Spaini a Gentilli

lettera

Spaini a Gentilli

Campione, 18 novembre 1948

Caro Gentilli,

Ho letto sul Goetheanum (la Rivista che veniva pubblicata) del 10 ottobre, il ”Sogno” pubblicato da Albert Steffen, nel quale, in una immagine appena velata e chiaramente riconoscibile, la Signora Steiner ci appare come la portatrice dell’Arabismo nella Società, in opposizione al puro cristianesimo rappresentato dallo stesso Steffen.

Finalmente ci troviamo davanti ad un documento che ci permette di formulare un giudizio sul suo autore.

Infatti, o questo “sogno” è stato pubblicato ad arte per suscitare nella Società Antroposofica un’atmosfera favorevole all’espulsione della Signora Steiner dalla Presidenza, e – in questo caso – ognuno può giudicare della moralità di una simile azione.

Oppure si tratta, come io ritengo, di una esperienza reale.

In questo caso la pubblicazione dimostra che il signor Steffen accetta senz’altro come verità qualunque sciocchezza gli venga incontro dal mondo spirituale, purché esalti la sua vanità.

Questa totale mancanza di discernimento prova, in ogni modo, la inettitudine del signor Steffen a presiedere la Società Antroposofica.

Cordialmente suo Marco Spaini

P.S. Trasmetto copia della presente al Segretario del Goetheanum

16 pensieri su “Spaini a Gentilli

  1. Moolto significativo.!! La realtà, a quanto mi risulta è proprio il contrario, Se infatti si vuole guardare a chi potrebbero essere stati i “portatori dell’arabismo” bisogna guardare propria all’allora Commander in Chief ed a qualcun altro a lui vicino.
    Naturalmente,ripeto, queste comunicazioni vanno considerate tenendo presente -ma questo credo che sia cosa risaputa- che oggi tali Individualità,non piu’ incarnate in quelle personalità, sono andate oltre e lavorano ,speriamo ben connesse fra di loro stavolta,accanto a Chi visse nell’involucro terreno chiamato “Rudolf Steiner”.

    • Trattasi dell’ insegnamento di Avicenna e di Averroe’ in merito al principio dell’Io. Questo insegnamento altero’, per strumentalizzarla, la dottrina dell’anima di Aristotele. Il risultato e lo scopo furono di negare all’intelletto individuale capacita’ sovrasensibile. La logica di Aristotele, come primo strumento di una nuova consapevolezza del mondo, avrebbe dovuto recare nella attivita’ razionale la virtu’ del Logos, quale forza radicale dell’Autocoscienza. Tutto cio’ invece venne paralizzato in Europa ad opera dell’Arabismo.
      Caro Isidoro……ti ricordi quando ti feci questa domanda e tu non avesti tempo (ne’ voglia) di rispondermi? :P) Ora ti prego di chiarire meglio di quanto possa fare io, a Cibon, cosi’ impari. Perche’ io poi mi arrangiai da sola ma non e’ che sono capace di spiegarlo a modo.
      Dimenticavo: sull’Arabismo, per gli appassionati di filosofia, si puo’ trovare trattato di Massimo Scaligero in “Lotta di classe e karma” volume che oggi si trova pubblicato nella raccolta “Opere Sociali”.

  2. “Caro Isidoro……ti ricordi quando ti feci questa domanda e tu non avesti tempo (ne’ voglia) di rispondermi? 😛 ) Ora ti prego di chiarire meglio di quanto possa fare io”.

    Grazie per il caro ma, incredibile a dirsi, la carenza di tempo (e voglia) continua la corsa senza fermate intermedie.

    Trovo più interessante ancora lo “sfondo animico”. Ci sono stati molti drammi veri e rispetto ciò. Però mi pare come se gli antroposofi del tempo vivessero immersi in una coscienza infantile. Pensa: uno dice “ho sognato che…” e l’intera Società si spacca, Società di Paese fluttuano alla deriva.
    Non intendo minimizzare le forze in gioco, ma anche in altre corrispondenze che non metto su Eco aleggia un’atmosfera di sogno. Ecco: intenso finché volete ma SOGNO.
    Guarda caso, solo quando leggo Colazza ho l’impressione della destità.
    Ho provato ciò più volte.
    E concludo con una affermazione derivata che forse vi sembrerà molto strana:
    NOI SIAMO PIU’DESTI DI LORO! (se non fosse una mia traveggola, ciò implicherebbe molte cose).

