SALUTE

Ars Medica

DavidApollo

L’incontro tra Medico e paziente è, nel microcosmo umano, la traccia dell’ Incontro Archetipico Macrocosmico.

La relazione tra i due, a maggior ragione se su un percorso di realizzazione interiore, può divenire il teatro del disvelamento delle Forze che ciascuno porta, più o meno consapevolmente, in sé.

Attraverso la Luce della comprensione delle dinamiche disarmoniche, osservate su entrambi i fronti, ereditario ed individuale, con il sostegno del Calore animico della compassione per la sofferenza del malato e di quello spirituale del Pensiero diretto all’aiuto concreto, per tramite della Parola rivelatrice della realtà della malattia e utilizzando i giusti Rimedi, questo incontro può portare alla guarigione, su piani diversi.

Fondamentale, in questo raccordo di intenti, è la volontà del paziente di oltrepassare e superare i limiti che hanno portato alla malattia, che sono sempre limiti interiori i quali chiedono di essere superati, sempre più consapevolmente e a seconda delle forze di ciascuno.

In questo processo, il Medico è un catalizzatore che non travalica la libertà del malato, anche quella di non guarire, ma può permettergli, attraverso le Forze che suscita in sé, di oltrepassare il guado e trasformare una debolezza in una forza.

Questo rapporto si instaura su entrambi i fronti, Medico e paziente crescono nel prendersi cura l’uno dell’altro; sì, perché il paziente si prende cura del Medico, attraverso la gratitudine nei confronti del suo impegno e anche perché la sua storia, può essere vista come uno spunto ulteriore per una comprensione, sempre più profonda, delle dinamiche di salute e malattia.

Ciò che conta è, impersonalmente, il disvelarsi della Meraviglia per il creato, in ogni più piccolo andito, di cui la storia del paziente è un frammento che dice il Tutto, senza il quale quelle comprensioni non sarebbero state possibili.

E questo modo di guardare alla malattia, come fonte di benedizione e comprensione, è parte del processo di guarigione che nell’ Arte Medica si può inverare.

Il Medico, come pedagogo e artista, che dipinge sulla tela del destino del paziente, i colori dell’incontro tra due individualità in divenire.

SALUTE

DEL CORPO SENSIBILE

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Passa un po’ di tempo e qualcuno mi fa osservare che si parla troppo poco di ciò che pare appartenere al mondo sensibile e che pure ci accompagna per tutta la vita: il corpo fisico-sensibile. Limitare il corpo fisico al solo corpo fisico già sarebbe un errore, poiché – come tutti sanno – una pura fisicità nemmeno esiste. Anzi esiste molto più in là dei concetti che ci appartengono e ovviamente alla direzione di queste righe. Essa, sul piano dell’esistenza terrestre sarebbe propriamente il cadavere dell’uomo, mentre l’uomo vivo ha la corporeità permeata dalla vita.

Dunque dovrei parlare di un corpo fisico unito ad un altro corpo: ad un corpo di vita. Nel linguaggio della Scienza dello Spirito chiamiamo tale temporanea unità come fisico-eterica. Perciò scusatemi se nel proseguire questa nota indico la nostra buccia semplicemente come “fisica”. Per il senso delle righe successive, ossia per il poco di cui scrivo, mi pare sufficiente perché va incontro a ciò che mi è stato domandato.

Un grande asceta del secolo scorso scrisse che il corpo fisico non è che uno “strumento e un’ombra”. E per le condizioni attuali ciò può essere sostanzialmente vero.

Il corpo fisico è soltanto lo strumento dell’Io ed è anche solo un’ombra scura se solo lo si confrontasse con la luce del Sole interiore.

Mi chiedo: è tale ombra utile allo sviluppo dell’anima ed è forse possibile che, coltivando lo strumento, esso sia di qualche utilità per le vite che verranno dopo questa?

In generale, ogni volta che l’anima si incarna in un corpo nuovo, viene con l’intento di vivere nuove esperienze che l’aiuteranno nella sua maturazione. Di vita in vita l’entità spirituale si contrae nella forma, diviene a caro prezzo una personalità cosciente e indipendente e che, a gradi sempre maggiori di sviluppo, può scegliere non solo il momento della propria incarnazione, ma il luogo, lo scopo e l’opera da compiere. Chi lo può di più, chi lo può di meno : è un processo evolutivo, cioè in un continuo divenire.

Comunque è il corpo che sostiene la coscienza ordinaria, lo dimostra una martellata sulla testa o meno violentemente, una condizione qualsiasi che provochi un minor afflusso di sangue ossigenato al cervello. Esistono persino dubbie correnti spirituali che operano con un calcolato strozzamento per portare la coscienza su altro piano: queste pratiche sono pericolose per diversi motivi. E tornando alle situazioni comuni, un disturbo organico determina quasi sempre un cambiamento temporaneo di umore, di carattere e indirizza il pensiero su binari particolari.

Quando nasciamo, il rapporto col corpo è tenue: con esso non ci siamo ancora confrontati e la coscienza, nei pochi casi in cui è desta, è diffusa come un alone e vede molto attraverso la madre. Sa molto con estrema precisione, ma poiché non ha ancora nulla su cui riflettersi, non può dire “io” a se stessa, non possiede pensiero autonomo: dunque non può riflettere su nulla di ciò che percepisce: è coscienza che nulla sa di sé.

Immergendosi progressivamente nel corpo, l’essere umano entra nell’oblio, la durata del quale è, anche in quel periodo più soggettiva di quanto si pensi: può essere inframmezzata a risvegli. Poi, come tutti sanno, nel terzo anno di vita, svolte le tre grandi operazioni del verticalizzarsi, del parlare e del pensare, l’essere inizia a riferirsi a sé stesso come ad un io. Sono eventi grandiosi che vanno ben oltre le ordinarie leggi di natura (un intuitivo pedagogista disse che “il più era fatto” per la totale biografia umana.).

Nonostante si sia già in grado di afferrare i concetti universali, la coscienza è semi sognante. Tale condizione, anch’essa in divenire, dura molti anni poiché le forze animiche devono operare nella corporeità, plasmarla: appena dopo due decenni si potrà parlare di una coscienza desta; nel frattempo le attività della veglia e del sogno si frammischiano, tant’è che molti ragazzini vivono più nella fantasia che nel mondo sensibile.

E’ del tutto possibile che in questo lungo periodo, l’entità umana possa, talvolta, percepire da sveglia alcune attività che appartengono allo stato di sogno, ovvero non sogni ad occhi aperti riproducenti le condizioni notturne più arbitrarie, ma immagini e azioni soprasensibili.

Quando l’entità animico-spirituale, secondo forze che variano per ciascuno, termina il suo inserimento nella corporeità, la destità per il percepito (corpo compreso) si fa massima per molti decenni: essa comporta la migliore consapevolezza di sé corrispondente e la più robusta attività nel pensiero ordinario.

Il corpo, salvo malanni passeggeri, è diventato davvero un buon veicolo, utile ma poco percepito: ora è davvero un’ombra di sé. Non percepire troppo intensamente corpo e organi è segno di salute: condiziona il meno possibile le nostre attività, che sono sempre interiori anche quando siano immerse nelle produzioni sensibili.

Allora è giustificata la domanda circa le chiacchiere di questo articoletto?

Ma insisto, poiché sono sempre due gli elementi che concorrono alla nostra adeguata incarnazione.

Quando ci svegliamo dal sonno possiamo anche constatare che sono due i mondi che concorrono al nostro divenire svegli: uno di questi è l’apparente oggettività persistente di quello che ci attornia; l’altro è il mondo del pensiero, dei concetti: altrettanto concreto e reale. Infatti capita a tutti, alle volte, di aprire gli occhi ma per un attimo di non sapere nulla: di chi si sia, di dove si sia, ecc. Poi interviene la mente e tutto va a posto.

Se l’attività interiore non ritrovasse la sua buccia fisica e se la buccia fisica non fosse in grado di accogliere l’attività interiore, di noi in quanto uomini terrestri cosa ne sarebbe?

Voglio, una volta tanto, dirigere l’attenzione sul corpo fisico, così come viene sperimentato nella nostra attuale condizione di consapevolezza e percezione. E rivalutare la sua coltivazione, ragionata e consapevole. Poiché con ciò aiutiamo allo stesso tempo la crescita dell’anima, il suo progresso e la sua illuminazione.

L’educazione fisica consiste nell’immissione di consapevolezza nel corpo. Che lo si sappia o lo si ignori, resta un fatto che ha la sua importanza.

Quando ci concentriamo per far agire i muscoli in accordo con la nostra volontà, quando ci sforziamo di rendere più elastiche le membra, a dar loro una agilità o una forza o una resistenza che è superiore a quanto abbiamo avuto in dote, infondiamo nella sostanza di questo corpo una forma di coscienza che esso non aveva e ne facciamo uno strumento che progredisce mediante questa azione.

Non è l’unica cosa che dia coscienza al corpo, ma è cosa che agisce in modo generale e questo è piuttosto raro. Come, al contrario, non è raro vedere persone (sane) che camminano in maniera disarmonica, che trovano difficoltà nell’esercitare la presa delle dita, che posseggono una sorta di deficit nell’equilibrio e che, persino, non sanno sdraiarsi o alzarsi senza manovre goffe e pesanti.

Per contro, l’artista come il pittore, lo scultore infonde coscienza nelle braccia e nelle mani e mi sembra, a ricordo, che uno tra i primi esercizi dati dal Dottore per la fanciulla che sarebbe divenuta una tra le prime euritmiste fu di farle scrivere con le dita dei piedi. Questa azione che può apparire stravagante, aiuta la coscienza a impadronirsi, in certo qual modo, delle gambe e dei piedi, per i quali, di solito, ci si accontenta che funzionino con automatismi acquisiti.

La cultura fisica ha un’azione generale. Quando i risultati sono visibili, quando si osserva a quale punto il corpo possa venir perfezionato, è anche possibile intuire come ciò possa essere utile all’azione dell’essere animico-spirituale che, possedendo un mezzo organizzato, armonioso, forte e agile ad un gradino superiore, è favorito considerevolmente nel suo lavoro.

Sono poche le persone che praticano l’educazione fisica con questo scopo, ma che lo sappiano o meno, il risultato c’è. Se si è un poco più sensibili dell’ordinario sognante, vedendo i movimenti di un essere che ha fatto molta pratica nella cultura fisica ragionata e metodica, si vede come essi siano pervasi da una luce, un’armonia, una vita che non esiste nelle persone comuni. La grazia di una danzatrice o la possanza di un pesista sono percettibili anche quando i suddetti siedono fermi dal parrucchiere o barbiere. Beninteso, se si guarda.

Ci sono molte persone che vedono (pensano) la cosa esteriormente, astrattamente e dicono che a far forza e muscoli bastano i mestieri pesanti, che almeno sono produttivi, che “servono a qualcosa di utile”.

E’ un’ignoranza bella e buona (tipica negli intellettuali di testa) poiché c’è un’essenziale differenza tra i muscoli che sono stati sviluppati mediante un speciale utilizzo, localizzato e limitato e muscoli coltivati insieme volontariamente e armoniosamente che, secondo un programma d’insieme, non lascia indietro nulla senza disciplina, lavoro ed esercizio controllato.

Le persone che, per la loro occupazione, sviluppano particolarmente certi muscoli hanno sempre una deformazione “professionale”: ciò non aiuta minimamente il progresso interiore.

Da un certo punto di vista l’intera vita aiuta necessariamente il progresso interiore, ma così lentamente che l’entità animico-spirituale dovrà reincarnarsi tantissime volte per giungere ad un grado elevato.

Posso dire, senza troppo rischio, che la cultura fisica è la disciplina ascetica del corpo e che ogni disciplina ascetica aiuta e affretta il passo sulla via della meta.

Tanto più coscientemente venga eseguita, tanto più il risultato è rapido e generale e anche se si fa senza vedere oltre la punta del naso, si dà un aiuto allo sviluppo totale.

Sottolineo che ogni disciplina, qualunque sia, se la si esegue con rigore, con sincerità e volontariamente, è sempre un aiuto considerevole. Disciplinarsi vuol dire affrettare l’avvento di una nuova vita di realtà superiore.

Così com’è, il corpo fisico è ombra, riflesso del principio saturnio e solare, ma quest’ombra possiamo renderla capace di un progressivo sviluppo e l’Io che si rende capace di svilupparla ora ne sarà capace in ogni ulteriore formazione individuale (incarnazione). Finché potrà produrre una condizione in cui la vita fisica e la vita spirituale forgeranno una unità di luce, forza e consapevolezza.

Una nota aggiunta: molti lettori di Eco non sono giovani e ciò potrebbe far loro pensare che quello che ho scritto non li riguardi affatto. Invece, a mio parere, potrebbe interessarli come e più di un giovane. Chi è “malandato” troverebbe grande giovamento dalla “ginnastica posturale”, naturalmente sotto la guida di laureati esperti. Per tutti gli altri, lo stretching, gli esercizi di mobilitazione, di coordinazione, di potenziamento, di equilibrio (importantissimi) e infine con piccoli attrezzi e una regolare passeggiata sull’imitatore di sci di fondo (ellittica) o tapis roulant o cyclette, accompagnati da un miglioramento nella respirazione, porteranno benefici impressionanti nella vita generale. Potreste almeno fare gli esercizi base dell’euritmia con la verga di rame alla sera e le 12 posizioni in sequenza dinamica del Surya Namaskara al mattino: salute accresciuta e benefici assicurati.

Un esempio abbastanza facile può essere questo: prendete dal Hatha Yoga un āsana tra i più semplici: il Vrksāsana o posizione dell’albero. Si tratta di piegare una gamba al ginocchio e di portare il tallone all’attaccatura dell’altra coscia per poi bilanciarsi sulla gamba diritta. Rimanere in equilibrio su una gamba sola per pochi secondi e poi ripetere con l’altra gamba. Può sembrare difficile ma si impara presto. Quando ci riuscite per mezzo minuto vi accorgete che una forte sensazione di equilibrio trapassa dal corpo alla psiche. Così accrescerete un senso interno di stabilità ed equilibrio favorevole alla vita di ogni giorno.

Anche per queste attività, meglio sarebbe non iniziare col “fatevelo da voi” ma sotto la guida di attenti insegnanti (persino un idoneo respirare sotto sforzo deve essere insegnato: tutti respirano ma quasi nessuno sa respirare). Le carenze nell’uomo moderno sono preoccupanti: spesso è necessario un ciclo di propriocezione guidata da figure professionali: persone rovinate da incidenti o ictus vengono riabilitate con spugnette di diverse densità!

Sono tante le cose che andrebbero valutate ed esaminate con cura ma questo Sito non paga abbastanza gli articolisti, perciò rimango sul generico e anzi qui mi fermo.

Insomma, senza eccessi fate qualcosa di disciplinato per il corpo: esso vi sarà grato e vi ricambierà generosamente!

ALTRO, SALUTE

NUTRIZIONE CARNEA DELL’ UOMO E DELL’ ANIMALE

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L’uomo mangia regolarmente alimenti vegetali e alimenti animali. Vi ho già detto una volta che io non propendo per alcun regime alimentare, ma spiego semplicemente come agisce questo regime.

E’ successo spesso che qualche vegetariano venga da me per parlarmi della sua tendenza a perdere leggermente conoscenza, ecc. ed io allora dico: “beh, ciò dipende dal fatto che lei non mangia la carne.” Bisogna considerare le cose in maniera obbiettiva, vero? Non bisogna voler arrivare ai propri fini con la forza.

Ma cosa significa considerare in maniera obbiettiva quanto riguarda l’alimentazione vegetale e l’alimentazione carnea?

Dunque signori, prendiamo in considerazione la pianta. La pianta giunge a sviluppare il suo seme, che è nascosto nella terra, in modo che esso formi foglie verdi e petali colorati. E paragonate ciò che raccogliete della pianta – sia che cogliete la spiga o l’intero cavolo da cucinare – paragonatelo dunque con la carne, con la massa muscolare di un animale. La sostanza è completamente differente, vero? Ma che legame c’è tra queste due sostanze?

Sapete bene che ci sono animali che si comportano come vegetariani, essi non mangiano carne. E nemmeno i cavalli sono carnivori, essi non mangiano che vegetali.

Ora, bisogna rendersi conto che l’animale non si accontenta di ingurgitare del nutrimento, ma si sbarazza anche in continuazione di ciò che si trova nel suo organismo. Voi sapete che, per esempio, gli uccelli mutano le penne; ogni anno le perdono e devono rimpiazzarle con delle nuove. Sapete che i cervi perdono ogni anno i loro palchi. Voi stessi quando vi tagliate le unghie constatate poi che esse ricrescono. Ma ciò che in questi casi appare in modo visibile, accade continuamente in modo impercettibile! Noi eliminiamo continuamente la nostra pelle, l’ho già spiegato in altre occasioni e nel giro di sette, otto anni noi eliminiamo tutto il nostro corpo e lo rimpiazziamo con un corpo nuovo. Lo stesso succede con gli animali. Fermiamoci un momento a considerare una mucca o un bue: ebbene, se voi lo prendete qualche anno più tardi, la carne che lo costituisce è completamente cambiata.

C’è un po’ di differenza tra il bue e l’uomo; la rigenerazione è più rapida nel bue. La sua carne si è dunque rigenerata; ma da che cosa si origina questa carne? E’ questo che dobbiamo domandarci. All’origine ci sono solo materie vegetali. Il bue ha prodotto da sé la sua carne a partire da materie vegetali. Questa è la cosa più importante che dobbiamo rilevare: l’organismo animale è dunque in grado di trasformare i vegetali in carne. Ebbene, Signori, potete far cuocere un cavolo quanto volete, ma non riuscirete mai a trasformarlo in carne mettendolo in pentola o in casseruola, come non è possibile trasformare in carne la torta che abbiamo appena fatto. Non c’è una tecnica che permetta questa trasformazione. Ma tuttavia ciò che non si può ottenere con la tecnica, avviene nell’organismo animale. E’, molto semplicemente, la carne prodotta dal corpo dell’animale, ma le forze necessarie a quest’operazione devono prima essere presenti nell’organismo. Tra tutte le forze tecnologiche di cui disponiamo, non ci sono quelle in grado di trasformare i vegetali in carne. Non ne abbiamo. Anche il nostro corpo, come quello animale, possiede dunque le forze capaci di trasformare le sostanze vegetali, le materie vegetali in materia carnea.

Consideriamo ora una pianta. Essa si trova ancora in un prato o in un campo e fino a questo momento le forze che hanno agito su di lei , hanno fatto spuntare le foglie verdi, le bacche etc. Supponiamo ora che una mucca mangi questa pianta. Una mucca o un bue che mangi questa pianta, la trasformerà in carne. Ciò significa che il bue possiede in sé le forze che gli permettono di trasformare questa pianta in carne. Immaginiamoci ora che il bue venga voglia di dirsi: ” Ne ho abbastanza di passeggiare e non far altro che mangiare erba ! Un altro maiale può farlo per me ed io mi mangerò questo animale!” Dunque il bue si metterebbe a mangiare la carne e tuttavia egli stesso è in grado di fabbricarsi la carne! Tutte le forze che in lui potrebbero produrre la carne si troverebbero “disoccupate”.

