Dicembre 2014

L’ARCHETIPO – GENNAIO 2015

fuga

In questo numero:

Variazioni
A.A. Fierro Variazione scaligeriana N° 71

Socialità
O. Tufelli La felicità

Poesia
F. Di Lieto Nel giardino d’inverno

CibernEtica
T. Diluvi Nuvole

AcCORdo
M. Scaligero Acquisire la forza

Il vostro spazio
Autori Vari Liriche e arti figurative

Ascesi
F. Giovi La meditazione

Ricorrenze
R. Steiner L’Epifania

Esoterismo
M. Iannarelli Digressioni sul vero rapporto tra Lucifero e Cristo

Testimonianze
M. Mazzeo In ricordo di Alfredo Rubino
A. Ianni Un fedele discepolo

Pubblicazioni
A.A. Fierro Le fiabe come fonte di acqua per la vita

Inviato speciale
A. Di Furia Topi ipocalorici e lombrichi Matusalemme

La conferenza
A. Lombroni Voci dello Spirito

Spiritualità
R. Steiner Il karma e i dettagli della legalità karmica

Costume
Il cronista Intrusi

Redazione
La posta dei lettori

Siti e miti
E. Tolliani Il Colosseo

Arretrati

Link

Archivio a-Z

LA PRATICA IN PRATICA

 groviglio di liane

Chiedo doppia scusa: una per l’amico a cui ho mandato queste poche righe e una all’amica a cui mandai le righe successive. Qui tutto è criticabile ma ho lasciato intatto ciò che scrissi: ricordatevi che sono frammenti di discorsi fatti con persone reali e che hanno avuto altro di antecedente e successivo.

Quando si tenta di parlare di cose che riguardano la concentrazione, ciò che viene fuori è come un gomitolo arruffato da un gatto.

*

Allora, caro amico, se può, dimentichi tutto gli inutili palazzi di vapore che l’anima ha costruito e, con coraggio, segua il minimo e se desidera un supporto significativo ai “perché” dell’estrema semplicità (povertà) dell’azione interiore, rilegga attentamente i primi capitoli de L’uomo interiore.

Si sieda, se le va bene, ricordando che l’attività interiore non ha nessun bisogno di positure corporee, ed evochi nella coscienza desta un oggetto semplice, comune, comprensibile, facile, banale, ecc. (un chiodo, un tappo di sughero, un bicchiere, ecc).

Cioè costituito da pochissimi concetti e adempiente ad una funzione semplice, chiara, ordinaria, banalissima.

In effetti basta evocare l’oggetto che la sintesi già c’è: evocarlo in un attimo di consapevolezza e sapere tutto di esso è cosa che attraversa la mente. Ma siamo noi a non reggere per un tempo anche minimo questa immediata comprensione che lampeggia come una folgore, per un attimo, nel buio.

La ricostruzione dell’oggetto e del suo uso – voluta con tutta la volontà (determinazione) di cui è capace – con parole e immagini, ci serve come esercizio per dominare il pensiero ordinario ed abituarlo (con la volontà: è tutto questione di volontà) a essere sempre maggiormente attivo e indipendente da ogni supporto fisico (veda le righe con le quali R. Steiner descrive il senso del “controllo del pensiero” nel V cap. della Scienza Occulta).

Inizialmente la coscienza è strapiena di immagini e parole: sembra una giungla: è una giungla. Magari solo con parole predeterminate si apra un varco. Lo riapra di nuovo: molte e molte volte poiché il caos ricresce subito. Ciò potrebbe essere esasperante ma con una decisa indifferenza lei riapra sempre il sentiero. Senza occuparsi di quanto accade a destra o sinistra.

Dominare il pensiero ordinario è un lavoro duro e improbo, spesso vorrà rifuggire da questa innaturale fatica interiore. Qualcuno mi scrive che prova nausea (ha ragione!).

Quando il dominio inizia ad essere raggiunto sul serio (il tempo della pratica è individuale, il risultato della pratica è individuale e non è mai un qualcosa di stabile una volta per tutte), terminato il breve e semplice lavoro di ricostruzione dell’oggetto che è formalmente assai semplice, come un tema di poche righe compitato da un bimbo di II elementare scarso di fantasia, freni e spenga il vizio della parola sub-vocalica che è solo una pessima abitudine: realizzi che non c’è nulla da dire e tanto meno da dirsi. Tenga nella coscienza l’ultima immagine prodotta, o la prima o una qualunque del breve percorso – non ha alcuna importanza – e polarizzi tutta l’attenzione interiore su essa.

Attenzione: non faccia come tanti lo stravagante tentativo di “tenere” nella consapevolezza le immagini che ha prima evocato: tutta l’attenzione deve venir rivolta ad un solo punto di pensiero: è impossibile pensare simultaneamente 5 o 50 pensieri diversi: ciò significherebbe solo che passerebbe velocemente da un’immagine ad un altra e non si concentra. Un altro ircocervo è il tentativo di fondere in una immagine unica tutte le altre: la fantasiosa traduzione personale della parola sintesi usata da Scaligero. La “sintesi” è qualitativa e non un arzigogolo!

Le sottolineo che è solo una questione di sforzo, tant’è che Scaligero indicava, per combattere l’automatismo e lo scemare dell’attenzione concentrata, di rifare il breve decorso dei pensieri ripercorrendoli dall’ultimo al primo.

Dopo poco, l’immagine sfugge: la rievochi. Poi la rievochi nuovamente. E ancora. E’ una faticaccia frustrante: si chiama concentrazione: può essere un’agonia perché la continuità cosciente dura poco e, in aggiunta, l’anima si ribella: qui non trova alcun sollievo segreto. L’unica tecnica utile è l’insistenza.

Prima o poi diverrà abile e un minuto senza interruzioni sarà un successo colossale e molte cose cambieranno.

Può sostituire spesso l’oggetto, poi si accorgerà che le medesime difficoltà si ripresenteranno…così si scopre che non occorre nemmeno mutare oggetto: essendo qualsiasi oggetto pensato, non un pensiero ma “il” pensiero: in questo equivalendo a tutti i pensieri pensabili (perché spillo e non Dio?: perché lo spillo è pensabile completamente. Dio no).

Poi un giorno avverte che riesce a “tenere” l’immagine e l’anima inizia a riposare di un riposo speciale. In questa condizione, già eccezionale, vede sottilmente che l’immagine sembra assumere una particolare indipendenza e può rimanere come pura forma, oppure muta, oppure si trasforma in un segno luminoso, oppure…ecc. E’ sempre la volontà che fluisce continua, sottile, ininterrotta, ma è una volontà sconosciuta che non prende più la via del corpo.

Questa è la “sintesi” che continua ad essere contemplata…mentre cambia tutto in lei e in essa: è sostanza di volontà che riempie il pensiero. Una specie di “più che pensiero”.

Come vede, l’itinerario è semplice ma impervio e difficile: passare da un mondo sensibile ad un mondo supersensibile è percorso iniziatico, non certo un gioco della mente.

Anche per questo, scrivo sempre che occorre far molto. Come un garzone a bottega che impiega anni per imparare. Altre vie non ci sono. I venditori di facili illusioni, invece, sono tantissimi.

In effetti, sono stato telegrafico, ma quello che le ho scritto lo pensi e lo confronti. Poi il tentativo, la tenacia, lo sforzo e la continuità sono tutti suoi!

Vale.

Ps: è poco e non è esaustivo ma ho notato che dire poco o molto non cambia granché la situazione, poiché il fare o il non fare dipende da una decisione profonda che parte da un principio dell’Essere: presente ma molto lontano dalla nostra coscienza comune. Lui dà il via, poi il resto può (deve) dipendere da noi.

 Sealed

…Ora che hai, in qualche modo, realizzato che il pensiero è il prius ( né brutto o bello che sia) della coscienza, passiamo a valutare sinteticamente alcune sue caratteristiche.

Quando parliamo di pensiero parliamo di qualcosa che ci rimane un tantino sconosciuto, poiché lo riconosciamo solo attraverso le rappresentazioni che invadono la mente: le riconosciamo, essendo queste come un’eco del sensibile, una sua copia fantasma, ma della forza che dietro esse si nasconde e le aggancia, le une con le altre, al massimo chiamiamo ciò logica e di essa sappiamo che abbisogna di lucidità e di un po’ di volontà.

Morale della storia è che conosciamo tutto con i pensieri, ma non conosciamo il pensare: eppure è questo è la “cosa” da cui promanano i “soliti” pensieri. Tieni presente che ciò non riguarda solo il mondo esteriore ma anche tutto ciò che sale a noi come mondo interiore: il mondo interiore, con tutti i nostri affanni, le gioie e i dolori, il piacere e dispiacere giunge a noi involto di pensiero: conosciamo ogni singolo nostro sentimento poiché è nel pensiero che lo riconosciamo.

Per cui, tragicamente, incolpiamo il pensiero che sembra farci tanto male, mentre in realtà con esso prendiamo solo consapevolezza di quanto sale dal sentimento.

Prima di divenire fragile copia carbone della realtà e come tale sembrare insignificante, il pensiero è potentissimo: se vedi il divano che ti sta di fronte significa soltanto che si è attuato un darsi del pensiero che IMMEDIATAMENTE, più “rapido” della ordinaria coscienza, ha dato forma, colore, distanza, ecc. al divano. Avvenuta questa operazione, in cui non eri presente, tu vedi il divano e solo poi pensi se ti piace o meno e a quello che vuoi fare di esso.

Queste cose che ti sto ora dicendo, a tutta prima non sono sperimentabili: puoi solo ipotizzarle o intuirle. Le “vedrai” quando la tua coscienza riuscirà a trasformarsi al punto in cui rimane desta in ciò che chiamiamo sonno.

Occorrerebbe un trattato per dimostrare logicamente ciò: è logicamente possibile, Scaligero è riuscito a farlo…ma in una letterina nemmeno lui, e in un messaggio email probabilmente è anche peggio.

Ora, almeno in via ipotetica, abbiamo: a) un pensare “comune, b) un pensare potente (più che potente) che è inavvertito.

Così, come la chiave della coscienza che conosce le cose è il pensiero ordinario, così la chiave della conoscenza (esperienza) dell’entità umana e del suo rapporto con la realtà (REALTA’) sta nel risalire dal pensiero “normale” alla forza-pensiero che lo determina.

Questa è antecedente a tutto, anche al corpo e a tutto ciò che viene a noi tramite il corpo: perciò un tempo fu chiamata “pensiero puro libero dai sensi”. Non è granché come dizione, ma vedi in essa un’esperienza che sperimenta le radici (il Principio) dell’umano e la sua realtà colta prima che questa cada nell’oscurità che chiamiamo mondo dei sensi. In questo contesto di esperienza si coglie che la realtà dell’uomo è di natura pre-sensibile, cioè spirituale.

L’uomo è una entità duplice: immerso nel sensibile dimentica la propria realtà spirituale: da ciò sgorga gran parte delle sue angosce e contraddizioni. E l’inesausta ricerca di un qualcosa che, in vita, non giunge mai ad appagamento.

E’ possibile la Risalita? Sì: è possibile: strada lunga che si impara a conoscere solo percorrendola. Comunque già il percorrerla è liberatorio: la tenebra, a poco a poco, si scioglie ed esperienza, dedizione e volontà, in preciso ordine crescente, devono accompagnare il viandante.

Dunque si inizia con il dominare l’ordinario flusso dei pensieri: prendi un oggetto che non stimoli alcun sentimento, che sia semplice, che sia prodotto da pochi concetti: bicchiere, ago, chiodo, tappo di sughero, matita, ecc. Prendine uno così semplice e delibera di pensare (i pochi) pensieri che lo riguardano: forma, colore, sostanza, funzione. Per un tempo che va da un minimo di 5 minuti ad un massimo di 15, ricostruisci l’oggetto davanti la tua mente (non fisicamente) con parole e immagini. Siedi con schiena diritta, in una stanza che non sia disturbata da intrusioni per quel tempo. Fa ciò per 2 volte al giorno iniziali. Cambia settimanalmente l’oggetto, ma poi vedrai che puoi lavorare anche molto più a lungo con lo stesso.

Ovviamente l’oggetto/immagine non ha alcuna importanza: è importante essere attenti e VOLERE sempre gli stessi pensieri: pensieri deliberati e voluti. Naturalmente la “natura” non vuole ciò. E’ un lavoro di sforzo, non di raffinatezze: puro, desolato facchinaggio!

Non perder tempo a combattere le distrazioni (interne ed esterne): ciò è un ulteriore distrazione…piuttosto rafforza l’attenzione interiore su quanto stai facendo, tentando il più possibile di non spezzare il filo della continuità (e se lo spezzi – cosa che succede – riannoda e continua).

E’ molto semplice e arido…molti non osano poiché il semplice è difficile, è solo questione di prolungato sforzo d’attenzione!!

Cara amica, per un messaggino è già tanto. Leggi e prova: così, nel sudore dell’anima, inizi a sperimentare la Libertà.