  3. I sogni…certificazioni di chiaroveggenza! Isidoro non perde tempo con me…..che continuero’ a dibattermi nella mia ignoranza…….. pero’ ha ragione. Sto curando gli ultimi dettagli per un lavoro promesso a tanti ma soprattutto a Iagla, e non devo distrarmi con altro.. E’ praticamente pronto. Non scoraggiarti Iagla! Il nostro team lavorando in sinergia ha potuto allestire il tutto! Grazie ragazzi, siete grandi! 🙂

  4. Isidoro, mistico contemplator del fiore d’oro,
    avevo intenzione di tradurre tutto intero un documento che ho da decenni, gelosamente conservato nel mio orsolupesco archivio, ma è troppo lungo per poterlo trascrivere come risposta. Conciosiacosacché – come dicevano nel nostro Cinquecento – ne tradurrò alcune parti importanti, per me necessarissime a ben sostenere le tue affermazioni relative all’indecente e osceno comportamento della Società antroposofica e della sua dirigenza nei confronti di Marie Steiner.
    In tale tragica vicenda si creò una sorta di polinomiale somma, oggettiva alleanza tra personalità di spicco e anonime, a volte anche nemiche tra loro e a vocazione diversa, ma concordi nell’assalire Colei che, energica e impavida, era rimasta a difendere per lunghi anni, sulla breccia del tempo, l’Opera di Rudolf Steiner. Contro di Lei si sommò – e questo fu il calcolo perverso di chi tale mala opra mise freddamente, con astuto calcolo, in atto – il cinismo dei malvagi, l’indifferenza degli opportunisti e la pavidità dei cosiddetti “buoni”. Attorno a Marie Steiner fece scudo solo uno sparuto manipolo di fedeli compagni d’armi coraggiosi, anzi temerari perché in pochissimi si opposero all’arrivismo, alla superbia, alla vanità, all’ambizione, alla brama di fama e di potere di spietati nemici di Lei, e all’indifferenza di una Società Antroposofica di decine di migliaia di persone. E’ giusto ricordare i nomi di quei temerari che, in pochi e con modestissimi mezzi economici, dimostrarono la loro fedeltà militante a Marie Steiner, secondo quella «geistige Ritterschaft», quella «cavalleria spirituale», che Rudolf Steiner chiese ad Adolf Arenson e ad Albert Steffen nei confronti di Marie Steiner. Adolf Arenson, uno dei «Dodici» discepoli più intimi attorno al Dottore, chiamato ad operare spiritualmente ai vertici della Terza Classe della Scuola Esoterica, al grado più alto della «Mystica Aeterna», Le fu fedele sino alla propria morte, difendendo Marie Steiner «a viso aperto», come direbbe il mio amato Dante. Albert Steffen «tradì» – questa la parola usata da Marie Steiner – la promessa sacra fatta in un momento solenne al Dottore, tradì il Maestro, tradì la sua stessa anima. E la mia modesta convinzione è ch’egli tradì da subito, appena morto Steiner, «a ceneri calde» come usa dire. Ma – per ricordarne solo alcuni di quei pochi – Hans Werner Zbinden, Paul Jenny-Steffen, Jan Stuten, Roman Boos, Emil Leinhas, Edwin Froböse, Gian Andrea Balastèr, la mia adorata Hella Wiesberger.
    Le citazioni che tradurrò fanno parte di un documento del 1947 – dunque quando Marie Steiner era ancora viva – e mi fu donato, oltre trent’anni fa da Heiner Appenzeller di Dornach, appartenente alla cerchia dei fedeli di Lei. Il documento donatomi riunisce due parti di un tutto. La prima intitolata «Erinnerungen an Adolf Arenson aus dem Jahr 1933» ossia «Ricordi su Adolf Arenson del 1933» e la seconda «Erinnerungen an Marie Steiner aus dem Jahr 1947, niedergelegt durch Lidia Baratto-Gentilli», ossia «Ricordi su Marie Steiner», che Lidia Baratto-Gentilli (la quale, peraltro, non è che mi sia simpaticissima, per una serie di motivi che ora non è il caso di riportare) redasse nel 1947, e che riporta colloqui avvenuti prima tra Adolf Arenson e lei, e risalenti al 1933, e poi tra Marie Steiner e lei, risalenti al 1947. Siccome quello ch’ella riferisce, concorda con quello risultante da altre fonti fededegne, diligentemente verificate, è giustificato che ciò ch’ella riferisce venga fatto conoscere a coloro che vogliono farsi un giudizio autonomo e responsabile. Per cui subito di seguito riportiamo le sue parole.
    Ma prima di postare questa importante testimonianza, è bene chiarire che il «sogno» – o preteso tale – di Albert Steffen, ch’egli pubblicò sulla rivista ufficiale della Società Antroposofica Universale «Das Goetheanum» col titolo di «Kleine Mythen», cui allude Marco Spaini, è un articolo subdolamente diffamatorio di Steffen nei confronti di Marie Steiner, nel quale egli racconta come Rudolf Steiner nel suo preteso sogno donasse al lui una cattedrale cristiana – nella fattispecie il Duomo di Firenze – mentre a Marie Steiner veniva donata una moschea. Ciò al fine di insinuare negli sprovveduti ed estasiati – bisognerebbe dire «stupefatti» dal punto di vista clinico, «fascinati» o «stregati» dal punto di vista magico – suoi lettori, ch’egli, Albert Steffen, portava avanti l’impulso cristico, laddove Marie Steiner viene raffigurata portatrice del decadente e anticristico impulso dell’arabismo. Ossia l’esatto contrario della verità.
    Ben altra valutazione Marie Steiner dà di una figura luminosa come Ita Wegman. Infatti, nella stessa occasione, riportata nello scritto cui ci riferiamo, Marie Steiner così dice: «La Signora Dott.ssa Wegman, la nostra cara amica, la quale con la più grande dedizione dell’anima seguì Rudolf Steiner in Svizzera, sì ella, venne anticipata, venne da me proposta [come membro del Vorstand-Direzione della Società Antroposofica Universale]. Ella veniva riconosciuta dal Dr. Steiner come un genio finanziario, egli le era molto grato, per avergli dato importanti consigli nel fallimento della società Futurum. Allora, per gratitudine, le avevamo donato il nostro anello rosicruciano. Ella aveva già, a quel tempo, un proprio buon lavoro nella Clinica. Egli [Rudolf Steiner] l’apprezzava molto, anche come forza pratica, che in una tale intrapresa era importantissima, ed accolse gioiosamente la mia proposta». Una ben significativa differenza di valutazione.
    Il seguito di questo commento segue a ruota, ma datemi – v’imploro – il tempo di tradurre i pezzi in questione.

