L’ARCHETIPO- SETTEMBRE 2018
Anno XXIII n. 9
Settembre 2018


In questo numero:

Humilis et inertis est tuta sectari: per alta virtus it.
«È da codardi e pigri cercar solo luoghi sicuri: la virtù procede per alti sentieri scoscesi».
Seneca, De providentia, V,11.
At ardua per quae vocamur et confragosa sunt” Quid enim? Plano aditur excelsum?
«Ma la via che dobbiamo intraprendere è dura e scoscesa? E che mai? Che si ascende forse alle vette passeggiando in pianura?».
Seneca, De constantia, I, 2.
In questi giorni di soffocante afa, nei quali il sottoscritto – forzatamente nomade, e alla ricerca di un minimo di refrigerio – si chiedeva, vista la mancanza di virulente reazioni a quanto negli ultimi articoli, senza misurare le parole, aveva scritto contro tutta una serie di plateali tradimenti e degenerazioni dell’ambiente esoterico in generale, e in quello antroposofico e “scaligeropolitano” in particolare, appunto si chiedeva s’ei non avesse per caso sbagliato qualcosa, o s’ei nello scrivere non avesse, per avventura e disattenzione, mancato di chiarezza ed incisività. E, invece, no! Vi è stata una – per ora, solo una, ma speriamo in altre – animosa e agitata reazione, che potrei definire “notevole” per la sua natura particolare.
Mentre stavo quasi per finire queste peregrine note, e chiudere il presente, nuovo, articolaccio piuttosto “pepatino”, ecco che ricevo un messaggio da “qualcuno” il quale, esprimendosi in maniera non precisamente “urbana”, vomita addosso al povero Hugo tutta una serie di accuse, alle quali è necessario dare una adeguata risposta: perlomeno una preliminare e sommaria risposta, in attesa di un’altra, eventualmente più completa e soddisfacente. Ad Hugo, da costui viene rivolta tutta una serie di accuse, che il lupaccio cattivissimo ritiene profondamente ingiuste, oltre che essere espresse in termini volutamente offensivi e volgari, che risparmierò al candido lettore. Conciosiacosaché, egli ha deciso di aggiungere, a tale proposito, in apertura del presente articolo alcune doverose considerazioni.
Anzitutto, al povero Hugo viene rimproverato il fatto che il suo «ultimo articolo è un brutto attacco» all’Innominato, «oltre che ripetitivo», al punto tale che al suddetto accusatore il sottoscritto sembra quasi essere «ossessionato dalla sua figura». Gli viene rimproverato che il “brutto attacco” che Hugo avrebbe rivolto all’Innominato sarebbe, a suo dire, «veramente meschino per più motivi: il compiacimento nello sciorinare fatti che nessuno può controllare, il riprendere per l’ennesima volta frasi estrapolate da articoli sulla rivista [e qui il mio non proprio equanime e oggettivo critico allude ad una certa rivista esoterica] per comprovare la veridicità delle tue accuse, e la tua considerazione dei poveri beoti, truppa cammellata ingenua, anime belle ovvero utili idioti che saremmo noi tutti».
Costui si inganna ed erra grandemente. Il sottoscritto non è affatto “ossessionato” – glielo posso assicurare a cuor leggero – dalla figura dell’Innominato. Personalmente, io ritengo che “veramente meschine” siano semmai le cose che l’Innominato disse – in casa mia, e alla presenza di un’altra persona, la quale, se volesse, potrebbe benissimo confermare, penso, la veridicità delle mie affermazioni – parole che non lasciavano adito alcuno ad esser fraintese. Io, ci tengo a dirlo, non mi invento proprio nulla. Semmai mi trovo nella scomodissima situazione che il poeta risorgimentale Giuseppe Giusti descrive nella sua poesia Sant’Ambrogio, ove causticamente, sin dalle prime parole, così dice:
«Vostra Eccellenza che mi sta in cagnesco / Per que’ pochi scherzucci di dozzina, / E mi gabella per anti-tedesco / Perché metto le birbe alla berlina».
Solo che, nel caso specifico – parole ed azioni dell’Innominato – non si tratta affatto di “cosucce” di poco conto, da trattare “dozzinalmente scherzando”, bensì di cose molto gravi, che coinvolgono l’intera vita di una Comunità spirituale: della Comunità spirituale che amo, e non solo quella. Nel caso dell’Innominato, e delle sue male intraprese, non si tratta semplicemente di “metter le birbe alla berlina”, giuocando con forme sottili o mordaci d’ironia, come usa fare da secoli, celiando, nella Città del Fiore, bensì di “bollare a fuoco la menzogna”, come invita esplicitamente a fare Rudolf Steiner perché:
«La verità deve dominare fra gli uomini in tutte le loro relazioni. Soltanto grazie a questo dedicarsi alla verità potremo portare nel mondo ciò che ora vi manca. E sono venute le disgrazie proprio perché vi manca. Non vediamo forse dappertutto nel mondo agire la menzogna, e persino la tendenza, l’anelito alla menzogna? Nel mondo della politica viene forse ancora detta la verità? Nelle condizioni attuali certo no».
Nella fattispecie, Rudolf Steiner usò parole di fuoco proprio nei confronti dello spirito di menzogna che “serpeggia” – è il proprio il caso di usare questa immagine – nelle comunità spirituali, e in quella antroposofica in particolare. Anzi, possiamo dire che oggi, più che un tempo, questa serpe velenosa dello spirito di menzogna circola, morde, e avvelena soprattutto negli ambienti antroposofici, e purtroppo da troppi anni vi è chi si sforza, serpentinamente strisciando, di introdurlo come un paralizzante mortale nella stessa Comunità Solare. Ecco cosa dice Rudolf Steiner – lo spazio mi costringe a riportare solo i tratti salienti, comunque decisivi – in Risposte della scienza dello spirito a problemi sociali e pedagogici, O.O. 192, Editrice Antroposofica, Milano, 1974, pp. 254-257:
«Tutto testimonia per il senso del mondo attuale, tendente alla menzogna. Proprio qui, nell’àmbito della nostra Società, si dovette ricordare quanto sia necessario acquisire nel modo più completo il senso per la vera realtà. […] Proprio in movimenti come quello antroposofico si vede quanto si preferiscano coltivare gli antichi errori piuttosto che le nuove virtù. Scivolar via sulla verità in tal modo è qualcosa per cui si formò una speciale tendenza. Spesso era difficile, proprio nell’àmbito della Società Antroposofica, di immettere qualcosa che semplicemente consisteva nel chiamare menzogna la menzogna. Quando succedeva che nella Società si facessero avanti persone per dire qualcosa che non era vero, si aveva sempre la tendenza di scusarle, oppure di presentare la menzogna in modo che si potessero rilevare le buone intenzioni sotto il non vero.
Invece è proprio necessario di dire non vero al non vero. […]
Anche questi fatti devono venir considerati come un fenomeno storico; esso si manifesta nella circostanza che in un movimento, il quale vorrebbe lavorare secondo lo spirito, può venire coltivata al massimo anche la menzogna. È assolutamente necessario che da parte nostra venga oggi coltivato nel modo più rigido il senso per la verità. […] Oggi non si può chiamare menzogna la menzogna, anche se la menzogna appare in un posto del quale in astratto e in teoria si dice che ivi si cerca la verità. Sia che nascano in campo confessionale, sia in ambienti che cercano una concezione del mondo, oggi le menzogne, soprattutto quelle alle quali si possono contrapporre i fatti, devono venir bollate a fuoco, altrimenti non andremo avanti. Lo spirito di menzogna, lo spirito dell’inganno è infatti il peggior nemico del vero progresso spirituale».
La verità – è stato detto più volte – è di chi la cerca, di chi faticando, soffrendo, e duramente lottando, la conquista. Non è affatto cosa salutare, nella presente epoca di combattimento spirituale, immaginarsi che la verità arrivi all’uomo dal Cielo, calata col panierino dagli Angeli, mossi a compassione nei confronti della tremula pavidità, della inerzia, dell’accidia degli umani.
Non è affatto vero, che il sottoscritto “sciorini fatti che nessuno può controllare”, perché – posso su ciò rassicurare il mio inviso accusatore – sono fatti che è sin troppo facile trovare, e di conseguenza controllare e verificare, sol che li si vogliano ricercare. Ma è proprio questo che ai più – per pigrizia, comodità, opportunismo, e viltà – drammaticamente manca: il coraggio e la volontà di cercarli. Infatti, non solo io li ho cercati, e trovati, e verificati: altri, pure, lo hanno fatto indipendentemente da me, e una volta – per destino – incontratici, questi altri mi hanno fatto conoscere di quale peculiare natura fossero amicizie, relazioni, fatti, eventi vari, riguardanti l’Innominato, ai quali mai sarei arrivato con le mie sole forze. E, poi, vi sono stati, come detto nel mio precedente articolo, decisivi e preziosi “aiuti” del Cielo, luminosi e molteplici, di una natura particolare, sui quali è inutile farmi domande.
Posso assicurare il mio poco “urbano” critico, che non vi è in me affatto verun “compiacimento” nel riferire fatti e misfatti del suddetto Innominato: vi è solo immenso dolore nel vedere come da parte di chi, in tempi lontani ritenevo, malgrado le polemiche che ci opponevano a vicenda, essere un fedele alla Via, e un amico, venga vilmente tradita una Via luminosa come la Scienza dello Spirito; dolore nel vedere calunniata e infangata la figura spirituale di Massimo Scaligero, che alla Via Solare ha dedicato tutta intera la sua non facile vita. Ho, forse, aspettato sin troppo tempo – decenni, purtroppo, di scontri e polemiche – prima di decidermi a lacerare il velo di menzogne da costui sì abilmente intessuto.
