SCIENZA DELLO SPIRITO

La Via del Pensiero (di Isidoro)

Se guardiamo verso l’onnicomprensiva visione del mondo, intuita dalla conoscenza spirituale della Tradizione, troviamo anche indicazioni del succedersi degli stati di esso, mai disgiunti dalle condizioni umane (il dualismo tra cosmo ed entità umana, dal punto di vista di intere ere, è cosa piuttosto recente).

I cicli più estesi sono chiamati Kalpa e, ai fini di queste righe, essendo il kalpa indice dello sviluppo totale di un grado dell’esistenza universale, il dare significati temporali ad esso esorbita dal tema in proposizione.

I cicli svolgentesi entro il nostro kalpa sono chiamati Manvantara. A questo livello vengono considerati come riguardanti l’umanità terrestre in connessione a tutti gli avvenimenti che si producono nel mondo.

All’interno di un manvantara vi sono quattro Yuga. La divisione quaternaria di un ciclo ha molti riflessi: le quattro stagioni della natura, le quattro settimane del mese lunare, i quattro punti cardinali, ecc.

E’ inoltre rilevabile la corrispondenza dei quattro yuga (Krita-Yuga, Trêta-Yuga, Dwâpara-Yuga e Kali-Yuga)  con le quattro età come conosciute nell’antichità greco-latina: la prima è l’età dell’oro, poi in successione, dell’argento, del rame e del ferro.


In entrambe le rappresentazioni, ogni periodo è caratterizzato da un processo di degenerazione rispetto al precedente. Dalla visione spirituale si esplicita un graduale allontanamento dall’Origine cosmica, costituente una “discesa” (vedasi la “caduta” nella tradizione giudaico-cristiana).

Caratteristica di ogni età è di essere più breve dell’antecedente, come nel mondo fisico la caduta di un oggetto accentua, nel tempo di caduta, la sua velocità.

Per i curiosi, una nota ininfluente: secondo calcoli che comunque andrebbero presi con beneficio d’inventario, il tempo dei quattro yuga si aggirerebbe verso un totale di circa 65000 anni. A meno che, come ritengo, il Tempo sia cosa viva e dunque possa allargarsi o restringersi. In tale possibile caso le indicazioni con orologi e calendari (numerazioni) valgono come maya nella maya.

Secondo i tradizionalisti siamo in pieno Kali-Yuga, secondo lo Steiner ne siamo usciti verso la fine del 1800. E, viste le condizioni dell’oggi, sembrerebbe che tutto debba dar ragione ai primi. Ai quali però, la visione unidirezionale e la scarsa o nulla propensione alla percezione del nuovo e del futuro nasconde quella parte di realtà che, essendo ora, manca alla corrente del passato.

Qui si biforcano le strade: i tradizionalisti irremovibili e con lo sguardo sempre rivolto all’indietro ed i seguaci dell’Antroposofia che, da nominalisti quali sono, usano ad ogni piè sospinto l’idea di evoluzione, troppo spesso corredata da un superficiale ottimismo.

Una comprensione della Scienza dello Spirito che non oscilli tra questi due stati d’animo (perché tali sono e null’altro, seppure ammantati di sapere) porta ad indagare il senso innegabile della perdita del Principio e delle perdite ulteriori. Qualcuno si è chiesto: “Se l’immersione nel Divino-Cosmico, la non-dualità, fosse stata davvero in mio possesso, perché avrei dovuto perderla?”.

In effetti al ricercatore potrebbe essere piuttosto chiaro che abbiamo perduto ciò che ci sosteneva ma non ci apparteneva. Facciamo un esempio concreto per immagine: un tempo il corpo sottile o eterico sorpassava di gran lunga quello fisico; perciò l’uomo viveva nello ‘spazio’ spirituale e questo, a sua volta, lo pervadeva. Così quasi non esisteva il dualismo Uomo-Mondo ed i confini corporei erano sconosciuti (come ora sono sconosciuti all’animale). Poi il corpo eterico si ritira, permanendo come un doppio creativo del corpo fisico. Tale contrazione segna la perdita di un ‘naturale’ stato di coscienza trascendente. E cosa l’uomo riceve in cambio di questa grandiosa perdita? Un mondo a lui esterno ed estraneo: il non-io enigmatico che stimola in lui lo sforzo personale sino alla conquista di una individualità e una destità mai esistita prima: in essa egli trova solo sé stesso pur recando in profondità, nel cuore, la nostalgia (memoria) del paradiso perduto.

Perciò la diatriba tra tradizionalisti e…futuristi è vana. Il tradizionalista non può immergersi in quello che non c’è più ma nemmeno vanno sdoganati al futurista sogni di splendori futuri che dovrebbero cadergli addosso in automatica. Il futurista sogna di diventare un automa beato! Tanta è la passività e l’inerzia nascosta dalla rappresentazione facile che anela arimanicamente ad una riascesa officiata da Potenze  trascendenti, perciò conosciute solo nominalmente…forse più insana dei desideri restaurativi della cecità tradizionalista.

