L’ARCHETIPO-GENNAIO 2025
Anno XXX n. 1
Gennaio 2025


In questo numero:
Anno XXX n. 1
Gennaio 2025



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SOLE LOGOS DELL’IO
LA NOTTE NEL GELO E’ SILENZIO ASSOLUTO.
ALTISSIMA FIAMMA SI MUOVE E COSTRINGE LE OMBRE A DANZARE.
CUORI RIUNITI OSSERVANO IL SOLE CHE NELLA FIAMMA IN PARTE RINASCE.
IN ATTESA DELLA RINASCITA VERA CHE IN CIELO SI ANNUNCIA.
ORO SOLARE SI APPRESTA NEI CIELI INFINITI
E L’ANIME UMANE ATTENDONO IL POTERE DI LUCE CHE INCORONA LA GLORIA.
ORO E CELESTE FULGORE DISSETANO I CUORI CHE MANTENNERO FEDE.
CHE RICORDO MANTENNERO DEL SOLE FULGENTE NEL PIU’ NERO AFFOGARE.
LA NOTTE COMINCIA A TREMARE MENTRE L’AUREO CELESTE RISORGE AL CALORE.
E’ VITTORIA PERENNE CHE PERENNE RINNOVA IL MISTERO DEL VERO SPLENDORE.
UN ABISSO E’ TRASCESO E SQUARCIATO POICHE’ IL SOLE RISORGE
E DISEGNA LE FORME DEL VERO CHE LA LUCE STRAPPA ALLA NOTTE DEL CIECO AMMASSARE.
LA LUCE RISORGE E IMPONE LE FORME DEL LORO VERO VALORE A TUTTI GLI ENTI DEL MONDO.
LA TERRA SI PIEGA ALLE GERARCHIE DEL NUDO INTERNO VALORE CHE LE FORME DEL MONDO RIAPPARSE NON POSSONO PIU’ NELLA NOTTE DISTRUTTA CELARE.
IL SOLE DISCENDE NEI CUORI DEGLI UOMINI ATTRAVERSO IL LORO RINATO VEDERE LA LUCE OPERARE NEL MONDO TERRENO.
IL SOLE SI RIACCENDE NEI CUORI STREMATI E CONCEDE IL POTERE DI TRAVOLGERE IL MALE POICHE’ LA NOTTE NON PUO’ PIU’ ALLEVARE GLI OSCURI LANGUORI-MENZOGNA.
RISORTA E’ LA LUCE E PERMETTE IL RICORDO MORALE DEL CALORE DEL BENE.
SOLE LOGOS RIAPPARE PER CHI ELEVANDOSI LO PUO’ RICORDARE.
HELIOS FK AZIONE SOLARE
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Io sento
Come sciolto da incantesimo
Il Figliuol de lo Spirto
In seno all’anima;
In chiara purità di cuor
L’ha generato
Il sacro Verbo dei Mondi,
Della Speranza Frutto celestiale,
Che giubilando cresce
In lontananze eteree,
Dal divin fondo
Dell’esser mio.
(Rudolf Steiner)
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In molti settori della spiritualità moderna si crede oggi che sia giusta volontà il caricare gli impulsi ed emozioni, gli entusiasmi verso i pensieri positivi o piacevoli, credendo ciò bastante ad assicurare conseguimenti di forza di pensiero tali da assicurare, quantomeno, comportamenti sinceri, buoni e fraterni .
In parole povere non pensiamo a liberare la volontà ma a caricarla ed alimentarla sempre e solo col sentire prigioniero: un solo sentimento generico deputato al cambiamento di quel pensiero, al mutamento di quella mente che porterebbe così a raggiungimenti di dimensioni solari credute mete profetizzate già dall’antico.
Direi che questa pratica, invece che un pensiero forza genera un pensiero… forzato, di quella energia che tiene oggi in piedi molta new age e svariati spiritualismi da banco, il grande nuovo bussiness del secolo, che ha contaminato anche l’antroposofia.
Parole vuote di un linguaggio romantico e positivo ma rigide come involucro, ingabbiante, e nello stesso tempo impermeabile allo Spirito.
Le verità spirituali sono ridotte a luoghi comuni in cui si insinua il proprio personale brevetto riducendo impunemente il sacrificio di Iniziati a comuni e universali ineluttabili iniziazioni… per esaltare se stessi.
Le verità di Steiner sono ritenute bruscolini quando vanno a cozzare con le nostre debolezze: rimandare la disciplina interiore è vizio risaputo. E questo sarebbe il minimo se non che si può peggiorare la situazione andando ad avversare per sciocco ed inutile amor proprio, ma sempre per interesse personale, proprio l’essenza su cui si regge quella scienza spirituale che tanto ha ammaliato e nella quale si continua a sguazzare senza decidersi a nuotare.
Una contraddizione plateale e chiarissima alla quale sarebbe preferibile un bel silenzio compunto, almeno non si cadrebbe nel ridicolo, facilmente individuabile ad una semplice analisi logico razionale di ciò che senzientemente si dichiara.
E’ caratteristica umana formularsi pensieri alti e comportarsi non di conseguenza. La natura è forte. Così anche la nuova meta raggiunta e conseguita da pochi nel sacrario occidentale rischia di diventare per gli altri natura morta, pensato, una medicina fra tante che come unici effetti sa dare unicamente assuefazione ed effetti collaterali, una droga, un ritornello, un mantra che ci ripetiamo solo per illuderci e per non “pensare quello che si dovrebbe pensare”.
