ALBERO DI NATALE

AUGURI DA ECOANTROPOSOPHIA

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Famoso brano scritto e composto da Plamondon e Berger, ripreso da famosi artisti come DIMASH. E’ un grido diaiuto esistenziale e cosmico, e “SOS” in generale significa “SALVATE LE NOSTRE ANIME” o “Soccorso occorre subito”.

Dimash (Dimaş Qūdaibergen) è un cantautore e polistrumentista kazako, famoso a livello internazionale per la sua eccezionale estensione vocale (oltre sei ottave), che gli permette di spaziare tra registri bassi e acuti estremi, incluso il registro di fischio (Il registro di fischio è il registro vocale che permette di raggiungere il range tonale più acuto dell’estensione umana. Nella scena musicale internazionale è utilizzato soprattutto da cantanti donne come Georgia Brown, Mariah Carey, Ariana Grande, Minnie Riperton e Giuni Russo; ma è padroneggiato anche da diversi uomini, come Piet Arion, Adam Lopez, Gabriel Henrique, Vitas, Dimaş Qūdaibergen e Nicola Sedda).

Dimash è considerato un “portento della natura”, un “genio musicale moderno”, e un ambasciatore culturale, celebrato per la sua voce unica che fonde elementi classici e contemporanei.  Da far concorrenza agli Angeli. E dunque, con questa sorta di Angelo, anche questo anno il Blog 

ECOANTROPOSOPHIA AUGURA BUON NATALE A TUTTI I SUOI AMICI E LETTORI.

 

L’AMORE DI CUI SI ALIMENTA IL REGNO DEI CIELI (di M. Scaligero)

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L’uomo è un dio caduto e al tempo stesso un dio che risorge dalla caduta. Il luogo della caduta è l’“umano” a cui tutti sono bramosamente legati.

Dall’uomo che risorge mediante le forze pure della conoscenza, emana l’amore di cui si alimenta il Regno dei Cieli.
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È il nutrimento che sempre nell’umano è derubato o sottratto da Lucifero, perché Lucifero vuole nutrirsi del sentire umano, onde ogni sentimento umano è un inganno, un’ipocrisia, una gioia che per purificarsi deve ogni volta divenire dolore.
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Chi non conosce questo soffrire per ritrovare ciò che negli istanti piú veri dell’anima ha aperto il varco alla beatitudine vera, non può conoscere l’alimento sacro del Graal.
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Non v’è amore, se non v’è alimento del Graal. L’amore è l’interna identità di due esseri come essenza, o germe, della vita risorgente dalla morte del cosmo. Perché il cosmo è morto: tutto ciò che riluce nel firmamento può rilucere perché è minerale, perciò riflette la luce, non è la luce.
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Ma l’uomo impara a conoscere la luce nella sfera in cui la vita dello spirito è eliminata. Da questa luce di Lucifero egli tende alla sorgente della Luce. L’Amore è questa sorgente, ma per giungervi occorre ogni volta vincere il custode della luce riflessa: Lucifero.
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Gli Dei, le Gerarchie, sono tessuti d’Amore Divino, ma non sanno che cosa sia l’Amore, perché essi lo sono. È l’uomo che da “fuori” di essi deve irradiare verso essi l’amore, perché essi lo sperimentino come dono di un essere “libero”: libero di non amare, dapprima. Essi non conoscono l’Amore perché sono fatti di Amore, sono dalla loro stessa natura costretti ad amare. Per loro la Beatitudine Divina è l’alimento naturale: se ne nutrono, ma è l’essenza loro propria. L’uomo può conoscerla..

La Forza-Cristo è la sola che può unire la coppia umana, la sola che può dare l’identità una a due esseri che si amano, perché è la forza che inizia la ricostituzione della coppia superumana, per la redenzione dell’umano dall’impulso dell’antico peccato.

