Febbraio 2015

L’ARCHETIPO – MARZO 2015

marcius-cornatur

In questo numero

Variazioni
A.A. Fierro Variazione scaligeriana N° 73

Socialità
O. Tufelli Metamorfosi

Poesia
F. Di Lieto Risveglio

Musica
T. Diluvi Cantami o Diva…

AcCORdo
M. Scaligero Tangenza con l’Infinito

Il vostro spazio
Autori Vari Liriche e arti figurative

Considerazioni
A. Lombroni Libertà (ch’è sí cara…)

Antroposofia
R. Steiner La relazione dei sensi dell’uomo con il mondo esteriore

Testimonianze
G. Burrini Massimo Scaligero: Bodhisattva della conoscenza

Esoterismo
M. Iannarelli Digressioni sul vero rapporto tra Lucifero e Cristo

Inviato speciale
A. di Furia Brutti fuori perché cattivi dentro: li bramiamo cosí

FiloSophia
M. Scaligero Fine di una civiltà

Spiritualità
R. Steiner La tecnica del Karma

Costume
Il cronista Un pianeta da incubo

Redazione
La posta dei lettori

Siti e miti
E. Tolliani Lorelei, la rupe fatale

Arretrati

Link

Archivio A-Z

ANNUNCI, SCIENZA DELLO SPIRITO

LA LOTTA PER IL GERME DELLA CIVILTA' RUSSA

“Der Europäer” Jg.3/ Nr.5/ marzo 1999

Una indicazione fondamentale di Rudolf Steiner.

LA LOTTA PER IL GERME DELLA CIVILTA’ RUSSA

Preponderante è un gruppo di uomini, i quali vogliono dominare la Terra per il tramite di impulsi capitalistici flessibili. A loro appartengono tutte quelle cerchie di uomini, che questo gruppo è in grado di collegare e di organizzare. L’essenziale è che questo gruppo sa che nell’ambito del territorio russo vi è un assembramento di esseri umani, nel senso del futuro, che porta in sé il germe di un’organizzazione socialista.

Portare questo impulso germinale nell’ambito di potere del gruppo antisociale è la loro finalità ben definita .Questo scopo non può essere raggiunto, se da parte dell’Europa centrale viene ricercata, con intendimento, una unione con l’impulso germinale orientale. Solo perché quel gruppo è da ritrovarsi all’interno del mondo anglo-americano, è sorta, come momento subordinato l’attuale concorso di potenze che cela alla vista tutte le contrapposizioni e gli interessi reali1. Essa nasconde, anzitutto il vero fatto che tra «pluto-autocrati»2 anglo-sassoni e il popolo centro europeo si lotta per il germe della civiltà russa.

Nel momento in cui questo fatto dall’Europa centrale viene disvelato al mondo, una falsa alleanza viene sostituita da una vera.  Perciò la guerra, in una qualsivoglia forma, durerà sino a che il mondo germanico [Deutschtum] e quello slavo [Slawentum] non si riuniranno nel medesimo fine della liberazione dell’essere umano dal giogo dell’Occidente.

Vi è soltanto un’alternativa: o si smaschera la menzogna, mediante la quale l’Occidente deve lavorare, se vuole riuscire, dicendo: i fautori della causa anglo-americana sono i portatori di quella corrente, che ha le sue radici negli impulsi che stanno prima della Rivoluzione francese e che consiste nella realizzazione di un dominio mondiale con strumenti capitalistici, che si serve degli impulsi rivoluzionari unicamente come mere frasi, per nascondervisi dietro3; oppure si svende il dominio mondiale ad uno di questi gruppi occulti all’interno del mondo anglo-americano, sino a che la vera mèta spirituale della Terra non venga salvata a partire dalla regione tedesco-slava schiavizzata attraverso fiumi di sangue. 

Rudolf Steiner

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1. L’alleanza Inghilterra-Russia. Celava l’intenzione, soggiacente in profondità, di portare la Russia, nell’ambito della «potenza educativa» dell’Occidente.

2. l’espressione adoperata da Steiner è una sintesi rafforzativa da plutocrate (= uno che esercita il potere attraverso il denaro; Plutone = dio della ricchezza e del denaro) autocrate ( sovrano assoluto dittatoriale).

3. Con tali «frasi», per esempio, viene introdotta la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il cui articolo 1 recita: «Tutti gli uomini sono nati liberi e uguali in dignità  in diritti. Essi (…) devono incontrarci reciprocamente in spirito di fratellanza». (Rilievo di TM).

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 Post-scriptum redazionale: Il precedente scritto di Rudolf Steiner, qui pubblicato integralmente per la prima volta, (presumibilmente risalente all’anno 1918; vedi anche Der Europäer, Jg. 3, Nr. 2/3, S. 4), getta una chiara luce su un’intera serie di eventi perlopiù bellici, che si svolsero in Europa nel XX secolo, come per esempio: l’insediamento dell’ispirato esperimento socialista in Russia (1917), la divisione della Germania e dell’Europa dopo la II Guerra Mondiale, lo smantellamento dell’esperimento socialista a partire dal 1982 – sotto la regia di Washington e di Roma; il vincolare la Germania riunita alla NATO e alla UE; e in tempi più recenti la guerra balcanica e i disordini nel Kosovo. Tutti questi eventi non possono essere realmente compresi, se viene trascurato [unberücksichtig, lett.: non tenuto in considerazione] il fatto che in certe cerchie occidentali viene praticata una strategia occultistico-politica a lunga scadenza ed in particolare esercita un influsso sull’azione di politica estera degli USA. Nello scritto di Steiner, da una parte viene data in forma concentrata la vera e propria chiave di questa strategia dell’Occidente anglo-americano nei confronti dell’Europa centrale e dell’Oriente – il portatore della sesta epoca di civiltà post-atlantica.

L’occultista inglese C.G. Harrison già nel 1893 aveva accennato all’esistenza di corrispondenti impulsi di pensiero in Occidente. La sua opera The Transcendental Universe1 era ben conosciuta da Steiner e fu da lui più volte commentata. Le finalità, in Harrison addirittura dichiarate esplicitamente, di una politica occidentale operante partendo punti di vista occulti (per es., in rapporto al tipo particolare o all’evoluzione di determinati popoli e razze) sono per fortuna ancora lungi dall’essere realizzati completamente e quindi devono, come in passato essere prese molto seriamente.

Non si tratta del fatto se quel singolo politico o «leader economico» occidentale sia iniziato o meno in queste finalità, bensì se il suo agire sia del tipo da promuovere questi scopi.

Un attivo ambito di coltivazione di tali finalità fu per lungo tempo lo Slull & Bones Club di Yale. Membri di questo Club (al quale, accanto al banchiere e diplomatico Averell Harriman, appartenne anche l’ultimo presidente degli USA George Bush) costruirono regimi tanto della sinistra radicale quanto della destra radicale, al fine di giungere prima ad averli economicamente in pugno, indi per poi manovrarli l’uno contro l’altro [gegeneinander auszuspielen]. Non a caso i fili dei «pluto-autocrati anglo-americani» conducono tanto alla rivoluzione russa del 1917 come pure al Terzo Reich di Hitler. A questi fatti, ignorati dalla corrente storiografia, accenna per la prima volta espressamente Anthony Sutton nelle sue opere  Wall Street and the Bolschevik Revolution2 e Wall Street and the Rise of Hitler3. Ambedue le opere, significativamente, non sono mai apparse in tedesco, per quanto esse dovrebbero apportare proprio in Europa centrale qualcosa di essenziale al necessario acuirsi dello sguardo per le realtà politiche mondiali. Sutton, nella sua opera parimenti non tradotta The Anglo-American Establishment4, ha per primo rivolta l’attenzione alle attività internazionali, che in maniera dimostrata sono state e rispettivamente sono in rapporto con lo Skull & Bones Club.

Chi di fronte a tali difficili, interessi della politica di potenza dell’Occidente anglo-americano, per nulla rivolti al bene dell’intera umanità, cerchi l’autentica essenza profonda di questo medesimo occidente, si volga nuovamente ad Emerson. Emerson avrà, alla fin fine, un respiro del futuro più ampio di tutti gli occultisti del suo continente- patria, i quali restringono il loro orizzonte a scopi partigiani. La sua aspirazione sono leggi eterne, così come ogni uomo può comprenderle e sperimentarle, non interessi caduchi come li possono concepire poche persone votate alle seduzioni della potenza. Proprio anche all’Occidente il grande occidentale Emerson avrà qualcosa da insegnare, sul fatto che realmente «progetti a lunga scadenza» durevoli possono scaturire unicamente dalla sorgente dell’eternamente Vero e dell’eternamente Buono.

1. Neuausgabe 1993, Hudson, New York. Deutsche Ausgabe:

Stuttgart 1989. – Hinweise Steiners auf Harrison u. a. in:

GA 184 (7.9.18), GA 174a (18.3.16).

2. Morley (Australien) 1981.

3. Sudbury (GB) 1976.

4. Billings, Montana, USA, 1986.

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Nota del traduttore

Lo scritto che, qui tradotto per la prima volta, viene presentato in Ecoantroposophia, è un’annotazione, o un appunto, di Rudolf Steiner, che non mi risulta – ho compiuto a tale proposito una diligente ricerca  – faccia parte, allo stato attuale, dell’Opera Omnia del Dottore. Certamente la serie dei libri e degli articoli da lui scritti, nonché i molti cicli di conferenze e le allocuzioni, da lui tenute in pubblico o riservate ai soci prima della Società Teosofica, e poi di quella Antroposofica, sono stati pressoché totalmente pubblicati ad opera della più che benemerita Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, ossia del Lascito di Rudolf Steiner. Ma dell’Archivio del Dottore fa parte anche una serie enorme di quaderni – circa seicento- e di taccuini, nei quali egli annotava pensieri e riflessioni, che poi eventualmente, ma non sempre, sviluppava in conferenze di ampio respiro.

Da questa parte del Lascito del Dottore proviene il seguente breve appunto, o scritto, che Rudolf Steiner scrisse negli ultimi tempi della I Guerra Mondiale. Questo breve appunto fu pubblicato nella rivista, edita dalla casa editrice basilese Perseus Verlag di Thomas Meyer, Der Europäer Jg. 3 / Nr. 5 / März 1999. A garantire l’autenticità dello scritto di Rudolf Steiner vi è, in detto articolo, uno specimen di quattro righe di tale appunto nella ben riconoscibile calligrafia del Dr. Steiner.

