L’ARCHETIPO-OTTOBRE 2025
Anno XXX n. 10
Ottobre 2025


Anno XXX n. 10
Ottobre 2025




AUREO SIGNORE DELLE FOLGORI
(29 SETT. 2024)
1/18071
SILENZIO LUMINOSO DELLA GIOVENTU’
EMERGONO DENSE NEBBIE DALLE SPINE DORSALI
E ALEGGIA IN ESSE:
OLTRE ALLA BLASFEMIA SOLFUREA:
OLTRE ALLA NEGAZIONE DEL COSMICO E DEL SOVRUMANO:
OLTRE ALLA VOLONTÀ PUERILE DEL BESTEMMIARE:
IL PARLOTTIO AUTOMATICO DEL SENZA PENSIERO.
I PESANTI VIRGULTI DELLO ZOLFO OPACIZZANTE.
MA PER DECIFRARE E VIVERE E DISVELARE TUTTO CIÒ:
OCCORRE CHE IN ALTO L’IDEA POSSA SFIORARE
L’ELEMENTO UNITIVO CHE È INDENNE E LIBERO.
OCCORRE TANTA IMMATERIALITÀ CHE POSSA
TAGLIARE IL DENSO E LIBERARSENE.
LA VOLONTÀ CHE PERSEGUE E SOSTIENE L’ATTO DELLA SINTESI:
PUÒ SFIORARE IL CONSACRARE.
– TANTA INTENSITÀ DA PERCUOTERE UN INFERNO –
SI RACCOLGONO ESSENZE INCONTAMINATE
OVE L’ALTO UNIRE MANTIENE L’EVIDENZA
DI UN SIGNIFICATO CHE È IL CUORE DELLA SINTESI.
AVE LONTANISSIMA FOLGORE
INTERNA AL POTERE LOGICO DELL’INTELLIGENZA.
OVE LA SANITÀ ALBEGGIA NELLA LUCE ESTREMA DEL RICORDO E CREA.
ATTO DELL’ASCESI IN CUI PUÒ RINNOVARSI IL COSMO MORALE
E PUO’ RINVERDIRE IL SILENZIO IDEALISTICO
DELL’ETERNA GIOVENTÙ.
OVE L’ESSENZA DELLA FOLGORE È OPERATIVA PRESENZA SOVRUMANA
POICHÈ VI È CHI SPERIMENTA LA SOLA VERITÀ
NEI CIELI DELL’IDEA.
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2/18072
NEL FUOCO DELL’IDEA
ZOLFO CARNEO DELL’ELASTICO INSUPERBIRE
NEI MEANDRI DELLA BASSA CEREBRALITÀ
IN CUI LE ENERGIE CORPOREE SONO ANIMATE
DA UNA SUBUMANA INTELLIGENZA CHE BRAMA IL CAOS.
MANDRIE DI INSUPERBITI NEL NULLA ANIMICO
IN CUI NON VI SONO SENTIMENTI
MA SOLO TENACI LAMPI DI MALIGNITÀ VOLITIVA.
NELLA SPONTANEITÀ DEI SENZA IO.
LA VOLUTTÀ DEL LACERARE A TRADIMENTO
SUPERA DI MOLTO LE RECITATE APPARENZE UMANE
ORMAI PALESEMENTE INCRINATE E CROLLATE E ABBANDONATE.
I SERVI MAGGIORI DI ARIMANE
NON HANNO PIÙ RITEGNO
E INFRANGONO I LIMITI DEL SEMPLICE MENTIRE
MOSTRANDO INFINE LE PROPRIE INFERNALI DEFORMITÀ.
MA È SOLO LA DEBOLEZZA CHE LI SPINGE A DISVELARE QUANTO NASCONDEVANO NELLA PERFIDIA MILLENARIA.
LA MOSTRUOSITÀ RESA PALESE
PERDE PROSELITI NEI CUORI DELLE GENTI
E NON PUÒ PIU’ FARE TENDENZA.
NON PUÒ PIÙ CONVINCERE MENTENDO.
UNA MISTERIOSA LUCE CONSUMA I MOSTRI
E LI SPINGE ALLA DISFATTA.
IN ALTO
FRA LE FORZE FORMANTI
CHE PLASMANO I DESTINI
SI CREANO SQUARCI DI VIVENTE VERITÀ
CHE APRONO BRECCE FRA LE MURA DEL MENTIRE.