Il fiore dell’indipendenza dagli Dei che l’uomo sperimenta in ogni momento non può non essere altro che la Libertà. Parola troppo facile che nasconde un contenuto tremendo ed imprevedibile. E’ ciò che l’uomo di oggi può volere o non volere: dipende dalla sua indipendente azione. Non v’è uomo che non porti in sé l’antico. A cui ripugna e spaventa l’atto libero. Anche le religioni, seppure ricche di tesori, appartengono al passato, seguono la via dei morti. Le pseudo religioni o le pseudo mistiche contemporanee sono solo fenomeni di tarda necrofilia su corpi marcescenti.

Ora, lo si desideri o meno, è il corpo che abbiamo, la coscienza che possediamo, che fanno da base ad ogni ulteriore movimento. Converrebbe parlare meno di “mondi spirituali” e di contenuti “morali”: venendo essi assunti da una coscienza vuota di Spirito e da un pensiero astratto, privo di realtà condizionante. Non direi simili cose se non mi fosse chiaro il contenuto della coscienza: piena di rappresentazioni, vuote anch’esse di realtà ma sostenute da una debole impressione di vita elargita dalla più oscura vis istintiva.

L’attività della coscienza di sé si svolge in pensieri o, più esattamente, in una sfera di astratte rappresentazioni: semplici riflessi del mondo come appare o dell’inconosciuta vita organica, quella del corpo o della psiche soggetta al corpo. Ma se la rappresentazione è un riflesso, una maya, essa non muta il suo carattere “sia che pensi Dio o una sedia” o l’Opera Omnia del Dottore. Un riflesso non può trasformarsi in una realtà senza una concreta animadversio. Per questo motivo chi evita di guardare con coraggio la condizione di “caduta” in sé stesso, cerca di saltare l’ineludibile fosso con azioni e parole illudenti che ponendolo in condizioni crepuscolari (di fatto medianiche) lo trascinano verso condizioni più involute rispetto allo stato di coscienza dell’uomo comune. L’involuzione può essere “elettrizzante”, stimolando nel soggetto retrogrado impulsi di evangelizzazione (contagio) verso i deboli e gli instabili.

Questo è semplicemente il retroscena che anima la maggior parte di “Maestri”, “Guide” e “Profeti” del teatrino del mondo e, in particolare, del mondo esoterico.

Però il pensiero-maya è anche un niente che non vincola la coscienza. Non vincolandola, esso proprio in questo vuoto può muoversi liberamente: anche oltre la propria stessa natura. Non vincolato dal corpo e dalla psiche personale vincolata al corpo esso, se lo vuole, può tendere oltre: può volersi oltre tutte le categorie che vincolano gli altri elementi costitutivi. Può volersi oltre la personalità, il carattere e tutto quello che corazza e imprigiona l’umano nella ordinaria rete di ateismo e religiosità, di istinti e di idealismo, di materialismo e spiritualismo.

Questo è il potere del pensiero astratto, realizzato solo in parte nell’opera della conoscenza scientifica che, per afferrare il dato, non si è accorta di cosa succedeva nella coscienza e tanto meno si è data la pena di applicare il metodo scientifico al mondo interiore. Peccato! Avrebbe scoperto un momento dinamico del pensiero, antecedente il pensiero delle cose. Un simile momento fu in realtà intuito da pensatori come Hegel, Rosmini e Gentile ma fornì loro il bisogno di approfondimenti speculativi, di fatto contrastanti l’esperienza originaria. Cercando di spiegare tutto il resto, essi non ebbero la capacità di indicare il processo onde fosse possibile risalire all’esperienza primaria. Per loro eccezionale, e del tutto incompresa da chi ha tentato di seguirli.

Senza togliere l’onore della ricerca avanzata a Brentano e Husserl, spetta a Rudolf Steiner la capacità di trovare nello sforzo scientifico di Goethe, portato alle sue ulteriori conseguenze, la tangenza possibile tra la sua personale visione spirituale ed il pensiero scientifico, allorquando questi si rivolga alla vita dell’anima. Con la Filosofia della Libertà nasce nel mondo la prima Opera di pensiero che coincide con la Potenza eterica da cui, in realtà, sgorga ogni pensiero pensante e immediatamente scadente nel pensato.

La Filosofia della Libertà fu un’opera troppo innovatrice per gli uomini del diciannovesimo secolo, troppo difficile per il primo ‘900 (le aggiunte alla seconda edizione del 1918 lo dimostrano) e praticamente incomprensibile oltre la struttura verbalizzante ai nostri giorni, poiché, a quanto pare, già sono venute meno le capacità intuitive generali, sostituite come sono da un sub-umano automatismo dialettico che è già oltre il livello minimo di manifestazione dello spirituale nell’uomo.

Sono forse consequenziali prosecutori Friedermann e Schwarzkopf? Dai, non scherziamo!

In Italia, dopo un penoso (e inutile) tentativo di comprensione, candidamente Bavastro termina una lunga disanima del testo concludendo che “se il libro è iniziatico, ha allora il diritto di essere difficile”(Rivista antroposofica n°3, 1976): ai posteri lasciando l’oscura, intellettualistica equivalenza tra “iniziatico” e “difficile”. Appare invece chiaro lungo tutto il saggio di Bavastro (tra l’altro traduttore e curatore della V ed. italiana della Filosofia della Libertà. Lettori: attenti!) come dalle sue parti non si sospetti nemmeno che il pensare indicato dallo Steiner non si affaccia mai nell’esperienza comune.

