L’ARCHETIPO-FEBBRAIO 2020
Anno XXV n. 2
Febbraio 2020



È assolutamente necessario, addirittura vitale, arrivare a vederci chiaro nella questione cosmologica e cosmogonica dell’essenza della Luna terrestre e dell’ottava sfera, in collegamento con entità spirituali come Lucifero e Jahve o Jehova. La questione è tutt’altro che peregrina, essendo collegata, tra le altre cose, al tipo di ‘Via’ spirituale che il discepolo dell’Iniziazione sceglierà è che, poi, sarà destinato a percorrere. Gli errori che si commettono in questo campo particolare hanno un prezzo altissimo e, anche se compiuti per ingenuità, e in buona fede, si pagano sempre ben cari: senza sconti.
Non vi è errore peggiore – e sotto certi aspetti errore più stupido – che l’affidarsi alle rivelazioni di una decadente ‘chiaroveggenza atavica’, nostra o altrui. Anzi, la scelta più scioccamente ingenua è proprio quella di rinunciare a servirsi del proprio raziocino, ed affidarsi, con infervorata sentimentalità, alle ‘rivelazioni’ dell’altrui atavica ‘veggenza’. Come abbiamo avuto modo di vedere, Rudolf Steiner a tale proposito parla molto chiaro circa i pericoli spirituali cui ci si espone affidandosi alle esperienze ‘immaginative’ di tale atavica ‘veggenza’, e rinunciando ad ogni autonomo esame critico, e al buon senso. La ‘Via del Pensiero Vivente’ è certamente un ‘trascendere’, un ‘andare oltre’ il livello dell’intelletto razionale – che è dire andare ‘oltre’ i limiti dell’anima razionale-affettiva – ma altrettanto certamente non un regredire a forme di coscienza emotive e istintive, prerazionali e subrazionali, proprie di una ancora molto primitiva anima senziente. Se un cotale regresso fosse la cosa giusta per l’evoluzione dell’uomo, a cosa mai sarebbero serviti oltre 2500 anni di Scienza e di Filosofia, da Pitagora, Socrate, Platone, Aristotele, e gli altri grandi della Grecia, e poi Leonardo, Copernico, Keplero, Bruno, Galileo, Newton, e giù giù sino a Goethe, e allo stesso Rudolf Steiner?! È ben vero che razionalità e dialettica devono essere superate, ma è pur certo che può essere superato unicamente ciò che è stato conosciuto, conquistato, posseduto e dominato. Ossia: autenticamente ‘realizzato’.
Questo, in fondo, fu il senso della mia risposta a chi nel maggio del 1996 mi andava affermando che la ‘Via del Pensiero’ di Massimo Scaligero era, a suo dire, una «Via incompleta e superata». Una simile affermazione può scaturire unicamente dalla più grande incomprensione possibile di quanto indicato da Massimo Scaligero, e dal fatto che, con ogni evidenza, chi esprime un tale giudizio di completo dis-valore nei confronti di tale ‘Via’, non ha sicuramente mai sperimentato l’essere originario del pensare. Lo stesso dicasi della medesima personalità, la quale nel n° 81-82 della rivista romana da lui diretta, scrisse che «il pensiero puro-libero dai sensi è un’esperienza spontanea, ma non cosciente, quindi egoistica». Una tale apodittica affermazione può scaturire unicamente dalla più grande incomprensione possibile di quanto Rudolf Steiner scrive, non solo nelle sue opere ‘filosofiche’, ma anche – e questo è ben significativo – in una parte importante del quinto capitolo della sua Scienza Occulta nelle sue linee generali, intitolato La conoscenza dei mondi superiori (Dell’Iniziazione), ove, alle pp. 276-279 dell’edizione del 1969, ove egli parla a lungo, e in maniera alquanto diversa dal suddetto svalutatore di essa, proprio dell’esperienza del ‘pensiero libero dai sensi’, ed è noto che fu proprio l’aver letto in quelle pagine la descrizione di tale esperienza, coincidente con la propria, ciò che convinse Massimo Scaligero, che da quella lettura rimase folgorato, a scegliere, nonché a consacrarsi con tutte le sue forze, e per tutta la vita, alla rosicruciana Scienza dello Spirito, all’Antroposofia. Evidentemente, una tale esperienza descritta da Rudolf Steiner è ignota a chi in maniera così improvvida la svaluta e la nega.
Non stupisce, quindi, che sia proprio costui ad editare e pubblicare – su questo particolare avrò da ritornare alla fine del presente studio – questi scritti di Orao. Evidentemente proponendoli abbastanza esplicitamente, sia pure non apertis verbis, come quella ‘via’ che, nel 1996, sempre a suo dire, «era più completa, superiore, e superatrice rispetto a quella ‘Via del Pensiero Vivente’, indicata da Massimo Scaligero». Ma, come ho detto, su questo punto ‘specialissimo’ avrò in séguito da ritornare.
Ora, invece, è il momento di riprendere ad esaminare la connessione profonda che vi è tra l’errore dell’identificazione della Luna terrestre con la famigerata ‘ottava sfera’ e l’errata identificazione di un’entità spirituale ostacolatrice, anche se non solo tale, come Lucifero con Jahve-Jehova. La situazione si presenta in maniera specularmente del tutto analoga a quella venuta in esistenza nella lotta tra le confraternite occulte americane e britanniche da una parte, e quelle indiane dall’altra, con Helena Petrovna Blavatsky che, cercando di districarsi, appartenne per un tempo alle prime, e poi si schierò, o meglio fu spinta, e finì, nelle mani delle seconde. Ambedue le parti appartenevano a quella che in occultismo si definisce essere ‘la via dei fratelli della sinistra’, ossia la via di individualità e gruppi che – in maniera veramente “sinistra” – perseguono, con metodi a dir poco molto ‘spregiudicati’, finalità non disinteressate di potenza particolare, e non le finalità che il Mondo Spirituale pone all’uomo nella sua non unilaterale universalità, ossia le finalità che lo Spirito pone all’Uomo, e all’Umanità. Infatti, sempre nel più volte citato ciclo I movimento occulto nel secolo diciannovesimo e il mondo della cultura, GA-254, nella quinta conferenza, Rudolf Steiner entra molto nei particolari, ed afferma l’esatto contrario di quanto scrive Orao in Resurrezione. Così leggiamo alle pp. 86-89:
«Vediamo come in realtà dall’inizio dell’evoluzione terrestre l’intenzione di Lucifero e Arimane fosse quella di far sparire nell’ottava sfera l’intera evoluzione terrestre. Per contrastarli gli esseri appartenenti agli Spiriti della Forma dovettero creare un contrappeso. Quello da loro creato consiste nell’aver inserito per così dire nello spazio dell’ottava sfera qualcosa che vi si oppone.
Se vogliamo disegnarlo in modo esatto, dovremmo rappresentare la cosa in maniera che, se in un punto abbiamo la Terra, dobbiamo disegnare intorno l’ottava sfera come facente parte della Terra fisica. In fondo siamo ovunque circondati dalle immaginazioni nelle quali di continuo deve venir portato l’elemento minerale, materiale. Appunto per questo, ad opera di Jahve o Jehova , si ebbe il sacrificio, l’esplulsione delle forze lunari da cui risultò una sostanza molto più densa della solita sostanza fisica, mineralizzata e che Jahve stabilì nella Luna come azione contrastante. Si trattava di una sostanza molto solida, ed è ciò che Sinnett descrisse in modo particolare; una sostanza molto più fisica, più minerale di quella ovunque presente sulla Terra, affinché Lucifero e Arimane non la potessero disciogliere nel loro mondo immaginativo.
La Luna dunque ruota nello spazio come una materia solida, vitrea, dura soda, compatta, infrantumabile. Persino nelle descrizioni fisiche della Luna, se lette con sufficiente attenzione, si può trovare una certa corrispondenza con quanto è stato detto. Tutto quel che era disponibile sulla Terra venne tolto da lì e inserito nella Luna affinché vi fosse in misura sufficiente materia fisica che non potesse essere assorbita. Osservando la Luna scopriamo che nell’universo si trova un materiale fisico molto più compatto di quanto si trovi in un qualunque punto della Terra. Dobbiamo dunque considerare Jahve l’entità che, già nell’ambito fisico, fece in modo che non tutto l’elemento materiale venisse assorbito da Lucifero e Arimane. A tempo opportuno il medesimo spirito provvederà a far sì che la Luna rientri nella Terra, quando questa sarà diventata abbastanza forte da accoglierla di nuovo, quando il pericolo si sarà allontanato grazie a un’adeguata evoluzione.
Questo nell’ambito minerale fisico esterno. Anche per quanto riguarda l’uomo si dovette creare un contrappeso alle intenzioni esistenti riguardo il capo umano. Proprio come all’esterno dovette venire condensata materia, affinché Lucifero e Arimane non potessero discioglierla con la loro alchimia, così pure nell’uomo andava contrapposto qualcosa all’organo che più subisce i loro attacchi. Jehova dovette dunque provvedere, come per l’ambito minerale, perché non tutto diventasse preda degli attacchi di Lucifero e Arimane.
Era necessario che nell’essere umano non potesse diventare preda di Lucifero e Arimane tutto quanto proviene dal capo. Si dovette fare in modo che non tutto si fondasse sul lavoro del capo e sulle percezioni sensorie esterne, poiché lì Lucifero e Arimane avrebbero avuto partita vinta. Andava creato un contrappeso nell’ambito della vita terrena: in noi doveva esserci qualcosa del tutto indipendente dal capo; fu raggiunto grazie al lavoro degli Spiriti della Forma regolari: fu impresso nel principio terreno dell’ereditarietà il principio dell’amore; ossia nel genere umano vive ora qualcosa che è indipendente dal capo, che passa di generazione in generazione e che nella natura fisica umana ha il suo livello più basso.
Tutto quanto è connesso con la riproduzione e con l’ereditarietà; tutto quanto è indipendente dall’uomo, tanto che egli non vi possa intervenire con il suo pensare; tutto quel che la Luna è nel firmamento, nell’essere umano è il principio dell’amore che compenetra la riproduzione e l’ereditarietà. Da ciò nasce la lotta furibonda di Lucifero e di Arimane che attraversa la storia nei confronti di tutto quanto proviene da tale ambito. Lucifero e Arimane ci vogliono sempre imporre il dominio esclusivo del capo e dirigono i loro attacchi per la via indiretta del capo contro tutto ciò che esteriormente è solo parentela naturale. Tutto quanto sulla Terra è sostanza ereditaria non può infatti venire preso da Lucifero e Arimane. Ciò che la Luna è in cielo, sulla Terra fra gli uomini è l’ereditarietà. Tutto quel che si fonda sulla trasmissione ereditaria, tutto quel che l’uomo non penetra con il pensiero, quel che è connesso con la natura fisica, è principio jahvetico. Tale principio è attivo al massimo la dove opera la natura per così dire «naturale»; lì Jahve ha riversato al massimo il suo amore naturale, per creare un contrappeso alla mancanza d’amore, alla tendenza luciferica e arimanica verso la saggezza.
Si dovrebbero ora penetrare a fondo certi argomenti dibattuti di recente, partendo da altre prospettive, per mostrare come nella Luna e nell’ereditarietà umana siano state create dagli Spiriti della Forma barriere contro Lucifero e Arimane. Riflettendo più a fondo su tali cose, si troverà in questi accenni qualcosa di molto importante.
Per comprendere almeno in parte tutto questo, si deve partire da una prospettiva ancora un poco diversa. Se si considera l’evoluzione umana secondo la mia Scienza Occulta, nel suo procedere attraverso Saturno, Sole e Luna, si vedrà che su Saturno, sul Sole e sulla Luna non si può parlare di libertà. L’essere umano è inviluppato in tessuto di necessità: tutto è necessario. Nell’uomo venne inserita la natura minerale: doveva diventare un essere compenetrato dall’elemento minerale per poter maturare verso la libertà. Di conseguenza poteva essere educato alla libertà solo nel mondo sensibile, terreno».
Dopo aver “rotto le dighe” che separavano l’umano da una sorta di “trascendenza verso il basso”, aprendo il varco all’emergere dalla sfera subsensibile delle peggiori forze antispirituali e antiumane, gli Ostacolatori si servirono di un mezzo più raffinato – e più pericolosamente corruttore – per trascinare nel materialismo il pensare umano. Anche su questo punto, non facile per molti da scoprire e intelligere, Rudolf Steiner getta una vivida luce, che mostra quanto poco accorti siano gli umani: molti spiritualisti compresi. Così leggiamo alle pp. 92-93:
«Considerando il puro materialismo terrestre, l’uomo con il proprio pensiero è ben in grado di scoprire che non esistono gli atomi.. se dunque si rimane semplicemente sul piano di tale materialismo, [per i fini delle deità ostacolatrici] non si andrà molto lontano. Rendendolo invece occulto, si potrà certo corrompere il pensare umano. A tal fine la possibilità migliore era far passare come ottava sfera la Luna che venne creata come contrapposta all’ottava sfera. Se la gente ritiene infatti che la materia creata come contrappeso all’ottava sfera sia l’ottava sfera stessa, si va oltre ogni immaginabile materialismo terrestre. E questo avvenne con le affermazioni di Sinnett. Il materialismo viene così portato nel campo dell’occulto, e l’occultismo diventa materialismo. Ma presto o tardi la gente lo avrebbe scoperto. La Blavatsky, che vedeva a fondo nel divenire terreno, intuì qualcosa al riguardo, dopo aver scoperto gli intrighi di quella strana indivividualità di cui ho già parlato. Si accorse che non si poteva continuare così, si doveva fare altrimenti. Sotto l’influsso degli occultisti indiani di sinistra disse: si deve fare altrimenti, ma in un modo o nell’altro si deve creare qualcosa cui non sia tanto facile pervenire.
Per creare dal canto suo qualcosa che andasse oltre le affermazioni di Sinnet, aderì alle proposte degli occultisti che la ispiravano. Appartenendo alla sinistra, questi non miravano ad altro che ai loro interessi particolari. Miravano cioè a fondare sulla Terra un sistema di sapienza dal quale Cristo fosse escluso e ne fosse escluso anche Jahve. Nella teoria bisognava dunque celare qualcosa che a poco a poco avrebbe eliminato il Cristo e Jahve.
Decisero quindi: si guardi un po’ Lucifero (di Arimane non si parlava; lo si conosceva così poco che si usava lo stesso nome per entrambi). Egli è in effetti il grande benefattore dell’umanità, e porta agli uomini tutto quello che possiedono grazie alla testa, al capo: scienza, arte, in breve ogni progresso. Egli è il vero spirito di luce, a lui ci dobbiamo appoggiare. Che cosa fece Jahve in realtà? Da lui discese sugli uomini l’ereditarietà fisica. È un dio dio lunare, e introduce l’elemento lunare. Da ciò l’affermazione della Dottrina segreta: non ci si deve attenere a Jahve, poiché egli è soltanto il signore dell’elemento sensibile e di tutto il basso elemento terrestre; Lucifero è il vero benefattore dell’umanità. Tutta la Dottrina segreta è redatta in modo che questo vi traspaia e vi sia chiaramente enunciato. Perciò anche la Blavatsky dovette venir disposta, per motivi occulti, a nutrire odio per Cristo-Jahve. In ambito occulto infatti una tale posizione riveste lo stesso significato che ha nell’opera di Sinnett l’affermazione che la Luna è l’ottava sfera».
Un ultima citazione, tratta dalla sesta conferenza del medesimo ciclo, sintetizza bene quel che Rudolf Steiner vuol comunicare circa la falsificazione che nell’Ottocento venne operata attraverso personalità manovrate come Sinnett e la Blavatsky, della Società Teosofica, da parte di “sinistri” occultisti, che pescavano nel torbido per i loro non dichiarati fini. Ecco quanto possiamo leggere alle pp. 115-116:
«Quante volte nel nostro movimento si è detto che il nostro insegnamento non deve essere semplice teoria, ma vita reale! Facendone una semplice teoria lo si uccide; lo si consegna ad Arimane, il dio della morte. È il modo migliore per consegnargli quel che viene insegnato per rimuoverlo regolarmente dal mondo. Inoltre è un metodo molto simile, come si vede, a quello adottato dalle individualità che, diciamo, stavano dietro a Sinnett. Gli diedero una direzione precisa, che non era giusta, per guidarlo verso un certo orientamento falso: denigrare proprio ciò che è giusto. La Luna, che in quanto Luna fisica è un modo di paralizzare l’ottava sfera, viene dichiarata ottava sfera. Così l’ottava sfera viene appunto nascosta, eliminata. Più tardi ciò fu corretto da H.P. Blavatsky, dicendo che Jahve creò soltanto la sfera inferiore dell’esistenza, la sfera sensoria umana (mentre con la Luna egli creò un rimedio rispetto all’ottava sfera). Il metodo consiste dunque nel diffondere la nebbia del vilipendio su qualcosa, ponendolo così in una falsa luce».
Se ben si osserva, in forma diversa – ma neanche poi tanto – è proprio quel che è accaduto nel caso delle “rivelazioni” che Orao comunica in Resurrezione: viene vilipesa un’elevatissima entità spirituale, un’entità della gerarchia degli Elohim, l’Eloha, o Eloah, Jahve, identificato in maniera errata, e oggettivamente menzognera, con una entità ostacolatrice come Lucifero. Viene falsata la corretta concezione della Luna – sulla quale Jahve, compiendo un plurimillenario sacrifico ha preso dimora – la cui funzione è proprio quella di paralizzare gli effetti negativi dell’azione di Lucifero e Arimane, i quali vorrebbero trascinare l’intera umanità, e l’evoluzione della Terra, nella spettrale ‘ottava sfera’, da essi dominata.
