MATERIALI DI STUDIO

CONFERENZA DI MASSIMO SCALIGERO DELL’ 11/03/1979: AUDIO E TRASCRIZIONE

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Se il pensiero puro è realtà assoluta, e il pensiero riflesso è proiezione relativa, come può essere possibile un pensiero puro che crea una realtà sensibile, che superi le deviazioni della sinistra hegeliana, e riesca così a dirigere la società sui valori dello spirito?

In altre parole: se il pensiero puro rimanesse nella sua sfera ideale, senza riflessi sensibili, non le pare che la società avrebbe solo meditazione astratta?

Indubbiamente. Noi… bisogna conoscere conoscere tutto quello che è stato meditato sul pensiero puro, ossia sulla via del pensiero, della Scienza dello spirito di Steiner. Quindi non è che il pensiero puro sia realtà assoluta. È il principio di un processo di realtà che si realizza patentemente, e cioè agli occhi di tutti riconoscibile nella scienza fisica. C’è un vero della scienza fisica, e noi abbiamo mostrato in parecchie riunioni come quello che c’è di potente nelle scienze fisiche è idealismo; ossia tutto ciò che c’è di contenuto, di leggi, di norme, di principii, di costante, di verità non è che è un mondo di idee. Sia pure poggiante sui numeri, ma che è un…  il mondo è trasformato da reale e sensibile a un mondo ideale.

Soltanto che la tremenda situazione di questa scienza è che nescit quod facit: non sa di usare il pensiero e quindi scopre una legge e crede che la legge sia nel fenomeno. Mentre il fenomeno non è che è una occasione in cui la legge si manifesta, e allora se lo scienziato potesse finalmente svegliarsi dal sonno letargico – e noi cerchiamo di farlo in un altro senso –  scoprirebbe in sé la forza che gli dà il primo processo reale della scienza.

Allora scoprirebbe che questa forza ha lo stato puro. Si capisce che noi non ci beiamo di questa forza, ma immediatamente la usiamo, perché è il principio, come una fettuccia che se uno la tira viene qualche altra cosa, se la tira ancora viene qualche altra cosa. Soltanto che… perché la tira? La tirerebbe? Per farla incontrare con la realtà: come cominciò a fare Goethe superando veramente il limite della scienza. Tant’è vero che ci sono scoperte di Goethe che anticipano di un secolo ciò che la scienza ha potuto constatare più tardi, per esempio nella teoria dei colori… noi potremmo dimostrare che se oggi c’è una cinematografia… una fotografia a colori, questo lo si deve alla prima intuizione di Goethe. Quindi questo pensiero puro non sta lì per essere un’astratta meditazione; guai all’astratta meditazione! Ma deve essere la forza che finalmente incontra il fenomeno e sa che cosa gli dà la possibilità di penetrare nel mondo fisico.

Questo naturalmente esige una trasformazione dell’uomo. Infatti siamo in un punto in cui, se l’uomo non si trasforma, corre dei bruttissimi rischi, e tutto quello che accade nella natura, nella storia, nella cultura… c’è un principio di follia. E se l’uomo… tutto quello che accade gli dovrebbe dire, gli dovrebbe dar modo di capire che si deve svegliare, che deve trovare un’altra via che finora ha ignorato, e però c’è chi gliela continuamente sollecita perché la trovi.

E questa è la via del Pensiero, perché è veramente l’attività che giustifica tutto.

Quindi, sinistra hegeliana… ma c’è anche una destra hegeliana. O destra o sinistra è la stessa cosa, perché Hegel ebbe un’esperienza personale del pensiero e fu veramente grande. Però se noi conosciamo Hegel ci accorgiamo che questo sistema di conoscenza è valido soltanto per quello che riguarda la sfera del pensiero e della coscienza umana.

Quando lui comincia a sforzarsi di vederlo nelle leggi fisiche già fa uno sforzo formidabile, dialettico, ma che non afferra la realtà, perché lì ci vogliono altre forze di cui lui non disponeva.

Tuttavia, per quello che riguarda il principio di un’esperienza del pensiero puro, certamente Hegel è il migliore dei filosofi.

Però coloro che lo hanno…  i suoi discepoli, non potevano ripetere la stessa esperienza del maestro? Perché lui a loro insegnava i risultati della sua dialettica, ma lui stesso non conosceva la forza che gli dava questo processo dialettico tanto interiore.

E io questo l’ho detto nel mio libro “Dallo Yoga alla Rosa Croce”: che se Hegel avesse scoperto come funzionava in lui il processo del pensiero che gli faceva intuire veramente il pensiero puro, il pensiero come atto puro — lui cita proprio la frase, questa frase di Aristotele — e lui avrebbe piuttosto scritto un libro di ascetica del pensiero piuttosto che continuare a filosofare fino all’Enciclopedia delle scienze filosofiche, che è la summa di tutte le sue conoscenze filosofiche.

E allora che cosa è avvenuto? Che questi discepoli vivevano della dialettica del maestro. Quando il maestro è mancato è stato uno scombinamento di tutto, perché da una parte giustamente se ne andarono a sinistra, dall’altra a destra, poi ci fu il centro, poi il centro destra e il centro sinistra, come nella Camera dei Deputati.

Ma qui si tratta di capire che il pensiero riflesso può anche essere la veste del pensiero puro obiettivo e che questa esperienza è possibile, e che proprio questa bisogna seguire. Perché non è che noi dobbiamo rinunciare al pensiero riflesso: eh! allora rinunceremmo anche alla possibilità di esprimerci sul piano dialettico. In questo momento io parlo e parlo usando una certa dialettica e sono nella sfera del pensiero riflesso, ma dietro credo di seguire un contenuto interiore. E questo pensiero riflesso è la sfera di Lucifero, quindi siamo a posto, siamo in regola.

Adesso però, strada facendo, vedremo le altre… vedremo di rispondere ancora a questa domanda.

Come centralizzare (sarebbe stato meglio ventrizzare), come centralizzare le persone che vivono di rapina animica? Prima scelgono il soggetto adatto, poi lo circuiscono, infine lo trascinano in situazioni insostenibili, e questi per quieto vivere lascia correre e sopporta, ma molte forze sono andate distrutte. Grazie.

Ma questo grazie per chi è, è per me o per quello? Eh, me lo piglio io.

Ma ‘ste povere persone che vivono di rapina animica… e dagliene ‘n po’, e ce l’hai, in abbondanzaIo mi farei rapinare. E sarebbe un buon segno, e poi credo che qui ci sia una punta d’umorismo da parte del richiedente, perché dice: “prima scelgono il soggetto adatto”, ossia lo riconoscono che è rapinabile, a Roma si dice “lo guardano in faccia”, “l’hanno guardato in faccia”. Eh, se l’hanno guardato in faccia è difficile che puoi rapinarla… Comunque, è difficile rispondere a questa domanda; perché probabilmente, se la domanda non è umoristica, ma è seria, vuole essere una specie di appunto a coloro che … intendono far vibrare secondo vibrazioni piroflessidiche un loro soggetto scelto: ma allora queste persone la sanno lunga, quindi sono animicamente provvedute, allora che bisogno hanno di rapinare n’altro di forze animiche? Questo è il problema.

Adesso qui affrontiamo questo lenzuolo… però ve ne leggo solo un pezzo perché dal principio è chiaro tutto. E’ una persona, beh… che sa benissimo…

 

Il Dottore dice che a Goethe mancò la spinta verso l’autoconoscenza dello spirito, e a Nietzsche quella verso la verità oggettiva, e che Lui, ideando la fantasia morale si è tenuto in mezzo tra i due. Qui non ci si immaggina, non ci si immàgia (ah, da in- magiàre) il fulcro che bilancia Ahrimane e Lucifero? Quando giunge Michele a piombarci giù Ahrimane ne viene sì innalzato Lucifero redento, non ci riesce però di entusiasmarci ancora, come ragazzi, per Zorro il Giustiziere, perché nel cattivo debellato ci vediamo noi, quel di più di noi che vi ah-rimàne impigliato, su cui sembra infieri… imperièrsi (eh, so giuochi di…) beata e crudele, verace e ipocrita, la compassione di ogni olimpico Goethe, redento, verso ogni caduto Nietzsche, il folle.

Eh, dice la domanda… dice: la mano del pensiero ahrimanico si impugna la spada di Michele, non è l’arcimànico… dè scopa (risate).

Eh, e qui l’amico Longino mi mette in imbarazzo, perché… Goethe, Nietzsche, e in mezzo il Dottore… Il Dottore fa, dicendo questo essere in mezzo tra i due”, lo dice proprio con un atto di grande modestia, perché non sta tra i due, li riassume tutt’e due, e li sprofonda e li trascende, è molto più grande perché Goethe ebbe l’inizio di una esperienza immaginativa sulla quale noi oggi possiamo ancora lavorare. Su Nietzsche non possiamo più lavorare, perché Nietzsche è grande in una parte della sua opera, ma questa parte grandiosa della sua opera, per esempio “La nascita della tragedia”, il Così parlò Zarathustra”, eccetera, appartiene a un momento di libertà della sua vita, che lui non ha mai capito in sé stesso, perché a un certo punto, preso dalla passione di estinguere tutto ciò che è falso valore, dialettica, intellettualismo, distrugge tutto.

A un certo punto questo istinto distruttivo lo porta a eliminare con una gioia distruttiva e con un impeto veramente meraviglioso tutto ciò che c’è di recitazione e di dialettismo, di psichismo letterario, di retorica della cultura, e ci riesce: senonchè, non essendo cosciente del suo spirito di libertà, che cosa gli rimane dopo aver distrutto tutto, gli rimane il fisico, il corpo, gli istinti: e allora su questa base crea il superuomo. Il corpo e gli istinti, cioè l’animale, e quindi prende un equivoco terribile, e dopo aver tanto cercato qualcosa di assoluto, lo perde, e assolutizza quello che meno va assolutizzato, l’animale umano, e quindi crea dei terribili, tragici equivoci. Soltanto che, la sagacia deve portare il ricercatore a prendere il Nietzsche del momento creativo, e allora lì può essere utile, ma sempre ricordando che lui non ha mai capito niente della libertà.

Del resto della libertà non ha mai capito niente nessuno, non c’è un filosofo che l’abbia capito, e il mondo ancora non l’ha capito. E il mondo cerca la libertà, l’uomo è libero (c’è Sartre che dice “purtroppo l’uomo è libero”), ma non sa che cosa fare, perché? Perchè non sa dove nasce la sua libertà. Tutti oggi si sentono liberi, però ciascuno identifica la  libertà con una parte della psiche animale, quindi ciascuno afferma ciò che di peggio c’è in lui, e questo viene chiamato libertà. E poi ci sono metodi pedagogici che arrivano a coltivare questa libertà dicendo che ai bambini bisogna permettere tutto: e questa è un’altra forma di follia, perché il bambino ha bisogno di essere aiutato a distinguersi da ciò che in lui è istintivo in senso distruttivo, ma non ci sono più educatori capaci di questo ordine interiore.

E quindi mi riallaccio al discorso che facevamo prima a proposito della prima domanda, a quello che é il senso ultimo di questa, e noi abbiamo potuto capire qualcosa che é veramente il principio della salvezza, ossia che non c’é libertà, altro che … non c’é problema di libertà che non sia per il pensiero.

Il problema della libertà non riguarda nessun’altra parte della vita dell’anima, né il sentire,  né il volere, né gli istinti, né la psiche, né il corpo: il problema della libertà riguarda solo il pensiero, è solo il pensiero che é vincolato, é imprigionato, é riflesso, e nell’essere riflesso viene afferrato dalla natura inferiore. Ora, noi dall’Iniziato dei Nuovi Tempi apprendiamo che il problema della libertà riguarda il pensiero: però questo non é sufficiente, noi dobbiamo renderci conto della potenza di questo pensiero, e del fatto che capire che cosa significa implica una rivoluzione di tutta la propria vita, perchè noi siamo inchiodati alla nostra natura, alla nostra razza, ai nostri istinti, alle nostre preferenze, alle nostre ideologie, proprio dal fatto che non abbiamo pensiero libero. E il problema della libertà riguarda il pensiero.

Ciascuno é libero nella Terra, oggi i bambini giá nascono con l’istinto della libertà; peró non c’é nessuno sulla terra che sospetta dove deve cominciare a far funzionare, a intendere la propria libertà. E la libertá é proprio l’atto del pensiero che diviene percezione interiore,  il pensiero si scioglie mediante una volizione nostra, si scioglie dalla natura inferiore, e compie un’esperienza di se stesso in cui finalmente nasce come pensiero, perché (noi questo l’abbiamo chiarito a lungo anche nei libri) perchè noi non abbiamo il pensiero come veramente é, abbiamo sempre il pensiero imprigionato in un contenuto, non abbiamo il pensiero libero: perciò non siamo liberi. Il contenuto ci domina, per il fatto che il pensiero é asservito al contenuto.

Anche quando noi studiamo per dare gli esami universitari, certi dicono: ma questo e’ un allenamento di pensiero? No, perché il contenuto domina il pensiero… e tu sei dominato da questo.

Minimamente noi cominciamo ad avere il pensiero che si emancipa, si svincola, che si affranca dal contenuto, quando facciamo l’esercizio di concentrazione. Peró si tratta di capirlo quest’esercizio, perché dapprincipio non avviene che poco, bisogna lavorare molto con il pensiero per capire come comincia ad essere libero, e questa liberazione é la chiave di tutto.

Perché immaginate che siamo doloranti per ingiustizie subite, per rapine animiche subite, che siamo doloranti per torti, oppure esaltati da determinate spinte psichiche, o fanatizzati, ma soprattutto sofferenti o adirati (e questo é un continuo, non siamo liberi), se c’é uno di questi sentimenti, questo sentimento o istinto che ci invade, noi non siamo noi stessi: ma se abbiamo, conosciamo la disciplina del pensiero, noi, malgrado quest’invasamento, compiamo un atto di grande energia interiore, troviamo una zona in cui siamo liberi, in cui finalmente siamo indipendenti da queste spinte, da questi invasamenti, e lí ci sentiamo veramente calmi, cessiamo di peccare di eccesso di antipatia, o di eccesso di simpatia.

Siamo finalmente indipendenti da tutto ció che ci prende, ci rapina animicamente, e sentiamo che lí siamo veramente uomini, che da lí possiamo giudicare con serenità, con obiettività, siamo indipendenti dagli istinti, abbiamo la possibilità di un giudizio oggettivo. E soltanto quando abbiamo queste tremende sofferenze possiamo capire questo, perché ritroviamo una zona di luce intatta, una zona in cui se noi siamo capaci di trattenerci, abbiamo tutte le ispirazioni per quello che dobbiamo fare, allora capiamo che cosa significa essere liberi, essere liberi dalla propria natura, essere liberi dalla propria psiche. Altrimenti non si é uomini, si rimane delle caricature di uomini.

Comunque la domanda di Longino va bene.

Posso riunire queste due domande, anzi ce ne sono tre che si somigliano, che contengono suppergiù lo stesso concetto.

“La distinzione tra Io e personalità è la stessa che tra umiltà e umiliazione? Se il tuo prossimo ti maltratta porgi l’altra guancia: l’altra guancia è quella della figura spirituale dell’uomo che non patisce umiliazioni ma le accoglie per illuminare di sè la terrena personalità? E’ questa l’umiltà ?

Se l’Io lo scopre non identificandosi più nella personalità, questa, come ciò che si oppone all’impersonale deve essere dall’Io umiliata?

Ma nel quotidiano non prevale sempre la personalità che non vuole essere umiliata?”

Qui voglio eliminare subito una… per poter unificare queste tre domande, un concetto. Che a noi l’umiltà non interessa affatto, perché se noi cerchiamo di essere umili recitiamo, siamo degli ipocriti.

L’umiltà deve nascere da una correlazione obiettiva della propria vita interiore con il mondo. Deve nascere senza che nemmeno ce ne accorgiamo, non ci dobbiamo accorgere di essere umili e tuttavia possiamo esserlo. Ma anche qui dipende dall’essere liberi, non dobbiamo porci degli ideali che sono dettati dal catechismo altrimenti non seguiamo la via nostra.

Sono enumerate delle virtù, delle qualità, ma l’epoca del sentimento è finita, questa è l’epoca della volontà e della libertà e quindi certe virtù cristiane noi dobbiamo capire che rimangono un atteggiamento se noi crediamo di conquistarle mediante la Scienza dello Spirito, perché la Scienza dello Spirito è proprio la via della libertà per cui si lavora trasformando la propria natura, e non imponendo alla propria natura nessun perfezionamento se non quello che viene dall’operare interiore dell’Io libero o del pensiero libero.

Quindi anche per quello che riguarda il patire umiliazioni, anche lì si tratta di capire l’importanza di essere indipendenti dagli stati d’animo perché si patiscono umiliazioni quando si è vincolati a qualcosa da cui non si riesce a liberarsi. E  uno di noi deve liberarsi perché l’umiliazione sembra venirci da qualcuno ma non è così . L’umiliazione viene dal fatto che noi soggiaciamo ad uno stato interiore, ad uno stato d’animo. Quindi eliminato questo punto vediamo un po’ l’altra domanda.

Quanto l’autonomia e lo spirito di libertà si accompagnano a mitezza, calma e calore dell’anima?

Qui è ben chiaro, si può dire che è la conclusione di quanto dicevo. Perché qui dice: Quanto l’autonomia e lo spirito di libertà si accompagnano, è inevitabile che si accompagnino a mitezza, ma non è perché noi vogliamo la mitezza prima, perché sennò recitiamo. Certo dobbiamo cercare di dominare le nostre reazioni, non è che io sto dicendo che dobbiamo fare come ci pare… indubbiamente da questa autonomia viene la calma e il calore dell’anima.

L’altra domanda unibile è questa:

Perché è necessario il sacrificio? 

Anche qui devo… ah beh, questo è Vercingetorige… Anche qui devo dire: chi l’ha detto che è necessario il sacrificio? Se è necessario, questa necessità ci viene dal di fuori e ci si impone dal di fuori e noi non siamo liberi. Mentre se noi siamo liberi questo sacrificio lo facciamo perché lo vogliamo noi e non perché ci viene imposto. Se ci viene imposto è un brutto segno, è segno che il Karma lavora e ci sono degli esseri che devono ringraziare questo Karma perchè se non sono portati a fare il sacrificio, ci pensa lui e dal sacrificio viene il meglio.

Dopo una grande sofferenza viene una grande luce. Allora uno dice, ma questa sofferenza mi è stata imposta. E uno di noi dice: non ho bisogno che mi venga imposta perché io stesso do quello che deve essere dato, offro quello che deve essere offerto.

Il sacrificio.

Olio su tela-artista ignoto attivo nell’ultimo decennio del XVIII secolo (tra il 1790 e il 1799)
Chiesa di Santa Maria del Colle -Pescocostanzo (AQ)
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Nei tempi antichi veniva compiuto il sacrificio di animali, venivano anche (dei) sacrifici umani. Però questo sacrificio di animali era necessario, perché? Perché gli Dèi inferiori, gli Dèi della terra – per intenderci Lucifero e Arimane – sono esseri che cooperano all’esperienza umana sulla Terra, senza loro questa esperienza non sarebbe possibile, quindi l’uomo…

Però avveniva che questi Dèi inferiori si accorgevano che l’uomo era in relazione con Dèi superiori. Ci viene parlato dal Dottore dell’invidia degli Dèi: ossia questi Dèi inferiori erano invidiosi di questo. Però i saggi capivano che questa invidia poteva scatenare questi Dèi inferiori e allora li placavano coi sacrifici che erano cose abbastanza cristiane… ma il cristianesimo non c’era ancora.

Quello del sacrificare animali, eccetera, ucciderli, proprio… Ma i saggi di allora sapevano che senza questi sacrifici questi Dèi terreni sarebbero stati pericolosi per l’uomo, non solo ma noi leggiamo che per esempio ci fu un epoca in cui un’entità particolare, una delle più potenti personalità dell’evoluzione dell’uomo, fu il mediatore di un’azione del Cristo nel corpo astrale dell’uomo, perché voi sapete i sacrifici del Cristo, i quattro sacrifici del Cristo.

Il primo fu il mondo dei sensi, se oggi noi vediamo in maniera che i sensi siano veramente puri, l’occhio vede perché non vuole niente per se stesso, così l’orecchio, tutti i sensi, perché lì c’é già un ordine stabilito dal Logos. Se i sensi dovessero obbedire a ciò che noi siamo nella sfera psichica noi vedremmo tutto deforme a seconda del nostro colorito psichico.

E ci fu un’azione da parte del Logos attraverso questa personalità potente (che tu conosci)  che poi fu fatta anche per il corpo eterico. Poi fu fatta per quello che era il più difficile, ossia il corpo astrale e lì questa personalità potente per potere agire nell’umano prese la veste del drago.

Il che significa che prese la veste (allora era più potente Lucifero a quei tempi) per cui i primi maestri umani erano delle entità luciferiche ma comandate; degli esseri luciferici che obbedivano perché questa entità per potere agire sulla terra, in un mondo piuttosto difficile, – nella sfera astrale era il Drago che dominava – e quindi si doveva vestire con la veste del Drago.

Poi c’è la vittoria sul drago che è simboleggiata da S. Giorgio che sconfigge il drago perchè viene il Cristo e il Cristo finalmente pone fine all’epoca del sacrificio cruento, sanguinoso, ma da allora cominciò un altro tipo di sacrificio, che è il sacrificio dell’uomo che richiede per diversi secoli spargimento di sangue… guardate, dal sangue sparso dagli apostoli, al sangue delle stimmati di Caterina Emmerick, di Padre Pio, eccetera, è un lungo percorso potente, di donazione al Cristo secondo la spinta del sacrificio.

L’invidia degli Dèi continua, infatti il Dottore parla di questa invidia degli Dèi a proposito dell’incendio del Goetheanum, e lui si riporta all’incendio del tempio di Efeso da parte di quello sciagurato, che è amico tuo, Erostrato, che è una espressione dell’invidia degli Dèi la quale continua, continua. Questa invidia ha due forme, la forma antica è quella di cui abbiamo parlato, ossia quella che esigeva i sacrifici cruenti, la forma nuova è terribile e veramente ancora più pericolosa, perché entra in gioco l’entità più potente della Terra che è Arimane, perché è l’invidia della liberazione dell’uomo.

E vedete che adesso noi ci riferiamo alla prima domanda che parlava della sinistra hegeliana perchè, tutto ciò che oggi ostacola la libertà – e possiamo dire anche la liberazione dell’uomo – viene proprio da queste entità che cercano… difatti mai si è parlato di libertà come in questo periodo, ed è proprio segno che la libertà è morta quando se ne chiacchiera troppo, ma è visibile a chi veramente può, come tutto il lavoro arimanico consiste nell’impedire che l’uomo sia libero, nel prenderlo… soprattutto mediante il metodo arimanico della scienza di mettere in moto il pensiero ma di fare ignorare la fonte del pensiero.

E attraverso tutte le ideologie, perché le ideologie mica si presentano come metodi del pensiero, si presentano come un già fatto, un già pensato che è talmente persuasivo che i giovani subito se ne abbeverano e non pensano più perché il loro pensiero ormai è paralizzato per tutta la vita, perché nessuno gli può far capire come loro hanno pensato qualcosa e l’hanno accettato prima di sviluppare il pensiero.

Nessuno si è curato di dire “educhiamo il pensiero in questi esseri e che poi scelgano loro”. No! Ti aspettano a scuola! Cominciano da quando sono piccoli a inserirgli già le ideologie, non sono più liberi, è finita, su tutta la Terra è così e questo è il piano di Arimane, l’invidia degli Dèi continua e l’invidia degli Dèi si espresse nell’incendio del Goetheanum.

Ecco la risposta, perché é necessario il sacrificio. Perché il sacrificio è cambiato, il sacrificio è l’operazione che è allusa nella domanda che abbiamo letto, nella seconda domanda delle tre:

L’autonomia e lo spirito di libertà si accompagnano  a mitezza, calma e calore dell’anima?

Ma questo è il sacrificio della natura inferiore, perché? Perché quando noi subiamo qualcosa di veramente ingiusto, la nostra risposta è una ribellione. La ribellione che cosa è? E’ lo stesso moto arimanico al quale noi reagiamo e interagiamo mediante la ribellione; perché non c’è moto aggressivo che non parta dal doppio arimanico.

Noi possiamo ricevere una ingiustizia terribile, se in quel momento odiamo l’autore dell’ingiustizia siamo pienamente giustificati, abbiamo ragione, però abbiamo torto marcio perché in quel momento l’odio viene dallo stesso principio da cui parte l’ingiustizia. E finchè c’è questo non si esce dal cerchio chiuso della botta e risposta. Alla risposta dai la botta, alla botta la risposta e questo non finisce mai e tutte le forme di mediazione pacifica sono tutte recitazioni, sono tentativi nobilissimi ma calmano le acque per poco e intanto ipocritamente tutti si preparano al contrattacco imminente.

Quindi siamo in un momento molto serio, in cui il capire che cosa è il sacrificio… e non è quello del senso tradizionale, come ci può essere insegnato da esseri come  Teodoro di Besançon, Giuseppe da Copertino, San Francesco, la Emmerick, la Teresa Neumann,  esseri che veramente hanno vissuto una vita di sacrificio: tutto questo è un meraviglioso insegnamento, il sacrificio è inscindibile dalla libertà, altrimenti è un’aggiunta… e va benissimo.

Adesso noi stiamo parlando per il tipo umano che è veramente cosciente, perché naturalmente quando affermiamo delle cose dovremmo affermarne contemporaneamente tante altre che sono simultaneamente vere, e quindi sembra che noi le escludiamo perché noi stiamo parlando del tipo di evoluzione che urge in questo momento per andare incontro alle esigenze gravi del tempo, ma questo non riguarda tutta l’umanità, perché c’è un’umanità che ancora ha bisogno del parroco o del capo del partito, il gregge esiste e continua ad esistere e il gregge ha bisogno del pastore. Ci sono invece degli esseri che non possono più appartenere al gregge e questi, se non hanno una legge interiore loro, si scatenano e sono irregimentabili e quindi la loro libertà scatenata finisce in modo veramente distruttivo e stavamo dicendo… e dobbiamo concludere… che il sacrificio di cui stiamo parlando, non è possibile se non grazie all’uomo libero, se non mediante l’uomo libero. E’ l’uomo libero che sceglie la via più difficile, è l’uomo libero che volontariamente tra due vie, una facile e un’altra difficile, sceglie lui, perché è libero, la via difficile, perché sa che è quella che  più è utile all’umanità.

Questo è un sacrificio, però è vero, non è imparato e acquisito sentimentalmente, quindi il minimo esempio è questo, del poter scegliere tra due vie la più difficile, ma noi possiamo anche guardare nel Vangelo e avere molti esempi perché, l’offrire l’altra guancia di cui dice la quarta domanda é un atto mitico che può essere anche retorico se non viene dall’uomo libero, ma se viene dall’uomo libero è un atto magico che rovescia la situazione, perché che cosa significa?

Che lui riceve lo schiaffo e la reazione immediata, normale, al tipo umano attuale, nervoso, “sistema nervoso-animalità istintiva-sistema nervoso-organo cerebrale-reazione”: te dò un’altro papagno!

Ma immaginiamo che ci sia uno che conosca il pensiero vivente, il pensiero liberato, la forza della interiorità assoluta; sente che l’impulso a dare il papagno viene da Arimane e quindi lui non vuole che gli venga dettata l’azione da Arimane. E quindi sta fermo. E questo non reagire che significa offrire l’altra guancia è un atto magico, è l’espressione massima della libertà dell’uomo dal dominio di Arimane. Quindi noi vediamo che tutto quello che oggi ci si presenta come problema severo della vita, e ogni giorno, guardate, si presenta… è la richiesta di questo atto interiore autonomo… naturalmente non dobbiamo dimenticare, che quest’atto interiore e autonomo, è la presenza in noi di una forza che si manifesta individuale ma è nello stesso tempo superindividuale e quanto più è individuale e tanto più ciò che superindividuale manifesta in esso, e questa contraddizione dobbiamo capirla, ossia quanto più c’è individualità libera, tanto più c’è universalità vasta, ed è la vasta e potente universalità del Logos.

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MASSIMO SCALIGERO: CONFERENZE-INCONTRI INEDITI. Files audio e trascrizioni., MATERIALI DI STUDIO, SCIENZA DELLO SPIRITO

CONFERENZA DI MASSIMO SCALIGERO DEL 24/06/78: AUDIO E TRASCRIZIONE

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HAI SPESSO AFFERMATO CHE LO STUDIO DELLO ZEN, TAOISMO E BUDDISMO, È UNA VIA DI LIBERAZIONE MA NON TROPPO ADATTA PER NOI OCCIDENTALI; MA CHE COMUNQUE SI È RIVELATA UTILE PER LA CONOSCENZA. COME, E IN CHE MODO, UNO STADIO PARALLELO TRA LO ZEN… UNO STUDIO PARALLELO TRA LO ZEN E LA SCIENZA DELLO SPIRITO PUÒ RIVELARSI UTILE?

Io ho scritto per questo Zen e psicanalisi, e credo di aver sviluppato l’argomento. Niente… lo Zen è una delle molte vie del passato e, siccome va di moda ne abbiamo parlato, in modo da cercare di isolare quello che c’è di positivo. Però qui abbiamo già detto tutto, perché per isolare quello che c’è di positivo bisogna esserne capaci, ossia essere già sulla linea di una conoscenza che sceglie con una certa autorità, perché se non c’è questo lo Zen è un errore come un altro. Non c’è niente di peggio di un occidentale che senza conoscere niente del proprio pensiero si mette a fare le meditazioni Zen. Tra zen e strazen e tazan e tz, poi alla fine: zum! E … altro che zazen.

E non c’è niente di peggio che questa mancanza di tessuto noetico, ossia nerbo cognitivo che non si dà a buon mercato, e che bisogna conquistarselo al di là di tutti i metodi orientali, come metodo universale ma che purtroppo, eh…  solo in occidente fiorisce per ora. Abbiamo dovuto dire a questo proposito che, chi sa come stanno le cose, non dice più: ex oriente lux, ma dice: ex occidente lux. Quando questa lux fiorisce allora la via è aperta verso ogni contenuto: orientale, occidentale, antico, moderno, futuro; è tutto contenuto nel momento vivido del pensiero, che pensa e si libera, pensa e cessa di pensare stupidamente, perché il pensiero è stupido se non è vero pensiero, è sempre una dispersione di forze, è sempre la menzogna, è sempre il furto luciferico o arimanico che noi subiamo. Per cui se non ci accorgiamo di questo furto e ci immergiamo per esempio nel tantrismo viene fuori una confusione terribile che diventa confusione mentale e dopo anni bisogn… : due sono le vie: o c’è una specie di salvazione ad opera del salvatore che sta funzionando, oppure… psichiatra: non c’è altra via. Perché si arriva… oppure c’è anche una terza via: auto-guarigione, ma allora proprio per il fatto che ha incontrato l’amico Salvatore, salva tutti, salva l’anima e i brutti.

Quindi amico Silvio, potentissimo amico: prima di tutto pensiero auto-cosciente e nerboruto. E poi con questo pensiero puoi acciuffare tutto quello che vuoi, spremere tutto da tutti. Puoi leggere anche dei testi di magia nera, tanto li spremi, togli quello che c’è e vedi che rimane un cece soltanto e basta. Eh! Ma quel cece può anche essere… perché non è una… un male assoluto non esiste, non c’è male in cui non ci sia da salvare un cece, o un pisello. Come vedete non dico un cereale perché i cereali sono…alzano un’altra cosa.

Quindi… adesso qui mi fa sta fatica… a leggere tutta ‘sta lettera..

-Scenography by Franz Stassen (1869-1949) for Parsifal by Richard Wagner. 1937-

LA MATERIA È LA SOMMA DELLE SENSAZIONI; SCIENZIATI D’OGGI. E’ FORMATA DA ELETTRONI, PROTONI, NEUTRINI, ECC… , MATERIALISTI– adesso fa tutto l’elenco – ISPIRATI DA ARIMANE. LA MATERIA È UN BISOGNO ANIMICO DI ESSENZE, PSICOLOGI ISPIRATI DA ARIMANE E LUCIFERO.  Qui aumenta la… LA MATERIA È VOLONTÀ  PIETRIFICATA NEL DOLORE – SPIRITUALISTI PESSIMISTI – È VOLONTÀ SACRIFICATA NELL’AMORE – SPIRITUALISTI OTTIMISTI – ISPIRATI DA LUCIFERO. LA MATERIA È LA COORDINAZIONE, LA COMBINAZIONE DEI QUATTRO ETERI – SCIENZIATI, ANTROPOSOFI, FIDEISTI. LA MATERIA È CIÒ CHE RIEMPIE LO SPAZIO SPERIMENTATO COME IDEA – IDEALISTI ISPIRATI DA LUCIFERO CELESTE. LA MATERIA È UN AMMASSO DI MACERIE DELLO SPIRITO E L’ESSENZA DELLA MATERIA È IL LOGOS. STEINER

MA SE PÒ SAPÈ CHE COS’È QUESTA BENEDETTA MATERIA E IN CHE RAPPORTO STA CON LA FORMA di cacio?  Ah no, con la forma…

La forma significa sparizione della materia quindi, anche se si tratta di forma di cacio… comunque ritorniamo a bomba o a maritozzo.

Perché la materia esiste? Esiste perché noi siamo dei rammolliti, perché il pensiero è impotente, perché siamo dei poveri esseri caduti in uno stato che… di cui…  fammi ricordare quello che diceva… ah! Plotino! Che si vergognava di essere uomo, proprio perché era andato così in basso… e quindi ha costruito un sistema per poter risalire. Ed è un sistema veramente rispettabile: Plotino è veramente… altro che Zen. Lì c’è tutto lo Zen e c’è anche il Vedanta e c’è… si affaccia l’esigenza del Cristo. Comunque, però, quando afferma che si vergogna di essere uomo è segno che lì non ha capito, perché bisogna veramente sentirla questa vergogna e vedere che cosa cela di forze.

Quindi, perché noi vediamo la materia? La vediamo perché siamo in uno stato, io ho detto di rammollimento, e sembra che io scherzi, ma è veramente così, perché il nostro pensiero è caduto, è morto. Il Dottore non fa altro che insistere: non c’è un’opera in cui Lui non parli del pensiero come di ciò che è cadaverico nell’uomo.

Pensate che noi edifichiamo una civiltà col pensiero cadavere e infatti la culminazione è la macchina, la quale è l’oggetto più morto che esista. Oggi agli amici dicevo ancora una volta una cosa che è anche scritta: che in un seme di zucca c’è più potenza creatrice che non nel meccanismo più evoluto che abbia creato la civiltà meccanica. Perché il seme di zucca messo sotto terra crea un’altra zucca, un bel fiore di zucca; un meccanismo messo sotto terra arrugginisce, diventa inservibile.

Quindi bisogna svegliarsi e accorgersi di questo: che siamo in uno stato di rammollimento, di degradazione e ci crediamo potenti perché creiamo qualcosa che è il simbolo della morte.

E tutto quello che è scienza… la logica aristotelica l’abbiamo già detto, un giorno a un amico, che è un mio vecchio amico logico, che tu conosci, non è più tornato da quel giorno, perché ho detto che la logica di Aristotele è la logica della morte; ma è realmente così, non c’è niente di… come attacco di antipatia ad Aristotele, che se qui stiamo… non abbiamo  né simpatie né antipatie: per Aristotele abbiamo la massima ammirazione, e La logica di Aristotele nel suo tempo fu una grande conquista del Logos. Però sono passati 2500 anni da allora, e noi stiamo ancora con la Logica di Aristotele, la quale è veramente utile unicamente per il pensiero cadavere. E con questo pensiero noi cerchiamo di risolvere i problemi dell’anima, i pro… tutti i problemi: i problemi dell’economia, ecco perché c’è l’inflazione, ecco perché gli equivoci spaventosi: proprio perché il pensiero è morto e nessuno se ne accorge. Goethe ha cercato di ridargli vita, ma ha avuto il terrore di dire che stava pensa… di scoprire che stava pensando. E guardava solo quello che poteva avere mediante questo.

Ora viene finalmente il Maestro dei nuovi tempi, il più grande Iniziato di tutti i tempi. Veramente il più grande. Eh! ma nemmeno coloro che sono suoi seguaci se ne accorgono. E veramente c’è da piangere nell’accorgersi che Lui ha dato la Via e l’ha data non nascostamente perché l’ha data in tutte le forme. Ha dato la Via per la resurrezione del pensiero; e ha ricongiunto questa esperienza con quello che è il compito sublime dell’uomo: il compito della redenzione.

La redenzione comincia con la redenzione del pensiero. Ha dato la Via e non l’ha data come una specie di formula mistica. L’ha data scientificamente, l’ha data filosoficamente, l’ha data in tutte le forme; e c’é persino oggi un occultismo che crede di conoscerlo e che parla con sufficienza di Lui ma devono passare anni e forse altre vite perché questi si accorgano di quale Maestro, di quale Maestro non si sono… non sono stati capaci di imbattersi.

Quindi Lui ha dato la Via e la Via è questa: riconquistate lo strumento mediante il quale siete; realizzate l’essere e troverete il pensiero; realizzate il pensiero e troverete l’essere. Hegel purtroppo lo tentò ma il suo pensiero per quanto fosse – questo a detta dello Steiner – il più grande filosofo del mondo, non aveva abbastanza forze di pensiero per poter dare la vera sintesi a priori. Quindi… Essere, non essere, divenire… Eh sì, Antitesi e sintesi quella Triade è bellissima e costruita in maniera tale che il Dottore dice che tutto il sistema di Hegel non è altro che un Vedanta moderno, è molto cosciente, è il massimo elogio che possa avere Hegel. Però, alla luce dell’esperienza  del pensiero, purtroppo questo divenire, che non è il divenire di Eraclito ma è il divenire di ciò che crea, ossia: è il movimento che crea, e che diviene perché non è nell’essere ed è nel non essere; però l’essere e il non essere Hegel lo fa precedere al divenire, quindi è vero che a un certo punto diviene ma prima di divenire è, e c’è un essere che è indipendente dal pensiero che lo pensa.

E qui casca l’asino; non è irriverente per Hegel ma purtroppo per coloro che seguono Hegel, gli hegeliani, casca l’asino; perché c’è un essere che sfugge al pensiero e diventa una trascendenza mentre noi a un certo punto realizziamo, l’assoluta immanenza, il mondo comincia nel pensiero; l’idea è l’idea che deve arrivare al divino, deve avere tutto: non c’è niente di fuori dell’idea che si ritrova come l’inizio del Pensiero Vivente. E quindi il mondo comincia a risorgere in noi.

Che cos’è questo in sostanza: è il pensiero che noi dobbiamo conquistare. E come lo conquistiamo: come dice Parsifal con l’arma in pugno. Infatti non c’è un amico qui dentro che non mi racconti come sia difficile fare la concentrazione: si capisce, perché qui si tratta di riprendere una forza perduta, una forza… fa risorgere una forza morta, congiungere con il Logos, che è la resurrezione; congiungere la forza pensiero che è ciò che è morto. La resurrezione comincia nel pensiero. E questa resurrezione noi la dobbiamo conquistare impetuosamente; il Christo la conquistò attraverso sofferenze inenarrabili, sofferenze di cui i santi sentono l’ eco, e versano sangue, provano le stimmate, provano dolori terribili, seguono la via del Christo in quella forma.

Ora noi abbiamo la concentrazione e la concentrazione è una operazione eroica.
Nella concentrazione dobbiamo essere veramente dinamici, terribili, prepotenti, egoisti.
Non lo dico io, lo dice il Dottore, perché il Dottore nel ” Verso i mondi spirituali ” dice: “L’egoismo é un male sul piano fisico ma comincia a essere una forza sul piano sottile “.

Il primo piano sovrasensibile è il piano eterico, lì dobbiamo essere egoisti.
Se vogliamo riconquistare il pensiero lo dobbiamo strappare ad Arimane e Lucifero,
ecco perché é difficile;  lì non c’è da essere teneri – aah! come se mancassimo di rispetto al mondo spirituale – lì bisogna essere aggressivi! E prendere il pensiero e strapparlo. Soltanto quando viene strappato e nuovamente reso vivo allora noi possiamo acquietarci e sentire reverenza per il pensiero che viene dal mondo spirituale.

Adesso ti do la risposta.

La materia è il potere allucinante di Arimane che arriva a essere un potere reale, realistico, tant’ è vero che ci sono degli esseri oggi che sono portati ad un superamento del limite umano, però si trovano in una situazione tragica perché non ci sono… è mancata la pedagogia, è mancato l’insegnamento, l’orientamento: noi cerchiamo di fare un minimo sforzo ma ci vuole molto di più. Allora ci sono dei giovani che prendono la droga. Ma perché prendono la droga ? Per cercare qualcosa che supera la realtà fisica ossia la realtà arimanica, e con questo peggiorano la situazione ma l’impulso é quello: di vincere questa realtà, questa realtà pesante che tu hai descritto benissimo, neutroni, elettroni, macerie dello spirito, volontà pietrificata, è che tutto questo però, è il segno di un potere che per i drogati sparisce appena prendono la droga perché muta per un momento la visione della realtà e pensate che tutti gli yogi, gli iniziati del passato per superare questa realtà dovevano andare in Samādhi, dovevano fare un movimento di distacco e lasciare la terra perché qui non avrebbero avuto quella comunione col divino. Ramakrishna, Vivekananda… e in queste condizioni viene un essere il quale dice: “No, il Christo è venuto per insegnarci come questo Samādhi si debba avere allo stato di veglia”.

Ed ecco la via della quale stavamo parlando.
Perché… e qui vorrei citare per esempio un santo cristiano: Padre Cottolengo.
E’ un santo che mi sono studiato veramente… direi attraverso ogni episodio perché volevo capire da dove gli veniva quella forza, sapevo che era la forza del Christo, ma come agiva in lui? Agiva in lui come una forza di ebbrezza, di ebbrezza che superava la realtà fisica per cui non c’era realtà tragica che lo impaurisse. Lui viveva in uno stato quasi… tant’è vero che diceva: ora è come se avessi bevuto vino. Però non beveva per niente e quando conosceva qualcuno che era capace di elevarsi diceva: “Ah gli piace anche a lui il goccetto, anche a lui gli piace…” – gli dava una piccola gomitata – “anche a te ti piace…” perchè anche lui sentiva questa gioia del divino.

Del resto, guarda, qui per coloro che conoscono Aurobindo etc…in fondo lo Shaktismo, il Vishnuismo, Radha-Krishna, la via delle Gopī, le pastorelle che ad un certo punto entrano in estasi per amore di Krishna… non è altro… non sono che vie per potere vincere questa terribile realtà che è terribile, è terribile perchè c’è la morte che sta lì continuamente…
E quando una volta Ramakrishna sentì il dolore di un essere, di un padre a cui era morto il figlio, sentì qualcosa di terribile che lui normalmente non sentiva perchè era sempre in stato di ebbrezza; e allora capì che doveva aiutare questo pover’uomo, e allora cominciò in una specie di estasi sveglia a cantare un inno alla Dea inventando le parole ” ARMATI, VINCI ! La morte non ha nessun potere, ritrova il rapporto con l’essere che è caro! ”

E qui è stato una specie di inno, ecco, un’ebbrezza. Che cos’è questo? Un modo di superare l’incantesimo della realtà arimanica, quella di cui stai parlando te; perché se noi non la superiamo ogni giorno noi riceviamo batoste terribili, ogni giorno c’è il terrore di perdere una persona che si ama, che si ammali gravemente un essere che noi amiamo…
Giorni fa ho conosciuto un giovane che è uno tra i più coraggiosi direi e che mi ha confessato: “Per quanto – dice –  io segua la scienza …, per quanto sia bravo, è inutile, sono un matto perchè come mia moglie esce e ritarda qualche minuto a tornare io vengo preso da angoscia, da un’ angoscia terribile, perchè penso qualsiasi cosa terribile.

Ora queste cose accadono, è il potere della materia, è il potere di Arimane.

Quindi abbiamo citato le vie orientali, ma l’ebbrezza: ritorniamo all’ebbrezza. Uno che coltiva veramente la meditazione conosce l’ebbrezza lucida.

Io posso ricordare un periodo in cui ci fu una serie concatenata di disgrazie, nella prima fu difficile inserirmi, nella seconda ero allenato, nella terza comiciai a dire: ” E’ come un campo di battaglia.”

Da quel momento capii che qualunque cosa poteva succedere oramai stavo in quel livello, poi naturalmente il ciclo si chiuse e direi che quasi quasi ne ero dispiaciuto perchè sapevo che mi sarei nuovamente abbioccato e poi avrei dovuto fare nuovamente lo sforzo per ritrovarmi in quella zona. Comunque la chiave è questa, la chiave è avere un pensiero che non sia più morto, che sia vivo, che porti il Logos, che esploda in noi come una forza più potente di quella di Arimane, per cui non abbiamo bisogno della droga per essere in stato di ebrezza; ma io insisto sullo stato di ebrezza che non vuol dire – non lo raccontate fuori perchè se no diranno “ammazza però quello che insegna… –  è un’ebbrezza lucida, ossia uno stato di certezza in cui si sente la sicurezza di tutto, qualunque cosa accada. Sono dei momenti però noi possiamo anche pensare che un momento può essere ripetuto, ripetuto. e poi fino a diventare a un livello. Eh! bisogna che qualcuno di noi lo faccia questo.

E qui credo di avere risposto anche all’amico Renato.

 

CONQUISTARE LA CERTEZZA DELLA LA SPERANZA

Il Conte di Montecristo, quel bellissimo romanzo di Dumas finisce proprio con questa immagine che è “attendere e sperare” dove lo sperare non è un’ operazione di passiva attesa ma è la certezza della speranza di un mondo meraviglioso che continuamente sta per verificarsi, realizzarsi, nella nostra vita, nei nostri atti e qui comunque credo di poter rispondere ancora.

SOLITUDINE MIA BEATA E SANTA COSÌ RICCA SEI TU; PURA ED IMMENSA COME UN GIARDINO CHE SI DESTI ALL’ALBA. SOLITUDINE MIA BEATA E SANTA TIENI SERRATE LE TUE PORTE D’ORO ‘SÌ CHE ATTENDA DI FUORI OGNI ALTRA COSA. (RILKE) 

Ah, e io credevo che fossi tu Livio.
Dicevo: mamma mia Livio che bel poeta che è diventato! E invece c’è scritto Rilke.

E PUÒ MAI QUESTA ESSERE UNA PROFESSIONE DI EGOISMO DA MAGO NERO? 

Ah ecco, adesso qui riconosco Livio.

Ecco, noi dobbiamo sempre ricordarci che non diamo regole, non diciamo “colui che si isola è un reprobo” oppure “colui che diventa solo attivista è un reprobo”. Ma no, noi sappiamo che ognuno deve essere il timoniere di se stesso e quindi uno di noi può anche arrivare ad una tale saturazione di attivismo esteriore che può decidere per un po’ di giorni di andarsene a Subiaco a fare l’asceta. Con questo sarebbe un errore dire ” Ah! Ecco questo si isola come gli asceti”. Ma ognuno di noi è libero. Se noi ci comportiamo così noi non abbiamo capito niente di Filosofia della Libertà e mi ricordo che questa fu una delle discussioni che proprio 40 anni fa, sostenni proprio questo con un antroposofo che diceva che assolutamente la via dell’ascesi solitaria era proibita.

Ma dico, ma chi l’ha detto ? Io proprio perchè so’ libero posso in certi momenti entrare qui e parlare eccetera, fare e sprofondare nell’azione esteriore e poi posso anche sentire che mi è necessario l’isolamento di 7 giorni.

Quindi questi versi sono bellissimi e posso aggiungere questo, che uno che abbia l’immaginazione viva, uno che abbia il senso della donazione insieme all’immaginazione viva, può anche realizzare questa solitudine purchè abbia qualche ora a disposizione di se stesso. E può persino immaginare il ghiacciaio in piena estate, immaginarlo con tale intensità che dopo un po’ sente il profumo della vetta e persino il respiro fresco. E quindi questa solitudine beata la realizza con un atto interiore in cui etericamente c’è tutto quello che c’è in un luogo dove sono presenti le forze della natura. Le forze della natura sono nell’etere mediante cui si opera questa immaginazione. Quindi: niente paura.

Qui ci sono molte domande interessanti, però…  non credo di poter rispondere a tutte, e quindi, per ora quelle che sono connesse…

 

LE FORZE ETERICHE NELLA PIANTA E NELL’UOMO: QUALE È LA DIFFERENZA?

Ecco, l’uomo ha un grande aiuto nella possibilità di contemplare le piante, perché nella contemplazione della pianta l’ uomo ha l’immagine simbolica e anche il contenuto interiore del moto eterico allo stato puro, e quindi é molto aiutato da questo. E… e se voi ricordate, il Dottore annette un’ importanza decisiva a certi esercizi di Iniziazione, perché nel corpo eterico sono celate delle forze originarie: dobbiamo ricordare che quando I Due furono espulsi dal Paradiso Terrestre, dopo la seduzione di Lucifero, il Signore disse: “Cercate di allontanarli dall’Albero della Vita perché non rechino danno anche a questo”. E noi dal Dottore impariamo, vedi Scienza Occulta, che uno dei primi atti del Cristo é stato quello di preservare il corpo eterico dell’uomo dall’ influsso di Lucifero che ormai divampava nel corpo astrale dell’uomo. Allora il primo grande aiuto del Cristo fu proprio questo: di mettere nel corpo eterico una forza che lo rendesse indipendente dal corpo astrale, per cui il corpo eterico – malgrado che avesse perduto il potere di presa sul corpo fisico – e quindi il potere dell’ immortalità – il corpo eterico manteneva intatti dei centri di luce originaria che precedevano la caduta. E questo Lui l’ha fatto in attesa dei tempi in cui sarebbe venuto. E questo, Iniziati per esempio come Zarathustra, lo sapevano, perché sapevano che il Signore di Luce era colui che comunicava le massime verità mediante questo corpo eterico, ma sapevano anche che sarebbe venuta l’epoca in cui un essere nel corpo astrale avrebbe incarnato le stesse forze che agivano nel corpo eterico.

Ora, quello che é avvenuto: il Mistero del Logos, il Battesimo del Giordano, e poi il Golgota, é un evento che echeggia nella sfera eterica, come l’orientamento di una nuova storia e di una nuova esperienza interiore dell’uomo. Quindi, che cosa é avvenuto? E’ avvenuto che i centri eterici preservati dalla caduta hanno cominciato ad avere la possibilità di comunione con i centri astrali che hanno avuto l’inizio della loro possibile animazione, dall’intervento del Cristo: per esempio l’eterizzazione del sangue, e l’attività delle forze mentali del pensiero di cui stavamo parlando, la possibilità di collegamento con il corpo eterico.

La forza del Logos consiste nel poter congiungere la coscienza dell’uomo, la coscienza eterica, con i centri che sono rimasti intatti dal Paradiso Terrestre, e questo é il grande dono del Cristo: l’ uomo ha questa possibilità. E… soltanto che l’uomo deve volerlo. E per volerlo deve disincantare tutta la vita interiore dalla potenza di Arimane, e qui mi riferisco alla risposta che ho dato a Walter, ossia: quel disincantamento é importantissimo, significa vittoria sulla necessità materiale. Finché noi siamo presi dalla necessità materiale, qualunque forma abbia: paura, preoccupazione, brama di successo, brama di conquiste…: questa connessione non può avvenire. Quindi é importantissimo afferrare che cosa si deve superare perché questo collegamento coi centri eterici sia possibile.

Quindi: é tutto il senso della Scienza dello Spirito. Quando noi abbiamo a che fare con vie occultistiche che si dicono tradizionali, e che hanno un grande senso di importanza della loro missione, che é semplicemente dialettica, penso quanto siamo lontani da una simile possibilità; perché innanzitutto é necessaria l’auto-coscienza. Dall’auto-coscienza viene l’impegno della resurrezione del Pensiero. Dalla resurrezione del Pensiero viene la prova decisiva per il superamento dell’attaccamento del corpo astrale al mondo, alla necessità materiale. Dopo di che  noi siamo sulla soglia del mondo spirituale, ma questo significa la possibilità che noi operiamo dai centri eterici, perché c’é un centro che si deve formare provvisoriamente nella testa, poi deve passare alla laringe,  poi deve passare al cuore, poi deve passare al plesso solare, poi deve risalire, poi il compito finale é che risplenda nuovamente, come ha intuito qualcuno, come il Cuore Celeste. E il cammino é lontano… e il cammino è lungo, però é il cammino dell’uomo.

 

E adesso abbiamo solo pochi minuti per rispondere all’ amico che ci parla: PUOI CHIARIRE IL NESSO TRA IL PENSIERO DEL SINGOLO IN RELAZIONE AL KARMA DELLA COLLETTIVITÀ? 

Prendo come premessa quanto abbiamo detto sul pensiero che deve risorgere, perché quando ci interessiamo del karma, dobbiamo capire che,  da principio possiamo avere una nozione dialettica del karma, ma questo deve essere uno stimolo a qualche cosa di più, ossia essere informati, ma non ridurre tutto a causa ed effetto, e dire, ah beh, adesso ho capito, tutto quello che mi capita viene da cause precedenti, o da meriti oppure da demeriti. Tutto questo é molto semplicistico, perché il karma é un tessuto misterioso che viene pre-vissuto da entità divine prima che divenga qualcosa di umano. Viene preparato dalla prima Gerarchia, ed é qualche cosa in cui si muovono gli Dei, poi diventa una forma umana, e l’umano, nella misura in cui non sappia nulla, e non abbia nessuna attività, deve subirlo, e comincia ad avere una certa confidenza se educa la volontà, se educa il sentire, se educa il pensare. Però noi sappiamo che c’é quella via di cui abbiamo parlato, la Via del Pensiero, e scopriamo che in questo tessuto divino può agire unicamente una coscienza morale, ossia un’alta moralità.

