L’ARCHETIPO-DICEMBRE 2016
Anno XXI n. 12
Dicembre 2016


In questo numero:
Anno XXI n. 12
Dicembre 2016



Un nostro amico e lettore (F. A.) ha scritto le righe che leggete qui sotto. Gli ho chiesto il permesso di pubblicarle anche su Eco. Mi sembrano un forte grido dell’anima: perciò più vere di molte altre cose.
In catastrofi come queste dei terremoti resto ammutolito dal mistero che si manifesta. Mistero perché c’è qualcosa di incomprensibile in fatti come questo: la ragione non riesce a cogliere un senso che sente esserci ma non sa decifrare in chiari pensieri.
E tutti i pensieri con i quali mi do contezza dell’accaduto, tipo le spiegazioni scientifiche, e tutte le problematiche relative – come il fatto che le comunicazioni non ci sono state o sono impossibili ecc. – giuste e necessarie, sacrosante , non mi danno però la sensazione di essere al cuore del fenomeno, al suo senso o causa: alla sua essenza!
Forse dovremmo cambiare metodo e chiederci al posto del perché, come faceva Goethe, il come. Ma anche questo non credo sarebbe sufficiente qui! È così grande il mistero che mi viene incontro, che sembra impossibile anche solo inquadrarlo. Non comprenderlo ma anche solo tipicizzarlo.
Ed è sempre così quando ciò che chiamo vita e ciò che chiamo morte, al di là delle vuote parole, si manifesta visibile e con simile potenza. Anche trascurando il senso della natura e la sua aseità, il senso del mondo che mi attornia, dell’universo nel quale sono posto, qui, la vita e la morte dell’uomo è così forte, che abbaglia la mia ragione…
E più lontana da me è questa morte, meno ne sono coinvolto (non sono parenti, amici e conoscenti, non sono io! ) più mi è chiaro che la mia ragione incontra il mistero. Perché quando sono io che sto morendo, o vedo morire una persona amata o un amico, il mio sentire, i miei sentimenti sono al massimo della loro intensità, ed in qualche modo vivo assieme al mistero la sua realtà, vivo fuso con essa e in qualche modo sento la sua essenza, la vivo anch’io, ed è talmente intensa che non riesco nemmeno a ricordarla quando è passata (come l’amore…): quando è passata la sento come sento un sogno che ho sognato, qualcosa del passato che ha lasciato una traccia nel presente della mia persona, della mia memoria, tenue di fronte al massiccio mondo del presente, ma indelebile.
Questo mistero che grida la sua presenza è il senso della vita umana. Ed è un passo, solamente un passo, di ovvietà, di ragionevolezza, che compio per relazionare questa catastrofe indicibile con la mia vita personale. La quale mi chiede di avere un senso anch’essa. Di essere collocata in qualche modo armonicamente all’interno di questo universo e di dare un senso anche alla mia comparsa ed poi alla mia futura scomparsa. E qui non so più cosa pensare, il pensiero quotidiano non ce la fa! Ognuno, a questo punto, fa i propri calcoli e va nella propria direzione: religiosa o ideologica, filosofica o di oblio.
Ma resta il mistero che grida la sua presenza. Finché l’anestetico del tempo non prende il sopravvento.
Fino al suo prossimo apparire.

«Perversi difficile corriguntur et stultorum infinitus est numerus», Ecclesiastes, 1-15
«I perversi si correggono con difficoltà, e il numero degli stolti è infinito»: chissà se questo verso dell’Ecclesiaste, citato da un irredimibile paganaccio come me, farà riflettere coloro che sono stati ammaliati e sedotti – e non son pochi – dalle dornacchianti sirene e da quelle verdimontane gianicolensi, ma la vedo veramente dura.
E ancor più dura vedo la possibilità che i malvagi e i perversi da se medesimi si correggano o da altri vengano corretti. In ambedue i casi – per gl’incantati persuasi e per gli insinuanti incantatori – al presente stato delle cose, un radicale mutamento di rotta, è cosa senz’altro possibile – molte sono le cose possibili sotto il cielo – ma non poco difficile. Perché, generalmente il tempo migliora i buoni e peggiora i cattivi, o – come recita l’antichissima sapienza etrusca, l’òva più tu lle còci, e più le rassodano.
Ne è lampante esempio il comportamento, veramente indegno, della dirigenza del Goetheanum e della Società Antroposofica di Dornach nel caso accaduto di recente. Nel precedente mio articolo, era riportato lo scandalo – e la totale follia – della pubblicazione in un libretto, voluto ed edito sotto l’egida della dirigenza del Goetheanum, di uno scritto di Helmut Zander, docente universitario, storico delle religioni, e teologo velenosamente avverso alla figura spirituale e umana di Rudolf Steiner. Lo Zander non è un semplice avversario, leale anche se polemico, bensì un nemico che non si tira indietro – secondo il costume bimillenario della nota parte avversa – di fronte alle più sordide calunnie e alle più spudorate menzogne pur di trascinare nel fango e coprire di letame il fondatore della Scienza dello Spirito, e delegittimare così l’intera Antroposofia come il prodotto di una personalità patologica, dedita a immorali pratiche tossicologiche.
Stephen E. Usher, ha espresso a voce alta la sua indignazione, e chiesto a chiare parole che la direzione della Società Antroposofica e i dirigenti del Goetheanum responsabili di un sì osceno sconcio ne traessero le logiche conseguenze, dimettendosi e sparendo dalla scena. Gli è stato risposto con una serie di scuse e considerazioni talmente equivoche, nonché accampando motivazioni talmente inconsistenti, da suscitare un ben amaro riso in chiunque abbia veramente a cuore le sorti della Scienza dello Spirito, donata al mondo da quel Rudolf Steiner, che proprio loro contribuiscono a diffamare.
Ma come si dice nelle amene lande della polemica Etruria, quando si cerca di rimediare una minestra venuta male con l’aggiungervi ingredienti vari, si riesce di regola solo a peggiorarla sino a renderla schifosa e totalmente immangiabile. Ed è nello stile politicante, oramai da decenni invalso nella dirigenza della Società Antroposofica Universale, il negare l’evidenza, il parlare di sviste, di dimenticanze, di “non siamo stati capiti”, “siamo stati equivocati”, e il rivendicare – in perfetto american style – un procedere assolutamente politically correct. Ma un tale procedere nel solco di una correttissima politica può ingannare e illudere solo gl’ingenui e gli sprovveduti, incapaci di distinguere – o anche solo sospettare – la realtà oltre la “bella” apparenza. Ma si tratta solo di marketing, ossia di prostituzione morale.
E anche questa volta, costoro non si sono smentiti. Le indignate contestazioni di Stephen E. Usher erano precise e colpivano impietosamente nel segno. Sarà per la sua formazione universitaria in matematica e fisica – studi da lui perseguiti prima di darsi a quelli economici e sulla Tripartizione dell’Organismo Sociale – ma il suo pensiero è quanto di più chiaro, essenziale, addirittura scarno e sfrondato di inutili orpelli, nel porre con geometrica limpidità il problema dell’aperto tradimento nei confronti dell’insegnamento di Rudolf Steiner, nonché quello dell’ingratitudine più nera nei confronti della sua eroica persona, che nel donare agli umani la Sapienza Celeste si è consumato come un roveto ardente.
