Nome dell'autore: Daniel

ISIDE SOPHIA-DICIASSETTESIMA Lettera

DICIASSETTESIMA LETTERA

Agosto 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

LA LUNA 

(Continuazione)

Dentro all’evoluzione della Terra ebbe nuovamente luogo una condensazione di sostanza. Questa volta, una parte della sostanza derivata dai precedenti cicli di evoluzione venne condensata nella materia solida, formando il regno minerale. Comunque, gli Angeli conservarono la loro attività nella sfera delle sostanze liquide. Essi poterono lavorare nel mondo della materia, ma unicamente se essa era collegata con lo stato liquido. Così la loro attività appare ovunque attraverso il medium della Luna, ove la materia solida viene disciolta in essa oppure viene in contatto con essa. La Terra diverrebbe, senza l’acqua, un arido deserto, ma attraverso l’acqua la materia solida, con l’aiuto di numerosi esseri, può venir trasmutata nel mondo vegetale e in quello animale. Lo stesso è nel caso della nostra digestione: noi non possiamo mangiare cibo asciutto, bensì questo deve essere com­penetrato dall’acqua. Quando le forze dell’acqua sono collegate con la materia solida, esse possono addirittura creare della materia, come hanno provato gli esperimenti di Herzeele. Unicamente per il fatto che il seme è organicamente compenetrato d’acqua, esso può germinare e così creare materia. Della materia anidra non può far questo. Le forze lunari, rivelandosi nelle fasi della Luna, possono operare attraverso l’acqua. Questa è l’eredità delle esperienze degli Angeli all’interno dell’evoluzione dell’Antica Luna.

Di gran lunga la maggior parte del corpo umano consiste d’acqua. L’equilibrio dell’acqua dentro di noi è la base della nostra vita animica cosciente. Non potremmo usare il nostro cervello se esso non “galleggiasse” nel liquido cerebrale.

Attraverso questo fatto, che è collegato con la legge della spinta idrostatica mediante spostamento, il sistema circolatorio del cervello è mantenuto in ordine, cosicché noi possiamo usare il cervello come un organo per la percezione e la concettualizzazione del mondo attorno a noi. Fu l’acqua quella che per lunghi periodi di evoluzione della Terra trasformò il corpo umano in uno strumento per la vita animica cosciente. In questo possiamo comprendere l’agire della sfera lunare o degli Angeli. Essi accesero la scintilla dell’arto animico in noi che la Scienza dello Spirito chiama l’anima cosciente.

Le persone sono collegate direttamente con le forze della Luna attraverso l’anima cosciente. Rudolf Steiner, in Teosofia [trad. it: p. 137], dice dell’anima cosciente: “Col nome di anima cosciente s’intende qui il nòcciolo della coscienza umana, l’anima nell’anima. I’anima cosciente viene dunque qui distinta dall’anima razionale come un elemento costitutivo particolare dell’anima stessa. L’anima razionale è ancora impigliata nelle sensazioni, negli istinti, nelle emozioni e così via. Ognuno sa come a tutta prima gli sembri vero ciò che nei suoi sentimenti egli preferisce. Ma duratura è soltanto quella verità che s’é liberata da ogni traccia di siffatte simpatie o antipatie dei sentimenti, e così via. La verità è vera anche quando tutti i sentimenti personali le si sollevano contro. La parte dell’anima in cui vive questa verità, può essere chiamata anima cosciente”.

L’anima cosciente ha una duplice natura. Essa sta tra il mondo dei sensi e il Mondo dello Spirito. Essa realizza la verità del mondo dei sensi se il cervello è capace di riflettere un’immagine non distorta di esso. Così l’anima cosciente anèla alla percezione sensoria assolutamente obiettiva, ma anèla altresì ad una conoscenza del mondo dei sensi come manifestazione dello Spirito. Se le forze dell’anima cosciente devono essere realmente sviluppate nell’umanità, così come nel singolo essere umano, allora dev’essere costruito questo ponte tra i due mondi. Rendere le percezioni sensorie obbiettive così trasparenti che la Luce dello Spirito rifulga attraverso di esse, significa la trasformazione dell’anima cosciente in quella che possiamo chiamare anima immaginativa. Noi siamo collegati in questa maniera con la Luna anche attraverso i nostri cieli di nascita; le forze della Luna ci dotano di corpi che dovrebbero essere specchi non distorcenti il mondo dei sensi. Nostro còmpito, mentre siamo sulla Terra, è quello di rendere i fenomeni di questo mondo così trasparenti che la Luce dello Spirito possa compenetrarli. Dobbiamo creare immaginazione, essendo questo ciò che le forze della Luna si aspettano da noi. Perciò, la Luna ha due facce – come in realtà hanno tutti i Pianeti – essa dà e riceve pure. Se scorgiamo la Luna in una certa Costellazione dello Zodiaco, possiamo sempre trovare due aspetti: uno che mostra come dalle forze della Luna emani nutrimento cosmico, ed un altro che richiede da noi immaginazione creatrice.

Per esempio, se guardiamo la Luna nella Costellazione dell’Ariete, troviamo che essa dota l’essere umano con forze della tremenda memoria cosmica che può apparire nella veste del potere del pensare in relazione alla purificazione della percezione. Se proviamo a raggiungere una conoscenza della Luna in questa posizione mediante conoscenza interiore, dapprima possiamo non percepire molto di più di potenti corna che si estendono nello spazio universale e si avvolgono come spirali. Esse possono apparire come organi di percezione per tutta la Saggezza che è incorporata nell’Universo; inoltre è possibile percepire che questi immensi, cosmici organi eterici sono divenuti prigionieri nella tomba del cranio. Una volta essi potevano muoversi liberamente nello spazio cosmico. Ora sono fissi, e attraverso questa fissazione ed imprigionamento portano l’uomo nel pericolo di smarrirsi in essi come in un labirinto. Al cervello umano, che oggi ammiriamo così tanto, nel corso dell’evoluzione accadde questo dramma. Comunque, possiamo pure evolvere oltre il solo uso dei nostri cervelli fisici. Sul cammino che guida al conseguimento della conoscenza superiore, possiamo sviluppare immaginazione che non sia legata unicamente alla funzione del cervello. Possiamo allora sperimentare le “corna” eteriche che crescono dalla tomba del cranio nello spazio universale, e in tal modo, possiamo imparare come “chiamare” cose ed esseri con i nomi eterni creati dalla vera immaginazione. Se ciò può essere realizzato da noi, per la percezione sovrasensibile il vello dell’Ariete comincia ad irradiare con Luce fulgente.

Swedenborg e Novalis erano collegati con l’Ariete che rifulge attraverso la Luna nel loro cielo di nascita. Abbiamo l’impressione che Swedenborg, che fu un eminente scienziato nella prima parte della sua vita ed un maestro spirituale e religioso nel suo periodo successivo, non costruì completamente un ponte tra la sua percezione scientifica del mondo dei sensi ed il mondo visionario che cresceva nella sua esperienza animica. Vi è una breccia tra questi due mondi. Perciò, il mondo della sua visione non poteva provocare la redenzione del pensare ancora sepolto nella tomba del cervello. Il caso di Novalis è diverso. Dai suoi scritti abbiamo l’impressione ch’egli abbia costruito un ponte tra il mondo del pensare scientifico e la conoscenza immaginativa.

Se guardiamo la Luna in Toro, forse a tutta prima percepiamo soltanto le forze animatrici del possente Toro che scorrono nella coppa della Luna. Ciò è collegato con la percezione di ogni cosa dipendente dalle forze ereditarie attraverso i genitori fisici. Comunque, se attraverso l’evoluzione delle nostre forze interiori noi siamo capaci di trasformare questa originaria immaginazione del Toro, percepiamo poi che la testa e le potenti corna del Toro si metamorfosano nella forma di una coppa o di un crescente nel quale appare il disco brillante di un Sole dorato. L’aspetto unilaterale del declino ereditario viene allora trasformato nell’immaginazione della vera relazione tra eredità fisica e origine cosmica della loro natura spirituale. Una coscienza di questo fatto era ancora viva in epoca medievale, ma essa andò gradualmente perduta. La Scienza dello Spirito nuovamente rivela la natura spirituale dell’essere umano. Personalità come Dante, Pico della Mirandola, Keplero, e Haeckel erano collegati mediante la Luna col Toro, e possiamo vedere nelle loro vite un esempio di queste potenze del Toro.

Attraverso la Luna nei Gemelli possiamo sperimentare le possenti forze nell’Universo che una volta, molto tempo fa, separarono il Cosmo unitario in un Mondo Spirituale e in un mondo fisico. Possiamo apprendere da queste forze la causa della Luce e delle Tenebre, per esempio, così come di ogni polarità nel mondo. Queste sono le reali cause del dualismo nella vita religiosa e filosofica dell’umanità moderna. Se di nuovo trasformiamo questa immaginazione mediante le nostre facoltà animiche, possiamo percepire che improvvisamente una terza immagine sorge tra la Luce, che sebbene splendente nelle Altezze Cosmiche non può pervadere la Tenebra, e la Tenebra, che crea la paura dell’isolamento e della solitudine. Vediamo il Terzo Essere che mantiene le altre due forze al loro posto, cosicché esse con il loro conflitto non possano sopraffare l’anima degli uomini. Possiamo sperimentare come questo Terzo Essere possa realmente giungere a vita in noi. Tra molti altri, esso è espresso in una bella immaginazione proveniente da Albrecht Dürer. Dürer ricevette le forze dei Gemelli attraverso la coppa della Luna nel suo cielo di nascita, e tra altre immagini simili come carattere, egli creò la ben nota incisione “Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo”. È  una bellissima espressione immaginativa della terza Potenza: del coraggio animico che non erra, esercitante il dominio su questi due possenti antagonisti.

Se vogliamo volgere gli occhi al Cancro, come esso venga raccolto nella coppa della Luna, osserviamo dapprima la forma del granchio visto, per così dire, di fronte. Vediamo la possente coppia di chele e la creatura che è nascosta nel suo guscio. In questa immaginazione percepiamo quelle forze nel Mondo che hanno portato l’evoluzione un passo avanti dopo che le potenze dei Gemelli avevano causato la frattura tra il Mondo Spirituale e quello fisico. Vediamo l’immagine del materialismo che ha tagliato il filo che ancora collegava i due mondi con le taglienti chele del pensiero legato ai sensi e si è ritirato nella cavea rocciosa del cranio. Ma se trasformiamo questa immaginazione, osserviamo come essa venga mutata nell’immagine di una coppa rovesciata ricolma dei frutti dell’anelare morale umano. Malgrado l’esperienza di temporanea separazione dal Mondo Spirituale durante la vita sulla Terra, questa coppa può essere la portatrice del cibo sostentatore in un’epoca futura molto distante. Personalità come Edward Geo, Bulwer-Lytton, R. W. Emerson e John Ruskin sono collegati al Cancro attraverso la Luna.

Allorché la Luna è nella Costellazione del Leone, possiamo avere l’immaginazione di una testa di Leone che guarda attraverso noi come se fossimo trasparenti e guarda oltre noi in una distante lontananza. In essa vediamo l’immagine dell’accumulazione spirituale, attraverso le ère, dei conseguimenti e dei raggiungimenti umani sulla Terra. È l’immagine del coraggio, dell’intrapresa, dell’orgoglio. Per uno che evolve le sue capacità animiche, essa muta in un’immagine nella quale la natura animale viene soggiogata dalle tempeste del Destino, sino a che le qualità egoistiche non siano trasmutate in uno stato interiore di accettazione della sfida del Destino. In questa lotta tra la natura egoistica e le Potenze del Destino che guidano il Mondo, possiamo sviluppare una conoscenza sovrasensibile dei piani superumani e delle Potenze che guidano spiritualmente l’umanità. Possiamo allora riconoscere le Entità Spirituali che operano dietro i movimenti del Cielo Stellato e formano il destino degli esseri umani e del Mondo. Questo può essere facilmente raggiunto nella nostra epoca. Molto spesso le forze animiche degli individui si smarriscono in questa lotta. Benjamin Disraeli era collegato col Leone attraverso la Luna nel suo cielo di nascita e così anche Tolstoj. L’ex-imperatrice Carlotta del Messico aveva la Luna nella stessa posizione alla sua nascita. Ella era la moglie dell’infelice Imperatore Massimiliano del Messico, fucilato dagli insorti messicani, e divenne folle dopo la morte del marito.

La Luna in Vergine ci appare nell’immagine della Madre Celeste di ogni esistenza che conosce i segreti della Creazione. Nei tempi antichi la gente sperimentava questa Entità nell’atto di tenere un fascio di spighe di grano in mano, simbolo di maturazione. L’esoterismo cristiano può evolvere ad un punto in cui vediamo non solo la celeste Vergine Madre ma anche il Bambino dell’Universo che cresce come Sole raggiante nei più remoti spazi del Cosmo. Le potenze d’immaginazione che fluiscono nel mondo dalla parte più intima dell’anima dell’individuo verso la Luna, in questa Costellazione creano azioni che sono della più grande importanza storica, tuttavia esse non sono mai alla superficie degli eventi terreni. Esse stanno dietro, nel retroscena delle correnti dell’evoluzione dell’umanità. Sebbene queste azioni siano raramente riconosciute dai contemporanei, la loro influenza è la più forte di tutte e arriva lontano nel futuro, quando i portatori fisici di questi impulsi, gli “impulsi dell’infante” dell’umanità, non sono più vivi. In questo gruppo possiamo nominare personalità come Giovanna d’Arco, Ticho de Brahe e Rudolf Steiner.  La Luna nella Costellazione della Bilancia guida all’immaginazione della bilancia del giudizio cosmico, come la gente l’ha percepita sin dai tempi antichi. Sperimentava il giudizio cosmico Nostradamus, il famoso astrologo che alla sua nascita aveva la Luna in Bilancia, allorché scrisse le profezie che giungevano molto oltre la sua epoca. Esse erano velate immaginazioni del Destino dei popoli europei che s’inverarono molto dopo la sua morte. Comunque, la chiaroveggenza cristiana può sperimentare la trasformazione di questa immaginazione in un’altra impressione; la Bilancia diviene allora le due mani che delicatamente ed invisibilmente operano nel Mondo come Potenze risanatrici ed equilibratrici. Esse spianano il cammino per la rivelazione dello Spirito nel Mondo. Quest’immaginazione diviene manifesta nella vita di Raffaello Sanzio. Nella sua pittura possiamo sperimentare il magico potere di queste mani risanatrici.

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI

K. Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA – Il Terzo Giorno – P. 2

Copgenesi

IL TERZO GIORNO

2. L’orientamento nello spazio terrestre.

Collegamento alla parte precedente

Poco dopo l’implantazione11 comincia la differenziazione all’interno dell’embrione. Sulla parte inferiore dell’embrioblasto si forma una radura dapprima a forma di fenditura; questa cresce fino ad uno spazio a forma di crescente lunare, la cavita amniotica. L’embrioblasto, che è appunto il tessuto primordiale dell’intero corpo successivo, giace come disco (disco embrionale) tra la maggiore cavità rotonda della blastula, che ora viene chiamata cavità del sacco vitellino e quella piccola cavità amniotica a forma di crescente lunare (vedi Tavole III e IV). Il corpo embrionale disciforme è ancora circolare. Ora però in un punto del medesimo si forma, vicino al bordo periferico di esso, una delicata condensazione piatta, la placca cordale. Questa contrassegna il capo dell’embrione e determina perciò al contempo l’asse corporeo. La posizione di quest’ultimo diviene visibile subito dopo come sottile striscia sulla parete inferiore dell’embrione. Finora, per l’embrione esisteva soltanto un sopra e un sotto. Mediante questa prima differenziazione, esso riceve tutto in una volta un davanti e un dietro, una sinistra ed una destra. La prima cosa che dunque viene conferita al giovane embrione umano per la sua forma terrena, è il suo orientamento nello spazio terrestre. Nella dualità di sopra-sotto l’uomo si orienta nei confronti di Cielo e Terra, in mezzo ai quali egli sta come un terzo elemento; il suo orientamento sulla Terra è quadripartito.

Nel corso dell’implantazione dell’embrione le cellule embrioblastiche, sino ad ora accalcate in un mucchio, si ordinano in un’unica disposizione disciforme (vedi tavola III, uno stadio intermedio tra le Fig. 1 e 2). Nel frattempo, poi, al di sotto sorge la scissura amniotica, sulla parte superiore si forma, mediante scissione cellulare, da quest’unico strato cellulare embrioblastico una seconda più sottile. Con ciò il disco embrionale viene bistratificato (vedi Tavola III, Fig. 2 e 3, come pure Tavola IV).

TAVOLA IV

Formazione della disposizione del Chorion e della vescica embrionale. Fig. 1: 12 giorni dopo la fecondazione. Ulteriore evoluzione di tutti gli strati; il coelom estraembrionale si dilata, è ancora permeato dal mesenchima (punteggiato finemente). Il sinciziotroboflasto viene sempre più pervaso da lacune blu, che conducono il sangue materno, e viene alimentato dal seno capillare della mucosa materna. Sch: coagulo di chiusura. Fig. 2: 13 giorni dopo la fecondazione. La parte esterna del vecchio arco della blastula è diventato il trofoblasto, che si forma come chorion, quella interna come parete del sacco vitellino; nel frattempo si espande potentemente il coelom estraembrionale C, che da ogni lato è separato da ogni lato del mesenchima (finemente punteggiato). Dal sacco vitellino DS si è distaccato l’exocoelciste E. I ectoderma, II endoderma; 1 sinciziotrofoblasto, 2 citotrofoblasto, 3 mesenchima del chorion, 4 gambo peduncolare, 5 mesenchima del sacco vitellino, nel quale si formano in seguito le isole sanguigne.Il coagulo di chiusura non può più essere scorto, l’epitelio uterino si stende senza cicatrici sul mistero che si sviluppa nell’interno. Il circoletto indicato da una freccetta mostra l’effettiva grandezza di quel che si scorge nella raffigurazione. – LO spessore dell’epitelio uterino diminuisce sempre più dalla Tavola III alla V, via via che aumenta l’età dell’embrione. La misura di ciò si lascia valutare, perché in realtà l’epitelio ha sempre lo stesso spessore (liberamente, secondo LANGMAN).

 

Il primo strato, quello inferiore, si chiama ectoderma, da esso provengono il sistema nervoso e gli organi dei sensi. Quello superiore, che proviene da quello inferiore tramite scissione, si chiama entoderma, e da esso provengono l’intestino e gli organi digestivi. Così come nella scissione cellulare i cromosomi si dispongono e si raddoppiano sul piano mediano tra i due emisferi cellulari, e poi le loro metà si allontanano una dall’altra, così vi è la prima raddoppiantesi disposizione cellulare dell’embrioblasto tra le cavità polari del sacco vitellino e dell’amnion. Anche queste metà un giorno si separeranno – esse un giorno si troveranno l’una di fronte all’altra come sistema dei nervi e sistema del ricambio, come testa e ventre. E chi disperde questa formazione? In questo allontanamento vive la stessa forza del processo della scissione cellulare, vale a dire la forza del Cielo penetrata nell’interno dell’embrione-Terra nel senso della rappresentazione più sopra riportata. Vediamo subito l’inizio di questo processo in ciò che segue. Parimenti, scaturendo dall’ectoderma, si forma ora un terzo strato cellulare, che si insinua tra il primo e il secondo. Esso è mosso sin dal suo primo sorgere ed è anche il plasmatore di tutti gli organi del movimento. Da esso nasce dapprima l’elemento più mosso, il sangue; poi in sostanza le membra, ossia i muscoli, ossa, tessuti connettivi. Questo terzo strato di chiama mesoderma.

Come avviene in particolare la formazione del mesoderma? Nell’ectoderma la massa cellulare protoplasmatica si trova in movimento e da ogni parte fluisce dalla periferia dell’embrione al centro e alla linea mediana posteriore. Ivi le cellule s’incontrano, si gonfiano un po’ insieme, scivolano poi però all’interno della placca embrionale, ed ora, in quanto strato intermedio tra ectoderma ed entoderma, dapprima migrano nuovamente alla periferia, piegano poi in avanti e si dirigono alla placca cordale, ove il movimento termina (vedi Fig. 7). In luogo della linea mediana posteriore, ove all’interno scompaiono le cellule migranti, nasce dapprima una stria (stria primitiva), poi attraverso il rigonfiarsi d’ambo i lati dell’ectoderma si forma, mediante rigonfiamento del davanti, una scanalatura (scanalatura primitiva), sulla sua terminazione anteriore, all’incirca al centro del disco embrionale, il nodo primitivo.

