Aprile 2016

LA VITA NON MUORE

 fiore del deserto

Le poche righe qui sotto non hanno la pretesa di vestirsi da articolo, dunque prendetele per quel poco che valgono.

Valgono qualcosa? Per i pochi che tentano di seguire la via della Scienza sacra sono una ennesima riflessione. Per i molti non dicono niente. Sono solo un appello all’essenziale. Dunque valgono poco.

L’avvicinarsi, il comprendere e l’aderire all’itinerario dell’anima quando questa si avvicina e entra – senza squilli e grancasse – su una strada che si snoda fuori dalla quasi infinita rassegna offerta dallo spiritualismo facile è altro che occuparsi, anche per tutta la vita, delle sensazioni ed emozioni che il fascino rappresentativo dell’occulto può offrire ogni giorno.

Purché i fondali vengano assai spesso cambiati, coloro a cui basta guardare, si sentono incuriositi, edificati, beatificati. Non pagano nulla per il cangiante spettacolino (nemmeno immaginano in cosa possa consistere il pagare), in cambio sono di bocca buonissima: applaudirebbero anche alla esumazione di resti mortali o di ogni genere di pattume.

Che la via interiore sia indirizzata alla reale reintegrazione dell’anima allo spirito, nonostante l’ampiezza delle indicazioni rintracciabili per chiunque, evidentemente non sfiora l’anima soddisfatta nel solipsismo delle proprie vaghezze ed emozioni.

Rivolgersi a quest’ultima razza di uomini è tempo perso, fatica sprecata: fatti così, non cambieranno mai. E se qualcuno, a queste parole, si risente per una loro lapidaria brutalità, come dico sempre, è toujours libero di pensare e sentire a suo modo. Mentre la mia esperienza di oltre mezzo secolo è questa.

Invece è molto più recente l’esperienza – di cui avrei fatto volentieri a meno – di quelli che passano per integerrimi discepoli della via solare mentre con ogni loro sforzo remano contro di essa. Ringrazio sempre il cielo per avermi mostrato tali anime quasi alla fine dei miei giorni, cioè quando mi è più facile mandarle all’inferno con più distacco e persino col divertimento amaro che il dramma buffo evoca.

Certo, rimane l’interrogativo se questo modo di essere dipenda da esercitata ottusità e farneticazione o per un tragico capovolgimento avvenuto a seguito del fatto che il Maestro è uscito dal palcoscenico del sensibile.

Senza retrocedere sino al sovvertimento patito dalle antiche fratellanze, si può constatare che discepoli vicini al Dottore – non certo barbari estranei – uccisero tutto il possibile di ciò che avesse il senso della direzione conoscitiva dell’antroposofia.

Proprio in questi giorni è giunta a Eco una breve e gradita lettera di una lettrice sconosciuta. Tralasciando i convenevoli mi permetto di riportare qui poche righe: “…quando ho parlato con qualche conoscente antroposofo degli esercizi, mi sono sentita rispondere che avevano fatto il loro tempo e potevano essere sostituiti da altre cose. Ho sentito tutto questo come una mistificazione colossale, per non dire di peggio!”.

Se Messenia piange, Sparta non ride (Aristodemo, Atto II).

Ho letto poco tempo fa una rozza caricatura di controindicazioni decisamente volte ai cretini del web e spacciate per parole pronunciate da una nobile figura vicina a Scaligero. Pare che la parodia della eduardiana “nuttata” non finisca mai.

Però ho anche osservato con sollievo che quelli che lavorano sodo sono interiormente forti o quanto meno indifferenti o impermeabili a tale canea il cui selvaggio latrato è principalmente rivolto contro ciò che Scaligero affermava come precipua opera di risveglio.

Quando l’anima è scossa da tensioni, da ignoti dubbi, in alternativa ai sacri e dannati testi (che diventano gabbie di rappresentazioni aprioristiche) meglio sarebbe sedersi, guardare una pietra illuminata dal sole e chiedersi: “Cosa vedo?”. E se si è capaci di vedere, proseguire domandandosi: “Come la vedo?”. Poiché l’essenziale è impegnativo ma è semplice.

Essere capaci di ricostruire in se stessi l’atto della conoscenza è rito di liberazione dalle mitogenie farlocche, dal servaggio delle figure oracolari, dalle superstizioni spiritualistiche, dalle lucide – perché consunte – vesti abbandonate dai morti.

Quando ci si priva dell’inutile, miei cari, delle mille cose rimane una sola che chiamiamo concentrazione, la quale scritta così è solo un termine enfatizzato fin troppo. Che può infastidire . Ma il fatto è che dal suo canone non si scappa. Ci si dedichi alla concentrazione meditativa, alla meditazione, alla percezione pura, al silenzio interiore: il canone resta invariato: è l’intimo svolgimento della concentrazione ciò che ogni disciplina richiede. Chi non se ne accorge, non lo vede, non ha ancora aperto gli occhi. Oppure è cieco.

Tutte le discipline interiori prendono le mosse dalla concentrazione del pensiero. Tutti gli atti della nostra vita dipendono dal pensiero.

Si rileggano le prime pagine di Teosofia, quelle in cui, in uno splendido esempio di semplicità, si osserva la morfogenesi che i corpi subiscono giungendo all’uomo: è osservazione obbiettiva che ancora si regge con l’appoggio sensibile. Così potete usare gli occhi che dei e natura ci hanno fornito per giungere alla ri-conoscenza del Principio che tutto modella dell’uomo.

Il Principio plasma l’uomo in funzione del pensiero: in esso è perennemente presente quello che chiamiamo spirito. Cercare lo spirito fuori dal pensiero è la follia dei neo primitivi o dei guasti, cioè delle specie che tentano di trascinare l’umanità all’annientamento.

Chi sa liberarsi dai fantasmi che incessantemente tessono la fitta rete sul mondo e nell’anima, chi per attimi si svincola da essi, sa quale sia la strada: sa cosa fare.

Ho letto che i momenti della disciplina interiore dovrebbero essere assai più brevi dei tempi di cottura di un uovo alla coque, poiché l’assoluta attenzione pensante sul pensiero stesso può provocare superiorità, orgoglio, disprezzo, egoismo, danno per l’umanità poiché con la disciplina si abbandonano gli altri pur di affermare la propria presunzione quotidiana, ecc. Un concentrato di mali che diventa male assoluto.

Persino Erasmo ammoniva: “La maggior parte dell’umanità indulge alla follia e quindi le cose peggiori incontrano sempre il massimo successo”. Perciò posso immaginare che suggerimenti così scellerati abbiano avuto e abbiano ancora una buona accoglienza.

Ciò sembra il negativo dell’esperienza di chi opera. Costui trova sulla strada la propria incapacità, la propria miseria. Può venire assalito da disprezzo e angoscia per il contrasto avvertito tra la forza del sé corporeo e la determinazione dell’Io giornalmente travolta. Potrebbe persino, in momenti di stanchezza, provare una punta d’invidia verso chi, ben inserito nella natura ordinaria, non deve mai affrontare le bufere che piagano il viandante. Da lui scivola via quella rilevanza personale di cui ognuno, per natura, è più o meno saturo.

E pure tutto ciò fa ancora parte di fenomeni, per così dire, collaterali, poiché tutto (tutto!) viene lasciato indietro quando si giunga all’essenziale nudità dell’atto interiore. Quando il flusso pensante incontra se stesso, nessuna categoria della natura, nemmeno quella che si traveste d’anima, nemmeno il soggetto ordinario a cui ci si identifica, trova spazio in un continuum che travolge anche la pura forma. Inizia un processo di risveglio che non ha analogie. L’ekagrata assoluto libera l’Io dall’ego, il pensare dai pensieri, il volere dalla volontà personale, il sentire dal sentimento personale…Parafrasando i Vangeli: “Colui che avete creduto di conoscere non è più qui”.

Il secretum secretorum, la trascendenza immanente è concentrata in questo punto. Urge dentro e dietro ogni pensiero, ogni percezione, ma per l’uomo è la santa e diuturna lotta che, secondo lo schema guerriero che il divino ha cantato al cuore di Arjuna, egli combatte palmo dopo palmo in desolate terre interiori rare di arcobaleni. Tutto ciò, in noi, viene vissuto attraverso una disciplina che in sostanza è unica, perché altro non serve.  

SCIENZA DELLO SPIRITO

ISIDE SOPHIA-TREDICESIMA Lettera (Parte I)

Denderah

TREDICESIMA LETTERA

Aprile 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

IL SOLE 1

Nell’Undicesima Lettera abbiamo indicato la forma a lemniscata del nostro sistema solare. Una concezione di questa prospettiva del mondo può prima o poi trasformare il sistema copernicano, così che venga risvegliata una comprensione più spirituale del mondo. Dovendo ora parlare del Sole, sarà di grande aiuto se proviamo ad immaginare questa forma del Sole che si muove nel corso di un anno attraverso lo spazio in una lemniscata, e disegnando la Terra dietro di esso nella medesima lemniscata. Così questa forma costituirebbe il cammino sia del Sole che della Terra. Quest’immagine può aiutarci a creare una comprensione della sfera del Sole.

Il solo sistema copernicano non può portarci un’immaginazione della sfera del Sole, ma la lemniscata del cammino Terra-Sole crea l’immagine di una forma spaziale che possiamo pure trovare inscritta nella forma umana in  collegamento con le attività contraddittorie nel capo e nel corpo. Possiamo trovare questa forma anche in molti altri rapporti. Il movimento a forma di lemniscata è soltanto il principio fondamentale. Il movimento del Sole e della Terra è in realtà molto più complicato, cosicché il Sole a noi sulla Terra appare muoversi attraverso il circolo dell’eclittica nel corso dell’anno. Comunque, non ci dobbiamo occupare di questi dettagli nell’accostarci alla natura spirituale del Sole.

Nelle nostre precedenti descrizioni abbiamo visto che Saturno è la sfera, ovvero la veste, degli Spiriti della Volontà, che Giove è la sfera degli Spiriti della Saggezza e che Marte è la sfera degli Spiriti del Movimento. Nella sfera del Sole – la sfera che è la forma spaziale indicata dal movimento del Sole e che possiamo immaginare fondamentalmente come una lemniscata – possiamo vedere la regione degli Spiriti della Forma, le Exousiai dei Greci e gli Elohim secondo l’insegnamento esoterico ebraico ( vedi Lettera Nona).

La biografia spirituale ci darà un’impressione delle forze che operano attraverso la sfera del Sole. Possiamo trovare l’attività degli Spiriti della Forma già all’interno dell’evoluzione dell’Antico Saturno. Essi irradiarono l’impulso dell’individualizzazione nell’Universo dell’Antico Saturno, e inoltre questo Pianeta era lungi dall’essere capace di assumere ed evolvere quest’impulso. Così ivi rimase unicamente un riflesso dell’impulso delle Exousiaiche apparve come la divisione del corpo sino ad allora unitario in molti corpi singoli, i predecessori del corpo fisico umano di oggi (vedi la Terza Lettera).

Perciò, gli Spiriti della Forma appaiono come quegli Spiriti che prepararono la Via per l’entrata finale dell’individualità, dell’ “Io” , entro il Mondo. Essi continuarono ciò attraverso tutti i cicli di evoluzione sino a che non fu giunta l’epoca del compimento, nel creare e raffinare il recipiente dell’ “Io” , la forma fisica umana. Questo impulso fondamentale degli Spiriti della Forma è intessuto entro la loro veste cosmica che è la sfera del Sole. E’ ancora preservato in essa ed è ancora collegato con l’entrata dell’individualità umana nella forma corporea attraverso la porta della nascita.

La posizione del Sole al momento della nascita mostra che parte del corpo umano è specialmente evoluta all’epoca dell’entrata nella vita terrestre. Ciò è complicatissimo, poiché lo sviluppo più o meno unilaterale può essere un ostacolo, così come un aumento di certe capacità derivate da passate incarnazioni. Questo ostacolo deve essere vinto nella misura in cui proprio le capacità dovranno essere ulteriormente sviluppate durante l’evoluzione terrestre. Un’investigazione dei dettagli del cielo di nascita può rivelare queste peculiarità.

Le posizioni del Sole nel segno dell’eclittica al momento della nascita dànno la base per formare un  giudizio circa la particolare relazione dell’essere umano con la sua forma corporea. Qui dobbiamo distinguere chiaramente tra le Costellazioni delle Stelle fisse dello Zodiaco e l’eclittica con i suoi dodici “segni” (nella Seconda Lettera). Le dodici Costellazioni delle Stelle fisse sono al di là dell’intero nostro sistema solare nelle profondità dell’Universo delle Stelle fisse. Esse rappresentano l’immagine visibile dell’originario Spirito creativo dell’Ordine Gerarchico. Inoltre in esse è presente l’eterna Archetipica immagine astrale dell’Essere Individuale così come fu progettata dagli Dèi.

Nell’eclittica, che è il cammino annuale del Sole attraverso lo spazio e che è causato dal movimento a lemniscata del Sole, dobbiamo vedere quelle forze che discendono come una specie di doppio della forma umana entro il corpo fisico ed anelano a farne un’immagine dell’Archetipo astrale. Esse sono potenze eteriche formatrici. Essendo l’Archetipo astrale dell’umanità un’entità dodecupla, visibilmente manifesta nelle dodici Costellazioni dello Zodiaco, pure le potenze formatrici dell’eclittica sono dodecuple ed in relazione alle dodici principali regioni del corpo umano. Inoltre, dobbiamo immaginare queste dodici regioni dell’eclittica separate dallo zodiaco delle Stelle fisse. Per esempio, l’eclittica inizia in maniera diversa; è interamente una questione di rapporto tra Sole e Terra. Ciò viene espresso nel mutamento delle stagioni sulla Terra. L’anno delle stagioni principia con la Primavera, ovvero all’epoca in cui il Sole è al punto equinoziale. Questo è il punto d’inizio dell’eclittica. Ed esso è in rapporto al capo della forma umana, ovvero Ariete, perché è quella regione nella sfera del Sole nella quale hanno il loro centro le sottili forze formatrici che imprimono l’Archetipo astrale del capo entro il corpo umano. Così il Sole – ed anche la Terra – nel corso di un  anno attraversa le dodici regioni dell’eclittica che corrispondono alle dodici regioni del corpo umano. Il Sole entra nel segno dell’Ariete il 21 di Marzo, nel segno del Toro il 21 di Aprile fino al 21 di Maggio allorché entra nel segno dei Gemelli, e così via.

La posizione del Sole in uno dei dodici segni dell’eclittica all’epoca della nascita, mostra la “forma” finale che è stata creata durante l’evoluzione embrionale a partire dalle conseguenze delle incarnazioni precedenti. Durante l’intera epoca dei processi embrionali, il Sole si muove mediamente attraverso nove segni dell’eclittica. Questa è un’immagine della metamorfosi evolutiva del corpo nei confronti della forma finale peculiare e individuale, ed è pure impressa entro la forma umana, così che essa appare come l’immagine dei vari periodi nell’evoluzione del corpo durante  la vita dopo la nascita.

Daremo ora una breve descrizione del Sole nei dodici segni dell’eclittica, ma non dovremmo dimenticare che tutte queste descrizioni sono insufficienti per formare un giudizio sull’influenza del Sole nel cielo di nascita, perché vi sono tantissimi fatti individuali che devono essere considerati a lato di quella della posizione nell’eclittica. Perciò, è impossibile fissarli entro regole definite.

Il Sole nel segno dell’Ariete è specialmente attivo nel formare la testa dell’essere umano. Le sottili forze eteriche che edificano la testa vengono usate quindi più fortemente che in qualsiasi altro caso per esprimere le peculiarità individuali di una personalità. Quelle forze possono allora divenire il veicolo dell’abbracciare una grande iniziativa ed energia. Esse rendono possibile l’introduzione di nuove idee, di nuovi metodi e di nuove prospettive in qualsiasi ramo della vita. Una tale personalità può essere la portatrice di un impulso, l’esecuzione del quale è lasciata ad altri. E’ un altra questione se un tale impulso sia costruttivo o distruttivo. Ne abbiamo esempi in: Johann Sebastian Bach, il compositore; il Principe Otto von Bismarck, il fondatore della Germania prussianizzata.

