MUSICA

AUGURI DA ECOANTROPOSOPHIA

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Famoso brano scritto e composto da Plamondon e Berger, ripreso da famosi artisti come DIMASH. E’ un grido diaiuto esistenziale e cosmico, e “SOS” in generale significa “SALVATE LE NOSTRE ANIME” o “Soccorso occorre subito”.

Dimash (Dimaş Qūdaibergen) è un cantautore e polistrumentista kazako, famoso a livello internazionale per la sua eccezionale estensione vocale (oltre sei ottave), che gli permette di spaziare tra registri bassi e acuti estremi, incluso il registro di fischio (Il registro di fischio è il registro vocale che permette di raggiungere il range tonale più acuto dell’estensione umana. Nella scena musicale internazionale è utilizzato soprattutto da cantanti donne come Georgia Brown, Mariah Carey, Ariana Grande, Minnie Riperton e Giuni Russo; ma è padroneggiato anche da diversi uomini, come Piet Arion, Adam Lopez, Gabriel Henrique, Vitas, Dimaş Qūdaibergen e Nicola Sedda).

Dimash è considerato un “portento della natura”, un “genio musicale moderno”, e un ambasciatore culturale, celebrato per la sua voce unica che fonde elementi classici e contemporanei.  Da far concorrenza agli Angeli. E dunque, con questa sorta di Angelo, anche questo anno il Blog 

ECOANTROPOSOPHIA AUGURA BUON NATALE A TUTTI I SUOI AMICI E LETTORI.

 

ALLELUJA (di Händel) e NATALE (di R. Steiner)

ALLELUJAH-Händel

⭐️

QUEST’ANNO IL GRUPPO DI ECO E’ PIU’ SPARUTO. E’ UN NATALE PIU PROFONDO E SENTITO NELLE NOSTRE ANIME. TANTO PIU’ CI MANCANO I NOSTRI CARI AMICI FRANCO DE PASCALE E FABRIZIO CARUSO, TANTO PIU’ ESSI SONO PRESENTI CON IL LORO CALORE POTENTE. INESPRIMIBILE LA NOSTRA GRATITUDINE PER CIO’ CHE CI HANNO DONATO E INSEGNATO.

ECOANTROPOSOPHIA AUGURA BUON NATALE A TUTTI I SUOI AMICI E LETTORI.

*

NATALE

Dorme

L’anima della Terra

Nel caldo tempo d’estate;

Chiaro allora

Lo specchio del Sole

Irradia nell’esteriore spazio.

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Sveglia

E’ l’anima della Terra

Nel freddo tempo d’inverno;

Spiritualmente allora

Risplende il vero Sole

Nell’essere interiore.

.

Gioioso giorno d’estate.

E’ sonno della Terra

Notte sacra d’inverno

E’ giorno della Terra. 

*

(Rudolf Steiner)

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Traduzione versi Steiner-  Editrice Trani- Trieste – 1939

 

IL GUERRIERO BUONO

ECOANTROPOSOPHIA.IT augura  BUON NATALE a tutti i suoi amici lettori con tre proposte di ascolto: trattasi di bellissimi brani interpretati da un eccellente baritono siberiano, Dmitri Hvorostovsky, un talento purtroppo mancato troppo presto

🎄

IL GUERRIERO BUONO

 

LA VIA

 

VIVERE

TU SCENDI DALLE STELLE

http://youtu.be/HzU9vVK51-Y

ECOANTROPOSOPHIA.IT augura  BUON NATALE a tutti i suoi amici lettori coi grandi maestri italiani Pavarotti e D’Annunzio.

La poesia che segue  fa parte delle Laudi del cielo, una serie di 5 libri, pubblicata dal Vate tra il 1903 ed il 1912

I Re Magi
.
Una luce vermiglia
risplende nella pia
notte e si spande via
per miglia e miglia e miglia.
O nova meraviglia!
O fiore di Maria!
Passa la melodia
e la terra s’ingiglia.
Cantano tra il fischiare
del vento per le forre,
i biondi angeli in coro;
ed ecco Baldassarre
Gaspare e Melchiorre,
con mirra, incenso ed oro.
.
(Gabriele D’Annunzio)

CUM DEDERIT- TECUM PRINCIPIUM

Con i Salmi di Davide 126:4 e 110:3, di potente ispirazione per il periodo natalizio, magistralmente interpretati dal canto di due talentosi artisti, su musica del grande Vivaldi, il blog ECOANTROPOSOPHIA.IT augura  BUON NATALE a tutti i suoi amici lettori...

