente il profumo della vetta e persino il respiro fresco. E quindi questa solitudine beata la realizza con un atto interiore in cui etericamente c’è tutto quello che c’è in un luogo dove sono presenti le forze della natura. Le forze della natura sono nell’etere mediante cui si opera questa immaginazione. Quindi: niente paura.

Qui ci sono molte domande interessanti, però…  non credo di poter rispondere a tutte, e quindi, per ora quelle che sono connesse…

 

LE FORZE ETERICHE NELLA PIANTA E NELL’UOMO: QUALE È LA DIFFERENZA?

Ecco, l’uomo ha un grande aiuto nella possibilità di contemplare le piante, perché nella contemplazione della pianta l’ uomo ha l’immagine simbolica e anche il contenuto interiore del moto eterico allo stato puro, e quindi é molto aiutato da questo. E… e se voi ricordate, il Dottore annette un’ importanza decisiva a certi esercizi di Iniziazione, perché nel corpo eterico sono celate delle forze originarie: dobbiamo ricordare che quando I Due furono espulsi dal Paradiso Terrestre, dopo la seduzione di Lucifero, il Signore disse: “Cercate di allontanarli dall’Albero della Vita perché non rechino danno anche a questo”. E noi dal Dottore impariamo, vedi Scienza Occulta, che uno dei primi atti del Cristo é stato quello di preservare il corpo eterico dell’uomo dall’ influsso di Lucifero che ormai divampava nel corpo astrale dell’uomo. Allora il primo grande aiuto del Cristo fu proprio questo: di mettere nel corpo eterico una forza che lo rendesse indipendente dal corpo astrale, per cui il corpo eterico – malgrado che avesse perduto il potere di presa sul corpo fisico – e quindi il potere dell’ immortalità – il corpo eterico manteneva intatti dei centri di luce originaria che precedevano la caduta. E questo Lui l’ha fatto in attesa dei tempi in cui sarebbe venuto. E questo, Iniziati per esempio come Zarathustra, lo sapevano, perché sapevano che il Signore di Luce era colui che comunicava le massime verità mediante questo corpo eterico, ma sapevano anche che sarebbe venuta l’epoca in cui un essere nel corpo astrale avrebbe incarnato le stesse forze che agivano nel corpo eterico.

Ora, quello che é avvenuto: il Mistero del Logos, il Battesimo del Giordano, e poi il Golgota, é un evento che echeggia nella sfera eterica, come l’orientamento di una nuova storia e di una nuova esperienza interiore dell’uomo. Quindi, che cosa é avvenuto? E’ avvenuto che i centri eterici preservati dalla caduta hanno cominciato ad avere la possibilità di comunione con i centri astrali che hanno avuto l’inizio della loro possibile animazione, dall’intervento del Cristo: per esempio l’eterizzazione del sangue, e l’attività delle forze mentali del pensiero di cui stavamo parlando, la possibilità di collegamento con il corpo eterico.

La forza del Logos consiste nel poter congiungere la coscienza dell’uomo, la coscienza eterica, con i centri che sono rimasti intatti dal Paradiso Terrestre, e questo é il grande dono del Cristo: l’ uomo ha questa possibilità. E… soltanto che l’uomo deve volerlo. E per volerlo deve disincantare tutta la vita interiore dalla potenza di Arimane, e qui mi riferisco alla risposta che ho dato a Walter, ossia: quel disincantamento é importantissimo, significa vittoria sulla necessità materiale. Finché noi siamo presi dalla necessità materiale, qualunque forma abbia: paura, preoccupazione, brama di successo, brama di conquiste…: questa connessione non può avvenire. Quindi é importantissimo afferrare che cosa si deve superare perché questo collegamento coi centri eterici sia possibile.

Quindi: é tutto il senso della Scienza dello Spirito. Quando noi abbiamo a che fare con vie occultistiche che si dicono tradizionali, e che hanno un grande senso di importanza della loro missione, che é semplicemente dialettica, penso quanto siamo lontani da una simile possibilità; perché innanzitutto é necessaria l’auto-coscienza. Dall’auto-coscienza viene l’impegno della resurrezione del Pensiero. Dalla resurrezione del Pensiero viene la prova decisiva per il superamento dell’attaccamento del corpo astrale al mondo, alla necessità materiale. Dopo di che  noi siamo sulla soglia del mondo spirituale, ma questo significa la possibilità che noi operiamo dai centri eterici, perché c’é un centro che si deve formare provvisoriamente nella testa, poi deve passare alla laringe,  poi deve passare al cuore, poi deve passare al plesso solare, poi deve risalire, poi il compito finale é che risplenda nuovamente, come ha intuito qualcuno, come il Cuore Celeste. E il cammino é lontano… e il cammino è lungo, però é il cammino dell’uomo.

