ALFRED MEEBOLD

CONFERENZA DI ALFRED MEEBOLD

(Nota introduttiva. Questa conferenza, venuta in possesso di un nostro gentile e affezionato lettore, porta qualche refuso nel dattiloscritto, refusi che noi, nella trascrizione abbiamo voluto correggere in minima parte, quelli più ovvii, però lasciamo il resto com’è, perchè prendere appunti durante un conferenza apporta sempre qualche rinuncia alla scorrevolezza del testo, e vogliamo rispettarne l’originalità. Ringraziamo di cuore dunque il sig. Giovanni Fravili che ha desiderato condividere il documento con i lettori di Ecoantroposophia.)

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Gli Elohim sono Spiriti della Forma. Occupano il terzo posto nella seconda Gerarchia formata dagli Spiriti della Saggezza, del Movimento, della Forma. Sono gli Elohim che dall’antico Sole portano abbasso l’impulso, come mostrai ieri sera, e danno perciò alla terza Gerarchia l’ispirazione a formare sul modello degli archetipi. Ecco perché, durante l’epoca dell’antica Luna formano tra loro una collaborazione basata sulla loro comprensione della vita nell’antico Sole (etere). È dunque una collaborazione che vuol mantenere per tutta l’ epoca lunare, questa integrità dell’impulso etere, come l’hanno preso dal Cristo sull’ antico Sole. Questa integrità di vita sull’antico Sole è sintetizzata nel numero sette, ed il Dottore ci dice che il numero degli Elohim è sette.

Bisogna ricordare che questi spiriti della Forma sono individualità di cui ciascuna ha il suo particolar modo di ricevere l’impulso Cristo, non sono uguali, ma sono in armonia nel modo di seguire il piano divino del Cristo e di sorvegliare la vivificazione della vita nell’etere astrale. Si può dire rappresentano una unità intera in quanto a volontà  e vita ma non nel modo di attuarle. Sull’antica Luna si è formata l’ astralità e qui l’ attività degli Elohim si sarebbe formata se l’umanità non avesse dovuto passare sulla terra a quel nuovo impulso per il quale doveva esse individualizzata.

Quando giunge quest’epoca una differenziazione comincia a manifestarsi. Gli Elohim ricevono l’impulso a dotare l’umanità dell’ Io (Io non la manifestazione dell’ Io). Come lo faranno? Essi appartengono alla seconda Gerarchia, si dovrebbe immaginare logicamente che l’Io che esse danno all’umanità corrisponda alla qualità solare a cui essi appartengono. Sarebbe un Io che apparterrebbe al Cristo nella sua qualità di Figlio sul Sole. Ma non è così. Gli Elohim non si regolano sul fatto che appartengono al Sole, ma sul fatto che questa umanità che dovrà essere individualizzata riceve l’ Io sotto l’impulso di Lucifero, già preparato astrattamente dalla terza Gerarchia; Cristo nella sua qualità di Spirito Santo.

È l’impulso di Cristo sull’antica Luna, non sull’ antico Sole. Si arriva così a un concetto dell’ Io  che sarebbe l’ Io dell’ umanità dello Spirito Santo o in corrispondenza all’impulso del Cristo entro la terza Gerarchia. Questo Io dell’ umanità si appoggerà sugli Angeli, Arcangeli e Arcai fin ché sarà in sviluppo nell’ umanità e nell’ uomo; più tardi sarà non ristretto a queste ma in contatto con queste. Tale questione entra nella nostra considerazione. Possiamo andare più oltre. Queste questioni verranno con quelle di Caino e Abele, col dramma di Steffen.

Una leggenda dice che Adamo prima di essere il marito di Eva aveva avuto un’ altra moglie, Lilith, l’aspetto femminile di Lucifero. Un’ altra leggenda dice che Eva prima di Adamo ebbe un’ altro marito: il primo Eloha. Riuniamo queste due cose e comprenderemo meglio. Eva è la questione interessante. Adamo prima di essere con lei, ha un’ esperienza di ciò che è femminile per mezzo di Lucifero; riconosce di essere maschile, lo riconosce lucifericamente, cioè puramente e castamente. Eva deve riconoscere di essere femminile non per mezzo di Lucifero ma per mezzo del più alto degli Elohim. Riconosce di essere femminile attraverso la vita solare che è amore puro e saggezza; il risultato è un figlio che si chiama Caino, non figlio di Adamo ma del più alto degli Elohim. Tale figlio avrà in sé l’ eredità del padre e dovrà conoscere la vita nel suo aspetto solare coscientemente non attraverso il padre o la madre ma attraverso sé stesso, nel suo proprio Io. Il padre gli dà questa volontà. Poi si uniscono Adamo ed Eva. Allora Eva non può più rivolgersi al più alto degli Elohim, si entra nella corrente luciferica vera e si produce qualche cosa fra gli Elohim.

