E’ un nome che ricorre in conferenze del Dottore, nelle panoramiche dei mistici tedeschi, in trattati di alchimia, in genere nei testi volti all’esoterismo occidentale ma anche in libri editi da case editrici di espressione vaticana; parrebbe buono per tutti: ognuno prende un pezzo del suo mantello. Molto notevole per un calzolaio vissuto a cavallo tra il XVI e XVII secolo.
Voglio tratteggiare qualcosa della sua figura.
Jacob nacque nel 1575 ad Alt-Seidenberg, villaggio nell’Oberlausitz, da contadini benestanti. L’educazione fu severamente religiosa e relativamente limitata.
Probabilmente poco atto a proseguire nel lavoro paterno, fisicamente impegnativo, a 14 anni fu mandato a bottega come apprendista da un calzolaio della sua città, rinomata per questo lavoro anche nei secoli successivi.
Ma (pare per il disgusto provocato dalle sconcezze e dalle bestemmie che riempivano la bottega) ben presto se ne andò, vagabondando per la Germania – aveva probabilmente 18 o 19 anni – sperimentando l’odio dilagante tra chiese e sette cristiane. E’ possibile che la continua visione di queste liti lo indussero ad una ricerca spirituale maggiormente volta all’interiore.
L’Occultismo racconta però una storia interessante: Un giorno, solo nella bottega entra uno sconosciuto e chiede un paio di scarpe. Il giovane gliene propone uno ad un prezzo più elevato del suo valore. Lo sconosciuto paga senza esitare ed esce. Poi, giunto nel mezzo della strada grida: Jacob! Vieni qui!” L’apprendista, sebbene spaventato che un estraneo conoscesse il suo nome, ubbidisce all’ingiunzione. Lo sconosciuto, presa la sua mano destra e fissandolo con occhi penetranti, gli dice con tono grave e pacato: ”Jacob, tu sei umile ma diverrai grande; diverrai un uomo diverso e stupirai i cuori degli uomini. Sii dunque pio, onora la parola di Dio, leggi sempre la Scrittura; vi troverai conforto e istruzione, poiché occorrerà che tu soffra molto. Ti troverai nel dolore e sarai perseguitato. Ma rimani costante, in quanto sei amato da Dio ed egli ti è favorevole”. Ciò detto, lo straniero gli strinse forte la mano e se ne andò. L’impressione rimase fortissima nell’anima del giovane che poco tempo dopo ebbe un’altra esperienza e furono poi il costume austero e la purezza che inquietarono i colleghi fino al licenziamento.
Probabilmente ardente ed inquieto si occupò lungamente della Bibbia, ma studiando poi opere di Paracelso, di Weigel, di Schwenkfeld e di altri alchimisti: opere assai diffuse nella sua epoca. Ciò che leggeva diveniva sempre più spesso occasione per lunghe meditazioni.
Dal 1594 al 1599 visse a Görlitz come garzone-calzolaio senza abbandonare la sua fatica interiore. Nel 1599 fu promosso “maestro calzolaio” e si sposò con una ragazza della città.
Visse la vita famigliare con armonia e affetto, ebbe sei figli.Con i risparmi comperò una bella casa che porta ancora oggi il suo nome e nulla trapelava del suo lavorio interiore, nemmeno con gli amici.
Nel 1600 ebbe una visione estatica, suscitata dalla luce del sole riflessa su un piatto di peltro (lucentezza gioviale) che svegliò il suo “interiore” ad una superiore chiarezza sui misteri delle cose.
Lasciò passare in silenzio altri 10 anni e solo allora, conseguente ad una fortissima illuminazione, scrisse delle sue visioni e concezioni nella sua prima (e forse più importante) opera: Morgenröte im Aufgang (L’Aurora nascente), dove, con abbondanti immagini alchemiche, descrive lo sviluppo interiore dal buio al Risveglio. Copiata a mano e rapidamente diffusa, l’opera cancellò la tranquilla vita esteriore di Böhme.
Iniziarono le persecuzioni. Le autorità cittadine, cedendo alle pressioni del parroco, lo imprigionarono ed il libro fu sottoposto ad esame. Poco dopo l’autore fu rimesso in libertà dietro la promessa di non pubblicare più nulla.
Promessa che il Nostro onorò per 5 anni, infine, sostenuto da amici, ammiratori ed eminenti studiosi, riprese la penna, pubblicando in successione, sino alla morte, una trentina di Opere.
Assorbito in questo lavoro ebbe a lottare per le difficoltà economiche e nel 1624 dovette fuggire dalla rinnovata campagna del parroco: si recò a Dresda dove in precedenza era stato invitato. Le autorità ecclesiastiche di Dresda, esaminate le sue Opere, non trovarono alcuna eresia e devianza dall’insegnamento ufficiale.Ma, poco dopo, deluso di trovare a Dresda un asilo sereno, tornò a Görlitz assai malandato. Morì il 17 novembre 1624 per un “attacco di febbri”, consolato dai cori angelici che riusciva ad udire.
Mentre la luce del piatto lo aveva portato al Centro della natura delle cose,la seconda esperienza fondamentale avvenne nei campi poco lontani dalla porta della Neiss a Görlitz, dove gli fu rivelata la Segnatura degli esseri: allora potè decifrare la Natura Interiore.
Di sfuggita, nel 1620, dimorò per tre mesi da un certo Balthazar Walter che, sembra, gli impartì insegnamenti segreti.
Sappiamo della sua veggenza da un fatto accaduto presso la famiglia von Schweinitz: il cognato di questi lo tormentò per ottenere una profezia: allora Böhme gli svelò tutte le frivolezze e turpitudini della sua vita.
Dopo la sua morte, gli insegnamenti proposti dai suoi libri dilagarono nella Slesia, in Sassonia, in Olanda e in Inghilterra, dove fu fondata la setta dei “Filadelfi”. Un altro gruppo, i “fratelli angelici” curò una magnifica edizione di tutte le sue opere. Alla fine del ‘700 lo studio di Böhme si intensificò: tra i suoi estimatori troviamo Schlegel e Novalis, mentre Schelling e Hegel parlarono di lui con ammirazione.
Mi sembra degno di nota il suo esser stato capace di continuare la sua grande opera spirituale senza abbandonare il proprio ambiente e il suo lavoro di calzolaio: è la dimostrazione di una non comune libertà interiore!
Böhme (la sua visione del mondo) non è particolarmente difficile. Innanzi tutto egli sostiene che la vittoria dell’idea sulla natura già esiste come trionfo ab aeterno di Dio. La maestà divina, come l’acqua di fonte che nel suo getto contiene la tendenza alla caduta, consiste nel contenere alla sua base la potenza delle tenebre.
Dio è il bene, ma non per la sua natura quanto ad un atto di volontà procedente dal suo essere eterno che gestisce la tensione di due opposti principi. Ciò poggia sull’idea, conferendole il dominio sulla natura ed il potere di trasformare l’oscurità in gloria d’eterna luce (e già qui si intende l’ammirazione di Schlegel).
Il male (è un punto cruciale in Böhme) non è assenza di bene ma è il polo che genera tensione necessaria al divenire del mondo: il principio di negazione coopera,sia pure in costante opposizione a Dio.
Vi sono tre mondi: quello divino (luminoso) in cui la natura e completamente sottoposta alla mente; l’infernale (oscuro) che contrappone all’idea facendo regnare le forze della natura; quello terrestre (esterno) in cui bene e male, negazione e affermazione, caldo e freddo, Dio e Satana sono mescolati nella tensione.
Il concetto di “tensione” è predominante: nulla può nascere senza il contributo del Diavolo che si presta ai piani divini, animato dal desiderio del male e contro la sua volontà.
Da ciò, in Böhme, diviene carattere sia di tragicità, sia di completezza.
Dio è tutto: cielo e inferno, interno ed esterno: è il fondamento (Ungrund o Urgrund) originario di tutto: silenzio eterno non manifesto neppure a sé stesso in cui il male offre la possibilità del contrasto.
Ciò opera anche nell’uomo (microcosmo), essere dei tre mondi, accogliente i principi di tutti tre: però “libero” di realizzare o meno il trionfo del bene: con la rinascita e la redenzione l’uomo nuovo ritorna in Dio (in Cristo) avendo ucciso in sé il “vecchio Adamo”.
La radice di tutti i misteri è l’Ungrund o Urgrund (lett.: non base, fondo originario. In Italia tradotto come “Insondabile”, in Francia con S.Martin come “Abisso”).
Pare che Böhme “vedeva” in esso l’origine dei contrasti, dove la natura si scinde da Dio in 7 qualità contrapposte: essenzialmente sono unità e amore e la separazione e l’ira. Dualità anche presenti nell’uomo come contrasti tra bene e male.
Poi la lettura, al giorno d’oggi si fa difficile per la nostra estraneità all’uso dei termini alchemici (Sale, Zolfo, Mercurio sono, ad esempio i principi pervertiti dei tre mondi; l’iliaster è lo stato paradisiaco pre-naturale ma è, in certi contesti il fiattenebroso: terra di generazione del terzo principio; il salniter può essere divino o terrestre secondo l’origine che è in Dio o nella natura; il magnete è la cupidigia essenziale della natura, ecc.).
Böhme divise la sua attività in periodi distinti: Filosofia, Astrologia, Teologia.
Una delle sue più alte tesi fu che le forze naturali hanno, in ultima analisi, un carattere puramente morale. Il mondo fu creato quale rimedio ad un declino, poi diviene un equilibrio di forze, infine è la testimonianza della vittoria del bene sul male ed è a questo che dobbiamo tendere: “Perciò la parola d’ordine è: LOTTARE; non con la bocca o la spada, ma con lo spirito e con l’animo, senza cedere, seppure l’animo e il corpo si fiaccassero, affinché Dio resti a consolazione del cuore; e seppure taluno credesse che tutto il mondo sia empio, se vorrà diventare un figlio di Dio, cercherà d’esserlo con ferma costanza” (Sex Puncta Theosophica. X, 23).
Credo che il massimo elogio (in memoriam) lo ebbe da un altro grande: il mistico e poeta Angelo Silesio con questa quartina, che, per brevità, traduco in italiano.
Il pesce vive nell’acqua, la pianta sulla terra, L’uccello vive nell’aria, il sole nel cielo, La salamandra si mantiene nel fuoco; Ma l’elemento di Giacomo Böhme è il cuore di Dio.
“Il culto interiore della Verità, l’indipendenza dall’<<opinione pubblica>>, dalle propagande, dal <<sentito dire>>, la ricerca della realtà dietro la parvenza, la continua lotta contro lo Spirito della Menzogna, la volontà di conoscere il contenuto non evidente delle situazioni e ciò che si cela dietro le generali calunnie o esaltazioni umane, costituiscono la disciplina della Verità, che libera dal Male: disciplina che viene assunta come un dovere di fondamento da chi segue la via spirituale.
È una simile disciplina che, esigendo il continuo sacrificio delle simpatie e delle antipatie personali, porta l’intimo dell’anima alla relazione vera con gli altri: relazione sostanzialmente possibile grazie a una confidenza di fondo con il Divino, da cui si vede scaturire in ciascun essere la reale forza: la forza della guarigione spirituale.
Si sa di essere a contatto con la forza che può tutto e da cui può fluire la Verità, o la Rivelazione, su tutto”.
Massimo Scaligero
Guarire con il pensiero, pag 179
Edizioni Mediterranee
Roma, 1975
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Animæ sidereæ
meæ dilectæ reginæ cælestis,
in gaudio atque luce,
in æternum fideli corde,
mea cum anima tota,
hoc opus dicavi.
Auctor
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Cagliostro e la nascita del Rito Egiziano
«Ogni luce viene dall’Oriente, ogni iniziazione viene dall’Egitto».
Mémoire pour le comte de Cagliostro
accusé par le Procureur Général – Paris, 1786.
Queste parole, davvero emblematiche, (in Appendice, pag.765 e segg. il testo integrale) – pronunciate dal Conte di Cagliostro di fronte ai giudici del Parlamento di Parigi, riuniti come Tribunale Regio, in occasione del famoso “Processo della Collana della Regina”, processo nel quale egli, assolutamente innocente, fu coinvolto a causa delle false accuse e delle calunnie mossegli contro da quell’intrigante scellerata e ladra che era Jeanne de Saint-Rémy, ovvero la sedicente contessa de La Motte-Valois, e nel quale, con voto unanime, fu mandato assolto in quanto, checché ne dica tuttora la parte avversa, riconosciuto totalmente innocente e assolutamente estraneo alla scabrosa vicenda – riassumono tutta intera l’essenza del suo pensiero e la storia della corrente spirituale alla quale egli apparteneva.
Ma in questo, Cagliostro non faceva che seguire le orme di quelli che fuor li maggior sui, giacché sin dall’antichità l’Egitto fu considerato essere non solo una terra sacra, ma addirittura l’Alma Mater di quella Tradizione Mediterranea che per millenni generò ed alimentò la Sapienza spirituale d’Occidente.
Alla Sapienza egizia attinsero i Greci non solo per la Religione e l’istituzione dei Misteri – per loro, infatti, i Misteri Eleusini non erano altro che la traduzione in forme, in immagini e in lingua ellenica dei Misteri egiziani d’Iside e d’Osiride – ma anche per le Scienze, le Arti e la legislazione sociale.
Alla medesima fonte di Sapienza attinsero per quasi due millenni, dopo il crollo del Mondo Classico e il sorgere di una nuova, gelosa e intollerante visione del mondo, molti di coloro che cercarono l’Iniziazione ad una Conoscenza superiore all’illusione dei sensi e alla labilità mortale.