Ma una volta che, con tutta chiarezza, sono stati individuati quali siano gli errori – che sul piano occulto oggettivamente, risultano essere vere e proprie menzogne – errori che son presenti sin dalle prime pagine del libro Resurrezione di Orao, è necessario ricercare, e rendersene bene conto, del come e del perché possano sorgere in un’anima simili errori. Ciò è tanto più necessario in quanto tutta l’impostazione della Via dell’Iniziazione ne dipende. E si tratta di qualcosa che è bene conoscere – e conoscere appunto bene – prima di intraprendere a percorrere l’aspro Sentiero della Conoscenza, perché dopo si rischia che le molte illusioni, e le risultanti deformazioni dell’anima, rendano impossibile l’abbandonare il falso sentiero. E non vi è nient’altro che possa generare illusioni senza numero quanto un’atavica, inferiore, ‘chiaroveggenza’. Questa un tempo –salvo alcune eccezioni volute dal Cielo e dai Numi per particolari ragioni, e che vedremo più in là – aveva avuta la sua funzione, e la sua ragion d’essere: ce l’aveva soprattutto in un tipo umano sempre meno affondato nella materialità corporea quanto più indietro si risale nel tempo. Ma oggi essa ha, per l’uomo compiutamente moderno, un carattere recessivo, e decisamente regressivo: è qualcosa che è saggio eliminare dalla propria anima, per la salute e la salvezza della medesima.
Rudolf Steiner esclude categoricamente che le comunicazioni della Scienza dello Spirito – frutto delle investigazioni dell’Iniziato chiaroveggente: investigazioni talvolta lunghe, difficili, e necessitanti di severi controlli – debbano essere accettate, e credute per fede. Anzi, egli vede un grande pericolo proprio nell’affermazione che quanto viene da lui comunicato debba essere accolto per fede, senza un controllo razionale, rinunciando al proprio sano raziocino. Infatti nella quinta conferenza del sopra più volte citato ciclo, alle pp. 96-97, Rudolf Steiner così si esprime:
«In tutti questi anni in cui ci siamo occupati di scienza dello spirito ho cercato di esporre le cose in modo che sia evidente a chi vi aderisce come le si possano comprendere pur senza essere ancora pervenuti alla chiaro veggenza. Ho cercato di non pubblicare nulla che non possa rientrare in tale ambito. Quindi solo chi favorisce che l’uomo passi nell’ottava sfera può avere qualcosa contro il movimento scientifico-spirituale. […] dobbiamo perciò osservare le cose che ci vengono presentate e non dire che fra di noi esse vengono accolte per fede nell’autorità. Non dovrebbe mai comparire la frase che le verità vengono accolte soltanto perché le dico io! Peccheremmo contro la verità, se dicessimo qualcosa di simile. È possibile che qualcosa si fondi sulla fiducia; ma non se ne può fare un principio, dovrebbe essere un motivo che ciascuno tiene per sé, mentre un altro potrebbe procedere meglio verificando invece di accettare per fiducia.
Proprio attraverso la verifica si vedrà come stanno le cose. Ogni qualvolta è apparsa fra noi la parola fiducia, ci si è trovati in pericolo: era un segno che eravamo entrati in un periodo in cui qualche pericolo ci minacciava. Il modo di comportarsi finora assunto deve avere fine, perché la scienza dello spirito non si fonda sull’autorità, ma sulla conoscenza. Il tempo in cui non dava problemi presentare la scienza dello spirito è passato».
La fede nell’autorità nel campo delle questioni spirituali, è il frutto del nefasto dominio bimillenario della teologia cattolica, la quale ha imposto – anche con estrema violenza – l’obbligo di credere quel che il supremo Oracolo – come veniva chiamata l’autorità del papa nel Settecento – imponeva doversi credere. Questa rinuncia all’esperienza diretta dello Spirituale, accompagnata dalla rinuncia all’uso del proprio personale raziocinio, e del sano buon senso, apre la strada alle peggiori infatuazioni, alle più crasse superstizioni, a tutte quelle “cabale” e macchinazioni, che il mio ottimo amico C., coraggioso asceta d’altra dottrina, definisce «essere le dinamiche tipiche del mondo settario», nonché «tratto caratteristico della mediocrità delle petites chapelles, delle parrocchiette». E infatti, Rudolf Steiner, quasi alla fine della stessa conferenza avverte, e al contempo ammonisce, a p. 98, che «L’odio è molto più diffuso di quanto si pensi; bisogna tenerne conto. La verità viene dunque sempre odiata, e quando vuole affermarsi sono già in atto artifici per far sì che si trasformi, si trasmuti in modo da servire alle potenze oppositrici. In alcuni tentativi, apparsi in mezzo a noi, dobbiamo appunto vedere lo sforzo per far sì che la verità che compare presso di noi venga capovolta, usata in altro modo». Appunto, quel che più volte su questo temerario blog, è stato chiamato ‘trasbordo ideologico inavvertito’.
Se torniamo all’aureo volumetto Filosofia e Antroposofia, tradotto da Lina Schwarz, grande amica di Marie Steiner, ed edito per la prima volta da “La Prora”, Milano, 1938, troviamo nella seconda parte di esso la trascrizione di una conferenza di Rudolf Steiner, da lui tenuta a Stoccarda il 13 dicembre 1909, conferenza che a me pare di grande momento, in quanto chiarisce a fondo proprio la questione della ‘chiaroveggenza’, atavica o meno, in rapporto all’autentica esperienza spirituale, e soprattutto sottolinea l’importanza di una salda formazione di pensiero. Anche nella suddetta conferenza, Rudolf Steiner nega decisamente che per accogliere i contenuti della Scienza dello Spirito, della concezione spirituale portata nel mondo dall’Antroposofia, siano necessari “atti di fede” di qualsivoglia tipo. Infatti, alle pp. 82-85, rispondendo alla domanda ch’egli si pone: «Che cosa ci comunica veramente l’antroposofia?», afferma:
«Ci comunica fatti, verità derivanti dalla sfera dei mondi spirituali soprasensibili; fatti che la coscienza chiaroveggente è in grado d’indagare in quei mondi spirituali.
È vero che chi riceve tali comunicazioni, senza essere egli stesso chiaroveggente, non può, a tutta prima, persuadersi dei fatti come tali per propria visione immediata; è vero che accoglie semplicemente le comunicazioni ma non può constatarle con la sua visione chiaroveggente; sarebbe però totalmente errato credere che l’uomo non chiaroveggente non possa esaminare e riconoscere le cognizioni oggi comunicate dall’antroposofia, e sarebbe falso affermare che le comunicazioni derivanti dalla coscienza chiaroveggente siano perciò da accogliersi unicamente per fede, sull’autorità di chi le espone. Se così fosse, se si dovessero semplicemente accettare per fede, queste comunicazioni sarebbero oltremodo imperfette, manchevoli. Fatti che si comunicano nel modo giusto richiedono certamente la chiaroveggenza per poter essere scoperti; ma, trovati e narrati che siano, anche da una sola persona, la semplice ragione umana scevra di preconcetti può comprenderli e vederne la verità con mezzi accessibili al piano fisico. Chiunque ascolti quei fatti può, prendendosi il tempo necessario, esaminarli con le facoltà del piano fisico, senza crederli per fede cieca; se sono verità storiche, potrà investigare tutti i documenti, tutte le scritture esistenti, e vi troverà confermati i dati ottenuti con la chiaroveggenza; quanto più le sue ricerche saranno esatte e accurate, tanto meglio troverà la conferma desiderata. Se invece sono verità della vita vissuta, come, ad esempio, la reincarnazione e il karma, e la descrizione della vita fra la morte e una nuova nascita, basterà osservare spregiudicatamente quel che la vita stessa offre, e quanto meglio lo si osserverà, tanto più si troverà confermato quel che ne dice il chiaroveggente. Ci sono insomma tutte le possibilità di constatare nel mondo fisico esteriore quel che si scopre nei mondi soprasensibili; e la ricerca di questa constatazione dev’essere per noi una necessità imprescindibile. Non dobbiamo affatto ripetere la frase: «Queste cose vanno credute per fede». No; quel che forse, da principio, solo pochi sono in grado d’investigare, dobbiamo provarlo al contatto con la vita; non dobbiamo affatto accettarlo per fede cieca, ma esaminarlo senza pregiudizi.
Naturalmente. In un certo senso, un tale esame è faticoso. Richiede uno sforzo di pensiero, e uno strenuo lavoro per trovare nel mondo fisico la conferma di quanto l’indagine soprasensibile comunica. E qui tocchiamo un punto importantissimo della nostra questione. «È necessario o almeno è bene che l’uomo attuale, oltre a nutrire l’aspirazione giustificatissima di penetrare da sé nei mondi spirituali, eserciti a fondo ed energicamente il proprio pensiero del piano fisico?». In altre parole: «Fa bene lo studioso di antroposofia a vincere l’inerzia di pensiero che abbondantemente porta con sé dal mondo extra-antroposofico, e ad elaborare seriamente il suo pensiero, a impadronirsi e a servirsi dei soli mezzi coi quali si può conoscere l’uomo, partendo dal mondo fisico?». (È persino difficile far capire con chiarezza e precisione alla coscienza attuale che cosa s’intenda con ciò!)».
In effetti – si potrebbe facilmente osservare – che anche per scoprire nuove leggi matematiche occorre avere un intuito matematico, che ben pochi posseggono. Ma una volta che una legge matematica è stata scoperta, ed adeguatamente esposta, non deve certo venir accolta per mistica fede: con un energico lavoro di pensiero, chiunque può verificare l’intero campo della matematica, che magari sarebbe impotente a scoprire con le sue sole proprie forze. Per scoprire il calcolo integro-differenziale, ci sono voluti un barone Gottfried Wilhelm von Leibniz in Germania e un sir Isaac Newton in Inghilterra; per definire il calcolo ottico parassiale, come caso particolare dell’ottica classica, e determinare gli elementi cardinali di un tale sistema ottico, è stato necessario, sempre in Germania, un Carl Gauss; per scoprire sperimentalmente e dimostrare teoricamente, con semplicità classica, il più perfetto metodo di controllo dei sistemi ottici mediante le frange di interferenza, è stato necessario in Italia un Vasco Ronchi; ma di comprenderli a fondo, ed applicarli adeguatamente, è capace qualsiasi adolescente che in un buon liceo si appassioni alla materia, e studi con energia. Ma, sovente, gli umani temono e avversano la nobile fatica del pensare, come il caso che Rudolf Steiner, alle pp. 86-87, cita di uno che si era avvicinato all’Antroposofia, ma che rifuggiva, per turpe accidia, dallo sforzo di pensare, e che così commenta:
«Ecco un bell’esempio dell’inerzia di pensiero con la quale molti si accostano all’antroposofia. Non appena si sono acquistati una credenza, sono paghi, e schivano la fatica di elaborarsela passo passo in quelle rappresentazioni tutt’altro che comode da acquistare. Ma così facendo, non si può mai arrivare ad altro che a una fede cieca, mentre non si tratta più di fede cieca quando si disciplini realmente il proprio pensiero, e non si cerchi con avidità solo di acquistare le facoltà che conducono a un grado elementare di chiaroveggenza».
Rudolf Steiner con fervore indicò l’assoluta necessità di un tale energico lavoro di pensiero. Egli affermava che per quanto in vite passate uno possa essersi appropriato – per via di spontanea veggenza atavica o attraverso l’applicazione dei metodi dell’occultismo antico – di grandiose percezioni, non per questo nelle vita successiva esse verrebbero ricordate, a meno che non fossero state trasformate in pensieri. Mentre, oggi, ciò che, con le forze dell’anima cosciente, viene conquistato con il pensiero puro – quel pensiero puro-libero dai sensi, che abbiam visto essere svalutato nella citata rivista romana – è tale che connaturandosi con l’Io, diverrà parte della non più smarribile ‘memoria spirituale’ di tutte le future vite terrene. Su questo punto, Rudolf Steiner è del tutto esplicito. Inoltre, se continuiamo l’elaborazione meditativamente pensante di Filosofia e Antroposofia, alle pp. 91-95, espresso con parole che mostrano come, da questo punto di vista, la condizione umana sia – come da sempre afferma tutta la tradizione orientale – ‘suprema’ anche rispetto agli Dèi, troviamo:
«Perché gli Dei hanno creato gli uomini? Perché solo negli uomini potevano sviluppare certe facoltà che altrimenti non sarebbero mai venute ad esistenza. La facoltà di pensare, di rappresentarsi qualcosa in pensieri che siano legati al discernimento, questa facoltà può svilupparsi soltanto sulla nostra Terra; non esisteva prima; poteva sorgere solo pel fatto che fossero stati creati gli uomini. Se vogliamo usare un paragone, supponiamo di avere un chicco di frumento; possiamo guardarlo, ma, per quanto lo guardiamo, non ne nascerà una spiga; dobbiamo seminarlo nella terra e lasciarlo crescere, cioè lasciare che le forze della crescenza agiscano su di esso. Ciò che gli Dei avevano prima della formazione dell’uomo, può essere paragonato al chicco di frumento; perché potesse germogliare in forma di pensieri, doveva prima esser coltivato sul pian fisico per mezzo di uomini. Non c’è altra possibilità di coltivare pensieri dall’alto dei mondi spirituali, se non quella di farli germogliare in incarnazioni umane. Sicché ciò che gli uomini pensano quaggiù sul piano fisico è qualcosa di unico nel suo genere, che deve aggiungersi a quel che è possibile nei mondi superiori. L’uomo era effettivamente necessario; altrimenti gli Dei non lo avrebbero creato. Gli dei hanno fatto sorgere l’uomo per ottenere attraverso lui, anche sotto la forma del pensiero, quel che essi già possedevano. Quanto scende dai mondi spirituali, non potrebbe mai ricevere la forma del pensiero, se l’uomo non fosse in grado di dargliela. E l’uomo che sulla Terra non vuol pensare, sottrae agli Dei quello su cui hanno fatto conto, e quindi non può raggiungere ciò ch’è il vero còmpito e la vera destinazione umana sulla Terra. Lo può raggiungere soltanto in quell’incarnazione nella quale prende la determinazione di lavorare col pensiero.
Se si riflette su ciò, il resto ne vien fuori di conseguenza.
Le rivelazioni intorno al mondo spirituale, ai veri fatti del mondo spirituale, possono penetrare nell’anima umana nei modi più svariati. È certo possibile, e oggi nella maggior parte dei casi avviene realmente, che gli uomini giungano a una veggenza visionaria senza essere buoni pensatori; (è maggiore il numero di coloro che giungono alla chiaroveggenza senza essere pensatori che essendolo); ma c’è un gran differenza tra le esperienza che fa nei mondi spirituali un acuto pensatore e un uomo che non lo sia. È una differenza che si può esprimere così: «Le rivelazioni che provengono dai mondi superiori s’imprimono nel miglior modo in quelle forme di rappresentazioni che noi portiamo loro incontro come pensieri. È il miglior recipiente».
Ora, se non siamo pensatori, le rivelazioni devono cercarsi altre forme; ad esempio la forma dell’immagine. Infatti, il simbolo è la forma più frequente nella quale chi non è pensatore riceve le rivelazioni. I chiaroveggenti visionarî, che non siano anche pensatori, vi racconteranno in forma di simboli le rivelazioni che ricevono. Tali simboli son certo belli; però dobbiamo sapere che l’esperienza soggettiva è diversa nel caso che si ricevano rivelazioni essendo pensatori o non essendolo. Un non pensatore, che riceva una rivelazione, vede sorgere davanti a sé un simbolo, una figura che gli si manifesta dal mondo spirituale. Vede, ad esempio, una figura d’angelo, oppure una croce, un ostensorio, un calice; vede comparire uno di quei simboli nel campo soprasensibile, come un’immagine finita, e sa che questa è bensì una realtà, ma sotto forma di un’immagine. Già per la coscienza soggettiva le esperienze provenienti dal mondo spirituale sono sperimentate dal pensatore in un altro modo; si presentano diversamente, non in modo immediato come per il non pensatore. Il pensatore che riceva una rivelazione dal mondo spirituale, non la vede nel momento stesso in cui la riceve, ma un po’ più tardi; e nel momento in cui la vede, l’ha già afferrata col pensiero, può già distinguerla e sapere se è verità o menzogna. ciò che gli appare dal mondo spirituale, gli appare un po’ più tardi, ma già compenetrato di pensiero, così ch’egli è in grado di discernere se è illusione o realtà; egli, per così dire, riceve qualcosa prima di vederlo. Naturalmente lo riceve nello stesso momento in cui lo riceve il non pensatore, il chiaroveggente visionario; ma lo vede un poco più tardi, e, quando lo vede, l’apparizione è già compenetrata di pensiero, di giudizio, sì ch’egli può sapere se è una vana parvenza, se è una semplice oggettivazione dei suoi proprî desideri, o una realtà oggettiva. Questa è la differenza nell’esperienza soggettiva. Il chiaroveggente visionario non pensatore vede l’apparizione subito; il pensatore la vede un po’ più tardi; ma pel primo essa resterà quale l’ha vista, e così egli potrà descriverla; il pensatore invece potrà collocarla al suo posto fra le esperienze del mondo fisico abituale, e metterla in relazione con esse; poiché anche il mondo fisico è, come quella rivelazione, un’estrinsecazione del mondo spirituale.
Così potete già vedere che, se vi accostate al mondo spirituale armati dello strumento del pensiero, ne avrete grande sicurezza nel giudicare di quanto vi verrà comunicato».
E qui viene non solo da pensare quanta gratitudine il sincero ricercatore spirituale deve a Rudolf Steiner, al Maestro dei Nuovi Tempi, per averci portato la conoscenza del Mondo Spirituale in concetti. Chi conosca la letteratura ermetico-rosicruciana, e quella kabbalistica, dei secoli scorsi, sa bene come sia difficile – quasi al limite dell’impossibilità – il districarsi nel labirinto di simboli, dei quali è saturo il linguaggio immaginativo attraverso il quale veniva allora lasciato trapelare qualcosa della conoscenza del mondo spirituale. E grande è la gratitudine che l’audace cercatore dello Spirito deve a Massimo Scaligero per quanto ci ha donato in limpido pensiero, sia come contenuti che come metodo realizzativo. A questo proposito, non voglio trascurare di riportare quanto Massimo Scaligero scrive nel terzo capitolo del suo Trattato del Pensiero Vivente. Una Via oltre le filosofie occidentali, oltre lo Yoga, oltre lo Zen, III edizione, Tilopa, Roma, 1979, ove parlando dell’esperienza del momento originario del pensiero, alle pp. 11-12, così si esprime:
«Come esperienza è quella che, sopra tutte, ha il diritto di chiamarsi positiva, essendo la più diretta che l’uomo possa compiere e di cui l’Io possa rendere conto a se stesso come di ciò che è veramente oggettivo.
