PRESENTAZIONE DEL "CHRISTUS MUNDI REDEMPTOR" di Mara Maria Maccari
Manifesto con data, location e altre informazioni sull’evento ( ricordo che cliccando sulle immagini del blog queste diventano piu’ chiare e si possono anche ingrandire
).
Manifesto con data, location e altre informazioni sull’evento ( ricordo che cliccando sulle immagini del blog queste diventano piu’ chiare e si possono anche ingrandire
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® maramaccari / www.patamu.com marzo 2013
Ogni riproduzione anche parziale di testi e immagini è vietata
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Tavola II
Seconda visione della prima parte
Al centro Archetipo Divino ad opera del Cristo e della Sophia.
Sequenza delle immagini come rappresentazione dell’evoluzione cosmica terrestre e umana ad opera della Santa Sophia e delle Gerarchie Spirituali.
La Sophia elabora il piano della volontà del Padre (capo sopra)
Dalla gola della Sophia dai sette pianeti allineati (stelle) il Logos (Sole centrale) emana la sua Parola creatrice nel “vuoto” creato si riflette l’Archetipo Divino.
Le Gerarchie Spirituali (teste di animali) dalla fascia dello zodiaco (stelle intorno alla sfera rossa) accolgono il piano divino facendo fluire le loro forze e azioni dalle quattro direzioni cosmiche.
Nel primo cerchio (prima sfera di fuoco) fecondato dal calore del pensiero divino è tracciata l’orbita di Saturno
Ne secondo cerchio (sfera blu, aria) l’orbita di Giove
Nel terzo cerchio (sfera con ondulazioni,acqua) l’orbita di Marte
Nella sfera centrale dietro l’Archetipo dell’Uomo la Terra.
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Per chi volesse riprendere le fila della pubblicazione ricordiamo il link:
https://www.ecoantroposophia.it/2013/11/art…-maria-maccari/
Troverete inoltre e comunque tutto il materiale relativo a questa artista nella sezione categoria ” Mara Maria Maccari”
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22 agosto 1919
Affronteremo oggi un argomento del tutto nuovo sul quale vorrei darvi dei chiarimenti.
Gli spiriti umani che sono pronti per una nuova incarnazione, sono inviati in una specie di scuola, presso Maestri o Guide che sono stati loro affiancati già da lungo tempo.
Devono essere informati con precisione sullo scopo dell’incarnazione, che è imminente, e su ciò che dovranno imparare da questa nuova vita. Ogni spirito, che ha raggiunto un certo livello di evoluzione, decide lui stesso i principali avvenimenti della sua futura incarnazione.
Da quando sono qui, ho assistito frequentemente a delle preparazioni di questo genere e sono meravigliato dal coraggio con il quale gli spiriti sperano di vivere una vita terrestre complicata e piena di ostacoli. Spesso ho temuto che il loro zelo fosse troppo grande e che ne sarebbe seguita una delusione. Tuttavia mi è stato detto che, senza questo zelo forte ed entusiasta, l’evoluzione progredirebbe troppo lentamente.
Avevo anch’io sperato in una vita piena di resistenze, ma sapevo che – malgrado i macigni di cui è cosparso il cammino di coloro che sentono più profondamente, e che hanno l’ardente desiderio di essere creativi – sarei comunque andato incontro ad una vita piena di sole e ripiena d’amore. La causa di ciò si colloca in un lontano passato.
Vorreste certo sapere come si svolge il processo di incarnazione. E’ come un bagno. Lo spirito vive nell’attesa del momento, come una persona che, accaldata da un lungo lavoro, aspira ad immergersi nell’acqua fresca. Questo desiderio si accresce fino alla brama più ardente!
Lo spirito cerca la madre che ha scelto di riceverlo e non la lascia più, come se fosse legato a lei con un filo, per fare un immagine. Egli aspetta, circonda la sua futura madre con grande sollecitudine per paura che un malore possa mettere in pericolo la sua incarnazione. Poi viene il momento in cui l’embrione è pronto e, malgrado il desiderio intenso, è un momento sconvolgente e forse anche tragico perché, in quell’istante, lo spirito sente realmente ciò che significa “ritornare in un involucro fisico”…..e non è più possibile tornare indietro!
Con un grido si tuffa nei flutti e rabbrividisce, ma un solo istante; poi immediatamente dopo si dedica a sua madre per la quale egli aveva pregato e che aveva circondato con il suo amore e la sua sollecitudine. Ecco, vi ho dato una breve descrizione del processo di incarnazione.
E’ importante, particolarmente per la donna, conoscere il grande ruolo che gioca nella sua vita. Quanti peccati sono commessi in questo campo per incoscienza ed egoismo!
23 agosto 1919
Gli spiriti che desiderano vivere una vita piena di ostacoli sono coloro che hanno l’amore più profondo per l’Onnipotente e per ciò che è divino. Non avete alcuna idea di questi processi profondamente religiosi, né della sublime e potentissima direzione sotto la quale si svolgono certi avvenimenti, tra i quali per esempio ,quello della reincarnazione.
Finché la Terra sarà il centro dell’umanità che continuamente si reincarna, questo momento della vita sarà per noi esseri umani e spiriti, l’instante più importante, l’avvenimento degli avvenimenti!
Gli esseri umani non possono sapere quando arriverà il grande momento. Questo varia e dipende dal livello di evoluzione dell’Io. Le individualità con un Io molto evoluto, decidono solo all’ultimo istante di entrare nell’involucro, perché esse collaborano fino all’ultimo al lavoro che si effettua su quest’ultimo. Gli altri si legano più presto all’involucro, perché non sono in grado di interessarsi al processo.
28 settembre 1919
Oggi vorrei raccontarvi una scena interessante alla quale ho assistito.
Prendevo parte ad una festa d’addio per l’imminente incarnazione di uno spirito evoluto.
Egli si teneva coscientemente sulla soglia della discesa e voleva ancora istruirci, mostrandoci lo svolgimento del processo attraverso il quale un tempo passeremo anche noi.
All’inizio lo spirito inizia a distaccarsi dal suo mondo di quiete e di pace, rivestendosi per suo proprio sforzo, della sostanza delle sfere la cui densità aumenta gradualmente.
Questo processo è paragonabile a quello del bruco che sta tessendo il suo bozzolo. Egli raggiunge così il primo gradino della scala che lo conduce verso il basso e annoda delle relazioni. Tutto affluisce a lui e lo influenza. Il suo compito è quello di scegliere tra queste influenze: buone o cattive. Ambedue gli saranno utili in vista della sua ulteriore evoluzione.
A volte, le influenze cattive sono sorgenti di combattimenti e questi ultimi ci permettono di mettere alla prova le nostre forze.
Poi la discesa prosegue; gli strati diventano sempre più densi e perciò diventa sempre più difficile distinguere chiaramente. Discende così, lentamente, fino a raggiungere la soglia della materia reale, cioè il corpo fisico, secondo i vostri termini. E là comincia il lavoro che vi ho descritto da poco, e che, secondo il suo grado di evoluzione, lo spirito fa con totale coscienza o guidato dagli esseri superiori.
Lo spirito che ci ha trasmesso questi avvenimenti ha vissuto coscientemente tutto il processo di immersione e ce ne ha fatto parte con lo scopo di istruirci. Raramente succede questo, perché una discesa così cosciente non avviene spesso.
Ci eravamo accordati prima che cominciasse il processo, e così è stato fatto.
Io Sigwart vi ho parlato.
22 novembre 1921
Si, sono qui, io Sigwart!
Abbiamo ritrovato il contatto come era un tempo, ma con una grande differenza.
Ora non è più un corpo astrale costituito di sostanza grossolana che vi parla, ma un corpo spirituale affinato. Abbiamo creato una sostanza che faccia da legame tra noi, così non è più necessario implicare ogni volta il mio io profondo. Questo vi rassicurerà; so che temete sempre che la nostra relazione mi tiri troppo in basso. Noi tutti abbiamo preso la decisione di continuare, perché bisogna che le mie comunicazioni proseguano affinché un giorno quest’opera sia finita.
Potete immaginare la felicità che provo in questo momento in cui ritroviamo il contatto e in cui possiamo nuovamente comunicare come facevamo una volta.
Notte di san Silvestro, 31 dicembre 1924
Sì, sono presente io Sigwart.
Le vostre navi solcano un calmo oceano di fiducia. Più avanzate nell’età, più vi avvicinate alla Patria, la nostra Patria celeste.
L’afflizione che provate quando un membro del nostro cerchio lascia il corpo fisico, dovrebbe trovarsi diminuita. Non sono forse essi liberati dalla vita terrena che non è che una serie di afflizioni? Oh! Come sarei felice di vedervi seguire con il cuore coloro che vi precedono sulla strada che conduce al cielo con gioia e senza alcun dolore. Ma è difficile, lo so!
Il nostro amico M.H., recentemente deceduto, mi prega di trasmettervi i suoi saluti. Egli è già molto avanzato individualmente. Con il grande amore che mi porta e con la sua incrollabile fede nella mia attuale esistenza, ha già potuto legarsi a me, non del tutto naturalmente, ma solo alla parte più densa del mio essere, cioè con quella che non ha quasi più rapporto con la mia reale entità.
E’ molto felice di trovare la conferma di ciò che aveva appreso tramite le mie comunicazioni.
Vi ringrazia di tutto cuore dell’amore, dell’amicizia e della comprensione che gli avete dimostrato, e vi è grato per aver compreso il suo reale essere. Non si è mai sentito spaesato tra voi; eravate divenuti la sua patria, il suo focolare e tutto ciò non poteva che accadere.
(continua)
In seno al Movimento Antroposofico sorgono talvolta questioni anche accese sul rapporto che, in lunghi decenni, è andato a verificarsi tra “madre e figlie” ossia tra la Scienza dello Spirito orientata antroposoficamente e le arti e discipline sorte dal suo ricco terreno (biodinamica, euritmia o arte della parola, arte figurativa, medicina, pedagogia, ginnastica Bothmer ecc.).
Risulta in effetti che in molti casi, pur nella feconda, produttiva ed evoluta esperienza propria alle medesime, per molteplici fattori che esulano da questa nota, si sia rarefatta – in rari casi persino perduta – la connessione intima con ciò che ne fu causa e vitale linfa. Non credo che occorra essere botanici o boscaioli per comprendere cosa possa succedere ad un ramo che si strappi dal tronco: rimane la forma ma senza la vita che costituiva il suo senso nella realtà.
Esiste nel mondo un organismo particolare, sconosciuto ai più, assai vicino all’antroposofia ma che non può essere catalogato né come “antroposofico” né come “del tutto estraneo ad essa”. È un organismo diverso.
È un essere del tutto indipendente, e tale indipendenza, insieme ad altri più importanti fattori, gli ha permesso, a parer mio, di mantenere al meglio cause e conseguenze della sua Istituzione nel divenire del tempo. Il suo raggio d’azione si esplica soprattutto come parte rituale collettiva, che ben si armonizza (per molte anime) con la Via individuale di conoscenza.
Da semplice osservatore, e con qualche immotivato preconcetto sfavorevole a portata di mano, ho potuto assistere ad una delle sue espressioni piú importanti, l’Atto di Consacrazione dell’Uomo, a Buenos Aires, a Parigi, a Trieste e a Bologna: i preconcetti sono immediatamente svaniti, e ora la mia anima sente che l’ Atto, dopo novant’anni dalla sua prima celebrazione (16 settembre 1922), è uno dei germi di Luce pura che dovrà (e potrà!) fiorire nei tempi futuri affinché la giusta evoluzione spirituale dell’uomo possa continuare.
Il fatto che la “Comunità dei Cristiani” venga elusa o persino qualche accenno a riguardo sembri dare manifesto fastidio a figure e figuri che si reputano importanti nella Società Antroposofica, è un segno che, eufemisticamente, definirei interessante.
Del resto è possibile che il Karma della Christiengemeinschaft sia una ottima barriera per i tanti egomaniaci cultori del falso spiritualismo.
Poiché non sono membro della Comunità dei Cristiani, avverto subito i lettori che il poco che vado scrivendo attinge quasi completamente dalle pagine che i membri, gentilmente, mi hanno permesso di acquisire. Dunque sarò ovvio per chi conosce questa realtà, grossolano a mia insaputa ma per quanto possibile profondamente rispettoso.
La storia è questa: nell’autunno del 1921 circa 150 persone seguirono il ciclo di conferenze fatte da Rudolf Steiner sulle origini e la storia del Cristianesimo e sul culto adeguato alla coscienza umana contemporanea. Dall’intima connessione con le Potenze spirituali e con il Logos stesso, l’Iniziato dei Nuovi Tempi poté comunicare ciò che rinnovava i sette sacramenti, la nuova struttura e le regole dell’azione cultica.
L’anno dopo un terzo dei partecipanti al corso teologico precedente fece ritorno a Dornach, fermamente deciso a portare nella vita e nell’azione quanto il Logos, attraverso Steiner, aveva espresso. Guidate dall’autorevole personalità del pastore evangelico Friedrich Rittelmeyer, che da diversi anni, e dopo non poche lotte interiori, si era accostato al Dottore in indissolubile amicizia, quarantacinque persone, di cui tre donne, si sentivano pronte a consacrare la loro vita al nuovo servizio divino: quarantacinque persone che furono consacrate al sacerdozio della “Comunità dei Cristiani”.
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La Comunità si è sviluppata in Germania, Svizzera, Olanda, Austria, Francia, Gran Bretagna, Belgio, Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile, Perù, Sudafrica, Australia, Nuova Zelanda, Italia e Ucraina.
Mi pare utile notare che questo è avvenuto senza alcuna forma di proselitismo; inoltre la Comunità, benché sia riconosciuta come ente di diritto pubblico, non si avvale, anche dove sarebbe possibile, del corrispondente diritto di riscossione di una imposta ecclesiastica. La sua indipendenza economica si fonda solo sulle risorse che provengono dalla convinzione e dal sacrificio di membri e amici. Perciò rimane libera da ogni condizionamento politico o d’altro genere.
I sacramenti sono atti che manifestano nel mondo sensibile la realtà del mondo spirituale e riconducono l’uomo a tale mondo.
Vengono compiuti nel nome e nella forza del Cristo Risorto e celebrati con la comunità.
Sono sette, e vengono amministrati nei momenti decisivi della vita: alla nascita il Battesimo, alla soglia della giovinezza la Confermazione, per aiutare nelle situazioni del destino la Consultazione Sacramentale, per la benedizione delle nozze il Matrimonio, per il conferimento dell’ufficio sacerdotale l’Ordinazione Sacerdotale e per la preparazione alla dipartita la Santa Unzione.
Senza commento potrebbero sembrare una semplice derivazione calcata dal cattolicesimo.
Cosí non è: chi ha letto qualcosa in merito può intuirlo: è una completa rifondazione.
Quello che viene ripetuto settimanalmente, ed è il nerbo della vita interiore nella Comunità dei Cristiani, è l’Atto di consacrazione del l’Uomo.
Esso, per chi si siede nella sala dell’ufficio, è dapprima un’esperienza sensoria della vista e dell’udito.
Si vedono l’altare, i colori, i gesti del sacerdote. Si odono le sue parole.
Da un’iniziale partecipazione generica sempre più l’osservare si fa attento, non vi è nulla di casuale in ciò che viene visto e in ogni singolo gesto del sacerdote: l’anima impara a farsi maggiormente attenta e dedita.
Nell’anima così dedita, concentrata ed aperta, può sorgere la silente impressione, magari una debole eco, della Presenza.
La Presenza solare inizia a vivere nel terrestre contenuto dell’anima.
Tutto questo nel tempo (nella frequentazione del culto) si concentra in quattro parti dell’Atto cultico (H.W. Schroeder):
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1. Apertura dei sensi: vedere che diventa contemplare: contemplazione dell’altare, dei colori. Sentire che diventa ascoltare: Vangelo.
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2. Dedizione dell’anima: Offertorio.
3. Nella quiete dell’anima la presenza del Cristo: Transustanziazione.
4. Ritorno verso la Terra insieme al Cristo: Comunione.
5. Si pensi che neppure i membri entrano in possesso dei testi del rituale. La “discussione”, così abituale tra i cultori dell’antroposofia, non esiste. I testi sono esclusivamente affidati ai sacerdoti, per garantirne l’uso più severo e legittimo: quello di operare impersonalmente per elevare il percepire-sentire-volere di coloro che liberamente assistono al culto.
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Eppure, ciò che potrebbe provocare la stizza di molti è garante della fedeltà alle leggi spirituali: verso cui è l’uomo che deve innalzarsi. Il contrario è impossibile, anche se oggi, con la generale perdita del sentimento del Sacro, sembra diventato possibile. Ma quando il guscio delle verità spirituali viene in qualche modo ghermito dalla meschinità della psiche personale, il contenuto vivo è andato perduto: una minima disciplina interiore ed il Silenzio permettono anzi di cogliere una tragica inversione che galvanizza l’attività di forze infere nell’anima e nel corpo.
L’Atto di Consacrazione dell’Uomo è accessibile alla visione e all’ascolto e non allo studio intellettuale: esso si attua nel visibile e nell’udibile, avendo la natura di un “mistero rivelato”.
È importante sottolineare che “la Comunità dei Cristiani” non ha alcuna “dottrina” da travasare nei partecipanti.
Scrive P. Lienhard: «Le convinzioni, quando sono solide e sane, possono nascere soltanto dall’esperienza personale, interiore, e dalla forza di un pensiero chiaro e cosciente: non da un insegnamento».
La Comunità dei Cristiani è aperta a tutti gli uomini. Senza ombra di polemica posso constatare personalmente che in tale ambiente animico si respira una libertà che in luoghi seppur prossimi è utopia.
Facile capire il perché: dove lo Spirito agisce secondo una retta gerarchia, le passioni, le ambizioni e le invidie non hanno casa, e l’anima respira. In un simile ambiente sorge all’orizzonte dell’anima uno dei sentimenti tra i più rigeneratori di salute e salvezza che possano scaturire dalle sue profondità: la gratitudine.
Riprendo un interrogativo che qualcuno, o molti, possono farsi: qual è il rapporto tra l’Antroposofia e “la Comunità dei Cristiani”?
Steiner rispose semplicemente (e più volte) che erano due cose diverse. In pratica molti membri della Comunità sono antroposofi ma la Comunità non chiede ai fedeli e ai membri di esserlo, né di portare con sé convinzioni antroposofiche. Anche questo fatto può procurare una qualche incertezza animica, specie in chi, a parole, si riempie di libertà, ma insegue gli schemi di un pensiero in cui l’antroposofia si è irrigidita, è divenuta un limite ideologico che naturalmente, e purtroppo, scade in una sorta di stravagante settarismo. Con il settarismo nascono il fanatismo e le infinite polemiche dei “partiti” e delle correnti.
Questa separazione, che pure esce dalla stessa fonte, diventa comprensibile se si accede ad un gradino poco meditato o rifiutato ai nostri giorni: la consapevolezza, reale e non recitata, che l’essere Rudolf Steiner è molto più che l’antroposofia: realizzare ciò chiarifica molte cose.
