Nome dell'autore: Daniel

K. Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA – Il Primo Giorno – P. 3 e 4

Copgenesi

IL PRIMO GIORNO

3. L’orientamento della sostanza terrestre

Se vogliamo portare le Parole or ora risuonate gradualmente in rapporto con ciò che accade embriologicamente, dobbiamo considerare ancora una volta il primo versetto della Genesi, innanzitutto la prima Parola di esse: Bereschit – «In principio».

In questa Parola è predisposto, come in un seme, l’uomo intero. Nella sua prima lettera, beth, appare l’idea della casa come primo gesto per il futuro corpo umano. Beth significa casa. Nelle parole che iniziano con b come bergen (nascondere), bauen (costruire), Baum (albero), Burg (castello), questo gesto può essere avvertito anche nella lingua tedesca. L’ultima lettera, tav, contiene un gesto che agisce verso l’esterno. Anche questo può essere avvertito nella lingua tedesca, in parole che terminano in t, come Licht (luce),  Blatt (foglia), Mut (coraggio), Shcwert (spada). Tav significa segno, anche segno della croce. Questo elemento alludente all’esteriore viene rafforzato tramite la schin di schith, come se una fiamma sfavillasse in scintille verso l’alto. Beth è la prima consonante pronunciata dall’alfabeto ebraico, tav l’ultima, e questi suoni s’incurvano così in un grande arco, già in questa prima parola, racchiudendo l’intero mondo consonantico udibile – come predisposizione del futuro corpo -, perché devono essere plasmatori di organi, la Parola deve creare il corpo. In mezzo tra le singole consonanti beth  e tav (b e t) è collocata la sillaba resch – in tedesco resch significa testa – e questa sillaba contiene di nuovo esch, il fuoco, la scintilla divina, che rende uomo l’uomo. Ora però, in beth vive il gesto della Terra, che agisce verso l’interno, creante uno spazio interno, e in tav il gesto del Cielo, l’elemento che si rivela verso l’esterno. E così nella Parola primordiale bereschith, sono contenuti, come radice e foglietto embrionale in un seme, i pensieri di Cielo e Terra, che poi crescono come ha-schamajim veth ha-aretz, come «Cielo» e  «Terra»: Bereschith bara Elohim eth-haschamajim veth ha-aretz – In principio Dio creò il Cielo e la Terra. E in mezzo come l’embrione tra radice e foglietto embrionale, così tra Cielo e Terra, cresce l’uomo.

Al primo versetto seguono le parole: ve ha-aretz hajta tohu va-bohu – «e la Terra era deserta e vuota». Come una eco, un riflesso speculare del primo versetto, appaiono tohu e bohu, come se l’elementarietà della Terra primordiale, se si presta attenzione alla sua gestualità, richiamasse, per così dire, in queste Parole le lettere t e b. La b e la t risuonano nella Parola bereschit attraverso lo spazio – la t e la b risuonano dalla profondità: tohu va-bohu – e la sostanza primordiale caotico-elementare della Terra riceve il suo orientamento. Su queste Parole RUDOLF STEINER dice (riportato a senso, non alla lettera): in tohu, forze al centro dello spazio irradiano in tutte le direzioni – in bohu di nuovo ritornano le forze della periferia a questo punto (vedi: I segreti della storia biblica della creazione). L’espressione «drunter und drüber» (letteralmente sotto e sopra) ricorda chiaramente questa serie inesprimibile di suoni, come nell’espressione italiana «sottosopra».

Questo potente evento diviene adesso visibile nella minuscola immagine embriologica nel processi di formazione dei corpuscoli polari. L’ovocellula è la più antica cellula del corpo ancora capace di suddividersi; essa è nata nel corpo della nonna del bimbo che da lei deve nascere; poi nasce nell’organismo materno già all’epoca in cui, questo stesso non è ancora nato. Penetriamo qui con lo sguardo nella corrente ereditaria della sostanza organica che, per così dire, si perde nel buio delle generazioni. Così come la sostanza elementare della Terra può essersi risvegliata dal sonno cosmico ed essere emersa dalla notte cosmica, così scaturendo dalla notte del passato, l’ovocellula appare come sostanza primordiale del corpo umano, e viene ora chiamata ad una interna dinamica, ad un contrasto tra un interno ed un esterno. Questo contrasto ha la sua espressione nella formazione dei corpuscoli polari, un evento che ha l’aspetto di un’aratura della sostanza ovulare, tramite la quale la medesima viene orientata nello spazio terrestre. Tohu va-bohu risuona dall’ovocellula, allorché essa compie il processo della trasformazione dei corpuscoli polari.

4. Della sostanza primigenia e della Tenebra

Oggi viene sostenuta universalmente l’opinione che la Genesi mosaica sia una creatio ex nihilo, una creazione dal nulla. Questa opinione non è corretta, giacché la Genesi conosce una sostanza primigenia, solo non la chiama nella maniera in uso a molti altri racconti della Creazione. La conoscenza della sostanza primigenia è il suo segreto. Al medesimo ci accostiamo se adesso ascoltiamo le Parole: ve choschek al-pĕné tehom – «e la tenebra era sulla faccia dell’abisso». Da dove viene la «Tenebra», choschek da dove viene l’«Abisso», tehom? Tehom significa anche «acqua mugghiante», «abisso», «voragine». Linguisticamente è affine con Tiamat, la marea primordiale del mito babilonese della Creazione. Questo fa sorgere Tiamat come tenebrosa figura femminile, che deve combattere contro Marduk, il dio del Sole. Se lo scrittore della Genesi adopera la parola tehom, ciò non è avvenuto per ragioni di accostamento alla tradizione babilonese, come talvolta è stato supposto. Possiamo ritenere l’autore di questo testo sicuramente dotato di sufficiente originalità. E’ proprio l’inimitabilità di questo testo: che in esso ogni parola è necessità e che possono essere fatte questo tipo di osservazioni che posseggono carattere di universalità nella più grande misura possibile. Quando il mito babilonese della creazione racconta di una lotta tra Luce e Tenebre, la sua descrizione non è falsa in linea di principio, essa tuttavia presenta, per così dire, un aspetto della cosa come se fosse il Tutto.

Supponiamo che qualcuno voglia descrivere l’estremità anteriore di un vertebrato  e che descriva un’ala di un uccello. Quello che udremmo in proposito sarebbe appunto una descrizione veritiera, ma accanto ad essa ce ne sarebbero molte altre, per esempio quella di una pinna pettorale o la zampa a forma di vanga di una talpa e così via. Ma se si volessero riunire in un’unica descrizione tutte le estremità anteriori animali, lo si potrebbe fare benissimo, ma allora si dovrebbe descrivere il braccio o la mano di un uomo. L’uomo riunisce nella sua mano funzione e forma di tutte le estremità anteriori animali. Egli può allargare le braccia come se fossero le ali di un uccello, può compiere movimenti natatori e a vanga, ma non è “obbligato” a nessuna di queste attività. La sua mano è universale, ovverosia essa non è organicamente specializzata verso nessuna funzione. Ora come le singole “mani animali” stanno alla mano umana, così la storia babilonese della Creazione, e molte altre, stanno a quella biblico-mosaica. Quest’ultima, a giudicare da tutto ciò che di essa sappiamo, è la più universale e arriva, perciò, sicuramente più vicino alla verità. E se ora una tal parola, come tehom viene adoperata come avviene nella storia biblica della Creazione, viene messo al suo posto lo straordinario contenuto del sentimento ad esso innato cosicché possono esistere accanto ad esso tutti i rimanenti valori del sentimento necessari per la conoscenza della verità. Con una Parola il più grande di tutti i poeti evoca non soltanto quella certa situazione di lotta tra le Potenze creatrici, plasmatrici della Luce e dell’elementarità tenebrosa – si rifletta che poi si giunge, appunto, ad una separazione fra Luce e Tenebre -, bensì comporta altresì il pensiero di una preesistenza e quindi quello della sostanzialità primigenia.

Questa sostanza primigenia dev’essere pensata reale. Ve choschek al-pĕné tehom significa alla lettera: «E la Tenebra è sulla superficie dell’Abisso»; al-pĕné = sulla superficie. Ma pĕné viene da pani significa oltre che superficie anche volto, faccia, persona, personalità. Quindi potremmo tradurre secondo il significato delle parole: e la Tenebra era sulla faccia dell’Abisso, la Tenebra si trovava sull’essere delle Acque. Il corpo di questa entità è tehom , la tenebrosa sostanza primigenia della Terra. Con questa elementarità primordiale si congiungono gli Elohim. Giacché ora viene detto: «e lo Spirito di Dio covava sulle Acque» – lo Spirito di Dio, Ruach Elohim – covava sulle Acque, merachephet al-pĕné ha-majim. Di nuovo al-pĕné, sulla faccia. La Divinità compenetra l’essenziale elementarità primordiale col suo covante calore (5)  e comincia ad ordinare e a formare la medesima come suo corpo. Ciò che qui, dall’elemento «facciale(6)», guarda fuori, è la stessa Divinità. Le «Acque» appaiono con la marea tehom santificata dalla Divinità. In queste parole si nasconde la descrizione archetipica di un potente processo di terapia, che perciò viene posto al principio dell’essere terrestre.

E se di nuovo guardiamo ai rapporti embriologici, possiamo dire: l’ovocellula porta la sostanza primigenia; neppure questa sostanzialmente è sorta dal nulla, allorché con la scissura follicolare essa entra nello spazio terrestre. L’istante della scissura cellulare follicolare è dunque un momento cosmico. La cellula sessuale femminile diventa, in realtà, soltanto in tale momento un’ovocellula, poiché essa qui – se si può dire ciò sulla base di questa rappresentazione – viene compenetrata dall’idea vivente dell’uomo nascente e perciò, nuovamente, viene plasmata come archetipo del corpo umano. Tuttavia essa porta con sé la sua sostanza da condizioni precedenti. E con la sostanza da qui porta con sé anche la Tenebra giù nell’esistenza terrestre. Giacché alla sostanza è connaturata la Tenebra. Lo mostra già il semplice fatto che il giovane, gelatinoso e trasparente embrione attraverso l’incremento cellulare e il progressivo condensamento materiale diviene opaco. A dire il vero questa è una cosa ovvia – ma non sono forse le ovvietà a rivelarci in certi momenti le leggi cosmiche? – Per il fatto che l’ovocellula è mediatrice della sostanza fisica, la portatrice della sostanza umana attraverso le generazioni, essa è pure portatrice della Tenebra. La Tenebra ha la sua missione nel mondo. Nel caso dell’uomo essa costituisce la base per l’attività dello Spirito Umano nel terrestre, come lo stoppino per l’ardere della fiamma. Ma ci si guardi dall’identificare la Tenebra col Male; solo l’abuso della Tenebra conduce al male.


(5) Vedi: RUDOLF STEINER  Il Vangelo di Matteo (ciclo di conferenze, tenuto a Berna nel 1910); inoltre; Mag. HELLMUT FREY, Das BUCK der Anfänge (Il Libro degli Inizi), 1938.

(6) Vedi: La Genesi, misteri della storia biblica della creazione, ove RUDOLF STEINER, partendo dalla ricerca spirituale parla di un «elemento facciale» degli Elohim.

(Continua)

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Kaspar Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA

ISIDE SOPHIA-TREDICESIMA Lettera (Parte II)

Denderah

TREDICESIMA LETTERA

Aprile 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

IL SOLE 1

(Continuazione)

GLI EVENTI IN CIELO

L’evento più importante in Cielo attualmente è il nodo di Venere nella Costellazione di Ariete e in quella dei Pesci. Durante i mesi passati abbiamo visto Venere come la brillante Stella vespertina nel Cielo occidentale, ma presto scomparirà completamente dalla nostra vista. Nello Zodiaco si muove in maniera retrograda verso il Sole, e il 25 aprile starà direttamente sopra il Sole. Dobbiamo immaginare che in realtà sta tra il Sole e la Terra; solo l’angolo nel quale la vediamo dalla Terra ci appare come stesse sopra il Sole. Questi nodi di Venere, che avvengono allorché essa sta di fronte al Sole – cioè nello spazio tra il Sole e la Terra – hanno luogo in intervalli ritmici di circa 19 mesi, ed ogni volta essi hanno luogo in Costellazioni diverse dello Zodiaco.

Se disegnassimo un’immagine come un cerchio su un foglio di carta, e dopo l’osservazione dei movimenti di Venere per un periodo di 8 anni segnassimo i nodi – le congiunzioni inferiori allorché Venere è di fronte al Sole, e le congiunzioni superiori allorché Venere è dietro il Sole – faremmo una sorprendente scoperta. Troveremmo che tutte le congiunzioni hanno luogo ai 5 angoli di un pentagramma regolare inscritto nel cerchio. In un intervallo di 8 anni avremmo sempre un nodo ed un a congiunzione superiore in ogni angolo di questo pentagramma.

PENTAGRAMMA DI VENERE

foto

L’attuale nodo di Venere ha luogo in Ariete e nei Pesci. Dobbiamo ora immaginare che in questo punto dello Zodiaco uno dei 5 angoli di un enorme pentagramma sta sospeso nei Cieli.

Perciò, questo angolo in Ariete e nei Pesci deve essere stato la scena di altre congiunzioni di Venere con il Sole.

L’ultimo nodo, ed anche l’evento culminante che fu la congiunzione inferiore, ebbe luogo in questo angolo attorno a Pasqua del 1937. Quattro anni più tardi, alla Pasqua del 1941, avvenne una congiunzione superiore all’incirca nella stessa posizione.

Una vicina comparazione mostra che questo angolo del pentagramma si è mosso leggermente in maniera retrograda dal 1937. Nel 1937 era esattamente tra la testa dell’Ariete ed uno dei Pesci. Ora, nel 1945, è entrato completamente nei Pesci, e per i futuri 100-120 anni questo angolo si muoverà lentamente attraverso i Pesci. Non solo questo angolo è in movimento, ma l’intero pentagramma sta lentamente ruotando nello Zodiaco come i raggi di una gigantesca ruota cosmica. Noi viviamo in un’epoca nella quale uno dei raggi della ruota sta allontanandosi dall’Ariete e sta entrando nei Pesci. Soltanto dopo altri 300 anni circa l’umanità sarà nuovamente testimone di questo evento.

Proprio come il volto di un essere umano tradisce le sue emozioni e le sue esperienze, questo evento esprime la vita interiore dei Mondi Spirituali. Nella sfera di Venere possiamo incontrare le Entità Spirituali che sono le guide e i Guardiani delle comunità umane; per esempio quelli delle nazioni. Così, se la “Stella a cinque punte” di Venere (che è il pentagramma creato dalle congiunzioni di Venere col Sole) inizia un nuovo ciclo con l’entrata dei Pesci, dobbiamo aspettarci che sia un’espressione di grandi decisioni degli Spiriti dei Popoli. Nel guardare negli eventi del Cielo, potremmo dire che possiamo percepire qualcosa come un grande consiglio degli Spiriti di Popolo a causa dell’allarmante situazione sulla Terra.

Un evento simile ebbe luogo alla fine del XVII secolo allorché Pietro il Grande divenne Zar di Russia ed occidentalizzò il suo Paese con grande energia. Sarebbe molto interessante studiare la storia di quei giorni strettamente in rapporto con gli eventi attuali, e attraverso un tale studio troveremmo una migliore comprensione di molte tendenze che divengono manifeste oggi in Europa.

Il presente nodo è collegato pure all’anno 1937, che fu il periodo della cosiddetta Guerra Civile in Spagna, e soprattutto con il periodo precedente lo scoppio della guerra tra la Germania e la Russia nella primavera del 1941.

Ciò indica altresì i problemi dell’umanità così come essi si rivelano da un punto di vista spirituale. Il transito dall’Ariete ai Pesci suggerisce il problema Oriente-Occidente dell’umanità moderna che è rappresentato in Europa, in una specie di via miniaturizzata, nella polarità di Spagna e Russia. Così, se siamo coscienti di questo evento venusiano in Cielo, impariamo ad ascoltare l’Apocalisse dei prossimi cinquanta e persino cento anni, che è il necessario risultato del giudizio spirituale degli eventi attorno a noi.

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI

K. Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA – Il Primo Giorno – Parte II

Copgenesi

IL PRIMO GIORNO

2. La via verso l’origine

Avviciniamoci con le immagini, ormai acquisite, alle prime fasi della Genesi. A colui che lasci agire su di sé una blastula umana, diventando cosciente che ha davanti a sé la prima differenziazione del giovane embrione, può presentarsi in maniera immediata davanti all’anima, potente, la frase della Genesi: “In principio Dio creò il Cielo e la Terra”. E nei suoi pensieri cresce potentemente la sferula embrionale, la sua vôlta si dilata nell’incommensurabile. Cielo e Terra sorgono davanti al suo occhio interiore, così come ancora se li rappresentava l’antico greco: la Terra come grosso disco, sul quale in forma di semisfera si distende il Cielo. Cielo e Terra, così come, peraltro, li sperimenta il bambino, persino l’uomo adulto, nonostante egli sempre di nuovo inculchi a se stesso il fatto che la Terra sia tonda e che il Cielo si incurvi anche “sotto”, sull’altro lato della Terra, ove non si riesce a vedere.

Tuttavia la blastula non sta affatto al principio dell’evoluzione embrionale. Per cui, questa prima fase deve poter essere confrontata ulteriormente con una evoluzione embrionale ancora più precoce. Noi sappiamo, a dire il vero, che prima della formazione della blastula non hanno luogo mutamenti di forma che possano paragonarsi con questa, e dobbiamo quindi presumere che anche la Genesi con la sua prima frase non faccia ancora creare nulla sotto forma di “Cielo” e “Terra”, così come ce li rappresentiamo nel nostro uso linguistico abituale. Dobbiamo piuttosto presumere – e questa supposizione corrisponde ai dati della Scienza dello Spirito (1), che qui sia intesa dapprincipio una specie di primo orientamento, che vengano separati l’uno dall’altro un regno celeste ed uno terrestre. Siamo tanto più giustificati nel fare questa supposizione, in quanto la Genesi configura per così dire plasticamente il Cielo e la Terra soltanto nel secondo e nel terzo giorno della Creazione.

La prima frase sfolgora come in lettere d’oro attraverso tutta la Genesi. Vedremo che la si può applicare ad ogni stadio dello sviluppo dell’embrione, così come risplende anche da ogni singolo giorno della Creazione, identico ad un possente gesto che orienta il mondo. Nella blastula abbiamo una forma nella quale sono per la prima volta evidenti, per le nostre usuali rappresentazioni, “Cielo e Terra”. Tuttavia se vogliamo confrontare sistematicamente la Genesi con l’evoluzione embrionale, ora dalla blastula dobbiamo ripercorrere l’evoluzione all’indietro, fino a che non troviamo quel punto nel quale, per la prima volta, incontriamo il principio “Cielo e Terra”, così come può essere inteso nelle prime frasi della Genesi.

Arriviamo dapprima alla morula. In essa troviamo quello che nella blastula chiamavamo Terra, che sta al centro, e vediamo questo centro terrestre circondato dall’altra parte, che abbiamo trovato nella blastula formata come vôlta terrestre. Nella morula vi è dunque la “Terra” al centro e attorno ad essa il “Cielo”; la Terra viene completamente avvolta dal Cielo.

Come sopra descritto, il complesso cellulare interno ed esterno alla morula si distinguono esclusivamente attraverso una differenziazione sostanziale sinora sconosciuta(2). Da esperimenti su animali risulta che non solo tali cellule possono essere scambiate tra di loro, senza disturbare in modo sostanziale lo sviluppo dell’embrione, bensì si riesce, per esempio, nel caso di embrioni di riccio di mare, ancora allo stato octocellulare, a cltivare embrioni interi a partire da singoli frammenti.

Nel caso della salamandra (triturus) da un unico nucleo cellulare di uno stadio di 16 cellule si è riusciti persino a coltivare un embrione intero, per la verità aggiungendo il medesimo ad una porzione di citoplasma(3) separata dalla cellula madre prima della strozzatura centrale (prima divisione cellulare dell’ovocellula). Viene realizzata nel caso di ascari e anfibi anche la fusione di due stadi bicellulari in un unico embrione; si ottiene allora una larva gigante (vedi D.STARCK: Embriologia, 1965). Un’unica cellula della morula è per principio nella condizione di produrre di nuovo un’intera morula e quindi un embrione intero, anche se forse un po’ più piccolo. I concetti di “Cielo” e “Terra” perciò non possono più essere qui messi in relazione con le singole cellule o gruppi di cellule. Ora però si sa che le cellule interne della morula si differenziano nel vero e proprio embrione, quelle esterne nei tessuti nutritivi di queste. Perciò si deve presumere che l’informazione per l’ulteriore differenziazione di questi due gruppi di cellule sia tale da orientarli dapprima circa la loro posizione nell’embrione. Come ciò avvenga ancora non lo si sa. Per le nostre considerazioni è anche sufficiente sapere che la sostanza della morula si orienta per così dire nello spazio, che per la sua differenziazione è essenziale se essa sia all’esterno o all’interno. Perciò, nel caso dei nostri concetti di “Cielo” e “Terra” non si tratta più di qualcosa che si vede esteriormente, bensì piuttosto del loro contenuto dinamico nel senso del “celeste” e del “terrestre”. Si allontanano i concetti di “Cielo” e “Terra” da un rapporto concepibile sensibilmente.

Il “Cielo” diventa l’esterno, addirittura un esterno che spinge al movimento, od un campo di forza che si vuole sviluppare verso l’esterno – vedremo in seguito come il trofoblasto si espanda prestissimo ad enorme grandezza – e la “Terra” diventa ciò che all’interno vive embrionalmente e preme per la conformazione. “Cielo” e “Terra” diventano ciò che si potrebbe chiamare “un qualcosa che si rivela esteriormente, un qualcosa che si annuncia verso l’esterno” ed “una vivacità interna, un elemento interiore vivente”. Queste sono formulazioni di RUDOLF STEINER, da lui adoperate per la caratterizzazione di questi concetti nel primo versetto della Genesi, che tuttavia non si riferiscono espressamente all’evoluzione embrionale (vedi RUDOLF STEINER, I misteri della storia biblica della creazione).

Tuttavia neppure la morula è ancora l’inizio dell’evoluzione embrionale. Tornando indietro, risaliamo all’ovocellula fecondata. In essa non vi è ancora alcun sostrato sostanziale del quale si possa dire: questa parte si svilupperà verso l’esterno nel trofoblasto, quella verso l’interno nell’embrioblasto. I concetti di “Cielo” e di “Terra”, nel senso di ciò che potremmo chiamare “ciò che anela all’esterno”  e “ciò che vive nell’interno”, qui si riferiscono ancora unicamente al luogo, ovverosia il loro unico rapporto con la materia è quello che essi non possono essere pensati in un qualsivoglia luogo, bensì unicamente qui proprio nell’ovocellula.

Ma poiché all’interno dell’ovocellula non può esser presente più alcuna relazione materiale, questi concetti non sono più applicabili allo spazio dell’ovocellula, bensì si riferiranno a concetti relativi allo spazio come tali, possiamo anche dire allo spazio cosmico, nel quale l’ovocellula ormai è il suo punto di riferimento. Chi volesse vedere nel citoplasma e nel nucleo cellulare dei correlati per “Cielo” e “Terra”, dovrebbe fraintendere per principio ciò che qui viene inteso. “Cielo” e “Terra” superano qui i limiti dello spazio ovocellulare e divengono così possenti nella loro potenza, che a tutta prima non si sa, se voglia nascere un mondo oppure un uomo.

