L’ARCHETIPO-NOVEMBRE 2024
Anno XXIX n. 11
Novembre 2024


(Ritratto di Massimo Scaligero-Scultura in marmo-luce di Enrico Savelli)
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(Budapest, 12 giugno 1909)
Abbiamo visto come la coscienza degli Atlantidi fosse ancora legata con il mondo spirituale e come per loro in effetti lassù fosse giorno e quaggiù, nel mondo fisico, notte. Poi abbiamo seguito la discesa dell’umanità nell’epoca postatlantica lungo i diversi periodi di civiltà fino a quello greco-latino, fino alla comparsa del Cristo-Gesù sulla terra.
Ora vogliamo osservare un’altra volta il nostro quinto periodo di civiltà. Grazie all’intelligenza indirizzata soltanto al piano fisico, l’umanità di oggi si è avviata nella discesa più a fondo di quanto non fosse avvenuto per le altre grandi civiltà. Il materialismo porta ad un alto dispendio di forza di comprensione e di lavoro di pensiero, il quale crea solo per il piacere fisico. Ad esempio è tipico per il nostro tempo l’essersi cristallizzati nella vita economica. La civiltà del presente lavora soltanto per il piano fisico, con una raffinatezza fino ad ora mai raggiunta. Per l’occultista è quindi evidente perchè proprio nel nostro tempo la contrapposizione fra religione e scienza, che si manifesta nei più diversi movimenti sia tanto grande, e perchè il baratro fra loro sia tanto ampio. Il contrasto fra religione e scienza, del quale soffre anche l’arte, si mostra sempre quanto più si abbassa il livello della cultura. Possiamo notarlo nella scienza attuale che si limita del tutto a un pensare materiale e astratto. La filosofia non è qualcosa di assoluto, ma qualcosa che nel corso dell’evoluzione dell’umanità si era formata in base a determinate premesse, man mano trasformandosi. Prima che esistesse un pensare filosofico, cominciato con i Greci solo nel sesto secolo a.C., vi fu un modo di conoscenza che derivava dalla saggezza dei misteri. Tale saggezza aveva la sua sorgente in un’interiore esperienza dell’anima nella quale si manifestavano i segreti del divenire universale. Quando nell’anima umana scomparve l’antica capacità della veggenza intuitiva, si presentò l’osservazione delle percezioni sensibili e animiche guidate dall’intelletto. Nei primi tempi pure avveniva che i filosofi, grazie a una veggenza interiore ancora possibile o ad una tradizione dell’antica conoscenza dei misteri, ne sapessero ancora qualcosa e la compenetrassero con la capacità intellettiva in formazione. Pitagora e Platone avevano nella veggenza la sorgente del loro sapere. Soltanto Aristotele lavora in base alla pura tecnica del pensiero e fonda la logica. L’aristotelismo rimase determinante per tutto il medioevo ed ebbe una sua fioritura nella prima scolastica.
A poco a poco si fermò però un baratro fra sapere e fede. Fra l’intelletto e la sua tecnica del pensiero da un lato e la verità sovrasensibile dall’altro si formò un baratro che ebbe la sua ultima espressione in Kant. In Kant e nella sua filosofia abbiamo un vicolo cieco; in esso ci ha condotto il pensare materiale. Purtroppo Kant fu colui che fecondò tutta la filosofia moderna. Il ricercatore dello spirito dice queste cose non per criticare la filosofia moderna. Le mostra per gettare luce sul cammino che può far uscire dall’ossificazione dei pensieri. Allo scopo vi è solo una via: scienza, arte e religione, i tre rami della civiltà, devono compenetrarsi a vicenda, devono emanare vita spirituale. E’ compito della scienza dello spirito occidentale conseguire questo scopo. Essa deve mettere pace fra i due aspetti dell’anima che più non riesce a unire in sé fede e conoscenza. Nulla avviene nel nostro mondo materiale senza il lavoro dello spirito. Lo spirito è sempre il creatore di tutto quanto è fisico. Nella scuola filosofica del pragmatismo di James*, tanto in vista, abbiamo soltanto uno pseudospiritualismo che afferra lo spirito materialisticamente, anche se comunque ha prodotto qualcosa di buono.