Ma non è speculare, non è filosofare. È il coraggio di conoscere: che è conoscere la verità: la verità che rende liberi. Non è argomentare, ma creare: non è riflettere, ma dominare. È percepire in enti pensiero il sovrasensibile, così come normalmente si percepisce il sensibile in forme e colori».
Vi è grandissima differenza tra l’impostare la ‘Via spirituale’ conoscitivamente come ‘Via del Pensiero’, ossia come un’attività conoscitiva del pensare, che non accetta presupposti di nessun tipo, se non il suo stesso essere allo stato puro, il suo stesso moto condotto sino al punto in cui esso diviene coscientemente automovimento e forma ‘vuota’, nel senso mahayanico, di se medesimo, e, invece, una ‘via mistica’, basata su una emotività animica, e alimentata da una incontrollata ‘chiaroveggenza’ dalla quale, come abbiamo potuto constatare, può sorgere ogni sorta di errori, una via che si appoggia a discutibili ‘presupposti religiosi’, se non addirittura ‘confessionali’. Questo non voler rinunciare a non verificati presupposti religiosi – sedicenti ‘cristiani’, ma non per questo automaticamente ‘cristici’ – può portare non solo, sul piano conoscitivo, ad enormi, fatali, e distruttivi errori nell’ambito di una veggenza visionaria, scambiata per autentica percezione spirituale, ma altresì ad azioni oltremodo devianti e pericolose sul piano della volontà, ossia sul piano dell’agire morale. Di simili deplorevoli casi, ne abbiamo, purtroppo, gran copia nella storia del movimento antroposofico – cosa che, con grandissima facilità, potrei documentare ad abundantiam – ed eziandio anche nella storia del movimento antroposofico in Italia, e nelle stesse file di discepoli di Massimo Scaligero. E – il candido lettore mi creda – pesa molto sul cuore a chi scrive il doverlo fare nel caso specifico di quanto scrive Orao, perché si tratta di un caso di dimostrata, aperta, impostura, o come dicono, e praticano da circa venti secoli, i rappresentanti dell’ortodossia clericale, di una ‘pia frode’, a loro dire ‘lecita’, perché compiuta – sempre a loro dire, naturalmente – ‘a fin di bene’.
Un problema in più – un problema che, invero, lascia non poco perplessi – è quello di stabilire a ‘quale’ Orao sia da attribuirsi una simile, davvero poco commendevole azione. Questo perché, nella rivista romana, della quale su questo temerario blog ho avuto modo più volte di occuparmi, l’eteronimo Orao è stato usato non univocamente. Per la precisione – per quel che chi scrive ha potuto verificare direttamente – tale eteronimo è stato usato sicuramente per due persone molto diverse, anche se tra loro, in qualche modo collegate e, a suo tempo, collaboranti. Per esempio, in alcuni numeri della suddetta rivista romana – ne cito solo alcuni dalle caratteristiche più evidenti, ma potrei citarne molti altri – già nel n° 1 del primo anno della suddetta rivista romana compare un articolo, firmato Orao, intitolato Forme dell’anima asiatica, che sicurissimamente, per contenuti, stile, e conoscenze linguistiche proprie dell’orientalismo accademico, non è attribuibile all’Orao, autore degli scritti pubblicati dalla casa editrice Tilopa, Resurrezione e Madre. Altri articoli, sempre firmati Orao, attribuibili solo all’Orao ‘accademico’, li vediamo – ne cito ancora a caso solo alcuni – nei nn° 2 e 5-6 della detta rivista romana, intitolati anch’essi, appunto, Forme dell’anima asiatica, mentre nel n° 4 appariva un altro articolo, sempre a firma Orao, intitolato La metànoia di Sundar, attribuibile con certezza alla stessa penna. Decenni dopo, nel n° 73-74 di detta rivista, appare un altro articolo, intitolato Scaligero e il Graal, a firma sempre Orao, che per contenuti e stile attribuibile solo, anch’esso, alla stessa fonte dei precedenti. Molti altri scritti, a firma Orao, apparsi su quella rivista, come esegesi e commento ad un’opera di Rudolf Steiner, sono invece per contenuti, linguaggio, e stile similissimi, attribuibili unicamente all’Orao, autore del libro di cui mi sto occupando. Ma siccome, da quel che mi si dice, ho motivo di pensare che quest’ultimo Orao non sia più in vita da alcuni decenni, vi è da chiedersi se vi sia stata da parte di ‘qualcuno’ – difficile dire, e provare, oggi, chi egli sia – in alcuni punti degli scritti pubblicati, Resurrezione e Madre, – chiamiamola così per usare parole decenti – una ‘sapiente’, ‘diligente’, ‘opera redazionale’. Ma lasciamo, per adesso, da parte questo spinoso problema, e affrontiamo quanto scrive Orao, a p. 90, di Resurrezione:
«Nell’opera La conoscenza della costituzione umana quale base della nuova pedagogia, lo Steiner rivela che: «durante il congiungimento fisico l’uomo può sperimentare il contatto diretto con la prima Gerarchia, Troni, Cherubini, Serafini», ed ancora più avanti «il congiungimento fisico rappresenta nell’umano l’atto unico in cui non esiste più dualità per l’uomo, ma si attua eccezionalmente la completa unità fra la natura superiore e natura inferiore dell’uomo». Occorre quindi, ancora al presente, tenere in una certa considerazione tale esperienza per il significato che questa può mantenere al grado di evoluzione terrestre, ossia quale momento conoscitivo importantissimo per determinati conseguimenti e quale momento, per l’uomo e la donna, entro cui attuare l’atto resurrettivo della natura corporea da parte della natura superiore».
Ignoriamo, per ora, il discorso generale nel cui contesto quel paragrafo è inserito. Di quel contesto – alquanto problematico a dire il vero – vi sarebbe da occuparsi a lungo, et pour cause, ma consideriamo provvisoriamente soltanto il fatto che in questo paragrafo vengono attribuite a Rudolf Steiner parole precise, riguardanti l’amplesso tra uomo e donna, ossia l’atto sessuale stesso. Ora se vi è una cosa della quale – a quel che mi risulta – Rudolf Steiner non parla mai, un atto che non descrive mai, che non affronta mai, in nessuna forma, è proprio la sessualità. Massimo Scaligero, che sicuramente conosceva l’Opera di Rudolf Steiner molto più profondamente, e molto meglio, di Orao – di ambedue gli Orao – lo afferma abbastanza chiaramente in Dallo Yoga alla Rosacroce, Perseo, Roma, 1972 – citerò da questa prima edizione, proprio perché la seconda, pubblicata dalle romane Edizioni Mediterranee, ha subito un pesantissimo, quanto molto discutibile, “intervento redazionale” (per chiamare un tale atto indebito con un’espressione elegante, ovvero con un caritatevole eufemismo), sul quale ebbi modo di scrivere sul presente blog – ove nel XV capitolo, Magia sexualis, a p. 195, scrive:
«È difficile trovare in Steiner chiarimenti sul problema del sesso: né mi risulta esistere una sua specifica trattazione dell’argomento».
Ora, avendo io a disposizione l’intera Opera – pubblicata e non pubblicata: in lingua originale, tutta; e in larga parte anche in traduzioni italiane, francesi, e inglesi – di Rudolf Steiner, posso confermare quanto ha scritto Massimo Scaligero: di una specifica trattazione del problema della sessualità nell’Opera del Maestro dei Nuovi Tempi non ve n’è traccia. E penso che ciò sia per una ben meditata scelta dello stesso Rudolf Steiner. Per cui mi son chiesto da dove potesse saltar fuori quella citazione inserita in Resurrezione, e surrettiziamente attribuita a Rudolf Steiner. Intanto, il libro citato con quel titolo, La conoscenza della costituzione umana quale base della nuova pedagogia, nella traduzione di Lina Schwarz, venne pubblicato nel 1947, a Roma, dalla Casa Editrice Moderna, ed è apparentemente di difficile reperibilità. Ma solo apparentemente. In realtà, e l’editore romano di Resurrezione ovviamente questo lo sa e si guarda bene dal dirlo al lettore, si tratta solo della prima edizione italiana – apparsa quando ancora non esisteva, neppure in tedesco, la catalogazione dell’Opera Omnia di Rudolf Steiner – del GA-293, che fu ripubblicato, ventitré anni dopo, nel 1970, sempre nell’ottima traduzione, immutata, di Lina Schwarz, dalla milanese Editrice Antroposofica, col titolo Arte dell’educazione. Volume I°, Antropologia. Ebbene, ho sfogliato il libro, che possiedo da decine di anni, varie volte, da cima a fondo, e da fondo a cima, pagina per pagina, e rigo per rigo, e di quelle parole di Rudolf Steiner, nelle quali si parla dell’amplesso tra uomo e donna, e del contatto diretto, o indiretto, con la prima Gerarchia di Troni, Cherubini, Serafini, non vi è traccia alcuna. Non ve n’è parola. In nessuna pagina. Addirittura quelle elevate entità spirituali non vengono mai neppure nominate, a nessun titolo, nell’intero libro di 212 pagine. Per scrupolo, sono andato a guardare il testo tedesco di detta opera, Allgemeine Menschenkunde als Grundlage der Pädagogik, Vorträge und Kurse, gehalten für die Lehrer der Freien Waldorfschule in Stuttgart, Vierzehn Vorträge, GA 293, Rudolf Steiner Verlag Dornach, 1992, che ho letteralmente “arato” pagina per pagina, rigo per rigo, usando anche il potentissimo motore di ricerca Mötteli, e il risultato è stato identico: della questione dell’amplesso, e di quella elevata Gerarchia spirituale, non vi è traccia alcuna: neanche una parola.
In definitiva, è relativamente secondario accertare quale dei due ‘Orao’, oppure anche una terza persona, abbia compiuto un cotale scempio: alterare, manomettere, falsificare in maniera sacrilega, l’Opera di Rudolf Steiner. Invece, quel che ben più importa è che venga pubblicata, in maniera insana e improvvida, nonché diffusa nel mondo, una menzogna, i cui effetti distruttivi nella vita dei singoli individui, delle Comunità spirituali, e del mondo, non devono essere in nessun caso sottovalutati e trascurati.
È evidente che siamo di fronte ad un atto ben grave. Se nel campo della ‘veggenza immaginativa’, atavica o meno, di fronte a risultati dimostrati errati, è ancora possibile pensare, in taluni casi, di trovarsi di fronte a buona fede, ad un’illusa buona fede, mentre, in altri casi, è certo che siamo di fronte a simulazione e menzogna, di fronte alla consapevole alterazione della stessa opera scritta di Rudolf Steiner – come abbiamo visto essere avvenuto nel caso di dati della sua Cronaca dell’Akasha – o di fronte ad una citazione, da me constatata essere inesistente nell’opera poco sopra nominata, si deve parlare di cosciente menzogna, di voluta manipolazione della verità, di volontà d’inganno, di aperta impostura. E l’amore per la Verità, la lealtà nei confronti dello Spirito, e dei sinceri ricercatori spirituali, la gratitudine verso il Maestro, impongono che non si taccia, e risulta essere necessario – come afferma Rudolf Steiner nel ciclo Risposte della Scienza dello Spirito a problemi sociali e pedagogici, GA-192, Editrice Antroposofica, Milano, 1974, p. 257 – opporsi con ogni mezzo alla alterazione della Verità:
«Oggi non si può che chiamare menzogna la menzogna, anche se la menzogna appare in un posto del quale in astratto e in teoria si dice che ivi si cerca la verità. Sia che nascano in campo confessionale, sia in ambienti che cercano una concezione del mondo, oggi le menzogne, soprattutto quelle alle quali si possono contrapporre i fatti, devono venir bollate a fuoco, altrimenti non andremo avanti. Lo spirito della menzogna, lo spirito dell’inganno è infatti il maggior nemico del vero progresso spirituale».
Ancora una volta devo porre fine alla eccessiva lunghezza di questa nona parte. Nel proseguo del presente studio, dovrò approfondire – sempre sulla scorta della parola di Rudolf Steiner – la questione della ‘chiaroveggenza’, della ‘Via del pensiero puro’, e alcune altre questioni ancora più gravi di quelle affrontate sinora, questioni che sono la necessaria conseguenza dell’errata impostazione dell’intera mistica ‘via dell’anima’ – perché tale, in effetti, è – quella indicata da Orao in Resurrezione.

1/18046
FOLGORE E RESURREZIONE
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NEL CENTRO DELLA SFERA OSSEA APPARE IMPOSSIBILE IL CALORE.
NUBE DI PIETRIFICAZIONE FRA LE CEREBRALITA’
IN CUI E’ ODIATA LA LUCE DELLE ESSENZE.
CIECA VOLONTA’ DELL’ADDENSARE PRECLUDE OGNI CONCEPIRE NEL VIVENTE.
POSSENTE TUMULTUARE DI ENERGIE
DALL’OSSEA QUALITA’ PROMANATE.
IL DESTINO DELLA CENERE E’ PERDERE OGNI DEGNITA’.
DILAGANO NEL RAZIOCINIO PROFONDE OPINIONI SENZA SENNO
CHE ORIGINANO DAL VORTICARE PIETRIFICANTE E VOLITIVO.
LA FONTE MORALE DELL’INTELLIGENZA
– RIPOSTA NEL VIVENTE AUREO CONNETTERE –
APPARE DEPRECABILE E IMPOSSIBILE.
I SOMMERSI NELL’OSSEO ACUTIZZARSI DEL GELO
NON SOLO SI NUTRONO DI PIETRE
MA NE SONO AFFASCINATI.
I PERDUTI.
GLI ENERGIZZATI NELLA MINERALITA’.
OVE LA SFERA OSSEA
– OPPRIMENTE E PERFIDA –
GIUNGE A VIVACIZZARE L’ODIO.
TALE RETROSCENA DI ENERGIE
APPARE E SI SVELA E INIZIA A INDEBOLIRSI
SOLTANTO QUANDO LE COSCIENZE
– NELL’ASCESI –
GIUNGONO A PENSARE NEL SILENZIO.
QUANDO GIUNGONO AD ESSERE COSCIENTI SENZA ATTINGERE FRA LE PAROLE CEREBRALI.
OVE NEL SILENZIO IL FUOCO APPARE.
OVE NELL’ATTIMO IL VERO VALORE PUO’ IRRAGGIARE.
CONSACRANDO.
FUOCO MORALE INTERNO AL CONTEMPLARE.
A TALE INTENSITA’ DI SGUARDO CONTEMPLANTE :
GIUNGE L’EVIDENZA DI CIO’ CHE SI OPPONE AL VERO.
E TALE EVIDENZA E’ VIVERE L’ORRORE DI CIO’ CHE ODIA IL SOLE IN UOMO.
E TALE EVIDENZA E’ VIVERLO MENTRE LO SI CONSUMA
ATTO DI VOLONTA’ NELL’ACUME CHE E’ SEPARARSI DAGLI ABISSI.
FRANGERE LE PIETRE MENTRE SI RITRAE L’OSSEA QUALITA’.
E’ SCUOTERE LE DENSE STANZE DELL’ANTI INTELLIGENZA.
E’ VIVERE STRENUAMENTE OVE LE FORZE SCULTOREE
ERIGONO LA MORALITA’ DEL COSMO.
VITA SOTTILISSIMA DELL’AUREO VALORE :
SI ACCENDE IN TUTTI COLORO CHE NELLA LIBERA SCELTA DELL’ASCESI
GIUNGONO A CONTEMPLARE LA FORMA UNITIVA DI UN INSIEME DI CONCETTI.
OVE LE COSCIENZE RISORGONO NEL RITO DEL PENSARE
E OTTENGONO DI IMPRIMERE VALORI SOVRUMANI
CHE IRRAGGIANO NEL MONDO.
FUOCO IMMATERIALE NELL’ATTO DELL’IDEA.
LAMPO DELL’ARCANGELO.
OVE IL PENSARE E’ L’UNICA ARMA DELLA SUPREMA LAMA.
FOLGORE E RESURREZIONE.
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2/18047
SCINTILLANTE AURORA
IL FUOCO PURO DELL’ALTARE GIUNGE A FARSI LAMPO DI AUREITA’.
GIUNGE A SCUOTERE I DESERTI IN CUI LE ENERGIE DELL’ESTREMO DISTORCERE
DOMINANO LE COSCIENZE DEI BLASFEMI.
QUANDO NELL’ALTA SINTESI IL PIU’ INTENSO CONTEMPLARE
OTTIENE DI SEPARARSI DAL NUDO MENTIRE
CHE ALBERGA NEI GORGHI DI ENERGIE CORPOREE
CHE FINGONO IL PENSARE :
QUANDO L’ESTREMA VERITA’ SFIORA IL VOLERE CONTEMPLANTE :
QUANDO LA SINTESI VOLUTA E’ TRACCIA SOTTILISSIMA
IN CUI SI CONSACRA L’ANGELO INTERIORE :
LA’ SI RIMESCOLANO GLI ABISSI INDEBOLITI
CHE PERDONO SUPERBIA CERTEZZA E TRACOTANZA
POICHE’ IMPOSSIBILE FORMA DI ARMONIE IN LAMPO SI TRASMUTA.
E LAVA.
SI ACCENDE LA PREGHIERA NELL’ESSENZA DI VOLONTA’
CHE ASCENDE LUNGO GLI APICI COSCIENTI
IN CUI I CONCETTI RICORDATI SONO SOLTANTO
– IN VARIO GRADO E MISURA –
LUCE OPERATIVA DEL VERO BENE.
E SUA LAMA.
E SUA IMPRONTA.
FUOCO DI LUCE TERSA CHE VIVE DI ETERNITA’.
E CHE ETERNITA’ RESPIRA.
VORTICE DI FERREA ESSENZA IN CUI ARDE BONTA’.
VORTICE IN CUI L’ANELITO E’ RICONNESSO AL SUO RESPIRO.
AL SUO PLASMANTE SILENZIO.
IN CUI NITIDISSIMA E RAREFATTA
LA SCINTILLANTE AURORA IRRAGGIA
L’INCONCEPIBILE CANDORE DELL’UNICO REDIMERE.