Soltanto Massimo Scaligero (oltre, forse, a pochissimi discepoli diretti), avendo sperimentato la Forza che cosmicamente fluisce come Vita antecedente persino al momento pensante del pensiero, ha potuto indicare il metodo, la téchnē della risalita: dalla rappresentazione al pensiero che pensa e da questo alla Potenza che lo precede. Coerentemente all’assunto della Filosofia della Libertà ma nel contesto delle mutate condizioni dell’anima nelle nuove generazioni, pur comprendendo con serena chiarezza, che doveva venire indicato un compito già incompreso e difficilmente conseguibile. In realtà questa è stata un’ operazione che lo stesso Steiner avrebbe svolto se la mancanza di tempo e poi l’inattesa fine non avesse troncato sacrificalmente il percorso che gli era karmicamente dovuto.

Scaligero stesso non avrebbe svolto un simile lavoro (tra ristrettezze e sacrifici di ogni genere) se non avesse ricevuto l’investitura (l’onere) di svolgerlo.

Come nella staffetta, il “testimone” passa a chi è stato posto nel tratto successivo.

Sinceramente, conoscendo il poco di cosa si è svolto dietro il sensibile in questo caso, non mi indignano le bordate che a destra e a manca vengono ancora sparate contro Scaligero, essendo ciò connesso al karma dei singoli e della decaduta associazione, ma rabbrividisco di fronte alla fredda e cinica superficialità che molti manifestano nei suoi confronti. Forse perché da bambino mi fu facilmente insegnato a rispettare il sacro delle chiese, ora rispetto il Santuario d’Occidente e la Personalità che ne è al centro.

Non è vero Maestro né valido Indicatore chi non sa insegnare (anche se mirabilmente dotato) la Via del Pensiero: questo è un buon metro per capire molte cose, anche quelle che non piacciono.

La Via del Pensiero non solo è la via più pura e più indicata per l’occidentale che sia desto, compiutamente desto e decisamente moderno, ma è ‘tecnicamente’ l’unica via possibile, data l’attuale costituzione palese-occulta dell’uomo se rapportata alla realtà dello Spirito: solo nel soggetto pensante affiora lo Spirito come immanenza, aristotelicamente più potenza che atto, ma che è tuttavia l’unica mediazione possibile che non può essere evitata come si faceva nell’antico (la constatazione, quasi umoristica, che non si possa ad esempio, “digerire la digestione”, la possiamo allargare a tutte le attività umane possibili: il fatto che ciò – pensare il pensiero – sia applicabile solo all’attività pensante dovrebbe far riflettere il ricercatore ancora confuso).

Tutto ciò non implica l’opposto giudizio, come taluni desiderano pensare che qui si pensi: cioè il disprezzo per la via che consiste nello studio serio e appassionato delle opere antroposofiche. Pensare il pensiero antroposofico è un dono e una grazia per l’anima, per il presente e per il suo futuro.

Sulla Via del Pensiero occorre educarsi alla contemplazione del pensiero, condizione eccezionale perché non sollecitata da alcun istinto o necessità, a cui lo Steiner invitava (Filosofia della Libertà, III Cap. pag. 30, V ed. italiana) secondo il canone del processo del pensiero: l’osservazione spassionata e obbiettiva di un tema o di un oggetto di pensiero che per insistenza volitiva distrugge la propria datità rivelando la Forza-pensiero di cui era alienazione riflessiva. Questa difficile arte viene chiamata Concentrazione.

Essa è la Potenza dell’occhio di Shiva: incenerisce la paura (ogni paura) e la brama (ogni brama) dei valori del mondo duale ai quali si aderisce in profondità e che sono l’inavvertito limite della prova esoterica.

La retta, la tersa Concentrazione è un atto eccezionale, conosciuto solo nell’azione stessa e quando si è capaci di abbandonare il mondo delle argomentazioni e deduzioni, ripeto: mai stimolato dal mondo o dall’uomo che normalmente si è, buono, devoto o immorale che si presume di sentirsi.

Occorre solo che l’io voglia, attimo dopo attimo, il pensiero deliberatamente posto, con una dedizione che deve farsi assoluta; allo zero dei valori umani, allo zero e oltre il proprio senso della vita. Questo è l’inizio della Via del pensiero.

Qui mi fermo. Nella Concentrazione il carattere essenziale dell’osservazione scientifica viene soddisfatto: con la sua impersonalità e con la ripetitività rigorosa del percorso e del suo prodotto finale. La concentrazione è inconosciuta: sono conosciute  invece mille tecniche fisio-psico-mentali subordinate a mille oggetti e a mille scopi, personali e stravaganti.

Mentre quella che tratta di univoca osservazione di pensiero sul pensiero stesso è del tutto estranea al pensiero che fu, ed a quello contemporaneo. Prova ne sia che negli stessi ambienti antroposofici si confonde il primo dei 5 esercizi ausiliari con la concentrazione o persino la si nega. Eppure la conoscenza sperimentale del pensiero dovrebbe essere il primo gradino di una vera scienza che voglia dirsi – non solo a parole – spirituale.

Certo: la Concentrazione non è tutto, ma senza la sua potenza le ulteriori discipline, dalla Meditazione alla Contemplazione e al Silenzio interiore, non avrebbero la capacità di venire realizzate come atti spirituali e rimarrebbero intellettuale o sentimentale rimuginazione personale o apertura a ospiti non invitati.