    Hugo che, evitando tutti i pattumi,
    oggi si pappa riso e legumi.

  5. Munifico Hugone (per caso parente lontano di Uguccione de’ Sighibuldi?),
    ebbi in effetti il pensierino di postare in Eco l’articolo integrale di Steffen. Magari lo farò quando riuscirò a…togliermi dalle dita quel velo di disgusto che, ahimè, mi sorprende quando incontro, in un modo o nell’altro, tracce di quel signore che ancora mi incupisce.
    Vedremo…ma quale violenza su me stesso!

  6. Temerario Isidoro, che navigi nel mar dell’Essere audacemente come un Commodoro,
    un elemento di tragico destino agì nel giungere di Albert Steffen alla Direzione della Società Antroposofica Universale. La volontà di Rudolf Steiner era quella di assumerne la Direzione assieme a Marie Steiner. Questa decisione rappresentava per lui una garanzia nei confronti di un movimento antroposofico, nel quale già più volte si erano manifestati fenomeni di tradimento e degenerescenza spirituale, al punto che ancora nel novembre del 1923 – dopo l’osceno tentativo, mirerrimamente fallito, di contestazione nei suoi confronti da parte degl’imbecilli dello «Stuttgarter System», ossia di quell’estetizzante andazzo ‘intellettual-radical-chic’, che è stato quello che sempre più si è andato affermando dopo la sua morte – Il Dottore aveva deciso, dopo i troppi tradimenti verificatisi, di ritirarsi in un villaggio svizzero, per fondare con pochi discepoli fedeli un «Ordine occulto rigorosamente chiuso» e di abbandonare al suo destino il troppo problematico e inadeguato movimento antroposofico. Solo le preghiere e le lacrime di Marie Steiner e di Ita Wegman – queste due donne coraggiose – gettatesi ai suoi piedi, lo convinsero a retrocedere da una tale drastica decisione e a tentare quel che lui stesso definì «ein Wagnis», «un azzardo», una «impresa rischiosa», ossia: fondare la Società Antroposofica Universale, unendo ad essa il movimento spirituale esoterico, assumerne la direzione, e assumere su di sé il karma della Società Antroposofica.
    Massimo Scaligero più volte disse a me e ad altri, che mai nel passato era accaduto che un Iniziato assumesse la guida di un movimento o di un’organizzazione esteriore. Un Iniziato aveva la propria cerchia esoterica, che rarissimamente dava segni di sé all’esterno, con i propri discepoli al Mondo Spirituale e a lui legati da una «promessa sacra» – e il Maestro Iniziato univa se stesso al karma del discepolo – ma di legarsi ad una organizzazione esteriore come Maestro, non se ne parlava proprio. Tant’è che quando nel 1913 venne fondata la prima Società Antroposofica, la quale era una società puramente amministrativa, Rudolf Steiner non vi era neppure iscritto, e la Scuola Esoterica, con le sue tre Classi, era ben separata – anche formalmente – da tale Società amministrativa. Alla Scuola Esoterica il Dottore faceva partecipare anche personalità di rango spirituale, che non erano iscritte alla Società Antroposofica.
