L’ARCHETIPO-MAGGIO 2024
Anno XXIX n. 5
Maggio 2024



(Tripartizione – Marina Sagramora)
Rudolf Steiner era sapiente e sagace, al punto di conoscere molto bene il valore delle persone che aveva attorno. Sapeva bene che, a parte una ben ristretta élite di decisi praticanti interiori, molti prendevano l’Antroposofia un po’ come una apprezzabile visione del mondo, e un po’ come una forma religiosa o semireligiosa. Che mancasse drammaticamente l’impegno interiore ascetico può essere scorto da vari segni.
Oggi molti, per esempio, lamentano il fatto che la Tripartizione dell’organismo sociale – il mirabile dono del Mondo Spirituale – non si sia attuata. Anche allora, in Germania, subito dopo la Prima Guerra Mondiale, quando nel disfacimento della struttura statale dell’Impero tedesco sembrava che la Tripartizione avesse grandi possibilità di attuarsi, e tali grandi possibilità in effetti vi erano, e molte speranze in tal senso si erano manifestate, Rudolf Steiner si impegnò con tutte le sue forze con conferenze pubbliche, alle quali accorrevano migliaia di operai. Rudolf Steiner contattò pure personalità che avevano responsabilità nello Stato e nella Società, ed espose con grande chiarezza quanto richiedevano i tempi. La cosa non si realizzò. Quando, tempo dopo, alcuni discepoli chiesero al Dottore il perché della non realizzazione della Tripartizione in Germania, dove essa aveva suscitato così tanto interesse e speranze, Rudolf Steiner rispose: “Perché in Germania non vi sono 100 discepoli della Scienza dello Spirito che abbiano fatto dell’Ascesi del libro Iniziazione lo scopo della propria vita. La Tripartizione non si è realizzata, perché non esistono 100 antroposofi consacrati alla pratica interiore del libro Iniziazione”. A quell’epoca gli antroposofi erano già venti o trentamila persone.
Ad Adelheid Petersen, il Dottore disse, che un giorno l’intellettualismo degli antroposofi dipingerà tutto grigio su grigio, e l’intellettualismo sarà la morte dell’Antroposofia. Disse, inoltre: “Potrebbe accadere che il movimento spirituale dell’essere vivente dell’Antroposofia si separi dalla Società Antroposofica!”.
A Giovanni Colazza – e questo mi fu riferito personalmente più volte da Massimo Scaligero – Rudolf Steiner, nell’ultimo colloquio avuto con lui, disse profeticamente: “Un giorno l’Antroposofia rinascerà in Italia, in una forma giovane, radicalmente rinnovellata, totalmente slegata dalle forme istituzionalizzate, una forma vivente”.
Per me, e non solo per me, questa rinascita dell’Antroposofia è nella Scienza dello Spirito come ce l’ha trasmessa Massimo Scaligero. La vivente Scienza dello Spirito è tutta nell’opera di Massimo Scligero, nel suo aver ritrovato l’aureo “filo d’Arianna” della Via del Pensiero Vivente, nel suo porre al centro l’esperienza ascetica della Filosofia della Libertà, nel porre al centro e al vertice della pratica interiore la concentrazione portata sino alle sue estreme conseguenze di liberazione del pensare dal servaggio corporeo.
Partendo dalla Via del Pensiero si ritesse l’invisibile trama aurea, michaelita, che un giorno porterà alla realizzazione in una dimensione più vasta dello Spirito, ad una trasformazione della coscienza umana, e di conseguenza anche alla realizzazione della Tripartizione.
Le personalità di rango spirituale delle quali parla il Dottore sono presenti, ma la loro azione sfugge agli schemi precostituiti dell’intellettualismo antroposofico, e come tale sfugge allo sguardo miope della dirigenza burocratica di coloro che hanno – anche ufficialmente – trasformata la creazione di Rudolf Steiner in una impresa commerciale, registrata all’Uffico Svizzero del Commercio.
La fiducia è nell’audacia del pensare, nello slancio e nella fedeltà della volontà consacrata.
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Importante ed essenziale studio di D. Roché sui Manichei e Catari. Ne rinfreschiamo il ricordo. Stampato dalla Editrice Cambiamenti di Bologna nell’anno 2002.
Traduzione di Franco De Pascale.
