IL GIGANTE EGOISTA

gigante-egoista-wilde-1-hrTutti i pomeriggi, quando uscivano dalla scuola, i bambini avevano l’abitudine di andare a giocare nel giardino del Gigante.

Era un giardino spazioso e bello, con morbida erba verde. Qua e là sull’erba si trovavano bei fiori come stelle, e vi erano dodici peschi che a primavera si aprivano in delicate infiorescenze rosa e perla, e in autunno portavano ricchi frutti. Gli uccelli posati sugli alberi cantavano in così dolci suoni che i bambini solevano interrompere i loro giochi per ascoltarli. – Come siamo felici qui! – gridavano l’un l’altro.

Un giorno il Gigante fece ritorno. Era stato a far visita al suo amico orco di Cornovaglia, e si era fermato da lui per sette anni. Una volta trascorsi i sette anni aveva detto tutto quello che aveva da dire, dato che la sua conversazione era limitata, e così decise di rientrare al proprio castello. Quando tornò vide i bambini che giocavano nel giardino.

– Che cosa state facendo qui? – urlò con voce molto altera e i bambini fuggirono.

– Il giardino mio è il giardino mio, – disse il Gigante; – chiunque può capirlo, e io non permetterò che nessuno ci giochi al di fuori di me –. Così vi costruì intorno un alto muro ed espose un cartello: I TRASGRESSORI SARANNO PERSEGUITI PER LEGGE

Era un Gigante molto egoista.

I poveri bambini ora non avevano dove giocare. Provarono a giocare sulla strada, ma la strada era piena di polvere e di duri sassi, e a loro non piaceva. Solevano girovagare attorno all’alto muro quando le lezioni erano finite e parlare di quel bel giardino là dentro. – Come eravamo felici là, – dicevano l’un l’altro.

***

Poi venne la Primavera e il paese fu pieno di uccellini e boccioli. Solo nel giardino del Gigante Egoista era ancora inverno. Là gli uccelli non avevano voglia di cantaregigante-egoista-wilde-2-hr perché non c’erano bambini e le piante si dimenticavano di fiorire.

Una volta un bel fiore mise la testa fuori dal prato, ma quando vide il cartello fu così addolorato per i bambini che si immerse di nuovo nel terreno e si rimise a dormire. Gli unici a essere contenti erano Neve e Gelo. – La primavera ha dimenticato questo giardino, – esclamarono, – e così noi vivremo qui per l’intero anno –. La Neve coprì il prato con il suo grande manto bianco e il Gelo dipinse d’argento tutti gli alberi. Poi invitarono il Vento del Nord a stare con loro e lui accettò. Era impellicciato e ululava tutto il giorno per il giardino e soffiando buttava giù i comignoli. – Questo è un ottimo posto, – diceva. – Bisogna chiedere alla Grandine di farci visita.

Così venne la Grandine. Tutti i giorni per tre ore tamburellava sul tetto del castello, tanto da rompere la maggior parte delle tegole, e poi correva tutto intorno per il giardino quanto più forte poteva. Era vestita di grigio e il suo respiro pareva ghiaccio.

– Io non riesco a capire perché la primavera stia arrivando così tardi, – diceva il Gigante Egoista mentre sedeva alla finestra a guardare il freddo giardino bianco. – Spero che ci sia un cambiamento del tempo.

Ma la Primavera non arrivò mai e nemmeno l’Estate. L’Autunno portò frutti d’oro a ogni giardino, ma al giardino del Gigante non ne portò. – È troppo egoista, – disse. Per questo motivo, là era sempre Inverno e il Vento del Nord e la Grandine e il Gelo e la Neve ballavano tra gli alberi.

***

Un mattino il Gigante se ne stava a letto sveglio, quando udì una piacevole musica. Quel suono era tanto dolce per le sue orecchie che pensò fossero i musici del Re che passavano di là. In realtà era solo un fanello che cantava davanti alla sua finestra, ma da così tanto tempo non sentiva cantare un uccello nel suo giardino che gli sembrò fosse la musica più bella del mondo. Allora la Grandine smise di danzargli sulla testa e il Vento del Nord cessò di ululare, e un delizioso profumo lo raggiunse attraverso gli scuri aperti. – Penso che alla fine sia arrivata la Primavera, – disse il Gigante; e saltò giù dal letto a guardar fuori.

Che cosa vide?

C’era una vista meravigliosa. Da un piccolo buco nel muro erano scivolati dentro i bambini, e stavano seduti sui rami degli alberi. Su ciascuno degli alberi che riusciva a vedere c’era un bambino. E ad avere di nuovo dei bambini, gli alberi erano così felici che si erano coperti di germogli e muovevano gentilmente le braccia sopra il loro capo. Gli uccelli volavano là intorno e gorgheggiavano gioiosi e i fiori occhieggiavano dal verde dei prati e ridevano. Era una bella scena, solo in un angolo era ancora inverno. Era l’angolo più lontano del giardino e là se ne stava in piedi un bimbetto. Era così piccolo che non arrivava ai rami dell’albero e gli stava girando intorno piangendo amaramente. La povera pianta era ancora coperta di gelo e neve, e il Vento del Nord le soffiava e ululava addosso. – Arràmpicati, piccino! – diceva l’Albero, e curvava i rami quanto poteva; ma il ragazzino era troppo piccolo.

E il cuore del Gigante si sciolse quando guardò fuori. – Come sono stato egoista! – disse. – Ora so perché qui non veniva la Primavera. Metterò quel povero ragazzino in alto sull’albero e poi abbatterò il muro, e il mio giardino sarà per sempre il campo di gioco dei bambini. Per sempre –. Era realmente molto dispiaciuto per quello che aveva fatto.

gigante-egoista-wilde-3-hrCosì scese di nascosto le scale e aprì in silenzio la porta principale, e uscì nel giardino. Ma quando lo videro, i bambini ne furono così spaventati che scapparono via e nel giardino ritornò inverno. Solo il bambinetto non scappò, perché aveva gli occhi così pieni di lacrime che non vide il Gigante avvicinarsi. E il Gigante gli girò dietro pian piano, lo prese in mano delicatamente e lo posò sull’albero. E l’albero si mise di colpo a fiorire, e gli uccelli vennero a cantare là sopra e il bambinetto distese le braccia e cinse il collo del Gigante e lo baciò. E gli altri bambini, quando videro che il Gigante non era più cattivo, ritornarono di corsa, e con loro arrivò la Primavera. – Ora è il vostro giardino, bambini, – disse il Gigante, e prese una grande scure e buttò giù il muro. E a mezzogiorno, quando stava andando al mercato, la gente trovò il Gigante che giocava con i bambini nel giardino più bello che avessero mai visto.

Giocarono per tutto il giorno e alla sera ritornarono dal Gigante per salutarlo.

– Ma dov’è il vostro piccolo compagno? – egli disse. – Il bambino che ho messo sull’albero –. Il Gigante voleva bene più a lui perché l’aveva baciato.

– Non lo sappiamo, – risposero i bambini. – È andato via.

– Dovete dirgli di stare tranquillo e venire domani, – disse il Gigante. Ma i bambini dissero che non sapevano dove abitasse e prima non l’avevano mai visto; e il Gigante si sentì molto triste.

Tutti i pomeriggi, finita la scuola, i bambini venivano a giocare con il Gigante. Ma il bambinetto a cui il Gigante voleva bene non fu mai più rivisto. Il Gigante era molto cortese con tutti i bambini, ma desiderava quel suo primo piccolo amico e spesso parlava di lui. – Come mi piacerebbe vederlo! – soleva dire.

***

Passarono gli anni e il Gigante diventò molto vecchio e debole. Non poteva più giocare e così stava su un seggiolone a guardare i bambini che giocavano, e ammirava il suo giardino. – Ho molti bei fiori, – diceva, – ma i bambini sono i fiori più belli.

Una mattina d’inverno guardò fuori dalla sua finestra mentre si stava vestendo. Ora non odiava più l’Inverno perché sapeva che era solo la Primavera addormentata e che i fiori stavano riposando.

All’improvviso si strofinò gli occhi per lo stupore e rimase a guardare… a guardare… Era certo una visione meravigliosa. Nell’angolo più lontano del giardino c’era un albero tutto coperto di belle gemme bianche. I suoi rami erano tutti d’oro e ne pendevano frutti d’argento, e là sotto c’era il ragazzino a cui aveva voluto bene.

Il Gigante scese con grande gioia per le scale e uscì nel giardino. Si affrettò ad attraversare il prato e si accostò al fanciullo. E quando gli fu vicino, diventò rosso in volto per l’ira e disse: – Chi ha osato ferirti? –. Perché sulle palme delle mani del fanciullo c’erano i segni di due chiodi, e i segni di due chiodi erano pure sui piccoli piedi.

– Chi ha osato ferirti? – gridò il Gigante. – Dimmelo, che io possa sguainare la spada e ucciderlo.

– Ma no! – rispose il fanciullo. – Queste sono le ferite d’Amore.

– Chi sei tu? – chiese il Gigante. Una strana paura lo invase ed egli cadde in ginocchio davanti al fanciullo.

E il fanciullo sorrise al Gigante e gli disse: – Tu mi hai fatto giocare una volta nel tuo giardino, oggi verrai tu con me nel mio, che è il Paradiso.

E quando quel giorno i bambini corsero là, trovarono sotto l’albero il Gigante che giaceva morto, tutto coperto di petali bianchi.

Oscar Wilde

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ALTRO

BATTI 5…SE HAI CORAGGIO.

concentra

Per l’individuo che parte da una oscura reminiscenza prenatale e giunge ad una certa chiarezza di coscienza la “presa diretta” indicata dalla dea Ragione (che non va confusa col razionalismo) è il sadhana. Chi pratica è un sadhaka. Uso questi termini, chiaramente non antroposofici, poiché ci sono pure coloro ai quali si attorcigliano le budella se leggono la parola ‘ascesi’ – Steiner non l’ha detto – e forse così saranno più tranquilli e diverranno più buoni.

Un tempo venivano considerate (con una certa dose di buon senso pratico) tre situazioni, tre categorie di uomini che praticavano qualcosa sul sentiero della Conoscenza (la quarta, quella dei deliranti, non era prevista o considerata): il principiante, il proficiente ed il provetto. Gli ultimi due si supponeva che avessero atteso ai preliminari nel corso di precedenti incarnazioni. Per essi non erano necessari altri strumenti fuori dalla pratica meditativa: il distacco dalla fiumana dei pensieri e l’arresto delle funzioni mentali inferiori.

Dopo secoli che il sacro insegnamento era stato assimilato per opera dei grandi Traduttori, i maestri dell’Impero di Mezzo, vedendo – già a quel tempo – il pericolo della discorsività fine a se stessa, portarono Conoscenza e Trasmissione ad una essenzialità talmente ridotta in cui la fase analitico-discorsiva si consumava nel momento intuitivo e non passava oltre.

Un esempio a caso? Eccolo: “Un monaco chiese a Yun Men quali fossero gli insegnamenti di un’intera vita. Yun Men rispose: Una affermazione pertinente”.

Questo, più o meno, era quanto doveva bastare.

Prima di annoiarvi troppo vorrei sottolineare che il sadhaka dei tempi nostri trova (può trovare) un certo equilibrio tra la laconicità di Yun Men e le necessità della vita…purché sappia evitare lo squittio sorcino del “parler pour parler” almeno per quanto riguarda le discipline e naturalmente le discipline stesse.

E’ un problema grave parlare di ciò che non si sperimenta o non si conosce? Cosa induce individui a schizzar giudizi o improprie saggezze tre volte per settimana su una Scienza dello Spirito, di fatto sconosciuta, dimenticata o tradita? Problemi psichici o carenza di tosti esami medici? Perché si continua senza riposo ad ammaestrare con indicazioni fantasiose e/o sminuire la portata (enorme) dei cinque ausiliari? Oppure darne la valutazione che va d’amore e d’accordo con l’esorcizzazione delle cose serie secondo l’indirizzo antroposofista degli ultimi cinquant’anni anni se non di più?

Il sadhaka dei nuovi tempi è già atleta paolino se riesce a nuotare controcorrente tra gli infidi scogli del malato personalismo.

Poi inizia la pratica dell’eroismo con i semplici gesti dell’azione interiore. Deve avere buoni muscoli e cuore ben difeso, poiché, grosso modo, ogni cosa che fa è in contraddizione con le azioni umane generali e gli spiriti che spingono le tendenze modaiole del tempo.

Prendiamo ad esempio il primo dei cinque ausiliari, conosciuto come “controllo del pensiero”. Nelle opportune sedi vi diranno che è solo ‘igiene dell’anima’ e già da subito tentano di fregarvi sapendo dal subconscio che quarti di verità fanno più danno della menzogna. Oppure vi consiglieranno di fissare accuratamente l’oggetto cum oculos, dimenticando che il compito dell’esercizio è, al minimo, di “pensare obbiettivamente per virtù di forza interiore” senza essere “dominato dal mondo fisico-sensibile e dalle sue leggi” (sto indicando fatti che accadono davvero, qua e là, non mie cervellotiche deduzioni).

Vi diranno di fare l’esercizio in tre minuti (non è una novità come qualcuno crede; è invece vecchissima e risale probabilmente ai tempi in cui le direttive di Albert Steffen, usurpatore a Dornach, avvelenarono la salute cagionevole di quattro quinti dei gruppi europei). “Riguardo la durata della concentrazione…l’effetto è tanto più forte quanto essa può diventare più serena e più intensa. Vi è tuttavia uno speciale senso interiore, che si sviluppa per virtù degli esercizi stessi, che insegna allo scolaro la giusta misura a cui deve attenersi.”

Vi parleranno di rilassamenti corporei (e magari di training autogeno) mentre la “natura di tali processi dell’anima non si differenzia, per la sua qualità da ciò che avviene quando si svolge un sano pensiero o un giudizio. (…) Tutto ciò che a tale riguardo si comporta in modo diverso, non è vera disciplina spirituale, ma soltanto una sua deformazione.”

Vedete amici, i virgolettati sono di un testo base di Rudolf Steiner (La Scienza Occulta, V Cap.), non miei. Mio è solo il tentativo di mostrare che non viene letto e compreso nemmeno il terreno di fondamento dell’antroposofia…mentre si gonfiò come una sanguisuga l’antroposofismo bastardo e corruttore.

I cinque esercizi “sono indicati come metodi della disciplina occulta perché, se vengono eseguiti coscienziosamente, producono non soltanto i risultati immediati sopra descritti, ma indirettamente creano molto altro di utile per il cammino verso i mondi spirituali.”

Vi ricordo che soltanto Massimo Scaligero li chiama, senza timori di botteguccia, con il nome più pertinente: “Regole iniziatiche”.

Verissimo, poiché già con il controllo del pensiero, non privo di enormi difficoltà, inizia il combattimento tra l’io e l’astrale inferiore (radicalmente ed aristotelicamente, tra la potenza del Principio e l’azione del riflesso infero degli Ostacolatori).

Se qualcuno vi dice: “Ma è solo il pensiero” non rispondetegli nemmeno. Perché è stupido o bugiardo. Ogni pensiero voluto modifica tutta l’anima. Riaccende la volontà e domina quel sentire che non è altro che reazione animalesca e sognante al percepito o al rappresentato.

Ogni pensiero deliberatamente voluto, nonostante la ribellione del corpo, dell’anima e degli istinti mascherati da rappresentazioni di pensiero, è atto di coraggio e di morte. Coraggio poiché attinge a quella corrente immessa dal Logos nel cuore umano. Morte poiché si forma indipendentemente e oltre la propria personalità, virtuosa o viziosa che sia. E’ lei che soffoca, che si sente morire. E scalcia di brutto.

Eticamente è l’atto più morale che possa scaturire nella coscienza umana poiché l’io impotente è sempre quello che giustifica l’istintività corporea attraverso un astrale che domina l’ordinario del volere, del sentire e del pensare sino alla forma logica di questo. L’insistenza ed il rafforzamento del pensiero voluto dall’io restituisce all’uomo la giusta gerarchia di Spirito, anima e corpo. Solo a partire da questa disposizione l’agire potrà essere considerato davvero umano (etico).

Questo lo dico, poi lo ridico, lo ripeto, credo lo abbia digerito pure il mio portacenere…ma sembra dar fastidio o repellenza: credo che ciò abbia terribili radici in esseri che si sono abbandonati agli dei oscuri.

Con tale operazione, minimamente realizzata, si forma nell’anima uno “spazio vuoto” oppure una “zona di Silenzio” immune dalla personalità particolare, che permette al sadhaka gli ulteriori esercizi e non frivoli atteggiamenti contrabbandati dall’anima. Mi riferisco in particolare all’equanimità e alla positività. Comprendere che essi portano a reali modifiche di coscienza è possibile soltanto a chi sperimenta tali modifiche. Gli altri ragliano alla luna.

A parlare così si becca, nel migliore dei casi, l’infamia di un atteggiamento “aristocratico” inteso naturalmente come insulto.

Ma chi s’è formato, non dico col buddhismo, ma con l’occidentalissimo Aristotele, non vede in ciò alcun insulto. Se poi ha realizzato un microscopico “spazio vuoto”, dei torcimenti della psiche, fossero alti e possenti come cattedrali, non gli importa nulla.

Il ricercatore, se operativo, vive, almeno qualche volta, in condizioni di consapevolezza sovrarazionale, e buona parte del suo sforzo complessivo riguarda il raggiungimento di condizioni più vicine alla realtà dell’Essere che alla contingente inessenza delle fugaci, edulcorate passioncelle e delle rispettive rappresentazioni.

