LIBRI E AUTORI

"LA VIA SOLARE" – Un libro di F. GIOVI

- La Via Solare - di Franco Giovi

 www.cambiamenti.com/

LA VIA SOLARE

Riflessioni e suggerimenti per la pratica

Editrice CambiaMenti
e-mail: cambiamenti@cambiamenti.com Bologna 2010

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Apprendemmo a suo tempo, dalla rivista L’ Archetipo, della pubblicazione di un testo dell’amico Franco Giovi, un libro la cui lettura proponiamo.

www.larchetipo.com/2010/nov10/pubblicazioni.pdf

Di seguito un estratto dalla prefazione dell’Autore stesso:

” …La posizione di chi ha scritto queste pagine è in un certo senso la piú comoda del mondo: serenamente pessimista per quanto riguarda destità, coraggio e volontà d’azione degli uomini, pronti a gridare nobili ideali ma incapaci a dismettere la brioche e il caffè della prima colazione. L’esperienza di una vita mi offre la certezza che se quanto ho da dire è poco – inoltre mi ripeto di continuo – sono però pochissimi quelli capaci di fare davvero ciò che propongo in queste pagine, che non conducono all’Iniziazione, ma cercano soltanto di indurre la statua di sale che si è ad imparare a muoversi iniziando dall’unico punto fermo che l’uomo possiede, a fare un primo vero passo su quella strada che alcuni credono di conoscere (dissacrando il senso vero del conoscere) perché hanno letto libri di esoterismo. Testi che nel migliore dei casi aiutano il ricercatore a mantenere vivo l’impulso interiore, mentre piú spesso riempiono la sua testa di fantasie e il suo sentimento personale di una impressione di superiorità sugli altri uomini e sul mondo, che non esiste (la sua coscienza essendo sempre la comune coscienza umana) e che fa di lui uno spostato, innocuo o nefasto. Se il mio lettore è capace di accettare l’idea umiliante – e questa può essere già in pratica una prova tosta – che la sua coscienza desta è limitata al mondo fisico-sensibile, che la sua consapevolezza ordinaria è traballante e zeppa di automatismi (e comunque si spegne e si riaccende senza il suo intervento dominante), che non è mai capace di volere ma solo di desiderare o bramare, e che nel mondo esoterico potrebbe esserci una differenza assoluta tra il sapere ed il percepire, allora tra lui e queste pagine può prospettarsi un rapporto interessante.”

Franco Giovi

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Si trovano valore e alto contenuto in questo libro….d’oro. Conosciamo tutti le qualità di scrittore di Giovi, il quale le ha messe al servizio dell’Idea, con fedeltà e abnegazione. Per tutto ciò ci sentiamo di ringraziare questo Autore e quanti hanno voluto e considerato necessario pubblicare un lavoro simile.

La sua opera è particolare e forte, l’abbiamo imparato dai tutti i suoi scritti, permeati di amore, dedizione e volontà: nel suo genere è unica e non si riesce nemmeno a immaginare che possa non esserci.

Un libro che mancava oggi, in questi periodi difficili…un libro che è andato a riempire il suo posto che l’attendeva.

Molto è stato scritto qua e là, in articoli pubblicati su varie riviste, in interviste/pareri/testimonianze anche raccolte in un libro, su Massimo Scaligero, lo stesso Giovi ha scritto per un decennio circa rispondendo a quesiti importanti sulla Via del Pensiero nella rivista “L’Archetipo”: ma questo testo ora arriva finalmente e giustamente a presentare e testimoniare degli insegnamenti che sono sempre stati creduti astrusi, difficili e di un altro pianeta.

La testimonianza e l’esperienza danno all’autore il diritto di scriverne, e i tempi attuali – così come già Steiner prima e lo stesso Scaligero hanno dimostrato – si prestano all’uso della scrittura quando questa è usata  sinceramente e con fedeltà allo Scopo; ormai l’istruzione e i mezzi di comunicazione sono alla portata di chiunque e le risposte, i consigli, le testimonianze che possono essere date da persone come Giovi, urgono perché richieste ed attese. Riteniamo  “La Via Solare” essere un testo veramente di valore.

Ci auguriamo che questo antroposofo scriva presto un altro libro, ne possiede il talento, le capacità occorrenti e tutti i requisiti.

LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO, ,

EL HOMBRE INTERIOR

Massimo Scaligero El Hombre Interior – Caviarbleu, Editora Andina Sur
Calle Alpatacal 1764, – (5500) Mendoza, Republica Argentina
e-mail info@caviarbleu.com– Páginas 260 – Precio € 17,00 Traductor: Veeraj Giovanni Gullo

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Tempo fa venni  a conoscenza della traduzione in Castigliano de  “L’Uomo Interiore” di Massimo Scaligero nella rivista  L’Archetipo, operazione raccontata dall’Amico Franco Giovi e che vi invito a leggere sul mensile online: www.larchetipo.com/2011/gen11/pubblicazioni.pdf

Personalmente credo che questo avvenimento sia di portata eccezionale, il signor Giovanni Gullo Veeraj, nostro lettore e iscritto, italiano ma che vive da molto tempo in Argentina ha assunto questo compito sicuramente non facile, e addirittura pare ne stia a tradurre altri e cio’ mi riempie di tanta gioia perche’ riconoscendo la preziosita’ dei concetti espressi dai testi in questione e intendo anche solo lontanamente quanto siano costati sotto tutti i fronti a Massimo Scaligero, allora penso che se e’ giunto il momento di rendere questi contenuti disponibili anche agli altri popoli, sia un grosso e buon segno dai mondi spirituali che operano per l’evoluzione di ognuno.

Grazie signor Veeraj Giovanni Gullo.Grazie Franco Giovi e un saluto a tutti.

Naitsirc

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Dopo aver letto la presentazione della traduzione del libro di Scaligero su L’Archetipo di gennaio 2011, decisi di scrivere a Veraaj Giovanni Gullo, tra l’altro iscrittosi al nostro allora forum poco tempo prima, per chiedergli maggiori informazioni. Tra le altre cose abbiamo saputo che su L’Archetipo Franco Giovi ha omesso, sicuramente per modestia, di indicare che il testo in lingua spagnola contiene una sua prefazione, anch’essa in lingua castigliana.

Veraaj ci ringrazio’ per l’interessamento, per aver citato l’evento, e ci invio’ lo scritto del dott. Giovi chiedendoci di condividerlo con i lettori del forum se fosse stato possibile.  Per noi fu un piacere e un privilegio poter accogliere una richiesta del signor Gullo e nello stesso tempo pubblicare nello stesso mese del gennaio 2011, in italiano, la prefazione curata da Giovi per El Hombre Interior. Una testimonianza inedita e preziosa.

Testimonianza  che ben si incastona con altre di suoi discepoli ed amici, che va a comprovare l’eccezionale levatura di Massimo Scaligero, la sua grande umanita’ e potere di accoglienza interiore di molte sofferenze e drammi umani. Nella vastita’ della sua anima questo grande Iniziato, svuotandosi di tutto poteva accogliere e lenire le sofferenze di coloro che disorientati e bisognosi si recavano da lui per ricevere un Lume…..

Gullo ci comunica la sua intenzione di poter tradurre e pubblicare un libro all’anno di Scaligero. Siamo certi che tutti gli estimatori di questo Maestro del Pensiero proveranno una grande gioia a questa notizia, ringraziando in cuor loro Veeraj per questa importante, non facile impresa ma sicuramente di inestimabile valore e fedelta’ alla causa della Tradizione Perenne.

Siamo grati a Veraaj per la sua considerazione, per il lavoro prezioso che ha svolto e per quello che svolgera’: siamo sicuri che in questa magnifica fatica non sara’ mai solo.

Savitri

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Prefazione di Franco Giovi a El Hombre Interior – M.S.


Cenni sull’Autore

In un articolo scritto per la rivista L’Archetipo del marzo 2008 in relazione ad una assai sintetica biografia di una notevole personalità francese, Paul Sédir, scrissi queste parole: “L’oscurità infittisce quando si dirige lo sguardo su specifiche individualità. Vi siete mai accorti che di esse non trapela l’essenziale e che anzi non scoprite nulla della loro anima e del suo più intimo percorso? Mogli, figli, amici ed eventuali biografi possono raccontarvi di avvenimenti, gesti, parole dette. Questo per noi può essere soddisfacente o almeno interessante ma ricordiamoci che sono superfici, descrizioni di quanto è percepibile alla coscienza comune…”. Iniziai a studiare i primi scritti di Massimo Scaligero all’inizio degli anni ’60 e dopo un decennio di lavoro d’intelletto e di sperimentazione interiore, reputando maturo il momento, decisi di incontrare personalmente il responsabile delle mie fatiche.

Quando andai da Scaligero mi ero ritagliato lo spazio per un giudizio libero ed attento. Certo, avevo già orientato molto della mia vita sulla base delle sue indicazioni espresse attraverso una forma magistrale, capace di darsi come rigorosa veste di un contenuto che indirizzava all’esaurimento della dialettica e alla conseguente accensione di un difficile atto interiore, ma non dimenticavo tuttavia i giudizi critici e preoccupati di personalità e correnti sapienziali che avevo, in tempi precedenti, valutato con rispetto. Detto in soldoni, Scaligero era un personaggio che metteva d’accordo pure gli estremi opposti: tutti uniti ad essergli contrari (a quel tempo ignoravo le bordate di anatemi e maldicenze scatenategli contro da membri della Società Antroposofica) e anche per tale motivo desideravo conoscerlo direttamente.

Dopo l’arrampicata dei ripidissimi gradini di tutto lo stabile di via Cadolini 7 a Roma, bussai ansimante alla porta metallica del suo Studio; sguardo coraggiosamente diretto verso chi (il gigante che) m’avrebbe aperto: la porta s’aprì e dovetti abbassare gli occhi per incontrare quelli di un signore anziano dai capelli bianchi, notevolmente più basso del sottoscritto… Un’ora dopo, uscendo, portavo in me il vivo seme della più profonda esperienza della mia vita, esperienza che durante quasi quarant’anni è cresciuta più forte e profonda ed è il filo aureo che congiunge il mio lavoro interiore allo Spirito. Essa, rafforzata tra parole e silenzi meditativi lungo un decennio di incontri sino alla sua sortita dal palcoscenico, è ciò che mi guida come pura percezione in se sussistente, nella conoscenza dei significati adialettici del mondo. In quel pomeriggio di tarda primavera avevo incontrato l’Iniziato della comunità Solare.

Il lettore dotato di spirito critico a questo punto sbuffa e pensa: “Vera o ingannevole, quella che ci racconti è esperienza tua, non mia di certo” Egli ha perfettamente ragione e la mia autorità è più piccina di un guscio di noce affondato nella baia di Tokyo. Allora proviamo ad ascoltare per un momento la voce di colei a cui Scaligero dedicò alcune tra le sue più alte Opere.

“Ricordare Massimo è tornare a far vivere l’atmosfera che da lui emanava in ogni incontro, che destava in chiunque lo incontrasse una energia vivificante, e non solo in chi seguiva la Via dello Spirito. La positività era per lui una disposizione d’animo, e questo rasserenava chi lo avvicinava, riportando la pace fra persone che vivevano d’avversione e contrasti.
Per fare un semplice esempio, tratto dalla vita di tutti i giorni, a Via Cadolini, a piano terra, c’era un anziano signore in pensione, che passava il suo tempo tra il giardinetto di casa e la passeggiata al Gianicolo. Convinto fascista della prima ora, fischiettando con insistenza le prime note di “Giovinezza” aveva indotto a imitarlo un merlo che aveva preso alloggio nell’albero di fronte al cancello. Sentirli fischiettare in alternanza, l’uomo e il merlo, era un’esperienza divertente. Il villino confinante era abitato da un signore altrettanto anziano, anche egli in pensione e con molto tempo da spendere. Convinto comunista, non si rassegnava affatto alla performance, e anzi, fortemente infastidito, aveva pensato di contrattaccare, rivolgendosi ai merli degli alberi del suo giardino con le prime note di “Bandiera rossa”. Uno dei merli cominciò a risponderli, e così anche lui faceva dei duetti. Da una parte il fischio insisteva: “Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza …di bellezza …di bellezza” e dall’altra “Bandiera rossa la trionferà …la trionferà …la trionferà”, con una ripetitività ossessiva che faceva salire la tensione tra i due. Non si trattava più di un allegro fischiettare, ma di una sorta di duello canoro. Massimo iniziò (nei tempi sempre troppo esigui che aveva per se) a intrattenersi una volta con l’uno e una volta con l’altro dei duellanti, rivolgendo loro domande in tono amichevole e a voce abbastanza alta da coinvolgere, almeno uditivamente, l’altro contendente. Man mano che i due si “parlavano attraverso Massimo” scoprivano di avere molto in comune e la politica divenne una divisione fittizia e facilmente superabile. I contendenti alla fine abbassarono le armi e ne nacque un’amicizia che riempì la vita di entrambi”

Questa è una piccola storia e tante piccole storie potrebbero fare un ragguardevole album di belle storie edificanti, ma in tutta sincerità, vi servirebbero a qualcosa di concreto, o meglio, muterebbero il vostro livello di coscienza?

Nessuno tra coloro che conobbero veramente Scaligero potrebbe (ne desidererebbe) raccontarlo. Nessuno è degno e deputato a farlo. A parlare di Lui si schiudono comunque due pessime strade: o si finisce immancabilmente a parlare di se stessi (come ho fatto nelle righe precedenti) oppure si fa dell’accademia e vi assicuro, ciò è stato fatto con dovizia e perizia e il risultato ricorda il museo delle cere di madame Tussauds al profumo d’incenso. Questo è fatale poiché quaggiù, nel nostro mondo chi può dire d’aver conosciuto veramente Massimo? Per qualcuno era il Maestro che ti trasmette l’esperienza fondamentale che (salverà e) orienterà la tua vita. Per altri il saggio anziano che ascolta gli sfoghi personali. C’era gente che si faceva una giornata di treno per dire a Scaligero di avere difficoltà sul lavoro o con la moglie e Lui accoglieva tutti. E qualcuno tra tanti si accorgeva di un fatto strano ossia mentre Scaligero lentamente rispondeva, si sentiva portato ad un livello di coscienza diverso da quello con cui era venuto. Era come se, senza perdere lucidità, ma anzi acquistandone di maggiore, si fosse innalzati un poco oltre la coscienza normale. Prova ne sia che molti problemi, magari da tempo sentiti come tormentosi o quasi catastrofici, di colpo non esistevano più o diventavano del tutto meschini, incapaci di incidere nella tua vita.

Pochissimi sanno qualcosa della dimensione di santità in cui Scaligero operava, silenziosamente e segretamente, nella vita comune (egli, poverissimo, donava tutto a tutti). E non è minimamente razionalizzabile quale fosse (sia) davvero il suo rango spirituale o la sua presenza nel più alto e inviolabile Santuario. Se su questi che sono i tratti essenziali della sua realtà, Massimo tacque, è d’uopo mantenere il silenzio. Quello che resta alla portata di chiunque, se sufficientemente lucido e coraggioso, è la sua opera, il suo pensiero, attraverso il quale scorre ciò che un tempo fu il Sole stesso e ora balena come segreta folgore di Vita nella Terra e nel Pensiero quando questo riafferri se stesso prima di morire nel proprio riflesso.

Questo è stato il compito di Massimo Scaligero: offrire al ricercatore una Via, conforme all’odierna struttura dell’uomo, articolata in forma logica di pensiero che nel venire pensata schiuda al pensatore l’organo interiore del Risveglio.
E’ quanto la vera Tradizione Perenne trasmette all’uomo di questo tempo. Sognare le meraviglie del passato, lo yoga, la magia, l’ermetismo, ecc. è facile. Invece è terribile destarsi dal sogno. Per questa ragione vi sarà difficile leggere e capire le pagine di questo libro. Procedendo in esse con il VOSTRO pensiero sarà il pensiero stesso a decidere cosa fare di sé. Voi abbiate soltanto la dignità di tentare.

Franco Giovi

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Ricordiamo ai gentili lettori interessati che dopo questa opera di Scaligero fu pubblicata anche la traduzione del Manuale, da parte, naturalmente dell’amico Gullo (con camicia bianca nella foto, insieme a lui il ns carissimo amico e maestro di arti marziali Roberto Daniel Villalba). Vi rimando a un nostro articolo gia’ pubblicato nel blog Eco: https://www.ecoantroposophia.it/2013/09/lib…itri/el-manual/

LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

ISIDE SOPHIA – Settima Lettera (Parte I)

Denderah

SETTIMA LETTERA

Ottobre 1944

RAPPORTO TRA L’ESSERE UMANO E L’UNIVERSO

I lettori di queste Lettere possono talvolta stupirsi di quel che deve esser fatto delle indicazioni che vengono date nel Calendario [Gli eventi del Calendario non sono qui acclusi, ma queste parole sono pertinenti alle ragioni d’essere delle Lettere]. Alcuni degli eventi principali che hanno luogo durante i rispettivi mesi sono selezionati, ma non è possibile seguire l’argomento sufficientemente lontano per riportarli tutti. Spesso viene posta la domanda: che cosa vuol dire o significare questo o quell’evento o aspetto tra due o più Pianeti? E’ mia intenzione in queste Lettere dare una qualche indicazione, cosicché il lettore possa esser capace di vivere più intimamente col Calendario e le sue indicazioni.

