ARTE

EURITMIA: LA NUOVA ARTE

Avviene talvolta, mentre aspettiamo un treno o un amico, di osservare due o tre persone che parlano tra loro senza poterle udire, perché distanti da noi. Come risaltano, allora, i gesti delle mani, delle braccia, del corpo intero.

In una sala da concerto, se osserviamo sul podio il direttore d’orchestra lo vedremo muovere le braccia, le mani e il tronco, in un gestire che, oltre a dirigere, vuole accompagnare la musica degli strumenti.

Appaiono, questi gesti, come un rattrappito movimento che vorrebbe accompagnare lo scorrere del linguaggio o della musica per rafforzarlo.

Questi movimenti che sfuggono istintivamente alla gente quando parla o quando ascolta o fa musica, appaiono un alcunché di rudimentale, come un residuo atrofizzato di qualcosa di grande.

Ma la loro presenza non può forse alludere ad una forma originaria, in primordiali epoche di evoluzione, quando il corpo, non ancora condensato al livello odierno, si muoveva leggero per accompagnare i movimenti dell’anima?

Potremmo raffigurarcela quest’anima solo candore, solo verginità e calore!

Quali gesti erano degni di accompagnarla mentre esprimeva i sentimenti che sgorgavano da se stessa: meraviglia, devozione, autoaffermazione, amore o nostalgia?

Con quali gesti esprimeva l’irrompere del mondo esterno in lei: il fuoco, il vento, le onde del mare, il lampo e il tuono?

Rudolf Steiner ha individuato l’originario gesto, tutto interiore, da cui si sono sviluppati, nell’udibile, parola e canto e, si potrebbe dire, portando avanti il lavoro della natura, lo ha amorosamente coltivato e sviluppato nella sfera del sensibile secondo leggi oggettive, per donare all’uomo una nuova arte.

Così è nata l’euritmia: parola visibile, musica e canto visibile, gesti che si esprimono usando il corpo umano in movimento, rivestito di veli colorati e leggeri come palpiti di primavera.

Per l’Euritmia ora si trattava di trovare la persona giusta in grado di incarnare e portare nel mondo, per la prima volta, il nuovo dono spirituale.

Ciò avvenne nell’anno 1912 a Berlino.

In una famiglia di antroposofi morì, giovane e inaspettatamente, il padre, un valente ballerino classico.
La moglie Clara Smits, allieva esoterica
di Rudolf Steiner, rimasta sola con la figlia Lory che amava la danza e la ginnastica, si rivolse a Lui per avere dei consigli per la futura vita della figlia.

L’incontro avvenne nella Motzstrasse a Berlino.

Egli chiamò la ragazzina per conoscerla. La osservò a lungo e dal colloquio comprese che attraverso lei il destino chiedeva qualcosa di nuovo.

Fu così che, grazie a una serie di intenti diversi, si potèdare inizio, proprio in quell’occasione, a un’arte del movimento nello spazio, sino ad allora inesistente.

Lory fu subito disposta a qualsiasi sacrificio. Iniziò lo studio dell’anatomia umana, si concentrò sul passo umano, studiò i movimenti dell’antica danza greca, fino ad esercitarsi a scrivere con le dita dei piedi per adattare il suo giovane corpo ad un compito così alto: essere la prima donna ad incarnare l’euritmia!

La scoprirono ad origliare dietro la porta dove il Dottore teneva le conferenze di Antroposofia.

LoriQuando Steiner lo seppe le permise di entrare e di ascoltare il ciclo sulle Gerarchie Celesti….Lory aveva sedici anni!

Nei primi tempi l’euritmia fu praticata ed insegnata in piccolissime cerchie su suggerimenti continui del Dottore, poi la signora Marie Steiner se ne prese cura e, nonostante l’inizio del periodo bellico, la nuova arte crebbe in diffusione ed anche nei contenuti.

Le arti non sono mai nate semplicemente da intenzioni umane concepite intellettualmente, ma sono sempre nate quando vi erano cuori disposti a ricevere impulsi dal mondo spirituale e sentivano la necessità di incarnare questi impulsi, di realizzarli nell’una o nell’altra materia.

Le “ materie” dell’euritmia furono e sono: l’aria e lo spazio……e poi movimenti, colori, suoni musicali, parole e forme….una gioia e una magia anche per lo spettatore!

Chi ha avuto la fortuna di esercitare, anche solo un poco, questa nuova arte, sa che si tratta proprio di quella gioia che pervade corpo e anima di chi la esegue, perché sente che, muovendosi nel modo suggerito ed esercitato con coscienza, corpo e anima si mettono in armonia con le leggi spirituali del cosmo.

