L’ARCHETIPO-SETTEMBRE 2026
Anno XXXI n. 9
Settembre 2026


Anno XXXI n. 7
Luglio 2026


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Tutto ciò a cui tende l’uomo dall’origine è la reintegrazione dello stato edenico: tutto lo spinge fin dal principio a questo. Che cosa è questo: è un lasciare via via tutto, un non tendere piú a nulla, un essere dall’essenza, un sorgere dal nulla, un raggiungere il nulla, per nascere. Un morire voluto, per essere: uno sprofondare in sé per ritrovarsi, un non temere alcuno sprofondamento, uno scendere fino all’ultimo con infinito coraggio. Al livello ultimo la forza risorge. Risorge nell’amore cosmico.
Non v’è altra forza che il Sacro Amore, o la volontà d’assoluto. Ma tale volontà d’assoluto, portata a sua ultima istanza, non può non sboccare in una riconsacrazione dell’amore.
Comprendiamo allora il senso della poesia dedicata dal Dottore a Marie Steiner, sul rapimento della Iside-Sophia da parte di Lucifero. L’Iside-Sophia ritrovata è l’amore adamantino, l’elemento originario.
Occorre ritrovare nella figura di luce dell’altro la musica di cui ogni piú alta musica terrena è la nostalgia. Questa noesis si svolge di pari passo con il potere ideale assoluto, quello capace della risonanza piú segreta.
È la terapia continua del male del mondo, della vita fisica, del corpo e dell’anima, lo slancio possente della donazione reciproca, ossia della ridestantesi forza dell’anima. Esiste il giardino della lieta speranza, e accanto la rocca possente della volontà: un unico sentiero conduce dal piano della sacra aspirazione alla creazione secondo il Divino che si è capaci di accogliere in sé.
Ma gli eventi incalzano: la lotta per il Graal è serrata. Gli avversari hanno teso tutte le insidie: perciò non c’è tregua nel combattimento. “Il Graal si conquista con le armi alla mano”, avverte Wolfram von Eschenbach.
Il còmpito della Conoscenza e l’eroica vocazione dell’anima, ascendente in ogni momento del giorno, si fondono con la necessità profonda dell’amore unico e universo. È una sola vita dell’anima: il giungere ogni volta al confine dell’intelletto riflesso, per respirare secondo perennità, e il realizzare il Sacro Amore: sono un’operazione sola. Sono un’identità.
Tutto è una preparazione per la venuta del nuovo tempo. È importante preparare la gioia del tempo in cui lo Spirito comincerà a prevalere: solo allora si potrà afferrare il senso reale di tutte le prove presenti. Ora è necessaria la grande dedizione, l’assoluta vocazione, nella calma che è da sé: un lasciar essere il mondo e il proprio essere, cosí che la Forza-Christo fluisca.
Approderemo allora all’isola della vita, ove è il nobile Castello del Graal, il luogo della Luce restituita alla vita dal Redentore.
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(Massimo Scaligero-settembre/ottobre 1969)
Per gentile concessione de L’ Archetipo
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Anno XXXI n. 6
Giugno 2026


Anno XXXI n. 5
Maggio 2026



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Se il pensiero puro è realtà assoluta, e il pensiero riflesso è proiezione relativa, come può essere possibile un pensiero puro che crea una realtà sensibile, che superi le deviazioni della sinistra hegeliana, e riesca così a dirigere la società sui valori dello spirito?
In altre parole: se il pensiero puro rimanesse nella sua sfera ideale, senza riflessi sensibili, non le pare che la società avrebbe solo meditazione astratta?
Indubbiamente. Noi… bisogna conoscere conoscere tutto quello che è stato meditato sul pensiero puro, ossia sulla via del pensiero, della Scienza dello spirito di Steiner. Quindi non è che il pensiero puro sia realtà assoluta. È il principio di un processo di realtà che si realizza patentemente, e cioè agli occhi di tutti riconoscibile nella scienza fisica. C’è un vero della scienza fisica, e noi abbiamo mostrato in parecchie riunioni come quello che c’è di potente nelle scienze fisiche è idealismo; ossia tutto ciò che c’è di contenuto, di leggi, di norme, di principii, di costante, di verità non è che è un mondo di idee. Sia pure poggiante sui numeri, ma che è un… il mondo è trasformato da reale e sensibile a un mondo ideale.
Soltanto che la tremenda situazione di questa scienza è che nescit quod facit: non sa di usare il pensiero e quindi scopre una legge e crede che la legge sia nel fenomeno. Mentre il fenomeno non è che è una occasione in cui la legge si manifesta, e allora se lo scienziato potesse finalmente svegliarsi dal sonno letargico – e noi cerchiamo di farlo in un altro senso – scoprirebbe in sé la forza che gli dà il primo processo reale della scienza.
Allora scoprirebbe che questa forza ha lo stato puro. Si capisce che noi non ci beiamo di questa forza, ma immediatamente la usiamo, perché è il principio, come una fettuccia che se uno la tira viene qualche altra cosa, se la tira ancora viene qualche altra cosa. Soltanto che… perché la tira? La tirerebbe? Per farla incontrare con la realtà: come cominciò a fare Goethe superando veramente il limite della scienza. Tant’è vero che ci sono scoperte di Goethe che anticipano di un secolo ciò che la scienza ha potuto constatare più tardi, per esempio nella teoria dei colori… noi potremmo dimostrare che se oggi c’è una cinematografia… una fotografia a colori, questo lo si deve alla prima intuizione di Goethe. Quindi questo pensiero puro non sta lì per essere un’astratta meditazione; guai all’astratta meditazione! Ma deve essere la forza che finalmente incontra il fenomeno e sa che cosa gli dà la possibilità di penetrare nel mondo fisico.
