EQUIVOCO E SCIAGURA DELL'ATTIVISMO

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L’Universo è Uno. Il Mondo è Uno. L’Universo-Mondo è l’Uno: l’Uno-Tutto, o l’Uno Unissimo come lo chiamavano, e ancora lo chiamano, la filosofia pitagorica, quella platonica e l’idealismo magico di ieri e di oggi. Su questo punto la Sapienza d’Oriente e d’Occidente, la Sapienza antichissima e quella dell’attuale audace sperimentatore dello Spirito, sono perfettamente d’accordo: hanno, nell’essenza, l’identica posizione. Variano solo gli strumenti di realizzazione.

L’Universo-Mondo è Uno, ed è l’Uno, e proprio per questo Esso è atto, non fatto: è l’atto di essere, e non cosa già fatta, oramai già stata, il morto passato, bensì è: atto sempre incessantemente creante e creantesi, eternamente diverso e al contempo uguale. E questo atto di essere, che è l’Uno Unissimo, è conoscenza, è essere conoscenza, è l’atto stesso di essere la conoscenza, ed è inoltre coscienza, perché non vi può esser conoscenza che non sia al tempo stesso coscienza. Questa coscienza, questa conoscenza, è l’Uno, ossia il Logos. E fuori di questo conoscere, di questo unico atto del conoscere, che è conoscere l’Uno, ossia l’Unico, l’Uno che conosce interamente l’Uno-Tutto, il Logos, al di fuori di questa unica interezza, non vi è né può esservi alcunché.

Questo unico atto del conoscere, attraverso il quale l’Uno interamente conosce il Tutto, ovvero si conosce come il Tutto, che in quanto tale non può che essere unico, è coscienza. In esso atto, nella intuizione, Colui che conosce – interamente conosce – l’Atto medesimo del conoscere – la Gnosi o Conoscenza integrale – e Ciò che viene conosciuto, sono Uno: sono, appunto, l’Uno, il Logos. Questo supremo unico atto del Conoscere, non essendo dispiegato nel tempo – che non può avere fuori di sé – né tampoco in uno spazio – fonte della esteriore frantumazione o apparente divisione, dalla quale sorge illusoria molteplicità – non può che essere folgorante pensiero vivente. Pensiero vivente che non può avere fuori di sé qualcosa di non conosciuto o da ancora conoscere e, a maggior ragione, non potrà mai avere davanti a sé o fuori di sé un inconoscibile, che non può o non potrà essere da esso conosciuto. Il mero esistente, il fatto, la cosa, non sono qualcosa che possa sussistere prima e fuori del conoscere, ossia dell’atto del pensiero, che lo conosce. Ossia che lo conosce creandolo in sé, e non trovandoselo già esistente fuori di sé – come fosse un sasso nel quale inciampa il piede del distratto viandante, sasso che sarebbe stato proprio lì, già esistente, pronto ad urtare l’inconsapevole piede del trasognato viandante, del quale la posteriore consapevolezza e coscienza si accenderebbero, per reazione e passivo riflesso, solo dopo e per merito dell’urto con l’inerte sasso.

L’audacia, il coraggio veramente temerario di Massimo Scaligero, è sperimentare che il Mondo, l’Universo è Uno, giungere a sperimentare che tutto è nel pensiero e nulla è fuori del pensiero. Mostrare la Via, la Via Regia, la Via Aurea, la Via Solare nella quale tale temeraria esperienza si invera: l’audacia temeraria di proclamare la verità, paventata come ‘pericolosa’ dalle anime pavide, che nulla può esserci prima, o dopo, o fuori, o senza il pensiero, senza l’atto del pensare vivente, senza la coscienza che si attui nel pensare vivente. L’audacia di indicare la Via per sperimentare concretamente che questo creante pensiero-folgore, questo creante pensiero vivente, questo pensiero che è atto puro, ossia atto interamente in atto, interamente attuantesi, è vivente pensare che in sé può avere unicamente pensiero, non cose, o fatti. Il pensiero – per esprimersi paradossalmente – è una prigione dalla quale non si può fuggire, perché non ha mura.

«Il conoscere non può avere nulla innanzi a sé che non sia conoscibile. Ciò che gli è dinanzi gli può essere dinanzi perché è già conoscenza: anche se non avvertita. L’esserci presuppone il conoscere. L’esserci è già pensiero» (Massimo Scaligero, Trattato del Pensiero Vivente, Cap. 30).

