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HAI SPESSO AFFERMATO CHE LO STUDIO DELLO ZEN, TAOISMO E BUDDISMO, È UNA VIA DI LIBERAZIONE MA NON TROPPO ADATTA PER NOI OCCIDENTALI; MA CHE COMUNQUE SI È RIVELATA UTILE PER LA CONOSCENZA. COME, E IN CHE MODO, UNO STADIO PARALLELO TRA LO ZEN… UNO STUDIO PARALLELO TRA LO ZEN E LA SCIENZA DELLO SPIRITO PUÒ RIVELARSI UTILE?
Io ho scritto per questo Zen e psicanalisi, e credo di aver sviluppato l’argomento. Niente… lo Zen è una delle molte vie del passato e, siccome va di moda ne abbiamo parlato, in modo da cercare di isolare quello che c’è di positivo. Però qui abbiamo già detto tutto, perché per isolare quello che c’è di positivo bisogna esserne capaci, ossia essere già sulla linea di una conoscenza che sceglie con una certa autorità, perché se non c’è questo lo Zen è un errore come un altro. Non c’è niente di peggio di un occidentale che senza conoscere niente del proprio pensiero si mette a fare le meditazioni Zen. Tra zen e strazen e tazan e tz, poi alla fine: zum! E … altro che zazen.
E non c’è niente di peggio che questa mancanza di tessuto noetico, ossia nerbo cognitivo che non si dà a buon mercato, e che bisogna conquistarselo al di là di tutti i metodi orientali, come metodo universale ma che purtroppo, eh… solo in occidente fiorisce per ora. Abbiamo dovuto dire a questo proposito che, chi sa come stanno le cose, non dice più: ex oriente lux, ma dice: ex occidente lux. Quando questa lux fiorisce allora la via è aperta verso ogni contenuto: orientale, occidentale, antico, moderno, futuro; è tutto contenuto nel momento vivido del pensiero, che pensa e si libera, pensa e cessa di pensare stupidamente, perché il pensiero è stupido se non è vero pensiero, è sempre una dispersione di forze, è sempre la menzogna, è sempre il furto luciferico o arimanico che noi subiamo. Per cui se non ci accorgiamo di questo furto e ci immergiamo per esempio nel tantrismo viene fuori una confusione terribile che diventa confusione mentale e dopo anni bisogn… : due sono le vie: o c’è una specie di salvazione ad opera del salvatore che sta funzionando, oppure… psichiatra: non c’è altra via. Perché si arriva… oppure c’è anche una terza via: auto-guarigione, ma allora proprio per il fatto che ha incontrato l’amico Salvatore, salva tutti, salva l’anima e i brutti.
Quindi amico Silvio, potentissimo amico: prima di tutto pensiero auto-cosciente e nerboruto. E poi con questo pensiero puoi acciuffare tutto quello che vuoi, spremere tutto da tutti. Puoi leggere anche dei testi di magia nera, tanto li spremi, togli quello che c’è e vedi che rimane un cece soltanto e basta. Eh! Ma quel cece può anche essere… perché non è una… un male assoluto non esiste, non c’è male in cui non ci sia da salvare un cece, o un pisello. Come vedete non dico un cereale perché i cereali sono…alzano un’altra cosa.
Quindi… adesso qui mi fa sta fatica… a leggere tutta ‘sta lettera..

-Scenography by Franz Stassen (1869-1949) for Parsifal by Richard Wagner. 1937-
LA MATERIA È LA SOMMA DELLE SENSAZIONI; SCIENZIATI D’OGGI. E’ FORMATA DA ELETTRONI, PROTONI, NEUTRINI, ECC… , MATERIALISTI– adesso fa tutto l’elenco – ISPIRATI DA ARIMANE. LA MATERIA È UN BISOGNO ANIMICO DI ESSENZE, PSICOLOGI ISPIRATI DA ARIMANE E LUCIFERO. Qui aumenta la… LA MATERIA È VOLONTÀ PIETRIFICATA NEL DOLORE – SPIRITUALISTI PESSIMISTI – È VOLONTÀ SACRIFICATA NELL’AMORE – SPIRITUALISTI OTTIMISTI – ISPIRATI DA LUCIFERO. LA MATERIA È LA COORDINAZIONE, LA COMBINAZIONE DEI QUATTRO ETERI – SCIENZIATI, ANTROPOSOFI, FIDEISTI. LA MATERIA È CIÒ CHE RIEMPIE LO SPAZIO SPERIMENTATO COME IDEA – IDEALISTI ISPIRATI DA LUCIFERO CELESTE. LA MATERIA È UN AMMASSO DI MACERIE DELLO SPIRITO E L’ESSENZA DELLA MATERIA È IL LOGOS. STEINER
MA SE PÒ SAPÈ CHE COS’È QUESTA BENEDETTA MATERIA E IN CHE RAPPORTO STA CON LA FORMA di cacio? Ah no, con la forma…
La forma significa sparizione della materia quindi, anche se si tratta di forma di cacio… comunque ritorniamo a bomba o a maritozzo.
