LIBRI E AUTORI

Kaspar Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL'EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA

Copgenesi

Diamo il via con oggi alla pubblicazione del testo “La Genesi alla luce dell’evoluzione embrionale umana” di Kaspar Appenzeller.

Ringraziamo Silvano Mirami e l’Editrice CambiaMenti, sul cui sito (www.cambiamenti.com/Argomentogenesi.htm) è possibile leggere integralmente introduzione, indice, prefazione e l’intero Capitolo I.

 

Il Chaos dei Filosofi

Che il figlio dei Filosofi ascolti i Saggi che riconoscono tutti indistintamente che bisogna paragonare la nostra Opera alla creazione del mondo. Al principio Dio creò il Cielo e la Terra, ma la Terra era incolta e vacua, le tenebre coprivano l’Abisso e lo Spirito di Dio volava sulle Acque.

Allora Iddio disse: Sia fatta la Luce – e la Luce fu.

Queste parole bastano ai figli dell’Arte. Bisogna, dunque, per la nostra Opera unire il Cielo e la Terra nel letto nuziale dell’amicizia. La Terra è un corpo grave, pesante, matrice dei minerali che conserva segretamente nel suo seno, pur producendo gli alberi, le piante e gli animali. Il Cielo è quella vasta distesa, in cui tutti gli Astri, compresi i due Grandi Luminari, compiono le loro rivoluzioni. E’ esso che, attraverso l’aria, comunica la sua forza agli esseri inferiori; ma al principio, essendo tutte le cose confuse, esse formavano il Chaos.

Eiraeneus Philalethes,

Introitus Apertus ad occlusum Regis Palatium,

Cap. V, De Chaos Sophorum, 1667.

PREFAZIONE

La prima volta che ho incontrato Kaspar Appenzeller, a Milano, sono stato conquistato dalla sua esposizione artistica sulla costituzione dell’uomo e dal suo modo di porgere con umiltà e fermezza la conoscenza, nascostamente sofferta nel suo corpo. Riemerge dalla luce della memoria il capo chino in atteggiamento di reverenza, il capo su cui comparirà il fulmine di una cicatrice, gli occhi chiari fusi in uno sguardo dolce e profondo, la voce dai toni caldi e pacati.

Ora, nel leggere il presente testo, curato con certosina e devota consapevolezza da Silvano Mirami, ho provato la stessa meraviglia della prima volta.

La composizione segue un movimento a spirali sempre più espanse, sia nel tratteggiare i giorni della Genesi sia nel descrivere a più riprese gli stessi fenomeni embriogenetici e fra questi incantevole il processo della fecondazione.

L’idea portante del libro è di e-ducere alla luce di una rinnovata coscienza scientifica gli incroci e le sorprendenti corrispondenze dell’evoluzione embrionale e ontogenetica dell’uomo con l’evoluzione terrestre dalla frotta della Genesi.

I versetti biblici, in particolare quelli del primo capitolo, sono i mantram su cui si applica, nella lingua originale, il pensiero meditativo dell’Autore che tributa con riconoscenza la sua ricerca ai generosi impulsi di Rudolf Steiner nell’ambito delle sue comunicazioni scientifico-spirituali. L’indagine si approfondisce nelle viscere del linguaggio, nel terreno della sua stessa genesi e si effonde nei cieli della sua palingenesi. Ogni parola della Genesi viene scomposta e ricomposta, distillata e infine conquistata con il sudore di un impegno sovrumano. Ad iniziare dalla prima: “Bereschit” , in cui riconosce la musicalità del battito cardiaco corrispondente all’estrema sintesi del corpo umano. Questa stessa parola sarà la stella polare che illuminerà il suo cammino medico verso l’ampiamento delle potenzialità diagnostiche dell’auscultazione cardiaca. Difatti in questo scritto sono contenute le premesse e le basi fisiologiche per comprendere e apprezzare la svolta innovativa nell’ambito diagnostico e la conseguente efficacia nella pratica clinica. Si intravede proprio in questo contesto l’importanza dell’esercitazione costante dell’euritmia, l’arte del linguaggio in movimento, che traspare come il pensiero vivente riverberante dalle forme embrionali e al contempo la Parola conformante.

Appenzeller rielabora fedelmente le lezioni steineriane di fisiologia occulta tramite il racconto mitologico della Genesi, l’embriologia comparata e l’osservazione a ritroso dell’evoluzione embrionale umana: quest’ultima apre nuovi scenari come è il caso del viaggio dalla blastula all’ovocellula.

Un’altra lezione steineriana ben assimilata scorre nella presentazione dell’evoluzione delle teorie cosmologiche, un fil rouge sul quale possiamo ripercorrere spregiudicatamente la connessione fra embriologia e astronomia.

La posizione di Appenzeller scienziato è salda e cristallina non solo in alcune annotazioni di etica medica, ma soprattutto nel riordino del pensiero scientifico, rovesciato rispetto a quello convenzionale. Cito come esempio l’affermazione: “Si dice ripetutamente che il corpo venga edificato a partire dalle cellule. E’ vero il contrario: il corpo plasma le cellule all’interno di sé”. Sfalda i preconcetti della visione materialistica unilaterale dell’uomo. Fa cadere i falsi “idola” dei mattoni-pietre della costituzione organica umana e ci conduce con disarmante chiarezza al superamento del paradigma darwiniano attraverso la differenziazione dell’uomo dalla scimmia a partire dalla blastula.

Assorbe e fa sua la fenomenologia sostanziata dal pensiero metamorfico goethiano, in particolare nel tracciare con lucidità le connessioni fra il rachide e il cranio.

Il percorso conoscitivo del dottor Kaspar va oltre e si arricchisce di una serie di immaginazioni – valga per tutte citare l’uomo embrionale come pianta terrestre – confluenti in un linguaggio dai toni fiabeschi, un reale esempio di anelito alla verità rivestita di poesia. Il fiume sembra a tratti arrestarsi, come in una pausa inspiratoria, e invece trabocca in geniali intuizioni tipo la conchiglia, presentata come archetipo unificato di uccello e pesce. Giunge in cima alle vette himalayane dell’indagine scientifico-spirituale quando coniuga i più profondi misteri della cristosofia con l’embriogenesi cardiaca ritrovandone i presupposti nella composizione del 7° giorno della Genesi.

La medicina antroposofica ritrova nel dottor Kaspar una sapiente guida, fedele al suo nome, a disposizione di tutti i sinceri ricercatori nell’arte medica.

Angelo Antonio Fierro

INTRODUZIONE DEL CURATORE

Kaspar Appenzeller nacque il 13 aprile 1927, come terzo figlio di Susanne e Hans Appenzeller-Zellweger, a Davos in Svizzera. La difficile gravidanza di sua madre ad un certo punto fu veramente a rischio e si dovette alla sapienza e alla perizia del Prof. Löffler – il quale in seguito sarà uno dei suoi insegnanti allorché intraprenderà gli studi universitari di medicina – se malgrado tante difficoltà tale gravidanza poté essere portata facilmente a termine. Kaspar nacque dunque tra quelle montagne svizzere, ch’egli sentì sempre come suo ambiente congeniale, come sua vera patria e anche come protezione. Montagne che amerà profondamente.

Sin dall’infanzia la sua salute fu cagionevole: a due anni e mezzo Kaspar venne colpito da una grave forma d’asma che lo accompagnò costantemente lungo tutta la sua vita e con la quale dovette di conseguenza fare continuamente i conti. All’età di sei anni entrò alla Rudolf Steiner Schule, ma ogni anno i gravi attacchi d’asma lo costringevano per un terzo del periodo scolastico a non frequentare le lezioni. Tuttavia, malgrado tale inconveniente, egli riuscì a seguire senza difficoltà l’iter dell’insegnamento.

A parte i problemi di salute, infanzia e adolescenza si svolsero solari e felici – così egli le ricordava – con i suoi fratelli Heiner e Vreni. Ma anche a scuola egli era amato – da compagni e insegnanti – per il suo carattere gioviale e per il suo particolarissimo umorismo, che ogni volta rallegravano l’ambiente. I suoi compagni poi, ammiravano le sue qualità artistiche, che eccellevano soprattutto nel disegnare e nel suonare il violoncello. Per tutta la vita Kaspar Appenzeller coltivò vari aspetti dell’arte e per le sue notevoli capacità avrebbe potuto diventare un artista riconosciuto ed affermato. Ma sin da piccolo sentì come sua propria missione – e volle ciò in maniera decisa – il diventare medico.

A questa sua peculiare missione di operare terapeuticamente nei confronti della malattia e della sofferenza umana egli si donò senza risparmiarsi, sacrificando qualsiasi ambizione, anche legittima, che avrebbe potuto realizzarsi in campi, sia scientifici che artistici, diversi dalla medicina. Una spinta, ed un aiuto, in tal senso kaspar Appenzeller l’ebbe sicuramente dal suo incontro con la Scienza delo Spirito di Rudolf Steiner, ch’egli conobbe già nell’ambiente familiare, tanto più che medico della famiglia Appenzeller era il Dr. Hans Werner Zbinden, amico fedele di marie Steiner e presidente della Rudolf Steiner-Nachlaßverwaltung, ossia quel Lascito, fondato dalla compagna del Dottor Steiner, che per oltre sessant’anni tanto ha fatto per salvarne e diffonderne l’Opera.

Fu all’epoca degli studi ginnasiali a Flims che Kaspar Appenzeller affrontò l’Opera di Rudolf Steiner (la sua prima lettura fu la conferenza: Il sangue è un succo affatto peculiare) contemporaneamente all’opera e al pensiero di Platone. Nel 1947 si iscrisse alla Facoltà di Medicina all’Università di Zurigo e appena ventenne intraprese lo studio della medicina antroposofica e dell’euritmia curativa. Sin dalle prime fasi del suo studio venne giuidato dal Dr. Zbinden, il quale nutrì una tale fiducia nelle sue qualità, sia professionali e umane che interiori, da affidargli nel 1961 la direzione del Seminario Medico che si svolgeva alla Rudolf Steiner Halde a Dornach. Inoltre nel 1977, una settimana prima della sua morte, il Dr. Zbinden offrì a kaspar Appenzeller di diventare socio dell’Unione del Lascito di Rudolf Steiner, il Nachlaßverein.

Dopo l’Approbation, conseguita nel dicembre 1953, sotto i professori Löffler e Brunner e la Dissertation conclusiva, ossia la tesi c’egli sostenne nella primavera del 1954 su L’encefalite conseguente a morbillo, egli iniziò il periodo di assistentato al Regionalspital di Wattwil sotto la direzione del Dr. Christ, che per tutta lavita rimase per lui una personalità decisiva.

Nel frattempo egli poté realizzare nel giugno del 1954, dopo sedici anni di fidanzamento, quella che definì “la migliore decisione della mia vita” e portare all’altare Johnnie Stokar, ch’egli conosceva sin dall’infanzia e che fu poi la compagna della sua vita.

Nel luglio del 1955 nacerà il primo figlio Peter. A quel periodo risale il primo lavoro da lui pubblicato sul cuore.

Nell’autunno del 1956 egli poté rilevare a St. Moritz lo studio del dr. De Giacomi, appena defunto, studio medico che poté portare avanti per 42 anni. Il trasferimento in Engadina, tra le montagne dei Grigioni, da lui profondamente amate, fu un grande aiuto per la sua salute. Gli esordi non furono facili e nei primi sei anni i magri bilanci non gli permisero l’ausilio di un’infermiera. Ma in segfuito, sebbene il suo ambulatorio fosse aperto soprattutto ai pazienti locali, esso ricevette, sia per il suo talento e la sua pazienza, sia per la conoscenza delle lingue straniere ch’egli coltivava con gioia, pazienti da tutti i continenti.

Nel 1959 nacque il suo secondo figlio Georg.

Nel frattempo divenne medico scolastico a St. Moriz e lo rimase per oltre tre decenni. Ciò gli permise di approfondire, attraverso l’auscultazione cardiaca di migliaia di bambini, la sua conoscenza di tale arte diagnostica, giungendo poi a conclusioni preziose, ch’egli donerà al mondo nei suoi scritti su tale materia.

Nel 1978, dopo la morte del Dr. P.R. Berry, Kaspar Appenzeller venne eletto Presidente dell’Associazione Medica di St. Moritz, ufficio che espletò con grande coscienza e impegno per 20 anni.

La dedizione, veramente sacrificale, a curare le sofferenze umane lo portò a ricevere fino a cento pazienti al giorno, e allorché l’ultimo paziente lasciava l’ambulatorio, egli sidedicava per ore alle sue ricerche sul sangue e sul cuore. All’inizio degli anni 60 giunse a dimostrare sul cuore vivo di un pollo, documentandola con una pellicola da 16 mm, l’affermazione di Rudolf Steiner che il cuore non è una pompa bensì un organo di senso, e che il sangue stesso possiede la forza di muoversi lungo le vie sanguigne.

Naturalmente la sua dedizione al lavoro e allo studio, che lo portavano a non concedersi più di 5 ore di sonno per notte, non potevano non minare la sua salute, e nel 1965 ebbe un attacco di itterizia. Per qualche mese la sua attività ebbe un fermo repentino. Si ristabilì, ma gli rimasero come conseguenza forti emicranie che lo accompagnarono per oltre 25 anni.

Nel 1970, iniziò a tenere a St. Moritz un gruppo di lavoro antroposofico che portò avanti regolarmente sino al 5 novembre 1998, allorché venne colpito da ictus cerebrale. Tenne pure corsi e conferenze pubbliche che ebbero notevole risonanza nell’Engadina. Continuò la sua attività di conferenze al Seminario Medico presso la Rudolf Steiner Halde, a Dornach, e portò la sua parola in conferenze e corsi a Zurigo, Berna, Lugano, Berlino e Milano. Attraverso la collaborazione [1] con l’euritmista Franziska Brem raggiunse una conoscenza approfondita del Corso di Euritmia terapeutica di Steiner.

Al di là di articoli vari, pubblicati su alcune riviste, Kaspar Appenzeller riversò i frutti del suo sapiente lavoro in quattro opere, ch’egli scrisse soprattutto nei periodi di ferie, da lui abitualmente trascorsi in Italia, sulla costa adriatica, o in Ticino.

La prima opera, apparsa nel 1976, fu la Genesi alla luce dell’evoluzione embrionale umana, che qui presentiamo tradotta. Traiamo, traducendola dai risvolti dell’edizione originale, la presentazione – verosimilmente dell’Autore – che ci sembra offrire una mirabile sintesi delle idee esposte in questa opera: “In questo libro il racconto biblico della Creazione viene messo in relazione all’evoluzione embrionale umana. In esso, come risultato di un lavoro di ricerca di lunghi anni, viene mostrato come questo documento biblico nelle sue possenti immaginazioni descriva esattamente quello che la scienza ha da dire oggi sulla nascita del corpo umano. Le immagini della nascita del cosmo del racconto della Creazione diventano per il lettore le immagini dello sviluppo embrionale umano. Egli perviene alla concezione che l’uomo è un piccolo Cosmo, un Microcosmo di fronte al grande mondo, il Macrocosmo. Inoltre questo testo, che in molti punti viene esaminato nell’originaria lingua ebraica, si dimostra una vera meraviglia; giacché non solo secondo il suo contenuto concettuale, bensì sin all’interno dei singoli suoni si estende la concordanza di queste potenti parole con la vita formatrice organica. Attraverso ciò si viene posti a confronto col fatto che lo scrittore di questo testo ha toccato i veri – invisibili, per occhi terreni – impulsi di formazione del cosmo e dell’uomo. L’impulsatore spirituale di questo libro è Rudolf Steiner, il fondatore della moderna Scienza dello Spirito. Lo scienziato spirituale insiste su nuove Vie alle forze originarie dell’evoluzione; egli comprende nella loro profondità i documenti provenienti dall’antica sapienza dei Misteri perché ritrova in essi ciò che egli ha investigato indipendentemente da qualsiasi documento. La sintesi qui realizzata di testo della Genesi ed evoluzione organica comporta un’elevazione di ambedue i rami del sapere. Il testo veterotestamentario diviene, in ogni sua parola, profezia di futuri eventi dell’umanità, così come l’embrione è la promessa di un uomo che in futuro agirà nel mondo – e l’embrione appare, nei suoi cambiamenti di forma, come testimone di processi di creazione cosmica da lungo tempo trascorsi. La profezia della Genesi indica inoltre con chiaro gesto, parola per parola, l’evento del Christo e la Via, che diviene possibile a partire da questo evento, dell’individualità alla mèta terrestre, e l’embrione cela attraverso i suoi gesti di nascita che l’uomo è predisposto ad esssere il portatore della forza dello Spirito, che mediante tale evento si è collegato alla Terra. A chi si rivolge il libro? Nell’introduzione si trova: questo scritto non presuppone alcuna conoscenza specialistica, si rivolge ad ogni lettore per il quale la conoscenza dell’uomo è una questione del cuore”.

Ad esso seguì La Quadratura del Cerchio, del 1979, nella quale viene mostrata la soluzione di tale millenario problema attraverso l’uomo stesso. Il suo terzo libro fu Fondamenti per un nuovo tipo di auscultazione cardiaca, nel quale viene mostrata tutta l’ampiezza diagnostica che si apre ad un medico che voglia veramente approfondire tale arte.

Nella primavera del 1999 appare il suo quarto e ultimo libro: Il Calendario antroposofico dell’anima alla luce dell’evoluzione dell’umanità, che apre un nuovo accesso meditativo a tale opera di Rudolf Steiner. Sempre nel 1999 apparve la traduzione italiana del Calendario dell’Anima di Rudolf Steiner, eseguita da Kaspar Appenzeller con la collaborazione di amici italiani.

A partire dall’aprile 1986 cominciarono ad aggravarsi i suoi problemi di salute. Dapprima una discopatia grave, poi l’ictus cerebrale conseguente alla rottura di un aneurisma per il quale dovette essere operato a Zurigo dal Prof. Iasargil. I problemi alla colonna vertebrale si aggravarono negli anni. Le sue ultime 16 settimane trascorsero al Paracelsius-Spital a Richterswil per un ictus transitorio in conseguenza di un collasso cardiaco. Chi lo incontrò in quegli ultimi tempi lo trovò cosciente, fluido nella parola e vivace nel pensiero come sempre. Affrontò con serenità e contagioso umorismo gli ultimi anni dolorosi della malattia, sino a quel 3 marzo 1999, un mercoledi, nel quale alle 9.37 egli chiuse la lotta della vita. La sua fu una vita eroica. La vita di un nuomo buono, forte, coraggioso e sapiente.

Vogliamo qui ringraziare con tutto il cuore Peter e Georg Appenzeller che con la parola e lo scritto ci hanno fatto non solo conoscere la vita e le qualità di un essere così elevato e luminoso ma ci hanno anche fattivamente aiutato e consigliato nelle temeraria intrapresa della difficile traduzione di questa preziosa opera. Il Dottor Angelo Fierro ci ha simpaticamente dimostrata tutta la sua fraterna amicizia non solo nel voler scrivere la Prefazione, ma anche nel volersi sobbarcare la notevole fatica della rilettura della nostra traduzione, nel darci lumi e consigli e nell’incoraggiarci con gioioso umorismo nei frequenti momenti in cui le difficoltà della traduzione sembravano insormontabili. Per cui ricambiamo con gioia e gratitudine l’amicizia e volentieri vogliamo qui rendergli grata testimonianza della sua generosa sollecitudine. A loro e a Johnnie Appenzeller – la fedele compagna dell’Autore – un grazie di cuore per quanto con grandissima disponibilità e generosità ci sono venuti incontro per rendere finalmente possibile la realizzazione dell’edizione italiana di quest’opera di Sapienza e d’Amore.

Silvano Mirami

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[1] Riportiamo un articolo del Dr. K. Appenzeller, tratto dalla Circolare n°2 della Sezione Medicina, p. 71 – Avvento 1993, che tratta in particolare dell’efficacia degli esercizi di euritmia curativa sul paziente.

Risposte in merito all’euritmia curativa alle domande:

Che rapporto esiste tra l’esercizio di Euritmia terapeutica e l’effetto nel paziente? Quale piano deve essere ricercato, affinché questo rapporto diventi evidente? Come si trova questo piano? Com’è che mi esercito a tale fine?

L’esercizio dell’euritmia curativa ha effetto immediato sul paziente. Allorché attraverso l’esercizio delle A nascenti, una dopo l’altra, e tramite l’esercizio I A O, il paziente si accorda con l’etere cosmico, portando in armonia il proprio essere, può eseguire un suono così da incontrare con la sua attività questo suono nell’etere cosmico. Nella sua dedizione ad un suono, l’etere cosmico gli porta incontro la propria saggezza. Quello che il paziente deve realizzare è che mediante il suo movimento, nello sperimentare la realtà di questo suono, renda possibile e non ostacoli la sua formazione nel corpo eterico. Questo è il lavoro sul suono; esso agisce risanando in maniera immediata, poiché il suono, che nasce dall’etere cosmico, diviene per un momento realtà nel proprio etere. Il lavoro s’invera nel purificare il corpo astrale dalle peculiarità e nell’esercitare uno sviluppo dell’Io libero d’egoismo. Se si realizza questo, il corpo eterico si armonizzerà con l’etere cosmico e potrà imprimere l’azione terapeutica nel corpo fisico. La guarigione attraverso l’Euritmia curativa è sempre un tratto della Via verso l’Iniziazione. L’euritmista terapeuta deve condurre su questa strada il paziente che gli è affidato, portandolo ad essere completamente sincero con sé stesso e con l’euritmista terapeutico. La volontà assolutamente sincera di guarire conduce a questa Via. Giacché guarigione è una   trasmutazione che riguarda il più intimo essere dell’uomo. L’euritmista terapeutico deve intraprendere sforzi per giungere, in rapporto al paziente, a vedere l’etere e deve assolutamente sforzarsi di diventare un rappresentante della causa antroposofica. R. Steiner ha descritto la Via verso tale mèta. Ciò che qui è stato esposto può essere raggiunto unicamente da una stretta collaborazione tra il medico curante e l’euritmista terapeutico.

Dott. med. Kaspar Appenzeller  – CH 7500 St. Moritz

(Continua)

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Kaspar Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

L'Hacker e l'Anima

Snow

Un capitolo di un libro di fantascienza. Magari richiederà un piccolo sforzo per essere compreso, dato il linguaggio molto “informatico”. Ma fa pensare… 🙂

Da “Snow Crash” di Neal Stephenson:

«Sono qui sul Raft in cerca di un software – di un antivirus, per la precisione – scritto cinquemila anni fa da un sumero di nome Enki, un hacker neurolinguistico.»

«Che cosa vuol dire?» domanda Mr. Lee.

«Una persona capace di programmare le menti di altre persone per mezzo di flussi verbali di dati, noti anche come nam-shub.»

Ng è completamente privo di espressione. Aspira un’altra boccata dalla sigaretta, butta fuori il fumo verso l’alto, come un geyser, lo osserva mentre si diffonde contro il soffitto. «Qual è il meccanismo?»

«Nella testa abbiamo due tipi di linguaggio. Quello che stiamo usando adesso è acquisito. Modella il nostro cervello mentre lo impariamo. Ma c’è anche una lingua che risiede nelle strutture profonde del nostro cervello, che tutti possiedono. Queste strutture consistono di circuiti neurali elementari che sono necessari al fine di permettere al nostro cervello di acquisire forme di linguaggio più alte.»

«Infrastrutture linguistiche» dice Zio Enzo.

