NOTE SUL GRUPPO DI UR E LA SUA RIVISTA

UR copertina

Marzia ha chiesto alcuni chiarimenti circa il Gruppo di UR.

È una storia abbastanza intricata per coloro che si accostano per la prima volta all’attuale edizione pubblicata da una casa editrice romana. Forse è buona cosa dare alcune notizie che possono gettare un po’ di luce su alcuni risvolti riguardanti la nascita del Gruppo di UR e sulla omonima rivista apparsa negli anni venti del trascorso secolo. A quanto mi risulta dai documenti in mio possesso e dai colloqui con persone qualificate, oltre da quanto comunicatomi a suo tempo da Massimo Scaligero, l’iniziativa della pubblicazione della rivista si deve al pitagorico ed ermetista fiorentino Arturo Reghini e non al giovane Julius Evola che allora aveva 28 anni.

Arturo Reghini aveva pubblicato già due riviste di carattere esoterico negli anni precedenti, e precisamente Atanòr nel 1924 e Ignis nel 1925. In queste riviste, il tono dei suoi articoli era ferocemente anticlericale, e dovettero essere chiuse ambedue per le persecuzioni del Regime allora imperante, il quale già preparava quel Concordato con la parte clericale, che tante sciagure avrebbe portato alla nostra amata Italia. Nel 1926, Arturo Reghini decise di far nascere una nuova rivista col nome di UR, rivista che avrebbe dovuto evitare i toni ferocemente polemici delle precedenti riviste ed occuparsi unicamente dei temi storici e dottrinali dell’esoterismo, e delle relative discipline. La nuova rivista apparve nel 1927 e fu molto apprezzata negli ambienti che si dedicavano all’esoterismo classico.

Essendo il suo nome ampiamente compromesso, ed avendo subito persecuzioni ed aggressioni personali, Arturo Reghini decise di affidare la direzione della rivista al giovane e relativamente ancora poco noto Julius Evola, nella speranza di evitare le passate difficoltà. Sulla rivista scrissero autori di varia provenienza: pitagorici, ermetisti e antroposofi. In particolare vi scrissero qualificati discepoli di Rudolf Steiner come il Dott. Giovanni Romano Colazza Leo, il Duca Giovanni Antonio Colonna di Cesarò Krur e Breno, che con la madre la baronessa Emmelina de Renzis aveva partecipato a Dornach al Convegno di Natale del 1925, e i poeti Arturo Onofri Oso, Nicola Moscardelli Sirius, e Girolamo Comi Gic. Non corrisponde a verità che dietro l’eteronimo di Arvo si celasse il Duca Colonna di Cesarò, come scrive l’evoliano Renato Del Ponte, perché è certo che Arvo era lo stesso Evola, come risulta da documenti degli anni trenta del Novecento, dal contenuto e dalla forma degli articoli firmati con tale eteronimo, e da quanto Evola pubblicò nella seconda e terza edizione – apparse sotto forma di tre volumi, editi nel 1955 dai Fratelli Bocca, e nella successiva edizione del 1971 delle Edizioni Mediterranee, ampiamente e arbitrariamente rimaneggiate da Evola – come ulteriori contributi firmati Arvo, allorché il Duca Colonna di Cesarò era già deceduto nel 1940.

Julius Evola, tutto preso dalla sua personalissima concezione dell’idealismo magico, per la quale si riteneva «Individuo Assoluto», «Signore del Sì e del No», volle scavalcare Arturo Reghini, alla cui iniziativa si doveva la nascita della rivista stessa, e si impose come «signore e donno» della medesima imponendo il proprio volere ed arbitrio nel tagliare e modificare a suo libito gli articoli, che i vari autori gli affidavano per la pubblicazione. Un tentativo di sanare tale arbitraria e antipatica situazione con l’associare nel 1928, secondo anno di pubblicazione, come direttori della rivista di UR i nomi di Pietro Negri e Luce, eteronimi dietro i quali si celavano lo stesso Arturo Reghini e il suo amico e sodale Giulio Parise. Ma in pratica  le cose non cambiarono affatto, perché Evola continuò indisturbato a perpetrare i suoi arbitri, ad onta delle promesse e del fatto che la rivista dovesse essere concorde espressione di tutto il Gruppo di UR. Questo portò allo scioglimento della rivista, per cui Evola, nel 1929, con molto materiale sottratto a Reghini, ne pubblicò un’altra col nome di Krur (e per tale motivo il Duca Colonna di Cesarò mutò il proprio eteronimo da Krur in Breno), mentre Reghini tentò di ripubblicare Ignis, ma dopo l’uscita del primo numero la Questura di Roma impose a tutte le tipografie di rifiutare di stampare la rivista, che così interruppe le pubblicazioni.