Siamo sulla Terra nella qualità solare. Gli Elohim discendono con l’ umanità, con l’ involuzione, ma uno, il primo, discende di più; dal Sole va sulla Luna: È Jahvè. L’ultimo rimane dov’è, è il più alto Elohim di cui non si sa il nome. I cinque rimangono normali; uno è anormale discendendo Jahvè, l’altro è anormale nel senso più alto. Abele nato da Adamo ed Eva, ha regolare sviluppo. Avrà direzione verso Jahvè sulla Luna. Ecco perché Jahvè opera nello Spirito Santo essendo di contrappeso a Lucifero. Abele non cede a Lucifero; molto meno vuol andare a conoscere la vita solare attraverso l’io terrestre, vuol conservare il connesso con Jahvè. Caino ignora Jahvè, non vuole un contrappeso con Lucifero che gli offre occasione di salire; fumo in alto (Abele), fumo lungo la terra (Caino), fumo del sacrificio ed egli commette il delitto, contro la vita per conoscere la vita, si associa con le forze che più tardi sotto Arimane saranno forze di morte; collera. Assassina Abele e così Adamo si mette in connessione e deve discendere verso Arimane; ecco perché la leggenda lo condanna ad andare nel centro della terra con Arimane e con gli Elohim. Jehova s’ è fatto lunare; il più alto Eloha si è fatto solare, gli altri cinque sono frammezzo.

Noi siamo partiti da una domanda: se possiamo stabilire un rapporto con il più alto che con la terza Gerarchia. Possiamo stabilire  un rapporto col più alto Elohim che si porterà sul Sole.  Sviluppo del Sé spirituale.

Come avviene la redenzione di Abele e Caino?

Abele in noi è Luciferico.

Abele e Caino non sono uomini nel nostro senso; il loro dramma non è terrestre ma astrale quindi è astrale tutto quello che da loro segue. Caino continua, Abele non ha avvenire. Ciò che Caino produce è lavoro della terra; arti e mestieri. Caino produce nell’ astrale per preparare l’uomo a ricevere Arimane sulla Terra. Senza l’azione di Caino non si può conoscere Arimane, né il Cristo risorto né l’ arimanicità della terra. Abele apre la strada per ritornare a Jehova.

In questa leggenda è compresa tutta la storia dell’umanità.

L’immagine si svolge in due dimensioni, ma non bisogna pensare che l’immagine sia piana. L’amore della vita nell’etere solare è una dimensione. Quando si ha l’immaginazione si ha l’impressione di avere la vita; perché la terza dimensione è l’amore.

Sulla Luna l’aspetto del Cristo è Spirito Santo. Il Signor Meebold immagina il padre e lo Spirito Santo come entità differenti. Il signor Mebold risponde che il Padre è un’entità per sé a cui non possiamo arrivare che attraverso il Figlio. L’Io dell’umanità, essendo di natura Spirito Santo si ha la tendenza a personificare. Le persone della Trinità sono l’ Io stesso. Quel concetto di Padre, Figlio, Spirito Santo si conserva sino al Mistero del Golgota. Dopo si deve realizzare il Cristo in sé, prima attraverso l’anima senziente (Graal), secondo attraverso l’Antroposofia (Figlio); terzo in un epoca futura attraverso l’anima cosciente. Questo ci da la base per la grazia.

 Si domanda: perché la Genesi comincia – In principio erano gli Elohim –

Risp. Si tratta della creazione dell’uomo in rapporto agli Elohim. L’astralità si forma nell’antica Luna in dodici grandi gruppi che sarebbero le dodici parti del corpo fisico. In queste forme astrali gli Elohim fanno entrare l’ Io che unisce i dodici modelli e ne forma uno che è il corpo fisico dell’uomo.