Ma l’ovocellula fecondata non è ancora l’inizio ricercato. Risaliamo ancora più indietro e giungiamo alla fecondazione stessa. Ivi giungono dal regno dell’ “esterno” le cellule seminali e si congiungono con l’ “interno” nell’ovocellula. Dal principio del “Cielo” che agisce verso l’esterno si riflette il principio della fecondazione. Nel movimento dei semi riconosciamo un movimento contrario al movimento del “Cielo”. La fecondazione è l’incontro e l’unificazione del principio maschile e di quello femminile. Ma qual’è la natura di questi due principi? L’uomo ha in se stesso la forza di agire verso l’esterno, sia attraverso la propria edificazione corporea che mediante l’inclinazione intellettuale della sua mente; egli plasma, forma e impronta verso l’esterno. Ma la donna possiede la forza di vivificare lo spazio interno, di racchiudere nel proprio corpo la vita, di essere lo spazio vitale per il bimbo che nasce e cresce. Se questi principi si incrociano anche nella vita, tuttavia non sono falsi se li si considerano separati. Così la forza del “Cielo” che tende verso l’esterno è affine all’elemento maschile, la forza della “Terra” che reca nel suo interno la vita è affine  all’elemento femminile. Ma ciò che tende l’un verso l’altro, un tempo era riunito. Così come l’elemento maschile e quello femminile, così pure il “Cielo” e la “Terra”.

Se troviamo il momento nel quale il principio di “ciò che tende verso l’esterno” e di “ciò che vive nell’interno” vengono una volta separati da un’unità preesistente e divisi come dualità nella manifestazione, abbiamo allora trovato pure l’inizio dell’evoluzione della Terra e dell’uomo terrestre, alla cui ricerca siamo. – Tuttavia dapprima vediamo: ciò che tende l’un verso l’altro in precedenza deve essere stato uno. Questo è un lato della cosa.

E l’altro: ciò che tende l’un verso l’altro può di nuovo incontrarsi, può nuovamente essere uno. E poiché i due principi si sviluppano ulteriormente nel loro tendere l’un verso l’altro diventano, per la loro riunificazione, un nuovo elemento dell’esistenza. E la suddivisione in due dell’unità è il presupposto per la nascita di un terzo.

Dall’unità del Dio creatore provenne la dualità di “Cielo” e di “Terra”. Attraverso ciò poté sorgere il terzo elemento, l’uomo. – Il principio del “Cielo” non si esaurisce dunque in “ciò che tende verso l’esterno”, bensì si completa unicamente nella “riflessione”.

Ed il principio della “Terra” non si esaurisce nella “vita nell’interno”, bensì la sua realizzazione si trova nell’ “aprirsi verso l’esterno”.

Alla stessa maniera si completano e si realizzano il principio maschile e quello femminile.

Vediamo volgersi l’un verso l’altro i regni embrionali di “Cielo” e “Terra” anelanti reciprocamente nella fecondazione.

Se ora, procedendo ulteriormente a tastoni, risaliamo indietro, troviamo un processo notevole al più alto livello. L’ovocellula, proveniente dal buio dell’ovario che, sino ad allora, durante il suo intero sviluppo, si era comportata in maniera passiva, comincia improvvisamente ad agitarsi. Il nucleo cellulare abbandona il centro della cellula, da lui ereditato da tempi antichi, e si sposta nei pressi della periferia. Qui esso si scinde in due parti, delle quali una abbandona l’ovocellula ed arriva a stare come cellula autonoma, praticamente costituita dal nudo nucleo (senza citoplasma degno di essere nominato), come cosiddetto corpuscolo polare (vedi Tavola I) tra ovocellula e zona pellucida, mentre l’altra parte come nuovo nucleo cellulare ritorna al centro della cellula.

Che cosa è accaduto? La sostanza del centro cellulare, come nel caso di un vulcano, viene espulsa dall’ovocellula,e in seguito la mano espellente si ritrae poi nell’interno della “Terra”. La sostanza si muove dal centro alla periferia e dalla periferia al centro.

Questo processo esige come un’aratura della sostanza dell’uovo, uno scavare nel protoplasma elementare. Inoltre i movimenti vanno nella direzione delle forze del Cielo e della Terra, ma sono movimenti rozzi e informi. Abbiamo il presagio che qui abbiamo a che fare come con una eco della potente voce del Cielo e della Terra.

Ma poiché l’eco segue la voce, dobbiamo ancora una volta volgerci indietro, se vogliamo incontrare il reale principio primordiale dell’umanazione corporea.

Perciò ora vediamo qui l’ovocellula, come se avesse appena cominciato a risvegliarsi da un lungo sonno, nel quale essa è rimasta nell’ovario materno, prima che la voce giungesse su di lei.

In essa era adagiata in un legame cellulare, era una tra molte, fino a che negli ultimi mesi e settimane essa non venne gradatamente preparata a qualcosa di completamente nuovo – all’entrata di un nuovo spazio. Ora risuona la Parola:

Bereschit bara Elohim et ha-schamajim vet ha-aretz –

IN PRINCIPIO DIO CREO’ IL CIELO E LA TERRA

E sorge una goccia di sostanzialità vivente, una piccola sferula nel libero spazio del corpo materno, che forma il primo punto di partenza per le forze creatrici, la cui Parola creerà un corpo umano. Con un embrione di uovo – ora possiamo rappresentarcelo così – si congiunge la forza di ciò che tende verso l’esterno e la forza di ciò che si agita in maniera vivente nell’interno, la forza del Cielo e quella della Terra.

E poi risuonano le parole:

ve ha-aretz hajta tohu va-bohu, ve choschek al-pĕné tehom, ve ruach Elohim mĕrachephet al-pĕné ha majim

E LA TERRA ERA DESERTA E VUOTA

E LA TENEBRA ERA SULLA FACCIA DELL’ABISSO;

E LO SPIRITO DI DIO ALEGGIAVA

SULLA FACCIA DELLE ACQUE. (4)


(1) Vedi RUDOLF STEINER : I Misteri della storia biblica della creazione, (ciclo di conferenze tenuto a Monaco, 1910, O.O. 122)

(2) E’ possibile che ciò avvenga attraverso una polarizzazione strutturale (Cfr. nota II, a p. 346)(1) Vedi RUDOLF STEINER : I Misteri della storia biblica della creazione, (ciclo di conferenze tenuto a Monaco, 1910, O.O. 122)

(3) La sostanza organica, di cui è costituita una cellula, è chiamata protoplasma. Nel protoplasma si distingue il citoplasma e il carioplasma. Il citoplasma è la sostanza della cellula al di fuori del nucleo cellulare, il carioplasma è la sostanza del nucleo cellulare.

(4) Secondo Lutero: “sull’acqua”. Per la prima Parola, Lutero scrive: “Am Anfang”, “All’inizio”. A meno che non venga rilevato diversamente, come traduzione testuale viene adoperata quella secondo Lutero. 

 

(Continua)

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Kaspar Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA

ISIDE SOPHIA-TREDICESIMA Lettera (Parte I)

Denderah

TREDICESIMA LETTERA

Aprile 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

IL SOLE 1

Nell’Undicesima Lettera abbiamo indicato la forma a lemniscata del nostro sistema solare. Una concezione di questa prospettiva del mondo può prima o poi trasformare il sistema copernicano, così che venga risvegliata una comprensione più spirituale del mondo. Dovendo ora parlare del Sole, sarà di grande aiuto se proviamo ad immaginare questa forma del Sole che si muove nel corso di un anno attraverso lo spazio in una lemniscata, e disegnando la Terra dietro di esso nella medesima lemniscata. Così questa forma costituirebbe il cammino sia del Sole che della Terra. Quest’immagine può aiutarci a creare una comprensione della sfera del Sole.

Il solo sistema copernicano non può portarci un’immaginazione della sfera del Sole, ma la lemniscata del cammino Terra-Sole crea l’immagine di una forma spaziale che possiamo pure trovare inscritta nella forma umana in  collegamento con le attività contraddittorie nel capo e nel corpo. Possiamo trovare questa forma anche in molti altri rapporti. Il movimento a forma di lemniscata è soltanto il principio fondamentale. Il movimento del Sole e della Terra è in realtà molto più complicato, cosicché il Sole a noi sulla Terra appare muoversi attraverso il circolo dell’eclittica nel corso dell’anno. Comunque, non ci dobbiamo occupare di questi dettagli nell’accostarci alla natura spirituale del Sole.

Nelle nostre precedenti descrizioni abbiamo visto che Saturno è la sfera, ovvero la veste, degli Spiriti della Volontà, che Giove è la sfera degli Spiriti della Saggezza e che Marte è la sfera degli Spiriti del Movimento. Nella sfera del Sole – la sfera che è la forma spaziale indicata dal movimento del Sole e che possiamo immaginare fondamentalmente come una lemniscata – possiamo vedere la regione degli Spiriti della Forma, le Exousiai dei Greci e gli Elohim secondo l’insegnamento esoterico ebraico ( vedi Lettera Nona).

La biografia spirituale ci darà un’impressione delle forze che operano attraverso la sfera del Sole. Possiamo trovare l’attività degli Spiriti della Forma già all’interno dell’evoluzione dell’Antico Saturno. Essi irradiarono l’impulso dell’individualizzazione nell’Universo dell’Antico Saturno, e inoltre questo Pianeta era lungi dall’essere capace di assumere ed evolvere quest’impulso. Così ivi rimase unicamente un riflesso dell’impulso delle Exousiai, che apparve come la divisione del corpo sino ad allora unitario in molti corpi singoli, i predecessori del corpo fisico umano di oggi (vedi la Terza Lettera).

Perciò, gli Spiriti della Forma appaiono come quegli Spiriti che prepararono la Via per l’entrata finale dell’individualità, dell’ “Io” , entro il Mondo. Essi continuarono ciò attraverso tutti i cicli di evoluzione sino a che non fu giunta l’epoca del compimento, nel creare e raffinare il recipiente dell’ “Io” , la forma fisica umana. Questo impulso fondamentale degli Spiriti della Forma è intessuto entro la loro veste cosmica che è la sfera del Sole. E’ ancora preservato in essa ed è ancora collegato con l’entrata dell’individualità umana nella forma corporea attraverso la porta della nascita.

La posizione del Sole al momento della nascita mostra che parte del corpo umano è specialmente evoluta all’epoca dell’entrata nella vita terrestre. Ciò è complicatissimo, poiché lo sviluppo più o meno unilaterale può essere un ostacolo, così come un aumento di certe capacità derivate da passate incarnazioni. Questo ostacolo deve essere vinto nella misura in cui proprio le capacità dovranno essere ulteriormente sviluppate durante l’evoluzione terrestre. Un’investigazione dei dettagli del cielo di nascita può rivelare queste peculiarità.

Le posizioni del Sole nel segno dell’eclittica al momento della nascita dànno la base per formare un  giudizio circa la particolare relazione dell’essere umano con la sua forma corporea. Qui dobbiamo distinguere chiaramente tra le Costellazioni delle Stelle fisse dello Zodiaco e l’eclittica con i suoi dodici “segni” (nella Seconda Lettera). Le dodici Costellazioni delle Stelle fisse sono al di là dell’intero nostro sistema solare nelle profondità dell’Universo delle Stelle fisse. Esse rappresentano l’immagine visibile dell’originario Spirito creativo dell’Ordine Gerarchico. Inoltre in esse è presente l’eterna Archetipica immagine astrale dell’Essere Individuale così come fu progettata dagli Dèi.

Nell’eclittica, che è il cammino annuale del Sole attraverso lo spazio e che è causato dal movimento a lemniscata del Sole, dobbiamo vedere quelle forze che discendono come una specie di doppio della forma umana entro il corpo fisico ed anelano a farne un’immagine dell’Archetipo astrale. Esse sono potenze eteriche formatrici. Essendo l’Archetipo astrale dell’umanità un’entità dodecupla, visibilmente manifesta nelle dodici Costellazioni dello Zodiaco, pure le potenze formatrici dell’eclittica sono dodecuple ed in relazione alle dodici principali regioni del corpo umano. Inoltre, dobbiamo immaginare queste dodici regioni dell’eclittica separate dallo zodiaco delle Stelle fisse. Per esempio, l’eclittica inizia in maniera diversa; è interamente una questione di rapporto tra Sole e Terra. Ciò viene espresso nel mutamento delle stagioni sulla Terra. L’anno delle stagioni principia con la Primavera, ovvero all’epoca in cui il Sole è al punto equinoziale. Questo è il punto d’inizio dell’eclittica. Ed esso è in rapporto al capo della forma umana, ovvero Ariete, perché è quella regione nella sfera del Sole nella quale hanno il loro centro le sottili forze formatrici che imprimono l’Archetipo astrale del capo entro il corpo umano. Così il Sole – ed anche la Terra – nel corso di un  anno attraversa le dodici regioni dell’eclittica che corrispondono alle dodici regioni del corpo umano. Il Sole entra nel segno dell’Ariete il 21 di Marzo, nel segno del Toro il 21 di Aprile fino al 21 di Maggio allorché entra nel segno dei Gemelli, e così via.

La posizione del Sole in uno dei dodici segni dell’eclittica all’epoca della nascita, mostra la “forma” finale che è stata creata durante l’evoluzione embrionale a partire dalle conseguenze delle incarnazioni precedenti. Durante l’intera epoca dei processi embrionali, il Sole si muove mediamente attraverso nove segni dell’eclittica. Questa è un’immagine della metamorfosi evolutiva del corpo nei confronti della forma finale peculiare e individuale, ed è pure impressa entro la forma umana, così che essa appare come l’immagine dei vari periodi nell’evoluzione del corpo durante  la vita dopo la nascita.

Daremo ora una breve descrizione del Sole nei dodici segni dell’eclittica, ma non dovremmo dimenticare che tutte queste descrizioni sono insufficienti per formare un giudizio sull’influenza del Sole nel cielo di nascita, perché vi sono tantissimi fatti individuali che devono essere considerati a lato di quella della posizione nell’eclittica. Perciò, è impossibile fissarli entro regole definite.

Il Sole nel segno dell’Ariete è specialmente attivo nel formare la testa dell’essere umano. Le sottili forze eteriche che edificano la testa vengono usate quindi più fortemente che in qualsiasi altro caso per esprimere le peculiarità individuali di una personalità. Quelle forze possono allora divenire il veicolo dell’abbracciare una grande iniziativa ed energia. Esse rendono possibile l’introduzione di nuove idee, di nuovi metodi e di nuove prospettive in qualsiasi ramo della vita. Una tale personalità può essere la portatrice di un impulso, l’esecuzione del quale è lasciata ad altri. E’ un altra questione se un tale impulso sia costruttivo o distruttivo. Ne abbiamo esempi in: Johann Sebastian Bach, il compositore; il Principe Otto von Bismarck, il fondatore della Germania prussianizzata.

Il Sole nel segno del Toro dà una tendenza verso una forte formazione nella regione della laringe. Una personalità può edificare quasi l’interezza della sua vita  terrestre a partire dalle forze che trovano la loro espressione in questa zona del corpo. Ciò può apparire nell’uso predominante delle forze di parola e di suono, come nel caso del compositore Tschaikowsky, oppure del poeta Shakespeare; ma queste forze possono anche essere abusate per la ricerca del potere come, per esempio, nel caso di Robespierre e di Lenin, perché la posizione del Sole non concede alla personalità un qualsiasi giudizio morale nell’espressione dei suoi poteri.

Il Sole nel segno dei Gemelli imprime sul corpo le forze formatrici che sono collegate in maniera speciale con le braccia. Una personalità nella quale questi poteri sono attivi può sentirsi incentrata in questa regione ed usare queste sottili forze eteriche per l’autoespressione nella vita. Ne sono esempi: il romanziere Bulwer-Lytton, i cui doni di espressione si mostrano nello scrivere e non attraverso la parola, ed altresì il pittore Albrecht Dürer.

Il Sole nel segno del Cancro incentra le capacità della personalità in quelle forze che provengono dal tronco del corpo umano; perciò esso dà una tendenza ad abbracciare il mondo personale, sia esso grande o piccolo. Da questa tendenza può far scaturire amore per quello che è affidato dal destino alla sua cura, o persino desiderio di conquista. Ne sono esempi: Alessandro Magno, Carlo XII di Svezia e Massimiliano del Messico.

Il Sole nel segno del Leone rafforza le forze formatrici che operano nella circolazione del sangue e nel respiro. Una personalità con questa dotazione può mostrare una sorta di regale atteggiamento, in qualsiasi sfera della vita; per le correnti vitali che scaturiscono dal più intimo cuore. Ciò può, comunque, diventare anche la sorgente di un estremo egoismo. Ne sono esempi: H.P. Blavatsky, Shelley, Napoleone I  [e Willi Sucher].

Il Sole nel segno della Vergine concentra le abilità di un essere umano in quelle forze che si esprimono nella regione sotto il diaframma. Una tale individualità può, per così dire, riassumere il mondo, piacevole o duro che sia. Ne sono esempi: Goethe, la Regina Elisabetta d’Inghilterra, il Cardinale Richelieu  e Leone Tolstoj.

Il Sole nel segno della Bilancia favorisce l’impiego di quelle capacità che sono inerenti ai fianchi ovvero ai vari organi di equilibrio del corpo umano. Una persona in cui questi sono sviluppati può diventare un maestro nell’equilibrare le differenze o nello smussare le difficoltà nel mondo umano. Una tale persona può diventare un giudice incorruttibile così come un insincero impostore con il destino. Esempi ne sono: Savonarola  e Cesare Borgia.

Il Sole nel segno dello Scorpione dà il potere di adoperare forze che causano progresso, e spesso questo progresso viene conquistato dalla distruzione di ciò che è sorpassato e reazionario. Lo spazzar via pregiudizio e tradizione può aprire la strada per il progresso umano, ma può altresì diventare una forza unicamente distruttiva. Ne sono esempi: Erasmo da Rotterdam, l’umanista; Martin Lutero, il riformatore; Friedrich Shiller, il poeta.

Il Sole nel segno del Sagittatio dà l’opportunità nella vita di usare in modo speciale quelle forze che formano le cosce del corpo umano. Esso porta l’essere umano nelle onde sempre cangianti del mondo esteriore. Una tale personalità può essere veramente vivace, ma se questa capacità è troppo unilaterale essa può anche essere travolta dal suo potere. Esempi ne sono: la Regina Maria di Scozia, il Re Carlo I d’Inghilterra, Beethoven ed Heinrich Heine.

Il Sole nel segno del Capricorno potenzia quelle forze che formano le ginocchia e i gomiti. Sono forze che stabiliscono il legame tra il mondo esterno degli oggetti e il mondo interiore della coscienza. Agli organi di senso, in special modo gli occhi, inerisce una simile capacità. Se una personalità è nata allorché il Sole è in Capricorno, essa è posta di fronte al problema di equilibrare il rapporto tra il mondo interiore e quello esteriore. Da un lato può raggiungere la fiducia nella realtà obbiettiva delle sue esperienze interiori, dall’altro può soffrire della mancanza di questa fiducia ed anelare vanamente ad un’immagine obbiettiva e sicura del mondo fuori dei limiti dell’esperienza animica umana. Esempi ne sono: Giovanna d’Arco, Nostradamus, famoso per le sue profezie, ed Isaac Newton.

Il Sole nel segno dell’Acquario favorisce lo sviluppo di quelle forze che edificano la parte inferiore delle gambe. Esse sono atte a portare la coscienza umana nella regione “oltre la sua pelle” nel vasto mare dell’etere cosmico. Per una personalità con queste doti il problema decisivo è se l’Io sia forte abbastanza per mantenere ed orientare se stesso su quel mare. Ne sono esempi: John Ruskin, Byron, Mozart e Swedenborg.

Il Sole nel segno dei Pesci, infine, è collegato con le forze formatrici dei piedi. Una persona nata allorché il Sole è in questo segno sperimenta la Terra sulla quale i suoi piedi camminano e, per così dire, la “assaggia”. Secondo il potere dell’Io individuale, la Terra è allora sperimentata come un corpo caduto, ovvero come un fardello pesante e opprimente, che è còmpito dell’umanità trasmutare e redimere. Ne sono esempi: Michelangelo, Victor Hugo, Shopenhauer e il Cardinale Newton.

Così il Sole ha il potere di portare l’Archetipo Astrale dell’Essere Individuale giù nella vita individuale dell’individuo sulla Terra. Le membra di quest’Essere Archetipico sono gettate nel vortice del destino individuale umano. Il Sole del nostro sistema solare attira questa virginale sostanza astrale, che è l’origine di ogni sostanza fisica, dalle profondità del mondo delle Stelle fisse verso il centro del nostro Universo. Questa sostanza Archetipica passa attraverso vari gradi di densificazione prima di raggiungere il Sole. Sulla Terra essa raggiunge lo stato di materia e di manifestazione nella sfera dell’individuo.

Ma questo non è il gradino finale dell’attività del Sole. Di ciò dovremo parlare nella Lettera successiva e vedremo allora che il Sole è in realtà un Essere triplice. Dovremo allora toccare il massimo mistero nell’Universo. In questa Lettera siamo stati capaci di descrivere soltanto un lato di questo problema.

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI

K. Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL'EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA – Il Primo Giorno

Copgenesi

IL PRIMO GIORNO

1. La formazione della blastula.

Da un singolo minuscolo globulo di protoplasma si forma nel corpo materno, in un lasso di tempo di nove mesi, il corpo pienamente sviluppato di un bambino neonato. Questo primo delicato globulo, l’ovocellula, consiste, come tutte le cellule, di una sostanza mucillaginosa alla quale è legata tutta la vita sulla Terra. Ma ciò che distingue quest’unica cellula da tutte le restanti altre, è la sua grandezza, la sua forma e il suo spazio vitale. Nessuna cellula raggiunge la grandezza di una ovocellula; essa con il suo diametro scarso di un centesimo di millimetro sarebbe addirittura visibile ad occhio nudo, se vi fossimo posti di fronte. In quanto cellula unica, essa si avvicina quasi perfettamente alla forma sferica.

La maggior parte delle cellule corporee ha una qualsiasi forma caratteristica e vive in massicce formazioni cellulari. Così, le cellule muscolari sono lunghe e affusolate e si appoggiano strettamente l’una all’altra, le cellule epiteliali sono piatte o cilindriche poste in fila, le cellule nervose sono all’incirca a forma di stella con una singola lunga diramazione attraverso la quale esse stanno in reciproco collegamento, le cellule epatiche sono poliedriche  e congiunte [tra loro] in determinate formazioni.

La ovocellula matura non vive in una formazione cellulare, sta quasi completamente isolata, può sviluppare senza impedimento [alcuno] la sua forma sferica. Questa creazione, per la sua forma, sembra quasi senza rapporto con la Terra. Tuttavia per la [sua] materialità l’ovocellula si volge alla Terra. La sua massa è ripartita in maniera diseguale nel suo spazio, per il fatto ch’essa ha un polo “inferiore” un po più pesante e un polo “superiore” un po più leggero. Il corpo dell’ovocellula, che consiste di mobile sostanza vivente, il protoplasma, porta nel suo interno, come ogni altra cellula, un nucleo cellulare.

All’esterno il corpo cellulare è racchiuso da un corpo relativamente robusto, la zona pellucida, che lo protegge dagl’influssi esterni (vedi Fig. 2, inoltre la Tavola I).

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Nella scissione cellulare l’ovocellula si è separata dal tessuto materno dell’ovaia e vive per breve tempo nelle cavità ricolme di fluidi del dotto ovarico. Ad essa aderiscono ancora alcune cellule del tessuto materno (corona radiata ), dalle quali essa viene ulteriormente nutrita (SHETTLES). Poi anche queste si staccano da lei ed essa viene a consistere interamente di se stessa.