Prendiamo una fabbrica qualunque che dovrebbe produrre una cosa qualunque e supponiamo che non si produca niente , ma che si metta ugualmente in moto tutta la fabbrica – immaginate un po’ l’enorme spreco di forze che ci sarebbe! Si sprecherebbe una grande quantità di energia . Ora, Signori, la forza che viene sprecata nel corpo dell’animale non può dissiparsi all’esterno. Il bue trabocca di questa forza; in lui allora essa fa qualcos’altro che trasformare le materie vegetali in materie carnee. Essa agisce in maniera differente e produce in lui ogni sorta di rifiuti. Al posto di carne vengono fabbricate delle sostanze dannose. Il bue si riempirebbe dunque di tutte le tossine possibili se improvvisamente diventasse carnivoro. In particolare si riempirebbe di acido urico e di urati. Ora gli urati hanno l’abitudine di avere un debole per il sistema nervoso e per il cervello. Se il bue mangiasse direttamente della carne, ne risulterebbe una secrezione di una quantità enorme di urati che si depositerebbero nel cervello e il bue diventerebbe folle. Se potessimo fare l’esperimento di nutrire tutta una mandria di buoi offrendo loro come cibo delle colombe, otterremmo una mandria di buoi completamente pazzi. E’ così che succederebbe. Malgrado la dolcezza delle colombe, i buoi diventerebbero folli.

Vedete dunque che questo fatto contraddice il materialismo, perché se i buoi non mangiassero che colombe, dovrebbero diventare dolci come colombe, se contasse solo l’azione della materia – ma se c’è una cosa che non farebbero, è proprio quella; essi al contrario diventerebbero degli essere terribilmente focosi e scatenati. Pensate solamente che i cavalli confermano già questo fatto: diventano focosi alla minima quantità di carne che gli si dà; si eccitano perché non sono abituati all’alimentazione carnea. Bene, Signori, tutto ciò non è senza riferimento all’uomo. La storia ci insegna una cosa molto interessante, e cioè che una buona parte della popolazione asiatica, è strettamente vegetariana. Quei popoli sono in effetti degli esseri dolci e poco bellicosi. E’ solo a partire dal Medio Oriente, che si comincia a mangiare la carne ed è proprio là che cominciò il furore guerrafondaio. Ciò si spiega col fatto che, quei popoli asiatici che non mangiano carne, usano le loro forze per trasformare le materie vegetali in materie carnee, forze che resterebbero inutilizzate, incoscienti. Ne risulta che questi popoli restano dolci, mentre gli altri non lo sono altrettanto. Orbene, bisogna sapere che quegli uomini non hanno potuto abbandonarsi che pian piano a queste riflessioni, che facciamo noi ora. Perché quando gli uomini cominciarono a mangiare la carne, non era possibile abbandonarsi alla riflessione come noi abbiamo appena fatto. Essi erano guidati dal sentimento e dall’istinto. Vedete, il leone mangia sempre la carne, non è vegetariano. Il leone ha un intestino molto corto. E gli animali che sono erbivori hanno gli intestini molto lunghi. I loro intestini sono molto lunghi.

Si trova lo stesso fenomeno nell’uomo. Un uomo discendente da una razza o da un popolo in cui tutti gli antenati mangiavano carne, ha già gli intestini più corti. I suoi intestini sono diventati troppo corti per un’alimentazione esclusivamente vegetariana. E’ allora necessario che l’uomo passi per tutto ciò che lo rende adatto a conservare – malgrado tutto – la sua salute, se non mangia che vegetali.

Certo, oggigiorno è veramente possibile essere vegetariani. E ciò porta molti vantaggi. Più precisamente, mangiare solo vegetali e non carne è vantaggioso nella misura in cui ci si stanca meno velocemente dall’interno perché giustamente si evita la secrezione di urati e di acido urico. Ci si affatica meno velocemente e si conserva la testa più chiara , di conseguenza si pensa più facilmente, se mai si pensa. Per chi non può pensare, naturalmente non è vantaggioso avere la testa libera degli urati perché è indispensabile che tutto il complesso umano sia in accordo. In breve è possibile all’uomo diventare vegetariano se fa uno sforzo su se stesso. Allora egli usa delle forze che semplicemente restano inutilizzate dalla maggior parte degli uomini che oggigiorno mangiano carne.

 

Rudolf Steiner

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(Estratto da -Salute e Malattia – conferenza di Rudolf Steiner del 13 gennaio 1923 (pg.329-333) Editions Anthroposophiques Romandes). Traduzione a cura di Mariolina Stefanoni dal sito www.agribionotizie.it

SALUTE, SCIENZA DELLO SPIRITO

TECNOLOGIE ALIMENTARI E ALTRI ORRORI

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La premessa a questa nota è abbastanza semplice. Il punto cruciale rimane sempre il pensare che, integrato alla percezione, produce conoscenza. Sembra quasi che vi siano due tipi di pensiero e altrettanti di percezioni: i primi superiori ai secondi. In parole povere, se il tema che viene afferrato dal pensare si traduce in pensieri che sembrino riguardare lo Spirito, (per gli spiritualisti) va tutto bene mentre pensieri d’altro tipo paiono quasi privi di diritto di cittadinanza. Per l’asceta questo è un equivoco che deve essere chiarito in fretta. Invero non si può essere operatori moderni se l’eco formale della Tradizione domina la nostra anima. Scaligero ha osservato e scritto che il pensiero non muta pensando Dio o una seggiola (e quante volte l’ha ripetuto ad amici e discepoli della Via Solare anche usando termini più crudi!). Il pensiero non è più vero se volge ad un testo antroposofico piuttosto che al manuale del piccolo chimico. Esso è più vero se è più forte, se è più concentrato, se è più cosciente, se c’è “IO” in esso: allora s’avvicina a realizzare la propria, spirituale natura: solo allora lo spettro semiautomatico che si dice uomo prende sostanza e diritto d’umanità. Tenete conto di ciò nel leggere i cenni e frammenti di rigorosi esperimenti scientifici, compiuti in tutto il mondo nell’ultimo decennio e conosciuti da Okinawa a Ottawa grazie alla rete, che non è quella di un ragno, ma, dall’origine, un modo per comunicare veloce tra scienziati. Chinandomi allo spazio tiranno voglio darvi subito qualche ragguaglio circa la realtà di prodotti del tutto comuni e “naturali” che attraversano i labirinti della tecnologia alimentare contemporanea.

Il latte: sino a vent’anni fa tutti accettavano l’indubitabile nozione che il latte faceva bene. Oggi il consumo di latte è accusato di tutto, dalle infezioni croniche al cancro e al diabete. C’è l’intolleranza al lattosio, l’allergia alla caseina. Sebbene alcune fortunate persone siano geneticamente equipaggiate per digerire il latte in tutte le sue forme, quello che si acquista nei negozi andrebbe evitato. E’ dannoso.

Vediamo di capirci. La mucca moderna è un mostro di natura. Un secolo fa le mucche producevano 8 – 12 litri al giorno, quelle di oggi (es.: le Holstein) arrivano a produrre tre o quattro volte tanto. Si è giunti a produrre animali con ghiandole pituitarie anomali attraverso selezioni e alimentazione proteica. La pituitaria non produce solo ormoni di stimolo alla produzione del latte ma anche gli ormoni della crescita. Essi sono presenti nella parte acquosa del latte, non nel grasso. L’eccesso di ormoni pituitari è associato alla comparsa del tumore.

La mucca con pituitaria superattiva è malata: secerne quasi sempre pus nel latte e richiede dosi frequenti di antibiotici. Troppo spesso le mucche sono alimentate con miscele ricche di proteine di soia. Ciò, oltre a stimolare maggior quantità di latte incrementa nell’animale l’incidenza di mastiti, sterilità e problemi epatici.(1)

(L’alimentazione appropriata è l’erba verde, specie quella a crescita rapida di primavera e autunno. Il latte delle mucche alimentate correttamente contiene il fattore Price e l’anticancerogeno CLA, oltre una alta quantità di vitamine e minerali).

Passiamo alla pastorizzazione del latte che, come tutti sanno, ci protegge dalle malattie! Le moderne macchine per produrre il latte, i contenitori in acciaio inossidabile, l’efficiente confezionamento, ecc. rendono la pastorizzazione perfettamente inutile. Ma, peggio, la pastorizzazione non garantisce l’assenza di impurità. Tutti i casi di salmonella dovuti al latte, verificatisi negli ultimi decenni, hanno fonte nel latte pastorizzato (nel 1985, in America, un’epidemia in tal senso colpì oltre 14000 persone ed il ceppo nella partita di latte era resistente alla penicillina e alla tetraciclina). Il latte non pastorizzato contiene batteri produttori di acido lattico, protettivo per eccellenza dai patogeni. La pastorizzazione distrugge tali organismi utili, lasciando il prodotto privo di protezione nel caso di contaminazione. Nel tempo il latte non pastorizzato si acidifica, quello pastorizzato imputridisce. E non solo: il calore altera gli amminoacidi lisina e tirosina, rendendo difficoltoso l’assorbimento del complesso proteico; la perdita della vitamina C supera il 50% mentre la perdita di altre vitamine idrosolubili giunge al 80%; il “fattore Wulzen” o antirigidità è totalmente distrutto, idem per la vit. B12, necessaria per la salute del sangue ed il funzionamento del sistema nervoso; riduce la quantità di calcio, cloruro, magnesio, fosforo, potassio. Alcuni studi indicano che la pastorizzazione altera il lattosio. Ciò, e il fatto che il latte pastorizzato pone sforzo al pancreas per produrre enzimi digestivi, fa collegare, nelle società evolute, il consumo di latte al diabete. La pastorizzazione distrugge inoltre tutti gli enzimi presenti nel latte: la prova della riuscita del processo è l’assenza di enzimi. Questi aiutano il corpo ad assimilare i fattori costruttivi, compreso il calcio; perciò coloro che bevono il pastorizzato possono soffrire di osteoporosi. E arriviamo alle ultime infamie: dopo la pastorizzazione, a volte vengono aggiunte sostanze chimiche per smorzare l’odore e ripristinare il gusto. Sono aggiunte le vitamine sintetiche D2 e D3, la prima è tossica ed è stata collegata alla cardiopatia mentre la seconda è di difficile assimilazione. Alla cardiopatia è stata anche collegata l’omogeneizzazione. Non dimentichiamoci del latte scremato in polvere. I metodi di disidratazione commerciale ossidano il colesterolo nel latte in polvere, rendendolo dannoso per le arterie. L’essiccazione attraverso le alte temperature crea grandi quantità di proteine con legame crociato e di nitrati, potenti cancerogeni, oltre all’acido glutammico libero, tossico per il sistema nervoso. Sembra spaventoso, ma in realtà nelle persone sane tutto questo produce soltanto allergie, fatica cronica e una sequela di malattie degenerative.

Vi prego di continuare a rammentarvi che riassumo, fotografo, brevi spezzoni dimostrativi: in poche pagine non posso fare di più e comunque non sono “l’esperto” che ci vorrebbe.

Ai fini pratici, del tipo “se lo conosci lo eviti”, vorrei spendere alcune righe sui grassi idrogenati che fanno da re in merendine, biscotti, patatine e che sono presenti, in media, nel 40% degli alimenti che trovate nei supermercati (ora stanno venendo sostituiti con olio di palma, economico ma estremamente calorico).

Il punto di partenza sono gli oli più economici (soia, mais, semi di canola, già rancidi a causa del processo d’estrazione). L’idrogenazione è il procedimento che trasforma i polinsaturi, normalmente liquidi a temperatura ambiente in grassi solidi a temperatura ambiente: la margarina e il grasso. Gli oli di cui sopra vengono mischiati con minuscole particelle di metallo, solitamente ossido di nickel. L’olio con il suo catalizzatore (nickel) viene esposto a gas idrogeno in un reattore ad alta pressione e alta temperatura. Nella miscela vengono poi inseriti emulsionanti simili al sapone e amidi per una miglior consistenza; il prodotto è nuovamente soggetto a alte temperature quando è pulito a vapore: serve ad eliminare l’odore sgradevole. Anche il colore, grigiastro, è poco appetibile ma, grazie al cielo (!), è modificato con la varechina. Un’aggiunta di coloranti e aromatizzanti ed è pronto per essere venduto come l’alternativa sana al burro. Le margarine ed i grassi parzialmente idrogenati (noti come: olio idrogenato, olio vegetale parzialmente idrogenato, transgrassi, acidi grassi trans, margarina, margarina vegetale) sono per noi ancora peggiori degli oli vegetali molto raffinati di cui son fatti a causa delle trasformazioni chimiche (alchimie perverse) che si verificano durante il processo di idrogenazione. Nelle alte temperature, il nickel catalizzatore spinge a cambiare gli atomi di idrogeno nella catena degli acidi grassi: prima, nella catena sono presenti coppie di atomi di idrogeno che costringono la catena a piegarsi leggermente creando una concentrazione di elettroni nel punto del doppio legame. E’ detta formazione cis ed è la configurazione più comune presente in natura. Con l’idrogenazione, un atomo della coppia si sposta dall’altra parte e la molecola si raddrizza. Si chiama formazione trans e provate ad indovinare: è raramente presente in natura. I grassi trans da laboratorio sono tossici ma il sistema digestivo non li riconosce come tali e vengono incorporati nelle membrane cellulari come cis. Entrati, i trans con i loro atomi di idrogeno fuori posto creano problemi di metabolismo cellulare.

I grassi idrogenati alterati bloccano l’utilizzo degli acidi grassi essenziali, causando: disfunzione sessuale, aumento di colesterolo ematico e la paralisi del sistema immunitario(7). Il loro consumo è associato al cancro, l’arteriosclerosi, il diabete, l’obesità, la riduzione della vista, la sterilità, difficoltà di lattazione, stati infiammatori a ossa e tendini(8). Parlando di acquisti, la popolarità della margarina parzialmente idrogenata (rispetto al burro) è il trionfo della pubblicità sulla conoscenza. La miglior difesa è evitare alimenti idrogenati o nascosti nella lista degli ingredienti come la lebbra.

Potrei annoiarvi ancora con tante altre sostanze: mi limito a raccomandarvi il Glutammato Monosodico (noto anche come: glutammato di sodio, E 621, glutammato libero, estratto di lieviti, lieviti autolizzati, proteine idrolizzate, Accent) di cui accenno a solo una delle sue caratteristiche: il glutammato è anche una eccitotossina e un alto livello di questa provoca danni al cervello. Il dott. Olney, esperto mondiale di glutammato, scrive: “Penetra facilmente in alcune regioni cerebrali (ipotalamo) distruggendo velocemente i neuroni negli uomini e negli animali”(9). Come “esaltatore di sapidità” è onnipresente nei cibi raffinati.

Infine, per togliervi quel briciolo di certezze che rimane sempre, concludo questa breve passeggiata tra le mine antiuomo di tutti i giorni aprendo il dossier di un efferato killer , chiamato anche: la morte bianca.

Di solito lo chiamiamo zucchero. Cerchiamo di capirci: in quantità modesta è un alimento utile, anzi necessario alla coscienza, al cervello, alle funzioni corporee, ma negli ultimi decenni, nella società occidentale è stato introdotto pressoché in tutti gli alimenti, anche nei cosiddetti alimenti salubri come i cereali poveri di calorie, yogurt, cracker senza grassi e così via. Dunque perché lo zucchero (glucosio, fruttosio, saccarosio, galattosio, maltosio, destrosio e lattosio) fa male? Perché ora l’occidentale nella media assume un kg di zucchero la settimana. Avete letto bene: alla settimana! (sino a un kg e mezzo nei paesi anglosassoni, in Canada voliamo a quote ancora più elevate). In pratica, questa enorme quantità di zucchero fa sfracelli nell’organismo. Favorisce gagliardamente l’obesità, le cardiopatie, il diabete e l’alta pressione. Inoltre, causando rapide fluttuazioni nei livelli glicemici (spinta in alto seguita, mezz’ora dopo, dal crollo glicemico) vi lascia desiderosi di altri alimenti zuccherati (rilascio di dopamina) e così vi trasforma in zucchero–dipendenti. Immaginate che questo sta veramente accadendo per la maggioranza dei giovani e bambini del mondo occidentale e vi sorgerà il sentimento che, per gli effetti futuri, si profila una catena di problemi più gravi di una guerra regionale(10) (11).

Stiamo sfiorando la spuma di un mare oscuro che le tradizioni non prevedevano e gli studi antroposofici di settore conoscevano poco. L’unica difesa che ci rimane è la capacità di pensare autonomamente, senza rifugiarci nel mito. A mio avviso il vero ricercatore di Scienza dello Spirito può, anzi dovrebbe pensare tutto, purché immetta IO nel pensiero che pensa, soprattutto per quanto riguarda la scienza contemporanea. Sia chiaro che posso ammirare gli studi di Hermann Poppelbaum o di Gerhard Schmidt, ma nella velocità dei cambiamenti, essi sono rimasti indietro. Poppelbaum dice: “ Non esistono nell’universo sostanze non appartenenti a nessuno ma per le sostanze sintetiche prodotte dall’uomo forse le cose non stanno così” Ebbene, da quel tempo ad oggi sono state create più di 52 sostanze che non esistevano in natura e che, per forza maggiore, respiriamo, mangiamo, assorbiamo per osmosi. Schmidt, sulla traccia data da Steiner, osserva come l’evoluzione umana sia collegata all’elemento zucchero: vedete nelle righe precedenti e in quelle successive della mia nota a cosa questo binomio stia portando. Ripeto: sono stati lavori molto pregevoli ma ora da essi l’eventuale ispirazione ci porta indietro ad un tempo di certo migliore ma incapace di comprendere le istanze che urgono davanti a noi. Ora.

Le cose cambiano. C’è un divenire. E, se si è avanti nell’età, sembra che tutto (o quasi) vada peggio.

*

Quelle che seguono sono semplici indicazioni, suggerimenti generali per il benessere del corpo e della base corporea della mente che si giustificano soltanto alla luce della pura sperimentazione contemporanea.

Attività fisica: essa stimola l’accelerazione del metabolismo, riduce i livelli di insulina, provoca l’aumento del colesterolo buono HDL (riducendo il rischio di cardiopatie) e della resistenza al declino mentale legato all’età, protegge, in misura per ora non quantificabile, dal morbo di Alzheimer.

Controllo dei carboidrati: visti i picchi insulinici forniti dagli eccessi di carboidrati, che causano divisione cellulare, resistenza all’insulina e la glicazione delle proteine, possiamo parlare di moderazione nell’assunzione dei carboidrati.