Un’alta moralità é quella di cui si parla nella Filosofia della Libertà, quando si parla della fantasia morale; quindi é l’atto libero mediante cui si intuisce l’azione da compiere. E quando diviene una serie di azioni, e quindi un’abitudine interiore, allora noi formiamo una coscienza, possiamo chiamare morale, ma spero di non essere frainteso: una coscienza che supera la legge di causalità della natura. E questo l’abbiamo mostrato, sulla base della Scienza dello Spirito, quando abbiamo rievocato il processo del pensiero come un processo distruttivo, e il processo della volontà che interviene, volitivamente e determinatamente, come una potenza di resurrezione, una potenza di riedificazione, per cui si distrugge volitivamente e si riedifica mediante il potere della volontà. E lì veramente la virtù morale supera la causalitá fisica, perché realmente viene superata quella legge che dice che la materia non si crea e non si distrugge, invece viene distrutta e riedificata mediante forze della volontà.

Peró é questa la direzione, perchè noi abbiamo detto che il karma é un tessuto degli Dei, é un discorso degli Dei, un tracciato… un ricamo degli Dei che viene donato all’uomo, naturalmente in relazione a quello che egli è, che l’uomo vive, che l’uomo ha il dovere di conoscere.

L’uomo puó intervenire in questo unicamente mediante ció che é divino in lui, e questo comincia con la coscienza morale di cui abbiamo parlato. Allora il discorso diventa vasto, perché,  abbiamo un minuto… Dobbiamo dire che continuamente noi assistiamo ad eventi in cui ci viene insegnato che questo Divino non é recludibile in una formula, ma spazia nella coscienza se l’uomo  é sveglio. E noi abbiamo avuto l’esperienza di un dolore, e una serie di esperienze di questo genere: un dolore che a un certo punto scuote alla base l’anima per il terrore di perdere un essere caro. C’é una serie di eventi che costruiscono questo clima di preoccupazione, di malattia, di paura di perdere, di paura di una malattia gravissima, di un’operazione tragica. Tutto questo guardiamolo con l’ occhio disincantato.

Che cosa puó fare di diverso il Divino, se vuole destare delle potenze di Amore piú forti, che non agirebbero se non ci trovassimo dinanzi a qualcosa di terribile, qualcosa che sta lí a darci la paura di perdere un essere caro? Bisogna veramente svegliarsi, e accorgersi che il Divino agisce cosí. Fuori c’é questo, la causalità, una causalità che viene superata, la causalità che non c’é piú, ma perché non ci sia, bisogna che noi entriamo veramente nella corrente della liberazione interiore.

Quindi, il singolo, in questo senso, puó fare molto per la collettività. Peró, vedete, ho citato quest’esempio perché si diventa veramente preziosi per la collettività unicamente se si é capaci di afferrare l’elemento tragico, quello che De Unamuno, un pensatore veramente potente, chiamava il tragico – il senso tragico della vita – come lo stimolo piú potente alle forze interiori dell’uomo. C’é stato il mio amico Martin che ha paragonato l’Opera di Unamuno alla Filosofia della Libertà di Steiner, naturalmente é una cosa personale, peró c’é qualcosa di molto grande su questo pensiero.

Ora, abbiamo capito: come abbiamo bisogno dell’ebbrezza, come fece Ramakrishna per suparare il terrore della morte, un inno e una danza. Ora, a freddo non si vince… Il pensiero ha bisogno di essere potente, ritmico. Ci vuole tutto, il concorso del sentire, il volere, l’Euritmia; il concorso continuo di forze che ti diano quest’ebbrezza di superamento della realtà arimanica, della vittoria permanente del Cristo.

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MASSIMO SCALIGERO: CONFERENZE-INCONTRI INEDITI. Files audio e trascrizioni., MATERIALI DI STUDIO, SCIENZA DELLO SPIRITO

CONFERENZA DI MASSIMO SCALIGERO DELL’8/04/1978: AUDIO E TRASCRIZIONE

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(IL PRESIDENTE WOODROW WILSON arriva a Parigi nel 1919 per la Conferenza sulla Pace ed è accolto dai soldati americani a destra)

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Caro Massimo,

(purtroppo) che cosa rende le donne insoddisfatte nell’attuale evoluzione tanto da farle diventare femministe (… ?) e scordare il loro ruolo spirituale?

Ottimo.

Ma mica  è colpa delle donne, è colpa degli uomini; ma non gli uomini maschi, gli uomini come umanità. Eh, e  quindi le donne.  E le donne fanno parte dell’umanità eh, fino a prova contraria… ci si può dire…

E allora, se andiamo all’origine di questo fenomeno troviamo tutto quello di cui ci siamo occupati in questo periodo perchè il femminismo è un fenomeno tra i molti, ma mica c’è solo quello, intanto che… siccome la domanda è fatta dobbiamo pur dire qualcosa e … dopo questa domanda ce ne è una che mi aspetta al varco e che parla del dramma del pensiero riflesso.

Il pensiero riflesso è il segno ultimo della caduta dell’uomo; è la codificazione scientifica, ideologica, dialettica, razionalistica, matematica, perfetta, dell’impotenza  peccaminosa in cui l’uomo si trova.

A quel livello è possibile tutto,  infatti è una serie di eventi che  li vediamo ogni giorno, e c’è una gran fatica per fotografarli, fare odeon, tantambre… per poterli portare al pubblico e dire “Ma si’, questo è umano” ma è un umano un pò bestiale. Beh, non insultiamo le bestie.

E’ un umano che, veramente, possiede la razionalità.

No, la razionalità è un pretesto. Il razionalismo è un veicolo, è una codificazione, una via di codificazione. E tutto è codificato, quindi il femminismo ha ragione.

Ha ragione anche l’antifemminismo: non sono le famose antinomie: è il livello in cui l’uomo è perduto, però siccome è il livello del pensiero riflesso è il livello anche dell’uomo libero che può anche risorgere.

A quel livello il pensiero riflesso… ma perciò è libero anche di essere potente.

Non abbiamo niente contro il femminismo, perchè ognuna delle ragazze che marciano col cartellone, basterebbe che incontrasse un potente appuntato di finanza siciliano, un bel fusto e gli cadrebbe tutto perchè si farebbe una bella passeggiata. E basterebbero degli anticorpi in un senso che voi potete capire e immediatamente il femminismo crollerebbe.

Se mi sente qualcuno!

Qua però veramente è un fenomeno da prendere sul serio,  ma allora a ugual titolo c’è da prendere sul serio tutto ciò che va avanti coi cartelloni.

Voi sapete la a storia di quello che partecipò al corteo della fame.

Abbiamo fame! E  quello che portava il cartello era un ciccione grosso che ogni tanto però aveva dei giramenti di capo perché mangiava troppo; allora proprio nel momento in cui passava davanti casa sua, la poesia del mio amico poeta romanesco, non mi ricordo come si chiama, diceva che a un certo punto lei andò sulla porta co’ le ciavatte e nel momento in cui passava davanti gli prese uno sturbo e cadde per terra, soccorso la moglie va lì con le ciavatte e je fa’: ” Magna meno, te possino ammazzà!”.

Portava il cartello “Abbiamo fame” invece era caduto perchè aveva mangiato troppo.

E’ come il corteo per la pace, la pace a costo di tagliare la testa a tutti vogliamo la pace, è la stessa cosa.

Comunque non ce la vogliamo cavare così facilmente e adesso vedremo strada facendo di riprendere la dignità del discorso.

Allora, passaggio dal pensiero riflesso al vivente e da qui proseguire le altre perchè sono vicine a questo tema.

Dunque noi abbiamo questa distinzione tra pensiero riflesso e vivente, la conoscete forse meglio di me però dobbiamo, l’argomento, averlo sempre vivo perché il sapere qualcosa é proprio quello che ce lo fa perdere: quando uno sa una cosa, ormai la sa e che c’è più bisogno che la abbia viva o la sa?

Ora il pensiero con cui noi pensiamo non è mai voluto e quello è il pensiero espressione della impotenza di cui dicevamo prima, della distruzione dell’uomo perché esprime la corporeità e il male psichico.

L’impotenza, gli istinti e il pensiero sta lì a essere come il servetto però c’è un pensiero che può essere voluto ed è quello della concentrazione.

Lì questo fenomeno della distruzione della caduta del male che si serve del pensiero si arresta e però non è che le cose cambino molto perchè il pensiero voluto, ci dobbiamo rendere conto che questo volere il pensiero è transitorio, è un mezzo, se noi voluto il pensiero poi insistessimo a volerlo, impediremmo al pensiero di volere lui in noi quello che viene da una zona più alta dell’umano.

Quindi volere il pensiero per impedire che il pensiero sia alla mercè dei flussi triviali della psiche. Una volta conquistato questo, e veramente voluto il pensiero di contro, contro, in opposizione alla psiche e al corpo, proprio contro la nostra propria natura, posseduto il pensiero, allora poi l’arte è  di far  parlare il pensiero. Allora il pensiero è il veicolo dello spirito, ossia se il pensiero non voluto è il veicolo del male umano, questo pensiero non voluto perchè riconquistato al proprio movimento, porta il bene dell’uomo: diciamo bene per intendere diverse cose.

Noi ci dobbiamo rendere conto di questo dramma terribile che è quello che ci fa soffrire quotidianamente in tutte le forme: dal male psichico al male fisico eccetera, ai mali sociali eccetera… che il pensiero con cui noi pensiamo quotidianamente è il contrario del pensiero in cui si può esprimere il vero uomo, è l’opposto.

Quando noi facciamo l’esercizio e seguiamo la disciplina del pensiero, la disciplina della concentrazione, dobbiamo lottare a lungo per capire che cosa dobbiamo fare dopo  la concentrazione, a che cosa dobbiamo arrivare mediante la concentrazione, perché si tratta di… ad un certo punto capire che dobbiamo guardare ad una direzione opposta a quella da cui viene il pensiero, e allora si trova che da questa direzione opposta viene la volontà.

Allora scopriamo che continuamente noi ci opponiamo alla volontà, ossia al volere puro, e noi possiamo scoprire che il pensiero riflesso è l’inverso del volere vero dell’uomo, perché non è voluto dall’uomo, non è mai voluto dall’uomo.

Studiatelo in voi stessi e scoprirete che non c’è un momento del giorno in cui questo pensiero sia voluto. E allora vi spiegherete il perchè noi indichiamo la via data dallo Steiner come la via solare perchè è l’unica via che indica la possibilità di riconquistare il vero volere dell’uomo e quindi scoprire che tutti i metodi che non indicano questa via ingannano l’uomo; perché si tratta veramente di uscire da questo pensiero che non è nostro ma è degli ostacolatori, è suggerito da loro, è argutissimo, è matematico ma per soddisfare bisogni fisici, istinti, non solo: ma essendo l’opposto del pensiero vivente ossia del volere pensante è il pensiero dell’avversione, quindi da questo pensiero non può venire fraternità. E’ inevitabile che sia il pensiero della lotta, della contestazione, dell’opposto dell’esercizio della positività, della continua polemica contro l’altro, della impossibilità della fraternità. Dal pensiero riflesso non è possibile che venga fraternità, e quindi non è possibile che venga socialità. Voi traetene le conseguenze, ma questo è sperimentare veramente la situazione del pensiero.

Ora nei tempi moderni c’è stato un filosofo che ha sentito il dramma del pensiero riflesso. Noi possiamo dire che Hegel ha dedicato tutto il suo filosofare al tentativo di superare questa dimensione; però Hegel non sapeva che lui operava mediante un pensiero che era un residuo di un antico modo di avere la chiaroveggenza come pensiero e questo voi lo trovate, guardate questo, posso dire, scusate parlo di me, come una mia intuizione personale, ma passarono degli anni e poi trovai ne “la mia vita” dello Steiner un’espressione bellissima che mi fece capire che era giusto quello che avevo intuito; ossia che lui disse “Vidi in Hegel l’ultima luce di un sole che tramontava”. E infatti poi è finito, perché se voi guardate perfino i materialisti inglesi precedenti Kant per esempio gli empiristi eccetera, sono simpatici perchè hanno un pensiero nervoso, potente, che dice delle grosse ingenuità ma le dicono con forza.

Si può dire che tutto il pensiero prima di Hegel ha delle fila sottili di chiaroveggenza. Cartesio era formidabile, si dice che fosse un Rosacroce, Renato Cartesio, RC, RTC, poi lui parlò della ghiandola pineale eccetera….

Comunque dico questo per richiamare la vostra attenzione sul fatto che finito Hegel e finiti gli hegeliani che echeggiarono il suo lato positivo, siamo caduti dopo nell’assoluto dialettismo prima di vita, ossia nel pensiero riflesso assoluto: in una prigione senza uscita, in un meccanicismo di pensiero privo di vita e che ha cominciato a creare dei drammi terribili perchè l’uomo ha bisogno di sentire lo spirito che é stato perduto dal pensiero e allora ci sono tutti i tentativi celebralistici e poi tutte le nevrosi e poi tutti i drammi di un sentire che non si sa più collegare con le forze vere dello spirito. E come si supera? Dice l’amico.

Si tratta veramente di capire il senso di questo pensiero riflesso, di capire che il pensiero vivente viene da una zona che continuamente irrora l’anima dell’uomo di forze, e queste forze continuamente si perdono per il fatto che l’uomo non vuole conoscere le fonti del pensiero riflesso con cui edifica la propria cultura riflessa; e questo è gravissimo perchè lo spirito matematico funziona, lo spirito logico funziona in questo dialettismo, ma cessa di funzionare quando si tratta di portare l’empiria, lo spirito… l’empirismo logico, di portarlo verso l’indagine del pensiero. E questo è chiarissimo: perchè se noi pensiamo a un aspetto degli ostacolatori, Lucifero e Arimane, é questo: che i due sono gelosi, terribilmente gelosi della libertà dell’uomo. Sono degli esseri che sono capaci di dare un grande aiuto all’uomo purchè l’uomo rinunci alla propria libertà

Guardate che il mondo antico sapeva, conosceva che c’erano degli dei che li aiutavano, che però erano gelosi delle verità superiori a cui l’uomo volgeva il culto. E allora l’uomo antico aveva la saggezza di offrire sacrifici a queste divinità inferiori per placarle, però venne un tempo in cui questo non funzionò più, e l’uomo fu sempre più preso dalla massima deità inferiore, che è Arimane, e da allora… perché come dice Pascarella: “er foco tu coll’acqua sì lo smorzi, ma l’acqua, dimme un po’, con che la smorzi  Quindi Arimane col dialettismo non lo smorzi. Però bisogna anche conoscerlo, e la misura dell’accesso al mondo spirituale è la conoscenza di questi due ostacolatori.

Comunque, siccome non ho finito di rispondere, e mi trovo qui  altre domande che riguardano lo stesso…  proseguo con queste domande.

Che relazione c’è tra quello che si chiama tradizione occidentale, Gioacchino da Fiore, Sant’Agostino, San Tommaso?

In parte abbiamo risposto a questa.

Che relazione c’è fra il pensiero puro e Michele, e il potere di sintesi del pensiero con il Christo?

E qui c’è un… potrei unire anche questa domanda: l’azione pensiero sintesi dell’io volontà che si riconosce nel quotidiano, sia quello micro personale sia quello macro personale e mondiale dev’essere autonoma e solo tale o può essere concordata tra più autonomie fuori discussione senza discussioni?

La relazione la troveremo, tra queste domande. Perché qui abbiamo già riportato il pensiero alla sua relazione con il volere. Ora la… l’impulso di Michele riguarda la Volontà. Michele è il portatore della volontà pura. Però Michele ha bisogno di operare mediante l’uomo libero. Tant’è vero che il Dottore ci presenta così, dice: mentre gli altri Arcangeli sono loquaci, parlano all’uomo, lo aiutano, gli dicono, specialmente Raphael in questo periodo, Michele è silenzioso perché non vuole influire sull’uomo, lo vuole aiutare ma in quanto lui sia libero, voglia lui l’aiuto, perché minimamente che influisse sull’uomo la missione di Michele verrebbe meno. Perché il bene dell’uomo è l’essere libero, e l’essere libero si fa strada attraverso l’opposizione alla natura umana. Questa natura umana che viene così… eh… poeticizzata, eh… esaltata, posta come fondamento, è proprio ciò di cui ci dobbiamo liberare, è proprio ciò che dobbiamo superare, è proprio ciò che dobbiamo riedificare. E questa riedificazione avviene inizialmente attraverso il pensiero, perché il pensiero per pensare anche dialetticamente ha bisogno di paralizzare qualcosa del cervello.

Esiste un rapporto della psiche con il cervello che è importante ricordare. Noi abbiamo nella testa, nell’organo cerebrale abbiamo processi metabolici, ossia processi di ricambio, che rispondono all’attività della volontà; abbiamo minimi processi chimici, ossia processi respiratori. Nella testa noi abbiamo minimi, sottilissimi processi di respirazione. E questi…  questi processi di respirazione corrispondono al sentimento. Mentre il pensiero si svolge nell’elemento nervoso puro: ossia dove noi abbiamo processi di ricambio e processi ritmici nel cervello non abbiamo pensiero ma abbiamo il contrario, ciò che dalla corporeità inferiore, dalla vita istintiva afferra il pensiero e lo rende proprio strumento. Con il pensiero riflesso lo può fare, e lo fa malgrado che il pensiero riflesso, quando è logico, quando è un pensare che ha un minimo di logica, eh… deve, per poter diventare cosciente – non c’è altra parola – paralizzare o distruggere o eliminare, paralizzare forse è la parola più adatta, l’elemento nervoso puro, mediante un processo che è anche fisico ma che fisicamente non è individuabile. Non ci sono strumenti per registrare questo processo che tuttavia c’è, e chi sa fare la Concentrazione e andare oltre se ne accorge, perché si accorge che il pensiero deve trivellare certe zone se vuole andare oltre certi limiti. Ora, che cosa avviene? Che… immaginiamo che uno faccia la Concentrazione e abbia, conosca la disciplina eccetera, eh, e si accorge che tutta la lotta avviene nella testa: tutto ciò che è vittoria su nella zona del cuore, nella zona della volontà, si prepara nella testa. E si prepara come? Mediante… riafferrando la forza del pensiero e cercando di attingere alla corrente di volere del pensiero. Allora che cosa avviene? Che questa corrente si apre il varco nella s… nel cervello, nell’organo cerebrale, come? Distruggendo processi fisici ma aprendosi dei canali in cui poi, in un secondo tempo, irrompe la volontà.

Noi possiamo dire che: il pensiero distrugge, la volontà edifica. Se noi siamo capaci di disciplina del pensiero da principio noi distruggiamo processi naturali dell’organo cerebrale e apriamo dei vuoti, dei varchi sottilissimi, e in un secondo momento lì penetra la volontà, che è la volontà che conquista la psiche. Ecco, per esempio uno che avesse, eh, nevrosi, anche ossessiva eccetera, potrebbe benissimo guarirne conoscendo questo processo, ma è difficile che riesca a dominare il pensiero, ma se ci riesce capisce come guarire, e qualch…  si tratta in questi casi per esempio di aiutare qualcuno, preso da forme ossessive, a insegnargli la concentrazione e fargliela fare sotto la propria guida e responsabilità: una concentrazione ossessiva positiva, ossia se lui è preso da ossessioni che lo tormentano, non gli fa… non lo fanno  dormire… : insegnargli un pensiero semplice a cui dedicarsi con tutte le forze, in modo che comincia in lui a rifluire la corrente del volere che si può dire – abbiamo detto nelle volte scorse – contiene la forza riedificatrice dell’umano. E lì comincia la guarigione. Ora noi qui,  abbiamo… dobbiamo dire questo, che quando il, il pensiero razionale opera questa distruzione, guardate: un professore di matematica, un professore di scienze naturali, uno studente di chimica, normalmente ha, fa, compie quest’operazione, di… nel momento in cui si applica col pensiero distrugge. E sarebbe bello che lui lo sapesse perché se non lo sa, e quindi non fa un esercizio di re-integrazione del pensiero, la parte dis… nella zona in cui ci sono quei vuoti dovuti alla distruzione si inseriscono gli istinti, sale una corrente del volere che è il volere già deviato. Ecco perché malgrado la loro matematica poi sono presi da qualcosa che non gli dà pace. Mentre noi sappiamo che c’è la possibilità di dare a questo pensiero il contenuto di cui si priva per pensare dialetticamente. Che è un contenuto di volontà, cioè che è la corrente della volontà.

Tra parentesi noi qui dobbiamo dire che questa corrente del volere è la corrente del Logos, per cui se lo sperimentatore fosse un un positivista, materialista, e tuttavia avesse l’onestà di sperimentare il pensiero secondo i i principi che… da cui nasce persino anche la logica, incontrerebbe una corrente di forza, e se portasse il suo empirismo oltre, scoprirebbe un potere che si affaccia nell’Io e che ha in pugno l’universo. Scoprirebbe il Logos, scoprirebbe il Christo. Ora, noi abbiamo la ventura di conoscere la Scienza dello Spirito, e quindi sappiamo che c’è la Via, e questo è la Via del pensiero puro.

Qui si dice la relazione che c’è tra il pensiero puro e Michele. La relazione è questa: noi mediante  il lavoro interiore, la disciplina de pensiero arriviamo alla liberazione del pensiero, arriviamo anche alla percezione di ciò che è opposto alla corrente del pensiero che è la corrente della volontà. Possiamo anche arrivare alla connessione delle due forze e questo già, però è già una bella conquista però si è ancora in pericolo di tradire se non si congiunge questo con la forza che amministra l’intelligenza celeste, laddove diventa umana e dove diventa umana l’uomo corre continuamente il pericolo che prima di impossessarsi lui di questa intelligenza, se ne impossessano gli Ostacolatori e quindi gli danno già il pensiero pensato da loro e questo è il pensiero dialettico. La connessione con Michele è una connessione sacrale che non possiamo accettare per fede ma per esperienza interiore e il Maestro dei nuovi tempi dà tutto perché questa esperienza si svolga senza ricorrere ai Vangeli e senza ricorrere a nessuna fede ma per positiva esperienza interiore si arriva ad un certo punto a scoprire il principio dinamico dell’intelligenza super individuale, super cerebrale.

Rimane a dire il rapporto tra la tradizione occidentale, Gioacchino da Fiore, Sant’Agostino, San Tommaso. La tradizione occidentale non è quella di cui ci parlano i tradizionalisti… i maestri del tradizionalismo moderno: perché nessuno di questi ha capito il segreto del pensiero vivente; anche se alcuni si sono serviti di forze eteriche del pensiero, e perciò sono arrivati ma non c’è niente di peggio che disporre di queste forze eteriche e poi dire che “Maestro che sono io” e poi interpretare tutto secondo lo schema che per loro è un presupposto, non è un atto di pensiero puro; perché partono dallo schema tradizionalistico che è già un pensato. E non si rendono conto che non c’è niente di vita interiore del cosmo e dell’umano che non sia un processo interiore.

La tradizione subisce una crisi all’inizio dell’epoca dell’anima cosciente, la quale comincia nel 13mo secolo, siamo proprio nell’epoca qui accennata. Queste figure… Gioacchino da Fiore è già sulla linea di una nuova via, lo stesso… Sant’Agostino è anteriore però è una figura che bisognerebbe isolare da queste due, perché… rappresenta un tentativo che fallisce, un tentativo di spiegare il cristianesimo secondo una … un inquadramento in cui cominci a valere il principio della libertà interiore, ossia il vero principio cristico. E Sant’ Agostino seguì questa linea con una certa fedeltà alla quale poi reagì quando si pose contro il manicheismo, e lì lui ebbe paura, e ricadde nel dogmatismo più pedestre. Però la grandezza di  Sant’Agostino la si vede proprio in questo contrasto tra un momento in cui lui intuisce il Cristo e un altro momento in cui lui lo fa ritornare Jehova. 

Gioacchino da Fiore e San Tommaso sono dei preparatori. Gioacchino da Fiore era molto vicino alla Rosacroce. San Tommaso ebbe un carico all’interno del cristianesimo alla vigilia della… della  struttura teologica del cattolicesimo e quello che lui operò in occulto fu più importante di ciò che fu la sua Summa Teologiae. Comunque, e… essi ebbero il… specialmente Tommaso, ebbero il merito di indicare la via del pensiero, senza però avere il coraggio di portarla in fondo in quanto non ebbero la forza di vedere nell’idea lo Spirito stesso, che invece collocavano aldilà dell’idea, come qualcosa a cui occorreva prestare solo fede e naturalmente si ricadde nel dualismo che poi…  non era questo il compito di Tommaso: il compito di Tommaso fu quello di combattere l’averroismo, in questo lui riuscì.

Peró dobbiamo tenere conto che siamo alla vigilia dell’epoca dell’Anima Cosciente, che comincia nel tredicesimo secolo, che  peró si concreta umanamente all’inizio di questo secolo, quando comincia l’epoca di Michele. 

Abbiamo seguito queste domande sacrificando qualcun’altra che vedremo la prossima volta, per potere avere una specie di filo unico conduttore, speriamo di non avere disturbato nessuno… E troviamo che il discorso, il filo ci conduce consequenzialmente a questa immagine che ci viene data, ci viene suggerita, che suona cosí: in questo periodo di grandi prove, qual’é il significato di percepire dentro di sé il comando: “Lazzaro, vieni fuori!”?  

Ecco, perché abbiamo detto filo unitario? Perché… ritorniamo al pensiero: Il pensiero é il segreto di tutta l’Opera, é il segreto per il sentire, se vogliamo il sentire divino dobbiamo passare per il pensiero, se vogliamo giungere alla devozione trasfigurante dobbiamo passare per il pensiero, se vogliamo percepire le forze dei grandi del misticismo, dei santi cristiani, come San Francesco, San Francesco di Paola, dobbiamo avere il potere della meditazione. 

In questi giorni …. (debbo abbreviare, allora non posso dire, no, vediamo un po’…) degli amici mi hanno detto dei libri in cui si parla di un misticismo cristiano, cattolico, molto puro, meraviglioso, che ha come centro Maritain, e c’é una figura che si chiama Van Der Meer, e ho letto queste pagine e sono stato commosso dalla profonda sacralità, santità, devozione. Peró a un certo punto ho sentito che dopo… ma… che cosa possono fare questi con la demonía del mondo attuale? Perché é tutto un offrirsi misticamente al Cielo, un ritirarsi in una specie di eremo nella montagna, tra i ghiacciai, e lí vivere il rapporto col Cristo, e questo rapporto non deve essere solo sentimento: la Via dell’Uomo é conoscere, non ci si deve lasciare ipnotizzare dal sentire, il quale é importante, ma bisogna  che passi attraverso la conoscenza, altrimenti non si sa che i demoni sono due, Lucifero ed Arimane, e non si conosce qual’é il rapporto tra i due: perché é un rapporto importantissimo, e non si capisce che cosa ha a che fare lo spirito religioso con Lucifero, e non si capisce che cosa significa l’economia che prevale sul mondo attuale, prevale come il massimo interesse: é tutto. 

Il pensiero é il presupposto dell’azione spirituale, il presupposto assoluto, il primo, il piú puro, non si sfugge. Volete attaccare la Via del Pensiero? Dovete pensare. Volete costruire una tradizione mediante simboli e miti? Dovete pensare. Dovete pensare che Vishnú é grande, che Vishnú é il massimo? Dovete pensarlo, avere dei pensieri. E questo pensiero poi a un certo punto lo trovate nel profondo della vostra vita, perché é tutto pensiero. Una malattia pensa se stessa con intensitá, e se noi fossimo… siamo capaci di un pensiero piú potente, allora noi sciogliamo la malattia. 

E quando noi leggiamo libri in cui il pensiero é vivo, e siamo capaci di riconoscere questi libri, tipo Filosofia della Libertà, e … libri in cui il pensiero é vivente, perché é stato sperimentato nello spirito, nello scriverlo, nello scriverli, noi non pensiamo solamente col cervello: questo pensiero arriva nelle ossa, noi pensiamo con la forza delle ossa, perché la massima opposizione al pensiero non é soltanto l’organo celebrale, ma il sistema osseo, e qui devo concludere: dobbiamo al sistema osseo che noi possediamo una matematica e una fisica, perché tutta la sapienza delle ossa é matematica e fisica, e coloro che sono stati grandi – Cartesio, Newton, eccetera- nella matematica e nella fisica, hanno attinto alla sapienza delle ossa, peró ci hanno dato una scienza di ció che é morto. 

E allora qui veniamo alla immagine, con cui dobbiamo concludere, purtroppo,  c’é un’immagine dei Rosacroce che suona cosí: “Contempla lo scheletro e troverai la morte, contempla ció che é interno allo scheletro e troverai il portatore della Resurrezione”. 

Quindi questo mondo matematico-fisico va superato, occorre andare oltre, perché all’interno delle ossa – ecco perché al Cristo non furono spezzate le ossa – c’é il Risuscitatore. E quando noi parliamo di pensiero vivente parliamo proprio di un pensiero che appartiene alla Resurrezione. É il Cristo che rende… dà all’ uomo la possibilità della resurrezione del pensiero, e questa resurrezione giá appunto é simboleggiata mirabilmente in questo comando: “Lazzaro, vieni fuori!”

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MASSIMO SCALIGERO: CONFERENZE-INCONTRI INEDITI. Files audio e trascrizioni., MATERIALI DI STUDIO, PASQUA, SCIENZA DELLO SPIRITO

IL SEGNO, LA PAROLA E IL GESTO (Conf. di Rudolf Steiner)

IL SEGNO, LA PAROLA E IL GESTO (1)

Berlino, 4 Aprile 1916

(note esplicative a piè di pagina)

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Oggi affronterò più che altro gli aspetti occulti delle nostre considerazioni della scorsa settimana. Abbiamo visto che alcune correnti che si esprimono attraverso certe confraternite occulte possono ancora assumere un ruolo importante nella vita umana. E le considerazioni piuttosto esteriori dell’ultima volta vi avranno mostrato il modo ben particolare in cui si agisce tramite queste confraternite occulte in Europa occidentale, in particolare nei paesi britannici, per raggiungere certi scopi esteriori. È assolutamente indispensabile che quelli che non penetrano ad occhi chiusi nel movimento moderno di scienza dello spirito guardino da una certa distanza in modo da potersi fare un’opinione obiettiva di tutta la situazione. Ecco perché oggi vorrei mostrarvi come per prima cosa si deve pensare all’attività di questo tipo di confraternite occulte in modo da essere in grado di comprendere come possono diventare uno strumento per altri fini.

Quello che intendiamo qui con il termine di confraternite occulte è, in fondo una cosa assai complicata. Ma in definitivo questa cosa complicata si edifica ovunque su un’infrastruttura che attira delle persone in una certa direzione al fine di riunirle attraverso una sorta di culto e alle quali vengono presentati dei simboli. Le si riunisce grazie a un culto che, per così dire, si esprime in simboli. Oggi molte persone tendono a priori a deridere questo tipo di confraternite fondate su una storia di simboli, e questo al nome di un presunto sapere, finalmente assai superficiale. La ristrettezza di spirito dei nostri contemporanei riguardo a tutte queste cose è straordinario, e si potrebbe semplicemente ribattere a quelli che denigrano con così tanta leggerezza le cerimonie e pratiche simboliche legate a queste confraternite occulte, che certe persone peraltro non tanto più insignificanti di loro, questi materialisti ed altri beffardi o critici molto intelligenti, gente come Goethe ad esempio, hanno attribuito la più grande importanza al fatto di aver potuto partecipare a tali assemblee cerimoniali simboliche. Goethe era perfettamente cosciente, e lo ha espresso tante volte, di questo fatto di non aver potuto andare a scuola, ma di aver ricevuto, più tardi, un insegnamento legato a certi ordini, prima di tutti agli ordini massonici. Per persone di valore più modeste di Goethe, questo contesto massonico avrà dato probabilmente meno, ma Goethe, lui, ci ha trovato moltissimo. Ecco ad esempio quello che si potrebbe rispondere a questi beffardi che prendono in giro queste pratiche, appoggiandosi su una così detta visione monista del mondo rapidamente “impacchettata”. Ma se vogliamo comprendere la realtà nella sua essenza, è necessario cogliere questa realtà più in profondità.

Dal quindicesimo secolo, come sappiamo, viviamo nella quinta epoca postatlantica. Fu preceduta dalla quarta epoca postatlantica che ebbe inizio attorno al 747 prima della nascita di Cristo per terminare soltanto all’inizio del quindicesimo secolo. Le persone di oggi che sono ragionevoli e intelligenti – e lo sono quasi tutti vero? – si dicono: In realtà, non deve esserci così tanta differenza tra quello che un’anima può vivere dal quindicesimo secolo e ciò che un’anima viveva nei due millenni che ci hanno preceduto, dall’anno 747 prima della nostra era. Eppure, se vogliamo, possiamo mostrare, anche attraverso delle cose del tutto esteriori, quanto lo sviluppo dell’anima umana durante la quarta epoca postatlantica, quella che ha preceduto la nostra, si differenzia fortemente da quello che conosciamo. A quell’epoca, ossia dall’ottavo secolo a.C., fino al quattordicesimo secolo d.C., gli uomini avevano un corpo eterico molto, molto più recettivo che in seguito. Beninteso, più ci avviciniamo alla fine di questo periodo, più questa ricettività va calando. Una volta, l’uomo poteva percepire maggiormente ciò che lo circondava. E quando il corpo eterico percepisce, percepisce il mondo elementare. Non percepisce, come il corpo fisico, i minerali, le piante, gli animali, l’acqua, l’aria ecc… ma percepisce gli esseri elementari che vivono nelle piante, negli animali e nei minerali. In quel periodo, gli uomini parlavano ancora di “kobold”, di gnomi che abitavano le montagne o che vedevano uscire dalle faglie delle rocce nelle miniere. Oggi, si dice che si trattava di fantasie poetiche. Eppure gli antenati erano veramente coscienti del fatto che esiste un mondo elementare dietro al mondo fisico.

Vorrei ancora una volta attirare la vostra attenzione – perché tutti quelli che sono seduti qui forse non lo hanno ancora sentito – sul fatto che possiamo anche portarne le prove appoggiandoci su documenti esteriori, che non tanto tempo fa, le persone erano ancora a conoscenza del mondo elementare. Ne ho già parlato, ma mi piacerebbe evocarlo ancora brevemente. Al museo di Amburgo possiamo vedere un dipinto che rappresenta “la Caduta”, questo evento di cui troviamo il racconto all’inizio dell’antico testamento.

(2)

Oggi, quando un pittore vuole rappresentare la Caduta, mostra l’albero del paradiso, vero?, con Adamo ed Eva da una parte e dall’altra, più o meno belli, la maggior parte delle volte peraltro abbastanza orrendi, e in mezzo il serpente; un serpente vero. Ma tutto ciò è realistico, cari amici? Possiamo definire questo come realistico? Anche se Eva non era probabilmente così desta né così intelligente quanto le donne di oggi, è pertanto difficile credere che abbia potuto lasciarsi sedurre da un volgare serpente che striscia per terra, a commettere l’atto prodigioso che sappiamo. Questo non può quindi essere così realistico.

Il tentatore, lo sappiamo, era Lucifero. Ordunque, Lucifero non è un essere che possiamo vedere con gli occhi fisici di oggi. Per vederlo, si necessita di un corpo eterico desto; si necessita di organi della chiaroveggenza desti. Vediamo allora che Lucifero è l’essere rimasto indietro durante la fase lunare dell’evoluzione. Dall’epoca lunare abbiamo ricevuto il nostro corpo fisico tale come è oggi, anche se non era ancora fisicamente visibile. Era interamente eterico. La testa che possiede l’uomo di oggi è la copia fedele di quella che aveva già sull’antica luna. Il resto del corpo umano, per contro, non aveva ancora la forma che gli conosciamo oggi. La testa era semplicemente prolungata da una forma analoga ad un serpente: ciò che oggi costituisce il nostro midollo spinale. Così che se volessimo dare un’immagine di Lucifero così come è rimasto dall’antica Luna, bisognerebbe rappresentarlo con una testa umana prolungata da un midollo spinale, ossia a forma di serpente.

Ed è esattamente così che il Maestro Bertram (2) ha rappresentato Lucifero sul dipinto che possiamo vedere ad Amburgo! Non come lo avrebbe immaginato un pittore attuale, ma tale come deve essere nel senso della scienza dello spirito! Potete vederlo al museo di Amburgo, e questo vi convincerà del fatto che nel tredicesimo e quattordicesimo secolo, un pittore dipingeva ancora le cose come sono veramente. Ma la gente di oggi è ben troppo intelligente per poter distinguere ciò che gli dice questo documento. Eppure ci mostra che gli uomini di una volta percepivano il mondo elementare.

Ed è allora, nel corso della quarta epoca postatlantica, che sono apparsi i simboli sui quali le confraternite occulte di cui stiamo parlando si sono fondate. Questi simboli hanno potuto servire da fondamenta a queste confraternite perché in quel periodo li si sentivano vivi; si poteva ancora sapere che erano vivi nella propria interiorità. Vorrei spiegarvi, nella versione di Goethe, quello che è questo principio del simbolismo. A modo suo Goethe tenta di rendere il simbolismo fecondo per la vita esteriore, perché pensa che famigliarizzandosi con esso si può veramente fare progredire l’essere interiore. Ed è per questo che vuole – lo potete leggere nel suo romanzo Wilhelm Meister – che l’educazione permetta al bambino di crescere con certi simboli. Al posto delle cose senza senso che vengono insegnate nelle scuole, Goethe vuole che gli uomini vengano cresciuti con certi simboli. Per prima cosa vuole che tramite i simboli imparino quello che chiama “i quattro rispetti” dell’essere umano: il rispetto per il mondo spirituale, il rispetto per il mondo fisico, il rispetto per ogni anima e il rispetto che può edificarsi soltanto poggiando sui tre altri: il rispetto per sé stesso. La maggior parte dei nostri contemporanei illuminati avrebbe – ancor ancora – capito che l’ultimo, il rispetto per sé stesso, sia posto all’inizio ma, nell’idea di Goethe, quel rispetto è quello che comporta i più grandi pericoli, e può quindi essere edificato soltanto sulla base dei 3 altri.

In che modo Goethe vuole che il rispetto per lo spirituale, il rispetto di quello che è in alto, si radichi per primo nell’uomo? Raccomanda che i bambini imparino un certo gesto: braccia incrociate sul petto, sguardo innalzato verso il cielo. In questa posizione, devono acquisire il rispetto di ciò che, spiritualmente, può avere un’influenza sull’uomo. Ancora in tenerissima età, pensa Goethe, bisogna collegare questo gesto all’acquisizione del sentimento di rispetto per ciò che è in alto. Perché questo ha un senso? Perché, quando l’uomo prova veramente rispetto per lo spirituale, non può che manifestare tale rispetto. E anche se incrociasse le mani dietro la schiena, le sue mani eteriche si incrocerebbero davanti al suo petto, e se mantenesse il suo sguardo fisico abbassato, i suoi occhi eterici si rivolgerebbero comunque al cielo! Questo perché quando si prova rispetto nei confronti dello spirituale, gli occhi eterici si rivolgono del tutto naturalmente verso l’alto, e le braccia eteriche si incrociano davanti al petto. Non può andare diversamente, è un’evidenza: il corpo eterico compie questi gesti. Durante la quarta epoca postatlantica la gente lo sapeva, perché percepivano i movimenti del proprio corpo eterico, e quando le si raccomandava di fare questo o quello, di fatto non le si diceva nient’altro che: dovete fisicamente muovervi un po’ in questo modo, così da poter sentire e quindi percepire i gesti che fa il vostro corpo eterico.

Goethe vuole in questo modo che si cresca nella vita spirituale. Sa quanto è importante vivere interiormente i gesti che sono direttamente legati alle espressioni dell’anima. Inoltre, vuole che l’uomo incroci le mani dietro alla schiena e abbassi gli occhi verso la terra per acquisire il rispetto del corpo e di tutto ciò che è terrestre. Deve essere la seconda acquisizione. Per quanto riguarda la terza, le cose devono essere eseguite in questo modo: le mani aperte, lo sguardo che va verso sinistra e destra. Questo gesto deve permettere di acquisire rispetto nei confronti di ogni anima simile alla sua. Soltanto dopo, si può coltivare il rispetto per sé stessi. Dal quattordicesimo secolo, gli uomini hanno ampiamente dimenticato quello che allora sapevano spontaneamente.

Non sanno più che questi gesti, quando sono giusti, non hanno nulla di arbitrario, ma sono in rapporto con l’organizzazione spirituale dell’uomo. Una volta, quando si insegnava agli uomini questo tipo di gesti, nonché altri più complicati, non si faceva altro che mostrare loro ciò che potevano allora facilmente risvegliare nella loro vita interiore. Più tardi, durante la quinta epoca postatlantica, si può benissimo insegnare a degli esseri giovani, attraverso un insegnamento appropriato, questi movimenti semplici che Goethe raccomandava. Questo è ciò che Goethe voleva.

Ma a partire dal quattordicesimo e quindicesimo secolo non si può più insegnare agli uomini il linguaggio estremamente complicato dei gesti designati da “il segno, la parola, il gesto”, così come si è diffuso nelle confraternite occulte, in modo tale che si possa sentire ancora un po’ la loro realtà.

Le confraternite che esistevano nella quarta epoca postatlantica, nelle quali, tra altri simboli, si insegnava alla gente, in tre stadi, “il segno, il gesto, la parola”, hanno continuato a svilupparsi. Ma negli ultimi secoli, le anime che si legano a queste confraternite sono diventate molto diverse da quelle che erano una volta. Si è continuato ad insegnare – per rimanere alle cose le più elementari – il segno, il gesto, la parola – ma le persone non potevano più collegare nulla a questi tre termini, perché non potevano più rappresentarsi, nel corpo eterico, gli elementi corrispondenti, conformi all’anima umana. È diventato quindi qualcosa di esteriore. Nella quarta epoca postatlantica, l’uomo aveva sviluppato principalmente l’anima senziente o razionale. In quel periodo l’anima cosciente iniziava ad aver più presa su di lui, ossia era sempre più costretto a fare appello al ragionamento legato al cervello fisico. La “sensitività” del corpo eterico, come si potrebbe chiamare, era a poco a poco scomparsa. E cosa appare adesso? Vi prego di essere particolarmente attenti a quanto segue.

Le confraternite occulte comunque continuano ad esistere durante la quinta epoca postatlantica. Nuove confraternite vengono fondate oppure si prosegue con quelle antiche, e vi si accolgono uomini ai quali si fanno conoscere i simboli in questione. Queste persone imparano certi segni mettendo il loro corpo in una posizione ben precisa, che rappresenta un segno. Imparano certi gesti, ad esempio dando una stretta di mano diversa da quelle che si danno solitamente. Imparano a pronunciare certe parole che provocano un movimento ben particolare nel loro corpo eterico, e altre cose del genere. Mi accontenterò di segnalare soltanto qualche elemento. Così dunque, dal quindicesimo al sedicesimo secolo, della gente impara il segno, il gesto e la parola. Ordunque queste persone sono adesso costituite in modo tale che la loro anima cosciente entra in azione. Ma il segno, il gesto e la parola non vi penetrano, perché per l’anima cosciente questo rimane qualcosa di esteriore, un semplice segno esteriore. Eppure non credete che cose come il segno, il gesto e la parola, quando vengono comunicate all’uomo, non agiscano sul suo corpo eterico! Agiscono! Ricevendo il segno il gesto e la parola, l’uomo prende in sé ciò che una volta era legato a loro. Viene quindi insegnato a un certo numero di persone il segno, il gesto e la parola, introducendo in questo modo nel loro subconscio qualcosa di cui non hanno coscienza. È ovvio che bisognerebbe assolutamente evitare di fare questo, e, al contrario, andare avanti sul cammino che è quello dell’evoluzione dell’uomo. Ora, questo cammino moderno implica che si rivolga all’intendimento dell’uomo e che gli si dia in primo luogo ciò che può comprendere, e ciò che può imparare comprendendolo. Ed è precisamente questo il contenuto della scienza dello spirito. Questo contenuto, bisogna per prima cosa comprenderlo ed avvicinarsene progressivamente. In un primo momento ci si lega in un modo o nell’altro al movimento della scienza dello spirito, ed è soltanto dopo un certo tempo che si è portati a ricevere il segno, il gesto e la parola. Perché soltanto allora si è preparati a ritrovare qualcosa di conosciuto, qualcosa che abbiamo capito già da prima. Ma generalmente le confraternite occulte non procedono in questo modo. Li, vi si ricevono le persone nel primo grado senza che abbiano capito alcunché della scienza dello spirito o dell’occultismo. Le si trasmettono allora il segno il gesto e la parola, e altri simboli ancora, e siccome non sanno niente del mondo spirituale, si agisce così sul loro subconscio, ci si rivolge a quello che, in loro, non ha nessun legame con la coscienza.

Quali sono le conseguenze? Risulta evidente che in questo modo si può, se si vuole, fare di queste persone docili strumenti per ogni sorta di piani. Perché se trafficate il corpo eterico di qualcuno alla sua insaputa, e se non date al pensiero ciò che la scienza dello spirito deve essere oggi, annientate le forze che altrimenti questa persona avrebbe nel suo pensiero. Le mettete fuori uso e trasformate queste confraternite in strumenti per quelli che vogliono realizzare i loro piani. Potete in questo modo utilizzarle per realizzare certi scopi politici e nello stesso tempo instaurare il dogma che Alcione (3) è il portatore esteriore del Cristo Gesù. Quelli che saranno stati così preparati diventeranno gli strumenti adeguati per divulgare questo nel mondo. Si tratta in seguito di essere ben falsi e ben disonesti, e si può realizzare allora ogni sorta di disegni forgiando prima gli strumenti appropriati.

Quando si sa cosa distingue il quinto periodo postatlantico dal quarto – e da parte nostra, non smettiamo di insistere su questo – , sappiamo perché è necessario essere a conoscenza della scienza dello spirito prima di poter essere introdotti nel simbolismo. Tutto ciò proviene da una vera conoscenza. E quando, in un movimento di scienza dello spirito, si vuole lavorare onestamente, è ovviamente questa via che si segue. Perché chiunque avesse soltanto preso conoscenza di quello che si trova ad esempio nella mia Teosofia o nella mia Scienza occulta, sforzandosi di capirlo bene, non potrà mai subire neanche il minimo danno per quanto gli venisse comunicato un qualsiasi simbolo.

Possiamo vedere che, in larghissima misura, i paesi anglosassoni introducono il simbolismo senza che sia preceduto da un insegnamento che lo spiegherebbe in un modo o nell’altro. Spiegare non vuol dire semplicemente: tale simbolo significa questo, tale simbolo significa quest’altro, perché in questo modo si può fare credere qualsiasi cosa! Bisognerebbe spiegare le cose svelando, a partire dal decorso degli eventi, i misteri dell’evoluzione della terra e dell’umanità in modo tale che il simbolo ne derivi. Ebbene questo non viene fatto. I simboli vengono semplicemente proposti tali quali. Si va anche oltre  in questo senso, con il fatto che la letteratura occulta stessa non procede come lo fa, ad esempio, la nostra scienza dello spirito, ma che invece, anche lì, tutto viene dato in maniera simbolica.

Sotto tanti aspetti, per quanto riguarda questa letteratura occulta, i danni più spaventosi sono stati causati in Francia da Eliphas Levi (4). Il suo dogma dell’alta magia, oppure la sua chiave dei grandi misteri, che contengono grandi verità mescolate ad errori molto pericolosi, sono concepiti in modo tale che niente può essere afferrato per mezzo della comprensione, come è invece il caso nella nostra scienza dello spirito. Bisogna accettare tutto in maniera simbolica. Leggete Eliphas Levi! Ma si, adesso potete farlo senza pericolo, perché siete abbastanza preparati. Leggete Il dogma dell’alta magia, e vedrete allora che si tratta di un tutt’altro utilizzo del simbolismo. Ed è certo, cari amici, che quando si insegna alla gente soltanto dei simboli, come Eliphas Levi nel suo Dogma dell’alta magia la si mette, per così dire, sotto il proprio controllo per farne ciò che si vuole, tutto ciò per cui la vogliamo utilizzare.

Dopo Eliphas Levi, le cose si guastano maggiormente con Gerard Encausse (5) detto Papus, che ebbe un’influenza terribilmente disastrosa alla corte di San Pietroburgo dove tornò per decenni per svolgervi il suo ruolo politico dei più funesti. Troviamo in Papus, – come egli si nomina – sotto una forma estremamente pericolosa, certi segreti occulti che sono consegnati all’umanità in modo tale che le persone che lasciano Papus agire su di loro, appena superati i primi elementi di quel insegnamento, si attaccano a quello che le viene dato con un fanatismo incrollabile. Per quanto paradossale possa sembrare, non si tratta di confutare Papus, perché il peggio è che ci sono in lui molte cose che sono giuste. Ma il modo in cui le cose vengono date è terribilmente pericoloso. Lasciare cadere goccia a goccia nell’anima delle persone deboli ciò che trovano nelle opere di Papus, significa prepararle, addormentando totalmente il loro intendimento, a essere utilizzati per far di loro tutto quello che si vorrà. E questo tipo di persone ha oggi una certa influenza. Colui che percorre un po’ il mondo avendo occasione di conoscere queste cose sa che Papus ha ovunque una grande influenza! Ho potuto scorgere questa influenza in tutta la Boemia e l’Austria. In Germania è minore, ma è comunque esistita in una certa misura. Ma è soprattutto in Russia che l’impatto di Papus è enorme. Bisogna aggiungere che se l’impatto di questo tipo di cose è così forte, è perché c’è in tutto ciò una buona dose di disonestà.

L’insegnamento di Jakob Böhme (6), di cui abbiamo spesso parlato, è stato introdotto in Francia nel diciottesimo secolo da colui che viene chiamato “Il filosofo sconosciuto”, Louis Claude de Saint Martin (7). È stato allora tradotto in un linguaggio pieno di “charme”, in modo tale che, quando i testi di Saint Martin sono stati ritradotti in tedesco, la gente lo ha trovato molto più leggibile che le opere originali di Jakob Böhme che sono, come sappiamo, molto difficili da leggere!

Questa traduzione del “filosofo sconosciuto” ancora mi fa venire in mente un bel ricordo. Il suo libro Degli errori e della verità, è stato tradotto molto bene in tedesco da un amabile poeta abbastanza conosciuto. E tutto ciò riveste per me un certo interesse, nella misura in cui sarà presto pubblicato un piccolo opuscolo intitolato Il compito della scienza dello spirito e il suo edificio a Dornach (8) , nel quale mi sforzo di confutare brevemente, e in modo molto comprensibile, certi errori molto diffusi a proposito della scienza dello spirito. Questo testo riprenderà una conferenza che ho tenuto in svizzera, perché lì, proprio a Dornach, un pastore protestante particolarmente intelligente aveva diffuso ogni sorta di cose contro il nostro movimento. In realtà, non volevo rispondere soltanto a questo pastore, ma ciò che aveva formulato era tipico. Della gente diffondeva un sacco di rumori e avevo allora l’occasione, senza mirare a questo pastore in particolare, di confutare questi errori a proposito della nostra scienza dello spirito, e in particolare dell’edificio di Dornach. Durante uno dei suoi discorsi, il pastore in questione citò un poema di Matthias Claudius. Ne lesse una strofa con un pathos spinto, al fine di mostrare che la scienza occulta non ha finalmente alcun senso, visto che nemmeno la luna la si può comprendere. Però gli sarebbe bastato leggere la strofa seguente dello stesso poema per mostrare che affermava esattamente il contrario di ciò che il pastore voleva far dire al poeta. E il più interessante di tutto ciò è che Matthias Claudius è proprio il traduttore in tedesco del libro di Louis Claude de Saint Martin, Degli errori e della verità! Vedete cari amici, con quale genere di persone abbiamo a che fare, e come vi presentano delle cosiddette “buone ragioni”, ma vediamo quello che sono in realtà queste ragioni! Potremmo sviluppare più dettagliatamente questo capitolo. Ma è veramente deplorevole perdere tempo in questo modo, per smentire quelli che si oppongono in questo modo.

Ma possiamo anche incontrare cose ancora ben più curiose. Ad esempio quello che mi è accaduto dopo il nostro ultimo incontro, e di cui non vi vorrei tenere allo scuro, tant’è interessante. Sapete tutti – vi alludevo ancora l’ultima volta – che non ho potuto, né dovuto, semplicemente per rispetto della verità, sottoscrivere a quello che Mrs. Besant, la presidente della Theosophical Society – Società teosofica – fece con la sua gente, di cui una buona parte erano stati preparati secondo i metodi di cui vi ho parlato. Non potevo aderire a questo. Nel nome della verità, dovetti dichiararmi contro questo concetto aberrante del Cristo nella persona del giovane Alcyone, e a maggior ragione quando vidi che anche la gente colta cascava nel tranello del piccolo libro – credo sia intitolato Ai piedi del maestro – di cui Alcyone sarebbe il presunto autore e che viene presentato come uno dei grandi eventi della nostra epoca. Ma lo si intuiva bene, in questi ambiti, che avevo l’intenzione d’intraprendere qualcosa al servizio della verità. Lo si sentiva ma si diceva: “La verità, d’accordo, ma questa verità è veramente tale che si debba opporsi a Mrs. Besant con il pretesto che ci racconta fandonie”? E vedete, ho anche trovato in un opuscolo scritto da uno dei nostri membri, E. Von Gumppenberg (9). che uscirà tra non molto, un giudizio che riguarda me. La Signora Von Gumppenberg allude “a un’ opinione che fu formulata un giorno da una inglese a proposito del Dott. Steiner: questo bravo Steiner è un filosofo, ed è sicuramente per questo che è così puntiglioso sulla verità. Cosa importa alla fine che la Sig.ra Besant racconti fesserie! Non lo facciamo tutti? In ogni modo non è possibile fare altrimenti. Come potremmo vivere sempre nella totale verità? Non possiamo essere soltanto dei filosofi. Lasciamo quindi la gente raccontare quello che le pare! Cercando di opporsi, non facciamo altro che farci il sangue cattivo”.

Cari amici! Non posso fare a meno di pensare che un bandito sia più onesto della gente che ha una tale opinione della verità. Lo penso sinceramente, anche se la persona in questione veste begli abiti di seta, come sia molto probabile nel caso di questa signora! Tutto ciò ci mostra quanto sia pericoloso oggi non prendere sul serio la verità, soprattutto quando si tratta di cose che sfuggono alla nostra percezione sensibile immediata.