Questo naturalmente esige una trasformazione dell’uomo. Infatti siamo in un punto in cui, se l’uomo non si trasforma, corre dei bruttissimi rischi, e tutto quello che accade nella natura, nella storia, nella cultura… c’è un principio di follia. E se l’uomo… tutto quello che accade gli dovrebbe dire, gli dovrebbe dar modo di capire che si deve svegliare, che deve trovare un’altra via che finora ha ignorato, e però c’è chi gliela continuamente sollecita perché la trovi.
E questa è la via del Pensiero, perché è veramente l’attività che giustifica tutto.
Quindi, sinistra hegeliana… ma c’è anche una destra hegeliana. O destra o sinistra è la stessa cosa, perché Hegel ebbe un’esperienza personale del pensiero e fu veramente grande. Però se noi conosciamo Hegel ci accorgiamo che questo sistema di conoscenza è valido soltanto per quello che riguarda la sfera del pensiero e della coscienza umana.
Quando lui comincia a sforzarsi di vederlo nelle leggi fisiche già fa uno sforzo formidabile, dialettico, ma che non afferra la realtà, perché lì ci vogliono altre forze di cui lui non disponeva.
Tuttavia, per quello che riguarda il principio di un’esperienza del pensiero puro, certamente Hegel è il migliore dei filosofi.
Però coloro che lo hanno… i suoi discepoli, non potevano ripetere la stessa esperienza del maestro? Perché lui a loro insegnava i risultati della sua dialettica, ma lui stesso non conosceva la forza che gli dava questo processo dialettico tanto interiore.
E io questo l’ho detto nel mio libro “Dallo Yoga alla Rosa Croce”: che se Hegel avesse scoperto come funzionava in lui il processo del pensiero che gli faceva intuire veramente il pensiero puro, il pensiero come atto puro — lui cita proprio la frase, questa frase di Aristotele — e lui avrebbe piuttosto scritto un libro di ascetica del pensiero piuttosto che continuare a filosofare fino all’Enciclopedia delle scienze filosofiche, che è la summa di tutte le sue conoscenze filosofiche.
E allora che cosa è avvenuto? Che questi discepoli vivevano della dialettica del maestro. Quando il maestro è mancato è stato uno scombinamento di tutto, perché da una parte giustamente se ne andarono a sinistra, dall’altra a destra, poi ci fu il centro, poi il centro destra e il centro sinistra, come nella Camera dei Deputati.
Ma qui si tratta di capire che il pensiero riflesso può anche essere la veste del pensiero puro obiettivo e che questa esperienza è possibile, e che proprio questa bisogna seguire. Perché non è che noi dobbiamo rinunciare al pensiero riflesso: eh! allora rinunceremmo anche alla possibilità di esprimerci sul piano dialettico. In questo momento io parlo e parlo usando una certa dialettica e sono nella sfera del pensiero riflesso, ma dietro credo di seguire un contenuto interiore. E questo pensiero riflesso è la sfera di Lucifero, quindi siamo a posto, siamo in regola.
Adesso però, strada facendo, vedremo le altre… vedremo di rispondere ancora a questa domanda.
Come centralizzare (sarebbe stato meglio ventrizzare), come centralizzare le persone che vivono di rapina animica? Prima scelgono il soggetto adatto, poi lo circuiscono, infine lo trascinano in situazioni insostenibili, e questi per quieto vivere lascia correre e sopporta, ma molte forze sono andate distrutte. Grazie.
Ma questo grazie per chi è, è per me o per quello? Eh, me lo piglio io.
Ma ‘ste povere persone che vivono di rapina animica… e dagliene ‘n po’, e ce l’hai, in abbondanza… Io mi farei rapinare. E sarebbe un buon segno, e poi credo che qui ci sia una punta d’umorismo da parte del richiedente, perché dice: “prima scelgono il soggetto adatto”, ossia lo riconoscono che è rapinabile, a Roma si dice “lo guardano in faccia”, “l’hanno guardato in faccia”. Eh, se l’hanno guardato in faccia è difficile che puoi rapinarla… Comunque, è difficile rispondere a questa domanda; perché probabilmente, se la domanda non è umoristica, ma è seria, vuole essere una specie di appunto a coloro che … intendono far vibrare secondo vibrazioni piroflessidiche un loro soggetto scelto: ma allora queste persone la sanno lunga, quindi sono animicamente provvedute, allora che bisogno hanno di rapinare n’altro di forze animiche? Questo è il problema.
Adesso qui affrontiamo questo lenzuolo… però ve ne leggo solo un pezzo perché dal principio è chiaro tutto. E’ una persona, beh… che sa benissimo…

Il Dottore dice che a Goethe mancò la spinta verso l’autoconoscenza dello spirito, e a Nietzsche quella verso la verità oggettiva, e che Lui, ideando la fantasia morale si è tenuto in mezzo tra i due. Qui non ci si immaggina, non ci si immàgia (ah, da in- magiàre) il fulcro che bilancia Ahrimane e Lucifero? Quando giunge Michele a piombarci giù Ahrimane ne viene sì innalzato Lucifero redento, non ci riesce però di entusiasmarci ancora, come ragazzi, per Zorro il Giustiziere, perché nel cattivo debellato ci vediamo noi, quel di più di noi che vi ah-rimàne impigliato, su cui sembra infieri… imperièrsi (eh, so giuochi di…) beata e crudele, verace e ipocrita, la compassione di ogni olimpico Goethe, redento, verso ogni caduto Nietzsche, il folle.
