L'uomo si racconta

Cari amici,

dato che, di quando in quando, amo immergermi nei contenuti magici dei miti, delle saghe e delle fiabe, ho cercato di approfondire un po’ questi concetti, mettendoli anche in relazione all’evoluzione dell’essere umano.

Come ogni bambino cresce e si sviluppa per tappe successive, così l’umanità nel suo crescere si è raccontata in forme sempre diverse, a secondo delle sue capacità e del suo livello di coscienza, in questa storia infinita che è la storia dell’Uomo.

I quattro gradini fondamentali dell’evoluzione dell’arte narrativa sono: il mito, la saga, la fiaba, la storia.

Queste quattro forme esprimono quattro fasi dell’evoluzione dell’umanità, intesa quale processo di individualizzazione dell’essere umano e di progressiva conquista della libertà.

Il mondo della mitologia è sconfinato e infinitamente appassionante. L’essere umano, all’inizio del suo percorso sulla Terra, è inserito in una realtà spirituale – animica – corporea comune. Agiscono in lui esseri spirituali, parla il lui l’anima di gruppo umana, e opera in lui la natura, il sangue. La prima fase evolutiva è quella in cui l’essere umano è ancora immerso nel divino, ancora del tutto non autonomo: è il tempo del mito, la cui caratteristica è quella di porre al centro una figura divina. Il mito è una narrazione che gravita attorno all’opera di esseri divini, dei   in perenne competizione tra di loro o in lotta con divinità infere, e che interferiscono grandemente nella vita e nel destino degli uomini.

L’essere umano deve ancora nascere come coscienza individuale, è custodito nel grembo divino che gli dà vita, vive ancora nel “paradiso” della divinità.

Il secondo gradino viene narrato dalle saghe che pongono al centro non più gli dei, ma  semidei o  eroi. Il concetto di semidio va compreso in rapporto all’evoluzione umana. L’essere umano, a uno stadio ben definito della propria evoluzione, comincia a distaccarsi dalla matrice universale divina per diventare autonomo. E’ soltanto un inizio, però vige già un’interazione tra la conduzione divina ed il primo apparire dell’autonomia umana. Non c’è modo migliore per descrivere questa fase che dire: l’essere umano è, a questo stadio evolutivo, un “semidio”. Si racconta che uno dei genitori è un dio, l’altro è già un essere umano. Realtà e fantasia si confondono, l’elemento magico è ovunque presente, il gusto del grandioso e dell’incredibile percorre tutta questa letteratura. I semidei sono i grandi eroi dell’umanità, sono i fondatori di religioni, i promotori di nuove culture e di nuove comunità sociali

La terza grande fase dell’evoluzione si esprime nella forma narrativa della fiaba. Le vere fiabe dell’umanità raccontano, tutte, esperienze specificamente umane. La fiaba è sorta dunque più tardi, quando gli esseri umani cominciarono ad occuparsi maggiormente di se stessi.

La vera fiaba, però, parla ad un essere umano che ha ancora coscienza di vivere in un mondo di esseri e realtà spirituali e di non appartenere soltanto alla realtà fisica.

Col sopravvenire del materialismo moderno si persero di vista gli dei, sparirono i semidei e gli eroi, e si perse ogni capacità di creare fiabe vere e proprie. Le fiabe “ moderne” vengono create dalla fantasia arbitraria, per la quale può andare bene tutto, persino raccontare storie umane interpretate da animali!  Le fiabe antiche invece conoscevano solo la veracità, esprimevano esperienze umane oggettive fatte in mondi spirituali, che non erano meno veri e reali del mondo fisico. Ad esempio , le fiabe classiche, raccolte dai fratelli Grimm, non hanno nulla di arbitrario: sono state percepite nella loro oggettività grazie ad un’immaginazione spirituale. I primi creatori di fiabe  raccontavano fedelmente ciò che avevano visto o vissuto nei mondi spirituali. Per questo lo sforzo di interpretarle non è facile per l’uomo d’oggi che ha perso quasi totalmente il senso per lo spirituale.

L’umanità degli ultimi secoli, orientandosi unicamente verso il mondo fisico, ha creato la forma narrativa della storia vera e propria – che sfocia poi sempre più nella cronaca – .

Da un lato ci si dà all’osservazione dei fatti e degli eventi che, essendo considerati solo fisici, vengono riconosciuti come oggettivi solo in quanto esteriormente documentabili. Dall’altro lato è sorta una fantasia del tutto arbitraria, senza alcun ancoraggio nella realtà vera, e che produce, in massima parte, romanzi o racconti che, quando va bene, sono solo passatempo.

Si potrebbe vedere tutta al negativo questa discesa dell’uomo, sempre più giù verso la materialità, ma non è così. Questa discesa era la via da percorrere, per arrivare alla possibilità di autonomia, di individualizzazione e di libertà.

L’evoluzione non improvvisa!

I gradini necessari all’evoluzione sono stati concepiti tutti fin dall’inizio di questo “ Progetto Uomo”. E non è cosa da poco sentirsi avvolti da una saggezza eterna che abbraccia l’inizio e la fine del tempo.  All’uomo resta il compito di capirli, questi stadi, o di non capirli, di attuarli o di ometterli.  Ma che l’essere umano abbia la possibilità di diventare libero e autonomo, è stato da sempre previsto e voluto.

Ad un certo punto dell’evoluzione, gli dei, i semidei e gli eroi, hanno dovuto ritirarsi….. per lasciare il posto all’uomo ormai cresciuto.

Ci si può chiedere: “Forse anche l’uomo, un giorno, potrà venir superato da qualche essere più forte e più dotato di lui?”

A questa domanda, se attraverso la scienza dello spirito si è un pò compreso chi è l’essere umano, si può rispondere con certezza in senso negativo, perchè lo spirito individuale non è a sua volta uno stadio intermedio, esso è la meta complessiva di tutto il divenire umano e come tale non può essere in vista di qualcos’altro.

L’Uomo è uno spirito potenziabile all’infinito, ma mai superabile! E’ un essere sulla via della libertà e quindi sempre più chiamato alla scelta e alla responsabilità personale.

Per lo spirito umano, però, era anche stato previsto, che il conseguimento del suo supremo stadio evolutivo gli sarebbe costato molto…. moltissimo…..

Sì, anche questo era previsto!

SCIENZA DELLO SPIRITO

I PRINCIPI SENSATI DELLA NUTRIZIONE

 acqua

 I principi sensati della nutrizione

Qui su Nuova Eco abbiamo voluto una sezione sulla salute e le interpretazioni possono essere molte.

Poiché sono anche un vecchio atleta, iniziato allo sport verso i 15 anni di vita e non mollo ancora, nonostante i pesanti limiti della senescenza (chi pratica non si sente mai del tutto vecchio), avendo letto, in una parabola di tempo relativamente lunga, infinite sciocchezze su quello che fa bene o male, su migliaia di consigli dietetici che avrebbero dovuto portare giornalisti ed editori di riviste serie e burlone almeno all’ergastolo, cercherò di rappezzare qualche pensiero sensato sulle basi della nutrizione umana.

Padroneggiare i fondamentali forse aiuterà qualcuno, ma certamente difenderà molti lettori e lettrici dalla stupidità, che diffusasi in ogni settore della vita, impera totalmente su quanto viene comunicato in riguardo all’alimentazione.

Una volta che le attitudini fondamentali saranno comprese, si potrà iniziare a preoccuparsi delle interpretazioni, delle proporzioni dei macronutrienti, degli integratori, ecc.

Questi articoli, che scriverò quando mi sarà possibile, tratteranno le basi e solo le basi.

Detto ciò, parliamo di un nutriente che la maggior parte delle persone dimentica ma che è il secondo nutriente più importante per la buona salute generale: l’acqua.

Alcuni possono discutere sull’inclusione dell’acqua tra i nutrienti: allora definirò un nutriente come “qualsiasi sostanza che sia necessaria su base quotidiana per la buona salute”.

L’acqua risponde a questi requisiti (il 99% degli integratori no) ed è il secondo nutriente in ordine di importanza di cui abbiamo bisogno su base quotidiana. L’aria è il nutriente numero uno per noi umani. Senza di essa si sopravvive per circa tre minuti. Senza apporto di acqua il tempo di sopravvivenza sale a circa tre giorni.

In confronto il cibo è quasi di poca importanza. Ci sono individui che sono sopravvissuti senza alcun cibo fino a quaranta giorni. Probabilmente non è stata una allegria e dubito che fossero, alla fine, l’immagine della buona salute, ma ciò rende l’idea.

Da ciò vorreste indovinare quanto in basso su una scala d’importanza può trovarsi l’integratore di L Carnitina o la dieta delle banane?

Poiché per il bisogno di aria la saggezza trascendente ci ha messo di suo, cominceremo parlando dell’acqua.

Forse l’acqua è la sostanza più semplice sulla terra, essendo composta solo da due molecole di idrogeno e una di ossigeno. Così semplice che svolge un ruolo in ogni processo che si verifica nell’organismo. Che si tratti di assorbire i nutrienti, bruciare il grasso corporeo, persino nella sintesi del tessuto muscolare, l’acqua è fondamentalmente coinvolta.

Le implicazioni di ciò dovrebbero essere piuttosto evidenti: bevete l’acqua di cui avete bisogno!

Quante persone vedete ogni giorno (non dimenticatevi di guardarvi allo specchio) che si sostengono a bibite, caffè, te, ecc. senza mai bere un bicchiere d’acqua?

Probabilmente la risposta è: troppe. Il caffè, il te, le bibite non contano come apporto quotidiano di acqua. Il contenuto di caffeina di queste bevande agisce disidratandovi ulteriormente. Anche la birra è un diuretico e non dovrebbe essere considerata come un sostituto della cara, vecchia acqua.

Dal punto di vista dell’uomo attivo, l’acqua è in situazione critica. Anche una leggera disidratazione (pari solo al 2% della massa corporea) fa diminuire forza e prestazione.

Per una persona di 68 kg, il 2% del peso corporeo sarebbe poco meno di 1,4 kg. Questo cambiamento di peso rientra ragionevolmente nel contesto della variabilità della bilancia. Perciò non rimanete confusi se il vostro (stabile) peso corporeo scende da un giorno all’altro. Limitatevi a bere dell’acqua in più quella mattina per compensare la differenza.

Una diminuzione del 10% della massa corporea derivante dalla disidratazione può causare danni cerebrali o morte.

Di quanta acqua c’è bisogno esattamente?

Probabilmente tutti abbiamo sentito la massima degli otto bicchieri al giorno per quanto riguarda l’apporto. Stranamente questo valore non è stato mai confermato in alcun modo e ignora le esigenze individuali. Se fate un lavoro pesante  al caldo o in un luogo senza ventilazione, perderete probabilmente più acqua di chi è seduto in un ambiente confortevole.

Anche la consuetudine dietetica influenza il bisogno d’acqua: una dieta con molte proteine causa disidratazione e accresce i bisogni d’acqua. Alti apporti di frutta abbassano il bisogno poiché i frutti hanno un elevato contenuto d’acqua.

Non pensate però di avere bisogno d’acqua in giorni in cui sudate di più. Si perde acqua sempre, anche nei giorni in cui ci si riposa: siamo una continua colonna di vapore.

Una buona regola empirica è che bisognerebbe urinare 4 o 5 volte al giorno, e l’urina dovrebbe essere chiara, più altre una o due volte dopo una sensibile sudata per avere la sicurezza di essere reidratati. Se non si raggiungono questi livelli, è molto probabile che l’acqua bevuta sia troppo poca. Durante lo sforzo fisico, un apporto d’acqua pari a un bicchiere ogni quindici minuti è una buona regola generale empirica. Pesandovi prima e dopo, dovreste riuscire a compensare tutto il peso perso bevendo due bicchieri d’acqua: non bibite: acqua!

Se non vi pesate sulla bilancia (il che va bene), accertatevi però di bere tanta acqua – dopo un lavoro manuale – in modo da assicurare almeno due minzioni di urina chiara successivamente.

La sete non è un indicatore accurato dello stato di idratazione. Nel momento in cui si sente sete vuol dire che si è già un poco disidratati. Allo stesso modo, la comparsa della sete non è un indicatore che ci si è completamente reidratati, ma solo che il meccanismo della sete è stato bloccato.

Probabilmente la maniera più facile per assicurare l’apporto d’acqua è di procurarsi una bottiglia d’acqua e portarsela dietro. Diversamente, ogni volta che passate davanti ad un rubinetto fatevi una bella bevuta.

Molte persone con cui ho parlato preferisce acqua fresca o fredda piuttosto che tiepida. In tal caso comperate un thermos, riempite a metà il contenitore, mettetelo nel congelatore per la notte. Al mattino colmatelo con acqua. Sciogliendosi, il ghiaccio manterrà fredda l’acqua.

Infine un modo (quasi) facile per essere sicuri di bere una quantità abbondante di acqua è questo: mettiamo che abbiate una bottiglia di 90 cl e che abbiate determinato di aver bisogno di tre volte questa quantità al giorno per fare urina chiara per 5 volte; mettete 3 elastici intorno alla bottiglia e toglietene uno ogni volta che la svuotate. Se a fine giornata non avete tolti tutti e tre gli elastici, provateci con più impegno il giorno dopo. Alla fine il vostro apporto d’acqua diverrà un’abitudine.

Non è ottimale rimanere disidratati per tutto il giorno e poi immettere tutta l’acqua alla sera. Ciò equivarrebbe a stare privi di cibo e mangiare tutto per cena: perché le sue funzioni siano ottimali, il corpo ha bisogno di rimanere idratato costantemente.

