TRIPARTIZIONE SOCIALE

IL CAMMINO VERSO L’INDIVIDUALISMO (M. Scaligero)

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La produzione pratica del materialismo è qualcosa che soprattutto si perpetra sul piano politico. Il materialismo dell’attuale cultura, ossia il parossistico sistematismo, il dialettismo irrefrenabile, la possibilità dei mediocri di vincere la loro personale battaglia letteraria o artistica, l’arrangiamento e il conformismo continuo dell’intellettuale a ragioni politiche ed economiche, e la sua impotenza a muovere dalle ragioni da cui unicamente dovrebbe muovere, quelle ideali, certamente si debbono spiegare con la mancanza di spirito negli spiritualisti, o di intelletto negli intellettuali, o di arte negli artisti.

Ma, se ben si guarda, è la situazione che riconduce all’intervento dello Stato nella cultura, onde si dà la dipendenza della cultura da tattiche ed esigenze politiche, o da fatti economici. L’amministratore, o il politico, o il contabile controlla ciò che dovrebbe essere il lavoro dello Spirito e perciò non può piú esserlo: perché lo Spirito dovrebbe controllare l’amministrazione, la contabilità, la politica. Lo Spirito non può avere sorveglianti, essendo colui che solo può sorvegliare.

Il lavoro intellettuale non potrebbe mai essere comprato senza venir snaturato: per esempio, lo scrittore non dovrebbe scrivere per guadagnare: dovrebbe scrivere in quanto abbia veramente da dire qualche cosa. In un organismo culturale libero, il vanitoso non ha nulla o poco da dire, sarebbe subito scoperto. Lo scrittore vero potrebbe dare il meglio di sé alla società, al mondo, non stimolato dalla necessità del guadagno ‒ perché alla sua vita economica dovrebbe provvedere l’organismo economico, esplicando esso parimenti la propria autonoma funzione ‒ ma da necessità umane piú profonde e piú vere: che è la sua possibilità di essere d’aiuto all’umanità.

Esaminando come la metafisica della materia si traduca in una concezione di vita, si può non soltanto scoprire come nasca una tale metafisica, ma soprattutto come essa sia indice di una condizione mentale che non può essere se non alimentata dall’attuale cultura: ma può esserlo proprio perché, in sostanza, essa è l’attitudine da cui questa nasce. Si alimentano reciprocamente, cosí da recare all’uomo l’inevitabilità della loro correlazione e della loro alternativa.

Che uno non sia se stesso è forse l’ipotesi e l’imagine che può spiegare l’enigma materialistico. È possibile che ci siano creature umane, individui, che non siano se stessi? Che questa possibilità si dia, forse è la spiegazione di molti fenomeni di questo tempo. Alla base della marcia mondiale verso materialismo e meccanicismo, può essere veduta una sorta di “possessione” contagiosa: una malattia mentale che tende a essere collettiva e dalla quale in molti la difesa si manifesta sotto forma di nevrosi periodicamente affiorante. In altri tale difesa non riesce a funzionare, e allora il caso è grave. Ce ne stiamo accorgendo ogni giorno.

Come mostrano la scienza e la filosofia della storia, l’uomo evolve da una condizione di “gruppo” verso l’individualità. Il lungo cammino dell’uomo è il procedere da una società di tipo collettivistico, di cui ciascun individuo si sente membro, verso una società individualistica, in cui la possibilità di associarsi – almeno come ideale da conseguire – non è piú l’antica dipendenza dal gruppo, bensí la relazione dell’uomo libero: onde in generale la società comincia a valere in quanto è formata da individui, ciascuno avente con l’altro un rapporto cosciente e autonomo.

Massimo Scaligero

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Tratto da: Il marxismo accusa il mondo, Tilopa, Roma 1964.

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SCIENZA DELLO SPIRITO, TRIPARTIZIONE SOCIALE

PER UN SANO ORGANISMO SOCIALE (di L. Swartz)

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Al termine del secolo XVIII, da condizioni fondamentali diverse da quelle in cui oggi viviamo sorse da sostrati profondi della natura umana l’aspirazione verso una nuova costituzione dell’organismo sociale. Si proclamarono allora, come segnacolo di questa nuova costituzione, le tre parole: Fratellanza, Uguaglianza, Libertà. Ognuno di noi che abbia meditato o meglio sofferto il problema sociale, non può non aver sentito, davanti a questo motto, il piú vivo anelito, misto però a strani sensi di ripugnanza. Come non sentire, per esempio, la piú forte attrazione per tutto ciò che è fraternità fra gli uomini? Eppure, se siamo sinceri, dobbiamo riconoscere che nella vita vissuta, nella vita sociale attuale, vi sono, al raggiungimento di questa fraternità, barriere che i diritti della nostra individualità non ci consentono di abbattere. Cosí pure le esigenze della giustizia gridano ad alta voce nella nostra coscienza i diritti all’uguaglianza tra gli uomini; eppure quale problema piú insolubile, che quello di armonizzare, in molti casi, l’uguaglianza con la libertà individuale? Vi è in ciascuno di noi qualche cosa che sentiamo non essere uguale a qualche cosa che è negli altri, e che nella sua eterogeneità domanda libertà di manifestazione al di là di qualsiasi giogo livellatore. Sono contraddizioni cosí profonde e stridenti, che possono veramente portare alla disperazione un’anima che sia viva e abbia palpiti non solo per ciò che la colpisce individualmente, ma per tutto ciò che riguarda l’umanità intera. Eppure sarebbe falso disperare di noi e crederci inumani o perversi appunto quando ci sentiamo soffrire di tali contraddizioni. È precisamente allora che la nostra profonda e completa umanità fa meglio valere i suoi diritti. Tali contraddizioni esistono veramente nella vita vissuta e sono pienamente giustificate.

L’uomo è un’unità; ma è un’unità assai complessa. Se noi guardiamo alla sua individualità interiore dobbiamo riconoscere ch’essa consta, per cosí dire, di tre grandi sfere fondamentali, che non si possono confondere l’una con l’altra: quella del pensare, del sentire e del volere. E se ogni individuo, dapprima per educazione altrui, poi per auto-educazione, non sa prendere in mano le redini di se stesso e assegnare a ciascuna di queste tre sfere il suo campo d’azione e i suoi limiti, ne deriva la piú grande disarmonia nella vita interiore dell’uomo, disarmonia che porta con sé tutte le debolezze, gli scetticismi e le nevrastenie, per non nominare il peggio, che sono oggi all’ordine del giorno. Cosí il non riconoscere che queste tre sfere dell’individualità umana corrispondono a tre sfere dell’organismo sociale, altrettanto diverse tra loro, e il non assegnare a ciascuna il suo campo d’azione e i suoi limiti, porta alle disarmonie sociali, alle crisi, alle scosse rivoluzionarie in cui il mondo attuale si dibatte. Il nostro organismo fisico, che è soggetto alla sapienza primordiale di madre Natura, mostra ben altra sapiente spartizione di funzioni da quella che noi abbiamo finora saputo coscientemente introdurre, sia nel nostro organismo morale individuale, sia nel nostro organismo sociale. Nel nostro organismo fisico noi vediamo tre sistemi, operanti simultaneamente, l’uno accanto all’altro, ma ciascuno con una certa indipendenza, e precisamente: l’organismo della testa che comprende la vita dei sensi e dei nervi; l’organismo del petto, che comprende la respirazione, la circolazione del sangue, e tutto ciò che si manifesta con atti ritmici; e finalmente, tutto quel complesso di organi e di attività connessi con il ricambio della materia. E noi vediamo come questi tre sistemi della testa, della circolazione e del ricambio, riescono a mantenere il funzionamento generale dell’umano organismo, appunto perché operano con una certa autonomia, perché non esiste un assoluto accentramento nell’organismo umano, e ciascuno di questi tre sistemi ha un rapporto speciale, per sé stante, con il mondo esterno: il sistema della testa per mezzo degli organi di senso, il sistema del petto per mezzo della respirazione, e il sistema del ricambio per mezzo degli organi della nutrizione. Che cosa avverrebbe nel nostro organismo fisico se il cervello volesse digerire, lo stomaco respirare, il polmone pensare ecc., o se queste funzioni venissero compiute confusamente da tutti e tre i sistemi fusi insieme? Eppure quest’idea cosí grottesca noi la mettiamo in atto nella nostra unità statale, dove le funzioni sociali che corrispondono analogicamente alle funzioni fisiche suddette, vengono compiute nella piú caotica confusione, con i bei risultati che tutti possiamo constatare. Perché non imparare da madre Natura come un organismo debba funzionare per avere possibilità di vita sana, e come da una savia scissione di funzioni possa derivare da sé, come risultato, una superiore armonica unità?

Nell’epoca attuale, in un organismo sociale sano la grande sfera della vita economica, che comprende tutto ciò che è produzione, scambio e consumo di merce (e non deve comprendere altro che questo) dovrebbe essere interamente separata dall’altra, radicalmente diversa, che è quella dei diritti, dei rapporti di giustizia che devono intercedere tra uomo e uomo, indipendentemente da tutto ciò che è produzione, scambio e consumo di merce; e, distinta da queste due, dovrebbe agire in piena autonomia una terza sfera che comprende invece tutto ciò che ha origine dalle facoltà individuali dei singoli uomini. In tre grandi organi fondamentali collaboranti, sí, ma in piena autonomia l’uno dall’altro, dovrebbe essere suddiviso oggidí l’organismo statale per avere possibilità di vita sana e inconturbata: la vita economica, la vita politica e giuridica, e la vita spirituale. In quest’ultima deve dominare la libertà. Qui lo spirito umano, sia esso quello di un umile lavoratore che escogita il modo di far funzionare un congegno, oppure quello di Galilei dinanzi alla lampada oscillante, deve esser solo di fronte al suo dèmone (per dirla con Socrate), al suo Genio; e una vera ispirazione non potrà mai aver luogo se non nella piú assoluta libertà. Ma appunto per ciò tutto quello che scaturisce dalle sorgenti dello spirito umano deve anche fluire dentro l’organismo sociale nella piú piena libertà, senza restrizioni di sorta né da parte della vita economica, né da parte dello Stato. Quando invece scendiamo alla zona intermedia, là dove devono venir stabiliti e amministrati i diritti degli uomini come uomini, cessa il regno della libertà e comincia quello dell’uguaglianza. Sí, vi è una zona nella quale chiunque porta effigie umana è veramente uguale al suo simile. Questa è la sfera della giustizia, dove uomini e donne, vecchi e giovani, (non si parla naturalmente di bambini), ricchi e poveri, lavoratori di testa e di braccia, hanno l’identico diritto di voto; poiché qui non si trattano questioni per le quali occorre una speciale competenza, bensí questioni d’interesse generale umano; e qui l’uguaglianza è al suo posto. Ma nella terza zona, dove si provvede alla produzione, allo scambio e al consumo di merci, la libertà porterebbe al caos, l’uguaglianza all’assurdo. Qui invece è al suo posto la fraternità; e cioè la fraternità dell’associazione, sulla quale soltanto può fondarsi un lavoro proficuo per la collettività; l’associazione tra i lavoratori di una stessa azienda, delle varie aziende tra loro, dei produttori con i consumatori e cosí via.

Considerati sotto questo punto di vista, i tre ideali di libertà, uguaglianza, fraternità manifestano il loro valore effettivo. Se in una forma sociale astrattamente centralizzata portano a inestricabili contraddizioni, in un organismo sociale sano, suddiviso nelle sue tre grandi sfere fondamentali, ognuno di quei tre ideali darà ad ognuna delle tre sfere la forza e l’ispirazione ch’essa particolarmente richiede, e soltanto cosí potranno cooperare insieme in maniera feconda.

Della necessità di questa tripartizione dell’organismo sociale e del modo come introdurla a poco a poco nei singoli organismi statali ora esistenti, a seconda dei bisogni particolari di ciascuno, cosí che nulla vada perduto di ciò che è preziosa conquista del passato, tratta il libro di Rudolf Steiner I punti essenziali della questione sociale nelle necessità vitali del presente e dell’avvenire, la cui lettura raccomandiamo vivamente ai nostri lettori, essendo questo cenno assolutamente inadeguato a darne un’idea. Diceva il Giusti: «Il fare un libro è meno che niente / se il libro fatto non rifà la gente». E aveva ragione. Ma, conveniamone: perché un libro possa rifare la gente, occorre pure che questa sia disposta a fare lo sforzo necessario per mutare le proprie idee abituali, comode come le vecchie scarpe; che sia disposta ad accogliere le idee nuove, a studiarle e meditarle con la propria testa, a cimentarle al contatto con la vita vissuta; ad offrir loro, insomma, quella materna elaborazione che la terra dà al seme, e senza la quale nemmeno il granello piú turgido di vita può germogliare.