«Già. Immagino che “struttura profonda” e “infrastruttura” significhino la stessa cosa. Comunque sia, in particolari condizioni, è possibile accedere a quelle parti del cervello. La glossolalia – il parlare con il dono delle lingue – è l’output, l’effetto che si produce quando le strutture linguistiche profonde si impadroniscono delle nostre lingue e parlano, sostituendo le forme più alte e acquisite di linguaggio. Tutti hanno conosciuto questo fenomeno per un certo periodo.»

«Stai dicendo che esiste anche un aspetto di input?» dice Ng.

«Esattamente. Lavora in modo contrario. In particolari condizioni, le orecchie – o gli occhi – possono collegarsi alle strutture profonde, prescindendo dalle funzioni linguistiche più alte. Ovvero, chi conosce le parole giuste, può pronunciarle, o mostrare dei simboli visivi, e superare così le difese degli individui per raggiungere direttamente il loro tronco cerebrale.

Come un pirata informatico che irrompe nel sistema di un computer, aggira tutti i sistemi di sicurezza ed entra nel cuore della macchina, assumen-done il controllo assoluto.»

«In una tale situazione, i proprietari del computer non possono fare niente» dice Ng.

«Esatto. Perché loro accedono alla macchina a un livello più alto, che è stato ormai superato. Allo stesso modo, una volta che un hacker neurolinguistico entra nelle strutture profonde del nostro cervello, non possiamo più liberarcene, perché, a un livello così elementare, non siamo neppure in grado di controllare il nostro cervello.»

«Cosa c’entra tutto ciò con la tavoletta di argilla della Enterprise?» domanda Mr. Lee.

«Mi segua. Questa lingua – la lingua madre – è eredità di una fase precedente dello sviluppo sociale umano. Le società primitive erano controllate da regole verbali chiamate me. I me erano come piccoli programmi per gli umani. Ebbero un ruolo fondamentale nella transizione dalla società dell’uomo delle caverne verso una società organizzata e agricola. Per esempio, c’era un programma per scavare un solco nel terreno e piantare il grano. C’era un programma per cuocere il pane e un altro per costruire una casa. Esistevano anche me per funzioni di più alto livello, come la guerra, la diplomazia e i riti religiosi. Tutte le abilità necessarie a far funzionare una cultura autosufficiente erano contenute in questi me, che erano scritti su tavolette o trasmessi oralmente. In ogni caso, i me erano custoditi nel tempio locale, che fungeva da archivio dei me, controllato da un sacerdote-re detto en. Quando qualcuno aveva bisogno di pane, andava dall’eri o dai uno dei suoi sottoposti e prelevava il me della panificazione dal tempio. Poi seguiva le istruzioni, avviava il programma e, quando aveva finito, si ritrovava con una pagnotta.

«Era necessario un archivio centrale, tra le altre cose, perché alcuni dei me dovevano essere utilizzati a tempo debito. Se il me dell’aratura e della semina fosse stato eseguito nel periodo sbagliato dell’anno, non ci sarebbe stato raccolto e sarebbero tutti morti di fame. L’unico modo per assicurarsi che i me venissero utilizzati al momento giusto consisteva nel costruire osservatori astronomici per controllare i cambiamenti di stagione nel cielo.

Così i sumeri costruirono torri “con le cime coi cieli” – con diagrammi astronomici in cima. L’ en osservava le stelle e dispensava i me agricoli nelle giuste stagioni dell’anno, perché l’economia funzionasse.

«Mi pare il problema dell’uovo e della gallina» dice Zio Enzo. «Come fece una tale società a organizzarsi, in origine?»

«Esiste un’entità informatica nota come metavirus che causa il contagio dei sistemi informatici con virus personalizzati. Potrebbe trattarsi di un principio fondamentale della natura, come la selezione darwiniana, oppure di un’informazione che fluttua in giro per l’universo sulle comete e le onde radio – non ne sono sicuro. In ogni caso, è questo il suo effetto: qualunque sistema informatico di una certa complessità prima o poi viene infettato da virus – virus generati al proprio interno.

«A un certo punto, in un passato lontano, il metavirus infettò la specie umana e, da allora, non l’ha più lasciata. Per prima cosa, produsse un vero e proprio vaso di Pandora pieno di virus del DNA: vaiolo, influenza e così via. Salute e longevità divennero cose del passato. Un lontano ricordo di questo evento si è conservato nelle leggende della caduta dal paradiso, secondo cui l’umanità fu estromessa da una vita serena e confinata in un mondo infestato da malattie e dolore.

«Alla fine, quell’epidemia si è come stabilizzata. Di tanto in tanto, compaiono nuovi virus del DNA, ma, in generale, i nostri corpi sembrano aver sviluppato una certa resistenza nei loro confronti.»

«Forse,» dice Ng «i virus che attaccano il DNA umano non sono infiniti, e il metavirus li ha già creati tutti.»

«Può darsi. Comunque, la cultura sumerica, la società basata sui me, era un’altra manifestazione del metavirus. Solo che, in questo caso, si presentava in forma linguistica, anziché colpire il DNA.»

«Mi scusi» dice Mr. Lee. «Sta forse dicendo che la civiltà è cominciata come un’infezione?»

«La civiltà nella sua forma primitiva, sì. Ogni me era una specie di virus, derivante dal principio del metavirus. Prendiamo, ad esempio, il me della panificazione. Una volta entrato nella società, è diventato un’informazione auto-sufficiente. È semplicemente un problema di selezione naturale: chi sa fare il pane vivrà meglio e sarà più adatto a riprodursi di chi non lo sa fare. Naturalmente, i me verranno diffusi e chi li propaga funge da portatore di questa informazione autoreplicante. Ciò la connota come virus. La cultura sumerica, coi suoi templi pieni di me, non era che una raccolta di virus vittoriosi accumulatisi nel corso dei millenni. Era una operazione di franchise, solo che aveva le ziggurat al posto degli archi dorati e tavolette di terracotta anziché raccoglitori a tre anelli.

«Il termine sumerico per “mente”, o “saggezza”, è identico a quello per

“orecchio”. Ecco cos’era quel popolo: tante paia di orecchie con attaccati dei corpi. Ricevitori passivi di informazione. Ma Enki era diverso. Enki era un en che, guarda caso, era particolarmente bravo a fare il suo lavoro.

Aveva la rara abilità di scrivere nuovi me – era un hacker. Fu, di fatto, il primo uomo moderno, un essere umano pienamente cosciente, proprio come noi.

«A un certo punto, Enki si era reso conto che a Sumer ci si stava fossi-lizzando. La gente continuava a mettere in pratica gli stessi vecchi me, senza inventarne di nuovi, senza pensare con la propria testa. Ho il sospetto che si sentisse solo, essendo uno dei pochi esseri umani coscienti al mondo – forse l’unico. Si era reso conto che, per far sì che la razza umana progredisse, ci si doveva liberare dalla morsa della civiltà virale.

«Così creò il nam-shub di Enki, un antivirus che si diffuse lungo gli stessi canali dei me e del metavirus. Raggiunse le strutture profonde del cervello e le riprogrammò. Da quel momento in poi, nessuno comprese più la lingua sumerica, o qualsiasi altra lingua che avesse origine nelle strutture profonde. Separati dalle strutture profonde comuni, gli uomini cominciarono a sviluppare nuove lingue che non avevano nulla in comune tra di loro. I me smisero di funzionare e non fu più possibile scriverne di nuovi.

Venne bloccata l’ulteriore trasmissione del metavirus.»

«E come mai non sono morti tutti per mancanza di pane, visto che avevano perso il me della panificazione?» domanda Zio Enzo.

«Qualcuno, probabilmente, è anche morto. Tutti gli altri dovettero usare le funzioni più alte del proprio cervello per trovare una soluzione. Si può dunque dire che il nam-shub di Enki è alle origini della coscienza umana: per la prima volta, abbiamo dovuto pensare con la nostra testa.

Prese anche avvio la religione razionale e, per la prima volta, la gente cominciò a pensare a problemi astratti come Dio, il Bene e il Male. Ed è da qui che proviene la parola “Babele”. Letteralmente significa “Porta di Dio”. Attraverso questa porta, Dio poteva raggiungere la razza umana.

Babele è una porta nella nostra testa, la porta aperta dal nam-shub di Enki che ci ha liberato dal metavirus e ci ha dato la capacità di pensare, che ci ha fatto passare da un mondo materialistico a uno dualistico – un mondo binario, dotato di una componente fisica e di una spirituale.

«Probabilmente, seguì un periodo di confusione e scombussolamento generale. Enki, o forse il figlio Marduk, cercarono di reimporre l’ordine nella società, sostituendo il vecchio sistema dei me con un codice di leggi: il codice di Hammurabi. In parte ebbe successo. In molti posti, però, si continuava a venerare Asherah. Era un culto incredibilmente tenace, una forma di regressione a Sumer, che si diffuse sia oralmente sia con lo scambio di fluidi corporali: c’erano delle prostitute del culto, e venivano anche adottati orfani a cui si trasmetteva il virus tramite l’allattamento.»

«Aspetta un attimo» dice Ng. «Ora torni a parlare di, un virus biologico.»

«Esattamente. Questo è il punto, per quanto riguarda Asherah. È tutte e due le cose insieme. Osservate l’herpes simplex, ad esempio. Quando entra nel corpo, l’herpes punta dritto al sistema nervoso. In parte rimane nel sistema nervoso periferico, ma per il resto si fionda come una pallottola nel sistema nervoso centrale, e si insedia permanentemente nelle cellule del cervello, attorcigliandosi attorno al tronco cerebrale come un serpente attorno a un albero. Il virus di Asherah, che potrebbe essere paragonato a quello dell’herpes, o magari identificato con esso, passa attraverso le membrane cellulari per raggiungere il nucleo e scombussolare il DNA della cellula, proprio come fanno gli steroidi. Ma Asherah è molto più complicata di uno steroide.»

«E quando altera il DNA, cosa succede?»

«Non l’ha studiato nessuno, tranne, forse, L. Bob Rife. Forse, la lingua madre viene spinta a un livello più superficiale, e la gente diviene più adatta a parlare con il dono delle lingue e più suscettibile ai me. Questo virus, inoltre, mi pare che tenda anche a incoraggiare comportamenti irrazionali, o a indebolire le difese delle vittime nei confronti delle idee virali, o a causare la loro promiscuità sessuale, o forse tutte e tre le cose.

«Ma a ogni idea virale corrisponde un virus biologico?» domanda Zio Enzo.

«No. Solo ad Asherah, per quanto ne so io. Ecco perché tra tutti i me e le divinità e le pratiche religiose che furono oggetto di venerazione a Sumer, soltanto Asherah è ancora radicata ai giorni nostri. Un’idea virale può essere sconfitta – come è successo col nazismo, i pantaloni scampanati e le magliette di Bart Simpson – ma Asherah, avendo un aspetto biologico, può rimanere latente nel corpo umano. Dopo Babele, Asherah continuò a di-morare nel cervello umano, e a essere trasmessa di madre in figlio e di amante in amante.

«Siamo tutti soggetti all’azione delle idee virali. Come nell’isteria di massa. Una musica, che ti entra in testa e continui a canticchiarla per tutto il giorno e, alla fine, l’attacchi a qualcun altro. Gli scherzi. Le leggende metropolitane. Le religioni strampalate. Il marxismo. E per quanto intelligenti diventiamo, esiste sempre in noi questa parte irrazionale profonda che ci rende potenziali portatori di informazioni autoreplicanti. Ma essere colpiti fisicamente da una forma grave del virus di Asherah ti rende molto più vulnerabile. L’unica cosa che impedisce a simili fenomeni di impadro-nirsi del mondo è il fattore Babele: il muro di mutua incomprensione che divide in compartimenti stagni la razza umana e blocca il proliferare dei virus.

«Babele ha portato a un’esplosione del numero delle lingue. Faceva parte del piano di Enki. Le monocolture, come ad esempio un campo di grano, sono soggette all’infezione, mentre le colture geneticamente varie, co-me le praterie, sono estremamente resistenti. Dopo qualche migliaio d’an-ni, si è sviluppata una nuova lingua, l’ebraico, dotata di eccezionale flessibilità e forza. I deuteronomisti, un gruppo di monoteisti radicali del VII-VI secolo a.C, furono i primi ad approfittarne. Vissero in un periodo caratterizzato da un nazionalismo e da una xenofobia estremi, e per questo fu per loro più facile respingere idee straniere come il culto di Asherah. Forma-lizzarono le loro vecchie leggende nella Torah e, con essa, fissarono una legge che ne assicurava la diffusione nella storia – una legge che praticamente diceva: “fai una copia esatta di me e leggila ogni giorno”. E fomen-tarono una sorta di igiene informativa, la fede nella duplicazione rigorosa e una grande cura nella gestione delle informazioni che, come avevano compreso, erano potenzialmente pericolose. Con loro, i dati divennero materiale soggetto a controllo.

«Può darsi che siano andati oltre. Ci sono prove dell’accurata pianifica-zione di una guerra biologica contro l’esercito di Sennacherib, quando questi aveva cercato di conquistare Gerusalemme. Quindi, i deuteronomisti potrebbero avere avuto un loro en. O forse conoscevano i virus abbastanza bene da sapere come utilizzare le epidemie naturali. Le abilità coltivate da queste persone furono tramandate in segreto di generazione in generazione e si manifestarono duemila anni dopo, in Europa, tra i maghi della cabala, i ba’al shem, maestri del nome divino.

«In ogni caso, così nacque le religione razionale. Tutte le religioni mo-noteistiche successive – dette dai musulmani, a ragione, “religioni del Libro” – hanno in qualche misura inglobato queste idee. Il Corano, ad esempio, afferma ripetutamente di non essere che una trascrizione, la copia esatta, di un libro che sta in Paradiso. Naturalmente, chiunque ci creda non oserà alterare il testo in nessun modo! Idee come queste furono così effi-caci nel prevenire la diffusione di Asherah che, alla fine, ogni centimetro quadrato del territorio dove aveva prosperato il culto virale – che andava dall’India alla Spagna – fu sottoposto all’influenza dell’Islam, della Cristia-nità o dell’Ebraismo.

«Ma a causa di questa latenza – attorcigliata intorno al tronco cerebrale di chi ha contratto il virus e tramandata di generazione in generazione –

trova sempre il modo di riaffiorare. Nel caso dell’Ebraismo, arrivò con i farisei, che imposero una rigida teocrazia legalistica agli ebrei. Con la sua rigida adesione alle leggi custodite nel tempio, amministrate da specie di sacerdoti rivestiti di autorità civile, assomigliava all’antico sistema sumerico, ed era ugualmente oppressivo.

«Il ministero pastorale di Gesù Cristo si configurò come sforzo di liberare l’Ebraismo da questi condizionamenti: una sorta di eco di quanto aveva fatto Enki. Il vangelo di Cristo è un nuovo nam-shub, un tentativo di far uscire la religione dal tempio, dalle mani del clero, e di portare il Regno di Dio a tutti. Questo è il messaggio pronunciato in modo esplicito nei suoi sermoni, e rappresentato in forma simbolica dalla sua tomba vuota. Dopo la crocifissione, gli apostoli andarono alla sua tomba nella speranza di trovare il corpo di Cristo e invece non vi trovarono niente. Il messaggio era abbastanza chiaro: non dobbiamo fare di Gesù un idolo, perché le sue idee hanno un valore intrinseco, la sua Chiesa non è più accentrata in una persona, ma dispersa tra la gente.

«La gente abituata alla rigida teocrazia dei farisei non poteva sopportare l’idea di un Chiesa popolare e non gerarchica. Volevano papi, vescovi e preti. Così al vangelo fu aggiunto il mito della resurrezione. Il messaggio originario fu mutato in una forma di idolatria. In questa nuova versione dei vangeli, Gesù tornava in terra e dava vita a una Chiesa, che più tardi sarebbe divenuta la Chiesa dell’Impero romano d’Oriente e d’Occidente, u-n’altra teocrazia rigida, brutale e irrazionale.

«Nello stesso periodo, veniva fondata la Chiesa pentecostale. I primi cristiani parlavano con il dono delle lingue. La Bibbia dice: “E tutti erano attoniti e perplessi e dicevano l’un l’altro: ‘Che cosa significa tutto ciò?'”

Be’, credo di avere una risposta. Era un’epidemia virale.

Asherah era sempre stata lì, a covare tra la popolazione, dai tempi del trionfo dei deuteronomisti. Le misure di igiene informativa praticate dagli ebrei la rendevano inoffensiva. Ma agli albori del cristianesimo, deve esserci stato un gran casino, moltissimi pensatori liberi e radicali che se ne andavano in giro a irridere alla tradizione. Si tornò di colpo ai giorni della religione prerazionale. Si tornò a Sumer. E, quasi certamente, si tornò anche a parlare la lingua dell’Eden.

«La linea vincente all’interno della Chiesa cristiana rigettò la glossolalia.

Si limitò a disapprovarla per alcuni secoli e, al Concilio di Costantinopoli del 381, la condannò ufficialmente. Il culto glossolalico sopravvisse ai margini del mondo cristiano. La chiesa era disponibile ad accettare un po’

di xenoglossia purché fosse utile a convertire i pagani, come nel caso di san Luigi Bertrand che, nel XVI secolo, convertì migliaia di indiani diffondendo la glossolalia per tutto il paese più rapidamente del vaiolo. Ma, appena convertiti, si chiese a quegli indiani di tacere o parlare in latino come tutti gli altri.

«La Riforma portò con sé una maggiore apertura. Ma la dottrina della Chiesa pentecostale non prese seriamente piede prima del 1900, quando un piccolo gruppo di studenti di un Bibbia-college nel Kansas cominciò a parlare con il dono delle lingue. Diffusero la pratica anche in Texas. Qui divenne noto col nome di revival movement. Si propagò come un incendio incontrollato in tutti gli Stati Uniti e, poi, in tutto il mondo, arrivando fino in Cina e in India nel 1906. I mass media del XX secolo, l’alto grado di al-fabetizzazione e i mezzi di trasporto ad alta velocità agirono tutti da poten-tissimi vettori dell’infezione. In una sala piena di revivalisti o in un campo di rifugiati del Terzo mondo, la glossolalia si diffonde veloce come il panico, di persona in persona. Negli anni Ottanta, il numero di pentecostali nel mondo si calcolava ormai nell’ordine delle decine di migliaia.

«Infine, arrivarono la televisione e il reverendo Wayne, sostenuto dall’esteso potere mediatico di L. Bob Rife. Il comportamento promosso dal reverendo Wayne nei suoi spettacoli televisivi, volantini e franchise può essere fatto risalire ai culti pentecostali degli inizi del cristianesimo e, ancora più in là nel tempo, ai culti glossolalia pagani. Il culto di Asherah vive. Le Porte del Paradiso del Reverendo Wayne sono il culto di Asherah.»

LIBRI E AUTORI

ISIDE SOPHIA-UNDICESIMA Lettera (Parte II)

Denderah

UNDICESIMA LETTERA

Febbraio 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

GIOVE – MARTE

(Continuazione)

 MARTE

L’orbita del Pianeta Marte racchiude quella della Terra. Marte, dunque, è il primo dei Pianeti superiori che sono oltre l’orbita della Terra, mentre i pianeti inferiori sono all’interno di questa orbita. Attraverso l’aspetto del sistema copernicano dell’Universo, siamo usi a guardare la Terra come moventesi in un circolo intorno al Sole. La Terra come Pianeta è certamente mobile, ma forse non sarà lontanissimo il momento in cui dovremo pure considerare i movimenti del Sole, e in realtà sia il Sole che la Terra si muovono non in circolo bensì in forma di lemniscata: l’una disegnata dietro l’altra. Non è ancora giunto il tempo di esporre questa visione, e inoltre non è questo il luogo per parlare dettagliatamente di essa. A questo punto, se solo immaginiamo che il Sole si muova in forma di lemniscata, e che questa lemniscata è, per così dire, avvolta nel sentiero del Pianeta Marte, allora abbiamo il quadro necessario per le nostre investigazioni in queste ricerche. Inoltre, l’astronomia ci dice che il Pianeta Marte è più piccolo del globo della Terra. Noi naturalmente ci aspetteremmo il contrario, ma il suo diametro è solo leggermente al di sotto della metà di quello della Terra. In questo secolo e in quello passato abbiamo trovato un gran numero di minuscoli corpi planetari che sono così piccoli che non possiamo vederli ad occhio nudo e che si muovono entro l’orbita di Marte. Alcuni di essi superano persino quest’orbita penetrando in quella di Giove. Così abbiamo in Marte un Pianeta che è più piccolo della Terra, inoltre un gran numero di minuscoli Pianeti -i planetoidi – sono dentro la sua orbita. Possiamo così considerare Marte, da un certo punto di vista, come un corpo celeste che consiste di un Pianeta principale e di una moltitudine di minuscoli corpi, che hanno il carattere di Pianeti, entro l’intero sistema solare.

Come possiamo accostare questo Pianeta Marte e la sua sfera da un punto di vista spirituale? Nell’ultima Lettera abbiamo parlato di Saturno come del quadro della memoria cosmica del periodo di evoluzione dell’Antico Saturno, e di Giove come eredità dell’antico Sole. Ciò suggerisce di considerare Marte come una sorta di ricapitolazione dell’Antica Luna, che precede l’evoluzione della Terra: ossia l’evoluzione del nostro attuale Sistema Solare. Non abbiamo ancora descritto in maniera dettagliata nelle nostre Lettere l’evoluzione dell’Antica Luna. Dovremo certamente farlo qualche volta in futuro, ma per il momento dobbiamo limitarci a pochi commenti guida. Naturalmente possono essere trovati dettagli ne La Scienza Occulta di Rudolf Steiner. L’evoluzione dell’Antico Sole era giunta ad una fine ad un certo punto del suo sviluppo. Allora tutte le sostanze e gli esseri fisici che erano stati creati scomparvero. Risulta una “notte cosmica” durante la quale tutti gli Esseri gerarchici e la loro creazione ascesero a piani superiori di pura esistenza spirituale. Dopo che questa “notte cosmica” fu terminata, venne ad esistenza un nuovo “Pianeta”. Prima di tutto, dovette essere ricreato tutto ciò che era già esistito sull’Antico Saturno e sull’Antico Sole. Così queste evoluzioni passate vennero ripetute in più brevi cicli evolutivi del “Pianeta” che nel linguaggio occulto è chiamato Antica Luna.

Qui la sostanza venne ancor più condensata e divenne in parte “acqua”. Accanto ad essa inoltre esistevano lì calore e “aria” o luce come residui dei precedenti cicli dell’Antico Saturno e dell’Antico Sole.

I successivi fatti dell’evoluzione dell’Antica Luna sono essenziali per le nostre investigazioni: insieme con la densificazione delle sostanze fisiche, che ebbe luogo e che in realtà era un altro passo ancora più lontano dall’origine divina, gli antenati della razza umana erano ora dotati del potere della coscienza. Dobbiamo ricordare che all’interno della precedente evoluzione dell’antico Sole, l’antenato dell’umanità era diventato il portatore del corpo eterico o vitale. Egli non aveva ancora raggiunto la capacità di sperimentare eventi attorno e dentro di esso, in relazione al suo proprio essere quale entità separata che poteva sentire questi eventi come gioiosi, dolorosi, interiormente sommoventi ecc. Come le piante vengono in esistenza col Sole sorgente in primavera e in estate, ed appassiscono col declino del calore e della luce estiva, così l’antenato dell’umanità dell’Antico Sole si sprofondava interamente negli eventi intorno a lui senza collegarli a se stesso come un essere con un’esistenza interiore separata.