Perché la materia esiste? Esiste perché noi siamo dei rammolliti, perché il pensiero è impotente, perché siamo dei poveri esseri caduti in uno stato che… di cui… fammi ricordare quello che diceva… ah! Plotino! Che si vergognava di essere uomo, proprio perché era andato così in basso… e quindi ha costruito un sistema per poter risalire. Ed è un sistema veramente rispettabile: Plotino è veramente… altro che Zen. Lì c’è tutto lo Zen e c’è anche il Vedanta e c’è… si affaccia l’esigenza del Cristo. Comunque, però, quando afferma che si vergogna di essere uomo è segno che lì non ha capito, perché bisogna veramente sentirla questa vergogna e vedere che cosa cela di forze.
Quindi, perché noi vediamo la materia? La vediamo perché siamo in uno stato, io ho detto di rammollimento, e sembra che io scherzi, ma è veramente così, perché il nostro pensiero è caduto, è morto. Il Dottore non fa altro che insistere: non c’è un’opera in cui Lui non parli del pensiero come di ciò che è cadaverico nell’uomo.
Pensate che noi edifichiamo una civiltà col pensiero cadavere e infatti la culminazione è la macchina, la quale è l’oggetto più morto che esista. Oggi agli amici dicevo ancora una volta una cosa che è anche scritta: che in un seme di zucca c’è più potenza creatrice che non nel meccanismo più evoluto che abbia creato la civiltà meccanica. Perché il seme di zucca messo sotto terra crea un’altra zucca, un bel fiore di zucca; un meccanismo messo sotto terra arrugginisce, diventa inservibile.
Quindi bisogna svegliarsi e accorgersi di questo: che siamo in uno stato di rammollimento, di degradazione e ci crediamo potenti perché creiamo qualcosa che è il simbolo della morte.
E tutto quello che è scienza… la logica aristotelica l’abbiamo già detto, un giorno a un amico, che è un mio vecchio amico logico, che tu conosci, non è più tornato da quel giorno, perché ho detto che la logica di Aristotele è la logica della morte; ma è realmente così, non c’è niente di… come attacco di antipatia ad Aristotele, che se qui stiamo… non abbiamo né simpatie né antipatie: per Aristotele abbiamo la massima ammirazione, e La logica di Aristotele nel suo tempo fu una grande conquista del Logos. Però sono passati 2500 anni da allora, e noi stiamo ancora con la Logica di Aristotele, la quale è veramente utile unicamente per il pensiero cadavere. E con questo pensiero noi cerchiamo di risolvere i problemi dell’anima, i pro… tutti i problemi: i problemi dell’economia, ecco perché c’è l’inflazione, ecco perché gli equivoci spaventosi: proprio perché il pensiero è morto e nessuno se ne accorge. Goethe ha cercato di ridargli vita, ma ha avuto il terrore di dire che stava pensa… di scoprire che stava pensando. E guardava solo quello che poteva avere mediante questo.
Ora viene finalmente il Maestro dei nuovi tempi, il più grande Iniziato di tutti i tempi. Veramente il più grande. Eh! ma nemmeno coloro che sono suoi seguaci se ne accorgono. E veramente c’è da piangere nell’accorgersi che Lui ha dato la Via e l’ha data non nascostamente perché l’ha data in tutte le forme. Ha dato la Via per la resurrezione del pensiero; e ha ricongiunto questa esperienza con quello che è il compito sublime dell’uomo: il compito della redenzione.