Ora su di essa incombe la morte. Solo il seme maschile può impedire questa morte. Se non giunge il seme, l’ovocellula viene espulsa fuori col sangue mestruale e perisce.

Se viene raggiunta dal seme, essa può diventare il germe di una nuova vita. A dire il vero, non si preserva essa stessa, ma la sua vita prosegue – anche la madre sacrifica così la sua vita vissuta fino ad allora e si riversa poi, almeno per un certo tempo, nella vita del bambino.

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Figura 2: Ovocellula umana con indicazione dei colori naturali (secondo SHETTLES, Ovum Humanum, 1960).

Circa trenta ore dopo la fecondazione da parte del seme, l’ovocellula comincia a suddividersi e da essa sorgono due cellule più piccole, che riempiono tutto lo spazio della loro cellula madre. Poche ore più tardi queste cellule figlie si suddividono a loro volta, cosicché quattro cellule riempiono adesso il medesimo spazio. Presto diventano cinque, sei, sette cellule e tre giorni dopo la fecondazione il giovane embrione consiste di una sfera compatta di circa sedici cellule, che per il suo aspetto viene chiamata mora o morula (vedi Fig. 3). Tuttavia le cellule, eccetto che per insignificanti differenze di grandezza, sembrano assolutamente uguali, e si deve presumere che esse posseggano ancora, tutte, la medesima potenza di sviluppo, potrebbero quindi essere scambiate l’una con l’altra; però è dimostrato che, dalle cellule situate centralmente , sorge il vero e proprio embrione, mentre dal tessuto periferico che nutre l’embrione sorge la placenta. Si chiama embrioblasto il complesso cellulare interno, quello esterno trofoblasto (vedi nota I). Quindi in questo stadio viene articolato lo spazio ovarico, sebbene la sostanza cellulare che lo riempie non presenti questa stessa articolazione (vedi nota II).

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Figura 3: Formazione della morula dall’ovocellula, semischematica. La zona pellucida è indicata come anello scuro, i nuclei cellulari non sono raffigurati.

La prima differenziazione visibile della morula è ora la seguente. All’interno della sfera cellulare si forma dapprima uno spazio a forma di fessura. Questo diviene a poco a poco più grande e si arrotonda in una cavità situata non del tutto centralmente. La massa cellulare viene quindi spinta da ogni lato alla periferia, la cui parete in un punto appare nodosamente inspessita. Questo nodo consiste nel complesso cellulare dell’embrioblasto in precedenza situato centralmente, mentre la vera e propria s
fera cava viene formata dal trofoblasto che si arrotonda ancor più in periferia. Con ciò viene raggiunto lo stadio di vescicola embrionale o blastula (vedi Fig. 4, inoltre nota III).

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Figura 4: Formazione della blastula, semischematica. Immagine a sinistra: all’interno della morula si forma uno spazio cavo. Immagine a destra: blastula formata; la zona pellucida si è dissolta. Z.p.= zona pellucida, T=trofoblasto (nella sezione disegnata il trofoblasto è l’intero anello di cellule), E=embrioblasto (adiacente al trofoblasto).

Sono adesso trascorsi quattro giorni dalla fecondazione e a poco a poco si dissolve la zona pellucida, che sinora ha sempre avvolto l’embrione. Da ciò si ravvisa che la blastula ha mantenuto approssimativamente la grandezza dell’ovocellula. Ora esso consiste all’incirca di sessanta cellule ed una mezza giornata più tardi di oltre cento.

Le cellule del trofoblasto sostanzialmente si sono suddivise dapprima con maggiore frequenza delle cellule dell’embrioblasto, giacché in una blastula umana si contano, ad esempio, novantanove cellule trofoblastiche contro soltanto otto cellule embrioblastiche.

Ora si possono distinguere i due gruppi di cellule. Adesso le cellule dell’embrioblasto sono un po più grandi ed appaiono più allentate, meno compatte rispetto a quelle più piccole del trofoblasto, un po’ più spesse e perciò mostranti i primi segni di una differenziazione. A questo punto, l’embrione si trova ancora  sempre nella sua migrazione attraverso il dotto ovarico, ma come sfera liberamente fluttuante arriva presto nella cavità dell’utero materno. In questo, dal sesto al settimo giorno, raggiunge la mucosa materna, che poi lo accoglie come la terra accoglie un seme (vedi Tavola I).

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L’intero sviluppo seguente si compie nel grembo di questa mucosa espressamente preparata e in maniera meravigliosa per l’evoluzione embrionale all’interno dell’utero materno.

L’ovocellula è un tutto e questo tutto si differenzia progressivamente. Sorgeranno occhi, mani, piedi – la creatura che diviene è sempre un tutto. La differenziazione avviene attraverso il fatto che l’ovocellula mediante suddivisione realizza il suo spazio interno con [le] cellule, e le nuove cellule così sorte si suddividono sempre ulteriormente, in un punto più, in un altro meno, nella maniera più differenziata – ma l’aumento delle cellule avviene sempre in qualche punto all’interno, mai si ammucchiano fuori cellula su cellula, come in una cassetta architettonica.

Si ha a che fare con un suddividersi e spostarsi estremamente complicato del sostrato vivente protoplasmatico, e ad ogni stadio rimane preservata la totalità. Si dice ripetutamente che il corpo venga edificato a partire dalle cellule. E’ vero il contrario: il corpo plasma cellule all’interno di sé. Nelle nostre attuali condizioni terrestri questa suddivisione cellulare della sostanza vivente è palesemente necessaria. Il corpo dell’uomo è dapprima l’ovocellula, la sua forma originaria una sfera. Nel corso dell’evoluzione embrionale muta la forma corporea umana ed assume le più diverse forme. Essa diventa dapprima piatta come il suolo terrestre , nel quale però si inarcano presto montagne, cresce poi dal suo proprio regno terrestre in forma di piante, diviene infine pisciforme e procede gradualmente a tastoni attraverso tutte le configurazioni delle forme degli animali superiori, fino a che, alla fine, diventa visibile l’immagine umana. Tuttavia è sempre il corpo evolventesi di un uomo, sin dal principio, addirittura quello di un determinato uomo. Il corpo semiformato non è un mezzo corpo, bensì un organismo intero, al quale sono inerenti ulteriori possibilità di evoluzione.

Così anche la Genesi è sin dal principio un tutto ed ogni parola che sopraggiunge, un perfezionamento di questa sua interezza. Già la sua prima frase contiene la predisposizione dell’intera Creazione, e addirittura, come vedremo, già la sua prima parola. Ma qui dominano dapprima leggi universali. Esse sono il modello per ogni differenziazione individuale, l’archetipo di ogni elemento individuale.

 

Nota I : La blastula della rana è come l’intero embrione, mentre nei mammiferi e nell’uomo dalla blastula è scaturito pure il chorion. La somiglianza di queste formazioni sussiste quindi solo sul piano morfologico. A distinzione della blastula di mammifero da quella degli anfibi, si chiama la prima anche blastocisto. – Si conosce la blastula di mammifero, ovverosia il blastocisto già da molto tempo; ma che pure nel caso dell’uomo esso giungesse a formazione, non lo si sapeva sin negli anni del libro di testo di CLARA, Storia evolutiva dell’uomo, p. 59, si trova “Non si conosce ancora se una tale cavità della vescica embrionale sorga pure nel caso degli ovuli umani”. E. GROSSER, ancora nel 1944, nel suo libro di testo; Linee fondamentali della storia evolutiva dell’uomo, p. 28, scrive : “La morula umana in maniera tipica si articola nel trofoblasto e nell’embrioblasto; ma questo si suddivide subito, senza formazione di una vescica embrionale vuota come negli altri mammiferi, nelle predisposizioni di determinate regioni: nell’ectoderma, nel foglietto vitellino e mesoderma estraembrionale”. Così sembra che ci siano stati ricercatori i quali, in questa questione, stavano aspettando, ed altri i quali, anche in quell’epoca accettavano ancora come sicura una differenza in relazione a ciò tra uomo e mammifero. Quest’ultima condotta ricorda da lontano quello sforzo di distinguere per principio, dal punto di vista corporeo, l’uomo dall’animale, così come ciò era ancora fortemente presente all’inizio del secolo precedente [n.d.C: dell’Ottocento], e contro il quale GOETHE si oppose veementemente e pure con successo mediante la sua scoperta dell’osso intermascellare. In linea di principio tra scimmia e uomo, dal punto di vista dell’anatomia comparata non sussiste alcuna differenza.La differenza non sta nell’elemento quantitativo, bensì in quello qualitativo. In linea di principio si può dire: quello che ha l’animale lo ha pure l’uomo. – Per evitare la formazione verbale pleonastica “blastocisto” , viene qui adoperata continuamente la parola blastula. Attraverso ciò viene aggirato il triplice pleonasmo nella parola “cavità blastocistica” (qui blastocele). 

Nota II : Le più recenti indagini elettromicroscopiche su embrioni di animali vertebrati portano alla luce differenze minimali tra le cellule interne e quelle esterne della morula. Quelle cellule, che da ogni lato sono circondate da altre cellule, rimangono indifferenziate. Le cellule esterne invece, le quali toccano le altre soltanto parzialmente, sperimentano una ristrutturazione minimale e vengono designate come “polarizzate”. Le cellule interne sono quelle originarie, “non polarizzate” (vedi H.VOEGLER, Human Blastogenesis, Karger 1887). Si deve ammettere che anche nell’uomo tali differenze della microstruttura siano presenti in maniera accennata, poiché l’uomo in modo affatto generale frena soltanto e non abolisce ciò che spinge l’animale alla specializzazione. 

Nota III: La formazione di spazio cavo sta in relazione con un liquido originante forse dalle cellule della morula. Ogni elemento embrionale vive in quello acquoso; così anche la blastula è ricolma di liquido.

(Continua)

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Kaspar Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA

I MUSCOLI DELLO SPIRITO – Franco Giovi

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Ora vi racconto in parole la striscia di fumetti riportata in figura:

Un bullo da spiaggia getta sabbia in faccia a un piccoletto. Stanco del suo fisico da spaventapasseri, il piccoletto scrive, acquista un francobollo e invia l’ordine per un corso di Charles Atlas. Poi, trasformato nel fisico, ri- torna alla spiaggia e dà un pugno in faccia al bullo. «Oh Mac – dice la ragazza che ha appena riconquistato – sei proprio un vero uomo!».

Dopo oltre settant’anni da questa pubblicità, sono ancora tanti i ragazzini che acquistano quel francobollo.

Torniamo indietro di cento anni nel tempo. Nel 1903 arriva ad Ellis Island uno smilzo bambino italiano di dieci anni; si chiama Angelo Siciliano. Qualche tempo dopo vede allo zoo delle tigri e crede che la possanza dei grossi felini sia prodotta dalle tensioni e scontri tra i muscoli che s’intravedono sotto la pelliccia. Angelo incomincia a fare lo stesso inventandosi esercizi, che ora chiameremmo isometrici e isotonici, che pratica con ferrea disciplina, diventando progressivamente forte e muscoloso. Vince nel 1922 mille dollari ad una gara di bodybuilding, e con quei soldi inizia a vendere per posta un programma di irrobustimento che diviene famoso a partire dal 1930 con le pubblicità inventate da Charles Roman: la striscia di fumetti descritta.

Bob Hoffman, padre della pesistica americana, sempre alla ricerca di quattrini per sé e per la causa, seguí a ruota Atlas pubblicizzando il suo sistema. Per completezza narrativa segnalo che l’Europa, con vent’anni di ritardo, emulò l’impresa: in Francia con Robert Duranton; in Italia con John Vigna. Sono molte le librerie dei sessantenni di adesso in cui riposa, dimenticato, un libretto intitolato Muscoli e bellezza.

Questi corsi ebbero una vasta e ardente accoglienza tra la moltitudine di ragazzini e adolescenti che desideravano con tutta l’anima essere migliori. Beninteso al livello corrispondente ai valori comprensibili nella prima, insicura, giovinezza. Un tempo il problema dell’obesità giovanile proprio non esisteva (salvo rare disfunzioni ghiandolari). Si era, in genere, piú magri del necessario. Forza e polpa al posto giusto erano grandi obbiettivi, e Steve Reeves, che al cinema interpretava Ercole, era un vero mito! Poi qualcuno arrivava fin negli scantinati chiamati palestre, tra sospiri di balena e clangori di ghisa, e magari diventava grosso e forte davvero. Senza picchiare nessuno. Solo per passione.

A questo punto dell’articolo può sorgere negli amici lettori qualche controllata perplessità. Non sei andato per caso un tantino fuori tema? Presumo di no, visto che l’analogia tra il rafforzamento muscolare ed il pensiero rafforzato, nella Scienza dello Spirito è stata usata spessissimo. Però sappiamo che l’analogia non è il Vero ma è soltanto una tecnica per avvicinarsi alla comprensione del vero. È utile, ma cosa sarebbe qualora divenisse una sorta di giudizio rappresentativo concluso in sé? Come si è letto su L’Archetipo, un amico della rivista ha portato i muscoli nell’anima, anzi, nella psiche e, troppo pessimista o confuso, ha deciso che i muscoli (fisici) servano per massacrare il prossimo (come il coltello serve per tagliar gole) e che analogicamente esistano muscoli interiori utili a dominare il prossimo (“Magari fosse vero!”, penserà in cuor suo per un istante il probo esoterista, brutalizzato in famiglia ogni santo giorno). Il becero motivo causante sarebbe l’egoismo (che la vulgata, a parole e ignorando Stirner, definisce ormai padre di tutti i mali).

Sorrido ma non rido e anzi ringrazio sinceramente il lettore che coraggiosamente ha espresso, magari in termini rudimentali e poco pertinenti, un certo sottofondo di paure ed equivoci che vivono inconsci in molte anime. Sono grato a questo lettore che in questo modo offre occasione per alcuni chiarimenti su aspetti elementari di vita interiore che, come si vede, non sono evidenti a tutti.

Iniziamo da Fu Manchu, dal Dottor Moriarty, da Mister Hyde, insomma dal super cattivo: l’egoismo, manifestazione dell’ego, parola latina che significa io.

Senza sofismi filosofici leggiamo il suo significato corrente: “L’esclusivo amore per se stesso che porta a non tener conto delle esigenze altrui”(1). Perciò “egoista è colui che persegue solo il proprio benessere, il proprio vantaggio, senza curarsi degli altri“(2).

Fin qui il dizionario che, mi pare, coglie nel segno con maggior esattezza di chi straparla perché non è muto. Il vero egoista, cari amici, quello strutturalmente egoista e che nemmeno suppone di esserlo, dominato dalla propria natura come tutti gli uomini, può essere mite, educato, formalmente gentile ma non prova alcun interesse per la vostra persona e per le vostre vicende, e non sa nemmeno di non provarlo. Non credo sia peggiore dei frenetici altruisti che furono ben caratterizzati con la fulminante battuta: “Soit mon frère ou je te tue!”, sii mio fratello, o ti uccido!

Ricordiamoci inoltre che l’egoismo ci può anche ricondurre alla sua sorgente, l’ego, l’io degli antichi padri latini e che, nella vita reale di ognuno dei nostri giorni, costui è pure l’intimo punto a cui ci riferiamo rapportandoci a qualsiasi esperienza, sia essa divina o demoniaca o banale; è il riferimento continuo per ogni nostro atto. Molte azioni delittuose vengono perpetrate in una condizione interiore di assenza temporanea del proprio soggetto.

Ora mettiamo in chiaro ancora una cosa. Quasi tutti i lettori sanno, sentono, intuiscono, la differenza esistente tra “ego” e “Io” nel linguaggio spiritualista. Può essere una differenza enorme. Che però (quasi) non esiste nell’esperienza umana comune! Nel continuo flusso di sensazioni e immagini c’è qualcosa, un pensiero, un’intuizione permanente che zampilla identica a se stessa ieri, oggi, domani, all’interno della coscienza. È il continuum della percezione di me stesso o autocoscienza. L’unica pietra miliare da cui è possibile partire per ogni tipo di viaggio: verso la piú nera malvagità o per il radioso infinito dello Spirito o verso il lavoro quotidiano che poi ci dà lo stipendio. Categorizzare moralisticamente la consapevolezza che si possiede e che è del tutto impossibile scansare, è una sciocchezza enorme: di quelle che solo gli spiritualisti sono in grado di commettere. Soffocarla (ammesso che ciò riesca) è un errore che si paga carissimo, perché ci si illude di muoversi da un quid altro-da-sé astratto, senza fondamento, dall’inesistente rappresentato come buono e vero: l’anticamera dell’abisso che il buon senso cattolico popolare chiama lastrico dell’inferno. Et nunc de hoc satis!

Poiché l’analogia di cui ci occupiamo si riferisce in maniera perspicua alla disciplina interiore della concentrazione, osserviamo, per la millesima volta, non tanto l’esercizio nella sua modalità tecnica quanto i suoi presupposti.

Innanzi tutto qualsiasi disciplina decisa e imposta all’interiorità umana presuppone un precedente essersi accostati con cuore, mente e volontà ai contenuti fondamentali della Scienza dello Spirito, che non vanno accettati o respinti secondo il superficiale ed incostante metro della simpatia e dell’antipatia o con insignificante lettura.

A tale riguardo, per non ripetermi, mi permetto una indicazione in tal senso chiedendo l’aiuto di Friedrich Rittelmeyer, discepolo del Dottore e prima guida della Christengemeinschaft: «…avvicinarsi a Rudolf Steiner. Bisogna poterlo leggere liberamente, con un’imparzialità assai piú grande di quella necessaria verso altri scritti, per evitare sia un inconsistente accordo sia un precipitoso rifiuto; occorre, in completa tranquillità d’animo, lasciare come sospesi gli interrogativi, senza decidere niente, atten- dendo senza agitazione e nervosismo che le proprie inveterate abitudini inizino a cedere.

Bisogna poter leggere attivamente, mettendo senza sosta ciò che si legge alla prova della vita, e la vita alla prova di ciò che si legge, per assicurarsi un solido appoggio che resista alle invadenti ondate delle tante e nuove affermazioni.

Bisogna infine poter leggere meditativamente, intercalando senza posa delle pause ben prolungate, riproducendo, per cosí dire, in se stessi, ciò che si è letto, e ascoltando con profonda serenità e con una libertà spoglia di pregiudizi quello che il vostro spirito e la vostra vita vi comunicano. Non fare ciò, significa abbandonare ad altre generazioni la cura di riscoprire lo spirito e la stessa vita racchiusa in queste opere»(3).

Aggiungo che viviamo in tempi spiritualmente molto piú difficili se confrontati a quando Rittel- meyer scrisse queste righe. Ora il pensiero impotente, ossia il flusso dialettico, è divenuto una forza autonoma che si sta distaccando dalla coscienza dell’uomo. Ora, in realtà, l’Opera dello Steiner diviene tanto piú incomprensibile ai livelli che le sono propri quanto piú appare del tutto abbordabile ad un pensiero privo di concetti e della vita di questi. 

Non si comprende piú cosa sia il comprendere. E la dignità della conoscenza cede il posto alla lettura “gradevole” o sgradevole (questo fenomeno verso il basso non coinvolge solo i settori “sacri” della conoscenza, ma persino la capacità di formulare pensieri coerenti con semplici dati sensibili: si osserva, per restare in famiglia, che nella lettura dell’Archetipo qualche lettore, per cosí dire, dove ci sia scritto trave pensa grave e rimane poi convinto del proprio “pensiero”). 

Se ci rapportiamo con un’analogia di profondità nell’impossibile misurazione del livello interiore, siamo in fondo al pozzo, e la Concentrazione non sviluppa “muscoli psichici”, ma al suo minimo denominatore è il pezzo di corda per arrampicarsi fuori, per non morire laggiú, nel buio e nel fango. 

Fuor da metafore, la vivificazione del pensiero che può verificarsi con il lungo e paziente esercizio, permette un accesso coerente alla comprensione della Scienza dello Spirito qualora la si voglia intuire nella sua altezza oltre la facile (?!) leggibilità della carta stampata. 

Resta da ricordare che la Concentrazione può contenere, nel suo approfondimento o intensifica- zione, l’intero cammino interiore per la reintegrazione cosciente nello Spirito. Per i vari aspetti del suo significato rimandiamo a qualunque testo di Massimo Scaligero, nel caso in questione magari sottolineando Il Trattato del Pensiero Vivente, L’Avvento dell’Uomo Interiore ed il Manuale pratico della Meditazione. 

Fuori dall’ “in sé” del suo proprio contenuto, è importantissimo anche il suo piano d’appoggio: quando il ricercatore decide di fare la concentrazione e la fa davvero, compie il primo atto libero e cosciente della sua vita. Inizia, con un atto “semplice”, a sperimentare la Libertà, e se ciò a qualcuno sembra un’inezia non credo sensato aggiungere qualcosa. 

Fare la Concentrazione, ovvero occupare tutto il pensiero con un chiodo o un tappo, indipenden- temente dalle bollette scadute, dal tradimento perpetrato dalla moglie (o dal marito) un’ora prima, dalla zanzara che ci ronza nelle orecchie, dall’emicrania incipiente, dallo stadio terminale della malattia, dall’idea grandiosa che vorrebbe la coscienza per sé, insomma da qualsiasi Tragico, Irresi- stibile, Luminoso o Doloroso che sia, è il principio della forza del pensiero che, per l’appunto, psichico non è, perché funziona indipendentemente dalla situazione corporea e dai suoi echi interiori, ossia istinti, sentimenti, inclinazioni e simil-pensieri. Come anche lei, caro lettore, potrebbe controllare da sé, qualora volesse sperimentare la concentrazione in una qualsiasi delle condizioni indicate (o nel milione di altre possibili). E provando scoprirebbe anche che il massimo dello sforzo egoistico del- l’attenzione protratta si trasforma, per magia del volere, in uno stato di impersonalità in cui si è abbandonato tutto il proprio mondo: tutte le forze e i valori di cui l’ego si alimenta per esserci e dominarci. 

I restanti esercizi descritti o tradotti per i lettori dell’Archetipo si rivolgono in primis ai ricercatori che conoscono sul serio almeno gli scritti fondamentali di Rudolf Steiner e che hanno sviluppato capacità e maturità nella pratica degli esercizi basilari della concentrazione e della meditazione. 

Nessuno ha il diritto di lamentarsi col dire che tutto ciò limita a pochi certe informazioni, come ben pochi si sognerebbero di criticare la matematica di integrali e derivate a causa delle proprie carenze in tale disciplina. 

E se qualcuno insistesse nell’affermare che tutto questo corpus di discipline rimane comunque orientato verso il mero perfezionamento del singolo, saremmo costretti a rispondere che costui non sa di cosa parla, almeno per due motivi. Il primo consiste nel fatto che carattere precipuo degli esercizi occulti è lo svelarsi del loro significato o essenza soltanto nella pratica, e proprio per nulla sulla base della semplice lettura e della deduzione intellettuale. Il secondo è ancora piú profondo. Siamo, anche da incarnati, esseri spirituali, e non sopportiamo troppo a lungo la sola esperienza fisica. Dobbiamo ritornare ogni giorno nei Mondi Spirituali. Per l’uomo non iniziato la porta è il sonno. Se non dormiamo, moriamo in pochi giorni. Se non sogniamo moriamo in pochi giorni. 

