PENSIERI SULLA DISCIPLINA

Beatrice eterna

Se vi va ritorno alla Concentrazione, tenendo in conto lo scritto precedente.

E se non vi va vi ritorno lo stesso. Perché? Perché so e lo sappiamo – bene o male non importa – che questa prima e primaria disciplina non è mai capita seriamente e, al contrario, viene osteggiata, evitata, minimizzata, rifiutata, persino negata. Basta che uno trovi qualcosa che scaldi il cuore e ben presto scalcia via l’operazione principale.

Inoltre vi è un esercito composto da coloro che affermano e riaffermano di averla fatta, anche per molto tempo ed ossessivamente, con risultati nulli o addirittura disastrosi, giungendo ad un giudizio implicito o esplicito che nega non soltanto il suo senso ascetico/realizzativo ma togliendole pure il valore minimo di strumento necessario per avviarsi verso meditazioni più complesse…o affascinanti. Persino chi pratica la Concentrazione non riesce a trattenere qualche lamento, a discutere sugli scarsi risultati, o a distrarsi per qualche fenomeno singolo e singolare.

In realtà, non l’esercizio in sé, ma il parlarne proprio come faccio io ora, è un modo di camminare lungo il ciglio di un burrone, poiché ci si dovrebbe render conto che ogni parola sull’argomento può facilmente diventare una distrazione, una dialettica ulteriore nei confronti di ciò che consiste solo nel superamento di ogni dialettica, di ogni ragionamento, in quanto la Concentrazione esige soltanto una totale focalizzazione dell’attenzione cosciente su di un semplice oggetto di pensiero.

Che poi, dietro a questa ultima riga corsivizzata, in pratica ci stia un mondo intero di esperienze, lotte, trascendimenti e sconfitte, ruzzoloni e risalite così tante che l’esperienza di una intera vita sembri essere un tragitto troppo corto, è un fatto che vale o meno per il cammino individuale, diverso per ognuno di noi.

I testi esplicativi ci sono, fruibili senza difficoltà esteriori. Cito, di Steiner, Verità e Scienza e La Filosofia della Libertà, di Scaligero, Il Trattato del Pensiero Vivente, L’uomo interiore e Il Manuale pratico della Meditazione.Poi in pratica, uno può trovare maggiore consonanza di comprensione anche con altri libri. Ne cito troppo pochi? Credo di no, se si fa sul serio: pensare che La Filosofia della Libertà potrebbe essere limitata o limitante è solo pensiero che ancora ignora o un pensiero incapace. Parlo raso terra: di solito occorrono anni per iniziare a capirci qualcosa: produrre in sé il filo dei suoi pensieri consumandone la necessità dialettica potrebbe essere la principale dedizione dell’intera vita. Parlo grossolanamente in termini di tempo umano/sensibile e non sfioro nemmeno la radicale, estrema comprensione che sarebbe l’essenziale necessario per trasfigurare il tutto in luce/potenza dell’Io. Sembra oltremodo sparuta la falange di uomini veri capaci di dedicare ad un solo gesto metafisico l’intera vita!   Non dico che ciò sia l’unico sentiero: è l’indicibile qualità dell’atto interiore quello che, prima o poi, ineludibilmente, ci aspetta in mezzo alla strada.

Dire,come ho detto, “fruibili” è in effetti quasi una presa in giro perché l’occulto non si rivela (a meno che il termine venga kremmerzianamente letto con il significato più letterale di “velare ulteriormente”). Sembra un paradosso ma per l’occulto vale ciò che nella vita comune non viene a consapevolezza, cioè si conosce non l’ignoto ma quello che è possibile ri-conoscere.

In altre parole: riesco a comprendere quello che ho sperimentato e che poi riattingo dal mio bagaglio rappresentativo. Ed il resto? Sono bravissimo persino a non vederlo nemmeno.

In effetti, nei Gruppi un tempo fondati da grandi Personalità, si ritiene ancora che La Filosofia dellaLibertà sia “più” importante delle altre cose: così il suo studio avviene dopo molto tempo con membri selezionati. Un Circolo nel Circolo…cosa  farà mai? Si legge e si rilegge, poi a capo si ripete. Per decenni. Così nel Circolo ci si muove in circolo…

Sperando in una revulsione della coscienza pensante che è impossibile per il pensiero discorsivo o più probabilmente confidando con laica religiosità in un futuro compenso spirituale per la tanta abnegazione profusa.

E su tali comportamenti non vi sarebbe nulla da ridire o da ridere poiché l’atto interiore suggerito quasi al principio della stessa Opera, l’ osservazione del pensiero voluto, è un atto eccezionale (così lo giudica l’Autore stesso) che per la sua inusitatezza si situa lontano dai normali contenuti della coscienza e che l’anima, conformemente alla sua condizione di squilibrio rifiuta profondamente. Risulta insufficiente anche l’uso di raffinata cultura o di una robusta logica che, visti i frutti prodotti dagli studiosi più accurati, partorisce ulteriori commenti che, messi insieme, fanno Accademia, non trasformazione interiore (il peggior commento possibile ai migliori commenti e rivisitazioni possibili è che tutto ciò distoglie dal vero oggetto di studio: l’anima gioisce per gli acuti commenti e forse per aver evitato – ancora una volta – il confronto con la fonte dell’insegnamento.)

Di solito, anche con l’aiuto di testi come quelli indicati, bisognerebbe indagare, frugare nel pensiero, spiarne le mosse: non nei pensieri che sono sempre uguali a sé stessi: qualunque forma essi prendano si affacciano alla coscienza sempre con la medesima dinamica. Che non si può catturare ma talvolta spiare con destrezza e destità. I testi ci possono aiutare solo nel caso in cui si tolgano le indicazioni dalla carta stampata e divengano interrogativi o strumenti nostri, cioè mezzi di attenzione e riflessione per la nostra attività. A tutta prima ciò può sembrare un lavoro sgangherato e difficile: ci si ingarbuglia perché ci si agita…finché ci si accorge che l’agitazione non porta a niente.

Allora – faccio un esempio concreto – in un momento non assillato, ci si può sedere su una panchina, guardare la pietra, l’arbusto o i cubetti del selciato che ci stanno davanti e chiedersi: cosa vedo? Perché lo vedo? Senza darsi risposte artefatte: si dovrebbe in tali casi essere liberi e indipendenti anche dal Dottore. Allora prima o poi forse capiremo qualcosa di concreto circa il nostro atto pensante, su come comprendiamo ciò che ci sta davanti. E magari ci accorgeremo che questo comprendere è un fenomeno eccezionale, tutt’altro che ovvio, rimasto sempre nascosto dalla nostra immensa capacità di banalizzare ogni cosa, di ri-velare tutto col sudario del nostro forsennato monologo interiore.

Ci accorgeremo che il mondo esistente è reale solo in quanto investito dal nostro pensare e inizieremo a sospettare che vedere un mondo vasto e ricco presuppone una Potenza di Pensiero che c’è, che da noi fluisce e che ordina il mondo..ben oltre i pensieri di cui abbiano ordinaria (semi)coscienza sebbene questi siano gli assistenti necessari per la nostra (semi)autocoscienza.

Allora può sorgere un sentimento peculiare, una condizione interiore di severa meraviglia verso il semplice, abituale fatto che noi pensiamo: questa è la condizione che ci dispone ad operare al rito della Concentrazione.

Cosa nuova che è la metamorfosi di cose antiche: se qualcuno di voi porta con se il peccatuccio di esperienze nella magia rituale sa bene quale attenta cura  deve essere dedicata ai preparativi, il rigore nei movimenti, l’attenzione alle parole, l’esattezza nella costruzione dei segni: un rito cerimoniale ti lascia più morto che vivo per la fatica e l’attenzione richiesta.

Anche la Concentrazione è un rito: il Rito immediato. Giungere ad averne coscienza è la condizione affinché questa disciplina non si accartocci in una contraffazione: ciò di cui poi ci si lamenta come di un tempo ed uno sforzo sciupato.

Per il miglior svolgimento del rito serve l’attitudine migliore: che non cresce nei parchi protetti e nemmeno è venduta in bottega.

Se la si scambia per un sentimento, l’esercizio cola a picco, se la si contrae ad un mero riordino cerebrale è come non fare niente o peggio.

Trattasi di “severa meraviglia”, potrei anche dire “devota scientificità”…purtroppo le parole sono impotenti, ma se pensate ad una mia personale bizzarria, vi ricordo quello che vaticinò il Dottore per gli scienziati nella sua visione di dopodomani: gli scienziati del futuro avrebbero dovuto essere una sorta di sacerdoti in laboratorio. La nostra interiorità è il laboratorio che ci è concesso da subito. Dove scienza e rito possono unirsi in un’unica azione. Qui ci sono due caratteristiche, ancora in contrasto nel mondo attuale, che nel discepolo della Scienza dello Spirito possono fondersi.

Per parlare chiaro qui si indica un prodotto, una condizione, uno stato che, coltivando in proprio gli esperimenti, come l’osservazione volitiva riguardo al pensiero che si pensa, può sorgere quando l’anima impara a cogliere “a volo” il miracolo del nostro pensare, la sua immensa eccezionalità: occorre solo pensare e poi guardare: vedere e prendere coscienza di quello che si intravvede. Basta essere attenti e svegli ai confini della ordinaria coscienza pensante.

Poi serve non dissipare le “impressioni conoscitive” guadagnate: e serbarle in una piccola zona (un cassetto dell’anima non sfiorato da alcun pensiero).

Da aprire rapidamente quando ci si accinge al compito più alto della più alta magia contemporanea. Prima, non durante.

Terminata l’operazione, potrebbe essere una sorta di intuita necessità mantenere per qualche minuto il silenzio ed il tono che ne risulta, ma senza alcun compiacimento: questa inferenza  basterebbe per ostruire l’eccezionale canale che si era formato tra le due sfere ordinariamente contrapposte: quella del volere e quella del pensare. V’è una tersa zona del cuore che sa benissimo tutto questo.

Poi si riprende mondo e vita comune, proibendosi astrazioni o futili sentimentalismi: ci si dedica al percepito sensibile dimenticando rispettosamente il rito del pensiero che si è svolto. Si esca dal sacro laboratorio in semplicità…scienziati e sacerdoti: uniti in perfetto equilibrio nell’Opera della reintegrazione alla Potenza che “move il Sole e l’altre stelle”.

SCIENZA DELLO SPIRITO

PENSIERO IRRIVERENTE

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Che ne dite se tiriamo su dal pozzo sempre ombroso della Via del pensiero, qualche pensierino, anche se poi rischiamo sempre di farci male… Ve ne siete accorti? Vale la pena?

Sarà perché le diversità tra gli uomini sono grandi e poi perché pensieri e parole non sfiorano nemmeno un percorso così intimo, solitario e variegato. In sede d’apprendimento o di giustificazione logica già sembra che ci sia di mezzo una variante della maledizione di Babele, dove ogni voce sgomita per esprimere i giudizi o i vagiti più insensati o stravaganti.

Però la polifonica più stonata appartiene ad un limite decisamente basso, ipogeico e decisamente superabile: non si tratta, come vorrebbero le linguacce, di acritico accoglimento del verbo di chi, affascinandoci, per intrinseca debolezza umana poniamo sul trono del magistero (è interessante che proprio chi pensa in questo modo è, di regola, succube dei tromboni che a paludarsi da maestri e iniziati con l’astuzia dei rubagalline, ci marciano e ci mangiano a crepapanza secondo la natura della filiera alimentare darwiniana).

Al contrario, il solo avvicinarsi alla disciplina del pensiero, implica un grande sforzo di conoscenza e di volontà: la “persuasione” michelstaedteriana necessaria per osare un passo nell’Opus solare può, per molti, essere il primo risultato di un lungo (parliamo di anni o di tanta polenta) e sofferto incontro a schiaffoni (e altri tormenti: già la vita comune ce ne offre con lieta abbondanza) con la propria anima, assieme a quel briciolo di logica che viene usata per connettere qualsiasi cosa ma mai quale possa essere il suo significato per la coscienza da cui sorge: non ce ne accorgiamo ma è il primo seme di quella impersonalità che non è vuota parola  e che anzi, seppure ad intervalli aritmici, è una delle colonne fondanti della verità oltre la meschinità personale che, prima, era l’unico nostro mondo.

Certo, occorre l’aiuto, la trasmissione. Qualcuno che sia desto per scuotere gli addormentati.

E, come tutti sanno, nemmeno questo è sufficiente. Piaccia o meno, a monte della nascita, deve esserci stato un accordo o un legame che le dissoluzioni non possono disarticolare: un nesso sacro, adamantino.

Questa immagine non piace al soggetto ribelle (anche se essere ribelli è spesso una ottima attitudine), quello che si crede coi piedi ben piantati, che non vuole legami e aiuti: un modo di sentire e di pensare (di essere) che sarebbe rispettabilissimo se fosse puro e sincero: peccato sia spesso un’astrazione, quasi sempre sostenuta da una congrua dose di miopia, ignoranza e insincerità. Al punto che ogni tentativo di fornire a questa orgogliosa condizione dell’anima, idee, spunti di riflessione, angoli d’osservazione non usuali, è fatica sprecata.  Eppure nella realtà comune il contadino che seminasse su lastre di granito sarebbe un pazzo.

In effetti qui incontriamo un’altra delle leggi che governano i “mondi superiori” e, come in alto così in basso, pure il nostro (in quanto mondo di anime): si comprende davvero solo quello che già si sa, che in qualche modo è stato sperimentato anche se in forma diversa e inconsapevole.

Non è una regola volatile, cambiata dal tempo in cui Platone identificava la conoscenza con il ricordo.

L’obiezione che non potevamo ricordarci di questo o quello poggia sul ridicolo assunto che nell’archivio della coscienza non c’era.

Immaginate una sala più grande di 100 stadi di calcio e, da qualche parte metteteci una candelina: illumina intorno a sé una periferia ridottissima, poi solo ombre indistinte e un buio immenso. La candelina è la nostra autocoscienza e nell’immenso buio opera l’anima nostra. Mi pare che il Dottore dica, con un filo d’umorismo, che se la vita del nostro essere dipendesse dalla personale coscienza desta, moriremmo in un amen.

Il dottor Colazza, collaborando spregiudicatamente nel gruppo di Ur, offre allo studioso molti consigli e indicazioni pratiche. Alcune delle quali volte a potenziare il senso del ricordo.

E’ improbabile che ne sia stato fatto un serio uso.

Eppure la vita del ricercatore assumerebbe una notevole e diversa dimensione se l’atto del sapere fluisse nella coscienza come un intimo ricordo – sebbene sconosciuto –  della nostra propria anima: l’effetto collaterale consisterebbe nell’embrionale ma certa consapevolezza dell’immensità che l’anima cela nella tenebra: oltre i bordi della coscienza desta, da cui al massimo sbucano frammenti di sogno che spesso non hanno né capo né coda ma da cui molte anime attingono speranze e vaticini.

Mi sto già portando troppo in là, poiché anche quello che in buona fede si crede di sapere non è mai vero che sia scontato.

In realtà tutti hanno ragione, specie quelli che non si avvicinano alla concentrazione: nessuno andrebbe spinto a farla. Sfido io, non è mica la scelta del colore dei calzini!