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Lina Schwarz, La tripartizione dell’organismo sociale secondo lo Steiner, in «Bilychnis», Rivista di studi religiosi edita dalla Facoltà della Scuola di Teologia Battista di Roma, agosto 1920, anno IX, f. VII, vol. XVI.2

Per gentile concessione de L’Archetipo

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SCIENZA DELLO SPIRITO, TRIPARTIZIONE SOCIALE,

AL POPOLO TEDESCO E AL MONDO CIVILE (di R. Steiner)

AL POPOLO TEDESCO E AL MONDO CIVILE (1)

(1) – Questo appello dello Steiner che noi ospitiamo, ringraziando l’illustre A. d’aver scelto La Vita Italiana per renderlo noto anche in Italia, è rivolto anche al popolo dell’ Austria Tedesca. Esso rappresenta la manifestazione della volontà dei numerosi firmatari. Parlano in questo appello collettivamente personalità della Germania, dell’ Austria Tedesca, e della Svizzera al popolo Tedesco. I firmatari confidano che si possa superare per mezzo di un germanismo rinnovato il minaccioso pericolo di una invadente catastrofe mondiale che pende oggi sulla società umana. Per lo stesso scopo circola nella popolazione di lingua tedesca un libro dello Steiner dal titolo: « I punti sostanziali della questione sociale».

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da “La Vita Italiana”

RASSEGNA MENSILE DI POLITICA

Fascicolo luglio/agosto 1919

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Il popolo tedesco riteneva assicurata per tempo illimitato la compagine dell’Impero che da un mezzo secolo aveva edificato. Nell’Agosto 1914 all’inizio della catastrofe bellica esso reputava che questo edificio fosse incrollabile. Oggi non può contemplarne che i frantumi. Dopo un’esperienza siffatta deve svilupparsi la riflessione, poiché questa esperienza ha dimostrato, che l’opinione di un mezzo secolo, e in special modo le idee dominanti durante gli anni di guerra, sono state un errore che ha esercitato tragica azione. Dove risiedono le cause di questo fatale errore? Questo quesito deve spingere le anime dei componenti il popolo tedesco alla riflessione. Attualmente esiste o no la forza per siffatta riflessione? Da ciò dipende la possibilità di vita del popolo tedesco. Il suo avvenire dipende dalia sua capacità di porsi con serietà il quesito: come sono caduto in questo errore? Se oggi esso si pone questo quesito, allora risplenderà in lui la conoscenza, che un mezzo secolo fa egli ha fondato un Impero, ma ha trascurato d’imporre a questo Impero un compito che scaturisse dal contenuto essenziale della popolazione tedesca.

L’Impero venne fondato. I primi tempi della sua esistenza furono dedicati al riordinamento delle sue interiori possibilità di vita, in ordine alle esigenze delle antiche tradizioni e delle nuove necessità che di anno in anno si palesavano. Più tardi venne posto cura al rafforzamento e all’ingrandimento della potenza sua esteriore, fondata su forze materiali. Vennero prese al contempo misure riguardanti le esigenze sociali dell’opera moderna, in cui venne bensì tenuto conto di molte cose che al momento risultavano necessarie, ma alle quali mancava tuttavia uno scopo grande, che avrebbe dovuto risultare da una conoscenza delle forze evolutive verso le quali la nuova umanità deve dirigersi.

L’Impero venne così posto in relazione col Mondo, senza che gli venisse imposto uno scopo essenziale che ne giustificasse l’esistenza. Lo svolgimento della catastrofe bellica ha dolorosamente rivelato questo errore. Fino allo scoppio della guerra il mondo non tedesco, niente aveva potuto vedere nel contegno dell’Impero che destasse l’opinione che i governanti di questo Impero compissero una missione storico-mondiale, che non è lecito respingere. Il fatto di non poter trovare segno di siffatta missione in questi governanti ha necessariamente creato nel mondo non tedesco quell’opinione, la quale, secondo le persone veramente perspicaci sarebbe appunto la causa più profonda del disastro tedesco.

Di immensa importanza per il popolo tedesco si è un giudizio imparziale di siffatto stato di cose. Nell’avversità si è fatta strada la conoscenza di ciò che negli ultimi 50 anni non si era palesato. Al posto della ristretta visione delle esigenze attuali più incalzanti deve subentrare ora una larga corrente di concezioni della vita che si sforzi di riconoscere con forza di pensiero le forze evolutive dell’umanità moderna, e che a questa si dedichi con coraggiosa volontà, Deve terminare l’indirizzo meschino che tende a neutralizzare come idealisti poco pratici tutti coloro che dirigono il loro sguardo verso queste forze evolutive. Deve terminare l’arroganza e l’orgoglio di coloro che credono di essere pratici e che nondimeno, per la meschinità del loro giudizio, camuffato da praticità, hanno provocato il disastro. Va tenuto conto di ciò che hanno da dire coloro che sono accusati di essere idealisti, ma che in realtà sono i veri pratici della necessità dell’evoluzione dei nuovi tempi.

I “pratici” di ogni direzione hanno bensì visto da molto tempo il sorgere di esigenze affatto nuove dell’umanità. Ma essi volevano dar soddisfazione a queste esigenze contenendole nel limite di abitudini antiche di pensiero e di antiche istituzioni. L’economia della vita dei nuovi tempi ha prodotto le esigenze. Dare soddisfazione a queste per mezzo di iniziative private sembrò impossibile. Il passaggio dal lavoro privato a quello collettivo s’impose come una necessità a una classe di uomini in singole regioni, e venne attuato là, dove in ordine alla sua concezione della vita, a quella classe di uomini è sembrato vantaggioso attuarla.

Un passaggio radicale di tutto il lavoro individuale a lavoro collettivo diventò lo scopo di un’altra classe, che per mezzo dell’evoluzione della nuova vita economica non ha interesse alla conservazione degli scopi privati.

Tutte le tendenze fino ad ora presentatesi nei riguardi nelle nuove esigenze dell’umanità hanno un fondamento comune. Esse spingono all’associazione dei privati e per raggiungere questo scopo vien fatto assegnamento sulle Comunità (Stati, Comuni) che dovrebbero diventarne assuntrici, mentre queste Comunità derivano da premesse che niente hanno da fare con le nuove esigenze.

Vien fatto assegnamento anche su Comunità più moderne (per esempio le cooperative) che non sono sorte completamente nel senso di queste nuove esigenze, ma che sono plasmate sulle vecchie forme provenienti da antiche abitudini di pensiero trasmesseci.

La verità si è che nessuna comunità, formata nel senso di queste antiche abitudini di pensare, può adottare ciò che si vorrebbe che essa adottasse. Le forze dell’epoca spingono alla conoscenza di una struttura sociale dell’umanità, che dovrebbe tener conto di tutt’altro di ciò di cui comunemente viene oggi tenuto conto. Le comunità sociali si sono fino ad ora formate in maggior parte per virtù degli istinti sociali dell’umanità; penetrarne le forze con piena coscienza sarà il compito del tempo.

L’organismo sociale è costituito come quello naturale. E così come l’organismo naturale deve provvedere al pensiero per mezzo della testa e non per mezzo del polmone, così pure è necessario che l’organismo sociale sia distribuito in sistemi, di cui nessuno possa addossarsi il compito dell’altro, ma ognuno, valendosi della propria indipendenza, debba collaborare in unione con gli altri.

La vita economica può prosperare soltanto quando si forma come membro indipendente dell’organismo sociale, in ordine alle proprie forze e alle proprie leggi, e quando non porta disordine nella sua compagine per il fatto di lasciarsi assorbire da un organo, quello politicamente attivo, dell’organismo sociale. Questo organo politicamente operoso deve piuttosto sussistere pienamente indipendente a lato di quello economico, così come nell’organismo naturale il sistema respiratorio sta accanto al sistema cerebrale. Una loro benefica collaborazione non può venir raggiunta se ai due organi vien provveduto da un’unica direzione legislativa e amministrativa, occorre che ognuno di essi abbia una legislazione e amministrazione propria in vitale cooperazione. Perchè il sistema politico distrugge l’economia, se ne assume la direzione, e il sistema economico perde le sue forze vitali, se vuol diventare politico.

A questi due organi dell’organismo sociale deve aggiungersene un terzo, formato con piena indipendenza dalle proprie possibilità di vita, ossia, quello della produzione spirituale; a questo terzo organo compete anche la parte spirituale dei due altri campi, parte che deve esser loro fornita da questo terzo organo, che è provvisto di proprie norme naturali e di propria amministrazione; questa parte però non può venir amministrata dagli altri due organi, nè su di essa possono questi esercitare altra influenza di quella che reciprocamente viene esercitata fra organismi, i quali l’uno accanto all’altro siano membri di un organismo naturale collettivo.

Già oggi si può fondare ed edificare scientificamente in tutti i suoi dettagli ciò che qui è stato detto sulle necessità dell’organismo sociale. In queste osservazioni non si possono tracciare che delle direttive generali per coloro che vogliono uniformarsi a queste necessità.

La fondazione dell’Impero Tedesco si verificò in un momento in cui queste necessità si affacciarono all’umanità moderna. Il suo governo non ha compreso che occorreva imporre un compito all’Impero con netta visione di questa necessità. Questa visione gli avrebbe dato non soltanto una giusta compagine interiore; ma avrebbe anche data una direzione giustificata alla sua politica esteriore. Con una politica siffatta il popolo tedesco avrebbe potuto convivere con i popoli non tedeschi.

Orbene, dalla sventura ha dovuto maturarsi il senno. Si dovrebbe sviluppare la volontà per la realizzazione dell’eventuale organismo sociale. Al mondo esteriore non dovrebbe presentarsi già una Germania, che non è più, ma un sistema spirituale politico ed economico che nei suoi rappresentanti come delegazioni indipendenti, dovrebbe voler trattare con coloro, dai quali è stata abbattuta, quella Germania che per via della confusione dai tre sistemi era diventata una compagine sociale impossibile.

In ispirito sentiamo già i Pratici che si preoccupano della complicazione di ciò che qui è stato detto, che trovano incomodo perfino di pensare alla cooperazione di tre corporazioni, perchè non desiderano saper niente delle vere esigenze della vita, ma vogliono formare tutto secondo le comode esigenze del loro pensiero. Deve risultare chiaro che: o ci si dovrà adattare col proprio pensiero alle esigenze della Realtà, o non si avrà imparato niente dalla sventura, e ciò che già è successo andrà aumentando all’infinito.

R. Steiner

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www.liberaconoscenza.it

SCIENZA DELLO SPIRITO, TRIPARTIZIONE SOCIALE

SULLA TRIPARTIZIONE SOCIALE (di F. De Pascale)

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Considerazioni all’articolo da parte di Ecoantroposophia.

Nella mia ignoranza in campo Politico ed Economico – ignoranza anche in altri ambiti – non ho mai insistito, pur interessandomene molto, nello scrivere e parlare di Tripartizione sociale secondo Steiner.  Il nostro blog è uno spazio dedicato agli insegnamenti di Steiner, Scaligero e Colazza, in gran parte, non va nello specifico delle figlie della Sds e di altro.

Sappiamo però che se i tempi per l’applicazione della Tripartizione potevano essere maturi all’indomani del primo conflitto mondiale, a maggior ragione essi lo sono oggi.

Purtroppo non sono maturi gli uomini, più sprofondati di allora nel materialismo.

Eppure ciò non dovrebbe impedire che questa materia sociale specifica si studi, si approfondisca, venga spiegata, divulgata, così come si parla (e si insegna) di pittura, di danza, di poesia, di terapie mediche varie, di educazione Waldorf, tutte discipline  che in più anche si praticano.

Certo rimane al di sopra di tutto la Via del Pensiero, e nel senso di ri-conquista della tripartizione interiore.

Non è però anatema, nè eresia, approfondire nel frattempo e poter conferire frequentemente, di Tripartizione sociale insieme – e allo stesso titolo – a tutte le discipline altre (che, appunto, in più si praticano).

I testi base ci sono, il Dottore ne ha “scritto” molto e in maniera specializzata.

Poichè parliamo tutti di Politica nel senso di morale, ignoranza, egoismo, prevaricazione etc… ma nessuno che pensi di portare, con metodo, nei vari consessi e raduni antroposofici, conferenze dedicate e approfondite in merito alla Tripartizione sociale.

A qualcuno persino scandalizza intrattenersi sull’argomento dopo un semplice accenno ritenuto più che sufficiente. Il silenzio su questo argomento può essere solo giustificato da ignoranza sulla materia. L’avversione per il parlarne non la trovo giustificata in nessun senso: non fosse altro che per il solo considerare il sacrificio del Dottore stesso e la fatica e la passione che vi ha dedicato.

Si sbrindella e si dissacra  il Graal su Facebook tutti i giorni, si massacrano e si strumentalizzano i testi di Scaligero e le conferenze del Dottore, si accostano i Maestri a nomi di non raccomandabili e ci si fa vanto! Ma ci si scandalizza e ci si irrita se si accenna alla Tripartizione Sociale: credo che se ne possa quantomeno parlare e studiare tanto quanto si parla di costituzione interiore, di astrale, di eterico, di Spirito, di chiaroveggenza, di auree iniziatiche, di massaggi ritmici, di euritmia, di pedagogia Waldorf, di alimentazione, di cereali, di vegetarianesimo, di acquarello steineriano, di biodinamica, di architettura, di medicina antroposofica… etc (oltre che delle questioni Obama, Biden, Trump, Zelensky, GAZA… Cina, Russia…: tutte conseguenze del più  grande conflitto di interesse mondiale mai visto prima di oggi sulla Terra).