Quello indicato da Rudolf Steiner in questo appunto, è un tema molto delicato, che richiede la massima spregiudicatezza da parte del lettore, ed un pensare energico e coraggioso, capace di giungere alle estreme conseguenze della propria indagine. Un tema che non patisce mitizzazione sentimentale o partigiana passionalità politica, bensì che esige un’attività pensante limpida, detersa da ogni soggettività animica. Quanto sta accadendo attualmente  in Europa centrale, meridionale ed orientale, dovrebbe essere riguardato come una eloquente ammonizione a quel coraggioso pensare «sveglio», che Rudolf Steiner indicava come una necessità dei tempi, la cui mancanza egli apertamente rimproverava alla fatua intellettualità  alla mistica sentimentalità di molti antroposofi del suo tempo. Ed oggi la situazione è ben peggiore.

Per dar modo al volenteroso lettore di orientarsi in questo difficile tema, è consigliabile che venga affrontato uno studio approfondito e meditato  di testi di Rudolf Steiner come I Memorandum del 1917, Tilopa, Roma 1991, Esigenze sociali dei nuovi tempi, Editrice Antroposofica, Milano, II ed. Italiana 1994, Risposte della Scienza dello Spirito a problemi sociali e pedagogici, Editrice Antroposofica, Milano, 1974.   

L’articolo che segue è stato tradotto curando la massima esattezza e la fedeltà ai contenuti, anche a costo si sacrificare un po’ l’estetica del periodare. Abbiamo riprodotto anche note e il commento redazionale della sunnominata rivista, perché li troviamo particolarmente appropriati e calzanti nell’attuale situazione.

H. de’ P.

Nota di Isidoro: il breve scritto desunto da un taccuino del Dottore , ci è stato inoltrato da una amica di Eco. Unitamente alla preghiera di divulgarlo.

Non è nostra consuetudine portare in Eco scritti che, in un certo qual modo, riguardino la sfera della politica, ma le righe che avete letto appartengono ad un quadro che trascende la banalità della politica e, viste le vicende a cui ora stiamo assistendo, non sarebbe male che anche gli spiritualisti aprissero gli occhi attraverso le parole di Steiner, verosimilmente scritte un secolo fa ma profeticamente quanto mai attuali. 

SCIENZA DELLO SPIRITO

RIGENERAZIONE ETERICA CHE ANNIENTI I GIACOBINI

SOLEROSACROCE    GIU 2013 FK 077(1)

RIGENERAZIONE ETERICA CHE ANNIENTI I GIACOBINI

AUREO RISORGERE

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CUPE CEREBRALITA’ D’ABISSO.
ESPRIMONO CON FORZA OPACA BANALISSIME CONVINZIONI
RESE POTENTI DALL’ISTERICA RABBIA CON CUI LE SOSTENGONO.

RIVOLUZIONE FRANCESE E RIVOLUZIONE D’OTTOBRE :
IDENTICA RABBIA PER IDENTICI SCOPI :
OTTENERE L’ABISSO E DISTRUGGERE IL BENE.

ODIO FEROCE CHE SOSTENNE OGNI FUTILE CREDO.

IL BESTEMMIARE ILLUMINISTICO SI GENERO’ NEL FANGO
E SPARSE NELL’ARIA ANIMICA IL CRETINISMO ODIANTE.

AVENDO PERSO FEDELTA’ AI CIELI
MISERO AL SERVIZIO DEGLI INFERNI LA RAGIONE.

ED IL LORO DISCETTARE SUI LUMI INTELLETTIVI
FU UN RAGIONARE IMMERSO NEL PANTANO DEL DISGUSTO ANTISOLARE.

FURONO OSSESSI E ISTERICI NELL’ODIARE COLORO CHE DORMINAVO NEL BENE.
COSI’ NUTRIRONO DI SANGUE LE NUOVE SCHIERE DI DEMONI INCARNATI.

FURONO DESTI I GIACOBINI NEL FORMULARE CONCETTI “ILLUMINATI”
FRA LE CONSERTE BRACCIA DEL DEMONIO ISPIRATORE CHE RINGHIAVA.

DESTI E REPELLENTI NELLA RAZIONALITA’ CHE SI SVEGLIAVA FRA I SERPENTI.
GRONDA DI SANGUE INNOCENTE LA STRAGE DEI BAMBINI DI VANDEA.

MENTRE SATANA DANZA FRA GLI OSSESSI DEL DIRETTORIO INDEMONIATO.
LA GHIGLIOTTINA MIETE I SUOI SACRIFICI UMANI
CHE GUIDERANNO LA RAZIONALITA PEDANTE DEI SOVIETICI FUTURI ORRORI.

ROBESPIERRE INCITA MARX MENTRE IL RADICALE E’ IN ESTASI DA ABORTO.
TUTTA UNA CATENA DISCETTANTE DI FALSI IDEALI RAZIONALI
CONCEPITI DALL’INFERNO IN CUI LA RAGIONE DEI PEGGIORI ATTINGE.

EBBRI DI PRURIGINOSA GIUSTIZIA ERESSERO I FOLLI ALTARI DELLA NOTTE.
IN CUI LE RAZIONALITA’ ORMAI PRECIPITATE
POSSONO SOLO RIPETERE NEL SANGUE QUANTO NEL SANGUE GIA’ E’ STATO EDIFICATO.

EPPURE IL PENSIERO PUO’, ATTINGERE FRA GLI ANGELI REALI.
PUO’ INNALZARSI SINO ALL’INCORROTTO DA CUI SORGE.
PUO’ INDAGARE FRA I CIELI CHE ANNIENTANO GLI INFERNI.

L’ASCESI DEL PENSIERO PUO’ CONTEMPLARE LA FORZA DELLA PROPRIA FORMA.
PUO’ GIUNGERE A RESPIRARE OVE LA RAGIONE E’ GENERATA DALLE FOLGORI.
PUO’ REDIMERE IL PASSATO DISSOLVENDO I DEMONI CHE POPOLANO IL PRESENTE.

RETTIFICARE L’ATTIMO IN CUI SI GENERANO I PENSIERI E’ IL RITO SOLARE ATTESO.
E’ CONGIUNGERE AL DIVINO CIO’ CHE FRA I CONCETTI LAMPEGGIA NEL PENSARE.

E’ CONGIUNGERE ALLA REALTA’ SOVRUMANA QUEL LAMPEGGIANTE SILENZIO
CHE SCOCCA QUANDO UN CONCETTO VIENE COLLEGATO ALL’ALTRO.
QUANDO SI PENSA IMMERSI NEL PROPRIO CONCEPIRE LOGICO.

QUELLO CHE ACCADDE NEL PASSATO FRA GLI INFERNI
PUO’ ORA ACCADERE IN ALTO FRA GLI APICI DEI CIELI ETERICI IN CUI IL LOGOS DIVAMPA.

STUOLI DI VOLITIVE ANIMOSITA’ DEGLI INFERI EVOCATE NEI MILLENNI
PRECIPITARONO FRA I CIECHI RAGIONAMENTI ILLUMINISTICI
AVVIVANDOLI DI PREVENTIVE SENSIBILITA’ INDIRIZZATE AL MALE.

ORA E’ POSSIBILE NELL’ASCESI DEL PENSIERO REDIMERE QUEL MALE.

E’ POSSIBILE POPOLARE DI ENTI VOLITIVI DEL PURO SOLE ETERICO
LE FORZE CHE CIRCONDANO IL PENSARE MENTRE SI SVOLGE IN UOMO.

AZIONE DEL SOLE ETERICO CHE L’UOMO PUO’ SFIORARE VOLENDO NELL’IDEA.
AZIONE DEL LIBERO DECIDERE DI CONTEMPLARE UN INSIEME DI PENSIERI.
AZIONE DEL SOLITARIO ASCENDERE DAL CONCETTO ALLA FORZA CHE LO GENERA.

RUGGE LA POTESTA’ INAUDIBILE DELL’ANGELO CHE GUIDA AI CIELI.
ORO DELLA TEMPESTA SOVRUMANA
CHE ANNIENTA I DEMONI GENERATI RAZIOCINANDO NEL PALLORE GIACOBINO.

GERMOGLI DI ETERICHE DEITA’ RIPOPOLANO L’OLIMPO DEGLI EROI SOLARI.
PLASMANDO A NUOVO LA FUTURA STORIA DELLE GENTI CONSACRATE.

ALLORO ETERNO DAL BIANCO VISO DI VITTORIA.

E SUA IMPOSSIBILE VERITA’ REALIZZATA ARDENDO.

NELL’ETERE INCORROTTO DELL’IDEA.

 

 HELIOS FK AZIONE SOLARE

HELIOS-FUOCO-SOLARE-FK-18-OTT-2012-FK-004

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ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

PROCEDERE AL MEGLIO

Viandante- Molte sono le persone che si consumano a riflettere su cosa fare e cosa non fare quando iniziano a stabilire che (forse) è cosa coerente con gli insegnamenti e con la vita dell’anima decidersi di inaugurare, oltre le necessità comuni, una porzione di spazio e di sforzo dedicato non saltuariamente a inusuali moti interiori che, per brevità, chiamiamo esercizi.

Si può persino stabilire un “programma”: di scarso impegno, cioè facile in confronto al suo utilizzo.

E’ possibile studiare molto su quale possa essere la giusta forma di esecuzione e stimare di saper che cosa fare. Entro limiti assai corti ci si può impratichire saggiando un po’ questo e quest’altro. Ma mantenere grande e qualificata costanza, volta alla saturazione cerebrale o a continui tentativi di attraversare le sconosciute terre dell’intensità, è qualcosa di molto diverso.

Potete dare un assenso mentale ed emotivo ad un’opera che dovrebbe essere tra le migliori possibili, ma non è la stessa cosa che agonizzare nel 17° minuto della concentrazione alla sua quarta o quinta ripetizione della giornata.

La realtà – nei fatti – è piuttosto squallida e riduttiva, al netto delle belle chiacchiere. La maggioranza delle persone non cava fuori da sé il proprio potenziale: certo, tutti portano avanti per un po’ una modesta disciplina, ma non aumentano la loro dedizione quando l’esigenza interiore reclama maggior durezza ed un onere complessivo che fatalmente aumenta.

Succede, nel corso dei mesi o degli anni, che l’anima sbatta di sicuro il grugno contro esigenze più elevate: più si va avanti maggiore è l’impegno richiesto. Di solito si fa, più o meno esattamente, l’opposto: anche se ciò produce in segreto stagnazione e malessere, ci si disimpegna: tanto le scuse sono come i conigli: prolificano incessantemente.

