Apparenza e Realtà: sapere profano e Conoscenza Sacra

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platone

Secondo l’Antica Sapienza, che dalle piane dell’Egitto e della Caldea, dalla geograficamente piccola Ellade e dalla vasta Magna Grecia, da Tebe e da Menfi, da Atene e da Crotone, da Roma e da Alessandria, da tutta la Tradizione Mediterranea ci è giunta, una cosa è l’Apparenza e ben altra, invece, è la Realtà.

L’apparire offre ai nostri occhi quell’ agitato e in-significante divenire, perennemente mutevole, che costituisce il mero esistere, il quale visto come a sé stante, mostra tutta la sua insufficiente vacuità, la sua dolorosa e insoddisfacente mutevolezza, la sua illudente caoticità. La Realtà, secondo l’Antica Sapienza, offre invece al nostro spirito l’immutabile essere, quell’in-condizionato Essere che costituisce l’Assoluto, la cui pienezza è inesauribile fonte di Sapienza e di Gioia. Quella «pienezza» o pleroma che il mio amato Dante chiama: la Divina Potestate la Somma Sapïenza e ‘l Primo Amore (Inferno III, 5-6), e che la Sapienza Classica celava sotto le figure allegoriche delle coppie Zeus-Hera, Athena-Hermete, Afrodite-Eros, ossia i Giove-Giunone, Minerva-Mercurio e Venere-Amore latini. Possanza, Senno, Amor, li chiamerà, secoli dopo Dante, Tommaso Campanella. E in Oriente la Sapienza del Vedanta Advaita di Shankaracharya li chiamerà – in mirabile concordia con la Sapienza d’Occidente: Sat-Chit-Ananda, ossia Essere-Coscienza-Beatitudine.

pittagora

Del mutevole e caotico apparire, secondo l’antichissima sapienza pitagorica e platonica, si può dare solo mera opinione, variabile da individuo ad individuo nello spazio e incessantemente mutevole nel tempo, opinione che non può essere mai Scienza o Sapienza, perché per essere tale dovrebbe essere sottratta alla caotica mutevolezza dell’opinare soggettivo. Ma gli umani sono ammalati di soggettività, ed il loro apparente «sapere» è al contempo «illusorio», ossia «irreale», e «profano», ossia estraneo alla realtà «sacra» dell’Essere.

Tale apparente sapere, ossia l’in-significante sapere del mero apparire, è ciò che per l’Antica Sapienza è profano, ossia estraneo alla Realtà sacra, e come tale deve rimanere «fuori» del fanum, ossia del Tempio, ché altrimenti lo contaminerebbe. Non solo: il sapere apparente, in-significante, caotico e mutevole, e intelligentemente stupido, cerca di portare «fuori» dal Tempio, ossia dalla dimensione «sacra», ciò che dovrebbe rimanere «dentro» ad esso, «profanandolo», e compiendo così un atto «sacrilego», ovvero di rottura, di frangimento, appunto di «sacrilegio» del Sacro. E ciò che, portato dal Tempio, è stato profanato, non è qualcosa di neutro, di banalmente anodino ed innocuo, bensì – essendo menzogna, sotto la maschera della verità, menzogna che dalla profanazione del sacro ha tratta una qual certa forza – agisce nelle anime come un veleno progressivamente oscurante, corrompente, paralizzante ed infine mostra tutto il suo potere mortale.

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Negli antichi tempi, la Sapienza era ben custodita nei Templi, sottratta ad ogni profanazione, la quale era rarissima e mai impunita. Dal Tempio dei Misteri giungeva, coperto dal velo del mito, della favola e dell’allegoria, quanto doveva agire in maniera fecondante nella comunità umana sotto le forme dell’Arte, della Scienza, della Filosofia, della Religione. E in tali forme era pure offerto a chi sapeva scorgere e poteva intendere e non fraintendere, ossia a chi pur non iniziato era «iniziabile», uno spiraglio per accedere in maniera degna e pura al mondo del Sacro, alla Iniziazione che apre il varco all’esperienza diretta del Mondo Spirituale.

Oggi non vi sono più Templi esteriori, e molto sono mutate le prove che il candidato all’Iniziazione deve superare per penetrare nel Tempio interiore. Ma tali prove oggi non sono meno severe di un tempo: sono solo diverse, riguardando esse l’iniziativa e l’illimitata responsabilità personale, ossia le prove che l’anima cosciente si trova inevitabilmente ad affrontare.

