L’ARCHETIPO-AGOSTO 2020
Anno XXV n. 8
Agosto 2020



IL TERZO GIORNO
1. La via alla Terra.
Collegamento al Capitolo precedente
Fino allo stadio della blastula, l’embrione, come abbiamo visto, dapprima si sviluppa liberamente nella cavità del dotto ovarico, poi nell’utero. Ora però, sei giorni e mezzo dalla fecondazione, è giunto il momento nel quale la blastula maturata viene accolta nell’alveo dell’utero. Dapprima essa si fissa con il suo polo terrestre sulla mucosa. Dal polo terrestre crescono nelle profondità, delle terminazioni sottili, mobili; come radichette, con l’aiuto delle quali l’embrione lavora attivamente nella mucosa uterine (vedi Tavola III, fig. 1, poi figg 2 e 3) , fino a che non è completamente avvolto da essa.
TAVOLA III

Implantazione dell’embrione (liberamente, secondo LANGMAN). Fig. 1: la blastula penetra attivamente nella mucosa uterina (da sei a sette giorni dopo la fecondazione). Fig. 2: implantazione giunta alla metà del processo; il trofoblasto è cresciuto fortemente e si è differenziato nei citotrofoblasti generativi e i sinciziotrofoblasti, verosimilmente derivati da quelli, che entrano in rapporto con la mucosa materna. L’embrioblasto si è differenziato in ectoderma ed entoderma (7 giorni e mezzo dopo la fecondazione). Fig. 3: 9 giorni dopo la fecondazione. Implantazione praticamente completata; il coagulo di chiusura chiude le porte alla cavità uterina. Il frutto appiattitosi nel corso del processo d’implantazione diviene nuovamente sferico; il trofoblasto si è potentemente sviluppato. La cavità amniotica già visibile nella Fig. 2 è divenuta più grande e attorno al blastocele si è formata la membrana di HAUSER; perifericamente rispetto a questa sorge il coelom estraembrionale, la cavità corporea posta al di fuori dell’embrione vero e proprio. Il punto, indicato dalla freccetta sotto la Fig. 3, mostra l’effettiva grandezza dell’uovo (embrione e trofoblasto), che è disegnato nella Fig. 3.
All’interno di questa Terra materna l’embrione umano ora può svilupparsi, fino a che esso non è abbastanza forte da venir abbandonato alle forze della Terra esteriore. Anche la Terra esteriore un tempo era diversa. Anch’essa si è evoluta: da una sostanzialità più sottile sulla sua superficie è divenuta «pesante» e dura come una roccia. Secondo la Genesi, anche la Terra una volta fu un campo di forze immateriali, come la «Terra» del giovane embrione umano, giacché la Genesi descrive ambedue le evoluzioni: quella umana e quella della Terra. Questo processo di condensazione che la Terra poté compiere nel corso di miliardi di anni, il corpo umano ora, in una certa maniera, deve eseguirlo durante il suo sviluppo embrionale. Così lo sviluppo embrionale è una sorta di evoluzione cosmica svolgentesi in tempo breve. E allorché le ossa del corpo in formazione cominciano a solidificarsi, allora quest’ultimo si è conformato ed è maturo per la nascita. L’uomo si sviluppa per la Terra. Il suo corpo viene plasmato per la vita sulla Terra, riceve delle ossa ed un corrispondente peso. A tal fine lo aiutano le forze terrestri. Finora noi conosciamo l’elemento della Terra, ha-haretz, soltanto come ciò che è vivente-attivo nell’interno e sta di fronte alle forze del Cielo, ha-schamajim, che tendono verso l’esterno. Ciò porta, in relazione all’elemento sostanziale che va costituendosi sempre di più alla maniera di concepire, che ha-schamajim operi maggiormente all’assottigliamento ed alla volatilizzazione, ha-haretz invece alla condensazione e all’indurimento: che con ha-schamajim l’elemento sostanziale tenda dal centro verso la periferia, che con ha-haretz invece la sostanza si condensi nel corpo dell’embrione. Nella relazione dinamica di esterno ed interno abbiamo trovato la Terra dentro. Ma dopo che, nel secondo giorno della Creazione, le forze del Cielo, come espressione di un nuovo atto di Creazione, si sono immerse nell’elemento fluido, sorse nello spazio della Terra il «sopra» e il «sotto». Nella regione inferiore ora presagiamo la Terra. Con ciò è stato fatto pure il primo passo nella gravità. La Terra non è più unicamente un elemento che si attiva in maniera vivente nell’interno; d’ora in avanti al concetto Terra inerisce anche quello della gravità. E d’altro canto, nel concetto Cielo penetra ciò che possiamo caratterizzare come ciò-che-tende-verso-l’alto.
