ARTE

SPIGOLATURE (continuazione)

 

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Richard Wagner e John Lennon, ad un secolo di distanza, rappresentano due ideali che paiono contrapposti. Nel maestro di Lipsia emerge la sacralità nel dramma dell’avvenire impregnato di significati e significanti fin all’ultima nota e per contro, sull’altro lato, abbiamo l’irridente dissacrazione lennoniana del non-sense elevato a paradigma fondante la realtà. Ambedue Richard e John, hanno cercato un ideale artistico totalizzante, musicale ma non soltanto musicale. Ambedue possono essere messi a confronto per la loro personalissima (ed in fondo impolitica) idea di rivoluzione. Ambedue vissero con immensa sofferenza personale, la ricerca di un irraggiungibile ideale estetico-politico. La convinzione che il mondo possa essere trasformato dall’artista, accomunò il Ragnarǫk nibelungico alla fantasmagoria liberatrice del Rock and Roll dei Beatles. A margine, l’assonanza e la similitudine lessicale tra due termini, sono un vezzo tipicamente ed assolutamente wagneriano.

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Il Tramonto degli Dei o Götterdämmerung  è un’opera che presagisce in modo simbolico, la fine di un  mondo ordinato dall’alto. In Wagner emerge la fine del sacro, quale valore fondante della società. I sentimenti e le pulsioni morali che agivano ancora come eco, in  uomo di metà Ottocento, dal secondo dopoguerra non esistono più. Nelle canzoni dei Beatles quel mondo è già finito, la libertà è conquistata al prezzo della perdita di ogni valore tradizionale.

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Chuc Berry, il nero bluesman afroamericano, l’idolo chitarristico del giovane Lennon cantava:”liberami dai tempi antichi”. Ovviamente Lennon fu esaudito e si liberò dei tempi antichi. Fu annullato ogni valore, nemmeno la ricchezza economica si dimostrò  appagante. Non restava a questi figli di una libertà sconfinata che fa capolino nei primi anni ‘60, che cercare il sopramondo in qualche sostanza psicotropa. Ma anche quest’illusione insana, franò miseramente. Fu il vuoto. Un vuoto abissale. Restò solo la libertà, ad impregnare miticamente l’immaginario delle nuove generazioni della Rock Era. La liberta’, da strappare agli adulti ed alle convenzioni, alle istituzioni, alle religioni.

                                                           

La musica terrestre e la vita e l’opera poeti e di compositori, è quindi uno piccolo spiraglio aperto sull’altrove. Uno spiraglio dal quale possiamo osservare, di nascosto e per brevissimi momenti, echi tratti dalla Danza degli Spiriti del Tempo.

                                                                                             

Il “Crepuscolo degli Dei”  secondo una esatta traduzione avrebbe dovuto chiamarsi in altro modo: Fato degli Dei. C’è una vena di speranza nella parola  Fato, che viene a mancare nell’idea di Crepuscolo. E la speranza è  il silenzio liberatore del figlio di Odino. Wagner colse l’aspetto salvifico del mito norreno e lo tradusse inconsciamente nell’ultima sua opera, Il Parsifal. Non abbiamo nessun elemento a conferma eppure Parsifal definito da Wagner Il puro folle richiama  in molti aspetti Viðarr, il Silente, il figlio di Odino.

(per saperne di più)

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_crepuscolo_degli_dei

                                                                                    

Secondo il mito norreno, la scarpa con cui il giovane Viðarr spiaccicò a terra la mascella di Fenrir, fu confezionata con avanzi di cuoio delle calzature di tutte le generazioni passate presenti e future. E Viðarr non ebbe timore di radunare e cucire le pelli del suo stivale, non ebbe ribrezzo nel toccarne le suole. Le sue scarpe non resteranno fuori dal tempio dell’esperienza umana come calzari fuori d’una moschea musulmana.   Fu una terrestrità greve e opaca vissuta nei suoi dolorosi aspetti d’innalzamento e di degradazione, temprata dal silenzio meditativo, a rendere implacabile la forza  dell’eroico gesto del giovane figlio di Odino. La fine di Odino rappresenta il tramonto di un  una società esteriormente ordinata dal sopramondo.

                                                               

 La desacralizzazione del mondo in Wagner è voluta espressamente dagli Dei che hanno preparato il declino del loro agire a favore della libertà.


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Amburgo 1960. Crash! Rory Storm con un colpo di tacco ben assestato sulle tavole del palco, fece franare in una voragine sottostante la batteria e gli amplificatori. Chi avesse sfondato per primo il tavolato del palcoscenico che poggiava su solide casse di birra avrebbe vinto quella gara. I Beatles, seppur sconfitti dal complessino concorrente, sghignazzarono nella cantina. Per alcune ore non avrebbero suonato. Chi non rise affatto fu Bruno Koschmieder , il proprietario del bar che dopo aver a lungo inveito contro quei deficienti degli inglesi, dovette far andare tutta la notte il Jukebox gratis affinché la gente ballasse.

(Per saperne di più)

http://it.wikipedia.org/wiki/Vi%C3%B0arr

Tutto sembrava permesso, nell’Amburgo portuale degli anni ’60, un solo tabou resisteva: far riaffiorare il recente passato del Terzo Reich. Erano passati quindici anni dalla fine della guerra e tutti, formalmente, volevano o dovevano dimenticare la Germania di prima. Ma John, oltre una certa ora, trasgrediva impunemente anche questo divieto, rivolgendosi alla sala con il saluto nazista o mettendosi addirittura una svastica di carta intorno al braccio. Nei gesti nazistoidi che John improvvisava sul palco ad Amburgo, prevaleva semplicemente il gusto della provocazione portata all’estremo limite. Bruno, il proprietario del pub ogni tanto si infuriava per il protrarsi delle scempiaggini parapolitiche del ragazzo di Liverpool che rischiavano di provocare risse con i nostalgici o peggio, di fargli chiudere il locale.

 

John Winston Lennon, con il secondo nome voluto dalla madre Julia, per celebrare Churchill, il mortale nemico di Hitler. Nato il 9 ottobre del 1940 in mezzo ai più terribili bombardamenti. Mentre i tedeschi radevano al suolo interi quartieri della sua città, il piccolo metteva piede in questo mondo. Un certo livore antigermanico lo assunse quindi con il latte materno, John Winston Lennon. Non fu mai disciplinato, anzi la verga correttrice del direttore scolastico scese più volte a colpire le terga di quel ragazzino indomabile. Diventò con gli anni uno studente distratto, anarcoide ed individualista, innamorato artisticamente del nero americano Chuck Berry. Berry, il suo idolo, il fondatore di tutta la tecnica chitarristica rock con l’urlo africano che canta la ribellione verso gli adulti, la famiglia, il lavoro, le false moralità! Chuk Berry era il suo modello, un negro che era l’antitesi del prototipo razziale ariano del Terzo Reich. Ma John era tutto ed il contrario di tutto, uomo antinomico per eccellenza. Pur essendo antimilitarista ed antigerarchico, coltivava inspiegabilmente una vera fissazione per l’impero romano. Pur professandosi antirazzista era più che sensibile per le figure carismatiche ed assolutiste della storia.