Malgrado l’intolleranza confessionale e l’odium theologicum da allora imperanti, molti cercarono quell’occulta Sapienza egizia, che per segreti canali si trasmise sotto le forme dell’Ermetismo, dell’Alchìmia, della Teurgia, della Filosofia pitagorica, platonica e neoplatonica, durante tutto il Medioevo sino alla Rinascenza, allorché, come dopo un percorso carsico, il Nilo della Sapienza Egizia riemerse in parte alla luce visibile assieme a molta parte dell’antica Sapienza Classica greca, italica e romana.
E così si espresse, verso la fine dell’Ottocento, François Jollivet-Castellot, appartenente a quel variopinto, nonché alquanto agitato e bizzarro milieu parigino, risvegliatore dell’Occultisme (il termine occultismo era stato creato solo una generazione prima dal kabbalista Eliphas Levi), nella sua Histoire de l’Alchimie, pubblicata tra il 1897 e il 1898 sulla rivista Hyperchimie, da lui diretta (trad. it. a c. di Pietro Bornia, riedita da Bastogi, Foggia, 1992, p. 11):
«Il vero nome della Scienza Occulta, è Ermetismo. Il simbolismo di questa parola ci esprime una pregevole rivelazione. Difatti sappiamo che i sacerdoti egiziani dichiaravano essere Ermete figlio di Osiride o di Misraim e di Iside.
Ora Osiride, il dio maschio, aveva per corrispondenza nel piano fisico il Sole; nel piano astrale, il principio animatore o creatore; e nel piano supremo, l’Essere, Colui che è!
Iside, poi, era la Natura feconda, sempre vergine e sempre pregna del Verbo, del figlio di Dio. Iside simboleggiava il principio femmineo, la realizzazione, il polo fisso e materiale del fluido astrale, della sostanza eterna!
Ma questo Verbo di Dio, figlio della Vergine, chi poteva essere se non Ermete? – Ermete che è lo Spirito Santo Vivificatore o trasformatore senza posa di tutto, ch’è la Parola vitale, ch’è il Messia di tutti i secoli, ch’è la corporizzazione dei due termini precedenti? – Ermete, cioè, per dirlo più semplicemente, il Sale, che possiede in se stesso il Solfo e il Mercurio?».
Ora, poco importa che queste espressioni, figlie romantiche d’un Occultisme parigino fin-de-siècle, suonino errate alla disseccata filologia universitaria, ch’esse contraddicano i dati disanimati di un’archeologia e di una disciplina storico-religiosa, riducenti tutto alla bidimensionale astrattezza di un intellettualismo esangue e meccanico. Esse, pur nella loro imprecisione e genericità, evocano ed alludono ad un contenuto vero, come vere sono tutte le cose eterne.
Contenuto, comunque, che vanamente si tenterebbe, nella sua estraformale potenza, di racchiudere in parole umane. Queste parole divengon vere nella misura in cui il loro contenuto ineffabile viva nell’anima di chi le pensa o le pronuncia o le medita come veicolo e veste di una verità-realtà intuita.
Verità o realtà che non può essere conosciuta se non amata, essendo la conoscenza vera, appunto, amore. È noto come di Cagliostro venisse detto: Pour savoir ce qu’il est, il faudrait être lui-même (ovvero, per sapere quello ch’egli è, bisognerebbe essere lui stesso).
È noto, altresì, come lo stesso Cagliostro amasse dire: Per conoscere una cosa, bisogna diventare quella cosa, per sapere che cosa sia l’amore, bisogna amare. E cioè che per conoscere ermeticamente qualcosa – ossia: veramente – bisogna diventare quella stessa cosa nella immedesimazione contemplativa.
L’oggetto del nostro studio è rappresentato da quella forma particolare che, a partire dal XVIII secolo in poi, l’Ermetismo ha assunto in taluni ambienti come massoneria egiziana, all’interno della quale le espressioni più notevoli furono l’Antiquus Ordo Aegypti seu Misraim, fondato a Napoli dal Principe Raimondo di Sangro di Sansevero il 10 dicembre 1747; il Rito dell’Alta Massoneria Egiziana ufficialmente fondato da Cagliostro a Lione nel 1784, anche se risalente in realtà a diversi anni prima; e il Rito di Misraim seu Aegypti, sempre da lui fondato o risvegliato a Venezia nel 1788, il quale, come vedremo nel corso della nostra trattazione, delle precedenti formazioni fu veicolo ed erede.
Questi Riti Egiziani – massonici solo fino ad un certo punto – della Sapienza Ermetica rappresentarono un veicolo all’interno di un movimento massonico, che già allora aveva largamente perduto il contenuto iniziatico: perdita che è la causa prima di quella degenerazione involutiva della quale si è ampiamente parlato nella Introduzione.
Metto giù qualche parola dettata dalla sonorità del cuore.
La fede che l’asceta ha in sé non è una fede ignorante, oscura, ma una fede luminosa: fede nella Luce, non nell’oscurità.
Può essere chiamata cieca dall’intellettualismo scettico già solo perché rifiuta di essere guidata dalle apparenze esteriori o da quelli che sembrano essere fatti, perché essa cerca il vero dove sono altri coloro che non vedono e non poggia sulle grucce della prova sensibile e dell’evidenza.
E’ un’intuizione che non attende l’esperienza per essere giustificata: è la potenza che conduce all’esperienza.
Se io credo nella capacità dell’autoguarigione, troverò domani o tra mille anni il modo di guarirmi. Ma se comincio la disciplina con il dubbio e continuo con dubbi ancora più grandi, fino a che punto potrò proseguire il viaggio che cerco di intraprendere?
Questa fede speciale non dipende dall’esperienza diretta. E’ qualcosa che esiste in me prima dell’esperienza.
Quando si inizia la Concentrazione del pensiero, tale inizio non è quasi mai basato sulla forza dell’esperienza, nemmeno la logica del processo, anche compresa, non è sufficiente.
Esso principia con un profondo atto di fiducia, che chiamo con lo scandaloso nome di fede. E’ così non solo nella vita spirituale ma anche nella vita comune.
Tutti gli uomini d’azione, esploratori, inventori, creatori di conoscenza, procedono con fede incrollabile finché la prova non si presenti o l’impresa riesca… e vanno avanti malgrado delusioni, fallimenti, contraddizioni, negazioni: solo perché vi è qualcosa che dice loro che sono sul campo della verità e che l’impresa va portata a termine.
Secondo il grande Ramakrishna la fede o è fede oppure è altro: deduzione ragionata, convinzione provata, conoscenza accertata.
La fede che qui intendo è la testimonianza dell’anima verso qualcosa che non è ancora manifestato, compiuto, realizzato, ma che Colui che è in noi conosce anche senza previe indicazioni e ci avverte che è vero, che è il valore estremo da seguire e realizzare.
Qualcosa in noi persiste, resiste anche se la mente viene tormentata e la psiche corporea si rivolta e rifiuta. L’ascesi del pensiero comporta lunghi periodi di delusione, di smacchi, di stanchezza e oscurità. Eppure qualcosa in noi ci sostiene, ci spinge nostro malgrado: sentiamo che ciò che seguiamo è vero e davvero, in fondo, lo sappiamo.
La fondamentale fede nell’ascesi del pensiero, nel risveglio di sé, è che l’uomo spirituale esiste e che reintegrarsi a esso è il valore supremo della vita.
Finché un uomo ha questa fede, è segnato dallo Spirito, e se anche la sua natura fosse piena di ostacoli, gremita di negazioni e difficoltà e dovesse lottare per la vita e ancora oltre, è destinato al Risveglio della Vita spirituale.
Nella Ragione i concetti si raccolgono da sè a formare le idee. La Ragione porta alla luce l’unità superiore dei concetti intellettuali che l’intelletto, nelle sue configurazioni, ha già, ma senza essere capace di vederla.
(R. Steiner)
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Questa Ragione è il pensiero puro.
E’ il pensiero in cui c’è la trascendenza del pensiero; mi sono permesso di usare questo termine perché era ora di non vedere più il trascendente come qualcosa che sta al di là: no! Questo al di là sta qua! Ed è in ogni pensare che pensa. E allora è questa la Ragione: la forza radicale, essenziale della Ragione, sta proprio nella trascendenza del pensiero.
E questa trascendenza è una luce profonda che collega il pensiero con ciò che di originario è nell’anima.
E quando l’uomo pensa secondo il pensiero della meditazione, della contemplazione, attinge alle profonde forze dell’anima. Ma come attinge? Con l’Io. E quindi c’è una comunione: Io, Pensiero, Anima: che è la speranza della salvezza dell’uomo, della salvezza cosciente. E qui lo possiamo anche dare come tema di meditazione …
Che questa Trascendenza del Pensiero in sostanza è la forza della Fede dei Nuovi Tempi, perchè non si tratta di credere o di non credere: ma semplicemente di identificare l’Essenza con l’Essenza: è questo è il moto del Cristo: il vero senso del Pensiero Vivente.
M. Scaligero
(Estratto da una trascrizione di Ecoantroposophia di un audio conferenza tenuta a Roma nel 1979)
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LA REALTÀ OLTRE LA LOGICA
Arrivare al pensiero puro significa arrivare ad avere (cosciente) il pensiero da cui si sta movendo verso il pensiero puro: questo muovere iniziale è il pensiero puro, che tutti, considerando un punto d’arrivo, dialettizzano. Il punto d’arrivo è il punto da cui si parte.
Il vero pensiero non è quello che pensa il mondo e perciò si lascia modellare dal mondo, ma quello che trascende il mondo, lo nega, lo trasforma, lo interiorizza, lo materializza. Quello che si pensa non è il mondo che appare, ma un mondo diverso, interiore, non esistente ma essente.
Cosí la realtà risorge nell’interiorità umana, ed è la vera realtà, non quella che s’impone dal di fuori e asserve a sé il pensiero. Cosí il Pensiero sorge come interiore vita del mondo, ed è il tessuto di Luce del mondo, cioè la segreta forza d’Amore del mondo: che deve divenire un evento individuale per essere Amore creatore.
Il miracolo è sempre il pensiero piú forte di ciò che ci aggredisce come fatto, realtà esistente: il pensiero che è il contenuto reale della realtà: senza il quale questa sarebbe un nulla. Questo pensiero diviene forte, si carica della sua realtà, realizza la sua verità, che è l’universale affiorante verità: questo pensiero si crea, crea se stesso, per essere realtà, la vera realtà, perché l’uomo non ha altro modo di fare sua la realtà che il conoscere: la forza del conoscere deve divenire potere diretto.
Non trascendere il pensiero, ma entrare nella sua trascendenza: lí si trova l’essenza del mondo, il germe della verità del mondo.
Intorno, tutto preme vorticoso. E tuttavia al centro poniamo il pensiero che conta: il Logos, l’opera di fraternità, il dovere di ogni momento, perché l’esistere sbocchi nell’eterno da cui si trasse. Tutto preme logorante e vorticoso, tuttavia al centro è l’ispirazione ordinatrice del pensiero. Elfi, gnomi e puri esseri elementari tessono la connessione di ogni contingenza con la sfera degli Angeli.
Intorno, vige la logica, che è sempre il prodotto di un razionale come di un irrazionale: è ancella. Può esprimere potenza o impotenza. Non è essa che decide, come vuole la dialettica, o la cultura del tempo. Assumere tutta la forza è ritrovare la scaturigine della logica, il Logos.
La realtà non è logica, ma è presentabile o accostabile mediante logica. Occorre superare la logica per entrare nel tessuto della realtà, comprendere quale potere rechi il pensiero in quanto flusso di vita non ancora caduto nella forma logica. Esso cerca, esige la propria forma di vita, piuttosto che la sua morte logica: esige il potere della sua entrata nel mondo, la sua espressione immediata, cosí come il suono, il calore, la vita.
Quando scrivo alcune cose che riguardano quanto attornia la disciplina fondamentale è per fornire qualche consiglio che vorrei avuto quando ero molto più giovane.
A essere del tutto sincero, quando ho iniziato il mio tortuoso cammino nell’Occultismo, avevo ricevuto alcuni buoni consigli ma non li presi troppo sul serio perché, primo, non giudicavo di grande livello (mi parevano troppo “alla buona”) le persone ed i consigli che mi avevano dato e, secondo, proprio i concetti che riguardavano un occultismo semplice e senza fronzoli, non mi furono ripetuti in continuazione.
Così ignorai quelle che in realtà erano indicazioni semplici e sane e seguii le più complicate ed oscure direttive propinate in arcani testi magici e che, sebbene ancor più diluite sono la stessa roba che si insiste a proporre oggi, più per far cassa che per fermezza di idee.
So per diretta esperienza, e dai resoconti di parecchi, che bisogna essere assai ben determinati per restare sui binari delle operazioni semplici e del tutto coscienti, così da non essere risucchiati dalla baraonda che predomina nelle teste e nelle librerie.
Ma anche con idee chiare e un buon programma, gravi problemi e gli estremi rigori della vita corrente possono ostacolare brutalmente il progresso interiore; ma passare a più complesse meditazioni e ad ausili psicofisici o implementando tutta la giornata con i “5”, gli “8” o i “12”, state tranquilli che non servirà a niente.
Sebbene il porsi qualche immagine grandiosa delle nostre mete possa essere motivante, è la gestione dei passi giornalieri che determinerà il raggiungimento dell’obbiettivo finale.
E’ nel lavoro giornaliero che viene preparato il futuro raggiungimento. Se fate il vostro meglio oggi, domani, il giorno dopo, ecc…, si sommeranno mesi ben fatti e poi anni. In questo semplicissimo modo si creeranno tutte le modificazioni interiori indispensabili per raggiungere gli obbiettivi a lungo termine.
Anche adesso vi esorto a impegnarvi per gli obbiettivi che vi siete prefissati per il resto della giornata e per domani.