Parliamo di indice glicemico e carico glicemico (Il c.g. È il prodotto aritmetico dell’indice g. per la quantità di carboidrati). L’indice glicemico misura quanto l’alimento specifico aumenta i livelli glicemici ematici. Più alto è il numero (da 1 a 100) più veloce è la conversione. 100 è rappresentato dal pane bianco o dal glucosio. Si consiglia di mangiare pochi alimenti con IG alto (da 70 a 100) ma principalmente con IG basso (55 o meno). La pasta, piatto nazionale, è di indice 55. I carboidrati fibrosi causano una conversione glicemica molto bassa (cocomero, carota). In sintesi: i carboidrati che meno tendono ad aumentare l’insulina sono meno inclini a stimolare depositi di grasso e le malattie connesse all’invecchiamento. In pratica sarebbero da evitare alimenti contenenti zuccheri nascosti ossia: sciroppo di mais, melasse, fruttosio, destrosio, turbinado, amazake, sorbitolo, polvere di carruba, saccarosio e sciroppo d’acero. Quando valutate i meriti di un pasto sano, sappiate che un cucchiaino di zucchero raffinato è pari a 4 g di zucchero, perciò un prodotto che contiene solo 16 g di carboidrati non fibrosi per porzione contiene 4 cucchiaini di zucchero.

Antiossidanti : le reazioni ossidative fuori controllo sono collegate all’aumento dei radicali liberi, i supercattivi nel nostro corpo (la teoria dei radicali liberi è complessa, in sintesi: ogni tipo di RL è una molecola a cui manca un elettrone nella struttura esterna. Ciò rende i radicali liberi instabili e alla ricerca di un modo per rimpiazzare l’elettrone mancante. Quando incontrano una cellula normale sana rubano un elettrone dalla struttura esterna della parete cellulare, danneggiando così la cellula e innescando una reazione a catena, con ogni molecola cellulare danneggiata che cerca di rimpiazzare il suo elettrone mancante. Il risultato finale è un gruppo di pareti cellulari permanentemente danneggiate che possono condurre a problemi come il cancro, cardiopatia, artrite, ostruzione delle arterie, ecc.) Il sistema di antiossidanti connaturato nel corpo declina con l’età. Inoltre, il cervello, che è composto per la maggior parte di grassi è particolarmente soggetto all’ossidazione e la ricerca dimostra che le persone che assumono una quantità maggiore di antiossidanti sono anche quelle più sane. Il fatto che gli antiossidanti aiutino a preservare la funzionalità cerebrale è già una ragione sufficiente per assumerli e, inoltre, contribuiscono alla difesa dell’organismo contro malattie gravi come il cancro, l’aterosclerosi e la degenerazione cerebrale. Gli antiossidanti sono abbondanti negli ortaggi (cavoli, cavolini di Bruxelles, carote, ecc.) e nella frutta di colore accentuato (fragole, ribes, mirtilli, ecc,). Tra le molte sostanze assumibili come integratori ci sono: betacarotene, vitamina C, vitamina E, selenio, zinco, CoQ10, acido alfalipoico in forma R (R – ALA), gingko biloba, estratto di semi d’uva.

Antiinfiammatori: Data l’influenza dei processi infiammatori in moltissime malattie e traumi, il consiglio è di adottare strategie antiinfiammatorie. Ricordatevi che moltissimi esperimenti, prolungati nel tempo, attestano che l’intervento precoce può arrestare e persino invertire il declino cognitivo associato al binomio invecchiamento e stati infiammatori. Tra gli alimenti vi sono ortaggi come cavolo verde, alghe e altri ortaggi verdi e frutta come mirtilli, olive, avocado, papaia e ananas. Tra le sostanze abbiamo la vitamina C, D, E e gli eccezionali grassi omega – 3. Questi ultimi sono indispensabili alla salute del corpo e dell’attività cerebrale. Inoltre proteggono il sistema cardiovascolare, diminuiscono il rischio di cancro, riducono sensibilmente gli stati depressivi e altro ancora in rapporto alla quantità, in grammi, d’assunzione.

Riduzione delle calorie : Troppo cibo, anche il più salubre, produce quantità enormi di radicali liberi (molecole iperattive come superossido, idrossile, ossigeno singoletto e perossidi) che danneggiano le pareti delle arterie e avviano l’accumulo di depositi di grasso bloccanti il flusso ematico. Si valuta inoltre che la riduzione indiretta dell’assunzione di zucchero, smorzando le calorie, riduca la produzione di insulina e la conseguente divisione cellulare legata al cancro, i danni ai grandi e piccoli vasi ematici e diminuisca la formazione dei glicati avanzati causanti l’invecchiamento prematuro. Sia quel che sia, è saggio abituarsi all’assunzione di nutrienti sufficienti, senza affamarsi, ma anche senza mantenere, da sedentari, un volume di cibo adatto ad un boscaiolo canadese! Il che non è facile se si viene a sapere, come esempio, che il contenuto di una sola lattina di una famosissima bevanda globalizzata, contiene, in zuccheri, più di quanto abbisogna l’organismo per una giornata.

Il sonno: In occidente si stima che il 74% di persone soffre di problemi di sonno, alcune o più notti alla settimana. Si è scoperto che: una sola settimana con carenza di sonno altera i livelli ormonali e la capacità di metabolizzare i carboidrati; aumenta il livello di cortisolo associabile alla resistenza all’insulina e alla perdita di memoria; i livelli glicemici impiegano a calare con il 40% di tempo maggiore e la risposta all’insulina precipita del 30%. Il fabbisogno di sonno è comunque soggettivo ma viene facilmente snaturato da diverse pessime abitudini: ho assistito persone stressate e aggressivizzate che sono ritornate ad un buon equilibrio con un aumento di mezz’ora di sonno associato ad un’integrazione di fosfatidilserina.

In una ancora più generale visione dell’insieme si potrebbe aggiungere qualche strategia nutrizionale controcorrente rispetto ad alcune abitudini inveterate e alle tradizioni familiari: Fare 5 – 6 piccoli pasti al giorno. Fare pasti piccoli e frequenti aiuta ad aumentare il ritmo metabolico (bruciare più grasso), stabilizza i livelli glicemici nel sangue (energia costante durante il giorno), migliora l’assorbimento dei nutrienti. Mangiare di più al mattino e ridurre l’assunzione calorica col progredire della giornata; col procedere del giorno il metabolismo rallenta, quindi fare pasti più piccoli e limitare l’assunzione di carboidrati la sera può essere un passo positivo verso il sano dimagrimento.

Riassumendo: attività fisica, controllo dei carboidrati, antiossidanti, antinfiammatori, restrizione calorica e sonno sufficiente, possono riportarvi al miglior stato di salute fisica e psichica che vi è stato potenzialmente concesso.

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Riferimenti.

1) Enig MG, the cookbook that challenges politically correct nutrition and the diet dictocrats. 2000.

2) Joseph D, MD, and Jerry J., MA, The Kellog Report, 1989, institute of health policy, Annandale, NY,174.

3) Maclaren, N, et al, New England Journal of Medicine, jul. 1992.

4) Fraser, DR, The Lancet, jan 14, 1995.

5) Thomas, MK et al, New England Journal of Medicine, mar 19, 1998.

6) Samuels, JL, “MSG Dangers and Deceptions, Price-Pottenger Nutrition Foundation, 1998.

7) Holman, RT, Geometrical and Positional Fatty Acid Isomera, 1979.

8) Enig, MG, PhD, Trans Fatty Acids in the Food Supply, dec 1991.

9) Olney, JW, Exitotoxins in foods. Neurotoxilogy, Review, 1994.

10) Daly ME, Alberti KG et al, Dietary carbohydrates and insulin sensivity, Am J Clin Nutr, 1997 nov.

11) Mittendorfer B, Sidossis LS, Mechanism for the increase in plasma triacylglycerol concentrations after comsumption of short term, high carbohydrate diets, Am J Clin Nutr. 2001 may.

SALUTE

IL VINO MIGLIORE

18tombari  Tombari

Vi ricordate quando, forse in una incarnazione precedente, vi parlai di uno scrittore italiano di spessore, ora dimenticato. Si chiamava Fabio Tombari. Giacché in un articoletto io inneggiai alla buona birra, ora passiamo al vino di Tombari, con una prosa più felice della mia.

IL VINO DELL’ASTEMIO

Il vino del bevitore è schietto, non adacquato. E siccome il bevitore in genere è un intenditore, quel vino è certamente sincero.

Ma il vino dell’astemio è ancora più genuino.

Il bevitore è di bocca buona, purché il vino sia di suo gusto: amabile o asciutto, abboccato ed asprigno, il bevitore lo manda giù anche se navigato o tagliato.

L’astemio no: esige una purezza, una limpidezza maggiore. Così, per quanti aggettivi si possano appioppare ai vini, tutti più o meno spumanti, nessuno raggiunge l’elogio cui può arrivare l’astemio.

Tutto si può dire di un buon vino: che eccita l’appetito, aiuta la digestione, rallegra il cuore, lo riscalda, lo fa cantare.

Ma per quanti attributi e virtù gli si possano attribuire, compresa quella di essere esso stesso un alimento, arrivati al colmo bisogna fermarsi. Così per gli aggettivi elogiativi: generoso, frizzante, solenne, smagliante, gli aggettivi hanno un termine; più su non s’arriva.

Si può essere Redi, Carducci, si può esilararsi; o come Baudelaire o Verlaine, ammutolire o impazzire; gli stessi Sufi che la sapevano molto più lunga di quanto noi occidentali sappiamo su loro, raggiungono un massimo, e più in alto non vanno.

L’astemio sì: l’astemio arriva al sublime.

Non ci sono alternative: fra il vino e l’astemio non vi può essere altro rapporto  che quello divino. E’ per questo che lo troviamo al centro di tutti i Misteri.

Ma il divino passa per l’umano. Romolo stesso stabilì che non si offrisse altro vino in sacrificio, che quello di vite potata; cioè curata da mano d’uomo; poiché è soltanto attraverso l’uomo che la Terra può ascendere.

Ecco perché ancor oggi lo troviamo al massimo dei sacrifici.

Ma non tutto ci è chiaro.

Per solito si dice: “in vino veritas”. E ci pare di capir molto quando diciamo che il vino fa cantare chi lo beve. Così, per far parere buono un vino scadente, il venditore offriva finocchio al compratore.

Ma quella è una verità buona per chi la beve, non per chi non beve. Qui si tratta di bere la verità, non di darla a bere.

Il vino, dice Goethe, va bevuto in bei calici e il calice cui allude Goethe, di puro cristallo e istoriato, è quello di Faust; così che Faust vi intravede lo spirito della Terra. Non già che lo spirito voglia significare alcool; ma è alcool che vuol dire soffio, alito, respiro. L’alcool sta per etere. E il fatto che Goethe o Faust lo possa ammirare in trasparenza, è certamente una gran bella verità. Ma vi è una verità anche maggiore.

Il calice con cui il sacerdote celebra, non è trasparente; e se fuori è d’argento, dentro è d’oro. Non è il calice che traspare, ma il vino: non è il calice che lascia vedere il vino, bensì il vino che traspare il calice. E cosa traspare?

L’oro. L’oro è l’espressione terrena della somma sapienza. Si potrebbe andare al Soma dei Veda, a Melchisedec, ma a noi basta quel che ce ne dice un astemio.

A proposito delle Nozze di Cana, Rudolf Steiner fa osservare che quanto quel giorno ha operato il Cristo, la vite lo fa naturalmente.

La vite è quella pianta che tramuta l’acqua celeste, l’acqua di benedizione riposta nelle idrie, in vino nuziale. E il Redentore compie lo stesso miracolo della vite: quanto dire prosegue la trasmutazione di sostanze compiute dalla Terra, tramite la vite.

Nessuno che non fosse Dio avrebbe potuto mai fare altrettanto (e nessuno all’infuori d’un astemio avrebbe potuto mai rivelarcelo).

A cosa conduce questo pensiero? Conduce a Dionisio.

Osiride, portato a Nysa, nell’Arabia Felice, era figlio di Zeus, e venne chiamato come suo padre (nominativo Zeus, genitivo Dios) Dio-nysios, o Giove di Nysa: Dionisio. Non a caso Bacco era stato allevato nella grotta di Nysa. Nysa, Nissa, sarebbe il Sinai. E secondo il mito, Dionisio, sotterrati con la barbatella di vite tre ossi, di uccello, di leone, di asino, allude ai tre gradi dell’ebrietà: nel bere vino infatti, dapprima ci si sente leggeri come uccelli, quindi forti come leoni e infine stolti come somari.

Ma passiamo alla Genesi, Cap. IX 20-21. Noè che era agricoltore, piantò la vigna. E avendo bevuto del vino, s’inebriò e si spogliò dei panni in mezzo al suo tabernacolo.

La trovata dei volgarizzatori non poteva essere più geniale. Non per niente verità e virilità si assomigliano: perché Noè si è visto quale era. E’ un’interpretazione gustosa e rusticamente salace.

I primi assaggi infatti, si fanno quando il Sole entra in Scorpione; e lo Scorpione ha che vedere col sesso, cui si fa risalire ogni origine. Ma la creazione,  cioè la generazione dal nulla non deriva dal sesso, dallo Scorpione, bensì da Dio, dalla Verità: è questa che a noi preme.

La vera Genesi. Vediamo pertanto di leggerla nella versione letterale. Fabre d’Olivet ce ne offre una più genuina anche se più recondita: “Ed Egli liberò Noah, l’Uomo intellettuale, esaltò il suo pensiero e si rivelò al centro più segreto del tabernacolo suo”.

Qual è questo centro più segreto? Vogliamo scoprirlo insieme? E’ semplice, perché è già racchiuso nella sola parola veramente intima.

Come spirito per alcool adombra il soffio divino, jin, per vino, adombra l’essenza spirituale, la quinta essenza degli Alchimisti.

Cosa fa la foglia di vite su Eva? Copre, cela il mistero della vita, il mistero della creazione.

L’idea di adombrare nella sbornia di Noè una verità così nobile con un sentimento di pudore, è stata saggia, lungimirante: basti pensare alla folle esaltazione di Nietzsche e alle sue fatali conseguenze.

Così la Chiesa, più che previdente, è stata materna, poiché nessuno di noi è tanto maturo alla verità, da non avere bisogno di esservi condotto per mano come un bambino. Così San Paolo. Ma oggi l’importanza che si dà al sesso, non è meno pericolosa.

Noè rivela ciò che vi è di più intimo in ciascuno, cioè l’Io.

E il mistero dell’Io (che è poi il mistero dell’Uno quale numero più piccolo se inteso fisicamente, e più grande perché riflette l’unità) è il mistero della creazione dal nulla. Nei tempi remotissimi, quando l’uomo non aveva la possibilità di autodeterminarsi, era col vino che si esaltava e usciva di sé, fino a ricongiungersi con la Divinità.

La verità che sta in fondo al vino, lo jin, è l’Io universale.

Fuori di Santa Maria in Cosmedin vi è una pietra rotonda: la Bocca della Verità. E’ fuori della chiesa, ma sempre dentro il suo ambito. Guardiamo bene cosa rappresenta.

Il Sole, il volto stesso del Sole. Quanto a dire la fonte di ogni verità. La vite infatti trae i succhi dalla terra per congiungerli con la luce del Sole. Ed è il Sole che produce la transustanziazione in succo. Non per niente col suo sangue Cristo si immedesima con la Terra. Caterina da Siena vedeva la Chiesa come la cantina del Signore, in cui i sacerdoti mescono alle anime il vino eucaristico, che è il sangue dell’agnello senza macchia, perché il vino è sangue del nuovo Adamo.

Non dice la tradizione che va assaggiato con tutti e cinque i sensi? Dal rumore quando spilla e casca nel bicchiere (e non scivoli); dalla vista, che sia chiaro e trasparente, che frizzi e spumeggi e subito si rassereni; dall’odore, che sia profumato e non guasto; dal gusto, che stimoli e non dispiaccia; e infine dal tatto: che non abbia avuto la calda e non sia febbricitante? Il vino è l’uomo intero.

A queste verità da sensale si arriva bevendo. Ma alla verità che sta dietro, e cioè che il vino, jin, riportava all’Io primigenio, ci si arriva non bevendo, né vino né sicera.

Oggi, attraverso l’Ente per la tutela dei Vini Tipici, si vuol tornare alla genuinità. E’ giusto.

Non è più tempo di mezzi vini o di mezze verità. Il vino deve essere schietto, generoso, sincero. E così l’uomo.

Fabio Tombari

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SALUTE, SCIENZA DELLO SPIRITO

IL RIASSUNTO

 la-tavola-imbandita

Cari amici,

dopo aver letto gli interessantissimi commenti di mittel e hugo, mi verrebbe, quasi, di nascondermi in qualche anonima spelonca per poter arrossire in santa pace a causa delle mie abissali ignoranze, anche se mi chiedo quale possa essere il motivo di tali conoscenze così ferocemente approfondite che potrebbero essere un astutissimo modo per allontanare da essi ogni traccia di sospetto…mah!

Rimando a tempo debito un giudizio e, giudiziosamente mi dedico ad altro tema con il quale ho costipato tempo fa una sezione di Eco.

Lì ritorno con una nota riassuntiva.

Perché? Perché ho notato che ormai, fin troppo spesso, spiritualismo fa rima con dieta e dietetica (no, non fa rima, ma è lo stesso così).

Non credo che sia una cosa troppo giusta, anche e soprattutto perché un discepolo della Scienza spirituale moderna dovrebbe giungere da sé ad una sensibilità animica tale da permettergli di percepire, da momento a momento, ciò che per lui è bene o male nel contesto dei cibi da assumere.

Mi sembra che le diete siano divenute una sorta di Decalogo a cui obbedire: dapprima i dieci comandamenti, poi il catechismo, ora l’alimentazione: una delle tante facce della “rettorica”, che si contrappone alla via dell’individualismo etico tracciata dalla Filosofia della Libertà.

Poi in definitiva, le diete più assurde sono spesso quelle che incontrano più favore…per rimanere nel campo dell’irrazionalità o della bigiotteria che pare più luccicante e fascinosa che la realtà.

Prometto che questo sarà l’ultimo articolo che, in un certo senso, è concatenato ai precedenti. Quello che potrebbe restare fuori da quella linea, a mio parere, ha a che fare con dettagli non troppo importanti nel grande disegno delle cose.

L’alimentazione non dovrebbe essere granché diversa dalla semplice applicazione individualizzata di alcuni principi fondamentali e fondati.

In ciò simile alla Scienza spirituale, quando venga compresa la chiave di volta di quest’ultima.

Oltre a ciò, i giochi di parole sul fatto che un alimento fornirà una condizione migliore di salute o, per esempio, una maggior perdita di grasso, è un classico esempio dell’andare fuori strada.

Essenzialmente, quando si è ben padroni dei fondamentali, si è fatto il 95% del lavoro: il rimanente non contribuirà molto ai risultati. Ciò è estremamente vero per le “integrazioni” ma è vero anche per alcuni dettagli alimentari su cui sembrano fissarsi i media per brevi periodi durante i quali fanno da grancassa a risultati “scientifici” che, nello spazio di pochi mesi, negano quanto avevano affermato poco tempo prima.

Per le stesse ragioni per cui alcuni si preoccupano se sia meglio fare o meno due minuti in più di meditazione, alcuni amanti della dieta si preoccupano a causa dei due punti di differenza nell’indice glicemico tra due nutrienti. Queste preoccupazioni indicano la non conoscenza di cosa sia l’alimentazione fondamentale.

