CONSIDERAZIONI

 CastelDelMonte

Un mio vecchio amico ha scritto sul glorioso mensile L’Archetipo, l’ennesimo articolo che riguarda l’ascesi della Concentrazione.

Mi sembra che abbia voluto parlare dei tempi, cioè della durata dell’esercizio. Credo abbia fatto bene poiché ha calcato sul tanto, ma relativizzandolo, perché è in effetti relativo ad un milione di situazioni individuali. Però so bene – ne parlammo insieme – che lo esaspera il continuo sbucare, come i funghi dopo una notte piovosa, qualcosa dell’eterna litania dei tempi fissi, naturalmente inclinati verso il minimo.

Naturalmente i quattro gatti che ne sanno qualcosa, sanno pure, con montagne di esperienza diretta e confrontata per tanti lustri, che così non è, che così non può essere e che, se qualcuno parla così, o fa accademia di quello che non fa, oppure è prezzolato da agenti nemici.

Questo perché, anche sul gradino più elementare, ma ampio e faticoso, del “dominio del pensiero” ordinario, non è certo una semplice questione di pensiero: già qui tutta l’anima viene messa in gioco. Nemmeno nel corpo fisico umano le singole parti, i sistemi, sono realmente separati. Lo possiamo capire con qualche semplice immagine tolta dal sensibile.

Se oggi mi dedico alla corsa, potrei dire che stanco gli arti inferiori. Dunque domani potrei dedicarmi al canottaggio… e così via. Sembra logico ma non è vero: dopo qualche settimana accuserei tutta la dozzina di sintomi del superallenamento, mi beccherei l’influenza per un nonnulla, i valori ematici sarebbero stravolti, ecc.

Questo perché il corpo è un insieme interconnesso e non v’è organo che venga sollecitato separatamente: non v’è per il fegato un lunedì di lavoro e il martedì di riposo (come tutto sia “collegato” lo si vede persino nel cadavere aperto in sala settoria, se lo si osserva spregiudicatamente).

Nell’anima, le forze sono ancor più frammischiate, fluiscono di continuo le une nelle altre: separare il pensiero dal sentire modifica sia il pensiero che il sentire.

Tutto l’uomo interiore interviene in un atto così tremendo com’è la Concentrazione (nemmeno la coda ne resta fuori): la Concentrazione prende tutto: questo tentativo d’essere solo nel pensiero costringe al digiuno l’elemento passivo, personale e superficiale del sentire…mentre il sentire vero si libera dalla tenebra che lo imprigionava.

La Concentrazione prende tutto: come il Sole caccia il buio, così essa azzera il falso volere, costantemente usurpato dalle spire caliginose delle brame e comincia a far nascere nell’anima questa terza forza che mai l’uomo aveva conosciuto. Il volere è la spada leggendaria che nessun “ego” mai impugnerà e brandirà, mai giungendo a sfilarla dal macigno magico che l’uomo crede di conoscere come suo corpo.

Mi sa che le persone hanno una fifa nera solo con l’avvertire che v’è uno spiffero di cambiamento. Quello che di continuo si reclama a gran voce per il mondo, quando sospetti che potrebbe succedere dentro te…sono dolori e si molla.

Racconta divertito Aurobindo che un discepolo va da lui spaventatissimo: “Maestro, sono diventato scemo!” “Perché? Cosa ti è successo?” “Maestro, non penso più!” Aurobindo allora gli fa notare che sta parlando e pensando ancora. Si era solo consumato (spento) il clangore ordinario che abbiamo nella testa. E ciò aveva spaventato moltissimo lo sprovveduto.

Dunque, se uno non ha avuto per destino una precedente disciplina di pensiero, pochi minuti servono solo a non rischiare quei cambiamenti desiderati, ma con minore intensità e sensatezza del bambino che vuole la luna.

Questa non è una critica ad un amico, comprendo bene che non si può dire tutto in poche e mirate pagine. Ad esempio, quando scrive di varianti per generare più intensità, e per non macinare meccanicamente l’esercizio (dismettere talvolta ogni parola o rifare il percorso all’indietro – questa variante dovrebbe far sospettare quello che ho scritto in un commento, cioè che la tristemente famosa immagine sintesi è il prodotto di intensità e mai una sorta di sbocco naturale) si dimentica del consiglio più semplice e rude.