 Si chiede se i pensieri antroposofici sono ombre, ma se si vedono le ombre questo significa che c’è il Sole. Finché non si arriva all’immaginazione non c’è realizzazione. Questi pensieri pensati che sono una realtà in quanto ai pensieri  nella coscienza della notte danno la spinta all’immaginazione e lo stesso avviene dopo la morte; ma non fanno la realizzazione. L’azione imprime degli impulsi nella terra. Il pensiero pensato aiuta gli esseri spirituali, ma non serve per la terra; se non è seguito dall’azione non ha influenza sulla Terra per quello che è la sua preparazione alla fase su esposta di evoluzione nel ciclo Giove. Ogni pensiero che noi avviamo è un’ evocazione alle Gerarchie; un pensiero egoistico evoca gli spiriti luciferici, un pensiero materialista evoca le potenze arimaniche, dipende dai pensieri e dai sentimenti che conducono all’azione.

Fare il bene per il bene, oppure, se guardando i miei vestiti penso al lavoro che li ha prodotti li guardo con rispetto sono già questi due modi  che conducono a Giove. L’impulso del pensiero si svolge nel mondo astrale; per compiere l’azione dobbiamo adoperare il corpo fisico; la volontà.

Spesse volte le condizioni in cui siamo non ci permettono di dare le idee antroposofiche, ma se siamo come dobbiamo essere, e cioè la nostra moralità è nella linea evolutiva, produrremo l’effetto voluto. Fortunatamente gli esseri spirituali non sono severi; vale anche lo sforzo per poter pervenire a tanto anche se non si riesce. Occorre per questo la tecnica morale che un giovanetto non può avere; occorre mettere il discernimento al di sopra dei pensieri.

ALFRED MEEBOLD, SCIENZA DELLO SPIRITO

RIASSUNTO DI UNA CONFERENZA DI A.MEEBOLD

 2009111718

Alfred Meebold

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Conferenza

Tenuta ad amici a Viareggio nel settembre 1930

Riassunta dal Maestro L. Caffarelli

22 settembre 1930

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Bisogna considerare il concetto dell’Io come lo ha l’uomo, se si confronta l’uomo con i regni inferiori.

Cominceremo a stabilire una linea di continuazione in quanto alla coscienza, a cominciare dal punto più basso, il minerale, fino all’uomo. E stabiliremo le differenze, che da regno a regno, fanno un’interruzione: così che in ultimo la coscienza dell’Io dell’uomo riesce chiara come proprietà sua.

Poi vedremo se da questo punto possiamo stabilire una continuazione diretta nei mondi spirituali senza lo strumento dei corpi fisici, che fino a questo punto erano necessari.

C’è una qualità del regno minerale specialmente interessante che si mostra in quel punto del regno minerale dove esso si avvicina ad un tentativo di individualizzazione, cioè nel cristallo.

Il cristallo, finché è al suo posto naturale e che non abbia impedimenti dal di fuori, cresce: ma cresce da fuori, non da dentro: cioè la materia che lo aumenta arriva da fuori, non da dentro. Ciò dimostra che c’è qualcosa che si può chiamare una specie di vita che agisce sul cristallo, ma non è situata dentro, ma fuori.

Questa forza che agisce sul cristallo nel mondo fisico appare come una legge fisica, è nel mondo spirituale una coscienza intelligente, che dirige questa forza di vita.

Questo fatto risulta tra l’altro che la crescenza del cristallo, finché non ci sono impedimenti esteriori meccanici, si fa sempre rigorosamente nella stessa forma.

Il cristallo di sale ha sempre la forma di un cubo.

Dentro nel cristallo ci dev’essere un punto che risponde all’azione dal di fuori.

Il regno vegetale ha in comune col minerale la crescenza ma questa si fa da dentro, non più da fuori.

Qui vediamo che non tutto ciò che fa sviluppare la pianta si trova nel suo interno. Ma la vita sì.

Anche per le piante c’è una forza intelligente che agisce da fuori: lo dimostra il fatto che le piante hanno forme diverse. Soltanto la vita, la crescenza, si fa da dentro.

Nel minerale non vi può essere niente di coscienza (ossia di vita dentro): la coscienza è al di fuori.

Nel vegetale c’è la vita: ma la pianta non ne è cosciente, perché il suo sviluppo, in quanto a forma, è diretto dal di fuori e non dal di dentro. Di più, la pianta ha un’altra proprietà, che manca assolutamente al minerale e per la quale viene scavato un abisso tra i due regni.

Tale è la proprietà di propagarsi. La propagazione della pianta si fa in tal modo da mostrare che non c’è una coscienza di codesta proprietà nella pianta, non c’è influenza cosciente della pianta stessa nella propagazione.

Quando si forma il seme della pianta, questa, tutta, senza residuo, passa nel seme: in ognuno dei semi.

Il regno animale ha le stesse qualità degli altri regni: cresce da dentro, si propaga.