Figura 7. Rappresentazione schematica di un disco embrionale durante il sorgere del canale primitivo 1, del nodo primitivo 2 e della placca cordale 3. Si vede dalla cavità amniotica all’ectoderma. Le masse cellulari a1, b1 e c1 migrano verso la scanalatura primitiva, lì penetrano in profondità e scorrono ulteriormente come strato intermedio a2, b2 e c2 (mesoderma, invisibile all’osservatore, perciò punteggiato). Da b1-b2 si forma la disposizione della colonna vertebrale (nella Tavola V si trova una rappresentazione schematica di questo processo di ripiegamento in sezione).

 

Questo è il punto di svolta per un particolare piede cellulare che viene dal davanti, che qui in egual maniera penetra all’interno dell’embrione, poi però proprio alla linea centrale tende in avanti in direzione della placca cordale. Da questa corda centrale sorge presto un bastone rotondo, «cartilagineo», la chorda dorsalis, che forma la base per la colonna vertebrale. Durante questo evento l’embrione cresce fortemente, in modo particolare la sua parte anteriore, ed ora ha assunto una forma piuttosto allungata, leggermente appuntita all’indietro.

Tutto il materiale afferrato dal movimento scorre via dall’ectoderma e si dirige come fluido strato intermedio alla placca dorsale. Ad eccezione della migrazione cellulare assiale, tutte le correnti cellulari sfociano nella regione della placca dorsale, ove giungono a quiete. In tale luogo pochi giorni dopo sorge, da questo materiale dello strato intermedio, dal mesoderma, la prima disposizione del cuore. Dall’ectoderma, dal quale originano le correnti, sorge la prima disposizione del cervello.

Ma lasciamo adesso parlare la Genesi:

E DIO DISSE:

SI RACCOLGA L’ACQUA SOTTO IL CIELO

IN UN LUOGO, CHE APPAIA ASCIUTTO.

E FU COSÌ.

E DIO CHIAMÒ L’ASCIUTTO TERRA,

E LA RACCOLTA DELLE ACQUE CHIAMÒ MARE.

E DIO VIDE CHE CIÒ ERA BUONO.

Nella massa cellulare-plasmatica del mesoderma scorrente come acqua vivente riconosciamo l’«acqua sotto il Cielo». Essa si raccoglie «in un luogo12», la regione della placca cordale. Lì, ove defluisce la corrente, l’«asciutto» diviene visibile, la prima disposizione del cervello. Nell’«asciutto» riconosciamo la sostanza nervosa primordiale; essa diviene la «Terra» per il primo sviluppo embrionale. Lì, ove fluisce il mesoderma, nasce il cuore. Nel cuore sfoceranno in seguito tutte le correnti sanguigne del corpo, perciò nel luogo della «raccolta» delle «acque» mesodermali, nello spazio del cuore, può essere visto il «mare». L’«acqua» stessa è il rappresentante del sangue. Ancora non è nato alcun sangue, ma il mesoderma, che più tardi formerà l’intero sistema del circolo sanguigno incluso quello del cuore, esegue alla sua nascita una sorta di movimento ritmico, che ricorda il successivo movimento sanguigno. In maniera archetipica esso presenta la sua immagine della funzione posteriore. Tuttavia questo primo «fluire» è un processo affatto lento, un poco del tipo dello scorrere dei succhi delle piante.

Nella parola «raccogliere» vi è uno scorrere concentrato. E poiché anche questo impulso opererà ulteriormente attraverso l’ulteriore evoluzione, questa parola ci indica il futuro circolo venoso e scorgiamo ovunque il raccogliere e il forare insieme di tutti i futuri circoli sanguigni che fluiscono al cuore. Nella parola «raccolta» il movimento giunge a quiete. Ma è una quiete agitata, la quiete della quale appunto il sangue è capace. È il presagio per la quiete del sangue nel cuore durante la diastole. In queste due parole «raccogliere» e «raccolta» vive il pensiero del sangue scorrente, che nel cuore giunge ad una sorta di quiete. Abbiamo di fronte a noi la prima diastole13 del futuro cuore in un momento nel quale né sangue né cuore sono formati. Già all’interno del tessuto primordiale vive la funzione dei successivi organi. Per il sangue il movimento concentrato delle masse mesodermali, per il cuore la congestione del medesimo nel «luogo» – makòm. Makòm porta dapprima il movimento alla quiete. È interessante considerare il significato delle parole che cominciano con la stessa coppia di consonanti come la parola makòm («luogo»), e che perciò sono interiormente affini con questa: luogo consacrato, ciò che è santificato, luogo di rifugio, asilo, cavità, profondità; assemblea; speranza, fiducia; martello, scaturigine, sorgente, punto d’inizio. Tutte queste parole si addicono alla caratterizzazione del cuore e risultano collettivamente un’ampia descrizione della funzione del cuore. Anche il cuore come sorgente e punto d’avvio di un ulteriore movimento del sangue sta all’interno della parola, anche se sino ad ora viene descritto il decorso del movimento del sangue soltanto fino alla sua raccolta. Di passaggio, inoltre, venga [ora] menzionata la parola che l’ebreo adopera per il cuore. Essa suona Lev e significa pure coraggio, sentimento, pensiero, sapere, interiorità, centro. Appartiene ad un gruppo di termini nel quale vi sono parole col significato di fiamma, leone ed anche splendore. Perciò si ha quasi tutto insieme quel che può essere riferito al cuore. Lev descrive il cuore secondo il suo lato animico-spirituale, makòn secondo quello organico-fisiologico. La Genesi descrive l’aspetto corporeo, giacché l’elemento animico-spirituale è ancora intessuto dentro alla corrente formatrice organica.

La Terra non nasce attiva, bensì al principio quiescente. Attraverso ciò viene a manifestazione il fatto che l’acqua agitata l’abbandona. Prima, l’elemento agitato e quello quiescente formano un’unità in questo dominio. Ora essi vengono separati, come un tempo vennero separati Luce e Tenebre. Ma l’acqua che si raccoglie in un luogo costituisce anche la via dal movimento alla quiete. E dell’«asciutto» vien detto che esso diviene «visibile». Ora, tuttavia, nella parola teraeh (divenir visibile, apparire) è racchiuso inoltre un altro significato, vale a dire quello del contrapposto guardarsi e perciò del vedere, del mirare. L’asciutto, il terrestre, comincia a divenire organo di senso; comincia dunque fuori della sua quiete, a considerare processi di movimenti che avvengono ed entra perciò in un rapporto percipiente con questi. La Parola creatrice dà a ciò che è mosso la tendenza alla quiete, a ciò che è quiescente la tendenza al movimento. Un elemento riceve il seme dell’altro. Con ciò riconosciamo l’autentica polarità di questi esseri neocreati: terra e mare. Essi si contrappongono ancora. Il mosso tende al quiescente, il quiescente fa avvicinare ciò che è mosso come percezione. Perciò questo necessiterà di un nuovo atto di creazione, che una polarità possa trapassare nell’altra secondo l’archetipo del Giorno, che attraverso la Sera penetra sin nelle profondità della Notte, e quello della Notte, che attraverso il Mattino tocca il Giorno. Poi l’Acqua riceverà la facoltà della riflessione speculare, della vitrea quiete, e la Terra il dono di far crescere piante in se stessa e così muoversi interiormente. E allorché il sangue nascente nell’organismo si è separato dalla sostanza nervosa, il sangue riceve la facoltà della quiete diastolica nel cuore, il sistema nervoso nondimeno la facoltà di farsi muovere dal pensiero.

 


11«Implantazione» dell’embrione nella mucosa uterina. Usuale è anche l’espressione nidazione, annidamento. 

12Secondo Lutero: «in luoghi particolari». Nel testo ebraico vi è la parola makòm: luogo, al singolare. 

13Diastole= dilatazione del cuore (riempimento sanguigno), sistole=contrazione del cuore (svuotamento sanguigno).

(Continua)

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Kaspar Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA

ISIDE SOPHIA-SEDICESIMA Lettera (Parte II)

Denderah

SEDICESIMA LETTERA

Luglio 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

LA LUNA 

I ritmi della Luna si imprimono in tutti i ritmi di crescita organica sulla Terra. Possiamo scoprirli nei ritmi di crescita delle piante. I contadini dei tempi antichi lo sapevano, e così disponevano attentamente i periodi di semina e di piantagione secondo le fasi della Luna. L’antica saggezza è stata dimenticata nell’epoca moderna. Ma ora, il contadino e il giardiniere, che hanno acquistato fiducia nelle indicazioni della moderna Scienza dello Spirito, nuovamente tengono conto dei movimenti dei Pianeti, in special modo di quelli della Luna. Essi sono aiutati, nel loro anelito ad una nuova conoscenza dell’operare delle forze lunari nella natura, da esperimenti scientifici e dai moderni approcci a questo problema. (Vedi: Luna e crescita delle piante, di L. Kolisko).

L’influenza ritmica delle forze della Luna rende manifesta se stessa non solo nell’esistenza del mondo vegetale, ma anche nella crescita di ogni sostanza organica; per esempio nei processi embrionali. Lì i ritmi della Luna sono importantissimi, specialmente nelle prime quattro settimane dopo il concepimento, che corrispondono ad un ciclo della Luna, da una fase tornando indietro alla stessa fase.

In rapporto all’evoluzione embrionale dell’essere umano, possiamo scoprire una relazione molto significativa tra i ritmi della Luna e il destino che è impiantato nel corpo che cresce. Ricerche fatte in relazione ad un gran numero di personalità storiche hanno mostrato che i ritmi della Luna corrispondono ai periodi delle vite terrene di queste individualità. La Luna ha bisogno di 27,3 giorni per completare un ciclo attraverso lo Zodiaco, cioè ritorna nella stessa Costellazione nel quale stava 27,3 giorni prima. L’evoluzione embrionale umana comprende, mediamente, dieci di tali cicli lunari; ossia 273 giorni. Ognuno di questi cicli corrisponde ad un periodo di sette anni della vita che seguirà la nascita dell’essere umano. Per esempio, il periodo dal concepimento alla fine della quarta settimana embrionale è in relazione con i primi sette anni della vita della persona dopo la nascita, le successive quattro settimane sono in relazione con il periodo dai sette ai quattordici anni ecc.

La Luna ritorna sempre, dopo quattro settimane, al punto dello Zodiaco nel quale stava all’epoca del concepimento. Se troviamo che un certo evento cosmico ha avuto luogo durante il quarto ciclo embrionale della Luna, possiamo pure trovarlo realizzato nella biografia di quest’essere umano durante il quarto dei settenni nella vita dopo la nascita, cioè emerge negli eventi del periodo tra i 21 e i 28 anni d’età. Un tale evento che si riflette nella posteriore vita può essere un aspetto tra due Pianeti come una congiunzione, o un’opposizione o un altro aspetto; oppure può essere un’importante evoluzione di un singolo Pianeta, come la transizione da una Costellazione ad un’altra.

Così la Luna riunisce, per così dire, la mèsse di eventi cosmici nella sua coppa e li riversa o li intesse, a seconda dei destini individuali, nei corpi degli esseri umani che sono in procinto di entrare nel mondo fisico. Qui la Luna si presenta come la grande “tessitrice” cosmica che procura il pane del destino che viene cotto con la mèsse delle precedenti vite terrene, affinché possa venire elevato e spiritualizzato a livelli superiori dell’attività morale umana. Possiamo scoprire l’influenza della Luna pure nella sfera “animica”. I cambiamenti atmosferici e metereologici attorno al globo del nostro Pianeta possono essere riconosciuti come l’espressione di una vita animica della Terra. In una certa misura possiamo includere il fenomeno delle maree in questi processi animici. Essi sono un’espressione visibile di queste ritmiche attività respiratorie della Luna di cui abbiamo parlato più sopra. In realtà, le maree e gli eventi metereologici sono in relazione con i movimenti ritmici della Luna. Certamente la cruda affermazione che la Luna fa il tempo è insufficiente e persino dilettantesca, ma se studiamo il retroscena animico dei fatti metereologici, allora scopriremo chiaramente l’influenza della Luna. Ciò si applica principalmente al periodo dell’elemento acqueo sulla Terra. L’”acqua” della Terra è uno dei principali domìnî delle forze della Luna. Vedremo nella successiva descrizione ove nasca questa relazione.

L’influenza del ritmo lunare può essere osservata altresì nei ritmi dell’anima umana o nella vita di coscienza. È persino comparativamente facile fare osservazioni delle condizioni animiche del nostro ambiente umano e di noi stessi.

Troviamo sempre nei periodi di Luna Piena – a meno che ciò non venga inibito da più forti eventi stellari – che l’anima umana è più attiva che in altri periodi. Essa è, per così dire, espansa nell’intero Universo. Il pensare umano e l’immaginazione sono molto più animati durante questi periodi e molto più pronti ad imbarcarsi in azioni avventurose e magnanime. Ma nell’epoca della Luna Nuova la nostra vita animica è maggiormente contratta, passiva, è volta al mondo circostante. La nostra vita animica allora può essere maggiormente in uno stato di interiore ricettività. In quel periodo l’anima umana è in una condizione simile alla sfera lemniscata della Luna che abbiamo descritto più sopra. Mediante questa contrazione essa può essere in se stessa più sveglia, mentre nello stato opposto – la Luna Piena – può provocare una condizione cosmicamente sognante. Questi ritmi si manifestano in special modo nelle attività artistiche.

Sarà ora nostro còmpito trovare perché queste influenze emanino dalla Luna. Da precedenti descrizioni sappiamo che le sfere dei Pianeti indicano pure l’estensione delle attività delle Gerarchie Spirituali. La sfera della Luna arriva più lontano della sfera della Terra. Così essa è il luogo di dimora degli Angeli nell’Universo. Essi sono attivi anche entro la sfera della Terra, perché la sfera della Luna compenetra la sfera della Terra, ma la loro influenza si estende al di là, fuori nell’Universo. La Gerarchia degli Angeli ha compenetrato specialmente la Luna e la sua sfera con la propria attività; perciò, se comprendiamo un po’ del loro essere, comprenderemo pure le influenze della Luna sugli eventi e gli esseri della Terra.

Nella Lettera Quarta abbiamo delineato brevemente le attività degli Angeli all’interno dell’evoluzione dell’Antico Saturno. Essi crearono allora una sorta di metabolismo di calore con l’aiuto degli Spiriti dell’Armonia. Se immaginiamo questa specie di nutrizione cosmica, il calore affluente negli antenati della razza umana e poi di nuovo defluente da essi dopo una specie di digestione, abbiamo allora una grande immaginazione dei processi che abbiamo sopra descritti; cioè dei cambiamenti della vita animica umana tra lo stato d’animo dell’attività e della ricettività in relazione alla Luna Piena ed alla Luna Nuova. Avendo gli Angeli creato questi ritmi, essi sono ancora collegati con questa sfera della Luna. Con il ritmo che è impresso da epoche primordiali in questa sfera, il calore animico viene inalato dall’umanità, e ciò si manifesta come attività e positività; mentre, quando il calore animico viene esalato, a seconda delle fasi della Luna, ciò si manifesta nella passività. Nella nostra epoca noi dovremmo evolvere ad una condizione animica che ci renda capaci di stare maggiormente al di sopra di questi ritmi che sinora ci hanno afferrato “dall’esterno”. Dovremmo trasformare questo ritmo in un equilibrio cosciente tra l’attività nel mondo dei sensi e l’attività nel mondo interiore dell’immaginazione.

All’interno dell’evoluzione dell’Antico Sole troviamo che gli Angeli furono di nuovo attivi in una sorta di metabolismo, ma questa volta tutte le condizioni erano cambiate. Il corpo del nostro antenato umano consisteva in una sorta di guaina e di scheletro di calore, per così dire, che conteneva “aria”. Così gli Angeli, ancora con l’aiuto degli Spiriti dell’Armonia, causarono cambiamenti e trasformazione dell’ “aria” dall’interno. Se meditiamo su questi eventi, riceviamo un’impressione che ci ricorda degli eventi che hanno luogo oggi nell’atmosfera che circonda il globo terrestre. È quasi come se visioni ed immaginazioni sottilissime e splendide di forme animali s’imprimessero sull’ “aria” e scomparissero nuovamente dopo qualche tempo. Questa antica attività degli Angeli è scritta altresì nella sfera della Luna, ed appare nella relazione dei ritmi e dei movimenti della Luna con la vita animica della regione atmosferica e metereologica della Terra di cui abbiamo sopra parlato.

Nel successivo ciclo di evoluzione, che chiamiamo evoluzione dell’Antica Luna, gli Angeli erano ancora attivi. Essi erano evoluti ad un superiore stato di esistenza, e le condizioni generali sull’Antica Luna erano considerevolmente mutate. Ora il corpo fisico degli antenati dell’umanità consisteva non solo di calore e d’aria, bensì anche di “acqua”, nella quale una parte della sostanza originaria si era condensata. Insieme a ciò, avvenne una “scissione” in questo ciclo di evoluzione. Le Gerarchie Superiori non vollero collegarsi con questa condensazione, cosicché esse si ritirarono su un altro corpo o regno cosmico. In tal modo, giunse una dodecuplicità in tutto ciò che esisteva in quell’Universo, e in special modo i nostri antenati umani furono attirati in questa polarità. Vi furono tempi in cui essi vivevano entro un corpo che era stato maggiormente densificato e nel quale avevano una coscienza più luminosa, poiché erano ora dotati di un corpo animico. Vennero poi per loro dei tempi nei quali il loro corpo venne corrotto da queste forze di coscienza. Il corpo animico venne allora ritirato nel regno delle Gerarchie Superiori, in cui esso raccoglieva forza una volta di più per rivivificare il proprio corpo. Quest’ultimo non era stato dissolto nel frattempo. L’intero processo fu più simile ad uno staro tra l’esperienza della morte e dell’addormentarsi e quella della nascita e del risveglio. Qualcosa di simile ad un seme, o ad una radice, era stato lasciato indietro: qualcosa che potesse essere vivificato allorquando il corpo animico del nostro antenato umano ritornava dal suo soggiorno nella regione superiore. Questo antenato allora non aveva conquistato l’ “Io” , e gli Angeli lo guidavano attraversando queste metamorfosi del suo essere. Essi protessero i “semi” e li portarono a “germinazione”.

Così il nostro antenato umano sull’Antica Luna aveva una dodecupla natura persino nel suo corpo. Una parte era simile ad una testa che procurava altresì una coscienza più luminosa, ma essa era conficcata, per così dire, come la radice di una pianta negli “strati” più densi di questo Pianeta. L’altra parte mostrava la sua relazione con le altezze colme di calore e di aria dell’Universo lunare. Essa era come le foglie e i fiori di una pianta. I processi di fioritura e di appassimento erano guidati dagli Angeli, ed un intero gruppo di questi esseri era sotto la guida di un Angelo che era il loro “Io di gruppo”.

Possiamo ora comprendere perché la Luna e la sua sfera, come luogo di dimora degli Angeli, operi nei processi di germinazione e di crescita delle piante e, allo stesso modo, in tutti i processi organici degli esseri viventi. Essa è così fortemente collegata con l’evoluzione embrionale.

(Continua)

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K. Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA – Il Terzo Giorno – P. 1

Copgenesi

 

IL TERZO GIORNO

1. La via alla Terra.

Collegamento al Capitolo precedente

Fino allo stadio della blastula, l’embrione, come abbiamo visto, dapprima si sviluppa liberamente nella cavità del dotto ovarico, poi nell’utero. Ora però, sei giorni e mezzo dalla fecondazione, è giunto il momento nel quale la blastula maturata viene accolta nell’alveo dell’utero. Dapprima essa si fissa con il suo polo terrestre sulla mucosa. Dal polo terrestre crescono nelle profondità, delle terminazioni sottili, mobili; come radichette, con l’aiuto delle quali l’embrione lavora attivamente nella mucosa uterine (vedi Tavola III, fig. 1, poi figg 2 e 3) , fino a che non è completamente avvolto da essa.

TAVOLA III

Implantazione dell’embrione (liberamente, secondo LANGMAN). Fig. 1: la blastula penetra attivamente nella mucosa uterina (da sei a sette giorni dopo la fecondazione). Fig. 2: implantazione giunta alla metà del processo; il trofoblasto è cresciuto fortemente e si è differenziato nei citotrofoblasti generativi e i sinciziotrofoblasti, verosimilmente derivati da quelli, che entrano in rapporto con la mucosa materna. L’embrioblasto si è differenziato in ectoderma ed entoderma (7 giorni e mezzo dopo la fecondazione). Fig. 3: 9 giorni dopo la fecondazione. Implantazione praticamente completata; il coagulo di chiusura chiude le porte alla cavità uterina. Il frutto appiattitosi nel corso del processo d’implantazione diviene nuovamente sferico; il trofoblasto si è potentemente sviluppato. La cavità amniotica già visibile nella Fig. 2 è divenuta più grande e attorno al blastocele si è formata la membrana di HAUSER; perifericamente rispetto a questa sorge il coelom estraembrionale, la cavità corporea posta al di fuori dell’embrione vero e proprio. Il punto, indicato dalla freccetta sotto la Fig. 3, mostra l’effettiva grandezza dell’uovo (embrione e trofoblasto), che è disegnato nella Fig. 3.