Questa capacità venne impiantata nell’antenato dell’umanità, in un certo momento dell’evoluzione dell’Antica Luna, dall’attività degli Spiriti del Movimento, che sacrificarono una parte del loro proprio essere. Collegato con l’inserimento del corpo di coscienza o “corpo astrale”, vi è un evento che mutò l’intero corso dell’evoluzione. Certe Entità spirituali causarono una ribellione, all’interno dell’Antica Luna, contro il corso normale dell’evoluzione. Può suonare strano che all’interno del mondo degli Dèi possa aver luogo una ribellione. Da un certo punto o livello dell’esperienza gerarchica, ciò può sembrare un atto di opposizione contro il corso normale; tuttavia, da un “piano” ancor più alto di evoluzione cosmica, esso può esser visto come una necessità che gli Eccelsi Esseri dell’ordine gerarchico iniziano per la necessaria esecuzione dei loro “progetti” divini. Essendo stati dotati i nostri antenati dell’umanità della facoltà di sperimentare gli eventi nel loro ambiente e gli eventi dentro di loro, come dolori e gioie ecc. , le Potenze ribelli giunsero a far uso di questa facoltà per indurli nella tentazione di credere che il mondo interiore, creato dalle sensazioni del corpo astrale, fosse una “realtà” in se stesso, separato dall’esistenza del resto dell’Universo. Così sopravvenne una scissura nell’intero Universo dell’Antica Luna. Vi furono i fatti obbiettivi e le Entità spirituali da un lato, ove tutto ciò che esisteva era una parte del loro essere, e dall’altro lato vi fu un mondo interiore di esperienza dentro i nostri antenati, che fu gradualmente allontanato dalla sua “origine” da quegli Spiriti potenti, ma ribelli. Questi Spiriti Ribelli cominciarono a dimorare dentro l’umanità come un’altra “realtà” accanto a quella del mondo esteriore. Questo sviluppo fu accompagnato da una condensazione della sostanza fisica. Possiamo comprendere che ciò fu forse un altro passo estremamente decisivo dell’essere umano verso la sua indipendenza e verso l’acquisizione del potere dell’ “Io”. Inoltre, ciò fu un allontanarsi dalla sua origine spirituale: dagi Dèi. Non potendo l’essere umano sull’Antica Luna far questo da sé, poiché non aveva ancora raggiunto lo stato dell’autocoscienza, spiriti potenti, ma ribelli, lo fecero attraverso l’essere umano. Possiamo intendere meglio questo evento se cambiamo l’espressione “un altra realtà fu creata dentro il mondo delle esperienze interiori dell’umanità” in “questa realtà interiore fu considerata sempre più come l’unica realtà nell’Universo e l’altra venne dimenticata”. Ciò era accaduto dall’epoca di quell’avvento sull’Antica Luna in poi attraverso lunghe ere di evoluzione, e noi in quanto esseri umani dell’ “era storica”, in realtà abbiamo raggiunto il punto più basso di questa discesa nella separazione dall’origine divina. Questo è l’evento principale dell’evoluzione dell’Antica Luna. Esso mutò molte cose: per esempio, la relazione tra il Mondo Spirituale e quello fisico, e il carattere del regno dell’umanità, così come di quei regni che esistevano allora sotto di lui. Uno studio della Scienza Occulta contribuirebbe immensamente nei confronti di una comprensione di ciò che è stato indicato così brevemente nella descrizione sopra ricordata. Questa intera evoluzione dell’Antica Luna viene “rimembrata” nella sfera di Marte. Lo spazio racchiuso nell’orbita di Marte è uguale allo spazio che occupava il Pianeta Antica Luna; inoltre la sfera di Marte, che è lo spazio racchiuso nell’orbita del Pianeta, è il dominio degli Spiriti del Movimento. Questa Gerarchia fu appunto quella che dotò l’antenato della razza umana del corpo astrale che, all’inizio, non era destinato ad allontanarsi dalla sua origine e tuttavia in seguito divenne il veicolo per la ribellione nell’Antica Luna.

Perciò, ora siamo giunti alle seguenti conclusioni:

1) Marte e la sua sfera sono il quadro mnemonico dell’Antica Luna e l’attività fondamentale degli Spiriti del Movimento deve essere collegata con la dotazione all’essere umano di un corpo astrale.

2) Poiché vennero usate da Spiriti ribelli queste forze astrali, per le loro intenzioni cosmiche, di questo fatto e delle sue conseguenze deve essere presente nel nostro Marte una “memoria”. Questa è la creazione da Marte e dai suoi abitanti degli impulsi di egoismo e di aggressività, così come di autoattività, nel corpo astrale umano prima che noi entrassimo nella vita sulla Terra.

3) L’impulso a creare un mondo interiore, indipendente, di sensazioni, sentimenti ed emozioni, sebbene causato dagli eventi e dagli esseri esteriori, ha un profondissimo significato. Come abbiamo detto, questa “realtà” interiore divenne la “sola realtà” per la coscienza dell’essere umano della nostra epoca.

Perciò, la nostra attuale percezione del mondo come consistente di sostanza materiale è dovuta all’attività di Marte sull’essere umano, in special modo sul corpo astrale nel periodo dell’incarnazione. Può suonare fantastico, tuttavia è vero che il fatto che noi sperimentiamo il mondo come materiale è dovuto alla storia evolutiva del corpo astrale umano. Noi stessi abbiamo creato il mondo della materia dura e solida: noi stessi abbiamo creato il materialismo, per il fatto che gli Spiriti ribelli nell’Universo ci hanno insegnato, ci hanno detto, dentro il nostro corpo astrale attraverso lunghe ere dell’evoluzione cosmica, che le nostre proprie sensazioni ed esperienze animiche dell’Universo che ci circonda sono una realtà in se stesse e che , alla fin fine, sono l’unica realtà. Essi insegnarono all’essere umano ad obliare la propria origine divina, ad aver fiducia unicamente nelle sue proprie esperienze animiche. Il corpo astrale, o corpo animico, in origine era destinato soltanto a rendere coscienti le esperienze sensorie cosicché i sensi potessero divenire un limpido, non distorto, specchio dell’Universo, ma la coscienza – il corpo animico – che rende coscienti le sue percezioni, reca l’eredità dell’egoismo e dell’autoconservazione.

E il “grande egoismo”, che vive nel corpo astrale come un’iniezione velenosa, infine desiderò avere proprio per sé tutto ciò che arrivava nell’ambito dei sensi. In esso non doveva esser lasciata traccia di qualsivoglia azione proveniente da un Mondo Spirituale. Noi abbiamo realmente portato a compimento ciò. Nella nostra coscienza abbiamo realmente creato un mondo nel quale lo Spirito non può più manifestarsi. Diviene per noi cosciente un mondo attraverso il fatto che è l’immagine del nostro freddo egoismo. L’impulso a distaccarci dagli Dèi e ad essere indipendenti, che venne immesso nel corpo astrale, ci conduce ad interpretare le percezioni sensibili come provenienti da un mondo che è abbandonato dagli Dèi: che è soltanto un meccanismo, un’immagine della nostra propria incapacità di percepire vita e spirito.

Questa capacità di creare il nostro proprio mondo attraverso le forze del corpo astrale, nel cielo di nascita di un essere umano è espressa nella posizione di Marte e nei gesti e nei movimenti di Marte durante lo sviluppo embrionale prenatale. Vogliamo ora illustrare questo fatto in alcuni esempi.

La capacità ereditata nel corpo astrale di creare “il mondo dei sensi” avviene attraverso impulsi di ribellione contro l’Universo voluto da Dio. Se immaginiamo che quest’impulso potesse non esser stato elaborato o potesse esser stato vinto, percepiremmo attorno a noi un mondo abbastanza diverso. L’impulso ribelle ci ha condotto in un mondo nel quale noi siamo noi stessi e soli, circondati da un Universo che nella sua freddezza spirituale e nella sua disanimazione ci lascia liberi. Comunque, dopo che abbiamo raggiunto l’autoconoscienza – l’ “Io” – l’impulso ribelle ha perso la sua giustificazione cosmica. Ora, e sempre più in futuro, il corpo astrale deve diventare il veicolo per la creazione di una coscienza che interpreta le percezioni sensibili come provenienti dal mondo dell’ “origine”: da un Mondo Spirituale. La Scienza dello Spirito anela alla percezione del Mondo Spirituale che è operante e si manifesta dietro il velo delle esperienze sensibili. Perciò essa deve accettare il metodo scientifico della nostra epoca, tuttavia non può accettare le teorie di un’età che soffre gravemente a causa di quel grande “impulso ribelle”.

Essendo Marte collegato col corpo astrale, esso è sicuramente collegato col grande “impulso ribelle” che abbiamo descritto, ma in esso troviamo pure un’espressione di quelle forze nell’anima umana che anelano a vincere le attività negative e distruttive del corpo astrale, o corpo animico. Il corpo astrale è stato compenetrato dall’impulso dell’egoismo e dell’aggressività. Questo impulso può essere vinto da un potere che è quello opposto – il potere dell’amore e della compassione. Allorché, nelle Lettere precedenti, parlavamo di Saturno nella Costellazione dello Scorpione, menzionavamo il fatto – rivelato da Rudolf Steiner – che il Buddha, il Maestro dell’Amore e della Compassione, andò su Marte in un certo momento per vincere il declino su quel Pianeta. Il declino su Marte era causato da quell’impulso ribelle che aveva creato egoismo e aggressione. Così possiamo vedere in Marte il guerriero – il facitor di guerre – così come egli veniva sperimentato in tempi antichi. Ma da quando il Buddha è giunto su Marte , vi è un altro impulso che anela a portare amore e compassione giù nelle percezioni umane del mondo obbiettivo. E’ l’impulso che anela a liberare il mondo dall’incantamento dell’illusione dell’esistenza della materia. Questa illusione è creata là dove le percezioni sensibili incontrano l’attività del corpo astrale e lì deve essere vinta. Il corpo astrale è stato creato già prima della nascita; perciò l’atto della redenzione può essere massimamente efficace soltanto nello “status nascendi” del corpo animico. Ciò ha luogo entro la sfera di Marte ed è lì che il Buddha ora è attivo. L’insegnamento del Buddha può benissimo essere considerato come un insegnamento della purificazione delle percezioni sensorie. Se immaginiamo quest’impulso trasferito alla sfera di Marte, ove è impressa la “grande ribellione”, possiamo capire benissimo che nel tempo a venire esso crescerà sino ad esser un potere che vincerà il mondo di Maya, ossia dell’illusione, e muterà la natura di Marte.

L’anima umana passa pure attraverso il mondo di Marte nella vita dopo la morte. Se prendiamo le descrizioni di Rudolf Steiner in Teosofia sulla vita dopo la morte, troviamo una conferma di ciò che è stato detto più sopra. La sfera di Marte corrisponde alla prima regione del Mondo Spirituale descritta in Teosofia. Rudolf Steiner dice: “Nella prima regione del Mondo Spirituale l’uomo è circondato dagli Archetipi spirituali delle cose terrene. Durante la vita terrena egli impara a conoscere soltanto le ombre di quegli Archetipi, afferrandole nei suoi pensieri. Ciò che sulla Terra viene semplicemente pensato, in questa regione è sperimentato. L’uomo si aggira tra pensieri, ma questi pensieri sono esseri reali. Quello che durante la vita egli ha percepito, opera su di lui nella sua forma di pensiero. Ma il pensiero non appare come un’ombra nascosta dietro le cose: è realtà piena di vita, realtà che genera le cose.

L’uomo si trova per così dire nella fucina di pensiero ove sono create e plasmate le cose terrene, poiché nel Mondo dello Spirito tutto è moto e attività piena di vita”. Gli esseri umani sperimentano, anche in questa sfera, in qual modo apparteniamo alla realtà corporea fisica come un’unità; in qual modo noi siamo intessuti nell’esistenza delle cose fisiche. Rudolf Steiner parla di uno dei pensieri fondamentali dell’antica sapienza indiana del Vedanta: << Il saggio impara già nella vita terrena ciò che altri sperimentano solo dopo la morte, e cioè ad afferrare il pensiero della sua parentela con tutte le cose, il pensiero: “Questo sei tu”. Nella vita terrena ciò costituisce un ideale a cui la vita del pensiero può dedicarsi; nel Mondo dello Spirito è un fatto immediato che l’esperienza spirituale chiarisce sempre di più. In questo mondo l’uomo stesso diviene sempre più conscio di appartenere nella sua vera essenza al Mondo Spirituale.

Egli percepisce se stesso come spirito tra spiriti, come una parte degli spiriti primordiali, e sentirà in se stesso la parola dello spirito priomordiale: “Io sono lo spirito primordiale”. (La saggezza dei Vedanta dice: “Io sono Brahma”, cioè sono una parte dell’Essere primordiale da cui discendono tutti gli esseri) >>. Se gli esseri umani portano dentro se stessi il potere di quell’Essere primordiale omnicreante, allora noi dobbiamo essere responsabili, per l’apparire del mondo fisico, attraverso la nostra natura di Marte che ci ha legati al mondo fisico mediante le nostre percezioni sensibili e la nostra coscienza di esse.

Incontriamo qui il medesimo fatto che abbiamo elaborato più sopra, solo da un angolo differente. Dopo la morte, l’anima umana sperimenta nella sfera di Marte gli Archetipi spirituali degli oggetti fisici nel mondo. Possiamo sperimentarli in questa sfera poiché prima che entrassimo in essa siamo stati liberati e purificati nella nostra anima da forze quali l’egoismo e l’aggressione. Ora siamo capaci di sperimentare la teoria degli oggetti materiali come illusione. Diventiamo seguaci del Buddha che ha vinto l’inganno causato dai sensi terreni. Prima della nascita, acquisiamo nella sfera di Marte la capacità di percepire con i nostri sensi corporei il mondo terrestre nel quale entriamo, tuttavia mediante le nostre percezioni sensibili siamo capaci di creare un mondo d’illusione – di materia – oppure un mondo che è la manifestazione degli Archetipi, dei pensieri degli Dèi. Da Marte veniamo dotati della capacità di fare l’una cosa o l’altra; ciò è lasciato alla nostra libertà. Sarà sempre una lotta dentro la nostra anima individuale quella nella quale noi procediamo: la via della nuova creazione oppure quella del declino del mondo. Questa lotta individuale appare nei movimenti di Marte prima della nascita. Essa mostra le possibilità che un essere umano ha portato giù sulla Terra, tuttavia non mostra la decisione che sta entro il regno della libertà umana.

Ritornando all’inizio di questa descrizione della natura di Marte, possiamo ora comprendere meglio perché esso consista del corpo principale che in astronomia chiamiamo Marte, così come di una moltitudine di “asteroidi”. La sfera di Marte è una regione di lotta cosmica nella quale un vecchio e rigido mondo combatte con un giovane Universo colmo di Luce che qui è soltanto un germe della futura evoluzione cosmica. Perciò, possiamo immaginare che il Pianeta principale una volta venne scisso in molti minuscoli Pianeti da una lotta che ebbe luogo nell’Universo. Così il Pianeta principale è diventato più piccolo persino di quello della Terra.

Nella Lettera successiva elaboreremo la posizione di Marte negli oroscopi di una quantità di personalità storiche che ci metteranno in grado di verificare quel che abbiamo detto di Marte in questa Lettera.

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI

ISIDE SOPHIA-UNDICESIMA Lettera (Parte I)

Denderah

UNDICESIMA LETTERA

Febbraio 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

GIOVE – MARTE

Con la prossima Lettera (la Dodicesima) il primo anno delle Monthly Astronomical Letters giunge alla fine. Per quanto possiamo giudicare in questi tempi difficili, dovrebbe essere possibile continuarle per un altro anno. Comunque, intendiamo modificare il loro contenuto nel secondo anno. L’introduzione all’Astrosophia, sebbene non ancora terminata, ha raggiunto un punto ove possiamo arrischiarci di portare la conoscenza che abbiamo conquistato un passo più vicino alle realtà della vita. Perciò, proviamo a dare poche idee guida sugli eventi correnti nel mondo Stellare. Accanto a questo e all’introduzione, cominceremo con una serie di descrizioni degli eventi nel mondo delle Stelle durante la vita del Christo sulla Terra. In seguito saremo in grado di andare in dettaglio su alcuni cieli di nascita storici.

Willi Sucher.

Giove

Continueremo ora gli esempi dati dai cieli di nascita storici rispetto alla natura di Giove.

t

Conte Leone Tolstoj: all’epoca della sua nascita, il 9 settembre 1828, Giove era in Bilancia ove esso aveva pure formato un nodo durante il suo sviluppo prenatale. Esso era in una posizione veramente preminente. Marte era in congiunzione in Bilancia attorno all’epoca della concezione. Al momento della sua morte Giove era proprio sul punto di entrare in Bilancia e Marte era di nuovo in congiunzione con esso. In questa posizione abbiamo l’indicazione che il corpo eterico aveva una forte tendenza a stabilire pace ed equilibrio in un organismo che altrimenti sarebbe stato sopraffatto e scosso da emozioni aggressive ed altre forze animiche. In realtà, l’intera vita di Tolstoj è un esempio di questa tendenza. Tutte le sue opere e tutte le sue attività, ed in special modo i suoi diari, parlano della sua drammatica lotta contro forze che sono sempre avverse alla pace e alla manifestazione della giustizia e della buona volontà sulla Terra: questo è il linguaggio della Bilancia allorché essa parla attraverso Giove.

Robespierre

Massimiliano Robespierre (nato il 6 maggio 1758): durante lo sviluppo embrionale di Robespierre, Giove muoveva attraverso la Bilancia entrando nello Scorpione, ove si trovava all’epoca della nascita, probabilmente al mezzocielo.

All’inizio, in accordo con la sua posizione, l’aura eterica di Robespierre venne maggiormente diretta da impulsi provenienti dalla Bilancia. Essa rivela un anelare alla manifestazione della giustizia e della buona volontà sulla Terra. Fu questo che lo portò in una posizione dominante durante la Rivoluzione Francese. Gli Dèi portatono in vita in lui un simile atteggiamento verso le mete dell’evoluzione umana come fecero in seguito in Tolstoj. Poi, però, vediamo Giove che entra nello Scorpione. Ciò è come un noviziato degli impulsi originari poiché essi furono esposti ad un possente assalto delle forze animiche – forze astrali, come le chiamiamo in occultismo – che provengono dalla regione dello Scorpione. Sorge quindi sempre la domanda se le forze edificatrici e positive nell’essere umano possano opporsi a questa tempesta. Se lo possono, allora può svilupparsi una potenza positivissima, una forza per il compimento di azioni uniche per l’umanità. Quindi il pericoloso Scorpione può essere trasmutato nell’Aquila dallo sguardo acuto che, con l’occhio dello Spirito Santo, può guardare negli stadi futuri dell’evoluzione universale. Vi è però sempre il pericolo che una tale personalità possa essere dilacerata da compiti ed impulsi che sono oltre le sue capacità vitali. Qualcosa di simile accadde a Robespierre. Il suo essere, che era buono e nobile nei suoi impulsi originari, fu dilacerato dalla tempesta della Rivoluzione Francese. Egli non poté dominare le forze astrali che operavano nel retroscena degli eventi del suo tempo, e non poté collegarle ad un corpo sociale che era basato su libertà, uguaglianza e fraternità.

shiller

Friedrich Shiller: Shiller era nato il 10 novembre 1759, quando Giove era in Sagittario. Esso era in questa posizione anche durante il suo intero sviluppo prenatale. Ciò indica che questo corpo eterico era compenetrato da impulsi Archetipici che dotarono il suo portatore della facoltà di sperimentare e di percepire stadi passati sia dell’evoluzione umana sia di quella cosmica. Questo tipo di corpo eterico può divenire un organo per la comprensione degli impulsi più profondi e delle leggi nella storia umana. Shiller ebbe questa facoltà, come mostrato dai suoi drammi e dal suo forte rapporto con la storia. Per qualche tempo egli fu professore di storia all’Università di Jena. Da queste forze viene impiantata nel corpo eterico non soltanto una relazione con la storia umana, bensì esso diviene pure un organo per la comprensione delle forze primordiali che hanno lasciato le tracce delle loro attività passate nelle caratteristiche dei vari regni della Natura e nell’Universo.

La facoltà storica di Shiller è collegata pure con Saturno, ma sarebbe troppo difficile entrare ora nei dettagli della relazione tra Saturno e Giove in questo cielo di nascita. Forse una successiva occasione ce ne darà una possibilità.

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Novalis (nato il 2 maggio 1772): durante il suo sviluppo embrionale, Giove si muoveva dal Sagittario, passando attraverso il Capricorno ed entrando in Acquario. Qui abbiamo un essmpio che mostra come un tale organismo eterico sia capace di espandersi all’esterno attraverso l’intero Universo. Nella Costellazione opposta del Cancro avevamo trovato la tendenza verso la forma rigida. Qui abbiamo quasi l’opposto, il superamento della forma e la tendenza a disciogliere le forze eteriche per il volo attraverso gli spazi universali. Possiamo sperimentare ciò negli scritti di Novalis, in special modo nei Frammenti. Non vi è un solo dominio della vita, dell’arte o della scienza o della religione su cui egli non dia i suggerimenti più ispirati in poche parole, addirittura misteriose, che noi possiamo comprendere soltanto se immaginiamo che esse sono derivate da un’organizzazione eterica che era aperta verso le altezze e le profondità dell’intero Universo. Inoltre, sappiamo che durante gli ultimi anni della sua vita egli si dileguò letteralmente nel regno dei morti. Egli aveva un rapporto profondo e un consumarsi desideroso per quei suoi amici che erano passati attraverso la soglia della morte prima di lui. I suoi Inni alla Notte tradiscono lo stato interiore della sua anima, così come fanno i suoi diari di quel periodo. Tale era la fonte delle sue osservazioni intuitive su tutti i rami della vita e della coscienza umana. Questo è un eccellente esempio dell’influenza di Giove dalla sua posizione nel Capricorno.

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Giovanni Keplero: Keplero è stato già menzionato in lettere precedenti. Sia durante il suo stato prenatale (27 dicembre 1571) sia al momento della sua morte (15 novembre 1630), Giove era in Acquario. Ciò indica una condizione del corpo eterico che rende capace il suo portatore di creare un forte rapporto con l’Universo Stellare. Nel caso di Keplero ciò è ovvio, poiché egli era un matematicoe un astronomo di professione. Questo esempio rivela che la relazione non è affatto necessariamente una relazione astratta. Keplero era ispirato dall’idea di armonia dell’Universo Stellare. Egli ascoltava le “armonie delle sfere”; scrisse partiture di musica (Harmonices Mundi) che i Pianeti producono, secondo la sua percezione. Perciò, una tale formazione dell’organizzazione eterica non ha bisogno di tendere verso l’astronomia professionale. Essa può rivelarsi semplicemente come una capacità di disporre la vita terrena così che essa sia in armonia con i ritmi cosmici, talvolta persino senza esser coscientemente consapevole di essa. Un esempio di ciò è Goethe, il cui Giove era in Acquario durante la maggior parte del suo periodo prenatale. Anche Wallenstein, il famoso Generale della Guerra dei Trent’anni, tentò di disporre le sue attività secondo il corso delle Stelle. Egli aveva Giove in Acquario nel suo oroscopo prenatale.