Un programma così semplice da apparire minimalista (ricordatevi, nell’articolo di Hugo, quello che diceva Hella Weisberger intorno ai Testi fondamentali) come una lettura, la concentrazione ed qualche brevissima disciplina ausiliaria, può funzionare per qualche settimana e se stimola un “senso” interiore, allora può funzionare anche per mesi e per anni – per molti anni – così com’è: se, al pari, ci si abitua a sgombrarsi dall’intasamento delle sciocchezze e del superfluo e ci si riappropria dei mille rivoli di forza dispersa nella marea dell’insignificanza.

Tale lavoro fa parte delle regole del gioco, regole che non mi sono inventato ma che ogni operatore serio può confermare. Tutto quello che sto facendo è ribadirle e tentare di far capire la loro importanza.

Si è abbastanza disciplinati anche quando emozioni, umori e contingenze sembrano fare catenaccio contro la motivazione che si aveva assunto?

Si cerca di sistemare in maniera ragionevole e passabilmente sana, almeno per quanto sia possibile, il quotidiano percorso della vita?

Si continuano a seguire imperterriti e principalmente le discipline di fondamento?

Si tenta talvolta di giungere (e superare) le precedenti condizioni che sembravano al limite delle possibilità?

A questo punto starete pensando: “Queste cose le ho già sentite dozzine di volte”. Ma è tutto qui. Le regole per fare passi reali sulla via, sono semplici: è l’utilizzo delle regole che è molto impegnativo.

Così sono tanti coloro che affermano di seguire le regole dettate dagli insegnamenti: peccato che ciò sia completamente falso.

Allontanatevi dallo spiritualismo farlocco, zeppo di menzogne tese a dare importanza a tantissime cose tranne che alla disciplina primaria.

Le “ultime rivelazioni” sulla Via, gli insegnamenti segreti del discepolo amato, le integrazioni pseudo-tantriche, la pubblicistica sull’amore (battuta e ribattuta da quelli che lo scambiano col proprio sentimentalismo per insufficienza di fiuto noetico), le conferenze dei cretini intercambiabili…eccetera, sono parte di un mondo di menzogna o fantozzianamente, di “cagate pazzesche”.

Non prestatevi a simili cose, sebbene siano pubblicate e divulgate in modo vasto e massiccio: paiono innocue ma vi terranno attaccati alla menzogna e ruberanno la vostra integrità.

L’unico motivo per cui esistono è per dare false speranze e per procurare onori e talvolta guadagni a chi immerge bulimicamente il muso nel truogolo delle enunciazioni burlesco-esoteriche.

Quando il vostro lavoro è impeccabile, quando siete capaci di non desistere, aumentate ancora di più l’impegno cosciente e voluto per continuare ad alimentare, in silenzio e solitudine, l’etere reintegrativo che irradiando dal “sole che splende tra gli occhi” si riversa nella profondità del cuore.

Questo è il compito del volere extrasomatico che si sveglia come “più che pensiero” quando il lavoro severo, prolungato e durissimo viene superato in potenza di quiete.

Una volta fatto il lavoro di preparazione, impegnatevi, aumentate la determinazione e l’impegno e traete veramente più del massimo dall’esercizio. Le sconfitte sono solo momentanei disturbi dell’elemento inferiore della mente: non esistono se non che per se stesse. Se sentite come necessaria una pausa di qualche giorno, sarà scelta e responsabilità vostra, comunque libera da pentimenti e auto-recriminazioni.

Rendete assolutamente importante ogni lavoro, svolto in ritualità interiore, in ogni momento, in ogni giornata, in ogni settimana ed in ogni mese. Con l’immaginare vanesio, nel tempo, soltanto invecchierete: con la disciplina giornaliera invece, emergeranno in voi vasti piani di realtà e gradini di risveglio.

SCIENZA DELLO SPIRITO

MORALITA' COSMICA

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Improvvisamente, mentre cenavano, avevano visto emergere dal mare di fronte a Terracina un’enorme luna piena, grande e rossa, che aveva incantato ed emozionato i bambini per tutto il tempo in cui saliva in cielo, diventando sempre piú argentea, e il maschietto era voluto tornare sulla riva per raccogliere quei raggi luminosi che brillavano sull’acqua.

Contemporaneamente, a molti chilometri di distanza, un’altra magnifica luna si levava sul Carso. I due amici procedevano lungo un viottolo ben conosciuto, costeggiando il quale – dato che erano intorno al periodo di San Lorenzo – era loro accaduto di vedere un paio di stelle cadenti che avevano attraversato il cielo disegnando archi repentini. Erano transitati vicino ad uno stagno, circondato di canne ed erbe alte, dove una rana al loro passaggio aveva gracidato, non si sa se per protestare di un eventuale disturbo o per un saluto amichevole.

Avevano continuato seguendo il tracciato che lasciava a margine del sentiero un vecchio e fronzuto tiglio, fino ad un avvallamento – non una dolina – dove il chiarore lunare rendeva argentei i prati verdeggianti cintati da muretti di pietre e gli alberi e i cespugli che facevano da corona. Uccelli e piccoli rapaci notturni si esibivano, di tanto in tanto, nel loro richiamo. A rendere l’atmosfera piú magica, stava sorgendo dal basso una leggera foschia di umido, che sembrava disegnare un portale davanti a loro. Quello dei due che camminava avanti aveva allora chiesto all’altro di fare silenzio e guardare, lasciarsi riempire dell’immagine e cogliere la profonda moralità che stava loro di fronte come pensiero degli Dei. Poi gli aveva detto che la moralità era quella perché non poteva essere diversa, e perché la bellezza era la sua inevitabile veste, in quanto il silenzio era la naturale posizione di colui che poteva guardarla. La libertà dell’uomo è la prosecuzione della moralità della Natura. Non rubi e non menti perché questo costituirebbe una stonatura dolorosa e non perché qualcuno ti dice che non si deve fare. Fintantoché, però, non viene raggiunto quel livello, sarà necessario seguire le regole dettate da coloro i quali, da tempi antichi, hanno avuto la intuizione morale e l’hanno racchiusa nelle leggi che conosciamo.

Qui sulle alture un uomo parla ad un altro giovane uomo ed è una forma di saggezza data dall’età, dalle disillusioni che nascondono ancora una speranza, la conclusione di una vita di esercizi e di studi. Là sul mare la meraviglia di vedere una giovane vita, però tanto antica, cogliere i raggi di luna: un maestro in forma di bambino attinge direttamente, con le sue manine, a quei raggi di saggezza perenne e la sua moralità non ha bisogno di parole: è in atto, è tra le sue dita. Eppure anche lui dovrà misurarsi con questo mondo profano ed avrà forse bisogno, un giorno, come Parsifal, di allontanarsi dalla casa materna per iniziare la sua Cerca e donarla all’umanità. Allora le sue mani colme di saggezza apriranno la porta e lui muoverà i suoi passi in mezzo alla foresta dove il buio riesce a nascondere la luce ed è facile smarrirsi. Vogliano gli Dei che vi siano al mondo ancora cavalieri da mettere al suo fianco per proteggerlo, una mano sulla spada e l’altra sul cuore. Perché questo è un mondo ormai infero, dove quanto tenta di essere può venir coperto, allontanato, rimandato. Col nemico che spesso ha il volto del cattivo ma, quando vuole vincere davvero, ha quello dei buoni.

Marco Allasia

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per gentile concessione di www.larchetipo.com

Immagine: Edvard Munch – Chiaro di luna

SCIENZA DELLO SPIRITO

ISIDE SOPHIA-UNDICESIMA Lettera (Parte I)

Denderah

UNDICESIMA LETTERA

Febbraio 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

GIOVE – MARTE

Con la prossima Lettera (la Dodicesima) il primo anno delle Monthly Astronomical Letters giunge alla fine. Per quanto possiamo giudicare in questi tempi difficili, dovrebbe essere possibile continuarle per un altro anno. Comunque, intendiamo modificare il loro contenuto nel secondo anno. L’introduzione all’Astrosophia, sebbene non ancora terminata, ha raggiunto un punto ove possiamo arrischiarci di portare la conoscenza che abbiamo conquistato un passo più vicino alle realtà della vita. Perciò, proviamo a dare poche idee guida sugli eventi correnti nel mondo Stellare. Accanto a questo e all’introduzione, cominceremo con una serie di descrizioni degli eventi nel mondo delle Stelle durante la vita del Christo sulla Terra. In seguito saremo in grado di andare in dettaglio su alcuni cieli di nascita storici.

Willi Sucher.

Giove

Continueremo ora gli esempi dati dai cieli di nascita storici rispetto alla natura di Giove.

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Conte Leone Tolstoj: all’epoca della sua nascita, il 9 settembre 1828, Giove era in Bilancia ove esso aveva pure formato un nodo durante il suo sviluppo prenatale. Esso era in una posizione veramente preminente. Marte era in congiunzione in Bilancia attorno all’epoca della concezione. Al momento della sua morte Giove era proprio sul punto di entrare in Bilancia e Marte era di nuovo in congiunzione con esso. In questa posizione abbiamo l’indicazione che il corpo eterico aveva una forte tendenza a stabilire pace ed equilibrio in un organismo che altrimenti sarebbe stato sopraffatto e scosso da emozioni aggressive ed altre forze animiche. In realtà, l’intera vita di Tolstoj è un esempio di questa tendenza. Tutte le sue opere e tutte le sue attività, ed in special modo i suoi diari, parlano della sua drammatica lotta contro forze che sono sempre avverse alla pace e alla manifestazione della giustizia e della buona volontà sulla Terra: questo è il linguaggio della Bilancia allorché essa parla attraverso Giove.

Robespierre

Massimiliano Robespierre (nato il 6 maggio 1758): durante lo sviluppo embrionale di Robespierre, Giove muoveva attraverso la Bilancia entrando nello Scorpione, ove si trovava all’epoca della nascita, probabilmente al mezzocielo.

