L’ARCHETIPO-LUGLIO 2024
Anno XXIX n. 7
Luglio 2024


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Se guarda lo spirito, se guarda l’Io, l’uomo è portato a sentire un centro di sé, una unità originaria. Non così se guarda il suo essere corporeo, la vita dell’anima e il rapporto con il mondo materiale. Egli sente allora l’essere originario diviso, frantumato: il rifrangersi della luce da innumerevoli forme.
In lui tuttavia la frantumazione tende a ricostituire la unità. Egli giunge a conoscere nell’intimo di sè la forza che porterà a compimento l’unità.
L’universo è contratto nella forma umana. La vita dei pianeti diviene attività ritmica del corpo eterico: le forze delle stelle fisse dello zodiaco si traducono nella vita dei sensi e dei nervi, mediante cui si manifesta il pensiero. La potenza del sole è recata dal cuore e sostiene la forma dell’uomo. Tutto è il ritmo della luce, o l’armonia delle stelle, che tende a ricostituirsi nell’uomo: sorgendo come pensiero.
Il sole è il vuoto del vuoto. È l’occhio dell’universo: in tal senso è il centro d’irraggiamento della luce: il centro in cui converge da remote profondità la luce creatrice: per irradiarsi. Il cuore è nell’uomo la sua presenza: da cui la luce risorge come tessuto delle pure idee: che l’uomo attinge e crea in quanto sia libero, sia un Io.
In realtà l’uomo è la meta dell’universo. Egli è offerto all’opera dell’universo, perchè l’Io si esprima, e nell’esprimersi attui la libertà: faccia revivere del lievito della terra l’universo.
da “L’Imaginazione creatrice”.
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Guerriero nello Spirito, viaggiatore instancabile di mondi antichi e futuri questo e molto altro è stato Pio Filippani Ronconi, un uomo che ha saputo rivivere in sé tutta la Tradizione Perenne ripercorrendo e dignificando il passato per approdare pienamente nell’Antroposofia che conobbe profondamente grazie a Massimo Scaligero.
Non starò qui a scrivere la sua biografia, si possono trovare moltissime testimonianze sulla rete virtuale.
Egli fu un Figlio di Manu che combatté prima di tutto per esprimere massimamente la sua natura. Fuggire dal conflitto, sia terreno che spirituale, lo avrebbe allontanato da sé stesso: la lotta, la battaglia è parte integrante dell’uomo e Pio era pienamente Umano.
Ciononostante, nel contemporaneo mondo antroposofico pochi lo conoscono giacché il suo modo di porsi nei confronti della Scienza dello Spirito non era canonico, anzi! La sua era prima di tutto una vita di asceta-guerriero, fu un moderno Kshatriya e allo stesso tempo brahamana, anzi, per essere più precisi, si potrebbe dire che fu un vivente esempio di completa triarticolazione, di completa esaltazione del Pensiero, del Sentire e del Volere.
Ed è proprio l’ascesi del pensiero che lo riconnette a quella sottile linea che da Steiner si trasmise a Colazza, per poi passare a Scaligero e approdare in forma essotericamente mutata proprio in Pio.
A tal proposito, scrive nella prefazione de “La Luce” del suo mentore Massimo:
“Il tema fondamentale dell’opera, attorno a cui si ordinano i suoi dodici capitoli, è quello dell’essenza intuitiva del pensare, in cui opera il principio della Luce, che è idea. L’uomo si serve della Luce, con cui guarda il suo riflettersi nella tenebra, che gli appare come mondo oggettivo, ma non la possiede né si accorge che fuori di sé è la Luce, o Lógos, a dominare la tenebra, conferendo significato al mondo delle forme che da questa emergono. La conoscenza, quindi, è un ritrovarsi dell’uomo nel cuore della tenebra, ricongiungendosi alla Luce che su di essa domina. Come il Figlio nasce dalla Vergine, così il linguaggio – prolungamento del Verbo di qua dalla soglia umana – nasce dall’Anima del Mondo ed anche nelle sue forme minime è pur sempre una risonanza della Parola cosmica.” (La Luce, Massimo Scaligero, Edilibri)
Il linguaggio nasce dall’Anima del Mondo! Pio era un vero conoscitore del linguaggio, si dice addirittura che padroneggiasse 40 lingue differenti! Che sia vero o meno, in ogni caso ci si trova di fronte ad un vero e proprio siddhi, un dono dello Spirito che caratterizzò profondamente Filippani Ronconi. Egli fu dunque legittimo figlio dell’Anima del Mondo, capace di dare pienamente vita a quella Tradizione Perenne di cui spesso si discute molto, ma che effettivamente è praticata da pochi.