ALTISSIMO SANARE NEL CUORE DI TEMPESTA
FRA LE CELESTI VETTE DA CUI STA PER SCOCCARE FOLGORE.
ESSENZA DELL’ARCANGELO.
E SUO TRONO
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3/18048
SORGE DAL SOLE
LE FETIDE CAVERNE DELLA RABBIA
IN CUI LA MOSTRUOSITA’ RAZIOCINANTE SI AGGIUNGE AL MALEDIRE.
OSSIA AL PROMANARE ODIO.
POTENZE CHE HANNO UN TALE TERRORE DEI CIELI IDEANTI
DA NEGARE E COMBATTERE ANCHE OGNI LONTANISSIMO INDIZIO
CHE LI POSSA SUPPORRE.
CHE VI POSSA CONDURRE.
CHE NE ACCENNI LA VIA.
EPPURE I CIELI IDEANTI SONO TALI CHE CHIUNQUE
– FRA I MODERNI E IN OCCIDENTE –
IN VARIO GRADO E MISURA
PUO’ INNESCARE IL LORO POTERE SCULTOREO CHE SANA.
L’INCONCEPIBILE FOLGORE SOVRUMANA
PUO’ PERCUOTERE E SCALZARE LE PORTE DELL’ABISSO.
UN APICE DI SILENZIO PUO’ CONTEMPLARE
IL MISTERO DI UN INSIEME DI PENSIERI
CHE L’INTELLIGENZA TIENE UNITI
MENTRE SI INNALZA AI BORDI DELL’AURORA.
SOVRUMANO CHE LAMPEGGIA OVE IL PENSARE
SI AFFACCIA FRA LE FORZE FORMANTI
CHE PERMETTONO IL RICORDO.
FORZE FORMANTI CHE IN ESSENZA HANNO UN VOLTO
CHE NON E’ FIGURA MA VALORE.
VIVENTE QUALITA’ CHE PUO’ PLASMARE A NUOVO
– GRADUALMENTE –
I PILASTRI STRUTTURALI DEL SENTIRE.
PUO’ MOSTRARE LE VERE SENSIBILITA’ CELESTI
ALLE INTERIORITA’ OTTUSE
CHE NE RIFUGGIVANO IL PIU’ PALLIDO ACCENNO.
MENTRE NELL’ACUME LA VOLONTA’ SI FA FEDELE.
POICHE’ L’INSISTERE VOLUTO GIUNGE SEMPRE OLTRE L’UMANO
IN QUANTO IL PENSARE IN CUI SI PONE :
SORGE DAL SOLE IMMATERIALE.
ED E’ ARCANGELICO BAGLIORE.
QUALITA’ CHE IMPERA
SOTTILISSIMA
DOPO CHE FOLGORE E’ SCOCCATA.
REGALE E PURISSIMA.
TENACE E AFFILATISSIMA.
PURA.
DEL LOGOS.
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4/18049
AZIONE SOLARE
L’ALTISSIMO UNIRE DISSOLVE IL CONTORTO NEGARE.
ALTISSIMO UNIRE CHE
– IN ASCESI –
IL PENSARE CONCEDE AL LIBERO ARBITRIO DEI POCHI.
ALTISSIMO UNIRE
PER ATTIMI
TRASCENDE E PERCUOTE LA PIAGA NEGANTE.
DALL’ALTO IN CUI VI E’ SOLO SILENZIO
PROMANA UN POTERE CHE RETTIFICA IL MALE
E PER ATTIMI : LO PONE AL COSPETTO DEL VERO.
L’ATTORTO MENTIRE SUSSULTA E SI SPEGNE.
CONTRASTATO E LAVATO.
UN GORGO DI FORZE CADUTE
SI TENDE E SI SCUOTE
AL COSPETTO DEL LAMPO CHE NE SVELA I CONTORNI.
CHE NE SVELLE IL POTENTE GRAVARE.
CHE RIPRISTINA IL VERO DAL CUORE DI STELLA.
PER ATTIMI DEGNI.
LAMPO INSISTITO INNESCA IL LAVACRO.
LENITI GLI EVENTI FUTURI CHE IL MENTIRE VOLEVA DI TENEBRA E ODIO.
ENERGIE CEREBRALI NORMALMENTE ACCOLGONO IL CAOS
CHE INFINE DIVENTA DESTINO
OSSIA POTENZA CHE DISEGNA IL DOLORE E LO IMPRIME.
MA ATTI DI ASCESI LIBERAMENTE VOLUTI
POSSONO ATTINGERE IMPOSSIBILI EVENTI SANANTI
CHE INFRANGONO IL TERREO DECISO LAMENTO.
LACERARE IL FUNESTO E’ AZIONE SOLARE DELL’UOMO.
NELL’AURA DEL LOGOS.
MANTENUTA SINTESI ESTREMA
CHE GIUNGE A FARSI POTENZA DI FOLGORE OCCULTA.
NITIDISSIMA LUCE IL CUI INTERNO E’ AUREITA’ FIAMMEGGIANTE.
OGNI FORZA CHE IRROMPE NEL MONDO NE MUTA IL DESTINO.
LA FOLGORE DEL LOGOS SI ATTUA NELL’ARCANGELO.
ORO DEL PENSIERO GIUNTO A FARSI LAMA.
ARMA SOLARE DELL’IO.
SOLVENTE TEMPESTA DELL’UNICO REDIMERE.
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5/18050
IL FUOCO E IL DIVAMPARE
L’ESSENZA ESTREMA SI FA VALORE.
UNICO METRO DEL BENE.
ESSENZA ESTREMA : ULTIMA LUCE.
LA SINTESI E’ IL RICORDO MANTENUTO
IN CUI L’ULTIMA TRACCIA DEL CONCETTO :
SPLENDE DI RAREFATTA VITA SCULTOREA
CHE L’ACUME STRENUAMENTE INSEGUE MANIFESTANDO VERITA’.
IMPRIMENDO L’ORO DELLE VETTE
IN CUI LA PURITA’ PER ATTIMI E’ SOLENNE.
FERREA NITIDISSIMA EVIDENZA
AL CUI INTERNO IL SEME DELLA FOLGORE
– OSSIA ATTIMO DI LIBERAZIONE E INNALZAMENTO –
PUO’ ESSERE CONCESSO.
IL FUOCO E IL DIVAMPARE.
AMPIO RESPIRO DELLE ESSENZE
NEL QUALE PUO’ ESSERE ACCOLTA ED IRRAGGIATA LA VERITA’ VIVENTE.
IL LAMPO SOLVENTE CHE RISANA.
INAVVERTITO POTERE DEL REDIMERE.
RAREFATTISSIMA SPLENDE LA POTENZA
CHE IMPRIME IL VERO VOLTO DEL SOLARE.
ALTA L’AURORA E GLORIA DELLO STREMATO INSISTERE VOLENTE.
ARCANGELICA VIA INTERNA AL LAMPO DEL PENSARE.
ALTARE DELL’IMPOSSIBILE CHE GIUGE A FARSI RITO NELL’ORO E NEL METALLO.
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HELIOS FK AZIONE SOLARE

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Prima di esaminare quali siano le conseguenze della ben problematica ‘veggenza spirituale’ di Orao, quale la si può desumere dai numerosi errati risultati delle sue indagini, è bene documentare ulteriormente, attraverso le comunicazioni di Rudolf Steiner – onde fugare al candido lettore ogni residuo dubbio in proposito – le errate identificazioni tra varie personalità e individualità spirituali, che intervengono nello svolgersi dell’evoluzione dell’uomo. Anzi tutto, l’identificazione, veramente esiziale, che Orao fa tra Lucifero e Jahve o Jehova. Per esempio se andiamo a leggere un passo del ciclo di conferenze GA-104a, non tradotto, Aus der Bilderschrift der Apokalypse des Johannes. Dalla scrittura d’immagini dell’Apocalisse di Giovanni, Appunti di partecipanti di quattordici conferenze tenute a Monaco dal 22 aprile al 15 maggio 1907, e dodici conferenze a Kristiania (Oslo) dal 9 al 21 maggio 1909, nella decima conferenza di Kristiania, a p. 116, leggiamo:
«Una stella cade dal cielo e la Terra è ora in sconvolgimento così tumultuoso che diventerà deserta, sarà un luogo di punizione per coloro che sono cresciuti insieme a lei. Quando suona la sesta tromba, parla un Angelo dal Cielo: «Libera i quattro Angeli, che sono legati dal grande fiume Eufrate» (Apo., 9, 14). Questo significa che vive sulla terra e non si è evoluto alla spiritualità. Quegli esseri umani che avranno accolto Jahve-Christo, si faranno valere l’un l’altro nelle loro individualità; ciascuno di loro emergerà al di sopra di ciò che rimarrà come anima di gruppo».
Trascrivo, per documentazione, la frase in tedesco corrispondente a quella messa in grassetto nella citazione precedente: «Diejenigen Menschen, die den Jahve-Christus in sich aufgenommen haben, werden einander gelten lassen in ihren Individualitäten; jeder von ihnen wird emporragen über das, was als Gruppenseele verblieben sein wird».
Se, invece, andiamo a vedere quel che è detto ne Il Vangelo di Giovanni in relazione con gli altri tre e specialmente col Vangelo di Luca, 14 conferenze tenute a Kassel dal 24 giugno al 7 luglio 1909, GA-122, trad. it. Di Lina Schwarz, quarta ed. it., Editrice Antroposofica, Milano, 2013, nella settima conferenza, del 30 giugno, parlando dell’esperienza interiore di un discepolo di Giovanni dopo il battesimo nel Giordano, leggiamo:
«Egli sapeva inoltre che l’elemento spirituale che gli si presentava era il medesimo che Mosè aveva visto nel roveto ardente e nella folgore sul Sinai come Jahve, come “Io sono l’Io sono”, come “ejeh asher ejeh”. Egli veniva a sapere tutto ciò per mezzo del battesimo di Giovanni.
Quale è la differenza fra un siffatto stato di coscienza e quello di un antico iniziato? Un antico iniziato, quando veniva posto nello stato abnorme che ieri ho descritto, percepiva le antiche entità divino-spirituali che già erano unite con la Terra prima che a questa si unisse l’entità che Zarathustra aveva chiamato “Ahura Mazda” e Mosè “Jahve”.[…]
Osserviamo la disposizione d’anima di un iniziato, non dei misteri persiani, né di quelli egizi successivi, ma di un iniziato che avesse inoltre sperimentato ciò che si poteva accogliere mediante l’indagine occulta ebraica. Supponiamo che un tale iniziato avesse per esempio ricevuto anche l’iniziazione sull’antico Sinai, diciamo in un’incarnazione durante l’antica evoluzione ebraica, o anche prima. Egli era stato allora guidato alla conoscenza dell’antico mondo divino dal quale l’uomo era derivato. Egli penetrava, poi, con quella saggezza antichissima, con quella capacità di osservazione dell’antichissimo mondo divino, nello studio dell’insegnamento occulto ebraico. Ivi egli imparava a dire pressappoco quanto segue: “Ciò che ho conosciuto prima, erano gli dèi collegati con la Terra prima che la divinità Jahve-Cristo si fosse unita alla Terra stessa. Ora però so che lo Spirito più importante fra di essi, lo Spirito che li guida, è quello che gradatamente si è avvicinato alla Terra”».
Rudolf Steiner nel ciclo di conferenze Meraviglie del creato, prove dell’anima, manifestazioni dello Spirito, GA-129, 10 conferenze tenute a Monaco dal 18 an 27 agosto 1911, Editrice Antroposofica, Milano, 1993, parla apertamente della contrapposizione tra l’impulso luciferico e quello jahvetico, tra le deità luciferiche, alle quali si volgevano i Greci, e Jahve o Jehova, verso il quale andava tutta la venerazione degli antichi Ebrei. Nella quinta conferenza, del 22 agosto 1911, Rudolf Steiner così caratterizza, pp. 85-86, questa cruciale differenza:
«Proprio di fronte a ciò, se consideriamo l’ordine delle gerarchie, possiamo chiederci dove vadano collocati gli dèi greci, stando al modo di sentire del popolo. È chiaro che le caratteristiche di quegli dèi erano di per sé evidenti e che in sostanza per un certo aspetto li dobbiamo annoverare tutti quanti fra le entità luciferiche. Se si pensa all’impegno degli dèi greci, a quanto essi possano ricavare dagli eventi della vita terrena, non si può nutrire alcun dubbio che i Greci avvertissero che i loro dèi non avevano portato a termine la loro evoluzione sull’antica Luna, che anzi dovessero assolutamente trarre dall’evoluzione terrestre i vantaggi che anche gli uomini ne traggono. Risulta già da questo che i Greci erano consapevoli che il complesso del loro mondo divino aveva in sé il principio luciferico e non aveva conseguito il suo pieno sviluppo sull’antica Luna.
Sotto questo aspetto la coscienza che i Greci avevano dei loro dèi è in contrasto molto stridente con quella di un altro popolo. Nell’antichità vi era un popolo che in modo eminente era consapevole di essere sotto la guida di una gerarchia divina che per le sue condizioni evolutive aveva raggiunto la mèta completa della Luna. Chi ha ascoltato le conferenze che tenni lo scorso anno qui a Monaco, con quanto dissi riguardo agli Elohim e al sommo di loro, Jahve, non avrà dubbi che l’antico popolo ebraico fosse consapevole che gli Elohim e Jahve appartenevano a figure divine che non erano direttamente toccate dal principio luciferico sulla Terra, poiché avevano conseguito la loro completa mèta evolutiva sull’antica Luna. È il grande contrasto. La coscienza che l’antico popolo ebraico aveva del proprio Dio è espressa in modo meraviglioso nella possente e drammatica allegoria che ci viene incontro dalla notte dei tempi e di cui si comprenderà di nuovo il profondo significato quando la scienza dello spirito potrà approfondire anche queste cose. Che cosa poteva pensare dell’uomo l’antica coscienza ebraica, ben consapevole dell’idea che il divino con tutte le forze dell’anima dell’idea che il popolo ebraico antico, in tutti i suoi componenti, si trovava sotto la guida divina si spiriti che sull’antica Luna avevano concluso il loro sviluppo? Al riguardo doveva dirsi: la dedizione al mondo divino con tutte le forze dell’anima conduce alla realtà spirituale dell’universo. Invece un’unione con ogni altra forza che in qualche modo sia ancora connessa con la realtà materiale deve allontanare l’uomo dal mondo spirituale».
E più oltre, a conclusione dell’ottava conferenza, del 25 agosto 1911, alle pp. 157-158, così si esprime Rudolf Steiner:
«E venne così il momento in cui l’umanità, pur non essendo ancora matura per riconoscere quell’entità inserita [il Logos solare] nel mondo eterico, ne riconobbe però l’immagine riflessa. Fu una preparazione. E così, per motivi che saranno esposti domani, nel corso dell’evoluzione quell’entità si mostrò all’umanità non ancora nella sua realtà, ma in un’immagine riflessa che si può caratterizzare dicendo che si rapporta alla realtà di cui è immagine come la luce lunare, che è luce solare riflessa, si rapporta alla diretta luce del Sole. L’entità che durante l’evoluzione solare si era preparata alla grandiosa azione sul Golgotha, venne mostrata agli uomini all’inizio nella sua immagine riflessa, che l’antico popolo ebraico chiamò Jahve o Jehova. Questi è il Cristo riflesso, è in fondo la stessa realtà del Cristo, solo come immagine riflessa, preannunciata in modo profetico, preannunciata fino a quando poté giungere il tempo in cui il Cristo si mostrò nella sua vera figura, nella sua immagine originaria e non solo in quella riflessa.
Si vede così che l’evento più importante per la terra fu preformato sull’antico Sole, e che l’umanità fu preparata al Cristo attraverso l’antico popolo ebraico. Vediamo l’entità che un tempo nell’evoluzione terrestre andò verso il Sole scendere di nuovo e venir mostrata all’uomo prima in un’immagine riflessa, quasi in una rappresentazione. Come gli dèi in alto si rapportano a quelli in basso, così Jahve o Jehova è la rappresentazione del Cristo reale ed è del tutto uguale a Lui per chi comprende le cose. Sotto un certo aspetto si può perciò parlare di Jehova-Cristo, così cogliendo anche il vero significato dei Vangeli, quando ci viene comunicato che il Cristo stesso disse: se volete conoscermi, dovete sapere anche che Mosè e i profeti parlarono di me.
Il Cristo sapeva bene che, quando nei tempi antichi si parlava di Jahve o di Jehova si parlava di Lui e che tutto quel che si diceva di Jahve si rapportava a Lui, come l’immagine riflessa si rapporta alla sua realtà».
Altri riferimenti sul rapporto di Jahve o Jehova col Christo – il che smentisce platealmente ogni peregrina sua identificazione con Lucifero, che è invece il suo cosmico e terrestre antagonista – li troviamo in un altro ciclo di Rudolf Steiner, Verso il Mistero del Golgota, 10 conferenze tenute in diverse città dal 1913 al 1914, GA-152, trad. il. di Maria Cianci, ove nella seconda conferenza, quella tenuta a Londra il 2 maggio 1913, egli, in vari punti, così si pronuncia:
«Per il mistero del Golgotha non è decisivo soltanto ciò che è avvenuto nell’umanità nel quarto periodo di civiltà postatlantica, ma è essenziale anche ciò che è andato preparandosi durante tutto il corso dell’antica civiltà ebraica: intendo alludere al culto di Jehova. Ed è importantissimo comprendere chi era l’entità che nei tempi antichi della civiltà ebraica si manifestava sotto il nome di Jahve o Jehova», (p. 33).
«Se si vuol prendere in considerazione il nome di Jahve o Jehova e si vuol metterlo in rapporto col nome di Cristo, innanzitutto non si può non tener conto dell’evoluzione. Come ho spesso indicato nei miei libri, perfino nel Nuovo testamento è detto che, per quel tanto che gli era possibile prima del mistero del Golgotha, il Cristo si manifestava attraverso Jehova.