INDICE
Introduzione
Bibliografia essenziale
Avvertenza
STUDI MANICHEI E CATARI
Prefazione
I. Introduzione: Iniziazione spirituale dei cristiani catari.
II. I documenti catari; l’origine manichea e le due principali Scuole del catarismo.
III. Sant’Agostino e i manichei del suo tempo.
IV. La Pistis-Sophia. Fede e Saggezza. Insegnamento del Cristo Risorto
…..La gnosi della Pistis-Sofia: prima parte
…..La gnosi della Pistis-Sofia: seconda parte
V. I catari e l’amore spirituale
….Testi manichei e catari .
VI. La dottrina dei catari sul problema del male e sulla Redenzione.
VII. Il Graal pirenaico: Catari e templari
VIII. Conclusione: I catari e i platonici della Scuola di Chartres
Appendici
Gnostici e manichei
Origine manichea del catarismo. I documenti
Origine manichea del catarismo. La storia
Note
Cronologia
Glossario
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Traduzione, Introduzione, Bibliografia e Avvertenza a cura di Franco De Pascale. Non potendo per lunghezza trascrivere la Introduzione, pensiamo possa interessare riportare invece l’ Avvertenza e le parole della quarta di copertina, ossia una breve nota biografica dell’ Autore e una descrizione del contenuto del libro, sempre a cura di Franco De Pascale. La competenza, la meticolosità e l’attenzione in questo lavoro di studio e traduzione di Franco, sono riscontrabili nell’opera tutta ma vengono sottolineate e dimostrate nelle sue righe che di seguito trascriviamo:

“Nella nostra traduzione ci siamo attenuti ad un criterio conservativo, tentando di riprodurre – per quanto concesso dalle caratteristiche della nostra lingua – lo stile particolare dell’ Autore. Si tratta di uno stile non facile che richiede un lettore attento e diligente. Déodat Roché tratta il suo argomento, di natura storico-religiosa e filosofica, apportando una vasta documentazione di testi, di prove archeologiche, di riferimenti iconografici, ed espone le sue considerazioni in proposito con un stile asciutto e austero. Non si lascia mai tentare dalla <<venustà del periodare>> e offre con oggettività i risultati della sua ricerca alla libera riflessione dello studioso.
Abbiamo rispettato, in linea di massima, il tipo di trascrizione dei termini, tratti dalle lingue antiche, da lui adoperata, che non è quella generalmente usata nella letteratura specialistica, che del resto non è uniforme a questo proposito, spesso nemmeno nel caso di un singolo autore.
L’opera, pur non avendo scopo di divulgazione, si rivolge ad un pubblico in possesso di una cultura generale, non necessariamente specialistica, che non tratterebbe molto giovamento da un sistema di trascrizione filologicamente diatritico.
Come ausilio al lettore abbiamo posto in calce al libro una sommaria Cronologia ed un brevissimo Glossario di termini dei quali più che una spiegazione rigorosa – impossibile in un contesto ristretto – si propone un’interpretazione filosofica, inevitabilmente frutto di una riflessione e di una scelta personale.
Vogliamo in modo particolare ringraziare Marina Sagramora, che ha ispirato la traduzione della presente opera e l’ha sostenuta con i suoi consigli. Importanti sono stati per noi gli incontri nei quali è stato possibile affrontare con Lei alcuni aspetti relativi all’argomento trattato.
Desideriamo infine ringraziare nella persona di Olivier Cébe la Société du Souvenir et des Études Cathares, che ha voluto con grande disponibilità concedere l’autorizzazione alla pubblicazione della traduzione italiana dell’opera, e la casa editrice CambiaMenti che temerariamente si assume l’onere di presentare questa non facile opera agli studiosi italiani.”
F.D.P.
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Deodat Roché (1877-1978), luminosa figura di pensatore e grande erudito nel campo della storia delle religioni, discipline da lui coltivate con ardore lungo il percorso di una vita che giunse ad abbracciare un intero secolo, nacque ad Arques, piccolo paese pirenaico delle Hautes Corbierès, in quel Mezzogiorno della Francia che vide lo svolgersi dei tragici avvenimenti della Crociata contro gli Albigesi, che travolse la civiltà occitanica nel XIII° secolo.
In questi Studi manichei e catari – che, per la prima volta tradotti, vengono presentati al lettore italiano – egli riunì in una serie di saggi, scritti in uno stile austero e asciutto, il risultato di ricerche e di riflessioni durate decenni. Questa sua opera offre allo studioso una vasta messe di conoscenze che possono rivelarsi feconde non solo sul piano storico e filosofico, ma anche su quello della ricerca spirituale, orientandolo verso esperienze interiori decisive, capaci di risolvere gli enigmi tragici nei quai è immerso l’uomo attuale, il quale potrà superare ogni difficile prova con il coraggio interiore e con la forza folgorante di un risorto Pensiero Vivente. (fdp)
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🪷
Singulto al mattino dissolto.