La redenzione comincia con la redenzione del pensiero. Ha dato la Via e non l’ha data come una specie di formula mistica. L’ha data scientificamente, l’ha data filosoficamente, l’ha data in tutte le forme; e c’é persino oggi un occultismo che crede di conoscerlo e che parla con sufficienza di Lui ma devono passare anni e forse altre vite perché questi si accorgano di quale Maestro, di quale Maestro non si sono… non sono stati capaci di imbattersi.
Quindi Lui ha dato la Via e la Via è questa: riconquistate lo strumento mediante il quale siete; realizzate l’essere e troverete il pensiero; realizzate il pensiero e troverete l’essere. Hegel purtroppo lo tentò ma il suo pensiero per quanto fosse – questo a detta dello Steiner – il più grande filosofo del mondo, non aveva abbastanza forze di pensiero per poter dare la vera sintesi a priori. Quindi… Essere, non essere, divenire… Eh sì, Antitesi e sintesi quella Triade è bellissima e costruita in maniera tale che il Dottore dice che tutto il sistema di Hegel non è altro che un Vedanta moderno, è molto cosciente, è il massimo elogio che possa avere Hegel. Però, alla luce dell’esperienza del pensiero, purtroppo questo divenire, che non è il divenire di Eraclito ma è il divenire di ciò che crea, ossia: è il movimento che crea, e che diviene perché non è nell’essere ed è nel non essere; però l’essere e il non essere Hegel lo fa precedere al divenire, quindi è vero che a un certo punto diviene ma prima di divenire è, e c’è un essere che è indipendente dal pensiero che lo pensa.
E qui casca l’asino; non è irriverente per Hegel ma purtroppo per coloro che seguono Hegel, gli hegeliani, casca l’asino; perché c’è un essere che sfugge al pensiero e diventa una trascendenza mentre noi a un certo punto realizziamo, l’assoluta immanenza, il mondo comincia nel pensiero; l’idea è l’idea che deve arrivare al divino, deve avere tutto: non c’è niente di fuori dell’idea che si ritrova come l’inizio del Pensiero Vivente. E quindi il mondo comincia a risorgere in noi.
Che cos’è questo in sostanza: è il pensiero che noi dobbiamo conquistare. E come lo conquistiamo: come dice Parsifal con l’arma in pugno. Infatti non c’è un amico qui dentro che non mi racconti come sia difficile fare la concentrazione: si capisce, perché qui si tratta di riprendere una forza perduta, una forza… fa risorgere una forza morta, congiungere con il Logos, che è la resurrezione; congiungere la forza pensiero che è ciò che è morto. La resurrezione comincia nel pensiero. E questa resurrezione noi la dobbiamo conquistare impetuosamente; il Christo la conquistò attraverso sofferenze inenarrabili, sofferenze di cui i santi sentono l’ eco, e versano sangue, provano le stimmate, provano dolori terribili, seguono la via del Christo in quella forma.
Ora noi abbiamo la concentrazione e la concentrazione è una operazione eroica.
Nella concentrazione dobbiamo essere veramente dinamici, terribili, prepotenti, egoisti.
Non lo dico io, lo dice il Dottore, perché il Dottore nel ” Verso i mondi spirituali ” dice: “L’egoismo é un male sul piano fisico ma comincia a essere una forza sul piano sottile “.
Il primo piano sovrasensibile è il piano eterico, lì dobbiamo essere egoisti.
Se vogliamo riconquistare il pensiero lo dobbiamo strappare ad Arimane e Lucifero,
ecco perché é difficile; lì non c’è da essere teneri – aah! come se mancassimo di rispetto al mondo spirituale – lì bisogna essere aggressivi! E prendere il pensiero e strapparlo. Soltanto quando viene strappato e nuovamente reso vivo allora noi possiamo acquietarci e sentire reverenza per il pensiero che viene dal mondo spirituale.
Adesso ti do la risposta.
