I cinque esercizi

LA VIA DEI NUOVI TEMPI

 I 5 esercizi

 

Questa redazione dei cinque esercizi fondamentali, che recava il titolo di “REGOLE PER LO SVILUPPO INTERIORE secondo la moderna SCIENZA DELLO SPIRITO”, fu scritta da Massimo Scaligero e per molti anni diffusa come un opuscolo dattiloscritto, da lui direttamente dato ai suoi discepoli, durante i colloqui personali che avevano luogo al suo studio in Via Cadolini 7 a Roma.

Un amico di Roma, ne fece, di sua iniziativa, una stampa, sotto forma di  libretto al quale dette un nuovo titolo: “LA VIA DEI NUOVI TEMPI”. Purtroppo l’amico romano, ora defunto, che prese la benemerita iniziativa di far stampare l’opuscolo presso la “INDUSTRIA GRAFICA MODERNA – ROMA” , non vi fece figurare, per distrazione, il nome di Scaligero come autore dei suoi scritti, cosa della quale il Maestro si contrariò assai, venendo così a mancare il necessario riferimento spirituale alla fonte dell’insegnamento di cui Massimo era il portatore.

Le istruzioni di M. S.  riguardo alla stampa dell’invito di rivolgersi ad Alfredo Rubino, per domande e informazioni sulle dottrine trattate, furono comunque rispettate in entrambe le versioni, e cioè sia sul dattiloscritto che sullo stampato dell’ “I.G.M – ROMA”.

Lo scorso anno questa redazione degli esercizi, fatta da Massimo Scaligero, con Sua introduzione e Sue considerazioni, è apparsa anche sulla rivista L’ARCHETIPO, che ringraziamo per la collaborazione (http://www.larchetipo.com/2013/nov13/esercizi.pdf ).

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di

MASSIMO SCALIGERO 

I seguenti esercizi vengono comunicati come presupposti di una disciplina rispondente alla formazione interiore dell’uomo moderno e al tempo stesso come terapia per ogni alterazione della vita psichica e per gli effetti di pratiche irregolari, orientali od occidentali.

La Scienza dello Spirito, di cui gli esercizi sono espressione, non è una religione, bensí un metodo di conoscenza, che dà modo al religioso, a qualunque fede appartenga, di ritrovare le fonti vive della propria religiosità, e al tipo agnostico o ateo di questo tempo di riconoscere da sé i processi interiori da cui il suo sentimento ateo muove. La Scienza dello Spirito lascia gli uomini liberi, non cerca proseliti: non ha nulla da dire a coloro che sono paghi della propria verità: parla solo a coloro che avvertono la contingenza della propria verità.

1° – CONCENTRAZIONE – Consiste nel riattivare le forze originarie della coscienza mediante la convergenza volitiva del pensiero su un unico tema. Si rivolge il pensiero ad un determinato oggetto, il piú semplice possibile: si pone questo al centro dell’attenzione cosciente, richiamando altri pensieri che abbiano un nesso logico con esso.

La semplicità dell’oggetto, o del tema, è richiesta dal senso pratico dell’esercizio: che tende a potenziare, piuttosto che la coscienza dell’oggetto, la forza-pensiero messa in atto mediante esso.

L’esercizio conduce all’esperienza del potenziale sintetico del pensiero, indipendentedal significato dell’oggetto. È importante, per la riuscita di esso, l’illimitata attenzione, ossia l’evitare qualsiasi distrazione riguardo al tema: che deve permanere al centro della coscienza almeno cinque minuti. In seguito, questo tempo può essere aumentato, allorché si noterà un beneficio generale della vita interiore e di quella corporea, in conseguenza dell’esercizio.

È importante che questo sia compiuto senza sforzo cerebrale, ma solo per intensificato moto di pensiero.

2 ° – AZIONE PURA – È l’esercizio che dinamizza direttamente la volontà, attuando l’ascesi dell’agire per l’agire. Consiste nell’imporre a se stessi doveri quotidiani di poca o nessuna importanza, per esempio spostare una sedia, spolverare un mobile, predeterminandone il momento anche 24 ore prima. I moventi ordinari delle azioni scaturiscono per lo piú dalle relazioni sociali, dall’educazione, dalla professione ecc., raramente da iniziativa pura.