LA NASCITA DEL BAMBINO E DELLA FUTURA SOCIETA' – di Rudolf Steiner

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Se come un tempo l’astrologia presso i Magi e la veggenza del cuore presso i pastori dei campi collaboreranno nell’uomo moderno mediante l’immaginazione e l’ispirazione provenienti dalla scienza dell’iniziazione, l’uomo si eleverà di nuovo alla comprensione spirituale del Cristo vivente attraverso le conoscenze dell’immaginazione e dell’ispirazione. Bisogna comprendere come Iside, la vivente e divina “Sofia”, dovette andar perduta per l’evoluzione che ha spinto, che ha introdotto l’astrologia nella matematica, nella geometria, nella meccanica. Si dovrà anche comprendere che da questo campo di cadaveri, da matematica, cinematica e geometria, si risveglierà l’immaginazione vivente, e che questo significa trovare Iside, trovare la nuova Iside, la divina “Sofia”; l’uomo la deve trovare se la forza del Cristo, che egli ha dal mistero del Golgota in poi, deve diventare vivente, del tutto vivente, vale a dire compenetrata di luce.
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Noi siamo appunto a questa svolta dei tempi. La terra non darà piú all’uomo i beni che nell’epoca moderna egli si è abituato a pretendere. I grandi conflitti che hanno suscitato le spaventose catastrofi degli ultimi anni, hanno già trasformato una gran parte della Terra stessa in un campo di macerie della civiltà. Altri conflitti seguiranno. Gli uomini si preparano per la prossima grande guerra mondiale. In modo ancora piú vasto la civiltà verrà ridotta a macerie. Non si potrà piú ricavare direttamente nulla da ciò che proprio all’umanità moderna è apparso come l’elemento piú prezioso per la conoscenza e la volontà. Scomparirà l’esistenza terrestre esteriore, in quanto risultato di epoche precedenti, e spera inutilmente chi crede di poter continuare le antiche abitudini di pensiero e di volontà. Dovrà sorgere una nuova conoscenza e una nuova volontà in ogni campo. Noi dobbiamo prendere atto del pensiero che una forma di civiltà tramonta, ma dobbiamo anche guardare nel cuore umano, nello Spirito che vive nell’uomo. Dobbiamo aver fiducia nel cuore e nello Spirito umani che vivono in noi, affinché sorgano nuove strutture, strutture veramente nuove, attraverso tutto ciò che noi possiamo fare entro la distruzione della vecchia civiltà.
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Tali nuove strutture però non sorgeranno, se non ci preoccupiamo davvero sul serio di capire che cosa deve necessariamente accadere per l’umanità. Nel mio libro L’iniziazione è descritto come l’uomo, se vuole pervenire a conoscenze superiori, deve sviluppare innanzitutto una comprensione per quello che si chiama l’incontro con il Guardiano della Soglia. Vi è anche detto come l’incontro con il Guardiano della Soglia significhi che volere, sentire e pensare si devono separare, che deve sorgere una trinità dalla caotica unità umana. Questa comprensione, che per il discepolo della scienza spirituale deve avvenire quando gli si chiarisce chi è il Guardiano della Soglia, deve realizzarsi anche per tutta l’umanità moderna riguardo al corso della civiltà. Anche se non per la coscienza esterna, per le esperienze interiori l’umanità attraversa un campo che si può chiamare il campo del Guardiano della Soglia.
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L’umanità moderna passa una Soglia dinanzi alla quale sta un importante Guardiano, un serio Guardiano. Egli dice soprattutto: «Non rimanete legati a ciò che si è tramandato dai tempi antichi. Guardate nei vostri cuori, guardate nelle vostre anime e fate in modo di poter creare nuove strutture! Le potete creare solo avendo la fiducia che dal Mondo spirituale possano giungere le forze conoscitive e le forze di volontà adatte a tali nuove strutture». Quello che per il singolo, nell’entrare nei mondi superiori della conoscenza, deve essere un evento di particolare intensità, in un certo senso avviene incoscientemente per tutta l’umanità del presente. Chi poi si è unito con la comunità antroposofica deve vedere che è assolutamente necessario portare gli uomini alla comprensione di questo passaggio della Soglia.
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Come l’uomo, in quanto capace di conoscenza, deve capire che le sue attività di pensiero, sentimento e volontà devono in certo modo separarsi, ed egli deve tenerle unite in un senso superiore, cosí all’umanità moderna occorre far comprendere che vita spirituale, vita giuridica o statale e vita economica devono separarsi fra loro, e che deve venir creata una forma superiore di collaborazione, diversa da quella esistente negli Stati attuali. Non sono programmi, idee, o anche ideologie che devono portare i singoli a riconoscere la necessità della triarticolazione dell’organismo sociale, ma è la profonda conoscenza del progresso dell’umanità a mostrarci che l’evoluzione è giunta a una Soglia dinanzi alla quale si trova un serio Guardiano che, come richiede al singolo aspirante a una conoscenza superiore di sopportare la separazione di pensare, sentire e volere, cosí richiede per tutta l’umanità di separare le attività che fino ad oggi erano intrecciate in caotica unione nell’idolo-Stato, di separarle in un campo spirituale, in un campo giuridico-statale e in un campo economico. In caso diverso l’umanità non va avanti, si spezza l’antico caos. Allora però, se il caos si spezzerà, non assumerà la figura necessaria per l’umanità, ma ne assumerà una arimanica o luciferica; può invece dar forma al caos solo una struttura adatta al Cristo con la conoscenza del passaggio della Soglia nel presente che deriva dalla Scienza dello Spirito.
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Se comprendiamo giustamente l’antroposofia, ciò è qualcosa che dobbiamo dirci anche ora, nel periodo natalizio. Per noi il Bambino nella mangiatoia deve essere il Bambino dell’evoluzione spirituale in un avvenire umano. Come i pastori dei campi si incamminarono dopo l’annuncio, come i magi dell’Oriente si incamminarono dopo l’annuncio per vedere il Bambino che era apparso al fine di portare avanti il mondo umano, cosí il mondo umano moderno deve incamminarsi verso la scienza dell’iniziazione per percepire da questa, vorrei dire nella figura del Bambino, che cosa deve diventare per l’avvenire l’organismo sociale triarticolato proposto dalla Scienza dello Spirito. La forma antica dello Stato si dovrebbe spezzare, se l’uomo non la portasse a una diversa articolazione, si spezzerebbe da sola, sviluppando da un lato un settore spirituale (però molto caotico e con tratti del tutto arimanici e luciferici) e dall’altro lato un settore economico, anche con tratti luciferici e arimanici; entrambi tirerebbero a sé brandelli della struttura statale. In Oriente si svilupperebbero maggiormente Stati spirituali arimanico-luciferici, in Occidente piú Stati economici arimanico-luciferici, se l’uomo, attraverso la cristianizzazione del suo essere, non capisce come egli possa evitarlo, come, in base alla sua conoscenza e alla sua volontà, egli possa proporsi la triarticolazione di ciò che da sé tende a separarsi.
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Sarà questa la conoscenza umana cristianizzata, sarà questa la volontà umana cristianizzata; esse non potranno manifestarsi in altro modo se non separando l’idolo dello Stato unitario nelle sue tre diverse sfere. Chi sarà allora inserito giustamente nella vita spirituale riconoscerà come i pastori dei campi che cosa la Terra sperimenta attraverso l’essere del Cristo. Chi invece sarà giustamente inserito nella vita economica, nelle associazioni economiche, svilupperà nel senso giusto una volontà apportatrice di un ordine sociale cristianizzato.
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Rudolf Steiner

Per gentile concessione de L’Archetipo – Da Il ponte fra la spiritualità cosmica e l’elemento fisico umano – La ricerca della nuova Iside, la Divina Sofia, O.O. 202, Editrice Antroposofica, Milano 1979, pp. 204-207.

Immagine: Maestro del Bambino Vispo «Adorazione dei Magi» secolo XV, Museo Municipale di Douai (Francia)

IL CANTICO DI NATALE (O Holy Night)

Ecoantroposophia.it

porge di vero cuore a tutti gli amici e a tutti i lettori gli auguri di

BUON NATALE!

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Storia del Cantico di Natale

(Con traduzione italiana dall’originale francese a cura di Hugo de Paganis)

Il curato di Roquemaure, l’abbate Eugène Nicolas, nel quadro delle manifestazioni culturali e religiose che voleva organizzare per raccogliere dei contributi per la costruzione delle vetrate della chiesa di San Giovanni Battista, aveva chiesto ad un suo parrocchiano, commerciante di vini e poeta provenzale a tempo perso, di scrivere il testo di un canto di Natale. Siamo a metà dell’800, precisamente il 3 dicembre del 1847, e Placide Cappeau, così si chiamava il commerciante di vini, si trovava sulla diligenza di ritorno da Parigi, fra Mâcon e Digione; fu proprio in quel tratto di percorso che scrisse i versi di quello che intitolò Cantique de Noël. In quel momento l’autore non immaginava il successo che avrebbe avuto la sua poesia. Nel paese francese risiedeva, temporaneamente, un ingegnere parigino che seguiva i lavori di un ponte; con lui c’era la moglie Emily, cantante, che conosceva il compositore Adolph Adam(1) del quale aveva interpretato una delle sue opere in tre atti. Emily indirizzò queste strofe di Minuit Chrétiens, così chiamato successivamente dalle prime parole del testo, al musicista che, in pochi giorni le musicò. La cantante le interpretò per la prima volta alla messa di mezzanotte del 24 dicembre 1847 nella piccola chiesa di Roquemaure.

Questi i versi originali del canto, in lingua francese:

Minuit, chrétiens, c’est l’heure solennelle

Où l’Homme-Dieu descendit jusqu’à nous,

Pour effacer la tache originelle

Et de son Père arrêter le courroux.

Le monde entier tressaille d’espérance,

A cette nuit qui lui donne un Sauveur.

Peuple, à genoux, attends ta délivrance

Noël ! Noël ! Voici le Rédempteur

De notre foi que la lumière ardente

Nous guide tous au berceau de l’Enfant

Comme autrefois une étoile brillante

Y conduisit les chefs de l’Orient.

Le Roi des rois naît dans une humble crèche

Puissants du jour, fiers de votre grandeur,

A votre orgueil, c’est de là que Dieu prêche.

Courbez vos fronts devant le Rédempteur.

Le Rédempteur a brisé toute entrave,

La Terre est libre et le Ciel est ouvert.

Il voit un frère où n’était qu’un esclave,

L’amour unit ceux qu’enchaînait le fer.

Qui lui dira notre reconnaissance ?

C’est pour nous tous qu’il naît,

qu’il souffre et meurt.

Peuple, debout ! Chante ta délivrance.

Noël ! Noël ! Chantons le Rédempteur.

Fu subito un successo, anche se il compositore, autore di numerosa musica per l’opera ed il balletto, non ne ebbe sentore perché morì solo qualche anno dopo.

Negli anni successivi il brano approdò nel mondo anglosassone, dove divenne famosissimo, e lo è ancora oggi, con il titolo di  “Oh Holy Night”; il testo venne modificato e questa versione divenne più famosa dell’originale, e ciò anche nel resto del mondo, tanto che pure la versione italiana, quella che noi eseguiamo, nell’armonizzazione di Gianni Malatesta, dal titolo appunto di Oh Santa Notte, è la libera traduzione del testo inglese e non di quello francese.

NOTE

1) Adolphe Charles Adam (Parigi, 24 luglio 1803 – 3 maggio 1856) è stato un compositore e critico musicale francese. Autore prolifico di composizioni per l’operae il balletto, è famoso per i balletti Giselle (1844) e Le Corsaire (1856), l’opera Les Toréadors (nota anche con il titolo di Le toréador ou L’accord parfait (1849) e la sua canzone di Natale  “Minuit Chrétiens” .

Traduzione in italiano del vero Cantico di Natale

 *

Mezzanotte, o cristiani, è l’ora solenne

Nella quale l’Uomo-Dio discese sino a noi,

Per cancellare il peccato originale

E di suo Padre fermare l’ira.

Il mondo intero trasalisce di speranza,

In questa notte che gli dona un Salvatore.

Popolo, in ginocchio, aspetta la tua liberazione

Natale! Natale! Ecco il Redentor

Della nostra fede la luce ardente

Ci guida tutti alla culla del Fanciullo

Come un tempo una stella fulgente

Vi condusse i capi d’Oriente.

Il Re dei re nasce in una umile mangiatoia

Potenti del giorno, fieri della vostra grandezza,

Al vostro orgoglio, è da lì che Dio predica.

Curvate le vostre fronti davanti al Redentore.

Il Redentore ha spezzato ogni ostacolo,

La Terra è libera e il Cielo aperto.

Egli vede un fratello ove non v’era che uno schiavo,

L’amore unisce coloro che il ferro incatena.

Chi gli dirà la nostra riconoscenza?

È per noi tutti ch’Egli nasce,

Che soffre e muore.

Popolo, in piedi! Canta la tua liberazione!

Natale! Natale! Cantiamo il Redentore.

*

ESSERE

notte doriente

Ecco è già d’oro l’oriente e ogni tenebra è vinta.

Tutti alzati i profeti i magi i sapienti le sibille in furore,

a sciogliere i testi, le rune,

a cavar dalle branche alla Sfinge i papiri,

a dissolvere i veli,

a scrutare nei cieli l’azzurro fuggire di gemme.

Tutto è chiaro di fuori

per chi si è chiarito di dentro,

e ogni giorno è Natale.

Per un solo nato innocente,

saper l’innocenza passata

per oscure esperienze.

Spalancare il Mistero,

trovare regi i pastori,

scoprire amico il nemico

sullo stesso sentiero.

Esser la via e rintracciar chi s’è perso,

la verità negli errori

e portar l’universo a coscienza;

la vita, e morire.

Ma morire senza compiacersi, per amore…….

*

(Fabio Tombari dalla lirica ESSERE)

 

MISOPÓGON O ANTICHIKÓS

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…il ragazzo aveva 9 anni…chiuso il libro s’era abbandonato sull’erba il volto verso il sole. Il senso di benessere si trasformò in fervore mistico. Cercando parole capaci di esprimerlo, cominciò a mormorare:

Padre nostro che sei nei cieli,

sia santificato il tuo nome..

Era la preghiera che il vescovo Eusebio gli faceva recitare ogni giorno.

Improvvisamente una voce risonò in lontananza. Chiamava con tono grave il suo nome: “Giuliano! Giuliano!”.

Il bambino interruppe la preghiera, qualcuno, accortosi della sua assenza, lo stava cercando.

Stringendo i pugni dalla rabbia, il fanciullo si acquattò dietro il tronco dell’olivo.

Giuliano! Giuliano!”.

Il grido ripetuto poi s’affievolì e si spense. Era tornato il silenzio, rotto soltanto dal cinguettio di un uccello.

Accadde allora un fatto straordinario che avrebbe lasciato nella sua vita un’impressione indelebile. Come in un sogno meraviglioso, gli pareva di correre lungo la spiaggia, facendo salti sempre più alti, finché i suoi piedi non toccarono più il terreno e cominciò a librarsi sopra il mare. Gli pareva di veleggiare  attraverso lo spazio in un volo verticale e di salire in alto, sempre più in alto, come se fosse risucchiato dal sole.

Poco dopo dominava dall’alto la Propontide, il Bosforo, Costantinopoli e tutte le campagne circostanti.

Infine la terra scomparve ai suoi occhi e non vide più, intorno a sé, se non un abisso di luce.

In quel momento una voce tonante lo chiamò per nome: “Giuliano! Giuliano!”.

Chi mi chiama?” domandò.

Sono io, tuo padre Elio!”.

Elio? Eccomi!” rispose Giuliano, senza esitare.

Immediatamente fu accecato da una luce folgorante e perse la conoscenza…

Quando riaprì gli occhi, si ritrovò disteso a terra, ai piedi dell’olivo: il sole tramontava al di là dell’Ellesponto…

Signore Iddio, ho grande paura.

L’anima mia, non mai sicura,

sussulta nelle più intime fibre…

Ecco la terra è sconvolta e trema la volta

sotto la quale il mio cuore,

che prova del terrore la inarrestabile scossa,

si scava la fossa

per seppellirsi e riposare;

ma si sente compenetrare dall’avvampante

firmamento e si domanda sgomento:

Da me fino a Te, la strada dov’è?

§

Pergamo. Gli anni sono passati. Giuliano si confida con Massimo d’Efeso. Costui era un teurgo ma eludeva sempre le domande del giovane.

Un giorno Giuliano raccontò a Massimo la sua esperienza, avuta durante la sua relegazione ad Astakos.

Improvvisamente mi sentii trasportato in aria. Poi, mentre mi libravo in un oceano di luce, udii distintamente Elio che mi chiamava per nome”

Massimo lo fissò a lungo e sorridendo gli rispose ”Fin dal nostro primo incontro io seppi di legami speciali fra te e gli dei”.

Ma, ribatté Giuliano, “ho bisogno di un dio di cui senta la reale presenza nel mio essere! Quando mi rivolgo ai Galilei mi consigliano di leggere il Vangelo. Se mi rivolgo ai pagani, mi indirizzano ad Aristotele o a Platone. E’ sempre la stessa risposta. Libri, sempre libri!”.