Avete letto? Parlo dei “cinque” esercizi poiché, un tempo si parlava così: sembra strano ma è già un sintomo. Poiché un tempo, quando gli antroposofi facevano davvero gli esercizi, sapevano, per diretta esperienza che il sesto si attuava praticamente da sé. E l’abitudine invalsa ora di definirli come “sei” è certo una cosa filologicamente molto corretta, specie se gli “esercizi iniziatici” rimangono ben attaccati alle pagine dei libri…

SCIENZA DELLO SPIRITO

CHRISTUS MUNDI REDEMPTOR di Mara Maria Maccari – Prima Parte – seconda visione

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www.maramaccari.com

® maramaccari / www.patamu.com marzo 2013
Ogni riproduzione anche parziale di testi e immagini è vietata

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Tavola II

Seconda visione della prima parte

Al centro Archetipo  Divino ad opera del Cristo e della Sophia.

Sequenza delle immagini come rappresentazione dell’evoluzione cosmica terrestre e umana ad opera della Santa Sophia  e delle Gerarchie Spirituali.

La Sophia elabora il piano della volontà del Padre (capo sopra)

Dalla gola della Sophia dai sette pianeti allineati (stelle)  il Logos (Sole centrale) emana la sua Parola creatrice nel “vuoto” creato si riflette l’Archetipo Divino.

Le  Gerarchie Spirituali (teste di animali) dalla fascia dello zodiaco (stelle intorno alla sfera rossa) accolgono il piano  divino facendo fluire le loro forze e azioni dalle quattro direzioni cosmiche.

Nel primo cerchio (prima sfera di fuoco) fecondato dal calore del pensiero divino è tracciata l’orbita di  Saturno

Ne secondo cerchio (sfera blu, aria) l’orbita di Giove

Nel terzo cerchio (sfera con ondulazioni,acqua) l’orbita di Marte

Nella sfera centrale dietro l’Archetipo dell’Uomo la Terra.

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Per chi volesse riprendere le fila della pubblicazione ricordiamo il link:

https://www.ecoantroposophia.it/2013/11/art…-maria-maccari/

Troverete inoltre e comunque tutto il materiale relativo a questa artista nella sezione categoria ” Mara Maria Maccari”

MARA MARIA MACCARI, PITTURA

COMUNICAZIONI DI SIGWART – 6

Botho_Sigwart_conde_de_Eulenburg - Copia

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22 agosto 1919

Affronteremo oggi un argomento del tutto  nuovo sul quale vorrei darvi dei chiarimenti.

Gli spiriti umani che sono pronti per una nuova incarnazione, sono inviati in una specie di scuola, presso Maestri o Guide che sono stati loro affiancati già da lungo tempo.

Devono essere informati con precisione sullo scopo dell’incarnazione, che è imminente, e su ciò che dovranno imparare da questa nuova vita. Ogni spirito, che ha raggiunto un certo livello di evoluzione, decide lui stesso i principali avvenimenti della sua futura incarnazione.

Da quando sono qui, ho assistito frequentemente a delle preparazioni di questo genere e sono meravigliato dal coraggio con il quale gli spiriti sperano di vivere una vita terrestre complicata e piena di ostacoli. Spesso ho temuto che il loro zelo fosse troppo grande e che ne sarebbe seguita una delusione. Tuttavia mi è stato detto che, senza questo zelo forte ed entusiasta, l’evoluzione progredirebbe troppo lentamente.

Avevo anch’io sperato in una vita piena di resistenze, ma sapevo che – malgrado i macigni di cui è cosparso il cammino di coloro che sentono più profondamente, e che hanno l’ardente desiderio di essere creativi – sarei comunque andato incontro ad una vita piena di sole e ripiena d’amore. La causa di ciò si colloca in un lontano passato.

Vorreste certo sapere come si svolge il processo di incarnazione. E’ come un bagno. Lo spirito vive nell’attesa del momento, come una persona che, accaldata da un lungo lavoro, aspira ad immergersi nell’acqua fresca. Questo desiderio si accresce fino alla brama più ardente!

Lo spirito cerca la madre che ha scelto di riceverlo e non la lascia più, come se fosse legato a lei con un filo, per fare un immagine. Egli aspetta, circonda la sua futura madre con grande sollecitudine per paura che un malore possa mettere in pericolo la sua incarnazione. Poi viene il momento in cui l’embrione è pronto e, malgrado il desiderio intenso, è un momento sconvolgente e forse anche tragico perché, in quell’istante, lo spirito sente realmente ciò che significa “ritornare in un involucro fisico”…..e non è più possibile tornare indietro!

Con un grido si tuffa nei flutti e rabbrividisce, ma un solo istante; poi immediatamente dopo si dedica a sua madre per la quale egli aveva pregato e che aveva circondato con il suo amore e la sua sollecitudine. Ecco, vi ho dato una breve descrizione del processo di incarnazione.

E’ importante, particolarmente per la donna, conoscere il grande ruolo che gioca nella sua vita. Quanti peccati sono commessi in questo campo per incoscienza ed egoismo!

23 agosto 1919

Gli spiriti che desiderano vivere una vita piena di ostacoli sono coloro che hanno l’amore più profondo per l’Onnipotente e per ciò che è divino. Non avete alcuna idea di questi processi profondamente religiosi, né della sublime e potentissima direzione sotto la quale si svolgono certi avvenimenti, tra i quali per esempio ,quello della reincarnazione.

Finché la Terra sarà il centro dell’umanità che continuamente si reincarna, questo momento della vita sarà per noi esseri umani e spiriti, l’instante più importante, l’avvenimento degli avvenimenti!

Gli esseri umani non possono sapere quando arriverà il grande momento. Questo varia e dipende dal livello di evoluzione dell’Io. Le individualità con un Io molto evoluto, decidono solo all’ultimo istante di entrare nell’involucro, perché esse collaborano fino all’ultimo al lavoro che si effettua su quest’ultimo. Gli altri si legano più presto all’involucro, perché non sono in grado di interessarsi al processo.

28 settembre 1919

Oggi vorrei raccontarvi una scena interessante alla quale ho assistito.

Prendevo parte ad una festa d’addio per l’imminente incarnazione di uno spirito evoluto.

Egli si teneva coscientemente sulla soglia della discesa e voleva ancora istruirci, mostrandoci lo svolgimento del processo attraverso il quale un tempo passeremo anche noi.

All’inizio lo spirito inizia a distaccarsi dal suo mondo di quiete e di pace, rivestendosi per suo proprio sforzo, della sostanza delle sfere la cui densità aumenta gradualmente.

Questo processo è paragonabile a quello del bruco che sta tessendo il suo bozzolo. Egli raggiunge così il primo gradino della scala che lo conduce verso il basso e annoda delle relazioni. Tutto affluisce a lui e lo influenza. Il suo compito è quello di scegliere tra queste influenze: buone o cattive. Ambedue gli saranno utili in vista della sua ulteriore evoluzione.

A volte, le influenze cattive sono sorgenti di combattimenti e questi ultimi ci permettono di mettere alla prova le nostre forze.

Poi la discesa prosegue; gli strati diventano sempre più densi e perciò diventa sempre più difficile distinguere chiaramente. Discende così, lentamente, fino a raggiungere la soglia della materia reale, cioè il corpo fisico, secondo i vostri termini. E là comincia il lavoro che vi ho descritto da poco, e che, secondo il suo grado di evoluzione, lo spirito fa con totale coscienza o guidato dagli esseri superiori.

Lo spirito che ci ha trasmesso questi avvenimenti ha vissuto coscientemente tutto il processo di immersione e ce ne ha fatto parte con lo scopo di istruirci. Raramente succede questo, perché una discesa così cosciente non avviene spesso.

Ci eravamo accordati prima che cominciasse il processo, e così è stato fatto.

Io Sigwart vi ho parlato.

22 novembre 1921

Si, sono qui, io Sigwart!

Abbiamo ritrovato il contatto come era un tempo, ma con una grande differenza.

Ora non è più un corpo astrale costituito di sostanza grossolana che vi parla, ma un corpo spirituale affinato. Abbiamo creato una sostanza che faccia da legame tra noi, così non è più necessario implicare ogni volta il mio io profondo. Questo vi rassicurerà; so che temete sempre che la nostra relazione mi tiri troppo in basso. Noi tutti abbiamo preso la decisione di continuare, perché bisogna che le mie comunicazioni proseguano affinché un giorno quest’opera sia finita.

Potete immaginare la felicità che provo in questo momento in cui ritroviamo il contatto e in cui possiamo nuovamente comunicare come facevamo una volta.

 

Notte di san Silvestro, 31 dicembre 1924

Sì, sono presente io Sigwart.

Le vostre navi solcano un calmo oceano di fiducia. Più avanzate nell’età, più vi avvicinate alla Patria, la nostra Patria celeste.

L’afflizione che provate quando un membro del nostro cerchio lascia il corpo fisico, dovrebbe trovarsi diminuita. Non sono forse essi liberati dalla vita terrena che non è che una serie di afflizioni? Oh! Come sarei felice di vedervi seguire con il cuore coloro che vi precedono sulla strada che conduce al cielo con gioia e senza alcun dolore. Ma è difficile, lo so!

Il nostro amico M.H., recentemente deceduto, mi prega di trasmettervi i suoi saluti. Egli è già molto avanzato individualmente. Con il grande amore che mi porta e con la sua incrollabile fede nella mia attuale esistenza, ha già potuto legarsi a me, non del tutto naturalmente, ma solo alla parte più densa del mio essere, cioè con quella che non ha quasi più rapporto con la mia reale entità.

E’ molto felice di trovare la conferma di ciò che aveva appreso tramite le mie comunicazioni.

Vi ringrazia di tutto cuore dell’amore, dell’amicizia e della comprensione che gli avete dimostrato, e vi è grato per aver compreso il suo reale essere. Non si è mai sentito spaesato tra voi; eravate divenuti la sua patria, il suo focolare e tutto ciò non poteva che accadere.

 

(continua)

 

ALTRO, SIGWART ( a cura di Mar_zia )

DIE CHRISTENGEMEINSCHAFT (“La Comunità dei Cristiani”)

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In seno al Movimento Antroposofico sorgono talvolta questioni anche accese sul rapporto che, in lunghi decenni, è andato a verificarsi tra “madre e figlie” ossia tra la Scienza dello Spirito orientata antroposoficamente e le arti e discipline sorte dal suo ricco terreno (biodinamica, euritmia o arte della parola, arte figurativa, medicina, pedagogia, ginnastica Bothmer ecc.).

Risulta in effetti che in molti casi, pur nella feconda, produttiva ed evoluta esperienza propria alle medesime, per molteplici fattori che esulano da questa nota, si sia rarefatta – in rari casi persino perduta – la connessione intima con ciò che ne fu causa e vitale linfa. Non credo che occorra essere botanici o boscaioli per comprendere cosa possa succedere ad un ramo che si strappi dal tronco: rimane la forma ma senza la vita che costituiva il suo senso nella realtà.

Esiste nel mondo un organismo particolare, sconosciuto ai più, assai vicino all’antroposofia ma che non può essere catalogato né come “antroposofico” né come “del tutto estraneo ad essa”. È un organismo diverso.

È un essere del tutto indipendente, e tale indipendenza, insieme ad altri più importanti fattori, gli ha permesso, a parer mio, di mantenere al meglio cause e conseguenze della sua Istituzione nel divenire del tempo. Il suo raggio d’azione si esplica soprattutto come parte rituale collettiva, che ben si armonizza (per molte anime) con la Via individuale di conoscenza.

Da semplice osservatore, e con qualche immotivato preconcetto sfavorevole a portata di mano, ho potuto assistere ad una delle sue espressioni piú importanti, l’Atto di Consacrazione dell’Uomo, a Buenos Aires, a Parigi, a Trieste e a Bologna: i preconcetti sono immediatamente svaniti, e ora la mia anima sente che l’ Atto, dopo novant’anni dalla sua prima celebrazione (16 settembre 1922), è uno dei germi di Luce pura che dovrà (e potrà!) fiorire nei tempi futuri affinché la giusta evoluzione spirituale dell’uomo possa continuare.

 

Il fatto che la “Comunità dei Cristiani” venga elusa o persino qualche accenno a riguardo sembri dare manifesto fastidio a figure e figuri che si reputano importanti nella Società Antroposofica, è un segno che, eufemisticamente, definirei interessante.

 

Del resto è possibile che il Karma della Christiengemeinschaft sia una ottima barriera per i tanti egomaniaci cultori del falso spiritualismo.

 

Poiché non sono membro della Comunità dei Cristiani, avverto subito i lettori che il poco che vado scrivendo attinge quasi completamente dalle pagine che i membri, gentilmente, mi hanno permesso di acquisire. Dunque sarò ovvio per chi conosce questa realtà, grossolano a mia insaputa ma per quanto possibile profondamente rispettoso.

 

La storia è questa: nell’autunno del 1921 circa 150 persone seguirono il ciclo di conferenze fatte da Rudolf Steiner sulle origini e la storia del Cristianesimo e sul culto adeguato alla coscienza umana contemporanea. Dall’intima connessione con le Potenze spirituali e con il Logos stesso, l’Iniziato dei Nuovi Tempi poté comunicare ciò che rinnovava i sette sacramenti, la nuova struttura e le regole dell’azione cultica.

 

L’anno dopo un terzo dei partecipanti al corso teologico precedente fece ritorno a Dornach, fermamente deciso a portare nella vita e nell’azione quanto il Logos, attraverso Steiner, aveva espresso. Guidate dall’autorevole personalità del pastore evangelico Friedrich Rittelmeyer, che da diversi anni, e dopo non poche lotte interiori, si era accostato al Dottore in indissolubile amicizia, quarantacinque persone, di cui tre donne, si sentivano pronte a consacrare la loro vita al nuovo servizio divino: quarantacinque persone che furono consacrate al sacerdozio della “Comunità dei Cristiani”.

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La Comunità si è sviluppata in Germania, Svizzera, Olanda, Austria, Francia, Gran Bretagna, Belgio, Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile, Perù, Sudafrica, Australia, Nuova Zelanda, Italia e Ucraina.

 

Mi pare utile notare che questo è avvenuto senza alcuna forma di proselitismo; inoltre la Comunità, benché sia riconosciuta come ente di diritto pubblico, non si avvale, anche dove sarebbe possibile, del corrispondente diritto di riscossione di una imposta ecclesiastica. La sua indipendenza economica si fonda solo sulle risorse che provengono dalla convinzione e dal sacrificio di membri e amici. Perciò rimane libera da ogni condizionamento politico o d’altro genere.

 

I sacramenti sono atti che manifestano nel mondo sensibile la realtà del mondo spirituale e riconducono l’uomo a tale mondo.

 

Vengono compiuti nel nome e nella forza del Cristo Risorto e celebrati con la comunità.
Sono sette, e vengono amministrati nei momenti decisivi della vita: alla nascita il Battesimo, alla soglia della giovinezza la Confermazione, per aiutare nelle situazioni del destino la Consultazione Sacramentale, per la benedizione delle nozze il Matrimonio, per il conferimento dell’ufficio sacerdotale l’Ordinazione Sacerdotale e per la preparazione alla dipartita la Santa Unzione.

Senza commento potrebbero sembrare una semplice derivazione calcata dal cattolicesimo.
Cosí non è: chi ha letto qualcosa in merito può intuirlo: è una completa rifondazione.
Quello che viene ripetuto settimanalmente, ed è il nerbo della vita interiore nella Comunità dei Cristiani, è l’Atto di consacrazione del l’Uomo.
Esso, per chi si siede nella sala dell’ufficio, è dapprima un’esperienza sensoria della vista e dell’udito.
Si vedono l’altare, i colori, i gesti del sacerdote. Si odono le sue parole.

Da un’iniziale partecipazione generica sempre più l’osservare si fa attento, non vi è nulla di casuale in ciò che viene visto e in ogni singolo gesto del sacerdote: l’anima impara a farsi maggiormente attenta e dedita.

Nell’anima così dedita, concentrata ed aperta, può sorgere la silente impressione, magari una debole eco, della Presenza.

 

La Presenza solare inizia a vivere nel terrestre contenuto dell’anima.
Tutto questo nel tempo (nella frequentazione del culto) si concentra in quattro parti dell’Atto cultico (H.W. Schroeder):

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1. Apertura dei sensi: vedere che diventa contemplare: contemplazione dell’altare, dei colori. Sentire che diventa ascoltare: Vangelo.

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2. Dedizione dell’anima: Offertorio.

3. Nella quiete dell’anima la presenza del Cristo: Transustanziazione.

4. Ritorno verso la Terra insieme al Cristo: Comunione.

5. Si pensi che neppure i membri entrano in possesso dei testi del rituale. La “discussione”, così abituale tra i cultori dell’antroposofia, non esiste. I testi sono esclusivamente affidati ai sacerdoti, per garantirne l’uso più severo e legittimo: quello di operare impersonalmente per elevare il percepire-sentire-volere di coloro che liberamente assistono al culto.

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Eppure, ciò che potrebbe provocare la stizza di molti è garante della fedeltà alle leggi spirituali: verso cui è l’uomo che deve innalzarsi. Il contrario è impossibile, anche se oggi, con la generale perdita del sentimento del Sacro, sembra diventato possibile. Ma quando il guscio delle verità spirituali viene in qualche modo ghermito dalla meschinità della psiche personale, il contenuto vivo è andato perduto: una minima disciplina interiore ed il Silenzio permettono anzi di cogliere una tragica inversione che galvanizza l’attività di forze infere nell’anima e nel corpo.
L’Atto di Consacrazione dell’Uomo è accessibile alla visione e all’ascolto e non allo studio intellettuale: esso si attua nel visibile e nell’udibile, avendo la natura di un “mistero rivelato”.