E così dell’Io solamente si parla, si studia e si fanno conferenze e congressi, ma non se ne fa esperienza. Sì, è giusto pensarne come siamo abituati a fare, spinti dal dovere e dal sentimento, è giusto usare il nostro pensiero migliore, quello forte pensante spinto fino alla sua ultima istanza, ma al limite di questo pensiero pensante non c’è un termine, una fine: un altro grande scenario si apre, lo scenario dell’Uomo. Si tratta di uno scenario che va oltre la forza del razionale, oltre la barriera cerebrale, quella forza che può essere cavalcata e domata, convertita perché conduca oltre, al nostro Io e….
Eppure l’uomo può aver ragione della forza della natura per farne il proprio “sacro finalismo”.
Ma il metodo non è visualizzazione, non è donarsi a ossessivi pensieri suggeriti dalle leggi di attrazione che vorremmo attivare per sperimentare poteri occulti e poteri terreni di abbondanza. Questi sono i lacci più stretti che possano esistere… : desideri primitivi che si convertono in altre brame più raffinate. E’ merce antica che non merita nemmeno di essere messa in saldo, il negoziante disonesto la camuffa perché non venga riconosciuta e la riespone come nuova ai maniaci dello shopping.
E le promesse e le descrizioni delle nuove schiere di profeti da strapazzo che siamo tentati di imitare e/o seguire, affondano ancora di più l’uomo nelle sabbie mobili, nominando invano il nome del Cristo per rifiutarlo e tradirlo nello stesso momento della sua pronuncia: nella perpetuazione di quella forza d’inerzia che ci conduce, sorda ed inesorabile: la stessa della natura.
Il metodo non è godimento nè sogno, non è parola morta nostra o di altri che possa regalare alcunchè di vero.
Morire davvero bisogna, morire davvero con tutta la nostra volontà vera conquistata in una viva esperienza quotidiana e fedele, morire di una morte che non dona sensualità e piacere terreno, di una morte che possa testimoniare la verità di quell’amore che diciamo di amare. Di quell’amore che non è un sentire malato da nutrire ancora con rinnovate dosi di sostanze allucinogene, di quell’amore che non bisogna rivestire di tecniche di PNL e similari, o di linguaggio di moda del momento.
Di quell’amore che non si trova nelle stanze dei congressi o nei luoghi di eventi e raduni, che non si trova nei libri, che non si trova nemmeno qui in internet ma bensì nel luogo più ignorato, più reietto e disprezzato del mondo (disprezzato prima di tutto da se stessi).
Un luogo da scoprire, raggiungere, conoscere e poi da inabitare: in noi è la Via, la Verità e la Vita. Quella piccola luce del pensiero deve accendersi e volgersi a se stesso, ripercorrersi su quella via che dal riflesso può portare fino alla causa della sua sorgente: la Verità; dalla immagine morta a Ciò che la produce, per individuarsi, conoscersi.
Per poi Vivere, veramente.
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La traduzione dei versi di Rudolf Steiner: Casa editrice Trani-Trieste-anno1939

(Catacombe di S. Callisto-ROMA)
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Era un sabato mattina. Una passeggiata lungo il viale del Gianicolo con Massimo Scaligero. Pace, calma, tempo sereno. Poi, sul piazzale, confusi ai tanti turisti in ammirazione davanti al panorama, uno sguardo dall’alto della città di Roma. Un panorama fantastico, unico. Io mi espressi con frasi di meraviglia per la bellezza di quanto si offriva ai nostri occhi. Lui mi guardò e aggiunse, alle mie parole: «Dobbiamo essere grati al mondo spirituale per vedere il vuoto là dove è il pieno: questa per noi è una protezione».
Stetti per un po’ a pensare a cosa significassero quelle parole, poi chiesi: «Da cosa siamo protetti?».
«Dal vedere ciò che ci circonda e che potrebbe essere fonte per noi di paura, di smarrimento o di angoscia».
«In che senso?».
«Non siamo preparati a “vedere”, quindi vediamo il vuoto là dove c’è il pieno».
«Ma chi lavora con gli esercizi, con la disciplina interiore, potrebbe arrivare a vedere?» insistetti io.
«Certamente, ma al termine di un lungo cammino».
«Ma io non potrei vedere?…». La mia sfrontatezza, a distanza di anni, mi fa vergognare di me stessa. Ma allora ero sicura di essere già abbastanza avanti nella strada. Non sapevo certo a quell’epoca che dopo sessant’anni avrei realizzato di essere ancora all’inizio del percorso».
«Ti spaventeresti e non sarebbe giusto per il momento».
«Anche se potessi solo per poco tempo?».
«Sarebbe una visione difficile da accettare».
«Eppure io vorrei averla, questa visione, anche solo per un attimo».
La mia insistenza continuò per un po’, con l’improntitudine della giovinezza e la sicurezza di me stessa che con il tempo si è, giustamente, del tutto ridimensionata.
Alla fine Massimo mi accontentò.
Mentre guardavo davanti a me, in silenzio, improvvisamente vidi.
Tutto il vasto cielo che incombeva sul panorama era fitto di esseri di ogni genere, e cosí il piazzale in cui stavamo insieme ai visitatori e ai turisti. C’erano entità luminose insieme a entità oscure, esseri elementari di ogni tipo e grandezza, dai piú piccoli ai piú grandi, di bell’aspetto o buffi o anche alquanto sgradevoli alla vista. E poi una quantità di esseri demoniaci, scuri, orribili a vedersi, alcuni anche attaccati alle persone che gremivano il piazzale. Tutto era in movimento e gli esseri, muovendosi, sia i luminosi, angelici, sia i cupi, demoniaci, si intersecavano l’uno nell’altro, non avendo uno spazio delimitato ognuno escludente l’altro, ma piuttosto fluido e mutevole.
Ero ghiacciata dalla testa ai piedi, impietrita. L’immagine credo sia durata pochi secondi, ma per me è stato un tempo lunghissimo, che mi ha lasciato senza parola.
