Nome dell'autore: Daniel

PAVEL FLORENSKIJ

Florenskij, Pavel Aleksandrovic (1882 – 1937)

Personaggio a dir poco poliedrico Pavel Florenskij, definito da N. Losskij e S.Bulgakov il “Leonardo da Vinci della Russia”, può tra le altre cose essere annoverato tra i protagonisti principali della Sofiologia, assieme a V. S. Solov’ëv e allo stesso Bulgakov. Mentre questi ultimi si occupano della Sophia in relazione al Cristo, alla Chiesa ed suo progressivo incarnarsi nel processo storico in divenire, Florenskij la considera come espressione totale della Trinità e della Verità spirituale.

Laureatosi nel 1904 in matematica e fisica, è molto influenzato dall’opera del suo maestro N. V. Bugaev, cofondatore della “Società matematica moscovita” che si proponeva di realizzare una sintesi filosofica in grado di disciplinare la varietà ed eterogeneità di interessi teoretici e pratici del tempo grazie ad un rigoroso spirito critico. Ma la matematica pura non è l’unico campo d’interesse di Florenskij, che si iscrive anche all’Accademia Teologica di Mosca dove ha modo di approfondire le lingue antiche, la filosofia, le scienze bibliche, simboliche, dogmatiche, liturgiche, patristiche e ascetiche. Sarà comunque sempre la matematica a prestarsi come sostrato e termine di paragone in tutti gli svariati campi d’indagine a cui Florenskij dedicherà le sue attenzioni. In particolare negli anni della laurea forte sarà l’influenza del pensiero matematico di Georg Cantor, riscontrabile in particolare nei due saggi “Sui simboli dell’infinito” e “Empiria ed Empirismo” nei quali viene indagato il rapporto finito-infinito e teorizzata la necessità di giungere ad identificare un “oltre” noumenale che renda il mondo empirico un campo immanente di manifestazione del Divino.

Importante è il suo rapporto con la cultura in quanto etimologicamente affine al “cultus”, del quale la cultura stessa sarebbe la germinazione, e che la cultura moderna avrebbe deciso di liquidare precludendosi così la possibilità di connessione con il Cristo, “fonte della Vita eterna”. Quanto appena esposto informerà l’incompiuta “Filosofia del Culto” dove quest’ultimo è considerato, nella sua valenza simbolica ed essenziale, come soglia tra i due mondi.

Nel 1910 Florenskij viene consacrato presbitero ortodosso (dal 1912 sarà attivo presso la Chiesa della Maria Maddalena a Sergiev Posad) e gli viene assegnata al contempo una cattedra di Filosofia, mentre tra il 1911 e il 1917 e direttore redazionale dell’importante rivista “Messaggero Teologico”. E’ in particolare in questo periodo che Florenskij affina la sua visione della Trinità come perno, principio ed essenza del pensiero Cristiano e della metafisica che sarà la colonna portante della sua opera fondamentale “La colonna e il fondamento della Verità – Saggio di teodicea ortodossa in dodici lettere”, dedicata “al nome tutto puro e profumato della Vergine e Madre”. La teodicea (altrimenti detta “teologia razionale” o “naturale”) è quel filone della teologia che si occupa del rapporto tra la giustizia e la bontà divina e la presenza del male nel mondo, ed in quest’ambito Florenskij si muove entro il percorso già tracciato da Origene e Massimo il Confessore e poi rielaborato da Solov’ëv, centrato sull’idea dell’identità sostanziale di tutto l’esistente. Ogni cosa, avendo il sé lo stesso “ritmo di vita”, è ontologicamente connessa con il resto delle cose e con il tutto. Florenskij poggia l’unità fondamentale del molteplice su una Verità che è concretamente pensabile e coincidente con il dogma trinitario a sua volta visto in un ottica di parti che si compenetrano e vivono di un continuo dono, sacrificio e negazione di sé per Amore delle altre parti. Questo amore per l’altro da sé costituisce la dinamica dell’ordine eterno dell’essere, e tutto ciò che non vive di questa vita, compreso il male, è destinato a perire. Teodicea, certo, ma la matematica non è esclusa dall’opera bensì accasata in una importante “appendice” con la quale il lettore è invitato a familiarizzare prima di affrontare il testo.

Pochi anni dopo la pubblicazione di “La colonna e il fondamento della Verità” (1914) ha luogo la “Rivoluzione d’Ottobre”, a seguito della quale diversi intellettuali abbandonano la Russia. Florenskij rinuncia invece all’esilio per stare vicino alla sua Comunità, nella convinzione che facendo leva sulle contraddizioni interne la resistenza possa avere successo. Parallelamente continuano per lui gli incarichi di responsabilità, le pubblicazioni (degli anni ’20 è per es. il saggio “Allo spartiacque del pensiero”) e gli studi nei più disparati settori della conoscenza, che lo porteranno a compiere anche diverse invenzioni nel campo della tecnica e della fisica. Alla base e sullo sfondo dei suoi vari lavori permane sempre una visione Cristiana dell’esistenza e dell’esperienza umana, il che non costituisce certo cosa gradita agli occhi del regime, che comunque si mostra tutto sommato tollerante con un personaggio i cui talenti sono comunque concretamente utili (importanti sono state per esempio le collaborazioni con l’Amministrazione centrale per l’elettrificazione della Russia e con Istituto Elettrotecnico di Stato), sebbene non manchino attriti ed episodi di censura, come quella subita dallo scritto “Gli immaginari nella Geometria” (nel quale la questione dello spazio nella Divina Commedia veniva approcciato dal punto di vista della teoria della relatività). Questo almeno fino alla fine degli anni ’20, allorché in corrispondenza di un giro di vite da parte delle autorità politiche contro ogni tipo di cultura religiosa la situazione inizia a complicarsi, fino a quando Florenskij viene arrestato una prima volta nel maggio 1928 , inserito in una lista di “soggetti pericolosi” e successivamente condannato al confino (condanna ritirata dopo qualche mese grazie all’intervento di Ekaterina Pavlovna Peskova, responsabile della Croce Rossa Politica).

Rifiutata nuovamente l’opportunità dell’esilio (a chi gli chiedeva consigli sul che fare in quel periodo così difficile rispondeva: “Quelli tra voi che si sentono abbastanza forti da resistere devono restare, e quelli invece che hanno timore e non si sentono saldi e sicuri possono andare”) e tornato a Mosca potrà vivere e operare in una situazione di relativa tranquillità (di questo periodo è l’importante saggio “La Fisica al servizio della Matematica”) fino al febbraio del 1933 , quando subisce un nuovo arresto con l’accusa di propaganda antisovietica e partecipazione e organizzazione controrivoluzionaria, con conseguente condanna a 10 anni di lager in Siberia, nel primo Gulag sovietico sorto al posto dell’antico monastero delle isole Solovki, nel Mar Bianco. Assegnato al reparto della ricerca scientifica Florenskij compie studi sul gelo perpetuo, sull’estrazione dello iodio e sulle proprietà delle alghe e brevetta diverse importanti scoperte scientifiche tra cui il liquido anticongelante. La vita nel Gulag è comunque molto dura, ed una figura di una tale grandezza e coraggio (che ancora nel 1934e nel 1936 rifiutava concrete possibilità di lasciare il Gulag ed andare in esilio) contunua a dare fastidio.

La macchina del fango si avvia ed infamanti accuse vengono costruite per minare la resistenza del prigioniero anche dal punto di vista psicologico; resistenza che viene meno solo quando Florenskij viene a sapere che la propria dichiarazione di colpevolezza varrebbe la libertà di alcuni compagni di prigionia. Il 25 novembre 1937 viene emessa la condanna a morte che viene eseguita l’8 dicembre dello stesso anno, per fucilazione, in un luogo ad oggi rimasto sconosciuto nei pressi di Leningrado nel quale era stato portato, numero 368 di un gruppo di 509 condannati.

L’identità tra azione e pensiero che informa la vita del Florenskij può essere vista come un importante punto di distinzione rispetto alla maggior parte dei pensatori russi del suo periodo relativamente all’accidentata vicenda della convivenza e del rapporto tra fede e ragione. Sebbene il suo campo di azione sia molto vasto ed eterogeneo la tensione è sempre verso una “unisostanzialità” centripeta in un mondo che pare invece impegnato in un movimento centrifugo, disgregato e disgregante. E’ lo stesso Florenskij a parlare di “idealismo magico” per indicare un’attitudine a considerare la realtà dal punto di vista dell’essenziale unità vivente di tutto ciò che nel creato, ad uno sguardo superficiale, appare invece disgregato; unità che può essere tanto più vivente quanto più sia attivo un “nuovo pensare” pregno di quella “verità vivente” già introdotta come categoria filosofica dagli slavofili e che Florenskij riveste a festa dando risalto alle radici sanscrite di quell’Istina (Verità) che un tempo era stata “respiro”. L’esigenza di questo nuovo pensare, che costituirebbe altresì un luminoso punto-ponte tra Oriente ed Occidente, risulta essere urgente per l’uomo, pena l’indurimento e l’inaridimento dell’esistenza che si troverebbe sempre più a doversi muovere in foreste di concetti morti, induriti e pietrificati (la ricerca della vita al di la del concetto è tra l’altro un tema caro a più di un autore russo). Quanto si poggia sulla formale ragionevolezza logica, sulla certezza del dato già dato e sul conosciuto già conosciuto è cristallizzato e privo di vita in quanto disgiunto dalla ragione ultima della sua stessa esistenza. La razionalità ha senso quando lungi dall’essere considerata fine ultimo della conoscenza diviene elemento direzionale per “uscire dal piano dei concetti per entrare nella sfera dell’esperienza viva”. Importante a questo riguardo è anche quell’”antinomia” che per Florenskij vive nello scontro tra due leggi opposte ma egualmente valide e legittime. Solitamente l’uomo tende ad evitare il peso della tensione tra gli opposti antinomici facendo propria una sola prospettiva, impedendosi così di cogliere e accogliere la realtà nel suo insieme.