Massimo Scaligero

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(Massimo Scaligero-Dicembre 1968)
Per gentile concessione de L’ Archetipo

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ALLELUJA (di Händel) e NATALE (di R. Steiner)

ALLELUJAH-Händel

⭐️

QUEST’ANNO IL GRUPPO DI ECO E’ PIU’ SPARUTO. E’ UN NATALE PIU PROFONDO E SENTITO NELLE NOSTRE ANIME. TANTO PIU’ CI MANCANO I NOSTRI CARI AMICI FRANCO DE PASCALE E FABRIZIO CARUSO, TANTO PIU’ ESSI SONO PRESENTI CON IL LORO CALORE POTENTE. INESPRIMIBILE LA NOSTRA GRATITUDINE PER CIO’ CHE CI HANNO DONATO E INSEGNATO.

ECOANTROPOSOPHIA AUGURA BUON NATALE A TUTTI I SUOI AMICI E LETTORI.

*

NATALE

Dorme

L’anima della Terra

Nel caldo tempo d’estate;

Chiaro allora

Lo specchio del Sole

Irradia nell’esteriore spazio.

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Sveglia

E’ l’anima della Terra

Nel freddo tempo d’inverno;

Spiritualmente allora

Risplende il vero Sole

Nell’essere interiore.

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Gioioso giorno d’estate.

E’ sonno della Terra

Notte sacra d’inverno

E’ giorno della Terra. 

*

(Rudolf Steiner)

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Traduzione versi Steiner-  Editrice Trani- Trieste – 1939

 

SOLSTIZIO INTERIORE (di F. Caruso)

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SOLE LOGOS DELL’IO

LA NOTTE NEL GELO E’ SILENZIO ASSOLUTO.
ALTISSIMA FIAMMA SI MUOVE E COSTRINGE LE OMBRE A DANZARE.
CUORI RIUNITI OSSERVANO IL SOLE CHE NELLA FIAMMA IN PARTE RINASCE.
IN ATTESA DELLA RINASCITA VERA CHE IN CIELO SI ANNUNCIA.

ORO SOLARE SI APPRESTA NEI CIELI INFINITI
E L’ANIME UMANE ATTENDONO IL POTERE DI LUCE CHE INCORONA LA GLORIA.
ORO E CELESTE FULGORE DISSETANO I CUORI CHE MANTENNERO FEDE.
CHE RICORDO MANTENNERO DEL SOLE FULGENTE NEL PIU’ NERO AFFOGARE.

LA NOTTE COMINCIA A TREMARE MENTRE L’AUREO CELESTE RISORGE AL CALORE.
E’ VITTORIA PERENNE CHE PERENNE RINNOVA IL MISTERO DEL VERO SPLENDORE.

UN ABISSO E’ TRASCESO E SQUARCIATO POICHE’ IL SOLE RISORGE
E DISEGNA LE FORME DEL VERO CHE LA LUCE STRAPPA ALLA NOTTE DEL CIECO AMMASSARE.

LA LUCE RISORGE E IMPONE LE FORME DEL LORO VERO VALORE A TUTTI GLI ENTI DEL MONDO.
LA TERRA SI PIEGA ALLE GERARCHIE DEL NUDO INTERNO VALORE CHE LE FORME DEL MONDO RIAPPARSE NON POSSONO PIU’ NELLA NOTTE DISTRUTTA CELARE.

IL SOLE DISCENDE NEI CUORI DEGLI UOMINI ATTRAVERSO IL LORO RINATO VEDERE LA LUCE OPERARE NEL MONDO TERRENO.
IL SOLE SI RIACCENDE NEI CUORI STREMATI E CONCEDE IL POTERE DI TRAVOLGERE IL MALE POICHE’ LA NOTTE NON PUO’ PIU’ ALLEVARE GLI OSCURI LANGUORI-MENZOGNA.

RISORTA E’ LA LUCE E PERMETTE IL RICORDO MORALE DEL CALORE DEL BENE.

SOLE LOGOS RIAPPARE PER CHI ELEVANDOSI LO PUO’ RICORDARE.