Si deve trovare nella giornata un minimo di tempo, pochi secondi, per compiere azioni volute di propria iniziativa. In quanto insignificanti, esse conseguono un fine piú profondo che le significanti: sollecitano direttamente il potenziale della volontà.

3° – EQUANIMITÀ – Consiste nel servirsi delle emozioni, per un intervento della volontà cosciente: questa, sia pure per attimi, sospende la reazione istintiva dovuta all’emozione. Si tratta di evitare all’anima la continua oscillazione tra il tripudio e l’abbattimento.

Chi crede che la propria spontaneità emotiva o il proprio sentimento artistico ne abbiano a soffrire, ignora la potenza interiore che consegue dal chiaro equilibrio del sentimento.

Dapprima non è possibile evitare gli intensi stati d’animo, quando sopraggiungono, ma è possibile esercitarsi a sospenderne per attimi la travolgenza, ritrovando al centro se stessi: indi lasciarli esprimere secondo la loro necessità.

Tale minimo controllo, con il tempo, conduce a una positiva autonomia rispetto ad essi: dà modo di assumere la loro forza senza esserne travolti.

Si può dire di possedere l’equanimità, quando si giunge a sentire come propri i dolori e le gioie degli altri, e come di altri i propri dolori, le proprie gioie.

4° – POSITIVITÀ – Per mezzo di questa qualità si giunge a vedere il bello e il buono degli esseri e delle cose, in quanto si prescinde dagli aspetti negativi.

Lo spirito di tale attitudine può essere lumeggiato da una leggenda persiana del Cristo: il Cristo vide un giorno un cane morto abbandonato per la via. Egli si fermò a contemplarlo, i discepoli che erano con Lui, invece, si scostarono presi da ribrezzo. Ciò vedendo, il Cristo esclamò: «Che bei denti aveva questo animale!» Persino in quella carogna, Egli sapeva trovare il bello.

Se, secondo tale spirito, si orienta l’anima, si scorgerà in ogni cosa, o essere, la qualità positiva, il meglio, proprio quando ciò riesce difficile.

Tale attitudine esercita una potente azione formatrice sull’anima e sul corpo, in quanto il buono e il bello di un essere sono la sua realtà: con la quale la nostra realtà entra in un accordo di profondità.

5°  SPREGIUDICATEZZA – Proseguendo nella disciplina, il discepolo si educa a non fondare il proprio giudizio esclusivamente sul passato. Deve poter trascurare, in talune circostanze, ciò che ha acquisito con l’esperienza: aprirsi senza pregiudizi a nuove esperienze o ad un diverso giudizio riguardo a cose già interpretate.

Egli si esercita a tale attitudine coscientemente. Se, per esempio, qualcuno gli dice che il campanile del Duomo veduto poc’anzi, si è spostato di 45 gradi, non deve dire súbito che ciò non è possibile: egli deve sempre sapersi riservare uno spiraglio aperto alla novità.

Chi rimane ancorato a giudizi definitivi, immobilizza la propria anima. Non vi è giudizio umano che, rispetto all’evoluzione dell’uomo, possa considerarsi definitivo. Il cercatore  deve poter essere ricettivo verso l’inaspettato: altrimenti si chiude alla verità, ossia a ciò che è oltre il limite dell’ordinario conoscere.

Occorre rendersi indipendenti dai giudizi già formati, per poter accogliere l’ignoto. Grazie a tale attitudine, il corpo fisico e l’anima vengono trasportati a uno stato di superiore luminosità.

EQUILIBRIO CREATIVO – Questo si costruisce gradualmente da sé, come prodotto dei cinque esercizi. Il discepolo deve concentrare la propria attenzione sulle qualità che ne risultano.

Se egli si impossessa di forze interiori, senza coltivare tali qualità, si troverà presto in difficoltà.