Per inattesa venerazione,
disceso di me nel profondo,
assorbito nel fondamento,
l’essere alla quiete abbandono.
D’esistere ormai inconsapevole,
congedo il tramare del mondo:
come foglia che cada
lieve vagante, discendo
verso l’invisibile centro.
Dolce dimenticanza
d’ogni computo anelare,
fiorisce inavvertita
l’assente contemplazione.
L’asceta è occhio che guarda,
senza sapere di sé.
Vacanza pura, specchio dell’immenso:
inesauribile
determinazione del nulla.
🪷
(Massimo Scaligero)

(I lupi Hati e suo fratello Skǫll inseguono rispettivamente Máni (la Luna) e Sól (il Sole).)
Le circostanze in cui si verifica un’eclissi inducono all’osservazione puramente esteriore di un fenomeno astronomico. Rudolf Steiner ha tuttavia indicato che ben altro vi si ricollega: «Quando l’uomo nordico dei tempi antichi voleva trovare spiegazioni a ciò che vedeva durante un’eclissi di sole (naturalmente all’epoca dell’antica chiaroveggenza si vedevano gli astri in una diversa maniera di come li si vede adesso attraverso un telescopio), sceglieva l’immagine del lupo che insegue il sole e che, avendolo raggiunto, ne provoca l’oscuramento.
Ciò si accordava con i fatti. …I materialisti di oggi dicono che si trattava di superstizione, che nessun lupo inseguiva il sole. …Per l’occultista, esiste una superstizione ben piú grave: quella di credere che a causare un’eclissi di sole sia la presenza della luna davanti al sole. Ciò è esatto per l’osservazione, cosí come era esatta la storia del lupo per l’osservazione astrale. La concezione astrale è persino piú giusta di quella che viene spiegata nei libri, poiché quest’ultima è ancora di piú soggetta all’errore».Steiner aggiunge che durante un’eclissi si verificano fenomeni anche nelle “sfere” e non soltanto nei movimenti spaziali dei corpi celesti. Egli spiega che le eclissi sono «fenomeni di transizione che si collocano tra il Cosmo puramente fisico e il Cosmo spirituale».
Sono fenomeni che “rinnegano” lo spirituale a vantaggio dell’esteriorità, dello spaziale. Lo spazio, cosí come crediamo di conoscerlo sulla terra, quale si presenta in forma di fenomeno legittimo della nostra esistenza terrestre, viene trasportato in qualche modo fino nel cosmo per mezzo delle eclissi. L’ombra, che si tratti di quella della luna o della terra, non esiste in realtà che nel mondo “elementare”, ma nel caso di un’eclissi, essa si condensa fino a rendersi visibile.Tutto ciò, secondo Steiner, ha una sua ragione di essere, una necessità. Occorrono valvole di sicurezza per tutto il negativo che ribolle nei pensieri e nella volontà dell’uomo; queste valvole sono rappresentate dalle eclissi, dall’assenza, piú o meno momentanea, della luce solare o lunare. Poiché il Male è stato permesso nel mondo dagli intenti divini, anche le eclissi sono state necessariamente comprese in questo disegno. Si potrebbe forse dire: al momento della concezione dell’Opera del mondo, la saggezza divina avrebbe potuto facilmente organizzare le cose in modo che non si verificassero delle eclissi. Sarebbe bastato che la luna si trovasse un po’ piú distante dalla terra, e il suo disco non avrebbe mai potuto coprire completamente quello del sole. Non vi sarebbero quindi state eclissi totali di sole. Ma, nello stesso tempo, l’uomo avrebbe dovuto essere costituito in maniera completamente diversa da come è. Per il fatto che si verificano le eclissi, la via dello spazio cosmico viene lasciata aperta agli spiriti delle Tenebre e del Male, e ciò nell’esatta misura ritenuta necessaria.