Ho detto che qui mi fermo poiché la Concentrazione implica una decisione dell’Io che l’io comune deve poi portare avanti con una eroica fedeltà, un grande sforzo ed una pazienza inalterabile: un formidabile pinnacolo di bianco granito stante e imperturbato, nel divenire limaccioso delle correnti.

Eppure il  segreto – ricercato per ogni dove – sta in massima parte nella totale semplicità del gesto interiore, rafforzato soltanto dalla giornaliera risorgenza dell’impeto volitivo.

Isidoro

 

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ISIDE SOPHIA – Introduzione all'Astrosofia, Willi Sucher

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Diamo il via con questa prima Lettera alla pubblicazione del primo volume del libro di Willi Sucher Iside Sophia – Introduzione all’Astrosofia , edito dall’editrice CambiaMenti e tradotto per l’Italia da Silvano Mirami (ringraziamo moltissimo entrambi per averci concesso la condivisione integrale dell’opera qui su Eco).

Alla pagina web www.cambiamenti.com/Argomentoastrosofia.htm si può consultare una descrizione del libro nonché un’anteprima della prefazione, del prologo e delle prime tre Lettere.

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PRIMA LETTERA

Aprile 1944

STRUTTURA DELL’UNIVERSO SOLARE

E’ intenzione di queste Lettere astronomiche elaborare il rapporto tra il mondo Stellare e la Terra. L’essere umano, in quanto preminente rappresentante della Terra, sarà principalmente oggetto di considerazione, ma anche gli altri regni della natura saranno considerati. Naturalmente, questo è nel suo insieme un vasto campo e noi, nella nostra era, siamo limitati nella nostra conoscenza. Tuttavia, grazie alle conoscenze chiave dateci da Rudolf Steiner, è stato possibile durante più di venti anni di lavoro calmo e perseverante riunire molti fatti su questi rapporti. Presi nel loro insieme, questi fatti formano già un organismo che è ancora nella sua prima infanzia, ma che può divenire semenza per ulteriori e più elaborate investigazioni nei secoli e nei millenni che verranno.

Dapprima dovremo dare fondamento, attraverso queste Lettere, ad una chiara visione entro la struttura del nostro Universo solare e ai suoi rapporti con i mondi Stellari al di là del nostro proprio Universo. Dovremo quindi parlare delle Costellazioni che percepiamo in Cielo. Soprattutto dovremo considerare le Costellazioni dello Zodiaco, e dovremo scoprire la loro natura spirituale, essendo essa connessa con l’evoluzione della Terra e dell’umanità. Dopo di ciò, verrà considerato il mondo dei Pianeti – il mondo delle Stelle erranti. Ciò verrà fatto soprattutto in rapporto con la vita dell’essere umano dopo la morte e prima della nascita.

Dovremo altresì prendere in considerazione il rapporto tra i Pianeti e la vita della natura, nella misura in cui la scienza sia stata capace di provare tale fatto. In rapporto con l’umanità, sorgerà poi il problema della necessità o del fato e il regno dell’umana libertà. Infine dovremo informarci circa il rapporto tra le Stelle e l’umanità come un tutto e dunque circa l’evoluzione futura del Pianeta sul quale viviamo.

Sorge la domanda a proposito del nome col quale dovremmo chiamare il tipo di conoscenza che intendiamo investigare in queste Lettere. Chiamarla astronomia non sarebbe corretto, perché i fatti matematici del mondo Stellare verranno trattati solo nella misura in cui ciò sia necessario. Non può neppure essere chiamata astrologia, poiché essa non diviene una base per pratiche oroscopiche nel senso dell’astrologia, come questa viene oggi esercitata. Abbiamo bisogno dis tudiare il retroscena spirituale del rapporto tra le Stelle e la Terra coi suoi abitanti. Possiamo chiamarla Astrosofia.

Che cos’è l’Astrosofia?

Il movimento è l’essenza del mondo delle Stelle. L’intero firmamento sembra ruotare attorno al suo asse celeste nelle ventiquattro ore. Questo è uno dei movimenti fondamentali dell’Universo che crea il cangiarsi del giorno e della notte. Ci viene insegnato dalla moderna astronomia che questa rotazione è causata dalla giornaliera rotazione della Terra attorno al suo asse. Solo che un osservatore sulla terra lo percepisce alla rovescia, come se il firmamento stesse ruotando.

Possiamo poi osservare i ritmi della Luna, il mutamento delle sue fasi da Luna Nuova a Luna Piena e poi di nuovo a Luna Nuova. Sappiamo tramite l’osservazione che questo ritmo ha luogo approssimativamente nel giro di un mese.

Se procediamo oltre nell’Universo, troveremo ritmi più lunghi; quelli di Venere e di Mercurio. Vi è il ritmo del Sole: il tempo nel quale esso si muove attraverso lo Zodiaco. Noi chiamiamo questo ritmo un anno. Di nuovo ci viene detto dalla moderna astronomia che questo movimento del Sole in un anno è un movimento illusorio. E’ la Terra che si muove attorno al Sole in un anno, e noi sulla Terra percepiamo il Sole in diverse parti del cielo durante un tale movimento circolare del nostro globo. Ancora oltre, troviamo i ritmi dei cosiddetti Pianeti superiori: Marte, Giove, Saturno, ed i Pianeti scoperti più tardi come Urano, Nettuno e Plutone. Qui troviamo ritmi che si estendono per decine, persino per centinaia d’anni.