Ma nell’animale si mostra un elemento nuovo: la propagazione è fatta scegliendo un compagno.

Perciò, per la prima volta, in quanto a propagazione, appare una coscienza conscia di quel che fa.

Sentendo è cosciente.

E’ la sessualità. Questa qualità scava un abisso tra vegetale e animale.

Il vegetale è incosciente: contiene la vita e non lo sa: l’animale contiene la vita e lo sa: nel modo che noi chiamiamo sentire.

Dunque: il minerale è incoscienza completa. E’ come morto. E’ inattivo in quanto vita. Ma il suo stato di morte è solo apparente perché risponde alla vita che agisce su di lui da fuori.

Il vegetale: non è morto: ma non ha la coscienza della vita che agisce in lui.

L’animale: ha coscienza della vita, ma nel senso del sentire.

L’uomo ha tre qualità: conoscenza da dentro, propagazione, sentimento. Tutte le suddette differenze si esplicano attraverso il corpo fisico.

Ma la vita è connessa col corpo eterico. L’etere pervade tutto il sistema solare.

Dove c’è un corpo fisico ci dev’essere anche un corpo eterico. Tutti i fenomeni della vita debbono essere connessi con questo.

Anche la Terra ha un corpo eterico. C’è dunque un rapporto tra i corpi eterici delle creature terrestri e quello della Terra stessa. Questo rapporto si rivela nella posizione delle creature terrestri rispetto alla Terra.

La crosta minerale è la forma esterna della Terra. In ogni punto della crosta è, in quanto al punto centrale, in una posizione orizzontale.

Orizzontale (l’oratore disegna una freccia orizzontale con la punta verso destra): regno minerale.

Verticale (una freccia verticale con la punta verso il basso): regno vegetale.

Nuovamente orizzontale (freccia rivolta con la punta verso sinistra: spina dorsale orizzontale in senso opposto al minerale): regno animale.

Verticale (una freccia rivolta con la punta verso l’alto, opposta al senso vegetale): uomo.

Si forma così la croce terrestre.

La posizione eretta dell’uomo indica la differenza tra uomo e animale. Questa differenza costituisce l’abisso tra animale e uomo.

In quanto a coscienza questo abisso non è superabile sulla Terra: è il fatto di dire IO SONO.

Questo fatto esce dall’altro che l’uomo può pensare, e di nuovo è connesso col risultato che l’uomo ha la lingua parlata. L’animale ha il suono, non la parola articolata.

Abbiamo dunque nell’uomo una manifestazione della vita, cioè un impiego del corpo eterico, che l’animale non può fare se non sentendo. L’uomo lo impiega per il pensare: pensando, l’uomo diventa conscio di sé: per la prima volta una creatura terrestre diventa individualità.

L’animale lo è ma non lo sa. L’uomo lo sa.

C’è dunque una continuità di sviluppo di coscienza, ma non si può rintracciarlo da corporeità a corporeità sulla Terra.

Non è una questione di creazione separata: c’è una continuità di coscienza, ma non attraverso i corpi.

Quello che fu una volta non può essere perduto nell’uomo: deve sempre esserci nell’uomo: ma egli non lo usa più come lo usava prima, avendolo trasformato con gli stati successivamente acquisiti.

Ossia, l’uomo contiene in sé quattro stati di coscienza. Uno di questi è riconosciuto dalla generalità e lo si chiama SONNO.

Che cosa fa ordinariamente l’uomo per poter entrare nello stato di sonno?

L’uomo entra nel sonno così: prima abbandona la posizione eretta e si mette nella posizione dell’animale (posizione orizzontale rispetto alla Terra). Ossia ritorna in quei rapporti eterici con la Terra che sono normali per l’animale, non più per lui.

Poi chiude gli occhi ed esclude a poco a poco l’attività dei sensi.

Questa esclusione non si fa completamente, ma abbastanza per tagliare la connessione tra il sé cosciente e il mondo esterno. Ma allora ci si può accorgere che non si entra direttamente nel sonno ma che tra lo stato di veglia e quello di sonno c’è un altro stato di coscienza intermedio.

Prima di addormentarsi, e questo è assai importante, scappano all’uomo i pensieri, fugge la capacità di pensare.

Invece vengono su delle immagini, che l’uomo non sa da dove vengono. Se le osserva, conservando coscienza, può vedere che diventano animate, drammatiche. Si svolgono storie intere. Queste immagini sono i Sogni.