In tanti casi è l’approdo dopo un lungo viaggio sul mare. Può iniziare solo quando altre avventure hanno terminato di farci palpitare, quando la barca di molte illusioni riprende il largo senza di noi.

Naturalmente esiste una via più veloce e diretta, ma implica un surplus di sforzo e coraggio e l’intuizione sacra della necessità dell’azione nel punto dove il terreno sotto i piedi sembra mancare: si apre un baratro nella vita e finalmente si salta!

E’ un’azione maledettamente obbligata: da Pitagora alla Golden Dawn, da Patanjali a Steiner, da Tilopa a Scaligero, da Ramakrishna a Reghini, non trovi uno che in salse diverse non l’abbia indicata come il gradino iniziale della Grande opera di reintegrazione nello Spirito.

Questo valeva anche quando il transito dalla percezione della materia sensibile al mondo della vita creante era, per molti versi, piuttosto facile. Però, come ho detto, è atto differibile se siamo ancora alle prese con situazioni ed eventi che assorbono ancora tutto il nostro essere: cullato o affogato nel suo saṃsāra.

Poi però la corrente mahayanica e successivamente il tantrismo scoprirono che l’ascesa e la liberazione non implicava il distacco dal divenire… magari con l’aiuto di mediazioni.

Noi, storicamente e strutturalmente siamo andati avanti: ci siamo spinti più avanti. Per i tradizionalisti questa “evoluzione” è una fregatura bella e buona, poiché a ragione, vedono il peggio: la decadenza e la morte dell’antico splendore, il Caos dove regnava l’ordine del Cielo.

E’ davvero difficile, per chi sia compiutamente incarnato e dotato di buona vista, trovare qualcosa che, ai nostri giorni, possegga il carattere del bello, del vero e del buono a cui tuttavia le anime umane anelano… semprechè non ci si accontenti della giornata trascorsa senza troppi danni.

Oppure, nel campo dello Spirito, quando si trovi un borghesissimo equilibrio tra l’asprezza lacerante della realtà e appaganti comunelle in cui, con o senza tè e pasticcini, si chiacchieri di profonde verità spirituali che appagano con l’aiuto del comfort, menti e cuori.

E’ l’immensa saggezza dell’equilibrio tra una vita tranquilla ed il moderato esercizio interiore: così tutto è stimolante e facile (gradevole) alla digestione, come affermava una vecchia pubblicità e la sensatezza trionfante.

Gli arieti – quelli che danno testate ai bastioni di pietra dura – non andrebbero nemmeno commiserati. Andrebbero abbattuti, come tutte le bestie stupide e fastidiose poiché cozzano continuamente contro gli ostacoli impossibili. Insistono senza speranza (Steiner usa la parola “rassegnazione”). Tutti gli spiritualisti di buon senso dovrebbero convenire che una rassegnazione attiva, imprudente, che non molla, che non molla mai di dar testate, è più scandalosa di un bestemmione rimbombante in una chiesa.

Eppure mi chiedo (stupido come sono): “Cosa potremmo fare senza la concentrazione?”.

Se il termine, troppo ripetuto, finisce con l’irritare, possiamo anche sostituirlo con “attenzione polarizzata” o con l’esotico tatraka, termine ambiguo perché comunemente si traduce con “fissazione” (ma il bello dei termini in sostanza intraducibili è che possiamo ritradurli a piacere nostro). In fondo ci alleniamo a far convergere tutte le potenze interiori verso una semplice immagine di pensiero, preparandoci prima con un percorso discorsivo breve, ma voluto. Riscaldare muscoli, stirare tendini è cosa ben conosciuta in tutti gli sport, assai meno nel tentativo occulto.

Già, cosa potremo fare senza la capacità di portare l’attenzione polarizzata su qualcosa per più di un mezzo respiro? Ovviamente niente di speciale.. .ma la natura aiuta e si campa lo stesso. Però in questo caso, se esisteva nel vostro cuore uno speciale ricordo, una vampa di nostalgia per lo Spirituale che chiedeva di rafforzarsi, di farsi sentire anche oltre, correte pure in chiesa o nella loggia o nei gruppi: lì troverete un po’ di soddisfazione, forse troverete qualche sintomatico che attenua il “morso del serpente”. Quasi certamente il prezzo da pagare sarà l’inganno: ingannerete voi stessi e il mondo. Così vanno le cose: ciò che non si tenta di attuare è tradimento: molti discepoli hanno tradito il Dottore, molti amici hanno tradito Scaligero.

Ruffiani e prostituti sono emersi dal fondo, come bolle di metano. Attivissimi nel depredare o nello scalare le vette ove le corrispondenti funzioni avrebbero dovuto essere di severo sacrificio di sé. Le sparse mandrie applaudono a cotante, iridescenti bolle, volgendo (talvolta) con malcelata antipatia occhiate interrogative agli insignificanti arieti. Vedono molta arroganza, presunzione, esasperato individualismo… insomma nulla di buono nella dichiarata ossessione di questi ultimi.

Tutto comprensibile, poiché la mandria non concepisce la singolarità, la spoliazione animica, il distacco interiore…

…in cui gli arieti trovano, con la concentrazione a lungo perseguita, lo spazio vuoto d’anima, dove le forze del mondo possono manifestare la propria realtà di vita-luce o almeno annunciare l’alba del Sole.

SCIENZA DELLO SPIRITO

ISIDE SOPHIA – Quarta Lettera

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Denderah

QUARTA LETTERA

Luglio 1944

LA NATURA SPIRITUALE DELLO ZODIACO DELLE STELLE FISSE

(CONTINUAZIONE)

Questa impresa può sembrare estremamente difficile, specialmente per quei lettori che non sono profondamente familiarizzati con il libro di Steiner da noi menzionato, ma si deve comprendere che non vi è altra via per acquisire una conoscenza reale e fondamentale della natura interiore delle Stelle fisse e dei Pianeti. Esistono, naturalmente, molte opere astrologiche che descrivono influenze differenziate dello Zodiaco; comunque, tali descrizioni per lo più derivano dalla tradizione e non dànno alcuna spiegazione del perché i dodici segni dello Zodiaco agiscano nella maniera indicata. Così gli studiosi vengono posti di fronte ad un Universo, nel quale le influenze devono essere prese in considerazione, che tuttavia circonda l’essere umano con un muro insormontabile d’incomprensibile necessità.

L’intenzione di queste Lettere è quella di creare una reale comprensione della natura dell’Universo, poiché soltanto attraverso comprensione e chiaro pensiero l’essere umano diviene libero ed autocosciente, allorché viene messo di fronte alle influenze di questo Universo. Perciò, dobbiamo compiere un po’ di lavoro duro, specialmente al principio, e dev’essere fortemente sottolineato che è necessario studiare questi passaggi sulla relazione tra Zodiaco ed evoluzione sempre di nuovo sino a che essi non divengano reali immagini interiori, reali immaginazioni. Questo studio deve essere fatto insieme con lo studio del libro Scienza Occulta. Solo allora esso diverrà una fonte di conoscenza, che renderà lo studioso capace di trovare molteplici rapporti tra i mondi celeste e terrestre, i quali, semplicemente, non possono essere compresi tutti in una volta da un essere umano. Lo studioso deve giungere ad un punto nel quale lui, o lei, si sentono come un artista che prenda nelle sue mani il suo soggetto e col potere dell’immaginazione indovina le molte possibilità delle influenze cosmiche. Possiamo cominciare con una grande immaginazione fondamentale: la creazione.

 

Willi Sucher

 

Nell’ultima Lettera abbiamo descritto i primi tre grandi cicli di evoluzione entro l’Universo primordiale che abbiamo chiamato Antico Saturno. Vi era allora unicamente sostanza di Volontà, derivata dal sacrificio degli Spiriti della Volontà, un Universo piuttosto caotico e di natura più o meno animica. Durante il primo ciclo vi era un riflesso della vita, creato entro questa sostanza di Volontà. Nel corso del secondo ciclo, venne creato un riflesso di animazione da altri Esseri Spirituali, e durante il terzo ciclo venne attuato un esteriore riflesso di individualizzazione, che dette luogo ad una divisione dell’unico corpo singolo del “Pianeta” in molti corpi separati.

Inoltre, abbiamo trovato l’imprimersi di questi eventi primordiali nelle Costellazioni di Ariete, Toro e Gemelli. Abbiamo così trovato la natura interiore di queste Costellazioni, poiché, impregnate da tali eventi esse irradiano ancora forze come una specie di memoria cosmica.

Ora proseguiremo con la descrizione dell’evoluzione. Fino ad ora tutto è ancora di natura più o meno animica. Sono stati creati dei corpi singoli, separati, ed ora entro questi per la prima volta viene ad esistenza una sorta di duplicità universale: un mondo esteriore ed un mondo interiore. Il mondo interiore è stato, ad un grado lieve, separato dal mondo esterno. Il mondo esterno diviene qualcosa di obbiettivo che è “percepibile” dal mondo interiore, anche se è soltanto ad un livello di “coscienza” molto ottuso. Il mondo esterno è in se stesso Volontà, ma, sperimentato come oggetto, diviene fuoco o calore. Fino a che siamo immersi nella nostra sfera volitiva, agiamo ed operiamo fuori del mondo che possiamo considerare il regno dei nostri impulsi animici. Per esempio, non appena siamo leggermente stanchi o distaccati dall’impulso – possiamo ancora chiamarlo il nostro dovere – cosicché sperimentiamo lo sforzo causato da una “volontà esteriore”, sperimentiamo al tempo stesso produzione di calore nel nostro corpo. Naturalmente, la nostra esistenza corporea oggi è troppo complicata per fornire un buon esempio per la spiegazione dei fatti entro l’evoluzione dell’Antico Saturno.

Questa trasmutazione della sostanza di Volontà in fuoco o calore viene causata da Esseri Spirituali che Rudolf Steiner chiama “Spiriti della Personalità” o “Archai”, nel suo libro. Essi attraversano esperienzi simili a quelle dell’uomo sulla Terra per acquisire la coscienza dell’Io; tuttavia, lo fanno in condizioni abbastanza differenti. Nel farlo, essi lavorano nei corpi che sono stati creati nel ciclo precedente. Non potendo la sostanza di Volontà accogliere le influenze precedenti, essa è ancor meno capace di trattenere l’influenza degli Spiriti della Personalità. Di nuovo, ne resta una sorta di riflesso.

Dentro i corpi di Saturno vi è ora un “riflesso di Personalità” che crea quelle lievi tracce di un mondo interiore all’interno di questi corpi. Così accade che viene ad esistenza la tendenza ad una scissione tra un mondo interiore ed un mondo esteriore, che permette quindi all’essere interiore di “sperimentare” la volontà nel mondo esterno come calore.

La descrizione di quest fatti può già ispirare l’idea dei “Gemelli” – mondo esteriore, mondo interiore – e, in realtà, la si può trovare scritta nella Costellazione dei Gemelli. Ivi abbiamo già l’evento dell’influenza individualizzatrice degli spiriti della Forma che è stata descritta nell’ultima Lettera. Qui dobbiamo immaginare che la Costellazione dei Gemelli porti non solo “tendenze dei Gemelli” nel mondo, bensì che essa è o è stata, in tempi da lungo trascorsi, realmente due Costellazioni: l’una che ricorda l’attività degli Spiriti della Forma e l’altra l’attività degli Spiriti della Personalità.

Ma il fatto che oggi vi sia soltanto un’unica Costellazione rivela pure un profondo mistero. Nel linguaggio della memoria cosmica ciò rivela che qualcosa è scomparso. Fu così. Si dovrebbe immaginare che gli Spiriti della Personalità, nel corso della loro evoluzione, si mossero dalla loro “località” spirituale nella cerchia delle Gerarchie Spirituali e si mossero nella “direzione” opposta, nella sfera che oggi è simboleggiata dalla Costellazione del Sagittario.

Possiamo trovare la Costellazione del Sagittario, durante le notti di mezza estate, esattamente al di sopra dell’orizzonte meridionale sotto la Costellazione dell’Aquila e di Ofiuco. Non salirà moltissimo alle nostre latitudini e si muove lentamente lungo l’orizzonte. Nelle antiche mappe Stellari viene dipinto come il centauro – un essere metà cavallo e metà uomo. Porta arco e freccia ed appare tendere ad una certa mèta. Molto spesso viene raffigurato unicamente da arco e freccia. 

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(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

SPIGOLATURE (continuazione)

 

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Richard Wagner e John Lennon, ad un secolo di distanza, rappresentano due ideali che paiono contrapposti. Nel maestro di Lipsia emerge la sacralità nel dramma dell’avvenire impregnato di significati e significanti fin all’ultima nota e per contro, sull’altro lato, abbiamo l’irridente dissacrazione lennoniana del non-sense elevato a paradigma fondante la realtà. Ambedue Richard e John, hanno cercato un ideale artistico totalizzante, musicale ma non soltanto musicale. Ambedue possono essere messi a confronto per la loro personalissima (ed in fondo impolitica) idea di rivoluzione. Ambedue vissero con immensa sofferenza personale, la ricerca di un irraggiungibile ideale estetico-politico. La convinzione che il mondo possa essere trasformato dall’artista, accomunò il Ragnarǫk nibelungico alla fantasmagoria liberatrice del Rock and Roll dei Beatles. A margine, l’assonanza e la similitudine lessicale tra due termini, sono un vezzo tipicamente ed assolutamente wagneriano.

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Il Tramonto degli Dei o Götterdämmerung  è un’opera che presagisce in modo simbolico, la fine di un  mondo ordinato dall’alto. In Wagner emerge la fine del sacro, quale valore fondante della società. I sentimenti e le pulsioni morali che agivano ancora come eco, in  uomo di metà Ottocento, dal secondo dopoguerra non esistono più. Nelle canzoni dei Beatles quel mondo è già finito, la libertà è conquistata al prezzo della perdita di ogni valore tradizionale.

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Chuc Berry, il nero bluesman afroamericano, l’idolo chitarristico del giovane Lennon cantava:”liberami dai tempi antichi”. Ovviamente Lennon fu esaudito e si liberò dei tempi antichi. Fu annullato ogni valore, nemmeno la ricchezza economica si dimostrò  appagante. Non restava a questi figli di una libertà sconfinata che fa capolino nei primi anni ‘60, che cercare il sopramondo in qualche sostanza psicotropa. Ma anche quest’illusione insana, franò miseramente. Fu il vuoto. Un vuoto abissale. Restò solo la libertà, ad impregnare miticamente l’immaginario delle nuove generazioni della Rock Era. La liberta’, da strappare agli adulti ed alle convenzioni, alle istituzioni, alle religioni.

                                                           

La musica terrestre e la vita e l’opera poeti e di compositori, è quindi uno piccolo spiraglio aperto sull’altrove. Uno spiraglio dal quale possiamo osservare, di nascosto e per brevissimi momenti, echi tratti dalla Danza degli Spiriti del Tempo.

                                                                                             

Il “Crepuscolo degli Dei”  secondo una esatta traduzione avrebbe dovuto chiamarsi in altro modo: Fato degli Dei. C’è una vena di speranza nella parola  Fato, che viene a mancare nell’idea di Crepuscolo. E la speranza è  il silenzio liberatore del figlio di Odino. Wagner colse l’aspetto salvifico del mito norreno e lo tradusse inconsciamente nell’ultima sua opera, Il Parsifal. Non abbiamo nessun elemento a conferma eppure Parsifal definito da Wagner Il puro folle richiama  in molti aspetti Viðarr, il Silente, il figlio di Odino.