Oltre a ciò, possiamo rinvenire cambiamenti nella struttura del nostro Universo che pure procedono in lunghi intervalli ritmici. Essi comprendono intere ere dell’evoluzione umana e terrestre, migliaia e persino decine di migliaia di anni. E sappiamo che anche le Stelle fisse si muovono, sebbene tali movimenti diverrebbero visibili a occhio nudo, per la maggiorparte dei casi, in intervalli di tempo che sono oltre la portata dell’ordinaria umana concezione del tempo.

Quindi il movimento è il fondamento del mondo delle Stelle. Noi possiamo guardare a questo mondo del movimento in diverse maniere. Possiamo considerarlo come un immenso meccanismo. I fatti che troviamo nei movimenti universali, indubbiamente ispirano tale idea. Possiamo calcolare i movimenti, e possiamo persino pre-calcolare i ritmi delle Stelle. Le scoperte di Plutone e di Nettuno furono compiute attraverso l’applicazione di pure leggi meccaniche al nostro Universo. E tuttavia, l’idea di un Universo in quanto mecccanismo ad un certo punto finisce male. Noi lo paragoniamo con un motore ruotante. I movimenti del motore – il suo funzionamento – possono essere calcolati. Ogni dettaglio può essere spiegato mediante leggi meccaniche. Ma esso non si muoverebbe di un centimetro, di esso neppure una singola vite esisterebbe, se la mente umana non l’avesse inventata. La gigantesca opera degl’inventori nel campo della meccanica ha creato ogni singolo dettaglio del motore. La mente umana è la vera origine del motore e senza di essa il motore non esisterebbe.

Com’è nel caso del nostro Universo? Questo meccanismo dagl’innumerevoli movimenti esiste, ma chi la creato e messo in movimento? Un meccanismo non può creare se stesso, altrimenti non è più un meccanismo. Vi deve essere stato qualcosa di simile ad una gigantesca mente progettante o persino un insieme di tali menti, prima che un qualsiasi Universo sia stato creato.

Da ciò siamo condotti ad un’altra prospettiva. Proprio come il motore è un espressione delle capacità della mente umana, persino forse delle sue debolezze, così il nostro Universo può essere considerato come l’espressione di un mondo di vita interiore, se non addirittura di vita animica.

Vediamo l’essere umano che si muove. Tutti i movimenti degli arti possono essere spiegati in termini di leggi fisiche e meccaniche. Nondimeno vi è sempre una ragione per la quale un essere umano muove i suoi arti. Egli ha intenzione di fare qualcosa o di andare da qualche parte. Vi è una vita interiore; una vita animica dietro i movimenti visibili del corpo; una vita che rende ragione e dà giustificazione di quei movimenti.

Così possiamo guardare una singola Stella. Calcoliamo i suoi movimenti, i suoi ritmi, e molte cose connesse con la sua condizione generale e il suo rapporto con le altre Stelle. Ma allora dobbiamo fare un passo oltre e trovare la causa interiore del suo comportamento particolare. Della Stella, dobbiamo trovare la vita animica che l’ha creata e che ha la sua espressione nelle cosiddette leggi meccaniche. Probabilmente non troveremo, all’interno del suo campo di vita interiore, ragioni per i movimenti di una singola Stella. Dovremo forse cercare nel campo della comunità di stelle. Nelle comunità dell’umanità, il singolo essere ha il suo proprio mondo di qualità animiche, che causa movimento e attività. Nondimeno, le azioni del singolo essere vengono in contatto con quelle di altri esseri umani. Inoltre queste azioni hanno significato solo se esse sono in rapporto con l’intera vita della comunità. In realtà, i comuni ideali della comunità sono la misura dell’attività del singolo essere.

Allo stesso modo, ogni Stella ha il suo proprio mondo di movimento animico, che causa i suoi movimenti visibili, rendendola un membro utile e creativo dell’Universo. Inoltre, essa è in rapporto anche con le Stelle sue compagne. Visti dal Sole come centro dell’Universo o anche visti dalla Terra, i Pianeti talvolta si incontrano in una certa maniera, oppure si possono separare ed andare sino all’opposizione reciproca, e così via. Tutte queste attività sono in rapporto con l’intero sistema solare e col Sole, in special modo, in quanto loro centro. Così il singolo Pianeta deve partecipare al fine comune dell’intero Universo.

Imparare a conoscere – naturalmente partendo con i semplici fatti – il Mondo Animico della singola Stella, la vita sociale delle loro comunità, i loro ideali e scopi comuni: questo è Astrosophia. Noi non stiamo cercando unicamente l’anima del mondo delle Stelle, che è la manifestazione dei loro esseri e le loro attività in un tempo limitato, bensì vogliamo pure conquistare qualche conoscenza circa la loro vita spirituale. Soltanto allora potremo comprendere pienamente il loro intero essere. La loro vita spirituale sarebbe: la loro storia (la loro biografia per così dire), le loro lotte e le loro imprese, il loro destino (rispetto al futuro).

Perché Astrosofia?