Ci sono delle realtà di studio, gruppi, associazioni, troppo poche e relegate, nemmeno di nicchia, proprio snobbate, che meritatamente – magari anche in maniera imperfetta,  con grande ostracismo e/o disinteresse nell’ambiente – studiano e divulgano la Tripartizione sociale; troppo poche: ma tanto di cappello.

In tutto l’ambiente antroposofico, e poi anche fuori, in attesa di poter applicare la Tripartizione sociale, questa si potrebbe far conoscere e studiare seriamente e con competenza, con la stessa serietà e lo stesso intento, con la stessa insistenza e frequenza che si usano per divulgare le altre materie scientifico spirituali, con lo stesso interesse che si ha per la politica e le questioni mondiali che tanto ci preoccupano e ci allarmano: tutti fenomeni che cerchiamo di interpretare coi mezzi scientifico spirituali che abbiamo ma che riusciamo appena a percepire nella loro vera trama appena dietro il velo: attività sterile se considerata da sola mentre non riusciamo nemmeno lontanamente a dare vita dentro di noi ad una immagine di organismo sociale sano secondo gli insegnamenti del Dottore.

Studiamo e facciamo studiare: per non esser impreparati ma pronti: oggi, o domani; in questa vita, o nella prossima.

ADMIN

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Rudolf Steiner era sapiente e sagace, al punto di conoscere molto bene il valore delle persone che aveva attorno. Sapeva bene che, a parte una ben ristretta élite di decisi praticanti interiori, molti prendevano l’Antroposofia un po’ come una apprezzabile visione del mondo, e un po’ come una forma religiosa o semireligiosa. Che mancasse drammaticamente l’impegno interiore ascetico può essere scorto da vari segni.

Oggi molti, per esempio, lamentano il fatto che la Tripartizione dell’organismo sociale – il mirabile dono del Mondo Spirituale – non si sia attuata. Anche allora, in Germania, subito dopo la Prima Guerra Mondiale, quando nel disfacimento della struttura statale dell’Impero tedesco sembrava che la Tripartizione avesse grandi possibilità di attuarsi, e tali grandi possibilità in effetti vi erano, e molte speranze in tal senso si erano manifestate, Rudolf Steiner si impegnò con tutte le sue forze con conferenze pubbliche, alle quali accorrevano migliaia di operai. Rudolf Steiner contattò pure personalità che avevano responsabilità nello Stato e nella Società, ed espose con grande chiarezza quanto richiedevano i tempi. La cosa non si realizzò.

Quando, tempo dopo, alcuni discepoli chiesero al Dottore il perché della non realizzazione della Tripartizione in Germania, dove essa aveva suscitato così tanto interesse e speranze, Rudolf Steiner rispose: “Perché in Germania non vi sono 100 discepoli della Scienza dello Spirito che abbiano fatto dell’Ascesi del libro Iniziazione lo scopo della propria vita. La Tripartizione non si è realizzata, perché non esistono 100 antroposofi consacrati alla pratica interiore del libro Iniziazione”. A quell’epoca gli antroposofi erano già venti o trentamila persone.

Ad Adelheid Petersen, il Dottore disse, che un giorno l’intellettualismo degli antroposofi dipingerà tutto grigio su grigio, e l’intellettualismo sarà la morte dell’Antroposofia. Disse, inoltre: “Potrebbe accadere che il movimento spirituale dell’essere vivente dell’Antroposofia si separi dalla Società Antroposofica!”.

A Giovanni Colazza – e questo mi fu riferito personalmente più volte da Massimo Scaligero – Rudolf Steiner, nell’ultimo colloquio avuto con lui, disse profeticamente: “Un giorno l’Antroposofia rinascerà in Italia, in una forma giovane, radicalmente rinnovellata, totalmente slegata dalle forme istituzionalizzate, una forma vivente”.

Per me, e non solo per me, questa rinascita dell’Antroposofia è nella Scienza dello Spirito come ce l’ha trasmessa Massimo Scaligero. La vivente Scienza dello Spirito è tutta nell’opera di Massimo Scligero, nel suo aver ritrovato l’aureo “filo d’Arianna” della Via del Pensiero Vivente, nel suo porre al centro l’esperienza ascetica della Filosofia della Libertà, nel porre al centro e al vertice della pratica interiore la concentrazione portata sino alle sue estreme conseguenze di liberazione del pensare dal servaggio corporeo.

Partendo dalla Via del Pensiero si ritesse l’invisibile trama aurea, michaelita, che un giorno porterà alla realizzazione in una dimensione più vasta dello Spirito, ad una trasformazione della coscienza umana, e di conseguenza anche alla realizzazione della Tripartizione.

Le personalità di rango spirituale delle quali parla il Dottore sono presenti, ma la loro azione sfugge agli schemi precostituiti dell’intellettualismo antroposofico, e come tale sfugge allo sguardo miope della dirigenza burocratica di coloro che hanno – anche ufficialmente – trasformata la creazione di Rudolf Steiner in una impresa commerciale, registrata all’Ufficio Svizzero del Commercio.

La fiducia è nell’audacia del pensare, nello slancio e nella fedeltà della volontà consacrata.

FdP

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SCIENZA DELLO SPIRITO, TRIPARTIZIONE SOCIALE,

DEMOCRAZIA E RIVOLUZIONE (INTERIORE)

albero della vita

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L’insurrezione violenta è manifestazione fisica di un pensiero. Non è democrazia in sè.

Le ingiustizie e le vessazioni sono le conseguenze di un cattivo ordinamento sociale. E cosi si può definire pure una rivoluzione civile.

Nel pensiero di ognuno dovrebbe dominare la “democrazia” , ma così non essendo, la conseguente azione esteriore è semplicemente logica e naturale espressione di un accordo cruciale – di tutti – mancato: l’ingiustizia,  così come la ribellione.

Il pensiero che mette in essere un vero ordinamento democratico dovrebbe essere vivo  durante tutto il processo di detto ordinamento, non dovrebbe lasciare agli articoli (con forza) di legge e, ai meccanismi, il naturale svolgimento dei compiti, tagliati fuori  – questi ultimi – dal loro spirito originario.

Il capo di stato, così come il dirigente economico, così come il lavoratore, se collegati sempre nella loro azione al pensiero morale in cui si riconoscono, contribuiscono tutti alla vita della “democrazia”.

I “principi” morali, ossia la limpidezza e la vita originaria degli uomini, sono quelli da preservare, e non la loro astrazione, dialettizzazione o demagogia conseguenti, perchè è a causa di queste ultime che gli uomini divengono prigionieri.

La prigionia è quella che si estrinseca attualmente nelle ingiustizie e nelle vessazioni, sia del povero che del ricco e del potente, quest’ ultimo ingannato da se stesso – più del povero debole e della vittima storica -, perchè fedele alla passione per le manifestazioni visibili, ritenute queste oggetti e quindi prive di vita interiore, ma non per questo incapaci di dominare chiunque abbia dimenticato per strada il proprio spirito originario.

Lo spirito originario è messo in condizione di non influire nel processo democratico ed economico.

Il denaro ritenuto mezzo sicuro di potere oggi indica le soluzioni sia al tiranno che allo schiavo.

Ma veramente schiavi sono il pensiero, la cultura, lo spirito dell’uomo.

Se questi invece potessero liberamente essere curati, senza commistione di interessi economici e politici, avverrebbe la nascita e la formazione di uomini liberi, forti e liberi di formarsi secondo la loro aspirazione originaria: l’aspirazione originaria è quell’archetipo che vuole l’uomo “superiore” e più completo rispetto al regno minerale, vegetale ed animale, non debole e suscettibile di essere manovrato e strumentalizzato, di essere asservito alla natura cieca e ai suoi sensi; avverrebbe la nascita dell’uomo vero, quello che ritiene sacro lo spirito di ognuno, sacro e libero di esprimersi in azioni veramente morali: senza escludere nessuno.

Utopia vera ed astrazione è il pensiero automatico ordinario che vede i fenomeni esteriori suscettibili di essere da quello ordinati:  in realtà si mette in essere un asservimento al solo lato materiale della vita. Il materialismo è la vera astrazione, la vera utopia.

L’uomo dovrebbe mettersi a guardia e preservazione del vivere del suo spirito e non del profitto e del denaro. Non ottemperando a quella che è la sua vera Natura egli non fa altro che assicurare la vita eterna al suo Prometeo, alle sue rivoluzioni e alle sue guerre.

Siamo tutti responsabili.

Siamo tutti urgentemente e drammaticamente chiamati ad un compito radicale che non è semplice ed animalesca vita di branco unicamente finalizzata alla natura istintiva.

Se l’uomo si dedicasse ogni giorno anche a restituire la vita al suo pensare, a curare la vita del suo pensare  che è “invisibile”, restituirebbe a sua volta la vita alla materia visibile, che non è da rigettare o da possedere, bensì da reintegrare della sua forza, della sua volontà ora perduta; materia da reintegrare di pensiero “vivo”, ora disanimato: l’uomo otterebbe che la natura, e ciò che egli ha creato, non si rivolterebbero più contro di lui, perchè avrebbero ritrovato il loro Signore.

SCIENZA DELLO SPIRITO, TRIPARTIZIONE SOCIALE

LUCI ALL’IMBRUNIRE

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Un tempo le immagini grandiose della natura in cui l’uomo era immerso erano nutrimento, oggi sono state sostituite da ben altro diverso cibo. Possiamo reputarci fortunati se, cercando tra una casa e l’altra, nel panorama che intravediamo dalle finestre delle nostre abitazioni, le colline e le cime dei monti si offrono generose e fedeli ai nostri occhi.

La natura è anche gelo e caldo eccessivo, violenza, disagio forte per l’uomo, stimolo intenso per cercare incessantemente l’equilibrio: un po’ di calore a temperare il freddo, un po’ di fresco a indebolire le temperature roventi… E’ alto pensiero quello che donò all’uomo dei primordi un potere d’istinto che semplicemente, senza irruzioni devianti, ingenuamente, ma nel rispetto di un equilibrio naturale, era mezzo per conservare la vita. Oggi la vita è mezzo per nutrire gli istinti e tenerli desti: emozioni fini a se stesse, replicate all’infinito, come l’eco di un gong che non si ferma mai. Un incanto perenne.

Così la corsa e la concorrenza alla produzione sfrenata di beni, superante l’effettiva necessità e capacità di acquisto, hanno inondato e soffocato l’uomo, rendendo la sua ricchezza attuale incapace di “sfamare” il mondo.
Anche un bambino sarebbe capace di ravvisare questa grande caratteristica di subumano che l’uomo ha conseguito: eppure orecchie sorde e un pensare automatico, incantato, impotente, accolgono questa semplice verità.

Il miraggio del grande livello di tecnologia e della ricchezza, del lusso di questa epoca, continua a essere il grande abbaglio di quello che ancora è considerato Tesoro, mentre la figlia di queste brame che sempre viene alla luce continua ad essere l’inflazione paralizzante un equo equilibrio sociale; mentre continuano ad esistere uomini che si sacrificano per il benessere di altri accentratori di ricchezze; mentre ciò che si vuole continuare ad assicurare è una massima sfrenata produzione, a garanzia della salute dell’economia e quindi del benessere dell’uomo: che contraddizione!

Il grande burocrate-mostro paralizza per prima coloro che, per indole e karma, sono  deputati ad offrire il lavoro all’uomo, coloro i quali sono così costretti, per contenere costi che non possono sopportare, a usare, come il contadino intelligente e saggio di un tempo, tutto del porco che allevava e portava al peso ideale prima del suo sacrificio.
Il lavoratore offre tutto se stesso, corpo e anima e spirito alla sopravvivenza dello Stato, pena il discrimine, l’accusa di assenteismo, minacce di non sostentamento durante la vecchiaia. Intanto versa all’infinito (si fa per dire: fino alla sua morte) parte del suo sudore, il denaro per una pensione che forse non prenderà mai.

A nulla serve l’odio per risolvere nella fattispecie quello che Marx codificò a grande colpa e peccato del capitale e dei suoi amministratori: questa sarebbe l’errata politica a favorire l’ingiusta e spropositata ingerenza dell’economia nella vita sociale. Trattasi di un’errata politica che al massimo riesce a sostituire alla bandiera della classe offesa lo stendardo di un’equivoca ma affascinante globalizzazione: una globalizzazione che vorrebbe assicurare la parità dei diritti e dei doveri mentre ciò che si riesce a percepire è sola propaganda del terrore e minacce di povertà e instabilità civile. Ciò che l’uomo riesce a intravedere (questo gli è inculcato, in modo subliminale ma spesso anche a chiare lettere) da questa nuova promessa è solo necessità di assolutizzazione del potere che così si vanterebbe di poter garantire l’ordine e le non prevaricazioni.
Anche il settore religioso, malato di spiritualismo, della malattia del materialismo, inculca paure e minacce di apocalissi e distruzioni per ottenere il suo status quo di potere di controllo o per ottenerne dell’altro. Bandiere di morte sono sventolate dai portatori di rimedi e promesse salvifiche.