(per saperne di più)

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_crepuscolo_degli_dei

                                                                                    

Secondo il mito norreno, la scarpa con cui il giovane Viðarr spiaccicò a terra la mascella di Fenrir, fu confezionata con avanzi di cuoio delle calzature di tutte le generazioni passate presenti e future. E Viðarr non ebbe timore di radunare e cucire le pelli del suo stivale, non ebbe ribrezzo nel toccarne le suole. Le sue scarpe non resteranno fuori dal tempio dell’esperienza umana come calzari fuori d’una moschea musulmana.   Fu una terrestrità greve e opaca vissuta nei suoi dolorosi aspetti d’innalzamento e di degradazione, temprata dal silenzio meditativo, a rendere implacabile la forza  dell’eroico gesto del giovane figlio di Odino. La fine di Odino rappresenta il tramonto di un  una società esteriormente ordinata dal sopramondo.

                                                               

 La desacralizzazione del mondo in Wagner è voluta espressamente dagli Dei che hanno preparato il declino del loro agire a favore della libertà.


tris

Amburgo 1960. Crash! Rory Storm con un colpo di tacco ben assestato sulle tavole del palco, fece franare in una voragine sottostante la batteria e gli amplificatori. Chi avesse sfondato per primo il tavolato del palcoscenico che poggiava su solide casse di birra avrebbe vinto quella gara. I Beatles, seppur sconfitti dal complessino concorrente, sghignazzarono nella cantina. Per alcune ore non avrebbero suonato. Chi non rise affatto fu Bruno Koschmieder , il proprietario del bar che dopo aver a lungo inveito contro quei deficienti degli inglesi, dovette far andare tutta la notte il Jukebox gratis affinché la gente ballasse.

(Per saperne di più)

http://it.wikipedia.org/wiki/Vi%C3%B0arr

Tutto sembrava permesso, nell’Amburgo portuale degli anni ’60, un solo tabou resisteva: far riaffiorare il recente passato del Terzo Reich. Erano passati quindici anni dalla fine della guerra e tutti, formalmente, volevano o dovevano dimenticare la Germania di prima. Ma John, oltre una certa ora, trasgrediva impunemente anche questo divieto, rivolgendosi alla sala con il saluto nazista o mettendosi addirittura una svastica di carta intorno al braccio. Nei gesti nazistoidi che John improvvisava sul palco ad Amburgo, prevaleva semplicemente il gusto della provocazione portata all’estremo limite. Bruno, il proprietario del pub ogni tanto si infuriava per il protrarsi delle scempiaggini parapolitiche del ragazzo di Liverpool che rischiavano di provocare risse con i nostalgici o peggio, di fargli chiudere il locale.

 

John Winston Lennon, con il secondo nome voluto dalla madre Julia, per celebrare Churchill, il mortale nemico di Hitler. Nato il 9 ottobre del 1940 in mezzo ai più terribili bombardamenti. Mentre i tedeschi radevano al suolo interi quartieri della sua città, il piccolo metteva piede in questo mondo. Un certo livore antigermanico lo assunse quindi con il latte materno, John Winston Lennon. Non fu mai disciplinato, anzi la verga correttrice del direttore scolastico scese più volte a colpire le terga di quel ragazzino indomabile. Diventò con gli anni uno studente distratto, anarcoide ed individualista, innamorato artisticamente del nero americano Chuck Berry. Berry, il suo idolo, il fondatore di tutta la tecnica chitarristica rock con l’urlo africano che canta la ribellione verso gli adulti, la famiglia, il lavoro, le false moralità! Chuk Berry era il suo modello, un negro che era l’antitesi del prototipo razziale ariano del Terzo Reich. Ma John era tutto ed il contrario di tutto, uomo antinomico per eccellenza. Pur essendo antimilitarista ed antigerarchico, coltivava inspiegabilmente una vera fissazione per l’impero romano. Pur professandosi antirazzista era più che sensibile per le figure carismatiche ed assolutiste della storia.

                                  

Lennon voleva far emergere la sua volontà a qualsiasi costo. Tutti dovevano eseguire i suoi ordini, ridere quando facevo qualche scherzo e lasciarlo comandare. Ma John non era un politico e non riusciva sempre ad essere il leader, specie quando si scontrava contro la diplomazia astuta di Paul o l’intelligenza e la sensibilità estetica di Stu il suo migliore amico fin dalla scuola d’arte di Liverpool.

                                                              

In quella combriccola da un lato spadroneggiavano le figure dei grandi miti e i tipi duri del Rock and Roll, con Gene Vincent, James Den, Marlon Brando, dall’altro veniva apprezzato l’esistenzialismo francese.  Lennon e l’amico Stu, pittore imprestato alla musica, avevano un substrato culturale e sociale che li faceva sentire in sintonia non solo con i Rockers ma anche, appunto, con gli Exis, gli esistenzialisti. I Rockers erano generalmente proletari o proleten, come alle venivano indicati con ironia dai tedeschi più abbienti. Gli esistenzialisti, di estrazione media, erano più interessati a Jean – Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Juliette Greco e Albert Camus. La bella fotografa Astrid Kircherr ed il suo ragazzo Klaus Voorman ad esempio, facevano parte di questo secondo gruppo. In quegli anni gli Exis portavano il ciuffo spiovente sugli occhi mentre i Rockers puri amavano le pettinature vaporose all’indietro di impronta americana. Quel caschetto che ricordava i paggi del Medioevo, era una moda esistenzialista e per i tedeschi si chiamava pettinatura a fungo, Pilzenkopf.

(Per saperne di più)

http://www.informagiovani-italia.com/i_beatles_ad_amburgo.htm


 

Quella compagnia di giovani integrava questi due mondi così opposti che diverranno la cifra stilistica dei Beatles di domani. Perché grazie alla magica miscela della musica del gruppo di Liverpool, con il tempo, si persero le rigide connotazioni di arte “alta” ed arte popolare. Questo superamento sarà l’eredità più importante del variegatissimo genere musicale che in futuro prenderà il nome di musica postmoderna.

(Continua)

RESOLARIS

 

 

 

 

 

ARTE, MUSICA

PAVEL FLORENSKIJ

Florenskij, Pavel Aleksandrovic (1882 – 1937)

Personaggio a dir poco poliedrico Pavel Florenskij, definito da N. Losskij e S.Bulgakov il “Leonardo da Vinci della Russia”, può tra le altre cose essere annoverato tra i protagonisti principali della Sofiologia, assieme a V. S. Solov’ëv e allo stesso Bulgakov. Mentre questi ultimi si occupano della Sophia in relazione al Cristo, alla Chiesa ed suo progressivo incarnarsi nel processo storico in divenire, Florenskij la considera come espressione totale della Trinità e della Verità spirituale.

Laureatosi nel 1904 in matematica e fisica, è molto influenzato dall’opera del suo maestro N. V. Bugaev, cofondatore della “Società matematica moscovita” che si proponeva di realizzare una sintesi filosofica in grado di disciplinare la varietà ed eterogeneità di interessi teoretici e pratici del tempo grazie ad un rigoroso spirito critico. Ma la matematica pura non è l’unico campo d’interesse di Florenskij, che si iscrive anche all’Accademia Teologica di Mosca dove ha modo di approfondire le lingue antiche, la filosofia, le scienze bibliche, simboliche, dogmatiche, liturgiche, patristiche e ascetiche. Sarà comunque sempre la matematica a prestarsi come sostrato e termine di paragone in tutti gli svariati campi d’indagine a cui Florenskij dedicherà le sue attenzioni. In particolare negli anni della laurea forte sarà l’influenza del pensiero matematico di Georg Cantor, riscontrabile in particolare nei due saggi “Sui simboli dell’infinito” e “Empiria ed Empirismo” nei quali viene indagato il rapporto finito-infinito e teorizzata la necessità di giungere ad identificare un “oltre” noumenale che renda il mondo empirico un campo immanente di manifestazione del Divino.

Importante è il suo rapporto con la cultura in quanto etimologicamente affine al “cultus”, del quale la cultura stessa sarebbe la germinazione, e che la cultura moderna avrebbe deciso di liquidare precludendosi così la possibilità di connessione con il Cristo, “fonte della Vita eterna”. Quanto appena esposto informerà l’incompiuta “Filosofia del Culto” dove quest’ultimo è considerato, nella sua valenza simbolica ed essenziale, come soglia tra i due mondi.

Nel 1910 Florenskij viene consacrato presbitero ortodosso (dal 1912 sarà attivo presso la Chiesa della Maria Maddalena a Sergiev Posad) e gli viene assegnata al contempo una cattedra di Filosofia, mentre tra il 1911 e il 1917 e direttore redazionale dell’importante rivista “Messaggero Teologico”. E’ in particolare in questo periodo che Florenskij affina la sua visione della Trinità come perno, principio ed essenza del pensiero Cristiano e della metafisica che sarà la colonna portante della sua opera fondamentale “La colonna e il fondamento della Verità – Saggio di teodicea ortodossa in dodici lettere”, dedicata “al nome tutto puro e profumato della Vergine e Madre”. La teodicea (altrimenti detta “teologia razionale” o “naturale”) è quel filone della teologia che si occupa del rapporto tra la giustizia e la bontà divina e la presenza del male nel mondo, ed in quest’ambito Florenskij si muove entro il percorso già tracciato da Origene e Massimo il Confessore e poi rielaborato da Solov’ëv, centrato sull’idea dell’identità sostanziale di tutto l’esistente. Ogni cosa, avendo il sé lo stesso “ritmo di vita”, è ontologicamente connessa con il resto delle cose e con il tutto. Florenskij poggia l’unità fondamentale del molteplice su una Verità che è concretamente pensabile e coincidente con il dogma trinitario a sua volta visto in un ottica di parti che si compenetrano e vivono di un continuo dono, sacrificio e negazione di sé per Amore delle altre parti. Questo amore per l’altro da sé costituisce la dinamica dell’ordine eterno dell’essere, e tutto ciò che non vive di questa vita, compreso il male, è destinato a perire. Teodicea, certo, ma la matematica non è esclusa dall’opera bensì accasata in una importante “appendice” con la quale il lettore è invitato a familiarizzare prima di affrontare il testo.

Pochi anni dopo la pubblicazione di “La colonna e il fondamento della Verità” (1914) ha luogo la “Rivoluzione d’Ottobre”, a seguito della quale diversi intellettuali abbandonano la Russia. Florenskij rinuncia invece all’esilio per stare vicino alla sua Comunità, nella convinzione che facendo leva sulle contraddizioni interne la resistenza possa avere successo. Parallelamente continuano per lui gli incarichi di responsabilità, le pubblicazioni (degli anni ’20 è per es. il saggio “Allo spartiacque del pensiero”) e gli studi nei più disparati settori della conoscenza, che lo porteranno a compiere anche diverse invenzioni nel campo della tecnica e della fisica. Alla base e sullo sfondo dei suoi vari lavori permane sempre una visione Cristiana dell’esistenza e dell’esperienza umana, il che non costituisce certo cosa gradita agli occhi del regime, che comunque si mostra tutto sommato tollerante con un personaggio i cui talenti sono comunque concretamente utili (importanti sono state per esempio le collaborazioni con l’Amministrazione centrale per l’elettrificazione della Russia e con Istituto Elettrotecnico di Stato), sebbene non manchino attriti ed episodi di censura, come quella subita dallo scritto “Gli immaginari nella Geometria” (nel quale la questione dello spazio nella Divina Commedia veniva approcciato dal punto di vista della teoria della relatività). Questo almeno fino alla fine degli anni ’20, allorché in corrispondenza di un giro di vite da parte delle autorità politiche contro ogni tipo di cultura religiosa la situazione inizia a complicarsi, fino a quando Florenskij viene arrestato una prima volta nel maggio 1928 , inserito in una lista di “soggetti pericolosi” e successivamente condannato al confino (condanna ritirata dopo qualche mese grazie all’intervento di Ekaterina Pavlovna Peskova, responsabile della Croce Rossa Politica).

Rifiutata nuovamente l’opportunità dell’esilio (a chi gli chiedeva consigli sul che fare in quel periodo così difficile rispondeva: “Quelli tra voi che si sentono abbastanza forti da resistere devono restare, e quelli invece che hanno timore e non si sentono saldi e sicuri possono andare”) e tornato a Mosca potrà vivere e operare in una situazione di relativa tranquillità (di questo periodo è l’importante saggio “La Fisica al servizio della Matematica”) fino al febbraio del 1933 , quando subisce un nuovo arresto con l’accusa di propaganda antisovietica e partecipazione e organizzazione controrivoluzionaria, con conseguente condanna a 10 anni di lager in Siberia, nel primo Gulag sovietico sorto al posto dell’antico monastero delle isole Solovki, nel Mar Bianco. Assegnato al reparto della ricerca scientifica Florenskij compie studi sul gelo perpetuo, sull’estrazione dello iodio e sulle proprietà delle alghe e brevetta diverse importanti scoperte scientifiche tra cui il liquido anticongelante. La vita nel Gulag è comunque molto dura, ed una figura di una tale grandezza e coraggio (che ancora nel 1934e nel 1936 rifiutava concrete possibilità di lasciare il Gulag ed andare in esilio) contunua a dare fastidio.

La macchina del fango si avvia ed infamanti accuse vengono costruite per minare la resistenza del prigioniero anche dal punto di vista psicologico; resistenza che viene meno solo quando Florenskij viene a sapere che la propria dichiarazione di colpevolezza varrebbe la libertà di alcuni compagni di prigionia. Il 25 novembre 1937 viene emessa la condanna a morte che viene eseguita l’8 dicembre dello stesso anno, per fucilazione, in un luogo ad oggi rimasto sconosciuto nei pressi di Leningrado nel quale era stato portato, numero 368 di un gruppo di 509 condannati.

L’identità tra azione e pensiero che informa la vita del Florenskij può essere vista come un importante punto di distinzione rispetto alla maggior parte dei pensatori russi del suo periodo relativamente all’accidentata vicenda della convivenza e del rapporto tra fede e ragione. Sebbene il suo campo di azione sia molto vasto ed eterogeneo la tensione è sempre verso una “unisostanzialità” centripeta in un mondo che pare invece impegnato in un movimento centrifugo, disgregato e disgregante. E’ lo stesso Florenskij a parlare di “idealismo magico” per indicare un’attitudine a considerare la realtà dal punto di vista dell’essenziale unità vivente di tutto ciò che nel creato, ad uno sguardo superficiale, appare invece disgregato; unità che può essere tanto più vivente quanto più sia attivo un “nuovo pensare” pregno di quella “verità vivente” già introdotta come categoria filosofica dagli slavofili e che Florenskij riveste a festa dando risalto alle radici sanscrite di quell’Istina (Verità) che un tempo era stata “respiro”. L’esigenza di questo nuovo pensare, che costituirebbe altresì un luminoso punto-ponte tra Oriente ed Occidente, risulta essere urgente per l’uomo, pena l’indurimento e l’inaridimento dell’esistenza che si troverebbe sempre più a doversi muovere in foreste di concetti morti, induriti e pietrificati (la ricerca della vita al di la del concetto è tra l’altro un tema caro a più di un autore russo). Quanto si poggia sulla formale ragionevolezza logica, sulla certezza del dato già dato e sul conosciuto già conosciuto è cristallizzato e privo di vita in quanto disgiunto dalla ragione ultima della sua stessa esistenza. La razionalità ha senso quando lungi dall’essere considerata fine ultimo della conoscenza diviene elemento direzionale per “uscire dal piano dei concetti per entrare nella sfera dell’esperienza viva”. Importante a questo riguardo è anche quell’”antinomia” che per Florenskij vive nello scontro tra due leggi opposte ma egualmente valide e legittime. Solitamente l’uomo tende ad evitare il peso della tensione tra gli opposti antinomici facendo propria una sola prospettiva, impedendosi così di cogliere e accogliere la realtà nel suo insieme.