Per l’uomo comune il sonno corrisponde quasi sempre ad un oblio totale. L’esoterico giunge a speri- mentare intensi momenti di risveglio in stati (mondi) nascosti dalle tenebre dell’incoscienza. Gli si donano esperienze che illuminano e trasformano ciò che nel mondo sensibile appare stanco e ovvio. Mi permetto di raccontare, a grandi linee, un’esperienza per certi versi può valere come un’indicazione rispondente a molte e ripetute domande dei lettori. Consiste nella percezione dell’incomparabile bellezza, del tutto individuale, dell’archetipo spirituale di ogni singolo essere umano; nessuno escluso. È l’immagine di come ognuno dovrebbe essere, per essere compiutamente se stesso: raggiante di tutte quelle qualità sminuite, rovesciate o perse per strada quando si raggrinza e si mutila nella parzialità del corpo sensibile. Tanta è la perfezione morale dell’immagine spirituale, tanta la sua nobile bellezza che il (nostro) sentire diventa adorazione del Sacro. Tornando alla vita e alla coscienza di tutti i giorni si scopre l’impossibilità di coltivare qualsiasi forma di antipatia per gli esseri umani riconosciuti nello Spirituale e, anzi, si impara, con una tecnica appresa attraverso l’impressione avuta nell’esperienza soprasensibile, che una zona dell’anima può attivarsi come un senso nuovo verso l’immagine con cui gli altri esseri umani ci appaiono: possiamo vederli apparire dalle nebbie del sensibile come delle percezioni donateci dal Divino, come Rivelazioni. L’Opera è simile all’innamoramento ma non giunge da fuori, stordendoci. Fluisce trasparente come nostra pura attività di conoscenza sacra o amore del tutto estranea sia al nostro essere personale che alle ciance altruistiche, filantropiche, sentimentalistiche, che sono una parte dello sghignazzo corale degli Ostacolatori, mimetici abitatori della nostra anima e micidiali avversari del sano divenire dell’Umana Gerarchia.

 

Franco Giovi

______________________________________________________________

(1)F. Sabatini – V. Colletti, Dizionario italiano, Editrice Giunti, Firenze 2004.
(2)idem.
(3)F. Rittelmeyer, Meine Lebensbegegnung mit Rudolf Steiner, Verlag Urachhaus, Stuttgart 1928. 

Per gentile concessione de L’ Archetipo

SCIENZA DELLO SPIRITO

ISIDE SOPHIA-DODICESIMA Lettera (Parte II)

Denderah

DODICESIMA LETTERA

Marzo 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

MARTE

(Continuazione)

Marte nei Pesci: Marte nei Pesci può condurre alla realizzazione della pace come risultato della riconciliazione tra le forze contradditorie sopra descritte, ovverosia tra i poteri del Cielo e della Terra. Questa realizzazione può giungere unicamente dopo una lotta di una vita attraverso la profonda valle della Caduta. Qui una considerazione dei movimenti prenatali di Marte è straordinariamente importante.

novalis

Abbiamo conoscenza di un solo esempio ideale di Marte nei Pesci. Allorché nacque Novalis, il 2 maggio 1772, Marte era in questa Costellazione. All’incirca all’epoca del suo concepimento, Marte entrava in Vergine. Ciò indica che vi era nel corpo astrale di Novalis una manifestazione dei sette aspetti del corpo animico di cui abbiamo parlato più sopra, e che abbiamo descritto dal punto di vista di Marte nelle Costellazioni dalla Vergine ai Pesci. In Novalis l’innocenza cosmico-solare delle forze del corpo astrale era manifesta, così come la grande “Caduta e Resurrezione”. Tutta questa grandezza della potenza astrale fu poi infine accumulata nella posizione di Marte nei Pesci. Essa divenne un potere risanatore di pace e di riconciliazione che permeava tutti coloro che vivevano attorno a quell’essere meraviglioso. Abbiamo molti racconti di questo fatto. Le sue forze astrali erano portate in armonia e si risvegliavano alla realtà del Mondo Spirituale dopo ch’egli era passato attraverso le esperienze animiche più tormentose che gli aprirono gli occhi sulla realtà della Caduta nelle vesti della morte, avendo incontrato la morte nella perdita di uno dei suoi più amati amici.

Marte in Ariete: Marte in Ariete indica un corpo animico che, se è associato con certi altri fatti, fornisce una base adatta per la conoscenza del Mondo Spirituale. Marte nelle Costellazioni dalla Vergine ai Pesci è collegato con lo sviluppo cosmico che condusse nella Caduta e con la sua Redenzione. Le costellazioni dall’Ariete al Leone sono opposte a quelle che abbiamo descritto più sopra; perciò, esse riflettono quei poteri che gradualmente si ritirarono nelle regioni spirituali superiori quando si verificò la Grande Caduta.

Emanuel_Swedenborg

Ne abbiamo un esempio nel cielo di nascita di Swedenborg. All’epoca della sua nascita, il 29 gennaio 1688, Marte stava in Ariete. Sappiamo che egli sviluppò una facoltà di chiaroveggenza nell’ultima parte della vita. In questo caso abbiamo bisogno di aggiungere vari fatti per comprendere questa chiaroveggenza di Swedenborg, ma non possiamo farlo adesso. Forse in séguito giungerà per noi un’opportunità di elaborare i dettagli di questo cielo di nascita.

Marte in Toro: quando nacque Raffaello Sanzio, il 26 marzo o il 6 aprile 1483, Marte era entrato nella Costellazione del Toro. All’epoca del suo concepimento Marte era in Acquario ove compiva un nodo nei primi stadi dello sviluppo prenatale di Raffaello.

Raffaello Sanzio Autoritratto INV. 1890 - n° 1706

Marte indica una condizione del corpo di coscienza che, dal principio, porta l’impulso della riconciliazione tra le forze astrali della testa e quelle del cuore, e forma anche una relazione cosciente tra il Cielo e la Terra. Indubbiamente se guardiamo il suo ritratto o leggiamo la sua biografia, possiamo trovare confermato che in quest’amabile personalità non vi era l’ombra della discordia tra Cielo e Terra, bensì caldo, raggiante amore per ogni esistenza nell’Universo.

In questo caso, infine, Marte era entrato nel Toro, che è il segno opposto allo Scorpione. Allorché Marte è nello Scorpione, abbiamo una manifestazione della Caduta scritta nel corpo astrale umano. Sebbene questa posizione segni l’inizio del declino dello sviluppo universale nella materia, esso segna altresì la spiegazione per l’umanità della bellezza del mondo dei sensi. La bellezza del mondo dei sensi è l’ultimo residuo della manifestazione dello Spirito in esso, che irradia dal Toro attraverso Marte e può compenetrare la Costellazione opposta. Perciò, se Marte è in Toro in un cielo di nascita, esso si manifesta nel corpo astrale di un tale essere umano come il potere di riconoscere lo Spirito nel mondo fisico come bellezza. Può manifestarsi come un’inclinazione nei confronti della poesia, ma nel caso di Raffaello si rivela nel bel mondo del colore. Se stiamo di fronte ai suoi dipinti, per esempio a quelli della “Stanza della Segnatura”, possiamo sperimentare la condizione animica che deve aver ispirato Raffaello. Qui il mondo degli oggetti materiali è diventato una rivelazione dello Spirito attraverso il linguaggio del colore.

Marte nei Gemelli: Il famoso filosofo Schopenhauer era nato quando Marte stava nella Costellazione dei Gemelli, il 22 febbraio 1788. Esso inizia la sua corsa nei Pesci all’incirca all’epoca del suo concepimento. Durante gli ultimi mesi del suo sviluppo prenatale formò un nodo nei Gemelli.

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I Gemelli sono il segno opposto del Sagittario. Nell’aspetto di Marte in Sagittario abbiamo trovato una condizione astrale che può far apparire l’esistenza umana come una contrapposizione tra il mondo materiale e quello spirituale. Con Marte nei Gemelli, questa lotta è, per così dire, decisa in favore del Mondo Spirituale.

La filosofia di Schopenhauer, che in una certa misura è collegata con la condizione individuale del suo corpo animico, è un’espressione di questa tendenza. Un’esperienza del mondo di un essere umano, secondo la concezione del mondo di Schopenhauer, è il risultato della sua propria condizione animica.

Perciò, se sperimentiamo pena e dolore, ciò è dovuto al fatto che noi stessi abbiamo creato questo mondo attraverso il nostro collegamento animico con esso. Per amore della salvezza da pena e dolore dobbiamo strappare la nostra vita animica da questo mondo. In questa prospettiva appare qui un qualche vago collegamento con un Buddhismo frainteso. E’ una sorta di spiritualismo che non vuole purificare le percezioni sensorie , così che la Luce dello Spirito possa di nuovo risplendere attraverso gli oggetti del mondo fisico, bensì desidera ardentemente fuggire quel mondo che è rigido e doloroso e lasciarlo irredento.

Questo è il pericolo di Marte nei Gemelli, ma naturalmente la mèta che esso esige è la realizzazione della necessità per quella lotta in noi come una questione d’importanza per l’intero destino mondiale.

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Marte in Cancro: Quando (maggio 1265) nacque Dante, il poeta della Divina Commedia, Marte era in Cancro. Esso iniziò durante lo sviluppo prenatale con un nodo in toro. Perciò, possiamo ricordare quel che abbiamo detto su Marte in Toro. In questo caso il poeta getta la Luce dello Spirito sugli eventi del mondo materiale che erano oscuri e tragici nella vita personale del poeta. Poi, nell’aspetto di Marte in Cancro troviamo indicata un’altra facoltà impressa nel corpo animico di Dante. Nella Costellazione opposta, in Capricorno, abbiamo trovato indicato l’impulso a pacificare le forze contraddittorie dell’anima. Qui, nel poema di Dante, adombrato da Marte nel Cancro, troviamo la manifestazione della grandezza cosmica di questo processo di pacificazione e purificazione. Le gigantesche scene dell’Inferno e del Purgatorio sono il retroscena cosmico di quelle esperienze attraverso le quali ogni essere umano deve passare dopo la morte.

Marte in Leone: il Leone è il segno opposto all’Acquario. Marte in Acquario indica l’anelito all’unione tra le forze astrali operanti nel cuore e nella testa. Allorché Marte è in Leone, possiamo sperimentare l’anelito alla realizzazione cosmica, il raggiungimento spirituale di questa unione. Ciò appare come entusiasmo nel capo, o regione del pensare, e nel cuore, o regione del volere.

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Possiamo scoprire una sorta di entusiasmo sostanziato nel poeta Shiller. Quando nacque, il 10 novembre 1759, Marte era pure in Leone, ma in congiunzione con Nettuno. Esso era partito in Ariete con un nodo e in congiunzione con Urano. Il potere del corpo animico, indicato nel gesto di Marte, potrebbe anche esser diventato un entusiasmo realizzato, diciamo, per l’ideale della Rivoluzione Francese. Comunque, esso fu estraniato dal mondo fisico e divenne invece una specie di meccanico dinamismo spiritualistico che piuttosto distrusse l’unione tra il mondo fisico e quello spirituale.

Questa tragedia si manifesta nelle congiunzioni di Marte con Urano e Nettuno che imposero uno stato d’animo superumano, persino inumano, sulle qualità di Marte.

Gli eventi in Cielo

Il Pianeta Saturno è nella Costellazione dei Gemelli. Esso entrò in questa Costellazione al solstizio d’estate dello scorso anno [1944], allorché era in congiunzione con il Sole, vale a dire: esso allora stava direttamente dietro il Sole. Durante il periodo natalizio, il 29 dicembre, esso era in opposizione al Sole. Il Sole si era allora mosso nella parte opposta dello Zodiaco e stava nella Costellazione del Sagittario. Dal 24 ottobre fino al 6 marzo Saturno eseguiva un nodo. Poi si muoveva in maniera retrograda, ovvero contro la direzione generale nella quale si muovono i corpi celesti del nostro sistema planetario. Comunque, durante questo moto retrogrado esso non lascia la Costellazione dei Gemelli.

Dovremmo volgere lo sguardo su un tale evento come osservando i movimenti delle lancette dell’orologio. Non è l’orologio che determina la nostra vita, bensì siamo noi che disponiamo la nostra vita secondo il tempo che indica l’orologio. Così non possiamo parlare di una qualsiasi determinazione degli eventi terrestri dall’influenza dei corpi celesti – per esempio, in questo caso, da Saturno nei Gemelli – tuttavia possiamo leggere l’ “ora” cosmica nella quale l’umanità è entrata. E’ lasciato a noi adempiere alle necessità di questa ora.

Saturno è riflesso nelle profondità della vita animica dell’umanità. Esso annuncia l’ora dei più profondi impulsi storici che giungono in vita nelle regioni sconosciute dell’umano volere. L’ultima volta che Saturno fu nei Gemelli, l’umanità era nel mezzo della Prima Guerra Mondiale, giacché fu durante gli anni tra il 1914 e il 1917.

Siamo ora in una posizione simile e sembra come se tutti i problemi irrisolti di quegli anni passati siano risorti e stiano nuovamente sulla soglia. Spessissimo appare come se essi fossero diventati addirittura maggiori.

La Costellazione dei Gemelli riflette l’antica dualità degli esseri umani allorché essi si sperimentano come singole individualità. Da un lato essi sperimentano più o meno chiaramente in sé stessi la scintilla divina che collega l’individuo con un Mondo Spirituale o Cosmico, e dall’altro essi si trovano posti nel mondo terrestre che sperimentano tramite i sensi e che rigidamente imprigiona dentro di essi la loro vera natura “umana”.

Non sembra esistere alcuna riconciliazione tra i due mondi che si incontrano nell’individualità umana. Quei due mondi sono in inimicizia e quest’odio cresce ogni giorno di più. Questa è la posizione nella quale si trova oggi l’umanità. Saturno nei Gemelli annuncia l’ “ora” dell’ “Io”. Tali problemi devono essere risolti durante quest’ora, oppure l’umanità sarà colta in un’epoca successiva da una catastrofe molto più possente.

Questa è la grande domanda che appare riflessa nella posizione di Saturno nei Gemelli: come può l’anima umana guidare se stessa tra lo Spirito e il corpo? Le rivelazioni dello Spirito sono potentissime e diventano sempre più potenti. Nella nostra epoca queste rivelazioni possono essere stranissime e quasi distruttive. Coloro che sono al centro degli eventi, e coloro che devono combattere nei diversi teatri di guerra, questo lo conoscono sin troppo bene. Vi è inoltre il pericolo che gli esseri umani non possano essere capaci di prendere più a lungo queste esperienze in maniera sufficientemente seria, ovvero che le loro anime possano essere sopraffatte e le loro vite portate nel caos. Lo Spirito dell’umanità e del mondo corre il pericolo di diventare un fantasma disturbante per l’esperienza animica dell’umanità.

Il mondo al quale gli esseri umani sono avvinti tramite il corpo è divenuto sempre più indurito e doloroso. Positiva inimicizia nei confronti di ogni cosa collegata con lo Spirito o persino con l’anima sembra essere innata in esso. A causa di questa gelida inimicizia il Pianeta Terra è in pericolo di diventare completamente inadatto per le anime umane e adatto unicamente per fantasmi meccanizzati dell’essere umano. Il problema nelle profondità dell’anima umana, che è riflesso nella posizione di Saturno, è questo: come può oggi l’umanità vincere questo duplice pericolo?

Dobbiamo vincere in noi stessi il potere che causa il fatto che il mondo, al quale appartiene il nostro corpo, ci appaia come rigido, freddo e odioso. Se purifichiamo i nostri sensi dall’antico mondo, dall’innato egoismo, possiamo imparare a percepire il mondo fisico come una rivelazione dello Spirito. La Scienza dello Spirito ci dà il potere di guardare nella natura e di vedere la Luce dello Spirito che lo compenetra. Se lo Spirito si rivela nella regione dell’anima umana, abbiamo bisogno di riconoscere che qui vi è un vero sentiero dal quale noi possiamo ottenere una conoscenza definita dei Mondi Superiori. La realizzazione di questa conoscenza, e il potere di comunicarla a coloro che sono nel bisogno, è il còmpito di coloro che hanno già seguito il sentiero che la Scienza dello Spirito ha rivelato. Solo questa conoscenza può rendere capaci gli esseri umani di vincere i pericoli che sorgono da esperienze spirituali per le quali l’anima è impreparata e che operano come fantasmi disturbanti.

Questa è la situazione presente dell’umanità così come essa è riflessa nella posizione di Saturno nei Gemelli. Essa mostra il profilo generale delle forze che sono operanti nelle profondità delle anime umane come un destino cosmico. Ulteriori influenze sono riflesse dalla posizione e dai movimenti degli altri Pianeti, ma parleremo di questi nelle prossime Lettere.

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI

K. Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL'EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA- Introduzione

Copgenesi

INTRODUZIONE

In questo scritto si cercherà di confrontare l’evoluzione embrionale umana con la storia biblica della creazione. Il punto di partenza per quest’impresa fu un’idea che sopravvenne all’autore allorché questi, nell’anno 1964, si trovò di fronte alla rappresentazione fotografica della blastula umana.

Si chiama blastula uno stadio precoce dello sviluppo embrionale nel quale l’embrione ha la forma di una sfera vuota. Fino a pochi decenni fa veniva insegnato come nel caso dell’uomo il primo agglomerato di cellule che si sviluppa dall’ovulo formi proprio una sfera, così come si scorge nel caso dello sviluppo dei vertebrati, ma che, al contrario dello sviluppo di quelli, in quello dell’uomo in questa formazione sferica, non sorgerebbe alcuno spazio cavo. Perché mai l’uomo nel suo sviluppo non ha un tale “Cielo” interno, si disse una volta l’autore durante il periodo delle sue scuole superiori non appena venne a conoscere lo sviluppo embrionale della rana, non ha forse l’uomo perfezionato in maniera estrema nel suo essere quello spazio interiore che lo separa e lo distingue dal mondo come anima – e ciò che è organico deve essere in armonia con l’essere interiore. In questo caso, però, ciò non sembrava verificarsi, e allo studente liceale non rimaneva altro se non invidiare alla rana la sua magnifica cupola, che sembrava riprodurre il mondo intero, il cosmo intero e che, con una parola così incalzante, viene designata come blastocele.

Ma la ricerca procedette oltre. Sinora i limiti delle possibilità tecniche impedivano ai ricercatori di venire in possesso degli embrioni umani più precoci. Ancora un ultimo segreto misterioso, come ultimissimo residuo di quel mistero del divenire corporeo umano, un tempo avvolto in profonda oscurità, separava l’occhio del ricercatore dalla completa comprensione del processo embriologico. Tuttavia anche le ultime barriere dovevano cadere, questa era una necessità dell’evoluzione. I ricercatori americani HERTIG e ROCK scoprirono per primi la blastula umana. La trovarono in preparati provenienti da operazioni ginecologiche. Poi si procedette alla fecondazione in vitro e da pochi anni si conoscono quasi completamente i rapporti morfologici dell’embrione umano, durante le prime ore dopo la fecondazione e durante questa medesima.

La ricerca procedette su vasta scala e divenne sempre più profonda la conoscenza dei processi fisici e chimici che si svolgono sul piano materiale nei processi biologici. La ricerca trasforma il mondo. E più profondo diventa il nostro sapere, più elevata diventa la nostra responsabilità. Sorsero gli anticoncezionali biologici, sorse la “pillola”. Come mai prima, una droga si diffonde così rapidamente sull’intero globo terrestre. Come mai in precedenza l’intera umanità, quasi in ogni suo singolo rappresentante, venne chiamata in siffatta misura alla responsabilità come dai risultati di queste ricerche. Tuttavia dobbiamo prepararci a portare responsabilità anocra maggiori, giacché stiamo imparando ad adoperare su vasta scala forze il cui uso in tempi precedenti era riservato soltanto alla Natura. E poiché ci manca la superiore visione generale, attraverso tale uso disturbiamo continuamente innumerevoli equilibri biologici e superbiologici, mettendo a poco a poco addirittura in questione l’esistenza dell’uomo e della Terra. Indietro non possiamo più tornare. Neppure lo vogliamo. Dobbiamo però cercare vie che ci conducano ad una comprensione e ad una conoscenza dell’Uomo e della Terra sempre più profonde, onde possiamo in futuro avere la superiore visione generale e con essa la forza di sopportare i frutti della nostra scienza.

Andando alla ricerca di tali vie, l’autore allora trovò la blastula umana e con essa una idea. La blastula fu il punto di partenza di una via, della quale l’idea era la mèta spirituale sfolgorante. Da lungo tempo la vita gli aveva portato la certezza che lo spirituale sta alla base di tutto l’elemento fisico – ma qui vi era ora un punto che concedeva una vista su di una tal cosa. – Chi abbia trovato un cotal punto, ne troverà anche altri di questo tipo, ed infine riconoscerà che ogni creazione della natura può servire per gettare uno sguardo in un mondo spirituale. Ma dalla conquista scientifica di un tale sguardo dipende il fatto se possiamo o meno liberarci dalla fascinazione secondo la quale l’essere umano si esaurisce nella materialità.

Proprio quei rami della scienza che trattano questioni biochimiche e biofisiche trasmettono sempre più, oggi, la coscienza del fatto che tutti gli oggetti delle loro scoperte alla fine sono soltanto il lato esteriore di un evento svolgentesi su un piano rispetto ad essi più elevato. E. GRUNDMANN dice nella sua opera Cittologia Generale: “La cellula vivente è qualcosa di più della somma dei legami molecolari in essa contenuti e qualcosa di più della somma delle reazioni che si svolgono in essa. Il mistero del suo primo sorgere è al tempo stesso il mistero della prima formazione della vita, del primo connettersi di processi chimici in strutture ordinate”. Qui sorge la domanda: Come si giunge ad una visione di àmbiti posti su un piano più elevato? GRUNDMANN a tale proposito dice sùbito dopo: “Forse una ‘evoluzione strutturale’ potrebbe, nella dimensione submicroscopica connettersi là dove i metodi dell’ ‘evoluzionismo chimico’ giungono ai propri limiti”. Noi chiediamo ancora: Ma che cos’è una struttura? E potremmo rispondere: Una struttura è un ritmo che si è arrestato nello spazio. Quest’ultimo [il ritmo] ha la sua vita nel mondo temporale e diviene struttura soltanto allorché si irrigidisce nella forma, si congela nello spazio. Se quindi cerchiamo la struttura nel suo scaturire vivente, ci ritroviamo nell’elemento temporale, nel mondo dei ritmi – ma questo è il mondo dei suoni e dei toni. Forse l’intero evento della vita si lascia disciogliere, secondo la proposta di GRUNDMANN, in singole strutture. Si ammettano allora ritmi, nella fattispecie elementi sonori di diverse frequenze, che nelle più svariate maniere si sovrappongono ed interferiscono con altri suoni. Ma anche in questo caso rimane aperta la domanda: Qui chi sta suonando? Oppure: Chi parla?

Nel presente scritto si tenterà d’indicare come le due vie, quella della storia biblica della Creazione e quella dell’evoluzione embrionale, si corrispondano e fondamentalmente siano identiche. Ciò che la Genesi dice in parole, nell’embrione diviene vita organica. Mediante la conoscenza e l’esperienza di questa identità può essere ottenuta la possibilità di scrutare più profondamente nell’operare dei principi formativi. Con ciò proprio i risultati della ricerca del nostro tempo diventano finestre attraverso le quali si riesce a gettare uno sguardo in domìni più elevati. La metodica attraverso la quale sono stati trovati i risultati che verranno presentati nel prosieguo è scaturita da quella della moderna Scienza dello Spirito di Rudolf Steiner, sul cui terreno sta l’autore.