Essi hanno una vita loro propria, che a essi non viene data dall’uomo. I sogni appaiono tanto all’addormentarsi che al risveglio. Ma al risveglio è più facile prenderne coscienza perché entrano nella memoria.

I sogni hanno tre differenze importantissime in confronto con lo stato di coscienza del giorno. Questo stato imaginativo dei sogni costituisce allora, nell’uomo, la sua coscienza. Ma questa è una coscienza nella quale:

a) l’uomo è conscio della sua propria identità ma non può più asserirla. Egli ha perduto la capacità della parola parlata, del pensiero, della posizione eretta e la possibilità di dire Io. Ma tuttavia ritiene la possibilità di sentirsi Io (stato che corrisponde alla coscienza dell’animale).

b) ha perso il concetto del tempo. C’è una sequenza in cui le imagini si svolgono. Ma qui, per l’uomo, tutto è presente. Egli non è conscio che una cosa viene dopo l’altra, ma soltanto che essa è.

c) ha perso il concetto dello spazio. Le imagini sono sempre formate secondo le tre dimensioni, ma l’uomo non lo sa. Per lui non c’è più tempo e spazio.

Passato e futuro esistono soltanto nel presente.

Questo è in connessione con l’uso che l’uomo fa del suo corpo eterico.

L’animale, se entra nel sogno, non perde nulla, per lui il sogno è la stessa cosa di quando è sveglio.

L’uomo perde coscienza dell’Io in quanto al pensiero. Nello stato di veglia l’uomo usa, per pensare, il suo cervello. Anche l’animale ha un cervello: mentre il vegetale e il minerale non l’hanno. L’uomo di giorno è cosciente per mezzo delle percezioni: esse ci vengono attraverso i sensi. Prima producono in noi un sentimento, dato attraverso il corpo astrale, che passa nell’eterico. Qui produce nel cervello una rappresentazione.

Fin qui l’uomo è sul medesimo livello con l’animale. In queste rappresentazioni abbiamo ciò che corrisponde al sogno. L’uomo però non si ferma alle rappresentazioni: queste reagiscono sul corpo eterico e vi formano la memoria. Con l’aiuto della memoria l’uomo forma i concetti.

Nell’animale c’è memoria, ma non formazione di concetti. L’animale, ricordando, fa venire a galla la stessa rappresentazione.

L’uomo invece passa direttamente ai concetti. Ma entrando nello stato di sogno, smette di fare questo uso del corpo eterico. In altri termini: non usa più il suo cervello. Il cervello lo usa ancora per le rappresentazioni: ma queste che, allo stato di veglia, sono fisse, nello stato di sogno hanno invece vita propria.

C’è dunque qualcosa che produce le imagini del sogno direttamente dal corpo eterico, senza passare per il cervello. La coscienza qui si basa ancora su una connessione col corpo eterico, senza passare per il cervello. Si basa ancora sulla connessione con l’eterico, ma è distaccata dal corpo fisico.

Dunque l’Io si allontana dal corpo fisico, ma è connesso col corpo astrale, e ancora in un punto, col corpo eterico. Ma si allontana poi anche dal corpo eterico. Quando se ne stacca completamente è il momento in cui l’uomo si addormenta e perde coscienza. E’ il principio dello stato di sonno. Allora il corpo eterico rimane connesso solo col corpo fisico. La coscienza dell’Io insieme col corpo astrale sono staccati.

Nella pianta la coscienza è assente: ma la pianta agisce col corpo eterico nel fisico e cresce. Nell’uomo che dorme c’è ancora la congiunzione con l’Io, ma l’uomo non lo sa più.

Abbiamo dunque i seguenti stati di coscienza:

Stato di veglia – uomo – : parola, posizione eretta, pensiero, coscienza dell’Io.

Stato di sogno – animale – : posizione orizzontale.

Stato di sonno – vegetale.

Stato di catalessi, o morte apparente – minerale.

Ai tempi attuali esso è eccezione, morbosità e non dovrebbe più succedere. In questo stato il corpo fisico diventa rigido, come morto e smette di crescere, di respirare. Non esce più il sangue. Non si può stabilire se la morte è apparente o reale. Però in questo stato l’uomo non è morto e può di nuovo tornare alla vita.

Abbiamo stabilito che l’evoluzione di coscienza non avviene nei corpi ma in tal modo che questa evoluzione, in quanto alla Terra, si esprime attraverso i corpi, ma non si sviluppa nei corpi. Nell’uomo la coscienza come tale può esistere anche non usando più il corpo. In questo fatto è implicito che ci devono essere agenti esterni intelligenti, di fuori, che aiutano i regni inferiori.