Vi ho detto che la propagazione della corrente spirituale fondata da Encausse, Alias Papus, poggia anche esso su una impostura. Queste persone si fanno chiamare dei “martinisti”. Bisogna assolutamente proteggere l’onesto “filosofo sconosciuto”, che era un vero ricercatore della verità, e con lui tutto ciò che si sforzò di fare per servire il diciottesimo secolo, contro l’utilizzo abusivo del suo nome da parte dei partigiani attuali di Papus.

È importante sapere che ogni confraternita occulta si edifica sulla base di tre gradi. Al primo grado, quando il simbolismo viene utilizzato correttamente – e intendo qui, ovviamente, a quanto ho accennato e che corrisponde alla nostra quinta epoca postatlantica –, le anime arrivano al punto in cui possono avere una chiara esperienza interiore grazie al fatto che esiste una conoscenza indipendente dal sapere fisico sensibile ordinario. Oggi, nel cuore della quinta epoca postatlantica, colui che sta in questo primo grado dovrebbe conoscere quello che si trova, all’incirca, nella mia Scienza occulta. Colui che raggiunge il secondo grado dovrebbe conoscere – ossia conoscere in modo tale che viva in lui – ciò che si trova nel libro Iniziazione, come si conseguono conoscenze dei mondi spirituali, e colui che raggiunge il terzo grado e riceve gli importanti simboli corrispondenti, il segno, il gesto e la parola, costui dovrebbe sapere ciò che significa vivere fuori dal proprio corpo. Ecco la regola che bisognerebbe raggiungere.

Ebbene, fino all’ottavo, nono secolo, questi tre gradi sono effettivamente stati raggiunti in certe regioni d’Europa. In Irlanda, ad esempio, fino all’ottavo, nono, decimo secolo, un gran numero di personalità raggiunse i gradi che vi ho appena descritto (10). Fu il caso anche in altre regioni d’Europa, ma lì, queste personalità furono meno numerose. Però si ha sempre eluso qualcosa, semplicemente per incapacità: non si è lavorato ad una vera scienza dello spirito. Per tante ragioni, soltanto adessouna tale scienza dello spirito può esserci proposta. Ma ci sono sempre state delle confraternite occulte che lavorano soltanto a partire dai simboli. Queste cose assumono un significato particolare quando si lavora a partire da simboli in un popolo che non ha ancora raggiunto la sua piena maturità. Ecco perché ci sono state tante difficoltà in Russia quando, sotto il regno di Caterina la Grande, e in seguito sotto quello del suo successore Paolo, l’influenza di Voltaire essendo fortemente diminuita, si tentò di trapiantavi certe confraternite segrete dall’occidente alla Russia. Questi tentativi furono molto numerosi, e quello che è successo lì sotto l’influenza di tutte queste confraternite occulte venute da occidente ha avuto molto più importanza di quello che possiamo immaginare su tutto lo sviluppo della Russia. Beninteso, questa influenza assume forme diverse a seconda dei diversi ambiti: la si ritrova nei romanzi così come nella politica. Ma i canali esistono sempre, e questa azione prende sempre più importanza per l’evoluzione a venire. Possiamo dire che tutto ciò che, fino a Tolstoi, ha assunto un ruolo nella vita culturale della Russia ci richiama, in un modo o nell’altro, a ciò che è accaduto nell’epoca della quale vi ho parlato, quando certe confraternite occulte sono state trapiantate dall’Europa in Russia.

Ho accennato a una certa infrastruttura in tre gradi. È un fatto. Ma esistono anche delle persone che pervengono a dei gradi superiori, quello che chiamiamo gli alti gradi. Ovviamente, siamo allora in un ambito dove si annida una dose formidabile di vanità; esistono infatti delle confraternite dove si può conferire fino a novanta gradi e ancora di più. Immaginate ciò che significa raggiungere un grado così elevato in un ordine! Se il sistema degli ordini scozzesi, che si edifica peraltro su una base di tre gradi così come vi li ho descritti, ne comporta trentatré, è semplicemente dovuto ad un errore. Abbiamo per prima cosa i tre gradi che, come lo vedete, hanno un senso profondo. Ma di seguito ce ne sono ancora altri trenta. Se già con il terzo grado si è sviluppata la facoltà di sentire sé stessi fuori dal proprio corpo, potete immaginare quale grandioso essere dobbiamo diventare quando ci si è levati di trenta gradi supplementari! Ebbene tutto ciò si fonda in realtà su un grottesco errore di conoscenza. Nelle scienze occulte, si leggono i numeri in modo diverso che nel sistema decimale. Quando si scrive 33 gradi ciò significa in realtà, nel sistema di numerazione che conviene: 3 volte 3 = 9. Questo problema di numerazione assume un ruolo importante per Blavatsky. Nella sua Dottrina segreta troverete un lungo dibattito a proposito del numero 777. La gente ha elaborato ogni sorta di ipotesi su quello che poteva mai rappresentare questo numero. In realtà si tratta di 7x7x7, ossia 343. In occultismo, si scrive un numero in modo tale che si debba moltiplicare tra loro le cifra. Se vogliamo ottenere il numero reale, conviene quindi dire: 7×7=49 e 49×7=343. E nello stesso modo, 33= 3×3=9. È perché la gente non sa leggere che capisce 33 invece di 9.

Ma dimentichiamo tutta questa vanità. È vero che esistono 6 gradi oltre i primi tre. E quando vengono superati, ne risulta già qualcosa di molto significativo. Ma alla nostra epoca è del tutto impossibile pervenirci. Non possiamo raggiungere questi gradi perché l’umanità non è abbastanza progredita, in questa quinta epoca postatlantica, per essere in grado di attraversare le prove corrispondenti. Non in materia di conoscenza, ma bensì di messa in pratica delle conoscenze, ancora ben poche cose hanno potuto essere tratte dai mondi spirituali. Questo avverrà soltanto a poco a poco. Considerate che siamo nella quinta epoca postatlantica soltanto dall’anno 1413, e che dovrà durarem circa 2160 anni. Terminerà quindi soltanto nel 3573, e siamo soltanto all’inizio. Succederanno tante, tante cose durante questo periodo. In particolare si vedrà sviluppare la scienza dello spirito con tutte le sue conseguenze. Ma tutto questo può essere rivelato soltanto a poco a poco. Sicuramente possiamo già tracciarne le grandi linee, e riportare numerosi dettagli. Ma tanti tanti elementi saranno manifesti soltanto dopo essersi fortificati confrontandosi a delle resistenze. E queste resistenze andranno sempre crescendo.

Viviamo oggi in un’epoca ancora relativamente idealista e spirituale, in confronto a ciò che deve venire. Potete dedurlo da quello che vi ho già esposto e che andrò a completare. Viviamo alla fine del secondo millennio dopo Cristo. Ora, non bisognerà aspettare molto dopo l’anno 2000 perché l’umanità abbia da vivere cose molto strane, che si preparano ancora lentamente. Le due correnti che corrono, in qualche modo, incontro all’evoluzione futura si preparano a partire dall’est e dall’ovest. Nelle regioni orientali si vedranno sempre più svilupparsi un tutt’altro modo di pensare a proposito degli uomini. Questo non avrà origine dalla cerchia degli attuali dirigenti che conducono i popoli  dell’Europa dell’est contro ogni logica, ma da questi popoli stessi. In un tempo non tanto lontano, si verrà a considerare l’uomo in sviluppo del tutto altrimenti di come tendiamo a farlo oggi. Quando un bambino nascerà, ci chiederemo: cosa potrà mai venire fuori da questo bambino? Si avrà coscienza di aver a che fare con un essere spirituale nascosto che si sviluppa a poco a poco, e cercheremo di decifrare questo enigma. Si farà della crescita di un bambino una sorta di culto. Questo si prepara a est e si diffonderà ovviamente in Europa. La conseguenza è che si svilupperà un interesse formidabile per tutto ciò che chiamiamo la genialità; saremo in cerca di genialità! È chiaro che se le cose vanno in quel senso le vecchie barbe pedagogiche che danno il tono oggi dovranno essere sparite nel frattempo, vero? Ecco ciò che si prepara da questo lato. Ma questo riguarda soltanto una parte infima dell’umanità.

La maggior parte dell’umanità sarà sotto l’influenza dell’ovest, dell’America, e si tratterà allora di tutt’altra evoluzione. Le premesse idealiste che possiamo percepire già oggi sono ben simpatiche in confronto a ciò che sta arrivando. I tempi presenti sono in realtà una vera felicità in confronto a quello che avverrà quando l’ovest raggiungerà l’apice del suo sviluppo. Non bisognerà aspettare molto oltre il 2000 per vedere apparire, venendo dall’America, una sorta di interdizione di pensare, non diretta, ma indiretta; una legge che avrà come scopo di reprimere ogni pensiero individuale. Ne vediamo già un abbozzo in quello che fa la medicina materialista: l’anima non ha più il diritto d’intervenire perché si tratta l’essere umano come una macchina, basandosi soltanto sulla sperimentazione esteriore.

Non fraintendetemi su quello che ho appena detto, cari amici, perché commettiamo tanti errori in questo ambito, soprattutto da parte dei così detti “spiritualisti”. Ad esempio, incontro persone che mi vengono a dire: ho provato di tutto con i medici, ma non sono ancora guarito. Allora alla fine sono andato a trovare qualcuno che mi ha guarito spiritualmente. – Ebbene, che vi ha fatto? – mi ha detto che il mio corpo era abitato da spiriti maligni e che dovevo prima di tutto pregarli di uscirne. – Ho allora chiesto a queste persone, visto che era per questo che erano venute a trovarmi; – E questo vi ha aiutato? – No, va peggio, va anche molto peggio. – Riflettete un po’ dissi loro, in quale situazione vi siete messi. Non state a credere che quell’uomo vi abbia raccontato storie. Aveva del tutto ragione a dire che degli esseri spirituali abitavano il vostro corpo e che sono loro ad avervi messo in cattivo stato. Ma è proprio perché quello che vi ha detto è giusto, e che dovevate saperlo, che quell’uomo vi ha fatto tanto male. Riflettete un po’: un apprendista calzolaio maldestro rovina una macchina. Per colpa sua, la macchina non funziona più. Questo è la causa reale. E adesso, come faccio a fare ripartire la macchina? Se applicassi il metodo del vostro medico spirituale, dovrei convocare il maldestro, dargli una bella strigliatina, e dirmi che quando sarà andato via le cose torneranno di nuovo a posto. Ve lo ha detto: appena gli spiriti maligni se ne saranno andati, la vostra macchina sarà di nuovo in ordine. Però, il fatto che l’apprendista sia andato via non ha per nulla riparato la macchina! Bisogna adesso ripararla grazie a tutt’altri mezzi, che siano in rapporto con la meccanica. E la stessa cosa per voi. Che cacciate o meno gli spiriti maligni non ha finalmente più importanza per la vostra guarigione quanto se striglio il mio apprendista perché scappi oppure se lo lascio guardare. Perché potrei anche lasciarlo guardare; questo non mi impedirebbe di rimettere la macchina in funzione.

Se pecchiamo così tanto oggi, è perché non sappiamo più pensare. Ci accontentiamo di dire: È vero, è falso… Pero ciò che importa, è di capire veramente le cose. Bisogna sapere che c’è dello spirito in ogni materia, e che possiamo guarire la materia soltanto grazie alla conoscenza dello spirito. Ma lo spirito, vogliamo che sia ovunque eliminato! E siamo soltanto all’inizio.

Un altro inizio: già oggi abbiamo delle macchine per addizionare, sottrarre… È molto comodo, perché non abbiamo più bisogno di calcolare. Tra poco, si farà così con tutto. Tra qualche tempo, un secolo o due, tutto sarà finito. Niente più bisogno di pensare, niente più bisogno di riflettere; si premerà un pulsante. Oggi ad esempio, si vede scritto: “330 balle di cotone Liverpool” n. Questo faceva ancora pensare un po’ no? Ma tra non molto si premerà semplicemente un pulsante e l’affare sarà fatto. E in modo che la struttura sociale conservi la sua solidità, si faranno delle leggi nelle quali non sarà scritto esplicitamente: è proibito pensare, ma che avranno per effetto di mettere fuori uso ogni pensare individuale. Questa è l’altra corrente verso la quale stiamo correndo. Vedete che la nostra vita attuale, in confronto, non è poi così spiacevole. Se non varchiamo certi limiti, abbiamo ancora il diritto di pensare. Beninteso, non bisogna oltrepassare questi limiti, ma se restiamo dentro, si può ancora pensare. Tutto ciò fa parte dell’evoluzione dell’ovest, e questo si avvererà.

In tutta questa evoluzione anche la scienza dello spirito deve trovare il suo posto. Deve vedere chiaramente ed obiettivamente la situazione. Deve sapere che ciò che oggi ci sembra paradossale succederà lo stesso un giorno, verso l’anno 2200 e negli anni successivi. Assisteremo ad un’oppressione generalizzata di tutto il pensare nel mondo. Ed è in questa prospettiva che dobbiamo lavorare grazie alla scienza dello spirito. Il contributo delle scoperte deve essere tale – e lo sarà – che un contrappeso sufficiente possa essere introdotto nell’evoluzione del mondo.

Siamo soltanto all’inizio, e andrà sempre più intensificandosi. Certo, possiamo oggi lavorare per raggiungere i sei gradi più elevati, ma soltanto fino ad un certo punto. Possiamo anche, al posto di questo, divertirci con un gioco del tutto diverso. Possiamo divertirci a fare passare delle persone attraverso i tre primi gradi in modo del tutto simbolico. Esistono infatti delle confraternite nelle quali non si dà agli addetti nient’altro che simboli. E la gente ne va molto fiera! Vengono accolti nel primo grado, poi spediti nel secondo, poi nel terzo, e imparano in realtà soltanto la simbolica, senza assimilare nulla di una scienza dello spirito. E spesso, quando viene chiesto loro se sono contenti d’imparare questi rituali, questi gesti, questi segni, e di assistere a questi atti simbolici che vengono mostrati loro nel tempio, molti di questi rispondono: Oh sì, siamo contenti, perché non c’è bisogno di pensare mentre tutto ciò succede, e ognuno può interpretare le cose come vuole! Ma il corpo astrale provoca un vero sapere nel corpo eterico, e si fabbricano in questo modo persone che hanno nel corpo eterico un enorme sapere. E se oggi passate in rassegna gli “zii”(11) massoni i più ottusi – scusate l’espressione, ma ogni tanto bisogna adoperare parole che colpiscono un po’ – vedrete che possiedono nel corpo eterico un incredibile sapere – non nel loro corpo fisico, perché non è un sapere cosciente, ma nel loro corpo eterico – , in particolare quando sono stati elevati fino al terzo grado. Possiedono un enorme sapere inconscio. E questo sapere, che è stato comunicato loro attraverso simboli, può essere utilizzato in modo onesto o in modo disonesto. Le diverse società occulte si concentrano di fatto attorno a 2 poli. L’uno riveste un carattere cristiano profano, l’altro un carattere cristiano ecclesiastico. Mentre i massoni fanno parte di confraternite simboliche a carattere cristiano profano, i gesuiti per conto loro hanno un carattere cristiano ecclesiastico. In effetti, anche il gesuita passa attraverso tre gradi, e gli si inculca un’intera simbologia grazie alla quale impara a dare una terribilemefficacia alle sue parole. Ecco perché i predicatori gesuiti sono così efficaci; sanno come costruire un discorso che possa agire sulle masse ignoranti, procedendo con intensificazioni successive. Le orecchie colte trovano questo piuttosto triviale, ma è terribilmente efficace. Un giorno, ad esempio, ho voluto vedere gli effetti, sul piano occulto, della predica di un gesuita. Tanti anni fa, andai ad ascoltare il padre Klinkowström, uno degli predicatori gesuiti più attivi, che voleva convincere i suoi fedeli – una folla di gente totalmente ignorante, ovviamente – della necessità della confessione pasquale. Ecco pressappoco come fece. Voleva dimostrare a queste persone, non perché lo comprendessero, ma in modo che lo ricordassero bene, perché sapessero che era una necessità, che il papa non aveva istituito la confessione pasquale in modo arbitrario, ma che essa proveniva da potenze divine superiori. Disse allora:

Miei cari cristiani! Immaginatevi di vedere un cannone. Vicino al cannone, il cannoniere che tiene la miccia e gli uomini che sono sotto il suo comando. Bisogna sparare. Rappresentatevi la scena, cari cristiani! Cosa succede quando bisogna sparare? Il cannoniere, impaziente, si tiene vicino al cannone. Aspetta un ordine: Fuoco! È ciò che vive nella sua anima. Sta per succedere, lo sa. Fuoco! Spara. Il cannone tuona. Rappresentatevi bene questo. Ditevi che il cannone è l’insieme dei riti che riguardano la confessione pasquale. Una volta le leggi, i comandamenti riguardanti la confessione di Pasqua non erano stati dati agli uomini. Ma il cannone, lui, c’era! Bisognava sparare. Il Papa era lì: era il cannoniere con la miccia. L’ordine è venuto dal cielo, cari cristiani: Fuoco! Il Papa lo ha sentito. Ha avvicinato la miccia! Il colpo è partito! E la confessione pasquale è arrivata! Non è che possiamo confrontare questo cannone con l’apparizione della legge sulla confessione pasquale? E ci sono deimiscredenti! Ci sono dei miscredenti, cari cristiani, che pretendono che il Papa avrebbe inventato la confessione pasquale! Ma pensate al cannone. Al comando: Fuoco! Tuona. Direste che il cannoniere che, al comando: Fuoco! accende la miccia, ha inventato la polvere da sparo? Ebbene, non potete nemmeno dire che il Papa ha inventato la confessione pasquale. Il Papa non ha inventato la confessione pasquale cosi come il cannoniere non ha inventato la polvere da sparo!

Tutta la gente era convinta. La chiesa intera era convinta. Il modo di utilizzare le immagini è estremamente abile. Anche questa gente supera, a modo suo, i tre gradi. All’interno di questo tipo di confraternite esiste, là ancora, ogni tipo di sfumatura; così come, d’altra parte, non tutte le confraternite sono per forza massoniche. Qui, in Germania, troviamo ad esempio gli “illuminati” e tanti altri dello stesso genere.

Ma da una parte come dall’altra, esistono ancora tre gradi al di sopra dei tre primi. Quelli chedetengono questi gradi superiori, quelli che sono titolari dei gradi particolarmente elevati, fanno parte di certe confraternite – non di tutte ovviamente, ma soltanto di alcune – e costituiscono una sorta di società. È del tutto possibile, ad esempio, che il superiore di una comunità di gesuiti faccia parte di una tale società. Beninteso, i gesuiti combattono furiosamente le comunità massoniche, così come lo fanno i massoni che combattono furiosamente le comunità gesuite. Ma gli alti dignitari dei massoni e gli alti dignitari dei gesuiti appartengono ai gradi superiori di una certa confraternita che forma uno stato nello stato e ingloba tutte le altre. Immaginate dunque tutto quello che si può realizzare nel mondo quando si è, ad esempio, l’alto dignitario di una confraternita massonica che viene utilizzata come uno strumento e che ci si può accordare con l’alto dignitario di una comunità di gesuiti per intraprendere un’azione che si può realizzare soltanto a condizione di aver un tale sistema a disposizione: da una parte si mandano tutti i massoni i quali, attraverso tante vie, si impegnano nell’azione con una incredibile energia. Perché bisogna difendere a spada tratta ciò che va intrapreso. Ma liberare il toro soltanto da una parte non serve a granché. Bisogna fare in modo che la cosa sia combattuta dall’altra parte con lo stesso fuoco, lo stesso entusiasmo. Immaginate ciò che si può provocare con un tale sistema a disposizione! Con una notevole efficacia, ad esempio, si è potuto fare agire i gesuiti e i massoni senza che, né da una parte né dall’altra se ne sapesse qualcosa. Questo è successo in un paese del nord ovest dell’Europa, situato da qualche parte tra la Olanda e la Francia… e questa azione ha avuto degli effetti particolarmente potenti – non soltanto negli ultimi tempi, ma durante un lungo periodo – effetti che si servivano da entrambe le correnti e che hanno permesso di compiere tante cose.

L’ora è passata. Tra otto giorni, miei cari amici, vi introdurrò in ambiti ancora più concreti. Oggi ho esaminato piuttosto gli aspetti astratti del nostro argomento. Ma bisognava aver la visione di tutto l’edificio, perché soltanto in questo modo potremo comprendere quello che, nel mondo esteriore, può agire in questo modo in questo ambito.

 

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https://www.liberaconoscenza.it/rudolfsteiner/rudolfsteiner-inediti.html

1 Traduzione di Muriel Noury della oo 167 Fatti presenti e passati nello spirito umano dalla versione francese La liberté de penser et les mensonges de notre époque (La libertà di pensare e le menzogne della nostra epoca) Ed. Triades – giugno 2000 dall’opera tedesca Gegenwärtiges und Vergangenes im Menschengeiste – 2° edition, 1962, Rudolf Steiner Verlag,

2 – Maestro Bertram (circa 1345-1415). Quadro della pala d’altare di Grabow, 1379, Amburgo, Kunsthalle. Qui sopra un particolare.

3 Con l’aiuto dell’ordine della Stella d’oriente, fondata con questo scopo, Annie Besant e i suoi propugnarono che J. Krishnamurti, sotto il nome d’Alcyone, era il Cristo incarnato

4 – Pseudonimo dell’abate Alphonse Louis Constant (1810-1865), autore di Dogme et rituel de la haute magie (1854-56), Editions Niclaus Bussière, Paris, 1967; La clef des grands mystères (1861), G. Trédaniel, Paris, 1991. Il dogma dell’alta magia, Ed. Atanor.

5 – Scrisse, con il pseudonimo di Papus, tra l’altro: Traité méthodique de Science occulte Paris 1891; In italiano: Iniziazione alle scienze occulte. Traité élémentaire de magie pratique Paris, 1893. In italiano corso di magia pratica 1989.

6 – Jacob Böhme (1575-1624): vedere Rudolf Steiner, O.O. 59 Che cos’è la mistica? – 10 febbraio 1910

7Des erreurs et de la vérité ou les hommes rappelés au principe universel de la science par un Philosophe inconnu (1775) Ed. Le Lis. 1979. In italiano: Degli errori e della verità, ovvero gli uomini richiamati al principio universale della scienza. 2009

8 – O.O. 35  Filosofia e antroposofia. Raccolta di articoli dal 1904 al 1929

9 – E. Von Gumppenberg, Was ist und was bewirkt geisteswissenschaftliche Schulung? Leipzig, 1916

10 – Altrove Rudolf Steiner indica Scoto Eriugena sotto questo aspetto.

11 – “Zio” in francese oncle… è il termine utilizzato da un lupetto (figlio di massone), per designare un altro massone. L’inverso è “nipote”. (Daniel Ligou, Dictionnaire de la franc-maçonnerie, 1991, pag. 871)

 

MATERIALI DI STUDIO, SCIENZA DELLO SPIRITO, TRADIZIONE, , , , , ,

CAGLIOSTRO E LA NASCITA DEL RITO EGIZIANO (di F. De Pascale)

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“Il culto interiore della Verità, l’indipendenza dall’<<opinione pubblica>>, dalle propagande, dal <<sentito dire>>, la ricerca della realtà dietro la parvenza, la continua lotta contro lo Spirito della Menzogna, la volontà di conoscere il contenuto non evidente delle situazioni e ciò che si cela dietro le generali calunnie o esaltazioni umane, costituiscono la disciplina della Verità, che libera dal Male: disciplina che viene assunta come un dovere di fondamento da chi segue la via spirituale.

È una simile disciplina che, esigendo il continuo sacrificio delle simpatie e delle antipatie personali, porta l’intimo dell’anima alla relazione vera con gli altri: relazione sostanzialmente possibile grazie a una confidenza di fondo con il Divino, da cui si vede scaturire in ciascun essere la reale forza: la forza della guarigione spirituale.

Si sa di essere a contatto con la forza che può tutto e da cui può fluire la Verità, o la Rivelazione, su tutto”.

Massimo Scaligero

Guarire con il pensiero, pag 179

Edizioni Mediterranee

Roma, 1975

*

Animæ sidereæ

meæ dilectæ reginæ cælestis,

in gaudio atque luce,

in æternum fideli corde,

mea cum anima tota,

hoc opus dicavi.

Auctor

*

Anteprima 

Cagliostro e la nascita del Rito Egiziano

 

«Ogni luce viene dall’Oriente, ogni iniziazione viene dall’Egitto».

Mémoire pour le comte de Cagliostro

accusé par le Procureur Général – Paris, 1786.

 

Queste parole, davvero emblematiche, (in Appendice, pag.765 e segg. il testo integrale) – pronunciate dal Conte di Cagliostro di fronte ai giudici del Parlamento di Parigi, riuniti come Tribunale Regio, in occasione del famoso “Processo della Collana della Regina”, processo nel quale egli, assolutamente innocente, fu coinvolto a causa delle false accuse e delle calunnie mossegli contro da quell’intrigante scellerata e ladra che era Jeanne de Saint-Rémy, ovvero la sedicente contessa de La Motte-Valois, e nel quale, con voto unanime, fu mandato assolto in quanto, checché ne dica tuttora la parte avversa, riconosciuto totalmente innocente e assolutamente estraneo alla scabrosa vicenda – riassumono tutta intera l’essenza del suo pensiero e la storia della corrente spirituale alla quale egli apparteneva.

Ma in questo, Cagliostro non faceva che seguire le orme di quelli che fuor li maggior sui, giacché sin dall’antichità l’Egitto fu considerato essere non solo una terra sacra, ma addirittura l’Alma Mater di quella Tradizione Mediterranea che per millenni generò ed alimentò la Sapienza spirituale d’Occidente.

Alla Sapienza egizia attinsero i Greci non solo per la Religione e l’istituzione dei Misteri – per loro, infatti, i Misteri Eleusini non erano altro che la traduzione in forme, in immagini e in lingua ellenica dei Misteri egiziani d’Iside e d’Osiride – ma anche per le Scienze, le Arti e la legislazione sociale.

Alla medesima fonte di Sapienza attinsero per quasi due millenni, dopo il crollo del Mondo Classico e il sorgere di una nuova, gelosa e intollerante visione del mondo, molti di coloro che cercarono l’Iniziazione ad una Conoscenza superiore all’illusione dei sensi e alla labilità mortale.

Malgrado l’intolleranza confessionale e l’odium theologicum da allora imperanti, molti cercarono quell’occulta Sapienza egizia, che per segreti canali si trasmise sotto le forme dell’Ermetismo, dell’Alchìmia, della Teurgia, della Filosofia pitagorica, platonica e neoplatonica, durante tutto il Medioevo sino alla Rinascenza, allorché, come dopo un percorso carsico, il Nilo della Sapienza Egizia riemerse in parte alla luce visibile assieme a molta parte dell’antica Sapienza Classica greca, italica e romana.

E così si espresse, verso la fine dell’Ottocento, François Jollivet-Castellot, appartenente a quel variopinto, nonché alquanto agitato e bizzarro milieu parigino, risvegliatore dell’Occultisme (il termine occultismo era stato creato solo una generazione prima dal kabbalista Eliphas Levi), nella sua Histoire de l’Alchimie, pubblicata tra il 1897 e il 1898 sulla rivista Hyperchimie, da lui diretta (trad. it. a c. di Pietro Bornia, riedita da Bastogi, Foggia, 1992, p. 11):

«Il vero nome della Scienza Occulta, è Ermetismo.
Il simbolismo di questa parola ci esprime una pregevole rivelazione. Difatti sappiamo che i sacerdoti egiziani dichiaravano essere Ermete figlio di Osiride o di Misraim e di Iside.

Ora Osiride, il dio maschio, aveva per corrispondenza nel piano fisico il Sole; nel piano astrale, il principio animatore o creatore; e nel piano supremo, l’Essere, Colui che è!

Iside, poi, era la Natura feconda, sempre vergine e sempre pregna del Verbo, del figlio di Dio.
Iside simboleggiava il principio femmineo, la realizzazione, il polo fisso e materiale del fluido astrale, della sostanza eterna!

Ma questo Verbo di Dio, figlio della Vergine, chi poteva essere se non Ermete? – Ermete che è lo Spirito Santo Vivificatore o trasformatore senza posa di tutto, ch’è la Parola vitale, ch’è il Messia di tutti i secoli, ch’è la corporizzazione dei due termini precedenti? – Ermete, cioè, per dirlo più semplicemente, il Sale, che possiede in se stesso il Solfo e il Mercurio?».

Ora, poco importa che queste espressioni, figlie romantiche d’un Occultisme parigino fin-de-siècle, suonino errate alla disseccata filologia universitaria, ch’esse contraddicano i dati disanimati di un’archeologia e di una disciplina storico-religiosa, riducenti tutto alla bidimensionale astrattezza di un intellettualismo esangue e meccanico. Esse, pur nella loro imprecisione e genericità, evocano ed alludono ad un contenuto vero, come vere sono tutte le cose eterne.

Contenuto, comunque, che vanamente si tenterebbe, nella sua estraformale potenza, di racchiudere in parole umane. Queste parole divengon vere nella misura in cui il loro contenuto ineffabile viva nell’anima di chi le pensa o le pronuncia o le medita come veicolo e veste di una verità-realtà intuita.

Verità o realtà che non può essere conosciuta se non amata, essendo la conoscenza vera, appunto, amore. È noto come di Cagliostro venisse detto: Pour savoir ce qu’il est, il faudrait être lui-même (ovvero, per sapere quello ch’egli è, bisognerebbe essere lui stesso).

È noto, altresì, come lo stesso Cagliostro amasse dire: Per conoscere una cosa, bisogna diventare quella cosa, per sapere che cosa sia l’amore, bisogna amare. E cioè che per conoscere ermeticamente qualcosa – ossia: veramente – bisogna diventare quella stessa cosa nella immedesimazione contemplativa.

L’oggetto del nostro studio è rappresentato da quella forma particolare che, a partire dal XVIII secolo in poi, l’Ermetismo ha assunto in taluni ambienti come massoneria egiziana, all’interno della quale le espressioni più notevoli furono l’Antiquus Ordo Aegypti seu Misraim, fondato a Napoli dal Principe Raimondo di Sangro di Sansevero il 10 dicembre 1747; il Rito dell’Alta Massoneria Egiziana ufficialmente fondato da Cagliostro a Lione nel 1784, anche se risalente in realtà a diversi anni prima; e il Rito di Misraim seu Aegypti, sempre da lui fondato o risvegliato a Venezia nel 1788, il quale, come vedremo nel corso della nostra trattazione, delle precedenti formazioni fu veicolo ed erede.

Questi Riti Egiziani – massonici solo fino ad un certo punto – della Sapienza Ermetica rappresentarono un veicolo all’interno di un movimento massonico, che già allora aveva largamente perduto il contenuto iniziatico: perdita che è la causa prima di quella degenerazione involutiva della quale si è ampiamente parlato nella Introduzione.

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LA REALTA’ OLTRE LA LOGICA (di M. Scaligero)

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Nella Ragione i concetti si raccolgono da sè a formare le idee. La Ragione porta alla luce l’unità superiore dei concetti intellettuali che l’intelletto, nelle sue configurazioni, ha già, ma senza essere capace di vederla.

(R. Steiner)

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Questa Ragione è il pensiero puro.

E’ il pensiero in cui c’è la trascendenza del pensiero; mi sono permesso di usare questo termine perché era ora di non vedere più il trascendente come qualcosa che sta al di là: no! Questo al di là sta qua! Ed è in ogni pensare che pensa. E allora è questa la Ragione: la forza radicale, essenziale della Ragione, sta proprio nella trascendenza del pensiero.

E questa trascendenza è una luce profonda che collega il pensiero con ciò che di originario è nell’anima.

E quando l’uomo pensa secondo il pensiero della meditazione, della contemplazione, attinge alle profonde forze dell’anima. Ma come  attinge? Con l’Io. E quindi c’è una comunione: Io, Pensiero, Anima: che è la speranza della salvezza dell’uomo, della salvezza cosciente. E qui lo possiamo anche dare come tema di meditazione …

Che questa Trascendenza del Pensiero in sostanza è la forza della Fede dei Nuovi Tempi, perchè non si tratta di credere o di non credere: ma semplicemente di identificare l’Essenza con l’Essenza: è questo è il moto del Cristo: il vero senso del Pensiero Vivente.

M. Scaligero

(Estratto da una trascrizione di Ecoantroposophia di un audio conferenza tenuta a Roma nel 1979)

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LA REALTÀ OLTRE LA LOGICA

Arrivare al pensiero puro significa arrivare ad avere (cosciente) il pensiero da cui si sta movendo verso il pensiero puro: questo muovere iniziale è il pensiero puro, che tutti, considerando un punto d’arrivo, dialettizzano. Il punto d’arrivo è il punto da cui si parte.

Il vero pensiero non è quello che pensa il mondo e perciò si lascia modellare dal mondo, ma quello che trascende il mondo, lo nega, lo trasforma, lo interiorizza, lo materializza. Quello che si pensa non è il mondo che appare, ma un mondo diverso, interiore, non esistente ma essente.

Cosí la realtà risorge nell’interiorità umana, ed è la vera realtà, non quella che s’impone dal di fuori e asserve a sé il pensiero. Cosí il Pensiero sorge come interiore vita del mondo, ed è il tessuto di Luce del mondo, cioè la segreta forza d’Amore del mondo: che deve divenire un evento individuale per essere Amore creatore.

Il miracolo è sempre il pensiero piú forte di ciò che ci aggredisce come fatto, realtà esistente: il pensiero che è il contenuto reale della realtà: senza il quale questa sarebbe un nulla. Questo pensiero diviene forte, si carica della sua realtà, realizza la sua verità, che è l’universale affiorante verità: questo pensiero si crea, crea se stesso, per essere realtà, la vera realtà, perché l’uomo non ha altro modo di fare sua la realtà che il conoscere: la forza del conoscere deve divenire potere diretto.

Non trascendere il pensiero, ma entrare nella sua trascendenza: lí si trova l’essenza del mondo, il germe della verità del mondo.

Intorno, tutto preme vorticoso. E tuttavia al centro poniamo il pensiero che conta: il Logos, l’opera di fraternità, il dovere di ogni momento, perché l’esistere sbocchi nell’eterno da cui si trasse. Tutto preme logorante e vorticoso, tuttavia al centro è l’ispirazione ordinatrice del pensiero. Elfi, gnomi e puri esseri elementari tessono la connessione di ogni contingenza con la sfera degli Angeli.

Intorno, vige la logica, che è sempre il prodotto di un razionale come di un irrazionale: è ancella. Può esprimere potenza o impotenza. Non è essa che decide, come vuole la dialettica, o la cultura del tempo. Assumere tutta la forza è ritrovare la scaturigine della logica, il Logos.

La realtà non è logica, ma è presentabile o accostabile mediante logica. Occorre superare la logica per entrare nel tessuto della realtà, comprendere quale potere rechi il pensiero in quanto flusso di vita non ancora caduto nella forma logica. Esso cerca, esige la propria forma di vita, piuttosto che la sua morte logica: esige il potere della sua entrata nel mondo, la sua espressione immediata, cosí come il suono, il calore, la vita.

Massimo Scaligero

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  AcCORdo – Lettera a un discepolo, 1975.

Grazie a Marina Sagramora

MATERIALI DI STUDIO, SCIENZA DELLO SPIRITO

CONFERENZA DI MASSIMO SCALIGERO DEL 3/11/1979: AUDIO E TRASCRIZIONE

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(San Romano di Roma-Chiesa di S. Romano-Roma)

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Me so’ accorto che devo diventa’ più bbòno, ma mentre faccio sto proponimento m’accorgo pure che sto già a esse’ più cattivo… ah no! più bbòno!. E’ vero o so’ buggerato dall’ego?

Ma perché l’ha messo in romanesco questo? Qui gatta ci cova. Perché… è vero che qui il romanesco lo capiscono tutti: anche se c’è qualcuno venuto da fuori che ha la pianta di Roma in tasca, credo che il romanesco lo capisca.

Mi sono accorto che sto per diventare più bbòno. Attento… alle cantonate, e ricordati: scopri in te il buono che sembra cattivo; scopri in te il cattivo che vuole sembrare buono: questa è la massima.

Però lui è furbo, è furbo e se cèca un occhio!  Mentre faccio sto proponimento, de diventa’ bbòno, me sa’ di’ che vor di’ esse bbòno? Perché se tu lo chiedi  a qualcuno, per lui essere bbòno significa andare la mattina a comprare il pesce e poi rivenderlo come si deve, e poi procurare tutto quello che è necessario. E per un altro essere bbòno significa prendere la droga, per un altro essere bbòno significa regalare un pochino di avanzi al prossimo, al prossimo che è un pochino indigente.

E quindi essere bbòni… qualcuno può ricordare la famosa iniziativa del riarmo morale, che vennero…: era una corrente americana, il riarmo morale, che alla fine della guerra, la seconda guerra – avevamo capito che avevamo perduto – dovevamo essere corretti perché eravamo cattivi, allora venivano loro e ci insegnavano a essere bbòni. E interrogati da noi dissero che essere bbòni non ci vuole niente perché basta che all’improvviso uno dice: da adesso io divento bbòno. E … e lì ci furono dei furbacchioni che finsero di essere bbòni e questi je dettero soldi… uno aveva bisogno della bicicletta e fingendo di essere bbòno gli dettero la bicicletta, ché ancora non funzionavano le macchine. E quindi dopo finì a risate; una cosa abbastanza deprimente però, perché… essere bbòni è difficile, e quindi… noi possiamo dire: siamo d’accordo con coloro che vogliono diventare bbòni, però attenzione… alle finzioni. Quindi l’amico qui se ne accorge, quindi non c’è bisogno di aggiungere altro, mentre…

*

Si può controllare la paura, vincere l’ira, smettere di fumare, smettere di mettersi le dita nel naso, ma il sesso no.

Ma perché? E chi l’ha detto? Smettere di fumare, eh non è mica facile. Quindi vincere l’ira: vinci l’ira e già hai vinto per quattro quinti il sesso; vinci il sesso.. (e chi lo vince? eh) e hai veramente vinto l’ira , perché sono insieme: ira, sesso e… qualche altra cosa.

Ora, abbiamo scherzato con l’amico che vuol diventare bbòno, qui non possiamo scherzare, perché questo problema del sesso lo abbiamo trattato e lo tratteremo sempre, perché ognuno ha il suo livello di redenzione.

Quindi ci sono dei personaggi che per vincere il sesso devono cominciare a sperimentarlo. Quella è già per loro una vittoria. Altri invece l’hanno sperimentato abbastanza e devono cominciare a… e capire che cosa è avvenuto di loro; e altri se hanno capito sono su una strada in cui loro possono anche prendere la decisione di una di una è difficile dire se redenzione oppure trasmutazione, o sublimazione: mettiamo una trasformazione. E però proprio allora si presentano dei problemi gravissimi, perché ci sono radici profonde proprio nel fatto che l’uomo è fatto è fatto di materia e spirito, però noi dobbiamo guardare l’essere spirituale dell’uomo come un recipiente in cui c’è dentro materia morta con cui lo spirito deve lottare. Materia proprio nel senso di calcio, fosforo, fluoro, silicio, metalli come l’oro: questa materia è una specie di cadavere minerale che noi ci portiamo addosso. Se non l’avessimo saremmo tutti degli angeli simpaticissimi; Lucifero sarebbe felice, perché vuole spiritualizzare tutti.

E invece abbiamo a che fare con una situazione veramente complessa. Perché siamo… abbiamo questo cadavere animale minerale, che però , la vita che noi abbiamo non ammette che ci sia un cadavere in noi, e questa vita è il  flusso delle  forze delle gerarchie le quali in noi affrontano tutto ciò che è minerale e lo tolgono allo stato di materialità. Non esiste minerale in noi che non sia compenetrato di spirito, soltanto che non è un’operazione che facciamo noi, è fatta da forze altissime mediante le quali noi viviamo in questa materialità; poi però piano piano, siccome noi scompigliamo l’ordine, questa materialità comincia a riprendere il sopravvento, il calcio, il ferro, l’oro cominciano a dire: io voglio essere io come sono, non il calcio, il ferro l’oro dominate dallo spirito… e quindi tradotte ad altro valore… perché non esiste una materia organica che esista da sé.

E allora quando comincia questa stanchezza delle forze comincia, comincia la  malattia, e le malattie già sono queste, e poi la vecchiaia e poi la morte, in cui il minerale finalmente è quello… raggiunge il suo stato di indipendenza, ossia di vera materialità.

Questo scompigliamento per cui ci si ammala e si muore, viene dal fatto che l’uomo non  è in grado, cosi insaccato nella materia, di conoscere le leggi dello spirito che un tempo gli rivelavano il rapporto che aveva con il corpo, e gli davano e questa rivelazione non era soltanto un conoscere: un operare era.

Quindi l’uomo l’uomo perde il cliché spirituale che gli rimane dopo l’ Atlantide; è un cliché, non è una potenza, lo va perdendo e piano piano arriva al punto in cui questo problema lo travolge e… non lo travolge del tutto perché ci sono le antiche mistiche, poi viene il misticismo cristiano, eccetera… ma nei tempi moderni questo problema si riaffaccia in una maniera piuttosto severa, e perché siamo a una svolta decisiva del rapporto che ha lo spirito con la parte materiale… questa materia, e siccome però c’ho delle domande qui la risposta verrà tra due domande, quindi, voleva dove sta questa… ah ecco, mi è sfuggita la domanda… ah, ecco:

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La paura del dolore come opposizione al Karma.

La paura del dolore è in relazione a quello che noi dicevamo, perché sono le Entità spirituali che aiutano l’uomo: le possiamo chiamare per intenderci le entità spirituali «buone», che immettono questo cadavere minerale nell’uomo: per materializzarlo. Lucifero tende a spiritualizzarlo.

Realmente noi siamo pieni, ripieni di una materia morta, contro la quale combattono appunto quelle forze, che noi dobbiamo capire che sono le forze che rispondono alla coscienza più elevata dell’uomo, la coscienza che l’uomo ha perduto, la coscienza intuitiva, corrispondono alla coscienza ispirata, la coscienza immaginativa, quindi a stati di coscienza molto elevati che l’uomo ha perduto: dall’Atlantide in poi è finita. E’ entrato il Kali Yuga e quindi si è vissuto di ricordi e di riti con cui alcuni esseri aiutavano i popoli, intanto questi popoli ancora erano permeabili dalla parola dello spirito, in quanto l’uomo vero, autocosciente, non era nato.

Le Entità spirituali «buone» aiutano l’uomo con questa potenza della parte materiale, della parte oscura, eh ma voi vedete come tutti quanti temono, appunto, questo. Noi seguendo la Scienza dello Spirito incontriamo un’ esperienza, descritta come quella del Guardiano della Soglia, e impariamo che il Guardiano della Soglia è quello che ci impedisce di ignorare questo cadavere minerale che noi portiamo, e che non ammette che noi siamo passivi dinanzi ad esso, perché abbiamo detto che questo cadavere oscuro, questo cadavere, questo buio che noi portiamo della materia viene dominato da entità che rispondono appunto al grado di coscienza che noi abbiamo, ai gradi di coscienza che noi abbiamo perduto, e che sono gradi che… vogliamo usare termini indiani, sanscriti: Manas, Buddhi, Atman, che significa coscienza immaginativa, coscienza ispirata, coscienza spirituale.

Però è cominciata l’epoca in cui l’uomo deve avere l’ esp… ha l’autocoscienza, perché deve cominciare a realizzare quello che un tempo gli veniva fornito direttamente dalle Gerarchie e che oggi continua a essergli fornito, ma non ha più la relazione antica perché l’uomo si è veramente staccato dallo spirituale. Il Kali Yuga ha operato, ma era previsto, e la via non è il partirsene verso i valori spirituali accumulati, perché ognuno di noi ha una storia spirituale che per fortuna non si incarna nella terra, ed è bene che l’uomo non  conosca certi valori spirituali perché se li conoscesse direbbe: ma io allora non faccio più niente perché già c’è lo spirito in me. Per questo sarebbe un terribile egoismo, perché significherebbe lasciare nei guai gli altri uomini che invece sono affondati in questa tenebra, sono affondati per dare, per aver dato modo a quelli, ad essi, di accumulare forze spirituali. Ma queste forze spirituali non vengono accumulate per fuggirsene nel Nirvana, ma per affrontare decisamente l’oscurità della Terra, per affrontare appunto, fare i conti, con questa materialità che pesa nell’uomo, e allora si tratta di capire che cosa è questo. La paura del dolore qui – è già data la risposta – è veramente un’opposizione al karma, perché il karma è  un aiuto.

Il karma è la direzione dell’Io superiore che si continua attraverso un processo di compensazione, oppure di pareggio con debiti contratti e il cui pagamento vuole dire acquisizione di qualità necessarie all’integrazione interiore, quindi il karma è un grande aiuto. Siccome il karma però si presenta certe volte attraverso forme dolorose, c’è una specie di opposizione ad esso, che è la paura del dolore. Per noi, questo è un assurdo, perché noi possiamo avere la massima comprensione per questa paura del dolore, anzi, la possiamo sentire anche noi, però per noi è fondamentale una conoscenza che trasforma qualsiasi dolore in una… in una forza che, in quanto contemplata per quello che è il suo senso ultimo, si trasforma in un aiuto.

Quindi noi cominciamo a fare un lavoro interiore di integrazione del dato sensibile mediante il contenuto interiore, questo contenuto interiore viene dal pensiero che pensa, e con questo qualsiasi percezione diviene una realtà interiore, e quindi diventa un aiuto. La paura del dolore è ingenua, non ha senso, e quindi… quella conoscenza diviene cooperazione al karma.

E a questo punto devo afferrare le domande che mi portano nel cuore del tema. Per cui continuo a rispondere alle domande che già ho letto. E una è questa:

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“Puoi parlare sulla spiritualizzazione della materia?”

L’altra:

“Come si supera il dualismo tra mondo della materia e  mondo dello spirito?”

Poi c’è n’è un’altra, potrei leggere anche questa:

“La Lemuria fu distrutta dal fuoco, l’Atlantide dall’acqua, il diluvio, l’attuale civiltà sarà distrutta ad opera del male. C’è per quest’ultima una possibilità concreta di salvezza? Oppure il trionfo delle forze del male corrisponde ad un fine evolutivo cosmico, di modo che sono vani anche se meritevoli gli sforzi di coloro che tentano di raddrizzare la situazione?”

Adesso vedremo. Ma… “finirà per il Male…”   ma in quanto il male verrà espulso, e quindi il trionfo apparterrà alle forze capaci di trasformare il male. Soltanto che ci sarà un residuo che serve come materia di un’evoluzione successiva, perché ci saranno degli esseri che saranno come dei relitti, come dei sopravvissuti, che avranno bisogno d’aiuto e si reincarneranno in modo che possano tentare ancora la prova, e allora è importante che ci siano degli esseri che hanno già operato questa trasformazione.

Comunque: “dualismo tra il mondo della materia e il mondo dello spirito”. La materia adesso noi la stiamo considerando, prima abbiamo parlato di questo «insaccamento»,  di questo cadavere minerale che vive in ciascuno di noi e che gli costituisce la parte oscura, subcosciente, la parte da cui salgono gli istinti, eccetera… in cui c’e’ tutto… la radice… dopo la morte piano piano noi ci liberiamo … e arriviamo a una zona in cui finalmente respiriamo, però dopo capiamo l’importanza di avere questo cadavere minerale in noi, e il fatto che il Guardiano della Soglia sta lì a fare in modo che noi non lo ignoriamo, ma lo consideriamo come uno strumento dell’ascesa. 

La realtà è appunto che il dualismo materia-spirito è una costruzione intellettuale, è un’impressione dell’uomo intellettuale, perché l’uomo che percepisce, qualsiasi uomo della terra che percepisca, già nel percepire supera la dualità. La percezione è un atto interiore meraviglioso, di cui l’uomo non ha coscienza se non della parte che riguarda il sistema nervoso, la coscienza legata al sistema nervoso e quindi la sua sensazione. Però in ogni sensazione è presente questo contenuto, e noi questo all’infinito lo stiamo ripetendo, che si tratta di avere delle percezioni pure per capire che cosa avviene nel percepire come superamento della dualità, perché nel percepire già è superata questa dualità: quando noi vediamo un colore, una forma, noi già siamo entrati in una zona dello spirito, che agisce attraverso di noi. Già si può dire che ciò che è stato diviso si sta riunendo, e che ha come primo risultato la forma, il colore, e poi anche il pensiero. E il pensiero che pensa è già questa riunione, soltanto che il pensiero non è consapevole.

Quindi, ecco la fondamentalità di un metodo che non parta da dottrine del passato, che oggi non sono più sufficienti. A questo proposito ci sono serie di imbroglioni che rispolverano lo Yoga, che conoscono lo Zen, che conoscono il Tantrismo, e tutto quello che c’è di sensazionale lo rimettono a posto,  poi siccome sono degli esseri colti, ti combinano dei trattati sulla meditazione dinamica, e imperversano, e questi sono degli ingannatori.

Loro sono delle bravissime persone, ma loro hanno il compito proprio di impedire che l’uomo conosca la Via vera, perché la via vera non ha pubblicità, non ha propaganda, non ha trionfo pubblicistico-editoriale: è molto difficile, si può dire che deve lavorare da anima a anima, attraverso pubblicazioni che si sostengono perché i cuori sostengono queste pubblicazioni, mentre – ed io ogni tanto uno di questi libri lo devo leggere per capire come lavora l’Ostacolatore – e l’Ostacolatore mica si presenta stupido, o scorretto, o privo di cultura, perché allora sarebbe subito scoperto.

L’Ostacolatore si presenta in regola con tutti i canoni dell’occultismo moderno, tutto quello che c’è nei diversi Gurdjieff e i loro discepoli, nei diversi Crowley e i loro discepoli, e hanno anche un apparato critico-filologico non indifferente.

Tuttavia, il loro ruolo è contro lo Spirituale, è contro il Logos,  è contro la possibilità che l’uomo per esempio scopra le leggi del pensiero, che non si imparano mica con la Logica di Hegel. Hegel tentò il lavoro di Hegel è meravigliosoma arriviamo alla dialettica, non al pensiero. E le leggi del pensiero non le ha potuto scoprire nessuno finora perché il pensiero che è stato finora pensato secondo luce interiore, vedi Socrate, Platone, vedi persino Cartesio, checché ne dica Guénon, ma persino Hegel ma com’è che il Dottore dice “Hegel lo considero l’ultima luce di un tramonto” ma perché il pensiero rigorosamente logico può nascere solo ora, perché solo ora l’uomo ha una esperienza autocosciente, come non c’è mai stata.

Oggi un ragioniere ha un’autocoscienza che un filosofo del secolo scorso non aveva, e malgrado la sua ragioneria può avere una forza-pensiero che prima non era possibile. Speriamo che  non ci sia un ragioniere qui, comunque, non è che… ho detto ragioniere, mi è venuto in testa… tu sei geometra, non sei ragioniere… M’è venuto così, scusate, ma è che qui parliamo a braccio, o a bersagliere, quindi…

Ora siamo in un momento in cui l’uomo può veramente sperimentare le leggi del pensiero, non perché sia più evoluto spiritualmente, ma perchè è più forte nell’Io, perché spiritualmente l’uomo del secolo scorso forse era più aperto; oggi è più chiuso, ma è più forte come Io, e se come Io comincia a operare in sé, si incontra il pensiero, e incontra, e sa fare quella distinzione tra prodotto e  producente, perché tutto quello che l’uomo crea è prodotto dal pensiero, e il producente è più importante del prodotto. E se guardiamo la natura è il prodotto d’ un altro pensiero: il pensiero del cosmo. Quindi per l’uomo è importante capire che questo prodotto lui lo pensa, e lo può anche identificare come prodotto. Lui ripercorre il pensiero che ha pensato l’oggetto, ma questo lo porta al punto in cui ciò che è dato nasce, e questa è l’esperienza potente che viene data dalla Via dei nuovi tempi.

Ora, io quando mi trovo dinanzi testi di questi «yoghisti» … che poi c’hanno organizzazioni economiche di miliardi, perché vendono persino i dischi per la cantilena che deve fare l’oscillazione della testa per avere il terzo occhio, perché una volta andando a sinistra l’occhio va verso destra, e viceversa, quindi qui tra la destra e la sinistra si mettono d’accordo e ti danno il terzo occhio… te faccio n’occhio: il terzo occhio!

Però questo è propiziato da una cantilena, per cui c’è una vendita di dischi, e siccome ci son centri in tutto il mondo, potete immaginare che messe di quattrini  e che interessi, e questo povero Yoga, questo  Rajneesh che gia si vede, è un «bonòmo», ma non alla Luce dello Spirito: sembra un appuntato dei carabinieri, siciliano, un viso bonario, una guardia di finanza, ecco, calabrese,  un viso simpaticissimo che abbracceresti, ma la Luce del pensiero non c’è; perché quando mi capitano questi testi io vado subito a vedere che cosa… lo frugo,  e ho visto, vedo come se la cavano riguardo al problema del conoscere; lì mi sono accorto che questo sa tutto, il tantrismo lo conosce benissimo, poi ogni tanto spiffera qualche principio Zen eccetera, ma le leggi del pensiero gli sono assolutamente estranee, quindi non può aiutare l’uomo di questo tempo, che non ha bisogno di Zen, non ha bisogno di Yoga.

Scusate, ci sono degli esseri che hanno bisogno di questo, ma non sono uomini di questo tempo; ma quelli hanno bisogno anche dello spiritismo, come hanno bisogno di andare a messa, dal parroco, eccetera, ma noi  qui stiamo parlando della corrente evolutiva del tempo, che quando assume la forma dell’occultismo, o dell’esoterismo, eh! in un certo senso deve essere in regola, perché ci sono dei giovani che cercano, e cercano con grande impeto, e io ricordo me stesso che ero così. Però si vede che non ero assolutamente passivo dinanzi agli ingannatori, quindi ogni tanto cambiavo strada, e questo m’ ha molto aiutato, perché quando bussavo alla porta di qualcuno io lo ritenevo un maestro, ma dopo un po’ se vedevo che quello che lui faceva non corrispondeva a quello che diceva lo piantavo, ma oggi ci sono dei giovani che si trovano una letteratura occultistica enorme: non vengono aiutati; aiutati vengono dal fatto che noi proponiamo una Via della Conoscenza che parte dai mezzi che già sono in atto nella indagine delle  verità matematiche e logiche, nella indagine del mondo fisico, quindi percezione e pensiero, come cominciò Kant del resto.