Le forze interiori si corrompono, diventando istinti distruttivi, in colui che non le congiunga con il principio superiore della coscienza.

Gli esercizi qui brevemente descritti sviluppano simultaneamente le forze e la loro connessione con l’Essenza-Logos dell’uomo. Essi derivano da un insegnamento che accompagna perennemente l’uomo, per realizzare in lui, attraverso i mutamenti e le evoluzioni, ciò che è originario.

Non v’è esperienza sovrasensibile, che possa conseguirsi con mezzi illeciti o non pertinenti, come droghe, allucinogeni, pratiche spiritistiche o di grossolana magia. L’autentica esperienza sovrasensibile esige un potenziamento delle forze superiori della coscienza, conseguibile soprattutto grazie a una rigorosa disciplina del pensiero, del sentimento e della volontà.

Questa disciplina non può essere l’escogitazione di un’acuta intelligenza umana, bensí l’espressione di una saggezza superumana. I cinque esercizi, malgrado la loro apparente semplicità, esprimono tale saggezza.

Occorre guardarsi dall’alimentare in se stessi l’illusione che le qualità risultanti dai cinque esercizi già si posseggano, solo per il fatto che si è capaci talora di positività, spregiudicatezza ecc.: tali qualità vengono sviluppate di proposito, con impegno metodico e con il preciso intento della liberazione delle forze superiori dell’anima, che danno modo al discepolo di scindere, nella quotidiana pratica della vita, l’essenziale dall’illusorio: di vedere la realtà oltre la parvenza.

 

TECNICHE INTERIORI Le discipline dello Yoga non si addicono all’uomo occidentale. Lo Yoga, quale tecnica interiore propria ad un tipo umano ancora privo di autocoscienza razionale, ma dotato solo di coscienza sovrasensibile, oggi sviluppa le correnti astrali dell’anima, in opposizione alla corrente dell’Io, nella quale unicamente fluisce lo Spirito.

Nello Yoga lo Spirito viene contemplato come trascendente: non viene realizzato come principio della coscienza di veglia.

Parimenti, il potenziamento vitale dovuto alle tecniche respiratorie non si addice all’oc-cidentale, cui non è possibile – come del resto non è piú possibile neppure all’orientale la percezione interiore del respiro, onde il tentativo di tale potenziamento si rivela illusorio e consegue l’effetto opposto a quello atteso.

Ciò che l’antico Yoghi conseguiva mediante il respiro, l’occidentale moderno può conseguirlo mediante la percezione della forza insita nel pensiero, normalmente non cosciente ad esso.

LA VIA DEL PENSIEROLa via “occidentale” di cui sono espressione i cinque esercizi, include in sé e supera quella “orientale”: essa cura che, parallelamente all’addestramento interiore, il discepolo svolga un’energica disciplina del pensare.

Ciò dipende anzitutto dal fatto che il pensare è l’attività mediante cui lo Spirito, come Io, ha immediatamente presa nella coscienza.

Inoltre il pensare ha una proprietà che le altre facoltà non hanno.

Ogni facoltà interiore muove sul piano in cui sorge, senza superarlo, anche se scaturisce da livelli superiori. Si può dire che ogni livello ha le sue proprie percezioni.

V’è una attività, invece, che si muove simultaneamente nei vari mondi, dal fisico, all’animico, allo spirituale, ed è il pensiero cosciente.

Un pensiero logico che sia veste cosciente di una verità, risuona, anche se non lo avverte, nei mondi superiori, come una reale forza.

La disciplina da noi indicata addestra prevalentemente il pensiero, trasformandolo in una forza cosciente di ascesa.

Il pensiero, divenendo autonomo, si congiunge con le correnti superindividuali del sentire e del volere, costituendo un’unica forza reintegratrice di quel che nell’uomo è originario.

Per il discepolo è fondamentale apprendere il metodo della liberazione del pensiero.

Normalmente l’uomo passa da un oggetto all’altro, o da un tema all’altro, ma non sa di passare in realtà da un pensiero all’altro.