POTENZE UNITIVE NELL’ALTO PENSARE
ATTUATE IN PIENA LIBERTÀ
PERMETTONO DI OPERARE VIVENTEMENTE OVE NON ESISTONO OPINIONI
MA SOLO VOLUTI ATTI DI LUCIDITÀ NEL RICORDARE.
FRA LE PURE ESSENZE DEL LOGICO BENE.
E IL MENTIRE È DISSOLTO O CONTRASTATO
OVE PRIMA OPERAVA SOLITARIO E DOMINANTE.
FOLGORE E FERRO CELESTE
POSSONO MINIMAMENTE RECIDERE
LE RADICI DEL MALEDIRE
IMPRIMENDO LA PURA ESSENZA LOGOS.
POTENZE DELLA SOLA VERITÀ
CHE È ANCHE UN VALORE OPERANTE :
PREPARANO ARMONIE E LE IMPRIMONO.
NEL FUOCO DELL’IDEA VOLUTA CONTEMPLANDO.
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3/18073
VALORE OPERATIVO
IL TEMPO IL FUOCO L’ORO LA SPERANZA.
IL TEMPO RISALITO NEL FUOCO DELL’IDEA
E’ ORO CHE RIACCENDE LA SPERANZA
POICHÈ IN ALTO SFIORA I PALPITI DI FORZE
CHE PRECEDONO I DESTINI
E NE INTACCANO I VELENI.
RISANANDO.
SPIRE RAGGELANTI NEI SOLFUREI MARI
DEL PULVISCOLO CHE ODIA ENERGIZZANDO:
VENGONO SQUASSATE DALL’URTO DELL’ALTO UNIFICARE NEL PENSARE CHE GIUNGE A FARSI ESSENZA DI UN SEMPLICE RICORDO.
NEGLI APICI IN CUI LA SINTESI VOLUTA È MANTENUTA:
È VERITÀ
PUREZZA
EDIFICAZIONE DI POTENZE.
GLORIA.
STRENUO L’OPERARE INNANZI AL PROFONDO OTTENEBRARE:
OTTIENE COMUNQUE VITA DI VERITÀ REALE E AGENTE.
NEL CUORE DEL SANARE E DEL RIEDIFICARE.
ED È AUREO SUGGELLO DI VITA SOVRAMENTALE NELL’AURA INTELLETIVA DELLE GENTI.
E LA VITA DELLE SENSIBILITÀ INTERIORI
CHE È DIRE LA VISTA PROFONDA DELLE ANIME
NELL’INTENSISSIMO RIUNIRE LE EVIDENZE DELL’IDEA:
PALPITA NEL RISORGERE E NEL RETTIFICARE AUREO DELLA VERITÀ
CHE È VALORE OPERATIVO.
IL SOLO FONDAMENTO.
L’ULTIMA FRONTIERA LOGICA
IN CUI È PRESENTE L’ESSENZA LOGOS
DELL’AUREA INTELLIGENZA.
FOLGORE ARCANGELICA
E CUORE DI METEORA.
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SINCERI NEL VIVENTE
OVE LA MALVAGITÀ È PROFONDA
ED È UNA CORRENTE ESTRANEA ALLA COSCIENZA DELL’INDIVIDUO:
LÀ FRA IMPERCETTIBILI SFUMATURE
DILAGANO POTENZE CHE PRECLUDONO L’ACUME
E L’INTELLIGERE VERO.
A CIÒ NON VI È ARGINE NÈ DIFESA
SE NON LO STRENUO AGIRE NEL CENTRO DELL’ASCESI.
NEL CUORE DELLA SINTESI.
OVE L’ATTO COSCIENTE CONTEMPLA IL PROPRIO
UNIRE I SIGNIFICATI DELL’ANALISI.
NEL CENTRO DEL CONTEMPLARE:
AVVIENE IL DENUDARSI DELLA MENZOGNA
CHE ALTROVE
– AI BORDI DELLA COSCIENZA –
ESTRANEA OSTILE E PERSISTENTE
IMPONEVA NUOVE SENSIBILITÀ PERVASE DA POTENZE DEL NEGARE.
POTENZE – FORZE – CHE NON ERANO ARGOMENTI
NE OPINIONI MA ESTRANEE – SUBUMANE – BRAME.
PULVISCOLO DI ENERGIE
IL CUI SCOPO È OCCLUDERE E PARALIZZARE
OGNI LUCE MORALE.
IMMALVAGENDO.
MENTRE IL FARFUGLIARE CEREBRALE
OSTRUIVA OGNI CONCEPIRE SECONDO VERITÀ.
