Aprile 2013

ISIDE SOPHIA – Terza Lettera

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Denderah

TERZA LETTERA

Giugno 1944

LA NATURA SPIRITUALE DELLO ZODIACO DELLE STELLE FISSE

L’Universo del nostro sistema solare, con i suoi Pianeti ruotanti attorno ad un centro comune, è un organismo abbastanza complicato. Secondo l’opinione di Tolomeo la Terra è al centro di questo organismo; secondo Copernico il Sole è nel centro e mantiene una salda presa sui Pianeti cosicché questi non abbandonano le loro orbite (Rudolf Steiner ha indicato il movimento a lemniscata come la base della futura concezione dell’Universo planetario. E’ nostra intenzione ritornare su questi problemi al momento giusto, in special modo allorché dovremo trattare della natura dei Pianeti). L’Universo tolemaico, così come quello copernicano, ha la forma di un piano circolare, con le orbite dei Pianeti che giacciono all’interno di questi anelli concentrici di un disco. Questo piano circolare è circondato da una fascia di dodici Costellazioni di Stelle fisse che noi chiamiamo lo Zodiaco delle Stelle fisse. I nomi di queste dodici Costellazioni sono stati dati nella prima Lettera.

Dobbiamo ora parlare della natura di queste dodici Costellazioni dello Zodiaco. Esse formano il mondo “esterno” del nostro sistema solare, e sono in rapporto al nostro sistema solare così come il mondo esterno è in rapporto con noi. Come siamo in rapporto con il nostro mondo esterno? Noi troviamo nel nostro circostante ambiente terrestre le sostanze solide, le sostanze liquide, le sostanze gassose e calore. Troviamo tutto ciò all’interno della forma umana, soltanto in condizioni trasformate. L’origine di queste sostanze la ritroviamo nel nostro ambiente. Esse formano la base della nostra esistenza fisica. Le assumiamo, e le assumiamo continuamente in quanto viviamo sulla Terra, respirando e mangiando. Osservando queste sostanze e ritrovandole nuovamente in una condizione trasformata all’interno del nostro corpo, possiamo leggere la storia della creazione e dell’organizzazione dell’essere umano. Naturalmente, così come non dobbiamo guardare a queste sostanze dal punto di vista del pensare materialistico per conoscere la storia della creazione del nostro corpo è altresì necessario trovare le loro qualità spirituali.

Possiamo immaginare che il rapporto tra lo Zodiaco delle Stelle fisse ed il mondo solare sia costituito in maniera simile. Il nostro sistema solare deve  esser giunto in essere in tempi circa i quali noi non possiamo giudicare secondo misure terrestri. Da dove proviene? Proprio come le sostanze che troviamo all’interno del corpo umano una volta devono esser state parte del mondo circostante , così l’essere essenziale del nostro Universo può aver avuto la sua origine nel circostante mondo delle Stelle fisse. Anche qui, non dovremmo considerare questo mondo delle Stelle fisse unicamente da un punto di vista puramente quantitativo, bensì anche sotto un aspetto qualitativo.

Se accettiamo questo, allora possiamo guardare alle Stelle fisse, e tra di esse in special modo alle Stelle fisse dello Zodiaco, come al regno nel quale possiamo venire a conoscere qualcosa circa l’origine e la creazione del nostro Universo solare. Il cercare le tracce della creazione può rivelarci la natura interiore dello Zodiaco.

Rudolf Steiner ha dato la chiave per una comprensione dell’evoluzione del nostro Universo nel suo libro La scienza occulta nelle sue linee generali. Ivi egli descrive i vari gradini della creazione fino all’Universo nel quale ora viviamo e percepiamo con i nostri sensi. Descrive il processo dell’evoluzione così come esso si presenta alla percezione spirituale del chiaroveggente che è proceduto lungo il sentiero dell’iniziazione moderna e occidentale. Possiamo seguire le sue spiegazioni poiché egli dà anche, nel libro summenzionato, i metodi per il raggiungimento della moderna chiaroveggenza. Ciò ch’egli dice sull’evoluzione del mondo non è un’ipotesi incapace d’esser provata vera: può trovare la prova chiunque voglia seguire il sentiero della moderna iniziazione come sopra descritto. In tal modo, Rudolf Steiner descrive tre grandi stadi dell’evoluzione del nostro Universo che portano poi, ad un quarto stadio, alla creazione del mondo in cui viviamo. Questi tre grandi stadi dell’evoluzione, secondo la tradizione occulta, sono chiamati: evoluzione dell’Antico Saturno, evoluzione dell’Antico Sole ed evoluzione dell’Antica Luna. Il Quarto stadio è chiamato evoluzione della Terra, che in realtà significa l’evoluzione del nostro Sistema Solare. Questi quattro stadi di evoluzione rappresentano la condensazione nella materia solida, con tutti gli stadi di condensazione intermedi, di un qualcosa che nella sua origine è di natura puramente animica; tracce della quale sono ancora da ritrovarsi oggi in natura nelle sostanze gassose, liquide e solide. (L’idea di una materializzazione dei “pensieri” come processo di evoluzione è stata presa in considerazione persino dalla moderna scienza naturale).

Il gradino di evoluzione che è chiamato Antico Saturno è lo stato nel quale puro essere animico (nel senso della moderna scienza naturale, il “pensiero”) fu condensato in calore. Con ciò, viene compiuto il vero gradino di creazione della sostanza fisica. (Può essere che, secondo la scienza moderna, il calore non possa esser facilmente considerato come una sostanza fisica, ma solo come una condizione assunta dalla sostanza fisica. Dovremo parlare di ciò in seguito). L’Antico Sole è lo stato nel quale la sostanza di calore precedentemente creata fu condensata nella condizione gassosa. Nel ciclo di evoluzione dell’Antica Luna, le sostanze gassose anteriormente create vengono poi condensate nello stato liquido, e nel quarto stadio – entro l’evoluzione della Terra – ha luogo un’ulteriore condensazione, e le sostanze liquide vengono trasformate in materia solida.

Questo è, naturalmente, soltanto un breve abbozzo di questi quattro stati di evoluzione, e sarà ora nostro compito elaborarli più in dettaglio e trovare il collegamento con lo Zodiaco delle Stelle fisse.

L’EVOLUZIONE DELL’ANTICO SATURNO

 

Se si ritorna al vero principio della creazione per mezzo della conoscenza superiore – nel senso della moderna iniziazione – non vi è alcuna sostanza fisica che possa essere trovata. Ogni cosa è ancora in una condizione animica e spirituale. Siccome non si può, per esempio, immaginare dei pensieri senza il loro essere collegati con l’esistenza animica di un essere umano, troveremo questa naturaanimica dell’esistenza dell’Universo nella vita interiore non di esseri fisici, bensì di esseri spirituali. E poiché dobbiamo distinguere nelregno della vita del pensiero umano tra esseri umani che hanno la capacità di creare idee, ed altri che hanno la capacità di realizzarle e di metterle in pratica, dobbiamo distinguere altresì tra Gerarchie di Entità Spirituali che hanno differenti capacità di materializzare l’Archetipica sostanza animica creata in mezzo a loro.

Così troveremo ivi, nel principio, Entità Spirituali che hanno raggiunto in un certo momento della loro interiore, atemporale evoluzione, la capacità di emanare le sostanze animiche originarie; l’”idea” o il “pensiero” o qualsiasi cosa ciò possa essere stato. Questa sostanza poi può essere accolta da altri esseri.

Se nulla esiste in senso fisico, la prima cosa è quella che la “volontà di esistenza (fisica)” proietta – ed è così. Eccelse Entità spirituali, che Rudolf Steiner chiama Spiriti della Volontà, hanno raggiunto la capacità di emanare Volontà come sostanza animica. La Volontà diviene il fondamento di tutto ciò che, nel corso dell’evoluzione, diviene fisico. Questi Spiriti della Volontà furono capaci di riversare la loro Volontà soltanto dopo un lungo periodo di evoluzione interiore. Quello che fu un principio, dal punto di vista della creazione del nostro Universo, nel caso di questi Spiriti dev’essere inteso come il termine di uno sviluppo interiore. Questo primo atto di creazione è al contempo una conclusione ed un nuovo inizio. Può il “fondamento-madre” del nostro Universo solare, lo Zodiaco delle Stelle fisse, dirci qualcosa su questo evento, come una sorta di rimembranza cosmica? Possiamo trovarla scritta nella Costellazione dei Pesci così come essa è presente oggi in cielo. (Rudolf Steiner, nella Scienza Occulta nelle sue linee generali, non ha indicato alcuna relazione tra gli eventi durante i vari stadi di evoluzione del nostro Universo e le Costellazioni dello Zodiaco così come è fatto qui. Come ciò venga fatto in queste Lettere, è interamente responsabilità propria dello scrivente. I Pesci, come li vediamo oggi secondo le immaginazioni dei nostri antenati, consistono di due Pesci che nuotano in direzioni opposte, ed inoltre sono congiunti da una specie di fascia Stellare. I Pesci stanno tra l’Acquario e l’Ariete. Essi formano la dodicesima Costellazione dello Zodiaco. Ivi lo Zodiaco giunge ad una fine e ricomincia nuovamente con la costellazione dell’Ariete. Così i Pesci sono l’immagine della fine di un’evoluzione che ha luogo entro gli Spiriti della Volontà prima che essi siano capaci di emanare la sostanza originaria del nostro Universo ed altresì l’immagine dell’inizio dei cicli evolutivi del nostro Universo.

La Costellazione dei Pesci nuota nell’acqua che l’Acquario riversa nell’Universo. In quest’acqua possiamo percepire, con gli organi della conoscenza superiore, l’immagine della sostanza omnicreativa dell’Universo spirituale; la creativa sostanza sanguigna spirituale del Mondo Spirituale. Essa ha in se stessa tutte le possibilità di manifestazione. Gli Archetipi di tutte le cose esistenti nei mondi fisico e animico sono come disciolti in questa corrente. Essi non sono pervenuti neppure ad una forma psichica, ma ora i Pesci appaiono in quest’acqua celeste. Appaiono le prime tracce di una solidificazione animica di singoli oggetti. Gli Archetipi della volontà – il fondamento dell’esistenza fisica – si sono consolidati entro il mare delle possibilità creative.

Ora, dopo che la sostanza primordiale è stata creata, comincia l’evoluzione dellAntico Saturno. Altri Esseri Spirituali dispiegano la loro attività e la dirigono verso la primordiale sostanza di volontà. Rudolf Steiner li chiama Spiriti della Saggezza. Da allora essi hanno raggiunto un’altra capacità. Essi sono capaci di riversare forze di Vita, e dirigono queste forze verso questo “Pianeta di Volontà”, che era giunto all’esistenza. Questo Pianeta, che ora chiamiamo Antico Saturno, non è capace di accogliere la vita. Esso non è ancora progredito al punto di diventare vivente. E’ ancora una sostanza senza vita che può soltanto riflettere ciò che accade nell’ambiente circostante, e così riflette quelle forze della vita che provengono dagli Spiriti della Saggezza. La vita riflessa è saggezza, perché l’essere interiore della vita è saggezza. Così avviene che queste forze cosmiche di saggezza nell’ambiente circostante del Pianeta formino qualcosa di simile ad una sfera.

Possiamo trovare questo stadio di evoluzione rimembrato, per così dire, nella Costellazione dell’Ariete. L’Ariete porta un bianco vello. L’immagine della testa dell’animale è coronata da corna ritorte come due spirali invertite.

Questo processo cosmico può essere sperimentato come un gigantesco sviluppo embrionale del nostro Universo. In se stesso, esso porta l’immagine Archetipica di tutto ciò che è processo embrionale nei vari stadi di evoluzione ed anche all’interno dei singoli esseri di questo Universo; per esempio, lo sviluppo embrionale dell’essere umano. Sappiamo dalla scienza dell’embriologia che durante questi primi stadi della condizione embrionale la testa è predominante e che il tronco e gli arti sono soltanto una specie di appendice della testa. Si potrebbe persino dire che durante le prime settimane, quando il cervellodell’embrione non è sviluppato nel dettaglio, l’intero organismo embrionale assomiglia ad un cervello avvolto come una spirale. Al di fuori di esso, tutte le parti dell’organismo crescono con gradualità.

Il primo stadio di evoluzione dell’Antico Saturno è la creazione dell’Archetipo del cervello. Il cervello umano oggi non è altro che una pallida copia di questo cervello cosmico, e porta ancora l’impronta della sua forma spirituale. Esso deve essere in alto grado devitalizzato – senza sangue – poiché solo allora funziona. Funziona in modo tale che la vita nell’ambiente circostante dell’essere umano viene riflessa in esso. Questo riflesso, essendo soltanto un ombra della vera vita, può produrre il pensiero, la conoscenza degli oggetti nel mondo esterno.

Possiamo trovare ciò nell’immagine dell’Ariete che riposa, rivelante lo stadio nel quale gli Spiriti della Saggezza erano attivi, la sostanza ancora inanimata della Volontà, la riflessione (espressa dalla testa dell’Ariete che è rivolto all’indietro e guarda al di sopra delle sue spalle), e dalla creazione del bianco vello della Saggezza. Persino nelle corna dell’Ariete possiamo vedere l’immagine delle circonvoluzioni del cervello, oppure della spirale dell’embrione in quanto cervello “primordiale”, che riproducono e riflettono la forma sebbene in un atto di rimembranza.