 

E adesso abbiamo solo pochi minuti per rispondere all’ amico che ci parla: PUOI CHIARIRE IL NESSO TRA IL PENSIERO DEL SINGOLO IN RELAZIONE AL KARMA DELLA COLLETTIVITÀ? 

Prendo come premessa quanto abbiamo detto sul pensiero che deve risorgere, perché quando ci interessiamo del karma, dobbiamo capire che,  da principio possiamo avere una nozione dialettica del karma, ma questo deve essere uno stimolo a qualche cosa di più, ossia essere informati, ma non ridurre tutto a causa ed effetto, e dire, ah beh, adesso ho capito, tutto quello che mi capita viene da cause precedenti, o da meriti oppure da demeriti. Tutto questo é molto semplicistico, perché il karma é un tessuto misterioso che viene pre-vissuto da entità divine prima che divenga qualcosa di umano. Viene preparato dalla prima Gerarchia, ed é qualche cosa in cui si muovono gli Dei, poi diventa una forma umana, e l’umano, nella misura in cui non sappia nulla, e non abbia nessuna attività, deve subirlo, e comincia ad avere una certa confidenza se educa la volontà, se educa il sentire, se educa il pensare. Però noi sappiamo che c’é quella via di cui abbiamo parlato, la Via del Pensiero, e scopriamo che in questo tessuto divino può agire unicamente una coscienza morale, ossia un’alta moralità.

Un’alta moralità é quella di cui si parla nella Filosofia della Libertà, quando si parla della fantasia morale; quindi é l’atto libero mediante cui si intuisce l’azione da compiere. E quando diviene una serie di azioni, e quindi un’abitudine interiore, allora noi formiamo una coscienza, possiamo chiamare morale, ma spero di non essere frainteso: una coscienza che supera la legge di causalità della natura. E questo l’abbiamo mostrato, sulla base della Scienza dello Spirito, quando abbiamo rievocato il processo del pensiero come un processo distruttivo, e il processo della volontà che interviene, volitivamente e determinatamente, come una potenza di resurrezione, una potenza di riedificazione, per cui si distrugge volitivamente e si riedifica mediante il potere della volontà. E lì veramente la virtù morale supera la causalitá fisica, perché realmente viene superata quella legge che dice che la materia non si crea e non si distrugge, invece viene distrutta e riedificata mediante forze della volontà.

Peró é questa la direzione, perchè noi abbiamo detto che il karma é un tessuto degli Dei, é un discorso degli Dei, un tracciato… un ricamo degli Dei che viene donato all’uomo, naturalmente in relazione a quello che egli è, che l’uomo vive, che l’uomo ha il dovere di conoscere.

L’uomo puó intervenire in questo unicamente mediante ció che é divino in lui, e questo comincia con la coscienza morale di cui abbiamo parlato. Allora il discorso diventa vasto, perché,  abbiamo un minuto… Dobbiamo dire che continuamente noi assistiamo ad eventi in cui ci viene insegnato che questo Divino non é recludibile in una formula, ma spazia nella coscienza se l’uomo  é sveglio. E noi abbiamo avuto l’esperienza di un dolore, e una serie di esperienze di questo genere: un dolore che a un certo punto scuote alla base l’anima per il terrore di perdere un essere caro. C’é una serie di eventi che costruiscono questo clima di preoccupazione, di malattia, di paura di perdere, di paura di una malattia gravissima, di un’operazione tragica. Tutto questo guardiamolo con l’ occhio disincantato.

Che cosa puó fare di diverso il Divino, se vuole destare delle potenze di Amore piú forti, che non agirebbero se non ci trovassimo dinanzi a qualcosa di terribile, qualcosa che sta lí a darci la paura di perdere un essere caro? Bisogna veramente svegliarsi, e accorgersi che il Divino agisce cosí. Fuori c’é questo, la causalità, una causalità che viene superata, la causalità che non c’é piú, ma perché non ci sia, bisogna che noi entriamo veramente nella corrente della liberazione interiore.