Impegnatevi a dare nutrimento spirituale all’anima, a soddisfare il suo bisogno perenne. Quando è il momento di una lettura “ispirata” o di Silenzio interiore, siate sicuri e adempienti. Se avete programmato uno spazio serale per la Concentrazione, impegnatevi a farla più dedita ed intensa del solito.
Ma impegnatevi anche – dovrei dire: disimpegnatevi – a chiudere porte e finestre del lavoro occulto e dedicatevi alla vita e alle persone che vi sono care.
Liberi di non credermi, ma vi sono non pochi occultisti, disciplinatissimi, che non riescono più a vivere con spontaneità e naturalezza. Per molte persone il vivere la vita è così difficile che preferiscono irrigidirsi in esercizi e valori. Ciò è tutt’altro che salutare, sia per l’anima che per il corpo.
Contemplate con calma e serenità il programma che vi siete dati: ricontrollate per la centesima volta che esso sia formulato sull’intensità e non sulla mera quantità e che inoltre sia dominato dagli esercizi di fondamento.
Impegnatevi ad aggiungere intensità a tutti gli esercizi principali, impegnatevi a passare qualche minuto in interiore silenzio ogni giorno: finché nel tempo esso diverrà la “normale” condizione della mente.
Esaminate con calma tutti i fattori che possono influenzare indirettamente il lavoro interiore, comprendendo anche sonno ed alimentazione e stabilite per ognuno obbiettivi giornalieri molto specifici. Che raggiungerete costantemente, settimana dopo settimana.
Se i piccoli gradini giornalieri non venissero mai raggiunti, è quanto mai difficile raggiungere in un futuro gli obbiettivi più grandi.
Concentratevi nel raggiungere ciò che è possibile nel breve termine, sempre, sempre e sempre, e l’obbiettivo a lungo termine giungerà da solo: questo è il fulcro del progresso e deve essere ripetuto.
Sarà il fulcro del progresso anche nella prossima settimana, nel prossimo anno, nel prossimo secolo.
E se voi o io non lo affronteremo nel modo giusto oggi e domani, la prossima settimana e in quelle successive, sprecheremo le nostre attuali possibilità per progredire.
Me so’ accorto che devo diventa’ più bbòno, ma mentre faccio sto proponimento m’accorgo pure che sto già a esse’ più cattivo… ah no! più bbòno!. E’ vero o so’ buggerato dall’ego?
Ma perché l’ha messo in romanesco questo? Qui gatta ci cova. Perché… è vero che qui il romanesco lo capiscono tutti: anche se c’è qualcuno venuto da fuori che ha la pianta di Roma in tasca, credo che il romanesco lo capisca.
Mi sono accorto che sto per diventare più bbòno. Attento… alle cantonate, e ricordati: scopri in te il buono che sembra cattivo; scopri in te il cattivo che vuole sembrare buono: questa è la massima.
Però lui è furbo, è furbo e se cèca un occhio!Mentre faccio sto proponimento, de diventa’bbòno, me sa’di’ che vor di’ esse bbòno? Perché se tu lo chiedi a qualcuno, per lui essere bbòno significa andare la mattina a comprare il pesce e poi rivenderlo come si deve, e poi procurare tutto quello che è necessario. E per un altro essere bbòno significa prendere la droga, per un altro essere bbòno significa regalare un pochino di avanzi al prossimo, al prossimo che è un pochino indigente.
E quindi essere bbòni… qualcuno può ricordare la famosa iniziativa del riarmo morale, che vennero…: era una corrente americana, il riarmo morale, che alla fine della guerra, la seconda guerra – avevamo capito che avevamo perduto – dovevamo essere corretti perché eravamo cattivi, allora venivano loro e ci insegnavano a essere bbòni. E interrogati da noi dissero che essere bbòni non ci vuole niente perché basta che all’improvviso uno dice: da adesso io divento bbòno. E … e lì ci furono dei furbacchioni che finsero di essere bbòni e questi je dettero soldi… uno aveva bisogno della bicicletta e fingendo di essere bbòno gli dettero la bicicletta, ché ancora non funzionavano le macchine. E quindi dopo finì a risate; una cosa abbastanza deprimente però, perché… essere bbòni è difficile, e quindi… noi possiamo dire: siamo d’accordo con coloro che vogliono diventare bbòni, però attenzione… alle finzioni. Quindi l’amico qui se ne accorge, quindi non c’è bisogno di aggiungere altro, mentre…
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Si può controllare la paura, vincere l’ira, smettere di fumare, smettere di mettersi le dita nel naso, ma il sesso no.
Ma perché? E chi l’ha detto? Smettere di fumare, eh… non è mica facile. Quindi… vincere l’ira: vinci l’ira e già hai vinto per quattro quinti il sesso; vinci il sesso.. (e chi lo vince? eh) … e hai veramente vinto l’ira , perché sono insieme: ira, sesso e… qualche altra cosa.
Ora, abbiamo scherzato con l’amico che vuol diventare bbòno, qui non possiamo scherzare, perché questo problema del sesso lo abbiamo trattato e lo tratteremo sempre, perché ognuno ha il suo livello di redenzione.
Quindi ci sono dei personaggi che per vincere il sesso devono cominciare a sperimentarlo. Quella è già per loro una vittoria. Altri invece l’hanno sperimentato abbastanza e devono cominciare a… e capire che cosa è avvenuto di loro; e altri se hanno capito sono su una strada in cui loro possono anche prendere la decisione di una … di una … è difficile dire se redenzione oppure trasmutazione, o sublimazione: mettiamo una trasformazione. E però proprio allora si presentano dei problemi gravissimi, perché ci sono radici profonde proprio nel fatto che l’uomo è fatto… è fatto di materia… e spirito, però noi dobbiamo guardare l’essere spirituale dell’uomo come un recipiente in cui c’è dentro materia morta con cui lo spirito deve lottare. Materia proprio nel senso di calcio, fosforo, fluoro, silicio, metalli come l’oro: questa materia è una specie di cadavere minerale che noi ci portiamo addosso. Se non l’avessimo saremmo tutti degli angeli simpaticissimi; Lucifero sarebbe felice, perché vuole spiritualizzare tutti.
E invece abbiamo a che fare con una situazione veramente… complessa. Perché siamo… abbiamo questo cadavere animale… minerale, che però , la vita che noi abbiamo non ammette che ci sia un cadavere in noi, e questa vita è il flusso delle forze delle gerarchie le quali in noi affrontano tutto ciò che è minerale e lo tolgono allo stato di materialità. Non esiste minerale in noi che non sia compenetrato di spirito, soltanto che non è un’operazione che facciamo noi, è fatta da forze altissime mediante le quali noi viviamo in questa materialità; poi però piano piano, siccome noi scompigliamo l’ordine, questa materialità comincia a riprendere il sopravvento, il calcio, il ferro, l’oro cominciano a dire: io voglio essere io come sono, non il calcio, il ferro l’oro dominate dallo spirito… e quindi tradotte ad altro valore… perché non esiste una materia organica che esista da sé.
E allora quando comincia questa stanchezza delle forze comincia, comincia lamalattia, e le malattie già sono queste, e poi la vecchiaia e poi la morte, in cui il minerale finalmente è quello… raggiunge il suo stato di indipendenza, ossia di vera materialità.
Questo scompigliamento per cui ci si ammala e si muore, viene dal fatto che l’uomo non è in grado, cosi insaccato nella materia, di conoscere le leggi dello spirito che un tempo gli rivelavano il rapporto che aveva con il corpo, e gli davano… e questa rivelazione non era soltanto un conoscere: un operare era.
Quindi l’uomo… l’uomo perde il cliché spirituale che gli rimane dopo l’ Atlantide; è un cliché, non è una potenza, lo va perdendo e piano piano arriva al punto in cui questo problema lo travolge e… non lo travolge del tutto perché ci sono le antiche mistiche, poi viene il misticismo cristiano, eccetera… ma nei tempi moderni questo problema si riaffaccia in una maniera piuttosto severa, e perché siamo a una svolta decisiva del rapporto che ha lo spirito con la parte materiale… questa materia, e siccome però c’ho delle domande qui la risposta verrà tra due domande, quindi, voleva… dove sta questa… ah ecco, mi è sfuggita la domanda… ah, ecco:
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La paura del dolore come opposizione al Karma.
La paura del dolore è in relazione a quello che noi dicevamo, perché sono le Entità spirituali che aiutano l’uomo: le possiamo chiamare per intenderci le entità spirituali «buone», che immettono questo cadavere minerale nell’uomo: per materializzarlo. Lucifero tende a spiritualizzarlo.
Realmente noi siamo pieni, ripieni di una materia morta, contro la quale combattono appunto quelle forze, che noi dobbiamo capire che sono le forze che rispondono alla coscienza più elevata dell’uomo, la coscienza che l’uomo ha perduto, la coscienza intuitiva, corrispondono alla coscienza ispirata, la coscienza immaginativa, quindi a stati di coscienza molto elevati che l’uomo ha perduto: dall’Atlantide in poi è finita. E’ entrato il Kali Yuga e quindi si è vissuto di ricordi e di riti con cui alcuni esseri aiutavano i popoli, intanto questi popoli ancora erano permeabili dalla parola dello spirito, in quanto l’uomo vero, autocosciente, non era nato.
LeEntità spirituali «buone» aiutano l’uomo con questa potenza della parte materiale, della parte oscura, eh ma voi vedete come tutti quanti temono, appunto, questo. Noi seguendo la Scienza dello Spirito incontriamo un’ esperienza, descritta come quella del Guardiano della Soglia, e impariamo che il Guardiano della Soglia è quello che ci impedisce di ignorare questo cadavere minerale che noi portiamo, e che non ammette che noi siamo passivi dinanzi ad esso, perché abbiamo detto che questo cadavere oscuro, questo cadavere, questo buio che noi portiamo della materia viene dominato da entità che rispondono appunto al grado di coscienza che noi abbiamo, ai gradi di coscienza che noi abbiamo perduto, e che sono gradi che… vogliamo usare termini indiani, sanscriti: Manas, Buddhi, Atman,che significa coscienza immaginativa, coscienza ispirata, coscienza spirituale.
Però è cominciata l’epoca in cui l’uomo deve avere l’ esp… ha l’autocoscienza, perché deve cominciare a realizzare quello che un tempo gli veniva fornito direttamente dalle Gerarchie e che oggi continua a essergli fornito, ma non ha più la relazione antica perché l’uomo si è veramente staccato dallo spirituale. Il Kali Yuga ha operato, ma era previsto, e la via non è il partirsene verso i valori spirituali accumulati, perché ognuno di noi ha una storia spirituale che per fortuna non si incarna nella terra, ed è bene che l’uomo non conosca certi valori spirituali perché se li conoscesse direbbe: ma io allora non faccio più niente perché già c’è lo spirito in me. Per questo sarebbe un terribile egoismo, perché significherebbe lasciare nei guai gli altri uomini che invece sono affondati in questa tenebra, sono affondati per dare, per aver dato modo a quelli, ad essi, di accumulare forze spirituali. Ma queste forze spirituali non vengono accumulate per fuggirsene nel Nirvana, ma per affrontare decisamente l’oscurità della Terra, per affrontare appunto, fare i conti, con questa materialità che pesa nell’uomo, e allora si tratta di capire che cosa è questo. La paura del dolore qui – è già data la risposta – è veramente un’opposizione al karma, perché il karma è un aiuto.
Il karma è la direzione dell’Io superiore che si continua attraverso un processo di compensazione, oppure di pareggio con debiti contratti e il cui pagamento vuole dire acquisizione di qualità necessarie all’integrazione interiore, quindi il karma è un grande aiuto. Siccome il karma però si presenta certe volte attraverso forme dolorose, c’è una specie di opposizione ad esso, che è la paura del dolore. Per noi, questo è un assurdo, perché noi possiamo avere la massima comprensione per questa paura del dolore, anzi, la possiamo sentire anche noi, però per noi è fondamentale una conoscenza che trasforma qualsiasi dolore in una… in una forza che, in quanto contemplata per quello che è il suo senso ultimo, si trasforma in un aiuto.
Quindi noi cominciamo a fare un lavoro interiore di integrazione del dato sensibile mediante il contenuto interiore, questo contenuto interiore viene dal pensiero che pensa, e con questo qualsiasi percezione diviene una realtà interiore, e quindi diventa un aiuto. La paura del dolore è ingenua, non ha senso, e quindi… quella conoscenza diviene cooperazione al karma.
E a questo punto devo afferrare le domande che mi portano nel cuore del tema. Per cui continuo a rispondere alle domande che già ho letto. E una è questa:
*
“Puoi parlare sulla spiritualizzazione della materia?”
L’altra:
“Come si supera il dualismo tra mondo della materia e mondo dello spirito?”
Poi c’è n’è un’altra, potrei leggere anche questa:
“La Lemuria fu distrutta dal fuoco, l’Atlantide dall’acqua, il diluvio, l’attuale civiltà sarà distrutta ad opera del male. C’è per quest’ultima una possibilità concreta di salvezza? Oppure il trionfo delle forze del male corrisponde ad un fine evolutivo cosmico, di modo che sono vani anche se meritevoli gli sforzi di coloro che tentano di raddrizzare la situazione?”
Adesso vedremo. Ma… “finirà per il Male…” ma in quanto il male verrà espulso, e quindi il trionfo apparterrà alle forze capaci di trasformare il male. Soltanto che ci sarà un residuo che serve come materia di un’evoluzione successiva, perché ci saranno degli esseri che saranno come dei relitti, come dei sopravvissuti, che avranno bisogno d’aiuto e si reincarneranno in modo che possano tentare ancora la prova, e allora è importante che ci siano degli esseri che hanno già operato questa trasformazione.