Il gradino successivo nell’evoluzione dell’Antico Saturno è collegato con un influsso di forze dell’anima, o forze di coscienza, nel Pianeta. Queste forze provengono da Spiriti che Rudolf Steiner chiama “Spiriti del Movimento”. In questo modo la sostanza del Pianeta verrebbe animata, ma non essendo capace di accogliere la vita dagli Spiriti della Saggezza, essa è ancor meno preparata ad essere animata. Perciò, anche queste forze vengono riflesse dal Pianeta nell’ambiente circostante dell’Antico Saturno, e venendo riflesse compenetrano la sfera della Saggezza che rappresenta la Vita riflessa precedentemente emanata dagli Spiriti della Saggezza. Forze di animazione – di coscienza animica – compenetrano così l’aura di Saggezza attorno a Saturno. Abbiamo un processo all’incirca simile a quello che avviene allorché, all’interno della vita animica dell’essere umano, il riflesso del mondo oggettivo, grazie alla funzione del cervello, viene compenetrato dalle forze della coscienza; allora ci creiamo dei concetti del mondo attorno a noi. Per esempio, il fatto dello svanire della luce diurna, percepito dai nostri sensi, riflesso dal cervello, e poi compenetrato dalla coscienza, può creare il concetto-notte. Questo processo è altresì il fondamento del linguaggio umano. Certamente oggi l’essere umano esprime lo stesso fatto mediante suoni e parole differenti a seconda delle siverse lingue, ma un tempo, in epoche da lungo trascorse, l’essere umano attraverso la formazione dei suoni e delle parole poteva esprimere ed indicare la vera interiore natura degli oggetti.

Possiamo sperimentare qualcosa di simile nel periodo dell’Antico Saturno, solo su una scala gigantesca e molto più possente. Mediante la compenetrazione delle forze della Saggezza con le forze animiche, che originano nell’attività degli Spiriti del Movimento, vengono creati concetti Archetipici, suoni Archetipici, e parole, sebbene non di una natura passiva e riflessa come nel linguaggio umano di oggi. Viene in essere una sorta di cosmico linguaggio Archetipico, che è creativo nella sua natura ed è un potere magico nell’Universo. E’ la Parola di Dio attraverso la quale furono fatte tutte le cose che esistono.

Possiamo trovare questo gradino di evoluzione scritto nella Costellazione del Toro. Essa può essere trovata tra la Costellazione di Perseo (al di sopra) ed Orione (al di sotto). Si può vedere unicamente la parte frontale del corpo del Toro, ma nel suo insieme assomiglia ad un animale di grande forza; il simbolo di fertilità. Questo processo primordiale di evoluzione ha lasciato la sua impronta nell’organismo umano. Se osserviamo la Costellazione come più che altro viene raffigurata, solo con la testa del Toro e le enormi corna, che si estendono nello spazio universale, allora abbiamo un’immagine della laringe umana e dell’orecchio interno. La testa è la laringe, e le corna sono i canali connessivi che portano all’orecchio mediano, ove minuscoli ossicini collegano la parte esterna dell’orecchio con la parte più interna.

Durante il periodo successivo dell’evoluzione dell’Antico Saturno, cominciano ad essere attivi altri Esseri Spirituali che vengono chiamati “Spiriti della Forma”. Essi irradiano forze nell’Universo che vogliono dividere ed individualizzare quel che è ancora unito in un unico immenso corpo planetario. Tuttavia il Pianeta è ancor meno capace di accogliere queste forze. Soltanto il riflesso di questa attività rimane con la sostanza. Questo riflesso agisce sul Pianeta in una maniera tale che la sostanza viene suddivisa in molti piccoli corpi, ed il Pianeta, che sino ad allora era stato un  unico singolo corpo, appare come un’immensa mora di gelso. I piccoli chicchi, risultanti dall’influenza individualizzante che emana dagli Spiriti della Forma, non possono raggiungere l’individualizzazione interiore durante questo periodo di evoluzione, ma essa ne produce una sorta di immagine esteriore: la divisione in singoli corpi. Questi singoli corpi diventano la formazione di tutte le successive molteplicità di esseri nel nostro Universo: in tutti i diversi regni dell’esistenza. Possiamo trovare rammemorato questo evento nella Costellazione dei Gemelli, che può esser rinvenuta in cielo ad oriente del Toro e al di sopra del Piccolo Cane di Orione. Essa mostra due esseri, simili ad esseri umani, che sono strettamente collegati l’un l’altro e nondimeno sono esseri individuali.

Il processo di divisione all’interno dell’Antico Saturno può anche essere trovato, come una specie di rimembranza, ancor oggi in natura. E’ il processo di divisione cellulare. Sappiamo che esso è il fondamento della crescita. Dapprima troviamo l’unica cellula originaria. Non appena essa è affetta dalle forze della crescita, si scinde in due. L’unicità è distrutta; comunque, viene creata al suo posto una duplicità, ed abbiamo l’immagine dei Gemelli. Poi, naturalmente, i due vengono scissi in quattro in quanto il processo della crescita prosegue, e così via. Così viene creata la molteplicità che, dopo un certo tempo, può avere anch’essa l’aspetto di una mora di gelso.

Questo evento è rimembrato anch’esso all’interno della forma umana, ma in una maniera molto peculiare. Esso è presente nella simmetria della forma umana. Che il nostro corpo abbia due lati, due orecchie, due occhi, due mani, due piedi, e così via, è dovuto a questa influenza. Questa duplicità ci separa dal resto del mondo. Essa rende possibile per noi il fatto di esistere all’interno di un corpo umano che è il fondamento per l’individualità. La simmetria mostra le ultime tracce di una lunga evoluzione, attraverso la quale la forma umana venne separata dalle forme contigue cosicché in essa potesse dimorare un’individualità. Anche gli atri gemelli – i piedi e le mani – separano la forma umana da ciò che è sopra e sotto. Anche questo è necessario per il libero sviluppo dell’individualità.

Ora siamo giunti a metà dell’evoluzione dell’Antico Saturno ove hanno luogo importanti cambiamenti e trasmutazioni. Sino a questo momento su Saturno tutto è ancora in una condizione più o meno animica. Abbiamo parlato di sostanza, ma questa sostanza è la Volontà, che è derivata dagli Spiriti della Volontà. In quanto Volontà, essa è ancora in una condizione animica. Nella prossima Lettera, vedremo come questa sostanza animica venga trasmutata in sostanza fisica nel periodo mediano dell’evoluzione dell’Antico Saturno.

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

LA CONFEDERAZIONE ITALIANA DI GEMINELLO ALVI

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Per Marsilio editore è uscito il libro “La confederazione italiana” (pagg. 383, euro 22) del discusso ma mai banale Geminello Alvi. Col suo barocco stile, enciclopedico, aforistico e biografico qui propone soltanto la rigenerazione del nostro Paese. Iniziando da un quadro grave, dove le persone per bene devono definirsi anarchiche, strette tra “cretini in tortura del prossimo” e “politicastri in finzione di rissa”. In questo nuovo medioevo di “oligarchi in lotta”, la repubblica è divenuta “un catorcio putrefatto” e simili amenità.

Prendendo atto che “l’Italia unita è finita, pure se a Roma se ne continua la recita” ed “ il caos pensa per noi “, affiora la parte costruttiva del libro. Qui Alvi scrive dell’Italia “com’è in cielo: perché è fuori dal corpo che si fa il corpo”. Per rigenerare la nostra patria occorre una “percezione dell’umanità che sia alta, celeste come le stelle”. Serve il libro dell’Apocalisse, fondante ma “eluso dall’inciviltà presente”.

Sono tanti i nomi (numi) che Alvi interroga: Dante, Brunetto Latini, Collodi, Mazzini, Garibaldi, Gioacchino da Fiore (suo il disegno di copertina), Vincenzo Cuoco, Macchiavelli, D’Annunzio. E gli ispiratori presenti più forti: Rudolf Steiner e Adriano Olivetti. Grazie al loro insegnamento è possibile immaginare la Confederazione Tripartita, libera unione di municipi italici che devono abbandonare la repubblica.

Come rammenta lo Steiner, il motto “Libertà, Uguaglianza, Fratellanza” va inteso per tre domini distinti: libertà nel mondo dello spirito, uguaglianza nel diritto e fratellanza nella vita economica. Ogni confusione è malsana. Dunque lo stato “minimissimo” della Confederazione deve garantire l’uguaglianza dei cittadini, senza immischiarsi nell’economia e nella cultura.

Quest’ultima deve riscoprire le virtù rinascimentali, le radici pagane e sposarle ad un “cristianesimo senza preti”. Rimangono, per una vera adorazione, le Madonne “amate per istinto in confusione di divinità egizie, sofianiche, pitagoriche o fate turchine. Sono la mamma e nostra salute, la santa Iside Sophia”.

L’ordine economico avrà tre monete: d’investimento, di scambio, di dono e rifiuterà il capitale fittizio della finanza. Poi Alvi, con serietà scrive anche gli articoli costituenti la Federazione. Senza illusioni: ammette che la Confederazione conterebbe ben pochi, “forse me solo”. Alvi questo non lo dice ma sa bene di non essere solo (è scaramantico).

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LIBRI E AUTORI, TRIPARTIZIONE SOCIALE

PRINCIPI SENSATI DELLA NUTRIZIONE V ARTICOLO

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I Carboidrati

Dopo aver scritto qualcosa su l’apporto di proteine e grassi, mi dirigo verso l’ultimo dei macronutrienti: i carboidrati. In definitiva, la quantità di carboidrati da assumere viene determinata dall’apporto di grassi e proteine, e coprirà il resto del fabbisogno calorico dell’individuo.

Che cosa è un carboidrato? I carboidrati sono sostanze organiche il cui ruolo principale nel corpo è fornire energia per le varie reazioni che si verificano su base quotidiana. Tutti i carboidrati sono composti di catene di carbonio, idrogeno e ossigeno legate in anelli. I carboidrati provenienti dalla dieta possono presentarsi in catene lunghe da un solo anello fino a 10000 anelli legati insieme.

I carboidrati a catena singola sono detti monosaccaridi, ovvero zuccheri semplici e comprendono il glucosio, il fruttosio e il galattosio. Quando i monosaccaridi si legano, formano i disaccaridi: gli esempi sono rappresentati da saccarosio (una molecola di glucosio legata ad una di fruttosio), lattosio (glucosio + galattosio) e maltosio (glucosio + glucosio).

Catene multiple di monosaccaridi formano i polisaccaridi, ovvero amidi, detti anche carbonati complessi; gli esempi sono il pane, il riso e le patate.

Il principale utilizzo dei carboidrati nell’organismo è soddisfare i bisogni energetici. Che si tratti di alimentare necessità di energia immediata, a riposo o durante attività fisiche, o di essere immagazzinati per un impiego successivo, sotto forma di glicogeno nei muscoli, il principale scopo dei carboidrati è di fornire energia. In eccesso, come con proteine e grassi, i carboidrati possono essere trasformati in grasso che viene accumulato.

Le scorte totali di carboidrati sono molto più basse in paragone al grasso, quanto a deposito di energia. Una persona sedentaria può accumulare 1700 calorie come glicogeno, con 400 calorie nel fegato, mentre gli accumuli di grasso possono totalizzare fino a 35000 calorie, supponendo circa 5 kg di grasso corporeo che sono relativamente pochi.

Un altro utilizzo di carboidrati, collegato ai bisogni energetici, è di risparmiare le proteine. Sebbene le proteine possano essere convertite in glucosio, non è vero il contrario. Un apporto insufficiente di carboidrati può causare la disgregazione di proteine muscolari e portare alla loro conversione in glucosio per fornire energia al corpo.

Pertanto un apporto sufficiente di carboidrati contribuisce ad assicurare che il corpo usi le proteine per la sintesi dei tessuti e non per soddisfare le necessità energetiche. Negli sforzi di breve durata vengono usati solo i carboidrati, nelle attività prolungate e con stimolo aerobico, a seconda dell’intensità si utilizzano sia grassi che carboidrati.

Qualità dei carboidrati, insulina:

Dopo essere stati mangiati, in definitiva tutti i carboidrati provenienti dall’alimentazione entrano nel flusso sanguigno o come glucosio (circa il 99%) o come fruttosio. Quindi, da un certo punto di vista, tutti i carboidrati sono sostanzialmente uguali. Esiste tuttavia una differenza nel tempo che impiegano per essere digeriti.

Come regola generale, le catene più lunghe necessitano di tempi più lunghi per la digestione e forniscono un’energia più durevole dei carboidrati a catena più corta. Le catene lunghe devono essere spezzate in catene più piccole nell’intestino, prima di poter passare nella circolazione sanguigna. Più lunga è la catena, più tempo ci vorrà perché si compia la digestione.

Abbiamo tutti sperimentato la breve “botta d’energia” seguita da un calo della stessa dopo aver mangiato uno snack dolce per avere “energia rapida”: ciò si collega al tema della qualità dell’energia ed è strettamente connesso ad un ormone detto insulina.

L’insulina viene rilasciata dal pancreas in risposta all’aumento della glicemia che si verifica dopo aver mangiato carboidrati e, in misura molto minore, proteine. Quando si mangiano troppi zuccheri semplici, la glicemia si alzerà molto rapidamente, facendo sì che l’organismo produca troppa insulina. Questa causa un calo del glucosio al di sotto del normale, facendo sì che si produca un tracollo energetico e che venga fame.

Al contrario, i carboidrati più complessi in genere, vengono digeriti più lentamente dei carboidrati semplici e non innalzano la glicemia così rapidamente. Ciò consente al corpo di rilasciare insulina in modo graduale per mantenere il glucosio nel sangue a livelli normali, senza crolli. Come regola generale, si dovrebbe evitare che l’insulina si impenni e poi cada di schianto come accade quando si consumano carboidrati semplici.

La sola eccezione che vale per gli sportivi, si ha immediatamente dopo un training in cui alti livelli di insulina possono essere benefici per il recupero. Su tutto questo non c’è da scherzare, visto l’aumento in verticale del diabete nei nostri Paesi.

Come regola generale, la maggior parte dei carboidrati della giornata dovrebbe provenire da fonti complesse. Ciò manterrà stabili i livelli di glucosio e insulina nel sangue, il che farà diminuire la fame e può essere benefico per chi ha come obbiettivo li dimagrimento o la stabilità ponderale.

La quantità di carboidrati consumata varierà a seconda dell’attività e del bisogno calorico totale. Ai fini pratici, ricordatevi che tutte le calorie non provenienti dal consumo di grassi o proteine proverranno dai carboidrati, forse il 55% – 65% della dieta quotidiana.

Ecco alcune porzioni tipiche di cibi contenenti carboidrati:

2 fette di pane: 30 g

1 tazza di pasta, riso ecc.: 30 g

1 patata al forno: 30 g

1 mela: 20 g

1 tazza e mezza di verdure: 30 g

Quindi l’apporto di carboidrati di un dato pasto potrebbe essere soddisfatto con una bella insalata o con una patata al forno o con un modesto piatto di pasta e così via.