Muove di continuo mediante concetti delle cose, ma ignora il formarsi in lui del concetto, onde il potere di relazione da concetto a concetto viene illegittimamente usato dalla psiche legata alla corporeità: la relazione interiore originaria, viene sostituita dalla esteriore relazione logica.

La relazione originaria tra concetto e concetto è la reale forza del pensiero e risponde alla interna relazione delle cose, ma il pensiero scisso del razionalista di questo tempo, la sostituisce con la relazione stabilita dall’esterno, che ha la parvenza della verità nella forma logica: onde esistono molte logiche: ciascuno dispone della logicanecessaria alla propria limitata verità, che però afferma come tutta la verità.

Ed è l’errore.

Ciascuno ha la logica del proprio pensiero alienato. La disciplina del pensiero porta invece il discepolo dal pensiero scisso o riflesso, al pensiero che, come forza, vive simultaneamente nel mentale e nel sopra-mentale, essendo l’essenza delle cose: la logica vera.

L’uomo non è libero, finché non consegua la liberazione del pensiero, o la congiunzione della corrente viva del pensiero con l’Io, secondo il metodo proprio alla “via cosciente”, o via occidentale, cui fanno riferimento gli accennati esercizi.

Qualsiasi orientamento culturale o ideologico egli accolga prima di una tale liberazione del pensiero, lo rende strumento di una dottrina o di una corrente, pedina di un gioco che egli non può controllare: ostacola la sua evoluzione e di conseguenza l’evoluzione della società di cui fa parte.

LA VIA DEI NUOVI TEMPI _ Ecoantroposophia.

ALCUNE PAROLE NECESSARIE A FARE CHIAREZZA

Massimo-Scaligero

Da parte di alcune persone vengono rivolte ad Ecoantroposophia critiche e obbiezioni varie, che a me non sembrano ben fondate e, per dirla tutta, non mi sembrano fatte sempre con animo sereno. Alcuni collaboratori di questo blog hanno pubblicato scritti – articoli e commenti – di contenuto critico, e lo hanno fatto perché ciò sembrava loro necessario di fronte alla Verità. Negli scritti in questione, hanno mostrato – con un linguaggio estremamente chiaro ed argomentazioni circostanziate – quali fossero i motivi di forte dissenso nei confronti di posizioni francamente non condivisibili dal punto di vista della Scienza dello Spirito.

In taluni casi, si è trattato di una critica sulle idee, ed io penso che sia sempre fecondo poter dibattere, anche criticamente, con persone le quali, pur errando, sono alla ricerca della Verità. Naturalmente, nessuno dei collaboratori di Ecoantroposophia ha la pretesa al monopolio della Verità e della sua rivelazione, pretesa che lasciamo volentieri, tutta intera, alla nota Potenza Straniera d’Oltretevere, che da oltre diciassette secoli, con generosa abbondanza, si fa un dovere di procurare le maggiori sciagure al nostro amato paese e al mondo tutto.

Ma la lotta delle idee, sul piano terreno, è la vita dello Spirito. Si lotta con avversari che si rispettano, le cui idee non sempre si condividono, ma dei quali si stimano l’intelligenza, la lealtà, l’integrità morale. Personalmente, ho avuto ed ho amici carissimi, ai quali io sono stato e sono unito da una sorta di concordia discors, mai venuta meno sul piano ideale, e da una assoluta «fratellanza d’armi» giammai offuscata da nube alcuna.

Vi sono, purtroppo, altri individui che leali «avversari» non sono punto, e tanto meno fraterni amici nella vita. Individui che non cercano la Verità, e non hanno il culto della Verità. Ci siamo trovati talvolta nella necessità di denunciare le menzogne, le calunnie, le gratuite invenzioni, le imposture di costoro, e in taluni casi le abbiamo bollate a fuoco. Costoro non sono avversari delle nostre idee, cosa che avremmo apprezzato e che non ci avrebbe affatto diviso umanamente da loro, bensì nemici della Verità – e quindi anche nostri – e di «ogni bel vivere», per dirla dantescamente. Discutere con loro è cosa del tutto inutile, perché a loro proprio nulla cale della Verità e delle idee, che peraltro non hanno, ma solo il perseguire loro fini, dei quali non è ora il caso di parlare in questo articolo. Non risponderò, dunque, in questo articolo alle ingiurie, alle diffamazioni, alle coscienti e volute menzogne, alle minacce.