Esperienza fondante e fondamentale all’interno della weltanschauung Florenskijana è la scoperta del Tu e della conseguente interrelazione fra l’Io ed il Tu altrui al cospetto di un Terzo; interrelazione che permette alla logica e alla ragione di trovarsi dinanzi ad un punto di svolta, richiedente superamento (grazie ad una libera scelta ascetica di donazione e rinuncia a sé stessi) dei limiti del raziocinio onde accogliere appieno gli elementi di novità ad essa connaturati, il tutto nel segno di una Fede viva e libera (che in quanto tale non potrebbe essere meramente razionale) che è salvifica e costituisce “il principio e la fine della croce e della crocefissione al Cristo”. La rinuncia a sé stessi (all’Io=Io) equivale ad un assenso dell’anima che si rende ricettiva e accogliente per lo Spirito, che non trova più dualismi, forme fisse, discorsivismi e dogmatismi ad ostruire la via.

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Da una lettera del 1933 alla figlia Olga:

“Per la matematica, cerca non solo di ricordare semplicemente cosa e come fare, ma anche di capirlo e di apprenderlo come si apprende un pezzo musicale. La matematica non deve essere nella mente come un peso portato dall’esterno, ma come un’abitudine del pensiero: bisogna imparare a vedere i rapporti geometrici in tutta la realtà e a individuare le formule in tutti i fenomeni. Chi è capace di rispondere all’esame e di risolvere i compiti, ma dimentica il pensiero matematico quando non si parla direttamente di matematica, non ha appreso la matematica…La matematica è la più importante delle scienze che formano il pensiero: essa approfondisce, precisa, generalizza e lega in un unico modo la visione del mondo, educa e sviluppa, dà un approccio filosofico alla natura”.
“C’è una sorta di ritardo, della società rispetto alla grandezza e dell’io rispetto alla sua propria grandezza. E’ chiaro che il mondo è fatto in modo che non gli si possa donare nulla se non pagandolo con sofferenza e persecuzioni”

§§§§

“Il destino della grandezza è la sofferenza, quella causata dal mondo esterno e la sofferenza interiore. Così è stato, così è e così sarà …. È chiaro che il mondo è fatto in modo che non gli si possa donare nulla se non pagandolo con sofferenza e persecuzione. E tanto più disinteressato è il dono, tanto più crudeli saranno le persecuzioni e atroci le sofferenze. Tale è la legge della vita, il suo assioma fondamentale …. Per il proprio dono, la grandezza, bisogna pagare con il sangue”
“ Tutto passa, ma tutto rimane. Questa è la mia sensazione più profonda: che niente si perde completamente, niente svanisce, ma si conserva in qualche modo e da qualche parte. Ciò che ha valore rimane, anche se noi cessiamo di percepirlo”

“Non sono gli affanni del presente a oscurare l’eternità, ma che l’eternità ci guarda dalle profondità degli affanni del presente”

“Che cosa ho fatto io per tutta la vita? Ho contemplato il mondo come un insieme”

“Nello spazio ampio della mia anima non vi sono leggi, non voglio la legalità, non riesco ad apprezzarla… Non mi turba nessun ostacolo costruito da mani d’uomo: lo brucio, lo spacco, diventando di nuovo libero, lasciandomi portare dal soffio del vento”

“Osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso sull’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite all’aria aperta e intrattenetevi, da soli, col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete”

SENZA CATEGORIA

Notizie dal MART di Rovereto

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Cari amici,

forse a qualcuno di voi interesserà sapere come procede la mostra su Rudolf Steiner al museo di arte moderna MART di Rovereto.

A detta degli organizzatori la mostra continua a destare grande interesse e grande affluenza di pubblico.

Sabato 13 aprile c’è stato un convegno dal titolo: “Luoghi dell’io. Percorsi nell’opera di Rudolf Steiner”. Vi hanno partecipato circa 280 persone venute da varie parti d’Italia.

Un lavoro impegnativo partito alle 9.30 del mattino e finito alle 19.00 della sera.

Hanno presentato temi importanti relatori quali: Salvatore Lavecchia: “Il pensare quale generatore di nuove forme di Luce”, Emilio Ferrario sul tema “Fenomeni e idee anzichè fatti e teorie” Alessandra Alberti per la pedagogia, Giovanni Simoncini per l’economia e molti altri.

E ancora ieri, domenica 5 maggio, un altra giornata piena, per il convegno dal titolo: “Arte e creatività in Rudolf Steiner: verso una nuova estetica”.

Rudolf Steiner. L'alchimia del quotidiano  MART - Mozilla Firefox

I partecipanti questa volta erano più di 300 e le sale del Mart faticavano a contenerli tutti.

I due temi più importanti, a mio avviso, sono stati: “Nuovo Rinascimento come arte dell’Io” di Arturo Onofri (1925)

e “L’arte nel mondo spirituale/ Tre saggi come introduzione a una conoscenza cosmico-spirituale dell’Arte” di Lamberto Caffarelli (1925)

C’è stato poi uno spettacolo, pianoforte e voce recitante, con musiche originali di Lamberto Caffarelli e liriche di Arturo Onofri.

A seguire una Lectio magistralis di Gillo Dorfles (103 anni) intitolata: “Steiner tra ragione e sentimento”.

Ancora altri interventi e alla fine Alessandro Bergonzoni ha chiuso con “Apologia di creato – sulle arti e le loro vocazioni”

Venerdì 10 maggio prossimo, alla sera, ci sarà un grande spettacolo di euritmia intitolato “Albolina” una leggenda che ha origine nella regione delle Dolomiti. Iniziativa e direzione di Gia van den Akker.

Questi gli eventi più significativi a Rovereto in questo periodo di mostra, che si concluderà il 2 giugno 2013.

In mostra a Rovereto Rudolf Steiner, l'alchimia del quotidiano - Repubblica Tv - la Repubblica.it - Mozilla Firefox

 

Ma non finisce qui……Il percorso dell’artista Rudolf Steiner prosegue alla Biennale di Venezia.

Qui verranno esposte 54 delle sue “lavagne”.

lavagna

Se qualcuno non sapesse cosa sono le lavagne di Steiner, tenterò di spiegarlo brevemente.

Quando il Dottore teneva le conferenze, come supporto alla comprensione delle stesse,  faceva dei disegni alla lavagna con i gessetti colorati.

Dal 1914, una sua allieva Emma Stolle, ebbe l’intuizione che sarebbe stato importante conservare detti disegni, e da allora, attaccati alla lavagna, vennero messi dei cartoncini neri che alla fine della conferenza venivano trattati con una lacca e custoditi con cura.

Fu Assja Turgenieff ad accorgersi che le lavagne erano da considerarsi opere d’arte, e nel 1961, nel centenario della nascita di Rudolf Steiner, vennero esposte al pubblico, per la prima volta, a Zurigo. Da allora vennero presentate in varie parti del mondo.

Alla Biennale di Venezia sono state già presentate alcuni anni fa, ma in numero molto ridotto.

Quest’anno il direttore artistico Massimiliano Gioni, occuperà un grande spazio con le 54 lavagne….. e forse a qualche anima, oltre che ammirare lo Steiner artista, verrà la curiosità di sapere qualcosa di più anche dello Steiner pensatore e scienziato dello spirito.

 

 

ARTE, SCIENZA DELLO SPIRITO

IL PENSIERO È L’ESPRESSIONE DELL’UOMO

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Rimango sempre un po’ stupito (o stupido) quando vedo sorgere, come i funghi dopo una pioggia, incertezze di tutti i tipi che riguardano la preminente posizione del pensiero anche quando la si raffronti con la restante organizzazione dell’entità umana.

Sarà perché ho fatto le scuole di una volta, in cui anziché cominciare coi cromosomi, davano un principio chiaro e solido: l’immagine generale del mondo conosciuto.

Regno minerale, regno vegetale, regno animale e l’Uomo a coronamento; che si distingueva con un bel salto per la capacità di pensare.

Tempi ingenui o maggior chiarezza di visione?

Certo è che quasi tutti i grandi esponenti dell’Arte e della Scienza e direi indipendentemente dalla propria visione del mondo, materialista o idealista che fosse, mostravano per il pensiero un rispetto, un entusiasmo o una sacra riverenza, si chiamassero Goethe, Conan Doyle o Rutherford. Ciò faceva parte di un generale sentire.

Il limite dovremmo conoscerlo piuttosto bene: tutti a usare il pensiero, nessuno a considerarlo per sé stesso. Sul versante magico-occultistico-religioso era ed è anche peggio: il pensiero veniva e viene certamente usato ma assai spesso valutato come un nemico dell’esperienza trascendentale e qui il mio Oriente, compreso in superficie, banalizzato, tradotto per cretini, non aiuta.

Situazione curiosa ma non tanto: è connaturata: se uno cammina, guarda il paesaggio o tende al punto d’arrivo, non le gambe che lo portano verso quel posto.

Ciò vale anche nelle attività dove il pensiero regna sovrano, come nella scienza della fisica o della matematica (non accenno ai filosofi che non esistono più). Ho chiesto spesso a matematici e ricercatori qualcosa in merito. Qualcuno mi ha persino confidato di avere l’impressione come di entrare in un altro mondo…ma se arrischiavo un accenno sul pensiero come un fenomeno in sé, scattava sempre una difesa e coglievo un netto rifiuto dell’anima verso una tale impudente stravaganza. Un giorno colsi al volo come l’anima del sapiente fisico che mi stava davanti, letteralmente si schivava per non beccarsi lo shrapnel dell’orribile idea che gli lanciavo.

Siccome non sono nato ieri e ho avuto grande interesse per i rapporti comunicativi e culturali, posso dire d’aver trovato, nel tempo, tantissimi disposti a pensare: pensare qualsiasi tema ma mai nessuno che potesse prendere in considerazione il pensare. Sto dicendo una sciocchezza: in verità ho trovato parecchi affascinati dalle ricerche scientifiche che, guidate e devotamente sostenute dal diavolo, scambiano l’effetto con la causa, così giungendo a pensare che il pensiero sia vibrazione, onda magnetica, reazione elettrochimica e altre cose del genere, ora poi si fotografa la zona del cervello che si attiva in una determinata attività…e il dubbio, se c’era, scompare. Magari scompare anche la ventennale ricerca del MIT che annunciò, fuori da ogni dubbio, che vent’anni di meditazione modificano sensibilmente l’amigdala, ossia il contrario.

In opposizione allo scientismo ruvidamente primitivo, in molti ambienti che si dicono ispirarsi alla Scienza dello Spirito fa da ospite fisso uno spiritello misticheggiante che, sgomitando da destra a sinistra, tende ad imporre la pretesa della primogenitura al sentire e, in casi più rari, al volere. Anche in questi casi vige il primitivismo della forza apparente poiché ad uno sguardo infantile la forza delle emozioni e risultati volitivi si impongono in chi, forse inconsapevolmente, limita sé stesso nel sensibile. Ma senza il coraggio di accompagnarsi a Freud  che non aveva torto se, nell’osservazione medico-psichiatrica, constatava come la libido fosse la forza più attiva e pervasiva nell’uomo comune. L’occultismo serio avrebbe potuto dargli ragione, vedendo nell’uomo un coacervo di bramosia al 90% (la “sete” menzionata dal Cristo).

Eppure non occorre essere “iniziati” e nemmeno asceti per riconoscere (osservare) che quelli che di solito chiamiamo sentimento o volontà ci portano dritti dritti nella sensazione corporea: stimolatori delle funzioni corporee per eccitare l’anima, per far godere l’anima di momenti di eccitazione. Così questo circolo (vizioso) si chiude in cerchio: per questo si assumono droghe: chimiche o “spirituali”. Con la loro assunzione il circuito anima-corpo-anima è soddisfatto ed energizzato. Ciò viene scambiato per “elevazione”.

Il pensare è l’unica tra le attività umane che riesca a sottrarsi a tale, semi-animalesca condizione: l’unica attività che ci dia consapevolezza del mondo, di noi stessi e di capire qualcosa delle relazioni che intercorrono tra i fenomeni.

E’ persino possibile produrre una sorta di condizione patologica nella quale i sensi siano intatti e non si possa più pensare. Ripeto che questa è una condizione patologica. Però interessante, radicale. In questo stato si vede ogni cosa, si sente tutto, eccetera, ma non si sa cosa si vede, cosa si sente: non si sa nemmeno che si sta vedendo, udendo…: si vede il colore rosso ma non si sa cosa sia il colore, si percepiscono gli oggetti ma non si sa cosa siano, non si sa nemmeno cosa sia una forma, sebbene gli occhi funzionino alla perfezione: tra un portacenere e un elefante non v’è differenza alcuna.

Insomma, il pensiero, sperimentato nella sua forma più comune, è già qualcosa di immenso: una eccezionalità rara che la natura/struttura umana porta in sé come un dono sacro. So di aver già parlato di questo, ma è, al negativo, una delle condizioni più splendide per comprendere nettissimamente come, senza pensiero, l’uomo sia un nulla. Meno d’un animale, meno di una pianta.

Allora può sorgere un senso adeguato e possiamo dirci che il pensiero è già una realtà possente che, fluendo incessantemente, donandosi illimitatamente (qualcuno lo chiamerebbe Amore, parola che l’uomo ha prostituito) dà realtà al mondo e a noi stessi.

E non è nemmeno “invisibile”!

Mettetevi seduti e guardate un oggetto qualsiasi. Siete sicuri che quell’oggetto sia reale e permanente? Di solito tutti rispondono (precipitosamente) che è proprio così.

Ma per quanto tempo? Non vi siete mai accorti che, se l’attenzione pensante si dirige su altro o su un tema, gli occhi non vedono più l’oggetto? E ciò, per chi non è addestrato, capita di continuo. Voglio solo dire che l’oggetto appare e scompare e, poiché avete fiducia nelle “cose”, formulate un pervasivo giudizio subconscio di certezza nella stabile realtà delle stesse. Mentre è possibile che l’oggetto sia quello che appare solo perché pensato. Mi sa che dire che una tal cosa esiste anche prima e poi sia suppergiù un atto di fede.

Oppure, in alternativa, la matita o il sasso visti sono pensieri temporaneamente…visibili!

Nell’esperienza interiore infatti, una tra le situazioni che si possono sperimentare è del tutto rovesciata rispetto all’apparente sostanzialità del mondo sensibile, e chi, troppo precocemente, si vedesse in questa situazione, si annichilirebbe di paura poiché vedrebbe che si sta muovendo nel vuoto o sopra un abisso, sostenuto, come il ragno col suo filo, solo dal pensiero: come un funambolo, lì pensi e, solo per questo fatto, non cadi.