Il nostro tempo attribuisce alle tare ereditarie un’enorme e determinante importanza. Anche in merito a tali condizioni ereditarie, dal punto di vista della scienza dello spirito che vede i fatti fisici quali conseguenze di quelli spirituali, va detto che per i fenomeni patologici che ne derivano la sfera spirituale viene ostacolata da quella fisica e non riesce a manifestarsi. Ma come lo spirito è disceso nella materia fisica, può allo stesso modo risalire quando abbia raccolto le sue esperienze sul piano fisico. Tutto nel mondo è in evoluzione, e quindi anche l’uomo fisico e i suoi organi. Sappiamo che il corpo fisico umano ha organi che oggi non hanno più funzione alcuna: sono organi del passato i cui rudimenti portiamo ancora in noi. Del pari abbiamo predisposizioni per organi del futuro che oggi sono in una condizione di passaggio e di trasformazione. Ricordiamo anzitutto il cuore. E’ un organo i cui muscoli hanno fibra a striatura trasversale. ll cuore è una croce per l’anatomia della scienza materialistica, perchè è un organo involontario e ha muscoli a striatura trasversale invece che longitudinale, come tutti gli altri muscoli umani involontari. Come la scienza non immagina, è appunto un organo del futuro ed è sulla strada di diventare un organo volontario. Oggi nell’occultista è già formato. Così è per la laringe, anch’essa è un organo dell’avvenire… Vi è collegato il profondo mistero della procreazione. Oggi esso traspare nel momento della maturità sessuale con il cambio della voce. In avvenire l’uomo genererà il suo simile con la parola, e la laringe diverrà un organo creativo. L’avvenire dell’umanità sarà nel dar forma materiale all’interiorità, alla sfera animico-spirituale. L’umanità è sulla via della spiritualizzazione per lavorare in modo sempre più cosciente alla trasformazione dei suoi corpi. Da una concezione spirituale del mondo dobbiamo trarre la forza per questo compito nell’avvenire. Dobbiamo compenetrare con gioia e forza il sentimento di collaborare a questa grandiosa evoluzione.
Mi sia permesso di dire ancora qualche parola sulle due grandi leggi universali del karma e della reincarnazione. Sull’antica Luna non vi erano ancora queste due leggi. Solo con l’inserimento dell’io sulla terra, circa dalla metà dell’epoca lemurica fino alla metà di quella atlantica, si può parlare dell’inizio della reincarnazione come ora la conosciamo. Per l’animale, per il cui io vi è l’anima di gruppo, ancora oggi non esiste la reincarnazione. Troviamo nel mondo astrale il legame tra una specie animale e l’io corrispondente. Ad esempio per l’anima di gruppo dei leoni, la morte di un leone qui sul piano fisico corrisponde per noi al tagliarci un’unghia. Un animale come un leone è anzitutto un essere astrale che dall’anima di gruppo manda verso il basso come una corda che discende sul piano fisico, si condensa, e dopo la morte del singolo leone ritorna sul piano astrale. L’anima di gruppo la fa rientrare come una parte di sè. Sull’antica Luna vi era lo stesso processo anche per l’anima umana. Anch’essa era una parte della sua anima di gruppo e ritornava nel suo grembo. Come la Bibbia si esprime, essa era nascosta nel grembo del padre Abramo. Solo durante l’epoca lemurica le parole reincarnazione e karma iniziano ad avere un senso, e in un futuro cesseranno di averne uno. L’uomo allora entrerà stabilmente nel mondo spirituale e continuerà a lavorare in esso. Quando ad esempio l’uomo avrà sviluppato in sè l’impulso alla fraternità, cesserà l’evoluzione delle razze, esse saranno superate. Nel sesto periodo di civiltà gli uomini si comprenderanno già meglio, e il concetto di razza più non varrà. Gli uomini si ordineranno dall’interiorità, secondo lo spirito, e non più dal di fuori attraverso nessi fisici. Nel settimo periodo di civiltà, che rispecchierà il paleoindiano, vi sarà di nuovo una divisione in caste, però libera. Tutto nell’evoluzione si modifica di continuo, ma si nota un costante progresso. L’epoca atlantica, che è a metà della nostra evoluzione terrestre, ci mostra un punto importante che è senz’altro caratterizzato dal completo inserimento dell’io nel corpo fisico umano. Esso inizia alla metà dell’epoca lemurica, dopo l’uscita della luna dalla terra. Sempre l’umanità si evolverà, e quando il concetto di fraternità si sarà in pratica realizzato sulla terra, le razze saranno superate. Anche il karma sarà allora superato.