All’inizio, in accordo con la sua posizione, l’aura eterica di Robespierre venne maggiormente diretta da impulsi provenienti dalla Bilancia. Essa rivela un anelare alla manifestazione della giustizia e della buona volontà sulla Terra. Fu questo che lo portò in una posizione dominante durante la Rivoluzione Francese. Gli Dèi portatono in vita in lui un simile atteggiamento verso le mete dell’evoluzione umana come fecero in seguito in Tolstoj. Poi, però, vediamo Giove che entra nello Scorpione. Ciò è come un noviziato degli impulsi originari poiché essi furono esposti ad un possente assalto delle forze animiche – forze astrali, come le chiamiamo in occultismo – che provengono dalla regione dello Scorpione. Sorge quindi sempre la domanda se le forze edificatrici e positive nell’essere umano possano opporsi a questa tempesta. Se lo possono, allora può svilupparsi una potenza positivissima, una forza per il compimento di azioni uniche per l’umanità. Quindi il pericoloso Scorpione può essere trasmutato nell’Aquila dallo sguardo acuto che, con l’occhio dello Spirito Santo, può guardare negli stadi futuri dell’evoluzione universale. Vi è però sempre il pericolo che una tale personalità possa essere dilacerata da compiti ed impulsi che sono oltre le sue capacità vitali. Qualcosa di simile accadde a Robespierre. Il suo essere, che era buono e nobile nei suoi impulsi originari, fu dilacerato dalla tempesta della Rivoluzione Francese. Egli non poté dominare le forze astrali che operavano nel retroscena degli eventi del suo tempo, e non poté collegarle ad un corpo sociale che era basato su libertà, uguaglianza e fraternità.

shiller

Friedrich Shiller: Shiller era nato il 10 novembre 1759, quando Giove era in Sagittario. Esso era in questa posizione anche durante il suo intero sviluppo prenatale. Ciò indica che questo corpo eterico era compenetrato da impulsi Archetipici che dotarono il suo portatore della facoltà di sperimentare e di percepire stadi passati sia dell’evoluzione umana sia di quella cosmica. Questo tipo di corpo eterico può divenire un organo per la comprensione degli impulsi più profondi e delle leggi nella storia umana. Shiller ebbe questa facoltà, come mostrato dai suoi drammi e dal suo forte rapporto con la storia. Per qualche tempo egli fu professore di storia all’Università di Jena. Da queste forze viene impiantata nel corpo eterico non soltanto una relazione con la storia umana, bensì esso diviene pure un organo per la comprensione delle forze primordiali che hanno lasciato le tracce delle loro attività passate nelle caratteristiche dei vari regni della Natura e nell’Universo.

La facoltà storica di Shiller è collegata pure con Saturno, ma sarebbe troppo difficile entrare ora nei dettagli della relazione tra Saturno e Giove in questo cielo di nascita. Forse una successiva occasione ce ne darà una possibilità.

novalis

Novalis (nato il 2 maggio 1772): durante il suo sviluppo embrionale, Giove si muoveva dal Sagittario, passando attraverso il Capricorno ed entrando in Acquario. Qui abbiamo un essmpio che mostra come un tale organismo eterico sia capace di espandersi all’esterno attraverso l’intero Universo. Nella Costellazione opposta del Cancro avevamo trovato la tendenza verso la forma rigida. Qui abbiamo quasi l’opposto, il superamento della forma e la tendenza a disciogliere le forze eteriche per il volo attraverso gli spazi universali. Possiamo sperimentare ciò negli scritti di Novalis, in special modo nei Frammenti. Non vi è un solo dominio della vita, dell’arte o della scienza o della religione su cui egli non dia i suggerimenti più ispirati in poche parole, addirittura misteriose, che noi possiamo comprendere soltanto se immaginiamo che esse sono derivate da un’organizzazione eterica che era aperta verso le altezze e le profondità dell’intero Universo. Inoltre, sappiamo che durante gli ultimi anni della sua vita egli si dileguò letteralmente nel regno dei morti. Egli aveva un rapporto profondo e un consumarsi desideroso per quei suoi amici che erano passati attraverso la soglia della morte prima di lui. I suoi Inni alla Notte tradiscono lo stato interiore della sua anima, così come fanno i suoi diari di quel periodo. Tale era la fonte delle sue osservazioni intuitive su tutti i rami della vita e della coscienza umana. Questo è un eccellente esempio dell’influenza di Giove dalla sua posizione nel Capricorno.

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Giovanni Keplero: Keplero è stato già menzionato in lettere precedenti. Sia durante il suo stato prenatale (27 dicembre 1571) sia al momento della sua morte (15 novembre 1630), Giove era in Acquario. Ciò indica una condizione del corpo eterico che rende capace il suo portatore di creare un forte rapporto con l’Universo Stellare. Nel caso di Keplero ciò è ovvio, poiché egli era un matematicoe un astronomo di professione. Questo esempio rivela che la relazione non è affatto necessariamente una relazione astratta. Keplero era ispirato dall’idea di armonia dell’Universo Stellare. Egli ascoltava le “armonie delle sfere”; scrisse partiture di musica (Harmonices Mundi) che i Pianeti producono, secondo la sua percezione. Perciò, una tale formazione dell’organizzazione eterica non ha bisogno di tendere verso l’astronomia professionale. Essa può rivelarsi semplicemente come una capacità di disporre la vita terrena così che essa sia in armonia con i ritmi cosmici, talvolta persino senza esser coscientemente consapevole di essa. Un esempio di ciò è Goethe, il cui Giove era in Acquario durante la maggior parte del suo periodo prenatale. Anche Wallenstein, il famoso Generale della Guerra dei Trent’anni, tentò di disporre le sue attività secondo il corso delle Stelle. Egli aveva Giove in Acquario nel suo oroscopo prenatale.

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Virgilio, il famoso poeta dell’Eneide, aveva una forte relazione con Giove nella Costellazione dei Pesci, poiché quando egli morì (il 22 settembre del 19 a.C.) Giove si trovava lì. Una tale posizione al momento della morte non mostra i doni originari di un essere umano attraverso il processo d’incarnazione, ma mostra persino qualcosa di più. Durante la vita sulla Terra, tutte le azioni di un essere umano vengono impresse nel suo corpo eterico. Dopo la morte il corpo eterico viene dissolto negli spazi eterici dell’Universo. La posizione di Giove indica allora quel che fluisce da un’anima umana come un conseguimento fondamentalmente importante portato nelle regioni cosmiche, e così esso viene preservato per l’ulteriore progresso nel futuro.

In questa posizione di Giove nei Pesci, possiamo trovare conseguimenti umani espressi che fluiscono nelle regioni eteree dell’Universo come un intendimento e una comprensione delle forze del Padre dell’Universo. Nell’Eneide, Virgilio descrisse le avventure di Enea, il mitologico padre di Roma. E con un’unica frase egli rivela il suo profondo rapporto con le forze del Padre dell’Universo. Egli chiama Giove l’ “Onnipotente Padre Etere”. Così egli espresse quel che sperimentava nelle profondità della sua anelante anima nei Pesci, che apparve allora realmente in cielo al momento della sua morte. Egli descrisse il Pianeta Giove come la sorgente degli Archetipi della vita e i Pesci come la regione delle forze del Padre dell’Universo.

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI

IL VIANDANTE CHERUBICO

Silesius In diverse conferenze il Dottore ricordò qualche distico di un mistico tedesco “ all’alba della vita spirituale dei tempi nuovi” : Angelo Silesio.

Silesius nacque nel 1624 a Breslavia ed il suo nome era Giovanni Scheffler. Studiò in Olanda ed in Italia ed esercitò la medicina. Si convertì al cattolicesimo e fu ordinato sacerdote nel 1661, in seguito entrò nell’Ordine dei Minori. Morì a Breslavia nel 1677.

Scrisse brevi liriche, pubblicate nel 1657 col titolo Geistriche Sinnund Schlussreime.

Steiner scrive di lui:” Come un essere spirituale egli aleggia al di sopra di ogni vicenda terrena, e ciò che dice è come il soffio d’un altro mondo, esente a priori dalla rozza impurità onde, di solito, la saggezza può solo faticosamente liberarsi.” (I MISTICI, 1948. Pag. 116 – 120).

In effetti Silesio si esprime con lievità e dolcezza…per dire in tante righe delle verità che, pensate a fondo, fanno quasi impallidire -per fare un esempio – le vie della Potenza.

Trascrivo la sua composizione più famosa, da cui ho preso il titolo per questa nota.

.

Io non so ciò che sono, non sono ciò che so,

cosa e non cosa, un puntino ed un cerchio.

 

Nulla c’è che ti muova, tu stesso sei la ruota

che da se stessa corre e non ha riposo.

 

Fermati! Dove corri? Il cielo l’hai in te.

Se altrove cerchi Dio, mille volte lo perdi.

 

Io non sono fuorché Dio, Dio non è fuorché me,

io sono il suo fulgore ed egli è il mio ornamento.

 

Dio è il fuoco in me, io in lui sono il riflesso,

non siamo l’uno all’altro intima essenza?

 

Noi preghiamo: Signore, sia fatto il tuo volere,

ma vedi, egli non vuole, egli è l’eterna calma.

 

Amare è faticoso: non dobbiamo soltanto

amare; come Dio dobbiamo essere amore.

 

Creature: queste voci dell’eterna Parola.

Essa canta se stessa in leggiadria e furore.

 

Dio non faticò mai né riposò, ricorda:

riposo è la sua opera, opera il suo riposo.

 

Io sono un monte in Dio, debbo scalar me stesso

perché il suo caro volto Iddio mi sveli.

 

Puro come oro fine, arduo come la roccia,

netto come cristallo sia il tuo animo.

 

Immisurabile è il Supremo, lo sappiamo,

eppure un cuore d’uomo può racchiuderlo.

 

L’amore quando è nuovo fermenta come il vino;

più invecchia e schiara e più si fa quieto.

 

Dio non cura le opere e quando il santo beve

gli piace come quando prega o canta.

 

Chi un attimo soltanto si levò su se stesso

potrà cantare il Gloria con gli angeli di Dio.

 

Io non credo alla morte: morissi ad ogni ora,

passerei ogni volta a miglior vita.

 

Uomo, in ciò che tu ami, in ciò sarai mutato.

Sarai Dio se tu l’ami e, se l’ami, la terra.

 

Sboccia, Cristo gelato, maggio è alla porta,

se ora e qui non fiorisci, resti morto in eterno.

 

Amico, quel che sei tu non puoi rimanere:

l’uomo deve passare dall’una all’altra luce.

 

Nulla è se non tu e io, e se non siamo in due

neppure Dio è più Dio e rovinano i cieli.

 

La rosa che tu vedi coi tuoi occhi di carne

anche in Dio dall’eternità fioriva.

 

Due occhi ha l’anima: uno è fisso nel tempo,

l’altro si spinge fino nell’eterno.

 

La croce in cime al Golgota non ti potrà salvare

dal male, se in te stesso tu non l’abbia levata.

 

Tu non ami gli uomini? Hai tutte le ragioni.