La “piramide dei cibi” della Sanità consiglia 6 – 11 porzioni di cereali al giorno (una porzione equivale ad una fetta di pane o a mezza tazza di pasta) e 3 – 5 porzioni di  frutta e verdure al giorno (una porzione equivale a mezza tazza di verdure o a un frutto).

Sebbene i prodotti caseari siano una buona fonte di carboidrati e proteine, parecchi individui hanno problemi a digerirli a causa di una condizione chiamata intolleranza al lattosio. Questo disturbo affligge molte persone (ed è in costante aumento), specie in età adulta: è l’incapacità di digerire il lattosio, lo zucchero del latte. Alcune persone trovano più facile digerire lo yogurt piuttosto del latte e del formaggio, presumibilmente a causa della presenza di batteri che aiutano la digestione. I sintomi dell’intolleranza al lattosio includono gas intestinali, diarrea e indigestione. Vi sono diverse patologie in cui latte e prodotti caseari vengono tolti del tutto dalla dieta.

A commento finale direi che per l’apporto di cibo e calorie, aumentare le proteine è un metodo costoso, e aumentare la quantità di grassi si associa a una miriade di problemi di salute. I carboidrati, quando sono disponibili, sono il carburante preferito dal corpo. Sono relativamente economici e hanno un buon sapore. Un adeguato apporto di carboidrati contribuisce ad una attività ottimale e a una corretta energia funzionale.

SALUTE

Arcana Sapienza e Scienza dello Spirito: l’inganno del misticismo

Massimo Scaligero (2)

Poiché la Scienza dello Spirito non è “Rivelazione dall’Alto”, o “Arcana Sapienza”, o anche – nel senso migliore del termine, esso come poteva ancora essere inteso nel XVII e XVIII secolo – “Theosophia ” – bensì, appunto, una scienza basata, a partire da iniziativa umana individuale, sull’osservazione diretta dei risultati dei processi dell’anima e dello spirito, condotta “secondo il metodo delle scienze naturali”, forse sarebbe savio non coinvolgere nella ricerca della Conoscenza atteggiamenti animici e pratiche religiose come preghiere e simili.

Tali atteggiamenti e pratiche religiose – in sé rispettabilissime e perfettamente legittime – rispondono ad esigenze interiori diverse da quelle della esperienza scientifica della sfera spirituale. Tali esigenze interiori di tipo mistico e religioso, pur essendo appunto del tutto legittime e comprensibili, possono e devono avere la loro soddisfazione in una sfera e in un dominio diverso da quello della Scienza dello Spirito – la quale è appunto una “Anthroposophia ”, elaborata a partire dalla esperienza umana, e non una “Theosophia”, accolta a partire da una rivelazione superumana – e come tali non dovrebbero “invadere” la sfera della conoscenza spirituale rigorosa.

Rudolf Steiner parlando dell’attuale misticismo (egli parlava evidentemente di quello presente alla sua epoca, ma la cosa si impone ancor più radicalmente oggi), non ne contesta la possibile realtà, ma ne mette in evidenza la soggettività e aggiunge, in Scienza Occulta, che essa è più o meno una vicenda che riguarda il soggetto che la sperimenta, e che quindi, come tale, non può avere un valore universale, né su di essa si può basare una Scienza dello Spirito.

In Filosofia della Libertà egli pone in evidenza come nel misticismo si voglia “sentire”, quel che si dovrebbe voler conoscere. Naturalmente, la Scienza dello Spirito attraverso uno sperimentare conoscitivo di estremo rigore accende anche una novella vita del sentire, e trasforma radicalmente la precedente vita dell’emotività naturale, ma ritiene che un tale novello sentire nasca come risultato dell’accordo del pensiero volitivo e della volontà compenetrata dal pensare.

Per molti, soprattutto oggi, è difficile cogliere – per mancanza di esperienza interiore diretta – quella che potrebbe apparire una semplice sfumatura ed è invece una differenza radicale: quella tra l’emotività religiosa e mistica che muove, inevitabilmente coartandola, una vita animica sognante, ed il sentire che scaturisce da processi spirituali di conoscenza, che sono il risuonare dell’essenza sovrapersonale e impersonale dello Spirito nella volitiva attività conoscitiva che si attua nella più rigorosa e autonoma individualità personale.

Nei suoi Aforismi Giovanni Colazza mette in evidenza come l’entusiasmo per il pensiero puro sia il segno della maturità dell’anima. Rari asceti sentono un tale entusiasmo, perché nell’atmosfera rarefatta che si respira in tali altezze l’uomo animale va letteralmente in debito d’ossigeno, ovverossia si sente morire, e a tale morire della sua brama animale esso reagisce con la paura e l’avversione. Tale paura ed avversione per l’esperienza del pensiero puro può assumere le forme mistiche della esaltazione di una pretesa “via dell’anima”, accompagnata alla svalutazione della Via del Pensiero e della intensa pratica della concentrazione come possibile fonte di un “sublime egoismo”.  La Scienza dello Spirito offre esperienze conoscitive scientificamente attuate – secondo quella che Massimo Scaligero chiama “empiria radicale” – e non pratiche religiose, pur lasciando libero ogni individuo di soddisfare le sue personali esigenze in tale campo in domini diversi da quelli della esperienza scientifico-spirituale.

Può forse essere utile, dunque, chiarire la differenza tra una “Sapienza Arcana” o “Theosophia” nel senso antico e legittimo del termine, e una “Scienza dello Spirito”. Ho passato lunghi anni a conoscere ed approfondire quella che Rudolf Steiner chiama “Mistica all’alba dei nuovi tempi” – e bisogna sottolineare bene come egli distingua nettamente la Mistica, alla quale attribuisce grande nobiltà spirituale, dal misticismo sentimentale, che sovente si muove sul un piano ambiguo di sensuale emotività – e in Meister Eckhart, in Johannes Tauler, in Jan van Ruysbroeck, nella Theologia Deutsch, in Nicola Cusano, in Valentino Weigel, in Jacob Boehme, ho trovato veri tesori spirituali. E nei loro successori come Gichtel, Eckharthausen, Baader, Clausius, Oetinger in Germania, e William Law, Jeane Lead, Portradge, John Donne  in Inghilterra, Martines de Pasqually e Louis-Claude de Saint-Martin in Francia, per non dire nel nostro Dante Alighieri e nei Fedeli d’Amore, e in tanti altri che taccio per brevità, ne ho trovati altrettanti.

Una tale nobile Mistica o Theosophia era capace di innalzarsi sino alla percezione spirituale, talvolta sino alla vera e propria Iniziazione. In essi si incontra anche vera e schietta Conoscenza, una autentica Gnosi, e non mera sentimentalità come nel misticismo religioso deteriore. Ma la meraviglia di una tale realizzazione è irrepetibile: è – in quella forma – definitivamente trascorsa: ancora la costituzione occulta dell’uomo permetteva una vasta apertura al divino attraverso un sentire non del tutto umanizzato e fisicizzato. Dall’Alto scendevano rivelazioni e conoscenze, che – in quella forma – non sarebbero più possibili, perché la definitiva caduta del pensare nella riflessità cerebrale tutto guasta e corrompe, mettendo l’anima alla mercé di una torbida natura istintiva.

Quelle conoscenze erano autentiche, quella Gnosi era verace, ma la sua modalità – la Rivelazione dall’Alto, accolta in un’anima purificata e devota – non è e non può essere più la nostra. Ossia una tale Gnosi non è la conquista di un Io autocosciente che, elaborando lucidamente le forze dell’anima, conquista – dal basso – una Conoscenza sovrasensibile attraverso le facoltà elaborate nell’esperienza umana e terrena. Mentre in quella Mistica o Theosophia la Conoscenza o la Gnosi si inverava allorché le facoltà umane e terrene venivano messe a tacere: il nascente Io autocosciente umano veniva ancora visto – come nelle Metafisiche dell’Oriente – come costituente il maggiore ostacolo da superare perché la Luce e il Lampo della Gnosi si realizzassero nell’anima. Doveva essere fatto il “vuoto” e l’immobilità dell’anima di fronte ad uno Spirito, visto ancora come un Assoluto trascendente e non ancora come un Io immanente. Il silenzio e la preghiera erano gli strumenti di una tale mistica realizzazione.

Massimo Scaligero ha mostrato come oggi non si possa evitare, fuggendolo, l’umano, bensì come per realizzare lo Spirito sia necessità assoluta quella di esaurire in noi la natura caduta, l’umano-animale, incarnando sino in fondo l’Io: portando la volontà dell’Io nel pensare, sino a liberare per intensificazione cosciente la corrente del pensare dal supporto cerebrale, che lo paralizza e ne uccide la vitalità spirituale.

La Conoscenza spirituale, la Gnosi della più nobile Mistica, così come la Conoscenza metafisica dello Yoga, del Buddhismo, del Taoismo, dell’Oriente tutto, non sono perse per noi, ma possono essere ritrovate unicamente attraverso il Rito della Resurrezione del Pensiero Vivente dal cadavere della riflessità: e questo implica la più risoluta pratica della concentrazione, e della meditazione come concentrazione portata sino alla intensificazione contemplativa.

Questa è per noi la porta stretta dalla quale si può osare passare, superando l’inerzia ottusa della natura animale, gli ostacoli posti dalla passività dell’anima di fronte alla invadenza della vita somatica. La fatica – persino il tedio o l’arida indifferenza – che talvolta lamenta proprio chi in tale lotta interiore seriamente si impegna, lungi dall’essere un sintomo negativo di errore o di fiacchezza, è invece il segno che la natura umano-animale si sta esaurendo, che non ce la fa più, e che il suo ostacolo – come per uno schianto – sta per togliersi di mezzo: allora si inizia a praticare concentrazione e meditazione con forze che non vengono più dalla natura, o dall’anima passivamente asservita alla natura, bensì con le forze dell’Io, con le forze spirituali che si risvegliano oltre e malgrado il sonno somatico indotto dalla natura. Il sentimentale misticismo orante, invece, oggi è un comodo e sognate sguazzare nella più inferiore natura. L’asciuttezza dell’arida pratica della concentrazione prosciuga il mucillaginoso “umidore” di tale misticismo sentimentale, e porta direttamente all’esperienza spirituale.

Rudolf Steiner mette in evidenza la differenza tra una antica Mistica – rettamente intesa ed attuata, come nell’ascesi spirituale di talune poderose personalità dei secoli scorsi – e lo sfaldato misticismo sentimentale, coltivato soprattutto nella torbida atmosfera di un sensuale misticismo femminile cattolico, del quale Rudolf Steiner mostra tutta la patologicità, mettendo in evidenza il fatto che si tratta di un erotismo traslato sul piano astrale. Emblematica è la differenza tra la Mistica di un San Giovanni della Croce, che si eleva ad una autentica conoscenza iniziatica, e il misticismo sensualmente sfaldato di una Teresa d’Avila, la quale nelle sue esperienze, tutt’altro che indipendenti dal coinvolgimento corporeo, giunge a vere e proprie forme di orgasmo.

La tentazione misticheggiante è sempre in agguato nella Scienza dello Spirito, come seducente proposta di “sostituire” la dura fatica della Via del Pensiero, nella quale iniziaticamente si muore e si rinasce, con una via “religiosa”, con una via della morbidamente senziente “anima”, mediante la quale ci si può “accomodare” ad un percorso che non elimini la dipendenza dalla brama animale, ma la “sublimi” travestendola in forme accettabili per l’ego! La “via sostituita” può essere per taluni indubbiamente seducente, ma – come avverte Massimo Scaligero ne La Luce – ciò che seduce non libera!

Sorgete! Svegliatevi! Poiché il Sentiero della Liberazione e della Iniziazione è sottile, difficile da percorrere e pericoloso come il camminare sulla sottile lama di un rasoio tesa sullo spalancato abisso tra due sponde. Katha Upanishad – 1.3.14

SCIENZA DELLO SPIRITO

LA PITTURA DI MARINA SAGRAMORA

autoritratto

LA PITTURA DI MARINA SAGRAMORA

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Nella pittura trasfigurativa di Marina Sagramora la natura e il mondo sono stimolo, con promontori, valli, picchi da conquistare. Mai separati dal loro cielo.

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(Cammino evolutivo)

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(Più in alto)

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Il sole nutre e la luce della luna illumina la notte coprendo col suo manto argenteo i semi dell’anima che prosegue il suo viaggio, ferma e forte, irriducibile verso la meta;

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(Plenilunio)

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che prende soste, dialoga interiormente con lo spirito della natura, pone domande e riceve intime risposte.

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(La Risposta)

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L’io, sempre protagonista, è soggetto vivo. Lo stesso osservatore si trova a impersonarlo, mentre i paesaggi, i colori, gli incontri, divengono la sua scena, la sua realtà.

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(Raggiungersi)

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Un’anima in cammino, lungo un sentiero determinato, in compagnia del lume delicato del suo Io che si fa sempre più forte e luminoso.

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(Il Guardiano del Regno)

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Il lume che svela la trama della maya e libera lo spazio e il tempo agli occhi dell’anima.

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(Coscienza della luce)

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Occhi che così possono individuare la via, abbracciando liberi tutto il tempo passato e futuro, ogni spazio interiore ed esteriore…

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(La celeste)

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concentrazione

( Concentrazione)

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Quel che sembra un mondo onirico parallelo, irreale nell’ingenuità dell’anima, si rivela essere – nella contemplazione e nella preghiera, nel dolore e nel silenzio, nella determinazione fedele dell’impulso originario che conduce ogni cuore – il fulcro del vivere: ciò che alla vita si deve riunire; ossia una coscienza del vero battito, del reale sentire; tutto ciò nella realizzazione di quell’animadversio, risalita alla sorgente, che consente di farsi nutrire e ricreare dalla comprensione del segreto della terra: dal Mistero del Golgotha, la meta sacra interiore di cui ogni uomo sente forte l’anelito del ricongiungimento.

lacascata

(La cascata)

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La redenzione dell' Uomo

(La Redenzione dell’ Uomo)

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pensareliberato

(Pensare liberato)

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La pittura della Sagramora è un sacro dialogo continuo con la Sophia, la madre che si sceglie di portare alla luce da quell’esilio in cui fu relegata.