                                  

Lennon voleva far emergere la sua volontà a qualsiasi costo. Tutti dovevano eseguire i suoi ordini, ridere quando facevo qualche scherzo e lasciarlo comandare. Ma John non era un politico e non riusciva sempre ad essere il leader, specie quando si scontrava contro la diplomazia astuta di Paul o l’intelligenza e la sensibilità estetica di Stu il suo migliore amico fin dalla scuola d’arte di Liverpool.

                                                              

In quella combriccola da un lato spadroneggiavano le figure dei grandi miti e i tipi duri del Rock and Roll, con Gene Vincent, James Den, Marlon Brando, dall’altro veniva apprezzato l’esistenzialismo francese.  Lennon e l’amico Stu, pittore imprestato alla musica, avevano un substrato culturale e sociale che li faceva sentire in sintonia non solo con i Rockers ma anche, appunto, con gli Exis, gli esistenzialisti. I Rockers erano generalmente proletari o proleten, come alle venivano indicati con ironia dai tedeschi più abbienti. Gli esistenzialisti, di estrazione media, erano più interessati a Jean – Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Juliette Greco e Albert Camus. La bella fotografa Astrid Kircherr ed il suo ragazzo Klaus Voorman ad esempio, facevano parte di questo secondo gruppo. In quegli anni gli Exis portavano il ciuffo spiovente sugli occhi mentre i Rockers puri amavano le pettinature vaporose all’indietro di impronta americana. Quel caschetto che ricordava i paggi del Medioevo, era una moda esistenzialista e per i tedeschi si chiamava pettinatura a fungo, Pilzenkopf.

(Per saperne di più)

http://www.informagiovani-italia.com/i_beatles_ad_amburgo.htm


 

Quella compagnia di giovani integrava questi due mondi così opposti che diverranno la cifra stilistica dei Beatles di domani. Perché grazie alla magica miscela della musica del gruppo di Liverpool, con il tempo, si persero le rigide connotazioni di arte “alta” ed arte popolare. Questo superamento sarà l’eredità più importante del variegatissimo genere musicale che in futuro prenderà il nome di musica postmoderna.

(Continua)

RESOLARIS

 

 

 

 

 

ARTE, MUSICA

Notizie dal MART di Rovereto

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Cari amici,

forse a qualcuno di voi interesserà sapere come procede la mostra su Rudolf Steiner al museo di arte moderna MART di Rovereto.

A detta degli organizzatori la mostra continua a destare grande interesse e grande affluenza di pubblico.

Sabato 13 aprile c’è stato un convegno dal titolo: “Luoghi dell’io. Percorsi nell’opera di Rudolf Steiner”. Vi hanno partecipato circa 280 persone venute da varie parti d’Italia.

Un lavoro impegnativo partito alle 9.30 del mattino e finito alle 19.00 della sera.

Hanno presentato temi importanti relatori quali: Salvatore Lavecchia: “Il pensare quale generatore di nuove forme di Luce”, Emilio Ferrario sul tema “Fenomeni e idee anzichè fatti e teorie” Alessandra Alberti per la pedagogia, Giovanni Simoncini per l’economia e molti altri.

E ancora ieri, domenica 5 maggio, un altra giornata piena, per il convegno dal titolo: “Arte e creatività in Rudolf Steiner: verso una nuova estetica”.

Rudolf Steiner. L'alchimia del quotidiano  MART - Mozilla Firefox

I partecipanti questa volta erano più di 300 e le sale del Mart faticavano a contenerli tutti.

I due temi più importanti, a mio avviso, sono stati: “Nuovo Rinascimento come arte dell’Io” di Arturo Onofri (1925)

e “L’arte nel mondo spirituale/ Tre saggi come introduzione a una conoscenza cosmico-spirituale dell’Arte” di Lamberto Caffarelli (1925)

C’è stato poi uno spettacolo, pianoforte e voce recitante, con musiche originali di Lamberto Caffarelli e liriche di Arturo Onofri.

A seguire una Lectio magistralis di Gillo Dorfles (103 anni) intitolata: “Steiner tra ragione e sentimento”.

Ancora altri interventi e alla fine Alessandro Bergonzoni ha chiuso con “Apologia di creato – sulle arti e le loro vocazioni”

Venerdì 10 maggio prossimo, alla sera, ci sarà un grande spettacolo di euritmia intitolato “Albolina” una leggenda che ha origine nella regione delle Dolomiti. Iniziativa e direzione di Gia van den Akker.

Questi gli eventi più significativi a Rovereto in questo periodo di mostra, che si concluderà il 2 giugno 2013.

In mostra a Rovereto Rudolf Steiner, l'alchimia del quotidiano - Repubblica Tv - la Repubblica.it - Mozilla Firefox

 

Ma non finisce qui……Il percorso dell’artista Rudolf Steiner prosegue alla Biennale di Venezia.

Qui verranno esposte 54 delle sue “lavagne”.

lavagna

Se qualcuno non sapesse cosa sono le lavagne di Steiner, tenterò di spiegarlo brevemente.

Quando il Dottore teneva le conferenze, come supporto alla comprensione delle stesse,  faceva dei disegni alla lavagna con i gessetti colorati.

Dal 1914, una sua allieva Emma Stolle, ebbe l’intuizione che sarebbe stato importante conservare detti disegni, e da allora, attaccati alla lavagna, vennero messi dei cartoncini neri che alla fine della conferenza venivano trattati con una lacca e custoditi con cura.

Fu Assja Turgenieff ad accorgersi che le lavagne erano da considerarsi opere d’arte, e nel 1961, nel centenario della nascita di Rudolf Steiner, vennero esposte al pubblico, per la prima volta, a Zurigo. Da allora vennero presentate in varie parti del mondo.

Alla Biennale di Venezia sono state già presentate alcuni anni fa, ma in numero molto ridotto.

Quest’anno il direttore artistico Massimiliano Gioni, occuperà un grande spazio con le 54 lavagne….. e forse a qualche anima, oltre che ammirare lo Steiner artista, verrà la curiosità di sapere qualcosa di più anche dello Steiner pensatore e scienziato dello spirito.