Dietro la rivista di UR agiva un gruppo operativo, il vero e proprio Gruppo di UR, che si riuniva per agire secondo un Opus Magicum meditativo in comune. A tale proposito ho anche dei documenti. Inevitabilmente, la rottura della concordia – a mio parere determinanti furono appunto le molte scorrettezze di Evola rese impossibile il proseguire tale Opus comune.

Le edizioni del 1955 e del 1971 dettero modo ad Evola di operare ulteriori notevoli arbitrarie modifiche. In particolare, ne soffrirono gli articoli di Leo-Colazza, di Breno-Colonna di Cesarò, di Oso-Onofri, dai quali – oltre a subire molte modifiche – scomparvero anche tutti i riferimenti al nome di Rudolf Steiner e alle sue opere. In tali edizioni comparvero sia la pubblicazione degli esercizi fondamentali della Scuola Esoterica di Rudolf Steiner – che Evola fece passare per propri apponendovi il proprio eteronimo di Ea – che una parte di un commento di Colazza sui suddetti esercizi, anche questi fatti passare per propri. Vi appare anche uno scritto di Massimo Scaligero, Appunti sul distacco, al quale pure Julius Evola non si peritò di portare qualche non richiesta modifica. Infine, a sciupare il tutto, appaiono pubblicati, sempre ad opera di Evola, alcuni scritti del mago inglese Aleister Crowley, che Massimo Scaligero mi dipinse come «mago nero, assatanato di sesso».

Alla fine degli anni settanta, Massimo Scaligero volle che venisse ripubblicata l’edizione originale degli anni venti della rivista UR, alla quale egli fece una breve prefazione per spiegare il motivo della ripubblicazione in copia fotostatica. Tale edizione, che apparve per la neonata casa editrice Tilopa, ebbe poca diffusione, non essendo stata pubblicata in numero elevato di copie. L’Editore ha manifestato l’intenzione di non procedere ad una ristampa dei tre volumi, per cui quella edizione è divenuta piuttosto rara. Io ho la fortuna di possedere sia tale edizione, sia quelle del 1955 e del 1971, per cui posso fare i debiti confronti. Possiedo anche alcuni fascicoli originali di UR, appartenuti a Giovanni Colazza, ed uno con sopra gli appunti a matita di Massimo Scaligero.

Per questi motivi è bene che chi possiede la riedizione stampata per volontà di Massimo Scaligero la custodisca come un prezioso tesoro per la sua rarità, ma soprattutto perché in essa vi si trovano contenuti di sapienza spirituale scomparsi o alterati nelle successive edizioni.  

Riproduco qui di seguito l’Avvertenza di Massimo Scaligero alla riedizione da lui voluta e pubblicata dalla casa editrice Tilopa nel marzo del 1980: 

Si può considerare una novità necessaria – dopo mezzo secolo – la presente ristampa della prima edizione originale della rivista UR (1927), alla quale seguiranno UR (1928) e KRUR (1929). Tale ristampa si è resa inevitabile, a un determinato momento, in quanto l’edizione a suo tempo (1955) ripubblicata ad iniziativa di uno dei tre direttori, con successive riedizioni, si presentava, rispetto all’originale, completamente rielaborata, indubbiamente secondo un criterio personale nobilissimo, ma in qualche modo contraddicente l’impulso iniziale e l’orientamento del Gruppo del quale la rivista intendeva essere concorde espressione.