Vi era, naturalmente, la finalità delle Lettere precedenti di dare una conoscenza fondamentale delle Costellazioni dello Zodiaco; comunque, non dobbiamo soltanto imparare a conoscere qualcosa sull’Universo Stellare, ma altresì come vivere con esso, e vi sono indubbiamente possibilità di vivere con gli eventi nell’Universo così come viviamo sulla Terra tra gli esseri umani.

Willi Sucher

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Nei tempi antichi l’umanità era ancora realmente capace di vivere con le Stelle. Noi sperimentavamo Entità Spirituali dietro le Stelle che guidavano la vita sulla Terra. Ma tutta questa bella Sapienza è giunta a fine ai nostri giorni in una sorta di fatalismo. Abbiamo perso la percezione di quelle Entità Spirituali, e tutto quel che è rimasto, che oggi è noto come Astrologia, è l’esperienza di essere esposti a poteri sconosciuti nell’Universo che governano il Destino degli esseri umani sulla Terra. Poiché la natura di questi poteri non può essere penetrata in alcuna maniera da vera conoscenza, lo studio dell’Astrologia può condurre unicamente al fatalismo.

E’ stato detto spesso che dobbiamo creare una nuova concezione della nostra relazione con l’Universo Stellare. Comunque, possiamo far ciò unicamente se troviamo vie ad una nuova percezione delle Entità Spirituali che sono collegate con le Stelle.

In precedenza, abbiamo tentato d’indicare il fatto che possiamo realmente vedere nelle dodici Costellazioni dello Zodiaco i giganteschi profili della forma umana Archetipica, ma questa forma Archetipica è molto più di un’immagine. Uno che viva con essa per lungo tempo, trova che essa è la forma visibile, ovvero la si può persino dire il corpo, di un’Entità Spirituale che è vicinissima a noi, poiché porta le fattezze della forma umana. E’ un’Entità Spirituale che cammina davanti e accanto a noi, e che può essere di confortante aiuto a tutti coloro che lo cercano realmente. Può essere sentita come la mano, che guida e risana, di una Guida o Maestro più anziano. E’ il Grande Rappresentante dell’Umanità, al quale possiamo elevare i nostri cuori e che non mancherà mai di darci l’aiuto allorché siamo nel bisogno.

Gli esseri umani sulla Terra devono vivere entro un corpo fisico. Esso è l’espressione e il mezzo di esistenza dentro il mondo dei sensi, ma è anche una limitazione, e talvolta può essere sperimentato come un’ostacolo. Questa limitazione ed ostacolo rivela la storia della Caduta. Il nostro corpo fisico è caduto nelle catene della materia. Abbastanza diverso è il “corpo” di quell’Entità Celeste che cammina davanti a noi. Il suo corpo è l’Universo Stellare stesso con le sue eterne profondità. Mentre il corpo umano sulla Terra è limitato, il corpo di quell’Entità ha la capacità di un’espansione senza fine ed incalcolabili possibilità di trasmutazione.

Abbiamo provato ad “abbozzare” le forme di quest’Entità: un’Entità Angelica con possenti ali. Ma persino così, dobbiamo immaginare che gl’interni poteri dinamici di questa forma sono di una diversa intensità da quelli nella forma fisica dell’umanità.

Noi guardiamo la testa dell’essere umano. Essa dà al nostro apparire fisico il suo volto individuale. E’ la radice della nostra esistenza cosciente diurna entro il mondo dei sensi. Tuttavia essa è chiusa dal possente elmo del cranio. Questo è la sua limitazione, e spessissimo questo recinto è una potente barriera per una comprensione e penetrazione universale dei fatti dai quali noi veniamo affrontati sulla Terra. Se guardiamo la “testa” di quell’Entità Celeste, la testa della Costellazione dell’Ariete, e se vogliamo conquistarci una nuova immagine di essa, dobbiamo formare una diversa concezione. Proprio come la testa terrestre è racchiusa nel cranio, questa “testa” è aperta come se il cranio fosse rovesciato verso l’alto, formando una sorta di vaso. Ed entro questo vaso fluisce la Sapienza, la Saggezza Cosmica degli Spiriti della Saggezza la cui espressione visibile abbiamo trovato nella Costellazione di Ariete. E’ la Saggezza che da allora è fluita nelle forme ed oggetti esistenti sulla Terra, l’ingegnosa Saggezza Cosmica che sperimentiamo se guardiamo la struttura dello scheletro o l’incomparabile ingegnosità dell’organismo della pianta. Le corna dell’Ariete si allungano entro gli spazi cosmici e portano questa Saggezza Cosmica giù nell’esistenza, ed il vello bianco splendente dell’Ariete è l’immagine del vasto mare di questa omnipenetrante e vivificante Saggezza. Così dobbiamo imparare ad immaginare la “testa” di questo Precursore cosmico dell’umanità. [In seguito verrà mostrato come possiamo trovare questa immagine in connessione con eventi Stellare in Ariete].

Nel corpo umano troviamo poi la laringe. Essa è lo strumento col quale noi produciamo suono e parola, ma quest’organo è pure limitatissimo, specialmente nella nostra era. Noi possiamo parlare degli oggetti, ma nel formare parole possiamo unicamente riflettere la natura degli oggetti attorno a noi. Il linguaggio umano è diviso in molti linguaggi e questo processo di divisione ed allontanamento è costantemente aumentato. Nel nostro tempo è difficile persino per coloro che parlano lo stesso linguaggio capire il significato delle altrui parole. Se guardiamo la “laringe” di quell’Entità Celeste, la Costellazione del Toro, sperimentiamo che le sue parole sono creative ed universali. Il Toro è l’espressione esteriore degli Spiriti del Movimento che fondarono l’unico archetipico linguaggio creativo dell’Universo, che ha la sua espressione nelle vocali e consonanti dei movimenti Stellari da cui gli umani linguaggi trassero la loro origine. L’alfabeto è il rappresentante terrestre dello Zodiaco e dei Pianeti. Solo l'”alfabeto” cosmico nella composizione del linguaggio degli eventi Stellari è ancora creativo ed uniforme negli eventi entro i regni della Natura. Questa è la maniera in cui dovremmo immaginare la “laringe” di quell’Essere Cosmico allorché guardiamo la Costellazione del Toro. Essa è ancora un “organo magico”. 

Troviamo poi nella forma umana le braccia che sono in relazione con la Costellazione dei Gemelli della nostra Celeste Guida. Le braccia umane sono sicuramente organi potenti con i quali possiamo entrare attivamente nel mondo e, tuttavia, quante volte l’attività che fluisce attraverso le nostre braccia divide e ci estrania l’uno dall’altro. Gli esseri umani combattono e persino si uccidono l’un l’altro con le braccia. Quest’organo delle nostre braccia, con le sue tremende capacità incorporate, spessissimo diventa strumento di distruzione. Le braccia – i Gemelli – dell’Entità Celeste che noi cerchiamo di accostare sono diverse. Esse sono come possenti ali che possono essere sperimentate dai sensi interiori dell’essere umano come una protettiva veste argentea attorno a quelli che realmente cerchino l’aiuto e la guida del loro Predecessore Celeste. Le “caratteristiche” di queste ali fluiscono giù, per così dire, ad ogni singolo essere umano e così ad ogni singolo Io, e sebbene possiamo sentirci separati dagli altri, possiamo sperimentare la nostra unione spirituale con tutta l’umanità dentro l’Essere della nostra Guida Celeste. E queste ali possono venir sentite non soltanto come un potere protettivo, ma anche come una realtà interiore che può sollevare e liberare l’anima, come se essa s’innalzasse sulle ali.

In Lettere precedenti abbiamo spiegato come la parte superiore delle braccia abbia relazione con la Costellazione del Sagittario. Nella nostra forma umana sulla Terra la parte superiore delle braccia continua ed esperimenta, per così dire, la scissura che attraversa sia l’essere umano individuale che l’umanità, di cui abbiamo parlato più sopra. Il Sagittario di quell’Entità cosmica, nuovamente è diverso.

Le “caratteristiche” argentee delle ali si allungano in basso ad ogni singolo essere umano sulla Terra, e allorché degli individui nella tenebra terrestre sono toccati da queste caratteristiche possiamo dire – se desideriamo esprimere ciò poeticamente – che essi trovano l’esperienza dei propri Angeli e viene ricordato loro il proprio compito sulla Terra oppure, forse, l’anima viene ammonita o confortata.

Qui la molteplicità dell’umanità diviene unicità. L’immagine delle ali fluenti in ogni singolo essere umano può venire introdotta in un’altra immaginazione che il Christo creò con queste parole: “Io sono la vite, voi siete i tralci”. Il singolo, dolce e succoso grappolo può sentire se stesso unito alla vite che dette la sua vita all’uva. Così possiamo imparare ad immaginare l’organo Gemelli-Sagittario del Maestro cosmico dell’umanità.

Se seguiamo la struttura delle braccia, la forma umana ci mostra allora i gomiti e negli arti inferiori le ginocchia. La loro controparte cosmica è la Costellazione del Capricorno. Comunque, questa parte dell’organismo umano è caduta troppo profondamente nelle catene della materia; così profondamente che possiamo difficilmente scorgere la sua origine cosmica. Nella Lettera Quarta ciò venne descritto più dettagliatamente, in special modo come il Capricorno è collegato con la creazione degli Archetipi degli organi di senso, e veramente se proviamo a trovare le caratteristiche del nostro Cosmico Precursore nello Zodiaco, scopriamo che ogni singola “caratteristica” delle ali, alla fine, diventa un organo veramente “sensorio” conficcato nell’essere umano sulla Terra. Le ali di cui abbiamo parlato sono, per così dire, coperte con milioni e milioni di organi di senso: come occhi. Essendo questi organi “conficcati” nel singolo essere umano terrestre, la nostra Cosmica Guida vuol percepire il mondo da innumerevoli punti di vista individuali. Ogni singolo essere umano, buono o cattivo, con la sua attitudine verso la vita, filosofia e prospettiva, diviene un “occhio” dell’Entità Celeste. Non siamo molto spesso coscienti del fatto che i nostri pensieri, il nostro sentire e il nostro volere sono non soltanto esistenti per amor nostro bensì pure per l’amore di Dio. Se siamo coscienti di ciò, allora la nostra vita animica deve, necessariamente, mutare considerevolmente.

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

KASPAR APPENZELLER

Riportiamo qui di seguito un lungo estratto dall’introduzione di Silvano Mirami al testo da lui stesso tradotto La Genesi alla luce dell’evoluzione embrionale umana che ci offre un esaustivo ritratto dell’autore Kaspar Appenzeller.

Ringraziamo Silvano Mirami e l’Editrice CambiaMenti, sul cui sito (www.cambiamenti.com/Argomentogenesi.htm) è possibile leggere integralmente l’introduzione stessa nonché indice, prefazione e l’intero Capitolo I.

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Kaspar Appenzeller nacque il 13 aprile 1927, come terzo figlio di Susanne e Hans Appenzeller-Zellweger, a Davos in Svizzera. La difficile gravidanza di sua madre ad un certo punto fu veramente a rischio e si dovette alla sapienza e alla perizia del Prof Loffler – il quale in seguito sarà uno dei suoi insegnanti allorché intraprenderà gli studi universitari di medicina – se malgrado tante difficoltà tale gravidanza poté essere portata facilmente a termine. Kaspar nacque dunque tra quelle montagne svizzere, ch’egli sentì sempre come suo ambiente congeniale, come sua vera patria e anche come protezione. Montagne che amerà profondamente.

Sin dall’infanzia la sua salute fu cagionevole: a due anni e mezzo Kaspar venne colpito da una grave forma d’asma che lo accompagnò costantemente lungo tutta la sua vita e con la quale dovette di conseguenza fare continuamente i conti. All’età di sei anni entrò alla Rudolf Steiner Schule, ma ogni anno i gravi attacchi d’asma lo costringevano per un terzo del periodo scolastico a non frequentare le lezioni. Tuttavia, malgrado tale inconveniente, egli riuscì a seguire senza difficoltà l’iter dell’insegnamento.

A parte i problemi di salute, infanzia e adolescenza si svolsero solari e felici – così egli le ricordava – con i suoi fratelli Heiner e Vreni. Ma anche a scuola egli era amato – da compagni e insegnanti – per il suo carattere gioviale e per il suo particolarissimo umorismo, che ogni volta rallegravano l’ambiente. I suoi compagni poi, ammiravano le sue qualità artistiche, che eccellevano soprattutto nel disegnare e nel suonare il violoncello. Per tutta la vita Kaspar Appenzeller coltivò vari aspetti dell’arte e per le sue notevoli capacità avrebbe potuto diventare un artista riconosciuto ed affermato. Ma sin da piccolo sentì come sua propria missione –e volle ciò in maniera decisa – il diventare medico.

A questa sua peculiare missione di operare terapeuticamente nei confronti della malattia e della sofferenza umana egli si donò senza risparmiarsi, sacrificando qualsiasi ambizione, anche legittima, che avrebbe potuto realizzarsi in campi, sia scientifici che artistici, diversi dalla medicina. Una spinta, ed un aiuto, in tal senso kaspar Appenzeller l’ebbe sicuramente dal suo incontro con la Scienza delo Spirito di Rudolf Steiner, ch’egli conobbe già nell’ambiente familiare, tanto più che medico della famiglia Appenzeller era il Dr. Hans Werner Zbinden, amico fedele di marie Steiner e presidente della Rudolf Steiner-Nachlaßverwaltung, ossia quel Lascito, fondato dalla compagna del Dottor Steiner, che per oltre sessant’anni tanto ha fatto per salvarne e diffonderne l’Opera.

Fu all’epoca degli studi ginnasiali a Flims che Kaspar Appenzeller affrontò l’Opera di Rudolf Steiner (la sua prima lettura fu la conferenza: Il sangue è un succo affatto peculiare) contemporaneamente all’opera e al pensiero di Platone. Nel 1947 si iscrisse alla Facoltà di Medicina all’Università di Zurigo e appena ventenne intraprese lo studio della medicina antroposofica e dell’euritmia curativa. Sin dalle prime fasi del suo studio venne giuidato dal Dr. Zbinden, il quale nutrì una tale fiducia nelle sue qualità, sia professionali e umane che interiori, da affidargli nel 1961 la direzione del Seminario Medico che si svolgeva alla Rudolf Steiner Halde a Dornach. Inoltre nel 1977, una settimana prima della sua morte, il Dr. Zbinden offrì a kaspar Appenzeller di diventare socio dell’Unione del Lascito di Rudolf Steiner, il Nachlaßverein.

Dopo l’Approbation, conseguita nel dicembre 1953, sotto i professori Löffler e Brunner e la Dissertation conclusiva, ossia la tesi c’egli sostenne nella primavera del 1954 su L’encefalite conseguente a morbillo, egli iniziò il periodo di assistentato al Regionalspital di Wattwil sotto la direzione del Dr. Christ, che per tutta lavita rimase per lui una personalità decisiva.

Nel frattempo egli poté realizzare nel giugno del 1954, dopo sedici anni di fidanzamento, quella che definì “la migliore decisione della mia vita” e portare all’altare Johnnie Stokar, ch’egli conosceva sin dall’infanzia e che fu poi la compagna della sua vita.

Nel luglio del 1955 nacerà il primo figlio Peter. A quel periodo risale il primo lavoro da lui pubblicato sul cuore.

Nell’autunno del 1956 egli poté rilevare a St. Moritz lo studio del dr. De Giacomi, appena defunto, studio medico che poté portare avanti per 42 anni. Il trasferimento in Engadina, tra le montagne dei Grigioni, da lui profondamente amate, fu un grande aiuto per la sua salute. Gli esordi non furono facili e nei primi sei anni i magri bilanci non gli permisero l’ausilio di un’infermiera. Ma in segfuito, sebbene il suo ambulatorio fosse aperto soprattutto ai pazienti locali, esso ricevette, sia per il suo talento e la sua pazienza, sia per la conoscenza delle lingue straniere ch’egli coltivava con gioia, pazienti da tutti i continenti.

Nel 1959 nacque il suo secondo figlio Georg.

Nel frattempo divenne medico scolastico a St. Moriz e lo rimase per oltre tre decenni. Ciò gli permise di approfondire, attraverso l’auscultazione cardiaca di migliaia di bambini, la sua conoscenza di tale arte diagnostica, giungendo poi a conclusioni preziose, ch’egli donerà al mondo nei suoi scritti su tale materia.

Nel 1978, dopo la morte del Dr. P.R. Berry, Kaspar Appenzeller venne eletto Presidente dell’Associazione Medica di St. Moritz, ufficio che espletò con grande coscienza e impegno per 20 anni.

La dedizione, veramente sacrificale, a curare le sofferenze umane lo portò a ricevere fino a cento pazienti al giorno, e allorché l’ultimo paziente lasciava l’ambulatorio, egli sidedicava per ore alle sue ricerche sul sangue e sul cuore. All’inizio degli anni 60 giunse a dimostrare sul cuore vivo di un pollo, documentandola con una pellicola da 16 mm, l’affermazione di Rudolf Steiner che il cuore non è una pompa bensì un organo di senso, e che il sangue stesso possiede la forza di muoversi lungo le vie sanguigne.

Naturalmente la sua dedizione al lavoro e allo studio, che lo portavano a non concedersi più di 5 ore di sonno per notte, non potevano non minare la sua salute, e nel 1965 ebbe un attacco di itterizia. Per qualche mese la sua attività ebbe un fermo repentino. Si ristabilì, ma gli rimasero come conseguenza forti emicranie che lo accompagnarono per oltre 25 anni.