Il Sole nel segno del Toro dà una tendenza verso una forte formazione nella regione della laringe. Una personalità può edificare quasi l’interezza della sua vita  terrestre a partire dalle forze che trovano la loro espressione in questa zona del corpo. Ciò può apparire nell’uso predominante delle forze di parola e di suono, come nel caso del compositore Tschaikowsky, oppure del poeta Shakespeare; ma queste forze possono anche essere abusate per la ricerca del potere come, per esempio, nel caso di Robespierre e di Lenin, perché la posizione del Sole non concede alla personalità un qualsiasi giudizio morale nell’espressione dei suoi poteri.

Il Sole nel segno dei Gemelli imprime sul corpo le forze formatrici che sono collegate in maniera speciale con le braccia. Una personalità nella quale questi poteri sono attivi può sentirsi incentrata in questa regione ed usare queste sottili forze eteriche per l’autoespressione nella vita. Ne sono esempi: il romanziere Bulwer-Lytton, i cui doni di espressione si mostrano nello scrivere e non attraverso la parola, ed altresì il pittore Albrecht Dürer.

Il Sole nel segno del Cancro incentra le capacità della personalità in quelle forze che provengono dal tronco del corpo umano; perciò esso dà una tendenza ad abbracciare il mondo personale, sia esso grande o piccolo. Da questa tendenza può far scaturire amore per quello che è affidato dal destino alla sua cura, o persino desiderio di conquista. Ne sono esempi: Alessandro MagnoCarlo XII di Svezia e Massimiliano del Messico.

Il Sole nel segno del Leone rafforza le forze formatrici che operano nella circolazione del sangue e nel respiro. Una personalità con questa dotazione può mostrare una sorta di regale atteggiamento, in qualsiasi sfera della vita; per le correnti vitali che scaturiscono dal più intimo cuore. Ciò può, comunque, diventare anche la sorgente di un estremo egoismo. Ne sono esempi: H.P. BlavatskyShelleyNapoleone I  [e Willi Sucher].

Il Sole nel segno della Vergine concentra le abilità di un essere umano in quelle forze che si esprimono nella regione sotto il diaframma. Una tale individualità può, per così dire, riassumere il mondo, piacevole o duro che sia. Ne sono esempi: Goethe, la Regina Elisabetta d’Inghilterra, il Cardinale Richelieu  e Leone Tolstoj.

Il Sole nel segno della Bilancia favorisce l’impiego di quelle capacità che sono inerenti ai fianchi ovvero ai vari organi di equilibrio del corpo umano. Una persona in cui questi sono sviluppati può diventare un maestro nell’equilibrare le differenze o nello smussare le difficoltà nel mondo umano. Una tale persona può diventare un giudice incorruttibile così come un insincero impostore con il destino. Esempi ne sono: Savonarola  e Cesare Borgia.

Il Sole nel segno dello Scorpione dà il potere di adoperare forze che causano progresso, e spesso questo progresso viene conquistato dalla distruzione di ciò che è sorpassato e reazionario. Lo spazzar via pregiudizio e tradizione può aprire la strada per il progresso umano, ma può altresì diventare una forza unicamente distruttiva. Ne sono esempi: Erasmo da Rotterdam, l’umanista; Martin Lutero, il riformatore; Friedrich Shiller, il poeta.

Il Sole nel segno del Sagittatio dà l’opportunità nella vita di usare in modo speciale quelle forze che formano le cosce del corpo umano. Esso porta l’essere umano nelle onde sempre cangianti del mondo esteriore. Una tale personalità può essere veramente vivace, ma se questa capacità è troppo unilaterale essa può anche essere travolta dal suo potere. Esempi ne sono: la Regina Maria di Scozia, il Re Carlo I d’Inghilterra, Beethoven ed Heinrich Heine.

Il Sole nel segno del Capricorno potenzia quelle forze che formano le ginocchia e i gomiti. Sono forze che stabiliscono il legame tra il mondo esterno degli oggetti e il mondo interiore della coscienza. Agli organi di senso, in special modo gli occhi, inerisce una simile capacità. Se una personalità è nata allorché il Sole è in Capricorno, essa è posta di fronte al problema di equilibrare il rapporto tra il mondo interiore e quello esteriore. Da un lato può raggiungere la fiducia nella realtà obbiettiva delle sue esperienze interiori, dall’altro può soffrire della mancanza di questa fiducia ed anelare vanamente ad un’immagine obbiettiva e sicura del mondo fuori dei limiti dell’esperienza animica umana. Esempi ne sono: Giovanna d’ArcoNostradamus, famoso per le sue profezie, ed Isaac Newton.

Il Sole nel segno dell’Acquario favorisce lo sviluppo di quelle forze che edificano la parte inferiore delle gambe. Esse sono atte a portare la coscienza umana nella regione “oltre la sua pelle” nel vasto mare dell’etere cosmico. Per una personalità con queste doti il problema decisivo è se l’Io sia forte abbastanza per mantenere ed orientare se stesso su quel mare. Ne sono esempi: John Ruskin, ByronMozart Swedenborg.

Il Sole nel segno dei Pesci, infine, è collegato con le forze formatrici dei piedi. Una persona nata allorché il Sole è in questo segno sperimenta la Terra sulla quale i suoi piedi camminano e, per così dire, la “assaggia”. Secondo il potere dell’Io individuale, la Terra è allora sperimentata come un corpo caduto, ovvero come un fardello pesante e opprimente, che è còmpito dell’umanità trasmutare e redimere. Ne sono esempi: MichelangeloVictor HugoShopenhauer e il Cardinale Newton.

Così il Sole ha il potere di portare l’Archetipo Astrale dell’Essere Individuale giù nella vita individuale dell’individuo sulla Terra. Le membra di quest’Essere Archetipico sono gettate nel vortice del destino individuale umano. Il Sole del nostro sistema solare attira questa virginale sostanza astrale, che è l’origine di ogni sostanza fisica, dalle profondità del mondo delle Stelle fisse verso il centro del nostro Universo. Questa sostanza Archetipica passa attraverso vari gradi di densificazione prima di raggiungere il Sole. Sulla Terra essa raggiunge lo stato di materia e di manifestazione nella sfera dell’individuo.

Ma questo non è il gradino finale dell’attività del Sole. Di ciò dovremo parlare nella Lettera successiva e vedremo allora che il Sole è in realtà un Essere triplice. Dovremo allora toccare il massimo mistero nell’Universo. In questa Lettera siamo stati capaci di descrivere soltanto un lato di questo problema.

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI

SULLA REINCARNAZIONE

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Una corretta nozione di reincarnazione, svolta dal pensiero cosciente è una “medicina urgente” per l’uomo contemporaneo: di ciò furono ben consapevoli Aurobindo in Oriente e Rudolf Steiner in Occidente.

Non a caso contro tale insegnamento s’è scagliato il materialismo meccanicistico, trovando come energici alleati i grandi (si fa per dire) nomi del tradizionalismo e la Chiesa cattolica. Evidentemente per questa eterogenea ciurma, come osservava Corrado Rocco in un bel librettino vecchio di alcuni decenni, l’idea di reincarnazione è avvertita come straordinariamente pericolosa.

E non c’è da meravigliarsene: ad esempio già su di un piano che sembra più concreto tutto è buono per avversare i bianchi globulini omeopatici: pur essi portatori di riflessioni pericolose sul significato della materia, sull’efficacia vera di scellerati protocolli medici…insomma sui feticci che reggono la menzogna mondiale: solo gli ingenui patentati non comprendono lo “strano” giudizio negativo della Chiesa nei confronti dell’omeopatia!

Scusatemi, questa era una digressione.

Come ho già scritto da qualche parte, in realtà non è vero che tutti gli scienziati siano sul libro paga delle Potenze arimaniche. Invece è purtroppo vero che molti si tappano prudentemente la bocca e che il sudario calato sull’umanità da tali Potenze permette quasi soltanto le comunicazioni a senso unico, dagli stravaganti Accademici di Svezia fino al modesto foglio giornalistico locale.

C’è qualcuno, forse incline al suicidio professionale, che ha il coraggio di comunicare punti di vista diversi: l’altro ieri veniva presto dimenticato, ora prova la povertà, il ludibrio e persino la galera.

Sentite cosa poteva ancora dire un fisico contemporaneo, morto però nel ’46. Parlo di J.J. Hopwood, matematico, fisico e astronomo britannico, insegnante universitario a Cambridge.

“ Trent’anni fa, si pensava o si supponeva che la scienza potesse infine svelare l’ultima realtà delle cose, e che questa realtà fosse di natura meccanica…Oggi si ammette, ed i fisici sono quasi tutti propensi da parte loro per questa opinione, che la corrente scientifica ci conduce ad una realtà per nulla meccanica; l’universo rassomiglia sempre più ad una grande Idea, e non già ad una grande macchina. Lo spirito non sarà più, nel regno della materia, quell’importuno sopraggiunto per caso come lo si riteneva un tempo; noi cominciamo a presentire che egli piuttosto sia il creatore e il signore della materia. Non già, ben inteso, il nostro spirito individuale, ma lo spirito in seno al quale vivono gli elementi atomici del pensiero che compongono il nostro essere personale. La scienza moderna ci obbliga a rivedere le frettolose opinioni che noi ci siamo formate e che ci presentarono il mondo materiale come estraneo e ostile alla vita. L’antico dualismo dello spirito e della materia, causa profonda di questa supposta ostilità sembra voler scomparire. Non, per questo, che la materia divenga meno densa, più eterea di una volta, né che nello spirito si sia rivelato il risultato d’una attività della materia; al contrario, appare a poco a poco che quest’ultima potrebbe essere una creazione e una manifestazione dello spirito.”

Certo che Hopwood non intuisce la propria presenza attiva nella formazione del dato, della cosa ma espone con coraggio e sincerità in quale vicolo cieco la scienza del tutto-materia si sia cacciata. Essa però, cieca e sorda e dotata di enorme potenza inerziale, ora ha acchiappato il bosone…dopodomani, con folli spese, troverà qualcosa di ancora più piccino.

Rubbia, quasi mio concittadino, che tante ne ha dato a bere ma che ha bevuto molto di più per suo conto, spiegava il processo: “Taglio il salame a fette, via via sempre più sottili…” Bravo! Così del salame non ti resterà nulla per riempire il panino e salterai la merenda.

Così, come per l’omeopatia, che nonostante tutto “prende” sempre più medici e tanti pazienti, anche l’idea del karma e della reincarnazione ha iniziato, e non da oggi, ad aprirsi varchi nelle dure teste contemporanee.

Già F. Rittelmeyer, nel suo libro Wiederverkörperung, nota che nel corso di diversi viaggi in Europa e in America conobbe diversi teologi (protestanti) di fama, i quali ritenevano possibile e anche necessaria l’adozione dell’idea della reincarnazione nella concezione cristiana (in tal senso il nostro Paese non fa molto testo, dovendo sopportare la sciagura di avere il Papato e la sua prepotenza politica in casa).

Il vero Occidente ha mantenuto intatte nel corso dei secoli le intuizioni spirituali al riguardo della reincarnazione: nelle epoche così dette “oscure”, nel medio evo dei mistici, poi nei giganti come Goethe, Novalis, Balzac, Lessing, Herder, Wagner, ecc.

Leggendo Montaigne, Emerson ebbe a dire: “Avevo l’impressione d’aver scritto io stesso quel libro nel corso di una precedente esistenza”.

Impressionante è la confessione di un uomo moderno immerso nel mondo delle macchine, come Henry Ford (Ralph Waldo Trine: The power that wins – Conversations with Henry Ford): “Quanto a me, credo che quelli che vengono chiamati doni o talenti, non siano che il frutto di una lunga esperienza, acquistata nel corso di molteplici esistenze. Io credo infatti che noi rinasciamo più volte. Voi e io, noi tutti, viviamo numerose vite nel corso delle quali accumuliamo un ricco tesoro di esperienze…Ciò che ci sembra un dono intuitivo è stato in realtà penosamente acquistato…Voi lo sapete, io sono convinto che la reincarnazione è un fatto” E altrove: “Il tempo non mi dominava più. Non ero più lo schiavo del mio orologio. La scoperta della reincarnazione mi aveva dato la pace interiore.”

E’ possibile dare una perfetta giustificazione logica all’idea della reincarnazione? Nel suo libro Teosofia il Dottore ci offre una rigorosa riflessione sul tema. Così fa anche nella Scienza Occulta dove rimarca con schiettezza che, a livello concettuale ci sarebbe sempre uno spiraglio di incertezza critica se la dimostrazione non divenisse portatrice di un pensiero che, calato nei fatti, porta in sé una forza di realtà che…realmente modifica il rapporto tra l’uomo e gli avvenimenti che sembrano piovergli addosso.

Perciò indica come prova sovrana una sintesi di pensieri che, come ogni altro processo interiore, può divenire valida per qualsiasi uomo e che è accessibile a tutti. Tale processo è però intimo ad ogni singolo uomo che ne deve “fare da sé l’esperienza”. E pure questa è una decisione individuale, libera: sul tracciato dunque della nuova consapevolezza spirituale, il cui fondamento è un di più contro l’abituale passività nella vita.

Nel senso di una più ampia e completa ricerca conoscitiva delle polarità che si esprimono come vita sulla terra e vita nel cosmo valgono due discipline formative: esse sono l’astronomia e l’embriologia nel cui ambito si svolge l’alterna evoluzione dell’uomo.

“Per abbracciare la realtà nel suo insieme, occorrerebbe dedicarsi ad un duplice studio: quello degli astri e quello dell’evoluzione dell’essere umano, in particolare dell’embrione”

Questa idea che lascio qui in sospeso, è sintetizzata da Steiner in queste due righe:

Uomo, tu sei l’immagine condensata del Cosmo,

Cosmo, tu sei l’essere effuso dell’Uomo.

Ciò è proprio quello che, in tutta modestia, porta su Eco il nostro amico Daniel, rubando spazio alla propria mancanza di tempo.

C’è poi il mainstream del pensiero banale che orienta il popolo a credere che l’idea della reincarnazione sia un prodotto della visione orientale esportato l’altro ieri in casa d’altri, cioè in Occidente.

Questo è un falso storico, proprio andando alle radici della nostra civiltà. E i testi non mancano.

Ora scusatemi, faccio un passo indietro poiché davo per scontato che per i lettori di Eco il pensiero della reincarnazione fosse una realtà digerita e forse non è così, perciò consiglio i lettori poco avvezzi, di immergersi con calma profondità nella lettura di Teosofia e Scienza Occulta di Rudolf Steiner e Reincarnazione e Karma di Massimo Scaligero. In quei libri troveranno sequenze di pensieri che possono far avvicinare o dare plausibilità per la coscienza pensante ad un tema che dovrebbe essere molto importante per una visione vasta e soprattutto completa dell’entità umana e del suo divenire. Per l’occidentale la reincarnazione è un’idea difficile e soprattutto inesatta. Non da ieri ma da quando venne “tolta” all’uomo l’idea di Spirito. Ciò ha generato pasticci senza fine in ogni campo della vita al punto che cultura, scienza e religione sono cresciute con un handicap formidabile.

Questo per dirvi che occorrono pensieri rinnovati e ben fondati per comprendere se e come il ritorno sulla terra non sia semplicemente una scusa per addolcire il destino, che pare assai spesso cinico e baro. E ora, scusatemi, ritorno al tema del discorso.