Con l’immergersi della blastula nell’utero abbiamo un’immagine su come ora l’embrione si ponga nella sfera delle forze di questa nuova Terra sottoposta alla gravità. Tuttavia ora il suo successivo essere umano dipenderà proprio dal fatto che esso superi sin dal principio questa gravità. Che esso riesca a farlo, lo vediamo per esempio nel fatto che l’embrioblasto, che appunto rappresenta il polo gravitazionale, rimanga ancora costantemente incluso nella sfera del trofoblasto. Avviene diversamente nel caso della scimmia. Anche la scimmia (macacus) ha una bellissima blastula (vedi Fig. 6), ma la differenza morfologica tra trofoblasto ed embrioblasto è già grandissima, quest’ultimo appare goffo e pesante nei confronti del primo che invece appare delicato, quasi come un’esilissima parete (überdünnwandig).

Nel caso dell’uomo, sia l’embrioblasto come i suoi successivi stadi di sviluppo rimangono molto più pervasi dalle forze delle sfere celesti, che superano la gravità. Con ciò viene toccata una differenza essenziale, affatto generale, tra l’uomo e l’animale. Attraverso tutta la sua struttura, l’animale è molto più fortemente legato alla Terra che non l’uomo, il quale conquista il suo esser umano proprio attraverso la facoltà di stare eretto, attraverso il superamento della gravità. Per la verità, anche una scimmia può talvolta stare eretta, ma questo è sempre un ergersi esteriore, giacché il corpo della scimmia è organizzato per la gravità. Allorché l’uomo si erge eretto, questo stare eretto corrisponde alla sua organizzazione. Per lui la stazione eretta non è niente di esteriore, bensì qualcosa di profondamente fondato nel suo essere. Accanto alle forze della gravità, sono quelle della stazione eretta le plasmatrici del suo corpo. Perciò in lui il principio della stazione eretta è all’interno di tutti gli organi, e ciò si lascia dimostrare addirittura sin nella fine struttura di essi¹. Ergersi eretto non significa sottrarsi alle forze della Terra. Significa non farsi sopraffare dalle forze della Terra, ricercare nel corpo terrestremente pesante le forze del Cielo e farle essere presenti. Il poter fare ciò necessita di una speciale organizzazione.
Fare questo è una faccenda che riguarda la personalità umana.
Nel momento in cui ora le forze della Terra cominciano ad essere attive in maniera vera e propria nell’embrione, vediamo le forze del Cielo sviluppare ora più che mai la loro attività. L’embrione vive tra le forze della Terra e quelle del Cielo.
¹Vedi RUDOLF STEINER: per esempio in Scienza dello Spirito e medicina, ciclo di conferenze per medici e studenti di medicina, tenuto a Dornach nel 1920, Editrice Antroposofica O.O.98-99.
(Continua)
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NELL’IMMENSO GELO : IL FUOCO CHE AVVAMPA
E’ UNA GOCCIA DEL CUORE DI LUCE
CHE MANIFESTA L’ARMONIA DEGLI ETERNI.
MENTRE NELLA STASI DEL GELO LE ANIME PERSE ESPRIMONO ODIO.
TENUE IL CALORE SI ANNUNCIA NEGLI AUREI BAGLIORI DEL CIELO.
E TALE INVINCIBILE LUCE CHE SORGE
SCATENA IL FURORE DI COLORO CHE VOLLERO IL MALE
NEL MARE GHIACCIATO DELL’OTTUSO SENTIRE SOLTANTO LE PIETRE.
L’ABOMINIO CHE MUORE PRONUNCIA SOLTANTO LAMENTI RIBELLI
VOLUTI LADDOVE ODIO E STRIDORE PERVADONO INTELLETTI OSCURATI.
OTTUSI INTELLETTI NEL GELO MALEDICONO IL BENE
CHE PURE DESIDERANO ESISTA PER POTERLO AGGREDIRE.
UNA NUBE SI ESTENDE
-ARIDISSIMA-
PERMEATA DA UN FORTE VOLERE
IN CUI L’ELEVATO ED IL DEGNO APPAIONO DEPRECATI E IMPOSSIBILI.