Alle chiarissime e spietate considerazioni del coraggioso antroposofo d’Oltreoceano, la dirigenza del Goetheanum e della Società Antroposofica risponde in maniera sfumata, approssimativa, esibendo stupore e sconcerto che simili aperte accuse le venissero rivolte, e accampando scuse su scuse: tutte patetiche e puerili. La minestra, già di pessimo sapore, è così diventata totalmente immangiabile. Per autogiustificarsi, e in qualche modo far colpa a Stephen E. Usher di pretestuose e ingiuste accuse, i dirigenti della corporazione antroposofazzica – vera lobby “american style” – hanno messo in atto molta dialettica. Ma Massimo Scaligero ha insegnato quanto la dialettica – naturalmente, non quella aurea di Platone, di Hegel, e affini – sia veste menzognera di oscuri istinti e stati d’animo, nonché menzogna essa stessa: essa è lo strumento principe del Signore dell’Oscuro Pensiero.
Che contro la persona di Rudolf Steiner e la sua opera si siano scagliati – con profusione di moltissima dialettica – tradizionalisti come René Guénon, Julius Evola, i RR.PP. gesuiti Otto Zimmermann, Giovanni Busnelli, Giuseppe Messina, e Henri de Lubac, era cosa prevedibile e addirittura scontata. Ma Massimo Scaligero – in Dallo Yoga alla Rosacroce – scrisse, oltre 45 anni fa, che contro la Scienza dello Spirito erano previsti non solo attacchi dall’esterno, ma soprattutto dall’interno della cittadella. Oggi – a meno di voler esser ciechi, o di mentire coscientemente a se stessi – assistiamo non solo all’attacco, perpetrato all’interno della Società Antroposofica e della stessa Comunità Solare, nei confronti della Scienza dello Spirito e della Via del Pensiero, ma addirittura alle persone stesse di Rudolf Steiner e di Massimo Scaligero, calunniando e diffamando la loro intelligenza, la loro salute mentale, e persino mettendo in dubbio la loro moralità.
Affinché il candido lettore possa giudicare personalmente e liberamente dei fatti, trascrivo integralmente – dopo averli diligentemente tradotti dall’anglica lingua – quanto apparso su Deepening Anthroposophy, Issue 5.2 Continued: | October 14, 2016:
«Cari colleghi antroposofici.
Facendo seguito alla pubblicazione 5.2 del 4 ottobre, ho edito la risposta della direzione del Goetheanum all’articolo di Stephen Usher. (Questa risposta scritta c. 6 ottobre, è stampata un’altra volta più sotto). Mi piacerebbe, per gli antroposofi, avere una possibilità – a chance – di intendere questi due punti di vista, in quanto questo accadimento – incident – ci riporta lo sguardo ad una delle questioni più essenziali per i rappresentanti dell’antroposofia nel nostro tempo: Come accostare il compito di difendere l’immagine di Rudolf Steiner, sia con coscienza, sia in libertà. Stephen Usher ha chiesto l’opportunità di pubblicare una risposta alla recente posizione della dirigenza del Goetheanum. Segue la sua risposta e le opinioni – views – sono le sue proprie.
Thomas O’Keefe
*
Risposta di Stephen E. Usher alla Direzione del Goetheanum
Stephen E. Usher risponde a Jean-Michel Florin e Bodo v. Plato, che avevano commentato il suo articolo “Il caso della pubblicazione del Goetheanum Rudolf Steiner Bilder”.
Stephen E. Usher | 11 Ottobre, 2016
La mia risposta in tre punti:
*Nota. Dietro suggerimento degli editori di Deepening Anthroposophy e di Ein Nachrichtenblatt, mi si conceda affermare, ch’io ritenga che Mr. Beck abbia preso una decisione indipendente di non pubblicare sulla base di ragguagli ch’egli aveva ricevuto dal rappresentante del Goetheanum, Mr. Nilo».
Lo scritto di accusa di Stephen E. Usher è apparso anche in lingua tedesca, a beneficio del milieu antroposofico germanofono, in Ein Nachrichtenblatt PLUS del 28 settembre 2016, e riportato, venerdì 14 ottobre 2016, sul blog dal nome significativo di Clement als trojanisches Zugpferd, che nella lingua di Dante suona Clement come cavallo di Troia, ove lo scritto di Usher è comparso con il titolo, che suona come una esplicita e dura accusa, di »Das Goetheanum ist ein Haus, das mit sich selbst uneins geworden ist«, ossia “Il Goetheanum è diventato una casa divisa con se stessa”.
Il testo comparso in lingua tedesca riporta la seguente firma:
Stephen E. Usher, Ph.D.,
Mitglied der Anthroposophischen Gesellschaft in Amerika und in der Ersten Klasse der Freien Hochschule für Geisteswissenschaft seit über 40 Jahren
Mentoren: Dietrich von Asten, Ernst Katz, Herman Poppelbaum e Georg Unger,
nella quale il Dr. Usher dichiara di essere socio della Società Antroposofica in America e membro della Prima Classe della Libera Università di Scienza dello Spirito, ossia della Scuola Esoterica, da oltre 40 anni, avendo avuto come mentori: Dietrich von Asten, Ernst Katz, Herman Poppelbaum e Georg Unger.
Evidentemente, Stephen E. Usher – e questo gli fa molto onore – prende sul serio l’impegno sacrale assunto di fronte alla potenza sacra di Michael, il “Fiammeggiante Principe del Pensiero”, di assumere come propri la causa e il destino dell’Essere Anthroposophia, di difenderla contro gli attacchi dei nemici di Essa, e di essere apertamente di fronte al mondo un degno rappresentante di Essa nel pensare, nel sentire, nel volere, nelle azioni, nella parola e negli scritti. Lo stesso impegno sacrale mi fu chiesto da Hella Wiesberger, da Gianandrea Balastèr e dagli altri membri del Lascito di Rudolf Steiner nel novembre 1985, e a tale sacrale impegno – assunto da me con piena consapevolezza e senza veruna riserva mentale – mi sforzerò finché avrò vita e respiro di restare fedele. Ma si vede che, a Dornach, Bodo von Plato e i suoi accoliti, e nella Città Eterna l’Innominato e la sua cerchia, la pensano diversamente. Nel caso romano – che sia così ho potuto verificarlo di persona – per dirne solo una, mi venne chiesto di venir meno ai miei giuramenti sacri, dando una “interpretazione creativa” di essi, il che fece vomitare lo stomaco delicato di questo vecchio lupaccio.
Dopo queste considerazioni, nella pubblicazione americana, segue – a mo’ di una par condicio di tipo speciale – la “giustificazione” della dirigenza del Goetheanum, che per me è un capolavoro di malafede e ipocrisia, rivestita per di più di ben scadente dialettica. Eccola:
«Immagini di Rudolf Steiner
Nel libretto che accompagnava la Mostra del Goetheanum “Rudolf Steiner Bilder”, Stephen E. Usher ha trovato una citazione disturbante proveniente dal biografo di Rudolf Steiner, Helmut Zander. Senza considerare il contesto, o indagare circa l’intenzione, egli ha inviato il suo articolo critico a molti indirizzi.