Nel Rito lo scadimento non succede e non è mai successo. Ho notato che in Siti cattolici, ovviamente critici verso “la Comunità dei Cristiani”, è percepibile la sorpresa e il disappunto per la “tenuta” di questo movimento religioso né cattolico né protestante. Ciò dipende da quattro fattori: il primo è il contenuto spirituale concreto dei Testi; il secondo dallo spirito di abnegazione pura dei sacerdoti, che, vale dirlo, sono sacerdoti attivi a tempo pieno; il terzo viene dai membri e amici che assistono in libertà e con estrema semplicità all’azione di culto; e infine il quarto (che è in effetti il primo) la cui natura altissima lascio ai lettori lo sforzo di comprendere.
Chi, come ad esempio un vecchio occultista, assiste all’Atto di Consacrazione dell’Uomo con una minima spregiudicatezza, si accorge di assistere a ciò che nell’antico veniva officiato nei Misteri (smarrito nel cattolicesimo, scomparso nel protestantesimo) e che è solo stato rimodellato, in armonia con la veggente saggezza e la misericordia dello Spirito, per incontrare la costituzione interiore dell’uomo contemporaneo (non i suoi vezzi e le sue derive ma la sua costituzione!): ciò afferra simultaneamente il suo cuore antico e la sua attuale coscienza. Al posto dei pregiudizi di cui ho parlato, ha luogo un riconoscimento: l’anima ritrova, come all’acme delle discipline interiori, il suo posto, la sua casa: l’armonia, la pace profonda e la benedizione dello Spirito.
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Rastignac
SESTA LETTERA
Settembre 1944
LA NATURA SPIRITUALE DELLO ZODIACO DELLE STELLE FISSE
(Continuazione)
La Costellazione del Capricorno
Mara Maccari – Capricornus
Eventi nel Capricorno indicano compiti e ricerche nella vita umana che dovrebbero guidare oltre verso la conoscenza del Mondo Spirituale e delle divinità. Essi chiedono la “percezione” del Dio nell’umanità e nella Natura.
All’opposizione vi è la Costellazione del Cancro. Da precedenti descrizioni sappiamo che sia Capricorno che Cancro sono collegati con la creazione primordiale degli organi di senso. Il Cancro è ricolmo della storia dello sviluppo degli organi di senso più dentro la vta della creatura. Esso dà il richiamo a sviluppare l’uso dei sensi, mentre nel Capricorno troviamo impresso quel che è oltre i sensi fisici, quel che è derivato dalla percezione un tempo eccelsa degli Spiriti dell’Amore sull’Antico Saturno. Essi sacrificarono la loro esperienza cosicché un’immagine di essa potesse venir creata entro gli antenati di Saturno dell’umanità, e questa fu l’origine degli organi di senso.
Così abbiamo nel Capricorno la porta al “soprasensibile”.
Quando veniamo in rapporto con questa Costellazione, noi passiamo attraverso questa porta o ci fermiamo indietro. Per passare attraverso di essa, nella nostra èra, possiamo conquistare la nostra libertà. Perciò, possiamo trovare nel Capricorno la lotta per o contro la conoscenza del Mondo Spirituale.
Per questo abbiamo le più forti contraddizioni umane in Capricorno, specialmente in relazione con oroscopi di morte. Saturno era nella Costellazione del Capricorno quando morirono S. Francescod’Assisi e Raffaello Sanzio (4 Ottobre 1226 e 6 Aprile 1520). Certamente ambedue personalità le quali, come provano le loro biografie, ebbero una “percezione” della Divinità. Tuttavia, Marte era lì quando morì il filosofo Kant (2 Febbraio 1804). Durante la sua vita sulla Terra negò la possibilità di percezione sovrasensibile, benché possa poi aver fatto esperienze diverse dopo la morte.
Sia Nietzsche che Mozart avevano Saturno in Capricorno all’epoca della loro nascita.
Sfortunatamente Nietzsche non poté trovare la via alla conoscenza di un mondo superiore; perciò, egli precipitò e divenne infermo di mente. In Mozart il sovrasensibile fu presente nel bel mondo della sua musica.
Come vedete, possiamo sempre trovare in rapporto con questa Costellazione la lotta nell’umanità per o contro la conoscenza di un mondo superiore nel quale sono attivi esseri spirituali, e dal quale essi pervadono il mondo fisico. Fondamentalmente, due eventi rivelano ciò. Il primo è la nascita di Gesù quando il Sole era in Capricorno. Allora i pastori, attraverso le loro innate capacità chiaroveggenti, poterono percepire il significato spirituale della sua nascita. Il secondo evento fu trent’anni dopo allorché il Sole era in Capricorno, ed ebbe luogo il Battesimo nel Giordano ove il Cristo entrò nel corpo di Gesù. Allora un’altra personalità, Giovanni Battista, poté osservare chiaroveggentemente l’Essere che era entrato nel mondo dei sensi. Perciò egli poté dire: “Guardate l’Agnello di Dio”. (L’”Agnello di Dio” è il Cristo nell’ordine gerarchico del Mondo Spirituale).
La Costellazione dell’Acquario
Mara Maccari – Acquarius
Il fondamento di quel primordiale metabolismo del calore, di cui abbiamo parlato in Lettere precedenti, è connesso profondamente con l’Acquario e l’opposta Costellazione del Leone. L’Acquario è in special modo la regione dalla quale promanò l’attività degli Spiriti dell’Armonia. Essi sono i maestri dell’Ordine Eterno delle Gerarchie ed in seguito dei corpi celesti. Quest’Ordine, nella sua essenza, è l’ “Armonia delle Sfere”. Essa veniva percepita in tempi antichi come una gigantesca composizione cosmica e musicale. Keplero, il famoso astronomo, parla di essa in Harmonices mundi. Ed è meraviglioso vedere che egli ebbe, durante il suo sviluppo embrionale (nato il 27 dicembre 1571) e al momento della sua morte (15 novembre 1630), il Pianeta Giove nella Costellazione dell’Acquario.Così, possiamo trovare che eventi nell’Acquario rivelano sempre le ultime tracce di un’antica Sapienza Stellare universale, così come i primi inizi di una nuova conoscenza cristianizzata del mondo Stellare e il suo rapporto con la Terra e l’umanità. Possiamo trovare molti esempi di questo fatto nelle vite di persone dei tempi moderni. Per esempio vi è un’eminente personalità nel Rinascimento, Pico della Mirandola (nato il 24 febbraio 1463), che nella sua natività, come pure al momento della sua morte (17 novembre 1494), aveva diversi Pianeti, compreso Saturno, in Acquario. Benché morisse giovanissimo, fu uno zelante allievo della scienza di quei tempi. Nei suoi lunghi viaggi visitò tutte le importanti università in Italia e in Francia. Studiò profondamente filosofia cristiana, ma un pensiero rivela il suo più intimo anelito. Egli scrisse che nessuna scienza poteva dare una così sicura conoscenza della divinità del Cristo quanto una conoscenza dei segreti dei corpi celesti, sebbene egli fosse un forte oppositore dell’astrologia. Conobbe che i più alti segreti dell’essenza spirituale del nostro Universo sono nascosti entro le Stelle, ma da parte sua contrastò la Sapienza Stellare usata per scopi egoistici che era diffusissima a quei tempi. Dietro questi pensieri, sta il fatto che l’antica Sapienza Stellare era giunta come ad una fine ed era morta nelle cosiddette pratiche astrologiche, cosicché ora noi dobbiamo anelare e guardare in avanti ad una rinascita della scrittura delle Stelle.
Questo fatto ha trovato un’altra espressione nei destini degli Asburgo: Rodolfo II e Wallenstein. Ambedue furono fortemente collegati con l’Acquario. Rodolfo II (nato il 18 luglio 1552, morto il 20 gennaio 1612) ha Saturno in Acquario nel suo oroscopo di nascita e nel momento della sua morte. Wallenstein (nato il 14 settembre 1583, morto il 25 febbraio 1634) ha Saturno e Giove in Acquario nel suo periodo prenatale. Nel momento della sua morte, il Sole e tutti i Pianeti inferiori erano entrati in Acquario. Ambedue le personalità erano sotto il fascino dell’antica, decadente astrologia. Essi ignoravano il fatto che l’antica Sapienza Stellare era morta, e che doveva essere trovata una nuova connessione tra l’essere umano e le Stelle. Questo fatto contribuì fortemente alla loro tragica finale caduta. Rodolfo II fu privato completamente del suo potere imperiale e morì in estrema malinconia. Wallenstein, come noto, venne assassinato.
Potremmo trovare molti esempi storici, ma essi mostrerebbero tutti quanto sia difficile per l’umanità moderna trovare la Via verso una nuova Sapienza Stellare. Poiché questa vera “Conoscenza dell’Acquario” appartiene maggiormente all’età in cui il punto equinoziale primaverile sarà in Acquario. Siamo ancora nella “Età dei Pesci”, ossia il punto equinoziale primaverile è ancora nella Costellazione dei Pesci. Ciò non esclude il fatto che, nel retroscena nascosto della civiltà umana, queste future qualità si stiano preparando nel nostro tempo.
La Costellazione dei Pesci
Arrivando alla Costellazione dei Pesci, entriamo di nuovo nella sfera cosmica della quale abbiamo già scritto. Essa è il velo che nasconde l’attività degli Spiriti della Volontà dentro l’Antico Saturno e in séguito. Attraverso questa Costellazione la Volontà del Padre trova la sua espressione. Le attività del destino, che talvolta sono così incomprensibili e che, nella Scienza dello Spirito, siamo abituati a chiamare le forze del karma, hanno la loro “localizzazione” spirituale dietro questa Costellazione. Generalmente, non possiamo giudicare l’agire e il tessere di queste forze negli eventi di una singola vita umana o persino in una limitata età della storia umana. Esse rivelano i loro progetti divini soltanto se siamo capaci di vedere la serie delle incarnazioni di un essere umano o di lunghe ere di evoluzione umana. Dai Pesci è attiva la lunga, quasi immemorabile educazione della razza umana da parte del Mondo Spirituale.
Troviamo, per esempio, che nel momento in cui cominciò la cosiddetta Età Oscura (3101 a.C.), Saturno stava nella Costellazione de Pesci. Nella sapienza d’Oriente quest’epoca è chiamata Kali Yuga. Il suo inizio segna il punto nella storia umana nel quale l’antica esperienza naturale di un Mondo Spirituale giunse alla fine, e l’umanità cominciò ad usare più pienamente i sensi fisici, che lentamente tagliarono via l’umanità dalla realizzazione dell’esistenza di un Mondo Spirituale. Da un certo punto di vista, questo fu un tristissimo evento espresso in molti antichi miti e leggende, ed inoltre esso fu una necessità per l’evoluzione spirituale della razza umana. Unicamente attraverso l’esser tagliata via dall’esperienza naturale ed innata di un reale Mondo Spirituale l’umanità potrebbe diventare indipendente e libera. E’ la via dura e pietrosa del Destino che conduce l’umanità al dischiudersi di nuove capacità e quindi ad una nuova esperienza del Mondo Spirituale nata nella sfera della libera ed autocosciente attività. Prima dell’Età Oscura l’esperienza del Mondo Spirituale fu un dono degli Dèi, ora essa deve nascere nelle sofferenze dello sforzo umano.
Vi è anche un altro evento connesso con i Pesci. Al principio dell’anno 1910, Saturno si trovava nei Pesci. In quel periodo Rudolf Steiner rivelò i segreti della “seconda venuta del Christo” nel nostro tempo (egli tenne la prima conferenza su questo evento il 12 gennaio 1910 a Stoccolma). Egli mostrò che questa nuova rivelazione del Christo non può aver luogo nuovamente in un corpo fisico, bensì in una forma soprasensibile: in un corpo eterico. E rivelò che, a partire dall’anno 1935, molti sarebbero stati capaci di percepire il Christo in questa forma come loro Guida e Confortatore.
L’Età Oscura giunse a fine nel 1899 d.C. essendo durata per 5000 anni. Ciò fu annunciato da Saturno che stava nei Pesci. Sebbene la Nuova Era fosse iniziata, le potenze oscure non sembrarono ritirarsi, e inoltre la porta che conduceva fuori dalla tenebra alla Luce spirituale venne mostrata nei giorni del 1909-1910 nei quali Saturno era nei Pesci. La tenebra che prevale non può esser vinta attraverso mezzi esteriori, ma unicamente attraverso gli sforzi dei cuori umani per riconoscere il Christo in questa nuova rivelazione.
Abbiamo completato la descrizione delle dodici Costellazioni dello Zodiaco, e in quanto retroscena dell’evoluzione cosmica possiamo vedere com’esse sono intessute entro l’esistenza della Terra e dell’umanità. Possiamo sperimentare l’Universo Stellare, in special modo lo Zodiaco e i movimenti dei Pianeti all’interno di esso, come un gigantesco Essere che precede ogni esistenza nell’Universo. Esso è come un rappresentante dell’umanità nel Cosmo, che guida ed informa l’umanità sul suo sentiero di Destino.
La forma umana sulla Terra indubbiamente non è altro che un aspetto di questa forma cosmica. Le dodici parti del corpo umano, come conosciute nei tempi antichi, sono in relazione con le dodici Costellazioni dello Zodiaco, ed è stato in parte indicato, per esempio:
| la testa | origina in Ariete | |
| la laringe | origina in Toro | |
| le braccia | origina in Gemelli | |
| la cassa toracica | origina in Cancro | |
| la parte interna del torace | origina in Leone | |
| sopra il diaframma, la parte interna del tronco | origina in Vergine | |
| sotto il diaframma, i fianchi | origina in Bilancia | |
| gli organi di riproduzione | origina in Scorpione | |
| le cosce | origina in Sagittario | |
| le ginocchia | origina in Capricorno | |
| i polpacci | origina in Acquario | |
| i piedi | origina in Pesci | |
Ma la forma umana sulla Terra è decaduta dalla sua origine cosmica. Nel corso di lunghe ere essa è discesa troppo sotto l’influenza delle forze della Terra. Perciò, se parliamo di quell’Entitàceleste che precede l’umanità, che aiuta eguida il suo sviluppo, dobbiamo immaginarlo in una forma diversa da quella dell’attuale essere umano. Dobbiamo immaginarlo maggiormente nella forma di quell’Entità Angelica che abbiamo descritto nella conclusione della descrizione dell’evoluzione dell’Antico Saturno nell’ultima Lettera. Un’Entità con possenti ali al posto di braccia il quale, senza un corpo, può adempiere funzioni organiche come attività impulsanti vita nell’ambiente circostante. I Pianeti nei loro ritmi e nei loro movimenti sono allora come le sue manifestazioni attive nell’Universo.
Dovremo parlare maggiormente di questo rappresentante cosmico dell’umanità, così che possiamo imparare ad udire altri suoni del linguaggio cosmico.
(Continua)
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Un mio vecchio amico ha scritto sul glorioso mensile L’Archetipo, l’ennesimo articolo che riguarda l’ascesi della Concentrazione.
Mi sembra che abbia voluto parlare dei tempi, cioè della durata dell’esercizio. Credo abbia fatto bene poiché ha calcato sul tanto, ma relativizzandolo, perché è in effetti relativo ad un milione di situazioni individuali. Però so bene – ne parlammo insieme – che lo esaspera il continuo sbucare, come i funghi dopo una notte piovosa, qualcosa dell’eterna litania dei tempi fissi, naturalmente inclinati verso il minimo.
Naturalmente i quattro gatti che ne sanno qualcosa, sanno pure, con montagne di esperienza diretta e confrontata per tanti lustri, che così non è, che così non può essere e che, se qualcuno parla così, o fa accademia di quello che non fa, oppure è prezzolato da agenti nemici.
Questo perché, anche sul gradino più elementare, ma ampio e faticoso, del “dominio del pensiero” ordinario, non è certo una semplice questione di pensiero: già qui tutta l’anima viene messa in gioco. Nemmeno nel corpo fisico umano le singole parti, i sistemi, sono realmente separati. Lo possiamo capire con qualche semplice immagine tolta dal sensibile.
Se oggi mi dedico alla corsa, potrei dire che stanco gli arti inferiori. Dunque domani potrei dedicarmi al canottaggio… e così via. Sembra logico ma non è vero: dopo qualche settimana accuserei tutta la dozzina di sintomi del superallenamento, mi beccherei l’influenza per un nonnulla, i valori ematici sarebbero stravolti, ecc.
Questo perché il corpo è un insieme interconnesso e non v’è organo che venga sollecitato separatamente: non v’è per il fegato un lunedì di lavoro e il martedì di riposo (come tutto sia “collegato” lo si vede persino nel cadavere aperto in sala settoria, se lo si osserva spregiudicatamente).
Nell’anima, le forze sono ancor più frammischiate, fluiscono di continuo le une nelle altre: separare il pensiero dal sentire modifica sia il pensiero che il sentire.
Tutto l’uomo interiore interviene in un atto così tremendo com’è la Concentrazione (nemmeno la coda ne resta fuori): la Concentrazione prende tutto: questo tentativo d’essere solo nel pensiero costringe al digiuno l’elemento passivo, personale e superficiale del sentire…mentre il sentire vero si libera dalla tenebra che lo imprigionava.
La Concentrazione prende tutto: come il Sole caccia il buio, così essa azzera il falso volere, costantemente usurpato dalle spire caliginose delle brame e comincia a far nascere nell’anima questa terza forza che mai l’uomo aveva conosciuto. Il volere è la spada leggendaria che nessun “ego” mai impugnerà e brandirà, mai giungendo a sfilarla dal macigno magico che l’uomo crede di conoscere come suo corpo.
Mi sa che le persone hanno una fifa nera solo con l’avvertire che v’è uno spiffero di cambiamento. Quello che di continuo si reclama a gran voce per il mondo, quando sospetti che potrebbe succedere dentro te…sono dolori e si molla.
Racconta divertito Aurobindo che un discepolo va da lui spaventatissimo: “Maestro, sono diventato scemo!” “Perché? Cosa ti è successo?” “Maestro, non penso più!” Aurobindo allora gli fa notare che sta parlando e pensando ancora. Si era solo consumato (spento) il clangore ordinario che abbiamo nella testa. E ciò aveva spaventato moltissimo lo sprovveduto.
Dunque, se uno non ha avuto per destino una precedente disciplina di pensiero, pochi minuti servono solo a non rischiare quei cambiamenti desiderati, ma con minore intensità e sensatezza del bambino che vuole la luna.
Questa non è una critica ad un amico, comprendo bene che non si può dire tutto in poche e mirate pagine. Ad esempio, quando scrive di varianti per generare più intensità, e per non macinare meccanicamente l’esercizio (dismettere talvolta ogni parola o rifare il percorso all’indietro – questa variante dovrebbe far sospettare quello che ho scritto in un commento, cioè che la tristemente famosa immagine sintesi è il prodotto di intensità e mai una sorta di sbocco naturale) si dimentica del consiglio più semplice e rude.
Mi spiego. Molte volte erano proprio i discepoli più attivi che si lamentavano della brevità della ricapitolazione interiore dell’oggetto e si lamentavano con Scaligero che l’esercizio iniziava e terminava in pochi minuti. Scaligero rispondeva che avrebbero potuto ripeterlo più volte.