Nel 1970, iniziò a tenere a St. Moritz un gruppo di lavoro antroposofico che portò avanti regolarmente sino al 5 novembre 1998, allorché venne colpito da ictus cerebrale. Tenne pure corsi e conferenze pubbliche che ebbero notevole risonanza nell’Engadina. Continuò la sua attività di conferenze al Seminario Medico presso la Rudolf Steiner Halde, a Dornach, e portò la sua parola in conferenze e corsi a Zurigo, Berna, Lugano, Berlino e Milano. Attraverso la collaborazione con l’euritmista Franziska Brem raggiunse una conoscenza approfondita del Corso di Euritmia terapeutica di Steiner.

Al di là di articoli vari, pubblicati su alcune riviste, Kaspar Appenzeller riversò i frutti del suo sapiente lavoro in quattro opere, ch’egli scrisse soprattutto nei periodi di ferie, da lui abitualmente trascorsi in Italia, sulla costa adriatica, o in Ticino.

La prima opera, apparsa nel 1976, fu la Genesi alla luce dell’evoluzione embrionale umana, che qui presentiamo tradotta. Traiamo, traducendola dai risvolti dell’edizione originale, la presentazione – verosimilmente dell’Autore – che ci sembra offrire una mirabile sintesi delle idee esposte in questa opera: “In questo libro il racconto biblico della Creazione viene messo in relazione all’evoluzione embrionale umana. In esso, come risultato di un lavoro di ricerca di lunghi anni, viene mostrato come questo documento biblico nelle sue possenti immaginazioni descriva esattamente quello che la scienza ha da dire oggi sulla nascita del corpo umano. Le immagini della nascita del cosmo del racconto della Creazione diventano per il lettore le immagini dello sviluppo embrionale umano. Egli perviene alla concezione che l’uomo è un piccolo Cosmo, un Microcosmo di fronte al grande mondo, il Macrocosmo. Inoltre questo testo, che in molti punti viene esaminato nell’originaria lingua ebraica, si dimostra una vera meraviglia; giacché non solo secondo il suo contenuto concettuale, bensì sin all’interno dei singoli suoni si estende la concordanza di queste potenti parole con la vita formatrice organica. Attraverso ciò si viene posti a confronto col fatto che lo scrittore di questo testo ha toccato i veri – invisibili, per occhi terreni – impulsi di formazione del cosmo e dell’uomo. L’impulsatore spirituale di questo libro è Rudolf Steiner, il fondatore della moderna Scienza dello Spirito. Lo scienziato spirituale insiste su nuove Vie alle forze originarie dell’evoluzione; egli comprende nella loro profondità i documenti provenienti dall’antica sapienza dei Misteri perché ritrova in essi ciò che egli ha investigato indipendentemente da qualsiasi documento. La sintesi qui realizzata di testo della Genesi ed evoluzione organica comporta un’elevazione di ambedue i rami del sapere. Il testo veterotestamentario diviene, in ogni sua parola, profezia di futuri eventi dell’umanità, così come l’embrione è la promessa di un uomo che in futuro agirà nel mondo – e l’embrione appare, nei suoi cambiamenti di forma, come testimone di processi di creazione cosmica da lungo tempo trascorsi. La profezia della Genesi indica inoltre con chiaro gesto, parola per parola, l’evento del Christo e la Via, che diviene possibile a partire da questo evento, dell’individualità alla mèta terrestre, e l’embrione cela attraverso i suoi gesti di nascita che l’uomo è predisposto ad esssere il portatore della forza dello Spirito, che mediante tale evento si è collegato alla Terra. A chi si rivolge il libro? Nell’introduzione si trova: questo scritto non presuppone alcuna conoscenza specialistica, si rivolge ad ogni lettore per il quale la conoscenza dell’uomo è una questione del cuore”.

Ad esso seguì La Quadratura del Cerchio, del 1979, nella quale viene mostrata la soluzione di tale millenario problema attraverso l’uomo stesso. Il suo terzo libro fu Fondamenti per un nuovo tipo di auscultazione cardiaca, nel quale viene mostrata tutta l’ampiezza diagnostica che si apre ad un medico che voglia veramente approfondire tale arte.

Nella primavera del 1999 appare il suo quarto e ultimo libro: Il Calendario antroposofico dell’anima alla luce dell’evoluzione dell’umanità, che apre un nuovo accesso meditativo a tale opera di Rudolf Steiner. Sempre nel 1999 apparve la traduzione italiana del Calendario dell’Anima di Rudolf Steiner, eseguita da Kaspar Appenzeller con la collaborazione di amici italiani.

A partire dall’aprile 1986 cominciarono ad aggravarsi i suoi problemi di salute. Dapprima una discopatia grave, poi l’ictus cerebrale conseguente alla rottura di un aneurisma per il quale dovette essere operato a Zurigo dal Prof. Iasargil. I problemi alla colonna vertebrale si aggravarono negli anni. Le sue ultime 16 settimane trascorsero al Paracelsius-Spital a Richterswil per un ictus transitorio in conseguenza di un collasso cardiaco. Chi lo incontrò in quegli ultimi tempi lo trovò cosciente, fluido nella parola e vivace nel pensiero come sempre. Affrontò con serenità e contagioso umorismo gli ultimi anni dolorosi della malattia, sino a quel 3 marzo 1999, un mercoledi, nel quale alle 9.37 egli chiuse la lotta della vita. La sua fu una vita eroica. La vita di un nuomo buono, forte, coraggioso e sapiente.

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LIBRI E AUTORI

INTRODUZIONI AGLI SCRITTI SCIENTIFICI DI GOETHE – Friedrich Heinrich Jacobi

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Nato a Düsseldorf  il 25 gennaio 1743, secondogenito di un ricco commerciante di zucchero (il fratello maggiore era il poeta Johann Georg Jacobi), Friedrich Heinrich Jacobi, a dispetto della posizione marginale riservatagli solitamente nei manuali,   è stato un importante filosofo polemista e letterato dalla vivace vita sociale che lo portò a rapportarsi direttamente con diversi personaggi eminenti del mondo culturale a lui contemporaneo quali Herder, Lessing, Hamann e lo stesso Goethe tra gli altri; aspetto biografico, questo, riflettentesi nel fatto che i suoi lavori filosofico/letterari (tutti volti a riconciliare l’individualismo illuminista con gli obblighi sociali individuali) sono risultati occasionali e brevi, spesso aventi forma epistolare sebbene non scevri di accuratezza e precisione tali da permettergli di spogliare gli oggetti della sua indagine da tutte le sovrastrutture esterne afferrandone  l’intima essenza (talento, quest’ultimo, pubblicamente riconosciutogli anche da Fichte).

Famoso per aver coniato il termine “nichilismo” indicandolo come uno dei principali portati negativi dell’Illuminismo (in particolar modo quello propugnato dai sistemi filosofici di Spinoza, Kant, Fichte e Schelling) era un sostenitore della fede (intesa tanto come certezza del mondo sensibile, quanto come certezza riguardo all’ambito divino o dell’incondizionato) nei confronti della ragione, ed era anche noto all’interno dei vari circoli letterari dell’epoca per le sue posizioni critiche nei confronti dello Sturm und Drang e di quell’individualismo atomizzato che lo caratterizzava, nonché del tardo illuminismo tedesco, dell’idealismo trascendentale Kantiano (in primis nella rielaborazione fattane dal primo Fichte) e dell’Idealismo Romantico di Shelling.

Inizialmente la sua istruzione fu improntata sul commercio e previde un periodo di apprendistato tenutosi a Francoforte nel 1759. Successivamente fu inviato a Ginevra per ricevere un’istruzione di carattere più generale e qui cominciò a frequentare gli ambienti scientifici e letterari (nell’ambito dei quali spiccava la personalità di Le Sage), avendo modo di approfondire lo studio dei lavori di Charles Bonnet nonché delle opere politiche di Rousseau e di Voltaire.

Nel 1763 fece ritorno a  Düsseldorf; l’anno successivo si sposò con Elisbeth von Clermont e prese le redini dell’azienda paterna, che lasciò però poco tempo dopo.

Nel 1770 divenne membro del Consiglio del Granducato di Jülich e Berg, ruolo nel quale ebbe modo di distinguersi per la sua abilità nelle questioni finanziarie nonché per lo zelo riguardo alle riforme sociali. Nel frattempo mantenne l’interesse per le materie filosofiche e letterarie grazie anche ad una fitta rete di corrispondenti, mentre la sua residenza di Pempelfort, nei pressi di Düsseldorf venne a costituirsi come un importante polo attorno a cui viveva un attivo circolo letterario.

In connubio con Christoph Martin Wieland partecipò alla fondazione di un nuovo giornale letterario (Der Teutsche Merkur) che ospitò anche la pubblicazione di alcuni dei suoi primi scritti , riguardanti più che altro argomenti pratici ed economici. Sulla stessa pubblicazione apparirà pure in parte il primo dei suoi lavori filosofici: Epistolario di Allwill  (1775).

Nel 1779 venne pubblicato Woldemar, altro romanzo filosofico, dalla struttura molto imperfetta sebbene ricca di idee geniali ed in grado di fornire l’immagine più completa dell’approccio di Jacobi alla filosofia. Nello stesso anno si recò a Monaco a seguito dell’incarico ricevuto come ministro e consigliere presso il dipartimento delle dogane e del commercio della Bavaria. In tale veste esercitò azione oppositiva nei confronti delle politiche mercantilistiche bavaresi e si impegnò per liberalizzare dogane e dazi a livello locale; tale impegno durò per poco tempo a causa delle differenze di vedute tanto con i colleghi quanto con le autorità bavaresi, a cui si accompagnava la non disposizione ad essere coinvolto in lotte di tipo politico.

Tornato a Pempelfort pubblicò, sulla scorta di quest’ultima esperienza, due saggi nei quali difendeva le teorie politico-economiche di Adam Smith.

Una conversazione che ebbe con Gotthold Lessing nel 1780, nella quale quest’ultimo asseriva di non conoscere alcuna filosofia nel vero senso della parola a parte lo “Spinozismo”, lo portò ad uno studio approfondito delle opere di Spinoza. Pochi mesi dopo la morte di Lessing, Jacobi intraprese un fitto rapporto epistolare “spinoziano” con Moses Mendelssohn (legato a Lessing da profonda amicizia). Tutta questa corrispondenza verrà pubblicata nel 1785, con commenti del Jacobi stesso, in una raccolta dal titolo Lettere sulla dottrina di Spinoza a Mosè Mendelssohn  (seguirà poi nel 1789 una seconda edizione riveduta ed ampliata). In esse prende forma maggiormente definita la forte avversione di Jacobi nei confronti della riduzione della filosofia a sistema dogmatico, la qual cosa gli valse una certa ostilità da parte dell’Aufklärer e anche da parte di quanti lo accusavano di voler reintrodurre nella filosofia il desueto ed ambiguo elemento della “fede al di la della ragione”, additandolo come nemico della ragione, gesuita mascherato e pietista.

La prima edizione delle Lettere si apriva con un poema di Goethe che non apparve invece in quella del 1789. Su tale poema Jacobi lavorò in manierà tale  che alcune frasi chiave fossero stampate in rilievo in maniera  da rendere  nell’insieme una serie di “immagini” che presentassero lo stretto rapporto fra gli uomini e le divinità pagane, rivelatrici  dele qualità umane più nobili ed essenziali. Trovò invece posto in entrambe le edizioni il testo Goethiano del Prometheus, che fu poi l’argomento che diede inizio alla corrispondenza con Lessing, e la cui paternità venne attribuita da molti  allo stesso Jacobi essendo il testo ancora inedito all’epoca ed incluso nella raccolta senza citarne l’autore.

La rivelazione delle posizioni “spinoziane” del Lessing diede vita anche ad una polemica sul panteismo (Pantheismusstreit) tra diverse figure culturali di primo piano dell’epoca (che vide coinvolti oltre a Mendelssohn anche Goethe, Kant e Herder). Se uno dei propositi di Jacobi era quello di evidenziare la pericolosità di quel panteismo spinoziano che mondanizzando la divinità finiva per identificare il condizionato con l’incondizionato sfociando di fatto nell’ateismo, si può affermare che i risultati disattesero le aspettative. Vi fu infatti un rinnovato interesse generale verso Spinoza che contribuì tra le altre cose al rinvigorimento delle disposizioni panteiste che già erano presenti nel post-illuminismo, mentre i partecipanti alla Pantheismusstreit si espressero per lo più in maniera favorevole nei riguardi della filosofia di Spinoza (che Goethe ebbe ad indicare come filosofo “theissimus et christianissimus”)

In  David Hume sulla fede. Realismo e idealismo, un dialogo, opera pubblicata nel 1787 (ed inizialmente concepita come raccolta di tre separati dialoghi) venne evidenziato come il termine “fede” fosse stato utilizzato dagli scrittori più importanti alla stessa maniera in cui egli aveva fatto nelle Lettere sulla dottrina di Spinoza, oltre al fatto che la natura della cognizione dei fatti in quanto opposta alle costruzioni deduttive non potesse essere espressa ed indicata in altro modo. In questo scritto, ed in particolare nell’appendice, Jacobi venne a contatto con il criticismo e sottopose l’approccio kantiano alla conoscenza ad un attento studio.

Nel 1787 jacobi si occupò, nel suo libro Sulla Fede, del concetto Kantiano del “noumeno”, concordando sul fatto che esso non potesse essere oggettivamente conosciuto in maniera diretta. Però Jacobi sosteneva che da ciò conseguisse il fatto che esso andasse preso tramite atto di fede. Un soggetto deve dunque credere che vi sia un oggetto reale nel mondo esterno che sia connesso con la rappresentazione o idea mentale che è conosciuta direttamente. Tale fede o credenza è il risultato di una rivelazione o di conoscenza immediata sebbene logicamente non provata come reale. La reale esistenza della “cosa in sé” è rivelata o dischiusa al soggetto osservante. In tale maniera il soggetto conosce in maniera immediata la rappresentazione soggettiva e ideale che appare a livello mentale, e crede fortemente all’oggettiva esistenza della “cosa in sé” anche fuori dal mentale. Presentando il mondo esterno come oggetto di fede, Jacobi leggittimava il credere ed i relativi annessi e connessi teologici. L’esperienza umana trovava così un’apertura verso il “soprasensibile” (o comunque verso il non-sensibile), possibile non solamente all’intuizione intellettuale del filosofo ma ad ogni individuo in quanto tale, essendo esperienza metafisica basica presente in essenza in tutto ciò che l’uomo vive e conosce.

Il 1794, anno in cui le conseguenze della rivoluzione francese si fecerò sentire anche in Germania (che proprio contro la Francia era entrata in guerra),  portò la fine dell’esperienza di Pempelfort. L’occupazione di Düsseldorf da parte delle truppe francesi costrinse Jacobi a trasferirsi ad Holstein dove visse per un decennio. Nello stesso periodo il clamore suscitato dalle accuse di ateismo indirizzate contro  Gottlieb Fichte a Jena portarono alla pubblicazione da parte di Jacobi delle Lettere a Fichte, ove veniva resa in maniera più definita la relazione tra i suoi principi filosofici e la teologia.

Nel 1804, dopo essere rientrato in germania, Jacobi ricevette (e accettò anche per motivi economici, avendo perso una considerevole parte del suo patrimonio) una chiamata presso la nuova accademia delle scienze fondata a Monaco, della quale assunse la presidenza nel 1807.  

Nel 1811 apparve il suo ultimo lavoro filosofico, Von den göttlichen Dingen und ihrer Offenbarung, molto critico nei confronti di Friedrich Schelling, il quale rispose alle critiche stesse senza avere peraltro riscontro alcuno dal Jacobi.

Nel 1812 Jacobi si dimise dalla presidenza dell’accademia  e si dedicò alle edizioni delle sue opere; lavoro che non riuscì a terminare prima della sua morte e che verrà portato a compimento nel 1825 dall’amico F. Koppen.

In definitiva si può dire che la filosofia di jacobi è essenzialmente asistematica e tenda ad emergere gradualmente per contrasto allorché si trova a confrontarsi con quelle dottrine che paiono da essa molto distanti.

Il filo rosso che in qualche maniera sottende il tutto è la completa separazione tra comprensione e apprendimento di un fatto reale. Per Jacobi la comprensione, o la facoltà logica, è puramente formale ed elaborativa, ed i suoi risultati non trascendono mai la materia che le viene sottoposta. Partendo dall’immediata esperienza o percezione, il pensiero procede per comparazioni ed astrazioni, stabilendo delle connessioni tra i fatti, ma non uscendo dalla sua natura mediata e finita. Il principio della ragione e ciò che ne consegue, la necessità di pensare ogni dato/fatto percettivo in maniera condizionata, implicano che la comprensione avvenga a mezzo di una serie infinita di proposizioni, e di una serie di comparazioni e astrazioni. La regione della comprensione si limita così a quella del condizionato, in maniera tale che il mondo non può presentarsi ad essa se non come un meccanismo.

Se, dunque, esiste una verità oggettiva allora l’esistenza di fatti reali deve esserci portata a conoscenza in maniera diversa che non tramite la facoltà logica del pensiero e, dato che il regresso dalle conclusioni alle premesse deve dipendere da qualcosa di non radicato nel terreno della logica, il pensiero mediato implica la coscienza di un pensiero immediato.

La filosofia dunque deve rinunciare all’idea senza speranza di una spiegazione sistematica delle cose, accontentandosi piuttosto di occuparsi dei fatti relativi alla consapevolezza. E’ un mero pregiudizio dei pensatori filosofici, un pregiudizio che discende da Aristotele, che la conoscenza mediata o manifesta sia superiore in attinenza e valore alla immediata percezione delle verità o dei fatti.