Ci siamo incamminati in silenzio sulla via del ritorno. Non avevo il coraggio di commentare.
Massimo ogni tanto mi dava un sguardo per vedere come avevo reagito alla visione. La sua presenza era per me una sicurezza, per cui non mostravo segni di angoscia.
Però quella fu una lezione che ho serbato sempre gelosamente in me e che mi è servita a capire quanto ci sia da lavorare interiormente per arrivare ad avere uno sguardo sulla realtà del mondo che ci circonda, di cui cogliamo soltanto quanto ci permettono i nostri sensi fisici. Ed è una vera protezione, come diceva Massimo.
Alcuni hanno come dono la possibilità di vedere “il pieno del vuoto”, sia perché sono dei Maestri, sia perché forse l’hanno conquistato, come discepoli, in una vita precedente.
Ci sono però anche delle persone che per qualche ragione karmica hanno squarciato il velo di protezione e vedono ciò che non sono in grado di sostenere, e allora vengono considerati pazzi e per questo tenuti dalla medicina ufficiale sotto psicofarmaci.

Altri possono invece essere degli aiutatori, e pongono il loro dono di veggenza al servizio degli altri. Questo è ciò che ognuno di noi dovrebbe aspirare ad essere: un aiutatore in grado di vedere e comprendere i nostri fratelli, in accordo con le entità angeliche che si mostrano e danno il loro consiglio, se ne siamo degni.
Questo era il lavoro che facevano i “buoni uomini” del catarismo, nel periodo che va dal 1100 al 1250 circa, cosí come in passato era accaduto per i bogomili e ancora prima per i manichei. Essi consigliavano, imponevano le mani sul capo dei malati, che venivano guariti, e dei posseduti, che venivano liberati. L’efficacia del loro aiuto poneva un termine di paragone troppo alto per la Chiesa petrina, che li sterminò con la “Santa Inquisizione” e i roghi.
Ed è quanto potrebbe ripetersi anche per chi oggi, seguendo in maniera vera e attiva, non passiva e dialettica, volesse attuare fino in fondo ciò che la Scienza dello Spirito insegna.
Il nostro è il nuovo catarismo, tanto che un giorno Rudolf Steiner, durante una riunione e guardando il pubblico, disse che molti seduti lí in passato erano stati dei catari.
Massimo Scaligero affermava che dopo il Duemila si sarebbe verificato un periodo che lui definiva “delle nuove catacombe”. Era evidentemente un modo per esprimere il fatto che il lavoro esoterico piú alto scientifico-spirituale sarebbe stato avversato e si sarebbe dovuti ricorrere al segreto “catacombale”. Non siamo ancora giunti a questo, ma dato ciò che la comunità umana sta esprimendo in questo periodo, non sembra lontano quel tempo, né evitabile.
Prepariamo quindi le forze necessarie per sostenere la visione del “pieno del vuoto”, e anche la conseguente possibilità di ricevere il sostegno dei Maestri e delle Entità angeliche, per dare a nostra volta aiuto e consiglio a chi ne ha necessità, in questa società che non ha ancora trovato la Via che Duemila anni fa ci è stata insegnata dalla Divinità fattasi uomo tra noi: la sola che conduce alla salvezza.
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Grazie a Marina Sagramora-L’Archetipo
Immagini testata e di copertina: affresco e cunicoli catacombe San Callisto-Roma
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Sto parlando ai ribelli angosciati che in questi giorni bui avvertono la disperazione di un mondo che sembra franare verso l’oscurità liberticida.
Ricordo a tutti loro che la vera libertà si conquista nell’arrestare il flusso di pensieri angoscianti e di paure e quindi essa inizia da un lavoro quotidiano su noi stessi.
Dobbiamo imparare a dominare il flusso di pensieri che ci perseguita. Non esiste libertà senza silenzio interiore. Non esiste silenzio senza il dominio dei concetti. Il pilota automatico di pensieri che ronzano nella nostra testa è il vero nemico.
L’Arte della Concentrazione ci insegna ad esercitare il dominio su questo mortale intossicamento dell’anima. Come il musicista si esercita con lo strumento musicale noi dobbiamo esercitarci quotidianamente nell’Arte della Concentrazione interiore. Come il musicista si abbandona all’ascolto dei grandi compositori prediletti, cosí noi dobbiamo trovare la Luce nella direzione spirituale verso cui ci sentiamo chiamati.
Non esistono piú religioni imposte, neppure quella della cosiddetta scienza che viene inculcata nelle menti dei piú deboli. Sta alla nostra libertà trovare la direzione verso il Divino. E vi garantisco che la giusta pratica del dominio del concetto, ovvero l’arte quotidiana della Concentrazione, unita agli esercizi indicatici come fondamentali da Rudolf Steiner e approfonditi nella loro esecuzione da Massimo Scaligero, sono la porta verso la Luce e verso l’Amore.
Sto parlando ai ribelli angosciati che in questi giorni orrendi di ingiustizie tremende (e paventate), si rendono conto della situazione aberrante verso cui le Forze Oscure ci stanno sospingendo.
Sto parlando a quelli che avvertono la disperazione di un mondo che sembra franare in direzione di una barbarie tecno-informatica.
Non trasformerete nulla nella società senza la volontà di trasformare voi stessi. Non concluderete nulla se non troverete il coraggio di esercitarvi quotidianamente nell’Arte della Concentrazione, della disciplina interiore e nella preghiera riconoscente e quotidiana.
Seduti in silenzio in una comoda poltrona iniziate la rivoluzione! Quando Luce e Amore saranno scesi in voi, allora avrete l’autorevolezza e la serenità per parlare al vostro prossimo.
E la vostra parola allora avrà vita e sarà esempio trascinante nei confronti degli spaventati e degli atterriti.