Cosa devo fare di tutti quei libri? Io ho sete di vita, di comunione. Ho bisogno di trovarmi faccia a faccia col mio Creatore. Non fu certo un libro che aprì gli occhi a Saulo sulla via di Damasco. No! Fu un torrente di luce, una visione, una Voce!”.

Massimo scosse il capo: “ Tu cerchi Iddio in una direzione sbagliata. Tu vuoi obbligarlo a rispondere. Ma non sei il suo padrone! Tu volevi comprendere per credere, mentre bisogna credere per comprendere…e ora non comprendi più nulla perché non credi…”

Non mi dire che io non credo. Io credo con tutte le mie forze. Ma invece della risposta che aspetto non sento che l’eco della mia voce. Io vorrei ascoltare la voce dell’Altro. Vorrei essere visitato, illuminato, folgorato…”

In questo caso non ti rimane che metterti nelle mani del Mediatore”

Ma esiste davvero? E’ da molto che lo cerco”

Egli esiste!” affermò massimo con un tono di assoluta certezza.

E chi è?”

Il Figlio del Sole”

E’ come uno di noi? Come me stesso?”

Tu sei un figlio del Sole. Invece ho detto che egli è il Figlio del Sole!”

E’ una via?”

E’ la Via”

Come si chiama?”

Il suo nome è Mitra”

§

Poco tempo dopo, un uomo di nome Edesio, si presentò a Giuliano e lo invitò a seguirlo.

In un valloncello, presso un dirupo, Edesio spostò la sterpaglia e dietro apparve una profonda caverna: sulla soglia c’era Massimo ed un personaggio bianchissimo nelle vesti e nei capelli e la fluente barba. Una carnagione trasparente come l’alabastro.

Ti presento Crisanzio” disse Massimo “il pontefice di Ecate”.

Entrati, Massimo ed Edesio si ritirarono. Crisanzio invitò Giuliano a spogliarsi e gli insegnò le abluzioni rituali. Poi l’aiutò ad indossare una tunica di lana bianca e lo condusse in una seconda caverna, più angusta della prima. Giuliano sentì come un terrore lambirgli il corpo.

Il pontefice di Ecate, con una solennità che pareva provenire dagli abissi, così parlò: “E’ qui, figlio mio che principia il tuo viaggio: esso comincia con l’oblio del mondo. Per ora sei ancora debole e perciò ti occorre un po’ di luce. Entro qualche giorno sarai rafforzato e la luce si spegnerà. Ti troverai in assoluta tenebra: essa è lo spogliamento totale di sé e indica come tutto ciò che vive debba morire per nascere a nuova vita.

Se avrai sete potrai bere l’acqua consacrata di questa brocca. Ma non puoi mangiare. Ti porterò in alcuni momenti il mio soccorso. Ora abbi coraggio, figlio mio: preparati a morire!”

Angoscia attanagliò il petto di Giuliano, Crisanzio era sparito. Era stato imprudente?

Massimo era forse un agente dell’Imperatore e lui sarebbe sparito? Sepolto per sempre nel fondo di una spelonca?

Dopo breve (interminabile) tempo, riapparve Crisanzio. Il giovane chiese allora di uscire.

Nessuno te lo impedisce, ma non sei forse venuto spontaneamente? Qualcuno ti ha costretto? Ad ogni modo se vuoi andartene ti accompagno subito. Se non sei all’altezza di superare la prova, ritorna pure a mordere la polvere..”

Giuliano, a quelle parole, pronunciate tranquillamente, arrossì di vergogna e pregò di essere perdonato.

L’anziano gli disse anche che l’iniziazione era una prova terribile, che strazia tutta l’anima.

Giuliano rimase nel buio per tre giorni, digiunando, pregando e meditando. Il pontefice lo visitava a intervalli regolari e gli faceva compiere degli esercizi per il corpo e per la mente. Poi lo benediva: “Dio scenda su te…La sua spada invisibile ti apra il cammino…Le sue virtù compenetrino la tua sostanza e alimentino la luce del tuo sole…”

Giuliano ebbe tremiti incontrollabili, poi un sentimento di profonda pace. Sentì il corpo farsi leggero e come svanire. La fiammella della lampada si estinse ma sentì come se si accendesse in lui una luce immateriale. Poi piombò in un sonno profondo.

Svegliatosi trovò Crisanzio che gli porse una tunica nuova, di lino. “Ora sei Puro. Nessuno deve toccarti né parlarti, né guardarti: tu stesso sei lo Sguardo”.

Fu condotto oltre, in una diversa sala: un altare nel fondo con una statua di Atena. Ai lati gli iniziati, disposti lungo le pareti.

Fu fatto prostrare al suolo, braccia aperte in croce, volto rivolto verso l’alto. Giuliano entrò nell’Estasi.

E rivisse, ad un livello assai superiore, ciò che aveva sperimentato da giovanissimo. Sentì vampe di luce sorgere e dilagare dal suo essere, venne trasportato nella luce del cielo, contemplò il Padre solare, il sole interiore si ricongiunse al Sole supremo e dalla sua anima sgorgò un giuramento verso gli Dei e verso la Via.

§

Devo molto a Benoist-Méchin che mi ha indicato il ritmo narrativo: alcune righe sono praticamente copiate da lui.

Non è un racconto di fantasia e gli ”attori” sono tutti storicamente esistiti.

Qualcuno osserverà che Giuliano non “giace” per tre giorni: in effetti le iniziazioni erano già parzialmente diluite.

Il titolo non c’entra niente: trattasi di un caustico ed arguto libello di Giuliano a favore dell’onor del mento che mi piace per la limpidezza, l’arguzia e tante altre cose.

ORO OLTRE IL DESERTO CAP.7

17OTT 2014 FK 034

ORO OLTRE IL DESERTO CAP.7 (OROLDES)

5/9015
LE LIBERTA’ DEL GIORNO

L’INSENSIBILITA’ E LA PIETRA.
ESTREME PROPAGGINI DI MORTE.
NELLE COSCIENZE NON PIU’ IRRORATE DAL SENTIRE.

COSCIENZE MOLTO ACUTE VIVONO NELLA MORTE COME SE L’ANIMA FOSSE PIETRA-

LA PARTE COSCIENTE DEL PENSARE AFFONDA LE SUE RADICI IN UN MARE DI ENERGIE CHE NON APPARTENGONO ALL’UMANO.
TRAGGONO PERSONALITA’ E VIGORE DA UN MONDO IN CUI ODIARE L’ANIMA E’ IL SENSO DELL’INTELLIGENZA.

UN BOZZOLO DI ENERGIE EMANA INTENSITA’ VITALE CHE SI REGGE SOLO SUL NEGARE.
RIGIDA E FURIOSA L’APPARENZA DELLA RAZIONALITA’ VIVE SOLO FRA GLI APPETITI DEL MOSTRUOSO.

PROPUGNANO CERTEZZE CHE SONO SOLTANTO IL BENE ROVESCIATO.
DISEGNI DI DISTRUZIONE CHE PRENDONO INFINE LA VESTE DI RELIGIONE LAICA
I CUI DOGMI VENGONO IMPOSTI CON LA FORZA DI UNA LEGALITA’ ASSOGGETTATA.

LE ARMONIE DELL’ANIMA CELESTE SONO PERCEPITE COME ASSURDITA’ PUERILI
CHE LA SOTTERRANEA POTENZA DEL NEGARE DEVE ASSOLUTAMENTE LACERARE
IN VIRTU’ DI UN COMPITO INFERNALE CHE DEVE ESSERE ESEGUITO.

LA CONTRORELIGIONE E LE SUE SCIMMIE SACERDOTALI CHE GOVERNANO GLI STATI E LE FINANZE.

UNA VITA INTERIORE COMPLETAMENTE IMMERSA FRA LE ENERGIE DEL DOPPIO CORPOREO :
PUO’ SOLO CONCEPIRE L’ANELITO DEL MALE.
PUO’ SOLO ESPRIMERE SENSIBILITA’ DI BESTIA ATTRAVERSO I MEANDRI DELLA RABBIA.

SOLTANTO OLTRE L’INTRICO DI ENERGIE PUO’ ESSERVI IL RESPIRO CHE DOMINA LA PIETRA.
SOLTANTO OLTRE IL MENTALE SI IMPRIME L’ARMONIA CHE DISSOLVE IL MAGNETE E LE SUE CUSPIDI VOLENTI.
SOLTANTO NELL’ATTO IN CUI IL PENSARE CONTEMPLA IL POTERE UNITIVO DEL CONCETTO : PUO’ BALENARE IL VALORE CHE RISANA.
APICI IN CUI L’IMMATERIALITA’ DI UN RICORDO LOGICAMENTE COSTRUITO E INFINE CONTEMPLATO : HA IL POTERE DEL SOVRUMANO RICOMPORRE.

UNICO RITO ED UNICA FONTE DELLO SCIOGLIMENTO CHE REDIME L’ADDENSARE.

ASCESI DEL PENSIERO IL CUI VALORE E’ DETERMINATO DALLE DIFFICOLTA’ CHE INCONTRA.
ASCESI IN CUI LO SFORZO IMMATERIALE CHE E’ RICHIESTO ATTIVA QUALITA’ MORALI CHE MAI L’UMANA PERSONALITA’ AVREBBE CONQUISTATO.
UNICA ASCESI IN CUI L’UMANO TROPPO UMANO PUO’ TRABOCCARE OLTRE SE STESSO NELL’ALTRIMENTI INCONCEPIBILE VIRTU’ SOLARE DELLA TRASCENDENZA.

SOVRAMENTALE NASCITA CELESTE CHE TUTTI (SEPPURE IN VARIO GRADO) POTREBBERO OTTENERE.

ORO ETERICO DELLA PERENNE RICONFERMA.

OVE CANTANO LE LIBERTA’ DEL GIORNO PIENO.

MENTRE TUTTO L’INTRICO DEGLI OSTACOLI CHE SI OPPONGONO AL CONTEMPLARE L’ESSENZA DEL CONCETTO
COMPONGONO UN VIVENTE PIANO DI UMANAMENTE IMPENSABILI REALTA’ CHE VENGONO ARGINATE E SCIOLTE.
UN MONDO DI POTENZE CHE VENGONO INTACCATE DALL’ATTO DEL REDIMERE CHE PALPITA LIEVISSIMO DAL CENTRO DELL’IDEA.

E CHE IRRAGGIA.

CONSEGUENZA RETTIFICATRICE DELL’ATTO LIBERO OTTENUTO NEL CONTEMPLARE L’ESSENZA DEL CONCETTO.

TRAMA ETERICA DEGLI ENTI E DEGLI EVENTI CHE ATTENDEVA L’ESSENZA LOGOS CHE SOLO L’ATTO LIBERO DELL’UOMO PUO’ MEDIARE.

FOLGORANDO.

NEGLI APICI DEL MASSIMO SILENZIO CHE E’ MASSIMA VIRTU’ DI OFFERTA.

AUREA DEDIZIONE CHE E’ REALE IMMISSIONE DELLA POTENZA LOGICA DEL SOLE.

POTENZA DEL CONNETTERE VOLENTE CHE GIUNGE NEL SOVRAMENTALE TRASMUTANDO.

ORO LOGOS.

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HELIOS FK AZIONE SOLARE

HELIOS FRATERNITAS Ecoantr  3  Copia di img091

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ASTROSOPHIA: DIFFERENZE TRA WILLI SUCHER E ROBERT POWELL

Mir85 ha posto una domanda, che sorge spontanea nella mente di molti ricercatori spirituali, una domanda che ritengo importante, alla quale mi sforzerò di rispondere nella maniera più chiara che mi sarà possibile:

willi sucher -

Willi Sucher ( 1902-1985)

Che differenze ci sono fra gli scritti di Sucher e quelli di Robert Powell?

In effetti le differenze sono notevoli ed è bene rilevarle. Poiché è impossibile ad una tale concisa domanda dare una risposta esauriente, che sia altrettanto concisa, mi è sembrato necessario rispondere a Mir85 in maniera più estesa e spero per lui soddisfacente, ossia attraverso il presente articolo. Fondamentalmente, si tratta di una radicale diversità della concezione del mondo dalla quale Willi Sucher e Robert Powell partono, e alla quale costantemente fanno riferimento.

Willi Sucher fu discepolo diretto di Rudolf Steiner, del quale fu seguace sincero e leale durante tutta la sua vita, e allievo di Elisabeth Vreede, colei che il Dottore mise a capo della Sezione Matematico-Astronomica della Libera Università, facente capo al Goetheanum di Dornach. Willi Sucher nei suoi scritti partiva dalla visione del mondo della Scienza dello Spirito, portata nel mondo da Rudolf Steiner, visione che Willi Sucher approfondì con lo studio e alla quale fece sempre riferimento in maniera fedele ed esclusiva. Ma Willi, come lo chiamavano e lo chiamano tuttora coloro che lo ammirano e lo amano, non era un intellettuale astratto: era un fedele praticante interiore, un limpido pensatore, un infaticabile meditatore, un intuitore dello Spirito. E nella incessante meditazione del quarto capitolo della Scienza Occulta di Rudolf Steiner, dedicato alla storia cosmica dell’uomo e alla azione delle Gerarchie, era giunto a vedere sbocciare la percezione diretta di quei grandiosi quadri cosmici. Per le persecuzioni che il regime nazionalsocialista negli anni trenta del trascorso secolo rivolse all’Antroposofia, Willi Sucher fu costretto a lasciare la Germania e a vivere la maggior parte della sua vita in esilio e in condizioni non precisamente agiate.

Robert Powell è un seguace di Valentin Tomberg e del suo contraddittorio «esoterismo cattolico», che diffonde attraverso scritti e conferenze. Cerca di diffonderlo anche all’interno degli ambienti antroposofici, in ciò assecondato anche da taluni antroposofi, i quali non devono evidentemente percepire la differenza radicale tra l’insegnamento di Valentin Tomberg e quello di Rudolf Steiner. È un fatto che Valentin Tomberg, dopo aver operato prima della II Guerra Mondiale nella Società Antroposofica, provocando l’aperta ed energica opposizione di Marie Steiner, e venendo allontanato sia dalla Società facente capo al Goetheanum sia da quella olandese che seguiva Ita Wegman, si avvicinò sempre di più alla Chiesa Cattolica, giungendo a compiere una completa conversione al Cattolicesimo. Tomberg sosteneva che la Missione di Michele era fallita, e fallita era altresì la missione di Rudolf Steiner stesso. Di conseguenza era necessario anticipare l’èra di Orifiele, porsi sotto la «dittatura del Mondo Spirituale», porsi otto la «protezione» della Chiesa Cattolica, accettando Pietro, e di conseguenza il Papa, suo successore, come «Rappresentante dell’Umanità». In ciò rovesciando completamente l’insegnamento di Rudolf Steiner e dell’Antroposofia. Nelle sue ultime opere, egli arriva a giustificare non solo il magistero della Chiesa, ma persino l’ascesi e l’azione gesuitica, compresa la fede cieca e la oboedientia perinde ac cadaver. Tutto ciò è documentabile attraverso gli scritti di Valentin Tomberg, ed ancor più chiaramente attraverso la giustificata confutazione polemica presente negli scritti di di Sergej Prokofieff e Christian Lazaridès.