Ho osato dire che matita o sasso potrebbero essere pensieri visibili, allora oso ancora senza nemmeno usare parole mie ma di un utente di Eco che non ha mai scritto e questo è un vero peccato perché è un gigante e se scrivesse “con le migliori intenzioni” schiaccerebbe involontariamente le sciocchezze che si dicono gratuitamente.

Lasciamogli la parola: “E’ molto semplice: basta prendere l’immagine dell’ago con la quale si fa concentrazione e avere il coraggio di ammettere che è una realtà pari a quella del muro che ci sta di fronte o quella della voce di un amico. Semplicissimo: è reale ed esistente come il muro”.

Giacché lui non è me, posso anche dirlo: una vita intensa e cinquant’anni di discipline di tutti i…colori per dichiarare…l’ovvio? E molti penseranno: “Così poco e nessuna bancherella di bamboline e manufatti antroposofici…mancano i fatti, manca l’azione”.

Rispondo indegnamente al suo posto: “Espletate fino in fondo, scrupolosamente, fatiche e doveri che la vita vi ha posto davanti? Date un aiuto a chi ne ha bisogno? Non evitate nulla? Oltre a ciò tentate giornalmente l’azione più difficile e torturante che nemmeno il “divin Marchese” avrebbe escogitato? Avete imparato a strizzare l’anima oltre voi stessi? Se foste davvero sinceri in “pensieri, parole e opere” dovreste dirmi: “E’ impossibile fare di più!”.

Se non lo dite (con la testa gioiosamente illuminata da mille pensieri) vi state burlando di me (niente di grave) e di voi stessi (guai seri!).

Eppure ci si dovrebbe contenere: un pensiero che non abbia uno straccio di coerenza con la percezione dovrebbe essere avvertito come sospetto. Non che il pensiero non possa strutturarsi come qualsiasi altra cosa, ma implica un lavoro poiché pensare e non solo venir pensati dalla psiche e dal corpo è veramente difficile. Sulla indicazione del Dottore, fate un altro esperimento. Iniziate a leggere l’Etica di Spinosa: vi mancherà il terreno sotto i piedi alla seconda o terza riga perché non si è abituati al pensare come attività individuale non corporea. E’ una esperienza penosa che avverte il lettore come esso sia solo capace di riconoscere le parole. Troverete di persona come sia profondo il solco tra l’articolare parole ed il pensare pensieri. E vedrete pure come il “sapere” non aiuta.

Però in questo modo si può comprendere come l’Opera di Steiner venga letta ma raramente pensata. Era l’unica cosa (di essenziale) che il Dottore chiedeva. E se non viene pensata cade il palco su cui si recita l’antroposofia o si vagheggia persino il suo superamento: in sé non impossibile, ma di sicuro non da un livello in cui essa ancora non c’è, sebbene se ne parli all’infinito. Sì, miei cari, quietamente contesto la Scienza dello Spirito discorsivizzata perché, se fosse reale, sarebbe in contraddizione con sé stessa!

E’ in questo luogo inesistente che avvengono le scaramucce o le battaglie tra correnti e fazioni, di solito a colpi di brani scritti dai Maestri. Questo è il vero teatro delle contrapposizioni, delle dogmatizzazioni, cioè del niente che si oppone al niente: a gloria della consolidata liturgia delle rappresentazioni personali.

Quanto sarebbe invece necessario pensare con rigore pensieri liberi dal nostro mondo soggettivo: radicalmente, fino a consumarne l’impronta sensibile. Chi osa ciò accende, per uomini e spiriti, una luce in entrambi i mondi.

SCIENZA DELLO SPIRITO,

SINCERA IMPOSSIBILE NETTA

.

SOLARITA' ALATA1

SINCERA IMPOSSIBILE NETTA.

 

ROMBANO NEL CUORE LE ECO DELLA MERAVIGLIA INFRANTA.

MENTRE IL SILENZIO AVVOLGE LE ATTORTE PIEGHE DELLA DISPERAZIONE DENSA.

INTENSA LA SPIETATEZZA GENERA LASTRE DI DURISSIMA SOSTANZA OCCULTA.

TUTTO UN UNIVERSO DI PERDUTI LIVELLI DI CALORE PERMEA I PENSIERI DEGLI INABISSATI.

 

LUCIDI PENSIERI ERRATI SI TRAGGONO DA PUERILI VANITA’ TITANIZZATE.

FROTTE DI INDIVIDUI SENZA PIU’VALORI ATTRAVERSANO LE PORTE DELL’INFERNO.

E LATRANO IMPLACABILI.

CONVINTI DI IMPEDIRE L’ALTRUI VITA SERENA.

 

CONVINTI DI COLPIRE LE ARMONIE.

 

RICOPERTI DA INDURITE PIAGHE DI MALVAGITA’ AVANZANO CONVINTI E COMPIACIUTI.

MENTRE LE FANGOSE RIVE DEL DEMONIO LI RICOPRONO DI FALSI ALLORI.

E DI INFINITI BENI MATERIALI ESTORTI E RAPINATI.

LATRANO LE IENE DELL’ACCIAIO OSCURO.

 

GELIDE E TAGLIENTI VIVONO PROFONDE CONVINZIONI IMPOSTE DA UN ISTERICO GRAVARE.

IMMESSE DAL PESO CHE INTENDE COME SOLO PROPRIO VIVERE L’ALTRUI MORIRE.

BEFFARDO NEL GELIDO GHIGNO L’IMPEDIRE LA VITA :  TRONEGGIA.

E SI CIBA DI MARTIRI INERMI.

 

MA IN TALE FRAGORE DI LASTRE TAGLIENTI  :  LUCE VERA SI ACCENDE.

 

SINCERA.

IMPOSSIBILE.

NETTA.

 

SI ACCENDE  E   -DERISA E INCREDUTA-  ASSALE GLI ABISSI DEL TRONFIO MENTIRE.

SI ACCENDE ED INSISTE NEL PROPRIO IMPOSSIBILE ESISTERE.

MANTIENE LA FORZA DEL PROPRIO SCOCCARE

E QUALE  INCREDIBILE FOLGORE NEL PERMANERE  :  CONSUMA LE DURISSIME LASTRE DEL PERFIDO ODIARE.

INVADE E PERVADE I PENSIERI DELL’INCUBO OSTILE E RECIDE LE TERREE CERTEZZE DEL FIELE.

 

UN LONTANO CALORE SI CREA NEL VOLERE CHE CONTEMPLANDO LA SINTESI-IDEA  :

CONSACRA LE ESSENZE DEL DIRETTO AFFERMARE UN RICORDO FEDELE  ALLE ORIGINI AUREE DEL VERO.

CONCEPITO UN PRECISO PENSIERO : IL VOLERE  -SPIEGATO NEL CONTEMPLARNE IL RICORDO-  INFINE E’ CALORE.

LOGICA FIAMMA CHE INCONTRA INDURITE MENZOGNE POGGIANTI SU ANIMICHE PIAGHE FURENTI.

 

MANTENERSI NEL VERO MENTRE INFURIA L’EVIDENTE MENZOGNA CHE NEGA :  E’ RECIDERE IL MALE.

 

PROGRESSIVO DISSOLVERE NODI RAPPRESI NEL DURISSIMO FARFUGLIARE DI ANIME INFETTE.

UN URTO E UNA LUCE CHE SORGE IMPREVISTA.

FRUTTO DI  UN LIBERO ARBITRIO CHE POTEVA RESTARE LATENTE.

 

E UN ARGINE FERMA QUEL MALE.

UN VALORE SI ERIGE CHE CONSUMA E SVILISCE I TRATTI ARROGANTI DEI DISEGNI DEL MALE.

 

E’ LUCE E CALORE.

ARMONIE CHE IMPONGONO SOTTILI RAPPORTI NUOVAMENTE POGGIANTI SUL DEGNO.

 

UN GHIGNO SI SPEGNE.

TRAFITTO DALL’AUREO SORRISO.

IN  GERMOGLIO DI FUTURO PIU’ SANO PENSARE MUTATO.

 

UN VOLUTO SILENZIO IN CUI IL VERO LAMPEGGIA.

E UNA LUCE DISCENDE NEL MONDO.

RIACCESA.

 

NEL CONTINUO IMPOSSIBILE INCIDERE CHE IL PENSARE REALIZZA NEL RITO IN IDEA.

 

HELIOS FK AZIONE SOLARE

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ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

PRINCIPI SENSATI DELLA NUTRIZIONE VI ARTICOLO

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(VI e ultimo articolo)

Cari amici, dopo aver dato uno sguardo alle colonne del nutrimento umano, vorrei concludere con un’aggiunta che tratta di qualcosa che può essere di beneficio a tantissimi (a tutti). Su ciò, sono molte le voci della Comunità scientifica che hanno affermato essere una delle più importanti scoperte avutesi tra la fine dello scorso secolo e l’attuale. Confermo nella mia personale esperienza che la salute generale è nettamente migliorata. Abbraccia tutta la condizione psicofisica, attenuando gli stati infiammatori e la depressione; rende più fluido il sangue e ci rende più svegli senza il contraccolpo del caffè. Sembra ridurre molto i rischi di ictus e infarti…ma ne riparliamo poi. Le mie conoscenze specifiche non sono solide, perciò saccheggio due tra i massimi esperti di grassi alimentari: Udo Erasmus e Donald Rudin. Con il loro aiuto torno a quanto accennato nell’articolo sui nutrienti grassi.

Acidi grassi essenziali

Generalmente, i grassi alimentari hanno una cattiva fama ma alcuni grassi non solo non sono insalubri ma sono essenziali per la salute. Per esempio, gli acidi grassi essenziali (EFA) ricoprono un ruolo fondamentale per l’efficienza della digestione e la salute delle articolazioni. Le deficienze di EFA sono anche collegate ai disturbi cardiovascolari, al cancro, al diabete, all’artrite, a funzioni immunitarie indebolite e a molti altri problemi di salute. Avere la fobia per i grassi che porta sino all’eliminazione anche dei grassi salubri è un problema molto serio. Molte persone hanno adottato la fissa che “grasso è male” e la applicano a tutte le fonti di grasso e di olio.

Se gli EFA mancano, o ne sono presenti pochi, nasce il problema: sono essenziali perché il corpo non può produrli. Devono essere forniti attraverso la dieta. I nomi dei due EFA sono: acido alfa-linolenico (LNA) e acido linoleico (LA).

Di solito l’LNA viene chiamato EFA Omega-3 e l’LA EFA Omega-6. Il fabbisogno di Omega-6 è superiore a quello di Omega-3, quindi è necessaria un’assunzione di Omega-6 superiore a quella di Omega-3.

Gli EFA Omega-3 sono chiamati comunemente grassi Omega-3 e gli EFA Omega-6 sono i grassi Omega-6. Sono effettivamente due famiglie di grassi, non solo due singoli acidi grassi essenziali. In realtà (contraddicendo quello che ho scritto sopra) la maggior parte delle persone consuma troppi Omega-6 in confronto all’assunzione di Omega-3, arrivando, secondo Erasmus e Rudin, ad un rapporto di 10 a 1 o addirittura di 30 a 1.

Molti cibi comuni contengono gli Omega-6 ma nella dieta tipica sono pochi gli alimenti che contengono gli Omega-3, se non in piccolissime quantità. Quindi la dieta generica ha pochissimi Omega-3 ma molti Omega-6 e solitamente Omega-6 di cattiva qualità. Il rapporto ideale fra Omega-6 e Omega-3 sembra essere 3-4 a 1 o forse addirittura 1 a 1.

I rapporti alti fra Omega-6 e Omega-3 sono associati a rischi di problemi cardiovascolari, ad alcuni tipi di cancro e all’inasprimento delle tante risposte infiammatorie. Sono gli Omega-3 quelli da aggiungere alla nostra dieta per correggere il rapporto tra Omega-6 e Omega-3. Comunque, per la maggior parte di persone, oltre ad aumentare gli Omega-3 è necessario ridurre l’assunzione di Omega-6.

Sebbene la quantità effettiva di grassi Omega-6 nella dieta tipica sia più che sufficiente, solitamente la qualità dei grassi Omega-6 è scarsa. C’è un grosso bisogno di arricchire le nostre diete con dei grassi Omega-6 di buona qualità, riducendo le fonti inferiori.

Riducendo l’uso degli olii raffinati per cucinare: di mais, di girasole e semi che le persone usano per pesanti fritture (ancor meglio eliminando del tutto il fritto) e inserendo l’olio fresco d’oliva, di girasole, di sesamo, ecc., sostituirete gli Omega-6 inferiori con gli Omega-6 superiori, anche mantenendo la medesima quantità complessiva (nella maggior parte dei casi è meglio ridurre l’assunzione complessiva di Omega-6).

In combinazione con un grosso incremento di Omega-3, migliorerete di molto l’assunzione complessiva di acidi grassi.

Fondamentalmente, e ciò non era scritto nel precedente articolo sui grassi, la fonte di Omega-3 che le persone conoscono, cioè i pesci grassi come sardine, sgombro e salmone, non contiene tutta la famiglia di Omega-3.

Il pesce grasso non contiene il membro principale della famiglia, l’acido alfalinolenico (ALA) da cui si producono gli altri membri: l’acido ecosapentenoico (EPA) e l’acido docosaessaenoico (DHA).

Sebbene il pesce grasso contenga i membri EPA e DHA della famiglia Omega-3, questi membri non sono utilizzabili dal corpo per produrre l’ALA. Così, qualunque sia il vostro consumo di pesce grasso, sarete comunque deficienti di ALA, il membro principale del gruppo Omega-3, a meno di avere nella dieta una fonte ricca di ALA.

Dove potete trovare l’ALA? L’olio di semi di lino è la fonte più comune (è un olio delicato, potete trovarlo in farmacia e negozi specializzati, ma se, appena aperto risulta irrancidito, riportatelo indietro. Dopo l’uso riponetelo subito nel frigorifero). L’olio di canapa è un’altra fonte ma è molto meno disponibile dell’olio di semi di lino (è possibile anche mangiare i semi di lino: vanno macinati e mangiati immediatamente. La maggior parte delle persone troverà l’olio più gustoso e comodo.

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Almeno per qualche mese, un’assunzione esagerata di Omega-3 attraverso l’olio di semi di lino, dovrebbe essere una buona idea. Secondo Erasmus e Rudin, fino a 3-5 cucchiai distribuiti nell’arco della giornata: per bilanciare l’arretrato dello squilibrio del rapporto tra Omega-6 e Omega-3 che la maggior parte delle persone pratica da molti anni. Ciò andrebbe combinato con una significativa riduzione nell’assunzione di Omega-6 di cattiva qualità e relativa sostituzione di essi con Omega-6 di buona qualità.

Rudin consiglia di usare lo stato della pelle come indice dell’adeguatezza dell’assunzione di Omega-3. Mani, piedi, gambe e gomiti aridi sono segnali comuni di una deficienza di Omega-3. Sorprendentemente, scrive Rudin, le persone con con mani, piedi e altre parti del corpo molto secche, hanno una produzione eccessiva di olio sulla fronte, sul cuoio capelluto e sul naso. Questo olio in eccesso può causare la forfora, oltre ad altri problemi. Con il miglioramento della pelle, la produzione eccessiva di olio nelle altre parti tende a normalizzarsi.