Vi accorgerete ad un certo punto che il Male (quello vero) non è degli uomini o degli esseri medium che ne sono portatori (l’élite che sembra oggi comandare il mondo), ma di potenze invisibili che possiamo combattere solo partendo da noi stessi.
Per la nostra salvezza e per quella di coloro che verranno dopo di noi, è giusto manifestare, ma ancor piú giusto agire nel profondo dell’anima.
Decidete allora se volete stare dalla parte dei travolti o dalla parte dei salvati. Salvati dalla consapevolezza che il lavoro interiore quotidiano è la chiave di volta della salvezza.
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🪈
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𝑵𝒐𝒏 𝒗𝒊 𝒆̀ 𝒂𝒍𝒕𝒓𝒂 𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒕𝒂̀.
𝑨𝒍𝒕𝒓𝒂 𝒈𝒊𝒖𝒔𝒕𝒊𝒛𝒊𝒂.
𝑨𝒍𝒕𝒓𝒐 𝒔𝒄𝒐𝒑𝒐.
𝑺𝒐𝒍𝒐 𝒖𝒏𝒂 𝒂𝒔𝒄𝒆𝒔𝒂 𝒅𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒊𝒆𝒓𝒆.
𝑼𝒏𝒂 𝒑𝒖𝒓𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒂 𝒂𝒕𝒕𝒖𝒂𝒓𝒆.
𝑼𝒏 𝒍𝒊𝒎𝒊𝒕𝒆 𝒖𝒎𝒂𝒏𝒐 𝒅𝒂 𝒕𝒓𝒂𝒔𝒄𝒆𝒏𝒅𝒆𝒓𝒆.
𝑳𝒖𝒄𝒊𝒅𝒂 𝒂𝒔𝒄𝒆𝒔𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒑𝒆𝒏𝒔𝒂𝒓𝒆 𝒄𝒉𝒆
– 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒆 𝒄𝒉𝒊𝒂𝒓𝒐𝒓𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒗𝒆𝒕𝒕𝒆 –
𝒆̀ 𝒑𝒖𝒓𝒂.
𝑺𝒐𝒍𝒊𝒕𝒂𝒓𝒊𝒐 𝒆𝒅𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂𝒓𝒆 𝒏𝒆𝒍𝒍’𝒂𝒏𝒊𝒎𝒂
𝒒𝒖𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒆𝒍𝒆𝒗𝒂𝒕𝒐 𝒆𝒔𝒔𝒂 𝒈𝒊𝒂̀ 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒊𝒆𝒏𝒆,
𝒄𝒖𝒔𝒕𝒐𝒅𝒊𝒔𝒄𝒆, 𝒆̀.
𝑨𝒎𝒑𝒊𝒐 𝒐𝒓𝒊𝒛𝒛𝒐𝒏𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒗𝒆𝒕𝒕𝒆
𝒄𝒉𝒆 𝒕𝒓𝒂𝒔𝒎𝒖𝒕𝒂 𝒊𝒍 𝒑𝒍𝒖𝒎𝒃𝒆𝒐 𝒄𝒓𝒆𝒑𝒖𝒔𝒄𝒐𝒍𝒐
𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒖𝒎𝒂𝒏𝒂 𝒎𝒂𝒍𝒊𝒛𝒊𝒂 𝒊𝒏 𝒄𝒓𝒊𝒔𝒕𝒂𝒍𝒍𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒂𝒖𝒓𝒐𝒓𝒂.
𝑨𝒏𝒊𝒎𝒂 𝒏𝒐𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒆̀ 𝒍𝒂 𝒎𝒆𝒕𝒂
𝑻𝒂𝒍𝒆 𝒆̀ 𝒍𝒂 𝒍𝒖𝒄𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒊 𝒕𝒆𝒎𝒑𝒊 𝒂𝒕𝒕𝒆𝒏𝒅𝒐𝒏𝒐.
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Anno XXIX n. 12
Dicembre 2024


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Due giorni fa, il 27 novembre, Fabrizio Caruso, FK AZIONE SOLARE per noi di Ecoantroposophia, discepolo di Massimo Scaligero, ha varcato la soglia.
Silente ma sempre presente, ci è stato sempre accanto da prima che nascesse Ecoantroposophia.
Silenzioso si affiancò a noi, allora alquanto rumorosi, sul forum on line della Società Antroposofica che poi fu chiuso, dal quale fummo cacciati, ma ci restò al fianco sempre e noi abbiamo sempre sentito il calore, il fuoco, della sua presenza. Non abbiamo fatto in tempo a raccontargli che quella stessa Società, ben 15 anni dopo, ha spedito un invito di partecipazione per il Convegno di Napoli, a quegli “stessi ragazzi” che fondarono il Blog Ecoantroposophia.
Umile, discreto e dignitoso, Fabrizio suscitava in noi sempre un grande rispetto senza richiederne, però un rispetto mai più grande di quello che lui a noi riversava, che riversava a tutti: un grande Asceta, un essere nobile, di una razza superiore.
Sempre il suo pensiero si levava in alto fra le nubi a ritrovare la Luce, nella certezza della Vittoria: ogni sua lirica lo testimoniava – mentre, con la prosa, nei suoi scritti declinava la sintesi dei suoi Pensieri – e sempre tutto col suo tipico stile virile e nobile spirito.
Quale dono più grande di questo suo Pensiero costante alla Vittoria poteva lasciare ai suoi amici?
Perchè non sarà facile rimanere anche senza di Te Fabrizio, e non avremmo creduto di rimanere così dolenti per la separazione, un vuoto sconcertante: cercheremo nel tempo di fare tesoro del Tuo esempio fedele alla Via, in questa maniera Ti terremo sempre con noi.
Grazie infinite per averci onorato della Tua amicizia.
Continua a vegliare su di noi.
Ave, Fabrizio!