Eh, dice la domanda… dice: la mano del pensiero ahrimanico si impugna la spada di Michele, non è l’arcimànico… dè scopa (risate).
Eh, e qui l’amico Longino mi mette in imbarazzo, perché… Goethe, Nietzsche, e in mezzo il Dottore… Il Dottore fa, dicendo questo “essere in mezzo tra i due”, lo dice proprio con un atto di grande modestia, perché non sta tra i due, li riassume tutt’e due, e li sprofonda e li trascende, è molto più grande perché Goethe ebbe l’inizio di una esperienza immaginativa sulla quale noi oggi possiamo ancora lavorare. Su Nietzsche non possiamo più lavorare, perché Nietzsche è grande in una parte della sua opera, ma questa parte grandiosa della sua opera, per esempio “La nascita della tragedia”, il “Così parlò Zarathustra”, eccetera, appartiene a un momento di libertà della sua vita, che lui non ha mai capito in sé stesso, perché a un certo punto, preso dalla passione di estinguere tutto ciò che è falso valore, dialettica, intellettualismo, distrugge tutto.
A un certo punto questo istinto distruttivo lo porta a eliminare con una gioia distruttiva e con un impeto veramente meraviglioso tutto ciò che c’è di recitazione e di dialettismo, di psichismo letterario, di retorica della cultura, e ci riesce: senonchè, non essendo cosciente del suo spirito di libertà, che cosa gli rimane dopo aver distrutto tutto, gli rimane il fisico, il corpo, gli istinti: e allora su questa base crea il superuomo. Il corpo e gli istinti, cioè l’animale, e quindi prende un equivoco terribile, e dopo aver tanto cercato qualcosa di assoluto, lo perde, e assolutizza quello che meno va assolutizzato, l’animale umano, e quindi crea dei terribili, tragici equivoci. Soltanto che, la sagacia deve portare il ricercatore a prendere il Nietzsche del momento creativo, e allora lì può essere utile, ma sempre ricordando che lui non ha mai capito niente della libertà.
Del resto della libertà non ha mai capito niente nessuno, non c’è un filosofo che l’abbia capito, e il mondo ancora non l’ha capito. E il mondo cerca la libertà, l’uomo è libero (c’è Sartre che dice “purtroppo l’uomo è libero”), ma non sa che cosa fare, perché? Perchè non sa dove nasce la sua libertà. Tutti oggi si sentono liberi, però ciascuno identifica la libertà con una parte della psiche animale, quindi ciascuno afferma ciò che di peggio c’è in lui, e questo viene chiamato libertà. E poi ci sono metodi pedagogici che arrivano a coltivare questa libertà dicendo che ai bambini bisogna permettere tutto: e questa è un’altra forma di follia, perché il bambino ha bisogno di essere aiutato a distinguersi da ciò che in lui è istintivo in senso distruttivo, ma non ci sono più educatori capaci di questo ordine interiore.
E quindi mi riallaccio al discorso che facevamo prima a proposito della prima domanda, a quello che é il senso ultimo di questa, e noi abbiamo potuto capire qualcosa che é veramente il principio della salvezza, ossia che non c’é libertà, altro che … non c’é problema di libertà che non sia per il pensiero.
Il problema della libertà non riguarda nessun’altra parte della vita dell’anima, né il sentire, né il volere, né gli istinti, né la psiche, né il corpo: il problema della libertà riguarda solo il pensiero, è solo il pensiero che é vincolato, é imprigionato, é riflesso, e nell’essere riflesso viene afferrato dalla natura inferiore. Ora, noi dall’Iniziato dei Nuovi Tempi apprendiamo che il problema della libertà riguarda il pensiero: però questo non é sufficiente, noi dobbiamo renderci conto della potenza di questo pensiero, e del fatto che capire che cosa significa implica una rivoluzione di tutta la propria vita, perchè noi siamo inchiodati alla nostra natura, alla nostra razza, ai nostri istinti, alle nostre preferenze, alle nostre ideologie, proprio dal fatto che non abbiamo pensiero libero. E il problema della libertà riguarda il pensiero.
Ciascuno é libero nella Terra, oggi i bambini giá nascono con l’istinto della libertà; peró non c’é nessuno sulla terra che sospetta dove deve cominciare a far funzionare, a intendere la propria libertà. E la libertá é proprio l’atto del pensiero che diviene percezione interiore, il pensiero si scioglie mediante una volizione nostra, si scioglie dalla natura inferiore, e compie un’esperienza di se stesso in cui finalmente nasce come pensiero, perché (noi questo l’abbiamo chiarito a lungo anche nei libri) perchè noi non abbiamo il pensiero come veramente é, abbiamo sempre il pensiero imprigionato in un contenuto, non abbiamo il pensiero libero: perciò non siamo liberi. Il contenuto ci domina, per il fatto che il pensiero é asservito al contenuto.
Anche quando noi studiamo per dare gli esami universitari, certi dicono: ma questo e’ un allenamento di pensiero? No, perché il contenuto domina il pensiero… e tu sei dominato da questo.