Altra cosa che l’amico non ha menzionato è che la “saturazione” non si raggiunge con una ripetizione ottusa, meccanica del circuito di parole e immagini: questo è un pericolo che arriva per tutti, quando si usa lo stesso oggetto con i suoi pochi elementi formativi.
Naturalmente, chi è furbo come una volpe, cambia spesso l’oggetto…per poi accorgersi che dopo pochissimo le stesse difficoltà si ripresentano. Dalle difficoltà non si scappa: in fondo sono proprio esse a esigere un impegno ed uno sforzo maggiore, proprio come i muscoli che si rafforzano combattendo resistenze progressivamente più elevate.
No. Accanto al martellamento rappresentato dalle ripetizioni dell’esercizio, è necessario che la consapevolezza concettuale di ogni singola parola e immagine non tracolli mai in qualcosa di vuoto, che viene da sé poiché è stato ripetuto cento o mille volte.
Anzi, è proprio questa consapevolezza attiva il “filo” che non dovrebbe spezzarsi dal principio alla fine dell’esercizio.
Perciò la parola “ripetizione” non andrebbe mai intesa nel suo senso comune: dunque sono almeno due le cose difficili che dovranno essere inderogabili.
La prima consiste nel fatto che non deve esistere un ripetere l’esercizio, più volte durante lo stesso giorno, che possa definirsi come ripetizione di qualcosa di precedente, anche quando lo sia stato fatto già per due, cinque volte, con il medesimo percorso.
La seconda consiste nel fatto che la ricostruzione, in quanto collana di concetti, non deve spezzarsi in nessun punto.
Questi due sono per lungo tempo, intoppi su cui si ruzzola: il bello è che alternative facili non esistono: bisogna solo tirar su dal pozzo dell’anima più determinazione e secchiate abbondanti di pazienza.
Sarebbe sempre l’ora giusta di smettere la bambocceria che ci portiamo dentro per tutta la vita da quando essa era giustificata dall’età del ciuccio. Sopravvive in noi la strana visione che una via iniziatica sia simile a via Mazzini: una passeggiata dal principio alla fine. Invece è una aspra gradinata, invisibile agli uomini, che parte dalla terra per giungere a Tir-na-nÓg.
Perdendo un pezzo di sé ad ogni gradino: qui perdendo si diventa più forti, perché occorre essere fortissimi per salire perdendo tutto quello che fummo: non è la forza di cui parliamo quando viviamo come uomini del mondo.
Il mondo dello Spirito manda i suoi Messaggeri: essi ci invitano ad abbandonare la nostra vita…non la vita di ogni giorno ma la vita stessa. Solo chi muore in vita può entrare vivo nel Santuario dello Spirito.
La Concentrazione indica il percorso più rapido e trasparente su tale via.
Il mio amico ha ricordato Ramakrishna: in effetti quest’ultimo aveva ragione: basterebbero tre minuti…
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(cliccare sulla data in azzurro per ascoltare)
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“Il complicarsi della crisi economica prevede il razionamento dell’energia?
Sappiamo che la luce e’ razionata…che ci si accorga che non puo’ piu’ essere…”
E fino a qui ho capito ma: e che ci si accorga che non puo’ piu’ essere….che cosa?
C’e’ un X.
Quindi… che possiamo dire a proposito di questo? Eh! Se arriviamo a questo punto e’ segno che ce lo siamo meritato…
E… ce l’avevamo la luce eccome…e ce ne sarebbe…..
Ce semo capiti… che la luce fa parte dei beni umani che entrano nel circuito economico, che non soffre, non patisce costrizioni politiche, e quindi… non solo la luce…ma tutto il resto….l’Italia sarebbe un giardino meraviglioso di tutto, ci sarebbe tutto, lavoratori… tutti.. tutti pronti!
Bisognerebbe chiedersi come mai da uno stato di benessere che c’era si sia arrivati a questo punto.
E guarda, piu’ di questo non posso dire. Ed e’ chiarissimo: ognuno deve dedurre da se’.
Pero’ qui aggiungiamo una considerazione. Mettiamo per esempio certe documentazioni, e adesso cerco di ricordare… documentazioni della chiesa clandestina; una serie di relazioni, documenti che parlano di uno stato… altro che razionamento !
Per razionamento di tutto, ma poi di pochissimo per tutti…
Non solo, ma a questo si aggiunge il fatto che, per esempio, si e’ come degli oggetti in mano alla politica e quindi c’e’ una costrizione religiosa e una persecuzione… per esempio, se c’e’ un popolo che ha una tendenza veramente… persino etnica, psichica, animica alla religione e gli togli la religione questo popolo soffrira’ le pene dell’inferno pur di procurarsi un pochino di religione e allora si vedono, e ci sono degli esseri che sopportano le pene dell’inferno pur di potersi riunire insieme, dire le preghiere, sentire, a sentirsi insieme intorno a un’ immagine del Christo, della Madonna. E coltivano questo impulso eroicamente. Dopodiche’, guardiamo la nostra situazione, e vediamo che qui cominciamo ad avere il razionamento perche’ l’impulso religioso di questi popoli che stanno soffrendo proprio perche’ soprattutto non hanno il cibo spirituale che vogliono, e a cui hanno diritto, le sofferenze di questo popolo, eh, sono qualcosa dinnanzi a cui quello che patiamo noi non e’ niente: e’ niente perche’ noi ancora non siamo ancora arrivati a quel punto.
Pero’ c’e’ stato il nostro amico che ha esaminato la situazione di… e l’ha chiamato lo specchio del futuro, ossia noi cerchiamo di non meritare di arrivare a questo punto, perche’ quelli stanno sviluppando una religiosita’ che noi nemmeno ci sogniamo. Allora potremmo anche pensare questo: che dei popoli che hanno un impulso religioso profondo che e’ necessario all’evoluzione umana debba patire le pene dell’inferno per donare questo a tutta l’evoluzione. E allora guardiamo la situazione nostra, possiamo anche spremere un po’…il nostro mondo di desideri, di brame, per far scaturire un minimo di spiritualita’ necessaria al mondo, e quindi siamo privilegiati perche’ siamo avvertiti.
Ecco, quando mai si sognava che si dovesse arrivare al razionamento del… tutto in tempo di guerra..
Ora cerchiamo di capire; e no, qui guardate che non si tratta di accusare nessuno ma soltanto semplicemente di comprendere che cosa e’ errato in questo, perche’ soltanto l’errore corretto nella mente di uomini saggi puo’ cominciare ad essere il mutamento della situazione. Quindi e’ importantissimo comprendere, perche’ qualsiasi altro provvedimento astratto non cambia nulla della situazione; non c’e’ soluzione che sia politica, sociale, astratta, fatta in discussione politica…: quello non cambia veramente nulla. Il cambiamento e’ un processo interiore vivente e che richiede una grande sofferenza: la sofferenza della comprensione.
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“In Iniziazione e’ scritto:
– Prima di ogni altra cosa bisogna far tacere ogni desiderio, ogni passione. -“
Ma perche’ mi scrivete in maiuscolo ? Io ci vedo meglio quando e’ maiuscolo e minuscolo. Col maiuscolo ci fatico di piu’. Detto questo io sono un lagnoso, lagnoso perenne e quindi mi dovete accettare come sono.
Ma ammesso che ci si riesca, ecco se era scritto cosi’ eh, lo leggevo meglio.
Ma ammesso che ci si riesca, che cos’e’ che poi ci fara’ desiderare il perfezionamento spirituale ?
Allora, rileggiamo.
In Iniziazione e’ scritto: “Prima di ogni altra cosa bisogna far tacere ogni desiderio, ogni passione”.
Ma ammesso che ci si riesca, che cos’e’ che ci fara’ desiderare il perfezionamento spirituale ? Pero’ in Iniziazione dice che e’ importante l’educazione del desiderio, non e’ che noi dobbiamo cessare di desiderare, dobbiamo conoscere che cosa desideriamo perche’ se per esempio ad una certa cosa diamo un grande valore siamo giustificati nel desiderarlo.
Se pero’ noi con la conoscenza riusciamo a scoprire l’entita’ di quell’oggetto e scopriamo che dietro non c’e’ niente, allora scopriamo che quel desiderio desidera l’irreale.
E che cos’e’ il desiderio ? Io qui direi la brama. La brama non e’ altro che la forza della volonta’ che in basso si manifesta per oggetti fisici sensuali. La stessa brama distolta dal sensibile, rivolta a oggetti un pochino meno volgari di quelli sensibili, eh, diventa un potere creatore. E per esempio l’artista ha bisogno di bramare una certa perfezione, di bramare una certa vittoria su se’ stesso per poter far scaturire l’opera d’arte; siamo ancora nella sfera della brama ma e’ molto meglio di quell’altra.
Tuttavia e’ ancora un bramare. Per esempio: bramare il successo, eh! sembra, dal punto di vista umano in realta’ assolutamente ammissibile, comprensibile, dal punto di vista spirituale e’ un grossissimo errore e si puo’ coltivare la via dello spirito e a un certo punto sentirsi veramente galvanizzati da un successo, per esempio: un incarico, una nomina, oppure il successo di un libro, eh… se li’ c’e’ un potenziale d’anima che vibra, e tutto cio’ che si raggranella con la meditazione se ne va’ all’aria, quindi li’ noi scopriamo che non desideriamo il mondo spirituale con la stessa potenza con cui desideriamo certe cose che si chiamano successo. Ma la cosa puo’ anche portarsi piu’ in la’ e c’e’ la possibilita’ di capirlo questo, piano piano, che non e’ che uno cessando di dare valore a certi successi esteriori non li debba conseguire piu’. No, li puo’ conseguire, anzi potremmo anche persino dire che li consegue meglio se riesce ad esserne indipendente. Quindi… tuttavia qui ci sarebbero da dire diverse cose perche’ e’ difficile che qualcosa che riguardi lo spirito abbia successo; se comincia ad avere successo bisogna dubitare fortemente, perche’ noi abbiamo sempre visto che cio’ che vale, e lo abbiamo veduto proprio in questi tempi, che cio’ che spiritualmente vale viene deformato, viene diffamato, viene distorto, non viene capito: quindi anche li’ si tratta di fare delle buone distinzioni.
Tuttavia, per ritornare al tema: il desiderio che cos’e’ ? E’ la brama, ossia il volere qualcosa che come volere si manifesta nella sfera del ricambio, la sfera della volonta’, la sfera degli impulsi motori. Poi pero’ acquisisce una dynamis del sentimento, allora diventa la brama in cui in fondo sentire e volere di un ordine non troppo elevato cercano il loro appagamento. E li’ abbiamo l’istinto, l’istinto e’ la mescolanza di queste… Che cosa avviene ? Quando questo istinto e’ cosi’ forte afferra il pensiero, domina il pensiero, il pensieretto non ha nessuna voce in capitolo. E la brama anzi ha persino la potenza di far servire il pensiero alla sua giustificazione. E… allora: bisogna che questa brama si esprima e crei le premesse delle sue catastrofi. E cosi’ strada facendo, di decennio in decennio, oppure di vita in vita, uno progredisce. Ma uno che segue la via della conoscenza questo lo deve scoprire subito. E deve scoprire, e’ importantissimo che scopra i legami verso valori che non esistono, che in realta’ non sono nulla, ed e’ importantissimo perche’ se entriamo in contatto con delle forze che non richiedono altro che il nostro moto di conoscenza, perche’ se noi siamo capaci di conoscerle, e’ come se incontrassimo degli animali selvaggi ma meravigliosi e pronti a servirci! Se noi li chiamiamo con la parola giusta. Se noi gli andiamo incontro con la forza giusta. Dobbiamo compiere quest’atto di conoscenza.
Altrimenti che cosa avviene ? Che noi seguiamo discipline spirituali e poi con un piede stiamo nella mondanita’ eh oppure nel mondo esteriore.
Per esempio se voglio portare l’esempio il piu’ … direi, il piu’ facile: se l’entusiasmo per una partita di calcio supera l’entusiasmo per una riunione spirituale, eh, uno bisogna che se ne accorga. Quindi una riunione spirituale, possiamo anche dire una meditazione, una operazione spirituale si dovrebbe scoprire che e’ il massimo… l’obbiettivo piu’ potente che noi ci poniamo, di modo che rivolgiamo verso un oggetto spirituale riconosciuto da noi, la forza del desiderio. E li’ il desiderio o la brama si educano, viene educato anche il sentire…. e quindi dobbiamo scoprire quando qualcosa che appartiene alla mondanita’ invece ha un potere piu’ forte.
Questo confronto lo possiamo fare continuamente mediante cio’ che ci avviene durante la giornata. Ci sono delle impressioni del mondo che ci… entrano in noi con una potenza e con una capacita’ di impressionarci innanzi a cui le impressioni interiori impallidiscono: finche’ le cose stanno cosi’ noi non camminiamo. Il giorno in cui invece noi sentiamo riguardo allo spirito la stessa potenza che esercita cio’ che la brama piu’ selvaggia scatena in noi allora siamo salvi.
E qui mi viene da ricordare un episodio che certamente il 90 % di noi conosce ma a questo punto bisogna ricordarlo: e’ quell’episodio che viene raccontato… una volta viene attribuito a Vivekananda … a Ramakrishna… insomma il fatto e’ questo… che una volta un discepolo chiese istruzioni al maestro per diventare un vero Yogi e si mise a fare tutto.
Passarono gli anni e ando’ dal maestro a dirgli : << Ma qui non succede niente, ancora non mi sono trasformato >>.
Allora il maestro gli fa : << E vieni, andiamo a fare il bagno insieme, dar Cerignola. >> E allora… andarono. Non era iL Cerignola, il Gange insomma: tanto per intenderci.
Quando furono nell’acqua chiaccherando a un certo punto il maestro gli balzo’… lo afferro’ per la cuticagna e gli ficco’ la testa sotto,nell’acqua. E ce lo tenne finche’ quello comincio’ a essere asfissiato, strangolato. Poi finalmente lo lascio’ libero e quello: “Ahh! Ahhh!”, fece una serie di respiri e il maestro non gli dette tempo di fare le sue rimostranze, gli disse subito: “Di che cosa sentivi piu’ bisogno quando stavi sott’acqua?”. “Eh! Dell’aria maestro!”. Beh, quando sentirai lo stesso bisogno dello Spirito allora avrai trasformato te stesso”.
E’ qui che noi dobbiamo scoprire quanto veramente noi vogliamo lo Spirito. Perche’ noi vogliamo un pezzetto che ci faccia comodo per giustificare la vita quotidiana e… per parlare, dare delle belle sentenze da Gigetto, oppure al bar della Fonteiana, per dire: “Aho’…! Guarda quello! Quello e’ un maestro!” E allora ci sentiamo maestri … eccetera, pero’ quando e’ il momento un certo evento fisico ci da’ un gran piacere, ce ne da’ piu’ che una meditazione: ‘ste cose le dobbiamo scoprire. Eh! Lo diciamo cosi’ un pochino alla bona, ma bisogna dirle cosi’ perche’ in fondo si tratta proprio di fatti interiori, non di arzigogoli.
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“La virtu’ e’ Potenza?”
(Mah… Kundalini e’ potenza.)
“Esercitando una virtu’ nasce nell’anima il vizio opposto. Come cristificare le virtu’?”
Eh… Bravo. Credevo che non lo sapessi questo qui. Invece vedo che lo sai. Esercitando una virtu’ nasce nell’anima il polo opposto. Ossia: esercitando una virtu’ noi abbiamo una grossa presunzione, diventare virtuosi, bravi, perfetti. E allora la parte opposta, a quella che e’ abitata e manovrata da esseri potenti, che dicono: “Ma che (vogliono) questi qua!”, si fortifica, si arrocca in una zona inattaccabile e domina da li’ e quindi uno si esercita nella virtu’ e dice “quanto so’ bravo!”. E qualcuno ci crede. Allora pero’ l’amico qui, amico in gamba, dice “Come cristificare le virtu’?”. Beh…qui dobbiamo spiegare perche’ ci sono magari amici che non sanno cosa significa cristificare la virtu’. Vedete, abbiamo parlato poco fa della brama, e la domanda, per quanto io abbia attaccato l’amico che ha scritto in maiuscolo e’ una domanda interessantissima, la quale col suo tema perdura: “perche’ esercitando una virtu’ nasce nell’anima il polo opposto”. Prendiamo i misitici del passato, i santi per esempio. Loro lo sapevano questo. Allora che facevano? Si mettevano certe graffe di acciaio, certi aculei che noi nemmeno immaginiamo. Per essere continuamente sollecitati a tirare il massimo del volere dal mondo degli istinti, in modo da non cedere agli istinti; ossia in modo che il volere loro fosse polarizzato verso il mondo spirituale. E si servivano di questa sofferenza. Questa sofferenza… noi dobbiamo capire anche questo: che persino il Pranayama, ossia una parte dello Yoga, dell’hata yoga, aveva questo compito: di strappare l’elemento spirituale mediante il respiro, separarlo dal fisico. Ossia erano operazioni che ancora si potevano compiere per esseri che avevano la possibilita’ di sentire lo spirituale nel corporeo. Ora noi non abbiamo piu’ bisogno di questo perche’ la situazione e’ peggiorata. E il cilizio ce l’abbiamo gia’. E che cos’e’ il cilizio? E’ il sistema nervoso. Non abbiamo bisogno di portare denti d’acciaio e grattacacie di latta dietro la schiena. Perche’ abbiamo il sistema nervoso che afferra tutti e afferra tanto bene che quasi tutti i nevrotici diventano poi psicologi. Perche’ si curano e poi dicono: “Guarda, qua posso diventare terapeuta anch’io”. La maggior parte di quelli che fanno psicologia sono dei personaggi nevrotici, curati e che poi hanno detto: adesso faccio pure io la stessa cosa. E pero’ c’era la paura di credere che diventassero piu’ psicologi che psicanalizzati, che pazienti. Invece la cosa dimostra che i nevrotici aumentano. So’ tutti nevrotici. C’ e’ il film di Cayatte che dice: Siamo tutti assassini. Noi possiamo dire: Siamo tutti nevrotici. Soltanto che un uomo che sviluppa la conoscenza se ne accorge. Se ne accorge ed e’ interessantissimo che scopra di essere un nevrotico. Perche’ se conosce opera. E se opera non solo puo’ diventare veramente non solo il guaritore di se’ ma anche di altri. Adesso ci sia consentito di dire che noi coi Cinque Esercizi del Dottore abbiamo guarito piu’ nevrosi senza far spendere un soldo a nessuno. Nevrotici che avevano pagato questo, quell’altro, alla fine so’ venuti da noi e noi gli abbiamo fatto fare un po’ di esercizietti e dopo la cosa e’ passata. Qualcuno di questi poi rimaneva da noi e continuava, e questo e’ interessante. Qualcun altro invece prendeva e via, e poi amici, rimanendo amici. La realta’ e’ questa: che quei Cinque Esercizi come li ha dati il Dottore? Li ha dati in questo modo: come correttivo oppure come antitossico per qualsiasi esercizio spirituale sbagliato. L’esercizio spirituale sbagliato e’ per esempio un esercizio dello yoga trascorso che riguardava un tipo umano costituito diversamente e che di colpo, brutalmente si applica a noi e…quello e’ un esercizio spirituale sbagliato. Qualcuno dice: “Ma a me fa bene”. E’ segno che tu sei uno dell’eta’ della pietra che ancora deve fare quel passaggio; oppure ti fa bene perche’ “ti sfrigulìa” la volonta’. E un minimo di volonta ci vuole per fare questi esercizi. Oppure l’esercizio sbagliato e’ lo stesso esercizio della Scienza dello Spirito fatto male, ossia uno capisce a suo modo gli esercizi e non li fa bene. E ci sono degli esercizi che se non vengono fatti bene posso essere anche piuttosto… non dico pericolosi ma danno un… qualche reazione. A questo punto noi diciamo: La Via del Pensiero e’ tale che se anche si sbagliano certi dettagli la forza del pensiero li corregge. L’altra considerazione e’ questa: che noi abbiamo i Cinque Esercizi. Questi Cinque Esercizi… – che del resto furono poi furono pubblicati nella seconda annata di Ur, questi qui Evola ebbe il naso buono, perche’ capi’ che erano importanti e li ha pubblicati, glieli ho dati io – e questi Cinque Esercizi sono tali che da soli potrebbero far camminare l’uomo e farlo arrivare anche anche all’ Iniziazione. Soltanto che … uno vuole molti esercizi perche’ crede che lasciando uno e prendendone un altro supera un limite che invece deve superare prima e quindi va a caccia del ciclo non conosciuto dello Steiner, del un ciclo raro, perche’cosi’ finalmente trova l’Iniziazione ma… non e’ il ciclo. E tu devi servirti dei cicli che hai. E li’ che devi lavorare. Non e’ che aumentando la lettura aumenta l’orizzonte, comunque con questo non voglio essere serio, e quindi non vorrei… uno si legge tutti i cicli che vuole. Pero’ dobbiamo dire “Cyclus non facit Initiatum”. E allora in questa operazione noi sbagliamo continuamente. Siamo corretti da questa costellazione di esercizi. Che il dottore avverte che sono dati apposta come correttivo di qualsiasi errore si compia nella via dello Spirito. Soltanto dobbiamo capire questo perche’ per prendere sul serio il Dottore bisogna capire Chi e’. E capire Chi e’ e’ la piu’ grande vittoria spirituale che un uomo possa conseguire perche capisce che e’ il vero maestro. E ve lo dice uno che e’ stato anche persino avversario di Steiner, perche’ prima di riconoscerlo come maestro ha combattuto con lui proprio punto per punto, leggendo e verificando quindi a un certo punto il premio e’ stato di riconoscerlo; ma se uno riconosce che e’ il Maestro dei Nuovi Tempi, il grande iniziato dei nuovi tempi allora puo’ prendere sul serio gli esercizi. E qui non e’ che abbiamo risposto alla domanda dell’ultra potente Walter. Perche’ dobbiamo dire come cristificare le forze.E’ qui che forse dobbiamo ricorrere a un altra domanda. Vediamo.