Allora, quale ne è il retroscena?
Allestita nelle stanze della biblioteca, la Documentazione del Goetheanum esibiva una piccola e accuratamente selezionata mostra – exhibition – di incontri immaginari con Rudolf Steiner, dimostrata attraverso fotografie, pitture, sculture e testi scritti. Questa mostra è stata aperta alle visite dal 26 febbraio all’8 luglio di quest’anno. Ottanta copie del summenzionato libretto accompagnatore, “Rudolf Steiner Bilder”, contenevano ventidue testi, che descrivevano incontri reali e immaginari con Rudolf Steiner.
Uno di questi testi era una citazione presa da Helmut Zander, che esprimeva una immagine contraddittoria e dubbia di Rudolf Steiner. Questa citazione era stata specificatamente scelta per dipingere un esempio caratteristico di che cosa disgraziatamente – unfortunately – circola come immagine di Rudolf Steiner nella pubblica arena e specialmente nei circoli accademici in Germania. Nell’approntare la mostra al Goetheanum questa citazione presa da Zander poteva venire neutralizzata molto più efficacemente di qualsiasi sorta di confutazione – refutation – o occultamento – concealment.
È stata naturalmente una svista – an oversight – il non aver menzionato questo contesto nella prefazione del libretto. Johannes Nilo, leader della Documentation, curatore della mostra e autore della prefazione, non si aspettava che il libretto sarebbe stato interpretato in maniera diversa o tratto fuori dal contesto della mostra, come Stehen E. Usher ha ora fatto, vari mesi dopo la chiusura della mostra.
Ci dispiace sinceramente che ciò sia avvenuto e speriamo che il valore positivo della mostra non venga danneggiata retrospettivamente da una polemica potenzialmente fuorviante – misleading – che circola nella Società Antroposofica. Avremmo apprezzato se Stephen E. Usher avesse condotto indagini con uno dei responsabili, prima di mandare a giro – sending out – la sua critica.
Per la Direzione del Goetheanum
I portavoce – the spokesmen –
Jean-Michel Florin e Bodo von Plato
Goetheanum, 20 ottobre 2016».
Beh, che dire?! Evidentemente, gli stimatissimi signori Jean-Michel Florin e Bodo von Plato, portavoci autorizzati della dirigenza della lobby che, facendo il bello e il cattivo tempo, governa in quel di Dornach, prendono i loro lettori – antroposofi e non – per tonchi totali. Vorrebbero far credere che una mostra, allestita al Goetheanum – centro dell’intera vita (se è vita, quella, ormai) della Società Antroposofica su Rudolf Steiner, creatore della stessa Antroposofia, sia stata supportata da un opuscoletto, un librettino – a booklet, nel testo inglese – stampato in sole 80 copie. Ad una mostra dove per oltre cinque mesi vanno migliaia di persone, soprattutto in occasione degli eventi artistici e assemblee di Pasqua e di Pentecoste?! Forse costoro intendono dare a bere agl’incolti e agli sprovveduti, che una menzogna e una diffamazione nei confronti di Rudolf Steiner sia cosa meno grave, in fondo – a loro dire – trascurabile, se stampata in sole 80 copie. Anzitutto, che ne abbiano stampate solo 80 copie di quella schifezza, è una menzogna così rozza che non vi crederebbero neppure i poppanti. E, comunque, siccome Stephen E. Usher visitò il Goetheanum e reperì il libretto quasi a fine settembre, è credibile che ottanta copie abbiano lasciato, mesi dopo la chiusura della mostra, copie invendute? No, evidentemente non lo è!
Rudolf Steiner, all’inizio dell’aureo libro L’Iniziazione. Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori, parla del sentiero della devozione e della venerazione nei confronti della verità e della conoscenza, come di una condizione imprescindibile per percorrere il cammino della Iniziazione. Parla altresì dello speciale stato interiore che fa talvolta esitare con sacro timore nel girare la maniglia per entrare in quella stanza che per il discepolo della Scienza dello Spirito è un “santuario”. Parla della venerante gratitudine verso chi, in quanto Iniziato e Maestro, ci dona la Conoscenza spirituale e la Via per realizzare l’Iniziazione. E parla pure della mancanza della devozione e della venerazione nelle “intelligentissime” anime moderne, come di uno dei massimi ostacoli al cammino occulto. Evidentemente, quelle pagine e quelle parole vengono irrise e accantonate come ingenuità.
Ma la cosa più indigesta e indigeribile – a me è veramente rimasta sullo stomaco – è il capolavoro di ipocrisia che è la pretesa di una sorta di “neutralità”, da loro ostentata, tra Rudolf Steiner e Helmut Zander. La secca e tagliente risposta di Usher ne fa giustizia.
La dice lunga la espressione tedesca cavallo di Troia, esprimente bene sia la callida tattica che la finalità distruttiva, la quale si pone la parte avversa nei confronti della Scienza dello Spirito di Rudolf Steiner e della Via del Pensiero Vivente messa al centro di essa da Massimo Scaligero. A mio modo di vedere non vi è dubbio alcuno che sia i dirigenti dornacchiani, sia il dissimulante Innominato coi suoi famuli, siano dei simili cavalli di Troia – per non dire qualche altra cosa, che la decenza mi vieta di proferire, ma non di pensare – naturalmente operanti ad majorem gloriam della parte avversa.
A questo punto, se uno vuol vedere la verità, è ben difficile non scorgere l’abissale degenerazione della Società Antroposofica. Il candido lettore ne tragga coraggiosamente e spregiudicatamente tutte le conseguenze che logicamente e moralmente ne discendono.

Leggo le righe di molte persone. Gli approcci, gli atteggiamenti sono diversi ma alla fine il succo delle domande è quasi sempre il medesimo. Come ciò a cui poi rispondo. Comprendo queste situazioni: chi pratica non ha concluso ma inizia e, per molto, moltissimo tempo, può ritrovarsi in un mare di problemi, dubbi, incertezze. Nonostante si abbia compreso la necessità dell’azione, la mente e le sensazioni paiono ancora capaci di moltiplicare i problemi. Che si dissolveranno quando verrà dominato il turbinio dell’anima, quando verranno lasciate indietro le sensazioni che, dal corpo sciamano nell’anima. In questo stato di cose non c’è mai soluzione che assomigli ad una parola magica, ad un esercizio più segreto. Come per un muratore che costruisca qualcosa, servono piombo, mattoni, cemento e operoso lavoro. Quasi tutta la “medicina miracolosa” sta nella semplicità e nel proprio disciplinato lavoro.
Per questo motivo, dati gli spunti di questa breve nota che sono quesiti posti da amici lettori, cercherò di essere semplice e sintetico…anche perché, oltre le nostre personali esperienze (che davvero possono essere complicatissime), la Via interiore o l’Opera, o come si voglia chiamarla, è, pure lei, essenzialmente assai semplice: dura, lenta, impietosa, frustrante e altre cento cose…ma in sé è semplice.