A qualche lettore apparirà forse temerarietà il fatto che il contenuto di un tale testo [la Genesi] venga paragonato con fatti che per le nostre rappresentazioni convenzionali sono bassamente fisiologici ed embriologici. L’autore stesso ha avuto ripetutamente di tali scrupoli, egli però oggi crede che attraverso una tale trattazione, se viene condotta con la serietà e la volontà di verità a ciò assolutamente necessarie, la venerazione di fronte a un tale testo possa soltanto accrescersi.

Egli è persino dell’opinione che un tale tipo di trattazione comparativa sia addirittura la sola appropriata a risvegliare in modo giusto in qualche lettore la coscienza della grandezza e della sublimità di tale testo.

L’idea, sulla quale si accesero i pensieri del presente scritto, fu la seguente. Allo scorgere quella prima memorabile raffigurazione che mostra la sezione di una blastula umana (vedi Fig. 1), fu come se l’autore avesse avuto di fronte a sé l’immagine illustrante il primo versetto della Genesi che proclama: “In principio Dio creò il Cielo e la Terra”.

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Figura 1: Blastula umana, sezione; disegnata a partire da una fotografia. Da HAMILTON et al. , Human Embriology, 1962. (Sezione mediana da una serie di sezioni microscopiche, HERTIG e ROCK et al., Carnegie, Coll. No. 8663)

E con incrollabile sicurezza, nel vivere questo pensiero, egli seppe che la Genesi, la storia biblica della Creazione, sin dal suo primo versetto altro non era che la descrizione dell’incarnazione dell’uomo. Con il presente scritto deve essere mostrato come questo pensiero si trovò via via dimostrato vero. Il contenuto di questo scritto in sostanza venne già presentato in forma orale in conferenze che l’autore tenne già negli anni sessanta di fronte a medici ed ad altri ascoltatori.

Il discorso libero ha molti vantaggi nei confronti della parola scritta o stampata. Attraverso di esso, con l’aiuto della gestualità e del disegno può facilmente essere portato a divenire esperienza qualcosa che solo a fatica viene cavato fuori dalla parola prigioniera dello scritto. Per la redazione scritta risultò perciò la necessità di descrivere con sufficiente precisione i processi embriologici ai quali si ricorreva rispettivamente nei singoli casi per la comparazione con la Genesi.

Le raffigurazioni aggiunte al testo, così come alcune tavole, possono inoltre facilitare lo studio e condurre il lettore a rappresentazioni il più possibile vitalmente vicine alle forme presentate nel loro trasformarsi. Il testo biblico appare nel corso dell’esposizione solo in forma di versetti o di frasi. E’ consigliabile consultare sempre nuovamente il testo in questione (vedi Appendice).

Ove nelle considerazioni sulla Genesi o sul suo rapporto con l’evento embriologico e con i dati anatomici non venga citata espressamente una fonte, ciò che viene presentato proviene dalla ricerca propria dell’autore.

Questo scritto non presuppone conoscenze specialistiche. Esso si rivolge a tutti i lettori per i quali la conoscenza dell’uomo è una questione del cuore.

(Continua)

Tutti i diritti di riproduzione, di traduzione o di adattamento sono riservati per tutti i Paesi. E’ vietata la riproduzione dell’opera o di parti di essa con qualsiasi mezzo, compresa la stampa, copia fotostatica, microfilm e memorizzazione elettronica, se non espressamente autorizzata dall’editore.

Kaspar Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA

ISIDE SOPHIA-DODICESIMA Lettera (Parte I)

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DODICESIMA LETTERA

Marzo 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

MARTE

(Continuazione)

Nella nostra ultima Lettera abbiamo descritto in dettaglio la natura e la sfera del Pianeta Marte. Ora proveremo ad illustrare questa conoscenza in un certo numero di cieli di nascita storici. In una tale considerazione , abbiamo bisogno di tener conto non soltanto del momento reale della nascita, bensì anche del periodo dello sviluppo embrionale prenatale. Sebbene la posizione di Marte al momento della nascita dia il quadro decisivo della natura di Marte di un essere umano, i movimenti e i gesti di questo Pianeta durante lo sviluppo embrionale sono pure importanti. Essi mostrano l’evoluzione interiore delle forze animiche nei confronti della manifestazione finale della natura di Marte. Per comprendere la qualità essenziale di Marte in relazione alle dodici Costellazioni dello Zodiaco, dobbiamo partire con la Costellazione della Vergine.

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Marte in Vergine: quando nacque Giovanna d’Arco, il 6 gennaio 1412, Marte aveva lasciato la Costellazione del Leone ed era sul punto di entrare nella Vergine. Questo esempio ci dà un’impressione di come un essere umano percepisca il mondo e di come questo mondo risvegli la coscienza nell’anima. In questo caso Marte, che non era ancora pienamente entrato nella Vergine dopo esser passato attraverso le Costellazioni dai Pesci al Leone durante lo sviluppo embrionale, era ancora libero dall’influenza della Caduta che era avvenuta durante l’evoluzione dell’Antica Luna e che abbiamo descritto nell’ultima Lettera. Esso aveva ancora una qualità simile al Sole e non era ancora ostacolata dall’influsso oscurante delle Potenze “ribelli” nell’Universo. Il corpo animico era ancora in uno stato di innocenza cosmica. Questo ci aiuta a comprendere lo strano potere che era vivo in Giovanna d’Arco e che la rendeva capace di intervenire in maniera così decisiva nel corso della Storia. Non era solo entusiasmo ciò che le dava forza e impavidità, ma era la certezza incrollabile della sua vocazione spirituale. Essendo le forze della sua anima al di là delle Potenze oscuranti e indebolenti dell’Ostacolo dovute alla Caduta, la magia solare del suo apparire operava come un miracolo strano e irresistibile sul popolo del suo tempo.

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Quando nacque Friedrich Nietzsche, il famoso filosofo (il 15 ottobre 1844), Marte era già entrato nella Vergine. Era entrato nella regione dello Zodiaco che riflette l’entrata nella grande epoca cosmica durante la quale la ribellione di cui abbiamo parlato ebbe luogo. Anche questo Marte di Nietzsche passava attraverso le Costellazioni dai Pesci alla Vergine. Ciò indica che anche nel corpo animico di Nietzsche viveva qualcosa come l’innocenza cosmica che abbiamo trovato in Giovanna d’Arco, tuttavia nel suo caso questa innocenza cosmica divenne la vittima delle Potenze superumane distruttive. La vita di Nietzsche è una delle più grandi tragedie. Marte sulla sua via dai Pesci alla Vergine non poté vincere un’opposizione di Saturno nella seconda metà dello sviluppo embrionale di Nietzsche. La potenza animica innocente, solare, che era nascosta in Nietzsche e che in maniera timida tentò di irrompere in alcuni dei suoi scritti, così come nella relazione con Richard Wagner, non poté discendere dalle sue altezze spirituali nelle realtà della vita terrena. Così il suo essere animico venne straziato, e divenne folle nel 44° anno della sua vita.

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Marte in Bilancia: Marte entrò in Bilancia quando Tommaso Moro nacque il 7 febbraio 1478. Qui Marte ha già fatto un passo ulteriore nella regione che riflette la Caduta entro l’evoluzione dell’Antica Luna. Da quel che conosciamo del suo destino, se proviamo a metterci al posto di Tommaso Moro, troviamo che egli era circondato da un mondo nel quale impulsi oscuri operavano ad opporsi alla manifestazione della verità spirituale. Comunque, Tommaso Moro stava eretto in mezzo a questa tenebra. Era una così grande individualità, e il suo corpo animico o di coscienza era così ricolmo di luminose forze solari, che egli fu capace finalmente di essere vittorioso sulle prove del destino. Possiamo trovare questo potere animico riflesso nel movimento prenatale di Marte. All’epoca del suo concepimento Marte era in Toro, e poi si mosse attraverso le Costellazioni dei Gemelli, del Cancro, del Leone e della Vergine fino a che finalmente non passò in Bilancia. Troviamo qui di nuovo la cosmica innocenza delle forze di Marte che abbiamo trovato pure nei due esempi dati sopra. Ciò dette a Tommaso Moro la sua grande forza di carattere.

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Marte in Scorpione: Marte in  Scorpione è il preciso riflesso cosmico della Caduta entro l’evoluzione dell’Antica Luna. Esso è un’espressione delle forze animiche che sono sommerse, in una maniera o nell’altra, dalle conseguenze dell’evento che abbiamo descritto; quell’evento che dopo lunghi periodi di evoluzione infine fece apparire la Terra puramente materiale.

Quest’influenza di Marte in Scorpione possiamo trovarla in cieli di nascita come quello di Bacone da Verulamio, nato il 22 gennaio 1561 e dell’Arciduca Rodolfo d’Austria, nato il 21 agosto 1858. Bacone da Verulamio, in special modo verso la fine della sua vita, fu sconfitto dall’impulso che condusse alla moderna concezione della scienza naturale. Egli è stato persino chiamato il padre dell’empirismo, che divenne così importante nel metodo scientifico. Questo è un empirismo che non prende in considerazione la presenza di veruno spirito in Natura. Esso considera i fenomeni della Natura semplicemente come il risultato delle reazioni più o meno meccaniche di sostanze materiali. Così quelle forze che avevano la loro origine nella Caduta portarono l’umanità al punto più profondo dell’intero corso della sua evoluzione, onde l’umanità giungesse a sperimentare il mondo come pura materia.

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L’Arciduca Rodolfo d’Austria divenne così insoddisfatto della vita ristretta e veramente materialistica, che come erede della corona austriaca e ungherese egli era obbligato a vivere, da suicidarsi. Ciò mostra che l’impulso di Marte della Caduta, se non fermato, può addirittura distruggere una vita umana.

Marte in Sagittario: Marte in Sagittario riflette una condizione del corpo astrale che porta agli esseri umani un’esperienza del conflitto del mondo materiale con la scintilla dello Spirito dentro di loro. Quando Goethe nacque, il 28 agosto 1749, Marte era entrato nella Costellazione del Sagittario. All’epoca del suo concepimento Marte stava in Vergine. Da lì esso muoveva attraverso la Bilancia e lo Scorpione e negli ultimi mesi dell’evoluzione embrionale di Goethe fece un nodo in Scorpione e in Sagittario.

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A causa della natura individuale del corpo animico di Goethe l’effetto della Caduta potrebbe esser visto pienamente in questa personalità, ed egli riconobbe dentro di sé il conflitto dovuto a questo evento cosmico. Egli parla delle due anime che vivevano in lui. Una tendeva sempre a trascinarlo giù nella regione nella quale i sensi hanno trovato modo di sperimentare un mondo di pura materia, e l’altra lo richiamava al Mondo Celeste in cui vivono quegli Spiriti che sono i sublimi antenati dell’essere proprio dell’umanità. Possiamo pure sperimentare che Goethe, nella sua lotta tra queste forze nel suo corpo animico, vinse le conseguenze della Caduta. Egli purificò la coscienza delle sue esperienze sensorie. Poté vedere lo Spirito operante nella Natura e lo descrisse nei suoi scritti sulla pianta Archetipica. Egli percepiva questa come il prototipo sovrasensibile di tutta la vita vegetale esistente, che appare modificata nelle peculiarità dei tipi visibili del mondo vegetale.

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Un’altra personalità che aveva quasi gli stessi gesti di Marte nel suo cielo di Nascita e durante il suo sviluppo prenatale è il conte Leone Tolstoj, nato il 9 settembre 1828. Se leggiamo le sue biografie, i suoi diari e i suoi libri, molti dei quali rivelano la lotta della sua vita, possiamo scoprire in lui quella discordia che origina dalla Caduta causata dallo sviluppo del corpo astrale umano. Egli si sentì continuamente lacerato tra un mondo di materia , che lo afferrava attraverso i suoi sensi, ed un mondo che era la manifestazione dell’evoluzione spirituale dell’umanità e dell’Universo. Egli soffrì violentemente a causa di questa discordia, tuttavia anche lui in grande misura vinse quella Caduta. Questo è rivelato non tanto dalle sue azioni e dai suoi scritti, bensì dalla maniera in cui alla vita animica dell’umanità egli oggi appare come essere umano. Il semplice suono del suo nome ha un certo peso nella vita culturale di oggi, e ciò non può essere facilmente messo da parte.

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Marte in Capricorno: Marte in Capricorno riflette una condizione del corpo animico umano che lo rende capace di vincere le conseguenze della Caduta. Ora, l’essere umano può infine redimere la dualità creata dalla tentazione dell’umanità dalle forze della grande Caduta cosmica.

Allorché nacque Richard Wagner, il 22 maggio 1813, Marte era entrato nella Costellazione del Capricorno. All’epoca del suo concepimento esso stava in Leone. Così esso si mosse durante lo sviluppo prenatale attraverso Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione e Sagittario finché non entrò in Capricorno. Questo significa, per così dire, un lungo viaggio di queste forze prima che esse raggiungano la loro mèta finale. Possiamo trovare ciò confermato nella vita di Richard Wagner. Vi era nella sua natura animica qualcosa che era come l’eredità di un’innocenza solare, derivata da stadi passati dell’umanità, allorché essa non era ancora entrata così profondamente nell’abisso della separazione dal Mondo Spirituale. Troviamo ciò riflesso nella posizione di Marte in Leone. Poi lo vediamo entrare nelle Costellazioni che riflettono la Caduta. Questo è in relazione con un lungo periodo di lotta interiore e difficoltà. Comunque, più tardi nella sua vita egli raggiunse la mèta del suo anelare. Egli trovò ciò che chiamava “pace dai poteri dell’illusione” nella sua propria anima, e a partire da questa pace dell’anima poté creare la musica del suo ultimo grande dramma: il Parsifal. Marte in Capricorno anela alla pacificazione delle forze animiche, che erravano attraverso la valle profonda del rinnegamento umano dello Spirito e della solitudine entro il mondo materiale, risultanti dallo sviluppo del corpo animico umano dalla ribellione entro l’evoluzione dell’Antica Luna.

Marte in Acquario: Con Marte in Acquario qui sorge il problema se l’essere umano possa non soltanto anelare alla purificazione della natura di Marte, bensì addirittura redimere la dualità entrata nell’anima come risultato della Caduta. L’anelito alla redenzione della discordia nel corpo animico umano è per lo più collegato – visto da un punto di vista superficiale – con catastrofi nella vita umana. Da un punto di vista più spirituale esso è per lo più una lotta tra le forze della testa e quelle del cuore. Nella testa sono attive quelle forze del corpo astrale che attraverso i sensi sono atte a collegare l’umanità troppo fortemente col mondo della materia, mentre quelle forze che operano mediante il cuore vogliono stabilire attraverso il potere dell’Amore il collegamento dell’umanità con l’Universo. La testa e i sensi sono aperti alla tentazione ahrimanica; il cuore deve guardarsi dalla tentazione di Lucifero.

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Ciò può addirittura condurre, in certe circostanze, a malformazioni fisiche. L’astrologo Alan Leo riporta il caso di un bambino che era nato “senza sviluppo craniale cerebrale posteriore, in realtà meramente una maschera frontale”. Allorché nacque questo bambino, Marte era in Acquario. Naturalmente ciò non fu il solo fatto nel cielo di nascita che indicava la causa di questa malformazione. Abbiamo come esempio storico il cielo di nascita di Maria, Regina di Scozia. Quand’ella nacque, il 7 dicembre 1542, Marte era appena entrato in Acquario. All’epoca del suo concepimento esso stava tra la Bilancia e lo Scorpione, ove cominciò a formare un nodo.

Abbiamo così un ottimo esempio di una personalità che attraverso il suo corpo astrale era coinvolta nella Caduta. La posizione di Marte in Acquario all’epoca della sua nascita indica che ciò era soltanto un lato della sua natura. La storia della sua vita prova che ella fu continuamente assorbita dalla lotta tra la sua coscienza della testa e quella del suo cuore. Possiamo comprendere soltanto in questa maniera il caos attraverso il quale ella dovette passare in certi periodi. L’ultimo atto che avvenne nella sua vita, la decapitazione, è come un simbolo della lotta gigantesca entro questa personalità.

Da un punto di vista esteriore può apparire che ella non riuscì nel riconciliare le forze della testa e quelle del cuore, in quanto la sua testa fu recisa dal cuore. Nonostante ciò, durante la sua lunga prigionia, ella gradualmente stabilì dentro di sé la pace tra le forze opponentisi nella sua anima. Alla fine rimase come vincitrice sul campo di battaglia del suo proprio essere, e i dettagli della sua morte sono come una distorta caricatura riflessa dipinta dalle potenze della gelosia che si oppongono spiritualmente.

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI

Kaspar Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL'EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA

Copgenesi

Diamo il via con oggi alla pubblicazione del testo “La Genesi alla luce dell’evoluzione embrionale umana” di Kaspar Appenzeller.

Ringraziamo Silvano Mirami e l’Editrice CambiaMenti, sul cui sito (www.cambiamenti.com/Argomentogenesi.htm) è possibile leggere integralmente introduzione, indice, prefazione e l’intero Capitolo I.

 

Il Chaos dei Filosofi

Che il figlio dei Filosofi ascolti i Saggi che riconoscono tutti indistintamente che bisogna paragonare la nostra Opera alla creazione del mondo. Al principio Dio creò il Cielo e la Terra, ma la Terra era incolta e vacua, le tenebre coprivano l’Abisso e lo Spirito di Dio volava sulle Acque.

Allora Iddio disse: Sia fatta la Luce – e la Luce fu.

Queste parole bastano ai figli dell’Arte. Bisogna, dunque, per la nostra Opera unire il Cielo e la Terra nel letto nuziale dell’amicizia. La Terra è un corpo grave, pesante, matrice dei minerali che conserva segretamente nel suo seno, pur producendo gli alberi, le piante e gli animali. Il Cielo è quella vasta distesa, in cui tutti gli Astri, compresi i due Grandi Luminari, compiono le loro rivoluzioni. E’ esso che, attraverso l’aria, comunica la sua forza agli esseri inferiori; ma al principio, essendo tutte le cose confuse, esse formavano il Chaos.

Eiraeneus Philalethes,

Introitus Apertus ad occlusum Regis Palatium,

Cap. V, De Chaos Sophorum, 1667.

PREFAZIONE

La prima volta che ho incontrato Kaspar Appenzeller, a Milano, sono stato conquistato dalla sua esposizione artistica sulla costituzione dell’uomo e dal suo modo di porgere con umiltà e fermezza la conoscenza, nascostamente sofferta nel suo corpo. Riemerge dalla luce della memoria il capo chino in atteggiamento di reverenza, il capo su cui comparirà il fulmine di una cicatrice, gli occhi chiari fusi in uno sguardo dolce e profondo, la voce dai toni caldi e pacati.

Ora, nel leggere il presente testo, curato con certosina e devota consapevolezza da Silvano Mirami, ho provato la stessa meraviglia della prima volta.

La composizione segue un movimento a spirali sempre più espanse, sia nel tratteggiare i giorni della Genesi sia nel descrivere a più riprese gli stessi fenomeni embriogenetici e fra questi incantevole il processo della fecondazione.

L’idea portante del libro è di e-ducere alla luce di una rinnovata coscienza scientifica gli incroci e le sorprendenti corrispondenze dell’evoluzione embrionale e ontogenetica dell’uomo con l’evoluzione terrestre dalla frotta della Genesi.

I versetti biblici, in particolare quelli del primo capitolo, sono i mantram su cui si applica, nella lingua originale, il pensiero meditativo dell’Autore che tributa con riconoscenza la sua ricerca ai generosi impulsi di Rudolf Steiner nell’ambito delle sue comunicazioni scientifico-spirituali. L’indagine si approfondisce nelle viscere del linguaggio, nel terreno della sua stessa genesi e si effonde nei cieli della sua palingenesi. Ogni parola della Genesi viene scomposta e ricomposta, distillata e infine conquistata con il sudore di un impegno sovrumano. Ad iniziare dalla prima: “Bereschit” , in cui riconosce la musicalità del battito cardiaco corrispondente all’estrema sintesi del corpo umano. Questa stessa parola sarà la stella polare che illuminerà il suo cammino medico verso l’ampiamento delle potenzialità diagnostiche dell’auscultazione cardiaca. Difatti in questo scritto sono contenute le premesse e le basi fisiologiche per comprendere e apprezzare la svolta innovativa nell’ambito diagnostico e la conseguente efficacia nella pratica clinica. Si intravede proprio in questo contesto l’importanza dell’esercitazione costante dell’euritmia, l’arte del linguaggio in movimento, che traspare come il pensiero vivente riverberante dalle forme embrionali e al contempo la Parola conformante.

Appenzeller rielabora fedelmente le lezioni steineriane di fisiologia occulta tramite il racconto mitologico della Genesi, l’embriologia comparata e l’osservazione a ritroso dell’evoluzione embrionale umana: quest’ultima apre nuovi scenari come è il caso del viaggio dalla blastula all’ovocellula.

Un’altra lezione steineriana ben assimilata scorre nella presentazione dell’evoluzione delle teorie cosmologiche, un fil rouge sul quale possiamo ripercorrere spregiudicatamente la connessione fra embriologia e astronomia.

La posizione di Appenzeller scienziato è salda e cristallina non solo in alcune annotazioni di etica medica, ma soprattutto nel riordino del pensiero scientifico, rovesciato rispetto a quello convenzionale. Cito come esempio l’affermazione: “Si dice ripetutamente che il corpo venga edificato a partire dalle cellule. E’ vero il contrario: il corpo plasma le cellule all’interno di sé”. Sfalda i preconcetti della visione materialistica unilaterale dell’uomo. Fa cadere i falsi “idola” dei mattoni-pietre della costituzione organica umana e ci conduce con disarmante chiarezza al superamento del paradigma darwiniano attraverso la differenziazione dell’uomo dalla scimmia a partire dalla blastula.

Assorbe e fa sua la fenomenologia sostanziata dal pensiero metamorfico goethiano, in particolare nel tracciare con lucidità le connessioni fra il rachide e il cranio.

Il percorso conoscitivo del dottor Kaspar va oltre e si arricchisce di una serie di immaginazioni – valga per tutte citare l’uomo embrionale come pianta terrestre – confluenti in un linguaggio dai toni fiabeschi, un reale esempio di anelito alla verità rivestita di poesia. Il fiume sembra a tratti arrestarsi, come in una pausa inspiratoria, e invece trabocca in geniali intuizioni tipo la conchiglia, presentata come archetipo unificato di uccello e pesce. Giunge in cima alle vette himalayane dell’indagine scientifico-spirituale quando coniuga i più profondi misteri della cristosofia con l’embriogenesi cardiaca ritrovandone i presupposti nella composizione del 7° giorno della Genesi.

La medicina antroposofica ritrova nel dottor Kaspar una sapiente guida, fedele al suo nome, a disposizione di tutti i sinceri ricercatori nell’arte medica.

Angelo Antonio Fierro

INTRODUZIONE DEL CURATORE

Kaspar Appenzeller nacque il 13 aprile 1927, come terzo figlio di Susanne e Hans Appenzeller-Zellweger, a Davos in Svizzera. La difficile gravidanza di sua madre ad un certo punto fu veramente a rischio e si dovette alla sapienza e alla perizia del Prof. Löffler – il quale in seguito sarà uno dei suoi insegnanti allorché intraprenderà gli studi universitari di medicina – se malgrado tante difficoltà tale gravidanza poté essere portata facilmente a termine. Kaspar nacque dunque tra quelle montagne svizzere, ch’egli sentì sempre come suo ambiente congeniale, come sua vera patria e anche come protezione. Montagne che amerà profondamente.