Quando la pelle è liscia e morbida, senza secchezza – processo che può necessitare di un solo mese o due oppure di molti – è il momento per ridurre le alte assunzioni di 3-5 cucchiai di olio di semi di lino al giorno. Una volta corretta la deficienza di Omega-3, passate ad un’assunzione più bilanciata con soli 1-2 cucchiai di olio di lino al giorno, assieme ad un po’ di pesce grasso due volte per settimana. Ricordatevi di trarre la maggior parte di grassi Omega-6 da fonti di qualità, come i semi crudi di girasole, l’olio di semi di girasole e di sesamo. Un ottimo apporto pratico e piacevole è abituarsi a mangiare giornalmente un pugno di noci. Inoltre eliminate possibilmente tutti gli alimenti fritti dalla dieta ordinaria. Se ciò vi è impossibile, usate allora olio di olive, di cui il nostro Paese e in genere, tutti i paesi mediterranei abbondano: è un olio robustissimo che si altera poco o difficilmente.

L’olio d’oliva meriterebbe un discorso a sé: come detto, non si altera, è un potente battericida e pulisce tutto: pelle e intestini. In alcune zone del nostro Sud, per tradizione, un cucchiaio di olio d’oliva a stomaco vuoto è il purificatore sovrano dell’organismo nel passaggio dall’inverno alla primavera.

Per evitare errori o discussioni banali, bisogna ricordarsi che aggiungere molti cucchiai di olii sanissimi aumenterà non poco l’assunzione calorica. Se non si vuole ciò, per compensare, occorre ridurre le calorie da qualche altra parte.

Qui non ho parlato di sciocchezze da dimenticare subito dopo la lettura: vi sono patologie che obbligano i medici a stendere ricette per l’assunzione di acidi grassi essenziali che vengono venduti in farmacia e sono a carico della Sanità nazionale come “salvavita”.

Spero che i vegetariani non siano scandalizzati dalle indicazioni sul pesce grasso. Se sì, non so che farci: alle volte una visione del mondo può non coincidere con risultati certi di osservazione scientifica. Comunque, una integrazione di olio di semi di lino e l’assunzione giornaliera di alcune noci, in tali casi, è un ripiego onorevole e sufficiente.

SALUTE

Apparenza e Realtà: sapere profano e Conoscenza Sacra

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Secondo l’Antica Sapienza, che dalle piane dell’Egitto e della Caldea, dalla geograficamente piccola Ellade e dalla vasta Magna Grecia, da Tebe e da Menfi, da Atene e da Crotone, da Roma e da Alessandria, da tutta la Tradizione Mediterranea ci è giunta, una cosa è l’Apparenza e ben altra, invece, è la Realtà.

L’apparire offre ai nostri occhi quell’ agitato e in-significante divenire, perennemente mutevole, che costituisce il mero esistere, il quale visto come a sé stante, mostra tutta la sua insufficiente vacuità, la sua dolorosa e insoddisfacente mutevolezza, la sua illudente caoticità. La Realtà, secondo l’Antica Sapienza, offre invece al nostro spirito l’immutabile essere, quell’in-condizionato Essere che costituisce l’Assoluto, la cui pienezza è inesauribile fonte di Sapienza e di Gioia. Quella «pienezza» o pleroma che il mio amato Dante chiama: la Divina Potestate la Somma Sapïenza e ‘l Primo Amore (Inferno III, 5-6), e che la Sapienza Classica celava sotto le figure allegoriche delle coppie Zeus-Hera, Athena-Hermete, Afrodite-Eros, ossia i Giove-Giunone, Minerva-Mercurio e Venere-Amore latini. Possanza, Senno, Amor, li chiamerà, secoli dopo Dante, Tommaso Campanella. E in Oriente la Sapienza del Vedanta Advaita di Shankaracharya li chiamerà – in mirabile concordia con la Sapienza d’Occidente: Sat-Chit-Ananda, ossia Essere-Coscienza-Beatitudine.

pittagora

Del mutevole e caotico apparire, secondo l’antichissima sapienza pitagorica e platonica, si può dare solo mera opinione, variabile da individuo ad individuo nello spazio e incessantemente mutevole nel tempo, opinione che non può essere mai Scienza o Sapienza, perché per essere tale dovrebbe essere sottratta alla caotica mutevolezza dell’opinare soggettivo. Ma gli umani sono ammalati di soggettività, ed il loro apparente «sapere» è al contempo «illusorio», ossia «irreale», e «profano», ossia estraneo alla realtà «sacra» dell’Essere.

Tale apparente sapere, ossia l’in-significante sapere del mero apparire, è ciò che per l’Antica Sapienza è profano, ossia estraneo alla Realtà sacra, e come tale deve rimanere «fuori» del fanum, ossia del Tempio, ché altrimenti lo contaminerebbe. Non solo: il sapere apparente, in-significante, caotico e mutevole, e intelligentemente stupido, cerca di portare «fuori» dal Tempio, ossia dalla dimensione «sacra», ciò che dovrebbe rimanere «dentro» ad esso, «profanandolo», e compiendo così un atto «sacrilego», ovvero di rottura, di frangimento, appunto di «sacrilegio» del Sacro. E ciò che, portato dal Tempio, è stato profanato, non è qualcosa di neutro, di banalmente anodino ed innocuo, bensì – essendo menzogna, sotto la maschera della verità, menzogna che dalla profanazione del sacro ha tratta una qual certa forza – agisce nelle anime come un veleno progressivamente oscurante, corrompente, paralizzante ed infine mostra tutto il suo potere mortale.

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Negli antichi tempi, la Sapienza era ben custodita nei Templi, sottratta ad ogni profanazione, la quale era rarissima e mai impunita. Dal Tempio dei Misteri giungeva, coperto dal velo del mito, della favola e dell’allegoria, quanto doveva agire in maniera fecondante nella comunità umana sotto le forme dell’Arte, della Scienza, della Filosofia, della Religione. E in tali forme era pure offerto a chi sapeva scorgere e poteva intendere e non fraintendere, ossia a chi pur non iniziato era «iniziabile», uno spiraglio per accedere in maniera degna e pura al mondo del Sacro, alla Iniziazione che apre il varco all’esperienza diretta del Mondo Spirituale.

Oggi non vi sono più Templi esteriori, e molto sono mutate le prove che il candidato all’Iniziazione deve superare per penetrare nel Tempio interiore. Ma tali prove oggi non sono meno severe di un tempo: sono solo diverse, riguardando esse l’iniziativa e l’illimitata responsabilità personale, ossia le prove che l’anima cosciente si trova inevitabilmente ad affrontare.

Eleusi

Ciò non significa che oggi sia lecito nel campo della Sapienza iniziatica il caos, l’anarchia: tutt’altro! La stessa severità – ed ancora maggiore – che un tempo Ierofanti e Maestri imponevano e la medesima serietà, dedizione, abnegazione, venerante devozione alla Verità e alla Conoscenza che essi esigevano dall’esterno da parte di discepoli ancora immersi nel sogno della Tradizione, la dobbiamo oggi chiedere noi a noi stessi per pura iniziativa autonoma.

Dobbiamo far sorgere, con energica azione del pensiero e della volontà, quel magico clima spirituale che un tempo veniva donato dall’azione dei Maestri e degli Ierofanti, dalla intensa atmosfera del Tempio, rigorosamente chiuso ai disturbanti ed inquinanti influssi del mondo profano. Che oggi sono molto più pericolosi di un tempo. E non sono permesse profanazioni.

Oggi vi è tutta una genia di sciocchi superficiali, e di malvagi in perfetta mala fede, che affermano – con uno spiritoso sofisma – che siccome “il segreto si difende da sé”, e che sia lecito quindi a chiunque di trascinare nella melma la Sapienza Sacra e la Scienza dello Spirito, facendone bellamente strame. Questa è una perversa alchimia inversa che vuol trasformare l’Ordine cosmico e spirituale nel caos materiale, e trasmutare l’Oro Filosofale della Sapienza in piombo volgare e sterco.

E’ vero che sciocchi e malvagi non arriveranno a carpire il segreto, a disvelare l’intimo arcano mistero del Tempio dello Spirito, il quale rimane comunque ineffabile, ovvero incomprensibile agli immaturi e agli indegni, ma ciò non significa che ciò che – compiendo una sacrilega profanazione – viene indebitamente portato fuori dalla sfera del Sacro – nella quale dovrebbe permanere – non abbia effetti devastanti e grandemente distruttivi su molte anime semplici, dando loro l’illusione di intendere qualcosa che invece tragicamente fraintendono. Anime che vengono deviate dal loro sentiero ed avviate ad esperienze irregolari dalle quali solo con molto dolore e retta Conoscenza si libereranno.

Oggi poi assistiamo alla frantumazione dell’unicità del Sacro, ossia dell’Essere, nella molteplicità di un sempre cangiante apparire, per cui l’opinare soggettivo «altera», ossia la rende «altra»  da ciò che è e che dovrebbe immutabilmente continuare ad essere, la Sapienza e la sottomette all’arbitrio della soggettività egoica, e persino delle sue vogliacce più becere. Per cui alla Sapienza si mescolano – come i tre cattivi compagni della Leggenda Aurea  del Tempio – materiali indebiti, come elementi di magia sessuale, mucillaginoso sentimentalismo sensuale e mistico, finalità di arricchimento commerciale, di vanitosa affermazione personale, culturale o politica: il tutto condito da un dolciastro buonismo moraleggiante, che facilmente si può trasformare in velenosa aggressione nei confronti di coloro che non vogliono adeguarsi ad un cotale “virtuoso” e aggressivo moralismo.

Soprattutto è esiziale la contaminazione dell’esoterismo da parte della politica. Di qualunque tipo. Il sofisma di voler introdurre elementi «esoterici», e «spirituali» nella politica – la quale è, a mio parere, una cosa sudicetta assai – si rivela essere un uso politico dell’esoterismo, i cui disastri nella storia del passato e presente secolo della nostra Italia sono tragicamente evidenti agli occhi di chi li ha indagati. Una volta di più è necessario ripetere, e ribadire, il principio che “si può servire lo Spirito, e non ci si può servire dello Spirito”. Volersi servire dello Spirito è una idea insana e improvvida, perché porta inevitabilmente e fatalmente ad asservirsi all’Antispirito, ossia all’Oscuro Signore, al principe dell’Oscuro Pensiero, Angra Mainyush, Ahrimane.

Non è che oggi non si possa «parlare», per gettare un seme, indicare un sentiero a chi ha una precisa richiesta interiore. Ciò è addirittura doveroso. Tant’è che vi sono persone che scrivono su questo sito o altrove. Ma non è senza importanza che cosa e come ciò venga scritto. Ossia in maniera veramente responsabile. Invece assistiamo ad un caotico, scomposto, dilagare su social forum, su siti web, su blog vari, su riviste, libri e giornali, di menzogne, di contenuti di meditazione sacri, di mantram gettati in pasto ai «porci», e con la scusa della «divulgazione», si scende giù nella melma e nello strame della «volgarizzazione», della più volgare banalizzazione, della caricaturale deformazione di contenuti sacri, che poi nelle mani e nelle anime degli sprovveduti diventano qualcosa di ancora peggiore, che si diffonde nel mondo in maniera incontrollabile.

Tutto ciò nasce da ignoranza, da vanità, da presunzione, da selvaggia volontà di affermazione di un ego animalesco anche se intellettualizzato. Contro tutto ciò, volle ammonire Tommaso Campanella con parole che sono ben attuali ancor oggi. Soprattutto nei momenti difficili che ci è stato dato in sorte dagli Dèi di vivere. Eccole:

Delle radici de’ gran mali del mondo

Io nacqui a debellar tre mali estremi:
tirannide, sofismi, ipocrisia;
ond’or m’accorgo con quanta armonia
Possanza, Senno, Amor m’insegnò Temi.

Questi principii son veri e sopremi
della scoverta gran filosofia,
rimedio contra la trina bugia,
sotto cui tu piangendo, o mondo, fremi.

Carestie, guerre, pesti, invidia, inganno,
ingiustizia, lussuria, accidia, sdegno,
tutti a que’ tre gran mali sottostanno,

che nel cieco amor proprio, figlio degno
d’ignoranza, radice e fomento hanno.
Dunque a diveller l’ignoranza io vegno.

tommasocampanella2

Mali estremi sono, per Campanella – ma anche per noi –, la tirannide, la sofistica e l’ipocrisia (ovvero il falso potere, la falsa conoscenza e il falso amore), prodotti dal cieco amor proprio, figlio d’ignoranza e produttori a loro volta di tutti gli altri mali e di tutte le sciagure della vita dei singoli e dei popoli (carestie, guerre, pesti, invidia, inganno, / ingiustizia, lussuria, accidia, sdegno). Alla trina bugia di tirannide, sofismi, ipocrisia si contrappongono, per Campanella – ma anche per noi –, i tre princìpi fondamentali della Possanza (Potenza), del Senno (Sapienza) e dell’Amor (Amore), grazie all’aiuto dei quali il sapiente calabrese – e noi con lui – si proponeva, con la propria opera, di estirpare l’ignoranza, radice prima di tutti i mali del mondo. Infatti, egli aggiunge a commento dei suoi versi:

Perché l’autore scrisse in Metafisica di tre primalità o proprincipii (ché così chiama la Potenza, la Sapienza e l’Amore); e tutti i mali del mondo pendono dalla tirannide, falsa possanza, e dalla sofistica, falsa scienza, e dall’ipocrisia, falso amore, dice che Temi con ragione gl’insegnò questa filosofia nuova. Themis è la dea della giustizia che dava li oracoli in Grecia, secondo scrive Ovidio, e si piglia per la Sapienza divina. Trina bugia sono qui detti tre mali oppositi alla Trinità metafisicale e teologale; e son più nocivi che la impotenza, ignoranza ed odio, opposti e manifesti vizi. E, perché omnis peccans est ignorans in eo quod peccat, secondo i filosofi e teologi; e da questa ignoranza, che par sapienza di Stato, nasce l’amor proprio, ch’è cieco, radice e fomento di tutti peccati, come dalla vera sapienza l’amor oculato quia ignoti nulla cupido: però egli, svellendo l’ignoranza, fa conoscere i veri vizi e le vere virtù, ed a questo fine è nato ogni savio. Onde Salomone: In multitudine sapientium sanitas orbis terrarum.

da Opere di Giordano Bruno e Tommaso Campanella, a cura di A. Guzzo e R. Amerio, Ricciardi, Milano-Napoli, 1956.

Perciò noi seguiremo con l’Ulisse dantesco “virtute e conoscenza”, lavorando in libertà e per amore alla trasformazione di noi stessi e del mondo, per i fini degli Dèi e dello Spirito. Onoreremo la Conoscenza Sacra e ci terremo lontani dalla volgarità del sapere apparente.