Questa Via Regia, che Massimo Scaligero afferma essere «la piú nuova perché la piú antica», cela in sé l’arcano della segreta identità tra l’essere e il pensare. Quella segreta identità della quale parlavano Parmenide di Elea e i Pitagorici della Scuola Italica, quella stessa identità che ritroviamo nei Veda, nelle Upanishad, nel Vedanta Advaita, nel Buddhismo Maha­yana, nel quale vi fu una Scuola, lo Yogachara, fondata dal grande asceta Asanga, il quale, essendosi innalzato nella meditazione sino al cielo di Tushita, ricevette ivi dal Bodhisattva Maitreya (come viene ricordato da Massimo Scaligero nella Via della Volontà solare) la dottrina della vijñâpti­matra, o della “sola coscienza”, la quale afferma essere il mondo nul­l’altro che coscienza, e solo atto ed esperienza della coscienza, senza una oggettività materiale, che vi stia alla base come un indipendente “sostrato”. Una tale conoscenza trascendente folgora come “illuminazione” nel­l’anima dell’audace sperimentatore come virtù della Prajñâparamitâ è, ovvero, nel linguaggio dei Nuovi Misteri, della Iside Sophia.

Sapienza trascendente, che portando l’asceta all’unione con il Logos, con l’Uno, restituisce o risveglia nell’anima l’originaria virtù androginica, congiungendo il pensare e il percepire, il pensiero e la volontà, riaccendendo nel cuore la virtù di quel sentire celeste, che Massimo Scaligero chiama “trascendenza visibile”, presenza della risvegliata e liberata Iside nell’anima dell’asceta.

Partendo da una tale premessa, si concepisce come per l’asceta non vi possa essere l’illusione di una azione che non sia una radicale azione interiore. La contemplazione, come azione interiore, si rivela essere la più potente e travolgente forma di azione, la quale, inverandosi nel contemplatore, radicalmente trasforma il mondo: l’atto concretamente rivoluzionario. Se il mondo viene risolto nell’atto della coscienza che lo conosce, è sulla coscienza che si deve agire, o meglio è la coscienza medesima che deve agire su se stessa, perché vi sia nel mondo un mutamento radicale.

Oggi non mancano certo gli agitati agitatori, i quali, ignorando il Mondo Spirituale, o mondo causale, si muovono a tentoni in un mondo di effetti, barcollando e cadendo come ciechi ubriachi. Mancano i pensatori, i meditatori, gli intuitori dello Spirito, gli ardenti praticanti interiori, ovvero sono ancora troppo pochi. Una insufficiente azione interiore porta facilmente a pensare come necessaria l’azione esteriore, l’azione cosiddetta “impegnata”, nel mondo dell’apparente molteplicità esteriore, che non è il vero mondo, non è il mondo dell’Uno-Logos, il cui Regno non è di questo mondo. Non ci si rende conto che, essendo in uno stato di tramortimento o di alienazione rispetto all’autentico stato di veglia, non è l’Io, unito con l’Uno, ossia con il Logos, che agisce, bensì è l’anima, anzi la psiche o la parte dell’anima asservita alla corporeità, che patisce, subisce passivamente l’agitazione dell’aspetto illusorio del mondo che – come viene ammonito nel Trattato del Pensiero Vivente – si fa coartante potenza interiore, sete o brama di vita perennemente delusa.

L’illusorio mondo esteriore, con la sua frantumata molteplicità, non è il Logos-Universo, non è l’Uno-Logos, bensì è l’alter-azione (il farsi altro), o l’alien-azione (di nuovo il farsi altro o straniero) dell’Uno, compiuta dalla poco consapevole e fiacca coscienza umana. Il mondo reale, come è stato mostrato, sperimentato sub specie interioritatis, è radicalmente interiore, e solo uno stato di ottenebramento, di follia, di ubriacatura, di radicale ‘ignoranza’ porta a cercare in una inesistente ‘realtà’ esteriore, quel che l’Io, uno con il Logos, già possiede nella sua essenza interiore. Da qui l’equivoco di un attivismo – culturale, politico, sociale, o anche ‘spirituale’ – che nella passiva agitazione esteriore è la caricaturale deformazione di una obliata, carente, evitata azione interiore.