Ma è giusto dare una risposta a coloro che, forse trascinati da eccessiva tensione polemica, possono aver equivocato quanto detto, in tempi diversi, da Isidoro, da Savitri, da altri ancora, ed infine anche da me. Per cui cerchiamo, con parole le più chiare possibili, di dissipare fraintendimenti ed equivoci.

Abbiamo parlato della Concentrazione – quindi non del semplice «controllo del pensiero», pur assolutamente necessario – come dell’«esercizio a sé sufficiente». E c’è chi, di fronte a questa affermazione, si è stracciate le vesti. Ma questa affermazione non è nostra, bensì di Massimo Scaligero, e la si può ritrovare in varie “registrazioni” di sue riunioni, ad alcune delle quali ero personalmente presente e delle quali ne serbo chiaro ricordo. Ed è veramente comico, inoltre, che nella divampata polemica alcuni collaboratori di Eco vengano accusati di avere una vera e propria «ossessione» (i nostri avversari sono troppo buoni…) per la Concentrazione. In verità, non è proprio così. O meglio, non è ancora così – parlo per me – per debolezza di forze e insufficienza di dedizione. Ma in futuro – parlo sempre per me – cercherò di meritare meglio tale critica e obbiezione. Ma, anche in questo caso, l’espressione «ossessione per la Concentrazione» non è una «novità» dei nostri avversari, perché una tale espressione ritorna anch’essa sovente nel linguaggio che Massimo Scaligero adoprava nelle sue riunioni, tenute due volte a settimana, in Via Anton Giulio Barrili 12, a Roma. Espressione anch’essa immortalata dalle “registrazioni”. Il fatto è che Massimo Scaligero usava tale espressione in senso affatto positivo, auspicando che una tale unilaterale «ossessione per la concentrazione» vi fosse, e lamentandone malinconicamente, invece, l’assenza nei discepoli della Scienza dello Spirito. Auspicava l’insorgere di una tale «ossessione» come segno di quella «determinazione assoluta», che l’ottimo Isidoro, con espressione nipponica, ha chiamato kimé, che il grande Jigoro Kano – erede della Scuola Yawara dell’antico Jujitsu e fondatore del moderno Judo – persino immortalò nel suo Kimé-no-kata.

Il fatto che noi sosteniamo – e lo sostiene eziandio Massimo Scaligero – essere la Concentrazione l’«esercizio a sé sufficiente», non significa che ciò sia vero per tutti , e per ciascun singolo in ogni caso. Perché – ed è facile constatarlo – ben pochi sono capaci di tanta forza, di tanta «eroica» dedizione, da inverare la Concentrazione come esercizio realmente a sé sufficiente. Ben pochi – ahimé, troppo pochi – sono capaci di quella positiva «ossessione» per la Concentrazione, cui alludeva il nostro Maestro, ossia di una così intensa e unicitaria dedizione, tale da meritare ch’essa sia veramente (e non velleitariamente) l’«esercizio a sé sufficiente». Ben pochi sono capaci di una tale tensione interiore, e pochissimi tra questi pochi sono capaci di realizzare la continuità di tale dedita tensione, di mantenerla appassionata e intensa nel tempo.

Per cui va benissimo che per molti vi sia la necessità di una varietà di esercizi, di poter attingere quindi in situazioni diverse a particolari discipline, che la propria ispirazione o l’amichevole orientamento di qualcuno più esperto di noi può di volta in volta indicarci. E anche chi segua in maniera appassionata la Via Regia di una dedizione unicitaria alla Concentrazione, può vedere necessario talvolta il ricorrere a particolari esercizi e discipline, per «fluidificare» una volontà momentaneamente rappresa, o dissolvere uno stato interiore dell’anima ostacolante il cammino scelto. Un uomo libero non sa proprio che farsene di dogmi nella sfera conoscitiva e di regolette in quella morale. In ogni momento, egli sarà capace di generare di bel nuovo la verità nella conoscenza, e di intuire l’azione necessaria nel campo della volontà.  