L’ATTO DELL’ASCESI
IN VARIO GRADO E MISURA
LACERA TUTTO CIÒ.
REIMMETTE LÀ OVE L’ACUME
PER POTER PENSARE NEL CUORE DELLA SINTESI:
OSSIA PER POTER MANTENERE PRESENTE
UN SIGNIFICATO PRIVO DI PAROLE MENTALI:
DEVE MANIFESTARE FEDELTÀ COSCIENTE
ALL’ESSENZA LOGICA RICORDATA.
AZIONE DI VOLONTÀ NELL’ESTREMO PENSARE
CHE OTTIENE DI REINNALZARE I LIVELLI DI PENSIERO.
ALLA LUCE DEL LOGOS.
A TAL PUNTO PERENNEMENTE
RISORGE IL LIVELLO MORALE
DELL’ESSERE SINCERI NEL VIVENTE.
SULL’ONDA DELLA VOLONTÀ
CHE PUO’ FINALMENTE CONSACRARE.
OVE LE FIAMME DELL’ARCANGELO
REINNALZANO IL PENSARE
E LO PORTANO AD AGIRE
QUALE FORZA DIRETTA DELL’ETERICO SOLARE.
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5/18075
FERRO INCORONATO
LA MISERIA DI ANIME RAPPRESE NEL CREPUSCOLO
INTRALCIA L’OPERARE DEL VIVENTE AUREO.
IL CREPUSCOLO È LA STASI DELL’ACUME.
LA PARALISI DIALOGANTE IN CUI MASSE DI PAROLE MENTALI IN URTO FRA LORO
SI ACCALCANO MOSSE SOLTANTO DALL’OPACO CAPRICCIO DEL MOMENTO.
TEMPESTE DEL FARFUGLIARE CEREBRALE
IN CUI ANNEGA E SOFFOCA
L’ANELITO PROFONDO DELLE ANIME.
ANELITO CHE NON TROVA CONCETTI E IDEALI
ATTI A FARLO RICONOSCERE.
ANIME SPLENDENTI NON TROVANO CONTATTO
CON L’ESSERE PENSANTE DELLA LORO INDIVIDUALITÀ PERSA NEL CHIACCHIERICCIO CEREBRALE.
PICCOLE E GRANDI MALIGNITÀ CEREBRALI
PERCORRONO I SENTIERI DELL’INTELLIGENZA
E LA SPENGONO.
MANCANO GLI ESEMPI
E LE GRANDI VIE VERSO L’ASSOLUTO.
NEL CENTRO DI TALE PROLIFERARE DI OTTUSITÀ
E BLASFEMIA CEREBRALE:
SOLO L’ATTO DELL’ASCESI
PUÒ OTTENERE L’IMPOSSIBILE RISVEGLIO.
STRATI E STRATI DI ANIME BANALI
POSSONO OTTENERE ATTIMI DI ASSOLUTO
SE UN MINIMO DI LUCE ETERICA È RIACCESO.
SE UN MINIMO LAMPO SOVRAMENTALE
SQUARCIA I PLUMBEI ORIZZONTI
E LI SOVRASTA.
AVE NELL’AURORA PALPITO DI LUCE SOVRUMANA
CHE GIUNGE OVE L’IMPOSSIBILE ATTESO:
PER ATTIMI PERCORRE I SENTIERI DEGLI UMANI.
REINNALZANDO I CIELI DELLE SENSIBILITÀ INTERIORI.
FOLGORE CHE – IMPREVISTA – APRE LA VIA
AI NUOVI CONTORNI DELLA MERAVIGLIA
IN CUI È RIPOSTO IL SACRO.
SOLE DEL RITO D’OCCIDENTE
CHE PUÒ TRAVOLGERE GLI INFERNI GLOBALISTI.
ARA DEL SIGNORE DEL FERRO INCORONATO
NELL’ORO VIVENTE DELL’ARCANGELO.
ALTARE DELL’ASCESI CHE GIUNGE A FARSI RITO.
OVE IL PENSARE È ATTO SOVRUMANO
CHE RIEDIFICA IL SOLARE.
