Tradizione solare e nota aggiunta

Tradizione Solare

Ad ogni cambio di stagione nasce da sotterranee formazioni bulbose l’interessante pianticella del cambiamento o meglio ancora, del superamento. Di cosa? Perbacco! Ma della Scienza dello Spirito che, commisurata in termini di vita umana, dovrebbe, immagino da tempo, essere collocata a riposo in un ospizio per esalare, pur con gli onori dovuti, i suoi ultimi stanchissimi respiri.

Detto volgarmente, a me pare che tanto zelo non sia dissimile a quello di nipoti ciecamente protesi verso una poco chiara eredità assai più che dal sollecito amore per la vecchietta giunta allo stremo. E le anime serie e convinte mi passino l’insita volgarità della metafora.

Non è tanto il banale uso di estrapolare qua e là alcune righe dello sterminato Lascito che inficia le ragioni dei sedicenti nipoti, si sa già che altre estrapolazioni condurrebbero a conclusioni opposte – queste pratiche sono ormai divenute peccatucci veniali, ancorché miserabili – quanto piuttosto la sovrana superficialità del “nuovo” pensiero: così superficiale da essere più sottile e trasparente di uno sbuffo d’aria…certamente meno significativo di una flatulenza bovina, anche quando attinge (astrattamente) al Pantheon cristiano per darsi peso e autorevolezza.

Proiettare tempi umani a misurare contenuti della Tradizione è una bestialità (umana) impareggiabile.

La Tradizione infatti è l’atto di portare attraverso e oltre gli schemi spazio-temporali un nucleo di insegnamenti e di potenziali esperienze in ordine al Sacro e alle modalità di una sua effettiva conoscenza (trans-datio, l’atto di portare attraverso) da cui il termine “Tradizione” indica un’azione: si può dunque dire che il compito essenziale di essa è la manifestazione della Potenza e del Sacro.

A tal fine essa si serve di parole, immagini e pensieri adatti ad ogni singola cultura in cui s’innerva: antropologia trascendentale applicata.

Quello che di essa permane ineffabile o indicibile è, in ultima analisi, il Sacro a cui si riferisce, poiché esso è ciò che si pone oltre ogni definizione sentimentale o razionalistica, essendo un elemento esclusivamente frutto d’esperienza diretta: il Sacro è conosciuto solo nel caso in cui lo sperimentatore giunga al suo Essere.

L’opposto del Sacro lo chiamiamo Profano (pro-fano, al di fuori del Tempio).La profanità non è il contraltare del Sacro: è piuttosto uno stato leteo, di ignoranza ontologica, per cui ogni cosa viene presunta fideisticamente nella stolta convinzione che quello che non si conosce direttamente non sia altrimenti esperibile. Così si infarcisce di cieca fede quanto sarebbe frutto di precisa conoscenza e azione scientifica.

La conoscenza esoterica viene rettamente indicata con il termine di Palingenesi (nuova nascita) poiché è il risvegliarsi, il conseguire l’anamnesi presupposta.

Il senso del conoscere: per la “realtà” spirituale la conoscenza significa acquisire lo stato di ciò che si conosce: cioè diventare al contempo soggetto conoscente, azione di conoscenza e oggetto conosciuto: i “dati” comunicati dalla Scienza dello Spirito o trasmutano il soggetto nello spirituale che rappresentano o non sono nulla.

La conoscenza è interiore poiché solo nell’interiore è possibile acquisire i mezzi per l’esperienza sacra: è interiore il mondo di forze che connettono humanum a divinum genus, con quella sospensione di ogni attività personale e persino organico-sensibile, come in un lampo di katàlepsis.

In sintesi ripeto che la Tradizione è ierofania continua, dunque illegittimamente storicizzabile: il suo contenuto, ancorché calato nel tempo, ha un corpus extratemporale, cioè avulso da schemini temporali riduttivamente fisio-psichici che sono una immagine invertita e limitata – “falsa e bugiarda” – della sua celeste infinitezza.

L’ansia (supponendola sincera) che si palesa nella voluttà del limite, nel bisogno di definite certezze, di superamenti dal “basso”, è solo ricerca affannosa di autolimitazione psichica, nella quale il superamento del dato spirituale, rimasto in realtà del tutto sconosciuto, vuole solo la salvazione del proprio ego dalla Scienza spirituale per mantenere intatte le libertà proprie del faccendismo in atto.