La materia è il potere allucinante di Arimane che arriva a essere un potere reale, realistico, tant’ è vero che ci sono degli esseri oggi che sono portati ad un superamento del limite umano, però si trovano in una situazione tragica perché non ci sono… è mancata la pedagogia, è mancato l’insegnamento, l’orientamento: noi cerchiamo di fare un minimo sforzo ma ci vuole molto di più. Allora ci sono dei giovani che prendono la droga. Ma perché prendono la droga ? Per cercare qualcosa che supera la realtà fisica ossia la realtà arimanica, e con questo peggiorano la situazione ma l’impulso é quello: di vincere questa realtà, questa realtà pesante che tu hai descritto benissimo, neutroni, elettroni, macerie dello spirito, volontà pietrificata, è che tutto questo però, è il segno di un potere che per i drogati sparisce appena prendono la droga perché muta per un momento la visione della realtà e pensate che tutti gli yogi, gli iniziati del passato per superare questa realtà dovevano andare in Samādhi, dovevano fare un movimento di distacco e lasciare la terra perché qui non avrebbero avuto quella comunione col divino. Ramakrishna, Vivekananda… e in queste condizioni viene un essere il quale dice: “No, il Christo è venuto per insegnarci come questo Samādhi si debba avere allo stato di veglia”.
Ed ecco la via della quale stavamo parlando.
Perché… e qui vorrei citare per esempio un santo cristiano: Padre Cottolengo.
E’ un santo che mi sono studiato veramente… direi attraverso ogni episodio perché volevo capire da dove gli veniva quella forza, sapevo che era la forza del Christo, ma come agiva in lui? Agiva in lui come una forza di ebbrezza, di ebbrezza che superava la realtà fisica per cui non c’era realtà tragica che lo impaurisse. Lui viveva in uno stato quasi… tant’è vero che diceva: ora è come se avessi bevuto vino. Però non beveva per niente e quando conosceva qualcuno che era capace di elevarsi diceva: “Ah gli piace anche a lui il goccetto, anche a lui gli piace…” – gli dava una piccola gomitata – “anche a te ti piace…” perchè anche lui sentiva questa gioia del divino.
Del resto, guarda, qui per coloro che conoscono Aurobindo etc…in fondo lo Shaktismo, il Vishnuismo, Radha-Krishna, la via delle Gopī, le pastorelle che ad un certo punto entrano in estasi per amore di Krishna… non è altro… non sono che vie per potere vincere questa terribile realtà che è terribile, è terribile perchè c’è la morte che sta lì continuamente…
E quando una volta Ramakrishna sentì il dolore di un essere, di un padre a cui era morto il figlio, sentì qualcosa di terribile che lui normalmente non sentiva perchè era sempre in stato di ebbrezza; e allora capì che doveva aiutare questo pover’uomo, e allora cominciò in una specie di estasi sveglia a cantare un inno alla Dea inventando le parole ” ARMATI, VINCI ! La morte non ha nessun potere, ritrova il rapporto con l’essere che è caro! ”
E qui è stato una specie di inno, ecco, un’ebbrezza. Che cos’è questo? Un modo di superare l’incantesimo della realtà arimanica, quella di cui stai parlando te; perché se noi non la superiamo ogni giorno noi riceviamo batoste terribili, ogni giorno c’è il terrore di perdere una persona che si ama, che si ammali gravemente un essere che noi amiamo…
Giorni fa ho conosciuto un giovane che è uno tra i più coraggiosi direi e che mi ha confessato: “Per quanto – dice – io segua la scienza …, per quanto sia bravo, è inutile, sono un matto perchè come mia moglie esce e ritarda qualche minuto a tornare io vengo preso da angoscia, da un’ angoscia terribile, perchè penso qualsiasi cosa terribile.
Ora queste cose accadono, è il potere della materia, è il potere di Arimane.
Quindi abbiamo citato le vie orientali, ma l’ebbrezza: ritorniamo all’ebbrezza. Uno che coltiva veramente la meditazione conosce l’ebbrezza lucida.
Io posso ricordare un periodo in cui ci fu una serie concatenata di disgrazie, nella prima fu difficile inserirmi, nella seconda ero allenato, nella terza comiciai a dire: ” E’ come un campo di battaglia.”
Da quel momento capii che qualunque cosa poteva succedere oramai stavo in quel livello, poi naturalmente il ciclo si chiuse e direi che quasi quasi ne ero dispiaciuto perchè sapevo che mi sarei nuovamente abbioccato e poi avrei dovuto fare nuovamente lo sforzo per ritrovarmi in quella zona. Comunque la chiave è questa, la chiave è avere un pensiero che non sia più morto, che sia vivo, che porti il Logos, che esploda in noi come una forza più potente di quella di Arimane, per cui non abbiamo bisogno della droga per essere in stato di ebrezza; ma io insisto sullo stato di ebrezza che non vuol dire – non lo raccontate fuori perchè se no diranno “ammazza però quello che insegna… – è un’ebbrezza lucida, ossia uno stato di certezza in cui si sente la sicurezza di tutto, qualunque cosa accada. Sono dei momenti però noi possiamo anche pensare che un momento può essere ripetuto, ripetuto. e poi fino a diventare a un livello. Eh! bisogna che qualcuno di noi lo faccia questo.