 

Cum dederit dilectis suis somnum
Cum dederit dilectis suis somnum
Ecce haereditas Domini
Filii merces
Fructus ventris
Fructus ventris

Cum dederit dilectis suis somnum
Ecce haereditas Domini
filii merces
Fructus ventris
Fructus ventris
Fructus ventris
Fructus ventris

AVENDO DATO AI SUOI AMATI IL SONNO
AVENDO DATO AI SUOI AMATI IL SONNO
ECCO L’EREDITA’ DEL SIGNORE
LA GRAZIA DEL FIGLIO
IL FRUTTO DEL SENO
IL FRUTTO DEL SENO

AVENDO DATO AI SUOI AMATI IL SONNO
ECCO L’EREDITA’ DEL SIGNORE
LA GRAZIA DEL FIGLIO
IL FRUTTO DEL SENO
IL FRUTTO DEL SENO
IL FRUTTO DEL SENO
IL FRUTTO DEL SENO

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TECUM PRINCIPIUM
IN DIE VIRTUTIS TUAE:
IN SPLENDORIBUS SANCTORUM
EX UTERO
ANTE LUCIFERUM
GENUI TE.

TECUM PRINCIPIUM
IN DIE VIRTUTIS TUAE:
IN SPLENDORIBUS SANCTORUM
EX UTERO
ANTE LUCIFERUM
GENUI TE.

CON TE E’ IL PRINCIPIO
NEL GIORNO DELLA TUA POTENZA:
NELLO SPLENDORE DEI SANTI
PRIMA DEL SORGERE DELL’AURORA
DAL SENO TI GENERAI.

CON TE E’ IL PRINCIPIO
NEL GIORNO DELLA TUA POTENZA:
NELLO SPLENDORE DEI SANTI
PRIMA DEL SORGERE DELL’AURORA
DAL SENO TI GENERAI.

SOGNO DI NATALE ( di Luigi Pirandello)

Auguri amici lettori, sulle magnifiche note di un brano musicale ormai così tanto amato da essere entrato nel canone dei canti natalizi nonostante il testo possa esularne alquanto; il brano, di L. Cohen, è interpretato in questo live dell’anno passato in maniera magistrale dall’artista Elisa, e ne consigliamo l’ascolto completo, perché in certi momenti tocca apici difficilmente imitabili. Di seguito vi proponiamo poi la lettura di un racconto del grande Pirandello.

………………. 

*
SOGNO DI NATALE

luigi-pirandello

di Luigi Pirandello

Sentivo da un pezzo sul capo inchinato tra le braccia come l’impressione d’una mano lieve, in atto tra di carezza e di protezione. Ma l’anima mia era lontana, errante pei luoghi veduti fin dalla fanciullezza, dei quali mi spirava ancor dentro il sentimento, non tanto però che bastasse al bisogno che provavo di rivivere, fors’anche per un minuto, la vita come immaginavo si dovesse in quel punto svolgere in essi.

Era festa dovunque: in ogni chiesa, in ogni casa: intorno al ceppo, lassù; innanzi a un Presepe, laggiù; noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena; eran canti sacri, suoni di zampogne, gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori… E le vie delle città grandi e piccole, dei villaggi, dei borghi alpestri o marini, eran deserte nella rigida notte. E mi pareva di andar frettoloso per quelle vie, da questa casa a quella, per godere della raccolta festa degli altri; mi trattenevo un poco in ognuna, poi auguravo: – Buon Natale – e sparivo…

Ero già entrato così, inavvertitamente, nel sonno e sognavo. E nel sogno, per quelle vie deserte, mi parve a un tratto d’incontrar Gesù errante in quella stessa notte, in cui il mondo per uso festeggia ancora il suo natale. Egli andava quasi furtivo, pallido, raccolto in sé, con una mano chiusa sul mento e gli occhi profondi e chiari intenti nel vuoto: pareva pieno d’un cordoglio intenso, in preda a una tristezza infinita.

Mi misi per la stessa via; ma a poco a poco l’immagine di lui m’attrasse così, da assorbirmi in sé; e allora mi parve di far con lui una persona sola. A un certo punto però ebbi sgomento della leggerezza con cui erravo per quelle vie, quasi sorvolando, e istintivamente m’arrestai. Subito allora Gesù si sdoppiò da me, e proseguì da solo anche più leggero di prima, quasi una piuma spinta da un soffio; ed io, rimasto per terra come una macchia nera, divenni la sua ombra e lo seguii.

Sparirono a un tratto le vie della città: Gesù, come un fantasma bianco splendente d’una luce interiore, sorvolava su un’alta siepe di rovi, che s’allungava dritta infinitamente, in mezzo a una nera, sterminata pianura. E dietro, su la siepe, egli si portava agevolmente me disteso per lungo quant’egli era alto, via via tra le spine che mi trapungevano tutto, pur senza darmi uno strappo.