Solo noi facciamo il possibile – roba che va in addebito all’anima – a essere smodatamente complicati: come fronzuti alberelli che il lavoro interiore denuda, fa spogliare del fogliame…foglia dopo foglia: è la porta stretta, la cruna dell’ago. Si chiama “semplificazione”: allora il mondo traspare, cioè diviene trasparente e sorge un senso di liberazione; con la parola mondo intendo tutto, anche ciò che percepiamo come un gran pezzo di noi stessi.
Non si tratta, come paventato da molti, di perdere qualcosa: come non muta il colore degli occhi, così tutto rimane (persino il carattere fondamentale) ma rimane come le vesti che possiamo indossare o appendere in armadio. Il problema è solo di disidentificarci dai vestiti: è illusione poterlo fare con le forze attraverso le quali c’è stata una prolungata identificazione: per questo lo spiritualismo superficiale non porta a nulla: è necessaria l’azione interiore capace di mutare la direzione delle forze, modificare la forma naturale con cui si danno nell’ordinario. Parlo del pensare-sentire-volere che c’è, non di astrazioni. I cinque esercizi ausiliari, che sono anche i più conosciuti, operano in questa direzione.
Altra illusione spiritualista è la rappresentazione che si parta e dopo un po’ si giunga a qualche destinazione. Non è così. Il lavoro spirituale è simile all’infinito, con esso cavalchiamo i secoli e con volti diversi svolgiamo un tratto per volta del nostro compito: ecco la necessità di giungere a congrue immagini della vita cosmica e terrestre e del suo divenire, che andrebbero pensate e sentite. Giungere ad una visione più completa di noi stessi – non come auto affabulazione ma in chiari pensieri conquistati con forza e amore – porta conoscenza e salute all’anima. Così cambia la prospettiva, cambia il nostro rapporto con la vita che si consuma velocemente.
Per camminare sulla Via dello Spirito è meglio misurare le cose con il metro dello Spirito: in una singola incarnazione si fa il possibile, talvolta l’impossibile…ma non tutto. Perciò essere asceti o guerrieri è la stessa cosa, poiché si impara ad avanzare e a combattere come guerrieri, talvolta vincendo, spesso venendo sconfitti…e tutto ciò ci addestra, ci matura al punto tale che per il mondo comune diveniamo incomprensibili: nel mondo ma non del mondo. Per mezzo dell’indifferenza o distacco giungiamo all’inesauribile pietà: vuoti di noi stessi possiamo ospitare gli altri. Per il pensare ed il sentire comune, qui i contro-sensi abbondano e farebbero scandalo.
Mi scrivono che le discipline forse accrescono orgoglio e superbia: l’hanno sentito da personaggi che ci mettono tutto per far del male straparlando di quanto esso sia bene. Le discipline emanano dai protettori dell’umanità e questi, per i mollaccioni, sarebbero il male? Non dimenticate l’ intuizione del sacro che riponete nel cuore e anche un po’ di sana logica non guasterebbe. Comunque con l’esercizio giornaliero corretto, sincero anche se con mille scivoloni, presto – se il timone viene tenuto ben saldo – sono incertezze che passano.
Qualcuno mi dice ciò che riporto integralmente:”Perché la mente cerca sempre di insinuare il dubbio che è la concentrazione a creare il problema e io devo escogitare sempre nuovi trucchi per non lasciarmi cadere nel giochetto”.
Niente trucchi: guardate la pietra: realizza la potenza della propria immobilità: seppur diversa è analogica alla forza di rimanere nella concentrazione: questa a differenza della pietra è dinamica, ma come la pietra può essere indifferente a tutto. Non lo è ancora? Ripetizione e ritmo: 10, 100, 1.000 volte, e mai col pilota automatico: ripeto: indifferente a tutto il resto. Anzi, poi si scopre che i “disturbi” sono buoni compagni: permettono di “toccare con mano” cosa la concentrazione non è! Invitano l’operatore ad operare con più intensità, insegnano il sacrificio.
Non sono pochi quelli che mi dicono qualcosa sulla percezione dei defunti. Scrivono che questi vengono a salutare, spesso avvolti in un’aura soffusa e dorata, sempre nel dormiveglia: molti hanno questa facoltà, che dura o che perderanno: sì, i defunti prendono congedo, poiché in termini di stato dell’essere essi vanno molto lontano.
Comunque si possono sempre aiutare anime e altri esseri non incarnati, conosciuti o sconosciuti: prendi la Scienza Occulta e racconta loro, a bassa voce, la metastoria dall’Antico Saturno in poi. Fallo giornalmente per, almeno, un quarto d’ora, con disponibilità e simpatia o amore. Si forma intorno a te come un anfiteatro (puoi immaginarlo o meno) sulle cui gradinate prendono posto tanti che hanno bisogno di conoscenza in forma di pensiero: per essi è concreta liberazione. La loro sete è concreta e tu fornisci loro l’alimento prezioso.
C’è chi scrive: “Ho compreso che il lavoro su Pensiero e Volontà va messo avanti a tutto”.
Appunto: vedrai che l’equilibrato rapporto del Pensiero nel Volere e Volere nel Pensiero rimette ogni cosa al suo posto: l’unico problema è di tener duro, costi quel che costi.
La volontà non è percettibile direttamente: ha due aspetti: uno è l’arto che muovi, le gambe mentre cammini. Qui la volontà è nascosta dalla corporeità. La volontà pura è metafisica, perciò impercettibile. Con la concentrazione e l’atto puro la estrai indirettamente. Quando inizi a tenere l’attenzione sulla rappresentazione dell’oggetto, sembra attenzione che si irrobustisce, ma ciò che la rende capace è il volere. Viene il giorno in cui il pensiero della concentrazione si estingue ed il suo posto nella coscienza viene preso da una trascendente corrente di luce/volontà pura (quella anteriore alla nascita): essa è folgore, è pensiero vivente; con essa trapassi dalla corporeità fisica al mondo della Forza che è il corpo eterico (di cui il fisico è espressione malata, raggrinzita).
Questo è esoterismo reale e non viene capito, non lo si vuole capire.
Questa potenza è priva di orgoglio e di tutti i sentimentalismi che agitano, ciechi, la nostra vita comune. Magari saranno solo attimi ma vedrai che brucia tutto. Poi torni qui, nel mondo: l’esperienza è passata ma l’anima ne è rimasta colpita: difficilmente potrebbe ancora prostrarsi davanti ai simulacri e agli altari dissacrati.
Amici cari, lo ripeto sempre, è solo una questione di fare, tener duro nonostante le infinite turbolenze dell’anima. Tu resisti e loro poi si accucciano. Il pensare ordinario scricchiola e infine cede: il primo grado della scala: la sua consumazione e il Silenzio: che diventa uno stato in cui entri o esci a tuo piacimento. Con il silenzio inizia la possibilità dell’animadversio, ossia la capacità di rivoltarti da te stesso come un calzino: così si affaccia nell’anima, portata allo zero, l’albeggiare dell’Infinito. Ho scritto più volte intorno al Silenzio. E’ la tela su cui le forze spirituali tessono le realtà. Grazie al cielo esiste ancora un briciolo di pudore: osservo che della “percezione pure” non si parla, almeno non a vanvera. Il fatto è che ci si può accostare alla percezione pura in qualunque momento. Chi abita in città, può, ad esempio, sedersi su una panchina e guardare una siepe, un grande albero e non fare altro: ossia senza dar spago ai pensieri che si affacciano alla coscienza. E’ un buon esercizio e fa bene perché acquieta il sistema nervoso e risveglia bei sentimenti che ci avvicinano al miracolo del vivente.