Mi spiego. Molte volte erano proprio i discepoli più attivi che si lamentavano della brevità della ricapitolazione interiore dell’oggetto e si lamentavano con Scaligero che l’esercizio iniziava e terminava in pochi minuti. Scaligero rispondeva che avrebbero potuto ripeterlo più volte.

Altra cosa che l’amico non ha menzionato è che la “saturazione” non si raggiunge con una ripetizione ottusa, meccanica del circuito di parole e immagini: questo è un pericolo che arriva per tutti, quando si usa lo stesso oggetto con i suoi pochi elementi formativi.

Naturalmente, chi è furbo come una volpe, cambia spesso l’oggetto…per poi accorgersi che dopo pochissimo le stesse difficoltà si ripresentano. Dalle difficoltà non si scappa: in fondo sono proprio esse a esigere un impegno ed uno sforzo maggiore, proprio come i muscoli che si rafforzano combattendo resistenze progressivamente più elevate.

No. Accanto al martellamento rappresentato dalle ripetizioni dell’esercizio, è necessario che la consapevolezza concettuale di ogni singola parola e immagine non tracolli mai in qualcosa di vuoto, che viene da sé poiché è stato ripetuto cento o mille volte.

Anzi, è proprio questa consapevolezza attiva il “filo” che non dovrebbe spezzarsi dal principio alla fine dell’esercizio.

Perciò la parola “ripetizione” non andrebbe mai intesa nel suo senso comune: dunque sono almeno due le cose difficili che dovranno essere inderogabili.

La prima consiste nel fatto che non deve esistere un ripetere l’esercizio, più volte durante lo stesso giorno, che possa definirsi come ripetizione di qualcosa di precedente, anche quando lo sia stato fatto già per due, cinque volte, con il medesimo percorso.

La seconda consiste nel fatto che la ricostruzione, in quanto collana di concetti, non deve spezzarsi in nessun punto.

Questi due sono per lungo tempo, intoppi su cui si ruzzola: il bello è che alternative facili non esistono: bisogna solo tirar su dal pozzo dell’anima più determinazione e secchiate abbondanti di pazienza.

Sarebbe sempre l’ora giusta di smettere la bambocceria che ci portiamo dentro per tutta la vita da quando essa era giustificata dall’età del ciuccio. Sopravvive in noi la strana visione che una via iniziatica sia simile a via Mazzini: una passeggiata dal principio alla fine. Invece è una aspra gradinata, invisibile agli uomini, che parte dalla terra per giungere a Tir-na-nÓg.

Perdendo un pezzo di sé ad ogni gradino: qui perdendo si diventa più forti, perché occorre essere fortissimi per salire perdendo tutto quello che fummo: non è la forza di cui parliamo quando viviamo come uomini del mondo.

Il mondo dello Spirito manda i suoi Messaggeri: essi ci invitano ad abbandonare la nostra vita…non la vita di ogni giorno ma la vita stessa. Solo chi muore in vita può entrare vivo nel Santuario dello Spirito.

La Concentrazione indica il percorso più rapido e trasparente su tale via.

Il mio amico ha ricordato Ramakrishna: in effetti quest’ultimo aveva ragione: basterebbero tre minuti…

22 pensieri su “CONSIDERAZIONI

  1. Anzitutto grazie. c’è una domanda che mi ‘urge’: spero di esprimermi chiaramente. quando la massima attenzione e la qualità dell’intensità è conseguita (a me sembra un dono, in ogni caso….suscita sincera devota gratitudine), e l’esercizio non è terminato, si resta nell’apertura (immagine o altro) che si manifesta con una decisa evidenza o si deve in ogni caso terminare la ‘ricostruzione’ dell’oggetto?voglio dire che a volte mi sembra di perdere qualcosa quando, come dire, non ‘buco lo schermo’, cioè non resto a bruciare o a lasciare che si consumi ‘tutto nell’istante’. Grazie in ogni caso per l’attenzione