Quindi quando noi sperimentiamo in questa direzione, eh, ci accorgiamo che, nel pensare che pensa già è superata la dualità del mondo: si tratta di continuarla.

Quando il pensiero si immerge in un dato, si può dire che ciò che nasce come essenza si unisce all’ oggettività del mondo perché il dato già appartiene all’ oggettività del mondo, e quindi avviene una sintesi e si tratta poi di ripetere per tutto. Noi ci alleniamo, per esempio, con la natura, la più pura, la più innocente che è il mondo dei cristalli e il mondo vegetale, ma dopo questa esperienza continua col mondo animale, col mondo umano.

L’altra forma di sintesi, eh, noi l’abbiamo nella percezione, perché non nascerebbe un colore dinanzi a noi, non nascerebbe una forma se non ci fosse un’unione della nostra anima con l’anima della terra, ossia con l’etere nostro con l’etere dell’ oggetto. Se il cristallo, il cristallo ha l’etere fuori, si può dire che l’etere del cristallo è una potenza che tiene nella fissità minerale il cristallo, e noi questo lo percepiamo. Si tratta semplicemente di continuare quell’operazione per cui il cristallo lo guardiamo e lo troviamo bello, non ci dobbiamo fermare lì: si tratta di continuare aspettando che si riveli qualcosa che esige da noi silenzio della psiche.

Questo silenzio della psiche è, tecnicamente, un mezzo, e ad un certo punto noi ci arriviamo anche se non conosciamo le leggi del silenzio, le discipline del silenzio, ma capiamo che se vogliamo avere una percezione che non è assolutamente abituale, ma che tuttavia continuamente si presenta a noi e noi la perdiamo, noi dobbiamo fare silenzio e in questo silenzio abbiamo, a un certo momento, il risonare di questa mirabile sintesi dell’ etere nostro con l’etere che sta intorno al cristallo e noi possiamo, dentro di noi, sentire qualcosa che appartiene al cristallo, ma può avvenire anche l’esperienza, questo è più difficile, che uno veda fuori qualcosa che appartiene all’ interiorità del cristallo. Ma questo con la pianta è anche più facile, col cristallo è più difficile.

Quindi, ecco, la sintesi spirito-materia comincia nel percepire, noi dobbiamo continuarla lì e tutta la vita dell’anima, per esempio le trasformazioni morali, veramente dipendono da questo, perché ad un certo punto, senza questo accompagnamento dell’anima, noi non possiamo proseguire nell’esperienza cognitiva, nell’ esperienza della unità del mondo e quindi più profonda esperienza del pensiero, maggiore necessità di ordine interiore nell’anima, fino a che si scopre che la luce che noi vediamo nelle cose ha un centro in noi ed è il cuore. E allora qui, noi possiamo concludere. Perfetto.

La Lemuria fu distrutta dal fuoco, l’ Atlantide dall’ acqua. L’attuale civiltà verrà distrutta ad opera del male. Perché?

Perché si diverrà abbastanza forti per espellere il male dalla natura spirituale dell’ uomo, ma questa espulsione non sarà una, un fatto mecc… un fatto materialistico, per cui questo male passa ad altri; sarà un’ espulsione che trasforma il male in una… in una quantità di esseri che non sarà la maggioranza degli uomini, ma saranno degli esseri che avranno il potere di trasmettere poi questo agli altri, quindi un’élite spirituale che agirà, e questo ci fa capire il senso ultimo di quello che abbiamo detto, perché questo cadavere minerale che sta nell’uomo e che lo obbliga ad essere esistente sulla terra, e obbliga, quindi, quella continua lotta delle forze interiori per vivere di giorno in giorno, per elaborare la materia fisica, per mangiare, per digerire, per combattere le malattie, poi però l’uomo piano piano cede e allora questo cadavere trionfa e diventa finalmente la materia che è: il male è lì. Il male è il fatto che questo cadavere condizioni la vita interiore e questo è il male di questa civiltà perché quando noi diciamo che il mondo è materiale e non solo questo, ma lo indaghiamo, e costruiamo una scienza che è solo una scienza della materia, della materia fisica: non mi dite che ci sono indagini di altro genere, non esistono. La psicologia è condizionata da questo, qualsiasi disciplina:  la pedagogia, la filosofia è condizionata da questo. C’è solo la Via che dà la possibilità di trovare il punto di partenza per un’azione interiore che muti questa situazione; però in realtà noi siamo immersi, siamo condizio…siamo dominati da un sistema del sapere che è fondato sulla concezione materiale del mondo e questo rende inevitabile il male; ed è importante che il male ci sia perché, come dicevamo prima, l’ uomo è bene che ignori i suoi valori spirituali, altrimenti non vorrebbe più saperne di stare sulla terra.

C’è una frase interessantissima di Maitre Philippe, quando dice: “Ci sono… quasi tutti gli uomini ignorano che cos’è l’anima, ma è bene che lo ignorino, altrimenti molti non vorrebbero più fare nulla”.

E invece bisogna lavorare perché coloro che oggi sopportano il male, e ne fanno uno strumento della loro azione, ne fanno una vita sociale, ne fanno un’ organizzazione, un sistema di vita, una politica: questi lavorano per il futuro e purtroppo bisogna sopportarlo questo. Magari il futuro va modificato e questa modificazione dipende dal fatto che vengano degli esseri capaci di vedere questo retroscena, è questa la via d’uscita. La via d’ uscita è la Tripartizione, ma una Tripartizione che sia fondata sul fatto che degli esseri operino nel senso della trasformazione del male, ossia nella risoluzione del cadavere.

Guardate, c’è questa frase, appartiene al taoismo, a quelle storie taoistiche in cui si parla di un asceta che muore e poi viene seppellito, dopo un po’ si scopre la tomba e non c’è più nessuno, il cadavere è scomparso: la risoluzione del cadavere. In un altro caso si scopre la tomba di questo asceta, non c’è il cadavere ma c’è una spada, e allora qualcuno tenta di prendere questa spada e questa spada si invola nell’aria e sparisce. C’è una serie di racconti taoisti che narrano questo, c’è un fondo di verità perché nell’ antichissimo medio-oriente… nell’ antichissimo estremo oriente, c’è stata un’ incarnazione di Lucifero, ma un Lucifero sapientissimo e potente. E quegli esseri navigavano verso lo spirito, erano capaci di trasformare la materia in spirito. Questo ritorna, e noi abbiamo visto i segni del ritorno.

*

Qui il nostro potentissimo Sergio dice: “Puoi parlarci del vino eucaristico? «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore, tutti coloro che sono venuti prima di me sono ladri e assassini, ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta, chi per me passerà sarà salvo, entrerà, uscirà e troverà pascoli».

Ora la via è quella, noi abbiamo parlato di via del pensiero, via della percezione pura, ma il sentiero è quello. E per afferrare questo, noi dobbiamo ricordare come viene descritto il risveglio di Piero, di Pietro, nella Pentecoste. E’ un periodo in cui il Dottore dice che, a un certo punto, Pietro si sveglia come da un sogno e si accorge che, dalla vigilia dell’ arresto del Cristo, egli è entrato in una specie di sonno e rivive tutti gli avvenimenti fino alla Crocifissione, per cui capisce il suo rinnegamento, arriva a capire che, il mondo dell’ oscurità, il mondo della materia, quello che lui ha subito in questa specie di sonnolenza, ha trovato il Risolutore. Ha capito che l’ oscurità della Terra ha trovato la sua Luce, capisce che è nato lo Spirito della materia, ossia lo Spirito che annienta la materia e la risolve. Allora capisce che l’uomo può essere salvato e ha, in quel momento, la forza della Pentecoste che in lui agirà veramente da forza trasformatrice.

In sostanza, quello che lui comprende, importantissimo perché lui era il più chiuso –  il più chiuso naturalmente era Giuda, però dopo veniva lui –  e lui però riesce ad avere questa visione, e questa visione è quella di cui ci possiamo servire noi perché, quando abbiamo parlato del cadavere astrale, del cadavere minerale, noi abbiamo parlato della parte oscura, la parte terra, ma è ciò che deve essere usato come veicolo perché si manifesti lo Spirito della materia, lo Spirito della Terra.

Perciò il Guardiano della Soglia fa in modo che l’ uomo non sfugga il male, non sfugga la materialità della vita, anzi, la guarda come la materia della trasformazione.

Quindi, dinanzi all’esperienza di Pietro noi sentiamo questa intuizione che dà il senso vero alla Pentecoste, per il fatto che riguarda un’ esperienza attuale, perché ricordate l’ ultimo capitolo del Vangelo di Giovanni, il colloquio tra il Cristo e Pietro, e poi l’allusione a Giovanni;  noi siamo nell’ epoca lì prevista, perché quello che salva Pietro è proprio l’intuizione del senso positivo dell’ oscurità della terra e quindi della materialità, che fino allora era veduta come un pericolo, tutte le tradizioni guardavano questa oscurità come qualcosa da evitare, gli ultimi erano gli Esseni, che cercavano di espellere da loro questa esperienza del buio della materia.

Doveva venire il Cristo per affrontare questa morta materia e farne materia dello Spirito, per cui veramente esiste uno Spirito della Terra, esiste il Logos della Terra, ossia ciò dinanzi a cui la materia è risolta, il male è risolto, ma è questo il compito: di capire quali sono oggi le vie per cui è possibile una simile operazione.

Apposta cercavo di indicare i possibili inganni, perché l’uomo cerca ciò che è facile, ma ciò che è facile non conduce alla verità. Le belle frasi di un libro che ti dicono “Ah, ritirati, fai questo”: eh no! Ci vuol altro, ci vuole una forza, una volontà di conoscenza che veramente insista, che veramente si ponga dinanzi alla vita dell’anima, scoprendo le forze che gli dànno questa possibilità. Porsi dinanzi alla vita dell’ anima: perché quando è possibile questo, le forze del Logos si affacciano all’ uomo come potere della individualità e nella individualità pura si affaccia il Christo, che vuole continuare a operare come già ha cominciato ad operare nel percepire e nel pensare.

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MASSIMO SCALIGERO: CONFERENZE-INCONTRI INEDITI. Files audio e trascrizioni., SCIENZA DELLO SPIRITO

UNA LEZIONE ESOTERICA (di R. Steiner)

𝑭𝒐𝒓𝒔𝒆 𝒖𝒏 𝒑𝒐’ 𝒔𝒕𝒐𝒓𝒅𝒊𝒕𝒊 𝒏𝒐𝒊 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊, 𝒏𝒆𝒍 𝒘𝒆𝒃, 𝒔𝒊 𝒅𝒆𝒔𝒊𝒅𝒆𝒓𝒂 𝒖𝒏 𝒂𝒕𝒕𝒊𝒎𝒐 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒓𝒐𝒎𝒑𝒆𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒍𝒖𝒗𝒊𝒐 𝒊𝒏𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒓𝒐𝒕𝒕𝒐, 𝒅𝒊 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒕𝒊𝒕𝒂̀ 𝒏𝒐𝒏 𝒊𝒏𝒅𝒊𝒇𝒇𝒆𝒓𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒅𝒊 𝒂𝒓𝒈𝒐𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒔𝒑𝒊𝒓𝒊𝒕𝒖𝒂𝒍𝒊 𝒔𝒑𝒆𝒄𝒊𝒂𝒍𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒅𝒊𝒄𝒂𝒕𝒊 𝒂𝒍𝒍𝒆 𝒓𝒊𝒄𝒐𝒓𝒓𝒆𝒏𝒛𝒆 𝒇𝒆𝒔𝒕𝒊𝒗𝒆. 𝑰𝒏 𝒕𝒂𝒏𝒕𝒂 𝒂𝒃𝒃𝒐𝒏𝒅𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒍𝒂 𝒓𝒆𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒔𝒑𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒆̀ 𝒓𝒊𝒕𝒓𝒂𝒓𝒔𝒊, 𝒏𝒐𝒏 𝒍𝒆𝒈𝒈𝒆𝒓𝒆, 𝒐 𝒇𝒂𝒓𝒏𝒆 𝒊𝒏𝒅𝒊𝒈𝒆𝒔𝒕𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒇𝒐𝒓𝒔𝒆 𝒔𝒊𝒏𝒐 𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒗𝒂𝒓𝒏𝒆 𝒏𝒂𝒖𝒔𝒆𝒂. 𝑨𝒃𝒃𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒇𝒂𝒕𝒕𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒐 𝒎𝒆𝒈𝒍𝒊𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒓𝒊𝒕𝒎𝒊𝒛𝒛𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒆 𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒂𝒍 𝒇𝒊𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒊𝒏𝒇𝒂𝒔𝒕𝒊𝒅𝒊𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒍𝒆𝒕𝒕𝒐𝒓𝒆.
𝑬𝒄𝒐 𝒄𝒉𝒊𝒖𝒅𝒆 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒍’𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒄𝒐𝒏 𝑳’𝑨𝒓𝒄𝒉𝒆𝒕𝒊𝒑𝒐 𝒅𝒊 𝑴𝒂𝒓𝒊𝒏𝒂 𝑺𝒂𝒈𝒓𝒂𝒎𝒐𝒓𝒂. 𝑰𝒍 𝑩𝒍𝒐𝒈 𝒏𝒂𝒄𝒒𝒖𝒆 𝒏𝒆𝒍 2013, 𝒎𝒂 𝒈𝒊𝒂̀ 𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂𝒗𝒂𝒎𝒐 𝑳’𝑨𝒓𝒄𝒉𝒆𝒕𝒊𝒑𝒐 𝒔𝒖𝒍 𝒑𝒓𝒆𝒄𝒆𝒅𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒇𝒐𝒓𝒖𝒎𝒇𝒓𝒆𝒆 𝒅𝒊 𝑬𝒄𝒐. 𝑺𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒅𝒊 𝒂𝒗𝒆𝒓 𝒇𝒂𝒕𝒕𝒐 𝒖𝒏 𝒑𝒐’ 𝒅𝒊 𝒔𝒕𝒓𝒂𝒅𝒂, 𝒄𝒐𝒔𝒕𝒂𝒏𝒕𝒆𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆, 𝒄𝒐𝒏 𝒍𝒂 𝑺𝒊𝒈𝒏𝒐𝒓𝒂 𝑴𝒂𝒓𝒊𝒏𝒂 𝑺𝒂𝒈𝒓𝒂𝒎𝒐𝒓𝒂. 𝑬’ 𝒖𝒏 𝒄𝒂𝒔𝒐 𝒊𝒏𝒗𝒆𝒄𝒆, 𝒐 𝒇𝒐𝒓𝒔𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒍𝒐 𝒆̀, 𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒊𝒏𝒊𝒛𝒊𝒂𝒓𝒆 𝒍’𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒏𝒖𝒐𝒗𝒐 𝒔𝒊 𝒔𝒄𝒆𝒍𝒈𝒂 𝒍𝒂 𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 – 𝒄𝒐𝒏𝒅𝒊𝒗𝒊𝒅𝒆𝒏𝒅𝒐, 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒅𝒂 𝑳’ 𝑨𝒓𝒄𝒉𝒆𝒕𝒊𝒑𝒐 – 𝒅𝒊 𝒖𝒏𝒂 𝒄𝒐𝒏𝒇𝒆𝒓𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝑫𝒐𝒕𝒕𝒐𝒓𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝑳’𝑨𝒓𝒄𝒉𝒆𝒕𝒊𝒑𝒐 𝒉𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒐𝒔𝒕𝒐 𝒏𝒆𝒍 𝒔𝒖𝒐 𝒏𝒖𝒎𝒆𝒓𝒐 𝒅𝒊 𝒅𝒊𝒄𝒆𝒎𝒃𝒓𝒆 𝒔𝒄𝒐𝒓𝒔𝒐, 𝒕𝒓𝒂𝒅𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝑴𝒂𝒓𝒄𝒐 𝑨𝒍𝒍𝒂𝒔𝒊𝒂. 𝑵𝒐𝒊 𝒅𝒊 𝑬𝒄𝒐 𝒍’𝒂𝒃𝒃𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒕𝒓𝒐𝒗𝒂𝒕𝒂 𝒎𝒐𝒍𝒕𝒐 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒆𝒔𝒔𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒆 𝒄𝒐𝒊𝒏𝒗𝒐𝒍𝒈𝒆𝒏𝒕𝒆, 𝒂𝒍 𝒅𝒊 𝒍𝒂̀ 𝒅𝒊 𝒂𝒍𝒄𝒖𝒏𝒊 𝒄𝒐𝒏𝒄𝒆𝒕𝒕𝒊 ( 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒊 𝒓𝒊𝒑𝒐𝒓𝒕𝒂𝒏𝒐, 𝒗𝒐𝒍𝒆𝒏𝒅𝒐 𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒂 𝒊𝒏𝒔𝒆𝒈𝒏𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒅𝒊 𝑪𝒐𝒍𝒂𝒛𝒛𝒂) 𝒎𝒂𝒈𝒂𝒓𝒊 𝒓𝒊𝒑𝒆𝒕𝒖𝒕𝒊 𝒎𝒂 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒊𝒏 𝒓𝒊𝒏𝒏𝒐𝒗𝒆𝒍𝒍𝒂𝒕𝒂 𝒇𝒐𝒓𝒎𝒂 𝒅𝒂 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆 𝒅𝒊 𝑺𝒕𝒆𝒊𝒏𝒆𝒓. 𝑬 𝒍𝒆𝒈𝒈𝒆𝒏𝒅𝒐𝒍𝒂 𝒄𝒊 𝒆𝒓𝒂𝒗𝒂𝒎𝒐 𝒓𝒊𝒑𝒓𝒐𝒎𝒆𝒔𝒔𝒊 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒏𝒅𝒊𝒗𝒊𝒅𝒆𝒓𝒍𝒂. 𝑶𝒗𝒗𝒊𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒊 𝒎𝒂𝒕𝒆𝒓𝒊𝒂𝒍𝒊 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒓𝒊𝒗𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒐𝒇𝒇𝒓𝒐𝒏𝒐 𝒕𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒐𝒈𝒏𝒊 𝒎𝒆𝒔𝒆, 𝒅𝒂𝒊 𝒑𝒓𝒊𝒎𝒊 𝒂𝒏𝒏𝒊 ’90 (𝒂𝒍𝒍𝒐𝒓𝒂 𝒊𝒏 𝒇𝒐𝒓𝒎𝒂 𝒄𝒂𝒓𝒕𝒂𝒄𝒆𝒂) 𝒆 𝒊𝒍 𝒍𝒆𝒕𝒕𝒐𝒓𝒆 𝒂𝒇𝒇𝒆𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒕𝒐 𝒕𝒓𝒐𝒗𝒆𝒓𝒂̀ 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒂𝒍𝒕𝒓𝒊 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒆𝒏𝒖𝒕𝒊 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒖𝒊 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒆𝒔𝒔𝒂𝒏𝒕𝒊 𝒆𝒅 𝒖𝒕𝒊𝒍𝒊.
𝑫𝒖𝒏𝒒𝒖𝒆 𝒕𝒆𝒓𝒎𝒊𝒏𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒍’𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒄𝒐𝒏 𝑴𝒂𝒓𝒊𝒏𝒂 𝒆 𝒄𝒐𝒏 𝑳𝒆𝒊 𝒍’𝒊𝒏𝒊𝒛𝒊𝒂𝒎𝒐, 𝒄𝒉e 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒊𝒄𝒐𝒍𝒂𝒓𝒆 𝒑𝒂𝒔𝒔𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐 𝒄𝒊 𝒔𝒊𝒂 𝒅𝒊 𝒃𝒖𝒐𝒏 𝒂𝒖𝒔𝒑𝒊𝒄𝒊𝒐, 𝒂 𝒏𝒐𝒊 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒉𝒆 𝒂𝒑𝒑𝒓𝒆𝒛𝒛𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒊𝒍 𝑺𝒖𝒐 𝒇𝒆𝒅𝒆𝒍𝒆 𝒆𝒔𝒆𝒎𝒑𝒊𝒐 𝒆 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒐, 𝒂 𝒏𝒐𝒊 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒉𝒆 𝒅𝒂 𝒐𝒈𝒏𝒊 𝒑𝒖𝒏𝒕𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝒘𝒆𝒃 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒇𝒊𝒏𝒆 𝒄𝒊 𝒔𝒊 𝒊𝒏𝒄𝒐𝒏𝒕𝒓𝒂 𝒐 𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒐𝒍𝒐 𝒄𝒊 𝒔𝒊 𝒔𝒇𝒊𝒐𝒓𝒂, 𝒐𝒈𝒏𝒊 𝒗𝒐𝒍𝒕𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒓𝒊𝒑𝒓𝒆𝒏𝒅𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒍𝒆 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒆 𝒏𝒂𝒗𝒊𝒈𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊.

ECO

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Lezione esoterica

 

Come nei numeri precedenti, persone presenti alla Lezione esoterica di Rudolf Steiner hanno preso appunti in modo diverso. In questo caso le tre versioni che presentiamo differiscono di poco ma si integrano tra loro, rendendo piú completa la trascrizione.

 

Versione A

Lucifero e Ahrimane

Attraverso i nostri esercizi penetriamo gradualmente nel mondo spirituale, ma ciò non è possibile senza contemporaneamente entrare in contatto con Lucifero e Ahrimane. Nella Bibbia troviamo la storia della caduta dell’uomo nel peccato originale, attraverso il quale Lucifero e piú tardi Ahrimane hanno acquisito la loro influenza sugli esseri umani. Hanno un tale effetto sull’uomo che, quando questi sale nel mondo spirituale, ha difficoltà a sopportare il proprio Io. Alcune persone non tollerano nemmeno il segno esteriore dell’Io nel mondo fisico, cioè svengono quando vedono il sangue.

La caduta dell’uomo ci ha dato l’autocoscienza, ma con una limitazione, e ogni volta che facciamo un passo avanti nella conoscenza di noi stessi, nuove tentazioni si avvicinano a noi nella misura in cui possiamo sopportarle. Come l’uomo è limitato nel suo corpo fisico per quanto riguarda il grado di sopportazione del dolore, cosí sono limitate le forze con cui possiamo sopportare i mondi superiori.

Poiché Lucifero e Ahrimane ci hanno allontanato dal paradiso quando siamo caduti nel peccato, essi sono anche quelli che incontriamo quando vogliamo entrare nel mondo spirituale attraverso la meditazione, e che ci fanno sentire i nostri limiti.

Ahrimane è all’interno di ciò che è spirituale, nei suoni, nelle parole e in tutto ciò che può essere udito. Bisogna sempre diffidare di questi, perché c’è della falsità nel linguaggio umano, che si differenzia nelle varie lingue delle nazioni. Non del tutto, ovviamente, altrimenti chiunque aprisse bocca per parlare sarebbe destinato a mentire. Quanta verità c’è nel linguaggio, altrettanta verità può esserci nelle “voci”. Se le voci dicessero sempre la verità, allora Lucifero non avrebbe dovuto dire durante la tentazione: «Sarete come gli Dei», ma avrebbe dovuto dire: «Sto mentendo».

Lucifero dà le visioni. Dovete superarle, altrimenti non riuscirete a rompere il guscio che circonda ogni essere umano e che copre il vero mondo spirituale. Le visioni e le voci sono intorno a noi come il guscio che circonda il pulcino nell’uovo. Potreste, forse, vedere un angelo in una visione e, quando penetrerete attraverso la visione, l’angelo si trasformerà in un serpente, il segno di Lucifero, perché lui è apparso sotto forma di serpente anche durante la tentazione. O forse vedrete il colore blu nella meditazione: se lo attraversate, il blu può scomparire e diventare rosso, e allora diventa evidente che abbiamo visto le nostre passioni.

A causa della tentazione di Lucifero, l’uomo non ha ricevuto tutto ciò che hanno gli Dei; ha ricevuto una conoscenza prematura, ma non la vita. Ciò significa che tutto ciò che riconosciamo e percepiamo è permeato da Lucifero e Ahrimane. Fondamentalmente è cosí anche per il contenuto dei nostri esercizi. Se si guardano i propri esercizi, si vedrà che sono concepiti in modo tale da non fare mai appello all’egoismo umano, cosa che molte persone trovano molto spiacevole. Non meditiamo sull’“amore” o sulla “verità” perché tutto ciò non farebbe altro che promuovere l’egoismo. Ma concetti come “luce” e “calore” che si trovano nei nostri esercizi sono cose del mondo fisico che l’uomo conosce inizialmente solo attraverso i sensi fisici. Questi sono ancora tutti doni di Lucifero. Pertanto, dopo la meditazione dovremmo abbandonare il contenuto e svuotare completamente la nostra anima anche da queste impressioni; cosí facendo rinunciamo a tutto ciò che proviene da Lucifero e Ahrimane e ci prepariamo per il puro mondo spirituale. Allora il mondo dei sensi scompare per noi e si apre davanti a noi il mondo spirituale, che non ha nulla in comune con il mondo fisico.

 

La persona comune è come un pulcino che considera il suo guscio d’uovo come il mondo reale. Se il pulcino potesse percepire l’interno del suo guscio d’uovo, non lo vedrebbe piccolo, ma molto ingrandito, anzi, grande come noi vediamo il nostro mondo. Vedrebbe il contenuto del guscio come il mondo intero. È cosí che vediamo il nostro guscio d’uovo, cioè la nostra aura, che si estende intorno a noi come la volta azzurra del cielo. Se rompiamo il guscio, il Sole e la Luna si oscurano, le stelle cadono sulla Terra e al loro posto si dispiega il mondo spirituale.

Le persone vivono nel loro guscio d’uovo, la loro aura. Gli Elohim ci hanno dato la nostra aura che, a causa della caduta, e attraverso il peccato originale, è diventata come un guscio intorno a noi, e noi ci siamo dentro come il pulcino nell’uovo. Il cielo e le stelle sono il nostro limite e dobbiamo romperlo con la nostra forza dell’anima, proprio come il pulcino deve sfondare il guscio con le proprie forze. Allora entriamo in un nuovo mondo, proprio come il pulcino ha un nuovo mondo davanti a sé quando si trascina fuori dall’uovo. E poiché in realtà tutti gli uomini hanno attorno lo stesso guscio d’uovo, potrebbe anche nascere un’astronomia come quella che abbiamo oggi, che permette ai corpi celesti di muoversi nella volta celeste.

Il guscio dell’uovo è questo: Ex Deo nascimur. Per poterlo sfondare e portare qualcosa con noi nel mondo spirituale, dobbiamo portare con noi ciò che dal mondo esterno, cioè dal mondo spirituale, penetra nel nostro involucro, ciò che abbiamo in comune: cioè il Cristo. E per ciò diciamo: In Christo morimur e spe­riamo che quando avremo sfondato il guscio con l’aiuto del Cristo, saremo risorti: Per Spiritum Sanctum reviviscimus.

Versione B

Dovremmo percepire la lotta con Lucifero come la soppressione della meditazione [si tratta di spegnere il contenuto della meditazione dopo la meditazione, vedi piú sotto e la versione A]. Dobbiamo acquisire una comprensione della cosiddetta Caduta dell’uomo. Una cosa simile si sperimenta quando si diventa esoteristi. Cosa fa l’uomo quando diventa esoterista? Anticipa qualcosa che l’umanità dovrà affrontare in seguito. E ogni volta che l’uomo non vuole davvero andare avanti nel modo normale, la tentazione arriva per prima. Lucifero ci tenta quando sentiamo delle voci dentro di noi che ci parlano nella nostra lingua. Dall’altra parte non parlano questa lingua, parlano un’altra lingua: ecco perché dobbiamo dire a queste voci: «State tutti mentendo!». Ahrimane cerca di mostrarcelo attraverso le immagini.

Dobbiamo penetrare sia le voci che le immagini per arrivare alla verità. A titolo di esempio si riporta quanto segue: pensiamo al pulcino che è nell’uovo prima di uscire. Ha il guscio dell’uovo intorno a sé, questo è ciò che il pulcino sa e ciò che vede, ciò che vede dall’interno, proprio come noi, che come guscio dell’uovo intorno a noi abbiamo e vediamo il cielo e tutto, tutto ciò che l’occhio vede. Questo è tutto l’uovo visto dall’interno. Anche la nostra aura la vediamo dall’interno. Dobbiamo attraversare, rompere questo guscio d’uovo, proprio come il pulcino lo fora con il suo becco, lo butta via ed entra in un nuovo mondo, solo allora entriamo nel mondo degli esseri divino-spirituali, delle Gerarchie.

 

Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo abbandonare tutto nella meditazione, spegnere tutto ciò che vuol presentarsi a noi sotto forma di altri pensieri e sentimenti, a parte il contenuto della meditazione. Ma poi dobbiamo anche abbandonare questo, spegnerlo e rimanere comunque coscienti, questa è la parte significativa, questo è ciò che dobbiamo sentire.

Lucifero vive nel pensiero, anche nel pensiero della meditazione. Perciò facciamo un patto con Lucifero nel pensiero della meditazione. Ora dobbiamo lasciar cadere il pensiero nella meditazione, cioè renderci vuoti, far cadere il contenuto della meditazione, staccare il potere del pensiero dal pensare. Attraverso la volontaria soppressione con la coscienza sveglia uccidiamo consapevolmente ciò che viene da Lucifero.

È la creazione di un’attenzione focalizzata senza un oggetto. Essere attenti a un oggetto è l’inizio della meditazione, poi bisogna distogliere l’attenzione e restituire il pensare agli Dei; questa è la cosa importante. Solo allora si entra nel vero mondo spirituale.

Dopo che l’uomo ha ceduto alla tentazione di Lucifero, che gli ha detto: «Sarai come gli Dei!», allora la divinità disse: «No». E gli Dei tolsero la vita a ciò che Lucifero gli ha dato, cioè gli infliggono la morte.

Quando si entra nel mondo spirituale, si fa l’esperienza della forza che forma plasticamente la corporeità umana; ci si ritrova dietro se stessi. La forza del giudizio, del discernimento tra il bene e il male è quello che l’uomo impara a conoscere attraverso Lucifero.

Il corpo ha dei limiti su come può sopportare il dolore. Quando questo limite viene superato, si verifica lo svenimento. Anche l’anima ha dei limiti, in essa allora si verifica l’incoscienza.

Staccando il pensiero dal cervello, si sperimenta se stessi al di fuori del proprio cervello. È come avere delle correnti che circolano nel proprio cervello; è cosí che ci si sente. In seguito, ci si muove letteralmente intorno al proprio cervello. Se si continua a pensare in modo ordinario e ci si sente connessi con i processi che altrimenti lo precedono sempre, [ci si sente connessi] con ciò attraverso cui sorge il processo di pensiero, allora si conosce una sensazione che si può esprimere in questo modo: si ha letteralmente paura di arrivare al punto di avere un pensiero. Nella comunicazione di tali verità e fatti, di queste idee spirituali, che si sono sperimentate al di fuori del cervello, è necessario un certo superamento, perché ora si conosce ciò che funziona effettivamente nell’essere umano. Si vede il processo di distruzione del pensiero ordinario. Il ricercatore spirituale riesce per un po’ a non esercitare il processo di distruzione. Si mette lí accanto al suo cervello. La devozione all’universo senza attività fa parte della ricerca spirituale. Allora il ricercatore spirituale impara a fare volontariamente tutto ciò che gli uomini altrimenti fanno involontariamente nel sonno. Il ricercatore spirituale impara a sentire tutte le funzioni del corpo, la respirazione, le ghiandole eccetera eccetera, e sta di fronte all’intero essere umano esternamente, lo sente dall’esterno. A ciò arriva il ricercatore spirituale attraverso la devozione e l’approfondimento delle forze dell’anima, del pensiero e soprattutto del sentimento.

 

Vedersi fuori di sé

In una tale meditazione, in una simile immaginazione, bisogna essere con il cuore. Dovremmo meditare emotivamente, allora non solo saremo fuori dal nostro cervello con la nostra forza di pensiero, ma gireremo intorno all’intero essere umano. Allora sorge la consapevolezza: «Tu c’eri prima del concepimento, sei sceso in questa incarnazione!». Si guarda oltre la vita terrena. Questa è una tipica esperienza occulta: è come se un fulmine dividesse il corpo in due! L’esperienza è descritta con un’im­magine: è come se il fulmine attraversasse una casa, attraversasse il vostro corpo e lo portasse via.

È un’esperienza sconvolgente! È l’esperienza di avvicinarsi alla morte! Ora sapete e vedete qual è l’essenza animico-spirituale dell’uomo!

Poi si deve anche imparare a concentrare la propria volontà in modo disinteressato sull’attività esterna e quotidiana nel campo del parlare. Proprio come attraverso il sentimento si può staccare il potere del pensiero dal cervello e dall’intera persona, cosí si può staccare la forza della parola può essere distaccata dalla parola stessa. I movimenti della parola devono essere silenziosi, non si deve permettere che si arrivi a parlare. Bisogna esercitarsi in questo senso, interiormente, spiritualmente e animicamente, ma interiormente si continua a esercitare la stessa attività di quando si parla. Bisogna portarlo a un punto tale da non permettere al suono di entrare nei nostri nervi. Ciò che altrimenti si usa per parlare deve rimanere nel gesto.

Il mantra, la meditazione non è un concetto, ma è semplicemente sperimentare il suono internamente. Ascoltiamo noi stessi, ma non lasciamo che si arrivi al punto di parlare. In questo modo conosceremo le nostre vite terrene precedenti: questa è la vera memoria. Le forze dell’anima ci permettono di guardare nella vita oltre la nascita e il concepimento; le forze della volontà ci mostrano le vite precedenti sulla Terra.

Versione C

 

Cos’è la Caduta dell’uomo? È successo qualcosa che ha effettivamente plasmato lo sviluppo dell’umanità in modo diverso da come avrebbe dovuto essere secondo il volere degli Dei e di Jahvè in particolare. L’uomo sarebbe dovuto diventare una creatura che avrebbe dovuto seguire gli istinti degli Dei, proprio come l’animale segue i suoi istinti. Ma ora gli veniva data la distinzione tra bene e male, la conoscenza terrena. Essa gli ha insegnato a giudicare, ma prima gli ha anche tolto la conoscenza del cielo. E l’esoterista, oltre alla conoscenza terrena, si impegna a conquistare “l’altra” conoscenza, quella del mondo spirituale. Non si sente piú a suo agio come il resto delle persone che semplicemente vivono; per lui si presentano, in effetti, doveri e responsabilità gravi, per esempio verso la verità. Sa che se in una incarnazione ha detto a qualcuno una falsità, deve fare ammenda dicendo la verità. Questo non è sempre facile, può anche essere terribilmente difficile, ma deve essere fatto, perché il karma deve essere compiuto. L’esoterista può sentire, ad esempio, che qualcosa lo soffoca in gola, quello è lo spirito della verità che vuole che la falsità venga sradicata. L’esoterista deve accettarlo come un avvertimento a dire la verità. Oppure, in un altro caso, può sentire una sensazione di formicolío nel sangue. Questi sono gli egoismi nascosti che sono presenti nell’Io; finché l’uomo li nasconde, non vuole vederli, ciò si esprime nel fatto che l’uomo non può vedere l’espressione dell’Io egoistico, il sangue. Sviene alla vista del sangue, cioè si nasconde agli egoismi che formicolano dentro.

Le forze luciferiche ed ahrimaniche agiscono ovunque, e l’esoterista le conosce molto da vicino, deve combattere con loro e non deve sottrarsi alla lotta. L’uomo ha ricevuto la conoscenza terrena attraverso il serpente, attraverso Lucifero; deve portarla avanti fino alla morte, perché la morte è una conseguenza della conoscenza terrena. L’uomo deve imparare a sentire la Terra interiormente morta [illeggibile nel testo manoscritto…], deve essere in grado di spegnere il suo pensiero e tuttavia rimanere un essere umano sveglio e consapevole. Il contenuto della sua meditazione gli è stato dato nelle parole del linguaggio umano, ma il linguaggio è opera di Lucifero (la Torre di Babele); [le parole] hanno oscurato il vero linguaggio umano, la lingua originaria. Cosí l’uomo ha dovuto ricevere un contenuto luciferico sin dentro la sua meditazione. Se ora l’uomo crede di sentire delle voci in certi stadi dello sviluppo spirituale, e se queste parlano in una lingua qualsiasi, deve già sapere da questo: quello è Lucifero, quella è una menzogna, e attraverso un’ener­gica forza interiore deve rompere il guscio di queste menzogne per arrivare alla verità, cioè al vero mondo spirituale, che gli viene coperto da questo involucro. E quando crede di vedere immagini, lí per primo è all’opera Ahrimane.

 

Angelo e demonioL’essere umano è come un pulcino in un uovo, che crede che il guscio di questo uovo sia come uno specchio e legge da esso ciò che è lui stesso. Poi l’uomo deve avere di nuovo la forza interiore, se per esempio gli appare un angelo, di penetrare attraverso questa immagine con il potere interiore della conoscenza, e allora un diavolo apparirà dalla trasformazione dell’angelo. Il pulcino poteva credere che il suo guscio fosse l’universo, e anche la gente crede la stessa cosa. Sono bloccati nel loro guscio d’uovo e credono che questo involucro blu dell’uovo del mondo, in cui vedono le stelle, il Sole e la Luna, sia il mondo. Non è cosí. Fanno la stessa cosa che fa il pulcino, ma quando questo pulcino rompe il guscio con la sua forza, allora è come una persona che, con la sua forza interiore, rompa il guscio dell’uovo cosmico, che crede essere tutto il mondo. Allora vede che ciò che gli astronomi dicono del Sole, della Luna e delle stelle è velleitario, vede il mondo delle Gerarchie e il loro regnare e il loro operare, ma per lui le stelle cadono e il Sole e la Luna perdono il loro aspetto fisico. Poi esce nel mondo del Padre, che è il creatore dell’uovo del mon­do che in precedenza era il suo mondo. L’uomo entra in questo mondo attraverso la morte, ma anche attraverso l’Iniziazione. Il Cristo appartiene ad entrambi i mondi, al mondo originario ma anche al mondo dell’uovo, perché ha fatto il sacrificio di entrarvi e di operarvi, affinché attraverso di lui gli uomini potessero trovare la forza interiore per rompere il guscio ed entrare nel mondo delle Gerarchie: il mondo dello Spirito Santo. In Christo morimur significa lasciar morire la conoscenza terrena affinché la conoscenza celeste possa risplendere.

Come il corpo raggiunge i limiti della sua capacità di sopportare e poi non può andare oltre e sviene per l’eccesso di dolore, cosí anche l’anima ha dei limiti nella sua capacità di sopportazione. Allora non può piú andare oltre e deve fare ciò che lo spirito di verità le chiede: tagliare il nodo.

L’anima si sente circondata dalla propria forza come da un guscio. Deve rompere questo guscio e Lucifero e Ahrimane sono proprio lí.

Versione D

La Caduta dell’uomo può essere sperimentata nuovamente sul sentiero esoterico, poiché la tentazione si frappone a ogni progresso umano.

Chi diventa esoterista deve rendersi conto che deve prendere la vita in modo diverso dall’exoterista. Fisicamente si può anestetizzare il dolore, ma mentalmente non si può piú intorpidire se stessi. Bisogna sapere che se si dice una menzogna, la si dovrà correggere in una vita successiva, che si dovrà dire la verità, ma con un senso di vergogna. Il corpo può sopportare solo una certa quantità di dolore, poi sviene e si perde il controllo del proprio Io. Anime deboli, possono anche svenire per paura o terrore. Quando un’anima immatura che ha un’inclinazione psichica entra rapidamente attraverso gli esercizi nel mondo spirituale, allora cade anche lí in uno stordimento: sono le voci che ci parlano nelle nostre lingue che Lucifero pone davanti al mondo spirituale. Bisogna quindi fare appello a una grande forza d’animo per gridare loro: «State mentendo». Allora si fermano. Ahrimane si oppone a noi nell’immaginazione. Alcune persone vedono un angelo; quando focalizzano lo sguardo su di lui, scompare nella nebbia e al suo posto si erge un diavolo. Un’apparizione ha un colore blu; se la si guarda da vicino, diventa rossa e indica che c’è ancora un desiderio dentro di noi.

 

Oltre le stelleL’essere umano si trova nell’aura delle sue illusioni, anche per quanto riguarda l’ambiente fisico, come un pulcino nel guscio di un uovo. Per en­trare nel mondo spirituale dobbiamo superare questa barriera. Dobbiamo quindi prima imparare a capire il lin­guaggio del mondo spirituale, e per farlo dobbiamo riempirci di qualcosa che ci è arrivato da lí, nel nostro gu­scio d’uovo: dobbiamo portare quello con noi, cioè è l’Impulso-Cristo. Die­tro la maya della volta celeste troviamo allora le Gerarchie. Nelle nostre meditazioni abbiamo qualcosa (una parte) che appartiene al regno di Lucifero, quindi ci colleghiamo con Lucifero. Se poi spegniamo la meditazione, spegniamo ogni pensiero, chiamiamo la nostra anima a combattere con Lucifero.

 

Rudolf Steiner

 


Conferenza tenuta a Copenaghen il 15 ottobre 1913.

O.O. N° 266/3.

Traduzione di Marco Allasia.

Da appunti dei presenti non rivisti dall’autore.

Grazie a MARINA SAGRAMORA

MARINA SAGRAMORA, MATERIALI DI STUDIO, SCIENZA DELLO SPIRITO

CONFERENZA DI MASSIMO SCALIGERO DEL 10/9/1975: AUDIO E TRASCRIZIONE

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VORREI CHE CI PARLASSI DI PADRE PIO

Padre Pio, dal 29 aprile pubbliche dieci foto autentiche e ...

E perché no? Eh… era una simpaticissima persona, un uomo veramente religioso, profondamente dedito… col Cristo e quindi capace anche di dare un grande aiuto… e anche di far funzionare il meccanismo del prodigio, del miracolo, perché era un uomo di grande fede e anche ispiratore delle forze di fede. 

Era piuttosto brusco, certe volte anche severo: è capitato spesso che prendesse a calci qualcuno, perché quello che soprattutto lo irritava era la finzione, la finzione religiosa che purtroppo è inevitabile, proprio come fatto non cosciente. Mentre amava molto la sincerità e questa lui la sentiva perché era… aveva una certa veggenza.

Tuttavia, rappresenta un personaggio di una schiera che tramonta, che non ci può essere più perché, perché l’epoca del credere è finita, è l’epoca del conoscere. Quindi Padre Pio è stato un grande aiutatore di una serie di esseri che ancora avevano bisogno dell’aiuto del cristianesimo mediante il sentimento. Ora però, questo è un aiuto che si può dire esaurito, perché nella sfera del sentire non è più possibile avere un rapporto con il Cristo senza che ci sia una animosissima azione sollecitatrice e suscitatrice. E allora non è soltanto il sentire, è una volontà profonda, una volontà veramente lanciata verso il cristianesimo, ma allora un simile sentire ha bisogno di conoscenza, ha bisogno di sapere come attingere alle forze più profonde della volontà. E quindi ecco che noi possiamo capire come la funzione di un Padre Pio sia esaurita. Lui ha lasciato dei discepoli, e ci sono dei sacerdoti molto devoti che continuano in quella direzione ma non è che abbiano il potere che aveva lui, però sono necessari, come saranno necessari ancora per diverso tempo dei sacerdoti onesti, dei sacerdoti che parlino del Cristo ma, oltre no, proprio secondo il Cristo. E questi sono certamente degli esseri rispettabili. Quindi di Padre Pio non possiamo che dire veramente bene.

Certo…  così in questo momento ricordo, per esempio, che un certo Guido De Giorgio che nel gruppo… in un gruppo che coltivava La magia come scienza dell’Io, e con una specie di ardimento,  collaborava con articoli potenti in cui sembrava di vedere un essere che conquistava i mondi superiori mediante un’autoaffermazione magica, e… che poi fallisse, perché tutto questo si reggeva su una specie di tensione, e andasse da Padre Pio, cosa che a quei tempi, siccome il capo di questo gruppo era Evola, Evola rimase piuttosto stupefatto… e … ma sono fenomeni che ci insegnano qualcosa. Quest’uomo, a un certo punto, con tutte le tensioni della magia di Ur, del tantrismo, ed era uno di quelli che scriveva in una maniera piuttosto aggressiva, poi alla fine è andato da Padre Pio, ecco.

Adesso, dunque, c’è un altro tema qui…

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SE IL KARMA DI UN ESSERE CHE È GIUNTO ALLA SCIENZA DELLO SPIRITO È STATO TALE DA PRIVARLO DI ALCUNE ESPERIENZE NECESSARIE ALLA NORMALITÀ, QUALI SONO I MEZZI CHE QUESTO ESSERE HA A DISPOSIZIONE PER COMPLETARSI?

Ecco, io vorrei, all’amico che fa questa domanda, far notare questo: che è la stessa cosa… Che è stato privato di alcune esperienze necessarie alla normalità… ma questo è proprio ciò che l’aiuterà. Proprio questo lo farà camminare perché deve sviluppare delle forze in una direzione, continuamente sollecitato da queste privazioni. Certamente, se un essere in queste condizioni conosce la Scienza dello Spirito, avrà l’aiuto che veramente gli è necessario, perché allora trasformerà tutto quello che gli si presenta come barriera, come ostacolo, come privazione dolorosa, lo trasformerà in una occasione di forza perché tutto quello è il senso, non solo, ma di forze che possono essere formidabili proprio per il fatto che ci sono quegli ostacoli. Un essere simile può benissimo, può senz’altro diventare un gigante dello Spirito proprio perché ha questi ostacoli. E qui bisogna che noi ricordiamo che siamo nell’epoca della libertà. Adesso siccome ho una domanda su questo discorso, lo continuo proprio con quest’altra domanda… Comunque, occorre vedere in queste privazioni, ecco qui vengono chiamate privazioni, delle decisioni dell’Io, è l’Io che si è preparato queste privazioni per poter… per poterle riempire di potenza dell’Io. E quanti esseri che hanno veramente camminato debbono il loro più alto sviluppo spirituale proprio al fatto che hanno avuto queste privazioni… Guardate, è piena la storia di esseri che sono stati vittoriosi proprio perché avevano un ostacolo continuo che sollecitava la forza. Tant’è vero che è sempre da considerare come un aiuto dell’Io tutto questo.

Ecco, qui, ho una frase molto bella, tratta dalla Filosofia della Libertà che dice: 

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“NON VOGLIAMO PIÙ CREDERE: VOGLIAMO CONOSCERE”

Pensare liberato

E io aggiungo: se conosciamo, poi crederemo. Ma questo credere sarà il vero credere, sarà il credere nuovo, la fede ricostituita, la fede riconquistata; perché la fede non può venire più dal semplice, gratuito credere. Noi dobbiamo dire che l’ opera vicaria di Lucifero è finita in questo tempo. 

In che cosa consiste quest’ opera vicaria? Che c’è una parte celeste di Lucifero che ha funzionato al servizio del Cristo fin dai tempi dell’avvento del Cristo e dopo, in tutto il periodo che precede l’anima cosciente.  Ossia, coloro che hanno potuto accostare il cristianesimo, salvo che non fossero della schiera dello Spirito Santo, la schiera dei discepoli, la schiera di Paolo, coloro che sentivano profondamente il cristianesimo, lo potevano sentire con forze che precedevano il cristianesimo, con forze del sentire, con forze del Lucifero Celeste, ossia con forze di fede profonda in cui non c’è attività dell’Io.

Ora, questa funzione del Lucifero positivo è finita ma noi, come seri studiosi della Scienza dello Spirito, dobbiamo renderci conto di questa funzione di Lucifero perché nel sentire non abbiamo il Cristo, abbiamo un’immagine del Cristo. E perché San Francesco avesse qualcosa di più di un’immagine fu necessario che avesse un corpo astrale particolarissimo, allora poteva sentirlo… ma Jacopone da Todi aveva un’immagine del Cristo.

Ora, l’epoca dell’anima cosciente è un’epoca eroica, un’epoca nuova, è l’epoca in cui c’è la possibilità della identità con il Cristo e noi, quando parliamo dell’idea, parliamo di qualcosa in cui il Divino è in movimento direttamente, mentre nel sentire c’è un movimento indiretto, nel volere ancora più indiretto. Però il sentire e il volere poi possono entrare nella corrente del pensare che realizza il Logos. 

Ora, questo assunto di “Non vogliamo più credere, vogliamo conoscere” è l’assunto vero ed è veramente da pensare il più difficile perché l’uomo rifugge dal conoscere, preferisce credere. Chi di noi va a controllare tutto quello che ci dice la scienza? Ci crede e non se ne accorge che è una fede… Uno di noi: ha detto il tale, c’è un minimo di dimostrazione, io ci credo. E quindi la fede della antica rivelazione viene sostituita dalla fede nei fatti della scienza, la quale scienza, però, si regola in una maniera molto strana perché la scienza vuole soltanto i fatti sensibili, e già parte da un presupposto che è poco scientifico perché indifferenzia il reale con il percepibile con i sensi e non esce da questo. E vieta al pensiero di avere la persuasione che possa arrivare nel cuore della verità.

Quando si nega al pensiero la possibilità di arrivare all’essenza delle cose, già si è nella condizione della Chiesa che imponeva il dogma e poi…: credeteci! La scienza allora impone il dogma dei fatti e poi dice: il pensiero non può arrivare nel cuore dei fatti. Da Kant in poi la situazione è questa. E la scienza inorridisce se c’è qualcuno che dice: “io nell’essenza della forza vitale arrivo col pensiero” che è l’attitudine più scientifica. No, la Scienza, senza saperlo, inconsciamente dice: “noi ti diamo i fatti percepiti, i fatti che sono solo i fatti percepibili con i sensi, e tu ci devi credere!”.

Ma questo non è un dogmatismo che vale come quello trascorso, della Chiesa, ma è qualcosa di peggio perché si tratta di oggetti fisici e noi arriviamo all’idolatria moderna di tutto ciò che è fisico, dimostrabile sul piano dei fenomeni fisici, con una relazione di pensiero che non dobbiamo sapere che cos’è questa relazione, perché il pensiero sta lì al servizio di questa fenomenologia e non deve conoscere chi è lui; mentre noi sappiamo che questo pensiero che si inserisce nella fenomenologia fisica, e che trova i rapporti, è il pensiero che va conosciuto come la parte più importante di questa fenomenologia: è la parte viva, la parte realmente dinamica.

Perché quando questi scienziati propongono l’esperienza pura e stare solo ai fatti, e questo lo abbiamo ricordato che il positivismo logico è fondato su questo, la scuola di Vienna è nata da questo, poi se n’è andato lungo la tangente della logica matematica, ma il presupposto era questo: basta con le metafisiche, basta con le mistiche, dobbiamo stare alla pura esperienza, ossia ciò che ci viene dato… Soltanto che già partono da un piccolo… da una piccola superstizione, da un piccolo dogma: che il dato è solo quello dei sensi. E il pensiero non è un dato? E questo noi lo scopriamo con lo schema di Filosofia della Libertà: con la Filosofia della Libertà noi scopriamo che c’è un dato che viene dal mondo sensibile e gli va incontro un dato che si affaccia in me e che non è meno reale di quello sensibile, anzi, è più reale perché senza questo dato la serie delle note sensibili non avrebbe senso; perché quando io ho un fenomeno e lo collego col pensiero, tolgo il collegamento che il fenomeno è una serie di fatti sensibili che non hanno contenuto. Il vero contenuto gli viene dal pensiero.

Quindi il pensiero è un dato allo stesso titolo per il dato sensibile. E allora, esperienza pura… l’esperienza pura non si potrà mai avere mediante le percezioni sensorie, a meno che non sia l’esperienza della percezione pura, che voi sapete che ascesi difficilissima è … ma se noi vogliamo veramente l’esperienza pura, questa, quella di cui parlano gli scienziati, è l’esperienza del pensiero, lì noi possiamo parlare di esperienza pura, perchè sperimentiamo un dato che noi stessi vediamo nascere in noi, mentre il dato sensibile è già fatto senza di noi; e noi entriamo in questo dato mediante la percezione perché la scoperta ulteriore è che non esiste percezione sensoria senza pensiero. Una percezione sensoria in cui non sia presente un atto del pensiero non è possibile perché non esiste una percezione sensoria da sé, esiste sempre per un soggetto, e uno dei punti importanti della Filosofia della Libertà è proprio questo, quando il Dottore dice: “Non c’è contenuto sensibile se non per un soggetto che lo sperimenta”. Quindi è inseparabile dal soggetto, e come lo sperimenta? Mediante un atto di pensiero che è inserito nella percezione. Ora, considerare separati percezione sensibile e pensiero, questo è stato intanto l’errore di Kant, errore perché ? Si può anche considerare separati, ma per comodo di ragionamento, ma in realtà non esiste una separazione tra il pensiero e la percezione, tra la percezione e il pensiero anzi.

Quindi, ecco, non vogliamo più credere, vogliamo conoscere…: questo è il conoscere, questo è uscire dall’antica oscurità, veramente da un vero oscurantismo che purtroppo si riaffaccia con l’eruditismo della scienza, nelle verità matematiche c’è un’intuizione empirica della verità nella quale lo Spirito non riconosce se stesso perché crede che la verità sia lì, nel fenomeno, nella formula o nell’espressione, e non nell’atto del pensiero che si riconosce e dà l’assenso, per cui quello diventa una verità. Quindi abbiamo empirismo ingenuo e dogmatismo che si uniscono nella Scienza a fare presumere di essere la Scienza della concretezza. Noi questo lo dobbiamo scoprire perché per uscire dall’inganno dell’attuale cultura, per uscire dalla dialettica, per riconquistare quello che è perduto dobbiamo veramente capire i limiti interiori di una simile indagine, soprattutto per un fatto che qui non possiamo non ricordare, perché il pensiero che si limita ad apprendere i fatti, la fenomenologia…, e che, svirilizzato, depotenziato e, direi, paralizzato, deve ignorare il proprio movimento. Questo pensiero non avrà mai la fonte del vero conoscere, non avrà mai il punto in cui è un pensiero in movimento, lo deve ignorare perché quello è il pensiero essenziale che Kant negava all’uomo. 