Che cosa è la legge del karma? E’ la tendenza a pareggiare in una delle incarnazioni successive ciò che non era bene in una precedente. Si deve però distinguere fra un karma che agisce interiormente e un karma che opera dal di fuori. Fanno parte di quello interiore la formazione del carattere, le proprie caratteristiche ed abitudini. Fanno parte di quello esteriore le condizioni di vita nele quali si è posti: famiglia, popolo e così via. Esaminiamo con maggior precisione come il karma operi nella vita fisica. Ad esempio se in una vita compaiono istinti, brame e idee, nella vita successiva, o in una di quelle successive, essi ricompaiono come abitudini. Dalle buone abitudini poi nella vita successiva si avrà un corpo fisico bello, ben fatto e sano; una cattiva abitudine produrrà nella prossima vita una malattia o la disposizione a una malattia. Così vanno ricercate le cause di malattie nelle tendenze e nelle abitudini di una vita precedente. Il destino dell’uomo è invece il risultato di sue azioni precedenti. Chi in una vita darà molto amore, in un’altra avrà la caratteristica di conservarsi a lungo giovane, anche esteriormente. Chi in una vita avrà molti sentimenti di odio, in un’altra invecchierà presto. Persone che si abbandonano alla pigrizia nella vita normale, lavorando contro la spiritualità, perdono qualcosa per una vita successiva e faticheranno a riprenderlo.
Vorrei ora aggiungere qualcosa sull’ iniziazione. In tutti i tempi, dalle sue sorgenti attinsero le guide dell’umanità. Le grandi individualità che presiedevano i misteri, e che noi chiamiamo i maestri, sempre guidarono l’umanità. Per meglio comprenderlo occupiamoci ora del principio dell’iniziazione. Di una iniziazione impartita agli uomini si può in effetti solo parlare dal tempo della catastrofe atlantica. Anche l’iniziazione attraversò infatti una sua evoluzione e modificò anche le sue forme esteriori secondo la necessità degli uomini.
Perché durante il sonno non percepiamo le impressioni dei sensi, sebbene siamo contornati dal mondo sensibile? Perchè il nostro intelletto non lavora durante la notte. Mentre dormiamo, nel letto rimangono il corpo fisico e quello eterico, mentre si separano il corpo astrale e l’io che vanno nel mondo spirituale. Perché nulla percepiamo nel mondo spirituale che ci circonda, nel quale pure il corpo astrale e l’io si trovano durante la notte? Perché il corpo astrale di un uomo normale, avendo abbandonato il corpo fisico la notte, non ha organi di senso astrali e quindi non può percepire. Con l’iniziazione, con gli esercizi, il caotico ammasso astrale, quale si mostra in un uomo normale, viene organizzato in modo da avere a poco a poco organi e da poter percepire durante la notte. Nella vita normale l’uomo non è ancora forte abbastanza per formare organi nel suo corpo astrale. Per poterlo fare, l’interiore forza umana va in sostanza molto sviluppata. Lo si ottiene con ben determinati esercizi di meditazione e di concentrazione e seguendo altre indicazioni. Il discepolo deve seguire nella sua vita di sentimento e di pensiero ben determinate idee, scegliendo cose che poco o addirittura per nulla corrispondano alla realtà. Immagini ad esempio che corrispondono a cose esteriori non sono adatte per formare l’organizzazione del corpo astrale. Poniamoci di fronte ad esempio un oggetto, come la rosacroce, una croce nera con le sette rose rosse: se l’esercizio è fatto con la necessaria energia e pazienza, dopo un tempo più o meno lungo, a seconda del proprio grado di evoluzione si sperimenterà qualcosa. Si modificherà così il proprio corpo astrale, fornendolo di organi. Non devono essere scelte solo idee astratte, ma vanno aggiunte vere immagini della vita di sentimento e di sensazione. Solo così si ottengono i giusti risultati.
