EL HOMBRE INTERIOR

Massimo Scaligero El Hombre Interior – Caviarbleu, Editora Andina Sur
Calle Alpatacal 1764, – (5500) Mendoza, Republica Argentina
e-mail info@caviarbleu.com– Páginas 260 – Precio € 17,00 Traductor: Veeraj Giovanni Gullo

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Tempo fa venni  a conoscenza della traduzione in Castigliano de  “L’Uomo Interiore” di Massimo Scaligero nella rivista  L’Archetipo, operazione raccontata dall’Amico Franco Giovi e che vi invito a leggere sul mensile online: www.larchetipo.com/2011/gen11/pubblicazioni.pdf

Personalmente credo che questo avvenimento sia di portata eccezionale, il signor Giovanni Gullo Veeraj, nostro lettore e iscritto, italiano ma che vive da molto tempo in Argentina ha assunto questo compito sicuramente non facile, e addirittura pare ne stia a tradurre altri e cio’ mi riempie di tanta gioia perche’ riconoscendo la preziosita’ dei concetti espressi dai testi in questione e intendo anche solo lontanamente quanto siano costati sotto tutti i fronti a Massimo Scaligero, allora penso che se e’ giunto il momento di rendere questi contenuti disponibili anche agli altri popoli, sia un grosso e buon segno dai mondi spirituali che operano per l’evoluzione di ognuno.

Grazie signor Veeraj Giovanni Gullo.Grazie Franco Giovi e un saluto a tutti.

Naitsirc

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Dopo aver letto la presentazione della traduzione del libro di Scaligero su L’Archetipo di gennaio 2011, decisi di scrivere a Veraaj Giovanni Gullo, tra l’altro iscrittosi al nostro allora forum poco tempo prima, per chiedergli maggiori informazioni. Tra le altre cose abbiamo saputo che su L’Archetipo Franco Giovi ha omesso, sicuramente per modestia, di indicare che il testo in lingua spagnola contiene una sua prefazione, anch’essa in lingua castigliana.

Veraaj ci ringrazio’ per l’interessamento, per aver citato l’evento, e ci invio’ lo scritto del dott. Giovi chiedendoci di condividerlo con i lettori del forum se fosse stato possibile.  Per noi fu un piacere e un privilegio poter accogliere una richiesta del signor Gullo e nello stesso tempo pubblicare nello stesso mese del gennaio 2011, in italiano, la prefazione curata da Giovi per El Hombre Interior. Una testimonianza inedita e preziosa.

Testimonianza  che ben si incastona con altre di suoi discepoli ed amici, che va a comprovare l’eccezionale levatura di Massimo Scaligero, la sua grande umanita’ e potere di accoglienza interiore di molte sofferenze e drammi umani. Nella vastita’ della sua anima questo grande Iniziato, svuotandosi di tutto poteva accogliere e lenire le sofferenze di coloro che disorientati e bisognosi si recavano da lui per ricevere un Lume…..

Gullo ci comunica la sua intenzione di poter tradurre e pubblicare un libro all’anno di Scaligero. Siamo certi che tutti gli estimatori di questo Maestro del Pensiero proveranno una grande gioia a questa notizia, ringraziando in cuor loro Veeraj per questa importante, non facile impresa ma sicuramente di inestimabile valore e fedelta’ alla causa della Tradizione Perenne.

Siamo grati a Veraaj per la sua considerazione, per il lavoro prezioso che ha svolto e per quello che svolgera’: siamo sicuri che in questa magnifica fatica non sara’ mai solo.

Savitri

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Prefazione di Franco Giovi a El Hombre Interior – M.S.


Cenni sull’Autore

In un articolo scritto per la rivista L’Archetipo del marzo 2008 in relazione ad una assai sintetica biografia di una notevole personalità francese, Paul Sédir, scrissi queste parole: “L’oscurità infittisce quando si dirige lo sguardo su specifiche individualità. Vi siete mai accorti che di esse non trapela l’essenziale e che anzi non scoprite nulla della loro anima e del suo più intimo percorso? Mogli, figli, amici ed eventuali biografi possono raccontarvi di avvenimenti, gesti, parole dette. Questo per noi può essere soddisfacente o almeno interessante ma ricordiamoci che sono superfici, descrizioni di quanto è percepibile alla coscienza comune…”. Iniziai a studiare i primi scritti di Massimo Scaligero all’inizio degli anni ’60 e dopo un decennio di lavoro d’intelletto e di sperimentazione interiore, reputando maturo il momento, decisi di incontrare personalmente il responsabile delle mie fatiche.