Minimamente noi cominciamo ad avere il pensiero che si emancipa, si svincola, che si affranca dal contenuto, quando facciamo l’esercizio di concentrazione. Peró si tratta di capirlo quest’esercizio, perché dapprincipio non avviene che poco, bisogna lavorare molto con il pensiero per capire come comincia ad essere libero, e questa liberazione é la chiave di tutto.
Perché immaginate che siamo doloranti per ingiustizie subite, per rapine animiche subite, che siamo doloranti per torti, oppure esaltati da determinate spinte psichiche, o fanatizzati, ma soprattutto sofferenti o adirati (e questo é un continuo, non siamo liberi), se c’é uno di questi sentimenti, questo sentimento o istinto che ci invade, noi non siamo noi stessi: ma se abbiamo, conosciamo la disciplina del pensiero, noi, malgrado quest’invasamento, compiamo un atto di grande energia interiore, troviamo una zona in cui siamo liberi, in cui finalmente siamo indipendenti da queste spinte, da questi invasamenti, e lí ci sentiamo veramente calmi, cessiamo di peccare di eccesso di antipatia, o di eccesso di simpatia.
Siamo finalmente indipendenti da tutto ció che ci prende, ci rapina animicamente, e sentiamo che lí siamo veramente uomini, che da lí possiamo giudicare con serenità, con obiettività, siamo indipendenti dagli istinti, abbiamo la possibilità di un giudizio oggettivo. E soltanto quando abbiamo queste tremende sofferenze possiamo capire questo, perché ritroviamo una zona di luce intatta, una zona in cui se noi siamo capaci di trattenerci, abbiamo tutte le ispirazioni per quello che dobbiamo fare, allora capiamo che cosa significa essere liberi, essere liberi dalla propria natura, essere liberi dalla propria psiche. Altrimenti non si é uomini, si rimane delle caricature di uomini.
Comunque la domanda di Longino va bene.
Posso riunire queste due domande, anzi ce ne sono tre che si somigliano, che contengono suppergiù lo stesso concetto.
“La distinzione tra Io e personalità è la stessa che tra umiltà e umiliazione? Se il tuo prossimo ti maltratta porgi l’altra guancia: l’altra guancia è quella della figura spirituale dell’uomo che non patisce umiliazioni ma le accoglie per illuminare di sè la terrena personalità? E’ questa l’umiltà ?
Se l’Io lo scopre non identificandosi più nella personalità, questa, come ciò che si oppone all’impersonale deve essere dall’Io umiliata?
Ma nel quotidiano non prevale sempre la personalità che non vuole essere umiliata?”
Qui voglio eliminare subito una… per poter unificare queste tre domande, un concetto. Che a noi l’umiltà non interessa affatto, perché se noi cerchiamo di essere umili recitiamo, siamo degli ipocriti.
L’umiltà deve nascere da una correlazione obiettiva della propria vita interiore con il mondo. Deve nascere senza che nemmeno ce ne accorgiamo, non ci dobbiamo accorgere di essere umili e tuttavia possiamo esserlo. Ma anche qui dipende dall’essere liberi, non dobbiamo porci degli ideali che sono dettati dal catechismo altrimenti non seguiamo la via nostra.
Sono enumerate delle virtù, delle qualità, ma l’epoca del sentimento è finita, questa è l’epoca della volontà e della libertà e quindi certe virtù cristiane noi dobbiamo capire che rimangono un atteggiamento se noi crediamo di conquistarle mediante la Scienza dello Spirito, perché la Scienza dello Spirito è proprio la via della libertà per cui si lavora trasformando la propria natura, e non imponendo alla propria natura nessun perfezionamento se non quello che viene dall’operare interiore dell’Io libero o del pensiero libero.
Quindi anche per quello che riguarda il patire umiliazioni, anche lì si tratta di capire l’importanza di essere indipendenti dagli stati d’animo perché si patiscono umiliazioni quando si è vincolati a qualcosa da cui non si riesce a liberarsi. E uno di noi deve liberarsi perché l’umiliazione sembra venirci da qualcuno ma non è così . L’umiliazione viene dal fatto che noi soggiaciamo ad uno stato interiore, ad uno stato d’animo. Quindi eliminato questo punto vediamo un po’ l’altra domanda.
Quanto l’autonomia e lo spirito di libertà si accompagnano a mitezza, calma e calore dell’anima?
Qui è ben chiaro, si può dire che è la conclusione di quanto dicevo. Perché qui dice: Quanto l’autonomia e lo spirito di libertà si accompagnano, è inevitabile che si accompagnino a mitezza, ma non è perché noi vogliamo la mitezza prima, perché sennò recitiamo. Certo dobbiamo cercare di dominare le nostre reazioni, non è che io sto dicendo che dobbiamo fare come ci pare… indubbiamente da questa autonomia viene la calma e il calore dell’anima.
L’altra domanda unibile è questa:
Perché è necessario il sacrificio?
Anche qui devo… ah beh, questo è Vercingetorige… Anche qui devo dire: chi l’ha detto che è necessario il sacrificio? Se è necessario, questa necessità ci viene dal di fuori e ci si impone dal di fuori e noi non siamo liberi. Mentre se noi siamo liberi questo sacrificio lo facciamo perché lo vogliamo noi e non perché ci viene imposto. Se ci viene imposto è un brutto segno, è segno che il Karma lavora e ci sono degli esseri che devono ringraziare questo Karma perchè se non sono portati a fare il sacrificio, ci pensa lui e dal sacrificio viene il meglio.