Rudolf Steiner, anni dopo, dirà: “ L’Euritmia è davvero cresciuta sul terreno del movimento antroposofico come un dono del destino.”

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ARTE, SCIENZA DELLO SPIRITO,

CHRISTUS MUNDI REDEMPTOR di Mara Maria Maccari – Terza Parte – seconda visione

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Tavola VII
Seconda visione della terza parte

Discesa dell’Io nel corpo fisico umano quale germinazione e nascita terrestre.

Si apre a quadrato la città di Dio:

da un lato, proveniente dalla sfera spirituale come volontà divina (finestra superiore irraggiante e con pergamena) il nucleo dell’Io (fenice della tav. VI) che ora è rappresentato dalla moltitudine delle persone (vite precedenti), che penetra con una tromba (fecondazione spirituale) nel quadrato e nelle parte sottostante, richiamando a sé la materia (monte verde), che viene irraggiata e fecondata dallo spirito nella materia (finestra rossa con nube frontale irraggiante).

 Al disopra di questa natalità due figure, con sembianze animali:

l’essere con la veste verde (Arimane) ha co-intessuto la figura umana nella mineralità (verde); l’altro (Lucifero) nell’anima (mani al petto).

Nell’armonia cosmica (santi con strumenti musicali) e umana, queste due entità cooperano nell’evoluzione.

È nell’arbitrio umano l’uso dello strumento (spada dietro l’entità Luciferica) volto al bene o al male.

Tavola VII

Tavola VII

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ARTE, MARA MARIA MACCARI, PITTURA

PLENILUNIO DI PASQUA

 plenilunio di Pasqua

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*

Antifona di Resurrezione

annunzia la luna

in tutta la sua forma

e il suo volume.

 

Occorre che tu sappia,

o morte,

che questa luce dilatata

effonde sul creato

una pioggia di alleluia.

 

Si schiuderà stanotte

la pietra inamovibile.

 

Dal vuoto sepolcro

si leveranno voli di colombe.

 

E Angeli, Angeli, annunzieranno

che il soave Cristo è Risorto.

.

.

(Anna Marinelli)

 

ARTE, PASQUA, POESIA

L’ ORTO DEI GETSEMANI

Lo scintillio di lontane stelle un’indifferente
luce gettava alla curva della strada.
La strada aggirava il Monte degli Ulivi,
giù, sotto di lei, scorreva il Cedron.

Il prato a metà s’interrompeva.
Dietro cominciava la Via Lattea.
Canuti, argentei ulivi tentavano
nell’aria passi verso la lontananza.

In fondo c’era un orto, un podere.
Lasciati i discepoli di là dal muro,
disse loro: «L’anima è triste fino alla morte,
rimanete qui e vegliate con me. »

E rinunciò senza resistenza,
come a cose ricevute in prestito,
all’onnipotenza e al miracolo,
e fu allora come i mortali, come noi.

Lo spazio della notte ora pareva
il paese dell’annientamento e dell’inesistenza.
La distesa dell’universo disabitata,
e soltanto l’orto un luogo capace di vita.

E guardando quei neri sprofondi,
vuoti, senza principio e fine,
perché quel calice di morte via da lui passasse
in un sudore di sangue pregò il padre suo.

Lenito dalla preghiera lo spasimo mortale,
tornò al di là della siepe. Per terra
i discepoli, vinti dal sonno,
giacevano nell’erba lungo la strada.

Li destò: «Il Signore vi ha scelti a vivere
nei miei giorni, ed eccovi crollati come massi.
L’ora del figlio dell’uomo è venuta.
Egli si darà in mano ai peccatori. »

E aveva appena parlato che, chissà da dove,
ecco una folla di servi, una turba di schiavi,
luci, spade e, davanti a tutti, Giuda
col bacio del tradimento sulle labbra.

Pietro tenne testa con la spada agli sgherri
e un orecchio a uno di loro mozzò.
Ma sente: «Non col ferro si risolve la contesa,
rimetti a posto la tua spada, uomo.

Pensi davvero che il padre mio di legioni alate
qui, a miriadi, non m’avrebbe armato?
E allora, incapaci di torcermi un capello,
i nemici si sarebbero dispersi senza lasciar traccia.

Ma il libro della vita è giunto alla pagina
più preziosa d’ogni cosa sacra;
Ora deve compiersi ciò che fu scritto,
lascia dunque che si compia. Amen.