Dall’irta siepe saltai alla fine per poco su la morbida sabbia d’una stretta spiaggia: innanzi era il mare; e, su le nere acque palpitanti, una via luminosa, che correva restringendosi fino a un punto nell’immenso arco dell’orizzonte. Si mise Gesù per quella via tracciata dal riflesso lunare, e io dietro a lui, come un barchetto nero tra i guizzi di luce su le acque gelide.

A un tratto, la luce interiore di Gesù si spense: traversavamo di nuovo le vie deserte d’una grande città. Egli adesso a quando a quando sostava a origliare alle porte delle case più umili, ove il Natale, non per sincera divozione, ma per manco di denari non dava pretesto a gozzoviglie.

– Non dormono… – mormorava Gesù, e sorprendendo alcune rauche parole d’odio e d’invidia pronunziate nell’interno, si stringeva in sé come per acuto spasimo, e mentre l’impronta delle unghie restavagli sul dorso delle pure mani intrecciate, gemeva: – Anche per costoro io son morto…

Andammo così, fermandoci di tanto in tanto, per un lungo tratto, finché Gesù innanzi a una chiesa, rivolto a me, ch’ero la sua ombra per terra, non mi disse:

– Alzati, e accoglimi in te. Voglio entrare in questa chiesa e vedere.

Era una chiesa magnifica, un’immensa basilica a tre navate, ricca di splendidi marmi e d’oro alla volta, piena d’una turba di fedeli intenti alla funzione, che si rappresentava su l’altar maggiore pomposamente parato, con gli officianti tra una nuvola d’incenso. Al caldo lume dei cento candelieri d’argento splendevano a ogni gesto le brusche d’oro delle pianete tra la spuma dei preziosi merletti del mensale.

– E per costoro – disse Gesù entro di me – sarei contento, se per la prima volta io nascessi veramente questa notte.

Uscimmo dalla chiesa, e Gesù, ritornato innanzi a me come prima posandomi una mano sul petto riprese:

– Cerco un’anima, in cui rivivere. Tu vedi ch’ìo son morto per questo mondo, che pure ha il coraggio di festeggiare ancora la notte della mia nascita. Non sarebbe forse troppo angusta per me l’anima tua, se non fosse ingombra di tante cose, che dovresti buttar via. Otterresti da me cento volte quel che perderai, seguendomi e abbandonando quel che falsamente stimi necessario a te e ai tuoi: questa città, i tuoi sogni, i comodi con cui invano cerchi allettare il tuo stolto soffrire per il mondo… Cerco un’anima, in cui rivivere: potrebbe esser la tua come quella d’ogn’altro di buona volontà.

– La città, Gesù? – io risposi sgomento. – E la casa e i miei cari e i miei sogni?

– Otterresti da me cento volte quel che perderai – ripeté Egli levando la mano dal mio petto e guardandomi fisso con quegli occhi profondi e chiari.

– Ah! io non posso, Gesù… – feci, dopo un momento di perplessità, vergognoso e avvilito, lasciandomi cader le braccia sulla persona.

Come se la mano, di cui sentivo in principio del sogno l’impressione sul mio capo inchinato, m’avesse dato una forte spinta contro il duro legno del tavolino, mi destai in quella di balzo, stropicciandomi la fronte indolenzita. E qui, è qui, Gesù, il mio tormento! Qui, senza requie e senza posa, debbo da mane a sera rompermi la testa.

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BUON NATALE

a tutti Voi da Ecoantroposophia.it

 

LA STELLA DI NATALE (di Boris Pasternak)

Introduciamo la poesia con la versione originale di una famosissima canzone di Natale. Una delle canzoni di natale più famose viene chiamata Carol of the bells, o Bells carol, o Carola delle campane. In genere è cantata in inglese, ma è la canzone ucraina Scedrik (rondinella) composta un secolo fa su una base popolare contadina dal bravissimo compositore russo-ucraino Nikolaj Dmitrievič Leontovič, ucciso negli anni ’20 con un colpo di pistola da un agente della ceka, la polizia politica sovietica leninista.

LA STELLA DI NATALE

Era pieno inverno.
Soffiava il vento della steppa.
E aveva freddo il neonato nella grotta
Sul pendio della collina.

L’alito del bue lo riscaldava.
Animali domestici
stavano nella grotta,
sulla culla vagava un tiepido vapore.

Scossi dalle pelli le paglie del giaciglio
e i grani di miglio,
dalle rupi guardavano
assonnati i pastori gli spazi della mezzanotte.

Lontano, la pianura sotto la neve, e il cimitero
e recinti e pietre tombali
e stanghe di carri confitte nella neve,
e sul cimitero il cielo tutto stellato.

E lì accanto, mai vista sino allora,
più modesta d’un lucignolo
alla finestrella d’un capanno,
traluceva una stella sulla strada di Betlemme.