È importante sottolineare che “la Comunità dei Cristiani” non ha alcuna “dottrina” da travasare nei partecipanti.
Scrive P. Lienhard: «Le convinzioni, quando sono solide e sane, possono nascere soltanto dall’esperienza personale, interiore, e dalla forza di un pensiero chiaro e cosciente: non da un insegnamento».
La Comunità dei Cristiani è aperta a tutti gli uomini. Senza ombra di polemica posso constatare personalmente che in tale ambiente animico si respira una libertà che in luoghi seppur prossimi è utopia.

 

Facile capire il perché: dove lo Spirito agisce secondo una retta gerarchia, le passioni, le ambizioni e le invidie non hanno casa, e l’anima respira. In un simile ambiente sorge all’orizzonte dell’anima uno dei sentimenti tra i più rigeneratori di salute e salvezza che possano scaturire dalle sue profondità: la gratitudine.

 

Riprendo un interrogativo che qualcuno, o molti, possono farsi: qual è il rapporto tra l’Antroposofia e “la Comunità dei Cristiani”?
Steiner rispose semplicemente (e più volte) che erano due cose diverse. In pratica molti membri della Comunità sono antroposofi ma la Comunità non chiede ai fedeli e ai membri di esserlo, né di portare con sé convinzioni antroposofiche. Anche questo fatto può procurare una qualche incertezza animica, specie in chi, a parole, si riempie di libertà, ma insegue gli schemi di un pensiero in cui l’antroposofia si è irrigidita, è divenuta un limite ideologico che naturalmente, e purtroppo, scade in una sorta di stravagante settarismo. Con il settarismo nascono il fanatismo e le infinite polemiche dei “partiti” e delle correnti.
Questa separazione, che pure esce dalla stessa fonte, diventa comprensibile se si accede ad un gradino poco meditato o rifiutato ai nostri giorni: la consapevolezza, reale e non recitata, che l’essere Rudolf Steiner è molto più che l’antroposofia: realizzare ciò chiarifica molte cose.
Nel Rito lo scadimento non succede e non è mai successo. Ho notato che in Siti cattolici, ovviamente critici verso “la Comunità dei Cristiani”, è percepibile la sorpresa e il disappunto per la “tenuta” di questo movimento religioso né cattolico né protestante. Ciò dipende da quattro fattori: il primo è il contenuto spirituale concreto dei Testi; il secondo dallo spirito di abnegazione pura dei sacerdoti, che, vale dirlo, sono sacerdoti attivi a tempo pieno; il terzo viene dai membri e amici che assistono in libertà e con estrema semplicità all’azione di culto; e infine il quarto (che è in effetti il primo) la cui natura altissima lascio ai lettori lo sforzo di comprendere.

 

Chi, come ad esempio un vecchio occultista, assiste all’Atto di Consacrazione dell’Uomo con una minima spregiudicatezza, si accorge di assistere a ciò che nell’antico veniva officiato nei Misteri (smarrito nel cattolicesimo, scomparso nel protestantesimo) e che è solo stato rimodellato, in armonia con la veggente saggezza e la misericordia dello Spirito, per incontrare la costituzione interiore dell’uomo contemporaneo (non i suoi vezzi e le sue derive ma la sua costituzione!): ciò afferra simultaneamente il suo cuore antico e la sua attuale coscienza. Al posto dei pregiudizi di cui ho parlato, ha luogo un riconoscimento: l’anima ritrova, come all’acme delle discipline interiori, il suo posto, la sua casa: l’armonia, la pace profonda e la benedizione dello Spirito.

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Rastignac

 

LA COMUNITA' DEI CRISTIANI, SCIENZA DELLO SPIRITO

ISIDE SOPHIA – Sesta Lettera (Parte II)

Denderah

 

SESTA LETTERA

Settembre 1944

LA NATURA SPIRITUALE DELLO ZODIACO DELLE STELLE FISSE

(Continuazione)

La Costellazione del Capricorno

 Capricornus

Mara Maccari – Capricornus

Eventi nel Capricorno indicano compiti e ricerche nella vita umana che dovrebbero guidare oltre verso la conoscenza del Mondo Spirituale e delle divinità. Essi chiedono la “percezione” del Dio nell’umanità e nella Natura. 

All’opposizione vi è la Costellazione del Cancro. Da precedenti descrizioni sappiamo che sia Capricorno che Cancro sono collegati con la creazione primordiale degli organi di senso. Il Cancro è ricolmo della storia dello sviluppo degli organi di senso più dentro la vta della creatura. Esso dà il richiamo a sviluppare l’uso dei sensi, mentre nel Capricorno troviamo impresso quel che è oltre i sensi fisici, quel che è derivato dalla percezione un tempo eccelsa degli Spiriti dell’Amore sull’Antico Saturno. Essi sacrificarono la loro esperienza cosicché un’immagine di essa potesse venir creata entro gli antenati di Saturno dell’umanità, e questa fu l’origine degli organi di senso. 

Così abbiamo nel Capricorno la porta al “soprasensibile”. 

Quando veniamo in rapporto con questa Costellazione, noi passiamo attraverso questa porta o ci fermiamo indietro. Per passare attraverso di essa, nella nostra èra, possiamo conquistare la nostra libertà. Perciò, possiamo trovare nel Capricorno la lotta per o contro la conoscenza del Mondo Spirituale. 

Per questo abbiamo le più forti contraddizioni umane in Capricorno, specialmente in relazione con oroscopi di morte. Saturno era nella Costellazione del Capricorno quando morirono S. Francescod’Assisi e Raffaello Sanzio (4 Ottobre 1226 e 6 Aprile 1520). Certamente ambedue personalità le quali, come provano le loro biografie, ebbero una “percezione” della Divinità. Tuttavia, Marte era lì quando morì il filosofo Kant (2 Febbraio 1804). Durante la sua vita sulla Terra negò la possibilità di percezione sovrasensibile, benché possa poi aver fatto esperienze diverse dopo la morte. 

Sia Nietzsche che Mozart avevano Saturno in Capricorno all’epoca della loro nascita.

Sfortunatamente Nietzsche non poté trovare la via alla conoscenza di un mondo superiore; perciò, egli precipitò e divenne infermo di mente. In Mozart il sovrasensibile fu presente nel bel mondo della sua musica.

Come vedete, possiamo sempre trovare in rapporto con questa Costellazione la lotta nell’umanità per o contro la conoscenza di un mondo superiore nel quale sono attivi esseri spirituali, e dal quale essi pervadono il mondo fisico. Fondamentalmente, due eventi rivelano ciò. Il primo è la nascita di Gesù quando il Sole era in Capricorno. Allora i pastori, attraverso le loro innate capacità chiaroveggenti, poterono percepire il significato spirituale della sua nascita. Il secondo evento fu trent’anni dopo allorché il Sole era in Capricorno, ed ebbe luogo il Battesimo nel Giordano ove il Cristo entrò nel corpo di Gesù. Allora un’altra personalità, Giovanni Battista, poté osservare chiaroveggentemente l’Essere che era entrato nel mondo dei sensi. Perciò egli poté dire: “Guardate l’Agnello di Dio”. (L’”Agnello di Dio” è il Cristo nell’ordine gerarchico del Mondo Spirituale).

 

La Costellazione dell’Acquario

 Acquarius

Mara Maccari – Acquarius

Il fondamento di quel primordiale metabolismo del calore, di cui abbiamo parlato in Lettere precedenti, è connesso profondamente con l’Acquario e l’opposta Costellazione del Leone. L’Acquario è in special modo la regione dalla quale promanò l’attività degli Spiriti dell’Armonia. Essi sono i maestri dell’Ordine Eterno delle Gerarchie ed in seguito dei corpi celesti. Quest’Ordine, nella sua essenza, è l’ “Armonia delle Sfere”. Essa veniva percepita in tempi antichi come una gigantesca composizione cosmica e musicale. Keplero, il famoso astronomo, parla di essa in Harmonices mundi. Ed è meraviglioso vedere che egli ebbe, durante il suo sviluppo embrionale (nato il 27 dicembre 1571) e al momento della sua morte (15 novembre 1630), il Pianeta Giove nella Costellazione dell’Acquario.Così, possiamo trovare che eventi nell’Acquario rivelano sempre le ultime tracce di un’antica Sapienza Stellare universale, così come i primi inizi di una nuova conoscenza cristianizzata del mondo Stellare e il suo rapporto con la Terra e l’umanità. Possiamo trovare molti esempi di questo fatto nelle vite di persone dei tempi moderni. Per esempio vi è un’eminente personalità nel Rinascimento, Pico della Mirandola (nato il 24 febbraio 1463), che nella sua natività, come pure al momento della sua morte (17 novembre 1494), aveva diversi Pianeti, compreso Saturno, in Acquario. Benché morisse giovanissimo, fu uno zelante allievo della scienza di quei tempi. Nei suoi lunghi viaggi visitò tutte le importanti università in Italia e in Francia. Studiò profondamente filosofia cristiana, ma un pensiero rivela il suo più intimo anelito. Egli scrisse che nessuna scienza poteva dare una così sicura conoscenza della divinità del Cristo quanto una conoscenza dei segreti dei corpi celesti, sebbene egli fosse un forte oppositore dell’astrologia. Conobbe che i più alti segreti dell’essenza spirituale del nostro Universo sono nascosti entro le Stelle, ma da parte sua contrastò la Sapienza Stellare usata per scopi egoistici che era diffusissima a quei tempi. Dietro questi pensieri, sta il fatto che l’antica Sapienza Stellare era giunta come ad una fine ed era morta nelle cosiddette pratiche astrologiche, cosicché ora noi dobbiamo anelare e guardare in avanti ad una rinascita della scrittura delle Stelle.

Questo fatto ha trovato un’altra espressione nei destini degli Asburgo: Rodolfo II e Wallenstein. Ambedue furono fortemente collegati con l’Acquario. Rodolfo II (nato il 18 luglio 1552, morto il 20 gennaio 1612) ha Saturno in Acquario nel suo oroscopo di nascita e nel momento della sua morte. Wallenstein (nato il 14 settembre 1583, morto il 25 febbraio 1634) ha Saturno e Giove in Acquario nel suo periodo prenatale. Nel momento della sua morte, il Sole e tutti i Pianeti inferiori erano entrati in Acquario. Ambedue le personalità erano sotto il fascino dell’antica, decadente astrologia. Essi ignoravano il fatto che l’antica Sapienza Stellare era morta, e che doveva essere trovata una nuova connessione tra l’essere umano e le Stelle. Questo fatto contribuì fortemente alla loro tragica finale caduta. Rodolfo II fu privato completamente del suo potere imperiale e morì in estrema malinconia. Wallenstein, come noto, venne assassinato.

Potremmo trovare molti esempi storici, ma essi mostrerebbero tutti quanto sia difficile per l’umanità moderna trovare la Via verso una nuova Sapienza Stellare. Poiché questa vera “Conoscenza dell’Acquario” appartiene maggiormente all’età in cui il punto equinoziale primaverile sarà in Acquario. Siamo ancora nella “Età dei Pesci”, ossia il punto equinoziale primaverile è ancora nella Costellazione dei Pesci. Ciò non esclude il fatto che, nel retroscena nascosto della civiltà umana, queste future qualità si stiano preparando nel nostro tempo.

 

La Costellazione dei Pesci

PiscesMara Maccari – Pisces

Arrivando alla Costellazione dei Pesci, entriamo di nuovo nella sfera cosmica della quale abbiamo già scritto. Essa è il velo che nasconde l’attività degli Spiriti della Volontà dentro l’Antico Saturno e in séguito. Attraverso questa Costellazione la Volontà del Padre trova la sua espressione. Le attività del destino, che talvolta sono così incomprensibili e che, nella Scienza dello Spirito, siamo abituati a chiamare le forze del karma, hanno la loro “localizzazione” spirituale dietro questa Costellazione. Generalmente, non possiamo giudicare l’agire e il tessere di queste forze negli eventi di una singola vita umana o persino in una limitata età della storia umana. Esse rivelano i loro progetti divini soltanto se siamo capaci di vedere la serie delle incarnazioni di un essere umano o di lunghe ere di evoluzione umana. Dai Pesci è attiva la lunga, quasi immemorabile educazione della razza umana da parte del Mondo Spirituale.

Troviamo, per esempio, che nel momento in cui cominciò la cosiddetta Età Oscura (3101 a.C.), Saturno stava nella Costellazione de Pesci. Nella sapienza d’Oriente quest’epoca è chiamata Kali Yuga. Il suo inizio segna il punto nella storia umana nel quale l’antica esperienza naturale di un Mondo Spirituale giunse alla fine, e l’umanità cominciò ad usare più pienamente i sensi fisici, che lentamente tagliarono via l’umanità dalla realizzazione dell’esistenza di un Mondo Spirituale. Da un certo punto di vista, questo fu un tristissimo evento espresso in molti antichi miti e leggende, ed inoltre esso fu una necessità per l’evoluzione spirituale della razza umana. Unicamente attraverso l’esser tagliata via dall’esperienza naturale ed innata di un reale Mondo Spirituale l’umanità potrebbe diventare indipendente e libera. E’ la via dura e pietrosa del Destino che conduce l’umanità al dischiudersi di nuove capacità e quindi ad una nuova esperienza del Mondo Spirituale nata nella sfera della libera ed autocosciente attività. Prima dell’Età Oscura l’esperienza del Mondo Spirituale fu un dono degli Dèi, ora essa deve nascere nelle sofferenze dello sforzo umano.

Vi è anche un altro evento connesso con i Pesci. Al principio dell’anno 1910, Saturno si trovava nei Pesci. In quel periodo Rudolf Steiner rivelò i segreti della “seconda venuta del Christo” nel nostro tempo (egli tenne la prima conferenza su questo evento il 12 gennaio 1910 a Stoccolma). Egli mostrò che questa nuova rivelazione del Christo non può aver luogo nuovamente in un corpo fisico, bensì in una forma soprasensibile: in un corpo eterico. E rivelò che, a partire dall’anno 1935, molti sarebbero stati capaci di percepire il Christo in questa forma come loro Guida e Confortatore.

L’Età Oscura giunse a fine nel 1899 d.C. essendo durata per 5000 anni. Ciò fu annunciato da Saturno che stava nei Pesci. Sebbene la Nuova Era fosse iniziata, le potenze oscure non sembrarono ritirarsi, e inoltre la porta che conduceva fuori dalla tenebra alla Luce spirituale venne mostrata nei giorni del 1909-1910 nei quali Saturno era nei Pesci. La tenebra che prevale non può esser vinta attraverso mezzi esteriori, ma unicamente attraverso gli sforzi dei cuori umani per riconoscere il Christo in questa nuova rivelazione.

Abbiamo completato la descrizione delle dodici Costellazioni dello Zodiaco, e in quanto retroscena dell’evoluzione cosmica possiamo vedere com’esse sono intessute entro l’esistenza della Terra e dell’umanità. Possiamo sperimentare l’Universo Stellare, in special modo lo Zodiaco e i movimenti dei Pianeti all’interno di esso, come un gigantesco Essere che precede ogni esistenza nell’Universo. Esso è come un rappresentante dell’umanità nel Cosmo, che guida ed informa l’umanità sul suo sentiero di Destino.

La forma umana sulla Terra indubbiamente non è altro che un aspetto di questa forma cosmica. Le dodici parti del corpo umano, come conosciute nei tempi antichi, sono in relazione con le dodici Costellazioni dello Zodiaco, ed è stato in parte indicato, per esempio: 

la testa origina in Ariete  
la laringe origina in Toro  
le braccia origina in Gemelli  
la cassa toracica origina in Cancro  
la parte interna del torace origina in Leone  
sopra il   diaframma, la parte interna del tronco origina in Vergine  
sotto  il diaframma, i fianchi origina in Bilancia  
gli organi di riproduzione origina in Scorpione  
le cosce origina in Sagittario  
le ginocchia   origina in Capricorno  
i polpacci origina in Acquario  
i piedi origina in Pesci

Ma la forma umana sulla Terra è decaduta dalla sua origine cosmica. Nel corso di lunghe ere essa è discesa troppo sotto l’influenza delle forze della Terra. Perciò, se parliamo di quell’Entitàceleste che precede l’umanità, che aiuta eguida il suo sviluppo, dobbiamo immaginarlo in una forma diversa da quella dell’attuale essere umano. Dobbiamo immaginarlo maggiormente nella forma di quell’Entità Angelica che abbiamo descritto nella conclusione della descrizione dell’evoluzione dell’Antico Saturno nell’ultima Lettera. Un’Entità con possenti ali al posto di braccia il quale, senza un corpo, può adempiere funzioni organiche come attività impulsanti vita nell’ambiente circostante. I Pianeti nei loro ritmi e nei loro movimenti sono allora come le sue manifestazioni attive nell’Universo.

Dovremo parlare maggiormente di questo rappresentante cosmico dell’umanità, così che possiamo imparare ad udire altri suoni del linguaggio cosmico.

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

CONSIDERAZIONI

 CastelDelMonte

Un mio vecchio amico ha scritto sul glorioso mensile L’Archetipo, l’ennesimo articolo che riguarda l’ascesi della Concentrazione.

Mi sembra che abbia voluto parlare dei tempi, cioè della durata dell’esercizio. Credo abbia fatto bene poiché ha calcato sul tanto, ma relativizzandolo, perché è in effetti relativo ad un milione di situazioni individuali. Però so bene – ne parlammo insieme – che lo esaspera il continuo sbucare, come i funghi dopo una notte piovosa, qualcosa dell’eterna litania dei tempi fissi, naturalmente inclinati verso il minimo.