E qui credo di avere risposto anche all’amico Renato.

CONQUISTARE LA CERTEZZA DELLA LA SPERANZA
Il Conte di Montecristo, quel bellissimo romanzo di Dumas finisce proprio con questa immagine che è “attendere e sperare” dove lo sperare non è un’ operazione di passiva attesa ma è la certezza della speranza di un mondo meraviglioso che continuamente sta per verificarsi, realizzarsi, nella nostra vita, nei nostri atti e qui comunque credo di poter rispondere ancora.
SOLITUDINE MIA BEATA E SANTA COSÌ RICCA SEI TU; PURA ED IMMENSA COME UN GIARDINO CHE SI DESTI ALL’ALBA. SOLITUDINE MIA BEATA E SANTA TIENI SERRATE LE TUE PORTE D’ORO ‘SÌ CHE ATTENDA DI FUORI OGNI ALTRA COSA. (RILKE)
Ah, e io credevo che fossi tu Livio.
Dicevo: mamma mia Livio che bel poeta che è diventato! E invece c’è scritto Rilke.
E PUÒ MAI QUESTA ESSERE UNA PROFESSIONE DI EGOISMO DA MAGO NERO?
Ah ecco, adesso qui riconosco Livio.
Ecco, noi dobbiamo sempre ricordarci che non diamo regole, non diciamo “colui che si isola è un reprobo” oppure “colui che diventa solo attivista è un reprobo”. Ma no, noi sappiamo che ognuno deve essere il timoniere di se stesso e quindi uno di noi può anche arrivare ad una tale saturazione di attivismo esteriore che può decidere per un po’ di giorni di andarsene a Subiaco a fare l’asceta. Con questo sarebbe un errore dire ” Ah! Ecco questo si isola come gli asceti”. Ma ognuno di noi è libero. Se noi ci comportiamo così noi non abbiamo capito niente di Filosofia della Libertà e mi ricordo che questa fu una delle discussioni che proprio 40 anni fa, sostenni proprio questo con un antroposofo che diceva che assolutamente la via dell’ascesi solitaria era proibita.
Ma dico, ma chi l’ha detto ? Io proprio perchè so’ libero posso in certi momenti entrare qui e parlare eccetera, fare e sprofondare nell’azione esteriore e poi posso anche sentire che mi è necessario l’isolamento di 7 giorni.
Quindi questi versi sono bellissimi e posso aggiungere questo, che uno che abbia l’immaginazione viva, uno che abbia il senso della donazione insieme all’immaginazione viva, può anche realizzare questa solitudine purchè abbia qualche ora a disposizione di se stesso. E può persino immaginare il ghiacciaio in piena estate, immaginarlo con tale intensità che dopo un po’ sente il profumo della vetta e persino il respiro fresco. E quindi questa solitudine beata la realizza con un atto interiore in cui etericamente c’è tutto quello che c’è in un luogo dove sono presenti le forze della natura. Le forze della natura sono nell’etere mediante cui si opera questa immaginazione. Quindi: niente paura.
Qui ci sono molte domande interessanti, però… non credo di poter rispondere a tutte, e quindi, per ora quelle che sono connesse…

LE FORZE ETERICHE NELLA PIANTA E NELL’UOMO: QUALE È LA DIFFERENZA?