HELIOS FK AZIONE SOLARE

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DAL DIVIN FONDO DELL’ESSER NOSTRO

Il culto del Sol Invictus

*

Io sento

Come sciolto da incantesimo

Il Figliuol de lo Spirto

In seno all’anima;

In chiara purità di cuor

L’ha generato

Il sacro Verbo dei Mondi,

Della Speranza Frutto celestiale,

Che giubilando cresce

In lontananze eteree,

Dal divin fondo

Dell’esser mio.

(Rudolf Steiner)

*

In molti settori della spiritualità moderna si crede oggi che sia giusta volontà il caricare gli impulsi ed emozioni, gli entusiasmi verso i pensieri positivi o piacevoli, credendo ciò bastante ad assicurare conseguimenti di forza di pensiero tali da assicurare, quantomeno, comportamenti sinceri, buoni e fraterni .

In parole povere non pensiamo a liberare la volontà ma a caricarla ed alimentarla sempre e solo col sentire prigioniero: un solo sentimento generico deputato al cambiamento di quel pensiero, al mutamento di quella mente che porterebbe così a raggiungimenti di dimensioni solari credute mete profetizzate già dall’antico.

Direi che questa pratica, invece che un pensiero forza genera un pensiero… forzato, di quella energia che tiene oggi in piedi molta new age e svariati spiritualismi da banco, il grande nuovo bussiness del secolo, che ha contaminato anche l’antroposofia.

Parole vuote di un linguaggio romantico e positivo ma rigide come involucro, ingabbiante, e nello stesso tempo impermeabile allo Spirito.

Le verità spirituali sono ridotte a luoghi comuni in cui si insinua il proprio personale brevetto riducendo impunemente il sacrificio di Iniziati a comuni e universali ineluttabili iniziazioni… per esaltare se stessi.

Le verità di Steiner sono ritenute bruscolini quando vanno a cozzare con le nostre debolezze: rimandare la disciplina interiore è vizio risaputo. E questo sarebbe il minimo se non che si può peggiorare la situazione andando ad avversare per sciocco ed inutile amor proprio, ma sempre per interesse personale, proprio l’essenza  su cui si regge quella scienza spirituale che tanto ha ammaliato e nella quale si continua a sguazzare senza decidersi a nuotare.

Una contraddizione plateale e chiarissima alla quale sarebbe preferibile un bel silenzio compunto, almeno non si cadrebbe nel ridicolo, facilmente individuabile ad una semplice analisi logico razionale di ciò che senzientemente si dichiara.

E’ caratteristica umana formularsi pensieri alti e comportarsi non di conseguenza. La natura è forte. Così anche la nuova meta raggiunta e conseguita da pochi nel sacrario occidentale rischia di diventare per gli altri natura morta, pensato, una medicina fra tante che come unici effetti sa dare unicamente assuefazione ed effetti collaterali, una droga, un ritornello, un mantra che ci ripetiamo solo per illuderci e per non “pensare quello che si dovrebbe pensare”.

E così dell’Io solamente si parla, si studia e si fanno conferenze e congressi, ma non se ne fa esperienza. Sì, è giusto pensarne come siamo abituati a fare, spinti dal dovere e dal sentimento, è giusto usare il nostro pensiero migliore, quello forte pensante spinto fino alla sua ultima istanza, ma al limite di questo pensiero pensante non c’è un termine, una fine: un altro grande scenario si apre, lo scenario dell’Uomo. Si tratta di uno scenario che va oltre la forza del razionale, oltre la barriera cerebrale, quella forza che può essere cavalcata e domata, convertita perché conduca oltre, al nostro Io e….

Eppure l’uomo può aver ragione della forza della natura per farne il proprio “sacro finalismo”.

Ma il metodo non è  visualizzazione, non è donarsi a ossessivi pensieri suggeriti dalle leggi di attrazione che vorremmo attivare per sperimentare poteri occulti e poteri terreni di abbondanza. Questi sono i lacci più stretti che possano esistere… : desideri primitivi che si convertono in altre brame più raffinate. E’ merce antica che non merita nemmeno di essere messa in saldo, il negoziante disonesto la camuffa perché non venga riconosciuta e la riespone come nuova ai maniaci dello shopping.