Naturalmente, Powell nelle sue conferenze e nei libri «sfuma», tatticamente, questi aspetti più discutibili e urtanti per antroposofi sinceri. Al di là del «verbo» tomberghiano, Powell attinge e deforma ad alcuni aspetti dell’insegnamento antroposofico, che deforma secondo il suo estro. Si tratta della cosiddetta «danza cosmica» e della versione suo – ampiamente «riveduta e corretta» – dell’«Astrosofia». Per quest’ultima attinge a piene mani, saccheggiandola, all’opera di Willi Sucher. I contenuti di tale opera vengono trascinati su un piano, che a molti appare come un’involgarimento ed una intollerabile banalizzazione. In America e altrove, ciò ha portato ad un vero e proprio abuso a scopo commerciale di contenuti sacri, sempre artatamente deformati. Basta leggere quel che Robert Powell scrive «astrologicamente», di tutto ciò che riguarda il contenuto degli eventi narrati nei Vangeli e sul Mistero del Golgotha. Tali eventi vengono esposti con una banalizzazione ed una pedanteria, che ripugnano a chi abbia una sana sensibilità interiore, e soprattutto divergono completamente dalle indicazioni di Rudolf Steiner.

In proposito ognuno si può fare una opinione autonoma, leggendo ad es. quello che viene scritto dall’Astrosophy Research Center, che a Meadow Vista, in California, cura il Lascito di Willi Sucher e cura la pubblicazione delle sue opere. Willi Sucher fu sempre contrario ad ogni forma di commercializzazione, come corsi, seminari e consulti a pagamento, e donò sempre gratuitamente il suo insegnamento e il frutto delle sue pluridecennali ricerche. A proposito delle differenze tra gli scritti di Willi Sucher e Robert Powell, è bene riportare quanto scrive Jonathan Hilton del suddetto Astrosophy Research Center:

«Una risposta al Journal for Star Wisdom 2010

Dal Comitato Direttivo dell’Astrosophy Research Center

Questo articolo è in risposta all’articolo recentemente pubblicato nel 2010 dal Journal for Star Wisdom, con uno staff editoriale che include Robert Powell e membri dello StarFire Research Group. È stato scritto in riferimento all’articolo In memoria di Willi Sucher, di Robert Powell, e per chiarire che lì l’approccio all’Astrosophia, come presentata in tale Journal è fondamentalmente diverso dall’ Astrosophia sviluppata da Willi Sucher nel corso della sua vita. Robert Powell pretende che tale opera sia una “continuazione” della e nella “linea di successione” all’opera di Willi Sucher. Questo non è affatto il caso e il presente articolo riassume perché.

Questo articolo non è scritto per screditare l’impostazione di Robert Powell, ma per informare i lettori della sua significativa divergenza dalla sapienza stellare di Willi Sucher. L’opera di Willi Sucher è fondata sull’opera di Rudolf Steiner, ed essa iniziò con la collaborazione operativa con la Dr.ssa Elisabeth Vreede (1879-1943), che Steiner scelse per essere la prima leader della Sezione Matematico-Astronomica della Scuola di Scienza dello Spirito al Goetheanum a Dornach, in Svizzera.

Willi fondò l’Astrosophy Research Center nel febbraio del 1984, appena un anno prima della sua morte avvenuta nel maggio del 1985, e all’istituzione venne affidata la conservazione e la continuazione della sua opera. Quale membro del Comitato Direttivo dei Direttori dell’Astrosophy Research Center, mi è stato chiesto di chiarire le importanti distinzioni tra la sua Astrosophia e l’approccio alle stelle come presentato nel Journal del 2010.

La prima sezione di questo articolo illustrerà tre differenze fondamentali tra l’impostazione presentata nel Journal e l’opera di Willi Sucher. La successiva parte dell’articolo si rivolgerà a varie affermazioni, imprecise e/o fuorvianti, fatte nel Journal , nell’articolo In memoria di Willi Sucher di Powell.  

Tre differenze fondamentali:

1) Come affermato nella Prefazione editoriale al Journal, Powell ha adottato la Cristologia di una monaca tedesca, Anna Caterina Emmmerich (1774-1824), la quale sperimentò «visioni chiaroveggenti circa le attività, i pensieri, e i sentimenti quotidiani del grande maestro Cristo Gesù, come pure della Madre Maria, di Maria Maddalena, di Giovanni Battista, e di altri». Powell ha accolto queste visioni e calcolato date e periodi specifici per gli eventi della vita quotidiana del Cristo.

Inoltre, nella Prefazione editoriale al Journal, Powell afferma nella nota 1: «Nell’Astrosophia vi sono cronologie differenti della vita del Cristo, e la cronologia che forma la base dell’impostazione seguita nel Journal for Star Wisdom viene espressa nel mio (di Powell) libro Cronaca del Cristo Vivente».

Questa non è la Cristologia sulla quale è basata l’Astrosophia di Willi Sucher, quale viene presentata nel suo libro Il Cristianesimo Cosmico. Per Willi, la mutata relazione dell’essere umano col Cosmo delle stelle a partire dal Mistero del Golgotha e l’unione del Cristo con la Terra è centrale per una nuova Cristologia delle stelle. In Cristianesimo Cosmico, Willi lavora con i ritmi e i “gesti” geocentrici dei pianeti durante il periodo dell’incarnazione del Cristo e in seguito attraverso l’evento dell’esperienza di Paolo sulla via di Damasco. Egli mostra poi come questi ritmi e gesti ricorrenti servano quali archetipi per come l’essere umano possa oggi accogliere le azioni del Cristo e operare verso il loro compimento per la Terra. Per esempio, i ritmi geocentrici di Venere durante i Tre Anni creano una stella a cinque punte ovvero un doppio pentagramma attorno alla Terra. Willi fa corrispondere queste cinque punte ad importanti azioni del Cristo. Questa forma a stella, o a pentagramma, di Venere rimane nei cieli come immagine di Venere, tuttavia le cinque punte ruotano gradualmente attorno allo zodiaco delle stelle cosicché ogni punta può essere considerata in relazione ad ogni costellazione dello zodiaco dagli esseri umani che anelano ad unirsi con l’impulso cristico sulla Terra. Willi presentò sempre queste immaginazioni in una maniera che lasciava  ogni persona libera di scoprire il suo rapporto (di lui o di lei) rispetto a queste “domande” poste da Venere e dagli altri pianeti in relazione agli Eventi del Cristo. Willi incoraggiò sempre i suoi allievi a comprendere come il cosmo delle stelle attenda che l’umanità cominci a “parlare alle stelle” e gli uomini a trasformare gradualmente il cosmo, quali co-creatori insieme con gli Déi.

2) Una seconda fondamentale divergenza dall’Astrosophia di Willi Sucher è nello Zodiaco usato nell’impostazione di Powell. Nella Prefazione editoriale, Powell scrive: «Vi sono molti diversi approcci all’Astrosophia e non tutti usano lo Zodiaco equidiviso che forma la base dell’impostazione seguita nel Journal for Star Wisdom. Tutti i riferimenti allo zodiaco e alle posizioni planetarie nello zodiaco nel Journal for Star Wisdom sono in termini di zodiaco siderale come definito nel mio libro History of the Zodiac». Questo zodiaco viene definito come segue: « La base fondamentale del nostro stile di astrologia venne pioneristicamente creata dal grande maestro Zarathustra, che suddivise migliaia di anni fa i cieli nei dodici segni zodiacali. Questi dodici segni sono segni di eguale ampiezza di 30 gradi».

Willi Sucher non lavorò mai a partire dallo Zodiaco babilonese di dodici segni uguali. Attraverso la sua ricerca e il suo sforzo di portare l’Astrosophia nei tempi moderni, Willi operò con lo Zodiaco siderale delle effettive costellazioni di stelle fisse, con i gradi di demarcazione accettati, in uso dalla moderna astronomia. Questo Zodiaco è basato sulle costellazioni effettivamente osservabili, non sui segni di eguale ampiezza di trenta gradi. Queste sono di diseguale ampiezza. Per esempio, le stelle fisse del Cancro (Cancer) sono una costellazione di minore ampiezza che si estende da 117° dell’eclittica sino a 138° (ossia solo 21 gradi), mentre la costellazione della Vergine (Virgo) si estende da 173° sino a 219° (46 gradi).

Nella Prefazione editoriale al Journal, Powell «incoraggia il lettore ad impegnarsi nella pratica della osservazione stellare», affermando: «Uno dei fondamenti dell’Astrosophia è nella scienza dell’astronomia, che fornisce di una sicura base scientifica la nuova saggezza stellare, la quale per di più, può essere portata nel regno dell’esperienza attraverso della pratica della fissazione stellare». Tuttavia questa osservazione stellare non condurrebbe affatto un osservatore allo zodiaco babilonese di segni uguali di 30°. Per esempio, se si osserva il pianeta Venere sullo sfondo delle costellazioni effettive, Venere sarà spesso in una costellazione che non corrisponde ai segni babilonesi. Venere potrebbe essere, secondo lo zodiaco babilonese, nel segno della Bilancia, mentre in realtà è nella costellazione della Vergine.  

Inoltre, Willi ebbe cura di non scartare lo zodiaco tropico greco, bensì lasciò aperta la possibilità che questo Zodiaco abbia una certa validità da un’altra prospettiva. Proprio come lo Zodiaco siderale delle stelle reali potrebbe essere visto come una finestra aperta sulle realtà astrali (astrali = stellari), così lo Zodiaco tropico usato dai Greci, che è basato sulla localizzazione del punto γ o equinozio di primavera e perciò sulla “vita” stagionale della Terra, potrebbe essere posto in relazione al regno vitale della Terra e al ciclo dell’anno. In maniera analoga, il cosiddetto Zodiaco delle Case, che è basato sull’orizzonte al momento della nascita (cioè sul piano fisico della Terra), potrebbe forse esser posto in relazione maggiormente al regno fisico. Queste furono tutte questioni esplorate e lasciate aperte da Willi come incoraggiamento per la ricerca di altri.  

3) Un punto finale può esser fatto circa la distinzione tra l’opera di Willi Sucher e quella di Robert Powell e dello StarFire Research Group riguarda la pratica di organizzare un business di sapienza stellare e di lettura delle carte del cielo. Willi Sucher offrì seminari, conferenze e consultazioni private per molti anni. Tuttavia mai egli mise un prezzo alla sua opera. Piuttosto egli offrì liberamente la sua opera, confidando su donazioni, che venivano fatte frequentemente da coloro che apprezzavano la sua opera.

Nel 1978 ad una Astrosophy Conference tenuta al Goetheanum a Dornach, in Svizzera, con membri  della Sezione Matematico-Astronomica del Goetheanum, venne concordata una dichiarazione concernente il “business” dell’Astrosophia. Il resoconto di quella conferenza dice:

L’idea di organizzare uno “studio professionale” per consulti e dare pareri venne respinta come non appropriata alla nostra epoca moderna. Ciò non deve porre un tabù sulle carte del cielo, solo non si dovrebbe fare dell’Astrosophia un business. Il Dr. Unger a questo punto ricordò a tutti noi un’affermazione fatta da Rudolf Steiner in rapporto ai pericoli ai quali si sta di fronte allorché si lavora con le stelle di un’altra persona. Egli disse che è possibile interferire col Karma di una persona quando si fa uso dell’Astrologia. Questa affermazione si applica ancor più alla Nuova Sapienza Stellare e dovrebbe essere accolta sobriamente e seriamente da chiunque scruti nelle stelle di chiunque altro.

Le prestazioni offerte sul sito web dello StarFire Reasearch Group non si attengono alla decisione concordata da coloro che erano presenti alla Astrosophy Conference a Dornach.

Sull’articolo, In memoria di Willi Sucher

La sapienza stellare rappresentata da Robert Powell nel Journal è stata per molti anni divergente in maniera significativa dall’opera di Willi Sucher. Di ciò si è parlato frequentemente nella corrispondenza e nelle conversazioni tra i membri dello StarFire Research Group e i membri del Comitato Direttivo dell’Astrosophy Reaserch Center, che include Hazel Straker che si unì a Willi nello sviluppo dell’Astrosophia nel 1945 in Inghilterra, visse nella casa di Sucher lavorando con Willi per quasi 30 anni e continua attualmente la sua opera nel Galles.

Nell’agosto del 2002, il Comitato Direttivo dell’Astrosophy Research Center scrisse una lettera al Consiglio Generale della Società Antroposofica e ad altre istituzioni antroposofiche in America per chiarire questa divergenza e render chiaro che l’opera dello StarFire Group era indipendente da qualsiasi associazione con l’Astrosophy Research Center e l’opera di Willi Sucher.

Nel settembre del 2009, dopo aver ricevuto notifica che «un articolo in lode dell’eredità lasciata da Willi Sucher» doveva venir pubblicato da SteinerBooks in un nuovo numero del Journal for Star Wisdom, assieme alla richiesta di una foto per l’articolo, l’Astrosophy Center scrisse alla Direzione Editoriale del Journal come segue:

L’Astrosophy Research Center riconosce la libertà di ogni individuo o gruppo di individui di perseguire qualsiasi approccio alle stelle che essi possano scegliere, ma il Comitato Direttivo ha deciso che sia la base dell’impostazione che l’impostazione stessa correntemente praticata dai Presentatori della Sapienza Stellare dello StarFire Research Group così come presentata sul sito web www.starwisdom.org e nel materiale venduto sul sito web non sono compatibili con l’approccio alla Sapienza Stellare e all’opera della vita di Willi Sucher.

Perciò chiediamo che in futuro voi non usiate nessuna immagine di Willi Sucher, nessuna immagine o citazione dalle opere di Willi Sucher e/o nessun riferimento all’opera di Willi Sucher per sostenere la vostra opera. Chiediamo altresì che voi rimoviate ogni riferimento a Willi Sucher che possa essere sul vostro sito web o nei vostri materiali promozionali.

Questa richiesta non venne soddisfatta; e l’articolo In memoria di Willi Sucher di Robert Powell, che usava la foto di Willi dell’Astrosophy Center, fu pubblicata nel Journal for Star Wisdom del 2010.

Questo articolo viene descritto come un “tributo” all’opera di Willi; invece, esso è un tentativo di usare Willi Sucher per suffragare una particolare visione astrologica sulla venuta dell’Anticristo, che è basata su di un’unica “conversazione privata” che Mr. Powell asserisce aver egli avuto con Willi o nel 1977 o nel 1982. Non è possibile comprovare o confutare la veridicità di una “conversazione privata”; tuttavia basandoci su ricerche fatte da molte persone, che hanno ampiamente lavorato con Willi, non vi è alcun altra prova di Willi che confermi una carta natale o una identificazione del luogo di nascita dell’Anticristo. Willi non menzionò mai le conclusioni delle quali Mr. Powell gli fa carico in alcuni materiali scritti, e nessun altro allievo di Willi che è stato interrogato a questo proposito, ricorda di tali conversazioni private. Hazel Straker, che lavorò strettamente con lui dal 1945 sino alla sua morte, ha scritto recentemente in risposta ad una domanda a tale proposito: Io ricordo chiaramente il periodo in cui Jean Dixon andava facendo di tali affermazioni. “Ricordo che dopo la sua visione ella disse che era nata una specialissima persona buona e poi, poco tempo dopo, ella cambiò la sua profezia e disse che era una persona molto malvagia. Non ricordo se ella adoprò la parola Anticristo. Ricordò che Willi la considerava come una possibilità. Non ricordo che Willi facesse affermazioni in proposito”.