L’umanità nell’uomo è quel che devi amare.

 

Uomo, se hai brama e nostalgia di Dio,

da lui ancora non sei tutto avvinto.

 

Uomo, sii essenziale: quando il mondo trapassi,

il Caso crolla e l’Essere rimane.

 

Dio non manca di nulla, non gli occorrono doni;

se è vero – perché vuole il mio povero cuore?

 

Pioggia non per sé sola cade, né sole splende,

anche tu sei creato per altri e non per te.

 

Dio dice sempre sì, è il diavolo che nega,

per questo egli non può riunirsi a Dio.

 

Se il diavolo potesse uscire da se stesso

di colpo lo vedresti sul trono del Signore.

 

Tu considera bene: in Dio c’è eternità,

col diavolo all’inferno vi è solo un tempo eterno.

 

Credi tu, pover’uomo, che il grido della tua bocca

sia giusto inno di lode a un immobile Dio?

 

L’amore entra da Dio non annunziato,

sottile ingegno fa lunga anticamera.

 

Un cuore che sia quieto in Dio come Dio vuole,

sarà spesso toccato da lui: è la sua cetra.

 

Io non muoio né vivo. Dio stesso muore in me

e ciò che debbo vivere egli tutto lo vive.

 

E Dio è più in me che se l’intero mare

fosse raccolto in minuscola spugna.

 

Tu stesso fai il tempo, l’orologio è i tuoi sensi;

se arresti l’inquietudine, il tempo non c’è più.

 

Uomo, Dio nulla pensa: se avesse in sé pensieri

potrebbe vacillare qua e là, e non gli si addice.

 

So che senza di me Dio non vivrebbe un attimo:

fossi annullato, renderebbe l’anima.

 

Anch’io devo esser sole e coi miei raggi

dipinger l’incolore oceano del Divino.

 

Uomo, dacché il volere e il correre non contano,

devi far come Dio, che vince non volendo.

 

Quando Dio fu nascosto nel grembo di una Vergine,

allora il punto in sé contenne il cerchio.

 

Debbo esser Maria, Dio da me partorire,

s’egli deve concedermi l’eterna beatitudine.

 

Io stesso debbo essere virtù e ignorare il caso

se la vera virtù deve da me sgorgare.

 

In quanto è morta la mia volontà,

Dio deve ciò ch’io voglio:

io stesso gli prescrivo il modello e la meta.

 

Cristo stesso, se avesse un po’ di volontà,

per quanto santo, credimi, cadrebbe.

 

I sensi, nello spirito, sono uno

e per un solo uso: chi contempla

Dio, anche l’ode, lo sente, gusta e odora.

 

Chi è come non fosse, come mai fosse stato,

colui, o beatitudine, è fatto un Dio palese.

 

Che è, non peccare? Non occorre chiedere.

Vai, e te lo diranno i muti fiori.

 

La preghiera più nobile: quando colui che prega

si muta in ciò dinnanzi al quale supplica.

 

Lo zero, la creatura, se si antepone a Dio

non vale nulla: dietro di lui, sarà pregiata.

 

Ciò che fan tutti i santi può farlo un uomo solo.

Guarda: non fanno altro che abbandonarsi a Dio.

 

Amico, adesso basta. Poi leggerai dell’altro.

Ora vai, e diventa tu stesso Scritto ed Essere.

 

A me, però, dalle confessioni religiose che male si accordano con i fatti naturali, non echeggia nulla dello spirito di quella vera e ampia pietà, che trovo in Boehme e in Angelo Silesio. Anzi, questa pietà più alta sta in perfetto accordo con l’azione delle forze naturali. Non c’è alcuna contraddizione tra il compenetrarci delle nozioni fornite dalla moderna scienza naturale e l’intraprendere al tempo stesso quella via verso lo spirito, che fu cercata da Boehme e da Angelo Silesio. Chi si accinge a percorrerla nel senso in cui la intesero quei pensatori, non ha da temere di cadere in un piatto materialismo se porge l’orecchio alla narrazione dei segreti della natura descritti nella Storia naturale della creazione. Chi accolga in questo senso i miei pensieri, comprenderà con me e come me l’ultimo versetto del Viandante cherubico, col quale vogliamo pure conchiudere questo libro: Amico, ora basta. Per il caso che tu voglia leggere più avanti, va e diventa tu stesso la scrittura, tu stesso l’essere.” (R. Steiner: I MISTICI Ed. Bocca 1948, pag 124 – 125).

SCIENZA DELLO SPIRITO, TRADIZIONE

SPAZIO E TEMPO IN ME DISSOLVI

.

Spazio e tempo in me dissolvi
e fuori dello spazio e del tempo
Te posso incontrare

Tu non sei un’illusione
Tu sei vero
meta di tutto il mio pensiero

Sin nelle profondità della terra mi fai penetrare
Radice del mio essere
Te devo risvegliare

……….è questa l’illusione
credere che ciò che ci circonda sia vero
……ma di vero c’è solo il pensiero

e il tuo pensiero al mio è già unito
prima di ogni illusoria parvenza

.

(Mara Maria Maccari)

ARTE, MARA MARIA MACCARI, POESIA

HELLA WIESBERGER, OVVERO IL CORAGGIO E LA FEDELTA': il nostro incontro e il mio debito inesauribile verso di lei.

Hella .

Incontrai Hella Wiesberger a Dornach, esattamente trent’anni fa, nell’aprile del 1985. Dopo di allora, ebbi modo di incontrarla molte volte ed ogni volta fu per me motivo di grandissima gioia.

Ero stato a Dornach già alcune volte, sia a motivo di una cara amica, Lucia, che ora è in Cielo, bisognosa della terapia dell’iscador, sia approfittando di motivi professionali, che mi portavano a Basilea in Svizzera, e a Friburgo in Germania. Vi ero andato anche altre volte con alcuni amici, che volevano visitare il Goetheanum, fatto edificare da Rudolf Steiner. In ogni viaggio a Dornach, si mescolavano nella mia anima molti sentimenti contraddittori, in forte lotta tra loro. Vi era in me, da una parte, l’ammirazione per quanto, visibilmente e invisibilmente, Rudolf Steiner aveva creato ed edificato e, dall’altra, il dolore, la pena, che suscitava il vedere il livello inadeguato, addirittura caricaturale, al quale era stato ridotto l’impulso da lui donato, e quello delle manifestazioni umane esteriori, talvolta ridicole, e che in visitatori profani alla Scienza dello Spirito sovente suscitavano apertamente addirittura il riso e lo scherno. Sono stato, purtroppo, personalmente testimone di tali tristi manifestazioni.

Avevo in me la forte impressione che la degenerazione dell’impulso luminoso e sano, originariamente donato da Rudolf Steiner, avesse prodotto una vasta e multiforme patologia, che si manifestava nello stato sognante e sonnambolico di molti antroposofi che dimoravano a Dornach e dintorni, nello slavato conformismo, che faceva sì che molti uomini si vestissero ad imitazione di Albert Steffen (il defunto presidente della Società Antroposofica, che coi suoi molti tradimenti tante sciagure aveva portato al movimento spirituale), fiocchetto alla camicia e taglio dei capelli compresi, e che le donne si vestissero con ampi maglioni di lana e lunghe gonne, il tutto su variazioni di colore ‘yoghurt ai mirtilli’ o ‘yoghurt ai frutti di bosco’, con l’immancabile crocchia ai capelli. Il tutto mi faceva un’impressione davvero buffissima, decisamente comica.  

La cosa che più mi colpiva era la forte opposizione di tutti costoro nei confronti di ogni pratica interiore, in particolar modo della Concentrazione, della Meditazione, dei vari esercizi del libro Iniziazione, con tanta generosità donati da Rudolf Steiner. Vi era ancora allora, alla fine degli anni settanta e ai primi anni ottanta del trascorso secolo, una vera e propria epidemia di «steffenite acuta», che aveva portato da una parte ad una grigia e spenta intellettualizzazione dei contenuti dell’Antroposofia, ridotta ad una forma eccentrica di “ideologia”, e dall’altra una tendenza ad un «antroposofazzico» – come lo definiva causticamente Massimo Scaligero – iperestetismo decadente, il tutto ad esclusione assoluta di qualsiasi forma di pratica interiore, che veniva apertamente negletta e sconsigliata.

Massimo Scaligero, naturalmente, mi aveva parlato spesso della tragedia dell’involuzione del movimento antroposofico, dei molti tradimenti perpetrati da alcuni dei suoi capi, della odiosa persecuzione nei confronti di Marie Steiner-von Sivers, la fedele compagna di Rudolf Steiner, persecuzione attuata dai boss della Società Antroposofica con metodi, che la Signora Steiner stessa definiva gangsteristici. Tuttavia, spinto costantemente da Massimo Scaligero a non accettare mai nulla sulla base della mera autorità e parola altrui, per quanto autorevole, anzi a verificare sempre di persona la veridicità delle altrui affermazioni, ed essendo inoltre, per mia natura personale, al contempo testone ostinato e curioso, cominciai a indagare per conto mio, interrogando in maniera sfrontata e un po’ birbona quanti mi capitavano a tiro e coi quali instauravo un minimo di familiarità.

A tutti chiedevo se facessero i cinque esercizi basilari della pratica interiore, descritti in maniera essenziale da Rudolf Steiner in opere scritte come La Scienza Occulta nelle sue linee generali e ne I gradi della conoscenza superiore, nonché in molte conferenze riservate o pubbliche, ma soprattutto, in maniera particolarmente dettagliata ed esaustiva, nei Quaderni Esoterici, la cui pubblicazione fu esplicitamente voluta da Marie Steiner, compagna di vita, erede spirituale e testamentaria di Rudolf Steiner e della sua Opera. Alla mia sfrontata e, confesso, maliziosa domanda, la risposta era sempre un evitare di fare affermazioni personali compromettenti, glissando abilmente nell’incerto e inverificabile dominio del generale. «Non si sa chi faccia gli esercizi», oppure: «è una questione delicata, strettamente personale», o «chi li fa, non lo dice» erano perlopiù le prudenti ed evasive affermazioni degli interrogati. Dentro di me, naturalmente la cosa suonava come se mi dicessero che: «pure chi non li fa, per una sorta di vergogna interiore, non lo dice di certo». Naturalmente, già a queste prime risposte lasciavo già perdere.