All’interno di questa Terra materna l’embrione umano ora può svilupparsi, fino a che esso non è abbastanza forte da venir abbandonato alle forze della Terra esteriore. Anche la Terra esteriore un tempo era diversa. Anch’essa si è evoluta: da una sostanzialità più sottile sulla sua superficie è divenuta «pesante» e dura come una roccia. Secondo la Genesi, anche la Terra una volta fu un campo di forze immateriali, come la «Terra» del giovane embrione umano, giacché la Genesi descrive ambedue le evoluzioni: quella umana e quella della Terra. Questo processo di condensazione che la Terra poté compiere nel corso di miliardi di anni, il corpo umano ora, in una certa maniera, deve eseguirlo durante il suo sviluppo embrionale. Così lo sviluppo embrionale è una sorta di evoluzione cosmica svolgentesi in tempo breve. E allorché le ossa del corpo in formazione cominciano a solidificarsi, allora quest’ultimo si è conformato ed è maturo per la nascita. L’uomo si sviluppa per la Terra. Il suo corpo viene plasmato per la vita sulla Terra, riceve delle ossa ed un corrispondente peso. A tal fine lo aiutano le forze terrestri. Finora noi conosciamo l’elemento della Terra, ha-haretz, soltanto come ciò che è vivente-attivo nell’interno e sta di fronte alle forze del Cielo, ha-schamajim, che tendono verso l’esterno. Ciò porta, in relazione all’elemento sostanziale che va costituendosi sempre di più alla maniera di concepire, che ha-schamajim operi maggiormente all’assottigliamento ed alla volatilizzazione, ha-haretz invece alla condensazione e all’indurimento: che con ha-schamajim l’elemento sostanziale tenda dal centro verso la periferia, che con ha-haretz invece la sostanza si condensi nel corpo dell’embrione. Nella relazione dinamica di esterno ed interno abbiamo trovato la Terra dentro. Ma dopo che, nel secondo giorno della Creazione, le forze del Cielo, come espressione di un nuovo atto di Creazione, si sono immerse nell’elemento fluido, sorse nello spazio della Terra il  «sopra» e il «sotto». Nella regione inferiore ora presagiamo la Terra. Con ciò è stato fatto pure il primo passo nella gravità. La Terra non è più unicamente un elemento che si attiva in maniera vivente nell’interno; d’ora in avanti al concetto Terra inerisce anche quello della gravità. E d’altro canto, nel concetto Cielo penetra ciò che possiamo caratterizzare come ciò-che-tende-verso-l’alto.

Con l’immergersi della blastula nell’utero abbiamo un’immagine su come ora l’embrione si ponga nella sfera delle forze di questa nuova Terra sottoposta alla gravità. Tuttavia ora il suo successivo essere umano dipenderà proprio dal fatto che esso superi sin dal principio questa gravità. Che esso riesca a farlo, lo vediamo per esempio nel fatto che l’embrioblasto, che appunto rappresenta il polo gravitazionale, rimanga ancora costantemente incluso nella sfera del trofoblasto. Avviene diversamente nel caso della scimmia. Anche la scimmia (macacus) ha una bellissima blastula (vedi Fig. 6), ma la differenza morfologica tra trofoblasto ed embrioblasto è già grandissima, quest’ultimo appare goffo e pesante nei confronti del primo che invece appare delicato, quasi come un’esilissima parete (überdünnwandig).

Nel caso dell’uomo, sia l’embrioblasto come i suoi successivi stadi di sviluppo rimangono molto più pervasi dalle forze delle sfere celesti, che superano la gravità. Con ciò viene toccata una differenza essenziale, affatto generale, tra l’uomo e l’animale. Attraverso tutta la sua struttura, l’animale è molto più fortemente legato alla Terra che non l’uomo, il quale conquista il suo esser umano proprio attraverso la facoltà di stare eretto, attraverso il superamento della gravità. Per la verità, anche una scimmia può talvolta stare eretta, ma questo è sempre un ergersi esteriore, giacché il corpo della scimmia è organizzato per la gravità. Allorché l’uomo si erge eretto, questo stare eretto corrisponde alla sua organizzazione. Per lui la stazione eretta non è niente di esteriore, bensì qualcosa di profondamente fondato nel suo essere. Accanto alle forze della gravità, sono quelle della stazione eretta le plasmatrici del suo corpo. Perciò in lui il principio della stazione eretta è all’interno di tutti gli organi, e ciò si lascia dimostrare addirittura sin nella fine struttura di essi¹. Ergersi eretto non significa sottrarsi alle forze della Terra. Significa non farsi sopraffare dalle forze della Terra, ricercare nel corpo terrestremente pesante le forze del Cielo e farle essere presenti. Il poter fare ciò necessita di una speciale organizzazione.

Fare questo è una faccenda che riguarda la personalità umana.

Nel momento in cui ora le forze della Terra cominciano ad essere attive in maniera vera e propria nell’embrione, vediamo le forze del Cielo sviluppare ora più che mai la loro attività. L’embrione vive tra le forze della Terra e quelle del Cielo.


¹Vedi RUDOLF STEINER: per esempio in Scienza dello Spirito e medicina, ciclo di conferenze per medici e studenti di medicina, tenuto a Dornach nel 1920, Editrice Antroposofica O.O.98-99.

(Continua)

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Kaspar Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA

ISIDE SOPHIA-SEDICESIMA Lettera (Parte I)

Denderah

 

SEDICESIMA LETTERA

Luglio 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

LA LUNA 

Ora, dopo la conclusione della descrizione dei Pianeti superiori – Saturno, Giove, Marte e Sole – dovremo esplorare le attività dei Pianeti inferiori: Mercurio, Venere e Luna. Dovremo entrare in un mondo abbastanza diverso da quello dei Pianeti superiori e delle loro attività, proprio come il Mondo Animico dell’essere umano è interamente diverso dalla regione dei suoi princìpi corporei. La Luna è la “più vicina” oggi alla nostra coscienza animica, perciò cominceremo con lei.

La Luna

Nelle Lettere Undicesima Tredicesima abbiamo menzionato l’idea del movimento in forma di lemniscata sia dei movimenti del Sole che della Terra. Secondo quest’idea, anche il cammino della Luna appare abbastanza diverso da quello dato dal punto di vista copernicano. Esso appare come una linea serpentina lungo la  lemniscata Sole-Terra; comunque, pensare i movimenti della Luna – così come quelli del Sole e della Terra – come quelli aventi luogo su certe linee nello spazio dell’Universo, ci guiderebbe soltanto ad un’altra astratta prospettiva dell’Universo.

A meno che non impariamo ad immaginare i tragitti dei corpi celesti come confini degli organi viventi di quell’Essere il cui corpo è l’Universo, possiamo sperimentare l’Universo come un’Entità che opera in tutti i regni della natura.

Per esempio, il movimento a forma di lemniscata del Sole e della Terra può risvegliare in noi l’impressione che questa lemniscata abbia una certa somiglianza con il sistema circolatorio del sangue del corpo umano.

Questa è una realtà. La  “corrente sanguigna” spirituale dell’Essere del nostro Sistema Solare causa il movimento del Sole e della Luna in forma di lemniscata. Naturalmente possiamo obiettare che la circolazione del sangue umano non costituisca una semplice lemniscata. È più complicata di quella. Ma nemmeno la lemniscata Sole-Terra è così semplice come può apparire a prima vista. Per esempio, ci sono movimenti portati in relazione ad essa che fanno sì che il corpo del Sole, durante l’anno, appaia in un cerchio.

In maniera simile dovremmo guardare il movimento della Luna. Il diagramma che segue ci aiuterà a riconoscere il suo carattere essenziale. La lemniscata tratteggiata esterna indica allora qual è il limite dell’invisibile, e tuttavia spiritualmente reale, corpo lemniscatico della Luna.

Quindici giorni più tardi vi sarebbe la Luna Nuova. Questa è l’epoca in cui la Luna sta tra la Terra e il Sole. Naturalmente nel frattempo il Sole e la Terra si sono spostati nella posizione (b). Ora, come possiamo vedere nel diagramma, la lemniscata della Luna si è contratta sino alla forma che viene indicata dalla lemniscata tratteggiata e interna.

Andando verso la successiva Luna Piena, questa forma a lemniscata del percorso della Luna si espanderebbe di nuovo e crescerebbe lentamente al di là della misura della lemniscata Terra-Sole. Possiamo osservare così un’espansione una contrazione continue del corpo lemniscatico della Luna in relazione alle sue fasi.

È una sorta di attività respiratoria che è molto caratteristica per la Luna, e che illumina le sue tendenze essenziali nei vari regni della natura.

 Corrispondono aisimboli, da sinistra a destra: Sole, Terra, Luna

Corrispondono ai simboli, da sinistra a destra: Sole, Terra, Luna

Possiamo volgere ora la nostra attenzione a quest’attività respiratoria della Luna. In Lettere precedenti abbiamo delineato le attività contraddittorie del Sole e della Terra. Abbiamo descritto il Sole come un “buco” nell’Universo la cui attività giunge lontano fuori nello spazio cosmico e aspira, per così dire, la sostanza astrale dai margini dello Zodiaco verso il centro. Tra la regione Stellare dello Zodiaco e il “buco” del Sole vi sono i Pianeti superiori e specialmente la Terra. Essi sono le pietre miliari della condensazione di questa sostanza astrale nella materia. La culminazione di questa attività condensante ha luogo sulla Terra. Poi di nuovo nello spazio tra la Terra e il Sole, ove troviamo i Pianeti inferiori, ha luogo la dissoluzione ed eterizzazione della materia. Così l’attività aspirante del Sole è la causa indiretta della materializzazione della sostanza astrale, ed è poi infine il foro attraverso il quale la materia viene dissolta e riportata indietro alla sua origine eterica dopo che la natura dei Pianeti superiori e quella della Terra hanno operato un’impronta su di essa.

La Luna sta tra queste attività del Sole e della Terra. Il diagramma ci mostra che, all’epoca della Luna Piena, la Luna e il suo corpo lemniscatico sono fortemente connessi alla regione dello spazio che è preposta al processo di materializzazione “dietro” la Terra, poiché il corpo lemniscatico della Luna è esteso molto oltre la sfera in cui ha luogo l’attività dissolvente ed eterizzante tra la Terra e il Sole. All’epoca della Luna Piena, dobbiamo così presumere che la Luna abbia una tendenza creatrice di materia. All’epoca della Luna Nuova il corpo della Luna e la sua lemniscata sono all’interno di quella sfera di eterizzazione tra la Terra e il Sole, e dobbiamo presumere un’attività maggiormente dissolvente ed eterizzante. In mezzo, grosso modo all’epoca del Primo e dell’Ultimo Quarto, essa dev’essere neutralizzata o trasmutata da un’attività all’altra.

Perciò, possiamo concepire la Luna come la grande “tessitrice” cosmica, che tesse le sostanze cosmiche nell’esistenza terrestre e le riprende nuovamente nel Cosmo come Immaginazioni eterizzate delle dissolte forme terrene.

Possiamo trovare questa ritmica attività tessitrice delle forze della Luna ovunque nella natura e nell’umanità. La sua attività creatrice di materia è stata tracciata scientificamente mediante esperimenti. Già nel secolo scorso [n.d.C.: nell’Ottocento] uno scienziato, che da allora è stato dimenticato, provò la creazione della materia. Il suo nome era Herzeele. Pochi anni fa uno scienziato, il Dr. Hauschka, trasse quest’idea dall’oblio. In esperimenti accuratamente predisposti, in relazione alla germinazione dei semi delle piante egli provò che ha luogo un aumento di materia che può essere pesato e misurato. Egli scoprì che ciò avviene all’epoca della Luna Piena. Con lo stesso metodo scoprì che una diminuzione di materia si manifesta in relazione con la Luna Nuova. Abbiamo qui la conferma della conclusione cui eravamo giunti allorché avevamo alzato gli occhi alla cangiante lemniscata della Luna, che appare intessuta nelle attività del Sole e della Terra come una sorta di fattore equilibrante.

Possiamo ora capire perché la falce della Luna crescente sia stata sperimentata da alcuni veggenti come l’immagine della coppa sempre alimentante del Santo Graal e la parte oscura della faccia della Luna, il cui profilo può essere pallidamente riconosciuto immediatamente dopo la Luna Nuova, come l’immagine dell’Ostia Santa che discende come sorgente di salute eterna. Verso l’epoca della Luna Nuova la coppa si svuota e poi è già pronta a ricevere nuovamente le forze dell’Ostia Santa ch’essa riversa sulla Terra durante il periodo della Luna crescente. Così la storia del Graal, della Sacra Coppa sostentatrice, non è semplicemente una bella fantasia. È una realtà.

 (Continua)

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K. Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA – Il Secondo Giorno – P. 2

 

Copgenesi

IL SECONDO GIORNO

2. Viene eretta la vôlta celeste

Collegamento al paragrafo precedente

Attraverso la scissione cellulare si ripartisce la sostanza dei centrioli e perciò la forza di ha-schamajim su tutto il corpo. A poco a poco non sta più in primo piano la cellula o un complesso cellulare, bensì la totalità dell’embrione, la sua figura, la sua forma vivente. La cellula deve subordinarsi alla concezione totale. Attraverso il processo di suddivisione cellulare, ogni cellula ha sperimentato per se stessa in piccolo l’atto di creazione della formazione della volta celeste da parte di ha-schamajim, per così dire come preparazione di una più grande esperienza comune – così come in un’orchestra il singolo musicista si esercita da solo, per poter poi dare origine nell’armonia di tutte le voci alla grande esperienza.

Come si fa valere ha-schamajim nel Macrocosmo? Per vedere ciò dobbiamo dapprima seguire le vie sulle quali la Luce percorre la sostanza terrestre dell’ovocellula. Ve ne sono due di tali vie, una esterna ed una interna. La Luce proveniente da ha-schamajim appare nell’incontro di seme ed ovocellula sulla superficie del corpo dell’uovo. Lo spazio intorno a questo corpo è illuminato. Ora si separano le vie della Luce. Con la penetrazione di uno spermium irradia Luce nell’interno dell’ovocellula. Questa è la via interna. Troviamo l’altra, quella esterna, se ci diciamo: con la suddivisione cellulare si formano vie che dallo spazio esteriore conducono tra le cellule figlie; e quante più cellule figlie nascono, tanto più si ramificano queste vie dello spazio esteriore nell’interno dell’antico spazio ovulare; gli spazi intercellulari della morula sono perciò vie della Luce proveniente da ha-schamajim , per così dire bidimensionali, giacché il suo corpo, come morula appare ormai racchiuso come dall’immissione di piani di Luce nell’ovocellula. La Luce attraversa, solca il corpo ovulare. – La via interna della Luce descrive la formazione delle pareti cellulari all’interno. Laddove nella scissione cellulare si trovano i coni di Luce del fuso, nascono le sottili membrane separatorie delle cellule. Queste devono il loro sorgere, come tutto quello che sorge nuovamente tramite la scissione cellulare, ai centrioli, e perciò al raggio di Luce proveniente da ha-schamajim. Ora sulle sottili membrane si incontrano la Via interna di Luce e quella esteriore, così come in seguito nel polmone sulle membrane degli alveoli si incontreranno il sangue e l’aria respiratoria. E lì, così come l’aria si congiunge al sangue e dona a questo la nuova forza della pulsazione, così si congiungono anche qui le due vie della Luce. Le forze della Luce dello spazio cellulare interno irradiano nel regno della Luce dello spazio intercellulare – dalle cellule si riversa del fluido nello spazio intercellulare, e con ciò si forma sempre più uno spazio interno che si distacca dalle cellule . Questo è il frutto germinante, che si gonfia, di ha-schamajim. Ora ha-schamajim diventa attivo all’interno dell’embrione. E, ingrandendosi la superficie intercellulare col crescente numero di cellule, cresce la forza di ha-schamajim all’interno della morula. Gradualmente questa forza si concentra; ed anche in seguito lo vedremo sempre di più: allorché l’elasticità ha raggiunto una certa misura, comincia l’espansione. Sorge dapprima uno spazio all’interno della morula a forma di fessura; però questa si estende sempre di più. Le cellule vengono spinte alla periferia, attraverso la suddivisione diventano sempre più piccole e possono disporsi più vicine una accanto all’altra. Lo spazio all’interno dell’embrione diviene una volta. E’ nata la blastula. E con piena forza scaturiscono ora le Parole della Genesi:

E DIO DISSE:

VI SIA UNA DISTESA TRA LE ACQUE

E QUESTA SIA UNA SEPARAZIONE TRA LE ACQUE.

DIO FECE ALLORA LA DISTESA.

E DIVISE L’ACQUA SOTTO LA DISTESA DALL’ACQUA

SULLA DISTESA.

E FU COSI’.

E DIO CHIAMO’ LA DISTESA CIELO.

Qui viene eretta, con un potente gesto all’interno delle «acque», della massa cellulare protoplasmatica, una vôlta. La Genesi fa sorgere davanti ai nostri occhi dalla morula la blastula. – Questo processo diventa sperimentabile in maniera particolarmente forte attraverso la vigorosa traduzione di Martin Lutero:

Dio disse:

vi sia una vôlta in mezzo alle acque

ed essa sia la separazione delle acque dalle acque.

così Dio fece la vôlta

e divise l’acqua sotto la volta e l’acqua al di sopra della volta.

E ciò fu.

E Dio chiamò la volta: Cielo!

L’«acqua sotto il Cielo» è l’embrioplasto, che noi abbiamo chiamato Terra; da esso si sviluppa l’uomo corporeo. L’«acqua sopra il Cielo» è il trofoblasto, da esso provengono le membrane ovulari e la placenta. All’inizio delle nostre considerazioni abbiamo chiamato Cielo questa parte della blastula, poiché essa s’incurva come un «Cielo» sulla parte terrestre dell’embrione. Dopo tutto quello che adesso sappiamo di ha-schamajim, non possiamo più rivolgerci al trofoblasto stesso come Cielo, sebbene come immagine ciò sia assolutamente giusto, bensì con ciò designamo la forza all’interno dell’embrione che edifica la vôlta e dalla terra tende verso l’esterno. La sostanza cellulare del trofoblasto si ordina in questa sfera di forze. In seguito da questa medesima sfera di forze viene formato il sacco vitellino, poi il chorion e sfere sempre più grandi, sino alla vôlta dell’utero e all’inarcamento del corpo materno. Ma nella misura in cui queste forze del Cielo agiscono dall’interno all’esterno e si separano dalle forze della Terra, ne irradieranno, da quelle forze che tendono verso l’esterno, altre nel senso delle forze della Luce. Sono queste forze riflettentisi che formano e plasmano l’embrione.

3. Arare e seminare 

La prima aratura avvenne come scaturita da un’azione di eco in seguito al primo Appello divino. La Luce non era ancora creata, solo l’idea vivente del Cielo ha-schamajim si distacca dall’attività creatrice – barà – della Divinità. In barà accanto al significato di generare, formare, creare, vi sono anche quelli di purezza, chiarezza, bor – e altresì quello di innocenza, bar. La stessa parola bar significa anche figlio (in aramaico bar, in ebraico ben) e anche granoBarà scritto in una maniera un po’ diversa significa mangiare, nutrirsi, barut, pasto, barà anche ingrassare. Per cui sono affini le parole benedire, berakà, ed anche folgorare, fulmine, splendore, baràk. Anche la parola grandine, barad, appartiene a questa serie. In tutte queste parole vive la segnatura della Luce, dell’irradiare-dal-Cielo-alla-Terra. Se rovesciamo la succesisone dei suoni, riceviamo quel che sperimentiamo, allorché dalla Terra guardiamo il Cielo: ab, padre.

Già la prima aratura della sostanza ovulare – tohu va-bohu – ha luogo nelcrepuscolo di una prima azione innata della Luce – barà. Poi appare la Luce, e con essa la forza del seme penetra nella Terra vivente dell’uovo. Con ciò viene rappresentato il motivo primordiale dell’arare e del seminare. Il seme primordiali è penetrato come Luce nella Terra primordiale e d’ora in avanti si sviluppa ulteriormente in questa.