Ma non è ancora percezione pura il cui veicolo è la soppressione assoluta dell’attività rappresentativa. Per giungere a questa condizione deve instaurarsi il silenzio dell’anima: le parole devono essere dominate, devono cessare. Vale lo stesso per le immagini: dalle immagini volute si può passare alla loro estinzione. Collaterale a ciò sorgono gradi di silenzio: dapprima il silenzio della testa, poi il silenzio dell’anima. Occorre che si formi un particolare “allineamento” nei corpi sottili, allora subentra un profondo riposo. E da questo riposo, quello che s’affaccia allo sguardo è ciò che chiamiamo percezione pura. Tendere, volere la percezione pura è una specie di sforzo insensato.
C’è chi ha parlato anche di questo e con queste ultime righe non desidero tagliare le ali a nessuno: consiglio solo di non tentare gesti che sono inutili prima di aver raggiunto un grado realizzabile di Silenzio interiore.

Visto che, oramai da alquanto tempo, vengo pubblicamente ed eziandio cristianissimamente infamato coi titoli – cosa della quale, peraltro, vado fierissimo – di impenitente eretico e irredimibile paganaccio, nei confronti del quale sarebbe, a loro dire, auspicabile e necessaria una adeguata “profilassi” al fine di neutralizzare la diffusione da parte mia del veleno dell’eretica pravità e dell’imperdonabile paganità, mi seduce la tentazione di godermi ulteriormente e più meritatamente cotale pessima fama. E per meglio meritare tanta nefandissima fama mi funge molta vaghezza di prender esempio da uno dei personaggi a loro tra i più invisi.
Quell’impenitente e irriducibile paganaccio di Arturo Reghini – nei confronti della cui grandezza personalmente nutro la più fervida e delinquenziale ammirazione, scandalizzando assai le molto timorate “anime belle” – nella sua rivista Ignis, edita nel lontano 1925 (fra 9 anni sarà un secolo fa…) aveva inaugurato una rubrica intitolata Vexatio Stultorum, ove egli esercitava con mordace sarcasmo la sua ferocissima vessazione nei confronti degli ipocriti, degli infingardi, degli opportunisti, degli arroganti, dei mestatori di ogni risma, dei presuntuosi ignoranti e degli stupidi presuntuosi. Naturalmente, così facendo il buon Arturo Reghini, ai suoi tempi, si faceva nemici a frotte, donde per lui in abbondanza insulti, minacce, aggressioni, denunce, persecuzioni, ostracismo, persino tentativi di omicidio ad opera della parte avversa, e il ridurlo alla fame più nera. Ma tant’è, ché per farsi nemici mortali, da sempre, non è affatto necessario dichiarare guerra: è sufficiente, sin troppo, il dire la verità! E – provare per credere – nulla è più odiato del dire la verità: specialmente se si tratta di verità che si vogliono nascondere, o travestire di più nobili panni.
Una di queste non proclamabili verità è proprio quel “trasbordo ideologico inavvertito”, che porta a manipolare menti fragili e animi sentimentali, poco scaltri e pochissimo avvertiti e smaliziati. Con tale spregiudicata e infida tattica, la parte avversa attua una lungimirante strategia di penetrazione, alterazione, neutralizzazione delle varie correnti spirituali, e successivamente raccolta delle molte smarrite e disorientate pecorelle, le quali facilmente poi vengono “convertite” e condotte a “più sicuro ovile”. Per chi a tale strategia non si piega, invece, per chi resiste o osa mettere i bastoni fra le ruote, si pongono in atto i sistemi più brutali: calunnia, diffamazione, delegittimazione, ostracismo, minacce orali, telefoniche ed eziandio telematiche.
E sono, invero, i più vari i mezzi adoprati alla bisogna per una sì “nobile” – si fa per dire – intrapresa. Uno dei più sozzi, a mio personale giudizio, è quello di far svolgere un’abile denigrazione dei Maestri proprio da parte di chi si trova all’interno della Comunità spirituale fondata, formata, e impulsata dai Maestri. Naturalmente, all’inizio di una cotale intrapresa, è necessaria alquanta prudenza, e non poca abile dissimulazione, in modo da riuscire a penetrare nei punti nevralgici della Comunità. Indi, una volta scomparsi i Maestri, operare progressivamente nel tempo all’attuazione dello spregiudicato piano di disgregazione della Comunità. Solo un po’ alla volta, e solo uno dopo l’altro cadono i “veli”, che celano le reali – e inizialmente inconfessabili – intenzioni di coloro che, nelle società segrete del Settecento, sarebbero stati definiti “insinuanti”. Ma – cursus velocior in fine – quando il giuoco diventa sempre più scoperto, e solo pochi “veli” restano da sollevare, è ormai tardi, troppo tardi, e addirittura si possono deridere come “ingenui sempliciotti” – mi riferisco a casi concreti verificatisi, da me direttamente constatati – coloro che propongono alla Comunità spirituale di ritornare alla purezza originaria, all’attuazione delle intenzioni dei Maestri, nelle modalità ascetiche apertamente, e dettagliatamente, indicate e prescritte dai Maestri.
Da una parte, si descrive come “sorpassata” l’Ascesi indicata dai Maestri e si propongono, al loro posto, vie e metodi mirabilmente “aggiornati”, a loro dire più rispondenti ai bisogni concreti delle anime “belle”, “bellissime” e/o in corso di progressivo – work in progress, dicono di là dall’Atlantico – animico “abbellimento”. Dall’altra, si procede – dapprima con prudenza, poi sempre più apertamente – a delegittimare i Maestri, denigrandone l’intelligenza, il modo di vivere, e persino la moralità. Sono, questi, strumenti antichi della parte avversa: rodati e perfezionati nel corso di una ventina di secoli.
Per fortuna nostra, e sfortuna loro, vi sono a giro dei lupacci cattivissimi, i quali non si bevono le panzane propinate dagli “insinuanti” al fidente popolo catecumeno, mantenuto in estatico stato di continua attesa di novelle “rivelazioni”. I malfidati lupacci disgraziatamente usano andare a controllare la veridicità delle insinuate affermazioni, che come “rivelazioni” vengono ammannite agli estatici e troppo fiduciosi catecumeni, e vanno a cercare notizie che non dovrebbero cercare, e soprattutto in ambienti e luoghi ove – a parere degli infidi “insinuanti” – essi non dovrebbero davvero permettersi di andare a bracare. Ma ai lupacci piacciono bufere e tempeste di neve, e – questo sicuramente non è il più piccolo dei loro difetti – amano assai lottare e azzuffarsi: sono davvero dei pessimi soggetti, dei soggettacci impresentabili, che non è consigliabile né tampoco decoroso frequentare!