La dispersione nell’illusoria frantumazione esteriore è inevitabilmente un ostacolo paralizzante per l’unificante concentrazione interiore. L’attivismo, essendo un’azione scollegata dall’Io, un’azione priva quindi dell’Io, del principio autenticamente responsabile, non può che essere un’azione contro lo Spirito, il quale non è conosciuto, una irresponsabile azione basata sulla ‘ignoranza’, e sulle sue necessarie conseguenze: brama, paura, avversione. Un’azione disordinata, espressione delle forze del ‘caos’, che lottano contro l’ordine cosmico, contro lo Spirito, un’azione che produce solo ulteriore offuscamento e diminuzione della coscienza, e soprattutto sciagure e dolore.

Il massimo del “caos”, e inevitabilmente il massimo dell’ignoranza, dell’equivoco, della sciagura, si viene a creare allorché l’insufficiente consapevolezza e la fiacchezza dell’azione interiore nell’attivo pensare ascetico portano all’illusione di una possibile azione dell’elemento spirituale o esoterico nella politica, che è come versare pura acqua di fonte in un putrido stagno: si arriva solo a rimuovere il fango del fondo e a intorbidare la limpidezza dell’acqua versata. Accade sempre che l’uso sedicente esoterico della politica si risolva regolarmente in un autentico uso dell’esoterismo da parte della politica, ossia in un vero tradimento.

L’audace azione interiore di asceti del pensiero, di asceti fervidamente dediti al Rito della concentrazione, al Rito della resurrezione del pensiero dal cadavere della morta riflessità, consacrati al Rito della meditazione individuale solitaria o in comune con altri asceti, è l’azione più alta e potente che l’essere umano può compiere sulla Terra. Ma anche quella piú drammaticamente urgente, e la più fraterna, e ‘compassionevole’, pur essendo la meno sentimentale.

«In ogni momento, il pensare vivente, sia pure di rari asceti, può dare chiarezza e positivo svolgimento all’esperienza umana. Pochissimi sono sufficienti a operare per l’intera comunità, perché un solo pensare fluisce nel pensiero dei molti: la trascendenza si fa immanente là dove il pensiero attua la potenza della Resurrezione. Realmente tale pensiero vince la morte» (op.cit. Cap. 37).

Questo è l’eroismo interiore richiesto a coloro che vogliono, per amore dell’Io Sono, dell’Io-Logos, dell’Uno Unissimo, consacrarsi con assolutezza ad un’opera che è al tempo stesso Conoscenza e Amore.

( www.larchetipo.com )

 

8 pensieri su “EQUIVOCO E SCIAGURA DELL'ATTIVISMO

  1. Buon giorno.
    Ma qual’ è il confine tra la retta attività nel mondo sensibile e l'”attivismo”? Se non fosse necessario “sporcarsi le mani” nel mondo della “maya” Steiner non si sarebbe certo “esposto” portando nel mondo la Dottrina della Triarticolazione (o Tripartizione) Sociale,sollevando con ciò il piu’ feroce e “motivato” (dal “loro” punto di vista) odio : questo vuol dire che ,oggi come oggi, neanche il piu’ grande degli Iniziati puo’ “agire spiritualmente” nel silenzio della sua camera, ignorando il resto magari perchè capace di continuo colloquio con la Zona ove si elaborano le linee del Karma umano. Non basta.
    La questione , ed è veramente una lotta impressionante,ove spesso si ecse sconfitti o delusi (provate , ad esempio, a praticare gli esercizi e poi dedicarvi ad un’assemblea di un Ente pubblico di nomina politica…) il cui scopo è trovare il giusto equilibrio fra quanto elaborato interiormente e quanto si opera nel mondo della “maya” che, come il Cristo insegna, va redento non abbandonato. Perchè?
    Esotericamente si puo’ dire che senza quest’opera di immissione nel sensibile, al posto della “Gerusalemme Celeste” dell’Apocalisse (“Giove” in linguaggio steineriano) ci sarà l'”Ottava Sfera” , la “Matrix” degli intuitivi registi-americani, i fratelli Wanchowsaky.
    Quindi c’è solo da lavorare, dentro di noi e fuori di noi, alla ricerca continua dell’equilibrio fra i due poli.