Eleusi

Ciò non significa che oggi sia lecito nel campo della Sapienza iniziatica il caos, l’anarchia: tutt’altro! La stessa severità – ed ancora maggiore – che un tempo Ierofanti e Maestri imponevano e la medesima serietà, dedizione, abnegazione, venerante devozione alla Verità e alla Conoscenza che essi esigevano dall’esterno da parte di discepoli ancora immersi nel sogno della Tradizione, la dobbiamo oggi chiedere noi a noi stessi per pura iniziativa autonoma.

Dobbiamo far sorgere, con energica azione del pensiero e della volontà, quel magico clima spirituale che un tempo veniva donato dall’azione dei Maestri e degli Ierofanti, dalla intensa atmosfera del Tempio, rigorosamente chiuso ai disturbanti ed inquinanti influssi del mondo profano. Che oggi sono molto più pericolosi di un tempo. E non sono permesse profanazioni.

Oggi vi è tutta una genia di sciocchi superficiali, e di malvagi in perfetta mala fede, che affermano – con uno spiritoso sofisma – che siccome “il segreto si difende da sé”, e che sia lecito quindi a chiunque di trascinare nella melma la Sapienza Sacra e la Scienza dello Spirito, facendone bellamente strame. Questa è una perversa alchimia inversa che vuol trasformare l’Ordine cosmico e spirituale nel caos materiale, e trasmutare l’Oro Filosofale della Sapienza in piombo volgare e sterco.

E’ vero che sciocchi e malvagi non arriveranno a carpire il segreto, a disvelare l’intimo arcano mistero del Tempio dello Spirito, il quale rimane comunque ineffabile, ovvero incomprensibile agli immaturi e agli indegni, ma ciò non significa che ciò che – compiendo una sacrilega profanazione – viene indebitamente portato fuori dalla sfera del Sacro – nella quale dovrebbe permanere – non abbia effetti devastanti e grandemente distruttivi su molte anime semplici, dando loro l’illusione di intendere qualcosa che invece tragicamente fraintendono. Anime che vengono deviate dal loro sentiero ed avviate ad esperienze irregolari dalle quali solo con molto dolore e retta Conoscenza si libereranno.

Oggi poi assistiamo alla frantumazione dell’unicità del Sacro, ossia dell’Essere, nella molteplicità di un sempre cangiante apparire, per cui l’opinare soggettivo «altera», ossia la rende «altra»  da ciò che è e che dovrebbe immutabilmente continuare ad essere, la Sapienza e la sottomette all’arbitrio della soggettività egoica, e persino delle sue vogliacce più becere. Per cui alla Sapienza si mescolano – come i tre cattivi compagni della Leggenda Aurea  del Tempio – materiali indebiti, come elementi di magia sessuale, mucillaginoso sentimentalismo sensuale e mistico, finalità di arricchimento commerciale, di vanitosa affermazione personale, culturale o politica: il tutto condito da un dolciastro buonismo moraleggiante, che facilmente si può trasformare in velenosa aggressione nei confronti di coloro che non vogliono adeguarsi ad un cotale “virtuoso” e aggressivo moralismo.

Soprattutto è esiziale la contaminazione dell’esoterismo da parte della politica. Di qualunque tipo. Il sofisma di voler introdurre elementi «esoterici», e «spirituali» nella politica – la quale è, a mio parere, una cosa sudicetta assai – si rivela essere un uso politico dell’esoterismo, i cui disastri nella storia del passato e presente secolo della nostra Italia sono tragicamente evidenti agli occhi di chi li ha indagati. Una volta di più è necessario ripetere, e ribadire, il principio che “si può servire lo Spirito, e non ci si può servire dello Spirito”. Volersi servire dello Spirito è una idea insana e improvvida, perché porta inevitabilmente e fatalmente ad asservirsi all’Antispirito, ossia all’Oscuro Signore, al principe dell’Oscuro Pensiero, Angra Mainyush, Ahrimane.

Non è che oggi non si possa «parlare», per gettare un seme, indicare un sentiero a chi ha una precisa richiesta interiore. Ciò è addirittura doveroso. Tant’è che vi sono persone che scrivono su questo sito o altrove. Ma non è senza importanza che cosa e come ciò venga scritto. Ossia in maniera veramente responsabile. Invece assistiamo ad un caotico, scomposto, dilagare su social forum, su siti web, su blog vari, su riviste, libri e giornali, di menzogne, di contenuti di meditazione sacri, di mantram gettati in pasto ai «porci», e con la scusa della «divulgazione», si scende giù nella melma e nello strame della «volgarizzazione», della più volgare banalizzazione, della caricaturale deformazione di contenuti sacri, che poi nelle mani e nelle anime degli sprovveduti diventano qualcosa di ancora peggiore, che si diffonde nel mondo in maniera incontrollabile.