Ogni quadro di questa delicata, fine artista è atto fedele ed esperienza sentita del ritorno di colei che conduce al fiorire della vera Vita.

lapercezionepura

(La Percezione Pura)

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(Orchidea)

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www.marinasagramora.it

ARTE, MARINA SAGRAMORA, PITTURA,

PRINCIPI SENSATI DELLA NUTRIZIONE IV ARTICOLO

grassi alimentari

I grassi nella dieta

Come nel caso delle proteine, anche sui grassi la gente ha molte convinzioni strane o errate. La maggior parte di esse deriva dalla mancata distinzione tra la quantità dei grassi alimentari ingeriti e la loro qualità: tipi diversi di grassi hanno diverse conseguenze, sia positive che negative, che devono essere comprese per assicurarsi equilibrio e salute.

Cos’è un grasso?

I grassi sono sostanze chimiche che possono essere utilizzate in molti modi dall’organismo, come, ad esempio, essere bruciati per ottenere energia immediata, essere immagazzinati per una riserva energetica o venire incorporati nelle membrane cellulari. I grassi si dividono in tre categorie principali: trigliceridi, colesterolo e fosfolipidi.

Grassi semplici o trigliceridi:

questa categoria rappresenta circa il 95% della nostra assunzione giornaliera di grassi, perciò devo approfondirla. I trigliceridi sono composti da tre catene di acidi grassi legate a una sola molecola di glicerolo (ecco il motivo della parola “tri” e “gliceride”).

La categoria generale dei trigliceridi può essere ulteriormente suddivisa in tre, ed è proprio questa distinzione che tende a confondere le persone.

I nomi delle diverse sottocategorie si riferiscono alle loro specifiche strutture chimiche. Assai pochi alimenti contengono solo una categoria di trigliceridi e non le altre; di solito sono composti da una maggior percentuale di un certo tipo di trigliceride.

a) Grassi insaturi.

I grassi insaturi sono di solito divisi ulteriormente in grassi monoinsaturi e polinsaturi, ma ciò può essere una distinzione forse inutile per chi legge queste note.

Come regola generale, i grassi insaturi si trovano soprattutto nelle fonti lipidiche vegetali. A temperatura ambiente si trovano in forma liquida. Dal punto di vista della salute, questi grassi sono abbastanza “neutri” (se si eccettua il loro impatto calorico sui livelli di grasso nel corpo).

Esempi di alimenti che contengono alte quantità di grassi insaturi sono gli olii vegetali, le noccioline ed i semi, l’avocado e praticamente tutti i cibi di origine non animale che contengono lipidi. I grassi insaturi dovrebbero costituire la maggior parte della nostra assunzione lipidica giornaliera.

Meritano una citazione (ma ne scriverò in una prossima nota dedicata) due grassi insaturi speciali, cioè gli acidi grassi essenziali alfalinoleico e linoleico. Queste due sostanze (come gli aminoacidi essenziali) non possono essere prodotte dall’organismo, che se le deve procurare con l’alimentazione. Le persone che seguono diete esageratamente ipolipidiche (meno del 10% sul totale delle calorie giornaliere), o che, semplicemente, mangiano i grassi sbagliati, rischiano la carenza di acidi grassi. Questa deficienza si manifesta, all’inizio, con la secchezza di epidermide e capelli; in forma più grave, può provocare la rottura delle membrane cellulari. Gli acidi grassi essenziali si trovano in alimenti come l’olio di cartamo, quello di lino e la maggior parte di noci e nocciole.

Altri due grassi insaturi che (a ragione!) hanno ricevuto una sempre più vasta attenzione sono gli olii di pesce: l’EPA ed il DHA.

Un enorme numero di studi ha dimostrato che un buon consumo di queste due sostanze ha un effetto protettivo contro diverse malattie del sistema sanguigno e del cuore.

Come suggerisce il loro nome, questi due olii si trovano nei pesci grassi come il salmone, la trota, lo sgombro, le sardine ed il tonno fresco.

b) Grassi saturi.

I grassi saturi si trovano soprattutto nei cibi di origine animale e di solito si presentano in forma solida a temperatura ambiente (per esempio, la “marmorizzazione” di un pezzo di carne o il burro). Dal punto di vista della salute i grassi saturi tendono ad aumentare il livello di colesterolo, e sono stati associati a molte malattie degenerative (come quelle delle coronarie). Ogni grasso che si presenti solido a temperatura ambiente (con l’eccezione di quello di cocco e di mandorla) sarà principalmente di tipo saturo.

c) Acidi Trans-grassi

Chiamati anche olii vegetali parzialmente idrogenati, questi acidi trans-grassi si formano quando i produttori alimentari prendono dell’olio vegetale e lo arricchiscono con l’idrogeno per renderlo semi solido (per esempio, la margarina), che ha una durata molto superiore. Gli acidi trans-grassi si trovano solo negli alimenti raffinati, e sempre più studi suggeriscono che queste sostanze hanno sulla nostra salute effetti negativi molto maggiori rispetto ai grassi saturi. Evitando i cibi molto raffinati, minimizzate il consumo di queste sostanze (che infatti stanno sparendo da quasi tutti i prodotti e sostituiti con olio di cocco, assai più sano ma dieci volte più calorico di molti altri olii).

Colesterolo:

Anche se tecnicamente non si tratta di un grasso, il colesterolo è una sostanza chimica spesso associata al grasso. E’ una molecola steroidea ed è coinvolta in molte reazioni che avvengono nel corpo, tra cui la produzione di tutti gli ormoni steroidei (tra cui il testosterone e l’estrogeno). Ora non abbuffatevi di uova (parlo ai maschietti); in questo modo non si può aumentare la produzione di testosterone a meno che il livello del colesterolo sia molto basso. Questa sostanza i trova solo negli alimenti di origine animale: per esempio, in 85 grammi di carne ci sono, in media, 100 milligrammi di colesterolo.

In condizioni normali, il fegato produce molto più colesterolo (circa 1000-2000 milligrammi al giorno) di quanto se ne possa ingerire attraverso il cibo. In generale, il consumo di colesterolo ha pochissimo effetto di questa sostanza nel sangue.

Allora perché si insiste tanto sulla necessità di diminuire la quantità introdotta con gli alimenti?

Come detto, questa sostanza si trova solo negli alimenti di origine animale, che contengono, di solito, grassi saturi; le prove mostrano che questo tipo di grassi stimola il fegato a produrre altro (più) colesterolo ed è pure il maggior responsabile di malattie cardiache, molto più del colesterolo.

In generale, diminuendo l’assunzione di grassi saturi, si smorza la produzione eccessiva di colesterolo.

Fosfolipidi:

Questa è la terza categoria di grassi a cui accenno brevemente. I fosfolipidi sono simili ai trigliceridi, ma in questo caso almeno una delle catene di acidi grassi è stata sostituita da un composto contenente fosforo. I fosfolipidi vengono utilizzati dalle membrane. La lecitina ne è un esempio: funziona da emulsionatrice dei grassi (ovvero rompe le grandi molecole di grasso in pezzettini, che possono stare sospesi in acqua). Perciò la lecitina viene utilizzata molto nei cibi raffinati (viene impropriamente pubblicizzata come elimina grassi). Una ulteriore assunzione di questa sostanza, non miracolosa, è inutile, perché il corpo la produce abbastanza in fretta.

Le utilizzazioni del grasso nel corpo:

dopo la digestione, processo in cui i trigliceridi vengono scissi in acidi grassi liberi e glicerolo, i grassi possono seguire diverse strade nell’organismo. Se le calorie consumate sono in eccesso, i grassi vengono immagazzinati come grasso corporeo da essere utilizzato in futuro. Oppure gli acidi grassi liberi possono essere bruciati in ogni tessuto come fonte energetica, ad esclusione del cervello. Gli acidi grassi essenziali vengono usati soprattutto per ricostruire un tessuto e vengono racchiusi (insieme al colesterolo) nelle membrane di tutte le cellule. I grassi sono necessari anche per l’assorbimento delle vitamine liposolubili A, D, E e K.

La presenza di lipidi nei pasti ha un’importante conseguenza che merita di essere citata: rallenta la digestione. In particolare i trigliceridi sono lenti da digerire e rallentano l’entrata in circolo delle altre sostanze nutritive. Questo aspetto (le sue implicazioni) è importante per chi volesse dimagrire. L’esperienza mostra che un’alimentazione particolarmente ipolipidica (dove i grassi non giungono a costituire il 10% delle calorie complessive) può lasciare un gran senso di fame a breve, e portare chi la segue a sovralimentarsi di altri cibi.

Di quanti grassi si ha bisogno? Non è semplice rispondere: considerando il legame tra una eccessiva introduzione di grassi (specialmente saturi) e molti problemi di salute il consiglio che di solito veniva dato sino a pochi anni fa e rimasto nelle teste e nei periodici spazzatura, era quello di ridurre il consumo.

In effetti molte organizzazioni che si occupano di salute hanno raccomandato di mantenere il livello dei grassi al di sotto del 30% delle calorie complessive. Non più del 10% deve provenire dai grassi saturi, e il consumo di colesterolo deve essere al di sotto dei 300 milligrammi giornalieri. Come punto di riferimento, in Occidente si ingerisce in media il 36% delle calorie complessive sotto forma di grasso. Poi, la natura ossessiva di molti salutisti è stata di portare al minimo l’assunzione di grassi. Ignoro volutamente in questo articolo, la possibilità di una carenza di acidi grassi essenziali. Invece ricordo la certa correlazione tra l’assunzione di grassi ed i livelli di testosterone. Dunque è possibile che una alimentazione troppo ipolipidica possa diminuire il testosterone e rallentare alcuni processi fisiologici.

Un buon compromesso potrebbe essere quello di consumare una dieta in cui il 15-20% delle calorie totali sia rappresentato dai grassi, privilegiando soprattutto quelli di origine vegetale (olio d’oliva!), ma mantenendo quelli saturi per assicurarsi livelli ottimali di testosterone.

Per i grassi essenziali, del tutto necessari, non dovrebbe essere superato un cucchiaio da tavola al giorno: gli olii di cartamo e di lino sono due delle migliori fonti. Qui non parlo della quantità di olio di pesce, ma sulla linea nutrizionale sarebbe sufficiente consumare qualche tipo di pesce grasso all’incirca due volte per settimana e non meno.

Non è difficile consumare quantità adeguate giornaliere di grasso. Se non si eliminano completamente alimenti come semi, noci, pesci grassi, olio d’oliva ecc., i grassi non possono scendere al di sotto del 15% delle calorie totali. Mentre qualcuno consuma ancora troppi grassi: esagerare con le quantità è dannoso proprio come ridurle troppo. Come in quasi tutti gli aspetti della vita, dobbiamo sempre cercare il giusto equilibrio.

SALUTE

AMORE ALLA TERRA

 

Ieri , 22 Aprile, si è celebrata la Giornata della Terra.

L’uomo, dal 1970, dedica un giorno all’anno al suo Pianeta per tentare di ricordare che Gli deve rispetto, amore e riconoscenza.

Ecco come una grande anima, sappia esprimere  il suo amore alla Madre Terra, con questa poesia:

 

terra e cielo 2

 

 Fedele alla Terra voglio restare,

un cielo troppo lontano non guardo più.

Dove volerei?

Dove mi perderei?

Senza fine volan gli spazi.

In altri pianeti non sarei riconosciuto.

Fedele alla Terra voglio restare,

dove scorse il Sangue Redentore,

dove terrena veste vestì Quello che uomo non era

e lo fu per amore.

In Terra ho trovato il mio cielo,

Uno ci resta finchè si consumano i secoli,

finchè i tempi vanno in polvere,

finchè gli Eoni s’addormentano.

 

Lamberto Caffarelli (Prose e poesie inedite, Fratelli Lega – Faenza)

POESIA

Un libro di Scaligero tradotto per l'area germanofona

Die Logik

Un libro conforme allo spirito delle origini

Massimo Scaligero:

La logica come avversario dell’uomo

La reincarnazione dei libri esiste. Forse così si dovrebbe comprendere il vecchio detto “Habent sua fata libelli” (Anche i libri hanno il loro destino) sebbene questa verità non sembra essere stata presa in considerazione fino ad oggi. Chi avrebbe l’audacia di scrivere oggi una storia della filosofia come una sequenza ritmica di incarnazioni di una determinata serie di libri? Per esempio partendo da “De principiis” di Origene circa u il suo ulteriore destino in “De divisione naturae” di Erigena, in “De vita rerum naturalium” di Paracelso, negli “Scritti di scienze naturali” di Goethe, fino a “La filosofia della libertà” di Rudolf Steiner. Il passaggio a una tale storia della filosofia, guardato sotto l’aspetto scolastico e tradizionale, sarebbe senza dubbio accompagnato dalla sensazione, come la dovrebbe vivere un botanico, quando venisse liberato su un prato in fiore dopo una lunga reclusione in un deposito di legname.

Non è un caso, che io abbia scelto la la sopraccitata serie di libri.

La stupefacente opera di Massimo Scaligero mi ha riempito di sicurezza già dalla prima pagina che quella serie di libri è stata continuata nei nostri tempi e se non oso definire questo libro una diretta incarnazione fisica del capolavoro (chef d’oeuvre) di Rudolf Steiner, garantisco però senz’altro la connessione eterica. (I grandi libri, come le grandi individualità non si incarnano sempre nel fisico, ma si accontentano anche di un’esistenza eterica o astrale).

