INGRESSO A GERUSALEMME

Giotto-Entry_into_Jerusalem_

Quando nell’ultima settimana
venne a Gerusalemme,
gli osanna gli risuonavano incontro,
dietro gli si affrettavano con rami.

Ma poi, giorni sempre più foschi e crudeli
da non raggiungere i cuori con l’amore,
i sopraccigli corrugati a sprezzo,
ed ecco l’epilogo, la fine.

Con tutta la loro pesantezza di piombo
i cieli si coricarono sui cortili.
I farisei cercavano le prove
strisciandogli dinanzi come volpi.

E dalle cupe forze del tempio
fu dato in giudizio alla feccia,
e lo maledirono con quell’ardore
di quando prima lo esaltavano.

La folla, là d’intorno,
spiava dai portoni,
s’accalcava in attesa dell’esito
sospinta e risospinta.

E un bisbiglio si propagò lì vicino
e dicerie da molte parti.

E la fuga in Egitto e l’infanzia
già ricordavano come un sogno.

Ricordavano il pendio maestoso
del deserto e quel dirupo
da dove satana l’aveva tentato
con una potestà universale .

E il banchetto di nozze a Cana,
e la tavola attonita del miracolo,
e il mare su cui nella nebbia,
come su terra, era andato alla barca.

E l’affollarsi dei poveri nella capanna,
e la discesa con la candela nel sotterraneo
che a un tratto s’era spenta atterrita
quando il re suscitato si levò…

(B. P. )

2 pensieri su “INGRESSO A GERUSALEMME

  1. Colpisce il fortissimo contrasto nell’ultima strofa tra luce e tenebra, bene e male, sopra e sotto.
    Nascita di un bimbo divino nella capanna…..la strage degli innocenti nel sotterraneo!

    Grazie Savitri.

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