Si distinguono tre modi di iniziazione, e tutti e tre conducono allo stesso fine. Sono tre cammini che vanno scelti secondo l’individualità umana. Una iniziazione è quella della saggezza, e ad essa corrisponde la scuola indiana o orientale. La seconda, quella del sentire, è la cristiana. Oggi solo pochi possono seguire questa strada , perchè richiede una grandissima forza di dedizione e di devozione. La prima strada, l’indiana, è legata a grandi pericoli per i corpi occidentali europei, e di conseguenza non è quella giusta. La terza strada dell’iniziazione è la scuola rosicruciana, la strada iniziatica del pensare e del volere. Essa porta a un’unione con le forze delle altre vie iniziatiche. La conclusione è specifica per ognuna delle iniziazioni, e nel corso del suo sviluppo deve adattarsi alle singole condizioni dell’anima e alle possibilità che sono date dai corpi umani.
Il discepolo delle antiche iniziazioni doveva giacere tre giorni e mezzo nel sepolcro ed era come morto. I suoi. corpi, l’eterico e l’astrale, erano fuori di lui e sperimentavano il mondo spirituale. Lo ierofante sovrintendeva il processo e richiamava in vita il neofita. Dopo il suo risveglio egli era un testimone del mondo spirituale. Questa era la forma dell’antica iniziazione, ma oggi non è più necessaria in quel modo. Le iniziazioni cristiana e rosicruciana agiscono tanto forte sull’uomo che egli può raggiungere ciò che nell’antica iniziazione poteva venir raggiunto con l’uscita delle parti costitutive superiori del corpo fisico; si imprimono cioè nel corpo astrale e in quello eterico le impressioni avute nel mondo spirituale, senza quel letargo di tre giorni e mezzo. L’iniziazione moderna, se così vogliamo chiamarla, dopo che sia compiuta la purificazione o la catarsi del corpo astrale, ha l’effetto di portare a una reale veggenza e ad una conoscenza sperimentata del mondo spirituale; le impressioni sperimentate dall’anima nel mondo spirituale si imprimono poi nel corpo astrale e in quello eterico. E’ ciò che nello sviluppo occulto viene chiamato illuminazione.
RUDOLF STEINER
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Nota *James: William James (1942-1910) filosofo americano
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(CONCENTRAZIONE di Marina Sagramora)
Forse è il caso che venga caratterizzata meglio l’indicazione ascetica che Massimo Scaligero dette in anni lontani a me in incontri individuali, ma anche in quelli ai quali andavo assieme ai miei giovanissimi, che mi accompagnavano negli incontri con lui. E’ bene essere estremamente chiari, per non alterare il modello-archetipo della concentrazione, che rimane una operazione unica, che non patisce arbitrarie alterazioni.
Dico questo perché Rudolf Steiner, nella Scuola Esoterica da lui fondata e diretta a partire dal 1904, afferma esplicitamente che gli esercizi che vengono dati al discepolo della Iniziazione NON sono escogitazione “umana”, che NON sono esercizi e pratiche una sua ‘intelligente’ elaborazione personale, bensì sono ‘rivelati’ e ‘comunicati’ dal Mondo Spirituale, dalle Entità divino-spirituali, dai Maestri Invisibili della Iniziazione.