Quanto, poi, al “riprendere per l’ennesima volta frasi estrapolate da articoli sulla rivista [qui si tratta nuovamente della rivista esoterica cui allude il mio aggressivo critico] per comprovare la veridicità delle accuse” da me rivolte all’anonimo redattore degli articoli iniziali di detta rivista, se mi mettessi davvero a commentare, rigo per rigo, quanto in essi viene scritto (e sarebbe facilissimo il farlo), se ne vedrebbero delle belle, e la situazione che ne risulterebbe sarebbe ben peggiore e più drammatica di quella che attualmente, “moderandomi” alquanto, nei miei articoli più “pepati” descrivo. Per paradossale che ciò possa sembrare, quel cattivissimo lupaccio di Hugo si sta “moderando”, e “limitando” alquanto, visto che ha tirato fuori meno dell’un per mille di quello che potrebbe mettere in evidenza, al fine di erudire il candido lettore. Ma la gente, si sa, è piuttosto pigrotta, e in verità son ben pochi quelli che si vanno a leggere tutti, e interamente, quegli intorcinati “articoli di fondo” dell’anonimo redattore. E, francamente, non mi interessa punto sapere, e verificare, se tale anonimo autore di quegli “articoli di fondo” sia o meno il nostro ineffabile Innominato: quel che in tali articoli vien detto per me basta e avanza per una diagnosi infausta!
Inoltre, “la considerazione dei poveri beoti, truppa cammellata ingenua, anime belle ovvero utili idioti che saremmo noi tutti”, non è quel che penso io, cosa senza importanza alcuna, bensì è proprio come gli abili manipolatori, gl’intelligentissimi e callidi “pupari”, senza darlo troppo a vedere, considerano, pensano e trattano coloro che ritengono essere, il target, ossia l’obbiettivo, e l’oggetto preferenziale, delle loro molto interessate “cure”.
Infine, costui mi chiede: «Chi vi ha insignito del ruolo di unici fedeli in cattedra ad ammaestrare il gregge?». La risposta di questo lupaccio cattivissimo non può essere altro che Massimo Scaligero, quasi cinquanta anni fa, pose sulle sue spalle l’enorme peso di essere l’orientatore di una Comunità spirituale, consacrata – per volontà di Massimo Scaligero, e non di chi scrive – esclusivamente alla pratica interiore e alla Via del Pensiero, e tale schiacciante onere comporta, tra l’altro, quello di separare rigorosamente dalla Via del Pensiero ciò che a tale Via non appartiene, di difenderne la stellare purezza, di lottare contro tutto ciò che tale Via vorrebbe deviare dal prescritto percorso.
Inoltre, allorché Massimo Scaligero prima, nel luglio del 1971, e i discepoli di Rudolf Steiner e di Marie Steiner poi, nel novembre del 1985, mi accolsero nella Scuola Esoterica, presi, giurando ritualmente – come riconoscevo essere giusto e necessario, e come mi fu apertamente chiesto – davanti alla Potenza di Michele, l’impegno sacrale di difendere la Scienza dello Spirito, l’Essere Angelico Anthroposophia, la Via Solare, davanti al mondo con tutto il mio pensare, sentire, volere ed agire.
Questa sacra promessa fu da me rinnovata nell’ultimo incontro che nel 2013 con la mia amica e sorella d’armi spirituale Hella Wiesberger, ignobilmente calunniata a Roma da chi mai l’aveva neppure incontrata o conosciuta. E questo lupaccio cattivissimo, contrariamente a certi volatili da cortile, e “vermiciattili” di sua conoscenza, ha sempre voluto, e vuole tuttora essere, rigorosamente fedele alle promesse sacre e ai giuramenti fatti, senza riserve mentali, né accomodamenti di sorta. Non posso avere che disprezzo per una concezione della verità e dei giuramenti a “geometria variabile” di chi mi disse che ero solo un ingenuo, e che delle promesse e dei giuramenti da me fatti dovevo avere una “visione creativa”: come del resto il suo oltremodo disinvolto comportamento, in più occasioni, chiaramente mi dimostrò. E come mi dimostrò, altresì, più volte, pure l’Innominato col suo comportamento.
Mi ricordo come, nella seconda metà degli anni settanta del trascorso ultimo secolo, Massimo Scaligero proprio alla persona che pochi anni dopo doveva trattarmi da “ingenuo”, e da “sprovveduto”, per la mia volontà di essere fedele – ripeto: rigorosamente fedele – alla parola data, alle promesse e giuramenti, e per il mio non voler avere una «concezione creativa» di promesse e giuramenti, da me fatti sia a Massimo Scaligero, che agli amici del Lascito di Rudolf Steiner, che in me avevano voluto avere fiducia, levasse la pelle di dosso per aver inteso ella difendere una persona che, comportandosi male, aveva preso, ma poi non rispettato, un impegno nei confronti di Massimo Scaligero. Siccome ero presente alla scena, mi stupii non poco per il fatto di udire Massimo Scaligero citare addirittura un saggio di Julius Evola, saggio da lui apprezzato proprio per come questi stigmatizzava lo sfaldamento interiore, che sempre di più si va diffondendo in ogni àmbito: persino – e questo è gravissimo – nelle cerchie spirituali, “scaligeropolitana” compresa. Personalmente, non sono mai stato evoliano, ed ho persino avuto nei confronti di Julius Evola un rapporto molto polemico per come egli trattò ingiustamente Rudolf Steiner nelle sue varie opere, e per come, negli anni venti del secolo scorso, egli malissimo si comportò nei confronti di Arturo Reghini. Ma non posso non essere assolutamente d’accordo con Massimo Scaligero, e con quanto Evola scrisse in un articolo, La razza dell’uomo sfuggente, apparso prima sul giornale «Roma» il 3 febbraio 1951, e ripubblicato, poi, quindici anni dopo. nella raccolta di articoli e saggi L’arco e la clava, edito presso Scheiwiller.
«[…] eliminando ogni principio di sovranità e di vera autorità e ogni ordinamento dall’alto, oggi fa riscontro in un numero rilevante di individui una «liberazione» che significa l’eliminazione di qualsiasi «forma» interna, di ogni carattere, di ogni drittura: in una parola, il declino o la carenza nel singolo di quel potere centrale pel quale abbiamo ricordato la suggestiva denominazione classica di egemonikon. Ciò, non solo nei riguardi puramente etici, ma nel campo stesso dei comportamenti più correnti, della psicologia individuale, della struttura esistenziale. Il risultato è il diffondersi di un tipo labile e informe – di quella che si può ben chiamare la razza dell’uomo sfuggente. […]
Il tipo di una simile razza non solo è insofferente per ogni disciplina interna, non solo aborre dal mettersi di fronte a sé stesso, ma è anche incapace di ogni serio impegno, di seguire una linea precisa, di dimostrare un carattere. In parte, egli non lo vuole; in parte, non lo può. Infatti, è interessante notare che tale labilità non è sempre quella che sia al servigio del proprio interesse privo di scrupoli, non é sempre quella di chi dice: «Non sono, questi, i tempi in cui ci si possa permettere il lusso di avere un carattere». No. In varî casi detto comportamento va perfino a danno delle persone in questione.
Abbiamo detto che il fenomeno non riguarda solamente il campo morale. La labilità, l’evasività, l’allegra irresponsabilità, la disinvolta scorrettezza si dimostrano anche nelle banalità della vita di ogni giorno. Si promette una cosa – scrivere, telefonare, interessarsi di questo o di quello – e non lo si fa. Non si è puntuali. In certi casi più gravi la stessa memoria non viene risparmiata: ci si dimentica, si è distratti, si prova difficoltà a concentrarsi. Da specialisti è stata constatata, peraltro, la minor memoria delle nuove generazioni, fenomeno che si è cercato di spiegare con varie ragioni peregrine e adiacenti, mentre la vera causa e da vedersi nell’accennata modificazione del clima generale che sembra portare fino ad una vera e propria alterazione strutturale psichica. E se si ricorda ciò che acutamente ha scritto il Weininger sulle relazioni fra eticità, logica e memoria sul significato della memoria su un piano superiore, non semplicemente psicologico (la memoria ha strette relazioni con l’unità della personalità, col suo resistere alla dispersione nel tempo, al flusso della durata: ha dunque anche un valore etico e ontologico: non per nulla un particolare rafforzamento della memoria ha fatto parte di discipline di alta ascesi, ad esempio nel buddhismo), si possono comprendere le più profonde implicazioni di tale fenomeno.
In più, allo stile dell’uomo della razza sfuggente è naturalmente proprio il mentire, spesso il mentire gratuitamente, senza nemmeno un vero scopo; da qui un suo tratto specificamente «feminile». E se a qualcuno di tale razza si rinfaccia un simile comportamento, egli o si stupisce, tanto lo trova naturale, ovvero si sente urtato, reagisce con una insofferenza quasi isterica. Non si vuole essere «seccati». Nella cerchia delle proprie relazioni ognuno potrà constatare facilmente questa specie di nevrosi, solo che vi presti un po’ di attenzione. E si potrà anche rilevare come molte persone che ieri ci si illudeva di conoscere come amici e come uomini aventi una certa tenuta interna, oggi,dopo la guerra, sono irriconoscibili».
Mai parole furono, purtroppo, più appropriate per descrivere la mancanza di «tenuta interiore», di correttezza, di affidabilità dell’Innominato, e dell’altra sopracitata persona, alle quali è propria una cotale «concezione creativa» della verità a “geometria variabile”, un comportamento oltremodo disinvolto di fronte a promesse sacre e giuramenti! Che dire? Che ciò buon pro’ loro faccia!
Comunque, non è certo a chi mi ingiuria che io voglio, né tampoco devo, rendere conto delle mie azioni. A parte le leggi dello Stato, che come tutti sono tenuto ad osservare puntualmente, le uniche “leggi” che io venero, e rispetto, sono la volontà del Cielo, e la voce della mia coscienza che parlano, nel mio cuore, nel silenzio delle passioni sedate. Non rispondo certo delle mie azioni a chi – “cristianissimamente”, s’intende – m’ingiuria con frasi da taverna e da bordello, le quali non sporcano la mia coscienza, ma solo la bocca di chi le pronuncia.