Esperienza fondante e fondamentale all’interno della weltanschauung Florenskijana è la scoperta del Tu e della conseguente interrelazione fra l’Io ed il Tu altrui al cospetto di un Terzo; interrelazione che permette alla logica e alla ragione di trovarsi dinanzi ad un punto di svolta, richiedente superamento (grazie ad una libera scelta ascetica di donazione e rinuncia a sé stessi) dei limiti del raziocinio onde accogliere appieno gli elementi di novità ad essa connaturati, il tutto nel segno di una Fede viva e libera (che in quanto tale non potrebbe essere meramente razionale) che è salvifica e costituisce “il principio e la fine della croce e della crocefissione al Cristo”. La rinuncia a sé stessi (all’Io=Io) equivale ad un assenso dell’anima che si rende ricettiva e accogliente per lo Spirito, che non trova più dualismi, forme fisse, discorsivismi e dogmatismi ad ostruire la via.

pav

Da una lettera del 1933 alla figlia Olga:

“Per la matematica, cerca non solo di ricordare semplicemente cosa e come fare, ma anche di capirlo e di apprenderlo come si apprende un pezzo musicale. La matematica non deve essere nella mente come un peso portato dall’esterno, ma come un’abitudine del pensiero: bisogna imparare a vedere i rapporti geometrici in tutta la realtà e a individuare le formule in tutti i fenomeni. Chi è capace di rispondere all’esame e di risolvere i compiti, ma dimentica il pensiero matematico quando non si parla direttamente di matematica, non ha appreso la matematica…La matematica è la più importante delle scienze che formano il pensiero: essa approfondisce, precisa, generalizza e lega in un unico modo la visione del mondo, educa e sviluppa, dà un approccio filosofico alla natura”.
“C’è una sorta di ritardo, della società rispetto alla grandezza e dell’io rispetto alla sua propria grandezza. E’ chiaro che il mondo è fatto in modo che non gli si possa donare nulla se non pagandolo con sofferenza e persecuzioni”

§§§§

“Il destino della grandezza è la sofferenza, quella causata dal mondo esterno e la sofferenza interiore. Così è stato, così è e così sarà …. È chiaro che il mondo è fatto in modo che non gli si possa donare nulla se non pagandolo con sofferenza e persecuzione. E tanto più disinteressato è il dono, tanto più crudeli saranno le persecuzioni e atroci le sofferenze. Tale è la legge della vita, il suo assioma fondamentale …. Per il proprio dono, la grandezza, bisogna pagare con il sangue”
“ Tutto passa, ma tutto rimane. Questa è la mia sensazione più profonda: che niente si perde completamente, niente svanisce, ma si conserva in qualche modo e da qualche parte. Ciò che ha valore rimane, anche se noi cessiamo di percepirlo”

“Non sono gli affanni del presente a oscurare l’eternità, ma che l’eternità ci guarda dalle profondità degli affanni del presente”

“Che cosa ho fatto io per tutta la vita? Ho contemplato il mondo come un insieme”

“Nello spazio ampio della mia anima non vi sono leggi, non voglio la legalità, non riesco ad apprezzarla… Non mi turba nessun ostacolo costruito da mani d’uomo: lo brucio, lo spacco, diventando di nuovo libero, lasciandomi portare dal soffio del vento”

“Osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso sull’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite all’aria aperta e intrattenetevi, da soli, col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete”

SENZA CATEGORIA

ISIDE SOPHIA – Terza Lettera

***

Denderah

TERZA LETTERA

Giugno 1944

LA NATURA SPIRITUALE DELLO ZODIACO DELLE STELLE FISSE

L’Universo del nostro sistema solare, con i suoi Pianeti ruotanti attorno ad un centro comune, è un organismo abbastanza complicato. Secondo l’opinione di Tolomeo la Terra è al centro di questo organismo; secondo Copernico il Sole è nel centro e mantiene una salda presa sui Pianeti cosicché questi non abbandonano le loro orbite (Rudolf Steiner ha indicato il movimento a lemniscata come la base della futura concezione dell’Universo planetario. E’ nostra intenzione ritornare su questi problemi al momento giusto, in special modo allorché dovremo trattare della natura dei Pianeti). L’Universo tolemaico, così come quello copernicano, ha la forma di un piano circolare, con le orbite dei Pianeti che giacciono all’interno di questi anelli concentrici di un disco. Questo piano circolare è circondato da una fascia di dodici Costellazioni di Stelle fisse che noi chiamiamo lo Zodiaco delle Stelle fisse. I nomi di queste dodici Costellazioni sono stati dati nella prima Lettera.

Dobbiamo ora parlare della natura di queste dodici Costellazioni dello Zodiaco. Esse formano il mondo “esterno” del nostro sistema solare, e sono in rapporto al nostro sistema solare così come il mondo esterno è in rapporto con noi. Come siamo in rapporto con il nostro mondo esterno? Noi troviamo nel nostro circostante ambiente terrestre le sostanze solide, le sostanze liquide, le sostanze gassose e calore. Troviamo tutto ciò all’interno della forma umana, soltanto in condizioni trasformate. L’origine di queste sostanze la ritroviamo nel nostro ambiente. Esse formano la base della nostra esistenza fisica. Le assumiamo, e le assumiamo continuamente in quanto viviamo sulla Terra, respirando e mangiando. Osservando queste sostanze e ritrovandole nuovamente in una condizione trasformata all’interno del nostro corpo, possiamo leggere la storia della creazione e dell’organizzazione dell’essere umano. Naturalmente, così come non dobbiamo guardare a queste sostanze dal punto di vista del pensare materialistico per conoscere la storia della creazione del nostro corpo è altresì necessario trovare le loro qualità spirituali.

Possiamo immaginare che il rapporto tra lo Zodiaco delle Stelle fisse ed il mondo solare sia costituito in maniera simile. Il nostro sistema solare deve  esser giunto in essere in tempi circa i quali noi non possiamo giudicare secondo misure terrestri. Da dove proviene? Proprio come le sostanze che troviamo all’interno del corpo umano una volta devono esser state parte del mondo circostante , così l’essere essenziale del nostro Universo può aver avuto la sua origine nel circostante mondo delle Stelle fisse. Anche qui, non dovremmo considerare questo mondo delle Stelle fisse unicamente da un punto di vista puramente quantitativo, bensì anche sotto un aspetto qualitativo.

Se accettiamo questo, allora possiamo guardare alle Stelle fisse, e tra di esse in special modo alle Stelle fisse dello Zodiaco, come al regno nel quale possiamo venire a conoscere qualcosa circa l’origine e la creazione del nostro Universo solare. Il cercare le tracce della creazione può rivelarci la natura interiore dello Zodiaco.

Rudolf Steiner ha dato la chiave per una comprensione dell’evoluzione del nostro Universo nel suo libro La scienza occulta nelle sue linee generali. Ivi egli descrive i vari gradini della creazione fino all’Universo nel quale ora viviamo e percepiamo con i nostri sensi. Descrive il processo dell’evoluzione così come esso si presenta alla percezione spirituale del chiaroveggente che è proceduto lungo il sentiero dell’iniziazione moderna e occidentale. Possiamo seguire le sue spiegazioni poiché egli dà anche, nel libro summenzionato, i metodi per il raggiungimento della moderna chiaroveggenza. Ciò ch’egli dice sull’evoluzione del mondo non è un’ipotesi incapace d’esser provata vera: può trovare la prova chiunque voglia seguire il sentiero della moderna iniziazione come sopra descritto. In tal modo, Rudolf Steiner descrive tre grandi stadi dell’evoluzione del nostro Universo che portano poi, ad un quarto stadio, alla creazione del mondo in cui viviamo. Questi tre grandi stadi dell’evoluzione, secondo la tradizione occulta, sono chiamati: evoluzione dell’Antico Saturno, evoluzione dell’Antico Sole ed evoluzione dell’Antica Luna. Il Quarto stadio è chiamato evoluzione della Terra, che in realtà significa l’evoluzione del nostro Sistema Solare. Questi quattro stadi di evoluzione rappresentano la condensazione nella materia solida, con tutti gli stadi di condensazione intermedi, di un qualcosa che nella sua origine è di natura puramente animica; tracce della quale sono ancora da ritrovarsi oggi in natura nelle sostanze gassose, liquide e solide. (L’idea di una materializzazione dei “pensieri” come processo di evoluzione è stata presa in considerazione persino dalla moderna scienza naturale).

Il gradino di evoluzione che è chiamato Antico Saturno è lo stato nel quale puro essere animico (nel senso della moderna scienza naturale, il “pensiero”) fu condensato in calore. Con ciò, viene compiuto il vero gradino di creazione della sostanza fisica. (Può essere che, secondo la scienza moderna, il calore non possa esser facilmente considerato come una sostanza fisica, ma solo come una condizione assunta dalla sostanza fisica. Dovremo parlare di ciò in seguito). L’Antico Sole è lo stato nel quale la sostanza di calore precedentemente creata fu condensata nella condizione gassosa. Nel ciclo di evoluzione dell’Antica Luna, le sostanze gassose anteriormente create vengono poi condensate nello stato liquido, e nel quarto stadio – entro l’evoluzione della Terra – ha luogo un’ulteriore condensazione, e le sostanze liquide vengono trasformate in materia solida.

Questo è, naturalmente, soltanto un breve abbozzo di questi quattro stati di evoluzione, e sarà ora nostro compito elaborarli più in dettaglio e trovare il collegamento con lo Zodiaco delle Stelle fisse.

L’EVOLUZIONE DELL’ANTICO SATURNO

 

Se si ritorna al vero principio della creazione per mezzo della conoscenza superiore – nel senso della moderna iniziazione – non vi è alcuna sostanza fisica che possa essere trovata. Ogni cosa è ancora in una condizione animica e spirituale. Siccome non si può, per esempio, immaginare dei pensieri senza il loro essere collegati con l’esistenza animica di un essere umano, troveremo questa naturaanimica dell’esistenza dell’Universo nella vita interiore non di esseri fisici, bensì di esseri spirituali. E poiché dobbiamo distinguere nelregno della vita del pensiero umano tra esseri umani che hanno la capacità di creare idee, ed altri che hanno la capacità di realizzarle e di metterle in pratica, dobbiamo distinguere altresì tra Gerarchie di Entità Spirituali che hanno differenti capacità di materializzare l’Archetipica sostanza animica creata in mezzo a loro.