Questo e molto altro fu Pio Filippani Ronconi.
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Dell’alchimia estremo-orientale uno di filoni antichissimi e maggiormente suggestivi è quello conosciuto come “la soluzione del cadavere e della spada”.
Conosciuto? Mica tanto.
Le prime notizie, in Occidente, apparvero nella trama di un romanzo occulto dello scrittore ceco Gustav Meyrink: Der weisse Domenikaner, pubblicato nel 1921 a Vienna per le Ed. Rikola.
E i dissensi sollevati nei circoli misterici e di settore non furono minori del grande interesse sollecitato dal romanzo. Reso ancora maggiore dall’introduzione dell’autore che, per la prima e unica volta, osserva che, forse, il testo non è completamente suo: … Alla fine, non mi è restato che lasciar fare all’influenza che aveva dato a sé stessa il nome di Cristoforo Colombaia, di prestarle, per così dire, la mano e la penna a che potesse scrivere, cancellando dal libro quanto era nato dalla mia iniziativa personale”.
Dottrine che, negli anni ’20 erano sconosciute ai compilatori della famosa Enciclopedia Britannica e ai dotti critici che, anzi, dubitarono della reale esistenza di simili e curiose suggestioni.
Queste dottrine si basavano sulla credenza che esistettero e furono praticati in Oriente strani metodi di sviluppo mistico, per opera dei quali sarebbe stato possibile liberare lo spirito dal corpo, sia per mezzo della “dissoluzione del cadavere, sia mediante una misteriosa e mistica “spada”.
Poi, una prima traduzione di trattati cinesi ad opera del prof. Pfizmaier dell’Accademia di Vienna, permise al Mead, direttore della rinomata rivista Quest, di pubblicare alcuni esempi di questi metodi, assai differenti rispetto ai celebrati sistemi dello Yoga.
Trattasi di un genere di alchimia interiore che fa capo a due principali trasformazioni.
Nell’una, detta Shi-Kiai, l’operatore raggiunge una condizione in cui riesce a dissolvere completamente il corpo sensibile, rendendosi invisibile e elevandosi al grado di adepto immortale. In casi di imperfetto conseguimento perde soltanto la ponderabilità pur continuando a mantenere l’apparenza di persona comune.
Nell’altra trasformazione, chiamata Kien-Kiai, lo scomparso lascia al posto del proprio corpo una spada e, a volte, un coltello o un bastone o qualche indumento.
Entrambe le vie sono segrete e appartengono alla via (tao) alchemica.
Trascrivo alcuni esempi:
Tung Tshung Ki nacque a Hoai-nan. Nella sua gioventù fece uso dell’Aria e raffinò la sua Forma. A cento anni non era invecchiato. Ingiustamente accusato fu messo in prigione. Dissolse il suo corpo e disparve come un Immortale.
Il Principe del purpureo yang comunicò la via di dissolversi con la Spada che proviene dalla fortezza d’occidente. Colui che pratica questo metodo e tiene appesa la Spada divina per sette anni, insieme ai suggelli credenziali del Libro Rosso, si dissolve, si trasmuta e sparisce. Se si propone per compito il puro volo spirituale della prima aurora ricurva, acquista istantaneamente il potere di nascondersi e trasmutarsi.