Naturalmente i quattro gatti che ne sanno qualcosa, sanno pure, con montagne di esperienza diretta e confrontata per tanti lustri, che così non è, che così non può essere e che, se qualcuno parla così, o fa accademia di quello che non fa, oppure è prezzolato da agenti nemici.

Questo perché, anche sul gradino più elementare, ma ampio e faticoso, del “dominio del pensiero” ordinario, non è certo una semplice questione di pensiero: già qui tutta l’anima viene messa in gioco. Nemmeno nel corpo fisico umano le singole parti, i sistemi, sono realmente separati. Lo possiamo capire con qualche semplice immagine tolta dal sensibile.

Se oggi mi dedico alla corsa, potrei dire che stanco gli arti inferiori. Dunque domani potrei dedicarmi al canottaggio… e così via. Sembra logico ma non è vero: dopo qualche settimana accuserei tutta la dozzina di sintomi del superallenamento, mi beccherei l’influenza per un nonnulla, i valori ematici sarebbero stravolti, ecc.

Questo perché il corpo è un insieme interconnesso e non v’è organo che venga sollecitato separatamente: non v’è per il fegato un lunedì di lavoro e il martedì di riposo (come tutto sia “collegato” lo si vede persino nel cadavere aperto in sala settoria, se lo si osserva spregiudicatamente).

Nell’anima, le forze sono ancor più frammischiate, fluiscono di continuo le une nelle altre: separare il pensiero dal sentire modifica sia il pensiero che il sentire.

Tutto l’uomo interiore interviene in un atto così tremendo com’è la Concentrazione (nemmeno la coda ne resta fuori): la Concentrazione prende tutto: questo tentativo d’essere solo nel pensiero costringe al digiuno l’elemento passivo, personale e superficiale del sentire…mentre il sentire vero si libera dalla tenebra che lo imprigionava.

La Concentrazione prende tutto: come il Sole caccia il buio, così essa azzera il falso volere, costantemente usurpato dalle spire caliginose delle brame e comincia a far nascere nell’anima questa terza forza che mai l’uomo aveva conosciuto. Il volere è la spada leggendaria che nessun “ego” mai impugnerà e brandirà, mai giungendo a sfilarla dal macigno magico che l’uomo crede di conoscere come suo corpo.

Mi sa che le persone hanno una fifa nera solo con l’avvertire che v’è uno spiffero di cambiamento. Quello che di continuo si reclama a gran voce per il mondo, quando sospetti che potrebbe succedere dentro te…sono dolori e si molla.

Racconta divertito Aurobindo che un discepolo va da lui spaventatissimo: “Maestro, sono diventato scemo!” “Perché? Cosa ti è successo?” “Maestro, non penso più!” Aurobindo allora gli fa notare che sta parlando e pensando ancora. Si era solo consumato (spento) il clangore ordinario che abbiamo nella testa. E ciò aveva spaventato moltissimo lo sprovveduto.

Dunque, se uno non ha avuto per destino una precedente disciplina di pensiero, pochi minuti servono solo a non rischiare quei cambiamenti desiderati, ma con minore intensità e sensatezza del bambino che vuole la luna.

Questa non è una critica ad un amico, comprendo bene che non si può dire tutto in poche e mirate pagine. Ad esempio, quando scrive di varianti per generare più intensità, e per non macinare meccanicamente l’esercizio (dismettere talvolta ogni parola o rifare il percorso all’indietro – questa variante dovrebbe far sospettare quello che ho scritto in un commento, cioè che la tristemente famosa immagine sintesi è il prodotto di intensità e mai una sorta di sbocco naturale) si dimentica del consiglio più semplice e rude.

Mi spiego. Molte volte erano proprio i discepoli più attivi che si lamentavano della brevità della ricapitolazione interiore dell’oggetto e si lamentavano con Scaligero che l’esercizio iniziava e terminava in pochi minuti. Scaligero rispondeva che avrebbero potuto ripeterlo più volte.

Altra cosa che l’amico non ha menzionato è che la “saturazione” non si raggiunge con una ripetizione ottusa, meccanica del circuito di parole e immagini: questo è un pericolo che arriva per tutti, quando si usa lo stesso oggetto con i suoi pochi elementi formativi.

Naturalmente, chi è furbo come una volpe, cambia spesso l’oggetto…per poi accorgersi che dopo pochissimo le stesse difficoltà si ripresentano. Dalle difficoltà non si scappa: in fondo sono proprio esse a esigere un impegno ed uno sforzo maggiore, proprio come i muscoli che si rafforzano combattendo resistenze progressivamente più elevate.

No. Accanto al martellamento rappresentato dalle ripetizioni dell’esercizio, è necessario che la consapevolezza concettuale di ogni singola parola e immagine non tracolli mai in qualcosa di vuoto, che viene da sé poiché è stato ripetuto cento o mille volte.

Anzi, è proprio questa consapevolezza attiva il “filo” che non dovrebbe spezzarsi dal principio alla fine dell’esercizio.

Perciò la parola “ripetizione” non andrebbe mai intesa nel suo senso comune: dunque sono almeno due le cose difficili che dovranno essere inderogabili.

La prima consiste nel fatto che non deve esistere un ripetere l’esercizio, più volte durante lo stesso giorno, che possa definirsi come ripetizione di qualcosa di precedente, anche quando lo sia stato fatto già per due, cinque volte, con il medesimo percorso.

La seconda consiste nel fatto che la ricostruzione, in quanto collana di concetti, non deve spezzarsi in nessun punto.

Questi due sono per lungo tempo, intoppi su cui si ruzzola: il bello è che alternative facili non esistono: bisogna solo tirar su dal pozzo dell’anima più determinazione e secchiate abbondanti di pazienza.

Sarebbe sempre l’ora giusta di smettere la bambocceria che ci portiamo dentro per tutta la vita da quando essa era giustificata dall’età del ciuccio. Sopravvive in noi la strana visione che una via iniziatica sia simile a via Mazzini: una passeggiata dal principio alla fine. Invece è una aspra gradinata, invisibile agli uomini, che parte dalla terra per giungere a Tir-na-nÓg.

Perdendo un pezzo di sé ad ogni gradino: qui perdendo si diventa più forti, perché occorre essere fortissimi per salire perdendo tutto quello che fummo: non è la forza di cui parliamo quando viviamo come uomini del mondo.

Il mondo dello Spirito manda i suoi Messaggeri: essi ci invitano ad abbandonare la nostra vita…non la vita di ogni giorno ma la vita stessa. Solo chi muore in vita può entrare vivo nel Santuario dello Spirito.

La Concentrazione indica il percorso più rapido e trasparente su tale via.

Il mio amico ha ricordato Ramakrishna: in effetti quest’ultimo aveva ragione: basterebbero tre minuti…

SCIENZA DELLO SPIRITO

CONFERENZA DI MASSIMO SCALIGERO DEL 30 DICEMBRE 1978

Massimo Scaligero

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30.12.78

(cliccare sulla data in azzurro per ascoltare)

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“Il complicarsi della crisi economica prevede il razionamento dell’energia?
Sappiamo che la luce e’ razionata…che ci si accorga che non puo’ piu’ essere…”

folgore

E fino a qui ho capito ma: e che ci si accorga che non puo’ piu’ essere….che cosa?
C’e’ un X.
Quindi… che possiamo dire a proposito di questo? Eh! Se arriviamo a questo punto e’ segno che ce lo siamo meritato…
E… ce l’avevamo la luce eccome…e ce ne sarebbe…..
Ce semo capiti…  che la luce fa parte dei beni umani che entrano nel circuito economico, che non soffre, non patisce costrizioni politiche, e quindi… non solo la luce…ma tutto il resto….l’Italia sarebbe un giardino meraviglioso di tutto, ci sarebbe tutto, lavoratori… tutti.. tutti pronti!
Bisognerebbe chiedersi come mai da uno stato di benessere che c’era si sia arrivati a questo punto.
E guarda, piu’ di questo non posso dire. Ed e’ chiarissimo: ognuno deve dedurre da se’.
Pero’ qui  aggiungiamo una considerazione. Mettiamo per esempio certe documentazioni, e adesso cerco di ricordare… documentazioni della chiesa clandestina; una serie di relazioni, documenti che parlano di uno stato… altro che razionamento !
Per razionamento di tutto, ma poi di pochissimo per tutti…
Non solo, ma a questo si aggiunge il fatto che, per esempio, si e’ come degli oggetti in mano alla politica e quindi c’e’ una costrizione religiosa e una persecuzione… per esempio, se c’e’ un popolo che ha una tendenza veramente… persino etnica, psichica, animica alla religione e gli togli la religione questo popolo soffrira’ le pene dell’inferno pur di procurarsi un pochino di religione e allora si vedono, e ci sono degli esseri che sopportano le pene dell’inferno pur di potersi riunire insieme, dire le preghiere, sentire, a sentirsi insieme intorno a un’ immagine del Christo, della Madonna. E coltivano questo impulso eroicamente. Dopodiche’, guardiamo la nostra situazione, e vediamo che qui cominciamo ad avere il razionamento perche’ l’impulso religioso di questi popoli che stanno soffrendo proprio perche’ soprattutto non hanno il cibo spirituale che vogliono, e a cui hanno diritto, le sofferenze di questo popolo, eh, sono qualcosa dinnanzi a cui quello che patiamo noi non e’ niente: e’ niente perche’ noi ancora non siamo ancora arrivati a quel punto.
Pero’ c’e’ stato il nostro amico che ha esaminato la situazione di… e l’ha chiamato lo specchio del futuro, ossia noi cerchiamo di non meritare di arrivare a questo punto, perche’ quelli stanno sviluppando una religiosita’ che noi nemmeno ci sogniamo. Allora potremmo anche pensare questo: che dei popoli che hanno un impulso religioso profondo che e’ necessario all’evoluzione umana debba patire le pene dell’inferno per donare questo a tutta l’evoluzione. E allora guardiamo la situazione nostra, possiamo anche spremere un po’…il nostro mondo di desideri, di brame, per far scaturire un minimo di spiritualita’ necessaria al mondo, e quindi siamo privilegiati perche’ siamo avvertiti.
Ecco, quando mai si sognava che si dovesse arrivare al razionamento del… tutto in tempo di guerra..
Ora cerchiamo di capire; e no, qui guardate che non si tratta di accusare nessuno ma soltanto semplicemente di comprendere che cosa e’ errato in questo, perche’ soltanto l’errore corretto nella mente di uomini saggi puo’ cominciare ad essere il mutamento della situazione. Quindi e’ importantissimo comprendere, perche’ qualsiasi altro provvedimento astratto non cambia nulla della situazione; non c’e’ soluzione che sia politica, sociale, astratta, fatta in discussione politica…: quello non cambia veramente nulla. Il cambiamento e’ un processo interiore vivente e che richiede una grande sofferenza: la sofferenza della comprensione.

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“In Iniziazione e’ scritto:
– Prima di ogni altra cosa bisogna far tacere ogni desiderio, ogni passione. -“

GANGE

Ma perche’ mi scrivete in maiuscolo ? Io ci vedo meglio quando e’ maiuscolo e minuscolo. Col maiuscolo ci fatico di piu’. Detto questo io sono un lagnoso, lagnoso perenne e quindi mi dovete accettare come sono.
Ma ammesso che ci si riesca, ecco se era scritto cosi’ eh, lo leggevo meglio.
Ma ammesso che ci si riesca, che cos’e’ che poi ci fara’ desiderare il perfezionamento spirituale ?
Allora, rileggiamo.
In Iniziazione e’ scritto: “Prima di ogni altra cosa bisogna far tacere ogni desiderio, ogni passione”.
Ma ammesso che ci si riesca, che cos’e’ che ci fara’ desiderare il perfezionamento spirituale ? Pero’ in Iniziazione dice che e’ importante l’educazione del desiderio, non e’ che noi dobbiamo cessare di desiderare, dobbiamo conoscere che cosa desideriamo perche’ se per esempio ad una certa cosa diamo un grande valore siamo giustificati nel desiderarlo.
Se pero’ noi con la conoscenza riusciamo a scoprire l’entita’ di quell’oggetto e scopriamo che dietro non c’e’ niente, allora scopriamo che quel desiderio desidera l’irreale.
E che cos’e’ il desiderio ? Io qui direi la brama. La brama non e’ altro che la forza della volonta’ che in basso si manifesta per oggetti fisici sensuali. La stessa brama distolta dal sensibile, rivolta a oggetti un pochino meno volgari di quelli sensibili, eh, diventa un potere creatore. E per esempio l’artista ha bisogno di bramare una certa perfezione, di bramare una certa vittoria su se’ stesso per poter far scaturire l’opera d’arte; siamo ancora nella sfera della brama ma e’ molto meglio di quell’altra.
Tuttavia e’ ancora un bramare. Per esempio: bramare il successo, eh! sembra, dal punto di vista umano in realta’ assolutamente ammissibile, comprensibile, dal punto di vista spirituale e’ un grossissimo errore e si puo’ coltivare la via dello spirito e a un certo punto sentirsi veramente galvanizzati da un successo, per esempio: un incarico, una nomina, oppure il successo di un libro, eh… se li’ c’e’ un potenziale d’anima che vibra, e tutto cio’ che si raggranella con la meditazione se ne va’ all’aria, quindi li’ noi scopriamo che non desideriamo il mondo spirituale con la stessa potenza con cui desideriamo certe cose che si chiamano successo. Ma la cosa puo’ anche portarsi piu’ in la’ e c’e’ la possibilita’ di capirlo questo, piano piano, che non e’ che uno cessando di dare valore a certi successi esteriori non li debba conseguire piu’. No, li puo’ conseguire, anzi potremmo anche persino dire che li consegue meglio se riesce ad esserne indipendente. Quindi… tuttavia qui ci sarebbero da dire diverse cose perche’ e’ difficile che qualcosa che riguardi lo spirito abbia successo; se comincia ad avere successo bisogna dubitare fortemente, perche’ noi abbiamo sempre visto che cio’ che vale, e lo abbiamo veduto proprio in questi tempi, che cio’ che spiritualmente vale viene deformato, viene diffamato, viene distorto, non viene capito: quindi anche li’ si tratta di fare delle buone distinzioni.
Tuttavia, per ritornare al tema: il desiderio che cos’e’ ? E’ la brama, ossia il volere qualcosa che come volere si manifesta nella sfera del ricambio, la sfera della volonta’, la sfera degli impulsi motori. Poi pero’ acquisisce una dynamis del sentimento, allora diventa la brama in cui in fondo sentire e volere di un ordine non troppo elevato cercano il loro appagamento. E li’ abbiamo l’istinto, l’istinto e’ la mescolanza di queste… Che cosa avviene ? Quando questo istinto e’ cosi’ forte afferra il pensiero, domina il pensiero, il pensieretto non ha nessuna voce in capitolo. E la brama anzi ha persino la potenza di far servire il pensiero alla sua giustificazione. E… allora: bisogna che questa brama si esprima e crei le premesse delle sue catastrofi. E cosi’ strada facendo, di decennio in decennio, oppure di vita in vita, uno progredisce. Ma uno che segue la via della conoscenza questo lo deve scoprire subito. E deve scoprire, e’ importantissimo che scopra i legami verso valori che non esistono, che in realta’ non sono nulla, ed e’ importantissimo perche’ se entriamo in contatto con delle forze che non richiedono altro che il nostro moto di conoscenza, perche’ se noi siamo capaci di conoscerle, e’ come se incontrassimo degli animali selvaggi ma meravigliosi e pronti a servirci! Se noi li chiamiamo con la parola giusta. Se noi gli andiamo incontro con la forza giusta. Dobbiamo compiere quest’atto di conoscenza.
Altrimenti che cosa avviene ? Che noi seguiamo discipline spirituali e poi con un piede stiamo nella mondanita’ eh oppure nel mondo esteriore.
Per esempio se voglio portare l’esempio il piu’ … direi, il piu’ facile: se l’entusiasmo per una partita di calcio supera l’entusiasmo per una riunione spirituale, eh, uno bisogna che se ne accorga. Quindi una riunione spirituale, possiamo anche dire una meditazione, una operazione spirituale si dovrebbe scoprire che e’ il massimo… l’obbiettivo piu’ potente che noi ci poniamo, di modo che rivolgiamo verso un oggetto spirituale riconosciuto da noi, la forza del desiderio. E li’ il desiderio o la brama si educano, viene educato anche il sentire…. e quindi dobbiamo  scoprire quando qualcosa che appartiene alla mondanita’ invece ha un potere piu’ forte.
Questo confronto lo possiamo fare continuamente mediante cio’ che ci avviene durante la giornata. Ci sono delle impressioni del mondo che ci… entrano in noi con una potenza e con una capacita’ di impressionarci innanzi a cui le impressioni interiori impallidiscono: finche’ le cose stanno cosi’ noi non camminiamo. Il giorno in cui invece noi sentiamo riguardo allo spirito la stessa potenza che esercita cio’ che la brama piu’ selvaggia scatena in noi allora siamo salvi.
E qui mi viene da ricordare un episodio che certamente il 90 % di noi conosce ma a questo punto bisogna ricordarlo: e’ quell’episodio che viene raccontato… una volta viene attribuito a Vivekananda … a Ramakrishna… insomma il fatto e’ questo… che una volta un discepolo chiese istruzioni al maestro per diventare un vero Yogi e si mise a fare tutto.
Passarono gli anni e ando’ dal maestro a dirgli : << Ma qui non succede niente, ancora non mi sono trasformato >>.
Allora il maestro gli fa : << E vieni, andiamo a fare il bagno insieme, dar Cerignola. >> E allora… andarono. Non era iL Cerignola, il Gange insomma: tanto per intenderci.
Quando furono nell’acqua chiaccherando a un certo punto il maestro gli balzo’… lo afferro’ per la cuticagna e gli ficco’ la testa sotto,nell’acqua. E ce lo tenne finche’ quello comincio’ a essere asfissiato, strangolato. Poi finalmente lo lascio’ libero e quello: “Ahh! Ahhh!”, fece una serie di respiri e il maestro non gli dette tempo di fare le sue rimostranze, gli disse subito: “Di che cosa sentivi piu’ bisogno quando stavi sott’acqua?”. “Eh! Dell’aria maestro!”. Beh, quando sentirai lo stesso bisogno dello Spirito allora avrai trasformato te stesso”.
E’ qui che noi dobbiamo scoprire quanto veramente noi vogliamo lo Spirito. Perche’ noi vogliamo un pezzetto che ci faccia comodo per giustificare la vita quotidiana e… per parlare, dare delle belle sentenze da Gigetto, oppure al bar della Fonteiana, per dire: “Aho’…! Guarda quello! Quello e’ un maestro!” E allora ci sentiamo maestri … eccetera, pero’ quando e’ il momento un certo evento fisico ci da’ un gran piacere, ce ne da’ piu’ che una meditazione: ‘ste cose le dobbiamo scoprire. Eh! Lo diciamo cosi’ un pochino alla bona, ma bisogna dirle cosi’ perche’ in fondo si tratta proprio di fatti interiori, non di arzigogoli.