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Virgilio, il famoso poeta dell’Eneide, aveva una forte relazione con Giove nella Costellazione dei Pesci, poiché quando egli morì (il 22 settembre del 19 a.C.) Giove si trovava lì. Una tale posizione al momento della morte non mostra i doni originari di un essere umano attraverso il processo d’incarnazione, ma mostra persino qualcosa di più. Durante la vita sulla Terra, tutte le azioni di un essere umano vengono impresse nel suo corpo eterico. Dopo la morte il corpo eterico viene dissolto negli spazi eterici dell’Universo. La posizione di Giove indica allora quel che fluisce da un’anima umana come un conseguimento fondamentalmente importante portato nelle regioni cosmiche, e così esso viene preservato per l’ulteriore progresso nel futuro.

In questa posizione di Giove nei Pesci, possiamo trovare conseguimenti umani espressi che fluiscono nelle regioni eteree dell’Universo come un intendimento e una comprensione delle forze del Padre dell’Universo. Nell’Eneide, Virgilio descrisse le avventure di Enea, il mitologico padre di Roma. E con un’unica frase egli rivela il suo profondo rapporto con le forze del Padre dell’Universo. Egli chiama Giove l’ “Onnipotente Padre Etere”. Così egli espresse quel che sperimentava nelle profondità della sua anelante anima nei Pesci, che apparve allora realmente in cielo al momento della sua morte. Egli descrisse il Pianeta Giove come la sorgente degli Archetipi della vita e i Pesci come la regione delle forze del Padre dell’Universo.

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI

ISIDE SOPHIA – DECIMA Lettera (Parte II)

Denderah

DECIMA LETTERA

Gennaio 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

GIOVE

(Continuazione)

Durante il grande ciclo dell’evoluzione terrestre, il corpo eterico fu impegnato principalmente nel salvaguardare il corpo materiale dal declino e da un troppo forte estraniamento dalla sua origine cosmica. Ma lo sviluppo del pensiero, che non è così antichissimo nell’umanità, indica che il corpo eterico – ovvero, possiamo dirlo, le forze derivate dalla sfera di Giove – non solo preserva il passato, ma appartiene pure al futuro dell’Universo. Attualmente il corpo eterico è completamente incorporato, ovvero affondato, nel corpo materiale. In tempi antichi ciò era diverso, essendo il corpo eterico parzialmente fuori del corpo materiale, e attraverso ciò l’essere umano era capace di percepire le superiori regioni spirituali dell’Universo. Comunque, egli poteva farlo soltanto in maniera sognante, poiché l’autocoscienza non era ancora pienamente raggiunta. Verrà nuovamente un tempo in cui le forze eteriche saranno liberate dal corpo materiale e non saranno più unicamente impegnate nell’edificarlo, bensì riveleranno la loro luminosa, splendente luce di memoria e di preveggenza cosmica. Allora esse saranno compenetrate dall’autocoscienza, dalle forze dell'”Io”, e quindi riveleranno non soltanto una capacità riflessiva bensì anche una capacità creativa che sarà capace di edificare un nuovo Universo secondo le grandi Immaginazioni degli Déi. Questa sarà la vera immagine spirituale dell’umanità. Nel linguaggio dell’Apocalisse di Giovanni questa viene chiamata la “Nuova Gerusalemme”.

Possiamo ora capire Rudolf Steiner allorché in Scienza Occulta dice che il Giove attuale è una dimora di Esseri che sono troppo progrediti per prender parte all’evoluzione della Terra come Pianeta, e che saranno capaci di dispiegare la loro attività in un futuro grande ciclo di evoluzione che la Scienza Occulta chiama “Giove”. Questi Esseri attualmente “toccano” soltanto o “aleggiano al di sopra” dell’esistenza terrestre, mentre le forze eteriche operano come forze curatrici e rigeneratrici per preservare l’organismo vivente dal decadimento naturale. Proveremo ora a riconoscere l’attività di Giove in una certa quantità di cieli di nascita storici, e mostrare come essa appaia come un’indicazione della natura Archetipica delle forze eteriche di queste personalità, quale loro aura eterica, per così dire. Vedremo altresì come Giove appaia in tutto quel che è non solo una questione di destino personale nella vita umana, ma è in relazione con l’anelito e il progresso dell’umanità come un tutto: ciò che è utile e prezioso per la vita spirituale dell’umanità, anche se la personalità che ha creato tali opere di spirito risanatore ha oltrepassato da molto tempo la soglia della morte. Giove si rivelerà sempre come la sfera della quale Rudolf Steiner dice, in relazione alla vita dopo la morte, nel suo libro Teosofia: “…E’ l’unità vivente che esiste in ogni cosa. Anche di questa unità l’uomo non ha durante la vita terrena se non un riflesso. Questo si esprime in ogni forma di venerazione che l’uomo porta incontro al tutto, all’unità e all’armonia del mondo. La vita religiosa degli uomini deriva da questo riflesso. L’uomo riconosce come il senso totale dell’esistenza non risieda nel transitorio, nel singolo. Considera questo transitorio come un “simbolo” e un’immagine di un’eterna armonica unità. innalza con venerazione e adorazione lo sguardo verso questa unità. Le offre azioni religiose di culto… I frutti della vita religiosa e di tutto quanto ha relazione con essa si palesano in questa regione… Si forma qui la facoltà di riconoscere se stesso quale parte di un tutto”.

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Tommaso Moro (nato il 7 febbraio 1478): nel cielo di nascita di Tommaso Moro, Giove era appena entrato nella Costellazione dell’Ariete. Durante l’intero periodo del suo sviluppo embrionale esso fece un nodo in quella parte dello Zodiaco ove l’immagine dei Pesci congiunge le mani con l’Ariete. Era in una posizione assolutamente preminente.

Questa posizione di Giove indica le condizioni primarie dell’organismo eterico di Tommaso Moro. Giove raccoglie, in quel momento, gli impulsi dell’Ariete dietro ai quali vive l’attività e l’Essere degli stessi Spiriti della Saggezza. Così la Saggezza cosmica e le creative forze vitali di Giove vengono ancor più esaltate nella sfera del pensiero cosmico omnicomprensivo. Possiamo sperimentare ciò nell’atteggiamento di Tommaso Moro verso la vita e il suo anelito alla conoscenza. Con una vitalità come quella indicata in questo Giove, egli non poteva fare diversamente che dedicare ed ordinare la sua vita secondo la Saggezza universale. Perciò non stupisce ch’egli divenisse un seguace dell’ “umanesimo” quando aveva ancora soltanto diciannove anni e allorché Erasmo da Rotterdam si recò in Inghilterra. Più tardi nella sua vita, vediamo come egli dedicasse tutte le sue azioni dal punto di vista di questa Saggezza universale. Non era un fanatico, in effetti era proprio l’opposto, in quanto egli sviluppò un atteggiamento di assoluta calma e di autodominio qualsiasi cosa accadesse attorno a lui. Era risoluto e incrollabile nei suoi concetti e nelle sue convinzioni, come l’Ariete con le sue possenti corna. Persino la minaccia di morte non poteva mutarlo. Egli poté morire per le sue idee senza esser fanatico o pauroso. L’attegiamento vitale di Tommaso Moro è la descrizione ideale di Giove in Ariete.

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Dante (nato nel maggio del 1265): allorché Dante nacque Giove stava in Toro, ove era in congiunzione con Saturno. Così esso è in una posizione veramente preminente, sebbene il peso di un turbolento destino (Saturno) incomba su di lui. Il Toro è un’espressione dell’essere e dell’attività degli Spiriti del Movimento. Possiamo leggere in questa indicazione che le primarie tendenze vitali di Dante erano fortemente dirette verso la Parola, verso la Parola Creatrice degli Dèi così come la parola umana, che ha la sua origine in questa Costellazione o nella regione spirituale dietro di essa. Non vi è bisogno di molta spiegazione per mostrare come questa Parola Universale sia presente in Dante come potere di vita. Poiché il poeta della Divina Commedia conobbe realmente i “nomi eterni di tutte le cose e degli esseri”: essi erano scritti nel suo corpo eterico.

Il tragico destino di Dante in relazione con le Costellazioni politiche della sua età viene espressa da Saturno in Toro. Ivi la Parola Creatrice discende nella sfera del volere, e forgia con potenti soffi le molteplici forme di condizioni terrestri che, da un punto di vista superindividuale, sono necessarie per l’intera umanità.

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Gotthold Lessing (nato il 22 gennaio 1729): Giove stava tra le Costellazioni del Toro e dei Gemelli allorché Lessing nacque. Durante la maggior parte del tempo del suo sviluppo embrionale, esso disegnava un nodo tra le Stelle all’inizio dei Gemelli. I Gemelli sono l’espressione cosmica delle forze di individualizzazione nell’Universo. Nel loro retroscena spirituale abbiamo trovato gli Spiriti della Forma che prepararono la forma umana fino a che essa fu capace di divenire un veicolo per l’ “Io”. Il Giove di Lessing venne compenetrato da questi impulsi, e di nuovo possiamo trovare ciò, reso manifesto, nell’atteggiamento vitale di questa personalità. Possiamo dire ch’egli fu il primo giornalista, ma ebbe una vastissima e comprensiva conoscenza della vita spirituale e culturale della sua età. Inoltre il suo più forte impulso vitale fu la sua lotta per la libertà dell’individualità. Egli fu una delle poche personalità moderne che, attraverso il pensiero logico e un vero impulso per l’educazione, giunse all’idea della reincarnazione. Nel suo ultimo dramma Nathan il Saggio, espresse le sue convinzioni dell’unità di tutte le religioni, di tutte le confessioni e razze in un solo Cristianesimo mondiale. Nel suo corpo eterico ereditò dal Mondo degli Archetipi della vita il dono di riconoscere l’eterno nucleo dell’essere dell’umanità a dispetto delle ingannevoli apparenze della sua esistenza terrestre.

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Richard Wagner (nato il 22 maggio 1813): allorché Wagner nacque Giove era in Cancro, ma in opposizione a Marte che allora era in Capricorno. Giove in Cancro indica una forte tendenza formatrice. Questo caso è interessantissimo, poiché l’opposizione di Marte crea una contraddizione in questa personalità. Le sue forze animiche, indicate da Marte, furono non pienamente formate, almeno non durante la prima parte della sua vita; esse erano quasi esplosive e sanguigne. Ma le forze Archetipiche del suo corpo eterico anelavano alla forma rigorosa, ch’egli raggiunse nei suoi drammi musicali. Inoltre egli dovette lottare quasi per un’intera vita finché in se stesso vinse quelle forze animiche che troppo fortemente vivevano in cosmiche sfere e che non furono trasformate facilmente in forme legate alla Terra.

Giove nel Cancro indica pure una speciale relazione con la sfera degli Arcangeli, gli Spiriti del Popolo. Ciò è espresso altresì nei poemi musicali di Richard Wagner, che raccolgono il filo delle grandi immaginazioni della mitologia nordica. In realtà, egli ha formato nel suo operare vitale il dramma della nascita dell’individualità fuori dal grembo dello Spirito di Popolo.

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Rudolf Steiner (nato il 27 febbraio 1861): durante la prima metà dello sviluppo embrionale di Rudolf Steiner, Giove era in Cancro; in seguito esso eseguiva un nodo in Leone e stava in Leone all’epoca della sua nascita.

Incontriamo qui Giove in Cancro. Abbiamo già detto che ciò indica un potente potere formatore del corpo eterico. Possiamo trovare benissimo questa tendenza nella vita di Rudolf Steiner. E’ nella prima parte della sua vita che egli fu guidato dal suo particolare desitno allo sviluppo di una fortissima disciplina della sua facoltà pensante, come l’unica via per riuscire a portare all’umanità un nuovo e moderno metodo per la conoscenza dei mondi superiori. Ciò è riflesso nel suo libro fondamentale La Filosofia della Libertà.

Più tardi nella sua vita, questo pensare disciplinato divenne il portatore di un gigantesco e comprensivo messaggio dei mondi superiori che egli portò all’umanità moderna come “Antroposofia”. In essa appare un vero riflesso umano, una realizzazione microcosmica della più intima Anima dell’Universo. Ciò è indicato da Giove in Leone, e nella vita terrena di Rudolf Steiner abbiamo un’ideale rappresentazione di tali forze eteriche Archetipiche, e di come questo contenuto fluisse nel veicolo di un pensare disciplinato.

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Raffaello Sanzio (nato il 26 marzo 1483): nella vita prenatale di Raffaello, Giove si muoveva attraverso le ultime Stelle del Leone e subito dopo entrò nella Vergine ove si trovava all’epoca della sua nascita.

Rispetto a Giove in Leone dobbiamo dare una descrizione simile a quella data per il caso di Rudolf Steiner. Raffaello fu pure uno dei pochi che avevano ascoltato battere il cuore dell’Universo. Ciò venne impresso nel suo corpo eterico come una grande capacità d’amore.

Il carattere delle sue forze eteriche mutarono nello stato interiore della Vergine dopo la sua fanciullezza. Questo mutamento trovò la sua più pura espressione possibile nella vita di Raffaello, nel mondo delle sue molteplici ed innumeri immagini della “Madonna col Bambino”. La Costellazione della Vergine fu capace di trovare, attraverso di lui, come una forte manifestazione terrestre, poiché come pittore egli viveva in special modo in una sfera di coscienza immaginativa e nell’immaginazione che è collegata al Mondo degli Archetipi della vita, la cui sorgente è in Giove.

I dipinti delle Madonne di Raffaello non sono solo rappresentazioni della nascita del Bambino Gesù, ma hanno un significato molto più profondo. Esse rivelano l’esperienza della nascita del Figlio di Dio, il Signore della Vita Eterna nel Mondo Animico, persino nel Mondo di ogni Creazione. Questo è il vero significato della Costellazione della Vergine.

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI

ISIDE SOPHIA – DECIMA Lettera (Parte I)

Denderah

DECIMA LETTERA

Gennaio 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

GIOVE

Al fine di comprendere l’attività del Pianeta Giove, dovremo nuovamente edificare le nostre ricerche sulle indicazioni di Rudolf Steiner nei suoi due libri La Scienza Occulta e Teosofia.

Eravamo arrivati alla conclusione che il Saturno del nostro sistema solare è una specie di ripetizione o immagine mnemonica dell’evoluzione dell’Antico Saturno. Sorge ora la domanda se le sfere degli altri Pianeti portino dentro di loro, in maniera simile, le memorie dei successivi cicli dell’evoluzione cosmica. Per esempio, la sfera di Giove, che è dire lo spazio racchiuso nell’orbita di questo Pianeta, è la prossima dopo Saturno, e potremmo immaginare che essa sia collegata col secondo grande ciclo che è chiamato, secondo il linguaggio de La Scienza Occulta, l’evoluzione dell’Antico Sole.

In queste Lettere non abbiamo parlato dettagliatamente, fino ad ora, dei cicli evolutivi successivi all’evoluzione dell’Antico Saturno; perciò, tenteremo ora di dare una brevissima caratterizzazione dell’evoluzione dell’Antico Sole, che è descritta in maniera elaborata ne La Scienza Occulta [vedi pure Iside Sophia dell’Autore].

L’immagine fisica dell’umanità fu creata sull’Antico Saturno. Essa non aveva ancora né vita né coscienza. Era come un automa o uno specchio che rifletteva le attività degli Esseri Superiori attorno ad esso. Dopo che questo primissimo antenato dell’umanità era stato creato e portato a un certo compimento, il Pianeta fu dissolto di nuovo in uno stato puramente spirituale di esistenza. Tutti gli Esseri delle Gerarchie si ritirarono nelle regioni superiori del Mondo Spirituale. Subentrò una sorta di “notte cosmica” durante la quale nulla di natura fisica può essere riconosciuto dalla percezione chiaroveggente.

Dopo che questo intervallo di “sonno cosmico” giunse ad una fine, cominciò un nuovo ciclo di evoluzione che è chiamato antico Sole. Nei primi stadi ebbe luogo una ripetizione dell’antico Saturno fino a che un’immagine fisica dell’umanità venne di nuovo in essere nella stessa forma, come già era esistita sull’Antico Saturno. Poi un impulso interamente nuovo alterò il corso dell’evoluzione. La forma fisica dell’antenato della razza umana venne compenetrata da forze vitali. Attraverso questo influsso, che fu causato dagli Spiriti della Saggezza o Kyriotetes, tutto cambiò, persino la sostanza del Pianeta stesso. Sino ad allora essa era consistita unicamente di calore. Ora, all’epoca della compenetrazione da parte delle forze vitali, una parte del calore si mutò, ovvero venne condensato in “aria” o in luce. (Nei cicli successivi di quest’evoluzione planetaria le altre Gerarchie accanto agli Spiriti della Saggezza operarono sull’antenato umano che consisteva ora di un corpo fisico e di un corpo eterico vitale). Dobbiamo adesso avere in mente che l’impulso decisivo di questo ciclo venne dagli Spiriti della Saggezza o Kyriotetes, i quali nel sacrificare una parte del lor proprio Essere crearono il corpo eterico o vitale dell’umanità.

Ora ritorneremo alla descrizione che Rudolf Steiner dà, in Teosofia, delle esperienze dell’anima umana nella vita dopo la morte. Nell’ultima Lettera parlavamo della terza regione del cosiddetto Mondo Spirituale in rapporto alla sfera di Saturno, nella quale l’anima sperimenta gli Archetipi della vita. Rudolf Steiner dice di questa regione [Editrice Antroposofica, Milano, 1990, p. 105] in Teosofia: “La seconda regione è quella in cui la vita unitaria del mondo terreno appare quale essere-pensiero e scorre come elemento liquido del “Mondo Spirituale”. Finché osserviamo il mondo da esseri fisicamente incarnati, la vita ci appare legata ai singoli esseri viventi. Nel “Mondo Spirituale” essa è sciolta da questi e attraversa per così dire l’intera regione come sangue vitale. E’ la stessa unità vivente che esiste in ogni cosa.

Di questa regione Rudolf Steiner dice, nel ciclo di conferenze Vita tra morte e nuova nascita (Berlino 1912-1913), che è la sfera del Pianeta Giove. Così abbiamo conquistato due punti di vista: la sfera nella quale l’anima sperimenta gli Archetipi della Vita dopo la morte è la sfera di Giove, e il momento cosmico allorché entrò e compenetrò le forme fisiche fu durante l’evoluzione dell’Antico Saturno. Inoltre Rudolf Steiner indicò che la sfera di Giove nel nostro sistema solare è il luogo di dimora dei Kyriotetes, i quali dotarono l’esistenza fisica delle forze vitali.

Ora è abbastanza chiaro che possiamo volgere lo sguardo al Pianeta Giove e alla sua sfera come alla sorgente delle forze vitali nell’umanità e nell’Universo. Esporremo questo fatto nelle pagine successive.

Viviamo oggi in un’èra che ha conquistato un’elaborata conoscenza del mondo fisico, o meglio del mondo della materia. E’ il mondo del regno minerale, della sostanza inanimata che la scienza moderna ha interamente investigato. Ma il mondo della vita è ancora un grande mistero. Possiamo sperimentare le sue tracce e le sue espressioni ovunque nella natura, ma non sappiamo donde essa provenga. Non possiamo ancora afferrare quelle forze che, in tutti gli organismi viventi, sollevano la materia al di fuori delle sue reazioni puramente minerali e delle sue attività chimiche.  Esse non possono venir percepite con i sensi fisici, essendo celate rispetto ad essi. I metodi che usiamo sinora, nella scienza moderna, sono insufficienti a penetrare nel regno di queste forze, tuttavia la Scienza dello Spirito parla di esse come di una realtà sovrasensibile che può esser percepita da facoltà chiaroveggenti. Essa parla addirittura di un corpo eterico o vitale dell’organismo vivente come l’entità attiva della vita. Perciò, non possiamo dire con certezza ch’essa sia qui o là: possiamo soltanto preparare il nostro proprio essere secondo le istruzioni della Scienza dello Spirito, così che esso possa divenire uno strumento col quale percepire le forze della vita. Comunque, possiamo provare a comprendere l’attività di queste forze vitali con la nostra facoltà pensante. Questo è anche il primo gradino di preparazione sul sentiero che porta alla conoscenza superiore.

La domanda è: che cos’è la vita? Che cos’è il corpo eterico o vitale? Rudolf Steiner lo chiama l’architetto del corpo fisico, quello che edifica il corpo fisico secondo un progetto pre-concepito. Possiamo ora chiedere: perché accade che il corpo fisico necessiti dell’attività di un altro arto superiore che porti il progetto della sua forma? Secondo quel che abbiamo letto circa la creazione del corpo fisico all’interno dell’Antico Saturno, possiamo avere l’impressione che questo corpo fosse l’immagine completa o lo specchio delle attività e delle intenzioni degli Dèi. Potremmo così immaginare ch’esso avesse nella sua propria esistenza l’impronta del progetto della sua forma. Può sembrare difficile capire perché un altro “corpo” dovrebbe essere attivo per creare questa forma. Inoltre non possiamo risolvere questo enigma se non intendiamo il senso e la mèta spirituale dell’intera evoluzione del nostro Universo attraverso gli stadi già descritti come Antico Saturno, Antico Sole, Antica Luna, Terra e così via.

Nel primissimo inizio sull’Antico Saturno, venne creata dagli Dèi un’immagine fisica dell’essere umano. Questa immagine era una raffigurazione del loro proprio essere. Si rivela così il profondo significato di ogni creazione. La creazione di un essere nell’Universo è un’immagine delle Gerarchie ovvero degli Dèi. Ma gli Dèi non vogliono creare unicamente una sorta di automa o di specchio che sia capace di riflettere “meccanicamente” le Entità del Mondo Spirituale. Essi vollero creare un essere che ad un certo momento fosse capace di raggiungere l’autocoscienza. Quest’essere sarebbe stato capace di ascendere dallo stato di creatura riflettente allo stato di creatore, poiché la condizione di essere un’immagine dei Mondi Spirituali sarebbe poi stata congiunta con lo stato di autocoscienza. L’Universo Spirituale – cioè tutti gli Esseri delle Gerarchie – avrebbe quindi completato ed elevato la propria esistenza attraverso l’essere dell’umanità, che potrebbe non solo essere la sua immagine, bensì avere anche una conoscenza autocosciente di esso. Così la creazione completerebbe se stessa nell’autopercezione, il coro degli Esseri del Mondo Spirituale sperimenterebbe la propria esistenza e la propria attività.

L’essere che fu creato come antenato saturnio dell’umanità era vincolato a divenire un veicolo verso l’autocoscienza. Tuttavia, l’autocoscienza è dapprima una contraddizione nei confronti della coscienza cosmica, della coscienza degli Dèi. Perciò, quest’essere saturnio che venne allora in esistenza doveva proseguire il lungo viaggio verso il suo “Sé”. Ciò significa un distaccarsi, passo dopo passo, dagli Dèi. E quei passi sono già accennati nei cicli minori dell’Antico Saturno: per esempio, la suddivisione del Pianeta Saturno in molti singoli esseri di calore, i quali divennero l’origine dei corpi fisici umani di oggi, fu allora un gradino sul lungo cammino che conduce nella solitudine del Sé.