 

 

ARTE, SCIENZA DELLO SPIRITO

SINCERA IMPOSSIBILE NETTA

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SOLARITA' ALATA1

SINCERA IMPOSSIBILE NETTA.

 

ROMBANO NEL CUORE LE ECO DELLA MERAVIGLIA INFRANTA.

MENTRE IL SILENZIO AVVOLGE LE ATTORTE PIEGHE DELLA DISPERAZIONE DENSA.

INTENSA LA SPIETATEZZA GENERA LASTRE DI DURISSIMA SOSTANZA OCCULTA.

TUTTO UN UNIVERSO DI PERDUTI LIVELLI DI CALORE PERMEA I PENSIERI DEGLI INABISSATI.

 

LUCIDI PENSIERI ERRATI SI TRAGGONO DA PUERILI VANITA’ TITANIZZATE.

FROTTE DI INDIVIDUI SENZA PIU’VALORI ATTRAVERSANO LE PORTE DELL’INFERNO.

E LATRANO IMPLACABILI.

CONVINTI DI IMPEDIRE L’ALTRUI VITA SERENA.

 

CONVINTI DI COLPIRE LE ARMONIE.

 

RICOPERTI DA INDURITE PIAGHE DI MALVAGITA’ AVANZANO CONVINTI E COMPIACIUTI.

MENTRE LE FANGOSE RIVE DEL DEMONIO LI RICOPRONO DI FALSI ALLORI.

E DI INFINITI BENI MATERIALI ESTORTI E RAPINATI.

LATRANO LE IENE DELL’ACCIAIO OSCURO.

 

GELIDE E TAGLIENTI VIVONO PROFONDE CONVINZIONI IMPOSTE DA UN ISTERICO GRAVARE.

IMMESSE DAL PESO CHE INTENDE COME SOLO PROPRIO VIVERE L’ALTRUI MORIRE.

BEFFARDO NEL GELIDO GHIGNO L’IMPEDIRE LA VITA :  TRONEGGIA.

E SI CIBA DI MARTIRI INERMI.

 

MA IN TALE FRAGORE DI LASTRE TAGLIENTI  :  LUCE VERA SI ACCENDE.

 

SINCERA.

IMPOSSIBILE.

NETTA.

 

SI ACCENDE  E   -DERISA E INCREDUTA-  ASSALE GLI ABISSI DEL TRONFIO MENTIRE.

SI ACCENDE ED INSISTE NEL PROPRIO IMPOSSIBILE ESISTERE.

MANTIENE LA FORZA DEL PROPRIO SCOCCARE

E QUALE  INCREDIBILE FOLGORE NEL PERMANERE  :  CONSUMA LE DURISSIME LASTRE DEL PERFIDO ODIARE.

INVADE E PERVADE I PENSIERI DELL’INCUBO OSTILE E RECIDE LE TERREE CERTEZZE DEL FIELE.

 

UN LONTANO CALORE SI CREA NEL VOLERE CHE CONTEMPLANDO LA SINTESI-IDEA  :

CONSACRA LE ESSENZE DEL DIRETTO AFFERMARE UN RICORDO FEDELE  ALLE ORIGINI AUREE DEL VERO.

CONCEPITO UN PRECISO PENSIERO : IL VOLERE  -SPIEGATO NEL CONTEMPLARNE IL RICORDO-  INFINE E’ CALORE.

LOGICA FIAMMA CHE INCONTRA INDURITE MENZOGNE POGGIANTI SU ANIMICHE PIAGHE FURENTI.

 

MANTENERSI NEL VERO MENTRE INFURIA L’EVIDENTE MENZOGNA CHE NEGA :  E’ RECIDERE IL MALE.

 

PROGRESSIVO DISSOLVERE NODI RAPPRESI NEL DURISSIMO FARFUGLIARE DI ANIME INFETTE.

UN URTO E UNA LUCE CHE SORGE IMPREVISTA.

FRUTTO DI  UN LIBERO ARBITRIO CHE POTEVA RESTARE LATENTE.

 

E UN ARGINE FERMA QUEL MALE.

UN VALORE SI ERIGE CHE CONSUMA E SVILISCE I TRATTI ARROGANTI DEI DISEGNI DEL MALE.

 

E’ LUCE E CALORE.

ARMONIE CHE IMPONGONO SOTTILI RAPPORTI NUOVAMENTE POGGIANTI SUL DEGNO.

 

UN GHIGNO SI SPEGNE.

TRAFITTO DALL’AUREO SORRISO.

IN  GERMOGLIO DI FUTURO PIU’ SANO PENSARE MUTATO.

 

UN VOLUTO SILENZIO IN CUI IL VERO LAMPEGGIA.

E UNA LUCE DISCENDE NEL MONDO.

RIACCESA.

 

NEL CONTINUO IMPOSSIBILE INCIDERE CHE IL PENSARE REALIZZA NEL RITO IN IDEA.

 

HELIOS FK AZIONE SOLARE

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ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

LA PITTURA DI MARINA SAGRAMORA

autoritratto

LA PITTURA DI MARINA SAGRAMORA

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Nella pittura trasfigurativa di Marina Sagramora la natura e il mondo sono stimolo, con promontori, valli, picchi da conquistare. Mai separati dal loro cielo.

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(Cammino evolutivo)

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piuinalto

(Più in alto)

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Il sole nutre e la luce della luna illumina la notte coprendo col suo manto argenteo i semi dell’anima che prosegue il suo viaggio, ferma e forte, irriducibile verso la meta;

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(Plenilunio)

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che prende soste, dialoga interiormente con lo spirito della natura, pone domande e riceve intime risposte.

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(La Risposta)

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L’io, sempre protagonista, è soggetto vivo. Lo stesso osservatore si trova a impersonarlo, mentre i paesaggi, i colori, gli incontri, divengono la sua scena, la sua realtà.

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(Raggiungersi)

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Un’anima in cammino, lungo un sentiero determinato, in compagnia del lume delicato del suo Io che si fa sempre più forte e luminoso.

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(Il Guardiano del Regno)

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Il lume che svela la trama della maya e libera lo spazio e il tempo agli occhi dell’anima.