In questo semplice articoletto voglio concentrarmi su un riepilogo di alcune indicazioni alimentari fondamentali. Fate queste cose in modo corretto, sempre, accompagnatele con qualche attività appropriata e sarete a posto.

Proteine

Tutti dovrebbero conoscere i benefici delle proteine. Vi sono, nel nostro Paese, parecchi che, in nome della dieta mediterranea, tendono quasi a dimenticarle.

Nello sport può invece capitare che si mangino più proteine di quelle che è possibile assimilare. In questi casi le proteine, anche se non causano problemi di salute (nulla indica che l’assunzione proteica sia dannosa per la salute dei reni, al contrario del “si dice che”) diventano semplicemente una fonte di calorie costosa, visto che l’eccesso viene convertito in glucosio.

Una assunzione proteica a due grammi o meno di peso corporeo, è più che sufficiente se le fonti proteiche sono di buona qualità come pesce, pollame, fagioli, latticini, ecc. Senza dimenticare che anche i vegetali le possiedono in piccole quantità.

Le polveri proteiche, in casi particolari non sarebbero inutili…se non stessero cercando di separarvi dai vostri soldi.

Grassi

Se c’è una cosa su cui quasi tutti si sbagliano, è l’errato tentativo di eliminare i grassi dalla dieta corrente. Abbiamo bisogno di alcuni tipi di grassi ma non di altri tipi.

La qualità dei grassi è molto più importante della quantità dei grassi.  In generale penso che dovrebbe essere assunta una quantità del 20% sul cibo giornaliero, proveniente da fonti salubri come l’olio d’oliva, semi, noci, ecc. Ciò è d’aiuto per fornire una quantità sufficiente di calorie senza esagerare. I grassi saturi provenienti da animali e l’olio di noce di cocco e del cuore di palma, dovrebbero essere tenuti al minimo perché sono associabili a problemi di salute (attenzione, poiché le Aziende, tolti i famigerati grassi idrogenati, li hanno sostituiti con l’olio di noce di cocco con la definizione generica di “olio vegetale”).

Carboidrati

I carboidrati possono essere sia sotto che sopravvalutati. In genere, in Italia, sono ampiamente sopravvalutati. Si tende ad assumerne troppi, specialmente quelli molto raffinati, spesso al posto dei grassi salubri.

Molti guru della dieta d’oltre oceano indicano nei carboidrati l’origine di tutti i mali. Ma queste diete (chetogeniche) non sono l’ideale per una vita sana. I carboidrati sono necessari per chiunque sia attivo e tanto più se l’individuo è intensamente attivo.

In generale, i carboidrati possono rappresentare il 50% della dieta. Di questa percentuale, una parte dovrebbe essere costituita da alimenti amidacei, come il pane, la pasta e le granaglie, e l’altra parte dalla verdura e dalla frutta ricca di fibre. Ciò assicura livelli adeguati di glicogeno oltre ad una assunzione di fibre e di nutrienti.

Frutta e verdura

Se c’è un’altra cosa in cui ci si può sbagliare è il non consumare una quantità sufficiente di frutta e verdure. La frutta e le verdure sono fondamentali per una alimentazione corretta. Non dovrebbe essere difficile mangiare cinque porzioni al giorno di frutta e verdure, cioè almeno due frutti e tre porzioni di verdure.

Una porzione di verdura non è grande quanto pensate: per esempio una tazza di verdure equivale a due porzioni.

L’alta assunzione di fibre terrà in salute il colon e migliorerà l’assimilazione dei nutrienti. Ovviamente, troppe fibre (oltre i 50 g al giorno) possono essere deleterie. L’equilibrio, anche in questo caso, è la chiave.

Acqua

Non lo ripeterò mai abbastanza: bevete molta acqua. Il minimo dovrebbe essere di cinque orinazioni chiare al giorno. Molte persone vivono di bevande gassate e caffè che non contano per l’assunzione di acqua. Conta invece il contenuto d’acqua del latte, della frutta e dei succhi di frutta.

La maggior parte delle persone è cronicamente disidratata, il che non è sano. Prendete una bottiglia d’acqua e riempitela e svuotatela 2-3 volte al giorno, a quel punto sarete sulla strada giusta. Alla fine diventa un’abitudine.

Stabilire le calorie

C’è molta confusione su come stabilire le calorie per obbiettivi diversi. Parte di questa confusione deriva dal fatto che qualsiasi equazione può essere solo una stima e non dovrebbe essere considerata una scrittura sacra.

Come ogni altra cosa della vita, l’assunzione calorica dovrà essere modificata a seconda degli obbiettivi.

Come regola generale, una assunzione calorica di circa 15 calorie ogni 0,5 kg è la dose di mantenimento. Per perdere peso (grasso), riducetela del 10-15%; per guadagnare peso, aumentatela del 10-15%. Dopo qualche settimana dal cambiamento, controllate i risultati e apportate altre correzioni, fino a trovare le cifre giuste per voi.

Frequenza dei pasti

Anche se francamente non ci sono grandi vantaggi nel fare molti pasti come pensa la gente (a parità di assunzione calorica), è sempre una buona idea farli.

Fare molti pasti più piccoli tende a smorzare l’appetito, evita il sovraccarico della digestione e rende più semplice consumare un numero sufficiente di calorie.

Tre pasti al giorno sono il numero minimo e tre pasti più diversi spuntini sarebbe meglio.

Perdere peso

Fondamentalmente perdere peso non è più difficile del guadagnarlo. Per costringere a mobilizzare il tessuto grasso, dovete mangiare di meno di quanto avete bisogno.

Tutti i programmi alimentari, indifferentemente da quello che viene detto, vi fanno semplicemente mangiare di meno (e muovervi di più), così il tessuto è mobilizzato per fornire carburante. Nessuna magia, solo semplice fisiologia.

Se volete perdere peso, riducete le calorie un po’ alla volta fino a che cominciate a vedere i cambiamenti. Poi mantenete quell’assunzione calorica fino a che vi fermate e poi riducete ancora un po’ di calorie. Fino a che la vostra energia non diminuisce non state perdendo muscolo ma solo grasso.

Normalmente si consiglia di ridurre i carboidrati amidacei perché anche una piccola riduzione (un panino al giorno) può ridurre sufficientemente le calorie da causare una perdita di grasso. Poi vi sono approcci più estremi come La Zona o le diete chetogene.

Ma, per attivare la perdita di grasso, iniziate sempre con i cambiamenti più piccoli e più semplici che potete fare. Un sano aiuto per la perdita del peso è di aumentare il lavoro aerobico, come passeggiate veloci. Oppure buttatevi da una rupe e volate con un gran battito di braccia.

Quanto ho scritto vale per l’individuo sano e di media età. Deve essere chiaro che situazioni diverse possono o devono comportare indicazioni particolari. Quanto ho scritto sulle calorie abbisogna di tabelle per gli alimenti più comuni: esse sono di facile reperibilità (le trovate anche nei libri di cucina). Per approfondimenti ritornate agli articoli precedenti e se proprio non vi interessa, passate avanti.

SALUTE

CIBI E DELITTI

cibi e delitti

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La premessa a questa nota  è abbastanza semplice. Il punto cruciale rimane sempre il pensare che, integrato alla percezione, produce conoscenza. Sembra quasi che vi siano due tipi di pensiero e altrettanti di percezioni: i primi superiori ai secondi. In parole povere, se il tema che viene afferrato dal pensare si traduce in pensieri che sembrino riguardare lo Spirito (per gli spiritualisti) va tutto bene mentre pensieri d’altro tipo paiono quasi privi di diritto di cittadinanza. Per l’asceta questo è un equivoco che deve essere chiarito in fretta. Invero non si può essere operatori moderni se l’eco formale della Tradizione domina la nostra anima. Scaligero ha osservato e scritto che il pensiero non muta pensando Dio o una seggiola (e quante volte l’ha ripetuto ad amici e discepoli della Via Solare!). Il pensiero non è più vero se volge ad un testo antroposofico piuttosto che al manuale del piccolo chimico. Esso è più vero se è più forte, se è più concentrato, se è più cosciente, se c’è “IO” in esso: allora s’avvicina a realizzare la propria, spirituale natura: solo allora lo spettro semiautomatico che si dice uomo prende sostanza e diritto d’umanità. Tenete conto di ciò nel leggere i cenni e frammenti di rigorosi esperimenti scientifici, compiuti in tutto il mondo  nell’ultimo decennio e conosciuti da Okinawa a Ottawa grazie alla rete, che non è quella di un ragno, ma, dall’origine, un modo per comunicare veloce tra scienziati. Chinandomi allo spazio tiranno voglio darvi subito qualche ragguaglio circa la realtà di prodotti del tutto comuni e “naturali” che attraversano i labirinti della tecnologia alimentare contemporanea.

Il latte: sino a vent’anni fa tutti accettavano l’indubitabile nozione che il latte faceva bene. Oggi il consumo di latte è accusato di tutto, dalle infezioni croniche al cancro e al diabete. C’è l’intolleranza al lattosio, l’allergia alla caseina. Sebbene alcune fortunate persone siano geneticamente equipaggiate per digerire il latte in tutte le sue forme, quello che si acquista nei negozi andrebbe evitato. E’ dannoso.

Vediamo di capirci. La mucca moderna è un mostro di natura. Un secolo fa le mucche producevano 8 – 12 litri al giorno, quelle di oggi (es.: le Holstein) arrivano a produrre tre o quattro volte tanto. Si è giunti a produrre animali con ghiandole pituitarie anomali attraverso selezioni e alimentazione proteica. La pituitaria non produce solo ormoni di stimolo alla produzione del latte ma anche gli ormoni della crescita. Essi sono presenti nella parte acquosa del latte, non nel grasso. L’eccesso di ormoni pituitari è associato alla comparsa del tumore.

La mucca con pituitaria superattiva è malata: secerne quasi sempre pus nel latte e richiede dosi frequenti di antibiotici. Troppo spesso le mucche sono alimentate con miscele ricche di proteine di soia. Ciò, oltre a stimolare maggior quantità di latte incrementa nell’animale l’incidenza di mastiti, sterilità e problemi epatici.

(L’alimentazione appropriata è l’erba verde, specie quella a crescita rapida di primavera e autunno. Il latte delle mucche alimentate correttamente contiene il fattore Price e l’anticancerogeno CLA, oltre una alta quantità di vitamine e minerali).

Passiamo alla pastorizzazione del latte che, come tutti sanno, ci protegge dalle malattie! Le moderne macchine per produrre il latte, i contenitori in acciaio inossidabile, l’efficiente confezionamento, ecc. rendono la pastorizzazione perfettamente inutile. Ma, peggio, la pastorizzazione non garantisce l’assenza di impurità. Tutti i casi di salmonella dovuti al latte, verificatisi negli ultimi decenni, hanno fonte nel latte pastorizzato (nel 1985, in America, un’epidemia in tal senso colpì oltre 14000 persone ed il ceppo nella partita di latte era resistente alla penicillina e alla tetraciclina). Il latte non pastorizzato contiene batteri produttori di acido lattico, protettivo per eccellenza dai patogeni. La pastorizzazione distrugge tali organismi utili, lasciando il prodotto privo di protezione nel caso di contaminazione. Nel tempo il latte non pastorizzato si acidifica, quello pastorizzato imputridisce. E non solo: il calore altera gli amminoacidi lisina e tirosina, rendendo difficoltoso l’assorbimento del complesso proteico; la perdita della vitamina C supera il 50% mentre la perdita di altre vitamine idrosolubili giunge al 80%; il “fattore Wulzen” o antirigidità è totalmente distrutto, idem per la vit. B12, necessaria per la salute del sangue ed il funzionamento del sistema nervoso; riduce la quantità di calcio, cloruro, magnesio, fosforo, potassio. Alcuni studi indicano che la pastorizzazione altera il lattosio. Ciò, e il fatto che il latte pastorizzato pone sforzo al pancreas per produrre enzimi digestivi, fa collegare, nelle società evolute, il consumo di latte al diabete. La pastorizzazione distrugge inoltre tutti gli enzimi presenti nel latte: la prova della riuscita del processo è l’assenza di enzimi. Questi aiutano il corpo ad assimilare i fattori costruttivi, compreso il calcio; perciò coloro che bevono il pastorizzato possono soffrire di osteoporosi. E arriviamo alle ultime infamie: dopo la pastorizzazione, a volte vengono aggiunte sostanze chimiche per smorzare l’odore e ripristinare il gusto. Sono aggiunte le vitamine sintetiche D2 e D3, la prima è tossica ed è stata collegata alla cardiopatia mentre la seconda è di difficile assimilazione. Alla cardiopatia è stata anche collegata l’omogeneizzazione. Non dimentichiamoci del latte scremato in polvere. I metodi di disidratazione commerciale ossidano il colesterolo nel latte in polvere, rendendolo dannoso per le arterie. L’essiccazione attraverso le alte temperature crea grandi quantità di proteine con legame crociato e di nitrati, potenti cancerogeni, oltre all’acido glutammico libero, tossico per il sistema nervoso. Sembra spaventoso, ma in realtà nelle persone sane tutto questo produce soltanto allergie, fatica cronica e una sequela di malattie degenerative.

Vi prego di continuare a rammentarvi che riassumo, fotografo, brevi spezzoni dimostrativi: in poche pagine non posso fare di più e comunque non sono “l’esperto” che ci vorrebbe.

Ai fini pratici, del tipo “se lo conosci lo eviti”, vorrei spendere alcune righe sui grassi idrogenati che fanno da re in merendine, biscotti, patatine e che sono presenti, in media, nel 40%  degli alimenti che trovate nei supermercati.

Il punto di partenza sono gli oli più economici (soia, mais, semi di canola, già rancidi a causa del processo d’estrazione). L’idrogenazione è il procedimento che trasforma i polinsaturi, normalmente liquidi a temperatura ambiente in grassi solidi a temperatura ambiente: la margarina e il grasso. Gli oli di cui sopra vengono mischiati con minuscole particelle di metallo, solitamente ossido di nickel. L’olio con il suo catalizzatore (nickel) viene esposto a gas idrogeno in un reattore ad alta pressione e alta temperatura. Nella miscela vengono poi inseriti emulsionanti simili al sapone e amidi per una miglior consistenza; il prodotto è nuovamente soggetto a alte temperature quando è pulito a vapore: serve ad eliminare l’odore sgradevole. Anche il colore, grigiastro, è poco appetibile ma, grazie al cielo(!), è modificato con la varechina. Un’aggiunta di coloranti e aromatizzanti ed è pronto per essere venduto come l’alternativa sana al burro. Le margarine ed i grassi parzialmente idrogenati (noti come: olio idrogenato, olio vegetale parzialmente idrogenato, transgrassi, acidi grassi trans, margarina, margarina vegetale) sono per noi ancora peggiori degli oli vegetali molto raffinati di cui son fatti a causa delle trasformazioni chimiche (alchimie perverse) che si verificano durante il processo di idrogenazione. Nelle alte temperature, il nickel catalizzatore spinge a cambiare gli atomi di idrogeno nella catena degli acidi grassi: prima, nella catena sono presenti  coppie di atomi di idrogeno che costringono la catena a piegarsi leggermente creando una concentrazione di elettroni nel punto del doppio legame. E’ detta formazione cis ed è la configurazione più comune presente in natura. Con l’idrogenazione, un atomo della coppia si sposta dall’altra parte e la molecola si raddrizza. Si chiama formazione trans e provate ad indovinare: èraramentepresenteinnatura. I grassi trans da laboratorio sono tossici ma il sistema digestivo non li riconosce come tali e vengono incorporati nelle membrane cellulari come cis. Entrati, i trans con i loro atomi di idrogeno fuori posto creano problemi di metabolismo cellulare.

I grassi idrogenati alterati bloccano l’utilizzo degli acidi grassi essenziali, causando: disfunzione sessuale, aumento di colesterolo ematico e la paralisi del sistema immunitario. Il loro consumo è associato al cancro, l’arteriosclerosi, il diabete, l’obesità, la riduzione della vista, la sterilità, difficoltà di lattazione, stati infiammatori a ossa e tendini. Parlando di acquisti, la popolarità della margarina parzialmente idrogenata (rispetto al burro) è il trionfo della pubblicità sulla conoscenza. La miglior difesa è evitare alimenti idrogenati o nascosti nella lista degli ingredienti come la lebbra.

Potrei annoiarvi ancora con tante altre sostanze: mi limito a raccomandarvi il Glutammato Monosodico (noto anche come: glutammato di sodio, E 621, glutammato libero, estratto di lieviti, lieviti autolizzati, proteine idrolizzate, Accent) di cui accenno a solo una delle sue caratteristiche: il glutammato è anche una eccitotossina e un alto livello di questa provoca danni al cervello. Il dott. Olney, esperto mondiale di glutammato, scrive: “Penetra facilmente in alcune regioni cerebrali (ipotalamo) distruggendo velocemente i neuroni negli uomini e negli animali” Come “esaltatore di sapidità” è onnipresente nei cibi raffinati.

Infine, per togliervi quel briciolo di certezze che rimane sempre, concludo questa breve passeggiata tra le mine antiuomo di tutti i giorni aprendo il dossier di un efferato killer , chiamato anche: La morte bianca.

Di solito lo chiamiamo zucchero. Cerchiamo di capirci: in quantità modesta è un alimento utile, anzi necessario alla coscienza, al cervello, alle funzioni corporee, ma negli ultimi decenni, nella società occidentale è stato introdotto pressoché in tutti gli alimenti, anche nei cosiddetti alimenti salubri come i cereali poveri di calorie, yogurt, cracker senza grassi e così via. Dunque perché lo zucchero (glucosio, fruttosio, saccarosio, galattosio, maltosio, destrosio e lattosio) fa male? Perché ora l’occidentale nella media assume un kg di zucchero la settimana. Avete letto bene: alla settimana! (sino a un kg e mezzo nei paesi anglosassoni, in Canada voliamo a quote ancora più elevate).  In pratica, questa enorme quantità di zucchero fa sfracelli nell’organismo. Favorisce gagliardamente l’obesità, le cardiopatie, il diabete e l’alta pressione. Inoltre, causando rapide fluttuazioni nei livelli glicemici (spinta in alto seguita, mezz’ora dopo, dal crollo glicemico) vi lascia desiderosi di altri alimenti zuccherati (rilascio di dopamina) e così vi trasforma in zucchero–dipendenti. Immaginate che questo sta veramente accadendo per  la maggioranza dei giovani e bambini del mondo occidentale e vi sorgerà il sentimento che, per gli effetti futuri, si profila una catena di problemi  più gravi di una guerra nei Balcani.