Fin qui si svolge la sfera del primo giorno. Poi si può sperimentare una specie di baratro tra questo primo giorno e il secondo. L’esatta traduzione dell’ultimo versetto del primo giorno suona: «E fu sera, e fu mattino, un giorno» (secondo WOHGELMUTH e BLEICHRODE). Le parole «un giorno» formano, come se qui la creazione fosse compiuta, la chiusura della sfera, nella quale la Luce nasce ed incontra la terra primordiale.

Nel corso della nostra esposizione vedremo sempre più chiaramente che nel primo giorno della Creazione è contenuto tutto ciò che vi è nel mondo. Ivi c’è un possente seme dal quale cresce fuori tutta la Creazione. La Genesi è realmente sin dal primissimo inizio un tutto. Da un punto germinale scaturisce un pensiero dopo l’altro, fino a che non diviene visibile la figura matura della Creazione. Il primo giorno è il seme dei giorni successivi; tuttavia esso scaturisce dal seme del primo versetto, questo dal seme della prima Parola, questa dal seme del primo suono beth , dalla casa della Terra, che alberga lo Spirito (qui risiede l’elemento dimensionale, il punto, dimora nello spazio terrestre) – questo è Dio.

Se guardiamo all’Abisso, che si apre tra il primo e il secondo giorno della Creazione, scorgiamo: unicamente e soltanto la Luce ci trasporta dal primo al secondo giorno, la Luce che è capace di agire nello spazio terrestre. Soltanto con questa Luce congiunta alla Terra possiamo lasciarci dietro l’abisso e proseguire il cammino.

Si ripete ora, su piani superiori, il motivo dell’aratura e della semina. Per così dire risuona dapprima spiritualmente la nuova Parola creatrice «Vi sia una distesa in mezzo alle acque», e come una eco risuona diffondendosi ovunque nello spazio terrestre e riflettendosi centinaia di volte e moltiplicandosi nella suddivisione cellulare. Con ciò la Terra embrionale viene nuovamente arata. – Abbiamo descritto più sopra la formazione della blastula, l’innalzamento della vôlta interna da parte delle forze del Cielo, le quali come seme della Luce avanzano fin nello spazio intercellulare e poi partendo da qui giungono all’azione espansiva. Questo, tuttavia, è ora soltanto un lato dell’evento, si potrebbe dire quello fisiologico. Tuttavia perché si giunga ad un nuovo atto di creazione, all’aratura, che è l’azione dell’eco, deve diventare attiva la voce stessa, che si unisce al creato, divenire carne. Ciò accade attraverso la semina, ed è il lato spirituale dell’evento, che nella singola vita è impresso dalle forze del Destino, dell’individualità.

Perciò possiamo caratterizzare il contenuto del secondo giorno all’incirca così: dopo che il corpo terrestre dell’ovocellula è stato solcato e arato dalle forze della Luce, dopo che queste forze sono penetrate in tutti gli angoli della sostanzialità, la zolla può ricevere il seme celeste. Come vôlta, esso si affonda nella sostanzialità elementare delle acque. Attraverso ciò nasce nello spazio terrestre un sopra e un sotto. – E se ora spingiamo una volta lo sguardo in avanti nell’ultimo mese della vita embrionale e ci volgiamo all’organo polmonare, vediamo che gli alveoli polmonari si formano, per l’aspetto, come le singole cellule di una morula. Anche qui, come per l’intero corpo, la sostanza terrestre viene «arata». E quando poi si giunge alla nascita, risuonano le Parole: «e Dio gli soffiò l’alito vivente» e per la prima volta il polmone si riempie d’aria. L’organo polmonare si gonfia, e viene eretta una vôlta all’interno dello spazio toracico. E quindi il cuore e l’intero corpo si riempiono per la prima volta con sangue pervaso di aria propria. Con ciò abbiamo di fronte a noi la più elevata intensificazione corporea della semina di un seme divino.

Da ciò risulta quanto segue. Abbiamo visto: ogni volta, allorché risuonano le Parole  «e Dio disse», gli Elohim donano alla evoluzione della Terra, che è anche l’evoluzione dell’uomo, un nuovo pensiero della Creazione, un nuovo impulso creativo. Ognuno di questi impulsi pervasi dalle forze del Cielo, ha-shamajim, viene elevato dalla terra, ha-aretz, fino a che il medesimo non diventa parte della stessa. E così la Terra, anche se è intessuta delle forze del Cielo, dopo un certo periodo di elaborazione, può di nuovo essere chiamata Terra, anche se poi non si tratta più della stessa Terra, bensì di una Terra di un gradino superiore. Poi la novella Terra è di nuovo matura per accogliere un nuovo impulso, un nuovo seme divino. Perciò non stupirà se nel prosieguo noi scambieremo sempre di nuovo nell’applicazione concetti come  «Terra» «Cielo» o  «Luce» in rapporto ad un sostrato organico.

Inoltre la Terra non viene nominata nel secondo giorno, udiamo soltanto parlare  «dell’acqua sotto il Cielo». Si presagisce come venga preparata qui una Terra che già si avvicina un po’ al concetto che è rapportato all’elemento sensibile. Se volgiamo lo sguardo alla blastula, qui ora il suo polo embrionale è diventato più pesante di tutta la sua restante parte. Davanti a questo pesante polo terrestre si accosta ora il germe della mucosa terrena.

E FU SERA E FU MATTINO L’ALTRO GIORNO

Nella Genesi, un giorno corre dalla sera sino di nuovo alla sera. Nella Tenebra, nella notte cosmica, comincia la Creazione. Distaccandosi il Sole dal corpo della Terra primordiale, sorge il primo mattino, appare il primo giorno. E ancor oggi, se consideriamo il sorgere del Sole per la nostra posizione sulla Terra il Sole ascende. E allorché vediamo al tramonto del Sole come il Sole ritorni nella Terra, ciò può essere per noi un’indicazione del fatto che il Sole un giorno si riunirà alla Terra. Il tramonto del Sole è per noi pure un’immagine di come la Terra venga sempre di nuovo compenetrata dalle forze della Luce, nella maniera in cui possiamo udirlo nella Genesi.

Se ora consideriamo ancora una volta l’evoluzione embrionale fino all’evoluzione della blastula, risulta la seguente immagine. Nell’esistenza tenebrosa appare l’ovocellula e a tutta prima essa diviene ancor più tenebrosa attraverso la formazione dei corpuscoli. Qui siamo nella notte fonda. Ma allorché l’ovocellula incontra la corrente degli spermium , si fa giorno. E nella misura in cui questo processo giunge a termine, si fa sera. – Chi cerchi di sperimentare interiormente in maniera immaginativa questi processi con tutte le loro mutazioni di forma, può ora avere realmente la sensazione di come l’embrione dopo questo primo giorno passi attraverso una notte e sperimenti nella formazione della blastula un nuovo giorno. Allorché, dopo l’incontro col seme l’ovocellula esteriormente giunge alla quiete, comincia dapprima un’altra  vita, una vita interna, la solcatura – dopo che il Sole, irradiando è salito in Cielo, esso la sera s’immerge nella Terra. Sale la tenebra e da essa si distacca il brillare di una stella. Presto si vedono stelle più numerose, dapprima grandi, poi più piccole e giù giù sempre di più, fino a che in piena notte il cielo non è cosparso di stelle, delle quali le più piccole vengono appena presagite. Il processo della suddivisione cellulare del giovane embrione, fino a che non abbia raggiunto lo stadio della morula, dà una tale immagine. E come poi, allorché al mattino il Sole sorge nuovamente, le luci delle stelle vengono ricacciate indietro dalla vôlta del giorno, così arretrano le cellule della morula in periferia – cedendo il loro posto al Cielo della blastula, che è un Cielo diurno. Ma se la blastula si sviluppa pienamente, allora si fa nuovamente sera e la navicella cosmica corre nel porto, ove essa si àncora saldamente.

(Continua)

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Kaspar Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA

ISIDE SOPHIA-QUINDICESIMA Lettera (Parte I) – Continuazione

Denderah

QUINDICESIMA LETTERA

Giugno 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

IL SOLE 3

(Link alla parte precedente)

Il conte Leone Tolstoj nacque il 9 settembre 1828 nuovo stile [calendario gregoriano]. In questo giorno il Sole era nella Costellazione del Leone, vicinissimo al punto di transizione dal Leone alla Vergine. All’epoca del suo concepimento il Sole era nello Scorpione. Così lo “spazio aperto” comprende le Costellazioni della Vergine, della Bilancia e parte dello Scorpione, ma la Vergine è la Costellazione dominante. Questa è la Costellazione opposta ai Pesci, che abbiamo trovato così fortemente collegata con Tommaso Moro. Perciò, l’anelito all’esperienza del Sole Spirituale nella Terra era vivo in Tolstoj in maniera abbastanza diversa che in Tommaso Moro, ma fu allo stesso livello, poiché cercava lo Spirito Solare all’interno dell’ordinamento sociale. Tommaso Moro sperimentava il Divino della Terra nella visione di uno Stato perfetto che è guidato interamente dalla religione. L’essere umano singolo è accolto nell’influenza di questa religione obbiettiva, che ordina la sua esistenza all’interno della comunità.

Per Tolstoj l’anelito per una comunità giusta ed armoniosa rivelò proprio il problema opposto. Egli non poté partire da un’obbiettiva istituzione religiosa che fosse capace di accogliere l’essere umano nelle sue braccia orientatrici e protettive. In effetti, ad una certa epoca della sua vita egli recise tutti i suoi legami che lo legavano alla Chiesa Ortodossa. Dovette partire dal suo proprio essere interiore. Per lui la domanda era ” Come posso trovare in me stesso la ’religio‘ eterna, come posso io trasmutare il mio essere imperfetto?”. Possiamo trovare questa ricerca del vero “umanesimo” nei primi libri come I Cosacchi. Arrivò così all’esperienza del Divino nella vita delle comunità, nei rapporti dell’umanità persino là dove essi confinano stranamente col caos sociale. Tutti i suoi romanzi lo dimostrano, in special modo il libro Resurrezione.

Tommaso Moro nella sua visione di Utopia guardò in faccia il Divino come esso si rivelava nell’ordinamento sociale. Tolstoj doveva discendere nelle insondabili profondità della natura umana al fine di trovare, oltre la caricatura dell’uomo, l’immagine splendente del Divino realizzata nella fratellanza umana. Egli trovò così lo Spirito Solare della Terra, ovvero la Terra nella Vergine, la “rivelazione segreta” dell’enigma della vita. Vi fu inoltre un’altra rivelazione a lui dello Spirito della Terra che portò l’esperienza della Vergine ad un superiore compimento.

Tramite il suo destino egli era stato portato alla convinzione che l’equilibrio dell’anima fosse la medicina della quale abbiamo bisogno per divenire realmente umani. Nella sua gioventù egli aveva vissuto la vita sfrenata e selvaggia di un giovane nobile russo, fino a che non riconobbe l’effetto rovinoso di questo tipo di vita sulla sua vera umanità. Da quel momento lo vediamo anelare e lottare per l’equilibrio, e in molte immagini dei suoi romanzi possiamo trovare questo equilibrio realizzato in descrizioni meravigliose. Esse sono i centri risanatori dentro al tumulto degli eventi. E’ la realizzazione della ricerca dello Spirito Divino della Terra, che viene indicata nella posizione della Terra in Bilancia, come ha luogo nell’oroscopo di Tolstoj. Inoltre dovette sempre combattere duramente per l’equilibrio nella sua anima. Sempre di nuovo dovette attraversare crisi nelle quali tutto quello che aveva raggiunto sino ad allora sembrava essere lacerato in pezzi e diventare indegno. Ma sempre di nuovo egli si risollevò e salì a più alti stadi di umana perfezione. Queste continue esperienze di morte divennero la fonte della sua tremenda attività e produttività. E’ l’esperienza della Terra nello Scorpione. La Costellazione opposta alla Terra nel Toro, ereditando l’anelito alla rivelazione del Divino nella molteplicità della creazione, accende l’impulso a cercare la manifestazione dello Spirito Solare nell’indomabile Spirito creativo che sorge dalla morte e dalla distruzione.

Il famoso astronomo Ticho de Brahe nacque il 14 dicembre 1546, allorché il Sole era nella Costellazione del Sagittario. All’epoca del suo concepimento esso era appena entrato nei Pesci. Perciò, il Sole non era stato nelle Costellazioni del Sagittario, del Capricorno e dell’Acquario, ed esse formano lo “spazio aperto” ovvero l’aspetto della Terra del suo cielo di nascita.

Ticho nacque in una nobile famiglia danese. Il padre cercò di allevare suo figlio affinché entrasse nella carriera politica e così, sotto la guida di un tutore, lo inviò all’università per gli studi di giurisprudenza. Tutta la severità del tutore non poté impedire a Ticho di percorrere la sua via. Mentre i Tutore era addormentato, Ticho si arrampicava sul tetto della casa ed osservava le stelle con strumenti molto primitivi. All’età di 16 anni aveva già fatto importanti scoperte. Nessuno poteva impedirgli di diventare matematico e astronomo. Dopo molti viaggi, con l’aiuto del re di Danimarca, egli si stabilì sulla piccola isola danese di Hveen. All’età di 30 anni costruì lì un osservatorio, e per un lungo, pacifico periodo riuscì a compiere estese osservazioni astronomiche. Produsse, tra le altre cose, un catalogo contenente le esatte posizioni di circa mille Stelle sino ad allora non registrate.

La determinazione con la quale questa individualità percorse la sua vita sin dalla prima Gioventù, ci mostra la direzione della sua ricerca dello Spirito Solare sulla Terra. E’ la Terra nel Capricorno che lo compenetrava con l’impulso a cercare lo Spirito in ciò che il suo occhio poteva rivelargli della moltitudine delle Stelle sopra di lui. Nella Costellazione opposta del Cancro abbiamo incontrato, in relazione con Emerson, l’esperienza del Calice nel quale fluivano azioni, colpe e speranze umane nel corso della Storia. Ticho de Brahe osservò e divenne l’Alto Sacerdote dell’altro Calice nel quale le anime umane vanno al momento della loro morte e dal quale esse provengono quando nascono: il Calice del Cosmo nel quale la Terra è incastonata. Nella rivelazione accordata tramite l’attività del suo occhio, egli sperimenta lo Spirito Divino della terra. L’Universo al di sopra di lui sicuramente non era soltanto un Mondo meccanico. Per lui era un Essere vivente, col quale egli poteva fluttuare attraverso lo spazio cosmico, il cui cuore batteva e il cui linguaggio poteva comprendere.

Non era soltanto quello che oggi chiameremmo un astronomo, era anche un astrologo, sebbene dobbiamo immaginare che a quel tempo ciò avesse implicazioni diverse che non oggi. Predisse la morte del sultano turco Solimano, quasi nello stesso giorno in cui ciò avvenne realmente. Predisse pure altri eventi che si avverarono dopo la sua morte. In questa relazione interiore con le Stelle, e nella percezione del loro linguaggio, scopriamo ancora un’altra esperienza dello Spirito Solare indicata dalla Terra in Acquario, tuttavia ciò non comprende interamente il carattere universale di questa personalità. C’era ancora dell’altro. Il suo osservatorio sull’isoletta di Hveen era un edificio stranissimo. Sul tetto di questo, ove venivano fatte le osservazioni astronomiche, stavano gli strumenti usati per la misura delle angolazioni delle posizioni Stellari. Ma nel seminterrato della casa vi era qualcosa di simile al laboratorio alchemico, nel quale le sostanze della Terra venivano bollite ed esaminate tenendo conto della loro relazione con le Stelle. Quest’anelito ad una conoscenza della natura cosmica delle sostanze della Terra rivela ancora un’altra relazione con lo Spirito Solare che aveva collegato Se Stesso con la Terra. Ciò è indicato nella posizione della Terra in Sagittario che realmente si presentava nell’oroscopo di Ticho come abbiamo fatto notare più sopra.

Ci sono soltanto pochi esempi che possono mostrare come l’anima che discende da altezze cosmiche sperimenti la Terra come l’unico luogo ove egli può incontrare lo Spirito Solare del nostro Universo.

Quando l’anima passa attraverso la sfera del Sole nella vita tra morte e nuova nascita, ha un’esperienza dolorosa. Trova il Sole abbandonato dal suo Spirito dirigente di un tempo, poiché il Christo si è unito alla Terra. Perciò, l’anima viene colmata dal desiderio di ritornare alla Terra per sperimentarvi lo Spirito della Terra. Le rivelazioni del Divino Spirito della Terra sono molteplici, e l’essere umano può riceverle secondo le condizioni di “percezioni” acquisite in precedenti incarnazioni. La direzione di queste possibilità viene indicata nello “spazio aperto” dell’oroscopo e in ciò che avviene in esso. Ciò comprende, naturalmente, solo una parte della dodecupla rivelazione dell’Essere del Christo. E’ la “libbra” (ovvero i “talenti” secondo la parabola dei Vangeli), che ci fu data dal Signore del Destino, ma è nostro còmpito incrementare il dono, ed esso deve diventare l’ideale cristiano di sperimentare sempre più in maniera comprensibile la rivelazione dello Spirito Solare.

Non c’è bisogno di dire, che è impossibile dare regole definite circa il carattere della relazione dello Spirito della Terra nelle varie Costellazioni. Questo è appunto il carattere distintivo del terzo “Mistero Solare”, che possiamo soltanto accostare allorché diventiamo attivi e creativi nelle nostre anime. Nulla accadrebbe se sedessimo soltanto ed aspettassimo che qualcosa giungesse a noi, altrimenti il “talento” che abbiamo ricevuto potrebbe esserci portato via.

Se impariamo a guardare il cielo di nascita, l’oroscopo, dal punto di vista della nostra propria attività spirituale; se possiamo scorgere l’indicazione verso la perfezione e il compimento della nostra esistenza come esseri umani, allora possiamo giungere ad una cognizione interamente diversa dell’ “oroscopo”. Non esisterà più allora l’oscuro, persino crudele dominatore sulle nostre vite, bensì la mano orientatrice del nostro Amico in cielo che ci mostra la Via alla vera cristianità umana.

GLI EVENTI IN CIELO

Siamo stati testimoni nei pochi mesi passati delle scene finali di un dramma storico che era iniziato già vent’anni fa. Se avessimo guardato con occhi conoscitori gli eventi in Europa Centrale nell’anno 1933 e dopo, avremmo visto che essi portavano entro se stessi i semi della distruzione. Gli eventi nel 1944 e nel 1945 furono soltanto la rivelazione del gigantesco spazio vuoto che era stato creato ove una volta esisteva la Germania. Spessissimo abbiamo chiesto a noi stessi: “Come è stata possibile questa distruzione, e che cosa ha provocato questa decadenza?”.

La scrittura Stellare può aiutarci a trovare la risposta a queste domande. Ma non dobbiamo cercarle negli attuali eventi in Cielo. Le cause reali giacciono molto più indietro nel tempo. Per dirlo in maniera chiara, molte delle tendenze che iniziarono in Europa Centrale nel 1933 avevano le loro radici negli eventi collegati con la conquista del Messico al principio del XVI secolo. Non tutti, ma molti di essi avevano la loro origine lì. La scrittura delle Stelle lo può chiarire.

Hernando Cortès salpò dall’isola di Cuba il 18 novembre 1518 per conquistare il Messico. Sbarcò sulla costa del Messico nel marzo 1519 e fondò la città di Vera Cruz. Esattamente in quel momento il Pianeta Saturno entrò nella Costellazione del Capricorno. Cortès bruciò le navi con le quali lui e il suo piccolo esercito avevano attraversato il mare, cosicché nessuno potesse sfuggire alla lotta che era di fronte a loro. Presto gli spagnoli giunsero in vista della bella Città del Messico che era costruita su un’isola in mezzo al lago e dove risiedeva l’imperatore Montezuma. Dopo molte avventure ed imprese disperate contro varie tribù indie, Cortès dovette fronteggiare un’insurrezione dello stesso impero di Città del Messico.

Egli sconfisse un enorme esercito di Messicani il 7 luglio 1520, e sebbene avesse soltanto un esiguo esercito a sua disposizione, aveva il vantaggio delle armi da fuoco alle quali gli indiani d’America non erano affatto abituati. In seguito a questa battaglia, Città del Messico fu assediata e conquistata il 15 agosto 1521. Ciò fu seguìto dal terribile sterminio degli indiani americani. Per tutto questo tempo il Pianeta Saturno fu nella Costellazione del Capricorno.