Platone, nel Cratilo fa gioco di parole sul termine soma (corpo): “Secondo alcuni il corpo è il sepolcro (sema) dell’anima che essi considerano come seppellita nella vita presente; e anche perché ogni qualvolta l’anima si vuole esprimere, essa si esprime mediante il corpo; sicché per tale riguardo esso è proprio chiamato un sepolcro. Ed invero i seguaci di Orfeo mi sembra abbiano fissato tale nome perché l’anima soffre nel corpo la punizione delle proprie colpe, ed è circondata da questo recinto che può assumere l’aspetto di una prigione”.

Ippolito (Philosophumena v.6) dice: “I Frigi nei loro Misteri la chiamavano “il morto” poiché essa come in una tomba o sepolcro è sepolta nel corpo”.

Eraclito (parlando di anima non incarnate) dice: “Noi viviamo la loro morte, e moriamo la loro vita”.

Il pitagorico Filolao (citato da Clemente Alessandrino, Strom.III) scrive: “Anche gli antichi teologi e iniziati affermano che l’anima è unita al corpo perché vi soffra punizione; Pitagora stesso ci assicura che qualsiasi cosa noi vediamo durante la veglia è morte, e durante il sonno, un sogno. La vita reale non è in alcuno di questi stati”.

Cicerone, riferendosi ad Orfeo e ai suoi successori dice (Hortensio, Frag., p. 60): “Gli antichi, quelli che erano veggenti o interpreti della mente divina nella tradizione delle sacre iniziazioni, sembra abbiano conosciuto la verità, quando essi affermavano che noi eravamo nati nel corpo per scontare la pena di falli commessi in una precedente vita”.

Agostino (De Civitate Dei XXII, XXVIII) scrive: “Certi gentili hanno affermato che nella rinascita degli uomini vi è ciò che i greci chiamano palingenesi (…) essi insegnavano che vi fosse un’unione della stessa anima e corpo (?) in quattrocentoquaranta anni”.

Ma secondo Platone (Fedone e Repubblica, X) il tempo medio che trascorreva tra due nascite era di mille anni. Virgilio (Eneide, VI, 758) dà il medesimo periodo.

Diogene Laerzio (Vit. Pythag. VIII, 14) asserisce che “egli (Pitagora) si dice che sia stato il primo tra i greci ad insegnare la dottrina che l’anima passando attraverso il “cerchio di necessità” (kiklon anankes) veniva vincolata per varie volte in vari corpi viventi”.

Infatti lo stesso scrittore ci racconta (VIII, 4-6) che Pitagora diede ai suoi discepoli dettagli di alcune sue nascite precedenti.

Su ciò vale forse la pena di specificare questi “dettagli”.

Allora: ai tempi degli Argonauti era stato Etalide, “figlio di Mercurio”, cioè un iniziato. In tale vita aveva acquistato il potere di conservare la memoria durante lo stato intermedio tra due vite. Aveva ottenuto ciò come una grazia da Mercurio e altri poteri ad eccezione dell’immortalità (athanasia).

Tornò quasi subito a reincarnarsi in Euforbio. In tale vita fu ferito da Menelao sotto Troia e così morì. Durante tale vita affermò d’esser stato precedentemente Etalide e insegnò la dottrina della reincarnazione, spiegò il corso che l’anima compie dopo la morte e, nel suo proprio caso, con quali entità del regno vegetale e animale aveva avuto temporaneo rapporto.

In un terzo tempo si reincarnò in Ermotimo e in tale incarnazione andò in pellegrinaggio al tempio di Apollo jonico (Ovidio dice al tempio di Giunone in Argo (Metamorph.,XV) e Tertulliano (DeAnim.) al tempio di Apollo delfico) dove riconobbe i resti dello scudo che aveva usato come Euforbio e che Menelao aveva appeso nel tempio come offerta votiva.

Poi egli fu Pirro, pescatore a Delo, che ricordava le vite trascorse.

Finalmente si incarnò in Pitagora.

Ieronimo (Apol. ad Rufinum) riferisce che il filosofo di Samo sarebbe stato successivamente Euforbio, Callide, Ermotinmo e infine Pitagora.

Aulo Gellio aggiunge alla lista Pirandro e Alice (bellissima donna dai facili costumi).

Certo è che vi fu una notevole confusione intorno alle rivelazioni del Maestro: la confusione spiritualistica è antica, non solo moderna!

Nella Vita di Apollonio di Filostrato troviamo riferimenti alle antecedenti vite di saggi antichi. Per esempio (I, 1) Empedocle (V sec. avanti Cristo) dichiara: “Io fui un tempo una giovane ragazza”. Iarcha dice ad Apollonio di esser stato in tempi remoti un monarca chiamato Ganga, all’epoca in cui gli Etiopi (?) occuparono l’India e che il suo corpo all’epoca era alto dieci cubiti.

Iarcha dice poi al suo ospite greco di averlo visto (Apollonio) come comandante di una nave egiziana e Apollonio risponde che ciò è vero e anzi aggiunge alcuni dettagli.

Proclo si dichiarò convinto di essere stato, in una esistenza precedente, Nicomaco, il pitagorico.

Egli (Tim. v. 330) scrive che ”Non vi è che un modo perché l’anima sfugga al ciclo della generazione ed è di voltar le spalle al pellegrinaggio nella generazione e di dirigersi verso il proprio prototipo spirituale…come dice Orfeo, cessare dal ciclo e distanziarsi dal male”.

Anche Plotino (En. I. XII) dichiara con chiarezza che “è una credenza universalmente ammessa che l’anima commette peccati, li espia, subisce punizioni nel mondo invisibile e poi passa in nuovi corpi”. Egli afferma inoltre (En. IV. IX): vi sono due modi perché l’anima entri in un corpo; uno quando l’anima, essendo già in un corpo, subisce la metensomatosi cioè a dire, passa da un corpo aereo o igneo in un corpo fisico, l’altro quando l’anima passa da uno stato incorporeo in un corpo di determinato genere”.

Nei Misteri la dottrina della reincarnazione era “scientificamente” dimostrata. Così troviamo in Plutarco (De Esu Carn, T. XIII) la spiegazione come l’intera storia di Bacco, l’esser questi fatto a pezzi dai Titani e la successiva distruzione dei secondi da parte di Giove, non fosse altro che “una narrazione sacra riguardante la reincarnazione”.

La superstizione popolare dell’incarnarsi in qualche animale è contemplata solo come un aspetto dello stato intermedio della parte irrazionale dell’anima fra due nascite.

Si fa affermare ad Ermete psicopompo che l’anima non può mai ritornare nel corpo di un animale.

Proclo nei suoi commenti sul primo Alcibiade così scrive: “Ermete governa le diverse schiere di anime e disperde il sonno e l’oblio da cui sono oppresse. Egli provvede alla rimembranza il cui fine è un genuino comprendimento intellettivo delle nature divine”. Questa è la memoria eterna o “memoria del cuore”: ciò che Ermete diede ad Etalide come è stato scritto sopra.

Oltre questi cenni non voglio dilungarmi ancora (il materiale è assai vasto). Segnalo come, dalla saggezza orfica in poi, si evidenzi l’anima e non si accenni mai all’Io come ad un quid indipendente: le personalità ci sono, è evidente, ma sembra mancare un Soggetto superiore. Ai tempi nostri esso (la sua intuizione) è del tutto indispensabile per potersi avvicinare alla visione dei ritorni dell’uomo sulla terra.

ALTRO, SCIENZA DELLO SPIRITO

APPENDICE NECESSARIA AL “DISVELAMENTO AVVERSATO”

dante-alighieri

Per rincarar la dose del mio commento alle già caustiche osservazioni del nostro Isidoro, che si stupiva dei miei inopportuni ‘disvelamenti’, ho deciso farlo vieppiù stupire, col mostrare come le male voglie della potenza straniera d’Oltretevere non abbiano davvero limiti, ossia come dice il mio amato Dante, la belva che porta a perdizione ha una voracità tale ch’egli, con severe parole ammonitrici, di lei nella Divina Commedia, Inf. I, 91-99, così dice:

«A te convien tenere altro vïaggio»,
rispuose, poi che lagrimar mi vide,
«se vuo’ campar d’esto loco selvaggio;

ché questa bestia, per la qual tu gride,
non lascia altrui passar per la sua via,
ma tanto lo ’mpedisce che l’uccide;

e ha natura sì malvagia e ria,
che mai non empie la bramosa voglia,
e dopo ‘l pasto ha più fame che pria».

Infatti, la pedagogia antroposofica delle scuole Waldorf non è la sola “figlia” dell’Antroposofia, concupita dalla potenza straniera d’Oltretevere, che gli sconsiderati – davvero poco accorti – antroposofi “concedono” alla parte avversa per un mercenario connubio. Ed ecco che la belva già volge gli occhi suoi impudichi pure ad un’altra “figlia” dell’Antroposofia, ossia all’agricoltura biodinamica. Abbiam potuto vedere, in passato, le poco onorevoli imprese degli ineffabili “Apostoli della Fede”, i quali mescolano nel pentolone – in un intruglio da far invidia alle streghe del Macbeth di Shakespeare – uno Steiner rivisto e corretto dal loro “signore e donno”, con le dottrine magico-cerimoniali, sedicenti “teurgiche”, quelle magico-sessuali, sedicenti “alchimiche” di Giuliano Kremmerz e del crowleyano Samael (sic!) Aun Weor, e tanta chiesa cattolica. Basta guardare ol loro sito per rendersene conto. Tra l’altro essi si occupano pure di agricoltura biodinamica, dal loro “signore e donno” magicamente mutata in “agricoltura omeodinamica”.

Per  non farla troppo lunga, ed informare pienamente il candido lettore, il quale potrà così farsi un giudizio in piena autonomia, ecco fedelmente riprodotte col “copia-incolla”, una dichiarazione firmata da un non piccolo numero di soci della Società Antroposofica in Italia, che non accettano quanto venuto fuori nella famigerata riunione di Sagrado circa l’infeudamento della pedagogia Waldorf ad un organismo, peraltro estremamente discusso com’è la cattolicissima Compagnia delle Opere di Comunione e Liberazione, ed un’altra lettera inviata da una decina di soci, dei quali naturalmente – come per le precedenti – non riveleremo i nomi. Fa piacere vedere che vi sono almeno alcune persone leali e di buon senso – dimostrando sensibilità e moralità – che non intendono tacere e accettare passivamente il malo andazzo, imposto sulla loro testa e a loro insaputa, dalla Direzione della Società Antroposofica in Italia.

***

DICHIARAZIONE 

RITENENDO INSODDISFACENTE E PER NULLA ESAURITA LA DISCUSSIONE TENUTA A SAGRADO NELLA RIUNIONE DEI FIDUCIARI, SULLA FIRMA DI ADESIONE ALLA “FONDAZIONE DELLE OPERE EDUCATIVE” (F.O.E.), ESPRESSIONE DI “COMUNIONE E LIBERAZIONE”, FIRMA APPOSTA, GIA’ NEL 2001, DALLA PRESIDENZA DELLA FEDERAZIONE DELLE SCUOLE WALDORF IN ITALIA,  I FIRMATARI DELLA PRECEDENTE  PROTESTA, CONSIDEREVOLMENTE AUMENTATI DA NUOVI ADERENTI, RIPROPONGONO LA QUESTIONE NELLA PRESENTE DICHIARAZIONE, DA PORRE ALL’ORDINE DEL GIORNO NELL’ASSEMBLEA GENERALE DEI SOCI DEL CONVEGNO NAZIONALE DELLA SOCIETA’ ANTROPOSOFICA ITALIANA CHE SI TERRA’ A DORNACH NEL GIUGNO 2016.

ESSI SONO DECISI, AD OGNI CONVEGNO NAZIONALE E AD OGNI RIUNIONE DI FIDUCIARI CHE SI PRESENTERANNO IN FUTURO, A REITERARE INFLESSIBILMENTE LA RICHIESTA DI RITIRO E DI CANCELLAZIONE DELLA SUDDETTA FIRMA DI ADESIONE, CONSIDERANDOLA UN INACCETTABILE E GRAVISSIMO COMPROMESSO ED UN AUTENTICO TRADIMENTO DEI PRINCIPI DELLA SCIENZA DELLO SPIRITO.

CHIEDONO INOLRE CHE OGNI ANTROPOSOFO O ALMENO OGNI FUDUCIARIO PRESENTE NELL’ASSEMBLEA SI ESPRIMA IN MODO PRECISO E INEQUIVOCABILE SULLA QUESTIONE.

5 APRILE 2016

***

Al Collegio di Presidenza della Soc. Antroposofica in Italia 

Doverose risposte a domande semplici semplici.  

Giungono strane e sconcertanti notizie dal campo antroposofico italiano, che impongono molte domande ed altrettante risposte chiarificatrici.

A) Al convegno internazionale di agricoltura biodinamica intitolato “Per l’economia della Terra – La nostra casa comune” svoltosi a Milano dal 19 al 20 febbraio 2016 presso l’Università Bocconi ed il Teatro Parenti, hanno partecipato, fra le altre personalità intervenute, alcune che destano giustificate perplessità in ragione della loro nota formazione gesuitica.

In particolare lascia interdetti la presenza del vescovo cattolico e teologo argentino Marcelo Sànchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienza Sociali, dichiarato curatore dell’EnciclicaLaudato si’” di Papa Francesco, quindi esponente di spicco della Chiesa Cattolica.

Sorge pertanto spontanea l’esigenza di interrogarsi sul senso e lo scopo di tale presenza e rappresentanza, soprattutto in relazione al chiarimento se l’alto prelato sia stato invitato dai promotori ed organizzatori del convegno o si sia proposto autonomamente; in entrambe le ipotesi, in ogni caso, richiedendo che fosse preventivamente verificata, stante l’ormai acclarata posizione della Chiesa Cattolica nei confronti del Movimento antroposofico, la sussistenza di un presupposto irrinunciabile, consistente nel pubblico ed espresso riconoscimento dei fondamenti scientifico – spirituali dell’agricoltura biodinamica.

Diversamente, considerato l’argomento trattato dal suddetto relatore, vale a dire l’EnciclicaLaudato si’”, si deve chiedere agli organizzatori della manifestazione se abbiano o meno letto in modo approfondito la richiamata Enciclica pontificia e ne abbiano valutato l’eventuale corrispondenza o vicinanza al pensiero della Scienza dello Spirito antroposofica, al di là di qualche consonanza di facciata.

Oppure si deve ritenere che la “madre” Società Antroposofica in Italia, oltre alle incomprensibili, confuse ed innaturali commistioni con gli Apostoli della Fede, attraverso una delle sue “figlie” abbia spalancato l’accesso nel proprio seno alla piena condivisione anche della visione gesuitica della vita e della dottrina sociale della Chiesa Cattolica romana?

Valga in proposito richiamare le lapidarie parole del Dott. Steiner: “Vi è forza distruttiva soprattutto in tre correnti (…) Il secondo elemento distruttivo non è solo il gesuitismo cattolico, ma ogni forma di gesuitismo, poiché in sostanza è affine all’americanismo. Se la corrente americana fa sì che si sviluppi la paura dello spirito, il gesuitismo cerca di sviluppare la convinzione che non ci si debba occupare dello spirito, al quale non si è in grado di avvicinarsi, lasciando amministrare i beni spirituali da chi è chiamato a farlo, secondo la dottrina della chiesa cattolica. Questa corrente tende ad atrofizzare le forze della natura umana che vanno verso la sfera soprasensibile”. (Berlino, 30 luglio 1918).

B) Sennonché la seconda notizia rischia di tramutare in certezza il dubbio sollevato nel punto che precede, visto e considerato che si è appresa di recente, mediante gli articoli pubblicati dalla rivista “Germogli”, l’iscrizione fin dall’anno 2001 della Federazione delle Scuole Steineriane Waldorf in Italia al FOE, ossia alla Compagnia delle OpereFederazione Opere Educative ovvero Comunione e Liberazione; nel cui Statuto – Finalità, all’art. 2 comma 2, si legge: ”L’associazione trae la propria origine e mantiene il proprio riferimento ideale nella esperienza cristiana e nella dottrina sociale della Chiesa.”