Forse non ha molto senso presentare tali libri nel senso di volerli interpretare con parole proprie. Leggendo ci si deve immergere profondamente e solo allora portarli fuori non con una propria interpretazione bensì con i propri pensieri trasformati. Lo dico senza tanti preamboli: l’impressione era inaspettatamente sbalorditiva. La grande filosofia mi sembrava veramente, secondo il testo  di Husserl “La crisi della scienza naturale europea…” una “per-sempre-addormentata”… Lo stesso Heidegger, malgrado tutti i suoi talvolta sorprendenti raggi di luce, aveva l’aspetto di una cupa mistica nuvola, che copre il gigantesco e direi quasi già invisibile sole. Il libro di Scaligero mi ha accecato nel vero senso della parola, non come un bagliore arabico-newtoniano di un conglomerato meccanico, ma con quella fonte di vita alla maniera di Goethe o di Giovanni. Poi mi venne in mente che non si trattava per niente solo di un’opera filosofica, bensì di un libro-mistero, una specie di iniziazione nel sacramento del pensiero. Il titolo del libro stranamente non corrispondeva al suo pieno contenuto: “La logica come avversario dell’uomo” (con una visibile reminiscenza di “Lo spirito come avversario dell’anima” di Klage, secondo me un’allusione superflua, che del resto manca nel titolo originale “Lalogica contro l’uomo”), questo concordava solo con la prima parte del libro, ma non alludeva per niente alla seconda, in cui si tratta della trasformazione della logistica divenuta morta in una logosistica e in cui, quindi, il confronto passa organicamente all’armonia generale: la logica per l’uomo. Sì, un libro-mistero che conduce il lettore attraverso gli infiniti riti dell’orrore della moderna mancanza di pensiero e lo porta sulla via del pensare.

La prima parte – “Il mito della scienza” – sembra essere proprio una specie di Kama-loka dell’attuale filosofia in cui l’idolo cartesiano-kantiano che si è appropriato da usurpatore tutti i diritti sull’Io, in una frappante panoramica degli eventi postumi è dato alla purificazione di sé. E’ significativo che la struttura stessa della prima parte è stata trattata, direi quasi, in modo regressivo, cominciando dall’immagine totale delle “Forme logiche del declino interiore” fino al punto di partenza del “Il realismo ingenuo codificato: la nuova logica analitica”. In fondo si potrebbe definire tutta questa prima parte anche come  una logica e concreta realizzazione delle raccomandazioni che purificano il pensare nella teoria della conoscenza di Rudolf Steiner (del “Maestro dei Nuovi Tempi”, come è chiamato nel libro di Scaligero). Si richiami alla memoria queste raccomandazioni: “Se ora si dice: elimino tutte le definizioni mentali conseguite mediante la percezione della mia visione del mondo e trattengo solo quello che appaia all’orizzonte delle mie osservazioni senza che io faccia qualcosa, allora ogni malinteso verrà escluso” (“Verità e scienza”). E ancora: “Se si vuole veramente comprendere il conoscere in tutta la sua reale entità, si deve indubbiamente comprenderlo anzitutto dove è esposto al suo inizio, dove comincia” (sic). Questo suona estremamente semplice e chiaro, ma solo colui il quale ha provato a realizzare quel che è stato detto sa quale enorme abisso sta nascosto dietro a queste parole. Qui la teoria della conoscenza sperimentò per la prima volta una valenza di mistero iniziatico, perchè non posso definire diversamente queste affermazioni di Rudolf Steiner che non come la preparazione del pensiero (in fondo l’abitudine agendo solo come pilota automatico di frasi fatte) all’incontro con il Guardiano della Soglia e la sua vera scaturigine, dov’è attribuito al pensiero incantato da una nomenclatura narcotica, di riconoscere la sua origine in un alto grado angelico. Quindi era quello che era stato espresso in maniera metodicamente così dura in questo libriccino “Verità e scienza”, implicante nient’altro che l’iniziazione attraverso la morte – la morte di tutte le definizioni pensanti raggiunte tramite la conoscenza – e una riduzione della coscienza al grado zero, cioè a tale vuoto originario secondo cui la conoscenza non poteva essere nessuna sciocchezza di tutti i generi di sistemi e discorsi, bensì solamente un esame eseguito davanti alle Gerarchie ed una licenza per collaborare con loro alla creazione continua del mondo. In questo modo trovo il motivo per cui il filosofo Rudolf Steiner è stato logicamente passato sotto silenzio dai filosofi del XX secolo – accoglierlo, seriamente parlando, significherebbe pronunciare irrevocabilmente su se stessi una condanna a morte.   Forse Husserl era l’unico che osò questa purificazione della coscienza dalla stalla di Augia – stranamente senza avere una pallida idea di Rudolf Steiner e partendo soltanto da una fonte di verità profondamente sentita. (Del resto a questo punto sarebbe importante seguire la sua relazione intellegibile attraverso la ‘mediazione’ di Franz Brentano) Ma Husserl stesso non si decise ad andare fino in fondo rispetto all’inizio – in modo bello e profondo ha parlato di ciò Michael Kirn nella sua introduzione al libro di Scaligero. Nel sopraccitato libro questa grande autopurificazione del pensiero si è ora realizzata in modo radicale (“radicale fino al delitto”, come avrebbe detto Nietzsche).

Comunque io temo che anche questo libro sarà circondato dal complotto unanime dell’occultamento filosofico. I filosofi si sono abituati strettamente al “comfort” e alla “praticability” del pensare. Se gli psichiatri americani, svolgendo un incarico del rettore di un “college”, sono riusciti a diagnosticare come…schizofrenico l’autore della “Fenomenologia dello spirito”, che cosa resterebbe da dire sul probabile destino in questo mondo del libro di Scaligero? Non si dovrà tuttavia perdere la speranza. Non è da escludere che un bel giorno appaiano altri psichiatri profondi, la cui diagnosi sarà totalmente contraria, pressapoco nel modo seguente: tali libri, come quello di Scaligero, non sono per niente trattati filosofici, bensì una “conditio sine qua non” della salvezza animica. Chi rifiuta la purificazione offerta da essi e la Via, si condanna a priori al…cretinismo, dal quale nessuna cattedra e nessun premio Nobel potrà salvarlo. Crede esperto.

                                                                                                                  Karen Swassjan

Massimo Scaligero: Die Logic als Widersacher des Menschen. Verlag Urachhaus. Stuttgart  1991 

Questo scritto apparve sul Das Goetheanum del febbraio 1992

L’amico Franco lo pubblicò, tradotto, su l’Archetipo, come parte di una risposta ad un lettore. Con il suo permesso metto questa critica su Eco. Interessante la casa editrice. E’ quella della Comunità dei Cristiani. Interessante anche il fatto che il libro non abbia mosso un pelo delle grandi anime (antroposofiche) attive nell’area germanica. 

SCIENZA DELLO SPIRITO

SOLE CONOSCENTE

ALBA-1

SOLE CONOSCENTE


L’IDEARE INTUISCE ACUTE CONNESSIONI FRA I PROBLEMI PROSPETTATI :

AUDACI CONGETTURE ILLUMINANO L’OLTREPASSARE CIO’ CHE SI CONOSCE.

APICI INTELLETTIVI COLLEGANO LE MASSIME PROFONDITA’ INTUITIVE CONSEGUITE.

 

MA TUTTO E’ PRIVO DI POTENZA POICHE’ MANCA LA PROFONDITA’ MORALE DEGLI EVENTI.

 

MANCA UN ESSERE VIVENTE CHE COMBATTA FRA GLI ENTI CONOSCIUTI.

 

MANCA IL SILENZIO IN CUI L’IO POSSA CONSACRARE L’ORO DELLA FOLGORE NASCENTE.

 

QUANDO IL NUME DELLA FIAMMA NON E’ ANCORA NATO NELL’ASCESI DELL’IDEA

NON PUO’ VIVERE COME COSMICA BATTAGLIA CIO CHE REDIME CONOSCENDO.

 

EPPURE SOLO QUEL PIANO DELLA LOTTA HA LA PROFONDITA’ CHE MANCA NEI PENSIERI.

SOLO QUEL VIVERE NEL BENE PIU’ COSCIENTE PUO’ RENDERE LA CONOSCENZA AL MONDO.

SOLO LA FIAMMA DELL’ETERICO SANARE PUO’ CONOSCERE

CIO’ CHE LA VITA DEL SOLE INTELLIGENTE GLI AFFIDA COME ENTI IN CUI LOTTARE.

 

LA CONOSCENZA E’ LOTTA CHE DIVAMPA SENZA ATTIMI DI POVERA ASTRAZIONE.

SENZA DISEGNI AUDACI TRACCIATI NELLA CENERE DEL NULLA

IN CUI COMUNQUE E’ IL MALE A COMANDARE.

 

GELIDO MINERALIZZARE DISQUISENDO IN CUI L’ANIMA SPROFONDA.

 

LEGITTIMO E’ PENSARE NEL VUOTO SENZA SENSO

PURCHE’ COME TALE LO SI SAPPIA DISVELARE

ANELANDO AL VERO POTERE DELLE ESSENZE.

 

IL VIVENTE E’ FUOCO MORALE CHE DIVAMPA OLTRE LA SOGLIA DEL MENTALE RAFFORZATO

CHE ABBIA L’AUDACIA DI CONCEPIRSI ETERNO NEL LAMPO DELLA FIAMMA REDIMENTE.

 

NELLO SCOCCARE DEGLI ETERICI DISEGNI

CHE LOTTANO PER VIVERE IL DIVINO CONSACRARE

IMMETTENDO VOLONTA’ ATTINTA NEL SILENZIO.

 

OGNI VITA IMMERSA NEL RETORICO INTELLIGERE DEVIANDO

E’ COMUNQUE INTRISA DI POTENZE CHE BRAMANO ADDENSARE

LA CUI VOLONTA’ E’ PIU’ CHE UMANA POTENZA DEGLI INFERNI SPALANCATI.

 

CONTRO TUTTO CIO’ OCCORRE LA PIU’ CHE UMANA VOLONTA’ DEI CIELI SFOLGORANTI

CHE NEL RISPETTO ATTENDONO IL SILENZIO DI CHI CONTEMPLI NEL PENSIERO

LA POTENZA CHE NELL’ATTIMO COSCIENTE AVVOLGE L’IO NELL’ORO DEGLI DEI.

 

ORO DEL LOGOS E FOLGORE OPERANTE CHE ATTENDE DI SCOLPIRE I NUOVI CIELI DELL’UMANO CONSACRATO.

 

ATTO DI LIBERTA’ CHE OLTRE L’UMANO ATTENDE DI OPERARE

RICOLLEGANDO AI CIELI L’IMPOSSIBILE DIVINITA’ REALE DELL’UOMO CEREBRALE.

 

ALATO DELLE FOLGORI NUME DEL PENSIERO CHE L’INTELLETTO RICONNETTE AL SOLE.

 

LOGOS SOLARE DELL’IDEA NELL’ATTO DI SCONFIGGERE GLI INFERNI.

NEL CONTINUAMENTE DA RICONFERMARE ATTO DI ETERNITA’ DELL’IO NEL SOLE.

 

ASCESI DEL PENSIERO E SUO CONTINUO RITO DELL’ERIGERE VIVENTE.

 

 

HELIOS FK AZIONE SOLARE

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ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

Arte: via di ritorno allo spirito

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L’anima umana nella vita sulla terra si trova in mezzo a due realtà: la realtà del mondo fisico e quella del mondo spirituale. Ma oltre a venire in contatto con esse attraverso i sensi fisici ed i sensi spirituali, l’anima ha anche la facoltà di rappresentare o di ricordare tutto ciò con cui è entrata in contatto e di organizzare le rappresentazioni del mondo sensibile secondo leggi e forme che appartengono al divino.

Questa “rappresentazione del sensibile nella forma dello spirito” secondo la formulazione steineriana del “bello”, è la più comprensiva espressione di ciò che significa l’attività artistica nel divenire dell’umanità, e in questo divenire l’arte ha donato all’uomo” il bello” in diverse e svariate forme: architettura, scultura, pittura, musica, poesia……..

Nelle origini, l’arte non aveva una sua propria missione.

Nel grembo degli Dei l’uomo primordiale viveva la sua vita sognante e, nella matrice originaria, religione, arte e scienza in forma ancora embrionale, attendevano di vedere la luce.

Allora per l’uomo non esistevano ancora il dentro e il fuori, lo spirito e la materia, l’io e il non io; una divina unità avvolgeva il tutto.

Solo più tardi l’unità originaria divenne dualità: l’uomo non ricordò più di essere stato Uno e conobbe lo strazio della scissione. L’Oceano che abbracciava tutto si spaccò in due metà: spirito e materia. Un abisso separò le due correnti e non ci fu più modo per l’uomo di passare dall’una all’altra sponda. Continuò però a vivere in lui una profonda nostalgia e un profondo rimpianto per quanto aveva perduto.

L’arte, nata per lui,gli venne in soccorso: fra le due parti divise gettò un ponte d’arcobaleno e l’uomo imparò a creare attingendo allo spirito, e si consolò.

Nelle opere d’arte, la materia si modellò a forma dell’intuizione, l’idea divenne percepibile ai sensi, la dualità si risolse: materia e spirito, prima divisi, si ricongiunsero; il nome del sigillo si impresse nella cera.

Da millenni l’arte assolve alla sua missione. Le altre due sorelle, scienza e religione, hanno percorso separate il loro cammino, la prima dedita al mondo della natura, la seconda a quello dello spirito.

Generosa la terza sorella ha teso una mano all’una e all’altra.

Al centro dell’evoluzione sta la Croce del Golgota.

Su quella Croce ogni direzione trapassa nella sua opposta: il Nord nel Sud, l’Est nell’Ovest, il dentro nel fuori, il passato nell’avvenire, la materia nello spirito.

Ogni goccia di quel Sangue si è trasformato in forza spirituale, per dare la possibilità all’anima umana di tornare, coscientemente, nel grande Oceano delle origini, dove da sempre, ogni essere è congiunto col tutto, anche se l’uomo, da molto tempo l’ha dimenticato.

Ora è possibile una nuova via verso lo spirito oltre a quella dell’arte. In questo cammino di ritorno Rudolf Steiner e Massimo Scaligero ci sono di guida. Passo dopo passo ci conducono là dove, all’uomo che lo voglia, è concesso di sperimentare lo spirito nell’intensità del suo pensiero rafforzato che diventa pensiero puro.

Nel lampo di questo pensiero cielo e terra si riuniscono.

L’uomo ora si avvede che, nell’atto conoscitivo, ogni percezione, sia esteriore che interiore, per divenire una realtà, deve essere illuminata da una luce che parte da se stesso.