INSENSATE POTENZE DELL’INCUBO
DENSISSIME
IMPONGONO PRESSANTI CERTEZZE
CHE SONO SOLTANTO POSSENTI SENSIBILITA’ CEREBRALI
NUOVE E PLAUSIBILI E FALSE
APPARSE DAL NULLA.
VOLUTE LADDOVE IL FARNETICANTE DISPREZZO E’ ABITATO DA ENTI DEL MALE.
NEI DECADUTI IL PENSARE SI FONDA SU PRESUPPOSTI SUBITI
CHE -QUALI GORGHI CHE PRECEDONO IL RIFLETTERE- INDIRIZZANO E MANOVRANO OPINIONI ED AZIONI.
UNA FORMA MENTALE SINISTRA E’ UNA FORZA FORMANTE DENSA ED OSCURA
CHE RICONDUCE -OSSESSIVA- AI VELENI DA CUI SCATURISCE
E CHE E’ OBBLIGATA AD INSERIRE NEL MONDO.
IL SOGGETTO SPESSO E’ PASSIVAMENTE ASSOPITO DINANZI AL PROPRIO VELENO
E TENDE A RIFLETTERE COME PAROLA IDEOLOGICA QUANTO HA INABISSATO IL PROPRIO INTERIORE SENTIRE CIO’ CHE CONSIDERA VERO E CREDIBILE.
INCONCEPIBILE RISULTA LA POSSIBILITA’CHE UN MONDO PIU’ ALTO
POSSA ISPIRARE PENSIERI SENTIMENTI E AZIONI VERSO UN VALORE VIVENTE
CHE ABBIA I CARATTERI DELLA SOVRUMANITA’.
EPPURE SI AMMETTE CHE DA UN IPOTETICO NULLA SORGANO I PENSIERI E LE IDEOLOGIE LIBERAMENTE CONCEPITE E CONDIVISE PURCHE’ APPARTENENTI
AD UN MALIGNO ODIARE GLI AVVERSARI.
SI ADORA UN MALE CONDIVISO CHE NON AMMETTE ERETICI
DEI QUALI PERO’ NECESSITA PER POTERSI ESPRIMERE.
E’ L’ETERNA DUALITA’ DEGLI INFERI
CHE HA COME COROLLARIO IMPRESCIDIBILE LA CONTINUITA’ NELLA MENZOGNA.
TALE ESECRABILE FOLLIA E’ UNA POTENZA MALATA CHE ATTENDE LA SUA CURA.
SPLENDE DI MERAVIGLIA L’ALTA ESSENZA DI VERITA’ OVE L’IDEA NE SFIORA L’ALBEGGIARE.
POTERE UNITIVO DELL’INTELLIGENZA CHE MANTIENE COLLEGATI FRA LORO I CONCETTI RICORDATI MENTRE LI CONTEMPLA :
OTTIENE L’IMPOSSIBILE VIRTU’ DI CONSUMARE IL MALE CHE
-CONTRASTANDO QUALE OSTACOLO L’ATTO DEL NITIDO RICORDO-
E’ OBBLIGATO A MOSTRARE LA CONTORTA POTENZA AVVERSANTE CHE LO GENERA.
A TALI LIVELLI IN CUI L’ASCESI DEL PENSIERO CONTEMPLA LA SINTESI DEI CONCETTI RICORDATI :
OGNI OSTACOLO,OGNI OPPOSIZIONE,OGNI ENERGIA NEGANTE,OGNI FISICIZZAZIONE,OGNI DISTRAZIONE E’ LA VESTE (ALTRIMENTI INAVVERTITA E INCONCEPIBILE) DI ALCUNI DEI MALI OPERATIVI CHE INFESTANO IL MONDO E CHE INFETTANO LE OPINIONI DEGLI UOMINI E LE AZIONI MALIGNE CHE NE DERIVANO.
LA VERITA’ QUALE ESSENZA OPERATIVA NEL VIVENTE : DISSOLVE O CONSUMA IL MALE E LA MENZOGNA.
NEGLI INDIVIDUI E NEL MONDO.
FOLGORE DELL’IMPOSSIBILE RISORGERE.
FOLGORE CHE –STRUTTURATA DI VOLONTA’- GIUNGE FRA LE VETTE
OVE OPERA IL RESPIRO OCCULTO CHE REDIME.