Questo pensiero che cosa è? Ancora Filosofia della Libertà, dal momento che è stata chiamata in causa… Questo pensiero vivo è la fonte degli impulsi morali; non c’è impulso morale che non nasca come intuito del contenuto interiore di qualcosa, quindi quando noi abbiamo paralizzato questo pensiero, non c’è… non è possibile che ci sia più moralità al mondo, ma ci sarà la moralità finta, quella delle regole, delle regolette, delle regole psicologiche oppure etico-religiose, oppure religiose, che sono degli assunti retorici con cui l’Io conoscente non ha rapporto, proprio per la ragione che abbiamo detto; perché, questo è un altro punto che abbiamo spesso sviluppato, non c’è più regola che possa funzionare se non è l’Io che è il creatore della regola.

Quindi, qualsiasi intuito morale è un intuito assolutamente personale e quanto più è personale, tanto più è morale; ossia quanto più entro nell’idea esatta di un’azione che devo compiere e la cesello e entro dentro, tanto più questo intuito è individuale e tanto più è una potenza morale. Dove manca questo la moralità non c’è più. Quindi moralità che manca alla pedagogia, e quindi la pedagogia folle, che ci dà i criminali fin dall’adolescenza… (avete letto quello che dice oggi il giornale, di due ragazzette che in America, hanno voluto sperimentare per curiosità come moriva un ragazzo, e l’hanno strangolato… per capire come moriva) ecco, questi sono il frutto dell’assenza di scorrimento di forze morali nella Cultura per il fatto che è paralizzato il pensiero… assenza di moralità nella pedagogia, assenza di moralità nella sociologia, perché il problema investe tutto,  perché quando abbiamo paralizzato il pensiero, kantianamente e marxianamente, non crediamo più in un’essenza interiore del pensiero, e allora non c’è più forza morale che entri nella cultura, che entri nell’anima dell’uomo e che sia una forza dell’uomo, abbiamo soltanto degli esseri che da sé riescono, allora ci sono delle figure eccezionali, che noi conosciamo, ma sono veramente delle eccezioni.

Quindi: non vogliamo più credere, vogliamo conoscere: questo è veramente il senso della nascita dell’anima cosciente. E adesso troviamo il modo di continuare il discorso. Dunque, vediamo se… cosa possiamo inserire… Dunque..

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“LA VOLONTÀ DI ANDARE CONTRO SE STESSI”

L’altra domanda che si può collegare a questo è: “L’IO QUALE SOGGETTO PERCHÉ ESECUTORE DELLA VOLONTÀ DELL’IO SONO NELL’ UOMO.”

Dunque, miei cari amici, siamo proprio alla vigilia dell’epoca, poi… alla vigilia dell’epoca che vuole questo: che cessiamo di credere, perché dobbiamo conoscere: per poter nuovamente credere e per avere quella Fede di cui il Cristo dice che “muove le montagne”, ma quella è la Fede che ce la dobbiamo conquistare mediante la conoscenza. 

Ora l’epoca è la quinta epoca: è l’epoca della libertà, che è caratterizzata dalla libertà. Proprio il principio che domina la quinta epoca è l’esperienza della libertà dell’uomo. Tutto si risolverà veramente nella direzione della libertà. Però, simultaneamente, bisogna dire che è l’epoca in cui le forze del Male si scatenano. E’ proprio in quest’epoca che avremo a che fare con il Male perché la libertà avrà un compito molto grande quando sarà la funzione dello Spirito. Il compito molto grande è questo: di usare le forze del Male, e di di piegarle per il Bene, quindi trasformare il Male in Bene. 

Questa è l’epoca in cui noi avremo a che fare con il male in una maniera che avrà un crescendo pauroso … e la scienza già sta producendo qualcosa di simile, la scienza non interiorizzata, la scienza non dominata dallo Spirito, la cultura non permeata dallo Spirito sta producendo questi germi. Ora, l’epoca passata è l’epoca in cui si doveva preparare la venuta del Cristo, la quinta epoca è l’epoca dell’azione del Cristo eterico, della libertà dell’uomo e dell’affrontamento del male da parte degli esseri liberi.

E questa sarà un’epoca veramente di eroismo, ecco perché si parla tanto del Graal, perché la sesta epoca invece sarà un’epoca di contemplazione dello spirituale, un’epoca di contemplazione del Divino, quindi si realizzerà tutto ciò che si sarà preparato come forza spirituale nella quinta epoca. 

Ora noi dobbiamo essere consapevoli di questo perché tutta l’opera dello Steiner che noi studiamo, ci costruisce questa visione, la sintesi è questa visione: l’uomo deve conoscere, l’uomo deve essere libero, ci debbono essere dei dirigenti dell’umanità che siano degli esseri liberi, occorre che ci siano delle elites, delle comunità di esseri veramente liberi, capaci del coraggio della libertà, che – naturalmente ricordiamo sempre che la libertà interiore non ha niente a che vedere con quella di cui si commercia nelle propagande politiche – è la libertà interiore, la libertà dell’Io, la possibilità dell’Io di essere indipendente dall’astrale e di fronteggiare le situazioni drammatiche, le situazioni tragiche dell’anima. 

Quindi noi ci troviamo dinnanzi questo compito perché verranno degli esseri, si incarneranno, e già si sono incarnati degli esseri, che devono combattere in questa direzione perché la decisione della direzione è un evento che si verificherà poco prima della fine del secolo. Un decennio prima della fine del secolo ci sarà veramente una decisione da parte di esseri che nascono con delle forze nuove che, però, hanno bisogno di orientamento. Quello che è importante è che noi possiamo impedire che questi esseri debbano conoscere la loro funzione, o la loro missione attraverso una serie di errori, una serie di confusioni; e che soltanto lasciando brandelli delle loro forze lungo il cammino riescono a capire quello che devono fare: ecco la nostra responsabilità, la nostra chiarezza, la possibilità di andare incontro a questi esseri, in modo da chiarire loro il compito, in modo che immediatamente possano, raggiunta l’epoca della giovinezza, con l’Io a ventun anni, possano cominciare a operare veramente per lo Spirito. Se questo sarà fatto allora noi avremmo veramente corrisposto a ciò che il Mondo Spirituale aspetta da noi. Però, naturalmente, occorre una grande volontà di andare oltre se stessi. 

Che cosa significa questo, volontà di andare oltre se stessi? Noi abbiamo i problemi personali, abbiamo i problemi dell’Io, dell’Io contingente, abbiamo tutta l’organizzazione astrale che si fa passare per l’Io. Ora: questo è il personale, tutto ciò che di personale ci accompagna nella… nell’allenamento interiore. E’ questo che va superato, è questo lavoro di continua misura delle proprie difficoltà, come una tensione verso il limite soggettivo, che ci porta a capire che la nostra azione è collegata a un evento che riguarda tutta l’umanità, e che quindi noi veramente possiamo superare tutto ciò che è personale contemplando il contenuto di questo evento. Allora cominciamo ad avere delle forze, e le forze sono necessarie, sono necessarie perché… guardate il mondo, adesso, quello della cronaca dei giornali, poi guardate tutto quello che avviene nell’intorno prossimo che voi conoscete, e poi potete avere un’idea di quello che si sta preparando, perché c’è una lotta sul piano fisico… 

Non si da forse abbastanza importanza al fatto che nel Libano sono cominciate le lotte tra cristiani e musulmani, questo è un regresso di secoli. Ma dovunque ci sono resipiscenze razziali, per esempio… gruppi etnici che rivendicano autonomia, quello è razzismo. I baschi che agiscono sventolando un’ideologia che sembra quella del collettivismo, quella è una forma di razzismo, è un regresso terribile, arimanico: perché è l’era dei popoli, non delle razze. Un popolo unisce diverse razze e le unifica secondo un denominatore spirituale.

L’Italia, ma quante razze ci sono in Italia, l’Italia fu unificata da Iniziati, Garibaldi era un Iniziato, Cavour era un Iniziato, Giuseppe Mazzini era un Iniziato, leggete le conferenze sul karma del Dottore o fatevele raccontare da chi le conosce. Degli Iniziati si sono riuniti per fare l’Unità d’Italia, per far superare il regionalismo, per far superare le differenze tra Nord Sud, razze mediterranee, razze nordiche… e l’italiano è vivo, è bello, è forte, è geniale perché è un incontro dinamico di razze. Guai se a un certo punto i sardi dicessero: “ma noi siamo sardi”, oppure: “noi siamo siciliani”; oppure i piemontesi: “ah ma noi…”: questo è un regresso, è il regresso di Arimane. Ma guardate che sta avvenendo in tutto il mondo che ciascuno torna indietro nella propria razza, ma ci son voluti secoli per superare la razza e creare i popoli… e il Cristo viene per abolire i legami del sangue come condizione per un’unione tra gli uomini, per creare legami cosmopoliti, legami internazionali dello Spirito. Questo è il Cristianesimo, non si ritorna indietro alle razze, questo sta avvenendo, questo è un aspetto… ma poi guardate quello che sta avvenendo di distruzione delle forze morali, distruzione delle forze di generosità per cui condannano qualcuno: se appartiene a una certa corrente fanno le petizioni, se non è di quella corrente lo vogliono ucciso… ma questo che cosa è…? 

Ora, questo, è inutile che io vi dica, perché ogni giorno voi lo potete vedere leggendo i giornali. Ora, questo ha un retroscena occulto, sul piano occulto c’è una lotta ancora più terribile, e se noi saliamo ancora più in alto, troviamo un’altra lotta che si svolge tra esseri giganteschi e tutto però si svolge intorno all’uomo. Se poi noi ascendiamo troviamo il Mondo Spirituale che non è un mondo facile, è un mondo del quale abbiamo, come dicevamo poc’anzi, tutte le descrizioni possibili; ma quelle descrizioni, cari amici, sono un materiale che bisogna veramente trasformare in conoscenza, non è un sapere, non è qualcosa per conferenze, per insegnamenti, è qualche cosa che deve diventare alimento di forze che si liberano secondo quella libertà di cui parlavamo prima. Allora noi siamo in relazione con forze spirituali, perché questa lotta sul piano fisico noi possiamo vincerla soltanto con le forze vittoriose sul piano spirituale, collegandoci con ciò che vince sui piani spirituali. Ci sono scatenamenti demoniaci oltre quelli di Arimane e Lucifero, ci sono legioni di esseri che obbediscono a questi, poi ci sono le correnti occulte arimaniche, le organizzazioni occulte luciferiche o arimanico-luciferiche. 

Ora, noi possiamo dire che ci sono veramente molti ostacoli… ecco l’importanza della via della conoscenza, del superamento di se stessi, la volontà di andare oltre se stessi.

Qui collego con un’altra immagine…

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L’ IO QUALE SOGGETTO PERCHÉ ESECUTORE DELLA VOLONTÀ DELL’ IO SONO NELL’ UOMO

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Noi qui ricordiamo che le forze che guidano l’uomo sono la Forza di Michele e il Cristo. Per esempio la Filosofia della Libertà è un’espressione di Michele, del pensiero di Michele. Tutta la Scienza dello Spirito è il messaggio di Michele, ma il messaggio di Michele è il messaggio del Cristo. Michele è il portatore della libertà, è Colui che può avere rapporto con l’uomo là dove l’uomo si libera. Uno di noi che invocasse Michele potrebbe fare… provare persino estasi micheliane ma il mite non lo sentirebbe per niente… ma se libera il pensiero e, contemplativamente riesce a muovere secondo l’immaginare micheliano, allora è in contatto con Michele, allora la forza di Michele penetra in lui. 

Che cosa significa questo? L’uomo è in relazione con le Gerarchie, l’uomo in quest’epoca comincia l’esperienza della libertà e qui dobbiamo fare una piccola parentesi: l’uomo è libero. Noi abbiamo parlato di una libertà che bisogna conquistare per avere… mediante il conoscere. Ma, come karma, come impulso cosmico, ogni essere oggi è libero. C’è un impulso di libertà in tutti perché è proprio l’epoca dell’anima cosciente, è l’Io che sta scendendo, soltanto che questo Io, non afferrato nella zona della sopra-coscienza o della coscienza più desta va a finire nella sfera degli istinti e allora abbiamo degli esseri ricchi di Io ma che sono degli esseri terribilmente istintivi e negatori dello Spirito, questo è il pericolo. Qui chiudiamo la parentesi.

Ora, ci sono le Gerarchie le quali voi sapete che sono in relazione con l’uomo, che sono in relazione per esempio con l’attività del sentire, con l’attività del volere, con l’attività del pensare. Più potenti gerarchie sono in relazione con i sistemi fisiologici dell’uomo, per esempio con il corpo fisico, con il sistema ghiandolare dell’uomo,con il sistema respiratorio, il sistema sanguigno… Si può dire che tutto ciò che in noi si muove sono correnti spirituali, quelle più importanti sono quelle che agiscono nell’anima. Ora le correnti delle Gerarchie operano come prima, come qualche secolo fa, come in antico… E’ solo Michele che ha il rapporto nuovo con l’uomo. Quindi, se l’uomo non trova il rapporto con l’anima cosciente, col portatore dell’anima cosciente che è Michele, le correnti delle Gerarchie agiscono in un modo antico, e tutto quanto quello che viene come forza devia e diventa ostacolo per l’uomo. Questo voi lo potete trarre dalle lettere ai membri, quello che viene chiamato “L’impulso di Michele”. 

Ora questo è importantissimo, perché se noi non seguiamo la via del pensiero liberato, anche quelle che sono forze spirituali pure, deviano. E quindi le forze delle Gerarchie vanno contro le forze di Michele in noi. Ecco il conflitto umano, ecco che, delle forze che in alto sono forze creatrici, in noi diventano forze distruttrici. C’è persino un capovolgimento, ossia delle forze di amore che diventano forze di odio e voi vedete che tutta la vita dell’uomo è tessuta di questi contrasti, di amore, odio, di continua perdita di quella che è la linea positiva dello Spirito. 

Un amore che non è capace di fedeltà, per esempio, un amore che non è capace di sacrificio e di continuità… ma è proprio alla mercè di queste correnti, di queste forze contrastanti, perché su quel piano, sul piano umano agiscono le Gerarchie inferiori, ossia gli Ostacolatori. Detto questo, però, dobbiamo dire che c’è una Forza in noi che giunge fino all’intimo della personalità; mentre per Michele noi dobbiamo arrivare veramente a liberare il pensiero altrimenti non abbiamo relazione con Lui, e allora tutto il rapporto con le Gerarchie è sbagliato, quindi voi pensate tutte le nevrosi… guardate, la nevrosi è una malattia generale dell’umanità, non c’è nessuno che si sottragga, ma proprio per questo contrasto tra forze regolari con forze altrettanto regolari che, se entrano in contrasto nell’uomo… 

C’è però una forza che unifica tutto e che non ha bisogno che noi ci eleviamo: ha bisogno che sprofondiamo in noi stessi, ma anche questo è un atto di coscienza… questa è la forza del Cristo. 

Questo noi l’abbiamo detto che c’è… Il pensare deve essere liberato dal soggettivismo per avere… per… perché sperimenti la propria corrente, la universalità fondata in se stessa. Nel rapporto col Cristo noi possiamo essere terribilmente personali, quanto più noi siamo personali tanto più questo rapporto di profondità c’è. E allora però noi scopriamo che, se non siamo dotati di pensiero liberato, capace di liberazione, questo contatto col Cristo lo possiamo avere soltanto sotto l’impulso di potenti dolori o di potenti amori, sotto l’impulso di una disperata ricerca di un principio. Ma questo può essere realizzato a fortiori, a maggior ragione, se c’è la liberazione del pensiero.

Allora non dobbiamo dimenticare questo, che, se per l’esperienza di Michele abbiamo bisogno veramente di elevare il pensiero con sfera delle proprie idee, per il contatto col Cristo noi dobbiamo operare con ciò che è più potentemente personale, di più intimo, di più segreto, di più privato, di più sincero, come confessione di se stessi, perché questa è la vera confessione: che uno incontri il Cristo in sé e gli apra la propria anima. E allora può ricevere le forze, ma vi posso assicurare che la venuta di queste forze non si può verificare senza che divenga un’istanza per la conoscenza di Michele.

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MASSIMO SCALIGERO: CONFERENZE-INCONTRI INEDITI. Files audio e trascrizioni., MATERIALI DI STUDIO, SCIENZA DELLO SPIRITO

CENNI SU KARMA, REINCARNAZIONE E INIZIAZIONE (di Rudolf Steiner)

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(Budapest, 12 giugno 1909)

Abbiamo visto come la coscienza degli Atlantidi fosse ancora legata con il mondo spirituale e come per loro in effetti lassù fosse giorno e quaggiù, nel mondo fisico, notte. Poi abbiamo seguito la discesa dell’umanità nell’epoca postatlantica lungo i diversi periodi di civiltà fino a quello greco-latino, fino alla comparsa del Cristo-Gesù sulla terra.

Ora vogliamo osservare un’altra volta il nostro quinto periodo di civiltà. Grazie all’intelligenza indirizzata soltanto al piano fisico, l’umanità di oggi si è avviata nella discesa più a fondo di quanto non fosse avvenuto per le altre grandi civiltà. Il materialismo porta ad un alto dispendio di forza di comprensione e di lavoro di pensiero, il quale crea solo per il piacere fisico. Ad esempio è tipico per il nostro tempo l’essersi cristallizzati nella vita economica. La civiltà del presente lavora soltanto per il piano fisico, con una raffinatezza fino ad ora mai raggiunta. Per l’occultista è quindi evidente perchè proprio nel nostro tempo la contrapposizione fra religione e scienza, che si manifesta nei più diversi movimenti sia tanto grande, e perchè il baratro fra loro sia tanto ampio. Il contrasto fra religione e scienza, del quale soffre anche l’arte, si mostra sempre quanto più si abbassa il livello della cultura. Possiamo notarlo nella scienza attuale che si limita del tutto a un pensare materiale e astratto. La filosofia non è qualcosa di assoluto, ma qualcosa che nel corso dell’evoluzione dell’umanità si era formata in base a determinate premesse, man mano trasformandosi. Prima che esistesse un pensare filosofico, cominciato con i Greci solo nel sesto secolo a.C., vi fu un modo di conoscenza che derivava dalla saggezza dei misteri. Tale saggezza aveva la sua sorgente in un’interiore esperienza dell’anima nella quale si manifestavano i segreti del divenire universale. Quando nell’anima umana scomparve l’antica capacità della veggenza intuitiva, si presentò l’osservazione delle percezioni sensibili e animiche guidate dall’intelletto. Nei primi tempi pure avveniva che i filosofi, grazie a una veggenza interiore ancora possibile o ad una tradizione  dell’antica conoscenza dei misteri, ne sapessero ancora qualcosa e la compenetrassero con la capacità intellettiva in formazione. Pitagora e Platone avevano nella veggenza la sorgente del loro sapere. Soltanto Aristotele lavora in base alla pura tecnica del pensiero e fonda la logica. L’aristotelismo rimase determinante per tutto il medioevo ed ebbe una sua fioritura nella prima scolastica.

A poco a poco si fermò però un baratro fra sapere e fede. Fra l’intelletto e la  sua tecnica del pensiero da un lato  e la verità sovrasensibile dall’altro si formò un baratro che ebbe la sua ultima espressione in Kant. In Kant e nella sua filosofia abbiamo un vicolo cieco; in esso ci ha condotto il pensare materiale. Purtroppo Kant fu colui che fecondò tutta la filosofia moderna. Il ricercatore dello spirito dice queste cose non per criticare la filosofia moderna. Le mostra per gettare luce sul cammino che può far uscire dall’ossificazione dei pensieri. Allo scopo vi è solo una via: scienza, arte e religione, i tre rami della civiltà, devono compenetrarsi a vicenda, devono emanare vita spirituale. E’ compito della scienza dello spirito occidentale conseguire questo scopo. Essa deve mettere pace fra i due aspetti dell’anima che più non riesce  a unire in sé fede e conoscenza. Nulla avviene nel nostro mondo materiale senza il lavoro dello spirito. Lo spirito è sempre il creatore di tutto quanto è fisico. Nella scuola filosofica del pragmatismo di James*, tanto in vista, abbiamo soltanto uno pseudospiritualismo che afferra lo spirito materialisticamente, anche se comunque ha prodotto qualcosa di buono.

Il nostro tempo attribuisce alle tare ereditarie un’enorme e determinante importanza. Anche in merito a tali condizioni ereditarie, dal punto di vista della scienza dello spirito che vede i fatti fisici quali conseguenze di quelli spirituali, va detto che per i fenomeni patologici che ne derivano la sfera spirituale viene ostacolata da quella fisica e non riesce a manifestarsi. Ma come lo spirito è disceso nella materia fisica, può allo stesso modo risalire quando abbia raccolto le sue esperienze sul piano fisico. Tutto nel mondo è in evoluzione, e quindi anche l’uomo fisico e i suoi organi. Sappiamo che il corpo fisico umano ha organi che oggi non hanno più funzione alcuna: sono organi del passato i cui rudimenti portiamo ancora in noi. Del pari abbiamo predisposizioni per organi del futuro che oggi sono in una condizione di passaggio e di trasformazione. Ricordiamo anzitutto il cuore. E’ un organo i cui muscoli hanno fibra a striatura trasversale. ll cuore è una croce  per l’anatomia della scienza materialistica, perchè è un organo involontario e ha muscoli a striatura trasversale invece che longitudinale, come tutti gli altri muscoli umani involontari. Come la scienza non immagina, è appunto un organo del futuro ed è sulla strada di diventare un organo volontario. Oggi nell’occultista è già formato. Così è per la laringe, anch’essa è un organo dell’avvenire… Vi è collegato il profondo mistero della procreazione. Oggi esso traspare nel momento della maturità sessuale con il cambio della voce. In avvenire l’uomo genererà il suo simile con la parola, e la laringe diverrà un organo creativo. L’avvenire dell’umanità sarà nel dar forma materiale all’interiorità, alla sfera animico-spirituale. L’umanità è sulla via della spiritualizzazione  per lavorare in modo sempre più cosciente alla trasformazione dei suoi corpi. Da una concezione spirituale del mondo dobbiamo trarre la forza per questo compito nell’avvenire. Dobbiamo compenetrare con gioia e forza il sentimento di collaborare a questa grandiosa evoluzione.

Mi sia permesso di dire ancora qualche parola sulle due grandi leggi universali del karma e della reincarnazione. Sull’antica Luna non vi erano ancora queste due leggi. Solo con l’inserimento dell’io sulla terra, circa dalla metà dell’epoca lemurica fino alla metà di quella atlantica, si può parlare dell’inizio della reincarnazione come ora la conosciamo. Per l’animale, per il cui io vi è l’anima di gruppo, ancora oggi non esiste la reincarnazione. Troviamo nel mondo astrale il legame tra una specie animale e l’io corrispondente. Ad esempio per l’anima di gruppo dei leoni, la morte di un leone qui sul piano fisico corrisponde per noi al tagliarci un’unghia. Un animale come un leone è anzitutto un essere astrale che dall’anima di gruppo manda verso il basso come una corda che discende sul piano fisico, si condensa, e dopo la morte del singolo leone ritorna sul piano astrale. L’anima di gruppo la fa rientrare come una parte di sè. Sull’antica Luna vi era lo stesso processo anche per l’anima umana. Anch’essa era una parte della sua anima di gruppo e ritornava nel suo grembo. Come la Bibbia si esprime, essa era nascosta nel grembo del padre Abramo. Solo durante l’epoca lemurica le parole reincarnazione  e karma iniziano ad avere un senso, e in un futuro cesseranno di averne uno. L’uomo allora entrerà stabilmente nel mondo spirituale e continuerà a lavorare in esso. Quando ad esempio l’uomo avrà sviluppato in sè l’impulso alla fraternità, cesserà l’evoluzione delle razze, esse saranno superate. Nel sesto periodo di civiltà gli uomini si comprenderanno già meglio, e il concetto di razza più non varrà. Gli uomini si ordineranno dall’interiorità, secondo lo spirito, e non più dal di fuori attraverso nessi fisici. Nel settimo periodo di civiltà, che rispecchierà il paleoindiano, vi sarà di nuovo una divisione in caste, però libera. Tutto nell’evoluzione si modifica di continuo, ma si nota un costante progresso. L’epoca atlantica, che è a metà della nostra evoluzione terrestre, ci mostra un punto importante che è senz’altro caratterizzato dal completo inserimento dell’io nel corpo fisico umano. Esso inizia  alla metà dell’epoca lemurica, dopo l’uscita della luna dalla terra. Sempre l’umanità si evolverà, e quando il concetto di fraternità si sarà in pratica realizzato sulla terra, le razze saranno superate. Anche il karma sarà allora superato.

Che cosa è la legge del karma? E’ la tendenza a pareggiare in una delle incarnazioni successive ciò che non era bene in una precedente. Si deve però distinguere  fra un karma che agisce interiormente  e un karma che opera dal di fuori. Fanno parte di quello interiore la formazione del carattere, le proprie caratteristiche ed abitudini. Fanno parte di quello esteriore le condizioni di vita nele quali si è posti: famiglia, popolo e così via. Esaminiamo con maggior precisione come il karma operi nella vita fisica. Ad esempio se in una vita compaiono istinti, brame e idee, nella vita successiva, o in una di quelle successive, essi ricompaiono come abitudini. Dalle buone abitudini poi nella vita successiva si avrà un corpo fisico bello, ben fatto e sano; una cattiva abitudine produrrà nella prossima vita una malattia o la disposizione a una malattia. Così vanno ricercate le cause di malattie nelle tendenze e nelle abitudini di una vita precedente. Il destino dell’uomo è invece il risultato di sue azioni precedenti. Chi in una vita darà molto amore, in un’altra avrà la caratteristica di conservarsi a lungo giovane, anche esteriormente. Chi in una vita avrà molti sentimenti di odio, in un’altra invecchierà presto. Persone che si abbandonano alla pigrizia nella vita normale, lavorando contro la spiritualità, perdono qualcosa per una vita successiva e faticheranno a riprenderlo.

Vorrei ora aggiungere qualcosa sull’ iniziazione. In tutti i tempi, dalle sue sorgenti attinsero le guide dell’umanità. Le grandi individualità che presiedevano i misteri, e che noi chiamiamo i maestri, sempre guidarono l’umanità. Per meglio comprenderlo occupiamoci ora  del principio dell’iniziazione. Di una iniziazione impartita agli uomini si può in effetti solo parlare dal tempo della catastrofe atlantica. Anche l’iniziazione attraversò infatti una sua evoluzione e modificò anche le sue forme esteriori secondo la necessità degli uomini.

Perché durante il sonno non percepiamo le impressioni dei sensi, sebbene siamo contornati dal mondo sensibile? Perchè il nostro intelletto non lavora durante la notte. Mentre dormiamo, nel letto rimangono il corpo fisico e quello eterico, mentre si separano il corpo astrale e l’io che vanno nel mondo spirituale. Perché nulla percepiamo nel mondo spirituale che ci circonda, nel quale pure il corpo astrale e l’io si trovano durante la notte? Perché il corpo astrale di un uomo normale, avendo abbandonato il corpo fisico la notte, non ha organi di senso astrali e quindi non può percepire. Con l’iniziazione, con gli esercizi, il caotico ammasso astrale, quale si mostra in un uomo normale, viene organizzato in modo da avere a poco a poco organi e da poter percepire durante la notte. Nella vita normale l’uomo non è ancora forte abbastanza per formare organi nel suo corpo astrale. Per poterlo fare, l’interiore forza umana va in sostanza molto sviluppata. Lo si ottiene con ben determinati esercizi di meditazione e di concentrazione e seguendo altre indicazioni. Il discepolo deve seguire nella sua vita di sentimento e di pensiero ben determinate idee, scegliendo cose che poco o addirittura per nulla corrispondano alla realtà. Immagini ad esempio che corrispondono a cose esteriori non sono adatte per formare l’organizzazione del corpo astrale. Poniamoci di fronte ad esempio un oggetto, come la rosacroce, una croce nera con le sette rose rosse: se l’esercizio è fatto con la necessaria energia e pazienza, dopo un tempo più o meno lungo, a seconda del proprio grado di evoluzione si sperimenterà qualcosa. Si modificherà così il proprio corpo astrale, fornendolo di organi. Non devono essere scelte solo idee astratte, ma vanno aggiunte vere immagini della vita di sentimento e di sensazione. Solo così si ottengono i giusti risultati.

Si distinguono tre modi di iniziazione, e tutti e tre conducono allo stesso fine. Sono tre cammini che vanno scelti secondo l’individualità umana. Una iniziazione è quella della saggezza, e ad essa corrisponde la scuola indiana o orientale. La seconda, quella del sentire, è la cristiana. Oggi solo pochi possono seguire questa strada , perchè richiede una  grandissima forza di dedizione e di devozione. La prima strada, l’indiana, è legata a grandi pericoli per i corpi occidentali europei, e di conseguenza non è quella giusta. La terza strada dell’iniziazione è la scuola rosicruciana, la strada iniziatica del pensare e del volere. Essa porta a un’unione con le forze delle altre vie iniziatiche. La conclusione è specifica per ognuna delle iniziazioni, e nel corso del suo sviluppo deve adattarsi alle singole condizioni dell’anima e alle possibilità che sono date dai corpi umani.

Il discepolo delle antiche iniziazioni doveva giacere tre giorni e mezzo nel sepolcro ed era come morto. I suoi. corpi, l’eterico e l’astrale, erano fuori di lui e sperimentavano il mondo spirituale. Lo ierofante sovrintendeva il processo e richiamava in vita il neofita. Dopo il suo risveglio egli era un testimone del mondo spirituale. Questa era la forma dell’antica iniziazione, ma oggi non è più necessaria in quel modo. Le iniziazioni cristiana e rosicruciana agiscono tanto forte sull’uomo che egli può raggiungere ciò che nell’antica iniziazione poteva venir raggiunto con l’uscita delle parti costitutive superiori del corpo fisico; si imprimono cioè nel corpo astrale e in quello eterico le impressioni avute nel mondo spirituale, senza quel letargo di tre giorni e mezzo. L’iniziazione moderna, se così vogliamo chiamarla, dopo che sia compiuta la purificazione o la catarsi del corpo astrale, ha l’effetto di portare a una reale veggenza e ad una conoscenza sperimentata del mondo spirituale; le impressioni sperimentate dall’anima nel mondo spirituale si imprimono poi nel corpo astrale e in quello eterico. E’ ciò che nello sviluppo occulto viene chiamato illuminazione.

 

RUDOLF STEINER

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Nota *James: William James (1942-1910) filosofo americano

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MATERIALI DI STUDIO, SCIENZA DELLO SPIRITO

KASPAR APPELLENZER, L’AUDACE CERCATORE DEL LOGOS (di F. DE PASCALE)

Era il 2007 quando apparve sulla storica rivista L’Archetipo di Marina Sagramora la presentazione per l’uscita del libro “LA GENESI” di Kaspar Appellenzer, che trascriviamo di seguito, a firma di Eugenio Luri, in realtà pseudonimo di F. De Pascale. Pochi anni dopo, il nostro blog ottenne dall’editore di CambiaMenti e dai proprietari dei diritti del testo originali la licenza di pubblicare nel tempo i vari capitoli in puntate. Di questo lavoro se ne sta occupando il nostro amico e autore Daniel e, in archivio, tramite ricerca nel menu alla home page di questo sito, se ne troverà facilmente itinerario interno. Abbiamo ultimamente ottenuto il permesso da parte del sig. Rolando De Pascale, fretello di Franco, e del sig. Andrea Di Furia di rendere noto che Silvano Mirami, il curatore e traduttore dell’opera, è altro pseudonimo di Franco De Pascale.

Il nostro caro amico Franco, nonchè amico amatissimo di molti, tra le sue tante virtù aveva anche quella della modestia. Nonostante con alcuni determinati pseudonimi abbia firmato scritti, curato e tradotto testi importanti, Franco De Pascale veniva  chiamato abitualmente Hugo, e così firmava i suoi articoli nel nostro blog, e di Hugo ci chiedevano i lettori attraverso tante mail alle quali lui prontamente dava risposte per  poi donare la sua amicizia.

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KASPAR APPELLENZER, L’AUDACE CERCATORE DEL LOGOS

“È da poco uscito – pubblicato dalla casa editrice bolognese CambiaMenti, con la traduzione, l’introduzione e le note del curatore dell’opera, Silvano Mirami, e con la prefazione del dottor Angelo Antonio Fierro – il libro di Kaspar Appenzeller La Genesi alla luce dell’evoluzione embrionale umana. Si tratta sicuramente dell’opera piú importante di tale Autore, antroposofo, medico, musicista, cultore di varie scienze naturali, poeta e pensatore svizzero (1927-1999); l’opera che piú a lungo impegnò la sua amorevole dedizione ed i suoi tenaci sforzi.

Non si tratta affatto di un testo erudito, scritto a partire dalla sua sia pur vasta cultura, bensí del frutto di un’incessante elaborazione meditativa, portata avanti con tutte le forze dell’anima per decenni, del tema dell’azione del Logos Creatore in rapporto alla nascita dell’Universo e dell’uomo. Anche se l’esposizione viene da lui portata avanti, in maniera veramente magistrale, con tutte le necessarie verifiche, sia filologiche sul testo biblico della Genesi – ma l’autentica, originaria, philologia non è forse amore per il Logos? – sia scientifiche di laboratorio attraverso osservazioni dirette, le piú severe e serie, fatte dall’Autore e da altri ricercatori in campo biologico e medico, Kaspar Appenzeller trae i contenuti di quel che, con prosa avvincente, va comunicando al lettore dalla sua propria, immediata esperienza spirituale.

Il che, invero, è alquanto raro che accada, e ciò rende particolarmente preziosa la sua opera al sincero ricercatore spirituale. Nella sua profonda coscienziosità ed umiltà, Kaspar Appenzeller cerca di non far trasparire la profondità della Luce interiore alla quale attinge e, celandosi dietro la figura spirituale grandiosa di Rudolf Steiner, si sforza di non far emergere la vastità e la ricchezza dell’esperienza interiore che viveva nella sua anima. Nella sua onestà, egli cosí agiva per far sí che il lettore fosse libero da ogni suggestione e potesse in maniera indipendente trovare e verificare nella propria esperienza le verità contenute nella sua opera. Ma per chi si sforzi di procedere sul difficile ed erto sentiero che conduce all’Iniziazione, è evidente – vorremmo dire: luminosamente evidente – che Kaspar Appenzeller non è affatto un intellettuale dialettico che esprime con altre parole quello che ha letto nelle opere di Rudolf Steiner o di altri, bensí che è un audace, diretto sperimentatore dello Spirito.

Questo libro colpisce, dunque, sia per la statura spirituale, davvero eccezionale dell’Autore, sia per la profondità dei contenuti che la sua lettura offre, contenuti oggi difficilmente rinvenibili altrove. Il lettore diligente troverà nel libro alti misteri e profondi segreti – volutamente non messi in evidenza dall’Autore ma, sia pur accuratamente celandoli, egli mostra la Via che mena ad essi – che spetterà, appunto, all’audace volenteroso disvelarli a se stesso.

Kaspar Appenzeller espone un coerente parallelismo tra il racconto biblico della Creazione dell’Universo e dell’uomo – cosí com’è possibile leggerlo nei primi due capitoli della Genesi, che l’Autore analizza anche nell’originale testo ebraico – e il miracolo della formazione dell’essere umano nel seno della madre. I vari Giorni della Creazione vengono ripercorsi e messi in rapporto con le successive fasi della formazione dell’embrione umano. Viene messo continuamente in evidenza come, per azione della Parola Creatrice, ossia del Logos, si attui sempre di nuovo, a vari livelli, l’incontro delle forze della Luce, ha-schamàjim e di quelle della Terra, ha-àretz. Continuamente avviene, sempre di nuovo ad ogni livello, l’abbraccio del Cielo e della Terra, la cui segnatura riporta al mistero dell’Androgine Celeste.

È lo stesso Mistero che, nel Medioevo, Arnaldo da Villanova esponeva nel Semita Semitae o nel Flos Florum, che l’Alchímia rosicruciana del Seicento additerà attraverso autori come Ireneo Filalete nel suo Introito al Palazzo chiuso del Re (che non a caso il curatore ha scelto come motto all’edizione italiana), o il Santinelli nella sua Ode Alchemica, o il Cosmopolita nel suo Novum Lumen Chemicum, o Michael Maier nella sua Atlanta Fugiens o infine Eugenio Filalete, che nella sua opera Anthroposophia Theomagica userà per la prima volta in un libro, attingendo ad Enrico Cornelio Agrippa, il termine Antroposofia a designare la Sapienza Spirituale.

Kaspar Appenzeller ha offerto al mondo il dono di questa sua opera come indicazione affinché l’uomo ritrovi la Via che ricongiunge la sua manifestazione terrestre con la sua originaria essenza celeste. In questa Via diviene vivente la sintesi meditativa di cosmogenesi e antropogenesi: il Microcosmo umano e il Megacosmo celeste divengono uno, per azione dell’Io-Logos, della Divina Parola Creatrice.

E questa Via non può essere che una via di Sapienza e d’Amore.”

 

Eugenio Luri

Per gentile concessione de L’Archetipo – maggio 2007

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Kaspar Appenzeller, La Genesi alla luce dell’evoluzione embrionale umana, Editrice CambiaMenti – www.cambiamenti.com – Bologna 2007

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Spada del cavaliere templare, XII secolo (4163/N) - spade - Europa medievale s. VI-XV - Denix

 

ANNUNCI, Kaspar Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA, MATERIALI DI STUDIO, SCIENZA DELLO SPIRITO

STUDI MANICHEI E CATARI – Déodat Roché

Importante ed essenziale studio di D. Roché sui Manichei e Catari. Ne rinfreschiamo il ricordo. Stampato dalla Editrice Cambiamenti di Bologna nell’anno 2002.

Traduzione di Franco De Pascale.

INDICE 

Introduzione 

Bibliografia essenziale

Avvertenza

STUDI MANICHEI E CATARI

Prefazione

I. Introduzione: Iniziazione spirituale dei cristiani catari.

II. I documenti catari; l’origine manichea e le due principali Scuole del catarismo.

III. Sant’Agostino e i manichei del suo tempo.

IV. La Pistis-Sophia. Fede e Saggezza. Insegnamento del Cristo Risorto

…..La gnosi della Pistis-Sofia: prima parte

…..La gnosi della Pistis-Sofia: seconda parte

V. I catari e l’amore spirituale

….Testi manichei e catari .

VI. La dottrina dei catari sul problema del male e sulla Redenzione.

VII. Il Graal pirenaico: Catari e templari

VIII. Conclusione: I catari e i platonici della Scuola di Chartres

Appendici

Gnostici e manichei

Origine manichea del catarismo. I documenti

Origine manichea del catarismo. La storia

Note

Cronologia

Glossario

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Traduzione, Introduzione, Bibliografia e Avvertenza a cura di Franco De Pascale. Non potendo per lunghezza trascrivere la Introduzione, pensiamo possa interessare riportare invece l’ Avvertenza e le parole della quarta di copertina, ossia  una breve nota biografica dell’ Autore e una descrizione del contenuto del libro, sempre a cura di Franco De Pascale. La competenza, la meticolosità e l’attenzione in questo lavoro di studio e traduzione di Franco, sono riscontrabili nell’opera tutta ma vengono sottolineate e dimostrate nelle sue righe che di seguito trascriviamo:

“Nella nostra traduzione ci siamo attenuti ad un criterio conservativo, tentando di riprodurre – per quanto concesso dalle caratteristiche della nostra lingua – lo stile particolare dell’ Autore. Si tratta di uno stile non facile che richiede un lettore attento e diligente. Déodat Roché tratta il suo argomento, di natura storico-religiosa e filosofica, apportando una vasta documentazione di testi, di prove archeologiche, di riferimenti iconografici, ed espone le sue considerazioni in proposito con un stile asciutto e austero. Non si lascia mai tentare dalla <<venustà del periodare>> e offre con oggettività i risultati della sua ricerca alla libera riflessione dello studioso.

Abbiamo rispettato, in linea di massima, il tipo di trascrizione dei termini, tratti dalle lingue antiche, da lui adoperata, che non è quella generalmente usata nella letteratura specialistica, che del resto non è uniforme a questo proposito, spesso nemmeno nel caso di un singolo autore.

L’opera, pur non avendo scopo di divulgazione, si rivolge ad un pubblico in possesso di una cultura generale, non necessariamente specialistica, che non tratterebbe molto giovamento da un sistema di trascrizione filologicamente diatritico.

Come ausilio al lettore abbiamo posto in calce al libro una sommaria Cronologia ed un brevissimo Glossario di termini dei quali più che una spiegazione rigorosa – impossibile in un contesto ristretto – si propone un’interpretazione filosofica, inevitabilmente frutto di una riflessione e di una scelta personale.

Vogliamo in modo particolare ringraziare Marina Sagramora, che ha ispirato la traduzione della presente opera e l’ha sostenuta con i suoi consigli. Importanti sono stati per noi gli incontri nei quali è stato possibile affrontare con Lei alcuni aspetti relativi all’argomento trattato.

Desideriamo infine ringraziare nella persona di Olivier Cébe la Société du Souvenir et des Études Cathares, che ha voluto con grande disponibilità concedere l’autorizzazione alla pubblicazione della traduzione italiana dell’opera, e la casa editrice CambiaMenti che temerariamente si assume l’onere di presentare questa non facile opera agli studiosi italiani.”

F.D.P.

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Deodat Roché (1877-1978), luminosa figura di pensatore e grande erudito nel campo della storia delle religioni, discipline da lui coltivate con ardore lungo il percorso di una vita che giunse ad abbracciare un intero secolo, nacque ad Arques, piccolo paese pirenaico delle Hautes Corbierès, in quel Mezzogiorno della Francia che vide lo svolgersi dei tragici avvenimenti della Crociata contro gli Albigesi, che travolse la civiltà occitanica nel XIII° secolo.

In questi Studi manichei e catari – che, per la prima volta tradotti, vengono presentati al lettore italiano – egli riunì in una serie di saggi, scritti in uno stile austero e asciutto, il risultato di ricerche e di riflessioni durate decenni. Questa sua opera offre allo studioso una vasta messe di conoscenze che possono rivelarsi feconde non solo sul piano storico e filosofico, ma anche su quello della ricerca spirituale, orientandolo verso esperienze interiori decisive, capaci di risolvere gli enigmi tragici nei quai è immerso l’uomo attuale, il quale potrà superare ogni difficile prova con il coraggio interiore e con la forza folgorante di un risorto Pensiero Vivente. (fdp)

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ANNUNCI, MATERIALI DI STUDIO, TRADIZIONE

LA RICERCA DEL SANTO GRAAL. TREDICESIMA PARTE.

 

Pur senza chiedere il permesso del candido lettore – della cui tolleranza, mi rendo conto, spesso abuso – mi prendo la licenza di parlare, in una maniera che potrà apparire a tutta prima divagante, di un tratto curioso della mia vita, che un tempo mi appariva assai enigmatico, ma che trovò poi la sua ragion dʼessere alla luce di una serie di eventi nei quali il destino operò con caratteri di assoluta fatalità. È davvero il caso di dar ragione allo stravagante e simpaticissimo Oscar Wilde il quale affermò che: «La vita è lʼinsegnante più difficile. Prima ti fa lʼesame, e poi ti spiega la lezione». A tale proposito, mi ritornavano ogni volta in mente le parole, dapprima enigmatiche e poi illuminanti di Rudolf Steiner, il quale nella sua Filosofia della Libertà, nella ottima traduzione a cura di Dante Vigevani, Editrice Antroposofica, Milano, 1966, p. 19, così si esprime:

«Che significato può avere per me il potere o non poter fare una cosa, quando dal motivo io fossi obbligato a farla? Ciò che importa anzitutto non è se io possa o no fare una cosa quando il motivo ha agito su di me, ma se esistano motivi tali da agire su di me con necessità costringente. Se io debbo volere una cosa mi è, in certi casi, del tutto indifferente che io possa poi farla o no. Quando, a causa del mio carattere e di circostanze esterne, mi venisse imposto un motivo che il mio pensiero riconoscesse come irragionevole, dovrei anzi essere contento di non poter fare quello che voglio».

Beh, la vita – senza chiedermi preventivamente nessun ʽconsenso informatoʼ – mi portò a dover fare lʼesatto contrario di quel che, in una maniera che a me appariva del tutto ragionevole e legittima, avrei desiderato. Mi sarebbe piaciuto fare il liceo classico, e venni invece mandato allo scientifico. Avrei voluto proseguire con gli studi nel campo dellʼOrientalistica – la mia passione erano: lingue orientali, storia, filosofie e religioni dellʼOriente – magari a Caʼ Foscari a Venezia o allʼIstituto Orientale di Napoli, ed invece mi ritrovai per quattro anni a studiare Ottica e Scienza della Visione in un borgo della campagna toscana, che aveva sì e no mille anime. Avrei voluto andare in Oriente, e perseguire colà, in un regime di felice, errante, spartana povertà, la ricerca di una Conoscenza liberatrice, la vidyā e la mukti dell’antichissima sapienza indiana, della quale ero innamoratissimo, e invece i Numi, più accorti e ben più savi di me, e soprattutto alquanto preoccupati di cotanta mia noncurante e lieta spensieratezza, mi fecero passare – qua in Occidente e non in Oriente – un periodo breve ma molto agitato dal punto di vista esteriore. Ma alla fine tutto ciò mi portò esattamente là dove dovevo arrivare. E capìi più tardi come tutto ciò fosse stato, in ogni suo singolo aspetto, assolutamente necessario. E, piano piano, intuii come tutto ciò corrispondesse realmente a qualcosa di ʽconosciutoʼ e di ʽvolutoʼ nellʼesistenza prenatale da parte del mio essere più profondo. Tale preordinato intreccio di situazioni e di eventi mi portò, nellʼagosto del 1969, ad incontrare L., il quale mi mostrò la Via e mi fece incontrare Massimo Scaligero: già questo basterebbe ed avanzerebbe, perché – come mi disse una amica sapiente – colui che ti fa conoscere Massimo Scaligero è certissimamente lʼamico più grande della tua vita! Ma anche tutta la serie deglʼincontri che si son succeduti poi nel corso di molti anni e decenni – importanti per il mio cammino nella Scienza dello Spirito, e decisivi per la mia stessa vita interiore ed eziandio per quella esteriore – sono scaturiti dal percorso attraverso varie esperienze che, lo ripeto, mi fu imposto dall’enigmatico destino, senza peraltro richiedermi mai verun preventivo ʽconsenso informatoʼ. Ma, ne devo convenire col simpaticissimo Oscar Wilde, la successiva ʽspiegazioneʼ è stata molto ʽconvincenteʼ e, devo dirlo, del tutto ʽsoddisfacenteʼ. Questo, anche rispetto a successivi e numerosi periodi della mia vita, anchʼessi notevolmente agitati, ma che, poi, hanno essi pure portato risultati insospettati e, devo proprio dirlo, per me davvero insperati. Si capirà in un successivo studio il perché dellʼesposizione delle presenti considerazioni, solo in apparenza di contenuto e valore personale. Il candido lettore abbia ancora un pochino di benevola pazienza.

Uno dei risultati maggiormente notevoli di questo mio, in apparenza stravagante e divagante percorso, fu lʼincontro con una amica di rango spirituale veramente alto, che si rivelò nei miei confronti una preziosa, leale, e infinitamente cara ʽcompagna dʼarmiʼ: per me essenziale per tutta una serie di rigorose distinzioni di valori, che dovetti operare sia nella mia ricerca interiore, che nelle conseguenti scelte esteriori. Ho già avuto occasione di raccontare su questo scomodo, e temerario blog, come ebbi modo dʼincontrare Hella Wiesberger per la prima volta a Dornach, ai primi di aprile del 1985, alla Rudolf Steiner Halde, a quel tempo ancora sede della Rudolf Steiner Nachlassverwaltung, ossia della benemerita Istituzione che curava il Lascito di Rudolf Steiner e quello della sua più grande e più stretta collaboratrice Marie Steiner. Il Lascito ha fatto per decenni opera sommamente meritoria col salvare l’eredità spirituale di Rudolf Steiner e della sua fedele compagna di vita e di lotta dal saccheggio, dalla deformazione, dalla voluta alterazione, dalla premeditata occultazione, dalla dispersione, dalla strumentalizzazione, che ne facevano Albert Steffen, Guenther Wachsmuth and Co., con metodi che Marie Steiner ebbe a definire da “gangsters”: metodi portati avanti dopo di loro per alquanti decenni, in perfetta malafede, da coloro che son poi succeduti allo Steffen nella direzione della Società Antroposofica Universale. Naturalmente, di quanto affermo ho le prove provate – anche cartacee – di come Marie Steiner, dopo esser stata emarginata e derubata, venisse sabotata, vilipesa, e calunniata nella maniera più ignobile e meschina. A tale proposito, Hella Wiesberger mi trasmise, sin dal nostro primo incontro, tutta una documentazione da lei stessa raccolta, con sopra pure i suoi personali commenti autografi: documentazione che parla un linguaggio che più chiaro non potrebbe essere, e che conservo come un piccolo aureo tesoro personale della nostra militante amicizia. Persino nel bollettino della sezione italiana della Società Antroposofica apparve decenni fa un attacco calunnioso dellʼallora presidente del Vorstand, appunto, ossia della Direzione dornacchiana della Società Antroposofica, Rudolf Grosse, contro Marie Steiner e Hans Werner Zbinden, il suo più stretto e fedele collaboratore. Più recentemente, si son potuti vedere critiche e attacchi alla figura stessa di Rudolf Steiner e alla sua Opera da parte di preminenti rappresentanti della direzione del Goetheanum, come il tedesco Bodo von Plato, apertamente colluso e in combutta con calunniatori al soldo della nota potenza straniera dʼOltretevere, come il livido e cinico teologo e storico svizzero Helmut Zander.

Non meraviglia che tali deprecabili eventi si siano verificati nella Istituzione alla quale Rudolf Steiner dedicò il suo generoso operare, e alla quale alla fine fu costretto – più che per il veleno propinatogli dalla ʽparte avversaʼ, per la inadeguatezza, la superficialità, la fatuità, la vanità, la pavidità, e in taluni, gravissimi casi, per veri e propri tradimenti di taluni antroposofi – a sacrificare la sua stessa vita. La cosa non meraviglia affatto, perché nella nostra amata Italia, oggetto di avversione e persecuzione, oltre che della superficialità, vanità, pavidità e stupidità, da parte di coloro che pur avevano ricevuto l’aristocratico dono della Scienza dello Spirito, l’inestimabile donazione celeste dellʼAntroposofia, furono, sia in vita che dopo la loro dipartita, prima Giovanni Colazza, e poi Massimo Scaligero. Ambedue furono, oltre che diffamati e perseguitati, anche vilmente traditi proprio da coloro che meno di tutti gli altri avrebbero dovuto. Anzi, proprio nel caso di Massimo Scaligero, dopo la sua dipartita, si ripeterono − come da lui profeticamente previsto in Dallo Yoga alla Rosacroce, Perseo, Roma, 1972, p. 38, ove scrive che: «Contro l’Impulso Solare di questa epoca, è prevista una serie di attacchi, da quelli frontali a quelli insidiosi e inconsci (ho persino accennato ad attacchi dall’interno medesimo della cittadella, ad opera degli zelatori discorsivi delle dottrine)» − con una dinamica in maniera stupefacente simile, la serie di eventi proditori e predatori che avvennero dopo la morte di Rudolf Steiner. Ma per il momento, de hoc satis. Avremo sicuramente occasione e modo di riparlarne.

***

La Scienza dello Spirito reca allʼattuale essere umano una conoscenza di sé – a rigore di termini, dovrei dire conoscenza della sua anima, perché è il , o lʼIo, colui che la conosce – la quale, oltre ad essere oltremodo preziosa, gli è assolutamente necessaria. Assolutamente necessaria, soprattutto sʼegli vuole inoltrarsi nellʼaspro sentiero dellʼIniziazione, se coraggiosamente vuole elevarsi allʼesperienza spirituale diretta, alla percezione immediata della realtà essenziale, occulta, non apparente, del mondo dello Spirito. La Via ad una tale vita spirituale più alta, in particolar modo per lʼuomo attuale, non è scevra di pericoli. In realtà, essa potrebbe essere affatto scevra di pericoli se, e solo se, il discepolo del sentiero occulto seguisse con geometrica esattezza, con algebrica precisione, la Via retta, diritta, senza veruna deviazione, senzʼalcun personale arbitrio, l’aureo Sentiero che gli viene indicato. Ma, per far ciò, occorre assolutamente avere un cuore puro. Purtroppo, come avverte il vecchio Tolkien, «il cuore degli uomini si corrompe facilmente». Occorre, inoltre, possedere una volontà coraggiosa, eroica, tenace, ostinata, risoluta, che si dimostri dura contro gli innumerevoli ostacoli che ne intralceranno il cammino, ossia dura contro queglʼinnumerevoli, troppi, ostacoli che tenderanno a fiaccarne e ad usurarne la forza. Ora, se un tale cuore puro non è ancora presente, è assolutamente necessario che lo si generi. Se una tale risoluta, dura, volontà non è ancora posseduta è assolutamente necessario chʼessa venga conquistata. Per generare un tale cuore puro, e conquistare la risoluta volontà necessaria alla realizzazione spirituale alla quale audacemente aspira, cioè allʼIniziazione, il discepolo deve possedere quella che Massimo Scaligero in Tecniche della concentrazione interiore, Edizioni Mediterranee, Roma, 1975, nel XXII capitolo, Determinazione assoluta, pp. 152 e segg., pone come una esigenza imprescindibile. Ma una tale ʽdeterminazione assolutaʼ non è cosa che sʼimprovvisa: è essa stessa aspra conquista e risultato di una inflessibile, oserei dire ostinata, ascesi. Emblematiche sono le parole – in alcuni punti da me messe in evidenza – di Massimo Scaligero, che leggiamo alle pp. 158-161:

«Nello sperimentatore realmente moderno, il processo interiore dellʼAutocoscienza, sorta mediante la determinazione del pensiero nella sfera matematico-fisica, può assurgere, per via di trapassi dinamici mediati dalla logica dellʼelemento libero del pensiero, a processo trascendente. Al quale risponde lʼArchetipo cosmico: il Logos, che già ha operato lʼunione dellʼumano con il Superumano.