Dalla luce che trasforma la materia in spirito si libera una creazione artistica originale, perché nata dallo spirito individuale di ciascuno di noi. Il pensare che risorge diventa la Luce del mondo come forza creatrice.

Che l’uomo ne sia cosciente o no, questo avviene sempre!

L’atto conoscitivo è ora insieme creazione artistica e religiosa comunione con il divino.

La cera che finora aveva atteso che il sigillo le imprimesse da fuori i nomi del suo Signore, ora cosciente di sé, pronuncia essa stessa “Il Nome” nelle vastità dello Spirito…. e tutto è Arte!

ARTE

PRINCIPI SENSATI DELLA NUTRIZIONE III ARTICOLO

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(Principi sensati della nutrizione, III articolo)

LE PROTEINE

Dopo aver discusso dell’acqua e del consumo di prodotti agricoli non lavorati, mi rivolgo ai tre principali macronutrienti, cioè proteine, carboidrati e grassi.

In modo discutibile, le proteine si sono affermate quasi fossero i nutrienti più importanti: visione prevalente negli Stati Uniti, ha raggiunto un notevole livello di percezione anche qui da noi come se diete fortemente proteiche fossero indice di maggior salute e dinamismo: il toccasana per chi vuole essere forte e magro. Sottolineando per contrasto come i responsabili dei malanni siano ovviamente i carboidrati ed i grassi.

Leggiamo addirittura affermazioni in cui si parla di apporti proteici massicci: fino a 400 g al giorno. Dietro a ciò ruotano forti interessi economici poiché dietro a simili numeri è visibile l’interesse alla vendita di integratori di polveri proteiche.

Altri integratori, specialmente gli aminoacidi in capsule vengono pubblicizzati come una necessità assoluta.

Dal momento che intorno alle proteine sembra esserci tanta confusione, come anche veri e propri raggiri, esse saranno esaminate per prime.

Cosa sono le proteine?

Esse vengono usate come mattoni di costruzione per molti tessuti del corpo umano: sono composte da aminoacidi: questi ultimi sono 22. Le proteine vengono usate nel corpo per molte funzioni, compresa la riparazione dei tessuti e la sintesi degli ormoni.

In modo molto generale, gli aminoacidi possono essere suddivisi in dispensabili e indispensabili (questa terminologia ha sostituito la vecchia etichetta di non essenziali ed essenziali). Gli aminoacidi dispensabili possono essere fabbricati dall’organismo a partire da altri aminoacidi. Gli aminoacidi indispensabili possono essere forniti solo introducendoli con la dieta.

Un altro aspetto importante è il concetto di aminoacidi come fattori limitanti della velocità delle reazioni: l’organismo ha esigenza di aminoacidi specifici per diverse reazioni nel corpo. Ogni singola proteina ha un particolare aminoacido che sarà limitante: nel senso che sarà usato per primo in una data reazione chimica.

Le proteine si trovano in molti cibi. Sebbene tendiamo a pensare alle proteine come cibi di origine animale, per esempio carne, formaggio e latte, molte fonti di proteine di origine vegetale, come i fagioli e il tofu, sono anch’esse eccellenti.

Tutti i cibi contengono aminoacidi, in quantità variabili, compresi gli aminoacidi che agiscono come fattori limitanti della velocità di reazione. La conseguenza pratica è che gli aminoacidi dovrebbero essere fatti derivare da una varietà di fonti alimentari, in modo che nessun aminoacido particolare diventi eccessivamente limitante nell’organismo.

Si è generalmente pensato che le fonti vegetali di proteine, come i cereali e i legumi, siano di qualità inferiore alle proteine del latte e dell’uovo, a causa di una quantità relativa più bassa di un aminoacido o di un altro. Le fonti proteiche vegetali in genere possiedono uno o più aminoacidi in quantità ridotte, il che ha fatto sì che ci si riferisse a loro come proteine incomplete.

Non è del tutto accurato, dal momento che tutti i cibi contengono almeno alcuni aminoacidi.

E’ semplicemente che le proteine di origine vegetale tendono ad essere più povere delle proteine animali nei loro aminoacidi con funzioni di fattore limitante.

Ma in natura, gli aminoacidi che i cereali, come pane e pasta, contengono in basse quantità, sono contenuti in grandi quantità nei legumi. E gli aminoacidi scarsi nei legumi sono contenuti in grande quantità nei cereali. Ciò, nella pratica, conduce a mangiare proteine complementari nello stesso pasto per ottenere una proteina “completa”, cioè per minimizzare la presenza di un aminoacido limitante.

Secondo osservazioni recenti, non è indispensabile che le proteine complementari siano consumate nello stesso pasto: legumi a pranzo si combineranno adeguatamente con cereali a cena. Finché si segue una dieta con fonti proteiche varie, in generale questo non dovrebbe essere un problema.

I cibi proteici vengono scomposti nello stomaco e nell’intestino in monopeptidi, dipeptidi e tripeptidi, cioè, rispettivamente, catene di uno, due e tre aminoacidi. Queste vengono assorbite nell’intestino tenue e poi impiegate nell’organismo. Catene proteiche più lunghe non possono essere assorbite dalle pareti dell’intestino. Deve essere notato che, una volta che le proteine sono entrate in circolazione come mono-, di- e tripeptidi il corpo non riconosce la fonte di tali aminoacidi. Pertanto, che si mangi un pezzo di pollo, una fetta di tofu o il nuovo prodotto bio-energizzato-ultramegabolico, il risultato finale sarà lo stesso: più aminoacidi in circolo nel sangue. Idem per le capsule di aminoacidi, sia in forma libera che a catena ramificata o in legame peptico. Anzi, considerati i costi, queste soluzioni (parlo in particolare ad atleti) sono di danno al portafoglio.

Oltre al loro carico di aminoacidi, i cibi proteici contengono altri nutrienti di estrema importanza per crescita e salute, alcuni nemmeno ancora scoperti. Nessun integratore può fornire un nutriente che non sia stato ancora scoperto.

Di quante proteine necessitiamo?

Qui la polemica è infinita. Da un lato gli apporti dietetici raccomandati che affermano il bisogno, in individui di taglia media, sui 55 grammi per gli uomini e 44 grammi per le donne. All’altro estremo si insiste su apporti di 5/7 g di proteine per kg di peso corporeo.

Occorre fare una precisazione: gli studi che indicano il fabbisogno proteico partono dall’importante presupposto che l’apporto calorico sia adeguato.

Infatti diversi studi che mostravano come fosse necessario un massiccio apporto proteico erano viziati da una vistosa inadeguatezza dell’apporto calorico. Perciò è plausibile che gli studi mediamente accettati (1,8 g di proteine per kg di peso corporeo), potrebbero risentire di questa “dimenticanza” e che l’aumento di calorie potrebbe far scendere ancora il bisogno di proteine.

Sebbene non si tratti del loro uso principale nell’organismo, è possibile per le proteine, essere convertite in glucosio e usate per produrre energia, specialmente nei periodi in cui l’apporto totale di calorie sia scarso, per esempio nelle diete dimagranti.

Vi sono altri nutrienti che forniscono energia: carboidrati e grassi. Usare le proteine come fonte energetica è dispendioso sia a livello finanziario che metabolico: è più efficace usare carboidrati e grassi per l’energia e far svolgere alle proteine il loro ruolo fondamentale nella ricostruzione dei tessuti.

Sebbene l’apporto calorico lo discuteremo in seguito e in dettaglio, accenno qui che i fabbisogni calorici di mantenimento, iniziano a 29-33 calorie per kg di peso corporeo, a seconda dell’attività personale. Per chi ha un metabolismo veloce possono essere necessarie 33-40 calorie semplicemente per mantenere il peso. Per guadagnare peso (gentili signore, giratevi dall’altra parte) saranno necessari apporti di calorie più elevati, fino a 44 calorie per kg, o anche più.

Attualmente gli europei consumano circa due volte e gli statunitensi circa tre volte la razione giornaliera raccomandata di proteine, a causa dell’importanza data alla carne nella loro dieta (ora fanno il possibile per renderci più poveri e più sani). Ma, scherzi a parte, il consumo di troppe proteine è del tutto probabile tra gli atleti ed i carnivori.

Comunque va sfatata la leggenda dei danni renali, ad eccezione di chi aveva problemi renali preesistenti.

I vegetariani possono trovarsi a fronteggiare difficoltà maggiori per soddisfare il fabbisogno di proteine rispetto a chi mangia carne. Molto dipende dalla rigidità del regime vegetariano. Coloro che seguono un regime molto ristretto – i cosiddetti vegan che non mangiano alcun prodotto di derivazione animale – molto probabilmente troveranno difficile soddisfare il fabbisogno proteico per sopportare una vita intensa, fisicamente attiva. I vegetariani che consumano latte e uova dovrebbero essere in grado di raggiungere il fabbisogno proteico. Oltretutto esistono nuove fonti proteiche vegetariane come salsicce e hamburger a base di soia (poi, a dirla tutta, King Kong era grande e forte, seppure vegetariano).

A parità di altri fattori, la differenza maggiore tra le diete vegetariane e quelle carnee è che probabilmente i singoli pasti delle prime saranno più bassi nel contenuto di proteine. Il vegetariano ha semplicemente bisogno di fare spuntini extra a contenuto proteico (tipo lo yogurt) durante il giorno, assicurandosi inoltre un adeguato apporto di calorie, in modo che le proteine non siano usate per produrre energia, ma al fine di riparare e ricostruire i tessuti.

Nella rara situazione di bisogni insoddisfatti con cibi solidi, per chi non è intollerante al lattosio, può venire preparato un frullato economico con latte (scremato) mescolato a succo di frutta, o latte con un po’ di burro di arachidi: così avrete una bevanda nutriente e molto più economica di qualsiasi “ottimizzatore metabolico”.

Nota aggiunta: immagino che quanto ho scritto desterà scarsissimo interesse, ma non potevo “saltare” uno dei tre macronutrienti. Probabilmente l’interesse aumenterà con i prossimi articoli, anzi credo che quello sui grassi sarà interessante per tutti.

 

SALUTE

Marie Steiner-von Sivers: l’essere del coraggio

Marie Steiner

La prima persona che mi parlò di Marie Steiner, la fedele compagna di tante lotte e di vita di Rudolf Steiner, fu Massimo Scaligero e ciò – me ne ricordo benissimo – sin dal mio primo incontro con lui. Massimo parlava di Marie Steiner come di un essere spirituale eccezionale, coraggioso, addirittura eroico, e parlava di lei sempre con profonda venerazione e sincera ammirazione. La cosa mi colpì talmente che io, sin dai miei primi passi nel sentiero della Scienza dello Spirito, cominciai a cercare d’indagare, per quel che potevo, circa il mistero profondo che circondava, come un insolubile enigma, questa elevata figura spirituale.

Mi resi presto conto che essa, in realtà, non solo non era stata minimamente compresa dai più ( per una sorta di opaca e ottusa sordità dell’anima ), bensì veniva addirittura misconosciuta e avversata proprio da coloro che, per debito di gratitudine e per quel sincero culto della verità che dovrebbe accompagnare sempre un autentico ricercatore spirituale, più avrebbero dovuto difenderla e amarla. Ma, si sa, è più facile trovare la pietra filosofale, capace di trasformare agevolmente il piombo in oro o un contadino, di animo semplice e buono, in un angelo sapiente, che non la gratitudine nel cuore degli uomini. Spesso il cuore degl’intelligentissimi nostri contemporanei – mai come oggi l’intelligenza è stata cosi inflazionata: Massimo affermava che oggi sono tutti fastidiosamente intelligentissimi – soffre di quella sclerocardia che intorpidisce e indurisce la sensibilità interiore, chiudendo così l’anima di fronte al riconoscimento di qualsiasi forma di grandezza spirituale. Tale durezza di cuore nasce ( e a sua volta genera ed alimenta ) dalla paura e dall’odio nei confronti dello Spirito. Tale odio è profondamente annidato nella natura umana e sarebbe savio il riconoscerlo affrontandolo, e nel tempo liberarsene, non certo il coltivarlo e l’accrescerlo. Di tale odio fu a lungo bersaglio, fuori e dentro gli ambienti antroposofici, Marie Steiner, per la sua fedeltà al Dottore, per la sua libertà interiore, per il suo amore incondizionato per la verità.

Alcuni anni dopo la morte di Massimo, parlavo con un amico e fedele discepolo svizzero, Jakob Streit, ormai molto anziano, di Marie Steiner. Egli, dopo aver rievocato con commosso calore la figura di lei, mi disse nel suo stupendo francese: “ Marie Steiner era una Regina della Verità: ella era decisa nemica di ogni ambizione, di ogni recitazione spirituale, di ogni finzione, di ogni diplomazia o politica ”. E questo non la faceva certo amare, soprattutto dai vanitosi e dagli arrivisti i quali, per emergere ed affermarsi, non esitavano – e non esitano oggi come allora – prima ad “usare”, per fini propri, che non sono certamente fini spirituali, l’opera e la figura di Rudolf Steiner, per poi  metterla in ombra a loro proprio beneficio e a quello delle Potenze Ostacolatrici.

Una delle tragedie spirituali più grandi del passato ventesimo secolo è stata il venir meno del movimento antroposofico alla missione e ai compiti assegnatigli dal Mondo Spirituale attraverso il Maestro dei Nuovi Tempi, a causa delle lotte tra personalità e fazioni che perseguivano finalità personali tutt’altro che limpide, per raggiungere le quali da parte di dette fazioni si ricorreva usualmente a strategie aggressive, a calunnie, a diffamazioni, oppure a tatticismi politici, ad alleanze temporanee e trasversali, ad operazioni diplomatiche di vario tipo. Ora, di tutto ciò Marie Steiner era nemica giurata. Per la qual cosa si verificò il fenomeno apparentemente inverosimile ( ma non poi così tanto… ) dell’alleanza di tutti coloro i quali – pur tra loro nemici inesorabili in quanto arrivisti ambiziosi e concorrenti – si coalizzarono riversando odio menzogne e calunnie contro colei che, per difendere l’Opera di Rudolf Steiner, smascherava i loro sordidi interessi, i loro travestiti tatticismi, i compromessi, la loro irrimediabile mediocrità. Ella vedeva come forze disgregatrici di ogni movimento spirituale da una parte l’ambizione e l’arrivismo e dall’altra la vuota sentimentalità e il falso misticismo. Ambedue queste forze sono il risultato del fallimento dell’impresa interiore, deviazioni delle forze originarie dell’anima rispetto alla severità di un impegno spirituale che, per essere autentico, esige energia, slancio, dedizione assoluta.