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“L’Epifania del Cristo sulla Terra in relazione alla circolazione sanguigna…”
pero’….
L’ altra domanda è questa:
“Si può dire che per noi la contemplazione della luce dell’Idea sia come fu per i Magi seguire la cometa? Essi trovarono il Cristo così come dovremmo incontrarlo anche noi nel pensiero libero dai sensi.”
Ecco qui abbiamo l’occasione di capire la polarita’ indicata nella prima domanda. Ossia noi tendiamo verso una virtu’ e abbiamo come opposto il contrario. Ed e’ soltanto con l’esperienza del pensiero libero dai sensi che noi capiamo che qualsiasi forza interiore scenda in noi e non viva in noi secondo il suo vero valore, il suo interno valore, ma serva la nostra psiche, diventa l’opposto. Per cui le piu’ alte importanti forze spirituali si rovesciano. Questo e’ il pericolo che attraversa l’uomo moderno. Qualunque essere cerchi la via dello Spirito… diventa… la via dello Spirito diventa la via del più tremendo egoismo… perchè? Perché non c’è la conoscenza che è richiesta per l’esperienza interiore dei nuovi tempi; non essendoci questo, ecco noi ci spieghiamo il perché, sia nello Yoga, sia nei sistemi orientali, sia nel cristianesimo mistico c’era un rigore tremendo, una sorveglianza continua di tutto ciò che si faceva, perché si sapeva, si conosceva questa legge.
Ora, questo noi come lo possiamo realizzare? E qui abbiamo veramente il sentiero del pensiero, che ci aiuta a comprendere. Per esempio la polarità che oggi veramente si presenta come quella del materialismo più pesante.
Prendete il ferro; il ferro è la sostanza più… più diffusa, più usata per la civiltà meccanica. E’ il metallo che domina, che è veramente uno strumento dell’ostacolatore, di quello che vive proprio nel mondo fisico. E noi possiamo ricordare che il dio dei metalli era quello che ha sedotto Giuda, e quello per cui Giuda era legato al mondo metallico, al mondo dei danari.
Un metallo, per esempio, come l’argento… che so… erano trenta sicli d’argento… è il metallo in cui c’era la potenza d’Arimane che agiva e la civiltà del ferro..- qualcuno l’ha chiamata la civiltà del piombo, ma siamo li’ in sostanza.
Comunque… questo metallo è un metallo che ha a che fare terribilmente con Arimane; Arimane domina. Guardate tutti coloro che sono impegnati in lavori meccanici… i metalmeccanici sono degli esseri che bisogna veramente comprendere, perché una certa virulenza dipende dal fatto che si trovano in un ambito in cui non c’è luce, questo meccanicismo è messo molto bene in evidenza dal famoso film di Charlot… e… luci… non mi ricordo… luci… eh?… Tempi moderni!
Questo è vero, però non è con la ricetta politica che si solleva… eh, ci vuole qualcosa d’altro, e il Dottore lo realizzò quando per due anni tenne le conferenze a quattromila operai di un’industria tedesca, e questi operai non vedevano l’ora di incontrare lui; s’erano talmente innamorati di lui che dava tutte… le risposte più belle, più importanti, anche sull’evoluzione… le ha date agli operai.
Questi operai s’erano talmente affezionati a lui che i sindacati si..s. i preoccuparono… e fecero un lavoro per farle smettere. Ma quella è la medicina, perché questi no… non è che cerchino gli au… la storia degli aumenti è una grossa illusione..tutti vogliono gli aumenti, e ci sono situazioni che possono evolvere senza bisogno di politica ma solo con provvedimenti legislativi e… ed equilibrati. Ma purtroppo la cosa ha marciato in un altro modo. Perché questi esseri hanno bisogno di luce spirituale.
La civiltà del ferro. La civiltà della macchina. Però noi abbiamo parlato qualche sabato scor..qualche sabato fa, a proposito di Giuda, che fu preso proprio da quella forza che agì attraverso il metallo. Ma non dobbiamo dimenticare che c’è il ferrum sidereum, che c’è il ferro di Marte, e che da circa cinquant’anni le forze di Marte agiscono sull’uomo in una maniera nuova… e… sono le forze del Buddha.
Adesso qui dico qualcosa che a qualcuno può sembrare una favola, ma l’azione dei Rosacroce, l’azione di Cristiano Rosenkreutz si è manifestata recentemente sulla Terra… recentemente parlo di.. e.. qualche secolo fa… con il far si’ che il Buddha operasse su Marte in maniera da inserire delle forze in Marte, che potessero giovare all’uomo quando tornando sulla Terra passa attraverso prima le stelle fisse poi i pianeti e poi passa per Marte e poi entra nella Terra. Da quel momento gli uomini che hanno una certa tendenza allo Spirito portano con se per via di Marte la forza del ferro sacro, ossia portano in se la possibilità di trasformare ciò che è inferiore nella natura umana, portano le forze del Buddha. Noi questo abbiamo cercato di spiegarlo una volta.
Le forze del Buddha, oggi, come vengono rispolverate e tirate fuori attraverso la situazione dello Zen sono qualcosa di… veramente… di lacrimevole, perché il Buddha è una forza che opera con il Logos, ma che agisce dall’interno: bisogna conoscere questo mistero.
Perche’ lo scienziato ha una certa calma quando indaga: perche’ ha una certa forza. Perche’ l’indagatore se e’ veramente in regola con certe leggi ha una calma profonda: perche’ il fenomeno fisico sollecita un pensiero umano non psichico; quindi sollecita una forza impersonale del pensiero, sollecita cio’ che c’e’ di piu’ potente nel profondo del pensiero, e che ha la possibilita’ di essere esente da qualsiasi moto dell’anima, del sentire, degli istinti. Questa forza e’ la forza del Buddha. Ossia noi questo lo possiamo tradurre in cio’ che e’ l’operazione della meditazione. Se noi siamo capaci di seguire la concentrazione del pensiero in maniera da far esprimere quello che veramente non ha niente a che vedere con cio’ che siamo, con cio’ che desideriamo, con cio’ che sentiamo, con cio’ che e’ istintivo in noi ma che tuttavia ha il potere di fluire come forza pensiero a cui ci siamo allenati, allora questa forza ha un potere di profondità per il fatto che porta con sé l’annientamento della brama inferiore. Veramente una forza buddhica, che da’ l’indipendenza buddhica al volere, ossia mentre ai tempi del Buddha Shakyamuni, di Buddha Shakyamuni, questa si esprimeva come una fuga dalla vita – e quindi una vibrazione piuttosto negativa del volere e del sentire, tuttavia necessaria a quei tempi – oggi questo diventa, nell’ operazione del pensiero, come una potenza liberatrice, come una folgore di pensiero che entri in noi e ci libera da qualsiasi istinto e desiderio.
Naturalmente è un’operazione che richiede una certa preparazione, però dobbiamo contemplarla, e un capitolo del libro La Tradizione Solare proprio l’ho dedicato a questo…ossia… noi abbiamo nel pensiero capace di immergersi nell’oggetto… (e…nell’oggetto fisico, però il pensiero attinge…alle forze piu’profonde di se stesso)…in questo pensiero abbiamo la possibilità del potere inserito in Marte dal Buddha, e quindi è un pensiero liberatore, è una potenza pensiero, che noi possiamo accogliere.
Qui non abbiamo il tempo… eh sì purtoppo… non abbiamo il tempo per dire che in sostanza, come il buddhismo viene, venne a correggere il brahmanesimo, a dare proprio un colpo al brahmanesimo.. non solo, ma anche a integrarlo in molte forme – e qui… sarebbe lungo dirlo – alla stessa maniera noi possiamo considerare il pianeta Marte come un luogo del brahmanesimo, un luogo dell’aristotelismo, mentre la polarità opposta e’ il Buddha, è Platone. Questo lo dico rapidamente per far capire di che…qual impulso sto parlando, come impulso che trasforma il ferro profano, la ferreità della civiltà nella ferreità delle forze che vincono il materialismo.
E qui non..non ho il tempo per dire che cosa significa… lo lascio a voi, il cammino dei Magi… è proprio questo.
Per chi conosce un certo capitolo del Dottore sa che la visita dei Magi corrisponde a un certo evento del Buddha: pace agli uomini di buona volontà…
E’… è la grandiosità del Buddha che ritorna per servire il Cristo, perché sei secoli prima del cristo il Buddha fu necessario proprio per… e… preparare il terreno nell’aura della terra la nascita di questo Essere. Ma tutto ciò che si espresse sei/sette secoli prima del Cristo, la nascita di Roma, la nascita della filosofia greca e poi Lao Tze in estremo oriente e poi la nascita del Buddha, tutto questo lo si può veramente riconoscere come una preparazione dell’aura della Terra alla nascita del Cristo (qui dovrei concludere prendendo tutte le fila ma sarebbe piuttosto un debordare).
Comunque possiamo dire questo: noi abbiamo continuamente la possibilità di vincere l’elemento infero da cui siamo abitati, perché senza elemento infero non avremmo una vita quotidiana anche con il suo equilibrio… se noi siamo… fossimo privi di Arimane ci muoveremmo come dei fantasmi, se fossimo privi di Lucifero saremmo degli esseri gelidi, incapaci di fantasia.
Che significa questo: che questi due esseri sono tremendi per noi se noi sbagliamo, se noi non abbiamo le forze della conoscenza e quindi li facciamo entrare a spadroneggiare nella nostra anima.
Ma questi due esseri ci danno qualcosa di meraviglioso… e Arimane ci da la forza nella sfera fisica, ma questa forza la dobbiamo impugnare noi, con la nostra volontà, con il nostro Io. Arimane… e …… Lucifero ci da la fantasia, l’immaginazione, che cerca di evadere dal mondo ma se noi l’afferriamo diventa una forza creatrice nostra.
Quindi qui noi ritorniamo a ricordare che dipende dal nostro atto interiore il mettere al centro della nostra vita ciò che conosce la vita, ossia l’Io spirituale in noi, ossia l’Io Logos in noi.
Spaini a Gentilli
Campione, 18 novembre 1948
Caro Gentilli,
Ho letto sul Goetheanum (la Rivista che veniva pubblicata) del 10 ottobre, il ”Sogno” pubblicato da Albert Steffen, nel quale, in una immagine appena velata e chiaramente riconoscibile, la Signora Steiner ci appare come la portatrice dell’Arabismo nella Società, in opposizione al puro cristianesimo rappresentato dallo stesso Steffen.
Finalmente ci troviamo davanti ad un documento che ci permette di formulare un giudizio sul suo autore.
Infatti, o questo “sogno” è stato pubblicato ad arte per suscitare nella Società Antroposofica un’atmosfera favorevole all’espulsione della Signora Steiner dalla Presidenza, e – in questo caso – ognuno può giudicare della moralità di una simile azione.
Oppure si tratta, come io ritengo, di una esperienza reale.
In questo caso la pubblicazione dimostra che il signor Steffen accetta senz’altro come verità qualunque sciocchezza gli venga incontro dal mondo spirituale, purché esalti la sua vanità.
Questa totale mancanza di discernimento prova, in ogni modo, la inettitudine del signor Steffen a presiedere la Società Antroposofica.
Cordialmente suo Marco Spaini
P.S. Trasmetto copia della presente al Segretario del Goetheanum
*
E’ stato dato il bel incitamento a festeggiare in modo possibilmente simile, nei diversi gruppi della Società Antroposofica, il decimo anniversario della morte di Rudolf Steiner, per sperimentare in tal modo più profondamente la forza unificatrice della sua parola e della sua opera.
Una bella idea.
E colpisce come particolarmente tragico il fatto che questo evento coincide con l’estremo acuirsi dei conflitti sociali che inesorabilmente spingono verso una decisione.
Che la crisi della Società venga appunto a culminare in questi giorni, pone in misura tutta speciale davanti alla nostra anima il problema come una questione di coscienza.
E ciascuno di noi deve porsi la domanda: dov’è il nostro dovere?
Dobbiamo cercarlo in una comoda tolleranza che, per evitare la lotta e serbare di fronte al mondo l’apparenza della fratellanza, lascia correre le cose come vogliono, sacrificando così il voluto ideale di una spiritualità pura e cosciente e distruggendo a priori ogni tentativo nuovo di una Società che si dedichi su basi rigorosamente etiche allo studio della conoscenza dello Spirito?
Oppure sta nell’impegnare tutte le nostre forze affinché si adempia il massimo desiderio nutrito da Rudolf Steiner per il movimento da lui fondato, e cioè che di esso si possa dire: ha esistito una volta, dedita allo studio dell’indagine spirituale, una Società che non ha tollerato, là dov’esso voleva imporsi, un vano giocare all’esoterismo, ed ha impedito che nel proprio seno, si affermasse la volontà di dominio che su quello s’appoggia facilmente, aprendo le vie alla ciarlataneria.
In ciò sta il massimo pericolo per ogni società che si occupa dei risultati dell’indagine spirituale; poiché essa è sempre esposta ad essere invasa dai più svariati elementi; è un pericolo a cui soggiacque spesse volte nel corso dei tempi, e a cui si può sfuggire solo vigilando con la massima severità.
Da questo deriva la quasi naturale predisposizione del mondo, che occultismo e ciarlataneria vadano sempre uniti.
Infatti il mondo si occupa solamente dei ben noti personaggi, molto in vista che, spinti dall’ambizione, vogliono con questo mezzo, crearsi un nome e una posizione nel mondo, e che, di quando in quando, vengono sollevati in alto dai flutti della vita sociale e politica.
Oppure sente parlare di piccole esistenze oscure, che usano la loro medianità a scopo di lucro e quindi soggiacciono facilmente alla tentazione di ingannare.
Colui che nel campo dell’indagine spirituale è puro, grande e incorruttibile, viene, come ben si sa, crocifisso e abbruciato, e riconosciuto dopo secoli, da un’umanità che nel frattempo, per opera di lui, è stata innalzata di qualche gradino.
Quando un tale martire ha lasciato la terra, proseguono a coltivare il suo lavoro i gruppi di uomini radunatisi intorno a lui perché da lui potevano ricevere risposta ai problemi che li assillavano; ora, riconoscenti, essi vogliono trasmettere ad altri quell’opera che insegna le vie del progresso spirituale.
E quando l’opera è cresciuta, e già comincia ad essere rappresentativa nel mondo, si accostano di più in più anche coloro che vogliono trovare in essa un campo dove esercitare la loro volontà di dominio e raggiungere ciò che altrimenti non è facile trovare nel mondo, un podio per salire più rapidamente.
Il bisogno che essi hanno di farsi valere trova un ostacolo nelle forze più modeste e meno egoistiche, che in quel campo hanno dovuto faticosamente creare, ed ora gli ambiziosi cercano di spinger quelle da parte, per brillare loro.
E se hanno ingegno, lingua lunga, molta cocciutaggine, pochi riguardi per gli altri, vi riescono facilmente. Poiché in una Società consacrata a mete ideali, non si suppone, a tutta prima, che gli uomini che ne fanno parte possano volere il male: si è fiduciosi, fidenti.
E ciò fornisce il terreno propizio per molte male tendenze.
Quegli ambiziosi ingannano talmente sé stessi, possono essere così convinti di sé, che non riesce loro difficile convincere anche altri.
E molto si può raggiungere per mezzo di allusioni mistiche, quando si crede fermamente in sé stessi!
Ma il maestro al quale si aggrappano, che vede intorno a sé queste aspirazioni, questi sforzi, che deve dare un posto alle diverse facoltà, dice, se è un vero occultista: Come non apro il cassettone chiuso di un altro per scoprire cosa esso contenga, così non mi è lecito, come occultista, scrutare le pieghe segrete di un’anima, per indagare cosa possa giacervi nascosto. Già il pensiero, che dietro alle pretese buone intenzioni, si nasconda dell’altro, rafforza il male ancora nascosto nel subconscio.
Il pensiero di un occultista è una forza più vigorosa del pensiero astratto ordinario. Perciò esso si proibisce quel pensiero anche quando ha ragione di presentirlo, anche quando, per questa ragione, egli a tutta prima ha rifiutato rapporti più stretti con tale discepolo.