Anche alla fine del 1932 e al principio del 1933 Saturno era entrato nella Costellazione del Capricorno. Così abbiamo in quegli eventi un riflesso della Storia dell’inizio del XVI secolo. A prescindere da ciò, un’indagine mostrerebbe che i fili karmici di certuni degli attori principali nel dramma del 1933 riportano all’inizio del XVI secolo e al Messico.

Molto è stato detto contro la crudeltà con la quale Cortès e i suoi uomini distrussero e sterminarono l’impero messicano. Essi sembravano agire soltanto come un mucchio di avventurieri e desperados che non avevano nulla da perdere e che erano guidati dalla estrema avidità per l’oro e le ricchezze dei messicani.

Dobbiamo altresì immaginare la situazione cui si trovarono di fronte gli spagnoli, sebbene essi possano esser stati in generale di basso carattere morale. Gli ultimi resti di rituali, che ad una mente europea dovevano apparire come l’estremo limite dell’umana crudeltà, venivano praticati nei templi messicani. Non solo in questi luoghi venivano eseguiti sacrifici umani, ma addirittura gli organi interni di corpi viventi, perlopiù di prigionieri di altre tribù, venivano asportati e sacrificati alle immagini degli Dèi indios.

E’ un argomento troppo vasto per noi spiegare l’origine di quei rituali decadenti che erano divenuti la porta per culti di magia nera.

Gli spagnoli, dal punto di vista della loro civiltà europea, sentivano un incomprensibile disgusto e distrussero queste cerimonie, ma il loro Cristianesimo era ancora troppo debole per sradicare le cause profonde dei segni di questo completo declino di civiltà, che era collegato con antichissimi e insondabili misteri del sangue. L’azione degli spagnoli osservata dal punto di vista del Cristianesimo fu un insuccesso. E quale fu il risultato? Nel XX secolo quelle forze oscure degli antichi misteri del sangue risorsero di nuovo ed esercitarono la loro crudeltà, ed ora furono colmate con l’odio estremo per la civiltà dell’umanità cristiana.

Perciò, una conoscenza della scrittura Stellare può insegnarci, e può divenire una chiave per la cognizione e la comprensione degli eventi terrestri. Ma può essere pure un severo ammonimento…

 (Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI

K. Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA – Il Secondo Giorno – P. 1

Copgenesi

IL SECONDO GIORNO

1. L’agire della Luce e della Tenebra

Un artista, che voglia iniziare un opera, pensa al suo compimento. Il suo sforzo è quello di condurre l’idea che porta in sé alla manifestazione esteriore attraverso tutti i gradi dello sviluppo. Così come all’artista la concezione evoca davanti all’anima l’opera compiuta, così per il poeta della Genesi l’immagine dell’uomo vive già nel primo pensiero creativo degli Elohim. Di gradino in gradino essa viene condotta, attraverso sempre nuovi impulsi, alla sua più eccelsa elevazione. Se nella Genesi viene dato un impulso, esso agisce ulteriormente, anche allorché ne sopraggiunge un altro. Esso non viene sostituito dall’intervento di uno nuovo, come potrebbe apparire a tutta prima, bensì il nuovo impulso coopera con tutto ciò che lo precede nel divenire evolutivo, fino a che l’intero coro degli impulsi divini non completa l’immagine dell’uomo. Così agiscono ulteriormente le forze del «Cielo» che agiscono verso l’esterno e quelle della «Terra» vivente nell’interno, le forze della «Luce» e quelle delle «Tenebre», che s’incontrano a partire da quelle polari e primordiali; agisce tohu va-bohu, agiscono l’Abisso tehom e il calore della cova aleggiante spiritualmente, operano il «Giorno»  e la «Notte», la  «Sera» e il «Mattino». E quando non solo si prende conoscenza di tutte queste forze polari, ma si tenta di sperimentare il loro contenuto interno, ad uno può sopraggiungere la sensazione di un pulsare vivente, che inizia nella prima Parola bereschith e che muove attraverso tutte le immagini dell’intera creazione, fino a sorgere nella manifestazione esteriore nel corpo umano creato come battito cardiaco. Ora, dopo che ha avuto luogo l’incontro del seme e dell’ovocellula nella forma descritta, il movimento delle code seminali è giunto gradualmente alla quiete, l’ovocellula sino ad ora mossa dall’esterno comincia a muoversi internamente. L’impalcatura fluidamente granulosa del nucleo cellulare comincia a solidificarsi in diversi punti e si forma un gomitolo di formazioni filiformi (vedi Fig. 5).

 

 

 

 

 

 

 

Figura 5: Scissione cellulare (mitosi). Da sinistra a destra: interfase (cellula quiescente), profase (inizio della scissione cellulare: ammorbidimento del nucleo cellulare, disposizione polare dei centrioli), anafase (migrazione dei cromosomi sui centrioli), telofase (formazione dei nuclei cellulari, restrizione del corpo cellulare), fase di ricostruzione ovverosia trapasso in una nuova interfase.

Queste diventano sempre più evidenti e presto riconoscibili all’occhio del ricercatore tramite il microscopio come filamenti singoli, denominati cromosomi, mentre la membrana del nucleo cellulare si dissolve gradualmente. In conseguenza di ciò, i cromosomi penetrano nel citoplasma e si diffondono proprio in esso. Nel frattempo è iniziata la formazione del cosiddetto fuso. Nel citoplasma dell’ovocellula vi sono ora due pallidi granellini puntiformi, circondati da una delicata corona di raggi. Essi derivano dallo spermatozoo che è penetrato al momento della fecondazione. I cosiddetti centrioli tendono ad allontanarsi l’uno dall’altro e si spostano in due direzioni opposte alla periferia del globo cellulare, ove poi si trovano l’uno di fronte all’altro come due poli. Essi devono ora essere considerati come due piccoli soli, i cui sottilissimi raggi di citoplasma si incontrano attraverso il piano che passa per il centro cellulare e producono nel complesso la forma di un fuso. I cromosomi si ordinano ora in questo piano, si scindono per la lunghezza e dopo un certo tempo le due metà tendono ad allontanarsi reciprocamente in direzione dei centrioli polarmente disposti. Contemporaneamente il corpo cellulare si allaccia in quel piano mediano, finché da una cellula non ne sono nate due. Poi si estinguono i raggi del fuso. Le metà cromosomiche si addensano di nuovo in un gomitolo, la loro struttura si dissolve sino alla completa irriconoscibilità e le loro sostanze formano ora i nuclei delle cellule figlie. I centrioli migrano al centro delle due cellule, si dividono e si dispongono ognuno come una minuscola stella doppia accanto al nucleo neoformato. In questo ora si raddoppia la sostanza cromosomica e dopo un certo periodo di riposo le cellule figlie possono di nuovo cominciare a dividersi. Queste ultime hanno quindi, al contrario dell’ovocellula, i loro propri centrioli; questi sono, quindi, anche i discendenti delle prime cellule derivanti dal materiale seminale. Perciò i centrioli in ogni cellula, quando presenti, sono i discendenti della sostanza maschile. Essi ordinano e rendono possibili, durante l’intera vita, le scissioni cellulari. – Con ciò viene descritta la prima suddivisione cellulare. Essa introduce l’evoluzione dell’embrione. E tutte le innumerevoli suddivisioni cellulari, che seguono questa prima, si compongono secondo le medesime leggi.

Seguiamo in maniera ancora più precisa la via degli spermium e dei loro discendenti, i centrioli. Dalla cerchia circostante arrivano sull’ovocellula due o tre milioni di spermatozoi, come vengono anche chiamati gli spermium, e dànno ad essa la forza di rotazione nella maniera descritta. (Incidentalmente: SHETTLES, nella sua ricerca, fa girare l’ovocellula altrettante volte quante la Terra gira attorno al suo asse in vent’anni, nel tempo dunque del quale l’uomo ha bisogno per passare dalla nascita al suo completo sviluppo). Uno spermium penetra ora attraverso la zona pellucida e s’inoltra nel corpo dell’ovocellula (un istantaneo notevole ispessimento della zona pellucida impedisce l’ingresso di ulteriori cellule seminali), nel quale la sua testa si gonfia e si separa dalla coda (vedi Tavola I in basso).  La testa si arrotonda e si espande a grandezza del nucleo dell’ovocellula femminile, dal quale ormai non può più essere differenziato morfologicamente. Il tratto di collegamento tra la testa dello spermium e la coda si chiama collo. In questa parte vi sono le ulne organiche del movimento della cellula. Dal lato più anteriore di questa parte del collo, dal cosiddetto disco di testa originano i centrioli. Col distacco della coda, pure il materiale dei centrioli si distacca, diventa sferico e si divide subito in due parti. Nascono così i centrioli. Questi migrano negli angoli dei nuclei cellulari maschile e femminile che si toccano, e che ora si fondono l’uno con l’altro. Con ciò è formato il primo zigoto e può iniziare la prima scissione (cellulare).

Le cellule seminali hanno stimolato dall’esterno il movimento dell’ovocellula. I centrioli, discendenti dalle cellule staminali, rendono possibili i processi di movimento all’interno dell’ovocellula. Ma di che tipo sono questi? I centrioli migrano in direzioni opposte, e quanto più si allontanano uno dall’altro, tanto più fortemente essi cominciano ad «irradiare»; intorno ad essi si forma, come già descritto, una corona a forma di sole di sottili raggi di plasma, la cosiddetta radianza polare. Ma tra di loro si forma uno spazio, delimitato e riempito dai loro raggi, il fuso (radianza polare e fuso sono due strutture del citoplasma un po’ diverse l’una dall’altra, che vengono provocate ambedue dai centrioli). Si scorge, dunque, che ai centrioli è inerente la medesima segnatura che noi chiamiamo ha-schamajim: essi anelano all’ambiente circostante e riflettono, verso il centro, un correlato di Luce. Ma poiché ora le forze celesti di ha-schamajim si sviluppano qui all’interno della sostanzialità terrestre, esse respingono tale sostanzialità e si forma (così) uno spazio. In ciò si riflette un che di luminoso (Lichtartiges), il fuso. La Luce origina sempre da ha-schamajim – e laddove essa appare, dona le forze della sua sorgente. Gli spermatozoi sono dei correlati dell’azione cosmica della Luce; se vengono in contatto con l’ovocellula, le donano le forze della loro propria sorgente, ha-schamajim. Nell’elemento organico queste forze scaturiscono dai centrioli (vedi nota a p. 346)

Al centro di questo spazio neoformato sorge una membrana di separazione e comincia la suddivisione cellulare. Troveremo sempre che, laddove le forze della Luce si riflettono da ha-schamajim, sorge qualcosa di nuovo, qualcosa che prima non c’era. Troveremo un atto di creazione ogni qual volta avviene questa irradiazione di Luce, sia nel Macrocosmo che nel Microcosmo. Qui vi è l’elemento nuovo: che da una cellula ne nascano due. Lo spazio creato viene suddiviso e con questo fatto l’embrione, nel senso dell’idea complessiva, viene mutato e gli viene data forma. Ed ora ascoltiamo risuonare, come primo presagio, le parole della Genesi :  «E Dio disse: vi sia una distesa in mezzo alle acque». In luogo di «distesa», rakia, si può dire pure «vôlta», «estensione». E poi viene affermato: «e questa sia una separazione tra le acque»; o più precisamente: «e questa divida in mezzo tra acque e acque». Si forma allora in mezzo al fuso la membrana separatrice e l’immagine scompare. La scissione cellulare è terminata. I centrioli si spengono e sono di nuovo al centro, sùbito accanto ai nuclei cellulari e fino a che nuovamente essi non si spengono in tutte le cellule neoformate sempre di nuovo udiamo, lievi, le Parole: «Vi sia una distesa in mezzo alle acque, e vi sia una separazione tra le acque». Sorge così a poco a poco la morula.

(Continua)

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Kaspar Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA

ISIDE SOPHIA-QUINDICESIMA Lettera (Parte I)

Denderah

QUINDICESIMA LETTERA

Giugno 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

IL SOLE 3

Nelle due ultime Lettere abbiamo parlato del Sole e delle sue attività in relazione col momento della nascita. Ora noi guardiamo il Sole a partire dall’aspetto dell’evoluzione prenatale dell’essere umano. Sappiamo che l’evoluzione embrionale di un essere umano dura circa nove mesi. Il periodo è differenziato, naturalmente, in ogni caso individuale. Se prendiamo il periodo di nove mesi come una media, troviamo allora che il Sole si muove attraverso tre quarti dello Zodiaco, ovvero nove Costellazioni, mentre esso avrebbe attraversato l’intero Zodiaco se lo stato embrionale fosse durato un anno intero. Questa è la ragione del fatto che in ogni oroscopo ci sono circa tre Costellazioni attraverso le quali il Sole non è passato durante l’evoluzione prenatale. Sono quelle tra le posizioni del Sole al momento del concepimento e il momento della nascita. Sono costellazioni diverse a seconda del giorno di nascita dell’essere umano. Per esempio, se qualcuno è nato il 21 giugno allorché il Sole entra nella Costellazione dei Gemelli, allora possiamo presumere che il Sole non è stato nelle Costellazioni dei Gemelli , del Cancro e del Leone, poiché iniziò il suo corso nove mesi prima nella Costellazione della Vergine.

Se potessimo immaginare noi stessi sul Sole, vedremmo la Terra nella direzione opposta da quella in cui osserviamo il Sole dalla Terra. Per esempio, se dalla Terra osserviamo il Sole che entra nella Costellazione dei Gemelli, dal Sole vedremmo allora la Terra che entra nella Costellazione del Sagittario.

In un oroscopo individuale tutte le Costellazioni dello Zodiaco sono compenetrate dall’attività del Sole, eccetto che quelle tre che abbiamo menzionato più sopra. Ma alla metà dell’evoluzione embrionale, dal punto di vista del Sole, potremmo vedere la Terra in quelle Costellazioni. Nella Figura 1 più sotto vediamo il cammino del Sole durante i nove mesi di un’evoluzione embrionale. Esso comincia nella Costellazione della Vergine e si trova nei Gemelli allorché ha luogo la supposta nascita. Così esso lascia aperti i Gemelli, il Cancro e il Leone. La Figura 2 mostra il cammino della Terra nello stesso periodo. La Terra può essere vista dal Sole nei Gemelli, nel Cancro e nel Leone, mentre il Sole stesso è in Sagittario, in Capricorno e nell’Acquario, cioè durante il periodo centrale dello sviluppo embrionale. Perciò, queste tre Costellazioni nello “spazio aperto” sono collegate in maniera particolare col Pianeta Terrae il suo speciale significato nell’Universo.

SPAZIO APERTO

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Ѐ la Terra sulla quale gli esseri umani sono discesi, dove cercheremo e forse troveremo il nostro compito, dove ci attendono dolore e gioia. Le tre Costellazioni nello “spazio aperto” dell’oroscopo prenatale indicano la natura di quelle esperienze terrestri che attendono l’anima. Diciamo che è la posizione della Terra che può essere osservata dal Sole all’incirca alla metà dello sviluppo embrionale durante il quarto, il quinto, e il sesto mese. Questo periodo, e gli eventi cosmici che avvengono durante esso, sono un riflesso d’importanti stadi nella vita tra l’ultima morte e la nuova nascita. Ed è altresì una previsione del periodo centrale della futura vita sulla Terra, in special modo per il periodo tra i 30° e i 35° anno.

Finora ciò appare essere interamente una questione riguardante la Terra, e la sua relazione col Sole sembra essere soltanto indiretta. Inoltre, qui è celato un profondo mistero che concerne ciò che tesse spiritualmente tra il Sole e la Terra.

Dalla Morte sul Golgotha, l’Essere del Christo si è unito con la Terra ed è lo Spirito dirigente, l’Individualità Cosmica, per così dire, di questo Pianeta. Il Christo discese sulla Terra da altezze cosmiche e dimorò nel corpo di Gesù. La discesa venne osservata dagli Iniziati delle civiltà precristiane. Essi sapevano che il Christo era lo Spirito Solare, la Guida degli Esseri Solari, che sarebbe disceso per salvaguardare ed abbracciare l’evoluzione della Terra. Ѐ l’azione fondamentale che giunge lontano nel futuro, poiché attraverso questo evento l’attuale condizione del nostro Universo muterà completamente, e la Terra diventerà il “Sole” di un nuovo Universo. Così la Terra viene conquistata dallo Spirito del Sole, dall’Essere del Christo, e allorché l’anima passa attraverso la sfera del Sole nella vita tra la morte e la nuova nascita, non può trovare più l’Essere del Christo in quella regione.

Possiamo ora immaginare che, quanto prima l’anima viene compenetrata dal desiderio di scendere in una nuova incarnazione sulla Terra, essa abbassi lo sguardo sulla Terra come il solo luogo nell’Universo ove, dall’epoca del Mistero del Golgotha, essa può sperimentare l’essere del Christo. Questo desiderio dell’anima di discendere in quel luogo ove il Christo può essere sperimentato, trova il suo riflesso in quella parte dell’oroscopo che abbiamo chiamato lo “spazio aperto”.

Possiamo leggere in esso gli impulsi e le decisioni che l’anima ha accolto mentre è ancora nel grembo del Mondo Spirituale. Esso mostra come, a prescindere dalle esperienze e dagli errori in precedenti vite terrene, l’anima vuole unirsi con la Terra nella Grande Opera d’Amore, al fine di trasformarla nella veste splendente del Christo. Allorché l’anima poi è nata sulla Terra e vive un un corpo, un velo d’incosienza cela tutte queste esperienze prenatali. Comunque, esse vivono nell’anelare dell’anima alla Verità, nelle molteplici maniere in cui il destino guida ognuno fino a che lui, o lei, non trovi la verità e la Pace dell’anima. Non possiamo mai comprendere le nostre intenzioni e i nostri impulsi prenatali, possiamo persino tradirli, ma poi realizzeremo dopo la morte dove abbiamo sbagliato, e questa conoscenza ci aiuterà a costruire le basi delle nuove incarnazioni sulla Terra per redimere il nostro proprio passato.

Ora può essere giunta l’epoca in cui ognuno di noi deve anelare al riconoscimento cosciente delle nostre risoluzioni prenatali, e per questo scopo ci  potrebbe essere permesso di guardare al nostro cielo di nascita, in questo caso lo “spazio aperto” e il suo valere come retroscena di eventi spirituali.

Per illustrare ed elaborare ciò che è stato detto circa questo terzo aspetto del Sole, considereremo ora pochi cieli di nascita di personalità storiche.

In Lettere precedenti abbiamo parlato di Tommaso Moro, che era nato il 7 febbraio 1478. Il Sole era allora nella costellazione dell’Acquario. Il suo concepimento deve aver avuto luogo attorno all’inizio di maggio del 1477. Il Sole era allora entrato nella Costellazione del Toro.

Così avvenne che il Sole non era stato nella Costellazione dell’Acquario (vi era entrato all’epoca della nascita), nei Pesci e nell’Ariete. Essi costituiscono lo “spazio aperto”. In questo “spazio aperto” il Pianeta Giove aveva formato un nodo nella transizione dai Pesci all’Ariete durante l’evoluzione embrionale di Tommaso Moro. Se fossimo riusciti ad osservare dal Sole la discesa della sua anima giù nell’incarnazione, avremmo visto ad un certo momento – all’incirca al quinto mese del suo stato embrionale – la Terra nei Pesci e dietro di essa la brillante luce di Giove. La Terra nei Pesci è la Costellazione che illumina l’anelito di Tommaso Moro per il riconoscimento della Divinità nella vita terrena, ma abbiamo pure le Costellazioni dell’Acquario e dell’Ariete.

Tommaso Moro appare, forse molto contro la sua volontà, come una figura fortissima nella vita sociale e politica della sua epoca. Fu più volte sul punto di ritirarsi completamente dalla sfera politica e seguire una vita di studio e di devozione, tuttavia il destino lo condusse sempre di nuovo sulla scena politica. Quando ebbe 37 anni di età, egli scrisse la sua Utopia che lo rese famoso. Espose le sue vedute per creare uno stato ideale, e pronunciò giudizi severi sulle istituzioni sociali e culturali corrotte del suo tempo. Inoltre basò il suo ideale di uno stato perfetto su un’assoluta sovranità della religione, addirittura sulla sovranità della Chiesa.