Può sorgere la domanda: perché dovremmo come seeri umani sulla Terra anelare ad una conoscenza delle Stelle come quella che è stata delineata? Il mondo delle Stelle può formare un interessante oggetto di studio, ma le Stelle non sono troppo lontane per poter influenzare la nostra vita sulla Terra?

Il nostro Pianeta è una parte dell’intera comunità Stellare, e proprio come l’attività della Luna influenza il ritmo dele maree, così possiamo trovare pure che l’organismo della terra viene influenzato da tutte le Stelle della comunità celeste. Ciò può essere rinvenuto attraverso diversi tipi di osservazione. Noi in quanto esseri umani viviamo su questa Terra influenzata dalle Stelle: quindi, ci piaccia o no, noi prendiamo parte alla vita dell’intero Universo. Come esseri terrestri, abbiamo la tendenza a sommergerci nel mondo del nostro orizzonte umano. Nel complesso questo orizzonte comprende pochissimo del grande Universo. Esso può essere unicamente il mondo dei nostri piccoli desideri, delle velleità o delle ambizioni personali. Può essere pure una filosofia o una religione che possono unirci con diversi gruppi dell’umanità oppure, nuovamente, possono separarci dal resto dell’umanità. Può consistere altresì nella parte che noi giochiamo nella vita della nazione o della razza nella quale siamo nati. Sappiamo che spessissimo – si potrebbe persino dire sempre – queste differenziazioni conducono a contese e a guerre. Se viviamo unicamente nel piccolo orizzonte del nostro mondo umano, allora sorge il pericolo di una ristrettezza di orizzonti nei confronti della vita. Questa ristrettezza della nostra vita animica può facilmente condurre ad un giudizio erroneo circa le nostre vicende all’interno della struttura dell’intero Universo.

Comunque, se riusciamo, almeno di tanto in tanto, a metterci di fronte al mondo delle Stelle, alla sua vita animica, alla sua vita spirituale, possiamo crescere nel nostro essere oltre il mondo dei nostri propri problemi, relativamente piccoli e di insignificante portata. Possiamo quindi esser capaci di inserire noi stessi coscientemente ed in modo più consono nella corrente del nostro intero Universo. Se soltanto facessimo questo qualche volta potremmo entrare in un mondo di grandi ideali cosmici e di finalità spirituali che non dividerebbero l’umanità in gruppi di credenze religiose o filosofiche, di razze, di teorie e simili. Le Stelle c’insegnerebbero che i vincoli che congiungono l’essere umano ai dominî della vita, come per esempio: famiglia, nazione, razza, od anche una certa religione, sono giustificati fino a che i confini di questi dominî non vengano oltrepassati e non soverchino le altre sfere della vita umana.

Verrebbe allora scoperto il posto appropriato per la filosofia dell’idealismo nel nostro mondo umano, così come quello del realismo, o persino del materialismo. Nell’Universo, tutte queste concezioni e atteggiamenti della vita vengono mantenuti in corretto e pacifico ordine all’interno della vita animica del mondo Stellare. Siamo solo noi esseri umani che spesso soffriamo di ristrettezza e di miopia, e che non possiamo trovare il corretto ordine nel nostro proprio Mondo Animico. Questo disordine viene poi riflesso nelle contese e nelle guerre entro l’umanità.

Le Stelle, se guardiamo profondamente ad esse e disveliamo i loro misteri, possono unire l’umanità. Lassù non vi sono distinzioni simili alle distinzioni causate sulla Terra dalla necessità di vivere in certe condizioni sociali o geografiche. Nel corso del tempo l’intera superficie della Terra, e con essa l’Umanità, ricevono la luce e l’insegnamento di tutte le Stelle.

E’ aperta così la porta al mondo della vera pace e della libertà, o della freehood [ossia lo stato o la qualità di essere interiormente liberi]: il mondo della vera pace, poiché in esso noi possiamo imparare a conoscere le intenzioni e le mete evolutive degli Dèi. L’applicazione di questa conoscenza alla nostra vita quotidiana, un poco alla volta, può portarci vera pace; il mondo della vera libertà interiore, poiché essa ci libera dai ceppi delle nostre piccole e ristrette faccende e dai problemi terreni. Quindi l’Astrosofia, come novella Sapienza Stellare, anche nel futuro diventerà una necessità nel campo della cultura spirituale dell’umanità.

La struttura del nostro sistema solare

Prima di cominciare a scoprire i dettagli del Mondo Animico e di quello spirituale che sono manifesti nel cosmo, dobbiamo crearci una certa conoscenza della struttura fisica del nostro sistema solare e della sua connessione con i mondi nelle profondità dello spazio celeste. Dobbiamo formarci concetti chiari circa i ritmi delle Stelle e la loro disposizione e ordine nello spazio. Ciò significa l’elaborazione di una certa quantità di conoscenza astronomica. Naturalmente non possiamo spingerla troppo lontano, poiché essa è, in effetti, un vastissimo campo di complicati fatti matematici e di altri dettagli. Possiamo farlo unicamente nella misura in cui ciò sia necessario a creare una comprensione o un linguaggio comune sugli eventi cosmici, con i quali avremo a che fare in seguito.