  2. Caro laflo, ecco che occorre spregiudicatezza e presenza di spirito, che in molti casi sono la stessa cosa.
    Credo sia “cosa buona e giusta” fare delle Concentrazioni davvero impeccabili: sono il test per la giusta disciplina.
    Ma poi ANCHE la Concentrazione è un mezzo. E il mezzo, a parere mio ma anche di altri vecchi amici operativi con cui sono in contatto, può essere superato.
    La Tradizione ha avuto sempre ragione: tutti ricordano l’immagine della zattera nella disciplina buddhista. Buona per traghettare, diventa poi un peso inutile.
    Almeno in certi momenti. Come mi pare che tu descriva.
    Io, certe volte, ho fermato, con successo, la descrizione: il moto c’era, era al massimo, dunque perché “consumarlo” in una sorta di continuità semi-dialettica? Per funzionare dev’essere un atto velocissimo (più veloce del pensiero)…e l’attività pensante pura prende la verticale.

    Ti ho parlato della mia esperienza per accostarla alla tua, tecnicamente diversa ma simile nel contenuto.
    Insomma, se hai raggiunto l’acme dell’esercizio, perché trascinarlo alla “doverosità” di descrivere la punta di uno spillo?
    A mio parere fai bene e se senti di “perdere qualcosa” mi pare certo che la stai perdendo.
    Noi non dobbiamo mai aggrapparci alla forma delle cose, o meglio talvolta sì e talvolta no!
    Ciò che per molto tempo può essere un ideale da raggiungere a fatica, poi può essere (talvolta) il furbissimo impedimento.
    Scusami se non sono stato chiaro, ma in cose del genere…

    N.B: Attenzione! Quello che può essere lecito a laflo non lo è per tantissimi!

  3. invece è chiarissimo…il ‘furbissimo impedimento’, ecco cos’era.
    e che gioia sapere che si può veramente condividere l’essenziale. sono d’accordo e m’inchino profondamente al comune Maestro….diciamo che un po’, anzi un bel po’ mi sento a disagio…da scomparire…spero Tu comprenda GRAZIE GRAZIE GRAZIE

  4. Ottimo Isidoro, la cui possente voce risuona come fosse un coro,
    tu non ci crederai, ma coloro che fortemente insistono – nel folle amor della Sapienza – vengono duramente rampognati per questa lor insana predilezione, e soprattutto vengono accusati di eccessiva ed intempestiva severità.
    Nella fattispecie, in un sito sedicente esoterico e sur un profanissimo “asocial network”, un mistagogico autore, celantesi sotto l’imperial pseudonimo di un Iniziato, Epopta e Jerofante, se la prende con un nostro sodale che da tanto tempo generosamente si ostina a scrivere sull’Archetipo, insistentemente indicando l’incondizionata necessità di praticare intensamente la nobile Arte della Concentrazione, e con un suo oltremodo selvatico amico il quale, lui pure quando può e ne ha l’occasione, in maniera entusiasta ed alquanto esagitata insiste oltremodo sulla intensa, fervida, ripetuta pratica della concentrazione.
    Il nostro imperial-mistagogico ammaestratore par che dica di non «trovare una risposta logica e ragionevole, come si faccia a perdere il proprio tempo nel disquisire, con pedante precisione, degna di un ragioniere più che di un asceta,in merito alle ore, minuti, secondi da dedicare all’esercizio della concentrazione! Si riesumano indicazione date AD PERSONAM da Massimo 40 anni fa, (ovviamente a persone che avevano 40 anni di meno di quelli che hanno ora), sforzandosi di voler generalizzare consigli, esortazioni, prescrizioni, che erano dirette a SINGOLE E SPECIFICHE PERSONE!».
    Ei si stupisce e maraviglia di cotanta improvvida austerità e severità – a suo dire perfettamente fuori luogo – tanto più ch’ei con alquanto susseguo ci ammaestra con queste, per noi umili novizi della celeste Sapienza, abbaglianti e rivelatrici parole: «Se io volessi estendere AD ALTRI le indicazioni che Massimo ha dato A ME, farei venire un accidente al 90% dei c.d. “scaligeriani” ma, ritenendomi una persona matura ed oramai saggia, in virtù dell’eta’che ho raggiunto, mi guardo bene dal pensare che CIO’CHE ERA ED E’ VALIDO TUTT’ORA PER ME possa anche essere valido per ALTRI individui che hanno una PROPRIA storia personale un PROPRIO temperamento, delle PROPRIE inclinazioni e,soprattutto,un PROPRIO karma!».
    Non possiamo che felicitarci cordialmente col nostro mistagogico-imperial Jerofante per la sua conseguita maturità e saggezza, che tanta consapevole umiltà ei s’attribuisce. Costui dichiara altresì di assai stupirsi e maravigliarsi, al punto di dire che: «Io non solo non ho MAI sentito Massimo parlar male di nessuno ma posso altresì testimoniare di non aver MAI sentito parlar male di coloro che avevano diverse opinioni, né Pio Filippani, né Argo Villella, né Enzo Erra, né Amleto Scabelloni, né Alfredo Rubino ed ho citato Coloro che ritengo essere stati i più notevoli Discepoli di Massimo ed i maggiori continuatori della Sua Opera».
    Il mistero del suo stupore è facilmente spiegabile. In effetti, il nostro mistagogico-imperial ammaestratore – a quel che ci comunicano amici romani che ben lo conoscono – Massimo Scaligero, pare ch’egli non lo abbia mai conosciuto, né tampoco lo ha mai incontrato, né udito parlare. E a questo punto il suo stupore diventa il nostro, e genera alquanta maraviglia in noi, che eravamo assetati di folgorante verità e della sua sapienza e non conoscevamo quanto profonda e possente fosse la sua «immaginazione creatrice». Come faremo noi umili neofiti, seguaci della Sapienza e di Maat, ad abbeverarci alla sua alma fonte, or che i suoi antichi sodali della latomia aponense, locata nella patria del sapientissimo Pietro d’Abano, lo hanno pressantemente «consigliato» – così ci dicono – di procurarsi un dolcissimo «sonno». Come potremmo noi cercar il bramato risveglio e l’illuminante verità presso chi di fronte alla Saggezza Trionfante di Maat Aponense è in sì profonde tenebre dormiente? Mistero!