Il corso dei secoli, lo vedi, è come una parabola
e può prendere fuoco in piena corsa.
In nome della sua terribile grandezza
scenderò nella bara fra volontari tormenti.
Scenderò nella bara e il terzo giorno risorgerò;
e, come le zattere discendono i fiumi,
in giudizio da me, come chiatte in carovana,
affluiranno i secoli dall’oscurità.»

(B. P.)

ARTE, PASQUA, POESIA

MAGDALENA

È appena notte ed ecco qui il mio demone,
l’espiazione per il mio passato.
Vengono e il cuore mi succhiano
i ricordi della dissolutezza,
quando, schiava dei capricci maschili,
ero una stolida ossessa
e la strada era il mio asilo.

Rimangono pochi minuti,
poi verrà un silenzio di sepolcro.
Ma prima che i minuti trascorrano,
la mia vita, arrivata all’orlo,
come un vaso d’alabastro
infrango dinanzi a te.

Oh, dove mai sarei adesso,
Maestro mio e mio Salvatore,
se durante le notti accanto al tavolo
non mi aspettasse l’eternità,
come un nuovo cliente, adescato
da me nella rete del mestiere.

Ma spiega cosa vuol dire peccato
e morte e inferno, e fiamma e zolfo,
quando sotto gli occhi di tutti,
con te, come un pollone a un tronco,
mi sono congiunta nella mia angoscia senza fine.

Quando, Gesù, poggiati
i tuoi piedi alle mie ginocchia,
apprendo forse ad abbracciare
la trave quadrangolare della croce
e, nello smarrimento dei sensi, sul tuo corpo
mi precipito preparandoti al seppellimento.
maddalena piedi capelli

Prima delle feste la gente fa le pulizie.
In disparte da tutto il tramestio,
io lavo con l’unguento dell’anfora
i tuoi purissimi piedi.

Frugo e non trovo i sandali.
Non vedo nulla per le lagrime.
Sugli occhi in un velo mi sono ricadute
le ciocche dei capelli disciolti.

Sul lembo della sottana ho posto i tuoi piedi,
li ho bagnati di lagrime, Gesù,
ho intrecciato intorno a loro il filo di perle,
nei capelli li ho nascosti come in un burnus.

Vedo il futuro così nitidamente
come se tu l’avessi fermato.
Mi sento adesso di presagire
con fatidica chiaroveggenza di sibilla.

Domani cadrà la tenda nel tempio,
ci raccoglieremo in gruppo appartati,
e vacillerà la terra sotto i piedi
mossa forse a pietà di me.

Si ricomporranno le file della scorta,
e cominceranno a muoversi i cavalieri.
Come tromba d’aria, sopra la testa
verso i cieli si tenderà questa croce.

Mi getterò ai piedi della crocifissione,
mi gelerà il cuore, mi morderò le labbra.
A troppi per un amplesso le braccia
tu allargherai alle estremità della croce.

Per chi al mondo tanta ampiezza,
tanto tormento e così grande forza?
Tante anime e vite sono al mondo?
Tanti i luoghi abitati e i fiumi e i boschi?

Ma trascorreranno tre giorni tali
e getteranno in tanto vuoto,
che in questo terribile frattempo
io potrò attingere la resurrezione.

(B. P.)

ARTE, PASQUA, POESIA

IL FICO STERILE

Gesu-e-il-fico

Andava da Betania a Gerusalemme,
oppresso anzi tempo dalla tristezza dei presentimenti.
Un cespuglio prunoso sull’erta era riarso,
su una vicina capanna il fumo stava fermo,
l’aria era rovente e immobili i giunchi
e immota la quiete del Mar Morto.
*
E nella sua amarezza che contendeva con quella del mare,
andava con una piccola folla di nuvole
per la strada polverosa verso un qualche alloggio,
in città, all’incontro coi discepoli.
*
E così immerso nelle sue riflessioni
che il campo per la melanconia prese a odorare d’assenzio.
*
Tutto tacque. Soltanto lui là in mezzo.
E la contrada s’era abbattuta nel sonno.
Tutto si confondeva: il calore e il deserto,
e le lucertole e le fonti e i torrenti.
*
Un fico si ergeva lì dappresso
senza neppure un frutto, solo rami e foglie.
E lui gli disse: «A cosa servi?
Che piacere ne ho della tua rigidità?
*
Io ho sete e desiderio, e tu sei uno sterile fiore,
e l’incontro con te è più squallido che col granito.
Oh, come sei increscioso e inutile!
Resta così, dunque, sino alla fine degli anni. »
Per il legno passò il fremito della maledizione
come la scintilla del lampo nel parafulmine.
E il fico fu ridotto in cenere.
*
Avessero avuto allora un attimo di libertà
le foglie, i rami, le radici e il tronco,
le leggi della natura sarebbero potute intervenire.
Ma un miracolo è un miracolo e il miracolo è dio.
Quando siamo smarriti, allora, in preda alla confusione,
fulmineo ci raggiunge di sorpresa.