Dobbiamo fare qui una distinzione molto netta tra il fatto che il corpo fisico è l’immagine dell’esistenza e l’attività delle Gerarchie. Essendo un’immagine, essa non può mai distaccarsi dagli Dèi, perché è parte del loro stesso essere. Ma questo corpo è invisibile ad occhi terreni; esso è, per così dire, la somma idea Archetipica dell’umanità che dimora nelle regioni degli Dèi. Il corpo che diviene veicolo sulla via verso l’autocoscienza o coscienza dell’Io, è il corpo materiale che è composto di sostanze solide, liquide, gassose e caloriche della Terra. Esso porta l’impronta del corpo fisico, dell’Archetipo dell’umanità, ma si è allontanato dalla sua origine, anche dalla sua origine Archetipica – dagli Dèi – per divenire un “Sé”.  Questa fu una necessità. Allontanarsi dagli Dèi significa diventare sempre più imperfetti quanto più sprofondiamo nel corpo materiale. Esso necessita dell’esperienza della malattia e della morte, e questo è il destino del corpo materiale dell’umanità. Non potremmo sperimentare la malattia e la morte se d’altronde non vivesse dentro di noi la realtà dell’eterna salute e della vita eterna. Essendosi l’umanità allontanata sempre di più dalla sua origine voluta dagli Dèi, malattia e morte l’avrebbero sorpresa in una scala molto più vasta di quanto si è generalmente verificato. Tutta la miseria dell’esistenza terrestre, tutta l’imperfezione e l’incapacità a dominare i nostri còmpiti terreni sono solo una parte della malattia che ha sorpreso l’umanità sulla via dagli Dèi all’essenza del Sé. Se, dopo aver raggiunto il Sé – l'”Io” -, riusciremo nel futuro a riconquistare gradualmente l’immagine del nostro proprio essere, e con essa l’immagine dell’intero Universo Spirituale delle Gerarchie e del mondo fisico, potremo allora redimere la nostra grande malattia. Allora gli Dèi, che non conoscono malattia, vivranno in noi e attraverso di noi. Essi ci daranno la loro eterna giovinezza e vita, e noi daremo loro l’autocoscienza della loro propria esistenza. Vi è un solo mediatore tra ciò che è caduto nell’abisso dell’imperfezione e gli Archetipi cosmici. Questo è il corpo eterico. Esso ricevette e continuamente riceve, durante la vita terrena, le immagini divine della forma cosmica dell’umanità e le elabora nel corpo terrestre. Opera così contro le forze del declino e della malattia. Dal vero momento in cui la vita entra nell’embrione, esso edifica il corpo a partire dalle enormi risorse della memoria cosmica. Nello sviluppo del singolo embrione, chiamato ontogenesi, viene ripetuta la storia dell’evoluzione dell’intera razza umana: il corso della filogenesi. Il corpo eterico può fare questo perché comprende la storia dei più antichi stadi dell’evoluzione umana. Così sfida le forze negatrici di Dio che dimorano nell’essere umano, che tendono a condurlo ancora più lontano dalla sua origine spirituale. Il corpo eterico non può riportare sùbito all’Archetipo spirituale la forma umana caduta. Può farlo soltanto gradualmente e ripetutamente, allora supererà le forze della malattia e della morte. Ogni notte il corpo eterico riceve, di nuovo, le Archetipiche forme cosmiche e gli impulsi che esso imprime sempre di nuovo nel corpo materiale. Lo sentiamo allora come portatore di forze risanatrici e ristoratrici dopo il sonno. Solo così il corpo eterico può assolvere al suo còmpito di mediazione nel tempo; perciò, possiamo chiamarlo pure corpo temporale, perché unicamente nel tempo esso può realizzare la redenzione della materia caduta e restituirla alla sua immagine Archetipica.

La pazienza e la potenza di memoria del corpo eterico indicano che in esso è presente un gigantesco mondo di Saggezza universale. Possiamo intendere ciò se immaginiamo che il corpo eterico venne creato dagli Spiriti della Saggezza. E’ Saggezza che in sé porta i pensieri degli Dèi dal primissimo inizio dell’Universo, e i pensieri sull’ultima mèta di questo Universo. Vivendo i pensieri degli Dèi nelle forze eteriche come una sorta di riflesso, possiamo altresì immaginare che esse siano viventi nell’umano pensare. Ciò che vive nell’essere umano, la facoltà del pensare, è soltanto l’altro aspetto del corpo eterico accanto alla sua attività edificatrice e rigeneratrice.

(Continua)

Tutti i diritti di riproduzione, di traduzione o di adattamento sono riservati per tutti i Paesi. E’ vietata la riproduzione dell’opera o di parti di essa con qualsiasi mezzo, se non espressamente autorizzata per iscritto dall’editore, salvo piccole citazioni in recensioni o articoli.

ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

ISIDE SOPHIA – NONA Lettera (Parte II)

Denderah

NONA LETTERA

Dicembre 1944

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

SATURNO

(Continuazione)

Possiamo ora volgere lo sguardo su Saturno in questa maniera: l’immensa sfera del Saturno del nostro sistema solare è il regno o la regione in cui dimorano gli Archetipi di tutte le formazioni animiche. Dietro questi Archetipi è celata la Volontà che proveniva dagli Spiriti della Volontà. Questa Volontà è il nucleo spirituale di ogni vita animica. Essa è l’essenza della vita animica umana allorché questa tende verso la perfezione. Questa Volontà essendosi separata dalla sua origine nell’Essere dei Troni, ed essendosi impiantata nell’individuo, giunse sotto la grande legge cosmica menzionata più sopra. Poi, essendo passato l’individuo attraverso i vari stadi del suo progresso verso la perfezione, l’originaria sostanza animica di Volontà si ritirò, ovvero si desquamò come una conchiglia e divenne sostanza fisica. Perciò, se guardiamo questa Volontà o l’attività di Saturno, dobbiamo distinguere tra i suoi rapporti col Mondo Animico; per esempio, il Mondo Animico dell’umanità e la sua influenza sulla sostanza fisica.

Vogliamo dapprima considerare come gli Archetipi del Mondo Animico – o Saturno – operano come Volontà nel Mondo Animico degli esseri umani. Essi operano in special modo nella sfera dell’umano volere, ma in questa sfera essi sono ancora in sonno profondo. Noi siamo pienamente svegli nel nostro pensare. Nel sentire ci siamo già maggiormente allontanati dalla chiara luce della nostra coscienza diurna: in essa noi sognamo. Quanto al volere, noi non possiamo affatto afferrarlo con la coscienza diurna, essendo esso un mare profondo di impulsi ignoti, di emozioni, brame e desideri. Questa incapacità della mente umana di penetrare queste profondità della vita animica umana ha portato a molti giudizi erronei sulla natura dell’essere umano. Se cerchiamo la controparte cosmica del regno dell’umano volere, giungiamo a Saturno. La particolare posizione di Saturno al tempo della discesa di un’anima umana nella vita terrena, è sempre un’immagine di quei profondi domini della Volontà. Esso può essere nella Costellazione del Leone o dei Pesci, può essere in congiunzione o in opposizione ad altri Pianeti, ma ovunque sia, esso rivela i segreti del volere della persona che ha rapporto con esso. Dobbiamo esser capaci di leggere il linguaggio di Saturno in quanto attraversa le dodici Costellazioni dello Zodiaco, e queste Lettere vennero scritte per dare una comprensione di questo linguaggio. Per esempio, se una persona è discesa nella vita terrena allorché Saturno era in Leone, possiamo allora prendere quel che è stato detto su questa Costellazione, e al tempo stesso ascoltare, per così dire, i profondi impulsi volitivi della persona in quesitone. Molti destini nella vita potrebbero venir corretti, se si facesse questo senza egoismo. Percepiremmo, allora, il compito superiore e il fine spirituale individuale della nostra vita sulla Terra.

Può essere il compito superiore e il più profondo impulso vitale di una tale persona sperimentare ed ascoltare la celata armonia cosmica di tutti gli esseri esistenti nel cuore dell’Universo, e portare questa “percezione cardiaca” in equilibrio con le forze della testa. Ciò può comportare una gigantesca lotta nella vita, ma sicuramente essa dovrà essere diversa in ogni caso individuale secondo il linguaggio degli altri Pianeti. Una quantità di posizioni di Saturno sono date nella Lettera Quinta e Sesta.

Saturno, comunque, nel cielo di nascita di un individuo può rivelare molto di più. In precedenza abbiamo menzionato il compito superiore dell’essere umano nella vita così come esso appare nell’immagine di Saturno, sebbene il compimento di questo compito sia sempre difficilmente completato entro il tempo breve di un’unica vita. Molte vite terrene od incarnazioni sono necessarie all’ “Io” umano per completare quel che è richiesto da esso, ed è Saturno che tesse il filo da un’incarnazione all’altra. Così, nell’immagine di Saturno, all’epoca della discesa di un’anima in un’incarnazione, appare non solo il più intimo còmpito o la vocazione dell’anima, ma anche il retroscena delle passate incarnazioni.

Saturno è, per così dire, non soltanto la “Stella” dell’anima al di sopra della porta della nascita, esso è presente nuovamente al momento della morte e raccoglie i frutti delle vite terrene degli individui. Alla porta della nascita esso distribuisce i còmpiti superiori della vita che sta di fronte; alla soglia della morte riunisce o raccoglie i frutti della vita che é trascorsa, siano essi buoni o cattivi, siano essi la realizzazione del còmpito della vita oppure un fallimento. Ed ora, entrando l’anima umana nel Mondo Spirituale, Saturno porta l’immagine, l’Archetipo dell’anima, di fronte ad essa come un continuo giudizio della caricatura ch’essa ha, più o meno, fatto di esso durante le passate vite sulla Terra. Poi, dopo un certo tempo, l’anima decide di discendere in una nuova vita sulla Terra, e adesso passa attraverso la porta della nascita: Saturno sta lì di nuovo e solleva l’Archetipo dell’anima con i nuovi aspetti e le risoluzioni che sono stati aggiunti ad esso durante la vita tra l’ultima morte e questa nuova nascita. Sicuramente molte persone, mentre vivono sulla Terra, non hanno alcuna coscienza di questa presenza di Saturno prima del momento della nascita, ma esso è attivo nell’organizzazione umana come ignote forze volitive nella profondità dell’anima.

Bacone

Un esempio renderà quest’aspetto di Saturno più chiaro. Francesco Bacone da Verulamio nacque il 22 gennaio 1561. Allora Saturno stava nella Costellazione del Toro. Questa posizione rivela il retroscena della sua precedente incarnazione. Ricordiamo quel che dicevamo sul Toro in precedenti Lettere. Esso è collegato con la possente Parola Creatrice, con la Parola Cosmica. Possiamo vedere dietro ad esso il regno degli Spiriti del Movimento il cui còmpito fu quello di creare a partire dal movimento interiore, o moto animico, il movimento esteriore: la molteplicità dell’apparire nel mondo fisico. Perciò, il Toro è una sfera nell’Universo dalla quale emanano grandi forze di movimento e di potenza.

Ciò è concentrato in Saturno. Esso indica che Francesco Bacone era stato una potente personalità nella sua vita precedente, che aveva il potere di compenetrare il mondo attorno a lui con moto interiore, una personalità che ebbe rapporto in modo speciale col mondo, cioè letteratura, scienza ecc. Questo Saturno aveva in opposizione Marte che stava in Scorpione. Ciò da a Saturno un’altra faccia. Abbiamo menzionato in Lettere precedenti che lo Scorpione una volta era l’Aquila, è collegato col declino del Pianeta Marte nell’Universo. Perciò, questa opposizione di Saturno e Marte indica un potente, persino brillante, dirigente di qualche nazione, tuttavia con una certa oscurità nel suo splendore, essendo in rapporto con le decadenti forze di Marte.

Saturno può persino diventare una guida nel trovare l’intervallo di tempo durante il quale quest’anima era nel Mondo Spirituale. Nel caso di Francesco Bacone, esso ci può riportare indietro al IX secolo d.C. come al tempo della sua ultima vita sulla Terra. Ciò viene confermato dalle indicazioni di Rudolf Steiner il quale, secondo conoscenza spirituale, rivelò che quest’anima fu incarnata al principio del IX secolo d.C. come un potente principe che fu collegato con la culminazione della civiltà araba.

In queste Lettere non abbiamo ancora raggiunto il punto in cui possiamo elaborare pienamente questo aspetto di Saturno, che riporta a precedenti vite sulla Terra, dal loro punto di vista qualitativo così come rispetto al tempo, ma volendo parlare della natura di Saturno dovevamo menzionare ciò.

Saturno è il grande storico dell’Universo, come lo chiama Rudolf Steiner. Esso è la grande memoria dell’Universo; perciò, qualsiasi cosa appartenga alla sfera della storia è compenetrato dall’attività di Saturno: la biografia spirituale dell’essere umano, il rapporto tra le generazioni, le storie delle nazioni, e persino la storia dell’Universo è viva nella memoria di Saturno. E’ realmente la Volontà di Dio che amana da questo Pianeta. Nel ricordare gli stadi passati di evoluzione nell’Universo e nell’umanità, esso riporta il presente indietro dal suo errante sentiero: al Sentiero del grande piano di evoluzione voluto da Dio, anche se esso conduce attraverso tragedie e catastrofi.

Così l’attività di Saturno, ovvero la sfera degli Archetipi del Mondo Animico, è evidente nel volere dell’anima umana. Può essere trovata pure nel mondo fisico questa attività che giunge in essere come Volontà allontanatasi dalla sua origine – gli Spiriti della Volontà – e divenne la regione degli Archetipi di ogni formazione animica. Abbiamo tentato di spiegare questo sviluppo più sopra, là dove abbiamo trovato che la creazione dell’individuo necessita il portare in essere delle “opere”.

Possiamo trovare la presenza di Saturno ovunque nel mondo fisico. Saturno deve essere la sua più intima essenza, poiché abbiamo trovato che l’originaria Volontà dei Troni venne condensata in calore fisico che più tardi divenne la base di ogni sostanza fisica. Ma la Volontà è in qualche modo celata nella sostanza fisica, non possiamo percepirla con i nostri sensi. Ora: molti dei nostri lettori hanno avuto l’esperienza di rocce assolutamente aride, per esempio in montagne elevate o su una spiaggia, ove nessuna pianta può vivere. Se ascoltiamo molto attentamente il linguaggio di una tale esistenza, abbiamo l’esperienza di una austera Volontà, assolutamente immobile, che sta al centro di un tale paesaggio, ma se rievochiamo una tale esperienza nella nostra memoria, essa rivela in special modo la sua potenza e la sua superiorità. Ciò non è soltanto un riflesso oggettivo nell’anima umana e, quindi, senza alcun significato o realtà. Essa ha una “realtà animica” e rivela l’origine dell’esistenza fisica nella Volontà derivata dai Troni. Ciò è evidente in special modo in aridi paesaggi rocciosi e, in realtà, è presente in qualsiasi cosa che abbia un’esistenza fisica, corporea. In questo fenomeno animico è il regno dell’attività di Saturno che stiamo affrontando.

Possiamo percepire questa Potenza di Volontà inerente nella sostanza fisica con le nostre facoltà animiche, perché nel nostro corpo fisico siamo in rapporto con essa. Nella natura la percepiamo specialmente in rapporto col regno minerale, che è come il duro scheletro dell’intero organismo della Terra. Ed avendo le forze di Saturno la loro più pura manifestazione in questo Regno, esse sono attive nel fondamento dinamico dello scheletro umano e animale.

Fondamentalmente, lo scheletro delinea il corpo fisico. Non possiamo immaginare che il corpo umano sarebbe simile a come è senza lo scheletro. Le configurazioni principali del corpo – testa, tronco e arti – sono accennate dallo scheletro e riempite di materia morbida. Questa potenza configurante, che porta dentro di sé l’idea Archetipica dell’esistenza umana sulla Terra, proviene dal Pianeta e dalla sfera di Saturno. Essa forma la testa, in special modo il cranio, cosicché appare essere un’immagine dell’Universo sferico sopra di noi. E’ come un seme che si è distaccato dall’Universo e che assomiglia ancora alla sua origine. Da questa testa l’organismo cresce in basso verso la Terra. Nella testa la sostanza morbida è racchiusa nel cranio, ma scendendo verso il basso troviamo che le ossa inferiori sono circondate da sostanza morbida.

La tendenza sferica del cranio è trasmutata in una tendenza irradiante che si orienta verso il centro della Terra. Nell’animale la direzione dello scheletro è più o meno orizzontale alla superficie della Terra. Nell’essere umano questa linea è verticale, in una posizione eretta. In questa tendenza fisiologica, a dirigere l’esistenza da quel che appare essere un’immagine dell’intero Universo e a ruotare nella posizione eretta nell’essere umano, è celata una gigantesca Potenza di Volontà. Essa lega l’umana esistenza all’Universo spirituale.

E’ l’espressione fisiologica della Volontà del Padre che libera l’essere umano come un seme del Cosmo, cosicché esso può crescere entro l’esistenza terrestre, per così dire come una pianta rovesciata al fine di realizzare un còmpito voluto da Dio. In tal modo, incontriamo l’attività di Saturno nella natura così come l’abbiamo incontrata nella nostra vita animica. Esso è il Guardiano della Soglia e conduce il nostro essere animico nell’esistenza fisica. Custodisce il filo che ci collega con la nostra origine spirituale, col nostro Archetipo, e così ci richiama dalla regione terrena al Mondo Spirituale nel momento della morte.

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

FINALMENTE UNA BUONA NOTIZIA!

E’ di questi giorni la notizia arrivata dall’Argentina, che il nostro amico Veeraj (a sua volta con l’aiuto di ottimi amici), può annunciare la pubblicazione del Trattato del Pensiero Vivente, già terza opera di Massimo Scaligero tradotta in castigliano.

Vi ricordiamo che Veeraj, negli ultimi anni, ha già tradotto di Scaligero, L’uomo interiore ed Il manuale pratico della Meditazione.

Per quanto sia riuscito a capire, il Trattato del Pensiero Vivente è stata probabilmente l’opera più sofferta. E’ una impresa azzardata e titanica riportare in una lingua diversa non soltanto il senso ma ancor più il ritmo concentrato, anzi meditativo di questo scritto. A ciò si sono aggiunte alcune traversie editoriali e umane, tanto per rendere più tosto lo sforzo.

Ma ora è fatta: il testo (forse più importante) è ora a disposizione dei tanti amici di lingua spagnola che soprattutto seguono l’Archetipo.

Noi da Eco, talloniamo a ruota il glorioso mensile, non certo per emulazione ma perché desideriamo che notizie come questa, che ci riempie di gioia, abbiano il maggior risalto possibile, rumoreggino come superbi tuoni.

Poi ho fiducia che lo spirito di un simile libro incontri, per virtù propria, le anime disposte ad accogliere nell’intimo l’avventura che esso indica e che si avviva con la sua lettura.

Infine ringraziamo Veeraj ed i suoi amici di Mendoza, i Responsabili dell’Archetipo e F. Giovi. Essi ci hanno permesso queste righe e la nota introduttiva al “Tratado del Pensamiento Viviente”.

***

 Prólogo a la edición castellana
sobre el autor

A lo largo de mi no muy breve vida en contacto con la Ciencia del Espíritu, -me acuerdo que leí por primera vez “La Ciencia Oculta” de Rudolf Steiner recién en la adolescencia-  encontré pronto y por casualidad, en una librería, el voluminoso texto de un italiano, cosa que, en mi opinión de aquel entonces, ya no hablaba muy bien sobre el autor. Las pocas informaciones que luego conseguí confirmaban ulteriormente mi juicio: se trataba de un discípulo de Julius Évola*, del cual había tomado posturas incluso más “preocupantes”, en fin, un comediante de la Iniciación, productor de mamarrachos donde un cierto orientalismo andaba mezclado con las fantasías evolucionistas de Steiner… y cosas por el estilo.

        Por suerte ya era capaz de separar los juicios ajenos de la experiencia directa, así que puse mucho empeño en la lectura de “La Vía della volontà solare”. Una vez llegado, con dificultad, al 2do capítulo, a duras penas, y además con el obstáculo de un lenguaje insólito y arduo, tuve (mejor dicho me encandiló) la clara intuición de que el autor hablaba soportado por el rarísimo privilegio que tiene el que conoce de lo que habla por experiencia directa. 

Luego de haber conocido y buceado a lo largo y a lo ancho por el océano de las comunicaciones sobre lo suprasensible, había sacado la desoladora conclusión de que eran muy pocos aquellos que tenían algo que decir más allá del saber académico y de la ambigua obra de copiar y trascribir textos y doctrinas precedentes. Siempre estas repeticiones se revelaban, cada vez, inferiores a los originales.

¡Qué abundancia de chantas, estafadores, médiums y locos !

¡Aptos para todos los gustos de las almas ya predispuestas en continuar en los sueños, las fantasías, y la más absoluta credulidad frente a toda barbaridad que hablara de Espíritu!

        Bueno, seguimos: empecé a buscar todo lo que Scaligero había ya escrito, que en aquel entonces todavía no era mucho. Encontré “El Hombre Interior” y “El Tratado del Pensamiento Viviente”. Confieso, en forma de auto-reproche, que pese a la breve aunque estimulante introducción del autor, el segundo texto me resultó más parecido a un breve tratado filosófico que a una indicación práctica de un camino interior.

Tal que me sorprendí mucho cuando me di cuenta que Scaligero consideraba este libro como un texto de suma importancia. De hecho, lo hizo reimprimir dos veces  en un tiempo relativamente breve.

        Tomé conciencia de la importancia del Tratado muy lentamente, no con los tiempos del intelecto, sino más bien con el ritmo de las estaciones y del crecimiento del mundo vegetal.

Pero esto no fue una desgracia, sino un bien, ya que uno no incorpora realmente tamaño escrito mientras falte todavía una puntual profundidad adentro suyo, mientras dentro de uno no exista ya al menos una pizca de conciencia de lo que realmente somos, y, claro está, no aludo a algo trascendente, sino simplemente a un conocimiento de sí mismo realista y riguroso.

        A falta de eso, ¿cómo podríamos advertir el impacto dramático de las palabras iniciales del libro: “El Yo que el ser humano dice ser no puede ser el Yo…?”: o sea, la negación de uno mismo, echada en cara. Y eso sin al menos una educada advertencia para poder cobijar algo el alma, para tener algo suave, agradable y protector alrededor de nuestra más segura certeza.

        Sin embargo, que se trata de un texto poderoso, casi prepotente, se lo intuye  ya desde la tapa: debajo del título, en seguida, la afirmación inaceptable: “Una vía más allá de las filosofías occidentales, más allá del Yoga, más allá del Zen”.

        O sea, ¡más allá de todo! ¡Claro! …Bueno, entonces será la obra de un loco… sin embargo, créanme, Scaligero era el más sabio entre los seres humanos. Quizás no conocía el Yoga, el Zen… pero no, incluso esto no es cierto, ya que practicó profundamente y por décadas tanto el Yoga como el Zen.

        Entonces, ¿por qué no considerar la eventualidad de que en un momento crucial de su vida encontró el secreto de los secretos, lo que todos buscan o aparentan buscar?

        Una individualidad excepcional que, tras haberlo experimentado todo, experimenta algo que nunca fue pensado ni experimentado. En comparación al cual el Yoga e incluso el Zen son cosas de adolescentes.

        Que quede claro, no se trata de creerlo, sino de leer. Y leer no es suficiente: hay que pensar los pensamientos, “descongelarlos” y liberarlos de las páginas escritas para volverlos propio pensamiento: algo para nada fácil, ya que en el Tratado forma y contenido coinciden a la perfección. El Tratado es una disciplina vertical, totalmente desprovista de cómodos puntos de agarre.

        Es difícil que la escalada tenga éxito al primer intento. Por lo que entiendo, teóricamente es posible, pero en la práctica nadie tiene la lucidez, la constancia y el valor para alcanzar inmediatamente la cumbre.

        Son necesarios la fuerza que se irá adquiriendo a lo largo de la obra, y  el pensamiento “querido” (y no simplemente pensado) que se irá formando más allá del sueño que, pasivamente soñando, confundimos con la realidad.