“L’occultista deve lasciarsi ingannare…” Anche queste sono parole che Rudolf Steiner ha pronunciato.
Tragiche parole, perché hanno conseguenze ineluttabili, e perché il Maestro prende su sé il Karma del discepolo. Sempre di nuovo vi furono dei casi in cui si vide questa tragicità estrinsecarsi in tutta la sua grandezza.
Quando nei discepoli si palesavano la vanità e l’ambizione unite a frascherie mistiche, come le ciance intorno alle incarnazioni passate, Rudolf Steiner soleva dire: In una Società vastamente diramata, cose siffatte non si potranno mai totalmente impedire: si potrà venirne a capo, purché non ne entri mai nulla nella Direzione: se questa resta immune, si riuscirà ugualmente a tenere alto il livello della Società.
E sotto la sua direzione il livello fu sempre possibile: si riconosceva come naturale e indiscutibile la sua autorità…a meno che, per vanità offesa non si fosse uscito dalla Società e divenuto nemico giurato.
Naturalmente, coloro che a bella posta si oppongono agli influssi del massimo bene, si aprono tanto più ai nascosti sentimenti di odio, e in loro il male si accumula in misura stupefacente, diventa più forte di loro, si agglomera, ed ha inoltre la pericolosa qualità di agire suggestivamente, con la sua forza demoniaca, sugli altri.
Così si spiegano molte cose, altrimenti inspiegabili, nei destini di una Società come la nostra, e nella sorte, davvero inconcepibilmente tragica, della generosa Guida dell’umanità.
Sul terreno di fatti così negativi, simili alle ombre che accompagnano la luce del sole sulla terra, germoglia poi tutto ciò di cui si impadronisce l’odio che esiste nel mondo circostante, per denigrare una Figura radiosa, per rimpicciolire il Grande. Coloro che hanno sperimentato come possa venir odiato in un uomo ciò che è spiritualmente eccelso, come ciò sia insopportabile alla meschinità circostante, riconoscono che il loro compito più grande è quello di salvare, non solo la purezza della sua immagine, ma anche quella della sua opera, conformemente al suo desiderio così chiaramente espresso a questo riguardo.
Perciò non devono sottrarsi alla lotta per salvare la purezza di quest’opera, anche se avrebbero prescelto di ritirarsi piuttosto loro stessi.
La lotta viene loro imposta a forza, e diventa allora un dovere; e col riconoscere questo dovere la necessità della lotta s’accresce, dovesse pur l’anima spezzarsi.
Ma forse, appunto per questo, verrà un giorno in cui si potrà dire: Ha esistito una volta una Società, che almeno ha cercato, con tutte le sue forze, di tenere lontano da sé ciò che sempre di nuovo ha abbassato e indebolito altre Società del genere.
Forse che il franco guardare in faccia i propri errori può far progredire tutta una Società di quanto occorre, affinché le manchevolezze solite di tali Società non si ripetano in eterno.
Forse che solo per questa via è possibile la formazione di una coscienza fondata sull’Io, in interi gruppi umani. Poiché, ove non vi fosse la lotta per riconoscere gli errori che si insinuano in unioni più numerose di uomini, non vi sarebbe nemmeno una possibilità di sviluppo per gruppi umani, né superamento cosciente dei relativi e purtroppo sintomatici fenomeni negativi, né ascesa a più alti gradi di comunità; e l’umanità, non solo si consoliderebbe nel materialismo e vi affonderebbe, ma cadrebbe in preda alle demonìe.
Oh, ben si sa, in quel regno, perché le cose ci vengano rese così difficili: essi vogliono che la Terra appartenga a loro, e combattono per assoggettarsi i poveri uomini.
Quanto poco il Dottor Steiner si sia sottratto alla lotta contro sempre rinnovati assalti, appare da molti e molti dei suoi discorsi, e da molte introduzioni e chiuse dei suoi cicli di Conferenze. Citiamo ad esempio le parole con cui conclude le sue conferenze all’Aja (1913), il primo ciclo dopo la separazione dalla Società Teosofica. Esso è uscito ora in forma di libro, col titolo scelto allora da Rudolf Steiner: ”Quale importanza ha l’evoluzione occulta dell’uomo per i suoi involucri e per il suo Sé”. Nelle sue parole d’addio, egli vi parla della liberazione da ciò “che, in un certo modo, ci ha pure imposto dei ceppi, ceppi che, se vogliamo veramente progredire secondo le esigenze dell’evoluzione spirituale umana, ci sarebbero diventati, di giorno in giorno, più insopportabili…vennero interrotte forme di pensiero che hanno prodotto un certo influsso ostacolatore…E’ per noi una liberazione: pensieri che prima ci ostacolavano, devono ora come esulare dalle nostre file, veramente esulare…pensieri che prima operavano, non voglio dire come, in seno al nostro lavoro”.
Quindi egli continua: “Molte cose dovranno venir comprese, poiché il modo come, per es. si sono comportati i nostri avversari in Germania, e che ci ha portato alla necessaria difesa, ha mostrato ovunque, in ogni punto, il contrario di ciò che deve essere il modo di lavorare di un vero movimento occulto, ha cioè mostrato ad ogni proposito, una smania di tiranneggiare, rivestita di obbiettive menzogne. Un vero occultista non può che arrivare a non voler avere nulla da fare con coloro dei quali sa che non possono essere dei suoi. E cioè a non volerli avere nelle sue file. Questo è l’unico principio che può regnare in un movimento occulto: lavoro positivo e diritto di non occuparsi di coloro che lavorano su un altro terreno…Questa è stata l’unica pretesa che sia stata sollevata nelle nostre file. E chi esamina la cosa, potrà appunto vedere realizzato nelle nostre file questo sacro, antichissimo criterio di una vera comprensione dell’occultismo. Era infatti derisoria, per un vero occultista, la pretesa che la Sezione tedesca dovesse accogliere ognuno che volesse appartenervi per opinione propria e non secondo la valutazione della Sezione stessa. Ciò che allora chiedevano a noi i nostri avversari, e a cagione di che ci hanno scagliato contro ogni sorta di menzogne, equivaleva al fatto che gli uomini non dovessero camminare sulle gambe, ma sulla testa. Solo che al tempo nostro non si perseguono le cose fino alle loro ultime conseguenze”.
Ciò contro cui il Dottor Steiner ebbe a lottare è mostrato anche dal passo seguente: “Si è già arrivati al punto che in uno degli ultimi “Bollettini” si è dovuto dire che uno dei rappresentanti del sistema Besant in Germania ha detto persino che egli non comprendeva come mai quel singolare ragazzo (s’intende il giovane Krishnamurti) avesse potuto passare per una evoluzione come quella che si diceva avesse passato. Poiché, scrive quel signore, Annie Besant fa pompa di lui come futuro Cristo. Ma chi ha letto le non so quante incarnazioni di quel singolare ragazzo, saprà bene che Annie Besant non intende parlare di lui come fosse il Cristo dei Vangeli; essa dice solamente (dice quel signore) all’umanità europea, che colui che essa non ritiene essere il Cristo, è il Cristo.
Orbene, io credo che se è possibile che qualcuno stenda sulla carta simili cose, è già una prova sufficiente di fatti che non vogliamo più oltre caratterizzare.
Dunque, quanto avvenuto può veramente significare una liberazione. Voi pure lo avete sentito in questo ciclo che è stato per me, in certo senso, molto serio e solenne, perché è stato il primo ciclo del nostro nuovo Lavoro, nel nostro nuovo produrre. E in verità, solo il sentimento del dovere di questo nuovo produrre, ci ha dato la possibilità di sopportare con una certa equanimità tutto ciò che ci si è accostato in modi importuni, disgustosi e sfrontati.
Fate dunque sì, miei cari amici, voi tutti che avete potuto parteciparvi, che questo ciclo venga sentito nei nostri cuori come una certa inaugurazione di un nuovo periodo di lavoro.
Così vi ho salutati al principio, e così penso, siamo stati uniti in questo tempo in una intonazione armonica concorde.
E se, miei cari amici, questa volta non abbiamo veduto insieme a noi, taluno che forse vi sarebbe stato, ove i fatti precedenti non si fossero svolti possa qualche altra cosa, se noi la sentiamo nel giusto modo, sollevarci ben al disopra di tutto questo”.
Le mie delinquenziali simpatie nei confronti del Vate-Soldato sono ormai note al colto e all’inclita, e in maniera alquanto divertita prendo conoscenza dei malumori che suscita questa mia propensione per lui. Ma siccome il Cielo possiede, oltre che lungimirante spregiudicatezza, anche un curioso senso dell’umorismo, non si perita di inviare ad un malinquente lupaccio come me uno di quegli Angeli maliziosi e stravaganti, che disvelano le verità più «scomode» per coloro che vivono di menzogne, di affabulazioni, di abilmente mascherate finzioni e disinformazioni.
Da molto tempo, vi è tutt’una cerchia politico-esoterica – pessima accoppiata quella dell’esoterismo prestato alla politica, e quella della politica, che inquina e asserve l’esoterismo – di stampo evoliano-kremmerziano, la quale cerca di «infeudare» la Scienza dello Spirito donata da Rudolf Steiner e la Via del Pensiero, alla quale Massimo Scaligero aveva votato la vita. Per di più, nel minestrone-macedonia evolian-kremmerziano-antroposofico – un «fricandò con le cipolle» lo avrebbe definito il mio amico L., un «fritto misto di totani, calamari e gamberi» lo definirebbe il mio fratellaccio d’armi C. – ci mettono pure abbondanti dosi di cattolicesimo del più sentimentale, e una qual certa deferente «tenerezza» nei confronti della nota Potenza Straniera d’Oltretevere. Senza molti infingimenti costoro affermano oralmente e per iscritto che la Scienza dello Spirito di Rudolf Steiner e la Via del Pensiero di Massimo Scaligero, sono una ottima introduzione al tantrico «Yoga della Potenza» di Julius Evola e alla sedicente «alchimia trasmutatoria» a base di stravaganti «omelettes» e «coctails» dai discutibili sapore e fattura, proposta da Giuliano Kremmerz.
In particolare, questi gaglioffi – autentici pendagli da forca – stanno riscrivendo all’indietro la storia dell’esoterismo italiano del trascorso secolo. In cotale poco nobile intrapresa di falsificazione della memoria storica, questi signori (si fa per dire…) si sono occupati del «Gruppo di UR», facendo addirittura un gruppo di tal nome su «Yahoo!». In tale riscrittura si fa le viste di «svelare» gli eteronimi, o gli ieronimi, dei vari componenti del Gruppo di UR. In molti casi, costoro mentono per la gola, in qualche caso hanno preso per veri taluni fraintendimenti di alcuni autori.
Per esempio, Renato Del Ponte, evoliano e per decenni direttore della rivista «Arthos», persona onesta e limpida, indipendentemente dalle convinzioni «tradizionaliste» non condivisibili, scrisse in una sua rievocazione storica che ad «Arvo» corrispondeva il duca Giovanni Colonna di Cesarò, mentre è dimostrato che sotto tale pseudonimo si celava proprio Julius Evola, come si deduce abbondantemente dagli articoli inneggianti al «Neugeist» e alle sue «pratiche» allora in voga in Germania, e che mai il duca Colonna di Cesarò avrebbe potuto condividere. Del resto alcuni articoli di Evola con la firma di «Arvo» apparvero nell’edizione di «Introduzione alla Magia», edita dalla benemerita casa editrice Fratelli Bocca nel 1955, quando il duca era morto ormai da una quindicina di anni. Che «Arvo» in UR fosse Evola, era noto e reso pubblico sin dagli anni trenta da Mario Fille e Cesare Accomanni su «Asia Mysteriosa». Il duca Giovanni Colonna di Cesarò, figlio della Baronessa Emmelina de Renzis, si firmò «Krur» in UR, e cambiò il suo eteronimo in «Breno», quando KRUR nel 1929 divenne il nome della rivista, dopo la rottura tra Evola e i pitagorici Arturo Reghini e Giulio Parise. Il fraintendimento in buonafede è stato poi riportato il libri e riviste, e immortalato persino su Wikipedia, ove non vengono praticati rigorosi controlli sulla veridicità dei contenuti pubblicati.
Fraintendimenti in buona fede a parte, non possiamo tacere l’opera di falsificazione affabulante di quei figuri che sulla rete telematica affermano, con una faccia tosta degna di un venditore di macchine usate scassate, un po’ tirando a indovinare e molto mistificando, e pretendono di «rivelare» che per esempio un membro del Gruppo di UR, che in una monografia del 1927 si firma «Alba», sarebbe – a loro dire – la Principessa Elika d’Antuni del Drago, che già nel 1909 aveva accolto Rudolf Steiner a Roma a Palazzo Del Drago, ove tenne una serie di conferenze. Cotali gaglioffi fanno una serie di temerarie affermazioni, mettendo su un’operazione che Elleni e Romani – riferendosi alla falsa ostentazione di una spiritualità misterica – chiamavano «mistificazione».
Infatti, questi avventurieri dell’occulto – moralmente degni di quei gentiluomini di mare che gli ufficiali di Marina di S.M. Britannica erano un tempo usi impiccare all’albero di trinchetto come pirati – in una monografia apparsa in uno dei gruppi, facenti capo al motore di ricerca di «Yahoo!», dopo averci «comunicato» che Rudolf Steiner, dopo aver fondato la Seconda Classe della sua Scuola Esoterica col nome di «Mystica Aeterna» avrebbe – a loro dire – inutilmente chiesto a Theodor Reuss i cosiddetti «Arcana Arcanorum» del Rito di Misraim, che Reuss non avrebbe posseduto. Allora Steiner – sempre a loro dire – si sarebbe rivolto a Franz Hartmann, il quale lo avrebbe indirizzato all’Italia, essendo «l’Italia la fonte agognata dell’insegnamento». Chi fa una tale «misteriosofica comunicazione» sa di mentire per la gola, perché è noto che i rapporti tra il Dottore e Franz Hartmann furono sempre pessimi, e ciò sin dagli anni ottanta dell’Ottocento, quando già nel suo periodo viennese scrisse parole severe nei suoi confronti. E fin dal periodo nel quale Steiner era stato chiamato alla Presidenza della Società Teosofica in Germania, lo Hartmann operava attraverso Hugo Vollrath a costituire un gruppo teosofico a lui ostile a Lipsia.
Nel proseguo, i nostri intraprendenti pirati dell’occulto sfrontatamente affermano che: «Nel medesimo periodo, tramite Franz Hartmann, Steiner ebbe il suo contatto con l’Ordine Egizio, nella persona di Elika del Drago, principessa d’Antuni, e venne in Italia ripetutamente negli anni 1909, 1910, 1911 e 1912, per ricevere dai delegati dell’Ordine Egizio, le effettive pratiche, inerenti ai gradi 87, 88, 89 e 90 del Misraim. Di Elika del Drago, UR (1927) pubblicò l’insegnamento «De Naturae Sensu», sotto lo pseudonimo di Alba, giacché ella rappresentò veramente l’alba dell’antroposofia in Italia». Buum!!!
Si tratta di una palese e dimostrabile menzogna. Rudolf Steiner non aveva certo bisogno di venire in Italia per conoscere la principessa Elika d’Antuni del Drago nel 1909, perché la conosceva perlomeno dal 1907, quando ella partecipò alla rappresentazione del dramma di Schuré «I Figli di Lucifero», che fu messo in scena a Monaco. Vi è anche una lettera dello Schuré, inviata da Barr in Alsazia il 9 settembre 1907, nella quale il drammaturgo alsaziano scrive: « Sulla cartolina postale che vi ho inviato da Monaco, ringraziandovi della vostra, credo di avervi trascritto le parole della Principessa d’Antuni del Drago, mia vicina alla rappresentazione:
«Sono sconvolta. Non li avrei creduti capaci di ciò». Anch’io sono rimasto sconvolto. Perché ero giunto con le più grandi apprensioni e come l’incredulo Tommaso. Dalla seconda giornata di replica al teatro ero rassicurato. Ho dato alcune indicazioni, espresso alcuni desideri per certi dettagli ai quali ci si è conformati il più possibile. Ma ho avuto molto più da imparare che da criticare. Perché Steiner si è rivelato un professore di dizione, uno scenografo di prim’ordine, un costumista, un tecnico geniale, che stupisce gli operatori con le sue conoscenze meccaniche (per esempio nella sistemazione della stella di Lucifero che appare e brilla in diversi modi in parecchi momenti del dramma). Ciò che era ammirevole e che ha notato anche la Principessa d’Antuni, con il suo gusto greco-latino, è l’armonia generale, il carattere religioso e sacro che egli ha saputo imprimere al tutto».
Mentre in un’altra lettera del 17 marzo 1909, inviata all’indologo Angelo de Gubernatis, così scrive:
« Tra il 24 marzo e il 3 aprile il dottor Rudolf Steiner terrà presso la Principessa Antuni del Drago (Palazzo del Drago, alle Quattro Fontane) una serie di conferenze esoteriche sulla teosofia cristiana come egli la intende. La sua collaboratrice e organizzatrice, signorina von Sivers, mi ha pregato di indicare alla principessa un certo numero di persone interessate a questi argomenti. Siccome voi conoscete il tedesco e vi chiamate Angelo de Gubernatis, vi ho messo in cima alla lista».
Si trattava delle prime conferenze che il Dottore tenne a Roma, nelle quali incontrò pure Giovanni Colazza. Steiner a Roma fu il Maestro e la principessa Elika del Drago la discepola, non viceversa come affermano velenosamente gl’infidi kremmerziani.
Da decenni sono un appassionato ricercatore della figura della benemerita principessa. Nelle mie ricerche, condotte con l’ostinazione di un lupaccio affamato, ho avuto modo investigarne la biografia, anche attraverso amici della sua famiglia. Per cui – mi piace essere preciso nelle affermazioni in proposito – posso tranquillamente affermare che la nostra nobile discepola del Dottore si chiamava – è giusto riportarne i titoli – Donna Elika Spada Veralli dei Principi Potenziani, nata a Bologna il 7 ottobre 1874, e fu la seconda sposa di Don Ferdinando Maria Cristina Urbano Filippo Giovanni, Marchese di Riofreddo e Principe del Drago, nato a Roma il 21 febbraio 1857 e morto, sempre a Roma il 2 Maggio 1906. E qui s’inserisce l’aneddoto dannuziano del quale è cenno nel titolo dell’articolo. Dalla testimonianza di Giuseppe Tavanti risulta che:
«Gabriele D’Annunzio venne a Montecatini accompagnato da Angelica Spada Veralli, da poco vedova. Montecatini Terme ha reso omaggio a Gabriele D’Annunzio con un concerto monografico dedicato alle sue liriche che furono messe in musica dal conterraneo Francesco Paolo Tosti. D’Annunzio fu ospite illustre delle Terme: il poeta vate venne a Montecatini portando con sé tutto il fascino raffinato e decadente che accompagnava la sua figura di letterato, insieme al clamore scandalistico che suscitò la sua vita privata. Già annunciato nell’estate del 1901, il poeta giunse sicuramente alle Terme il 21 Luglio 1906, come attesta la firma sul libro d’onore del Grand Hotel & La Pace. Con lui venne la Principessa del Drago, ossia Angelica (più confidenzialmente Elika) Spada Veralli dei principi Potenziani, sposata con Ferdinando dei principi del Drago e marchese di Rioffredo».