Altri interessanti scritti si trovano nell’introduzione di J. Evola alla traduzione italiana del Domenicano Bianco del 1944 (Bocca Editore, Milano).
A far luce su questa complicata strada di meditazione e alchimia sono risultati fondamentali i sapienti lavori di Lu K’uan Yu (Charles Luk), tradotti anche in italiano dall’editore Ubaldini. In particolare, del medesimo autore, Lo Yoga del Tao (Ed. Mediterranee). Per i basilari principi dell’Opera, vale lo studio chiarificatore di K. Durckheim, intitolata Hara- Il centro vitale dell’uomo secondo lo zen (Ed. Mediterranee).
Il senso della precaria solidità del corpo fisico perdura come una memoria collettiva anche nell’Oriente moderno. I bei film cinesi (come, per es. La tigre e il dragone) di fantasia, con o senza riferimenti storici, mostrano di continuo la capacità di una leggerezza che supera la gravità sensibile e, in genere la capacità di trapassare la densità della materia. A Hong Kong è meta di devoti un contenitore trasparente che contiene il corpo di un sant’uomo senza i segni della corruzione.
Per una integrazione rettificatrice in relazione alla condizione occulto-esistenziale dell’uomo dei tempi nostri, rimando al II capitolo della Via della Volontà Solare di Massimo Scaligero, che tratta, come già svela il titolo, il profondo contenuto che separa la natura di una antica immortalità da quanto urge nell’uomo contemporaneo come potenza di Resurrezione: tra la virtù dello Shi-kiai e il germe della forza solare immesso nell’uomo con il sacrificio del Golgotha.

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Giordano Bruno non è solo colui che infranse una immagine del mondo che gli umani, adagiati sull’abitudine, avevano in campo astronomico. Giordano Bruno fu anche un asceta del pensiero che cercò – e secondo me pure raggiunse – l’unione con l’Anima del Mondo. Il suo neoplatonismo magico lo portò a ricercare nell’Ermetismo classico le vie dell’esperienza spirituale e dell’Iniziazione ad una vita spirituale superiore all’ignoranza e alla labilità umana.
Quel che i rappresentanti della Potenza Straniera d’Oltretevere, i “predicatori di ciance” come li chiamava Dante, che ancora occupano illegittimamente il suolo della Terra d’Ausonia, non possono tollerare è che l’essere umano con il suo coraggio di conoscere, con i suoi propri sforzi e la consacrazione della sua volontà, possa giungere a superare la cecità spirituale umana e ad innalzarsi all’esperienza spirituale diretta. Come diceva anni fa il Cardinal Ratzinger: “E noi, la Chiesa, cosa ci stiamo a fare?!”. Giusto, voi preti che cosa ci state a fare?
Il loro terrore è di perdere tutti i clienti! Né più né meno che i politici italiani e non solo italiani. La Chiesa Cattolica da sempre ha come suo precipuo scopo – e questo lo dice Rudolf Steiner – prima l’anestesia e poi la distruzione dell’anima cosciente dell’uomo.
L’essere umano – e su questo l’allora Cardinal Ratzinger fu quantaltri mai chiarissimo – è composto di corpo e anima soltanto, e non anche di spirito, perché lo spirito gli viene somministrato dalla mediazione liturgica della Chiesa, che la esercita attraverso i sacramenti, dei quali pretende il monopolio. Ossia, la costituzione occulta dell’uomo – secondo lui – è corpo, anima e Chiesa, non corpo, anima e spirito. E questo perché – secondo i predicatori di ciance che abitano di là dal Tevere – l’uomo è creato – a suo libito e senza un perché – dal nulla da un Creatore, che in qualsiasi momento lo può – libito licito – distruggerlo, ed una cosa è buona sol perché Dio la vuole, e non Dio la vuole proprio perché buona.