Per quella stessa via, per le stesse contrade
degli angeli andavano, mescolati alla folla.
L’incorporeità li rendeva invisibili,
ma a ogni passo lasciavano l’impronta d’un piede.

Una folla di popolo si accalcava presso la rupe.
Albeggiava. Apparivano i tronchi dei cedri.
E a loro, “chi siete? ” domandò Maria.
“Noi, stirpe di pastori e inviati del cielo,
siamo venuti a cantare lodi a voi due”.
“Non si può, tutti insieme. Aspettate alla soglia”.

Nella foschia di cenere, che precede il mattino,
battevano i piedi mulattieri e allevatori.
Gli appiedati imprecavano contro quelli a cavallo;
e accanto al tronco cavo dell’abbeverata
mugliavano i cammelli, scalciavano gli asini.

Albeggiava. Dalla volta celeste l’alba spazzava,
come granelli di cenere, le ultime stelle.
E della innumerevole folla solo i Magi
Maria lasciò entrare nell’apertura rocciosa.

Lui dormiva, splendente, in una mangiatoia di quercia,
come un raggio di luna dentro un albero cavo.
Invece di calde pelli di pecora,
le labbra d’un asino e le nari d’un bue.

I Magi, nell’ombra, in quel buio di stalla
Sussurravano, trovando a stento le parole.
A un tratto qualcuno, nell’oscurità,
con una mano scostò un poco a sinistra
dalla mangiatoia uno dei tre Magi;
e quello si voltò: dalla soglia, come in visita,
alla Vergine guardava la stella di Natale.

(Boris Pasternak)

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BUON NATALE

a tutti voi da Ecoantroposophia.it

ADESTE FIDELES

Ecoantroposophia.it

porge di vero cuore a tutti gli amici e a tutti i lettori gli auguri di

BUON NATALE!

IL CANTICO DI NATALE (O Holy Night)

Ecoantroposophia.it

porge di vero cuore a tutti gli amici e a tutti i lettori gli auguri di

BUON NATALE!

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Storia del Cantico di Natale

(Con traduzione italiana dall’originale francese a cura di Hugo de Paganis)

Il curato di Roquemaure, l’abbate Eugène Nicolas, nel quadro delle manifestazioni culturali e religiose che voleva organizzare per raccogliere dei contributi per la costruzione delle vetrate della chiesa di San Giovanni Battista, aveva chiesto ad un suo parrocchiano, commerciante di vini e poeta provenzale a tempo perso, di scrivere il testo di un canto di Natale. Siamo a metà dell’800, precisamente il 3 dicembre del 1847, e Placide Cappeau, così si chiamava il commerciante di vini, si trovava sulla diligenza di ritorno da Parigi, fra Mâcon e Digione; fu proprio in quel tratto di percorso che scrisse i versi di quello che intitolò Cantique de Noël. In quel momento l’autore non immaginava il successo che avrebbe avuto la sua poesia. Nel paese francese risiedeva, temporaneamente, un ingegnere parigino che seguiva i lavori di un ponte; con lui c’era la moglie Emily, cantante, che conosceva il compositore Adolph Adam(1) del quale aveva interpretato una delle sue opere in tre atti. Emily indirizzò queste strofe di Minuit Chrétiens, così chiamato successivamente dalle prime parole del testo, al musicista che, in pochi giorni le musicò. La cantante le interpretò per la prima volta alla messa di mezzanotte del 24 dicembre 1847 nella piccola chiesa di Roquemaure.

Questi i versi originali del canto, in lingua francese:

Minuit, chrétiens, c’est l’heure solennelle

Où l’Homme-Dieu descendit jusqu’à nous,

Pour effacer la tache originelle

Et de son Père arrêter le courroux.

Le monde entier tressaille d’espérance,

A cette nuit qui lui donne un Sauveur.

Peuple, à genoux, attends ta délivrance

Noël ! Noël ! Voici le Rédempteur

De notre foi que la lumière ardente

Nous guide tous au berceau de l’Enfant

Comme autrefois une étoile brillante

Y conduisit les chefs de l’Orient.

Le Roi des rois naît dans une humble crèche

Puissants du jour, fiers de votre grandeur,

A votre orgueil, c’est de là que Dieu prêche.

Courbez vos fronts devant le Rédempteur.

Le Rédempteur a brisé toute entrave,

La Terre est libre et le Ciel est ouvert.

Il voit un frère où n’était qu’un esclave,

L’amour unit ceux qu’enchaînait le fer.

Qui lui dira notre reconnaissance ?

C’est pour nous tous qu’il naît,

qu’il souffre et meurt.

Peuple, debout ! Chante ta délivrance.

Noël ! Noël ! Chantons le Rédempteur.

Fu subito un successo, anche se il compositore, autore di numerosa musica per l’opera ed il balletto, non ne ebbe sentore perché morì solo qualche anno dopo.