Ulteriori ricerche mi fecero constatare che la nostra principessa, discepola fedele di Rudolf Steiner, della quale possiedo un autografo dedicato alla baronessa de Renzis, risulta esser deceduta il 18 ottobre 1919. Quindi non può aver partecipato al Gruppo di UR, né tampoco aver scritto nel 1927 l’articolo «De Naturae sensu» sotto l’eteronimo di «Alba». Del resto mi risulta che nessuna donna scrisse nelle monografie del Gruppo di UR, infatti neppure la principessa Ersilia Caetani Lovatelli si nasconde sotto l’eteronimo di «Ekatlos, come affermato dai mistificanti kremmerziani e poi ingenuamente riportato da altri.
Chi dunque era l’«Alba», autore del suddetto articolo, che non era antroposofo? Pur conoscendolo, non voglio rivelarne il nome, sia perché non voglio fornire ai pirateschi scarrafoni dell’italiota occultismo fognardo una notizia ch’essi poi sfrutterebbero sporcandola, sia perché mi è stato insegnato esser cosa buona che «i demoni della curiosità devono essere fatti morire di fame».
Ci sarà modo di ritornare sulla speculazione falsificatrice in opera ai danni del Gruppo di UR, dei nomi di Rudolf Steiner, di Giovanni Colazza e di Massimo Scaligero. Gli amici dovrebbero guardarsi dal bersi come verità quanto su un social forum come Facebook circola sotto i più disparati nomi sedicenti antroposofici scientifico spirituali, ove viene spacciato l’immangiabile minestrone catto-evolian-antropo-kremmerziano, proposto da personaggi che sono patenti provocatori, dediti alla mala arte della falsificazione e della mistificazione.
Dispiace infine leggere su «Antroforum» un articolo intitolato «Come sviluppare l’immaginazione. Uno scritto di Elika del Drago?», a firma di P. C., ove è detto:
« Secondo alcuni, la principessa Elika del Drago, partecipò al gruppo di UR, con lo pseudonimo Alba. Ur nel 1927 pubblicò postumo il saggio “De Naturae Sensu”, che credo di aver trovato in internet, e che mi ha colpito parecchio nel suo complesso. Si intravede come nasce la facoltà immaginativa, grazie all’osservazione della natura e alla relativa risposta interiore. Moltissimi spunti di riflessione di cose che ci accadono speso nella vita, ma che se non coltivate, vanno nel dimenticatoio.
Poiché l’ho trovato su un sito kremmerziano, in cui erano state evidenziate le parole Rito e Fuoco nel finale, come per evidenziare, un particolare rito del fuoco conosciuto in quell’ambiente, volevo chiedere se questa evidenziazione, secondo voi, è stata un’aggiunta postuma. Qualora fosse così, secondo voi a quale rito, la principessa ha fatto riferimento? Potrebbe essere quello della concentrazione o meditazione quotidiana?».
Conoscendo quanto sia inquinata la fonte kremmerziana, colpevole della suddescritta mistificazione, forse sarebbe d’uopo consigliare l’autore del suddetto articolo di essere alquanto più prudente nel proporre esercizi che hanno come scopo lo sviluppo non della «immaginazione creatrice» della Via rosicruciana, bensì della «percezione magica» di una Scuola occulta che non è quella di Rudolf Steiner. E parimenti dovrebbe essere più diligente e rigoroso nella verifica delle fonti, per non diffondere involontariamente notizie che sono vere e proprie menzogne. Come si dice amici avvisati…
Cari amici, con queste righe continuo quanto ho scritto sul mistero delle stagioni e poiché mi volete bene, già vi avverto che non ho ancora finito….
Allora: in cosa dunque consiste una cooperazione cosciente dell’anima alla nascita natalizia del “figlio di Dio”?
Naturalmente quello che qui si accenna e che riguarda l’evoluzione interiore individuale, non deve essere pensato come opera esclusiva nei periodi dell’anno dai quali in maniera generale provengono le relative forze.
Per l’anima umana è sempre Natale, come è sempre Pasqua, è sempre il Natale estivo, è sempre san Michele.
Questi tempi dell’anno si dispongono nella successione temporale nel mondo fisico-sensibile; hanno però un rapporto non temporale nello spirituale.
E’ solo che quando ci si trova nella stagione dell’anno appartenente all’uno o all’altro di questi punti culminanti, le rispettive influenze predominano e danno il ‘tono’ al complesso della vita dell’anima.
Il modo di comportarsi dell’anima che segue una disciplina esoterica, verso ciò che proviene dai vari momenti dell’anno, tenendo allo stesso tempo conto della extra-temporalità dei processi in questione, è noto a chi ha una conoscenza, anche elementare, della materia.
Però ora, per non rendere inutilmente complicata l’esposizione, continuerò a trattare la questione come se si trattasse di uno svolgimento temporale. Solo ricordiamoci che esso è parimenti temporale e fuori dal tempo.
Dopo le occulte nozze estive si produce nell’anima umana, fino a Natale, qualcosa di analogo al processo di gravidanza.
L’anima ha in sé il germe divino.
Ma il processo di maturazione del germe fino alla nascita natalizia deve compiersi, perchè nasca il “figlio di Dio”, mediante il concorso di una attività interiore cosciente dell’anima umana.
L’anima deve avviarsi coscientemente alla tristezza autunnale che la libera dall’ebbrezza luciferica e le rende possibile il congiungimento impersonale e cosciente col germe divino in essa deposto.
Dal 29 settembre l’anima deve accogliere in piena coscienza il ‘cenno’ di Michele, difendendo il germe divino dalla seduzione luciferica e dalla minaccia arimanica.
Allora, a Natale, ciò che si svolge nell’anima corrisponde veramente ai versi natalizi del “Calendario dell’anima”:
Io sento, come sciolto da incantesimo,
il figlio dello Spirito in seno all’anima;
in chiarità di cuore ha generato
la sacra Parola dei mondi
il frutto celestiale della speranza,
che giubilando cresce in lontananze cosmiche,
dal divin fondo dell’essere mio.
(Vers. di F. C.)
Come ho detto in principio, il tesoro spirituale, già accolto nell’anima nelle mistiche nozze dell’estate, è divenuto il “figlio” spirituale individuale dell’anima umana a Natale: il “figlio di Dio”, cittadino di una nuova umanità che si lancia verso le cosmiche lontananze dello Spirito, cioè verso la salvezza e la vita immortale: umanità nuova che è la vera “Chiesa di Cristo”, il suo corpo futuro.
Riassumendo questi pensieri con uno sguardo complessivo, si contempla da un lato il grande cosmo, espressione del Creatore e, da un altro lato il piccolo cosmo, cioè l’uomo, fatto ad immagine e somiglianza del Divino, che contiene nella sua struttura corporea-animica-spirituale tutto ciò che è nel grande cosmo.
E si vede, nel corso delle stagioni durante l’anno, compiersi ritmicamente un grandioso processo di respirazione.
L’uomo, durante l’estate perde sé stesso, si scioglie spiritualmente – anche nelle parti più sottili della corporeità – nel cosmo che gli dona tutta la sua bellezza, la sua forza, le sue gioie attraverso i sensi fisici.
L’anima, nell’estate, assorbe in sé, inspira in sé, tutto ciò che vive nel cosmo: che è forza e nutrimento per l’anima. Si può dire che, nell’estate, il cosmo dona sé stesso all’uomo.
Ma in essenza l’universo dona all’uomo il suo vero e inconosciuto fondamento: il Logos.
E a Natale cosa succede? Quello stesso universo che estivamente si stende bello e possente davanti all’occhio e agli altri sensi fisici, ora è nello spirito umano: è davanti allo sguardo interiore se si diviene capaci di non guardare fuori ma dentro l’anima, al “figlio di Dio” che, frutto delle nozze estive, nasce a Natale.
E’ una fenomenologia di vasta portata: in estate l’uomo vede con occhi fisici i prati fioriti, le lontananze azzurrine, i profili sfumati dei monti, la maestosa bellezza dei grandi laghi e del mare. Sente i profumi che il mondo vegetale esala.
Anche i veggenti parlano di prati fioriti, di spirituali profumi, di immensi spazi compenetrati di luce del mondo spirituale. Il mondo fisico-sensibile è uno specchio del mondo spirituale.
Quando a Natale nasce nell’anima il “figlio di Dio”, in esso l’anima veggente può contemplare le bellezze complesse e le forze che nell’estate l’universo ha presentato ai sensi fisici. Non è una sovramondana ripetizione! L’universo rinasce nello spirito umano, nel suo Io superiore e ha in questo Io, in forma spirituale ciò che l’universo manifesta nell’estate.
Perciò il Natale è l’estate spirituale dell’anima, così come nel colmo dell’estate si tesse il cosmico Natale occulto.
Come in maniera analoga, nel ritmo delle giornate, a mezzanotte inizia il movimento ascendente che porta al giorno e a mezzogiorno, col principio del declinare del sole incomincia veramente a formarsi la notte. Ad un certo momento è possibile ‘vedere’ la notte a mezzogiorno così come si può ‘vedere’ il sole a mezzanotte.
“Nel cuore della notte è il principio del giorno; nel cuore del giorno è il principio della notte”
A cominciare da Natale perciò, l’uomo può particolarmente darsi, con pienezza di risultato, alla pura contemplazione dello spirituale e può trovare in sé forze mature capaci di portare il puro spirituale nella sua azione: nella sfera della volontà permeata dalla potenza dell’Io.
Il Calendario dell’anima, nella settimana susseguente a Natale, dice:
Tutto dato a contemplare
il manifestarsi dello spirito
acquisto luce dell’essenza dei mondi.
Cresce la forza del mio pensiero,
chiarendosi, per me dare a me stesso,
e risvegliatore mi si scioglie
dalla potenza del pensare
il sentimento del sé.
(vers. di F. C.)
Il vero sé dell’uomo, il suo vero Io, non è altro che il ”figlio di Dio” che rinasce nell’anima cristificata ad ogni Natale: il frutto del processo indicato in queste righe.
Sarebbe quanto mai necessario che il messaggio spirituale che si esprime nelle immagini come quelle che si è cercato di esporre qui intorno al decorso spirituale dell’anno e del Natale, venisse accolto, in qualche misura dai contemporanei: perchè l’uomo contemporaneo è veramente tutto immerso e chiuso nell’imbozzolamento del gorgo, al cui centro Satana annienta l’Io umano, se l’Io, ricongiungendosi consapevolmente con le forze della Resurrezione non cooperasse alla maturazione del figlio dello Spirito (e qui occorre trasferirsi dal senso temporale-annuale a quello extra-temporale a cui si allude).
Non vi è più posto e luogo interiore per una ulteriore involuzione dell’uomo su questa terra: oltre a quella che c’è già stata rimane solo la distruzione, l’annientamento dell’uomo. Questo è il senso delle guerre mondiali che non sono per nulla cessate ma sono continuate, sorpassando con inaudite atrocità tutto quello che l’umanità aveva dovuto sopportare in quei tempi che, con terribile ironia, i pretesi uomini civili chiamano barbari e primitivi.
Proprio in questi tempi la pretesa “civiltà” contemporanea sta dando un magnifico spettacolo del suo vero essere: essendo nata con il materialismo.
Ora vediamo gli effetti del considerare lo spirituale come una ingenua mitologia di altri tempi.
Gli uomini moderni, così pratici, sicuri di sé, così istruiti, hanno saputo scatenare gli spiriti della distruzione in maniera tale che ormai solo la fede nella potenza risanatrice dello Spirito può dare, a chi sa qualcosa o intende la sua silenziosa chiamata, conforto e coraggio per proseguire nel penoso cammino.
Al Golgotha complessivo dell’umanità che stiamo vivendo, seguirà la luce dello Spirito – poiché “l’antica pietra ha ritrovato la sua folgore”. Ma tutto quello che è continuazione a vuoto del processo involutivo nella materia è condannato e non sopravviverà.
Le verità spirituali che rivivono in quelle anime in cui viene accolto il “figlio di Dio”, sono luce di speranza, incitamento a compiere i doveri prefissi, guida in mezzo ai dolori, alle sofferenze, ai pericoli a cui si è partecipi quali fratelli della umana famiglia, membri dell’umanità dolorante e aberrante, che non va rinnegata, ma che va fatta propria con la potenza della compassione e dell’amore
Rastignac
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13 giugno 1916
Parlo io, Sigwart.
Oggi non parlerò che della natura dei Deva. Essi devono compiere qui dei lavoro ben definiti e devono sempre aver terminato il loro compito in un certo lasso di tempo.
Sorvegliano, per così dire, questo mondo celeste del devachan. Decidono se qualcuno può entrarvi oppure no. Abbracciano con un sol colpo d’occhio gli spiriti e riconoscono subito il loro grado di maturità devachanica. Qui essi dirigono tutto; anche i Maestri, che sono i nostri istruttori, sono loro sottomessi perché non è passato così molto tempo da quando ancora portavano l’abito fisico.
I Deva sono sette e sono a capo di diversi gruppi di servitori. I servitori sono indescrivibilmente buoni e il loro unico pensiero è quello di colmare di benefici coloro che hanno bisogno di aiuto o di qualche consiglio per fare del bene. D’altro canto aiutano e servono principalmente i sette dirigenti.
Questi ultimo sono molto più severi perché sono divinità che portano tutta la responsabilità, che promanano le leggi e che non hanno il diritto di fare delle eccezioni. Essi sono i dirigenti dell’evoluzione della terra anche se sono sottoposti a Dei superiori, ma di questo non posso parlare.
Non ho ancora incontrato i sette Grandi, vedo solo i servitori che sono molto numerosi.
Mi fa piacere incontrare queste nature magnetiche, sante e devote.
Sono sempre loro che abbelliscono il sonno degli esseri umani incoscienti (quelli che qui dormono) con spettacoli meravigliosi, ma per questi addormentati non sono che bei sogni.
Quando ho saputo che qui esistevano delle grandi potenze, ho creduto da principio che fossero gli Arcangeli, di cui si sente spesso parlare, ma non sono loro. Gli Arcangeli sono altre entità ma non posso dirvene nulla.
Ho anche iniziato a godermi il riposo. Tutto ciò che ho cercato l’ho già trovato e ora sono pronto per far fronte alla più forte corrente di felicità.
28 giugno 1916
Parlo io, Sigwart
Voglio oggi parlarvi di diversi gradini di evoluzione che si incontrano qui, nel mondo celeste.
Ve ne sono molto meno che nel mondo astrale, perché ciò che si pone al di sopra dei Deva non ha qui il suo posto. Qui i più elevati sono i Deva, è così che noi li percepiamo.
Al di sotto dei Deva, si trovano differenti stati o livelli di evoluzione.
Il più basso è quello degli esseri umani che qui dormono. Sono coloro che sulla terra si dedicarono unicamente e costantemente agli interessi inferiori.
Al successivo livello si situano coloro che forse erano dei grandi sulla terra, ma che sono rimasti piccoli nello spirito. Anch’essi passano generalmente il loro tempo del devachan dormendo.
Seguono coloro che sono svegli a metà. Sono già molto più evoluti e pur tuttavia non sono ancora maturi per vivere tutto coscientemente. La maggior parte dell’umanità, senza dubbio si situa a questo semi-livello.
Poi vi sono coloro che hanno più maturità, che si erano sforzati di trovare lo spirituale sulla terra, ma che non si sono ancora sbarazzati delle loro numerose idee errate.
Troviamo in seguito coloro che sono ancora più evoluti grazie agli sforzi prodotti nel corso delle loro ultime vite terrene. Questi sono qui gli esseri coscienti e sono essi che costituiscono la mia cerchia perché -ve l’ho già detto- vivo totalmente in questo mondo celeste e sono totalmente cosciente.
Al di sopra di questi ultimi si collocano esseri umani superiormente evoluti, dotati di ogni sorta di forze, che tutto dominano. Sono coloro che impartiscono insegnamenti, e poi i Maestri. Per loro non esistono più leggi. Sono ciò che vogliono essere, vivono nella sfera nella quale vogliono vivere, tutto è loro possibile senza pena. Sono i nostri aiuti, i nostri amati maestri.
Con ciò spero avervi dato un’immagine chiara degli abitanti di questo mondo.
Tutto vostro Sigwart.
26 ottobre 1916
Io, Sigwart, voglio parlarvi di ciò che si trova al di sopra di voi, del firmamento luminoso, della regina della notte e delle stelle che, come punti luminosi appaiono nella volta celeste notturna.
Le stelle là in alto sono dei mondi che si trovano a differenti livelli di evoluzione e sui quali ci siamo spesso incontrati durante la notte. Abbiamo bisogno di loro per l’evoluzione del nostro Sé. Sono stati creati per ricondurci sulla via, affinché si possa tornare ad essere le entità spirituali che siamo stati all’origine.
Mondi d’origine, voi che in tempi lontani siete stati la nostra patria! Mondi che sono stati sottratti allo sguardo umano fino a che le nebbie diraderanno e gli uomini sapranno di nuovo servirsi delle loro ali!
E’ così che ho visti tutti questi mondi, la cui grandezza vi intimorirebbe.
Le stelle, che voi contate nelle notti di nostalgia, si trovano davanti a me come un libro aperto.
Possiate pensare alle stelle in questa maniera, non come bambini che accettano le cose ingenuamente, ma come dei saggi che comprendono sempre più ciò che vive e si muove intorno a loro!
11 gennaio 1917
Si, sono presente io Sigwart.
Quando avevo delle difficoltà a percepire i vostri fluidi e a raggiungervi, questo era dovuto a correnti che non erano corrette. La causa erano i vostri pensieri o perché voi stessi non eravate nell’armonia richiesta. Tutto ciò ha un forte impatto sulla nostra relazione!
Bisogna che sappiate che dovete trovarvi in certe disposizioni quando desiderate entrare in relazione con me, perché spesso potreste facilmente eliminare tutti questi ostacoli.
Per esempio, quando siete attorniati da persone che producono correnti contrarie, queste correnti agiscono, indirettamente, così fortemente su di voi e sul vostro stato, che difficilmente mi apro un varco. Gli esseri umani non sospettano il ruolo che anche la più piccola cosa possa giocare nel mondo spirituale.
Ogni pensiero agisce ed equivale a delle azioni! Innumerevoli errori vengono commessi su questo piano, perché gli uomini credono sempre di esseri liberi di pensare quello che vogliono. Per tutto il tempo che questa idea falsa persisterà, l’umanità non potrà elevarsi.
L’elevazione non sarà possibile fino al momento in cui ciascuno avrà il dominio dei suoi pensieri.
Agiscono ancora fortemente le azioni di numerosi spiriti malvagi che sono soddisfatti quando le persone pensano male. Essi si insinuano dappertutto e soprattutto presso coloro che cominciano a sorvegliare e a controllare il loro pensiero; rendono la vita dura specialmente a questi ultimi perché sanno che l’essere umano acquista improvvisamente un potere quando si sforza in questo senso.