Comunque: “dualismo tra il mondo della materia e il mondo dello spirito”. La materia adesso noi la stiamo considerando, prima abbiamo parlato di questo «insaccamento»,di questo cadavere minerale che vive in ciascuno di noi e che gli costituisce la parte oscura, subcosciente, la parte da cui salgono gli istinti, eccetera… in cui c’e’ tutto… la radice… dopo la morte piano piano noi ci liberiamo … e arriviamo a una zona in cui finalmente respiriamo, però dopo capiamo l’importanza di avere questo cadavere minerale in noi, e il fatto che il Guardiano della Soglia sta lì a fare in modo che noi non lo ignoriamo, ma lo consideriamo come uno strumento dell’ascesa.
La realtà è appunto che il dualismo materia-spirito è una costruzione intellettuale, è un’impressione dell’uomo intellettuale, perché l’uomo che percepisce, qualsiasi uomo della terra che percepisca, già nel percepire supera la dualità. La percezione è un atto interiore meraviglioso, di cui l’uomo non ha coscienza se non della parte che riguarda il sistema nervoso, la coscienza legata al sistema nervoso e quindi la sua sensazione. Però in ogni sensazione è presente questo contenuto, e noi questo all’infinito lo stiamo ripetendo, che si tratta di avere delle percezioni pure per capire che cosa avviene nel percepire come superamento della dualità, perché nel percepire già è superata questa dualità: quando noi vediamo un colore, una forma, noi già siamo entrati in una zona dello spirito, che agisce attraverso di noi. Già si può dire che ciò che è stato diviso si sta riunendo, e che ha come primo risultato la forma, il colore, e poi anche il pensiero. E il pensiero che pensa è già questa riunione, soltanto che il pensiero non è consapevole.
Quindi, ecco la fondamentalità di un metodo che non parta da dottrine del passato, che oggi non sono più sufficienti. A questo proposito ci sono serie di imbroglioni che rispolverano lo Yoga, che conoscono lo Zen, che conoscono il Tantrismo, e tutto quello che c’è di sensazionale lo rimettono a posto, poi siccome sono degli esseri colti, ti combinano dei trattati sulla meditazione dinamica, e imperversano, e questi sono degli ingannatori.
Loro sono delle bravissime persone, ma loro hanno il compito proprio di impedire che l’uomo conosca la Via vera, perché la via vera non ha pubblicità, non ha propaganda, non ha… trionfo pubblicistico-editoriale: è molto difficile, si può dire che deve lavorare da anima a anima, attraverso pubblicazioni che si sostengono perché i cuori sostengono queste pubblicazioni, mentre – ed io ogni tanto uno di questi libri lo devo leggere per capire come lavora l’Ostacolatore – e l’Ostacolatore mica si presenta stupido, o scorretto, o privo di cultura, perché allora sarebbe subito scoperto.
L’Ostacolatore si presenta in regola con tutti i canoni dell’occultismo moderno, tutto quello che c’è nei diversi Gurdjieff e i loro discepoli, nei diversi Crowley e i loro discepoli, e hanno anche un apparato critico-filologico non indifferente.
Tuttavia, il loro ruolo è contro lo Spirituale, è contro il Logos, è contro la possibilità che l’uomo per esempio scopra le leggi del pensiero, che non si imparano mica con la Logica di Hegel. Hegel tentò – il lavoro di Hegel è meraviglioso – ma arriviamo alla dialettica, non al pensiero. E le leggi del pensiero non le ha potuto scoprire nessuno finora perché il pensiero che è stato finora pensato secondo luce interiore, vedi Socrate, Platone, vedi persino Cartesio, checché ne dica Guénon, ma persino Hegel – ma com’è che il Dottore dice “Hegel lo considero l’ultima luce di un tramonto” – ma perché il pensiero rigorosamente logico può nascere solo ora, perché solo ora l’uomo ha una esperienza autocosciente, come non c’è mai stata.
Oggi un ragioniere ha un’autocoscienza che un filosofo del secolo scorso non aveva, e malgrado la sua ragioneria può avere una forza-pensiero che prima non era possibile. Speriamo che non ci sia un ragioniere qui, comunque, non è che… ho detto ragioniere, mi è venuto in testa… tu sei geometra, non sei ragioniere… M’è venuto così, scusate, ma è che qui parliamo a braccio, o a bersagliere, quindi…
Ora siamo in un momento in cui l’uomo può veramente sperimentare le leggi del pensiero, non perché sia più evoluto spiritualmente, ma perchè è più forte nell’Io, perché spiritualmente l’uomo del secolo scorso forse era più aperto; oggi è più chiuso, ma è più forte come Io, e se come Io comincia a operare in sé, si incontra il pensiero, e incontra, e sa fare quella distinzione tra prodotto eproducente, perché tutto quello che l’uomo crea è prodotto dal pensiero, e il producente è più importante del prodotto. E se guardiamo la natura è il prodotto d’ un altro pensiero: il pensiero del cosmo. Quindi per l’uomo è importante capire che questo prodotto lui lo pensa, e lo può anche identificare come prodotto. Lui ripercorre il pensiero che ha pensato l’oggetto, ma questo lo porta al punto in cui ciò che è dato nasce, e questa è l’esperienza potente che viene data dalla Via dei nuovi tempi.
Ora, io quando mi trovo dinanzi testi di questi «yoghisti» … che poi c’hanno organizzazioni economiche di miliardi, perché vendono persino i dischi per la cantilena che deve fare l’oscillazione della testa per avere il terzo occhio, perché una volta andando a sinistra l’occhio va verso destra, e viceversa, quindi qui tra la destra e la sinistra si mettono d’accordo e ti danno il terzo occhio… te faccio n’occhio: il terzo occhio! …
Però questo è propiziato da una cantilena, per cui c’è una vendita di dischi, e siccome ci son centri in tutto il mondo, potete immaginare che messe di quattrini e che interessi, e questo povero Yoga, questo Rajneesh che gia si vede, è un «bonòmo», ma non alla Luce dello Spirito: sembra un appuntato dei carabinieri, siciliano, un viso bonario, una guardia di finanza, ecco, calabrese,un viso simpaticissimo che abbracceresti, ma la Luce del pensiero non c’è; perché quando mi capitano questi testi io vado subito a vedere che cosa… lo frugo,e ho visto, vedo come se la cavano riguardo al problema del conoscere; lì mi sono accorto che questo sa tutto, il tantrismo lo conosce benissimo, poi ogni tanto spiffera qualche principio Zen eccetera, ma le leggi del pensiero gli sono assolutamente estranee, quindi non può aiutare l’uomo di questo tempo, che non ha bisogno di Zen, non ha bisogno di Yoga.
Scusate, ci sono degli esseri che hanno bisogno di questo, ma non sono uomini di questo tempo; ma quelli hanno bisogno anche dello spiritismo, come hanno bisogno di andare a messa, dal parroco, eccetera, ma noiqui stiamo parlando della corrente evolutiva del tempo, che quando assume la forma dell’occultismo, o dell’esoterismo, eh! in un certo senso deve essere in regola, perché ci sono dei giovani che cercano, e cercano con grande impeto, e io ricordo me stesso che ero così.Però si vede che non ero assolutamente passivo dinanzi agli ingannatori, quindi ogni tanto cambiavo strada, e questo m’ ha molto aiutato, perché quando bussavo alla porta di qualcuno io lo ritenevo un maestro, ma dopo un po’ se vedevo che quello che lui faceva non corrispondeva a quello che diceva lo piantavo, ma oggi ci sono dei giovani che si trovano una letteratura occultistica enorme: non vengono aiutati; aiutati vengono dal fatto che noi proponiamo una Via della Conoscenza che parte dai mezzi che già sono in atto nella indagine delleverità matematiche e logiche, nella indagine del mondo fisico, quindi percezione e pensiero, come cominciò Kant del resto.
Quindi quando noi sperimentiamo in questa direzione, eh, ci accorgiamo che, nel pensare che pensa già è superata la dualità del mondo: si tratta di continuarla.
Quando il pensiero si immerge in un dato, si può dire che ciò che nasce come essenza si unisce all’ oggettività del mondo perché il dato già appartiene all’ oggettività del mondo, e quindi avviene una sintesi e si tratta poi di ripetere per tutto. Noi ci alleniamo, per esempio, con la natura, la più pura, la più innocente che è il mondo dei cristalli e il mondo vegetale, ma dopo questa esperienza continua col mondo animale, col mondo umano.
L’altra forma di sintesi, eh, noi l’abbiamo nella percezione, perché non nascerebbe un colore dinanzi a noi, non nascerebbe una forma se non ci fosse un’unione della nostra anima con l’anima della terra, ossia con l’etere nostro con l’etere dell’ oggetto. Se il cristallo, il cristallo ha l’etere fuori, si può dire che l’etere del cristallo è una potenza che tiene nella fissità minerale il cristallo, e noi questo lo percepiamo. Si tratta semplicemente di continuare quell’operazione per cui il cristallo lo guardiamo e lo troviamo bello, non ci dobbiamo fermare lì: si tratta di continuare aspettando che si riveli qualcosa che esige da noi silenzio della psiche.
Questo silenzio della psiche è, tecnicamente, un mezzo, e ad un certo punto noi ci arriviamo anche se non conosciamo le leggi del silenzio, le discipline del silenzio, ma capiamo che se vogliamo avere una percezione che non è assolutamente abituale, ma che tuttavia continuamente si presenta a noi e noi la perdiamo, noi dobbiamo fare silenzio e in questo silenzio abbiamo, a un certo momento, il risonare di questa mirabile sintesi dell’ etere nostro con l’etere che sta intorno al cristallo e noi possiamo, dentro di noi, sentire qualcosa che appartiene al cristallo, ma può avvenire anche l’esperienza, questo è più difficile, che uno veda fuori qualcosa che appartiene all’ interiorità del cristallo. Ma questo con la pianta è anche più facile, col cristallo è più difficile.
Quindi, ecco, la sintesi spirito-materia comincia nel percepire, noi dobbiamo continuarla lì e tutta la vita dell’anima, per esempio le trasformazioni morali, veramente dipendono da questo, perché ad un certo punto, senza questo accompagnamento dell’anima, noi non possiamo proseguire nell’esperienza cognitiva, nell’ esperienza della unità del mondo e quindi più profonda esperienza del pensiero, maggiore necessità di ordine interiore nell’anima, fino a che si scopre che la luce che noi vediamo nelle cose ha un centro in noi ed è il cuore. E allora qui, noi possiamo concludere. Perfetto.
La Lemuria fu distrutta dal fuoco, l’ Atlantide dall’ acqua. L’attuale civiltà verrà distrutta ad opera del male. Perché?
Perché si diverrà abbastanza forti per espellere il male dalla natura spirituale dell’ uomo, ma questa espulsione non sarà una, un fatto mecc… un fatto materialistico, per cui questo male passa ad altri; sarà un’ espulsione che trasforma il male in una… in una quantità di esseri che non sarà la maggioranza degli uomini, ma saranno degli esseri che avranno il potere di trasmettere poi questo agli altri, quindi un’élite spirituale che agirà, e questo ci fa capire il senso ultimo di quello che abbiamo detto, perché questo cadavere minerale che sta nell’uomo e che lo obbliga ad essere esistente sulla terra, e obbliga, quindi, quella continua lotta delle forze interiori per vivere di giorno in giorno, per elaborare la materia fisica, per mangiare, per digerire, per combattere le malattie, poi però l’uomo piano piano cede e allora questo cadavere trionfa e diventa finalmente la materia che è: il male è lì. Il male è il fatto che questo cadavere condizioni la vita interiore e questo è il male di questa civiltà perché quando noi diciamo che il mondo è materiale e non solo questo, ma lo indaghiamo, e costruiamo una scienza che è solo una scienza della materia, della materia fisica: non mi dite che ci sono indagini di altro genere, non esistono. La psicologia è condizionata da questo, qualsiasi disciplina:la pedagogia, la filosofia è condizionata da questo. C’è solo la Via che dà la possibilità di trovare il punto di partenza per un’azione interiore che muti questa situazione; però in realtà noi siamo immersi, siamo condizio…siamo dominati da un sistema del sapere che è fondato sulla concezione materiale del mondo e questo rende inevitabile il male; ed è importante che il male ci sia perché, come dicevamo prima, l’ uomo è bene che ignori i suoi valori spirituali, altrimenti non vorrebbe più saperne di stare sulla terra.
C’è una frase interessantissima di Maitre Philippe, quando dice: “Ci sono… quasi tutti gli uomini ignorano che cos’è l’anima, ma è bene che lo ignorino, altrimenti molti non vorrebbero più fare nulla”.
E invece bisogna lavorare perché coloro che oggi sopportano il male, e ne fanno uno strumento della loro azione, ne fanno una vita sociale, ne fanno un’ organizzazione, un sistema di vita, una politica: questi lavorano per il futuro e purtroppo bisogna sopportarlo questo. Magari il futuro va modificato e questa modificazione dipende dal fatto che vengano degli esseri capaci di vedere questo retroscena, è questa la via d’uscita. La via d’ uscita è la Tripartizione, ma una Tripartizione che sia fondata sul fatto che degli esseri operino nel senso della trasformazione del male, ossia nella risoluzione del cadavere.
Guardate, c’è questa frase, appartiene al taoismo, a quelle storie taoistiche in cui si parla di un asceta che muore e poi viene seppellito, dopo un po’ si scopre la tomba e non c’è più nessuno, il cadavere è scomparso: la risoluzione del cadavere. In un altro caso si scopre la tomba di questo asceta, non c’è il cadavere ma c’è una spada, e allora qualcuno tenta di prendere questa spada e questa spada si invola nell’aria e sparisce. C’è una serie di racconti taoisti che narrano questo, c’è un fondo di verità perché nell’ antichissimo medio-oriente… nell’ antichissimo estremo oriente, c’è stata un’ incarnazione di Lucifero, ma un Lucifero sapientissimo e potente. E quegli esseri navigavano verso lo spirito, erano capaci di trasformare la materia in spirito. Questo ritorna, e noi abbiamo visto i segni del ritorno.