Il mio critico afferma che quanto scrivo sia solo “spandere puro veleno”. No, non dispiaccia al mio ingiuriatore, quel che disvelo in articoli, che interiormente molto mi costano, è solo una serie di scomode verità di fronte alle quali la volontà di autoillusione di molti “scaligeropolitani” vuole chiudere vilmente gli occhi. Ma la verità, come un ferro incandescente su una ferita aperta e infetta, brucia, ed è dolorosa, ma risana. Veleno sono, invece, le suadenti, illudenti, e narcotizzanti menzogne, che vengono propinate dagli abili “pupari”. Se sapesse il mio critico ingiuriatore quanto veleno per decenni l’Innominato ha voluto spandere, e fatto spandere, su questo cattivissimo lupaccio! Oltre al veleno che sullo stesso Massimo Scaligero, e su chi gli era fedele amico, egli ha voluto spandere: suo ipsissimo ex ore hoc auribus meis audivi…
Ma è ora che quel cattivissimo lupaccio di Hugo, torni al suo articolo, interrotto dalle precedenti polemiche considerazioni.
***
Nell’oltremodo vario mondo di coloro che, ad altrettanto vario titolo, operano nel milieu dell’esoterismo in generale, e in quello italico in particolare, vi è tutta una mala genìa di individui dalle intenzioni tutt’altro che limpide ed encomiabili, individui che ormai da troppo tempo operano altresì con mezzi e metodi non proprio commendevoli. Abbiamo avuto modo di vedere – e lo si è fatto esplicitamente notare su questo coraggioso blog – come nelle Comunità spirituali autentiche si “insinuino” tutta una serie d’individui, i quali non operano, in libertà e per amore, come dovrebbe essere, “sposando” le finalità della Comunità spirituale, ma, appunto, altre: siano esse dichiarate o meno.
Pare, davvero, che la spiritualità in molti – invece di incitare al superamento dei propri limiti, e alla radicale trasmutazione di se stessi – ecciti i più bassi istinti e li spinga ad una egoica autoaffermazione, il che è l’autentico naufragio di ogni impresa spirituale. Perché non vi sono soltanto gli “insinuanti”, mascherati o meno, che cercano di penetrare dall’esterno nelle varie Comunità spirituali, per manipolarle ai lor propri scopi – che talvolta sono i precipui scopi dei “pupari” che stanno dietro le quinte e che come burattini li manovrano – per deviarle dall’originario sentiero prescritto, per “configurarle” abilmente attraverso l’operare surrettizio di “programmi” ben celati – come se questi fossero telematici virus, o malware, o trojan horse – veri “cavalli di Troia”, che penetrano nella “cittadella”, per indebolirla, danneggiarla, deviarla, o addirittura per distruggerla. In sostanza, questo è quel “trasbordo ideologico inavvertito”, tante volte messo in evidenza su Ecoantroposophia: messa in evidenza che non è affatto piaciuta a chi faceva di cotale occulta “inavvertenza” la condizione necessaria per attuare propria strategia di “ideologico trasbordo”.
Non vi sono, dicevo, soltanto gli “insinuanti”, vi sono anche – e la cosa è ben più grave – i “decaduti”, ossia coloro che, pur avendo inizialmente risposto sinceramente alla “chiamata” dello Spirito, hanno poi rinunciato all’impresa spirituale, e sono precipitati dall’altezza raggiunta giù nel fango della profana volgarità, nel letame della putrescente mondanità. Questi sono i peggiori nemici – i più infidi e insidiosi – delle Comunità spirituali, e in particolare della Comunità Solare, ossia di quella Comunità alla quale Massimo Scaligero ha consacrato l’intera sua vita per la resurrezione della Scienza dello Spirito, della Via Solare, per il ritrovamento del “filo aureo” della Via del Pensiero Vivente, dopo lo sfaldamento vergognoso, e i ripetuti, innumerevoli, tradimenti avvenuti nella e da parte della Società Antroposofica.
A rigor di termini, gli “insinuanti”, siano essi volgari “mercanti di birra e venditori di trippa”, o “comancheros” e “pupari” – pur essendo essi tutti avversari e nemici temibili – non sono dei “decaduti” o dei “traditori”, perché, loro, almeno, sono stati sempre dall’altra parte della barricata: ossia non sono mai stati dalla parte dello Spirito, di quello autentico perlomeno. Per tradire lo Spirito – affermava Massimo Scaligero – bisogna esser stati collegati con lo Spirito, bisogna esser stati schierati dalla parte dello Spirito, ossia è necessario averlo scelto, ed esserne stati per del tempo nutriti, risanati, rafforzati, e almeno in parte “trasformati”: il che evidentemente non è affatto il caso dei “mercanti di birra e venditori di trippa”, o dei “comancheros”, o, infine, degli intelligentissimi “pupari”, delle “eminenze grigie” manovranti da dietro le quinte uomini e situazioni. Ma questo non esclude affatto – e se ne constatano, purtroppo, concretamente molteplici esempi – rapporti intensi, e “fruttuosi”, tra “decaduti” e “insinuanti”. È tutt’altro che raro che si verifichino quegl’intrecci e quegl’intrighi, che nel mal costume politicante invalso nella Terra d’Ausonia vengono chiamati, con rozza parola, “inciuci”.
Decisamente più grave – per la Comunità spirituale – è il caso di chi, appunto, sia stato “connesso”, in una forma o nell’altra, con l’autentico Spirituale, ed abbia poi voltato ad esso le spalle. Per usare l’espressione dello scrittore dell’Apocalisse, essi “hanno tradito il loro primo amore”, e compiuto un vero e proprio “adulterio”, congiungendosi in lussurioso amplesso con la “prostituta di Babilonia”. Invero, è cosa vilissima – veramente turpe – voltar le spalle alla celeste Iside, all’amore della Dea Divina Sapienza, alla Sua abbagliante bellezza, per gettarsi tra le braccia di una “cortigiana”, di una elegante escort (come vengono oggi chiamate le “cortigiane” d’alto bordo, frequentanti gli ambienti della politica o del potere economico, e persino di quello sedicente religioso), o di una peripatetica “professionista” di strada, che offrono sozzi favori e prestazioni mercenarie.
Taluni di coloro che all’impresa eroica hanno sì vilmente “rinunciato”, vengono affetti – o, più esattamente, vengono infetti – da una sorta di “nihilismo esoterico”: per una specie di rivalsa, o di “invidia metafisica”, ciò ch’essi non hanno realizzato altri non devono realizzare! Ciò ch’essi non hanno saputo o potuto realizzare – e non lo hanno saputo o potuto realizzare, proprio perché in realtà non lo hanno voluto realizzare: vilissimamente vi hanno rinunciato, avendo essi scelto l’apparente comodità della “via egoica”, invece dell’ardua, e scomoda, “via eroica” – non è opportuno, ai loro occhi, che “altri” realizzino. È “scandaloso” che coloro i quali al loro “intelligentissimo” e “perspicace” sguardo appaiono magari meno “dotati”, meno “cólti”, forse, sempre ai loro occhi, persino meno “intelligenti”, ossia che non sono, come loro, scaltri, moralmente cinici e spregiudicati, bensì di animo semplice e di cuore puro, vadano sino in fondo alla Via, che risolutamente la percorrano, e riescano là dove essi, gli “intelligenti”, non hanno voluto – per insufficienza di consacrazione e di dedizione – riuscire. Non è opportuno che costoro – i semplici, i fedeli, i puri di cuore, i coraggiosi, che sono i veri “forti” – realizzino quell’impresa spirituale, alla quale, invece, essi – i cólti e callidi “decaduti” – hanno voltato pavidamente le spalle: ciò suonerebbe a loro perenne e cocente rimprovero, suscitando scomodi ripensamenti e amari rimorsi, che essi con ogni mezzo, con potenti narcotici animici, nella loro anima hanno ridotto, soffocandoli, al silenzio.
Un antico insegnamento rivela che il Cielo non sceglie affatto i più capaci, i più “dotati”, ossia i più intelligenti, i più abili, i più astuti. Rende, invece, più capaci e “dotati” quelli che sceglie: ossia dona intelligenza, sapienza, abilità, sguardo acuto, veggenza, a coloro che sono “affidabili”: ai fedeli, ai puri di cuore, ai perseveranti, ai generosi, ai risoluti, ai consacrati. Ciò mal si concilia con la “filosofia” e le “strategie” sia degli “insinuanti” che dei “decaduti”.
Naturalmente – c’è bisogno di dirlo? – essendo tutti “intelligentissimi”, “abili” e “cólti”, e avendo ricavato dalla Scienza dello Spirito un certo potere mentale, o psichico, i “decaduti” sono capaci di molta dialettica per giustificare la loro posizione: per mascherare il loro aver voltato le spalle all’impresa eroica, addirittura per fare apparire il loro “adulterio” spirituale – perché questo in sostanza è il loro abbandonare il “primo amore” per le ambigue grazie di una “cortigiana” – non come un volgare tradimento, bensì come un mirabil “progresso”, un necessario “aggiornamento” di una Via – quella indicata da Massimo Scaligero – in alcuni momenti, apertamente dichiarata essere ai loro occhi “incompleta”, e ormai “sorpassata”, “superata”, Via che non è ‘up-to-date’, come dicono gli anglofoni, e quindi, a loro dire, bisognosa di essere “aggiornata”, “adeguata ai tempi”, “messa al passo” rispetto alle nuove esigenze che via via si manifestano. Gran copia di dialettica viene messa in atto per “convincere” altrui della grande bontà della loro novella “scelta”, e di come sarebbe “doveroso” per coloro ai quali essi si rivolgono di “convincersi”, e di seguirli con entusiastico zelo.
Come mi fu detto da “qualcuno”, cui facevo presente che il Rito della meditazione in comune – Rito assolutamente adialettico, austero, ieratico, silente, senza il “condimento” di inutili commenti e di “intelligenti” ed “erudite” discussioni – non era affatto una mia invenzione, cosa di cui quella persona, mentendo spudoratamente, mi accusava, ma era proprio il Rito che Massimo Scaligero mi aveva trasmesso, affinché fosse praticato nella cerchia di amici della mia città, e che ne avevo le testimonianze scritte da parte del Maestro – come mi fu detto, ripeto, da quella persona, alla quale ricordavo come una volta ella fosse stata presente ad una tale “trasmissione”: «Prima c’era Massimo Scaligero: ora i tempi son cambiati». E ricordo il commento mordace di Alfredo Rubino, il più fedele discepolo di Massimo Scaligero, e per questo il più aggredito dai “decaduti”: «Sì, facciamo come la chiesa cattolica: adeguiamoci ai tempi!».