    • è vero Isidoro, ancora grazie. sono disponibile, se lo ritenete opportuno, ad aiutare in qualsiasi ‘lavoraccio’ da soldato semplice per Eco, strumento che per me s’è rivelato preziosissimo quanto il grandioso Archetipo (sono insegnante di liceo,d’italiano, storia e filosofia: ho già avuto a che fare con lavori editoriali). a questo proposito ringrazio Hugo per le preziosissime testimonianze vivide veridiche e per me molto emozionanti, preziosissime, sulle indicazioni date dal Maestro nel 1980.non so come altrimenti avrei potuto sapere queste cose….e molte altre, innumerevoli, riportate su Eco

  5. Isidoro, mirabil produttor del filosofal Oro,
    poiché – dopo che nell’agosto del 1969 il mio fraterno amico L. mi fece incontrare la Scienza dello Spirito e poco dopo mi presentò al Maestro – in dieci anni ho potuto incontrare Massimo Scaligero circa 200 volte, posso testimoniare sia il suo continuo sottolineare la radicale fondamentalità della concentrazione che la sua compassionevole, e per niente sentimentale, adamantina severità. Il destino volle che io lo incontrassi – assieme al fraterno amico L. e e alla sua amata sposa D. ed altri – per il Rito della meditazione in comune l’ultimo venerdì di gennaio 1980. Massimo doveva lasciarci quella stessa notte. Proprio in quel incontro, Egli ci fece – innalzandosi con pochi colpi d’ala, come un aquila, alle vette della Conoscenza – una sintesi aurea della Via del Pensiero, e ci parlò della centralità della concentrazione volitiva del pensiero. Nell’incontro del mese precedente, ci invitò ad una intensiva pratica della concentrazione, ad «esagerare», ad essere addirittura «settari», poiché solo la forza pensiero è capace di autocorrezione, e la pratica stessa della concentrazione volitiva suggerisce il successivo – ancora ignoto – movimento del proprio processo. Non sono il solo che possa testimoniare un tale comportamento di Massimo Scaligero e le sue indicazioni ascetiche.
    A differenza di chi, millantando, dichiara mai avvenuti incontri con Massimo Scaligero e proclama osiriane Grandi Jerofanie, coloro che veramente lo hanno conosciuto, che hanno ascoltato la sua parola di sapienza, che con Lui hanno compiuto il Rito della meditazione, amano la sua severità, gli sono grati delle sue talvolta aspre parole, del suo denudare impietosamente le finzioni, le recitazioni e le menzogne spirituali, del suo smascherare ed abbattere le miserabili ambizioni di arrivisti dall’ego stratosferico, sgonfiando l’inflazione di tale ego. Talvolta, il mistagogico osiriano Jerofante ardisce e presume farsi diagnosta e terapeuta ( date le sue patavine frequentazioni miriamiche). Che dire difronte a cotanto ardimento e presunzione?
    « Tra male gatte era venuto ‘l sorco».