Per quello che al presente ci riguarda, possiamo osservare come oggetto di sì commovente cristianissima carità, siano stati sia Massimo Scaligero che lo stesso Rudolf Steiner. Vi è chi si è meravigliato dell’affermazione di Massimo Scaligero, da me testimoniata, che “nel Mondo Spirituale è stata cancellata persino la parola Antroposofia”. Ma oggi, come vedremo tra breve, la situazione è ben peggiore di quella di quaranta e più anni fa, allorché Massimo Scaligero fece a me, ma anche ad altri, una così lacerante affermazione.
A tale proposito, voglio riportare un evento – ben grave, a mio modo di vedere – accaduto in quel di Dornach, sulle amene colline circostanti l’elvetica città di Basilea. Attraverso canali particolari, che qui non è il caso di disvelare – noi lupacci abbiamo un servizio informazioni piuttosto efficiente – sono venuto a conoscenza di una pubblicazione, edita nella maniera più ufficiale dalla Direzione del Goetheanum, nella quale non un semplice avversario, bensì un velenoso e sleale nemico della Scienza dello Spirito denigra con palesi menzogne la figura di Rudolf Steiner. Ora riporterò, diligentemente tradotto, lo scritto fattomi pervenire dall’orsolupesco servizio informazioni. Il candido lettore sarà in grado di giudicare dai fatti stessi, e non da mie “colorate”, e “aggressive” considerazioni – come mi viene rimproverato da un mio sgrammaticato critico e dal suo degnissimo “compagno di merende” – la gravità della cosa.
Un antroposofo di origine anglosassone – al momento non saprei dire se britannico o forse americano a vedere dall’ortografia di alcune parole inglesi, ma ciò non è importante – in un viaggio a Dornach si è trovato tra le mani una pubblicazione, edita in maniera ufficiale, e passato lo stupore e lo sconcerto, ma non il disappunto, così scrive:
«Il caso della pubblicazione del Goetheanum: Rudolf Steiner Bilder [sc. Immagini di Rudolf Steiner]
Al termine di una piacevole visita al Goetheanum – dal 19 al 25 settembre 2016 – ho avuto la ventura di rinvenire un opuscolo intitolato Rudolf Steiner Bilder – Immagini di Rudolf Steiner. Questo opuscolo presenta, senza alcun commento, alcuni brevi profili di Rudolf Steiner da parte di 22 diverse persone. Alcune sono persone, che conobbero realmente Rudolf Steiner, come è il caso di Friedrich Rittelmeyer, che descrive meravigliosamente la cangiante espressione facciale di Rudolf Steiner mentre svolgeva le sue conferenze. Altre sono esposizioni di persone che vissero dopo l’epoca di Rudolf Steiner. Estremamente disturbante è il breve profilo fatto da Helmut Zander (l’ultimo contributo della pubblicazione) che descrive Rudolf Steiner come un tossicodipendente e uno schizofrenico! Questa è una traduzione del passaggio di Zander:
“Sfortunatamente, non conosciamo quasi nulla su Rudolf Steiner durante il suo discepolato esoterico… Critici e studiosi si sono altresì meravigliati circa la dipsosizione psicologica di Steiner: se (parlando polemicamente) egli fosse ‘malato di mente’ o (più seriamente) soffrisse di ‘schizofrenia’. Comunque mancano più recenti considerazioni psico-medicali. O forse egli assumeva droghe? Nell’uso del tabacco da fiuto (che amava) egli potrebbe avere ingerito della cocaina (‘neve’, com’è chiamata nelle sue lettere) – forse coscientemente, forse senza saperlo? Sostanze allucinogene – se egli ne assumeva – potrebbero spiegare alcune esperienze individuali, ma non spiegano il suo coinvolgimento con tecniche meditative nel corso di due decadi e mezzo. Steiner rimane a noi celato come discepolo esoterico. Noi conosciamo molto di più Steiner come Istruttore”. –
(Traduzione in inglese di Doug e Marguite Miller).
Ci si potrebbe aspettare che nemici dell’Antroposofia presentassero una tale falsa immagine giustapposta ad altre veritiere senza commenti e senza chiarire che quella di Zander è una caratterizzazione falsa e diffamatoria di Rudolf Steiner. Ma trovo scioccante che questa collezione di profili venga pubblicata dal Goetheanum.
Riflettete soltanto sulle implicazioni: tutta la Ricerca Spirituale di Steiner sarebbe il prodotto di tossicodipendenza e di alienazione mentale. Ciò getterebbe tutta la Scienza dello Spirito nella spazzatura.
Alcuni anni fa, il mio defunto amico, Georg Unger, allora direttore della Sezione Matematico-Astronomica intese una diceria che collegava Steiner con la LSD. Era stata messa in circolazione da una certa organizzazione New Age in America. Mi ricordo che quella organizzazione dovette ritrattare l’accusa a causa degli sforzi del Dr. Unger.
Ora ci troviamo nell’assurda situazione che il Goetheanum stesso diffonde simili falsità. Il Goetheanum è diventato una casa divisa contro se stessa.
Le parti responsabili sono lo staff della biblioteca del Goetheanum: Robert Bind, Johannes Nilo, e l’assistente Jasper Bock. Sopra di loro, vi è il membro del Vorstand [sc. della Direzione della Società Antroposofica Universale] Bodo v. Plato, che è responsabile per la biblioteca. La posizione di tutte queste parti responsabili dovrebbe essere fatta finire immediatamente. Altrimenti questa casa continua ad essere divisa e deve crollare.
Stephen E. Usher Ph. D.
26 settembre 2016».
Per maggiore documentazione, voglio riportare il testo tedesco dell’allucinata dichiarazione di Helmut Zander:
»Leider wissen wir so gut wie nichts über Steiner in seiner Zeit als esoterischer Schüler … Kritiker und Wissenschaftler haben sich auch gefragt, welche psychische Disposition Steiner besass, ob er, polemisch gefragt, ›geisteskrank‹ war oder, seriöser, an Schizophrenie litt. Aber neuere psycho-medizinische Überlegungen dazu fehlen. Oder nahm er vielleicht doch Drogen? Mit dem Schnupftabak, den er liebte, könnte er auch Kokain, den ›Schnee‹ wie es in seinen Briefen heisst, zu sich genommen haben, vielleicht bewusst, vielleicht auch ohne es zu wissen. Halluzinogene Mittel mögen, wenn er sie denn nahm, einzelne Erfahrungen erklären, aber seine Beschäftigung mit meditativen Techniken über zweieinhalb Jahrzehnte geht darin nicht auf. Steiner bleibt uns als esoterischer Schüler weitgehend verborgen. Sehr viel mehr wissen wir über den Lehrer Steiner.«
Ora, chi è questo Helmut Zander che fa affermazioni così calunniose nei confronti di Rudolf Steiner? È uno scrittore tedesco, laureato in storia comparata delle religioni e in teologia cattolica, il quale ha il dente avvelenato contro Rudolf Steiner. Dal 2011, costui è professore all’Università di Friburgo, in Svizzera. Ha pubblicato una montagna di libri e articoli, nei quali con metodi alquanto spregiudicati, e soprattutto molto discutibili – e discussi – dal punto di vista della coscienziosità scientifica, ha vomitato di tutto, di più e di ogni contro il creatore dell’Antroposofia.