Questo, per il regno minerale è ciò che chiamiamo vita. Per il vegetale è la coscienza e per il regno animale è il pensare (coscienza dell’Io pensante).

Per l’uomo la coscienza dell’Io è dentro di lui, non più attività dal di fuori, ma concentrata nell’Io Sono.

I suddetti esseri esterni intelligenti sono dotati di questa possibilità in connessione col mondo terrestre. Essi sono le Gerarchie.

Solo per l’uomo ci deve essere la possibilità che, essendo dotato in sé dell’Io, di dirigersi verso la Terra (corpo fisico), quanto di dirigersi in su, verso le Gerarchie, per comunicare con esse.

Se entrando nel sogno, l’uomo potesse farlo in modo da non perdere la coscienza pensante dell’Io, ma da ritenere l’Io connesso col corpo eterico anche perdendo la connessione coi sensi, allora l’uomo entrerebbe in comunicazione con le Gerarchie.

Finché l’uomo si identifica con l’Io Sono con il suo corpo fisico, finché fa questo non può uscirne.

Ma gli è possibile di capovolgere questo concetto dell’Io e di vedere queste cose da sopra invece che da sotto. Con questo viene stabilito che l’Io Sono contiene in sé la possibilità di uno sviluppo interiore dell’uomo, che non lo staccherebbe dal terrestre ma lo farebbe dominare la materia, invece d’esser dominato dalla materia.

Tutte le Gerarchie normali non sono incoscienti del mondo fisico, ma lo dominano, lo dirigono, non sono incatenate da esso.

Parlando di ‘gradi’ delle Gerarchie significa che vi sono delle differenze ascendenti nella loro libertà dal mondo fisico. Sulla Terra, quando nei regni inferiori avviene la morte, abbiamo il segno sicuro che queste Gerarchie smettono di aiutare alla loro esistenza terrestre le creature. La morte nei regni inferiori è qualcosa di diverso che per l’uomo, poiché l’Io umano fa da Gerarchia.

Nelle creature la connessione con l’Io delle Gerarchie mantiene la vita. Nell’uomo la mantiene la connessione dell’Io Sono col corpo fisico. Ogni forma fisica che si mantiene in vita manifesta, deve avere un Io collegato con essa, altrimenti si dissolverebbe.

Perciò l’Io della Terra deve avere una forza in sé, tanto più possente e complessa nel dirigere e mantenere in vita, in quanto la Terra è più grande e complessa del corpo fisico dell’uomo.

Il Sole è anch’esso un pianeta, ma inoltre è anche il centro del nostro sistema planetario. I pianeti sono le membra del sistema, il Sole è anche la testa o il cuore.

C’è un Io che contiene in sé tutta la direzione del nostro sistema solare. Tale Io non andrebbe cercato nelle Gerarchie, perché queste funzionano dentro il sistema, ma non abbracciano tutto il sistema.

Simbolo dell’Io è il circolo. E ciò perché ogni punto della circonferenza si trova a eguale distanza dal centro e perché in ogni punto della circonferenza v’è principio e fine al tempo stesso. Possiamo però anche capovolgere la cosa e dire che in nessun punto della circonferenza vi è principio o fine. Il circolo è dunque il simbolo vero di ciò che non ha principio o fine.

E ciò che non ha principio e fine è Io.

Fuori dal sistema solare c’è un segno della presenza di un Io.

Questo Io non è radicato dentro il sistema solare. Contiene il sistema solare ma è radicato altrove.

Come l’uomo, col suo Io, si esprime nel suo corpo fisico, così il Cristo si esprime in 12 cosmi solari: sono le 12 costellazioni dello Zodiaco, che è un circolo, vale a dire un Io, che per esprimersi ha bisogno di 12 sistemi solari. Questo Io è l’Io del Cristo.

Oltre a queste 12 costellazioni abbiamo il mondo delle Stelle. Il mondo delle Stelle funziona in ordine perfetto: dunque c’è un Io più vasto dell’Io del Cristo che contiene tutto ciò.

Questo Io che contiene il mondo delle Stelle è il Padre.

Ma un concetto del Padre non si può formare con la nostra coscienza.

ALFRED MEEBOLD, SCIENZA DELLO SPIRITO

Alfred Meebold

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Alfred Meebold (1863-1952 )

Quando iniziai a frequentare il Gruppo antroposofico di Trieste, sulla parete dietro il tavolo dove si sedeva il capo gruppo, il conferenziere di turno, ecc. vidi appesa una foto che ritraeva due uomini per me sconosciuti. Chiesi chi fossero. Gentilmente, il dott. Corazza fece due nomi: Fortunato Pavisi e Alfred Meebold.