Stiamo sfiorando la spuma di un mare oscuro che le tradizioni non prevedevano e gli studi antroposofici di settore  conoscevano poco. L’unica difesa che ci rimane è  la capacità di pensare autonomamente , senza rifugiarci nel Mito. A mio avviso il vero ricercatore di Scienza dello Spirito può, anzi dovrebbe pensare tutto, purché immetta IO nel pensiero che pensa, soprattutto per quanto riguarda la scienza contemporanea. Sia chiaro che posso ammirare gli studi di Hermann Poppelbaum o di Gerhard Schmidt, ma nella velocità dei cambiamenti, essi sono rimasti indietro. Poppelbaum dice: “ Non esistono nell’universo sostanze non appartenenti a nessuno ma per le sostanze sintetiche prodotte dall’uomo forse le cose non stanno così” Ebbene, da quel tempo ad oggi sono state create 52 sostanze che non esistevano in natura e che, per forza maggiore, respiriamo, mangiamo,assorbiamo per osmosi. Schmidt, sulla traccia data da Steiner, osserva come l’evoluzione umana sia collegata all’elemento zucchero: vedete nelle righe precedenti e in quelle successive della mia nota a cosa questo binomio stia portando. Ripeto: sono stati lavori molto pregevoli ma ora da essi l’eventuale ispirazione ci porta indietro ad un tempo di certo migliore ma incapace di comprendere le istanze che urgono davanti a noi. Ora.  Le cose cambiano. C’è un divenire. E, se si è avanti nell’età, sembra che tutto vada peggio.

Quelli che seguono sono semplici indicazioni, suggerimenti generali per il benessere del corpo e della base corporea della mente che si giustificano soltanto alla luce della pura sperimentazione contemporanea.

Attività fisica: essa stimola l’accelerazione del metabolismo, riduce i livelli di insulina, provoca l’aumento del colesterolo buono HDL (riducendo il rischio di cardiopatie) e della resistenza al declino mentale legato all’età, protegge, in misura per ora non quantificabile, dal morbo di Alzheimer.

Controllo dei carboidrati: visti i picchi insulinici forniti dagli eccessi di carboidrati, che causano divisione cellulare, resistenza all’insulina e la glicazione delle proteine, possiamo parlare di moderazione nell’assunzione dei carboidrati.

Parliamo di indice glicemico e carico glicemico (Il c.g. È il prodotto aritmetico dell’indice g. per la quantità di carboidrati). L’indice glicemico misura quanto l’alimento specifico aumenta i livelli glicemici ematici. Più alto è il numero (da 1 a 100) più veloce è la conversione. 100 è rappresentato dal pane bianco o dal glucosio. Si consiglia di mangiare pochi alimenti con IG alto (da 70 a 100) ma principalmente con IG basso (55 o meno). La pasta, piatto nazionale, è di indice 55. I carboidrati fibrosi causano una conversione glicemica molto bassa (cocomero, carota). In sintesi: i carboidrati che meno tendono ad aumentare l’insulina sono meno inclini a stimolare depositi di grasso e le malattie connesse all’invecchiamento. In pratica sarebbero da evitare alimenti contenenti zuccheri nascosti ossia: sciroppo di mais, melasse, fruttosio, destrosio, turbinado, amazake, sorbitolo, polvere di carruba, saccarosio e sciroppo d’acero. Quando valutate i meriti di un pasto sano, sappiate che un cucchiaino di zucchero raffinato è pari a  4 g di zucchero, perciò un prodotto che contiene solo 16 g di carboidrati non fibrosi per porzione contiene 4 cucchiaini di zucchero.

Antiossidanti : le reazioni ossidative fuori controllo sono collegate all’aumento dei radicaliliberi, i supercattivi nel nostro corpo (la teoria dei radicali liberi è complessa, in sintesi: ogni tipo di RL è una molecola a cui manca un elettrone nella struttura esterna. Ciò rende i radicali liberi instabili e alla ricerca di un modo per rimpiazzare l’elettrone mancante. Quando incontrano una cellula normale sana rubano un elettrone dalla struttura esterna della parete cellulare, danneggiando così la cellula e innescando una reazione a catena, con ogni molecola cellulare danneggiata che cerca di rimpiazzare il suo elettrone mancante. Il risultato finale è un gruppo di pareti cellulari permanentemente danneggiate che possono condurre a problemi come il cancro, cardiopatia, artrite, ostruzione delle arterie, ecc.) Il sistema di antiossidanti connaturato nel corpo declina con l’età. Inoltre, il cervello, che è composto per la maggior parte di grassi è particolarmente soggetto all’ossidazione e la ricerca dimostra che le persone che assumono una quantità maggiore di antiossidanti sono anche quelle più sane. Il fatto che gli antiossidanti aiutino a preservare la funzionalità cerebrale è già una ragione sufficiente per assumerli e, inoltre, contribuiscono alla difesa dell’organismo contro malattie gravi come il cancro, l’aterosclerosi e la degenerazione cerebrale.    Gli antiossidanti sono abbondanti negli ortaggi (cavoli, cavolini di Bruxelles, carote, ecc.) e nella frutta di colore accentuato (fragole, ribes, mirtilli, ecc,). Tra le molte sostanze assumibili come integratori ci sono: beta – carotene, vitamina C, vitamina E, selenio, zinco, CoQ10, acido alfalipoico in forma R (R – ALA), gingko biloba, estratto di semi d’uva.

Antiinfiammatori : Data l’influenza dei processi infiammatori in moltissime malattie e traumi, il consiglio è di adottare strategie antiinfiammatorie. Ricordatevi che moltissimi esperimenti, prolungati nel tempo, attestano che l’intervento precoce può arrestare e persino invertire il declino cognitivo associato al binomio invecchiamento e stati infiammatori. Tra gli alimenti vi sono ortaggi come cavolo verde, alghe e altri ortaggi verdi e frutta come mirtilli, olive, avocado, papaia e ananas. Tra le sostanze abbiamo la vitamina C, D, E e gli eccezionali grassi omega – 3. Questi ultimi sono indispensabili alla salute del corpo e dell’attività cerebrale. Inoltre proteggono il sistema cardiovascolare, diminuiscono il rischio di cancro, riducono sensibilmente gli stati depressivi e altro ancora in rapporto alla quantità, in grammi, d’assunzione.

Riduzione delle calorie : Troppo cibo, anche il più salubre, produce quantità enormi di radicali liberi (molecole iperattive come superossido, idrossile, ossigeno singoletto e perossidi) che danneggiano le pareti delle arterie e avviano l’accumulo di depositi di grasso bloccanti il flusso ematico. Si valuta inoltre che la riduzione indiretta dell’assunzione di zucchero, smorzando le calorie, riduca la produzione di insulina e la conseguente divisione cellulare legata al cancro, i danni ai grandi e piccoli vasi ematici e diminuisca la formazione dei glicati avanzati causanti l’invecchiamento prematuro. Sia quel che sia, è saggio abituarsi all’assunzione di nutrienti sufficienti, senza affamarsi, ma anche senza mantenere, da sedentari, un volume di cibo adatto ad un boscaiolo canadese! Il che non è facile se si viene a sapere, come esempio, che il contenuto di una sola lattina di una famosissima bevanda globalizzata, contiene, in zuccheri, più di quanto abbisogna l’organismo per una giornata.

Il sonno: In occidente si stima che il 74% di persone soffre di problemi di sonno, alcune o più notti alla settimana. Si è scoperto che: una sola settimana con carenza di sonno altera i livelli ormonali e la capacità di metabolizzare i carboidrati; aumenta il livello di cortisolo associabile alla resistenza all’insulina e alla perdita di memoria; i livelli glicemici impiegano a calare con il 40% di tempo maggiore e la risposta all’insulina precipita del 30%. Il fabbisogno di sonno è comunque soggettivo ma viene facilmente snaturato da diverse pessime abitudini: ho assistito persone stressate e aggressivizzate che sono ritornate ad un buon equilibrio con un aumento di  mezz’ora di sonno associato ad un’integrazione di fosfatidilserina.

In una ancora più generale visione dell’insieme si potrebbe aggiungere qualche strategia nutrizionale controcorrente rispetto ad alcune abitudini inveterate e alle tradizioni familiari: Fare 5 – 6 piccoli pasti al giorno. Fare pasti piccoli e frequenti aiuta ad aumentare il ritmo metabolico (bruciare più grasso), stabilizza i livelli glicemici nel sangue (energia costante durante il giorno), migliora l’assorbimento dei nutrienti. Mangiare di più al mattino e ridurre l’assunzione calorica col progredire della giornata; col procedere del giorno il metabolismo rallenta, quindi fare pasti più piccoli e limitare l’assunzione di carboidrati la sera può essere un passo positivo verso il sano dimagrimento.

Riassumendo: attività fisica, controllo dei carboidrati, antiossidanti, antinfiammatori, restrizione calorica e sonno sufficiente, possono riportarvi al miglior stato di salute fisica e psichica che vi è stato, potenzialmente, concesso.

Ho tracciato uno schizzo assai elementare, sulla base di quanto, sebbene in evoluzione continua, trova basi solide nell’osservazione dell’esperimento scientifico degli ultimi anni. Però, quello che volevate, non posso darvelo. Però posso forse raccontarvi in breve ciò che ho visto o sperimentato direttamente.

Se abitate in città, comperate alimenti “bio”, ma senza illusioni. Esistono produttori che separano i prodotti: quelli belli all’ordinaria filiera commerciale, quelli brutti ai mercati biologici. Scegliete frutta con buccia spessa, eviterete mezzo chilo annuo di potenti antiparassitari nella vostra pancia. Ricordatevi di bere acqua, più passano gli anni, più ci si dimentica: quando appare la sete il vostro corpo è già disidratato. Mangiate frutta secca (specialmente noci) giornalmente o quasi; sono ricche di sostanze minerali e di grassi essenziali (omega3). Mangiate la frutta lontano dai pasti principali e fatela diventare pasto  piccolo (ricordatevi dei 5 o 6 piccoli pasti). Iniziate il pasto dall’insalata: mangerete di meno e sarete soddisfatti comunque. Ricordatevi i colori delle verdure e della frutta, non è uno scherzo: tra le mele la qualità Delizia Rossa risulta sei volte più ricca di ossidanti rispetto a quelle più…scialbe.

Passando all’empiria,pura e semplice ho notato che:

una grave depressione si è risolta in meno di un mese con l’integrazione congiunta di Creatina (effervescente) e fosfatidilserina (4gr. di creatina e una capsula di Neo Bros pro die);

in un organismo sano una semplice integrazione di 2gr. di grassi omega3 e una capsula di ginkgo biloba titolato al 24%, su base giornaliera, offre un validissimo aiuto alla destità e alla chiarezza basica della mente;

persone sofferenti di disturbi al sonno e eretismi cerebro – mentali si sono sanate con fosfatidilserina e ginkgo biloba;

condizioni tossiche di vario tipo hanno avuto concreti benefici da un mix di vit.C, vit.E, e Cardo Mariano;

ho visto scomparire un herpes alle labbra in un solo giorno con una dose assai massiccia di vit.C ;

ho anche visto regredire di tanto fastidiose dermatiti croniche con l’integrazione alimentare di omega3 e noci;

ho notato che i soliti multivitaminici (progettati prima della scoperta del fuoco) servono poco o niente, ma se proprio si desidera il-tutto-in-uno, ad un ipotetico amico consiglierei il Power LifeMix della A.N.Labs;

esiste una ricettina sicula per il benessere dell’intestino (che, come ogni occultista sperimenta, è collegato a definite zone cerebrali). Prendere a digiuno un cucchiaio d’olio d’oliva extravergine, specie nei cambi di stagione: è una medicina contro i radicali liberi e ciò è dovuto alla sua composizione di acidi grassi monoinsaturi (70/80% di acido oleico) e sostanze antiossidanti (alfa-tocoferolo e polifenoli). Pensate che nell’Europa dell’Est lo si vende in farmacia!

Potrei continuare ad insinuare, se non all’infinito, almeno per diverse pagine. Un’idea ve la siete fatta. Allora andate da qualcuno che abbia le carte in regola ma soprattutto che sia al corrente e non nella corrente. Avrete notato che non ho nemmeno sfiorato l’omeopatia e le cure alternative: funzionano alla grande, alcune, e di molte non mi fido, attraenti come sembrano: sfiorano anche troppo la terra di nessuno dove il sublime è sempre ad un passo dal ridicolo. Ma se trovate un vero terapeuta la soluzione di problemi anche gravi allora è possibile. Intanto spero d’aver abbozzato qualcosa di utile. 

SALUTE

RICORDIAMOCI DEL CORPO

 

 Eracle-Farnese-

 

Un grande asceta del secolo scorso scrisse che il corpo fisico non è che uno “strumento e un’ombra”. E per le condizioni attuali ciò può essere sostanzialmente vero.

Il corpo fisico è soltanto lo strumento dell’Io ed è anche solo un’ombra scura se solo lo si confronta con la luce del Sole interiore.

Mi chiedo: è tale ombra utile allo sviluppo dell’anima ed è forse possibile che, coltivando lo strumento, esso sia di qualche utilità per le vite che verranno dopo questa?

In generale, ogni volta che l’anima si incarna in un corpo nuovo, viene con l’intento di vivere nuove esperienze che l’aiuteranno nella sua maturazione. Di vita in vita l’entità spirituale si contrae nella forma, diviene a caro prezzo una personalità cosciente e indipendente e che, a gradi sempre maggiori di sviluppo, può scegliere non  solo il momento della propria incarnazione, ma il luogo, lo scopo e l’opera da compiere. Chi lo può di più, chi lo può di meno : è un processo evolutivo, cioè in divenire.

Comunque è il corpo che sostiene la coscienza ordinaria, lo dimostra una martellata sulla testa o meno violentemente, una condizione qualsiasi che provochi un minor afflusso di sangue ossigenato al cervello. Mentre un disturbo organico determina quasi sempre un cambiamento temporaneo di umore, di carattere e indirizza il pensiero su binari particolari.

Quando nasciamo, il rapporto col corpo è tenue: con esso non ci siamo ancora confrontati e la coscienza, nei casi in cui è desta, è diffusa e vede molto attraverso la madre. Sa molto con estrema precisione, ma poiché non ha ancora nulla su cui riflettersi, non può dire “io” a se stessa, non possiede pensiero autonomo: dunque non può riflettere su nulla di ciò che percepisce: è coscienza che nulla sa di sé.

Immergendosi progressivamente nel corpo, l’essere umano entra nell’oblio, la durata del quale è, anche in questo momento, più soggettiva di quanto si pensi. Poi, come tutti sanno, nel terzo anno di vita, svolte le tre grandi operazioni del verticalizzarsi, del parlare e del pensare, l’essere inizia a riferirsi a sé stesso come ad un io. Sono eventi grandiosi che vanno ben oltre le ordinarie leggi di natura.

Nonostante si si sia in grado di afferrare i concetti universali, la coscienza è semi sognante. Tale condizione, anch’essa in divenire, dura molti anni poiché le forze animiche devono operare nella corporeità, plasmarla: appena dopo due decenni si potrà parlare di una coscienza desta; nel frattempo le attività della veglia e del sogno si frammischiano, tant’è che molti ragazzini vivono più nella fantasia che nel mondo sensibile.

E’ del tutto possibile che in questo lungo periodo, l’entità umana possa, talvolta, percepire da sveglia alcune attività che appartengono allo stato di sogno, ovvero non sogni ad occhi aperti riproducenti le condizioni notturne, ma azioni soprasensibili.

Quando l’animico-spirituale, secondo forze che variano per ciascuno, termina il suo inserimento nella corporeità, la destità per il percepito (corpo compreso) si fa massima per molti decenni: essa comporta la migliore consapevolezza di sé corrispondente e la più robusta attività nel pensiero ordinario.

Il corpo, salvo malanni passeggeri, è diventato davvero un buon veicolo, utile ma poco percepito: ora è davvero un’ombra di sé. Non percepire troppo intensamente corpo e organi è segno di salute: condiziona il meno possibile le nostre attività, che sono sempre interiori anche quando siano immerse nelle produzioni sensibili.

Allora è giustificata la domanda circa le chiacchiere di questo articoletto?

Ma insisto, poiché sono sempre due gli elementi che concorrono alla nostra adeguata incarnazione.

Quando ci svegliamo dal sonno possiamo anche constatare che sono due i mondi che concorrono al nostro divenire svegli: uno di questi è l’apparente oggettività persistente di quello che ci attornia; l’altro è il mondo del pensiero, dei concetti: altrettanto concreto e reale. Infatti capita a tutti, alle volte, di aprire gli occhi ma per un attimo di non sapere nulla: di chi si sia, di dove si sia, ecc. Poi interviene la mente e tutto va a posto.

Se l’attività interiore non ritrovasse la sua buccia fisica e se la buccia fisica non fosse in grado di accogliere l’attività interiore, di noi in quanto uomini terrestri cosa ne sarebbe?

Voglio, una volta tanto, dirigere l’attenzione sul corpo fisico, così come viene sperimentato nella nostra attuale condizione di consapevolezza e percezione. E rivalutare la sua coltivazione, ragionata e consapevole. Poiché con ciò aiutiamo allo stesso tempo la crescita dell’anima, il suo progresso e la sua illuminazione.

La cultura fisica consiste nell’immissione di consapevolezza nel corpo. Che lo si sappia o lo si ignori, resta un fatto che ha la sua importanza.

Quando ci concentriamo per far agire i muscoli in accordo con la nostra volontà, quando ci sforziamo di rendere più elastiche le membra, a dar loro una agilità o una forza o una resistenza che è superiore a quanto abbiamo avuto in dote, infondiamo nella sostanza di questo corpo una forma di coscienza che esso non aveva e ne facciamo uno strumento che progredisce mediante questa azione. Non è l’unica cosa che dia coscienza al corpo, ma è cosa che agisce in modo generale e questo è piuttosto raro. Come, al contrario, non è raro vedere persone (sane) che camminano in maniera disarmonica, che trovano difficoltà nell’esercitare la presa delle dita, che posseggono una sorta di deficit nell’equilibrio e che, persino, non sanno sdraiarsi o alzarsi senza manovre goffe e pesanti.

Per contro, l’artista il pittore, lo scultore infonde coscienza nelle braccia e nelle mani e mi sembra, a ricordo, che uno tra i primi esercizi dati dal Dottore per la fanciulla che sarebbe divenuta una tra le prime euritmiste fu di farle scrivere con le dita dei piedi.

La cultura fisica ha un’azione generale. Quando i risultati sono visibili, quando si osserva a quale punto il corpo possa venir perfezionato, è anche possibile intuire come ciò possa essere utile all’azione dell’essere animico-spirituale che, possedendo un mezzo organizzato, armonioso, forte e agile ad un gradino superiore, è favorito considerevolmente nel suo lavoro.

Sono poche le persone che praticano la cultura fisica con questo scopo, ma che lo sappiano o meno, il risultato c’è. Se si è un poco sensibili, vedendo i movimenti di un essere che ha fatto della cultura fisica ragionata e metodica, si vede una luce, un’armonia, una vita che non esiste tra gli altri. La grazia di una danzatrice o la possanza di un pesista sono del tutto visibili anche quando i suddetti siedono dal parrucchiere o barbiere. Beninteso, se si guarda.

Ci sono molte persone che vedono la cosa esteriormente e dicono che a far forza e muscoli bastano i mestieri pesanti, che producono almeno qualcosa.