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HELIOS FK AZIONE SOLARE
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Al termine del secolo XVIII, da condizioni fondamentali diverse da quelle in cui oggi viviamo sorse da sostrati profondi della natura umana l’aspirazione verso una nuova costituzione dell’organismo sociale. Si proclamarono allora, come segnacolo di questa nuova costituzione, le tre parole: Fratellanza, Uguaglianza, Libertà. Ognuno di noi che abbia meditato o meglio sofferto il problema sociale, non può non aver sentito, davanti a questo motto, il piú vivo anelito, misto però a strani sensi di ripugnanza. Come non sentire, per esempio, la piú forte attrazione per tutto ciò che è fraternità fra gli uomini? Eppure, se siamo sinceri, dobbiamo riconoscere che nella vita vissuta, nella vita sociale attuale, vi sono, al raggiungimento di questa fraternità, barriere che i diritti della nostra individualità non ci consentono di abbattere. Cosí pure le esigenze della giustizia gridano ad alta voce nella nostra coscienza i diritti all’uguaglianza tra gli uomini; eppure quale problema piú insolubile, che quello di armonizzare, in molti casi, l’uguaglianza con la libertà individuale? Vi è in ciascuno di noi qualche cosa che sentiamo non essere uguale a qualche cosa che è negli altri, e che nella sua eterogeneità domanda libertà di manifestazione al di là di qualsiasi giogo livellatore. Sono contraddizioni cosí profonde e stridenti, che possono veramente portare alla disperazione un’anima che sia viva e abbia palpiti non solo per ciò che la colpisce individualmente, ma per tutto ciò che riguarda l’umanità intera. Eppure sarebbe falso disperare di noi e crederci inumani o perversi appunto quando ci sentiamo soffrire di tali contraddizioni. È precisamente allora che la nostra profonda e completa umanità fa meglio valere i suoi diritti. Tali contraddizioni esistono veramente nella vita vissuta e sono pienamente giustificate.
L’uomo è un’unità; ma è un’unità assai complessa. Se noi guardiamo alla sua individualità interiore dobbiamo riconoscere ch’essa consta, per cosí dire, di tre grandi sfere fondamentali, che non si possono confondere l’una con l’altra: quella del pensare, del sentire e del volere. E se ogni individuo, dapprima per educazione altrui, poi per auto-educazione, non sa prendere in mano le redini di se stesso e assegnare a ciascuna di queste tre sfere il suo campo d’azione e i suoi limiti, ne deriva la piú grande disarmonia nella vita interiore dell’uomo, disarmonia che porta con sé tutte le debolezze, gli scetticismi e le nevrastenie, per non nominare il peggio, che sono oggi all’ordine del giorno. Cosí il non riconoscere che queste tre sfere dell’individualità umana corrispondono a tre sfere dell’organismo sociale, altrettanto diverse tra loro, e il non assegnare a ciascuna il suo campo d’azione e i suoi limiti, porta alle disarmonie sociali, alle crisi, alle scosse rivoluzionarie in cui il mondo attuale si dibatte. Il nostro organismo fisico, che è soggetto alla sapienza primordiale di madre Natura, mostra ben altra sapiente spartizione di funzioni da quella che noi abbiamo finora saputo coscientemente introdurre, sia nel nostro organismo morale individuale, sia nel nostro organismo sociale. Nel nostro organismo fisico noi vediamo tre sistemi, operanti simultaneamente, l’uno accanto all’altro, ma ciascuno con una certa indipendenza, e precisamente: l’organismo della testa che comprende la vita dei sensi e dei nervi; l’organismo del petto, che comprende la respirazione, la circolazione del sangue, e tutto ciò che si manifesta con atti ritmici; e finalmente, tutto quel complesso di organi e di attività connessi con il ricambio della materia. E noi vediamo come questi tre sistemi della testa, della circolazione e del ricambio, riescono a mantenere il funzionamento generale dell’umano organismo, appunto perché operano con una certa autonomia, perché non esiste un assoluto accentramento nell’organismo umano, e ciascuno di questi tre sistemi ha un rapporto speciale, per sé stante, con il mondo esterno: il sistema della testa per mezzo degli organi di senso, il sistema del petto per mezzo della respirazione, e il sistema del ricambio per mezzo degli organi della nutrizione. Che cosa avverrebbe nel nostro organismo fisico se il cervello volesse digerire, lo stomaco respirare, il polmone pensare ecc., o se queste funzioni venissero compiute confusamente da tutti e tre i sistemi fusi insieme? Eppure quest’idea cosí grottesca noi la mettiamo in atto nella nostra unità statale, dove le funzioni sociali che corrispondono analogicamente alle funzioni fisiche suddette, vengono compiute nella piú caotica confusione, con i bei risultati che tutti possiamo constatare. Perché non imparare da madre Natura come un organismo debba funzionare per avere possibilità di vita sana, e come da una savia scissione di funzioni possa derivare da sé, come risultato, una superiore armonica unità?