Il tradire, peraltro, non è il cadere nel percorrere la Via: ciò è ampiamente previsto, ed è addirittura necessario ed “educativo”. Personalmente, ho perso il conto delle innumerevoli volte che io son miserrimamente caduto. Un discepolo che affermi, ch’ei non cadrà mai nel percorrere il Sentiero occulto della Iniziazione, è uno sciocco avventato che – come direbbe la nostra Savitri – non ha capito un tubero, e la vita s’incaricherà di farlo velocemente ricredere e, attraverso dolorose esperienze, renderlo più saggio, e soprattutto molto più accorto. L’autoconoscenza è sempre, e per tutti, un severo capitolo della vita interiore, del quale non può mai fare a meno chi s’impegna nell’irto cammino della Iniziazione.
Il tradire non è, dunque, il cadere, bensì una volta caduti, il mettersi a strisciare, come serpenti, o come – direbbe il terribilissimo Arturo Reghini – un “vermiciattile”, e pur con forbita dialettica “giustificare” non la caduta, ma lo strisciare, il non volersi rialzare, il rinunciare a riprendere la lotta, il voltare le spalle alla mèta. Ma ai “decaduti” lo strisciare, il voltar le spalle alla mèta, il giustificar dialetticamente la rinuncia alla lotta, non pare esser sufficiente: ad essi è “necessario” trascinare in basso, al proprio fangoso e liquamoso livello, quegli audaci che – pur con i loro inevitabili difettoni – temerariamente vogliono risolutamente continuare a combattere per quella che il Buddha Shakyamuni chiama l’«Eccelsa Mèta». I “decaduti” vorrebbero che quei combattenti cessassero di battagliare, e facessero loro compagnia nell’immondo strisciare. Davvero gran brutta gente!
“Insinuanti” e “decaduti” son anime mercenarie, ovvero – come si esprime causticamente il mio terribilissimo amico C., che ama usar le metafore da Far West – sono “pistole in vendita”. “Mercenari” che non è affatto il caso di idealizzare, come nell’andazzo deprecabile di certa cinematografia. Le “anime mercenarie” delle quali stiamo parlando non sono dei generosi, e non sono affatto dei coraggiosi. Ambedue le categorie sono composte da quei pavidi che hanno evitato di affrontare – appunto per cosciente o soffocata paura – o hanno rinunciato ad affrontare l’esperienza concreta dello Spirituale.
Queste “anime mercenarie” – siano esse i “decaduti” che hanno voltato le spalle allo Spirito, siano esse quelle dei “mercanti”, dei “comancheros”, dei “pupari”, dei quali abbiamo avuto occasione di discorrere – talvolta offrono degli “spettacoli” veramente poco edificanti. “Spettacoli” – perché di ciò, invero, si tratta – che non saprei dire se siano più lacrimevoli o più comici. In effetti, si passa con una certa disinvoltura dalla tragedia alla commedia. Uno pensa di andare a teatro a vedere una tragedia di Sofocle e, invece, direbbe il mio ineffabile amico C., si ritrova di fronte ad una commedia napoletana di Eduardo Scarpetta.
Abbiam potuto vedere, con notevole stupore, ad esempio, e persino “caricati” su Youtube, gl’interventi di una serie di relatori ad un “convegno” tenutosi nel settembre del 2013 in una regione dell’Alta Italia, interventi da parte dei più “spregiudicati” – sempre in senso morale, e non conoscitivo – manipolatori e “mercanti” dell’occulto. In tale “convegno”, salivano alla “ribalta del palcoscenico” una serie di personaggi, maestri della plot theory, dell’intramontabile “teoria del complotto”, e sciorinavano con una stupefacente superficialità tutta una serie di discorsi su “religione”, “massoneria”, “esoterismo”, “occultismo”, e da costoro sommessamente si parlava di grandi ed imminenti pericoli per il “futuro dell’umanità”. Ma non è il caso che il lettore si allarmi eccessivamente per quei discorsi: si trattava, appunto di uno “spettacolo”, di un “divertissement”, di un divertente – nel senso etimologico e pascaliano del termine – “intrattenimento”, messo in atto per “dis-trarre” gl’ingenui e gli sprovveduti dai veri e ben più gravi problemi.
Il cercatore spirituale si deve preoccupare, e molto, ma non certo per quei discorsi, che hanno solo lo scopo di gettare polvere negli occhi degli sprovveduti, di fare provar loro qualche innocente brivido, e disorientare un pubblico avido di emozioni, di novità (che poi son sempre le stesse), e di mediocrità. Semmai è gravissimo – realmente gravissimo –, e lo riportiamo unicamente come sintomo emblematico di una situazione sempre più diffusa, che una persona che, in passato, ha avuto modo di conoscere la Scienza dello Spirito, e che ha avuto modo persino di conoscere personalmente Massimo Scaligero, sia andato a mescolarsi con quei vecchi “arnesi” dello spettacolarismo esoterico, con autentici “mercanti dell’occulto”, abbondantemente intrallazzati, loro sì, con oscuri poteri, ed abbia dato, egli pure, il triste spettacolo di degradare la Celeste Sapienza a chiacchiere da talk-show, e finire col far leggere ad uno dei suddetti “arnesi” uno dei mantram più sacri della Scienza dello Spirito, tra i sorrisi ironici e i commenti beffardi degli scafatissimi e irridenti presenti. Scrivo queste righe – e il lettore può credermi – con profonda tristezza.
Mette tristezza – e legittimamente allarma – venire a sapere che un’altra persona, ispiratrice e mandante del suddetto “convegnante”, e anch’essa conoscitrice della Scienza dello Spirito, nonché frequentatrice di Massimo Scaligero, e moltissimo intrallazzata, abbia partecipato in una località laziale ad un incontro – me lo raccontò lui stesso, rivendicandone la pretesa bontà della discutibile operazione – con persone davvero singolari: un nobilastro del luogo, un rappresentante dello “spettacolarismo esoterico”, ammanicato esplicitamente con intelligenti servizi e logge massoniche deviate, un rappresentante della malavita campana, un eminente prelato d’Oltretevere. Oggetto di un sì singolare incontro era mediare, da parte sua, il “mercatare” – come avrebbero detto nel nostro Rinascimento – alcuni originali scritti di Rudolf Steiner, finiti per essere acquistati, infine, ad alto prezzo ovviamente, dall’eminente prelato.
Non stupisce ormai più, ma mette comunque tristezza, vedere come vi sia chi sostenga che «bisogna portare lo Spirito nella politica», ovvero, sia detto senza inutili infingimenti, «bisogna portare la politica nella Comunità Solare», contaminandola, e che a tal fine si rivolga proprio a quel sozzo politicantismo italiota, che sta rovinando il nostro bel Paese, e che ci si appoggi ad altro individuo che organizza lucrosi corsi – veri e propri master – di “spiritualità politica”, ossia di “politica spirituale”. E, leggendo quanto un cotale organizzatore di spiritualissimi, e costosi, master scrive nella propria scheda biografica, non si può non rimanere oltremodo perplessi nel venire a sapere ch’egli pure proviene da intelligentissimi servizi.
Bando a queste poco salutari illusioni: l’esoterismo, la Scienza dello Spirito – lo abbiamo detto altre volte – nulla, proprio nulla, devono avere a che fare con la politica! Su questo punto Massimo Scaligero fu esplicito sino alla più cruda chiarezza. E quando, nel passato, nella storia dell’esoterismo dei tempi passati, antichità compresa, vi furono tentativi, partoriti dalle generose illusioni di taluni, di mescolare politica ed esoterismo, vi furono vere e proprie tragedie. Esperienze assolutamente da non ripetere.
Abbiamo avuto modo di constatare, in tempi relativamente recenti, il tentativo da parte di individui – non certo “generosi”, e totalmente privi di ideali e di scrupoli di qualsiasi tipo – di impadronirsi di antiche, e venerande Vie occulte, per utilizzarle per finalità politiche della peggior specie: solo accorte, pronte, azioni ad hoc, fecero fallire uno di quei torbidi tentativi, che se riuscito avrebbe avuto conseguenze ben gravi.
Altra mala intrapresa, in parte riuscita, fu il penetrare, mimetizzato, decenni fa, di una serie di elementi della “Miriam” kremmerziana nella gelliana loggia P2, ed eziandio d’impadronirsi della direzione di un potente Rito massonico – il Rito Scozzese Antico Accettato del Grande Oriente d’Italia – per usare ai propri fini occulti, economici e politici il suddetto Rito massonico, che dispone di notevoli relazioni politiche, legami internazionali e di cospicui fondi finanziari: in proposito esistono eloquenti documenti probanti. “Anime mercenarie e pistole in vendita”, li definirebbe il mio ottimo amico C.
Abbiamo potuto vedere come, diversi anni fa, uno squallido arrampicatore sociale, e vecchio arnese della politica più problematica, che si era impadronito con abili maneggi di una parte (per fortuna non di tutta…) dell’antica, “filosofica”, Via orfico-pitagorica, abbia cercato di lucrare col tentare di venderla, ad una grande Obbedienza massonica italiana, in cambio della concessione e del finanziamento di una Agenzia di Assicurazioni in favore di suo figlio, ricevendone in cambio solo feroce sarcasmo e derisione. Ora costui cerca, fuori dalla Terra d’Ausonia, di diffondere e vendere quella antica Via, dopo averla imbastardita con le sozze dottrine e pratiche del Mago di Portici, Giuliano Kremmerz. Nella sua cinica e disinvolta spregiudicatezza morale, costui si è permesso persino di prendere un mio scritto sul Gruppo di Ur, apparso a suo tempo su Ecoantroposophia, e di pubblicarlo, tradotto in lingua lusitana, con grande scorrettezza, sul suo blog, naturalmente senza chiedere verun permesso. Ma anche costui è un bel rappresentante della viscida “razza dell’uomo sfuggente”, della quale parlava lo scritto di Evola, per cui nessuna meraviglia!