E’ un’ignoranza poiché c’è un’essenziale differenza tra i muscoli che sono stati sviluppati mediante un speciale utilizzo, localizzato e limitato e muscoli coltivati insieme volontariamente e armoniosamente che, secondo un programma d’insieme, non lascia indietro nulla senza disciplina, lavoro ed esercizio.

Le persone che, per la loro occupazione, sviluppano particolarmente certi muscoli hanno sempre una deformazione “professionale”: ciò non aiuta minimamente il progresso interiore.

Da un certo punto di vista l’intera vita aiuta necessariamente il progresso interiore, ma così lentamente che l’entità animico-spirituale dovrà reincarnarsi tantissime volte per giungere ad un grado elevato.

Posso dire, senza troppo rischio, che la cultura fisica è la disciplina ascetica del corpo e che ogni disciplina ascetica aiuta e affretta il passo sulla via della meta.

Tanto più coscientemente venga eseguita, tanto più il risultato è rapido e generale e anche se si fa senza vedere oltre la punta del naso, si da un aiuto allo sviluppo totale.

Sottolineo che ogni disciplina, qualunque sia, se la si esegue con rigore, con sincerità e volontariamente, è sempre un aiuto considerevole. Disciplinarsi vuol dire affrettare l’avvento di una nuova vita di realtà superiore.

Così com’è, il corpo fisico è ombra, riflesso del principio saturnio e solare, ma quest’ombra possiamo renderla capace di un progressivo sviluppo e l’Io che si rende capace di svilupparla ora ne sarà capace in ogni ulteriore formazione individuale (incarnazione). Finché potrà produrre una condizione in cui la vita fisica e la vita spirituale forgeranno una unità di luce, forza e consapevolezza.

Una nota aggiunta: molti lettori di Eco non sono giovani e ciò potrebbe far loro pensare che quello che ho scritto non li riguardi affatto. Invece, a mio parere, potrebbe interessarli come e più di un giovane. Chi è “malandato” troverebbe grande giovamento dalla “ginnastica posturale”, naturalmente sotto la guida di laureati esperti. Per tutti gli altri, lo stretching, gli esercizi di mobilitazione, di coordinazione, di potenziamento, di equilibrio (importantissimi) e infine con piccoli attrezzi e una regolare passeggiata sull’imitatore di sci di fondo (ellittica) o tapis roulant o cyclette porteranno benefici impressionanti nella vita generale.

Anche per queste attività, mai iniziare col “fatevelo da voi”, ma sotto la guida di attenti insegnanti (persino un idoneo respirare sotto sforzo deve essere insegnato).

Insomma, fate qualcosa di disciplinato per il corpo: esso vi sarà grato e vi ricambierà generosamente!

SALUTE

PRINCIPI SENSATI DELLA NUTRIZIONE VI ARTICOLO

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(VI e ultimo articolo)

Cari amici, dopo aver dato uno sguardo alle colonne del nutrimento umano, vorrei concludere con un’aggiunta che tratta di qualcosa che può essere di beneficio a tantissimi (a tutti). Su ciò, sono molte le voci della Comunità scientifica che hanno affermato essere una delle più importanti scoperte avutesi tra la fine dello scorso secolo e l’attuale. Confermo nella mia personale esperienza che la salute generale è nettamente migliorata. Abbraccia tutta la condizione psicofisica, attenuando gli stati infiammatori e la depressione; rende più fluido il sangue e ci rende più svegli senza il contraccolpo del caffè. Sembra ridurre molto i rischi di ictus e infarti…ma ne riparliamo poi. Le mie conoscenze specifiche non sono solide, perciò saccheggio due tra i massimi esperti di grassi alimentari: Udo Erasmus e Donald Rudin. Con il loro aiuto torno a quanto accennato nell’articolo sui nutrienti grassi.

Acidi grassi essenziali

Generalmente, i grassi alimentari hanno una cattiva fama ma alcuni grassi non solo non sono insalubri ma sono essenziali per la salute. Per esempio, gli acidi grassi essenziali (EFA) ricoprono un ruolo fondamentale per l’efficienza della digestione e la salute delle articolazioni. Le deficienze di EFA sono anche collegate ai disturbi cardiovascolari, al cancro, al diabete, all’artrite, a funzioni immunitarie indebolite e a molti altri problemi di salute. Avere la fobia per i grassi che porta sino all’eliminazione anche dei grassi salubri è un problema molto serio. Molte persone hanno adottato la fissa che “grasso è male” e la applicano a tutte le fonti di grasso e di olio.

Se gli EFA mancano, o ne sono presenti pochi, nasce il problema: sono essenziali perché il corpo non può produrli. Devono essere forniti attraverso la dieta. I nomi dei due EFA sono: acido alfa-linolenico (LNA) e acido linoleico (LA).

Di solito l’LNA viene chiamato EFA Omega-3 e l’LA EFA Omega-6. Il fabbisogno di Omega-6 è superiore a quello di Omega-3, quindi è necessaria un’assunzione di Omega-6 superiore a quella di Omega-3.

Gli EFA Omega-3 sono chiamati comunemente grassi Omega-3 e gli EFA Omega-6 sono i grassi Omega-6. Sono effettivamente due famiglie di grassi, non solo due singoli acidi grassi essenziali. In realtà (contraddicendo quello che ho scritto sopra) la maggior parte delle persone consuma troppi Omega-6 in confronto all’assunzione di Omega-3, arrivando, secondo Erasmus e Rudin, ad un rapporto di 10 a 1 o addirittura di 30 a 1.

Molti cibi comuni contengono gli Omega-6 ma nella dieta tipica sono pochi gli alimenti che contengono gli Omega-3, se non in piccolissime quantità. Quindi la dieta generica ha pochissimi Omega-3 ma molti Omega-6 e solitamente Omega-6 di cattiva qualità. Il rapporto ideale fra Omega-6 e Omega-3 sembra essere 3-4 a 1 o forse addirittura 1 a 1.

I rapporti alti fra Omega-6 e Omega-3 sono associati a rischi di problemi cardiovascolari, ad alcuni tipi di cancro e all’inasprimento delle tante risposte infiammatorie. Sono gli Omega-3 quelli da aggiungere alla nostra dieta per correggere il rapporto tra Omega-6 e Omega-3. Comunque, per la maggior parte di persone, oltre ad aumentare gli Omega-3 è necessario ridurre l’assunzione di Omega-6.

Sebbene la quantità effettiva di grassi Omega-6 nella dieta tipica sia più che sufficiente, solitamente la qualità dei grassi Omega-6 è scarsa. C’è un grosso bisogno di arricchire le nostre diete con dei grassi Omega-6 di buona qualità, riducendo le fonti inferiori.

Riducendo l’uso degli olii raffinati per cucinare: di mais, di girasole e semi che le persone usano per pesanti fritture (ancor meglio eliminando del tutto il fritto) e inserendo l’olio fresco d’oliva, di girasole, di sesamo, ecc., sostituirete gli Omega-6 inferiori con gli Omega-6 superiori, anche mantenendo la medesima quantità complessiva (nella maggior parte dei casi è meglio ridurre l’assunzione complessiva di Omega-6).

In combinazione con un grosso incremento di Omega-3, migliorerete di molto l’assunzione complessiva di acidi grassi.

Fondamentalmente, e ciò non era scritto nel precedente articolo sui grassi, la fonte di Omega-3 che le persone conoscono, cioè i pesci grassi come sardine, sgombro e salmone, non contiene tutta la famiglia di Omega-3.

Il pesce grasso non contiene il membro principale della famiglia, l’acido alfalinolenico (ALA) da cui si producono gli altri membri: l’acido ecosapentenoico (EPA) e l’acido docosaessaenoico (DHA).

Sebbene il pesce grasso contenga i membri EPA e DHA della famiglia Omega-3, questi membri non sono utilizzabili dal corpo per produrre l’ALA. Così, qualunque sia il vostro consumo di pesce grasso, sarete comunque deficienti di ALA, il membro principale del gruppo Omega-3, a meno di avere nella dieta una fonte ricca di ALA.

Dove potete trovare l’ALA? L’olio di semi di lino è la fonte più comune (è un olio delicato, potete trovarlo in farmacia e negozi specializzati, ma se, appena aperto risulta irrancidito, riportatelo indietro. Dopo l’uso riponetelo subito nel frigorifero). L’olio di canapa è un’altra fonte ma è molto meno disponibile dell’olio di semi di lino (è possibile anche mangiare i semi di lino: vanno macinati e mangiati immediatamente. La maggior parte delle persone troverà l’olio più gustoso e comodo.

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Almeno per qualche mese, un’assunzione esagerata di Omega-3 attraverso l’olio di semi di lino, dovrebbe essere una buona idea. Secondo Erasmus e Rudin, fino a 3-5 cucchiai distribuiti nell’arco della giornata: per bilanciare l’arretrato dello squilibrio del rapporto tra Omega-6 e Omega-3 che la maggior parte delle persone pratica da molti anni. Ciò andrebbe combinato con una significativa riduzione nell’assunzione di Omega-6 di cattiva qualità e relativa sostituzione di essi con Omega-6 di buona qualità.

Rudin consiglia di usare lo stato della pelle come indice dell’adeguatezza dell’assunzione di Omega-3. Mani, piedi, gambe e gomiti aridi sono segnali comuni di una deficienza di Omega-3. Sorprendentemente, scrive Rudin, le persone con con mani, piedi e altre parti del corpo molto secche, hanno una produzione eccessiva di olio sulla fronte, sul cuoio capelluto e sul naso. Questo olio in eccesso può causare la forfora, oltre ad altri problemi. Con il miglioramento della pelle, la produzione eccessiva di olio nelle altre parti tende a normalizzarsi.

Quando la pelle è liscia e morbida, senza secchezza – processo che può necessitare di un solo mese o due oppure di molti – è il momento per ridurre le alte assunzioni di 3-5 cucchiai di olio di semi di lino al giorno. Una volta corretta la deficienza di Omega-3, passate ad un’assunzione più bilanciata con soli 1-2 cucchiai di olio di lino al giorno, assieme ad un po’ di pesce grasso due volte per settimana. Ricordatevi di trarre la maggior parte di grassi Omega-6 da fonti di qualità, come i semi crudi di girasole, l’olio di semi di girasole e di sesamo. Un ottimo apporto pratico e piacevole è abituarsi a mangiare giornalmente un pugno di noci. Inoltre eliminate possibilmente tutti gli alimenti fritti dalla dieta ordinaria. Se ciò vi è impossibile, usate allora olio di olive, di cui il nostro Paese e in genere, tutti i paesi mediterranei abbondano: è un olio robustissimo che si altera poco o difficilmente.

L’olio d’oliva meriterebbe un discorso a sé: come detto, non si altera, è un potente battericida e pulisce tutto: pelle e intestini. In alcune zone del nostro Sud, per tradizione, un cucchiaio di olio d’oliva a stomaco vuoto è il purificatore sovrano dell’organismo nel passaggio dall’inverno alla primavera.

Per evitare errori o discussioni banali, bisogna ricordarsi che aggiungere molti cucchiai di olii sanissimi aumenterà non poco l’assunzione calorica. Se non si vuole ciò, per compensare, occorre ridurre le calorie da qualche altra parte.

Qui non ho parlato di sciocchezze da dimenticare subito dopo la lettura: vi sono patologie che obbligano i medici a stendere ricette per l’assunzione di acidi grassi essenziali che vengono venduti in farmacia e sono a carico della Sanità nazionale come “salvavita”.

Spero che i vegetariani non siano scandalizzati dalle indicazioni sul pesce grasso. Se sì, non so che farci: alle volte una visione del mondo può non coincidere con risultati certi di osservazione scientifica. Comunque, una integrazione di olio di semi di lino e l’assunzione giornaliera di alcune noci, in tali casi, è un ripiego onorevole e sufficiente.

SALUTE

PRINCIPI SENSATI DELLA NUTRIZIONE V ARTICOLO

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I Carboidrati

Dopo aver scritto qualcosa su l’apporto di proteine e grassi, mi dirigo verso l’ultimo dei macronutrienti: i carboidrati. In definitiva, la quantità di carboidrati da assumere viene determinata dall’apporto di grassi e proteine, e coprirà il resto del fabbisogno calorico dell’individuo.

Che cosa è un carboidrato? I carboidrati sono sostanze organiche il cui ruolo principale nel corpo è fornire energia per le varie reazioni che si verificano su base quotidiana. Tutti i carboidrati sono composti di catene di carbonio, idrogeno e ossigeno legate in anelli. I carboidrati provenienti dalla dieta possono presentarsi in catene lunghe da un solo anello fino a 10000 anelli legati insieme.

I carboidrati a catena singola sono detti monosaccaridi, ovvero zuccheri semplici e comprendono il glucosio, il fruttosio e il galattosio. Quando i monosaccaridi si legano, formano i disaccaridi: gli esempi sono rappresentati da saccarosio (una molecola di glucosio legata ad una di fruttosio), lattosio (glucosio + galattosio) e maltosio (glucosio + glucosio).

Catene multiple di monosaccaridi formano i polisaccaridi, ovvero amidi, detti anche carbonati complessi; gli esempi sono il pane, il riso e le patate.

Il principale utilizzo dei carboidrati nell’organismo è soddisfare i bisogni energetici. Che si tratti di alimentare necessità di energia immediata, a riposo o durante attività fisiche, o di essere immagazzinati per un impiego successivo, sotto forma di glicogeno nei muscoli, il principale scopo dei carboidrati è di fornire energia. In eccesso, come con proteine e grassi, i carboidrati possono essere trasformati in grasso che viene accumulato.

Le scorte totali di carboidrati sono molto più basse in paragone al grasso, quanto a deposito di energia. Una persona sedentaria può accumulare 1700 calorie come glicogeno, con 400 calorie nel fegato, mentre gli accumuli di grasso possono totalizzare fino a 35000 calorie, supponendo circa 5 kg di grasso corporeo che sono relativamente pochi.

Un altro utilizzo di carboidrati, collegato ai bisogni energetici, è di risparmiare le proteine. Sebbene le proteine possano essere convertite in glucosio, non è vero il contrario. Un apporto insufficiente di carboidrati può causare la disgregazione di proteine muscolari e portare alla loro conversione in glucosio per fornire energia al corpo.

Pertanto un apporto sufficiente di carboidrati contribuisce ad assicurare che il corpo usi le proteine per la sintesi dei tessuti e non per soddisfare le necessità energetiche. Negli sforzi di breve durata vengono usati solo i carboidrati, nelle attività prolungate e con stimolo aerobico, a seconda dell’intensità si utilizzano sia grassi che carboidrati.

Qualità dei carboidrati, insulina:

Dopo essere stati mangiati, in definitiva tutti i carboidrati provenienti dall’alimentazione entrano nel flusso sanguigno o come glucosio (circa il 99%) o come fruttosio. Quindi, da un certo punto di vista, tutti i carboidrati sono sostanzialmente uguali. Esiste tuttavia una differenza nel tempo che impiegano per essere digeriti.

Come regola generale, le catene più lunghe necessitano di tempi più lunghi per la digestione e forniscono un’energia più durevole dei carboidrati a catena più corta. Le catene lunghe devono essere spezzate in catene più piccole nell’intestino, prima di poter passare nella circolazione sanguigna. Più lunga è la catena, più tempo ci vorrà perché si compia la digestione.

Abbiamo tutti sperimentato la breve “botta d’energia” seguita da un calo della stessa dopo aver mangiato uno snack dolce per avere “energia rapida”: ciò si collega al tema della qualità dell’energia ed è strettamente connesso ad un ormone detto insulina.

L’insulina viene rilasciata dal pancreas in risposta all’aumento della glicemia che si verifica dopo aver mangiato carboidrati e, in misura molto minore, proteine. Quando si mangiano troppi zuccheri semplici, la glicemia si alzerà molto rapidamente, facendo sì che l’organismo produca troppa insulina. Questa causa un calo del glucosio al di sotto del normale, facendo sì che si produca un tracollo energetico e che venga fame.

Al contrario, i carboidrati più complessi in genere, vengono digeriti più lentamente dei carboidrati semplici e non innalzano la glicemia così rapidamente. Ciò consente al corpo di rilasciare insulina in modo graduale per mantenere il glucosio nel sangue a livelli normali, senza crolli. Come regola generale, si dovrebbe evitare che l’insulina si impenni e poi cada di schianto come accade quando si consumano carboidrati semplici.

La sola eccezione che vale per gli sportivi, si ha immediatamente dopo un training in cui alti livelli di insulina possono essere benefici per il recupero. Su tutto questo non c’è da scherzare, visto l’aumento in verticale del diabete nei nostri Paesi.

Come regola generale, la maggior parte dei carboidrati della giornata dovrebbe provenire da fonti complesse. Ciò manterrà stabili i livelli di glucosio e insulina nel sangue, il che farà diminuire la fame e può essere benefico per chi ha come obbiettivo li dimagrimento o la stabilità ponderale.

La quantità di carboidrati consumata varierà a seconda dell’attività e del bisogno calorico totale. Ai fini pratici, ricordatevi che tutte le calorie non provenienti dal consumo di grassi o proteine proverranno dai carboidrati, forse il 55% – 65% della dieta quotidiana.

Ecco alcune porzioni tipiche di cibi contenenti carboidrati:

2 fette di pane: 30 g

1 tazza di pasta, riso ecc.: 30 g

1 patata al forno: 30 g

1 mela: 20 g

1 tazza e mezza di verdure: 30 g

Quindi l’apporto di carboidrati di un dato pasto potrebbe essere soddisfatto con una bella insalata o con una patata al forno o con un modesto piatto di pasta e così via.

La “piramide dei cibi” della Sanità consiglia 6 – 11 porzioni di cereali al giorno (una porzione equivale ad una fetta di pane o a mezza tazza di pasta) e 3 – 5 porzioni di  frutta e verdure al giorno (una porzione equivale a mezza tazza di verdure o a un frutto).

Sebbene i prodotti caseari siano una buona fonte di carboidrati e proteine, parecchi individui hanno problemi a digerirli a causa di una condizione chiamata intolleranza al lattosio. Questo disturbo affligge molte persone (ed è in costante aumento), specie in età adulta: è l’incapacità di digerire il lattosio, lo zucchero del latte. Alcune persone trovano più facile digerire lo yogurt piuttosto del latte e del formaggio, presumibilmente a causa della presenza di batteri che aiutano la digestione. I sintomi dell’intolleranza al lattosio includono gas intestinali, diarrea e indigestione. Vi sono diverse patologie in cui latte e prodotti caseari vengono tolti del tutto dalla dieta.

A commento finale direi che per l’apporto di cibo e calorie, aumentare le proteine è un metodo costoso, e aumentare la quantità di grassi si associa a una miriade di problemi di salute. I carboidrati, quando sono disponibili, sono il carburante preferito dal corpo. Sono relativamente economici e hanno un buon sapore. Un adeguato apporto di carboidrati contribuisce ad una attività ottimale e a una corretta energia funzionale.

SALUTE

PRINCIPI SENSATI DELLA NUTRIZIONE IV ARTICOLO

grassi alimentari

I grassi nella dieta

Come nel caso delle proteine, anche sui grassi la gente ha molte convinzioni strane o errate. La maggior parte di esse deriva dalla mancata distinzione tra la quantità dei grassi alimentari ingeriti e la loro qualità: tipi diversi di grassi hanno diverse conseguenze, sia positive che negative, che devono essere comprese per assicurarsi equilibrio e salute.