E le promesse e le descrizioni delle nuove schiere di profeti da strapazzo che siamo tentati di imitare e/o seguire, affondano ancora di più l’uomo nelle sabbie mobili, nominando invano il nome del Cristo per rifiutarlo e tradirlo nello stesso momento della sua pronuncia: nella perpetuazione di quella forza d’inerzia che ci conduce, sorda ed inesorabile: la stessa della natura.

Il metodo non è godimento nè sogno, non è parola morta nostra o di altri che possa regalare alcunchè di vero.

Morire davvero bisogna, morire davvero con tutta la nostra volontà vera conquistata in una viva esperienza quotidiana e fedele, morire di una morte che non dona sensualità e piacere terreno, di una morte che possa testimoniare la verità di quell’amore che diciamo di amare. Di quell’amore che non è un sentire malato da nutrire ancora con rinnovate dosi di sostanze allucinogene, di quell’amore che non bisogna rivestire di tecniche di PNL e similari, o di linguaggio di moda del momento.

Di quell’amore che non si trova nelle stanze dei congressi o nei luoghi di eventi e raduni, che non si trova nei libri, che non si trova nemmeno qui in internet ma bensì nel luogo più ignorato, più reietto e disprezzato del mondo (disprezzato prima di tutto da se stessi).

Un luogo da scoprire, raggiungere, conoscere e poi da inabitare: in noi è la Via, la Verità e la Vita. Quella piccola luce del pensiero  deve accendersi e volgersi a se stesso, ripercorrersi su quella via che dal riflesso può portare fino alla causa della sua sorgente: la Verità; dalla immagine morta a Ciò che la produce, per individuarsi, conoscersi.

Per  poi Vivere, veramente.

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🌻

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La traduzione dei versi di Rudolf Steiner: Casa editrice Trani-Trieste-anno1939

IL GUERRIERO BUONO

ECOANTROPOSOPHIA.IT augura  BUON NATALE a tutti i suoi amici lettori con tre proposte di ascolto: trattasi di bellissimi brani interpretati da un eccellente baritono siberiano, Dmitri Hvorostovsky, un talento purtroppo mancato troppo presto

🎄

IL GUERRIERO BUONO

 

LA VIA

 

VIVERE

La vera origine di Babbo Natale? Uno sciamano siberiano, in trance con tamburi e funghi sacri (di M. N. Urech)

VOCE (di M. L. Spaziani)

Natale è un flauto d’alba, un fervore di radici
che in nome tuo sprigionano acuti ultrasuono.
Anche le stelle ascoltano, gli azzurrognoli soli
in eterno ubriachi di pura solitudine.

Perché questo Tu sei, piccolo Dio che nasci
e muori e poi rinasci sul cielo delle foglie:
una voce che smuove e turba anche il cristallo,
il mare, il sasso, il nulla inconsapevole

💫

BLUE CHRISTMAS

ECOANTROPOSOPHIA.IT augura  BUON NATALE a tutti i suoi amici lettori con la voce di Elvis e la poesia di Edmond Rostand.

*

*

La stella

Perdettero la stella un giorno.

Come si fa a perdere la stella?

Per averla troppo a lungo fissata…

I due re bianchi, ch’erano due sapienti di Caldea,

 tracciarono al suolo dei cerchi, col bastone.

Si misero a calcolare, si grattarono il mento… 

Ma la stella era svanita come svanisce un’idea,

e quegli uomini, la cui anima

aveva sete di essere guidata,

piansero innalzando le tende di cotone.

Ma il povero re nero, disprezzato dagli altri, si disse: 

“Pensiamo alla sete che non è la nostra. 

Bisogna dar da bere, lo stesso, agli animali”.

E mentre sosteneva il suo secchio per l’ansa,

 nello specchio di cielo

in cui bevevano i cammelli

egli vide la stella d’oro che danzava in silenzio.

(Edmond Rostand)

TU SCENDI DALLE STELLE

http://youtu.be/HzU9vVK51-Y

ECOANTROPOSOPHIA.IT augura  BUON NATALE a tutti i suoi amici lettori coi grandi maestri italiani Pavarotti e D’Annunzio.