Infatti la grave circostanza è stata attestata, per l’appunto, da un articolo – intervista a X.Y. del Giugno 2012 apparso sulla predetta rivista “Germogli” e dalla risposta del Settembre 2012, a firma del medesimo maestro, ad alcune domande formulate da un genitore, riportata sempre dall’indicato periodico.

Nell’insieme si percepisce addirittura una netta subordinazione del Movimento delle Scuole Waldorf alla Compagnia delle Opere, che traspare dai seguenti passi: Tutte le nostre realtà scolastiche (…) si servono delle competenze specialistiche dell’Avvocato Marco Masi (neo Presidente del Foe dal marzo 2012 in sostituzione del dottor Vincenzo Silvano) per tutte le questioni relative a contenziosi che nascono tra dirigenti scolastici e realtà Steiner – Waldorf”.

“Sento opportuno aggiungere una nota di carattere personale: a prescindere dalla diversa radice culturale su cui poggiano questi due movimenti e di cui vi è una reciproca corrispondenza negli incontri, vivo l’esperienza di serietà, responsabilità, coerenza e massima dedizione alla missione che li pone per destino al servizio della loro “Opera”. Tutte qualità che in una certa misura sono presenti anche nel nostro movimento e comunque non spalmabili come il burro sul pane, cioè non generalizzabili (!?).

Senza tralasciare la lettera di risposta ad alcuni soci della Società Antroposofica in Italia che segnalavano e contestavano ai Membri del Collegio di Presidenza ed ai Fiduciari per l’appunto l’insano connubio fra Movimento delle Scuole Steiner Waldorf e la Compagnia delle Opere, inviata dal Consiglio della Federazione delle Scuole Steiner Waldorf in Italia; autentico capolavoro dell’arte del dire e  non dire d’ispirazione bizantina ed ulteriore elaborazione gesuitica, di cui si trascrive l’intero testo:

“Cari amici,

in riferimento alla lettera del 20 dicembre 2015 nella quale 11 firmatari chiedono di portare il tema dell’associazione al FOE di codesta Federazione nell’ambito della Società Antroposofica, siamo con la presente a riconoscere tale libertà in quanto la questione ha un carattere pubblico e chiunque può porsi domande in merito.

Riteniamo tuttavia che sarebbe stato più opportuno chiedere a noi, diretti interessati, i motivi di tale scelta.

Siamo altresì certi che, al di là di ogni pregiudizio derivante da rappresentazioni giustificate dalla rispettabile esperienza dei singoli, su terreno scientifico spirituale antroposofico sarà possibile formulare i giusti pensieri grazie alle conoscenze che Rudolf Steiner ci ha donato sulla triarticolazione dell’organismo sociale.

Nell’augurare un buon lavoro, porgiamo cordiali saluti.”

Appunto!

Ed ecco perciò, a volersi limitare alla minima citazione sull’argomento, le parole del Dott. Steiner: Vi è inoltre la società che venne fondata per combattere il Cristo e che ha lo scopo di presentare un’immagine falsa di Gesù, la società dei Gesuiti, che in sostanza esiste per eliminare l’immagine del Cristo da quella del Cristo – Gesù e, per così dire, ammettere Gesù soltanto quale tiranno dell’umanità in evoluzione.”(Berlino 6 agosto 1918).

“Questo è proprio ciò che proibiscono; è proprio quello che non si può fare: non si deve affermare qualcosa sul Cristo, se non rientra nella dottrina della Chiesa. Di conseguenza nelle nostre cerchie non si deve essere tanto ingenui da credere che per il fatto di essere buoni cristiani ci si possa conciliare con il cattolicesimo. Proprio perché si è buoni cristiani, perché si fa tutto per favorire il cristianesimo, si diventa i più grandi avversari del cattolicesimo; sarà quindi necessario e sempre più necessario badare a che scompaia dai nostri circoli l’ingenuità a proposito delle cose che abbiamo intorno. Fra noi deve sempre più avvenire che si vogliano vedere le effettive forze di decadenza e di ascesa che vivono intorno a noi. Dobbiamo superare l’aspirazione esistente fra noi di tendere soltanto verso un po’ di mondo immaginativo.” (ibidem).

La pedagogia Waldorf in Italia non ha forse coscienza della sua identità, non possiede forza spirituale sufficiente per operare nella società senza scendere a compromessi, ma è nientemeno costretta a mercanteggiare la propria rappresentanza con organizzazioni che, come specificano bene le frasi del Dott. Steiner poc’anzi riportate, le sono totalmente avverse?

Invece, attraverso un’altra “figlia” dell’Antroposofia, per mera convenienza si è nuovamente attribuita legittimazione alla dottrina sociale della Chiesa romana, per giunta affidandosi ad una sua corrente con forte impronta politica, perpetrando così il peggiore tradimento dell’impulso scaturito dal Convegno di Natale.

C’è da chiedere come giustificheranno le inopportune commistioni  con organizzazioni religiose portatrici di finalità opposte alla via di conoscenza scientifico – spirituale, gli atti commissivi ed omissivi compiuti coloro che hanno sottoscritto e/o condiviso tali accordi e quanti li hanno superficialmente sottovalutati o ignorati del tutto?

Si può rimettere l’incarico ed uscire di scena con dignità e sobrietà, giacché chiunque comprende come sia possibile sbagliare, però riconoscendolo e ponendovi rimedio.

Ebbene, non resta che attendere le risposte alle domande proposte, unitamente alle determinazioni conseguenti.

Con i migliori saluti

P.S. Con preghiera di inoltrare la presente ai Fiduciari dei Gruppi della Soc. Antroposofica in Italia.

***

Io estendo, a mia volta, l’invito a ben meditare i contenuti del presente articolo – e soprattutto le chiarissime parole di Rudolf Steiner – ai lettori dell’anonimo redattore della rivista romana della quale ho avuto modo di parlare in vari articoli precedenti, il quale sostiene che l’ascesi rosicruciana sarebbe – a suo dire – il naturale proseguimento della via della chiesa cattolica, e che – sempre a suo dire – l’opposizione degli esoteristi, specialmente di coloro che si donano in maniera unicitaria alla Via del pensiero e alla Concentrazione, alla chiesa cattolica, all’uso magico e narcotizzante ch’essa fa della propria liturgia, e alla pratica dei suoi sacramenti, celerebbe una segreta inimicizia al Logos.

SCIENZA DELLO SPIRITO

IL DISVELAMENTO AVVERSATO

M.-SCALIGERO

Il disvelamento non amato, anzi decisamente avversato

Se vi è una cosa che mi è rimasta incancellabile nell’anima sono le parole pronunciate da Massimo Scaligero la sera del 25 gennaio 1980, nell’ultimo incontro che ebbi con lui, poche ore prima che ci lasciasse. Ci ritrovavamo con lui, l’ultimo venerdì di ogni mese, per il comune Rito della meditazione – eravamo sempre alcuni amici della mia città, cui si univano D. e L., risiedenti a Roma – al suo studio a Monteverde Vecchio, un attico all’ultimo piano di un palazzo in Via Cadolini 7. Massimo Scaligero, prima del Rito meditativo, in genere introduceva l’incontro parlandoci di un argomento che a lui premeva, e talvolta rispondendo ad alcune nostre domande. Le parole ch’egli disse in quella memorabile sera – in risposta ad una domanda che mi urgeva nell’anima – le porto tutte, ancor oggi, incise nell’anima a lettere di fuoco. Su di esse ho avuto il modo di meditar a lungo in questi oltre trentasei anni, passati come un lampo, da quando egli lasciò lo scenario dell’apparire sensibile. Taluni aspetti non poco enigmatici del suo parlare, che aveva spesso forma aforistica, come di un meditare ad alta voce, per me solo nel tempo si sono dischiusi ad una chiara comprensione, la quale di quelle parole mi ha mostrato quanto esse, allora, fossero profetiche. D. e L. oramai non sono più, anch’essi, tra noi. Oltre a noi, quella sera, alla riunione meditativa erano presenti altre tre persone della mia città ma, da quel che mostrano le loro successive scelte e le azioni conseguenti a tali loro scelte, esse non paiono ‘ricordare’ o ‘voler ricordare’. Da qui, per me, la necessità di non tacere.

Quelle parole, per effetto della disvelatrice ispirazione della mia Amata, nella mia anima si ricollegano ad altre parole dettemi da Massimo Scaligero in vari incontri personali, parole che apparivano allora anch’esse non poco enigmatiche alla mia giovanile inesperienza, ma che nel procedere del tempo si sono rivelate sempre più limpidamente e dolorosamente chiarissime. Sempre più, nel tempo, mi son reso conto – per prova provata – di quel che ben sapevo sin dal mio primissimo incontro personale con lui, avvenuto nel giugno del 1970, ossia di quanto chiarissimamente Massimo Scaligero leggesse negli eventi, e nelle anime: sin nelle pieghe più nascoste delle anime. E sempre più mi sono reso conto pure, quanto clamorosamente errassero coloro che pensavano di poterlo ingannare. Anni fa una persona mi disse: «Ci siamo assunti [su indicazione di ‘qualcuno’] la responsabilità di mentire a Massimo». All’udire quelle parole –  per me di una follia vera e propria – mi venne un colpo al cuore e mi si mozzò il respiro!

Massimo Scaligero era un formidabile lottatore spirituale, e il suo sguardo sulle cose, sugli eventi, sui singoli esseri, non era mai condizionato da un punto di vista “personale”, o “egoico”, bensì era sempre quello dello Spirito, la cui prospettiva è e sarà sempre assolutamente “altra” da quella del punto di vista umano-troppo umano. Potrei far sue le parole di un’amata amica bolognese – eccezionale asceta d’altra dottrina – la quale mi diceva: «Ma dalla continua lotta imparerai a mantenere anche nel corpo agitato sempre vegliante lo spirito: lo spirito che guarda gelido, adamantino, estraneo, seppur legato, all’ansimante agitarsi della materia». Il Purusha, l’Io superiore, non si lascia coinvolgere dalla Prakriti, dalla “natura naturante” e dalle sue inevitabili modificazioni come “natura naturata”, per cui quel Asceta eccezionale, che Massimo Scaligero sempre era, poteva contemplare – al contempo impassibile e compassionevole – quel che si svolgeva segretamente nelle anime, e palesemente nell’apparire esteriore delle loro azioni, che plasmavano a se stessi e agli altri un destino che si rivelava sovente ineluttabile, in quanto non scaturente dalla Conoscenza, dalla “retta visione” e dalla “retta intenzione” dell’Io cosciente, libero, e “attivo” pur nella sua metafisica immobilità, bensì da un’anima, nella sua passività, psichicamente mossa da una natura inferiore, che la illude, la oscura, la domina e tragicamente la agita. Massimo Scaligero poteva assistere impassibile – ossia non coinvolto da quella passionalità che normalmente muove e travolge gli umani – e tuttavia non indifferente, anzi buddhicamente compassionevole, allo svolgersi di un destino del quale vedeva la dolorosa necessità nell’inadeguato livello conoscitivo e nella non libertà di coloro ch’egli – soprattutto a Roma – aveva intorno.

Una delle cose, che disse in quel ultimo incontro del 25 gennaio 1980, mi colpì come un esplicito monito, che nella mia anima si ricongiunse con quel ch’egli mi disse già nel nostro primo incontro del 1970. Parlando dell’Ostile, del Principe dell’Oscuro Pensiero – come lo chiamarono nell’antichissima Persia – egli, dopo aver illustrato le sue molte eccezionali capacità seduttive ed illusive, aggiunse che una tale oscura deità «mènte persino dicendo la verità». Anche una verità può, dunque, divenire una menzogna mortifera in bocca all’Oscuro Signore della menzogna e della morte. Infatti, l’Ostile – attraverso l’uso cinico e spregiudicato dei più diversi vari canali e strumenti – cerca di impadronirsi di antiche, recenti e recentissime verità, lasciandone più o meno intatta la forma esteriore, svuotata della vitalità interiore da lui “uccisa” e “divorata”, e distorcendone poi, o addirittura capovolgendone in maniera ben dissimulata il contenuto, sì da illudere molti, anzi i più.

In séguito, mi ricordai dell’invito fattomi da Massimo Scaligero sin dal nostro primo incontro a quella ‘diffidente prudenza’, che quel paganaccio impenitente di Arturo Reghini affermava essere “madre della Sapienza”; a non dare nulla – assolutamente NULLA – per scontato, e a verificare rigorosamente tutto, compresa la verità delle sue stesse parole. E lo stesso Rudolf Steiner pose tale audace, per non dire temeraria, verifica della verità di quel che si crede, o che ci viene affermato essere verità, come regola assolutamente essenziale per far parte della Scuola Esoterica da lui fondata, e che – sia dentro che fuori di tale Scuola – una menzogna, anche se ritenuta in buona fede esser vera, opera in maniera dirompente e distruttiva nella Comunità spirituale e nel mondo.

E tanto per essere assolutamente chiari ed espliciti, tali rigorose verifiche io le ho ripetutamente fatte, e posso dire che la differenza tra Massimo Scaligero e certi figuri, è che Massimo Scaligero non l’ho visto mai – dico MAI – mentire, o anche solo suadere, o sedurre, o fare affermazioni per ragioni di qualsivoglia opportunità. Egli, se riteneva necessario – per ragioni spirituali, e non personali o d’altro tipo – dire una verità spiacevole per qualcuno, parlava apertamente, e talvolta anche molto duramente, indifferente all’eventuale reazione di ribellione, di rabbia o di depressione di chi lo ascoltava. Altrimenti, sapendo che la comunicazione di una verità spiacevole non avrebbe agito su un’anima impreparata secondo la volontà del Mondo dello Spirito, egli taceva, ma non mentiva mai. Ripeto MAI! Così come non ho visto mai mentire Hella Wiesberger, che invece ho vista vilmente e indegnamente calunniata a Roma e nella mia città da chi neppure la conosceva. Rudolf Steiner, in Risposte della Scienza dello Spirito a problemi sociali e pedagogici, afferma esplicitamente che la menzogna va bollata a fuoco!

Invece, certe persone – le stesse che stoltamente pensavano di riuscire ad ingannare Massimo Scaligero quando era vivo – le ho viste apertamente mentire, coscientemente mentire, volontariamente mentire: ossia con la volontà d’ingannare e danneggiare le persone che avevano di fronte, di portarle inavvertitamente fuori strada, lontano dall’Aureo Sentiero indicato da Massimo Scaligero. Le ho viste mentire per infamare persone innocenti; mentire per la propria vanità; mentire per realizzare i progetti della propria smisurata ambizione; mentire per distruggere alcune persone, facendo loro terra bruciata attorno; mentire per salvare la faccia con ulteriori menzogne, una volta scoperte a mentire spudoratamente; e soprattutto mentire per gettare letame – come fece, per esempio, l’innominato allorché nel 1996 e nel 1997 fu ospite a casa mia, e in seguito anche altrove, con altre persone – sulla figura umana e spirituale di Massimo Scaligero. Ed un’altra persona fu allora presente ai discorsi fatti dall’innominato, ambedue le volte che questi fu ospite in casa mia, ed ascoltò quanto costui disse di Massimo Scaligero. 

Vi è, inoltre, chi oltre a praticare le suddette usuali forme e motivazioni per il mentire, ve ne aggiunge una veramente ‘speciale’: il mentire “disinteressatamente”, ossia “asceticamente” al servizio di una “nobile causa”: dunque non proprio soltanto – o non del tutto – per un vantaggio “personale”, ma anche e soprattutto per una spregiudicata, abile e molto interessata “committenza”, che gli ha affidato una ben peculiare ‘missione’. A mio temerario e orsolupesco parere, questo è appunto il caso del mio innominato ospite, del quale ho fatta ripetuta menzione nel mio precedente articolo. È dunque di estrema, oserei dire vitale, importanza, scoprire quale sia una tale ‘committenza’, e quale sia la peculiare ‘missione’, non precisamente ‘nobile’, affidata ad un così ‘disinteressato’ esecutore. Poi vedremo pure ‘quanto’ disinteressato.  