Ogni tentativo è considerato necessario se finalizzato a risolvere il grande disagio, l’unica clausola è lasciare intatto il settore della cultura, dello spirito dell’uomo, del pensiero, della libertà: intatto così come ora è: in balia del potere economico e di quello giuridico amministrativo. Intatto così come è ora: ossia prigioniero. Ossia impossibilitato a iniettare nel sociale il giusto, la verità. Ossia capace solo di garantire lo status quo.

Di che genere possono essere le azioni che partorisce un siffatto settore della cultura, quel settore che dovrebbe essere deputato a formare l’uomo integro nella sua totalità costitutiva? Ci si appella alla morale quando la stessa morale è impedita nel suo essere già nel suo stesso luogo di nascita: lo spirito; quando la realtà spirituale dell’uomo, Madre della Morale, è asservita alla burocrazia e agli interessi economici!
Chiunque, vittima e persecutore, deve ritrovare prima in sè la vera morale e non agire secondo quella imposta, fuori di lui; divenuta piuttosto quella un’astrazione, un morto pensato: nutrito col cibo delle larve.
Se si continuano a formare individui in conformità a principi prostituiti al denaro e agli interessi della politica, al potere spiritualista, nulla il diseredato può attendersi, nemmeno nell’ordine della speranza.

Chi è che può liberare la morale?

Quello che può liberare lo spirito e la cultura ha un solo nome: l’Uomo.

Coltivare questo genere di pensieri così diversi dalle comuni scuole di pensiero ( eterno palliativo ) è retorica? E’ astrazione?
Se questa è astrazione allora cosa è il sistema sociale che da secoli persevera coi suoi mezzi nel tentare di assicurare la giustizia per tutti mentre ciò che riesce a ottenere è solo uno sprofondare sempre maggiore nel caos?
Soluzioni e rimedi che nascono solo dalla paura e dalla disonestà, quindi dall’ignoranza e dalle brame, fanno permanere l’uomo nella sua natura, ossia nel karma. Nello stesso tempo la moralità non è cosa che si possa imporre con la forza, nel profondo del pensiero libero essa deve essere trovata e poi scelta e coltivata.
Per questo il mostro della tecnologia e della materia teme il pensiero libero e lo propaganda come inutile, pericoloso e astratto, servendosi della scienza e della logica – chiuse nei loro limiti – come fruste e  attestazioni di realtà.

Qualcuno venne a indicare la soluzione, quella che deve essere la prima libera azione: quella del pensiero dell’Io, necessaria proprio al culmine del buio più assoluto raggiunto dalla civiltà umana.
E quando l’ Iniziato ripete l’importanza della necessità che il pensiero libero sia coltivato da principio da pochi, non parla di privilegi bensì proprio della caratteristica del pensiero, che è purezza con potenzialità di divenire, seme che alloggia proprio in sedi difficilmente raggiungibili e riconoscibili; seme che raggiunto, attivato e coltivato, ha potenza immane di significato e potenzialità per tutti gli uomini. Infatti, nessuno al di fuori dell’uomo può decidere e imporre un risveglio pianificato della morale: ogni luce deve accendersi da sè.

Per questo, una a una, all’imbrunire, piano piano si accendono le luci. E ogni palpito di esse sembra fondersi con un battito del nostro cuore.
Contemplate nell’infinità oscurità della notte sembrano così poche…

Eppure ardono.

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SCIENZA DELLO SPIRITO, TRIPARTIZIONE SOCIALE

SULLA REALIZZAZIONE DELLA TRIPARTIZIONE SOCIALE (di F. De Pascale)

(Tripartizione – Marina Sagramora)

Rudolf Steiner era sapiente e sagace, al punto di conoscere molto bene il valore delle persone che aveva attorno. Sapeva bene che, a parte una ben ristretta élite di decisi praticanti interiori, molti prendevano l’Antroposofia un po’ come una apprezzabile visione del mondo, e un po’ come una forma religiosa o semireligiosa. Che mancasse drammaticamente l’impegno interiore ascetico può essere scorto da vari segni.

Oggi molti, per esempio, lamentano il fatto che la Tripartizione dell’organismo sociale – il mirabile dono del Mondo Spirituale – non si sia attuata. Anche allora, in Germania, subito dopo la Prima Guerra Mondiale, quando nel disfacimento della struttura statale dell’Impero tedesco sembrava che la Tripartizione avesse grandi possibilità di attuarsi, e tali grandi possibilità in effetti vi erano, e molte speranze in tal senso si erano manifestate, Rudolf Steiner si impegnò con tutte le sue forze con conferenze pubbliche, alle quali accorrevano migliaia di operai. Rudolf Steiner contattò pure personalità che avevano responsabilità nello Stato e nella Società, ed espose con grande chiarezza quanto richiedevano i tempi. La cosa non si realizzò. Quando, tempo dopo, alcuni discepoli chiesero al Dottore il perché della non realizzazione della Tripartizione in Germania, dove essa aveva suscitato così tanto interesse e speranze, Rudolf Steiner rispose: “Perché in Germania non vi sono 100 discepoli della Scienza dello Spirito che abbiano fatto dell’Ascesi del libro Iniziazione lo scopo della propria vita. La Tripartizione non si è realizzata, perché non esistono 100 antroposofi consacrati alla pratica interiore del libro Iniziazione”. A quell’epoca gli antroposofi erano già venti o trentamila persone.

Ad Adelheid Petersen, il Dottore disse, che un giorno l’intellettualismo degli antroposofi dipingerà tutto grigio su grigio, e l’intellettualismo sarà la morte dell’Antroposofia. Disse, inoltre: “Potrebbe accadere che il movimento spirituale dell’essere vivente dell’Antroposofia si separi dalla Società Antroposofica!”.
A Giovanni Colazza – e questo mi fu riferito personalmente più volte da Massimo Scaligero – Rudolf Steiner, nell’ultimo colloquio avuto con lui, disse profeticamente: “Un giorno l’Antroposofia rinascerà in Italia, in una forma giovane, radicalmente rinnovellata, totalmente slegata dalle forme istituzionalizzate, una forma vivente”.

Per me, e non solo per me, questa rinascita dell’Antroposofia è nella Scienza dello Spirito come ce l’ha trasmessa Massimo Scaligero. La vivente Scienza dello Spirito è tutta nell’opera di Massimo Scligero, nel suo aver ritrovato l’aureo “filo d’Arianna” della Via del Pensiero Vivente, nel suo porre al centro l’esperienza ascetica della Filosofia della Libertà, nel porre al centro e al vertice della pratica interiore la concentrazione portata sino alle sue estreme conseguenze di liberazione del pensare dal servaggio corporeo.
Partendo dalla Via del Pensiero si ritesse l’invisibile trama aurea, michaelita, che un giorno porterà alla realizzazione in una dimensione più vasta dello Spirito, ad una trasformazione della coscienza umana, e di conseguenza anche alla realizzazione della Tripartizione.

Le personalità di rango spirituale delle quali parla il Dottore sono presenti, ma la loro azione sfugge agli schemi precostituiti dell’intellettualismo antroposofico, e come tale sfugge allo sguardo miope della dirigenza burocratica di coloro che hanno – anche ufficialmente – trasformata la creazione di Rudolf Steiner in una impresa commerciale, registrata all’Uffico Svizzero del Commercio.

La fiducia è nell’audacia del pensare, nello slancio e nella fedeltà della volontà consacrata.

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Spada del cavaliere templare, XII secolo (4163/N) - spade - Europa medievale s. VI-XV - Denix

SCIENZA DELLO SPIRITO, TRIPARTIZIONE SOCIALE,

LA NASCITA DEL BAMBINO E DELLA FUTURA SOCIETA' – di Rudolf Steiner

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Se come un tempo l’astrologia presso i Magi e la veggenza del cuore presso i pastori dei campi collaboreranno nell’uomo moderno mediante l’immaginazione e l’ispirazione provenienti dalla scienza dell’iniziazione, l’uomo si eleverà di nuovo alla comprensione spirituale del Cristo vivente attraverso le conoscenze dell’immaginazione e dell’ispirazione. Bisogna comprendere come Iside, la vivente e divina “Sofia”, dovette andar perduta per l’evoluzione che ha spinto, che ha introdotto l’astrologia nella matematica, nella geometria, nella meccanica. Si dovrà anche comprendere che da questo campo di cadaveri, da matematica, cinematica e geometria, si risveglierà l’immaginazione vivente, e che questo significa trovare Iside, trovare la nuova Iside, la divina “Sofia”; l’uomo la deve trovare se la forza del Cristo, che egli ha dal mistero del Golgota in poi, deve diventare vivente, del tutto vivente, vale a dire compenetrata di luce.
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Noi siamo appunto a questa svolta dei tempi. La terra non darà piú all’uomo i beni che nell’epoca moderna egli si è abituato a pretendere. I grandi conflitti che hanno suscitato le spaventose catastrofi degli ultimi anni, hanno già trasformato una gran parte della Terra stessa in un campo di macerie della civiltà. Altri conflitti seguiranno. Gli uomini si preparano per la prossima grande guerra mondiale. In modo ancora piú vasto la civiltà verrà ridotta a macerie. Non si potrà piú ricavare direttamente nulla da ciò che proprio all’umanità moderna è apparso come l’elemento piú prezioso per la conoscenza e la volontà. Scomparirà l’esistenza terrestre esteriore, in quanto risultato di epoche precedenti, e spera inutilmente chi crede di poter continuare le antiche abitudini di pensiero e di volontà. Dovrà sorgere una nuova conoscenza e una nuova volontà in ogni campo. Noi dobbiamo prendere atto del pensiero che una forma di civiltà tramonta, ma dobbiamo anche guardare nel cuore umano, nello Spirito che vive nell’uomo. Dobbiamo aver fiducia nel cuore e nello Spirito umani che vivono in noi, affinché sorgano nuove strutture, strutture veramente nuove, attraverso tutto ciò che noi possiamo fare entro la distruzione della vecchia civiltà.
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Tali nuove strutture però non sorgeranno, se non ci preoccupiamo davvero sul serio di capire che cosa deve necessariamente accadere per l’umanità. Nel mio libro L’iniziazione è descritto come l’uomo, se vuole pervenire a conoscenze superiori, deve sviluppare innanzitutto una comprensione per quello che si chiama l’incontro con il Guardiano della Soglia. Vi è anche detto come l’incontro con il Guardiano della Soglia significhi che volere, sentire e pensare si devono separare, che deve sorgere una trinità dalla caotica unità umana. Questa comprensione, che per il discepolo della scienza spirituale deve avvenire quando gli si chiarisce chi è il Guardiano della Soglia, deve realizzarsi anche per tutta l’umanità moderna riguardo al corso della civiltà. Anche se non per la coscienza esterna, per le esperienze interiori l’umanità attraversa un campo che si può chiamare il campo del Guardiano della Soglia.
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L’umanità moderna passa una Soglia dinanzi alla quale sta un importante Guardiano, un serio Guardiano. Egli dice soprattutto: «Non rimanete legati a ciò che si è tramandato dai tempi antichi. Guardate nei vostri cuori, guardate nelle vostre anime e fate in modo di poter creare nuove strutture! Le potete creare solo avendo la fiducia che dal Mondo spirituale possano giungere le forze conoscitive e le forze di volontà adatte a tali nuove strutture». Quello che per il singolo, nell’entrare nei mondi superiori della conoscenza, deve essere un evento di particolare intensità, in un certo senso avviene incoscientemente per tutta l’umanità del presente. Chi poi si è unito con la comunità antroposofica deve vedere che è assolutamente necessario portare gli uomini alla comprensione di questo passaggio della Soglia.
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Come l’uomo, in quanto capace di conoscenza, deve capire che le sue attività di pensiero, sentimento e volontà devono in certo modo separarsi, ed egli deve tenerle unite in un senso superiore, cosí all’umanità moderna occorre far comprendere che vita spirituale, vita giuridica o statale e vita economica devono separarsi fra loro, e che deve venir creata una forma superiore di collaborazione, diversa da quella esistente negli Stati attuali. Non sono programmi, idee, o anche ideologie che devono portare i singoli a riconoscere la necessità della triarticolazione dell’organismo sociale, ma è la profonda conoscenza del progresso dell’umanità a mostrarci che l’evoluzione è giunta a una Soglia dinanzi alla quale si trova un serio Guardiano che, come richiede al singolo aspirante a una conoscenza superiore di sopportare la separazione di pensare, sentire e volere, cosí richiede per tutta l’umanità di separare le attività che fino ad oggi erano intrecciate in caotica unione nell’idolo-Stato, di separarle in un campo spirituale, in un campo giuridico-statale e in un campo economico. In caso diverso l’umanità non va avanti, si spezza l’antico caos. Allora però, se il caos si spezzerà, non assumerà la figura necessaria per l’umanità, ma ne assumerà una arimanica o luciferica; può invece dar forma al caos solo una struttura adatta al Cristo con la conoscenza del passaggio della Soglia nel presente che deriva dalla Scienza dello Spirito.
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Se comprendiamo giustamente l’antroposofia, ciò è qualcosa che dobbiamo dirci anche ora, nel periodo natalizio. Per noi il Bambino nella mangiatoia deve essere il Bambino dell’evoluzione spirituale in un avvenire umano. Come i pastori dei campi si incamminarono dopo l’annuncio, come i magi dell’Oriente si incamminarono dopo l’annuncio per vedere il Bambino che era apparso al fine di portare avanti il mondo umano, cosí il mondo umano moderno deve incamminarsi verso la scienza dell’iniziazione per percepire da questa, vorrei dire nella figura del Bambino, che cosa deve diventare per l’avvenire l’organismo sociale triarticolato proposto dalla Scienza dello Spirito. La forma antica dello Stato si dovrebbe spezzare, se l’uomo non la portasse a una diversa articolazione, si spezzerebbe da sola, sviluppando da un lato un settore spirituale (però molto caotico e con tratti del tutto arimanici e luciferici) e dall’altro lato un settore economico, anche con tratti luciferici e arimanici; entrambi tirerebbero a sé brandelli della struttura statale. In Oriente si svilupperebbero maggiormente Stati spirituali arimanico-luciferici, in Occidente piú Stati economici arimanico-luciferici, se l’uomo, attraverso la cristianizzazione del suo essere, non capisce come egli possa evitarlo, come, in base alla sua conoscenza e alla sua volontà, egli possa proporsi la triarticolazione di ciò che da sé tende a separarsi.
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Sarà questa la conoscenza umana cristianizzata, sarà questa la volontà umana cristianizzata; esse non potranno manifestarsi in altro modo se non separando l’idolo dello Stato unitario nelle sue tre diverse sfere. Chi sarà allora inserito giustamente nella vita spirituale riconoscerà come i pastori dei campi che cosa la Terra sperimenta attraverso l’essere del Cristo. Chi invece sarà giustamente inserito nella vita economica, nelle associazioni economiche, svilupperà nel senso giusto una volontà apportatrice di un ordine sociale cristianizzato.
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Rudolf Steiner