( B. P. )

ARTE, PASQUA, POESIA

SACRO RITO DEL SOLE D’OCCIDENTE

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*

NEL CIELO UNA CORONA ATTENDE LA VITTORIA.

E MILLE ALTRE NE ATTENDE.

E INFINITE ALTRE NE CHIEDE.

NEL PERENNE IMPEGNO DEL RICONSACRARE QUANTO CONTINUAMENTE NELL’ADE SI CORROMPE.

MOLTITUDINI DI ANIME ACCOLGONO MOSTRI NEL PENSIERO

E DI ESSI VESTONO LE ESSENZE RICOPRENDOSI DI PIAGHE.

DISEGNANDO FORME DI POTENZA CHE ABITANO GLI EVENTI

E NE PLASMANO L’INTERNO SUSSURRARE DI FOLLIA.

IL VUOTO ACCAVALLARSI DI CONCETTI RITENUTI MORALI

E’ PRONUNZIATO NELLA MENTE DEGLI SPROFONDATI

COME CONSAPEVOLE MENZOGNA

DESIDERANDO REALIZZARE EVIDENTI E SPERIMENTATE

BRAME DI POTENZA CONSIDERATE INVIOLABILI ED ETERNE.

SCELGONO COSCIENTEMENTE IL MALE CONSIDERANDOLO UNICA REALTA’.

UNICA VERITA’.

UNICA FORZA SOLA.

LO SCELGONO POICHE’ GLI APPARE COME LA FONTE DI POTENZA CHE DOMINA IL REALE.

MANCA IL PARAGONE CHE POSSA FAR CONDANNARE IL MALE.

MANCA IL BENE ALLA CUI LUCE RIFIUTARE CIO’ CHE GLI SI OPPONE.

MANCA IL CIELO DA CUI POTER SCRUTARE GLI ABISSI DA EVITARE.

TUTTO IL CONCEPIBILE E’ CENERE CHE IL MALE RIVESTE DI FOLLIA.

IL MALE AGISCE DA BEN OLTRE L’UMANO.

EMERGE DAGLI ABISSI IN CUI NELLA POTENZA DISEGNA LE SUE TRAME SUBUMANE.

E SOLO DAL SOVRUMANO UNA FOLGORE PUO’ SORGERE CHE POSSA RISANARLO.

MA LONTANA E INACCESSIBILE E’ LA FONTE DA CUI TALE FOLGORE PUO’ SORGERE.

IL SENTIRE FISICIZZATO MUOVE SOLO FANTASMI TRATTI DALLA CORPOREITA’

IN CUI LA VOLONTA’ SOLLECITATA SPROFONDA FRA LE ENERGIE DELL’ETERNO NEGARE.

MA OLTRE IL PARLOTTIO PERENNE DELLA RAZIONALITA’ :

OLTRE L’IMMANE FRANTUMARSI DEL DISQUISIRE RAGIONANDO SENZA VIGORE:

NUDO E SOLITARIO RESTA IL PENSARE.

SUA E’ LA POTENZA LATENTE DELLA RESURREZIONE.

SUA LA POTESTA’ DELLA FOLGORE CHE LAVA E CHE REDIME.

UN PENSARE CHE QUALE ATTO DEL SILENZIO

POSSA SFIORARE IL SOVRUMANO MENTRE NE VIVE GLI ATTIMI FULGUREI

CHE SOLTANTO ALLORA NELLA VOLONTA’ RICONSACRATA

ACCENDONO NEL PROPRIO SLANCIO APICI DIVINI DEL SENTIRE.

RITO DELL’IDEA QUALE ASCESI DEL PENSIERO

CHE E’ L’UNICA REALE VIVENTE VIA DI RESURREZIONE

CHE L’UMANO INCATENATO –LIBERANDOSI- PERCORRE.

UN VALORE SI TRAE DAL CONTEMPLARE UN PENSIERO COSTRUITO PER POTERSI IMMERGERE NEL RIASSUMERNE IL RICORDO.