E poiché questo malfidato lupaccio possiede l’intera opera – edita e inedita – del fondatore della Antroposofia, sono andato a controllare – per scrupolo, pur conoscendo in partenza il risultato di tale controllo – nell’epistolario di Rudolf Steiner, che possiedo sia in versione cartacea che digitalizzata con tanto di motore di ricerca, se in esso vi fosse un qualche sia pur vago appiglio che potesse giustificare l’infamissima e velenosa calunnia di Helmut Zander circa l’uso da parte del Dottore della parola, in gergo da tossicomani, “Schnee”, ossia “neve”, a significare la cocaina, e naturalmente non ve n’è traccia alcuna.
Alcuni antroposofi – non molti in verità – son scesi in campo con lancia in resta per difendere il Dottore e la verità. Ora, sarebbe lungo riportare tutti i punti che alcuni di questi studiosi hanno affrontato della mala opera dello Zander, demolendo ogni sua affermazione con prove testuali ben documentate. Magari sarà possibile farlo in un secondo tempo, se ne avrò la voglia e lo stomaco.
Ma un aneddoto personale voglio proprio riferirlo. Mi trovavo, alcuni anni fa, nella caffetteria del Goethenum assieme a Trittolemo, il mio amico eleusino, conversando amabilmente, parlando di cose bellissime, nonché sbafandoci ottimi dolciumi e tracannando tazzone di nero e rio caffè della suddetta caffetteria. Ecco che a un certo punto passa davanti a noi un gruppo nutrito di persone, e quando ormai erano lontane qualche decina di metri, Trittolemo mi dice: «Vedi quei due in cima al gruppetto? Sono Bodo von Plato, della Direzione del Goetheanum, e Helmut Zander, venuto in amabile visita con i propri allievi». Trittolemo non mi aveva detto subito chi erano, perché, giustamente, temeva una mia probabile orsolupesca violenta reazione. Era evidente l’atmosfera di grande amicizia e familiarità tra quei due tristi personaggi. Del resto, Bodo von Plato non si è tirato indietro nell’accusare, anche per iscritto, Rudolf Steiner di razzismo, di antiscientificità e via di questo passo. Per cui, nessuna meraviglia se dentro e fuori della “cittadella” vi siano queste collusioni, e da parte di vari dirigenti della Società Antroposofica quella che in guerra si chiama “intelligenza col nemico”, ossia con la nota parte avversa. Ma perché, poi, meravigliarsi se all’interno della Comunità Solare assistiamo ad una strategia assolutamente analoga, attuata dall’Innominato & Co., nei confronti dell’opera e della persona di Massimo Scaligero?!
E poi lo strano sarei io! E poi l’arrabbione di turno sarei io! Io, che confesso d’esser un paganaccio impenitente, vorrei davvero voler un mondo di bene a tutti, ma se certa gente non mi aiuta nemmeno un pochino a voler loro bene, l’impresa per me si fa davvero disperata. Del resto, di che meravigliarsi se decenni fa un Albert Steffen e i suoi degni compagni d’avventura, non si peritarono affatto nel calunniare Marie Steiner, diffamarla in tutti i modi, e con metodi da gangsters – l’espressione è di Marie Steiner – arrivare persino a rubarle i soldi in banca, a “soffiarle” la casa editrice da lei fondata e finanziata, a sciogliere gli allievi di lei nella Sezione artistica dal vincolo di lealtà e fedeltà nei suoi confronti. Inoltre, come abbiamo avuto modo molte volte di vedere, metodi affatto analoghi sono stati appunto adoperati nei confronti di Massimo Scaligero, e di coloro che a lui erano legati e volevano rimanergli ad ogni costo fedeli: sempre ad majorem gloriam della parte avversa!
Come direbbe la mia amica romana, Roberta D., “… e poi so’ io!”. Il candido lettore ne tragga le conseguenze logiche che più gli garbano da questi eventi, che appunto sono fatti e non mie elucubrazioni.
Aveva dunque mille volte ragione Massimo Scaligero a dire quella frase tagliente, che a me fece venire un tuffo al cuore!

QUATTORDICESIMA LETTERA
Maggio 1945
LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:
IL SOLE 2
L’astronomia moderna considera il Sole come una più o meno gigantesca palla di fuoco. Esistono molte teorie sulla natura e la sorgente della sua attività; tuttavia nessuna di queste può fornire realmente una risposta soddisfacente ai molteplici problemi connessi con i vari fenomeni del Sole.
Secondo tutte queste teorie, il Sole è un corpo di materia gassosa o persino solida. Rudolf Steiner indicò una diversa concezione con la quale possiamo risolvere molti enigmi della natura del Sole e del nostro intero Universo. Egli ci dette la concezione di uno spazio negativo ovvero “antispazio”, e secondo questo antispazio il Sole che vediamo in Cielo esiste perché lo spazio del nostro Universo scompare e viene creato antispazio. Così il Sole è qualcosa simile ad un foro nello spazio universale, e l’attività del Sole è una sorta di potere aspirante che attira la sostanza presente nello spazio dentro la regione dell’antispazio. Ci riferivamo ad una tale attività quando, nell’ultima Lettera , parlavamo del Sole che attira la sostanza astrale dell’Universo verso di sé.
Comunque, prima di raggiungere il Sole, questa sostanza astrale attraversa un’evoluzione verso la densificazione che ovviamente raggiunge la sua culminazione sulla Terra. Ciò non esaurisce l’attività del Sole, che può essere paragonata col processo della digestione all’interno di un essere umano. Per digerire, una persona deve mangiare. Comunque, si può dire che il fine ultimo è la dissoluzione e la decomposizione del cibo. Per realizzare ciò, le persone devono assumere il cibo che esse sperimentano coi loro sensi. In maniera simile, l’impulso del Sole è quello di dissolvere la sostanza universale per creare la base eterica per il progresso e il rinnovamento del nostro Universo.
Il Sole è l’organo di “digestione” del grande Essere cosmico dell’Universo nel quale viviamo. Entro questo Universo la Terra è la regione nella quale il “cibo” – la sostanza – viene assunta e realizzata dai sensi. Così come è stato descritto nella Lettera Tredicesima , la Terra ed anche la creazione della forma umana individuale sono soltanto, per così dire, un risultato indiretto dell’attività del Sole. La mèta finale è la dissoluzione della forma umana allo scopo di trasformare le forze e le sostanze ereditate nel germe eterico di un Universo futuro. Chiamiamo questo processo della dissoluzione della forma umana, morte. Perciò, il Sole è la porta della morte ovvero, come possiamo anche dire, la porta che conduce alla morte.
La posizione del Sole al momento della morte è di grande importanza per la vita nel Mondo Spirituale dopo la morte. Avremo da dire molto di più su ciò allorché studieremo l’ “oroscopo della morte”. La posizione del Sole al momento della nascita è altresì molto significativa, poiché mostra il rapporto dell’essere umano col mondo dei morti in una maniera particolarissima.
Dobbiamo abituarci al fatto che i singoli dettagli di un cielo di nascita sono gli indicatori di eventi che ebbero luogo durante la vita nel Mondo Spirituale prima della nascita, ovvero possono essere la chiave per una comprensione di eventi spirituali o d’influssi entro la vita dopo la nascita. Per trovare la chiave per una comprensione di ciò che è così celato dietro al Sole del cielo di nascita, dobbiamo discutere alcune peculiarità astronomiche dei cammini del Sole e della Luna.