Anche se dovete faticare, credo che potrete fare ancora meglio. La vostra vita interiore sarà molto più calma; è l’unico modo per trovare la felicità che gli umani continuamente cercano.
Dunque ciò che conta sono i pensieri non le azioni, perché queste ultime non ne sono che le conseguenze! La cosa più importante è ciò che le precede cioè il pensare.
La faticosa esistenza terrestre è sopportabile solo se ciascuno ha trovato in sé stesso la felicità e la calma. Trovare la felicità in se stessi significa: non cercarla mai al di fuori, ma sempre in sé e costruirla tentando costantemente di vincere le tentazioni che si avvicinano dall’esterno.
Certamente presagite come tutto può diventare più luminoso e facile grazie a questi consigli.
Vostro Sigwart
8 marzo 1917
Vorrei dirvi qualcosa riguardo a mio figlio. Le vostre idee, per ciò che lo riguarda, sono false!
Ciò che a voi sembra tragico riguarda solamente le circostanze fisiche.
Tutti voi dite: “Il bambino non ha più il padre”. Se sapeste quanto questo pensiero a noi sembra falso! Vorrei aiutarvi raccontandovi come ci siamo trovati, lui ed io.
Egli ha desiderato questa incarnazione, perché lo avrebbe liberato da un pesante fardello che portava. Lo scopo al quale aspiravo era di portarlo alla vita, ma che in seguito, avrebbe completato il percorso senza di me. Eravamo d’accordo. L’abbiamo fatto rispondendo ad un desiderio pienamente cosciente e con lo scopo di progredire: lui ed io.
Sapevo che sarebbe arrivato quando io dovevo partire; dovevo dargli degli elementi di cui aveva assolutamente bisogno per la sua vita terrestre. E’ per questa ragione che ci siamo incrociati.
Se non fossi partito, giustamente non sarebbe venuto nel presente, perché si è nutrito della mia vita o ne è nutrito. Era la determinazione fondamentale della sua vita; è soltanto così che può arrivare al grado di evoluzione al quale deve giungere. Sono molto vicino a lui, non veramente perché io sono o ero il padre, ma perché gli ho dato delle forze che provenivano da me, e perché già in altre vite sono stato suo amico e consigliere.
Io Sigwart vi ho detto questo.
24 marzo 1917
Vi tendo le mani, miei amatissimi, per parlarvi di nuovo di questo mondo.
Ascoltate: succedono qui avvenimenti esattamente come possono capitare tra di voi.
Relazioni meravigliose si stabiliscono qui tra coloro che sono dello stesso livello. Ritrovamenti, auguri di benvenuto, felicità di riconoscersi e ritrovarsi…è questo che noi viviamo!
E’ paragonabile ad un onda luminosa che irrompe improvvisa e che, secondo la forza del suo contenuto, diviene incandescente. Della stessa qualità è la corrente che cambia in mille modi, che si illumina di mille colori, che si dispiega in un mare di colori e che risuona in un modo così bello… come le sinfonie più maestose. La festa è di entrare nella corrente degli altri, in quelle dei fratelli e delle sorelle di questo mondo che sono, si potrebbe dire, risvegliati a nuovo, dunque anche rinati.
Festeggiamo tutti coloro che riappaiono e che appartengono al nostro grado di evoluzione.
E’ un eterno arricchimento in tutti i sensi. Ciò che vivo con la musica, mi rende sempre infinitamente felice perché vibro al suo ritmo e perché, durante questo tempo, creo opere attingendo dalle profondità dei miei sentimenti. Più si ha del sapere, in qualunque campo, più si può mettere a profitto cogliendo gioia.
Conoscenze e “saper fare” non vengono perduti qui, restano per l’eternità.
Dunque mettetevi al lavoro con coraggio!
Sigwart
25 marzo 1917
Vi sono molto grato per avermi chiamato, perché spesso vorrei incontrarvi ma siete troppo occupati.
Chiamatemi il più spesso possibile perché, al presente, posso raggiungervi in ogni tempo.
Sono indipendente, lontano da ogni sfera di ostacolo o di perturbazione. In questo consiste la grande felicità della beatitudine nel devachan. E il “vivere il proprio essere”, è l’attività di cui, inconsciamente, abbiamo nostalgia e che è il desiderio fondamentale della nostra vita terrena.
Tutti i sentimenti di felicità che vi può procurare una “gioia perfetta”, non sono che dei piccoli presentimenti di ciò che noi viviamo qui.
Più l’essere umano sulla terra assimila, sente e comprende intensamente, più la sua vita devachanica sarà ricca. Qui la vita dipende dalla nostra capacità più o meno grande di “sentire”.
Pochi lo sanno, non comprendono per niente la profondità di questo mondo che si estende in tutte le direzioni. Credono che il punto più alto del godimento sia quello materiale, ma questo fa loro molto torto perché, abbandonandosi alle gioie e ai godimenti solo fisici, si uccidono le gioie dei piaceri spirituali. Non dimenticatelo al fine di arricchire la vostra vita qui! Aprite i vostri occhi, le vostre orecchie e i vostri organi di sentimento -questi organi che si trovano nel profondo di voi stessi, e che, nella sfera della vostra coscienza ancora dormono.
L’ho fatto anch’io, e quale ricchezza ne ho ricavato!
(continua)
*
Omnia vincit Veritas.
Siccome ho una delinquenziale simpatia per Gabriele D’Annunzio – e anche solidarietà perché, sapete com’è, tra lupacci cattivissimi e incalliti malinquenti ci si vuole un gran bene… – e siccome non credo che si debba dar credito alle molte calunnie, alle tante diffamazioni, che il mito «virtuista» (come lo chiamavano Arturo Reghini e Vilfredo Pareto) e l’azione distruttiva ed omnicorruttrice che la corrottissima Potenza Straniera d’Oltretevere con grande abbondanza per oltre diciassette secoli – davvero troppi – hanno generosamente profuso sulla nostra povera Italia caduta in mani tanto sciagurate, non mi devo preoccupare dei giudizi e dei pregiudizi dei piccoli uomini e dei macachi su di lui. Mi preoccupo, invece, e moltissimo, del fatto che nell’ambito della Comunità spirituale circolino, pensieri imperfetti e generici, molte deformazioni e talune inconsapevoli menzogne.
In questo campo, la buona fede non è sufficiente. Quando venni accolto, prima da Massimo Scaligero e poi da discepoli fedeli di Rudolf Steiner e di Marie Steiner del Lascito, nella Scuola Esoterica, presi molto sul serio l’esigenza dichiarata a chiarissime lettere dallo stesso Rudolf Steiner, ossia «l’impegno di fronte alla Potenza Sacra di Michele, non solo di dire quello che in buona fede crediamo essere la verità – questo impegno gli esseri umani lo assumono a fior di labbra con grande facilità e leggerezza – bensì di indagare il più profondamente possibile per verificare se sia veramente verità quello che crediamo essere verità. Perché menzogne o non verità, anche pronunciate in buona fede, agiscono in maniera distruttiva nel movimento spirituale».
Nelle pagine passate di questo sito, sono state pronunciate parole molto affrettate e superficiali sul Vate-Soldato, e sulle sue tendenze ed aspirazioni esoteriche. Nei suoi confronti sono state usate, con una certa leggerezza parole del Dottore – cosa che reputo impropria – e contro di lui sono stati usate espressioni guenoniane come «controiniziazione» o «pseudoiniziazione» a proposito di una sua appartenenza alla massoneria. Nesciunt de quo loquuntur.
Essendo – ancorché bene informato, per quanto possibile, in proposito – un lupaccio solitario, ed un orso dal pessimo carattere, evito – per incoercibile tendenza alla disobbedienza – d’intrupparmi in Obbedienze, massoniche o meno, nelle quali abbondano mediocrità, arrivismo e stupidità (ma ci sono anche – è giusto riconoscerlo – tante brave persone, come in ogni consorzio umano, e qualche raro sapiente), non spetta quindi a me la fatica e il fastidio della loro difesa: che se la sbrigassero loro, se la cosa a loro piace. Molto diverso è il discorso sul principio dell’Iniziazione, e delle forme rituali o non rituali della medesima.
Concetti guenoniani di «controiniziazione» o di «pseudoiniziazione», sarebbero – a mio modesto parere – da evitare, anzitutto perché in se stessi scorretti e fuorvianti, e soprattutto perché sono proprio i concetti che René Guénon adopera, in maniera ostile e denigratoria, nei confronti di Rudolf Steiner. E lo stesso vale per i concetti di «iniziazione virtuale» e di «iniziazione effettiva», che tante illusioni e speranze creano nell’anima degli sprovveduti. Affermare poi che «dal 1890 i rituali massonici siano obsoleti» è una grossa sciocchezza. Vuol dire non avere idea di che cosa sia un simbolo, né che cosa sia e come operi un rito. Manca, evidentemente, sia una adeguata conoscenza esoterica che una conoscenza semplicemente storica.
Come sarebbe da evitare, al fine di farsi un giudizio corretto e onesto, di attingere a fonti dedite alla sindrome complottarda compulsiva, a quelle personalità e a quei siti che, pur svolgendo un’attività di parossistica denuncia delle mene «mondialiste» o «globaliste» che dir si voglia, mostrano chiaramente che la loro plot-theory con i suoi toni sommessamente apocalittici è espressione, goffamente variata, del medesimo male che pretenderebbero denunciare: manipolazione delle coscienze, suscitamento di stati d’animo, poi facilmente manipolabili e strumentalizzabili per ben celate finalità politiche e confessionali. Viene da loro accuratamente evitata, invece, l’indicazione di quale sia la vera schiavitù, che asserve l’uomo attuale e che lo rende di conseguenza facile oggetto di ogni manipolazione e strumentalizzazione: il passivo stato della coscienza riflessa, legata alla mediazione univocamente sensoriale della percezione e cerebrale del pensare. Così come viene accuratamente evitata l’indicazione della Via della liberazione: l’Ascesi del Pensiero, capace di svincolare radicalmente attraverso la concentrazione l’atto pensante dalla mediazione cerebrale.
Quanto all’efficacia dei rituali massonici, posso riportare quel che mi disse in proposito Massimo Scaligero stesso. Egli mi riferì – e ritornò con me e con altri in varie occasioni sull’argomento – di una discussione ch’egli aveva avuto con Romolo Benvenuti ( che su queste cose, in effetti, conosceva e capiva il giusto), il quale negava per l’insipienza di molti massoni (e su questa aveva, invece, molta ragione) ogni efficacia ai rituali massonici. Massimo Scaligero obbiettò che Romolo Benvenuti errava, e che i rituali massonici agivano ex opere operato, ossia per la forza spirituale intrinseca del rito e non per la sapienza o la degnità dell’operante, e che di conseguenza, se l’ignoranza fosse sufficiente a paralizzarne l’efficacia, i riti delle Chiese delle varie confessioni sarebbero ugualmente tutti inefficaci, il che non è. Con un mio qual certo dispiacere per quel che riguarda una certa Chiesa. Addirittura, ad una personalità, che era giunta alla Scienza dello Spirito infarcita dei molti pregiudizi provenienti da un problematico passato politico – la politica, ogni politica, è una cosa sudicetta assai assai – la quale gli chiedeva cosa egli pensasse della massoneria, Massimo Scaligero si limitò a dire che vi sono massoni buoni e massoni cattivi.
Ma, soprattutto, parole molto chiare le pronunziò Rudolf Steiner. Ebbi modo di parlarne varie volte nei miei molti colloqui con Hella Wiesberger (l’ultima volta l’ho vista il 29 agosto di quest’anno ed è, pur novantatreenne, sempre lucidissima), del Lascito di Rudolf Steiner e di Marie Steiner, e mia carissima amica. Per scrupolo di esattezza, riporto quel ch’ella scrive nel suo Rudolf Steiners esoterische Lehrtätigkeit. Wahrhaftigkeit, Kontinuität, Neugestaltung. Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1997, pp. 180-183:
«La messa in sonno della cerchia di lavoro in seguito allo scoppio della prima guerra mondiale e la presa di posizione che ne scaturì rispetto alla frammassoneria.
Una causa che senza discriminazione di razze e di interessi doveva servire l’insieme dell’umanità passa dal bene al male allorché diviene la base della potenza per certi gruppi umani.
Tratto dalla prefazione fatta da Rudolf Steiner per l’opera di Karl Heise «Entente-Freimaurerei und der Weltkrieg», Basel 1919, ristampata in «Beiträge…» Nr.24/25, Pasqua 1969.
Nella descrizione che Rudolf Steiner dà nella sua Autobiografia circa l’istituzione cultica di conoscenza, si può leggere che questa fu «messa in sonno», a partire dallo scoppio della guerra 1914/18. E ciò, benché non si trattasse di una società segreta, per il fatto che essa sarebbe stata ugualmente considerata come tale. Nel suo articolo «Rudolf Steiner era un frammassone?», Marie Steiner riferisce che egli aveva allora deciso che l’istituzione sarebbe stata disciolta. Come segno di ciò egli strappò il documento – da non confondere questo con il «Contratto e accordo fraterno» riprodotto in GA 265 – che la concerneva. Indubbiamente, egli agì in questa maniera, perché dall’inizio della guerra ci si poteva rendere chiaramente conto che attraverso l’intervento di certe società segrete occidentali, la frammassoneria era stata deviata e messa al servizio dell’ «egoismo di certi popoli», mentre in origine essa difendeva «una causa buona e necessaria» ed era al servizio dell’intera umanità.
Egli considerava che questo abuso a profitto di finalità politiche particolari era ugualmente responsabile dell’evoluzione catastrofica che fu provocata dalla guerra del 1914, e lo condannava fermamente. Nel corso di conferenze fatte durante gli anni del conflitto dal 1914 al 1918, questo tema – cfr. la serie di sette volumi di «Storia cosmica e umana» – viene abbondantemente trattato. Egli ci teneva molto a che si formi un’opinione sui retroscena occulti che sono all’origine della guerra. Egli ci teneva anzitutto a che si potesse sapere chiaramente a chi incombeva la responsabilità di quel conflitto. È per questo motivo che in risposta ad una richiesta, egli redasse una prefazione per il libro di Karl Heise sulla frammassoneria. Che quest’opera fosse poi buona o cattiva non entra qui in discussione. Essa aveva perlomeno il merito di essere la prima a divulgare alcuni documenti confermanti le tendenze evocate da Rudolf Steiner.
La severa condanna delle speciali tendenze politiche di certe società segrete occidentali, non aveva affatto di mira la causa massonica in quanto tale. Ciò venne confermò per esempio per il fatto che poco tempo dopo la fine delle ostilità, Rudolf Steiner consigliò ad un membro della «sua istituzione simbolica cultica messa in sonno» di sollecitare la sua ammissione in seno alla massoneria. Ciò risulta dalla sua lettera a Rudolf Steiner, che porta la data del 25.02.1919 ove si può leggere: «ho seguito il Suo consiglio e il 13 febbraio sono stato iniziato come membro dell’Ordine dei frammassoni. Sono entrato nella Federazione della Gran Loggia Madre degli Stati Prussiani, detta «Ai Tre Globi», affiliato alla Loggia di S. Giovanni «Alla Roccia sul Mare», la stessa della quale fanno parte i nostri amici A.W. Sellin, Kurt Walther, così come Hackländer di Wandsbeck. Spero che mi sarà possibile di risvegliare a poco a poco in quella cerchia un certo interesse per l’occultismo di orientamento antroposofico e di coltivarvelo. È sotto questo aspetto che ho fatto il mio passo. Speriamo che la ripresa delle riunioni nella nostra comunità occulta sarà presto possibile». (Johannes Geyer, allora pastore ad Amburgo, a partire dall’autunno del 1919 insegnante alla Scuola Waldorf di Stoccarda. Dal 1912 fece parte della Scuola Esoterica di Rudolf Steiner. Secondo l’abbozzo della sua biografia, contenuto in «Der Lehrerkreis um Rudolf Steiner in der ersten Waldorfschule», Stuttgart 1977, egli avrebbe tenuto in cerchie massoniche numerose conferenze sulle origini spirituali del simbolismo massonico, viste dal punto di vista dell’Antroposofia, ottenendo per ciò pure alti riconoscimenti).
La tolleranza rispetto alla causa massonica si è manifestata una nuova volta nel 1923 in occasione della fondazione della società nazionale inglese. Venne allora sollevata la questione di sapere se il Segretario generale previsto per quel posto poteva essere confermato malgrado la sua appartenenza alla frammassoneria. Rudolf Steiner rispose nella maniera nella maniera seguente:
«Allorché venendo da un qualsiasi altro movimento – nel caso attuale la frammassoneria – si desidera entrare nel movimento antroposofico, ho detto sempre questo: non si tratta veramente di sapere che cosa uno sia in un altro movimento; allorché egli vuole entrare nel movimento antroposofico, la sola cosa che conta è quella di essere un buon antroposofo. Non si tratta veramente di sapere se egli appartiene ad una corporazione di calzolai o di fabbri. Non faccio paragoni, parlo soltanto del principio: il fatto di appartenere ad una tale corporazione non deve nuocere in nulla alle sue qualità di antroposofo. Il fatto di essere un buon antroposofo è la sola cosa che conta per il movimento antroposofico. Che il postulante sia per il resto un buon, un mediocre o un cattivo massone non riguarda affatto la Società Antroposofica. […] Sarebbe un giudizio irragionevole di voler far dipendere il valore di un antroposofo dal fatto ch’egli sia membro o meno della massoneria.
Già nel passato ho detto che un certo numero di membri tra i più vecchi e tra i più preziosi sono frammassoni. Io non posso immaginarmi in che cosa una qualsiasi forma di massoneria potrebbe costituire ostacolo all’appartenenza alla Società Antroposofica. Non mi riesce affatto pensarvi. Io trovo che la Società Antroposofica voglia essa stessa essere qualcosa. Essa non sarebbe feconda nel mondo s’ella non fosse capace – permettetemi di esprimermi così – di agire in maniera positiva a partire dalla propria semenza. Ciò che conta, è che essa agisca in maniera positiva. Poco importa come ciò si presenti quando la si paragona a questo o a quel dato. Quando compro un vestito, l’essenziale è che corrisponda al mio gusto, che corrisponda alla mia intenzione. Poco importa che mi si dica : questo vestito non assomiglia a quello portato dalla tale persona. Non si tratta di indossare il vestito dell’altro, bensì il proprio. Quando si diviene antroposofo non si indossa il vestito della massoneria. In fondo è impossibile emettere un tale giudizio.
Ora dentro a tutto ciò si nasconde qualcos’altro. Scusate il mio franco parlare: non sono dell’opinione che i membri stimino sempre nel suo vero valore l’Antroposofia. Esiste nell’umanità attuale una tendenza a sovrastimare ciò che è più antico, ciò che fa maggior pubblicità, ciò che giuoca col misterioso, etc. Ciò che si presenta apertamente e con sincerità viene allora giudicato in rapporto all’agitazione e a ciò che ostenta una superiorità del resto alquanto indeterminata. Esiste una sorta di svalutazione del movimento antroposofico, quando di esso si dice che può venir leso dal fatto che il tale o tal altro membro proviene dal talaltro movimento. Il movimento antroposofico sarebbe ben debole se potesse intaccato da tali cose». Londra, 2.09.1923, GA259».