Se attualmente bevete acqua in quantità abbastanza inferiore all’ottimale, non aumentate l’apporto drasticamente, a meno che non amiate correre di continuo alla toilette. Incrementate gradualmente la quantità d’acqua bevuta. Inoltre per alcuni l’acqua viene sentita come “pesante” o poco digeribile. E’ una sensazione che può passare o meno. In questo caso basta poco per renderla assai più accettabile allo stomaco: la trasformiamo da minerale a vegetale con un grado più alto d’assimilazione. E’ una cosa semplicissima: basta aggiungere nella bottiglia alcune gocce di succo di limone o pompelmo (anche uva o mela, purché non sia nettare ma succo senza aggiunte). Poi scuotete vigorosamente la bottiglia e bevete (per alcuni può essere una condizione quasi necessaria).

Infezioni del tratto urinario, calcoli renali e tanti altri spiacevoli problemi possono essere prevenuti con il semplice atto di immettere abbastanza acqua nell’organismo ogni giorno.

Consideratelo come una misura preventiva che fa risparmiare dolore, sofferenze ed indecifrabili malesseri.

Bene: se ascolterete la metà di quanto ho scritto, avrò fatto qualcosa di buono per la vostra salute. Ci risentiamo poi con temi un po’ più complessi.

SALUTE

SPIGOLATURE

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Afferrati dalla forza della Musica, i mondi danzano la loro danza. Ispirati dalla Musica, gli Spiriti del Tempo danzano per noi. Non c’è ombra di astrattezza filosofica nelle movenze delle personalità Divine; i loro solenni gesti, diventeranno correnti di pensiero, umori, mode, conflitti, stili di vita e stili musicali. Ciò che noi chiamiamo spirito del tempo non matura qui sulla terra, lo Zeitgeist dell’avvenire si prepara nei palazzi sconfinati dell’ Altrove. Le personalità Divine operano da fuori dello spazio e del tempo e, grazie al risonare celeste della Musica delle sfere, entrano nel nostro spazio e nel nostro tempo.

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La Musica fa muovere i mondi ma una precisazione va fatta: la credenza che questa Musica sia della stessa pasta del suono che avvertiamo come sottofondo nei centri commerciali, magari corretto da un impianto di buona qualità, è ovviamente un’idea bambinesca. Non c’è nulla di sensibile in quella Musica o Danza a cui qui si allude. La musica terrestre è solo una pallida eco della Musica delle Sfere. Un’ eco capace comunque, d’illuminarci d’immenso e di parlare secondo verità.

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La grande Arte, quella capace di agire positivamente su di noi, è di solito un ricordo impersonale, ed oggettivo dell’Altrove. Nel Parsifal di Richard Wagner il saggio cavaliere Gurnemanz intona una frase emblematica: ”Qui il tempo diventa spazio” anche in questo caso si allude alla Musica delle Sfere dove il tempo musicale diventa movenza divina. Nel caso della musica terrestre, il mezzo sensibile che utilizza per propagarsi, è l’aria mossa dagli strumenti, la vibrazione sonora sfericamente diffusa nell’aria è ciò che farà successivamente vibrare il nostro udito ed il nostro feed-back emotivo, il nostro sentire.

Ma quelle idee da dove provengono?

Molti artisti si accorgono che spesso le idee migliori arrivano dopo il risveglio con l’impulso a forgiare la materia seguendo l’affiorare di indicazioni misteriosamente pervenute nel sonno. Il caso di Yesterday di Paul Mac Cartney è emblematico. Il beatle, udì in sogno la canzone sia nella parte melodica che in quella armonica. Quando un compositore giochicchia senza sforzo con le note è in attesa di una memoria già depositata nei profondi meandri della sua creatività. Lo stesso dicasi per qualsiasi intuizione artistica o letteraria.

Nell’improvvisazione musicale, le cose vanno in modo un poco diverso ma è interessante constare che per chi sta improvvisando, le idee giungono in un leggero stato di trance controllata ed educata da anni di studio metodico. Comunque, nel volto dei grandi improvvisatori, osservate i loro occhi e comprenderete.

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La desacralizzazione del mondo iniziò a rivelarsi artisticamente attraverso il ciclo dell’Anello del Nibelungo di Richard Wagner, il Tramonto degli Dei rappresenta in modo figurato e mitico, la fine di un mondo ordinato dall’alto. La caduta del Valhalla e e della morte di Wothan sono simboli di questo percorso di scomparsa del Sacro.

Ci fu una svista nella traduzione dell’Edda di Snorri, uno svarione che si protrasse fino al Novecento. Il Ragnarǫk, venne descritto come il “Crepuscolo degli Dei” e invece, si doveva tradurre con “Il Fato degli Dei“. Infatti la parola rǫk , per i norreni, era il genitivo di raka che significa Fato oppure Meraviglia o Destino, ben diversa da røkkr che vuol dire tramonto o crepuscolo del Divino. Quell’errore interpretativo divenne parte integrante nelle vicende storiche del nostro mondo poiché l’azione formatrice dei miti agisce anche nella loro risonanza che, fa maturare di generazione in generazione nuovi pensieri, sentimenti e volontà.

Tutta l’opera di Richard Wagner ed il Götterdämmerung in paricolare, s’ispirarono a un’ idea sacrificale contenuta in nuce nell’Edda di Snorri.

Wotan fu inghiottito nel Ragnarǫk,

tra le fauci di Fenrir il feroce nemico.

Odino, il Dio Errante dalla benda

nera sull’occhio guercio e la veggenza

nell’occhio sano, Wotan la forza

della natura, il re del pantheon norreno,

perì nell’incendio del Valhalla

e tutti gli Dei l’accompagnarono

nella caduta.

 

 Dai poemi dell’Edda.

 

Il Ragnarǫk non fu solo un’affabulazione poetica della letteratura nordica, e neppure una fascinazione drammaturgica tardoromantica. Il Ragnarǫk divenne quindi sangue e suolo, vita e morte e rinascita, e si conficcò nella Storia. Fa davvero impressione osservare come un’idea archetipica simboleggiata da un mito, si sia incarnata ed abbia sconvolto ogni generazione passata, presente futura. La desacralizzazione che era stata indicata da Wagner terminò con i Beatles. Non è quindi un caso che si siano formati in Germania, ad Amburgo. Senza le forze maturate sul suolo tedesco non avremmo avuto l’arte di Lennon e Mc.Cartney.

 

Hail, hail rock and roll liberami dai tempi antichi.

Chuck Berry – School Days

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I Beatles ad Amburgo erano la primigenia formazione del complesso inglese. Un quintetto senza Ringo Starr ma con il brillantinato Pete Best alla batteria. Paul Mac Cartney cantava e suonava diversi strumenti. Già a quel tempo, ogni nota che scaturiva da Paul, faceva trasparire la sublime musicalità di cui egli è sempre stato portatore. George il più giovane tra i cinque, veniva un poco bistrattato per il fatto che era proprio un ragazzino ma, con la chitarra elettrica in mano, lui era il migliore. Tra tutti però primeggiava John Lennon che all’epoca era decisamente il leader, tant’è che aveva imposto agli altri il suo grande amico Stuart Sutcliffe come bassista. Stuart non durò a lungo come del resto non durò Pete Best, il batterista sostituito da Ringo.

La leggenda vuole, che poche settimane prima, Bruno il proprietario del Pub, avesse intimato ai Beatles appena arrivati ad Amburgo di fare più spettacolo: – Macke show! – gridava rauco nel suo improbabile inglese. Poi saliva sul palco per mostrare ai ragazzi come dovevano saltare e ballare. La mole di Bruno Koschmieder era formidabile e raccapricciante, soprattutto quando tentava di ancheggiare come Elvis. Un uomo gigantesco che, prima di diventare uno dei boss della Amburgo by night, aveva fatto il clown nei circhi, il mangiatore di fuoco, l’illusionista e l’imbonitore da fiera. Koschmieder non conosceva l’inglese ma sapeva esprimersi molto bene a grugniti e gesti e quel Macke show! l’ aveva ripetuto nuovamente ai cinque pivelli di Liverpool. Loro lo avevano guardato disgustati: le pagliacciate all’americana facevano schifo al quintetto. Eseguirono ancora un paio di pezzi, nel loro stile da gentlemen, senza che il pubblico in sala si accorgesse minimamente del loro talento.

Fu allora che John prese una iniziativa che si rivelò decisiva per il futuro della storia musica. Intuendo che il comportamento impeccabile sul palco non era in linea con i tempi nuovi, vendette al miglior offerente l’ altezzosa rigidità britannica. Come un lenone che cede una vergine nell’androne di un lupanare, così Lennon rinunciò all’elegante compostezza dei Bealtles in cambio della fama. Nel nome c’è la storia di ogni persona e Lennon, in quel momento lenone, gridò a voce alta:

«Se dobbiamo fare salti come gli idioti, vuol dire che li faremo!», dondolando come uno orango da un angolo all’altro del palco, John fece roteare il microfono e si rotolò per terra. Il pubblico del locale all’improvviso diede fuori di testa. Qualcuno cominciò a battere le mani, si avvicinarono al palco costruito assemblando le cassette di birra, Bruno gongolò. George e Paul si guardarono allibiti, presero coraggio e cominciarono anche loro a fare gli scemi. Una serie di gag senza fine: John faceva l’imitazione del gobbo di Notre Dame, oppure d’aver la Sindrome Down, oppure Hitler; con Paul caricavano la folla come bisonti selvaggi. Alle volte fingevano di litigare creando fazioni tra gli avventori della birreria. Malgrado le volgarità a cui si sottoponevano, erano musicalmente straordinari.

Gli uomini immersi in quel frastuono andavano su di giri bevendo birra Lager ghiacciata ed applaudendo lo show demenziale improvvisato sul palco. I meno giovani non capivano nulla di rock and roll ma gradivano gli echi subconsci evocati dalla trasgressione portata in campo dai Beatles. Perché i tedeschi sono fatti così: ordinati e metodici, precisi ed affidabili sul lavoro. Poi improvvisamente si alterano e la loro coscienza svapora in modo incontrollato e perdono il principio dell’Io tornando infantili.

Intanto il gruppo di Liverpool sciorinava nella notte un infinito repertorio di cover. Di brani originali all’epoca, i Beatles, ne avevano ancora pochi. I cinque si esibivano per una manciata di Marchi, inframezzando piccole pause di quindici minuti per riprender fiato. Sopravvivevano a quei tour de force grazie all’alternanza con Alan Caldvell, in arte Rory Storm, un anonimo rocker di Liverpool accompagnato dal suo complessino. Le canzoni dei Beatles duravano anche venti minuti ed erano punteggiati di assoli interminabili.

I Beatles a quell’epoca, eseguivano canzonette nulla di più, i brani che concludevano la nottata erano quelli di Buddy Holly, di Carl Perkins e naturalmente di Chuk Berry ma tutte le esecuzioni assumevano, come sempre, un sapore nuovo rispetto agli originali. I Beatles sapevano imitare esattamente, fin alla caricatura, qualsiasi cantante, ma loro non sapevano fare solamente il verso ad altre voci, potevano copiarsi reciprocamente l’un l’altro. John si avvicinava timbricamente a Paul, Paul a John. Geroge senza una spiccata personalità vocale entrava nel sound in modo istintivo e la magia dei Beatles s’accendeva. Erano questi coretti omotimbrici punteggiati da lallazioni e non sense il loro punto di forza, ciò che gli rendeva unici. Niente saxofoni, niente trombe né tanto meno clarinetti ma canto corale, percussioni e chitarre ebbre di energia elettrica. Il piano verticale, quando c’era era suonato da John o da Paul, ritmicamente con blocchi accordali ribattuti secondo i canoni del rock and roll di Jerry Lee Lewis. Un sound che coinvolgeva chiunque avesse avuto la capacità di abbandonarvisi con dionisiaca disposizione d’animo.

Lennon era un tipo trasgressivo e violento, capace di ferire, anzi uccidere con le battute della sua linguaccia tagliente. Provocazioni continue quelle di Lennon Paradossalmente la timidezza gli permetteva di urlare sciocchezze sul palco, appesa al collo, una tavoletta di WC.

Facile giudicare questi fatti secondo lo schema bene-male, sacro e profano… Le cose dell’arte stanno in termini molto più complessi di quanto moralisticamente possiamo rappresentarci.

 §

Lo spirito soffia dove vuole lui, non dove auspicato dalle beghine, i bigotti ed i Farisei: un orfano di madre figlio di un padre mediocre e brutale, dedito all’alcool, potrebbe diventare un teppista o perlomeno un adulto squilibrato e disadattato. Invece in quelle condizioni normalmente penalizzanti, nasce uno dei più grandi geni dell’umanità, Ludwig van Beethoven.

(continua)

RESOLARIS

 

ARTE, MUSICA

ISIDE SOPHIA – Seconda Lettera

Denderah

SECONDA LETTERA

Maggio 1944

RAPPORTO CON LE STAGIONI

Nell’ultima Lettera parlavamo delle tre componenti del nostro Universo solare. Ora sarà nostro compito elaborare i particolari della struttura del nostro Universo, in special modo del Sole e dell’orbita della nostra Terra.

La Terra ruota intorno al Sole nel corso di un anno, come abbiamo affermato. Per noi sulla Terra, ciò appare come movimento del Sole lungo il sentiero dello Zodiaco. Questo movimento non è soltanto un fatto astronomico: è connesso nel tempo con definiti eventi ritmici sulla Terra. Cioè il ritmo delle stagioni. Ora osserveremo questo ritmo delle stagioni dal punto di vista dell’emisfero settentionale della Terra.

Ogni anno al 21 di marzo inizia la primavera nell’emisfero settentrionale. Questo fatto non cambia nel corso del tempo. Non accade mai che improvvisamente la primavera cominci al 21 di aprile: essa è al 21 di marzo. Noi diciamo allora che ha luogo l’equinozio di primavera o che il Sole è nel punto vernale – il che è dire, secondo il sistema cosmico di Copernico – che la Terra ha finito la sua orbita attorno al Sole e comincia un nuovo ciclo.