Cerchiamo di vederci chiaro nei fini e nei metodi di tale “committenza”. Ad uno sguardo acuto, ad un pensiero conseguente e sagace, possiamo dire sin d’ora che tali fini e metodi appaiono chiaramente essere i medesimi dell’Ostile, dell’Oscuro Signore. Vi è una istituzione che a livello non solo religioso, ma anche culturale e politico, si pone come ‘totalitaria’, ed è la chiesa cattolica. Raramente si riflette al fatto che “cattolico” – in greco antico καθολικός-katholikòs –  viene da κατά-katà, “sopra”, “dall’alto”, “contro” e ὅλος-hòlos, il “tutto”, e che il significato di “universale” dissimula molto bene, sia il sottostante significato di “totalitario”, che l’avida e impudente pretesa ad un dominio omnincludente. L’attitudine divoratrice dell’Oscuro Signore in essa si è manifestata sin dai primissimi tempi con l’impadronirsi abusivo della morale degli Ebrei, della filosofia dei Greci, della ritualità religiosa e misterica di romani, greci, egizi, persiani e financo anatolici. E una volta attuata tale “appropriazione indebita”, la chiesa cattolica – giunta con Costantino ad impadronirsi eziandio del potere politico – ha agito sin dai primi secoli manu militari alla soppressione violenta delle religioni del Mondo Classico e dei loro culti, allo sterminio di Sapienti ed Iniziati, alla distruzione pressoché totale della letteratura sapienziale classica – da essa definita spregiativamente “pagana” – , e di quella gnostica e manichea – definita ancor più spregiativamente “eretica” – , ed infine alla chiusura e alla distruzione di sedi dei Misteri come il Serapeum di Alessandria d’Egitto, il Tempio di Iside a Philae in Alto Egitto, il Telesterion di Eleusi in Grecia, e di molte altre. Le stragi, alle quali da monaci nerovestiti furono incitate le masse fanatizzate dei “poveri di spirito”, da subito, furono innumerevoli. E per dirne solo una tra molte nefandezze, il cattolicissimo Patriarca d’Alessandria d’Egitto, Cirillo, perseguitò sanguinosamente cristiani novaziani, ebrei e pagani, e fu altresì il cinico e spietato mandante dell’omicidio efferato – eseguito squadristicamente dai suoi parabolani nerovestiti – della Iniziata, Ierofantide e Filosofa neoplatonica, Ipazia, la figlia del matematico Teone. Per tale mala opra egli fu pure proclamato “santo” dalla chiesa cattolica – in ciò seguita pure da quelle greco-ortodossa e copta, da essa poi separatesi – e addirittura, sebbene monofisita, quindi in teoria anche lui “eretico”, fu fatto, il 28 luglio 1882, per meriti speciali, “Dottore della Chiesa”. Infine, il Vescovo di Roma usurpò pure il titolo di Pontifex Maximus, spettante al vertice della gerarchia religiosa romana.  

La liturgia della chiesa cattolica fu presa di peso dalle liturgie delle religioni classiche, e questo viene ampiamente riconosciuto nell’attuale insegnamento delle facoltà teologiche, anche se, per ovvi motivi, ciò non viene messo particolarmente in evidenza a livello pubblico. Persino il R.P. Antoine Dondaine O.P., domenicano, il quale negli anni trenta dello scorso secolo ritrovò e pubblicò il trattato cataro Liber de duobus principis, riconosce apertamente nei suoi scritti che i pochi e scarni riti del Catarismo sono gli unici che corrispondevano ai pochi semplicissimi riti del cristianesimo primitivo. Tutto il resto è aggiunta posteriore, desunta di peso dalle varie ritualità, saccheggiate ed espropriate, delle religioni del Mondo Classico.

La prassi corrente di molti secoli è stata quella di costruire le chiese cristiane sui templi sanguinosamente profanati delle religioni classiche, sui demoliti Isei consacrati all’Unica Dea, sui Mitrei all’interno dei quali son stati trovati murati i mistriasti massacrati; quella di impadronirsi delle feste, delle ricorrenze stagionali, degli usi, e persino di molte deità pagane trasformate, per appropriazione indebita, in sante e santi cristiani. Lo “scippo” ecclesiale è proseguito non solo con l’impadronirsi della cultura e della sapienza pagana, dall’autorità ecclesiastica svuotate dell’impulso e del significato originari, ma anche di forme dell’antica Teurgia da essa trasformata in un “magismo” inferiore, di colore oscurissimo, e dal sapore spesso fortemente necromantico. Naturalmente, la chiesa trionfante sul Mondo Classico condannava come ‘diabolica’ la Teurgia e la Magia Solare altrui, mentre giustificava (e giustifica…) come ‘santa’, e si serviva (tuttora si serve…) abbondantemente della propria corrotta magia inferiore nerissima. 

Un particolare ‘interesse’ – come vedremo – ha condotto la chiesa cattolica a volgere uno sguardo molto ‘interessato’ agli esoterismi, che in molti modi ha cercato di “fagocitare”, sia riguardo a dottrine che venivano regolarmente “ortopedizzate” in senso “cristiano”, che alle forze occulte dai medesimi messe in atto: soprattutto queste ultime le interessavano e le interessano tuttora moltissimo. Quando vuole, la potenza straniera d’Oltretevere sa essere molto, MOLTO spregiudicata ed elastica e, alla bisogna, sa rapidamente e bene “adeguarsi”. Una delle poche cose giuste dette da Benedetto Croce nella sua vita fu, a mio orsolupesco giudizio, che “la chiesa cattolica è uno stomaco che può digerire tutto!”: proprio tutto, come vedremo. Addirittura, essa giunge a creare appositamente e a manipolare – avremo proprio modo di constatarlo – vari pseudo-esoterismi, per lei utilissimi nella sua “navigata” e ben “rodata” strategia del “trasbordo ideologico inavvertito”. Vi son oggi, peraltro, molti conventi domenicani e gesuiti nei quali si praticano tecniche fisiche, posturali e respiratorie, nonché meditative dello Yoga, dello Zen, naturalmente del tutto sradicate dal loro contesto originario ed usate per fini completamente diversi da quelli che avevano quelle Vie metafisiche d’Oriente. I gesuiti in particolare hanno un particolare interesse ad uno Zen derealizzato e debitamente “cattolicizzato”, ma – bisogna proprio dirlo – provano invece un particolare fascino, anzi una forma di vero e proprio innamoramento, per una via antispirituale e controiniziatica par excellence come quella di G.I. Gurdjieff: in quest’ultimo caso si tratta di una sincerissima passione, non di comodo, dettata da una profonda ‘affinità elettiva’ e da una vera e propria ‘corrispondenza di disamorosi sensi’!  

Un esempio tipico di tale spregiudicato operare lo si può vedere nell’azione del R.P. Florindo Giantulli S.J., il quale fondò in anni lontani, subito dopo la seconda guerra mondiale, varie associazioni cattoliche a carattere militante. Una di esse fu l’Alleanza Cattolica, da lui diretta attraverso il suo assecla Giovanni Cantoni, ‘maestro’ – come mi fu testimoniato da chi ben lo conobbe – del “trasbordo ideologico inavvertito”. Un’altra di esse, connessa alla precedente, fu una società segreta antimassonica denominata Scutum Michaelis, ovvero lo “Scudo di Michele Arcangelo”. Ma ciò non gli impedì di farsi “iniziare” libero muratore – assieme ad alcuni suoi ‘famuli’ dirigenti di Alleanza Cattolica e della rivista filoborbonica e biancogigliata Controrivoluzione – ed essere ispiratore e co-fondatore della Rispettabile Loggia Jesus all’Oriente di Firenze, all’obbedienza della Gran Loggia d’Italia, allora denominata di “Piazza del Gesù”, oggi “Palazzo Vitelleschi”, da sempre molto “morbida” e deferente nei confronti del Soglio pontificio. La Loggia Jesus “lavorò” sino a che alla Curia romana non convenne appoggiarsi alla più numerosa e forte, ancorché più laica e agnostica, Obbedienza del Grande Oriente d’Italia di “Palazzo Giustiniani”: erano gli anni degli incontri di Savona del Gran Maestro Giordano Gamberini del Grande Oriente coi RR.PP. il gesuita, un tempo antimassone, ma in seguito massone al dire di alcuni autori cattolici, Giovanni Caprile S.J., e il “paolino” Rosario Esposito, il quale nei suoi ultimi anni di vita si fece, lui pure, apertamente “iniziare” libero muratore in una loggia di Piazza del Gesù-Palazzo Vitelleschi. In conseguenza di tale nuovo atteggiamento ‘pragmatico’ della Curia romana, la loggia Jesus venne obbedientemente “demolita” dalla Gran Loggia d’Italia di “Piazza del Gesù”. Nessuna meraviglia, visto che sin dal Settecento i militi della nota Compagnia, e non solo loro, si sono infiltrati nelle logge massoniche. Che il R.P. Florindo Giantulli S.J. fosse un sincero e feroce antimassone, non vi ha dubbio alcuno, e ne è testimonianza un’opera dal titolo L’essenza della massoneria italiana: il naturalismo, pubblicata nel 1973 a Firenze da Pucci Cipriani Editore, recante il nihil obstat quoniam imprimatur del R.P. Sabino Maffeo S.J., Praepositus Provinciae Romanae, e l’imprimatur di Giovanni Bianchi, Vicario Generale, della Curia Arcivescovile di Firenze, ambedue rilasciati il 21 maggio 1973, e quindi opera rispecchiante la posizione ufficiale della chiesa cattolica.   

Tale opera del Giantulli è un’abile e perfida mescolanza di affermazioni vere, di verità parziali e monche, e di un vero e proprio oceano di menzogne. Ma non è certo compito mio, né quello di Ecoantroposophia, di giustificare e difendere l’Ordine Massonico, il quale, se vuole, può benissimo farlo da solo, ed è giusto che da solo lo faccia, se, quando, e come meglio crede o crederà. A quel che a me risulta, le logge di tutte le varie Obbedienze massoniche sono oggi ampiamente infiltrate da elementi cattolici oltranzisti, i quali operano in esse in funzione disgregativa. Fa dunque alquanto pensare il candore e la sprovveduta ottusità di un Virgilio Gaito, allora Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, il quale nel 1996 giunse su sollecitazione di Mons. Bettazzi ad offrire l’Ordine di Galileo, una delle massime onorificenze di quella Obbedienza massonica, trasmettendola tramite il Cardinal Ruini, a Karol Woityla, Papa Giovanni Paolo II, ricevendone – come era facile prevedere – un “gran rifiuto”, e facendo così sghignazzare rumorosamente tutti i cattolici integralisti: il languido amore di molti speranzosi massoni nei confronti della chiesa cattolica è proprio un amore ‘infelice’: un amore a senso unico, crudelmente non corrisposto! 

Semmai è da rilevare nel suddetto libro la perfidia del R.P. Florindo Giantulli S.J., il quale prendendo spunto da una recensione-presentazione apparsa su un bollettino della benemerita casa editrice romana Atanòr, da lui definita “massonica”, mentre allora era solo “esoterica”, dopo aversela presa col fatto che la suddetta casa editrice pubblicava opere di “reprobi” come Filippo Teofrasto Paracelso e Enrico Cornelio Agrippa, coinvolge il nome di Massimo Scaligero, così scrivendo a p. 20 del suo libellaccio:

«Che non si tenti di sostituire la… magia alla religione e alla fede anche in Italia? Ecco, infatti come viene reclamizzata (Bollettino Editoriale ed. Atanòr. N. 16; giu. 1972) l’opera di M. Scaligero: Magia Sacra: «Una via per la reintegrazione dell’uomo, sintesi delle tecniche d’Oriente e d’Occidente, secondo l’esigenza di potenziamento magico dell’«uomo interiore», automatico e agnostico mitizzato» (sottolineatura nostra)».

La perfidia del R.P. Florindo Giantulli S.J. è quella di lasciar intendere – senza dichiararlo apertamente – che Massimo Scaligero fosse massone, mentre è noto anche ai poppanti ch’egli non lo fu mai, mentre lo fu suo zio Pietro Scabelloni, valente esoterista, che nel Rito Scozzese Antico Accettato di “Piazza del Gesù” raggiunse il 33° grado, come lo furono del resto alcuni amici “pitagorici” di Massimo Scaligero come Arturo Reghini e Giulio Parise, e il duca Giovanni Colonna di Cesarò, antroposofo, ma lui stesso proprio no. Il Giantulli avrebbe potuto anche “allargarsi”, come dicono a Roma, coinvolgendo i nomi di Rudolf Steiner, di Günther Wachsmuth, e la stessa Antroposofia, sol che si fosse ricordato che Atanòr aveva stampato nel 1929 la traduzione italiana del libro del Wachsmuth, Le forze plasmatrici eteriche, rivisto e prefato dallo stesso Rudolf Steiner.

Ora, che la chiesa cattolica abbia visto, sin dall’inizio di essa, nella Scienza dello Spirito un pericolo mortale per se stessa, lo si può facilmente desumere già dagli attacchi feroci e infarciti d’ogni tipo di menzogne del R.P. Otto Zimmermann S.J., nel 1919, sulla rivista Stimmen der Zeit, e da quelli del suo sodale, il R.P. Giovanni Busnelli S.J., sin dal 1909 e successive riedizioni, nel suo Manuale di Teosofia; lo si può desumere dagli attacchi militari, mandante dei quali era la nota potenza straniera d’Oltretevere, volti all’assassinio di Rudolf Steiner, nel 1922 a Monaco di Baviera e ad Elberfeld; dalle diffamazioni del R.P. Max Kully, inviato come parroco ad Arlesheim non tanto per “cura d’anime”, quanto per svolgere ivi opera di agente provocatore e diffamatore, con la parola e con la penna, di Rudolf Steiner e dell’Antroposofia; dall’incendio, preannunciato sui giornali di Basilea, organizzato da Max Kully in una riunione della Lega Cattolica alla Taverna Ochsen di Arlesheim e attuato nella notte di S. Silvestro del 1922, del Goetheanum, di fronte al quale, mentre bruciava, ballavano voluttuosamente gruppi di “fedeli” ubriachi. Lo si può altresì desumere dall’avvelenamento di Rudolf Steiner, avvenuto al cosiddetto ‘Rout’, ossia al festeggiamento del 1° gennaio 1924, organizzato a conclusione del Convegno di Natale del 1923. Su tutto ciò, ho una montagna di materiale probante, che solo la noia di tradurlo e trascriverlo, e lo scrupolo di non stancare troppo il lettore, mi impedisce di pubblicare su questo coraggioso blog, che si ostina ad ospitare i miei esagitati e orsolupeschi articolacci. Ma se proprio ce ne fosse bisogno, vedremo nel tempo di tirarne fuori alcuni documenti di notevole interesse. 