Dopo una grande sofferenza viene una grande luce. Allora uno dice, ma questa sofferenza mi è stata imposta. E uno di noi dice: non ho bisogno che mi venga imposta perché io stesso do quello che deve essere dato, offro quello che deve essere offerto.
Il sacrificio.

Però avveniva che questi Dèi inferiori si accorgevano che l’uomo era in relazione con Dèi superiori. Ci viene parlato dal Dottore dell’invidia degli Dèi: ossia questi Dèi inferiori erano invidiosi di questo. Però i saggi capivano che questa invidia poteva scatenare questi Dèi inferiori e allora li placavano coi sacrifici che erano cose abbastanza cristiane… ma il cristianesimo non c’era ancora.
Quello del sacrificare animali, eccetera, ucciderli, proprio… Ma i saggi di allora sapevano che senza questi sacrifici questi Dèi terreni sarebbero stati pericolosi per l’uomo, non solo ma noi leggiamo che per esempio ci fu un epoca in cui un’entità particolare, una delle più potenti personalità dell’evoluzione dell’uomo, fu il mediatore di un’azione del Cristo nel corpo astrale dell’uomo, perché voi sapete i sacrifici del Cristo, i quattro sacrifici del Cristo.
Il primo fu il mondo dei sensi, se oggi noi vediamo in maniera che i sensi siano veramente puri, l’occhio vede perché non vuole niente per se stesso, così l’orecchio, tutti i sensi, perché lì c’é già un ordine stabilito dal Logos. Se i sensi dovessero obbedire a ciò che noi siamo nella sfera psichica noi vedremmo tutto deforme a seconda del nostro colorito psichico.
E ci fu un’azione da parte del Logos attraverso questa personalità potente (che tu conosci) che poi fu fatta anche per il corpo eterico. Poi fu fatta per quello che era il più difficile, ossia il corpo astrale e lì questa personalità potente per potere agire nell’umano prese la veste del drago.
Il che significa che prese la veste (allora era più potente Lucifero a quei tempi) per cui i primi maestri umani erano delle entità luciferiche ma comandate; degli esseri luciferici che obbedivano perché questa entità per potere agire sulla terra, in un mondo piuttosto difficile, – nella sfera astrale era il Drago che dominava – e quindi si doveva vestire con la veste del Drago.
Poi c’è la vittoria sul drago che è simboleggiata da S. Giorgio che sconfigge il drago perchè viene il Cristo e il Cristo finalmente pone fine all’epoca del sacrificio cruento, sanguinoso, ma da allora cominciò un altro tipo di sacrificio, che è il sacrificio dell’uomo che richiede per diversi secoli spargimento di sangue… guardate, dal sangue sparso dagli apostoli, al sangue delle stimmati di Caterina Emmerick, di Padre Pio, eccetera, è un lungo percorso potente, di donazione al Cristo secondo la spinta del sacrificio.
L’invidia degli Dèi continua, infatti il Dottore parla di questa invidia degli Dèi a proposito dell’incendio del Goetheanum, e lui si riporta all’incendio del tempio di Efeso da parte di quello sciagurato, che è amico tuo, Erostrato, che è una espressione dell’invidia degli Dèi la quale continua, continua. Questa invidia ha due forme, la forma antica è quella di cui abbiamo parlato, ossia quella che esigeva i sacrifici cruenti, la forma nuova è terribile e veramente ancora più pericolosa, perché entra in gioco l’entità più potente della Terra che è Arimane, perché è l’invidia della liberazione dell’uomo.
E vedete che adesso noi ci riferiamo alla prima domanda che parlava della sinistra hegeliana perchè, tutto ciò che oggi ostacola la libertà – e possiamo dire anche la liberazione dell’uomo – viene proprio da queste entità che cercano… difatti mai si è parlato di libertà come in questo periodo, ed è proprio segno che la libertà è morta quando se ne chiacchiera troppo, ma è visibile a chi veramente può, come tutto il lavoro arimanico consiste nell’impedire che l’uomo sia libero, nel prenderlo… soprattutto mediante il metodo arimanico della scienza di mettere in moto il pensiero ma di fare ignorare la fonte del pensiero.
E attraverso tutte le ideologie, perché le ideologie mica si presentano come metodi del pensiero, si presentano come un già fatto, un già pensato che è talmente persuasivo che i giovani subito se ne abbeverano e non pensano più perché il loro pensiero ormai è paralizzato per tutta la vita, perché nessuno gli può far capire come loro hanno pensato qualcosa e l’hanno accettato prima di sviluppare il pensiero.
Nessuno si è curato di dire “educhiamo il pensiero in questi esseri e che poi scelgano loro”. No! Ti aspettano a scuola! Cominciano da quando sono piccoli a inserirgli già le ideologie, non sono più liberi, è finita, su tutta la Terra è così e questo è il piano di Arimane, l’invidia degli Dèi continua e l’invidia degli Dèi si espresse nell’incendio del Goetheanum.
Ecco la risposta, perché é necessario il sacrificio. Perché il sacrificio è cambiato, il sacrificio è l’operazione che è allusa nella domanda che abbiamo letto, nella seconda domanda delle tre:
L’autonomia e lo spirito di libertà si accompagnano a mitezza, calma e calore dell’anima?
Ma questo è il sacrificio della natura inferiore, perché? Perché quando noi subiamo qualcosa di veramente ingiusto, la nostra risposta è una ribellione. La ribellione che cosa è? E’ lo stesso moto arimanico al quale noi reagiamo e interagiamo mediante la ribellione; perché non c’è moto aggressivo che non parta dal doppio arimanico.