Quindi, il singolo, in questo senso, puó fare molto per la collettività. Peró, vedete, ho citato quest’esempio perché si diventa veramente preziosi per la collettività unicamente se si é capaci di afferrare l’elemento tragico, quello che De Unamuno, un pensatore veramente potente, chiamava il tragico – il senso tragico della vita – come lo stimolo piú potente alle forze interiori dell’uomo. C’é stato il mio amico Martin che ha paragonato l’Opera di Unamuno alla Filosofia della Libertà di Steiner, naturalmente é una cosa personale, peró c’é qualcosa di molto grande su questo pensiero.

Ora, abbiamo capito: come abbiamo bisogno dell’ebbrezza, come fece Ramakrishna per suparare il terrore della morte, un inno e una danza. Ora, a freddo non si vince… Il pensiero ha bisogno di essere potente, ritmico. Ci vuole tutto, il concorso del sentire, il volere, l’Euritmia; il concorso continuo di forze che ti diano quest’ebbrezza di superamento della realtà arimanica, della vittoria permanente del Cristo.

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AUGURI DA ECOANTROPOSOPHIA

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Famoso brano scritto e composto da Plamondon e Berger, ripreso da famosi artisti come DIMASH. E’ un grido diaiuto esistenziale e cosmico, e “SOS” in generale significa “SALVATE LE NOSTRE ANIME” o “Soccorso occorre subito”.

Dimash (Dimaş Qūdaibergen) è un cantautore e polistrumentista kazako, famoso a livello internazionale per la sua eccezionale estensione vocale (oltre sei ottave), che gli permette di spaziare tra registri bassi e acuti estremi, incluso il registro di fischio (Il registro di fischio è il registro vocale che permette di raggiungere il range tonale più acuto dell’estensione umana. Nella scena musicale internazionale è utilizzato soprattutto da cantanti donne come Georgia Brown, Mariah Carey, Ariana Grande, Minnie Riperton e Giuni Russo; ma è padroneggiato anche da diversi uomini, come Piet Arion, Adam Lopez, Gabriel Henrique, Vitas, Dimaş Qūdaibergen e Nicola Sedda).

Dimash è considerato un “portento della natura”, un “genio musicale moderno”, e un ambasciatore culturale, celebrato per la sua voce unica che fonde elementi classici e contemporanei.  Da far concorrenza agli Angeli. E dunque, con questa sorta di Angelo, anche questo anno il Blog 

ECOANTROPOSOPHIA AUGURA BUON NATALE A TUTTI I SUOI AMICI E LETTORI.

 

L’AMORE DI CUI SI ALIMENTA IL REGNO DEI CIELI (di M. Scaligero)

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L’uomo è un dio caduto e al tempo stesso un dio che risorge dalla caduta. Il luogo della caduta è l’“umano” a cui tutti sono bramosamente legati.

Dall’uomo che risorge mediante le forze pure della conoscenza, emana l’amore di cui si alimenta il Regno dei Cieli.
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È il nutrimento che sempre nell’umano è derubato o sottratto da Lucifero, perché Lucifero vuole nutrirsi del sentire umano, onde ogni sentimento umano è un inganno, un’ipocrisia, una gioia che per purificarsi deve ogni volta divenire dolore.
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Chi non conosce questo soffrire per ritrovare ciò che negli istanti piú veri dell’anima ha aperto il varco alla beatitudine vera, non può conoscere l’alimento sacro del Graal.
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Non v’è amore, se non v’è alimento del Graal. L’amore è l’interna identità di due esseri come essenza, o germe, della vita risorgente dalla morte del cosmo. Perché il cosmo è morto: tutto ciò che riluce nel firmamento può rilucere perché è minerale, perciò riflette la luce, non è la luce.
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Ma l’uomo impara a conoscere la luce nella sfera in cui la vita dello spirito è eliminata. Da questa luce di Lucifero egli tende alla sorgente della Luce. L’Amore è questa sorgente, ma per giungervi occorre ogni volta vincere il custode della luce riflessa: Lucifero.
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Gli Dei, le Gerarchie, sono tessuti d’Amore Divino, ma non sanno che cosa sia l’Amore, perché essi lo sono. È l’uomo che da “fuori” di essi deve irradiare verso essi l’amore, perché essi lo sperimentino come dono di un essere “libero”: libero di non amare, dapprima. Essi non conoscono l’Amore perché sono fatti di Amore, sono dalla loro stessa natura costretti ad amare. Per loro la Beatitudine Divina è l’alimento naturale: se ne nutrono, ma è l’essenza loro propria. L’uomo può conoscerla..