Oggi l’edizione da noi ripubblicata, mediante riproduzione fotostatica dell’originale, risponde soprattutto all’intento, condiviso dai continuatori del Gruppo di UR, di far conoscere, allato al contenuto integrale della famosa rivista, il senso della diversificazione di orientamento impressa ad esso retroattivamente mediante le successive ristampe. Il confronto non può che significare arricchimento della visione esoterica richiesta dai nuovi tempi, ma soprattutto necessità della saggia concordia dei cultori della Scienza dello Spirito, rispetto ai problemi posti dalla grande crisi umana, prevista per la fine del secolo: crisi che potrà essere dominata nella misura in cui venga obiettivamente riconosciuto il suo retroscena sovrasensibile.

6 commenti su “NOTE SUL GRUPPO DI UR E LA SUA RIVISTA”

  1. Hai ragione Hugo!
    Questi testi sono diventati una rarità!
    Su aseq le tre annate della rivista vengono vendute a €220:
    http://www.aseq.it/ur-1927-ur-1928-krur-1929.html
    Per fortuna che ho avuto modo di acquistarle in tempi non sospetti…
    Sapevo di un Opus Magicum meditativo, addirittura antecedente la formazione della rivista, di cui facevano parte Colazza, Evola, e Giulio Guerrieri, il dirigente della Catena.
    Degli articoli relativi all’Opus, la glossa sulla “Costituzione di catena magica” (Ur 1927) e le “Esperienze di catena” (Krur 1929), ovvero la relazione fatta dal Gruppo di Genova, furono tolte da Evola nell’ edizione del 71 (non so se esse permangano nell’ edizione del 55), mentre non ha subito rimozioni l’articolo relativo alle “Istruzioni di catena” (UR 1928).
    Se trovo la versione del 55, che ho regalato ad un amico, mi metto a trovare e a studiare tutte le differenze 🙂

  2. Non capisco, se il fatto di smettere di pubblicare, anche dopo la decisione di Scaligero di ripubblicare la versione del 27, sia da imputare a “resistense” insite nella città eterna oppure addirittura a livello nazionale; tanto da non interessare nessuna casa editrice della penisola.
    Non posso conoscere gli eventi per ragioni anagrafiche e spazio temporali ovviamente, ma il tutto mi sa tanto di blocco volontariamente messo in atto da chi considerava in un certo modo scomodo il lavoro effettuato illo tempore dal gruppo di UR, anche perchè non c’è motivo alcuno di diffondere grandi quantità di copie dichiaratamente rivisitate e modificate se non per altri scopi che vanno ben al di la dello scopo puramente editoriale di diffusione TALE E QUALE dei documenti
    Sicuramente Evola ci ha messo anche del suo, ma il modo di rimediare era stato trovato

  3. Grazie “saturniale” Hugo!
    Io so poco di tutti questi personaggi importanti nell’ambito esoterico italiano
    del passato. Comunque è importante che ci sia qualcuno che guardi anche al passato e sappia tenere tra le mani il filo di tutta la storia per poterla passare ad altri, come fai tu.

  4. Sì, condivido la questione di Mir83…possibile che nessun piccolissimo editore (illumninato) sia mai stato interessato?…da parte mia confesso di essere tentato dai 3 volumi disponibili a 220 euro!
    Grazie come sempre a Hugo de Paganis!!!

  5. Aimè amico mio l’edizione che tu possiedi è introvabile. In compenso quella evoliana ha fatto un mucchio di casini. Mi ricordo ancora le “catene magiche del gruppo di UR” sul vecchio antrophorum che portarono il giovane (allora) balin a chiedersi: “Ma qui non si dovrebbe parlare di antroposofia?”

    In compenso gli interventi crowleyani non furono poi così pesanti. Un po’ borderline ma, visto che spesso mi si accusa per il mio passato, “temo” che l’aver letto Crowley mi consenta perlomeno di conoscere certi errori.

    Quanti allievi inconsapevoli di Perdurabo girano sul web.

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