Asserendo la dottrina di Jacobi che il pensiero è limitato e parziale, applicabile solo alla connessione dei fatti, ma incapace di spiegare la loro esistenza, è evidente che per lui ogni sistema dimostrativo metafisico che intendesse sottomettere tutta l’esistenza ai principi radicati sul terreno della logica risulti inaccettabile. Ora, nella filosofia moderna il primo e piu grande sistema dimostrativo di metafisica è quello di Spinoza, ed è nella natura delle cose che il primo bersaglio del criticismo di jacobi sia stato proprio il sistema Spinoziano, visto come ateo, germe di una confusa riproposizione da parte della filosofia Kabbalistica, punto di arrivo (per il pensatore attento) della filosofia di Leibniz e Wolff e nichilista (come ogni altro metodo dimostrativo), laddove invece il fulcro di tutta la conoscenza ed attività umana è nel sentimento dell’incondizionato, ossia nella fede.  

INTRODUZIONI AGLI SCRITTI SCIENTIFICI DI GOETHE, LIBRI E AUTORI

Il Canto del Sogno di Olaf Åsteson

Il Canto del Sogno di Olaf Åsteson

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Winter land with the church

Durante un viaggio in Norvegia fu per Steiner “molto interessante trovare sintetizzato in una magnifica saga, conosciuta come “La leggenda del sogno”, il pensiero che con differenti parole è stato espresso in moltissime conferenze intorno al Mistero del Cristo.”
“Essa è la leggenda che in modo meravigliosamente bello ci racconta di come Olaf Åsteson venga iniziato – mediante forze naturali – allorchè egli cade addormentato la sera di Natale, dorme durante i tredici giorni e le tredici notti fino al 6 gennaio e vive tutte le vicissitudini che l’essere umano deve sperimentare attraverso le incarnazioni dall’inizio del mondo fino al Mistero del Golgotha. Racconta di come, avvicinandosi al 6 di gennaio, Olaf Åsteson abbia la visione dell’intervento nell’umanita’ dello Spirito-Cristo, di cui lo Spirito-Michele è il precursore.”
( da Le Tredici Notti Sante – Rudolf Steiner )

“Tutto il contenuto della poesia è collegato col Natale e con i giorni che lo seguono. La poesia racconta come Olaf Åsteson, un personaggio mitico, impiegò in un modo del tutto speciale i tredici giorni che seguono il Natale e che terminano col giorno dell’apparizione del Cristo. Ci viene così ricordato come nel mondo delle saghe popolari viva l’antica concezione di una primitiva chiaroveggenza dell’umanità. In sostanza il contenuto è che Olaf Åsteson nella notte di Natale arriva alla porta della chiesa, cade in una specie di sonno e nelle cosiddette tredici notti sperimenta a modo suo i misteri del mondo spirituale; li sperimenta nella sua semplice e primitiva natura infantile.
In quei giorni, nei quali in un certo senso vi è in natura la massima oscurità fisica sulla terra, in cui si ha il minimo germogliare della vegetazione, in cui per così dire tutto è esternamente fermo nell’esistenza fisica della terra, sappiamo che si risveglia l’anima della terra che ha allora il suo pieno stato di veglia.
Se ora l’anima umana confluisce col suo essenziale nocciolo spirituale in ciò che sperimenta lo spirito della terra, l’anima, se ha conservato il suo primitivo stato naturale, può aprirsi alla veggenza del mondo spirituale che l’umanità dovrà man mano riconquistare tendendo a quel mondo.
Vediamo così come Olaf Åsteson sperimenti in sostanza quel che riacquistiamo dal mondo spirituale.”
(da Formazione del destino e vita dopo la morte – in Settima conf. – Rudol Steiner )

Vi propongo la lettura di una traduzione alternativa a quella contenuta nella edizione dell’ Antroposofica, più che altro per attingervi in maniera più semplice dal punto di vista storico tradizionale:
http://bifrost.it/GERMANI/Fonti/Ballatesca…raumkvedet.html

 

Qualche anno fa, sembra ieri, ad alcuni di noi amici il carissimo Asgard inviò dalla Norvegia gli auguri di Natale e questo dono che possiamo ascoltare cliccando su questa traccia audio:
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E’un frammento musicale cantato della saga. Lo ritengo veramente prezioso. Vi confesso che lo ascolto ogni periodo di Natale da allora.

“Cari amici,
come mio augurio personale per un sereno ed intenso (interiormente, si intende) periodo natalizio, spero di farvi cosa gradita inviandovi un frammento cantato de “Il canto di Olaf Åsteson”.

Nelle terre scandinave di Norvegia, dalle quali vi scrivo, questo canto è ancora in uso durante il periodo natalizio. Esso sopravvive nella tradizione del canto a cappella per voce sola, che è uno dei modi principali in cui si esprime la musica tradizionale popolare di questi luoghi. Il Canto del Sogno, è forse il più noto e il più tipico esempio della tradizione espressamente norvegese.
Due nomi di cantanti (oggi impropriamente definite “folk”) che magistralmente esprimono questo antico stile, sono Kirsten Bråten Berg e Agnes Buen Garnås (considerata quest’ultima una stella di prima grandezza), per chi volesse fare una ricerca in merito.

Nelle chiese norvegesi, non solo ad opera di volenterosi antroposofi, ma in modo assai più esteso, si organizzano tutt’ora concerti in cui viene eseguito il “Draumkvedet”, il Canto del Sogno. I concerti, hanno un aspetto assai semplice ed informale, dove le luci in sala non vengono spente e il pubblico ha il testo del canto da leggere.
Ovviamente, esiste una disputa su quali cantanti siano i migiori esecutori di questo canto, e tale disputare mi pare il segno di quanto ancora sia viva e vissuta tale tradizione.

Il canto viene fatto risalire ad un periodo compreso tra il 1200 e il ‘300, cioè dopo la cristianizzazione della Scandinavia, avvenuta ad opera di San Olaf (detto anche Olaf il Grande, stesso nome del protagonista del Canto, e non casualmente, avendo questo nome nella sua etimologia un diretto riferiemento a “ciò che viene prima e ciò che viene dopo”, cioè ad un senso di eterna continuità nel tempo), che regnò tra il 1015 e il 1028. Nei tredici soli anni del suo regno (in realtà violentissimo), avvenne un passaggio storico determinante per la Scandinavia, che segnò la fine della cosiddetta era vichinga. Di seguito a tale passaggio, il paganesimo fu combattuto in modo acerrimo, e molto sangue è stato sparso.
Il Canto del Sogno di Olaf Åsteson, data le sue incerte origini, secondo la filologia storica convenzionale, al periodo delle Crociate baltiche, nel quale (tra le altre cose) la resistenza pagana vichinga fu definitivamente abbattuta. La schiavit fu bandita dalla Chiesa, in favore di un più mite servaggio (la differenza è sottile, ma a quei tempi poteva voler dire molto essere servi ma liberi…), secondo il concetto che un padrone cristiano non poteva avere sotto di sè schiavi che erano essi stessi cristiani. Ciò, in un contesto più ampio di trasformazioni politico-sociali, aiutò tra l’altro la definitiva conversione al cristianesimo delle fasce sociali più basse, nelle quali l’antico paganesimo ancora sopravviveva.

L’origine precisa del canto è persa nella storia più antica del popolo norvegese: non vi sono certezze in merito, ma solo ragionevoli ipotesi. Dal canto mio, non trovo affatto casuale che Olaf si metta all’ingresso di una chiesa (dove non gli è permesso di entrare, ma, diciamo così, con il volente o nolente beneplacito del prete che sta officiando la Messa) e da lì canti per i fedeli che si trovano all’interno, attraendone lo spirito con il mistero delle sue visioni, avvenute in sogno durante un sonno che dura tutto il periodo delle tredici notti sante. Essi non vedono Olaf, ma lo sentono disvelare le sue immagini dentro se stessi, ricollegandosi alle proprie radici spirituali senza tempo. Ma lascio a voi ogni interpretazione possibile….

Il testo in uso tutt’oggi, è simile al testo riportato da Steiner (in “Formazione del destino e vita dopo la morte” O.O. 157). Dico simile perchè nella esecuzione cantata dei 43 versi a noi giunti (manca infatti una parte, forse fondamentale, della visione dell’al di là di Olaf), si trovano molte ripetizioni e il cantante ha anche spazio per allungare o sottolineare in tal modo alcune parole chiave, (ad esempio “Luna”), nella chiusura dei capoversi.
La lingua in cui il testo è stato trascritto, solo alla metà dell’800 (questa versione che vi invio riprende il testo di Moltke Moes, del 1890), è un norvegese assai musicale. In Norvegia sono in uso due varianti linguistiche, il Bokmål, la lingua principale, quella della politica, del commercio, della saggistica, della narrativa, etc. e il Ny Norsk (nuovo norvegese), lingua più legata alle antiche tradizioni rurali e delle popolazioni della lunga costa oceanica, che è tutt’ora la lingua della poesia, del teatro e del canto. In una antica variante di Ny Norsk, ci giunge il Canto del Sogno.

Il brano che vi invio (l’unica versione registrata a mia disposizione) è cantato da Berit Opheim Versto, in una recente edizione discografica (2006), eseguita dal vivo nella Chiesa di Voss (non c’e’ alcun reverbero digitale aggiunto alla registrazione). Si tratta della prima e della seconda parte del testo, secondo l’edizione antroposofica citata più sopra. L’esecuzione integrale dura oltre una trentina di minuti, troppo per un unico invio tramite posta elettronica, e invierei volentieri gli altri frammenti a chi di voi fosse interessato ad ascoltarla, in varie email successive.

Vi auguro quindi un sereno, musicale periodo di Natale.
Con affetto, Matteo (asgard)”

LE TREDICI NOTTI SANTE, LIBRI E AUTORI, MUSICA, SCIENZA DELLO SPIRITO

ISIDE SOPHIA – Sesta Lettera (Parte II)

Denderah

 

SESTA LETTERA

Settembre 1944

LA NATURA SPIRITUALE DELLO ZODIACO DELLE STELLE FISSE

(Continuazione)

La Costellazione del Capricorno

 Capricornus

Mara Maccari – Capricornus

Eventi nel Capricorno indicano compiti e ricerche nella vita umana che dovrebbero guidare oltre verso la conoscenza del Mondo Spirituale e delle divinità. Essi chiedono la “percezione” del Dio nell’umanità e nella Natura. 

All’opposizione vi è la Costellazione del Cancro. Da precedenti descrizioni sappiamo che sia Capricorno che Cancro sono collegati con la creazione primordiale degli organi di senso. Il Cancro è ricolmo della storia dello sviluppo degli organi di senso più dentro la vta della creatura. Esso dà il richiamo a sviluppare l’uso dei sensi, mentre nel Capricorno troviamo impresso quel che è oltre i sensi fisici, quel che è derivato dalla percezione un tempo eccelsa degli Spiriti dell’Amore sull’Antico Saturno. Essi sacrificarono la loro esperienza cosicché un’immagine di essa potesse venir creata entro gli antenati di Saturno dell’umanità, e questa fu l’origine degli organi di senso. 

Così abbiamo nel Capricorno la porta al “soprasensibile”. 

Quando veniamo in rapporto con questa Costellazione, noi passiamo attraverso questa porta o ci fermiamo indietro. Per passare attraverso di essa, nella nostra èra, possiamo conquistare la nostra libertà. Perciò, possiamo trovare nel Capricorno la lotta per o contro la conoscenza del Mondo Spirituale. 

Per questo abbiamo le più forti contraddizioni umane in Capricorno, specialmente in relazione con oroscopi di morte. Saturno era nella Costellazione del Capricorno quando morirono S. Francescod’Assisi e Raffaello Sanzio (4 Ottobre 1226 e 6 Aprile 1520). Certamente ambedue personalità le quali, come provano le loro biografie, ebbero una “percezione” della Divinità. Tuttavia, Marte era lì quando morì il filosofo Kant (2 Febbraio 1804). Durante la sua vita sulla Terra negò la possibilità di percezione sovrasensibile, benché possa poi aver fatto esperienze diverse dopo la morte. 

Sia Nietzsche che Mozart avevano Saturno in Capricorno all’epoca della loro nascita.

Sfortunatamente Nietzsche non poté trovare la via alla conoscenza di un mondo superiore; perciò, egli precipitò e divenne infermo di mente. In Mozart il sovrasensibile fu presente nel bel mondo della sua musica.

Come vedete, possiamo sempre trovare in rapporto con questa Costellazione la lotta nell’umanità per o contro la conoscenza di un mondo superiore nel quale sono attivi esseri spirituali, e dal quale essi pervadono il mondo fisico. Fondamentalmente, due eventi rivelano ciò. Il primo è la nascita di Gesù quando il Sole era in Capricorno. Allora i pastori, attraverso le loro innate capacità chiaroveggenti, poterono percepire il significato spirituale della sua nascita. Il secondo evento fu trent’anni dopo allorché il Sole era in Capricorno, ed ebbe luogo il Battesimo nel Giordano ove il Cristo entrò nel corpo di Gesù. Allora un’altra personalità, Giovanni Battista, poté osservare chiaroveggentemente l’Essere che era entrato nel mondo dei sensi. Perciò egli poté dire: “Guardate l’Agnello di Dio”. (L’”Agnello di Dio” è il Cristo nell’ordine gerarchico del Mondo Spirituale).

 

La Costellazione dell’Acquario

 Acquarius

Mara Maccari – Acquarius

Il fondamento di quel primordiale metabolismo del calore, di cui abbiamo parlato in Lettere precedenti, è connesso profondamente con l’Acquario e l’opposta Costellazione del Leone. L’Acquario è in special modo la regione dalla quale promanò l’attività degli Spiriti dell’Armonia. Essi sono i maestri dell’Ordine Eterno delle Gerarchie ed in seguito dei corpi celesti. Quest’Ordine, nella sua essenza, è l’ “Armonia delle Sfere”. Essa veniva percepita in tempi antichi come una gigantesca composizione cosmica e musicale. Keplero, il famoso astronomo, parla di essa in Harmonices mundi. Ed è meraviglioso vedere che egli ebbe, durante il suo sviluppo embrionale (nato il 27 dicembre 1571) e al momento della sua morte (15 novembre 1630), il Pianeta Giove nella Costellazione dell’Acquario.Così, possiamo trovare che eventi nell’Acquario rivelano sempre le ultime tracce di un’antica Sapienza Stellare universale, così come i primi inizi di una nuova conoscenza cristianizzata del mondo Stellare e il suo rapporto con la Terra e l’umanità. Possiamo trovare molti esempi di questo fatto nelle vite di persone dei tempi moderni. Per esempio vi è un’eminente personalità nel Rinascimento, Pico della Mirandola (nato il 24 febbraio 1463), che nella sua natività, come pure al momento della sua morte (17 novembre 1494), aveva diversi Pianeti, compreso Saturno, in Acquario. Benché morisse giovanissimo, fu uno zelante allievo della scienza di quei tempi. Nei suoi lunghi viaggi visitò tutte le importanti università in Italia e in Francia. Studiò profondamente filosofia cristiana, ma un pensiero rivela il suo più intimo anelito. Egli scrisse che nessuna scienza poteva dare una così sicura conoscenza della divinità del Cristo quanto una conoscenza dei segreti dei corpi celesti, sebbene egli fosse un forte oppositore dell’astrologia. Conobbe che i più alti segreti dell’essenza spirituale del nostro Universo sono nascosti entro le Stelle, ma da parte sua contrastò la Sapienza Stellare usata per scopi egoistici che era diffusissima a quei tempi. Dietro questi pensieri, sta il fatto che l’antica Sapienza Stellare era giunta come ad una fine ed era morta nelle cosiddette pratiche astrologiche, cosicché ora noi dobbiamo anelare e guardare in avanti ad una rinascita della scrittura delle Stelle.

Questo fatto ha trovato un’altra espressione nei destini degli Asburgo: Rodolfo II e Wallenstein. Ambedue furono fortemente collegati con l’Acquario. Rodolfo II (nato il 18 luglio 1552, morto il 20 gennaio 1612) ha Saturno in Acquario nel suo oroscopo di nascita e nel momento della sua morte. Wallenstein (nato il 14 settembre 1583, morto il 25 febbraio 1634) ha Saturno e Giove in Acquario nel suo periodo prenatale. Nel momento della sua morte, il Sole e tutti i Pianeti inferiori erano entrati in Acquario. Ambedue le personalità erano sotto il fascino dell’antica, decadente astrologia. Essi ignoravano il fatto che l’antica Sapienza Stellare era morta, e che doveva essere trovata una nuova connessione tra l’essere umano e le Stelle. Questo fatto contribuì fortemente alla loro tragica finale caduta. Rodolfo II fu privato completamente del suo potere imperiale e morì in estrema malinconia. Wallenstein, come noto, venne assassinato.

Potremmo trovare molti esempi storici, ma essi mostrerebbero tutti quanto sia difficile per l’umanità moderna trovare la Via verso una nuova Sapienza Stellare. Poiché questa vera “Conoscenza dell’Acquario” appartiene maggiormente all’età in cui il punto equinoziale primaverile sarà in Acquario. Siamo ancora nella “Età dei Pesci”, ossia il punto equinoziale primaverile è ancora nella Costellazione dei Pesci. Ciò non esclude il fatto che, nel retroscena nascosto della civiltà umana, queste future qualità si stiano preparando nel nostro tempo.