La Forza-Cristo è la sola che può unire la coppia umana, la sola che può dare l’identità una a due esseri che si amano, perché è la forza che inizia la ricostituzione della coppia superumana, per la redenzione dell’umano dall’impulso dell’antico peccato.

Massimo Scaligero

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(Massimo Scaligero-Dicembre 1968)
Per gentile concessione de L’ Archetipo

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LA FEDELTÀ – cap. 4 (di F. Caruso)

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CON IL TEMPO LE FORZE SPONTANEE DELL’ANIMA SI USURANO. CIÒ È INEVITABILE. LE ANIME PROGRESSIVAMENTE SI IMPIETRANO E PERDONO LE EVIDENZE CHE EBBERO. PERDONO L’ATTITUDINE SPONTANEA ALL’IDEALISMO. PERDONO SOPRATTUTTO LA CAPACITÀ DI ARDERE; DI ILLUMINARSI NELL’ADESIONE ALL’IDEALE. PERDONO LE FORZE DI SPONTANEA ADESIONE SINCERA AL VERO.

RESTA LA FEDELTÀ.

OSSIA RESTA LA CAPACITÀ DI RICORDARE CIÒ VERSO CUI SI FÙ FEDELI. TALE FEDELTÀ, TALE RICORDO RIMANE L’UNICA FORZA. ED È IL TRAPASSO DALL’ANIMA AL PENSIERO. RICORDARE È RICREARE I VALORI CUI SI È PIÙ FEDELI. L’AMORE PER LA LUCE. LA DEVOZIONE, IL RISPETTO, LA PROTEZIONE VERSO TALE VALORE. MA APPUNTO TALE RICORDO DEVE RICREARE PER ATTIMI NELLE ANIME CIÒ CHE ESSE SPONTANEAMENTE NON RIESCONO PIÙ A DARE. CON IL TRASCORRERE ULTERIORE DEL TEMPO TALE RICORDO NON POTRÀ PIÙ TOCCARE LE ANIME.

RIMARRÀ SOLO.

SOLO E LUMINOSO.

SARÀ FEDELTÀ. FEDELTÀ NEI PENSIERI.

SARÀ ACUME.

OSSIA IN ALCUNE ZONE ALTE DEI PENSIERI TALE RICORDO POTRÀ REINTUIRE  I VALORI CUI ADERÌ. TALE REINTUIRE SARÀ RICREARE. RICREARE QUEI VALORI IN UNO SPAZIO INTUITIVO IN CUI NEL PENSARE SI RIAFFACCIA IL SENTIRE. E QUESTA È LA VIA DEI NUOVI TEMPI. LA VIA DEL SOLE ETERICO. LA VIA IN CUI OLTRE L’INEVITABILE MORTE DELLE ANIME, ESSE POTRANNO RINASCERE NEL PENSARE, NEL PENSIERO. VI È UN LIVELLO ALTO DEL PENSIERO IN CUI DIVIENE ANCHE SENTIMENTO. UN LIVELLO IN CUI SI ANIMA DI INTIMO CALORE. UN LIVELLO IN CUI PENSARE E SENTIRE DIVENGONO TUTT’UNO. NEL VOLERE.

NELLA VOLONTÀ CHE È PENSIERO DI FEDELTÀ.

ED ALLORA TUTTO SI RIUNIFICA IN UNA REALTÀ DI DECISIONE INTERIORE IN CUI SI PUÒ RINASCERE AL VERO. ALLA VERITÀ

MEDIANTE ACUME FEDELE.

LA TECNICA AFFINCHÈ CIÒ ACCADA È LA TECNICA DELLA CONCENTRAZIONE INTUITA ED ESPOSTA DA MASSIMO SCALIGERO IN BASE AGLI INSEGNAMENTI DI RUDOLF STEINER.