SCIENZA DELLO SPIRITO

L' ARCHETIPO – MAGGIO 2013

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ascensione

In questo numero:

Variazioni
A. Fierro Variazione scaligeriana N° 51

Socialità
L.I. Elliot Dio esiste e non è calvinista

Poesia
F. Di Lieto Transumanza

Futurologia
T. Diluvi La cenere sul capo

AcCORdo
M. Scaligero Sul sentiero dell’Agartha

Il vostro spazio
Autori Vari Liriche e arti figurative

Spiritualità
R. Steiner Il Faust di Goethe

Musica
Serenella L’ABC della musica

Considerazioni
A. Lombroni Invidia

Inviato speciale
A. di Furia Le tre perversioni ‘culturali’ del denaro

Scienza dello Spirito
R. Steiner Le Gerarchie spirituali

Esoterismo
M. Iannarelli Nessi esoterici del testamento di R.Steiner

Uomo dei boschi
R. Lovisoni Il Libro

Tripartizione
E. Erra Organismo a tre dimensioni

Antroposofia
R. Steiner Iniziazione antica e Cristianesimo esoterico

Costume
Il cronista Chilowatt-oro

Redazione
La posta dei lettori

Siti e miti
O. Tufelli Areopago

 www.larchetipo.com

ANNUNCI

ISIDE SOPHIA – Terza Lettera

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Denderah

TERZA LETTERA

Giugno 1944

LA NATURA SPIRITUALE DELLO ZODIACO DELLE STELLE FISSE

L’Universo del nostro sistema solare, con i suoi Pianeti ruotanti attorno ad un centro comune, è un organismo abbastanza complicato. Secondo l’opinione di Tolomeo la Terra è al centro di questo organismo; secondo Copernico il Sole è nel centro e mantiene una salda presa sui Pianeti cosicché questi non abbandonano le loro orbite (Rudolf Steiner ha indicato il movimento a lemniscata come la base della futura concezione dell’Universo planetario. E’ nostra intenzione ritornare su questi problemi al momento giusto, in special modo allorché dovremo trattare della natura dei Pianeti). L’Universo tolemaico, così come quello copernicano, ha la forma di un piano circolare, con le orbite dei Pianeti che giacciono all’interno di questi anelli concentrici di un disco. Questo piano circolare è circondato da una fascia di dodici Costellazioni di Stelle fisse che noi chiamiamo lo Zodiaco delle Stelle fisse. I nomi di queste dodici Costellazioni sono stati dati nella prima Lettera.

Dobbiamo ora parlare della natura di queste dodici Costellazioni dello Zodiaco. Esse formano il mondo “esterno” del nostro sistema solare, e sono in rapporto al nostro sistema solare così come il mondo esterno è in rapporto con noi. Come siamo in rapporto con il nostro mondo esterno? Noi troviamo nel nostro circostante ambiente terrestre le sostanze solide, le sostanze liquide, le sostanze gassose e calore. Troviamo tutto ciò all’interno della forma umana, soltanto in condizioni trasformate. L’origine di queste sostanze la ritroviamo nel nostro ambiente. Esse formano la base della nostra esistenza fisica. Le assumiamo, e le assumiamo continuamente in quanto viviamo sulla Terra, respirando e mangiando. Osservando queste sostanze e ritrovandole nuovamente in una condizione trasformata all’interno del nostro corpo, possiamo leggere la storia della creazione e dell’organizzazione dell’essere umano. Naturalmente, così come non dobbiamo guardare a queste sostanze dal punto di vista del pensare materialistico per conoscere la storia della creazione del nostro corpo è altresì necessario trovare le loro qualità spirituali.

Possiamo immaginare che il rapporto tra lo Zodiaco delle Stelle fisse ed il mondo solare sia costituito in maniera simile. Il nostro sistema solare deve  esser giunto in essere in tempi circa i quali noi non possiamo giudicare secondo misure terrestri. Da dove proviene? Proprio come le sostanze che troviamo all’interno del corpo umano una volta devono esser state parte del mondo circostante , così l’essere essenziale del nostro Universo può aver avuto la sua origine nel circostante mondo delle Stelle fisse. Anche qui, non dovremmo considerare questo mondo delle Stelle fisse unicamente da un punto di vista puramente quantitativo, bensì anche sotto un aspetto qualitativo.

Se accettiamo questo, allora possiamo guardare alle Stelle fisse, e tra di esse in special modo alle Stelle fisse dello Zodiaco, come al regno nel quale possiamo venire a conoscere qualcosa circa l’origine e la creazione del nostro Universo solare. Il cercare le tracce della creazione può rivelarci la natura interiore dello Zodiaco.

Rudolf Steiner ha dato la chiave per una comprensione dell’evoluzione del nostro Universo nel suo libro La scienza occulta nelle sue linee generali. Ivi egli descrive i vari gradini della creazione fino all’Universo nel quale ora viviamo e percepiamo con i nostri sensi. Descrive il processo dell’evoluzione così come esso si presenta alla percezione spirituale del chiaroveggente che è proceduto lungo il sentiero dell’iniziazione moderna e occidentale. Possiamo seguire le sue spiegazioni poiché egli dà anche, nel libro summenzionato, i metodi per il raggiungimento della moderna chiaroveggenza. Ciò ch’egli dice sull’evoluzione del mondo non è un’ipotesi incapace d’esser provata vera: può trovare la prova chiunque voglia seguire il sentiero della moderna iniziazione come sopra descritto. In tal modo, Rudolf Steiner descrive tre grandi stadi dell’evoluzione del nostro Universo che portano poi, ad un quarto stadio, alla creazione del mondo in cui viviamo. Questi tre grandi stadi dell’evoluzione, secondo la tradizione occulta, sono chiamati: evoluzione dell’Antico Saturno, evoluzione dell’Antico Sole ed evoluzione dell’Antica Luna. Il Quarto stadio è chiamato evoluzione della Terra, che in realtà significa l’evoluzione del nostro Sistema Solare. Questi quattro stadi di evoluzione rappresentano la condensazione nella materia solida, con tutti gli stadi di condensazione intermedi, di un qualcosa che nella sua origine è di natura puramente animica; tracce della quale sono ancora da ritrovarsi oggi in natura nelle sostanze gassose, liquide e solide. (L’idea di una materializzazione dei “pensieri” come processo di evoluzione è stata presa in considerazione persino dalla moderna scienza naturale).

Il gradino di evoluzione che è chiamato Antico Saturno è lo stato nel quale puro essere animico (nel senso della moderna scienza naturale, il “pensiero”) fu condensato in calore. Con ciò, viene compiuto il vero gradino di creazione della sostanza fisica. (Può essere che, secondo la scienza moderna, il calore non possa esser facilmente considerato come una sostanza fisica, ma solo come una condizione assunta dalla sostanza fisica. Dovremo parlare di ciò in seguito). L’Antico Sole è lo stato nel quale la sostanza di calore precedentemente creata fu condensata nella condizione gassosa. Nel ciclo di evoluzione dell’Antica Luna, le sostanze gassose anteriormente create vengono poi condensate nello stato liquido, e nel quarto stadio – entro l’evoluzione della Terra – ha luogo un’ulteriore condensazione, e le sostanze liquide vengono trasformate in materia solida.

Questo è, naturalmente, soltanto un breve abbozzo di questi quattro stati di evoluzione, e sarà ora nostro compito elaborarli più in dettaglio e trovare il collegamento con lo Zodiaco delle Stelle fisse.

L’EVOLUZIONE DELL’ANTICO SATURNO

 

Se si ritorna al vero principio della creazione per mezzo della conoscenza superiore – nel senso della moderna iniziazione – non vi è alcuna sostanza fisica che possa essere trovata. Ogni cosa è ancora in una condizione animica e spirituale. Siccome non si può, per esempio, immaginare dei pensieri senza il loro essere collegati con l’esistenza animica di un essere umano, troveremo questa naturaanimica dell’esistenza dell’Universo nella vita interiore non di esseri fisici, bensì di esseri spirituali. E poiché dobbiamo distinguere nelregno della vita del pensiero umano tra esseri umani che hanno la capacità di creare idee, ed altri che hanno la capacità di realizzarle e di metterle in pratica, dobbiamo distinguere altresì tra Gerarchie di Entità Spirituali che hanno differenti capacità di materializzare l’Archetipica sostanza animica creata in mezzo a loro.

Così troveremo ivi, nel principio, Entità Spirituali che hanno raggiunto in un certo momento della loro interiore, atemporale evoluzione, la capacità di emanare le sostanze animiche originarie; l’”idea” o il “pensiero” o qualsiasi cosa ciò possa essere stato. Questa sostanza poi può essere accolta da altri esseri.

Se nulla esiste in senso fisico, la prima cosa è quella che la “volontà di esistenza (fisica)” proietta – ed è così. Eccelse Entità spirituali, che Rudolf Steiner chiama Spiriti della Volontà, hanno raggiunto la capacità di emanare Volontà come sostanza animica. La Volontà diviene il fondamento di tutto ciò che, nel corso dell’evoluzione, diviene fisico. Questi Spiriti della Volontà furono capaci di riversare la loro Volontà soltanto dopo un lungo periodo di evoluzione interiore. Quello che fu un principio, dal punto di vista della creazione del nostro Universo, nel caso di questi Spiriti dev’essere inteso come il termine di uno sviluppo interiore. Questo primo atto di creazione è al contempo una conclusione ed un nuovo inizio. Può il “fondamento-madre” del nostro Universo solare, lo Zodiaco delle Stelle fisse, dirci qualcosa su questo evento, come una sorta di rimembranza cosmica? Possiamo trovarla scritta nella Costellazione dei Pesci così come essa è presente oggi in cielo. (Rudolf Steiner, nella Scienza Occulta nelle sue linee generali, non ha indicato alcuna relazione tra gli eventi durante i vari stadi di evoluzione del nostro Universo e le Costellazioni dello Zodiaco così come è fatto qui. Come ciò venga fatto in queste Lettere, è interamente responsabilità propria dello scrivente. I Pesci, come li vediamo oggi secondo le immaginazioni dei nostri antenati, consistono di due Pesci che nuotano in direzioni opposte, ed inoltre sono congiunti da una specie di fascia Stellare. I Pesci stanno tra l’Acquario e l’Ariete. Essi formano la dodicesima Costellazione dello Zodiaco. Ivi lo Zodiaco giunge ad una fine e ricomincia nuovamente con la costellazione dell’Ariete. Così i Pesci sono l’immagine della fine di un’evoluzione che ha luogo entro gli Spiriti della Volontà prima che essi siano capaci di emanare la sostanza originaria del nostro Universo ed altresì l’immagine dell’inizio dei cicli evolutivi del nostro Universo.

La Costellazione dei Pesci nuota nell’acqua che l’Acquario riversa nell’Universo. In quest’acqua possiamo percepire, con gli organi della conoscenza superiore, l’immagine della sostanza omnicreativa dell’Universo spirituale; la creativa sostanza sanguigna spirituale del Mondo Spirituale. Essa ha in se stessa tutte le possibilità di manifestazione. Gli Archetipi di tutte le cose esistenti nei mondi fisico e animico sono come disciolti in questa corrente. Essi non sono pervenuti neppure ad una forma psichica, ma ora i Pesci appaiono in quest’acqua celeste. Appaiono le prime tracce di una solidificazione animica di singoli oggetti. Gli Archetipi della volontà – il fondamento dell’esistenza fisica – si sono consolidati entro il mare delle possibilità creative.

Ora, dopo che la sostanza primordiale è stata creata, comincia l’evoluzione dellAntico Saturno. Altri Esseri Spirituali dispiegano la loro attività e la dirigono verso la primordiale sostanza di volontà. Rudolf Steiner li chiama Spiriti della Saggezza. Da allora essi hanno raggiunto un’altra capacità. Essi sono capaci di riversare forze di Vita, e dirigono queste forze verso questo “Pianeta di Volontà”, che era giunto all’esistenza. Questo Pianeta, che ora chiamiamo Antico Saturno, non è capace di accogliere la vita. Esso non è ancora progredito al punto di diventare vivente. E’ ancora una sostanza senza vita che può soltanto riflettere ciò che accade nell’ambiente circostante, e così riflette quelle forze della vita che provengono dagli Spiriti della Saggezza. La vita riflessa è saggezza, perché l’essere interiore della vita è saggezza. Così avviene che queste forze cosmiche di saggezza nell’ambiente circostante del Pianeta formino qualcosa di simile ad una sfera.

Possiamo trovare questo stadio di evoluzione rimembrato, per così dire, nella Costellazione dell’Ariete. L’Ariete porta un bianco vello. L’immagine della testa dell’animale è coronata da corna ritorte come due spirali invertite.

Questo processo cosmico può essere sperimentato come un gigantesco sviluppo embrionale del nostro Universo. In se stesso, esso porta l’immagine Archetipica di tutto ciò che è processo embrionale nei vari stadi di evoluzione ed anche all’interno dei singoli esseri di questo Universo; per esempio, lo sviluppo embrionale dell’essere umano. Sappiamo dalla scienza dell’embriologia che durante questi primi stadi della condizione embrionale la testa è predominante e che il tronco e gli arti sono soltanto una specie di appendice della testa. Si potrebbe persino dire che durante le prime settimane, quando il cervellodell’embrione non è sviluppato nel dettaglio, l’intero organismo embrionale assomiglia ad un cervello avvolto come una spirale. Al di fuori di esso, tutte le parti dell’organismo crescono con gradualità.

Il primo stadio di evoluzione dell’Antico Saturno è la creazione dell’Archetipo del cervello. Il cervello umano oggi non è altro che una pallida copia di questo cervello cosmico, e porta ancora l’impronta della sua forma spirituale. Esso deve essere in alto grado devitalizzato – senza sangue – poiché solo allora funziona. Funziona in modo tale che la vita nell’ambiente circostante dell’essere umano viene riflessa in esso. Questo riflesso, essendo soltanto un ombra della vera vita, può produrre il pensiero, la conoscenza degli oggetti nel mondo esterno.

Possiamo trovare ciò nell’immagine dell’Ariete che riposa, rivelante lo stadio nel quale gli Spiriti della Saggezza erano attivi, la sostanza ancora inanimata della Volontà, la riflessione (espressa dalla testa dell’Ariete che è rivolto all’indietro e guarda al di sopra delle sue spalle), e dalla creazione del bianco vello della Saggezza. Persino nelle corna dell’Ariete possiamo vedere l’immagine delle circonvoluzioni del cervello, oppure della spirale dell’embrione in quanto cervello “primordiale”, che riproducono e riflettono la forma sebbene in un atto di rimembranza.

Il gradino successivo nell’evoluzione dell’Antico Saturno è collegato con un influsso di forze dell’anima, o forze di coscienza, nel Pianeta. Queste forze provengono da Spiriti che Rudolf Steiner chiama “Spiriti del Movimento”. In questo modo la sostanza del Pianeta verrebbe animata, ma non essendo capace di accogliere la vita dagli Spiriti della Saggezza, essa è ancor meno preparata ad essere animata. Perciò, anche queste forze vengono riflesse dal Pianeta nell’ambiente circostante dell’Antico Saturno, e venendo riflesse compenetrano la sfera della Saggezza che rappresenta la Vita riflessa precedentemente emanata dagli Spiriti della Saggezza. Forze di animazione – di coscienza animica – compenetrano così l’aura di Saggezza attorno a Saturno. Abbiamo un processo all’incirca simile a quello che avviene allorché, all’interno della vita animica dell’essere umano, il riflesso del mondo oggettivo, grazie alla funzione del cervello, viene compenetrato dalle forze della coscienza; allora ci creiamo dei concetti del mondo attorno a noi. Per esempio, il fatto dello svanire della luce diurna, percepito dai nostri sensi, riflesso dal cervello, e poi compenetrato dalla coscienza, può creare il concetto-notte. Questo processo è altresì il fondamento del linguaggio umano. Certamente oggi l’essere umano esprime lo stesso fatto mediante suoni e parole differenti a seconda delle siverse lingue, ma un tempo, in epoche da lungo trascorse, l’essere umano attraverso la formazione dei suoni e delle parole poteva esprimere ed indicare la vera interiore natura degli oggetti.