Lʼuomo volitivo, libero edificatore della propria coscienza, può dimostrare a se stesso, non dialetticamente, ma sperimentalmente, la realtà del Logos: la sua trascendenza, nella immanenza: il potere assoluto del Fondamento, che non può non essere intimo allʼIo. LʼIo ha in sé tutta la Forza: deve soltanto essere se stesso, per attuare secondo Essa la comunione con il mondo. […]

Il discepolo che coltivi lʼintento profondo, può conoscere il momento magico, di una lucidezza assoluta, rivelatore di tutta la Forza a venire. Per attimi egli può realizzare come forza della decisione pura la Memoria delle cose divine. È un moto dellʼIo che ancora non realizza il senso finale dellʼAscesi, ma ne intuisce il contenuto ultimo di trasmutazione: un atto che  a t t r a v e r s a  tutta la vita, giungendo sino al fisico, con la potenza di un istinto irresistibile: movendo dal puro Io.

Questo impulso dellʼIo, scocca istantaneo, dallo Spirituale alla corporeità, anche senza le discipline che gli abbiano ancora aperto il varco. È un momento di ricordo dellʼIo, che si apre il varco da sé, ma solo istantaneamente, essendogli ancora impossibile la continuità. Mediante la concentrazione, la continuità può essere iniziata dallʼanima, che afferri il senso dellʼAscesi indicata da quel momento trascendente: momento in realtà donato dal Mondo Spirituale.

È il momento di una decisione dellʼIo, di cui occorre percepire la forza unificante dal metafisico al fisico, per ricordarlo e fare di esso lʼintento profondo. Quello scoccare dellʼIo, infatti, svanirà: sia pure per ripresentarsi in altri momenti decisivi, come autoritaria Luce originaria, indicatrice dellʼintento dimenticato.

Riguardo a tale possibilità, quello che umanamente difetta è il potere del ricordo, della coerenza, della fedeltà. Questo momento dellʼIo, che può lasciarsi percepire dopo una estrema tensione della volontà, o del dolore, esige diventare d e t e r m i n a z i o n e   a s s o l u t a: esso tende a scomparire dopo aver irradiato la sua istantanea Luce: non può perdurare, perché lʼattuale costituzione dellʼuomo non è preparata a sostenerne la Potenza. Esso indica un còmpito, ma non può sussistere come impulso: la sua istantaneità può divenire continuità soltanto nellʼassunto ascetico. Il contenuto qualitativo dellʼascesi, la retta concentrazione, la retta meditazione, debbono essere presenza di quella direzione: lʼascesi che le corrisponde, non unʼascesi condizionata dalla natura. Lʼintento profondo deve quotidianamente costruire se stesso come intuito rinnovato della balenata direzione dellʼIo. Questo intento, ove perduri, è la misura del ritrovamento della Memoria delle cose divine, e dellʼAscesi che veramente le corrisponde, nell’attuale tempo».

A tale riguardo è bene che non ci si faccia illusione alcuna. Certo, vi sono molte persone che hanno nellʼanima tante belle qualità, ma tali qualità sono ʽnaturaʼ, persino ʽnatura spiritualeʼ, non sono – o non ancora sono – ʽspiritoʼ. Sono qualcosa di ʽereditatoʼ: dal proprio popolo, dalla stirpe familiare alla quale si appartiene, o possono essere anche ʽereditàʼ di antiche vite, perciò – ancora una volta – appunto, ʽnaturaʼ, non ʽspiritoʼ. Per essere ʽspiritoʼ, esse devono essere conquistaogni vòlta novella conquista – dellʼIo, e non eredità dellʼanima. Lʼeredità dellʼanima è ogni vòlta il meramente ʽesistenteʼ, il ʽpassatoʼ, il ʽdivenutoʼ, il già ʽfattoʼ, il già ʽprodottoʼ, il ʽcausatoʼ, lʼʽeffettoʼ effettuato, il ʽcondizionatoʼ, il meramente ʽcontingenteʼ, mentre solo e unicamente lo Spirito veramente ʽèʼ, e perciò solo esso è lʼeternamente ʽpresenteʼ, il ʽdiveniente mai divenutoʼ, lʼʽattoʼ perennemente attuantesi, il ʽcausanteʼ non causato, lʼeternamente ʽcreanteʼ, e mai creato, ossia: lʼIncondizionato, lʼAssoluto. Perché – come avverte lapidariamente Massimo Scaligero ne LʼUomo Interiore. Lineamenti dellʼesperienza sovrasensibile «nello Spirito non si sta, nello Spirito si è».

Per questo essenziale motivo, seguire la Via della Iniziazione è seguire una ʽVia eroicaʼ: la Via eroica contrapposta alla via egoica. Per lo stesso essenziale motivo, anzi a maggior ragione, voler percorrere il Sentiero della Conoscenza richiede coraggio, un coraggio a tutta prova: tutto il coraggio che il discepolo può generare in se stesso. Infatti, così leggiamo – cito, mettendone in evidenza alcuni punti, da una antica, bella, umile, spartana edizione, che proprio per questo mi è tanto più  cara – in Rudolf Steiner, L’Iniziazione. Come si consegue la conoscenza dei mondi superiori?, Fratelli Bocca Editori, Milano, 1952, pp. 58-59:

«Per questo via lʼuomo si avvicina sempre più al momento in cui può effettuare i primi passi nellʼiniziazione; prima che ciò si verifichi occorre però ancora una cosa, di cui, forse, la necessità riuscirà dapprima poco evidente al discepolo dellʼoccultismo; più tardi la comprenderà.

Occorre, dunque, che lʼiniziando sia provvisto sotto un certo riguardo di un coraggio e di unʼintrepidità specialmente sviluppati. Il discepolo deve appunto cercare delle occasioni favorevoli per lo sviluppo di queste qualità. Nella disciplina occulta esse devono sistematicamente coltivate, ma la vita stessa, specialmente a questo riguardo, è una buona scuola occulta; forse la migliore. Affrontare serenamente un pericolo, cercare di superare le difficoltà senza sgomentarsi, – di questo deve essere capace il discepolo. Di fronte a un pericolo, egli deve immediatamente sviluppare il sentimento: «il mio timore non serve a niente, non devo avere affatto paura, ma pensare soltanto a ciò che vi è da fare». E deve educarsi a tal punto, che nelle occasioni che prima gli incutevano timore, gli riesca ormai impossibile «aver paura» o «perdere il coraggio», almeno come sentimento interiore. Lʼautoeducazione in questa direzione sviluppa nellʼuomo forze ben determinate, di cui ha bisogno se deve essere iniziato nei misteri superiori. Come lʼuomo fisico ha bisogno della forza nervosa per utilizzare i suoi sensi fisici, così lʼuomo animico ha bisogno di quella forza che si sviluppa in nature coraggiose e intrepide. – Chi penetra nei segreti superiori vede, cioè, delle cose, che le illusioni dei sensi tengono nascoste alla vista dellʼuomo ordinario. Difatti, sebbene i sensi fisici non ci permettono di vedere la verità superiore, essi, appunto per questo, sono anche i benefattori dellʼuomo, perché gli nascondono cose che lo spaventerebbero moltissimo e di cui egli, impreparato, non potrebbe sopportare la vista. Il discepolo deve essere temprato a sopportare tale vista. Egli perde nel mondo esteriore appoggi chʼerano dovuti al fatto di trovarsi imprigionato nellʼillusione, realmente e letteralmente succede, come se si richiamasse lʼattenzione di qualcuno su di un pericolo al quale già da molto tempo era esposto, ma senza saperlo: ora però che sa del pericolo, viene assalito dalla paura, sebbene il fatto di esserne a conoscenza non abbia aumentato il pericolo stesso».

La situazione paradossale dellʼattuale essere umano non iniziato, preso nella imprigionante rete dellʼillusione – della ʽmayaʼ, come la chiamano glʼindiani – è chʼegli teme, più di tutto, proprio quella conoscenza, che gli disvela lʼesistenza del pericolo. Egli – affetto comʼè da viltà conoscitiva – inconsciamente teme, e tenacemente avversa, una tale conoscenza del pericolo più del pericolo stesso, la cui esistenza non vuole vedere, e quanto più una tale conoscenza si fa consapevolmente presente al suo sguardo, tanto più nei confronti di essa crescono in lui tale paura e avversione: sino a diventare una parossistica forma di odio nei confronti di ogni conoscenza spirituale, e nei confronti dello Spirito stesso. Il paradosso, anzi la contraddittoria illogicità della situazione, sta tutta nel fatto che se vi è qualcosa che può diminuire il pericolo è proprio la ʽconoscenzaʼ. Solo essa è fonte di forza e di coraggio; solo essa ha una efficacia liberatrice. Per questo Rudolf Steiner aggiunge alle pp. 59-60:

«Le forze del mondo sono distruttrici e costruttrici; il destino degli esseri esteriori è di nascere e perire. Il savio deve osservare lʼazione di queste forze, il corso di questo destino. Il velo che si stende nella vita ordinaria davanti allʼocchio spirituale deve essere allontanato. Lʼuomo stesso però è contessuto con queste forze, con questo destino. Nella sua propria natura esistono forze distruttrici e costruttrici. Come le cose tutte si svelano allʼocchio spirituale del veggente, così pure gli si svela la sua anima di fronte a tale autoconoscenza il discepolo non deve smarrirsi, e, perché la forza non gli venga a mancare, occorre chʼegli ne sia provvisto ad esuberanza. Per riuscire in questo intento egli deve imparare a conservare la calma e la sicurezza interiore nelle condizioni difficili della vita; deve coltivare in sé una ferma fiducia nelle forze benefiche dellʼesistenza. […] Le ragioni su cui prima si basava non avranno ormai più valore. Se egli ha agito talora per vanità, ora si accorge quanto la vanità sia assolutamente futile per il savio; se ha agito talora per avidità, si avvede ormai che questa esercita unʼazione distruttrice; egli dovrà sviluppare dei moventi completamente nuovi per i suoi atti e i suoi pensieri, e per far questo deve appunto sviluppare coraggio e intrepidità.

Si tratta soprattutto di coltivare questo coraggio e questa intrepidità nelle profondità più intime della vita del pensiero».

Questʼopera di autoconoscenza, che costituisce la catarsi, lʼindispensabile purificazione e lʼassolutamente necessaria preparazione di ogni Iniziazione, è un capitolo cruciale, e per molti assai doloroso, inconcepibilmente, e irresponsabilmente, sottovalutato dalla quasi totalità dei sedicenti seguaci di un esoterismo, che il più delle volte si rivela essere – quando va bene – soltanto una mera posizione intellettuale, o una raffinata curiosità culturale, che porta un poʼ di colore nel grigiore di una vuota, ripetitiva, in-significante, profana, vita borghese, spesso addirittura piccolissimo-borghese. Molti credono che si tratti di una sorta di ʽconoscenza psicologicaʼ, come nel caso di quella grandissima, illudente, autentica frode che è la moderna psicanalisi o psicologia analitica freudiana, junghiana, adleriana, gestaltica, fenomenologica, umanistica, maslowiana, assagioliana, ecceteriana. La catartica autoconoscenza non è cosa affatto comoda, ed è – come ammonisce zio Arturo – una operazione interiore che «nella realtà delle cose va compiuta con tenacia, con abbandono di sé, senza misericordia, e, quando riesce, richiede molti, lunghi anni». Egli avverte altresì che la «morte iniziatica» alla quale conduce la catarsi, lʼautentica, non illusoria, non meramente intellettuale e psicologica, conoscenza di sé, «non è cosa da prendere a gabbo». Ossia, come direbbe il mio amato Dante, Inf., canto III, vv. 14-15:

«Qui si convien lasciare ogne sospetto;
ogne viltà convien che qui sia morta».

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Questa non breve premessa è necessaria per comprendere – ossia per intendere senza fraintendere – la dimensione autentica dellʼimpresa del Graal, che essa è – lo si tenga sempre ben presente – una impresa ʽeroicaʼ, e non un tema salottiero per piacevoli disquisizioni in tavole rotonde, o in conversazioni su canali telematici, o anche in talk-show televisivi o radiofonici, e soprattutto non è un tema che sia lecito strumentalizzare per inconfessati ma sin troppo evidenti scopi politici o confessionali, o addirittura ambedue gli scopi, magari sotto una menzognera maschera dalla facies ʽesotericaʼ e ancor meno è un tema che sia lecito banalizzare a livello di una sentimentale, stucchevole, dolciastra, favola da telenovela.

Nel campo della ricerca spirituale, per molti operanti è facilissimo errare, anche in buonissima fede, per il fatto di mancare di quello che nellʼOttuplice Sentiero del Buddha Shakyamuni rappresenta il primissimo, e assolutamente necessario, gradino, ossia il «retto pensare», la «retta visione», la quale esige – ripeto: esige – che lʼasceta deterga il proprio conoscere da ogni forma di soggettività, da ogni forma di guasta emotività, di subconscia istintività, di sregolato immaginoso visionarismo, di arbitrario fantasticare, per ʽvedereʼ – mediante un osservare oggettivo – le cose, gli esseri, i vari processi del reale, yathābhūtaṃ, ovvero «così come sono». Ad impedire una tale limpida, e oggettiva, visione dellʼessere e del reale, e a trascinare lʼessere umano nellʼattossicante gorgo della soggettività e delle correlative illusioni, dalle quali nascono le tre male figlie dellʼignoranza, della avidyā – letteralmente, della «non visione» – ossia brama, paura, e  avversione,  è una sorta di cieca, automatica, memoria animale, una mneme ostinata e insistente, costituita dalle vāsanā e dai saṃskāra, ossia dalle ʽtendenze innateʼ, che come ʽsemiʼ, provenienti da altre vite, poi nella presente germinano e si sviluppano, e dalle ʽconformazioniʼ, dalle ʽconfigurazioniʼ, irrigidite e cristallizzate, le quali nel conoscere, nel sentire, e nel volere, normalmente portano lʼessere umano ad obbligate reazioni automatiche, scambiate regolarmente per ʽspontaneitàʼ. Una cotale spontaneità, in realtà, è una frode menzognera, della quale lʼasceta deve energicamente liberarsi. Per cui è savio ascoltare il consiglio del caro zio Arturo, il quale citando Paolo di Tarso, scrive che: «Ciò che è vecchio convien che muoia»

Se non ci si libera di quella natura inferiore, che nellʼuomo funziona come una memoria automatica, che il soggetto conoscente nella sua passività scambia per ʽspontaneitàʼ del suo autentico originario essere, tutto il conoscere ne viene condizionato, tutto il conoscere ne viene colorato e deformato come da un filtro che si interpone tra il soggetto conoscente stesso e lʼessere reale. La ʽpercezioneʼ dellʼessere non è ʽpuraʼ, non è libera dagli arbitrii della deformante soggettività: essa è sempre ʽcolorataʼ da una indebita interferenza emotiva, e ʽinquinataʼ e ʽalterataʼ da una inavvertita intrusione istintiva. Per cui, il primo còmpito dellʼasceta è quello di ʽdetergereʼ il proprio conoscere – il percepire e il pensare – da ogni forma di soggettività, eliminando ogni colorazione e alterazione che possano provenire dalla indebita intruzione della sfera emotiva e di quella istintiva nel percepire e nel pensare. Tali sfere emotiva e istintiva – espressioni di una inferiore natura dominata da forze antispirituali – sono per loro essenza ʽreazionarieʼ, e come tali si oppongono ostinatamente ad ogni forma di rinnovamento della vita dellʼanima, ed avvelenano altresì tale vita dellʼanima con i prodotti di cadaverica decomposizione di ciò che un tempo fu vivente. Ciò che nel passato fu vivente, e che si ripresenta e vuole agire nel tempo attuale, ha natura spettralmente fantasmatica, ed opera con distruttiva forza paralizzante e ʽmortificanteʼ, o ʽmortiferaʼ, su ciò che in maniera vivente ha in sé i germi di una realtà futura. Mentre il ʽpensare puroʼ e la ʽpercezione puraʼ attuano con il reale essere la relazione autentica, oggettiva, priva di colorazioni e dʼinquinanti deformazioni emotive e istintive. Di una tale ʽpuraʼ, oggettiva, impersonale, relazione con lʼessere accenna Rudolf Steiner nella sua Teosofia. Introduzione alla conoscenza sovrasensibile del mondo e del destino umano, trad. a c. di Ida Levi Bachi, Editrice Antroposofica, Milano, 1974, nel capitolo Lʼentità dellʼuomo, p. 20:

«Le seguenti parole di Goethe contrassegnano mirabilmente il punto di partenza di una delle vie che conducono a conoscere la natura dell’uomo: «Non appena si accorge degli oggetti attorno a lui, l’uomo li considera in relazione a se stesso; e con ragione, poiché tutto il suo destino dipende dal fatto che essi gli piacciano o no, lo attraggano o lo respingano, gli giovino o gli nuocciano. Questo modo del tutto naturale di guardare e giudicare le cose sembra essere altrettanto facile quanto necessario, eppure espone l’uomo a mille errori che spesso lo umiliano e gli amareggiano la vita. Un compito ben più difficile si assumono quelli che, mossi da un vivace impulso di conoscenza, aspirano ad osservare gli oggetti della natura in sé e nei loro reciproci rapporti, poiché ben presto lamentano la mancanza della norma che è loro di aiuto quando, come uomini, osservano le cose in relazione a se stessi. Manca loro la norma del piacere e dispiacere, dell’attrazione e repulsione, dell’utile e dannoso. A tutto ciò devono interamente rinunciare; quali esseri indifferenti e per cosi dire divini, devono cercare e investigare quel che è e non quel che piace. Così, né la bellezza né l’utilità delle piante devono commuovere il vero botanico; egli ha da investigare la loro struttura, il loro rapporto col restante regno vegetale; come il sole le ha fatte spuntare e le illumina tutte, così egli le deve guardare e abbracciar tutte con sguardo equanime e tranquillo, traendo la norma delle sue cognizioni, i dati del suo giudizio non da se stesso, ma dalla cerchia delle cose osservate». 

Questo superamento conoscitivo della deformante soggettività è quanto Massimo Scaligero stesso mise in evidenza ne La Via della Volontà Solare, Fenomenologia dellʼUomo Interiore, Edizioni Tilopa, Libreria Rocco, Roma-Napoli, s.d. ma 1962, p. 36, ove scrive:

«È notevole però come in un simile equivoco non incorresse, per esempio Goethe allorché contemplò la natura, guardandola con quello «sguardo puro» con cui avrebbe potuto guardarla un tempo un maestro Ch՚an, grazie ad un altro tipo di correlazione».

Ora, per i più è molto difficile liberarsi e disfarsi delle suddette ʽtendenze innateʼ, delle vāsanā, e delle ʽconformazioniʼ, o ʽconfigurazioniʼ, ossia dei saṃskāra, che ci provengono da antiche vite, dalla ereditarietà biologica e animica della stirpe cui apparteniamo, dai condizionamenti, familiari, educativi, sociali, addirittura religiosi nonché delle esperienze vissute, perché tutto ciò normalmente va a incidere, come su una tabula rasa, su una coscienza estremamente passiva a livello pensante, le cui ʽconvinzioniʼ, perlopiù, non nascono da cosciente e attiva elaborazione conoscitiva, bensì sono quanto viene imposto dalla sfera emotiva e da quella istintiva. E se i condizionamenti deformanti di una tale distorcente soggettività vengono indebitamente portati all՚interno della concezione che il discepolo si fa della Scienza dello Spirito, dell՚Antroposofia, ne può risultare solo l՚incomprensione più grande del messaggio che Rudolf Steiner ha portato al mondo, e addirittura – come, appunto, rilevò profeticamente sin dal 1972 Massimo Scaligero in Dallo Yoga alla Rosacroce – una sorda opposizione, nonché a celati o aperti attacchi «allʼinterno medesimo della cittadella». Ora, se con tali condizionamenti – soprattutto sotto l՚influenza di quelli confessionali – si affrontano temi e contenuti quant՚altri mai sacri e delicati come quelli della Iniziazione cristiana, della Iniziazione rosicruciana, e quello del San Graal, ne scaturiranno di necessità i più grandi disastri, ed una serie di ʽsincere menzogneʼ, che possono avvelenare le anime di coloro che, in maniera insana e improvvida, in buona fede, ma senza alcun senso critico, ingenuamente si aprono all՚accoglimento di problematiche e improbabili ʽrivelazioniʼ. E il tentare di svegliare gli entusiasti persuasi di tali ʽrivelazioniʼ può suscitare rabbiose reazioni di feroce avversione. Da questo punto di vista, il mito della Caverna di Platone, nella Repubblica, è emblematicamente istruttivo di quanto sia diffusa, attiva, e rabbiosa la misologia, ossia l՚avversione alla ragione, che è sempre avversione al Logos

Vi è oggi nel mondo un elemento mortifero che, mescolandosi alla vita spirituale del mondo attuale, tende a paralizzarne l՚elemento vitale-spirituale, acciocché questo non porti ad un futuro luminoso e ad una palingenesi spirituale radicale dell՚individuo e della società, ma piuttosto favorisca l՚affermarsi di una esiziale forza mummificante ed il perdurare di una sostanza spirituale cadaverica, per un impossibile ritorno ad un passato che non c՚è più, e che, in quella forma, non può e non deve ritornare. Massimo Scaligero, già nella sua prima opera dedicata alla Via del Pensiero, in Iniziazione e Tradizione, Edizioni “Tilopa”, Roma, s.d. ma 1956, riportando un insegnamento del Maestro dei Nuovi Tempi, così scrive a p. 25:

«Nell’uomo sono l’uno accanto all’altro il passato e la possibilità dell’avvenire. Nella natura, in quanto minerale e vegetale, è solo il passato: l’elemento che nell’uomo opera come avvenire già nel presente, è quella che ha in sé l’essenza della libertà. Essenza che manca alla natura. Dell’elemento invisibile e sovrasensibile che è in lui, l’uomo deve aspettarsi la reincarnazione in una ventura esistenza terrena, né può aspettarsela riguardo al suo corpo fisico e a quello etereo che sono perituri: così l’avvenire della Terra non può derivare dai suoi regni minerale e vegetale. Solo se saremo capaci d’inserire nella Terra qualcosa ch’essa non possiede, potrà sorgere una Terra futura. Ora, ciò che non esiste spontaneamente sulla Terra sono soprattutto i pensieri operanti dell’uomo che possano vivere e tessere indipendentemente dal suo organismo naturale e dalle sue attuali condizioni di equilibrio. Se l’uomo fa sorgere questi pensieri autonomi, dona avvenire alla Terra. Ma a ciò occorre che egli li abbia questi pensieri autonomi, perchè tutti i pensieri che egli si forma sull’elemento perituro della conoscenza naturale odierna, sono pensieri riflessi, non realtà. Quando l’uomo si abbandona a questi pensieri, non fa che ripetere il passato, vive nei cadaveri del Divino; ma se egli vivifica i suoi pensieri, egli si unisce con la propria essenza spirituale, egli attua una nuova Comunione con il Divino che compenetra il mondo e di questo assicura la resurrezione che è la sua resurrezione».

Ora, quel che vi fu di vivente e di positivo nel mondo antico, e in particolar modo nella romanità antica, si presenta, oggi, in una degenerata forma spettrale in varie manifestazioni del mondo moderno, ma soprattutto in quelle della Chiesa cattolica. Su questo punto Rudolf Steiner pronunciò parole estremamente chiare quanto inascoltate, che proprio nella cerchia dei seguaci della Scienza dello Spirito suscitano sovente una forte opposizione, proprio perché vanno a colpire quegli strati subrazionali, sognanti o dormienti, di una irrazionale natura inferiore, reazionaria e nemica di quell՚elemento spirituale, che solo potrebbe trasformarla e trasfigurarla. Misoneismo, avversione al nuovo, e misologismo, avversione alla ragione e al Logos, sono le caratteristiche di questa interiore e inferiore natura reazionaria. Infatti, così si espresse Rudolf Steiner nella prima conferenza di Die soziale Grundforderung unserer Zeit. In geänderter Zeitlage, GA-186, Zwölf Vorträge, gehalten in Dornach und Bern vom 29. November bis 21. Dezember 1918, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1. Auflage 1963, tradotta in italiano a cura di Beniamino Lievers, col titolo Esigenze sociali dei tempi nuovi, Editrice Antroposofica, Milano, 1971, pp. 23-24:

«Che lo spettro del romanesimo potesse acquistare unʼinfluenza così profonda, deriva appunto dal fatto che sostanzialmente nel pensiero umano il pensare secondo la concezione dellʼAntico Testamento non è ancora superato. Il cristianesimo in effetti non è che agli inizi. Il cristianesimo non è ancora riuscito a compenetrare effettivamente gli animi. A questo fine ha già fatto quel che era necessario la Chiesa romana che, per quanto riguarda la teologia, è completamente soggetta allʼinfluenza dello spettro romano. Come ho già spesso accennato, la Chiesa romana ha più contribuito a tenere lontana dalle anime e dai cuori umani lʼimmagine del Cristo, piuttosto che ad introdurvela. Questo perché le rappresentazioni, utilizzate nellʼambito della Chiesa romana, per afferrare il Cristo, corrispondono in tutto alla struttura sociale e politica dellʼantico Impero romano. Anche se gli uomini non lo sanno, tuttavia questo fatto agisce nei loro istinti.

Le rapresentazioni che vigevano nellʼAntico Testamento e che hanno trovato la loro secolarizzazione nel romanesimo – anche se è diametralmente opposto allʼebraismo tuttavia è in campo secolare quello che lʼebraismo è spiritualmente – quelle rappresentazioni sono penetrate nel nostro presente per il tramite del romanesimo e vi agiscono spiritualmente. Secondo la sua vera origine, bisogna cercare nellʼuomo questo pensiero non ancora cristianizzato dellʼAntico Testamento. Bisogna trovare risposta alla domanda: «Da quali forze deriva proprio questo modo di pensare, quale si manifesta nel pensare dellʼAntico testamento?».

Questo pensare dipende da quel che può essere ereditato di generazione in generazione col sangue. La capacità di pensare conformemente allʼindirizzo di pensiero dellʼAntico Testamento viene ereditata, succedendosi gli uomini, nel sangue. Ciò che ereditiamo, quanto a capacità, dai nostri progenitori, semplicemente per il fatto di essere nati, per il fatto di essere passati per lo stato embrionale prima della nostra nascita, quanto dunque ereditiamo come forze del pensare, quanto vive nel sangue, è il pensare dellʼAntico Testamento. Infatti il nostro pensiero si suddivide in due parti distinte. Lʼuna è rappresentata dal pensiero che abbiamo per mezzo della nostra evoluzione fino alla nascita, vale a dire il pensiero che ereditiamo dai nostri padri e dalle nostre madri. Siamo in grado di pensare come si pensava secondo lʼAntico Testamento perché siamo stati embrioni. Importante del popolo ebraico antico è che nel mondo, che si attraversa fra la nascita e la morte, esso non ha voluto imparare nulla oltre alle capacità che si ricevono per il fatto di essere stati embrioni fino al momento della nascita. Si potrà comprendere il pensare secondo lʼAntico Testamento soltanto se lo si interpreta nel modo seguente: si tratta del pensare che abbiamo in forza del fatto che siamo stati embrioni.

Il pensiero che vi si aggiunge è quello che poi acquistiamo dopo il periodo embrionale, nel corso dellʼevoluzione umana. Per certe esisgenze esteriori, l’uomo acquisisce bensì ogni genere di esperienze, ma ciò non lo porta ad una reale trasformazione del pensare; ancor oggi il pensiero dellʼAntico Testamento agisce quindi molto più di quanto si creda».

Per cui, se non ci si libera dell՚impronta configurante che ha sull՚anima umana l՚azione spettrale della Chiesa cattolica, è fatale per l՚asceta e per il ricercatore spirituale equivocare i contenuti della saga del Graal e di conseguenza fallire l՚iniziatica impresa eroica allusa nelle figurazioni e negli eventi della leggenda di Parzifal. Già in passato l՚azione della nota potenza straniera d՚Oltretevere operò a svuotare l՚epopea del Graal di ogni suo contenuto iniziatico. Per esempio, così avvenne nel XIII secolo coi poemi, Lancillotto, Perceval o il racconto del Santo Graal, di Chrétien de Troyes, poeta al servizio dei Conti di Fiandra, e dei Conti dello Champagne, nonché di dame e principesse della corte di Francia, operò una ʽortopedicaʼ cattolicizzazione della leggenda, suscitando per cotanto scempio i più aspri rimproveri di Wolfram von Eschenbach, il cui Parzival – così come il Willehalm, e l՚incompiuto Titurel – è tutto fuor che cattolicamente ortodosso, ed è autenticamente iniziatico. Avrò modo, in futuro, di tornare su queste questioni. Ma anche in tempi più recenti si son visti vari e ripetuti tentativi di ʽortopedizzareʼ l՚epopea del Graal in senso di volta in volta pagano, o celtico, o islamico, ma soprattutto in senso cattolico, con deprecabili quanto scontate strumentalizzazioni da parte di fazioni politiche eversive. Ciò obbligò Massimo Scaligero ad aggiungere a La Tradizione Solare, Teseo, Roma, s.d. ma 1971, una necessaria Appendice, alle pp. 215-217, nelle quali usa parole di fuoco per denunciare una tale indegna strumentalizzazione, affermando, inoltre, a p. 216, che:

«Oltre qualsiasi interpretazione di parte, di destra o di sinistra, la simbologia del Graal permane intoccabile come un riferimento assoluto, come un՚alta speranza speranza di ritrovamento del valore dell՚uomo. L՚impresa dello Spirito, adombrata nelle simbologie solari, è invero l՚impresa della più alta moralità: che non patisce contaminazioni attivistiche o politiche, ponendosi come un՚ istanza di essenziale concordia umana, al di sopra delle parti e dei loro conflitti».

Una tale alterazione della concezione dell՚impresa del Graal, e la conseguente strumentalizzazione in senso politico e confessionale, è avvenuta purtroppo anche in talune cerchie – non in tutte, naturalmente, e non ovunque, per fortuna – che si richiamano a vario titolo al nome, all՚opera, e all՚insegnamento di Massimo Scaligero. Ciò rende oggi urgente e necessaria un՚azione di rettifica delle alterazioni avvenute – non sempre attuate in buona fede – in modo che il ricercatore dello Spirito possa formarsi liberamente, senza subire suggestioni fuorvianti, un suo personale, ponderato, giudizio autonomo, e compiere in maniera pienamente consapevole una scelta responsabile rispetto alla Via di realizzazione spirituale. Per questo motivo, viene pubblicato, sul presente blog, un primo contributo ad una tale opera di chiarificazione e rettificazione. Il candido lettore si accorgerà facilmente come i contenuti qui presentati – i quali provengono tutti rigorosamente solo dalle comunicazioni di Rudolf Steiner – sono alquanto diversi e spesso addirittura diametralmente opposti, sia nella concezione d՚insieme, sia nei singoli particolari, rispetto a quanto affermato da altra fonte, a mio modo di vedere, non coerente con l՚insegnamento del Rudolf Steiner e con quello di Massimo Scaligero. A questo primo contributo ne seguiranno altri. Sicuramente, questi ʽcontributiʼ susciteranno – come già avvenuto in passato – aspre polemiche e, in taluni casi, rabbiose opposizioni, giunte tavolta alle minacce, alla diffamazione e al volgare insulto nei confronti di chi qui scrive. Ma ciò non sarà mai un valido motivo per astenersi dal testimoniare in favore della Verità, perché è alla Verità e non ad altro, che deve essere reso leale omaggio e il massimo onore. Del resto, quanto verrà detto per quel che riguarda i contenuti del tema che ci sta a cuore,  occorre sottolineare esplicitamente ancora una volta, a scanso di spiacevoli ed interessati equivoci, che tali contenuti non sono affatto escogitazione od opinione di chi qui scrive, bensì sono comunicazioni di Rudolf Steiner e di Massimo Scaligero. Di ciò il lettore può essere assolutamente certo, perché su questo punto sono sempre stato intransigente sia con me che con gli altri. Ma procediamo col primo di questi contributi.

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Come ho già avuto modo altrove di raccontare, fu nel 1985 che incontrai per la prima volta alla Rudolf Steiner Halde, allora ancora sede della Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, ossia del ʽLascitoʼ, la mia amica Hella Wiesberger. Tra noi vi fu da sùbito reciproca simpatia, nonché la nascita di una sorta di ʽfratellanza d՚armiʼ spirituale. Dovendo in quegli anni andare spesso, per motivi professionali, a Basilea in Svizzera, e a Friburgo in Germania, i nostri incontri furono frequenti. La Wiesberger mi aveva preso a ben volere, mi trattava con grande familiarità, ed ogni tanto mi faceva qualche dono sempre molto gradito. Fu in occasione di uno di questi incontri che, approssimandosi il Natale, Hella volle farmi un regalo che si rivelò di estrema importanza per me. Mi regalò la riproduzione del bozzetto di un trittico, dal profondo valore spirituale e simbolico, eseguito da una discepola molto speciale di Rudolf Steiner. Questa discepola, valente artista, si chiamava Anna May-Rychter, e il trittico aveva come titolo quello, estremamente suggestivo, di «Gral». Lʼautrice aveva partecipato alle conferenze tenute da Rudolf Steiner a Neuchatel, nelle quali il Dottore parlò del mistero di Christian Rosenkreutz, ed il dipinto fu realizzato seguendo fedelmente le indicazioni e le spiegazioni delle varie figure di Rudolf Steiner. Il che conferisce un valore molto particolare al dipinto stesso. Hella Wiesberger accompagnò il dono con una sorta di esergesi orale, nella quale mi illustrò, secondo le comunicazioni di Rudolf Steiner, il significato complessivo del dipinto, addentrandosi pure in molti particolari del medesimo. Per me fu come l՚aprirsi di un mondo nuovo, anche perché in quel periodo Hella Wiesberger stava curando ed andava pubblicando tutto il materiale della Scuola Esoterica di Rudolf Steiner, in modo particolare quello della seconda Sezione, quella cultico-conoscitiva, ossia il materiale della ʽMystica Aeternaʼ, del quale mi illustrò la relazione profonda col graalico trittico «Gral», dipinto da Anna May-Rychter. Il dipinto venne esposto dal 5 febbraio al 15 marzo 1918 – quindi nel corso della prima guerra mondiale – a Monaco di Baviera alla galleria d’arte Das Reich, una creazione di Alexander von Bernus, grande amico di Rudolf Steiner.

Il dipinto ha una esplicita connotazione fortemente ʽcainitaʼ, come del resto aveva la stessa ʽMystica Aeternaʼ. Il dipinto originale, eseguito su tre distinte tavole, era stato concepito per essere esposto prima nel Johannesbaum, la cui costruzione originariamente era stata prevista proprio a Monaco di Baviera, ma che non poté realizzarsi per la drastica opposizione delle locali autorità per meschini motivi confessionali. Avrebbe poi dovuto essere esposto nel primo Goetheanum, ma ancora una volta il confessionale ʽodium theologicumʼ della nota potenza straniera d՚Oltretevere, ed eziandio quello della mai troppo esecrata compagnia, a San Silvestro del 1922, mandò in cenere l՚edificio prima ancora che la sua costruzione venisse ultimata: fu un delitto esplicitamente annunciato! Il dipinto seguì poi le vicende, notevolmente agitate, che si svolsero dopo la morte di Rudolf Steiner nella Società Antroposofica, ed infine finì ad Amburgo ospitato nelle sede della locale Scuola Waldorf, ove purtroppo andò distrutto nel 1943, durante la seconda guerra mondiale, nel corso dei bombardamenti inglesi sulla città anseatica.

Per fortuna, la nipote di Anna May-Rychter, la Dott.ssa Margarethe Hauschka-Stavenhagen aveva conservato il bozzetto del trittico, e nel 1975, cinque anni prima della sua dipartita, lo rese pubblico sull’organo ufficiale della Società Antroposofica. Vedi: Margarethe Hauschka, Das Triptychon ‘Gral’ von Anna May, in Das Goetheanum, 15. Juni 1975, Nr. 24, S. 187-190, articolo nel quale, tuttavia la riproduzione fotografica era in bianco e nero. È lo stesso bozzetto che viene riprodotto a colori su questo animoso blog.

Dopo che Hella Wiesberger me lo donò, io volli mostrarlo ad una persona di Roma, che ritenevo potesse comprenderlo e apprezzarlo, ma mi sbagliavo clamorosamente. La vista del medesimo suscitò nella suddetta persona un moto immediato di avversione e di ripulsa, allora per me tanto incomprensibile nella sua violenza quanto immotivato. In séguito, compresi sin troppo bene il perché di una tale avversione, che peraltro mi sembrò esser ancor più immotivata ed ingiusta.

Viene qui pubblicata eziandio la presentazione del dipinto stesso redatta, seguendo le indicazioni di Rudolf Steiner, in occasione della presentazione del trittico a Monaco. Nel presente articolo non mi è possibile dire tutto quello che su di esso potrebbe essere detto. Del resto il tema è per sua natura inesauribile, e va affrontato meditativamente nel silenzio sacro della solitaria esperienza interiore. Ma qualcos’altro potrà, tuttavia, essere detto in un altro studio, che seguirà lʼattuale: è una promessa che faccio al candido lettore, che avuto la pazienza di seguire le tredici parti, lungo le quali si sono svolte le presenti considerazioni.

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IL TRITTICO «GRAAL»

di Anna May, Monaco

Aggiungiamo questa descrizione, che a suo tempo fu data – tuttavia soltanto a grandi linee, al Glaspalast a Monaco, allorché il quadro venne là esposto. Essa rimase nellʼufficio della giuria nel caso di un acquisto o di una richiesta.

Il Trittico «GRAAL»

«Da Salomone a Christian Rosenkreutz attraverso il Golgotha».

Alcune correnti spirituali e fisiche (quella dellʼoro della sapienza e quella del sangue) si uniscono allʼumanità : allʼinterno delle medesime sorgono le grandi individualità come Abramo, Isacco, Mosè, il Buddha, lʼevangelista Giovanni, Paolo.

Pernio di questa storia dellʼumanità è il Mistero del Golgotha. «Graal» è la Parola per lʼuomo, nella misura in cui egli cerchi rapporto con tale evento. La leggenda dice che il Graal sarebbe stato ricavato dalla pietra che Lucifero perdette dalla sua corona nella sua caduta. Salomone lo ricevette dalla Regina di Saba (parte sinistra del Trittico).

Esso divenne poi la coppa dellʼUltima Cena, nella quale Giuseppe dʼArimathea avrebbe raccolto il sacro sangue (parte centrale del Trittico).

Allorché questo sangue del Christo in un lontano futuro sarà penetrato sin nella parte più interna della Terra, esso diventerà anche lʼuomo completamente cristificato, il Parzifal del futuro, si risveglierà dalla coppa del Graal come da una bara, e riunirà tutte le religioni e le precedenti filosofie in un vivente sapere cristico. Poi anche Michael avrà incatenato il drago, e la «Donna» dellʼApocalisse porterà di nuovo in sé il Sole ed avrà la Luna sotto i piedi, cioè la Terra avrà riportata la vittoria sullʼelemento materiale.

La parte superiore del Trittico Graal rappresenta il Mondo Spirituale (oro); le superiori teste più grandi: gli Spiriti del Tempo (Archai), che tendondosi le mani attraverso ampie epoche, si alternano. A loro sostegno, gli Spiriti dei Popoli (Arcangeli).

Sotto di loro, volgenti lo sguardo in basso agli uomini, gli Angeloi, ossia gli Angeli. La parte inferiore, cioè le due Colonne, rappresenta la corrente del sangue, che scorre attraverso lʼumanità, e che in collegamento con lo Spirituale (oro) incarna le alte Guide, che dirigono lʼevoluzione dellʼumanità. A sinistra, dallʼalto verso il basso «Melchisedek», il grande Iniziato solare, che porta pane e vino ad Abramo, sotto Abramo ed Isacco, sotto Giacobbe e la scala celeste. Sotto (a sinistra della croce) Mosè nella posizione, come se vedesse il roveto ardente.

Queste individualità sono quelle che stanno come pietre miliari per la preparazione del sangue nel popolo ebraico, per formare il corpo del Christo.

Le tre parti del Trittico

la parte superiore media sopra il Golgotha : il Graal – la Pietra, che cadde dalla corona di Lucifero nella lotta in Cielo.

Immagine di sinistra : la Regina di Saba lo ha portato tra varie preziosità al Re Salomone. In séguito il Christo elargisce dalla Coppa del Graal lʼUltima Cena, e Giuseppe dʼArimathea vi raccoglie il sacro sangue sul Golgotha, che compenetra la Terra e viene accolto dalle Madri, le tre forze terrene, pensare, sentire e volere. Col Christo, lo Spirito del Sole, discesero sulla Terra Entità spirituali, le quali lavorano questa, cosicché il sangue penetri profondamente in essa e la cristifichi.

Immagine di destra : mostra il  Cristianesimo esoterico, rinnovato, risvegliantesi dalla Coppa del Graal come dalla bara di cristallo che viene diretto da Christian Rosenkreutz; attorno a lui (al centro) i sette santi Rishi come rappresentanti dei primordiali Misteri planetari atlantidei. 

A destra e a sinistra : uniti a questi i rappresentanti delle cinque epoche di evoluzione o epoche di civiltà postatlantiche, la antica indiana, l’antica persiana (Zarathustra), quella egizio-caldaica (Hermete), quella greco-latina (Socrate, Platone, Agostino) e come rappresentante della nostra epoca la Pulzella dʼOrléans.

In alto a sinistra della parte centrale : la più grande individualità prima dellʼEvento del Chrsto, il Buddha, al di sotto nella corrente del sangue: un Iniziato precristiano con gli occhi chiusi, cioè non ancora iniziato in uno stato cosciente.

In alto a destra della parte centrale : dopo lʼEvento del Christo : Giovanni lʼEvangelista, con la sfera terrestra, che significa : il Christo sulla croce gli affidò sua Madre, la Terra. Sotto, un Iniziato nel senso cristico con gli occhi aperti, cosciente.

A lato della parte centrale, in basso a destra : Paolo (non io, ma il Christo in me) come contraltare a Mosè (Ehjeh asher ehjeh – Io sono lʼIo Sono).

Nella inferiore corrente sanguigna : la «bestia» incatenata da Michael, al di sopra la «Donna», che reca il Sole in sé e la Luna sotto i piedi, cioè alla fine dellʼevoluzione terrestre si riuniscono le forze solari con le forze lunari, cioè la Terra sarà completamente cristificata.

Lʼambiente per questa raffigurazione venne indicato dal Dr. Steiner nel seguente modo:

Un ampio ambiente in legno, a forma di nicchia, sotto con una sorta di elemento come un ampio altare. Il tutto splendente, ma corroso blu-indaco. Nella rotondità sopra lo zodiaco, le costellazioni ma circondate da figure immaginative come una nebbia dorata, nella quale rilucono le stelle.

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Da quanto esposto, risulta chiaro che, secondo Rudolf Steiner, il Graal è il senso della Terra, ossia quello della sua trasformazione da «Cosmo della Saggezza» in «Cosmo dell’Amore». Infatti, così egli scrive nel VI capitolo, Presente e futuro dell’evoluzione cosmica e umana, della sua Scienza occulta nelle sue linee generali, trad. di E. de Renzis ed E. Battaglini, rivista e aggiornata da W. Schwarz, Gius. Laterza e Figli, Bari, 1947, pp. 309-311:

«La Terra è la discendente dell’antica Luna, e quest’ultima si è costituita, con tutto ciò che le apparteneva, come «Cosmo della Sapienza». Orbene, la Terra segna l’inizio di un’evoluzione per mezzo di cui una nuova forza verrà introdotta in questa saggezza; essa conduce l’uomo a sentirsi cittadino indipendente di un mondo spirituale. Ciò dipende dal fatto, che il suo «Io» viene formato dagli Spiriti della Forma, durante il periodo terrestre, al modo stesso come il suo corpo fisico venne elaborato su Saturno dagli Spiriti della Volontà, il suo corpo vitale sul Sole dagli Spiriti della Saggezza, e il suo corpo astrale sulla Luna dagli Spiriti del Movimento. Dalla collaborazione degli Spiriti della Volontà, della Sapienza e del Movimento nasce ciò che si manifesta come Saggezza. Per opera di queste tre categorie di Spiriti, gli esseri e i processi della Terra possono armonizzarsi in saggezza con gli altri es-seri del loro mondo. L’uomo riceve il suo «Io» indipendente dagli Spiriti della Forma; questo Io si armonizzerà nell’avvenire con gli esseri della Terra, di Giove, di Venere e di Vulcano a mezzo di quella forza che s’introduce nella saggezza durante il periodo terrestre. È questa la forza dell’amore. Questa forza dell’amore deve nascere nell’umanità terrestre e il «Cosmo della saggezza» deve svilupparsi in «Cosmo di amore». Tutto ciò che l’Io può sviluppare in sé deve trasformarsi in amore. Quale universale «archetipo dell’amore» si presenta con la sua rivelazione il sublime Essere solare, che è stato caratterizzato nella descrizione dell’evoluzione del Cristo. […] Ciò che si è andato preparando come saggezza su Saturno, il Sole e la Luna, agisce nel corpo fisico, nel corpo eterico e nel corpo astrale dell’uomo e si manifesta come «Saggezza del Mondo»; nell’Io però s’interiorizza. A partire dallo stato terrestre, «la saggezza del mondo esteriore» diventa saggezza interiore nell’uomo; e quando si è in tal modo interiorizzata diventa il germe dell’amore. La saggezza è condizione necessaria per l’amore; l’amore è il frutto della saggezza rinata nell’Io». 

Alcune pagine prima, Rudolf Steiner per la prima volta nella Scienza Occulta parla  della della novella, moderna, Via dell’Iniziazione rosicruciana come della Via del Graal. Infatti, così egli scrive alle pp. 303-308:

«La «sapienza occulta», che esercita in tal modo la sua azione sull’umanità, e sempre maggiormente l’eserciterà, si può chiamare simbolicamente la conoscenza del «Graal». Chi impara a penetrare la profonda essenza di questo simbolo, quale viene raccontato nella storia e nella leggenda, si accorge che esso rappresenta in modo significativo la natura di ciò che abbiamo chiamato la conoscenza della nuova iniziazione, con il mistero del Cristo al centro. Gli iniziati moderni possono essere perciò chiamati «iniziati del Graal». Quella via verso i mondi soprasensibili, di cui abbiamo descritto in questo libro i primi gradini, conduce alla «scienza del Graal». Tale conoscenza ha la peculiarità, che i fatti a cui allude possono essere investigati soltanto dopo l’acquisto dei mezzi necessari, quali sono indicati in questo libro. Quando però i fatti sono stati investigati, essi possono essere compresi appunto per mezzo delle forze animiche sviluppatesi nel quinto periodo; e veramente diventerà più evidente che tali forze troveranno ognora maggiore sempre più soddisfazione in quelle conoscenze. Nel tempi in cui ora viviamo, quelle conoscenze devono essere accolte nella coscienza generale più largamente di quanto non lo fossero nel passato, ed è da tale punto di vista appunto che sono stati comunicati  gl’insegnamenti contenuti in questo libro. A misura che l’evoluzione dell’umanità assimilerà le conoscenze del Graal, l’impulso dato dall’avvento del Cristo acquisterà maggior forza e significato; la parte esteriore dell’evoluzione cristiana andrà sempre più associata a quella «interiore».  Tutto ciò che può essere conosciuto intorno ai mondi superiori, nei riguardi del mistero del Cristo, a mezzo dell’immaginazione, dell’ispirazione e dell’intuizione, penetrerà sempre meglio nella vita intellettiva, sentimentale e volitiva dell’uomo. La «sapienza occulta del Graal» diverrà manifesta, e come forza interiore compenetrerà sempre più le manifestazioni della vita umana. […]

Si vede dunque come la «conoscenza del Graal» c’insegni il più alto ideale dell’evoluzione umana che all’uomo sia dato concepire; quella spiritualizzazione, cioè, che egli conquista per forza propria, e che si palesa infine come il risultato armonico, che egli ha potuto stabilire, durante il quinto e il sesto periodo dell’evoluzione attuale, fra le forze da lui acquistate del sentimento e dell’intelletto e le conoscenze dei mondi soprasensibili».  

Voglio concludere questa ancora una volta troppo lunga trattazione, trascrivendo alcuni stralci di quanto dice Massimo Scaligero a conclusione del sopra citato Iniziazione e Tradizione alle pp. 42-45, poiché quanto ivi dice è veramente una mirabile sintesi del tema che siamo andati svolgendo: tema al quale egli aveva consacrato l’intera sua vita e tutte le sue forze:

«I Maestri della Iniziazione hanno potuto comunicare ciò nei seguenti termini: «Quello che novellamente è nato nell’umanità, il mistero dell’Io Superiore, viene custodito da una segreta comunità. La continuità del Mistero che novamente si appressa all’anima dell’uomo là dove essa può trovare il suo intimo principio non riducibile alla natura, si esprime con un simbolo: la Coppa di cui si servì il Cristo la sera dell’ultima cena e nella quale vennero poi raccolte stille del Suo sangue da Giuseppe d’Arimatea». Secondo la leggenda, la sacra Coppa venne portata dagli Angeli in Occidente e qui venne eretto per essa un tempio dove i fratelli della Rosa-Croce divennero custodi del suo contenuto, ossia custodi dell’essenza del Dio che, vincendo la morte, suscita la nuova nascita dell’Io. Il Mistero del Dio novellamente nato, oltre il dominio della morte, attende inconosciuto l’uomo che sappia svincolarsi dall’incantesimo della esistenza esteriore. È il Mistero del San Graal: che si pone come la via attuale della Iniziazione. L’evangelista Giovanni poté dire: «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio». E poté annunciare che «il Verbo si è fatto carne». Tuttavia, ciò che questo significa non può essere ritrovato attraverso nessuna parola scritta o parlata, ma solo grazie a un rapporto radicale con quello che realmente, come evento cosmico, si è verificato con il Sacrificio del Golgotha e che è appena riflesso nei Vangeli. […]

Soltanto una conoscenza sovrasensibile, indipendente dalla disanimata eco delle antiche iniziazioni – che erano semplicemente restaurazioni sempre più deboli di una illuminazione che si andava perdendo e ormai è definitivamente perduta sia in Oriente che in Occidente – e portata agli uomini da uno dei custodi della Saggezza primordiale, può far intravvedere la direzione verso tale via. Egli [sc. Rudolf Steiner] l’ha veramente mostrata. E questa nostra sintesi deriva dal suo insegnamento: al quale possiamo rimandare il lettore che intenda attingere alla fonte diretta.

Viene insegnato da tale Maestro come «Colui che era alprincipio con Dio» sia nato di nuovo nell’Essere che, vincendo la morte, ha impresso nel segreto della sostanza minerale dell’uomo fisico la potenza della Resurrezione. Ormai il còmpito dell’iniziato è far affiorare in sé, per il veicolo del pensare liberato, il principio interiore, indipendente dalla natura e dalla terra, per via del quale unicamente ci si può riconnettere con il proprio Maestro: principio della individualità integrale, che perciò può compiere l’Operatio Solis. Esso può visitare interiora terrae e suscitare la virtù adamantina, il potere che risolve la mineralità della «pietra nera».
È la Via del Diamante-folgore o Via del San Graal. […]

Al principio era il Mistero dell’Io Superiore umano: esso permase come segreto della «pietra fulgurea» perduta prima da Lucifero e poi ancora da Adamo. Perciò nella Rocca del Graal è custodito il Mistero dell’Io imperituro dell’uomo. Coloro ai quali è possibile contemplare questo Mistero, sanno che per giungere al centro spirituale originario, debbono affrontare l’enigma dell’esperienza cruciale che suggella il segreto della trasmutazione del male e della morte, attraverso la «questione» risolutiva che l’Io pone alla sua essenza perenne, affermandosi già in ciò come un affiorare dell’Io superiore medesimo. […]

L’impresa del Graal è più che mai innanzi alla decisione dell’uomo, per il suo essere o per il suo non-essere: l’enigma del Graal è attuale ed è la possibilità di liberazione dell’avvenire. La questione del Graal deve essere posta dall’iniziato, dal ricercatore di quel centro spirituale per il quale soltanto si dissolvono le parvenze e l’errore del mondo. La via del Graal è ancora oggi sconosciuta, ma può essere ritrovata, se l’attaccamento alla parvenza terrestre e ad ogni sua proiezione dottrinaria
spiritualistica e tradizionale, non ha del tutto spento lo slancio verso l’imperituro, l’amore per l’infinito, la volontà di liberazione». 

Quod bonum, felix, faustumque sit!

LA RICERCA DEL SANTO GRAAL, MATERIALI DI STUDIO, SCIENZA DELLO SPIRITO

LA RICERCA DEL SANTO GRAAL. DODICESIMA PARTE.

Dopo una non breve assenza, Hugo ritorna ad affrontare il tema centrale di questo studio in più puntate. Difficoltà varie – sue e di alcune persone care – ed eziandio altri eventi, hanno impedito che quanto maturato in lunghe ricerche venisse ad avere la possibilità di essere qui pubblicato. Ma nulla avviene a caso, e il periodo trascorso ha permesso una ulteriore maturazione dei pensieri. Ciò fa sperare nellʼindulgenza del benevolo lettore.

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Elemento centrale della Esoterische Schule, della Scuola Esoterica fondata da Rudolf Steiner nel 1904 è il Sentiero della Conoscenza, del quale egli parla nel capitolo finale del libro Teosofia. Introduzione alla conoscenza sovrasensibile del mondo e del destino umano, apparso nella sua prima edizione tedesca proprio nel 1904, e da allora tradotto molte volte anche nella nostra lingua. Una bella traduzione di quel libro fondamentale è quella di Iva Levi Bachi, molte volte ripubblicata dalla milanese Editrice Antroposofica. In quel capitolo finale Rudolf Steiner dà la trama di pensiero del Sentiero della Conoscenza, ossia del percorso che deve condurre il discepolo dalla illusoria conoscenza sensibile allʼautentica Gnosis, alla folgorante Conoscenza sovrasensibile: Conoscenza che è visione trasformatrice, trasfiguratrice e trasmutatrice dellʼintero essere umano.