FRA LE VETTE :
OVE GIUNGE IL GRAN SILENZIO A CONSUMARE I NODI DELLA RABBIA.
OVE NELL’IMPOSSIBILE QUIETE POSSONO OPERARE GLI ENTI DEL REINNALZARE.
OVE INFINE NELL’INTENSO E PROLUNGATO CONTEMPLARE :
PUO’ DISPIEGARSI IL CELESTE MANTO DELLE ANIME LACERATE CHE INIZIANO A RIGENERARSI.
INAVVERTITO IL VALORE DEL SOLENNE VOLTO SOLARE
PERMEA GLI ATTIMI IN CUI L’UMANO TROPPO UMANO BLATERARE : TACE.
L’ETERNITA’ PUO’ IRRAGGIARE LA FIGURA INTERIORE DEI MOLTI
CHE ORA LA NEGANO CON MINORE CONVINZIONE
POICHE’ LE CEREBRALITA’ STUPITE SONO ASSEDIATE DAL SILENZIO.
ORO DEL SILENZIO NEL GRAN RESPIRO DEL SIGNORE DELLE FOLGORI.
OVE L’ASCESI GIUNGE A CONSACRARE.
CROLLANO I PRESUPPOSTI DELL’IMMENSO GELO
MENTRE SI IMPRIMONO E SI ESTENDONO I SEMI DELL’INVITTO ORO.
NEL CALORE IMMATERIALE LIBERAMENTE ATTINTO NEL VOLERE.
ESSENZA DELL’INTELLIGENZA CHE ATTUA IL COSCIENTE CONTEMPLARE.
ORO LOGOS.
PRINCIPIO CREANTE DELL’UNICO CALORE.
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HELIOS FK AZIONE SOLARE

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«Leggere con maggior attenzione testi quali Teosofia o La Scienza Occulta, ascoltare il più possibile soltanto sé stessi e quello che si sente vero nelle parole del Dottore, e imparare a fare a meno delle ‘opinioni’ degli altri».
Questo è un consiglio, non un’opinione. Confesso che tra un’opinione e un cobra, senza esitazione scelgo il cobra (tra l’altro ai serpenti la meditazione, a modo loro, piace… ma questa è un’altra storia): di solito, nei tanti gruppi che ho frequentato, quando qualcuno con voce esitante ed educata chiedeva la parola con la magica formula: «Forse non ho capito bene, ma vorrei esprimere la mia opinione…» fiondava un istante dopo una cretinata più grossa d’un elefante impazzito ed altrettanto catastrofica, poiché nessuno aveva il coraggio di imbrigliare la cosa.
Un giorno provai a contrastare tale fenomeno in un gruppo di studio indipendente, con la massima diplomazia di cui ero capace a quel tempo: «Ma dai! Chiudi la bocca e non dire scemenze!». Ebbene, una dozzina di volti ruotarono nella mia direzione manifestando irritazione e tristezza, quasi avessi lordato il Santissimo: solo l’opinionista zittito mi guardò e disse: «Scusa».
Si, l’anima umana è davvero complicata. Non credo che un’individualità entrata nel percorso della Scienza dello Spirito scelga l’una o gli altri (lettura o esercizi): con buona pace per l’idea primitiva e personale della libertà, è l’Antroposofia che attrae te o, se preferisci, sono impulsi pre-natali che ti dirigono ad essa.
E, non di rado, si veicolano dapprima alla brama: in alcuni come brama di conoscenza, in altri persino come brama di potenza. Mi sembra meschino guardare queste cose, quando si fanno strada nell’anima, con la lente del moralismo. L’anima dice a se stessa: «Ho bisogno di queste cose». Dice il Dottore: “Sorge nell’uomo come un bisogno del cuore e del sentimento”. Il “bisogno” è potente ed elementare (hai una fame nera: hai bisogno di mangiare; cammini, zaino in spalla, da otto ore: hai bisogno di fermarti). L’aspetto sostanziale sta semplicemente nell’intensità del bisogno. Chi di sete sta morendo non s’attarda a selezionare le bevande, similmente chi trova la Scienza dello Spirito come ciò che ha sempre cercato come senso della propria vita, afferra di essa quanto, al momento, gli è più vicino.