Possiamo sperimentare qualcosa di simile nel periodo dell’Antico Saturno, solo su una scala gigantesca e molto più possente. Mediante la compenetrazione delle forze della Saggezza con le forze animiche, che originano nell’attività degli Spiriti del Movimento, vengono creati concetti Archetipici, suoni Archetipici, e parole, sebbene non di una natura passiva e riflessa come nel linguaggio umano di oggi. Viene in essere una sorta di cosmico linguaggio Archetipico, che è creativo nella sua natura ed è un potere magico nell’Universo. E’ la Parola di Dio attraverso la quale furono fatte tutte le cose che esistono.

Possiamo trovare questo gradino di evoluzione scritto nella Costellazione del Toro. Essa può essere trovata tra la Costellazione di Perseo (al di sopra) ed Orione (al di sotto). Si può vedere unicamente la parte frontale del corpo del Toro, ma nel suo insieme assomiglia ad un animale di grande forza; il simbolo di fertilità. Questo processo primordiale di evoluzione ha lasciato la sua impronta nell’organismo umano. Se osserviamo la Costellazione come più che altro viene raffigurata, solo con la testa del Toro e le enormi corna, che si estendono nello spazio universale, allora abbiamo un’immagine della laringe umana e dell’orecchio interno. La testa è la laringe, e le corna sono i canali connessivi che portano all’orecchio mediano, ove minuscoli ossicini collegano la parte esterna dell’orecchio con la parte più interna.

Durante il periodo successivo dell’evoluzione dell’Antico Saturno, cominciano ad essere attivi altri Esseri Spirituali che vengono chiamati “Spiriti della Forma”. Essi irradiano forze nell’Universo che vogliono dividere ed individualizzare quel che è ancora unito in un unico immenso corpo planetario. Tuttavia il Pianeta è ancor meno capace di accogliere queste forze. Soltanto il riflesso di questa attività rimane con la sostanza. Questo riflesso agisce sul Pianeta in una maniera tale che la sostanza viene suddivisa in molti piccoli corpi, ed il Pianeta, che sino ad allora era stato un  unico singolo corpo, appare come un’immensa mora di gelso. I piccoli chicchi, risultanti dall’influenza individualizzante che emana dagli Spiriti della Forma, non possono raggiungere l’individualizzazione interiore durante questo periodo di evoluzione, ma essa ne produce una sorta di immagine esteriore: la divisione in singoli corpi. Questi singoli corpi diventano la formazione di tutte le successive molteplicità di esseri nel nostro Universo: in tutti i diversi regni dell’esistenza. Possiamo trovare rammemorato questo evento nella Costellazione dei Gemelli, che può esser rinvenuta in cielo ad oriente del Toro e al di sopra del Piccolo Cane di Orione. Essa mostra due esseri, simili ad esseri umani, che sono strettamente collegati l’un l’altro e nondimeno sono esseri individuali.

Il processo di divisione all’interno dell’Antico Saturno può anche essere trovato, come una specie di rimembranza, ancor oggi in natura. E’ il processo di divisione cellulare. Sappiamo che esso è il fondamento della crescita. Dapprima troviamo l’unica cellula originaria. Non appena essa è affetta dalle forze della crescita, si scinde in due. L’unicità è distrutta; comunque, viene creata al suo posto una duplicità, ed abbiamo l’immagine dei Gemelli. Poi, naturalmente, i due vengono scissi in quattro in quanto il processo della crescita prosegue, e così via. Così viene creata la molteplicità che, dopo un certo tempo, può avere anch’essa l’aspetto di una mora di gelso.

Questo evento è rimembrato anch’esso all’interno della forma umana, ma in una maniera molto peculiare. Esso è presente nella simmetria della forma umana. Che il nostro corpo abbia due lati, due orecchie, due occhi, due mani, due piedi, e così via, è dovuto a questa influenza. Questa duplicità ci separa dal resto del mondo. Essa rende possibile per noi il fatto di esistere all’interno di un corpo umano che è il fondamento per l’individualità. La simmetria mostra le ultime tracce di una lunga evoluzione, attraverso la quale la forma umana venne separata dalle forme contigue cosicché in essa potesse dimorare un’individualità. Anche gli atri gemelli – i piedi e le mani – separano la forma umana da ciò che è sopra e sotto. Anche questo è necessario per il libero sviluppo dell’individualità.

Ora siamo giunti a metà dell’evoluzione dell’Antico Saturno ove hanno luogo importanti cambiamenti e trasmutazioni. Sino a questo momento su Saturno tutto è ancora in una condizione più o meno animica. Abbiamo parlato di sostanza, ma questa sostanza è la Volontà, che è derivata dagli Spiriti della Volontà. In quanto Volontà, essa è ancora in una condizione animica. Nella prossima Lettera, vedremo come questa sostanza animica venga trasmutata in sostanza fisica nel periodo mediano dell’evoluzione dell’Antico Saturno.

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

LA CONFEDERAZIONE ITALIANA DI GEMINELLO ALVI

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Per Marsilio editore è uscito il libro “La confederazione italiana” (pagg. 383, euro 22) del discusso ma mai banale Geminello Alvi. Col suo barocco stile, enciclopedico, aforistico e biografico qui propone soltanto la rigenerazione del nostro Paese. Iniziando da un quadro grave, dove le persone per bene devono definirsi anarchiche, strette tra “cretini in tortura del prossimo” e “politicastri in finzione di rissa”. In questo nuovo medioevo di “oligarchi in lotta”, la repubblica è divenuta “un catorcio putrefatto” e simili amenità.

Prendendo atto che “l’Italia unita è finita, pure se a Roma se ne continua la recita” ed “ il caos pensa per noi “, affiora la parte costruttiva del libro. Qui Alvi scrive dell’Italia “com’è in cielo: perché è fuori dal corpo che si fa il corpo”. Per rigenerare la nostra patria occorre una “percezione dell’umanità che sia alta, celeste come le stelle”. Serve il libro dell’Apocalisse, fondante ma “eluso dall’inciviltà presente”.

Sono tanti i nomi (numi) che Alvi interroga: Dante, Brunetto Latini, Collodi, Mazzini, Garibaldi, Gioacchino da Fiore (suo il disegno di copertina), Vincenzo Cuoco, Macchiavelli, D’Annunzio. E gli ispiratori presenti più forti: Rudolf Steiner e Adriano Olivetti. Grazie al loro insegnamento è possibile immaginare la Confederazione Tripartita, libera unione di municipi italici che devono abbandonare la repubblica.

Come rammenta lo Steiner, il motto “Libertà, Uguaglianza, Fratellanza” va inteso per tre domini distinti: libertà nel mondo dello spirito, uguaglianza nel diritto e fratellanza nella vita economica. Ogni confusione è malsana. Dunque lo stato “minimissimo” della Confederazione deve garantire l’uguaglianza dei cittadini, senza immischiarsi nell’economia e nella cultura.

Quest’ultima deve riscoprire le virtù rinascimentali, le radici pagane e sposarle ad un “cristianesimo senza preti”. Rimangono, per una vera adorazione, le Madonne “amate per istinto in confusione di divinità egizie, sofianiche, pitagoriche o fate turchine. Sono la mamma e nostra salute, la santa Iside Sophia”.

L’ordine economico avrà tre monete: d’investimento, di scambio, di dono e rifiuterà il capitale fittizio della finanza. Poi Alvi, con serietà scrive anche gli articoli costituenti la Federazione. Senza illusioni: ammette che la Confederazione conterebbe ben pochi, “forse me solo”. Alvi questo non lo dice ma sa bene di non essere solo (è scaramantico).

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LIBRI E AUTORI, TRIPARTIZIONE SOCIALE

PRINCIPI SENSATI DELLA NUTRIZIONE V ARTICOLO

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I Carboidrati

Dopo aver scritto qualcosa su l’apporto di proteine e grassi, mi dirigo verso l’ultimo dei macronutrienti: i carboidrati. In definitiva, la quantità di carboidrati da assumere viene determinata dall’apporto di grassi e proteine, e coprirà il resto del fabbisogno calorico dell’individuo.

Che cosa è un carboidrato? I carboidrati sono sostanze organiche il cui ruolo principale nel corpo è fornire energia per le varie reazioni che si verificano su base quotidiana. Tutti i carboidrati sono composti di catene di carbonio, idrogeno e ossigeno legate in anelli. I carboidrati provenienti dalla dieta possono presentarsi in catene lunghe da un solo anello fino a 10000 anelli legati insieme.

I carboidrati a catena singola sono detti monosaccaridi, ovvero zuccheri semplici e comprendono il glucosio, il fruttosio e il galattosio. Quando i monosaccaridi si legano, formano i disaccaridi: gli esempi sono rappresentati da saccarosio (una molecola di glucosio legata ad una di fruttosio), lattosio (glucosio + galattosio) e maltosio (glucosio + glucosio).

Catene multiple di monosaccaridi formano i polisaccaridi, ovvero amidi, detti anche carbonati complessi; gli esempi sono il pane, il riso e le patate.

Il principale utilizzo dei carboidrati nell’organismo è soddisfare i bisogni energetici. Che si tratti di alimentare necessità di energia immediata, a riposo o durante attività fisiche, o di essere immagazzinati per un impiego successivo, sotto forma di glicogeno nei muscoli, il principale scopo dei carboidrati è di fornire energia. In eccesso, come con proteine e grassi, i carboidrati possono essere trasformati in grasso che viene accumulato.

Le scorte totali di carboidrati sono molto più basse in paragone al grasso, quanto a deposito di energia. Una persona sedentaria può accumulare 1700 calorie come glicogeno, con 400 calorie nel fegato, mentre gli accumuli di grasso possono totalizzare fino a 35000 calorie, supponendo circa 5 kg di grasso corporeo che sono relativamente pochi.

Un altro utilizzo di carboidrati, collegato ai bisogni energetici, è di risparmiare le proteine. Sebbene le proteine possano essere convertite in glucosio, non è vero il contrario. Un apporto insufficiente di carboidrati può causare la disgregazione di proteine muscolari e portare alla loro conversione in glucosio per fornire energia al corpo.

Pertanto un apporto sufficiente di carboidrati contribuisce ad assicurare che il corpo usi le proteine per la sintesi dei tessuti e non per soddisfare le necessità energetiche. Negli sforzi di breve durata vengono usati solo i carboidrati, nelle attività prolungate e con stimolo aerobico, a seconda dell’intensità si utilizzano sia grassi che carboidrati.

Qualità dei carboidrati, insulina:

Dopo essere stati mangiati, in definitiva tutti i carboidrati provenienti dall’alimentazione entrano nel flusso sanguigno o come glucosio (circa il 99%) o come fruttosio. Quindi, da un certo punto di vista, tutti i carboidrati sono sostanzialmente uguali. Esiste tuttavia una differenza nel tempo che impiegano per essere digeriti.

Come regola generale, le catene più lunghe necessitano di tempi più lunghi per la digestione e forniscono un’energia più durevole dei carboidrati a catena più corta. Le catene lunghe devono essere spezzate in catene più piccole nell’intestino, prima di poter passare nella circolazione sanguigna. Più lunga è la catena, più tempo ci vorrà perché si compia la digestione.

Abbiamo tutti sperimentato la breve “botta d’energia” seguita da un calo della stessa dopo aver mangiato uno snack dolce per avere “energia rapida”: ciò si collega al tema della qualità dell’energia ed è strettamente connesso ad un ormone detto insulina.

L’insulina viene rilasciata dal pancreas in risposta all’aumento della glicemia che si verifica dopo aver mangiato carboidrati e, in misura molto minore, proteine. Quando si mangiano troppi zuccheri semplici, la glicemia si alzerà molto rapidamente, facendo sì che l’organismo produca troppa insulina. Questa causa un calo del glucosio al di sotto del normale, facendo sì che si produca un tracollo energetico e che venga fame.

Al contrario, i carboidrati più complessi in genere, vengono digeriti più lentamente dei carboidrati semplici e non innalzano la glicemia così rapidamente. Ciò consente al corpo di rilasciare insulina in modo graduale per mantenere il glucosio nel sangue a livelli normali, senza crolli. Come regola generale, si dovrebbe evitare che l’insulina si impenni e poi cada di schianto come accade quando si consumano carboidrati semplici.

La sola eccezione che vale per gli sportivi, si ha immediatamente dopo un training in cui alti livelli di insulina possono essere benefici per il recupero. Su tutto questo non c’è da scherzare, visto l’aumento in verticale del diabete nei nostri Paesi.

Come regola generale, la maggior parte dei carboidrati della giornata dovrebbe provenire da fonti complesse. Ciò manterrà stabili i livelli di glucosio e insulina nel sangue, il che farà diminuire la fame e può essere benefico per chi ha come obbiettivo li dimagrimento o la stabilità ponderale.

La quantità di carboidrati consumata varierà a seconda dell’attività e del bisogno calorico totale. Ai fini pratici, ricordatevi che tutte le calorie non provenienti dal consumo di grassi o proteine proverranno dai carboidrati, forse il 55% – 65% della dieta quotidiana.

Ecco alcune porzioni tipiche di cibi contenenti carboidrati:

2 fette di pane: 30 g

1 tazza di pasta, riso ecc.: 30 g

1 patata al forno: 30 g

1 mela: 20 g

1 tazza e mezza di verdure: 30 g

Quindi l’apporto di carboidrati di un dato pasto potrebbe essere soddisfatto con una bella insalata o con una patata al forno o con un modesto piatto di pasta e così via.

La “piramide dei cibi” della Sanità consiglia 6 – 11 porzioni di cereali al giorno (una porzione equivale ad una fetta di pane o a mezza tazza di pasta) e 3 – 5 porzioni di  frutta e verdure al giorno (una porzione equivale a mezza tazza di verdure o a un frutto).

Sebbene i prodotti caseari siano una buona fonte di carboidrati e proteine, parecchi individui hanno problemi a digerirli a causa di una condizione chiamata intolleranza al lattosio. Questo disturbo affligge molte persone (ed è in costante aumento), specie in età adulta: è l’incapacità di digerire il lattosio, lo zucchero del latte. Alcune persone trovano più facile digerire lo yogurt piuttosto del latte e del formaggio, presumibilmente a causa della presenza di batteri che aiutano la digestione. I sintomi dell’intolleranza al lattosio includono gas intestinali, diarrea e indigestione. Vi sono diverse patologie in cui latte e prodotti caseari vengono tolti del tutto dalla dieta.

A commento finale direi che per l’apporto di cibo e calorie, aumentare le proteine è un metodo costoso, e aumentare la quantità di grassi si associa a una miriade di problemi di salute. I carboidrati, quando sono disponibili, sono il carburante preferito dal corpo. Sono relativamente economici e hanno un buon sapore. Un adeguato apporto di carboidrati contribuisce ad una attività ottimale e a una corretta energia funzionale.

SALUTE
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