Così troveremo ivi, nel principio, Entità Spirituali che hanno raggiunto in un certo momento della loro interiore, atemporale evoluzione, la capacità di emanare le sostanze animiche originarie; l’”idea” o il “pensiero” o qualsiasi cosa ciò possa essere stato. Questa sostanza poi può essere accolta da altri esseri.

Se nulla esiste in senso fisico, la prima cosa è quella che la “volontà di esistenza (fisica)” proietta – ed è così. Eccelse Entità spirituali, che Rudolf Steiner chiama Spiriti della Volontà, hanno raggiunto la capacità di emanare Volontà come sostanza animica. La Volontà diviene il fondamento di tutto ciò che, nel corso dell’evoluzione, diviene fisico. Questi Spiriti della Volontà furono capaci di riversare la loro Volontà soltanto dopo un lungo periodo di evoluzione interiore. Quello che fu un principio, dal punto di vista della creazione del nostro Universo, nel caso di questi Spiriti dev’essere inteso come il termine di uno sviluppo interiore. Questo primo atto di creazione è al contempo una conclusione ed un nuovo inizio. Può il “fondamento-madre” del nostro Universo solare, lo Zodiaco delle Stelle fisse, dirci qualcosa su questo evento, come una sorta di rimembranza cosmica? Possiamo trovarla scritta nella Costellazione dei Pesci così come essa è presente oggi in cielo. (Rudolf Steiner, nella Scienza Occulta nelle sue linee generali, non ha indicato alcuna relazione tra gli eventi durante i vari stadi di evoluzione del nostro Universo e le Costellazioni dello Zodiaco così come è fatto qui. Come ciò venga fatto in queste Lettere, è interamente responsabilità propria dello scrivente. I Pesci, come li vediamo oggi secondo le immaginazioni dei nostri antenati, consistono di due Pesci che nuotano in direzioni opposte, ed inoltre sono congiunti da una specie di fascia Stellare. I Pesci stanno tra l’Acquario e l’Ariete. Essi formano la dodicesima Costellazione dello Zodiaco. Ivi lo Zodiaco giunge ad una fine e ricomincia nuovamente con la costellazione dell’Ariete. Così i Pesci sono l’immagine della fine di un’evoluzione che ha luogo entro gli Spiriti della Volontà prima che essi siano capaci di emanare la sostanza originaria del nostro Universo ed altresì l’immagine dell’inizio dei cicli evolutivi del nostro Universo.

La Costellazione dei Pesci nuota nell’acqua che l’Acquario riversa nell’Universo. In quest’acqua possiamo percepire, con gli organi della conoscenza superiore, l’immagine della sostanza omnicreativa dell’Universo spirituale; la creativa sostanza sanguigna spirituale del Mondo Spirituale. Essa ha in se stessa tutte le possibilità di manifestazione. Gli Archetipi di tutte le cose esistenti nei mondi fisico e animico sono come disciolti in questa corrente. Essi non sono pervenuti neppure ad una forma psichica, ma ora i Pesci appaiono in quest’acqua celeste. Appaiono le prime tracce di una solidificazione animica di singoli oggetti. Gli Archetipi della volontà – il fondamento dell’esistenza fisica – si sono consolidati entro il mare delle possibilità creative.

Ora, dopo che la sostanza primordiale è stata creata, comincia l’evoluzione dellAntico Saturno. Altri Esseri Spirituali dispiegano la loro attività e la dirigono verso la primordiale sostanza di volontà. Rudolf Steiner li chiama Spiriti della Saggezza. Da allora essi hanno raggiunto un’altra capacità. Essi sono capaci di riversare forze di Vita, e dirigono queste forze verso questo “Pianeta di Volontà”, che era giunto all’esistenza. Questo Pianeta, che ora chiamiamo Antico Saturno, non è capace di accogliere la vita. Esso non è ancora progredito al punto di diventare vivente. E’ ancora una sostanza senza vita che può soltanto riflettere ciò che accade nell’ambiente circostante, e così riflette quelle forze della vita che provengono dagli Spiriti della Saggezza. La vita riflessa è saggezza, perché l’essere interiore della vita è saggezza. Così avviene che queste forze cosmiche di saggezza nell’ambiente circostante del Pianeta formino qualcosa di simile ad una sfera.

Possiamo trovare questo stadio di evoluzione rimembrato, per così dire, nella Costellazione dell’Ariete. L’Ariete porta un bianco vello. L’immagine della testa dell’animale è coronata da corna ritorte come due spirali invertite.

Questo processo cosmico può essere sperimentato come un gigantesco sviluppo embrionale del nostro Universo. In se stesso, esso porta l’immagine Archetipica di tutto ciò che è processo embrionale nei vari stadi di evoluzione ed anche all’interno dei singoli esseri di questo Universo; per esempio, lo sviluppo embrionale dell’essere umano. Sappiamo dalla scienza dell’embriologia che durante questi primi stadi della condizione embrionale la testa è predominante e che il tronco e gli arti sono soltanto una specie di appendice della testa. Si potrebbe persino dire che durante le prime settimane, quando il cervellodell’embrione non è sviluppato nel dettaglio, l’intero organismo embrionale assomiglia ad un cervello avvolto come una spirale. Al di fuori di esso, tutte le parti dell’organismo crescono con gradualità.

Il primo stadio di evoluzione dell’Antico Saturno è la creazione dell’Archetipo del cervello. Il cervello umano oggi non è altro che una pallida copia di questo cervello cosmico, e porta ancora l’impronta della sua forma spirituale. Esso deve essere in alto grado devitalizzato – senza sangue – poiché solo allora funziona. Funziona in modo tale che la vita nell’ambiente circostante dell’essere umano viene riflessa in esso. Questo riflesso, essendo soltanto un ombra della vera vita, può produrre il pensiero, la conoscenza degli oggetti nel mondo esterno.

Possiamo trovare ciò nell’immagine dell’Ariete che riposa, rivelante lo stadio nel quale gli Spiriti della Saggezza erano attivi, la sostanza ancora inanimata della Volontà, la riflessione (espressa dalla testa dell’Ariete che è rivolto all’indietro e guarda al di sopra delle sue spalle), e dalla creazione del bianco vello della Saggezza. Persino nelle corna dell’Ariete possiamo vedere l’immagine delle circonvoluzioni del cervello, oppure della spirale dell’embrione in quanto cervello “primordiale”, che riproducono e riflettono la forma sebbene in un atto di rimembranza.

Il gradino successivo nell’evoluzione dell’Antico Saturno è collegato con un influsso di forze dell’anima, o forze di coscienza, nel Pianeta. Queste forze provengono da Spiriti che Rudolf Steiner chiama “Spiriti del Movimento”. In questo modo la sostanza del Pianeta verrebbe animata, ma non essendo capace di accogliere la vita dagli Spiriti della Saggezza, essa è ancor meno preparata ad essere animata. Perciò, anche queste forze vengono riflesse dal Pianeta nell’ambiente circostante dell’Antico Saturno, e venendo riflesse compenetrano la sfera della Saggezza che rappresenta la Vita riflessa precedentemente emanata dagli Spiriti della Saggezza. Forze di animazione – di coscienza animica – compenetrano così l’aura di Saggezza attorno a Saturno. Abbiamo un processo all’incirca simile a quello che avviene allorché, all’interno della vita animica dell’essere umano, il riflesso del mondo oggettivo, grazie alla funzione del cervello, viene compenetrato dalle forze della coscienza; allora ci creiamo dei concetti del mondo attorno a noi. Per esempio, il fatto dello svanire della luce diurna, percepito dai nostri sensi, riflesso dal cervello, e poi compenetrato dalla coscienza, può creare il concetto-notte. Questo processo è altresì il fondamento del linguaggio umano. Certamente oggi l’essere umano esprime lo stesso fatto mediante suoni e parole differenti a seconda delle siverse lingue, ma un tempo, in epoche da lungo trascorse, l’essere umano attraverso la formazione dei suoni e delle parole poteva esprimere ed indicare la vera interiore natura degli oggetti.

Possiamo sperimentare qualcosa di simile nel periodo dell’Antico Saturno, solo su una scala gigantesca e molto più possente. Mediante la compenetrazione delle forze della Saggezza con le forze animiche, che originano nell’attività degli Spiriti del Movimento, vengono creati concetti Archetipici, suoni Archetipici, e parole, sebbene non di una natura passiva e riflessa come nel linguaggio umano di oggi. Viene in essere una sorta di cosmico linguaggio Archetipico, che è creativo nella sua natura ed è un potere magico nell’Universo. E’ la Parola di Dio attraverso la quale furono fatte tutte le cose che esistono.

Possiamo trovare questo gradino di evoluzione scritto nella Costellazione del Toro. Essa può essere trovata tra la Costellazione di Perseo (al di sopra) ed Orione (al di sotto). Si può vedere unicamente la parte frontale del corpo del Toro, ma nel suo insieme assomiglia ad un animale di grande forza; il simbolo di fertilità. Questo processo primordiale di evoluzione ha lasciato la sua impronta nell’organismo umano. Se osserviamo la Costellazione come più che altro viene raffigurata, solo con la testa del Toro e le enormi corna, che si estendono nello spazio universale, allora abbiamo un’immagine della laringe umana e dell’orecchio interno. La testa è la laringe, e le corna sono i canali connessivi che portano all’orecchio mediano, ove minuscoli ossicini collegano la parte esterna dell’orecchio con la parte più interna.