Cotali “anime mercenarie”, che spesso e volentieri si autodefiniscono “pagani”, “ghibellini”, “anticlericali”, e quant’altro, in verità, non si peritano minimamente d’intessere cordiali e duraturi rapporti con dignitari vari della potenza d’Oltretevere. A volte si tratta di rapporti “operativi”, sia di tipo politico che esoterico. Per esempio, vi fu il caso di due personaggi, ai vertici della “Miriam” kremmerziana, i quali fondarono un “paganissimo” gruppo politico-esoterico, la cui rituaria, da loro definita “magica”, “pagana” e “romana” venne fornita direttamente da dignitari della potenza straniera transtiberina, coi quali quei due personaggi avevano molteplici e cordiali rapporti. E lasciamo perdere le tragedie verificatesi in quella “magica” cerchia, i cui due ispiratori e fondatori – in osservanza alla Prammatica fodamentale del Mago di Portici – si guardavano bene dal praticare le ritualità “romane”, che facevano invece praticare ai loro fidenti seguaci con risultati disastrosi, e in alcuni casi addirittura tragici. Uno dei due, maestro di orientali arti marziali, era talmente “fervido” nel suo “paganesimo”, che ogni anno, il 21 aprile, per il Natale di Roma, faceva inginocchiare i suoi allievi, e li invitava ad inchinarsi verso la sede di tale potenza straniera, per rendere omaggio al «nostro legittimo Imperatore romano», e faceva allora il nome di colui che, trans Tiberim, abusivamente si è impadronito del “paganissimo” titolo di Pontifex Maximus. Ma perché stupirsi, se altrettanto fanno i vertici della Società Antroposofica in Italia, i quali son giunti a svendere le scuole Waldorf in Italia, e parte dell’agricoltura biodinamica, a tale potenza avversa, e se tali rapporti vengono “coltivati” persino da taluni in ambito “scaligeropolitano”?! Non stupisce più di tanto il fatto che l’Innominato sia stato in rapporti con quei due personaggi ispiratori, dei quali si parlava più sopra. Hai visto mai che si verifichi il caso che tutti e tre attingessero allora, o attingano ancora, alla stessa misteriosa “fonte” transtiberina? Chissà?!
In questa “mercatura”, in un mondo nel quale tutto si vende, e tutti – quasi tutti : non proprio tutti – si vendono, si è potuto assistere all’edificante (si fa per dire…) fenomeno di intellettuali (brutta razza questa!) che con eleganti “giri di valzer”, che prima, da giovani, erano ferocemente “pagan-celtico-germanici”, indi poscia, una volta laureati, e alla ricerca di una buona “sistemazione”, si “pentono” dei loro turbolenti trascorsi giovanili, sia politici che esoterici, e diventan “uomini di curia”, ai quali – dopo le “necessarie umiliazioni” e le “salutari penitenze” – si aprono prestigiose, e lucrose, carriere in statali facoltà universitarie: se ne sono potuti osservare vari casi piuttosto eloquenti.
Altri, dopo una scialba, e passabilmente scipita, grigia vita da gregari universitari, decidono di cogliere il kairòs, tardivamente loro pervenuto, ma da sempre fortemente agognato, il momento “giusto”, quello che offre l’opportunità di “emergere”, e di principiare una prestigiosa carriera di pontificio cattedratico universitario all’ombra della protettrice potenza avversa. Anche in questo caso, naturalmente, solo dopo le “necessarie umiliazioni” e le “salutari penitenze”, perché trattandosi di una bassa “mercatura”, vi è un prezzo da pagare. Ed una stretta “disciplina” da seguire al fine di evitare, in futuro, di “dare scandalo” con pubbliche devianze ereticali. Anche rispetto queste evenienze, abbiamo vari eloquenti esempi davanti agli occhi: “scaligeropolitani” compresi.
In taluni casi, prima di concedere cattedre e prebende, tra le “necessarie umiliazioni” e le “salutari penitenze”, per accertare la “sincerità” della recentissima “conversione”, e far sì che, bruciandosi, per così dire, i ponti alle spalle, si intraprenda un sentiero senza ritorno, la potenza avversa impone la “nobilissima” (si fa per dire…), e antichissima, pratica della delazione. Pratica questa inaugurata e ampiamente praticata da Agostino d’Ippona, nel IV secolo d. C., nei confronti di quei manichei, i quali dopo la “torquatura” da Agostino fatta eseguire dagli scherani del braccio secolare del Praefectus Africae, «vix confessi sunt», ossia a malapena con la tortura furon costretti a confessare, e a convertirsi all’ortodossia. Agostino cristianissimamente pretese da loro la delazione di tutti i nomi dei manichei da essi conosciuti nell’africana provincia romana, e il dichiarare, e sottoscrivere, che se tale lista fosse risultata parzialmente errata, oppure anche solo reticente e incompleta, essi, i poveri manichei torturati, «si ritenevano colpevoli con le loro stesse parole».
Ebbene, in tempi storici recentissimi, abbiamo gran copia di esempi accertati anche in questo peculiarissimo campo, fulgidamente “morale”, senza bisogno alcuno di “torquatura”, di un molto meno drammatico “pentitismo” e di una più comoda, anzi piuttosto lucrosa, “conversione”. Si può giungere addirittura alla mirabile evenienza che una tale “conversione sulla via di Damasco” apra una felice, e oltremodo gratificante, carriera culturale ed ecclesiale. Vi è davvero di che consolarsi, di che stare proprio allegri: molto allegri…
In taluni casi, è invero difficile stabilire se, come “decaduti”, essi abbiano tradito il lor “primo amore” per gettarsi tra le avvenenti (poco tali, a mio modo di vedere…) braccia di una “cortigiana”, oppure se siano essi stessi ad essersi “prostituiti”, offrendosi spregiudicatamente, in vista degl’indubbi vantaggi materiali di varia natura. Ma in fondo, il quesito è di pura curiosità accademica, passabilmente oziosa, perché all’atto pratico nulla cambia. Magari son vere ambedue le possibilità. E, forse, una volta di più, vale il principio ippocratico: similia cum similibus. Ovvero, come usa dire in Terra d’Etruria: “Chi si somiglia, si piglia”.
Dopo questa rapida, inevitabilmente molto sommaria, carrellata della poco consolante situazione della covata esoterica italiana in generale, e in più in particolare, purtroppo, anche “scaligeropolitana”, carrellata nella quale abbiamo potuto osservare come numerose siano le “anime mercenarie”, le “pistole in vendita”, le “anime cortigiane” disposte a vendere i propri corpi e le anime, per usare le colorite metafore del mio impetuoso amico C., vi sarebbe davvero di che giustificare il più nero pessimismo, se non vi fossero concrete prospettive “diverse”: molto “diverse”.
Massimo Scaligero ci affermava con forza che: «Noi siamo condannati a vincere, perché noi abbiamo il pensiero!». La conoscenza del vero e la volontà del giusto, e del bene possono tutto realizzare, possono essere “onnipotenti”, perché rinunciando alle velleità della egoica natura inferiore, esse si aprono alla travolgenza realizzatrice della forza sovraindividuale dello Spirito. Il coraggio, la dedizione consacrata dei pochi che si consacrano alla Via del Pensiero, alla pratica silenziosa e solitaria della Concentrazione, la consacrazione silenziosa, austera, sacrale, ieratica, di questi pochi che praticano l’ascesi individuale insieme ad altri “commilitoni” spirituali, “fratelli d’armi” nel lottare spirituale, nel praticare il Rito della meditazione in comune, secondo quanto trasmesso da Massimo Scaligero ad alcuni discepoli, da lui indicati come “orientatori” della Comunità spirituale: quella ch’egli chiamava la Comunità Solare.
Secondo quanto comunicò lo stesso Rudolf Steiner – per esempio ad Adelheid Petersen – la silente azione ascetica di un discepolo della Scienza dello Spirito, che si consacra alla Concentrazione, al meditare, al meditativo studio rosicruciano dei testi della Scienza dello Spirito, e l’azione rituale di coloro i quali, oltre alla pratica ascetica individuale solitaria, si votano, si consacrano, al Rito della meditazione in comune, può mutare moltissimo del destino di un popolo, può pareggiare moltissimo del karma del mondo.
Si tratta di un segreto, celato, agire nel mondo delle cause, senza lasciarsi minimamente coinvolgere nella maya degli effetti del problematico mondo esteriore. Quindi senza insozzarsi con le trame di una qualsivoglia sporca politica (la politica pulita non esiste affatto…), senza compromissioni di sorta con ambienti e gerarchie confessionali, senza le vanità intellettualistiche con pretese culturali, senza finalità di tipo economico di sorta.
L’azione occulta di un discepolo dell’Iniziazione, e a maggior ragione quella della Comunità Solare, sarà tanto più efficace, quanto più invisibile, celata, e, appunto, occulta: senza venire intralciata, e paralizzata, da improvvidi coinvolgimenti nella esteriorità sensibile, da compromissioni con elementi che nulla hanno, e nulla devono avere a che fare con la stellare purità della Sapienza Celeste, con la Scienza dello Spirito, con l’aurea Via del Pensiero. E questa è la certezza dei coraggiosi, dei consacrati al Rito della Concentrazione, dei votati al meditare secondo il canone trasmessoci da Rudolf Steiner e da Massimo Scaligero. E questa è la mia certezza interiore, e la mia volontà d’azione.

(Per informazioni sul programma: mara.maccari@libero.it cell. 338.3878657)
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L’iniziativa dell’artista Mara Maccari è un bel tentativo di aprire un fiore d’Arte e Conoscenza in un tempo e in un panorama troppo avvolto da nebbie scure. Insomma essa accende una luce che non dovrebbe venir perduta e (sappiamo che) non andrà perduta. Le attività rivolte allo Spirito entrano benefiche nel mare animico in cui tutti ci troviamo e tutti ne beneficiamo poiché non sono limitate da spazio e tempo ma irraggiano con forza. Medicine quanto mai necessarie.