Perciò, egli sperimentò l’essenza dell’esistenza terrena nella sfera della vita sociale. Egli era un uomo profondamente religioso e pio. Inoltre il destino premeva su di lui sempre di nuovo per cercare le esperienze del Divino, non solo nella pace dell’anima ma anche di fronte all’umanità nel corpo sociale. Era la sfera in cui egli cercò la presenza dello Spirito Solare, che aveva unito Se Stesso alla Terra attraverso il Mistero del Golgotha. La Terra nella Costellazione dei Pesci eredita l’anelito all’esperienza del Sole spirituale nel corpo dell’umanità, essendo la realizzazione cristiana dell’Uomo Spirito che fu creato al principio dell’evoluzione del Mondo (vedi Lettera Quinta ) ed opera al di là dai Pesci. Quest’esperienza del Divino dalla Terra nei Pesci fu ulteriormente aiutata nella vita di Tommaso Moro dalle altre due Costellazioni nello “spazio aperto” : Ariete ed Acquario. L’Ariete gli dette il potere di realizzare il Divino nell’umanità attraverso il pensare purificato. Sappiamo che egli era un umanista ed un allievo devoto di Erasmo da Rotterdam. L’aspetto della Terra in Acquario gli dette il potere di sperimentare nel suo cuore il Sole Spirituale della Terra nella gentilezza e nell’amore per tutte le creature dell’Universo. La sua erudizione non fu una questione di mera formalità, bensì fu collegata ad una profonda venerazione e devozione per l’Universo del Creatore.

Un altro esempio di significato universale è Ralph Waldo Emerson. Egli nacque il 25 maggio 1803: il Sole era allora in Toro. All’epoca del suo concepimento esso era nella Costellazione del Leone. Così lo “spazio aperto” comprende le Costellazioni del Toro, dei Gemelli, del Cancro e parte del Leone, con i Gemelli al centro. La Terra nei Gemelli indica una ricerca per l’esperienza del Sole Spirituale nella sfera dell’Io, nella vita più intima dell’anima. E indubbiamente troviamo ciò realizzato nell’anelito di Emerson ad un grado tale che noi possiamo guardare con una profonda ammirazione questa personalità. All’età di 30 anni, al suo ritorno da un viaggio in Italia, Francia, Scozia ed Inghilterra, egli scrisse:

“Una persona contiene dentro di sé tutto ciò che necessario al suo governo… Tutto il bene o il male reale che può accaderle deve provenire da lei stessa… Vi è una corrispondenza tra l’anima umana e tutto ciò che esiste nel mondo; o meglio, tutto ciò che è conosciuto. Invece di studiare le cose al di fuori di se stesso, è possibile penetrare i princìpi di tutte le cose dall’interno di sé… Lo scopo della vita per una persona sembra essere il realizzare la conoscenza di se stesso…La più alta rivelazione è che Dio è in ogni-uno”.

Egli poi si stabilì a Concord e sviluppò quello che usualmente è chiamato il suo Trascendentalismo. Comunque, in ogni cosa che proveniva dal suo insegnamento, egli si rivelò come maestro d’indipendenza. “Desidero dire quello ch’io sento e penso oggi; con la clausola che domani forse io contraddirò tutto ciò”. Questa è l’esperienza del Sole Spirituale dentro l’individualità umana o la Terra nei Gemelli. (Sui Gemelli, vedi le  Lettere Terza e Quinta). Essa venne assecondata dalla Terra in Toro, che portò l’esperienza della presenza del Divino nella molteplicità delle cose create. Ciò apparve in special modo nelle conferenze e nei saggi sui Grandi Uomini nella storia e sulla Filosofia della Storia. Ma il suo atteggiamento interiore nei confronti della storia e dei grandi uomini rivelava inoltre un’altra esperienza dello Spirito Solare.

Se leggiamo i suoi saggi su Napoleone I, Swedenborg ed altri, diventeremo più coscienti del fatto ch’egli non agisce come un critico o come un giudice, bensì come il portatore del calice nel quale erano confluite le azioni, i raggiungimenti e gli errori di quegli uomini. Egli fu un vero sacerdote, che attentamente e devotamente recò la coppa dell’anelito umano sulla Terra e l’offrì per la transustanziazione allo Spirito Divino operante nell’umanità.

Questa è la ricerca dello spirito Solare che opera dalla Terra nel Cancro o Calice.

 (Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI

DALLE INTRODUZIONI AGLI SCRITTI SCIENTIFICI DI GOETHE – Wilhelm Friedrich von Gleichen

Wilhelm Friedrich von Gleichen (detto Russwurm) nasce a Bayreuth il 14 gennaio 1717.

Figlio maggiore di Heinrich von Gleichen and Caroline von Russworm, nel 1734, dopo aver ricevuto una rudimentale istruzione ed aver trascorso alcuni anni a Francoforte come paggio di corte presso i Principi Thurn und Taxis passa al servizio del Marchesato di Bayreuth, come stalliere.

Le sue prime pubblicazioni iniziano dopo la sua dipartita da Bayreuth, ospitate dal periodico Fränkische Sammlung aus der Naturlehre, Arzneigelahrtheit, Ökonomie und der damit verbundenen Wissenschaften, e trattano tra le altre cose di storia naturale, fisica e chimica ma risultano in gran parte piuttosto fantasiose, tanto da procurargli qualche fastidio e controversia. Le pubblicazioni successive saranno  meno stravaganti anche se nel 1782 darà alle stampe un estroso trattato sulle origini e la struttura della Terra che risulta oggi interessante solamente per un vago abbozzo della teoria evolutiva.

Nel 1753 sposa Antoniette Heidloff da cui avrà sette figli, solo due dei quali sopravvivranno fino all’età adulta.

Dal 1756 si dedica prevalentemente all’amministrazione del patrimonio famigliare lasciatogli in eredità dalla madre nel 1748.

Nell’estate del 1760 conosce Martin Ledermüller, che aveva già avviato la pubblicazione del suo Mikroskopische Gemüths- und Augenergötzungen (1759–1762), lavoro che porterà Gleichen-Russwurm a concentrarsi sul microscopio. Ledermüller si reca a Schloss Greifenstein nel 1762, e Gleichen-Russwurm continua a beneficiare dei suoi consigli fino al 1764, anno di stampa di Geschichte der gemeinen Stubenfliege  pubblicato da Russwurm e ritenuto dal Ledermüller eccessivamente critico nei suoi confronti.

Da un certo momento in avanti i suoi studi si concentrarono in maniera particolare sui processi di fertilizzazione di piante e animali. Nel 1763 esce il primo fascicolo di un lavoro intitolato Das neueste aus dem Reiche der Pflanzen , che include cinquantuno tavole colorate, ad illustrare numerosi dettagli di strutture floreali e varietà di pollini, oltre a sei tavole dedicate al microscopio e a  varie modifiche ed accessori  progettati dal Russwurm stesso. Il suo trattato sul polline della Asclepias syriaca L. incluso in Auserlesene mikroskopische Entdeckungen (1777–1781) include quella che con tutta probabilità è stata la prima osservazione di un tubo pollinico , sebbene l’autore non fosse a conoscenza della sua importanza.

Nel 1778 giunge il suo più importante contributo alla scienza, quando in Abhandlung über die Saamen-und Infusionsthierchen descrive la tecnica per la colorazione delle cellule fagocitarie  che aveva sviluppato a seguito di studi su vecchi saggi sull’utilizzo di tinture come agenti coloranti per piante e tessuti animali. Per poter studiare i processi di nutrizione di una colonia di ciliati  aveva utilizzato una miscela di acqua e carmine osservando il successivo colorarsi dei vacuoli digestivi ,  descritta successivamente con illustrazioni. Questa tecnica rimase generalmente sconosciuta fino a quando non se ne ebbe una descrizione da parte di alcuni biologi del IXX secolo Christian Gottfried Ehrenberg, Theodor Hartig, and Joseph von Gerlach.

Muore a Bayreuth il 16 giugno 1783.

 

INTRODUZIONI AGLI SCRITTI SCIENTIFICI DI GOETHE, LIBRI E AUTORI

K. Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA – Il Primo Giorno – P. 7

Copgenesi

 

Paragrafi precedenti

IL PRIMO GIORNO

7. Della Vita tra Luce e Tenebra

Dopo che la prima scissione cellulare si è compiuta, c’è lo sforzo delle cellule figlie ad arrotondarsi nuovamente e a diventare sferiche. La scissione dà luogo dapprima ad una superficie completamente piatta, come se la cellula si scindesse in due (vedi Fig. 5). Ma poi questa superficie cellulare piatta a doppio strato si trasforma nuovamente da ambo i lati in forme sferiche. Si vede chiaramente che qui sono all’opera due forze contrapposte. L’una divide e muta perciò la forma dell’embrione, l’altra vuole di nuovo arrotondare ciò che è stato diviso. Questi due campi di forza si contrappongono come fuoco ed acqua – essi incarnano demolizione ed edificazione nell’elemento organico. La forza della demolizione che opera plasmando e formando mediante la sua facoltà del dividere, viene rappresentata nella Genesi attraverso la Luce; la forza dell’edificazione, che cerca di ricevere la forma nella sostanza, viene rappresentata mediante la Tenebra. RUDOLF STEINER designa jom (giorno) come le forze della demolizione, lajla (notte) come la forza dell’edificazione (vedi RUDOLF STEINER, La Genesi. Misteri della storia biblica della creazione). Ma poiché queste forze, se giungessero ad agire contemporaneamente, si distruggerebbero e si dissolverebbero reciprocamente esse devono venire separate. Le forze, che nella loro attività simultanea si annientano e che perciò renderebbero impossibile ogni evoluzione, sono, separate ed operanti in maniera ritmicamente scambievole, nella condizione di creare l’uomo.

Durante la veglia prevale nell’organismo la demolizione, durante il sonno prevale l’edificazione. Perciò le forze di demolizione possono essere chiamate le forze del giorno, quelle edificatrici le forze della notte. Come in maniera grandiosamente semplice appare ora il corrispondente versetto della Genesi , che porta in sé leggi cosmiche:

E DIO DIVISE LA LUCE DALLA

TENEBRA E CHIAMÒ LUCE IL GIORNO

E LA TENEBRA NOTTE.

Lo scambio ritmico di demolizione e di edificazione, rispettivamente processi del Giorno e della Notte, diviene visibile per la prima volta nel processo della solcatura. Esso evidentemente esiste già prima, giacché il ricambio di sostanze di ogni sostanza vivente si compie attraverso lo scambievole agire di questi due sistemi di forze. In un organismo adulto sano questi si mantengono in equilibrio. Se in un organismo prevale la demolizione, si giunge alla perdita di peso, al disseccamento e all’indurimento dei tessuti. Se prevale l’edificazione, allora si giunge ad un’aumentata irrigazione, a forme più complete, ad assunzione di peso. Durante la giovinezza generalmente prevale l’edificazione, nella vecchiaia la demolizione. Ma come si comportano questi due sistemi di forze nello stadio della crescita e dello sviluppo, che qui consideriamo? Qui si tratta non soltanto della conservazione, bensì della configurazione e della formazione di organi. I regni di forza della Luce e della Tenebra appaiono qui essere ancora molto più vivi che non in seguito. Mentre più tardi si tratta soltanto dell’immagine di un organo, qui quest’immagine deve prima essere creata attraverso una serie di mutamenti di forma. Il modellatore è la Luce, la Tenebra governa la sostanza, riempie quel che deve essere riempito di sostanza vivente.

Quando l’ovocellula riposa nell’ovaia, essa prende parte ancora al ricambio dell’organismo materno. In essa operano ancora le forze materne della Luce e della Tenebra. Quando abbandona l’ovaia, si separa del regno delle forze materne, ma porta l’elemento sostanziale come dote nel nuovo spazio. Sulla sostanza governa la Tenebra – forma e struttura dell’ovocellula sembrano rimanere conservate eternamente, da decenni essa è immutata. Tuttavia ad essa aderisce ancora una parte della forza di Luce materna. Essa si libera di ciò attraverso la formazione dei corpuscoli polari, un duplice processo di scissione. E come dopo l’aratura la Terra diviene più oscura, così adesso l’ovocellula diviene dapprima realmente tenebrosa ed è già pronta all’accoglimento della Luce, del seme. Ora si avvicinano nel seme quelle forze della Luce particolarmente luminose, capaci di modellare, e per un momento Luce e Tenebre divengono uno.

Consideriamo il processo della fecondazione. L’ovocellula sta nelle delicate fenditure dell’ovidotto. Milioni di spermatozoi sciamano su di essa e si schierano, fittamente pigiati l’uno accanto all’altro, intorno ad essa (vedi tavola II). le cellule seminali sono minuscole, di forma piatta-ovale di dimensioni molto al di sotto del limite di visibilità, aventi anteriormente una formazione con testa un po’ appuntita con una lunga coda filiforme, e consistono prevalentemente di materiale cellulare nucleare. Nuotano a testa in avanti con movimenti ruotanti e si avvitano così avanzando nel mezzo fluido. In gruppi essi si fanno ora largo sulla superficie dell’ovocellula, formando su questa (rispetto alla superficie tangenziale) un angolo retto o quasi retto, cominciano con i loro milioni di code a battere con forti movimenti sincroni – inoltre l’ovocellula comincia a girare attorno a se stessa. Nella ricerca di laboratorio, questa rotazione avviene sempre in senso orario (ovviamente nell’osservazione dall’alto), è di 360 gradi in 15 secondi e dura da venti a trenta ore (secondo Shettles; vedi L.B. SHETTLES , Ovum humanum). Il vero e proprio processo di fecondazione esige una minima parte di questo tempo, cioè la fusione del nucleo cellulare singolo con il nucleo di una cellula seminale. L’essenziale di questo evento, almeno per il suo aspetto, non è costituito dalla fusione del nucleo, bensì da questo verace incontro cosmico delle forze solari e terrestri. Il movimento proviene dalla circonferenza, nel centro vi è quiete – e l’ovocellula comincia a girare:

E FU SERA E FU MATTINO IL PRIMO GIORNO

L’impulso primordiale per questa rotazione proviene dalla separazione della Luce e delle Tenebre. D’ora in poi l’embrione si muove attorno a se stesso sino alla nascita. – Che le forze qui nominate non si possano identificare con i sostrati anatomici, bensì che debbano venire pensate come operanti attraverso i medesimi nel dominio sensibile, vi è appena il bisogno di essere menzionato. È bene, nella rappresentazione dei processi embriologici, sempre di nuovo disciogliersi coscientemente dal sostrato organico e mirare alle forze, che possiamo descrivere operanti dall’intero cosmo. Se non si fa questo, si può rimanere facilmente astretti all’elemento anatomico ed infine ritenere facilmente che il seme sia la Luce. Il seme non è la Luce, ma esso ne porta la segnatura.

TAVOLA II

Processo di fecondazione. Milioni di spermium si schierano attorno all’ovocellula. Da SHETTLES , Ovum humanum , 1960. (Disegnato a partire da una fotografia).

 

(Continua)

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Kaspar Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA

ISIDE SOPHIA-QUATTORDICESIMA Lettera (Parte II)

Denderah

QUATTORDICESIMA LETTERA

Maggio 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

IL SOLE 2

(Link alla parte I)

Il suo anelito fu di trovare nell’incontro con la Natura la via alle radici della sua esistenza. Se leggiamo, o almeno proviamo a leggere i suoi libri, poiché è difficilissimo intendere il loro linguaggio, scopriamo esservi stata realmente una profonda conoscenza delle radici spirituali della Natura. Questa fu la sua grande azione per amore dell’umanità. Egli stette come un guardiano alla soglia che dall’antica sapienza conduceva alla nuova era della scienza, come uno che si ricordi dello Spirito che opera nel regno della Natura. Questo dono all’umanità fu accolto da Goethe e sviluppato ulteriormente. Goethe aspirava a trovare le radici Spirituali della Natura e vi riuscì. La percezione sovrasensibile della pianta Archetipica, come Essere-Madre di tutte le piante esistenti, e della quale Goethe parlò chiarissimamente, è la prova che egli era fortemente collegato con il grande impulso che era stato vivente in Paracelso. Perciò, Rudolf Steiner poté chiamare Goethe il Padre della Scienza dello Spirito, cioè di quella scienza che riconosce lo Spirito operante dietro i fenomeni del mondo dei sensi.

Possiamo qui concepire che ad una personalità della sua epoca possa esser permesso di sviluppare una certa idea o un certo impulso solo fino ad un certo punto. Poi un’altra individualità può assumere quest’impulso molto tempo dopo che il primo è morto e, attraverso un reale collegamento con il morto, portarlo avanti ulteriormente. E veramente Goethe ebbe un rapporto reale con Paracelso. Troviamo nella biografia di Goethe che in un periodo di profonda crisi interiore egli studiò intensamente Paracelso.

Il famoso filosofo Spinoza nacque il 24 novembre 1632. Il Sole era nel segno del Sagittario. Questa “Porta del Sole” venne aperta dai Nodi Lunari due anni prima della nascita di Spinoza, nel 1630. Saturno era allora nella Costellazione della Bilancia. Questo ci riporta a Giordano Bruno che morì 30 anni prima, il 17 febbraio 1600, allorquando pure Saturno si trovava in Bilancia.

Giordano Bruno fu bruciato sul rogo dall’Inquisizione Romana. Nella prima parte della sua vita egli era stato un monaco, ma il suo entusiasmo per la verità e il suo attaccamento alle nuove concezioni scientifiche, come esposte per esempio nel sistema copernicano, lo portò in conflitto con i suoi superiori ecclesiastici. Egli fuggì dal suo monastero e fece lunghi viaggi attraverso l’Europa, ed insegnò le nuove idee della scienza. Poi fu catturato dagli emissari della Chiesa Romana e, non ripudiando egli i suoi insegnamenti, fu bruciato vivo. Anche in Spinoza era presente questo spirito d’incrollabile entusiasmo e di devozione alla verità ed alla libertà della concezione filosofica. Veramente possiamo dire di lui, come di Giordano Bruno, ch’egli fu un martire di questa lotta per la libertà spirituale. L’intera sua vita fu una serie di persecuzioni da parte di ogni sorta d’istituzioni che erano ansiose di conservare obsolete tradizioni spirituali. Egli morì in giovane età, nella miseria causata dalle incomprensioni di coloro che erano attorno a lui.

Un altro filosofo e matematico, Gottfried Wilhelm Leibniz, nacque il 21 giugno 1646 vecchio stile [calendario giuliano]. Il Sole era ancora nel segno eclittico del Cancro. Questa “Porta del Sole” venne aperta dai Nodi Lunari nell’anno 1647, un anno dopo la sua nascita. Troviamo Giove nella Costellazione del Leone, ove era stato allorché morì il già menzionato Giordano Bruno. Possiamo trovare così un collegamento pure tra Leibniz e Giordano Bruno, ma qui era Giove a stabilire il collegamento. Perciò la qualità, per così dire, che Leibniz ereditò spiritualmente, fu di diversa natura. Fu il mondo di pensiero di Bruno che giunse nuovamente a vita in Leibniz e che venne sviluppato ulteriormente. Il nocciolo dell’insegnamento di Bruno è la sua idea delle monadi come fondamento di ogni esistenza nell’Universo. L’originaria unità universale, che egli chiamava la monas monadum, si separa nella molteplicità dei singoli esseri, o monadi, che sono esseri viventi, ed ognuno di loro è un Universo in se stesso. L’anima di un essere umano è una monade pensante. Leibniz basò il suo insegnamento filosofico sulla sua “monadologia” e sull’idea della “armonia prestabilita” (prestabilierte Harmonie). Così come Giordano Bruno egli immagina Dio come la monas monadum. Le singole monadi derivate dalla monas monadum hanno vari gradi di coscienza. Esse sono, per così dire, le anime delle cose e degli esseri ma, anche per Leibniz, ogni monade è in se stessa una rappresentazione dell’Universo in gradi.

GLI EVENTI IN CIELO

Già in Aprile il Pianeta Marte è entrato nella Costellazione dei Pesci. Esso si muove attraverso questa Costellazione per tutto il mese di Maggio. Una quantità inconsuetamente grande di personalità storiche hanno Marte in questa posizione, o al momento della nascita oppure a quello della morte.

Se guardiamo più da vicino a questa raccolta, possiamo scoprire che vi sono i più grandi contrasti tra queste persone. Sembra più simile ad una gigantesca lotta tra persone che sono unicamente consacrate alla vita spirituale dell’umanità ed altre che sono discese profondamente nel mondo della materia e di quello dell’azione politica.

Tra loro vi è una grande personalità che molto ci insegna su questa lotta spirituale. È il Papa Nicola I . Quando morì, il 13 novembre 867, Marte era nei Pesci nella stessa posizione in cui sarà all’inizio di Maggio. Questo papa, che talvolta è chiamato “il Grande”, fu profondamente coinvolto nelle cause della separazione tra la Chiesa Occidentale e quella Orientale che sorsero allora. Esse portarono allo scisma tra la Chiesa di Roma e la Chiesa Greca. Il suo grande oppositore fu il Patriarca Fozio a Costantinopoli.