UN VALORE PERCEPIBILE SOLO A POSTERIORI LUNGO LE VIE DEL TEMPO.

UN VALORE CHE E’ IL METRO UNICO DEL BENE

E LA SUA FONTE VIVENTE.

IL SORGERE DELLA SOVRUMANITA’ IN UOMO.

L’UNICA.

LA SOLA.

LA PERENNE.

FUOCO DEL SOLE SACRO D’OCCIDENTE.

FUOCO DEL LOGOS.

E SUA RESURREZIONE.

NEI CIELI DELLA FOLGORE E NEL CUORE.

NELL’ULTIMA FRONTIERA DEL PENSARE.

 

HELIOS FK AZIONE SOLARE

 

 

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ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, PASQUA, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

INGRESSO A GERUSALEMME

Giotto-Entry_into_Jerusalem_

Quando nell’ultima settimana
venne a Gerusalemme,
gli osanna gli risuonavano incontro,
dietro gli si affrettavano con rami.

Ma poi, giorni sempre più foschi e crudeli
da non raggiungere i cuori con l’amore,
i sopraccigli corrugati a sprezzo,
ed ecco l’epilogo, la fine.

Con tutta la loro pesantezza di piombo
i cieli si coricarono sui cortili.
I farisei cercavano le prove
strisciandogli dinanzi come volpi.

E dalle cupe forze del tempio
fu dato in giudizio alla feccia,
e lo maledirono con quell’ardore
di quando prima lo esaltavano.

La folla, là d’intorno,
spiava dai portoni,
s’accalcava in attesa dell’esito
sospinta e risospinta.

E un bisbiglio si propagò lì vicino
e dicerie da molte parti.

E la fuga in Egitto e l’infanzia
già ricordavano come un sogno.

Ricordavano il pendio maestoso
del deserto e quel dirupo
da dove satana l’aveva tentato
con una potestà universale .

E il banchetto di nozze a Cana,
e la tavola attonita del miracolo,
e il mare su cui nella nebbia,
come su terra, era andato alla barca.

E l’affollarsi dei poveri nella capanna,
e la discesa con la candela nel sotterraneo
che a un tratto s’era spenta atterrita
quando il re suscitato si levò…

(B. P. )

ARTE, PASQUA, POESIA

CHRISTUS MUNDI REDEMPTOR di Mara Maria Maccari – Terza Parte – prima visione

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Tavola VI
  Prima visione della terza parte

Ci troviamo nell’ambito fisico umano, dove le tre Gerarchie Spirituali in una complessa esecuzione organizzano e dirigono il “progetto Uomo”.

Dalla finestra centrale in alto escono 4 trombe; che, inteso cosmicamente, è il 4° giorno della creazione (Terra) e dei principi operativi nell’uomo, il quadrato è forma.

Il riquadro blu/nero e bianco roseo, rappresenta l’alveo fisico ed eterico dove la struttura umana trova luogo quale base affinché gli organi interiori suddividono le sostanze spirituali provenienti dai pianeti (castelli) negli organi fisici preposti (creati dagli stessi).

Presi nell’insieme rappresentano l’uomo microcosmico che nel modello dell’Archetipo (tav. II) si dovrà rispecchiare (pietra angolare).

L’immagine è in movimento circolare, ciclico, una continua purificazione e separazione.

La vita dell’uomo suddivisa nel ciclo delle reincarnazioni porta con sé (ciclo piccolo/sonno – ciclo grande/morte) la sua parte più elevata, l’Io (la fenice dentro lo specchio).

La 3° Gerarchia Spirituale entro la sfera lunare (suono che prorompe dalla bocca dell’Angelo) accoglie l’operato umano e separa le azioni sbagliate da quelle giuste (specie di uccello che sale verso le nubi-parte astrale) purificandole nel fuoco del purgatorio (nube nera) e facendo precipitare la scoria (specie di uccello che precipita in basso) nelle acque inferiori del cervello umano, della vita successiva (come memoria segreta), che opererà su di lui a pareggio dei suoi errori, in cui  la testa di drago/serpe (fauci spalancate-nuca) sarà la spina dorsale dell’uomo.

 

Tavola VI

Tavola VI

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ARTE, MARA MARIA MACCARI, PITTURA

SE CI FOSSE UN UOMO

 


SE CI FOSSE UN UOMO

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Se ci fosse un uomo
un uomo nuovo e forte
forte nel guardare sorridente
la sua oscura realtà del presente.