Noi possiamo ricevere una ingiustizia terribile, se in quel momento odiamo l’autore dell’ingiustizia siamo pienamente giustificati, abbiamo ragione, però abbiamo torto marcio perché in quel momento l’odio viene dallo stesso principio da cui parte l’ingiustizia. E finchè c’è questo non si esce dal cerchio chiuso della botta e risposta. Alla risposta dai la botta, alla botta la risposta e questo non finisce mai e tutte le forme di mediazione pacifica sono tutte recitazioni, sono tentativi nobilissimi ma calmano le acque per poco e intanto ipocritamente tutti si preparano al contrattacco imminente.
Quindi siamo in un momento molto serio, in cui il capire che cosa è il sacrificio… e non è quello del senso tradizionale, come ci può essere insegnato da esseri come Teodoro di Besançon, Giuseppe da Copertino, San Francesco, la Emmerick, la Teresa Neumann, esseri che veramente hanno vissuto una vita di sacrificio: tutto questo è un meraviglioso insegnamento, il sacrificio è inscindibile dalla libertà, altrimenti è un’aggiunta… e va benissimo.
Adesso noi stiamo parlando per il tipo umano che è veramente cosciente, perché naturalmente quando affermiamo delle cose dovremmo affermarne contemporaneamente tante altre che sono simultaneamente vere, e quindi sembra che noi le escludiamo perché noi stiamo parlando del tipo di evoluzione che urge in questo momento per andare incontro alle esigenze gravi del tempo, ma questo non riguarda tutta l’umanità, perché c’è un’umanità che ancora ha bisogno del parroco o del capo del partito, il gregge esiste e continua ad esistere e il gregge ha bisogno del pastore. Ci sono invece degli esseri che non possono più appartenere al gregge e questi, se non hanno una legge interiore loro, si scatenano e sono irregimentabili e quindi la loro libertà scatenata finisce in modo veramente distruttivo e stavamo dicendo… e dobbiamo concludere… che il sacrificio di cui stiamo parlando, non è possibile se non grazie all’uomo libero, se non mediante l’uomo libero. E’ l’uomo libero che sceglie la via più difficile, è l’uomo libero che volontariamente tra due vie, una facile e un’altra difficile, sceglie lui, perché è libero, la via difficile, perché sa che è quella che più è utile all’umanità.
Questo è un sacrificio, però è vero, non è imparato e acquisito sentimentalmente, quindi il minimo esempio è questo, del poter scegliere tra due vie la più difficile, ma noi possiamo anche guardare nel Vangelo e avere molti esempi perché, l’offrire l’altra guancia di cui dice la quarta domanda é un atto mitico che può essere anche retorico se non viene dall’uomo libero, ma se viene dall’uomo libero è un atto magico che rovescia la situazione, perché che cosa significa?
Che lui riceve lo schiaffo e la reazione immediata, normale, al tipo umano attuale, nervoso, “sistema nervoso-animalità istintiva-sistema nervoso-organo cerebrale-reazione”: te dò un’altro papagno!
Ma immaginiamo che ci sia uno che conosca il pensiero vivente, il pensiero liberato, la forza della interiorità assoluta; sente che l’impulso a dare il papagno viene da Arimane e quindi lui non vuole che gli venga dettata l’azione da Arimane. E quindi sta fermo. E questo non reagire che significa offrire l’altra guancia è un atto magico, è l’espressione massima della libertà dell’uomo dal dominio di Arimane. Quindi noi vediamo che tutto quello che oggi ci si presenta come problema severo della vita, e ogni giorno, guardate, si presenta… è la richiesta di questo atto interiore autonomo… naturalmente non dobbiamo dimenticare, che quest’atto interiore e autonomo, è la presenza in noi di una forza che si manifesta individuale ma è nello stesso tempo superindividuale e quanto più è individuale e tanto più ciò che superindividuale manifesta in esso, e questa contraddizione dobbiamo capirla, ossia quanto più c’è individualità libera, tanto più c’è universalità vasta, ed è la vasta e potente universalità del Logos.
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Anno XXXI n. 4
Aprile 2026



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“Perché il mondo è così avvolto nell’ignoranza?”
Preoccupati di te stesso, lascia che il mondo abbia cura di sé. Pensa al tuo Sé. Se tu sei il corpo, c’è anche il mondo grossolano. Se tu sei spirito, tutto è soltanto spirito.
“Sarà valido per l’individuo, ma per gli altri?”
Prima fallo e poi vedi se sorge la questione.
“La mia realizzazione aiuta gli altri?”
Sì, certamente. E’ il migliore aiuto possibile. Ma non ci sono altri da aiutare, poiché un essere realizzato vede soltanto il Sé, proprio come l’orafo stimando l’oro in vari gioielli vede soltanto l’oro. Quando ti identifichi col corpo, soltanto allora le forme sono presenti. Ma quando trascendi il corpo, gli altri scompaiono assieme alla tua coscienza di esso.
“Quale credi che sia la causa della sofferenza del mondo? E come possiamo essere d’aiuto per modificarla, come individui o collettivamente?”
Realizza il Sé reale. E’ tutto ciò che è necessario.
Ci sono uomini che lavorano per il bene pubblico e che non riescono a risolvere il problema della miseria del mondo.
Essi sono accentrati sull’ego, e questo spiega la loro incapacità. Se rimanessero nel Sé, sarebbero diversi.