Questo scisma è molto di più che non la differenza d’opinione tra pochi dignitari ecclesiastici. È un problema dell’umanità, e da quei giorni la sua importanza non è diminuita bensì aumentata. L’umanità nella nostra epoca deve trovare la giusta soluzione, oppure far fronte a tremende catastrofi persino più grandi di quelle che abbiamo dovuto sopportare così a lungo. Perciò, l’individualità della quale parliamo può insegnarci una grande quantità di cose su questi còmpiti giganteschi.

Sappiamo che egli fu nuovamente incarnato in un corpo fisico durante il XIX e il XX secolo e nuovamente egli venne posto di fronte ad un problema riguardante l’umanità simile a quello che si era manifestato allorché egli era Papa della Chiesa Romana. Ma in quest’epoca egli era posto di fronte alla situazione mondiale che si era sviluppata a partire dalla separazione e dall’inimicizia tra Oriente e Occidente.

Il Papa Nicola I dovette far fronte alla situazione che in Oriente – in Grecia, in Asia Minore ed in Egitto – veniva seguito un Cristianesimo che era ancora profondamente collegato con gli antichi Misteri; con l’antica sapienza che era sopravvissuta alla caduta della cultura degli antichi templi. La Chiesa Greca era soltanto una specie di avamposto verso l’Occidente, e ve n’erano molti altri che sono sopravvissuti sino ad oggi. Spiritualmente, dietro di essa stava l’immenso continente dell’Asia che era considerato come il misterioso dominio degli Dèi. Gli altipiani del Tibet sono ancor oggi sperimentati come la vera sede degli Dèi. Il Cristianesimo occidentale giunse ad una via diversa. Esso arrivò a Roma in una data precocissima. La Roma politica all’inizio si era fortemente opposta alla fede cristiana. Dopo l’età delle persecuzioni, il Cristianesimo  romano e la vita dello stato romano si amalgamarono sempre di più. Perciò si sviluppò il Cristianesimo pratico e colonizzatore dell’Impero Romano. Si diffuse nelle lande selvagge del Nord, al di là delle Alpi, e fondò i monasteri che divennero i centri per l’agricoltura e l’insegnamento. Nicola I era profondamente collegato con questo sviluppo occidentale. Quasi con la percezione di un veggente, egli scorse la necessità del Cristianesimo occidentale che prepara il cammino verso lo sviluppo culturale dell’Occidente, nel quale doveva svilupparsi l’era moderna della scienza naturale, delle grandi scoperte e della tecnica.

L’Occidente ha volto in basso lo sguardo alla Terra e l’ha presa nelle sue mani. L’Oriente non volle discendere dalle sue altezze spirituali, preferì anzi rinunciare alla conquista della Terra fisica. Perciò, Papa Nicola I vide sopraggiungere il grande scisma tra Oriente e Occidente come una necessità storica. Egli non poté evitarlo. Esso dovette arrivare nell’interesse dell’evoluzione dell’umanità.

Comunque questo scisma evolvette a partire dal IX secolo in un  gigantesco problema per l’umanità. In occidente l’umanità ha raggiunto il dominio quasi completo sulla materia morta. L’essere umano è diventato, nel corso della sua evoluzione storica, un individuo ed un essere emancipato. L’individuo è divenuto così emancipato che può dubitare e persino negare l’esistenza di un Mondo Spirituale. L’ideale è la macchina.

Perciò, anche l’ideale dell’organismo sociale è più o meno una macchina. In Oriente l’essere umano rimase indietro. Lì, il centro della vita è ancor oggi l’adorazione degli Dèi, implicante la sottomissione alla Volontà del Mondo Spirituale. L’esistenza di uno, in quanto essere umano singolo, non conta. La morte è una transizione più o meno benvenuta. L’organismo sociale o la vita dello Stato viene edificata secondo questa concezione spirituale. Essa è guidata da impulsi religiosi; il rappresentante dello Stato è considerato addirittura di origine celeste. Ma il singolo membro dell’organismo sociale non può sperimentare se stesso come un essere individuale. Il membro individuale è una parte più o meno insignificante del tutto.

Queste concezioni largamente opposte dell’esistenza umana devono presto o tardi portare ad un tremendo conflitto tra l’umanità occidentale e quella orientale, a meno che non venga trovata e praticata la vera Immaginazione del Nostro Essere. Ambedue le concezioni sono lontane da questa Immaginazione: in Occidente l’emancipazione spirituale conduce ognuno ad un punto in cui l’esistenza terrena diviene senza senso e fantasmatica, e in Oriente il singolo essere umano è sommerso in un incontrollabile diluvio di fanatismo razziale o religioso. In ambedue le concezioni l’umanità in ultima analisi elimina se stessa. Ambedue le concezioni lotteranno per la loro esistenza, l’una contro l’altra, e l’umanità verrà stritolata tra loro se la vera Immagine del Nostro Essere, il Christo cosmico, rimane irriconosciuto – non la semplice persona della tradizione cristiana del XIX secolo, bensì il Dio, il Quale entrò nell’esistenza corporea: Colui che venne a ricordare all’umanità terrestre la sua cittadinanza cosmica. Il Christo fece la volontà del Padre, rappresentò l’intero Universo nella piena coscienza di un’esistenza terrestre legata al corpo, e mostrò il sentiero al raggiungimento di questa rappresentazione dell’adempimento della Volontà del Padre. I primi cristiani sperimentavano il Christo allorché disegnavano il loro simbolo segreto, il Pesce.

Così noi troveremmo nuovamente il Christo come rappresentante dell’umanità, il Pesce che è l’immagine cosmica dell’umanità nel mare delle nuvole eteree intorno alla Terra. Allora non ci troveremo più confinati unicamente alla realtà terrestre, oppure non verremo sommersi nel dominio dell’anima di gruppo, bensì sperimenteremo noi stessi come discesi da altezze spirituali allo scopo di trasformare la Terra nell’Immagine dell’Uomo Spirito (Essenza), come Novalis, Rudolf Steiner ed altri hanno fatto. Questo è il linguaggio di Marte nei Pesci.

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI

K. Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA – Il Primo Giorno – P. 5 e 6

Copgenesi

IL PRIMO GIORNO

5. L’uovo cosmico

In linea di principio non vi è alcuna differenza se gli eventi vengono descritti in scala piccola o grande. Certamente, causa alcune difficoltà il rappresentare i processi della suddivisione nella maturazione (formazione dei corpuscoli polari), di fecondazione e formazione della blastula nella loro effettiva piccolezza. Nella maggior parte dei casi non lo facciamo neppure, bensì conserviamo a nostra disposizione, in forma di rappresentazioni, su per giù raffigurazioni che presentano appunto ingrandimenti considerevoli. Altrettanto difficile è il rappresentarsi la nascita del mondo nella sua vastità, per la nostra coscienza, quasi infinita. Noi traduciamo, quindi, ciò che è minimo e ciò che è massimo in rapporti umani. Per l’idea di una forma è entro certi limiti la stessa cosa se tale forma sorga nel grande o nel piccolo. E poiché la Genesi descrive il nascere e il mutare delle forme, in linea di principio essa è applicabile altrettanto bene sia alla nascita del mondo che alla nascita del mondo corporeo umano. Ma l’evento umano è tanto più piccolo di quello cosmico?

Se consideriamo l’evoluzione embrionale in relazione con la Genesi , scorgeremo abbastanza presto che veniamo costretti ad allargare la nostra conoscenza e a non considerare più la grandezza dell’ovocellula come l’unica realtà.

Il risalire sopra descritto dalla blastula all’ovocellula non fecondata, mostra come i concetti di «Cielo» e di «Terra» si sciolgano sempre più da un rapporto materiale, via via che si risalga sempre più indietro. Quello che nel caso della blastula potrebbe ancora essere messo in relazione con la formazione e la plasmazione, nel caso dell’ovocellula si riferisce ancora unicamente ad un punto. Tuttavia, nella misura in cui, tornando indietro queste immagini si emancipano dall’elemento materiale, esse si dilatano in rapporto al loro stesso contenuto sin nell’infinità dello spazio e, si potrebbe dire, aleggiano sull’uovo come possenti pensieri cosmici nel Primordiale Principio.

Chi ripercorre concettualmente sempre di nuovo questa via a partire dalla blastula in relazione col primo versetto della Genesi , potrà sperimentare come quest’ultimo appaia sempre tanto più potente quanto minore sia il suo riferimento materiale. E allorché un tale riferimento sia diventato puntiforme, risuonano rimbombando attraverso l’infinito le Parole del Principio Primordiale. – Attraverso un tale esercitarsi si può giungere al sentimento che le forze che plasmando portano a sviluppo l’ovocellula avvolgono l’intero spazio cosmico. E forse ciò è effettivamente giusto se poi ci si rappresenta l’ovocellula, secondo la sua sfera di forze, come una sfera avvolgente il cosmo, come un immenso uovo cosmico il cui centro, come il perno o il cardine in fisica, è l’ovocellula corporea.

Il considerare la Genesi nel suo rapporto all’evento embrionale conduce necessariamente in regni sovrasensibili. Chi colleghi con le Parole della Genesi un qualsivoglia significato fisico-materiale, lo fraintende. Esse descrivono stadi che precedono l’elemento fisico-materiale. Allorché più sopra era una questione di «sostanza primigenia», con ciò è intesa una sostanzialità non materiale, e non una sostanza tale che la si sarebbe potuta afferrare con mani corporee. La sostanza primigenia deve significare che è preesistita una «elementarità» sovrasensibile, che gli Elohim hanno trovata già presente. Chi attraverso lo studio della Genesi , oppure su altra via, sia giunto ad una certezza sufficientemente grande che nella Creazione del mondo ci sia stato qualcosa di preesistente, dovrà sostenere l’idea che la Genesi non descrive l’inizio di tutto l’essere. La presente considerazione vorrebbe indicare che la Genesi contiene l’evoluzione della Terra e dell’uomo dalla sua origine alla sua fine. Che essa inoltre mette in Parole le leggi dell’evoluzione, secondo le quali sono stati formati la Terra e l’uomo e tutto ciò che lo spazio umano-terreno produce. Se raggiungiamo questo scopo attraverso lo studio comparato della Genesi e dei processi dell’evoluzione organica che possono essere abbracciati con lo sguardo, saremo allora nella condizione, partendo dal regno dell’esperienza sensibile, di riconoscere la validità di queste dichiarazioni bibliche.

Se ci rappresentiamo come l’embrione materiale sia all’interno dell’involucro di calore dell’organismo materno – giacché nient’altro che calore penetra nell’ovocellula dall’organismo materno – e se ci rappresentiamo inoltre, come il nascituro fanciullo umano sia collocato in tale calore, che è anche il portatore del calore animico della madre in attesa, e come la madre da parte sua nella sua fiduciosa speranza si senta avvolta dall’intera natura compenetrata di forza divina, abbiamo un’immagine per quelle Parole alle quali ci siamo già avvicinati a tentoni:  «e lo Spirito di Dio covava sulle Acque» – ve Ruach Elohim merachephet al-pĕné ha majim. – L’immagine della cova di un uovo cosmico appare esplicitamente in qualche racconto della Creazione; la Genesi utilizza a tale scopo di nuovo soltanto una Parola – merachephet (covare, aleggiare). Ma ciò basta per dirigere il pensiero al calore della cova, che deve essere necessariamente presente , se uno sviluppo deve riuscire. Vive, secondo RUDOLF STEINER7, in queste Parole tanto l’aleggiare quanto il compenetrare di calore. E quando sentiamo come il calore di uno spazio crei per la giovane vita una specie di abitazione, possiamo percepire attività di calore già nella prima lettera della Genesi, nel suono beth.

6. Della nascita della Luce

Il nostro sistema planetario era, una volta in epoche primordiali, così si presume, un unico corpo. Nel corso dell’evoluzione la Terra e i Pianeti si sono separati da quest’unico corpo cosmico ed hanno iniziato i loro cammini attorno al corpo abbandonato, il Sole. Dai singoli pianeti ed anche dalla Terra si separarono in simile maniera delle lune. Questa rappresentazione, risalente a KANT, corrisponde essenzialmente ancora a quella che invale oggi (C.F. VON WEIZSÄCKER). Come venisse formato questo corpo cosmico comune, se esso sia da rappresentarsi come gas o nebbia oppure da una formante massa pulviscolare, la ricerca non può ancora deciderlo. Ma se questo corpo racchiudeva in sé il Sole, esso era verosimilmente luminoso, oppure in esso è sorta gradualmente la facoltà di illuminare.

Se si considera il processo della separazione della Terra dal Sole, che ora deve qui essere preso in considerazione in maniera particolare, a partire dalla Terra, si vede il Sole separarsi dalla Terra. Questo tipo di considerazione è altrettanto naturale di quello che si ha quando si parla dello spuntare o levarsi del Sole, anche se si sa che questo «spuntare » o «levarsi» si realizza attraverso una rotazione della Terra. Si può addirittura dire che questa maniera geocentrica di considerare sia la più naturale per il punto di vista umano o per quello terreno.

Ora si deve considerare quanto segue. Se un corpo luminoso è nello spazio e non vi è nessun altro secondo corpo vicino a questo, esso non può ancora irradiare così chiaramente, rimane oscuro. Il generatore della luce vede la sua propria luce soltanto quando la stessa compare da qualche parte. Se tuttavia questo corpo luminoso ha un altro corpo non luminoso in se medesimo e separa ora la parte generatrice di luce da quella non luminosa, allora la luce cade dal di fuori su quest’ultima. – Un tale processo dev’essersi svolto nel lontanissimo passato, alla nascita della Terra. Di questo racconta la Genesi. Essa descrive dapprima come gli Elohim uno dopo l’altro produssero, in maniera duplice, un elemento anelante all’esterno ed un elemento vivente all’interno, e chiama queste formazioni polari Cielo e Terra. Poi viene descritto come gradualmente si prepari qualcosa – come ondeggi confusamente ciò che è elementarità, come ciò venga ancora attraversato dalla Tenebra. E secondo il senso letterale allora ciò suona: ma quel che ora vuole formarsi in questa dualità circonda il covante calore dello Spirito degli Elohim. – E a questo punto si compie tale separazione attraverso l’attività degli Elohim. In quei tempi remotissimi, quella sostanzialità, attraverso la quale le forze creatrici splendevano dall’interno, cominciò a separarsi da quella spegnentesi materialità non autoluminosa – e per la prima volta la giovane Terra venne illuminata dall’esterno, sulla Terra sorse il giorno:

E DIO DISSE: SIA LA LUCE!

E LA LUCE FU. E DIO VIDE,

CHE LA LUCE ERA BUONA.

Ora gli Elohim videro la Luce, ch’essi avevano prodotta. Questa sorse per la prima volta. Tradotto alla lettera questo punto suona: «E Dio vide la Luce, che buona» [n.d.C.: Dio vide la Luce, (vide) che (era) buona]. Con ha-schamajim, il Cielo, l’elemento solare che si allontana dalla Terra, gli Elohim estraggono fuori e riflettono la loro Luce, con la quale essi dal di fuori plasmano e vivificano ha-aretz, la Terra (Questo significato delle Parole bibliche della nascita della Luce è il risultato dell’investigazione spirituale di RUDOLF STEINER. Vedi: La Genesi. I misteri della storia biblica della creazione).

Dove troviamo nell’embriologia il correlato di queste immagini?

Abbiamo visto come il «Cielo», nel senso del principio maschile, possa essere rappresentato come il luogo dell’ovocellula che spinge in tutte le direzioni verso l’esterno, mentre invece la «Terra», nel senso del principio femminile, possa essere rappresentata come vivente all’interno. Inoltre abbiamo trovato il tohu va-bohu essere come una sorta di eco di queste forze risuonanti attraverso lo spazio, che ha la sua raffigurazione nella suddivisione di maturazione, ossia nella formazione dei corpuscoli polari. Così come il «Cielo» in quanto forza maschile agisce verso l’esterno, così i corpuscoli polari vengono staccati dall’ovocellula come un elemento maschile. Soltanto attraverso ciò l’ovocellula è divenuta autenticamente femminile. Ora essa ha ottenuto la facoltà di concepire, essa attende (con ansia) quel che produrrà nella sua vita interna, essa attende come «Terra». – Così come il Cielo e la Terra una volta si separarono l’uno dall’altra, così anche l’essere umano deve svilupparsi in due forme separate l’una dall’altra, in uomo e donna. Ma come la Luce si riflesse dal Cielo che si allontanava per illuminare la Terra e renderla capace di germinare, così l’elemento maschile ritorna alla donna per risvegliare nel suo corpo la vita.

Nell’organismo maschile si compie un evento analogo a quello relativo all’organismo femminile. Nella donna, nel corso delle suddivisioni di maturazione, sorgono nella maggior parte dei casi tre corpuscoli polari, i quali appunto, come abbiamo visto, sono molto più piccoli dell’ovocellula e vengono distrutti. Nel caso di ogni cellula seminale maschile si formano tre cellule corrispondenti ai tre corpuscoli polari, le quali mantengono la stessa grandezza della loro cellula originaria. Tutte queste cellule diventano cellule seminali (spermium – spermatozoi) sessuali mature. Nell’uomo si formano per così dire unicamente corpuscoli polari, che crescono tutti come spermatozoi; nella donna è l’unica ovocellula matura quella che trae da sé medesima la sostanza dei corpuscoli polari. Ambedue gli eventi si rapportano l’uno verso l’altro in maniera polare.

Così come nella migrazione della sostanza dei corpuscoli vive il pensiero di ha-schamajim, così nell’ovocellula rimasta indietro vive il pensiero di ha-aretz. E come nell’elemento solare sospingente di ha-schamajim si riflette la Luce ed incontra la Terra, così l’elemento corpuscolare ritorna dalla periferia come la forza del seme maschile. Ciò che si è svolto macrocosmicamente in un organismo cosmico, avviene qui in due organismi umani. Solo apparentemente, giacché questi due, nel loro incontro, divengono uno.

Allorché il contadino ara la Terra e getta i semi nel solco, egli è l’aiutante delle forze della Luce. Giacché sono esse che fanno verdeggiare il grano e maturare le spighe. Secondo un’antica leggenda8 Zarathustra ha ricevuto dal dominatore celeste del Sole, Ahura Mazdao, un pugnale dorato, per arare con quello la Terra. Attraverso il possesso di questo pugnale, che rappresenta le forze della Luce, egli poté diventare il fondatore dell’gricoltura. – Quando, dopo la fecondazione, l’ovocellula si accinge alla prima scissione cellulare, allora le forze della Luce arerebbero effettivamente la Terra. Nel caso degli embrioni di rana e di riccio di mare questo processo della prima suddivisione cellulare viene chiamato appunto, come già menzionato secondo il suo aspetto, «aratura». Nel caso della rana si è riusciti addirittura ad avviare lo sviluppo dell’ovocellula, invece che attraverso la fecondazione con seme maschile, unicamente mediante iniezione con un ago di vetro nell’uovo, dal quale si è sviluppato un piccolo ranocchio (partenogenesi). Anche nel caso del coniglio sono stati eseguiti tanti tentativi; in questo caso gli ovuli vennero portati a sviluppo mediante influsso termico a breve termine (o stimolazione chimica) ed ottenute figliate di animali normalmente mature9. Si vede come anche imitazioni di stimolazioni luminose possano sostituire la forza di Luce del seme.


7Vedi: RUDOLF STEINER, Il Vangelo di Matteo.

8Vedi: RUDOLF STEINER, Il Vangelo di Matteo.

9Vedi D.STARCK, Embryologie

(Continua)

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Kaspar Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA

ISIDE SOPHIA-QUATTORDICESIMA Lettera (Parte I)

Denderah

QUATTORDICESIMA LETTERA

Maggio 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

IL SOLE 2

L’astronomia moderna considera il Sole come una più o meno gigantesca palla di fuoco. Esistono molte teorie sulla natura e la sorgente della sua attività; tuttavia nessuna di queste può fornire realmente una risposta soddisfacente ai molteplici problemi connessi con i vari fenomeni del Sole.

Secondo tutte queste teorie, il Sole è un corpo di materia gassosa o persino solida. Rudolf Steiner indicò una diversa concezione con la quale possiamo risolvere molti enigmi della natura del Sole e del nostro intero Universo. Egli ci dette la concezione di uno spazio negativo ovvero “antispazio”, e secondo questo antispazio il Sole che vediamo in Cielo esiste perché lo spazio del nostro Universo scompare e viene creato antispazio. Così il Sole è qualcosa simile ad un foro nello spazio universale, e l’attività del Sole è una sorta di potere aspirante che attira la sostanza presente nello spazio dentro la regione dell’antispazio. Ci riferivamo ad una tale attività quando, nell’ultima Lettera , parlavamo del Sole che attira la sostanza astrale dell’Universo verso di sé.