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Tutto il cielo
effuso
in un frammento d’azzurro.
Assente,
lasciandomi guardare
sono l’occhio che guarda.
Dimentico nel vedere,
l’anima segretamente
adagio negli occhi.
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Un nudo silenzio impersonale è ora la mia mente,
un mondo di visione chiara e inimitabile,
un volume di silenzio firmato da una Divinità,
una grandiosità scevra di pensiero,vergine di volontà.
Un giorno sulle sue pagine l’Ignoranza poteva scrivere
in uno sgorbio dell’intelletto la cieca congettura del Tempo
e lasciare pallidi messaggi di luce d’un sol giorno,
cibo per anime che errano al margine della Natura.
Ma ora ascolto una parola più grande
nata dal raggio muto, invisibile, onnisciente:
la Voce che solo l’orecchio del Silenzio ha udito
balza emessa da una gloria eterna di Luce.
Da una vastità e da una pace intatta tutto passa
a tumulto di gioia in un mare di ampio riposo.
(Sri Aurobindo da “Last poems”)
🔵
La mia orsolupesca animaccia – che viene da varie parti, con intenti ingiuriosi, definita “pagana”, ingiuria che mi fa troppissimo onore e che cercherò di meritare sempre più – sente fortemente il fascino delle antiche misteriosofie eleusine, orfiche, pitagoriche, platoniche, mitriache, isiache e osiriane, etrusche e romane. E di quelle antiche misteriosofie – oramai per sempre trascorse, come la “irremeabilis unda” del mio amato Virgilio, nella traseunte espressione formale e storica, ma NON certo nel contenuto di eternità – ho molto amato il SILENZIO sacro!
Il motto – eleusino, orfico e pitagorico – “Sygè kài Alètheia”, ossia “Silenzio e Verità”, è valido oggi come 2000 anni fa, e un grande Maestro d’Oriente, un Saggio molto amato da Massimo Scaligero, Ramana Maharshi, diceva che il Silenzio è l’Upadesha, l’Insegnamento, più elevato, e delle varie “forme” d’Iniziazione che il Guru può donare – quella silente, quella per toccamento, quella verbale, quella rituale – quella del Silenzio è la più elevata ed efficace, della quale purtroppo pochissimi discepoli son tanto maturi da giovarsene. E questo mi ricorda i lunghi silenzi, narratimi da chi lo conobbe, di Giovanni Colazza, o i lunghi, ermetici, silenzi di Massimo Scaligero nei quali immergeva alcuni di noi.
Religioni e filosofie che a tale silenzio si sottrassero degenerarono nella dialettica – la grande traditrice dello Spirito – e nell’intellettualismo – il grande assassino di ogni forma di spiritualità – ed accompagnarono sovente tale tradimento e assassinio con quella sciropposa, edulcorata sentimentalità, spacciata per “via dell’anima”, conseguenza della rinuncia all’autentica impresa spirituale e al coraggio di voler essere liberi, nonché patetico surrogato, assieme all’attivismo, della consacrazione allo Spirito.
Questo, e non un “residuale dono divino” sono quelle forme di spiritualità sfaldata, e la stessa Antroposofia, nella misura in cui cada nella dialettica, nell’intellettualismo, nell’attivismo e nel sentimentalismo, non è certo migliore, anzi è sicuramente molto peggiore delle varie forme di spiritualità sfaldata che oggi si fanno concorrenza in quel mondo di “mercanti di birra e venditori di trippa”, che è l’attuale, mediocre e bottegaio, immondo mercato esoterico!
Meglio tacere.
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VORREI CHE CI PARLASSI DI PADRE PIO
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E perché no? Eh… era una simpaticissima persona, un uomo veramente religioso, profondamente dedito… col Cristo e quindi capace anche di dare un grande aiuto… e anche di far funzionare il meccanismo del prodigio, del miracolo, perché era un uomo di grande fede e anche ispiratore delle forze di fede.
Era piuttosto brusco, certe volte anche severo: è capitato spesso che prendesse a calci qualcuno, perché quello che soprattutto lo irritava era la finzione, la finzione religiosa che purtroppo è inevitabile, proprio come fatto non cosciente. Mentre amava molto la sincerità e questa lui la sentiva perché era… aveva una certa veggenza.
Tuttavia, rappresenta un personaggio di una schiera che tramonta, che non ci può essere più perché, perché l’epoca del credere è finita, è l’epoca del conoscere. Quindi Padre Pio è stato un grande aiutatore di una serie di esseri che ancora avevano bisogno dell’aiuto del cristianesimo mediante il sentimento. Ora però, questo è un aiuto che si può dire esaurito, perché nella sfera del sentire non è più possibile avere un rapporto con il Cristo senza che ci sia una animosissima azione sollecitatrice e suscitatrice. E allora non è soltanto il sentire, è una volontà profonda, una volontà veramente lanciata verso il cristianesimo, ma allora un simile sentire ha bisogno di conoscenza, ha bisogno di sapere come attingere alle forze più profonde della volontà. E quindi ecco che noi possiamo capire come la funzione di un Padre Pio sia esaurita. Lui ha lasciato dei discepoli, e ci sono dei sacerdoti molto devoti che continuano in quella direzione ma non è che abbiano il potere che aveva lui, però sono necessari, come saranno necessari ancora per diverso tempo dei sacerdoti onesti, dei sacerdoti che parlino del Cristo ma, oltre no, proprio secondo il Cristo. E questi sono certamente degli esseri rispettabili. Quindi di Padre Pio non possiamo che dire veramente bene.
