PAVEL FLORENSKIJ

 

florenskij

Florenskij, Pavel Aleksandrovic (1882 – 1937)

Personaggio a dir poco poliedrico Pavel Florenskij, definito da N. Losskij e S.Bulgakov il “Leonardo da Vinci della Russia”, può tra le altre cose essere annoverato tra i protagonisti principali della Sofiologia, assieme a V. S. Solov’ëv e allo stesso Bulgakov. Mentre questi ultimi si occupano della Sophia in relazione al Cristo, alla Chiesa ed suo progressivo incarnarsi nel processo storico in divenire, Florenskij la considera come espressione totale della Trinità e della Verità spirituale.

Laureatosi nel 1904 in matematica e fisica, è molto influenzato dall’opera del suo maestro N. V. Bugaev, cofondatore della “Società matematica moscovita” che si proponeva di realizzare una sintesi filosofica in grado di disciplinare la varietà ed eterogeneità di interessi teoretici e pratici del tempo grazie ad un rigoroso spirito critico. Ma la matematica pura non è l’unico campo d’interesse di Florenskij, che si iscrive anche all’Accademia Teologica di Mosca dove ha modo di approfondire le lingue antiche, la filosofia, le scienze bibliche, simboliche, dogmatiche, liturgiche, patristiche e ascetiche. Sarà comunque sempre la matematica a prestarsi come sostrato e termine di paragone in tutti gli svariati campi d’indagine a cui Florenskij dedicherà le sue attenzioni. In particolare negli anni della laurea forte sarà l’influenza del pensiero matematico di Georg Cantor, riscontrabile in particolare nei due saggi “Sui simboli dell’infinito” e “Empiria ed Empirismo” nei quali viene indagato il rapporto finito-infinito e teorizzata la necessità di giungere ad identificare un “oltre” noumenale che renda il mondo empirico un campo immanente di manifestazione del Divino.

Importante è il suo rapporto con la cultura in quanto etimologicamente affine al “cultus”, del quale la cultura stessa sarebbe la germinazione, e che la cultura moderna avrebbe deciso di liquidare precludendosi così la possibilità di connessione con il Cristo, “fonte della Vita eterna”. Quanto appena esposto informerà l’incompiuta “Filosofia del Culto” dove quest’ultimo è considerato, nella sua valenza simbolica ed essenziale, come soglia tra i due mondi.

Nel 1910 Florenskij viene consacrato presbitero ortodosso (dal 1912 sarà attivo presso la Chiesa della Maria Maddalena a Sergiev Posad) e gli viene assegnata al contempo una cattedra di Filosofia, mentre tra il 1911 e il 1917 e direttore redazionale dell’importante rivista “Messaggero Teologico”. E’ in particolare in questo periodo che Florenskij affina la sua visione della Trinità come perno, principio ed essenza del pensiero Cristiano e della metafisica che sarà la colonna portante della sua opera fondamentale “La colonna e il fondamento della Verità – Saggio di teodicea ortodossa in dodici lettere”, dedicata “al nome tutto puro e profumato della Vergine e Madre”. La teodicea (altrimenti detta “teologia razionale” o “naturale”) è quel filone della teologia che si occupa del rapporto tra la giustizia e la bontà divina e la presenza del male nel mondo, ed in quest’ambito Florenskij si muove entro il percorso già tracciato da Origene e Massimo il Confessore e poi rielaborato da Solov’ëv, centrato sull’idea dell’identità sostanziale di tutto l’esistente. Ogni cosa, avendo il sé lo stesso “ritmo di vita”, è ontologicamente connessa con il resto delle cose e con il tutto. Florenskij poggia l’unità fondamentale del molteplice su una Verità che è concretamente pensabile e coincidente con il dogma trinitario a sua volta visto in un ottica di parti che si compenetrano e vivono di un continuo dono, sacrificio e negazione di sé per Amore delle altre parti. Questo amore per l’altro da sé costituisce la dinamica dell’ordine eterno dell’essere, e tutto ciò che non vive di questa vita, compreso il male, è destinato a perire. Teodicea, certo, ma la matematica non è esclusa dall’opera bensì accasata in una importante “appendice” con la quale il lettore è invitato a familiarizzare prima di affrontare il testo.