Negli anni successivi il brano approdò nel mondo anglosassone, dove divenne famosissimo, e lo è ancora oggi, con il titolo di  “Oh Holy Night”; il testo venne modificato e questa versione divenne più famosa dell’originale, e ciò anche nel resto del mondo, tanto che pure la versione italiana, quella che noi eseguiamo, nell’armonizzazione di Gianni Malatesta, dal titolo appunto di Oh Santa Notte, è la libera traduzione del testo inglese e non di quello francese.

NOTE

1) Adolphe Charles Adam (Parigi, 24 luglio 1803 – 3 maggio 1856) è stato un compositore e critico musicale francese. Autore prolifico di composizioni per l’operae il balletto, è famoso per i balletti Giselle (1844) e Le Corsaire (1856), l’opera Les Toréadors (nota anche con il titolo di Le toréador ou L’accord parfait (1849) e la sua canzone di Natale  “Minuit Chrétiens” .

Traduzione in italiano del vero Cantico di Natale

 *

Mezzanotte, o cristiani, è l’ora solenne

Nella quale l’Uomo-Dio discese sino a noi,

Per cancellare il peccato originale

E di suo Padre fermare l’ira.

Il mondo intero trasalisce di speranza,

In questa notte che gli dona un Salvatore.

Popolo, in ginocchio, aspetta la tua liberazione

Natale! Natale! Ecco il Redentor

Della nostra fede la luce ardente

Ci guida tutti alla culla del Fanciullo

Come un tempo una stella fulgente

Vi condusse i capi d’Oriente.

Il Re dei re nasce in una umile mangiatoia

Potenti del giorno, fieri della vostra grandezza,

Al vostro orgoglio, è da lì che Dio predica.

Curvate le vostre fronti davanti al Redentore.

Il Redentore ha spezzato ogni ostacolo,

La Terra è libera e il Cielo aperto.

Egli vede un fratello ove non v’era che uno schiavo,

L’amore unisce coloro che il ferro incatena.

Chi gli dirà la nostra riconoscenza?

È per noi tutti ch’Egli nasce,

Che soffre e muore.

Popolo, in piedi! Canta la tua liberazione!

Natale! Natale! Cantiamo il Redentore.

*

SE CI FOSSE UN UOMO

 


SE CI FOSSE UN UOMO

.

Se ci fosse un uomo
un uomo nuovo e forte
forte nel guardare sorridente
la sua oscura realtà del presente.

Se ci fosse un uomo
forte di una tendenza senza nome
se non quella di umana elevazione
forte come una vita che é in attesa
di una rinascita improvvisa.
Se ci fosse un uomo
generoso e forte
forte nel gestire ciò che ha intorno
senza intaccare il suo equilibrio interno
forte nell’odiare l’arroganza
di chi esibisce una falsa coscienza
forte nel custodire con impegno
la parte più viva del suo sogno
se ci fosse un uomo.

Questo nostro mondo ormai è impazzito
e diventa sempre più volgare
popolato da un assurdo mito
che è il potere.

Questo nostro mondo è avido e incapace
sempre in corsa e sempre più infelice
popolato da un bisogno estremo
e da una smania vuota che sarebbe vita
se ci fosse un uomo…

Allora si potrebbe immaginare
un umanesimo nuovo
con la speranza di veder morire
questo nostro medioevo.
Col desiderio
che in una terra sconosciuta
ci sia di nuovo l’uomo
al centro della vita.

Allora si potrebbe immaginare
un neo rinascimento
un individuo tutto da inventare
in continuo movimento.

Con la certezza
che in un futuro non lontano
al centro della vita
ci sia di nuovo l’uomo.

Un uomo affascinato
da uno spazio vuoto
che va ancora popolato.

Popolato da corpi e da anime gioiose
che sanno entrare di slancio
nel cuore delle cose.

Popolato di fervore
e di gente innamorata
ma che crede all’amore
come una cosa concreta.

Popolato da un uomo
che ha scelto il suo cammino
senza gesti clamorosi
per sentirsi qualcuno.

Popolato da chi vive
senza alcuna ipocrisia
col rispetto di se stesso
e della propria pulizia.

Uno spazio vuoto
che va ancora popolato.

Popolato da un uomo talmente vero
che non ha la presunzione
di abbracciare il mondo intero.

Popolato da chi crede
nell’ individualismo
ma combatte con forza
qualsiasi forma di egoismo.

Popolato da chi odia il potere
e i suoi eccessi
ma che apprezza
un potere esercitato su se stessi.

Popolato da chi ignora
il passato e il futuro
e che inizia la sua storia
dal punto zero.

Uno spazio vuoto
che va ancora popolato.

Popolato da chi é certo
che la donna e l’uomo
siano il grande motore
del cammino umano.