E se si vuol fare un confronto fra Jehova e Cristo, è bene usare l’immagine della luce solare e della luce lunare. Che cos’è la luce solare? E che cos’è la luce lunare? Esse sono la medesima cosa, eppure sono anche due cose ben diverse. La luce solare irraggia dal Sole, mentre nella luce lunare la luce del Sole viene riflessa dalla Luna. Similmente sono una medesima cosa Cristo e Jehova. Cristo è come la luce del Sole; mentre Jehova, per quel tanto che egli poté manifestarsi sulla Terra sotto quel nome prima che si fosse verificato il mistero del Golgotha, Jehova è come la luce riflessa del Cristo. Quando però è questione di un’entità così sublime come Jehova-Cristo, si deve ricercare il significato vero nelle somme altezze dei mondi soprasensibili. In realtà, è cosa temeraria accostarsi ad un’entità come Jehova-Cristo con concetti presi dalla vita quotidiana», (pp. 34-45).
Ma è esattamente quello che fa Orao in Resurrezione, ossia affrontare la comprensione di un’elevata entità spirituale con percezioni e concetti tratti dalla coscienza quotidiana, e quindi con una coscienza non libera dalle influenze corporee. Secondo quel che afferma Rudolf Steiner nell’Appendice da lui aggiunta nel 1918 al libro L’Iniziazione. Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?, questa è la fonte di tutti i peggiori errori che si compiono nell’indagine spirituale, proprio a causa della inavvertita dipendenza dalla corporeità: la fonte dalla quale scaturisce ogni visionarismo illusorio, ogni ingannevole percezione soggettiva in veste immaginativa, ogni medianità. Quindi, anche la fonte dell’esiziale identificazione tra Lucifero e Jahve. Una identificazione quella tra Lucifero e Jahve,, come vedremo sùbito, assolutamente antimichaelita. Infatti, così afferma Rudolf Steiner:
«Gli Ebrei non rivolgevano la loro attenzione direttamente su Jehova (un nome questo che di per sé era considerato impronunciabile), bensì sull’entità che nella nostra letteratura occidentale troviamo menzionata come Michele. […]
Michele è l’entità principale, l’entità più significativa della gerarchia degli Arcangeli. Gli antichi lo chiamavano “il volto di Dio”. Come un uomo si manifesta attraverso i gesti, attraverso l’espressione del volto, così nella mitologia degli antichi Ebrei a Jehova si accedeva attraverso Michele. Jehova si rendeva riconoscibile in questo modo all’iniziato; e questi afferrava qualcosa che con la sua comprensione ordinaria non avrebbe mai potuto afferrare, ossia che il volto di Jehova era Michele. Di Jehova-Michele gli antichi Ebrei dicevano: Jehova è l’inaccessibile, è colui a cui non ci si può accostare, così come non ci si può accostare ai pensieri di un uomo, alle sofferenze e preoccupazioni manifestate dalla sua espressione esteriore. Michele è la manifestazione esteriore di Jahve o Jehova, così come la fronte e il volto di un uomo sono la manifestazione del suo io», (pp- 35-36).
Ora, non la finirei più se dovessi citare tutti i punti di questa importante conferenza di Rudolf Steiner, nei quali egli parla del rapporto Jahve-Christo, e del rapporto Michele-Jahve. Tanto varrebbe che trascrivessi l’intera conferenza, che del resto ognuno può leggersi direttamente nel libro citato. Ma una cosa, a questo punto, è chiara come il Sole: l’identificazione di Lucifero con Jahve è ben errata, falsissima, e gravida di alquante conseguenze negative, che non devono punto essere tralasciate o sottovalutate: per sentimentalità, per superficiale faciloneria, per mancanza di amore e di fedeltà nei confronti della Verità. Tuttavia, non voglio rinunciare a trascrivere un’ultima citazione da questa importante conferenza di Rudolf Steiner, ove, a p. 41, troviamo detto:
«A questo abbiamo alluso quando abbiamo parlato del progresso nell’evoluzione di Cristo-Jehova: abbiamo alluso al fatto che il Cristo d’ora in avanti ha conseguito la possibilità di manifestare se stesso non come un essere umano, non mediante un rispecchiamento, una sua luce riflessa, non sotto il nome di Jehova, bensì direttamente. È la grande differenza degli insegnamenti e delle saggezze che dal mistero del Golgotha sono pervenuti nell’evoluzione della Terra: grazie all’evento sulla Terra dello spirito di Michele e della sua ispirazione, l’umanità poté iniziare a comprendere tutto il significato dell’impulso del Cristo, del mistero del Golgotha. In quel tempo Michele era il messaggero di Jehova che rifletteva la luce di Cristo, non era ancora il messaggero di Cristo».
Ora, le conseguenze di una errata ‘veggenza’ sul piano spirituale non sono così anodine, come lo può essere sul piano fisico un errato calcolo algebrico, un errato teorema geometrico, o le conclusioni errate di un esperimento fisico o chimico. Un errore conoscitivo sul piano fisico non ha conseguenze letali, e può sempre essere facilmente corretto: basta rieseguire i calcoli algebrici, rifare la dimostrazione geometrica a rigor di logica, eseguire con più rigoroso metodo l’esperimento fisico o chimico, e le difficoltà sono superate. Ma un errore sul piano spirituale non è un evento altrettanto semplice, e le conseguenze di un cotale errore sono tutt’altro che indolori. Leggiamo quel che dice Rudolf Steiner nella prima conferenza, tenuta a Heidelberg il 21 gennaio 1909, e intitolata La complessità della reincarnazione. Come si conservano per il futuro le conquiste degli iniziati?, del ciclo Economia spirituale e Reincarnazione, GA-109, Editrice Antroposofica, Milano, 2008, ove, a p. 17, è detto:
«Vediamo dunque che casi come questi si presentano spesso, e che il processo della reincarnazione non è così semplice come generalmente si crede. Ne deriva fra l’altro che certi individui dovrebbero essere molto più cauti nell’investigare le loro precedenti incarnazioni con metodi occultistici. Certo, in molti casi è solo questione di infantilismo quando delle persone dichiarano, o presumono almeno, di essere il tale o il tal altro personaggio redivivo, Magari Nerone, Napoleone, Beethoven, o Goethe. Si tratta naturalmente di una cosa sciocca e riprovevole. Ma è ben più pericoloso quando, in una materia come questa, sono degli occultisti esperti a fare degli sbagli, a figurarsi, poniamo, di essere questo o quell’individuo rinato, mentre in realtà ne hanno soltanto il corpo eterico. Qui non si tratta solamente di un errore – già deplorevole in quanto tale – ma del fatto che l’uomo vive in tal caso sotto l’influsso di questa idea errata, e ciò ha effetti semplicemente devastanti. A causa di questa illusione, tutta l’evoluzione dell’anima prende una direzione sbagliata».
Naturalmente, quanto qui dice Rudolf Steiner circa il fatto che dilaghi l’infatuazione, molto diffusa peraltro negli ambienti occultistici, per le proprie precedenti ‘incarnazioni’, perlopiù immaginate o meramente sognate, diventa qualcosa di ben più grave allorché un ‘occultista esperto’ – nel nostro caso Orao – si pronuncia sulle ‘incarnazioni’ di Maestri, d’Iniziati, o sulla avatarica manifestazione di questa o quella entità spirituale appartenente alle Gerarchie, o addirittura si pronuncia dogmaticamente, quanto avventatamente, circa l’identità tra un essere spirituale come Lucifero e un Eloha o Eloah come Jahve o Jehova, non solo compiendo così uno spaventoso errore, ma generando devastanti disastri. Disastri non solo per la personale evoluzione spirituale di quell’illuso, e illudente, ‘veggente’, ma anche per l’evoluzione spirituale di tutti coloro che, acriticamente e sentimentalmente, si affidano al dis-orientante ‘orientamento’ proveniente da tale ‘veggente’. Producendo così vere e proprie calamità sia nella vita dei singoli individui che in quella delle Comunità spirituali. Perché l’Antroposofia, la Scienza dello Spirito rosicruciana, è qualcosa di vivente, e come tale agisce in maniera vivente nelle anime che l’accolgono: dipende però da quest’ultime l’accoglierla in maniera sana o malsana. Infatti, nello stesso ciclo, nella conferenza tenuta a Kristiania, il 16 maggio 1909, intitolata Rivelazione del passato e domande del presente, è detto:
«Dunque, la corrente rosicruciana ha preparato qualcosa di positivo, l’antroposofia diventerà vita, e l’anima che saprà realmente accoglierla in sé a poco a poco si trasformerà. Accogliere in sé l’antroposofia significa trasformare l’anima in modo che possa giungere alla comprensione del Cristo.
L’antroposofo fa di se stesso il destinatario vivente di ciò che viene offerto a Mosè, di ciò che viene offerto a Paolo con la rivelazione Jahve-Cristo».
Quello che Orao scrive in Resurrezione porta molta confusione non solo nel caso – già di per sé di estrema gravità – identificando in maniera soggettivamente errata, ma anche operante in maniera oggettivamente menzognera, un’elevata entità della Gerarchia degli Elohim, come Jahve, il quale si è sacrificato per aiutare l’uomo terrestre, scegliendo per sé come propria dimora la Luna terrestre, con Lucifero la cui dimora, secondo tutta la Scienza dello Spirito antica e moderna, è il pianeta Venere, ma anche nella cosmologia e nella cosmogonia. Orao ignora completamente, e in maniera evidente, la differenza tra la Luna terrestre e l’ottava sfera, verso la quale Lucifero e Ahrimane cercano di attrarre il poco consapevole essere umano terrestre. Rudolf Steiner parla spesso di quanto pericolosa sia questa ottava sfera. Nel ciclo di conferenze Die okkulte Bewegung im neunzehnten Jahrhundert und ihre Beziehung zur Weltkultur Bedeutsames aus dem äußeren Geistesleben um die Mitte des neunzehnten Jahrhunderts. Bedeutsames aus dem äußeren Geistesleben um die Mitte des neunzehnten Jahrhunderts. Dreizehn Vorträge, gehalten in Dornach vom 10. Oktober bis 7. November 1915, GA-254, Rudolf Steiner Verlag, Dornach 1986 – Il movimento occulto nel diciannovesimo secolo e il mondo della cultura, Elementi significativi dalla vita culturale alla metà del XIX secolo, 13 conferenze tenute a Dornach dal 10 ottobre al 7 novembre 1915, Editrice Antroposofica, Milano, 1993, Rudolf Steiner parla ampiamente nell’opera dei due Ostacolatori, operanti all’interno di alcune ormai decadenti confraternite occulte. Parla ampiamente dei metodi, a dir poco spregiudicati, usati da alcune di quelle confraternite occulte per manipolare ai fini della loro potenza le verità occulte. In quelle tristi vicende venne coinvolta la personalità, portatrice di forze di veggenza atavica, nonché di forze medianiche, di Helena Petrovna Blavatsky.
La Blavatsky, nella sua oltremodo affannata vita, passabilmente agitata, in un certo periodo venne in contatto prima con una confraternita occulta americana, la quale voleva che non circolasse la dottrina della reincarnazione e, per propri scopi piuttosto sinistri, aveva aperto la porta a quel vero cancro dell’umanità che è la medianità, e l’aveva volutamente diffusa nel mondo come spiritismo. Nella sua prima opera, Iside Svelata, la Blavatsky – mentre era ancora sotto l’influenza di quella confraternita occulta americana – scrisse apertamente contro l’idea della reincarnazione. Poi la nobildonna russa, dopo la fondazione della Società Teosofica a New York, e il trasferimento di questa ad Adyar, nei pressi di Madras, l’attuale Chennai, nel Tamil Nadu, venne in contatto con una confraternita occulta indiana, dalla quale ella venne liberata dalla “prigionia occulta” nella quale era stata posta dalla suddetta confraternita americana. Abbandonando la sua precedente convinzione, ella si convinse della dottrina della reincarnazione, ma accettò pure dai suoi ispiratori indiani una notevole avversione per il principio del Christo, una notevole avversione per l’Eloha o Eloah Jahve, e un’accesa simpatia per l’entità di Lucifero, da lei esaltato come redentore e liberatore dell’umanità, in contrapposizione a Jahve. Poi si trasferì in Inghilterra dove a Londra fondò la Esoteric School of Theosophy, e dove si scontrò con gli ambienti occulti che operavano dietro l’Alta Chiesa Anglicana, la quale – come la suddetta confraternita americana – era avversa alla diffusione della dottrina della reincarnazione. Come lo è, del resto, la stessa Chiesa Cattolica Romana, alle cui posizioni si avvicina assai la Chiesa Anglicana.
Rudolf Steiner, in questo ciclo di conferenze, sottolinea come, per vie diverse, la confraternita occulta americana, l’Alta Chiesa Anglicana, gli occultisti indiani deviati ai quali si era data la Blavatsky, falsificavano tutti – come, peraltro, coi suoi errori oggettivamente fa Orao – la verità riguardante la Luna terrestre, la sua funzione occulta, l’azione di Jahve-Jehova, le verità del divenire cosmologico e cosmogonico del passato terrestre e umano, e soprattutto falsificavano la verità sulla ‘ottava sfera’, verso la quale le due deità ostacolatrici si sforzano di attrarre l’essere umano, per impedire la trasformazione dell’attuale Terra nel futuro Giove. In forma diversa, l’azione degli scritti di Orao a proposito dell’Eloha o Eloah Jahve, di Lucifero e del suo operare nella storia dell’umanità, dell’attuale Luna terrestre, dimostra di essere in maniera inconsapevole straordinariamente simile a quanto nella Blavatsky, nella confraternita americana, in quella indiana, nelle cerchie occulte operanti dietro l’Alta Chiesa Anglicana, nei metodi e nei contenuti ha agito contro la Verità, contro il Logos. I metodi di quelle cerchie erano quelli della medianità, e della veggenza atavica, mentre i contenuti erano la sistematica, cosciente e voluta, falsificazione delle verità occulte al servizio della propria politica di potenza, ma soprattutto al servizio di quello che Rudolf Steiner ne Il mistero del doppio, chiama il ‘Grande Inscenatore’, ossia il padre di ogni menzogna, quello che gli antichi Persiani chiamavano il ‘Principe dell’Oscuro Pensiero’, Angra Mainyush, Ahrimane. Giova riportare quanto dice Rudolf Steiner, a proposito dell’ottava sfera, e delle finalità che su di essa si propongono gli Ostacolatori, nella quinta conferenza del citato ciclo della GA-254, pp. 89-90:
«Questo è già un importante significato del mondo terreno dei sensi: quella che l’umanità deve conquistarsi, la libertà della volontà, può conquistarla solo durante l’evoluzione sulla Terra. Su Giove, su Venere e su Vulcano gli esseri umani avranno bisogno di tale libertà. Considerando la libertà, si entra dunque in un campo di grandissima importanza: si riconosce infatti che la Terra produce la libertà, proprio perché impregna di elemento fisico, minerale, l’essere umano.
Si riconoscerà così che quanto sorge dalla libera volontà deve venir mantenuto entro l’elemento terrestre. Evolvendosi ulteriormente in modo chiaroveggente lo si può portare da quella terrestre alle evoluzioni successive, ma non lo si può trasporre nella terza sfera, nella seconda o nella prima. Quel che scaturisce dal principio della libertà in quelle sfere non è possibile. Per loro natura sono inaccessibili alla libertà. L’aspirazione di Lucifero e Arimane è però di trascinare entro la loro ottava sfera proprio la libera volontà umana, di impedire che nasca proprio quanto scaturisce dalla libera volontà, trascinandolo nella loro ottava sfera. Ciò significa che siamo di continuo esposti al pericolo che la libera volontà ci venga strappata e trascinata nell’ottava sfera.
Questo accade quando l’elemento volitivo libero viene ad esempio mutato in chiaroveggenza visionaria. Si è allora già nell’ottava sfera. Gli occultisti lo dicono molto malvolentieri, perché certo si tratta di una terribile verità: nel momento in cui la volontà libera viene trasformata in chiaroveggenza visionaria, quel che si sviluppa in noi è bottino di Lucifero e Arimane. Viene subito afferrato da loro e sparisce per la Terra. Si può vedere allora come, vincolando la sfera della libera volontà, vengano per così dire creati gli spettri dell’ottava sfera. Lucifero e Arimane si dànno da fare in continuazione per vincolare la libera volontà dell’uomo e per ingannarlo con ogni sorta di false promesse, strappandogli poi quanto gli fu promesso e facendolo sparire poi entro l’ottava sfera. Ciò che persone di ingenua fede, ma anche superstiziose, sviluppano in ogni tipo di chiaroveggenza, è sovente impregnato della loro libera volontà. Lucifero allora se lo porta subito via, e mentre la gente crede di aver raggiunto qualcosa dell’immortalità, nelle loro visioni in verità scorgono come una parte o un prodotto del loro essere animico venga sottratto e preparato per l’ottava sfera».
Nell’ambiente dell’esoterismo in genere, si sottovaluta spesso proprio questo aspetto, ossia quanto sia pericolosa una chiaroveggenza visionaria, la quale, come vedremo più sotto, può generare non solo molta confusione, ma anche una contagiosa infatuazione per i risultati di tali stati passivi, morbosi, di coscienza, e nel ‘veggente’ un’errata valutazione di sé, e molta presunzione, soprattutto se unita ad ancor più grande ignoranza. Ma i pericoli, generati da una illusoria e deviata ‘veggenza’, sono tali da creare grandi difficoltà anche a chi seguendo una via rigorosamente scientifica, indaga nel mondo spirituale. Su questo punto Rudolf Steiner è inequivocabilmente esplicito. Nella settima conferenza del ciclo in esame, a p. 123, senza circonvoluzioni di parole, egli così dice:
«Mentre sul piano fisico i risultati errati della ricerca vengono rettificati mediante una verifica con strumenti fisici, riuscendo a scoprirne con relativa facilità l’inesattezza, nei mondi spirituali le cose sono ovviamente diverse. Ivi una rappresentazione errata o inesatta di un fatto è motivo di confusione per l’indagine stessa. Se dunque emersero cose nel modo a cui accennai in merito alle comunicazioni sulla vita dopo la morte ottenute per mezzo di medium, che a dire il vero non provenivano affatto dai defunti ma dai viventi determinati dalle più varie tendenze, tali risultati tuttavia esistevano: ci stavano davanti. Se poi li si va a verificare, sono da combattere quali potenze reali. Qualcosa detto sul piano fisico può essere rifiutato. Ci si siede alla scrivania e lo si respinge. Nel mondo spirituale un errato risultato di indagine è un essere vivente. È presente e prima bisogna combatterlo, bisogna rimuoverlo.