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“La virtu’ e’ Potenza?”

(Mah… Kundalini e’ potenza.)

“Esercitando una virtu’ nasce nell’anima il vizio opposto. Come cristificare le virtu’?”

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Eh… Bravo. Credevo che non lo sapessi questo qui. Invece vedo che lo sai. Esercitando una virtu’ nasce nell’anima il polo opposto. Ossia: esercitando una virtu’ noi abbiamo una grossa presunzione, diventare virtuosi, bravi, perfetti. E allora la parte  opposta, a quella che e’ abitata e manovrata da esseri potenti, che dicono: “Ma che (vogliono) questi qua!”, si fortifica, si arrocca in una zona inattaccabile e domina da li’ e quindi uno si esercita nella virtu’ e dice “quanto so’ bravo!”. E qualcuno ci crede. Allora pero’ l’amico qui, amico in gamba, dice “Come cristificare le virtu’?”. Beh…qui dobbiamo spiegare perche’ ci sono magari  amici che non sanno cosa significa cristificare la virtu’. Vedete, abbiamo parlato poco fa della brama, e la domanda, per quanto io abbia attaccato l’amico che ha scritto in maiuscolo e’ una domanda interessantissima, la quale col suo tema perdura:  “perche’ esercitando una virtu’ nasce nell’anima il polo opposto”. Prendiamo i misitici del passato, i santi per esempio. Loro lo sapevano questo. Allora che facevano? Si mettevano certe graffe di acciaio, certi aculei che noi nemmeno immaginiamo. Per essere continuamente sollecitati a tirare il massimo del volere dal mondo degli istinti, in modo da non cedere agli istinti; ossia in modo che il volere loro fosse polarizzato verso il mondo spirituale. E si servivano di questa sofferenza. Questa sofferenza… noi dobbiamo capire anche questo: che persino il Pranayama, ossia una parte dello Yoga, dell’hata yoga, aveva questo compito: di strappare l’elemento spirituale mediante il respiro, separarlo dal fisico. Ossia erano operazioni che ancora si potevano compiere per esseri che avevano la possibilita’ di sentire lo spirituale nel corporeo. Ora noi non abbiamo piu’ bisogno di questo perche’ la situazione e’ peggiorata. E il cilizio ce l’abbiamo gia’. E che cos’e’ il cilizio? E’ il sistema nervoso. Non abbiamo bisogno di portare denti d’acciaio e grattacacie di latta dietro la schiena. Perche’ abbiamo il sistema nervoso che afferra tutti e afferra tanto bene che quasi tutti i nevrotici diventano poi psicologi. Perche’ si curano e poi dicono: “Guarda, qua posso diventare terapeuta anch’io”. La maggior parte di quelli che fanno psicologia sono dei personaggi nevrotici, curati e che poi hanno detto: adesso faccio pure io la stessa cosa. E pero’ c’era la paura di credere che diventassero piu’ psicologi che psicanalizzati, che pazienti. Invece la cosa dimostra che i nevrotici aumentano. So’ tutti nevrotici. C’ e’ il film di Cayatte che dice: Siamo tutti assassini. Noi possiamo dire: Siamo tutti nevrotici. Soltanto che un uomo che sviluppa la conoscenza se ne accorge. Se ne accorge ed e’ interessantissimo che scopra di essere un nevrotico. Perche’ se conosce opera. E se opera non solo puo’ diventare veramente non solo il guaritore di se’ ma anche di altri. Adesso ci sia consentito di dire che noi coi Cinque Esercizi del Dottore abbiamo guarito piu’ nevrosi senza far spendere un soldo a nessuno. Nevrotici che avevano pagato questo, quell’altro, alla fine so’ venuti da noi e noi gli abbiamo fatto fare un po’ di esercizietti e dopo la cosa e’ passata. Qualcuno di questi poi rimaneva da noi e continuava, e questo e’ interessante. Qualcun altro invece prendeva e via, e poi amici, rimanendo amici. La realta’ e’ questa: che quei Cinque Esercizi come li ha dati il Dottore? Li ha dati in questo modo: come correttivo oppure come antitossico per qualsiasi esercizio spirituale sbagliato. L’esercizio spirituale sbagliato e’ per esempio un esercizio dello yoga trascorso che riguardava un tipo umano costituito diversamente e che di colpo, brutalmente si applica a noi e…quello e’ un esercizio spirituale sbagliato. Qualcuno dice: “Ma a me fa bene”. E’ segno che tu sei uno dell’eta’ della pietra che ancora deve fare quel passaggio; oppure ti fa bene perche’ “ti sfrigulìa” la volonta’. E un minimo di volonta ci vuole per fare questi esercizi. Oppure l’esercizio sbagliato e’ lo stesso esercizio della Scienza dello Spirito fatto male, ossia uno capisce a suo modo gli esercizi e non li fa bene. E ci sono degli esercizi che se non vengono fatti bene posso essere anche piuttosto… non dico pericolosi ma danno un… qualche reazione. A questo punto noi diciamo: La Via del Pensiero e’ tale che se anche si sbagliano certi dettagli la forza del pensiero li corregge. L’altra considerazione e’ questa: che noi abbiamo i Cinque Esercizi. Questi Cinque Esercizi… – che del resto furono poi furono pubblicati nella seconda annata di Ur, questi qui Evola ebbe il naso buono, perche’ capi’ che erano importanti e li ha pubblicati, glieli ho dati io – e questi Cinque Esercizi sono tali che da soli potrebbero far camminare l’uomo e farlo arrivare anche anche all’ Iniziazione. Soltanto che … uno vuole molti esercizi perche’ crede che lasciando uno e prendendone un altro supera un limite che invece deve superare prima e quindi va a caccia del ciclo non conosciuto dello Steiner, del un ciclo raro, perche’cosi’ finalmente trova l’Iniziazione ma… non e’ il ciclo. E tu devi servirti dei cicli che hai. E li’ che devi lavorare. Non e’ che aumentando la lettura aumenta l’orizzonte, comunque con questo non voglio essere serio, e quindi non vorrei… uno si legge tutti i cicli che vuole. Pero’ dobbiamo dire “Cyclus non facit Initiatum”. E allora in questa operazione noi sbagliamo continuamente. Siamo corretti da questa costellazione di esercizi. Che il dottore avverte che sono dati apposta come correttivo di qualsiasi errore si compia nella via dello Spirito. Soltanto dobbiamo capire questo perche’ per prendere sul serio il Dottore bisogna capire Chi e’. E capire Chi e’ e’ la piu’ grande vittoria spirituale che un uomo possa conseguire perche capisce che e’ il vero maestro. E ve lo dice uno che e’ stato anche persino avversario di Steiner, perche’ prima di riconoscerlo come maestro ha combattuto con lui proprio punto per punto, leggendo e verificando quindi a un certo punto il premio e’ stato di riconoscerlo; ma se uno riconosce che e’ il Maestro dei Nuovi Tempi, il grande iniziato dei nuovi tempi allora puo’ prendere sul serio gli esercizi. E qui non e’ che abbiamo risposto alla domanda dell’ultra potente Walter. Perche’ dobbiamo dire come cristificare le forze.E’ qui che forse dobbiamo ricorrere a un altra domanda. Vediamo.

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“L’Epifania del Cristo sulla Terra in relazione alla circolazione sanguigna…”

pero’….
L’ altra domanda è questa:

“Si può dire che per noi la contemplazione della luce dell’Idea sia come fu per i Magi seguire la cometa? Essi trovarono il Cristo così come dovremmo incontrarlo anche noi nel pensiero libero dai sensi.”

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Ecco qui abbiamo l’occasione di capire la polarita’ indicata nella prima domanda. Ossia noi tendiamo verso una virtu’ e abbiamo come opposto il contrario. Ed e’ soltanto con l’esperienza del pensiero libero dai sensi che noi capiamo che qualsiasi forza interiore  scenda in noi e non viva in noi secondo il suo vero valore, il suo interno valore, ma serva la nostra psiche, diventa l’opposto. Per cui le piu’ alte importanti forze spirituali si rovesciano. Questo e’ il pericolo che attraversa l’uomo moderno. Qualunque essere cerchi la via dello Spirito… diventa… la via dello Spirito diventa la via del più tremendo egoismo… perchè? Perché non c’è la conoscenza che è richiesta per l’esperienza interiore dei nuovi tempi; non essendoci questo, ecco noi ci spieghiamo il perché, sia nello Yoga, sia nei sistemi orientali, sia nel cristianesimo mistico c’era un rigore tremendo, una sorveglianza continua di tutto ciò che si faceva, perché si sapeva, si conosceva questa legge.
Ora, questo noi come lo possiamo realizzare? E qui abbiamo veramente il sentiero del pensiero, che ci aiuta a comprendere. Per esempio la polarità che oggi veramente si presenta come quella del materialismo più pesante.
Prendete il ferro; il ferro è la sostanza più… più diffusa, più usata per la civiltà meccanica. E’ il metallo che domina, che è veramente uno strumento dell’ostacolatore, di quello che vive proprio nel mondo fisico. E noi possiamo ricordare che il dio dei metalli era quello che ha sedotto Giuda, e quello per cui Giuda era legato al mondo metallico, al mondo dei danari.
Un metallo, per esempio, come l’argento… che so… erano trenta sicli d’argento… è il metallo in cui c’era la potenza d’Arimane che agiva e la civiltà del ferro..- qualcuno l’ha chiamata la civiltà del piombo, ma siamo li’ in sostanza.
Comunque… questo metallo è un metallo che ha a che fare terribilmente con Arimane; Arimane domina. Guardate tutti coloro che sono impegnati in lavori meccanici… i metalmeccanici sono degli esseri che bisogna veramente comprendere, perché una certa virulenza dipende dal fatto che si trovano in un ambito in cui non c’è luce, questo meccanicismo è messo molto bene in evidenza dal famoso film di Charlot… e… luci… non mi ricordo… luci… eh?… Tempi moderni!
Questo è vero, però non è con la ricetta politica che si solleva… eh, ci vuole qualcosa d’altro, e il Dottore lo realizzò quando per due anni tenne le conferenze a quattromila operai di un’industria tedesca, e questi operai non vedevano l’ora di incontrare lui; s’erano talmente innamorati di lui che dava tutte… le risposte più belle, più importanti, anche sull’evoluzione… le ha date agli operai.
Questi operai s’erano talmente affezionati a lui che i sindacati si..s. i preoccuparono… e fecero un lavoro per farle smettere. Ma quella è la medicina, perché questi no… non è che cerchino gli au… la storia degli aumenti è una grossa illusione..tutti vogliono gli aumenti, e ci sono situazioni che possono evolvere senza bisogno di politica ma solo con provvedimenti legislativi e… ed equilibrati. Ma purtroppo la cosa ha marciato in un altro modo. Perché questi esseri hanno bisogno di luce spirituale.
La civiltà del ferro. La civiltà della macchina. Però noi abbiamo parlato qualche sabato scor..qualche sabato fa, a proposito di Giuda, che fu preso proprio da quella forza che agì attraverso il metallo. Ma non dobbiamo dimenticare che c’è il ferrum sidereum, che c’è il ferro di Marte, e che da circa cinquant’anni le forze di Marte agiscono sull’uomo in una maniera nuova… e… sono le forze del Buddha.
Adesso qui dico qualcosa che a qualcuno può sembrare una favola, ma l’azione dei Rosacroce, l’azione di Cristiano Rosenkreutz si è manifestata recentemente sulla Terra… recentemente parlo di.. e.. qualche secolo fa… con il far si’ che il Buddha operasse su Marte in maniera da inserire delle forze in Marte, che potessero giovare all’uomo quando tornando sulla Terra passa attraverso prima le stelle fisse poi i pianeti e poi passa per Marte e poi entra nella Terra. Da quel momento gli uomini che hanno una certa tendenza allo Spirito portano con se per via di Marte la forza del ferro sacro, ossia portano in se la possibilità di trasformare ciò che è inferiore nella natura umana, portano le forze del Buddha. Noi questo abbiamo cercato di spiegarlo una volta.
Le forze del Buddha, oggi, come vengono rispolverate e tirate fuori attraverso la situazione dello Zen sono qualcosa di… veramente… di lacrimevole, perché il Buddha è una forza che opera con  il Logos, ma che agisce dall’interno: bisogna conoscere questo mistero.
Perche’ lo scienziato ha una certa calma quando indaga: perche’ ha una certa forza. Perche’ l’indagatore se e’ veramente in regola con certe leggi ha una calma profonda: perche’ il fenomeno fisico sollecita un pensiero umano non psichico; quindi sollecita una forza impersonale del pensiero, sollecita cio’ che c’e’ di piu’ potente nel profondo del pensiero, e che ha la possibilita’ di essere esente da qualsiasi moto dell’anima, del sentire, degli istinti. Questa forza e’ la forza del Buddha.  Ossia noi questo lo possiamo tradurre in cio’ che e’ l’operazione della meditazione. Se noi siamo capaci di seguire la concentrazione del pensiero in maniera da far esprimere quello che veramente non ha niente a che vedere con cio’ che siamo, con cio’ che desideriamo, con cio’ che sentiamo, con cio’ che e’ istintivo in noi ma che tuttavia ha il potere di fluire come forza pensiero a cui ci siamo allenati, allora questa forza ha un potere di profondità per il fatto che porta con sé l’annientamento della brama inferiore. Veramente una forza buddhica, che da’ l’indipendenza buddhica al volere, ossia mentre ai tempi del Buddha Shakyamuni, di Buddha Shakyamuni, questa si esprimeva come una fuga dalla vita – e quindi una vibrazione piuttosto negativa del volere e del sentire, tuttavia necessaria a quei tempi – oggi questo diventa, nell’ operazione del pensiero, come una potenza liberatrice, come una folgore di pensiero che entri in noi e ci libera da qualsiasi istinto e desiderio.
Naturalmente è un’operazione che richiede una certa preparazione, però dobbiamo contemplarla, e un capitolo del libro La Tradizione Solare proprio l’ho dedicato a questo…ossia… noi abbiamo nel pensiero capace di immergersi nell’oggetto…  (e…nell’oggetto fisico, però il pensiero attinge…alle forze piu’profonde di se stesso)…in questo pensiero abbiamo la possibilità del potere inserito in Marte dal Buddha, e quindi è un pensiero liberatore, è una potenza pensiero, che noi possiamo accogliere.
Qui non abbiamo il tempo… eh sì purtoppo… non abbiamo il tempo per dire che in sostanza, come il buddhismo viene, venne a correggere il brahmanesimo, a dare proprio un colpo al brahmanesimo.. non solo, ma anche a integrarlo in molte forme – e qui… sarebbe lungo dirlo – alla stessa maniera noi possiamo considerare il pianeta Marte come un luogo del brahmanesimo, un luogo dell’aristotelismo, mentre la polarità opposta e’ il Buddha, è Platone. Questo lo dico rapidamente per far capire di che…qual impulso sto parlando, come impulso che trasforma il ferro profano, la ferreità della civiltà nella ferreità delle forze che vincono il materialismo.
E qui non..non ho il tempo per dire che cosa significa… lo lascio a voi, il cammino dei Magi… è proprio questo.
Per chi conosce un certo capitolo del Dottore sa che la visita dei Magi corrisponde a un certo evento del Buddha: pace agli uomini di buona volontà…
E’… è la grandiosità del Buddha che ritorna per servire il Cristo, perché sei secoli prima del cristo il Buddha fu necessario proprio per… e… preparare il terreno nell’aura della terra la nascita di questo Essere. Ma tutto ciò che si espresse sei/sette secoli prima del Cristo, la nascita di Roma, la nascita della filosofia greca e poi Lao Tze in estremo oriente e poi la nascita del Buddha, tutto questo lo si può veramente riconoscere come una preparazione dell’aura della Terra alla nascita del Cristo (qui dovrei concludere prendendo tutte le fila ma sarebbe piuttosto un debordare).
Comunque possiamo dire questo: noi abbiamo continuamente la possibilità di vincere l’elemento infero da cui siamo abitati, perché senza elemento infero non avremmo una vita quotidiana anche con il suo equilibrio… se noi siamo… fossimo privi di Arimane ci muoveremmo come dei fantasmi, se fossimo privi di Lucifero saremmo degli esseri gelidi, incapaci di fantasia.
Che significa questo: che questi due esseri sono tremendi per noi se noi sbagliamo, se noi non abbiamo le forze della conoscenza e quindi li facciamo entrare a spadroneggiare nella nostra anima.
Ma questi due esseri ci danno qualcosa di meraviglioso… e Arimane ci da la forza nella sfera fisica, ma questa forza la dobbiamo impugnare noi, con la nostra volontà, con il nostro Io.  Arimane… e …… Lucifero ci da la fantasia, l’immaginazione, che cerca di evadere dal mondo ma se noi l’afferriamo diventa una forza creatrice nostra.
Quindi qui noi ritorniamo a ricordare che dipende dal nostro atto interiore il mettere al centro della nostra vita ciò che conosce la vita, ossia l’Io spirituale in noi, ossia l’Io Logos in noi.