Elisabeth Vreede
E. Vreede, Le Ciel des Dieux, Triades 1973
Per gentile concessione de L’Archetipo – luglio 1999

26 Marzo 2024
La via del Pensiero vivente è il tema centrale anche di questo testo di Massimo Scaligero. Il pensiero che è connesso alla vera libertà. Quanto si trova scritto qui, quindi, è idoneo ad introdurre e poi condurre lo sperimentatore motivato a una esperienza interiore. Un’esperienza reale, che può trasformarsi in liberazione dal pensiero celebrale [riflesso] – disincantando così l’apparire, il miraggio dell’illusoria esteriorità. Ci si muove in un processo inverso, quindi, rispetto all’ordinario – verso l’interiorità –, risalendo il pensiero fino a qualcosa d’altro – poiché “v’è un pensare che non è stato ancora pensato”. Quindi, anche qui, come in ogni altro testo di Scaligero, va sempre sottinteso [anche quando non sia espressamente richiamato] l’imprescindibile primato da attribuire alla disciplina interiore [la “concentrazione” e la “meditazione”], secondo i canoni proprio da lui indicati. Con tutto ciò che ne consegue.
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Da
Massimo Scaligero, il Logos e i nuovi misteri (Teseo, 1973)
pp. 47-48
La libertà è il momento del pensiero che muove secondo il proprio Principio, attuandolo però entro i limiti postigli dalla mediazione cerebrale, che lo isola bensì dall’anima antica, ma lo derealizza sul piano dialettico: onde non v ‘è libertà di cui l’uomo possa legittimamente parlare, prima della indipendenza del pensiero dalla mediazione cerebrale.
La libertà che l’uomo crede trovare fuori di sé, in eventi o strutture esteriori, non è che un miraggio, perché è sempre proiezione del vincolo della psiche: il vincolo che tende ad affermarsi come impulso libero, illegittimamente. Il cercatore della libertà deve scoprire che qualsiasi limite trovi ad essa fuori di sé, è un limite che gli è interno.
Libero può essere solo il pensiero, o lo Spirito: la libertà di un desiderio o di un istinto, è la vera prigionia dell’uomo. Il pensiero razionale non è libero, ma ha la possibilità della libertà: reca riflesso il potere sintetico originario, lo ha come momento d’indipendenza dalla relazione metafisica, ma simultaneamente come possibilità di indipendenza dalla relazione fisica, che suscita l’opposizione al metafisico. Esso però ignora tale possibilità, scambiando per normale condizione la menomazione riflessa. In sostanza esso si determina come opposizione alla scaturigine metafisica, ma, nella reificazione dell’alterità fisica, annienta il momento di libertà: ignora il moto originario della relazione, servendosi tuttavia di esso: attinge a un potere che gli rimane sconosciuto. In effetto è libero, ma non esce dalla mediazione cerebrale che lo asserve inconsciamente agli istinti, ossia alla naturaumano-animale.
La realtà costringe, la parvenza lascia liberi. L’uomo moderno, nel disconoscere la realtà metafisica, ha l’iniziale momento della libertà, ma non lo afferra, perché non lo afferra dove sorge: onde esso non coincide con il momento della realtà epperò della verità. Egli bensì volge le spalle alla realtà metafisica, ma, non conoscendo la dipendenza del pensiero dalla mediazione cerebrale, si lega alla realtà fisica, ossia alla parvenza della realtà. Questa non lo costringe, lo lascia libero, perché consente l’illimitatezza della soggettività: egli non afferra la libertà dove sorge, bensì dove si aliena, riflessamente correlata all’aspetto sensibile dell’apparire.
Perciò egli non può distinguere l’a p p a r i r e dal s e n s i bi l e. La vita degli istinti è correlata all’apparire. L’apparire sorge mediante il sensibile, ma non è sensibile esso stesso, essendo la proiezione della relazione originaria. Il vero Sovrasensibile è il disincantamento dell’apparire, o il superamento della condizione riflessa. La coscienza sensibile muove dalla relazione originaria, ma, nel suo limitarsi all’apparire, che lascia libero il suo essere soggettivo, non può non opporsi ad essa. Tuttavia l’uomo ha nella dimensione della libertà l’esigenza di un principio che non necèssiti, per essere, di sostegno fisico né metafisico, essendo in sé l’assoluto originario, capace di disincantamento dell’apparire, epperò di reale dominio fisico: di reale reintegrazione degli istinti. I quali dominano la psiche là dove il pensiero riflesso, credendosi libero, subisce la mediazione cerebrale. Invero, la libertà dell’uomo attuale, inconsapevole della propria interna dipendenza, è una libertà animale, in cui l’elemento animale subisce una corruzione, che l’animale medesimo non conosce.
…
Massimo Scaligero, il Logos e i nuovi misteri (Teseo, 1973) pp. 47-48
foto di PatrizioYoga su Pixaba
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per gentile concessione de
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