Ecco, l’uomo ha un grande aiuto nella possibilità di contemplare le piante, perché nella contemplazione della pianta l’ uomo ha l’immagine simbolica e anche il contenuto interiore del moto eterico allo stato puro, e quindi é molto aiutato da questo. E… e se voi ricordate, il Dottore annette un’ importanza decisiva a certi esercizi di Iniziazione, perché nel corpo eterico sono celate delle forze originarie: dobbiamo ricordare che quando I Due furono espulsi dal Paradiso Terrestre, dopo la seduzione di Lucifero, il Signore disse: “Cercate di allontanarli dall’Albero della Vita perché non rechino danno anche a questo”. E noi dal Dottore impariamo, vedi Scienza Occulta, che uno dei primi atti del Cristo é stato quello di preservare il corpo eterico dell’uomo dall’ influsso di Lucifero che ormai divampava nel corpo astrale dell’uomo. Allora il primo grande aiuto del Cristo fu proprio questo: di mettere nel corpo eterico una forza che lo rendesse indipendente dal corpo astrale, per cui il corpo eterico – malgrado che avesse perduto il potere di presa sul corpo fisico – e quindi il potere dell’ immortalità – il corpo eterico manteneva intatti dei centri di luce originaria che precedevano la caduta. E questo Lui l’ha fatto in attesa dei tempi in cui sarebbe venuto. E questo, Iniziati per esempio come Zarathustra, lo sapevano, perché sapevano che il Signore di Luce era colui che comunicava le massime verità mediante questo corpo eterico, ma sapevano anche che sarebbe venuta l’epoca in cui un essere nel corpo astrale avrebbe incarnato le stesse forze che agivano nel corpo eterico.
Ora, quello che é avvenuto: il Mistero del Logos, il Battesimo del Giordano, e poi il Golgota, é un evento che echeggia nella sfera eterica, come l’orientamento di una nuova storia e di una nuova esperienza interiore dell’uomo. Quindi, che cosa é avvenuto? E’ avvenuto che i centri eterici preservati dalla caduta hanno cominciato ad avere la possibilità di comunione con i centri astrali che hanno avuto l’inizio della loro possibile animazione, dall’intervento del Cristo: per esempio l’eterizzazione del sangue, e l’attività delle forze mentali del pensiero di cui stavamo parlando, la possibilità di collegamento con il corpo eterico.
La forza del Logos consiste nel poter congiungere la coscienza dell’uomo, la coscienza eterica, con i centri che sono rimasti intatti dal Paradiso Terrestre, e questo é il grande dono del Cristo: l’ uomo ha questa possibilità. E… soltanto che l’uomo deve volerlo. E per volerlo deve disincantare tutta la vita interiore dalla potenza di Arimane, e qui mi riferisco alla risposta che ho dato a Walter, ossia: quel disincantamento é importantissimo, significa vittoria sulla necessità materiale. Finché noi siamo presi dalla necessità materiale, qualunque forma abbia: paura, preoccupazione, brama di successo, brama di conquiste…: questa connessione non può avvenire. Quindi é importantissimo afferrare che cosa si deve superare perché questo collegamento coi centri eterici sia possibile.
Quindi: é tutto il senso della Scienza dello Spirito. Quando noi abbiamo a che fare con vie occultistiche che si dicono tradizionali, e che hanno un grande senso di importanza della loro missione, che é semplicemente dialettica, penso quanto siamo lontani da una simile possibilità; perché innanzitutto é necessaria l’auto-coscienza. Dall’auto-coscienza viene l’impegno della resurrezione del Pensiero. Dalla resurrezione del Pensiero viene la prova decisiva per il superamento dell’attaccamento del corpo astrale al mondo, alla necessità materiale. Dopo di che noi siamo sulla soglia del mondo spirituale, ma questo significa la possibilità che noi operiamo dai centri eterici, perché c’é un centro che si deve formare provvisoriamente nella testa, poi deve passare alla laringe, poi deve passare al cuore, poi deve passare al plesso solare, poi deve risalire, poi il compito finale é che risplenda nuovamente, come ha intuito qualcuno, come il Cuore Celeste. E il cammino é lontano… e il cammino è lungo, però é il cammino dell’uomo.
E adesso abbiamo solo pochi minuti per rispondere all’ amico che ci parla: PUOI CHIARIRE IL NESSO TRA IL PENSIERO DEL SINGOLO IN RELAZIONE AL KARMA DELLA COLLETTIVITÀ?