Se ci fosse un uomo
forte di una tendenza senza nome
se non quella di umana elevazione
forte come una vita che é in attesa
di una rinascita improvvisa.
Se ci fosse un uomo
generoso e forte
forte nel gestire ciò che ha intorno
senza intaccare il suo equilibrio interno
forte nell’odiare l’arroganza
di chi esibisce una falsa coscienza
forte nel custodire con impegno
la parte più viva del suo sogno
se ci fosse un uomo.

Questo nostro mondo ormai è impazzito
e diventa sempre più volgare
popolato da un assurdo mito
che è il potere.

Questo nostro mondo è avido e incapace
sempre in corsa e sempre più infelice
popolato da un bisogno estremo
e da una smania vuota che sarebbe vita
se ci fosse un uomo…

Allora si potrebbe immaginare
un umanesimo nuovo
con la speranza di veder morire
questo nostro medioevo.
Col desiderio
che in una terra sconosciuta
ci sia di nuovo l’uomo
al centro della vita.

Allora si potrebbe immaginare
un neo rinascimento
un individuo tutto da inventare
in continuo movimento.

Con la certezza
che in un futuro non lontano
al centro della vita
ci sia di nuovo l’uomo.

Un uomo affascinato
da uno spazio vuoto
che va ancora popolato.

Popolato da corpi e da anime gioiose
che sanno entrare di slancio
nel cuore delle cose.

Popolato di fervore
e di gente innamorata
ma che crede all’amore
come una cosa concreta.

Popolato da un uomo
che ha scelto il suo cammino
senza gesti clamorosi
per sentirsi qualcuno.

Popolato da chi vive
senza alcuna ipocrisia
col rispetto di se stesso
e della propria pulizia.

Uno spazio vuoto
che va ancora popolato.

Popolato da un uomo talmente vero
che non ha la presunzione
di abbracciare il mondo intero.

Popolato da chi crede
nell’ individualismo
ma combatte con forza
qualsiasi forma di egoismo.

Popolato da chi odia il potere
e i suoi eccessi
ma che apprezza
un potere esercitato su se stessi.

Popolato da chi ignora
il passato e il futuro
e che inizia la sua storia
dal punto zero.

Uno spazio vuoto
che va ancora popolato.

Popolato da chi é certo
che la donna e l’uomo
siano il grande motore
del cammino umano.

Popolato da un bisogno
che diventa l’espressione
di un gran senso religioso
ma non di religione.

Popolato da chi crede
in una fede sconosciuta
dov’é la morte che scompare
quando appare la vita.

Popolato da un uomo
cui non basta il crocefisso
ma che cerca di trovare
un Dio dentro se stesso.

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(Giorgio Gaber)

MUSICA, POESIA

TENERE INSIEME LE COSE

Tenere insieme le cose

Tenere insieme le cose

In un campo
io sono l’assenza
di campo.
Questo è
sempre opportuno.
Dovunque sono
io sono ciò che manca.

Quando cammino
divido l’aria
e sempre
l’aria si fa avanti
per riempire gli spazi
che il mio corpo occupava.

Tutti abbiamo delle ragioni
per muoverci
io mi muovo
per tenere assieme le cose.

(Mark Strand)

ARTE, POESIA

CHRISTUS MUNDI REDEMPTOR di Mara Maria Maccari – Seconda Parte – prima visione

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Tavola V
  Prima visione della seconda parte

Equilibrio nell’ ordine cosmico operante nella sfera terrestre.

Quattro sfere s‘interpenetrano a croce formando il globo; all’interno si congiungono in forma di cubo gli estremi centrali, come interazione luce/tenebra (bianco e blu) e generano il verde/materia. (cfr. Rudolf Steiner O.O. 320)

Se la tavola viene ruotata di 90° a sinistra troviamo dei paralleli con la tav. I :

Nelle ali interne/esterne

Nei due capi, qui rappresentati (quale Giano bifronte) nella sfera blu come Luna/Padre sormontata dalla sfera rossa come Sole/Cristo.

Nei due demoni sotto ai piedi, che corrispondono al lato delle tenebre (bocca doppia di drago).

prima

Tavola V

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ARTE, MARA MARIA MACCARI, PITTURA

LA SCONFITTA DELLA NATURA NELL'ARTE e DINTORNI

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Nelle pitture più antiche è l’uomo che viene rappresentato, mentre l’ambiente circostante è fondale o accenno.