La primavera dura sino al 21 di giugno. Durante questa stagione i processi di germinazione, crescita, espansione, fioritura hanno luogo nel mondo vegetale che ci circonda. E’ la stagione nella quale soprattutto ha luogo la creazione nella natura.

Poi il 21 giugno comincia l’estate. Ora la Terra si è mossa attraverso un quarto della sua orbita. Visto dalla Terra, il Sole si è mosso durante i precedenti tre mesi attraverso i segni di Ariete, Toro e Gemelli. Il 21 di giugno esso entra nel segno del Cancro – dalla prospettiva della Terra. Ci troviamo di fronte i fenomeni della stagione estiva nella natura attorno a noi. I processi di fioritura hanno raggiunto il loro apice. Il mondo vegetale è perfetto. Ha luogo la fruttificazione, e verso la fine della stagione i frutti maturano. Durante questo tempo, il Sole si è mosso attraverso i segni dell’eclittica del Cancro, del Leone e della Vergine; o secondo Copernico, la Terra ha completato un altro quarto della sua orbita.

Il 23 settembre il Sole entra nel segno della Bilancia. Sulla Terra al Nord abbiamo l’inizio dell’autunno. La natura entra in un periodo di crisi. Ha luogo una separazione tra il frutto e la pianta madre. La pianta madre (la cosa è diversa nel caso degli alberi) appascisce. Il frutto e con esso il seme viene sepolto nel suolo. La luce e il calore scemano. Il Sole si è mosso attraverso i segni di Bilancia, Scorpione, e Sagittario

Poi il 21 dicembre entra nel segno del Capricorno, e mentre passa attraverso Capricorno, Acquario e Pesci abbiamo sulla terra la stagione invernale. Durante questa stagione i semi dormono nel suolo, forse coperti da ghiaccio e neve, ma poi ha luogo un grande risveglio – un grande miracolo: dànno alla luce gli stessi tipi di forme vegetali della pianta madre che era appassita nell’autunno precedente. Quindi il Sole entra di nuovo nel segno di Ariete il 21 di marzo, e l’intero ciclo dell’anno e delle stagioni riparte ancora una volta.

Possiamo chiederci: da dove provengono le forze che fanno crescere e poi appassire le piante dopo che hanno prodotto il seme per il successivo ciclo delle stagioni? Da un punto di vista materialistico si può rispondere che l’aumento della luce e del calore, andando verso l’estate, fa crescere le piante, e la loro diminuzione in autunno ritrae la vita nel mondo vegetale. Tuttavia ciò è detto in maniera troppo facile, perché ci sono piante che crescono anche se luce e calore sono scemati. Esse non possono ricevere luce e calore come l’unica influenza del Sole. Vi devono essere forze irradianti dal Sole che sono qualcosa di più che non unicamente luce e calore. I semi non germinano se sono unicamente esposti a luce e calore; devono anche essere messi nel buio del suolo umido. La terra deve ricevere influenze dalle profondità degli spazi cosmici che compenetrano la Terra più profondamente di quel che facciano unicamente calore e luce. Queste forze nascoste vengono indicate dal movimento del Sole attraverso i segni dell’eclittica, e ciò non interferisce affatto con la concezione copernicana del nostro sistema solare. Anche se immaginiamo la Terra che si muova e il Sole stia fisso al centro, possiamo ancora immaginare che il globo terrestre riceva certe influenze cosmiche attraverso il Sole dalle differenti direzioni dello Zodiaco. Potremmo immaginare il Sole esser simile ad una grande lente ottica che raccoglie le attività delle varie parti dell’eclittica e le invia giù sulla Terra. Potremmo pure immaginare i Pianeti inferiori impegnati in questo raccogliere e trasformare l’attività del Sole. Solo la superstizione materialistica potrebbe rendere impossibile immaginare che accanto a luce, calore e certe influenze magnetiche, nient’altro venga irradiato dal Sole.

Se siamo d’accordo con ciò, potremmo allora immaginare una differenziata e quadruplice attività del Sole durante il corso dell’anno secondo le quattro stagioni. La posizione relativa del Sole nei diversi segni dell’eclittica produrrebbe quindi i cambiamenti. La posizione del Sole tra l’equinozio di primavera e il solstizio d’estate invierebbe giù alla Terra le Forze della creazione. Tra il solstizio d’estate e l’equinozio d’autunno, il Sole raccoglierebbe le forze dallo Zodiaco che manifestano se stesse sulla Terra come perfezione e maturazione. Tra l’equinozio d’autunno e il solstizio d’inverno, riceveremo dal Sole forze che causano la crisi della natura, e le forze riunite al Sole attraverso le sue posizioni zodiacali durante il periodo tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera provocherebbero il miracolo della rinascita nella natura sulla Terra. Possiamo, inoltre, elaborare ulteriormente l’attività differenziata del Sole indicata dalle posizioni nell’eclittica. Giungeremo allora alla dodecupla attività del Sole secondo i dodici segni.

In Aprile il Sole sta nella direzione del segno dell’Ariete. Da lì il mondo vegetale riceve il potere di far scaturir fuori sempre di nuovo le stesse forme. Non accade mai, per esempio che i ranuncoli o le margheritine assumano all’improvviso una forma diversa da quella che hanno sempre avuto in passato. Forze di rimembranza, per così dire, irradiano da questa parte dell’eclittica e collegano il passato con il presente e il futuro.

In Maggio, allorché il Sole è nel segno del Toro, vediamo la crescita delle piante e la loro espansione nello spazio. Ogni cosa urge all’esistenza e vuol diventare più grande possibile. In questo sviluppo, possiamo vedere la forza e il potere di accrescimento e propagazione che viene dal segno del Toro.

Poi in Giugno il Sole entra nel segno dei Gemelli. La pianta raggiunge i limiti della sua espansione nello spazio, e dall’Universo – attraverso la mediazione del Sole – essa riceve il potere di sviluppare due tendenze: con le sue radici essa penetra giù nella tenebra del suolo il più profondamente possibile, e dall’altro lato essa ascende nella sfera della luce e del calore. Ivi essa crea il fiore. In questa duplice attività vediamo la polarità dei Gemelli: il gemello celeste nel fiore e il gemello terrestre nella radice. Polarità, in ogni specie di forme e metamorfosi, irradia dalla regione dei Gemelli nell’eclittica.

In Luglio il Sole è nel segno del Cancro. Adesso la pianta è saturata in sé stessa. Non ha più la tendenza ad espandersi; i processi di fioritura hanno raggiunto il loro apice. La pianta non vuole nient’altro. Dall’Universo riceve l’impulso a dar via le sue proprietà. Ciò viene fatto attraverso il profumo e la molteplicità di colori che dai fiori irradia nel mondo. E’ l’atteggiamento di servire dello scarabeo, che porta sulla sua testa un’enorme palla di terracome segno del Sole e del cuore. Lo scarabeo è l’antica immagine del segno del Cancro. La trasformazione delle forze sinora maggiormente legate alla Terra in irradianti forze simili al Sole è il potere dinamico del segno del Cancro.

Poi in Agosto troviamo il Sole nel segno del Leone. Ora la pianta ha ricevuto l’impulso a sacrificare se stessa. E’ giunta l’epoca della mietitura ed hanno luogo i processi di fruttificazione. Similmente ai raggi del Sole che sacrifica se stesso, la pianta riempie lo spazio attorno a sé. Unione con l’Universo-Sole è la tendenza del segno del Leone.

In Settembre, allorché il Sole può essere trovato nel segno della Vergine, maturano i frutti e i semi. La luce e il calore dell’estate ora sono trasformati nella dolcezza del frutto che porta la speranza per il futuro come seme; come nel caso della Santa Vergine, il fanciullo porta la speranza del mondo. Fecondità, come risultato dell’unione con l’Universo, è il potere che irradia dal segno della Vergine.

In Ottobre, allorché il Sole appare nel segno della Bilancia, ha luogo la separazione tra la pianta madre e il seme. Dall’Universo giungono forze che scindono in due il mondo della pianta: ciò che è stato e ciò che sarà in futuro. E’ un periodo di pace nella natura; un equilibrio tra passato e futuro, come una bilancia in equilibrio. La cura per il Figlio della Vergine e il ritiro delle forze creative della Madre nei regni celesti sono l’influenza del segno della Bilancia.

Poi il Sole entra nel segno dello Scorpione. Ora giungono forze di distruzione e disintegrazione dalle profondità dell’Universo. Le piante appassiscono. L’immagine dello Scorpione col mortale pungiglione è indubbiamente un’immagine veritiera di quelle forze che sono attive nella natura durante questo periodo dell’anno. Esse hanno luogo bruscamente in Novembre, quando anche la luce diminuisce e il calore estivo viene sopraffatto dalla freddezza invernale.

In Dicembre il Sole è nel segno del Sagittario. E’ il periodo dell’anno nel quale gli esseri umani sulla Terra accendono le candele dell’Avvento e aspettano la nascita della luce dell’Anima del Mondo. Nella natura ora i semi riposano nel suolo. Se si immaginano gl’innumerevoli semi nel suolo, si può avere l’impressione di milioni e milioni di fiammelle di speranza che attendono la nuova nascita di luce e calore. Queste forze di speranza sono bene espresse nell’immaginazione del Sagittario-Arciere. Egli mira al bersaglio che è ancora molto lontano. Attendere e ricercare la luce dell’anima è il messaggio del segno del Sagittario.

In Gennaio quando il Sole è entrato nel segno del Capricorno, la luce aumenta nuovamente. Ha luogo la nuova nascita della luce: nel periodo nel quale la Cristianità celebra la nascita del Christo, Colui che è venuto nel mondo come il potere rinnovellatore di tutta la natura e dell’umanità. Il seme può essere sepolto nel suolo, forse coperto da ghiaccio e neve, ma è sopravvissuto alla tenebra e al freddo; è stato salvato dalla distruzione. La luce creativa del Mondo Spirituale irradia dal segno del Capricorno.

Dopo ciò il Sole entra nel segno dell’Acquario. Ora fluiscono giù sulla Terra da questa regione le forze rinnovatrici e risvegliatrici.

E’ qui che le forze nascoste dell’attività del Sole entrano nella sfera della Terra; forze che non sono soltanto luce e calore ma, simili ad acqua vivificatrice, invisibili forze vitali. L’immagine dell’Acquario riversante l’acqua celeste negli spazi cosmici è veramente un’immagine di questi eventi in Febbraio. L’influsso delle forze rinnovatrici ed edificatrici del cosmo proviene dalla regione del segno dell’Acquario.

Poi, infine, in Marzo, il Sole è entrato nel segno dei Pesci. In natura hanno luogo i processi di germinazione. I semi nel suolo nuotano come Pesci nel mare dell’acqua cosmica donatrice di vita. Si aprono ed assaggiano quest’acqua: germinano. E gustando l’acqua, essi sono indotti all’attività da quelle forze, provenienti dalla regione dei Pesci, che vogliono l’evento: l’azione in natura – in questo caso l’evento del nuovo inizio nel ritmo dell’anno. L’incorporazione delle leggi cosmiche e delle finalità del mondo entro il singolo essere terrestre è l’influenza del segno dei Pesci.

Così la posizione del Sole indica i ritmi degli eventi che hanno luogo entro la sfera della vita organica della Terra. Ciò è ovvio in maniera speciale nel regno vegetale, ma non è soltanto un’indicazione. Noi possiamo parlare di forze reali che irradiano dal Sole verso la Terra, proprio come la terra riceve luce e calore dal Sole. Il Sole è come una immensa lente ottica che riunisce le attività localizzate nelle diverse sfere dell’eclittica; per esempio, se noi sulla Terra percepiamo il Sole nel segno dell’Ariete, possiamo immaginare come il Sole riunisca l’attività del segno dell’Ariete, che è allora dietro il Sole, e la invii giù alla Terra.

Se io dodici segni dell’eclittica – attorno al Sole e dentro l’orbita della Terra – sono una realtà dinamica, dovremmo pensare a proposito della possibilità che gli altri Pianeti, in special modo quelli entro l’orbita della Terra, siano capaci di raccogliere ed irradiare le forze dei segni dell’eclittica in una maniera simile a quella del Sole. Ciò riguarderebbe principalmente i Pianeti inferiori Mercurio e Venere ed in una certa misura anche la Luna.

Troviamo, effettivamente, tali attività dei Pianeti inferiori a seconda della loro posizione nei diversi segni dell’eclittica. Solo che i campi nei quali queste attività si manifestano sulla Terra sono diversi da quelli dell’attività del Sole, descritti più sopra. L’attività del Sole diviene visibile nella vita della pianta durante l’anno entro il mondo della materia fisica., ma non sarebbe possibile per il Sole, da solo, di creare la pianta vivente; per questo deve aiutare la Luna, ed essa aiuta lavorando attraverso le sostanze liquide: essa lavora, per esempio, attraverso i succhi delle piante. La Luna deve essere necessariamente crescente nello stesso periodo. Tre parole, solo se la Luna crescente dopo il 21 marzo, allorché il Sole è entrato in Ariete, si muove attraverso i segni creativi di Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, può aver luogo nella natura la festa della Pasqua di Resurrezione. Questa è la ragione per la quale la Pasqua può essere celebrata soltanto dopo la Luna Piena successiva all’equinozio di primavera.

Persino le attività combinate del Sole e della Luna non sono sufficienti. Anche gli altri Pianeti del nostro Universo devono contribuire al loro seguito, specialmente i Pianeti inferiori Mercurio e Venere, in rapporto alla crescita della pianta. Essi recano la varietà degli eventi nella natura nei diversi anni. Essi sono maggiormente connessi con la sfera della luce e del calore.