Se eleviamo gli occhi al firmamento Stellare possiamo distinguere due tipi do corpi cosmici. In primo luogo appaiono le cosiddette Stelle fisse. Esse sono chiamate fisse perché sembrano mantenere sempre le stesse posizioni e distanze tra di loro. Vi è, per esempio, la ben nota Costellazione dell’Orsa Maggiore o del Gran Carro. Quattro Stelle fisse formano il corpo dell’Orsa e le altre tre la coda. Possiamo osservare questa Costellazione notte dopo notte per anni. Non accadrà che all’improvviso una notte scopriamo che una delle quattro Stelleche formano il corpo dell’Orsa si sia spostata dalla sua posizione relativa. Così molti gruppi di Stelle fisse formano delle Costellazioni, e le singole Stelle non si spostano dalle loro posizioni relative. Le stesse Stelle, per esempio, formano le Costellazioni di Cassiopea, Orione e molte altre. Ma, in realtà, le Stelle fisse si muovono anch’esse. Dopo migliaia d’anni, le Stelle che formano l’immagine familiare dell’Orsa Maggiore non saranno più nelle stesse posizioni, e in un lontano futuro non si percepiranno più i contorni dell’Orsa Maggiore come facciamo noi oggi. Comunque, questi movimenti sono lentissimi. Essi sono oltre la portata dell’occhio umano e persino oltre la concezione umana del tempo; perciò possiamo chiamarle appunto Stelle “fisse”.

Percepiamo altresì le Stelle mobili – i Pianeti – che appartegono al nostro sistema solare. Un ottimo esempio da usare per l’osservazione è la Luna. Possiamo percepirla in una notte chiara nell’ambito di quelle Stelle che formano la Costellazione del Toro. Se la guardiamo due o tre giorni dopo, possiamo trovarla nella Costellazione dei Gemelli. Così essa deve essersi mossa nel frattempo dal Toro ai Gemelli. La nostra Luna non è l’unica stella mobile; ce ne sono diverse altre. Nel complesso possiamo contare nove (altri) Pianeti maggiori nel nostro sistema solare accanto alla Luna, che sono:

Mercurio

Venere

Terra

Marte

Giove

Saturno

Urano – scoperto nel 1781 d.C.

Nettuno – scoperto nel 1846 d.C.

Plutone – scoperto nel 1930 d.C.

Un’altra distinzione tra Stelle fisse e Pianeti, secondo la moderna astronomia, è il fatto che le stelle fisse hanno luce loro propria. Esse sono, per così dire, Soli simili al nostro Sole e producono luce loro propria. Le stelle mobili o Pianeti, che appartengono al nostro sistema solare non hanno luce propria. Essi riflettono unicamente la luce che ricevono dal Sole al loro centro.

Accanto alle Stelle fisse e ai Pianeti, la maggior parte dei quali sono visibili soltanto durante la notte, c’è il Sole, che vediamo durante il giorno. La luce del sole è forte in modo così travolgente che non possiamo vedere altre Stelle finché splende il Sole; quindi è difficile trovare la sua posizione relativa rispetto alle Costellazioni delle Stelle fisse. Nondimeno, attraverso certi mezzi astronomici, possiamo apprendere che il Sole, anch’esso, è mobile come i Pianeti, e che completa un circolo in un anno. Comunque, l’astronomia moderna ci dice che non è il Sole che si muove.

La Terra gira attorno al Sole che si trova al centro della circonferenza tracciata dall’orbita della Terra. Attraverso questo movimento della Terra, che viene completato in un anno, vediamo il disco solaresempre in diverse direzioni cosmiche. Questo crea per noi l’illusione del movimento del Sole lungo il cerchio dell’eclittica o Zodiaco.

Ora possiamo distinguere tre caratteristiche principali nella struttura del nostro sistema solare: vi è il Sole al centro, attorno a questo centro ruotano i Pianeti, e le orbite dei Pianeti sono approssimativamente sullo stesso piano, mentre i centri delle stesse coincidono all’incirca col Sole. Quindi, dovremmo immaginare il nostro sistema solare come la forma di una lente o di un enorme disco con anelli concentrici come orbite dei pianeti. Tale enorme disco ha la sua circonferenza nell’orbita del Pianeta più esterno. Questa circonferenza, in quanto cerchio, ha un rapporto relativo con talune delle Stelle fisse. Visto in prospettiva, per così dire dal centro del cerchio, essa passa di fronte ad un certo numero di Stelle fisse. Queste Stelle fisse formano una specie di fascia od anello intorno al nostro sistema solare. Questa fascia circolare oltre la circonferenza del sistema planetario nel quale viviamo è ciò che chiamiamo Zodiaco delle Stelle fisse. Esso è formato da dodici delle Costellazioni che noi vediamo nel cielo Stellato.
Queste sono le tre componenti del nostro sistema solare:

1) Il Sole, all’incirca al centro del cerchio.

2) Le orbite dei Pianeti a differenti distanze del sole centrale.

3) La circonferenza del disco, oltre il quale appaiono le dodici Costellazioni dello zodiaco.

Possiamo, inoltre, fare una distinzione all’interno del disco. La Terra, sulla quale viviamo, si muove lungo la terza orbita a partire dal centro. Le orbite di Mercurio e di Venere sono all’interno dell’orbita della Terra. Essi sono chiamati Pianeti inferiori. Essendo le loro orbite più piccole di quella della Terra, essi girano attorno al Sole in un tempo molto più corto di quello della Terra.