Planet Mars, Earth visible in background (Digital Composite)

MASSIMO SCALIGERO: CONFERENZE-INCONTRI INEDITI. Files audio e trascrizioni., MATERIALI DI STUDIO, SCIENZA DELLO SPIRITO

Spaini a Gentilli

lettera

Spaini a Gentilli

Campione, 18 novembre 1948

Caro Gentilli,

Ho letto sul Goetheanum (la Rivista che veniva pubblicata) del 10 ottobre, il ”Sogno” pubblicato da Albert Steffen, nel quale, in una immagine appena velata e chiaramente riconoscibile, la Signora Steiner ci appare come la portatrice dell’Arabismo nella Società, in opposizione al puro cristianesimo rappresentato dallo stesso Steffen.

Finalmente ci troviamo davanti ad un documento che ci permette di formulare un giudizio sul suo autore.

Infatti, o questo “sogno” è stato pubblicato ad arte per suscitare nella Società Antroposofica un’atmosfera favorevole all’espulsione della Signora Steiner dalla Presidenza, e – in questo caso – ognuno può giudicare della moralità di una simile azione.

Oppure si tratta, come io ritengo, di una esperienza reale.

In questo caso la pubblicazione dimostra che il signor Steffen accetta senz’altro come verità qualunque sciocchezza gli venga incontro dal mondo spirituale, purché esalti la sua vanità.

Questa totale mancanza di discernimento prova, in ogni modo, la inettitudine del signor Steffen a presiedere la Società Antroposofica.

Cordialmente suo Marco Spaini

P.S. Trasmetto copia della presente al Segretario del Goetheanum

SCIENZA DELLO SPIRITO

MARIE STEINER – 17 MARZO 1935 –

ms

*

E’ stato dato il bel incitamento a festeggiare in modo possibilmente simile, nei diversi gruppi della Società Antroposofica, il decimo anniversario della morte di Rudolf Steiner, per sperimentare in tal modo più profondamente la forza unificatrice della sua parola e della sua opera.

Una bella idea.

E colpisce come particolarmente tragico il fatto che questo evento coincide con l’estremo acuirsi dei conflitti sociali che inesorabilmente spingono verso una decisione.

Che la crisi della Società venga appunto a culminare in questi giorni, pone in misura tutta speciale davanti alla nostra anima il problema come una questione di coscienza.

E ciascuno di noi deve porsi la domanda: dov’è il nostro dovere?

Dobbiamo cercarlo in una comoda tolleranza che, per evitare la lotta e serbare di fronte al mondo l’apparenza della fratellanza, lascia correre le cose come vogliono, sacrificando così il voluto ideale di una spiritualità pura e cosciente e distruggendo a priori ogni tentativo nuovo di una Società che si dedichi su basi rigorosamente etiche allo studio della conoscenza dello Spirito?

Oppure sta nell’impegnare tutte le nostre forze affinché si adempia il massimo desiderio nutrito da Rudolf Steiner per il movimento da lui fondato, e cioè che di esso si possa dire: ha esistito una volta, dedita allo studio dell’indagine spirituale, una Società che non ha tollerato, là dov’esso voleva imporsi, un vano giocare all’esoterismo, ed ha impedito che nel proprio seno, si affermasse la volontà di dominio che su quello s’appoggia facilmente, aprendo le vie alla ciarlataneria.

In ciò sta il massimo pericolo per ogni società che si occupa dei risultati dell’indagine spirituale; poiché essa è sempre esposta ad essere invasa dai più svariati elementi; è un pericolo a cui soggiacque spesse volte nel corso dei tempi, e a cui si può sfuggire solo vigilando con la massima severità.

Da questo deriva la quasi naturale predisposizione del mondo, che occultismo e ciarlataneria vadano sempre uniti.

Infatti il mondo si occupa solamente dei ben noti personaggi, molto in vista che, spinti dall’ambizione, vogliono con questo mezzo, crearsi un nome e una posizione nel mondo, e che, di quando in quando, vengono sollevati in alto dai flutti della vita sociale e politica.

Oppure sente parlare di piccole esistenze oscure, che usano la loro medianità a scopo di lucro e quindi soggiacciono facilmente alla tentazione di ingannare.

Colui che nel campo dell’indagine spirituale è puro, grande e incorruttibile, viene, come ben si sa, crocifisso e abbruciato, e riconosciuto dopo secoli, da un’umanità che nel frattempo, per opera di lui, è stata innalzata di qualche gradino.

Quando un tale martire ha lasciato la terra, proseguono a coltivare il suo lavoro i gruppi di uomini radunatisi intorno a lui perché da lui potevano ricevere risposta ai problemi che li assillavano; ora, riconoscenti, essi vogliono trasmettere ad altri quell’opera che insegna le vie del progresso spirituale.

E quando l’opera è cresciuta, e già comincia ad essere rappresentativa nel mondo, si accostano di più in più anche coloro che vogliono trovare in essa un campo dove esercitare la loro volontà di dominio e raggiungere ciò che altrimenti non è facile trovare nel mondo, un podio per salire più rapidamente.

Il bisogno che essi hanno di farsi valere trova un ostacolo nelle forze più modeste e meno egoistiche, che in quel campo hanno dovuto faticosamente creare, ed ora gli ambiziosi cercano di spinger quelle da parte, per brillare loro.

E se hanno ingegno, lingua lunga, molta cocciutaggine, pochi riguardi per gli altri, vi riescono facilmente. Poiché in una Società consacrata a mete ideali, non si suppone, a tutta prima, che gli uomini che ne fanno parte possano volere il male: si è fiduciosi, fidenti.

E ciò fornisce il terreno propizio per molte male tendenze.

Quegli ambiziosi ingannano talmente sé stessi, possono essere così convinti di sé, che non riesce loro difficile convincere anche altri.

E molto si può raggiungere per mezzo di allusioni mistiche, quando si crede fermamente in sé stessi!

Ma il maestro al quale si aggrappano, che vede intorno a sé queste aspirazioni, questi sforzi, che deve dare un posto alle diverse facoltà, dice, se è un vero occultista: Come non apro il cassettone chiuso di un altro per scoprire cosa esso contenga, così non mi è lecito, come occultista, scrutare le pieghe segrete di un’anima, per indagare cosa possa giacervi nascosto. Già il pensiero, che dietro alle pretese buone intenzioni, si nasconda dell’altro, rafforza il male ancora nascosto nel subconscio.

Il pensiero di un occultista è una forza più vigorosa del pensiero astratto ordinario. Perciò esso si proibisce quel pensiero anche quando ha ragione di presentirlo, anche quando, per questa ragione, egli a tutta prima ha rifiutato rapporti più stretti con tale discepolo.

“L’occultista deve lasciarsi ingannare…” Anche queste sono parole che Rudolf Steiner ha pronunciato.

Tragiche parole, perché hanno conseguenze ineluttabili, e perché il Maestro prende su sé il Karma del discepolo. Sempre di nuovo vi furono dei casi in cui si vide questa tragicità estrinsecarsi in tutta la sua grandezza.

Quando nei discepoli si palesavano la vanità e l’ambizione unite a frascherie mistiche, come le ciance intorno alle incarnazioni passate, Rudolf Steiner soleva dire: In una Società vastamente diramata, cose siffatte non si potranno mai totalmente impedire: si potrà venirne a capo, purché non ne entri mai nulla nella Direzione: se questa resta immune, si riuscirà ugualmente a tenere alto il livello della Società.

E sotto la sua direzione il livello fu sempre possibile: si riconosceva come naturale e indiscutibile la sua autorità…a meno che, per vanità offesa non si fosse uscito dalla Società e divenuto nemico giurato.

Naturalmente, coloro che a bella posta si oppongono agli influssi del massimo bene, si aprono tanto più ai nascosti sentimenti di odio, e in loro il male si accumula in misura stupefacente, diventa più forte di loro, si agglomera, ed ha inoltre la pericolosa qualità di agire suggestivamente, con la sua forza demoniaca, sugli altri.

Così si spiegano molte cose, altrimenti inspiegabili, nei destini di una Società come la nostra, e nella sorte, davvero inconcepibilmente tragica, della generosa Guida dell’umanità.

Sul terreno di fatti così negativi, simili alle ombre che accompagnano la luce del sole sulla terra, germoglia poi tutto ciò di cui si impadronisce l’odio che esiste nel mondo circostante, per denigrare una Figura radiosa, per rimpicciolire il Grande. Coloro che hanno sperimentato come possa venir odiato in un uomo ciò che è spiritualmente eccelso, come ciò sia insopportabile alla meschinità circostante, riconoscono che il loro compito più grande è quello di salvare, non solo la purezza della sua immagine, ma anche quella della sua opera, conformemente al suo desiderio così chiaramente espresso a questo riguardo.

Perciò non devono sottrarsi alla lotta per salvare la purezza di quest’opera, anche se avrebbero prescelto di ritirarsi piuttosto loro stessi.

La lotta viene loro imposta a forza, e diventa allora un dovere; e col riconoscere questo dovere la necessità della lotta s’accresce, dovesse pur l’anima spezzarsi.

Ma forse, appunto per questo, verrà un giorno in cui si potrà dire: Ha esistito una volta una Società, che almeno ha cercato, con tutte le sue forze, di tenere lontano da sé ciò che sempre di nuovo ha abbassato e indebolito altre Società del genere.

Forse che il franco guardare in faccia i propri errori può far progredire tutta una Società di quanto occorre, affinché le manchevolezze solite di tali Società non si ripetano in eterno.

Forse che solo per questa via è possibile la formazione di una coscienza fondata sull’Io, in interi gruppi umani. Poiché, ove non vi fosse la lotta per riconoscere gli errori che si insinuano in unioni più numerose di uomini, non vi sarebbe nemmeno una possibilità di sviluppo per gruppi umani, né superamento cosciente dei relativi e purtroppo sintomatici fenomeni negativi, né ascesa a più alti gradi di comunità; e l’umanità, non solo si consoliderebbe nel materialismo e vi affonderebbe, ma cadrebbe in preda alle demonìe.

Oh, ben si sa, in quel regno, perché le cose ci vengano rese così difficili: essi vogliono che la Terra appartenga a loro, e combattono per assoggettarsi i poveri uomini.

Quanto poco il Dottor Steiner si sia sottratto alla lotta contro sempre rinnovati assalti, appare da molti e molti dei suoi discorsi, e da molte introduzioni e chiuse dei suoi cicli di Conferenze. Citiamo ad esempio le parole con cui conclude le sue conferenze all’Aja (1913), il primo ciclo dopo la separazione dalla Società Teosofica. Esso è uscito ora in forma di libro, col titolo scelto allora da Rudolf Steiner: ”Quale importanza ha l’evoluzione occulta dell’uomo per i suoi involucri e per il suo Sé”. Nelle sue parole d’addio, egli vi parla della liberazione da ciò “che, in un certo modo, ci ha pure imposto dei ceppi, ceppi che, se vogliamo veramente progredire secondo le esigenze dell’evoluzione spirituale umana, ci sarebbero diventati, di giorno in giorno, più insopportabili…vennero interrotte forme di pensiero che hanno prodotto un certo influsso ostacolatore…E’ per noi una liberazione: pensieri che prima ci ostacolavano, devono ora come esulare dalle nostre file, veramente esulare…pensieri che prima operavano, non voglio dire come, in seno al nostro lavoro”.

Quindi egli continua: “Molte cose dovranno venir comprese, poiché il modo come, per es. si sono comportati i nostri avversari in Germania, e che ci ha portato alla necessaria difesa, ha mostrato ovunque, in ogni punto, il contrario di ciò che deve essere il modo di lavorare di un vero movimento occulto, ha cioè mostrato ad ogni proposito, una smania di tiranneggiare, rivestita di obbiettive menzogne. Un vero occultista non può che arrivare a non voler avere nulla da fare con coloro dei quali sa che non possono essere dei suoi. E cioè a non volerli avere nelle sue file. Questo è l’unico principio che può regnare in un movimento occulto: lavoro positivo e diritto di non occuparsi di coloro che lavorano su un altro terreno…Questa è stata l’unica pretesa che sia stata sollevata nelle nostre file. E chi esamina la cosa, potrà appunto vedere realizzato nelle nostre file questo sacro, antichissimo criterio di una vera comprensione dell’occultismo. Era infatti derisoria, per un vero occultista, la pretesa che la Sezione tedesca dovesse accogliere ognuno che volesse appartenervi per opinione propria e non secondo la valutazione della Sezione stessa. Ciò che allora chiedevano a noi i nostri avversari, e a cagione di che ci hanno scagliato contro ogni sorta di menzogne, equivaleva al fatto che gli uomini non dovessero camminare sulle gambe, ma sulla testa. Solo che al tempo nostro non si perseguono le cose fino alle loro ultime conseguenze”.

Ciò contro cui il Dottor Steiner ebbe a lottare è mostrato anche dal passo seguente: “Si è già arrivati al punto che in uno degli ultimi “Bollettini” si è dovuto dire che uno dei rappresentanti del sistema Besant in Germania ha detto persino che egli non comprendeva come mai quel singolare ragazzo (s’intende il giovane Krishnamurti) avesse potuto passare per una evoluzione come quella che si diceva avesse passato. Poiché, scrive quel signore, Annie Besant fa pompa di lui come futuro Cristo. Ma chi ha letto le non so quante incarnazioni di quel singolare ragazzo, saprà bene che Annie Besant non intende parlare di lui come fosse il Cristo dei Vangeli; essa dice solamente (dice quel signore) all’umanità europea, che colui che essa non ritiene essere il Cristo, è il Cristo.

Orbene, io credo che se è possibile che qualcuno stenda sulla carta simili cose, è già una prova sufficiente di fatti che non vogliamo più oltre caratterizzare.

Dunque, quanto avvenuto può veramente significare una liberazione. Voi pure lo avete sentito in questo ciclo che è stato per me, in certo senso, molto serio e solenne, perché è stato il primo ciclo del nostro nuovo Lavoro, nel nostro nuovo produrre. E in verità, solo il sentimento del dovere di questo nuovo produrre, ci ha dato la possibilità di sopportare con una certa equanimità tutto ciò che ci si è accostato in modi importuni, disgustosi e sfrontati.

Fate dunque sì, miei cari amici, voi tutti che avete potuto parteciparvi, che questo ciclo venga sentito nei nostri cuori come una certa inaugurazione di un nuovo periodo di lavoro.

Così vi ho salutati al principio, e così penso, siamo stati uniti in questo tempo in una intonazione armonica concorde.

E se, miei cari amici, questa volta non abbiamo veduto insieme a noi, taluno che forse vi sarebbe stato, ove i fatti precedenti non si fossero svolti possa qualche altra cosa, se noi la sentiamo nel giusto modo, sollevarci ben al disopra di tutto questo”.

SCIENZA DELLO SPIRITO

Un piccolo aneddoto della vita di Gabriele D'Annunzio e lo smascheramento di una menzogna

6 - Copia

Le mie delinquenziali simpatie nei confronti del Vate-Soldato sono ormai note al colto e all’inclita, e in maniera alquanto divertita prendo conoscenza dei malumori che suscita questa mia propensione per lui. Ma siccome il Cielo possiede, oltre che lungimirante spregiudicatezza, anche un curioso senso dell’umorismo, non si perita di inviare ad un malinquente lupaccio come me uno di quegli Angeli maliziosi e stravaganti, che disvelano le verità più «scomode» per coloro che vivono di menzogne, di affabulazioni, di abilmente mascherate finzioni  e disinformazioni.

Da molto tempo, vi è tutt’una cerchia politico-esoterica – pessima accoppiata quella dell’esoterismo prestato alla politica, e quella della politica, che inquina e asserve l’esoterismo – di stampo evoliano-kremmerziano, la quale cerca di «infeudare» la Scienza dello Spirito donata da Rudolf Steiner e la Via del Pensiero, alla quale Massimo Scaligero aveva votato la vita. Per di più, nel minestrone-macedonia evolian-kremmerziano-antroposofico – un «fricandò con le cipolle» lo avrebbe definito il mio amico L., un «fritto misto di totani, calamari e gamberi» lo definirebbe il mio fratellaccio d’armi C. – ci mettono pure abbondanti dosi di cattolicesimo del più sentimentale, e una qual certa deferente «tenerezza» nei confronti della nota Potenza Straniera d’Oltretevere. Senza molti infingimenti costoro affermano oralmente e per iscritto che la Scienza dello Spirito di Rudolf Steiner e la Via del Pensiero di Massimo Scaligero, sono una ottima introduzione al tantrico «Yoga della Potenza» di Julius Evola e alla sedicente «alchimia trasmutatoria» a base di stravaganti «omelettes» e «coctails» dai discutibili sapore e fattura, proposta da Giuliano Kremmerz.