Senza una intensa pratica interiore, lʼintera Scienza dello Spirito è un non senso: rischia di diventare o una grigia teoria, che ingolfa la memoria, o un misticismo sentimentale, o un eccentrico estetismo intellettuale. E precisamente questa fu ed è la tragedia del movimento antroposofico. Rudolf Steiner, con molta amarezza, più volte, mise in evidenza come molti antroposofi allora leggessero – e tuttora leggono – un libro come la sopra citata Teosofia come si legge un libro di cucina, mentre dovrebbe essere un libro ʽrisvegliatoreʼ, ossia la lettura di un tale libro dovrebbe essere un ʽRitoʼ sacro, un intenso esercizio interiore, capace di trasformare radicalmente lʼanima del lettore meditante. E aggiunse che se gli antroposofi avessero usato in cotal modo i libri da lui scritti – soprattutto Teosofia, Iniziazione, La Scienza Occulta, egli si sarebbe risparmiato la fatica di tenere migliaia di conferenze. Perché i contenuti di quelle conferenze sarebbero stati conquista interiore ed esperienza diretta degli asceti interiormente attivi e operanti. Ma così – nobili eccezioni a parte – non fu, e purtroppo ancor oggi non è, e questa, appunto, come sopra detto, fu ed è la tragedia del movimento e della Società Antroposofica. È tragico che in Germania, in ambienti esoterici seri, con feroce sarcasmo, si parli della Società Antroposofica come di «eine okkulte Gesellschaft ohne Okkultisten», ossia, detto nella lingua del nostro Dante l’attuale Società Antroposofica è una società occulta senza occultisti

Un discorso a parte va fatto a proposito della Scuola Esoterica da lui fondata e strutturata nelle tre Classi, delle quali ho avuto modo di parlare più volte su questo animoso e temerario blog. In essa, soprattutto nella prima Scuola Esoterica, che visse ed operò tra il 1904 e il 1914, appartennero alcune centinaia di discepoli occulti che si erano rivolti al Maestro chiedendogli una direzione spirituale, discepoli che operarono in silenzio a percorrere lʼarduo sentiero che conduce alla Iniziazione ad una superiore vita spirituale. A parte Marie Steiner, la fedele compagna e collaboratrice del Maestro, voglio ricordare soltanto Martina von Limburger in Germania, e Giovanni Colazza in Italia: figure luminose che, appunto in silenzio e riservatezza, portarono avanti lʼascesi indicata loro da Rudolf Steiner, e che ci hanno altresì trasmesso un prezioso lascito operativo. Lascito scaturito da una pratica interiore effettivamente eseguita, praticamente attuata, e non meramente letta nei libri o semplicemente immaginata.

All’interno della seconda Classe della suddetta Scuola Esoterica – la Classe culticoconoscitiva, in séguito conosciuta anche come ʻMystica Aeternaʼ – Rudolf Steiner donò la Leggenda del Tempio o Leggenda Aurea come tema centrale sul quale doveva incessantemente esercitarsi il meditare di coloro che erano stati accolti come membri della seconda Classe. I contenuti dellʼintera Scuola Esoterica furono preservati – e difesi dalla azione emarginatrice e disgregatrice della dirigenza della Società Antroposofica, messa in atto soprattutto ad opera di Albert Steffen e di Guenther Wachsmuth – dalla Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, ossia dal ʽLascitoʼ di Rudolf Steiner, e dobbiamo alla dedizione sacrificale, alla competenza sia interiore che professionale, al lavoro pluridecennale di Hella Wiesberger, alla quale va tutta la nostra gratitudine e il nostro amore, il fatto che oggi i contenuti della prima Scuola Esoterica siano giunti sino a noi e messi a disposizione del libero ricercatore spirituale. La pubblicazione di tale aureo patrimonio della Scuola Esoterica non fu affatto una arbitraria, e – al dire dei suoi detrattori – discutibile decisione di Hella Wiesberger – come in maniera insana e improvvida ha scritto in maniera oltremodo ingiusta e offensiva su un noto social forum N.R. Ottaviano – ma una precisa volontà di Marie Steiner, avallata dalla stessa parola di Rudolf Steiner, e testimoniata da sue disposizioni testamentarie scritte. Lei, ancora vivente, dovette addirittura difendersi da velenosi e calunniosi attacchi da parte di vari membri della ipersteffenianizzata Società Antroposofica allorché, negli ultimi anni di una vita tutta dedita a servire con amore – e a salvare – lʼOpera di Rudolf Steiner, curò la pubblicazione dei primi tre ʽQuaderni Esotericiʼ (lʼultimo dei quali uscì postumo), che costituirono poi il primo nucleo della successiva pubblicazione del lascito esoterico di Rudolf Steiner. Tali primi ʽQuaderniʼ furono sùbito tradotti una prima volta in italiano ad opera di Mario Viezzoli, che succedé a Giovanni Colazza nella direzione del Gruppo Novalis, ed io ne possiedo una copia con sopra gli appunti e le correzioni di mano di Massimo Scaligero, che custodisco come un piccolo prezioso tesoro. Quei ʽQuaderniʼ, poi completati con altro materiale, furono in séguito ritradotti in italiano più volte, anche tenendo conto delle osservazioni e correzioni di Massimo Scaligero, lʼultima versione dei quali ad opera di alcuni amici sotto la direzione di Romolo Benvenuti, che diresse per decenni il Gruppo Novalis dopo Giovanni Colazza, Mario Viezzoli, Caio Sallustio Crispo.

Il testo della Leggenda del Tempio ci è giunto in varie versioni, tutte di mano di Rudolf Steiner. La parte riportata nel presente articolo si trova nel volume 265 dellʼOpera Omnia del Dottore. Una parte di quel volume – il GA-265 dellʼedizione tedesca – è stato parzialmente tradotto ed in séguito pubblicato dalla milanese Editrice Antroposofica. Per vari motivi, che per il momento non intendo approfondire, tale edizione non è soddisfacente – sia perché manca larga parte della importante  introduzione storico-documentaria curata da Hella Wiesberger, sia per taluni grossolani fraintendimenti presenti nella traduzione pubblicata – per cui ho preferito tradurre a mia volta dallʼoriginale tedesco la parte che riporto nella presente puntata di questo mio studio. La parte che riguarda la versione della Leggenda del Tempio che ho scelto di tradurre, si trova alle pp. 365-368 della GA-265, che in tedesco ha titolo Zur Geschichte und aus den Inhalten der erkenntniskultischen Abteilung der Esoterischen Schule 1904-1914, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1987. La traduzione è stata eseguita nella forma più letterale possibile – anche a costo di sacrificare la «venustà del periodare», per usare una espressione del caro «zio» Arturo – per tema di tradire il pensiero, che ne costituisce l’essenza.  

«La leggenda del Tempio.

«La parte significante simbolicamente lʼevoluzione dell’umanità»,

come essa veniva comunicata nel primo Grado.

Testo secondo il manoscritto originale di Rudolf Steiner.

All’inizio dellʼevoluzione terrestre uno tra gli Spiriti di Luce o Elohim discese dalla regione solare in quella terrestre e si congiunse con Eva, la madre primordiale del vivente. Da questa unione sorse Caino, il primo degli uomini terreni. In seguito, un altro spirito della classe degli Elohim, Jahve o Jehova, plasmò Adamo; e dalla unione di Adamo con Eva sorse Abele, il fratellastro di Caino. La diversità dellʼorigine di Caino e Abele (generazione sessuale e asessuale) provocò il contrasto tra Caino e Abele. E Caino colpì Abele. Abele era andato in rovina a causa della generazione sessuale, Caino a causa della caduta morale della vita nel mondo spirituale. Al posto di Abele, Jehova dette in sostituzione alla coppia come figlio Seth. Da Caino e Seth provengono due diversi tipi umani. I discendenti di Seth potevano guardare nel Mondo Spiritale in particolari (sognanti) stati di coscienza. I discendenti di Caino persero completamente questa visione. Essi dovettero, nel corso delle generazioni, elaborare la riconquista delle facoltà spirituali attraverso la graduale educazione delle forze umane terrestri.

Uno dei discendenti di Abele-Seth fu il sapiente Salomone. Egli aveva ancora ereditato il dono della chiaroveggenza sognante; aveva ricevuto questo dono, come predisposizione in un grado eccezionale; così accadde che la sua sapienza divenne così vastamente famosa, che di lui si racconta che possedesse un trono dʼoro e dʼavorio (oro e avorio come simboli della sapienza).

Dalla stirpe di Caino provennero uomini che, nel corso del tempo, sempre più si resero atti allʼevoluzione ascendente delle forze umani terrestri. Uno di questi uomini fu Lamech, il custode dei libri-T, nei quali venne riprodotta la sapienza primordiale nella misura in cui ciò fu possibile mediante forze umane terrestri, cosicché questi libri sono inintellegibili agli uomini non iniziati. Un altro discendente dell’umanità cainita è Tubalcain, che nella lavorazione dei metalli progredì talmente da poter plasmare artisticamente i metalli in strumenti musicali. E, come contemporaneo di Salomone visse Hiram Abif o Adoniram, della stirpe di Caino, il quale con la sua Arte era talmente progredito, che questa confinava in maniera immediata con la visione dei mondi superiori, e per lui vi era appunto appena un sottile diaframma da abbattere nei confronti della Iniziazione.

Il sapiente Salomone ideò il progetto di un Tempio, che nelle sue forme avrebbe dovuto portare simbolicamente ad espressione l’evoluzione dellʼumanità. Mediante la sua sapienza sognante, egli poté ideare i pensieri di questo Tempio in tutti i suoi singoli particolari, ma gli mancava la conoscenza delle forze terrestri per la sua effettiva edificazione, la quale doveva essere conquistata unicamente attraverso l’educazione delle forze terrestri nella stirpe di Caino. Perciò Salomone si alleò con Hiram Abif. Ora questi costruì il Tempio che esprimeva simbolicamente lʼevoluzione dell’umanità.

La fama di Salomone era giunta sino alla Regina di Saba, Balkis. Questa si recò un giorno alla corte di Salomone per sposarlo. Le vennero mostrate tutte le magnificenze della corte di Salomone ed anche il possente Tempio. Ella non poteva concepire, per le rappresentazioni che sino ad allora ella si era conquistata, come un architetto avente a disposizione unicamente forze terrestri, avesse potuto realizzare un qualcosa del genere. Ella aveva appunto saputo che la guida degli operai aveva potuto dirigere contemporaneamente sufficienti schiere di operai attraverso il possesso di ataviche forze magiche. Ella ottenne di poter vedere l ̓ architetto per lei degno in modo così raro. Non appena egli la incontrò, il suo sguardo fece su di lei una impressione eccezionalmente profonda. Poi dovette mostrarle, chʼegli guidasse gli operai attraverso semplici relazioni umane. Prese il martello, salì su di un colle, e ad un suo segno con il martello si appressarono grandi schiere di operai. La Regina di Saba notò come potevano essere sviluppate forze umane di cotale importanza. Sùbito dopo la Regina si recò con la sua nutrice (nutrice sta per persona profetica) di fronte alle porte della città. Qui incontrarono Hiram Abif. Nel momento in cui le due donne scorsero lʼarchitetto, lʼuccello Had-Had dallʼaria volò sul braccio della Regina di Saba.

La profetica nutrice spiegò ciò col fatto che la Regina di Saba era destinata non a Salomone bensì a Hiram Abif. Da quel momento in poi, la Regina sempre di più non pensò ad altro che a poter sciogliere il fidanzamento con Salomone. Si racconta poi come al Re, in uno stato di ebrezza, dal dito venisse levato lʼanello di fidanzamento, cosicché la Regina potesse ora esser considerata la sposa destinata a Hiram Abif. (Alla base di questo tratto della leggenda vi è il fatto che nella Regina di Saba deve vedersi lʼantica Sapienza Stellare, la quale fino a quellʼepoca era stata congiunta con le antiche forze ataviche, che vengono simboleggiate in Salomone. Le leggende occulte nei simboli di personaggi femminili esprimono la Sapienza, che può disposarsi con la parte maschile dellʼanima. Con lʼepoca di Salomone è cominciata lʼèra in cui questa Sapienza deve passare dalle antiche forme ataviche alle forze dellʼIo terreno riconquistate. Lʼ«anello» è sempre il simbolo dellʼ«Io». Salomone viene pensato come ancora in possesso di un io non pienamente terrestre, bensì di un io  che è tale  soltanto nel riflesso dellʼ«Io superiore» dellʼangelo nellʼatavica coscienza chiaroveggente di sogno. La «ubriacatura» incdica che questo Io viene nuovamente perduto allʼinterno delle forze animiche semicoscienti, mediante le quali era stato conquistato. Solo Hiram è in possesso di un «Io» umano-reale).

Da questo momento una violenta gelosia afferra Salomone nei confronti del suo Architetto. Fu facile perciò per tre compagni traditori trovare ascolto presso il Re per un’azione tramite la quale essi volevano rovinare Hiram Abif. Essi sono suoi nemici, giacché dovettero venir da lui respinti allorché pretesero il Grado e la Parola di Maestro, per le quali non erano maturi.

Ora, questi tre compagni traditori decisero di rovinare a Hiram Abif l’opera, ch’egli voleva eseguire a coronamento del suo lavorare alla corte di Salomone. Era la fusione del «mare di bronzo». Si trattava della fusione prodotta ad arte, a partire dai sette metalli fondamentali (piombo, rame, stagno, mercurio, ferro, argento, oro), sì da essere perfettamente trasparente. La cosa venne eseguita sino alla fusione finale, che doveva essere eseguita di fronte alla corte riunita – di fronte pure alla Regina di Saba – fusione mediante la quale la sostanza ancora torbida doveva essere cangiata sino a perfetta trasparenza. Ora, i tre compagni traditori mescolarono qualcosa di non corretto nella fusione, cosicché questa, invece di illimpidirsi, sprigionò scintille di fuoco. Hiram Abif cercò di placare il fuoco con lʼacqua . Non vi riuscì, anzi le fiamme divamparono da tutte le parti. Ma Hiram Abif udì uscire dalle fiamme e dalla massa rifulgente una voce: «Gettati nelle fiamme; tu sei invulnerabile». Egli si gettò nelle fiamme, e scorse sùbito che la sua via conduceva al centro della Terra. A metà strada incontrò il suo antenato Tubalcain. Questi lo guidò al centro della Terra, ove si trovava il suo grande avo Caino, nello stato in cui questi era prima della colpa. Qui Hiram Abif ricevette la spiegazione del fatto che l’energico sviluppo delle forze umane terrestri alla fine conduce al sommo della Iniziazione, e che l’Iniziazione ottenuta su questa via avrebbe dovuto subentrare nel corso della Terra in luogo della visione dei figli di Abele-Seth, che sarebbe scomparsa. La forza donatrice di coraggio, che Hiram Abif ricevé da Caino, simbolicamente viene espressa dicendo che Hiram ricevé da Caino un nuovo martello, con il quale egli ritornò alla superficie della Terra, toccò il Mare di Bronzo, e tramite ciò riuscì a provocare la sua perfetta trasparenza. (Mediante questa simbologia viene dato quel che nella corretta meditazione solleva l’entità interiore dell’evoluzione umana sulla Terra allʼImaginazione. Il Mare di bronzo può essere considerato come il simbolo di ciò che lʼuomo sarebbe diventato se non avessero preso posto nell’anima le tre forze traditrici: dubbio, superstizione, illusione del sé personale. Mediante queste tre forze lʼevoluzione dellʼumanità sulla Terra è giunta allʼepoca lemurica al divampare del fuoco, che non poté essere sedato mediante lʼevoluzione acquea nellʼepoca atlantica. Piuttosto, deve aver luogo una evoluzione delle forze umane terrestri tale, che nellʼanima venga reintegrata la condizione originaria, che era presente in Caino prima del fratricidio. Di fronte alle forze terrestri, possono conservarsi non le sognanti forze animiche dei fratelli di Abele-Seth, bensì quelle dei discendenti di Caino che giungono allo sviluppo pienamente reale dellʼIo).

Una ulteriore trascrizione della Leggenda del Tempio secondo un manoscritto originale di Rudolf Steiner.

(Manca la prima parte)

Da quel momento Salomone sʼinfiammò di gelosia nei confronti del suo Architetto. Si trovarono perciò ad appoggiarlo tre compagni traditori, i quali nella loro ambizione avrebbero voluto ottenere dallʼArchitetto la Parola e il Grado di Maestro, che questi non aveva potuto concedere loro, perché a ciò essi non erano maturi. Essi decisero allora di vendicarsi nel modo seguente.

Hiram Abif doveva eseguire a coronamento dei suoi lavori alla corte di Salomone il cosiddetto Mare di Bronzo. Questo doveva essere una fusione metallica prodigiosa, nella quale erano fusi tutti i metalli della Terra in proporzioni tali da risultarne una splendida armonia. Tutto era stato predisposto da Hiram Abif sino allʼultimo atto. Questo doveva essere eseguito durante una festa particolare. Lʼintera corte si era radunata per lʼavvenimento, e vi era pure la Regina di Saba. I tre compagni traditori, in un momento decisivo, mescolarono un elemento errato nella fusione; ed accadde che il tutto non giunse ad unʼarmonica conclusione, dalla fusione si spigionarono delle fiamme. Hiram Abif tentò di placare le fiamme con lʼacqua. Ma dalla fusione si elevarono spaventose masse fiammeggianti. Tutti quelli che si erano radunati fuggirono. Ma Hiram Abif udì sortir dalle fiamme una voce, che gli disse: «Non temere, gettati nelle fiamme; tu sei invulnerabile». Egli si lanciò nelle fiamme. Si accorse sùbito che il suo volo conduceva al centro della Terra. A metà cammino incontrò Tubalcain, che lo condusse dal suo avo Caino, al centro della Terra. Caino era nella forma precedente alla sua caduta peccaminosa. Questi dette a Hiram Abif un nuovo simbolo-T, e gli disse di ripetere con esso la fusione, una volta tornato alla superficie della Terra. E che da lui sarebbe sorta una stirpe, la quale avrebbe vinto i figli di Adamo sulla Terra, ed avrebbe di nuovo introdotto il grande culto del Fuoco, riconducendo così lʼumanità alla divina Parola Creatrice.

Anche in questa leggenda vi è un significato profondo. Prima che l҆ʼuomo discendesse dal grembo della Divinità nellʼincarnazione terrestre, egli era in un regno spirituale che poteva percepire. Egli udiva la divina Parola Creatrice. Egli si incarnò in masse metalliche, che allora erano ancora allo stato fluido nel fuoco. Prima che ciò avvenisse, non avrebbero potuto avvicinarglisi i tre compagni traditori: dubbio, superstizione, e illusione del sé personale. Non avrebbe potuto dubitare del Mondo Spirituale, appunto perché questo era attorno a lui. Non avrebbe potuto cadere nella superstizione, perché egli vedeva lo spirituale nella sua vera forma. La superstizione consiste nella rappresentazione dello spirituale sotto falsa forma. Lʼillusione del sé personale non avrebbe potuto afferrarlo, poiché egli si sapeva nella spiritualità universale; non ne era ancora tagliato fuori con la sua reclusione nel corpo. Se questi tre compagni traditori non avessero potuto morderlo al calcagno, il suo corpo sarebbe diventato un puro, armonico, tramite con la materia. Essi mischiarono lʼimpurità, che gli fece obliare la Parola Creatrice divino-spirituale. Attraverso ciò la fusione venne distrutta. Quindi, il viaggio di Hiram Abif al centro della Terra rappresenta il procedere dellʼuomo sul sentiero occulto. Attraverso questo, lʼumanità ottiene nuovamente il possesso del T, della divina Parola Creatrice, la natura umana (Caino) conosce come essa fosse prima della caduta, e come possa nuovamente renderla pura».

Da tutto quanto abbiamo visto sinora, possiamo constatare come, alla luce della Scienza dello Spirito, vi sia una radicale contrapposizione tra la visione spirituale del mondo propria della ‘stirpe jahvetico-abelita’ e quella propria, invece, della ‘stirpe dei Figli del Fuoco’, ossia della ‘stirpe cainita’. Questa contrapposizione, che – dal punto di vista della Scienza dello Spirito – potremmo goethianamente definire ‘polare’, naturalmente, nell’evoluzione dell’uomo e del cosmo ha avuta la sua ragion d’essere. Il che, tuttavia, non la rende, ancor oggi, meno aspra, pur nella sua giustificata necessità.

Al fine di rendere meno impervia la comprensione di una tale ‘polare contrapposizione’, e, di conseguenza, aiutare l’intuizione del libero ricercatore che, sola, può far penetrare, in totale autonomia, il ‘mistero’ dal quale tale aspra contrapposizione scaturisce, giova forse richiamare – una volta di più – le immagini del ‘mito’ del ‘Concilio degli Dèi’. Ora, secondo tale ‘mito’ – ‘mito’ vero, pur nella poeticità delle sue immagini – l’Assoluto Divino pose, all’origine dei tempi – dei ‘nostri tempi’, naturalmente, ché nell’Assoluto tempo non v’è – alle Celesti Gerarchie un còmpito da esse difficilmente attuabile e realizzabile: portare ad esistenza nell’Universo la libertà. Còmpito invero arduo per esse, giacché esse stesse libere non erano affatto, essendovi, al principio, in esse solo ‘necessità’, sia pure ‘metafisica’, e non libertà.

Più volte Massimo Scaligero, rievocando in incontri e riunioni tale primordiale ‘Concilio degli Dèi’, mise in evidenza come le Gerarchie divino-spirituali, e le Entità ad esse appartenenti, fossero, a vari gradi, ‘manifestazione’, immediata e necessitante, dell’Assoluto Divino, del quale esse erano e sono emanazione ed espressione. In quanto tali, esse, di per sé, non hanno autonomia rispetto all’Assoluto del quale sono, appunto, la manifestazione: sono legate all’essere, come ad una ‘funzione’ alla quale non possono – per ora – sottrarsi. Ad esempio gli Spiriti della Sapienza o della Saggezza non si può dire che abbiano ‘Sapienza’, bensì che essi sono ‘Sapienza’, e non possono, per ora, sottrarsi a tale loro immediato essere, per essere diversamente da come attualmente sono. E così gli Spiriti del Coraggio, dell’Armonia, e persino gli Spiriti dell’Amore. Le Entità divino-spirituali, in special modo quelle più elevate, hanno sì ‘coscienza sovrasensibile’‘onnipotenza’, assoluta ‘bontà’ e ‘moralità’, ma non conoscono, e non hanno ‘Autocoscienza’‘Libertà’, e ‘Amore’.

Così come tali elevate Gerarchie divino-spirituali, anche le Entità Avverse – gli Ostacolatori – non sono affatto libere. Le Entità Ostacolatrici svolgono, esse pure, un ‘còmpito’, una ‘funzione’ alla quale – per così dire – sono ‘assegnate’‘costrette’, ‘comandate’, senza potersi a tale cogente condizione minimamente sottrarre. Gli Spiriti dell’Ostacolo svolgono la loro assegnata ‘funzione’ in maniera inesorabile, con l’impersonale ‘necessità’ delle forze della Natura.

L’unica possibilità, in quell’esiodeo ‘Concilio degli Dèi’, che le celesti Gerarchie ebbero di attuare il còmpito loro assegnato dall’Assoluto, e di portare quindi ad esistenza la libertà, era di ‘creare’, ossia da se medesime ‘generare’‘emanare’,  un primordiale ‘Uomo Cosmico’, al quale tutte le suddette Gerarchie donassero, come effettivamente avvenne, parte della loro ‘essenza’, e che, quindi, di esse tutte egli fosse  una mirabile ‘sintesi’. L’Uomo Primordiale – l’Adàm Kadmòn della Kabbalàh israelitica e cristiana – possedeva in sé ‘sapienza’‘potenza’, e ‘moralità’ esattamente come le Celesti Gerarchie – gli ‘Eoni’ di quell’antica Gnosi, tanto calunniata, soprattutto quella abbagliante culminazione ch’essa ebbe in Mani, Gnosi caricaturalmente sfigurata, violentemente avversata, sanguinosamente perseguitata dai Padri delle poco ‘cristiche’, ortodosse, Chiese cristiane – delle quali l’Uomo Primordiale era ‘emanazione’, ma come esse, appunto, egli non era, né poteva essere – perlomeno, non sùbitonon immediatamente, o non ancora – autocosciente e libero. Una conoscenza sovrasensibile, un atto morale, sorgevano in lui con la necessità immediata propria dei processi della Natura: così come nell’uomo oggi sorgono fame, sete, sonno, e tutta la serie immediata delle emozioni e degli istinti. L’Uomo primordiale era, in certo qual modo, un ‘automa spirituale’, e tale sarebbe eternamente rimasto – come un pupazzo, un burattino, o una marionetta, appeso a fili a lui ignoti, e meccanicamente, seppur sottilmente, mosso da agenti a lui esterni – finché fosse rimasto nel seno di quelle Celesti Gerarchie che, emanandolo, lo avevano generato. Ma, come scrive Massimo Scaligero in Guarire con il pensiero, Edizioni Mediterranee, Roma, 1975, p. 61, parlando dell’ineludibile còmpito che l’uomo ha di realizzare la più radicale autonomia,  la più incondizionata libertà, così ammonisce:

«L’autonomia profonda di simili forze è ciò che il principio cosciente, mediante il pensiero, dovrebbe realizzare come propria autonomia sul piano della coscienza di veglia. La dipendenza in effetto è, per il pensiero, la contraddizione con le Forze originarie. Giustamente, un tempo veniva insegnato che «Delude gli Dèi, colui che vuole dipendere dagli Dèi».

Perché l’Uomo è la mèta delle Gerarchie – come avverte Rudolf Steiner nelle Massime Antroposofiche – e non viceversa.  In questo senso, la posizione dell’Uomo è ‘suprema’, e ‘suprema’ è la sua dignità. In questo sta, nellʼessenza, la differenza tra la lunare jahvetica stirpe abelita, e la stirpe cainita, scaturita dallʼEloah o Eloha solare.

Per cui, l’Uomo Primordiale, l’Adàm Kadmòn, dovette venire ‘isolato’‘escluso’, e per così dire ‘espulso’ da quella ‘comunione’ con le Gerarchie, e con l’Assoluto, che costituisce – come ricorda Massimo Scaligero ne La Via della Volontà Solare, Fenomenologia dell’Uomo Interiore, Edizioni Tilopa, Libreria Rocco, Roma, 1962, pp. 275-296 – quella ‘Quiete delle Gerarchie’ di cui parlava, nel Medioevo, la platonica Scuola di Chartres, e che Giovanni Colazza chiamava, con un’espressione di sapore estremo-orientale, taoista o chán, il ‘Riposo Divino’. Naturalmente, ‘fuori’ dell’Assoluto‘fuori’ dello Spirito, ossia ‘fuori’ dell’Uno, dell’Essere, a rigor di termini, niente è. Perché – come ammonisce Parmenide di Èlea nel suo Περί ΦύσεωςPerí Phýseos, nel suo De Rerum Natura – l’Essere ἡ μὲν ὅπως ἔστιν τε καὶ ὡς οὐκ ἔστι μὴ εἶναι, è, e non è possibile che non sia, mentre il non-essere ἡ δ’ ὡς οὐκ ἔστιν τε καὶ ὡς χρεών ἐστι μὴ εἶναι, non è, ed è necessario che non sia.

Quindi, a rigor di termini, solo apparentementeillusoriamente, l’Uomo Primordiale poteva essere ‘escluso’ dalla comunione con l’Infinito, con l’Assoluto. L’Uno, essendo ‘unico’, non può avere ‘fuori’ di sé né ‘altro’, né ‘altri’. Per cui la ‘unicità’ dell’Uno Unissimo – come veniva concepito nella Accademia Platonica d’Atene, perlomeno sino a che essa non venne soppressa nel 529 dall’infamissimo, intollerante, sacrilego e assassino, imperatore Giustiniano, violento persecutore dell’Ellenismo, del culto di Iside a Philae in Egitto, dei Manichei – non viene distrutta dal sorgere delle ‘apparenze’, le quali sono soltanto un illusorio ex-sistere, un mero diveniente ‘esistere’, non un autentico permanente ‘essere’. Tale illusorio apparire incontestabilmente ‘esiste’, ma non ‘è’Est et non est, avrebbe detto, nel XIII secolo, in Occitania, il sapientissimo Maestro cataro Bartolomeo di Carcassona, o Giovanni di Lugio, anche lui cataro, autore del Liber de duobus principis, fortunosamente sfuggito alla furia distruttiva della Santa Inquisizione dell’eretica pravità, e ritrovato nel 1939 alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, per una sorta di ironia del destino, dal R.P. Antoine Dondaine, domenicano, e la stessa cosa, nell’VIII secolo della nostra èra, avrebbe affermato Śaṅkarâcârya, Maestro dell’Advaita Vedânta, il quale affermava che la Mahâ Mâyâ, la ‘grande illusione’‘è, e non è’.

Il còmpito di ‘espellere’ l’Uomo Primordiale dalla comunione immediata con l’Assoluto, il farlo ‘cadere’ nella dionisiaca frantumazione dell’apparente molteplicità, sino ad ‘isolarlo’ – gradualmente nel corso di molti millenni – completamente nell’unidimensionale visione sensibile, fu ‘affidato’ a ‘Spiriti dell’Ostacolo’, i quali vennero – essi pure – ‘esclusi’ dalla ‘Quiete delle Gerarchie’, dal ‘Riposo Divino’. Giunto al totale ed esclusivo isolamento nell’apparente sfera sensibile, l’essere umano non avrebbe più ricevuto ‘ispirazioni’‘oracoli’‘comandamenti’ dagli Dèi, ed avrebbe dovuto ‘scegliere’ da se stesso, in totale autonomia con le sole proprie forze, a proprio rischio e pericolo, attraverso il doloroso e faticoso, oltremodo accidentato, aspro sentiero dell’errore e dell’esperienza, la propria ‘via’.

Ma, pur isolato in tale mondo di illusorie apparenze, e imprigionato, a causa della offuscante ‘ignoranza’ in lui generata dagli ‘Spiriti dell’Ostacolo’, sempre più negli astringenti vincoli corporei di una inferiore natura, un tale uomo è pur sempre fondato sull’Assoluto – e non potrebbe essere diversamente – e ad un tale Assoluto, al Divino, comunque base del suo essere, egli può sempre fare liberamente appello. Ed è questo ciò che gli Dèi si attendono da lui: ch’egli esca da una sorta minorità spirituale, da una ‘irresponsabile infanzia divina’, e finalmente ‘voglia’, liberamente – ossia non obbligato, non sollecitato, bensì in totale autonomia – ‘voglia’ il proprio stesso volere e il fine, l’oggetto, di tale suo autonomo volere. Vi è un momento in cui cessano le ‘rivelazioni’, che dal mondo divino hanno accompagnato l’uomo nel suo progressivo discendere verso il fondo dell’abisso, nel quale lo attendeva la suprema prova dell’abbandono, del silenzio, della solitudine, del gelo, e della morte. A tale proposito, Massimo Scaligero ha parole di assoluta, inattenuata, radicalità, parole che non lasciano spazio alcuno a dubbi, o ad accomodanti ‘adattamenti’. Infatti, in Graal. Saggio sul Mistero del Sacro Amore, Perseo, Roma, 1969, nel primo capitolo, La Via adamantina d’Occidente, pp. 10-11, così scrive:

«Nei testi tantrici sembra posseduta quella conoscenza che in Occidente sta alla base della moderna filosofia, circa l’esaurita funzione delle antiche metafisiche: non si dà più ausilio dagli Dèi, dalle rivelazioni, dalle ispirazioni: gli Dèi hanno lasciato l’uomo perché si sorregga da sé, realizzi in sé con la sua forza l’originaria natura. Chi vuol tornare indietro, segue la «via dei morti», in quanto non fa che disseppellire in sé antichi stati di coscienza, oltre i quali ormai l’uomo dovrebbe portarsi, per essere. Che egli percorra sino in fondo la via della liberazione, è in effetto ciò che gli Dèi attendono da lui: non il suo ritorno a uno stato di dipendenza che solo in antico era giustificato, quando ancora egli traeva le sue forze dal grembo della Madre. Lungo il tempo, accompagnata dalla correlativa rivelazione, l’individualità dell’uomo si fa sempre più indipendente dall’antica matrice cosmica, ma questa indipendenza essa paga con la perdita degli stati trascendenti. La sua esperienza si fa sempre più terrestre: è il kaliyuga, l’oscura notte che precede l’alba. La Madre lascia l’uomo nella solitudine dell’esperienza sensibile, perché egli affronti l’impresa della libertà: ma appunto per questo, qui nella materia, nel sensibile, nel corpo fisico, ormai il potere della Madre va ritrovato. La decisione di ritrovarlo non può essere un dono della Madre, bensì autonoma iniziativa dell’uomo: ciò che egli può volere, ma anche non volere. La via della libertà è anche la via del ritrovamento del Divino, secondo una comunione incomprensibile a chi sia immerso in quel tradizionalismo in cui la Tradizione ha cessato di fluire. Ritrovare la Madre, come virtù originaria, o come coscienza cosmica rispetto a cui l’odierna coscienza è immersa nel sonno profondo, è un còmpito di cui si possono ravvisare aspetti similari nella mistica d’Occidente».

Ma la discesa dell’Adàm Kadmòn, dell’Uomo Primordiale, sin giù nel baratro dell’individuazione e della frantumazione, sin giù nell’abisso della più tenebrosa solitudine, è qualcosa che è avvenuto con una certa gradualità. Nel suo discendere in tale tenebroso e divorante baratro, che potremmo con Virgilio, – Aeneis, I, 118,  Adparent rari nantes in gurgite vasto, Appaiono pochi naufraghi nuotanti nel vasto gorgo. Aeneis VI, 295-297, Hinc via Tartarei quae fert Acherontis ad undas. Turbidus hic caeno vastaque voragine gurges / aestuat atque omnem Cocyto eructat harenam. Di qui la via che porta alle onde del tartareo Acheronte. Qui un gorgo torbido di fango in vasta voragine ribolle ed erutta in Cocito tutta la sabbia. – chiamare “gurge”, o “voragine”, l’essere umano è stato accompagnato da Deità “regolari”, contrastanti l’opera oscuratrice e disgregatrice delle Entità “ostacolatrici”. Questa azione viene esemplarmente descritta – con parole che sarebbe savio meditare profondamente e a lungo – da Massimo Scaligero in Kundalini d’Occidente. Il centro umano della potenza, Edizioni Mediterranee, Roma, 1980, pp. 21-22:

«Secondo il mito, Jehova, accogliendo l’uomo nel Paradiso terrestre, sostanzialmente tende ad impedire che egli acquisisca la conoscenza. Jehova tende a dominare, o a guidare l’uomo, in modo che senza traumi, o senza libertà, egli giunga a realizzare lo Spirito. Lucifero invece ha interesse a donare allʼuomo la conoscenza come esperienza senziente, perciò lo spinge verso la libertà, ancor prima che egli disponga di forze morali per usarla giustamente. Come entità celeste caduta, Lucifero tende a riconquistare il rango perduto, servendosi dellʼuomo. Agisce come intermediario tra l’uomo e il Divino: aiuta l’uomo, ma al tempo stesso ha bisogno, come Jehova, di dominarlo. Perciò lʼuomo, mentre necessita dell’aiuto di Lucifero, ha bisogno altresì di sottrarsi al suo assoluto dominio, proprio mediante l’uso cosciente della forza da Lui inoculatagli. Attraverso l’uomo, Lucifero in definitiva tende a ritrovare il Cristo, per redimersi. Ma l’uomo che si liberi, può diventare lui l’intermediario verace tra Lucifero ed il Cristo: mediante libertà superando Jehova, ma superando anche Lucifero. Questo è il segreto. Christus Lucifer verus. Senza la redenzione dell’uomo, non può esservi redenzione di Lucifero. Infatti, ove sulla Terra l’uomo riconosca il Cristo, troverà, dopo la morte, quale divinità superiore orientatrice, Lucifero, riemergente alla sua funzione celeste».

Questa condizione dell’essere umano esiliato dalla patria spirituale, apparentemente ‘abbandonato’ da quegli Dèi, che pur lo hanno generato, viene anch’essa descritta in maniera radicale, tale da non dar luogo ad equivoci di sorta  da Massimo Scaligero in un’opera fondamentale come L’Uomo Interiore, Edizioni Mediterranee, Roma, 1976 – alla quale purtroppo, nella ristampa del 2012, è stato ‘tagliato’, secondo una ben discutibile, totalmente arbitraria, ma non casuale, scelta, il sottotitolo, Lineamenti dell’esperienza sovrasensibile, e parte della sintesi descrittiva del contenuto del volume, scritta direttamente dall’Autore, nella quarta di copertina – ove alle pp. 204-207, possiamo leggere parole di un realismo assoluto, tali da togliere ogni residua illusione circa la possibilità di indugiare nel ‘sogno’ di una Tradizione oramai irrimediabilmente perduta, e quella di una mistica ‘via dell’anima’, che permetta di evitare lo sforzo e l’impegno nella lotta spirituale per l’essere o il non essere dell’uomo:  

«L’epoca di tale comunione spontanea con lo Spirituale si conclude con il periodo che nel mondo risponde alla protostoria mediterranea: è il periodo in cui la « conoscenza » non è più comunione diretta, ma « visione imaginativa », che più tardi si rifletterà nel mito: questo a sua volta avrà la sua sensibilizzazione nella poesia cosmogonica e nell’epos, mentre si verifica il compimento di un processo millenario: una sorta di distacco (il termine ha valore puramente allusivo, ossia relativo a un modo di essere dello Spirituale) del mondo animico o psichico, dal dominio sovrasensibile: una perdita di rapporto dell’« umano » riguardo al « divino », che non può non essere – per l’umano – regresso, o caduta, in uno stato inferiore. In séguito a tale evento, che si verifica attraverso lunghi decorsi di tempo, o epoche, l’uomo è costretto a elaborare il suo conoscere entro i limiti della individualità psichica, la cui massima possibilità comincia con essere la capacità razionale.

Lo Spirituale con cui prima la personalità dell’uomo costituiva un tutto e dal quale traeva motivo di elevazione, limitandosi ad essere impersonalmente conferme alla sua legge, diviene ora – dal punto di vista della « caduta » dell’uomo – mondo esteriore. Vedendolo ormai separato da sé e non più essendone posseduto ed ispirato, l’uomo in sostanza non lo vede: lo riduce alla sua attuale limitata visione, è costretto a rivolgersi ad esso come ad oggetto – d’indagine, cosi che di esso via via non rimarranno se non il nome ed il concetto: sul piano religioso, la vuota forma rituale, e, nell’anima umana. L’inconscio impulso a riferirsi a un potere fatale o provvidenziale, che continui ad agire invece dell’Io personale nascente. […]

Si è veduto, però, come la necessità di trarre la coscienza dell’Io da un livello inferiore, in quanto condizionato dalla esteriorità sensibile, pur apparendo una caduta, in definitiva abbia come obiettivo il compimento dello « stato umano ». L’uomo tende a ricostruire la vita spirituale all’interno della individualità, con i mezzi che la coscienza, costretta a trarre il senso di sé dal mondo finito, va via creandosi, per recare luce là dove l’antica spiritualità si è fatta natura. È l’esperienza della libertà: che non può essere al principio essendovi al principio solo necessità, sia pure metafisica. Ma tra lo stato d’illuminazione originaria e la possibilità d’illuminazione cosciente, v’è una fase di oscuramento: lunga, per i suoi trapassi, per le sue crisi e per le mutazioni che si verificano nella costituzione interiore dell’uomo. La coscienza si strappa alla trascendenza per darsi la dimensione individuale e per resuscitare la trascendenza entro se stessa. Sarà inevitabile che la ricerca patisca i limiti dell’astrattezza e da questa si faccia in varie forme deviare. Ma, a un dato momento, essa può scoprire di poter evocare al livello della individuazione e come superamento del finito la « forza interiore originaria »: può riconoscere quel principio Logos che in un determinato punto del tempo ha operato nel terrestre la rettifìcazione invisibile: non conosciuta, che potrà essere conosciuta: che sorge come possibilità di libertà.

L’uomo può ridestare in sé la luce originaria – quella che « risplende nelle tenebre » – e rendere il pensiero cosciente (acquisito attraverso l’apparente discesa in una sfera anti-metafìsica) organo di percezione dello Spirituale, nel mondo che per ora in lui è dominato dall’incosciente e dalla natura animale: potrà riconoscere come questa sia in effetto l’impresa per cui si può realizzare nella realtà umana l’evento adombrato nel mito del Graal. Diviene atto ciò che è stato posto come germe invisibile per virtù di un culto perenne, ai confini del sensibile, simbolicamente riflesso nella imagine del San Graal: il cui mistero, appena alluso nella leggenda, riguarda la possibilità dell’uomo di ritrovare, mediante spirito eroico e conoscenza, l’Io originario perduto.

Il processo di distacco, come si è accennato, implica da prima un oscuramento e una perdita: con le sole forze della individualità, da quel momento, l’uomo deve cominciare a guardare il tema dell’essere. Chiuso nei limiti egoici, egli tenderà a evocare in sé il Divino: tenderà a questo anche attraverso fasi di inconsapevolezza; ma il Divino agirà sempre in lui sotto forma di questo impulso all’auto-superamento, mentre echi e reviviscenze dell’antica comunione con il Sopra-mondo lo assisteranno lungo il cammino, operando attraverso la funzione mediatrice di Santi e di Mistici e grazie ad una residua apertura del « sentire » umano: sino al momento – l’attuale – in cui cessa del tutto la risonanza, sia pure emotiva, del Sovrasensibile nellʼanima umana: ché ogni « sentire » è ormai contessuto con la natura fisico-sensibile.

La solitudine del mondo sensibile è ora il limite dell’uomo, ma anche l’àmbito della possibilità del suo risorgere: condizione che, pertanto, riguarda l’uomo in generale, ma in particolare l’« individuo » più recente, che, nel suo agnosticismo, essendo più indipendente, dall’antica esperienza sovrasensibile, si può considerare il più evoluto: più prossimo alla possibilità della risalita, o della reintegrazione cosciente, ma perciò stesso, per la sua autonomia rispetto ad ogni tema trascendente, più chiuso ai richiami dell’esperienza liberatrice.

Al tipo di uomo capace di attraversare il processo della individuazione e di percorrerne le tappe, i mezzi che si offrono per portare a· compimento l’opera sono da prima il pensiero e i sensi: soltanto con questi egli può muovere alla conoscenza del mondo e organizzare la sua vita. È l’esperienza dell’Occidente, dalla quale nasce la civiltà meccanica e materialistica. In tale civiltà si riflettono obiettivamente i caratteri del pensiero che l’ha prodotta: pensiero matematico, scientifìco, nettamente individuato, ma disanimato: pensiero astratto, ormai chiuso ad ogni forma di fede, ma appunto per questo recante una indipendenza che è già una dimensione spirituale, mai prima conosciuta e che, positivamente assunta, secondo Scienza dello Spirito, può resuscitare nell’anima l’essenza sovrasensibile come forza cosciente».

Un caro amico, nostro sodale, lʼeleusinio Trittolemo, in una nostra conversazione avvenuta mesi fa, si stupì dellʼaffermazione circa la non libertà degli Esseri delle Gerarchie Celesti, anche di quelle più elevate. Naturalmente lʼaffermazione non era mia, ché io riportavo, con la massima fedeltà, quanto più volte esposto da Massimo Scaligero in varie riunioni nelle quali egli evocava – come in una sorta di mito esiodeo – quel ʽConcilio degli Dèiʼ nel quale, ai primordi della immemorabile storia dellʼuomo e del Cosmo venne deciso di portare ad esistenza nellʼUniverso la libertà. Ma lʼaffermazione della non libertà delle Gerarchie Celesti la possiamo leggere – con parole che più chiare non potrebbero essere – in Rudolf Steiner, per esempio nel ciclo di conferenze Geistige Hierarchien und ihre Widerspiegelung in der physischen Welt. Tierkreis, Planeten, Kosmos, GA-110, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1991, edizione curata da Hella Wiesberger con la collaborazione del Dr. G.A. Balaster, tenuto a Düsseldorf dal 12 al 18 aprile 1909, con risposte a domande dei partecipanti nei giorni 21 e 22 aprile 1909, traduzione e prima edizione italiana di Lina Schwarz, Fratelli Bocca, Milano, 1940, riveduta da Iberto Bavastro e pubblicata dalla Editrice Antroposofica, Milano, 1972. Ora, basta leggere quel che dice Rudolf Steiner nellʼultima conferenza, quella del 18 aprile 1909, che cito dallʼedizione della Editrice Antroposofica, dalla quale stralcio, mettendone in rilievo alcuni punti, – ma andrebbe letta e ben meditata tutta – quanto è scritto alle pp. 148-149 e segg.:

«Abbiamo dato così un rapido sguardo al divenire del nostro sistema solare e ci siamo chiesti: quale posizione ha dunque realmente lʼuomo di fronte alle entità delle gerarchie superiori che in sostanza furono i suoi predecessori umani? Possiamo cominciare dai più elevati, da serafini, cherubini, troni, e appunto col caratterizzarli potremo farci un giusto concetto dellʼuomo. Se ci innalzassimo al di là dei serafini entreremmo nel campo della Divina Trinità. Qual è dunque la speciale caratteristica dei serafini, dei cherubini, dei troni, chʼessi soli posseggono sopra le altre entità del mondo? Hanno ciò che si è chiamato «la visione immediata della Divinità». Essi possiedono fin dal principio quello che lʼuomo deve conquistarsi a poco a poco. Noi uomini diciamo che dobbiamo prendere le mosse dal nostro punto attuale, per raggiungere sempre più elevati poteri di conoscenza, di volontà ecc.; e questo modo ci avvicina sempre più alla Divinità. Essa ci sarà presente sempre più. Noi evolviamo verso ciò che per noi è ancora coperto da un velo, verso la Divinità. La differenza tra i serafini, i cherubini e i troni, e lʼuomo è che fin dal primo inizio della nostra evoluzione queste supreme entità delle gerarchie spirituali circondano immediatamente la Divinità, la Trinità Divina, e ne godono la visione sin dal principio. Esse possono già quello a cui lʼuomo deve pervenire. È dunque dʼimmensa importanza sapere che quelle entità, quando cominciano a esistere, vedono Dio, e mentre vivono continuamente contemplano la Divinità. Quanto esse operano, quanto fanno, è suscitato dalla loro visione di Dio; Dio agisce attraverso esse. Non sarebbe loro possibile fare diversamente, non sarebbe loro mai possibile agire diversamente da come agiscono, perché la visione divina è una forza tanto possente, agisce su di loro in tal modo, che esse con immediata sicurezza, con immediato impulso, eseguiscono gli ordini della Divinità. Ponderare, giudicare, tutto ciò non esiste nelle schiere di quelle entità; non vʼè che la visione degli ordini divini e il conseguente immediato impulso a tradurre in atto quanto si è loro palesato. Vedono così la Divinità nella sua forma originaria e vera, la Divinità quale è. Esse si vedono solo come le esecutrici del volere e della saggezza divina. Così è per la gerarchia suprema».

È evidente che in tale conoscenza diretta, senza mediazione alcuna, e in tale immediatezza esecutiva della volontà, non vi è spazio veruno per la libertà. Non vi è separazione alcuna, nessuna successione temporale, tra potenza e atto, tra conoscenza e volontà, tra percezione e azione. Si può dire che vi sia una immedesimazione identificativa con la Divinità, che diviene fulminea simultaneità nel volere. Ma non molto diversa è la condizione degli Esseri delle Gerarchie, sottoposte come seconda Gerarchia a quella suprema di Serafini, Cherubini e Troni. Infatti, sùbito dopo, a p. 150, possiamo leggere:

«Se scendiamo alla successiva gerarchia, a quelle entità che chiamiamo dominazioni, virtù e potestà, o anche spiriti della saggezza del movimento e della forma, dobbiamo dire: esse non hanno più così direttamente la visione della Divinità, non vedono più Dio nella sua forma immediata quale Egli è, ma nelle sue rivelazioni in cui Egli (se così si può dire) si rivela per mezzo della sua faccia, della sua fisionomia. Naturalmente è loro impossibile non riconoscere che quella è la Divinità; hanno anche loro un impulso immediato di seguire le rivelazioni della Divinità, come è per serafini, cherubini e troni. L’impulso non è più tanto possente, ma è ancora immediato. Per serafini cherubini e troni sarebbe impossibile dire che essi potrebbero non eseguire ciò che vedono essere prescritto da Dio; sarebbe impossibile a motivo della loro prossimità a Dio. Ma sarebbe pure assolutamente escluso che le dominazioni, le virtù e le potestà intraprendessero qualcosa che non fosse voluto dalla Divinità stessa».

Dopo di che, Rudolf Steiner passa a descrivere lʼorigine del Male. Anzi, potremmo dire: lʼorigine prevista, voluta, programmata, organizzata del Male, e la sua funzione nel divenire dell’Universo. E che questo sia un punto cruciale, decisamente difficile da concepire ed accettare per i più, si evince dalle stesse parole di Rudolf Steiner, che così si esprime, sempre a p. 150: «Affinché lʼevoluzione potesse progredire. Dovette perciò avvenire un fatto del tutto particolare. Qui entriamo in un campo che fu sempre di difficile comprensione per gli uomini, anche per coloro che erano progrediti fino a un certo grado nella saggezza dei misteri». In effetti quella dellʼorigine del Male, della sua temporanea funzione nell’evoluzione del uomo e del Cosmo, della sua trasmutazione in un più grande Bene, è il punto centrale dei Misteri Manichei, che tanta esiziale opposizione trovò nella storia dellʼesteriore Cristianesimo ecclesiale sia cattolico, che ortodosso, e protestante.

E così, infatti, leggiamo poco dopo a p. 151-152:

«Nel periodo intermedio tra lʼevoluzione di Giove e quella di Marte (tra lʼantico Sole e lʼantica Luna), a un certo numero di entità appartenenti alla sfera delle virtù [Dynameis] fu dato lʼordine, se mi è lecito esprimermi così, d’intervenire in modo da porre ostacoli al processo evolutivo invece di favorirlo. Questo fatto è quello che abbiamo imparato a conoscere come la lotta nei cieli. Dunque fu come introdotta nellʼevoluzione lʼopera di certe virtù a cui era stato impartito quel comando; le gerarchie imperanti dovettero infatti dirsi: «Mai potrebbe avvenire ciò che deve avverarsi, se la via continuasse a procedere diritta. Mète più alte devono esser raggiunte!» […]

Poniamo che la Divinità avesse lasciato lʼevoluzione quale essa era fin dopo Giove; certo gli uomini avrebbero potuto svilupparsi bene; ma, ponendo ostacoli sulla via dellʼevoluzione, lʼumanità poteva divenire anche più forte. Per il bene dellʼumanità si doveva dare quel comando a certe virtù; queste non erano malvagie; non occorre concepirle come virtù malefiche; si può dire persino chʼesse si sacrificarono opponendosi quali ostacoli al processo evolutivo. Queste virtù si possono perciò chiamare le Divinità degli ostacoli, nel più vasto senso della parola. Sono infatti le Divinità degli ostacoli; degli ostacoli che furono posti sulla via dellʼevoluzione. Da questo punto in poi fu data la possibilità a tutto quanto si verificò nellʼavvenire. Queste virtù così comandate non erano ancora cattive per se stesse; erano al contrario le grandi forze promotrici dellʼevoluzione, in quanto contrastavano lʼevoluzione normale. Ma appunto perché la contrastarono, furono le generatrici del male; ché, in seguito a ciò, a poco a poco nacque il male»

Poi, Rudolf Steiner espone come questa azione comandata dallʼAssoluto alle Virtù, alle Dynameis, e perciò da esse recepita in modo tuttʼaltro che libero, abbia poi agito in maniera “seduttiva” su una parte delle entità angeliche della terza Gerarchia, che sullʼantica Luna attraversavano il grado umano, generando appunto il Male. Una parte di queste entità angeliche recepirono lʼazione “seduttiva”, mentre una parte non lʼaccolsero. Ma, a p. 153, Rudolf Steiner ribadisce: «Ma le azioni delle virtù erano ben fondate nel piano cosmico-divino: dobbiamo sempre tenerlo presente». Per cui è da ben riflettere quanto abbia potuto essere “libera” lʼazione di quelle entità angeliche, sia di quelle che subirono la “seduzione” delle Virtù-Dynameis, sia di quelle che unendosi alle entità solari la rifiutarono. Che, in qualche modo, vi sia stata scelta, è certo, ma – appunto – quanto libera? Si è liberi se si conoscono i motivi-impulsi delle proprie azioni, ossia se li si compenetrano con un pensare autocosciente che sia realmente indipendente da quelle azioni e da quei motivi e impulsi. Si è realmente e totalmente liberi, se si è i creatori mediante vivente pensare ideante dei motivi delle proprie azioni. Ma ciò, allora non era ancora possibile, in quanto l’Io autocosciente non era ancora nato. Certamente, vi era un Io in quelle entità angeliche, ma non autocosciente, non fondato su se stesso, non “autore” del proprio conoscere e del proprio agire. La conseguenza di questo coartante processo cosmico di evoluzione è quanto Rudolf Steiner aggiunge a p. 153:

«Tutto ciò fece sì che durante lʼevoluzione terrestre vi fossero uomini-angeli più avanzati e altri rimasti indietro. Gli uomini-angeli più avanzati si accostarono allʼuomo allʼepoca lemurica, quando egli divenne maturo per ricevere il germe dellʼio umano, e rimisero al suo arbitrio il salire subito nei mondi spirituali, non occupandosi più di quanto, dallʼepoca lunare, si era frammischiato al corso regolare dellʼevoluzione cosmica. Furono gli esseri che allora erano rimasti indietro, e che chiamiamo entità luciferiche, quelle che vennero a influenzare il corpo astrale dellʼuomo (allʼio non potevano accostarsi), e innestarono nel corpo astrale tutte le conseguenze della lotta nei cieli.. mentre dunque le virtù erano state comandate a provocare la lotta nei Cieli, erano state create Divinità degli ostacoli, le conseguenze delle loro azioni sʼinsinuarono ora nel corpo astrale umano, e qui ebbero un significato diverso; qui significano la possibilità dellʼerrore e la possibilità del male. Oramai lʼuomo aveva acquistato la possibilità dellʼerrore e la possibilità del male, ma al tempo stesso anche la possibilità dʼinnalzarsi per forza propria al di sopra dellʼerrore e al di sopra del male».