La conversazione forse avvenne, ma una singola conversazione privata come base per un tributo a Willi in un articolo intitolato In memoria di Willi Sucher forse è un cattivo servizio all’eredità lasciata da Willi Sucher.

Sempre nell’articolo di Powell, viene fatto uno sforzo per creare una “linea di successione” da Willi a Powell nella pubblicazione di molti diversi numeri dello Star Journal lungo molti anni (1965-2010). Egli asserisce, che «l’Astrosophia è nata nel 1965» con il numero iniziale dello Star Journal da parte di Willi, e che l’opera di Willi prima di allora fosse in uno stato embrionale. Egli collega poi  i successivi Journal, incluso il Journal del 2010,  all’iniziale Journal di Willi nel 1965 al fine costruire una “linea di successione” da Willi all’attuale Journal. Ciò è fuorviante e impreciso.

Lo sviluppo dell’Astrosophia di Willi e la pubblicazione dei Journal non suffraga affatto l’asserzione di Mr. Powell. Willi Sucher cessò di contribuire coi suoi scritti ai numeri del Journal nel 1977, salvo un unico articolo finale nell’ultima uscita del Mercury Star Journal alla Pasqua del 1991. Egli non era d’accordo con la direzione nella quale Powell stava portando l’Astrosophia nei vari numeri del Journal. In effetti, Hazel Straker scrive in una recente lettera, «Io ricordo chiaramente Willi che diceva di aver avuto un avvertimento interiore di non scrivere più per il  Mercury Star Journal». I Christian Star Calendar propri di Powell (1991-2009) furono tutti basati su un approccio all’Astrosophia che era una deviazione dall’Astrosophia di Willi Sucher, così come lo è l’attuale Journal. Perciò, pretendere una “linea di successione” che edifichi dai Journal originali a partire dal 1965 al Journal attuale è scorretto e fuorviante.

Darlys Turner, manager e curatrice dell’Astrosophy Research Center, ha fornito un quadro prospettico dal punto di vista storico sulle opere scritte di Willi per illustrare la ricca storia dell’evoluzione dell’Astrosophia di Willi, che fu attiva alquanto prima del 1965:

° Willi scrisse molte Lettere  astronomiche in tedesco per l’Astronomische Rundschreiben negli anni 1934-1935 (queste su richiesta della Dr.ssa Elisabeth Vreede).

° Il libro di Willi Universo vivente è composto di articoli che Willi scrisse per The Modern Mystic and Monthly Science Review dal 1937 al 1940.

° Willi scrisse molte Lettere mensili dopo il suo internamento in un campo per cittadini di nazionalità tedesca in Inghilterra durante Seconda Guerra Mondiale dall’aprile 1944 al marzo 1946 (24 mesi).

° Queste furono seguite dalle Lettere stellari ad amici che iniziarono con la prima uscita quadrimestrale nel novembre del 1951 e continuarono sino al 25 dicembre 1952 (5 numeri).

° Gli Star Journal ai quali Mr. Powell si riferisce cominciarono con un numero “introduttivo” dell’agosto 1965, che venne integrato con il primo  numero “ufficiale” nell’ottobre del 1965. Questi Journal continuarono sino al novembre del 1970 (62 numeri per 5 anni e 2 mesi).

° Questi poi continuarono sol titolo di Lettere dal novembre 1970 al luglio 1974 (21 numeri dal novembre 1970 al luglio 1972 e poi otto uscite quadrimestrali per 2 anni sino al luglio 1974). Questi ultimi 24 mesi vennero successivamente pubblicati sotto forma di libro come Introduzione pratica ad una nuova Astrosophia.

Perciò, affermare che l’Astrosophia “nacque nel 1965” può essere conveniente per Powell al fine costruire il caso di collegare Willi al proprio retaggio di pubblicazioni; ma in realtà, l’Astrosophia e stata viva e vegeta per molti anni prima del 1965.

Incoraggiamo coloro che cercano un fedele tributo all’opera di Willi Sucher a visitare il sito web dell’Astrosophy Research Center e a leggere la sua opera, ottenibile dal sito e attraverso SteinerBooks. Sia la sua opera sulle configurazioni di morte di innumerevoli personalità storiche come base per una comprensione di quel che l’essere umano ha “dato” alle stelle alla propria morte; sia la sua correlazione ai grandi cicli evolutivi esposti nella Scienza Occulta di Rudolf Steiner con l’evoluzione delle sfere planetarie e la base per la comprensione dei pianeti; sia la sua ricerca nel Cristianesimo esoterico e la Sapienza Stellare che fa sorgere un nuovo rapporto col Christo; sia la sua fondamentale ed estesa ricerca delle basi spirituali della prospettiva eliocentrica. Leggere la sua opera originale è veramente la maniera di scoprire quel che Willi Sucher ha portato al mondo.

L’Astrosophy Reaserch Center continua a pubblicare e a curare l’opera cui Willi aveva dedicato la sua vita, e promuove l’ulteriore sviluppo della sua opera per coloro che cercano di proseguire l’Astrosophia. Ciò include una comunità internazionale di studiosi dell’opera di Willi e la traduzione dei suoi libri in cinque altre lingue: tedesco, francese, italiano, russo e olandese.

Willi Sucher fu un vero Michaelita che servì fermamente le mete di questa Era di Michele, fu sempre un campione della libertà umana e delle aspirazioni proprie di questa èra. Egli credeva che non ci si dovesse ricollegare alla chiaroveggenza del passato ma riscoprire, nella piena moderna coscienza di veglia, il nuovo ruolo dell’essere umano in rapporto alle stelle, non più come fanciulli bensì come fratelli del Christo. Willi voleva chiudere i suoi seminari con alcuni versi dati da Rudolf Steiner. Questo era il mantram di Willi riguardante la novella Astrosophia.

Le stelle un tempo parlarono all’uomo 

Che esse ora tacciano è il destino dei mondi

Essere cosciente di questo silenzio può essere doloroso per l’uomo terrestre.

Ma nel profondo silenzio

Cresce e matura quel che l’uomo dice alle stelle

Esser coscienti di questo parlare può divenire forza per l’Uomo Spirito.

Rudolf Steiner, 25 dicembre 1922.

Jonathan Hilton

Membro del Comitato Direttivo dell’Astrosophy Research Center».

LA SCIENZA DELLO SPIRITO A FLATLANDIA

Molti ma non tutti conoscono il grande Paese di Flatlandia. Esso fu scoperto da un intrepido viaggiatore che si chiamava Edwin A. Abbot nel XIX secolo. In realtà questo Paese era sotto gli occhi di tutti ma, incredibilmente, nessuno ci aveva fatto caso o, forse, nessuno aveva voluto vederlo.

Il carattere saliente di Flatlandia – almeno per noi – è che manca di una dimensione: lì la piattezza non è come da noi un modo di dire. Nossignori! Lì tutto è piatto, perfettamente piatto. Naturalmente anche le persone e le cose sono piatte. A Flatlandia nessuno pensa che vi possa essere un mondo di altezze.

In Flatlandia l’intelletto si misura nel numero di lati che uno possiede. Ciò, a onor del vero, sembra fastidiosamente analogo a quel pensiero mona-dimensionale che da noi giudica il valore di un individuo per quanto appare dappertutto col suo verbo e si pone nella società con un ammirevole bagaglio di parole e frasi tali che possano piacere alla maggioranza.

Il problema delle “quote rosa” a Flatlandia non esiste proprio: le donne sono soltanto linee e come tali, possedendo solo due lati ed un angolo pari a zero…immaginate voi come esse possano venire considerate!

Poiché l’universo è vario ma non perfetto, può incidentalmente capitare anche in un bel posto come il mondo bidimensionale che avvenga l’inaspettato, cioè la fragorosa comparsa di un essere tridimensionale.

Un fatto simile, chiaramente innaturale, in Flatlandia viene rifiutato a priori o almeno vivacemente contestato: oltre l’universo bidimensionale non può e non deve accadere che possa esserci qualcuno o qualcosa che si erga verticalmente (anzi, mi scuso coi gentili lettori per l’ignobile pensiero espresso dal…verticalismo).

Non posso neppure nascondere che i pochi contravventori al giusto e naturale ordine del bidimensionalismo, non siano altro che pazzi fuorilegge: pensate che osano pensare…alto! Essi andrebbero curati o compassionevolmente soppressi. Ma a quel che mi consta, non intaccano minimamente la serena armonia dei sentimenti dei probi cittadini.

Come nel nostro mondo anche a Flatlandia – lo so per certo – gruppi, gruppetti e singoli individui coltivano la Scienza dello Spirito. Potrei dire che rappresentano una specie di élite perché quasi tutti sono caratterizzati da molti lati e non c’è lato che non si adoperi alle tante rivelazioni espresse nella forma più piatta possibile dai divulgatori di tale Scienza.

Essi, assai giustamente, rifuggono dai contenuti che potrebbero risultare pericolosi per le altrui anime: certe indicazioni contengono istruzioni nocive poiché parrebbero alludere a impropri moti verticali.

Per evitare questa disgrazia, i bravi discepoli si offrono di propria iniziativa alla lobotomizzazione indolore di qualche angolo acuto, in maniera che venga resa impossibile persino l’ipotesi di una Via (tr)ascendente.

Così che nessun pensiero molesto e birbaccione venga a turbare la soddisfazione, la gioia soddisfacente e l’amore soddisfatto che, invece, sono il principio ed il fine ultimo della ricerca.

Da ciò deriva che la stessa ricerca, in Flatlandia, è, più o meno, una insensatezza, poiché sembra del tutto sufficiente e corroborante sostituire ai sentimenti disdicevoli, altri sentimenti del tutto positivi di adesione, gentilezza, amicizia, compartecipazione, ecc.

Poi, se alcuni testi paiono riferirsi a fantasiose imprese, basta solo espungere righe e capitoli, purtroppo (mica lo nego) sbianchettando anche molto: ma con abili copia-incolla d’artistica fattura si trovano sempre le parole giuste per il giusto progresso dell’anima.

Insomma: per potersi sentire degni discepoli di selezionati Maestri è più che sufficiente sostituire nell’anima ogni male con ogni bene, beninteso cancellando severamente dalla bidimensionalità ogni sospetto di tridimensionalità che, come già indicato, in Flatlandia (a ragione!) è considerata come una aliena irruzione dell’impossibile.

Da molteplici fatti pare che il modello di Scienza spirituale coltivato in Flatlandia, venga sentito come il migliore possibile da diversi personaggi del nostro mondo tridimensionale, sebbene qui sopravvivano “sacche di resistenza” che si ostinano a credere alla deviata e odiosa convinzione che modificazioni superiori della coscienza ottenibili tramite un pensiero rafforzato (volitivo), siano il gradino necessario indicato dai Maestri. C’è persino chi dice di avere esperienza diretta di simile stoltezza!

Che ciò sia nocivo oltreché inutile e financo incomprensibile lo dimostrano importanti figure che in anni di costante vicinanza, discepolato e stretta amicizia con i massimi Indicatori, hanno tratto l’illuminante certezza e l’evangelico verbo che indica al cuore come basti e avanzi il proprio altruistico sentimento raggiante quando esso sia generosamente riversato nelle altrui anime per portare il sole della verità sulla terra (poco importa che, proprio nel sentire, ognuno sia un mondo a sé: è un dettaglio miserabile, ininfluente, forse falso: di certo goetheanismo della peggior specie).

Le parentesi non sono importanti: questo è ciò che nel mondo appiattito, in Flatlandia, funziona magnificamente.

Vi è poi, nel nostro mondo, un numero notevole di individui, probabilmente una maggioranza, che inconsapevolmente aspira alla più assoluta piattezza e sogna di poter essere assai simile ai cittadini di Flatlandia .

Essi fanno il possibile per saperne nulla di cose verticali e di aspre salite. Tanto meno del fatto che solo il superiore può modificare l’inferiore: legge gerarchica che, disgraziatamente, vale per il cosmo e per l’uomo.

*

Nota: Devo ringraziare un amico venuto da lontano, il quale, del tutto indirettamente, mi ha aiutato a comprendere assai meglio aspetti di un movimento che, di fatto, ha abbandonato l’idea dello Spirito, avendo trovato nella opulenza dell’anima ogni bisogna.

Ed è, in un certo senso, a lui che mi sono ispirato per le pastiche très peu agréable che avete letto ora.

ISIDE SOPHIA – DECIMA Lettera (Parte II)

Denderah

DECIMA LETTERA

Gennaio 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

GIOVE

(Continuazione)

Durante il grande ciclo dell’evoluzione terrestre, il corpo eterico fu impegnato principalmente nel salvaguardare il corpo materiale dal declino e da un troppo forte estraniamento dalla sua origine cosmica. Ma lo sviluppo del pensiero, che non è così antichissimo nell’umanità, indica che il corpo eterico – ovvero, possiamo dirlo, le forze derivate dalla sfera di Giove – non solo preserva il passato, ma appartiene pure al futuro dell’Universo. Attualmente il corpo eterico è completamente incorporato, ovvero affondato, nel corpo materiale. In tempi antichi ciò era diverso, essendo il corpo eterico parzialmente fuori del corpo materiale, e attraverso ciò l’essere umano era capace di percepire le superiori regioni spirituali dell’Universo. Comunque, egli poteva farlo soltanto in maniera sognante, poiché l’autocoscienza non era ancora pienamente raggiunta. Verrà nuovamente un tempo in cui le forze eteriche saranno liberate dal corpo materiale e non saranno più unicamente impegnate nell’edificarlo, bensì riveleranno la loro luminosa, splendente luce di memoria e di preveggenza cosmica. Allora esse saranno compenetrate dall’autocoscienza, dalle forze dell'”Io”, e quindi riveleranno non soltanto una capacità riflessiva bensì anche una capacità creativa che sarà capace di edificare un nuovo Universo secondo le grandi Immaginazioni degli Déi. Questa sarà la vera immagine spirituale dell’umanità. Nel linguaggio dell’Apocalisse di Giovanni questa viene chiamata la “Nuova Gerusalemme”.