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(Coscienza della luce)

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Occhi che così possono individuare la via, abbracciando liberi tutto il tempo passato e futuro, ogni spazio interiore ed esteriore…

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(La celeste)

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( Concentrazione)

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Quel che sembra un mondo onirico parallelo, irreale nell’ingenuità dell’anima, si rivela essere – nella contemplazione e nella preghiera, nel dolore e nel silenzio, nella determinazione fedele dell’impulso originario che conduce ogni cuore – il fulcro del vivere: ciò che alla vita si deve riunire; ossia una coscienza del vero battito, del reale sentire; tutto ciò nella realizzazione di quell’animadversio, risalita alla sorgente, che consente di farsi nutrire e ricreare dalla comprensione del segreto della terra: dal Mistero del Golgotha, la meta sacra interiore di cui ogni uomo sente forte l’anelito del ricongiungimento.

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(La cascata)

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La redenzione dell' Uomo

(La Redenzione dell’ Uomo)

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(Pensare liberato)

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La pittura della Sagramora è un sacro dialogo continuo con la Sophia, la madre che si sceglie di portare alla luce da quell’esilio in cui fu relegata.

Ogni quadro di questa delicata, fine artista è atto fedele ed esperienza sentita del ritorno di colei che conduce al fiorire della vera Vita.

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(La Percezione Pura)

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(Orchidea)

*

 

 

www.marinasagramora.it

ARTE, MARINA SAGRAMORA, PITTURA,

AMORE ALLA TERRA

 

Ieri , 22 Aprile, si è celebrata la Giornata della Terra.

L’uomo, dal 1970, dedica un giorno all’anno al suo Pianeta per tentare di ricordare che Gli deve rispetto, amore e riconoscenza.

Ecco come una grande anima, sappia esprimere  il suo amore alla Madre Terra, con questa poesia:

 

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 Fedele alla Terra voglio restare,

un cielo troppo lontano non guardo più.

Dove volerei?

Dove mi perderei?

Senza fine volan gli spazi.

In altri pianeti non sarei riconosciuto.

Fedele alla Terra voglio restare,

dove scorse il Sangue Redentore,

dove terrena veste vestì Quello che uomo non era

e lo fu per amore.

In Terra ho trovato il mio cielo,

Uno ci resta finchè si consumano i secoli,

finchè i tempi vanno in polvere,

finchè gli Eoni s’addormentano.

 

Lamberto Caffarelli (Prose e poesie inedite, Fratelli Lega – Faenza)

POESIA

SOLE CONOSCENTE

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SOLE CONOSCENTE


L’IDEARE INTUISCE ACUTE CONNESSIONI FRA I PROBLEMI PROSPETTATI :

AUDACI CONGETTURE ILLUMINANO L’OLTREPASSARE CIO’ CHE SI CONOSCE.

APICI INTELLETTIVI COLLEGANO LE MASSIME PROFONDITA’ INTUITIVE CONSEGUITE.

 

MA TUTTO E’ PRIVO DI POTENZA POICHE’ MANCA LA PROFONDITA’ MORALE DEGLI EVENTI.

 

MANCA UN ESSERE VIVENTE CHE COMBATTA FRA GLI ENTI CONOSCIUTI.

 

MANCA IL SILENZIO IN CUI L’IO POSSA CONSACRARE L’ORO DELLA FOLGORE NASCENTE.

 

QUANDO IL NUME DELLA FIAMMA NON E’ ANCORA NATO NELL’ASCESI DELL’IDEA

NON PUO’ VIVERE COME COSMICA BATTAGLIA CIO CHE REDIME CONOSCENDO.

 

EPPURE SOLO QUEL PIANO DELLA LOTTA HA LA PROFONDITA’ CHE MANCA NEI PENSIERI.

SOLO QUEL VIVERE NEL BENE PIU’ COSCIENTE PUO’ RENDERE LA CONOSCENZA AL MONDO.

SOLO LA FIAMMA DELL’ETERICO SANARE PUO’ CONOSCERE

CIO’ CHE LA VITA DEL SOLE INTELLIGENTE GLI AFFIDA COME ENTI IN CUI LOTTARE.

 

LA CONOSCENZA E’ LOTTA CHE DIVAMPA SENZA ATTIMI DI POVERA ASTRAZIONE.

SENZA DISEGNI AUDACI TRACCIATI NELLA CENERE DEL NULLA

IN CUI COMUNQUE E’ IL MALE A COMANDARE.

 

GELIDO MINERALIZZARE DISQUISENDO IN CUI L’ANIMA SPROFONDA.

 

LEGITTIMO E’ PENSARE NEL VUOTO SENZA SENSO

PURCHE’ COME TALE LO SI SAPPIA DISVELARE

ANELANDO AL VERO POTERE DELLE ESSENZE.

 

IL VIVENTE E’ FUOCO MORALE CHE DIVAMPA OLTRE LA SOGLIA DEL MENTALE RAFFORZATO

CHE ABBIA L’AUDACIA DI CONCEPIRSI ETERNO NEL LAMPO DELLA FIAMMA REDIMENTE.

 

NELLO SCOCCARE DEGLI ETERICI DISEGNI

CHE LOTTANO PER VIVERE IL DIVINO CONSACRARE

IMMETTENDO VOLONTA’ ATTINTA NEL SILENZIO.

 

OGNI VITA IMMERSA NEL RETORICO INTELLIGERE DEVIANDO

E’ COMUNQUE INTRISA DI POTENZE CHE BRAMANO ADDENSARE

LA CUI VOLONTA’ E’ PIU’ CHE UMANA POTENZA DEGLI INFERNI SPALANCATI.

 

CONTRO TUTTO CIO’ OCCORRE LA PIU’ CHE UMANA VOLONTA’ DEI CIELI SFOLGORANTI

CHE NEL RISPETTO ATTENDONO IL SILENZIO DI CHI CONTEMPLI NEL PENSIERO

LA POTENZA CHE NELL’ATTIMO COSCIENTE AVVOLGE L’IO NELL’ORO DEGLI DEI.

 

ORO DEL LOGOS E FOLGORE OPERANTE CHE ATTENDE DI SCOLPIRE I NUOVI CIELI DELL’UMANO CONSACRATO.

 

ATTO DI LIBERTA’ CHE OLTRE L’UMANO ATTENDE DI OPERARE

RICOLLEGANDO AI CIELI L’IMPOSSIBILE DIVINITA’ REALE DELL’UOMO CEREBRALE.

 

ALATO DELLE FOLGORI NUME DEL PENSIERO CHE L’INTELLETTO RICONNETTE AL SOLE.

 

LOGOS SOLARE DELL’IDEA NELL’ATTO DI SCONFIGGERE GLI INFERNI.

NEL CONTINUAMENTE DA RICONFERMARE ATTO DI ETERNITA’ DELL’IO NEL SOLE.

 

ASCESI DEL PENSIERO E SUO CONTINUO RITO DELL’ERIGERE VIVENTE.