Può forse stupire – e lʼeleusinio amico Trittolemo nella nostra conversazione di mesi fa in effetti se ne stupì assai – che le Celesti Gerarchie abbiano sì coscienza sovrasensibile, illimitata sapienza e travolgente potenza, ma non conoscano autocoscienza e libertà, eppure proprio così è. In questo, la sapienza indiana – sia il Sanatana Dharma hindù, che il Saddharma buddhista, che il Jainismo di Mahavira – concordano assolutamente con quanto afferma la Scienza dello Spirito, ossia che la condizione umana è suprema, potendo egli liberamente realizzare lʼAssoluto, lʼIncondizionato, mentre gli stessi Dèi – gli esseri delle Celesti Gerarchie, per conoscere il mondo in concetti e sperimentare la libertà, devono incarnarsi sulla Terra come uomini, o attendere che un giorno lʼUomo, liberatosi da ogni condizione limitante, si faccia emanatore della libertà, e addirittura – come scrive Massimo Scaligero ne LʼUomo Interiore – liberatore di altri mondi. Questo è la ragione precipua per cui – come afferma Rudolf Steiner nelle Massime Antroposofiche lʼUomo è la mèta delle Gerarchie. E non viceversa. Ma, poiché a molti spiritualisti, anche a seguaci della Scienza dello Spirito, la cosa risulta di difficilissima comprensione – ed in effetti, essa lo è sempre stata, altrimenti il Manicheismo non sarebbe sorto, e non sarebbe stato così spietatamente perseguitato – giova riportare le esplicite, inequivocabili parole del Maestro dei Nuovi Tempi, che più chiare non potrebbero essere. Anche a costo di esser pedantemente antologico, trascrivo quanto Rudolf Steiner afferma a p. 154:

«Vediamo così che sotto un certo riguardo soltanto per il fatto che le virtù ricevettero quellʼordine, fu data allʼuomo la possibilità di raggiungere per forza propria la mèta che neppure i più elevati serafini potevano raggiungere per forza propria. Questo è lʼessenziale. Serafini, cherubini e troni non possono assolutamente agire altrimenti che seguendo direttamente gli impulsi dati dalla Divinità. Nemmeno le dominazioni e tutta la seconda gerarchia possono agire diversamente. Delle virtù una parte ricevette il comando di opporsi allʼevoluzione; dunque anche le virtù, che per così dire si frapposero come ostacolo sulla via dellʼevoluzione, non potevano fare altro che che seguire i comandi divini. Anche in quello che si potrebbe chiamare lʼorigine del male, anche in ciò eseguiscono il volere divino. Facendosi serve del male, compiono il volere divino il quale, attraverso il male, vuole sviluppare il più forte bene. Se discendiamo ora alle entità che chiamiamo potestà, anchʼesse, da sé non avrebbero potuto divenire «cattive» per forza propria; neppure gli spiriti della personalità e neppure gli spiriti del fuoco. Quando questi infatti erano uomini sul Sole, le virtù non avevano ancora ricevuto quel comando, e non esisteva ancora la possibilità di diventare cattivi. I primi che ebbero la possibilità di diventare cattivi, furono gli angeli, perché questa possibilità cominciò ad esistere soltanto a partire dallʼevoluzione lunare. Fu allora, tra lʼevoluzione del Sole e quella della Luna, che si svolse la lotta celeste. Una parte degli angeli rifiutò questa possibilità, non si lasciò per così dire sedurre dalle forze che dovevano introdurre degli ostacoli, e serbarono fedeltà allʼantica natura. Così fino agli angeli, e ancora in una parte di essi, troviamo entità delle gerarchie spirituali che non possono assolutamente far altro che seguire il volere divino, per le quali non vi è possibilità di derogare dal volere divino. Questo è lʼessenziale».

Risulta chiaro, da quanto esposto da Rudolf Steiner, come nella scala delle Gerarchie neppure le più alte – anzi soprattutto le più alte – non conoscano né attuino la libertà, che rimane per esse, per lo meno attualmente, un mistero. Quanto alla Gerarchia degli Angeli veri e propri – quella che sta immediatamente al di sopra del grado umano – una parte rimase fedele allʼantico rapporto col Divino – rapporto di assoluta conformità al volere divino, non certo di libertà – mentre unʼaltra accolse in sé lʼazione di ostacolante opposizione degli Spiriti del Movimento, o Virtù-Dynameis. Ma è evidente che anche questa parte della schiera angelica dovette “scegliere” di accogliere una tale azione oppositrice, altrimenti lʼintero piano divino in funzione dellʼuomo e della sua attuazione della libertà sarebbe fallito. In altre opere, infatti, Rudolf Steiner afferma che questi Angeli, per così dire “deviati”, avevano lʼimpulso ad essere “istigatori” della libertà, e non erano essi stessi liberi. Si può dire che la loro “ribellione” fosse stata programmata e voluta dal Divino stesso, al fine di permettere allʼuomo di compiere lui stesso, e non loro, lʼesperienza della libertà. In realtà, sia gli Angeli “fedeli”, sia quelli “ribelli”, obbedivano, sia pure in maniera diversa, al comando divino. Infatti, se leggiamo quanto scritto nel paragrafo successivo, sempre a p. 155, la cosa apparirà immediatamente chiara:

«Giungiamo ora a due categorie di entità: anzitutto agli angeli che si sono precipitati nella corrente prodotta dalle virtù durante la lotta nei cieli; sono quelli che, a cagione delle loro azioni seguenti, chiamiamo esseri luciferici. In seguito, durante lʼevoluzione terrestre, queste entità si accostarono al corpo astrale dellʼuomo e gli diedero la possibilità del male, ma insieme anche quella di svilupparsi per propria libera forza. In tutta la scala delle gerarchie troviamo così la possibilità della libertà [si noti bene la possibilità della libertà, non ancora la libertà] solo in una parte degli angeli e negli uomini. Per così dire nella schiera degli angeli comincia la possibilità della libertà, ma solo nellʼuomo essa si sviluppa del tutto e nel giusto modo».

Ora, per non prolungare eccessivamente, abusando ulteriormente della paziente e diligente buona volontà del candido lettore, la presente esposizione, mi limiterò – abbreviando a malincuore – a riportare solo alcune delle parole più rilevanti, connesse col nostro tema, di Rudolf Steiner, che possiamo leggere alle pp. 160-161:

«Abbiamo dunque nellʼuomo un membro delle nostre gerarchie e lo vediamo differire grandemente dagli altri. Vediamo come la condizione dellʼuomo sia diversa da quella dei serafini, cherubini e troni, diversa dalle dominazioni, virtù e potestà, diversa anche da quella degli spiriti della personalità o principati, degli spiriti del fuoco o arcangeli, e di una parte degli angeli. Se si guarda al futuro lʼuomo può dirsi: io sono chiamato a cercare nella mia più profondainteriorità tutto quello che mi spinge allʼazione, e non nella vista della Divinità, come i serafini. […]

Con ciò vediamo pure come in realtà lʼevoluzione universale non si ripeta semplicemente, ma accolga in sé del nuovo, perché unʼumanità quale la vive lʼuomo non era ancora mai esistita, né fra gli angeli, né fra gli arcangeli, né fra i principati. Tocca allʼuomo compiere una missione completamente nuova nel mondo, la missione che abbiamo ora caratterizzata. Per compierla è disceso nel mondo terreno, e come libero aiutatore è sorto nel mondo il Cristo, non come un Dio che agisce dallʼalto, ma come il primogenito fra molti.

Solo così comprendiamo tutta la dignità e lʼimportanza dellʼuomo tra i membri delle nostre gerarchie, e guardando verso lo splendore e la grandezza delle gerarchie superiori, possiamo dirci: Siano esse pur grandi, siano esse pur sagge e buone tanto da non poter mai deviare dalla retta via, grande è pure la missione dellʼuomo, poiché egli deve portare nel mondo la libertà, e con la libertà quello che si chiama amore, nel vero senso della parola. Senza libertà, lʼamore è infatti impossibile. Un essere che sia incondizionatamente costretto a seguire un impulso, lo segue senzʼaltro; ma per un essere che può anche agire in modo diverso, vi può essere una sola forza motrice: lʼamore. Libertà e amore sono due poli tra loro connessi».

La realizzazione dellʼimpulso alla Conoscenza e alla Libertà è stata nei millenni la caratteristica della stirpe cainita, e non avrebbe mai potuto realizzarsi a partire dalla stirpe abelita, la cui caratteristica fondamentale è stata non la Conoscenza ma la fede nella Rivelazione, non la Libertà ma la Legge, conformità a quanto emanava da Jahve-Jehova, ossia dallʼEloha o Eloah che scelse come sua sede la Luna. Tuttavia, ambedue glʼimpulsi sono stati necessari alla realizzazione di quel còmpito che lʼAssoluto volle dare agli Dèi, ossia agli esseri delle Gerarchie Celesti. Le note del presente studio sono state altresì redatte e pubblicate per rettificare idee pericolosamente errate – come mostrato su questo temerario blog in un mio precedente studio – circa la cosmologia della Scienza dello Spirito in generale, e in particolare lʼerrata identificazione di Lucifero con lʼEloha lunare Jahve-Jehova, apparse in una serie di libri pubblicati da una casa editrice romana sotto lʼeteronimo di Orao. Tali idee errate possono avere conseguenze esiziali per il ricercatore spirituale, che acriticamente le accolga come vere, e generare dubbi paralizzatori della volontà, nonché una immagine caricaturale dello Spirituale, una superstizione che agisce in maniera distruttiva nellʼanima del ricercatore spirituale e nel mondo, e che deve essere respinta, perché il Maestro dei Nuovi Tempi così si esprime in Teosofia. Introduzione alla conoscenza sovrasensibile del mondo e del destino umano, trad. di Ida Levi Bachi, Editrice Antroposofica, Milano, 1994, nel capitolo Il sentiero della conoscenza, p. 149:

«Svaniscono i dubbi che ancora potevano sorgere in lui riguardo allo spirito, poiché dubitare può soltanto chi sia ingannato dalle cose sul conto dello spirito che opera in esse. Poiché il «discepolo della saggezza» può comunicare con lo spirito stesso, scompare in lui anche ogni falsa immagine che se nʼera fatta prima. La falsa immagine in cui ci si rappresenta lo spirito è superstizione. Lʼiniziato è al di sopra di ogni superstizione, perché conosce quale sia il vero aspetto dello spirito. Lʼaffrancamento dai pregiudizi della persona, del dubbio e della superstizione è il contrassegno di chi, sul «sentiero della conoscenza», sia salito al grado di discepolo».

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La tredicesima parte concluderà questo lungo studio, ed il lettore verrà ricompensato della sua pazienza da una piccola “sorpresa”, che spero sarà gradita.

 

LA RICERCA DEL SANTO GRAAL, SCIENZA DELLO SPIRITO

LA RICERCA DEL SANTO GRAAL. UNDICESIMA PARTE.

Quella che Rudolf Steiner chiama ‘Leggenda del Tempio’ o ‘Leggenda Aurea’ è un capitolo di estrema importanza della Scienza dello Spirito, ed un contenuto di meditazione tra i più profondi che siano mai stati donati al ricercatore spirituale. Sin dai primi anni del suo magistero pubblico di Istruttore spirituale – sùbito dopo la svolta tra il secolo XIX e il XX – egli ne parlò e la espose ripetutamente all’interno della ‘Esoterische Schule’, di quella ‘Scuola Esoterica’, ch’egli volle formare all’interno della cerchia prima teosofica e poi – dopo la rottura con Mrs. Annie Besant e il distacco dalla Società Teosofica di Adyar, fondata nel 1875 da Helena Petrovna Blavatsky – antroposofica. Ne parlò più volte nella prima Sezione della ‘Scuola Esoterica’, soprattutto in preparazione di quella che avrebbe dovuto essere l’istituzione ‘cultico-conoscitiva’, ossia della seconda e terza Sezione della ‘Scuola’ stessa, le quali costituivano la cosiddetta ‘Mystica Aeterna’, della quale ho già avuto modo di scrivere su questo animoso e temerario blog.

L’importanza di tale ‘Leggenda’ sta nel mostrare in maniera evidente la radicale differenza, la polarità oppositiva, tra due diverse e, appunto, opposte modalità di accostamento alla ‘Conoscenza’. Ossia, la differenza tra un ‘passivo accoglimento’ della ‘Conoscenza’, come Saggezza sperimentata in uno stato di coscienza sognante, ‘rivelata’ dall’«Alto», e precisamente dall’Eloha, Reggente della Luna, Jahve o Jehova, come nel caso di Abele-Seth, e la ‘attiva volitiva conquista’ di una ‘Conoscenza’, come Sapienza conquistata in maniera cosciente, elaborata dal «basso», con forze puramente umane, accese in Caino e nella sua stirpe dall’Eloha solare, che nella leggenda delle origini si era congiunto con Eva, la Madre dei viventi.

Abbiamo visto, nelle parti precedenti del presente studio, come la ‘missione’ dell’uomo sia quella d’inverare Autocoscienza, Libertà e Amore, e questo può realizzare unicamente un uomo che – secondo l’eloquente espressione di Rudolf Steiner – «si regga sulle sue gambe», e che quindi non dipenda, deludentemente, dagli Dèi che lo hanno generato, ma che si scelga e si costruisca da solo la propria Via, il proprio destino, e sia l’autonomo intuitore e creatore dei motivi delle proprie azioni, dei propri ideali. Tali ideali egli perseguirà, non perché obbedirà a ‘verità rivelate’ e a ‘comandamenti divini’, trasmessi da una qualsivoglia confessione religiosa, bensì in libertà e per amore: con slancio, entusiasmo, uniti a consapevolezza della Mèta – di quella che il Buddha Shakyamuni chiamava la “Eccelsa Mèta” – e pertinace volontà. Quindi intensa, ben ‘sveglia’, volitiva, attivamente conquistata, percezione cosciente della realtà, e non una percezione sognante – che può anche avere caratteri di grandiosità – non una passiva recezione di una saggezza ‘concessa’ da Entità sovrumane, che all’uomo tutto posson dare, fuorché la Libertà ed una Autocoscienza autonoma, fondata esclusivamente su se stessa, e non su di loro. E talvolta – come ammoniva la Sapienza ellenica – l’uomo deve guardarsi dalla ‘invidia’ e dalla ‘gelosia’ degli Dèi. Questa la differenza radicale tra la visione spirituale del mondo ‘cainita’ e quella ‘abelita’.

Quella che, ora, viene qui proposta è l’esposizione della ‘Leggenda del Tempio’, che Rudolf Steiner fece all’interno della ristretta cerchia della sua Scuola Esoterica, in particolar modo all’interno della ‘Sezione cultico-conoscitiva’, ossia della ‘Mystica Aeterna’. La versione qui proposta è inedita in italiano, ed è stata tradotta dal sottoscritto. Per scrupolo di esattezza e di fedeltà nei confronti di contenuti così delicati, cosciente della mia abilità men che mediocre nella lingua tedesca, ho voluto far rivedere la traduzione da me eseguita al mio ‘eleusinio’ amico ‘Trittolemo, che qui vivamente ringrazio, e al quale devo altresì la trasmissione del testo originale tedesco della versione della ‘Leggenda del Tempio’, che qui viene presentata. Come scrive J. Emmanuel Zeylmans van Emmichoven in Die Erkraftung des Herzens, Verlag des Ita Wegman Institut, Stuttgart, 2009, p 118: 

«Questa Leggenda del Tempio risale al tardo Medioevo, e fu per secoli patrimonio d’insegnamento occulto della Frammassoneria, sino agli inizi del XIX secolo allorché venne pubblicata. Nel già menzionato libro Zur Geschichte und aus den Inhalten der erkenntniskultischen Abteilung der Esoterischen Schule 1904-1914, GA-265, Dornach, 1987 [Per la storia e dai contenuti della sezione cultico-conoscitiva della Scuola Esoterica 1904-1914], e già in un precedente volume, Die Tempellegende und die Goldene Legende als symbolischer Ausdruck vergangener und zukünftiger Entwickelungsgeheimnisse des Menschen. Aus den Inhalten der Esoterischen Schule, GA-93, 3. Aufl., Dornach, 1991 [La Leggenda del Tempio e la Leggenda Aurea come espressione simbolica di misteri passati e futuri dell’evoluzione dell’uomo. Dai contenuti della Scuola Esoterica], il Rudolf Stener Archiv ha riunito tutto quello che nel Rudolf Steiner Nachlass e anche altrove si può trovare in relazione a questo tema. Se si studia questo ingente materiale (si tratta quasi di 900 pagine), si può facilmente dimenticare, che non si tratta di documenti da studiare, bensì di contenuti da esercitare. Il molto sapere esteriore, del quale ci si può impadronire attraverso questi libri, non è affatto di aiuto per un discepolato occulto, anzi è piuttosto di ostacolo, perché stimola l’intelletto, invece di mettere in movimento il processo immaginativo.

Nel caso della Leggenda del Tempio, che qui viene riprodotta in una versione, che è stata tramandata da Maria Röschl, si può stabilire la differenza tra stimolazione dell’intelletto (lo «studiare») e lo stesso «esercitare».

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«La leggenda del Tempio 
All’inizio dell’evoluzione terrestre uno degli Spiriti del Fuoco del regno solare si congiunse con Eva, la Madre primordiale di tutti i viventi, e generò con lei Caino. Jehova creò Adamo. Questi si congiunse con Eva e sorse Abele. Tra Caino e Abele operò una contrapposizione, giacché  Caino, come figlio di uno Spirito del Fuoco, aveva saltato l’evoluzione lunare, mentre Abele portava in sé tutti i gradini dell’evoluzione. Caino era agricoltore, si conquistava i frutti della terra. Abele era pastore, badava agli animali che gli erano dati. Allorché ambedue ebbero presentato a Jehova il loro sacrificio ricavato dal loro lavoro, il sacrificio di Abele venne accettato, non però quello di Caino, il fumo del suo sacrificio venne rigettato. Perciò Caino uccise Abele.

Al posto di Abele, Jehova dette alla coppia di genitori, Adamo ed Eva, Seth, che aveva la stessa natura di Abele.

I discendenti di Abele-Seth erano i portatori della chiaroveggenza, sperimentata immaginativamente, non così quelli di Caino. Questi volsero le loro forze all’elaborazione della terra e alla formazione dell’umanità. Così Enoch insegnò agli uomini l’arte di lavorare le pietre e di erigere case, di organizzare la convivenza sociale. Methusael ideò le lettere dell’alfabeto e scrisse i libri del Tao, che Lamech conservò. Questi libri contenevano in una forma incomprensibile ai non-iniziati la Sapienza primordiale dell’umanità. Jubal inventò gli strumenti musicali, Tubalcain aveva insegnato la lavorazione dei metalli e del bronzo.

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Il re Salomone aveva sviluppato i doni dei suoi antenati [sc. di Abele-Seth] in grado particolarmente elevato attraverso la sua elevata saggezza e la sua forza di veggenza, egli poteva sapere esattamente come dovesse apparire il Tempio ch’egli voleva edificare – in quanto opera terrestre a lui era però impossibile costruirlo. A ciò gli occorreva l’aiuto di un figlio di Caino, e lo trovò nell’architetto Hiram Abif o Adoniram di Tiro. Questi venne ed eseguì il progetto del Tempio di Salomone. 

La fama della saggezza e della ricchezza e potenza di Salomone era penetrata così lontano, che la regina di Saba concepì il desiderio, di vederlo. Così ella venne e scorse Salomone sedere sul suo trono, che era un capolavoro d’oro ed avorio. Su questo trono, sedendo immobile nella più preziosa veste, egli apparve apparve alla Regina di Saba stessa come una inanimata opera d’arte, cosicché ella si avvicinò e soltanto al toccarlo scoprì, ch’era vivo, e non era affatto un idolo. Le venne mostrato tutta la magnificenza e la ricchezza di Salomone, e allorché conobbe la sua saggezza, ella gli si promise in sposa.

Allorché venne condotta nel Tempio, ella si stupì di quest’opera e ottenne di vedere l’architetto. Venne chiamato Hiram. Questi fece una profonda impressione su di lei, che si rafforzò ancor più, allorché egli mediante il semplice sollevare il suo martello schierò tutti gli operai attorno a sé. La Regina di Saba, la rappresentante della sapienza stellare e dell’anima dell’umanità, sentì che lei e Hiram si appartenevano reciprocamente, e rifletté a come potesse sciogliere il suo fidanzamento con Salomone.

Allorché un giorno ella uscì davanti alle porte della città con la sua nutrice, discese improvvisamente il sacro uccello Had-Had. In quel momento Hiram le incontrò. La profetica nutrice indicò ciò come il fatto che i due erano reciprocamente destinati per fato. Presto la Regina di Saba riuscì a prendere dal dito di Salomone l’anello di fidanzamento, mentre questi era ubriaco.

Hiram Abif aveva nella costruzione del Tempio tre compagni, che esigevano da lui il grado di Maestro. Tuttavia essi avevano mostrato la propria inabilità, tagliando troppo corta una insostituibile trave per la costruzione del Tempio. Hiram poté mutare questa sventura in bene, per il fatto che egli attraverso le sue forze particolari aveva potuto allungare la trave nella giusta lunghezza. Perciò egli rifiutò ai compagni il grado di Maestro. Essi meditarono per vendetta come poter rovinare Hiram Abif. Salomone sapeva del pericolo che incombeva sul suo Architetto, ma divenendo sempre più geloso della Regina di Saba, non fece nulla per proteggere Hiram.

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Il completamento della costruzione del Tempio doveva essere coronato mediante un’opera, nella quale Hiram Abif pensava di riconciliare la tensione e l’inimicizia dei figli di Caino e di quelli di Abele. Questa era «il Mare di Bronzo», la cui fusione metallica  dei sette metalli (piombo, stagno, ferro, oro, rame, mercurio e argento) doveva essere mischiata all’acqua, il metallo della Terra, così che la fusione finita doveva essere completamente trasparente. Questa fusione venne compiuta sino all’ultima fase, la quale come momento culminante della festa in presenza dell’intera corte e della Regina di Saba doveva essere compiuta come coronamento conclusivo dell’opera di Hiram. La corte era riunita. Allora i tre compagni traditori, che avevano il còmpito di completare l’ultima parte, aggiunsero l’acqua in maniera errata, invece di diventare trasparente, la fusione esplose in fiamme devastanti. Il fiume di fuoco si riversò sul luogo, la corte fuggì, e Hiram Abif dovette vedere annientata la sua opera.

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Allora egli udì una voce chiamare dalle fiamme: «Non temere! Gettati nel fuoco, tu sei invulnerabile!». Egli si gettò nelle fiamme e raggiunse, guidato dal suo antenato Tubalcain, il centro della Terra, là egli scorse il suo avo primevo Caino, il primo uomo terrrestre. Questi gli dette il Triangolo d’Oro con la Parola di Maestro. A metà strada verso l’alto, Tubalcain gli consegnò un martello e gli prescrisse di toccare con quello la fusione del Mare di Bronzo. Ritornato sulla superficie terrestre, Hiram Abif toccò col martello di Tubalcain la sua opera distrutta, e la fusione risorse nella completa trasparenza della sua perfezione.

***

Hiram volle vedere la sua opera, il Tempio, per l’ultima volta, e vi si recò di notte. Là gli si erano appostati i falsi compagni. Il primo lo colpì presso ad una porta sulla tempia sinistra, cosicché il sangue si riversò fin sulla spalla. Hiram si diresse alla seconda porta per abbandonare il Tempio. Là gli inflisse il secondo compagno un colpo sulla tempia destra, sì che il sangue scorse fin sulla spalla. Si diresse alla terza porta. Là lo colse sulla fronte il colpo del terzo compagno, cosicché stramazzò. I compagni fuggirono. Egli si trascinò ancora fin presso ad un pozzo, nel quale gettò il Triangolo d’Oro. Poi spirò. I tre compagni seppellirono il suo cadavere. 

Così la Parola di Maestro con Hiram Abif era andata perduta, i compagni non l’avevano ricevuta. Ai sapienti era noto, che dalla tomba di un Iniziato cresceva un albero di acacia. Essi decisero di tacere durante la ricerca della salma di Hiram. La prima parola che venisse allora pronunciata, avrebbe dovuto essere la nuova Parola di Maestro. Allorché, dopo molto penare, venne trovato il cadavere, in quell’istante ad uno di loro sfuggì la parola: Mach-ben-ach, che significa: «lo spirituale-animico si è separato dal fisico-corporeo», «il figlio terrestre del dolore». Questa fu accolta come nuova Parola di Maestro.

Venne cercato poi il Triangolo d’Oro e fu trovato nel pozzo. Sul triangolo fu posta una pietra cubica con i dieci comandamenti, e così venne segretamente murata nel Tempio.

*** 

Hiram Abif rinacque come Lazzaro e così divenne colui, che per primo fu iniziato dal Christo. Con lui venne istituita la corrente del centro, che stava tra la corrente di Caino e quella di Abele. La corrente di Caino nel corso dei tempi trovò i suoi principali rappresentanti nella F. (corrente della Frammassoneria), mentre l’abelismo trovò la sua espressione nella corrente sacerdotale, della chiesa (cattolica). Ambedue le correnti rimasero reciprocamente fortemente nemiche. Solo una volta esse si riunirono in concordia: nel loro odio contro la corrente del centro. Il risultato di questa concorde unione di ambedue le correnti, altrimenti nemiche, fu la distruzione del Johannesbaum (Goetheanum)».

Si può notare come, in chiusura della sopra riportata versione della “leggenda”, quella trasmessaci da Maria Röschl, Rudolf Steiner metta in relazione la stessa Leggenda del Tempio con il Goetheanum, e addirittura proprio con le due correnti – pur ancor sempre tra loro nemiche – che si sarebbero messe insieme e alleate per la distruzione del Goetheanum stesso, avvenuta nella tragica notte di San Silvestro del 1922. In effetti, si deve considerare che, oggi, sia la corrente ‘abelita’, che quella ‘cainita’, presentano aspetti sia positivi che negativi. Ovvero, detto più chiaramente, e con un riferimento storico più attuale, a partire da ambedue le correnti originarie, che hanno attraversato la storia dell’umanità, si sono generate correnti figlieprogredienti e positive, e correnti ‘figliastre’ regredienti e negative.

Partendo dalla descrizione di un’esperienza spirituale avuta dal giovanissimo Rudolf Steiner, descritta da Hella Wiesberger in Rudolf Steiners Lebenswerk in seiner Wirklichkeit ist sein Lebensgang, un profondo studio – una disamina che è un vero e proprio saggio esaustivo – apparso nella bellissima e importante rivista del Lascito’ di Rudolf Steiner, e precisamente nei numeri 49/50 (Pasqua 1975) e 51/52 (S. Michele 1975), dei Beiträge zur Rudolf Steiner Gesamtausgabe, Veröffentlichungen aus dem Archiv der Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, tradotto in italiano da Stefano Pederiva, e pubblicato dalla Editrice Antroposofica di Milano, nel 1984, col titolo L’opera di Rudolf Steiner nella sua realtà è la sua vita, ma che, per mio personale esercizio, preferisco ritradurre, troviamo la chiave per la comprensione di una simile nefasta e nefanda ‘alleanza, attuata dalle correnti involutive e degenerescenti delle suddette due correnti ‘abelitae ‘cainita, la quale, prima, nel secolo XIX, portò all’assassinio di Kaspar Hauser, e di conseguenza al fallimento della sua ‘graalica missione in Europa centrale, e, poi, nel XX secolo, alla distruzione del Goetheanum, nonché al tentativo di brutale ‘eradicazione della Scienza dello Spirito dalla faccia della Terra e dall’evoluzione spirituale dell’uomo. Nella prima parte del suo studio, Die drei Jahre 1879 bis 1882 als eigentliche Geburts-Zeit der anthroposophischen Geisteswissenschaft, ossia I tre anni dal 1879 al 1882 come periodo di nascita della Scienza dello Spirito antroposofica, in un capitoletto, Der biographische Entstehungsmoment der Zeit-Erkenntnisovvero Il momento biografico del sorgere della conoscenza del tempo, pp. 15-23, e nel successivo Die Zeit-Erkenntnis als «Grundnerv» des anthroposophischen Forschungsanfange, La conoscenza del tempo come «nerbo fondamentale» del principio della ricerca antroposofica, pp. 24-28, Hella Wiesberger mette in evidenza quanto sia fondamentale l’esperienza del giovanissimo Rudolf Steiner riguardante la doppia corrente del tempo per tutta la futura concezione antroposofica ch’egli porterà nel mondo, allorché assumerà la funzione pubblica di Istruttore di coloro che anelavano ad una concreta e scientifica visione spirituale del mondo, e all’Iniziazione.

Secondo la visione rosicruciana–  e, nel prosieguo, vedremo anche manicheadel tempo, vi è una doppia corrente di questo: una progrediente ed evolvente dal passato verso il futuro, ed un’altra regrediente ed involvente, in senso inverso, dal futuro verso il passato. A questa esperienza, direttamente vissuta dal Dottore già nella sua adolescenza, allude Édouard Schuré, come viene riportato in Beiträge zur Rudolf Steiner-Gesamtausgabe, Nr. 42/Estate 1973, ove – secondo la traduzione più letterale possibile che ne faccio –  leggiamo:

«Von dieser Doppelbewegung hatte der junge Steiner seit seinem 18. Jahre ein unmittelbares Gefühl», ossia, traducendo alla lettera: «Di questo doppio movimento il giovane Rudolf Steiner ebbe, nel suo 18° anno, un sentimento immediato».

Di questa percezione peculiare – che era ben più di un semplice sentimento, sia pure profondo, di come afferma qui Schuré – contemplata nell’esperienza spirituale diretta, parlò Rudolf Steiner in uno scritto ch’egli redasse proprio per Édouard Schuré, il quale in seguito con ogni evidenza vi attinse, mentre era suo ospite nel 1907 a Barr, in Alsazia. Questo documento autografo di Rudolf Steiner venne pubblicato dal Lascito sia nella citata rivista «Beiträge zur Rudolf Steiner-Gesamtausgabe», Nr. 13/Pasqua 1965, che in Rudolf Steiner — Marie Steiner-von Sivers. Briefwechsel und Dokumente 1901-1925, GA-Nr. 262, ossia nell’ Epistolario tra il Dottore e la sua fedele collaboratrice, Marie Steiner. In quel prezioso documento, infatti, possiamo leggere: 

«In dieser Zeit fiel und das gehört schon zu den äußeren okkulten Einflüssen die völlige Klarheit über die Vorstellung der Zeit. Diese Erkenntnis stand mit den Studien in keinem Zusammenhang und wurde ganz aus dem okkulten Leben her dirigiert. Es war die Erkenntnis, daß es eine mit der vorwärtsgehenden interferierende rückwärtsgehende Evolution gibt – die okkult-astrale. Diese Erkenntnis ist die Bedingung für das geistige Schauen». 

«In questo periodo, – e ciò appartiene già alle influenze occulte esteriori – cadeva la piena chiarezza circa la rappresentazione del tempo. Questa conoscenza non stava in alcun rapporto con gli studi e venne diretta completamente a partire dalla vita occulta. Era la conoscenza, che con una evoluzione progrediente vi è una interferente evoluzione regrediente – quella occulto-astrale. Questa conoscenza è la condizione per la visione spirituale».

Lo stesso Rudolf Steiner – come osserva sempre Hella Wiesberger a p. 15 del suo studio – parlò di questa esperienza spirituale del tempo in una conferenza biografica, ch’egli tenne a Berlino, all’epoca del suo distacco dalla Società Teosofica di Adyar, retta da Mrs. Annie Besant, il 4 febbraio 1913. Ivi, egli racconta : «[…] wie er von jener Meisterpersönlichkeit, der er in Wien zwischen seine Jahre begegnete, eingeführt wurde in jene «eigenartigen Strömungen, die durch die okkulte Welt gehen, die man nur erkennen kann, wenn man eine aufwärts- und eine abwärtsgehende Doppelströmung ins Auge faßt»

cioè:

«[…] come egli venisse introdotto da quella personalità, dal Maestro, ch’egli aveva incontrato tra il diciottesimo e il diciannovesimo anno, «nelle peculiari correnti, che attraversano il mondo occulto, e che si possono riconoscere unicamente se con lo sguardo si coglie la doppia corrente, una ascendente e una discendente».

E che in questo caso si tratti proprio della doppia corrente del tempo – osserva Hella Wiesberger – risulta chiaramente dagli appunti che Rudolf Steiner aveva scritto in preparazione di quella conferenza berlinese. Infatti, nei suoi taccuini, egli scrive: «Doppelstrom der Zeit», «Doppelströmung des Werdens», ossia, «doppio flusso del tempo», e «doppia corrente del divenire».

Questa doppia corrente del tempo – ascendente e discendente – contemplata da un punto di vista cosmogonico, mostra l’esistenza di una tragica dualità, ossia di una necessitante, cogente, non libera, polarità che si verifica nel divenire del Cosmo tra evoluzione e involuzione. 

Il mistero, l’enigma, della dualità che vi è tra evoluzione e involuzione, che si manifesta – sia cosmologicamente che cosmogonicamente, nelle due contrapposte correnti del tempo: quella progrediente dal passato al futuro, e quella regrediente dal futuro verso il passato – in un cosmo nel quale vi è necessità, ma non ancora libertà, sta tutto nella legge costringente che stabilisce come sia impossibile che alcune entità spiritualmente si elevino, senza che altre sprofondino. Ossia, affinché alcune entità evolvano e progrediscano spiritualmente – in un Cosmo nel quale ancora non esiste libertà – è necessario, per ora inevitabile, ineluttabile, che altre entità involvano e regrediscano spiritualmente. In un Cosmo in cui domina la Legge, e nel quale ancora non son sorte Autocoscienza, Libertà e Amore, è appunto inevitabile, fatalità inesorabile, che il ravvivarsi della Lucerenda più dense le Tenebre, che tanto più si addensano quanto più la Luce, liberandosene e respingendole, vieppiù intensamente risplende.

Per questo motivo, possiamo scorgere come nel corso del tempo, dalla stessa corrente ‘sacerdotale’, ‘abelita’, sia potuta sorgere, evolutivamente, una mirabile Mistica cristiana come quella medievale renana, in Germania, con personalità come Meister Eckhart, Johannes Tauler, Heinrich Suso, pur provenienti da quell’Ordine domenicano in origine sorto per la distruzione del Cristianesimo cataro, nonché di ogni altra ‘eretica pravità’, santi come Benedetto da Norcia e Francesco d’Assisi, per citare solo alcuni nomi tra moltissimi. E possiamo, altresì, scorgere come, sempre nel volgere dei secoli – anche considerando soltanto quelli della nostra èra – dalla corrente ‘cainita’, ‘hiramitica’, siano potuto sorgere l’Ermetismo alessandrino, una personalità abbagliante come la sapiente filosofa neoplatonica, Iniziata, Epopta, e Ierofantide, Ipazia d’Alessandria, figlia del matematico Teone, la stessa tradizione alchemica dei ‘philosophi per ignem’, ossia i ‘filosofi mediante il fuoco ermetico’, con personalità come Arnaldo da VillanovaRaimondo Lullo, Alberto Magno, Tommaso d’Aquino, Paracelso, Alexander Sethon, Michele Sendivoglio, detto, come il precedente, il ‘Cosmopolita’, per giungere alla tradizione ‘rosicruciana’ con Heinrich Kunrath, Adriano di Mynsicht, conosciuto come ‘Madathanus’, Michele Maier, in Germania, Robert Fludd, Thomas Vaughan, detto ‘Eugenio Filalete’, Ireneo Filalete, in Inghilterra, Federico Gualdi, Francesco Maria Santinelli, in Italia e nel XVIII secolo, Sincerus Renatus, il principe Raimondo di Sangro, il Conte di Cagliostro, il Conte di Saint-Germain. manifestazione dello stesso Christian Rosenkreutz.

Si ebbe persino il caso di personalità che pur appartenendo in origine ad Ordini religiosi, provenienti della stirpe ‘sacerdotale’, e quindi ‘abelita’, trovarono la connessione con la ‘cainita’ tradizione ermetico-alchemica, divenendo addirittura – come si dice in tale tradizione – dei ‘Maestri dell’Arte’, come nel caso di Giovanni Tritemio abate mitrato prima del monastero benedettino di Sponheim e poi di quello di Würtzburg, e Maestro del mio amato Enrico Cornelio Agrippa, l’autore del De occulta philosophia, vero ‘corpus philosophicum’ di tutta la sapienza ermetico-alchemica e kabbalistica dell’epoca, o nel caso di Basilio Valentino, anch’egli monaco benedettino del monastero di Erfurt, autore del Currus Triumphalis Antimonii, ovvero Il Carro trionfale dell’antimonio, dell’Azoth, e di altre mirabili opere, tenute tutte in somma stima dai ‘Maestri dell’Arte’.

Ma accanto a queste due correnti ‘evolventi’, ‘positive’, ‘progredienti’, sono presenti ed agenti altre due correnti, sempre più degenerescenti – ‘abelita’ l’una e ‘cainita’ l’altra – che si palesano come ‘involventi’, ‘negative’, ‘regredienti’. La corrente ‘abelita’ degenerata si manifesta principalmente nella Chiesa, nella quale vive – come afferma esplicitamente Rudolf Steiner – lo ‘spettro’ dell’antica romanità, non più vivente, e tuttavia recante nel morente mondo attuale il suo decadente impulso che, in forma irrigidita, cristallizzata, mummificata, si mescola come un veleno mortifero ad un nuovo mondo sorgente, per paralizzarne le forze, e possibilmente farne abortire la nascita. Rudolf Steiner caratterizza tale decadente impulso come quello che vuole «narcotizzare e distruggere nell’umanità l’anima cosciente». Perché per essa gli esseri umani han da esser tremule ‘pecorelle’, inscienti e irresponsabili, da condurre dai lor ‘pastori’ ad un sedicente ‘sicuro ovile’, ed esse devono essere anima e corpo, ma non spirito. L’elemento spirituale deve essere loro amministrato – e giuridicamente regolato secondo un diritto canonico che, appunto, non è altro che lo ‘spettro’ del non più vivente antico diritto romano – secondo una prassi sacramentale, della quale la gerarchia ecclesiastica si riserva il monopolio. Solo i sacramenti, da loro amministrati in regime di privativa e monopolio, possono – a loro dire – mettere l’uomo in comunione con lo Spirito, ma da questa comunione la Chiesa si riserva il diritto e il potere scomunicare i disobbedienti, i dissenzienti, gli ‘eretici’, ossia coloro che fanno una scelta, hàiresis, diversa da quella da lei stessa giuridicamente proclamata valida e costringente. Ciò ha portato allo sterminio degli Gnostici, dei Manichei, dei Catari, alla distruzione quasi totale della loro vasta letteratura, alla distruzione dell’Ordine dei Templari, agli innumerevoli ‘eretici’, morti martiri sui roghi, dopo gli orrori di indescrivibili torture. La forma estrema, addirittura parossistica di tale impulso di dominio temporale, sempre più mondano della Chiesa, lo si può osservare in tutto ciò che caratterizza la storia e la spregiudicata azione della Societas Jesu negli ultimi cinquecento anni.

L’involvente e degenerata corrente ‘cainita’, a sua volta, col decorso sempre più accelerato del Kali Yuga, della ‘età oscura’, si è manifestata nella decadenza di Ordini e Fratellanze occulte, a volte deviate anch’esse, come la Chiesa, in senso sempre più mondano, giungendo talvolta a degenerare in militante agnosticismo e materialismo, altre volte, invece, deviate in direzione di una ricerca di una oscura potenza magica, posta al servizio di un egoismo individuale o di gruppo. In ambedue i casi – come direbbe la mia sapiente amica Fang-pai, nobile figlia del Celeste Impero e Maestra del Dharma – «si è smarrita o dimenticata l’intenzione originaria». In tali casi, si può parlare non di semplice decadenza, bensì di un vero e proprio tradimento, del rovesciamento in senso antispirituale delle forze dell’Iniziazione, sino a trasformarsi progressivamente in una vera e propria ‘controiniziazione’. Di una tale degenerazione in senso agnostico e materialistico, oppure in senso magico ed egoistico, non si può certo far colpa all’impulso ‘cainita’ originario, che era ottimo, ma solo alla corrente involutiva di esso, che ha attuato l’inverarsi dell’adagio che dice: «corruptio optimi pessima», ossia che non vi è niente di peggio che il pervertimento e la corruzione di ciò che è migliore.

Quindi la differenziazione delle due diverse correnti – una evolutiva e un’altra involutiva – che si manifesta nelle due stirpi, ‘cainita’ e ‘abelita’, a sua volta ha dato luogo ad una ulteriore differenziazione all’interno delle suddette stirpi – secondo quel duplice movimento ascendente e discendente, o progrediente e regrediente, del tempo, del quale parlava Hella Wiesberger nel suo studio su Rudolf Steiner – ossia ambedue le stirpi in parte evolvono e in parte involvono. E questo per quella inesorabile legge secondo la quale l’ascensione e la purificazione verso il Bene e la Luce di alcuni, comporta la discesa e la degradazione verso il Male e la Tenebra di altri. L’avanzare veloce di alcuni ha come controparte il ritardatario rallentare e rimanere ‘indietro’, di altri. Ciò avviene perché il purificarsi è un liberarsi dal Male e dalla Tenebra, non è ancora – per ora – una trasformazione del Male in Bene, e della Tenebra in Luce. Rudolf Steiner descrive questo duplice movimento di ‘evoluzione-involuzione’, per esempio, là dove nel IV capitolo della sua Scienza occulta nelle sue linee generali, Editrice Antroposofica, Milano, 1978, intitolato L’evoluzione del mondo e l’uomo, parlando della differenziazione che si attua sull’Antico Sole, alle pp. 145-146, troviamo scritto:

«Per caratterizzare il corso ulteriore dell’evoluzione solare, dobbiamo richiamare l’attenzione sopra un fatto del divenire cosmico che è della massima importanza: quello cioè che, nel corso di un’epoca, non tutti gli esseri raggiungono la mèta della loro evoluzione; ve ne sono alcuni che restano indietro. Così, durante l’evoluzione saturnia, non tutti gli spiriti della personalità raggiunsero effettivamente lo stadio umano loro destinato nel modo sopradescritto; così pure non tutti i corpi fisici umani sviluppati su Saturno raggiunsero il grado di maturità adatto per essere capaci sul Sole di divenire veicolo di un corpo vitale indipendente. Ne viene come conseguenza che vi sono sul Sole degli esseri e delle forme che non sono adatte alle condizioni solari; essi devono ora ricuperare durante l’evoluzione solare ciò che hanno trascurato spiritualmente di fare su Saturno. Durante l’epoca solare si può quindi osservare spiritualmente che quando gli spiriti della saggezza cominciavano a far affluire il corpo vitale, il corpo del Sole in certo qual modo si offusca. Lo compenetrano delle formazioni che in realtà apparterrebbero ancora a Saturno; sono formazioni di calore che non hanno la capacità di condensarsi in aria nel modo giusto. Sono gli esseri umani che, rimasti indietro al gradino di Saturno non possono diventare il veicolo di un corpo vitale normalmente costituito».

Qui sta tutto il ‘mistero’ di ciò che ha portato ad esistenza nel mondo l’egoismo, e – come conseguenza – l’errore, la malattia, la morte e il male. Ma senza l’egoismo non vi sarebbe stata nessuna possibilità che l’uomo riuscisse nell’impresa di portare ad esistenza la libertà. Infatti le Entità spirituali che avevano generato, emanandolo dal proprio seno, l’essere umano potevano ‘educarlo’, o – servendosi di Spiriti dell’Ostacolo – ‘istigarlo’ alla libertà, non donargli la libertà. Infatti, la libertà può essere unicamente autonoma conquista, non un dono. Del resto, quelle Entità spirituali – sia regolari che irregolari – non potevano donargli una libertà che, in realtà, esse non possedevano e che si aspettavano da lui. Infatti, nemo dat quod non habet, ossia: nessuno può donare ad altri quel ch’egli stesso non possiede. Infatti, se tali Entità spirituali avessero posseduto Autocoscienza, Libertà, e Amore, non avrebbero avuto alcun bisogno di creare, emanandolo da se stesse, l’essere umano. L’uomo doveva passare dall’esperienza cruciale dell’egoismo. Il duplice aspetto dell’egoismo viene messo in luce da Rudolf Steiner nella nona conferenza de Die Theosophie des Rosenkreutzers, GA-99, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1962, pubblicata in italiano col titolo La Saggezza dei Rosacroce, trad. di Iberto Bavastro, Editrice Antroposofica, Milano, 1959, pp. 95-96, ma che – data la delicatezza del tema e di talune espressioni in esso usate – preferisco ritradurre dal testo tedesco originale del Dottore. Infatti, a p. 97, leggiamo:

«Legoismo è qualcosa che ha due lati, uno eccellente [vortrefflich] e uno riprovevole [verwerflich]. Se, allora su Saturno e sui pianeti successivi non fosse stata piantata sempre di nuovo lessenza [Wesenheit] dell’egoismo, l’uomo mai sarebbe diventato un essere indipendente, capace di dire «Io» a se stesso. A partire dall’epoca di Saturno venne inoculata nella corporeità umana la quantità di forza che fa dell’uomo un essere indipendente, diverso da qualsiasi altro. Per questo dovettero operare gli spiriti dell’egoismo, gli Asura. Prescindendo da piccole differenze, ve ne sono di due tipi. Un tipo è quello di coloro che hanno sviluppato l’egoismo in maniera nobile e indipendente, che si è elevato sempre di più nella formazione del senso della libertà: questa è l’eccellente indipendenza [vortreffliche Selbständigkeit] dell’egoismo. Questi spiriti hanno guidato l’umanità lungo tutti i successivi pianeti. Essi sono gli educatori dell’uomo all’indipendenza [Selbständigkeit].

Ora vi sono su ogni pianeta anche spiriti tali, che sono rimasti indietro nell’evoluzione. Essi sono spiriti stazionari, non vollero progredire oltre [sie wollten nicht weiter]. Da questo fatto riconoscete una legge: allorché ciò che vi è di più eccellente [das Vortrefflichste] cade, quando compie il «grande peccato» di non seguire l’evoluzione, allora esso diventa addirittura ciò che vi è di peggiore [gerade das Schlechteste]. Il nobile senso della libertà viene trasformato nel suo contrario, nel più riprovevole abominio [Verwerflichkeit]. Questi sono gli Spiriti della Tentazione [Geister der Versuchung] – di difficile valutazione [schwer zu Betracht kommenden] – che inducono al riprovevole egoismo. Ancor oggi, questi malvagi spiriti di Saturno sono nel nostro ambiente. Tutto ciò che è malvagio trae forza da questi spiriti».

Questo è il prezzo – un prezzo invero ben elevato – che l’uomo paga per realizzare Autocoscienza, Libertà e Amore: per attuare la missione che l’Assoluto dette agli Dèi, e per realizzarsi – secondo la parola di Rudolf Steiner nelle Massime Antroposofiche – come «mèta delle Gerarchie». Questo perché tutte le entità dell’immensa scala dellessere sono appunto ‘legati’ a un tale ‘essere’, ossia esse ‘devono’ essere quello che sono, e – per ora – non possono essere né agire diversamente. Mentre l’uomo può essere non solo ‘libero’, ma anche agire come ‘liberatore’, perché come lapidariamente afferma Friedrich Schiller – citato da Peter Selg in Natura della volontà umana, in Rivista Antroposofia, Anno LXVI, N.1, Gennaio-Febbraio 2011, Editrice Antroposofica, Milano, p. 25 – «Tutti gli esseri devono qualcosa, mentre l’uomo è lunico essere che vuole», per cui – giustamente osserva sùbito dopo Peter Selg: «Si potrebbe dire che tutti gli esseri sono creature, mentre luomo è un creatore». Ossia, come scrive Massimo Scaligero nell’ottavo capitolo del Trattato del Pensiero Vivente. Una Via oltre le filosofie occidentali, oltre lo Yoga, oltre lo Zen, Tilopa, Roma, 1979, p. 27:

«Luomo deve farsi. Egli non è passivo ricettore dellesperienza terrestre, ma cooperatore del suo compiersi: che esige il tramutarsi di lui da creatura dipendente dalla natura a essere libero: i cui stati danimo non siano il giuoco della natura in lui, ma la presenza agitante dello spirito. Onde egli realizzi nella natura il proprio stato: la sopranatura.

Egli deve passare da creatura a essere che crea secondo il proprio principio, il Logos, ogni creatura vincolata alla condizione terrestre attendendo da lui la propria liberazione».

Ed è inevitabile richiamarsi ad una affermazione di Johann Gottlieb Fichte, tratta dal suo scritto Contributo per rettificare i giudizi del pubblico sulla Rivoluzione francese, 1793, che Rudolf Steiner amava citare spesso, che dice: «Luomo può ciò che egli deve; e se dice: Io non posso’, segno è che non vuole». Infatti, a coloro che obbiettavano che affrontare e soddisfare le alquanto esigenti richieste interiori poste nel libro L’Iniziazione. Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori, Rudolf Steiner rispondeva: «Uno non deve dire: non posso’, deve dire ‘non voglio». Ovvero – come direbbe la mia sapientissima amica Fang-pai, nobile figlia del Celeste Impero e Maestra del Dharma – «Là dove vi è una volontà, là vi è una Via»: una Via eroica, appunto. E la Via della Scienza dello Spirito indicata da Rudolf Steiner, da Giovanni Colazza, da Massimo Scaligero è – lo è radicalmente – una Via eroica.

Ma non solo gli esseri vincolati alla condizione terrestre – ossia le creature che si sono sacrificate, legandosi ai regni minerale, vegetale e animale della natura, affinché l’uomo potesse compiere l’esperienza della libertà – bensì tutte le Entità spirituali regolari ed irregolari attendono che l’uomo realizzi, conquistandola, la libertà e agisca, poi, come liberatore nei loro confronti. Per la stessa antica concezione indiana – sia brahmanica che buddhista – la posizione dell’essere umano, con la sua duplice natura mortale e immortale, è ‘suprema’, e gli Dèi medesimi, se vogliono conseguire ciò che in India vien chiamata mukti, o moksha, la liberazione, devono rinunciare al loro rango divino e incarnarsi sulla Terra come uomini: rinuncia, incarnazione, e umanazione, che – secondo l’insegnamento di Rudolf Steiner e di Massimo Scaligeropochi tra i Numi hanno osato compiere: le altre Deità una tale liberazione la attendono dall’uomo liberatore di se stesso e di loro. Nel nostro Rinascimento, Pico della Mirandola, nel suo De hominis dignitate, pone anche lui, e per gli stessi motivi, la posizione dell’essere umano nella creazione e nel Cosmo come ‘suprema’.

La liberazione di tutti gli esseri, su qualunque gradino siano nella scala dell’essere – siano essi superiori o inferiori all’uomo, regolari o irregolari – è il più audace – addirittura nobilmente temerario – ideale del Buddhismo Mahâyâna e del Manicheismo. Nel Mahâyâna è l’ideale del Bodhisattva che conseguita la Prajñâpâramitâ, ossia la perfezione della Sapienza Trascendente, ma operando con Mahâkaruṇâ, con lIllimitata Compassione, decide di non accedere al Nirvâṇa, di rimanere nel Saṃsâra, ossia nel mondo dell’illusoria relatività, dominato da quella Mâyâ illudente e condizionante, la quale s’impone allessere umano poco consapevole, facendolo soffrire perché come scrive Massimo Scaligero nel decimo capitolo del su citato Trattato del Pensiero Vivente, p. 35:

«È il mondo che sfugge ancor più quando si crede di amare o di soffrire, o di bramare o di odiare, perché sono gli stati danimo e gli istinti in cui l’astrattezza del mondo, ossia la sua irrealtà, si è fatta potenza interiore, sete della vita riflessamente rappresentata e pensata: che è dire assunta nella sua inversione. Onde si crede di amare ciò che è limagine della continua perdita di una segreta capacità di amare, e si odia ciò che non risponde all’elemento di brama di questo illusorio amore».  

Il Bodhisattva fa voto solenne di non entrare nel Nirvâṇa, e di agire, invece, con ogni sua forza all’altrui salvezza: «sino a che l’ultimo granello di sabbia del Gange, l’ultimo filo d’erba, tutti gli esseri senzienti, sapienti o ignoranti, intelligenti o stolti, buoni o malvagi che siano, nessun escluso, non abbiano raggiunto l’Illuminazione». A sua volta, il Manicheismo ha, come suo più audace ideale, quello di superare la dualità tra Spirito e Materia, tra Luce e Tenebra, tra Bene e Male: trasformando la Materia in Spirito, la Tenebra in Luce, il Male in un più grande Bene. Per cui l’asceta dei nuovi tempi, nella preghiera autenticamente christica, non chiederà più: ‘liberaci da Male’, consapevole che del Male del quale egli si libera, altri ne saranno preda, bensì conquisterà Saggezza e Forza per la spiritualizzazione del Male stesso dentro la propria anima, operando altresì sacrificalmente a liberare di un tale schiacciante peso coloro che ne sono oppressi.

Abbiamo visto come Rudolf Steiner, nella versione della Leggenda del Tempio qui da me tradotta, parli della figura di Hiram, rinato in Lazzaro-Giovanni, come quella di colui che per primo venne iniziato dal Christo – e come di colui attraverso il quale venne costituita quella ‘corrente del centro’, che sta in una posizione intermedia tra la corrente cainita e quella abelita, conciliando così le due polarità contrapposte. In tal modo, nella Via rosicruciana che ne scaturisce, viene superato il dualismo tra fede e scienza, tra libertà e necessità, tra mondo esteriore e mondo interiore, tra conoscenza e moralità, e prepara al quel superamento e trasmutazione del Male in Bene, che si realizza radicalmente nella Via del Graal: come Massimo Scaligero ha indicato col suo insegnamento, e realizzato nella sua vita. In prosieguo di questo studio, verrà approfondito e completato questo tema, mettendolo sempre più in relazione col Mistero del Golgotha, con la ‘Via rosicruciana’ e con la ‘Via del Graal’.

LA RICERCA DEL SANTO GRAAL, MATERIALI DI STUDIO, SCIENZA DELLO SPIRITO
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