Certo… così in questo momento ricordo, per esempio, che un certo Guido De Giorgio che nel gruppo… in un gruppo che coltivava La magia come scienza dell’Io, e con una specie di ardimento, collaborava con articoli potenti in cui sembrava di vedere un essere che conquistava i mondi superiori mediante un’autoaffermazione magica, e… che poi fallisse, perché tutto questo si reggeva su una specie di tensione, e andasse da Padre Pio, cosa che a quei tempi, siccome il capo di questo gruppo era Evola, Evola rimase piuttosto stupefatto… e … ma sono fenomeni che ci insegnano qualcosa. Quest’uomo, a un certo punto, con tutte le tensioni della magia di Ur, del tantrismo, ed era uno di quelli che scriveva in una maniera piuttosto aggressiva, poi alla fine è andato da Padre Pio, ecco.
Adesso, dunque, c’è un altro tema qui…
*
SE IL KARMA DI UN ESSERE CHE È GIUNTO ALLA SCIENZA DELLO SPIRITO È STATO TALE DA PRIVARLO DI ALCUNE ESPERIENZE NECESSARIE ALLA NORMALITÀ, QUALI SONO I MEZZI CHE QUESTO ESSERE HA A DISPOSIZIONE PER COMPLETARSI?

Ecco, io vorrei, all’amico che fa questa domanda, far notare questo: che è la stessa cosa… Che è stato privato di alcune esperienze necessarie alla normalità… ma questo è proprio ciò che l’aiuterà. Proprio questo lo farà camminare perché deve sviluppare delle forze in una direzione, continuamente sollecitato da queste privazioni. Certamente, se un essere in queste condizioni conosce la Scienza dello Spirito, avrà l’aiuto che veramente gli è necessario, perché allora trasformerà tutto quello che gli si presenta come barriera, come ostacolo, come privazione dolorosa, lo trasformerà in una occasione di forza perché tutto quello è il senso, non solo, ma di forze che possono essere formidabili proprio per il fatto che ci sono quegli ostacoli. Un essere simile può benissimo, può senz’altro diventare un gigante dello Spirito proprio perché ha questi ostacoli. E qui bisogna che noi ricordiamo che siamo nell’epoca della libertà. Adesso siccome ho una domanda su questo discorso, lo continuo proprio con quest’altra domanda… Comunque, occorre vedere in queste privazioni, ecco qui vengono chiamate privazioni, delle decisioni dell’Io, è l’Io che si è preparato queste privazioni per poter… per poterle riempire di potenza dell’Io. E quanti esseri che hanno veramente camminato debbono il loro più alto sviluppo spirituale proprio al fatto che hanno avuto queste privazioni… Guardate, è piena la storia di esseri che sono stati vittoriosi proprio perché avevano un ostacolo continuo che sollecitava la forza. Tant’è vero che è sempre da considerare come un aiuto dell’Io tutto questo.
Ecco, qui, ho una frase molto bella, tratta dalla Filosofia della Libertà che dice:
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“NON VOGLIAMO PIÙ CREDERE: VOGLIAMO CONOSCERE”

E io aggiungo: se conosciamo, poi crederemo. Ma questo credere sarà il vero credere, sarà il credere nuovo, la fede ricostituita, la fede riconquistata; perché la fede non può venire più dal semplice, gratuito credere. Noi dobbiamo dire che l’ opera vicaria di Lucifero è finita in questo tempo.
In che cosa consiste quest’ opera vicaria? Che c’è una parte celeste di Lucifero che ha funzionato al servizio del Cristo fin dai tempi dell’avvento del Cristo e dopo, in tutto il periodo che precede l’anima cosciente. Ossia, coloro che hanno potuto accostare il cristianesimo, salvo che non fossero della schiera dello Spirito Santo, la schiera dei discepoli, la schiera di Paolo, coloro che sentivano profondamente il cristianesimo, lo potevano sentire con forze che precedevano il cristianesimo, con forze del sentire, con forze del Lucifero Celeste, ossia con forze di fede profonda in cui non c’è attività dell’Io.
Ora, questa funzione del Lucifero positivo è finita ma noi, come seri studiosi della Scienza dello Spirito, dobbiamo renderci conto di questa funzione di Lucifero perché nel sentire non abbiamo il Cristo, abbiamo un’immagine del Cristo. E perché San Francesco avesse qualcosa di più di un’immagine fu necessario che avesse un corpo astrale particolarissimo, allora poteva sentirlo… ma Jacopone da Todi aveva un’immagine del Cristo.
Ora, l’epoca dell’anima cosciente è un’epoca eroica, un’epoca nuova, è l’epoca in cui c’è la possibilità della identità con il Cristo e noi, quando parliamo dell’idea, parliamo di qualcosa in cui il Divino è in movimento direttamente, mentre nel sentire c’è un movimento indiretto, nel volere ancora più indiretto. Però il sentire e il volere poi possono entrare nella corrente del pensare che realizza il Logos.
Ora, questo assunto di “Non vogliamo più credere, vogliamo conoscere” è l’assunto vero ed è veramente da pensare il più difficile perché l’uomo rifugge dal conoscere, preferisce credere. Chi di noi va a controllare tutto quello che ci dice la scienza? Ci crede e non se ne accorge che è una fede… Uno di noi: ha detto il tale, c’è un minimo di dimostrazione, io ci credo. E quindi la fede della antica rivelazione viene sostituita dalla fede nei fatti della scienza, la quale scienza, però, si regola in una maniera molto strana perché la scienza vuole soltanto i fatti sensibili, e già parte da un presupposto che è poco scientifico perché indifferenzia il reale con il percepibile con i sensi e non esce da questo. E vieta al pensiero di avere la persuasione che possa arrivare nel cuore della verità.