Ecoantroposophia

Possiamo dire – per quanto paradossale ciò possa apparire – almeno da un certo punto di vista, che per molti sicuramente risulterà alquanto inconsueto, che viviamo in un’epoca veramente meravigliosa, nella quale non vi sarà affatto modo di annoiarsi. Perlomeno, sarà così per i “vispi” e gli “svegli”. Epoca formidabile davvero, a giudizio del mio terribilissimo amico C., asceta d’altra dottrina, dalle idee estremamente chiare su come funziona questo sempre più immondo mondo: epoca davvero formidabile soprattutto per pendagli da forca, farabutti e gaglioffi di varie risme.
Il mio amico C., in particolare, esaminando la vasta covata, sedicente esoterica, che popola, e spopola, la nostra bella Terra d’Ausonia, cara agli Dèi, esprimendosi in maniera caustica e piuttosto cruda, nell’alludere al loro infimo livello mentale e morale, epìteta in maniera impietosa i molti imbonitori che, nella irrealtà virtuale della “rete” e nel cosiddetto mondo reale, si fanno aspra concorrenza – ma che, all’occasione, realizzano anche una sorta di concorde alleanza – e li chiama «volgari mercanti di birra e venditori di trippa». Si potrebbe parlare, a proposito di cotesti squallidi figuri, a giusta ragione, di una autentica concordia discors : un po’ come i famosi “ladri di Pisa”, i quali di giorno leticano, e la notte vanno a rubare insieme.
I più spregiudicati tra loro – spregiudicati, naturalmente, in senso morale, e non in senso conoscitivo, come sarebbe invece auspicabile che accadesse – veri “mercanti dell’occulto”, il mio amico C. li qualifica col colorito termine di «comancheros che vendono i winchesters agl’indiani mescaleros fuggiti dalle riserve», oppure li tratta da «desperados, bandidos, bandoleros della Sonora», ossia, nella fattispecie, non li tratta esattamente da poetici e romantici banditi-gentiluomini, alla Robin Hood e alla Little John, tanto per intenderci, bensì come spietati tagliagole: naturalmente, il tutto traslato nel peculiare campo spirituale ed esoterico, che c’interessa, dove è accaduto e tuttora accade davvero di tutto.
Vi sono, poi, – invero pochi, ma molto più raffinati, e sicuramente anche ben più pericolosi – coloro che amano fare le “eminenze grigie”, i “grandi pupari”, ovverossia quegli abili manipolatori, dall’indubbia callida “intelligenza” – loro si reputano intelligentissimi, e reputano gli altri “insinuanti”, collaboranti con loro, perlopiù idioti: utili o meno, ma per loro, comunque, idioti – operanti di preferenza “dietro le quinte”. “Eminenze grigie” e “pupari”, i quali non si fanno scrupolo veruno a mentire, a sottilmente diffamare (magari pure con apparenze laudative), a manipolare e ad usare qualsivoglia individuo, che sia scientemente complice o meno, e, alla bisogna, qualsiasi mezzo – sofisticato o brutale – per giungere alla realizzazione dei loro scopi: per lo più inconfessati e inconfessabili. Normalmente, per attuare i suddetti inconfessabili fini, essi si servono, di volta in volta, di adeguata “manovalanza”, magari eventualmente da sacrificare, poi, a lavoro sporco compiuto. Un po’ come quegli ufficiali inglesi – rigorosamente di estrazione aristocratica, ci mancherebbe altro! – che, nel Settecento, da una parte, si riunivano in eleganti ed accoglienti club del New England, ove leggevano e discutevano delle opere filosofiche di Ralph Cudworth, o declamavano le poesie di Samuel T. Coleridge, bevendo tea al gelsomino, o scotch whisky, sapientemente invecchiato, mentre, dall’altra, inviavano gl’indiani Irochesi, o quelli di altre tribù disponibili, a fare il “lavoro sporco”: massacrare e scotennare i coloni francesi e i ribelli americani.
Queste sono, grosso modo, le tre “tipologie” di quelli che definisco “insinuanti”, come appunto venivano chiamati nelle società segrete del Settecento coloro che s’infiltravano in ambienti esoterici vari. “Insinuanti” che nel caso dell’esoterismo della Terra d’Ausonia in generale, e della Scienza dello Spirito in particolare, rappresentano una parte – certamente non disinteressata, e soprattutto non leale – dei frequentatori, sovente sotto mentite spoglie, degli ambienti spiritualistici: “scaligeropolitani” compresi. La superficialità, la negligente approssimazione di molti tra questi ultimi apre una agile porta agli “insinuanti”, e se qualche lupaccio cattivissimo intende “svegliare” i tramortiti e poco consapevoli “insinuati”, costui fa pure la parte del fastidioso rompiscatolone, importuno e malsopportato, e spesso costui viene eziandio diffamato, bollato e infamato come “antropoinquisitore”. Experto crede Ruperto.
Negli ambienti spiritualisti, invero, si incontrano anche tante brave persone, dal cuore puro, sincere, e talvolta d’animo semplice, le quali si dedicano con entusiasmo e dedizione a ricercare e a coltivare con amore quella Conoscenza spirituale, alla quale la loro anima, con tanto ardore, anela. Queste brave persone sono spesso l’oggetto, ossia sono le vittime predestinate, dell’azione “spregiudicata” – “spregiudicata”, ripeto, in senso morale, e non nell’auspicabile senso conoscitivo – dei rappresentanti delle sunnominate tre tipologie di volgari o raffinati gaglioffi: azione “interessata”, e cinicamente “spregiudicata”. Quelle anime semplici sono, appunto, il target, l’oggetto, l’obbiettivo, le vittime “preferenziali” degli spregiudicati “insinuanti”, dei quali qui si discorre.
Tutti costoro – “mercanti di birra”, “comancheros”, e intelligentissimi “pupari” – peraltro sanno bene, essendocisi talvolta scontrati duramente, che vi sono a giro anche altre persone, purtroppo per i suddetti mestatori, “sveglie” e niente affatto “idiote”, le quali s’ingegnano, come possono, a disvelare i loro perversi piani, e si sforzano eziandio, con l’aiuto dei Numi, di farli fallire: come è giusto che sia. Cotali individui – che ai sapienti piani degl’intelligentissimi “pupari” mettono più bastoni possibili tra le ruote – sono, oltre che “vispi” e “svegli”, anche risoluti e molto pericolosi, conciosiacosaché per i suddetti “pupari” ed “eminenze grigie” è assolutamente necessario eliminarli con ogni mezzo: anche mediante quelli più sporchi e turpi. Sempre la solita storia: insulti, calunnie, e minacce legali o perfino fisiche. Vi è stato pure chi con chi qui scrive ci ha provato con “male e oscure magiche arti ” – “cercando d’isforzar Cocito e Flegetonte”, come direbbe Torquato Tasso – a spedirlo anzitempo nell’Ade, ma questa non è cosa poi così facile, e quel sozzo figuro ci si è pure rotte le ossa: lui, e con lui i suoi sciocchi famuli e assecli.
Ma come si attua una tale interessata opera di “insinuazione” negli ambienti spiritualisti? Si attua con modalità diverse, ma tendenti tutte – agli occhi di chi abbia sguardo perspicace, e sappia non solo guardare, ma anche “vedere” – ad un medesimo, veramente esiziale, fine. Ma partiamo dalle forme più grossolane ed “esteriori”, e proprio per questo, per i “vispi” e gli “svegli” perlomeno, più facilmente individuabili. Ma, pur nella loro grossolanità, e brutalità, cotesti “mercanti di birra e venditori di trippa” e cotesti “comancheros” – sempre per usare l’espressione del mio ottimo amico C. – mietono vittime a migliaia.
Per esempio, vi è nella nostra bella Italia tutta una mala genia di loschi figuri, i quali sulla carta stampata e su vari siti e social network di internet fanno ogni sforzo per fagocitare l’insegnamento di Rudolf Steiner, di Giovanni Colazza, e di Massimo Scaligero, cercando di convincere i semplici e gl’ingenui sul fatto che l’insegnamento della Scienza dello Spirito non sarebbe altro – a loro dire, ovviamente, e malgrado, va da sé, le molte espressioni ironiche e feroci, orali e scritte, di Massimo Scaligero su certi “maestri” e le loro “vie” – che la migliore introduzione a certa “magia di potenza”, e soprattutto ad una forma trasgressiva di “magia sessuale” – secondo le problematiche ricette di Ciro Formisano, alias Giuliano Kremmerz, il Mago di Portici – da essi spacciata per “Alchìmia”. Costoro fanno scientemente un immondo zuppone, nel quale mescolano – senza minimamente preoccuparsi delle molte e clamorose contraddizioni che ne risultano – Steiner Gurdjieff ed Evola, Colazza Franz Bardon e Crowley, Scaligero Castaneda e Kremmerz, nonché quant’altro, via via, essi trovano utile e disponibile alla bisogna tra le Vie d’Oriente e d’Occidente, siano esse antiche o moderne. Nel caso della Scienza dello Spirito, e della Via del Pensiero, si tratta da parte loro di una vera e propria “appropriazione indebita”, di un vero e proprio, estremamente cinico, brutale “scippo”. Costoro offrono ai deboli e agli incerti, dalla labile e fiacca volontà, il fallace miraggio di quelle “vie della facile forza” e del “rapido conseguimento”, che facilmente seducono i pigri e gl’ingenui, mentre – come, esplicitamente ammonisce, più volte, con parole che più chiare non potrebbero essere, Massimo Scaligero – non vi è niente di meno facile e, salvo rarissime eccezioni, nulla di meno rapido.