Per gentile concessione de L’Archetipo – Da Il ponte fra la spiritualità cosmica e l’elemento fisico umano – La ricerca della nuova Iside, la Divina Sofia, O.O. 202, Editrice Antroposofica, Milano 1979, pp. 204-207.

Immagine: Maestro del Bambino Vispo «Adorazione dei Magi» secolo XV, Museo Municipale di Douai (Francia)

SCIENZA DELLO SPIRITO, TRIPARTIZIONE SOCIALE

ETEROGENESI DEI FINI

Paradiso 31_01-03 Rosa celeste

Oltre alla evoluzione della specie ora abbiamo anche quella dei fini.

Qualche tempo fa lessi un articolo, di cui riporto, di seguito, le due citazioni in grassetto. L’autore è un estimatore di Vico e considera questi superiore a Bruno.

“Proprio Vico ha introdotto il concetto di “eterogenesi dei fini”, che delinea un accadere il quale va sempre oltre il senso del nostro agire, una continua deviazione dagli intenti degli individui e delle nazioni, come se una Mano invisibile tirasse fili da noi inattingibili.”
Un modo, da un certo punto di vista, giusto, se si vuol riconoscere l’esistenza di un Dio padre creatore e la dipendenza eterna religiosa, totale dell’uomo; ma errato nella misura in cui si vuole a priori relegare l’uomo nella impossibilità congenita di comprendere e partecipare della creazione.

“Il bosone di Higgs è la particella che interagendo con le altre ha permesso che esse assumessero una massa. Cosa non di poco conto perchè se non si fosse verificata non si sarebbe creato l’Universo che ci ospita. Non a caso il linguaggio giornalistico ne parla come “la particella di Dio”.”
Interessante questa potenza dell’uomo di poter sperimentare Dio con una macchina costruita da lui stesso.

Sicuramente si deve dare l’onore alla scienza di voler riunirsi a quella sorgente che dolorosamente le manca, una sorta di identità perduta o genitore mai conosciuto che magari l’ha ripudiata alla nascita.

Là fuori da qualche parte c’è molto vuoto o antimateria, se lo manipoliamo però, non è detto che Dio correrà ai nostri piedi come un cagnolino.

Intanto ogni mattina l’astro per eccellenza sorge, e così pure la sua sposa alla sera.

Le acque sgorgano dalle loro sorgenti come sempre, i fili d’erba, i fiori e le piante nascono dal seno della terra.

Tutte prove di qualcosa di straordinario almeno nella misura in cui non siamo capaci di fare lo stesso.
Non parliamo poi di quel qualcuno il quale ogni volta che si mette a investigare, ad osservare, e a codificare in leggi sacre (fino a che qualcosa di straordinario non viene a correggerle e a sovvertirle) è sistematicamente dimentico di sè mentre si tuffa nell’oggetto mitizzando quest’ultimo così tanto da farsi poi alla fine condurre da esso, per riconoscenza: Viva la Materia!
Ma siamo insaziabili e scontatamente superiori di fronte a ciò che non riusciamo a conoscere, e che fino a prova contraria non ha diritto d’esistere, di essere.

Che un Dio abbia potuto amare tanto da creare noi e il mondo, e noi che a somiglianza sua tentiamo di creare per mezzo del mondo, in virtù di un pensiero che ci è stato donato ma che disconosciamo… è roba da chiesa e da hobby domenicale; intanto è proprio col pensiero che giudichiamo cosa può esistere e cosa no, insomma, ce l’aggiustiamo come ci pare, alquanto pigramente, almeno intellettualmente parlando.

Che una eterogenesi dei fini umani possa dipendere dalla nostra incoscienza di un Logos creatore e di quello umano è impossibile da considerare e contemplare fin tanto che l’uomo gioca con una macchina a cercare di produrre fenomeni automatici esclusivamente dimostrabili con leggi materiali.
Quanto potrà soddisfarci questo metodo, se la fedeltà del quotidiano che ritorna nel sole, nella luna e nelle altre stelle non basta a farci immergere con devozione e gratitudine e con coraggio in quel vuoto sacro che la tradizione perenne non osa nemmeno di nominare come Dio?

Quel che si vorrebbe materializzare e misurare ha del fanciullesco come l’azione del bimbo che immerge le dita credendo di poter toccare la luna che invece è solo il suo riflesso sull’acqua. E allora per non ammettere di voler rimanere bambini, per non riconoscere di essere degli eterni Peter Pan incoroniamo la natura a legge autocratica e dirigente, chiamiamola materia se come prova di sè ogni volta si ribella contro l’uomo, non è cosi’? La responsabilità è sempre di qualcos’altro o di qualcun altro… in mancanza la colpa è anche di un Dio onnipotente… nel frattempo possiamo giustificarci l’eventuale cronico abbandono a qualsiasi omissione o efferatezza.

Crediamo forse di aver materializzato il nostro pensiero quando fu creato il computer? Il pensare bisognerebbe distinguerlo dal pensato, che una volta tale è donato – appunto  dato – al mondo, privo della sua sorgente originaria, un dato che non dovrebbe diventare nostro tiranno.

Forse dovremmo svuotare di filtri e condizionamenti logici – da noi creati ma poi morti – il nostro pensare ordinario e unidirezionale, ossia dovremmo svuotarlo di ciò che lo imbriglia e lo zavorra, per poterlo finalmente vedere come è e sperimentarlo indipendente e puro nella coscienza, così come si dona tutto nell’oggetto della scienza quando si immerge e sprofonda nel mondo delle percezioni.
Diventare noi simili a quel vuoto tanto da poterlo conoscere: come dire che dovremmo diventare della stessa natura del vuoto, svuotarci noi stessi.

Poter risalire il riflesso argenteo fino a toccarla veramente la luna… E dalla luna ritrovata contemplare il sole….. questo è il mistero della nostalgia e del dolore dell’anima umana, destinata, se saprà volerlo, ad abbracciare dal piedistallo di falce luminosa tutta la creazione.
Scoprire questo mistero forse ci libererà dalla ferrea legge di natura che crediamo esclusiva pazza conduttrice anche dell’uomo mentre scioccamente, paradossalmente, nello stesso tempo cianciamo e sogniamo di libertà umana.

Finchè ci sottomettiamo scontatamente all’eterogenesi del finalismo di natura, il nostro parlare di libertà rimarrà tale, solo un sentimento, un capriccio, una retorica.

La materia è forma, e quando troveremo ciò che la anima forse l’uomo conoscerà la sua vera natura e la sua vera evoluzione.
Intanto, se crediamo che la materia pensi e non che quest’ultima sia invece un pensato del pensiero, ossia di un pensiero la cui forza una volta conosciuta possiamo sperare di poter dirigere a sanare noi stessi e il mondo, rischiamo di venderci prima di nascere: stiamo infatti per riconoscere in un mero meccanismo economico, da noi all’infinito astrattamente ed empiricamente manipolato, il nostro padrone: se questo è essere umani, logici, e concreti e scientifici …

L’economia è attività in sè pura e giusta, dell’uomo, fintanto che da spirito di giustizia e libertà essa viene generata.
Quando all’attività si concede potere su di noi essa perde la sua caratteristica di armonizzatore sociale.
Attenzione dunque agli sbandieratori di una pura giusta e libera economia a legiferare sugli uomini, è un inganno. Una economia giusta per tutti non può esistere senza “l’uomo” che la diriga.

Mente quindi chi blatera di una classe dirigente economica, finanziaria, apolitica e apartitica: non esiste, mentre vorrebbe invece imporre ai popoli e alle nazioni la sua personale politica, il suo proprio partito di interesse, promettendo come un qualsiasi altro pensiero corrotto, in base a sole demagogia, retorica e dialettica.
L’economia giusta deve essere giusta conseguenza di spirito di giustizia e libertà, ossia di corrispondente attività interiore continua. Questa è l’irrinunciabile Politica di cui improntare la vita sociale.
Oggi invece vogliamo far dipendere dall’economia la possibilità della giustizia e della libertà.
Se non ci svegliamo e non rimaniamo desti la nostra sofferenza per le ingiustizie,  le nostre emozioni e i nostri sentimenti saranno manipolati e usati contro di noi dagli stessi cattivi economisti tecnici e banchieri che ora rifiutiamo e contestiamo.

Conclude kantianamente il sostenitore del pensiero di Vico: “Tutto ciò (i limiti dell’uomo) è traducibile in conclusioni operative. Ci dice che siamo tenuti a fare la nostra parte nel processo storico e nella contingenza del periodo che la sorte ci ha assegnato, ma nella consapevolezza che il corso delle cose sarà profondamente diverso da quello per il quale abbiamo operato. Esserne convinti non ci esime dall’impegno e nello stesso tempo è il migliore antidoto al fanatismo.”

Non mi sembra questo un pensiero tessuto di logica bensì di fragili e inconsistenti basi, di fatalismo e ossequio proprio a quella legge dell’evoluzionismo che si vuole contestare, che più che farci considerare solamente umili (l’umiltà non è cosa cattiva in sè) anche rischia di farci disattendere il compito di partecipazione alla costruzione di un nostro sè migliore, di un mondo migliore: con ciò rendendoci ipocriti quando moralisticamente andiamo a criticare coloro che sempre in base a questo assunto kantiano invece che cedere al fatalismo magari si sentono giustificati ad operare anche il male, perché magari chissà, se i buoni nel fare il bene possono causare un male, magari a fare del male si può causare un bene…

Penso che dare attenzione scientifica ai fenomeni per ricavarne loro intrinseche leggi sia insufficiente; stessa attenzione deve darsi al pensare che come minimo dobbiamo riconoscere essenziale nella fase di constatazione e presa d’atto delle cose e del loro corso: senza il pensare non ci accorgeremmo nemmeno dei nostri disagi, dell’impotenza, dell’ inconcludenza, del fallimento, delle delusioni….di noi stessi.
E forse chissà, potremmo scoprire che ad esso, al pensare, non è solo possibile e concesso di prendere atto delle cose ma anche di potere influire sulla realtà.
A quel punto sarà importante mettere da parte il fatalismo perchè magari a sforzarsi un pò sorgerà impetuosa una domanda: E se oltre che a ritenere essenziale per l’uomo l’esercizio della Scienza sui fenomeni dimostrabili materialmente – onde aumentare il bagaglio di conoscenza dell’uomo visibile e dei fenomeni visibili – se accanto a questa Scienza si potesse autonomamente e liberamente applicare un metodo, una Scienza del pensiero, quindi dell’invisibile, di quell’invisibile e immateriale che usiamo inconsapevolmente o automaticamente tutti i giorni solo per incensare e curare il materiale, forse scopriremmo che come contribuiamo (così come stiamo facendo) all’essere dell’attuale economia, in quanto uomini che agiscono e lavorano, forse allo stesso modo possiamo modellarla con consapevolezza questa attività affinchè non finisca sempre di soffocare e asservire l’uomo.
In fondo è proprio una partecipazione incosciente, immatura, che rende malsana l’economia e suscettibile di essere abusata dai tornaconti egoistici e corrotti di persone, istituzioni delegate a dirigere le attività e i governi.