Un’altra personalità, stretta collaboratrice di quel Lascito che, per volontà di Marie Steiner cura da decenni come compito sacro l’esatta pubblicazione e la diffusione dell’opera del Dottore, in vari colloqui avuti con lei mi descriveva la potente vita interiore – tutta dedita alla pratica della meditazione – della compagna spirituale di Rudolf Steiner, il suo stile di vita addirittura ascetico, la sua disponibilità umana, l’apertura e la generosità nei confronti di quei cercatori spirituali, spesso solitari, che chiedevano il suo consiglio, e talvolta un aiuto, nel cammino interiore intrapreso verso l’Iniziazione.  Mai tale ricorrere a lei fu vano. Molti verificarono quanto vasta e profonda fosse la sua esperienza nel guidare i discepoli del cammino spirituale. Un tale aiuto e orientamento di Marie Steiner nei confronti dei praticanti volenterosi risultarono tanto più preziosi in quanto in àmbito antroposofico la pratica interiore degli esercizi, della concentrazione e della meditazione, furono a lungo – e spesso lo sono ancora – osteggiati e sconsigliati come pericolosi. Il che equivale a svalutare e a calunniare il dono prezioso del Mondo Spirituale portatoci dal Maestro dei Nuovi Tempi. La gravità dei tempi non consente indugi in rimedi illusori e chiunque ami veramente lo Spirito non può non sentire prepotente l’impulso a donarsi con tutta l’anima alla pratica realizzatrice dello Spirito. Da questo punto di vista Marie Steiner costituisce un esempio luminoso per tutti coloro che aspirano all’Iniziazione.

La mia volontà di approfondire la figura spirituale  della compagna di Rudolf Steiner  nasceva dal sentire in lei l’incarnazione del più alto coraggio, di quel coraggio che intuivo essere necessario per percorrere l’arduo sentiero da me scelto. Lo stesso inaudito coraggio che contemplavo vivente in Massimo Scaligero, in colui che spesso sulle pagine de LArchetipo è stato chiamato – espressione mirabile – Il Maestro d’Occidente. Ma la mia volontà di ricerca del mistero di Marie Steiner si scontrava con la mia inevitabile inadeguatezza e con l’abissale profondità di tale mistero.

La persona amica, curatrice del Lascito del Dottore, Hella Wiesberger, mi aiutò rendermi conto della grandezza di Marie Steiner e della ingenuità, anche se comprensibile, del mio tentativo. Mi fece conoscere  le parole  del Maestro su lei, riferite nel 1944 da Johanna Muecke alla euritmista russa Tatiana Kisseleff, che le trascrisse nelle sue note biografiche su Marie Steiner: “ Quando le chiesi se avesse annotato qualcosa sulla vita di Marie Steiner – la conosceva  dal 1902 – rispose che questo era impossibile, dal momento che secondo, Rudolf Steiner, Marie von Sivers era un essere cosmico ”. Anche Emil Molt, il cui nome è legato alla fabbrica di sigarette Waldof-Astoria, si sentì dire dal Dottore nel 1923: ” E’ impossibile scrivere una biografia di Marie Steiner, perché lei è cosmica ”.

E’ dalla sua comunione con l’Anima del Mondo, ossia dal suo essere cosmico, che Marie Steiner traeva il suo smisurato coraggio, la sua grandezza d’animo, la vastità del suo nobile cuore. Ed ella pose incondizionatamente tutto ciò al servizio dell’impulso spirituale portato nel mondo da Rudolf Steiner. E trasformò totalmente se stessa con la disciplina spirituale per servire nel modo migliore, con tutta se stessa, tale luminoso impulso. Non tutti nel movimento antroposofico erano pronti ad accogliere la forza di un tale impulso. Ciò si manifestò, già all’epoca di Rudolf Steiner, come una forma di sorda o aperta opposizione nei confronti di Marie Steiner. Ciò sfociò in forme di avversione nei confronti di lei. Il Dottore ebbe a dire una volta a Clara Walther: “ Vedete, dietro Frau Doktor vi è una forza spirituale così potente che molte persone non possono sostenerla. Nei suoi confronti, taluni perdono addirittura il loro contegno”.  Ciò non poteva  che suscitare contro di lei le reazioni più violente di avversione, suscitate da ignoranza, incomprensione, pavidità, turpe viltà. Tatiana Kisseleff, amica personale oltre che allieva di Marie Steiner, così scrive su di lei: Il tratto fondamentale del suo carattere mi è sembrato essere la donazione di se stessa:portava gl’impulsi sovrapersonali di un’altra spiritualità. Mentre altri la vedevano arbitraria, soggettiva, ingiusta, priva di competenza e poco conoscitrice degli esseri umani, io invece potevo vedere come, tramite lei, si manifestasse un giudizio cosmico, in certo qual modo, un tribunale cosmico. Sentivo in tale modo anche allorché si trattava direttamente di me”.  La sua impersonalità era ciò che urtava la natura troppo personale, umana troppo-umana, di tanti che “sfiorano” la Via Vera senza giungere alla compromissione di tutti se stessi allo spirito. Una tale impersonalità richiede quel coraggio di sacrificare l’effimero personale, il coraggio di Marie Steiner, il coraggio di Massimo Scaligero.

I problemi che si manifestarono all’epoca di Rudolf Steiner hanno continuato a ripresentarsi nel tempo, e riguardano tuttora quella che Massimo amava chiamare la Comunità Solare. La fedeltà alla Via Solare richiede coraggio, il coraggio nasce dalla conoscenza e dal sacrificio della natura inferiore. Sacrificare la natura inferiore è un atto d’amore nei confronti dell’eterno. Da un tale sacrificio nascono all’anima le ali che sollevano al di sopra degli aspetti illusori del mondo che così facilmente avvincono l’uomo debole e bramoso. Massimo scrisse che: “ Solo un sacro amore nato dalla conoscenza può restituire all’uomo la chiave perduta della conoscenza”. Marie Steiner mostrò che non esiste amore senza coraggio e che  non esiste coraggio né conoscenza senza Amore.  

SCIENZA DELLO SPIRITO

ZEN e LOGOS

Nan-in, un maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.
Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.
Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. «È ricolma. Non ce n’entra più!».
«Come questa tazza,» disse Nan-in «tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?»

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Qualche tempo fa chiacchieravo sportivamente con un’amica su quali fossero dei testi interessanti per un primo approccio allo Zen, e tra le altre cose mi disse che anche Massimo Scaligero aveva scritto un libro a riguardo; cosa che sapevo ma che per qualche motivo mi suonava in quel momento come nuova. Rivenduti su ebay arco, frecce e bersaglio ho provveduto dunque a procurarmi “Zen e Logos”. Poco dopo l’inizio della lettura il mio timore, dettato dalla totale ignoranza sull’argomento, si è sciolto come neve al sole di fronte alla maestria dell’autore nel far entrare anche il più sprovveduto dei lettori nel cuore degli argomenti trattati dandogli gli strumenti necessari per orientarsi e mantenere la rotta, in un modo che solo chi vive ciò che scrive può fare.

Introdotto dal saggio “Affinità di tradizioni antiche – L’Uovo del Mondo e l’uccello Hamsa” (pubblicato in Asiatica, 1, 1940) il testo si compone di vari scritti apparsi tra il 1961 e il 1968 sulla rivista “Il Giappone”. Il viaggio parte dall’incontro tra lo Zen e la moderna cultura occidentale, avvenuto in un momento ed in un ambito nel quale della Dialettica non era rimasto che il cadavere; momento e ambito rivelatisi pertanto inadatti a cogliere dello Zen l’essenza viva necessaria alla reale conoscenza dello stesso, di per sé non discorsiva e dialettificabile. Una concreta possibilità di realizzazione feconda del suddetto incontro viene indicata dall’Autore nella via tracciata da Nishida Kitaro (e dalla Scuola di Kyoto che al pensiero del Nishida fa capo) , potenzialmente percorribile in particolare da quei pensatori orientali che, come lui, siano in grado di rapportarsi con il moderno occidente e relativo mondo concettuale senza cadere nella trappola di quella dialettica che gira sulla ruota dell’autoreferenzialità come un criceto nella sua gabbia, che di quel mondo concettuale è divenuta espressione, effetto e causa. Evitare la trappola porta in dote il poter operare laddove il pensiero si trova nel suo puro movimento rendendo pertanto la dialettica qualcosa di vivo, incontrando così il pulsante fluire della filosofia occidentale ancora non cristallizatasi nel pesamisurabile.

Per quanto riguarda l’Occidente invece viene messa in luce nell’incontro tra esistenzialismo e fenomenologia quella che potrebbe essere (o essere stata) l’ultima possibilità di sopravvivenza della filosofia, a patto che questo incontro porti dalla ricerca del noema alla percezione dell’elemento noetico vivente, al di la di qualsiasi attività speculativa, dogmatica, empiristica ecc, ed è inutile dire che anche in questo caso ci troviamo nei pressi della “concreta possibilità di realizzazione feconda” di cui sopra. La trattazione prosegue poi con l’analisi di quanto scaturito dall’incontro tra lo Zen e la psicanalisi. Viziato già all’origine da quell’approccio junghiano che apparenta miti simboli e tradizioni al bagaglio simbologico onirico/fantasioso dei nevrotici, il tutto finisce in buona sostanza per essere ridotto e letto in termini di inconscio, con tanti saluti alla noesi, all’autonomia del pensiero, al Tao ed allo Zen.

L’ultimo capitolo parte invece dall’idealismo hegeliano indicato come recante in sé i presupposti noetici dello Zen per giungere ad analizzare ciò che, a partire dall’incapacità di cogliere e far vivere tali presupposti da parte degli stessi “discepoli” hegeliani (Nishida Kitaro aveva invece colto benissimo tale aspetto), ha minato già dalle fondamenta i vari movimenti delle “contestazione”. L’insuccesso nel cogliere la “prassi metadialettica del pensiero”, comune tanto all’esperienza del pensiero puro quanto allo Zen ha tolto, secondo l’Autore, qualsiasi concreta possibilità di successo alle contestazioni che in definitiva finiscono per contestare (anche in maniera violenta) sé stesse; né la situazione potrà cambiare fino a quando si considererà la realtà (fisica o metafisica che sia) soltanto dal punto di vista della misura del numero e del peso.

Quanto sopra è giocoforza uno stringato abbozzo di quanto il sottoscritto ha ca(r)pito del testo. Io intanto ve lo consiglio.. ma non mi prendo responsabilità se dopo averlo letto penserete ancora che il Satori sia il tastierista dei Beehive e che il Koan sia un simpatico divoratore di eucalipto.

LIBRI E AUTORI

Il Fuoco e il Sacrificio

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«L’uomo che tenda alla reintegrazione non può non incontrare gli ostacoli che riguardano la normale condizione umana: lungo il sentiero non può non trovarsi dinanzi quelle barriere che arrestano la vocazione dell’uomo comune e lo costringono a rimanere ciò che è. A un dato momento queste barriere mostrano il loro potere di dominare ferreamente ciò che è possibile all’uomo in quanto semplicemente tale. L’arte è allora vedere sino a che punto giunga questo potere: a lato allo sperimentare umano, il pensiero libero dai sensi può dare simile conoscenza. D’onde la possibilità del libero imaginare, cioè del superamento del limite umano».

Massimo Scaligero

(L’Uomo interiore, Ed. Mediterranee, Roma 1976, p. 94)

È inevitabile per il cercatore spirituale, che voglia essere completamente sincero con se stesso, di partire da quello che egli concretamente è, dalle forze limitate e dalla ancora parziale consapevolezza che possiede. Talvolta il sentiero del cercatore spirituale ha al suo inizio una crisi radicale che travolge le certezze umane, intellettuali, morali – in verità di consistenza solo apparente – della vita cosiddetta “normale” e scuote violentemente tutta la struttura interiore dell’uomo. Questa crisi – radicale – è forse il momento piú prezioso di tutto il suo cammino, quello più intenso e sincero, nel quale il cercatore vede – in taluni casi per la prima volta – in maniera inattenuata il vero aspetto della condizione umana generale, e, soprattutto, quella sua individuale, personale. Questa crisi è il principio del cammino spirituale: principio non tanto, o non solo, in quanto inizio temporale dal quale si prendono le mosse per la ricerca, ma soprattutto come situazione-limite, come stato interiore dell’anima nel quale l’urgenza e il pericolo hanno fatto emergere forze che, altrimenti, avrebbero vegetato nel sonno torpido e ottuso di una condizione vitale e animale indisturbata: in una condizione, appunto, “normale”.

È indubbiamente una crisi molto pericolosa, che sommuove dal profondo dell’anima tutte le forze dell’essere umano, così che questi è costretto a far fronte ad un’emergenza, che violentemente travolge tutto ciò che vi è di autentico in lui e nel mondo attorno a lui. Crisi che il suo essere cosciente – limitatamente cosciente – non ha voluto e che il Destino gli ha portato incontro come un enigma che è per lui vitale sciogliere, come una prova estrema da superare. L’emergenza mette in evidenza quanto poco cosciente, appunto, sia la sua coscienza, quanto radicalmente egli s’inganni sulla saldezza delle proprie “certezze”, quanto relativi, o addirittura falsi, siano i “valori” ai quali, prima della crisi, con ingenua fiducia si affidava e che costituivano la “concretezza” e la “normalità” della sua vita. Se, per viltà o per “ignoranza”, tenta, o s’illude, di evitare l’affrontare la prova – che irrompe repentina e violenta – la crisi può avere un esito catastrofico, addirittura letale.