E aggiunge Rudolf Steiner, che tali esercizi e pratiche devono essere eseguiti ‘wortwoertlich’, ossia ‘ad litteram‘, senza alterazione veruna da parte del discepolo praticante, che NON è lecito al discepolo dell’Iniziazione inventare ‘esercizi’ di sua fattura – se di Iniziazione trasmutatrice dell’umano si tratta, e non di tuttaltro che innocue pratiche in stile ‘new-age’, o forme di training autogeno, oppure le scempiaggini banalizzate, edulcorate, poetizzate, intellettualizzate, emotivamente sentimentalizzate, che vengono in maniera sciocca, insana e improvvida, vengono date per es. a medici – con tanto di ‘obbligo’ di relazione via e-mail degli eventuali risultati ottenuti, e successiva discussione comune di essi, secondo il pessimo costume yankee dei verbosi talk-shows.
L’indicazione di Massimo Scaligero circa la modalità di esecuzione della concentrazione – la quale resta una operazione interiore assolutamente unica – fu che la concentrazione nella fase della ‘descrizione’ – eseguita con attenzione volitiva su ogni pensiero – dell’oggetto, mero pretesto per tale volitivo e concentrativamente attento pensare, può essere eseguita ‘con parole ed immagini’, ‘con sole parole’, ‘con sole immagini’ e, solo quando il processo della concentrazione è veramente dominato e MOLTO a lungo esercitato, evitando di formulare i pensieri della ‘descrizione intuitivamente presenti e posseduti, ‘senza immagini e senza parole’. Ma è una operazione difficile – come il saltare attraverso abissi e voragini – che Massimo ‘alpinisticamente’ paragonò – ne ho ancora fresco nell’anima il ricordo – al “saltare di picco in picco, come uno stambecco”: questa la sua ardita e calzante ‘immagine’.
Non si tratta, dunque, del come “se si trattasse di concentrarmi sul fatto che sono concentrato….spiando la mia volontà, la sua forza di restare “uno” con il pensare con calma e massima determinazione… osservare solo questo nel silenzio interiore più profondo….”, anzi nella radicalità della concentrazione volitiva è proprio questo ‘sdoppiamento’ tra soggetto pensante ed atto pensante che va energicamente abolito. L’atto della concentrazione è tanto più efficace ed energico, quanto più con vera dedizione, abnegazione, e persino immolazione, ci si immerge, ci si sommerge volitivamente in esso con ogni forza, senza riserve, senza residui, senza risparmio.
In genere la prima fase della concentrazione – la ‘descrizione’ volitiva – viene vista come faticosa, come poco o punto gratificante, e molti cercano di arrivare rapidamente, dopo un’affrettata e sommariamente eseguita prima fase, alla seconda fase vista come più ‘appagante, in sostanza – a loro vedere – più ‘riposante’. E’ un errore clamoroso: se non si è capaci di illimitata dedizione alla prima fase della concentrazione – quella della ‘faticosa’, ‘ingrata’ e ‘prosaica’ descrizione volitiva – non si sarà neppure capaci di trarre frutto alcuno dalla seconda fase: quella ‘contemplativa’.
La concentrazione non va affrontata con comodo misticismo, bensì con energica volontà, che deve dare TUTTO di se stessa, TUTTA INTERA la propria energia, spendere TUTTA la propria forza, se vuole che nell’atto volitivamente pensante il Mondo Spirituale riversi la VITA, la prima vita che sia veramente ‘viva’, diversa da quella consunzione della vita animale e biologica, che è sin dalla nascita votata alla morte. Se nella prima fase della concatenazione volitiva di pensieri della ‘descrizione’ – eseguita da ‘teppisti’, mi scrisse in una lettera Massimo – si dà tutto se stessi, sino all’oblio di se stessi, si giunge poi alla immobilità metafisica della contemplazione: ma questo stato del pensiero puro bisogna espugnarlo con feroci, ripetuti, innumerevoli combattimenti interiori alla ‘baionetta’. E’ una operazione o un atto eroico, eseguito con coscienza, libertà, dedizione, amore!
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Il gruppo dei tuoi boccoli, che il vento
sviluppa di sollievi musicali
sulla fronte infantile, suona argento
di voci, nei miei sogni prenatali.
Con l’onda che al mio petto ansa in accento
di fanciullezza eterna, ecco trasali
fra l’impeto dei giuochi in movimento,
e mi sfiori con gli occhi pieni d’ali.