    Hugo, che quando in altro più non spera,
    si pappa un bel formaggio con la pera.

  6. Mah! Che vuoi farci? Esseri così pieni di sapienza potrebbero comprendere il silenzio ed il vuoto? I missionari dell’antropofollia (al tortellino) ed i tremebondi lustratori delle consunte panoplie ritualistiche cesseranno un giorno di girare in tondo come sufi ebbri?
    Ma non sono nemmeno svegli! Che squallore… 🙁

  7. Qualcuno…..sul suo forum o blog che dir si voglia, pare che pavido non abbia avuto animo di scagliarsi per l’ennesima volta contro rastignacchi vari ed amici e allora pubblica roba firmata da altri, ierofanti, che possa dardeggiare al posto di sue autografe dichiarazioni. Si’ Balin, i nostri Isidoro e Hugo ben han indicato tracce grastronomiche onde poter dirigere geograficamente la lettura di facebookkiani maestri.

  8. Finalmente ho capito angh’io (ehehehe) il tortuoso giro della str..ta in oggetto, …comunque lo “ieroegizio” (non ho presente fisicamente chi sia, ma forse, anche con i miei “rincotempi”, ci arriverò) ama essere “tagliente” e come talvolta capita a quelli che adorano l’invettiva e l’essere “soli contro tutti” , non solo su Fb, rischia di farsi male da solo….

  9. Si tratta di un ciociaro, trapiantato tra le brume venete, che è stato tutto. Si vanta di aver conosciuto Massimo, di aver ricevuto da lui rivelazioni personali mirabolanti, e indicazioni esoteriche pirotecniche solo a lui destinate. Peccato che abbia udito il nome di Massimo Scaligero solo negli anni 80 inoltrati, diversi anni dopo la morte del Maestro. Costui è stato tutto: buddhista, evoliano, “scaligeropolitano”, antroposofo, mago pagan-celtico-germanico, massone, antisemita, martinista, kabbalista, gurdjeviano, sufi, fondatore di Riti Massonici di Alti Gradi, sedicente Gran Maestro e Gran Jerofante di un Antiquus Ordo Aegypti, di un Regime Rettificato diMizraim-Memphis, di un Ordine Martinista Isiaco-Osirideo, terzoposizionista, simpatizzante crowleyano e stormfrontista, e quant’altro. Afferma di essere discendente del principe Raimondo di Sangro di Sansevero, del Principe Leone Caetani, del mentore di Giuliano Kremmerz, Pasquale de Servis, in Arte Izar. Ha infiniti pittoreschi alias, con uno dei quali – Diamond Moor – gestisce un suo blog dal suggestivo titolo evolianeggiante di “Rivolta contro il mondo moderno”, ove fa un minestrone nel quale non manca nessun ingrediente, compreso il simpatico Giorgio Gaber, a suo dire suo grande amico. Si è fatto cacciare da vari “consessi iniziatici”, i cui maggiorenti prima ogni esaltava come “Grandi Iniziati” e poi epitetava d’insulti come “tavernieri”. Recentemente, è stato vivamente – e pressantemente . “consigliato” (sono consigli che non è savio rifiutare…) dalla R.’. L.’. aponense “Maat – Saggezza Trionfante” di scegliere un dolce e riposante “sonno”, perché forse le sue troppo effervescenti attività “granmagistrali”, le sue millanterie, nonché le sue esternazioni nazifasciste e antisemite non erano gradite. Un esempio di una sua saporita “bufala” ciociara d.o.c.? Diceva ad una mia cara amica che Massimo gli avrebbe detto che “nella nostra città natale son nati due grandi Iniziati: tu ed io”! BUUUUUUM!