Sarebbe un peccato buttare alle ortiche gli entusiasmi e le buone intenzioni di propositori di alternative economiche quando questi attribuiscono solo a un meccanismo declinato in manuali e leggi economiche, equazioni e parabole, la speranza e il potere di sanare e prevenire gli squilibri. La fragilità delle azioni suddette sarà simile a quella delle azioni degli attuali esperti in carica che contestiamo, perchè in comune avrebbero l’esclusiva fede nei meccanismi ponendo in secondo piano, e/o conseguenti, la giustizia e la libertà.
Più che di appropriazione di materiali e/o imposizione di gestione di determinati meccanismi, quel che conta è la cosciente partecipazione attiva e costante di un pensare risvegliato che può garantire a sua volta nel tempo l’esercizio della forza correttrice delle attivita’ umane e quindi degli stessi meccanismi economici.

Forse la corruzione di dirigenti economici e di popoli non è identificabile e sanabile se prima non si risale alla causa prima che è l’errore del pensiero o la sua imperfezione, perché ad accanirsi sulla corruzione in sè, unicamente in base a leggi date, non si agisce sul nostro pensare errato o atrofizzato, o basato su predeterminatezze, che continuerà a generare l’errore in quanto non considerato e curato nella sua totale potenzialità.
Il denaro in sè non è il male, esso è simbolo di potere di giusto scambio e fraternità; la possibilità del suo male o del suo errore può risiedere nel suo errato ab-uso.

Abbiamo tutti la potenzialità del pensiero. Ognuno dovrebbe sviluppare il proprio.
Gli errori e le sofferenze, i dilemmi sono lì per darci un segno.
Non è troppo tardi.

E davvero siamo liberi, non di fare quello che ci pare, ché questa e’ solo dittatura dell’istinto, bensì di poter scegliere tra diventare uomini nuovi, completi e attivi, e quindi co-creatori del nuovo oppure rimanere gli stessi pigri e pavidi di sempre all’ombra protettiva e sostitutiva del padre a subire quel che i fini casuali della natura (nostra e del mondo) ci impongono perché essa non ha ancora chi, in consapevolezza e autocoscienza, liberamente, l’abbia conosciuta ed amata, ma al massimo, solo fideisticamente, fatalisticamente, accettata e temuta.

SCIENZA DELLO SPIRITO, TRIPARTIZIONE SOCIALE

PRIMO INTERLUDIO: L’INCONTRO

YURY

L’uomo ormai percepisce nettamente la morte e la sterilità delle sue fatiche nella vita sociale.

Immaginiamo un filo d’argento che collega il percepire al suo percepito. Il primo lascia ampio movimento di vita non in senso di concessione, ma di alimento vitale (un uomo sulla luna, o comunque lontano dalla terra, si troverebbe reciso il suo filo d’argento).
Se recidiamo il filo, il percepito muore.

I sentimenti dell’uomo oggi, quando considera l’andamento della vita sociale, sono di sofferenza e impotenza nei confronti di una situazione grave, completamente preda dell’approssimazione, degli istinti, del materialismo: egli percepisce dell’organismo sociale la privazione o assenza di una spina dorsale che sostenga e lo faccia andare nella direzione giusta. L’uomo avverte una forte necessità di morale nuova, vera, rigeneratrice, che riporti armonia positiva e socialità in tutti i campi della vita. L’uomo sente che l’attuale sistema di vita non è per l’umanità e il suo progresso completo, al contrario: porta alla sofferenza e alla distruzione.

Secondo Rudolf Steiner, l’attuale aggravamento della questione sociale vede la sua risoluzione nella applicazione della tripartizione dell’organismo sociale.
Restituire e donare libertà ed indipendenza (e quindi la vita, che oggi non ha più) al settore culturale, spirituale, permetterebbe lo sviluppo di nuove pure idee  e la conseguente inoculazione, in tutti i settori, di liberi e indipendenti impulsi, a costruire il settore giuridico, garante dell’uguaglianza, della libertà per tutti, e a stimolare una equa e fraterna espressione della vita economica.
Così come una ascesa del pensiero verso la libertà dai sensi donerebbe alla sede mediana del sentire il suo giusto e riscattato ritmo, allo stesso modo le conseguenti azioni concrete dell’uomo nel mondo avrebbero la loro legittimità e incidenza vitale nella società: i  nuovi pensare, sentire e volere che sviluppano l’armonia dell’agire umano, di un sano organismo sociale.

Attualmente la corruzione del pensiero ha ragione della promulgazione e dell’applicazione di quei rimedi e di quelle leggi, che nulla possono se non aggravare ancora di più la menzogna e le difficoltà sociali in cui l’uomo versa.
La comprensione della tripartizione dell’organismo sociale permetterà  all’uomo di sceglierla ed applicarla in libertà e convinzione.
Per ora non ci è dato che studiarla, farla conoscere. Ciò che potrà portare alla sua applicazione risiede nella “fede” che essa venga riconosciuta la soluzione al caos mondiale, risiede nella volontà di comprensione di questo nuovo rapporto tra libere ed indipendenti parti vitali, essenziali, che compongono l’organismo sociale; potrà risiedere nella grave necessità in cui l’uomo riterrà di dover abbandonare i vecchi sistemi inutili, inefficaci ed aggravanti l’equilibrio della società umana.
Solo riuscire ad immaginare un uomo che, spoglio di tutte le illusioni e disgustato di tutta l’ingiustizia, stanco di essere schiavo di leggi esterne a lui, decida da solo, senza forzatura ma per sua volontà di scegliere l’applicazione di un ordine sociale basato sulla tripartizione, può cominciare a rendere l’idea di cosa sia la Libertà insieme al suo legittimo portatore. Non più una filosofia, non più solo una fantasia morale, non più solo un Io. L’uomo vero comincerà la vita vera nel vero mondo.

Ma per tutto ciò occorrerà che l’uomo prima sperimenti la morte del suo schiavo sè inferiore, che “ri-conosca” il suo vero Sè. Solo questa forza di morte e di resurrezione potrà donare nuovi e fertili impulsi alla vita all’organismo sociale, all’umanità che ora versa nell’errore, nella sofferenza, nella disperazione, nella mortificazione, nell’illusione creata dai suoi pensieri privati della vita, nella prigionia della sua morale, nella schiavitù della sua volontà.

Un’ “azione” concreta a priori, un antecedente assoluto, può realmente “far toccare con mano” la fonte della vita: far immergere le nostre dita nell’acqua sorgiva della terra.

E’ azione dell’anima che strappa i suoi veli, per rivelare nella semplicità nascosta la verità più prossima che si offre a noi ogni giorno, e la realtà fedele che incontriamo per prima ogni giorno è il nostro primo pensiero di veglia.

L’antecedente assoluto può essere ritrovato mediante quell’Azione dell’ Anima che, come nella donna e nella madre, si compie ogni giorno: nell’offerta voluta e fedele di sè, alla Purezza e Preziosità della Vita dei suoi bambini, tempio di luce interiore; purezza, innocenza, e sacralità che solo lei può vedere nel semplice e innocente loro gioco.


“Ciò che farete a uno di questi piccoli, lo farete a me”
.
Curarsi della luce interiore è rivolgersi al Logos. A coLui che è morto per noi e in noi dimora in attesa della nostra accensione della luce.

“In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli”
Sia la metamorfosi della vita dell’anima che il suo frutto ci riguardano individualmente.
Ossia l’Iside Sophia e La Luce che dobbiamo trovare e attivare dentro di noi.
Misteri profondi donati all’uomo dall’inizio, per essere da lui, e a se stesso, “svelati”.
Per entrare nel regno della Libertà e della Verità.

Savitri

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lavoro di donnegiochi di bambini

(S. Trismosin «Lavoro di donne e giochi di bambini» Splendor solis, Londra sec. XVI)

☆

PRIMO INTERLUDIO: L’ INCONTRO

Per una mancanza di tempo e solitudine avevo svolto la mia meditazione scegliendo un orario piuttosto infelice: postprandiale. Per giunta la temperatura della stanza indicava il trapasso avvenuto da una timida primavera ad una estate prepotente. L’esercizio si consumò in una lotta contro il sonno. Mia, con molti forse, fu la vittoria: alla centesima volta in cui la coscienza tentava di svanire ricevetti una specie di energico calcio nell’anima: mi parve che qualcosa si spezzasse in mille frammenti, come se una parete di vetro si fosse frantumata nella coscienza, e l’esercizio terminò accompagnato da una lucidità straordinaria.

Stavo interiormente immobile, quasi a gustare meravigliato il modo stravagante del passaggio dall’impotente dormiveglia a quel brusco eccesso di coscienza, quando in quest’ultima si accesero immagini nette e roteanti che mi rapirono in una specie di gorgo velocissimo; avvertii tra le immagini il mio corpo che crollava, abbandonato sulla poltrona, e prima di ogni possibile reazione mi ritrovai nell’immensa libreria di un severo e maestoso edificio. Ero entrato nel paradiso di ogni studioso o lettore.

Tavoli di titaniche proporzioni sostenevano ogni sorta di volumi, tutti in sintonia di dimensione con i tavoli. Mi sedetti su una sedia libera e mi guardai attorno; mi accorsi allora che, pur nel piú profondo silenzio, le altre sedie, massicce e di legno scuro, erano occupate da uomini, e che uomini! Crani nobilissimi, barbe venerabili, rughe cesellate dall’intelletto, qua e là porpore cardinalizie: l’adunata universale di tutti gli studiosi, i sapienti, i pensatori del mondo. Le pareti impossibili a misurarsi ad occhio nudo in altezza, erano coperte da maestosi ripiani completamente pieni di libri.

“È il tempio della Sapienza” pensai, avvertendo un sentimento di profonda umiltà ed esultanza davanti a questo insieme di impressioni cosí intense e venerabili.

Improvvisamente una voce bambina, limpida e scherzosa, ruppe il silenzio ed i miei sentimenti: era in effetti una bambina di otto o nove anni al massimo che, accostatasi, mi strattonava con fermezza la manica. Mai dimenticherò come una vocina allegra ed infantile possedesse tanta profonda autorità:

«È ora che tu esca da questo posto se vuoi la vera conoscenza».

Guardai con nostalgia le nobili figure sedute ed intente, allora lei continuò:

«Lasciali qui seduti, non troveranno mai quello che cercano davvero».

Queste parole scandite in tono canzonatorio mi parvero un po’ crudeli, ma dovevo fare quello che lei diceva. Uscimmo e fuori c’era il sole, alto nel cielo, e lungo un torrentello serpeggiante alcune donne lavavano e battevano le stoffe bagnate; vicino a loro sul prato, alcuni bambini tra lievi schiamazzi giocavano a quei giochi che furono di tutte le nostre infanzie… Mi attraversò folgorante il pensiero «La vera conoscenza è lavoro di donna e gioco di bambini». Una frase simile dovevo già averla letta da qualche parte, ma capirla! Durante questa breve riflessione l’ambiente circostante cambiò completamente: non piú il sole ma la luna che con i suoi intensi e delicati raggi illuminava un mare. Mi ritrovai solo al limite della battigia: dal mare emerse Lei, ma trasformata in una splendida fanciulla di diciassette o diciotto anni apparenti, perché tutto di Lei era attuale eppure antichissimo. Notai i capelli d’ebano e la leggera curva epicantica dei suoi occhi: mille sentimenti si agitavano nella mia anima, ma la gola e la testa completamente paralizzate non mi permettevano di concepire, di parlare, e ciò divenne la cosa piú importante: io ora dovevo riconoscerLa, darLe un nome manifesto, proprio ciò che non potevo. L’angoscia e l’impotenza mi devastarono.

Fu il cuore che allora si mosse e dal cuore salí un mantram, una parola, quasi un urlo: «Madre» che conteneva tutto: sorella, madre, amante, speranza estrema, sostanza della vita.

Con gesti semplici ma sacerdotali, pervaso da devozione immensa, presi da terra una tonaca bianca e delicatamente coprii le sue membra nude. Sorrise e mi accolse nel suo abbraccio: il suo sorriso ed il suo abbraccio sostennero tutto il mio essere che si completava.

Diffusa in beatitudine infinita la coscienza vacillò e mi ritrovai in una stanza: un cubo malandato senza finestre e senza porte con al centro un tavolo semplice, di forma quadrata, con una candela sopra che rischiarava perfettamente il luogo. Mi sentii solo e la solitudine aumentò e portò con sé abbandono, amarezza e sconforto. Udii una voce affettuosa e serena: accasciato come ero alzai gli occhi e vidi una sconosciuta bionda, di pelle bianca, insignificante. Non capivo «Guarda meglio» mi disse la sconosciuta. Riconobbi allora i Suoi occhi. La sconosciuta sorrise e con la Sua voce che guariva l’anima mi disse: «Non temere, sarò sempre con te, il tuo compito è riconoscermi, ricordati, il mio è di non abbandonarti mai».