Alcuni amici “vispi” ed io abbiamo potuto assistere, per esempio, con nostro notevole sconcerto, ad una “strana” politica editoriale, gestita nelle scelte, nei tempi, nelle modalità di pubblicazione, talvolta nella pesante alterazione dei testi, per noi sacri di Massimo Scaligero – che in passato chi scrive ha avuto anche modo di documentare su questo blog – cosa che ad uno sguardo poco scaltrito potrebbe apparire, dal punto di vista economico, come veramente “folle”, tanto più che una tale attività editoriale, almeno un tempo, prima di passare in mani più spregiudicatamente “commerciali”, era andata avanti pionieristicamente col determinante sostegno di “amici fraterni” i quali, pur non navigando affatto nella agiatezza economica, per finanziare la pubblicazione delle opere di Massimo Scaligero, si levavano letteralmente il pane di bocca, rinunciavano alle vacanze, e via dicendo. Si potrebbe notare – parafrasando, a modo mio, quanto detto nell’Amleto shakespeariano – come in quella sua “follia editoriale”, vi sia molto metodo, sin troppo metodo, almeno per i miei personali gusti, per esser essa frutto della mera casualità, della improvvisazione, o della semplice incapacità o incompetenza. Anni fa, feci notare, “fuori dai denti”, la cosa a “qualcuno”, il quale non gradì punto cotale mio esplicito rilievo. Al solito, i miei amici ed io siamo malpensanti, ma saremmo ben felici di sbagliarci alla grande, perché in tal caso noi potremmo ridere di noi stessi, e questo immondo mondo sarebbe migliore. E invece, pur desiderando sbagliarci, con nostro grandissimo disappunto, ci tocca aver ragione!
Sono “vie” e metodi, che in passato ho avuto occasione di esaminare a fondo, e quindi pure di ben conoscere. A tale proposito, ho avuto modo, nel tempo, di fare varie esperienze, e raccogliere conoscenze davvero “interessanti”. Siccome ho sempre pensato che la conoscenza – anche di cose errate e pericolose – sia migliore della non conoscenza, e siccome ho sempre ritenuto che la verità sia di chi la cerca, e di chi la cerca talvolta soffrendo, lottando duramente, e, pagando di persona, la conquista, mi sono trovato talvolta, perlopiù invitato, ma anche “curioso”, ad andare a “bracare”, come si dice in Etruria, in vari ambienti. Lo facevo, col suo consenso, sin da quando, Massimo Scaligero era tra noi, e nei nostri incontri avevo modo d’informarlo di quanto, via via, venivo a scoprire, e ne discutevo poi direttamente con lui. Naturalmente – direbbe il mio ottimo amico C. – conoscere vie e frequentare gente non significa affatto automaticamente accettare e condividere. Con taluni rappresentanti di tali vie ho pure avuto furiosi litigi. Comunque si trattava di conoscenze di dottrine ed esperienze di ambienti fatte rigorosamente a rischio e pericolo mio personale, e non a rischio e pericolo di altri.
Anzi, si trattava di conoscenze ed esperienze ricercate, esaminate ed acquisite anche per risparmiarne ad altri amici, meno pugnaci e avvertiti, la fatica e il pericolo. Non tutti, è chiaro, sono tenuti o devono fare tutto. E neppure è consigliabile a tutti il farlo. Tutt’altro. Il muoversi in taluni di quegli ambienti – per usare, ancora una volta, le metafore alla Tex Willer del mio ottimo amico C. – è come muoversi per le strade di Tucson, nel vecchio Far West americano: ci vuole gente sveglia, mano veloce, e dito sempre sul grilletto della colt. Il cercare e l’andare a “bracare” in vari ambienti – alcuni dei quali, è giusto riconoscerlo, erano corretti e composti di brave persone seguenti antiche vie tradizionali, ancorché, dal punto di vista radicale della Via del Pensiero, oramai superate; altri, invece, erano ambienti equivoci, e non poco pericolosi – si rivelò, poi, nel tempo molto fruttuoso, e addirittura provvidenziale, per una sorta di hegeliana “eterogenesi dei fini”, rispetto alla necessità di dipanare la ingarbugliata matassa dei retroscena, oscuri e inquietanti, che riguardano talune personalità e certi eventi che a vario titolo agirono, e agiscono tuttora – sotto mentite spoglie e con una maschera sul volto – interferendo pesantemente nei destini di quella che Massimo Scaligero chiamava la “Comunità Solare”. Personalità ed eventi, che un tempo – ero allora molto giovane, e fatalmente ignorante, ingenuo, fiducioso ed inesperto – trovavo enigmatici, ma che la suddetta lunga e pericolosa mia ricerca ha chiarito sin troppo crudamente di quale natura fossero. E quella pericolosa ricerca mi rivelò che non vi era per me che una unica maniera di giungere ad una tale cruda chiarificazione: sfidare il pericolo ed osare conoscere!
Ora, in uno di cotali ambienti, per esempio, vi fu chi mi disse che seguendo le trasgressive pratiche sessuali – mentitamente spacciate per Alchìmia – indicate da Giuliano Kremmerz a sue cerchie ristrette di discepoli – un qualsiasi praticante poteva, attraverso quella più che problematica “magia trasmutatoria”, in circa tre-quattro anni, trasformarsi niente-poco-di-meno-che in una Deità Ammonia! Ma certo: trasformiamo in poco tempo e con poca fatica – è l’espressione beffarda che si ritrova negli stessi scritti del Mago di Portici – “uno zotico coltivatore di rape in un angelo buono” o, appunto, “in una Deità Olimpica”! Beh, non starò a descrivere le tragedie, e i naufragi dei quali, come osservatore distaccato, ho avuto modo di essere testimone diretto, sia pure dall’esterno, rispetto a quel che avveniva in tali cerchie. Ma è proprio ad “introduzione” a consimili vie e metodi che “mercanti di birra” e “comancheros” vorrebbero ridurre l’aureo insegnamento di Massimo Scaligero e del Maestro dei Nuovi Tempi.
La malafede, che sta dietro ad una tale spregiudicata operazione – sempre agli occhi di chi sappia “vedere” – è patente, eppure in cotali panie cascano moltissimi, tant’è che quei figuri non si peritano minimamente nell’indire congressi e tavole rotonde – come, per es., hanno fatto più volte recentemente a proposito del Gruppo di UR – e non si risparmiano punto nell’affaticarsi andando a giro per l’Italia a fare conferenze su conferenze presso varie “librerie esoteriche”, nonché a fare corsi a pagamento sul “pensiero vivente” di Massimo Scaligero, sulla di lui “tradizione solare”, sforzandosi il più possibile di compromettere il pensiero del Maestro – e dei Maestri, ossia: Steiner, Colazza, Scaligero – con questioni e posizioni politiche, le quali con l’esoterismo autentico in generale, e la Scienza dello Spirito in particolare, nulla hanno e nulla devono avere a che fare. Su queste immonde manipolazioni, Massimo Scaligero – suo ex ore ipso de hoc saepe clariter audivi – era, a dir poco, feroce. E a taluni amici, che in cotali trappole sono caduti, egli avrebbe levato la pelle di dosso: come, del resto, gli vidi in più occasioni fare. E conosco persone – anche della mia città – che francamente non mi sarei mai aspettato che compiessero di tali clamorosi, e pericolosi, scivoloni.
Quelli del primo gruppo, sono perlopiù operatori appartenenti agli ambienti, particolarmente spregiudicati, dei “mercanti dell’occulto”, che per ragioni di marketing sovente riducono l’esoterismo allo sciropposo e stucchevole livello dell’americanissima New Age. Ma per quanto estremamente basso e grossolano sia il loro lacrimevole livello, purtuttavia hanno un notevole successo: soprattutto commerciale, e addirittura editoriale.
Già più inquietanti sono coloro – tanto per intenderci: i “comancheros” del mio amico C. – i quali strumentalizzano e manipolano l’Esoterismo in generale e la Scienza dello Spirito in particolare, non tanto, o non solo, a scopi commerciali e di lucro – che, quando ci sono, peraltro essi non disdegnano affatto – bensì a scopi ideologici, talvolta confessionali e politici. Particolarmente inquietanti, e pericolosi tra questi “bandoleros” e “gangsters” dello spirito, sono coloro che, tra l’altro coltivano – palesi o celate – collusioni con ambienti politici (e la politica è sempre una cosa sudicetta assai…), più o meno eversivi, o che vengono infiltrati o son collaborativi con “intelligenti” agenzie e servizi, o con più o meno santi “uffici”, o addirittura con ambienti, per così dire, trasgressivi rispetto alle leggi dello Stato, che tutti, invece, sia ben chiaro, siamo tenuti a rispettare.
Un caso particolare, riguardante in maniera diretta la “Comunità Solare”, è il tentativo di “trasbordo ideologico inavvertito”, del quale ho avuto modo di trattare più volte e – come usa dire – “fuori dai denti”, ossia senza infingimenti o attenuazioni, su questo temerario blog. In particolare, ho avuto modo di trattare del ruolo determinante dell’Innominato in tale spregiudicata “operazione”, intrapresa, a mio personale giudizio, col placet e a beneficio della mandante parte avversa, che dietro di lui si cela, e ormai neanche più tanto. Il suo agire, decenni fa, mi appariva enigmatico per la mancata conoscenza da parte mia di una serie di dati, che solo in seguito il destino – per vie davvero straordinarie – mi ha portato a rinvenire. Essendo io un tempo fiducioso ed ingenuo – i giovani lupacchiotti lo sono quasi sempre – l’Innominato, decenni fa, pur avendo con lui un rapporto spesso polemico, lo ritenevo un amico sincero: errore clamoroso! I fatti della vita, che è sempre una severa maestra, s’incaricarono di risvegliarmi attraverso ben amare esperienze, che in seguito, a fine della altrui “edificazione”, eventualmente farò via via conoscere.