Se potessimo contrassegnare il movimento del Sole come una linea, un tratto bianco sullo sfondo del Cielo blu, scopriremmo che il suo sentiero appare come un cerchio completo nel corso di un anno. Inoltre, se potessimo osservare la Luna alla stessa maniera per un periodo di 28 giorni e disegnare il suo cammino come una linea in Cielo, troveremmo che anch’essa si muove in cerchio attorno al nostro globo. Tuttavia se fossimo veramente accurati scopriremmo, guardando dal nostro punto di vista sulla Terra, che la Luna non si muove nello stesso circolo in cui il Sole appare ruotare. Esso è un cerchio diverso che si trova dentro all’altro, ma che è leggermente devasto, che quindi interseca il cerchio del Sole in due punti che sono opposti l’uno all’altro.
Questi punti d’intersezione sono chiamati i Nodi Lunari. Naturalmente, non possiamo vederli in Cielo, potremmo vederli soltanto se fossimo capaci di disegnare i due cerchi dei movimenti del Sole e della Luna in Cielo. Comunque, possiamo calcolare la loro posizione. Dobbiamo ora immaginare il cammino del Sole come un immenso cerchio attorno al nostro globo dentro al quale giace l’altro cerchio, quello della Luna con una deviazione di 5 gradi. Ora, dobbiamo inoltre immaginare che i due punti opposti d’intersezione – i Nodi – si muovano, o in altre parole, che il secondo cerchio deviato si muova lentamente in senso antiorario e così muove i punti d’intersezione, ovvero i Nodi, sul primo cerchio del Sole. Una completa rivoluzione del cerchio interno del cammino della Luna ai punti dei Nodi, ha luogo in circa 18 anni e 7 mesi. Poi i Nodi ritornano alla loro posizione originale sul cerchio del cammino del Sole. Entro un periodo di 18 anni e 7 mesi, i Nodi muovono attraverso l’intero cerchio solare che è indicato attraverso le posizioni giornaliere del Sole nel corso di un anno.
NODI LUNARI

Linea tratteggiata = Orbita della Luna; linea continua = Orbita del Sole; intersezioni = nodi; al centro la Terra.
Nei due diagrammi qui sopra, il cerchio continuo rappresenta il cammino apparente del Sole attorno alla Terra, e il cerchio tratteggiato è quello della Luna attorno alla Terra, al centro. I disegni mostrano i due cerchi come se fossero scorti da un punto di vista al di fuori e al di sopra della sfera di movimento del Sole e della Luna. Quindi, se possiamo metterci al centro, ove è indicata la Terra, possiamo creare l’immaginazione appropriata. Il diagramma 1 mostra la posizione del cammino della Luna e dei Nodi in un certo momento. Dunque nel diagramma 2, dopo un certo tempo, questo cerchio e i nodi si sono mossi in maniera retrograda, e sono in una diversa posizione.
Questi Nodi sono di grande significato spirituale. Essi mostrano come la sfera del Sole e quella della Luna siano intrecciate in un certo momento. I Nodi sono punti in cui la sfera del Sole tocca la sfera della Luna e fornisce così una specie di porta da una sfera nell’altra. Il Sole rappresenta, come abbiamo detto, una sorta di attività “digestiva” nel nostro Universo. Allorché l’anima lascia il corpo al momento della morte, essa è attirata verso il Sole. La luna e la sua sfera provocano un’attività che può essere paragonata con l’inalazione e l’esalazione del corpo umano, ma non con il processo che ha luogo nei polmoni e che dipende dal respiro. E’ un’attività che sta tra la testa del nostro Universo, che è rappresentata dalla Terra, e la “digestione” rappresentata dal Sole. E’ un’attività equilibrante tra l’assunzione e il dissolvimento della sostanza cosmica.
Così i Nodi Lunari – la porta dal Sole alla Luna – forniscono una relazione tra i morti, che sono nella sfera del Sole, e la Terra. Perciò, se guardiamo la posizione del Sole nel cielo di nascita, possiamo riconoscerla come la relazione individuale con il regno dei morti. Inoltre per rendere effettiva questa relazione entro la vita terrena di un essere umano, deve essere stabilita una porta dal Sole alla Terra attraverso la Luna. Ciò è possibile attraverso il movimento dei Nodi Lunari.
Un esempio lo renderà chiaro: Goethe nacque il 28 agosto 1749, il Sole era allora a 5 gradi nel segno della Vergine. Il primo aspetto di questa posizione del Sole è quello che abbiamo esposto nella Lettera Tredicesima. Accanto a questo, riconosciamo il rapporto di Goethe con il regno dei morti in questa posizione del Sole. Comunque, questo rapporto può essere realizzato unicamente nel momento in cui i Nodi Lunari aprirono una porta dalla regione della sfera del Sole verso la Terra. Non era possibile al momento della nascita di Goethe, perché i nodi non erano là dove stava il Sole, ma avvenne qualche tempo prima della nascita di Goethe, quando quest’anima era ancora nel Mondo Spirituale. Nell’anno 1747 uno dei due Nodi Lunari revolventi giunse, nel cammino del Sole, alla posizione in cui il Sole si ritroverà due anni più tardi, il 28 agosto 1749. Così venne stabilito il legame tra il Sole e la Terra. Non si tratta del fatto che il Sole natale di Goethe fosse in quel punto dell’eclittica molto più tardi. La porta tra il Sole, la Luna e la Terra può essere aperta già molto tempo prima della nascita, e in qualche caso persino dopo la nascita. In questa regione siamo posti a confronto con concezioni del tempo diverse da quelle alle quali siamo abituati sulla Terra.
La posizione dei Pianeti all’epoca in cui questa porta è aperta rivela qualcosa della relazione individuale che Goethe aveva con i morti nella sua ultima vita. Nell’anno 1747, all’inizio di marzo, troviamo, per esempio, Saturno nella Costellazione della Vergine, esattamente nella posizione nella quale stava allorché Paracelso morì il 23 settembre 1541. Dobbiamo ora immaginare che in questa posizione di Saturno nella Vergine sgorgò tutto l’anelare di Paracelso, specialmente l’essenza spirituale delle sue azioni nella misura in cui esse riguardavano il progresso dell’intera umanità duecento anni prima che Goethe nascesse. Nell’ “oroscopo-Porta del Sole” , come potremmo chiamarlo, Saturno era ritornato alla stessa posizione di quella collegata con Paracelso nella regione di queste azioni nel passato.
Che cos’è l’essenza spirituale delle azioni di Paracelso? Egli fu un famoso medico del sedicesimo secolo che aprì coraggiosamente la via all’evoluzione della medicina moderna. Egli chiese, ed adempì egli stesso alla sua richiesta, che il medico non leggesse più gli antiquati trattati sulla medicina, bensì che leggesse il “gran libro della Natura” per trovare la causa delle malattie ed i rimedi per la loro cura. Comunque, egli poteva ancora leggere il “gran libro della Natura” in una maniera diversa da quella della moderna scienza naturale.
(Continua)
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Anno XXI n. 11
Novembre 2016