Quando si nega al pensiero la possibilità di arrivare all’essenza delle cose, già si è nella condizione della Chiesa che imponeva il dogma e poi…: credeteci! La scienza allora impone il dogma dei fatti e poi dice: il pensiero non può arrivare nel cuore dei fatti. Da Kant in poi la situazione è questa. E la scienza inorridisce se c’è qualcuno che dice: “io nell’essenza della forza vitale arrivo col pensiero” che è l’attitudine più scientifica. No, la Scienza, senza saperlo, inconsciamente dice: “noi ti diamo i fatti percepiti, i fatti che sono solo i fatti percepibili con i sensi, e tu ci devi credere!”.
Ma questo non è un dogmatismo che vale come quello trascorso, della Chiesa, ma è qualcosa di peggio perché si tratta di oggetti fisici e noi arriviamo all’idolatria moderna di tutto ciò che è fisico, dimostrabile sul piano dei fenomeni fisici, con una relazione di pensiero che non dobbiamo sapere che cos’è questa relazione, perché il pensiero sta lì al servizio di questa fenomenologia e non deve conoscere chi è lui; mentre noi sappiamo che questo pensiero che si inserisce nella fenomenologia fisica, e che trova i rapporti, è il pensiero che va conosciuto come la parte più importante di questa fenomenologia: è la parte viva, la parte realmente dinamica.
Perché quando questi scienziati propongono l’esperienza pura e stare solo ai fatti, e questo lo abbiamo ricordato che il positivismo logico è fondato su questo, la scuola di Vienna è nata da questo, poi se n’è andato lungo la tangente della logica matematica, ma il presupposto era questo: basta con le metafisiche, basta con le mistiche, dobbiamo stare alla pura esperienza, ossia ciò che ci viene dato… Soltanto che già partono da un piccolo… da una piccola superstizione, da un piccolo dogma: che il dato è solo quello dei sensi. E il pensiero non è un dato? E questo noi lo scopriamo con lo schema di Filosofia della Libertà: con la Filosofia della Libertà noi scopriamo che c’è un dato che viene dal mondo sensibile e gli va incontro un dato che si affaccia in me e che non è meno reale di quello sensibile, anzi, è più reale perché senza questo dato la serie delle note sensibili non avrebbe senso; perché quando io ho un fenomeno e lo collego col pensiero, tolgo il collegamento che il fenomeno è una serie di fatti sensibili che non hanno contenuto. Il vero contenuto gli viene dal pensiero.
Quindi il pensiero è un dato allo stesso titolo per il dato sensibile. E allora, esperienza pura… l’esperienza pura non si potrà mai avere mediante le percezioni sensorie, a meno che non sia l’esperienza della percezione pura, che voi sapete che ascesi difficilissima è … ma se noi vogliamo veramente l’esperienza pura, questa, quella di cui parlano gli scienziati, è l’esperienza del pensiero, lì noi possiamo parlare di esperienza pura, perchè sperimentiamo un dato che noi stessi vediamo nascere in noi, mentre il dato sensibile è già fatto senza di noi; e noi entriamo in questo dato mediante la percezione perché la scoperta ulteriore è che non esiste percezione sensoria senza pensiero. Una percezione sensoria in cui non sia presente un atto del pensiero non è possibile perché non esiste una percezione sensoria da sé, esiste sempre per un soggetto, e uno dei punti importanti della Filosofia della Libertà è proprio questo, quando il Dottore dice: “Non c’è contenuto sensibile se non per un soggetto che lo sperimenta”. Quindi è inseparabile dal soggetto, e come lo sperimenta? Mediante un atto di pensiero che è inserito nella percezione. Ora, considerare separati percezione sensibile e pensiero, questo è stato intanto l’errore di Kant, errore perché ? Si può anche considerare separati, ma per comodo di ragionamento, ma in realtà non esiste una separazione tra il pensiero e la percezione, tra la percezione e il pensiero anzi.
Quindi, ecco, non vogliamo più credere, vogliamo conoscere…: questo è il conoscere, questo è uscire dall’antica oscurità, veramente da un vero oscurantismo che purtroppo si riaffaccia con l’eruditismo della scienza, nelle verità matematiche c’è un’intuizione empirica della verità nella quale lo Spirito non riconosce se stesso perché crede che la verità sia lì, nel fenomeno, nella formula o nell’espressione, e non nell’atto del pensiero che si riconosce e dà l’assenso, per cui quello diventa una verità. Quindi abbiamo empirismo ingenuo e dogmatismo che si uniscono nella Scienza a fare presumere di essere la Scienza della concretezza. Noi questo lo dobbiamo scoprire perché per uscire dall’inganno dell’attuale cultura, per uscire dalla dialettica, per riconquistare quello che è perduto dobbiamo veramente capire i limiti interiori di una simile indagine, soprattutto per un fatto che qui non possiamo non ricordare, perché il pensiero che si limita ad apprendere i fatti, la fenomenologia…, e che, svirilizzato, depotenziato e, direi, paralizzato, deve ignorare il proprio movimento. Questo pensiero non avrà mai la fonte del vero conoscere, non avrà mai il punto in cui è un pensiero in movimento, lo deve ignorare perché quello è il pensiero essenziale che Kant negava all’uomo.
Questo pensiero che cosa è? Ancora Filosofia della Libertà, dal momento che è stata chiamata in causa… Questo pensiero vivo è la fonte degli impulsi morali; non c’è impulso morale che non nasca come intuito del contenuto interiore di qualcosa, quindi quando noi abbiamo paralizzato questo pensiero, non c’è… non è possibile che ci sia più moralità al mondo, ma ci sarà la moralità finta, quella delle regole, delle regolette, delle regole psicologiche oppure etico-religiose, oppure religiose, che sono degli assunti retorici con cui l’Io conoscente non ha rapporto, proprio per la ragione che abbiamo detto; perché, questo è un altro punto che abbiamo spesso sviluppato, non c’è più regola che possa funzionare se non è l’Io che è il creatore della regola.