 

 

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ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

Arte: via di ritorno allo spirito

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L’anima umana nella vita sulla terra si trova in mezzo a due realtà: la realtà del mondo fisico e quella del mondo spirituale. Ma oltre a venire in contatto con esse attraverso i sensi fisici ed i sensi spirituali, l’anima ha anche la facoltà di rappresentare o di ricordare tutto ciò con cui è entrata in contatto e di organizzare le rappresentazioni del mondo sensibile secondo leggi e forme che appartengono al divino.

Questa “rappresentazione del sensibile nella forma dello spirito” secondo la formulazione steineriana del “bello”, è la più comprensiva espressione di ciò che significa l’attività artistica nel divenire dell’umanità, e in questo divenire l’arte ha donato all’uomo” il bello” in diverse e svariate forme: architettura, scultura, pittura, musica, poesia……..

Nelle origini, l’arte non aveva una sua propria missione.

Nel grembo degli Dei l’uomo primordiale viveva la sua vita sognante e, nella matrice originaria, religione, arte e scienza in forma ancora embrionale, attendevano di vedere la luce.

Allora per l’uomo non esistevano ancora il dentro e il fuori, lo spirito e la materia, l’io e il non io; una divina unità avvolgeva il tutto.

Solo più tardi l’unità originaria divenne dualità: l’uomo non ricordò più di essere stato Uno e conobbe lo strazio della scissione. L’Oceano che abbracciava tutto si spaccò in due metà: spirito e materia. Un abisso separò le due correnti e non ci fu più modo per l’uomo di passare dall’una all’altra sponda. Continuò però a vivere in lui una profonda nostalgia e un profondo rimpianto per quanto aveva perduto.

L’arte, nata per lui,gli venne in soccorso: fra le due parti divise gettò un ponte d’arcobaleno e l’uomo imparò a creare attingendo allo spirito, e si consolò.

Nelle opere d’arte, la materia si modellò a forma dell’intuizione, l’idea divenne percepibile ai sensi, la dualità si risolse: materia e spirito, prima divisi, si ricongiunsero; il nome del sigillo si impresse nella cera.

Da millenni l’arte assolve alla sua missione. Le altre due sorelle, scienza e religione, hanno percorso separate il loro cammino, la prima dedita al mondo della natura, la seconda a quello dello spirito.

Generosa la terza sorella ha teso una mano all’una e all’altra.

Al centro dell’evoluzione sta la Croce del Golgota.

Su quella Croce ogni direzione trapassa nella sua opposta: il Nord nel Sud, l’Est nell’Ovest, il dentro nel fuori, il passato nell’avvenire, la materia nello spirito.

Ogni goccia di quel Sangue si è trasformato in forza spirituale, per dare la possibilità all’anima umana di tornare, coscientemente, nel grande Oceano delle origini, dove da sempre, ogni essere è congiunto col tutto, anche se l’uomo, da molto tempo l’ha dimenticato.

Ora è possibile una nuova via verso lo spirito oltre a quella dell’arte. In questo cammino di ritorno Rudolf Steiner e Massimo Scaligero ci sono di guida. Passo dopo passo ci conducono là dove, all’uomo che lo voglia, è concesso di sperimentare lo spirito nell’intensità del suo pensiero rafforzato che diventa pensiero puro.

Nel lampo di questo pensiero cielo e terra si riuniscono.

L’uomo ora si avvede che, nell’atto conoscitivo, ogni percezione, sia esteriore che interiore, per divenire una realtà, deve essere illuminata da una luce che parte da se stesso.

Dalla luce che trasforma la materia in spirito si libera una creazione artistica originale, perché nata dallo spirito individuale di ciascuno di noi. Il pensare che risorge diventa la Luce del mondo come forza creatrice.

Che l’uomo ne sia cosciente o no, questo avviene sempre!

L’atto conoscitivo è ora insieme creazione artistica e religiosa comunione con il divino.

La cera che finora aveva atteso che il sigillo le imprimesse da fuori i nomi del suo Signore, ora cosciente di sé, pronuncia essa stessa “Il Nome” nelle vastità dello Spirito…. e tutto è Arte!

ARTE

SPIGOLATURE

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Afferrati dalla forza della Musica, i mondi danzano la loro danza. Ispirati dalla Musica, gli Spiriti del Tempo danzano per noi. Non c’è ombra di astrattezza filosofica nelle movenze delle personalità Divine; i loro solenni gesti, diventeranno correnti di pensiero, umori, mode, conflitti, stili di vita e stili musicali. Ciò che noi chiamiamo spirito del tempo non matura qui sulla terra, lo Zeitgeist dell’avvenire si prepara nei palazzi sconfinati dell’ Altrove. Le personalità Divine operano da fuori dello spazio e del tempo e, grazie al risonare celeste della Musica delle sfere, entrano nel nostro spazio e nel nostro tempo.

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La Musica fa muovere i mondi ma una precisazione va fatta: la credenza che questa Musica sia della stessa pasta del suono che avvertiamo come sottofondo nei centri commerciali, magari corretto da un impianto di buona qualità, è ovviamente un’idea bambinesca. Non c’è nulla di sensibile in quella Musica o Danza a cui qui si allude. La musica terrestre è solo una pallida eco della Musica delle Sfere. Un’ eco capace comunque, d’illuminarci d’immenso e di parlare secondo verità.

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La grande Arte, quella capace di agire positivamente su di noi, è di solito un ricordo impersonale, ed oggettivo dell’Altrove. Nel Parsifal di Richard Wagner il saggio cavaliere Gurnemanz intona una frase emblematica: ”Qui il tempo diventa spazio” anche in questo caso si allude alla Musica delle Sfere dove il tempo musicale diventa movenza divina. Nel caso della musica terrestre, il mezzo sensibile che utilizza per propagarsi, è l’aria mossa dagli strumenti, la vibrazione sonora sfericamente diffusa nell’aria è ciò che farà successivamente vibrare il nostro udito ed il nostro feed-back emotivo, il nostro sentire.

Ma quelle idee da dove provengono?

Molti artisti si accorgono che spesso le idee migliori arrivano dopo il risveglio con l’impulso a forgiare la materia seguendo l’affiorare di indicazioni misteriosamente pervenute nel sonno. Il caso di Yesterday di Paul Mac Cartney è emblematico. Il beatle, udì in sogno la canzone sia nella parte melodica che in quella armonica. Quando un compositore giochicchia senza sforzo con le note è in attesa di una memoria già depositata nei profondi meandri della sua creatività. Lo stesso dicasi per qualsiasi intuizione artistica o letteraria.