Un grande discepolo di Rudolf Steiner, del quale egli fa menzione nel XXXVI capitolo de «La mia vita», fu Herman Joachim, definito dal Dottore «uno dei più fedeli collaboratori del nostro movimento spirituale», era massone di grado elevato e Gran Segretario della Gran Loggia Nazionale Prussiana, e riferisce Marie Steiner che ai funerali di Joachim fu «l’unica volta che Rudolf Steiner partecipò ad una cerimonia massonica» (GA 265, p. 104). Nell’elogio funebre che il Dottore fece di lui, disse che era un grande antroposofo che: «era membro dell’Ordine Massonico ed aveva scrutato profondamente nell’essenza della Massoneria e nella natura delle associazioni massoniche». Mise in evidenza altresì come Herman Joachim fosse un profondo meditatore.
Si pensi a come il Duca Giovanni Colonna di Cesarò, figlio della baronessa Emmelina de Renzis, traduttore, come sua madre, di varie opere di Rudolf Steiner con l’eteronimo di «Saro Giadice», fosse un 33° grado del Rito Scozzese Antico Accettato dell’Obbedienza di Piazza del Gesù, membro del Gruppo di UR, sulla cui rivista scriveva con gli eteronimi di Krur e di Breno, e non di Arvo (che era invece lo stesso Julius Evola, come rivelava apertamente già negli anni trenta in un suo libro il suo amico Cesare Accomanni della Confraternita dei Polari) come errando afferma l’evoliano Renato Del Ponte. Ciò nonostante, Giovanni Colonna di Cesarò partecipò al Convegno di Natale del 1923 di fondazione della Società Antroposofica Universale. Si pensi a come lo stesso Pietro Scabelloni – «adamantino e luminoso come un Patriarca Zen», lo definì suo nipote Massimo Scaligero – fosse anche lui un 33° grado dell’Obbedienza «Scozzese» di Piazza del Gesù, e come fosse, oltre che un raffinato umanista, un ardente spiritualista, un elevato esoterista ed una degnissima persona.
Lo stesso Massimo Scaligero disse – ero presente al colloquio – ad A.P., proveniente da un passato massonico, che, qualora lo avesse ritenuto necessario o utile, poteva continuare a frequentare la loggia dalla quale proveniva e che questo non ostacolava affatto il suo lavoro interiore nella Scienza dello Spirito. Ciò dimostrò la grande tolleranza e la grande apertura di cuore del nostro Maestro.
Quanto scritto in questo articolo non ha lo scopo – come detto più sopra – di difendere Obbedienze massoniche, delle quali proprio nulla mi cale, ma unicamente di difendere la verità, e di correggere una serie di rappresentazioni errate e talune «mitologie» sentimentali paraconfessionali, che abbondantemente circolano negli ambienti «scaligeropolitani», come li chiama il mio caro amico C. Per cui pregherei di non trarre conclusioni sbagliate da quanto ho qui scritto, anche se sono sicurissimo che imbecilli ed alcune fetentissime malelingue in pessima fede non mancheranno certamente di trarne.
Su questi argomenti e sulla figura del Vate-Soldato avremo modo di ritornare. Ma prima di terminare, vogliamo ricordare quello che diceva Platone:
Possiamo perdonare ad un bambino di avere paura del buio, ma non possiamo perdonare ad un adulto di avere paura della luce.
Alfred Meebold
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Conferenza
Tenuta ad amici a Viareggio nel settembre 1930
Riassunta dal Maestro L. Caffarelli
22 settembre 1930
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Bisogna considerare il concetto dell’Io come lo ha l’uomo, se si confronta l’uomo con i regni inferiori.
Cominceremo a stabilire una linea di continuazione in quanto alla coscienza, a cominciare dal punto più basso, il minerale, fino all’uomo. E stabiliremo le differenze, che da regno a regno, fanno un’interruzione: così che in ultimo la coscienza dell’Io dell’uomo riesce chiara come proprietà sua.
Poi vedremo se da questo punto possiamo stabilire una continuazione diretta nei mondi spirituali senza lo strumento dei corpi fisici, che fino a questo punto erano necessari.
C’è una qualità del regno minerale specialmente interessante che si mostra in quel punto del regno minerale dove esso si avvicina ad un tentativo di individualizzazione, cioè nel cristallo.
Il cristallo, finché è al suo posto naturale e che non abbia impedimenti dal di fuori, cresce: ma cresce da fuori, non da dentro: cioè la materia che lo aumenta arriva da fuori, non da dentro. Ciò dimostra che c’è qualcosa che si può chiamare una specie di vita che agisce sul cristallo, ma non è situata dentro, ma fuori.
Questa forza che agisce sul cristallo nel mondo fisico appare come una legge fisica, è nel mondo spirituale una coscienza intelligente, che dirige questa forza di vita.
Questo fatto risulta tra l’altro che la crescenza del cristallo, finché non ci sono impedimenti esteriori meccanici, si fa sempre rigorosamente nella stessa forma.
Il cristallo di sale ha sempre la forma di un cubo.
Dentro nel cristallo ci dev’essere un punto che risponde all’azione dal di fuori.
Il regno vegetale ha in comune col minerale la crescenza ma questa si fa da dentro, non più da fuori.
Qui vediamo che non tutto ciò che fa sviluppare la pianta si trova nel suo interno. Ma la vita sì.
Anche per le piante c’è una forza intelligente che agisce da fuori: lo dimostra il fatto che le piante hanno forme diverse. Soltanto la vita, la crescenza, si fa da dentro.
Nel minerale non vi può essere niente di coscienza (ossia di vita dentro): la coscienza è al di fuori.
Nel vegetale c’è la vita: ma la pianta non ne è cosciente, perché il suo sviluppo, in quanto a forma, è diretto dal di fuori e non dal di dentro. Di più, la pianta ha un’altra proprietà, che manca assolutamente al minerale e per la quale viene scavato un abisso tra i due regni.
Tale è la proprietà di propagarsi. La propagazione della pianta si fa in tal modo da mostrare che non c’è una coscienza di codesta proprietà nella pianta, non c’è influenza cosciente della pianta stessa nella propagazione.
Quando si forma il seme della pianta, questa, tutta, senza residuo, passa nel seme: in ognuno dei semi.
Il regno animale ha le stesse qualità degli altri regni: cresce da dentro, si propaga.
Ma nell’animale si mostra un elemento nuovo: la propagazione è fatta scegliendo un compagno.
Perciò, per la prima volta, in quanto a propagazione, appare una coscienza conscia di quel che fa.
Sentendo è cosciente.
E’ la sessualità. Questa qualità scava un abisso tra vegetale e animale.
Il vegetale è incosciente: contiene la vita e non lo sa: l’animale contiene la vita e lo sa: nel modo che noi chiamiamo sentire.
Dunque: il minerale è incoscienza completa. E’ come morto. E’ inattivo in quanto vita. Ma il suo stato di morte è solo apparente perché risponde alla vita che agisce su di lui da fuori.
Il vegetale: non è morto: ma non ha la coscienza della vita che agisce in lui.
L’animale: ha coscienza della vita, ma nel senso del sentire.
L’uomo ha tre qualità: conoscenza da dentro, propagazione, sentimento. Tutte le suddette differenze si esplicano attraverso il corpo fisico.
Ma la vita è connessa col corpo eterico. L’etere pervade tutto il sistema solare.
Dove c’è un corpo fisico ci dev’essere anche un corpo eterico. Tutti i fenomeni della vita debbono essere connessi con questo.
Anche la Terra ha un corpo eterico. C’è dunque un rapporto tra i corpi eterici delle creature terrestri e quello della Terra stessa. Questo rapporto si rivela nella posizione delle creature terrestri rispetto alla Terra.
La crosta minerale è la forma esterna della Terra. In ogni punto della crosta è, in quanto al punto centrale, in una posizione orizzontale.
Orizzontale (l’oratore disegna una freccia orizzontale con la punta verso destra): regno minerale.
Verticale (una freccia verticale con la punta verso il basso): regno vegetale.
Nuovamente orizzontale (freccia rivolta con la punta verso sinistra: spina dorsale orizzontale in senso opposto al minerale): regno animale.
Verticale (una freccia rivolta con la punta verso l’alto, opposta al senso vegetale): uomo.
Si forma così la croce terrestre.
La posizione eretta dell’uomo indica la differenza tra uomo e animale. Questa differenza costituisce l’abisso tra animale e uomo.
In quanto a coscienza questo abisso non è superabile sulla Terra: è il fatto di dire IO SONO.
Questo fatto esce dall’altro che l’uomo può pensare, e di nuovo è connesso col risultato che l’uomo ha la lingua parlata. L’animale ha il suono, non la parola articolata.
Abbiamo dunque nell’uomo una manifestazione della vita, cioè un impiego del corpo eterico, che l’animale non può fare se non sentendo. L’uomo lo impiega per il pensare: pensando, l’uomo diventa conscio di sé: per la prima volta una creatura terrestre diventa individualità.
L’animale lo è ma non lo sa. L’uomo lo sa.
C’è dunque una continuità di sviluppo di coscienza, ma non si può rintracciarlo da corporeità a corporeità sulla Terra.
Non è una questione di creazione separata: c’è una continuità di coscienza, ma non attraverso i corpi.
Quello che fu una volta non può essere perduto nell’uomo: deve sempre esserci nell’uomo: ma egli non lo usa più come lo usava prima, avendolo trasformato con gli stati successivamente acquisiti.
Ossia, l’uomo contiene in sé quattro stati di coscienza. Uno di questi è riconosciuto dalla generalità e lo si chiama SONNO.
Che cosa fa ordinariamente l’uomo per poter entrare nello stato di sonno?
L’uomo entra nel sonno così: prima abbandona la posizione eretta e si mette nella posizione dell’animale (posizione orizzontale rispetto alla Terra). Ossia ritorna in quei rapporti eterici con la Terra che sono normali per l’animale, non più per lui.
Poi chiude gli occhi ed esclude a poco a poco l’attività dei sensi.
Questa esclusione non si fa completamente, ma abbastanza per tagliare la connessione tra il sé cosciente e il mondo esterno. Ma allora ci si può accorgere che non si entra direttamente nel sonno ma che tra lo stato di veglia e quello di sonno c’è un altro stato di coscienza intermedio.
Prima di addormentarsi, e questo è assai importante, scappano all’uomo i pensieri, fugge la capacità di pensare.
Invece vengono su delle immagini, che l’uomo non sa da dove vengono. Se le osserva, conservando coscienza, può vedere che diventano animate, drammatiche. Si svolgono storie intere. Queste immagini sono i Sogni.
Essi hanno una vita loro propria, che a essi non viene data dall’uomo. I sogni appaiono tanto all’addormentarsi che al risveglio. Ma al risveglio è più facile prenderne coscienza perché entrano nella memoria.
I sogni hanno tre differenze importantissime in confronto con lo stato di coscienza del giorno. Questo stato imaginativo dei sogni costituisce allora, nell’uomo, la sua coscienza. Ma questa è una coscienza nella quale:
a) l’uomo è conscio della sua propria identità ma non può più asserirla. Egli ha perduto la capacità della parola parlata, del pensiero, della posizione eretta e la possibilità di dire Io. Ma tuttavia ritiene la possibilità di sentirsi Io (stato che corrisponde alla coscienza dell’animale).
b) ha perso il concetto del tempo. C’è una sequenza in cui le imagini si svolgono. Ma qui, per l’uomo, tutto è presente. Egli non è conscio che una cosa viene dopo l’altra, ma soltanto che essa è.
c) ha perso il concetto dello spazio. Le imagini sono sempre formate secondo le tre dimensioni, ma l’uomo non lo sa. Per lui non c’è più tempo e spazio.
Passato e futuro esistono soltanto nel presente.
Questo è in connessione con l’uso che l’uomo fa del suo corpo eterico.
L’animale, se entra nel sogno, non perde nulla, per lui il sogno è la stessa cosa di quando è sveglio.
L’uomo perde coscienza dell’Io in quanto al pensiero. Nello stato di veglia l’uomo usa, per pensare, il suo cervello. Anche l’animale ha un cervello: mentre il vegetale e il minerale non l’hanno. L’uomo di giorno è cosciente per mezzo delle percezioni: esse ci vengono attraverso i sensi. Prima producono in noi un sentimento, dato attraverso il corpo astrale, che passa nell’eterico. Qui produce nel cervello una rappresentazione.
Fin qui l’uomo è sul medesimo livello con l’animale. In queste rappresentazioni abbiamo ciò che corrisponde al sogno. L’uomo però non si ferma alle rappresentazioni: queste reagiscono sul corpo eterico e vi formano la memoria. Con l’aiuto della memoria l’uomo forma i concetti.
Nell’animale c’è memoria, ma non formazione di concetti. L’animale, ricordando, fa venire a galla la stessa rappresentazione.
L’uomo invece passa direttamente ai concetti. Ma entrando nello stato di sogno, smette di fare questo uso del corpo eterico. In altri termini: non usa più il suo cervello. Il cervello lo usa ancora per le rappresentazioni: ma queste che, allo stato di veglia, sono fisse, nello stato di sogno hanno invece vita propria.
C’è dunque qualcosa che produce le imagini del sogno direttamente dal corpo eterico, senza passare per il cervello. La coscienza qui si basa ancora su una connessione col corpo eterico, senza passare per il cervello. Si basa ancora sulla connessione con l’eterico, ma è distaccata dal corpo fisico.
Dunque l’Io si allontana dal corpo fisico, ma è connesso col corpo astrale, e ancora in un punto, col corpo eterico. Ma si allontana poi anche dal corpo eterico. Quando se ne stacca completamente è il momento in cui l’uomo si addormenta e perde coscienza. E’ il principio dello stato di sonno. Allora il corpo eterico rimane connesso solo col corpo fisico. La coscienza dell’Io insieme col corpo astrale sono staccati.
Nella pianta la coscienza è assente: ma la pianta agisce col corpo eterico nel fisico e cresce. Nell’uomo che dorme c’è ancora la congiunzione con l’Io, ma l’uomo non lo sa più.
Abbiamo dunque i seguenti stati di coscienza:
Stato di veglia – uomo – : parola, posizione eretta, pensiero, coscienza dell’Io.
Stato di sogno – animale – : posizione orizzontale.
Stato di sonno – vegetale.
Stato di catalessi, o morte apparente – minerale.
Ai tempi attuali esso è eccezione, morbosità e non dovrebbe più succedere. In questo stato il corpo fisico diventa rigido, come morto e smette di crescere, di respirare. Non esce più il sangue. Non si può stabilire se la morte è apparente o reale. Però in questo stato l’uomo non è morto e può di nuovo tornare alla vita.
Abbiamo stabilito che l’evoluzione di coscienza non avviene nei corpi ma in tal modo che questa evoluzione, in quanto alla Terra, si esprime attraverso i corpi, ma non si sviluppa nei corpi. Nell’uomo la coscienza come tale può esistere anche non usando più il corpo. In questo fatto è implicito che ci devono essere agenti esterni intelligenti, di fuori, che aiutano i regni inferiori.
Questo, per il regno minerale è ciò che chiamiamo vita. Per il vegetale è la coscienza e per il regno animale è il pensare (coscienza dell’Io pensante).
Per l’uomo la coscienza dell’Io è dentro di lui, non più attività dal di fuori, ma concentrata nell’Io Sono.
I suddetti esseri esterni intelligenti sono dotati di questa possibilità in connessione col mondo terrestre. Essi sono le Gerarchie.
Solo per l’uomo ci deve essere la possibilità che, essendo dotato in sé dell’Io, di dirigersi verso la Terra (corpo fisico), quanto di dirigersi in su, verso le Gerarchie, per comunicare con esse.
Se entrando nel sogno, l’uomo potesse farlo in modo da non perdere la coscienza pensante dell’Io, ma da ritenere l’Io connesso col corpo eterico anche perdendo la connessione coi sensi, allora l’uomo entrerebbe in comunicazione con le Gerarchie.
Finché l’uomo si identifica con l’Io Sono con il suo corpo fisico, finché fa questo non può uscirne.
Ma gli è possibile di capovolgere questo concetto dell’Io e di vedere queste cose da sopra invece che da sotto. Con questo viene stabilito che l’Io Sono contiene in sé la possibilità di uno sviluppo interiore dell’uomo, che non lo staccherebbe dal terrestre ma lo farebbe dominare la materia, invece d’esser dominato dalla materia.
Tutte le Gerarchie normali non sono incoscienti del mondo fisico, ma lo dominano, lo dirigono, non sono incatenate da esso.
Parlando di ‘gradi’ delle Gerarchie significa che vi sono delle differenze ascendenti nella loro libertà dal mondo fisico. Sulla Terra, quando nei regni inferiori avviene la morte, abbiamo il segno sicuro che queste Gerarchie smettono di aiutare alla loro esistenza terrestre le creature. La morte nei regni inferiori è qualcosa di diverso che per l’uomo, poiché l’Io umano fa da Gerarchia.
Nelle creature la connessione con l’Io delle Gerarchie mantiene la vita. Nell’uomo la mantiene la connessione dell’Io Sono col corpo fisico. Ogni forma fisica che si mantiene in vita manifesta, deve avere un Io collegato con essa, altrimenti si dissolverebbe.
Perciò l’Io della Terra deve avere una forza in sé, tanto più possente e complessa nel dirigere e mantenere in vita, in quanto la Terra è più grande e complessa del corpo fisico dell’uomo.
Il Sole è anch’esso un pianeta, ma inoltre è anche il centro del nostro sistema planetario. I pianeti sono le membra del sistema, il Sole è anche la testa o il cuore.
C’è un Io che contiene in sé tutta la direzione del nostro sistema solare. Tale Io non andrebbe cercato nelle Gerarchie, perché queste funzionano dentro il sistema, ma non abbracciano tutto il sistema.
Simbolo dell’Io è il circolo. E ciò perché ogni punto della circonferenza si trova a eguale distanza dal centro e perché in ogni punto della circonferenza v’è principio e fine al tempo stesso. Possiamo però anche capovolgere la cosa e dire che in nessun punto della circonferenza vi è principio o fine. Il circolo è dunque il simbolo vero di ciò che non ha principio o fine.
E ciò che non ha principio e fine è Io.
Fuori dal sistema solare c’è un segno della presenza di un Io.
Questo Io non è radicato dentro il sistema solare. Contiene il sistema solare ma è radicato altrove.
Come l’uomo, col suo Io, si esprime nel suo corpo fisico, così il Cristo si esprime in 12 cosmi solari: sono le 12 costellazioni dello Zodiaco, che è un circolo, vale a dire un Io, che per esprimersi ha bisogno di 12 sistemi solari. Questo Io è l’Io del Cristo.
Oltre a queste 12 costellazioni abbiamo il mondo delle Stelle. Il mondo delle Stelle funziona in ordine perfetto: dunque c’è un Io più vasto dell’Io del Cristo che contiene tutto ciò.
Questo Io che contiene il mondo delle Stelle è il Padre.
Ma un concetto del Padre non si può formare con la nostra coscienza.