Altri – secondo me affetti, in maniera conclamata, dalla suddetta “steffenite acuta” – attaccavano apertamente la pratica degli esercizi: «bisogna stare molto attenti a fare gli esercizi», «gli esercizi possono far male», «gli esercizi possono essere pericolosi», «gli esercizi sono pericolosi». Il che, a posteriori, a tutt’oggi mi ricorda discorsi molto simili, nonché altri deprecabili eventi, accaduti successivamente alla morte di Massimo Scaligero, nella bella terra d’Ausonia.

La situazione era davvero sconfortante. Cercavo di conoscere anche la “storia”, che percepivo tragica, del movimento spirituale antroposofico, dei “conflitti” che avevano portato alla paralisi del movimento spirituale stesso, alla vergognosa persecuzione di una figura luminosa come quella della compagna di vita e collaboratrice spirituale più stretta di Rudolf Steiner, ovverossia di Marie Steiner-von Sivers. Sin dalla prima volta che ero giunto a Dornach, ero andato ad una piccola libreria, alla Haus Duldeck, a qualche decina di metri dal Goetheanum, libreria che era gestita dagli amici e seguaci di Marie Steiner, malissimo sopportata, e con grande scorno, dagli ammuffiti parrucconi, ovvero gli “steffeniani di ferro”, arroccati dentro il Goetheanum, da dove spadroneggiavano. Quando vi entrai la prima volta, nell’ottobre del 1979, in risposta ad una mia richiesta interiore, ebbi un «segno» del Cielo, che mi mozzò il fiato, tanto fu eloquente.

Nella Haus Duldeck, trovai tanti libri di Rudolf Steiner a prezzi accessibili pure a me, nomade squattrinato: nel periodo in cui lavoravo, non assicurato e malissimo pagato, per una ditta italiana, che mi passava una magrissima diaria per il viaggio, io mi ero organizzato in modo che, svolti con rapidità ed efficienza i miei compiti a Basilea e a Friburgo, potevo risparmiare una parte della suddetta diaria, saltando tutti i pranzi, sostituiti con una ricca colazione, dormendo una sola notte in albergo, e facendomi due notti di cuccetta in treno. Con quanto risparmiavo, potevo comprare i miei amati libri, non solo del Dottore, ma anche di Marie Steiner, di discepoli del Dottore e di Marie Steiner, come Hans Werner Zbinden, Edwin Froböse ed altri che per brevità non nomino. A gestire la libreria, erano due brave signore: Dörte Mehrling e Ruth Fittler, simpaticissime e disponibilissime. Non solo mi davano varie utili indicazioni librarie, ma mi facevano pure dei megasconti, forse spinte dal mio aspetto di giovane nomade entusiasta, economicamente in maniera evidente piuttosto male in arnese. Si affezionarono tantissimo a me, ed io a loro. Insomma, diventammo amicissimi. Erano persone di animo semplice e schietto, senza intellettualismi o pose di sorta, ma non erano in grado di darmi le risposte che cercavo.

Nel frattempo era uscito in italiano, un testo che per me si rivelò di estrema importanza, un testo che influì moltissimo sul mio destino: il fascicolo contenente l’articolo, un vero e proprio saggio, di Hella Wiesberger, L’opera di Rudolf Steiner nella sua realtà è la sua vita, trad. it. a c. di Stefano Pederiva, Editrice Antroposofica, Milano 1984. Questo articolo mi dette subito la sensazione di trovarmi finalmente di fronte a qualcuno che aveva un reale spessore interiore: l’autrice era, a mio personalissimo giudizio, una praticante interiore, e quel che lei scriveva mi apriva un mondo rispetto all’opera di Rudolf Steiner. Il suddetto articolo era stato ben tradotto da Stefano Pederiva, ma forse pubblicato in una veste tipografica un po’ sacrificata. Ma non era certo questo l’essenziale. Cercando ulteriormente, scoprii che si trattava di un lungo lavoro apparso, col titolo «Rudolf Steiners Lebenswerk in seiner Wirklichkeit ist sein Leben», diviso in due parti, nei numeri 49/50, pp. 12-33, Pasqua 1975 e 51/52, S.Michele 1975, pp. 18-36 dei Beiträge zur Rudolf Steiner Gesamtausgabe, la bella e importante rivista, edita a cura della Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, ossia del Lascito di Rudolf Steiner. Alla Haus Duldeck, non ebbi difficoltà alcuna a trovare quei due numeri della benemerita rivista. Quanto era scritto in quel lungo articolo mi aveva colpito tantissimo, e decisi di voler incontrare l’autrice, persona a me allora del tutto ignota, di un lavoro così pregevole. Non ebbi difficoltà a trovare il suo indirizzo e il numero di telefono sulla guida telefonica del cantone di Solothurn, ossia della nostra Soletta.

Presi il coraggio a quattro mani e le telefonai direttamente. Mi dette appuntamento in un qualche giorno d’aprile. Era, appunto, il 1985: esattamente trent’anni fa. Per la prima volta in vita mia, col cuore che mi batteva come un tamburo, andai a bussare alla porta della Rudolf Steiner Halde, sede della Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, ove prima della fondazione dello stesso Lascito, per  tanti anni, era vissuta la stessa Marie Steiner. Fui introdotto in una piccola sala colorata, al pian terreno, e poco dopo venne Hella Wiesberger. Era una donna, allora sessantacinquenne, di media statura, asciutta, energica, volitiva, lucida e ben «sveglia». Ovvero tutto il contrario di quello stato di coscienza sognante, talvolta dolciastro e stucchevole, che vedevo essere abituale nella generalità degli  «antroposofazzi». Vi venne incontro con calore, senza alcun formalismo, né sentimentalismo, e mi fu immediatamente simpatica. 

Le parlai a cuore aperto. Le dissi fuori dai denti cosa pensavo della Società Antroposofica, che per me essa era completamente degenerata rispetto all’intento originario di Rudolf Steiner; che per me non si trattava di un semplice processo di decadenza e di infiacchimento, bensì era stato perpetrato un vero e proprio tradimento, coscientemente organizzato e attuato, ingannando gli ingenui e perseguitando con l’ostracismo, e la calunniosa diffamazione, coloro che, invece, volevano rimanere fedeli alla espressa volontà di Rudolf Steiner e all’impulso da lui originariamente donato. Le parlai di Giovanni Colazza, che lei ben conosceva, dei rapporti strettissimi e personali che questi aveva col Dottore e con Marie Steiner, e lei mi confermò assolutamente la cosa. Le parlai del Gruppo Novalis, ritualmente fondato e consacrato a Roma, negli anni 1910-1911, dallo stesso Rudolf Steiner, di come Giovanni Colazza lo avesse diretto per decenni, sino alla propria scomparsa nel 1953. Le descrissi le successive vicende del “Novalis”, di come esso fosse rimasto sempre fedele all’impostazione originaria, fedele al Dottore e a Marie Steiner, e lei se ne dimostrò felice.

Affrontai immediatamente la questione del fatto che la Via della realizzazione spirituale, gli esercizi dati dal Dottore, nella Società Antroposofica venissero non solo trascurati, e da molti persino del tutto ignorati, ma che da parte di varie personalità dirigenti e non, venivano addirittura definiti come «pericolosi». Al che Hella Wiesberger si alterò visibilmente e, alzando alquanto la voce, disse: «Rudolf Steiner non ha dato nulla che applicato nella maniera da lui indicata, possa essere pericoloso!». E cominciò a chiarirmi molti aspetti operativi della Via iniziatica, dai quali ebbi la conferma della mia intuizione immediata iniziale, ovvero che Hella Wiesberger era, da lunga data, una energica praticante interiore. Del resto, già sapevo che lei, assieme a Günther Schubert, aveva curato la prima edizione all’interno della Gesamtausgabe, o Opera Omnia del Dottore,  delle Anweisungen für eine esoterische Schulung. Aus den Inhalten der «Esoterischen Schule», ossia delle Indicazioni per un discepolato esoterico. Dai contenuti della «Scuola Esoterica», GA-245, riedizione allargata dei tre «Quaderni Esoterici», la cui stampa in origine fu fermamente voluta da Marie Steiner e in ogni modo avversata dalla Società Antroposofica, «Quaderni» che apparvero i primi due nel 1947 e nel 1948, e l’ultimo, dopo la morte della Signora Steiner, nel 1949.

Del suddetto volume – il primo della  «Scuola Esoterica» da lei curato – Hella Wiesberger mi disse che era stato letteralmente “bandito” dalla Società Antroposofica, che ne aveva proibito la vendita nelle librerie collegate alla Società Antroposofica, ma che, nonostante il sabotaggio del Vorstand, ossia della Direzione del Goetheanum, il libro veniva acquistato da tantissime persone, e che in Germania vi erano molti gruppi di giovani, al di fuori della Società Antroposofica, i quali si riunivano, e leggevano le Indicazioni per un discepolato esoterico con grandissimo interesse. E aggiunse: «Il futuro del movimento spirituale non è nella Società Antroposofica, bensì nei gruppi spontanei, informali, soprattutto di giovani, che si formeranno attorno all’opera di Rudolf Steiner». Mi parlò con venerazione del defunto suo amico e collaboratore, Günther Schubert, della sua fedeltà al Dottore e a Marie Steiner, della sua «innere Potenz», ossia della sua potenza interiore di energico praticante spirituale.

In quel primo incontro con Hella Wiesberger, io le manifestai il mio desiderio di conoscere la storia del movimento antroposofico prima e dopo la morte di Rudolf Steiner, la serie dei conflitti che divisero la Società Antroposofica, che io consideravo essere la tragedia spirituale del XX secolo. Le dissi che, essendo io un seguace praticante della Filosofia della Libertà, ritenevo che il “male” fosse uno stato di “lacerazione” di una serie di eventi ai quali era mancata la necessaria controparte spirituale cosciente, l’attività ideante che la completava, ne risanava lo stato di frantumazione, lo ricongiungeva alla sfera delle idee creatrici e, infine, lo riconciliava col Mondo Spirituale. Se – come era mia interiore certezza – il pensare era l’essenza di se stesso e del mondo, doveva essere possibile ad audaci pensatori, ad energici meditatori e intuitori dello Spirito, restituire interiormente in idee vive quanto era mancato alla brutale fattualità degli eventi esteriori, e quindi  «correggere» a posteriori il lato negativo di essi, ossia restituire in idee quanto nello svolgimento degli eventi stessi era venuto fatalmente a mancare. Si trattava, dunque, di una necessaria azione meditativa, a posteriori, sugli eventi, correttiva e terapeutica secondo la Filosofia della Libertà. Hella Wiesberger rimase un attimo in silenzio, e poi disse: «Aspettami qui». Sparì per qualche minuto, e quando tornò, aveva con sé un pacco di scritti. Era la sua, personale, ricca documentazione su quei tragici eventi. In quei documenti e in quegli scritti, vi erano, di suo pugno, le preziose annotazioni e i commenti suoi personali. Tutta quella documentazione, in quel primo nostro incontro, lei me la donò generosamente: per un puro impulso interiore, portandomi incontro grande fiducia. Conservo con commossa gratitudine questo suo prezioso dono.