Nell’improvvisazione musicale, le cose vanno in modo un poco diverso ma è interessante constare che per chi sta improvvisando, le idee giungono in un leggero stato di trance controllata ed educata da anni di studio metodico. Comunque, nel volto dei grandi improvvisatori, osservate i loro occhi e comprenderete.

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La desacralizzazione del mondo iniziò a rivelarsi artisticamente attraverso il ciclo dell’Anello del Nibelungo di Richard Wagner, il Tramonto degli Dei rappresenta in modo figurato e mitico, la fine di un mondo ordinato dall’alto. La caduta del Valhalla e e della morte di Wothan sono simboli di questo percorso di scomparsa del Sacro.

Ci fu una svista nella traduzione dell’Edda di Snorri, uno svarione che si protrasse fino al Novecento. Il Ragnarǫk, venne descritto come il “Crepuscolo degli Dei” e invece, si doveva tradurre con “Il Fato degli Dei“. Infatti la parola rǫk , per i norreni, era il genitivo di raka che significa Fato oppure Meraviglia o Destino, ben diversa da røkkr che vuol dire tramonto o crepuscolo del Divino. Quell’errore interpretativo divenne parte integrante nelle vicende storiche del nostro mondo poiché l’azione formatrice dei miti agisce anche nella loro risonanza che, fa maturare di generazione in generazione nuovi pensieri, sentimenti e volontà.

Tutta l’opera di Richard Wagner ed il Götterdämmerung in paricolare, s’ispirarono a un’ idea sacrificale contenuta in nuce nell’Edda di Snorri.

Wotan fu inghiottito nel Ragnarǫk,

tra le fauci di Fenrir il feroce nemico.

Odino, il Dio Errante dalla benda

nera sull’occhio guercio e la veggenza

nell’occhio sano, Wotan la forza

della natura, il re del pantheon norreno,

perì nell’incendio del Valhalla

e tutti gli Dei l’accompagnarono

nella caduta.

 

 Dai poemi dell’Edda.

 

Il Ragnarǫk non fu solo un’affabulazione poetica della letteratura nordica, e neppure una fascinazione drammaturgica tardoromantica. Il Ragnarǫk divenne quindi sangue e suolo, vita e morte e rinascita, e si conficcò nella Storia. Fa davvero impressione osservare come un’idea archetipica simboleggiata da un mito, si sia incarnata ed abbia sconvolto ogni generazione passata, presente futura. La desacralizzazione che era stata indicata da Wagner terminò con i Beatles. Non è quindi un caso che si siano formati in Germania, ad Amburgo. Senza le forze maturate sul suolo tedesco non avremmo avuto l’arte di Lennon e Mc.Cartney.

 

Hail, hail rock and roll liberami dai tempi antichi.

Chuck Berry – School Days

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I Beatles ad Amburgo erano la primigenia formazione del complesso inglese. Un quintetto senza Ringo Starr ma con il brillantinato Pete Best alla batteria. Paul Mac Cartney cantava e suonava diversi strumenti. Già a quel tempo, ogni nota che scaturiva da Paul, faceva trasparire la sublime musicalità di cui egli è sempre stato portatore. George il più giovane tra i cinque, veniva un poco bistrattato per il fatto che era proprio un ragazzino ma, con la chitarra elettrica in mano, lui era il migliore. Tra tutti però primeggiava John Lennon che all’epoca era decisamente il leader, tant’è che aveva imposto agli altri il suo grande amico Stuart Sutcliffe come bassista. Stuart non durò a lungo come del resto non durò Pete Best, il batterista sostituito da Ringo.

La leggenda vuole, che poche settimane prima, Bruno il proprietario del Pub, avesse intimato ai Beatles appena arrivati ad Amburgo di fare più spettacolo: – Macke show! – gridava rauco nel suo improbabile inglese. Poi saliva sul palco per mostrare ai ragazzi come dovevano saltare e ballare. La mole di Bruno Koschmieder era formidabile e raccapricciante, soprattutto quando tentava di ancheggiare come Elvis. Un uomo gigantesco che, prima di diventare uno dei boss della Amburgo by night, aveva fatto il clown nei circhi, il mangiatore di fuoco, l’illusionista e l’imbonitore da fiera. Koschmieder non conosceva l’inglese ma sapeva esprimersi molto bene a grugniti e gesti e quel Macke show! l’ aveva ripetuto nuovamente ai cinque pivelli di Liverpool. Loro lo avevano guardato disgustati: le pagliacciate all’americana facevano schifo al quintetto. Eseguirono ancora un paio di pezzi, nel loro stile da gentlemen, senza che il pubblico in sala si accorgesse minimamente del loro talento.

Fu allora che John prese una iniziativa che si rivelò decisiva per il futuro della storia musica. Intuendo che il comportamento impeccabile sul palco non era in linea con i tempi nuovi, vendette al miglior offerente l’ altezzosa rigidità britannica. Come un lenone che cede una vergine nell’androne di un lupanare, così Lennon rinunciò all’elegante compostezza dei Bealtles in cambio della fama. Nel nome c’è la storia di ogni persona e Lennon, in quel momento lenone, gridò a voce alta:

«Se dobbiamo fare salti come gli idioti, vuol dire che li faremo!», dondolando come uno orango da un angolo all’altro del palco, John fece roteare il microfono e si rotolò per terra. Il pubblico del locale all’improvviso diede fuori di testa. Qualcuno cominciò a battere le mani, si avvicinarono al palco costruito assemblando le cassette di birra, Bruno gongolò. George e Paul si guardarono allibiti, presero coraggio e cominciarono anche loro a fare gli scemi. Una serie di gag senza fine: John faceva l’imitazione del gobbo di Notre Dame, oppure d’aver la Sindrome Down, oppure Hitler; con Paul caricavano la folla come bisonti selvaggi. Alle volte fingevano di litigare creando fazioni tra gli avventori della birreria. Malgrado le volgarità a cui si sottoponevano, erano musicalmente straordinari.

Gli uomini immersi in quel frastuono andavano su di giri bevendo birra Lager ghiacciata ed applaudendo lo show demenziale improvvisato sul palco. I meno giovani non capivano nulla di rock and roll ma gradivano gli echi subconsci evocati dalla trasgressione portata in campo dai Beatles. Perché i tedeschi sono fatti così: ordinati e metodici, precisi ed affidabili sul lavoro. Poi improvvisamente si alterano e la loro coscienza svapora in modo incontrollato e perdono il principio dell’Io tornando infantili.