Sin dall’infanzia la sua salute fu cagionevole: a due anni e mezzo Kaspar venne colpito da una grave forma d’asma che lo accompagnò costantemente lungo tutta la sua vita e con la quale dovette di conseguenza fare continuamente i conti. All’età di sei anni entrò alla Rudolf Steiner Schule, ma ogni anno i gravi attacchi d’asma lo costringevano per un terzo del periodo scolastico a non frequentare le lezioni. Tuttavia, malgrado tale inconveniente, egli riuscì a seguire senza difficoltà l’iter dell’insegnamento.

A parte i problemi di salute, infanzia e adolescenza si svolsero solari e felici – così egli le ricordava – con i suoi fratelli Heiner e Vreni. Ma anche a scuola egli era amato – da compagni e insegnanti – per il suo carattere gioviale e per il suo particolarissimo umorismo, che ogni volta rallegravano l’ambiente. I suoi compagni poi, ammiravano le sue qualità artistiche, che eccellevano soprattutto nel disegnare e nel suonare il violoncello. Per tutta la vita Kaspar Appenzeller coltivò vari aspetti dell’arte e per le sue notevoli capacità avrebbe potuto diventare un artista riconosciuto ed affermato. Ma sin da piccolo sentì come sua propria missione – e volle ciò in maniera decisa – il diventare medico.

A questa sua peculiare missione di operare terapeuticamente nei confronti della malattia e della sofferenza umana egli si donò senza risparmiarsi, sacrificando qualsiasi ambizione, anche legittima, che avrebbe potuto realizzarsi in campi, sia scientifici che artistici, diversi dalla medicina. Una spinta, ed un aiuto, in tal senso kaspar Appenzeller l’ebbe sicuramente dal suo incontro con la Scienza delo Spirito di Rudolf Steiner, ch’egli conobbe già nell’ambiente familiare, tanto più che medico della famiglia Appenzeller era il Dr. Hans Werner Zbinden, amico fedele di marie Steiner e presidente della Rudolf Steiner-Nachlaßverwaltung, ossia quel Lascito, fondato dalla compagna del Dottor Steiner, che per oltre sessant’anni tanto ha fatto per salvarne e diffonderne l’Opera.

Fu all’epoca degli studi ginnasiali a Flims che Kaspar Appenzeller affrontò l’Opera di Rudolf Steiner (la sua prima lettura fu la conferenza: Il sangue è un succo affatto peculiare) contemporaneamente all’opera e al pensiero di Platone. Nel 1947 si iscrisse alla Facoltà di Medicina all’Università di Zurigo e appena ventenne intraprese lo studio della medicina antroposofica e dell’euritmia curativa. Sin dalle prime fasi del suo studio venne giuidato dal Dr. Zbinden, il quale nutrì una tale fiducia nelle sue qualità, sia professionali e umane che interiori, da affidargli nel 1961 la direzione del Seminario Medico che si svolgeva alla Rudolf Steiner Halde a Dornach. Inoltre nel 1977, una settimana prima della sua morte, il Dr. Zbinden offrì a kaspar Appenzeller di diventare socio dell’Unione del Lascito di Rudolf Steiner, il Nachlaßverein.

Dopo l’Approbation, conseguita nel dicembre 1953, sotto i professori Löffler e Brunner e la Dissertation conclusiva, ossia la tesi c’egli sostenne nella primavera del 1954 su L’encefalite conseguente a morbillo, egli iniziò il periodo di assistentato al Regionalspital di Wattwil sotto la direzione del Dr. Christ, che per tutta lavita rimase per lui una personalità decisiva.

Nel frattempo egli poté realizzare nel giugno del 1954, dopo sedici anni di fidanzamento, quella che definì “la migliore decisione della mia vita” e portare all’altare Johnnie Stokar, ch’egli conosceva sin dall’infanzia e che fu poi la compagna della sua vita.

Nel luglio del 1955 nacerà il primo figlio Peter. A quel periodo risale il primo lavoro da lui pubblicato sul cuore.

Nell’autunno del 1956 egli poté rilevare a St. Moritz lo studio del dr. De Giacomi, appena defunto, studio medico che poté portare avanti per 42 anni. Il trasferimento in Engadina, tra le montagne dei Grigioni, da lui profondamente amate, fu un grande aiuto per la sua salute. Gli esordi non furono facili e nei primi sei anni i magri bilanci non gli permisero l’ausilio di un’infermiera. Ma in segfuito, sebbene il suo ambulatorio fosse aperto soprattutto ai pazienti locali, esso ricevette, sia per il suo talento e la sua pazienza, sia per la conoscenza delle lingue straniere ch’egli coltivava con gioia, pazienti da tutti i continenti.

Nel 1959 nacque il suo secondo figlio Georg.

Nel frattempo divenne medico scolastico a St. Moriz e lo rimase per oltre tre decenni. Ciò gli permise di approfondire, attraverso l’auscultazione cardiaca di migliaia di bambini, la sua conoscenza di tale arte diagnostica, giungendo poi a conclusioni preziose, ch’egli donerà al mondo nei suoi scritti su tale materia.

Nel 1978, dopo la morte del Dr. P.R. Berry, Kaspar Appenzeller venne eletto Presidente dell’Associazione Medica di St. Moritz, ufficio che espletò con grande coscienza e impegno per 20 anni.

La dedizione, veramente sacrificale, a curare le sofferenze umane lo portò a ricevere fino a cento pazienti al giorno, e allorché l’ultimo paziente lasciava l’ambulatorio, egli sidedicava per ore alle sue ricerche sul sangue e sul cuore. All’inizio degli anni 60 giunse a dimostrare sul cuore vivo di un pollo, documentandola con una pellicola da 16 mm, l’affermazione di Rudolf Steiner che il cuore non è una pompa bensì un organo di senso, e che il sangue stesso possiede la forza di muoversi lungo le vie sanguigne.

Naturalmente la sua dedizione al lavoro e allo studio, che lo portavano a non concedersi più di 5 ore di sonno per notte, non potevano non minare la sua salute, e nel 1965 ebbe un attacco di itterizia. Per qualche mese la sua attività ebbe un fermo repentino. Si ristabilì, ma gli rimasero come conseguenza forti emicranie che lo accompagnarono per oltre 25 anni.

Nel 1970, iniziò a tenere a St. Moritz un gruppo di lavoro antroposofico che portò avanti regolarmente sino al 5 novembre 1998, allorché venne colpito da ictus cerebrale. Tenne pure corsi e conferenze pubbliche che ebbero notevole risonanza nell’Engadina. Continuò la sua attività di conferenze al Seminario Medico presso la Rudolf Steiner Halde, a Dornach, e portò la sua parola in conferenze e corsi a Zurigo, Berna, Lugano, Berlino e Milano. Attraverso la collaborazione [1] con l’euritmista Franziska Brem raggiunse una conoscenza approfondita del Corso di Euritmia terapeutica di Steiner.

Al di là di articoli vari, pubblicati su alcune riviste, Kaspar Appenzeller riversò i frutti del suo sapiente lavoro in quattro opere, ch’egli scrisse soprattutto nei periodi di ferie, da lui abitualmente trascorsi in Italia, sulla costa adriatica, o in Ticino.

La prima opera, apparsa nel 1976, fu la Genesi alla luce dell’evoluzione embrionale umana, che qui presentiamo tradotta. Traiamo, traducendola dai risvolti dell’edizione originale, la presentazione – verosimilmente dell’Autore – che ci sembra offrire una mirabile sintesi delle idee esposte in questa opera: “In questo libro il racconto biblico della Creazione viene messo in relazione all’evoluzione embrionale umana. In esso, come risultato di un lavoro di ricerca di lunghi anni, viene mostrato come questo documento biblico nelle sue possenti immaginazioni descriva esattamente quello che la scienza ha da dire oggi sulla nascita del corpo umano. Le immagini della nascita del cosmo del racconto della Creazione diventano per il lettore le immagini dello sviluppo embrionale umano. Egli perviene alla concezione che l’uomo è un piccolo Cosmo, un Microcosmo di fronte al grande mondo, il Macrocosmo. Inoltre questo testo, che in molti punti viene esaminato nell’originaria lingua ebraica, si dimostra una vera meraviglia; giacché non solo secondo il suo contenuto concettuale, bensì sin all’interno dei singoli suoni si estende la concordanza di queste potenti parole con la vita formatrice organica. Attraverso ciò si viene posti a confronto col fatto che lo scrittore di questo testo ha toccato i veri – invisibili, per occhi terreni – impulsi di formazione del cosmo e dell’uomo. L’impulsatore spirituale di questo libro è Rudolf Steiner, il fondatore della moderna Scienza dello Spirito. Lo scienziato spirituale insiste su nuove Vie alle forze originarie dell’evoluzione; egli comprende nella loro profondità i documenti provenienti dall’antica sapienza dei Misteri perché ritrova in essi ciò che egli ha investigato indipendentemente da qualsiasi documento. La sintesi qui realizzata di testo della Genesi ed evoluzione organica comporta un’elevazione di ambedue i rami del sapere. Il testo veterotestamentario diviene, in ogni sua parola, profezia di futuri eventi dell’umanità, così come l’embrione è la promessa di un uomo che in futuro agirà nel mondo – e l’embrione appare, nei suoi cambiamenti di forma, come testimone di processi di creazione cosmica da lungo tempo trascorsi. La profezia della Genesi indica inoltre con chiaro gesto, parola per parola, l’evento del Christo e la Via, che diviene possibile a partire da questo evento, dell’individualità alla mèta terrestre, e l’embrione cela attraverso i suoi gesti di nascita che l’uomo è predisposto ad esssere il portatore della forza dello Spirito, che mediante tale evento si è collegato alla Terra. A chi si rivolge il libro? Nell’introduzione si trova: questo scritto non presuppone alcuna conoscenza specialistica, si rivolge ad ogni lettore per il quale la conoscenza dell’uomo è una questione del cuore”.

Ad esso seguì La Quadratura del Cerchio, del 1979, nella quale viene mostrata la soluzione di tale millenario problema attraverso l’uomo stesso. Il suo terzo libro fu Fondamenti per un nuovo tipo di auscultazione cardiaca, nel quale viene mostrata tutta l’ampiezza diagnostica che si apre ad un medico che voglia veramente approfondire tale arte.

Nella primavera del 1999 appare il suo quarto e ultimo libro: Il Calendario antroposofico dell’anima alla luce dell’evoluzione dell’umanità, che apre un nuovo accesso meditativo a tale opera di Rudolf Steiner. Sempre nel 1999 apparve la traduzione italiana del Calendario dell’Anima di Rudolf Steiner, eseguita da Kaspar Appenzeller con la collaborazione di amici italiani.

A partire dall’aprile 1986 cominciarono ad aggravarsi i suoi problemi di salute. Dapprima una discopatia grave, poi l’ictus cerebrale conseguente alla rottura di un aneurisma per il quale dovette essere operato a Zurigo dal Prof. Iasargil. I problemi alla colonna vertebrale si aggravarono negli anni. Le sue ultime 16 settimane trascorsero al Paracelsius-Spital a Richterswil per un ictus transitorio in conseguenza di un collasso cardiaco. Chi lo incontrò in quegli ultimi tempi lo trovò cosciente, fluido nella parola e vivace nel pensiero come sempre. Affrontò con serenità e contagioso umorismo gli ultimi anni dolorosi della malattia, sino a quel 3 marzo 1999, un mercoledi, nel quale alle 9.37 egli chiuse la lotta della vita. La sua fu una vita eroica. La vita di un nuomo buono, forte, coraggioso e sapiente.

Vogliamo qui ringraziare con tutto il cuore Peter e Georg Appenzeller che con la parola e lo scritto ci hanno fatto non solo conoscere la vita e le qualità di un essere così elevato e luminoso ma ci hanno anche fattivamente aiutato e consigliato nelle temeraria intrapresa della difficile traduzione di questa preziosa opera. Il Dottor Angelo Fierro ci ha simpaticamente dimostrata tutta la sua fraterna amicizia non solo nel voler scrivere la Prefazione, ma anche nel volersi sobbarcare la notevole fatica della rilettura della nostra traduzione, nel darci lumi e consigli e nell’incoraggiarci con gioioso umorismo nei frequenti momenti in cui le difficoltà della traduzione sembravano insormontabili. Per cui ricambiamo con gioia e gratitudine l’amicizia e volentieri vogliamo qui rendergli grata testimonianza della sua generosa sollecitudine. A loro e a Johnnie Appenzeller – la fedele compagna dell’Autore – un grazie di cuore per quanto con grandissima disponibilità e generosità ci sono venuti incontro per rendere finalmente possibile la realizzazione dell’edizione italiana di quest’opera di Sapienza e d’Amore.

Silvano Mirami

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[1] Riportiamo un articolo del Dr. K. Appenzeller, tratto dalla Circolare n°2 della Sezione Medicina, p. 71 – Avvento 1993, che tratta in particolare dell’efficacia degli esercizi di euritmia curativa sul paziente.

Risposte in merito all’euritmia curativa alle domande:

Che rapporto esiste tra l’esercizio di Euritmia terapeutica e l’effetto nel paziente? Quale piano deve essere ricercato, affinché questo rapporto diventi evidente? Come si trova questo piano? Com’è che mi esercito a tale fine?

L’esercizio dell’euritmia curativa ha effetto immediato sul paziente. Allorché attraverso l’esercizio delle A nascenti, una dopo l’altra, e tramite l’esercizio I A O, il paziente si accorda con l’etere cosmico, portando in armonia il proprio essere, può eseguire un suono così da incontrare con la sua attività questo suono nell’etere cosmico. Nella sua dedizione ad un suono, l’etere cosmico gli porta incontro la propria saggezza. Quello che il paziente deve realizzare è che mediante il suo movimento, nello sperimentare la realtà di questo suono, renda possibile e non ostacoli la sua formazione nel corpo eterico. Questo è il lavoro sul suono; esso agisce risanando in maniera immediata, poiché il suono, che nasce dall’etere cosmico, diviene per un momento realtà nel proprio etere. Il lavoro s’invera nel purificare il corpo astrale dalle peculiarità e nell’esercitare uno sviluppo dell’Io libero d’egoismo. Se si realizza questo, il corpo eterico si armonizzerà con l’etere cosmico e potrà imprimere l’azione terapeutica nel corpo fisico. La guarigione attraverso l’Euritmia curativa è sempre un tratto della Via verso l’Iniziazione. L’euritmista terapeuta deve condurre su questa strada il paziente che gli è affidato, portandolo ad essere completamente sincero con sé stesso e con l’euritmista terapeutico. La volontà assolutamente sincera di guarire conduce a questa Via. Giacché guarigione è una   trasmutazione che riguarda il più intimo essere dell’uomo. L’euritmista terapeutico deve intraprendere sforzi per giungere, in rapporto al paziente, a vedere l’etere e deve assolutamente sforzarsi di diventare un rappresentante della causa antroposofica. R. Steiner ha descritto la Via verso tale mèta. Ciò che qui è stato esposto può essere raggiunto unicamente da una stretta collaborazione tra il medico curante e l’euritmista terapeutico.

Dott. med. Kaspar Appenzeller  – CH 7500 St. Moritz

(Continua)

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Kaspar Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

ISIDE SOPHIA-UNDICESIMA Lettera (Parte II)

Denderah

UNDICESIMA LETTERA

Febbraio 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

GIOVE – MARTE

(Continuazione)

 MARTE

L’orbita del Pianeta Marte racchiude quella della Terra. Marte, dunque, è il primo dei Pianeti superiori che sono oltre l’orbita della Terra, mentre i pianeti inferiori sono all’interno di questa orbita. Attraverso l’aspetto del sistema copernicano dell’Universo, siamo usi a guardare la Terra come moventesi in un circolo intorno al Sole. La Terra come Pianeta è certamente mobile, ma forse non sarà lontanissimo il momento in cui dovremo pure considerare i movimenti del Sole, e in realtà sia il Sole che la Terra si muovono non in circolo bensì in forma di lemniscata: l’una disegnata dietro l’altra. Non è ancora giunto il tempo di esporre questa visione, e inoltre non è questo il luogo per parlare dettagliatamente di essa. A questo punto, se solo immaginiamo che il Sole si muova in forma di lemniscata, e che questa lemniscata è, per così dire, avvolta nel sentiero del Pianeta Marte, allora abbiamo il quadro necessario per le nostre investigazioni in queste ricerche. Inoltre, l’astronomia ci dice che il Pianeta Marte è più piccolo del globo della Terra. Noi naturalmente ci aspetteremmo il contrario, ma il suo diametro è solo leggermente al di sotto della metà di quello della Terra. In questo secolo e in quello passato abbiamo trovato un gran numero di minuscoli corpi planetari che sono così piccoli che non possiamo vederli ad occhio nudo e che si muovono entro l’orbita di Marte. Alcuni di essi superano persino quest’orbita penetrando in quella di Giove. Così abbiamo in Marte un Pianeta che è più piccolo della Terra, inoltre un gran numero di minuscoli Pianeti -i planetoidi – sono dentro la sua orbita. Possiamo così considerare Marte, da un certo punto di vista, come un corpo celeste che consiste di un Pianeta principale e di una moltitudine di minuscoli corpi, che hanno il carattere di Pianeti, entro l’intero sistema solare.

Come possiamo accostare questo Pianeta Marte e la sua sfera da un punto di vista spirituale? Nell’ultima Lettera abbiamo parlato di Saturno come del quadro della memoria cosmica del periodo di evoluzione dell’Antico Saturno, e di Giove come eredità dell’antico Sole. Ciò suggerisce di considerare Marte come una sorta di ricapitolazione dell’Antica Luna, che precede l’evoluzione della Terra: ossia l’evoluzione del nostro attuale Sistema Solare. Non abbiamo ancora descritto in maniera dettagliata nelle nostre Lettere l’evoluzione dell’Antica Luna. Dovremo certamente farlo qualche volta in futuro, ma per il momento dobbiamo limitarci a pochi commenti guida. Naturalmente possono essere trovati dettagli ne La Scienza Occulta di Rudolf Steiner. L’evoluzione dell’Antico Sole era giunta ad una fine ad un certo punto del suo sviluppo. Allora tutte le sostanze e gli esseri fisici che erano stati creati scomparvero. Risulta una “notte cosmica” durante la quale tutti gli Esseri gerarchici e la loro creazione ascesero a piani superiori di pura esistenza spirituale. Dopo che questa “notte cosmica” fu terminata, venne ad esistenza un nuovo “Pianeta”. Prima di tutto, dovette essere ricreato tutto ciò che era già esistito sull’Antico Saturno e sull’Antico Sole. Così queste evoluzioni passate vennero ripetute in più brevi cicli evolutivi del “Pianeta” che nel linguaggio occulto è chiamato Antica Luna.

Qui la sostanza venne ancor più condensata e divenne in parte “acqua”. Accanto ad essa inoltre esistevano lì calore e “aria” o luce come residui dei precedenti cicli dell’Antico Saturno e dell’Antico Sole.

I successivi fatti dell’evoluzione dell’Antica Luna sono essenziali per le nostre investigazioni: insieme con la densificazione delle sostanze fisiche, che ebbe luogo e che in realtà era un altro passo ancora più lontano dall’origine divina, gli antenati della razza umana erano ora dotati del potere della coscienza. Dobbiamo ricordare che all’interno della precedente evoluzione dell’antico Sole, l’antenato dell’umanità era diventato il portatore del corpo eterico o vitale. Egli non aveva ancora raggiunto la capacità di sperimentare eventi attorno e dentro di esso, in relazione al suo proprio essere quale entità separata che poteva sentire questi eventi come gioiosi, dolorosi, interiormente sommoventi ecc. Come le piante vengono in esistenza col Sole sorgente in primavera e in estate, ed appassiscono col declino del calore e della luce estiva, così l’antenato dell’umanità dell’Antico Sole si sprofondava interamente negli eventi intorno a lui senza collegarli a se stesso come un essere con un’esistenza interiore separata.

Questa capacità venne impiantata nell’antenato dell’umanità, in un certo momento dell’evoluzione dell’Antica Luna, dall’attività degli Spiriti del Movimento, che sacrificarono una parte del loro proprio essere. Collegato con l’inserimento del corpo di coscienza o “corpo astrale”, vi è un evento che mutò l’intero corso dell’evoluzione. Certe Entità spirituali causarono una ribellione, all’interno dell’Antica Luna, contro il corso normale dell’evoluzione. Può suonare strano che all’interno del mondo degli Dèi possa aver luogo una ribellione. Da un certo punto o livello dell’esperienza gerarchica, ciò può sembrare un atto di opposizione contro il corso normale; tuttavia, da un “piano” ancor più alto di evoluzione cosmica, esso può esser visto come una necessità che gli Eccelsi Esseri dell’ordine gerarchico iniziano per la necessaria esecuzione dei loro “progetti” divini. Essendo stati dotati i nostri antenati dell’umanità della facoltà di sperimentare gli eventi nel loro ambiente e gli eventi dentro di loro, come dolori e gioie ecc. , le Potenze ribelli giunsero a far uso di questa facoltà per indurli nella tentazione di credere che il mondo interiore, creato dalle sensazioni del corpo astrale, fosse una “realtà” in se stesso, separato dall’esistenza del resto dell’Universo. Così sopravvenne una scissura nell’intero Universo dell’Antica Luna. Vi furono i fatti obbiettivi e le Entità spirituali da un lato, ove tutto ciò che esisteva era una parte del loro essere, e dall’altro lato vi fu un mondo interiore di esperienza dentro i nostri antenati, che fu gradualmente allontanato dalla sua “origine” da quegli Spiriti potenti, ma ribelli. Questi Spiriti Ribelli cominciarono a dimorare dentro l’umanità come un’altra “realtà” accanto a quella del mondo esteriore. Questo sviluppo fu accompagnato da una condensazione della sostanza fisica. Possiamo comprendere che ciò fu forse un altro passo estremamente decisivo dell’essere umano verso la sua indipendenza e verso l’acquisizione del potere dell’ “Io”. Inoltre, ciò fu un allontanarsi dalla sua origine spirituale: dagi Dèi. Non potendo l’essere umano sull’Antica Luna far questo da sé, poiché non aveva ancora raggiunto lo stato dell’autocoscienza, spiriti potenti, ma ribelli, lo fecero attraverso l’essere umano. Possiamo intendere meglio questo evento se cambiamo l’espressione “un altra realtà fu creata dentro il mondo delle esperienze interiori dell’umanità” in “questa realtà interiore fu considerata sempre più come l’unica realtà nell’Universo e l’altra venne dimenticata”. Ciò era accaduto dall’epoca di quell’avvento sull’Antica Luna in poi attraverso lunghe ere di evoluzione, e noi in quanto esseri umani dell’ “era storica”, in realtà abbiamo raggiunto il punto più basso di questa discesa nella separazione dall’origine divina. Questo è l’evento principale dell’evoluzione dell’Antica Luna. Esso mutò molte cose: per esempio, la relazione tra il Mondo Spirituale e quello fisico, e il carattere del regno dell’umanità, così come di quei regni che esistevano allora sotto di lui. Uno studio della Scienza Occulta contribuirebbe immensamente nei confronti di una comprensione di ciò che è stato indicato così brevemente nella descrizione sopra ricordata. Questa intera evoluzione dell’Antica Luna viene “rimembrata” nella sfera di Marte. Lo spazio racchiuso nell’orbita di Marte è uguale allo spazio che occupava il Pianeta Antica Luna; inoltre la sfera di Marte, che è lo spazio racchiuso nell’orbita del Pianeta, è il dominio degli Spiriti del Movimento. Questa Gerarchia fu appunto quella che dotò l’antenato della razza umana del corpo astrale che, all’inizio, non era destinato ad allontanarsi dalla sua origine e tuttavia in seguito divenne il veicolo per la ribellione nell’Antica Luna.