La poesia che segue  fa parte delle Laudi del cielo, una serie di 5 libri, pubblicata dal Vate tra il 1903 ed il 1912

I Re Magi
.
Una luce vermiglia
risplende nella pia
notte e si spande via
per miglia e miglia e miglia.
O nova meraviglia!
O fiore di Maria!
Passa la melodia
e la terra s’ingiglia.
Cantano tra il fischiare
del vento per le forre,
i biondi angeli in coro;
ed ecco Baldassarre
Gaspare e Melchiorre,
con mirra, incenso ed oro.
.
(Gabriele D’Annunzio)

PRECIOUS LORD, TAKE MY HAND.

ECOANTROPOSOPHIA.IT augura  BUON NATALE a tutti i suoi amici lettori

i…………

Prezioso Signore, prendi la mia mano

E conducimi a casa

Mi portano via, lasciatemi stare.

Sono stanco, sono debole, sono consumato.

E quando la mia, quando la mia strada è oscura

Prezioso Signore per favore stammi vicino

E oh, quando la mia, quando la mia vita è quasi, quasi finita

Padre, Padre, Padre ascolta il mio grido, Signore

E oh, quando sono sulla riva del fiume

ascolta la mia chiamata e tieni, tieni la mia

Tieni la mia mano, Gesù affinche io non cada

Oh, prendi le mie mani, Signore prezioso

E conducimi, 

Conducimi verso la luce

Oh, prendi le mie mani, Signore prezioso

E conduci i tuoi figli a casa

E quando la mia, quando la mia strada è oscura

Prezioso Signore per favore stammi vicino

E oh, quando la mia, quando la mia vita è quasi, quasi finita

Padre, Padre, Padre ascolta il mio pianto, Signore

E quando sono sulla riva del fiume

oh, ascolta la mia chiamata e tieni, tieni la mia

Tieni la mia mano prezioso Signore, affinche io non cada

Oh, prendi la mia mano Signore prezioso

E conducimi a casa.

CUM DEDERIT- TECUM PRINCIPIUM

Con i Salmi di Davide 126:4 e 110:3, di potente ispirazione per il periodo natalizio, magistralmente interpretati dal canto di due talentosi artisti, su musica del grande Vivaldi, il blog ECOANTROPOSOPHIA.IT augura  BUON NATALE a tutti i suoi amici lettori...

 

Cum dederit dilectis suis somnum
Cum dederit dilectis suis somnum
Ecce haereditas Domini
Filii merces
Fructus ventris
Fructus ventris

Cum dederit dilectis suis somnum
Ecce haereditas Domini
filii merces
Fructus ventris
Fructus ventris
Fructus ventris
Fructus ventris

AVENDO DATO AI SUOI AMATI IL SONNO
AVENDO DATO AI SUOI AMATI IL SONNO
ECCO L’EREDITA’ DEL SIGNORE
LA GRAZIA DEL FIGLIO
IL FRUTTO DEL SENO
IL FRUTTO DEL SENO

AVENDO DATO AI SUOI AMATI IL SONNO
ECCO L’EREDITA’ DEL SIGNORE
LA GRAZIA DEL FIGLIO
IL FRUTTO DEL SENO
IL FRUTTO DEL SENO
IL FRUTTO DEL SENO
IL FRUTTO DEL SENO

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TECUM PRINCIPIUM
IN DIE VIRTUTIS TUAE:
IN SPLENDORIBUS SANCTORUM
EX UTERO
ANTE LUCIFERUM
GENUI TE.

TECUM PRINCIPIUM
IN DIE VIRTUTIS TUAE:
IN SPLENDORIBUS SANCTORUM
EX UTERO
ANTE LUCIFERUM
GENUI TE.

CON TE E’ IL PRINCIPIO
NEL GIORNO DELLA TUA POTENZA:
NELLO SPLENDORE DEI SANTI
PRIMA DEL SORGERE DELL’AURORA
DAL SENO TI GENERAI.