Intanto il gruppo di Liverpool sciorinava nella notte un infinito repertorio di cover. Di brani originali all’epoca, i Beatles, ne avevano ancora pochi. I cinque si esibivano per una manciata di Marchi, inframezzando piccole pause di quindici minuti per riprender fiato. Sopravvivevano a quei tour de force grazie all’alternanza con Alan Caldvell, in arte Rory Storm, un anonimo rocker di Liverpool accompagnato dal suo complessino. Le canzoni dei Beatles duravano anche venti minuti ed erano punteggiati di assoli interminabili.

I Beatles a quell’epoca, eseguivano canzonette nulla di più, i brani che concludevano la nottata erano quelli di Buddy Holly, di Carl Perkins e naturalmente di Chuk Berry ma tutte le esecuzioni assumevano, come sempre, un sapore nuovo rispetto agli originali. I Beatles sapevano imitare esattamente, fin alla caricatura, qualsiasi cantante, ma loro non sapevano fare solamente il verso ad altre voci, potevano copiarsi reciprocamente l’un l’altro. John si avvicinava timbricamente a Paul, Paul a John. Geroge senza una spiccata personalità vocale entrava nel sound in modo istintivo e la magia dei Beatles s’accendeva. Erano questi coretti omotimbrici punteggiati da lallazioni e non sense il loro punto di forza, ciò che gli rendeva unici. Niente saxofoni, niente trombe né tanto meno clarinetti ma canto corale, percussioni e chitarre ebbre di energia elettrica. Il piano verticale, quando c’era era suonato da John o da Paul, ritmicamente con blocchi accordali ribattuti secondo i canoni del rock and roll di Jerry Lee Lewis. Un sound che coinvolgeva chiunque avesse avuto la capacità di abbandonarvisi con dionisiaca disposizione d’animo.

Lennon era un tipo trasgressivo e violento, capace di ferire, anzi uccidere con le battute della sua linguaccia tagliente. Provocazioni continue quelle di Lennon Paradossalmente la timidezza gli permetteva di urlare sciocchezze sul palco, appesa al collo, una tavoletta di WC.

Facile giudicare questi fatti secondo lo schema bene-male, sacro e profano… Le cose dell’arte stanno in termini molto più complessi di quanto moralisticamente possiamo rappresentarci.

 §

Lo spirito soffia dove vuole lui, non dove auspicato dalle beghine, i bigotti ed i Farisei: un orfano di madre figlio di un padre mediocre e brutale, dedito all’alcool, potrebbe diventare un teppista o perlomeno un adulto squilibrato e disadattato. Invece in quelle condizioni normalmente penalizzanti, nasce uno dei più grandi geni dell’umanità, Ludwig van Beethoven.

(continua)

RESOLARIS

 

ARTE, MUSICA

ATTO IGNEO : ALTARE DELLA NUOVA INTELLIGENZA

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ATTO IGNEO

 

SCOLPIRE DALL’ALTO SUI NODI MINERALI.

OVE LO SPEGNIMENTO CONSUMA LA  DEVOZIONE.

OVE LA COLTRE CEREBRALE SOFFOCA L’ACUME.

I NODI DELLA CALCE MINERALE NEL MISTERO DEL PENSARE.

ROCCE INDURITE NEL DISTACCO DAL SOLARE.

 

QUANDO LE COSCIENZE ACCOLGONO LE AFFILATE SCHEGGE DELL’INTELLIGENZA NELLA MORTE ACCUMINATA.

 

PICCOLI PENSIERI ACUTI PERCORRONO I SENTIERI DEL PERFIDO SGHIGNAZZARE.

 

MOLTA LUCIDITA’ DI PIETRA E’ REGALATA DALLA MALVAGITA’ ACCOLTA NEL RISVEGLIO MINERALE.

 

MOLTA LUCIDITA’ E MOLTA MEMORIA UMANA  TOLGONO IL CALORE ALL’INTUIRE.

 

LA VOLUTTA’ DI CONDIVIDERE IL PENSARE COL MOSTRO CHE DOMINA I DORMIENTI VIVACIZZATI NEL CORPOREO MUTILARE LE LUCI DELLA VERA INTELLIGENZA.

 

UN GHIGNO NE SORGE

BISOGNOSO DEL VOLGARE OLTRAGGIO

E DELLA COMPRENSIONE DI CHI NEL PENSARE : COI DEMONI BANCHETTA.

ESAUSTO E SODDISFATTO.

 

MOLTA STUPIDITA’ E MOLTA INTELLIGENZA MINERALE.

OCCORRE L’ASSURDA MORTE DELL’ANGELICO PER ESSERE PLAUSIBILI AGLI OCCHI DEI BLASFEMI DOMINANTI.

L’IDEA CHE OLTRE LA MORTE ASCENDE NEL RESPIRARE DELLA VERA INTELLIGENZA  :

INCONTRA QUEL CORROMPERE E LO VIVE.

LO AFFRONTA.

LO SCOPRE.

LO DECIFRA.

LO SVELA NEI SUOI CONTORNI DI MORTE E DI DISGUSTO.

 

INFINE LO AFFERRRA.

E LO TRAFIGGE.

 

VI INSTAURA LA QUALITA’  SOLARE.

 

VI IMPRIME ORO OCCULTO.

CONNESSIONE ALLE ARMONIE.

 

NELL’ALTO FRONTALE UNIRE.

 

–  OVE SPLENDE L’ETERICO –

 

OVE LA FIAMMA NUTRE I CUORI.

E REINTEGRA LE ANIME NEI CIELI.

 

LE COSCIENZE NEL SOLARE.

 

AUREA AZIONE SCULTOREA CHE FORSE POTRA’ SALVARE.

 

SOVRUMANITA’ E FIAMMA.

 

NEL CUORE DELLA SINTESI.

 

ATTO DI RICONSACRAZIONE.

ATTO IGNEO.

DAI LONTANI CIELI DEL FERREO SANARE.

 

 

HELIOS FK AZIONE SOLARE

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ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

ECLISSI DI SOLE

IN OCCASIONE DELL’ EVENTO DI ECLISSI SOLARE DI DOMANI 20 MARZO RIPROPONIAMO LA LETTURA DI QUESTO INTERESSANTE ARTICOLO DI ISIDORO.

Solar Eclipse Draws Crowds To North Queensland Vantage Points

 

 

(Osservazioni di Adalbert Stifter (scrittore, pittore tedesco 1805-1868) sull’eclissi di sole dell’otto luglio 1842).

Esistono cose che si sanno da cinquant’anni, ma che nel cinquantunesimo suscitano meraviglia per la gravità e l’orrore del loro contenuto.” (A. S.)