Pochi anni dopo la pubblicazione di “La colonna e il fondamento della Verità” (1914) ha luogo la “Rivoluzione d’Ottobre”, a seguito della quale diversi intellettuali abbandonano la Russia. Florenskij rinuncia invece all’esilio per stare vicino alla sua Comunità, nella convinzione che facendo leva sulle contraddizioni interne la resistenza possa avere successo. Parallelamente continuano per lui gli incarichi di responsabilità, le pubblicazioni (degli anni ’20 è per es. il saggio “Allo spartiacque del pensiero”) e gli studi nei più disparati settori della conoscenza, che lo porteranno a compiere anche diverse invenzioni nel campo della tecnica e della fisica. Alla base e sullo sfondo dei suoi vari lavori permane sempre una visione Cristiana dell’esistenza e dell’esperienza umana, il che non costituisce certo cosa gradita agli occhi del regime, che comunque si mostra tutto sommato tollerante con un personaggio i cui talenti sono comunque concretamente utili (importanti sono state per esempio le collaborazioni con l’Amministrazione centrale per l’elettrificazione della Russia e con Istituto Elettrotecnico di Stato), sebbene non manchino attriti ed episodi di censura, come quella subita dallo scritto “Gli immaginari nella Geometria” (nel quale la questione dello spazio nella Divina Commedia veniva approcciato dal punto di vista della teoria della relatività). Questo almeno fino alla fine degli anni ’20, allorché in corrispondenza di un giro di vite da parte delle autorità politiche contro ogni tipo di cultura religiosa la situazione inizia a complicarsi, fino a quando Florenskij viene arrestato una prima volta nel maggio 1928 , inserito in una lista di “soggetti pericolosi” e successivamente condannato al confino (condanna ritirata dopo qualche mese grazie all’intervento di Ekaterina Pavlovna Peskova, responsabile della Croce Rossa Politica).

Rifiutata nuovamente l’opportunità dell’esilio (a chi gli chiedeva consigli sul che fare in quel periodo così difficile rispondeva: “Quelli tra voi che si sentono abbastanza forti da resistere devono restare, e quelli invece che hanno timore e non si sentono saldi e sicuri possono andare”) e tornato a Mosca potrà vivere e operare in una situazione di relativa tranquillità (di questo periodo è l’importante saggio “La Fisica al servizio della Matematica”) fino al febbraio del 1933 , quando subisce un nuovo arresto con l’accusa di propaganda antisovietica e partecipazione e organizzazione controrivoluzionaria, con conseguente condanna a 10 anni di lager in Siberia, nel primo Gulag sovietico sorto al posto dell’antico monastero delle isole Solovki, nel Mar Bianco. Assegnato al reparto della ricerca scientifica Florenskij compie studi sul gelo perpetuo, sull’estrazione dello iodio e sulle proprietà delle alghe e brevetta diverse importanti scoperte scientifiche tra cui il liquido anticongelante. La vita nel Gulag è comunque molto dura, ed una figura di una tale grandezza e coraggio (che ancora nel 1934e nel 1936 rifiutava concrete possibilità di lasciare il Gulag ed andare in esilio) contunua a dare fastidio.

La macchina del fango si avvia ed infamanti accuse vengono costruite per minare la resistenza del prigioniero anche dal punto di vista psicologico; resistenza che viene meno solo quando Florenskij viene a sapere che la propria dichiarazione di colpevolezza varrebbe la libertà di alcuni compagni di prigionia. Il 25 novembre 1937 viene emessa la condanna a morte che viene eseguita l’8 dicembre dello stesso anno, per fucilazione, in un luogo ad oggi rimasto sconosciuto nei pressi di Leningrado nel quale era stato portato, numero 368 di un gruppo di 509 condannati.

L’identità tra azione e pensiero che informa la vita del Florenskij può essere vista come un importante punto di distinzione rispetto alla maggior parte dei pensatori russi del suo periodo relativamente all’accidentata vicenda della convivenza e del rapporto tra fede e ragione. Sebbene il suo campo di azione sia molto vasto ed eterogeneo la tensione è sempre verso una “unisostanzialità” centripeta in un mondo che pare invece impegnato in un movimento centrifugo, disgregato e disgregante. E’ lo stesso Florenskij a parlare di “idealismo magico” per indicare un’attitudine a considerare la realtà dal punto di vista dell’essenziale unità vivente di tutto ciò che nel creato, ad uno sguardo superficiale, appare invece disgregato; unità che può essere tanto più vivente quanto più sia attivo un “nuovo pensare” pregno di quella “verità vivente” già introdotta come categoria filosofica dagli slavofili e che Florenskij riveste a festa dando risalto alle radici sanscrite di quell’Istina (Verità) che un tempo era stata “respiro”. L’esigenza di questo nuovo pensare, che costituirebbe altresì un luminoso punto-ponte tra Oriente ed Occidente, risulta essere urgente per l’uomo, pena l’indurimento e l’inaridimento dell’esistenza che si troverebbe sempre più a doversi muovere in foreste di concetti morti, induriti e pietrificati (la ricerca della vita al di la del concetto è tra l’altro un tema caro a più di un autore russo). Quanto si poggia sulla formale ragionevolezza logica, sulla certezza del dato già dato e sul conosciuto già conosciuto è cristallizzato e privo di vita in quanto disgiunto dalla ragione ultima della sua stessa esistenza. La razionalità ha senso quando lungi dall’essere considerata fine ultimo della conoscenza diviene elemento direzionale per “uscire dal piano dei concetti per entrare nella sfera dell’esperienza viva”. Importante a questo riguardo è anche quell’”antinomia” che per Florenskij vive nello scontro tra due leggi opposte ma egualmente valide e legittime. Solitamente l’uomo tende ad evitare il peso della tensione tra gli opposti antinomici facendo propria una sola prospettiva, impedendosi così di cogliere e accogliere la realtà nel suo insieme.