Mercurio completa un cerchio completo attorno al Sole in circa 88 giorni. Venere fa la stessa cosa in circa 225 giorni, poiché essa è già più lontana dal Sole e la sua orbita è più grande. La Terra completa il suo giro attorno al Sole in circa 365 giorni. Attorno alla Terra, ad una distanza comparativamente piccola, abbiamo l’orbita della Luna. Essa gira attorno alla Terra in circa 27 giorni.

Quei pianeti aventi le loro orbite al di fuori del cerchio descritto dall’orbita della Terra sono chiamati Pianeti superiori. Le distanze di queste orbite dal Sole sono relativamente molto più grandi di quella dell’orbita della Terra rispetto al Sole; perciò questi Pianeti necessitano di un tempo molto più grande per ruotare attorno al Sole lungo i loro cammini. Marte ha bisogno di 687 giorni per completare il suo circolo. Giove completa il suo cerchio in circa 12 anni. Saturno ha bisogno di circa 30 anni. Urano prende circa 84 anni per il medesimo movimento. Nettuno è ancora più lontano dal Sole, quindi la sua orbita è grandissima e il Pianeta ha bisogno di circa 164 anni per compiere il suo giro. Plutone ha bisogno di ancora più tempo, circa 250 anni. Per le nostre ricerche sarà molto importante distinguere tra Pianeti inferiori e Pianeti superiori.
Le dodici Costellazioni di Stelle fisse, che formano la fascia dello Zodiaco oltre la circonferenza esterna del disco del nostro sistema solare, sono:

Ariete, o in latino: Aires

Toro, o in latino: Taurus

Gemelli, o in latino: Gemini

Cancro, o in latino: Cancer

Leone, o in latino: Leo

Vergine, o in latino: Virgo

Bilancia, o in latino: Libra

Scorpione, o in latino: Scorpio

Sagittario, o in latino: Sagittarius

Capricorno, o in latino: Capricornus

Acquario, o in latino: Aquarius

Pesci, o in latino: Pisces

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

PENSIERI AL ROSMARINO

rosmarino-fiori

 

La grande pianta di rosmarino, in fondo alla scala di casa mia è tutta fiorita. Piccoli fiori violetti ovunque, tra gli aghi scuri e profumati. Io le passo accanto, l’ammiro e le sorrido.

La pianta non mi lascia andare via, viene con me. La sua immagine, la sua rappresentazione, ora fà parte del mio mondo interiore.

Mentre continuo a camminare inizio a pensare a questo fenomeno.

Intorno a me c’è il vasto mondo esteriore, ma non c’è solo quello. In me trovo un secondo mondo che chiamo mondo interiore, fatto di pensieri, rappresentazioni, ricordi, sentimenti e volizioni.

Questo mondo si è creato nel corso della mia vita grazie al vasto mondo esteriore, è il mio mondo soggettivo. Ogni soggetto è un frammento del mondo oggettivo.

Mi chiedo: In che relazione stanno questi due mondi? Qual’è il più importante?

Ripenso alla pianta di rosmarino. E’ più reale la pianta fuori di me o è più reale la pianta in me?

L’intelletto risponde subito con sicurezza: “Che domanda! E’ chiaro che la pianta reale è quella fuori di me”. Ma lo spirito in me continua a riflettere.

Quella pianta che sembra così reale, oggi c’è, ma stà invecchiando e fra un pò non ci sarà più. Nasceranno nuovi rosmarini che fioriranno e poi, forse per una gelata, moriranno.

Tutto ciò che ha esistenza è soggetto al nascere e al perire.

Però il concetto di rosmarino, che mi sono fatta osservando e pensando su tutti i rosmarini che ho incontrato nella mia vita, quello vive in me, è nel mio spirito e non morirà mai. Così è per tutti i concetti che vivono in me.

Lo spirito èessere non esistere per questo è eterno.

Dunque, qual’è la realtà più importante, il mondo esterno o la mia interiorità?

La realtà più importante sono Io ed il mio mondo interiore! Tutto il resto esiste soltanto per dare a me la possibilità di interiorizzarlo nella ricerca del Vero, del Bello e del Buono.

Tutto questo l’essere umano l’ha dimenticato…..Ci troviamo di fronte ad una precarietà e ad una fragilità profonda dell’individuo che ha perso la connessione e l’identità con lo spirito.

Sembra che solo il mondo esterno sia importante e l’individuo si sente sempre più piccolo, più insignificante, più solo.

Ma la verità è l’opposto! Tutto il mondo esterno ha il senso di servire l’uomo, di essere uno strumento per la sua crescita individuale.

Il Logos si è fatto carne, è diventato percezione esteriore affinchè l’uomo potesse individualizzarsi, ora l’uomo può, tramite il pensare, interiorizzare e riportare allo spirito, un pò alla volta, tutte le percezioni esterne.

Massimo Scaligero sintetizza in maniera magistrale questo processo con le parole:

“Soltanto l’uomo può trarre dal Logos il pensiero che pensa il Logos. Questo pensare è Amore. Amore che diviene pensare”

 Una pensiero che, tramite la meditazione, può aprire mondi!

 

 

Marzia

 

SCIENZA DELLO SPIRITO
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