Da quel giorno nacque la nostra  «Waffenbrüderschaft», la nostra militante fratellanza d’armi spirituale, la nostra profonda amicizia fraterna, che mai una nube poté velare sia pure per un solo attimo.

La rividi, per la seconda volta, nel novembre del 1985. Parlammo della Via del pensiero e Hella Wiesbeger mi indicò nella Filosofia della Libertà la «Via Regia» dell’attuale percorso iniziatico. Fu provvida di consigli pratici circa lo «studio», inteso in senso rosicruciano, delle opere della Scienza dello Spirito. Mi avvertì che era molto più importante la ripetuta, incessante, meditazione delle opere scritte di Rudolf Steiner, il ritornarci instancabilmente, piuttosto che il leggere centinaia di cicli e migliaia di conferenze. Nelle opere scritte del Dottore – mi disse apertamente –  vi è tutto: basta sapervi leggere e approfondirne meditativamente i contenuti. Tre testi come Teosofia, Iniziazione, Scienza Occulta, sono stati dati da Rudolf Steiner come tre «Vie» complete e indipendenti di approfondimento interiore nel contenuto della Scienza dello Spirito. Ma – aggiunse Hella Wiesberger, con particolare calore interiore – la Filosofia della Libertà sta su un piano molto più alto rispetto a quelle tre importantissime opere del Dottore, e costituisce una «Via» di conoscenza e di realizzazione più radicale, completa e a sé sufficiente, del tutto indipendente rispetto ai risultati dell’indagine spirituale «antroposofica». A tale proposito, mi riferì di una profonda esperienza interiore di una amica di Marie Steiner, nella quale veniva chiaramente indicata la centralità della Filosofia della Libertà, la sua importanza suprema, il collegamento di essa con la figura spirituale della stessa Marie Steiner.

Alla fine del colloquio, con un gesto che mi fece temere di osare troppo, le feci la richiesta di poter accedere alla lettura dei testi della Classe Esoterica. Questa è una vicenda piuttosto dolorosa per la nostra Comunità Solare. Alla fine degli anni quaranta, il Lascito di Rudolf Steiner chiese a Giovanni Colazza di assumersi l’incarico di risvegliare e riconsacrare in Italia la Classe Esoterica, secondo quello che era stato l’intento sacrale originario di Rudolf Steiner dopo la Fondazione di Natale del 1923. Giovanni Colazza scelse personalmente alcune persone come degne di parteciparvi ed incaricò Massimo Scaligero di farne una selezione di altre e di presentargliele: lui, poi, avrebbe deciso. Tra le persone che superarono la già dura selezione operata da Massimo Scaligero, Giovanni Colazza ne trascelse pochissime. Con loro svolse un primo ciclo completo di Lezioni della Classe Esoterica e ne aveva iniziato un secondo, condotto sino all’ottava Lezione, allorché egli improvvisamente venne a mancare nel febbraio del 1953.

Per volontà espressa di Giovanni Colazza, Massimo Scaligero avrebbe dovuto essere il suo continuatore nella Comunità spirituale – a tale funzione egli lo aveva preparato in maniera speciale – e il suo successore nella direzione della Classe Esoterica. A lui avrebbero dovuti essere consegnati i testi dattiloscritti da leggere nelle Lezioni di Classe. Purtroppo tali testi, affinché non giungessero nelle mani alle quali Giovanni Colazza li aveva destinati, furono rubati da mano interessata, appositamente incaricata di privare Massimo Scaligero di quanto gli era dovuto. Ma perché stupirsi di tal cosa, se, più recentemente, dopo la morte del nostro Maestro, altre mani furtive – indubbiamente mosse da una coscienza «diversamente morale», si direbbe oggi – si preoccuparono di cambiare, prima ancora che giungesse l’alba, la serratura del suo studio in Via Cadolini, di asportare carte e documenti, di far sparire lo stesso suo testamento, in totale spregio della sua persona e della sua volontà?!

Naturalmente, Massimo Scaligero possedeva i mantram della Classe Esoterica e conosceva perfettamente il contenuto delle Lezioni, sia per avervi partecipato con Giovanni Colazza, sia per via di esperienza interiore diretta. In effetti, egli possedeva di tali Lezioni, solo un paio di testi dattiloscritti, fortunosamente pervenutigli. In seguito ad alcuni miei eventi interiori, Massimo Scaligero, sin dal luglio 1971, volle accogliermi, senza veruna richiesta da parte mia, nella Classe Esoterica e trasmettermi – con una consacrazione rituale – il testo della ottava Lezione di Classe, che conservo tuttora come una preziosa reliquia. Inoltre, anni dopo, ricevetti come eredità la trascrizione dei mantram della Classe Esoterica, fatta dalla cara Pinetta Marconi, una euritmista amica e allieva di Marie Steiner, la quale aveva partecipato alle Lezioni di Classe nel 1924 con Rudolf Steiner e, dopo il secondo conflitto mondiale, con Giovanni Colazza, che l’aveva scelta personalmente. Certo, da un punto di vista esoterico, ciò era più che sufficiente, ma mi dolevo molto dell’ingiustizia che la Società Antroposofica perpetrava nei confronti di Massimo Scaligero, col volergli negare l’accesso ai testi scritti delle Lezioni. Tanto più che, ogni ultimo venerdì del mese, andavo con alcuni amici al suo studio in Via Cadolini a Roma, dove Massimo Scaligero, dopo alcune parole introduttive, voleva che compissimo con lui l’aureo Rito della meditazione in comune. All’inizio della meditazione, egli leggeva sempre un mantram della Classe Esoterica. Così avvenne pure il 25 gennaio 1980, esattamente 35 anni fa: poi, quella notte stessa, egli ci lasciò. Per questo motivo, presi la risoluzione di rivolgermi direttamente al Lascito di Rudolf Steiner, conoscendone la totale indipendenza rispetto alla Direzione della Società ufficiale, sedente al Goetheanum.

Rivolsi, dunque, la mia richiesta a Hella Wiesberger e lei accondiscese prontamente – e, per me, inaspettatamente – solo mi disse che per correttezza doveva informare i membri del  Vorstand, ossia della Direzione del Lascito stesso, e di tornare il giorno dopo ad una certa ora. Unica condizione che mi venne posta, fu che il testo, che mi sarebbe stato affidato,  venisse trattato da me, come lettore di Classe riconosciuto dal Lascito, con sacralità assoluta, e la promessa solenne che tale testo non sarebbe MAI uscito dalle mie mani, per passarlo ad altri: io promisi come in un giuramento sacro, senza alcuna riserva mentale segreta. Il giorno dopo, dapprima m’introdusse nella solita stanza, dove su un tavolo vi era il pacco coi quattro volumi della «Classe», donatami dal Lascito, poi mi disse che  «alcuni amici desideravano conoscermi». Mi portò al piano di sopra, dove mi attendevano alcuni fedeli discepoli diretti di Rudolf Steiner e amici di Marie Steiner. Mi fecero un’accoglienza molto festosa. Parlammo a lungo. Alcuni di loro parlavano uno stupendo italiano, soprattutto il Presidente del Lascito, Gian Andrea Balastèr, uno svizzero dei Grigioni, il Cantone di lingua ladina o reto-romancia della Confederazione. Parlammo, tra l’altro delle comunicazioni scientifiche di Rudolf Steiner, ch’egli in quanto fisico ed ex-rettore del Politecnico di Winterthur dominava perfettamente. Anzi mi raccontò come un dirigente della Società Antroposofica e “apprezzato” scrittore, G.H., avesse accusato Rudolf Steiner di «errori scientifici» a proposito della relatività di Albert Einstein e di come lui gli avesse invece dimostrato scientificamente che il Dottore aveva perfettamente ragione, che i più recenti dati sperimentali confermavano le sue affermazioni, e come invece avesse torto marcio proprio la presunzione del dirigente e “apprezzato” scrittore della Società Antroposofica.

Negli incontri successivi, che negli anni ottanta dello scorso secolo avvennero con frequenza, Hella Wiesberger mi insegnò la pronunzia rituale dei mantram della prima e della seconda Scuola Esoterica istituite da Rudolf Steiner, mi spiegò vari esercizi, mi dette innumerevoli chiarimenti. In particolare mi donò un libro di Rudolf Steiner dove erano descritti i cosiddetti «esercizi karmici», e me ne spiegò storicamente la genesi nella vita del Dottore. Di una cosa le sono grato con tutto il cuore: di avermi portato varie volte nella stanza dove era conservata l’urna delle ceneri di Marie Steiner, e di avermici lasciato a lungo a meditare da solo. Le ero silenziosamente grato dell’aristocratico dono, del privilegio raro che, con un atto veramente regale di fiducia, mi veniva concesso. L’atmosfera di quella stanza era veramente indescrivibile: in essa il silenzio interiore riduceva a nulla tutte le velleità e le meschinità umane-troppo umane. Ogni volta che l’andavo a trovare mi faceva ripartire con un piccolo, grande, regalo. Una volta, come dono natalizio, mi donò la riproduzione di una lettera di Marie Steiner a Giovanni Colazza.

A volte mi dava appuntamento a casa sua, al n° 35 della Hügelstrasse, a metà della collina di Dornach, dove mi preparava una megamerenda – da me molto apprezzata –  e dove mi parlava a lungo, con mille aneddoti, delle varie vicende del movimento antroposofico e dei vari personaggi che vi erano coinvolti. Potei notare sempre la sua serena, asciutta, obbiettività nelle descrizioni che mi faceva. Hella Wiesberger ha legato il suo nome all’edizione del materiale della prima e della seconda Scuola Esoterica, fondate da Rudolf Steiner, materiale che costituisce una collezione di una quindicina di grossi volumi, molti dei quali volle donarmi con dedica. Inoltre, lei è stata l’unica vera biografa di Marie Steiner, sicuramente la più completa, scrivendo sulla compagna di Rudolf Steiner tre opere, l’ultima delle quali, monumentale, volle donarmi con la sua immancabile dedica.