Popolato da un bisogno
che diventa l’espressione
di un gran senso religioso
ma non di religione.

Popolato da chi crede
in una fede sconosciuta
dov’é la morte che scompare
quando appare la vita.

Popolato da un uomo
cui non basta il crocefisso
ma che cerca di trovare
un Dio dentro se stesso.

.

(Giorgio Gaber)

OBLIO E SMARRIMENTO DELL’UOMO, UNA SOLUZIONE: TRIARTICOLAZIONE DELL’ ORGANISMO SOCIALE? Ricollegamento cosciente alla Fonte.

luca-signorelli-anticristo-

(Luca Signorelli – Anticristo)

*

Ricordo un articolo dell’Uomo dei Boschi,  che ho davvero apprezzato molto per la chiarezza e lucidità di interpretazione della situazione umana e sociale, mondiale: www.larchetipo.com/2011/nov11/uomo-dei-boschi.pdf.

Mi sono apparsi gli scenari del romanzo di Solov’ëv: “L’Anticristo”….., il grande inganno di una globalizzazione del potere e del materialismo dietro la menzogna illusoria dell’unità dei popoli e delle nazioni, dietro la menzogna degli ostacolatori.
Mi è apparso il simbolo del lavoratore persuaso e reso impotente nel suo spirito, defraudato ormai pure dell’anima: il nuovo schiavo.
E poi ecco la speranza, messaggio segreto nascosto nel miracolo quotidiano della natura, come è nascosto nella profonditaà dell’uomo, intima come la speranza di Anna Frank, speranza sconosciuta e quasi illogica in quella realtà di prigionia e schiavitù umana…È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo.”

Sono una ignorante, la cultura, la politica e l’economia mi sono apparse sempre dei mostri, sempre mascherate dietro manifesti di verità, giustizia, fratellanza, liberta’….che hanno divorato sempre gli uomini che affermavano di voler servire….dunque manifestazioni umane degenerate, nell’organismo sociale, della volontà, del sentire, dello spirito: l’uomo contro sè stesso…

Così queste parole di UdB mi fanno tornare alla mente uno dei più bei video, quello che preferisco, peccato che la musica sovrasti un pò le parole….ma poi Albi, la Nutria Bianca copre tutto con la sua tenerezza e bellezza.

Colazza ricorda all’uomo la speranza, il potere che egli ha di ricollegare lo Spirito alla natura, il suo Pensiero alla sua natura, il suo Logos al Logos del mondo: la speranza di poter risorgere e guarire Il Mondo.

“…L’uomo è il centro dell’universo. Tutte le masse materiali fredde o incandescenti delle miriadi di mondi non pesano nella bilancia dei valori quanto il più semplice mutamento nella sua coscienza. I limiti del suo corpo non sono che illusione; non è solo alla terra che si appoggia, ma egli si continua attraverso la terra e negli spazi cosmici. Sia che muova il suo pensiero o le sue braccia, è tutto un mondo che si muove con lui; sono mille forze misteriose che si lanciano verso di lui con un gesto creativo, e tutti i suoi atti quotidiani non sono che la caricatura di quello che fluisce a lui divinamente.

Così pure deve volgersi intorno e liberare dall’impietramento ciò che lo circonda. Prima di saperlo, dovrà immaginare che nella terra, nelle acque, nell’aria e nel fuoco vi sono forze che sanno di essere, e che le così dette forze naturali non sono che modalità della nostra sostanza proiettate al di fuori. Non è la terra che fa vivere la pianta ma le forze nella pianta che strappano alla terra elementi per la propria vita. Nel senso della bellezza delle cose deve innestarsi il senso del mistero delle cose come una realtà ancora oscura ma presentita. Poiché non soltanto quel che possiamo vedere e conoscere deve agire in noi; ma anche l’ignoto coraggiosamente affermato e sentito nella sua forza…..”

G. Colazza

Grazie a UdB, l’Uomo che dai Boschi osserva ed è nel mondo.

Il Canto del Sogno di Olaf Åsteson

Il Canto del Sogno di Olaf Åsteson

*

Winter land with the church

Durante un viaggio in Norvegia fu per Steiner “molto interessante trovare sintetizzato in una magnifica saga, conosciuta come “La leggenda del sogno”, il pensiero che con differenti parole è stato espresso in moltissime conferenze intorno al Mistero del Cristo.”
“Essa è la leggenda che in modo meravigliosamente bello ci racconta di come Olaf Åsteson venga iniziato – mediante forze naturali – allorchè egli cade addormentato la sera di Natale, dorme durante i tredici giorni e le tredici notti fino al 6 gennaio e vive tutte le vicissitudini che l’essere umano deve sperimentare attraverso le incarnazioni dall’inizio del mondo fino al Mistero del Golgotha. Racconta di come, avvicinandosi al 6 di gennaio, Olaf Åsteson abbia la visione dell’intervento nell’umanita’ dello Spirito-Cristo, di cui lo Spirito-Michele è il precursore.”
( da Le Tredici Notti Sante – Rudolf Steiner )