Strada facendo, mi divenne sempre più chiaro il giuoco, e il ruolo, svolto dall’Innominato nella fatidica operazione di “trasbordo ideologico inavvertito”. Naturalmente, il pieno, e definitivo, disvelamento – che per me fu una sorta di stupefacente satori, d’improvvisa illuminazione folgorante – l’ebbi allorché, oltre ventidue anni fa, egli a casa mia, in presenza di una persona che, se volesse, potrebbe benissimo testimoniare la veridicità di quanto affermo, egli definì la Via del Pensiero di Massimo Scaligero «una via incompleta e superata», spiegandosi poi con chiare parole, che neppure un ignorante sprovveduto avrebbe potuto non capire o equivocare, per ben sei ore quella volta, e per altre sei ore l’anno dopo. Se proprio non l’avessi già ben capito allora, il che certamente non era, potei leggere, poi, quanto apparve anonimanente scritto, nero su bianco, su una nota rivista esoterica – ho ragione di ritenere che ne fosse autore proprio lui – che «l’esperienza del pensiero puro-libero dai sensi è un’esperienza spontanea, ma non cosciente, e quindi egoistica»: la lettura di una tale frase suscitò allora la fiera opposizione del mio amico L. – colui che mi fece conoscere nella torrida estate del 1969 le opere di Massimo Scaligero, e mi collegò, poi, direttamente con lui nella primavera del 1970 – e soprattutto di Alfredo Rubino, che il Maestro – nel suo testamento, che sùbito dopo la sua morte da “qualcuno” fu fatto “provvidenzialmente” sparire, assieme ad altre cose di lui – aveva indicato come la personalità salda e fedele, cui fare riferimento per la vita della Comunità Solare, il quale in una riunione del sabato, alla quale fui presente, stigmatizzò con parole feroci quella espressione apparsa anonimamente sulla suddetta rivista, sedicente “scaligeropolitana”, come un autentico tradimento nei confronti di Massimo Scaligero. Ciò bastava ed avanzava, anche se vi era in campo anche molto di più, che per ora risparmio al candido e benevolo lettore, sia perché non voglio troppo stancarlo, sia per lasciargli un pochina di curiosità e di suspence. Vi fu, come ho avuto modo di raccontare, anche il tentativo di “convincermi”, cercando di comprarmi con una sorta di “proposta indecente”. Ma noi lupacci cattivissimi siamo proprio una razzaccia dal pessimo carattere, non addomesticabile, e soprattutto non in vendita: a nessun prezzo.
Amici potrebbero chiedermi (qualcuno lo ha davvero fatto), perché mai io non abbia affrontato ex abrupto, o come si dice da noi, in Etruria, “di brutto” direttamente con lui questi miei pensieri. Ma io, effettivamente, l’ho fatto, e posso raccontare per la prima volta su questo audacissimo blog quel che raramente in passato avevo comunicato, e solo a qualche fidato amico. Naturalmente mi rendo moralmente garante della assoluta veridicità del racconto.
Quando ormai tra noi i rapporti volgevano, già da vari anni, meteorologicamente al “pessimo stabile”, egli m’incontrò a Roma, per caso, in una libreria esoterica. Volle cogliere l’occasione al volo, e m’invitò ad andare con lui, «perché voleva parlare con me». La sua fu un’idea poco felice, come il seguito dimostrò. Mi portò in un appartamento, non molto distante da dove mi aveva incontrato. In quell’appartamento, che mi parve essere una sorta di studio, egli svolgeva un’attività, credo, di tipo redazionale. Il locale era vuoto: a parte gli Angeli ed altri invisibili spirti, eravamo presenti solo noi due: nessun testimone che potesse poi rivelarsi per lui scomodo, imbarazzante, o non opportuno.
Dallo stato d’animo, pur ben mascherato, quale suo solito, che coglievo in lui, mi era evidente come l’Innominato “cercasse guai”: ossia una specie di “chiarimento” o, forse, un “regolamento di conti”. Ma è noto come a noi lupacci cattivissimi piacciano assai, i litigi, le risse e le zuffe, e come noi amiamo molto lotte, bufere e tempeste di neve. Una persona amica, da me molto stimata, mi aveva messo fraternamente in guardia, già da molto tempo, contro la capacità di “simulazione levantina” – così la definì – dell’Innominato. Ma su ciò io ero ormai perfettamente in chiaro. Per cui decisi – maliziosamente, lo confesso – di divertirmi un po’.
Iniziando le ostilità, l’Innominato mi rivolse l’imperiosa richiesta e la domanda, che, a suo modo di vedere, penso, voleva essere intimidente: «Devi dirmi che cosa pensi di me». Ma non me lo chiese gentilmente, o dicendo “per favore”. Per cui, volendo divertimi un po’, mi feci alquanto “pregare”, facendogli ripetere la richiesta varie volte: per giuoco mi mostravo schivo, ed ostentavo ritrosia. Ma quando ad un etrusco lupaccio cattivissimo uno chiede molte volte che cosa egli pensi di lui, vi è anche il rischio che il lupaccio cattivissimo glielo dica davvero “quel che pensa di lui”. E non è affatto detto che la cosa per l’interrogante si riveli poi così “gradevole”.
Per farlo stare un po’ sui carboni ardenti, e “cuocerlo” a lenta cottura – sono cattivo: lo so; e non son punto “cristiano” : so anche questo – la volli prendere alquanto alla larga, anche se su questo blog sarò costretto a riassumere molto. Ma dell’essenziale non mancherà nulla di quanto dissi all’Innominato, che nel riferire il colloquio voglio qui chiamare “affettuosamente” (si fa per dire…) Pampurio. Gli dissi:
«Vedi, Pampurio, tu sei una persona molto “particolare”. Porti sempre addosso una “maschera”. Non ti mostri mai come realmente sei. Hai sempre una sorta di “prudenza benedettina” (non volevo bruciare subito il giuoco parlando di “simulazione gesuitica”, che pure, per molte, troppe, giustificate ragioni veramente pensavo).
Tu ti dài sempre una facies, ossia assumi sempre un modello di comportamento nelle varie situazioni, e a seconda delle persone con le quali hai a che fare. Sei double face: non appari come sei, e non sei quale appari, o quale vuoi apparire. I tuoi scopi, i fini che realmente persegui, ti guardi bene da comunicarli agli altri, che pure nella Via dovrebbero esserti “fratelli”. Non manifesti mai le tue vere intenzioni: semmai, per distogliere gli altrui sguardi da esse, ne proclami altre, completamente diverse. Se, per esempio, una persona sta cercando qualcosa di particolare, che tu non gradisci che raggiunga, tu puoi diventare, per distrarne il cercatore – all’improvviso – estremamente “generoso” nella direzione esattamente opposta».
Gli feci notare – del resto, con una iniziativa improvvida, me lo aveva chiesto proprio lui – tutta una serie di azioni e di comportamenti, esposti da me in maniera precisa e dettagliata, che non erano, a mio modo di vedere, e non solo mio, proprio “commendevoli”, né tampoco “fraterni”, limpidi e schietti: azioni e comportamenti circa i quali, in questa sede, preferisco, per il momento, sorvolare.
Poi, affondai impietosamente il bisturi nella dolorante piaga, e gli dissi:
«Nella nostra Comunità spirituale, Pampurio, tu agisci in una maniera veramente “particolare”: in una maniera che può lasciare molto perplessi. Tu agisci spesso in maniera da contrapporre questo a quello, e quello a questo. Operi alle spalle, agisci sovente per dividere e non per unire le cerchie degli amici, che si formano nella Scienza dello Spirito. A talune persone fai letteralmente la “terra bruciata” attorno, e spesso “falci loro l’erba sotto i piedi”, spesso senza che nemmeno se ne accorgano.
Vedi, se io fossi l’agente infiltrato di una potenza straniera d’Oltretevere, se fossi una “quinta colonna” (come avrebbero detto un tempo i membri del Komintern), o facessi quello che un tempo i trotzkysti chiamavano “entrismo”, e volessi quindi, dall’interno, distruggere una Comunità spirituale, o almeno danneggiarla, remare contro, suscitare discordie, dividerla, paralizzarla: ecco, Pampurio, io avrei fatto esattamente tutto quello che hai fatto tu in questi ultimi venti anni».
Quella dell’Innominato – che scherzosamente ho qui chiamato Pampurio – mi appariva essere, nel senso etimologico del termine, una azione esotericamente sovversiva, ossia vòlta a sub vèrtere, a rovesciare sottosopra un intero ambiente spirituale, e i valori fondanti di esso. Se qualcuno avesse fatto a me il discorso – qui molto sintetizzato – che io feci allora all’Innominato, gli sarei saltato addosso e lo avrei fatto nero: ho detto più sopra come noi lupacci amiamo molto le risse: nella fattispecie questo è uno dei miei migliori difetti. Ma, evidentemente, il nostro ineffabile Innominato non era quel che in India si dice un vira, uno kshatriya, ossia un eroico guerriero, un intrepido combattente, un coraggioso, per cui egli rimase in gelido silenzio, e non ebbe reazione alcuna. Secondo me, ci era rimasto veramente malissimo. Mi alzai e me ne andai. Una volta di più finii nel suo libro nero dei cattivi.
Ho pensato a lungo le molte azioni compiute dall’Innominato all’interno della Comunità Solare, e tutto mi conferma la doppiezza – questa almeno è la mia personale opinione – e il suo operare ad attuare l’ormai famigerato “trasbordo ideologico inavvertito”. Per “strane” ragioni, peculiari del mio personale destino, mi son trovato a conoscere – sia per via “ordinaria”, che per una via veramente “straordinaria” (sulla quale non è assolutamente qui il caso di entrare in dettagli) – particolari circa la vita dell’Innominato, circa la sua “amicizia” con individui non poco “problematici” e inquietanti, circa i suoi legami con vari milieu politici, esoterici e confessionali, alquanto lontani dalla Via Solare indicata da Massimo Scaligero, e che non possono non lasciare molto perplessi chi alla Via Solare vuole ad ogni costo rimanere fedele. Naturalmente, ognuno è liberissimo di scegliersi gli amici e gli ambienti che più gli piacciono e che più gli si confanno. Come usa dire: il mondo è bello perché vario, e in questo immondo mondo vi è spazio per tutti. Innominato compreso: che buon pro’ gli faccia!
Lascio quindi al candido lettore la scelta ove collocare il suddetto Innominato: se tra una delle suddette tre categorie, oppure in una qualche altra che mi possa essere sfuggita: al benevolo lettore la scelta. Si accettano suggerimenti in proposito!