Qui il racconto si ferma. Posso soltanto aggiungere che in alcuni momenti della vita, dal profondo del sonno o in rare meditazioni alcune esperienze avute paiono confermare la sua promessa di non abbandonarmi. Permane inoltre il sentimento che al momento della morte Essa sosterrà il mio cuore nel severo giudizio e condurrà la mia anima sulla strada dei viventi.

Franco Giovi
( Primo Interludio: L’ Incontro – LA VIA SOLARE )

SCIENZA DELLO SPIRITO, TRIPARTIZIONE SOCIALE

Ancora sugli Idoli e le loro inversioni di pensiero (di Savitri)

olivetti

Pochi mesi prima della morte di  Kühlewind, un caro amico di Isidoro, di Chicago (il dott. Federico Simone), ebbe occasione di parlare con K. e di intervistarlo. Vorrei riproporne alcune parti, contenute nell’articolo “Idoli” e commentarle brevemente.

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Simone: Il senso della sua opera?

Kühlewind: “Gli antroposofi parlano di cose che non percepiscono, di entità angeliche, di sfere spirituali conosciute solo attraverso la lettura di conferenze. Quello che manca è il lavoro interiore sulla concentrazione del pensiero, sul percepire puro, sul meditare. Ho cercato di rendere tali operazioni più comprensibili di quanto aveva fatto Massimo Scaligero che molti non sono ancora riusciti a comprendere. Se Steiner aveva scritto e parlato da un livello altissimo e aveva descritto la concentrazione in poche occasioni, colte da pochi, Scaligero si è avvicinato di più al livello del lettore, ma usando un linguaggio difficile. Io mi avvicino ulteriormente con un linguaggio più semplice. Di Scaligero ammiro di più il libro “Luce”. L’ho conosciuto personalmente, ho visitato più volte il suo studio e ho avuto frequenti scambi epistolari. Inoltre ho letto tutte le sue opere in italiano.”

Da notare la nota di K. sulla concentrazione, per quanto riguarda Steiner e Scaligero poi.
Sarebbe interessante sapere se la sua fatica di avvicinarsi di piu’ al livello del lettore sia stata come dice di aver voluto e se abbia raggiunto lo scopo.

Simone: Quali sono stati i motivi di disaccordo che lei cita?

Kühlewind: “Mah! Sono solo due. Il primo riguarda la figura del “padrone”. Scaligero gli dava un’importanza di vecchio stile, direi tipicamente italiana, in un certo senso arretrata e sentimentale, scollegata alla realtà economica moderna e globalizzata. Il secondo è che Scaligero, straordinariamente dotato, è salito alle vette dello Spirito con relativa facilità, ma proprio per questo non ha operato una completa purificazione delle qualità istintive, perciò i temi sulla “coppia” non sono corretti. L’uomo contiene la donna interiore e viceversa. Scaligero sostiene come fondamentale l’incontro con l’altro termine binomiale per la realizzazione graalica.”

Per chi ha letto Scaligero e quel che scrive in merito al futuro che si è appena iniziato a dispiegare, e a quello ancora da dispiegarsi, questo parere di K. sul concetto di “Padrone”,  secondo lui da Scaligero visto in maniera antiquata, può risultare risibile in merito alla tematica tutta del karma e del materialismo, e quindi del globalismo. Scaligero ha previsto in anticipo perfettamente la realtà attuale del lavoratore e della globalizzazione, conseguenze dirette, occulte e visibili, proprio del mancato riconoscimento e della mancata attuazione del vero alto rapporto karmico e spirituale tra dirigenti e lavoratori.

La degenerazione del valore spirituale dell’operaio o lavoratore si è sviluppato di pari passo all’annientamento dello spirito intuitivo e innovativo dei dirigenti, annientamento operato dall’ aver posto sul piedidstallo, in inversione completa quindi o capovolgimento, il materialismo o realtà visibile come idea prima, ossia come causa, invece che al suo giusto posto e come  conseguenza di una alienazione del pensiero.

A mio avviso K. commette lo stesso errore di inversione, nel voler dare importanza primaria al globalismo o globalizzazione tanto da dover questo condizionare e correggere, secondo l’ungherese, il pensare intuitivo, in questo caso il pensare  di Scaligero.
Ciò che K. ritiene errore in Scaligero – il non aver visto la realtà della globalizzazione in riferimento alla figura del padrone – è invece proprio lungimiranza, tant’è che Massimo sostenendo quel che sosteneva – e si può leggere nei suoi libri – indicava proprio il pericolo del  male della globalizzazione e insieme anche uno dei più importanti suoi rimedi nell’accorato richiamo a recuperare il perenne valore dirigenziale e il rapporto conseguente altrettanto sacro e occulto tra dirigente e operaio.

Un pericolo in particolare ora ricordo che lui ha indicato possibile se l’uomo non deciderà di compiere la reversibilita’ del suo pensiero: la schiavitù a vita del lavoratore con solo i minimi mezzi per sopravvivere, ossia per poter continuare a svolgere il suo lavoro. Ovviamente si parla dell’Uomo che arriverà a schiavizzare se stesso, a diventare aguzzino di se stesso, e non di distinzioni e contrapposizioni di classe. Per questo aggiungo e affermo questo: Massimo Scaligero sapeva benissimo cosa il materialismo – “idea” figlia di un capovolto sistema di pensiero – stava per portare, mentre invece K. stesso già era caduto nell’inganno, avendo rilegato nell’arcaico e nel superato proprio la figura “vivente” del “padrone”.

Il principio della figura spirituale del “padrone” è in sè immodificabile, ciò che nella realtà è avvenuto è la conseguenza del mancato riconoscimento e valore di quella figura. Va da sè che il concetto della figura spirituale dell’ “operaio” o “lavoratore” è allo stesso modo valore fisso da incarnare o verso cui tendere comunque, al di là di ogni errata equiparazione di tale significato a quello del lavoratore alienato e sfruttato (infatti qui si andrebbe in tutt’ altro discorso strumentale materialistico, Marx, pur nella sua buona fede, ebbe a innalzare a vittima alienata l’operaio e a dichiarare la lotta di classe quale stato di essere continuo del proletario, proprio in opposizione al concetto alto di relazione spirituale tra padrone e lavoratore).
Per chi fosse interessato al nobile e cruciale tema consiglio di leggere in particolare il cofanetto “Opere Sociali” di Scaligero e “Il Pensiero come antimateria”, sempre di Massimo Scaligero.

Per quanto riguarda questa altra affermazione di K:

“Il secondo è che Scaligero, straordinariamente dotato, è salito alle vette dello Spirito con relativa facilità, ma proprio per questo non ha operato una completa purificazione delle qualità istintive, perciò i temi sulla “coppia” non sono corretti.”

Mi ha colpito questo giudizio di K., il quale non e’ un Iniziato.

Senza operare una completa purificazione delle qualità isitintive non si sale alle vette dello Spirito.

Come è stato scritto in altro commento che condivido, l’ Opera di Massimo Scaligero – specialmente sul tema della coppia,  del Graal, e dell’Iside Sophia – contiene molto aiuto per chi volesse risolvere questo contrasto di “pensiero” e molti altri.

SCIENZA DELLO SPIRITO, TRIPARTIZIONE SOCIALE

OBLIO E SMARRIMENTO DELL’UOMO, UNA SOLUZIONE: TRIARTICOLAZIONE DELL’ ORGANISMO SOCIALE? Ricollegamento cosciente alla Fonte.

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(Luca Signorelli – Anticristo)

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Ricordo un articolo dell’Uomo dei Boschi,  che ho davvero apprezzato molto per la chiarezza e lucidità di interpretazione della situazione umana e sociale, mondiale: www.larchetipo.com/2011/nov11/uomo-dei-boschi.pdf.

Mi sono apparsi gli scenari del romanzo di Solov’ëv: “L’Anticristo”….., il grande inganno di una globalizzazione del potere e del materialismo dietro la menzogna illusoria dell’unità dei popoli e delle nazioni, dietro la menzogna degli ostacolatori.
Mi è apparso il simbolo del lavoratore persuaso e reso impotente nel suo spirito, defraudato ormai pure dell’anima: il nuovo schiavo.
E poi ecco la speranza, messaggio segreto nascosto nel miracolo quotidiano della natura, come è nascosto nella profonditaà dell’uomo, intima come la speranza di Anna Frank, speranza sconosciuta e quasi illogica in quella realtà di prigionia e schiavitù umana…“È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo.”

Sono una ignorante, la cultura, la politica e l’economia mi sono apparse sempre dei mostri, sempre mascherate dietro manifesti di verità, giustizia, fratellanza, liberta’….che hanno divorato sempre gli uomini che affermavano di voler servire….dunque manifestazioni umane degenerate, nell’organismo sociale, della volontà, del sentire, dello spirito: l’uomo contro sè stesso…

Così queste parole di UdB mi fanno tornare alla mente uno dei più bei video, quello che preferisco, peccato che la musica sovrasti un pò le parole….ma poi Albi, la Nutria Bianca copre tutto con la sua tenerezza e bellezza.

Colazza ricorda all’uomo la speranza, il potere che egli ha di ricollegare lo Spirito alla natura, il suo Pensiero alla sua natura, il suo Logos al Logos del mondo: la speranza di poter risorgere e guarire Il Mondo.

“…L’uomo è il centro dell’universo. Tutte le masse materiali fredde o incandescenti delle miriadi di mondi non pesano nella bilancia dei valori quanto il più semplice mutamento nella sua coscienza. I limiti del suo corpo non sono che illusione; non è solo alla terra che si appoggia, ma egli si continua attraverso la terra e negli spazi cosmici. Sia che muova il suo pensiero o le sue braccia, è tutto un mondo che si muove con lui; sono mille forze misteriose che si lanciano verso di lui con un gesto creativo, e tutti i suoi atti quotidiani non sono che la caricatura di quello che fluisce a lui divinamente.

Così pure deve volgersi intorno e liberare dall’impietramento ciò che lo circonda. Prima di saperlo, dovrà immaginare che nella terra, nelle acque, nell’aria e nel fuoco vi sono forze che sanno di essere, e che le così dette forze naturali non sono che modalità della nostra sostanza proiettate al di fuori. Non è la terra che fa vivere la pianta ma le forze nella pianta che strappano alla terra elementi per la propria vita. Nel senso della bellezza delle cose deve innestarsi il senso del mistero delle cose come una realtà ancora oscura ma presentita. Poiché non soltanto quel che possiamo vedere e conoscere deve agire in noi; ma anche l’ignoto coraggiosamente affermato e sentito nella sua forza…..”

G. Colazza

Grazie a UdB, l’Uomo che dai Boschi osserva ed è nel mondo.

MUSICA, SCIENZA DELLO SPIRITO, TRIPARTIZIONE SOCIALE

VIVEKANANDA (di Savitri)

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E’ vero che oggi in occidente il materialismo e la dittatura del corpo sensibile ci impediscono di cogliere il fulcro delle dottrine orientali. Però è anche vero che, sempre oggi, è ormai giunta la potenzialità di poter cogliere, con capacità e volontà propria cosciente, l’essenza di queste tradizioni, invece che il loro manto e la forma di moda, invece che il deragliamento di questa su binari di allenamenti mentali arenantisi nell’inconscio, arricchenti il desiderio di torpore e oblio della triste realtà.

Dopo Ramakrishna ecco la virilità e la forza di Vivekananda, che porta il suo messaggio addirittura in occidente.

Due anime differenti eppure da amare nella loro totalità.

Se metto a fianco questi due grandi uomini non posso evitare di pensare al grande compito che è stato diviso tra Steiner e Scaligero.

“ Siate virili. Siate forti.” (Vivekananda)

Dalla “Sapienza Mistica” alla “ Forza Sociale Operativa”.

Vivekananda rimette in tutto il suo merito alla virtù di Ramakrishna.

Trasmette in “linguaggio occidentale” la potenza della sapienza mistica del suo maestro.

Scaligero operò una sintesi potente e attiva del messaggio di Steiner, e comprese di dover portare all’uomo sociale ciò che questi aveva dimenticato e ritenuto ormai solo astrazione e potenza perduta, per poter risorgere dalla tomba del materialismo e del meccanicismo.

Rifererendosi a Vivekananda Scaligero pone l’accento sul “… suo duplice compito di spiritualizzare il materialismo occidentale e di operare al contempo alla redenzione morale e materiale delle popolazioni dell’India.”

“Tra i pensatori orientali, egli è stato il primo ad opporsi alla plutocrazia e al suo presuntuoso considerare il denaro come guaritore di tutti i mali del mondo.” ( M. Scaligero)

Vivekananda sosteneva che “l’India può essere rigenerata sia socialmente che materialmente da una totale ripresa di quelle dottrine e di quella tradizione.”

Non si può non essere d’accordo con Scaligero quando sottolinea di Vivekananda la grande intuizione del collegamento da ripristinare tra lo spirito e la materia morta, divenuta avulsa dall’ interiorità dell’uomo; del collegamento come sola salvezza, la grande intuizione della necessità di ricongiungersi alla tradizione perenne, per l’uomo, per la sua redenzione.