 

La Costellazione dei Pesci

PiscesMara Maccari – Pisces

Arrivando alla Costellazione dei Pesci, entriamo di nuovo nella sfera cosmica della quale abbiamo già scritto. Essa è il velo che nasconde l’attività degli Spiriti della Volontà dentro l’Antico Saturno e in séguito. Attraverso questa Costellazione la Volontà del Padre trova la sua espressione. Le attività del destino, che talvolta sono così incomprensibili e che, nella Scienza dello Spirito, siamo abituati a chiamare le forze del karma, hanno la loro “localizzazione” spirituale dietro questa Costellazione. Generalmente, non possiamo giudicare l’agire e il tessere di queste forze negli eventi di una singola vita umana o persino in una limitata età della storia umana. Esse rivelano i loro progetti divini soltanto se siamo capaci di vedere la serie delle incarnazioni di un essere umano o di lunghe ere di evoluzione umana. Dai Pesci è attiva la lunga, quasi immemorabile educazione della razza umana da parte del Mondo Spirituale.

Troviamo, per esempio, che nel momento in cui cominciò la cosiddetta Età Oscura (3101 a.C.), Saturno stava nella Costellazione de Pesci. Nella sapienza d’Oriente quest’epoca è chiamata Kali Yuga. Il suo inizio segna il punto nella storia umana nel quale l’antica esperienza naturale di un Mondo Spirituale giunse alla fine, e l’umanità cominciò ad usare più pienamente i sensi fisici, che lentamente tagliarono via l’umanità dalla realizzazione dell’esistenza di un Mondo Spirituale. Da un certo punto di vista, questo fu un tristissimo evento espresso in molti antichi miti e leggende, ed inoltre esso fu una necessità per l’evoluzione spirituale della razza umana. Unicamente attraverso l’esser tagliata via dall’esperienza naturale ed innata di un reale Mondo Spirituale l’umanità potrebbe diventare indipendente e libera. E’ la via dura e pietrosa del Destino che conduce l’umanità al dischiudersi di nuove capacità e quindi ad una nuova esperienza del Mondo Spirituale nata nella sfera della libera ed autocosciente attività. Prima dell’Età Oscura l’esperienza del Mondo Spirituale fu un dono degli Dèi, ora essa deve nascere nelle sofferenze dello sforzo umano.

Vi è anche un altro evento connesso con i Pesci. Al principio dell’anno 1910, Saturno si trovava nei Pesci. In quel periodo Rudolf Steiner rivelò i segreti della “seconda venuta del Christo” nel nostro tempo (egli tenne la prima conferenza su questo evento il 12 gennaio 1910 a Stoccolma). Egli mostrò che questa nuova rivelazione del Christo non può aver luogo nuovamente in un corpo fisico, bensì in una forma soprasensibile: in un corpo eterico. E rivelò che, a partire dall’anno 1935, molti sarebbero stati capaci di percepire il Christo in questa forma come loro Guida e Confortatore.

L’Età Oscura giunse a fine nel 1899 d.C. essendo durata per 5000 anni. Ciò fu annunciato da Saturno che stava nei Pesci. Sebbene la Nuova Era fosse iniziata, le potenze oscure non sembrarono ritirarsi, e inoltre la porta che conduceva fuori dalla tenebra alla Luce spirituale venne mostrata nei giorni del 1909-1910 nei quali Saturno era nei Pesci. La tenebra che prevale non può esser vinta attraverso mezzi esteriori, ma unicamente attraverso gli sforzi dei cuori umani per riconoscere il Christo in questa nuova rivelazione.

Abbiamo completato la descrizione delle dodici Costellazioni dello Zodiaco, e in quanto retroscena dell’evoluzione cosmica possiamo vedere com’esse sono intessute entro l’esistenza della Terra e dell’umanità. Possiamo sperimentare l’Universo Stellare, in special modo lo Zodiaco e i movimenti dei Pianeti all’interno di esso, come un gigantesco Essere che precede ogni esistenza nell’Universo. Esso è come un rappresentante dell’umanità nel Cosmo, che guida ed informa l’umanità sul suo sentiero di Destino.

La forma umana sulla Terra indubbiamente non è altro che un aspetto di questa forma cosmica. Le dodici parti del corpo umano, come conosciute nei tempi antichi, sono in relazione con le dodici Costellazioni dello Zodiaco, ed è stato in parte indicato, per esempio: 

la testa origina in Ariete  
la laringe origina in Toro  
le braccia origina in Gemelli  
la cassa toracica origina in Cancro  
la parte interna del torace origina in Leone  
sopra il   diaframma, la parte interna del tronco origina in Vergine  
sotto  il diaframma, i fianchi origina in Bilancia  
gli organi di riproduzione origina in Scorpione  
le cosce origina in Sagittario  
le ginocchia   origina in Capricorno  
i polpacci origina in Acquario  
i piedi origina in Pesci

Ma la forma umana sulla Terra è decaduta dalla sua origine cosmica. Nel corso di lunghe ere essa è discesa troppo sotto l’influenza delle forze della Terra. Perciò, se parliamo di quell’Entitàceleste che precede l’umanità, che aiuta eguida il suo sviluppo, dobbiamo immaginarlo in una forma diversa da quella dell’attuale essere umano. Dobbiamo immaginarlo maggiormente nella forma di quell’Entità Angelica che abbiamo descritto nella conclusione della descrizione dell’evoluzione dell’Antico Saturno nell’ultima Lettera. Un’Entità con possenti ali al posto di braccia il quale, senza un corpo, può adempiere funzioni organiche come attività impulsanti vita nell’ambiente circostante. I Pianeti nei loro ritmi e nei loro movimenti sono allora come le sue manifestazioni attive nell’Universo.

Dovremo parlare maggiormente di questo rappresentante cosmico dell’umanità, così che possiamo imparare ad udire altri suoni del linguaggio cosmico.

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

INTRODUZIONI AGLI SCRITTI SCIENTIFICI DI GOETHE – K.L. von Knebel

 

Karl Ludwig von Knebel (30/11/1744 Castello di Wallerstein – 23/02/1834 Jena)

 

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Poeta di talento, traduttore nonché figura di spicco nella cerchia dei neoclassicisti di Weimar era un grande amico di Goethe con il quale intrattenne una fitta corrispondenza tra il 1774 ed il 1832 (sicuramente pubblicata in uno o due volumi da editori tedeschi, in Italia non so), alcuni estratti della quale li troviamo citati anche nelle “Introduzioni agli scritti scientifici”.

Congedatosi dall’esercito Prussiano dopo 10 anni di servizio, divenne tutore del principe Costantino di Weimar. Fu proprio durante un viaggio a Parigi intrapreso con il principe e il di lui fratello ed erede al trono Carlo Augusto, che fece tappa a Francoforte per andare a conoscere Goethe che ebbe in questa occasione il suo primo contatto diretto con la corte di Weimar presso la quale ricoprirà nel corso del tempo diversi e prestigiosi incarichi.

Nella Germania di fine ‘700 le traduzioni dei classici greci e latini conobbero una popolarità senza precedenti, tanto che nel giornalismo letterario dell’epoca si può trovare più di un riferimento alla necessità di traduzioni qualitativamente adeguate, per cui non solo filologi e traduttori professionisti ma anche molti professori, letterati e poeti vi si cimentarono. Quest’ultimo elemento assume particolare importanza, innanzitutto perché ebbe come conseguenza un’alto livello qualitativo delle traduzioni, che rimangono tra le migliori espressioni del classicismo tedesco, ed in secondo luogo per il forte impatto positivo sulle produzioni poetiche e letterarie tedesche medesime, giacchè il tipo di classicismo che si venne a sviluppare difficilmente avrebbe potuto giovarsi del solo studio (per quanto approfondito) dei classici nella lingua in cui furono scritti.

Forte fu l’influenza che i lavori di Knebel su Pindaro, Properzio e Lucrezio ebbero su Goethe (che assieme allo Shiller aiutò Knebel nel lavoro di resa in versi delle traduzioni), il quale approfondì lo studio e ne trasse ispirazione per le sue Elegie Romane. Le traduzioni di Lucrezio (annoverabili tra le migliori in assoluto di tutte le numerose traduzioni tedesche del De Rerum Natura) risultarono oltremodo preziose per il progetto goethiano di una resa epica in versi della storia naturale, ed in particolare per l’opera riguardante la “Metamorfosi degli animali”.

Knebel prese anche parte alla prima rappresentazione dell’Ifigenia in Tauride di Goethe che andò in scena nel teatro privato di Carlo Augusto.

Autore di diversi sonetti, Knebel accorpò le sue composizioni in due raccolte: “Collezione di Poemi brevi” (pubb. 1815) e “Couplets” (pubb. 1827).

INTRODUZIONI AGLI SCRITTI SCIENTIFICI DI GOETHE, LIBRI E AUTORI

ISIDE SOPHIA – Sesta Lettera (Parte I)

Denderah

SESTA LETTERA

Settembre 1944

LA NATURA SPIRITUALE DELLO ZODIACO DELLE STELLE FISSE

(Continuazione)

Nell’ultima Lettera abbiamo dovuto arrestarci alla descrizione della Costellazione della Vergine. L’abbiamo trovata in rapporto alla Costellazione opposta dei Pesci ed anche in rapporto con i misteri della sostanza. E’ la manifestazione delle forze del Padre dell’Universo che dette e ancora darà “esistenza”. Certamente, se guardiamo i Pesci come il velo di quelle forze che, attraverso il loro sacrificio, dettero il fondamento di tutta l’esistenza fisica e cominciamo da lì, possiamo contare sette Costellazioni fino a che raggiungiamo la posizione della Vergine. Queste sette Costellazioni sono come il sembiante celeste di un Essere Spirituale che, con la sua più alta manifestazione nei Pesci, possiamo chiamare la “Volontà del Padre” e che discende – o ascende – verso la Vergine entro la sfera nella quale esso può manifestare se stesso in molteplici forme di sostanziata esistenza. Perciò, possiamo vedere nella Vergine la sfera di manifestazione delle forze del Padre nell’esistenza fisica. 

La Costellazione della Bilancia

Libra

Mara Maccari – Libra

All’opposizione della Bilancia abbiamo la Costellazione dell’Ariete. Nel corso della descrizione dell’evoluzione dell’Antico Saturno, abbiamo trovato l’attività degli Spiriti localizzata, per così dire, in Ariete oppure dovremmo piuttosto dire che le loro attività cominciano da questo regno. Da questi Esseri emanavano Forze di Vita, sebbene non fossero ancora capaci di compenetrare l’esistenza con la Vita. Proprio come nel caso dei Pesci e della Vergine, possiamo ora partire dall’Ariete e percorrere sette Costellazioni.

Giungiamo allora alla Bilancia e possiamo percepire nelle sette Costellazioni l’immagine di un Essere Celeste, o di diversi Esseri, che possiamo chiamare i Donatori della Vita. Essi hanno donato realmente Vita in successivi cicli di evoluzione, dei quali dobbiamo parlare ancora in prossime Lettere. Proprio come possiamo trovare la sorgente originaria o l’impulso della Vita nell’Universo dietro l’Ariete, possiamo sperimentare qui, attraverso la Bilancia, la sfera dalla quale emana la manifestazione delle forze della Vita entro la sostanza. Così come abbiamo trovato la manifestazione delle forze del Padre nella Vergine, possiamo vedere il regno della manifestazione delle forze del Figlio nella Bilancia.

Il Padre donò l’esistenza, ma il Figlio la vivifica. Possiamo trovare ciò illustrato abbastanza chiaramente nel Mistero del Golgota.  Nel Cristo, il Figlio fu presente in un corpo fisico. Attraverso il sacrificio del Cristo sulla collina del Golgota, la Terra, che era allora al punto della morte cosmica, venne dotata di vita eterna. La manifestazione delle forze della Vita Cosmica presero luogo sulla Terra, e al tempo stesso la Luna era nella Costellazione della Bilancia (Venerdì Santo, 3 Aprile 33 d.C.).

Possiamo trovare ulteriori illustrazioni in molti eventi Stellari nella Bilancia. Saturno era in Bilancia quando nacque Johann Wolfgang von Goethe (28 Agosto 1749) , e sappiamo ch’egli fu il moderno iniziato delle forze vitali o, come le chiamiamo noi delle forze eteriche. Così egli poté dire: “La Natura ha inventato la morte per avere molta vita”. Ciò rivela come egli fosse un miglior cristiano di quanto molti non immaginino.

Il famoso pittore Raffaello Sanzio nacque quando Saturno e la Luna erano in congiunzione in Bilancia (26 Marzo 1483). Nelle sue pitture vengono rivelate le forze dotate di vita e risanatrici. Le forze vitali cosmiche del Sole risplendono attraverso tutto il suo essere come un eterno Sole, e queste forze vitali divengono nello stesso istante Amore cosmico.

La Costellazione dello Scorpione

 Scorpius

Mara Maccari – Scorpius

Lo Scorpione è all’opposto della Costellazione del Toro, nel circolo dello Zodiaco. Dobbiamo ricordare che questa Costellazione era percepita una volta come l’immagine di un’aquila. Possiamo procedere nuovamente nella stessa maniera di sopra. Dietro il Toro troviamo la sede delle attività degli Spiriti del Movimento. Da essi emanavano Forze di animazione. Esse erano forze cosmiche “dotanti di concetto e parola”. Di nuovo, se attraversiamo sette Costellazioni dello Zodiaco, ci troviamo nella Costellazione dell’Aquila –Scorpione, percepiamo ivi le caratteristiche di Esseri Gerarchici che in Aquila-Scorpione discesero nella loro manifestazione all’interno del mondo della sostanza. Troviamo poi in questa Costellazione la manifestazione dello Spirito Santo che discese sugli Apostoli nel primo evento di Pentecoste e dette loro il potere di “parlare e capire tutte le lingue del mondo”. E’ il potere della Parola creativa del mondo, com’esso fluì nelle molteplici differenti forme di esistenza nell’Universo.

Eventi Stellari in Scorpione sono sempre collegati con l’”appello spirituale” che si sforza di raggiungere il singolo essere umano, esigendo da lui di adempiere un certo compito del quale è capace attraverso il suo proprio destino. Scaturendo dalla molteplicità di tali “appelli spirituali” o “parole creative” viene composta la gigantesca immagine dell’evoluzione umana e lo sviluppo spirituale. Questa è la rivelazione dello Spirito Santo.

Possiamo trovare un tale evento all’inizio del 17° secolo. Molte anime che vivevano in quei tempi attendevano un mutamento fondamentale della natura spirituale nell’umanità. E ve ne erano molte che basavano le loro aspettative e le loro speranze su eventi che leggevano nel mondo Stellare; poiché nell’anno 1603-1604, ebbe luogo una “grande congiunzione” nello Scorpione. Saturno e Giove ebbero una congiunzione in questa Costellazione e nella seconda metà del 1604 anche Marte era là. Insieme con questo evento una nuova Stella – una Nova – apparve nel cielo e fu visibile per diversi mesi. Coloro che conoscevano, attendevano qualcosa come una grande Pentecoste per l’umanità, ma non accadde nulla di visibile.

Comunque, ebbero luogo grandi eventi nella vita spirituale dell’umanità, e Rudolf Steiner parlò di questi.

Qualche tempo prima del 1603, cominciò un rapido declino sul Pianeta Marte. Dal 15° secolo in poi, questo declino cominciò ad essere riflesso nello sviluppo della conoscenza umana attraverso gli impulsi che le anime umane portarono giù nelle loro incarnazioni terrestri dalle esperienze prenatali nella sfera di Marte. Sorse allora il pericolo che l’aspirazione umana alla conoscenza ed il modo di vivere cadessero troppo profondamente nel materialismo, mentre i portatori della cultura spirituale sulla Terra divenivano sempre più stranieri su questo Pianeta. Tuttavia, verso la fine del XVI e il principio del XVII secolo, quando ebbe luogo questa grande congiunzione nella Costellazione dell’Aquila-Scorpione, lo Spirito ispirò vari membri dell’umana famiglia con compiti che, fluendo insieme alla fine, fecero in modo che questo pericolo venisse evitato, e dette la possibilità di una nuova prospettiva spirituale.

Christian Rosenkreutz, una delle più grandi guide spirituali dell’umanità, percepì il pericolo. Egli aveva un grande amico, l’anima del Gautama Buddha, il quale era nel Mondo Spirituale e che non si incarnava più in un corpo fisico.

Poiché l’anima che ha raggiunto il grado di un Buddha non discende più in un corpo fisico. Christian Rosenkreutz inviò ora il suo amico, il Gautama Buddha, su Marte onde rinvigorire quel Pianeta in declino.

Sappiamo che Gautama Buddha fu Maestro di Amore e Compassione. La natura di Marte nel suo declino era aggressiva e fredda; perciò, l’impulso di amore e compassione venne trapiantato su quel Pianeta per risanare la sua caduta.

Così lo Spirito Santo, operando attraverso i più alti membri dell’umana famiglia, aprì la via per il positivo sviluppo nel futuro. Ciò viene indicato negli eventi dell’Aquila-Scorpione, nel 1603-1604, e possiamo trovare sempre avvenimenti simili in rapporto con eventi in questa Costellazione.

 

Costellazione del Sagittario

SagittariusMara Maccari – Sagittarius 

Mentre troviamo le forze dell’Aquila-Scorpione che usano gruppi di esseri umani da differenti direzioni per la realizzazione degli impulsi dello Spirito del Mondo, scopriamo eventi in Sagittario che rivelano il rapporto del singolo essere umano col Mondo Spirituale. Conseguimenti di esseri umani che appaiono essere di un carattere singolarmente ingegnoso sono in prevalenza collegati col Sagittario.