Possiamo ora capire Rudolf Steiner allorché in Scienza Occulta dice che il Giove attuale è una dimora di Esseri che sono troppo progrediti per prender parte all’evoluzione della Terra come Pianeta, e che saranno capaci di dispiegare la loro attività in un futuro grande ciclo di evoluzione che la Scienza Occulta chiama “Giove”. Questi Esseri attualmente “toccano” soltanto o “aleggiano al di sopra” dell’esistenza terrestre, mentre le forze eteriche operano come forze curatrici e rigeneratrici per preservare l’organismo vivente dal decadimento naturale. Proveremo ora a riconoscere l’attività di Giove in una certa quantità di cieli di nascita storici, e mostrare come essa appaia come un’indicazione della natura Archetipica delle forze eteriche di queste personalità, quale loro aura eterica, per così dire. Vedremo altresì come Giove appaia in tutto quel che è non solo una questione di destino personale nella vita umana, ma è in relazione con l’anelito e il progresso dell’umanità come un tutto: ciò che è utile e prezioso per la vita spirituale dell’umanità, anche se la personalità che ha creato tali opere di spirito risanatore ha oltrepassato da molto tempo la soglia della morte. Giove si rivelerà sempre come la sfera della quale Rudolf Steiner dice, in relazione alla vita dopo la morte, nel suo libro Teosofia: “…E’ l’unità vivente che esiste in ogni cosa. Anche di questa unità l’uomo non ha durante la vita terrena se non un riflesso. Questo si esprime in ogni forma di venerazione che l’uomo porta incontro al tutto, all’unità e all’armonia del mondo. La vita religiosa degli uomini deriva da questo riflesso. L’uomo riconosce come il senso totale dell’esistenza non risieda nel transitorio, nel singolo. Considera questo transitorio come un “simbolo” e un’immagine di un’eterna armonica unità. innalza con venerazione e adorazione lo sguardo verso questa unità. Le offre azioni religiose di culto… I frutti della vita religiosa e di tutto quanto ha relazione con essa si palesano in questa regione… Si forma qui la facoltà di riconoscere se stesso quale parte di un tutto”.

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Tommaso Moro (nato il 7 febbraio 1478): nel cielo di nascita di Tommaso Moro, Giove era appena entrato nella Costellazione dell’Ariete. Durante l’intero periodo del suo sviluppo embrionale esso fece un nodo in quella parte dello Zodiaco ove l’immagine dei Pesci congiunge le mani con l’Ariete. Era in una posizione assolutamente preminente.

Questa posizione di Giove indica le condizioni primarie dell’organismo eterico di Tommaso Moro. Giove raccoglie, in quel momento, gli impulsi dell’Ariete dietro ai quali vive l’attività e l’Essere degli stessi Spiriti della Saggezza. Così la Saggezza cosmica e le creative forze vitali di Giove vengono ancor più esaltate nella sfera del pensiero cosmico omnicomprensivo. Possiamo sperimentare ciò nell’atteggiamento di Tommaso Moro verso la vita e il suo anelito alla conoscenza. Con una vitalità come quella indicata in questo Giove, egli non poteva fare diversamente che dedicare ed ordinare la sua vita secondo la Saggezza universale. Perciò non stupisce ch’egli divenisse un seguace dell’ “umanesimo” quando aveva ancora soltanto diciannove anni e allorché Erasmo da Rotterdam si recò in Inghilterra. Più tardi nella sua vita, vediamo come egli dedicasse tutte le sue azioni dal punto di vista di questa Saggezza universale. Non era un fanatico, in effetti era proprio l’opposto, in quanto egli sviluppò un atteggiamento di assoluta calma e di autodominio qualsiasi cosa accadesse attorno a lui. Era risoluto e incrollabile nei suoi concetti e nelle sue convinzioni, come l’Ariete con le sue possenti corna. Persino la minaccia di morte non poteva mutarlo. Egli poté morire per le sue idee senza esser fanatico o pauroso. L’attegiamento vitale di Tommaso Moro è la descrizione ideale di Giove in Ariete.

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Dante (nato nel maggio del 1265): allorché Dante nacque Giove stava in Toro, ove era in congiunzione con Saturno. Così esso è in una posizione veramente preminente, sebbene il peso di un turbolento destino (Saturno) incomba su di lui. Il Toro è un’espressione dell’essere e dell’attività degli Spiriti del Movimento. Possiamo leggere in questa indicazione che le primarie tendenze vitali di Dante erano fortemente dirette verso la Parola, verso la Parola Creatrice degli Dèi così come la parola umana, che ha la sua origine in questa Costellazione o nella regione spirituale dietro di essa. Non vi è bisogno di molta spiegazione per mostrare come questa Parola Universale sia presente in Dante come potere di vita. Poiché il poeta della Divina Commedia conobbe realmente i “nomi eterni di tutte le cose e degli esseri”: essi erano scritti nel suo corpo eterico.

Il tragico destino di Dante in relazione con le Costellazioni politiche della sua età viene espressa da Saturno in Toro. Ivi la Parola Creatrice discende nella sfera del volere, e forgia con potenti soffi le molteplici forme di condizioni terrestri che, da un punto di vista superindividuale, sono necessarie per l’intera umanità.

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Gotthold Lessing (nato il 22 gennaio 1729): Giove stava tra le Costellazioni del Toro e dei Gemelli allorché Lessing nacque. Durante la maggior parte del tempo del suo sviluppo embrionale, esso disegnava un nodo tra le Stelle all’inizio dei Gemelli. I Gemelli sono l’espressione cosmica delle forze di individualizzazione nell’Universo. Nel loro retroscena spirituale abbiamo trovato gli Spiriti della Forma che prepararono la forma umana fino a che essa fu capace di divenire un veicolo per l’ “Io”. Il Giove di Lessing venne compenetrato da questi impulsi, e di nuovo possiamo trovare ciò, reso manifesto, nell’atteggiamento vitale di questa personalità. Possiamo dire ch’egli fu il primo giornalista, ma ebbe una vastissima e comprensiva conoscenza della vita spirituale e culturale della sua età. Inoltre il suo più forte impulso vitale fu la sua lotta per la libertà dell’individualità. Egli fu una delle poche personalità moderne che, attraverso il pensiero logico e un vero impulso per l’educazione, giunse all’idea della reincarnazione. Nel suo ultimo dramma Nathan il Saggio, espresse le sue convinzioni dell’unità di tutte le religioni, di tutte le confessioni e razze in un solo Cristianesimo mondiale. Nel suo corpo eterico ereditò dal Mondo degli Archetipi della vita il dono di riconoscere l’eterno nucleo dell’essere dell’umanità a dispetto delle ingannevoli apparenze della sua esistenza terrestre.

RichardWagner

Richard Wagner (nato il 22 maggio 1813): allorché Wagner nacque Giove era in Cancro, ma in opposizione a Marte che allora era in Capricorno. Giove in Cancro indica una forte tendenza formatrice. Questo caso è interessantissimo, poiché l’opposizione di Marte crea una contraddizione in questa personalità. Le sue forze animiche, indicate da Marte, furono non pienamente formate, almeno non durante la prima parte della sua vita; esse erano quasi esplosive e sanguigne. Ma le forze Archetipiche del suo corpo eterico anelavano alla forma rigorosa, ch’egli raggiunse nei suoi drammi musicali. Inoltre egli dovette lottare quasi per un’intera vita finché in se stesso vinse quelle forze animiche che troppo fortemente vivevano in cosmiche sfere e che non furono trasformate facilmente in forme legate alla Terra.

Giove nel Cancro indica pure una speciale relazione con la sfera degli Arcangeli, gli Spiriti del Popolo. Ciò è espresso altresì nei poemi musicali di Richard Wagner, che raccolgono il filo delle grandi immaginazioni della mitologia nordica. In realtà, egli ha formato nel suo operare vitale il dramma della nascita dell’individualità fuori dal grembo dello Spirito di Popolo.

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Rudolf Steiner (nato il 27 febbraio 1861): durante la prima metà dello sviluppo embrionale di Rudolf Steiner, Giove era in Cancro; in seguito esso eseguiva un nodo in Leone e stava in Leone all’epoca della sua nascita.

Incontriamo qui Giove in Cancro. Abbiamo già detto che ciò indica un potente potere formatore del corpo eterico. Possiamo trovare benissimo questa tendenza nella vita di Rudolf Steiner. E’ nella prima parte della sua vita che egli fu guidato dal suo particolare desitno allo sviluppo di una fortissima disciplina della sua facoltà pensante, come l’unica via per riuscire a portare all’umanità un nuovo e moderno metodo per la conoscenza dei mondi superiori. Ciò è riflesso nel suo libro fondamentale La Filosofia della Libertà.

Più tardi nella sua vita, questo pensare disciplinato divenne il portatore di un gigantesco e comprensivo messaggio dei mondi superiori che egli portò all’umanità moderna come “Antroposofia”. In essa appare un vero riflesso umano, una realizzazione microcosmica della più intima Anima dell’Universo. Ciò è indicato da Giove in Leone, e nella vita terrena di Rudolf Steiner abbiamo un’ideale rappresentazione di tali forze eteriche Archetipiche, e di come questo contenuto fluisse nel veicolo di un pensare disciplinato.

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Raffaello Sanzio (nato il 26 marzo 1483): nella vita prenatale di Raffaello, Giove si muoveva attraverso le ultime Stelle del Leone e subito dopo entrò nella Vergine ove si trovava all’epoca della sua nascita.

Rispetto a Giove in Leone dobbiamo dare una descrizione simile a quella data per il caso di Rudolf Steiner. Raffaello fu pure uno dei pochi che avevano ascoltato battere il cuore dell’Universo. Ciò venne impresso nel suo corpo eterico come una grande capacità d’amore.

Il carattere delle sue forze eteriche mutarono nello stato interiore della Vergine dopo la sua fanciullezza. Questo mutamento trovò la sua più pura espressione possibile nella vita di Raffaello, nel mondo delle sue molteplici ed innumeri immagini della “Madonna col Bambino”. La Costellazione della Vergine fu capace di trovare, attraverso di lui, come una forte manifestazione terrestre, poiché come pittore egli viveva in special modo in una sfera di coscienza immaginativa e nell’immaginazione che è collegata al Mondo degli Archetipi della vita, la cui sorgente è in Giove.

I dipinti delle Madonne di Raffaello non sono solo rappresentazioni della nascita del Bambino Gesù, ma hanno un significato molto più profondo. Esse rivelano l’esperienza della nascita del Figlio di Dio, il Signore della Vita Eterna nel Mondo Animico, persino nel Mondo di ogni Creazione. Questo è il vero significato della Costellazione della Vergine.

(Continua)

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LIBERTA' E LIBERAZIONE

Raffaello,_concilio_degli_dei_

Queste due parole sembrano avere lo stesso significato, o perlomeno un significato molto simile. Ma è soltanto un’apparenza: in realtà queste due parole hanno un significato profondamente diverso e si riferiscono a due diverse condizioni dell’essere umano, ancorché correlate tra loro. Vedremo, nel corso delle presenti considerazioni, come.

Possiamo dire che, in qualche modo la liberazione ha a che fare con il presente e il passato dell’essere umano, mentre la libertà con il presente e il futuro dell’uomo, e di conseguenza col destino eterno dell’essere umano.

Non è facile parlare di queste cose nel linguaggio arido e filisteo, che in gran parte è quello della abituale vita comune e dell’attuale cultura. Occorre un ben altro linguaggio, un linguaggio capace di toccare realmente le corde più profonde dell’animo umano, perché questi argomenti, come vedremo, sono di importanza suprema per l’essere umano. Devo alla nostra cara Marzia, a quanto su questo blog lei ha scritto, con delicato e profondo linguaggio poetico, nel suo articolo Pensare creatore sulla Filosofia della Libertà, e ad alcune conversazioni col nostro pugnace Daniel, l’ispirazione e lo stimolo a mettere per iscritto queste considerazioni, che da molti anni mi tenevo sepolte nel cuore.

A volte, Massimo Scaligero, per un tratto fortemente platonico del suo animo, amava allontanarsi dal linguaggio freddo e prosaico, tipico della corrente cultura, per elevarsi ad un linguaggio poetico – “poetico” in senso originario della parola greca ποίησις,  pòiesis, ovverossia “creatore” – e addirittura faceva  ricorso, tramite tale fantasia creatrice, al mito. In greco,  μύθος, mýthos, ha il senso di una narrazione sacrale, compiuta  in un poetico linguaggio elevato, quello per gli Antichi più consono alla sacertà dell’argomento, riguardante la natura divina, l’origine del mondo e dell’uomo, l’agire degli Dèi e così via. È noto come Platone, nelle sue opere filosofiche, abbia fatto ampiamente uso del mito, come strumento atto a trasmettere determinate verità, suscitandone l’intuizione nell’anima del lettore. Quello di Platone era un razionalismo sacro, che attingeva direttamente al mondo dei Misteri antichi e alla Sapienza pitagorica.

Alcune volte, Massimo Scaligero ci narrò, in immagini fortemente suggestive, quello ch’egli chiamava il «mito del Concilio degli Dèi». Tale «mito» era relativo alle origini dell’uomo e alla finalità della sua creazione da parte degli Dèi. Un mito dai caratteri, a mio modo di vedere, fortemente “prometeici” e “faustiani”. Verrebbe quasi da parafrasare il sottotitolo del libro Teosofia – perché in questo caso si tratta realmente di una Theo-Sophìa, ossia di una Sapienza Divina – ovvero, chiamarla una introduzione alla conoscenza sovrasensibile dell’uomo e del destino umano. Perché in tale mito è celata veramente una γνῶσις, gnósis, una sovrarazionale «conoscenza» salvifica,  non una subrazionale e inintelligente, antirazionale e cieca «fede» religiosa, perlomeno non quella che da molti secoli circola in Occidente sotto tale nome, e che infinite tragedie, dolori e spargimenti di sangue ha partorito dal suo ignominoso seno. Nel suddetto sottotitolo di Teosofia, il termine tedesco Bestimmung non ha solo il significato di «destino», come giustissimamente fu tradotto da Ida Levi Bachi nel trascorso secolo, bensì anche quello di «destinazione», di «missione», ed è lo stesso termine che usa il filosofo Johann Gottlieb Fichte nel titolo di due suoi aurei libri, La missione dell’uomo e La missione del dotto, testi più volte citati nelle opere del Dottore. Vedremo come tali sfumature di significato ben si attaglino alle conseguenze, non semplicemente logiche, del «prometeico» e «faustiano» mito delle origini dell’uomo.

In tale «mito», si narra come il Divino, l’Assoluto, abbia riunito in Concilio gli Dèi, dando loro un còmpito, che si rivelò superiore alle loro forze. L’improbo còmpito affidato loro fu quello di portare ad esistenza la «libertà». Il guaio era che tale «libertà» era cosa perfettamente sconosciuta ai Numi, anche ai supremi, ed è – per noi – d’importanza capitale intenderne il perché, giacché da tale «intendimento» dipendono assolutamente la nostra «salvezza» e il nostro futuro destino. Non conoscendo gli Dèi la libertà, ossia non essendo gli Dèi liberi, non potevano essi stessi portare ad esistenza la libertà nell’universo mondo.   