        Es necesario un tipo de conocer que nunca fue conocido, y que, si fuese conocido, no sería el saber hacia el cual apunta la obra de Scaligero. ¿Un conocer desconocido? Ya a partir de estas simples palabras, con las cuales no estoy jugando, podrán advertir cuán “peligrosa” puede ser la aventura que las páginas siguientes les presentan.

        ¡No! El Tratado no es idealismo filosófico, más bien lo llamaría un poderoso texto de Magia, de la cual nace y destella el Fulgor que derrotó al mundo.

        Por otro lado el Tratado no muerde, pueden no leerlo, o incluso leerlo como se lee un diario: así resultará totalmente incomprensible y su vida de ensueño podrá seguir tranquila.

Franco Giovi

ANNUNCI, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

ISIDE SOPHIA – NONA Lettera (Parte I)

Denderah

NONA LETTERA

Dicembre 1944

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

SATURNO

Nell’ottava Lettera abbiamo sviluppato un metodo per comprendere le attività dei corpi celesti nel nostro sistema planetario, ed abbiamo mostrato come l’immaginazione del candelabro a sette bracci sia una figurazione delle influenze planetarie. In questa e nelle lettere successive sarà nostro compito entrare più in dettaglio riguardo a queste attività.

Willi Sucher

Abbiamo visto nella nostra ultima Lettera l’essenza del tempo nello spazio e siamo giunti alla conclusione che Saturno deve essere attivo ovunque; ovunque la semplice esistenza animica entra nell’esistenza fisica. Allo scopo di fare un ulteriore gradino nelle nostre investigazioni nella natura di Saturno, dobbiamo considerare due indicazioni date da Rudolf Steiner nei suoi libri La Scienza Occulta nelle sue linee generali e Teosofia. Possiamo usarle, per così dire, come chiavi per aprire la porta nel regno della conoscenza.

Ne La Scienza Occulta nelle sue linee generali, specialmente nel IV Capitolo: “Evoluzione cosmica e umana”, Rudolf Steiner delinea le condizioni che hanno preceduto la creazione dell’Universo nel quale viviamo. Egli parla di vari stadi dell’evoluzione pre-terrestre che sono chiamati, secondo la tradizione occulta, Antico Saturno, Antico Sole e Antica Luna. Nelle Lettere precedenti abbiamo già menzionato l’evoluzione dell’Antico Saturno, tuttavia così lontana che non abbiamo proceduto oltre nella descrizione. Ciò nonostante abbiamo un’idea di come il nostro Universo giunse ad esistenza attraverso la possente opera di Entità Spirituali che sono attive dietro il velo degli eventi fisici.

Durante l’evoluzione dell’Antico Saturno, per la prima volta nel corso degli eventi apparve la sostanza fisica, sebbene essa non si evolvette oltre lo stato di calore o di fuoco. Ciò non fu causato da un’unica categoria o gruppo di Entità Spirituali, bensì dalla comune attività di tutti gli Esseri dell’Ordine delle Gerarchie. Vogliamo ora ricordare i nomi delle Entità delle Gerarchie che sono implicate in questa attività, per aiutare il lettore a comprendere questa e le Lettere successive. I nomi differiscono nei vari insegnamenti occulti, perciò sono dati qui i diversi gruppi che mostrano la loro corrispondenza. [La tavola che segue, sotto la colonna col titolo Scienza Occulta riporta le denominazioni usate nell’opera Scienza Occulta di Rudolf Steiner].

9_cori_angelici

Scienza Occulta

Bibbia

Dionigi
Areopagita

Greco

Prima

Spiriti dell’Amore

Serafini

Serafini

Seraphim

Gerarchia

Spiriti dell’Armonia

Cherubini

Cherubini

Cherubim

Spiriti della Volontà

Troni

Troni

Thronoi

Seconda

Spiriti della Saggezza

Dominazioni

Signorie

Kyriotetes

Gerarchia

Spiriti del Movimento

Virtù

Potenze

Dynameis

Spiriti della Forma

Potestà

Potestà

Exousiai

Terza

Spiriti della Personalità

Principati

Principati

Archai

Gerarchia

Spiriti del Fuoco

Arcangeli

Arcangeli

Archangeloi

Spiriti del Crepuscolo

Angeli

Angeli

Angeloi

Tutte le Gerarchie operarono insieme per causare gli stadi essenziali dell’Antico Saturno. Ogni Gerarchia ebbe, per così dire, un certo còmpito. Dopo che questo còmpito fu completato, un’altra Gerarchia portò avanti l’evoluzione ad un altro livello di perfezione. Questo grande giro di evoluzione che chiamiamo antico Saturno, insieme con tutto ciò che fu creato in esso, viene ereditato nel corpo che nel nostro Universo solare osserviamo astronomicamente come Pianeta Saturno.

Nulla viene perso nell’evoluzione del mondo; niente di ciò che una volta è stato può scomparire. Esso esiste ancora, sebbene possa essere nascosto dietro l’apparire esteriore del mondo dei sensi. Così l’Antico Saturno non è soltanto qualcosa che è stato, giacché esso può essere trovato ovunque: per esempio nell’attività del Pianeta Saturno e così in molti altri rapporti, di alcuni dei quali dovremo parlare in séguito.

Il Saturno del nostro Universo solare è il più esteso dei sette “vecchi” Pianeti, cioè di quei Pianeti che l’essere umano può ancora percepire ad occhio nudo. Perciò la sua orbita è la più grande di quella di tutti gli “antichi” Pianeti, e sappiamo che per percorrere una volta la sua orbita Saturno ha bisogno di circa 30 anni. Sappiamo pure che Saturno ha una forma peculiare. Lo percepiamo come un globo che è sospeso o che riposa dentro ad un immenso circolo luminoso. Se con un telescopio guardiamo verso Saturno, percepiamo il suo circolo luminoso e dentro ad esso il globo illuminato del Pianeta. Una spiegazione realmente soddisfacente di questo fenomeno non è stata trovata, ma se guardiamo il Saturno di oggi come la percepibile “memoria” dell’Antico Saturno, possiamo accettare il seguente suggerimento: Rudolf Steiner, nella descrizione dell’evoluzione dell’Antico Saturno nel libro Scienza Occulta, menziona il fatto che questo “Pianeta” era circondato da una “atmosfera” di carattere spirituale. Da questa atmosfera spirituale circostante le Gerarchie riversarono le loro attività entro il corpo del Pianeta. Questo fatto è rimembrato negli anelli del Saturno attuale.

troni

Ora, dobbiamo tener presente che il reale “corpo” del Pianeta Antico Saturno fu creato dalla sostanza di Volontà sacrificata dagli Spiriti di Volontà o Troni. Così possiamo affermare che i Troni sono gli Spiriti dominanti dell’Antico Saturno, poiché nella sostanza dell’Antico Saturno, che in stadi successivi divenne calore, la loro sostanza era presente, e questa deve venir ereditata in tutte le successive trasformazioni che la sostanza originaria attraversò. Essa deve perciò, nel nostro Universo solare, essere presente come eredità nella natura essenziale e nell’attività di Saturno. Ovvero, in altre parole, Saturno deve essere specialmente il regno in cui gli Spiriti della Volontà hanno impresso la loro propria attività in una sorta di memoria cosmica, e tale attività deve in qualche modo emanare ancora da questo Pianeta. Le indicazioni di Rudolf Steiner confermano ciò, indicando che la sfera di Saturno oggi ha la dimensione che era occupata dal Pianeta dell’Antico Saturno. Se prendiamo l’immensa orbita di Saturno come un grande circolo di forma sferica, possiamo allora chiamare questa la sfera di Saturno. Questa sfera oggi è grande come il Pianeta dell’Antico Saturno e, inoltre, Rudolf Steiner indica che è il dominio degli Spiriti della Volontà.

Ora siamo arrivati a due termini di riferimento riguardo all’attività dell’odierno Saturno: esso è il dominio degli Spiriti della Volontà, ed è un ricordo del Pianeta dell’Antico Saturno. (In séguito faremo uso di queste descrizioni).

Le descrizioni in Teosofia di Rudolf Steiner aprono un’altra via di approccio. In essa egli descrive la natura del Mondo Animico e del Mondo dello Spirito, e le esperienze del’anima umana in queste regioni nella vita dopo la morte (Capitolo III). Quel che ci interessa maggiormente in rapporto al nostro còmpito attuale è la descrizione della terza regione del Mondo dello Spirito. Lì Rudolf Steiner dice: “La terza regione del Mondo Spirituale contiene gli Archetipi del Mondo Animico. Tutto quanto vive nel Mondo Animico esiste qui allo stato di vivente essere-pensiero. Qui si trovano gli Archetipi delle brame, dei desideri, dei sentimenti e così via…Tutto ciò che durante la vita terrena l’uomo ha compiuto al servizio della comunità, operando con dedizione al bene altrui, qui porta i suoi frutti poiché, attraverso quel servizio, quella dedizione, egli è vissuto in un riflesso della terza regione del Mondo Spirituale. I grandi benefattori del genere umano, le nature piene di abnegazione, quelli che rendono grandi servigi alle comunità, hanno conquistato le facoltà corrispondenti in questa sfera, dopo aver conseguito in precedenti vite il diritto ad una particolare affinità con essa”.

Perciò siamo giunti ad un altro aspetto di Saturno. Questa terza regione del Mondo Spirituale è la sfera di Saturno attraverso la quale l’anima umana deve passare nella vita dopo la morte. Ciò è indicato nel ciclo di conferenze di Rudolf Steiner Vita tra morte e nuova nascita (Berlino, 1912-1913), nel quale parla degli aspetti cosmici di ciò che egli ha dato in Teosofia.

Il terzo aspetto di Saturno aggiunge agli altri due il rapporto con l’umanità. E’ la Volontà emanata nel principio dagli Spiriti della Volontà che vive come la sorgente dei servizi dei “grandi benefattori della razza umana”. Esso opera attraverso membri della famiglia umana come un impulso ad un nuovo principio, servendo così la “Volontà di esistenza e di evoluzione”.

La questione è come questa Potenza di Volontà, che è l’essenza della sfera di Saturno, fu in grado di creare in principio l’esistenza fisica. Nella nostra ultima Lettera, nella quale avevamo elaborato la settuplice sequenza dell’attività del tempo, affermavamo che la possente Potenza di Volontà di Saturno emanava, causando l’esistenza fisica. Immaginiamo i Troni che sacrificano la loro Volontà, che allora era il principio più basso del loro intero (settuplice) Essere. Essendosi questa separata dalla sua origine, essa divenne già un mondo per se stesso, sebbene fosse ancora in una pura condizione animica. Essa era in “formazione animica”, sebbene avesse ereditato la Volontà in una forma caotica. Questa Volontà anelava verso l’evoluzione. L’essenza di questa evolutiva Potenza di Volontà è l’ “Io”, poiché mentre era ancora unita ai Troni essa aveva raggiunto la qualità dell’ “Io”.

Ora, in Scienza Occulta, possiamo leggere che realmente da questa Potenza di Volontà venne creata la base per l’ “Io” umano, cioè il singolo corpo umano, con l’ausilio di altre Entità Spirituali: gli Spiriti della Forma. E poco dopo, la sostanza animica di Volontà fu trasformata in calore. Possiamo così afferrare una delle più grandi leggi di evoluzione: da un lato venne fatto un passo verso l’individuazione; dall’altro, come conseguenza, la sostanza animica discese al più basso gradino di sostanza fisica.

Forse possiamo spiegarlo con un esempio. Immaginiamo un essere umano attivo spiritualmente. Egli può forse essere un artista, un poeta, uno scienziato. Egli vive in un Mondo Animico che è pieno d’impulsi creativi e d’intuizioni morali. Questo Mondo Animicogli appartiene: esso eredita l’impulso a portare la fantasia morale alla conoscenza dei compagni esseri umani per il loro beneficio e la loro evoluzione interiore. Quel che era mondo proprio dell’artista sta, in una certa maniera, per venire separato da lui. Esso si muove verso la comunicazione, e muovendosi verso la comunicazione incontra la cerchia dei lettori, l’uditorio, gli ammiratori dell’arte ecc., ma nello stesso momento diventa l’opera dell’autore, come letteratura o come prodotti d’arte percepibili. Nel suo apparire esteriore, l’opera si è allontanata dalla sua origine animica ed è entrata nella sua “esistenza fisica”. Perciò, possiamo percepire ogni creazione primordiale e la sua evoluzione nell’immagine del triangolo:

L’ESSERE DEL CREATORE

SAMSUNG

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

ISIDE SOPHIA – Ottava Lettera (Parte II)

Denderah

OTTAVA LETTERA

Novembre 1944

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO

(Continuazione)

In tal modo, abbiamo trovato il carattere fondamentale dei tre gradini di passato, presente e futuro in quanto essi rivelano se stessi attraverso la nostra vita. Essendo il tempo settuplice, dobbiamo ora trovare il carattere fondamentale dei tre gradini del passato e quelli del futuro e, in mezzo ad essi, l’unico gradino del presente. Se riusciamo nel rinvenire il carattere di questa settuplicità, non solo risolveremo l’enigma di una delle leggi del tempo, bensì riusciremo altresì a leggere il carattere interiore e le capacità dei cinque Pianeti, del Sole e della Luna. Infine giungiamo alla ragione del perché abbiamo intrapreso questo compito apparentemente arido e faticoso di scoprire la legge della settuplicità del tempo.

Star-Baby

L’essenza dell’evoluzione è l’emancipazione. Qualche essere che finora è stato sommerso in un oceano di esistenza universale, muove verso l’esistenza individuale. Per iniziare le nostre osservazioni, prendiamo il bambino neonato nel suo stadio presente e guardiamo poi indietro nel suo passato. In primo luogo al momento del concepimento egli giunse ad esistenza attraverso il padre e la madre. Possenti Potenze di Volontà, che chiamiamo destino, compenetrarono le vite del padre e della madre. Attraverso queste Potenze di Volontà fu aperta per l’anima del bambino la porta nell’esistenza fisica. Questo fu il primo gradino, ma ciò non sarebbe stato sufficiente. Forze di vita compenetrarono il germe del corpo fisico e lo portarono sempre più a forma umana finché esso non nacque. Persino un terzo stadio fu necessario a render capace l’organismo, da un certo momento in poi, di avere sensazioni e sentir dolore o soddisfazione attraverso i suoi propri bisogni corporei.

  • Primo: possenti Potenze di Volontà causano l’esistenza fisica. Viene creato il germe di un singolo corpo individuale.
  • Secondo: questo germe di un corpo individuale è permeato da forze vitali che plasmano il germe ad immagine dei suoi genitori.
  • Terzo: mentre il germe è plasmato sempre più ad immagine dei suoi genitori, esso è permeato pure dalle forze dell’Anima e dalle forze della coscienza.

Nel descrivere questi tre stadi abbiamo descritto pure le caratteristiche e le capacità dei tre Pianeti superiori – Saturno, Giove e Marte.

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Saturno appare sempre come la manifestazione di quelle forze che nell’Universo creano il germe della singola esistenza fisica per tutte le specie di esseri, sia che essi abbiano bisogno dei corpi di pietre, di piante, di animali, oppure di esseri umani per la loro presenza terrestre. Tremende Potenze di Volontà emanano da questi Esseri di Saturno.

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Da Giove fluiscono Potenze di vita che dotano i germi della singola esistenza fisica di forze di Vitalità. Qui, comunque, incontriamo una difficoltà. Percepiamo che la pianta è ancora permeata da forze vitali, ma non possiamo vedere queste forze nel minerale. Dobbiamo riconoscere che i minerali non possono essere vitalizzati dalle forze di Giove, benché queste forze vengano riflesse. Il secondo stadio della settuplice evoluzione lavora in una maniera diversa dentro il regno minerale.

Le forme cristalline dei minerali sorsero dalla riflessione delle forze di Giove in passati cicli di evoluzione, rivelando la magnifica Saggezza del Cosmo. In seguito vedremo pure come queste forze di Saggezza Cosmica siano collegate con Giove.

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Marte è il donatore delle forze animiche. Per forze animiche intendiamo le Potenze che rendono le creature capaci di avere sensazioni ed emozioni, sorte entrambi da eventi nel mondo esteriore o da attività provenienti dall’interno del loro proprio corpo. Queste percezioni possono risvegliare o simpatia o antipatia. Così, per esempio, il bambino neonato è capace di sperimentare qualsiasi impressione causata dal mondo circostante, o come dolorosa oppure confortevole. Un ago che punga la pelle può essere spiegato soltanto come un evento meccanico, ma ciò non spiega il fatto che il bambino cominci a piangere. La ferita causata viene sperimentata qualitativamente in una sfera diversa da quella di un semplice evento fisiologico.

La capacità di esperienza animica è già qui nel bambino neonato, ma che cosa accade con le sostanze inanimate e nelle piante? Che capacità animiche siano innate in questi oggetti non possiamo dirlo, tuttavia le forze di Marte operano su qualsiasi cosa venga in essere. Le sostanze inanimate, come i minerali e gli esseri viventi più semplici come le piante, hanno soltanto un “riflesso” di esse. Le forze animiche riflettono se stesse nelle proprietà chimiche di questi oggetti. Se guardo la penna nella mia mano, allora certamente non posso dire che essa abbia qualcosa come delle sensazioni, ma mentre essa era ancora in costruzione, prima che venisse nelle mie mani, il seme della disgregazione era già impiantato in essa. Questo destino, che porta l’inevitabile disintegrazione, sembra dapprima negare la vita, tuttavia dobbiamo occuparci di esso. Qui la natura aggressiva di Marte appare come quella che alla fine distrugge ciò che è stato creato. Troviamo, inoltre, che là dove Marte crea capacità animiche esso semina pure il seme della disgregazione, poiché le forze animiche e le emozioni di piacere e dolore alla fine distruggono il corpo di un essere umano. Queste forze fluiscono in tutti gli esseri creati prima che entrino nella fase della loro presente esistenza.

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Le forze del Sole creano o causano l’attuale stato di essere in tutti gli oggetti della creazione. Nell’era presente esse causano anche l’emancipazione e l’anelito verso l’indipendenza. Pensiamo ancora una volta al bambino neonato. E’ appena nato, il che significa che è stato separato dal corpo della madre, la quale è stata fisiologicamente una parte di esso prima della nascita. Ora egli è fisiologicamente separato, e crescendo tende verso l’indipendenza. Ciò è mostrato anche dal fatto che uno dei primi atti di coloro che attorniano il bambino è quello di dargli il suo nome proprio. Viene riconosciuto come essere individuale. Con i nostri sensi possiamo realizzare ch’egli ha il suo proprio corpo, e speriamo persino che questo corpo crescerà sempre più indipendente dalle necessità della vita nelle quali egli è implicato durante la sua prima infanzia e la sua fanciullezza.

Non possiamo parlare di un impulso di individualizzazione entro i regni inferiori della natura nella stessa maniera in cui possiamo farlo entro l’umanità, sebbene l’impulso del Sole sia operante anche qui. La luce solare li rende visibili ai nostri occhi; noi percepiamo il loro profilo e i loro colori. Pensiamo alla costruzione del primo motore a vapore. In primo luogo, l’idea arrivò all’inventore; questo fu lo stadio di Saturno. Poi l’inventore dovette riflettere sulla sua idea e considerarla in rapporto con le leggi meccaniche e fisiche, con i conseguimenti tecnici della sua era. Egli dovette entrare nel Mondo della Saggezza Universale nella misura in cui essa venne rivelata all’umanità; questo fu lo stadio di Giove della costruzione del motore a vapore. Quindi l’inventore, procedendo nella realizzazione del suo progetto, dovette usare sostanze terrestri, come ferro e acciaio, nelle quali erano già impiantate reazioni chimiche che determinavano la stabilità del metallo, considerare le reazioni del vapore ecc. Questi fatti in seguito potrebbero aver causato il fallimento o l’impopolarità della sua macchina; quello era il periodo di Marte del motore a Vapore. Poi un giorno il motore fu completato. Esso poté esser visto come un’entità ed ognuno poté percepire come si muoveva e lavorava. Ora come macchina esso era entrato nella fase del suo “attuale stato di essere”. Era entrato altresì nel regno della percezione empirica; questa fu l’opera delle forze del Sole. Esse creano il regno dell'”empirismo” che risplende come la luce di un Sole sugli oggetti individualizzati.

Abbiamo ora descritto l’operare delle forze di Saturno, di Giove e di Marte come processi nel tempo. Queste forze, mediante le quali tutt gli esseri che entrano nell’esistenza devono passare, sono collegati con la “fabbricazione” degli oggetti nell’Universo. Essi rappresentano il passato. I tre stadi del passato possono, comunque, differire grandemente nel tempo secondo la natura dell’oggetto. Essi possono prolungarsi per età di durata “astronomica”, oppure possono pure contrarsi in pochi secondi, ma possono sempre venir trovate.

Pensiamo ora gli ultimi tre gradini del settuplice ciclo di evoluzione. Il quarto gradino era l’emancipazione della creatura dalla sua origine. Ora nei gradini successivi l’essere individualizzato anèla secondo le sue capacità a manifestare se stesso come un essere libero, e nel manifestare se stesso, che è possibile unicamente se esso entra nel futuro, può rivelare e liberare tutto ciò che è nato in esso durante il primo stadio del passato.

Per esempio, crescendo il bambino diventa sempre più attivo nella vita. Comunque, divenendo attivo l’essere umano, qui appaiono come retroscena della sua attività tutte quelle forze animiche che già erano impiantate in esso prima della nascita: le sue simpatie e antipatie; la sua capacità innata per reazioni dolorose o gioiose, sia che promuovano o ostacolino le sue azioni; e proseguendo la vita, la sua attività diviene una sorta di maestro e redentore di quelle innate qualità animiche. Spessissimo questo istruttore entro il regno dell’attività umana è più saggio dello stesso essere umano e diventa la sua giuda spirituale, investito con l’autorità del Destino.

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Queste forze vengono dal Pianeta che è chiamato Mercurio in astronomia. Così Mercurio è il redentore delle forze di Marte che abbiamo descritto più sopra. Le vie del destino, lungo le quali lo Spirito di Mercurio guida l’essere umano per la sua redenzione, sono spesso strane e incomprensibili. Solo se l’essere umano anela ad una comprensione spirituale del nostro proprio destino può trovare coscientemente un rapporto con lo Spirito di Mercurio, che rappresenta il quinto gradino nella settuplice legge del tempo.

Il Pianeta chiamato Venere in astronomia rappresenta il sesto gradino. Il sesto gradino è in rapporto al secondo, a Giove. Essendo Giove il donatore di forze di Vita e di Saggezza, Venere è collegata con lo sviluppo di queste forze di vita creativa nell’essere umano. Inoltre, l’essere umano di oggi è lontano dall’esser capace di creare vita entro la sfera della Terra, sebbene nell’incoscienza profonda noi stiamo realmente facendo ciò. Ci sono attività nelle profondità incoscienti del nostro organismo che non soltanto distruggono la vita, ma creano anche la vita; tuttavia, non abbiamo ancora il controllo su di esse.

In un lontano futuro l’umanità sarà capace di sviluppare coscientemente simili attività, e quindi essa sarà capace non solo di creare oggetti come macchine morte, bensì anche esseri come piante, che portano in sé vita. Così opera Venere nelle profondità dell’organismo umano. L’arte umana è un debole albeggiante splendore di quelle forze che un giorno saranno pienamente sveglie nell’umanità.