“Perché i Mahatma non offrono il loro aiuto?”
Come sai che non aiutano? Discorsi pubblici, attività fisiche e aiuto materiale sono tutti superati dal silenzio dei Mahatma. Essi realizzano più degli altri.
§
A queste asciutte ed illuminanti parole dell’Asceta di Tiruvannamalai, non possono non essere accostate le parole di Massimo Scaligero nel capitoletto de LA LOGICA CONTRO L’UOMO, intitolato L’equivoco dell’azione pratica, che sarebbe lungo – ma che il cercatore spirituale dovrebbe bene e ripetutamente meditare tutto – ritrascrivere tutto, ma del quale voglio riportare solo alcune brevi frasi:
“E’ la ragione per cui, secondo l’opinare corrente, viene attribuita all’azione, o all’attivismo, una vitalità che si suppone mancare al pensiero, non riuscendosi a vedere nell’intima genesi del sentire e del volere una radice ideale[…]. La distinzione tra teoria e pratica è un’astrazione moderna, necessaria al meccanicismo del sapere escludentesi dalla propria fonte di pensiero”.
Nei colloqui e nelle lettere che Massimo ci inviava, invitava noi, allora giovani, a ridurre e addirittura ad eliminare ogni forma di attivismo esteriore, perché “la vera azione è soltanto interiore”, perché “la contemplazione è la più alta forma di azione: quella più efficace, quella più potente, quella vittoriosa”. E metteva in evidenza come solo un asceta, portatore di un vivente modo interiore di forze di conoscenza, di idee-forza realizzate nella contemplazione interiore, può essere positivamente attivo con il suo agire nel mondo esteriore. Rudolf Steiner stesso comunicava ad Adelheid Petersen come “un discepolo, che nella solitudine della sua stanza, medita per es. il ciclo sul Vangelo di Giovanni, pareggia molto del karma del mondo”.
Alcuni individui – portatori reali e non recitanti di concrete forze di conoscenza spirituali e di concreta moralità – possono avere il compito di operare con azioni e compiti precisi nel mondo: ma sono azioni e compiti indicati e affidati dal Mondo Spirituale, e non escogitazione dialettica o ambiziosa velleità di un individuo, che si butta nell’attivismo esteriore per evitare di impegnare a fondo la sua fiacca volontà nella decisa ed energica azione interiore.
Si potrebbe obiettare:
“Se il pensiero non viene liberato, quali possono essere le molle dell’azione? Se l’illusione corporea non è stata vinta, quale realtà avranno le altre cose?”
Si obbietti: “Punto fermo, conditio sine qua non già dichiaratamente data per scontata “, a noi pare francamente una – ancorché in sé giustissima – mera petizione di principio. Perché la storia della Comunità Solare ha ampiamente mostrato, da quando Massimo ci ha lasciati, tutta intera la diserzione e la latitanza dall’impegno ascetico di moltissimi sedicenti discepoli “scaligeropolitani”, lo sfrangiamento e lo sfilacciamento della tensione volitiva (a Roma direbbero l’ammosciamento della volontà), l’appannamento della cruda visione della tragicità dei tempi, la sordità interiore, l’opacità dell’anima, la deconcentrazione e la dispersione delle forze in molte dilettevoli antroposufiche attività collaterali, deliziosamente irrilevanti, o addirittura la caduta nella più volgare profanità esteriore, con scomposti cedimenti morali, che molte brave persone, della Scienza dello Spirito o della Via dell’Iniziazione, non hanno mai sentito parlare.
Proprio perché si viene meno – nella maniera più poltrona, stupida e vigliacca, a quella che Massimo ne Il LOGOS E I NUOVI MISTERI chiama la responsabilità dell’esoterismo, è necessario porre come non mai l’accento sulla tragicità dei tempi, sulla assoluta necessità di una intensa pratica interiore, sulla assolutissima centralità della Via del Pensiero e della concentrazione. Non si realizza – nel colpevole ottundimento interiore – che l’umanità sta ballando sull’orlo dell’abisso nel quale rischia di irreversibilmente sfracellarsi, che oggi ancor più che non ai tempi di Rudolf Steiner è valido l’ammonimento, contenuto nelle Massime Antroposofiche, di una tutt’altro che impossibile caduta nel subumano, che l’esperimento uomo potrebbe anche fallire.
Non saranno certo pifferi, acquerelli, danze cosmiche, et similia, che al Principe dell’Oscuro Pensiero, Angra Mainyush, fanno il solletico, a salvare l’umanità dallo sfracellarsi nell’abisso! E non è affatto vero che l’opera di Massimo Scaligero sia per pochi – tanto più quando i ‘pochi’ latitano, disertano, si “sbracano”, si “ammosciano” – bensì essa è stata data per tutta l’umanità. Io conosco trucidissimi praticanti della concentrazione e della meditazione, che nella vita fanno i muratori, i lattonieri, gli idraulici, persone che conoscono “interiormente” il Trattato del pensiero Vivente, meglio dell’intera plètora di chiacchieroni laureati e discettanti glossatori, che ogni volta si dimostrano fiacchissimi praticanti.
