MARINA SAGRAMORA

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LA COSCIENZA RESTITUITA (di M. Scaligero)

(The Vision of the Holy Grail, 1891 1934-John Henry Dearle)

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Per uscire dall’attuale prigionia contratta e trovare l’infinito in un punto senza dimensione, a partire dall’essere che siamo, occorre estinguere in sé l’individuo antico: estinguere l’essere, lasciar svanire le velleità, morire, non essere, finire, scendere nel nulla, conoscere l’annientamento, l’atarassia, la neutralità nuda, lo sprofondare sino all’assenza pura, sino all’assenza assoluta del soggetto dell’annientamento: non essere, cessare di essere, togliere tutto, non volere.
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Questo compito non è facile, ma è l’alto cammino per un risostanziarsi della Luce prima nell’essere che si è nel profondo, un ricominciare il proprio essere dall’origine, un annientarsi per essere: nel ritrovarsi, dopo l’annientamento, si ritrova la vera vita, la reale essenza, il pensiero puro, il gioiello splendente della liberazione, un ricamo trascendente di luce, di vita della luce: essenza che è nel mistero della obiettività senza limite e tuttavia è l’essenza della forza profonda. Il segreto è appunto questo: che l’essenza indipendente da noi sia veduta da noi: ché questo vederla è la via al riconoscere come nasca in verità in noi. Ciò che è veduto come pura obiettività è la nascita dell’Io, che può sperimentare l’identità con il mondo (obiettivo) in quanto comincia col separarlo da sé. E questo è il segreto dell’Io, ossia dell’anima, della Iside-Sophia.
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Occorre tornare alla purità, per essere puri: ritrovare il pensiero della inalienabile luce, il fluire immateriale, la vena di lampo che si scinde da ogni scoria terrestre, la luce gemmante, il ricamo sorgivo intoccabile, il puro fiore di luce, il primo essere del pensiero, il piú interno sorgere della luce: il lampo che si scioglie dall’oscurità, perché i pensieri preparino l’imminente vita, perché il pensiero sia misura dell’eterno nell’anima e strumento della purificazione.
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Quest’opera è lunga, profonda, eroica. L’Io, per ritrovarsi, deve ritrovare il Cristo, ma per ritrovare il Cristo deve ritrovare la Iside-Sophia.
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Questa è la verità piú oggettiva: non soggiacere a una necessità esteriore allo Spirito, non essere presi da una brama ideale, essere mossi da una “privazione” o da un bisogno piú forte di sé: lasciar manifestarsi la forza che si è riconosciuta identica alla propria vocazione di reintegrazione dello Spirito, lasciar sorgere in sé la virtú d’Amore che riconduce nella sfera originaria della Luce: questa virtú è la Via al Graal.
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Dono ineffabile del Graal è il potere di redenzione che dalla originaria luce giunge sino alla radice dei sensi. È la coscienza restituita come luce di pensiero all’Io.

 

Massimo Scaligero

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da una lettera dell’agosto 1970 a un discepolo

grazie a L’Archetipo

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IL MISTERO DELLA PASQUA (di M. Scaligero)

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Con il Venerdí Santo si è giunti al momento della illuminazione definitiva di Parsifal, il preludio della riconsacrazione del Graal. Ognuno di noi deve affrontare questo nella propria vita: attraversare i momenti della Passione, procedendo verso il Mistero della Resurrezione; conoscere l’oscurità che precede l’aurora, cosí da sentir nascere infine la certezza della perennità dell’accordo celeste-terrestre.
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Una grande calma scende allora dalle corone stellari sul nostro cuore, perché l’anima sia concorde limpidamente con le altre anime in questo cammino terrestre.
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È la realizzazione del dono recato dal Cristo con la sua azione folgorante. Era ormai disegno divino far vincere all’uomo la reclusione nella sua soggettività, grazie a un Amore che lo svincolasse dall’affettività espressiva del sangue, degli istinti, dell’ego, della consanguineità, e tuttavia lo lasciasse libero, secondo l’impulso della libertà suscitato in lui da Lucifero. Christus, verus Luciferus. Alla forza dell’Amore legata al sangue congiunse il puro impulso dell’Io libero: il principio del Sacro Amore, del Graal. L’Amore cosí scorre da anima ad anima: il sangue versato sul Golgotha libera le originarie forze del sangue: congiunge con l’Io eterno l’Io individuale. Questo è il senso dell’incontro piú sottile dell’anima con l’anima.
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Nella Pasqua il Cristo risorge. Sempre risorgerà. Ogni giorno il cuore deve farlo risorgere, perché la vita non sia smarrita nel nulla, ma dia il suo vero contenuto alla Terra, al Cielo, alle Stelle, a se medesima.
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Massimo Scaligero