L’attività dei dodici segni dell’eclittica, in quanto manifestantesi attraverso l’attività differenziata del Sole durante l’anno, è una specie di linguaggio fondamentale, solo che viene espresso in maniera trasformata attraverso la mediazione della Luna, di venere e di Mercurio. Può accadere, per esempio, che Venere nel segno del Toro riunisca le forze potentemente espansive del Toro e le esali entro l’atmosfera della Terra. Il risultato può essere, in certe condizioni, quello di terrificanti tempeste in alcune parti della Terra. Mercurio può fare qualcosa di simile nell’atmosfera termostatica della Terra. Ma può anche accadere che i due Pianeti si scambino le loro attività, ovverosia che Venere attacchi la termosfera e Mercurio l’atmosfera della Terra. Riguardo a Venere e Mercurio , il linguaggio dei dodici segni dell’eclittica, perciò, deve essere tradotto nei termini delle attività e degli eventi entro la sfera della luce e del calore, se si vuol vivere con essi e leggere le influenze dinamiche di questi Pianeti.

Lo stesso si applica alla Luna. La Luna lavora nelle sostanze liquide della Terra. Conosciamo l’influenza della Luna sul ritmo delle maree e coosciamo pure che le maree sono più forti all’inizio della primavera e dell’autunno allorché la Luna riceve la luce del potente, creativo Sole d’Ariete o è essa stessa in Ariete. (L’elaborazione di questi fatti sarebbe l’oggetto di ricerche principalmente in rapporto all’agricoltura. Avendo queste Lettere un compito diverso, è possibile dare solo poche indicazioni).

Abbiamo adesso parlato delle forze che tramano tra la Terra, il Sole, la Luna e i Pianeti. La differenziazione di queste forze è in parte dovuta alla differenza della natura dei Pianeti ed anche a quella della dodecupla eclittica. Secondo il sistema di Tolomeo – nel quale la Terra è al centro dell’Universo e tutti i Pianeti, e pure il Sole, ruotano attorno alla Terra – il Sole ed i Pianeti cangerebbero il loro carattere attraverso i loro propri movimenti, mentre secondo il sistema copernicano sarebbe la Terra stessa che si espone attraverso il suo proprio movimento ad un qualche speciale aspetto dell’attività del Sole. L’orbita della Terra creerebbe allora la realtà dell’eclittica con i suoi dodici segni nel nostro Universo. Sarebbe una realtà relativa che riguarderebbe soltanto la Terra, ma la maniera nella quale il nostro Universo è costruito in realtà , se abbia ragione Tolomeo, o se abbia ragione Copernico, oppure se dobbiamo cercare una prospettiva totalmente nuova, è una mera questione astronomica.

Ciò che abbiamo descritto sinora in questa Lettera circa le influenze dei Pianeti, della Luna e del Sole sulla vita organica della Terra, è in rapporto con l’eclittica. Se guardiamo il nostro sistema solare dal punto di vista di Tolomeo o di Copernico, l’eclittica con i suoi dodici segni è una realtà all’interno del nostro Universo solare; dobbiamo immaginare che essa sia prodotta o dal movimento del Soleo dal movimento della Terra. Comunque, sinora non l’abbiamo collegata o basata sul circolo dello Zodiaco o delle Stelle fisse, che è oltre il nostro sistema solare. Entro lo Zodiaco delle Stelle fisse abbiamo dodici Costellazioni, che sono state menzionate nell’ultima Lettera. Questa è una realtà che inizia là dove il nostro Universo giunge ad una fine. Avremo molto da dire su questa realtà nelle prossime Lettere. Dobbiamo essere assolutamente chiari circa il fatto che, accanto allo Zodiaco delle Stelle fisse, esiste l’eclittica che è un’altra realtà ma all’interno del nostro sistema solare. Come essa operi è stato indicato più sopra in relazione con l’anno solare. Come essa sia in relazione alle dodici Costellazioni dello Zodiaco delle Stelle fisse verrà elaborato in successive descrizioni. La difficoltà, che può creare confusione, è che gli stessi nomi sono usati sia per le dodici Costellazioni di Stelle fisse che per le dodici divisioni dell’eclittica. Ciò ha addirittura una certa giustificazione, ma può creare confusione. In queste Lettere le dodici Costellazioni dello Zodiaco delle Stelle fisse verranno distinte come Costellazioni dalle dodici divisioni dell’eclittica; per esempio, la Costellazione dell’Ariete o del Toro significa la Costellazione di Stelle fisse di questo nome oltre l’estrema circonferenza del nostro Universo, mentre per le dodici divisioni dell’eclittica – le dodici parti dell’orbita del Sole, o della Terra – useremo la denominazione di segno [ed useremo il nome latino]: così il segno di Aries sarebbe quella parte dell’eclittica attraverso la quale il Sole appare muoversi tra il 21 di marzo e il 21 di aprile.

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

L’ACCORDO DEL PENSIERO CON LA VOLONTA’ (di F. Giovi)

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Una tra le indicazioni di percorso della via che partendo dalla ordinaria coscienza del sensibile giunge alla reintegrazione dell’uomo alla sua realtà spirituale, stringata all’essenziale, potete trovarla nelle prime pagine di Tecniche della concentrazione interiore: testo ricchissimo di dettagliate operazioni interiori e meditazioni, valide ad ogni livello in cui possa trovarsi il ricercatore che non paventi le azioni che trapassano nell’esoterismo reale.

Essa traccia tutta la strada che l’uomo coraggioso, quello che ad onta di ostacoli, davvero immani, riesce a consacrare – potenzialmente tutto sacrificando – l’intima vita interiore poiché sa porre la propria condizione in subordine rispetto al pellegrinaggio dell’anima verso la sua Fonte. Sostanzialmente verso quell’essere che è il suo significato, il suo senso, per sé e per il mondo.

Un tale, spaventoso impegno, non dovrebbe spaventare nessuno con errate rappresentazioni, non richiedendo alcun sacrificio formale, né particolari privazioni nello svolgimento della vita ordinaria.

Come non viene chiesto di cambiare il colore degli occhi, così (come molti temono), in sintesi, nemmeno ciò che chiamiamo “carattere” e vita comune è influente, a patto che l’azione interiore sia vigore e non farsa.

Non a caso si caratterizzavano i Misteri col dire che gli uomini dabbene muoiono mentre anche un delinquente che venisse accolto nei Misteri, vivrebbe.

Già, questa è un’iperbole, ma andrebbe ricordata, almeno qualche volta, perché traccia un confine netto tra creanza, virtù, bontà, lungimiranza, eccetera, quali caratteri personali e il dominio sovrapersonale delle forze sovrasensibili. Andrebbe ricordata perché è stata completamente dimenticata, essendo stato messo al suo posto, reiteratamente e compulsivamente, il fiorito corteo dell’umanitarismo, del buonismo, del romanticismo e del borghesismo.

Il rovesciamento dell’essenza è assai evidente proprio in coloro che, per usare l’espressione gnostica, si autodefinirebbero “pneumatici” o, più ad Oriente “sattvici”: vivaci con gli accadimenti sensibili, deperiti e stanchi (stufi?) verso ciò che si orienta verso la soppressione dell’intellettualità che, lo sappiamo tutti molto bene, si accende non per virtù propria ma perché alimentata da sentimenti, passioni e istinti.

Condizione comprensibile ma poco scusabile. L’ardore (giovanile) per l’operatività, qualunque sia stata la disciplina posta a fondamento, quanto dura? Sei mesi, sei anni o, eccezionalmente anche qualcosa di più, ma è un fatto certo, universalmente sperimentato, che, ad un certo momento subentra l’aridità: ad un certo momento ci si accosta o si entra in una zona di morte dell’anima. E qui le mele dolci iniziano a cadere precipitosamente dall’albero.

Cito un fatto sintomatico: la situazione accennata viene evidenziata nel primo capitolo di Graal di Massimo Scaligero. E’ un capitolo molto chiaro e notevolmente duro: conferma con fermezza le condizioni (situazioni) ascetiche che non possono essere evitate o soggette alle bizzarre forme di trattativa con le quali l’anima cerca ogni sorta di patteggiamento.

Bene. Poco dopo la scomparsa dell’Autore, cominciò a girare la voce che il libro in questione doveva essere letto a partire dal…secondo capitolo.

E’ un lungo errare nel deserto. I fatidici quaranta giorni moltiplicati con numeri dai molti zeri.

Si può cambiare disciplina quanto si vuole: dopo poco la ripetitività dell’esercizio sembra prosciugare l’anima. E’ una situazione che – ripeto – non può essere scansata.

Il discepolo accorto osserverà che le soddisfazioni dell’anima evaporano presto e con loro la brama di “sentire qualcosa”. Da vero scienziato dell’interiorità, egli deve guardare in faccia tale situazione che può, all’inizio, apparirgli assai misera: si può davvero parlare di una sorta di spogliazione e non di arricchimento.

In pratica, davanti all’anima, si aprono, per così dire, tre strade, come Scaligero ricordava: la via diretta, quella retta e la via lunga.

Con la prima si insiste, appellandosi ad un principio di determinazione o persuasione radicale, praticamente eroico, in un continuo tentativo che estrae, anche dolorosamente, un elemento di volontà sempre più profondo che non si conosceva prima. Ora la vita interiore ci conduce ad uno strano equilibrio tra la rassegnazione, la sofferenza quieta e la decisione di avanzare, ripresa in ogni momento. Se non si molla ma si prosegue, ci si accorge che la vita, sottratta al sentire comune, riaffiora in tutt’altro modo, nell’ascendente corrente del Volere: mahâkâly ânanda .

La seconda è quella che fu scelta dalla maggioranza degli antroposofi: la costante assimilazione dei contenuti espressi nelle comunicazioni donate dalla Scienza dello Spirito orientata antroposoficamente: anche su questa strada sono necessarie qualità interiori come l’attivo pensiero, grande serietà e vera devozione.

La terza è quasi un tradimento per chi ha compreso la prima o la seconda, trattandosi in linea di massima della “strada della vita”: magari vissuta con maggior coerenza nelle azioni ed un po’ di calore nel centro dell’anima, nel cuore, dove la fiamma della religiosità o della nostalgia si avviva con saltuaria…discontinuità.

Deve risultare però chiara la mancanza di confini ferrei: teoricamente ad ogni uomo può essere concesso l’esercizio della libertà di varcare i limiti che paiono karmicamente preposti

Secondo una tipologia trascendentale (karmica), ognuna delle tre vie accennate può essere comunque la via sufficiente per tizio o caio.

Però in ognuno dei tre casi l’essere interiore pretende uno sfondo di onestà e coerenza: i pasticci nascono a causa dell’immaturità partorita dall’orgoglio o presunzione personale a causa della quale le personalità fingono, a sé e al mondo, una appartenenza più elevata: che non viene vissuta ma rappresentata. Ciò, nel campo spiritualistico, genera una lotta faziosa molto stupida, nebbiosa, ma infinita.

E’ così che abbiamo per strada più maestri che discepoli (o discepoli che sono più-che-discepoli): la presunzione umana è quasi senza limiti e viene assistita dalle congetture che intelletto e dialettica offrono in gran misura a tutti. Farabutti e lumaconi compresi.

Il caos deve essere combattuto, ma combatterlo sul terreno da cui esso trae vigore, è uno sforzo inutile. Chi ha avuto in sorte di assistere o di essere attore in un esorcismo, deve imparare immediatamente la neutralità a fronte di offese terribili, di rivelazioni scabrose, di vergogne, sino a quel momento celate e rese pubbliche, urlate. Allora d’impulso scatterebbe una reazione dialogante che lascerebbe malconcio e sconfitto chi officia il rito. La “bestiale” dialettica di un demone qualsiasi è sempre superiore alla dialettica umana. Già in questo antico rito troviamo i prodromi dell’atteggiamento di chi segue la concentrazione: assoluta determinazione, indifferenza verso ogni assalto perturbante, continuità dell’operazione.

Per la salvezza e la salute di un’anima: proprio come negli esercizi di concentrazione.

Sulla via del pellegrinaggio interiore dal sé al Sé, nessuno può sostituirsi al pellegrino, nemmeno gli dei. Il più onesto aiuto verso gli altri si riduce – e solo se richiesto – a qualche (fraterna) indicazione pratica. Sono preziosi ma rari i colloqui in cui avviene una speciale comunione tra le anime. Mi sembra inutile parlare di “trasmissioni”: oltre l’esigenza che vi sia un soggetto che possa trasmettere qualcosa, esiste anche un assenso del mondo spirituale stesso e che in diversi casi può non venir dato. Inoltre la trasmissione oggi non chiede la passività del discepolo ma piuttosto la sua più intensa attività ed una speciale degnità. Scaligero, in un colloquio, mi mormorò: “Non c’è nessuno a cui possa trasmettere…

Detto questo, torniamo a parlare del percorso più essenziale. Quando, nel gruppo di cui facevo parte, tra esercizi e riflessioni si cominciò a capire qualcosa, molto si esemplificò in due brevi frasi: Mettere volontà nel pensiero e Mettere pensiero nella volontà.

Successivamente, Scaligero armonizzò e completò la cosa con la prima meditazione che trovate in Tecniche della concentrazione interiore:

L’accordo del Pensiero con la Volontà

è la base dell’equilibrio e della forza dell’anima.

L’equilibrio e la forza dell’anima

aprono il varco al suo potere sovrasensibile.

E’ il potere in cui risorge come Vita

il sentimento, il più vasto e liberatore.

Qui c’è tutto il percorso dell’anima verso il potere reintegrativo dello Spirito (corrisponde sinteticamente al mantra dell’ottava conferenza della Classe ): non andrebbe semplicemente letto, ma piuttosto meditato spesso e per moltissimo tempo, in maniera tale che, per “ripetizione e ritmo”, la sua dinamica possa, dopo la saturazione mentale, attraversare tutti gli elementi costitutivi dell’entità umana, sino all’elemento spirituale nascosto dal corpo fisico. Dunque risorgente come affine al ricordo, poi come elemento di forza interiore e infine come stato dell’essere.