Quando andai da Scaligero mi ero ritagliato lo spazio per un giudizio libero ed attento. Certo, avevo già orientato molto della mia vita sulla base delle sue indicazioni espresse attraverso una forma magistrale, capace di darsi come rigorosa veste di un contenuto che indirizzava all’esaurimento della dialettica e alla conseguente accensione di un difficile atto interiore, ma non dimenticavo tuttavia i giudizi critici e preoccupati di personalità e correnti sapienziali che avevo, in tempi precedenti, valutato con rispetto. Detto in soldoni, Scaligero era un personaggio che metteva d’accordo pure gli estremi opposti: tutti uniti ad essergli contrari (a quel tempo ignoravo le bordate di anatemi e maldicenze scatenategli contro da membri della Società Antroposofica) e anche per tale motivo desideravo conoscerlo direttamente.

Dopo l’arrampicata dei ripidissimi gradini di tutto lo stabile di via Cadolini 7 a Roma, bussai ansimante alla porta metallica del suo Studio; sguardo coraggiosamente diretto verso chi (il gigante che) m’avrebbe aperto: la porta s’aprì e dovetti abbassare gli occhi per incontrare quelli di un signore anziano dai capelli bianchi, notevolmente più basso del sottoscritto… Un’ora dopo, uscendo, portavo in me il vivo seme della più profonda esperienza della mia vita, esperienza che durante quasi quarant’anni è cresciuta più forte e profonda ed è il filo aureo che congiunge il mio lavoro interiore allo Spirito. Essa, rafforzata tra parole e silenzi meditativi lungo un decennio di incontri sino alla sua sortita dal palcoscenico, è ciò che mi guida come pura percezione in se sussistente, nella conoscenza dei significati adialettici del mondo. In quel pomeriggio di tarda primavera avevo incontrato l’Iniziato della comunità Solare.

Il lettore dotato di spirito critico a questo punto sbuffa e pensa: “Vera o ingannevole, quella che ci racconti è esperienza tua, non mia di certo” Egli ha perfettamente ragione e la mia autorità è più piccina di un guscio di noce affondato nella baia di Tokyo. Allora proviamo ad ascoltare per un momento la voce di colei a cui Scaligero dedicò alcune tra le sue più alte Opere.

“Ricordare Massimo è tornare a far vivere l’atmosfera che da lui emanava in ogni incontro, che destava in chiunque lo incontrasse una energia vivificante, e non solo in chi seguiva la Via dello Spirito. La positività era per lui una disposizione d’animo, e questo rasserenava chi lo avvicinava, riportando la pace fra persone che vivevano d’avversione e contrasti.
Per fare un semplice esempio, tratto dalla vita di tutti i giorni, a Via Cadolini, a piano terra, c’era un anziano signore in pensione, che passava il suo tempo tra il giardinetto di casa e la passeggiata al Gianicolo. Convinto fascista della prima ora, fischiettando con insistenza le prime note di “Giovinezza” aveva indotto a imitarlo un merlo che aveva preso alloggio nell’albero di fronte al cancello. Sentirli fischiettare in alternanza, l’uomo e il merlo, era un’esperienza divertente. Il villino confinante era abitato da un signore altrettanto anziano, anche egli in pensione e con molto tempo da spendere. Convinto comunista, non si rassegnava affatto alla performance, e anzi, fortemente infastidito, aveva pensato di contrattaccare, rivolgendosi ai merli degli alberi del suo giardino con le prime note di “Bandiera rossa”. Uno dei merli cominciò a risponderli, e così anche lui faceva dei duetti. Da una parte il fischio insisteva: “Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza …di bellezza …di bellezza” e dall’altra “Bandiera rossa la trionferà …la trionferà …la trionferà”, con una ripetitività ossessiva che faceva salire la tensione tra i due. Non si trattava più di un allegro fischiettare, ma di una sorta di duello canoro. Massimo iniziò (nei tempi sempre troppo esigui che aveva per se) a intrattenersi una volta con l’uno e una volta con l’altro dei duellanti, rivolgendo loro domande in tono amichevole e a voce abbastanza alta da coinvolgere, almeno uditivamente, l’altro contendente. Man mano che i due si “parlavano attraverso Massimo” scoprivano di avere molto in comune e la politica divenne una divisione fittizia e facilmente superabile. I contendenti alla fine abbassarono le armi e ne nacque un’amicizia che riempì la vita di entrambi”