Durante il periodo successivo dell’evoluzione dell’Antico Saturno, cominciano ad essere attivi altri Esseri Spirituali che vengono chiamati “Spiriti della Forma”. Essi irradiano forze nell’Universo che vogliono dividere ed individualizzare quel che è ancora unito in un unico immenso corpo planetario. Tuttavia il Pianeta è ancor meno capace di accogliere queste forze. Soltanto il riflesso di questa attività rimane con la sostanza. Questo riflesso agisce sul Pianeta in una maniera tale che la sostanza viene suddivisa in molti piccoli corpi, ed il Pianeta, che sino ad allora era stato un  unico singolo corpo, appare come un’immensa mora di gelso. I piccoli chicchi, risultanti dall’influenza individualizzante che emana dagli Spiriti della Forma, non possono raggiungere l’individualizzazione interiore durante questo periodo di evoluzione, ma essa ne produce una sorta di immagine esteriore: la divisione in singoli corpi. Questi singoli corpi diventano la formazione di tutte le successive molteplicità di esseri nel nostro Universo: in tutti i diversi regni dell’esistenza. Possiamo trovare rammemorato questo evento nella Costellazione dei Gemelli, che può esser rinvenuta in cielo ad oriente del Toro e al di sopra del Piccolo Cane di Orione. Essa mostra due esseri, simili ad esseri umani, che sono strettamente collegati l’un l’altro e nondimeno sono esseri individuali.

Il processo di divisione all’interno dell’Antico Saturno può anche essere trovato, come una specie di rimembranza, ancor oggi in natura. E’ il processo di divisione cellulare. Sappiamo che esso è il fondamento della crescita. Dapprima troviamo l’unica cellula originaria. Non appena essa è affetta dalle forze della crescita, si scinde in due. L’unicità è distrutta; comunque, viene creata al suo posto una duplicità, ed abbiamo l’immagine dei Gemelli. Poi, naturalmente, i due vengono scissi in quattro in quanto il processo della crescita prosegue, e così via. Così viene creata la molteplicità che, dopo un certo tempo, può avere anch’essa l’aspetto di una mora di gelso.

Questo evento è rimembrato anch’esso all’interno della forma umana, ma in una maniera molto peculiare. Esso è presente nella simmetria della forma umana. Che il nostro corpo abbia due lati, due orecchie, due occhi, due mani, due piedi, e così via, è dovuto a questa influenza. Questa duplicità ci separa dal resto del mondo. Essa rende possibile per noi il fatto di esistere all’interno di un corpo umano che è il fondamento per l’individualità. La simmetria mostra le ultime tracce di una lunga evoluzione, attraverso la quale la forma umana venne separata dalle forme contigue cosicché in essa potesse dimorare un’individualità. Anche gli atri gemelli – i piedi e le mani – separano la forma umana da ciò che è sopra e sotto. Anche questo è necessario per il libero sviluppo dell’individualità.

Ora siamo giunti a metà dell’evoluzione dell’Antico Saturno ove hanno luogo importanti cambiamenti e trasmutazioni. Sino a questo momento su Saturno tutto è ancora in una condizione più o meno animica. Abbiamo parlato di sostanza, ma questa sostanza è la Volontà, che è derivata dagli Spiriti della Volontà. In quanto Volontà, essa è ancora in una condizione animica. Nella prossima Lettera, vedremo come questa sostanza animica venga trasmutata in sostanza fisica nel periodo mediano dell’evoluzione dell’Antico Saturno.

Tutti i diritti di riproduzione, di traduzione o di adattamento sono riservati per tutti i Paesi. E’ vietata la riproduzione dell’opera o di parti di essa con qualsiasi mezzo, se non espressamente autorizzata per iscritto dall’editore, salvo piccole citazioni in recensioni o articoli.

ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

ZEN e LOGOS

Nan-in, un maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.
Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.
Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. «È ricolma. Non ce n’entra più!».
«Come questa tazza,» disse Nan-in «tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?»

zlog

Qualche tempo fa chiacchieravo sportivamente con un’amica su quali fossero dei testi interessanti per un primo approccio allo Zen, e tra le altre cose mi disse che anche Massimo Scaligero aveva scritto un libro a riguardo; cosa che sapevo ma che per qualche motivo mi suonava in quel momento come nuova. Rivenduti su ebay arco, frecce e bersaglio ho provveduto dunque a procurarmi “Zen e Logos”. Poco dopo l’inizio della lettura il mio timore, dettato dalla totale ignoranza sull’argomento, si è sciolto come neve al sole di fronte alla maestria dell’autore nel far entrare anche il più sprovveduto dei lettori nel cuore degli argomenti trattati dandogli gli strumenti necessari per orientarsi e mantenere la rotta, in un modo che solo chi vive ciò che scrive può fare.

Introdotto dal saggio “Affinità di tradizioni antiche – L’Uovo del Mondo e l’uccello Hamsa” (pubblicato in Asiatica, 1, 1940) il testo si compone di vari scritti apparsi tra il 1961 e il 1968 sulla rivista “Il Giappone”. Il viaggio parte dall’incontro tra lo Zen e la moderna cultura occidentale, avvenuto in un momento ed in un ambito nel quale della Dialettica non era rimasto che il cadavere; momento e ambito rivelatisi pertanto inadatti a cogliere dello Zen l’essenza viva necessaria alla reale conoscenza dello stesso, di per sé non discorsiva e dialettificabile. Una concreta possibilità di realizzazione feconda del suddetto incontro viene indicata dall’Autore nella via tracciata da Nishida Kitaro (e dalla Scuola di Kyoto che al pensiero del Nishida fa capo) , potenzialmente percorribile in particolare da quei pensatori orientali che, come lui, siano in grado di rapportarsi con il moderno occidente e relativo mondo concettuale senza cadere nella trappola di quella dialettica che gira sulla ruota dell’autoreferenzialità come un criceto nella sua gabbia, che di quel mondo concettuale è divenuta espressione, effetto e causa. Evitare la trappola porta in dote il poter operare laddove il pensiero si trova nel suo puro movimento rendendo pertanto la dialettica qualcosa di vivo, incontrando così il pulsante fluire della filosofia occidentale ancora non cristallizatasi nel pesamisurabile.

Per quanto riguarda l’Occidente invece viene messa in luce nell’incontro tra esistenzialismo e fenomenologia quella che potrebbe essere (o essere stata) l’ultima possibilità di sopravvivenza della filosofia, a patto che questo incontro porti dalla ricerca del noema alla percezione dell’elemento noetico vivente, al di la di qualsiasi attività speculativa, dogmatica, empiristica ecc, ed è inutile dire che anche in questo caso ci troviamo nei pressi della “concreta possibilità di realizzazione feconda” di cui sopra. La trattazione prosegue poi con l’analisi di quanto scaturito dall’incontro tra lo Zen e la psicanalisi. Viziato già all’origine da quell’approccio junghiano che apparenta miti simboli e tradizioni al bagaglio simbologico onirico/fantasioso dei nevrotici, il tutto finisce in buona sostanza per essere ridotto e letto in termini di inconscio, con tanti saluti alla noesi, all’autonomia del pensiero, al Tao ed allo Zen.

L’ultimo capitolo parte invece dall’idealismo hegeliano indicato come recante in sé i presupposti noetici dello Zen per giungere ad analizzare ciò che, a partire dall’incapacità di cogliere e far vivere tali presupposti da parte degli stessi “discepoli” hegeliani (Nishida Kitaro aveva invece colto benissimo tale aspetto), ha minato già dalle fondamenta i vari movimenti delle “contestazione”. L’insuccesso nel cogliere la “prassi metadialettica del pensiero”, comune tanto all’esperienza del pensiero puro quanto allo Zen ha tolto, secondo l’Autore, qualsiasi concreta possibilità di successo alle contestazioni che in definitiva finiscono per contestare (anche in maniera violenta) sé stesse; né la situazione potrà cambiare fino a quando si considererà la realtà (fisica o metafisica che sia) soltanto dal punto di vista della misura del numero e del peso.

Quanto sopra è giocoforza uno stringato abbozzo di quanto il sottoscritto ha ca(r)pito del testo. Io intanto ve lo consiglio.. ma non mi prendo responsabilità se dopo averlo letto penserete ancora che il Satori sia il tastierista dei Beehive e che il Koan sia un simpatico divoratore di eucalipto.

LIBRI E AUTORI

ISIDE SOPHIA – Seconda Lettera

Denderah

SECONDA LETTERA

Maggio 1944

RAPPORTO CON LE STAGIONI

Nell’ultima Lettera parlavamo delle tre componenti del nostro Universo solare. Ora sarà nostro compito elaborare i particolari della struttura del nostro Universo, in special modo del Sole e dell’orbita della nostra Terra.

La Terra ruota intorno al Sole nel corso di un anno, come abbiamo affermato. Per noi sulla Terra, ciò appare come movimento del Sole lungo il sentiero dello Zodiaco. Questo movimento non è soltanto un fatto astronomico: è connesso nel tempo con definiti eventi ritmici sulla Terra. Cioè il ritmo delle stagioni. Ora osserveremo questo ritmo delle stagioni dal punto di vista dell’emisfero settentionale della Terra.

Ogni anno al 21 di marzo inizia la primavera nell’emisfero settentrionale. Questo fatto non cambia nel corso del tempo. Non accade mai che improvvisamente la primavera cominci al 21 di aprile: essa è al 21 di marzo. Noi diciamo allora che ha luogo l’equinozio di primavera o che il Sole è nel punto vernale – il che è dire, secondo il sistema cosmico di Copernico – che la Terra ha finito la sua orbita attorno al Sole e comincia un nuovo ciclo.

La primavera dura sino al 21 di giugno. Durante questa stagione i processi di germinazione, crescita, espansione, fioritura hanno luogo nel mondo vegetale che ci circonda. E’ la stagione nella quale soprattutto ha luogo la creazione nella natura.

Poi il 21 giugno comincia l’estate. Ora la Terra si è mossa attraverso un quarto della sua orbita. Visto dalla Terra, il Sole si è mosso durante i precedenti tre mesi attraverso i segni di Ariete, Toro e Gemelli. Il 21 di giugno esso entra nel segno del Cancro – dalla prospettiva della Terra. Ci troviamo di fronte i fenomeni della stagione estiva nella natura attorno a noi. I processi di fioritura hanno raggiunto il loro apice. Il mondo vegetale è perfetto. Ha luogo la fruttificazione, e verso la fine della stagione i frutti maturano. Durante questo tempo, il Sole si è mosso attraverso i segni dell’eclittica del Cancro, del Leone e della Vergine; o secondo Copernico, la Terra ha completato un altro quarto della sua orbita.