All’opposizione del Sagittario vi è la Costellazione dei Gemelli. Da lì abbiamo visto l’impulso di individualizzazione che giunge come risultato dell’antico agire degli Spiriti della forma e degli Spiriti della Personalità sugli antenati della razza umana.

Abbiamo visto gli Spiriti della Personalità sperimentanti il loro stadio umano attraverso gli esseri di calore sull’Antico Saturno. In maniera simile, possiamo trovare indicato oggi in eventi nel Sagittario la maniera in cui il “Genio” del singolo essere umano vuole sperimentare e sviluppare se stesso. Moltissimo dipende, nell’atteggiamento morale, dal fatto se il Genio – l’Io superiore – non riesca ad esprimere se stesso oppure trovi il sentiero che conduce ad un positivo sviluppo. Oggi è nel dominio dell’umana libertà aiutare gli Angeli o provocare la loro caduta.

Quando nacque Richard Wagner (22 Maggio 1813), Saturno stava in Sagittario. Studiando il suo cielo di nascita, troviamo espressa attraverso la posizione di Saturno in Ariete la sua lotta di tutta la vita per l’espressione adeguata del suo impulso più interiore attraverso i vari stadi della sua vita. Per lui la mitologia e il mondo della musica furono i mezzi per causare l’entrata appropriata del suo Io superiore nell’esistenza terrena.

Nel Parsifal, che fu il suo ultimo poema e la sua ultima composizione, egli creò l’immaginazione del tendere dell’essere umano, attraverso le tenebre e il dubbio, alla sorgente della vita nel calice del Santo Graal; perciò, la Costellazione del Sagittario diviene l’immagine cosmica dell’umano tendere attraverso le valli e gli abissi della vita verso le altezze dello Spirito.

 

(Continua)

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Takuan Sōhō – "Sogni"

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Takuan Sōhō (nato il 24 dicembre 1573) è stato uno dei più importanti maestri Zen della scuola Rinzai, nonché poliedrico protagonista in diversi campi della cultura nipponica del suo tempo, caratterizzato da numerose guerre, agli albori dell’era Tokugawa. Figlio di due agricoltori della provincia di Tajima, manifestò sin da giovanissimo il suo interesse per gli studi religiosi, tanto che all’età di 10 anni prese i voti, dedicandosi poi dai 14 anni allo studio della dottrina Rinzai con il maestro Shun-oku Soen.
Sebbene a 36 anni fosse già abate del tempio di Daitokuji conduceva una vita alquanto raminga, talvolta dettata anche da esili forzati a cui veniva sottoposto dal potente di turno infastidito dal radicalismo di certe sue idee.

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“Sogni” è composto da tre saggi nei quali vengono evidenziati quegli aspetti dell’arte della spada che, praticamente integrati con la meditazione Zen, portano all’utilizzo dell’arma come strumento di elevazione spirituale.
Il primo saggio, Fudōchi shinmyō roku (La Divina testimonianza della saggezza immutabile), consiste in una lettera indirizzata al maestro di spada della scuola Shinkage-Ryu, nonché suo amico e allievo Yagyu Munenori (1571-1646).

Il termine ignoranza indica l’assenza della illuminazione, l’oscurità. E’ come dire inganno, errore, illusione. Luogo di stallo è quello in cui la mente si ferma. Nella pratica del buddismo si dice vi siano cinquantadue stadi e, tra l’uno e l’altro di questi, il luogo su cui la mente si ferma viene detto luogo di stallo. La mente si ferma quando è trattenuta da un oggetto, un’azione, una riflessione, una preoccupazione la quale può essere di qualsiasi natura. Nell’ambito dell’arte marziale stessa fermarsi significa, ad esempio, osservare la spada in movimento mentre sta per colpire. La mente, fissa, si preoccupa della spada in sé, e non permette ai movimenti del combattente di essere liberi e compiuti. In quel medesimo istante l’avversario ha la meglio”.

Aspetto peculiare di questo scritto è quello di costituire probabilmente un punto di svolta per la cultura della spada, nell’ambito della quale viene per la prima volta introdotto l’elemento del perfezionamento spirituale individuale. Saggezza immutabile: questo è Fudōchi. Difficile pensare ad una saggezza la cui essenza possa conservarsi pura e fedele a se stessa nei ristretti limiti dell’immutabilità. D.T. Suzuki individua tale saggezza con il termine sanscrito Prajna, rimandando così al concetto buddhista di saggezza trascendentale; lo stato di illuminazione, la mente del Buddha. Come Takuan anche Suzuki mette Fudoshi in relazione con il guardiano Acala-vidyaraja (nume tutelare dei samurai per quanto concerneva la pratica spirituale, presente anche in altre tradizioni è conosciuto anche col nome Fudo Myoo), l’Immutabile, distruttore delle illusioni ed inafferrabile da lusinghe e seduzioni del mondo sensibile. Abbiamo così un’immagine della mente immutabile: non afflitta da attaccamento alcuno e pertanto padrona nel/del suo non fissarsi e fermarsi su cosa alcuna; nulla volendo, tutto potendo.
Lo stesso Takuan evidenzia nel corso della lettera come Fudōchi consista nel “preservare l’assoluta fluidità della mente (kokoro) mantenendola libera da considerazioni intellettuali e disturbi dovuti a stati emotivi…”; mente che è “nella sua essenza mutabile ed immutabile al contempo, costantemente fluente senza mai fermarsi da nessuna parte, eppure avente in sé un centro che non è mai soggetto ad alcun tipo di movimento, e che permane tale e quale in eterno“. Come si arriva a tutto ciò? Esercizio, disciplina, disciplina ed esercizio, con incrollabile determinazione, per conoscere sé stessi, affrontare e superare le proprie paure e debolezze e forgiare lo spirito (seishin-tanren).

La mente è immutabile quando vede senza guardare. Per guardare si dovrebbe fermare. Quando la mente si ferma su qualcosa, poiché il cuore si riempie di ogni genere di preconcetti, trattiene diversi movimenti in sé. Quando i movimenti nella mente cessano, la mente che si era fermata si muove, senza però muoversi affatto”.

*****

Con il secondo saggio, Reirōshū (Il tintinnio cristallino delle gemme), l’attenzione si sposta sulla natura prevalente dell’essere umano, sulla capacità di discernere rettamente ciò che è “bene” da ciò che è “male” e sul come sapere quando e dove morire (aspetto questo particolarmente rivolto alla classe dei samurai).
Morire perché un insulto ci ha contrariati non è affatto questione di rettitudine. Questo è piuttosto dimenticare se stessi in un momento d’ira. Non è certo rettitudine, anche se ne ha l’aria. È rabbia, nient’altro. Un uomo che si adira per l’insulto, si è già allontanato dalla rettitudine prima ancora di essere insultato. L’uomo retto, quando è tra le gente, non viene mai insultato. Essere insultati significa aver perso la propria rettitudine prima di aver ricevuto l’offesa”.
I concetti prevalenti in questo scritto, che inizia in forma di dialogo fra Takuan ed alcuni passanti, riguardano la rettitudine (il “gi”), ed il distaccato esercizio di virtù, integrità e giudizio. Viene esposta come necessaria l’arte di far propria in profondità tanto la “Via del Signore” quanto la “Via del servo” concentrandosi sull’essenza impersonale di tali vie, di modo che tutti i servi siano uguali agli occhi del Signore e che il servo non faccia riferimento ad un determinato Signore ma semplicemente al Signore. Vengono poi esaminate le dieci qualità essenziali ed il modo in cui si compenetrino a vicenda in un movimento circolare senza inizio né fine, sottolineandone la relazione con i dieci mondi della tradizione buddhista. La trattazione si occupa anche del tema dei divertimenti, che vengono indicati come necessari pure per i monaci sebbene sia importante fissarne i limiti onde evitare derive insane ed erronee, e dei fantasmi.

*****

L’ultimo “sogno” è Taiaki (Gli annali della spada Taia).
Anche con questo saggio si torna alla forma-lettera, questa volta indirizzata a Munenori o forse a Ono Tadaaki (maestro della scuola Itto). Rispetto agli altri due componimenti è qui maggiormente presente una connotazione psicologica riguardante l’interrelazione fra sé e l’altro da sé. Takuan si basa su una storia cinese avente per protagonista allegorica la spada Taia, preziosissima, ricoperta di gemme ed in grado di tagliare qualsiasi cosa; a tale spada vengono comparate le facoltà più eccelse presenti in latenza in ogni individuo (la natura buddhica). Una siffatta latenza rende inutile la presenza di un maestro per l’acquisizione di una reale saggezza, essendo essa conseguibile grazie al lavoro interiore di ognuno. La spada, e la maestria nel suo utilizzo, non hanno dunque più a che fare esclusivamente con la morte; la scelta può ricadere invece sull’utilizzo di arma e abilità per dare piuttosto la vita, nonché per affrontare le varie situazioni della vita stessa in maniera desta.

L’uomo che sa, usa la sua spada, ma non uccide altri uomini. Usa la spada e dà agli altri la vita.Uccide solo quando è necessario. Senza pensare al bene e al male, egli è capace di vedere il bene e il male, senza provare a discriminare, egli è capace di discriminare bene.Camminare sull’acqua è come camminare sulla terraferma, se è capace di far sua questa libertà, non sarà confuso da niente al mondo.
Tutti gli uomini sono dotati dell’affilata spada Taia, e per ciascuno essa è perfettamente efficente.Coloro i quali hanno compreso questo concetto sono temuti persino dai demoni-ladri di vita.
…non devi mai trascurare di esercitarti..passeranno i mesi e gli anni, e senza l’aiuto di nessun maestro, troverai la saggezza e ti accorgerai di possedere misteriose abilità nel fare cose mai tentate prima.La forza di questa misteriosa abilità si definisce Spada Taia
“.

Takuan Sōhō morì il 27 gennaio 1645. Giunto il momento di rendere le spoglie mortali chiese un pennello con il quale scrisse il carattere cinese 夢 (yume – sogno) e se ne andò, lasciando ai suoi seguaci le seguenti istruzioni:
Seppellite il mio corpo sulla montagna dietro il tempio, copritelo con i detriti e tornate alle vostre dimore. Non leggete i sūtra, non officiate cerimonie. Non accettate alcun dono né dal monaco né dal profano. Lasciate che i monaci indossino le solite vesti e consumino i loro pasti e procedete come in un giorno qualsiasi

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immagine tratta da zenworld.it

Curiosità per gli amanti del genere: Takuan Sōhō è presente come personaggio nella serie Manga “Vagabond” (ispirata all’opera “Musashi” di Eiji Yoshikawa), mentre il regista /scrittore Yoshiaki Kawajiri ha creato il personaggio Dakuan, presente nell’anime Ninja Scroll, in suo omaggio.

LIBRI E AUTORI

EL MANUAL

   manual

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Ognuno ha un suo libro preferito. Non e’ nemmeno scritto da qualche parte che esso debba essere “il piu’ importante”. L’anima s’e’ legata ad esso o viceversa ed e’ inutile elucubrare teorie su questo fatto. Ciò vale per i Testi dello Steiner come per gli Scritti di Scaligero. Di quest’ultimo sappiamo quanto lui stesso considerasse importante Il Trattato del Pensiero Vivente e su un versante particolare Graal. Ma anche qui, per il ricercatore vale la sua affinità elettiva con qualcuno dei tanti libri che Scaligero scrisse in poco più di un decennio.Massimo Scaligero era uno spirito pratico e, come i suoi Maestri, Giovanni Colazza e Rudolf Steiner, pur stimando importantissima l’assimilazione dei contenuti antroposofici, quando ciò era possibile, dava subito ai ricercatori che si avvicinavano a lui consigli concreti e discipline per la maturazione delle forze dell’anima che tenda allo Spirito.Spesso dopo un momento felice, dubbi e incertezze rabbuiano l’anima e i medesimi interrogativi si manifestano ancora più volte. Forse questo fu uno dei motivi che spinsero Scaligero a scrivere un libro di istruzioni (un pratico Manuale, per l’appunto) da usare per un sicuro lavoro di costruzione: agile ma capace di spaziare sulle più importanti tematiche che un’anima possa considerare indispensabili per la vita interiore e per la conseguente ascesi.Ben presto Il Manuale divenne un caposaldo, il sicuro raggio di luce del faro per chi, spesso giovane o molto giovane, s’era imbarcato nel mar mosso della avventura interiore.

Fu così per chi ebbe in sorte l’incontro con l’Amico e lo è ancora di più ora che l’Amico è invisibile e le acque del mondo sembrano segnare tempesta.Sotto un cielo considerevolmente grigio, per molti può rappresentare una scintilla di luce la bella notizia che i nostri amici argentini, dopo aver per la prima volta tradotto ed edito L’uomo Interiore in lingua spagnola, non si sono fermati a riposare ma hanno stampato come secondo e sicuramente non ultimo libro di Scaligero, il Manuale pratico della Meditazione.Il merito va all’amico Giovanni Gullo che lo ha ben tradotto, con fedeltà, persuasione e tenacia. Ma non vanno posti in seconda linea coloro che lo hanno aiutato, compreso e sostenuto (chi ha fatto qualcosa di costruttivo insieme ad altri sa l’importanza che questi hanno avuto accomunandosi nello sforzo) e nemmeno vanno dimenticati tutti coloro che hanno dato fiducia ed entusiasmo all’idea.Qui su Eco ci limitiamo a darne di nuovo notizia, dopo averlo fatto sul forum a suo tempo, cogliendo l’occasione per ringraziare della splendida iniziativa questi nostri amici di Mendoza e rendiamo noto ad amici, lettori e utenti che la Rivista on-line L’Archetipo, nello stesso periodo pubblico’ in rete  immagini, scritti e particolari per dare un giusto risalto all’evento.

 www.larchetipo.com/2012/lug12/pubblicazioni.pdf

Grazie dell’attenzione.
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Riceviamo dal dott. Franco Giovi queste immagini a lui inviate dal suo amico maestro di arti marziali Roberto Daniel Villalba, con barba e occhiali nelle foto, in visita a Mendoza, insieme a Giovanni Gullo.
Ricieviamo e pubblichiamo con piacere.

3mendozadic2011

3mendozadic2011

LIBRI E AUTORI

ISIDE SOPHIA – Quinta Lettera (parte II)

 

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Denderah

 

 

QUINTA LETTERA

Agosto 1944

LA NATURA SPIRITUALE DELLO ZODIACO DELLE STELLE FISSE

(Continuazione)

Può sorgere la domanda: che cosa è successo alle altre cinque Costellazioni dello Zodiaco: Cancro, Leone, Vergine,  Bilancia, Scorpione? Come abbiamo già visto in relazione alla creazione del metabolismo primordiale, aiutato dagli Angeli e dagli Arcangeli, queste Costellazioni sono un’immagine della “vita interiore”, ma, essendoci soltanto una sembianza di vita entro quei corpi di calore dell’Antico Saturno, le cinque Costellazioni dal Cancro allo Scorpione sono ancora, per così dire, sullo sfondo. Esse sono ancora velate nelle nubi dei cicli dell’evoluzione che segue l’Antico Saturno. Esse si manifestano più tardi, quando l’essere umano è capace di acquisire vita e animazione. Dobbiamo immaginarle come poste “dietro” gli eventi sull’Antico Saturno, come rivelanti le somme motivazioni e le più interiori esperienze degli Dèi. Nella seguente descrizione delle caratteristiche delle docici Costellazioni dello Zodiaco, secondo l’evoluzione dell’Antico Saturno, intraprenderemo nondimeno ad elaborare le cinque Costellazioni “mancanti”, allo scopo di poter avere un’immagine più o meno completa. Le spiegazioni seguiranno nelle Lettere successive.

Le Costellazioni sono la cronaca o la testimonianza della creazione. Le impressioni che son state fatte in queste sfere dell’Universo sono ancora operanti attraverso le Costellazioni visibili. Il destino del mondo appare ivi in quanto i Pianeti si muovono di fronte alle Costellazioni. L’essere umano può essere un testimone di quello che è l’espressione esteriore della Volontà del mondo, provando così a capire e a comprendere la Volontà o, se non si vuole diventare un testimone, divenire soggetto del significato della Volontà, soggetto alle forze del destino. Provare a capire e a comprendere la Volontà del mondo, significa salire lungo il sentiero che conduce verso la libertà. Perciò, diventerà sempre più necessario ascoltare il linguaggio delle Stelleper udire la Volontà del mondo – la Volontà del Padre – che ha le sue espressioni visibili nei movimenti delle Stelle. Così non udiremo il nostro “destino” o il nostro immutabile fato, bensì udiremo i nostri compiti spirituali sulla Terra. Possiamo perciò percepirli nella sfera del pensare attivo, dell’attività spirituale. E’ la sfera nella quale possiamo conquistare la libertà, o l’esser liberi, nella presente èra di civiltà.

Possiamo già provare a leggere la scrittura delle Stelle in quanto i Pianeti si muovono attraverso le Costellazioni dello Zodiaco. Naturalmente, a questo punto possiamo trovare soltanto delle indicazioni generali, poiché i vari Pianeti non formano sempre la stessa “lettera” passando davanti alle Costellazioni. I diversi Pianeti modificano il loro carattere a seconda del carattere e della speciale attività del Pianeta che è davanti a una Costellazione.