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Il settimo gradino è causato dalla Luna. Sebbene la Luna sia vicina alla Terra, le capacità che sono collegate con la sua sfera sono lontanissime dalla coscienza dell’umanità. Il settimo gradino, la Luna, è collegata al primo gradino, Saturno. Saturno appare in relazione con lo stadio di ogni evoluzione in cui un impulso, oppure un essere animico compenetrato da possenti Potenze soprannaturali di Volontà, entra nel regno fisico e crea per se stesso un recipiente fisico. Ora, dopo aver attraversato tutti gli stadi della creazione e dell’individualizzazione, nel settimo stadio esso ha raggiunto una tale perfezione, come essere individuale, che può dotare la pura esistenza animica dell’esistenza fisica.

Negli esseri umani, oggi, vive soltanto un pallido riflesso di questa capacità. E’ soltanto una profezia di quel che un giorno, in una lontana epoca futura sarà una capacità pienamente sviluppata e coscientemente controllata. E’ la capacità di “ri-produzione”, profondamente radicata nel nostro organismo e guidata da Entità Spirituali. Questo potere oggi è soltanto una pallidissima immagine della sua reale controparte spirituale.

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

NOTE SUL GRUPPO DI UR E LA SUA RIVISTA

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Marzia ha chiesto alcuni chiarimenti circa il Gruppo di UR.

È una storia abbastanza intricata per coloro che si accostano per la prima volta all’attuale edizione pubblicata da una casa editrice romana. Forse è buona cosa dare alcune notizie che possono gettare un po’ di luce su alcuni risvolti riguardanti la nascita del Gruppo di UR e sulla omonima rivista apparsa negli anni venti del trascorso secolo. A quanto mi risulta dai documenti in mio possesso e dai colloqui con persone qualificate, oltre da quanto comunicatomi a suo tempo da Massimo Scaligero, l’iniziativa della pubblicazione della rivista si deve al pitagorico ed ermetista fiorentino Arturo Reghini e non al giovane Julius Evola che allora aveva 28 anni.

Arturo Reghini aveva pubblicato già due riviste di carattere esoterico negli anni precedenti, e precisamente Atanòr nel 1924 e Ignis nel 1925. In queste riviste, il tono dei suoi articoli era ferocemente anticlericale, e dovettero essere chiuse ambedue per le persecuzioni del Regime allora imperante, il quale già preparava quel Concordato con la parte clericale, che tante sciagure avrebbe portato alla nostra amata Italia. Nel 1926, Arturo Reghini decise di far nascere una nuova rivista col nome di UR, rivista che avrebbe dovuto evitare i toni ferocemente polemici delle precedenti riviste ed occuparsi unicamente dei temi storici e dottrinali dell’esoterismo, e delle relative discipline. La nuova rivista apparve nel 1927 e fu molto apprezzata negli ambienti che si dedicavano all’esoterismo classico.

Essendo il suo nome ampiamente compromesso, ed avendo subito persecuzioni ed aggressioni personali, Arturo Reghini decise di affidare la direzione della rivista al giovane e relativamente ancora poco noto Julius Evola, nella speranza di evitare le passate difficoltà. Sulla rivista scrissero autori di varia provenienza: pitagorici, ermetisti e antroposofi. In particolare vi scrissero qualificati discepoli di Rudolf Steiner come il Dott. Giovanni Romano Colazza Leo, il Duca Giovanni Antonio Colonna di Cesarò Krur e Breno, che con la madre la baronessa Emmelina de Renzis aveva partecipato a Dornach al Convegno di Natale del 1925, e i poeti Arturo Onofri Oso, Nicola Moscardelli Sirius, e Girolamo Comi Gic. Non corrisponde a verità che dietro l’eteronimo di Arvo si celasse il Duca Colonna di Cesarò, come scrive l’evoliano Renato Del Ponte, perché è certo che Arvo era lo stesso Evola, come risulta da documenti degli anni trenta del Novecento, dal contenuto e dalla forma degli articoli firmati con tale eteronimo, e da quanto Evola pubblicò nella seconda e terza edizione – apparse sotto forma di tre volumi, editi nel 1955 dai Fratelli Bocca, e nella successiva edizione del 1971 delle Edizioni Mediterranee, ampiamente e arbitrariamente rimaneggiate da Evola – come ulteriori contributi firmati Arvo, allorché il Duca Colonna di Cesarò era già deceduto nel 1940.

Julius Evola, tutto preso dalla sua personalissima concezione dell’idealismo magico, per la quale si riteneva «Individuo Assoluto», «Signore del Sì e del No», volle scavalcare Arturo Reghini, alla cui iniziativa si doveva la nascita della rivista stessa, e si impose come «signore e donno» della medesima imponendo il proprio volere ed arbitrio nel tagliare e modificare a suo libito gli articoli, che i vari autori gli affidavano per la pubblicazione. Un tentativo di sanare tale arbitraria e antipatica situazione con l’associare nel 1928, secondo anno di pubblicazione, come direttori della rivista di UR i nomi di Pietro Negri e Luce, eteronimi dietro i quali si celavano lo stesso Arturo Reghini e il suo amico e sodale Giulio Parise. Ma in pratica  le cose non cambiarono affatto, perché Evola continuò indisturbato a perpetrare i suoi arbitri, ad onta delle promesse e del fatto che la rivista dovesse essere concorde espressione di tutto il Gruppo di UR. Questo portò allo scioglimento della rivista, per cui Evola, nel 1929, con molto materiale sottratto a Reghini, ne pubblicò un’altra col nome di Krur (e per tale motivo il Duca Colonna di Cesarò mutò il proprio eteronimo da Krur in Breno), mentre Reghini tentò di ripubblicare Ignis, ma dopo l’uscita del primo numero la Questura di Roma impose a tutte le tipografie di rifiutare di stampare la rivista, che così interruppe le pubblicazioni.

Dietro la rivista di UR agiva un gruppo operativo, il vero e proprio Gruppo di UR, che si riuniva per agire secondo un Opus Magicum meditativo in comune. A tale proposito ho anche dei documenti. Inevitabilmente, la rottura della concordia – a mio parere determinanti furono appunto le molte scorrettezze di Evola rese impossibile il proseguire tale Opus comune.

Le edizioni del 1955 e del 1971 dettero modo ad Evola di operare ulteriori notevoli arbitrarie modifiche. In particolare, ne soffrirono gli articoli di Leo-Colazza, di Breno-Colonna di Cesarò, di Oso-Onofri, dai quali – oltre a subire molte modifiche – scomparvero anche tutti i riferimenti al nome di Rudolf Steiner e alle sue opere. In tali edizioni comparvero sia la pubblicazione degli esercizi fondamentali della Scuola Esoterica di Rudolf Steiner – che Evola fece passare per propri apponendovi il proprio eteronimo di Ea – che una parte di un commento di Colazza sui suddetti esercizi, anche questi fatti passare per propri. Vi appare anche uno scritto di Massimo Scaligero, Appunti sul distacco, al quale pure Julius Evola non si peritò di portare qualche non richiesta modifica. Infine, a sciupare il tutto, appaiono pubblicati, sempre ad opera di Evola, alcuni scritti del mago inglese Aleister Crowley, che Massimo Scaligero mi dipinse come «mago nero, assatanato di sesso».

Alla fine degli anni settanta, Massimo Scaligero volle che venisse ripubblicata l’edizione originale degli anni venti della rivista UR, alla quale egli fece una breve prefazione per spiegare il motivo della ripubblicazione in copia fotostatica. Tale edizione, che apparve per la neonata casa editrice Tilopa, ebbe poca diffusione, non essendo stata pubblicata in numero elevato di copie. L’Editore ha manifestato l’intenzione di non procedere ad una ristampa dei tre volumi, per cui quella edizione è divenuta piuttosto rara. Io ho la fortuna di possedere sia tale edizione, sia quelle del 1955 e del 1971, per cui posso fare i debiti confronti. Possiedo anche alcuni fascicoli originali di UR, appartenuti a Giovanni Colazza, ed uno con sopra gli appunti a matita di Massimo Scaligero.

Per questi motivi è bene che chi possiede la riedizione stampata per volontà di Massimo Scaligero la custodisca come un prezioso tesoro per la sua rarità, ma soprattutto perché in essa vi si trovano contenuti di sapienza spirituale scomparsi o alterati nelle successive edizioni.  

Riproduco qui di seguito l’Avvertenza di Massimo Scaligero alla riedizione da lui voluta e pubblicata dalla casa editrice Tilopa nel marzo del 1980: 

Si può considerare una novità necessaria – dopo mezzo secolo – la presente ristampa della prima edizione originale della rivista UR (1927), alla quale seguiranno UR (1928) e KRUR (1929). Tale ristampa si è resa inevitabile, a un determinato momento, in quanto l’edizione a suo tempo (1955) ripubblicata ad iniziativa di uno dei tre direttori, con successive riedizioni, si presentava, rispetto all’originale, completamente rielaborata, indubbiamente secondo un criterio personale nobilissimo, ma in qualche modo contraddicente l’impulso iniziale e l’orientamento del Gruppo del quale la rivista intendeva essere concorde espressione.

Oggi l’edizione da noi ripubblicata, mediante riproduzione fotostatica dell’originale, risponde soprattutto all’intento, condiviso dai continuatori del Gruppo di UR, di far conoscere, allato al contenuto integrale della famosa rivista, il senso della diversificazione di orientamento impressa ad esso retroattivamente mediante le successive ristampe. Il confronto non può che significare arricchimento della visione esoterica richiesta dai nuovi tempi, ma soprattutto necessità della saggia concordia dei cultori della Scienza dello Spirito, rispetto ai problemi posti dalla grande crisi umana, prevista per la fine del secolo: crisi che potrà essere dominata nella misura in cui venga obiettivamente riconosciuto il suo retroscena sovrasensibile.

LIBRI E AUTORI

INTRODUZIONI AGLI SCRITTI SCIENTIFICI DI GOETHE – Johann Heinrich Merck

Il piacere di discutere e interpretare..con Merck fu di breve durata, giacché l’accorta landgravia dello Hessen-Darmstad lo volle con sé nel suo seguito nel viaggio a Pietroburgo. Le compiute lettere che mi scrisse, mi aprivano una più ampia prospettiva sul mondo, che mi era tanto più agevole comprendere dal momento che quei quadri erano tracciati da una mano familiare ed amica. Rimasi comunque piuttosto a lungo in solitudine e privato proprio in quell’importante momento della sua assistenza chiarificatrice, di cui avevo pure tanto bisogno

Goethe, Dichtung und Wahrheit, Libro XIII 

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Autore e critico tedesco, Johann Heinrich Merck nacque (già orfano di padre) a Darmstadt l’ 11 aprile 1741.

Dopo gli studi giuridici e un precettorato in svizzera ottenne un impiego presso la Cancelleria di Darmstadt prima e presso il ministero della guerra in un secondo momento.

Importante fu l’influenza  esercitata sull’intero movimento letterario tedesco. Nonostante la formazione razionalista non rimase insensibile all’esperienza dello Sturm und Drang , tanto che diversi giovani esponenti lo ebbero in grande considerazione quale figura di riferimento.

Si era in un momento storico nel quale la produzione e la fruizione culturale, molto vivaci in quel di Darmstadt, non erano più esclusivo appannaggio degli ambienti di corte. Anche le case private delle persone non direttamente ascrivibili a circoli nobiliari erano dunque luoghi in cui si faceva cultura,  a volte  capaci anche di influenzare la vita culturale dell’ambiente di corte stesso.

La dimora di Merck era uno di questi luoghi, e divenne un importante centro di intensa vita intellettuale, specie nel periodo che seguì la sua scelta di dedicarsi con particolare cura all’attività di critica letteraria. Ciò avvenne anche grazie alla sua conoscenza diretta di tutte le principali personalità dell’epoca (Herland, Wieland, Jacobi, Gleim e La Roche tanto per citarne alcune), con le quali intratteneva fitti rapporti via a vis piuttosto che epistolari. Fu, tra le altre cose,  cofondatore delle  Frankfurter gelehrte Anzeige, nonché principale contributore della Allgemeine Bibliothek di Nicolai. E proprio le Frankfurter gelehrte Anzeige ospitarono alcuni fra i primi lavori di Goethe; nella fattispecie otto recensioni.

La conoscenza con Goethe ebbe luogo nel 1771 presso Francoforte. Poco tempo dopo il primo fu introdotto da Merck, con il nome di “Viandante”,  nel circolo Darmstadter Kreis. Per Goethe si trattò dell’amico giusto al momento giusto, ed importante fu l’influenza di Merck sul giovane (tra i due correvano otto anni di differenza) sia in termini di stimolo creativo che di orientamento e critica, sempre caratterizzati da precisione, lucidità e da uno spirito capace di apprezzarne il genio e sostenerlo senza invidia o tornaconti personali. Ma c’era anche un altro aspetto ad intrigare Goethe. Tanto nella produzione culturale quanto nella sua vita, Merck mostrava spesso un alternanza fra aspetti positivi e produttivi e aspetti distruttivi, tanto da indurre Goethe ad utilizzare diverse volte l’appellativo di “Mefistofele Merck”. Volker Ebersbach ebbe a scrivere in proposito: “La personalità di Mefistofele che Goethe studiò e che ritrasse nell’antagonista di Faust deriva dalla profonda capacità di penetrazione di Merck nelle proprie sofferenze ed in quelle altrui”.

Nel 1773 Merck intraprese il viaggio a San Pietroburgo al seguito della Landgravia Carolina di Hesse-Darmstadt a cui fanno riferimento le righe Goethiane in apertura, di ritorno dal quale fu ospite del Duca Carlo Augusto di Weimar al castello di Wartburg.

Nel 1788, a seguito dell’esito negativo di alcuni investimenti,  finì in bancarotta, e Goethe fu tra coloro che cercarono di dargli supporto, ma lo stato di prostrazione psicofisica andò via via peggiorando (complice la morte di cinque dei suoi figli) fino al suicidio che avvenne il 27 giugno 1791.

Oltre alla produzione critica  ne esiste anche una  letteraria, costituita principalmente da brevi saggi su arte (pittura soprattutto) e letteratura (poemi e racconti), sebbene la corrispondenza rimanga l’aspetto forse più interessante, potendosi da essa evincere molti aspetti e risvolti della scena letteraria del suo tempo.

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***

“E’ impossibile spiegare quanto questo circolo mi abbia ravvivato e sostenuto. Le persone erano liete di ascoltare la lettura dei miei lavori terminati o in via di componimento. Venivo incoraggiato quando aperatmente e laboriosamente riferivo ciò su cui stavo lavorando. E venivo rimproverato quando, ad ogni nuova distrazione, trascuravo scritti precedenti ed incompiuti”

Goethe in merito al circolo Darmstadter Kreis , Dichtung und Wahrheit, Libro I

INTRODUZIONI AGLI SCRITTI SCIENTIFICI DI GOETHE, LIBRI E AUTORI

ISIDE SOPHIA – Ottava Lettera (Parte I)

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OTTAVA LETTERA

Novembre 1944

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO

Sino ad ora abbiamo tentato di creare una conoscenza dello Zodiaco. In questo e nei prossimi numeri sarà nostro compito porre le fondamenta per una comprensione del mondo planetario.

Il mondo delle Stelle Fisse che circonda il nostro sistema solare è concentrato nel circolo dello Zodiaco. Ci sono molte Costellazioni al di fuori dello Zodiaco delle Stelle Fisse, ma tutti questi gruppi di Stelle sono in qualche modo profondamente collegati alle dodici Costellazioni dello Zodiaco. Troviamo, per esempio, al di sopra delle Costellazioni di Ariete e dei Pesci quelle di Perseo, di Andromeda, Cepheus, Cassiopea e molte altre. Se penetriamo più profondamente nel retroscena spirituale dei miti collegati con queste Costellazioni, troviamo un’espressione degli stessi fatti che appaiono nelle Costellazioni di Ariete, dei Pesci ecc. Se passiamo attraverso lo Zodiaco e guardiamo le Costellazioni al di sopra e al di sotto delle immagini familiari di Toro, dei Gemelli e del Cancro, troviamo in esse una sorta di “commentario” cosmico del dodecuplo Zodiaco.

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Così il mondo delle Stelle Fisse è rappresentato dalle dodici Costellazioni dello Zodiaco. La dodecuplicità è la manifestazione dello spazio. Ivi troviamo i fatti che portarono alla creazione del nostro Universo, che esiste nello spazio, ed anche l’immagine Archetipica della forma umana che sulla Terra manifesta se stessa nello spazio.

Nelle Lettere precedenti abbiamo descritto la creazione di questo Universo nello spazio come l’evoluzione dell’Antico Saturno. Non abbiamo ancora descritto quegli stadi di evoluzione nei quali questo Universo, estendentesi nello spazio, venne compenetrato dalle forze della vita e della coscienza. Ciò rimane da fare nei prossimi numeri. Abbiamo stabilito una prospettiva nella creazione del nostro Universo da un punto di vista dello spazio, ed abbiamo collegato questo col dodecuplo Zodiaco. Entriamo in un mondo abbastanza diverso se guardiamo l’Universo planetario. Qui siamo posti di fronte ad una settuplice relazione. Nei tempi antichi gli esseri umani contavano cinque Pianeti in aggiunta al Sole e alla Luna. Questo era il mondo planetario che poteva essere percepito ad occhio nudo. Oggi non sembra esser più settuplice, poiché abbiamo scoperto qualche Pianeta in più – Urano, Nettuno e Plutone – con l’aiuto del moderno telescopio. Potrà accadere in futuro, con telescopi ancora più potenti e forti, che molti più Pianeti verranno scoperti appartenere al nostro Universo. Inoltre, dobbiamo tener bene in mente che tutti questi Pianeti, che vennero trovati con l’aiuto del telescopio, sono al di là del regno dell’Universo umano, poiché essi non possono essere visti dall’organismo umano senza aiuto. Essi possono essere visti unicamente mediante strumenti, attraverso un meccanismo – il telescopio – il quale in quanto macchina è “al di là” della natura umana e appartiene ad un mondo diverso. Poiché qui stiamo parlando della relazione tra l’essere umano e le Stelle, dobbiamo limitare la nostra prospettiva strettamente alle limitazioni dell’organismo umano non aiutato da strumenti.

Ciò non ci vieta lo studio di quei Pianeti novellamente scoperti, ma per una conoscenza di tal genere dovremmo entrare nel mondo del Superumano. In numeri successivi possiamo avere un’opportunità di far ciò, ma per adesso dobbiamo tenerci entro i limiti del regno umano.

Troviamo un settuplice mondo planetario in rapporto con l’essere umano. Per i sensi umani normalmente sviluppati, senza mezzi artificiali, sono accostabili sette corpi celesti entro il nostro Universo solare: Saturno, Giove, Marte, Venere, Mercurio e, accanto ad essi, i corpi del Sole e della Luna.

Ogni cosa che nell’Universo appare in rapporto col numero sette è un’immagine del tempo. Movimento entro il tempo è evoluzione, che è dire creazione in stadi o intervalli. Quando abbiamo dovuto descrivere l’evoluzione dell’Antico Saturno, siamo stati forzati ad esporla in un settuplice aspetto (i sette cicli dell’Antico Saturno), perché ciò che fu creato poteva esser dato unicamente “nel tempo”. Tuttavia, l’essenza di questa evoluzione, l’immagine Archetipica della forma umana, appare nello “spazio”, nel dodecuplo Zodiaco.

La settuplicità, in quanto immagine del tempo, è altresì manifesta nei sette giorni della settimana. Essi sono una immaginazione dell’intera evoluzione universale, non solo dell’Antico Saturno, ma anche degli stadi passati e futuri.

Perché la settuplicità è un’immagine del tempo? Il fatto che la dodecuplicità, che è rappresentata dallo Zodiaco, è collegata con lo spazio può essere compreso da un punto di vista geometrico, giacché il cerchio è la forma che è giunta a riposo ed ha potenzialmente le altre forme geometriche dello spazio bidimensionale dentro di sé.

Dobbiamo trovare la legge fondamentale della settuplicità. Una volta che l’abbiamo trovata, abbiamo una base per una comprensione della sequenza interiore dei sette gradini. Se, per esempio guardiamo qualcosa che esiste nell’ambiente circostante, troviamo che esso ha un passato ed anche un futuro. Tra passato e futuro esiste il momento presente. Se guardiamo i fiori sulla nostra tavola, sappiamo che essi crescevano nel passato e che deperiranno o appassiranno, ma tra questi due stadi essi sono qui nel tempo presente. Così essi esistono non solo nello spazio ma anche nel tempo.

Nella misura in cui gli oggetti esistono nel tempo, possiamo osservare tre gradini: passato, presente e futuro. Questi tre gradini non sono altro che una settuplicità semplificata. Troviamo che i primi tre gradini sono sempre delineati insieme in quello che chiamiamo “il passato”. Qualsiasi cosa che appartenga al passato in realtà porta sempre il segno di tre stadi di sviluppo. Se le nostre osservazioni sono fatte in maniera completa, troviamo ciò ovunque come legge fondamentale. Anche ciò che chiamiamo futuro rivela se stesso come una triplicità. In mezzo a questi due, passato e futuro, sta il presente come singolo momento nel tempo. Così l’evoluzione o lo sviluppo nel tempo rivela se stesso come una settuplicità.

Inoltre, se le nostre osservazioni sono fatte in modo ancor più esatto e accurato, troviamo che i tre gradini su entrambi i lati dei piatti della bilancia di passato e futuro hanno una relazione interna l’uno con l’altro. Così il primo gradino del passato appare esser collegato con l’ultimo sul lato del futuro. Il primo stadio della settuplice sequenza di qualsiasi evoluzione è in relazione col settimo stadio, il secondo col sesto, il terzo col quinto, e in mezzo sta il quarto che, in quanto presente, collega il passato col futuro.

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Se proviamo a realizzare ciò come immaginazione, cominciamo a formare una figura simile al “settuplice candelabro” del Vecchio Testamento, e realizziamo che il candelabro a sette bracci che stava sull’altare del Tabernacolo era un’immagine di ciò che il popolo ebraico doveva sviluppare nel tempo. Mosè, il fondatore della nazione ebraica, conosceva questo compito. Gli ebrei dovevano creare un corpo capace di servire come vero recipiente per l’Essere del Christo che discendeva. Ciò poteva essere compiuto soltanto nel corso del tempo. Perciò Mosè creò l’immagine del tempo nel settuplice candelabro come una luce confortante sul lungo e faticoso sentiero del suo popolo.

Se oggi realizzassimo questa legge fondamentale del tempo, allora la nostra vita culturale e personale potrebbe essere meno caotica e disturbata. In molte circostanze fuggiamo da ricerche spirituali con la scusa che “non abbiamo tempo” o, se abbiamo un impulso, spessissimo diventiamo impazienti e vogliamo realizzarlo all’istante. Non possiamo riconoscere che dal tempo del suo concepimento sino alla sua realizzazione esso deve svilupparsi gradino per gradino fino a che si sia evoluto a compimento; altrimenti, questo seme può essere rovinato da una nascita prematura. Talvolta dimentichiamo che possiamo dover aspettare sette anni, oppure tre volte sette anni, o anche un intervallo di tempo più lungo fino a che i nostri impulsi e le nostre idee possano essere realizzati.

Dobbiamo imparare nuovamente le leggi segrete del tempo al fine di divenir più sani nella nostra vita animica e persino nella vita del nostro corpo. La settuplicità è la legge fondamentale del tempo, ma ci sono altri misteri del tempo dei quali non possiamo ora parlare.