*
Qui il nostro potentissimo Sergio dice: “Puoi parlarci del vino eucaristico? «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore, tutti coloro che sono venuti prima di me sono ladri e assassini, ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta, chi per me passerà sarà salvo, entrerà, uscirà e troverà pascoli».
Ora la via è quella, noi abbiamo parlato di via del pensiero, via della percezione pura, ma il sentiero è quello. E per afferrare questo, noi dobbiamo ricordare come viene descritto il risveglio di Piero, di Pietro, nella Pentecoste. E’ un periodo in cui il Dottore dice che, a un certo punto, Pietro si sveglia come da un sogno e si accorge che, dalla vigilia dell’ arresto del Cristo, egli è entrato in una specie di sonno e rivive tutti gli avvenimenti fino alla Crocifissione, per cui capisce il suo rinnegamento, arriva a capire che, il mondo dell’ oscurità, il mondo della materia, quello che lui ha subito in questa specie di sonnolenza, ha trovato il Risolutore. Ha capito che l’ oscurità della Terra ha trovato la sua Luce, capisce che è nato lo Spirito della materia, ossia lo Spirito che annienta la materia e la risolve. Allora capisce che l’uomo può essere salvato e ha, in quel momento, la forza della Pentecoste che in lui agirà veramente da forza trasformatrice.
In sostanza, quello che lui comprende, importantissimo perché lui era il più chiuso – il più chiuso naturalmente era Giuda, però dopo veniva lui – e lui però riesce ad avere questa visione, e questa visione è quella di cui ci possiamo servire noi perché, quando abbiamo parlato del cadavere astrale, del cadavere minerale, noi abbiamo parlato della parte oscura, la parte terra, ma è ciò che deve essere usato come veicolo perché si manifesti lo Spirito della materia, lo Spirito della Terra.
Perciò il Guardiano della Soglia fa in modo che l’ uomo non sfugga il male, non sfugga la materialità della vita, anzi, la guarda come la materia della trasformazione.
Quindi, dinanzi all’esperienza di Pietro noi sentiamo questa intuizione che dà il senso vero alla Pentecoste, per il fatto che riguarda un’ esperienza attuale, perché ricordate l’ ultimo capitolo del Vangelo di Giovanni, il colloquio tra il Cristo e Pietro, e poi l’allusione a Giovanni; noi siamo nell’ epoca lì prevista, perché quello che salva Pietro è proprio l’intuizione del senso positivo dell’ oscurità della terra e quindi della materialità, che fino allora era veduta come un pericolo, tutte le tradizioni guardavano questa oscurità come qualcosa da evitare, gli ultimi erano gli Esseni, che cercavano di espellere da loro questa esperienza del buio della materia.
Doveva venire il Cristo per affrontare questa morta materia e farne materia dello Spirito, per cui veramente esiste uno Spirito della Terra, esiste il Logos della Terra, ossia ciò dinanzi a cui la materia è risolta, il male è risolto, ma è questo il compito: di capire quali sono oggi le vie per cui è possibile una simile operazione.
Apposta cercavo di indicare i possibili inganni, perché l’uomo cerca ciò che è facile, ma ciò che è facile non conduce alla verità. Le belle frasi di un libro che ti dicono “Ah, ritirati, fai questo”: eh no! Ci vuol altro, ci vuole una forza, una volontà di conoscenza che veramente insista, che veramente si ponga dinanzi alla vita dell’anima, scoprendo le forze che gli dànno questa possibilità. Porsi dinanzi alla vita dell’ anima: perché quando è possibile questo, le forze del Logos si affacciano all’ uomo come potere della individualità e nella individualità pura si affaccia il Christo, che vuole continuare a operare come già ha cominciato ad operare nel percepire e nel pensare.
Massimo mi raccontò – con dovizia di particolari – tutta l’affaire, sia per la parte esteriore degli eventi – arresto, interrogatori da parte degli inglesi e degli americani, con le loro differenti ‘modalità d’approccio’, basso livello del servizio in camera e della pulizia della suite, inefficienza della reception, ecc. – sia per gli eventi e le esperienze ‘estradialettiche’, come le definirebbe lui stesso.
Egli mi disse esplicitamente che il suo arresto ebbe motivi unicamente politici, a causa di quel che sino ad allora aveva scritto come giornalista.
Egli venne arrestato dagli inglesi per strada, e poiché gli trovarono addosso il commento di Shri Aurobindo alla Bhagavad Gita, gli dissero che quel autore era un terrorista indiano, nemico della Corona inglese.
Venne passata al setaccio, naturalmente, anche la sua vita professionale dal punto di vista finanziario – ma non per cercare elementi per una inesistente “appropriazione indebita” – per ‘provare’ la sua compromissione diretta col regime fascista, compromissione che risultò poi essa pure inesistente.
In sostanza lo accusarono di ‘reati d’opinione’, come si direbbe oggi.
Li interessò molto – per una comprensibile curiosità – l’enorme attività esoterica di Massimo, probabilmente – ma questa è una mia congettura, ancorché plausibile – perché sia molti ufficiali inglesi dell’Intelligence Service, che quelli americani dell’OSS di Allan Dullas, erano massoni, e una parte del mondo anglosassone – non tutta a dire il vero – ha fatto un uso spregiudicato dell’esoterismo a fini politici, ed anche della politica a fini esoterici, non precisamente limpidi e commendevoli.
Nei sei mesi di forzata ‘ospitalità’ al suddetto Hotel, tali ufficiali – soprattutto gli inglesi – si dovevano essersi fatti una alquanto strana e, loro malgrado, molto lusinghiera opinione del nostro Massimo, visto che – come lui stesso mi raccontò – lo vollero accompagnare quegli stessi ufficiali a casa in jeep, porgendogli le loro scuse, e salutandolo molto cordialmente.
Visto che siamo nel campo dell’aneddotica, vorrei aggiungere alcuni ricordi, sempre relativi alla forzata e ‘piacevole’ permanenza di Massimo Scaligero al Grand Hotel Regina Coeli, per non sembrare ‘tenero’ nei confronti degli anglosassoni ufficiali, addetti alla reception e al servizio in camera alla suite che ospitava il nostro Massimo.
In effetti il servizio lasciava alquanto a desiderare, conciossiacosaché il Grand Hotel Regina Coeli non ricevette le cinque stelline della nota Guida Michelin, e non fu compresa tra gli alberghi da questa raccomandati.
I sistemi di interrogatorio adoprati degli ufficiali inglesi erano – a quel che mi disse Massimo – piuttosto brutali e cinici.
Usavano ogni mezzo per fiaccarne la volontà: per es. lo svegliavano alle 03.00 di notte in cella e gli dicevano brutalmente: “Prepara la tua roba, ti portiamo a Centocelle, dove all’alba verrai fucilato!”, et similia. Negli interrogatori lo accusavano di avere sentimenti di ostilità e di aggredire con i suoi scritti il popolo inglese, e Massimo a queste accuse rispondeva, calmissimo, che lui non provava alcuna animosità nei confronti del popolo inglese, e che lui aveva scritto unicamente contro la politica dei governanti inglesi.
Gli americani usavano metodi psicologici un po’ più insidiosi. Massimo mi raccontava, che negli interrogatori erano cordiali, gli offrivano la tazza di caffè, cercavano di conquistarne la fiducia, di destabilizzarne la tenuta del carattere forte, ‘ammorbidendolo’ con queste tecnicuzze da psicologia comportamentale. Poi se volevano, sapevano essere alla bisogna essi pure brutali quanto necessario.
Massimo affrontò questa non breve ‘vacanza’ al Grand Hotel Regina Coeli, trasformando le difficoltà in occasioni interiori. Esattamente come per Sri Aurobindo nella prigione indiana di Alipur, ospite nell’albergo di Sua Maestà Imperiale Britannica, quello per Massimo fu un periodo di ininterrotta ascesi. Addirittura egli ebbe a dirmi: “Il tempo illimitato e la pace, la necessaria solitudine che ebbi allora, non mi fu più dato in seguito con tanta generosa abbondanza!”.
Il clima di raccoglimento interiore profondo, la ininterrotta tensione della volontà consacrata al Divino e all’Opus iniziatico, l’ardore – il tapas – che mise in atto nell’ascesi, fecero di lui un altro uomo, infransero i limiti ai quali si arresta negli esseri umani la loro labile ed incerta natura, e dimostrarono che è possibile vincere anche nelle condizioni più avverse ed impossibili.
POICHÈ IN ESSA VI È SEMPRE UN ALCUNCHÈ DI PIETOSO.
DI SINCERO E DI PIETOSO.
E CIÒ NELL’ANIMA PRODUCE CALORE.
CREA CALORE.
CALORE SOTTILE.
IMMATERIALE.
CALORE METAFISICO.
IL VERO CALORE.
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VI È PIETÀ PERCHÈ È INSCINDIBILE DALLA FEDELTÀ UN SENSO DI INTIMA DEVOZIONE E DI INTIMA PROTEZIONE E DI INTIMA VENERAZIONE VERSO CIÒ CUI SI È FEDELI.
DEVOZIONE È VOLER DEDICARE LA PROPRIA ANIMA ALL’IDEALECUI SI È FEDELI.
È VOLERE CHE LA PROPRIA ANIMA DIVENTI UN LUOGO IN CUI IL PROPRIO IDEALE VIVA.
GLI SI DEDICA LA PROPRIA ANIMA.
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PROTEZIONE È VOLERLO PRESERVARE DA OGNI CONTAMINAZIONE O IMBARBARIMENTO O DECADENZA.
VENERAZIONE È RISPETTARLO COME FOSSE UN’ENTITÀ SOVRUMANA.
RISPETTARLO PROFONDAMENTE COME UNA REALTÀ SUPERIORE, DIVINA, QUALE IN REALTÀ È.
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OGNI IDEALITÀ PROFONDAMENTE SENTITA, PROFONDAMENTE AMATA, È IL MANIFESTARSI NELL’UOMO DI QUALCOSA CHE LO SUPERA.
DEVOZIONE, PROTEZIONE, VENERAZIONE, ASSIEME CREANO LA PIETÀ.
IN TALE AMBITO LA SINCERITÀ DIVIENE SPONTANEA ATTITUDINE.
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LA FEDELTÀ È MANTENERE EVIDENTE TUTTO CIÒ. È RICORDARLO CONTINUAMENTE.
RICORDARLO COME EVIDENZA CHE PERENNEMENTE TORNA A RIVIVERE OGNI QUALVOLTA VI SI FACCIA APPELLO.
OGNI QUALVOLTA LO SI VOGLIA.
A TAL PUNTO RICORDARE È RIVIVERE DELLE EVIDENZE AMATE.
È RINNOVARE UN PATTO DI AMORE SPIRITUALE.
CIO’ IN DEFINITIVA È LA FEDELTÀ.
MANTENERE VIVO UN AMORE VERSO DELLE EVIDENZE INTERIORI.
VERSO ALCUNE QUALITÀ ANIMICHE.
VERSO IL MANIFESTARSI DI ALCUNI VALORI NEI SENTIMENTI, NEL SENTIRE.
TALE FEDELTÀ, TALE RICORDARE CHIEDE CHE VI SIA ACUME.
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ACUME È LA CAPACITÀ DI PENSARE NELLE ESSENZE.
È LA CAPACITÀ DI ACCORGERSI CHE A VOLTE LE EVIDENZE IDEALI SONO PIÙ FIEVOLI, PIÙ FIOCHE, PIÙ OSTACOLATE.
ACUME È UNA ESTREMA FEDELTÀ.
LA FEDELTÀ NEL PENSIERO.
L’ACUME È UN LIVELLO PIÙ ALTO DI RICORDO. È LA MEMORIA SOTTILE.
L’UNICA FORZA CHE SIA IN GRADO VERAMENTE DI MANTENERE FEDELTÀ.
L’ACUME È UN LIVELLO DI PENSIERO IMMATERIALE IN CUI QUANDO LE ANIME SI APPESANTISCONO (E LE IDEALITÀ NON SONO PIÙ IN GRADO DI INFIAMMARE E PALPITARE PER CIÒ CHE SI AMAVA) È POSSIBILE CONTINUARE A VENERARE I VALORI UN TEMPO AMATI.
L’ACUME È IL LUOGO INACCESSIBILE AL NORMALE DECORSO DI DETERIORAMENTO DELLE IDEALITÀ.
UNA LIMPIDITÀ DI PENSIERO OLTRE LA NATURA.
OLTRE LA SPONTANEITÀ DEI SENTIMENTI.
È LA VITA SUPERIORE DELL’IDEA.
È LA REALE LIBERTÀ DALLA MENZOGNA.
È IL LUOGO DELLA VERITÀ PERENNE.
LÀ OVE CONTINUAMENTE SI RICREA CIÒ CHE SOSTIENE LA VITA.
LÀ OVE I PENSIERI RISORGONO A SE STESSI.
OVE INCESSANTEMENTE SI RICREANO.
EMERGENDO DA QUELLA CORRENTE DI CONTINUA VITA SOVRUMANA CHEÈ IL PENSARE COSMICO.
«Il 26 gennaio 1980 “alle prime luci dell’alba”, mentre attendeva al lavoro con la sua abituale solerzia, Massimo Scaligero penetrava cosciente in quel mistero che già piú volte aveva indicato come l’unica realtà, con cui ha a che fare l’operatore dello spirito». Con queste parole io annunciavo la scomparsa di un Amico e di un Maestro insuperabile, uno di quei testimoni dello Spirito che compaiono sulla scena del mondo forse solamente ogni cinquecent’anni.