Il capire ordinario serve ma non basta. Avete mai visto in un documentario (persino in qualche film) la fila di monaci buddhisti che ripetono incessantemente il sutra fondamentale della loro scuola? Lo ripetono per tutta la vita, forse nemmeno comprendendone esaurientemente il significato. Si dirà: roba vecchia, d’altri tempi. Obiezione senza dubbio vera. Ma ora siamo veramente capaci di colmare i vuoti lasciati dalle dedite pratiche antiche con le discipline conformi alla struttura dell’uomo moderno?

Certo, l’atto sacro si è interiorizzato, l’entità umana individuale s’è fatta più forte, ma vi risulta che sia divenuto inutile lo sforzo, la dedizione, l’abnegazione, la fedeltà?

Sarò un incorreggibile pessimista ma mi pare che la disciplina più in voga sia l’esercizio del fariseismo: è facile, ti conferisce popolarità e rispetto e soddisfa l’egocentrismo mondano e pure quello spirituale. Da scoppiare di soddisfazione: palese o segreta.

Meriterebbe un articolo a parte il vizio di innalzare monumenti a ciò, che nella Filosofia della Libertà, Steiner chiama con il termine “mistica del sentimento”. Essa è stata ideologizzata nel milieu antroposofico con un facile e falsificato “pensiero del cuore” che, come il sale, viene artificiosamente messo su tutto per insaporire ogni manifestazione. La mistica del sentimento, tra i discepoli di Scaligero, è la deriva a cui già accennai. Avverto (e non io soltanto), tra i…derivati, come essa appaia una ambita meta da raggiungere. Questa tendenza che chiamerei avvelenatrice, fu inoculata in molti dopo la scomparsa di Scaligero: prova non superata, giacché se le anime avessero nutrito qualche dubbio o perplessità, sarebbe bastato loro non seguire la corrente ma ritornare con energia a quanto rimaneva della fonte: i testi fondamentali di Steiner e Scaligero: cosa non fatta prima e purtroppo non avvertita come necessaria dopo. Così tanto fu scarso il cosiddetto impulso alla conoscenza!

Affinché non vi siano dubbi, non nego certo che in una sana vita dell’anima, il pensiero deve risuonare nel sentimento: basta mettersi d’accordo su che cosa si stia parlando.

Semplicemente, scrivo per chi lavora interiormente, e avverto i lettori praticanti di non mettere, nella disciplina, il carro (del sentire) davanti ai buoi (pensare e volere). Come scrive il Dottore nel V capitolo della Scienza Occulta, proprio sulla preparazione alla concentrazione sui sentimenti: “L’anima può ora sentire gioia per l’idea morale della bontà di cuore. Allora è gioia derivante non da un avvenimento determinato dal mondo dei sensi, ma gioia proveniente dall’idea come tale”.

Allora, per chi se la sente: provi a ripercorrere le poche frasi trascritte. Le ripeta coscientemente qualche ora dopo e faccia lo stesso un po’ più in là. Giornalmente. Senza aggiungerci nemmeno un pensiero (anche un pensiero “intelligente” in aggiunta imprigionerebbe nella teca cranica questa piccola operazione). E’ anche possibile lasciar vivere nell’anima solo una frase (compiuta) per volta, a seconda di una sensibilità individuale che muta in momenti diversi. Poi ci vuole pazienza, tanta paziente attesa: in modi diversi per ognuno, lo “schema” del percorso interiore diventerà cosa viva nell’anima. E’ possibile, un giorno, coglierlo in immagine obbiettiva.

Del resto, la Potenza insita nella concentrazione conferma, con i suoi primi movimenti, il percorso indicato nella meditazione (e tutte le puntualizzazioni precedenti non servono più). Al punto che la coscienza silenziosa può accorgersi di essere un tutt’uno con lo schema: fusa con la Via.

SCIENZA DELLO SPIRITO

ATTO IGNEO : ALTARE DELLA NUOVA INTELLIGENZA

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ATTO IGNEO

 

SCOLPIRE DALL’ALTO SUI NODI MINERALI.

OVE LO SPEGNIMENTO CONSUMA LA  DEVOZIONE.

OVE LA COLTRE CEREBRALE SOFFOCA L’ACUME.

I NODI DELLA CALCE MINERALE NEL MISTERO DEL PENSARE.

ROCCE INDURITE NEL DISTACCO DAL SOLARE.

 

QUANDO LE COSCIENZE ACCOLGONO LE AFFILATE SCHEGGE DELL’INTELLIGENZA NELLA MORTE ACCUMINATA.

 

PICCOLI PENSIERI ACUTI PERCORRONO I SENTIERI DEL PERFIDO SGHIGNAZZARE.

 

MOLTA LUCIDITA’ DI PIETRA E’ REGALATA DALLA MALVAGITA’ ACCOLTA NEL RISVEGLIO MINERALE.

 

MOLTA LUCIDITA’ E MOLTA MEMORIA UMANA  TOLGONO IL CALORE ALL’INTUIRE.

 

LA VOLUTTA’ DI CONDIVIDERE IL PENSARE COL MOSTRO CHE DOMINA I DORMIENTI VIVACIZZATI NEL CORPOREO MUTILARE LE LUCI DELLA VERA INTELLIGENZA.

 

UN GHIGNO NE SORGE

BISOGNOSO DEL VOLGARE OLTRAGGIO

E DELLA COMPRENSIONE DI CHI NEL PENSARE : COI DEMONI BANCHETTA.

ESAUSTO E SODDISFATTO.

 

MOLTA STUPIDITA’ E MOLTA INTELLIGENZA MINERALE.

OCCORRE L’ASSURDA MORTE DELL’ANGELICO PER ESSERE PLAUSIBILI AGLI OCCHI DEI BLASFEMI DOMINANTI.

L’IDEA CHE OLTRE LA MORTE ASCENDE NEL RESPIRARE DELLA VERA INTELLIGENZA  :

INCONTRA QUEL CORROMPERE E LO VIVE.

LO AFFRONTA.

LO SCOPRE.

LO DECIFRA.

LO SVELA NEI SUOI CONTORNI DI MORTE E DI DISGUSTO.

 

INFINE LO AFFERRRA.

E LO TRAFIGGE.

 

VI INSTAURA LA QUALITA’  SOLARE.

 

VI IMPRIME ORO OCCULTO.

CONNESSIONE ALLE ARMONIE.

 

NELL’ALTO FRONTALE UNIRE.

 

–  OVE SPLENDE L’ETERICO –

 

OVE LA FIAMMA NUTRE I CUORI.

E REINTEGRA LE ANIME NEI CIELI.

 

LE COSCIENZE NEL SOLARE.

 

AUREA AZIONE SCULTOREA CHE FORSE POTRA’ SALVARE.

 

SOVRUMANITA’ E FIAMMA.

 

NEL CUORE DELLA SINTESI.

 

ATTO DI RICONSACRAZIONE.

ATTO IGNEO.

DAI LONTANI CIELI DEL FERREO SANARE.

 

 

HELIOS FK AZIONE SOLARE

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http://i-semi-delle-folgori.over-blog.it/

http://fuocoimmateriale.blogspot.com/

ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

ECLISSI DI SOLE

IN OCCASIONE DELL’ EVENTO DI ECLISSI SOLARE DI DOMANI 20 MARZO RIPROPONIAMO LA LETTURA DI QUESTO INTERESSANTE ARTICOLO DI ISIDORO.

Solar Eclipse Draws Crowds To North Queensland Vantage Points

 

 

(Osservazioni di Adalbert Stifter (scrittore, pittore tedesco 1805-1868) sull’eclissi di sole dell’otto luglio 1842).

Esistono cose che si sanno da cinquant’anni, ma che nel cinquantunesimo suscitano meraviglia per la gravità e l’orrore del loro contenuto.” (A. S.)

Senza preamboli: in questa individualità possiamo ancora osservare come le parole più semplici di una descrizione possano adeguarsi al fenomeno sensibile dell’oscurarsi della luce e indicare al contempo l’oscuramento della luce interiore. Pur seguendo con attenzione il fatto.

In principio “in alto il balsamo della vita – la luce – spariva a poco a poco impallidendo, l’invisibile buio cresceva sempre più nella bella luce del sole”.

Poi il mondo inizia a farsi estraneo: “era come un pauroso estraniarsi della nostra natura”.

Tutto impallidisce e trascolora: “Era già come se il buio o piuttosto una luce plumbea avanzasse come un brutto animale; ma poteva essere anche un’illusione, perché al di sopra del nostro posto d’osservazione era chiaro e bello e le guance e i volti di coloro che ci stavano accanto ci apparivano sereni e cordiali come sempre”.

Ma poi: “anche sulla terra gli effetti si fecero notare…, il fiume perse la sua lucentezza e divenne come un nastro di taffetà grigio; deboli ombre ci avvolgevano, le rondini erano divenute irrequiete, il bel fulgore mite del cielo si spense come chi cade esausto dopo un lungo sospiro, un venticello fresco si levò e ci soffiò in faccia..e sempre più debolmente alitò sulla campagna, i volti divennero cinerei

Il mondo pare irrigidito e pesante: “Sui prati incombeva una luce indicibilmente strana, il paesaggio assumeva una colorazione pesante come il piombo e si irrigidiva sempre più

Subentra una quiete anomala: “Svanito il gioco delle luci, nulla più si muoveva sopra il bosco, su cui sovrastava una quiete piena di tensione, simile non già a un sonno profondo ma piuttosto a un deliquio”

Sembra che qualcosa venga sottratta: “ Le ombre delle nostre persone si addossavano ai muri, vuote e senza contenuto”

Luttuoso: “ Era un momento di vera e propria tristezza e poi, silenzio mortale

E’ lo spegnersi, il morire del mondo familiare: “questo lento morire nella piena freschezza di un mattino appena scomparso era sconvolgente”

Dies irae: “ Se prima il progressivo illanguidimento della natura ci aveva resi desolati e oppressi, e se avevamo immaginato che tutto ciò proseguisse vibrando in una specie di morte, fummo improvvisamente colpiti e spaventati dalla straordinaria potenza del movimento che ad un tratto si diffuse per tutto il cielo; le nuvole orizzontali che prima ci avevano fatto paura contribuivano ora, più che mai, a determinare il fenomeno: incombevano su noi come giganti.

Dal loro vertice fluiva uno spaventoso colore rosso, e nell’azzurro cupo e freddo le nuvole si curvavano premendo sull’orizzonte.

Fuori, molto al di sopra del Marchfeld, si vedeva, obliqua, una lunga, appuntita piramide di luce di uno sgradevole colore giallo; le fiamme che essa emanava erano del colore dello zolfo e i suoi bordi stranamente azzurri.

Colori mai veduti da occhio umano vagavano per il cielo.

Magia e spavento: “Banchi di nebbia che già da tempo si addensavano incolori all’estremo lembo della terra, balzavano ora in evidenza e vibravano di un tenue spaventoso scintillio.

La luna era in cielo in mezzo al sole, semitrasparente, quasi velata da una leggera luce d’acciaio, e intorno a essa non si vedeva il bordo luminoso del sole ma uno stupendo cerchio scintillante di un colore fra l’azzurrognolo e il rossastro che si spezzava in tanti raggi come se il sole facesse precipitare il suo fiume di luce sulla sfera della luna e ne sfrangiasse il contorno. Il più leggiadro gioco di luci ch’io abbia mai visto!

Mai una luce apparve così poco terrena e così spaventosa…

…se prima l’uniformità aveva suscitato in noi un senso di desolazione, ora ci sentivamo oppressi dalla forza, dal bagliore, dalle masse

Tragicità: “ Le nostre persone erano immobili come spettri neri e vuoti, senza profondità; il fantasma della chiesa di S. Stefano era sospeso nell’aria…anche gli animali sono atterriti.

La musica indicibilmente tragica di colori e di luci che riempie tutto il cielo, divide il nostro cuore; è insomma, l’Apocalisse, la rivelazione dell’imprevedibile, del tremendo, dell’Ineffabile, della potenza di Lui, della sua forza e della sua terribilità”.

E’ quasi impossibile considerare l’intera visione unicamente come fenomeno naturale: ogni fenomeno naturale è analogico all’oscuramento dello spirito: ciò che sconvolse Stifter è la morte della natura familiare all’uomo e lo spaventoso snaturamento di essa.

Quando Stifter descrive con le parole: “L’aria si fece fredda, sensibilmente fredda”, non è ciò che Nietzsche esclama: “Si è fatto più freddo”?

Il senso interiore della luce che va spegnendosi, il momento culminante dell’eclissi porta l’Autore a ricordare la poesia di Byron L’oscurità: “…quando gli uomini illuminano le case…soltanto per vedere la luce” non richiama alla nostra anima la sconfinata, struggente sete di luce che affiora nell’uomo in cui s’è spenta la luce interiore?

Come è sacra, inconcepibile e tremenda quella cosa fluttuante – la luce – che sempre ci circonda, di cui passivamente godiamo, che quando scompare fa tremare con tali brividi il nostro globo terrestre, anche se scompare per breve tempo”

E poi, silenzio di morte: era il momento in cui Dio parlava e gli uomini ascoltavano…Signore, come sono grandi le tue opere; davanti a te siamo polvere, e solo soffiando via una piccola parte di luce Tu puoi annientarci e trasformare il nostro mondo, la nostra familiare dimora in un luogo selvaggio ed estraneo, in cui le larve guardano con occhi spalancati”.

Così Stifter chiude la descrizione: “Dal momento che tutte le leggi naturali sono miracoli e creature di Dio, per quale ragione quando viene un improvviso cambiamento, o meglio un turbamento, noi sentiamo maggiormente la Sua Presenza e ne proviamo timore?”.

Questa domanda si sottrae al tempo dell’Autore: mostra che l’uomo consideri il sole esteriore ed interiore come un fenomeno originario del suo essere, un sole che, per debolezza e abitudine, gli diviene buio e che proprio nello smarrimento del buio gli si rivela.