Si stende il prato color giorno, e sembra
vivo tappeto d’oro sulla terra
oscura, che vi occulta le sue membra.
Tu sorgi come un fiato dalla zolla
profonda che il tuo calice disserra:
farfalla in fiore, o volo di corolla.
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Arturo Onofri
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(da Aprirsi fiore, 1935)
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Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.
(Deuteronomio)
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Chi abbia esperienza del processo pensante, può constatare come la condizione riflessa del pensiero sia il momento soggettivo, in cui il pensiero subisce necessariamente i limiti della mediazione fisiopsichica: momento però superabile mediante la coscienza stessa del momento soggettivo. Il coneguimento di questa coscienza non è soltanto un atto conoscitivo, ma simultaneamente ascetico: nella formazione cosciente del pensiero, conoscenza e ascesi coincidono.
(Massimo Scaligero)
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Studio e fascino. Due parole, significati differenti.
Lo studio ha a che fare con la conoscenza.
Il fascino ha a che fare con l’oggetto di studio.
Il fascino (o i sensi) è mezzo che porta allo studio, mezzo di cui l’uomo si libera o si dimentica nel momento in cui si immerge nell’oggetto.
L’oggetto rivelato, conosciuto, viene consegnato agli altri uomini.
Di nuovo viene rivestito di fascino. Da oggettivo che lo scienziato aveva ricostituito il dato, la soggettività torna a ghermire di nuovo il fenomeno. L’opera dello scienziato, ossia la vita donata all’oggetto fugge di nuovo via da esso che, cadavere, può essere inabitato a piacere da qualsiasi altra “cosa”.
L’oggetto torna ad essere interpretato, usato, mercificato in tutte le forme.
Il pensiero, esatto nell’uomo quando si fa scienziato, è tornato ad essere quello suscettibile d’essere ghermito e trascinato via da qualsiasi vento.
Il fenomeno viene addotto a prova e dimostrazione dei pensieri più svariati e trasformisti.
Il frutto di questa fedele, ferrea e codificata logica è la situazione sociale attuale della umanità.
Considerando in maniera distaccata e al di fuori questo meccanismo, si può notare che la capacità di pensiero innalzatasi dal consueto livello soggettivo e riflesso, condizionato, a quello di esattezza e oggettività, torna ogni volta a cadere in processi schematici e dialettici automatici associativi, in processi codificati come realtà e certificati come reali mezzi di indagine.
Si può riconoscere la “eccezionale” (possiamo dare a questo aggettivo sia la caratteristica di “una tantum”, ossia di “ fuori della norma”, che quella di elevatezza qualitativa) capacità dell’uso del pensiero, dell’intelletto umano. Nello stesso tempo si riconosce anche la difficoltà e incapacità di mantenimento continuativo di siffatto straordinario pensare nella nostra vita di veglia o coscienza ordinaria.
Più giustamente si può osservare che l’uomo scinde nel tempo e dunque separa e distingue l’azione percettiva del mondo da quella dell’auto-percezione-coscienza di sè.
Il collegamento o coincidenza tra i due stati di essere è ciò che nel suo stabilirsi permette l’investigazione e i suoi risultati, unione ed attività che però nell’uomo attuale avvengono nell’incoscienza.
La coscienza ordinaria permette di esaminare e constatare l’attuale livello evolutivo dell’uomo, il suo limite (qui inteso nella sua accezione di potenziale stimolo al suo superamento), ossia permette una verifica a posteriori, un pensare sul pensato.
Sempre cercando di rimanere al di fuori nella osservazione di questo quadro, possiamo distinguere, in senso qualitativo, il passato dell’uomo dal suo presente.
Se prima egli, pur tentando e desiderando di dare un disegno e un fine agli eventi, si ritrovava con fatalità a considerare l’ineluttabilità di una legge superiore che genericamente possiamo chiamare Karma, attualmente riesce a percepire, seppure confusamente, che “qualcosa”, intesa come forza e potenzialità, può riferirsi più direttamente a lui, in quanto la sente più intima, dentro di sè.