Prendo come premessa quanto abbiamo detto sul pensiero che deve risorgere, perché quando ci interessiamo del karma, dobbiamo capire che, da principio possiamo avere una nozione dialettica del karma, ma questo deve essere uno stimolo a qualche cosa di più, ossia essere informati, ma non ridurre tutto a causa ed effetto, e dire, ah beh, adesso ho capito, tutto quello che mi capita viene da cause precedenti, o da meriti oppure da demeriti. Tutto questo é molto semplicistico, perché il karma é un tessuto misterioso che viene pre-vissuto da entità divine prima che divenga qualcosa di umano. Viene preparato dalla prima Gerarchia, ed é qualche cosa in cui si muovono gli Dei, poi diventa una forma umana, e l’umano, nella misura in cui non sappia nulla, e non abbia nessuna attività, deve subirlo, e comincia ad avere una certa confidenza se educa la volontà, se educa il sentire, se educa il pensare. Però noi sappiamo che c’é quella via di cui abbiamo parlato, la Via del Pensiero, e scopriamo che in questo tessuto divino può agire unicamente una coscienza morale, ossia un’alta moralità.
Un’alta moralità é quella di cui si parla nella Filosofia della Libertà, quando si parla della fantasia morale; quindi é l’atto libero mediante cui si intuisce l’azione da compiere. E quando diviene una serie di azioni, e quindi un’abitudine interiore, allora noi formiamo una coscienza, possiamo chiamare morale, ma spero di non essere frainteso: una coscienza che supera la legge di causalità della natura. E questo l’abbiamo mostrato, sulla base della Scienza dello Spirito, quando abbiamo rievocato il processo del pensiero come un processo distruttivo, e il processo della volontà che interviene, volitivamente e determinatamente, come una potenza di resurrezione, una potenza di riedificazione, per cui si distrugge volitivamente e si riedifica mediante il potere della volontà. E lì veramente la virtù morale supera la causalitá fisica, perché realmente viene superata quella legge che dice che la materia non si crea e non si distrugge, invece viene distrutta e riedificata mediante forze della volontà.
Peró é questa la direzione, perchè noi abbiamo detto che il karma é un tessuto degli Dei, é un discorso degli Dei, un tracciato… un ricamo degli Dei che viene donato all’uomo, naturalmente in relazione a quello che egli è, che l’uomo vive, che l’uomo ha il dovere di conoscere.
L’uomo puó intervenire in questo unicamente mediante ció che é divino in lui, e questo comincia con la coscienza morale di cui abbiamo parlato. Allora il discorso diventa vasto, perché, abbiamo un minuto… Dobbiamo dire che continuamente noi assistiamo ad eventi in cui ci viene insegnato che questo Divino non é recludibile in una formula, ma spazia nella coscienza se l’uomo é sveglio. E noi abbiamo avuto l’esperienza di un dolore, e una serie di esperienze di questo genere: un dolore che a un certo punto scuote alla base l’anima per il terrore di perdere un essere caro. C’é una serie di eventi che costruiscono questo clima di preoccupazione, di malattia, di paura di perdere, di paura di una malattia gravissima, di un’operazione tragica. Tutto questo guardiamolo con l’ occhio disincantato.
Che cosa puó fare di diverso il Divino, se vuole destare delle potenze di Amore piú forti, che non agirebbero se non ci trovassimo dinanzi a qualcosa di terribile, qualcosa che sta lí a darci la paura di perdere un essere caro? Bisogna veramente svegliarsi, e accorgersi che il Divino agisce cosí. Fuori c’é questo, la causalità, una causalità che viene superata, la causalità che non c’é piú, ma perché non ci sia, bisogna che noi entriamo veramente nella corrente della liberazione interiore.
Quindi, il singolo, in questo senso, puó fare molto per la collettività. Peró, vedete, ho citato quest’esempio perché si diventa veramente preziosi per la collettività unicamente se si é capaci di afferrare l’elemento tragico, quello che De Unamuno, un pensatore veramente potente, chiamava il tragico – il senso tragico della vita – come lo stimolo piú potente alle forze interiori dell’uomo. C’é stato il mio amico Martin che ha paragonato l’Opera di Unamuno alla Filosofia della Libertà di Steiner, naturalmente é una cosa personale, peró c’é qualcosa di molto grande su questo pensiero.
Ora, abbiamo capito: come abbiamo bisogno dell’ebbrezza, come fece Ramakrishna per suparare il terrore della morte, un inno e una danza. Ora, a freddo non si vince… Il pensiero ha bisogno di essere potente, ritmico. Ci vuole tutto, il concorso del sentire, il volere, l’Euritmia; il concorso continuo di forze che ti diano quest’ebbrezza di superamento della realtà arimanica, della vittoria permanente del Cristo.
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