Perciò, ora siamo giunti alle seguenti conclusioni:

1) Marte e la sua sfera sono il quadro mnemonico dell’Antica Luna e l’attività fondamentale degli Spiriti del Movimento deve essere collegata con la dotazione all’essere umano di un corpo astrale.

2) Poiché vennero usate da Spiriti ribelli queste forze astrali, per le loro intenzioni cosmiche, di questo fatto e delle sue conseguenze deve essere presente nel nostro Marte una “memoria”. Questa è la creazione da Marte e dai suoi abitanti degli impulsi di egoismo e di aggressività, così come di autoattività, nel corpo astrale umano prima che noi entrassimo nella vita sulla Terra.

3) L’impulso a creare un mondo interiore, indipendente, di sensazioni, sentimenti ed emozioni, sebbene causato dagli eventi e dagli esseri esteriori, ha un profondissimo significato. Come abbiamo detto, questa “realtà” interiore divenne la “sola realtà” per la coscienza dell’essere umano della nostra epoca.

Perciò, la nostra attuale percezione del mondo come consistente di sostanza materiale è dovuta all’attività di Marte sull’essere umano, in special modo sul corpo astrale nel periodo dell’incarnazione. Può suonare fantastico, tuttavia è vero che il fatto che noi sperimentiamo il mondo come materiale è dovuto alla storia evolutiva del corpo astrale umano. Noi stessi abbiamo creato il mondo della materia dura e solida: noi stessi abbiamo creato il materialismo, per il fatto che gli Spiriti ribelli nell’Universo ci hanno insegnato, ci hanno detto, dentro il nostro corpo astrale attraverso lunghe ere dell’evoluzione cosmica, che le nostre proprie sensazioni ed esperienze animiche dell’Universo che ci circonda sono una realtà in se stesse e che , alla fin fine, sono l’unica realtà. Essi insegnarono all’essere umano ad obliare la propria origine divina, ad aver fiducia unicamente nelle sue proprie esperienze animiche. Il corpo astrale, o corpo animico, in origine era destinato soltanto a rendere coscienti le esperienze sensorie cosicché i sensi potessero divenire un limpido, non distorto, specchio dell’Universo, ma la coscienza – il corpo animico – che rende coscienti le sue percezioni, reca l’eredità dell’egoismo e dell’autoconservazione.

E il “grande egoismo”, che vive nel corpo astrale come un’iniezione velenosa, infine desiderò avere proprio per sé tutto ciò che arrivava nell’ambito dei sensi. In esso non doveva esser lasciata traccia di qualsivoglia azione proveniente da un Mondo Spirituale. Noi abbiamo realmente portato a compimento ciò. Nella nostra coscienza abbiamo realmente creato un mondo nel quale lo Spirito non può più manifestarsi. Diviene per noi cosciente un mondo attraverso il fatto che è l’immagine del nostro freddo egoismo. L’impulso a distaccarci dagli Dèi e ad essere indipendenti, che venne immesso nel corpo astrale, ci conduce ad interpretare le percezioni sensibili come provenienti da un mondo che è abbandonato dagli Dèi: che è soltanto un meccanismo, un’immagine della nostra propria incapacità di percepire vita e spirito.

Questa capacità di creare il nostro proprio mondo attraverso le forze del corpo astrale, nel cielo di nascita di un essere umano è espressa nella posizione di Marte e nei gesti e nei movimenti di Marte durante lo sviluppo embrionale prenatale. Vogliamo ora illustrare questo fatto in alcuni esempi.

La capacità ereditata nel corpo astrale di creare “il mondo dei sensi” avviene attraverso impulsi di ribellione contro l’Universo voluto da Dio. Se immaginiamo che quest’impulso potesse non esser stato elaborato o potesse esser stato vinto, percepiremmo attorno a noi un mondo abbastanza diverso. L’impulso ribelle ci ha condotto in un mondo nel quale noi siamo noi stessi e soli, circondati da un Universo che nella sua freddezza spirituale e nella sua disanimazione ci lascia liberi. Comunque, dopo che abbiamo raggiunto l’autoconoscienza – l’ “Io” – l’impulso ribelle ha perso la sua giustificazione cosmica. Ora, e sempre più in futuro, il corpo astrale deve diventare il veicolo per la creazione di una coscienza che interpreta le percezioni sensibili come provenienti dal mondo dell’ “origine”: da un Mondo Spirituale. La Scienza dello Spirito anela alla percezione del Mondo Spirituale che è operante e si manifesta dietro il velo delle esperienze sensibili. Perciò essa deve accettare il metodo scientifico della nostra epoca, tuttavia non può accettare le teorie di un’età che soffre gravemente a causa di quel grande “impulso ribelle”.

Essendo Marte collegato col corpo astrale, esso è sicuramente collegato col grande “impulso ribelle” che abbiamo descritto, ma in esso troviamo pure un’espressione di quelle forze nell’anima umana che anelano a vincere le attività negative e distruttive del corpo astrale, o corpo animico. Il corpo astrale è stato compenetrato dall’impulso dell’egoismo e dell’aggressività. Questo impulso può essere vinto da un potere che è quello opposto – il potere dell’amore e della compassione. Allorché, nelle Lettere precedenti, parlavamo di Saturno nella Costellazione dello Scorpione, menzionavamo il fatto – rivelato da Rudolf Steiner – che il Buddha, il Maestro dell’Amore e della Compassione, andò su Marte in un certo momento per vincere il declino su quel Pianeta. Il declino su Marte era causato da quell’impulso ribelle che aveva creato egoismo e aggressione. Così possiamo vedere in Marte il guerriero – il facitor di guerre – così come egli veniva sperimentato in tempi antichi. Ma da quando il Buddha è giunto su Marte , vi è un altro impulso che anela a portare amore e compassione giù nelle percezioni umane del mondo obbiettivo. E’ l’impulso che anela a liberare il mondo dall’incantamento dell’illusione dell’esistenza della materia. Questa illusione è creata là dove le percezioni sensibili incontrano l’attività del corpo astrale e lì deve essere vinta. Il corpo astrale è stato creato già prima della nascita; perciò l’atto della redenzione può essere massimamente efficace soltanto nello “status nascendi” del corpo animico. Ciò ha luogo entro la sfera di Marte ed è lì che il Buddha ora è attivo. L’insegnamento del Buddha può benissimo essere considerato come un insegnamento della purificazione delle percezioni sensorie. Se immaginiamo quest’impulso trasferito alla sfera di Marte, ove è impressa la “grande ribellione”, possiamo capire benissimo che nel tempo a venire esso crescerà sino ad esser un potere che vincerà il mondo di Maya, ossia dell’illusione, e muterà la natura di Marte.

L’anima umana passa pure attraverso il mondo di Marte nella vita dopo la morte. Se prendiamo le descrizioni di Rudolf Steiner in Teosofia sulla vita dopo la morte, troviamo una conferma di ciò che è stato detto più sopra. La sfera di Marte corrisponde alla prima regione del Mondo Spirituale descritta in Teosofia. Rudolf Steiner dice: “Nella prima regione del Mondo Spirituale l’uomo è circondato dagli Archetipi spirituali delle cose terrene. Durante la vita terrena egli impara a conoscere soltanto le ombre di quegli Archetipi, afferrandole nei suoi pensieri. Ciò che sulla Terra viene semplicemente pensato, in questa regione è sperimentato. L’uomo si aggira tra pensieri, ma questi pensieri sono esseri reali. Quello che durante la vita egli ha percepito, opera su di lui nella sua forma di pensiero. Ma il pensiero non appare come un’ombra nascosta dietro le cose: è realtà piena di vita, realtà che genera le cose.

L’uomo si trova per così dire nella fucina di pensiero ove sono create e plasmate le cose terrene, poiché nel Mondo dello Spirito tutto è moto e attività piena di vita”. Gli esseri umani sperimentano, anche in questa sfera, in qual modo apparteniamo alla realtà corporea fisica come un’unità; in qual modo noi siamo intessuti nell’esistenza delle cose fisiche. Rudolf Steiner parla di uno dei pensieri fondamentali dell’antica sapienza indiana del Vedanta: << Il saggio impara già nella vita terrena ciò che altri sperimentano solo dopo la morte, e cioè ad afferrare il pensiero della sua parentela con tutte le cose, il pensiero: “Questo sei tu”. Nella vita terrena ciò costituisce un ideale a cui la vita del pensiero può dedicarsi; nel Mondo dello Spirito è un fatto immediato che l’esperienza spirituale chiarisce sempre di più. In questo mondo l’uomo stesso diviene sempre più conscio di appartenere nella sua vera essenza al Mondo Spirituale.

Egli percepisce se stesso come spirito tra spiriti, come una parte degli spiriti primordiali, e sentirà in se stesso la parola dello spirito priomordiale: “Io sono lo spirito primordiale”. (La saggezza dei Vedanta dice: “Io sono Brahma”, cioè sono una parte dell’Essere primordiale da cui discendono tutti gli esseri) >>. Se gli esseri umani portano dentro se stessi il potere di quell’Essere primordiale omnicreante, allora noi dobbiamo essere responsabili, per l’apparire del mondo fisico, attraverso la nostra natura di Marte che ci ha legati al mondo fisico mediante le nostre percezioni sensibili e la nostra coscienza di esse.

Incontriamo qui il medesimo fatto che abbiamo elaborato più sopra, solo da un angolo differente. Dopo la morte, l’anima umana sperimenta nella sfera di Marte gli Archetipi spirituali degli oggetti fisici nel mondo. Possiamo sperimentarli in questa sfera poiché prima che entrassimo in essa siamo stati liberati e purificati nella nostra anima da forze quali l’egoismo e l’aggressione. Ora siamo capaci di sperimentare la teoria degli oggetti materiali come illusione. Diventiamo seguaci del Buddha che ha vinto l’inganno causato dai sensi terreni. Prima della nascita, acquisiamo nella sfera di Marte la capacità di percepire con i nostri sensi corporei il mondo terrestre nel quale entriamo, tuttavia mediante le nostre percezioni sensibili siamo capaci di creare un mondo d’illusione – di materia – oppure un mondo che è la manifestazione degli Archetipi, dei pensieri degli Dèi. Da Marte veniamo dotati della capacità di fare l’una cosa o l’altra; ciò è lasciato alla nostra libertà. Sarà sempre una lotta dentro la nostra anima individuale quella nella quale noi procediamo: la via della nuova creazione oppure quella del declino del mondo. Questa lotta individuale appare nei movimenti di Marte prima della nascita. Essa mostra le possibilità che un essere umano ha portato giù sulla Terra, tuttavia non mostra la decisione che sta entro il regno della libertà umana.

Ritornando all’inizio di questa descrizione della natura di Marte, possiamo ora comprendere meglio perché esso consista del corpo principale che in astronomia chiamiamo Marte, così come di una moltitudine di “asteroidi”. La sfera di Marte è una regione di lotta cosmica nella quale un vecchio e rigido mondo combatte con un giovane Universo colmo di Luce che qui è soltanto un germe della futura evoluzione cosmica. Perciò, possiamo immaginare che il Pianeta principale una volta venne scisso in molti minuscoli Pianeti da una lotta che ebbe luogo nell’Universo. Così il Pianeta principale è diventato più piccolo persino di quello della Terra.

Nella Lettera successiva elaboreremo la posizione di Marte negli oroscopi di una quantità di personalità storiche che ci metteranno in grado di verificare quel che abbiamo detto di Marte in questa Lettera.

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI

ISIDE SOPHIA-UNDICESIMA Lettera (Parte I)

Denderah

UNDICESIMA LETTERA

Febbraio 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

GIOVE – MARTE

Con la prossima Lettera (la Dodicesima) il primo anno delle Monthly Astronomical Letters giunge alla fine. Per quanto possiamo giudicare in questi tempi difficili, dovrebbe essere possibile continuarle per un altro anno. Comunque, intendiamo modificare il loro contenuto nel secondo anno. L’introduzione all’Astrosophia, sebbene non ancora terminata, ha raggiunto un punto ove possiamo arrischiarci di portare la conoscenza che abbiamo conquistato un passo più vicino alle realtà della vita. Perciò, proviamo a dare poche idee guida sugli eventi correnti nel mondo Stellare. Accanto a questo e all’introduzione, cominceremo con una serie di descrizioni degli eventi nel mondo delle Stelle durante la vita del Christo sulla Terra. In seguito saremo in grado di andare in dettaglio su alcuni cieli di nascita storici.

Willi Sucher.

Giove

Continueremo ora gli esempi dati dai cieli di nascita storici rispetto alla natura di Giove.

t

Conte Leone Tolstoj: all’epoca della sua nascita, il 9 settembre 1828, Giove era in Bilancia ove esso aveva pure formato un nodo durante il suo sviluppo prenatale. Esso era in una posizione veramente preminente. Marte era in congiunzione in Bilancia attorno all’epoca della concezione. Al momento della sua morte Giove era proprio sul punto di entrare in Bilancia e Marte era di nuovo in congiunzione con esso. In questa posizione abbiamo l’indicazione che il corpo eterico aveva una forte tendenza a stabilire pace ed equilibrio in un organismo che altrimenti sarebbe stato sopraffatto e scosso da emozioni aggressive ed altre forze animiche. In realtà, l’intera vita di Tolstoj è un esempio di questa tendenza. Tutte le sue opere e tutte le sue attività, ed in special modo i suoi diari, parlano della sua drammatica lotta contro forze che sono sempre avverse alla pace e alla manifestazione della giustizia e della buona volontà sulla Terra: questo è il linguaggio della Bilancia allorché essa parla attraverso Giove.

Robespierre

Massimiliano Robespierre (nato il 6 maggio 1758): durante lo sviluppo embrionale di Robespierre, Giove muoveva attraverso la Bilancia entrando nello Scorpione, ove si trovava all’epoca della nascita, probabilmente al mezzocielo.

All’inizio, in accordo con la sua posizione, l’aura eterica di Robespierre venne maggiormente diretta da impulsi provenienti dalla Bilancia. Essa rivela un anelare alla manifestazione della giustizia e della buona volontà sulla Terra. Fu questo che lo portò in una posizione dominante durante la Rivoluzione Francese. Gli Dèi portatono in vita in lui un simile atteggiamento verso le mete dell’evoluzione umana come fecero in seguito in Tolstoj. Poi, però, vediamo Giove che entra nello Scorpione. Ciò è come un noviziato degli impulsi originari poiché essi furono esposti ad un possente assalto delle forze animiche – forze astrali, come le chiamiamo in occultismo – che provengono dalla regione dello Scorpione. Sorge quindi sempre la domanda se le forze edificatrici e positive nell’essere umano possano opporsi a questa tempesta. Se lo possono, allora può svilupparsi una potenza positivissima, una forza per il compimento di azioni uniche per l’umanità. Quindi il pericoloso Scorpione può essere trasmutato nell’Aquila dallo sguardo acuto che, con l’occhio dello Spirito Santo, può guardare negli stadi futuri dell’evoluzione universale. Vi è però sempre il pericolo che una tale personalità possa essere dilacerata da compiti ed impulsi che sono oltre le sue capacità vitali. Qualcosa di simile accadde a Robespierre. Il suo essere, che era buono e nobile nei suoi impulsi originari, fu dilacerato dalla tempesta della Rivoluzione Francese. Egli non poté dominare le forze astrali che operavano nel retroscena degli eventi del suo tempo, e non poté collegarle ad un corpo sociale che era basato su libertà, uguaglianza e fraternità.

shiller

Friedrich Shiller: Shiller era nato il 10 novembre 1759, quando Giove era in Sagittario. Esso era in questa posizione anche durante il suo intero sviluppo prenatale. Ciò indica che questo corpo eterico era compenetrato da impulsi Archetipici che dotarono il suo portatore della facoltà di sperimentare e di percepire stadi passati sia dell’evoluzione umana sia di quella cosmica. Questo tipo di corpo eterico può divenire un organo per la comprensione degli impulsi più profondi e delle leggi nella storia umana. Shiller ebbe questa facoltà, come mostrato dai suoi drammi e dal suo forte rapporto con la storia. Per qualche tempo egli fu professore di storia all’Università di Jena. Da queste forze viene impiantata nel corpo eterico non soltanto una relazione con la storia umana, bensì esso diviene pure un organo per la comprensione delle forze primordiali che hanno lasciato le tracce delle loro attività passate nelle caratteristiche dei vari regni della Natura e nell’Universo.

La facoltà storica di Shiller è collegata pure con Saturno, ma sarebbe troppo difficile entrare ora nei dettagli della relazione tra Saturno e Giove in questo cielo di nascita. Forse una successiva occasione ce ne darà una possibilità.

novalis

Novalis (nato il 2 maggio 1772): durante il suo sviluppo embrionale, Giove si muoveva dal Sagittario, passando attraverso il Capricorno ed entrando in Acquario. Qui abbiamo un essmpio che mostra come un tale organismo eterico sia capace di espandersi all’esterno attraverso l’intero Universo. Nella Costellazione opposta del Cancro avevamo trovato la tendenza verso la forma rigida. Qui abbiamo quasi l’opposto, il superamento della forma e la tendenza a disciogliere le forze eteriche per il volo attraverso gli spazi universali. Possiamo sperimentare ciò negli scritti di Novalis, in special modo nei Frammenti. Non vi è un solo dominio della vita, dell’arte o della scienza o della religione su cui egli non dia i suggerimenti più ispirati in poche parole, addirittura misteriose, che noi possiamo comprendere soltanto se immaginiamo che esse sono derivate da un’organizzazione eterica che era aperta verso le altezze e le profondità dell’intero Universo. Inoltre, sappiamo che durante gli ultimi anni della sua vita egli si dileguò letteralmente nel regno dei morti. Egli aveva un rapporto profondo e un consumarsi desideroso per quei suoi amici che erano passati attraverso la soglia della morte prima di lui. I suoi Inni alla Notte tradiscono lo stato interiore della sua anima, così come fanno i suoi diari di quel periodo. Tale era la fonte delle sue osservazioni intuitive su tutti i rami della vita e della coscienza umana. Questo è un eccellente esempio dell’influenza di Giove dalla sua posizione nel Capricorno.

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Giovanni Keplero: Keplero è stato già menzionato in lettere precedenti. Sia durante il suo stato prenatale (27 dicembre 1571) sia al momento della sua morte (15 novembre 1630), Giove era in Acquario. Ciò indica una condizione del corpo eterico che rende capace il suo portatore di creare un forte rapporto con l’Universo Stellare. Nel caso di Keplero ciò è ovvio, poiché egli era un matematicoe un astronomo di professione. Questo esempio rivela che la relazione non è affatto necessariamente una relazione astratta. Keplero era ispirato dall’idea di armonia dell’Universo Stellare. Egli ascoltava le “armonie delle sfere”; scrisse partiture di musica (Harmonices Mundi) che i Pianeti producono, secondo la sua percezione. Perciò, una tale formazione dell’organizzazione eterica non ha bisogno di tendere verso l’astronomia professionale. Essa può rivelarsi semplicemente come una capacità di disporre la vita terrena così che essa sia in armonia con i ritmi cosmici, talvolta persino senza esser coscientemente consapevole di essa. Un esempio di ciò è Goethe, il cui Giove era in Acquario durante la maggior parte del suo periodo prenatale. Anche Wallenstein, il famoso Generale della Guerra dei Trent’anni, tentò di disporre le sue attività secondo il corso delle Stelle. Egli aveva Giove in Acquario nel suo oroscopo prenatale.

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Virgilio, il famoso poeta dell’Eneide, aveva una forte relazione con Giove nella Costellazione dei Pesci, poiché quando egli morì (il 22 settembre del 19 a.C.) Giove si trovava lì. Una tale posizione al momento della morte non mostra i doni originari di un essere umano attraverso il processo d’incarnazione, ma mostra persino qualcosa di più. Durante la vita sulla Terra, tutte le azioni di un essere umano vengono impresse nel suo corpo eterico. Dopo la morte il corpo eterico viene dissolto negli spazi eterici dell’Universo. La posizione di Giove indica allora quel che fluisce da un’anima umana come un conseguimento fondamentalmente importante portato nelle regioni cosmiche, e così esso viene preservato per l’ulteriore progresso nel futuro.

In questa posizione di Giove nei Pesci, possiamo trovare conseguimenti umani espressi che fluiscono nelle regioni eteree dell’Universo come un intendimento e una comprensione delle forze del Padre dell’Universo. Nell’Eneide, Virgilio descrisse le avventure di Enea, il mitologico padre di Roma. E con un’unica frase egli rivela il suo profondo rapporto con le forze del Padre dell’Universo. Egli chiama Giove l’ “Onnipotente Padre Etere”. Così egli espresse quel che sperimentava nelle profondità della sua anelante anima nei Pesci, che apparve allora realmente in cielo al momento della sua morte. Egli descrisse il Pianeta Giove come la sorgente degli Archetipi della vita e i Pesci come la regione delle forze del Padre dell’Universo.

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI

ISIDE SOPHIA – DECIMA Lettera (Parte II)

Denderah

DECIMA LETTERA

Gennaio 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

GIOVE

(Continuazione)

Durante il grande ciclo dell’evoluzione terrestre, il corpo eterico fu impegnato principalmente nel salvaguardare il corpo materiale dal declino e da un troppo forte estraniamento dalla sua origine cosmica. Ma lo sviluppo del pensiero, che non è così antichissimo nell’umanità, indica che il corpo eterico – ovvero, possiamo dirlo, le forze derivate dalla sfera di Giove – non solo preserva il passato, ma appartiene pure al futuro dell’Universo. Attualmente il corpo eterico è completamente incorporato, ovvero affondato, nel corpo materiale. In tempi antichi ciò era diverso, essendo il corpo eterico parzialmente fuori del corpo materiale, e attraverso ciò l’essere umano era capace di percepire le superiori regioni spirituali dell’Universo. Comunque, egli poteva farlo soltanto in maniera sognante, poiché l’autocoscienza non era ancora pienamente raggiunta. Verrà nuovamente un tempo in cui le forze eteriche saranno liberate dal corpo materiale e non saranno più unicamente impegnate nell’edificarlo, bensì riveleranno la loro luminosa, splendente luce di memoria e di preveggenza cosmica. Allora esse saranno compenetrate dall’autocoscienza, dalle forze dell'”Io”, e quindi riveleranno non soltanto una capacità riflessiva bensì anche una capacità creativa che sarà capace di edificare un nuovo Universo secondo le grandi Immaginazioni degli Déi. Questa sarà la vera immagine spirituale dell’umanità. Nel linguaggio dell’Apocalisse di Giovanni questa viene chiamata la “Nuova Gerusalemme”.