 

La Costellazione di Ariete

Se qualcosa accade nella Costellazione dell’Ariete – se uno o più Pianeti sono in questa Costellazione – significa che un nuovo impulso desidera venire nel mondo. Ci viene ricordato di aprire gli occhi per qualcosa di nuovo, una nuova era dell’umanità, un nuovo aspetto della vita, o forse persino nuove invenzioni che provocheranno un cambiamento nella nostra vita terrestre. Esso può essere ancora nascosto e noi possiamo doverlo cercare, ma può essere come un messaggio del Mondo Spirituale agli esseri sulla Terra, onde ascoltino di mutate condizioni; di nuove domande e di nuovi compiti. Questo, per esempio, avvenne nei tempi precedenti la nascita del Cristo allorché i profeti del popolo ebraico parlarono della venuta del Cristo. Allora, nell’VIII-IX secolo a.C., quando il profeta Elia visse come il grande Precursore dell’evento del Cristo, il punto vernale era all’incirca al centro dell’Ariete.

AriesAries – Mara Maccari




  
La Costellazione del Toro

 

Eventi nel Toro richiamano, per così dire, una cosmica “animazione”. Essi sono più che altro un rammemoratore del fatto che noi dobbiamo irrompere attraverso i muri della tradizione e della routine che possono essere stati tirati su nelle età precedenti. Impulsi e nuovi aspetti, che possono esser nati in silenzio e in solitudine umana, vogliono plasmare se stessi nella realtà. E’ come se le vocali e le consonanti di un nuovo linguaggio, che fino ad allora non erano note, dovessero essere apprese e praticate nella vita. Se l’umanità o il singolo essere umano non rispondono all’appello del Toro, allora le forze cosmiche “animano” l’evoluzione per mezzo di catastrofi; per esempio, la Guerra dei trent’anni iniziò allorché Saturno era nella Costellazione del Toro, e giunse a fine allorché Saturno vi fu nuovamente. A quei tempi, e ancor oggi pure, l’umanità aveva un certo compito che desiderava o non desiderava comprendere, e il risultato fu la Guerra dei Trent’anni.

 TaurusTaurus – Mara Maccari

La Costellazione dei Gemelli

 

Eventi Stellari nei Gemelli indicano che l’umanità dovrebbe svegliarsi per compiti e ricerche in rapporto con lo sviluppo di forze dell’Io. Allorché Gesù nacque ([a mezzanotte] del 24 dicembre, 1° d.C.), Saturno era entrato nei Gemelli, e trent’anni dopo, all’epoca del Battesimo del Giordano, l’”IO SONO” entrò nel corpo di Gesù: Saturno era nuovamente nei Gemelli. Allora fu compito dell’umanità quello di testimoniare la vita del Cristo sulla Terra. Solo pochi lo fecero, tuttavia essi furono abbastanza per portare oltre la corrente dell’evoluzione umana.

Proprio in questi giorni (Agosto 1944) Saturno è entrato nuovamente nella Costellazione dei Gemelli. Di nuovo l’umanità sarà messa a confronto con il compito della percezione dell’”IO SONO del Mondo”, solo ad un livello più alto. Speriamo che un numero sufficiente di uomini ascoltino il richiamo del Mondo Spirituale.

 GeminiGemini – Mara Maccari

La Costellazione del Cancro

 

Nelle precedenti descrizioni abbiamo visto che il Cancro è connesso con la creazione degli organi di senso entro l’evoluzione dell’Antico Saturno. Fu un’interazione tra gli Spiriti dell’Amore e gli Arcangeli, ovvero nel linguaggio delle Stelle, tra Capricorno e Cancro. Così eventi nel Cancro richiamano alla “vita dei sensi”. Ci viene perciò richiesto di dirigere la nostra attenzione verso ciò che possiamo percepire con i nostri sensi nel mondo della materia. Se possiamo far ciò senza alcun pregiudizio, allora saremo capaci di percepire il mistero della vita e della rinascita in tutte le sfere della vita.

Ciò accadde all’epoca della vita del Cristo sulla Terra. A quell’epoca, persino nel momento del Mistero del Golgota, Saturno era nella Costellazione del Cancro. Allora il Regno dei Cieli fu aperto al mondo dei sensi umano, perché il Dio era presente in un corpo fisico che poteva essere visto con gli occhi, e le Parole di Dio potevano essere udite con le orecchie – la Divinità poteva esser accostata non soltanto nel Mondo Spirituale. Perciò, nel Mistero della Morte sul Golgota e della Resurrezione, il ringiovanimento dell’intero Universo poteva essere percepito dai pochi che erano svegli. Gli altri, che non erano svegli nei loro sensi, poterono veder solo morte e distruzione. Questo avviene se il richiamo del Cancro non viene udito, come ebbe luogo nell’evento della distruzione di Gerusalemme (70 a.c.) allorché Marte era nel Cancro.

  CancerCancer – Mara Maccari

La Costellazione del Leone

 

Gli eventi nel Leone chiedono l’apertura del cuore umano nei confronti del linguaggio dell’Universo. Abbiamo trovato il Leone collegato con il primordiale metabolismo sull’Antico Saturno, ove gli Spiriti dell’Armonia insieme con gli Angeli dirigevano la digestione del calore entro i corpi ignei. Questi erano come dei cuori cosmici attraverso i quali gli Dèi potevano percepire le armonie dei mondi.

Il Leone agisce ancor oggi in questa maniera. Esso richiede all’essere umano di trasmutare se stesso in un grande cuore, in una specie di cosmico strumento musicale attraverso il quale la corrente dell’esistenza universale possa fluire e creare una nuova armonia delle sfere. Questo è il linguaggio del Leone: che tutti gli esseri esistenti vogliano esser risvegliati e rinascere nell’umana “percezione del cuore”.

Molte grandi individualità nella storia spirituale dell’umanità, ognuna nella maniera sua propria, hanno risposto a questo richiamo in quanto erano connessi tramite la loro nascita con il Leone. Tra loro vi sono il famoso poeta Novalis, H.P.Blavatsky e Rudolf Steiner. Essi hanno tutti Saturno in Leone all’epoca della loro nascita.

 LeoLeo – Mara Maccari

La Costellazione della Vergine

La Vergine è opposta alla Costellazione dei Pesci. Con i Pesci è collegato il sacrificio della sostanza della Volontà da parte degli Spiriti della Volontà che diviene la base di tutta la materia fisica. Perciò, se guardiamo alla Costellazione dei Pesci – ed ancor più a quella della Vergine – siamo alla soglia dei misteri di sostanza e di materia. Essendo questi misteri, ancor oggi, di non facile conquista da parte dell’essere umano, eventi nella Vergine richiedono moltissimo dagli esseri umani. Esigono la più alta devozione e l’amore supremo nei confronti del Mondo Spirituale e del mondo dell’esistenza fisica. Qui deve essere sviluppato un atteggiamento interiore; quello, per esempio, che Goethe aveva quando guardava il mondo che i sensi gli presentavano, e che lo rendeva capace di sperimentare l’Urpflanze – la pianta Archetipica. Qui deve essere trovato il corretto atteggiamento nel quale sviluppare la meditazione ed anche il sacramento religioso. Possono così esser trovati il mistero della sostanza ed anche quello della transustanziazione. I misteri della transustanziazione, in quanto hanno luogo nell’operare delle Potenze del Destino, possono rivelare se stessi se l’essere umano coltiva le capacità nascoste nell’anima.

L’Ultima Cena ebbe luogo quando la Luna era in Vergine. Questo non significa che le azioni del Cristo siano dipendenti dalle Costellazioni o dalle Stelle, bensì rivela un nuovo atteggiamento verso le Stelle, che giunge nel mondo attraverso il Cristo. Oggi siamo ancora lontani da questo atteggiamento. Possiamo soltanto apprenderlo gradualmente.

Il nostro Universo Stellare è diventato un meccanismo, i movimenti del quale possiamo calcolare in modo simile alla struttura e ai movimenti di una macchina. Nondimeno il Cristo mentre era sulla Terra ha iscritto azioni e Parole negli eventi di questo Universo meccanico cosicché esso è ringiovanito. Perciò il Cristo impresse, in questa posizione della Luna in Vergine, il Nuovo Mistero della Transustanziazione che venne istituito dal Cristo per il bene del futuro dell’umanità. Da allora la Luna può essere passata migliaia di volte attraverso la Costellazione della Vergine e nulla d’importante può esser stato fatto entro la famiglia dell’umanità. Tuttavia, il fatto che ciò sia successo una volta può dare all’umanità in futuro la possibilità di colmare questa Costellazione di un nuovo contenuto spirituale che non sarà calcolato, ma che sarà il risultato degli atti umani di fantasia morale.

Virgo

Virgo – Mara Maccari

Nelle precedenti descrizioni delle Costellazioni dello Zodiaco, pochi pianeti – Saturno, Marte, Luna – sono stati menzionati. Essi dovrebbero essere considerati unicamente come esempi. Il significato e le attività dei Pianeti devono ancora essere elaborati in ulteriori Lettere. Perciò, dovrebbero essere considerati soltanto come indicatori; come le lancette sul grande orologio del nostro Universo. Essi agiscono come mediatori tra lo Zodiaco e la Terra. Il carattere delle influenze zodiacali viene modificato a seconda dei diversi Pianeti che sono in queste Costellazioni. Saturno ha certamente un potere di modificazione abbastanza diverso rispetto, per esempio, a Marte o alla Luna. Ma queste modificazioni devono essere ancora elaborate in dettaglio.

 

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

DELLA RETTORICA E DELLA PERSUASIONE

Carlo Michelstaedter

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Le righe che seguono (in parte) sono apparse alcuni anni addietro sul Forum, ma volevo riproporre l’attenzione verso un giovanissimo pensatore che, nell’alba del precedente secolo, riuscì a cogliere, tragicamente, sia il limite dell’uomo e del mondo come viene sperimentato (per la coscienza del limite vedasi l’opera di Miguel Unamuno), sia squarci del sovraumano. Questo è una forza che può presentarsi come distruttrice: una realtà superiore disintegra le apparenze inferiori, tra le quali v’è l’immagine psichica e corporea che l’uomo porta a spasso.

Il discepolo esoterico si esercita nel possesso di quanto può preservarlo dal volto tremendo della Folgore della Vita.

Non sono pochi coloro che avventuratisi oltre il “velo dipinto” del mondo non hanno potuto affrontare le forze, immensamente più potenti, che tramano oltre esso, e venendo investiti, hanno concluso la loro vita nella follia o con la morte.

In breve: con Hegel termina la filosofia pura. Essa diviene l’arte di trattare di tutto su tutto con pensiero addestrato e tanto nominalismo. Emergono talvolta figure, come in Italia Croce e Gentile che, attraversate da singole esperienze intuitive, costruiscono poi su queste, cattedrali di fine dialettica. In Germania è Franz Brentano (1838-1917), che con attenzione raffinata, giunge a porsi il problema del conoscere in chiave psicologica.

Brentano dirige la ricerca non sulle cose esistenti “esteriormente”ma sulle cose come appaiono nell’orizzonte intenzionale del soggetto esperiente, aprendo la problematica della “fenomenologia”. In stretta sintesi essa è la scienzadell’esperienza della coscienza. Già Hegel annota la fenomenologia come “cammino dell’anima la quale percorre la serie delle sue formazioni come stazioni prescrittele dalla sua natura perché si rischiari a Spirito e, mediante la piena esperienza di sé stessa, giunga alla conoscenza di ciò che essa è in sé e per sé”. Edmud Husserl (1859-1938) viene influenzato da Brentano, poi (sto saltando quasi tutta la sua opera) propone il metodo della “riduzione fenomenologica” che è la sospensione del giudizio (epoché) per attingere alla dimensione in cui i fenomeni si manifestano come “datità originarie”. Dominata la comune opinione sull’esistente dell’uomo e del mondo, ciò che emerge come “residuo fenomenologico” è il campo trascendentale della coscienza pura. Il senso del mondo e le sue “oggettualità” (noemi) si costituisce a partire dagli atti intenzionali della coscienza pura.

Vedete dunque che si giunge a pratiche e ad un’osservazione deliberata, “intenzionale”, con il gigantesco sforzo di cancellare l’atto del ‘giudizio’ che non significa simpatia o antipatia verso il percepito ma l’atto della coscienza pensante che trasforma il quid percepito in ‘casa’, ‘albero’ o qualsiasi altra cosa.

(Di passaggio ricordo che Edith Stein (1891-1942), fatta santa da Giovanni Paolo II nel 1998 e Compatrona d’Europa nel 1999, fece parte dei fenomenologici di Gottinga. Di famiglia ebraica, si convertì al cattolicesimo nel 1922. Progettò di inserire l’intenzionalità nella rielaborazione della filosofia scolastica. Morì ad Auschwitz. Ho trovato di alto spessore spirituale il suo “La Scienza della Croce”, uscito postumo nel 1950).

Non credo avventato dire che il tentativo di Husserl fu il passo moderno che più s’avvicina all’esperienza prospettata da Steiner in “Verità e Scienza” che è un testo ‘iniziatico’ completo ma pure un’ottima introduzione fenomenologica all’incompresa “Filosofia della Libertà” che potrebbe condurre, con i massimi requisiti scientifico-epistemologici, all’esperienza diretta dell’essere spirituale dell’uomo e del mondo.

E’ chiaro che il placido (innocuo) discorso filosofico lascia il passo ad una attività interiore: all’aristotelica téchnē, ossia all’atto come mezzo per raggiungere un effetto.

Ho scritto tutto questo per dare sfondo ad una lucente meteora, irrituale, tragica e intensa che solca lo sfondo di quei tempi: Carlo Michelstaedter.

E’ Michelstaedter, ebreo goriziano di buona famiglia (1887-1910) che, compiuti gli studi prima a Vienna poi a Firenze, muore suicida dopo la stesura della tesi di laurea.

La tesi esce  postuma nel 1913 ed è intitolata “La persuasione e la rettorica”. Questa nasce come un confronto critico tra l’originaria sapienza presocratica e la “degenerazione mondana” della filosofia a partire da Platone ma diviene il nucleo di una critica radicale che investe tutta la cultura erede del pensiero post-socratico. Partendo dalla distinzione parmedidea tra il mondo dell’alétheia e quello della dóxa, il Nostro oppone la via vera della “persuasione”, radicale certezza del Vero, al falso della “rettorica”. Il mondo della seconda è il dominio delle istituzioni, dei valori tradizionali, dell’universale ‘già fatto’ su cui si fonda l’uomo (Scaligero direbbe: dei pensati e dei percepiti) e con cui si illude di mascherare il suo violento impulso al proprio conservatorismo e alla bramosa vitalità che lo sostiene.

La bramosia di vita che sostiene l’uomo comune è chiamata, da Michelstaedter, philopsichia (il dio del piacere).

Essa è “tanto è vita…quanto manca del vivere”.

L’uomo brama “…il possesso di sé, ma quanto vuole e tanto occupato del futuro, sfugge a sé ogni momento”.

Del resto “il suo agire (l’agire dell’uomo) è un essere passivo..finché vive in lui, oscura e irriducibile la fame della vita. La vita in lui non vive fino a quando egli non viva che solo per sé  stesso”.

Ma se ferma per un istante il flusso continuo del suo bramarsi, avverte di essere un riflesso rappresentativo non dissimile ai riflessi del mondo“Interrotta la voce del piacere che le dice (dice alla coscienza): ‘tu sei’, sente solo il sordo mormorio del dolore fatto distinto che dice: ‘tu non sei’…”.

L’uomo che crede di vivere nella inautenticità della rettorica è schiavo di essa: “colui che non vive con persuasione non può non obbedire, perché ha già obbedito”.

Naturalmente, il cosiddetto mondo morale, di cui gli uomini si vantano di continuo, appartiene alla sfera del proprio nulla: “questa che gli uomini chiamano spesso spesso docilità, bontà o persino superiorità…non è che la superficialità di cui non aveva ragione in ciò che faceva..non sapeva quelle cose che voleva perché le volesse, non aveva la Potenza di quelle cose…”.

In tale inesorabile deficienza l’uomo teme l’annullamento ma proprio “chi teme la morte è già morto”.

Serve far affiorare in ogni istante un puro presente, senza passati o futuri “…vedere ogni presente come l’ultimo e nell’oscurità crearsi da sé la vita” poiché la morte non è altro che un continuare nel tempo.

Persuasione è prendere su sé la responsabilità della vita, atto di volontà affermante il puro e nudo valore individuale: il giusto è l’uomo risvegliato. Mentre l’irrazionale brama di vita inganna l’uomo con le sue illusioni: conseguimento del piacere, soddisfazione dei propri bisogni, perseguimento di un ideale…

L’amore per la vita dunque ha come meta un’incerta sopravvivenza, non certo la realizzazione dell’uomo, che consiste nel “possesso di sé stesso” attraverso cui si possiede tutto in sé: l’uomo persuaso vive “solo di sé stesso” e nella autorealizzazione non teme la dissoluzione poiché “ la morte nulla gli toglie, giacché niente in lui chiede più di continuare”.

La sua anima vive “libera nell’assoluto”.

“Ognuno è solo e non può sperare aiuto che da sé: la via della persuasione non ha che questa indicazione: non adattarti alla sufficienza di ciò che ti è dato”.

In questa poesia del 1910, il volto del tutto normale, della philopsichia:

Ritornate alle case tranquille

alla pace del tetto sicuro,

che cercate un cammino più duro?

Che volete dal perfido mare?

Passa la gioia, passa il dolore,

accettate la vostra sorte,

ogni cosa che vive muore

e nessuna cosa vince la morte.

Ritornate alla via consueta

e godete di ciò ch’è v’è dato:

non v’è un fine, non v’è una meta

per chi è preda del passato.