Steiner nelle sue opere sulla questione sociale pone l’accento sulla urgenza di dover riesaminare la caratteristica di priorità che l’uomo ha assegnato al lucro, con l’illusione  cosi’ di soddisfare un istinto di libertà e creatività di diritto umano, mentre al contrario è caduto, a causa di questa sua brama, solo in un meccanismo di grande schiavitù, in una dipendenza apparentemente senza sbocco e sempre più facogitata, stretta e soffocante.

Questa problematica ha sviluppato Scaligero nella sua intera opera di pensiero, da una parte dimostrando la grande contraddizione della logica umana arrestatasi al suo limite razionale sensibile da cui si fa dirigere in toto e dall’altra, specialmente nelle sue “OPERE SOCIALI” , quasi spietatamente e in maniera profetica analizza la questione sociale come risultato sia della deificazione del liberalismo economico più sfrenato, sia della deificazione della collettivizzazione o pianificazione economica, generanti entrambi l’alienazione e la sofferenza dell’uomo.

La spiritualizzazione della materia… non significa eliminare e rifiutare quest’ultima per l’eremitaggio e la fuga nella meditazione.

“Non si può concepire peggior errore di una pratica del misticismo fine a se stesso, cioè come forma di individualismo essoterico, reso totalmente estraneo agli interessi e alle vicende dell’uomo comune”. (M. Scaligero)

Nello stesso tempo nemmeno la soluzione può essere il ripristino di usi e costumi tradizionali svuotati, e solo di facciata o comunque separati e indipendenti dalla vita sociale, cioè non intridenti di spirito e vita le azioni e il lavoro quotidiano.

Dunque dar vita e potenza di spirito al lavoro e alla creazione dell’uomo.

“Uno sforzo costante per spiritualizzare ogni giorno la vita umana, applicando al mondo della realtà il potere derivante dal mistero dello Spirito, è la forza motrice dell’opera di Vivekananda.” (M. Scaligero)

“Un vero uomo è colui che è forte come la forza stessa eppure ha un cuore di donna…». (Vivekananda)

In questa frase di Vivekananda è racchiusa una grande verita’ ed essenza di vita. Il Volere ed il Pensare, il maschile e il femminile in unità nel regno dell’Anima.

Le visioni profetiche per questi tempi, di Rudolf Steiner e di Massimo Scaligero, potrebbero scoraggiare e far temere l’uomo, ma focalizzarsi sulla forza, sul pensiero che permettono la giusta visione ed analisi, ridona la speranza di poter cambiare e correggere le sorti nefaste dell’umanità, perché allora trasferire, collegare lo stesso giusto pensare e la stessa forza che permette la chiara visione, all’azione creativa e restauratrice è –  e può essere – l’espressione umana della Magia dei nuovi Tempi.

«Alcuni dicono – scrive Vivekananda – che le religioni stanno cadendo in rovina, mentre le idee spirituali stanno scomparendo dal mondo degli uomini. Al contrario, mi sembra che le religioni stiano imboccando adesso il percorso che li condurrà alla loro realizzazione finale… Fintanto che la religione è nelle mani di una élite di sacerdoti, rimarrà confinata entro il ristretto spazio di un tempio, di una chiesa, di un libro di preghiere, di un rituale e di una liturgia. Ma lasciate che si estenda il suo raggio d’azione e che il suo ritualismo si purifichi, che sia permeata dallo spirito della fratellanza universale degli uomini: essa sarà allora una forza vitale che influenzerà di nuovo ogni aspetto della vita sociale e della vita dell’individuo, una dispensatrice di bene infinitamente piú efficace di quanto non lo sia mai stata».

Non si può, di fronte a al valore di queste grandi anime, non pensare alla Pietra di Fondazione, Anima dell’ Uomo, dove Steiner recita:

“… Fate che l’ Oriente accenda di fuoco Ciò che attraverso l’ Occidente assume forma…

… In Oriente, Occidente, Nord, Sud, possano udirlo gli uomini…”

E’ il Fuoco della Tradizione Perenne che l’Oriente vuol donare all’Occidente affinchè quest’ultimo possa riaccendere nel suo pensare il potere forgiante il nuovo mondo.

(Swami Vivekananda at Chicago’s parliament of world’s religions -1893)

Personalmente, dovendo riconoscermi l’ignoranza di molta grande realtà orientale, ringrazio di cuore Isidoro per tutte le sue preziose proposte di figure rappresentanti la relativa tradizione, in questa sezione dedicata che integreremo man mano. E dopo la sua presentazione di Ramana, trovare ne L’Archetipo la descrizione di Vivekananda nelle profonde spiegazioni di Massimo Scaligero,  mi rende davvero grata anche nei confronti di Marina Sagramora per averci proposto questa lettura.

Segnalo dunque nella sezione Filosophia de L’Archetipo lo scritto molto interessante di Massimo Scaligero sulla figura del discepolo preferito di Ramakrishna, Vivekananda. 

http://www.larchetipo.com/2011/nov11/filosophia.pdf

SCIENZA DELLO SPIRITO, TRADIZIONE, TRIPARTIZIONE SOCIALE

VITA DEL PENSIERO COME IMPULSO SOCIALE (di Yuika Uchiyama)

 

Michele

(Liane Collot d’Herbois «Arcangelo Michele»)

*

L’economia, la società e la cultura moderna mostrano visibilmente un dimenarsi spasmodico, una richiesta di rinnovamento, una sete di impulsi vivificatori. Una sorta di malattia che non trova cura, poiché si ignora l’ingrediente ultimo ma in assoluto piú reale ed efficace: la conoscenza del Mondo Spirituale. La consapevolezza e l’accettazione dell’ordine soprasensibile può riportare l’armonia cosmica nei sistemi politico-economici ispirati oggi da materialità e astrazione, termini apparentemente opposti tra loro ma in realtà appartenenti alle due facce della stessa medaglia nelle mani di Arimane.

È la medaglia della quantità, privata volontariamente della memoria della qualità. «Il realismo del sensibile va superato con la potenza realistica dell’idea: che è la verità del sensibile», scrive Massimo Scaligero nell’Iside-Sophia. È necessario permeare le singole azioni di una sostanza illuminata, tenendo viva in sé la convinzione che non sono sufficienti gli atti ritenuti socialmente caritatevoli e meritevoli, poiché la verità non giace sempre nella bontà apparente. La Verità si trova nell’intuizione di ragioni piú elevate, talvolta difficili da comprendere per l’intelletto umano, donate dalla fede nella forza del pensiero vivo, operante nell’attimo prima che il pensiero razionale fluisca.

La travolgente potenza del pensiero inizia recentemente a essere presentita anche da realtà lontane da conoscenze spirituali, come a mostrare un nuovo andamento dell’evoluzione. Oltre ai soliti “uomini del momento”, istruttori dei moderni “individui vincenti”, i quali esibiscono la capacità di migliorare la vita tramite lavoro di pensiero, la cui finalità però permane nella sfera del guadagno e del danneggiamento altrui, degno di nota è uno studio della fisica quantistica russa inerente a quel 90% di DNA di cui ancora non si conosce esattamente la funzione. Tale DNA sarebbe una potente antenna che, in base alle informazioni ricevute da pensieri e parole interne ed esterne a noi, si modifica per poi trasmettere tale mutamento alle cellule dell’organismo, provocando un riflesso in esse. È un tentativo di spiegazione scientifica delle intuizioni, della telepatia, delle guarigioni tramite pensiero e via dicendo (The DNA-wave Biocomputer).

Questo studio è di certo un importante riscontro di leggi piú elevate esplicantisi sul piano fisico, ma è condotto in relazione al sistema nervoso e al cervello, i quali, come sappiamo dai nostri Maestri, hanno perso la loro originaria vita di luce per permettere l’esperienza sensibile e razionale. La tendenza della scienza a ritenere che il pensiero logico-matematico e riflesso sia la vera luce, è un tranello di Lucifero, attuato al fine di tenere prigioniera la Vergine Sophia.

Di conseguenza l’indagine del mondo puramente materiale, scontrandosi con lo strumento stesso con cui è compiuta – il pensiero – inizia a dare segni di cedimento. Solo il pensiero puro apre le porte alla vita del mondo eterico, libera il sistema nervoso, ripristina la memoria cristica del cuore e riporta l’unione androginica nel sangue eterizzato; qui l’Io, con la sua luce solare, può rincontrare allora le forze della  Luna celeste, della Vergine Sophia, colei che rappresenta

Iside-Sophia

  «il superamento del riflesso nel pensare e nel sentire», spianando la strada al Cristo. A tal fine è indispensabile l’intervento della forza di Michele, la volontà cosmica che vince gli incatenamenti degli Ostacolatori.

La realizzazione del Cosmo dell’Amore, verso il quale ci incamminiamo con passi lenti e con pesanti catene da sciogliere, richiede il riconoscimento della forza d’Amore all’interno del pensiero. Ancora nell’Iside-Sophia leggiamo: «Se si riesce a concepire la sintesi delle forze di tutte le Gerarchie fluenti nel Cosmo, si può avere l’idea della Forza-Christo e si può anche riconoscere che tale Forza è Amore Divino diveniente amore umano. Il farsi umano dell’Amore Divino è la virtú della Vergine Sophia, servente l’opera di Colui che incarna l’Amore Divino. Ciò è possibile, perché l’impresa del Figlio dell’uomo non è soltanto la convergenza della donazione di tutte le Gerarchie, ma parimenti il fluire di una potenza che giunge dal dominio superiore a quello delle Gerarchie medesime: il dominio del Mistero della “Causa prima senza cause”, da oltre il cielo cristallino. Ciò che viene dal Christo, la Terra invero non l’ha mai conosciuto: attende conoscerlo. Questa l’impresa dell’uomo».

Questo sacrificio, compiuto per rendere l’uomo libero e cosciente, superando lo smarrimento e la perdita di memoria della propria essenza divina, si manifesta nel pensiero riflesso. Scrive ancora Scaligero: «La degradazione del pensiero spiega l’angustia di questa Cultura, il disagio della Civiltà, il sacrificio che in forma in gran parte inconscia assedia l’uomo».

La riforma sociale, dunque, esige la liberazione del pensiero. Solo l’anima ripulita e mossa da pensiero in quanto forza d’amore potrà permeare di impulsi spirituali l’economia, la giurisdizione, la cultura. La giusta luce può essere riportata non dalla fredda e astratta matematica quantitativa, ma dalla conoscenza della vita spirituale in quanto qualità retrostante e immanente in ogni avvenimento.

In una circostanza in cui vi è una esigenza urgente di conoscenza, il nostro lavoro spirituale, mirante alla resurrezione dell’essenza originaria del pensiero, dovrà responsabilmente essere donato all’organismo sociale.

Occorre quindi operare con lo spirito comunicato da Steiner tramite le parole: «Oh Michele, io mi raccomando alla tua guida con tutta la forza del cuore, cosí che questo giorno possa diventare l’immagine della tua volontà di porre ordine nel destino».

 

Yuika Uchiyama

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.(per gentile concessione di www.larchetipo.com/2013/lug13/juvenilia.pdf)

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MICHELE - La Via del Pensiero, SCIENZA DELLO SPIRITO, TRIPARTIZIONE SOCIALE

DISTINZIONE

Lotta di classe e karma*

La libertà si va sempre piú perdendo sia a Oriente che ad Occidente, non perché il sistema “democratico” o quello “marxista” la escludano, ma in quanto si va perdendo la facoltà di riconoscerla.

È venuta meno la capacità di distinzione tra l’àmbito interiore della libertà e quello esteriore: distinzione che, prima di essere logica, è metafisica, ossia esigente quel tipo di pensiero intuitivo di cui si comincia a non essere piú capaci: piú per colpa del falso Spiritualismo, che del Materialismo. Al tempo stesso, il dominante paralogismo politico va gradualmente rendendo inservibile il cardine della Democrazia: l’uguaglianza di tutti dinanzi alla legge.

Non è sufficiente volere la libertà: è anzitutto necessario comprendere dove essa è una realtà dello Spirito e dove è pretesto retorico del sopraffattore.

La sopraffazione giunge in vari modi, politici, burocratici, legali o illegali: comunque è sostanzialmente un’azione del mondo ahrimanico contro lo Spirito, o contro l’essere libero dell’uomo. In tal senso sovversione e pianificazione politica della Storia si equivalgono.

Trattandosi di impulsi sorgenti da persuasione mistica, si può dire che essi operano con lo stesso potere di un karma.

Ma si tratta di un potere tendente ad annientare il rapporto dell’individuo libero con la propria direzione karmica: è una azione che sostanzialmente previene la possibilità che, nell’epoca dell’anima cosciente, l’umanità possa evolvere mediante la consapevolezza del retroscena karmico della propria storia.

 

Massimo Scaligero

 

Lotta di classe e karma, Perseo, Roma 1970.

SCIENZA DELLO SPIRITO, TRIPARTIZIONE SOCIALE
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