In particolare, questi gaglioffi – autentici pendagli da forca – stanno riscrivendo all’indietro la storia dell’esoterismo italiano del trascorso secolo. In cotale poco nobile intrapresa di falsificazione della memoria storica, questi signori (si fa per dire…) si sono occupati del «Gruppo di UR», facendo addirittura un gruppo di tal nome su «Yahoo!». In tale riscrittura si fa le viste di «svelare» gli eteronimi, o gli ieronimi, dei vari componenti del Gruppo di UR. In molti casi, costoro mentono per la gola, in qualche caso hanno preso per veri taluni fraintendimenti di alcuni autori.

 Per esempio, Renato Del Ponte, evoliano e per decenni direttore della rivista «Arthos», persona onesta e limpida, indipendentemente dalle convinzioni «tradizionaliste» non condivisibili, scrisse in una sua rievocazione storica che ad «Arvo» corrispondeva il duca Giovanni Colonna di Cesarò, mentre è dimostrato che sotto tale pseudonimo si celava proprio Julius Evola, come si deduce abbondantemente dagli articoli inneggianti al «Neugeist» e alle sue «pratiche» allora in voga in Germania, e che mai il duca Colonna di Cesarò avrebbe potuto condividere. Del resto alcuni articoli di Evola con la firma di «Arvo» apparvero nell’edizione di «Introduzione alla Magia», edita dalla benemerita casa editrice Fratelli Bocca nel 1955, quando il duca era morto ormai da una quindicina di anni. Che «Arvo» in UR fosse Evola, era noto e reso pubblico sin dagli anni trenta da Mario Fille e Cesare Accomanni su «Asia Mysteriosa». Il duca Giovanni Colonna di Cesarò, figlio della Baronessa Emmelina de Renzis, si firmò «Krur» in UR, e cambiò il suo eteronimo in «Breno», quando KRUR nel 1929 divenne il nome della rivista, dopo la rottura tra Evola e i pitagorici Arturo Reghini e Giulio Parise. Il fraintendimento in buonafede è stato poi riportato il libri e riviste, e immortalato persino su Wikipedia, ove non vengono praticati rigorosi controlli sulla veridicità dei contenuti pubblicati.

Fraintendimenti in buona fede a parte, non possiamo tacere l’opera di falsificazione affabulante di quei figuri che sulla rete telematica affermano,  con una faccia tosta degna di un venditore di macchine usate scassate, un po’ tirando a indovinare e molto mistificando,  e pretendono di «rivelare» che per esempio un membro del Gruppo di UR, che in una monografia del 1927 si firma «Alba», sarebbe – a loro dire – la Principessa Elika d’Antuni del Drago, che già nel 1909 aveva accolto Rudolf Steiner a Roma a Palazzo Del Drago, ove tenne una serie di conferenze. Cotali gaglioffi fanno una serie di temerarie affermazioni, mettendo su un’operazione che Elleni e Romani – riferendosi alla falsa ostentazione di una spiritualità misterica – chiamavano «mistificazione».

Infatti, questi avventurieri dell’occulto – moralmente degni di quei gentiluomini di mare che gli ufficiali di Marina di S.M. Britannica erano un tempo usi impiccare all’albero di trinchetto come pirati – in una monografia apparsa in uno dei gruppi, facenti capo al motore di ricerca di «Yahoo!», dopo averci «comunicato» che Rudolf Steiner, dopo aver fondato la Seconda Classe della sua Scuola Esoterica col nome di «Mystica Aeterna» avrebbe – a loro dire – inutilmente chiesto a Theodor Reuss i cosiddetti «Arcana Arcanorum» del Rito di Misraim, che Reuss non avrebbe posseduto. Allora Steiner – sempre a loro dire – si sarebbe rivolto a Franz Hartmann, il quale lo avrebbe indirizzato all’Italia, essendo «l’Italia la fonte agognata dell’insegnamento». Chi fa una tale «misteriosofica comunicazione» sa di mentire per la gola, perché è noto che i rapporti tra il Dottore e Franz Hartmann furono sempre pessimi, e ciò sin dagli anni ottanta dell’Ottocento, quando già nel suo periodo viennese scrisse parole severe nei suoi confronti. E fin dal periodo nel quale Steiner era stato chiamato alla Presidenza della Società Teosofica in Germania, lo Hartmann operava attraverso Hugo Vollrath a costituire un gruppo teosofico a lui ostile a Lipsia.

 Nel proseguo, i nostri intraprendenti pirati dell’occulto sfrontatamente  affermano che: «Nel medesimo periodo, tramite Franz Hartmann, Steiner ebbe il suo contatto con l’Ordine Egizio, nella persona di Elika del Drago, principessa d’Antuni, e venne in Italia ripetutamente negli anni 1909, 1910, 1911 e 1912, per ricevere dai delegati dell’Ordine Egizio, le effettive pratiche, inerenti ai gradi 87, 88, 89 e 90 del Misraim. Di Elika del Drago, UR (1927) pubblicò l’insegnamento «De Naturae Sensu», sotto lo pseudonimo di Alba, giacché ella rappresentò veramente l’alba dell’antroposofia in Italia». Buum!!!

Si tratta di una palese e dimostrabile menzogna. Rudolf Steiner non aveva certo bisogno di venire in Italia per conoscere la principessa Elika d’Antuni del Drago nel 1909, perché la conosceva perlomeno dal 1907, quando ella partecipò alla rappresentazione del dramma di Schuré «I Figli di Lucifero», che fu messo in scena a Monaco. Vi è anche una lettera dello Schuré, inviata da Barr in Alsazia il 9 settembre 1907, nella quale il drammaturgo alsaziano scrive: « Sulla cartolina postale che vi ho inviato da Monaco, ringraziandovi della vostra, credo di avervi trascritto le parole della Principessa d’Antuni del Drago, mia vicina alla  rappresentazione:

«Sono sconvolta. Non li avrei creduti capaci di ciò». Anch’io sono rimasto sconvolto. Perché ero giunto con le più grandi apprensioni e come l’incredulo Tommaso. Dalla seconda giornata di replica al teatro ero rassicurato. Ho dato alcune indicazioni, espresso alcuni desideri per certi dettagli ai quali ci si è conformati il più possibile. Ma ho avuto molto più da imparare che da criticare. Perché Steiner si è rivelato un professore di dizione, uno scenografo di prim’ordine, un costumista, un tecnico geniale, che stupisce gli operatori con le sue conoscenze meccaniche (per esempio nella sistemazione della stella di Lucifero che appare e brilla in diversi modi in parecchi momenti del dramma). Ciò che era ammirevole e che ha notato anche la Principessa d’Antuni, con il suo gusto greco-latino, è l’armonia generale, il carattere religioso e sacro che egli ha saputo imprimere al tutto».

Mentre in un’altra lettera del 17 marzo 1909, inviata all’indologo Angelo de Gubernatis, così scrive:

« Tra il 24 marzo e il 3 aprile il dottor Rudolf Steiner terrà presso la Principessa Antuni del Drago  (Palazzo del Drago, alle Quattro Fontane) una serie di conferenze esoteriche sulla teosofia cristiana come egli la intende. La sua collaboratrice e organizzatrice, signorina von Sivers, mi ha pregato di indicare alla principessa un certo numero di persone interessate a questi argomenti. Siccome voi conoscete il tedesco e vi chiamate Angelo de Gubernatis, vi ho messo in cima alla lista».

Si trattava delle prime conferenze che il Dottore tenne a Roma, nelle quali incontrò pure Giovanni Colazza. Steiner a Roma fu il Maestro e la principessa Elika del Drago la discepola, non viceversa come affermano velenosamente gl’infidi kremmerziani.

Da decenni sono un appassionato ricercatore della figura della benemerita principessa. Nelle mie ricerche, condotte con l’ostinazione di un lupaccio affamato, ho avuto modo investigarne la biografia, anche attraverso amici della sua famiglia. Per cui – mi piace essere preciso nelle affermazioni in proposito – posso tranquillamente affermare che la nostra nobile discepola del Dottore si chiamava – è giusto riportarne i titoli – Donna Elika Spada Veralli dei Principi Potenziani, nata a Bologna il 7 ottobre 1874, e fu la seconda sposa di  Don Ferdinando Maria Cristina Urbano Filippo Giovanni, Marchese di Riofreddo e Principe del Drago, nato a Roma il 21 febbraio 1857 e morto, sempre a Roma il 2 Maggio 1906. E qui s’inserisce l’aneddoto dannuziano del quale è cenno nel titolo dell’articolo. Dalla testimonianza di Giuseppe Tavanti risulta che:

«Gabriele D’Annunzio venne a Montecatini accompagnato da Angelica Spada Veralli, da poco vedova. Montecatini Terme ha reso omaggio a Gabriele D’Annunzio con un concerto monografico dedicato alle sue liriche che furono messe in musica dal conterraneo Francesco Paolo Tosti. D’Annunzio fu ospite illustre delle Terme: il poeta vate venne a Montecatini portando con sé tutto il fascino raffinato e decadente che accompagnava la sua figura di letterato, insieme al clamore scandalistico che suscitò la sua vita privata. Già annunciato nell’estate del 1901, il poeta giunse sicuramente alle Terme il 21 Luglio 1906, come attesta la firma sul libro d’onore del Grand Hotel & La Pace. Con lui venne la Principessa del Drago, ossia Angelica (più confidenzialmente Elika) Spada Veralli dei principi Potenziani, sposata con Ferdinando dei principi del Drago e marchese di Rioffredo».

Ulteriori ricerche mi fecero constatare che la nostra principessa, discepola fedele di Rudolf Steiner, della quale possiedo un autografo dedicato alla baronessa de Renzis, risulta esser deceduta il 18 ottobre 1919. Quindi non può aver partecipato al Gruppo di UR, né tampoco aver scritto nel 1927 l’articolo «De Naturae sensu» sotto l’eteronimo di «Alba». Del resto mi risulta che nessuna donna scrisse nelle monografie del Gruppo di UR, infatti neppure la principessa Ersilia Caetani Lovatelli si nasconde sotto l’eteronimo di «Ekatlos, come affermato dai mistificanti kremmerziani e poi ingenuamente riportato da altri.

Chi dunque era l’«Alba», autore del suddetto articolo, che non era antroposofo? Pur conoscendolo, non voglio rivelarne il nome, sia perché non voglio fornire ai pirateschi scarrafoni dell’italiota occultismo fognardo una notizia ch’essi poi sfrutterebbero sporcandola, sia perché mi è stato insegnato esser cosa buona che «i demoni della curiosità devono essere fatti morire di fame».

Ci sarà modo di ritornare sulla speculazione falsificatrice in opera ai danni del Gruppo di UR, dei nomi di Rudolf Steiner, di Giovanni Colazza e di Massimo Scaligero. Gli amici dovrebbero guardarsi dal bersi come verità quanto su un social forum come Facebook circola sotto i più disparati nomi sedicenti antroposofici scientifico spirituali, ove viene spacciato l’immangiabile minestrone catto-evolian-antropo-kremmerziano, proposto da personaggi che sono patenti provocatori, dediti alla mala arte della falsificazione e della mistificazione.

Dispiace infine leggere su «Antroforum» un articolo intitolato «Come sviluppare l’immaginazione. Uno scritto di Elika del Drago?», a firma di P. C., ove è detto:

« Secondo alcuni, la principessa Elika del Drago, partecipò al gruppo di UR, con lo pseudonimo Alba. Ur nel 1927 pubblicò postumo il saggio “De Naturae Sensu”, che credo di aver trovato in internet, e che mi ha colpito parecchio nel suo complesso. Si intravede come nasce la facoltà immaginativa, grazie all’osservazione della natura e alla relativa risposta interiore. Moltissimi spunti di riflessione di cose che ci accadono speso nella vita, ma che se non coltivate, vanno nel dimenticatoio.

Poiché l’ho trovato su un sito kremmerziano, in cui erano state evidenziate le parole Rito e Fuoco nel finale, come per evidenziare, un particolare rito del fuoco conosciuto in quell’ambiente, volevo chiedere se questa evidenziazione, secondo voi, è stata un’aggiunta postuma. Qualora fosse così, secondo voi a quale rito, la principessa ha fatto riferimento? Potrebbe essere quello della concentrazione o meditazione quotidiana?».

Conoscendo quanto sia inquinata la fonte kremmerziana, colpevole della suddescritta mistificazione, forse sarebbe d’uopo consigliare l’autore del suddetto articolo di essere alquanto più prudente nel proporre esercizi che hanno come scopo lo sviluppo non della «immaginazione creatrice» della Via rosicruciana, bensì della «percezione magica» di una Scuola occulta che non è quella di Rudolf Steiner. E parimenti dovrebbe essere più diligente e rigoroso nella verifica delle fonti, per non diffondere involontariamente notizie che sono vere e proprie menzogne. Come si dice amici avvisati…

 

 

GABRIELE D'ANNUNZIO, POESIA

DEL FIGLIO DELLO SPIRITO (di Rastignac)

I_Domenica_Avvento_

Cari amici, con queste righe continuo quanto ho scritto sul mistero delle stagioni e poiché mi volete bene, già vi avverto che non ho ancora finito….

Allora: in cosa dunque consiste una cooperazione cosciente dell’anima alla nascita natalizia del “figlio di Dio”?

Naturalmente quello che qui si accenna e che riguarda l’evoluzione interiore individuale, non deve essere pensato come opera esclusiva nei periodi dell’anno dai quali in maniera generale provengono le relative forze.

Per l’anima umana è sempre Natale, come è sempre Pasqua, è sempre il Natale estivo, è sempre san Michele.
Questi tempi dell’anno si dispongono nella successione temporale nel mondo fisico-sensibile; hanno però un rapporto non temporale nello spirituale.
E’ solo che quando ci si trova nella stagione dell’anno appartenente all’uno o all’altro di questi punti culminanti, le rispettive influenze predominano e danno il ‘tono’ al complesso della vita dell’anima.

Il modo di comportarsi dell’anima che segue una disciplina esoterica, verso ciò che proviene dai vari momenti dell’anno, tenendo allo stesso tempo conto della extra-temporalità dei processi in questione, è noto a chi ha una conoscenza, anche elementare, della materia.
Però ora, per non rendere inutilmente complicata l’esposizione, continuerò a trattare la questione come se si trattasse di uno svolgimento temporale. Solo ricordiamoci che esso è parimenti temporale e fuori dal tempo.

Dopo le occulte nozze estive si produce nell’anima umana, fino a Natale, qualcosa di analogo al processo di gravidanza.
L’anima ha in sé il germe divino.
Ma il processo di maturazione del germe fino alla nascita natalizia deve compiersi, perchè nasca il “figlio di Dio”, mediante il concorso di una attività interiore cosciente dell’anima umana.

L’anima deve avviarsi coscientemente alla tristezza autunnale che la libera dall’ebbrezza luciferica e le rende possibile il congiungimento impersonale e cosciente col germe divino in essa deposto.

Dal 29 settembre l’anima deve accogliere in piena coscienza il ‘cenno’ di Michele, difendendo il germe divino dalla seduzione luciferica e dalla minaccia arimanica.
Allora, a Natale, ciò che si svolge nell’anima corrisponde veramente ai versi natalizi del “Calendario dell’anima”:

Io sento, come sciolto da incantesimo,
il figlio dello Spirito in seno all’anima;
in chiarità di cuore ha generato
la sacra Parola dei mondi
il frutto celestiale della speranza,
che giubilando cresce in lontananze cosmiche,
dal divin fondo dell’essere mio.

(Vers. di F. C.)

Come ho detto in principio, il tesoro spirituale, già accolto nell’anima nelle mistiche nozze dell’estate, è divenuto il “figlio” spirituale individuale dell’anima umana a Natale: il “figlio di Dio”, cittadino di una nuova umanità che si lancia verso le cosmiche lontananze dello Spirito, cioè verso la salvezza e la vita immortale: umanità nuova che è la vera “Chiesa di Cristo”, il suo corpo futuro.

Riassumendo questi pensieri con uno sguardo complessivo, si contempla da un lato il grande cosmo, espressione del Creatore e, da un altro lato il piccolo cosmo, cioè l’uomo, fatto ad immagine e somiglianza del Divino, che contiene nella sua struttura corporea-animica-spirituale tutto ciò che è nel grande cosmo.
E si vede, nel corso delle stagioni durante l’anno, compiersi ritmicamente un grandioso processo di respirazione.

L’uomo, durante l’estate perde sé stesso, si scioglie spiritualmente – anche nelle parti più sottili della corporeità – nel cosmo che gli dona tutta la sua bellezza, la sua forza, le sue gioie attraverso i sensi fisici.
L’anima, nell’estate, assorbe in sé, inspira in sé, tutto ciò che vive nel cosmo: che è forza e nutrimento per l’anima. Si può dire che, nell’estate, il cosmo dona sé stesso all’uomo.
Ma in essenza l’universo dona all’uomo il suo vero e inconosciuto fondamento: il Logos.

E a Natale cosa succede? Quello stesso universo che estivamente si stende bello e possente davanti all’occhio e agli altri sensi fisici, ora è nello spirito umano: è davanti allo sguardo interiore se si diviene capaci di non guardare fuori ma dentro l’anima, al “figlio di Dio” che, frutto delle nozze estive, nasce a Natale.

E’ una fenomenologia di vasta portata: in estate l’uomo vede con occhi fisici i prati fioriti, le lontananze azzurrine, i profili sfumati dei monti, la maestosa bellezza dei grandi laghi e del mare. Sente i profumi che il mondo vegetale esala.
Anche i veggenti parlano di prati fioriti, di spirituali profumi, di immensi spazi compenetrati di luce del mondo spirituale. Il mondo fisico-sensibile è uno specchio del mondo spirituale.