Oltre che a questi metodi più diretti e brutali, la parte avversa è ricorsa e ricorre eziandio a strategie meno “frontali”, ma molto più insinuanti e pericolose. Per esempio, attraverso l’azione di Valentin Tomberg, che cercò da una parte di oscurare l’Opera di Rudolf Steiner, affermando che lo stesso Rudolf Steiner e l’Arcangelo Michael avevano “fallito” la loro missione, e che questo costringeva il Mondo Spirituale ad anticipare l’èra dell’Arcangelo Orifiel, e che – a suo dire – alla Comunità spirituale non rimaneva, per salvarsi, da far altro che porsi sotto la “dittatura del Mondo Spirituale” e sotto la protezione della chiesa cattolica, il cui Pontefice, in quanto successore di Pietro, è il vero “Rappresentante dell’Umanità”, e – sempre a suo dire – non ciò che Rudolf Steiner aveva indicato nelle sue comunicazioni e plasticamente raffigurato nel suo artistico “Gruppo” statuario. Nelle sue opere scritte, Valentin Tomberg fa l’esaltazione aperta di Ignazio di Loyola, fondatore della nota, non proprio commendevole, Compagnia, della gesuitica “oboedientia perinde ac cadaver”, e della infallibilità del papa, del “martinismo” papusiano e di altre simpatiche cosucce pseudo-esoteriche, molto gradite alla parte avversa. Per decenni, dopo la morte di Valentin Tomberg, presentato dai suoi fanatici seguaci niente-poco-di-meno-che come ilbodhisattva di questa epoca” (e scusate se è poco…), l’infiltrazione tomberghiana ha operato pesantemente in Germania, in Inghilterra, in Francia, in America e nella nostra stessa Italia. A questo proposito, vedremo, a suo tempo, come il veleno catto-tomberghiano sia giunto a insinuarsi persino in una rivista romana, che si presenta come “scaligeropolitana”, e su vari siti, blog, e social network.

L’interessata “attenzione” e la divorante azione della chiesa cattolica si è rivolta pure nei confronti di quella che Rudolf Steiner considerava una delle “figlie” della Scienza dello Spirito: la pedagogia antroposofica. Ed è inquietante dover constatare come gli antroposofi – i quali raramente sono stati delle “aquile” – in Italia si siano concessi in questo campo, per volgare interesse e pura imbecillità, all’abbraccio stritolante della chiesa cattolica. Il 6 e il 7 febbraio 2016 scorsi – quindi recentissimamente – si è svolta in quel di Sagrado, in Lombardia, una riunione dei “Fiduciari”, ossia dei “Capigruppo”, della Società Antroposofica in Italia. In tale riunione, alcune persone coraggiose e di buon senso hanno tirato fuori un “problema” – una vera e propria “magagna”, come si direbbe con linguaggio pittoresco – che da troppo tempo andava avanti e che, per mero opportunismo e imbecillità, si cercava di nascondere, tacendolo agli ignari “soci” della Società Antroposofica. Alcuni “Fiduciari” – evidentemente di maggiore sensibilità morale – venuti a conoscenza dei fattacci, non hanno voluto condividere la vile omertà, che li avrebbe resi consapevoli, e quindi colpevoli, complici di una vera e propria porcheria che durava da ben quindici anni, ed hanno “parlato” facendo scoppiare il bubbone malefico. Essendo cose che ormai stanno circolando ampiamente nelle cerchie antroposofiche, suscitando accesi dibattiti e furiosi litigi, non vi è motivo di non renderne partecipi i lettori di “Eco”.

Si tratta dell’affiliazione sin dal 2001 delle Scuole Steineriane, che cercano di operare secondo la pedagogia Waldorf, al FOE (Compagnie delle Opere-Federazione Opere Educative), ossia ad una delle istituzioni che fanno capo a Comunione e Liberazione, associazione ultracattolica fondata da don Giussani, che Karol Woityla, Giovanni Paolo II, fece addirittura “Prelatura Personale”, come del resto lo stesso Opus Dei, ossia sia Comunione e Liberazione che l’Opus Dei dipendevano e rispondevano non alla gerarchia territoriale dei Vescovi, bensì direttamente e unicamente al papa. Difficile pensare, quindi, che la cosa non fosse a conoscenza di lui, che non fosse avvenuta per esplicita volontà di Karol Woityla, e con il suo placet. Ma perché il candido lettore non creda ch’io m’inventi alcunché, riproduco, col classico sistema del copia-incolla, una e-mail di una “Fiduciaria”, inviata nel dicembre 2015, e un documento comune, firmato da vari partecipanti al suddetto incontro di Sagrado. Ovviamente, non renderò pubblici i nomi di tali persone, per non esporle alle prevedibili rappresaglie che vi sarebbero nei loro confronti. Ecco, tal quale – ho corretto solo gli evidenti errori di battitura o d’ortografia – la suddetta e-mail:

«Cari Amici

chiedo scusa, ma la risposta della Federazione Scuole Waldorf sulla vicenda dell’iscrizione al FOE è talmente problematica che non mi è possibile, come iniziativa personale, non rispondere PRIMA dell’incontro del prossimo 6-7.  

Per cui, in base alla lettera suddetta, chiedo che all’incontro qualcuno possa chiarirmi il punto della Triarticolazione Sociale nel quale Rudolf Steiner dice che la Necessità terrena giustifica il compromesso, anche quando questo compromesso significa sottoscrivere l’impegno ad attenersi ai dettami di Dottrine Sociali contrarie all’Antroposofia, quali quella (nel caso in oggetto) della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica. Quella stessa che sostiene dall’869 l’inesistenza dello Spirito umano.

La devastazione Sociale e culturale derivante da questa asserzione dogmatica infatti, quale ultima odierna manifestazione indirettamente derivata dall’assioma della negazione dello Spirito umano, sta equiparando la procreazione naturale a quella cosiddetta eterologa con gestazione estranea a pagamento, cosa che sconvolge il processo karmico dell’incarnazione dell’IO umano. Infatti, là dove esistono solo corpo ed anima, la scienza e la legge possono giustificare tutto ed il contrario di tutto e ogni cosa diventa relativismo possibilista.

E queste implicazioni sarebbero ininfluenti ai fini della utilità pratica derivante dall’iscrizione al FOE (alias Compagnia delle Opere, alias Comunione e Liberazione)? Per cui, per utilità pratica, è accettabile sottoscrivere l’iscrizione a queste matrici che come DOGMA DOTTRINALE rifiutano lo Spirito nell’uomo condannandolo al solo moralismo derivante dalla polarità Inferno-Paradiso?

Quanto al “…sarebbe stato più opportuno chiedere a noi della Federazione anziché porre la questione nell’ambito dell’incontro dei Fiduciari” contenuta nella lettera in oggetto, ritengo personalmente che il Collegio dei Fiduciari sia il luogo Centrale dove possano (e forse debbano) avvenire i confronti inerenti ad OGNI espressione della vita Antroposofica. In questo modo il Centro può essere coscientemente presente nelle attività operanti, figlie dell’Antroposofia.

A questo proposito ricordo che alcuni anni or sono proprio alcuni membri del Collegio di Presidenza della Federazione Waldorf parteciparono ad un incontro dei Fiduciari (credo fosse a Conegliano) per chiedere buoni pensieri da parte dei Gruppi Antroposofici verso le situazioni difficili in cui si trovavano le Scuole italiane.

Saluto cordialmente».

E segue la firma da me omessa.

Sempre col sistema del copia-incolla, e con l’omissione di tutti i nomi coinvolti, ecco il documento – del quale ho corretto solo punteggiatura e ortografia – presentato da una serie di “Fiduciari” alla riunione di Sagrado: 

«Spett. Collegio di Presidenza

della Società Antroposofica in Italia

[seguono cinque nomi]

Via privata Vasto, 4 – 20121 Milano

E per conoscenza ad ogni Fiduciario dei Gruppi Antroposofici

In riferimento agli articoli pubblicati sulla rivista “Germogli”, grazie ai quali i firmatari della presente lettera, tutti membri della Società Antroposofica in Italia, vengono a conoscenza dell’iscrizione della Federazione delle Scuole Steineriane-Waldorf in Italia al FOE (Compagnie delle Opere-Federazione Opere Educative), dal 2001

si richiedono:

a) Un parere sulla natura spirituale e le conseguenze spirituali e karmiche per l’Antroposofia, La Società Antroposofica e il Movimento Antroposofico, le quali espressioni in essere, benché unificate dal Convegno di Natale, ancora rivestono sigle differenti.

b) Il grado di conoscenza e di coinvolgimento, in tale decisione, dei membri del Collegio di Presidenza

c) L’apertura di un processo di approfondimento tra tutti i membri della Società Antroposofica in Italia e in particolare tra i Fiduciari della medesima che operano con la Federazione delle Scuole Steineriane-Waldorf in Italia, al fine di stabilirne il grado di coinvolgimento, di consapevolezza e di adesione, che riguarda ogni partecipante attivo nella Società Antroposofica.

d) La messa all’ordine del giorno di tale argomento nel prossimo incontro dei Fiduciari, al fine di sensibilizzare l’attenzione e di consentire l’espressione di un dialogo di confronto.

Si esprimono le seguenti considerazioni:

Ci sembra banale ed inverosimile che la Federazione della Scuole Steineriane-Waldorf in Italia proponga l’adesione al FOE alle Scuole associate con una stringata proposta che il maestro X.Y. riporta testualmente nelle sue spiegazioni (pag. 27, n. III “Germogli”, in allegato):

“Si propone all’assemblea di aderire alla Federazione delle Opere Educative (FOE) per poter fruire dei servizi consulenziali specialistici gratuiti a supporto delle scuole private che tale organizzazione è in grado di fornire; si ritiene opportuno sottoporre l’adesione all’Assemblea”

L’assemblea approva con il seguente testo:

“Viene deciso di aderire alla Federazione delle Opere Educative per poter fruire dei servizi consulenziali specialistici gratuiti a supporto delle scuole private che tale organizzazione è in grado di fornire”

Non si fa cenno né alla natura spirituale, né alla natura animica che comporta tale decisione.

Basta leggere lo Statuto del FOE, la cui accettazione è ovviamente vincolante per tutti i soci, per capirne l’identità e la natura spirituale.

 All’art. 2 dello StatutoFinalità, si legge:

– Comma 2 –

L’associazione trae la propria ORIGINE e mantiene il proprio RIFERIMENTO IDEALE nella ESPERIENZA CRISTIANA e nella DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA.

Ne deriviamo la sintesi che una figlia dell’Antroposofia, la pedagogia Steineriana, si trova, per motivi unicamente utilitaristici, a servire le finalità della Chiesa Cattolica.

Riteniamo l’identità spirituale di una figlia dell’Antroposofia, che coincide con l’Entità Spirituale, non debba confondersi con altre qualsivoglia Entità Spirituali, in quanto ne verrebbe a meno la funzione di fonte ispiratrice dell’evoluzione della Pedagogia Antroposofica, costringendo le Scuole Steineriane in un agire solo riferito ad un arido piano terreno.

Senza entrare nella natura Spirituale della Chiesa Cattolica e dei suoi molteplici aspetti, ricordiamo solo la decisione del Concilio di Costantinopoli dell’anno 869, di abolire dalla costituzione umana lo spirito; vogliamo altresì sottolineare che rimane il paradosso della messa all’indice di Rudolf Steiner da parte della Chiesa Cattolica con conseguente scomunica ai cattolici che  avrebbero aderito al suo pensiero, scomunica  emanata nel 1910 dal Papa Pio X, promulgata dal Papa Benedetto XV (1914/1922) e ancora in vigore “ipso facto”.

Come membri della Società Antroposofica in Italia ci scusiamo per il nostro sonno e l’ignoranza su questa situazione che permane da ormai 14 anni e per questo riconosciamo ancora più fortemente il nostro compito di portare, unitamente agli altri membri, il peso karmico della Società Antroposofica Universale per essere al servizio dell’evoluzione spirituale dell’umanità. Né possono valere a riguardo le obiezioni trapelate, emesse da singoli appartenenti alla Presidenza, secondo le quali detto argomento sarebbe di pertinenza esclusiva della Federazione Scuole. Riteniamo infatti che l’argomento in essere, per le evidenti implicazioni karmiche sopra ricordate, riguardi TUTTI gli antroposofi.

In attesa di Vostre indicazioni in merito rimaniamo a disposizione per un fecondo lavoro.

Cordiali saluti

[seguono undici firme]

Milano/Como, li 20 dicembre 2015.

Allegati:

– fotocopie articoli della rivista Germogli

– fogli con firme autografe degli aderenti alla petizione, ovviamente minimi per comprensibili difficoltà alla circolazione del foglio, ma significativamente presenti al fine della richiesta contenuta nella presente lettera…».

E poi, lo strano sarei io… A parte la “venustà del periodare” – come lo chiamerebbe causticamente quel paganaccio cattivissimo e impenitente di Arturo Reghini – periodare nel quale ammiriamo sinceramente molto il singolare neologismo ‘consulenziali’ attribuito a non meglio specificati ‘servizi’ che fornirebbe la potentissima organizzazione di Comunione e Liberazione attraverso la Compagnia delle Opere e la subordinata Federazione Opere Educative, vi sarebbero un bel po’ di domande scomode da porsi e, soprattutto, da rivolgere a chi originariamente ha avanzato una così esiziale proposta. Essendo io, come il buon Arturo di cui sopra, pel quale nutro profondissimo affetto e altrettanta ammirazione, un vecchio paganaccio occultista, che di battaglie ne ha fatte mille e poi mille, ed essendo eziandio, anch’io come lui, un lupaccio cattivissimo e impenitente, son uno che non crede affatto al “caso” e, per diffidente prudenza, personalmente credo poco o punto alla “buona fede”: in special modo per tutto ciò che, a qualsiasi titolo, coinvolge la nota potenza straniera d’Oltretevere. Inoltre, in questo genere di cose, l’ingenuità e l’imbecillità sono – a mio orsolupesco modo di vedere – un’aggravante e niente affatto un’attenuante.

Ora, se – come è facile verificare – per insegnare in un qualsivoglia istituto cattolico educativo o d’istruzione, dall’asilo infantile, alle scuole elementari, alle scuole medie inferiori e superiori, agli istituti universitari cattolici, occorre ricevere un nihil obstat dall’autorità ecclesiastica superiore, la quale concede tale nullaosta solo dopo che il docente ha firmato un documento impegnativo, nel quale egli dichiara apertamente di uniformarsi alla dottrina religiosa e sociale della chiesa cattolica, ed anche alla dottrina e ai metodi pedagogici della chiesa. Conciosiacosaché, se viene richiesto che prima delle lezioni si recitino da parte di insegnanti ed allievi le prescritte preghiere, o che attivamente si partecipi al rito annuale della benedizione delle aule, o periodicamente alla messa collettiva della scuola, non è che un insegnante possa sottrarsi o rifiutarsi, ché verrebbe immediatamente cacciato – ed è comprensibilissimo – essendo venuto meno ad un impegno “liberamente” preso, e firmato. E ancor meno, un insegnante può sostenere dottrine dal magistero ecclesiale dichiarate eretiche, o scelte di vita e comportamenti, da essa dichiarati immorali e peccaminosi, quali divorzio, rapporti sessuali prematrimoniali, convivere more uxorio, et similia perché in tal caso verrebbe attuato nei suoi confronti un piano di distruzione totale in ogni campo. Come più volte avvenuto.

Ora, che l’Antroposofia rientri in pieno nelle scomuniche e negli anatemi della chiesa cattolica – checché ne dica o ne pensi l’anonimo scrittore della rivista romana “scaligeropolitana” – è fuor di ogni dubbio. Basta leggere i testi dei vari concili da Nicea e Costantinopoli in poi, per rendersene conto. La chiesa cattolica esplicitamente condanna a chiare lettere – e commina la scomunica maggiore a chi vi aderisce – la tripartizione dell’essere umano in corpo, anima e spirito; condanna e scomunica la dottrina origeniana della preesistenza delle anime e quella della reincarnazione; condanna e scomunica la concezione ariana, di origine platonica, del Logos emanato e subordinato al Padre, la concezione nestoriana della distinzione del Gesù umano e del Cristo cosmico, la concezione gnostica e manichea degli eoni, degli spiriti e delle anime “emanati” dall’Uno, dall’Assoluto – e quindi consustanziali ad esso – e non creati dal nulla. La chiesa cattolica condanna e scomunica, che più chiaramente non potrebbe, il concetto stesso d’Iniziazione, la quale porta l’essere umano ad una “conoscenza” diretta del Mondo Spirituale al di fuori della comunità ecclesiale e facendo a meno della imposta mediazione liturgica e sacramentale, della quale la chiesa cattolica pretende avere monopolio e privativa. La chiesa condanna e scomunica, infine, ogni forma di occultismo e di esoterismo, antico o moderno, orientale o occidentale, che non si sottomettano ciecamente e disciplinatamente al suo magistero. Essa scomunica e condanna chi non crede nell’infallibilità del papa – proclamata dal marchigiano Giovanni Maria Mastai Ferretti, papa Pio IX, carnefice di molti patrioti italiani, esaltato, per presunti suoi meriti d’infallibilità teologica, dall’anonimo sulla “scaligeropolitana” rivista romana – allorché egli affermi di parlare, in questioni di dottrina e morale, ex cathedra. Tesi apertamente sostenuta, peraltro, da Valentin Tomberg, un cui seguace – dirigente di una casa editrice catto-tomberghiana – scriveva e talvolta ancora scrive sulla suddetta rivista romana. 