“Tutto il contenuto della poesia è collegato col Natale e con i giorni che lo seguono. La poesia racconta come Olaf Åsteson, un personaggio mitico, impiegò in un modo del tutto speciale i tredici giorni che seguono il Natale e che terminano col giorno dell’apparizione del Cristo. Ci viene così ricordato come nel mondo delle saghe popolari viva l’antica concezione di una primitiva chiaroveggenza dell’umanità. In sostanza il contenuto è che Olaf Åsteson nella notte di Natale arriva alla porta della chiesa, cade in una specie di sonno e nelle cosiddette tredici notti sperimenta a modo suo i misteri del mondo spirituale; li sperimenta nella sua semplice e primitiva natura infantile.
In quei giorni, nei quali in un certo senso vi è in natura la massima oscurità fisica sulla terra, in cui si ha il minimo germogliare della vegetazione, in cui per così dire tutto è esternamente fermo nell’esistenza fisica della terra, sappiamo che si risveglia l’anima della terra che ha allora il suo pieno stato di veglia.
Se ora l’anima umana confluisce col suo essenziale nocciolo spirituale in ciò che sperimenta lo spirito della terra, l’anima, se ha conservato il suo primitivo stato naturale, può aprirsi alla veggenza del mondo spirituale che l’umanità dovrà man mano riconquistare tendendo a quel mondo.
Vediamo così come Olaf Åsteson sperimenti in sostanza quel che riacquistiamo dal mondo spirituale.”
(da Formazione del destino e vita dopo la morte – in Settima conf. – Rudol Steiner )

Vi propongo la lettura di una traduzione alternativa a quella contenuta nella edizione dell’ Antroposofica, più che altro per attingervi in maniera più semplice dal punto di vista storico tradizionale:
http://bifrost.it/GERMANI/Fonti/Ballatesca…raumkvedet.html

 

Qualche anno fa, sembra ieri, ad alcuni di noi amici il carissimo Asgard inviò dalla Norvegia gli auguri di Natale e questo dono che possiamo ascoltare cliccando su questa traccia audio:
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E’un frammento musicale cantato della saga. Lo ritengo veramente prezioso. Vi confesso che lo ascolto ogni periodo di Natale da allora.

“Cari amici,
come mio augurio personale per un sereno ed intenso (interiormente, si intende) periodo natalizio, spero di farvi cosa gradita inviandovi un frammento cantato de “Il canto di Olaf Åsteson”.

Nelle terre scandinave di Norvegia, dalle quali vi scrivo, questo canto è ancora in uso durante il periodo natalizio. Esso sopravvive nella tradizione del canto a cappella per voce sola, che è uno dei modi principali in cui si esprime la musica tradizionale popolare di questi luoghi. Il Canto del Sogno, è forse il più noto e il più tipico esempio della tradizione espressamente norvegese.
Due nomi di cantanti (oggi impropriamente definite “folk”) che magistralmente esprimono questo antico stile, sono Kirsten Bråten Berg e Agnes Buen Garnås (considerata quest’ultima una stella di prima grandezza), per chi volesse fare una ricerca in merito.

Nelle chiese norvegesi, non solo ad opera di volenterosi antroposofi, ma in modo assai più esteso, si organizzano tutt’ora concerti in cui viene eseguito il “Draumkvedet”, il Canto del Sogno. I concerti, hanno un aspetto assai semplice ed informale, dove le luci in sala non vengono spente e il pubblico ha il testo del canto da leggere.
Ovviamente, esiste una disputa su quali cantanti siano i migiori esecutori di questo canto, e tale disputare mi pare il segno di quanto ancora sia viva e vissuta tale tradizione.

Il canto viene fatto risalire ad un periodo compreso tra il 1200 e il ‘300, cioè dopo la cristianizzazione della Scandinavia, avvenuta ad opera di San Olaf (detto anche Olaf il Grande, stesso nome del protagonista del Canto, e non casualmente, avendo questo nome nella sua etimologia un diretto riferiemento a “ciò che viene prima e ciò che viene dopo”, cioè ad un senso di eterna continuità nel tempo), che regnò tra il 1015 e il 1028. Nei tredici soli anni del suo regno (in realtà violentissimo), avvenne un passaggio storico determinante per la Scandinavia, che segnò la fine della cosiddetta era vichinga. Di seguito a tale passaggio, il paganesimo fu combattuto in modo acerrimo, e molto sangue è stato sparso.
Il Canto del Sogno di Olaf Åsteson, data le sue incerte origini, secondo la filologia storica convenzionale, al periodo delle Crociate baltiche, nel quale (tra le altre cose) la resistenza pagana vichinga fu definitivamente abbattuta. La schiavit fu bandita dalla Chiesa, in favore di un più mite servaggio (la differenza è sottile, ma a quei tempi poteva voler dire molto essere servi ma liberi…), secondo il concetto che un padrone cristiano non poteva avere sotto di sè schiavi che erano essi stessi cristiani. Ciò, in un contesto più ampio di trasformazioni politico-sociali, aiutò tra l’altro la definitiva conversione al cristianesimo delle fasce sociali più basse, nelle quali l’antico paganesimo ancora sopravviveva.