Quando a Natale nasce nell’anima il “figlio di Dio”, in esso l’anima veggente può contemplare le bellezze complesse e le forze che nell’estate l’universo ha presentato ai sensi fisici. Non è una sovramondana ripetizione! L’universo rinasce nello spirito umano, nel suo Io superiore e ha in questo Io, in forma spirituale ciò che l’universo manifesta nell’estate.
Perciò il Natale è l’estate spirituale dell’anima, così come nel colmo dell’estate si tesse il cosmico Natale occulto.

Come in maniera analoga, nel ritmo delle giornate, a mezzanotte inizia il movimento ascendente che porta al giorno e a mezzogiorno, col principio del declinare del sole incomincia veramente a formarsi la notte. Ad un certo momento è possibile ‘vedere’ la notte a mezzogiorno così come si può ‘vedere’ il sole a mezzanotte.

“Nel cuore della notte è il principio del giorno; nel cuore del giorno è il principio della notte”

A cominciare da Natale perciò, l’uomo può particolarmente darsi, con pienezza di risultato, alla pura contemplazione dello spirituale e può trovare in sé forze mature capaci di portare il puro spirituale nella sua azione: nella sfera della volontà permeata dalla potenza dell’Io.
Il Calendario dell’anima, nella settimana susseguente a Natale, dice:

Tutto dato a contemplare
il manifestarsi dello spirito
acquisto luce dell’essenza dei mondi.
Cresce la forza del mio pensiero,
chiarendosi, per me dare a me stesso,
e risvegliatore mi si scioglie
dalla potenza del pensare
il sentimento del sé.

(vers. di F. C.)

Il vero sé dell’uomo, il suo vero Io, non è altro che il ”figlio di Dio” che rinasce nell’anima cristificata ad ogni Natale: il frutto del processo indicato in queste righe.

Sarebbe quanto mai necessario che il messaggio spirituale che si esprime nelle immagini come quelle che si è cercato di esporre qui intorno al decorso spirituale dell’anno e del Natale, venisse accolto, in qualche misura dai contemporanei: perchè l’uomo contemporaneo è veramente tutto immerso e chiuso nell’imbozzolamento del gorgo, al cui centro Satana annienta l’Io umano, se l’Io, ricongiungendosi consapevolmente con le forze della Resurrezione non cooperasse alla maturazione del figlio dello Spirito (e qui occorre trasferirsi dal senso temporale-annuale a quello extra-temporale a cui si allude).

Non vi è più posto e luogo interiore per una ulteriore involuzione dell’uomo su questa terra: oltre a quella che c’è già stata rimane solo la distruzione, l’annientamento dell’uomo. Questo è il senso delle guerre mondiali che non sono per nulla cessate ma sono continuate, sorpassando con inaudite atrocità tutto quello che l’umanità aveva dovuto sopportare in quei tempi che, con terribile ironia, i pretesi uomini civili chiamano barbari e primitivi.

Proprio in questi tempi la pretesa “civiltà” contemporanea sta dando un magnifico spettacolo del suo vero essere: essendo nata con il materialismo.
Ora vediamo gli effetti del considerare lo spirituale come una ingenua mitologia di altri tempi.
Gli uomini moderni, così pratici, sicuri di sé, così istruiti, hanno saputo scatenare gli spiriti della distruzione in maniera tale che ormai solo la fede nella potenza risanatrice dello Spirito può dare, a chi sa qualcosa o intende la sua silenziosa chiamata, conforto e coraggio per proseguire nel penoso cammino.

Al Golgotha complessivo dell’umanità che stiamo vivendo, seguirà la luce dello Spirito – poiché “l’antica pietra ha ritrovato la sua folgore”. Ma tutto quello che è continuazione a vuoto del processo involutivo nella materia è condannato e non sopravviverà.
Le verità spirituali che rivivono in quelle anime in cui viene accolto il “figlio di Dio”, sono luce di speranza, incitamento a compiere i doveri prefissi, guida in mezzo ai dolori, alle sofferenze, ai pericoli a cui si è partecipi quali fratelli della umana famiglia, membri dell’umanità dolorante e aberrante, che non va rinnegata, ma che va fatta propria con la potenza della compassione e dell’amore

Rastignac

MICHELE - La Via del Pensiero, SCIENZA DELLO SPIRITO, SENZA CATEGORIA

L'ARCHETIPO – DICEMBRE 2013

anno18n12

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In questo numero

Variazioni
A.A. Fierro Variazione scaligeriana N° 58

Socialità
O. Tufelli Hic manebimus optime

Poesia
F. Di Lieto Quella notte

DietEtica
T. Diluvi Tempi duri

AcCORdo
M. Scaligero La Luce rinascente

Il vostro spazio
Autori Vari Liriche e arti figurative

Considerazioni
A. Lombroni Al Natale ritrovato

Ascesi
F. Giovi La relatività della meditazione

Spiritualità 
R. Steiner I figli di Lucifero

Il Maestro e l’Opera
I. Stadera Il potere solare della meditazione

Testimonianze
M.G. Moscardelli Danza Il mio ricordo di M. Scaligero

Pubblicazioni
M. Iannarelli Chi è veramente Rudolf Steiner?

Inviato speciale
A. di Furia Oh quanti bei peccati Madama Dorè

Uomo dei boschi
R. Lovisoni Il libro

Miti e saghe
R. Steiner Segni e simboli occulti

Spunti satirici
M. Lombroni Con un frigo sulle spalle

Spiritualità
R. Steiner I figli di Lucifero

FiloSophia
Y. Uchiyama Lo strumento apologetico

Antroposofia
R. Steiner Nascita della luce terrestre dalla notte di Natale

Costume
Il cronista La solitudine del batterio 0,1%

Redazione
La posta dei lettori

Siti e miti
L.I. Elliot L’isola che non c’è

Arretrati

Link

ANNUNCI, SCIENZA DELLO SPIRITO

COMUNICAZIONI DA SIGWART – 5

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13 giugno 1916

Parlo io, Sigwart.

Oggi non parlerò che della natura dei Deva. Essi devono compiere qui dei lavoro ben definiti e devono sempre aver terminato il loro compito in un certo lasso di tempo.

Sorvegliano, per così dire, questo mondo celeste del devachan. Decidono se qualcuno può entrarvi oppure no. Abbracciano con un sol colpo d’occhio gli spiriti e riconoscono subito il loro grado di maturità devachanica. Qui essi dirigono tutto; anche i Maestri, che sono i nostri istruttori, sono loro sottomessi perché non è passato così molto tempo da quando ancora portavano l’abito fisico.

I Deva sono sette e sono a capo di diversi gruppi di servitori. I servitori sono indescrivibilmente buoni e il loro unico pensiero è quello di colmare di benefici coloro che hanno bisogno di aiuto o di qualche consiglio per fare del bene. D’altro canto aiutano e servono principalmente i sette dirigenti.

Questi ultimo sono molto più severi perché sono divinità che portano tutta la responsabilità, che promanano le leggi e che non hanno il diritto di fare delle eccezioni. Essi sono i dirigenti dell’evoluzione della terra anche se sono sottoposti a Dei superiori, ma di questo non posso parlare.

Non ho ancora incontrato i sette Grandi, vedo solo i servitori che sono molto numerosi.

Mi fa piacere incontrare queste nature magnetiche, sante e devote.

Sono sempre loro che abbelliscono il sonno degli esseri umani incoscienti (quelli che qui dormono) con spettacoli meravigliosi, ma per questi addormentati non sono che bei sogni.

Quando ho saputo che qui esistevano delle grandi potenze, ho creduto da principio che fossero gli Arcangeli, di cui si sente spesso parlare, ma non sono loro. Gli Arcangeli sono altre entità ma non posso dirvene nulla.

Ho anche iniziato a godermi il riposo. Tutto ciò che ho cercato l’ho già trovato e ora sono pronto per far fronte alla più forte corrente di felicità.

 

28 giugno 1916

Parlo io, Sigwart

Voglio oggi parlarvi di diversi gradini di evoluzione che si incontrano qui, nel mondo celeste.

Ve ne sono molto meno che nel mondo astrale, perché ciò che si pone al di sopra dei Deva non ha qui il suo posto. Qui i più elevati sono i Deva, è così che noi li percepiamo.

Al di sotto dei Deva, si trovano differenti stati o livelli di evoluzione.

Il più basso è quello degli esseri umani che qui dormono. Sono coloro che sulla terra si dedicarono unicamente e costantemente agli interessi inferiori.

Al successivo livello si situano coloro che forse erano dei grandi sulla terra, ma che sono rimasti piccoli nello spirito. Anch’essi passano generalmente il loro tempo del devachan dormendo.

Seguono coloro che sono svegli a metà. Sono già molto più evoluti e pur tuttavia non sono ancora maturi per vivere tutto coscientemente. La maggior parte dell’umanità, senza dubbio si situa a questo semi-livello.

Poi vi sono coloro che hanno più maturità, che si erano sforzati di trovare lo spirituale sulla terra, ma che non si sono ancora sbarazzati delle loro numerose idee errate.

Troviamo in seguito coloro che sono ancora più evoluti grazie agli sforzi prodotti nel corso delle loro ultime vite terrene. Questi sono qui gli esseri coscienti e sono essi che costituiscono la mia cerchia perché -ve l’ho già detto- vivo totalmente in questo mondo celeste e sono totalmente cosciente.

Al di sopra di questi ultimi si collocano esseri umani superiormente evoluti, dotati di ogni sorta di forze, che tutto dominano. Sono coloro che impartiscono insegnamenti, e poi i Maestri. Per loro non esistono più leggi. Sono ciò che vogliono essere, vivono nella sfera nella quale vogliono vivere, tutto è loro possibile senza pena. Sono i nostri aiuti, i nostri amati maestri.

Con ciò spero avervi dato un’immagine chiara degli abitanti di questo mondo.

Tutto vostro Sigwart.

 

26 ottobre 1916

Io, Sigwart, voglio parlarvi di ciò che si trova al di sopra di voi, del firmamento luminoso, della regina della notte e delle stelle che, come punti luminosi appaiono nella volta celeste notturna.

Le stelle là in alto sono dei mondi che si trovano a differenti livelli di evoluzione e sui quali ci siamo spesso incontrati durante la notte. Abbiamo bisogno di loro per l’evoluzione del nostro Sé. Sono stati creati per ricondurci sulla via, affinché si possa tornare ad essere le entità spirituali che siamo stati all’origine.

Mondi d’origine, voi che in tempi lontani siete stati la nostra patria! Mondi che sono stati sottratti allo sguardo umano fino a che le nebbie diraderanno e gli uomini sapranno di nuovo servirsi delle loro ali!

E’ così che ho visti tutti questi mondi, la cui grandezza vi intimorirebbe.

Le stelle, che voi contate nelle notti di nostalgia, si trovano davanti a me come un libro aperto.

Possiate pensare alle stelle in questa maniera, non come bambini che accettano le cose ingenuamente, ma come dei saggi che comprendono sempre più ciò che vive e si muove intorno a loro!

 

11 gennaio 1917

Si, sono presente io Sigwart.

Quando avevo delle difficoltà a percepire i vostri fluidi e a raggiungervi, questo era dovuto a correnti che non erano corrette. La causa erano i vostri pensieri o perché voi stessi non eravate nell’armonia richiesta. Tutto ciò ha un forte impatto sulla nostra relazione!

Bisogna che sappiate che dovete trovarvi in certe disposizioni quando desiderate entrare in relazione con me, perché spesso potreste facilmente eliminare tutti questi ostacoli.

Per esempio, quando siete attorniati da persone che producono correnti contrarie, queste correnti agiscono, indirettamente, così fortemente su di voi e sul vostro stato, che difficilmente mi apro un varco. Gli esseri umani non sospettano il ruolo che anche la più piccola cosa possa giocare nel mondo spirituale.

Ogni pensiero agisce ed equivale a delle azioni! Innumerevoli errori vengono commessi su questo piano, perché gli uomini credono sempre di esseri liberi di pensare quello che vogliono. Per tutto il tempo che questa idea falsa persisterà, l’umanità non potrà elevarsi.

L’elevazione non sarà possibile fino al momento in cui ciascuno avrà il dominio dei suoi pensieri.

Agiscono ancora fortemente le azioni di numerosi spiriti malvagi che sono soddisfatti quando le persone pensano male. Essi si insinuano dappertutto e soprattutto presso coloro che cominciano a sorvegliare e a controllare il loro pensiero; rendono la vita dura specialmente a questi ultimi perché sanno che l’essere umano acquista improvvisamente un potere quando si sforza in questo senso.

Anche se dovete faticare, credo che potrete fare ancora meglio. La vostra vita interiore sarà molto più calma; è l’unico modo per trovare la felicità che gli umani continuamente cercano.

Dunque ciò che conta sono i pensieri non le azioni, perché queste ultime non ne sono che le conseguenze! La cosa più importante è ciò che le precede cioè il pensare.

La faticosa esistenza terrestre è sopportabile solo se ciascuno ha trovato in sé stesso la felicità e la calma. Trovare la felicità in se stessi significa: non cercarla mai al di fuori, ma sempre in sé e costruirla tentando costantemente di vincere le tentazioni che si avvicinano dall’esterno.

Certamente presagite come tutto può diventare più luminoso e facile grazie a questi consigli.

Vostro Sigwart

8 marzo 1917

Vorrei dirvi qualcosa riguardo a mio figlio. Le vostre idee, per ciò che lo riguarda, sono false!

Ciò che a voi sembra tragico riguarda solamente le circostanze fisiche.

Tutti voi dite: “Il bambino non ha più il padre”. Se sapeste quanto questo pensiero a noi sembra falso! Vorrei aiutarvi raccontandovi come ci siamo trovati, lui ed io.

Egli ha desiderato questa incarnazione, perché lo avrebbe liberato da un pesante fardello che portava. Lo scopo al quale aspiravo era di portarlo alla vita, ma che in seguito, avrebbe completato il percorso senza di me. Eravamo d’accordo. L’abbiamo fatto rispondendo ad un desiderio pienamente cosciente e con lo scopo di progredire: lui ed io.

Sapevo che sarebbe arrivato quando io dovevo partire; dovevo dargli degli elementi di cui aveva assolutamente bisogno per la sua vita terrestre. E’ per questa ragione che ci siamo incrociati.

Se non fossi partito, giustamente non sarebbe venuto nel presente, perché si è nutrito della mia vita o ne è nutrito. Era la determinazione fondamentale della sua vita; è soltanto così che può arrivare al grado di evoluzione al quale deve giungere. Sono molto vicino a lui, non veramente perché io sono o ero il padre, ma perché gli ho dato delle forze che provenivano da me, e perché già in altre vite sono stato suo amico e consigliere.

Io Sigwart vi ho detto questo.

 

24 marzo 1917

Vi tendo le mani, miei amatissimi, per parlarvi di nuovo di questo mondo.

Ascoltate: succedono qui avvenimenti esattamente come possono capitare tra di voi.

Relazioni meravigliose si stabiliscono qui tra coloro che sono dello stesso livello. Ritrovamenti, auguri di benvenuto, felicità di riconoscersi e ritrovarsi…è questo che noi viviamo!

E’ paragonabile ad un onda luminosa che irrompe improvvisa e che, secondo la forza del suo contenuto, diviene incandescente. Della stessa qualità è la corrente che cambia in mille modi, che si illumina di mille colori, che si dispiega in un mare di colori e che risuona in un modo così bello… come le sinfonie più maestose. La festa è di entrare nella corrente degli altri, in quelle dei fratelli e delle sorelle di questo mondo che sono, si potrebbe dire, risvegliati a nuovo, dunque anche rinati.

Festeggiamo tutti coloro che riappaiono e che appartengono al nostro grado di evoluzione.

E’ un eterno arricchimento in tutti i sensi. Ciò che vivo con la musica, mi rende sempre infinitamente felice perché vibro al suo ritmo e perché, durante questo tempo, creo opere attingendo dalle profondità dei miei sentimenti. Più si ha del sapere, in qualunque campo, più si può mettere a profitto cogliendo gioia.

Conoscenze e “saper fare” non vengono perduti qui, restano per l’eternità.

Dunque mettetevi al lavoro con coraggio!

Sigwart

 

25 marzo 1917

Vi sono molto grato per avermi chiamato, perché spesso vorrei incontrarvi ma siete troppo occupati.

Chiamatemi il più spesso possibile perché, al presente, posso raggiungervi in ogni tempo.

Sono indipendente, lontano da ogni sfera di ostacolo o di perturbazione. In questo consiste la grande felicità della beatitudine nel devachan. E il “vivere il proprio essere”, è l’attività di cui, inconsciamente, abbiamo nostalgia e che è il desiderio fondamentale della nostra vita terrena.

Tutti i sentimenti di felicità che vi può procurare una “gioia perfetta”, non sono che dei piccoli presentimenti di ciò che noi viviamo qui.

Più l’essere umano sulla terra assimila, sente e comprende intensamente, più la sua vita devachanica sarà ricca. Qui la vita dipende dalla nostra capacità più o meno grande di “sentire”.

Pochi lo sanno, non comprendono per niente la profondità di questo mondo che si estende in tutte le direzioni. Credono che il punto più alto del godimento sia quello materiale, ma questo fa loro molto torto perché, abbandonandosi alle gioie e ai godimenti solo fisici, si uccidono le gioie dei piaceri spirituali. Non dimenticatelo al fine di arricchire la vostra vita qui! Aprite i vostri occhi, le vostre orecchie e i vostri organi di sentimento -questi organi che si trovano nel profondo di voi stessi, e che, nella sfera della vostra coscienza ancora dormono.

L’ho fatto anch’io, e quale ricchezza ne ho ricavato!

 

(continua)

 

 

ALTRO, SIGWART ( a cura di Mar_zia )
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