Esperienza fondante e fondamentale all’interno della weltanschauung Florenskijana è la scoperta del Tu e della conseguente interrelazione fra l’Io ed il Tu altrui al cospetto di un Terzo; interrelazione che permette alla logica e alla ragione di trovarsi dinanzi ad un punto di svolta, richiedente superamento (grazie ad una libera scelta ascetica di donazione e rinuncia a sé stessi) dei limiti del raziocinio onde accogliere appieno gli elementi di novità ad essa connaturati, il tutto nel segno di una Fede viva e libera (che in quanto tale non potrebbe essere meramente razionale) che è salvifica e costituisce “il principio e la fine della croce e della crocefissione al Cristo”. La rinuncia a sé stessi (all’Io=Io) equivale ad un assenso dell’anima che si rende ricettiva e accogliente per lo Spirito, che non trova più dualismi, forme fisse, discorsivismi e dogmatismi ad ostruire la via.

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Da una lettera del 1933 alla figlia Olga:

“Per la matematica, cerca non solo di ricordare semplicemente cosa e come fare, ma anche di capirlo e di apprenderlo come si apprende un pezzo musicale. La matematica non deve essere nella mente come un peso portato dall’esterno, ma come un’abitudine del pensiero: bisogna imparare a vedere i rapporti geometrici in tutta la realtà e a individuare le formule in tutti i fenomeni. Chi è capace di rispondere all’esame e di risolvere i compiti, ma dimentica il pensiero matematico quando non si parla direttamente di matematica, non ha appreso la matematica…La matematica è la più importante delle scienze che formano il pensiero: essa approfondisce, precisa, generalizza e lega in un unico modo la visione del mondo, educa e sviluppa, dà un approccio filosofico alla natura”.
“C’è una sorta di ritardo, della società rispetto alla grandezza e dell’io rispetto alla sua propria grandezza. E’ chiaro che il mondo è fatto in modo che non gli si possa donare nulla se non pagandolo con sofferenza e persecuzioni”

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“Il destino della grandezza è la sofferenza, quella causata dal mondo esterno e la sofferenza interiore. Così è stato, così è e così sarà …. È chiaro che il mondo è fatto in modo che non gli si possa donare nulla se non pagandolo con sofferenza e persecuzione. E tanto più disinteressato è il dono, tanto più crudeli saranno le persecuzioni e atroci le sofferenze. Tale è la legge della vita, il suo assioma fondamentale …. Per il proprio dono, la grandezza, bisogna pagare con il sangue”
“ Tutto passa, ma tutto rimane. Questa è la mia sensazione più profonda: che niente si perde completamente, niente svanisce, ma si conserva in qualche modo e da qualche parte. Ciò che ha valore rimane, anche se noi cessiamo di percepirlo”

“Non sono gli affanni del presente a oscurare l’eternità, ma che l’eternità ci guarda dalle profondità degli affanni del presente”

“Che cosa ho fatto io per tutta la vita? Ho contemplato il mondo come un insieme”

“Nello spazio ampio della mia anima non vi sono leggi, non voglio la legalità, non riesco ad apprezzarla… Non mi turba nessun ostacolo costruito da mani d’uomo: lo brucio, lo spacco, diventando di nuovo libero, lasciandomi portare dal soffio del vento”

“Osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso sull’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite all’aria aperta e intrattenetevi, da soli, col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete”

7 pensieri su “PAVEL FLORENSKIJ

  1. « Da quel dicembre del 1937 alla metà degli anni ottanta il nome di Florenskij era stato completamente cancellato, rimosso dalla coscienza pubblica del paese, sebbene sempre gelosamente custodito nella memoria viva di pochi discepoli, amici e familiari. […] Figura davvero geniale della storia del pensiero umano, dietro la sua apparenza sobria e dimessa, sotto le sue tonache ruvide e lise, custodiva una grandezza della quale ancora soltanto in parte possiamo intuire la portata. »

    (Natalino Valentini, Sull’orlo del visibile pensare, in P.A. Florenskij, La mistica e l’anima russa, 2006)

    • Questo mi interessa tantissimo. Ma dal cellulare non capisco bene… Si parla di un libro o di una serie di articoli che pubblicherai qui?

      Scusate la domanda banale ma vi sto seguendo da uno schermo di 4 cm con una versione testuale di worldpress e non vedo bene le sessioni. 🙂

  2. Congratulazioni e auguri balin!
    Mi sembra di capire che un piccolo angelo è arrivato nella tua famiglia.
    Io ho una nipotina di 20 mesi e so cosa si prova quando una “donnina” arriva e ti ruba il cuore….

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