Mentre per Giordano Bruno – ed anche per Rudolf Steiner che a Giordano Bruno dedicò la prima stesura del libro Teosofia – l’uomo è emanato dall’Uno, e non creato dal nulla, e poiché dall’Uno è stato emanato, ancorché caduto in un immemore stato di abiezione, pure all’Uno, liberamente e coscientemente, egli può nuovamente innalzarsi ed unirsi, ripercorrendo i gradini della discesa nella frantumazione dionisiaca della molteplicità apparente e nell’illusione sensibile e materiale. Nelle profondità di sé l’uomo ha un fuoco, che cova sotto la cenere che lo ricopre ma non lo spegne, e questo fuoco egli può, coscientemente, liberamente, con le sue stesse forze, far nuovamente divampare a fiamma, se sol conosce l’Arte di nutrirlo e di rianimarlo. Quell’Arte che Rudolf Steiner e Massimo Scaligero hanno mirabilmente insegnato con la Via del Pensiero, con la Via della Iniziazione.
Ma a cotal spirituale fuoco i predicatori di ciance d’Oltretevere hanno preferito il fuoco che distrusse la Biblioteca di Alessandria ove insegnava la nostra Ipazia, il fuoco che distrusse la sede dei Misteri – il Telesterion – ad Eleusi, il fuoco dei roghi, il fuoco che distrusse il primo Goetheanum – perché è verissimo e certissimo che furono loro ad incendiarlo, dopo avere arrogantemente annunciato sui giornali basilesi che l’avrebbero fatto, ed altresì organizzato una riunione “operativa” alla Taverna Ochsen di Arlesheim, la sera prima dell’appicamento, nel quale arse pure l’incendiario esecutore da loro incaricato in quella sciagurata riunione – ed anche il fuoco di rivoltelle adoprate nel tentativo di sopprimere nell’Italia degli Anni Venti del passato secolo alcune voci dell’esoterismo italiano.
Il tutto perché loro ritengono di essere creati dal nulla per l’imperscrutabile volontà di un Dio ridotto all’assurdo. Ho avuto modo di dire celiando – sed quis vetat ridendo dicere verum?: non è forse possibile dir la verità, sia pur con umorismo? – che sarebbe auspicabile che i creati dal nulla non si occupassero delle cose degli emanati dall’Uno, e li lasciassero in pace. Ma si sa – al di là del diolciastro e ‘caritatevole’ buonismo cristiano – la politica e la strategia della Chiesa Cattolica nei confronti dell’esoterismo e delle comunità spirituali autonome, possono riassumersi in queste poche parole: “Noi vi chiediamo tolleranza in nome dei vostri principi, e ve la neghiamo in nome dei nostri principi”. Semplice, nella sua cinica perfidia, no?! Alla bisogna, poi, ritorna ai “vecchi” sistemi violenti, come nel Messico degli anni venti del Novecento, ove tramite i “Cristeros”, i “Guerriglieri di Cristo Re” si assassinavano spregiudicatamente gli avversari politici ed ideologici, pratica in uso anche nella penisola iberica. Le mie simpatie – ça va sans dire – vanno tutte al Presidente Calisto Plutarco Calles che con energia giacobina librò il Messico per un tempo di quella mala genìa!
Quella di Giordano Bruno fu la voce di chi ebbe il coraggio di conoscere, di indicare a chi voleva conoscere la Via della Reintegrazione nell’Uno attraverso la platonica Estasi Filosofica, la quale portata alla sua estrema istanza sfoci nella Via del Pensiero e nella Concentrazione. Vogliamo ricordare – e raccomandare – questi pensieri a coloro che, ingenuamente e in buonissima fede – confidano nelle “tenerezze” che molti catto-esoteristi – anche sul Colle del Gianicolo – hanno per la Potenza Straniera d’Oltretevere, e le cui “quinte colonne” sulla “rete” inquinano babelicamente a più non posso il panorama spirituale. Ma verrà un giorno il Veltro che la farà morir di doglia!
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Stella dell’anima mia
che al tramonto
m’annunci la notte oscura,
quando non ti vedrò piú
ed il crogiuolo della nostalgia
modellerà il mio cuore per eoni
in attesa ad accogliere il Tuo Figlio.