Il misticismo spiritualeggiante e lo psicanalismo spirituale, vanno a dividere chi si interessi di Scienza dello Spirito nelle due grandi categorie degli “spiritualisti” e dei “razionalisti”, nell’uno e nell’altro caso utili vassalli al servizio del “Princeps huius Mundi”.

In ambedue i casi si pretende che l’inferiore giustifichi il superiore, eliminando ex abrupto ogni possibilità, seppure minima, di conoscenza ed esperienza circa la realtà interiore.

Naturalmente tutto questo dovrebbe cadere nell’insensatezza se la Scienza dello Spirito fosse la vana follia di un visionario, e può anche essere che persone apparentemente attive nell’ambiente antroposofico siano alimentate da simili pensieri subconsci (anche sino ad una crepuscolare avversione!): in tale caso la superficiale conoscenza è solo strumento di ambizioni dell’ego.

Non credo che ciò sia un’esagerazione visto il notevole dispiegamento di ignoranza e superficialità vestite appena da elucubrazioni discorsive e ahimè, da mutilati stralci di comunicazioni del Dottore (ora viene “stralciato” anche Scaligero).

Appare tristemente interessante: a) la mancanza di discrimine logico relativo ai testi di Tizio e Caio, b) la totale carenza di spagiria conoscitiva,  c) l’avversione nei confronti della noesi proposta quale nucleo sostantivante di tale Scienza, d) l’uso, grossolanamente personale, di quanto nei Testi può sostenere un potentato sociale.

Non mi sembra nemmeno il caso di aggiungere che alcuni grotteschi teologismi invertiti e il putridume moralisticheggiante non sono in alcun caso frutti dell’antroposofia ma solo di personali perversioni parzialmente scusabili a causa della debolezza psichica degli attori, perennemente ansiosi di visibilità.

Invero è solo preoccupante la cecità e la carenza percettiva da parte di non pochi seguaci delle Scienze spirituali verso simili fenomeni (individuali e/o collettivi).

Ho intitolato queste poche righe con il termine di “Tradizione solare” essendo la Scienza dello Spirito trascendentalmente animata da Potenze extraumane già presenti ed antecedenti la condizione terrestre: pronte ad animare l’autoconsapevolezza nel dominio degli eteri preservati dalle conseguenze della Caduta.

Nota.

Mi permetto di aggiungere alcune righe a quanto ho scritto: mi è parso di veder apparire ripetutamente, un po’ qua e un po’ là, una frase espunta da un testo di Scaligero dove l’Autore indica, nella Via del Pensiero, – via da Lui promossa in ogni attimo della Sua vita – il possibile rischio di un egoismo acutizzato. Spero che tale metodo (ritagliare singole frasi da un complesso contesto), ormai abusato con il lavoro dello Steiner dalla Sua dipartita a oggi, non senza oscure finalità, non si sia anche trasferito all’Opera di Scaligero. Magari senza significati polemici. Sebbene mi sorga qualche dubbio, più o meno legittimo, nel merito.

Ma non è questo il punto: mi rivolgo a quelli che praticano con onestà e decisione, forgiando tra fuoco bruciante e scintille di dolore per l’essere comune, l’atto essenziale della difficile ascesi indicata dal Dottore con Verità e Scienza e con La Filosofia della Libertà e poi formulata praticamente in tutto il sacrificale lavoro di Scaligero.

Dunque: ritenete possibile che egoità possa trasferirsi in una operazione in cui si abbandona ogni categoria personale allo zero di sé e persino il tempo e lo spazio? Dove non può entrare nemmeno il soggetto in quanto riflesso? Dove la quintessenza del pensiero veicola il volere che fu prima della stessa incarnazione e che si dona (che sa donarsi) totalmente ad Altro?

Ciò si chiama dedizione assoluta o amore. L’amore che perennemente fluisce dall’entità umana, da cui solo la coscienza del sensibile pare assente, poiché vedendo le cose secondo la sua temporanea funzione, non percepisce l’atto dello Spirito per cui le vede.

No, cari amici. Basta un briciolo di conoscenza ed esperienza per rendersi conto della contraddizione evidente in questi strani spot pubblicitari. Il “ (poco) sublime egoismo ” potrà essere parte di fenomeni iniziali, quando Tizio o Caio tentano l’approccio, sgangherando e sbottando, con forze esili e ancora immature. Oppure, e ciò sarebbe gravissimo, quando si giudica corretta una strada misticheggiante e compromessa assai lontana da ciò che chiamiamo Via del Pensiero e che, per sua natura per l’appunto, non si perita di illeciti mezzi per giungere ai fini sentiti personalmente come buoni.

Pace a tutti e una prece per il “fu”.

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