Nell’epoca attuale, in un organismo sociale sano la grande sfera della vita economica, che comprende tutto ciò che è produzione, scambio e consumo di merce (e non deve comprendere altro che questo) dovrebbe essere interamente separata dall’altra, radicalmente diversa, che è quella dei diritti, dei rapporti di giustizia che devono intercedere tra uomo e uomo, indipendentemente da tutto ciò che è produzione, scambio e consumo di merce; e, distinta da queste due, dovrebbe agire in piena autonomia una terza sfera che comprende invece tutto ciò che ha origine dalle facoltà individuali dei singoli uomini. In tre grandi organi fondamentali collaboranti, sí, ma in piena autonomia l’uno dall’altro, dovrebbe essere suddiviso oggidí l’organismo statale per avere possibilità di vita sana e inconturbata: la vita economica, la vita politica e giuridica, e la vita spirituale. In quest’ultima deve dominare la libertà. Qui lo spirito umano, sia esso quello di un umile lavoratore che escogita il modo di far funzionare un congegno, oppure quello di Galilei dinanzi alla lampada oscillante, deve esser solo di fronte al suo dèmone (per dirla con Socrate), al suo Genio; e una vera ispirazione non potrà mai aver luogo se non nella piú assoluta libertà. Ma appunto per ciò tutto quello che scaturisce dalle sorgenti dello spirito umano deve anche fluire dentro l’organismo sociale nella piú piena libertà, senza restrizioni di sorta né da parte della vita economica, né da parte dello Stato. Quando invece scendiamo alla zona intermedia, là dove devono venir stabiliti e amministrati i diritti degli uomini come uomini, cessa il regno della libertà e comincia quello dell’uguaglianza. Sí, vi è una zona nella quale chiunque porta effigie umana è veramente uguale al suo simile. Questa è la sfera della giustizia, dove uomini e donne, vecchi e giovani, (non si parla naturalmente di bambini), ricchi e poveri, lavoratori di testa e di braccia, hanno l’identico diritto di voto; poiché qui non si trattano questioni per le quali occorre una speciale competenza, bensí questioni d’interesse generale umano; e qui l’uguaglianza è al suo posto. Ma nella terza zona, dove si provvede alla produzione, allo scambio e al consumo di merci, la libertà porterebbe al caos, l’uguaglianza all’assurdo. Qui invece è al suo posto la fraternità; e cioè la fraternità dell’associazione, sulla quale soltanto può fondarsi un lavoro proficuo per la collettività; l’associazione tra i lavoratori di una stessa azienda, delle varie aziende tra loro, dei produttori con i consumatori e cosí via.
Considerati sotto questo punto di vista, i tre ideali di libertà, uguaglianza, fraternità manifestano il loro valore effettivo. Se in una forma sociale astrattamente centralizzata portano a inestricabili contraddizioni, in un organismo sociale sano, suddiviso nelle sue tre grandi sfere fondamentali, ognuno di quei tre ideali darà ad ognuna delle tre sfere la forza e l’ispirazione ch’essa particolarmente richiede, e soltanto cosí potranno cooperare insieme in maniera feconda.
Della necessità di questa tripartizione dell’organismo sociale e del modo come introdurla a poco a poco nei singoli organismi statali ora esistenti, a seconda dei bisogni particolari di ciascuno, cosí che nulla vada perduto di ciò che è preziosa conquista del passato, tratta il libro di Rudolf Steiner I punti essenziali della questione sociale nelle necessità vitali del presente e dell’avvenire, la cui lettura raccomandiamo vivamente ai nostri lettori, essendo questo cenno assolutamente inadeguato a darne un’idea. Diceva il Giusti: «Il fare un libro è meno che niente / se il libro fatto non rifà la gente». E aveva ragione. Ma, conveniamone: perché un libro possa rifare la gente, occorre pure che questa sia disposta a fare lo sforzo necessario per mutare le proprie idee abituali, comode come le vecchie scarpe; che sia disposta ad accogliere le idee nuove, a studiarle e meditarle con la propria testa, a cimentarle al contatto con la vita vissuta; ad offrir loro, insomma, quella materna elaborazione che la terra dà al seme, e senza la quale nemmeno il granello piú turgido di vita può germogliare.