Osservo ancora che queste osservazioni ci portano in una zona in cui l’elemento spirituale ed il fenomeno naturale sono ancora legati tra loro: zona prescientifica, anche se di essa si nutrono i dubbi e gli interrogativi della scienza e dell’arte.

ARTE

La Via del Pensiero (di Isidoro)

Se guardiamo verso l’onnicomprensiva visione del mondo, intuita dalla conoscenza spirituale della Tradizione, troviamo anche indicazioni del succedersi degli stati di esso, mai disgiunti dalle condizioni umane (il dualismo tra cosmo ed entità umana, dal punto di vista di intere ere, è cosa piuttosto recente).

I cicli più estesi sono chiamati Kalpa e, ai fini di queste righe, essendo il kalpa indice dello sviluppo totale di un grado dell’esistenza universale, il dare significati temporali ad esso esorbita dal tema in proposizione.

I cicli svolgentesi entro il nostro kalpa sono chiamati Manvantara. A questo livello vengono considerati come riguardanti l’umanità terrestre in connessione a tutti gli avvenimenti che si producono nel mondo.

All’interno di un manvantara vi sono quattro Yuga. La divisione quaternaria di un ciclo ha molti riflessi: le quattro stagioni della natura, le quattro settimane del mese lunare, i quattro punti cardinali, ecc.

E’ inoltre rilevabile la corrispondenza dei quattro yuga (Krita-Yuga, Trêta-Yuga, Dwâpara-Yuga e Kali-Yuga)  con le quattro età come conosciute nell’antichità greco-latina: la prima è l’età dell’oro, poi in successione, dell’argento, del rame e del ferro.


In entrambe le rappresentazioni, ogni periodo è caratterizzato da un processo di degenerazione rispetto al precedente. Dalla visione spirituale si esplicita un graduale allontanamento dall’Origine cosmica, costituente una “discesa” (vedasi la “caduta” nella tradizione giudaico-cristiana).

Caratteristica di ogni età è di essere più breve dell’antecedente, come nel mondo fisico la caduta di un oggetto accentua, nel tempo di caduta, la sua velocità.

Per i curiosi, una nota ininfluente: secondo calcoli che comunque andrebbero presi con beneficio d’inventario, il tempo dei quattro yuga si aggirerebbe verso un totale di circa 65000 anni. A meno che, come ritengo, il Tempo sia cosa viva e dunque possa allargarsi o restringersi. In tale possibile caso le indicazioni con orologi e calendari (numerazioni) valgono come maya nella maya.

Secondo i tradizionalisti siamo in pieno Kali-Yuga, secondo lo Steiner ne siamo usciti verso la fine del 1800. E, viste le condizioni dell’oggi, sembrerebbe che tutto debba dar ragione ai primi. Ai quali però, la visione unidirezionale e la scarsa o nulla propensione alla percezione del nuovo e del futuro nasconde quella parte di realtà che, essendo ora, manca alla corrente del passato.

Qui si biforcano le strade: i tradizionalisti irremovibili e con lo sguardo sempre rivolto all’indietro ed i seguaci dell’Antroposofia che, da nominalisti quali sono, usano ad ogni piè sospinto l’idea di evoluzione, troppo spesso corredata da un superficiale ottimismo.

Una comprensione della Scienza dello Spirito che non oscilli tra questi due stati d’animo (perché tali sono e null’altro, seppure ammantati di sapere) porta ad indagare il senso innegabile della perdita del Principio e delle perdite ulteriori. Qualcuno si è chiesto: “Se l’immersione nel Divino-Cosmico, la non-dualità, fosse stata davvero in mio possesso, perché avrei dovuto perderla?”.

In effetti al ricercatore potrebbe essere piuttosto chiaro che abbiamo perduto ciò che ci sosteneva ma non ci apparteneva. Facciamo un esempio concreto per immagine: un tempo il corpo sottile o eterico sorpassava di gran lunga quello fisico; perciò l’uomo viveva nello ‘spazio’ spirituale e questo, a sua volta, lo pervadeva. Così quasi non esisteva il dualismo Uomo-Mondo ed i confini corporei erano sconosciuti (come ora sono sconosciuti all’animale). Poi il corpo eterico si ritira, permanendo come un doppio creativo del corpo fisico. Tale contrazione segna la perdita di un ‘naturale’ stato di coscienza trascendente. E cosa l’uomo riceve in cambio di questa grandiosa perdita? Un mondo a lui esterno ed estraneo: il non-io enigmatico che stimola in lui lo sforzo personale sino alla conquista di una individualità e una destità mai esistita prima: in essa egli trova solo sé stesso pur recando in profondità, nel cuore, la nostalgia (memoria) del paradiso perduto.

Perciò la diatriba tra tradizionalisti e…futuristi è vana. Il tradizionalista non può immergersi in quello che non c’è più ma nemmeno vanno sdoganati al futurista sogni di splendori futuri che dovrebbero cadergli addosso in automatica. Il futurista sogna di diventare un automa beato! Tanta è la passività e l’inerzia nascosta dalla rappresentazione facile che anela arimanicamente ad una riascesa officiata da Potenze  trascendenti, perciò conosciute solo nominalmente…forse più insana dei desideri restaurativi della cecità tradizionalista.

Il fiore dell’indipendenza dagli Dei che l’uomo sperimenta in ogni momento non può non essere altro che la Libertà. Parola troppo facile che nasconde un contenuto tremendo ed imprevedibile. E’ ciò che l’uomo di oggi può volere o non volere: dipende dalla sua indipendente azione. Non v’è uomo che non porti in sé l’antico. A cui ripugna e spaventa l’atto libero. Anche le religioni, seppure ricche di tesori, appartengono al passato, seguono la via dei morti. Le pseudo religioni o le pseudo mistiche contemporanee sono solo fenomeni di tarda necrofilia su corpi marcescenti.

Ora, lo si desideri o meno, è il corpo che abbiamo, la coscienza che possediamo, che fanno da base ad ogni ulteriore movimento. Converrebbe parlare meno di “mondi spirituali” e di contenuti “morali”: venendo essi assunti da una coscienza vuota di Spirito e da un pensiero astratto, privo di realtà condizionante. Non direi simili cose se non mi fosse chiaro il contenuto della coscienza: piena di rappresentazioni, vuote anch’esse di realtà ma sostenute da una debole impressione di vita elargita dalla più oscura vis istintiva.

L’attività della coscienza di sé si svolge in pensieri o, più esattamente, in una sfera di astratte rappresentazioni: semplici riflessi del mondo come appare o dell’inconosciuta vita organica, quella del corpo o della psiche soggetta al corpo. Ma se la rappresentazione è un riflesso, una maya, essa non muta il suo carattere “sia che pensi Dio o una sedia” o l’Opera Omnia del Dottore. Un riflesso non può trasformarsi in una realtà senza una concreta animadversio. Per questo motivo chi evita di guardare con coraggio la condizione di “caduta” in sé stesso, cerca di saltare l’ineludibile fosso con azioni e parole illudenti che ponendolo in condizioni crepuscolari (di fatto medianiche) lo trascinano verso condizioni più involute rispetto allo stato di coscienza dell’uomo comune. L’involuzione può essere “elettrizzante”, stimolando nel soggetto retrogrado impulsi di evangelizzazione (contagio) verso i deboli e gli instabili.

Questo è semplicemente il retroscena che anima la maggior parte di “Maestri”, “Guide” e “Profeti” del teatrino del mondo e, in particolare, del mondo esoterico.

Però il pensiero-maya è anche un niente che non vincola la coscienza. Non vincolandola, esso proprio in questo vuoto può muoversi liberamente: anche oltre la propria stessa natura. Non vincolato dal corpo e dalla psiche personale vincolata al corpo esso, se lo vuole, può tendere oltre: può volersi oltre tutte le categorie che vincolano gli altri elementi costitutivi. Può volersi oltre la personalità, il carattere e tutto quello che corazza e imprigiona l’umano nella ordinaria rete di ateismo e religiosità, di istinti e di idealismo, di materialismo e spiritualismo.

Questo è il potere del pensiero astratto, realizzato solo in parte nell’opera della conoscenza scientifica che, per afferrare il dato, non si è accorta di cosa succedeva nella coscienza e tanto meno si è data la pena di applicare il metodo scientifico al mondo interiore. Peccato! Avrebbe scoperto un momento dinamico del pensiero, antecedente il pensiero delle cose. Un simile momento fu in realtà intuito da pensatori come Hegel, Rosmini e Gentile ma fornì loro il bisogno di approfondimenti speculativi, di fatto contrastanti l’esperienza originaria. Cercando di spiegare tutto il resto, essi non ebbero la capacità di indicare il processo onde fosse possibile risalire all’esperienza primaria. Per loro eccezionale, e del tutto incompresa da chi ha tentato di seguirli.

Senza togliere l’onore della ricerca avanzata a Brentano e Husserl, spetta a Rudolf Steiner la capacità di trovare nello sforzo scientifico di Goethe, portato alle sue ulteriori conseguenze, la tangenza possibile tra la sua personale visione spirituale ed il pensiero scientifico, allorquando questi si rivolga alla vita dell’anima. Con la Filosofia della Libertà nasce nel mondo la prima Opera di pensiero che coincide con la Potenza eterica da cui, in realtà, sgorga ogni pensiero pensante e immediatamente scadente nel pensato.

La Filosofia della Libertà fu un’opera troppo innovatrice per gli uomini del diciannovesimo secolo, troppo difficile per il primo ‘900 (le aggiunte alla seconda edizione del 1918 lo dimostrano) e praticamente incomprensibile oltre la struttura verbalizzante ai nostri giorni, poiché, a quanto pare, già sono venute meno le capacità intuitive generali, sostituite come sono da un sub-umano automatismo dialettico che è già oltre il livello minimo di manifestazione dello spirituale nell’uomo.

Sono forse consequenziali prosecutori Friedermann e Schwarzkopf? Dai, non scherziamo!

In Italia, dopo un penoso (e inutile) tentativo di comprensione, candidamente Bavastro termina una lunga disanima del testo concludendo che “se il libro è iniziatico, ha allora il diritto di essere difficile”(Rivista antroposofica n°3, 1976): ai posteri lasciando l’oscura, intellettualistica equivalenza tra “iniziatico” e “difficile”. Appare invece chiaro lungo tutto il saggio di Bavastro (tra l’altro traduttore e curatore della V ed. italiana della Filosofia della Libertà. Lettori: attenti!) come dalle sue parti non si sospetti nemmeno che il pensare indicato dallo Steiner non si affaccia mai nell’esperienza comune.

Soltanto Massimo Scaligero (oltre, forse, a pochissimi discepoli diretti), avendo sperimentato la Forza che cosmicamente fluisce come Vita antecedente persino al momento pensante del pensiero, ha potuto indicare il metodo, la téchnē della risalita: dalla rappresentazione al pensiero che pensa e da questo alla Potenza che lo precede. Coerentemente all’assunto della Filosofia della Libertà ma nel contesto delle mutate condizioni dell’anima nelle nuove generazioni, pur comprendendo con serena chiarezza, che doveva venire indicato un compito già incompreso e difficilmente conseguibile. In realtà questa è stata un’ operazione che lo stesso Steiner avrebbe svolto se la mancanza di tempo e poi l’inattesa fine non avesse troncato sacrificalmente il percorso che gli era karmicamente dovuto.

Scaligero stesso non avrebbe svolto un simile lavoro (tra ristrettezze e sacrifici di ogni genere) se non avesse ricevuto l’investitura (l’onere) di svolgerlo.

Come nella staffetta, il “testimone” passa a chi è stato posto nel tratto successivo.

Sinceramente, conoscendo il poco di cosa si è svolto dietro il sensibile in questo caso, non mi indignano le bordate che a destra e a manca vengono ancora sparate contro Scaligero, essendo ciò connesso al karma dei singoli e della decaduta associazione, ma rabbrividisco di fronte alla fredda e cinica superficialità che molti manifestano nei suoi confronti. Forse perché da bambino mi fu facilmente insegnato a rispettare il sacro delle chiese, ora rispetto il Santuario d’Occidente e la Personalità che ne è al centro.

Non è vero Maestro né valido Indicatore chi non sa insegnare (anche se mirabilmente dotato) la Via del Pensiero: questo è un buon metro per capire molte cose, anche quelle che non piacciono.

La Via del Pensiero non solo è la via più pura e più indicata per l’occidentale che sia desto, compiutamente desto e decisamente moderno, ma è ‘tecnicamente’ l’unica via possibile, data l’attuale costituzione palese-occulta dell’uomo se rapportata alla realtà dello Spirito: solo nel soggetto pensante affiora lo Spirito come immanenza, aristotelicamente più potenza che atto, ma che è tuttavia l’unica mediazione possibile che non può essere evitata come si faceva nell’antico (la constatazione, quasi umoristica, che non si possa ad esempio, “digerire la digestione”, la possiamo allargare a tutte le attività umane possibili: il fatto che ciò – pensare il pensiero – sia applicabile solo all’attività pensante dovrebbe far riflettere il ricercatore ancora confuso).

Tutto ciò non implica l’opposto giudizio, come taluni desiderano pensare che qui si pensi: cioè il disprezzo per la via che consiste nello studio serio e appassionato delle opere antroposofiche. Pensare il pensiero antroposofico è un dono e una grazia per l’anima, per il presente e per il suo futuro.

Sulla Via del Pensiero occorre educarsi alla contemplazione del pensiero, condizione eccezionale perché non sollecitata da alcun istinto o necessità, a cui lo Steiner invitava (Filosofia della Libertà, III Cap. pag. 30, V ed. italiana) secondo il canone del processo del pensiero: l’osservazione spassionata e obbiettiva di un tema o di un oggetto di pensiero che per insistenza volitiva distrugge la propria datità rivelando la Forza-pensiero di cui era alienazione riflessiva. Questa difficile arte viene chiamata Concentrazione.