Viene rimproverato agli amici, che scrivono su Eco, la grande predilezione ch’essi hanno per la Filosofia della Libertà, quasi che l’amore per essa li portasse a svalutare altri contenuti della Scienza dello Spirito. Che la via della Filosofia della Libertà sia una Via più radicale, « più sicura, più esatta e specialmente più pura, sebbene per molti più difficile», non lo dice l’ottimo Isidoro, o quel lupaccio della steppa di Hugo de’ Paganis, ma è lo stesso Rudolf Steiner a scriverlo queste parole – che più chiare non potrebbero essere – nel V Capitolo della sua Scienza Occulta, parole che abbiamo già riportate in un nostro precedente articolo su questo blog.

Ma la Via della Filosofia della Libertà non si contrappone affatto, né tantomeno esclude, quanto da Rudolf Steiner viene comunicato in Teosofia, o in Iniziazione, o in Scienza Occulta, o negli altri suoi scritti. Ne è semplicemente indipendente. Offre una Via radicale di realizzazione diretta dello spirituale attraverso l’esperienza intuitiva del pensare, che abolendo ogni mediazione al proprio movimento, si realizza al contempo come forza formatrice e forma di se stesso, coincidenza di potenza e atto, unico contenuto del proprio folgorante attuarsi. Che questa realizzazione del Pensiero Vivente sia di ardua conquista, è pacifico, nondimeno essa è possibile: dapprima per una «breve eternità», che può ripetersi, poi – dis bene juvantibus – può diventare l’esperienza continua dell’Io e lo stato fondamentale dell’anima. Su quest’ultimo punto Massimo Scaligero rispose affermativamente ad una mia precisa domanda.

La Via della Filosofia della Libertà – ma anche quella della Teoria della conoscenza della concezione goethiana del mondo, di Verità e Scienza, del Trattato del Pensiero Vivente – è l’autentica «Via del Pensiero», ossia la Via del pensare che si libera di tutti i pensieri, di tutti i pensati – compresi i pensati «antroposofici» – per divenire forma di se stesso, per sperimentare in maniera vivente il proprio «vuoto folgorante». La Via della Filosofia della Libertà è una Via del tutto autonoma, che non necessita di altro che dello sperimentare volitivamente i suoi pensieri, consumandone la forma verbale, e della più intensa pratica della Concentrazione. È la Via delle Vie, che riassume in se stessa – e supera – tutte le altre.

L’Antroposofia è una «via dei pensieri», pensieri che provengono dalla rivelazione  del Dottore circa le realtà spirituali. Tali realtà non sono l’esperienza diretta e immediata di chi legge le sue opere, mentre possono divenire esperienza diretta i suoi pensieri, adeguatamente – ossia volitivamente e intensamente – pensati, che di quelle realtà spirituali sono l’essenza. Da questo punto di vista, l’Antroposofia è una Via «mediata», che – ed è giustissimo che sia così – accoglie e si appoggia sui pensieri di chi, come Rudolf Steiner, ha già conquistato l’esperienza vivente del Pensiero Vivente e la Conoscenza diretta delle realtà spirituali. Tale Via necèssita assolutamente di tutto quello che come esercizi, pratiche, atteggiamenti interiori dell’anima, il Dottore indica come necessari in Iniziazione e nelle altre sue opere scritte. Ma lui stesso disse a chiare lettere, ch’egli aveva dovuto scrivere tali opere perché le persone erano incapaci di vivere l’essenza della Filosofia della Libertà, ed erano altresì incapaci di trarre dalla propria, autonoma, «fantasia morale» l’idea vivente, l’intuizione diretta, del concreto agire secondo lo Spirito.