Comunque, prima di raggiungere il Sole, questa sostanza astrale attraversa un’evoluzione verso la densificazione che ovviamente raggiunge la sua culminazione sulla Terra. Ciò non esaurisce l’attività del Sole, che può essere paragonata col processo della digestione all’interno di un essere umano. Per digerire, una persona deve mangiare. Comunque, si può dire che il fine ultimo è la dissoluzione e la decomposizione del cibo. Per realizzare ciò, le persone devono assumere il cibo che esse sperimentano coi loro sensi. In maniera simile, l’impulso del Sole è quello di dissolvere la sostanza universale per creare la base eterica per il progresso e il rinnovamento del nostro Universo.

Il Sole è l’organo di “digestione” del grande Essere cosmico dell’Universo nel quale viviamo. Entro questo Universo la Terra è la regione nella quale il “cibo” – la sostanza – viene assunta e realizzata dai sensi. Così come è stato descritto nella Lettera Tredicesima , la Terra ed anche la creazione della forma umana individuale sono soltanto, per così dire, un risultato indiretto dell’attività del Sole. La mèta finale è la dissoluzione della forma umana allo scopo di trasformare le forze e le sostanze ereditate nel germe eterico di un Universo futuro. Chiamiamo questo processo della dissoluzione della forma umana, morte. Perciò, il Sole è la porta della morte ovvero, come possiamo anche dire, la porta che conduce alla morte.

La posizione del Sole al momento della morte è di grande importanza per la vita nel Mondo Spirituale dopo la morte. Avremo da dire molto di più su ciò allorché studieremo l’ “oroscopo della morte”. La posizione del Sole al momento della nascita è altresì molto significativa, poiché mostra il rapporto dell’essere umano col mondo dei morti in una maniera particolarissima.

Dobbiamo abituarci al fatto che i singoli dettagli di un cielo di nascita sono gli indicatori di eventi che ebbero luogo durante la vita nel Mondo Spirituale prima della nascita, ovvero possono essere la chiave per una comprensione di eventi spirituali o d’influssi entro la vita dopo la nascita. Per trovare la chiave per una comprensione di ciò che è così celato dietro al Sole del cielo di nascita, dobbiamo discutere alcune peculiarità astronomiche dei cammini del Sole e della Luna.

Se potessimo contrassegnare il movimento del Sole come una linea, un tratto bianco sullo sfondo del Cielo blu, scopriremmo che il suo sentiero appare come un cerchio completo nel corso di un  anno. Inoltre, se potessimo osservare la Luna alla stessa maniera per un periodo di 28 giorni e disegnare il suo cammino come una linea in Cielo, troveremmo che anch’essa si muove in cerchio attorno al nostro globo. Tuttavia se fossimo veramente accurati scopriremmo, guardando dal nostro punto di vista sulla Terra, che la Luna non si muove nello stesso circolo in cui il Sole appare ruotare. Esso è un cerchio diverso che si trova dentro all’altro, ma che è leggermente devasto, che quindi interseca il cerchio del Sole in due punti che sono opposti l’uno all’altro.

Questi punti d’intersezione sono chiamati i Nodi Lunari. Naturalmente, non possiamo vederli in Cielo, potremmo vederli soltanto se fossimo capaci di disegnare i due cerchi dei movimenti del Sole e della Luna in Cielo. Comunque, possiamo calcolare la loro posizione. Dobbiamo ora immaginare il cammino del Sole come un immenso cerchio attorno al nostro globo dentro al quale giace l’altro cerchio, quello della Luna con una deviazione di 5 gradi. Ora, dobbiamo inoltre immaginare che i due punti opposti d’intersezione – i Nodi – si muovano, o in altre parole, che il secondo cerchio deviato si muova lentamente in senso antiorario e così muove i punti d’intersezione, ovvero i Nodi, sul primo cerchio del Sole. Una completa rivoluzione del cerchio interno del cammino della Luna ai punti dei Nodi, ha luogo in circa 18 anni e 7 mesi. Poi i Nodi ritornano alla loro posizione originale sul cerchio del cammino del Sole. Entro un periodo di 18 anni e 7 mesi, i Nodi muovono attraverso l’intero cerchio solare che è indicato attraverso le posizioni giornaliere del Sole nel corso di un anno.

NODI LUNARI

nodi

Linea tratteggiata = Orbita della Luna; linea continua = Orbita del Sole; intersezioni = nodi; al centro la Terra.

Nei due diagrammi qui sopra, il cerchio continuo rappresenta il cammino apparente del Sole attorno alla Terra, e il cerchio tratteggiato è quello della Luna attorno alla Terra, al centro. I disegni mostrano i due cerchi come se fossero scorti da un punto di vista al di fuori e al di sopra della sfera di movimento del Sole e della Luna. Quindi, se possiamo metterci al centro, ove è indicata la Terra, possiamo creare l’immaginazione appropriata. Il diagramma 1 mostra la posizione del cammino della Luna e dei Nodi in un certo momento. Dunque nel diagramma 2, dopo un certo tempo, questo cerchio e i nodi si sono mossi in maniera retrograda, e sono in una diversa posizione.

Questi Nodi sono di grande significato spirituale. Essi mostrano come la sfera del Sole e quella della Luna siano intrecciate in un certo momento. I Nodi sono punti in cui la sfera del Sole tocca la sfera della Luna e fornisce così una specie di porta da una sfera nell’altra. Il Sole rappresenta, come abbiamo detto, una sorta di attività “digestiva” nel nostro Universo. Allorché l’anima lascia il corpo al momento della morte, essa è attirata verso il Sole. La luna e la sua sfera provocano un’attività che può essere paragonata con l’inalazione e l’esalazione del corpo umano, ma non con il processo che ha luogo nei polmoni e che dipende dal respiro. E’ un’attività che sta tra la testa del nostro Universo, che è rappresentata dalla Terra, e la “digestione” rappresentata dal Sole. E’ un’attività equilibrante tra l’assunzione e il dissolvimento della sostanza cosmica.

Così i Nodi Lunari – la porta dal Sole alla Luna – forniscono una relazione tra i morti, che sono nella sfera del Sole, e la Terra. Perciò, se guardiamo la posizione del Sole nel cielo di nascita, possiamo riconoscerla come la relazione individuale con il regno dei morti. Inoltre per rendere effettiva questa relazione entro la vita terrena di un essere umano, deve essere stabilita una porta dal Sole alla Terra attraverso la Luna. Ciò è possibile attraverso il movimento dei Nodi Lunari.

Un esempio lo renderà chiaro: Goethe nacque il 28 agosto 1749, il Sole era allora a 5 gradi nel segno della Vergine. Il primo aspetto di questa posizione del Sole è quello che abbiamo esposto nella Lettera Tredicesima. Accanto a questo, riconosciamo il rapporto di Goethe con il regno dei morti in questa posizione del Sole. Comunque, questo rapporto può essere realizzato unicamente nel momento in cui i Nodi Lunari aprirono una porta dalla regione della sfera del Sole verso la Terra. Non era possibile al momento della nascita di Goethe, perché i nodi non erano là dove stava il Sole, ma avvenne qualche tempo prima della nascita di Goethe, quando quest’anima era ancora nel Mondo Spirituale. Nell’anno 1747 uno dei due Nodi Lunari revolventi giunse, nel cammino del Sole, alla posizione in cui il Sole si ritroverà due anni più tardi, il 28 agosto 1749. Così venne stabilito il legame tra il Sole e la Terra. Non si tratta del fatto che il Sole natale di Goethe fosse in quel punto dell’eclittica molto più tardi. La porta tra il Sole, la Luna e la Terra può essere aperta già molto tempo prima della nascita, e in qualche caso persino dopo la nascita. In questa regione siamo posti a confronto con concezioni del tempo diverse da quelle alle quali siamo abituati sulla Terra.

La posizione dei Pianeti all’epoca in cui questa porta è aperta rivela qualcosa della relazione individuale che Goethe aveva con i morti nella sua ultima vita. Nell’anno 1747, all’inizio di marzo, troviamo, per esempio, Saturno nella Costellazione della Vergine, esattamente nella posizione nella quale stava allorché Paracelso morì il 23 settembre 1541. Dobbiamo ora immaginare che in questa posizione di Saturno nella Vergine sgorgò tutto l’anelare di Paracelso, specialmente l’essenza spirituale delle sue azioni nella misura in cui esse riguardavano il progresso dell’intera umanità duecento anni prima che Goethe nascesse. Nell’ “oroscopo-Porta del Sole” , come potremmo chiamarlo, Saturno era ritornato alla stessa posizione di quella collegata con Paracelso nella regione di queste azioni nel passato.

Che cos’è l’essenza spirituale delle azioni di Paracelso? Egli fu un famoso medico del sedicesimo secolo che aprì coraggiosamente la via all’evoluzione della medicina moderna. Egli chiese, ed adempì egli stesso alla sua richiesta, che il medico non leggesse più gli antiquati trattati sulla medicina, bensì che leggesse il “gran libro della Natura” per trovare la causa delle malattie ed i rimedi per la loro cura. Comunque, egli poteva ancora leggere il “gran libro della Natura” in una maniera diversa da quella della moderna scienza naturale.

(Continua)

Tutti i diritti di riproduzione, di traduzione o di adattamento sono riservati per tutti i Paesi. E’ vietata la riproduzione dell’opera o di parti di essa con qualsiasi mezzo, se non espressamente autorizzata per iscritto dall’editore, salvo piccole citazioni in recensioni o articoli.

ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

K. Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA – Il Primo Giorno – P. 3 e 4

Copgenesi

IL PRIMO GIORNO

3. L’orientamento della sostanza terrestre

Se vogliamo portare le Parole or ora risuonate gradualmente in rapporto con ciò che accade embriologicamente, dobbiamo considerare ancora una volta il primo versetto della Genesi, innanzitutto la prima Parola di esse: Bereschit – «In principio».

In questa Parola è predisposto, come in un seme, l’uomo intero. Nella sua prima lettera, beth, appare l’idea della casa come primo gesto per il futuro corpo umano. Beth significa casa. Nelle parole che iniziano con b come bergen (nascondere), bauen (costruire), Baum (albero), Burg (castello), questo gesto può essere avvertito anche nella lingua tedesca. L’ultima lettera, tav, contiene un gesto che agisce verso l’esterno. Anche questo può essere avvertito nella lingua tedesca, in parole che terminano in t, come Licht (luce),  Blatt (foglia), Mut (coraggio), Shcwert (spada). Tav significa segno, anche segno della croce. Questo elemento alludente all’esteriore viene rafforzato tramite la schin di schith, come se una fiamma sfavillasse in scintille verso l’alto. Beth è la prima consonante pronunciata dall’alfabeto ebraico, tav l’ultima, e questi suoni s’incurvano così in un grande arco, già in questa prima parola, racchiudendo l’intero mondo consonantico udibile – come predisposizione del futuro corpo -, perché devono essere plasmatori di organi, la Parola deve creare il corpo. In mezzo tra le singole consonanti beth  e tav (b e t) è collocata la sillaba resch – in tedesco resch significa testa – e questa sillaba contiene di nuovo esch, il fuoco, la scintilla divina, che rende uomo l’uomo. Ora però, in beth vive il gesto della Terra, che agisce verso l’interno, creante uno spazio interno, e in tav il gesto del Cielo, l’elemento che si rivela verso l’esterno. E così nella Parola primordiale bereschith, sono contenuti, come radice e foglietto embrionale in un seme, i pensieri di Cielo e Terra, che poi crescono come ha-schamajim veth ha-aretz, come «Cielo» e  «Terra»: Bereschith bara Elohim eth-haschamajim veth ha-aretz – In principio Dio creò il Cielo e la Terra. E in mezzo come l’embrione tra radice e foglietto embrionale, così tra Cielo e Terra, cresce l’uomo.

Al primo versetto seguono le parole: ve ha-aretz hajta tohu va-bohu – «e la Terra era deserta e vuota». Come una eco, un riflesso speculare del primo versetto, appaiono tohu bohu, come se l’elementarietà della Terra primordiale, se si presta attenzione alla sua gestualità, richiamasse, per così dire, in queste Parole le lettere b. La b e la risuonano nella Parola bereschit attraverso lo spazio – la e la risuonano dalla profondità: tohu va-bohu – e la sostanza primordiale caotico-elementare della Terra riceve il suo orientamento. Su queste Parole RUDOLF STEINER dice (riportato a senso, non alla lettera): in tohu, forze al centro dello spazio irradiano in tutte le direzioni – in bohu di nuovo ritornano le forze della periferia a questo punto (vedi: I segreti della storia biblica della creazione). L’espressione «drunter und drüber» (letteralmente sotto sopra) ricorda chiaramente questa serie inesprimibile di suoni, come nell’espressione italiana «sottosopra».

Questo potente evento diviene adesso visibile nella minuscola immagine embriologica nel processi di formazione dei corpuscoli polari. L’ovocellula è la più antica cellula del corpo ancora capace di suddividersi; essa è nata nel corpo della nonna del bimbo che da lei deve nascere; poi nasce nell’organismo materno già all’epoca in cui, questo stesso non è ancora nato. Penetriamo qui con lo sguardo nella corrente ereditaria della sostanza organica che, per così dire, si perde nel buio delle generazioni. Così come la sostanza elementare della Terra può essersi risvegliata dal sonno cosmico ed essere emersa dalla notte cosmica, così scaturendo dalla notte del passato, l’ovocellula appare come sostanza primordiale del corpo umano, e viene ora chiamata ad una interna dinamica, ad un contrasto tra un interno ed un esterno. Questo contrasto ha la sua espressione nella formazione dei corpuscoli polari, un evento che ha l’aspetto di un’aratura della sostanza ovulare, tramite la quale la medesima viene orientata nello spazio terrestre. Tohu va-bohu risuona dall’ovocellula, allorché essa compie il processo della trasformazione dei corpuscoli polari.

4. Della sostanza primigenia e della Tenebra

Oggi viene sostenuta universalmente l’opinione che la Genesi mosaica sia una creatio ex nihilo, una creazione dal nulla. Questa opinione non è corretta, giacché la Genesi conosce una sostanza primigenia, solo non la chiama nella maniera in uso a molti altri racconti della Creazione. La conoscenza della sostanza primigenia è il suo segreto. Al medesimo ci accostiamo se adesso ascoltiamo le Parole: ve choschek al-pĕné tehom – «e la tenebra era sulla faccia dell’abisso». Da dove viene la «Tenebra», choschek da dove viene l’«Abisso», tehom? Tehom significa anche «acqua mugghiante», «abisso», «voragine». Linguisticamente è affine con Tiamat, la marea primordiale del mito babilonese della Creazione. Questo fa sorgere Tiamat come tenebrosa figura femminile, che deve combattere contro Marduk, il dio del Sole. Se lo scrittore della Genesi adopera la parola tehom, ciò non è avvenuto per ragioni di accostamento alla tradizione babilonese, come talvolta è stato supposto. Possiamo ritenere l’autore di questo testo sicuramente dotato di sufficiente originalità. E’ proprio l’inimitabilità di questo testo: che in esso ogni parola è necessità e che possono essere fatte questo tipo di osservazioni che posseggono carattere di universalità nella più grande misura possibile. Quando il mito babilonese della creazione racconta di una lotta tra Luce e Tenebre, la sua descrizione non è falsa in linea di principio, essa tuttavia presenta, per così dire, un aspetto della cosa come se fosse il Tutto.

Supponiamo che qualcuno voglia descrivere l’estremità anteriore di un vertebrato  e che descriva un’ala di un uccello. Quello che udremmo in proposito sarebbe appunto una descrizione veritiera, ma accanto ad essa ce ne sarebbero molte altre, per esempio quella di una pinna pettorale o la zampa a forma di vanga di una talpa e così via. Ma se si volessero riunire in un’unica descrizione tutte le estremità anteriori animali, lo si potrebbe fare benissimo, ma allora si dovrebbe descrivere il braccio o la mano di un uomo. L’uomo riunisce nella sua mano funzione e forma di tutte le estremità anteriori animali. Egli può allargare le braccia come se fossero le ali di un uccello, può compiere movimenti natatori e a vanga, ma non è “obbligato” a nessuna di queste attività. La sua mano è universale, ovverosia essa non è organicamente specializzata verso nessuna funzione. Ora come le singole “mani animali” stanno alla mano umana, così la storia babilonese della Creazione, e molte altre, stanno a quella biblico-mosaica. Quest’ultima, a giudicare da tutto ciò che di essa sappiamo, è la più universale e arriva, perciò, sicuramente più vicino alla verità. E se ora una tal parola, come tehom viene adoperata come avviene nella storia biblica della Creazione, viene messo al suo posto lo straordinario contenuto del sentimento ad esso innato cosicché possono esistere accanto ad esso tutti i rimanenti valori del sentimento necessari per la conoscenza della verità. Con una Parola il più grande di tutti i poeti evoca non soltanto quella certa situazione di lotta tra le Potenze creatrici, plasmatrici della Luce e dell’elementarità tenebrosa – si rifletta che poi si giunge, appunto, ad una separazione fra Luce e Tenebre -, bensì comporta altresì il pensiero di una preesistenza e quindi quello della sostanzialità primigenia.

Questa sostanza primigenia dev’essere pensata reale. Ve choschek al-pĕné tehom significa alla lettera: «E la Tenebra è sulla superficie dell’Abisso»; al-pĕné = sulla superficie. Ma pĕné viene da pani significa oltre che superficie anche volto, faccia, persona, personalità. Quindi potremmo tradurre secondo il significato delle parole: e la Tenebra era sulla faccia dell’Abisso, la Tenebra si trovava sull’essere delle Acque. Il corpo di questa entità è tehom , la tenebrosa sostanza primigenia della Terra. Con questa elementarità primordiale si congiungono gli Elohim. Giacché ora viene detto: «e lo Spirito di Dio covava sulle Acque» – lo Spirito di Dio, Ruach Elohim – covava sulle Acque, merachephet al-pĕné ha-majim. Di nuovo al-pĕné, sulla faccia. La Divinità compenetra l’essenziale elementarità primordiale col suo covante calore (5)  e comincia ad ordinare e a formare la medesima come suo corpo. Ciò che qui, dall’elemento «facciale(6)», guarda fuori, è la stessa Divinità. Le «Acque» appaiono con la marea tehom santificata dalla Divinità. In queste parole si nasconde la descrizione archetipica di un potente processo di terapia, che perciò viene posto al principio dell’essere terrestre.

E se di nuovo guardiamo ai rapporti embriologici, possiamo dire: l’ovocellula porta la sostanza primigenia; neppure questa sostanzialmente è sorta dal nulla, allorché con la scissura follicolare essa entra nello spazio terrestre. L’istante della scissura cellulare follicolare è dunque un momento cosmico. La cellula sessuale femminile diventa, in realtà, soltanto in tale momento un’ovocellula, poiché essa qui – se si può dire ciò sulla base di questa rappresentazione – viene compenetrata dall’idea vivente dell’uomo nascente e perciò, nuovamente, viene plasmata come archetipo del corpo umano. Tuttavia essa porta con sé la sua sostanza da condizioni precedenti. E con la sostanza da qui porta con sé anche la Tenebra giù nell’esistenza terrestre. Giacché alla sostanza è connaturata la Tenebra. Lo mostra già il semplice fatto che il giovane, gelatinoso e trasparente embrione attraverso l’incremento cellulare e il progressivo condensamento materiale diviene opaco. A dire il vero questa è una cosa ovvia – ma non sono forse le ovvietà a rivelarci in certi momenti le leggi cosmiche? – Per il fatto che l’ovocellula è mediatrice della sostanza fisica, la portatrice della sostanza umana attraverso le generazioni, essa è pure portatrice della Tenebra. La Tenebra ha la sua missione nel mondo. Nel caso dell’uomo essa costituisce la base per l’attività dello Spirito Umano nel terrestre, come lo stoppino per l’ardere della fiamma. Ma ci si guardi dall’identificare la Tenebra col Male; solo l’abuso della Tenebra conduce al male.


(5) Vedi: RUDOLF STEINER  Il Vangelo di Matteo (ciclo di conferenze, tenuto a Berna nel 1910); inoltre; Mag. HELLMUT FREY, Das BUCK der Anfänge (Il Libro degli Inizi), 1938.

(6) Vedi: La Genesi, misteri della storia biblica della creazione, ove RUDOLF STEINER, partendo dalla ricerca spirituale parla di un «elemento facciale» degli Elohim.

(Continua)

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Kaspar Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA
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