MA L’ACUME È UNA FACOLTÀ INTERIORE CHE È AFFIDATA UNICAMENTE ALLA VERIFICA INDIVIDUALE. È AFFIDATA ALLA FEDELTÀ DEL SINGOLO. L’ACUME È LA CAPACITÀ SOTTILE DI RIUSCIRE A PENSARE I SENTIMENTI RIVIVENDOLI. È LA CAPACITÀ DI RIVIVERE I SENTIMENTI NELLE ZONE ALTE DEL PENSIERO. È LA CAPACITÀ DI CONQUISTARE UNA ZONA TRASPARENTE E INTUITIVA DEL PENSIERO IN CUI È POSSIBILE RICORDARE LE ESSENZE. RICREARE CIÒ CHE SI VISSE. RICORDARE LE SFUMATURE DEL SENTIRE CHE SI EBBE E CHE ORA L’ANIMA NON HA PIÙ.

TALE ACUME PERMETTE DI CAPIRE QUANTO DI MORENTE ACCADE NELLE ANIME. PERMETTE DI INTUIRE LA CONTINUA MORTE, LA PROGRESSIVA MORTE DI OGNI ATTITUDINE DELL’ANIMA, PERMANENDO VIVI. VIVI E DESTI. VIGILI. FEDELI. IMMUTABILI NELLA VOLONTÀ DI CONTINUARE A CONSACRARSI AGLI ETERNI VALORI. ANCHE SE LE ANIME DIVENGONO MUTE E SILENZIOSE. MUTE, SILENZIOSE ED ARIDE.

COSA CHE NORMALMENTE NON SI FA. ATTO CHE SPONTANEAMENTE NON SI COMPIE. IN QUANTO GENERALMENTE LA VITA È UN ABBANDONARSI A CIÒ CHE SI VERIFICA NELLE INTERIORITÀ. QUANDO TUTTA LA SPONTANEITÀ GUIDA VERSO L’IDEALISMO SI È IDEALISTI. QUANDO L’ARIDITÀ INGRIGISCE E OPACIZZA TUTTO, LE INTERIORITÀ SI ADEGUANO A TAL PUNTO DA NON AVERE PIÙ ALCUN RICORDO DI COME FURONO. E SI MUTA COSCIENZA. SI DIVENTA STRANIERI A SE STESSI. IN BASSO. NELLA PROSAICITÀ E BLASFEMIA. NELL’IMBARBARIMENTO RAZIONALE.

ED È PROPRIO IN TALE MISTERO INOSSERVATO CHE AVVIENE IL CONTINUO PERVERTIMENTO, IL CONTINUO PEGGIORAMENTO DELLA REALTÀ UMANA ESISTENZIALE. IL CONTINUO TRACOLLO NEL DISUMANO. L’INGIGANTIRSI DELL’INCUBO SUBUMANO NELLE COSCIENZE.

TUTTO CIÒ AVVIENE NEL MISTERO DEL MUTAMENTO RADICALE DI COSCIENZA FRA  FRA LA GIOVENTÙ E LA PIENA MATURITÀ. UN MUTAMENTO PRIVO DI VERI RICORDI. UN MUTAMENTO CHE AVVIENE NELL’INCOSCIENZA E NEL TORPORE. NEL TRADIMENTO. NELLA MANCANZA DI MEMORIA SOTTILE. NELLA MANCANZA DI FEDELTÀ. FEDELTÀ CHE SE FOSSE MANTENUTA IMPEDIREBBE TANTE MORTI. POICHÈ DI QUESTO SI TRATTA. IL MUTAMENTO DI COSCIENZA CHE IMPLICA LA MORTE DELL’ANIMA.

L’INARIDIRSI DEL SENTIRE: EQUIVALE AD UNA MORTE. È UNA MORTE DEFINITIVA PER LA QUASI TOTALITÀ DEGLI UOMINI. UNA IMMERSIONE NEL SUBUMANO DA CUI MAI SI RISVEGLIERANNO DA SOLI. E DI CUI ANZI SI PERVERTIRANNO OGNI GIORNO DI PIÙ. SINO ALLA FOLLIA.

CIÒ PUÒ ESSERE INTERROTTO DALLA FEDELTÀ.

DALLA MEMORIA SOTTILE. DALLA MEMORIA CELESTE.

DALL’ACUME.

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Collana Helios Fuoco Solare – F. Caruso: “La Fedeltà” – cap. 4

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L’ARCHETIPO – DICEMBRE 2025

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