Steiner definisce questo stadio evolutivo dell’uomo come quello dello sviluppo dell’anima cosciente.
Se prima un ordine, una legge, una morale, bastavano e soddisfacevano l’uomo, pur nella loro non perfezione, ora l’uomo sente, anche se oscuramente, che c’è qualcos’altro di più intimo e appartenente a sè che non è la solita speranza del nuovo che s’aspettava sempre dall’esterno, quando una situazione non più soddisfacente abbisognava di nuovi interventi correttivi e migliorativi.
L’uomo comincia a fare i primi passi verso una “cosa” completamente nuova, che prima gli era estranea totalmente: La Sua Libertà.
Il nome che l’uomo dà alla protagonista di questi nuovi tempi ancora rientra nei metodi conosciuti di investigazione e determinazione nominale e dialettica. Non è fase negativa, piuttosto fase essenziale (quando non diventa stato di permanenza per scelta e chiusura di indagine) e concreta, che quando riconosciuta necessaria impedisce di ricorrere ulteriormente all’astrattismo, come terreno di percorso, e permette di difendersi da questo.
Riconoscere di essere nella dialettica è gia potenziale superamento di essa, possibilità di dirigere i propri sentimenti e impulsi verso la verità, ossia per la ricerca della vera realtà del fenomeno, in zona pre-dialettica.
La coscienza è potenzialità di autocoscienza.
L’impresa superumana è dare una sostanza di vita a questa potenzialità, a questo nome: Libertà, impresa che può ricondurre, ri-Unire, il risultato della percezione al suo percipiente nell’autocoscienza.
Perdersi nel dato e lì permanere, inficia non solo la possibilità di ricordarne e conseguirne la fonte ma anche impedisce la possibilità dell’ulteriore collegamento tra le cose, perciò la sofferenza dell’umanità, che pur nella sua eccezionalità è arrivata a superare i limiti del passato, assume nuova forma e drammaticità nel suo passare e ripassare – sbattendo, come una falena disperatamente nei riflessi, tra risultato e risultato – in una logica antiumana, convinta che nel fenomeno e nella sua quantità sia contenuto il segreto della vita, quella Verità, o Realtà che la Filosofia dell’uomo ha sempre tentato, impotente, di conseguire.
La madre di tutte le ferite è lo squarcio immenso e profondo tra lo Spirito dell’uomo (che è la nostalgia della Vita del pensiero) e la meravigliosa affascinante “realtà” del mondo fuori di noi, compreso il mistero umano allorchè lo consideriamo come oggetto di conoscenza.
Di questa grande archetipica ferita l’uomo conosce la sofferenza e non altro (a parte brevi illusioni di guarigione), se non un eco di racconto, affascinante, ma pur sempre solo racconto, di cui percepisce solo una atmosfera simile a quella che prova il bambino mentre, scivolando nel sonno, sente la voce familiare del genitore narrante una bella storia.
Quando l’uomo riuscirà a immettere la vita in ciò che ora gli è accanto e dentro come morto nome, come morta parola, come astrazione e dialettica, scoprirà che tra lui e la libertà altro non c’è che la morte dell’illusione, l’ accettazione e assunzione totale di questa morte, perchè la Resurrezione del pensiero sarebbe un concetto irragionevole e privo di senso senza la sua previa Morte.
Percorrere individualmente, ognuno di noi, dal livello più basso e prossimo, in ascesa, il proprio pensare è tendere con veracità alla veracità.
Dalla Morte alla Vita.
In questo senso – se obiettivamente vogliamo riconoscere un valore universale all’onestà – il messaggio di Steiner, e di Scaligero, sulla educazione ed esercizio del proprio pensare, è il pendaglio quotidiano che dobbiamo tenere sulla nostra fronte. Una scelta dell’individuo, attraverso l’esercizio della Concentrazione, che potenzialmente così può permettere di trovare il vero se stesso e non un qualsiasi personaggio di una fiaba, forse bello, sì, ma solo nella fantasia.
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