Perché gli Dèi non potevano, non erano capaci, di portare essi stessi, in maniera immediata, ad esistenza la libertà? Perché gli Dèi – direbbe l’italico filosofo Parmenide di Èlea – «sono» e «non possono non essere»: ovvero sono quello che sono, sono come sono, determinati o fissati, in una data forma di essere, alla quale, a tutta prima, essi sono del tutto incapaci di sottrarsi. Gli Dèi sono, fuor d’ogni dubbio, bellissimi, sapientissimi, potentissimi, buonissimi, ma non sono liberi, perché non hanno scelta di essere diversamente da come sono, ossia non possono non essere quello che sono e come lo sono.

Secondo l’antica concezione ermetica e platonica, gli Dèi sono dirette emanazioni del Divino, dell’Assoluto: emanazioni manifestanti in maniera immediata determinati aspetti del Divino stesso. Sono Spiriti della Saggezza, dell’Armonia, del Coraggio e via dicendo. Ma essi non hanno Saggezza, Armonia, Coraggio, e via dicendo, bensì  sono, in maniera immediata, Saggezza, Armonia, Coraggio e quant’altro. E poiché sono tali in maniera immediata, senza una loro scelta o decisione, non possono sottrarsi, di loro autonoma iniziativa, a tale condizione: certamente sublime, ma obbligata. Gli Esseri delle Gerarchie Celesti, i Numi, gli Dèi, manifestando se stessi manifestano in maniera immediata il Divino, e possono manifestare se stessi unicamente manifestando un aspetto determinato del Divino.

Tali Dèi e Numi, contemplando in maniera immediata l’Assoluto, il Divino, in certo qual modo vengono da Questo travolti: operano il bene, anzi essi sono il bene secondo la Volontà divina, tuttavia non secondo una loro autonoma volontà, che non hanno. Il piano divino, queste sublimi Entità divine lo passano poi a tutta una Gerarchia di Entità divine e angeliche a loro subordinate, le quali anch’esse, pur fedeli esecutrici della Volontà Divina, non hanno autonomia veruna. 

Il mito, poeticamente narratoci in avvincenti immagini da Massimo Scaligero, narra poi come in tale Concilio, gli Dèi deliberassero di creare l’Uomo, il quale avrebbe portato lui ad esistenza nell’Universo quella libertà che essi stessi erano incapaci di conoscere e di sperimentare direttamente. Decisero, quindi, di dar luogo all’«esperimento uomo». Esperimento, invero, ben audace,  anzi addirittura temerario, visto che non era certo prevedibile e fatale che un tale esperimento avrebbe avuto sicuro successo. Giacché se la libertà fosse un evento fatale, meccanico, certamente prevedibile, in maniera – per così dire – algebricamente calcolata, allora una tale libertà non sarebbe altro che una menzognera finzione, una tragica illusione: tutta la dolorosa avventura cosmica dell’uomo, coi suoi strazi, i suoi errori, le sue illusioni, le inevitabili disillusioni, gli smarrimenti e gli oscuramenti, non sarebbe altro che il mostruoso scherzo, progettato e attuato da una volontà malvagia. Come vedremo, così non è.

All’Uomo, creato, anzi generato come figlio degli Dèi, questi, tutti fecero dono delle qualità che costituivano la loro propria essenza. Per cui, questo Uomo Cosmico, o Uomo Primordiale, aveva in sé Volontà, Armonia, Coraggio, Sapienza, Forza e tutte le altre qualità divine degli Dèi, che non erano ciascuno altro che parziali aspetti dell’Unica Essenza Divina, da essi così manifestata: erano, ciascuno, singoli attributi, modi e aspetti dell’Assoluto, dell’Uno. A quest’Uomo Primordiale, Numi e Dèi delle varie Gerarchie fecero tutti il loro dono. Un grande dono. Il loro scopo, la finalità ultima dell’«esperimento uomo», era appunto la creazione, il venire in essere, della libertà.

Ma finché quest’Uomo Cosmico, l’Uomo Primevo, fosse rimasto nel seno degli Dèi, egli pure non sarebbe stato libero. Sicuramente, per i grandi doni ricevuti, egli sarebbe stato onnisciente, onnipotente, moralmente buono e savio, ma sicuramente non libero. Perché si sarebbe riproposto per lui lo stesso rapporto coartante che gli Dèi avevano nei confronti del Divino, dell’Assoluto. Una conoscenza elevata o una azione morale sarebbero sorte in lui in modo immediato, spontaneo, automatico, in certo qual modo «meccanico», quindi in un modo certamente non libero. L’uomo non sarebbe stato il libero produttore della propria verità, l’autonomo scopritore o il conquistatore di questa, bensì l’avrebbe accolta come «rivelazione», ispirata dagli Dèi. E l’impulso all’azione morale non avrebbe avuto origine da un atto della sua libera volontà, bensì sarebbe sorto come nell’uomo attuale sorgono la fame, la sete, il sonno, e così via: quindi in maniera non libera. È evidente che non era su quella strada che gli Dèi potevano far sorgere mediante l’uomo la libertà. Doveva essere battuta un’altra strada!

Gli Dèi, per rimediare tale evenienza, decisero di «espellere» l’Uomo Primordiale dal proprio seno, di «isolare» l’essere umano rispetto a se stessi e rispetto al Divino. Decisione in sé davvero problematica, per il semplice fatto che niente può essere «fuori» dallo Spirito e dal Divino. Essendo il Divino, l’Essere, l’Uno, nulla può realmente «essere», o «ex-sistere», fuori dal Divino. È evidente che l’essere umano poteva essere espulso o isolato rispetto al Divino solo illusoriamente, non realmente. Ovvero, poteva essergli soltanto prima progressivamente «velata» e poi «oscurata» del tutto la visione del Mondo Spirituale e la Conoscenza del Divino stesso. Altrimenti l’uomo non sarebbe mai stato libero.  

A tale scopo, vennero incaricate alcune deità, inferiori e secondarie, le quali dapprima furono costrette ad evolvere in maniera irregolare e ritardataria, e poi a divenire deità «ostacolatrici» rispetto al divenire dell’uomo stesso. Queste deità inferiori, anch’esse, non scelsero affatto di svolgere l’ingrato quanto necessario compito di «ostacolare» l’evoluzione dell’uomo: a tale còmpito esse vennero «costrette», senza potersi sottrarre, dalle Deità Superiori, alle quali non vollero, né poterono in nessun modo opporsi.

Nel corso di lunghe epoche, queste ostacolatrici deità inferiori velarono, progressivamente oscurarono, la percezione spirituale dell’essere umano. Gli inscenarono davanti una illusoria fantasmagoria, che prese anch’essa progressivamente consistenza, ne sedussero l’istintiva volontà incatenando l’essere umano a quel mondo illusorio, ch’esse portarono a intensamente bramare. Ma anche questo, per tali entità ostacolatrici, fu un còmpito affidato, una funzione alla quale furono obbligate, non una scelta ch’esse fecero, ché di una tale scelta esse erano del tutto incapaci, non essendo esse stesse libere.

Perdute, come dice Massimo Scaligero in Avvento dell’Uomo Interiore, l’originaria comunione col sovramondo e la percezione immediata degli Dèi, l’Uomo Primordiale cadde nella frantumazione dell’apparente molteplicità dell’illusorio mondo materiale. Come nel mito di Osiride e di Dioniso, l’Uomo Cosmico venne dilacerato, fatto a pezzi dalle forze «tifoniche» e «titaniche». Nel mito cosmogonico manicheo, il Padre delle Luci e il Mondo Spirituale «sacrificano» l’Adamo Primordiale, che viene fatto a pezzi dalle forze demoniache del Principe dell’Oscuro Pensiero, Angra Mainyush, o Ahriman, affinché la sua luce sacrificata agisca «come un lievito» dall’interno di quella luce caduta e morta, che è la materia, in vista della sua «resurrezione», della sua «liberazione», della sua trasfigurante spiritualizzazione. Perché, come insegna la Scienza dello Spirito, non esiste affatto una materia, autonoma, su sé fondata, esistente al di fuori e senza lo Spirito.

Massimo Scaligero descrive altresì come, nel corso di questo processo di caduta e di involuzione in una condizione di progressivo oscuramento spirituale, l’uomo caduto sia stato accompagnato e assistito da serie di Entità spirituali superiori, le quali si sono servite anche di una parte di entità ostacolatrici, «luciferiche», fornendogli una religiosità, riti e cerimonie, ascesi, forme di yoga, dottrine di salvezza, istituzioni di «Misteri», per tutelare in lui l’elemento originario, e proteggerlo dalle conseguenze nefaste della «caduta». Tutto quel mondo di riti, cerimonie, dottrine e ascesi, costituivano quella che Massimo Scaligero chiama la «tradizione lunare», in qualche modo mediata dall’aspetto «celeste» dell’impulso luciferico.

Per volontà degli Dèi, che non erano liberi, le entità luciferiche, esse pure non libere, da una parte hanno «sedotto» l’uomo, istigatolo alla libertà, intesa come precoce autonomia rispetto alla direzione spirituale degli Dèi, «agitando» il corpo astrale dell’uomo, nel quale ancora non era presente l’«Io», che rimaneva ancora nel seno degli Dèi. Il corpo astrale dell’uomo, in tale stato di caotica agitazione, paralizzò la virtù immortale del corpo di vita o corpo eterico, il quale a sua volta non dominò più il corpo fisico dell’uomo, che cadde sempre più nello stato di irrigidimento minerale, divenendo sempre più grossolano e di conseguenza mortale. All’azione «seduttrice» di queste entità luciferiche inferiori, se ne contrappose un’altra, sempre per volontà degli Dèi, ad opera di entità luciferiche celesti le quali offrirono all’uomo, come vie di salvezza e di precario surrogato della perduta comunione col Mondo Spirituale, tutta una religiosità composta di riti e cerimonie, la possibilità di conoscere la volontà degli Dèi attraverso comunicazioni, ispirazioni e oracoli, in modo che l’uomo conformasse a tale volere la vita individuale, familiare e sociale. L’obbediente conformità a tale direzione religiosa e rituale portava, nella vita individuale e sociale, l’«ordine», mentre la difformità, l’infrazione, la disobbedienza, produceva il «caos», il disordine morale, che tendeva all’ulteriore materializzazione dell’apparire sensibile, e portava gli umani che ne erano preda alla devastante anarchia delle passioni più distruttive. Religiosità che non fermava affatto il processo di caduta e di involuzione dell’umanità nel suo complesso e del mondo, processo che aveva una direzione fatale.

Oltre alla conformità religiosa e rituale, a quella che in India veniva chiamato il Dharma, riflesso terrestre e storico del Rta, ossia dell’Ordine Cosmico, ad una élite veniva offerta la possibilità della moksha, o mukti, ossia della «liberazione», la possibilità di essere atidharma, al di là del dharma, della legge religiosa e rituale, alla quale la restante umanità doveva obbligatoriamente conformarsi. Ma il privilegio, raro e aristocratico, di una tale élite spirituale era, si badi bene, la «liberazione», non la libertà.

Massimo Scaligero mette bene in evidenza come tale «liberazione» fosse un «tornare indietro», un resistere alla direzione fatale della «caduta», le cui conseguenze ultime, che nel Kali Yuga, o Età Oscura, e nell’epoca attuale sarebbero giunte al parossismo, erano fortemente temute, nonché descritte, per esempio nel Bhagavata Purana, in toni accorati, vivacemente «apocalittici». E descrizioni simili, le si possono agevolmente trovare in tutte le tradizioni antiche: egizie, elleniche, germaniche. Tali tradizioni erano tutte frammenti di un’unica «tradizione lunare». Non erano la «Tradizione Solare», della quale Massimo Scaligero parlava.

La tradizione lunare, tutta, era una via di liberazione dalle conseguenze della caduta, un evitare il confronto con le forze mortifere della materia, un tornare indietro a stati di coscienza pre-individuali, ad una obbediente sottomissione agli Dèi, in sostanza un rinunciare all’esperienza della libertà. Un tempo, per molti ricercatori spirituali, anzi per la quasi totalità, una tale Via lunare era l’unica possibilità accessibile. Massimo Scaligero la chiama una «Via dei Padri», che oggi è diventata una «via dei morti».

Rarissima, e ignota, era la Via solare. Perché nella Via solare venivano e vengono preparate e attuate le forze, che avrebbero permesso di fronteggiare la presente crisi immane dell’umanità, dell’intera civiltà. È la Via della «libertà», la Via eroica nella quale non si torna indietro, lungo la suddetta «via dei morti» a stati di coscienza pre-individuali e ad una obbediente sudditanza al volere dei Numi. Perché, ammonisce sempre Massimo Scaligero,

«delude gli Dèi, chi vuol dipendere dagli Dèi».

Il senso del lungo cammino che ha condotto l’essere umano all’attuale sua difficile condizione, e la non fatalità della conquista della libertà da parte sua, sono enunciati in parole, che più chiare non potrebbero essere, nel libro Graal. Saggio sul Mistero del Sacro Amore, che preferisco citare nella edizione originale di Perseo, Roma, 1969, nel quale, dopo aver descritto come oramai sia esaurita la funzione delle antiche metafisiche e dei loro metodi di «liberazione», alle pp. 10-11, viene detto:

«Nei testi tantrici sembra posseduta quella conoscenza che in Occidente sta alla base della moderna filosofia, circa l’esaurita funzione delle antiche metafisiche: non si dà più ausilio dagli Dèi, dalle rivelazioni, dalle ispirazioni: gli Dèi hanno lasciato l’uomo perché si sorregga da sé, realizzi in sé con la sua forza l’originaria natura. Chi vuol tornare indietro, segue la «via dei morti», in quanto non fa che disseppellire in sé antichi stati di coscienza, oltre i quali ormai l’uomo dovrebbe portarsi, per essere. Che egli percorra sino in fondo la via della liberazione, è in effetto ciò che gli Dèi attendono da lui: non il suo ritorno a uno stato di dipendenza che solo in antico era giustificato, quando ancora egli traeva le sue forze dal grembo della Madre. Lungo il tempo, accompagnata dalla correlativa rivelazione, l’individualità dell’uomo si fa sempre più indipendente dall’antica matrice cosmica, ma questa indipendenza essa paga con la perdita degli stati trascendenti. La sua esperienza si fa sempre più terrestre: è il kaliyuga, l’oscura notte che precede l’alba. La Madre lascia l’uomo nella solitudine dell’esperienza sensibile, perché egli affronti l’impresa della libertà: ma appunto per questo, qui nella materia, nel sensibile, nel corpo fisico, ormai il potere della Madre va ritrovato. La decisione di ritrovarlo non può essere un dono della Madre, bensì autonoma iniziativa dell’uomo: ciò che egli può volere, ma anche non volere. La via della libertà è anche la via del ritrovamento del Divino, secondo una comunione incomprensibile a chi sia immerso in quel tradizionalismo in cui la Tradizione ha cessato di fluire. Ritrovare la Madre, come virtù originaria, o come coscienza cosmica rispetto a cui l’odierna coscienza è immersa nel sonno profondo, è un còmpito di cui si possono ravvisare aspetti similari nella mistica d’Occidente».