Pavisi ora è giustamente più conosciuto. E Meebold?

Alfred Meebold lo conobbi poi col contagocce. In Sede feci amicizia con una anziana e dolce signora. Si chiamava Stella Padoa e mi raccontò come la sua “tremenda” zia, Lina Schwarz, la trascinasse – lei piccina – a tutte le conferenze che Meebold faceva a Milano e a Trieste. Stella era la nipotina a cui la Schwarz fece riferimento nominale con una poetica ninna nanna che poi apparve persino nelle antologie scolastiche degli scrittori italiani (Stella stellina, la notte s’avvicina…).

Meebold amava l’Italia e scrisse su vari giornali italiani articoli che riguardavano l’opera di Rudolf Steiner e la sua avventura per incontrarlo. Quest’ultima è anche divertente e ve la riassumo.

Ardente cercatore di un vero maestro spirituale e gran viaggiatore, arrivò sino in India. Trovò, sulle pendici dell’Himalaya, un asceta considerato da molti un iniziato. Quando finalmente fu ammesso al suo cospetto, l’asceta, senza i saluti di rito, gli chiese:”Perché sei qui?”. Il Nostro rispose che cercava un Maestro. Con un lieve tono compatito il sadhu gli disse: “Che viaggio inutile hai fatto! Torna a Berlino dove c’è il tuo Maestro”.

Carattere impetuoso e irascibile, spesso teneva come ufficio un tavolino in un Caffè e aiutava nello studio e nella comprensione dell’antroposofia molte persone. Sempre con il sigaro acceso e la tazzina colma. .Ma quando qualcuno dei suoi protetti “saltava” un concetto o “sbandava” in un ragionamento, sbandava o saltava pure la tazzina ed il suo contenuto, perché un vigoroso pugno si abbatteva sul tavolino. Accompagnato da un ruggito di disapprovazione.

Sono notizie che me lo resero assai simpatico!

Ora riassumo una Commemorazione apparsa nel 1952 sul bollettino della Società Antroposofica.

Tornato in Europa, Meebold andò a Monaco per visitare Sofia Stinde e la contessa Kalkreuth. Raccontò loro delle sue esperienze indiane e della rottura con la Teosofia anglo-indiana. Con sua meraviglia le due dame approvarono la cosa, poiché il segretario tedesco era Rudolf Steiner. La Stinde propose un incontro tra i due.

Meebold era prevenuto e l’entusiasmo delle signore non gli fu d’aiuto.

Quando si trovò di fronte ad un uomo, circa della sua stessa età, iniziò a raccontare le sue passate esperienze, accorgendosi del cortese disinteresse dell’altro. In breve, dopo una manciata di minuti, Meebold si ritrovò alla porta con un foglietto di istruzioni. Irritato, disse alla Stinde:” Perché mi ha dato questo? Io non gli ho chiesto niente. E perché mi considera superficiale?

Rudolf Steiner era diverso a seconda di chi gli stava di fronte: con i deboli, i sensitivi era mite e incoraggiante. Coi forti era severo ( Nei Misteri, Benedictus dice a Strader: “per chi ha raggiunto il vostro grado è viltà quello che per un altro sarebbe coraggio”).

Meebold protestò, si irritò, ma fece gli esercizi che Steiner gli aveva dato!

Era già un discepolo del Dottore ma continuava ad essere irritato e diffidente (la diffidenza fu un tratto comune di certi discepoli, vedi Colazza e Rittelmeyer). Forse l’orgoglio del proprio valore gli impediva una chiara visione. Questo travagliato periodo durò due anni. Poi riconosciuta la grandezza del Maestro, gli fu incrollabilmente fedele.

Meebold durante la guerra si trasferì a Heidenheim, ma si recava spesso a Dornach.

Guerra persa, rivoluzione scoppiata, visitò Steiner mentre scolpiva nell’atelier la figura del Rappresentante dell’umanità. Scosso, chiese al Dottore cosa avrebbero fatto gli antroposofi.

Ora si vedrà se sono uomini” rispose Steiner continuando a scolpire con energia “Lei torna a Heidenheim?” “Ma non si può in questo momento, c’è la rivoluzione”. “Cosa importa? – tuonò Rudolf Steiner – torni e parli alla gente”. “E cosa devo dire?” “Raduni la gente e quando sarà sul podio le idee verranno”.