Fintanto che il ricercatore permane (immerso) nella corrente del karma, la sua azione è assistita da una saggezza sovrapersonale. Spesso si dice: “il peso del karma” o frasi consimili, tutte allusive alla gravità del destino. Non voglio contestarle, da un certo punto di vista sono oro colato, ma l’incontro con i contenuti dello Spirito modifica molte cose nell’anima. Ne cito una, drammatica e decisiva: quella che in precedenti note ho chiamato “assunzione di responsabilità”. Se essa è radicale, il karma muta, per così dire, professione: passa da tutore ad accompagnatore. Allora nella sfera dell’Io devi sostenerti da solo, solo tue diventano le sconfitte, le vittorie e le scelte: tessi tu stesso il tuo destino e divieni cosciente (o semi-cosciente) dell’abisso che si apre a destra e a sinistra intorno a te. Per l’uno sono impressioni diversificate di forze interiori, per l’altro lampi immaginativi, il terzo avverte tempeste ed angosce, mentre il quarto purtroppo sente solo paura e si contrae o scappa in tutti i modi possibili. Chi non scappa, a volte tra mille turbamenti, concepisce che la propria evoluzione dipende, ora, dalla sua attività, e inizia a completare ciò che la ‘natura’ ha abbandonato in corso d’opera: fa gli esercizi, magari oscillando tra un sentimento di pochezza “Domine non sum dignus”e il prometeico impulso del “Che importa. Io li faccio lo stesso”.
Sono consapevole che il disegno tratteggiato è assolutamente incompleto, frammentario: ma è per qualcuno l’itinerario reale, e non è del tutto necessario che si svolga oggi in un fiato: spesso le consapevolezze salgono lente da luoghi profondi.
Gli esercizi non sono “un problema”. Non portano danni all’anima, spaccature alla psiche, ingestibilità alla coscienza morale: casomai è proprio il contrario. Se si impara a dominare le forze dell’anima che spesso e volentieri (sempre!) scorazzano indipendenti e selvatiche, è tutta la struttura umana che, semmai, si riarmonizza: dove prima c’era il caos inizia l’ordine. Inoltre aiutano non poco le ‘letture’ di testi il cui contenuto non si ferma al riflesso del mondo sensibile ma dovrebbe essere “risvegliatore della vita spirituale del lettore, non una somma di comunicazioni” (purtroppo la “somma di comunicazioni” s’è ampliata a dismisura e viene concepita come qualcosa di assai positivo!).
I continui avvertimenti lugubremente ammonitori sulla incalcolabile serie di danni che l’operatore si troverebbe a subire tre minuti di disciplina voluta, e che sento da oltre cinquant’anni, sono queruli, noiosi e inutili. Stare attenti, ma in nome di tutti gli dei, da che cosa? Non c’è uno tra gli accademici avvoltoi che abbia tentato davvero una disciplina forte e vera. Non uno che abbia sperimentato qualcosa che non sia la propria, onanistica, elucubrazione. Farsi sordi ai canti sirenici delle acque infere, leggere assai lentamente qualche testo di Steiner e di Scaligero con cuore aperto, volontà di comprendere e pensiero disciplinato.
Lasciare che singole frasi o parole vibrino nell’anima: questo è lo schema del meditare. I pensieri suscitati dalla lettura, se sperimentati nell’anima, sono il miglior viatico per il lungo cammino che ci aspetta. Se poi l’anima avverte che la vita nella lettura sta inaridendosi, che non giunge più fino al cuore, allora potrebbe essere giunto il momento di darsi una scrollata da cane bagnato e di iniziare, con attenta cura, gli esercizi di fondamento. Credo non vada dimenticato che il pensiero ordinario è strutturalmente funzionale alla sfera ahrimanica, cioè al mondo dei sensi, e quando astrae da questo mondo s’intrappola nella rete luciferica che chiamiamo astrazione; dire questo è corretto, ma è pure straordinariamente scorretto non aggiungere l’indicazione che è possibile formarsi pensieri coscienti in cui agisce l’elemento puro del volere voluto dall’Io e non dagli dèi degli ostacoli. La concentrazione e poi la meditazione paralizzano l’azione di Lucifero e di Ahrimane: ciò è, in un certo senso, sperimentabile per l’asceta. Nella concentrazione la determinazione univoca rivolta all’oggetto spinge a realizzare l’inutilità dei pensieri più acuti, dei giudizi, di tutto il pensiero ordinario. Ci si incammina sulla via di liberare il pensare dai pensieri. Poi sarà possibile giungere allo spirituale che pensa in noi: questa è la via di Michael.