L’origine precisa del canto è persa nella storia più antica del popolo norvegese: non vi sono certezze in merito, ma solo ragionevoli ipotesi. Dal canto mio, non trovo affatto casuale che Olaf si metta all’ingresso di una chiesa (dove non gli è permesso di entrare, ma, diciamo così, con il volente o nolente beneplacito del prete che sta officiando la Messa) e da lì canti per i fedeli che si trovano all’interno, attraendone lo spirito con il mistero delle sue visioni, avvenute in sogno durante un sonno che dura tutto il periodo delle tredici notti sante. Essi non vedono Olaf, ma lo sentono disvelare le sue immagini dentro se stessi, ricollegandosi alle proprie radici spirituali senza tempo. Ma lascio a voi ogni interpretazione possibile….

Il testo in uso tutt’oggi, è simile al testo riportato da Steiner (in “Formazione del destino e vita dopo la morte” O.O. 157). Dico simile perchè nella esecuzione cantata dei 43 versi a noi giunti (manca infatti una parte, forse fondamentale, della visione dell’al di là di Olaf), si trovano molte ripetizioni e il cantante ha anche spazio per allungare o sottolineare in tal modo alcune parole chiave, (ad esempio “Luna”), nella chiusura dei capoversi.
La lingua in cui il testo è stato trascritto, solo alla metà dell’800 (questa versione che vi invio riprende il testo di Moltke Moes, del 1890), è un norvegese assai musicale. In Norvegia sono in uso due varianti linguistiche, il Bokmål, la lingua principale, quella della politica, del commercio, della saggistica, della narrativa, etc. e il Ny Norsk (nuovo norvegese), lingua più legata alle antiche tradizioni rurali e delle popolazioni della lunga costa oceanica, che è tutt’ora la lingua della poesia, del teatro e del canto. In una antica variante di Ny Norsk, ci giunge il Canto del Sogno.

Il brano che vi invio (l’unica versione registrata a mia disposizione) è cantato da Berit Opheim Versto, in una recente edizione discografica (2006), eseguita dal vivo nella Chiesa di Voss (non c’e’ alcun reverbero digitale aggiunto alla registrazione). Si tratta della prima e della seconda parte del testo, secondo l’edizione antroposofica citata più sopra. L’esecuzione integrale dura oltre una trentina di minuti, troppo per un unico invio tramite posta elettronica, e invierei volentieri gli altri frammenti a chi di voi fosse interessato ad ascoltarla, in varie email successive.

Vi auguro quindi un sereno, musicale periodo di Natale.
Con affetto, Matteo (asgard)”

SILENT NIGHT

Ecoantroposophia.it

porge di vero cuore a tutti gli amici e a tutti i lettori gli auguri di

BUON NATALE!

MICHELE (Video musicale)

(Video realizzato da www.ecoantroposophia.it)

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Aggiungo queste informazioni al video sopra inserito, che ho avute grazie alla mia curiosita’ attivatasi dopo aver gustato il piacere di visionare e ascoltare quanto sopra.
Le musiche su chitarra classica che possiamo ascoltare sono pensieri musicali, improvvisazioni, creati dal maestro NaitsirC e da lui eseguite. Il video e’ invece una Marvignanata.
Complimenti a entrambi. E grazie.

Libretto (Nota del compositore)

Libero – Ombroso

Michele osserva il lavoro degli spiriti delle tenebre sull’animo umano

3:00 ( minuto terzo ) Secondo Movimento – Libero

Michele pensa e pesa, ascolta e rivolta
ordina e

4:00 Quarto minuto Terzo Movimento Ritmato

Saluta i discepoli e consiglia i prodighi

5:45 ( Quinto minuto e quarantacinquesimo secondo ) Quarto movimento

I residui nell’astrale vengono indirizzati

6:30 Quinto movimento

Relazione, compassione e compattezza, ritmo e tenerezza,
ritorno ai cieli.

p.s.

Attenzione alla transizione tra il primo movimento ed il secondo che puo’ far pensare alla fine del video, attendere prego, siamo appena all’inizio…..dei circa dieci mn di ascolto.

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