Come i pensieri sono esseri viventi, così anche i risultati errati dell’indagine sono forze reali, subito presenti non appena si oltrepassa la soglia del mondo spirituale».
Ed ecco riprodotto, per comodità del lettore che volesse esaminarlo al fine di sincerarsi circa la giustezza delle mie affermazioni, il testo tedesco di quest’ultima citazione, che il diligente ricercatore può trovare a p. 126 dell’edizione citata:
«Aber während man auf dem physischen Plane falsche Forschungsergebnisse einfach dadurch richtigstellt, daß man sie mit physischen Mitteln nachprüft, und dann verhältnismäßig leicht herausbekommen kann, daß sie unrichtig sind, so ist das natürlich in den geistigen Welten doch noch anders. In den geistigen Welten ist das Vorhandensein einer falschen, unrichtigen Vorstellung über einen Tatbestand für die Forschung selbst verwirrend. Wenn also Dinge herausgekommen sind auf die Weise, wie ich sie Ihnen angedeutet habe in bezug auf die Mitteilungen über das Leben nach dem Tode durch Medien, so daß es eigentlich gar keine Mitteilungen von den Toten waren, sondern durch allerlei Neigungen bestimmte Mitteilungen von Lebenden, so waren diese angeblichen Forschungsresultate doch da. Die stehen dann vor einem. Und wenn man auf diesem Gebiete prüft, so hat man diese Forschungsresultate als reale Mächte zu bekämpfen. Etwas, was auf dem physischen Plane gesagt wird, kann man zurückweisen. Da setzt man sich an den Schreibtisch und weist es zurück. Ein falsches Forschungsresultat in der geistigen Welt ist ein lebendiges Wesen. Das ist da, das muß man erst bekämpfen, das muß man erst wegschaffen.
Gerade so, wie ich Ihnen gesagt habe, daß die Gedanken lebendige Wesen sind, so sind auch die falschen Forschungsresultate reale Mächte, die sofort da sind, wenn man die Schwelle der geistigen Welt übertritt».
Ora si tratta di vedere chiaro nelle finalità palesi o celate, che spingono talune singole personalità, o determinate confraternite occulte, ad operare tali falsificazioni di dati occulti, che sono di importanza affatto decisiva per l’evoluzione spirituale dei singoli, dell’umanità tutta, e della Terra stessa. Ed è certamente interessante rendersi conto del come una cotale occulta opera di dis-orientamento viene portata a realizzazione. Naturalmente coloro – siano essi entità spirituali o umane – che stanno dietro a quella azione disinformante, illudente, e corruttrice, sono ben consapevoli di quel che fanno, di come lo fanno, e di quali mete essi si prefiggono di raggiungere. Rudolf Steiner mette bene in evidenza due di queste opere di falsificazione. Una falsificazione avvenne attraverso l’opera inconsapevole del giornalista e teosofo inglese Alfred Percy Sinnett, il quale in The Occult World del 1881, e in Esoteric Buddhism del 1883, scrisse sull’ottava sfera da lui falsamente identificata con la Luna terrestre, e attraverso l’opera, in parte consapevole, di Helena Petrovna Blavatsky, la quale nel 1875 fondò a New York la Theosophical Society, che poi trasferì ad Adyar in India, e infine a Londra fondò la Esoteric School of Theosophy, operante nella coi suoi metodi medianici nella ‘London Lodge’, detta poi, in séguito, anche ‘Blavatsky Lodge’, la quale nella sua Secret Doctrine distorse completamente la funzione dell’attuale Luna terrestre, di Jahvè-Jehova, ed esaltò la figura di Lucifero in contrapposizione a Jahve e al Christo. Un’altra falsificazione, invece, avvenne attraverso ambienti occulti americani e britannici, e soprattutto questi ultimi avevano la altresì pretesa di seguire un occultismo sedicente “cristiano”, e non volevano assolutamente che venisse divulgata una dottrina come quella della reincarnazione, né quella del rapporto dell’entità animica umana con le sfere planetarie del nostro sistema solare. Il risultato fu una lotta feroce di queste confraternite occulte anglo-americane contro le dottrine teosofiche, ben tinte di materialismo di Sinnet e della Blavatsky, e la diffusione – voluta e cosciente – di altre dottrine errate, che ingeneravano forme diverse di “spiritualismo”, sempre sottilmente, quanto fortemente, colorato di materialismo. Quindi, non una lotta tra il Bene, o la Luce, e il Male, o la Tenebra, ma una lotta tra mali diversi, mali di segno contrario, lotta micidiale, della quale fa le spese un essere uomano, che ne è al contempo oggetto e preda.
Ma, per meglio convincerne – ma anche perché il lettore possa accertarsi che chi qui scrive non si sta inventando nulla – leggiamo quel dice Rudolf Steiner a proposito di Sinnet e della Blavatsky, perché proprio quel ch’egli afferma ci mostrerà la gravità delle affermazioni di Orao, nonché le conseguenze spirituali che fatalmente ne derivano. su Sinnet, alle pp. 34-35 della sopra citata opera, leggiamo:
«Il buddhismo esoterico mi capitò tra le mani poco tempo dopo la sua pubblicazione. Soltanto alcune settimane dopo, e potei constatare come in fondo si cercasse, in particolare da una certa corrente, di dare alla dottrina spirituale una forma del tutto materialistica. Se infatti si affronta Il buddhismo esoterico con tutto il bagaglio acquisito nel corso del tempo, ci si stupisce della forma materialistica con cui le cose vengono comunicate. Si ha a che fare con una delle peggiori forme del materialismo. Il mondo spirituale vi viene descritto proprio in modo materialistico. Nessuno che si trovi tra le mani solo Il buddhismo esoterico può uscire dal materialismo. Sinnet rende la materia molto raffinata, ma non esce affatto dall’elemento materiale anche se si sale tanto in alto. Coloro dunque che adesso erano i «padroni» della Blavatsky (mi si perdoni il paragone materialistico) non solo avevano interessi particolari indiani, ma anche facevano le più ampie concessioni allo spirito materialistico dell’epoca. [..] il libro veniva incontro a tutti i bisogni del materialismo, pur offrendo la possibilità di soddisfare il bisogno di un mondo spirituale, di ammetterne l’esistenza».
Oltremodo istruttivo – per chi non voglia pascersi di facili e poco salutari illusioni – è rilevare notevoli analogie tra quella situazione di ‘persuasione occulta’ dei singoli, e di più vaste cerchie, con la presente caotica situazione delle comunità spirituali, di quelle solo apparentemente spirituali, e di quelle decisamente, palesemente antispirituali. Il benevolo lettore farà bene a riflettere profondamente circa le molte analogie che vi sono tra la suddetta ‘persuasione occulta’ e quel ‘trasbordo ideologico inavvertito’, del quale così spesso è stata parola su questo temerario blog. A questo proposito, ulteriormente molto istruttivo è, poi, quel che possiamo leggere in alcuni stralci del medesimo ciclo di Rudolf Steiner, alle pp. 62 :
«Tale fatto singolare si sviluppò al massimo grado: errori che potevano fiorire nell’epoca del materialismo (si potrebbe dire nell’epoca della seduzione arimanica) venivano accettati a causa del contributo che Lucifero dava dall’interno. Arimane si mischia nell’interpretazione dei fenomeni esterni e ci mente al riguardo. Ma si scoprirebbero i suoi trucchi, se Lucifero non destasse nell’interiorità di ciascuno la propensione a suscitare proprio tali rappresentazioni materialistiche nella concezione del mondo.
Così si presentava la situazione nel corso del secolo diciannovesimo. Gli esseri umani si trovavano in tale condizione e chi lo voleva poteva sfruttare la situazione a proprio vantaggio. Chiunque intuisse la cosa, poteva favorire lo sviluppo di una qualsiasi tendenza unilaterale, ossia una qualsiasi via traversa. Non gli sarebbe andata bene, se nel secolo scorso [nell’Ottocento] l’umanità non si fosse trovata nella situazione di venir sedotta con facilità dal miscuglio di Arimane e Lucifero.
Così nature predisposte del tutto al materialismo potevano essere nella propria concezione del mondo abbastanza luciferiche tuttavia da non credere al materialismo, ma cercare all’interno di esso una concezione spirituale del mondo. Nel secolo diciannovesimo apparì un tipo umano il cui capo è predisposto a pensare in maniera totalmente materialistica, ma il cui cuore anela allo spiritualismo. Dove tale caso si presenta, la persona cercherà lo spirituale nella materia, tentando di dare allo spirituale una forma materialistica.
Se dietro una persona del genere vi è una personalità che vede il tutto, ha con lei un gioco assai facile. Qualora ne abbia l’interesse, può prepararla in maniera che essa ne seduca altre a vedere lo spirituale in modo materiale e quindi ad attuare cose escogitate per ingannare la gente. Riesce nel modo migliore, se viene fatto al posto giusto, se si trasmettono le cose giuste, aprendo le porte verso ciò a cui gli uomini anelano. […]
Una cosa simile accadde nella stesura del Buddhismo esoterico di Sinnett. Il libro ha come autore Sinnet, ma dietro di lui però sta quello che egli chiama il suo ispiratore e che noi conosciamo con la maschera di mahatma. […] aveva la migliore disposizione per cercare il mondo spirituale nella forma del materialismo, così chi aveva interesse a usare in modo spirituale il materialismo per raggiungere i propri scopi, aveva facile gioco a esibire nel Buddismo esoterico di Sinnett una apparente dottrina spirituale in cui era preponderante una forte tendenza materialistica. […]
Si tratta dunque di dottrine in grande misura esatte nelle quali è intessuta, come una frode eminentemente materialistica, la dottrina dell’ottava sfera che culmina nell’affermazione che l’ottava sfera è la Luna. Tale affermazione si trova nel Buddhismo esoterico di Sinnett. […]
La Blavatsky era in collegamento con spiritualisti americani che volevano la scomparsa della dottrina della reincarnazione. Il medianismo ne era il mezzo e quindi se ne assunsero le forme. Lei vi si ribellò e fu scacciata, finendo così sempre più nelle mani degli indiani. Fu spinta nelle loro mani. Da là si tentò di contrapporvi un’altra corrente, e si potrebbe dire che si giunse a un conflitto tra la concezione americana e quella indiana dell’occultismo. Da una parte si aveva la tendenza assoluta a far scomparire la dottrina delle ripetute vite terrene, e dall’altra la tendenza a portarla nel mondo in modo che tenesse conto delle inclinazioni materialistiche del secolo.
Lo si poteva ottenere strutturando la dottrina dell’ottava sfera così come appare nel Buddismo esoterico».
Gli umani, purtroppo, spesso temono la Verità, che come ammonisce il Logos nel Vangelo di Giovanni, 8,32: καὶ γνώσεσθε τὴν ἀλήθειαν καὶ ἡ ἀλήθεια ἐλευθερώσει ὑμᾶς. – kài gnòsesthe ten alètheian kài he alètheia eleutheròsei hymàs. Ovvero: «E conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi». Ma gli umani, di conseguenza, temono e avversano la Conoscenza, ossia la Verità e, per questo motivo, temono e avversano la libertà. Preferiscono l’abietto servaggio dell’ignoranza, della brama, della paura, dell’avversione. Preferiscono ad un chiaro e limpido pensare, le diverse infatuazioni date dalle più irrazionali e subpresonali emozioni e pulsioni istintive, emergenti nella psiche troppo legata al corpo: magari apparentemente dignificate e nobilitate sotto la mascheratura di una ‘via dell’anima’, di una ‘via mistica’. A cosa porti una tale mancanza di amore per la Verità e la libertà interiore, lo si può ben scorgere nelle dure parole di Rudolf Steiner che possiamo leggere alle pp. 94-95:
«Una via nel mondo spirituale non poteva venire indicata in maniera cieca o sulla base di un’esaltazione qualsiasi. Per questo motivo rivolsi sempre agli amici l’esortazione che è importante non lasciarsi sedurre da ciò che porta all’ottava sfera. Parlando spesso dell’attenzione da porre quando si entra nella chiaroveggenza visionaria, e di come si debba accettare come giusta soltanto la chiaroveggenza che, escludendo Lucifero e Arimane, conduce ai mondi spirituali superiori, si giunge a vedere come vada soppresso quanto può portare l’anima in comunione con l’ottava sfera. Ogni qualvolta che si presenta di nuovo la tendenza a vincolare la libera volontà e ad incatenarla nella chiaroveggenza visionaria, è un segno che in fondo si è posta resistenza alla chiara aspirazione del nostro movimento, preferendo legare la libera volontà in una chiaroveggenza visionaria.
Quanto erano contenti certuni di riuscire a vincolare la libera volontà! Lo si è potuto notare da quanto dei movimenti da me indicati fu introdotto dall’esterno nel nostro movimento. Non dalla Blavatsky e neppure da fuori, ma attraverso i nostri soci stessi sono state continuamente aperte brecce in ciò che si doveva raggiungere. Accadde e accade, perché si continua ad ammirare quel che rivela la chiaroveggenza visionaria. Ammirare i risultati della chiaroveggenza visionaria è un aprir brecce, un espressione dell’amore perverso per l’ottava sfera. […] Ogni qualvolta gli esseri umani si abbandonano al fatalismo, invece di decidere con il loro giudizio, mostrano la loro inclinazione per l’ottava sfera; tutto quanto sperimentiamo per essa sparisce dall’evoluzione terrena, non progredisce in modo corretto con l’evoluzione della Terra».
Ma, ancora una volta, sono costretto ad interrompere la qui la eccessiva lunghezza di questa ottava parte del mio studio su Resurrezione di Orao, e rimandare al séguito alcune precisazioni su quanto detto. Dovrò, inoltre, pure affrontare – e la cosa sarà per me un còmpito molto doloroso – alcune esiziali ‘non verità’, che possono essere qualificate unicamente col nome di ‘impostura’ e ‘presunzione’. Ma lealtà verso la Verità lo esige.
Amor mi mosse, che mi fa parlare. Dante, Inf., II, 72.

Il giovanissimo Rudolf Steiner, finite con l’Abitur, la nostra “maturità”, le scuole superiori, la Realschule, una sorta di Istituto Tecnico Industriale, ch’egli aveva frequentato a Wiener-Neustadt, si iscrisse, nell’autunno del 1879, alla Technische Hochschule, il Politecnico di Vienna, per seguire i corsi di biologia, chimica, fisica, matematica, botanica, zoologia, mineralogia, come materie specialistiche della sua preparazione universitaria. Suo padre avrebbe voluto che diventasse un ingegnere ferroviario, ma – per nostra fortuna – la volontà del Cielo e il Destino decisero ben diversamente. Già nell’estate di quell’anno, tra la fine della maturità e l’iscrizione al Politecnico di Vienna, l’ancora diciottenne Rudolf Steiner si era totalmente immerso nella ‘filosofia dell’Io’ di Johann Gottlieb Fichte, la cui Dottrina della Scienza, egli intraprese ad elaborare in un suo primissimo saggio, rimasto allo stato di frammento, pubblicato nei Beiträge zur Gesamtausgabe, Veröffentlichungen aus dem Archiv der Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, Nr. 30. Sommer 1970, pp. 26-34 .
La cosa ha per noi notevole importanza, perché ci mostra il percorso interiore – percorso ‘interiormente operativo’, naturalmente: non meramente intellettuale – del giovanissimo Rudolf Steiner. Nel viaggio ch’egli ogni giorno compiva dalla stazione di Insersdorf, dove lavorava suo padre, per andare a Vienna, conobbe presto un anziano Kräutersammler, un raccoglitore di erbe medicinali, profondamente iniziato nella tradizione rosicruciana, del quale Rudolf Steiner non volle mai fare il nome. Si deve ai pertinaci sforzi ostinati – in questo caso benedetti dal Cielo – se l’ormai anziano Emil Bock riuscì, percorrendo instancabile tutta la zona attraversata dalla ferrovia, riuscì a scoprire che si trattava di Felix Kogutzki, nato il 1° agosto 1833 a Vienna, e morto nel 1909 a Trumau, un villaggio di montagna a sud di Vienna. Emil Bock descrisse la sua ‘fortunata’ scoperta nel suo libro, Rudolf Steiner. Studien zu seinem Lebensgang und Lebenswerk, Verlag Freies Geistesleben, Stuttgart, 1961, pp. 15-38. Fu questo anziano raccoglitore di erbe, che Rudolf Steiner definisce come ‘l’emissario’, ‘l’inviato del Maestro’, a metterlo in contatto con quest’ultimo. Hella Wiesberger trascrisse e pubblicò in Rudolf Steiner-Marie Steiner von Sivers, Briefwechsel und Dokumente 1901-1925, e Briefwechsel und Dokumente 1901-1925. Neu herausgegeben zur hundertjährigen Wiederkehr der Begründung der anthroposophischen Bewegung 1902 – 2002, Rudolf Steiner Verlag, Dornach,1967 e 2002, – come ho scritto nelle prime parti di questo studio – gli appunti che Rudolf Steiner scrisse nel settembre 1907 a Barr, in Alsazia, per Édouard Schuré che lo ospitava. Alcuni punti di tale scritto ci sono utili per comprendere il percorso da lui compiuto nel ‘Sentiero della conoscenza’, com’egli lo chiama nell’ultimo capitolo del suo libro Teosofia, percorso estremamente diverso – anzi del tutto divergente – rispetto a quello che abbiamo visto porre da Orao come necessario per la realizzazione iniziatica. Infatti, leggiamo:
«Prestissimo venni indirizzato a Kant. All’età di quindici, sedici anni, studiai intensissimamente Kant e, prima di passare al Politecnico di Vienna, mi occupai con un interesse del tutto particolare dei successori ortodossi di Kant, degl’inizi del XIX secolo, che sono stati totalmente dimenticati dalla storia ufficiale delle scienze in Germania, e che non sono quasi più citati. Poi vi si aggiunse uno studio approfondito di Fichte e di Schelling. A quell’epoca – e ciò fa già parte delle influenze occulte esteriori – si realizzò la piena chiarezza riguardante la rappresentazione del tempo. Questa conoscenza, senza alcun rapporto con gli studi e interamente diretta a partire dalla vita occulta, era la seguente: esiste una evoluzione regrediente, quella occulto-astrale, che interferisce con quella progrediente. Questa conoscenza è la condizione di ogni contemplazione spirituale.