Il 23 settembre il Sole entra nel segno della Bilancia. Sulla Terra al Nord abbiamo l’inizio dell’autunno. La natura entra in un periodo di crisi. Ha luogo una separazione tra il frutto e la pianta madre. La pianta madre (la cosa è diversa nel caso degli alberi) appascisce. Il frutto e con esso il seme viene sepolto nel suolo. La luce e il calore scemano. Il Sole si è mosso attraverso i segni di Bilancia, Scorpione, e Sagittario

Poi il 21 dicembre entra nel segno del Capricorno, e mentre passa attraverso Capricorno, Acquario e Pesci abbiamo sulla terra la stagione invernale. Durante questa stagione i semi dormono nel suolo, forse coperti da ghiaccio e neve, ma poi ha luogo un grande risveglio – un grande miracolo: dànno alla luce gli stessi tipi di forme vegetali della pianta madre che era appassita nell’autunno precedente. Quindi il Sole entra di nuovo nel segno di Ariete il 21 di marzo, e l’intero ciclo dell’anno e delle stagioni riparte ancora una volta.

Possiamo chiederci: da dove provengono le forze che fanno crescere e poi appassire le piante dopo che hanno prodotto il seme per il successivo ciclo delle stagioni? Da un punto di vista materialistico si può rispondere che l’aumento della luce e del calore, andando verso l’estate, fa crescere le piante, e la loro diminuzione in autunno ritrae la vita nel mondo vegetale. Tuttavia ciò è detto in maniera troppo facile, perché ci sono piante che crescono anche se luce e calore sono scemati. Esse non possono ricevere luce e calore come l’unica influenza del Sole. Vi devono essere forze irradianti dal Sole che sono qualcosa di più che non unicamente luce e calore. I semi non germinano se sono unicamente esposti a luce e calore; devono anche essere messi nel buio del suolo umido. La terra deve ricevere influenze dalle profondità degli spazi cosmici che compenetrano la Terra più profondamente di quel che facciano unicamente calore e luce. Queste forze nascoste vengono indicate dal movimento del Sole attraverso i segni dell’eclittica, e ciò non interferisce affatto con la concezione copernicana del nostro sistema solare. Anche se immaginiamo la Terra che si muova e il Sole stia fisso al centro, possiamo ancora immaginare che il globo terrestre riceva certe influenze cosmiche attraverso il Sole dalle differenti direzioni dello Zodiaco. Potremmo immaginare il Sole esser simile ad una grande lente ottica che raccoglie le attività delle varie parti dell’eclittica e le invia giù sulla Terra. Potremmo pure immaginare i Pianeti inferiori impegnati in questo raccogliere e trasformare l’attività del Sole. Solo la superstizione materialistica potrebbe rendere impossibile immaginare che accanto a luce, calore e certe influenze magnetiche, nient’altro venga irradiato dal Sole.

Se siamo d’accordo con ciò, potremmo allora immaginare una differenziata e quadruplice attività del Sole durante il corso dell’anno secondo le quattro stagioni. La posizione relativa del Sole nei diversi segni dell’eclittica produrrebbe quindi i cambiamenti. La posizione del Sole tra l’equinozio di primavera e il solstizio d’estate invierebbe giù alla Terra le Forze della creazione. Tra il solstizio d’estate e l’equinozio d’autunno, il Sole raccoglierebbe le forze dallo Zodiaco che manifestano se stesse sulla Terra come perfezione e maturazione. Tra l’equinozio d’autunno e il solstizio d’inverno, riceveremo dal Sole forze che causano la crisi della natura, e le forze riunite al Sole attraverso le sue posizioni zodiacali durante il periodo tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera provocherebbero il miracolo della rinascita nella natura sulla Terra. Possiamo, inoltre, elaborare ulteriormente l’attività differenziata del Sole indicata dalle posizioni nell’eclittica. Giungeremo allora alla dodecupla attività del Sole secondo i dodici segni.

In Aprile il Sole sta nella direzione del segno dell’Ariete. Da lì il mondo vegetale riceve il potere di far scaturir fuori sempre di nuovo le stesse forme. Non accade mai, per esempio che i ranuncoli o le margheritine assumano all’improvviso una forma diversa da quella che hanno sempre avuto in passato. Forze di rimembranza, per così dire, irradiano da questa parte dell’eclittica e collegano il passato con il presente e il futuro.

In Maggio, allorché il Sole è nel segno del Toro, vediamo la crescita delle piante e la loro espansione nello spazio. Ogni cosa urge all’esistenza e vuol diventare più grande possibile. In questo sviluppo, possiamo vedere la forza e il potere di accrescimento e propagazione che viene dal segno del Toro.

Poi in Giugno il Sole entra nel segno dei Gemelli. La pianta raggiunge i limiti della sua espansione nello spazio, e dall’Universo – attraverso la mediazione del Sole – essa riceve il potere di sviluppare due tendenze: con le sue radici essa penetra giù nella tenebra del suolo il più profondamente possibile, e dall’altro lato essa ascende nella sfera della luce e del calore. Ivi essa crea il fiore. In questa duplice attività vediamo la polarità dei Gemelli: il gemello celeste nel fiore e il gemello terrestre nella radice. Polarità, in ogni specie di forme e metamorfosi, irradia dalla regione dei Gemelli nell’eclittica.

In Luglio il Sole è nel segno del Cancro. Adesso la pianta è saturata in sé stessa. Non ha più la tendenza ad espandersi; i processi di fioritura hanno raggiunto il loro apice. La pianta non vuole nient’altro. Dall’Universo riceve l’impulso a dar via le sue proprietà. Ciò viene fatto attraverso il profumo e la molteplicità di colori che dai fiori irradia nel mondo. E’ l’atteggiamento di servire dello scarabeo, che porta sulla sua testa un’enorme palla di terracome segno del Sole e del cuore. Lo scarabeo è l’antica immagine del segno del Cancro. La trasformazione delle forze sinora maggiormente legate alla Terra in irradianti forze simili al Sole è il potere dinamico del segno del Cancro.

Poi in Agosto troviamo il Sole nel segno del Leone. Ora la pianta ha ricevuto l’impulso a sacrificare se stessa. E’ giunta l’epoca della mietitura ed hanno luogo i processi di fruttificazione. Similmente ai raggi del Sole che sacrifica se stesso, la pianta riempie lo spazio attorno a sé. Unione con l’Universo-Sole è la tendenza del segno del Leone.

In Settembre, allorché il Sole può essere trovato nel segno della Vergine, maturano i frutti e i semi. La luce e il calore dell’estate ora sono trasformati nella dolcezza del frutto che porta la speranza per il futuro come seme; come nel caso della Santa Vergine, il fanciullo porta la speranza del mondo. Fecondità, come risultato dell’unione con l’Universo, è il potere che irradia dal segno della Vergine.

In Ottobre, allorché il Sole appare nel segno della Bilancia, ha luogo la separazione tra la pianta madre e il seme. Dall’Universo giungono forze che scindono in due il mondo della pianta: ciò che è stato e ciò che sarà in futuro. E’ un periodo di pace nella natura; un equilibrio tra passato e futuro, come una bilancia in equilibrio. La cura per il Figlio della Vergine e il ritiro delle forze creative della Madre nei regni celesti sono l’influenza del segno della Bilancia.

Poi il Sole entra nel segno dello Scorpione. Ora giungono forze di distruzione e disintegrazione dalle profondità dell’Universo. Le piante appassiscono. L’immagine dello Scorpione col mortale pungiglione è indubbiamente un’immagine veritiera di quelle forze che sono attive nella natura durante questo periodo dell’anno. Esse hanno luogo bruscamente in Novembre, quando anche la luce diminuisce e il calore estivo viene sopraffatto dalla freddezza invernale.

In Dicembre il Sole è nel segno del Sagittario. E’ il periodo dell’anno nel quale gli esseri umani sulla Terra accendono le candele dell’Avvento e aspettano la nascita della luce dell’Anima del Mondo. Nella natura ora i semi riposano nel suolo. Se si immaginano gl’innumerevoli semi nel suolo, si può avere l’impressione di milioni e milioni di fiammelle di speranza che attendono la nuova nascita di luce e calore. Queste forze di speranza sono bene espresse nell’immaginazione del Sagittario-Arciere. Egli mira al bersaglio che è ancora molto lontano. Attendere e ricercare la luce dell’anima è il messaggio del segno del Sagittario.

In Gennaio quando il Sole è entrato nel segno del Capricorno, la luce aumenta nuovamente. Ha luogo la nuova nascita della luce: nel periodo nel quale la Cristianità celebra la nascita del Christo, Colui che è venuto nel mondo come il potere rinnovellatore di tutta la natura e dell’umanità. Il seme può essere sepolto nel suolo, forse coperto da ghiaccio e neve, ma è sopravvissuto alla tenebra e al freddo; è stato salvato dalla distruzione. La luce creativa del Mondo Spirituale irradia dal segno del Capricorno.

Dopo ciò il Sole entra nel segno dell’Acquario. Ora fluiscono giù sulla Terra da questa regione le forze rinnovatrici e risvegliatrici.

E’ qui che le forze nascoste dell’attività del Sole entrano nella sfera della Terra; forze che non sono soltanto luce e calore ma, simili ad acqua vivificatrice, invisibili forze vitali. L’immagine dell’Acquario riversante l’acqua celeste negli spazi cosmici è veramente un’immagine di questi eventi in Febbraio. L’influsso delle forze rinnovatrici ed edificatrici del cosmo proviene dalla regione del segno dell’Acquario.

Poi, infine, in Marzo, il Sole è entrato nel segno dei Pesci. In natura hanno luogo i processi di germinazione. I semi nel suolo nuotano come Pesci nel mare dell’acqua cosmica donatrice di vita. Si aprono ed assaggiano quest’acqua: germinano. E gustando l’acqua, essi sono indotti all’attività da quelle forze, provenienti dalla regione dei Pesci, che vogliono l’evento: l’azione in natura – in questo caso l’evento del nuovo inizio nel ritmo dell’anno. L’incorporazione delle leggi cosmiche e delle finalità del mondo entro il singolo essere terrestre è l’influenza del segno dei Pesci.