Scrive Rilke (Del paesaggio e altri scritti): ”Nelle figure dei vasi, l’ambiente, casa o strada, è solo nominato, abbreviato quasi, dichiarato solo con l’iniziale; e invece sono tutti gli uomini nudi, sono come alberi che rechino frutta e ghirlande di frutta, come siepi in fiore, come primavere in cui cantino gli uccelli. Allora era il corpo, lo coltivavano come una terra, si adoperavano attorno ad esso come intorno ad un raccolto, lo possedevano come si possiede un buon podere, la ricchezza da contemplare, l’immagine traverso la quale passavano in ordine ritmico tutte le significazioni, dèi e animali e tutti i sensi della vita”

Rilke fa risalire a Leonardo la scoperta del paesaggio: “ Guardare al paesaggio come a qualcosa di lontano ed estraneo, di remoto e astratto che trova in sé la sua compiutezza, questo era necessario se esso voleva diventare mezzo e occasione di un’arte autonoma…si cominciò a capire la natura quando non la si capì più: quando si capì che essa era l’altra parte, indifferente, incapace di accoglierci.”

Così l’uomo si distacca dal paesaggio proprio perché il paesaggio sostituisce la natura.

Mentre agli antichi bastava il nome, la menzione di “quercia”, “selva” per penetrare nelle corrispondenti associazioni, il paesaggio deve venir precisato, analizzato. Ma la sua esasperazione è la sua morte.

Il romanticismo è un tentativo di salvataggio di una natura stinta e come scrive Praz, scade nell’ingenuo espediente di una soluzione psicologica. Per cui si inscena “una violenta agitazione di umani petti con un soffiar di venti ed un tuonar di procelle”.

Così l’uomo del XX e del XXI secolo si trova, in genere, bombardato da raggi e rumori, a rimirare inquadrature fotografiche che appartengono più al sogno che al reale. Massiccia entra nelle coscienze l’industria del sogno con l’allucinazione cinematografica e televisiva.

Per non apparire troppo pessimista dirò che la luce è ancora gioia e conoscenza, la tenebra è ancora sciagura e tuttora ci afferra sgomento quando si contemplano gli spazi sconfinati.

Infatti l’illimitato, lo sproporzionato della natura post-copernicana sono il tema della poesia cosmica ottocentesca.

C’è un “ma” grande: per concorrere a giungere ad un universo di dismisure concorre il telescopio, come, col microscopio si disintegra la terra visibile. Certo, la tecnologia viene sempre considerata neutrale, però non è un caso che quando essa scende in campo vince sempre sull’umano.

Vediamo da vicino il doppio fenomeno: il telescopio ed il microscopio sono utilissimi ma introducono l’occhio (e la mente umana) in spazi siderali e vetrini dove non esistono forme consacrate e la coerenza delle immagini è data da convenzioni, da ipotesi. Si giunge ad affermare che ogni spiegazione del mondo visibile può essere soltanto rivelata dal mondo che è invisibile all’occhio nudo e se questo invisibile viene rivelato soltanto da strumenti, si instaura un mondo scientifico che demanda agli strumenti le causalità del mondo, espellendo da esso il divino, il destino, il senso umano dei moti celesti. L’uomo non è più un microcosmo.

Rimane la poesia, nei due precedenti secoli, che invita ancora a contemplare e seguire la natura, ma in disaccordo con la scienza, la società e l’economia. Languendo in quanto svanisce il senso d’armonia tra lo svolgere della notte nel giorno, di una stagione in un’altra: divengono cose da “degustare” come spettacoli e come spettacoli, alla fine annoiano.

Il precursore di Baudelaire, Pètrus Borel, proclama noioso che le foglie siano verdi e non violette o azzurre.

L’impressionismo, nello sforzo di stabilire un’armonia tra uomo e natura, si fonda sulla accreditata teoria della luce, accettando la frantumazione della natura, vedendola come mera funzione di vibrazioni.

Appunto: il mondo visibile a occhio nudo è rinviato ad un mondo invisibile, alla luce dello spettroscopio: gli impressionisti non possono che disintegrare il mondo nel momento in cui spingono la natura come fascio di pure ondulazioni. Peccato che, oltre una infinita pluralità di punti luminosi, l’occhio percepisca, di fatto, delle forme: vedo il vaso e non una spruzzaglia di puntini. Questi ci vengono “svelati” da strumenti ravvicinanti.

Un notevole passo di Proust illustra il vacillamento dell’occhio spodestato: “ Esistono illusioni d’ottica le quali provano che noi non identificheremo gli oggetti se non facessimo intervenire il ragionamento. Quante volte su una vettura non scopriamo una lunga strada chiara che inizia a qualche metro da noi, mentre abbiamo dinanzi un muro violentemente illuminato che ci ha dato il miraggio della profondità…questo disorientamento dei ragionamenti lo chiamiamo visione”.