Nei colloqui con lei, nei quali mi trattava affettuosamente come un fratellino, mentre io sentivo lei come mia sorella spirituale, potei rivivere quella pura e luminosa gioia spirituale, che avevo vissuto nei colloqui con Massimo Scaligero. Una volta, lei mi chiese di parlargli di lui. Gliene parlai e le scrissi pure una lettera dove misi in evidenza la centralità che Massimo Scaligero dava alla Via del Pensiero, alla Filosofia della Libertà, alla pratica intensa della Concentrazione, la sua incrollabile fedeltà a Rudolf Steiner e a Marie Steiner. Hella Wiesberger mi rispose con una lettera bellissima, che conservo assieme a tutte le sue lettere.

Il mio fraterno rapporto con lei, la sua generosità nei suoi confronti, suscitarono – ed ora mi rendo conto che non poteva essere diversamente – nella mia città e a Roma, la torbida gelosia e la livida invidia di taluni. Come già detto altrove, si è gelosi di ciò che non si è capaci di amare, perché non si è autenticamente capaci di conoscerlo, e si è invidiosi di ciò che si è capacissimi, invece, di odiare, perché non lo si vuole, anzi si teme, conoscere. Soprattutto non si vogliono lasciare libere le persone di fare il loro autonomo cammino di conoscenza. Non si vuole che si cerchi liberamente accesso alle fonti, in modo da muoversi responsabilmente, senza tutela obbligatoria: senza dover dipendere ogni volta dalla suggestione di una «rivelazione», spesso in aperto contrasto con i risultati della ricerca spirituale di Rudolf Steiner.

Una certa persona disse che a me la Classe Esoterica non avrebbero mai dovuto darla e che, anzi, avrei dovuto cederla a chi questa persona diceva. Ad una tale richiesta, davvero insana e improvvida, io opposi la mia promessa sacra, alla quale non volevo, per nessun motivo al mondo, venire meno. Coloro che al Lascito me l’avevano affidata, avevano avuto fiducia in me, nella mia lealtà, ed io non avevo voluto ingannarli. La suddetta persona, piuttosto usa a trovar vero quel che le varie evenienze suggerivano essere ai suoi occhi “opportuno”, e facile a venir meno anche ai più sacri giuramenti, mi disse – trattandomi, con derisione, da inguaribile ingenuo – che io «dovevo dare una interpretazione “elastica”, per così dire, “creativa”, delle mie promesse e dei miei giuramenti».

Certo questo è il navigato sistema di una certa confessione religiosa e di una mai troppo infamata compagnia, per cui «adeguandosi intelligentemente alle necessità dei tempi», secondo loro, occorre rendersi conto che tempi diversi necessitano di verità diverse, e che quel che ieri appariva essere «vero», può essere opportuno che oggi venga da noi considerato «falso», o «superato» cioè, parlando fuori dai denti,  rispetto ai personali interessi di qualcuno, «non opportuno», e viceversa. Ora, se questo è indubbiamente un abilissimo ed efficace metodo politico, eticamente (si fa per dire…) del tutto compatibile e omogeneo agli interessi mondani di quella confessione religiosa e di quella innominabile compagnia, esso non è certo spiritualità, o esoterismo autentico, e nulla – assolutamente nulla – ha a che fare né coi metodi, né coi fini, né tantomeno coi contenuti sacrali dell’autentica Scienza dello Spirito di Rudolf Steiner.

Allora, per tentare di allontanarmi da Hella Wiesberger, nonché dalla cerchia degli amici di Marie Steiner del Lascito, si tentò a Roma l’arma vile e meschina della calunnia, della diffamazione. Si inventarono atti ed eventi mai avvenuti, tra cui quello della falsificazione dei testi delle conferenze di Rudolf Steiner, accusa di per sé veramente infamante. In seguito, potei ben rendermi conto di chi, invece, non sarebbe affatto indietreggiato di fronte alla falsificazione della stessa opera scritta di Massimo Scaligero. Ma siccome questo tipo di “operazioni”, oltre a ripugnarmi, mi hanno sempre impressionato molto poco, potei smascherare con facilità la falsità  di tutte le singole calunnie, che erano parte del processo di diffamazione nei confronti di persone, non solo completamente innocenti, ma verso le quali proprio la Comunità spirituale, che si stringeva attorno alla figura di Massimo Scaligero, aveva grandi debiti di riconoscenza.

Lo sbugiardare, con le prove alla mano, le vili calunnie portate contro innocenti, naturalmente, fece sì che io venissi definitivamente considerato “individuo pericoloso”, da emarginare e da defenestrare, anche con metodi brutalmente spicci, rispetto al ruolo di «orientatore» del quale, senza veruna richiesta da parte mia, Massimo Scaligero mi aveva investito nei confronti della Comunità spirituale nella mia città. Ma già era in atto quel «trasbordo ideologico inavvertito», tipico di una certa confessione religiosa e di una certa scellerata compagnia, che tanti disastri avrebbe prodotto all’interno della Comunità spirituale nella mia città, e non solo. Ma tale «trasbordo ideologico inavvertito»,  pur decimando le fila dei «combattenti», e dando luogo allo smarrimento degli ingenui, fascinati dalla novità dialettica e sentimentale e, poco dopo, provocando la liquefazione e la defezione dei deboli, non riuscì tuttavia ad abbattere i «forti», i quali non furono sensibili all’ambigua seduzione, e tennero fermo, rimanendo saldi sul campo della battaglia spirituale.

Dobbiamo essere grati a Hella Wiesberger – e ai suoi compagni di lotta spirituale, come Hans Werner Zbinden, Jakob Streit, Robert Friedenthal, Edwin Froböse, Ulla Trapp e pochi altri, per aver realizzata la volontà di Marie Steiner di salvare l’opera del Maestro dei Nuovi tempi, avendo peraltro contro, pressoché tutta, una Società Antroposofica ricca e potente, caduta nelle mani ciniche e spregiudicate di un Albert Steffen, che la dominò, sempre più incontrastato, dagli anni venti sino alla propria morte, nel 1963. Albert Steffen, coadiuvato dalla sua adulante cerchia di cortigiani, oltre a saccheggiare letteralmente l’opera non ancora pubblicata di Rudolf Steiner, facendo passare per propri contenuti che erano in realtà di Rudolf Steiner, cercò addirittura di affossare l’opera stessa del Dottore. Contro un tale patente tradimento, si sollevò con tutte le sue forze, negli ultimi anni della sua vita, a viso aperto, Marie Steiner, e con pochi amici e pochissimi mezzi finanziari fondò prima il Rudolf Steiner Nachlassverein, l’Unione per il Lascito di Rudolf Steiner, e  poi la Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, ossia l’Amministrazione del Lascito stesso.

Hella Wiesberger si consacrò totalmente a servire, in libertà e per amore, l’opera di Rudolf Steiner. La sua totale abnegazione la portò, pur di collaborare all’opera del Lascito, in periodi di drammatica povertà economica, a finanziare la propria sussistenza anche facendo lavori umilissimi. Il suo motto, la divisa alla quale uniformò tutta la sua vita fu: «Alles für Rudolf Steiner, nichts für uns», ossia «Tutto per Rudolf Steiner, nulla per noi». E la sua asciutta, ma potente, devozione verso il Dottore e la sua opera si esprimeva nell’indicarmi, come misura e compito della fedeltà, il fatto che noi dovremmo ritrarci, zurückziehen, come personalità per far parlare sempre unicamente l’opera stessa di Rudolf Steiner, e mai noi stessi.

Ricevetti la sua ultima lettera, estremamente affettuosa, nel marzo del 2011: oramai aveva superato i novant’anni. Ma pur ormai debole e quasi diafana nel fisico, Hella era estremamente forte e vigile nello spirito, e la sua energica calligrafia lo testimoniava. Nella lettera vi era, come le avevo chiesto, una foto, che si era fatta fare appositamente per me, con la dedica sul retro. Oramai si era ritirata in una casa di riposo a Hombrechtikon, sul lago di Zurigo. Sentii che dovevo rivederla un’ultima volta prima che spiccasse il volo nei Cieli. Si presentò l’occasione di ritornare ancora una volta in Svizzera, dovendo io fare da padrino al bimbo di un caro amico «eleusino». Fissammo un appuntamento con la mia anziana amica. Non so per quale ragione il treno, quel giorno,  non poteva arrivare sino a Basilea, ma arrivava, deviando, obbligatoriamente solo sino a Zurigo. Ciò mi tornava a puntino. Era il 29 agosto 2013. Ci presentammo puntuali alla casa di riposo a Hombrechtikon, ma non la trovammo, perché Hella Wiesberger era caduta e si era rotto un braccio, per cui era stata ricoverata in un ospedale di un’altra cittadina sul lago di Zurigo. Tanto facemmo, il mio amico «eleusino» ed io, che riuscimmo a trovarla. E quando entrammo nella sua stanza in ospedale, la mia amica sgranò gli occhi, perché era preoccupata proprio per il fatto che non riusciva ad avvertirci. Ma era scritto che l’avrei rivista, malgrado e oltre ogni ostacolo. Avemmo una bellissima e lunga conversazione a tre. Ci ricordammo gli ultimi impegni interiori: la fedeltà a Rudolf Steiner, a Marie Steiner, e alla nostra sacra amicizia. Prima di lasciarla, l’abbracciai più volte, sapendo che non l’avrei più rivista in Terra, e la ricoprii di baci. Prima di quest’ultimo Natale, mi venne comunicato dal mio amico «eleusino» che Hella Wiesberger, il 13 dicembre 2014, nel suo 95° anno di vita – era nata in Germania, a Monaco di Baviera, il 20 ottobre 1920 – aveva concluso la sua lunga, feconda, coraggiosa vita terrena, tutta consacrata al servizio dello Spirito e dell’opera di Rudolf Steiner.

Porto nel cuore e nell’anima l’immagine fulgida di una Donna leale, volitiva, sincera, energica, gentile, generosa, di mente e di cuore ampio. Non l’ho mai vista mentire, mai vista adulare, mai sopra le righe, o affabulare, suggestionare, calunniare, cosa che francamente sono ben lungi dal poter dire di molti appartenenti alla cerchia  «scaligeropolitana», come la chiama il mio ottimo e sapiente amico C.

A Hella Wiesberger, la mia sorella spirituale, la mia amata compagna di lotta, a me unita in spirituale «fratellanza d’armi», va tutto il mio più profondo sentimento di inesauribile gratitudine, e il mio pensiero d’Amore.   

SCIENZA DELLO SPIRITO
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