  2. Direi che non siamo esclusivamente minerali solamente…ossia immobili e nulla facenti. Gia’ il karma stesso di ognuno e’ bastante affanno e lavoro…..siamo nel mondo. Ognuno di noi partecipa della vita nell’universo.
    Uno. Unissimo.
    Appunto.
    Non si separa, ne’ si estrapola per rifiutare, abbandonare. Al contrario, il richiamo e’ partire proprio da dove si e’, dalla maya stessa per “risalirne” la trama invisibile di “vita”, per conoscerla veramente, invece che subirla ottusamente.
    Completare.
    D’altronde mi sembra appunto proprio il compito mancante per noi tutti: “lavorare” incessantemente per trovare, conquistare il nostro Io.
    Cio’ che abbandonai infatti tempo fa fu la sequela della Chiesa, ossia il suo volersi sostituire a “me” nel consigliarmi le azioni da fare.
    Fare il bene, agire, non rigirarsi i pollici….infatti, e’ quello che desidero: Conoscere me stessa per donare al mio vivere e alle mie azioni il loro vero Soggetto.
    Tanto caos attuale e’ frutto proprio di un forte squilibrio a favore di un reiterato sentire inconsapevole che genera e stimola la confusione e il dolore di questo nostro mondo.

  3. Ma Mittel, credo che nessuno voglia (o possa) ignorare il mondo. E le occasioni per metterci la faccia arrivano da sole. Poi è questione individuale, anche parecchio profonda. Citi Steiner ma ricordo bene Massimo, che ad una domanda sul perché non facesse qualcosa nel concreto socioeconomico, rispose (umilmente) che in questa vita non possedeva quel genere di forze. Se andiamo nel sensibile personale, io ho sempre fatto il possibile con amici e sconosciuti: con il silenzio, le parole e le opere.

    Ma mi sembra quantomeno bizzarro che tra discepoli di una Via dello Spirito possa essere “non condivisibile” l’impegno interiore.

    Sono matto se metto il lavoro interiore al primo posto? (“solo” al primo posto e niente di più).

    Senza pesare sul fatto che ho potuto sostenere esperienze interiori che, in un certo senso, hanno rovesciato (in me) il senso del mondo e diversi aspetti dei nessi intellettuali con esso. Non pretendo di essere seguito, ma desidererei, se possibile, non venir costantemente (ammonito?), (redarguito?) da ditini moralistici sempre alzati. Sfido chiunque a chiamare ciò “spirito fraterno”: a me sembra cafonaggine bella e buona. 🙁

  4. Ditini moralistici? Personalmente non li ho mai alzati e non capisco cosa questo abbia a che fare col mio commento, nè con quello di Savitri.
    Nè mi sembra di aver detto qualcosa contro il lavoro interiore (ci mancherebbe altro!) ma solo di aver parlato non “contro” ma a favore di qualcosa, in questo caso , l'”essere nel mondo”.

  5. Scusa isidoro ma questo modo di procedere non lo capisco proprio.. Non si puo’ rispondere su un blog (dove si usa un certo nickname) qualcosa che si riferisce ad un altro “luogo mediatico”(dove magari se ne utilizza un altro)ed ad un’altra persona! Ma cosa capisce chi segue questa discussione?
    . In piu’:quel “solo in parte” relativo al sottoscritto a cosa si riferisce?
    Ma che facciamo giochiamo a nascondino?
    Mi spieghi, per favore, in quello he ho scritto di MIO pugno cos’è che non quaglia,in modo magari, e non scherzo, possa io stesso rendermi conto di averr scritto bufale?
    E su quello che ha scritto “altri” , in “altro” luogo ti dispiace intervenire direttamente lì e su quel soggetto anzichè andare obliquamente su chi ha approvato, sempre “altrove” i contenuti scritti da “altri”?
    BOH!!!

  6. Caro Mittel, mi sono mangiato il pranzo (il suo tempo) per risponderti: una Magna Charta! Poi uno spiritello maligno non mi ha permesso di mandare nulla (fa il login, diceva: cosa fatta e non decaduta).
    Morale: abbi pazienza. Ti risponderò direttamente. Così, per giunta, non annoieremo nessuno con botte e risposte che vanno oltre i temi in lettura.

    Scusami per il “ditino”, in effetti non c’entra nulla con te: ti chiedo perdono.

    Per intanto stammi bene 🙂

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