Vi rendete conto di cosa dice? Magari una coerenza alla “visione” chiede solo che l’arte divenga delirio…o miseria: la natura è vinta!

Infatti “tanti sono gli artisti originali e altrettanti mondi abbiamo a disposizione…tale l’universo nuovo e perituro che è stato creato, e durerà fino a che la nuova catastrofe sia scatenata dal nuovo pittore o scrittore originale”.

Sorge un nuovo congegno sociale, si chiama “Industria culturale” in cui possa affermarsi il paradosso di Wilde: “la natura deve imitare l’arte, la regola dell’artista dev’essere non tanto di tenersi alle proposte della natura, ma di non proporle nulla che essa non possa, non debba tosto imitare” Gide, Journal des Faux Monnayeurs.

Mi pare che Gide dica semplicemente che l’artista deve fare cose che siano destinate ad essere accolte e divulgate attraverso i mezzi di massa, gli attuali media (sapete che volo basso).

Il dato biologico ancora resiste: la curva della temperatura del corpo segue l’arco che il sole descrive negli spazi, il sonno sopravviene dopo il crepuscolo per sciogliersi la mattina, di fatto il corpo
della donna soggiace al calendario lunare e la gestazione nei nove mesi corrispondenti alla distanza fra un solstizio e un equinozio, persino il linguaggio comune contiene le metafore tra cielo e corpo.

Ancora per quanto? Il corpo stesso inizia ad adattarsi alle condizioni industriali, nonostante la lentezza del processo: metamorfosi da mammifero a insetto sociale?

Se queste osservazioni vi sembrano poco divertenti, mi pare che il Dottore, in circoli riservati (come la Comunità dei Cristiani), comunicò previsioni a scadenza alquanto breve che potrebbero rovinare le notti dei ciecottimisti. Ora non si grida più nel deserto e farlo ad una massa sociale liquida (informe) che non vuole sapere di non sapere è tempo perso. Ci sono ancora, qua e là, individui. Ciò è grandioso, semi-divino. Il resto è rovina o non è nemmeno quello. La rovina emana una dignità particolare, un senso di arcana riverenza che si perde negli sciami di gite collettive organizzate.

ARTE

EMANUELE (di V. S. SOLOV’ËV)

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Emanuele


Nell’ombra dei secoli si è ormai dileguata
quella notte in cui, stanca di male e di affanno,
la terra posò nelle braccia del cielo, e nel silenzio nacque
Dio-è-con-noi.

Molte cose oggi non sono, che erano possibili ieri:
i re più non scrutano il cielo,
e i pastori non ascoltano nel deserto
come gli angeli parlino del Signore.

Ma ciò che di eterno in quella notte fu rivelato
non può essere ormai più corrotto dal tempo;
e il Verbo nato in quell’evo remoto, sotto a una greppia,
ti rinasce nuovo nell’anima.

Sì – Dio è con noi: ma non già sotto l’azzurro padiglione,
non al di là dei confini dei mondi innumerevoli,
non nel perfido fuoco, e non nel fiato delle tempeste,
non chiuso nella sopita memoria dei secoli.

È qui Egli, adesso; e tra l’effimera vanità,
nel torrente torbido delle ansie della vita, tu possiedi
un segreto onnigioioso: – impotente è il male,
e eterni noi siamo: Dio è con noi.

 

ARTE, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO, VLADIMIR SERGEEVIČ SOLOV’ËV

CHRISTUS MUNDI REDEMPTOR di Mara Maria Maccari – Prima Parte – quarta visione

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® maramaccari / www.patamu.com marzo 2013
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Tavola IV
Quarta visione della prima parte

La sfera centrale (come nelle precedenti tavole) rappresenta la Terra suddivisa contemporaneamente delle 4 stagioni, che da un lato all’altro della Terra si alternano contemporaneamente.

Le Gerarchie Spirituali dalle costellazioni (teste di animali che emanano sostanze spirituali dalle loro bocche) operano  e vigilano incessantemente  sull’operato umano.

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Per chi volesse riprendere le fila della pubblicazione ricordiamo il link che porta all’inizio della pubblicazione di questa Opera di Mara Maccari:

https://www.ecoantroposophia.it/2013/11/art…-maria-maccari/

Troverete inoltre e comunque tutto il materiale relativo a questa artista nella sezione categoria ” Mara Maria Maccari”

ARTE, MARA MARIA MACCARI, PITTURA
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