Cos’è un grasso?

I grassi sono sostanze chimiche che possono essere utilizzate in molti modi dall’organismo, come, ad esempio, essere bruciati per ottenere energia immediata, essere immagazzinati per una riserva energetica o venire incorporati nelle membrane cellulari. I grassi si dividono in tre categorie principali: trigliceridi, colesterolo e fosfolipidi.

Grassi semplici o trigliceridi:

questa categoria rappresenta circa il 95% della nostra assunzione giornaliera di grassi, perciò devo approfondirla. I trigliceridi sono composti da tre catene di acidi grassi legate a una sola molecola di glicerolo (ecco il motivo della parola “tri” e “gliceride”).

La categoria generale dei trigliceridi può essere ulteriormente suddivisa in tre, ed è proprio questa distinzione che tende a confondere le persone.

I nomi delle diverse sottocategorie si riferiscono alle loro specifiche strutture chimiche. Assai pochi alimenti contengono solo una categoria di trigliceridi e non le altre; di solito sono composti da una maggior percentuale di un certo tipo di trigliceride.

a) Grassi insaturi.

I grassi insaturi sono di solito divisi ulteriormente in grassi monoinsaturi e polinsaturi, ma ciò può essere una distinzione forse inutile per chi legge queste note.

Come regola generale, i grassi insaturi si trovano soprattutto nelle fonti lipidiche vegetali. A temperatura ambiente si trovano in forma liquida. Dal punto di vista della salute, questi grassi sono abbastanza “neutri” (se si eccettua il loro impatto calorico sui livelli di grasso nel corpo).

Esempi di alimenti che contengono alte quantità di grassi insaturi sono gli olii vegetali, le noccioline ed i semi, l’avocado e praticamente tutti i cibi di origine non animale che contengono lipidi. I grassi insaturi dovrebbero costituire la maggior parte della nostra assunzione lipidica giornaliera.

Meritano una citazione (ma ne scriverò in una prossima nota dedicata) due grassi insaturi speciali, cioè gli acidi grassi essenziali alfalinoleico e linoleico. Queste due sostanze (come gli aminoacidi essenziali) non possono essere prodotte dall’organismo, che se le deve procurare con l’alimentazione. Le persone che seguono diete esageratamente ipolipidiche (meno del 10% sul totale delle calorie giornaliere), o che, semplicemente, mangiano i grassi sbagliati, rischiano la carenza di acidi grassi. Questa deficienza si manifesta, all’inizio, con la secchezza di epidermide e capelli; in forma più grave, può provocare la rottura delle membrane cellulari. Gli acidi grassi essenziali si trovano in alimenti come l’olio di cartamo, quello di lino e la maggior parte di noci e nocciole.

Altri due grassi insaturi che (a ragione!) hanno ricevuto una sempre più vasta attenzione sono gli olii di pesce: l’EPA ed il DHA.

Un enorme numero di studi ha dimostrato che un buon consumo di queste due sostanze ha un effetto protettivo contro diverse malattie del sistema sanguigno e del cuore.

Come suggerisce il loro nome, questi due olii si trovano nei pesci grassi come il salmone, la trota, lo sgombro, le sardine ed il tonno fresco.

b) Grassi saturi.

I grassi saturi si trovano soprattutto nei cibi di origine animale e di solito si presentano in forma solida a temperatura ambiente (per esempio, la “marmorizzazione” di un pezzo di carne o il burro). Dal punto di vista della salute i grassi saturi tendono ad aumentare il livello di colesterolo, e sono stati associati a molte malattie degenerative (come quelle delle coronarie). Ogni grasso che si presenti solido a temperatura ambiente (con l’eccezione di quello di cocco e di mandorla) sarà principalmente di tipo saturo.

c) Acidi Trans-grassi

Chiamati anche olii vegetali parzialmente idrogenati, questi acidi trans-grassi si formano quando i produttori alimentari prendono dell’olio vegetale e lo arricchiscono con l’idrogeno per renderlo semi solido (per esempio, la margarina), che ha una durata molto superiore. Gli acidi trans-grassi si trovano solo negli alimenti raffinati, e sempre più studi suggeriscono che queste sostanze hanno sulla nostra salute effetti negativi molto maggiori rispetto ai grassi saturi. Evitando i cibi molto raffinati, minimizzate il consumo di queste sostanze (che infatti stanno sparendo da quasi tutti i prodotti e sostituiti con olio di cocco, assai più sano ma dieci volte più calorico di molti altri olii).

Colesterolo:

Anche se tecnicamente non si tratta di un grasso, il colesterolo è una sostanza chimica spesso associata al grasso. E’ una molecola steroidea ed è coinvolta in molte reazioni che avvengono nel corpo, tra cui la produzione di tutti gli ormoni steroidei (tra cui il testosterone e l’estrogeno). Ora non abbuffatevi di uova (parlo ai maschietti); in questo modo non si può aumentare la produzione di testosterone a meno che il livello del colesterolo sia molto basso. Questa sostanza i trova solo negli alimenti di origine animale: per esempio, in 85 grammi di carne ci sono, in media, 100 milligrammi di colesterolo.

In condizioni normali, il fegato produce molto più colesterolo (circa 1000-2000 milligrammi al giorno) di quanto se ne possa ingerire attraverso il cibo. In generale, il consumo di colesterolo ha pochissimo effetto di questa sostanza nel sangue.

Allora perché si insiste tanto sulla necessità di diminuire la quantità introdotta con gli alimenti?

Come detto, questa sostanza si trova solo negli alimenti di origine animale, che contengono, di solito, grassi saturi; le prove mostrano che questo tipo di grassi stimola il fegato a produrre altro (più) colesterolo ed è pure il maggior responsabile di malattie cardiache, molto più del colesterolo.

In generale, diminuendo l’assunzione di grassi saturi, si smorza la produzione eccessiva di colesterolo.

Fosfolipidi:

Questa è la terza categoria di grassi a cui accenno brevemente. I fosfolipidi sono simili ai trigliceridi, ma in questo caso almeno una delle catene di acidi grassi è stata sostituita da un composto contenente fosforo. I fosfolipidi vengono utilizzati dalle membrane. La lecitina ne è un esempio: funziona da emulsionatrice dei grassi (ovvero rompe le grandi molecole di grasso in pezzettini, che possono stare sospesi in acqua). Perciò la lecitina viene utilizzata molto nei cibi raffinati (viene impropriamente pubblicizzata come elimina grassi). Una ulteriore assunzione di questa sostanza, non miracolosa, è inutile, perché il corpo la produce abbastanza in fretta.

Le utilizzazioni del grasso nel corpo:

dopo la digestione, processo in cui i trigliceridi vengono scissi in acidi grassi liberi e glicerolo, i grassi possono seguire diverse strade nell’organismo. Se le calorie consumate sono in eccesso, i grassi vengono immagazzinati come grasso corporeo da essere utilizzato in futuro. Oppure gli acidi grassi liberi possono essere bruciati in ogni tessuto come fonte energetica, ad esclusione del cervello. Gli acidi grassi essenziali vengono usati soprattutto per ricostruire un tessuto e vengono racchiusi (insieme al colesterolo) nelle membrane di tutte le cellule. I grassi sono necessari anche per l’assorbimento delle vitamine liposolubili A, D, E e K.

La presenza di lipidi nei pasti ha un’importante conseguenza che merita di essere citata: rallenta la digestione. In particolare i trigliceridi sono lenti da digerire e rallentano l’entrata in circolo delle altre sostanze nutritive. Questo aspetto (le sue implicazioni) è importante per chi volesse dimagrire. L’esperienza mostra che un’alimentazione particolarmente ipolipidica (dove i grassi non giungono a costituire il 10% delle calorie complessive) può lasciare un gran senso di fame a breve, e portare chi la segue a sovralimentarsi di altri cibi.

Di quanti grassi si ha bisogno? Non è semplice rispondere: considerando il legame tra una eccessiva introduzione di grassi (specialmente saturi) e molti problemi di salute il consiglio che di solito veniva dato sino a pochi anni fa e rimasto nelle teste e nei periodici spazzatura, era quello di ridurre il consumo.

In effetti molte organizzazioni che si occupano di salute hanno raccomandato di mantenere il livello dei grassi al di sotto del 30% delle calorie complessive. Non più del 10% deve provenire dai grassi saturi, e il consumo di colesterolo deve essere al di sotto dei 300 milligrammi giornalieri. Come punto di riferimento, in Occidente si ingerisce in media il 36% delle calorie complessive sotto forma di grasso. Poi, la natura ossessiva di molti salutisti è stata di portare al minimo l’assunzione di grassi. Ignoro volutamente in questo articolo, la possibilità di una carenza di acidi grassi essenziali. Invece ricordo la certa correlazione tra l’assunzione di grassi ed i livelli di testosterone. Dunque è possibile che una alimentazione troppo ipolipidica possa diminuire il testosterone e rallentare alcuni processi fisiologici.

Un buon compromesso potrebbe essere quello di consumare una dieta in cui il 15-20% delle calorie totali sia rappresentato dai grassi, privilegiando soprattutto quelli di origine vegetale (olio d’oliva!), ma mantenendo quelli saturi per assicurarsi livelli ottimali di testosterone.

Per i grassi essenziali, del tutto necessari, non dovrebbe essere superato un cucchiaio da tavola al giorno: gli olii di cartamo e di lino sono due delle migliori fonti. Qui non parlo della quantità di olio di pesce, ma sulla linea nutrizionale sarebbe sufficiente consumare qualche tipo di pesce grasso all’incirca due volte per settimana e non meno.

Non è difficile consumare quantità adeguate giornaliere di grasso. Se non si eliminano completamente alimenti come semi, noci, pesci grassi, olio d’oliva ecc., i grassi non possono scendere al di sotto del 15% delle calorie totali. Mentre qualcuno consuma ancora troppi grassi: esagerare con le quantità è dannoso proprio come ridurle troppo. Come in quasi tutti gli aspetti della vita, dobbiamo sempre cercare il giusto equilibrio.

SALUTE

PRINCIPI SENSATI DELLA NUTRIZIONE III ARTICOLO

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(Principi sensati della nutrizione, III articolo)

LE PROTEINE

Dopo aver discusso dell’acqua e del consumo di prodotti agricoli non lavorati, mi rivolgo ai tre principali macronutrienti, cioè proteine, carboidrati e grassi.

In modo discutibile, le proteine si sono affermate quasi fossero i nutrienti più importanti: visione prevalente negli Stati Uniti, ha raggiunto un notevole livello di percezione anche qui da noi come se diete fortemente proteiche fossero indice di maggior salute e dinamismo: il toccasana per chi vuole essere forte e magro. Sottolineando per contrasto come i responsabili dei malanni siano ovviamente i carboidrati ed i grassi.

Leggiamo addirittura affermazioni in cui si parla di apporti proteici massicci: fino a 400 g al giorno. Dietro a ciò ruotano forti interessi economici poiché dietro a simili numeri è visibile l’interesse alla vendita di integratori di polveri proteiche.

Altri integratori, specialmente gli aminoacidi in capsule vengono pubblicizzati come una necessità assoluta.

Dal momento che intorno alle proteine sembra esserci tanta confusione, come anche veri e propri raggiri, esse saranno esaminate per prime.

Cosa sono le proteine?

Esse vengono usate come mattoni di costruzione per molti tessuti del corpo umano: sono composte da aminoacidi: questi ultimi sono 22. Le proteine vengono usate nel corpo per molte funzioni, compresa la riparazione dei tessuti e la sintesi degli ormoni.

In modo molto generale, gli aminoacidi possono essere suddivisi in dispensabili e indispensabili (questa terminologia ha sostituito la vecchia etichetta di non essenziali ed essenziali). Gli aminoacidi dispensabili possono essere fabbricati dall’organismo a partire da altri aminoacidi. Gli aminoacidi indispensabili possono essere forniti solo introducendoli con la dieta.

Un altro aspetto importante è il concetto di aminoacidi come fattori limitanti della velocità delle reazioni: l’organismo ha esigenza di aminoacidi specifici per diverse reazioni nel corpo. Ogni singola proteina ha un particolare aminoacido che sarà limitante: nel senso che sarà usato per primo in una data reazione chimica.

Le proteine si trovano in molti cibi. Sebbene tendiamo a pensare alle proteine come cibi di origine animale, per esempio carne, formaggio e latte, molte fonti di proteine di origine vegetale, come i fagioli e il tofu, sono anch’esse eccellenti.

Tutti i cibi contengono aminoacidi, in quantità variabili, compresi gli aminoacidi che agiscono come fattori limitanti della velocità di reazione. La conseguenza pratica è che gli aminoacidi dovrebbero essere fatti derivare da una varietà di fonti alimentari, in modo che nessun aminoacido particolare diventi eccessivamente limitante nell’organismo.

Si è generalmente pensato che le fonti vegetali di proteine, come i cereali e i legumi, siano di qualità inferiore alle proteine del latte e dell’uovo, a causa di una quantità relativa più bassa di un aminoacido o di un altro. Le fonti proteiche vegetali in genere possiedono uno o più aminoacidi in quantità ridotte, il che ha fatto sì che ci si riferisse a loro come proteine incomplete.

Non è del tutto accurato, dal momento che tutti i cibi contengono almeno alcuni aminoacidi.

E’ semplicemente che le proteine di origine vegetale tendono ad essere più povere delle proteine animali nei loro aminoacidi con funzioni di fattore limitante.

Ma in natura, gli aminoacidi che i cereali, come pane e pasta, contengono in basse quantità, sono contenuti in grandi quantità nei legumi. E gli aminoacidi scarsi nei legumi sono contenuti in grande quantità nei cereali. Ciò, nella pratica, conduce a mangiare proteine complementari nello stesso pasto per ottenere una proteina “completa”, cioè per minimizzare la presenza di un aminoacido limitante.

Secondo osservazioni recenti, non è indispensabile che le proteine complementari siano consumate nello stesso pasto: legumi a pranzo si combineranno adeguatamente con cereali a cena. Finché si segue una dieta con fonti proteiche varie, in generale questo non dovrebbe essere un problema.

I cibi proteici vengono scomposti nello stomaco e nell’intestino in monopeptidi, dipeptidi e tripeptidi, cioè, rispettivamente, catene di uno, due e tre aminoacidi. Queste vengono assorbite nell’intestino tenue e poi impiegate nell’organismo. Catene proteiche più lunghe non possono essere assorbite dalle pareti dell’intestino. Deve essere notato che, una volta che le proteine sono entrate in circolazione come mono-, di- e tripeptidi il corpo non riconosce la fonte di tali aminoacidi. Pertanto, che si mangi un pezzo di pollo, una fetta di tofu o il nuovo prodotto bio-energizzato-ultramegabolico, il risultato finale sarà lo stesso: più aminoacidi in circolo nel sangue. Idem per le capsule di aminoacidi, sia in forma libera che a catena ramificata o in legame peptico. Anzi, considerati i costi, queste soluzioni (parlo in particolare ad atleti) sono di danno al portafoglio.

Oltre al loro carico di aminoacidi, i cibi proteici contengono altri nutrienti di estrema importanza per crescita e salute, alcuni nemmeno ancora scoperti. Nessun integratore può fornire un nutriente che non sia stato ancora scoperto.

Di quante proteine necessitiamo?

Qui la polemica è infinita. Da un lato gli apporti dietetici raccomandati che affermano il bisogno, in individui di taglia media, sui 55 grammi per gli uomini e 44 grammi per le donne. All’altro estremo si insiste su apporti di 5/7 g di proteine per kg di peso corporeo.

Occorre fare una precisazione: gli studi che indicano il fabbisogno proteico partono dall’importante presupposto che l’apporto calorico sia adeguato.

Infatti diversi studi che mostravano come fosse necessario un massiccio apporto proteico erano viziati da una vistosa inadeguatezza dell’apporto calorico. Perciò è plausibile che gli studi mediamente accettati (1,8 g di proteine per kg di peso corporeo), potrebbero risentire di questa “dimenticanza” e che l’aumento di calorie potrebbe far scendere ancora il bisogno di proteine.

Sebbene non si tratti del loro uso principale nell’organismo, è possibile per le proteine, essere convertite in glucosio e usate per produrre energia, specialmente nei periodi in cui l’apporto totale di calorie sia scarso, per esempio nelle diete dimagranti.

Vi sono altri nutrienti che forniscono energia: carboidrati e grassi. Usare le proteine come fonte energetica è dispendioso sia a livello finanziario che metabolico: è più efficace usare carboidrati e grassi per l’energia e far svolgere alle proteine il loro ruolo fondamentale nella ricostruzione dei tessuti.

Sebbene l’apporto calorico lo discuteremo in seguito e in dettaglio, accenno qui che i fabbisogni calorici di mantenimento, iniziano a 29-33 calorie per kg di peso corporeo, a seconda dell’attività personale. Per chi ha un metabolismo veloce possono essere necessarie 33-40 calorie semplicemente per mantenere il peso. Per guadagnare peso (gentili signore, giratevi dall’altra parte) saranno necessari apporti di calorie più elevati, fino a 44 calorie per kg, o anche più.

Attualmente gli europei consumano circa due volte e gli statunitensi circa tre volte la razione giornaliera raccomandata di proteine, a causa dell’importanza data alla carne nella loro dieta (ora fanno il possibile per renderci più poveri e più sani). Ma, scherzi a parte, il consumo di troppe proteine è del tutto probabile tra gli atleti ed i carnivori.

Comunque va sfatata la leggenda dei danni renali, ad eccezione di chi aveva problemi renali preesistenti.

I vegetariani possono trovarsi a fronteggiare difficoltà maggiori per soddisfare il fabbisogno di proteine rispetto a chi mangia carne. Molto dipende dalla rigidità del regime vegetariano. Coloro che seguono un regime molto ristretto – i cosiddetti vegan che non mangiano alcun prodotto di derivazione animale – molto probabilmente troveranno difficile soddisfare il fabbisogno proteico per sopportare una vita intensa, fisicamente attiva. I vegetariani che consumano latte e uova dovrebbero essere in grado di raggiungere il fabbisogno proteico. Oltretutto esistono nuove fonti proteiche vegetariane come salsicce e hamburger a base di soia (poi, a dirla tutta, King Kong era grande e forte, seppure vegetariano).

A parità di altri fattori, la differenza maggiore tra le diete vegetariane e quelle carnee è che probabilmente i singoli pasti delle prime saranno più bassi nel contenuto di proteine. Il vegetariano ha semplicemente bisogno di fare spuntini extra a contenuto proteico (tipo lo yogurt) durante il giorno, assicurandosi inoltre un adeguato apporto di calorie, in modo che le proteine non siano usate per produrre energia, ma al fine di riparare e ricostruire i tessuti.

Nella rara situazione di bisogni insoddisfatti con cibi solidi, per chi non è intollerante al lattosio, può venire preparato un frullato economico con latte (scremato) mescolato a succo di frutta, o latte con un po’ di burro di arachidi: così avrete una bevanda nutriente e molto più economica di qualsiasi “ottimizzatore metabolico”.