    Rudolf Steiner stesso affermò di avere preso una tale decisione in totale solitudine, come atto di assoluta libertà individuale, in totale indipendenza dal Mondo Spirituale, e che per tale atto egli avrebbe anche potuto essere sconfessato e abbandonato da tale Mondo Spirituale, con conseguenze inimmaginabili. Dunque un atto di estrema libertà e di ben temerario coraggio. Ad un tale atto di interiore libertà assoluta il Mondo Spirituale rispose con una ancor maggiore donazione, ma avendo Rudolf Steiner assunto su di sé il karma della Società Antroposofica, egli pagava per tutti gli errori, le inadeguatezze, le colpe e i tradimenti dei membri di questa. Cosa che lo portò alla tomba nel giro di un anno e tre mesi. Perché ad ucciderlo furono il pressappochismo, la faciloneria, la vanità, l’ambizione e il tradimento di molti suoi membri, e non il veleno che pure gli venne propinato il 1° gennaio 1924 in occasione del cosiddetto ‘Rout’ – termine inglese «festeggiamento» o «party», ma che ha anche il fatale e malaugurante significato di «rotta disordinata» e «disfatta» – avvelenamento («Agnosco stylum Romanae Curiae», avrebbe commentato Paolo Sarpi…), ch’egli superò per la rapida azione soccorritrice di una discepola euritmista, nonché delle tempestive cure della Dott.ssa Ita Wegman.

    Secondo quanto comunicò la compagna e collaboratrice di Rudolf Steiner, questi aveva deciso – così Egli comunicò anche ad Adolf Arenson e Carl Unger – che «Egli, in accordo con la volontà del Mondo Spirituale, avrebbe assunto la prima presidenza della Società ed io ero stata indicata come secondo presidente, ed avrei dovuto essere designata come suo rappresentante». Marie Steiner, tuttavia, riteneva non appropriato che a dirigere una società a carattere internazionale, avente al contempo carattere pubblico ed iniziatico, fosse una coppia com’erano Lei e il Dottore. Ella pensava che, per una tale responsabilità ci volessero forze giovani e fresche. Pensava di dedicare gli ultimi anni della sua vita al compito assegnatole dal Destino: l’arte antroposofica. Ella disse alla discepola che la interrogava: «Io pensavo spesso di morire di morire prima del Dr. Steiner. Egli era sempre così sano e forte, io sempre così malata!». Solo dietro alle sue insistenze, il Dottore decise di affiancarle Albert Steffen, il quale come cittadino svizzero poteva anche essere un garante nei confronti delle autorità elvetiche in quei difficili tempi. A Steffen il Dottore esigé una promessa sacra di essere, disse Marie Steiner «sempre mio cavaliere e protettore». Ma questa sacra promessa egli tradì nel più sporco dei modi.
    Il commento, Isidoro, si è allungato assai, rimando un’ampia trattazione ad un apposito articolo, e chiudo con le parole di Marie Steiner, che descrivono i metodi di Albert Steffen, le quali descrivo il suo ‘fallimento spirituale ed esoterico’: «Sì, l’ho detto. Con ciò io scuso le due persone [Steffen e Wachsmuth]. Poiché è difficile, dover portare così precocemente e inesperto la responsabilità per l’intera Società. Se non dicessi questo, dovrei dire che sono dei gangsters, che mi hanno rapinato tutto, e che vogliono agire contro il Dr. Steiner. Dovrei dire che sono uomini malvagi, che scientemente vogliono compiere il male. Ma non è questo il caso. Essi sono uomini ‘non disinteressati’, perciò le Potenze Ostacolatrici sono potute intervenire. Essi pongono se stessi al disopra del Dr. Steiner, al di sopra di me, ma non sanno quello che fanno». Se ti pare poco…
    Se seguissi la mia orsolupesca indole, seguirei nei confronti di quella feccia un linguaggio meno gentile, ed avrei agito secondo metodi più spartanamente energici.
    Qualcosa di straordinariamente simile si è verificato, del resto, dopo la morte di Massimo Scaligero, adoperando i medesimi metodi gangsteristici e terroristici. Ma questa è un’altra storia. Ovvero sempre la stessa meschina storia.
    Continuerò presto il fedele racconto.