Così la posizione del Sole indica i ritmi degli eventi che hanno luogo entro la sfera della vita organica della Terra. Ciò è ovvio in maniera speciale nel regno vegetale, ma non è soltanto un’indicazione. Noi possiamo parlare di forze reali che irradiano dal Sole verso la Terra, proprio come la terra riceve luce e calore dal Sole. Il Sole è come una immensa lente ottica che riunisce le attività localizzate nelle diverse sfere dell’eclittica; per esempio, se noi sulla Terra percepiamo il Sole nel segno dell’Ariete, possiamo immaginare come il Sole riunisca l’attività del segno dell’Ariete, che è allora dietro il Sole, e la invii giù alla Terra.

Se io dodici segni dell’eclittica – attorno al Sole e dentro l’orbita della Terra – sono una realtà dinamica, dovremmo pensare a proposito della possibilità che gli altri Pianeti, in special modo quelli entro l’orbita della Terra, siano capaci di raccogliere ed irradiare le forze dei segni dell’eclittica in una maniera simile a quella del Sole. Ciò riguarderebbe principalmente i Pianeti inferiori Mercurio e Venere ed in una certa misura anche la Luna.

Troviamo, effettivamente, tali attività dei Pianeti inferiori a seconda della loro posizione nei diversi segni dell’eclittica. Solo che i campi nei quali queste attività si manifestano sulla Terra sono diversi da quelli dell’attività del Sole, descritti più sopra. L’attività del Sole diviene visibile nella vita della pianta durante l’anno entro il mondo della materia fisica., ma non sarebbe possibile per il Sole, da solo, di creare la pianta vivente; per questo deve aiutare la Luna, ed essa aiuta lavorando attraverso le sostanze liquide: essa lavora, per esempio, attraverso i succhi delle piante. La Luna deve essere necessariamente crescente nello stesso periodo. Tre parole, solo se la Luna crescente dopo il 21 marzo, allorché il Sole è entrato in Ariete, si muove attraverso i segni creativi di Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, può aver luogo nella natura la festa della Pasqua di Resurrezione. Questa è la ragione per la quale la Pasqua può essere celebrata soltanto dopo la Luna Piena successiva all’equinozio di primavera.

Persino le attività combinate del Sole e della Luna non sono sufficienti. Anche gli altri Pianeti del nostro Universo devono contribuire al loro seguito, specialmente i Pianeti inferiori Mercurio e Venere, in rapporto alla crescita della pianta. Essi recano la varietà degli eventi nella natura nei diversi anni. Essi sono maggiormente connessi con la sfera della luce e del calore.

L’attività dei dodici segni dell’eclittica, in quanto manifestantesi attraverso l’attività differenziata del Sole durante l’anno, è una specie di linguaggio fondamentale, solo che viene espresso in maniera trasformata attraverso la mediazione della Luna, di venere e di Mercurio. Può accadere, per esempio, che Venere nel segno del Toro riunisca le forze potentemente espansive del Toro e le esali entro l’atmosfera della Terra. Il risultato può essere, in certe condizioni, quello di terrificanti tempeste in alcune parti della Terra. Mercurio può fare qualcosa di simile nell’atmosfera termostatica della Terra. Ma può anche accadere che i due Pianeti si scambino le loro attività, ovverosia che Venere attacchi la termosfera e Mercurio l’atmosfera della Terra. Riguardo a Venere e Mercurio , il linguaggio dei dodici segni dell’eclittica, perciò, deve essere tradotto nei termini delle attività e degli eventi entro la sfera della luce e del calore, se si vuol vivere con essi e leggere le influenze dinamiche di questi Pianeti.

Lo stesso si applica alla Luna. La Luna lavora nelle sostanze liquide della Terra. Conosciamo l’influenza della Luna sul ritmo delle maree e coosciamo pure che le maree sono più forti all’inizio della primavera e dell’autunno allorché la Luna riceve la luce del potente, creativo Sole d’Ariete o è essa stessa in Ariete. (L’elaborazione di questi fatti sarebbe l’oggetto di ricerche principalmente in rapporto all’agricoltura. Avendo queste Lettere un compito diverso, è possibile dare solo poche indicazioni).

Abbiamo adesso parlato delle forze che tramano tra la Terra, il Sole, la Luna e i Pianeti. La differenziazione di queste forze è in parte dovuta alla differenza della natura dei Pianeti ed anche a quella della dodecupla eclittica. Secondo il sistema di Tolomeo – nel quale la Terra è al centro dell’Universo e tutti i Pianeti, e pure il Sole, ruotano attorno alla Terra – il Sole ed i Pianeti cangerebbero il loro carattere attraverso i loro propri movimenti, mentre secondo il sistema copernicano sarebbe la Terra stessa che si espone attraverso il suo proprio movimento ad un qualche speciale aspetto dell’attività del Sole. L’orbita della Terra creerebbe allora la realtà dell’eclittica con i suoi dodici segni nel nostro Universo. Sarebbe una realtà relativa che riguarderebbe soltanto la Terra, ma la maniera nella quale il nostro Universo è costruito in realtà , se abbia ragione Tolomeo, o se abbia ragione Copernico, oppure se dobbiamo cercare una prospettiva totalmente nuova, è una mera questione astronomica.

Ciò che abbiamo descritto sinora in questa Lettera circa le influenze dei Pianeti, della Luna e del Sole sulla vita organica della Terra, è in rapporto con l’eclittica. Se guardiamo il nostro sistema solare dal punto di vista di Tolomeo o di Copernico, l’eclittica con i suoi dodici segni è una realtà all’interno del nostro Universo solare; dobbiamo immaginare che essa sia prodotta o dal movimento del Soleo dal movimento della Terra. Comunque, sinora non l’abbiamo collegata o basata sul circolo dello Zodiaco o delle Stelle fisse, che è oltre il nostro sistema solare. Entro lo Zodiaco delle Stelle fisse abbiamo dodici Costellazioni, che sono state menzionate nell’ultima Lettera. Questa è una realtà che inizia là dove il nostro Universo giunge ad una fine. Avremo molto da dire su questa realtà nelle prossime Lettere. Dobbiamo essere assolutamente chiari circa il fatto che, accanto allo Zodiaco delle Stelle fisse, esiste l’eclittica che è un’altra realtà ma all’interno del nostro sistema solare. Come essa operi è stato indicato più sopra in relazione con l’anno solare. Come essa sia in relazione alle dodici Costellazioni dello Zodiaco delle Stelle fisse verrà elaborato in successive descrizioni. La difficoltà, che può creare confusione, è che gli stessi nomi sono usati sia per le dodici Costellazioni di Stelle fisse che per le dodici divisioni dell’eclittica. Ciò ha addirittura una certa giustificazione, ma può creare confusione. In queste Lettere le dodici Costellazioni dello Zodiaco delle Stelle fisse verranno distinte come Costellazioni dalle dodici divisioni dell’eclittica; per esempio, la Costellazione dell’Ariete o del Toro significa la Costellazione di Stelle fisse di questo nome oltre l’estrema circonferenza del nostro Universo, mentre per le dodici divisioni dell’eclittica – le dodici parti dell’orbita del Sole, o della Terra – useremo la denominazione di segno [ed useremo il nome latino]: così il segno di Aries sarebbe quella parte dell’eclittica attraverso la quale il Sole appare muoversi tra il 21 di marzo e il 21 di aprile.

Tutti i diritti di riproduzione, di traduzione o di adattamento sono riservati per tutti i Paesi. E’ vietata la riproduzione dell’opera o di parti di essa con qualsiasi mezzo, se non espressamente autorizzata per iscritto dall’editore, salvo piccole citazioni in recensioni o articoli.

ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

ISIDE SOPHIA – Introduzione all'Astrosofia, Willi Sucher

Denderah

Diamo il via con questa prima Lettera alla pubblicazione del primo volume del libro di Willi Sucher Iside Sophia – Introduzione all’Astrosofia , edito dall’editrice CambiaMenti e tradotto per l’Italia da Silvano Mirami (ringraziamo moltissimo entrambi per averci concesso la condivisione integrale dell’opera qui su Eco).

Alla pagina web www.cambiamenti.com/Argomentoastrosofia.htm si può consultare una descrizione del libro nonché un’anteprima della prefazione, del prologo e delle prime tre Lettere.

iside

PRIMA LETTERA

Aprile 1944

STRUTTURA DELL’UNIVERSO SOLARE

E’ intenzione di queste Lettere astronomiche elaborare il rapporto tra il mondo Stellare e la Terra. L’essere umano, in quanto preminente rappresentante della Terra, sarà principalmente oggetto di considerazione, ma anche gli altri regni della natura saranno considerati. Naturalmente, questo è nel suo insieme un vasto campo e noi, nella nostra era, siamo limitati nella nostra conoscenza. Tuttavia, grazie alle conoscenze chiave dateci da Rudolf Steiner, è stato possibile durante più di venti anni di lavoro calmo e perseverante riunire molti fatti su questi rapporti. Presi nel loro insieme, questi fatti formano già un organismo che è ancora nella sua prima infanzia, ma che può divenire semenza per ulteriori e più elaborate investigazioni nei secoli e nei millenni che verranno.

Dapprima dovremo dare fondamento, attraverso queste Lettere, ad una chiara visione entro la struttura del nostro Universo solare e ai suoi rapporti con i mondi Stellari al di là del nostro proprio Universo. Dovremo quindi parlare delle Costellazioni che percepiamo in Cielo. Soprattutto dovremo considerare le Costellazioni dello Zodiaco, e dovremo scoprire la loro natura spirituale, essendo essa connessa con l’evoluzione della Terra e dell’umanità. Dopo di ciò, verrà considerato il mondo dei Pianeti – il mondo delle Stelle erranti. Ciò verrà fatto soprattutto in rapporto con la vita dell’essere umano dopo la morte e prima della nascita.