Nell’illustrarci, con potente parola evocatrice e vivide immagini, il mito del «Concilio degli Dèi», Massimo Scaligero metteva in evidenza come l’isolamento nel quale l’essere umano veniva posto, l’esilio e la prigionia in quel materiale, illusorio mondo di limiti, operati dall’azione di non libere entità ostacolatrici, agenti per volontà degli Dèi, parimenti non liberi, avesse come scopo il lasciare l’essere umano nella solitudine, nel buio e nel silenzio, affinché egli imparasse a camminare con le sue gambe. Solitudine, perché ormai gli Dèi si sono allontanati dall’uomo totalmente immerso nello stato di coscienza sensibile. Buio, perché si è oscurata l’antica Conoscenza, la Gnosi, che era propria dell’uomo quando egli viveva nel seno degli Dèi, nel Mondo Spirituale, l’antica Madre: gliene rimangono solo tradizioni scritte e dottrine ch’egli crede di penetrare col morto pensiero riflesso, ma che in realtà sono per lui enigmatiche Sfingi, che gli parlano in un linguaggio a lui ignoto e incomprensibile. Silenzio, perché oramai gli Oracoli tacciono e l’uomo non può più richiedere ad un mondo superiore una rivelazione per il suo conoscere, una direzione per il suo agire, indicazioni per il suo procedere nel mondo nel quale egli, esistenzialmente si sente «gettato» ed «esiliato». L’uomo farà l’esperienza dell’errore, dello smarrimento, del dolore, della malattia, della morte. Imparerà, a proprie spese, con la propria diretta esperienza, a distinguere ciò che è reale da ciò che è illusorio, ciò che è sano e fecondo da ciò che guasto e sterile, ciò che è bene da ciò che è male. Ma, appunto, non sarà una rivelazione celeste a insegnargli tutto ciò, ma unicamente la sua esperienza: sarà la faticosa, dolorosa, conquista del suo pensare e del suo volere.

Non sarà, dunque, la rivelazione di una Sapienza Divina, o Theosophia, ma la conquista di una conoscenza e sapienza umana, o Anthroposophia. Tutto ciò ha un carattere apertamente «prometeico» e «faustiano». Nel mito antico, Prometeo, andando contro l’«invidia degli Dèi» e lo stesso volere di Giove-Zeus, portò agli uomini quel «fuoco-luce», che li trasse da un’ottusa condizione di oscurità, e li spinse alla ricerca dell’Autocoscienza, della Libertà e dell’Amore. Perché non vi è Amore autentico che non nasca dalla Libertà, e non vi è Libertà vera che non scaturisca dall’Autocoscienza: tre cose ignote agli Dèi, cose o forze o qualità che gli Dèi «invidiano» all’uomo. Infatti gli Dèi, come abbiamo visto, non sono liberi. Essi hanno indubbiamente una vasta e potente coscienza sovrasensibile, ma – ci diceva Massimo Scaligero – non hanno «autocoscienza», della quale solo l’uomo, per la prima volta nell’Universo, fa esperienza sulla Terra, in questo mondo di limiti, conquistandola con le proprie forze, senza l’ausilio di gratuite rivelazioni.

Da questo punto di vista, come già il Buddhismo originario mise in evidenza, la posizione dell’uomo è suprema. Infatti, nel Buddhismo, gli Dèi stessi, se vogliono la liberazione, devono rinunciare al loro rango divino, e incarnarsi sulla Terra come uomini, scendendo nella stessa oscura voragine, nello stesso mondo di dolorosi limiti, che oggi l’uomo affronta e sperimenta. Pochi Dèi hanno osato tanto. Una simile visione antifatalista dell’uomo, in certo qual modo privilegiata, nel nostro Rinascimento, la troviamo espressa, nel 1486, persino nella Oratio de hominis dignitate di Pico della Mirandola, là dove dice:

«Stabilì infine l’ottimo artefice che, a colui al quale non si poteva dare nulla di proprio, fosse riservato quanto apparteneva ai singoli. Prese perciò l’uomo, opera dall’immagine non definita, e postolo nel mezzo del mondo così gli parlò: 

«Non ti abbiamo dato, o Adamo, una dimora certa, né un sembiante proprio, né una prerogativa peculiare affinché avessi e possedessi come desideri e come senti la dimora, il sembiante, le prerogative che tu da te stesso avrai scelto. Agli altri esseri una natura definita è contenuta entro le leggi da noi dettate. Tu, non costretto da alcuna limitazione, forgerai la tua natura secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai. Ti ho posto in mezzo al mondo, perché di qui potessi più facilmente guardare attorno tutto ciò che vi è nel mondo. Non ti abbiamo fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché come libero, straordinario plasmatore e scultore di te stesso, tu ti possa foggiare da te stesso nella forma che preferirai. Potrai degenerare nei esseri inferiori, che sono i bruti; potrai rigenerarti, secondo la tua decisione, negli esseri superiori, che sono divini».  

Ora, la salvezza dell’uomo, oggi, non è certo nel «tornare indietro», nel cercare come in antico una «liberazione» dal coinvolgimento nel sensibile, regredendo a stati di coscienza pre-individuali, in quella forma, oramai, per sempre perduti. Perché la via già percorsa è franata alle spalle dell’uomo, e gli Dèi non concedono di rinunciare all’impresa, tornando indietro. L’uomo può unicamente procedere nel suo cammino, avanzando coraggiosamente sul sentiero della conquista dell’autocoscienza e della libertà. Nel momento in cui all’uomo non si dà più «rivelazione» attraverso la parola degli Dèi, questi può fare appello direttamente all’Assoluto che è alla base del suo essere, al Divino, all’«Io sono» che costituisce l’essenza più intima e autentica del suo Io.

Infatti, nell’Avvento dell’Uomo Interiore, alle pp. 194-196, leggiamo:

«L’esperienza di quei pochi che abbiano la giusta ispirazione e non si limitino ad un dottrinarismo esteriore, potrebbe dare l’impulso di rinnovazione alla collettività umana, non certo come gratuita salvezza in vista di un benessere da godere comodamente, ma come orientamento alle forze già nate e nascenti dell’ ‘anima cosciente’, come significato alle difficoltà e alle lotte, come motivo assoluto alle possibilità di superamento di un mondo già morto, che permane mescolato a quello nascente per paralizzarne l’impulso. Occorre però che quei pochissimi compiano anzitutto in sé il superamento e così dischiudere il varco: a ciò, il Maestro dei nuovi tempi ha dato l’insegnamento e ha costituito la forza iniziatrice.

Ma ancora: non è sufficiente avere la forza, occorre saperla dedicare. La forza va consacrata perché risorga come vera forza: soltanto ciò mantiene la comunione vivente con l’Iniziatore dei liberi ed evita il pericolo che l’insegnamento divenga accademia, retorica presuntuosa. Evita che vada perduto ciò che è stato donato: pericolo che, purtroppo, non risulta sia stato del tutto evitato.

Poi che l’autonomia interiore è il fondamento, e la decisione non può venire da suggerimenti o da inclinazioni o da preferenze dottrinarie, bensì solo da pura autodeterminazione, è possibile che i qualificati non rispondano positivamente a tale esigenza di libertà e scelgano una ‘via spirituale’ che, per tenue approssimazione, sia una ‘via dei padri’, una ‘via delle ombre’, non una ‘via degli Dei’. E questo è il mistero della libertà: che da essa possa nascere l’imprevisto, ciò che non è predeterminato e perciò non segua un decorso obbligato. Questo può far intendere la responsabilità che assumono coloro che oggi seguono e consigliano dottrine dello spirito, e può spiegare la nostra insistenza sul metodo che può condurre all’esperienza sovrasensibile, in quanto svincoli le forze del pensiero dalla forma astratta in cui sono portate a contraddire le leggi del pensare stesso, epperò dello spirito.

L’umano può essere superato: solo da una simile idea può scaturire il senso di una morale che restituisca all’uomo il significato e il valore del suo essere: morale non cercata in quanto tale, ma scaturente in linea spontanea dalla conoscenza. […] Ma questo è l’umano che esige il superamento, perché l’uomo vero si realizzi. Ed è questo il tempo, questa l’occasione: che potrebbe non presentarsi più. […]

Questo è il momento, perché l’ultima eco di una ‘direzione’ antica si è spenta ora e qualcosa di nuovo è cominciato, che si giunge a sentire, ma di cui non si suppone il volto o il senso, che urge nel segreto degli eventi contemporanei, già diviene storia ma non sotto il segno della conoscenza, bensì della confusione e dell’oscurità. Ciò significa che forze nuove rispondenti alla vocazione dell’uomo attuale all’autonomia, si stanno perdendo in attitudini titaniche, ottusamente distruttive; così come le energie dell’intelletto si vanno logorando in una tensione ininterrotta a sostenere la contraddittoria forma dell’esistenza».          

Perciò non si tratta di trasformare un tipo di uomo in un altro tipo di uomo, bensì di superare radicalmente l’umano.

Nel presente, egli si apre con le forze che trae direttamente dall’Assoluto, dall’«Io sono», la via verso il futuro, verso l’attuazione del suo essere eterno. Il «tornare indietro», il volgersi verso una esaurita religiosità tradizionale, il riesumare i morti riflessi di una «tradizione lunare» e gli antichi metodi di «liberazione», le sentimentali deliquescenze di una pretesa, quanto ingannevole, «via dell’anima», saranno per lui una tentazione distruttiva, una «via dei morti». Saranno la tentazione di una comoda via egoica, l’alibi per evitare lo sforzo e la fatica dell’autentica «Via eroica».

L’autentica Via eroica, oggi, passa unicamente attraverso l’esperienza del Pensiero Vivente, attraverso l’esperienza di quel Pensiero-Folgore, che travolge la mediocrità umana, che è sempre «umano-troppo umana». Il coraggio è aprire il varco a quella Forza-Logos, che annienta in noi tutto ciò che è natura, che dissolve e rigenera secondo lo Spirito ciò che in noi è natura caduta, ciò che è il passato, il già fatto, ciò che è cristallizzato nella morta forma.

Così scrive Massimo Scaligero in Iniziazione e Tradizione, p. 9 :

«Tutto il mondo antico è valido in vista di questa estinzione del sovrasensibile nel sensibile, che si verifica perché l’Io abbia l’esperienza della «individuazione» e della «libertà» e possa indi liberamente – non per spinta fatale e meccanica – riconquistare la smarrita divinità, proprio in quanto gli sia anche possibile perderla definitivamente. L’alternativa è dinanzi all’uomo, oggi, come possibilità di annientamento o di magica resurrezione».

E più oltre, alle pp. 41-42, troviamo le parole severamente ammonitrici:

«L’ora presente è grave : non è una semplice espressione retorica, questa. Chi conosca come stanno le cose, sa che quei pochi che hanno una qualsiasi responsabilità interiore, non dovrebbero ormai perdere più un minuto di tempo, non dovrebbero più rimandare di un attimo la loro decisione per quei superamenti che in segreto essi veramente conoscono di quale natura debbano essere. Compiti del genere non possono più essere rimandati. Occorre nella calma decisione realizzare quella stessa forza che è stato possibile evocare in taluni momenti decisivi, quando per lo schianto di ogni resistenza umana, sembrava che dovessero venir meno  le basi della vita.

Si è alla vigilia di eventi che potrebbero essere gravemente distruttivi per l’uomo o preludere ad una rinascita nel segno dello Spirito».  

Queste le parole che Massimo Scaligero scriveva nel 1959 nell’Avvento dell’Uomo Interiore, e ancor prima nel 1956 in Iniziazione e Tradizione. Da allora, la condizione dell’uomo si è fatta ancor più tragica, e la sua coscienza è spiritualmente ancor più stordita e ottusa, mentre quella che dovrebbe essere la controparte necessaria, l’azione delle comunità spirituali, e in particolare della Comunità Solare – come la chiamava Massimo Scaligero – è spesso fiacca, debole, episodica e approssimativa. Quando poi non si verificano addirittura defezioni e latitanze, tradimenti e sacrileghe profanazioni. La situazione è veramente tragica, e non viene certo aiutata dai surrogati culturali pseudospirituali, o dai misticismi sentimentali, che propongono narcotiche e consolanti vie dell’anima, mentre nel contempo invitano  ad indebolire la pratica della Concentrazione e a diffidare dalla dedizione intensiva e fattiva alla Via del Pensiero, che rimane – agli occhi di coloro i quali amano la verità e la libertà, ed hanno il coraggio di non pascersi di illusioni – l’Aurea Via regia dello Spirito: la Via dei forti, la Via eroica, la Via dei liberi.

Attuare il Rito della resurrezione del Pensiero Vivente dal cadavere del pensiero riflesso, operare quella redenzione del Conoscere, che solo attraverso la Concentrazione è possibile, è realizzare quello che gli Dèi chiedono e si attendono dall’uomo: quella realizzazione di Autocoscienza, Libertà e Amore, che solo l’uomo può compiere, e donare poi agli Dèi. Per questo fu detto che l’uomo è la mèta delle Gerarchie, e non viceversa. Per questo la condizione dell’uomo, malgrado tutte le sue sciagure, è suprema e, secondo il mito ellenico, invidiata dagli stessi Dèi!

Per ora, non voglio dire di più, se non rilevare come oggi al cercatore sincero vengano proposte molte cose che possono attenuare la sua tensione verso l’Assoluto e deviarlo dal sentiero di realizzazione dell’Io attraverso la Via del Pensiero e l’Ascesi della Concentrazione. A buon mercato, vengono proposte vie yoghiche e magiche, riesumazioni sapienziali sufiche, mistiche, sentimentali e parareligiose, pratiche alchemiche e rituali simbolici, partecipazione a logge, a conventicole, e a chiese: tutto ciò è buono solo a riportare ad una esaurita «tradizione lunare», ad una «via dei morti», nella quale non è più presente l’atto dello Spirito, ma solo la sua disanimata spoglia. Per chi cerchi veramente Autocoscienza, Libertà e Amore, la Via vera – la Via dell’Io, quella «eroica», non quella «egoica» – passa per la dedizione, la consacrazione alla Concentrazione, al Rito interiore della redenzione del pensiero. Oggi, per chi abbia veramente coraggio, non vi è altra Via.

L’ARCHETIPO – DICEMBRE 2014

In questo numero

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A.A. Fierro Variazione scaligeriana N° 70

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L.I. Elliot La carne facile

Il racconto
J. e J. Tharaud L’ultima visitatrice

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M. Scaligero Il senso meraviglioso del sacrificio

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F. Giovi L’animuccia e la concentrazione

Antroposofia
R. Steiner La festa dell’Apparizione del Cristo

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A. Lombroni Natale – Consigli per gli acquisti

Pubblicazioni
J. von Halle Il Padre nostro
V. Bianchi, A. di Furia Un nuovo mondo a portata di mano

Esoterismo
M. Iannarelli La missione occulta dell’anima di popolo italiano

Spiritualità 
R. Steiner Il compito del Movimento della Scienza dello Spirito

Inviato speciale
A. di Furia Torture da suini gonzi Tarzan

La conferenza
A. Lombroni Voci dello Spirito

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Il cronista Artissima 2014 – Shit and die

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Poesia
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