Da una lettera datata Pasqua 1975.

Grazie a Marina Sagramora

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Immagine: Beato Angelico «La Resurrezione» Museo San Marco, Firenze.
La Madre di Gesú e le pie donne vanno al sepolcro e lo trovano vuoto. Un Angelo dice loro: “Egli non è piú qui, è risorto…”.

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MARINA SAGRAMORA, PASQUA, SCIENZA DELLO SPIRITO

L’AUM E IL PENSIERO DI PASQUA (di R. Steiner)

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Le piante emanano aria pura. Esse sono pure, senza brama, disinteressate; perciò ci si sente bene in mezzo al mondo vegetale: esso emana vita. Ma col suo respiro l’uomo comune reca morte nell’ambiente. Per mezzo di una vita pura, morale, disinteressata, egli deve trasformare il suo respiro in un respiro puro, pieno di vita, e per via degli esercizi interiori egli deve portare ritmo nel suo respiro. Egli deve poi imparare ad emanare nel respiro la sua individualità, ad imprimerla nel mondo; per effetto di ciò, egli dà vita all’ambiente. Grazie a una continua educazione di questo genere, il discepolo impara a librarsi al di sopra di ciò che è puramente fisico, a porsi nell’elemento eterno.

Per questa via egli ascende agli eterni, imperituri archetipi delle cose, che non nascono e non periscono; egli si unisce anche con il suo proprio archetipo. Fisicamente l’uomo viene ad esistenza e perisce, ma per ciascun uomo c’è un archetipo che è eterno. Se il discepolo impara ad unirsi con l’archetipo, egli è allora salito al mondo eterno dello Spirito, si libra al di sopra del perituro. Questo è lo stato di cui viene detto che l’uomo riposa allora tra il roteare del grande uccello, del cigno dell’AUM.

L’AUM è il trascendere retrospettivamente dalle immagini all’archetipo: l’elevarsi all’imperituro. Questo elevarsi all’eterno, l’unirsi con gli archetipi, viene anche espresso nel Mantram delle Upanishad:

Yasmai jasam jagat sarvam, yasminn eva praliyate

yenedam dhriyate chaiva, tasmai jnanatmane namah.

Questo è ciò che sta nel pensiero pasquale. È la resurrezione dell’uomo dal suo legame con ciò che è perituro e materiale nelle religioni eterne degli archetipi. La natura serve quale simbolo di ciò. Come a Pasqua sboccia ovunque nuova vita dalla terra, dopo che il granello di seme si è sacrificato e si è decomposto nella terra per dare alla nuova vita la possibilità di sussistere, cosí nell’uomo deve morire tutto quanto è inferiore. Egli deve sacrificare la natura inferiore per potersi elevare agli eterni archetipi delle cose. Perciò anche la Cristianità festeggia in quest’epoca del risveglio della natura dal sonno invernale, la morte e la Resurrezione del Redentore.

Anche l’uomo deve prima morire per sperimentare poi la resurrezione nello spirito. Solo chi supera il legame con ciò che è perituro, può diventare imperituro come gli eterni archetipi, può riposare tra le ali del grande uccello AUM. Poi l’uomo diventa tale da collaborare al progresso del mondo. Egli riplasma poi il mondo per una futura esistenza: dalla sua piú profonda interiorità egli opera magicamente nel mondo.

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Tratto dai Quaderni di Scuola esoterica di R. Steiner nella traduzione di M. Viezzoli – per gentile concessione di Marina Sagramora

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