In quella tristissima circostanza mi ricordai di una pia narrazione che correva fra gli Ebrei ortodossi, gli Hassidim, secondo la quale nella comune Umanità è sempre presente, inconosciuto da tutti, un Uomo Giusto, uno teodéo, che a cagione della sua rettitudine, misteriosamente sopporta il peso dei peccati, delle speranze e delle attese di tutta la sua generazione, finché stremato da tale immane fatica non soccombe, per venire sostituito da un altro Uomo Giusto che ne eredita le funzioni, e cosí avanti nei secoli fino alla redenzione finale. I Mussulmani parlano, invece, di un Polo, o di un Asse del Mondo, al-Qutb, qualità alla quale assurge un derviscio a cagione della sua virtú, che, però, dopo un giorno di tale fatica, muore ed è sostituito da un altro suo simile. Orbene, questo è stato il mio pensiero quando Egli scomparve. Soltanto che un altro Uomo Giusto non venne a riempire il suo posto, poiché egli era l’epigono di una generazione di ricercatori dello spirito che da noi si incarnarono in Giovanni Colazza, Evola, Colonna di Cesarò, Arturo Onofri e, fuori d’Italia, in Guénon, Râmana Mahárshi, Shrî Aurobindo e qualcun altro. Massimo, lo sconosciuto, era il punto finale di un ciclo, la cui caratteristica fondamentale era l’esercizio di quell’Arte Regale che risolve il mistero della Materia nell’esperienza di una spissitudo spiritualis, in cui questa si svincola come pensiero puro. L’abituale opacità minerale del mondo che ci circonda essendo determinata non da una realtà obiettiva bensí da un pensiero – il nostro – paralizzato nella sua funzione riflessa, cerebrale, che tale se la rappresenta. Ma, a parte il necessario supporto filosofico, tutta la sua vita fu caratterizzata da un’incessante azione di ricerca e di disciplina interiore: il suo insegnamento, consegnato in una ventina di opere, è un energico stimolante del metafisico. Suscita come in nessun altro l’esigenza della correlazione dell’Io con Sé, su cui – fra l’altro – è basata la conoscenza, come rapporto fra Io e Altro, fra Atman e Brahman, come direbbe un Indiano. «L’unità dell’Io con il mondo è già realizzata nel percepire – dice Massimo – ma rispetto ad essa la coscienza ordinaria è in stato di sonno, onde la potenza magica dell’atto percettivo le sfugge».
Importantissima fu la sua interpretazione dello Yoga e di altri movimenti spirituali dell’Asia, di cui Evola fu il banditore nel suo Uomo come potenza.Tutta la sua opera, e in particolare Dallo Yoga alla Rosacroce, quest’ultima un’autobiografia spirituale, volge ad una reinterpretazione dello Yoga, di cui riconosce i limiti, dovuti soprattutto alla diversa costituzione interiore dell’antico yogin, e in generale del pensiero orientale, rispetto all’uomo di occidente, assiato sulla funzione autocosciente del pensare, a cui paradossalmente non attribuisce importanza primaria nella sua Via interiore, pur vivendo in funzione di un mondo percepito nella sua modalità materiale, che è bensí il figlio del pensiero astratto, logico-discorsivo. Questa interpretazione, da Lui rigorosamente sperimentata sulla guida della Scienza dello Spirito, implica anche una esegesi delle modalità fisico-eteriche su cui opera lo Yoga classico. Dice, in particolare: «Le vie allo Yoga oggi non portano allo Spirito, bensí al corpo (qui tratta del prãnãyãma, la Scienza del Respiro) perché non muovono piú dallo Spirito, bensí dal corpo. Non è lo Yoga che va ritrovato, bensí lo Spirito: del quale lo yogi non aveva da preoccuparsi, perché lo aveva già: doveva solo giungere a servirsene».
Sua opera fondamentale, non solo per sé, ma per l’Umanità avvenire, fu l’aver tracciato una “Via rosicruciana” di cui, date le regole per la sua attuazione, ne afferma la connessione con «il Mistero cosmico del Cristo», «ossia con ciò che il Cristo è, oltre ogni rappresentazione o sentimento umano: il senso ultimo della Iniziazione solare» …«la meditazione rosicruciana, come la piú alta che operi sulla terra, porta il discepolo a scoprire che, non nell’anima, ma nell’intimo Io, egli reca il Principio che vince i due Ostacolatori», cioè quelli denominati: Lucifero – vettore delle forze di entusiasmo, ma anche di orgoglio, vanità e presunzione – e Ahrimane – il “Satana” della tradizione persiana, quello che induce all’illusione materialistica e meccanicistica del mondo, che conducono alla paralisi delle forze pensanti ed all’esaustione di quelle viventi.Il Rosicruciano, piú che combatterle, deve saper utilizzare queste forze cosmiche e trasformarle in strumenti dello Spirito, perché tale è la loro funzione mediatrice. Il punto di partenza per lo Scaligero resta sempre l’ascesi del pensiero, tramite le discipline della concentrazione e della meditazione, sí da ricondurlo alla sua primordiale natura di Verbo, essenziata di “volontà di essere”. Da questo momento in poi inizia la Operatio Solis, volta a riconquistare la verticalità operante dell’Io, di là dai poteri dell’anima, vincolati ad un’esperienza sensibile del mondo materiale. E la restituzione di quest’ultimo alla sua primordiale dimensione di luce, che è il fine della Grande Opera alchemica, a cui Massimo si era dedicato sin dall’adolescenza.
È passato pressoché sotto silenzio il centenario di Massimo Scaligero, uno dei pensatori piú originali, intensi, complessi del nostro ’900. Nessuna celebrazione ufficiale, nessuna rievocazione su media e grande stampa. In sé, questa non è affatto una notizia, né, soprattutto, una novità. Scaligero è sempre stato tenuto, in vita e in morte, ai margini della cosiddetta “cultura ufficiale”. Un irregolare, per molti versi schivo, si potrebbe dire anche ironicamente disinteressato alla notorietà, a quel successo per il quale gli “intellettuali” si accapigliano e prostituiscono. Non inseguiva le mode, non blandiva i potenti della politica, della cultura, dell’editoria. La sua prospettiva, l’ottica da cui muove tutta la sua opera, era altra. Piú alta, potremmo dire; piú nobile. E, al contempo, piú “pericolosa”. Laddove, però, si riconduca la parola al suo etimo originario, al latino “periculum”, che sta ad indicare il confine, il limite arduo, rischioso da valicare. Che rievoca, soprattutto, la sfida. E l’opera di Scaligero è stata, e in effetti ancora rimane, soprattutto una sfida alla mediocrità del tempo presente. Una sfida al pensare astratto; all’incapacità dell’uomo contemporaneo di vivere fino in fondo le idee. Di sperimentarne la potenza creatrice, la forza generatrice originaria.
Figura intellettualmente complessa, operò muovendo da una (particolarissima) sintesi tra Oriente e Occidente. Una sintesi ardua, anche perché nulla, nelle molte pagine dei libri di Scaligero, concede alle mode orientaleggianti, alla vulgata New Age, allo spiritualismo di maniera. Dell’Oriente era, infatti, un conoscitore profondo, che si muoveva con sicurezza nei meandri del pensiero indiano classico, delle scuole buddhiste di Asanga e Nagarjuna, del tantrismo tibetano, dello zen giapponese… Una padronanza, dei concetti e del linguaggio insieme, che adombrava, però, soprattutto il raro dono di saper penetrare tutte queste lezioni, queste tradizioni, al di là delle forme apparenti, per giungere al nocciolo degli insegnamenti. Alla loro sostanza non transitoria; evitando l’errore comune all’occidentale moderno che si avvicina al pensiero dell’Oriente antico, trasformandolo o in un’ideologia astratta, o in una sorta di superstizione pseudo-religiosa. Atteggiamento che egli era solito imputare proprio alla peculiare natura del pensiero dell’uomo occidentale, che tende, ormai per secolare abitudine, a concepire come reale soltanto il mondo materiale. Il mondo delle cose; mentre le idee, i concetti, vengono relegati in un altrove privo di forza, sostanzialmente impotenti ad agire davvero nella realtà.
Contro questa astrattezza – questa sorta di incantesimo della Medusa che ha reso di pietra le nostre menti ed i nostri cuori – l’Oriente antico, avulso da ogni lettura sentimentalistica, mostrava come non sempre fosse stato cosí. Come all’uomo fosse stato possibile concepire il rapporto con il “mondo delle idee” in modo radicalmente diverso, ed il pensare stesso come una forza vivente.
Una rivoluzione che, però, non era, né mai poteva essere, sradicamento, rottura dei legami con il passato, con la tradizione. Piuttosto una metamorfosi. Il mutare delle cose – della natura, del mondo, della vita… – secondo leggi invisibili, con le quali il pensiero dell’uomo ha in comune la sostanza prima. Sostanza che è, per Scaligero, il Logos, sorgente dell’autentico pensare e, al contempo, di tutto l’Universo. E la lezione dell’Oriente si incontrava cosí con il filone vitale della cultura occidentale. Con Platone ed Aristotele, con i grandi maestri del nostro Rinascimento e poi ancora con quelli dell’idealismo, da Hegel sino a Gentile.
Su un sentiero che Massimo Scaligero seguí con rara coerenza, incontrandovi l’opera di Rudolf Steiner, la grande lezione del magistero goethiano. Lezione che indicava come il rapporto tra pensiero e percezione rappresentasse la “spada spezzata” della nostra cultura.
La frattura che ha portato negli ultimi tre secoli a quel pensiero astratto che è, a ben vedere, la causa prima dei mali endemici del nostro mondo. Muovendo, dunque, dall’esperienza – e non dalla semplice teoria – di un pensiero altro, vivente, e di un’immaginazione capace di tornare ad essere davvero “creatrice”, Massimo Scaligero ha cercato d’indicare all’occidentale moderno un autentico “percorso di reintegrazione”.
Si potrebbe, forse, chiamarlo anche un “sentiero iniziatico”, spogliando, però, tale espressione di tutta la retorica – e la paccottiglia – pseudo-esoterica, occultistica di bassa lega con cui, solitamente, viene confusa. Paccottiglia che Scaligero sempre stigmatizzava con palese fastidio, nulla concedendo nei suoi scritti – e soprattutto nei suoi dialoghi con i molti giovani che andavano ad incontrarlo nel suo studio del Gianicolo – ad una qualsivoglia forma di sensazionalismo misteriosofico; cosí come, parimenti, nulla concedeva all’intellettualismo astratto.
I suoi discorsi erano sempre di un’asciuttezza assoluta.
I concetti si sviluppavano gli uni dagli altri secondo un percorso rigoroso e armonioso insieme. Costringendo, quasi, il lettore – e, per coloro che lo conobbero, l’ascoltatore – a seguirlo, passo dopo passo, quasi stesse riavvolgendo lentamente un gomitolo di lana; sino a giungere all’uscita da quel labirinto di astrazioni confuse, di concetti deboli, rimasticati, mal digeriti, in cui siamo ordinariamente imprigionati. Sino a giungere sulla soglia di un diverso modo di pensare e percepire. La soglia di un’autentica, profonda, metamorfosi interiore. È questo l’insegnamento che – al di là della complessità dei concetti, della vastità dei riferimenti culturali – resta racchiuso nei suoi, molti, libri. In opere come La Via della volontà solare, disamina, appunto, delle tradizioni occidentali ed orientali, da cui sorge progressivamente il segno di una nuova sintesi. O de La logica contro l’Uomo, devastante analisi della cultura contemporanea in tutti i suoi, molteplici, aspetti. Molteplici, eppure riconducibili a un unico comun denominatore: all’impotenza del pensiero, alla rinuncia alla autentica conoscenza. Quella conoscenza è, di per se stessa, fonte di libertà interiore. Critica della filosofia, dello scientismo, dell’economicismo che dominano la nostra società. Critica, anche, delle utopie illusorie, come nel serrato ragionamento de Il marxismo accusa il mondo, ove Scaligero identifica nel pensiero del filosofo di Treviri non la causa, bensí il portato della malattia profonda dell’Occidente. Di un Occidente che ha abdicato alla sua vocazione spirituale, al grande “dono” della libertà di pensiero, pervertendolo. Perdendone di vista le coordinate superiori, e trasformandolo semplicemente in licenza, in assenza di cardini interiori, in sradicamento… Allo stesso modo, individuò fra i primi, all’esplodere del famoso/famigerato ’68, come dietro a tanto (confuso) movimentismo giovanile vi fosse sí una domanda di autenticità e verità, ma come, parimenti, tale domanda venisse pervertita e deviata in forme di nichilismo sempre piú devastanti e distruttive. Di qui il suo Rivoluzione. Discorso ai giovani, che ancor oggi andrebbe letto non come documento di un passato ormai lontano – gli anni della Contestazione – ma perché prevede, con sguardo, appunto goethiano, come questo fosse il seme di tanti altri mali – dalla droga alla disgregazione della famiglia, dalla perdita di qualsiasi riferimento morale alla debolezza di fibra interiore – che travagliano le attuali generazioni.
Ancor di piú, nelle pagine di Scaligero è possibile leggere, tra le righe, i pericoli cui andava incontro un Occidente immemore della propria Tradizione spirituale. Un Occidente incantato dalle sirene dell’edonismo, sempre piú precipitato verso la china di un nichilismo di bassa lega, depauperato anche di quel tanto di grandezza titanica che era stata propria dei pensatori come Max Stirner od Otto Weininger, tragici testimoni del crollo della no- stra civiltà.