Nota aggiunta: immagino che quanto ho scritto desterà scarsissimo interesse, ma non potevo “saltare” uno dei tre macronutrienti. Probabilmente l’interesse aumenterà con i prossimi articoli, anzi credo che quello sui grassi sarà interessante per tutti.

 

SALUTE

PRODOTTI AGRICOLI NON LAVORATI

frutta e verdura

(PRINCIPI SENSATI DELLA NUTRIZIONE: II ARTICOLO)

PRODOTTI AGRICOLI NON LAVORATI

Ad eccezione dell’acqua (trattata nello scorso articolo), probabilmente l’errore più evidente commesso in generale è il consumo troppo basso di prodotti agricoli quali frutta e verdura.

Mentre gli errori nel consumo di acqua (cioè disidratazione e urina giallo carico) possono manifestarsi abbastanza rapidamente, una deficienza nell’apporto di questi prodotti agricoli   può impiegare abbastanza tempo per diventare evidente.

Non noterete alcuna grande differenza nella salute sul breve termine derivante dal non mangiare frutta e verdura. Né noterete un miglioramento nella salute e nel recupero introducendole nella vostra dieta.

Sul lungo termine, però, le differenze potrebbero essere persino misurabili. E la salute sarà migliore se si fa lo sforzo di mangiare prodotti agricoli, come mamma ci tormentava di fare.

La maggior parte delle persone usa il termine di prodotti agricoli per riferirsi in genere a cibi come frutta e verdura. Ciò è un po’ semplicistico e ignora cibi come i legumi, che dovrebbero essere classificati come tali.

Definirò questi prodotti semplicemente come ogni cibo di provenienza vegetale che può essere mangiato direttamente o dopo una minima lavorazione.

Ciò comprenderà tutte le verdure e gli ortaggi, la frutta e i legumi, ma escluderà il pane e ogni cereale, poiché questi ultimi richiedono dei processi di lavorazione prima di poter essere consumati dagli esseri umani.

Il consumo di un’adeguata quantità di prodotti agricoli è importante per la salute e una nutrizione ottimale per varie ragioni: la prima di queste è la fibra.

La fibra è la scopa della natura. Dal momento che la fibra non può essere digerita dagli esseri umani, essa tende a “spazzare” il tratto digestivo, raccogliendo la “spazzatura” che potrebbe esservi rimasta intrappolata. Questa spazzatura viene portata nell’intestino ed escreta. Come perfetto esempio di ciò, si è dimostrato che alti apporti di fibra riducono le possibilità di cancro al colon, molto probabilmente spazzando via ogni residuo che sia rimasto fermo nel colon e si sia putrefatto. Questa spiegazione non è tecnicamente corretta ma è abbastanza vicina alla realtà.

Inoltre, la fibra aiuta a mantenere la regolarità, cioè contribuisce ad andare d’intestino più facilmente. Sebbene non esistano regole ferree per la regolarità, è probabilmente la cosa migliore avere una decente evacuazione intestinale al giorno. Una quantità sufficiente di fibra consumata contribuirà ad assicurarla.

Tuttavia gli individui che attualmente non consumano molta fibra ogni giorno non dovrebbero aumentare l’apporto in modo drastico dal momento che che possono verificarsi dei disturbi di stomaco e diarrea (inoltre il medico dovrebbe valutare il buon funzionamento della valvola ileo-cecale).

Come in tutte le cose della vita, gli incrementi graduali battono sempre i grossi salti.

Inoltre, un apporto eccessivo di fibra può compromettere l’assorbimento di nutrienti e causare deficienze di vitamine o minerali: ma bisognerebbe consumare 50-100 gr. di fibra al giorno, prima che ciò diventi un grande problema.

Consumare 50-100 gr. di fibra su base quotidiana richiederebbe 4,5 tazze di fagioli, 15 tazze di verdura a vapore o 25 mele.

Oltre al contenuto di fibre, i prodotti agricoli non lavorati sono molto ricchi di nutrienti: questo vuol dire che si assumono tanti nutrienti (vitamine e minerali) con pochissime calorie.

Paragonateli a un cibo come lo zucchero, che ha molte calorie ma che essenzialmente non ha nutrienti. La densità di nutrienti dei prodotti agricoli non lavorati è di eccellente beneficio per la perdita di grasso che per il guadagno energetico: se all’organismo manca un solo “mattone” per crescita o conservazione (che sia una vitamina, un aminoacido o un acido grasso essenziale) lo stato di salute organico sarà limitato e minato.

A questo punto qualcuno potrà considerare più semplice e comodo limitarsi a inghiottire una pillola multivitaminica e multiminerale per soddisfare i bisogni fondamentali.

Sebbene non pensi che ciò sia una aggiunta terrificante, tentare di sostituire con una pillola una deficienza dietetica è il modo sbagliato di risolverla.

Esistono nei nutrienti presenti nelle verdure e negli ortaggi (fitonutrienti, bioflavonoidi e sostanze non ancora rilevate) che possono svolgere un grande ruolo per la salute.

Alcuni di questi nutrienti vegetali sono così numerosi che gli studiosi hanno appena iniziato a individuare quel che sono e sanno ancora meno del loro ruolo nell’organismo: probabilmente il modo per dare fondamento ad una condizione sana è attraverso l’apporto di una dieta variegata.

In genere, le raccomandazioni per i prodotti agricoli non lavorati variano, ma un’ingestione di 2-4 frutti e 3-5 porzioni di verdure o ortaggi al giorno dovrebbero essere sufficienti, a patto che siano variati. Ciò dovrebbe assicurare un adeguato apporto di vitamine, minerali e fibre (e qualsiasi altra sostanza benefica presente in questi prodotti).

Sebbene possa sembrare eccessivo, rendetevi conto che una porzione di verdure è pari a mezza tazza se cotte o una tazza se crude. Una porzione di frutta è mediamente un piccolo frutto. Una banana, una mela o un’arancia molto grandi possono contare come due porzioni. Un’insalata abbondante a cena può contare come tre porzioni di verdure.

Un fatto importante da considerare è che la quantità dei nutrienti consumati è intimamente connessa alla qualità degli stessi.

Sebbene verdure e ortaggi siano generalmente molto ricchi di nutrienti, variano nella quantità di nutrienti contenuti. Per esempio, la lattuga impiegata nella maggior parte delle insalate è piuttosto povera di nutrienti: è quasi come acqua solida. La lattuga romana è una qualità molto più ricca di nutrienti.

Come regola pratica generale, più scuro è il colore del vegetale, più esso è ricco di nutrienti. I broccoli e gli spinaci hanno una densità di nutrienti molto maggiore dei cetrioli e della lattuga. Le patate dolci e gli agrumi sono buone scelte.

La scelta migliore di verdure e ortaggi comprende broccoli, patate dolci, verdura a foglia verde (cavolo, spinaci, ecc.) e carote.

La frutta migliore comprende tutti gli agrumi, il melone, i vari tipi di bacche e il pomodoro.

Le scelte peggiori comprendono il sedano, la lattuga e i cetrioli, che sono tutti più acqua che altro. Le mele sono una delle scelte più scarse, per quanto riguarda la frutta (poi, in realtà, tutti hanno, in traccia, sostanze benefiche ma di difficile identificazione. Le mele, ad esempio, mangiatele alla sera: sono magnifiche sfiammanti del tratto digestivo).

Sfioro un dibattito che dura da molto tempo, ossia se la verdura, ai livelli nutrizionali, sia più o meno valida come prodotto fresco rispetto al surgelato e se sia meglio cruda che cucinata. In linea di massima gli studi e gli esperimenti del dott. E. Pfeiffer sono chiari in merito. Tuttavia, per chi abita in città lontane dalle zone agricole può rappresentare un problema se i prodotti vengono surgelati subito dopo la raccolta in relazione a prodotti “freschi” che impiegano molti giorni per raggiungere il consumatore.

Verdure e ortaggi crudi possono avere più nutrienti di quelli cotti (dal momento che il calore degraderà alcuni nutrienti) ma ancora una volta non esistono verità assolute.

La cottura a vapore perderà meno nutrienti che la cottura esagerata.

Per farla semplice, la chiave per assicurarsi un consumo adeguato di frutta e verdura è di renderlo abbastanza comodo. Quando si va nel negozio, scegliere una quantità di prodotti agricoli che possa durare per diversi giorni e conservare il cibo in modo che si mantenga.

Ora le persone informate cercano, a ragione, prodotti “bio”. La certezza non ha ancora raggiunto il livello ottimale. Ricordo i tempi in cui, sulla confezione, campeggiava la scritta: Prodotto naturale. In un caso si scoprì che ciò indicava un derivato del petrolio…discutibile ma non del tutto falso!

Occorre accortezza: visitare negozi diversi, leggere con attenzione le (scarse) indicazioni.

La semplice vista è insufficiente: furbi agricoltori dividevano (parlo al passato per non offendere nessuno) in culture sature di chimica i prodotti in questo modo: la roba bella al mercato comune e quella un po’ malconcia al mercato biologico.

Tra le poche certezze resistono i prodotti garantiti dal marchio Demeter, purtroppo orgogliosamente catafratti al tenore medio di possibilità di spesa.

Rimettete sulle vostre tavole i fagioli (un tempo venivano chiamati “la carne dei poveri”). Sebbene in genere non vengano considerati prodotti agricoli non lavorati, i fagioli (più correttamente chiamati legumi) sono una vera centrale nutrizionale; ricchi di proteine, fibra e nutrienti. Molti individui evitano i fagioli a causa dell’aumento di gas intestinali che certe sostanze contenute nei fagioli possono produrre. Se preparate fagioli secchi per la cottura, lasciarli a bagno per tutta la notte e buttare via l’acqua in cui sono stati, fa diminuire la produzione di gas. Fatto strano, anche aggiungere un pezzo di alga marina (circa 5 cm) durante la cottura può aiutare molto. Se nessuna di queste strategie funziona, esistono in commercio dei prodotti da aggiungere ai fagioli che disgregano le sostanze che causano il gas.

Per chi non può mangiare in casa è una buona abitudine portare con se, come spuntini, frutti e ortaggi: una banana o un arancio vanno bene, idem per le carote.

La chiave per rendere abitudinario il consumo di prodotti agricoli è la costanza. Durante le primissime settimane in cui si tenterà l’incremento di frutta, verdura e ortaggi occorrerà attenzione dedicata e sembrerà scomodo. Dopo un mese ciò diverrà una abitudine consolidata e benefica per l’organismo.   

SALUTE

I PRINCIPI SENSATI DELLA NUTRIZIONE

 acqua

 I principi sensati della nutrizione

Qui su Nuova Eco abbiamo voluto una sezione sulla salute e le interpretazioni possono essere molte.

Poiché sono anche un vecchio atleta, iniziato allo sport verso i 15 anni di vita e non mollo ancora, nonostante i pesanti limiti della senescenza (chi pratica non si sente mai del tutto vecchio), avendo letto, in una parabola di tempo relativamente lunga, infinite sciocchezze su quello che fa bene o male, su migliaia di consigli dietetici che avrebbero dovuto portare giornalisti ed editori di riviste serie e burlone almeno all’ergastolo, cercherò di rappezzare qualche pensiero sensato sulle basi della nutrizione umana.

Padroneggiare i fondamentali forse aiuterà qualcuno, ma certamente difenderà molti lettori e lettrici dalla stupidità, che diffusasi in ogni settore della vita, impera totalmente su quanto viene comunicato in riguardo all’alimentazione.

Una volta che le attitudini fondamentali saranno comprese, si potrà iniziare a preoccuparsi delle interpretazioni, delle proporzioni dei macronutrienti, degli integratori, ecc.

Questi articoli, che scriverò quando mi sarà possibile, tratteranno le basi e solo le basi.

Detto ciò, parliamo di un nutriente che la maggior parte delle persone dimentica ma che è il secondo nutriente più importante per la buona salute generale: l’acqua.

Alcuni possono discutere sull’inclusione dell’acqua tra i nutrienti: allora definirò un nutriente come “qualsiasi sostanza che sia necessaria su base quotidiana per la buona salute”.

L’acqua risponde a questi requisiti (il 99% degli integratori no) ed è il secondo nutriente in ordine di importanza di cui abbiamo bisogno su base quotidiana. L’aria è il nutriente numero uno per noi umani. Senza di essa si sopravvive per circa tre minuti. Senza apporto di acqua il tempo di sopravvivenza sale a circa tre giorni.

In confronto il cibo è quasi di poca importanza. Ci sono individui che sono sopravvissuti senza alcun cibo fino a quaranta giorni. Probabilmente non è stata una allegria e dubito che fossero, alla fine, l’immagine della buona salute, ma ciò rende l’idea.

Da ciò vorreste indovinare quanto in basso su una scala d’importanza può trovarsi l’integratore di L Carnitina o la dieta delle banane?

Poiché per il bisogno di aria la saggezza trascendente ci ha messo di suo, cominceremo parlando dell’acqua.

Forse l’acqua è la sostanza più semplice sulla terra, essendo composta solo da due molecole di idrogeno e una di ossigeno. Così semplice che svolge un ruolo in ogni processo che si verifica nell’organismo. Che si tratti di assorbire i nutrienti, bruciare il grasso corporeo, persino nella sintesi del tessuto muscolare, l’acqua è fondamentalmente coinvolta.

Le implicazioni di ciò dovrebbero essere piuttosto evidenti: bevete l’acqua di cui avete bisogno!

Quante persone vedete ogni giorno (non dimenticatevi di guardarvi allo specchio) che si sostengono a bibite, caffè, te, ecc. senza mai bere un bicchiere d’acqua?

Probabilmente la risposta è: troppe. Il caffè, il te, le bibite non contano come apporto quotidiano di acqua. Il contenuto di caffeina di queste bevande agisce disidratandovi ulteriormente. Anche la birra è un diuretico e non dovrebbe essere considerata come un sostituto della cara, vecchia acqua.

Dal punto di vista dell’uomo attivo, l’acqua è in situazione critica. Anche una leggera disidratazione (pari solo al 2% della massa corporea) fa diminuire forza e prestazione.

Per una persona di 68 kg, il 2% del peso corporeo sarebbe poco meno di 1,4 kg. Questo cambiamento di peso rientra ragionevolmente nel contesto della variabilità della bilancia. Perciò non rimanete confusi se il vostro (stabile) peso corporeo scende da un giorno all’altro. Limitatevi a bere dell’acqua in più quella mattina per compensare la differenza.

Una diminuzione del 10% della massa corporea derivante dalla disidratazione può causare danni cerebrali o morte.

Di quanta acqua c’è bisogno esattamente?

Probabilmente tutti abbiamo sentito la massima degli otto bicchieri al giorno per quanto riguarda l’apporto. Stranamente questo valore non è stato mai confermato in alcun modo e ignora le esigenze individuali. Se fate un lavoro pesante  al caldo o in un luogo senza ventilazione, perderete probabilmente più acqua di chi è seduto in un ambiente confortevole.

Anche la consuetudine dietetica influenza il bisogno d’acqua: una dieta con molte proteine causa disidratazione e accresce i bisogni d’acqua. Alti apporti di frutta abbassano il bisogno poiché i frutti hanno un elevato contenuto d’acqua.

Non pensate però di avere bisogno d’acqua in giorni in cui sudate di più. Si perde acqua sempre, anche nei giorni in cui ci si riposa: siamo una continua colonna di vapore.

Una buona regola empirica è che bisognerebbe urinare 4 o 5 volte al giorno, e l’urina dovrebbe essere chiara, più altre una o due volte dopo una sensibile sudata per avere la sicurezza di essere reidratati. Se non si raggiungono questi livelli, è molto probabile che l’acqua bevuta sia troppo poca. Durante lo sforzo fisico, un apporto d’acqua pari a un bicchiere ogni quindici minuti è una buona regola generale empirica. Pesandovi prima e dopo, dovreste riuscire a compensare tutto il peso perso bevendo due bicchieri d’acqua: non bibite: acqua!

Se non vi pesate sulla bilancia (il che va bene), accertatevi però di bere tanta acqua – dopo un lavoro manuale – in modo da assicurare almeno due minzioni di urina chiara successivamente.

La sete non è un indicatore accurato dello stato di idratazione. Nel momento in cui si sente sete vuol dire che si è già un poco disidratati. Allo stesso modo, la comparsa della sete non è un indicatore che ci si è completamente reidratati, ma solo che il meccanismo della sete è stato bloccato.

Probabilmente la maniera più facile per assicurare l’apporto d’acqua è di procurarsi una bottiglia d’acqua e portarsela dietro. Diversamente, ogni volta che passate davanti ad un rubinetto fatevi una bella bevuta.

Molte persone con cui ho parlato preferisce acqua fresca o fredda piuttosto che tiepida. In tal caso comperate un thermos, riempite a metà il contenitore, mettetelo nel congelatore per la notte. Al mattino colmatelo con acqua. Sciogliendosi, il ghiaccio manterrà fredda l’acqua.

Infine un modo (quasi) facile per essere sicuri di bere una quantità abbondante di acqua è questo: mettiamo che abbiate una bottiglia di 90 cl e che abbiate determinato di aver bisogno di tre volte questa quantità al giorno per fare urina chiara per 5 volte; mettete 3 elastici intorno alla bottiglia e toglietene uno ogni volta che la svuotate. Se a fine giornata non avete tolti tutti e tre gli elastici, provateci con più impegno il giorno dopo. Alla fine il vostro apporto d’acqua diverrà un’abitudine.

Non è ottimale rimanere disidratati per tutto il giorno e poi immettere tutta l’acqua alla sera. Ciò equivarrebbe a stare privi di cibo e mangiare tutto per cena: perché le sue funzioni siano ottimali, il corpo ha bisogno di rimanere idratato costantemente.

Se attualmente bevete acqua in quantità abbastanza inferiore all’ottimale, non aumentate l’apporto drasticamente, a meno che non amiate correre di continuo alla toilette. Incrementate gradualmente la quantità d’acqua bevuta. Inoltre per alcuni l’acqua viene sentita come “pesante” o poco digeribile. E’ una sensazione che può passare o meno. In questo caso basta poco per renderla assai più accettabile allo stomaco: la trasformiamo da minerale a vegetale con un grado più alto d’assimilazione. E’ una cosa semplicissima: basta aggiungere nella bottiglia alcune gocce di succo di limone o pompelmo (anche uva o mela, purché non sia nettare ma succo senza aggiunte). Poi scuotete vigorosamente la bottiglia e bevete (per alcuni può essere una condizione quasi necessaria).

Infezioni del tratto urinario, calcoli renali e tanti altri spiacevoli problemi possono essere prevenuti con il semplice atto di immettere abbastanza acqua nell’organismo ogni giorno.

Consideratelo come una misura preventiva che fa risparmiare dolore, sofferenze ed indecifrabili malesseri.

Bene: se ascolterete la metà di quanto ho scritto, avrò fatto qualcosa di buono per la vostra salute. Ci risentiamo poi con temi un po’ più complessi.

SALUTE
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