Essa è la Potenza dell’occhio di Shiva: incenerisce la paura (ogni paura) e la brama (ogni brama) dei valori del mondo duale ai quali si aderisce in profondità e che sono l’inavvertito limite della prova esoterica.

La retta, la tersa Concentrazione è un atto eccezionale, conosciuto solo nell’azione stessa e quando si è capaci di abbandonare il mondo delle argomentazioni e deduzioni, ripeto: mai stimolato dal mondo o dall’uomo che normalmente si è, buono, devoto o immorale che si presume di sentirsi.

Occorre solo che l’io voglia, attimo dopo attimo, il pensiero deliberatamente posto, con una dedizione che deve farsi assoluta; allo zero dei valori umani, allo zero e oltre il proprio senso della vita. Questo è l’inizio della Via del pensiero.

Qui mi fermo. Nella Concentrazione il carattere essenziale dell’osservazione scientifica viene soddisfatto: con la sua impersonalità e con la ripetitività rigorosa del percorso e del suo prodotto finale. La concentrazione è inconosciuta: sono conosciute  invece mille tecniche fisio-psico-mentali subordinate a mille oggetti e a mille scopi, personali e stravaganti.

Mentre quella che tratta di univoca osservazione di pensiero sul pensiero stesso è del tutto estranea al pensiero che fu, ed a quello contemporaneo. Prova ne sia che negli stessi ambienti antroposofici si confonde il primo dei 5 esercizi ausiliari con la concentrazione o persino la si nega. Eppure la conoscenza sperimentale del pensiero dovrebbe essere il primo gradino di una vera scienza che voglia dirsi – non solo a parole – spirituale.

Certo: la Concentrazione non è tutto, ma senza la sua potenza le ulteriori discipline, dalla Meditazione alla Contemplazione e al Silenzio interiore, non avrebbero la capacità di venire realizzate come atti spirituali e rimarrebbero intellettuale o sentimentale rimuginazione personale o apertura a ospiti non invitati.

Ho detto che qui mi fermo poiché la Concentrazione implica una decisione dell’Io che l’io comune deve poi portare avanti con una eroica fedeltà, un grande sforzo ed una pazienza inalterabile: un formidabile pinnacolo di bianco granito stante e imperturbato, nel divenire limaccioso delle correnti.

Eppure il  segreto – ricercato per ogni dove – sta in massima parte nella totale semplicità del gesto interiore, rafforzato soltanto dalla giornaliera risorgenza dell’impeto volitivo.

Isidoro

 

SCIENZA DELLO SPIRITO, , , ,

ISIDE SOPHIA – Introduzione all'Astrosofia, Willi Sucher

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Diamo il via con questa prima Lettera alla pubblicazione del primo volume del libro di Willi Sucher Iside Sophia – Introduzione all’Astrosofia , edito dall’editrice CambiaMenti e tradotto per l’Italia da Silvano Mirami (ringraziamo moltissimo entrambi per averci concesso la condivisione integrale dell’opera qui su Eco).

Alla pagina web www.cambiamenti.com/Argomentoastrosofia.htm si può consultare una descrizione del libro nonché un’anteprima della prefazione, del prologo e delle prime tre Lettere.

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PRIMA LETTERA

Aprile 1944

STRUTTURA DELL’UNIVERSO SOLARE

E’ intenzione di queste Lettere astronomiche elaborare il rapporto tra il mondo Stellare e la Terra. L’essere umano, in quanto preminente rappresentante della Terra, sarà principalmente oggetto di considerazione, ma anche gli altri regni della natura saranno considerati. Naturalmente, questo è nel suo insieme un vasto campo e noi, nella nostra era, siamo limitati nella nostra conoscenza. Tuttavia, grazie alle conoscenze chiave dateci da Rudolf Steiner, è stato possibile durante più di venti anni di lavoro calmo e perseverante riunire molti fatti su questi rapporti. Presi nel loro insieme, questi fatti formano già un organismo che è ancora nella sua prima infanzia, ma che può divenire semenza per ulteriori e più elaborate investigazioni nei secoli e nei millenni che verranno.

Dapprima dovremo dare fondamento, attraverso queste Lettere, ad una chiara visione entro la struttura del nostro Universo solare e ai suoi rapporti con i mondi Stellari al di là del nostro proprio Universo. Dovremo quindi parlare delle Costellazioni che percepiamo in Cielo. Soprattutto dovremo considerare le Costellazioni dello Zodiaco, e dovremo scoprire la loro natura spirituale, essendo essa connessa con l’evoluzione della Terra e dell’umanità. Dopo di ciò, verrà considerato il mondo dei Pianeti – il mondo delle Stelle erranti. Ciò verrà fatto soprattutto in rapporto con la vita dell’essere umano dopo la morte e prima della nascita.

Dovremo altresì prendere in considerazione il rapporto tra i Pianeti e la vita della natura, nella misura in cui la scienza sia stata capace di provare tale fatto. In rapporto con l’umanità, sorgerà poi il problema della necessità o del fato e il regno dell’umana libertà. Infine dovremo informarci circa il rapporto tra le Stelle e l’umanità come un tutto e dunque circa l’evoluzione futura del Pianeta sul quale viviamo.

Sorge la domanda a proposito del nome col quale dovremmo chiamare il tipo di conoscenza che intendiamo investigare in queste Lettere. Chiamarla astronomia non sarebbe corretto, perché i fatti matematici del mondo Stellare verranno trattati solo nella misura in cui ciò sia necessario. Non può neppure essere chiamata astrologia, poiché essa non diviene una base per pratiche oroscopiche nel senso dell’astrologia, come questa viene oggi esercitata. Abbiamo bisogno dis tudiare il retroscena spirituale del rapporto tra le Stelle e la Terra coi suoi abitanti. Possiamo chiamarla Astrosofia.

Che cos’è l’Astrosofia?

Il movimento è l’essenza del mondo delle Stelle. L’intero firmamento sembra ruotare attorno al suo asse celeste nelle ventiquattro ore. Questo è uno dei movimenti fondamentali dell’Universo che crea il cangiarsi del giorno e della notte. Ci viene insegnato dalla moderna astronomia che questa rotazione è causata dalla giornaliera rotazione della Terra attorno al suo asse. Solo che un osservatore sulla terra lo percepisce alla rovescia, come se il firmamento stesse ruotando.

Possiamo poi osservare i ritmi della Luna, il mutamento delle sue fasi da Luna Nuova a Luna Piena e poi di nuovo a Luna Nuova. Sappiamo tramite l’osservazione che questo ritmo ha luogo approssimativamente nel giro di un mese.

Se procediamo oltre nell’Universo, troveremo ritmi più lunghi; quelli di Venere e di Mercurio. Vi è il ritmo del Sole: il tempo nel quale esso si muove attraverso lo Zodiaco. Noi chiamiamo questo ritmo un anno. Di nuovo ci viene detto dalla moderna astronomia che questo movimento del Sole in un anno è un movimento illusorio. E’ la Terra che si muove attorno al Sole in un anno, e noi sulla Terra percepiamo il Sole in diverse parti del cielo durante un tale movimento circolare del nostro globo. Ancora oltre, troviamo i ritmi dei cosiddetti Pianeti superiori: Marte, Giove, Saturno, ed i Pianeti scoperti più tardi come Urano, Nettuno e Plutone. Qui troviamo ritmi che si estendono per decine, persino per centinaia d’anni.

Oltre a ciò, possiamo rinvenire cambiamenti nella struttura del nostro Universo che pure procedono in lunghi intervalli ritmici. Essi comprendono intere ere dell’evoluzione umana e terrestre, migliaia e persino decine di migliaia di anni. E sappiamo che anche le Stelle fisse si muovono, sebbene tali movimenti diverrebbero visibili a occhio nudo, per la maggiorparte dei casi, in intervalli di tempo che sono oltre la portata dell’ordinaria umana concezione del tempo.

Quindi il movimento è il fondamento del mondo delle Stelle. Noi possiamo guardare a questo mondo del movimento in diverse maniere. Possiamo considerarlo come un immenso meccanismo. I fatti che troviamo nei movimenti universali, indubbiamente ispirano tale idea. Possiamo calcolare i movimenti, e possiamo persino pre-calcolare i ritmi delle Stelle. Le scoperte di Plutone e di Nettuno furono compiute attraverso l’applicazione di pure leggi meccaniche al nostro Universo. E tuttavia, l’idea di un Universo in quanto mecccanismo ad un certo punto finisce male. Noi lo paragoniamo con un motore ruotante. I movimenti del motore – il suo funzionamento – possono essere calcolati. Ogni dettaglio può essere spiegato mediante leggi meccaniche. Ma esso non si muoverebbe di un centimetro, di esso neppure una singola vite esisterebbe, se la mente umana non l’avesse inventata. La gigantesca opera degl’inventori nel campo della meccanica ha creato ogni singolo dettaglio del motore. La mente umana è la vera origine del motore e senza di essa il motore non esisterebbe.

Com’è nel caso del nostro Universo? Questo meccanismo dagl’innumerevoli movimenti esiste, ma chi la creato e messo in movimento? Un meccanismo non può creare se stesso, altrimenti non è più un meccanismo. Vi deve essere stato qualcosa di simile ad una gigantesca mente progettante o persino un insieme di tali menti, prima che un qualsiasi Universo sia stato creato.

Da ciò siamo condotti ad un’altra prospettiva. Proprio come il motore è un espressione delle capacità della mente umana, persino forse delle sue debolezze, così il nostro Universo può essere considerato come l’espressione di un mondo di vita interiore, se non addirittura di vita animica.

Vediamo l’essere umano che si muove. Tutti i movimenti degli arti possono essere spiegati in termini di leggi fisiche e meccaniche. Nondimeno vi è sempre una ragione per la quale un essere umano muove i suoi arti. Egli ha intenzione di fare qualcosa o di andare da qualche parte. Vi è una vita interiore; una vita animica dietro i movimenti visibili del corpo; una vita che rende ragione e dà giustificazione di quei movimenti.

Così possiamo guardare una singola Stella. Calcoliamo i suoi movimenti, i suoi ritmi, e molte cose connesse con la sua condizione generale e il suo rapporto con le altre Stelle. Ma allora dobbiamo fare un passo oltre e trovare la causa interiore del suo comportamento particolare. Della Stella, dobbiamo trovare la vita animica che l’ha creata e che ha la sua espressione nelle cosiddette leggi meccaniche. Probabilmente non troveremo, all’interno del suo campo di vita interiore, ragioni per i movimenti di una singola Stella. Dovremo forse cercare nel campo della comunità di stelle. Nelle comunità dell’umanità, il singolo essere ha il suo proprio mondo di qualità animiche, che causa movimento e attività. Nondimeno, le azioni del singolo essere vengono in contatto con quelle di altri esseri umani. Inoltre queste azioni hanno significato solo se esse sono in rapporto con l’intera vita della comunità. In realtà, i comuni ideali della comunità sono la misura dell’attività del singolo essere.

Allo stesso modo, ogni Stella ha il suo proprio mondo di movimento animico, che causa i suoi movimenti visibili, rendendola un membro utile e creativo dell’Universo. Inoltre, essa è in rapporto anche con le Stelle sue compagne. Visti dal Sole come centro dell’Universo o anche visti dalla Terra, i Pianeti talvolta si incontrano in una certa maniera, oppure si possono separare ed andare sino all’opposizione reciproca, e così via. Tutte queste attività sono in rapporto con l’intero sistema solare e col Sole, in special modo, in quanto loro centro. Così il singolo Pianeta deve partecipare al fine comune dell’intero Universo.

Imparare a conoscere – naturalmente partendo con i semplici fatti – il Mondo Animico della singola Stella, la vita sociale delle loro comunità, i loro ideali e scopi comuni: questo è Astrosophia. Noi non stiamo cercando unicamente l’anima del mondo delle Stelle, che è la manifestazione dei loro esseri e le loro attività in un tempo limitato, bensì vogliamo pure conquistare qualche conoscenza circa la loro vita spirituale. Soltanto allora potremo comprendere pienamente il loro intero essere. La loro vita spirituale sarebbe: la loro storia (la loro biografia per così dire), le loro lotte e le loro imprese, il loro destino (rispetto al futuro).

Perché Astrosofia?

Può sorgere la domanda: perché dovremmo come seeri umani sulla Terra anelare ad una conoscenza delle Stelle come quella che è stata delineata? Il mondo delle Stelle può formare un interessante oggetto di studio, ma le Stelle non sono troppo lontane per poter influenzare la nostra vita sulla Terra?

Il nostro Pianeta è una parte dell’intera comunità Stellare, e proprio come l’attività della Luna influenza il ritmo dele maree, così possiamo trovare pure che l’organismo della terra viene influenzato da tutte le Stelle della comunità celeste. Ciò può essere rinvenuto attraverso diversi tipi di osservazione. Noi in quanto esseri umani viviamo su questa Terra influenzata dalle Stelle: quindi, ci piaccia o no, noi prendiamo parte alla vita dell’intero Universo. Come esseri terrestri, abbiamo la tendenza a sommergerci nel mondo del nostro orizzonte umano. Nel complesso questo orizzonte comprende pochissimo del grande Universo. Esso può essere unicamente il mondo dei nostri piccoli desideri, delle velleità o delle ambizioni personali. Può essere pure una filosofia o una religione che possono unirci con diversi gruppi dell’umanità oppure, nuovamente, possono separarci dal resto dell’umanità. Può consistere altresì nella parte che noi giochiamo nella vita della nazione o della razza nella quale siamo nati. Sappiamo che spessissimo – si potrebbe persino dire sempre – queste differenziazioni conducono a contese e a guerre. Se viviamo unicamente nel piccolo orizzonte del nostro mondo umano, allora sorge il pericolo di una ristrettezza di orizzonti nei confronti della vita. Questa ristrettezza della nostra vita animica può facilmente condurre ad un giudizio erroneo circa le nostre vicende all’interno della struttura dell’intero Universo.