Senza preamboli: in questa individualità possiamo ancora osservare come le parole più semplici di una descrizione possano adeguarsi al fenomeno sensibile dell’oscurarsi della luce e indicare al contempo l’oscuramento della luce interiore. Pur seguendo con attenzione il fatto.

In principio “in alto il balsamo della vita – la luce – spariva a poco a poco impallidendo, l’invisibile buio cresceva sempre più nella bella luce del sole”.

Poi il mondo inizia a farsi estraneo: “era come un pauroso estraniarsi della nostra natura”.

Tutto impallidisce e trascolora: “Era già come se il buio o piuttosto una luce plumbea avanzasse come un brutto animale; ma poteva essere anche un’illusione, perché al di sopra del nostro posto d’osservazione era chiaro e bello e le guance e i volti di coloro che ci stavano accanto ci apparivano sereni e cordiali come sempre”.

Ma poi: “anche sulla terra gli effetti si fecero notare…, il fiume perse la sua lucentezza e divenne come un nastro di taffetà grigio; deboli ombre ci avvolgevano, le rondini erano divenute irrequiete, il bel fulgore mite del cielo si spense come chi cade esausto dopo un lungo sospiro, un venticello fresco si levò e ci soffiò in faccia..e sempre più debolmente alitò sulla campagna, i volti divennero cinerei

Il mondo pare irrigidito e pesante: “Sui prati incombeva una luce indicibilmente strana, il paesaggio assumeva una colorazione pesante come il piombo e si irrigidiva sempre più

Subentra una quiete anomala: “Svanito il gioco delle luci, nulla più si muoveva sopra il bosco, su cui sovrastava una quiete piena di tensione, simile non già a un sonno profondo ma piuttosto a un deliquio”

Sembra che qualcosa venga sottratta: “ Le ombre delle nostre persone si addossavano ai muri, vuote e senza contenuto”

Luttuoso: “ Era un momento di vera e propria tristezza e poi, silenzio mortale

E’ lo spegnersi, il morire del mondo familiare: “questo lento morire nella piena freschezza di un mattino appena scomparso era sconvolgente”

Dies irae: “ Se prima il progressivo illanguidimento della natura ci aveva resi desolati e oppressi, e se avevamo immaginato che tutto ciò proseguisse vibrando in una specie di morte, fummo improvvisamente colpiti e spaventati dalla straordinaria potenza del movimento che ad un tratto si diffuse per tutto il cielo; le nuvole orizzontali che prima ci avevano fatto paura contribuivano ora, più che mai, a determinare il fenomeno: incombevano su noi come giganti.

Dal loro vertice fluiva uno spaventoso colore rosso, e nell’azzurro cupo e freddo le nuvole si curvavano premendo sull’orizzonte.

Fuori, molto al di sopra del Marchfeld, si vedeva, obliqua, una lunga, appuntita piramide di luce di uno sgradevole colore giallo; le fiamme che essa emanava erano del colore dello zolfo e i suoi bordi stranamente azzurri.

Colori mai veduti da occhio umano vagavano per il cielo.

Magia e spavento: “Banchi di nebbia che già da tempo si addensavano incolori all’estremo lembo della terra, balzavano ora in evidenza e vibravano di un tenue spaventoso scintillio.

La luna era in cielo in mezzo al sole, semitrasparente, quasi velata da una leggera luce d’acciaio, e intorno a essa non si vedeva il bordo luminoso del sole ma uno stupendo cerchio scintillante di un colore fra l’azzurrognolo e il rossastro che si spezzava in tanti raggi come se il sole facesse precipitare il suo fiume di luce sulla sfera della luna e ne sfrangiasse il contorno. Il più leggiadro gioco di luci ch’io abbia mai visto!

Mai una luce apparve così poco terrena e così spaventosa…

…se prima l’uniformità aveva suscitato in noi un senso di desolazione, ora ci sentivamo oppressi dalla forza, dal bagliore, dalle masse

Tragicità: “ Le nostre persone erano immobili come spettri neri e vuoti, senza profondità; il fantasma della chiesa di S. Stefano era sospeso nell’aria…anche gli animali sono atterriti.

La musica indicibilmente tragica di colori e di luci che riempie tutto il cielo, divide il nostro cuore; è insomma, l’Apocalisse, la rivelazione dell’imprevedibile, del tremendo, dell’Ineffabile, della potenza di Lui, della sua forza e della sua terribilità”.

E’ quasi impossibile considerare l’intera visione unicamente come fenomeno naturale: ogni fenomeno naturale è analogico all’oscuramento dello spirito: ciò che sconvolse Stifter è la morte della natura familiare all’uomo e lo spaventoso snaturamento di essa.

Quando Stifter descrive con le parole: “L’aria si fece fredda, sensibilmente fredda”, non è ciò che Nietzsche esclama: “Si è fatto più freddo”?

Il senso interiore della luce che va spegnendosi, il momento culminante dell’eclissi porta l’Autore a ricordare la poesia di Byron L’oscurità: “…quando gli uomini illuminano le case…soltanto per vedere la luce” non richiama alla nostra anima la sconfinata, struggente sete di luce che affiora nell’uomo in cui s’è spenta la luce interiore?

Come è sacra, inconcepibile e tremenda quella cosa fluttuante – la luce – che sempre ci circonda, di cui passivamente godiamo, che quando scompare fa tremare con tali brividi il nostro globo terrestre, anche se scompare per breve tempo”

E poi, silenzio di morte: era il momento in cui Dio parlava e gli uomini ascoltavano…Signore, come sono grandi le tue opere; davanti a te siamo polvere, e solo soffiando via una piccola parte di luce Tu puoi annientarci e trasformare il nostro mondo, la nostra familiare dimora in un luogo selvaggio ed estraneo, in cui le larve guardano con occhi spalancati”.

Così Stifter chiude la descrizione: “Dal momento che tutte le leggi naturali sono miracoli e creature di Dio, per quale ragione quando viene un improvviso cambiamento, o meglio un turbamento, noi sentiamo maggiormente la Sua Presenza e ne proviamo timore?”.

Questa domanda si sottrae al tempo dell’Autore: mostra che l’uomo consideri il sole esteriore ed interiore come un fenomeno originario del suo essere, un sole che, per debolezza e abitudine, gli diviene buio e che proprio nello smarrimento del buio gli si rivela.

Osservo ancora che queste osservazioni ci portano in una zona in cui l’elemento spirituale ed il fenomeno naturale sono ancora legati tra loro: zona prescientifica, anche se di essa si nutrono i dubbi e gli interrogativi della scienza e dell’arte.

ARTE
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