Siamo in ritardissimo coi tempi: in colpevole, irresponsabile, criminale ritardo rispetto alla richiesta del Mondo Spirituale. Mancano – tragicamente mancano – i consacrati, i volitivi pensatori, gli intuitori dello Spirito, i votati alla concentrazione e alla meditazione, i guerrieri della Schiera di Michele. Già avviene che – di fronte alla irresponsabile ed imbelle diserzione dei chiamati – il Mondo Spirituale si rivolga a persone che nulla sanno dell’Antroposofia, ed il rischio è che i pavidi e accidiosi “eletti” vengano da Esso abbandonati e recisi. Io prenderei molto sul serio una tale infausta eventualità, e ne trarrei TUTTE le logiche conseguenze operative!
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Anno XXXI n. 3
Marzo 2026



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Purificazione
attraverso la Concentrazione
e Concentrazione
attraverso la Purificazione.
Serenità, calma, semplicità.
Sentirsi buono con tutti.
In drammi e vicende
movimentate
mantenersi immobile,
non colpito,
non trasportato.
Si diviene cosí centro degli Avvenimenti e la sorte non ha nessuna presa su noi.
Le idee su cui spesso si ritorna col pensiero e con l’imaginazione, acquistano forza plastica: divengono forze operanti in noi: siano buone, siano cattive. Concentrarsi dunque su idee di forza, di serenità. È sempre il tema della Concentrazione
e della Purificazione.
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ossia il corpo magico, immortale, non piú dipendente dal mondo fisico.
Ricordarsi sempre di sé.
Sorvegliarsi di continuo.
Riconoscere in sé quale forza possa aiutare meglio fra tutte a progredire:
l’Amore.
Quindi: AMORE COME VIA DI CONCENTRAZIONE E DI PURIFICAZIONE.
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(da una lettera indirizzata a un discepolo)
Per gentile concessione de L’ Archetipo
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Questione difficile perché la Concentrazione è una faticosa scala che arriva sino al Cielo, della quale non ci è concesso di saltare nessun gradino, nessun piolo!
E poi Massimo Scaligero dice che nella Concentrazione il discepolo non deve essere aiutato troppo, perché sono gli sforzi individuali che fanno procedere nella Via del pensiero. Diceva che descrivere ad alta voce una Concentrazione eseguita è un grave errore, perché nel discepolo poi la cosa si meccanizza. Semmai è importante tornare spesso alle descrizioni che Massimo fa nella “Logica contro l’uomo”, nel “Manuale pratico della meditazione”, in “Yoga, Meditazione, Magia”.
Il controllo del pensiero, sostanzialmente, si realizza nella descrizione dell’oggetto, descrizione nella quale la concatenazione dei pensieri non deve subire deviazioni arbitrarie, né distrazioni. Per cui è un esercizio di grande attenzione. La fase ulteriore viene determinata dall’immissione della volontà nel processo del pensiero.
Certamente, la volontà è già attiva nell’esercizio del controllo del pensiero come l’attenzione continua ad essere presente nella Concentrazione, ma questa volontà diviene decisiva allorché non vi sono più significati da elaborare ma vi sono soltanto attenzione assoluta e volontà impegnata in maniera crescente, sino ad essere illimitata, nell’atto del pensare che non deve “significare” proprio niente, bensì “essere” qualcosa: un atto dello Spirito, un atto di volontà individuale nel quale fluisce l’essere sovraindividuale del volere dello Spirito.
Questo deve essere voluto, sino al punto che la volontà “sparisce” di fronte al volere dello Spirito. A questo bisogna consacrare la vita. E meno se ne parla, meglio è e sarà!
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🪷
Liberando il mentale dai pensieri dialettici e riflessi, il mentale torna ad essere la Mente originaria, svuotando il cuore dalle emozioni inferiori questo torna ad essere il Cuore originario, e liberando la volontà dalle tensioni e dalle pulsioni egoiche questa torna ad essere il Volere cosmico che scorre in noi.
Abbattute queste tre barriere, che sono tre condizioni di menzogna che ammalano l’uomo, e spazzato via il miserabile ego, che è la caricaturale contraffazione dell’Io originario, si ritorna – come afferma il Taoismo – alla Sorgente, a quell’Uno-Tutto, o “En-kai-Pan”, o “En-to-Pan”, l’antichissima e suggestiva espressione ellenica.
In tale condizione, non è più il miserabile ego a pensare in noi, ma è il pensare cosmico, il pensare originario a pensare in noi. O, se vuoi, è l’Uno-Tutto o il Tao a pensare in noi. E nel nostro cuore non vi saranno più le emozioni deformate di un’anima prigioniera, illusa e sofferente, ma sarà il sentire cosmico a risuonare in un’anima limpida, fattasi una con l’Uno-Tutto. E il nostro volere non sarà più mosso da brama, paura e avversione, ma “vuoto” di tensioni egoiche, sarà il volere dell’Uno-Tutto che si attua in noi.
La libertà è attuare audacemente l’annientamento del mentale egoico, del deformato sentire egoico, dell’oscuro e bramoso volere egoico. Ed è la Concentrazione, che si faccia Concentrazione profonda e Contemplazione concentrativa dell’essere del pensiero, ad attuare l’estinsione della “natura” caduta e dell’ego in noi.
Ogni forma di resistenza e di avversione nei confronti della pratica della Concentrazione, della sua centralità nell’Ascesi e nella Via dell’Iniziazione, è il segno del dominio del miserabile ego e della natura inferiore in noi. Contro di essi va condotta una lotta a morte. per questo la Via del Pensiero è una Via eroica, o – come la chiamava Afredo Rubino, il fedelissimo discepolo di Massimo Scaligero – la Via Vera.
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(Massimo Scaligero-Dicembre 1968)
Per gentile concessione de L’ Archetipo
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