Per togliere ogni dubbio al candido lettore circa la posizione della chiesa cattolica nei confronti della Scienza dello Spirito, posizione di aperta condanna e di lotta spietata, basterebbe il fatto che il R.P. Otto Zimmermann S.J. formulò, dopo la prima Guerra Mondiale, in tre articoli, pubblicati nell’estate del 1918, sulla rivista gesuitica «Stimmen der Zeit», una sorta di condanna, ancora non ufficiale dell’Antroposofia, assimilata alla Teosofia, da parte della chiesa cattolica.  Comunque la condanna pienamente ufficiale ebbe luogo, invece, il 18 luglio 1919, allorché la Congregazione della Fede ovvero il Sant’Uffizio a Roma decise che la Antroposofia, assimilata alla Teosofia, era inconciliabile con la fede cattolica. Ma inconciliabilità significa per la chiesa cattolica, in ultima istanza, lotta con ogni mezzo, anche i più “sporchi”, contro l’Antroposofia. A sua volta, passò all’attacco il R.P. Giovanni Busnelli S.J., il sordido calunniatore di Rudolf Steiner, la cui azione viene descritta da Marco Pasi, in Teosofia e antroposofia nell’Italia del primo Novecento, in: Gian Mario Cazzaniga (a cura di), Storia d’Italia. Annali 25. Esoterismo, Torino, Einaudi, 2010, p. 592:   «Nei suoi quattro sostanziosi volumi le dottrine teosofiche vengono passate al setaccio per evidenziarne l’incompatibilità con quelle cattoliche. E non è difficile immaginare i punti dolenti su cui batte il martello di padre Busnelli: il concetto di Dio, la reincarnazione, la cosmogonia emanazionista e panteista, la pretesa di autodivinizzazione dell’uomo tramite pratiche di tipo iniziatico o magico. Infine, nel 1919, la Chiesa si mosse anche formalmente, con una condanna del movimento teosofico da parte del Sant’Uffizio che sancì una presa di posizione definitiva sulla questione e rese la teosofia poco appetibile per chi desiderasse rimanere buon cattolico». Ed ecco il decreto di condanna, riportato da Marco Pasi a piè della p. 592: «Così recita il testo della condanna: «An doctrinae, quas hodie theosophicas dicunt, componi possint cum doctrina catholica; ideoque an liceat nomen dare societatibus theosophicis, earum conventibus interesse, ipsarumque libros, ephemerides, diaria, scripta legere. […] Negative in omnibus» (Sanctum Officium, De theosophismo, in Acta Apostolicae Sedis, 9 [1919], p. 317, cit. in j. Rousse-Lacordaire, Ésotérisme et christianisme cit., pp. 205-6, n. 1). Cfr. anche La condanna della teosofia nel recente decreto del S. Offizio, in «La Civiltà Cattolica», III (1919), pp. 272-76; G. Busnelli, Teosofia e teologia, in «Gregorianum», I (1920), pp. 154-59». Ora, che nella bella Terra d’Ausonia molti antroposofi, “scaligeropolitani” compresi, come del resto molti massoni ed esoteristi di vario orientamento, malgrado la scomunica loro comminata, frequentino assiduamente le chiese, partecipino con devota compunzione alle liturgie cattoliche, si accostino ai sacramenti, facciano tranquillamente la comunione, ecc. ecc., fa parte dell’incoerenza più illogica, tipica della circense mancanza di serietà, della faciloneria mentale, del sentimentalismo facente appello alle molte e contraddittorie pulsioni subrazionali dell’anima, del pressappochismo morale più non chalant, dell’opportunismo, attraverso i quali diciassette secoli di ecclesiale “cura d’anime” hanno ridotto gl’italiani al rango di stupidissimi e accomodanti ‘italioti’. Comunque, antroposofi, “scaligeropolitani”, massoni ed esoteristi vari, sappiano – e lo tengano per detto – che la scomunica maggiore è loro comminata ipso facto, che per la chiesa essi sono in stato di peccato mortale, che l’accostarsi ai sacramenti è loro vietato, e se lo fanno vengono considerati sacrileghi. Con tutta la buona volontà, ci sono momenti nei quali non mi riesce proprio di capacitarmi come gli esoteristi possano farsi così scioccamente infettare da quella “sindrome di Stoccolma”, che le rende vittime complici e innamorate del loro stesso carnefice!

Il candido lettore è pregato di non meravigliarsi troppo anzi tempo, ché ora ne vedrà sùbito di ben peggiori. Se quello delle Scuole Steineriane Waldorf, attuato per ben quindici anni con la connivenza della direzione della Società Antroposofica in Italia, è un grossolano errore, più che altro dettato da opportunismo e imbecillità, oltre che da inconsequenzialità logica, quanto attuato in quel di Roma dalla cerchia vicina all’innominato è – a mio orsolupesco modo di vedere – una vera e propria opera coscientemente corruttrice e volutamente disorientatrice, sicuramente ben più grave. Decenni fa, venne messa su nel quartiere di Monteverde a Roma, per la fattiva iniziativa di una personalità romana, un asilo e una scuola elementare nei quali si attuavano metodi pedagogici e didattici messi a punto e insegnati dalla suddetta personalità, ispiratrice dell’iniziativa pedagogica, che si occupava con molto zelo altresì della formazione degli insegnanti. Non vi apparivano ufficialmente né il nome di Rudolf Steiner, né quello del metodo Waldorf. Nei primi anni, asilo e scuola vennero generosamente ospitati in un edificio, con annesso giardino, appositamente affittato a Monteverde da un’altra persona, la quale vi aveva stabilito pure, all’ultimo piano dell’edificio, la propria abitazione.

In seguito, scuola e asilo vennero spostati in altro punto di Monteverde, in locali che appartenevano ad un individuo, a dir poco “problematico” per moralità e legami politico-confessionali. In un colloquio avuto allora con l’innominato, lo avvertii del fatto che l’individuo, al quale egli si affidava per i locali nei quali sistemare asilo e scuola, individuo che io conoscevo per motivi professionali, ma con il quale non avevo mai avuto, né tampoco volevo avere rapporti di qualsiasi sorta, era una scelta ‘infelice’ e potenzialmente foriera di “guai”. Lo informai del fatto che quel individuo era ben noto per i suoi rapporti con una importante e potente personalità politica, legata alla potenza straniera d’Oltretevere; che l’individuo in questione era molto attivo come riclicatore, in quanto uomo di “fiducia” e “sicuro”, di “soldi sporchi” di un alquanto discusso istituto finanziario; che l’individuo in questione, estremamente corrotto e corruttore, col suo “diplomificio” violava alla grande le leggi dello Stato italiano, ma che la protezione di quel inossidabile uomo politico e della potenza straniera d’Oltretevere faceva sì che godesse di un’assoluta impunità. Naturalmente – in questi casi faccio sempre agli occhi altrui la parte del rompiscatolone – sconsigliai vivamente l’innominato di mettersi nelle mani di un individuo così “problematico”, per usare un eufemismo, ché se un domani fosse convenuto alla potenza straniera d’Oltretevere, asilo e scuola si sarebbero trovati rapidamente senza locali. Come poi è avvenuto in anni recenti, ma – come vedremo – non a caso… L’innominato fece le viste di sottovalutare il problema e scherzò, prendendomi in giro per i miei scrupoli.

Allora, pensando soltanto ad una sua eccessiva ingenuità. non capii, ma capii sin troppo bene in seguito, allorché i fatti su di lui mi aprirono – devo dire con mio grande disappunto – gli occhi, e mi fu evidente che l’ingenuo, terribilmente ingenuo, invece, ero stato io che troppo a lungo mi ero ostinato a fargli credito d’esser in buona fede, mentre mi resi conto di aver avuto a che fare soltanto con un abile simulatore. Ma, come ho avuto già modo di dire – per la dura legge della vita – noi lupacci impariamo molto in fretta dall’esperienza. Infatti, quasi un annetto prima che Alfredo Rubino – del quale come asceta, nonché come leale e fraterno amico, non posso dire altro che un gran bene – ci lasciasse, dissi ad una persona di Roma, da me moltissimo stimata: «Vedrai che qualche mese dopo che Alfredo ci avrà lasciati, si faranno vivi l’innominato e i suoi famuli, e diranno che “siamo tutti discepoli di uno stesso Maestro, ed è uno scandalo che vi siano divisioni, nate in fondo solo da deprecabili incomprensioni”, e che, quindi, secondo loro, dovremmo lavorare ed operare tutti insieme appassionatamente», incomprensioni che loro attribuivano tutte ad Alfredo Rubino, o addirittura ad una mia – in realtà mai esistita – influenza nefasta su di lui. Almeno così diceva e dice tuttora, nella mia città, la “regista” della “manovalanza indigena” dell’innominato. Quella persona di Roma – persona molto ‘sveglia’, che già in passato mi aveva messo sull’avviso circa le capacità simulatrici dell’innominato – fu perfettamente d’accordo con me.  

E così, in effetti, avvenne. Alfredo ci lasciò nel gennaio del 2014, e ai suoi funerali si presentò al gran completo la “squadra” dell’innominato, sia quella romana che quella della mia città, ostentando amicizia e apprezzamento nei confronti di Alfredo defunto – che in vita avevano tradito, sabotato, calunniato e deriso in ogni maniera – e addirittura venendomi persino a salutare con apparente grande cordialità. Cordialità apparente, perché alcuni di loro avrebbero preferito, forse, che di me si facesse il roast-beef a Campo dei Fiori. Un paio di settimane prima della Pasqua successiva, mi sento telefonare da T., un amico della mia città che non vedevo da anni, il quale mi dice: «Mi ha telefonato da Roma X. [costui, molto legato all’innominato, è magna pars nella direzione del suddetto asilo-scuola] il quale mi ha pregato di dirti che lui era rimasto molto commosso pel fatto che, al funerale di Alfredo Rubino, ci si era ritrovati [a suo dire] tutti uniti e concordi. Allora, X. propone di ritrovarsi prima di Pasqua, in ricordo di Alfredo Rubino, come bravi discepoli di uno stesso Maestro, per una semplice lettura e meditazione insieme. X. ha invitato tutti noi della nostra città». Risposi a T. che non vedevo perché X. avesse telefonato a lui e non direttamente a me, visto che aveva il mio numero di telefono. Comunque telefonai, a mia volta, alla persona molto ‘sveglia’ di cui sopra, la quale mi comunicò che anche lei aveva ricevuto la stessa esternazione telefonica da parte di X., il quale proponeva che tale riunione si svolgesse non nel consueto luogo a Monteverde, ove per alcuni decenni si erano svolte le riunioni di Alfredo Rubino e quelle dello storico, e glorioso, Gruppo Novalis, bensì nei locali dell’asilo-scuola, a suo dire, «perché lì vi era più posto per accogliere le molte persone che sarebbero venute». Spinto da un Angelo malizioso, decisi di recarmi a Roma e con alcuni amici romani, tutti ‘vispi’ e piuttosto ‘svegli’, andammo insieme alla annunciata riunione “ecumenica”, alla scuola-asilo.

Appena giuntovi, ebbi un colpo, una sorta di flash-back che mi riportò indietro di 50-60 anni, quando – per le tragedie della mia famiglia – a 4-5 anni di età, destinatovi dal Tribunale dei Minori, finii in una serie di collegi, che a quella epoca erano tutti religiosi. L’asilo-scuola era in un edifico in una tenuta, recintata da un alto muro e cancello “schermato”, di un istituto religioso di preti. All’entrata della tenuta, subito dopo il cancello, vi era – come nei collegi dove ero stato da piccolo – la tipica grotta artificiale, riproducente quella di Lourdes, con una statua della Vergine e relativa fontana. Di fronte all’edificio, ospitante l’asilo-scuola, ve n’era un altro, del quale mi fu detto da coloro che ci vennero incontro a salutarci con ostentata cordialità: «Là ci stanno i preti». Dire che ero oltremodo perplesso, è dire davvero troppo poco. Naturalmente, la riunione non si svolse – e la mia orsolupesca diffidenza se lo aspettava – secondo quel che X. mi aveva fatto annunciare telefonicamente da T., ossia con una semplice lettura e meditazione. Come direbbe la mia cara amica Fang-pai, «La parola di quella gente non è affidabile, non è “oro”, perché essa non viene da loro onorata». Dalla mia città, a parte T. e sua moglie, non vennero altri, contrariamente a quanto annunciatomi. Alla suddetta riunione “ecumenica”, X. prima fece una “concione” introduttiva, durata una ventina di minuti, in arido stile universitario, dopo di che lesse una conferenza di Rudolf Steiner e, dopo la lettura della medesima, X. procedé a propinarci una sorta di noiosissima e aridissima “lezione universitaria” sulla medesima, allargandosi ad illustrare ogni due per quattro allo strabiliato popolo catecumeno in ascolto, come con Jorge Bergoglio, l’attuale papa Francesco, «la morale cattolica sia diventata una morale mondiale, una morale globalizzata», e via di seguito, per oltre mezzora abbondante, con affermazioni – per me oltremodo discutibili – della stessa risma. Addirittura, finita la “lezione” catechistico-universitaria, Y., uno degli amici ‘vispi’ romani che mi aveva accompagnato, si alzò e non partecipò al breve esercizio finale, tanto l’intera cosa gli era andata di traverso. Era chiaro che, senza avvertire, erano state cambiate le carte in tavola, e che venivamo messi di fronte al classico fatto compiuto. L’altra persona ‘vispa’, quella alla quale avevo fatto la sin troppo facile profezia di come sarebbero andate le cose dopo la dipartita di Alfredo Rubino, addirittura disse: «Mai e poi mai accetterò di partecipare più in questo luogo ad una riunione così».  

Tornato nella mia città, feci alcune ‘birbonissime’ ricerche – aiutato nell’intrapresa dal mio terribilissimo amico C. – e da cotal fatica, vennero fuori risultati a dir poco sorprendenti. Riporto, qui di seguito, con un pedissequo ‘copia-incolla’ – onde non si dica che m’invento qualcosa – quanto chiunque può agevolmente verificare essere pubblicato su internet, in vari siti, anche “ufficiali”, delle varie istituzioni citate. Da tali ricerche, X., un tempo assistente e ricercatore in una delle università statali di Roma, risulta esser stato dal 2004 professore associato di Economia Politica presso la Facoltà di Economia della Libera Università LUSPIO (ora Università degli Studi Internazionali di Roma), dove è stato altresì membro del Consiglio di Amministrazione, delegato del Rettore per l’orientamento, delegato annuale del Preside della Facoltà di Economia per varie funzioni, componente della Commissione Rettorale per la riforma della Facoltà di Economia: tutti incarichi di estrema fiducia, che di regola non si affidano al primo venuto, e senza precise garanzie di totale e verificata ortodossia. Ha inoltre svolto attività di docenza presso la Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA), che è – come la precedente – una università non statale italiana d’ispirazione cattolica, con sede principale a Roma e altre sedi a Palermo e a Taranto.