CON TE E’ IL PRINCIPIO
NEL GIORNO DELLA TUA POTENZA:
NELLO SPLENDORE DEI SANTI
PRIMA DEL SORGERE DELL’AURORA
DAL SENO TI GENERAI.

SOGNO DI NATALE ( di Luigi Pirandello)

Auguri amici lettori, sulle magnifiche note di un brano musicale ormai così tanto amato da essere entrato nel canone dei canti natalizi nonostante il testo possa esularne alquanto; il brano, di L. Cohen, è interpretato in questo live dell’anno passato in maniera magistrale dall’artista Elisa, e ne consigliamo l’ascolto completo, perché in certi momenti tocca apici difficilmente imitabili. Di seguito vi proponiamo poi la lettura di un racconto del grande Pirandello.

………………. 

*
SOGNO DI NATALE

luigi-pirandello

di Luigi Pirandello

Sentivo da un pezzo sul capo inchinato tra le braccia come l’impressione d’una mano lieve, in atto tra di carezza e di protezione. Ma l’anima mia era lontana, errante pei luoghi veduti fin dalla fanciullezza, dei quali mi spirava ancor dentro il sentimento, non tanto però che bastasse al bisogno che provavo di rivivere, fors’anche per un minuto, la vita come immaginavo si dovesse in quel punto svolgere in essi.

Era festa dovunque: in ogni chiesa, in ogni casa: intorno al ceppo, lassù; innanzi a un Presepe, laggiù; noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena; eran canti sacri, suoni di zampogne, gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori… E le vie delle città grandi e piccole, dei villaggi, dei borghi alpestri o marini, eran deserte nella rigida notte. E mi pareva di andar frettoloso per quelle vie, da questa casa a quella, per godere della raccolta festa degli altri; mi trattenevo un poco in ognuna, poi auguravo: – Buon Natale – e sparivo…

Ero già entrato così, inavvertitamente, nel sonno e sognavo. E nel sogno, per quelle vie deserte, mi parve a un tratto d’incontrar Gesù errante in quella stessa notte, in cui il mondo per uso festeggia ancora il suo natale. Egli andava quasi furtivo, pallido, raccolto in sé, con una mano chiusa sul mento e gli occhi profondi e chiari intenti nel vuoto: pareva pieno d’un cordoglio intenso, in preda a una tristezza infinita.

Mi misi per la stessa via; ma a poco a poco l’immagine di lui m’attrasse così, da assorbirmi in sé; e allora mi parve di far con lui una persona sola. A un certo punto però ebbi sgomento della leggerezza con cui erravo per quelle vie, quasi sorvolando, e istintivamente m’arrestai. Subito allora Gesù si sdoppiò da me, e proseguì da solo anche più leggero di prima, quasi una piuma spinta da un soffio; ed io, rimasto per terra come una macchia nera, divenni la sua ombra e lo seguii.

Sparirono a un tratto le vie della città: Gesù, come un fantasma bianco splendente d’una luce interiore, sorvolava su un’alta siepe di rovi, che s’allungava dritta infinitamente, in mezzo a una nera, sterminata pianura. E dietro, su la siepe, egli si portava agevolmente me disteso per lungo quant’egli era alto, via via tra le spine che mi trapungevano tutto, pur senza darmi uno strappo.

Dall’irta siepe saltai alla fine per poco su la morbida sabbia d’una stretta spiaggia: innanzi era il mare; e, su le nere acque palpitanti, una via luminosa, che correva restringendosi fino a un punto nell’immenso arco dell’orizzonte. Si mise Gesù per quella via tracciata dal riflesso lunare, e io dietro a lui, come un barchetto nero tra i guizzi di luce su le acque gelide.

A un tratto, la luce interiore di Gesù si spense: traversavamo di nuovo le vie deserte d’una grande città. Egli adesso a quando a quando sostava a origliare alle porte delle case più umili, ove il Natale, non per sincera divozione, ma per manco di denari non dava pretesto a gozzoviglie.