Comunque, se riusciamo, almeno di tanto in tanto, a metterci di fronte al mondo delle Stelle, alla sua vita animica, alla sua vita spirituale, possiamo crescere nel nostro essere oltre il mondo dei nostri propri problemi, relativamente piccoli e di insignificante portata. Possiamo quindi esser capaci di inserire noi stessi coscientemente ed in modo più consono nella corrente del nostro intero Universo. Se soltanto facessimo questo qualche volta potremmo entrare in un mondo di grandi ideali cosmici e di finalità spirituali che non dividerebbero l’umanità in gruppi di credenze religiose o filosofiche, di razze, di teorie e simili. Le Stelle c’insegnerebbero che i vincoli che congiungono l’essere umano ai dominî della vita, come per esempio: famiglia, nazione, razza, od anche una certa religione, sono giustificati fino a che i confini di questi dominî non vengano oltrepassati e non soverchino le altre sfere della vita umana.

Verrebbe allora scoperto il posto appropriato per la filosofia dell’idealismo nel nostro mondo umano, così come quello del realismo, o persino del materialismo. Nell’Universo, tutte queste concezioni e atteggiamenti della vita vengono mantenuti in corretto e pacifico ordine all’interno della vita animica del mondo Stellare. Siamo solo noi esseri umani che spesso soffriamo di ristrettezza e di miopia, e che non possiamo trovare il corretto ordine nel nostro proprio Mondo Animico. Questo disordine viene poi riflesso nelle contese e nelle guerre entro l’umanità.

Le Stelle, se guardiamo profondamente ad esse e disveliamo i loro misteri, possono unire l’umanità. Lassù non vi sono distinzioni simili alle distinzioni causate sulla Terra dalla necessità di vivere in certe condizioni sociali o geografiche. Nel corso del tempo l’intera superficie della Terra, e con essa l’Umanità, ricevono la luce e l’insegnamento di tutte le Stelle.

E’ aperta così la porta al mondo della vera pace e della libertà, o della freehood [ossia lo stato o la qualità di essere interiormente liberi]: il mondo della vera pace, poiché in esso noi possiamo imparare a conoscere le intenzioni e le mete evolutive degli Dèi. L’applicazione di questa conoscenza alla nostra vita quotidiana, un poco alla volta, può portarci vera pace; il mondo della vera libertà interiore, poiché essa ci libera dai ceppi delle nostre piccole e ristrette faccende e dai problemi terreni. Quindi l’Astrosofia, come novella Sapienza Stellare, anche nel futuro diventerà una necessità nel campo della cultura spirituale dell’umanità.

La struttura del nostro sistema solare

Prima di cominciare a scoprire i dettagli del Mondo Animico e di quello spirituale che sono manifesti nel cosmo, dobbiamo crearci una certa conoscenza della struttura fisica del nostro sistema solare e della sua connessione con i mondi nelle profondità dello spazio celeste. Dobbiamo formarci concetti chiari circa i ritmi delle Stelle e la loro disposizione e ordine nello spazio. Ciò significa l’elaborazione di una certa quantità di conoscenza astronomica. Naturalmente non possiamo spingerla troppo lontano, poiché essa è, in effetti, un vastissimo campo di complicati fatti matematici e di altri dettagli. Possiamo farlo unicamente nella misura in cui ciò sia necessario a creare una comprensione o un linguaggio comune sugli eventi cosmici, con i quali avremo a che fare in seguito.

Se eleviamo gli occhi al firmamento Stellare possiamo distinguere due tipi do corpi cosmici. In primo luogo appaiono le cosiddette Stelle fisse. Esse sono chiamate fisse perché sembrano mantenere sempre le stesse posizioni e distanze tra di loro. Vi è, per esempio, la ben nota Costellazione dell’Orsa Maggiore o del Gran Carro. Quattro Stelle fisse formano il corpo dell’Orsa e le altre tre la coda. Possiamo osservare questa Costellazione notte dopo notte per anni. Non accadrà che all’improvviso una notte scopriamo che una delle quattro Stelleche formano il corpo dell’Orsa si sia spostata dalla sua posizione relativa. Così molti gruppi di Stelle fisse formano delle Costellazioni, e le singole Stelle non si spostano dalle loro posizioni relative. Le stesse Stelle, per esempio, formano le Costellazioni di Cassiopea, Orione e molte altre. Ma, in realtà, le Stelle fisse si muovono anch’esse. Dopo migliaia d’anni, le Stelle che formano l’immagine familiare dell’Orsa Maggiore non saranno più nelle stesse posizioni, e in un lontano futuro non si percepiranno più i contorni dell’Orsa Maggiore come facciamo noi oggi. Comunque, questi movimenti sono lentissimi. Essi sono oltre la portata dell’occhio umano e persino oltre la concezione umana del tempo; perciò possiamo chiamarle appunto Stelle “fisse”.

Percepiamo altresì le Stelle mobili – i Pianeti – che appartegono al nostro sistema solare. Un ottimo esempio da usare per l’osservazione è la Luna. Possiamo percepirla in una notte chiara nell’ambito di quelle Stelle che formano la Costellazione del Toro. Se la guardiamo due o tre giorni dopo, possiamo trovarla nella Costellazione dei Gemelli. Così essa deve essersi mossa nel frattempo dal Toro ai Gemelli. La nostra Luna non è l’unica stella mobile; ce ne sono diverse altre. Nel complesso possiamo contare nove (altri) Pianeti maggiori nel nostro sistema solare accanto alla Luna, che sono:

Mercurio

Venere

Terra

Marte

Giove

Saturno

Urano – scoperto nel 1781 d.C.

Nettuno – scoperto nel 1846 d.C.

Plutone – scoperto nel 1930 d.C.

Un’altra distinzione tra Stelle fisse e Pianeti, secondo la moderna astronomia, è il fatto che le stelle fisse hanno luce loro propria. Esse sono, per così dire, Soli simili al nostro Sole e producono luce loro propria. Le stelle mobili o Pianeti, che appartengono al nostro sistema solare non hanno luce propria. Essi riflettono unicamente la luce che ricevono dal Sole al loro centro.

Accanto alle Stelle fisse e ai Pianeti, la maggior parte dei quali sono visibili soltanto durante la notte, c’è il Sole, che vediamo durante il giorno. La luce del sole è forte in modo così travolgente che non possiamo vedere altre Stelle finché splende il Sole; quindi è difficile trovare la sua posizione relativa rispetto alle Costellazioni delle Stelle fisse. Nondimeno, attraverso certi mezzi astronomici, possiamo apprendere che il Sole, anch’esso, è mobile come i Pianeti, e che completa un circolo in un anno. Comunque, l’astronomia moderna ci dice che non è il Sole che si muove.

La Terra gira attorno al Sole che si trova al centro della circonferenza tracciata dall’orbita della Terra. Attraverso questo movimento della Terra, che viene completato in un anno, vediamo il disco solaresempre in diverse direzioni cosmiche. Questo crea per noi l’illusione del movimento del Sole lungo il cerchio dell’eclittica o Zodiaco.

Ora possiamo distinguere tre caratteristiche principali nella struttura del nostro sistema solare: vi è il Sole al centro, attorno a questo centro ruotano i Pianeti, e le orbite dei Pianeti sono approssimativamente sullo stesso piano, mentre i centri delle stesse coincidono all’incirca col Sole. Quindi, dovremmo immaginare il nostro sistema solare come la forma di una lente o di un enorme disco con anelli concentrici come orbite dei pianeti. Tale enorme disco ha la sua circonferenza nell’orbita del Pianeta più esterno. Questa circonferenza, in quanto cerchio, ha un rapporto relativo con talune delle Stelle fisse. Visto in prospettiva, per così dire dal centro del cerchio, essa passa di fronte ad un certo numero di Stelle fisse. Queste Stelle fisse formano una specie di fascia od anello intorno al nostro sistema solare. Questa fascia circolare oltre la circonferenza del sistema planetario nel quale viviamo è ciò che chiamiamo Zodiaco delle Stelle fisse. Esso è formato da dodici delle Costellazioni che noi vediamo nel cielo Stellato.
Queste sono le tre componenti del nostro sistema solare:

1) Il Sole, all’incirca al centro del cerchio.

2) Le orbite dei Pianeti a differenti distanze del sole centrale.

3) La circonferenza del disco, oltre il quale appaiono le dodici Costellazioni dello zodiaco.

Possiamo, inoltre, fare una distinzione all’interno del disco. La Terra, sulla quale viviamo, si muove lungo la terza orbita a partire dal centro. Le orbite di Mercurio e di Venere sono all’interno dell’orbita della Terra. Essi sono chiamati Pianeti inferiori. Essendo le loro orbite più piccole di quella della Terra, essi girano attorno al Sole in un tempo molto più corto di quello della Terra.

Mercurio completa un cerchio completo attorno al Sole in circa 88 giorni. Venere fa la stessa cosa in circa 225 giorni, poiché essa è già più lontana dal Sole e la sua orbita è più grande. La Terra completa il suo giro attorno al Sole in circa 365 giorni. Attorno alla Terra, ad una distanza comparativamente piccola, abbiamo l’orbita della Luna. Essa gira attorno alla Terra in circa 27 giorni.

Quei pianeti aventi le loro orbite al di fuori del cerchio descritto dall’orbita della Terra sono chiamati Pianeti superiori. Le distanze di queste orbite dal Sole sono relativamente molto più grandi di quella dell’orbita della Terra rispetto al Sole; perciò questi Pianeti necessitano di un tempo molto più grande per ruotare attorno al Sole lungo i loro cammini. Marte ha bisogno di 687 giorni per completare il suo circolo. Giove completa il suo cerchio in circa 12 anni. Saturno ha bisogno di circa 30 anni. Urano prende circa 84 anni per il medesimo movimento. Nettuno è ancora più lontano dal Sole, quindi la sua orbita è grandissima e il Pianeta ha bisogno di circa 164 anni per compiere il suo giro. Plutone ha bisogno di ancora più tempo, circa 250 anni. Per le nostre ricerche sarà molto importante distinguere tra Pianeti inferiori e Pianeti superiori.
Le dodici Costellazioni di Stelle fisse, che formano la fascia dello Zodiaco oltre la circonferenza esterna del disco del nostro sistema solare, sono:

Ariete, o in latino: Aires

Toro, o in latino: Taurus

Gemelli, o in latino: Gemini

Cancro, o in latino: Cancer

Leone, o in latino: Leo

Vergine, o in latino: Virgo

Bilancia, o in latino: Libra

Scorpione, o in latino: Scorpio

Sagittario, o in latino: Sagittarius

Capricorno, o in latino: Capricornus

Acquario, o in latino: Aquarius

Pesci, o in latino: Pisces

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

PENSIERI AL ROSMARINO

rosmarino-fiori

 

La grande pianta di rosmarino, in fondo alla scala di casa mia è tutta fiorita. Piccoli fiori violetti ovunque, tra gli aghi scuri e profumati. Io le passo accanto, l’ammiro e le sorrido.

La pianta non mi lascia andare via, viene con me. La sua immagine, la sua rappresentazione, ora fà parte del mio mondo interiore.

Mentre continuo a camminare inizio a pensare a questo fenomeno.

Intorno a me c’è il vasto mondo esteriore, ma non c’è solo quello. In me trovo un secondo mondo che chiamo mondo interiore, fatto di pensieri, rappresentazioni, ricordi, sentimenti e volizioni.

Questo mondo si è creato nel corso della mia vita grazie al vasto mondo esteriore, è il mio mondo soggettivo. Ogni soggetto è un frammento del mondo oggettivo.

Mi chiedo: In che relazione stanno questi due mondi? Qual’è il più importante?

Ripenso alla pianta di rosmarino. E’ più reale la pianta fuori di me o è più reale la pianta in me?

L’intelletto risponde subito con sicurezza: “Che domanda! E’ chiaro che la pianta reale è quella fuori di me”. Ma lo spirito in me continua a riflettere.

Quella pianta che sembra così reale, oggi c’è, ma stà invecchiando e fra un pò non ci sarà più. Nasceranno nuovi rosmarini che fioriranno e poi, forse per una gelata, moriranno.

Tutto ciò che ha esistenza è soggetto al nascere e al perire.

Però il concetto di rosmarino, che mi sono fatta osservando e pensando su tutti i rosmarini che ho incontrato nella mia vita, quello vive in me, è nel mio spirito e non morirà mai. Così è per tutti i concetti che vivono in me.

Lo spirito èessere non esistere per questo è eterno.

Dunque, qual’è la realtà più importante, il mondo esterno o la mia interiorità?

La realtà più importante sono Io ed il mio mondo interiore! Tutto il resto esiste soltanto per dare a me la possibilità di interiorizzarlo nella ricerca del Vero, del Bello e del Buono.

Tutto questo l’essere umano l’ha dimenticato…..Ci troviamo di fronte ad una precarietà e ad una fragilità profonda dell’individuo che ha perso la connessione e l’identità con lo spirito.

Sembra che solo il mondo esterno sia importante e l’individuo si sente sempre più piccolo, più insignificante, più solo.

Ma la verità è l’opposto! Tutto il mondo esterno ha il senso di servire l’uomo, di essere uno strumento per la sua crescita individuale.

Il Logos si è fatto carne, è diventato percezione esteriore affinchè l’uomo potesse individualizzarsi, ora l’uomo può, tramite il pensare, interiorizzare e riportare allo spirito, un pò alla volta, tutte le percezioni esterne.

Massimo Scaligero sintetizza in maniera magistrale questo processo con le parole:

“Soltanto l’uomo può trarre dal Logos il pensiero che pensa il Logos. Questo pensare è Amore. Amore che diviene pensare”

 Una pensiero che, tramite la meditazione, può aprire mondi!

 

 

Marzia

 

SCIENZA DELLO SPIRITO
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