Poi venne l’incontro con l’emissario d. M. [del Maestro].
Dann kam die Bekanntschaft mit dem Agenten d. M. [des Meisters].
Poi uno studio intensivo di Hegel. […]
Certo, imparai a conoscere il culto della Chiesa per il fatto che venni chiamato a servire in occasione delle cerimonie cultiche come cosiddetto Ministrant (chierichetto), ma non vi era da nessuna parte, persino nei preti che ho conosciuto, autentica devozione e religiosità. Per contro, fui continuamente testimone di certi lati oscuri del clero cattolico.
Den kirchlichen Kultus lernte ich zwar kennen, indem ich zu Kultushandlungen als sogenannter Ministrant zugezogen wurde, doch war nirgends, auch bei den Priestern nicht, die ich kennen lernte, eigentliche Frömmigkeit und Religiosität vorhanden. Dagegen traten mir fort und fort gewisse Schattenseiten des katholischen Klerus vor Augen.
Non incontrai subito il M. [Maestro], ma dapprima un emissario da lui inviato, che era pienamente iniziato nei segreti dell’efficacia di tutte le piante e dei loro rapporti con il cosmo e la natura umana. Il commercio con gli spiriti della natura era per lui affatto naturale, e ne parlava senza entusiasmo, cosa che risvegliava tanto più entusiasmo».
È di estremo interesse leggere quanto comunicò Rudolf Steiner in una conferenza autobiografica: l’unica ch’egli fece nella sua vita, essendone stato costretto dalle calunnie che Annie Besant, Presidente della Theosophical Society di Adyar, diffondeva su di lui. Questa conferenza venne tenuta di fronte alla prima assemblea della neofondata Società Antroposofica, dopo il distacco dei teosofi tedeschi, discepoli di Rudolf Steiner, dalla Società Teosofica, a causa delle enormità, diffuse dalla Presidenza di Adyar della Theosophical Society, sulla venuta dell’«Istruttore del mondo», che sarebbe rinato nel giovinetto Jiddu Krishnamurti, definito «reincarnazione del Cristo», la fondazione dell’Ordine della Stella d’Oriente, e della susseguente infatuazione sentimentale e ritualistica.
Annie Besant, divenuta nel 1907 Presidente della Società Teosofica, nel dicembre del 1912, aveva tenuto un discorso all’Assemblea Generale della Società Teosofica, ad Adyar, nel quale a proposito di Rudolf Steiner – cito, come documentazione, direttamente il testo inglese apparso in The Theosophist, organo ufficiale della suddetta Società – la Besant diceva:
«The German General-Secretary, educated by the Jesuits, has not be able to shake himself sufficiently clear of the fatal influence to allow liberty of opinion within his Section», ossia, «Il Segretario Generale della Sezione Tedesca, essendo stato educato dai Gesuiti, non è stato capace di affrancarsi sufficientemente da quella influenza fatale, perché in seno alla sua Sezione potesse regnare la libertà d’opinioni».
Lo stesso anno, prese la palla al balzo un gesuita tedesco, il R.P. Otto Zimmermann S.J., il quale nella rivista Stimmen aus Maria-Laach, stampata a Freiburg im Breisgau, nel 1912, quaderno 6, raccogliendo varie dicerie, aveva trattato Rudolf Steiner da prete spretato. Lo fece nella recensione del libro del suo degno confratello italiano, il R.P. Giovanni Busnelli S.J., Manuale di Teosofia, il quale, egli pure, parla di lui come di «un ex-prete cattolico». Il che – essendo, da sempre, il servizio informazioni della Compagnia di Gesù quanto di più efficiente, e benissimo informato, sia mai esistito – mostra l’assoluta malafede dei metodi della Societas Jesu. Sempre nel 1912, fu fatta correre la voce a Monaco, che il giovane Rudolf Steiner avrebbe fatto parte del seminario gesuita di Bojkowitz in Boemia; altre voci lo allocavano a Karlsburg, nei pressi di Vienna.
Se ti tien conto che Rudolf Steiner non ebbe quasi una vita privata, per la gran quantità di persone con le quali sin dalla giovinezza egli fu nelle più svariate relazioni, della folla di seguaci che lo attorniavano a partire dalla maturità, e che della sua vita pubblica si conosce, in maniera ben documentata, pressoché tutto, ci si rende conto della falsità e della malafede di simili gratuite affermazioni.
A parte la smentita a simili calunniose menzogne, la suddetta conferenza autobiografica, tenuta il 4 febbraio 1913 – nella quale Rudolf Steiner parla di sé in terza persona – è estremamente interessante perché esplicita meglio, dice qualcosa di più circa i suoi contatti giovanili, avvenuti alla fine della sua adolescenza, con l’«inviato del suo Maestro», Felix Kogutzki, e con il suo innominato «Maestro» stesso. Infatti, nella trascrizione di quella memorabile conferenza, della quale metto in evidenza parte del testo tedesco per la sua importanza, possiamo leggere:
«Già durante primo anno di studio universitario al Politecnico [1879-1880], avvenne qualcosa affatto eccezionale. In conseguenza di una concatenazione straordinaria di circostanze, il ragazzo [Rudolf Steiner] fece la conoscenza di una personalità singolare, di una personalità sprovvista di ogni erudizione ma disponente di un sapere profondo ed esteso, di una saggezza profonda e vastissima. Chiamiamo questa personalità col suo nome di Battesimo «Felix». Questo Felix conduceva una vita da contadino in un piccolo villaggio di montagna, decentrato e isolato. La sua camera era piena di libri sulla mistica e sull’occultismo. Aveva assimilato in profondità la sapienza occulta, e passava la maggior parte del tempo a raccogliere piante selvatiche. Percorreva tutta la regione per trovare dei semplici e sapeva spiegare la natura profonda di ogni pianta a partire dai suoi rapporti occulti. Ci se ne poteva rendersene conto, quando accettava di essere accompagnato nelle sue passeggiate solitarie, fatto rarissimo, tuttavia non impossibile. Quest’uomo era ricolmo di una sapienza occulta straordinariamente profonda. Quando, carico di un ricco fardello di erbe che aveva raccolte e seccate, egli si recava nella capitale contemporaneamente al ragazzo, ci si poteva intrattenere con lui su argomenti profondissimi. Conversazioni estremamente importanti si svolgevano allora con quest’uomo, che in Austria si chiamava ein Dürrkräutler, un raccoglitore di semplici, un uomo che raccoglie e secca piante selvatiche per venderle alle farmacie. Quella era la sua professione esteriore; la sua vocazione interiore, invece, era di un tutt’altro ordine. Non deve essere tralasciato di menzionare il fatto che amava tutto nel mondo e diventava amaro solo – ma questo sia menzionato solo in termini di storico-culturali – quando parlava di questioni clericali, e di ciò che anche lui doveva sopportare in rapporto a questioni clericali; non era certo amorevolmente incline verso di esse.
Das war der äußere Beruf des Mannes, der innere war freilich ein ganz anderer. Es darf nicht unerwähnt bleiben, daß er alles in der Welt liebte und nur bitter wurde – das sei aber nur kulturhistorisch erwähnt –, wenn er auf klerikale Verhältnisse zu sprechen kam und auf das, was auch er durch die klerikalen Verhältnisse auszustehen hatte; dem war er nicht liebevoll geneigt.
Poco tempo dopo accadde ancora qualcos’altro. Il mio Felix in certo qual modo non era altro che l’annunciatore di un’altra personalità, la quale si servì di un mezzo per stimolare, nell’anima del ragazzo, che già viveva nel Mondo Spirituale, le cose regolari e sistematiche di cui si deve essere consapevoli nel Mondo Spirituale.
Mein Felix war gewissermaßen nur der Vorherverkünder einer anderen Persönlichkeit, die sich eines Mittels bediente, um in der Seele des Knaben, der ja in der spirituellen Welt darinnenstand, die regulären, systematischen Dinge anzuregen, mit denen man bekannt sein muß in der spirituellen Welt.
Ora, quella personalità, che era altrettanto aliena nei confronti di ogni forma di clericalismo, e ovviamente non aveva assolutamente nulla a che fare con esso, si servì in realtà delle opere di Fichte, al fine di connettere con esse certe considerazioni, dalle quali risultarono poi cose, nelle quali potrebbero essere cercati i germi per la «Scienza Occulta», che in séguito scrisse il ragazzo una volta divenuto uomo.
Es bediente sich jene Persönlichkeit, die nun wieder so fremd wie möglich allem Klerikalismus gegenüberstand und damit selbstverständlich gar nichts zu tun hatte, eigentlich der Werke Fichtes, um gewisse Betrachtungen daran anzuknüpfen, aus denen sich Dinge ergaben, in welchen doch die Keime zu der «Geheimwissenschaft» gesucht werden könnten, die der Mann, der aus dem Knaben geworden ist, später schrieb.
E gran parte di ciò che divenne la «Scienza Occulta» fu poi discusso in relazione alle proposizioni di Fichte. Altrettanto poco appariscente di Felix era, nella sua professione esteriore, quell’uomo straordinario.
Und manches, aus dem die «Geheimwissenschaft» geworden ist, wurde damals in Anknüpfung an Fichtes Sätze erörtert. Ebenso unansehnlich im äußeren Berufe war jener ausgezeichnete Mann wie Felix auch».
Una descrizione poetizzata, ma interessante, e importante, perché basata su comunicazioni fattegli direttamente da Rudolf Steiner, è quanto scrisse Édouard Schuré nella sua Introduzione alla bella edizione italiana de Il Cristianesimo quale fatto mistico e i Misteri dell’Antichità, traduzione di Ida Levi Bachi, Gius. Laterza e Figli Editori, Bari, 1932, nella quale, alle pp. 14-15, a proposito dell’incontro col Maestro, così scrive:
«Fu a diciannove anni che l’aspirante ai Misteri incontrò la sua guida – il Maestro – da lungo presentito.[…]
Il maestro di Rudolf Steiner era uno di quegli uomini potenti che vivono, sconosciuti dal mondo, sotto la maschera di un stato civile qualunque, per compiere una missione conosciuta soltanto dai pari loro nella confraternita dei maestri rinunciatori. Non agiscono apertamente sugli avvenimenti umani. L’incognito è la condizione della loro forza, ma la loro azione non è perciò meno efficace. Poiché suscitano, preparano e dirigono coloro che agiranno agli occhi di tutti. […] Ma come cominciare questo compito immenso e temerario? Come vincere o meglio domare e convertire il grande nemico, la scienza materialistica di oggi somigliante a un drago formidabile, armato di tutte le scaglie e disteso sul suo immenso tesoro? Come domare il gran drago della scienza moderna e attaccarlo al carro della verità spirituale?».
La risposta ad una cotale domanda cruciale non poteva essere certo desunta dal misticismo religioso, o dalle tradizioni degli Ordini Occulti, oramai sempre più decadenti. La risposta data a Rudolf Steiner dal suo innominato Maestro, fu di un’audacia così temeraria da superare persino l’immagine taoista e ch’an del mitico e fascinoso ‘cavalcare la tigre’. E quella risposta fu l’indicazione di un còmpito di una mai prima udita, e insuperata, radicalità. Così Édouard Schuré evoca, alle pp. 19-20, l’indicazione del severo impegno, dell’audace missione, che il Maestro additò al giovanissimo Rudolf Steiner:
«Seguendo i suoi studi, Rudolf Steiner si ricordò della parola del suo maestro: «Per vincere il drago, bisogna entrare nella sua pelle». Penetrando nella corazza del materialismo contemporaneo, si era impadronito delle sue armi».
Questa immagine della lotta contro il drago venne ripresa dal poeta Arturo Onofri, autore peraltro di un’opera poetica intitolata Vincere il drago!, nella bella Prefazione ch’egli – dichiarandosi con essa apertamente discepolo dell’Antroposofia – volle anteporre alla traduzione italiana della Scienza Occulta nelle sue linee generali di Rudolf Steiner, tradotta da Emmelina de’ Renzis ed Emma Battaglini, e pubblicata nel 1924 a Bari da Gius. Laterza e Figli Editori, ove sin dalle prime parole, a p. VI, è detto:
«Tra le più alte personalità spirituali che negli ultimi decenni sono apparse in armi contro il drago del materialismo moderno, primeggia in armonia e potenza interiori la personalità di Rudolf Steiner, la cui opera capitale si presenta qui, primamente tradotta, ai lettori italiani».
Che l’immagine usata da Édouard Schuré non sia affatto una sua personale letteraria fantasia, bensì che essa sia autentica e provenga direttamente da Rudolf Steiner e, prima di lui, dalla ignota personalità che gli fu Maestro, è garantita dalla testimonianza di Marie Steiner, sua instancabile e coraggiosa compagna d’armi spirituale in mille battaglie, la quale, nel 1947, così scrisse nella sua Prefazione alle conferenze, tenute a Lugano il 16 e 19 settembre 1911, Der Christus-Impuls im historichen Werdegang – L’Impulso-Christo nel divenire storico, ora in Il Cristianesimo esoterico e la Guida spirituale dell’ Umanità, GA-130, Editrice Antroposofica, Milano, 2012, pp. 12-13:
«Rudolf Steiner si impose in piena coscienza il compito di sollevare a se stesso tutte le obbiezioni che i materialisti critici potessero essere in grado di opporre alle rivelazioni dello spirito, badando inflessibilmente a non discostarsi mai da questa linea. Per definire questo comportamento egli usò la seguente espressione: infilarsi nella pelle del drago drago – Das nannte er in die Haut des Drachen hineinkriechen. Questa ardua lotta gli appariva un dovere, perché, se così non fosse stato, non si sarebbe arrogato il diritto di combattere fino infondo a favore dell’umanità quella difficile battaglia che è la vittoria dello spirito sull’astratta intellettualità».
Ancora una volta, questa lunga premessa – storica e metodologica – ha lo scopo di mostrare il reale, verace, percorso interiore di Rudolf Steiner, di introdurre – come vedremo sùbito – all’essenza della Via del Pensiero, come Via dell’Io e dell’anima cosciente, e di mostrare poi con la maggior chiarezza possibile l’inconciliabile diversità che vi è tra una tale ‘scientifica’ Via del Pensiero e, invece, ‘contenuti’ e ‘metodi’ così come risultano dalla esposizione che ne fa, nel suo scrivere, Orao in Resurrezione.
Da quanto da me esposto più sopra, risulta come Rudolf Steiner non sia partito affatto da quei presupposti ‘religiosi’ e ‘cristiani’, che Orao, in Resurrezione, come abbiamo visto, dichiara, sin dalla prima pagina, esser essi, necessariamente, gl’irrinunciabili e obbligatori ‘punto di partenza’ e ‘punto di arrivo’ di colui che ricerca la Conoscenza spirituale. Il punto di partenza di Rudolf Steiner è il nudo atto del conoscere, assolutamente scevro di presupposti. Per questo motivo, la Scienza dello Spirito è una ‘Via dell’Io’. Un punto nel quale Rudolf Steiner parla con la più desiderabile chiarezza è nel secondo capitolo della Scienza Occulta nelle sue linee generali, intitolato L’essere dell’uomo, dove – alle pp. 57-58 dell’edizione del 1969 – così scrive:
«Nell’anima cosciente comincia a rivelarsi la vera natura dell’io. Ché mentre attraverso la sensazione e l’intelletto l’anima si abbandona ad altre cose, come anima cosciente essa afferra la sua propria essenza. Quindi l’io non può essere percepito dall’anima cosciente in altro modo che per mezzo di una certa attività interiore. Le rappresentazioni degli oggetti esterni si formano così come gli oggetti vanno e vengono, e queste rappresentazioni continuano a lavorare nell’intelletto per forza propria. Ma quando l’io deve percepire se stesso, non basta che esso semplicemente si offra; per attività interiore, deve prima estrarre dalle sue profondità la propria essenza, per poterne acquistare coscienza. Con la percezione dell’io – con l’autoconoscenza – comincia un’attività interiore dell’io. Per questa attività la percezione dell’io nell’anima cosciente ha per l’uomo un tutt’altro significato che l’osservazione di tutto quanto si avvicina a lui attraverso i tre elementi corporei e gli altri due elementi animici. La forza che svela l’io nell’anima cosciente è quella stessa che si manifesta ovunque altrove nel mondo; solo nel corpo e nelle parti costitutive inferiori dell’anima essa non appare direttamente, ma si rivela per gradi nei suoi effetti. La sua manifestazione più bassa è quella che si ha nel corpo fisico; poi, per gradini, si sale fino al contenuto dell’anima razionale. Si potrebbe dire che ad ogni gradino che si sale cade uno dei veli che rivestono l’arcano. Con ciò che riempie l’anima cosciente l’arcano entra senza veli nel sacrario dell’anima. Tuttavia appare qui soltanto come una goccia del mare spirituale che tutto compenetra; e qui innanzi tutto l’uomo deve afferrare la spiritualità. La deve riconoscere in se stesso, poi potrà trovarla anche nelle sue manifestazioni. Ciò che così penetra, come una goccia, nell’anima cosciente è quello che la scienza occulta chiama spirito. L’anima cosciente si collega così con lo spirito, il quale è la parte nascosta di tutto ciò che è manifesto. Se l’uomo vuole afferrare lo spirito in tutto il mondo manifesto, deve farlo nello stesso modo in cui afferra l’io nell’anima cosciente. Deve rivolgere al mondo manifesto l’attività che lo ha condotto alla percezione dell’io».
A questo punto, diventa per noi evidente il motivo per cui l’occulto Maestro dell’ancora giovanissimo Rudolf Steiner «si servì in realtà delle opere di Fichte, al fine di connettere con esse certe considerazioni, dalle quali risultarono poi cose, nelle quali potrebbero essere cercati i germi per la «Scienza Occulta», che in séguito scrisse il ragazzo una volta divenuto uomo», perché «gran parte di ciò che divenne la «Scienza Occulta» fu poi discusso in relazione alle proposizioni di Fichte».