– Non dormono… – mormorava Gesù, e sorprendendo alcune rauche parole d’odio e d’invidia pronunziate nell’interno, si stringeva in sé come per acuto spasimo, e mentre l’impronta delle unghie restavagli sul dorso delle pure mani intrecciate, gemeva: – Anche per costoro io son morto…

Andammo così, fermandoci di tanto in tanto, per un lungo tratto, finché Gesù innanzi a una chiesa, rivolto a me, ch’ero la sua ombra per terra, non mi disse:

– Alzati, e accoglimi in te. Voglio entrare in questa chiesa e vedere.

Era una chiesa magnifica, un’immensa basilica a tre navate, ricca di splendidi marmi e d’oro alla volta, piena d’una turba di fedeli intenti alla funzione, che si rappresentava su l’altar maggiore pomposamente parato, con gli officianti tra una nuvola d’incenso. Al caldo lume dei cento candelieri d’argento splendevano a ogni gesto le brusche d’oro delle pianete tra la spuma dei preziosi merletti del mensale.

– E per costoro – disse Gesù entro di me – sarei contento, se per la prima volta io nascessi veramente questa notte.

Uscimmo dalla chiesa, e Gesù, ritornato innanzi a me come prima posandomi una mano sul petto riprese:

– Cerco un’anima, in cui rivivere. Tu vedi ch’ìo son morto per questo mondo, che pure ha il coraggio di festeggiare ancora la notte della mia nascita. Non sarebbe forse troppo angusta per me l’anima tua, se non fosse ingombra di tante cose, che dovresti buttar via. Otterresti da me cento volte quel che perderai, seguendomi e abbandonando quel che falsamente stimi necessario a te e ai tuoi: questa città, i tuoi sogni, i comodi con cui invano cerchi allettare il tuo stolto soffrire per il mondo… Cerco un’anima, in cui rivivere: potrebbe esser la tua come quella d’ogn’altro di buona volontà.

– La città, Gesù? – io risposi sgomento. – E la casa e i miei cari e i miei sogni?

– Otterresti da me cento volte quel che perderai – ripeté Egli levando la mano dal mio petto e guardandomi fisso con quegli occhi profondi e chiari.

– Ah! io non posso, Gesù… – feci, dopo un momento di perplessità, vergognoso e avvilito, lasciandomi cader le braccia sulla persona.

Come se la mano, di cui sentivo in principio del sogno l’impressione sul mio capo inchinato, m’avesse dato una forte spinta contro il duro legno del tavolino, mi destai in quella di balzo, stropicciandomi la fronte indolenzita. E qui, è qui, Gesù, il mio tormento! Qui, senza requie e senza posa, debbo da mane a sera rompermi la testa.

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BUON NATALE

a tutti Voi da Ecoantroposophia.it

 

ETERNA AURORA

11 LUGL 2018 FKHSIFS 012

HELIOS SOLE INVITTO 23 GIU 25 LUGL 2018 FKHSIFS 005

INFINE S’ANNUNCIA LA LUCE NEL CIELO DA CUI TENEBRA FUGGE

E PIU ALTO IL FUOCO S’ACCENDE AMPLIANDO IL CALORE

MENTRE IL GELO SI ESTINGUE POICHE’ LA SPERANZA DIVENTA REALE MIRACOLO ECCELSO.

RINASCERE AL SOLE IN ETERNO E’ IL RITO CHE COMPIE CHI SEPPE MORIRE.

CHI EBBE LA FORZA DI RICONOSCERE AMORE QUANDO TUTTO IL PLAUSIBILE IMPONEVA IL DESERTO DEFORME DEL NOTTURNO INCUPIRE.

E’ NATO E RISORGE IN ETERNO IL SOLARE.

CALORE : E DIVINA BELTA’ SCOLPISCE ARMONIA NEL CUORE DEI FEDELI IN ACUME.

E’ SORTO E RINASCE IN ETERNO IL CALORE DELL’IO CHE SEPPE INNALZARE L’UMANO NELL’AURA DEL LOGOS.