    Hugo, che quando di rabbia schiumo,
    un sigaro mi accendo e me lo fumo.

  7. Questo commento e’ gigantesco! Piu’ del suo articolo! Per l’interesse e le informazioni contenute lo teniamo, grazie Hugo, immagino gia’ cosa sara’ l’articolo che ci hai promesso!
    Un articolone!

  8. Isidoro scrive più sopra: NOI SIAMO PIU’ DESTI DI LORO!
    Questa frase mi colpisce perché anch’io, spesse volte, l’ho pensata fra me e me.
    Ho accesso ad una raccolta della rivista “DAS GOETHEANUM” (a partire dai primi anni della pubblicazione) ed ogni tanto vi leggo qualcosa. Oltre ad una profusione di insulse (a mio giudizio) poesie di Steffen, raramente trovo un articolo interessante. Ad esempio: nel settembre del 1939 scoppia, in Germania, la seconda guerra mondiale e sul Goetheanum non una parola di quanto sta succedendo, solo in prima pagina una poesia di Steffen!….e andando avanti per tutto l’anno 39 e oltre mai un’accenno alla guerra!
    Sono passati 80-90-100 anni dai fatti che ci stiamo occupando, e in questo periodo la coscienza degli uomini ne ha fatta di strada! Sono entrati nella nostra vita la Tv, Internet, la globalizzazione con il bombardamento delle informazioni e molto altro….in risposta a tutto questo o si schiatta o si cresce. Poi, come studiosi della scienza dello spirito, noi abbiamo a disposizione una ricchezza enorme di materiale, di libri ben catalogati che ci permettono una visuale ampia e ordinata su tutta l’opera del Dottore e non solo fogli dattiloscritti e fotocopie un po raffazzonate alle quali solo pochi avevano accesso. Dunque credo che non sia una bestemmia sostenere, che noi siamo più desti di molti pionieri famosi, partiti con il vento in poppa, ma poi miseramente falliti proprio perché poco coscienti della grandezza e dell’importanza della “chiamata”.
    Questo fa ben sperare per i tempi futuri! L’uomo, tra una botta e l’altra, cresce, si sveglia, si evolve anche se tutto questo non si nota in tempi brevi ma solo a distanza di tempo…l’importante è andare avanti!

  9. Santi Numi! Ha ragione Savitri!
    Noi, poverelli, i tuoi commenti gli chiamiamo articoli. E ci chiniamo davanti le alte vette del tuo sapere.
    Spinti da prepubere timidezza, ci sarà ora difficilissimo riportare su Eco le nostre “aste e filetti”, cioè i nostri balbettii.
    Poi, la brezza di Poseidone ed il rigore degli afflati transiberiani, ci rinfrancano e, certo, il gladio non sfuggirà da mani use alla pugna…

    Comunque hai espresso regalmente l’estratto della oscura vicenda e di ciò ti ringrazio, come immagino, faranno tra sé e sé molti lettori.

  10. Sapiente Hugo!
    Ti sarei molto grata se tu mi facessi capire perché la Signora Steiner, dopo la morte del Dottore, durante gli anni di “fuoco”, ha espulso dalla Società Antroposofica, tra i tanti, anche Ita Wegman, la Vreede e Zeylmans van Emmichoven, tre olandesi che, per quanto ne so io, non avevano fatto nulla di male, anzi!
    Grazie.

    • Marzia gentilissima,
      Hugo sapiente? Ma Hugo nu sape niente! Chill’ è gnurant’assaje! Al massimo socraticamente, sape solo che nu sape niente!