Questa legge può esser trovata ovunque nel nostro Universo, ma essa rivela l’essenza del suo interno ritmo dinamico nella vita di un essere umano. Se guardiamo nella vita di un essere umano adulto, possiamo distinguere pure tra il passato, il presente e il futuro di lui o di lei. Il passato di ognuno di noi è la nostra Gioventù che include fanciullezza, infanzia e persino la vita embrionale. Più risaliamo indietro nel passato più troviamo una forma di dipendenza dalle Potenze protettive che ci circondano. Non siamo ancora signori di noi stessi; altri esseri devono aver cura di noi. Comunque, procedendo nella vita diventiamo gradualmente indipendenti. Qualsiasi età abbiamo raggiunto attualmente, troviamo che abbiamo, in una certa misura, liberato noi stessi da qualche potenza protettrice. Il bambino neonato è stato separato dal corpo della madre. In seguito noi, come persone pienamente adulte, separiamo noi stessi da molti altri rapporti. Quale che possa essere il “presente” di una vita umana, esso è sempre la manifestazione di un singolo essere che ha liberato se stesso da una precedente condizione di esistenza. Questo singolo essere, essendo divenuto indipendente da precedenti condizioni, è il potere determinante nel suo proprio terzo gradino d’evoluzione: il futuro. Nella misura in cui il singolo essere è divenuto indipendente nel suo “presente”, egli sarà capace di manifestare se stesso nel futuro come singolo essere di contro al retroscena delle condizioni dalle quali egli ha emancipato se stesso. Così, la vita umana rivela tre gradini di evoluzione nel tempo:

Passato: dipendenza da molte altre condizioni ed esseri.

Presente: emancipazione e indipendenza.

Futuro: manifestazione e attività come singolo essere individuale.

 

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

GLI UOMINI GRIGI

Momo-Ende

Michael Ende, scrittore e attore drammatico, conosciuto a livello mondiale per il suo bestseller “La storia infinita”, ha scritto anche un racconto per bambini (e adulti) intitolato: MOMO .

E’ un libro conosciutissimo, ingenuo e profondo allo stesso tempo e più che mai attuale in questo periodo di “uomini grigi”, talmente attuale che vale la pena di rileggerlo per vedere come certe intuizioni siano veramente la voce del futuro!

Nel libro si parla di certi “signori grigi” che si dicono agenti della “cassa di risparmio del tempo”. Essi vogliono convincere un sempre maggior numero di persone sull’utilità di risparmiare il tempo, tempo che verrebbe restituito con gli interessi dopo il sessantaduesimo anno.
Ma è una menzogna! Il tempo rubato agli uomini fornisce ai “ signori grigi” la loro materia vitale, sono dei parassiti che vivono alle spalle degli altri uomini.
Sarà la piccola Momo, con la sua innocenza e la sua Luce, a strappare a uno degli agenti della società segreta la verità ….e quando la menzogna non può più nascondersi.. deve fuggire….

Per chi non avesse il libro sottomano, riporto un piccolo brano che a me sembra molto interessante.
Si tratta del colloquio tra l’agente segreto e Momo:

“… Non forzarti, non puoi competere con noi”, disse l’agente segreto.
Momo non si arrendeva. “E a te, ti vuole bene nessuno?” domandò in un sussurro.
Il Signore Grigio si piegò, si rinsaccò di colpo. Poi rispose con voce spenta, cenerognola:
“Devo dirti che non ho mai incontrato nessuno come te, proprio no. Eppure conosco molta gente.
Se ce ne fossero tanti della tua sorta potremmo chiudere subito la nostra Cassa di Risparmio del Tempo e dissolverci nel nulla….perchè in tal caso come potremmo continuare la nostra esistenza?”.
Si interruppe. Guardava Momo fissamente e parve lottare contro qualche cosa che non poteva conoscere e contro cui non avere partita vinta.
Quando riprese a parlare fu come se lo facesse contro la propria volontà, come se le parole prorompessero autonome dalle sue labbra, e nel contempo il viso era più e più conturbato per il terrore di quello che gli stava capitando.
E adesso, finalmente, Momo sentì la sua vera voce:

“Dobbiamo rimanere sconosciuti”, percepiva le parole che parevano giungere da lontano. “Nessuno deve sapere che esistiamo e cosa facciamo…… ..abbiamo cura che nessuno possa ricordarsi di noi….Soltanto finchè rimaniamo  sconosciuti possiamo occuparci dei nostri affari… Affari difficili, travagliati, salassare agli uomini il tempo della vita… noi lo immagazziniamo, ci è necessario… ne siamo bramosi.. .e ce ne occorre di più, sempre di più… perchè anche noi diventiamo sempre più numerosi… di più… sempre di più….”
Queste parole il Signore Grigio le aveva buttate fuori quasi in un rantolo, ma adesso si tappava la bocca con entrambe le mani e fissava Momo con gli occhi quasi fuor dall’ orbita. Dopo un pò parve emergere da una specie di stordimento e tornare in sè.
“Che… che cosa è successo? Mi hai fatto parlare” balbettò, “… sono malato…Tu mi hai fatto ammalare, tu!”. Proseguì poi in tono supplichevole: “Ho detto delle assurdità, bambina. Dimenticale! Devi dimenticarmi come ci dimenticano tutti gli altri! Devi! Devi!”…….

Cari amici, non sembra anche a voi che l’intuizione di Ende sia diventata piena realtà in questo nostro tempo?
Che gli uomini grigi, oltre a rubarci il tempo, costringendo le persone a lavorare sempre di più e sempre più a lungo, ci portino via anche il denaro, facendoci diventare sempre più poveri, per nasconderlo nei loro forzieri nelle banche?
Non sembra anche a voi che questi Signori mandino i loro emissari a governare e che questi emissari, invece di fare gli interessi dei cittadini, facciano in realtà, gli interessi di chi li ha mandati?

E questi Signori chi sono? Da quanto tempo lavorano a questo progetto? Dove vivono… forse in un palazzo di vetro… o di cristallo… o di ghiaccio…?

E noi? Credo che il nostro compito sia quello di vegliare, di mantenere la coscienza desta per riconoscere dentro il nostro cuore la Verità di questo tempo, con la speranza che quando la Menzogna viene smascherata, e questo avviene dentro le coscienze… essa deve fuggire!

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Momo_alla_conquista_del_tempo

Note aggiunte di Ecoantroposophia:

Una fiaba non per forza deve essere adatta solo ai bambini. Letto ad un livello superiore di coscienza questo romanzo rimane una delle analisi più accurate del mondo, di come l’umanità si stia trasformando, abbandonando ciò che c’è di più puro per seguire la frenesia della società moderna.
Con semplicità e profondità, Michael Ende, autore anche del romanzo da cui è stato tratto l’omonimo e famoso film “La storia infinita”, ci racconta una storia bellissima…”

“Questo libro è qualcosa di più di una semplice fiaba, è un libro sul valore del tempo, il tempo da dedicare agli altri, a noi stessi, alle cose che ci fanno star bene, ai nostri pensieri e questo tempo, ci mostra Ende, viene sottratto dal ritmo lavorativo della società moderna che diventa sempre più frenetico. Vivere consuma il tempo ma ne conserva la qualità vitale, risparmiare il tempo spegne la vita e distrugge così il tempo. La fiaba di Ende racconta l’antico conflitto tra la vita e la morte in termini più sottili e moderni: a Momo, la bambina capace di ascoltare tanto da udire e fare udire le musiche, i silenzi e le avventure della vita interiore, si oppongono i Signori Grigi, nebbiosi, freddi e insinuanti che possono trasformare la vita in un vuoto insensato e ripetitivo e il cuore umano in un luogo sterile e chiassoso. La lotta di Momo contro i Signori Grigi si anima di continue invenzioni: il vortice vagante che crea le tempeste, la tartaruga Cassiopea che prevede il futuro, ma solo per la prossima mezz’ora, la stanza degli orologi di Maltro Hora, il custode del Tempo, e il luogo onirico da dove sgorgano e nascono le ore. La ricchezza delle immagini compensa i momenti più rari, in cui il conflitto non riesce ad attingere alla dimensione fiabesca.
Un fantasy che si riscopre romanzo d’impatto sociologico, Ende scrive per bambini ma colpisce soprattutto i grandi. Lo stile è semplice, “da fiaba”, ma carico di quel significato intrinseco che solo gli adulti possono carpire.”

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L’ AUTORE:

Michael Andreas Helmuth Ende è stato uno scrittore tedesco. Nato a Garmisch-Partenkirchen, 12 novembre 1929, è morto a Stoccarda il 29 agosto 1995. Gli anni precedenti la guerra, per Michael, furono anni di crescita e studio, funestati, nel 1937, dalla morte di un suo intimo amico, Willie: sulla sua immagine lo scrittore modellò, in seguito, l’aspetto di Bastiano, il protagonista de La storia infinita. L’anno successivo Michael evitò fortunosamente l’ingresso nella Hitler Jugend. Nel 1945 venne forzatamente arruolato per l’estrema difesa della Germania nazista, ormai prossima alla disfatta totale. Dopo un addestramento di un sol giorno, fu mandato al fronte, dove vide morire tre suoi compagni nei primissimi combattimenti. Michael gettò a terra il fucile e scappò, percorrendo a piedi, lungo tutta la notte, ottanta chilometri, nel tentativo di raggiungere Burach, dove viveva sua madre. Entrò quindi in un’organizzazione antinazista (Fronte per la Baviera Libera) sino al termine della guerra. Gli anni seguenti la guerra furono segnati, per Michael, ormai quasi maggiorenne, dall’incontro con l’Antroposofia di Rudolf Steiner e quindi con il teatro. La sua ambizione divenne quella di poter essere attore. Scrisse opere teatrali e recitò in ruoli secondari, senza tuttavia ottenere grande riscontro. In questi anni Michael ottenne un lavoro presso una compagnia radiofonica e nel frattempo, consigliato da un amico, scrisse, nel 1958 il suo primo libro, Le avventure di Jim Bottone, che venne tuttavia rifiutato dall’editore cui lo spedì. Due anni dopo, nel 1960, riuscì a ottenere la pubblicazione dall’editore Tienemanns. Il successo del libro, primo premio nel 1961 per la letteratura per l’infanzia, permise a Michael di ottenere la stabilità economica. Continuò a lavorare per il teatro, sinché, nel 1971, si spostò a Genzano di Roma. Erano questi gli anni in cui lavorava a Momo, che completò nel 1972. Tienemanns accettò di pubblicarlo dopo alcune esitazioni. L’edizione del libro era accompagnata da illustrazioni dello stesso autore. Nel 1974 il libro ricevette un premio tra la letteratura per adolescenti. Nel 1979 completò e pubblicò La storia infinita. L’enorme successo del libro e la gran quantità di premi ricevuti, con una conseguente riscoperta di Momo da parte di pubblico e critica, portarono a Michael grande notorietà, la quale, tuttavia, risultò troppo pesante per l’autore, che ne risentì fisicamente e mentalmente. Nel 1982 firmò il contratto per la versione cinematografica de La storia infinita. Apprese però solo in seguito delle enormi modifiche che produzione e regista volevano apportare alla storia, quando ormai era troppo tardi per opporsi. «Auguro la peste ai produttori. Mi hanno ingannato: quello che mi hanno fatto è una sozzura a livello umano, un tradimento a quello artistico» commentò dopo la prima. Il film venne proiettato nei cinema nel 1984, nonostante i tentativi dello scrittore per bloccarlo. Intentò una causa alla produzione perché fosse eliminato il suo nome dai titoli di testa, causa che, nel 1985, perse.

Daniele Martinelli  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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TITOLO: “MOMO”
AUTORE: MICHAEL ENDE
EDITORE: SEI
PAGINE: 256
PREZZO: 9.80 €


per gentile concessione della Redazione

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http://www.cittadellaspezia.com/Verba-Mane…Ende-52574.aspx

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ISIDE SOPHIA – Settima Lettera (Parte II)

Denderah

SETTIMA LETTERA

Ottobre 1944

RAPPORTO TRA L’ESSERE UMANO E L’UNIVERSO

(Continuazione)

Questo è dove il nostro Maestro Celeste col suo “organo-Capricorno” può pure camminare prima di noi, se noi veramente leggiamo il linguaggio degli eventi Stellari in questa Costellazione.

La parte inferiore delle braccia è in relazione con la Costellazione dell’Acquario. Mentre il Capricorno è la regione nella quale il mondo di pensiero differenziato dell’umanità fluisce insieme nell’unico gigantesco panorama della situazione mondiale, la “parte inferiore delle braccia” o Acquario del Mondo Angelico sopra di noi riversa forze di calore risanatrici e confortanti. Noi sappiamo che l’Acquario è collegato col calore, come è descritto nella Lettera Quarta. Qui le ali celesti toccano l’essere umano in special modo nel mondo del sentire. Esse chiedono da ognuno di noi direttamente il nostro sforzo nei confronti di guarigione, compassione, amore e contro le forze oscure di odio e distruzione che spesso crescono simultaneamente. Qui troviamo che l’Entità Celeste può diventare un rigoroso e severo giudice dell’umanità e dei suoi singoli membri.

Abbiamo mostrato dettagliatamente che le mani sono collegate con la Costellazione dei Pesci. Qui abbiamo trovato il regno del destino e della volontà dell’umanità. Questo mondo non può ancora essere compenetrato dalla nostra piena coscienza. Noi siamo ancora profondamente addormentati in questo àmbito, sebbene la piena coscienza cosmica di esso sia vivente nelle “mani” dei Pesci dell’Essere Divino. Come mani invisibili, esse si allungano nelle profondità del volere umano. Guidano ognuno di noi attraverso il nostro individuale destino. Ci conducono lungo il nostro sentiero individuale della vita e dell’opera sulla Terra. Queste vie possono apparire a noi strane e impenetrabili, eppure, da quelle mani alate, il corso della vita è ordinato secondo l’omniveggente Saggezza della Guida Cosmica. E’ qui che la mano del giudice, del quale abbiamo parlato, talvolta deve richiamare le sue pecorelle erranti sulla Terra mediante catastrofi nella Natura e tra l’umanità. Questa Volontà che non erra, guida allora l’umanità a decisioni alle quali non si può sfuggire, poiché ognuno deve trovare una risposta individuale in favore o contro l’evoluzione del mondo. Così questa Entità non è soltanto una Guida dell’umanità terrestre, ma anche un pedagogo su grande scala.

Abbiamo ora provato ad accostare di un passo più da vicino l’immagine della Guida Cosmica in relazione al retroscena spirituale delle Costellazioni di Ariete, Toro, Gemelli, Sagittario, Capricorno, Acquario e Pesci. Dobbiamo essere coscienti che abbiamo trovato unicamente il suo sembiante, ma non ancora la sua “vita interiore”. Questa viene rivelata dalle altre Costellazioni dello Zodiaco: Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione. Prima che possiamo accostare queste, dobbiamo fare del lavoro più deciso di cognizione; quindi, dobbiamo attendere di aver raggiunto questa conoscenza nelle descrizioni future.

Molti lettori ora possono dire: “Questa è una prospettiva che possiamo accettare come più o meno bella in una descrizione poetica” (sebbene sia in dubbio che ciò appartenga ai limiti dello scrittore). “Ma”, possono proseguire, “come possiamo trovare realizzata questa prospettiva nel regno del mondo Stellare visibile?”. Ciò è giustificabile e lo scrittore di queste Lettere ha dedicato molto tempo a trovare una risposta alla domanda. Egli deve confessare che, per lui, questa immagine cosmica apparve, per anni, priva di prova e solo molto più tardi egli trovò che gli eventi Stellari si rivelavano se soltanto sappiamo guardare ad essi nella giusta maniera.

Guarderemo ora un certo evento nel Mondo Stellare che si ripete a brevi intervalli di tempo. E’ la congiunzione dei due Pianeti Giove e Marte che ha luogo ogni biennio. Sulla Terra vediamo allora questi due pianeti vicinissimi l’uno all’altro. Può accadere persino che Marte copra o occulti Giove. Questo evento ha luogo ad intervalli di circa due anni, solo in Costellazioni diverse. In mezzo a questo ritmo vi è l’altro ritmo dell’opposizione di Marte e Giove che ha luogo, grosso modo, ogni secondo anno. Se allora vediamo Giove in Cielo, dobbiamo immaginare che Marte sia esattamente in opposizione, cioè, all’altra estremità di una linea immaginaria da Giove, passando attraverso il centro della Terra e verso l’altra metà invisibile della sfera. Così accade che abbiamo, parlando approssimativamente, ogni anno o una congiunzione o un’opposizione di Marte e Giove.

Non abbiamo parlato dettagliatamente circa il carattere di Marte o di Giove, ma può essere sufficiente in questo momento se immaginiamo che Giove è il rappresentante della Saggezza Cosmica e Marte quello della Forza Cosmica.

Ne febbraio del 1819 d.C, ebbe luogo una congiunzione di Marte e Giove nella Costellazione del Capricorno. Se ora seguiamo la sequenza di queste congiunzioni negli anni successivi, troviamo, tra molte altre, un’alta congiunzione nel 1848 d.C, nei Gemelli. Lasciamo queste per adesso e proseguiamo ad un’opposizione nel giugno del 1914 nel quale troviamo Giove in Capricorno-Acquario, una congiunzione ebbe luogo in Cancro nel settembre del 1919, un’opposizione mentre Giove era nuovamente in Acquario nel settembre 1938 ed una congiunzione in Pesci nel gennaio del 1940.

Abbiamo così una sequenza di questi eventi nelle Costellazioni di Capricorno (1819), Capricorno-Acquario (1914), Acquario (1938) e Pesci (1940). Siamo ora in quella sfera dello Zodiaco nella quale abbiamo raffigurato le ali dell’Entità Celeste allorché tocca l’anima umana nel suo pensare, sentire e volere. E’ il dominio nel quale percepisce la situazione su questo Pianeta attraverso gli organi animici dell’umanità ed agisce secondo queste percezioni.

E’ ovvio che queste “percezioni” e “concezioni” cosmiche sono collegate con la prima e la seconda Guerra Mondiale. Così, perché cominciamo nel 1819 d.C.? Potremmo anche iniziare prima e trovare le cose più stupefacenti. Comunque, nel 1819 ebbe luogo il Congresso di Carlsbad nel quale i rappresentanti e i prìncipi di tutti gli Stati tedeschi, che allora non erano ancora uniti nel “Reich Germanico”, si incontrarono per introdurre misure per la soppressione delle attività rivoluzionarie nei loro Stati. Il risultato fu un’incredibilmente severa limitazione e restrizione delle attività delle università e la rigorosa censura della stampa. Questa fu una delle ragioni che portarono alla rivoluzione del 1848 che esplose in tutti i Paesi dell’Europa Centrale. Possiamo quasi percepire come quell’Entità Celeste abbia guardato giù sulla Terra e attraverso le anime dell’umanità abbia visto la lotta per la libertà spirituale. Quest’impulso apparve sempre di nuovo in molti avvenimenti storici dopo l’anno 1819: tutti in rapporto con i ritmi di Marte e di Giove. Fu di nuovo manifesto nella catastrofe del 1914 e nel 1938 entrò pienamente nella sfera dell’Acquario.

L’impulso compenetra il mondo del sentire umano e chiama per il risveglio delle forze di guarigione, di compassione ed amore contro il sempre crescente muro di odio e distruzione. Allorché tutto sembrò essere stato vano, la congiunzione di Marte e di Giove in Pesci del 6 gennaio 1940 rivelò il non errante Giudice Cosmico che non poteva, da quel che sperimantava sulla Terra, fare altro che educare l’umanità e richiamare l’umanità al sentiero diritto dell’evoluzione positiva attraverso una delle più grandi catastrofi che il Pianeta abbia mai visto. Così la Volontà Cosmica fece quello che la volontà umana non poteva compiere.

Se ora domandiamo: “Che cosa chiede il Mondo degli Dèi dall’umanità?”, possiamo trovare la risposta se cerchiamo un’altra sequenza del ritmo Marte-Giove. Nel settembre del 1916, un’opposizione di ambedue ebbe luogo mentre Giove stava in Ariete. Nell’anno seguente, nel giugno del 1917, una congiunzione apparve in Toro e in novembre-dicembre del 1918 un’opposizione mentre Giove era nei Gemelli.

Questi eventi ebbero luogo, durante gli ultimi anni della prima Guerra Mondiale, nelle Costellazioni di Ariete, Toro e Gemelli. Se proviamo ad immaginare in queste Costellazioni le caratteristiche di quell’Entità Spirituale che cammina prima di noi, troviamo in esse la testa, aperta alla Saggezza omnicomprensiva dell’Universo, l’organo per la Parola Creatrice nell’Universo e le ali che scendono ai singoli esseri umani, tentando di ispirarli e sollevarli agli ideali che tendono a guidarli verso la creazione della vera fratellanza cristiana. E cosa accadde sulla Terra come espressione dell’attività del Mondo Spirituale?

Nel settembre del 1916, Rudolf Steiner parlò intorno al retroscena spirituale della storia umana. Qui possiamo già trovare le idee fondamentali dell’immagine dell’organismo umano tripartito ch’egli elaborò più dettagliatamente nel suo libro Von Seeleraetseln (Enigmi dell’anima). Dietro questa, l’idea già albeggiata della tripartizione dell’organismo sociale. Nello stesso periodo, ebbe luogo l’evento Giove-Marte con Giove in Ariete. E’ come se in quel momento fosse aperta una porta dalla “testa” della Divinità, dal Mondo dell’omnipenetrante, omnidominante col suo sguardo, Saggezza dell’Universo Spirituale. Il gioiello risanatore della Saggezza Cosmica, l’idea della tripartizione dell’organismo sociale, discese sulla Terra, fu concepito dall’individualità di Rudolf Steiner,e nacque come l’idea sociale che era la risposta all’anelito e alla lotta dentro le profondità di milioni e milioni di esseri umani.

Poi possiamo vedere come nel 1917 – in giugno-luglio – quest’idea, che anelava a divenire la soluzione degli urgenti problemi sociali, acquistasse forma definitiva sempre più nelle conversazioni di Rudolf Steiner con i suoi amici e persino in un memorandum stampato. Marte e Giove erano allora in congiunzione nel Toro, ed Entità Spirituali parlarono all’umanità con parole potenti e creatrici.

L’anno 1918 (novembre) portò la fine della prima Guerra Mondiale e con essa il sorgere dei problemi sociali nascosti e delle rivoluzioni in Europa Centrale che sino a quel momento erano stati artificiosamente celati. Immediatamente dopo, vediamo Rudolf Steiner al centro di una gigantesca attività, parlare in molte conferenze ed incontri a migliaia e migliaia di persone su molteplici questioni sociali e sui mezzi per la loro soluzione attraverso l’idea della Tripartizione dell’organismo sociale.

Possiamo qui vedere come le ali dell’Intelligenza Cosmica – i Gemelli con Giove in essi – tocchino il singolo essere umano al fine di portare l’umanità più avanti sulla via verso un organismo sociale che possa diventare il portatore del vero Cristianesimo.

Vediamo come questi eventi, che portano maggiormente l’impronta della rivelazione dei nostri Predecessori cosmici, siano intessuti negli eventi dell’altra sequenza di congiunzioni Marte-Giove in Capricorno, Acquario e Pesci. L’umanità non ascoltò questa rivelazione della vera forma del suo proprio organismo sociale. Dopo la caduta dei sentimenti umani nell’abisso del nazionalismo estremo in Europa Centrale, vi fu soltanto un’unica via d’uscita: il giudizio cosmico che iniziò nel 1939-1940.

(Continua)

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