ETERICA FIAMMA PENSIERO CHE VIVE NEL RINATO FRAMMENTO DI LUCE CHE UNISCE I CONCETTI E LI PONE DINANZI AL VALORE ASSOLUTO IN CUI PALPITA L’IMPOSSIBILE AMORE.

AVE SUPREMA SCINTILLA DEL SOLO VALORE CHE INCORONA L’ALTARE DEL DIVINO FANCIULLO IN CUI L’UMANO RISORGE AL SOLARE DI CUI MANTENNE IL RICORDO E L’ANELITO ESTREMO.

E PER ATTIMI ETERNI NELLA LUCE VI E’ SOLO POTENZA SCULTOREA DEI CIELI.

NITIDISSIMA ALATA VIRTU’ CHE PALPITA E INFIAMMA.

SOVRUMANO CHIARORE SI APPRESTA E RISANA.

ELEVANDO.

ETERNA E’ L’AURORA CHE INFINE PERMETTE IL VIVENTE RISTORO.

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HELIOS FK AZIONE SOLARE

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LA STELLA DI NATALE (di Boris Pasternak)

Introduciamo la poesia con la versione originale di una famosissima canzone di Natale. Una delle canzoni di natale più famose viene chiamata Carol of the bells, o Bells carol, o Carola delle campane. In genere è cantata in inglese, ma è la canzone ucraina Scedrik (rondinella) composta un secolo fa su una base popolare contadina dal bravissimo compositore russo-ucraino Nikolaj Dmitrievič Leontovič, ucciso negli anni ’20 con un colpo di pistola da un agente della ceka, la polizia politica sovietica leninista.

LA STELLA DI NATALE

Era pieno inverno.
Soffiava il vento della steppa.
E aveva freddo il neonato nella grotta
Sul pendio della collina.

L’alito del bue lo riscaldava.
Animali domestici
stavano nella grotta,
sulla culla vagava un tiepido vapore.

Scossi dalle pelli le paglie del giaciglio
e i grani di miglio,
dalle rupi guardavano
assonnati i pastori gli spazi della mezzanotte.

Lontano, la pianura sotto la neve, e il cimitero
e recinti e pietre tombali
e stanghe di carri confitte nella neve,
e sul cimitero il cielo tutto stellato.

E lì accanto, mai vista sino allora,
più modesta d’un lucignolo
alla finestrella d’un capanno,
traluceva una stella sulla strada di Betlemme.

Per quella stessa via, per le stesse contrade
degli angeli andavano, mescolati alla folla.
L’incorporeità li rendeva invisibili,
ma a ogni passo lasciavano l’impronta d’un piede.

Una folla di popolo si accalcava presso la rupe.
Albeggiava. Apparivano i tronchi dei cedri.
E a loro, “chi siete? ” domandò Maria.
“Noi, stirpe di pastori e inviati del cielo,
siamo venuti a cantare lodi a voi due”.
“Non si può, tutti insieme. Aspettate alla soglia”.

Nella foschia di cenere, che precede il mattino,
battevano i piedi mulattieri e allevatori.
Gli appiedati imprecavano contro quelli a cavallo;
e accanto al tronco cavo dell’abbeverata
mugliavano i cammelli, scalciavano gli asini.

Albeggiava. Dalla volta celeste l’alba spazzava,
come granelli di cenere, le ultime stelle.
E della innumerevole folla solo i Magi
Maria lasciò entrare nell’apertura rocciosa.

Lui dormiva, splendente, in una mangiatoia di quercia,
come un raggio di luna dentro un albero cavo.
Invece di calde pelli di pecora,
le labbra d’un asino e le nari d’un bue.

I Magi, nell’ombra, in quel buio di stalla
Sussurravano, trovando a stento le parole.
A un tratto qualcuno, nell’oscurità,
con una mano scostò un poco a sinistra
dalla mangiatoia uno dei tre Magi;
e quello si voltò: dalla soglia, come in visita,
alla Vergine guardava la stella di Natale.

(Boris Pasternak)

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BUON NATALE

a tutti voi da Ecoantroposophia.it

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