REALIZZARE IL SÉ REALE (di F. De Pascale)

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“Perché il mondo è così avvolto nell’ignoranza?”
Preoccupati di te stesso, lascia che il mondo abbia cura di sé. Pensa al tuo Sé. Se tu sei il corpo, c’è anche il mondo grossolano. Se tu sei spirito, tutto è soltanto spirito.
“Sarà valido per l’individuo, ma per gli altri?”
Prima fallo e poi vedi se sorge la questione.
“La mia realizzazione aiuta gli altri?”
Sì, certamente. E’ il migliore aiuto possibile. Ma non ci sono altri da aiutare, poiché un essere realizzato vede soltanto il Sé, proprio come l’orafo stimando l’oro in vari gioielli vede soltanto l’oro. Quando ti identifichi col corpo, soltanto allora le forme sono presenti. Ma quando trascendi il corpo, gli altri scompaiono assieme alla tua coscienza di esso.
“Quale credi che sia la causa della sofferenza del mondo? E come possiamo essere d’aiuto per modificarla, come individui o collettivamente?”
Realizza il Sé reale. E’ tutto ciò che è necessario.
Ci sono uomini che lavorano per il bene pubblico e che non riescono a risolvere il problema della miseria del mondo.
Essi sono accentrati sull’ego, e questo spiega la loro incapacità. Se rimanessero nel Sé, sarebbero diversi.
“Perché i Mahatma non offrono il loro aiuto?”
Come sai che non aiutano? Discorsi pubblici, attività fisiche e aiuto materiale sono tutti superati dal silenzio dei Mahatma. Essi realizzano più degli altri.
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A queste asciutte ed illuminanti parole dell’Asceta di Tiruvannamalai, non possono non essere accostate le parole di Massimo Scaligero nel capitoletto de LA LOGICA CONTRO L’UOMO, intitolato L’equivoco dell’azione pratica, che sarebbe lungo – ma che il cercatore spirituale dovrebbe bene e ripetutamente meditare tutto – ritrascrivere tutto, ma del quale voglio riportare solo alcune brevi frasi:
“E’ la ragione per cui, secondo l’opinare corrente, viene attribuita all’azione, o all’attivismo, una vitalità che si suppone mancare al pensiero, non riuscendosi a vedere nell’intima genesi del sentire e del volere una radice ideale[…]. La distinzione tra teoria e pratica è un’astrazione moderna, necessaria al meccanicismo del sapere escludentesi dalla propria fonte di pensiero”.
Nei colloqui e nelle lettere che Massimo ci inviava, invitava noi, allora giovani, a ridurre e addirittura ad eliminare ogni forma di attivismo esteriore, perché “la vera azione è soltanto interiore”, perché “la contemplazione è la più alta forma di azione: quella più efficace, quella più potente, quella vittoriosa”. E metteva in evidenza come solo un asceta, portatore di un vivente modo interiore di forze di conoscenza, di idee-forza realizzate nella contemplazione interiore, può essere positivamente attivo con il suo agire nel mondo esteriore. Rudolf Steiner stesso comunicava ad Adelheid Petersen come “un discepolo, che nella solitudine della sua stanza, medita per es. il ciclo sul Vangelo di Giovanni, pareggia molto del karma del mondo”.
Alcuni individui – portatori reali e non recitanti di concrete forze di conoscenza spirituali e di concreta moralità – possono avere il compito di operare con azioni e compiti precisi nel mondo: ma sono azioni e compiti indicati e affidati dal Mondo Spirituale, e non escogitazione dialettica o ambiziosa velleità di un individuo, che si butta nell’attivismo esteriore per evitare di impegnare a fondo la sua fiacca volontà nella decisa ed energica azione interiore.
Si potrebbe obiettare:
“Se il pensiero non viene liberato, quali possono essere le molle dell’azione? Se l’illusione corporea non è stata vinta, quale realtà avranno le altre cose?”
Si obbietti: “Punto fermo, conditio sine qua non già dichiaratamente data per scontata “, a noi pare francamente una – ancorché in sé giustissima – mera petizione di principio. Perché la storia della Comunità Solare ha ampiamente mostrato, da quando Massimo ci ha lasciati, tutta intera la diserzione e la latitanza dall’impegno ascetico di moltissimi sedicenti discepoli “scaligeropolitani”, lo sfrangiamento e lo sfilacciamento della tensione volitiva (a Roma direbbero l’ammosciamento della volontà), l’appannamento della cruda visione della tragicità dei tempi, la sordità interiore, l’opacità dell’anima, la deconcentrazione e la dispersione delle forze in molte dilettevoli antroposufiche attività collaterali, deliziosamente irrilevanti, o addirittura la caduta nella più volgare profanità esteriore, con scomposti cedimenti morali, che molte brave persone, della Scienza dello Spirito o della Via dell’Iniziazione, non hanno mai sentito parlare.
Proprio perché si viene meno – nella maniera più poltrona, stupida e vigliacca, a quella che Massimo ne Il LOGOS E I NUOVI MISTERI chiama la responsabilità dell’esoterismo, è necessario porre come non mai l’accento sulla tragicità dei tempi, sulla assoluta necessità di una intensa pratica interiore, sulla assolutissima centralità della Via del Pensiero e della concentrazione. Non si realizza – nel colpevole ottundimento interiore – che l’umanità sta ballando sull’orlo dell’abisso nel quale rischia di irreversibilmente sfracellarsi, che oggi ancor più che non ai tempi di Rudolf Steiner è valido l’ammonimento, contenuto nelle Massime Antroposofiche, di una tutt’altro che impossibile caduta nel subumano, che l’esperimento uomo potrebbe anche fallire.
Non saranno certo pifferi, acquerelli, danze cosmiche, et similia, che al Principe dell’Oscuro Pensiero, Angra Mainyush, fanno il solletico, a salvare l’umanità dallo sfracellarsi nell’abisso! E non è affatto vero che l’opera di Massimo Scaligero sia per pochi – tanto più quando i ‘pochi’ latitano, disertano, si “sbracano”, si “ammosciano” – bensì essa è stata data per tutta l’umanità. Io conosco trucidissimi praticanti della concentrazione e della meditazione, che nella vita fanno i muratori, i lattonieri, gli idraulici, persone che conoscono “interiormente” il Trattato del pensiero Vivente, meglio dell’intera plètora di chiacchieroni laureati e discettanti glossatori, che ogni volta si dimostrano fiacchissimi praticanti.
Siamo in ritardissimo coi tempi: in colpevole, irresponsabile, criminale ritardo rispetto alla richiesta del Mondo Spirituale. Mancano – tragicamente mancano – i consacrati, i volitivi pensatori, gli intuitori dello Spirito, i votati alla concentrazione e alla meditazione, i guerrieri della Schiera di Michele. Già avviene che – di fronte alla irresponsabile ed imbelle diserzione dei chiamati – il Mondo Spirituale si rivolga a persone che nulla sanno dell’Antroposofia, ed il rischio è che i pavidi e accidiosi “eletti” vengano da Esso abbandonati e recisi. Io prenderei molto sul serio una tale infausta eventualità, e ne trarrei TUTTE le logiche conseguenze operative!
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