Tutto ciò nasce da ignoranza, da vanità, da presunzione, da selvaggia volontà di affermazione di un ego animalesco anche se intellettualizzato. Contro tutto ciò, volle ammonire Tommaso Campanella con parole che sono ben attuali ancor oggi. Soprattutto nei momenti difficili che ci è stato dato in sorte dagli Dèi di vivere. Eccole:

Delle radici de’ gran mali del mondo

Io nacqui a debellar tre mali estremi:
tirannide, sofismi, ipocrisia;
ond’or m’accorgo con quanta armonia
Possanza, Senno, Amor m’insegnò Temi.

Questi principii son veri e sopremi
della scoverta gran filosofia,
rimedio contra la trina bugia,
sotto cui tu piangendo, o mondo, fremi.

Carestie, guerre, pesti, invidia, inganno,
ingiustizia, lussuria, accidia, sdegno,
tutti a que’ tre gran mali sottostanno,

che nel cieco amor proprio, figlio degno
d’ignoranza, radice e fomento hanno.
Dunque a diveller l’ignoranza io vegno.

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Mali estremi sono, per Campanella – ma anche per noi –, la tirannide, la sofistica e l’ipocrisia (ovvero il falso potere, la falsa conoscenza e il falso amore), prodotti dal cieco amor proprio, figlio d’ignoranza e produttori a loro volta di tutti gli altri mali e di tutte le sciagure della vita dei singoli e dei popoli (carestie, guerre, pesti, invidia, inganno, / ingiustizia, lussuria, accidia, sdegno). Alla trina bugia di tirannide, sofismi, ipocrisia si contrappongono, per Campanella – ma anche per noi –, i tre princìpi fondamentali della Possanza (Potenza), del Senno (Sapienza) e dell’Amor (Amore), grazie all’aiuto dei quali il sapiente calabrese – e noi con lui – si proponeva, con la propria opera, di estirpare l’ignoranza, radice prima di tutti i mali del mondo. Infatti, egli aggiunge a commento dei suoi versi:

Perché l’autore scrisse in Metafisica di tre primalità o proprincipii (ché così chiama la Potenza, la Sapienza e l’Amore); e tutti i mali del mondo pendono dalla tirannide, falsa possanza, e dalla sofistica, falsa scienza, e dall’ipocrisia, falso amore, dice che Temi con ragione gl’insegnò questa filosofia nuova. Themis è la dea della giustizia che dava li oracoli in Grecia, secondo scrive Ovidio, e si piglia per la Sapienza divina. Trina bugia sono qui detti tre mali oppositi alla Trinità metafisicale e teologale; e son più nocivi che la impotenza, ignoranza ed odio, opposti e manifesti vizi. E, perché omnis peccans est ignorans in eo quod peccat, secondo i filosofi e teologi; e da questa ignoranza, che par sapienza di Stato, nasce l’amor proprio, ch’è cieco, radice e fomento di tutti peccati, come dalla vera sapienza l’amor oculato quia ignoti nulla cupido: però egli, svellendo l’ignoranza, fa conoscere i veri vizi e le vere virtù, ed a questo fine è nato ogni savio. Onde Salomone: In multitudine sapientium sanitas orbis terrarum.

da Opere di Giordano Bruno e Tommaso Campanella, a cura di A. Guzzo e R. Amerio, Ricciardi, Milano-Napoli, 1956.

Perciò noi seguiremo con l’Ulisse dantesco “virtute e conoscenza”, lavorando in libertà e per amore alla trasformazione di noi stessi e del mondo, per i fini degli Dèi e dello Spirito. Onoreremo la Conoscenza Sacra e ci terremo lontani dalla volgarità del sapere apparente.

4 pensieri su “Apparenza e Realtà: sapere profano e Conoscenza Sacra

  1. Lo stile è inconfondibile!
    Da padrone delle steppe asiatiche….a templare…con o senza sugo…
    Comunque i contenuti sono sempre forti, vulcanici e importanti, grazie.

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