Non sempre all’inizio della Via vi è questa crisi totale, ma – per quanto ciò possa sembrare paradossale – il verificarsi di essa è da considerarsi un evento particolarmente felice, addirittura un prezioso dono del Cielo, del quale ci si accorgerà presto di dover essere grati, come di un privilegio raro che il destino ci concede, perché questa crisi ci offre l’occasione di un energico risveglio interiore, di una trasformazione decisiva, che può giungere sino alle radici più profonde e nascoste della nostra anima. A quel momento decisivo il cercatore dello Spirito può sempre di nuovo riportarsi: può evocarne l’intensità, il potere risvegliatore e purificatore. In effetti, l’emergenza improvvisa, l’evento critico, ha il potere di mobilitare le forze più energiche dell’Io ed evoca il clima vero dell’anima nel quale si deve svolgere l’ascesi, perché questa sia feconda: dà la misura dell’intensità della forza che ogni volta deve essere impegnata nell’esercizio interiore.

L’aiuto più prezioso della crisi, il suo dono veramente inestimabile, è il dissolvimento della sensazione di apparente “normalità” della vita abituale, cioè il dissolvimento o la demolizione di quella menzogna che stempera l’aspetto tragico dell’esistenza – che è il suo volto autentico – diluendolo nelle banalità della tran-tranquillità quotidiana, e spegne, narcotizzandola, la percezione intensa, anche se dolorosa, dell’urgenza dell’azione interiore che la condizione di pericolo, o la prova estrema, sollecita. La sensazione dell’apparente “normalità” del vivere solito è soltanto un’abitudine emotiva, ossia il ripetersi passivo, sempre più meccanico, di uno stato d’animo obbligato, che venendo subìto in forma sempre meno cosciente, arriva a diventare uno stato cronico, una vera e propria memoria organica, profonda, che come una falsa spontaneità prevarica sull’Io e impone il modo “naturale” di vedere e di agire nel mondo. Questa ipnotica abitudine alla “normalità” ha un effetto anestetizzante – ossia desensibilizzante – sulla coscienza, la cui consapevolezza si abbassa e, come conseguenza di questo intorpidimento, cessa la tensione della volontà, la sfrangia e la disperde, sino a che non vi è più presa su una volontà ridotta al sonno e alla paralisi. Per molti – per i più ormai – è addirittura inconcepibile e indesiderata una condizione dell’uomo diversa da questo turpe servaggio.

Il dissolvimento dell’aspetto di apparente “normalità” di una vita, la cui spenta routine è basata sulla visione ottusa e pigra di certezze approssimative e di valori limitati e scontati, porta l’asceta, che vuole realmente percorrere l’aspro sentiero della realizzazione spirituale, ad attuare coraggiosamente lui stesso, per iniziativa autonoma, quest’opera di destabilizzazione della assestata “normalità” animale, a voler vivere in uno stato interiore di mobilitazione permanente di tutte le proprie forze, ad impegnare in maniera incessante la volontà consacrata in una disciplina alacre, intensa, fervida, serrata, volta ad affrontare risolutamente ogni limite interiore incontrato, a combattere instancabilmente, per superarlo, ad amare, con nostalgia appassionata, questo stato interiore dell’anima assetata d’Assoluto, che non si acquieta nella “normalità” di un’animalità indisturbata, ma è teso a superare con slancio quella barriera con la quale la “natura” domina ferreamente coloro che subiscono passivamente il suo tirannico imperio e contro la quale s’infrangono gli sforzi pavidi ed indecisi di coloro che spensieratamente “giuocano” con lo spirituale e che vorrebbero ridurlo al proprio fiacco livello, per evitarne la travolgenza trasformatrice.

Se al principio del sentiero spirituale non si verifica questa crisi totale – che, ripetiamo, oltre che necessaria è “felice”, “fausta”, in definitiva “augurabile” – è molto difficile che si abbia, nel procedere, l’energia richiesta per una trasformazione radicale di sé. È veramente difficile che si abbia questa energia, perché non se ne scorge la necessità: restando immutata la visione del mondo e della vita, non venendo incrinati dalla crisi e fatti vacillare gli illusori valori sui quali ci si appoggia, non si ha la forza di percepire che la condizione umana è una condizione ad alto rischio, una situazione pericolosa, tutt’altro che stabile e salda, anzi, estremamente fragile e precaria, per la quale sarebbe oltremodo salutare – e salvifico – lo scuotersi dal tramortito sonno della visione “normale” delle cose e della vita e il vincere – ed è necessario lottare per farlo – il modo “normale”, “naturale” e “spontaneo” di un comportamento creduto autonomo e nostro, mentre è soltanto il segno di quanto siamo dominati e giocati da Deità Avverse.

Nella via egoica, si accoglierà dello Spirituale quel tanto che non incide ed altera l’andamento più o meno tranquillo o agitato – a seconda della “natura” che ci domina – della vita abituale. Ovverosia, il centro dell’esistere sarà costituito dal fatto che si mangia, si beve, si lavora, si gioisce e si soffre, si perseguono le proprie varie ambizioni, grandiose o meschine, comunque illusorie: tutto questo lo si chiama “vivere”, lo si ritiene un valore assoluto. A lato di questo “vivere” vi sarà, perifericamente, come comoda cornice egoica, una spiritualità timida e consolante, oppure una spiritualità “culturale”, intellettualmente “interessante”, che porti una nota di colore e un po’ di varietà nella noia esistenziale e nella vacuità sostanziale di un “vivere” spento e ripetitivo, che è un morire e un decomporsi dell’anima, al quale non si ha la forza – per comodità – e il coraggio – per viltà – di opporsi. Per questa ragione, per questo stato di menzogna rispetto alla situazione di concreto pericolo, che si evita di conoscere, e di diserzione con la quale ci si sottrae all’impegno di lottare per lo Spirito, la via egoica impedirà che si proceda oltre i primi passi, paralizzando ogni sforzo che possa destabilizzare lo stagnante status quo.

Nella via eroica, la crisi radicale demolisce tutto ciò, mostrandone l’irrealtà e la distruttività. Il discepolo si accorge dello stato di sordità e di opacità spirituale nel quale era immerso e della paralisi della sua volontà vera, quella capace di movimento autonomo rispetto alle sollecitazioni della “natura”. Al centro del suo esistere viene ora a porsi, come necessità vitale, la ricerca della conoscenza spirituale, la realizzazione del suo autentico essere interiore. Lo Spirituale diviene per lui l’essere reale, concreto, centrale del suo esistere, e l’impegno ascetico è ciò attorno a cui ruota, tutta intera, la sua vita che anela a rispondere al richiamo dell’Assoluto. Questa è per lui la necessità vitale: rispetto ad essa la vita esteriore, che pur vive, con le sue gioie e i suoi dolori, con le sue necessità e i suoi drammi, con i suoi doveri ai quali non si sottrae, diviene provvisoria, contingente: periferica rispetto alla concentrazione interiore continua, intensa, fervida, che la sua consacrazione alla Via spirituale, in quanto via eroica, esige. Ovviamente è inevitabile vivere, e il vivere ha giustamente, al suo livello, le sue necessità, i suoi impegni, che comportano doveri e responsabilità. Ma in quanto valore apparente, illusivamente autonomo, questa vita esteriore, contingente e periferica, se è vista come realtà in se stessa e come scopo a cui volgersi, diviene il campo della frantumazione e della dispersione, proprie alla molteplicità esteriore, contrapposta all’unità e alla concentrazione dell’essere interiore. Nel suo risuonare nell’anima e nell’afferrare il sentire, l’apparire consuma e oscura la vitalità spirituale, erode e paralizza le forze del volere. Alla presa illegittima dell’apparire, l’asceta si sottrae, svincolandosi, “morendo al secolo” – come dice un antico testo ermetico – ossia al mondo, pur rimanendo attivo, cosciente e sensibile nel mondo. È un morire al passivo e involontario assenso che il nostro essere istintivo, “naturale”, “normale”, vorrebbe dare, come in passato, ai valori irreali dell’apparire del mondo, che non è il mondo.

Abbandonata la riva falsamente rassicurante dell’antico modo di esistere, che ora, in conseguenza di questa voluta morte dell’essere apparente, si realizza vuoto e inconsistente malgrado le sue molte lusinghe, ci si inoltra a guadare una perigliosa corrente, e si avverte la necessità di conquistare, con fatica e lotta, nuovi valori e nuove, meno peregrine, certezze. Con la lena di chi tende ad una mèta fortemente anelata, si moltiplicano gli sforzi che, procedendo nel cammino, crescono in numero, intensità e durata, e arrivano a coinvolgere tutto l’essere cosciente. È mutata alquanto la visione del mondo e della vita, e i nuovi valori, ai quali si fa riferimento, sono il risultato di duri sforzi, di aspre lotte, di insistenza tenace oltre ogni sconfitta, oltre ogni inevitabile fase di oscurità e di aridità. Tutto ciò fa procedere per un lungo tratto nel cammino. Poi vi è l’arresto e nuovamente la crisi.

La crisi che sopravviene sembra non abbia possibilità di superamento, in quanto sopraggiunge allorché nell’ascesi – sempre che non ci si sia risparmiati, ovvero non si sia seguita la via egoica – si sono esaurite tutte le forze delle quali si disponeva, ed anche i valori, conquistati a prezzo di dedizione e sforzo, mostrano di essere, a questo punto, anch’essi contingenti e relativi. Per quanto preziosi, anzi assolutamente necessari, si siano dimostrati nel cammino sino ad allora percorso, essi ora mostrano la loro relatività e provvisorietà e, per quanto siano stati utili nella loro trascorsa funzione, oramai esaurita, si rivelano adesso incapaci di farci superare il sopraggiunto limite che ci arresta. Per quanto si continui con ostinata tenacia nell’ascesi, ci si avvede che, continuando così, non si procederà oltre. Ci si senti di fronte ad un abisso che non si riesce a varcare, ad una parete di impenetrabile roccia che non si riesce a superare. Tutto ciò può condurre alla disperazione. Si è coscienti che non si può tornare indietro, che il sentiero percorso è franato o scomparso alle nostre spalle e che questa crisi, qualitativamente diversa dalla precedente, è, come quella, decisiva e altrettanto pericolosa. Se prima si trattava di “morire al mondo”, ora si tratta di “morire a se stessi”, e questo è qualcosa che costa moltissimo, perché si tratta di morire non a un mondo profano e fatuo, del quale si scorgeva la vacuità, bensì a quanto ci siamo duramente conquistati, a quanto è diventato “noi stessi”, al prezzo di superamenti, sforzi, rinunce.

Ancora una volta è necessario essere completamente sinceri con se stessi e riconoscere che i “valori” conquistati, ai quali facevamo riferimento, e la visione del mondo, della vita, di se stessi, alla quale ci eravamo sforzati di giungere, erano quello che, partendo da ciò che eravamo all’inizio del cammino – ossia limitatamente coscienti e solo parzialmente mutati – eravamo in grado di concepire. Ma era, tuttavia, un modo di concepire, di intuire la mèta e il cammino ancora “umano”, ossia ancora soggettivo e provvisorio. Abbiamo detto che la crisi iniziale è importante, perché essa è il principio, ossia il modello, l’archetipo della necessaria trasformazione interiore. Il suo sopraggiungere non era stato da noi voluto: era un dono del Cielo e del Destino. Ma ad esso possiamo sempre di nuovo richiamarci. La sua azione di dissolvimento dell’apparire e del contingente in noi, possiamo audacemente volerla. Possiamo, rovesciando gli appoggi ai quali ci aggrappiamo, aprirci coraggiosamente all’assolutamente nuovo, all’ignoto, ancora inconcepibile, ma presentito necessario e reale.

Per cui di fronte allo spalancato abisso che ci blocca, alla impenetrabile roccia che ci arresta, possiamo, rivolgendoci al Mondo Spirituale, alla Suprema Potenza che regge i destini degli uomini e del mondo, chiedere che venga suscitata in noi l’intuizione vivente del compito che ci attende e che è necessario affrontare. Questa richiesta, meditata, a lungo ripetuta, intensamente sentita, appassionatamente rivolta al Cielo, con sincerità, con slancio, con coraggio, con disperazione, può suscitare la percezione lucida dell’azione interiore richiesta al superamento dell’abisso. Può essere donata l’intuizione o la consapevolezza di quanto prima necessariamente ci sfuggiva, perché non avevamo le forze per concepirlo, e che ora si presenta in tutta la sua concretezza. Quanto intuito, se accolto con coraggio e venerazione, diviene una forza agente, trasformatrice della nostra interiorità e del Destino.

Per impreviste e imprevedibili vie, a questo punto, la vita porta incontro al cercatore compiti e prove talvolta estremamente dure, che trasformano l’esistere in un insonne lottare contro la morte, nel quale l’accelerazione degli eventi non permette piú la stasi inerte, propria alla via egoica.

Questo lottare esige la consapevolezza che la Via non è per noi, ma per il Divino, che il superamento della nostra soggettività, mai esaurito e definitivo, ci apre alla possibilità di fare coraggiosamente nostri – in libertà e per amore – i fini dello Spirito, che il sacrificio del transitorio e dell’effimero, nella visione del mondo e di noi stessi, accende nelle nostre anime il fuoco celeste, la folgore che, percuotendola, dissolve la “natura” inferiore e la riplasma secondo il Logos, che la nostra anima “ignificata” può tuffarsi nell’apparire e riconsacrare ogni aspetto della vita e dell’esistere. Questa trasformazione interiore può portare ad incontrare grandi difficoltà, di fronte alle quali inizialmente ci si potrà sentire non adeguatamente preparati. Potrà portare ad una involontaria solitudine, anche esteriore, per l’intensità e la rapidità degli eventi che violentemente possono irrompere inaspettati nella nostra vita. Potrà portare persino ad una anche troppo prevedibile incomprensione, da parte di molti, rispetto a scelte e ad azioni che rispondono a richieste imperiose degli eventi, e che possono condurre ad un agire tempestivo e talvolta ‘fuori’ rispetto alla conformità alle regole convenute: quindi ‘problematiche’ di fronte alle “abitudini” mentali e morali proprie ad una “normalità” irrigidita, che paventa e resiste di fronte ad una trasformazione radicale.

SCIENZA DELLO SPIRITO
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