Quando Io sarò Uomo
Tu risorgerai al mattino
per annunciare del Fiume Sacro
la fecondazione della Nuova Terra.
Ed Io Ti riavrò accanto
mia Luce un tempo esiliata,
Iside dolorosa.
Dal mio cuore sterile non piú solo,
con Pensiero Immacolato
Ti concepirò di nuovo:
in un respiro
pronuncerò il Tuo nome,
Suono risplendente
in tenue calda fiamma,
per sempre,
mia Stella del Mattino,
per sempre,
mia Sophia.
(S. S.)
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🪷
“IN QUESTO CORPO ALTO SEI PIEDI, DOTATO DI PERCEZIONE E DI CONOSCENZA, È CONTENUTO IL MONDO, L’ORIGINE DEL MONDO, LA FINE DEL MONDO, E COSI’ PURE IL SENTIERO CHE CONDUCE ALLA FINE DEL MONDO”.
Gautama Buddha. Anguttara Nikaya, IV, 45.
La condizione umana – per quanto attualmente sciagurata e miserevole – è suprema, al punto che viene dichiarato esplicitamente essere “l’UOMO la mèta degli Dèi”. E questo perché solo l’essere umano – e non gli Dèi – fa l’esperienza della morte. Solo l’essere umano – e non gli Dèi – rinchiuso in questo “soma-sema”, o “corpo-prigione”, o “corpo-tomba”, può realizzare Autocoscienza, Libertà e Amore. Gli stessi Dèi anelano a tale suprema realizzazione, della quale NON sono capaci. Anzi Essi attendono – con struggente nostalgia – che l’UOMO realizzi coraggiosamente Autocoscienza, Libertà e Amore. Gli Dèi attendono tale realizzazione dall’UOMO, realizzazione che l’essere umano NON può ottenere dagli Dèi. Massimo Scaligero arriva a scrivere – ed è una severa ammonizione, che le “anime belle” farebbero bene a ben meditare – che “delude gli Dèi, l’uomo che vuole dipendere dagli Dèi”!
L’essere umano – e in particolare il praticante interiore – dovrebbe ringraziare ogni giorno al suo risveglio il Cielo, i Numi, e il Destino, per il dono di quel corpo fisico che gli permette l’esperienza della percezione sensibile, del pensare cosciente e della volontà libera. Conducendo audacemente nell’Ascesi alla loro ultima istanza queste tre possibilità donate dall’incarnazione nel corpo fisico, esse trasfigurano e trasmutano nell’esperienza della “percezione pura”, del “pensiero libero dai sensi”, della “volontà solare”. E queste tre pratiche interiori si fondono – tutte e tre – nel dono mirabile della Via del Pensiero, ossia nella Concentrazione, l’esercizio a sé sufficiente, perché in sé ha tutto in un solo atto in atto: percezione, coscienza pensante, e volontà!
Il corpo è il punto di partenza, in quanto è inevitabile partire dalla sola coscienza che abbiamo a libera disposizione: la coscienza di veglia, mediata dal sistema nervoso. L’ascesi libera il moto volitivo del pensare dalla mediazione somatica, in quanto nella Concentrazione il moto cosciente del pensare diviene solo supporto e unica mediazione a se stesso.
Il corpo diventerà altresì punto d’arrivo, in quanto l’esperienza spirituale estracorporea ha la fulgurea potenza di trasformare – CONOSCENDOLA – la corporeità da ottusa alterità in arto cosciente dello Spirito, restituendola al suo essere immortale originario. Ossia, come affermavano Gerard Dorn e Robert Fludd: “Transmutatemini in viventes lapides philosophicos”, “trasmutatevi in viventi pietre filosofali”.
Unica Via per la realizzazione dell’autentico Uomo Interiore, dell’Uomo Spirito, è la Via del Pensiero, la Concentrazione: la Via del concreto annientamento di ogni egoismo.
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