Uno Scaligero, questo, che presentiva come questo Occidente avrebbe finito per il confliggere, drammaticamente, con un nemico assoluto e pericolosissimo. Con un nemico all’apparenza antitetico alla nostra civiltà, ma in realtà portatore di un’altra forma di quel “pensiero astratto” che è, purtroppo, la tabe della nostra cultura. Cosí che al nostro (basso) nichilismo e relativismo morale, si contrappone una forma irrigidita e dogmatica di fanatismo pseudo-religioso; di una religiosità, però, priva di autentica trascendenza, trasferita, come dogma, nella materia, e trasformata in ideologia violenta. Si leggano, a questo proposito, le pagine illuminanti, scritte da Scaligero piú di trent’anni or sono, sui pericoli insiti in un certo “arabismo”, che è poi lo specchio (deformante) che riflette l’immagine distorta del nostro stesso mondo.
Immagini speculari, cui Massimo Scaligero contrapponeva, come antidoto, una riscoperta della nostra tradizione. Senza indulgere, però, a forme cristallizzate di tradizionalismo. Richiamando, piuttosto, all’essenza vitale di questa. Un’essenza che va riscoperta in un pensare svincolato, finalmente, dalla gabbia in cui è stato imprigionato da troppi secoli. Un pensare che, appunto, torni a ricongiungersi con il Logos da cui ha origine.
Può esser utile, talvolta, spendere qualche parola sul gassoso concetto di Spiritualità?
Niente di originale, essa in fondo è come un lontano lembo di terra intravisto dalla caravella, e di cui, dopo una vita sul mare e le sue correnti, nemmeno ci si ricorda della sua reale esistenza, anche se, stando in mare, se ne parla continuamente in maniera del tutto astratta, vitalizzata semplicemente da un sentire automaticamente acceso.
Si dovrebbe insistere sul fatto che la spiritualità non andrebbe mai ridotta ad un’alta intellettualità né all’idealismo né a qualche inclinazione morale della mente o ad una purezza e all’austerità etica, neppure a una religiosità o ad un fervore emotivo anche ardente o fanatico e neppure all’insieme di tutte queste cose (in parte eccellenti).
Una credenza della mente, un credo particolare o una fede o un’aspirazione emotiva, oppure un disciplinamento della propria condotta secondo una formula religiosa o etica, non sono affatto “ esperienze spirituali” né “realizzazioni spirituali”.
Tali caratteri hanno un considerevole valore per l’anima. Sono persino valide per una certa evoluzione interiore in quanto movimenti preparatori che disciplinano, purificano la natura umana, danno ad essa una forma più adeguata: ma appartengono ancora all’evoluzione dell’uomo sensibile. Non v’è in esse l’inizio di una esperienza, di una realizzazione e di una trasformazione nello Spirito.
La Spiritualità è essenzialmente un risveglio alla realtà interiore del nostro essere, al Sé profondo, all’Anima superiore: ben diversa dalla ordinaria coscienza, dal famigliare mondo interiore e dal senso comune della corporeità.
Piuttosto è una intensa aspirazione – del tutto interiore – verso la Realtà infinita, quella che trascende l’universo pur compenetrandolo, e che risiede anche in noi. Un’aspirazione ad unirsi con questa Realtà che è un capovolgimento, una conversione, una trasformazione di quanto chiamavamo l’essere nostro.
Esiste allora un divenire nuovo, un nuovo essere, un nuovo “Io”, in una nuova natura.
La disciplina esoterica è trasformazione della coscienza attuale in coscienza spirituale: ciò non è astrazione ma un cammino che giunge all’estinzione della coscienza comune e del suo mondo.
Chi ha avuto (vissuto) il “momento”, anche declinato in sfumature diverse, ha provato questo: improvvisamente qualcosa dentro di lui si è capovolta, (anche bruscamente) rovesciandosi verso l’interno e verso l’alto: dall’interno verso l’alto. Non un alto esteriore, bensì interiore e profondo, del tutto diverso da altezze note fisicamente.
Ciò modifica il nostro punto di vista sulle cose del mondo, le considerazioni e gli atteggiamenti: può essere parziale e temporaneo, in rari casi definitivo ed irrevocabile.
Rivolgersi (letterale) alla vita e alla realtà spirituale significa toccare l’Eterno: capacità quantitativamente invalutabile e nemmeno si può dire che si sia più o meno capaci di vivere spiritualmente, bensì che si giunga più o meno pronti affinché il rivolgimento interiore avvenga in modo decisivo.
La Via della Concentrazione è una Via asperrima: una Via poco o punto amata dalle “anime belle” in perenne ricerca di animiche “consolazioni” per rimanere quello che sono e permanere in quello che sono. Ma può essere paradossalmente amata da quelle orsolupesche anime, che vogliono cessare di essere quello che purtroppo ancora sono, per cominciare ad essere autenticamente ciò che possono osare essere: lo Spirito.
Per me, sin dal principio, la Concentrazione è stata un aspro apprendistato, che ancor dura. Apprendistato che non solo neppure accenna a iniziare a finire, ma che addirittura sta tuttora continuando a iniziare. Sembra un giuoco di parole, ma – credetemi – non lo è affatto.
Massimo Scaligero affermava che la Concentrazione – l’esercizio a sé sufficiente per chi ne abbia la forza e l’audacia – è l’esercizio del novizio neofita e dell’Iniziato. Perché non si finisce mai d’impararla. E, per quel che mi riguarda, non finisco mai d’iniziare ad impararla. E’ vero – sempre Massimo Scaligero dixit – che “nello Spirito non si sta, nello Spirito si è”.
Iniziai, diciannovenne, a praticarla come una cosa – per me che venivo dalle Vie orientali e da un passato alquanto agitato – veramente impossibile: una pratica alla quale tutto l’essere corporeo e animico si ribellava. E trovavo ridicolo che per dire cosa era un oggetto mi ci volesse un tempo enorme, esagerato. Della contemplazione del concetto, poi, non se ne parlava proprio.
Negli anni – nei decenni – la Concentrazione è divenuta sempre più scarna, ma anche questo bisogna conquistarselo a viva forza. E non è affatto scontato il poterlo fare sempre. Ciò che è conquistato, deve essere sempre di nuovo – come fosse la prima volta – riconquistato. E non aiuta l’aver vinto in passato. Nello Spirituale di rendita non si vive. Occorre – OGNI VOLTA – portarsi, con sforzo, dal gelo e dall’aridità all’incandescenza e allo slancio. Non sempre ci si riesce. Ma se si è costanti e fedeli nei periodi di tenebra e di aridità, quando meno ce lo si aspetterebbe, irrompe in noi la travolgenza di una forza assoluta dello Spirito, che ci scioglie dall’incrampimento tetanico, fluidifica dall’impietramento la volontà, restituisce il respiro spirituale. E poi si ricomincia.
Questo sino a quando non si realizzi quella trasformazione vitale-spirituale, che fa sì che la consacrazione allo Spirito, ogni volta tentata, conquistata e poi smarrita, non divenga “memoria interiore”. Ma anche allora le cose non divengono più facili. Anzi divengono difficili al massimo, MA in tal caso si avrà la forza per tutto osare – oltre ogni limite umano – osare ogni volta l’atto assoluto, senza risparmio, che esaurisce l’umano, e realizza lo Spirituale autentico. Ossia come era scritto sulla tomba di un Iniziato del Settecento: “NATUS QUAECUMQUE AUDERE”, ovvero “nato a tutto osare”.
Per questo, i lupacci paradossalmente amano ciò che le “anime belle” trovano poco o punto amabile: la Concentrazione.
Come nei numeri precedenti, persone presenti alla Lezione esoterica di Rudolf Steiner hanno preso appunti in modo diverso. In questo caso le tre versioni che presentiamo differiscono di poco ma si integrano tra loro, rendendo piú completa la trascrizione.
Versione A
Attraverso i nostri esercizi penetriamo gradualmente nel mondo spirituale, ma ciò non è possibile senza contemporaneamente entrare in contatto con Lucifero e Ahrimane. Nella Bibbia troviamo la storia della caduta dell’uomo nel peccato originale, attraverso il quale Lucifero e piú tardi Ahrimane hanno acquisito la loro influenza sugli esseri umani. Hanno un tale effetto sull’uomo che, quando questi sale nel mondo spirituale, ha difficoltà a sopportare il proprio Io. Alcune persone non tollerano nemmeno il segno esteriore dell’Io nel mondo fisico, cioè svengono quando vedono il sangue.
La caduta dell’uomo ci ha dato l’autocoscienza, ma con una limitazione, e ogni volta che facciamo un passo avanti nella conoscenza di noi stessi, nuove tentazioni si avvicinano a noi nella misura in cui possiamo sopportarle. Come l’uomo è limitato nel suo corpo fisico per quanto riguarda il grado di sopportazione del dolore, cosí sono limitate le forze con cui possiamo sopportare i mondi superiori.
Poiché Lucifero e Ahrimane ci hanno allontanato dal paradiso quando siamo caduti nel peccato, essi sono anche quelli che incontriamo quando vogliamo entrare nel mondo spirituale attraverso la meditazione, e che ci fanno sentire i nostri limiti.
Ahrimane è all’interno di ciò che è spirituale, nei suoni, nelle parole e in tutto ciò che può essere udito. Bisogna sempre diffidare di questi, perché c’è della falsità nel linguaggio umano, che si differenzia nelle varie lingue delle nazioni. Non del tutto, ovviamente, altrimenti chiunque aprisse bocca per parlare sarebbe destinato a mentire. Quanta verità c’è nel linguaggio, altrettanta verità può esserci nelle “voci”. Se le voci dicessero sempre la verità, allora Lucifero non avrebbe dovuto dire durante la tentazione: «Sarete come gli Dei», ma avrebbe dovuto dire: «Sto mentendo».
Lucifero dà le visioni. Dovete superarle, altrimenti non riuscirete a rompere il guscio che circonda ogni essere umano e che copre il vero mondo spirituale. Le visioni e le voci sono intorno a noi come il guscio che circonda il pulcino nell’uovo. Potreste, forse, vedere un angelo in una visione e, quando penetrerete attraverso la visione, l’angelo si trasformerà in un serpente, il segno di Lucifero, perché lui è apparso sotto forma di serpente anche durante la tentazione. O forse vedrete il colore blu nella meditazione: se lo attraversate, il blu può scomparire e diventare rosso, e allora diventa evidente che abbiamo visto le nostre passioni.
A causa della tentazione di Lucifero, l’uomo non ha ricevuto tutto ciò che hanno gli Dei; ha ricevuto una conoscenza prematura, ma non la vita. Ciò significa che tutto ciò che riconosciamo e percepiamo è permeato da Lucifero e Ahrimane. Fondamentalmente è cosí anche per il contenuto dei nostri esercizi. Se si guardano i propri esercizi, si vedrà che sono concepiti in modo tale da non fare mai appello all’egoismo umano, cosa che molte persone trovano molto spiacevole. Non meditiamo sull’“amore” o sulla “verità” perché tutto ciò non farebbe altro che promuovere l’egoismo. Ma concetti come “luce” e “calore” che si trovano nei nostri esercizi sono cose del mondo fisico che l’uomo conosce inizialmente solo attraverso i sensi fisici. Questi sono ancora tutti doni di Lucifero. Pertanto, dopo la meditazione dovremmo abbandonare il contenuto e svuotare completamente la nostra anima anche da queste impressioni; cosí facendo rinunciamo a tutto ciò che proviene da Lucifero e Ahrimane e ci prepariamo per il puro mondo spirituale. Allora il mondo dei sensi scompare per noi e si apre davanti a noi il mondo spirituale, che non ha nulla in comune con il mondo fisico.
La persona comune è come un pulcino che considera il suo guscio d’uovo come il mondo reale. Se il pulcino potesse percepire l’interno del suo guscio d’uovo, non lo vedrebbe piccolo, ma molto ingrandito, anzi, grande come noi vediamo il nostro mondo. Vedrebbe il contenuto del guscio come il mondo intero. È cosí che vediamo il nostro guscio d’uovo, cioè la nostra aura, che si estende intorno a noi come la volta azzurra del cielo. Se rompiamo il guscio, il Sole e la Luna si oscurano, le stelle cadono sulla Terra e al loro posto si dispiega il mondo spirituale.
Le persone vivono nel loro guscio d’uovo, la loro aura. Gli Elohim ci hanno dato la nostra aura che, a causa della caduta, e attraverso il peccato originale, è diventata come un guscio intorno a noi, e noi ci siamo dentro come il pulcino nell’uovo. Il cielo e le stelle sono il nostro limite e dobbiamo romperlo con la nostra forza dell’anima, proprio come il pulcino deve sfondare il guscio con le proprie forze. Allora entriamo in un nuovo mondo, proprio come il pulcino ha un nuovo mondo davanti a sé quando si trascina fuori dall’uovo. E poiché in realtà tutti gli uomini hanno attorno lo stesso guscio d’uovo, potrebbe anche nascere un’astronomia come quella che abbiamo oggi, che permette ai corpi celesti di muoversi nella volta celeste.
Il guscio dell’uovo è questo: Ex Deo nascimur. Per poterlo sfondare e portare qualcosa con noi nel mondo spirituale, dobbiamo portare con noi ciò che dal mondo esterno, cioè dal mondo spirituale, penetra nel nostro involucro, ciò che abbiamo in comune: cioè il Cristo. E per ciò diciamo: In Christo morimur e speriamo che quando avremo sfondato il guscio con l’aiuto del Cristo, saremo risorti: Per Spiritum Sanctum reviviscimus.
Versione B
Dovremmo percepire la lotta con Lucifero come la soppressione della meditazione [si tratta di spegnere il contenuto della meditazione dopo la meditazione, vedi piú sotto e la versione A]. Dobbiamo acquisire una comprensione della cosiddetta Caduta dell’uomo. Una cosa simile si sperimenta quando si diventa esoteristi. Cosa fa l’uomo quando diventa esoterista? Anticipa qualcosa che l’umanità dovrà affrontare in seguito. E ogni volta che l’uomo non vuole davvero andare avanti nel modo normale, la tentazione arriva per prima. Lucifero ci tenta quando sentiamo delle voci dentro di noi che ci parlano nella nostra lingua. Dall’altra parte non parlano questa lingua, parlano un’altra lingua: ecco perché dobbiamo dire a queste voci: «State tutti mentendo!». Ahrimane cerca di mostrarcelo attraverso le immagini.