      La risposta alla tua comprensibile domanda è semplice: Marie Steiner NON espulse Ita Wegman e i suoi amici olandesi Elisabeth Vreede, persona questa di notevole valore, e Zeylmans van Emmichoven. Ita Wegman e is suoi amici vennero espulsi – contro la volontà di Marie Steiner – proprio da Albert Steffen.
      La cosa andò così: in un periodo nel quale Marie Steiner era malata ed immobilizzata, Steffen convocò un’assemblea generale della Società Antroposofica Universale a Dornach. Normalmente, a queste assemblee vanno solo poche persone, non certo le decine di migliaia di membri iscritti della Società. Per di più, in Germania erano cominciate le persecuzioni da parte dei nazionalsocialisti contro l’Antroposofia: Heydrich aveva sciolto l’anno prima la Società Antroposofica. In pratica erano presenti quasi solo antroposofi svizzeri amici di Steffen. Steffen fece delle accuse a Ita Wegman e agli amici di lei. E pose una sorta di “questione di fiducia”, con stile tipicamente politico, dicendo: “Io sono il Presidente della Società Antroposofica. Se volete do le mie dimissioni immediate. Ma se avete fiducia in me, sono pronto a restare. Ma in questo caso o io o la Dott.ssa Ita Wegman. Voi dovete buttare fuori dal Vorstand, dalla Dierezione della Società sia Ita Wegman che Elisabeth Vreede, e dovete espellerle dalla Società”. Ita Wegman ed Elisabeth Vreede erano state poste nel Vorstand da Rudolf Steiner, non da un’assemblea inebetita di seguaci di Steffen. E questi NON avevano il potere di espellerle, in quanto il Vorstand, come organismo esoterico creato da Steiner, non rispondeva “democraticamente” ad una assemblea di una minoranza di soci, infatuata di Steffen. Ma questi si fecero manipolare, ed espulsero Ita Wegman e le persone a lei collegate. Marie Steiner deplorò in ogni modo, ma inutilmente, tale atto di prepotenza di Albert Steffen, e la supina acquiescenza degli antroposofi alla sua ambizione. Alcuni seguaci di Ita wegman avevano fatto degli errori, ma non era certo quello il modo di risanare le difficoltà.
      Ma sin dalla morte del Dottore, Steffen operò ben obliquamente per liberarsi prima di Ita Wegman e di Elisabeth Vreede, per poi – una volta espulse queste due personalità della Direzione – liberarsi anche di Marie Steiner, con la complicità Di Günther Wachsmuth, che era un servo sciocco di Steffen, dalla volontà di ricotta. I metodi adoprati da quel fetentone di Steffen furono veramente gangsteristici, come mostrerò – documenti alla mano – in quanto cercherò di pubblicare su Ecoantroposophia.

      Hugo, al quale piace il profumo
      del tabacco andato in fumo.

  11. Caro Hugo, ti sono veramente grata per aver sollevato un velo e fatto chiarezza su una questione che da molto tempo mi portavo dentro senza riuscire a risolvere.
    Mi ripugnava accettare che Marie Steiner fosse stata capace di tali bassezze nei riguardi di Ita Wegman e gli altri olandesi, e le mie domande ricevevano sempre risposte vaghe, poco convincenti, superficiali, per “sentito dire”. In fondo, questi argomenti interessano solo poche persone, e più i fatti si allontano con il tempo, più sbiadiscono sullo sfondo della storia. Quasi nessuno ormai vuole, o è in grado, di interessarsi a questi argomenti, né in Italia e tanto meno in Germania, per quel che io ho potuto constatare. Solo qualche lupo solitario, al quale interessa comunque e sempre ristabilire la verità, è capace di continuare le ricerche per sé e per quanti sono interessati a capire e a portare nel cuore fatti così importanti come quelli successi a Dornach, durante e dopo il Convegno di Natale.

    • Marzia, tutto quello che dico lo posso documentare. Piano piano tirerò fuori i documenti probanti. Devo solo tradurli! Ne emerge l’immagine di una immane tragedia. Alcuni hanno fatto degli errori, anche grandi, ma altri – Steffen, Wachsmuth, Fraenkl, Witzemann & Co. – si sono comportati come degli autentici gangsters, non rifuggendo da nessuna mala azione: compreso lo spergiuro in tribunale, la rapina, la diffamazione, il terrorismo morale, il ricatto, l’ingratitudine più nera nei confronti di Rudolf Steiner e della sua compagna e collaboratrice, Marie Steiner-von Sivers. Dammi tempo, e tiro fuori tutto!
      Comportamenti analoghi sono stati usati nei confronti di Giovanni Colazza e di Massimo Scaligero. Anche contro la loro memoria.
      La sagegzza è solo nella verità, amava ripetere Marie Steiner, citando un detto di Goethe.

      Hugo, che sugli spalti del bastione
      si pappa il tirami su col mascarpone.

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