Dovremo altresì prendere in considerazione il rapporto tra i Pianeti e la vita della natura, nella misura in cui la scienza sia stata capace di provare tale fatto. In rapporto con l’umanità, sorgerà poi il problema della necessità o del fato e il regno dell’umana libertà. Infine dovremo informarci circa il rapporto tra le Stelle e l’umanità come un tutto e dunque circa l’evoluzione futura del Pianeta sul quale viviamo.

Sorge la domanda a proposito del nome col quale dovremmo chiamare il tipo di conoscenza che intendiamo investigare in queste Lettere. Chiamarla astronomia non sarebbe corretto, perché i fatti matematici del mondo Stellare verranno trattati solo nella misura in cui ciò sia necessario. Non può neppure essere chiamata astrologia, poiché essa non diviene una base per pratiche oroscopiche nel senso dell’astrologia, come questa viene oggi esercitata. Abbiamo bisogno dis tudiare il retroscena spirituale del rapporto tra le Stelle e la Terra coi suoi abitanti. Possiamo chiamarla Astrosofia.

Che cos’è l’Astrosofia?

Il movimento è l’essenza del mondo delle Stelle. L’intero firmamento sembra ruotare attorno al suo asse celeste nelle ventiquattro ore. Questo è uno dei movimenti fondamentali dell’Universo che crea il cangiarsi del giorno e della notte. Ci viene insegnato dalla moderna astronomia che questa rotazione è causata dalla giornaliera rotazione della Terra attorno al suo asse. Solo che un osservatore sulla terra lo percepisce alla rovescia, come se il firmamento stesse ruotando.

Possiamo poi osservare i ritmi della Luna, il mutamento delle sue fasi da Luna Nuova a Luna Piena e poi di nuovo a Luna Nuova. Sappiamo tramite l’osservazione che questo ritmo ha luogo approssimativamente nel giro di un mese.

Se procediamo oltre nell’Universo, troveremo ritmi più lunghi; quelli di Venere e di Mercurio. Vi è il ritmo del Sole: il tempo nel quale esso si muove attraverso lo Zodiaco. Noi chiamiamo questo ritmo un anno. Di nuovo ci viene detto dalla moderna astronomia che questo movimento del Sole in un anno è un movimento illusorio. E’ la Terra che si muove attorno al Sole in un anno, e noi sulla Terra percepiamo il Sole in diverse parti del cielo durante un tale movimento circolare del nostro globo. Ancora oltre, troviamo i ritmi dei cosiddetti Pianeti superiori: Marte, Giove, Saturno, ed i Pianeti scoperti più tardi come Urano, Nettuno e Plutone. Qui troviamo ritmi che si estendono per decine, persino per centinaia d’anni.

Oltre a ciò, possiamo rinvenire cambiamenti nella struttura del nostro Universo che pure procedono in lunghi intervalli ritmici. Essi comprendono intere ere dell’evoluzione umana e terrestre, migliaia e persino decine di migliaia di anni. E sappiamo che anche le Stelle fisse si muovono, sebbene tali movimenti diverrebbero visibili a occhio nudo, per la maggiorparte dei casi, in intervalli di tempo che sono oltre la portata dell’ordinaria umana concezione del tempo.

Quindi il movimento è il fondamento del mondo delle Stelle. Noi possiamo guardare a questo mondo del movimento in diverse maniere. Possiamo considerarlo come un immenso meccanismo. I fatti che troviamo nei movimenti universali, indubbiamente ispirano tale idea. Possiamo calcolare i movimenti, e possiamo persino pre-calcolare i ritmi delle Stelle. Le scoperte di Plutone e di Nettuno furono compiute attraverso l’applicazione di pure leggi meccaniche al nostro Universo. E tuttavia, l’idea di un Universo in quanto mecccanismo ad un certo punto finisce male. Noi lo paragoniamo con un motore ruotante. I movimenti del motore – il suo funzionamento – possono essere calcolati. Ogni dettaglio può essere spiegato mediante leggi meccaniche. Ma esso non si muoverebbe di un centimetro, di esso neppure una singola vite esisterebbe, se la mente umana non l’avesse inventata. La gigantesca opera degl’inventori nel campo della meccanica ha creato ogni singolo dettaglio del motore. La mente umana è la vera origine del motore e senza di essa il motore non esisterebbe.

Com’è nel caso del nostro Universo? Questo meccanismo dagl’innumerevoli movimenti esiste, ma chi la creato e messo in movimento? Un meccanismo non può creare se stesso, altrimenti non è più un meccanismo. Vi deve essere stato qualcosa di simile ad una gigantesca mente progettante o persino un insieme di tali menti, prima che un qualsiasi Universo sia stato creato.

Da ciò siamo condotti ad un’altra prospettiva. Proprio come il motore è un espressione delle capacità della mente umana, persino forse delle sue debolezze, così il nostro Universo può essere considerato come l’espressione di un mondo di vita interiore, se non addirittura di vita animica.

Vediamo l’essere umano che si muove. Tutti i movimenti degli arti possono essere spiegati in termini di leggi fisiche e meccaniche. Nondimeno vi è sempre una ragione per la quale un essere umano muove i suoi arti. Egli ha intenzione di fare qualcosa o di andare da qualche parte. Vi è una vita interiore; una vita animica dietro i movimenti visibili del corpo; una vita che rende ragione e dà giustificazione di quei movimenti.

Così possiamo guardare una singola Stella. Calcoliamo i suoi movimenti, i suoi ritmi, e molte cose connesse con la sua condizione generale e il suo rapporto con le altre Stelle. Ma allora dobbiamo fare un passo oltre e trovare la causa interiore del suo comportamento particolare. Della Stella, dobbiamo trovare la vita animica che l’ha creata e che ha la sua espressione nelle cosiddette leggi meccaniche. Probabilmente non troveremo, all’interno del suo campo di vita interiore, ragioni per i movimenti di una singola Stella. Dovremo forse cercare nel campo della comunità di stelle. Nelle comunità dell’umanità, il singolo essere ha il suo proprio mondo di qualità animiche, che causa movimento e attività. Nondimeno, le azioni del singolo essere vengono in contatto con quelle di altri esseri umani. Inoltre queste azioni hanno significato solo se esse sono in rapporto con l’intera vita della comunità. In realtà, i comuni ideali della comunità sono la misura dell’attività del singolo essere.

Allo stesso modo, ogni Stella ha il suo proprio mondo di movimento animico, che causa i suoi movimenti visibili, rendendola un membro utile e creativo dell’Universo. Inoltre, essa è in rapporto anche con le Stelle sue compagne. Visti dal Sole come centro dell’Universo o anche visti dalla Terra, i Pianeti talvolta si incontrano in una certa maniera, oppure si possono separare ed andare sino all’opposizione reciproca, e così via. Tutte queste attività sono in rapporto con l’intero sistema solare e col Sole, in special modo, in quanto loro centro. Così il singolo Pianeta deve partecipare al fine comune dell’intero Universo.

Imparare a conoscere – naturalmente partendo con i semplici fatti – il Mondo Animico della singola Stella, la vita sociale delle loro comunità, i loro ideali e scopi comuni: questo è Astrosophia. Noi non stiamo cercando unicamente l’anima del mondo delle Stelle, che è la manifestazione dei loro esseri e le loro attività in un tempo limitato, bensì vogliamo pure conquistare qualche conoscenza circa la loro vita spirituale. Soltanto allora potremo comprendere pienamente il loro intero essere. La loro vita spirituale sarebbe: la loro storia (la loro biografia per così dire), le loro lotte e le loro imprese, il loro destino (rispetto al futuro).

Perché Astrosofia?

Può sorgere la domanda: perché dovremmo come seeri umani sulla Terra anelare ad una conoscenza delle Stelle come quella che è stata delineata? Il mondo delle Stelle può formare un interessante oggetto di studio, ma le Stelle non sono troppo lontane per poter influenzare la nostra vita sulla Terra?

Il nostro Pianeta è una parte dell’intera comunità Stellare, e proprio come l’attività della Luna influenza il ritmo dele maree, così possiamo trovare pure che l’organismo della terra viene influenzato da tutte le Stelle della comunità celeste. Ciò può essere rinvenuto attraverso diversi tipi di osservazione. Noi in quanto esseri umani viviamo su questa Terra influenzata dalle Stelle: quindi, ci piaccia o no, noi prendiamo parte alla vita dell’intero Universo. Come esseri terrestri, abbiamo la tendenza a sommergerci nel mondo del nostro orizzonte umano. Nel complesso questo orizzonte comprende pochissimo del grande Universo. Esso può essere unicamente il mondo dei nostri piccoli desideri, delle velleità o delle ambizioni personali. Può essere pure una filosofia o una religione che possono unirci con diversi gruppi dell’umanità oppure, nuovamente, possono separarci dal resto dell’umanità. Può consistere altresì nella parte che noi giochiamo nella vita della nazione o della razza nella quale siamo nati. Sappiamo che spessissimo – si potrebbe persino dire sempre – queste differenziazioni conducono a contese e a guerre. Se viviamo unicamente nel piccolo orizzonte del nostro mondo umano, allora sorge il pericolo di una ristrettezza di orizzonti nei confronti della vita. Questa ristrettezza della nostra vita animica può facilmente condurre ad un giudizio erroneo circa le nostre vicende all’interno della struttura dell’intero Universo.

Comunque, se riusciamo, almeno di tanto in tanto, a metterci di fronte al mondo delle Stelle, alla sua vita animica, alla sua vita spirituale, possiamo crescere nel nostro essere oltre il mondo dei nostri propri problemi, relativamente piccoli e di insignificante portata. Possiamo quindi esser capaci di inserire noi stessi coscientemente ed in modo più consono nella corrente del nostro intero Universo. Se soltanto facessimo questo qualche volta potremmo entrare in un mondo di grandi ideali cosmici e di finalità spirituali che non dividerebbero l’umanità in gruppi di credenze religiose o filosofiche, di razze, di teorie e simili. Le Stelle c’insegnerebbero che i vincoli che congiungono l’essere umano ai dominî della vita, come per esempio: famiglia, nazione, razza, od anche una certa religione, sono giustificati fino a che i confini di questi dominî non vengano oltrepassati e non soverchino le altre sfere della vita umana.