E Meebold tornò a Heidenheim e fece passare la voce che in tal giorno, in tale sala, avrebbe parlato. Salì su podio e ogni incertezza scomparve. Le idee fluivano e trovavano da sole le parole. Appunti non servirono. Parlò per due ore. Il pubblico rimase seduto, muto e immobile. Meebold si inchinò e disse :”Signori, ho finito”.

Non ci furono applausi ma domande e richieste di altre conferenze. Meebold tenne allora conferenze su tutto, in particolare sull’introduzione all’antroposofia, sulla tripartizione.

La sua casa e la sua biblioteca furono a disposizione di tutti.

I nuovi amici erano in gran parte operai e divennero ottimi antroposofi. Così il Gruppo di Heidenheim divenne unico al mondo: per il numero elevato dei suoi componenti (l’uno per cento della popolazione cittadina) e per la prevalenza del ceto operaio.

Quando venne fondato il “Kommender Tag”, Meebold vi investì tutto il suo patrimonio, poi quel tentativo fallì e il Nostro perse tutto, divenne povero: “Se non avessi agito così i miei amici operai avrebbero perso ogni fiducia in me”: confessò poi con serenità e pacatezza, commentando la sua rovina.

Nella sua casa il lavoro antroposofico era un’esperienza singolare.

Al pianterreno c’era una sala di lettura dove tutti gli amici potevano leggere e studiare anche in assenza del proprietario. Meebold si era ritirato in due stanze, mettendo il resto a disposizione di due famiglie rimaste senza tetto.

Vivere con il Nostro era però un costante corso di autoeducazione, poiché Meebold non lasciava passare niente. Imprecisioni di pensiero, mancanza di riguardo, venivano sempre corrette con affetto, ma con un’obbiettività che ignorava gli eufemismi o riguardi alla suscettibilità di chi ascoltava.

Meebold sedeva con caffè e fumava in continuazione: la stanza era piena di fumo e di persone. Molti uomini dalle mani incallite e gli occhi scintillanti e…tanta cultura che si formava. Non solo antroposofica ma di tutte le opere che Steiner aveva nominato in libri e conferenze, cioè di quanto di più significativo che il mondo aveva dato. Tra i lettori vi erano anche industriali e dirigenti d’azienda: con Meebold che spiegava, rispondeva, raccontava.

Al termine della serata ognuno riportava la sedia al piano di sotto, perché dopo aver trattato di Anima cosciente e di Tripartizione sarebbe stata una stonatura andarsene senza pensare ad agire concretamente nel dettaglio. Sì, l’educazione spirituale con Meebold non tralasciava il dettaglio!

Quando il gruppo di Heidenheim fu forte, Meebold ricominciò a viaggiare con il karma del viandante: “ein Reisekarma”, come disse lui stesso. In gioventù da ricco, in vecchiaia da povero.

Invitato e aiutato da amici peregrinò in Austria, Ungheria, Francia, Inghilterra e per l’appunto in Italia.

Poi giunse la chiamata dalla Nuova Zelanda. Ancora un breve soggiorno in Europa, poi la II guerra mondiale lo sorprese ad Honolulu dove rimase per la durata della guerra, partecipando al lavoro antroposofico del Gruppo del posto.

A ottantadue anni tornò finalmente in Nuova Zelanda, conscio che quello era stato il suo ultimo, grande viaggio. A detta di molti l’impulso vivificatore portato da Meebold fu salutare e molto profondo.

Non permise mai che qualcuno lo chiamasse “Maestro” (Massimo Scaligero fece lo stesso) perché questo appellativo lo riservò solo per Rudolf Steiner.

E mai s’atteggiò a grand’uomo, pur consapevole del suo valore: spesso agli amici ricordava che “Lei dovrà abituarsi all’idea che io commetta degli errori”. Errori? Certo che ci furono, ma egli non cercò mai di nasconderli.

Aggiungo che il Dottore, nei rapporti epistolari con Meebold, che ho letto nei Testi riguardanti la Scuola Esoterica, sembra un Maestro all’antica, terribile: poche righe secche e “intuisca lei quello che ne può derivare nella pratica”: lasciando in toto a Meebold tutto lo sforzo interiore di scoprire il resto da sé. Ottima scuola!

Mi piacerebbe che questa alta figura, ben dotata da un caratteraccio da paura, fosse in qualche modo riscoperta…specie ora che si confonde la personalità con l’individualità…

ALFRED MEEBOLD, SCIENZA DELLO SPIRITO
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