Ritornate al noto giaciglio

alle dolci e care cose

ritornate alle mani amorose

allo sguardo che trema per voi

a coloro che il primo passo

vi mossero e il primo accento,

che vi diedero il nutrimento

che vi crebbe le membra e il cor.

Adattatevi, ritornate,

siate utili a chi vi ama

e spegnete l’infausta brama

che vi trae dal retto sentier.

Non continuo con citazioni. Tanto è denso il contenuto di quello che appare come un libretto. Solo vi invito a comperarlo. Lo trovate a poco prezzo e magari scontato nelle edizioni Adelphi. Non è antroposofico ma ciò è tutt’altro che un male. Però fu un punto di riferimento per alcuni, non ultimi Evola e Scaligero.

Lo sconsiglio ai blablatori che non comprenderebbero e nemmeno agli ortodossi che hanno le rappresentazioni inchiodate in testa: sarebbero pochi ma comunque sprecati, intendo i soldi.

La tragedia di C.M. è stata quella di non trovare gli strumenti per accogliere nell’umano quel “più che vita che avvertiva crescere nell’anima. E non fu il solo. Quando si riesce a bloccare il corso naturale delle Potenze dell’anima, permettendo loro di essere ciò che sono prima di disperdersi nella natura, è necessaria una mediazione che supporti l’umano che ne resterebbe travolto. Uno dei molti aspetti della saggezza iniziatica dei cinque esercizi. Che, direbbe Paolo di Tarso, non sono latte per bambini.

Consapevole di quanto stava accadendo, Michelstaedter, in una delle sue ultime lettere scrisse (cito a memoria): ”Se muoio sarà non per carenza ma per sovrabbondanza”.

LIBRI E AUTORI

CARLOMAGNO (di R. Arcon)

Carl

   Il re Carlomagno era ormai vecchio, aveva compiuto tutte le più grandi imprese ed aveva fondato un regno potente. Egli dominava l’Europa con le sue armate ma aveva anche raccolto attorno a se tutti i saggi del regno ed aveva fondato una scuola che insegnava l’intera sapienza del suo tempo.

   Un giorno, sentendosi ormai prossimo alla fine della sua vita, decise di raccogliere attorno a se i suoi paladini e fare il giro dei suoi dominii per l’ultima volta. Voleva rivisitare i luoghi delle sue battaglie e salutare i buoni sudditi che tanto lo amavano. Partì così da Aquisgrana con numeroso seguito, con dipiegar di stendardi e sonar di trombe, con rullar di tamburi e grida festose dei suoi guerrieri. Attraversò tutta la terra di Francia sino alla Bretagna e poi giù sino ai Pirenei dove sostò commosso sulla tomba di Orlando e poi piegò verso oriente percorrendo le dolci terre della Provenza sino alle Alpi. Qui, aspettando il tepore della primavera, Carlo attraversò i gioghi montani e scese nella pianura Padana ricca di acque e percorsa dal grande fiume Po. Giunse a Venezia, che guardò scintillare in mezzo alla sua laguna, e sospirò: non era mai riuscito a conquistarla e forse, si disse, era meglio così: sarebbe diventata una grande città, regina del mare.

    Carlomagno proseguì il suo viaggio incerto sulla direzione. Tra i suoi paladini c’era chi lo consigliava di prendere di nuovo la via delle Alpi e attraversare l’Austria per poi giungere nella Germania e quindi fare ritorno a casa. Ma Carlo era di ben diverso avviso. Così disse ai suoi fedeli compagni d’arme che voleva dirigersi verso oriente: “Là dove il sole nasce io morirò”.

   Il re e il suo numeroso seguito proseguirono il viaggio attraverso le pianure friulane, il vecchio regno dei Longobardi, ricevettero l’omaggio del Patriarca di Aquileia e giunsero dove finisce il mare e dove sorgeva una piccola città: Tergeste. Qui giunto, il re volle riposare.

   Non era ancora sorto il sole quando re Carlo fu svegliato da un forte vento. Subito si alzò e si diresse alla finestra per vedere cosa stava accadendo. Il più anziano dei paladini corse al suo fianco: “Non è nulla maestà, gli disse, è solo quel vento che qui chiamano Bora e che a volte soffia molto forte”. Il re guardò il cielo che stava schiarendo, si volse: “Prepara il mio cavallo: voglio seguire questo vento, da solo!” Il vecchio compagno d’arme fissò il re negli occhi e sentì i suoi colmarsi di lagrime. Si rivolse al re come non aveva mai osato fare: “Carlo, non ti rivedrò mai più, è vero?”

Quando il mondo avrà ancora bisogno di noi, amico mio, allora verrò a chiamarti”

“Ed io sarò al tuo fianco, maestà!”

   Carlo salì, non senza fatica, a cavallo e spronò seguendo le raffiche del vento. Il destriero s’impennò e partì in un galoppo veloce eppure leggero, tanto che pareva non toccare terra. Mentre il cielo stava schiarendo e le stelle impallidivano ad una ad una, Carlo giunse in quella valle che oggi chiamano Rosandra e che era immersa nell’ombra perché il sole non aveva ancora superato il ciglione roccioso. Seguendo il torrente, Carlo si avvide che la strada finiva nei pressi di un mulino e così scese da cavallo. Si fermò davanti all’animale accarezzandogli il muso: “Amico mio, disse, siamo stati una cosa sola per tanti anni ora è tempo che ci dividiamo seguendo ognuno la propria natura, entrambi liberi…” Il cavallo parve comprendere, nitrì sommessamente, si volse e ripartì al galoppo immergendosi nel sottobosco. Carlo proseguì a piedi seguendo il vecchio acquedotto costruito dai romani. Arrivò ben presto all’inizio di una salita, lasciò il torrente in basso e si arrampicò aiutandosi con le mani, afferrando gli esili tronchi degli arbusti e i rami bassi degli alberi. Stanco e affannato per l’età, giunse ad un punto dove si poteva scorgere parte della valle. Era un piccolo ripiano ai piedi di una lunga cresta rocciosa che si innalzava verso la sommità del monte chiudendo uno stretto canalone. Carlo si sentiva mancare le forze. Si inginocchiò, levò la spada dal fodero e vi si appoggiò. “Signore, pregò, ora i miei giorni sono finiti. Ho compiuto quello che Tu mi hai chiesto di fare ed ora mi affido a Te!” Mentre era così assorto, il sole uscì da dietro le rocce e illuminò la valle. Una luce abbacinante parve uscire dall’astro e condensarsi in una figura che si fermò davanti al re. Era d’aspetto imponente e due grandi ali iridescenti coronavano il volto severo. Teneva in mano una grande spada. “Alzati Carlo” disse, il momento è giunto: dovrai abbandonare il tuo corpo del quale eri tanto fiero, ma le forze che lo sorreggevano non moriranno!” La voce possente percorse il cielo e Carlo vide i suoi vestiti afflosciarsi e sentì la sua vita scorrere dalle sue mani e pervadere il ferro della sua spada.

   L’arcangelo impugnò l’arma e spalancò le grandi ali. La terra fremette e il vento parve raddoppiare la sua forza: “Respiro della Terra!” gridò l’arcangelo, “Guidami nelle sue profondità!” Seguendo il vento l’arcangelo attraversò la valle e si fermò davanti ad un’alta parete di roccia. Battè col pomo della spada sulla pietra e subito si spalancò un’apertura tanto ampia da permettergli di entrare ad ali spiegate. Mentre volava, senza incontrare ostacoli, la terra pareva ritirarsi davanti a lui e gli esseri delle profondità si nascondevano nei bui recessi delle caverne tremando di paura. In breve l’arcangelo giunse in una grande caverna in fondo alla quale scorreva lento e silenzioso un corso d’acqua limpida. L’arcangelo si fermò: “Ora attraverserai l’acqua, re Carlo, ed entrerai nella leggenda” Ripiegò le ampie ali e attraversò il piccolo fiume senza incresparne la superficie. Dall’altra parte c’era una grande roccia squadrata. L’arcangelo vi adagiò delicatamente la spada di Carlo: “Dormi ora, entra nella serenità di un destino compiuto. Oltre l’illusione di spazio e tempo, oggi tu sei morto e rinato e quando il tempo verrà, un risuonare di trombe spalancherà le viscere della madre terra e tu ne uscirai pronto all’ultima battaglia!”

    Si volse e mentre ripercorreva il cammino compiuto la terra si richiudeva dietro di lui. Presto emerse dalla roccia e, spalancate le ali come arcobaleni, si innalzò sopra la valle e verso il sole. Guardò in basso per un’ultima volta e vide la valle e le colline intorno, e la striscia argentea del torrente e, lontano, la piccola città: “Tergeste, per quanto dolore tu veda passare sopra le tue case, troverai sempre un sorriso!” disse e sparì.

   Qualche secolo dopo i triestini eressero, sul ripiano ai piedi della cresta rocciosa, una piccola cappella e l’intitolarono a San Michele Arcangelo.

*

RENZO ARCON

*

Trieste dalla Val Rosandra

 

LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO,

ISIDE SOPHIA – Quinta Lettera (parte I)

 

Denderah

QUINTA LETTERA

Agosto 1944

LA NATURA SPIRITUALE DELLO ZODIACO DELLE STELLE FISSE

(Continuazione)

Nelle due precedenti Lettere abbiamo elaborato alcune delle Costellazioni dello Zodiaco secondo gli eventi dell’evoluzione dell’Antico Saturno. Ora dobbiamo terminare questa raffigurazione descrivendo il settimo grande ciclo di questa esistenza planetaria del nostro Universo. 

Durante i sei precedenti cicli, è stato creato un essere che consisteva di calore, portava una sembianza di vita, di animazione, di individualizzazione e mostrava le prima tracce di una vita interiore. Ora nel settimo ed ultimo ciclo, quest’essere appare aver raggiunto un certo completamento all’interno di questo grande giro di evoluzione. Le sue azioni sono automatiche e in accordo con gli eventi e le attività che hanno luogo nel suo ambiente circostante. Entità spirituali diverse hanno ancora una possibilità di compenetrare quest’essere di calore con le loro forze. Questi sono gli Spiriti della Volontà che sono stati già menzionati in rapporto con l’inizio dell’evoluzione dell’Antico Saturno. Nel principio essi sacrificarono la loro sostanza di Volontà, e questa sostanza divenne il fondamento per le attività degli altri Esseri Spirituali. Questa sostanza divenne altresì il fondamento per la sostanza fisica di fuoco o di calore che fu creata dentro l’Antico Saturno. In effetti, essa è l’origine di tutte le sostanze fisiche che sono state create nei successivi stadi della creazione. Dopo che questa sostanza di Volontà è stata trasmutata in calore, gli Spiriti della Volontà sono di nuovo capaci di operare nei corpi di calore che sono l’origine del corpo fisico umano di oggi. Così il principio di questo grande giro della creazione è collegato con la fine e, con ciò gli eventi rivelano l’interiore significato dell’esistenza dell’intero mondo al centro del quale noi oggi viviamo. Durante quest’ultimo ciclo dell’Antico Saturno gli Spiriti della Volontà crearono, dentro questi corpi di calore, capacità che ancor oggi non possono essere sviluppate coscientemente dall’essere umano, ma che ancora dormono e devono attendere un lontano futuro dell’evoluzione cosmica. 

Per descrivere ciò, dobbiamo partire da un’altra fine. 

Abbiamo descritto questa fase dell’evoluzione nelle Lettere terza e Quarta, così come essa può essere letta nelle Costellazioni di Ariete, Toro, Gemelli, Sagittario, Capricorno ed Acquario, con il Cancro e il Leone nello sfondo. Inoltre abbiamo trovato le sue tracce nella forma umana, nel capo o nel cervello, nella laringe o nell’organizzazione della parola e del suono, e nelle braccia con il braccio superiore, il gomito e l’avambraccio. L’ultimo ciclo dell’evoluzione di Saturno può essere trovato inscritto nella Costellazione dei Pesci. A San Michele la Costellazione dei Pesci è visibile nelle ore di mezzanotte esattamente al di sopra dell’orizzonte meridionale. Le Costellazioni si Andromeda e di Pegaso sono sopra di essa. 

PESCI

Così ritorniamo all’inizio dell’Antico Saturno, e come abbiamo trovato il sacrificio degli Spiriti della Volontà inscritto nei pesci, così ora troviamo la loro attività, durante quest’ultimo ciclo, indicata nei Pesci. Entro la forma umana essa è raffigurata nelle mani. Le due mani sono un’immagine dei Pesci che nuotano in cielo in direzioni opposte, sono tuttavia collegati con una pallida fascia di Stelle. 

Con le nostre mani noi agiamo nel mondo. Tutti i conseguimenti dell’arte e della scienza, del costruire, così come dei milioni e milionidi piccole azioniche rendono possibile la vita umana sulla terra, sono causate, in definitiva, da mani umane. Esse sono fluite e costantemente fluiscono dalle teste umane nelle mani. Se proviamo una volta ad immaginare la quantità di lavoro umano, di tutti i tipi, che è stato fatto nel passato e che verrà fatto nel futuro, possiamo guardare con ammirazione e venerazione alla mano umana. Noi tuttavia non sappiamo come accada che i nostri pensieri vengano realizzati dalle nostre mani, ovvero come noi possiamo maneggiare la padella o la vanga. Ciò è ancora nascosto per la nostra coscienza diurna. 

Però possiamo immaginare una condizione futura dell’essere umano nella quale noi potremo esser coscienti di che cosa avviene allorché muoviamo le nostre braccia o i nostri arti e lavoriamo con le nostre mani. Possiamo persino immaginare che talvolta l’essere umano possa essere capace di adoperare le facoltà nascoste nelle mani; forze radianti che oggi sono soltanto accennate dalla forma della mano. 

In effetti, noi incontriamo il nostro destino con le nostre mani. Le mani sono quella parte del nostro organismo con la quale ci confrontiamo costantemente con il mondo. Incontrando il mondo con la realtà delle nostre mani operanti, incontriamo il nostro destino. Il destino appare alla maggior parte degli esseri umani come un qualcosa che si libra al di sopra di loro, che è loro straniero, che li afferra a sorpresa in una direzione o in un’altra. Viene sperimentato come un potere di volontà superumana. Avendo ora trovato il rapporto tra le mani e i Pesci, e letto dietro i Pesci le azioni degli Spiriti di Volontà, possiamo vedere operanti dietro i Pesci, come pure nelle nostre mani, le forze della Volontà cosmica che chiamiamo le forze del destino. Nella maniera in cui sperimentiamo quelle forze di Volontà è nascosta l’ultima traccia delle forze riflesse di volontà dei nostri antenati dell’Antico Saturno, come descritto più sopra. Possiamo pure immagnare che un giorno, in un futuro lontanissimo, saremo capaci di essere tutt’uno – ma in piena coscienza – con quelle forze di Volontà che ancora ci sono estranee e incomprensibili; che noi, in piena coscienza, potremo compiere ciò che la Volontà cosmica desidera fare attraverso di noi. Allora noi saremo “simili a Dio”. Saremo uniti alla Volontà di Dio Padre. Questa capacità, che soltanto nel futuro potremo maturare in noi, venne posta come un seme spirituale entro quegli esseri di calore di Saturno dall’attività degli Spiriti della Volontà. Rudolf Steiner lo chiama il germe dell’Uomo Spirito. 

Possiamo trovare ciò inscritto nella costellazione dei Pesci: la sostanza di volontà degli Spiriti della Volontà al principio dell’evoluzione mondiale, la sua cristallizzazione in “Terra” e “destino” che noi sperimentiamo più direttamente nelle nostre mani, e il germe di unione con la Volontà del Padre in una maniera pienamente cosciente e pienamente attiva. 

Così adesso abbiamo trovato l’immagine eterea dell’umanità, così come essa venne creata dagli Déi, ed il suo rapporto con l’Universo delle Stelle. E’ un’immagine dell’essere umano superiore: la testa con il cervello, l’organizzazione del linguaggio e del suono, e le braccia – giù fin entro le mani. Essa è altresì un’immagine del destino del mondo e dell’essere umano (così come della Volontà delle Gerarchie allorché il mondo fu creato), del pensare e della testimonianza dei pensieri degli Dèi in tutto ciò che ci circonda, e della loro realizzazione nell’esistenza della terra fino a che la Volontà del Padre non sia sveglia e attiva nel volere dell’essere umano. 

L’immagine eterea dell’essere umano superiore è un’immagine del proprio essere superiore. Esso non entra, in realtà, nell’essere corporeo. Nel Medio Evo si troverà ancora che l’essere umano sperimentava pallidamente in questa maniera le Entità Angeliche nel Mondo Spirituale: Entità unicamente con la testa, senza il corpo, e con ali in luogo di braccia. Così, per esempio, li dipinse Raffaello Sanzio nella Madonna Sistina. E’ un’immagine di ciò che diverranno gli esseri umani nel futuro, allorché avranno acquistato forme di esistenza più sottili ed eteree. 

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Come mostrato sotto, abbiamo raggiunto un’immagine del legame tra l’essere umano, il mondo Stellare, e l’evoluzione del mondo: 

 

Antico Saturno 

 

I

Riflesso della Vita

Ariete

Capo-Cervello

II

Riflesso dell’animazione

Toro

Organismo del Linguaggio e del Suono

III

Riflesso dell’Individualizzazione e della Personalità

Gemelli

Braccia-Simmetria

IV

Antenati dell’Essere Umano

Sagittario

Parte superiore delle Braccia

V

Organi di senso primordiali

Capricorno

Gomiti

VI

Metabolismo Primordiale

Acquario

Avambracci

VII

Volontà

Pesci

Mani

 

(Continua)

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