Verrebbe allora scoperto il posto appropriato per la filosofia dell’idealismo nel nostro mondo umano, così come quello del realismo, o persino del materialismo. Nell’Universo, tutte queste concezioni e atteggiamenti della vita vengono mantenuti in corretto e pacifico ordine all’interno della vita animica del mondo Stellare. Siamo solo noi esseri umani che spesso soffriamo di ristrettezza e di miopia, e che non possiamo trovare il corretto ordine nel nostro proprio Mondo Animico. Questo disordine viene poi riflesso nelle contese e nelle guerre entro l’umanità.

Le Stelle, se guardiamo profondamente ad esse e disveliamo i loro misteri, possono unire l’umanità. Lassù non vi sono distinzioni simili alle distinzioni causate sulla Terra dalla necessità di vivere in certe condizioni sociali o geografiche. Nel corso del tempo l’intera superficie della Terra, e con essa l’Umanità, ricevono la luce e l’insegnamento di tutte le Stelle.

E’ aperta così la porta al mondo della vera pace e della libertà, o della freehood [ossia lo stato o la qualità di essere interiormente liberi]: il mondo della vera pace, poiché in esso noi possiamo imparare a conoscere le intenzioni e le mete evolutive degli Dèi. L’applicazione di questa conoscenza alla nostra vita quotidiana, un poco alla volta, può portarci vera pace; il mondo della vera libertà interiore, poiché essa ci libera dai ceppi delle nostre piccole e ristrette faccende e dai problemi terreni. Quindi l’Astrosofia, come novella Sapienza Stellare, anche nel futuro diventerà una necessità nel campo della cultura spirituale dell’umanità.

La struttura del nostro sistema solare

Prima di cominciare a scoprire i dettagli del Mondo Animico e di quello spirituale che sono manifesti nel cosmo, dobbiamo crearci una certa conoscenza della struttura fisica del nostro sistema solare e della sua connessione con i mondi nelle profondità dello spazio celeste. Dobbiamo formarci concetti chiari circa i ritmi delle Stelle e la loro disposizione e ordine nello spazio. Ciò significa l’elaborazione di una certa quantità di conoscenza astronomica. Naturalmente non possiamo spingerla troppo lontano, poiché essa è, in effetti, un vastissimo campo di complicati fatti matematici e di altri dettagli. Possiamo farlo unicamente nella misura in cui ciò sia necessario a creare una comprensione o un linguaggio comune sugli eventi cosmici, con i quali avremo a che fare in seguito.

Se eleviamo gli occhi al firmamento Stellare possiamo distinguere due tipi do corpi cosmici. In primo luogo appaiono le cosiddette Stelle fisse. Esse sono chiamate fisse perché sembrano mantenere sempre le stesse posizioni e distanze tra di loro. Vi è, per esempio, la ben nota Costellazione dell’Orsa Maggiore o del Gran Carro. Quattro Stelle fisse formano il corpo dell’Orsa e le altre tre la coda. Possiamo osservare questa Costellazione notte dopo notte per anni. Non accadrà che all’improvviso una notte scopriamo che una delle quattro Stelleche formano il corpo dell’Orsa si sia spostata dalla sua posizione relativa. Così molti gruppi di Stelle fisse formano delle Costellazioni, e le singole Stelle non si spostano dalle loro posizioni relative. Le stesse Stelle, per esempio, formano le Costellazioni di Cassiopea, Orione e molte altre. Ma, in realtà, le Stelle fisse si muovono anch’esse. Dopo migliaia d’anni, le Stelle che formano l’immagine familiare dell’Orsa Maggiore non saranno più nelle stesse posizioni, e in un lontano futuro non si percepiranno più i contorni dell’Orsa Maggiore come facciamo noi oggi. Comunque, questi movimenti sono lentissimi. Essi sono oltre la portata dell’occhio umano e persino oltre la concezione umana del tempo; perciò possiamo chiamarle appunto Stelle “fisse”.

Percepiamo altresì le Stelle mobili – i Pianeti – che appartegono al nostro sistema solare. Un ottimo esempio da usare per l’osservazione è la Luna. Possiamo percepirla in una notte chiara nell’ambito di quelle Stelle che formano la Costellazione del Toro. Se la guardiamo due o tre giorni dopo, possiamo trovarla nella Costellazione dei Gemelli. Così essa deve essersi mossa nel frattempo dal Toro ai Gemelli. La nostra Luna non è l’unica stella mobile; ce ne sono diverse altre. Nel complesso possiamo contare nove (altri) Pianeti maggiori nel nostro sistema solare accanto alla Luna, che sono:

Mercurio

Venere

Terra

Marte

Giove

Saturno

Urano – scoperto nel 1781 d.C.

Nettuno – scoperto nel 1846 d.C.

Plutone – scoperto nel 1930 d.C.

Un’altra distinzione tra Stelle fisse e Pianeti, secondo la moderna astronomia, è il fatto che le stelle fisse hanno luce loro propria. Esse sono, per così dire, Soli simili al nostro Sole e producono luce loro propria. Le stelle mobili o Pianeti, che appartengono al nostro sistema solare non hanno luce propria. Essi riflettono unicamente la luce che ricevono dal Sole al loro centro.

Accanto alle Stelle fisse e ai Pianeti, la maggior parte dei quali sono visibili soltanto durante la notte, c’è il Sole, che vediamo durante il giorno. La luce del sole è forte in modo così travolgente che non possiamo vedere altre Stelle finché splende il Sole; quindi è difficile trovare la sua posizione relativa rispetto alle Costellazioni delle Stelle fisse. Nondimeno, attraverso certi mezzi astronomici, possiamo apprendere che il Sole, anch’esso, è mobile come i Pianeti, e che completa un circolo in un anno. Comunque, l’astronomia moderna ci dice che non è il Sole che si muove.

La Terra gira attorno al Sole che si trova al centro della circonferenza tracciata dall’orbita della Terra. Attraverso questo movimento della Terra, che viene completato in un anno, vediamo il disco solaresempre in diverse direzioni cosmiche. Questo crea per noi l’illusione del movimento del Sole lungo il cerchio dell’eclittica o Zodiaco.

Ora possiamo distinguere tre caratteristiche principali nella struttura del nostro sistema solare: vi è il Sole al centro, attorno a questo centro ruotano i Pianeti, e le orbite dei Pianeti sono approssimativamente sullo stesso piano, mentre i centri delle stesse coincidono all’incirca col Sole. Quindi, dovremmo immaginare il nostro sistema solare come la forma di una lente o di un enorme disco con anelli concentrici come orbite dei pianeti. Tale enorme disco ha la sua circonferenza nell’orbita del Pianeta più esterno. Questa circonferenza, in quanto cerchio, ha un rapporto relativo con talune delle Stelle fisse. Visto in prospettiva, per così dire dal centro del cerchio, essa passa di fronte ad un certo numero di Stelle fisse. Queste Stelle fisse formano una specie di fascia od anello intorno al nostro sistema solare. Questa fascia circolare oltre la circonferenza del sistema planetario nel quale viviamo è ciò che chiamiamo Zodiaco delle Stelle fisse. Esso è formato da dodici delle Costellazioni che noi vediamo nel cielo Stellato.
Queste sono le tre componenti del nostro sistema solare:

1) Il Sole, all’incirca al centro del cerchio.

2) Le orbite dei Pianeti a differenti distanze del sole centrale.

3) La circonferenza del disco, oltre il quale appaiono le dodici Costellazioni dello zodiaco.

Possiamo, inoltre, fare una distinzione all’interno del disco. La Terra, sulla quale viviamo, si muove lungo la terza orbita a partire dal centro. Le orbite di Mercurio e di Venere sono all’interno dell’orbita della Terra. Essi sono chiamati Pianeti inferiori. Essendo le loro orbite più piccole di quella della Terra, essi girano attorno al Sole in un tempo molto più corto di quello della Terra.

Mercurio completa un cerchio completo attorno al Sole in circa 88 giorni. Venere fa la stessa cosa in circa 225 giorni, poiché essa è già più lontana dal Sole e la sua orbita è più grande. La Terra completa il suo giro attorno al Sole in circa 365 giorni. Attorno alla Terra, ad una distanza comparativamente piccola, abbiamo l’orbita della Luna. Essa gira attorno alla Terra in circa 27 giorni.

Quei pianeti aventi le loro orbite al di fuori del cerchio descritto dall’orbita della Terra sono chiamati Pianeti superiori. Le distanze di queste orbite dal Sole sono relativamente molto più grandi di quella dell’orbita della Terra rispetto al Sole; perciò questi Pianeti necessitano di un tempo molto più grande per ruotare attorno al Sole lungo i loro cammini. Marte ha bisogno di 687 giorni per completare il suo circolo. Giove completa il suo cerchio in circa 12 anni. Saturno ha bisogno di circa 30 anni. Urano prende circa 84 anni per il medesimo movimento. Nettuno è ancora più lontano dal Sole, quindi la sua orbita è grandissima e il Pianeta ha bisogno di circa 164 anni per compiere il suo giro. Plutone ha bisogno di ancora più tempo, circa 250 anni. Per le nostre ricerche sarà molto importante distinguere tra Pianeti inferiori e Pianeti superiori.
Le dodici Costellazioni di Stelle fisse, che formano la fascia dello Zodiaco oltre la circonferenza esterna del disco del nostro sistema solare, sono:

Ariete, o in latino: Aires

Toro, o in latino: Taurus

Gemelli, o in latino: Gemini

Cancro, o in latino: Cancer

Leone, o in latino: Leo

Vergine, o in latino: Virgo

Bilancia, o in latino: Libra

Scorpione, o in latino: Scorpio

Sagittario, o in latino: Sagittarius

Capricorno, o in latino: Capricornus

Acquario, o in latino: Aquarius

Pesci, o in latino: Pisces

Tutti i diritti di riproduzione, di traduzione o di adattamento sono riservati per tutti i Paesi. E’ vietata la riproduzione dell’opera o di parti di essa con qualsiasi mezzo, se non espressamente autorizzata per iscritto dall’editore, salvo piccole citazioni in recensioni o articoli.

ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO
Torna in alto