La Via della Filosofia della Libertà è un «atto» e al tempo stesso il «metodo» per la realizzazione di tale atto. Come tale, essa non si lega a particolari «pensieri», neppure «antroposofici», mentre tutti li può assumere nella contemplazione per dissolverli nel proprio movimento. Come tema per il risorgere della vivente forza-pensiero e per rivivere il proprio originario, «vuoto», movimento, tutto può essere adoprato come oggetto del pensiero. Massimo Scaligero indica, come utili per questa aurea operazione, brani dell’ Yi-King, dei Veda, delle Upanishad, della Bhagavad Gita, del Taotehking, delle scritture sacre di tutti i popoli. E, naturalmente anche i pensieri dell’Antroposofia. Ma lo farà da una prospettiva diversa, e con un metodo radicalmente diverso dai metodi della Sapienza antica, e anche da come viene esposto nei libri «antroposofici» di Rudolf Steiner. Su questi punti Massimo Scaligero rispose a mie esplicite domande chiaramente nel senso dei pensieri sopra esposti.

La Via della Filosofia della Libertà, ossia la Via del Pensiero Vivente come Via «immediata» (senza mediazioni), e l’Antroposofia come Via «mediata» dei pensieri, sono ambedue Vie spirituali, e quindi iniziatiche, indipendenti l’una dall’altra, ma nulla vieta che esse vengano percorse e attuate insieme, per libera scelta, da uno stesso individuo.

Quando parliamo del fatto che in maniera surrettizia si cerca di far subentrare ad esse una «via dell’anima», non alludiamo ad una contrapposizione della Via “antroposofica” alla immediata e radicale Via del Pensiero Vivente – contrapposizione che non esiste e che sarebbe un vero non senso – bensì al fatto di voler «sostituire» alla Via autenticamente spirituale e iniziatica un’altra “via” di impronta sentimentale e mistica, con molte commistioni di tipo cattolico, e «rivelazioni» tratte non da autentica percezione spirituale, bensì da una «chiaroveggenza» incerta e non affidabile, che in non pochi punti contraddice quanto portato da Rudolf Steiner, come risultato di un’attività conoscitiva di limpidità matematica.

Ma talvolta coloro che propugnano una tale «via dell’anima» stigmatizzano come pericolosa ed egoistica la pura Via del Pensiero, arrivando a scrivere che «l’esperienza del pensiero puro-libero dai sensi è un’esperienza spontanea, ma non cosciente e quindi egoistica», o come disse lo scrittore di questa velenosa menzogna – e dico quello che ho udito personalmente quanto uscito dalla sua bocca – «La via di Massimo Scaligero è una via incompleta e superata». Allorché udii questa frase mi si gelò il sangue, ma ebbi il sangue freddo – è proprio il caso di dirlo – di fare parlare per molte ore l’autore di essa, affinché illustrasse ampiamente quello che voleva dire ed io scrutassi il fondo del suo cuore.

Dalla stessa fonte proviene la strumentalizzazione di frasi di Massimo Scaligero, citate in maniera incompleta e staccate dal contesto, del tipo: «la via del pensiero può diventare la via del sublime egoismo», e simili. Lo scopo di una tale macchinazione? Arrivare a portare le persone ad arruolarsi in una «voie substituée», come la chiamava un esoterista francese, con tutto quel che ne consegue.

Chi segue la Via del Pensiero e la Filosofia della Libertà non è affatto nemico dei cinque esercizi, ampiamente descritti da Rudolf Steiner nei suoi libri e nei Quaderni Esoterici, anche se agli amici di Ecoantroposophia viene polemicamente «cucito addosso un vestito» in tal senso, al fine di aver motivo muovere contro di loro una critica facile e scontata. Questi amici vogliono unicamente sottolineare l’indipendenza della Via della Filosofia della Libertà e la fondamentalità della Concentrazione come «esercizio a se sufficiente», esercizio che non deve essere confuso col semplice dominio del pensiero. Per coloro che prediligono la «via dell’anima», che non è la Via antroposofica, vi sono le varie Chiese sempre disposte ad accoglierli nel loro avvolgente – e stritolante – abbraccio.

Come disse Rudolf Steiner, citando Goethe, «Chi ha scienza e arte, ha pur religione. Chi non ha né scienza né arte, abbia religione».

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