Possiamo ora capire Rudolf Steiner allorché in Scienza Occulta dice che il Giove attuale è una dimora di Esseri che sono troppo progrediti per prender parte all’evoluzione della Terra come Pianeta, e che saranno capaci di dispiegare la loro attività in un futuro grande ciclo di evoluzione che la Scienza Occulta chiama “Giove”. Questi Esseri attualmente “toccano” soltanto o “aleggiano al di sopra” dell’esistenza terrestre, mentre le forze eteriche operano come forze curatrici e rigeneratrici per preservare l’organismo vivente dal decadimento naturale. Proveremo ora a riconoscere l’attività di Giove in una certa quantità di cieli di nascita storici, e mostrare come essa appaia come un’indicazione della natura Archetipica delle forze eteriche di queste personalità, quale loro aura eterica, per così dire. Vedremo altresì come Giove appaia in tutto quel che è non solo una questione di destino personale nella vita umana, ma è in relazione con l’anelito e il progresso dell’umanità come un tutto: ciò che è utile e prezioso per la vita spirituale dell’umanità, anche se la personalità che ha creato tali opere di spirito risanatore ha oltrepassato da molto tempo la soglia della morte. Giove si rivelerà sempre come la sfera della quale Rudolf Steiner dice, in relazione alla vita dopo la morte, nel suo libro Teosofia: “…E’ l’unità vivente che esiste in ogni cosa. Anche di questa unità l’uomo non ha durante la vita terrena se non un riflesso. Questo si esprime in ogni forma di venerazione che l’uomo porta incontro al tutto, all’unità e all’armonia del mondo. La vita religiosa degli uomini deriva da questo riflesso. L’uomo riconosce come il senso totale dell’esistenza non risieda nel transitorio, nel singolo. Considera questo transitorio come un “simbolo” e un’immagine di un’eterna armonica unità. innalza con venerazione e adorazione lo sguardo verso questa unità. Le offre azioni religiose di culto… I frutti della vita religiosa e di tutto quanto ha relazione con essa si palesano in questa regione… Si forma qui la facoltà di riconoscere se stesso quale parte di un tutto”.

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Tommaso Moro (nato il 7 febbraio 1478): nel cielo di nascita di Tommaso Moro, Giove era appena entrato nella Costellazione dell’Ariete. Durante l’intero periodo del suo sviluppo embrionale esso fece un nodo in quella parte dello Zodiaco ove l’immagine dei Pesci congiunge le mani con l’Ariete. Era in una posizione assolutamente preminente.

Questa posizione di Giove indica le condizioni primarie dell’organismo eterico di Tommaso Moro. Giove raccoglie, in quel momento, gli impulsi dell’Ariete dietro ai quali vive l’attività e l’Essere degli stessi Spiriti della Saggezza. Così la Saggezza cosmica e le creative forze vitali di Giove vengono ancor più esaltate nella sfera del pensiero cosmico omnicomprensivo. Possiamo sperimentare ciò nell’atteggiamento di Tommaso Moro verso la vita e il suo anelito alla conoscenza. Con una vitalità come quella indicata in questo Giove, egli non poteva fare diversamente che dedicare ed ordinare la sua vita secondo la Saggezza universale. Perciò non stupisce ch’egli divenisse un seguace dell’ “umanesimo” quando aveva ancora soltanto diciannove anni e allorché Erasmo da Rotterdam si recò in Inghilterra. Più tardi nella sua vita, vediamo come egli dedicasse tutte le sue azioni dal punto di vista di questa Saggezza universale. Non era un fanatico, in effetti era proprio l’opposto, in quanto egli sviluppò un atteggiamento di assoluta calma e di autodominio qualsiasi cosa accadesse attorno a lui. Era risoluto e incrollabile nei suoi concetti e nelle sue convinzioni, come l’Ariete con le sue possenti corna. Persino la minaccia di morte non poteva mutarlo. Egli poté morire per le sue idee senza esser fanatico o pauroso. L’attegiamento vitale di Tommaso Moro è la descrizione ideale di Giove in Ariete.

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Dante (nato nel maggio del 1265): allorché Dante nacque Giove stava in Toro, ove era in congiunzione con Saturno. Così esso è in una posizione veramente preminente, sebbene il peso di un turbolento destino (Saturno) incomba su di lui. Il Toro è un’espressione dell’essere e dell’attività degli Spiriti del Movimento. Possiamo leggere in questa indicazione che le primarie tendenze vitali di Dante erano fortemente dirette verso la Parola, verso la Parola Creatrice degli Dèi così come la parola umana, che ha la sua origine in questa Costellazione o nella regione spirituale dietro di essa. Non vi è bisogno di molta spiegazione per mostrare come questa Parola Universale sia presente in Dante come potere di vita. Poiché il poeta della Divina Commedia conobbe realmente i “nomi eterni di tutte le cose e degli esseri”: essi erano scritti nel suo corpo eterico.

Il tragico destino di Dante in relazione con le Costellazioni politiche della sua età viene espressa da Saturno in Toro. Ivi la Parola Creatrice discende nella sfera del volere, e forgia con potenti soffi le molteplici forme di condizioni terrestri che, da un punto di vista superindividuale, sono necessarie per l’intera umanità.

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Gotthold Lessing (nato il 22 gennaio 1729): Giove stava tra le Costellazioni del Toro e dei Gemelli allorché Lessing nacque. Durante la maggior parte del tempo del suo sviluppo embrionale, esso disegnava un nodo tra le Stelle all’inizio dei Gemelli. I Gemelli sono l’espressione cosmica delle forze di individualizzazione nell’Universo. Nel loro retroscena spirituale abbiamo trovato gli Spiriti della Forma che prepararono la forma umana fino a che essa fu capace di divenire un veicolo per l’ “Io”. Il Giove di Lessing venne compenetrato da questi impulsi, e di nuovo possiamo trovare ciò, reso manifesto, nell’atteggiamento vitale di questa personalità. Possiamo dire ch’egli fu il primo giornalista, ma ebbe una vastissima e comprensiva conoscenza della vita spirituale e culturale della sua età. Inoltre il suo più forte impulso vitale fu la sua lotta per la libertà dell’individualità. Egli fu una delle poche personalità moderne che, attraverso il pensiero logico e un vero impulso per l’educazione, giunse all’idea della reincarnazione. Nel suo ultimo dramma Nathan il Saggio, espresse le sue convinzioni dell’unità di tutte le religioni, di tutte le confessioni e razze in un solo Cristianesimo mondiale. Nel suo corpo eterico ereditò dal Mondo degli Archetipi della vita il dono di riconoscere l’eterno nucleo dell’essere dell’umanità a dispetto delle ingannevoli apparenze della sua esistenza terrestre.

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Richard Wagner (nato il 22 maggio 1813): allorché Wagner nacque Giove era in Cancro, ma in opposizione a Marte che allora era in Capricorno. Giove in Cancro indica una forte tendenza formatrice. Questo caso è interessantissimo, poiché l’opposizione di Marte crea una contraddizione in questa personalità. Le sue forze animiche, indicate da Marte, furono non pienamente formate, almeno non durante la prima parte della sua vita; esse erano quasi esplosive e sanguigne. Ma le forze Archetipiche del suo corpo eterico anelavano alla forma rigorosa, ch’egli raggiunse nei suoi drammi musicali. Inoltre egli dovette lottare quasi per un’intera vita finché in se stesso vinse quelle forze animiche che troppo fortemente vivevano in cosmiche sfere e che non furono trasformate facilmente in forme legate alla Terra.

Giove nel Cancro indica pure una speciale relazione con la sfera degli Arcangeli, gli Spiriti del Popolo. Ciò è espresso altresì nei poemi musicali di Richard Wagner, che raccolgono il filo delle grandi immaginazioni della mitologia nordica. In realtà, egli ha formato nel suo operare vitale il dramma della nascita dell’individualità fuori dal grembo dello Spirito di Popolo.

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Rudolf Steiner (nato il 27 febbraio 1861): durante la prima metà dello sviluppo embrionale di Rudolf Steiner, Giove era in Cancro; in seguito esso eseguiva un nodo in Leone e stava in Leone all’epoca della sua nascita.

Incontriamo qui Giove in Cancro. Abbiamo già detto che ciò indica un potente potere formatore del corpo eterico. Possiamo trovare benissimo questa tendenza nella vita di Rudolf Steiner. E’ nella prima parte della sua vita che egli fu guidato dal suo particolare desitno allo sviluppo di una fortissima disciplina della sua facoltà pensante, come l’unica via per riuscire a portare all’umanità un nuovo e moderno metodo per la conoscenza dei mondi superiori. Ciò è riflesso nel suo libro fondamentale La Filosofia della Libertà.

Più tardi nella sua vita, questo pensare disciplinato divenne il portatore di un gigantesco e comprensivo messaggio dei mondi superiori che egli portò all’umanità moderna come “Antroposofia”. In essa appare un vero riflesso umano, una realizzazione microcosmica della più intima Anima dell’Universo. Ciò è indicato da Giove in Leone, e nella vita terrena di Rudolf Steiner abbiamo un’ideale rappresentazione di tali forze eteriche Archetipiche, e di come questo contenuto fluisse nel veicolo di un pensare disciplinato.

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Raffaello Sanzio (nato il 26 marzo 1483): nella vita prenatale di Raffaello, Giove si muoveva attraverso le ultime Stelle del Leone e subito dopo entrò nella Vergine ove si trovava all’epoca della sua nascita.

Rispetto a Giove in Leone dobbiamo dare una descrizione simile a quella data per il caso di Rudolf Steiner. Raffaello fu pure uno dei pochi che avevano ascoltato battere il cuore dell’Universo. Ciò venne impresso nel suo corpo eterico come una grande capacità d’amore.

Il carattere delle sue forze eteriche mutarono nello stato interiore della Vergine dopo la sua fanciullezza. Questo mutamento trovò la sua più pura espressione possibile nella vita di Raffaello, nel mondo delle sue molteplici ed innumeri immagini della “Madonna col Bambino”. La Costellazione della Vergine fu capace di trovare, attraverso di lui, come una forte manifestazione terrestre, poiché come pittore egli viveva in special modo in una sfera di coscienza immaginativa e nell’immaginazione che è collegata al Mondo degli Archetipi della vita, la cui sorgente è in Giove.

I dipinti delle Madonne di Raffaello non sono solo rappresentazioni della nascita del Bambino Gesù, ma hanno un significato molto più profondo. Esse rivelano l’esperienza della nascita del Figlio di Dio, il Signore della Vita Eterna nel Mondo Animico, persino nel Mondo di ogni Creazione. Questo è il vero significato della Costellazione della Vergine.

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI

ISIDE SOPHIA – DECIMA Lettera (Parte I)

Denderah

DECIMA LETTERA

Gennaio 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

GIOVE

Al fine di comprendere l’attività del Pianeta Giove, dovremo nuovamente edificare le nostre ricerche sulle indicazioni di Rudolf Steiner nei suoi due libri La Scienza Occulta e Teosofia.

Eravamo arrivati alla conclusione che il Saturno del nostro sistema solare è una specie di ripetizione o immagine mnemonica dell’evoluzione dell’Antico Saturno. Sorge ora la domanda se le sfere degli altri Pianeti portino dentro di loro, in maniera simile, le memorie dei successivi cicli dell’evoluzione cosmica. Per esempio, la sfera di Giove, che è dire lo spazio racchiuso nell’orbita di questo Pianeta, è la prossima dopo Saturno, e potremmo immaginare che essa sia collegata col secondo grande ciclo che è chiamato, secondo il linguaggio de La Scienza Occulta, l’evoluzione dell’Antico Sole.

In queste Lettere non abbiamo parlato dettagliatamente, fino ad ora, dei cicli evolutivi successivi all’evoluzione dell’Antico Saturno; perciò, tenteremo ora di dare una brevissima caratterizzazione dell’evoluzione dell’Antico Sole, che è descritta in maniera elaborata ne La Scienza Occulta [vedi pure Iside Sophia dell’Autore].

L’immagine fisica dell’umanità fu creata sull’Antico Saturno. Essa non aveva ancora né vita né coscienza. Era come un automa o uno specchio che rifletteva le attività degli Esseri Superiori attorno ad esso. Dopo che questo primissimo antenato dell’umanità era stato creato e portato a un certo compimento, il Pianeta fu dissolto di nuovo in uno stato puramente spirituale di esistenza. Tutti gli Esseri delle Gerarchie si ritirarono nelle regioni superiori del Mondo Spirituale. Subentrò una sorta di “notte cosmica” durante la quale nulla di natura fisica può essere riconosciuto dalla percezione chiaroveggente.

Dopo che questo intervallo di “sonno cosmico” giunse ad una fine, cominciò un nuovo ciclo di evoluzione che è chiamato antico Sole. Nei primi stadi ebbe luogo una ripetizione dell’antico Saturno fino a che un’immagine fisica dell’umanità venne di nuovo in essere nella stessa forma, come già era esistita sull’Antico Saturno. Poi un impulso interamente nuovo alterò il corso dell’evoluzione. La forma fisica dell’antenato della razza umana venne compenetrata da forze vitali. Attraverso questo influsso, che fu causato dagli Spiriti della Saggezza o Kyriotetes, tutto cambiò, persino la sostanza del Pianeta stesso. Sino ad allora essa era consistita unicamente di calore. Ora, all’epoca della compenetrazione da parte delle forze vitali, una parte del calore si mutò, ovvero venne condensato in “aria” o in luce. (Nei cicli successivi di quest’evoluzione planetaria le altre Gerarchie accanto agli Spiriti della Saggezza operarono sull’antenato umano che consisteva ora di un corpo fisico e di un corpo eterico vitale). Dobbiamo adesso avere in mente che l’impulso decisivo di questo ciclo venne dagli Spiriti della Saggezza o Kyriotetes, i quali nel sacrificare una parte del lor proprio Essere crearono il corpo eterico o vitale dell’umanità.

Ora ritorneremo alla descrizione che Rudolf Steiner dà, in Teosofia, delle esperienze dell’anima umana nella vita dopo la morte. Nell’ultima Lettera parlavamo della terza regione del cosiddetto Mondo Spirituale in rapporto alla sfera di Saturno, nella quale l’anima sperimenta gli Archetipi della vita. Rudolf Steiner dice di questa regione [Editrice Antroposofica, Milano, 1990, p. 105] in Teosofia: “La seconda regione è quella in cui la vita unitaria del mondo terreno appare quale essere-pensiero e scorre come elemento liquido del “Mondo Spirituale”. Finché osserviamo il mondo da esseri fisicamente incarnati, la vita ci appare legata ai singoli esseri viventi. Nel “Mondo Spirituale” essa è sciolta da questi e attraversa per così dire l’intera regione come sangue vitale. E’ la stessa unità vivente che esiste in ogni cosa.

Di questa regione Rudolf Steiner dice, nel ciclo di conferenze Vita tra morte e nuova nascita (Berlino 1912-1913), che è la sfera del Pianeta Giove. Così abbiamo conquistato due punti di vista: la sfera nella quale l’anima sperimenta gli Archetipi della Vita dopo la morte è la sfera di Giove, e il momento cosmico allorché entrò e compenetrò le forme fisiche fu durante l’evoluzione dell’Antico Saturno. Inoltre Rudolf Steiner indicò che la sfera di Giove nel nostro sistema solare è il luogo di dimora dei Kyriotetes, i quali dotarono l’esistenza fisica delle forze vitali.

Ora è abbastanza chiaro che possiamo volgere lo sguardo al Pianeta Giove e alla sua sfera come alla sorgente delle forze vitali nell’umanità e nell’Universo. Esporremo questo fatto nelle pagine successive.

Viviamo oggi in un’èra che ha conquistato un’elaborata conoscenza del mondo fisico, o meglio del mondo della materia. E’ il mondo del regno minerale, della sostanza inanimata che la scienza moderna ha interamente investigato. Ma il mondo della vita è ancora un grande mistero. Possiamo sperimentare le sue tracce e le sue espressioni ovunque nella natura, ma non sappiamo donde essa provenga. Non possiamo ancora afferrare quelle forze che, in tutti gli organismi viventi, sollevano la materia al di fuori delle sue reazioni puramente minerali e delle sue attività chimiche.  Esse non possono venir percepite con i sensi fisici, essendo celate rispetto ad essi. I metodi che usiamo sinora, nella scienza moderna, sono insufficienti a penetrare nel regno di queste forze, tuttavia la Scienza dello Spirito parla di esse come di una realtà sovrasensibile che può esser percepita da facoltà chiaroveggenti. Essa parla addirittura di un corpo eterico o vitale dell’organismo vivente come l’entità attiva della vita. Perciò, non possiamo dire con certezza ch’essa sia qui o là: possiamo soltanto preparare il nostro proprio essere secondo le istruzioni della Scienza dello Spirito, così che esso possa divenire uno strumento col quale percepire le forze della vita. Comunque, possiamo provare a comprendere l’attività di queste forze vitali con la nostra facoltà pensante. Questo è anche il primo gradino di preparazione sul sentiero che porta alla conoscenza superiore.

La domanda è: che cos’è la vita? Che cos’è il corpo eterico o vitale? Rudolf Steiner lo chiama l’architetto del corpo fisico, quello che edifica il corpo fisico secondo un progetto pre-concepito. Possiamo ora chiedere: perché accade che il corpo fisico necessiti dell’attività di un altro arto superiore che porti il progetto della sua forma? Secondo quel che abbiamo letto circa la creazione del corpo fisico all’interno dell’Antico Saturno, possiamo avere l’impressione che questo corpo fosse l’immagine completa o lo specchio delle attività e delle intenzioni degli Dèi. Potremmo così immaginare ch’esso avesse nella sua propria esistenza l’impronta del progetto della sua forma. Può sembrare difficile capire perché un altro “corpo” dovrebbe essere attivo per creare questa forma. Inoltre non possiamo risolvere questo enigma se non intendiamo il senso e la mèta spirituale dell’intera evoluzione del nostro Universo attraverso gli stadi già descritti come Antico Saturno, Antico Sole, Antica Luna, Terra e così via.

Nel primissimo inizio sull’Antico Saturno, venne creata dagli Dèi un’immagine fisica dell’essere umano. Questa immagine era una raffigurazione del loro proprio essere. Si rivela così il profondo significato di ogni creazione. La creazione di un essere nell’Universo è un’immagine delle Gerarchie ovvero degli Dèi. Ma gli Dèi non vogliono creare unicamente una sorta di automa o di specchio che sia capace di riflettere “meccanicamente” le Entità del Mondo Spirituale. Essi vollero creare un essere che ad un certo momento fosse capace di raggiungere l’autocoscienza. Quest’essere sarebbe stato capace di ascendere dallo stato di creatura riflettente allo stato di creatore, poiché la condizione di essere un’immagine dei Mondi Spirituali sarebbe poi stata congiunta con lo stato di autocoscienza. L’Universo Spirituale – cioè tutti gli Esseri delle Gerarchie – avrebbe quindi completato ed elevato la propria esistenza attraverso l’essere dell’umanità, che potrebbe non solo essere la sua immagine, bensì avere anche una conoscenza autocosciente di esso. Così la creazione completerebbe se stessa nell’autopercezione, il coro degli Esseri del Mondo Spirituale sperimenterebbe la propria esistenza e la propria attività.

L’essere che fu creato come antenato saturnio dell’umanità era vincolato a divenire un veicolo verso l’autocoscienza. Tuttavia, l’autocoscienza è dapprima una contraddizione nei confronti della coscienza cosmica, della coscienza degli Dèi. Perciò, quest’essere saturnio che venne allora in esistenza doveva proseguire il lungo viaggio verso il suo “Sé”. Ciò significa un distaccarsi, passo dopo passo, dagli Dèi. E quei passi sono già accennati nei cicli minori dell’Antico Saturno: per esempio, la suddivisione del Pianeta Saturno in molti singoli esseri di calore, i quali divennero l’origine dei corpi fisici umani di oggi, fu allora un gradino sul lungo cammino che conduce nella solitudine del Sé.

Dobbiamo fare qui una distinzione molto netta tra il fatto che il corpo fisico è l’immagine dell’esistenza e l’attività delle Gerarchie. Essendo un’immagine, essa non può mai distaccarsi dagli Dèi, perché è parte del loro stesso essere. Ma questo corpo è invisibile ad occhi terreni; esso è, per così dire, la somma idea Archetipica dell’umanità che dimora nelle regioni degli Dèi. Il corpo che diviene veicolo sulla via verso l’autocoscienza o coscienza dell’Io, è il corpo materiale che è composto di sostanze solide, liquide, gassose e caloriche della Terra. Esso porta l’impronta del corpo fisico, dell’Archetipo dell’umanità, ma si è allontanato dalla sua origine, anche dalla sua origine Archetipica – dagli Dèi – per divenire un “Sé”.  Questa fu una necessità. Allontanarsi dagli Dèi significa diventare sempre più imperfetti quanto più sprofondiamo nel corpo materiale. Esso necessita dell’esperienza della malattia e della morte, e questo è il destino del corpo materiale dell’umanità. Non potremmo sperimentare la malattia e la morte se d’altronde non vivesse dentro di noi la realtà dell’eterna salute e della vita eterna. Essendosi l’umanità allontanata sempre di più dalla sua origine voluta dagli Dèi, malattia e morte l’avrebbero sorpresa in una scala molto più vasta di quanto si è generalmente verificato. Tutta la miseria dell’esistenza terrestre, tutta l’imperfezione e l’incapacità a dominare i nostri còmpiti terreni sono solo una parte della malattia che ha sorpreso l’umanità sulla via dagli Dèi all’essenza del Sé. Se, dopo aver raggiunto il Sé – l'”Io” -, riusciremo nel futuro a riconquistare gradualmente l’immagine del nostro proprio essere, e con essa l’immagine dell’intero Universo Spirituale delle Gerarchie e del mondo fisico, potremo allora redimere la nostra grande malattia. Allora gli Dèi, che non conoscono malattia, vivranno in noi e attraverso di noi. Essi ci daranno la loro eterna giovinezza e vita, e noi daremo loro l’autocoscienza della loro propria esistenza. Vi è un solo mediatore tra ciò che è caduto nell’abisso dell’imperfezione e gli Archetipi cosmici. Questo è il corpo eterico. Esso ricevette e continuamente riceve, durante la vita terrena, le immagini divine della forma cosmica dell’umanità e le elabora nel corpo terrestre. Opera così contro le forze del declino e della malattia. Dal vero momento in cui la vita entra nell’embrione, esso edifica il corpo a partire dalle enormi risorse della memoria cosmica. Nello sviluppo del singolo embrione, chiamato ontogenesi, viene ripetuta la storia dell’evoluzione dell’intera razza umana: il corso della filogenesi. Il corpo eterico può fare questo perché comprende la storia dei più antichi stadi dell’evoluzione umana. Così sfida le forze negatrici di Dio che dimorano nell’essere umano, che tendono a condurlo ancora più lontano dalla sua origine spirituale. Il corpo eterico non può riportare sùbito all’Archetipo spirituale la forma umana caduta. Può farlo soltanto gradualmente e ripetutamente, allora supererà le forze della malattia e della morte. Ogni notte il corpo eterico riceve, di nuovo, le Archetipiche forme cosmiche e gli impulsi che esso imprime sempre di nuovo nel corpo materiale. Lo sentiamo allora come portatore di forze risanatrici e ristoratrici dopo il sonno. Solo così il corpo eterico può assolvere al suo còmpito di mediazione nel tempo; perciò, possiamo chiamarlo pure corpo temporale, perché unicamente nel tempo esso può realizzare la redenzione della materia caduta e restituirla alla sua immagine Archetipica.

La pazienza e la potenza di memoria del corpo eterico indicano che in esso è presente un gigantesco mondo di Saggezza universale. Possiamo intendere ciò se immaginiamo che il corpo eterico venne creato dagli Spiriti della Saggezza. E’ Saggezza che in sé porta i pensieri degli Dèi dal primissimo inizio dell’Universo, e i pensieri sull’ultima mèta di questo Universo. Vivendo i pensieri degli Dèi nelle forze eteriche come una sorta di riflesso, possiamo altresì immaginare che esse siano viventi nell’umano pensare. Ciò che vive nell’essere umano, la facoltà del pensare, è soltanto l’altro aspetto del corpo eterico accanto alla sua attività edificatrice e rigeneratrice.

(Continua)

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