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Lina Schwarz, La tripartizione dell’organismo sociale secondo lo Steiner, in «Bilychnis», Rivista di studi religiosi edita dalla Facoltà della Scuola di Teologia Battista di Roma, agosto 1920, anno IX, f. VII, vol. XVI.2
Per gentile concessione de L’Archetipo
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Sulla questione dell’avvelenamento di Rudolf Steiner al ‘Rout’ svoltosi la sera del 1° gennaio 1924, vi è la triplice concorde testimonianza, in primis della stessa Marie Steiner, poi di Ilona Schubert-Bögel e di Lidia Baratto Gentilli.
Il suddetto episodio criminale si inserisce nella feroce e serrata lotta – una vera guerra senza quartiere – che la Parte Avversa decise attuare contro la persona di Rudolf Steiner e la sua corrente spirituale.
Per attuare con efficacia tale guerra venne inviato ad Arlesheim come parroco un sacerdote di nome Max Kully, il quale non si ritrasse di fronte ad alcuna mala azione nei confronti del Dottore, diffondendo le calunnie più inverosimili, e facendo opera di vasta diffamazione contro di lui. E ad un certo dalle parole la Parte Avversa passò ai fatti: prima serie di minacce velate o aperte sui giornali stessi di Basilea, nei quali si avvertiva Rudolf Steiner di stare bene attento a che “una ‘scintilla spirituale’ non mandasse in cenere il Goetheanum”, alle quali seguì una riunione della locale Lega Cattolica, diretta dal suddetto Max Kully, la sera prima dell’incendio del Goetheanum alla Taverna Ochsen di Arlesheim, nella quale furono pronunciate alte minacce contro il Goetheanum e lo stesso Rudolf Steiner.
Nel pomeriggio del giorno dopo – ed abbiamo la testimonianza scritta di Ilona Schubert-Bögel che vide salire sulla colina di Dornach un membro attivo di tale Lega, di nome Jakob Ott, di professione orologiaio, il quale in precedenza si era infiltrato – con la doppiezza tipica ellai “jesuitica schola” – nella Società Antroposofica. Ilona Schubert disse a sua madre,che l’accompagnava: “Cosa ci viene a fare costui quassù?”, ed ebbe un brutto presentimento. In effetti, costui agì come incendiario, e il suo scheletro calcinato fu trovato, assieme ad oggetti personali che la famiglia riconobbe, tra le macerie incenerite del Goetheanum.
Vi fu – sempre ad opera della Parte Avversa – il tentativo dopo la prima guerra mondiale di staccare gli stati tedeschi cattolici e di unirli all’Austria ultracattolica, al fine di ricostituire il Sacro Romano Impero della Nazione Tedesca. Tale tentativo viene riferito dallo stesso Dottore all’interno della Scuola esoterica, invitando i membri della medesima alla massima vigilanza. Nella stessa occasione Rudolf Steiner riferisce che, per realizzare un tale nesfasto e nefando progetto, i loro ideatori vedevano necessario lo spazzar via la Società Antroposofica, la neonata Christengemeinschaft, e l’eliminazione fisica di Rudolf Steiner stesso. E ci sono anche i riferimenti documentari di una tale lucida e cinica follia. Discorsi esattamente simili venivano fatti in Italia una venticinquina d’anni fa dall’integralista cattolico, ‘maître-à-penser’ di Alelanza Cattolica e della Lega Nord, Gianfranco Miglio, ossia unire Baviera, Austria e Italia del Nord sotto una restaurata monarchia asburgica. Come diceva quel ottimo paganaccio impenitente di Arturo Reghini, l’immonda belva d’Oltretevere perde il pelo ma il vizio, quello no!
Ed infatti – ad ulteriore conferma della “invarianza del metodo” – così scrive, nella nota biografica su Reghini, Giulio Parise, suo amico, riferendo eventi dell’epoca del Gruppo di UR: “e poi venne in abito talare l’agente provocatore della mai troppo infamata compagnia, che fu a un pelo dal salvare l’anima di Arturo Reghini e mia a colpi di rivoltella”.
Non vi fu – a mio parere – “ispirazione” proveniente dai Palazzi chiusi dalle Mura Leonine: vi fu un preciso ordine omicida per quel che riguarda l’incendio del Goetheanum a San Silvestro del 1922, e ordine omicida fu impartito dalla stessa fonte mandante per l’avvelenamento Di Rudolf Steiner, che, pur non riuscendo interamente nell’intento, fu un colpo fortissimo contro la vitalità del Dottore. Anche se a trascimarlo alla tomba furono poi decisivi l’imbecillità, la faciloneria, il pressappochismo, la mancanza di serietà, i tradimenti, gli errori e le colpe degli stessi antroposofi.
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