Dobbiamo penetrare sia le voci che le immagini per arrivare alla verità. A titolo di esempio si riporta quanto segue: pensiamo al pulcino che è nell’uovo prima di uscire. Ha il guscio dell’uovo intorno a sé, questo è ciò che il pulcino sa e ciò che vede, ciò che vede dall’interno, proprio come noi, che come guscio dell’uovo intorno a noi abbiamo e vediamo il cielo e tutto, tutto ciò che l’occhio vede. Questo è tutto l’uovo visto dall’interno. Anche la nostra aura la vediamo dall’interno. Dobbiamo attraversare, rompere questo guscio d’uovo, proprio come il pulcino lo fora con il suo becco, lo butta via ed entra in un nuovo mondo, solo allora entriamo nel mondo degli esseri divino-spirituali, delle Gerarchie.
Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo abbandonare tutto nella meditazione, spegnere tutto ciò che vuol presentarsi a noi sotto forma di altri pensieri e sentimenti, a parte il contenuto della meditazione. Ma poi dobbiamo anche abbandonare questo, spegnerlo e rimanere comunque coscienti, questa è la parte significativa, questo è ciò che dobbiamo sentire.
Lucifero vive nel pensiero, anche nel pensiero della meditazione. Perciò facciamo un patto con Lucifero nel pensiero della meditazione. Ora dobbiamo lasciar cadere il pensiero nella meditazione, cioè renderci vuoti, far cadere il contenuto della meditazione, staccare il potere del pensiero dal pensare. Attraverso la volontaria soppressione con la coscienza sveglia uccidiamo consapevolmente ciò che viene da Lucifero.
È la creazione di un’attenzione focalizzata senza un oggetto. Essere attenti a un oggetto è l’inizio della meditazione, poi bisogna distogliere l’attenzione e restituire il pensare agli Dei; questa è la cosa importante. Solo allora si entra nel vero mondo spirituale.
Dopo che l’uomo ha ceduto alla tentazione di Lucifero, che gli ha detto: «Sarai come gli Dei!», allora la divinità disse: «No». E gli Dei tolsero la vita a ciò che Lucifero gli ha dato, cioè gli infliggono la morte.
Quando si entra nel mondo spirituale, si fa l’esperienza della forza che forma plasticamente la corporeità umana; ci si ritrova dietro se stessi. La forza del giudizio, del discernimento tra il bene e il male è quello che l’uomo impara a conoscere attraverso Lucifero.
Il corpo ha dei limiti su come può sopportare il dolore. Quando questo limite viene superato, si verifica lo svenimento. Anche l’anima ha dei limiti, in essa allora si verifica l’incoscienza.
Staccando il pensiero dal cervello, si sperimenta se stessi al di fuori del proprio cervello. È come avere delle correnti che circolano nel proprio cervello; è cosí che ci si sente. In seguito, ci si muove letteralmente intorno al proprio cervello. Se si continua a pensare in modo ordinario e ci si sente connessi con i processi che altrimenti lo precedono sempre, [ci si sente connessi] con ciò attraverso cui sorge il processo di pensiero, allora si conosce una sensazione che si può esprimere in questo modo: si ha letteralmente paura di arrivare al punto di avere un pensiero. Nella comunicazione di tali verità e fatti, di queste idee spirituali, che si sono sperimentate al di fuori del cervello, è necessario un certo superamento, perché ora si conosce ciò che funziona effettivamente nell’essere umano. Si vede il processo di distruzione del pensiero ordinario. Il ricercatore spirituale riesce per un po’ a non esercitare il processo di distruzione. Si mette lí accanto al suo cervello. La devozione all’universo senza attività fa parte della ricerca spirituale. Allora il ricercatore spirituale impara a fare volontariamente tutto ciò che gli uomini altrimenti fanno involontariamente nel sonno. Il ricercatore spirituale impara a sentire tutte le funzioni del corpo, la respirazione, le ghiandole eccetera eccetera, e sta di fronte all’intero essere umano esternamente, lo sente dall’esterno. A ciò arriva il ricercatore spirituale attraverso la devozione e l’approfondimento delle forze dell’anima, del pensiero e soprattutto del sentimento.
In una tale meditazione, in una simile immaginazione, bisogna essere con il cuore. Dovremmo meditare emotivamente, allora non solo saremo fuori dal nostro cervello con la nostra forza di pensiero, ma gireremo intorno all’intero essere umano. Allora sorge la consapevolezza: «Tu c’eri prima del concepimento, sei sceso in questa incarnazione!». Si guarda oltre la vita terrena. Questa è una tipica esperienza occulta: è come se un fulmine dividesse il corpo in due! L’esperienza è descritta con un’immagine: è come se il fulmine attraversasse una casa, attraversasse il vostro corpo e lo portasse via.
È un’esperienza sconvolgente! È l’esperienza di avvicinarsi alla morte! Ora sapete e vedete qual è l’essenza animico-spirituale dell’uomo!
Poi si deve anche imparare a concentrare la propria volontà in modo disinteressato sull’attività esterna e quotidiana nel campo del parlare. Proprio come attraverso il sentimento si può staccare il potere del pensiero dal cervello e dall’intera persona, cosí si può staccare la forza della parola può essere distaccata dalla parola stessa. I movimenti della parola devono essere silenziosi, non si deve permettere che si arrivi a parlare. Bisogna esercitarsi in questo senso, interiormente, spiritualmente e animicamente, ma interiormente si continua a esercitare la stessa attività di quando si parla. Bisogna portarlo a un punto tale da non permettere al suono di entrare nei nostri nervi. Ciò che altrimenti si usa per parlare deve rimanere nel gesto.
Il mantra, la meditazione non è un concetto, ma è semplicemente sperimentare il suono internamente. Ascoltiamo noi stessi, ma non lasciamo che si arrivi al punto di parlare. In questo modo conosceremo le nostre vite terrene precedenti: questa è la vera memoria. Le forze dell’anima ci permettono di guardare nella vita oltre la nascita e il concepimento; le forze della volontà ci mostrano le vite precedenti sulla Terra.
Versione C
Cos’è la Caduta dell’uomo? È successo qualcosa che ha effettivamente plasmato lo sviluppo dell’umanità in modo diverso da come avrebbe dovuto essere secondo il volere degli Dei e di Jahvè in particolare. L’uomo sarebbe dovuto diventare una creatura che avrebbe dovuto seguire gli istinti degli Dei, proprio come l’animale segue i suoi istinti. Ma ora gli veniva data la distinzione tra bene e male, la conoscenza terrena. Essa gli ha insegnato a giudicare, ma prima gli ha anche tolto la conoscenza del cielo. E l’esoterista, oltre alla conoscenza terrena, si impegna a conquistare “l’altra” conoscenza, quella del mondo spirituale. Non si sente piú a suo agio come il resto delle persone che semplicemente vivono; per lui si presentano, in effetti, doveri e responsabilità gravi, per esempio verso la verità. Sa che se in una incarnazione ha detto a qualcuno una falsità, deve fare ammenda dicendo la verità. Questo non è sempre facile, può anche essere terribilmente difficile, ma deve essere fatto, perché il karma deve essere compiuto. L’esoterista può sentire, ad esempio, che qualcosa lo soffoca in gola, quello è lo spirito della verità che vuole che la falsità venga sradicata. L’esoterista deve accettarlo come un avvertimento a dire la verità. Oppure, in un altro caso, può sentire una sensazione di formicolío nel sangue. Questi sono gli egoismi nascosti che sono presenti nell’Io; finché l’uomo li nasconde, non vuole vederli, ciò si esprime nel fatto che l’uomo non può vedere l’espressione dell’Io egoistico, il sangue. Sviene alla vista del sangue, cioè si nasconde agli egoismi che formicolano dentro.
Le forze luciferiche ed ahrimaniche agiscono ovunque, e l’esoterista le conosce molto da vicino, deve combattere con loro e non deve sottrarsi alla lotta. L’uomo ha ricevuto la conoscenza terrena attraverso il serpente, attraverso Lucifero; deve portarla avanti fino alla morte, perché la morte è una conseguenza della conoscenza terrena. L’uomo deve imparare a sentire la Terra interiormente morta [illeggibile nel testo manoscritto…], deve essere in grado di spegnere il suo pensiero e tuttavia rimanere un essere umano sveglio e consapevole. Il contenuto della sua meditazione gli è stato dato nelle parole del linguaggio umano, ma il linguaggio è opera di Lucifero (la Torre di Babele); [le parole] hanno oscurato il vero linguaggio umano, la lingua originaria. Cosí l’uomo ha dovuto ricevere un contenuto luciferico sin dentro la sua meditazione. Se ora l’uomo crede di sentire delle voci in certi stadi dello sviluppo spirituale, e se queste parlano in una lingua qualsiasi, deve già sapere da questo: quello è Lucifero, quella è una menzogna, e attraverso un’energica forza interiore deve rompere il guscio di queste menzogne per arrivare alla verità, cioè al vero mondo spirituale, che gli viene coperto da questo involucro. E quando crede di vedere immagini, lí per primo è all’opera Ahrimane.
L’essere umano è come un pulcino in un uovo, che crede che il guscio di questo uovo sia come uno specchio e legge da esso ciò che è lui stesso. Poi l’uomo deve avere di nuovo la forza interiore, se per esempio gli appare un angelo, di penetrare attraverso questa immagine con il potere interiore della conoscenza, e allora un diavolo apparirà dalla trasformazione dell’angelo. Il pulcino poteva credere che il suo guscio fosse l’universo, e anche la gente crede la stessa cosa. Sono bloccati nel loro guscio d’uovo e credono che questo involucro blu dell’uovo del mondo, in cui vedono le stelle, il Sole e la Luna, sia il mondo. Non è cosí. Fanno la stessa cosa che fa il pulcino, ma quando questo pulcino rompe il guscio con la sua forza, allora è come una persona che, con la sua forza interiore, rompa il guscio dell’uovo cosmico, che crede essere tutto il mondo. Allora vede che ciò che gli astronomi dicono del Sole, della Luna e delle stelle è velleitario, vede il mondo delle Gerarchie e il loro regnare e il loro operare, ma per lui le stelle cadono e il Sole e la Luna perdono il loro aspetto fisico. Poi esce nel mondo del Padre, che è il creatore dell’uovo del mondo che in precedenza era il suo mondo. L’uomo entra in questo mondo attraverso la morte, ma anche attraverso l’Iniziazione. Il Cristo appartiene ad entrambi i mondi, al mondo originario ma anche al mondo dell’uovo, perché ha fatto il sacrificio di entrarvi e di operarvi, affinché attraverso di lui gli uomini potessero trovare la forza interiore per rompere il guscio ed entrare nel mondo delle Gerarchie: il mondo dello Spirito Santo. In Christo morimur significa lasciar morire la conoscenza terrena affinché la conoscenza celeste possa risplendere.
Come il corpo raggiunge i limiti della sua capacità di sopportare e poi non può andare oltre e sviene per l’eccesso di dolore, cosí anche l’anima ha dei limiti nella sua capacità di sopportazione. Allora non può piú andare oltre e deve fare ciò che lo spirito di verità le chiede: tagliare il nodo.
L’anima si sente circondata dalla propria forza come da un guscio. Deve rompere questo guscio e Lucifero e Ahrimane sono proprio lí.
Versione D
La Caduta dell’uomo può essere sperimentata nuovamente sul sentiero esoterico, poiché la tentazione si frappone a ogni progresso umano.
Chi diventa esoterista deve rendersi conto che deve prendere la vita in modo diverso dall’exoterista. Fisicamente si può anestetizzare il dolore, ma mentalmente non si può piú intorpidire se stessi. Bisogna sapere che se si dice una menzogna, la si dovrà correggere in una vita successiva, che si dovrà dire la verità, ma con un senso di vergogna. Il corpo può sopportare solo una certa quantità di dolore, poi sviene e si perde il controllo del proprio Io. Anime deboli, possono anche svenire per paura o terrore. Quando un’anima immatura che ha un’inclinazione psichica entra rapidamente attraverso gli esercizi nel mondo spirituale, allora cade anche lí in uno stordimento: sono le voci che ci parlano nelle nostre lingue che Lucifero pone davanti al mondo spirituale. Bisogna quindi fare appello a una grande forza d’animo per gridare loro: «State mentendo». Allora si fermano. Ahrimane si oppone a noi nell’immaginazione. Alcune persone vedono un angelo; quando focalizzano lo sguardo su di lui, scompare nella nebbia e al suo posto si erge un diavolo. Un’apparizione ha un colore blu; se la si guarda da vicino, diventa rossa e indica che c’è ancora un desiderio dentro di noi.
L’essere umano si trova nell’aura delle sue illusioni, anche per quanto riguarda l’ambiente fisico, come un pulcino nel guscio di un uovo. Per entrare nel mondo spirituale dobbiamo superare questa barriera. Dobbiamo quindi prima imparare a capire il linguaggio del mondo spirituale, e per farlo dobbiamo riempirci di qualcosa che ci è arrivato da lí, nel nostro guscio d’uovo: dobbiamo portare quello con noi, cioè è l’Impulso-Cristo. Dietro la maya della volta celeste troviamo allora le Gerarchie. Nelle nostre meditazioni abbiamo qualcosa (una parte) che appartiene al regno di Lucifero, quindi ci colleghiamo con Lucifero. Se poi spegniamo la meditazione, spegniamo ogni pensiero, chiamiamo la nostra anima a combattere con Lucifero.
Rudolf Steiner
Conferenza tenuta a Copenaghen il 15 ottobre 1913.