Infatti, possiamo leggere queste folgoranti, incandescenti parole nell’Opera del grande Filosofo dell’Io:
«L’Io pone se stesso, ed è, in virtù di questo semplice posizione mediante se stesso; e viceversa: l’Io è, e pone il suo essere in virtù del suo semplice essere. È allo stesso tempo colui che agisce e il prodotto della sua azione; l’ elemento attivo e ciò che viene prodotto dall’attività; l’agire (Handlung) e l’atto (Tat) sono una, e la medesima cosa; ed è per questo motivo: Io sono espressione di una Tathandlung, di un atto in atto», in J. G. Fichte, Grundlage der gesamten Wissenschaftslehre – Fondamento dell’intera dottrina della scienza (1794), Sämtliche Werke, hrsg, von I. H. Fichte, 1. Band, Berlin, 1845, p. 96.
Vi è un incolmabile abisso tra la ‘Scienza Occulta’, come ‘Via dell’Io per l’anima cosciente’ di Rudolf Steiner e quanto si può trovare, invece, in opere dell’ambiguo Occultisme francese dell’Ottocento come Dogma e rituale dell’Alta Magia di Eliphas Levi, alias l’abbé Alphonse Louis Constant, Saggio sulle scienze maledette di Stanislas de Guaita, Trattato elementare di Scienza Occulta, Trattato metodico di Scienza Occulta, Trattato metodico di magia pratica di Papus, alias il Dr. Gérard Encausse. Ma vi è altresì un abisso – come vedremo meglio tra poco – tra la spirituale ‘Via dell’Io’, che l’ignoto Maestro indicò al giovanissimo neofita Rudolf Steiner, e la mistica ‘Via dell’anima’ indicata da Orao. Ad un inavvertito lettore, questa differenza, che fortemente sottolineamo, potrà sembrare essere sottile, speciosa, e di poco conto e, invece, è una differenza veramente abissale, cruciale, che decide dell’esito di tutta la ‘Via’: una differenza che il ricercatore spirituale deve aver ben chiara prima di intraprendere la ‘Via’ stessa. Da questo punto di vista è emblematico il fatto che un autentico Iniziato come Giovanni Colazza, fedele discepolo di Rudolf Steiner, e venerato Maestro di Massimo Scaligero, intitolasse la conferenza da lui tenuta a Milano l’8 dicembre 1940, trascritta da Fanny Podreider, e ripubblicata anni fa su questo stesso blog, s’intitolasse proprio La ricerca dell’Io nel periodo dell’anima cosciente.
Vi è un aureo libretto, Rudolf Steiner, Filosofia e Antroposofia, trad. it. di Lina Schwarz, “La Prora”, Milano, 1938, ripubblicato poi dai Fratelli Bocca, Milano, 1939, di 125 pagine, che comprende due parti: Filosofia e Antroposofia e I còmpiti e gli scopi della scienza dello spirito, che andrebbe bene, ripetutamente e molto a fondo, meditato dal ricercatore spirituale. Secondo la Nota apposta a p. 121 dalla traduttrice e curatrice italiana, «Delle due conferenze che compongono questo volumetto, la prima fu ritoccata e pubblicata dallo stesso Steiner, mentre l’altra (Stoccarda, 13 novembre 1909) è quale risulta da uno stenogramma non riveduto dall’autore». La prima parte – che riproduce sotto forma di articolo, ora facente parte della GA-35, una conferenza tenuta a Stoccarda il 17 agosto 1908 – comporta, alle pp. 11-12, una breve Avvertenza dello stesso Rudolf Steiner, della quale ci interessa in modo particolare il primo paragrafo, nel quale è detto:
«Le considerazioni contenute in Filosofia e Antroposofia riproducono, in sostanza, una conferenza da me tenuta nel 1908 a Stoccarda. Per antroposofia intendo un’indagine scientifica del mondo spirituale, che rileva tanto l’unilateralità della sola scienza naturale, quanto quella del solito misticismo, e sviluppa nell’anima che aspira alla conoscenza, prima ch’essa tenti di penetrare nel mondo soprasensibile, le forze che non sono ancora attive nella coscienza ordinaria e che dànno la possibilità di una tale penetrazione».
Sin dall’inizio della sua trattazione in Filosofia e Antroposofia, Rudolf Steiner pone sùbito in evidenza, con grande chiarezza, quali sono i due ostacoli, i due scogli di naufragio, contro i quali l’inesperto e poco avvertito navigante dello spirito rischia fortemente di andare a scontrarsi: la scienza naturale materialistica e il misticismo religioso. Egli così inizia a p. 13:
«Una vita psichica sanamente sviluppata urta, per naturale necessità, contro due scogli di cui deve vincere la resistenza se, nel gran mare della vita, non vuole andare alla deriva come una barca senza timone in balìa delle onde. Questo andare alla deriva porta infine l’uomo a un’incertezza interiore e, in un modo o nell’altro, alla rovina; oppure gli toglie la possibilità d’inserirsi nell’ordinamento del mondo in modo conforme alle vere leggi della vita, così ch’egli diviene un ostacolo per quell’ordine, invece che un fattore di progresso».
Non ho qui lo spazio per riprodurre tutte le incisive considerazioni che Rudolf Steiner fa per descrivere queste due inevitabili difficoltà che come superbi ostacoli si ergono contro gli sforzi del ricercatore spirituale. Ma vi è un punto delle sue considerazioni, dopo ch’egli ha descritto dal punto di vista della concezione spirituale del mondo, propria dell’Antroposofia, l’evoluzione del pensiero filosofico in relazione al problema degli ‘universali’, che tanto occupò i pensatori medievali, e a quello del ‘dualismo spirito-materia’, che si ricollega direttamente alle indicazioni che lo sconosciuto Maestro dette al suo giovanissimo neofita, quella sottile, segreta, connessione interiore che vi è tra la ‘Filosofia dell’Io’ di J.G. Fichte e lo sbocciare della ‘Via dell’Io’ nella Scienza Occulta di Rudolf Steiner. Infatti, alle pp. 63-65, possiamo leggere:
«Quando la somma di tutte le cose si dissolve nel pensiero puro, se non è possibile arrivare ad una realtà estrinseca, partendo dal pensiero puro stesso, deve sopravanzare quella parte che Aristotele chiama materia.
Qui Aristotele può essere integrato da Fichte. Secondo Aristotele, si può arrivare anzitutto alla formula: «Tutto quanto ci circonda, anche quel che appartiene a mondi invisibili, rende necessario che si contrapponga al lato formale della realtà qualcosa di materiale». Ora, per Aristotele, il concetto di Dio è pura attualità, è atto puro; vale a dire, è tale che in esso l’attualità, cioè il dar forma, ha al tempo stesso la forza di produrre la sua propria realtà, dunque di non essere qualcosa a cui sta di fronte la materia, ma qualcosa che, nella sua pura attualità, è insieme piena realtà.
L’immagine di questa pura attualità si trova nell’uomo stesso, quando, a mezzo del pensiero puro, egli assurga al concetto dell’«Io». Nell’Io, egli giunge a quello che Fichte chiama la Tathandlung. Giunge nel suo interno a qualcosa che, vivendo nell’attualità, produce insieme con quest’attualità la sua materia. Quando afferriamo l’Io nel pensiero puro, abbiamo un triplice Io: un Io puro, che appartiene agli universali ante rem, un Io, nel quale siamo noi stessi, che appartiene agli universali in re, e un Io, che noi comprendiamo, che appartiene agli universali post rem. Ma qui c’è anche un fatto speciale: per quanto riguarda l’Io, quando si assurga ad afferrarlo davvero, questi tre «Io» vengono a coincidere. L’Io vive in sé, in quanto produce il suo concetto puro e può vivere nel concetto come realtà. Per l’Io non è indifferente quel che il pensiero puro fa, perché il pensiero puro è il creatore dell’Io. Qui il concetto dell’elemento creatore coincide con l’elemento materiale, e basta riconoscere che in tutti gli altri processi conoscitivi noi urtiamo, a tutta prima, contro un limite, ma nell’Io, no; questo lo abbracciamo nel suo essere intimo, in quanto lo afferriamo nel pensiero puro.
Così si può dare una base teorica alla proposizione che anche nel pensiero puro è raggiungibile un punto nel quale realtà e soggettività coincidono completamente, e nel quale l’uomo sperimenta la realtà. Se prende le mosse da qui, e feconda il suo pensiero in modo che, partendo da qui, il suo pensiero torni a uscire da se stesso, egli afferra le cose da se stesso. Esiste dunque nell’Io, afferrato con un atto puro di pensiero e così al tempo stesso creato, qualcosa grazie a cui varchiamo il confine che, per tutto il resto, dev’esser posto tra forma e materia».
Naturalmente, in Aristotele, e per gli Elleni in genere, parole come ὕλη, hyle, ‘materia’ e σχῆμα, schèma, forma sensibile, μορϕή, morphè, modo in cui una cosa si presenta, εἶδος, eidòs, forma intelligibile, ‘forma’, hanno un tutt’altro senso, e significato ben diverso, che non quelli che sono poi invalsi a partire dal materialismo illuministico settecentesco, e dal materialismo positivista ottocentesco. Tant’è che Aristotele correla – e a rigor di termini identifica – ‘materia’ e δύναμις, dynamis, potentia, ‘potenza’ da una parte, e ‘forma’ e ἐνέργεια, enèrgheia, actus, ‘atto’ dall’altra. Ma non ho qui lo spazio per approfondire questo importante aspetto della filosofia del grande Stagirita, anche se il farlo potrebbe essere illuminante per alcuni aspetti essenziali, ascetici, pratici, della ‘Via del Pensiero’. Per cui rimandiamo a più opportuno momento. Invece, è importante riprendere alcune considerazioni che Rudolf Steiner fa in Filosofia e Antroposofia, alle pp. 66-68 :
«Per riconoscere l’Io come quel quid mediante il quale è possibile comprendere l’immergersi dell’anima umana nella piena realtà, bisogna badare di non cercare il vero Io nella coscienza ordinaria che di esso si ha. Se, cadendo in tale confusione, volessimo dire come il filosofo Cartesio: «Io penso, dunque sono», verremmo a trovarci confutati dalla realtà ogni qualvolta ci addormentiamo. Poiché nel sonno si è, sebbene non si pensi. Ma è altrettanto certo che soltanto attraverso il pensiero puro il vero Io può essere sperimentato. Poiché il vero Io emerge appunto nel pensiero puro, e solo in esso. Chi pensa soltanto, non arriva che all’idea dell’Io; chi vive quel che nel pensiero puro può essere vissuto, nello sperimentare l’Io per mezzo del pensiero trasforma in contenuto della propria coscienza una realtà ch’è, al tempo stesso, forma e materia. Ma, per la coscienza ordinaria, all’infuori di quest’Io non c’è nulla che introduca nel pensiero materia e forma al tempo stesso. Ogni altro pensiero non è, a tutta prima, immagine di una realtà completa. Ma in quanto nel pensiero puro si ha il vero Io come esperienza, s’impara a conoscere che cosa sia la piena realtà; e partendo da questa esperienza, si può procedere oltre ad altri campi della piena realtà.
Ciò tenta di fare l’antroposofia. Essa non si arresta alle esperienze della coscienza ordinaria; tende a un’investigazione della realtà per mezzo di una coscienza trasformata. Elimina, agli scopi della sua investigazione, la coscienza ordinaria, ad eccezione dell’Io sperimentato nel pensiero puro, e la sostituisce con un’altra coscienza che opera, spiegata in tutta la sua ampiezza, come la coscienza ordinaria riesce a operare soltanto quando sperimenta l’Io nel pensiero puro. Per raggiungere questo, l’anima deve acquistare la forza di sottrarsi a tutte le percezioni esteriori e a tutte le rappresentazioni che nella vita ordinaria s’insinuano nell’interiorità dell’uomo in modo da potersi ridestare poi nella memoria».
Quella che qui, in Filosofia e Antroposofia, ci delinea Rudolf Steiner, è una delle sintesi più chiare, ed esplicite, la sintesi scientificamente forse più rigorosa, e particolarmente incisiva, che sia mai stata data della ‘Via del Pensiero Vivente’, della ‘Via dell’Io’. In essa Rudolf Steiner non fa mai appello a presupposti mistici, a concetti religiosi. Essa è una ‘Via’ ugualmente accettabile, percorribile, sperimentabile, dall’occidentale come dall’orientale, da chi abbia una provenienza cristiana, o buddhista, o induista, o taoista, o altra provenienza religiosa, ma anche da chi abbia abbandonato le fedi tradizionali, abbia una formazione severamente scientifica, o sia giunto persino ad una concezione del mondo ‘agnostica’, per aver constatato, e vissuto nell’anima, l’insoddisfazione sia per le aride risposte offerte da una scienza ‘insufficientemente scientifica’, sia per le ‘consolatorie’, ‘sentimentali’, ‘illudenti’ risposte offerte dalle ormai esangui tradizioni religiose e mistiche.
Ma la ‘Via dell’Io’, la ‘Via’ indicata da Rudolf Steiner per l’epoca dell’anima cosciente, dimostra apertamente di essere una ‘Via’ estremamente ‘esigente’, una ‘Via eroica’. Al punto tale che sarebbe da applicare alla Scienza dello Spirito, all’Antroposofia autentica, il detto di Thomas William Rhys Davids, il grande studioso e promotore del Buddhismo, a cavallo tra fine Ottocento e inizi del Novecento, fondatore della benemerita Pali Text Society, il quale affermava crudamente che: «Buddhism has no milk for babies», ossia che il Buddhismo non ha latte per i bambini, ma si rivolge ad anime coraggiose, eroiche, capaci di esigere tutto dalla propria volontà. Questo principio vale ancor più per la Scienza dello Spirito, la quale esige rigorosamente l’abbandono di tutti i presupposti, di tutti gli illusori appoggi, e di voler sperimentare il momento originario del conoscere, di attuare coraggiosamente l’esperienza autentica del pensiero puro. Infatti, alle pp. 73-75, di Filosofia e Antroposofia, così scrive Rudolf Steiner:
«L’uomo aspira a raggiungere una conoscenza della vera realtà. Il primo passo verso un possibile appagamento di questa sua aspirazione è il riconoscimento che una tale conoscenza non può provenirgli né dall’osservazione della natura, né da una vita interiore mistica nel senso ordinario. Poiché tra l’una e l’altra, come abbiamo mostrato al principio di queste considerazioni, si spalanca un abisso che prima di tutto dev’essere colmato mercè l’accennata trasformazione della coscienza. Nessuno può giungere alla conoscenza della vera realtà, se non ha riconosciuto che per questa conoscenza i mezzi conoscitivi soliti non bastano, e che occorre anzi tutto sviluppare i mezzi necessarî a questa conoscenza. L’uomo sente che in lui giace sopito molto di più di quel che la sua coscienza abbraccia nella vita e nella scienza ordinaria. Istintivamente chiede una conoscenza che per questa coscienza è inaccessibile e, per raggiungerla, non deve temere di trasformare le forze che nella coscienza ordinaria sono rivolte al mondo dei sensi, al punto che possano afferrare un mondo soprasensibile. Prima di giungere alla possibilità di afferrare la vera realtà, occorre formarci lo stato d’animo che possa avere affinità col mondo soprasensibile. Quel ch’è accessibile alla coscienza ordinaria dipende dall’organismo umano che, con la morte, si disgrega; quindi è comprensibile che la conoscenza propria a questa coscienza non possa saper nulla del lato soprasensibile, del lato eterno nella natura umana. Solo la coscienza trasformata penetra nel mondo in cui l’uomo vive quale essere soprasensibile, quale essere che dalla decomposizione dell’organismo sensibile non viene toccato».
Quanto qui affermato da Rudolf Steiner smentisce, una volta di più, la gravissima, falsa, dis-orientante, affermazione apparsa agli inizi di questo novello secolo e millennio, in una rivista romana, essere «l’esperienza del pensiero puro-libero dai sensi un’esperienza spontanea, ma non cosciente, e quindi egoistica», affermazione che, come vedremo, ben si coniuga con quelle altrettanto errate, false, e dis-orientatanti, che Orao fa in Resurrezione.
Questa è la ‘Via’ nella quale si deve imparare a ‘morire prima di morire, senza morire’: la ‘Via’ del coraggio assoluto, del rigore radicale, della sincerità, della dedizione incondizionata alla Verità. Verità, per amore della quale si deve avere la forza e il coraggio di tutto sacrificare: istinti, passioni, debolezze, velleità, preferenze, ostinatezze, opinioni, dogmi, tutto l’effimero, tutto il contingente. Avere tanta forza, e tanto temerario coraggio, da far morire la propria natura inferiore, effimera e traseunte, perché finalmente nasca l’Io. Perché – come più volte ha ammonito Massimo Scaligero – «non basta che l’Io sia: è necessario essere l’Io, attuare l’Io».
Siamo veramente molto lontani – e lo può scorgere chiaramente chiunque abbia uno sguardo acuto, un pensare coraggioso, veramente spregiudicato, e sincero amore per la Verità – sia come metodo che come contenuti, dal mondo mistico, soggettivo, personale, emotivo, psichico, che emerge dalle pagine del libro Resurrezione di Orao: la sua non è la ‘Via dell’Io’, non è la ‘Via dell’anima cosciente’, la ‘Via del Pensiero Vivente’, instancabilmente, e in mille modi diversi, indicata da Rudolf Steiner e da Massimo Scaligero. I risultati e le conseguenze della ‘veggenza’ soggettiva, scaturenti da una cotale via errata, generatrice di molte pericolose illusioni, vengono stigmatizzate molte volte – e, come vedremo, con parole dure, persino ironiche – da Rudolf Steiner. Ma poiché, una volta di più, ho esaurito lo spazio ragionevolmente spettante a questa settima parte, sono costretto nuovamente ad appellarmi all’indulgenza, nonché alla pazienza, del benevolo lettore, e rimandare al proseguo di questo mio studio la disamina dettagliata, e documentata, di una serie di gravi errori, delle conseguenze spirituali degli errori, nonché delle fallaci, illusorie e illudenti, ‘vie’ che Orao trasmette coi suoi scritti al ricercatore spirituale.
Anno XXV n. 1
Gennaio 2020