Questa è una piccola storia e tante piccole storie potrebbero fare un ragguardevole album di belle storie edificanti, ma in tutta sincerità, vi servirebbero a qualcosa di concreto, o meglio, muterebbero il vostro livello di coscienza?

Nessuno tra coloro che conobbero veramente Scaligero potrebbe (ne desidererebbe) raccontarlo. Nessuno è degno e deputato a farlo. A parlare di Lui si schiudono comunque due pessime strade: o si finisce immancabilmente a parlare di se stessi (come ho fatto nelle righe precedenti) oppure si fa dell’accademia e vi assicuro, ciò è stato fatto con dovizia e perizia e il risultato ricorda il museo delle cere di madame Tussauds al profumo d’incenso. Questo è fatale poiché quaggiù, nel nostro mondo chi può dire d’aver conosciuto veramente Massimo? Per qualcuno era il Maestro che ti trasmette l’esperienza fondamentale che (salverà e) orienterà la tua vita. Per altri il saggio anziano che ascolta gli sfoghi personali. C’era gente che si faceva una giornata di treno per dire a Scaligero di avere difficoltà sul lavoro o con la moglie e Lui accoglieva tutti. E qualcuno tra tanti si accorgeva di un fatto strano ossia mentre Scaligero lentamente rispondeva, si sentiva portato ad un livello di coscienza diverso da quello con cui era venuto. Era come se, senza perdere lucidità, ma anzi acquistandone di maggiore, si fosse innalzati un poco oltre la coscienza normale. Prova ne sia che molti problemi, magari da tempo sentiti come tormentosi o quasi catastrofici, di colpo non esistevano più o diventavano del tutto meschini, incapaci di incidere nella tua vita.

Pochissimi sanno qualcosa della dimensione di santità in cui Scaligero operava, silenziosamente e segretamente, nella vita comune (egli, poverissimo, donava tutto a tutti). E non è minimamente razionalizzabile quale fosse (sia) davvero il suo rango spirituale o la sua presenza nel più alto e inviolabile Santuario. Se su questi che sono i tratti essenziali della sua realtà, Massimo tacque, è d’uopo mantenere il silenzio. Quello che resta alla portata di chiunque, se sufficientemente lucido e coraggioso, è la sua opera, il suo pensiero, attraverso il quale scorre ciò che un tempo fu il Sole stesso e ora balena come segreta folgore di Vita nella Terra e nel Pensiero quando questo riafferri se stesso prima di morire nel proprio riflesso.

Questo è stato il compito di Massimo Scaligero: offrire al ricercatore una Via, conforme all’odierna struttura dell’uomo, articolata in forma logica di pensiero che nel venire pensata schiuda al pensatore l’organo interiore del Risveglio.
E’ quanto la vera Tradizione Perenne trasmette all’uomo di questo tempo. Sognare le meraviglie del passato, lo yoga, la magia, l’ermetismo, ecc. è facile. Invece è terribile destarsi dal sogno. Per questa ragione vi sarà difficile leggere e capire le pagine di questo libro. Procedendo in esse con il VOSTRO pensiero sarà il pensiero stesso a decidere cosa fare di sé. Voi abbiate soltanto la dignità di tentare.

Franco Giovi

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3mendozadic2011

Ricordiamo ai gentili lettori interessati che dopo questa opera di Scaligero fu pubblicata anche la traduzione del Manuale, da parte, naturalmente dell’amico Gullo (con camicia bianca nella foto). Vi rimando a un nostro articolo gia’ pubblicato nel blog Eco: https://www.ecoantroposophia.it/2013/09/lib…itri/el-manual/

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