Attualmente, X. risulta esser docente di ruolo, per le materie di Economia politica I, Economia politica II, Economia dei beni e delle attività culturali, alla Libera Università degli Studi “S. Pio V” (in sigla LUSPIO), e collaboratore dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, fondato a Roma nel 1972, il quale tra le sue finalità ha quella di «promuovere e incoraggiare, in Italia e all’Estero, gli studi nelle discipline economiche ed umanistiche, con particolare riferimento a quelle storico politiche e linguistiche, nonché ai problemi della società contemporanea” ispirando la propria attività “all’affermazione e alla difesa dei valori della civiltà, alla luce dei principi e della tradizione cristiana”. (Statuto art. 1)». Infatti, «Nel 1996 l’Istituto ha fondato la Libera Università degli Studi “S. Pio V” (oggi LUSPIO), con cui l’Istituto mantiene stretti rapporti di collaborazione scientifica e didattica, ispirandone in particolare le direttrici e le iniziative di ricerca».

Naturalmente, la “tradizione cristiana” è, per il suddetto Istituto e per la Pontificia Università dal medesimo emanata, esclusivamente quella ortodossa cattolica, alle cui “direttrici” si devono uniformare strettamente tutti i docenti nelle loro “iniziative di ricerca” e nel loro insegnamento. Che X., nei suoi studi di economia e nell’insegnamento universitario, aderisca pienamente a tale indirizzo di “ortodossia” cattolica è dimostrato dalla sua partecipazione, per esempio, alla “Pastorale Universitaria”, indetta dal Vicariato di Roma, e alla Settimana dell’economia 2015, indetta dal medesimo Vicariato e intitolata: L’UMANESIMO NELL’ECONOMIA GLOBALIZZATA: UTOPIA O PROGETTO FUTURO?. Naturalmente nella produzione scientifica e letteraria di X., come nel suo insegnamento universitario, non viene mai fatto verbo di Rudolf Steiner, dell’Antroposofia, delle opere di Massimo Scaligero, né tampoco della Tripartizione dell’organismo sociale, che pure una qualche relazione con le materie da lui insegnate ce l’avrebbe.  

Risulta, appunto, dalle suddette diligenti verifiche, come l’Università degli Studi Internazionali di Roma (o UNINT) sia un istituto privato di istruzione universitaria fondato a Roma nel 1996 dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” con il nome di Libera Università degli Studi San Pio V, successivamente modificato nel 2010 in Libera Università degli Studi Per l’Innovazione e le Organizzazioni, o LUSPIO; la denominazione attuale è del marzo 2013 e la gestione del suddetto Ateneo è dal 2011 della Fondazione per la Ricerca sulla Migrazione e Integrazione delle Tecnonologie (FORMIT). Nel 2006 la LUSPIO fu pure oggetto di inchiesta giornalistica da parte del settimanale televisivo Report in ragione della relativa facilità con cui, a detta degli autori del reportage, si poteva accedere al titolo di laurea anche tramite le convenzioni di università come la LUSPIO con ministeri ed enti pubblici, che permettono di avere un percorso universitario più breve e grazie alle quali si possono convalidare esami con minor controllo rispetto alle università pubbliche: tutte notizie verificabili da chiunque abbia accesso a internet.

Per chi avesse dubbi in proposito circa la “santità” di Antonio Ghisleri, il futuro “San” Pio V, divenuto frate e sacerdote domenicano col nome di Michele Ghisleri, sappia ch’egli fu il papa della battaglia di Lepanto, ma fu soprattutto, sin dagli anni giovanili entusiasta sostenitore dell’Inquisizione. Nel 1528 fu ordinato sacerdote a Genova e presto diede prova delle opinioni che avrebbero trovato realizzazione pratica nel corso del suo pontificato, sostenendo a Parma trenta proposte a supporto del seggio pontificio contro le eresie. La Santa Sede lo nominò Inquisitore a PaviaComo e Bergamo. Nel suo nuovo compito, frate Michele difese con zelo i principii della religione cattolica, suscitando viva impressione nel cardinale Gian Pietro Carafa, che lo segnalò a papa Paolo III. Nel 1557 fu creato cardinale; e dal 14 dicembre 1558 al 7 gennaio 1566, Grande Inquisitore dell’Inquisizione romana.

Per la Santa Inquisizione romana, ossia per il Sant’Uffizio, “San” Pio V scelse una nuova sede della congregazione, dopo che quella precedente era stata distrutta dopo la morte del predecessore Pio IV. Tenne in elevata considerazione il lavoro degli inquisitori e alcune volte assisté personalmente alle riunioni. Riordinò i poteri dei cardinali inquisitori nella bolla Cum felicis record. Nel 1571 istituì la Congregazione per la riforma dell’Indice dei Libri Proibiti (nota come Congregazione dell’Indice), attribuendole l’esclusivo compito di aggiornare l’elenco dei libri proibiti, che pertanto sottrasse all’Inquisizione. Pio V stabilì quali fossero i criteri in base ai quali si poteva definire un’opera come fonte di eresia. La Congregazione aveva il compito di esaminare i testi, applicando i criteri imposti dal pontefice. La lista dei libri proibiti veniva inviata a tutti gli inquisitori locali, i quali informavano gli stampatori su cosa non si potesse pubblicare. Durante il pontificato di Pio V si svolsero i processi agli umanisti Pietro Carnesecchi, fiorentino, e Aonio Paleario, che era di Veroli come Massimo Scaligero, processi che si conclusero entrambi con la condanna a morte (rispettivamente, 1567 e 1570), ossia con la morte atroce sul rogo. “San” Pio V confermò nel 1570 i privilegi accordati alla Società dei Crociati per la protezione dell’Inquisizione e ordinò loro di difendere con le armi le azioni dell’Inquisizione. Istituì a Roma il Ghetto per gli Ebrei, che perseguitò in molti modi vessatori.

“San” Pio V «…perseguitò con furore ancor più sfrenato i protestanti veri e propri…» [Leopold von Ranke, Storia dei Papi, p. 269]. Dopo l’adesione alla riforma protestante dei Valdesi che, in seguito alle persecuzioni subite nelle valli d’origine, si erano trasferiti da Bobbio Pellice nel paese di Guardia Lombarda (oggi Guardia Piemontese) in Calabria, l’allora ancora solo cardinale Michele Ghislieri (futuro papa Pio V), deliberò che venissero annientati sia i valdesi del Piemonte che quelli della Calabria. Scatenò così contro di loro una crociata e li fece sterminare. La persecuzione religiosa giunse fin dentro le mura della parte antica di Guardia (il cosiddetto “paese”) con inenarrabili violenze e l’uccisione di gran parte della popolazione, comprese donne e bambini, 118 persone in totale [Cesare Cantù, Gli eretici d’Italia, Vol. 2, Unione Tipografico-Editrice, Torino 1866, p. 359]. I pochi superstiti scampati al massacro furono costretti alla conversione. Rimane a testimonianza la porta del sangue, chiamata così dal 5 giugno 1561, giorno del massacro di circa 2000 valdesi, che viene commemorato dal 2008 con la Giornata della Memoria.

Non c’è che dire: proprio un bel tipino, questo papa, con la sua bella scia di sangue… E a “San” Pio V, al suo Concilio di Trento, al suo Catechismo, alla sua messa ‘tridentina in latino, si richiamano con entusiasmo tutti gl’integralisti cattolici: quelli di Alleanza Cattolica, della rivista Sodalitium, della rivista Controrivoluzione, del gruppo politico di estrema destra “Lepanto”, della “lefevriana” Fraternità Sacerdotale S. Pio X, e tutta una vasta e varia congerie di gruppi, associazioni politiche e religiose reazionarie, che sognano una Restaurazione come quella voluta da Metternich al tempo del Congresso di Vienna, col ritorno all’Ancien Régime, ante 1789, all’asburgico Sacro Romano Impero della Nazione Tedesca, allo Stato della Chiesa e al Papa Re, alla monarchia borbonica nel Meridione d’Italia, gruppi e associazioni che la noia e la fatica soltanto mi impediscono di trascrivere più in dettaglio. 

Ora, le gerarchie superiori della chiesa cattolica e i suoi prelati, in quasi venti secoli, sono state accusate di tutto, ma mai di essere degli sprovveduti, o gente che per sentimentalismo si faccia facilmente ingannare. Perciò, se all’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, e alla Libera Università degli Studi “S. Pio V” (oggi LUSPIO), ad X. sono state offerte ben tre docenze di ruolo, ossia la cattedra in tre materie, immagino docenze lautamente compensate, e collaborazione ad un prestigioso istituto culturale con molteplici relazioni internazionali, opino che ciò sia avvenuto – così almeno mi fa intravedere la mia orsolupesca ‘fiutoveggenza’ – non solo per meriti “scientifici”, che sicuramente ci saranno, e che non intendo minimamente mettere in dubbio, in quanto un’apposita Commissione esaminatrice, “in scienza e coscienza” li ha stimati validi, ma anche perché egli presentava quelle qualità che la chiesa cattolica ritiene essenziali e necessarie per insegnare in un qualsivoglia Istituto, che sia conforme per “Statuto” alla dottrina sociale e religiosa della chiesa, quindi presentante ai loro occhi precise “garanzie” ideologiche e, soprattutto, di certissima affidabilità confessionale, come del resto tutto il discorso fatto da X. all’esterrefatto uditorio “scaligeropolitano”, all’asilo-scuola, lasciava chiaramente trasparire. Del resto, sempre da diligente indagine, risulta che all’indirizzo romano del suddetto asilo-scuola vi sia la sede di una congregazione sacerdotale, con tanto di ‘noviziato’, e che tutta la tenuta sia direttamente dipendente dal Vicariatus Urbis, ossia direttamente dipendente dalla Curia romana della potenza straniera d’Oltretevere, mentre la sede principale di detta congregazione risulta essere in Via Merulana, dove e/o nelle adiacenze son pure locate sedi importanti delle congregazioni dei R.P. Rogazionisti, Redentoristi, Salesiani, della nota Compagnia, e molte altre maschili e femminili, che tralascio.

Tra le altre istituzioni squisitamente cattoliche, sempre in Via Merulana 124, vi è eziandio la Pontificia Universitas Antonianum, del cui Comitato Scientifico della Commissio Sinica fa parte il nostro innominato, assieme ad altri suoi stretti collaboratori. L’innominato ha rapporti altresì con la Pontificia Universitas Urbaniana, che ha persino pubblicato suoi lavori, editi direttamente in Vaticano. Conoscendo i legami molto stretti che intercorrono tra l’innominato e X., e penso pure – questa la mia orsolupesca opinione – tra l’innominato e la rivista romana, che si presenta come “scaligeropolitana”, sulla quale si leggono molti articoli di un anonimo che non possono non lasciare alquanto perplessi molti discepoli di Massimo Scaligero per le tesi confessionali chiaramente espresse, vi è proprio da chiedersi che cosa costoro direbbero se partecipassero, nell’ambito di una “Pastorale Universitaria” indetta dal Vicariatus Urbis, ad una Settimana della Pedagogia, e se ivi parlerebbero di Rudolf Steiner e dell’Antroposofia, la cui visione dell’uomo e del mondo, la cui concezione del Logos e della Iniziazione sono in frontale contrasto con quanto dogmaticamente proclamato ex cathedra dal magistero papale come obbligatoria materia di fede per ogni cattolico, pena la scomunica.

In effetti, dopo la Settimana dell’Economia, la suddetta “Pastorale Universitaria” del Vicariato di Roma, organizzò, il 3-9 maggio 2015, anche una Settimana delle Scienze Sociali; il 10-16 maggio 2015, una Settimana del Diritto, e il 17-23 maggio 2015, una Settimana delle Scienza Educative, ma non credo proprio che X. sia andato in sì auguste assisi, ad esporre quanto l’Antroposofia e Rudolf Steiner hanno da comunicare sull’economia, sul diritto, sulla Tripartizione dell’organismo sociale, sulla pedagogia alla luce della Scienza dello Spirito. argomenti di cui X. – come magna pars del suddetto asilo-scuola, e come scrittore, sotto prudente eteronimo, della citata rivista romana “scaligeropolitana” – ha o dovrebbe avere ampia conoscenza e competenza. 

Tutto questo mostra ad abundatiam quanto siano, alla bisogna, elastiche e spregiudicate la politica e le strategie operative della potenza straniera d’Oltretevere, quanto sia elevata ed efficace la sua capacità di penetrazione insinuante negli ambienti “esoterici”, e quanto siano ingenui e sprovveduti coloro che in campo spirituale ed iniziatico sognano un accomodamento, una convivenza, una “coesistenza pacifica” – che si rivelerà sempre esiziale – con tale potenza straniera d’Oltretevere, la quale usa, a seconda delle occorrente o delle opportunità, ogni mezzo violento o pacifico, per attuare il proprio progetto di potere totalitario.

Tra chiesa cattolica ed esoterismo autentico, tra chiesa cattolica e Scienza dello Spirito, vi è stato, vi è, e vi sarà sempre, un contrasto fatale ed una inconciliabilità d’origine, congenita. Su questo punto – veramente cruciale – vi sono innumerevoli pagine, chiarissime, e dichiarazioni orali sia di Rudolf Steiner che di Massimo Scaligero, e solo la comodità interiore, la pavidità, la sciocca e superficiale sentimentalità, nonché la volontà di autoillusione, l’inconsequenzialità logica di molti esoteristi, di molti antroposofi e “scaligeropolitani” possono portare a pensare che le cose stiano diversamente.

Abbiamo visto, inoltre, quanto siano vere le parole ammonitrici di Massimo Scaligero di come l’Ostile giunga a mentire persino dicendo la verità. A queste parole vorrei accostare quelle, parimenti severamente ammonitrici, di Rudolf Steiner di non permettere che venga separata la sua Opera dal suo nome; di non permettere che vengano separate le tecniche del metodo ascetico, da lui dato nel libro L’Iniziazione. Come si conseguono conoscenza dei mondi superiori e nella sua La Scienza Occulta nelle sue linee generali, dalla visione antroposofica dell’uomo e del mondo, e dalla Via iniziatica rosicruciana; di non permettere che vengano separati dalla Scienza dello Spirito, asceticamente e iniziaticamente sperimentata, doni del Mondo Spirituale come la pedagogia antroposofica, la pedagogia curativa, la medicina antroposofica, l’agricoltura biodinamica, l’arte della parola, l’euritmia. Rudolf Steiner ammonì che una tale separazione della sua Opera dal suo nome sarebbe stata una grande vittoria dell’Ostile, dell’Oscuro Signore della morte e della menzogna. In tal caso, tutto il dono degli Dèi si sarebbe mutato in venefica menzogna: che è quanto costantemente tenta di fare la potenza straniera d’Oltretevere. Ma Marie Steiner ripeteva sempre di nuovo il motto goethiano, da Rudolf Steiner e da lei scelto, nel 1913, come divisa della prima Società Antroposofica: Die Weisheit ist nur in der Wahrheit!, ossia: La Sapienza è solo nella Verità!. Appunto, nella Verità, e non nella menzogna, nell’intrigo, nella simulazione, nella seduzione, nella corruzione, nella disinformazione, nel disorientamento degl’ingenui, nella doppiezza, nel trasbordo ideologico inavvertito.    

Quanto al rapporto tra esoterismo e chiesa cattolica, e all’azione disgregatrice di alcuni  ‘inviati non invitati’ – come direbbe il mio terribilissimo amico C. –  in “missione speciale, che attuano all’interno della Comunità Solare opera deliberata di “trasbordo ideologico inavvertito”, avrò modo di ritornare con un ulteriore articolo di incomodo disvelamento. Quanto a me, tengo sempre ben presente quel che mi disse Massimo Scaligero:

«Ricordati: prima o poi tutti i traditori dello Spirito finiscono tra le braccia della chiesa cattolica».

SCIENZA DELLO SPIRITO

L’ARCHETIPO – APRILE 2016

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