  10. OK credo di aver capito….c’era un tizio a Trastevere parlo di un 25 anni fa, che teneva conferenze cercando di “imitare Massimo” aggiungendoci un po’ di ” sesso tantrico” (“incenso e mutande”..grande !!) . Potrebbe essere lui. Ma poco conta il “nomen” …. dal quadro descritto emerge una tipologia patologica in cui manca solo un’Iniziazione al Peyote ed il titolo di Gran Commendatore dell’Ordine della Fenice di Harry Potter in definitiva siamo a livello di legge 180 o giu’ di lì …..
    (In genere quando sento blaterare di “gran maestri” “ordini egizi ” “Filiazioni esoteriche esclusive” l’impulso primo è chiamare il 118….)

  11. Il nostro ineffabile ciociaro mandriano di “bufale”, dal floreale e nummario nome gentilizio, concittadino per nascita di Caio Mario, di Aonio Paleario, e del nostro Massimo Scaligero, e ora professionalmente trapiantato nella paflagonica e venetica patria di Tito Livio, è un disinvolto mescolatore di “incenso e mutande”, e sue varie passate compagne di vita – soprattutto una sua concittadina – che lo hanno abbondantemente finanziato, nutrito e pasciuto, potrebbero raccontare storie molto interessanti su di lui, e soprattutto di come sono state spregiudicatamente usate, spoliate, e anche “alleggerite” di vari averi. Per amore degli Dèi, siamo uomini di mondo (anche se non abbiam fatto il militare a Cuneo, come diceva il Principe Antonio de’ Curtis) e certi suoi vitelloneschi comportamenti, uniti alle sue pose ierofantidi e granmagistrali ci muovono a un divertito sorriso. E i suoi spergiuri e tradimenti verso organismi sedicenti “tradizionali” e i dignitari di questi, che “prima” ogni volta egli esaltava con sperticate quanto opportunistiche lodi e sempre “poi” ricopriva di letame, non ci riguardano. Meno indulgenti si deve essere sul fatto ch’egli sporchi il nome di Massimo Scaligero – al quale in un dioscoride gruppo chiuso e segreto di Facebook costui attribuisce falsi e sprezzanti sentimenti antisemiti, che Massimo avrebbe detto a lui, che MAI lo incontrò né ne conobbe il nome e le opere, se non varia nni dopo la sua morte – e del Dottore con le sue menzogne, con le sue millanterie, con le sue “spiritose” – e non spirituali – invenzioni, con i suoi pretesi legati e compiti “ricevuti” da Massimo in punto di morte, con le pratiche rituali magico-cerimoniali che mandano fuori equilibrio la sua ex-consorte. Fanno ridere le sue “diagnosi” di aterosclerosi dell’esagono di Willis, rivolte a Rastignac e ad un suo orsolupesco amico, i quali – sia lode agli Dèi – godono di ottima salute e perfettissima digestione. “Medice, cura te ipsum”, dicevano gli antichi.

    Hugo, che per mangiare la pappa,
    esce e al sacro desco scappa.

      • Balin,
        il nostro ciociaro mandriano di “bufale”, oltre che Gran Maestro del Rito Rettificato di Memphis-Misraim e dell’Ordine Martinista Isiaco-Osirideo, oltre che Pontifex Maximus dell’Antiquus Ordo Aegypti e Gran Hierophante dell’Ordine Egizo Osiride, a quanto mi comunica il mio terribilissimo amico C., è stato recentemente insignito dai suoi ammirati sodali della suprema dignità di Gran Califfo di Lambrate, i quali hanno deciso altresì d’innalzare proprio in quel di Lambrate – come monumento in suo onore – un traliccio in acciaio, donato dall’ENEL, bellamente adornato di natalizi festoni e lumini, con ai piè ceste di mozzarelle di “bufale”: rigorosamente ciociare d.o.c., naturalmente!

        Hugo, che sempre ammira quant’è bella
        la ciociara e campana mozzarella.

Lascia un commento