Quindi, qualsiasi intuito morale è un intuito assolutamente personale e quanto più è personale, tanto più è morale; ossia quanto più entro nell’idea esatta di un’azione che devo compiere e la cesello e entro dentro, tanto più questo intuito è individuale e tanto più è una potenza morale. Dove manca questo la moralità non c’è più. Quindi moralità che manca alla pedagogia, e quindi la pedagogia folle, che ci dà i criminali fin dall’adolescenza… (avete letto quello che dice oggi il giornale, di due ragazzette che in America, hanno voluto sperimentare per curiosità come moriva un ragazzo, e l’hanno strangolato… per capire come moriva) ecco, questi sono il frutto dell’assenza di scorrimento di forze morali nella Cultura per il fatto che è paralizzato il pensiero… assenza di moralità nella pedagogia, assenza di moralità nella sociologia, perché il problema investe tutto, perché quando abbiamo paralizzato il pensiero, kantianamente e marxianamente, non crediamo più in un’essenza interiore del pensiero, e allora non c’è più forza morale che entri nella cultura, che entri nell’anima dell’uomo e che sia una forza dell’uomo, abbiamo soltanto degli esseri che da sé riescono, allora ci sono delle figure eccezionali, che noi conosciamo, ma sono veramente delle eccezioni.
Quindi: non vogliamo più credere, vogliamo conoscere: questo è veramente il senso della nascita dell’anima cosciente. E adesso troviamo il modo di continuare il discorso. Dunque, vediamo se… cosa possiamo inserire… Dunque..
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“LA VOLONTÀ DI ANDARE CONTRO SE STESSI”
L’altra domanda che si può collegare a questo è: “L’IO QUALE SOGGETTO PERCHÉ ESECUTORE DELLA VOLONTÀ DELL’IO SONO NELL’ UOMO.”

Dunque, miei cari amici, siamo proprio alla vigilia dell’epoca, poi… alla vigilia dell’epoca che vuole questo: che cessiamo di credere, perché dobbiamo conoscere: per poter nuovamente credere e per avere quella Fede di cui il Cristo dice che “muove le montagne”, ma quella è la Fede che ce la dobbiamo conquistare mediante la conoscenza.
Ora l’epoca è la quinta epoca: è l’epoca della libertà, che è caratterizzata dalla libertà. Proprio il principio che domina la quinta epoca è l’esperienza della libertà dell’uomo. Tutto si risolverà veramente nella direzione della libertà. Però, simultaneamente, bisogna dire che è l’epoca in cui le forze del Male si scatenano. E’ proprio in quest’epoca che avremo a che fare con il Male perché la libertà avrà un compito molto grande quando sarà la funzione dello Spirito. Il compito molto grande è questo: di usare le forze del Male, e di di piegarle per il Bene, quindi trasformare il Male in Bene.
Questa è l’epoca in cui noi avremo a che fare con il male in una maniera che avrà un crescendo pauroso … e la scienza già sta producendo qualcosa di simile, la scienza non interiorizzata, la scienza non dominata dallo Spirito, la cultura non permeata dallo Spirito sta producendo questi germi. Ora, l’epoca passata è l’epoca in cui si doveva preparare la venuta del Cristo, la quinta epoca è l’epoca dell’azione del Cristo eterico, della libertà dell’uomo e dell’affrontamento del male da parte degli esseri liberi.
E questa sarà un’epoca veramente di eroismo, ecco perché si parla tanto del Graal, perché la sesta epoca invece sarà un’epoca di contemplazione dello spirituale, un’epoca di contemplazione del Divino, quindi si realizzerà tutto ciò che si sarà preparato come forza spirituale nella quinta epoca.
Ora noi dobbiamo essere consapevoli di questo perché tutta l’opera dello Steiner che noi studiamo, ci costruisce questa visione, la sintesi è questa visione: l’uomo deve conoscere, l’uomo deve essere libero, ci debbono essere dei dirigenti dell’umanità che siano degli esseri liberi, occorre che ci siano delle elites, delle comunità di esseri veramente liberi, capaci del coraggio della libertà, che – naturalmente ricordiamo sempre che la libertà interiore non ha niente a che vedere con quella di cui si commercia nelle propagande politiche – è la libertà interiore, la libertà dell’Io, la possibilità dell’Io di essere indipendente dall’astrale e di fronteggiare le situazioni drammatiche, le situazioni tragiche dell’anima.
Quindi noi ci troviamo dinnanzi questo compito perché verranno degli esseri, si incarneranno, e già si sono incarnati degli esseri, che devono combattere in questa direzione perché la decisione della direzione è un evento che si verificherà poco prima della fine del secolo. Un decennio prima della fine del secolo ci sarà veramente una decisione da parte di esseri che nascono con delle forze nuove che, però, hanno bisogno di orientamento. Quello che è importante è che noi possiamo impedire che questi esseri debbano conoscere la loro funzione, o la loro missione attraverso una serie di errori, una serie di confusioni; e che soltanto lasciando brandelli delle loro forze lungo il cammino riescono a capire quello che devono fare: ecco la nostra responsabilità, la nostra chiarezza, la possibilità di andare incontro a questi esseri, in modo da chiarire loro il compito, in modo che immediatamente possano, raggiunta l’epoca della giovinezza, con l’Io a ventun anni, possano cominciare a operare veramente per lo Spirito. Se questo sarà fatto allora noi avremmo veramente corrisposto a ciò che il Mondo Spirituale aspetta da noi. Però, naturalmente, occorre una grande volontà di andare oltre se stessi.
Che cosa significa questo, volontà di andare oltre se stessi? Noi abbiamo i problemi personali, abbiamo i problemi dell’Io, dell’Io contingente, abbiamo tutta l’organizzazione astrale che si fa passare per l’Io. Ora: questo è il personale, tutto ciò che di personale ci accompagna nella… nell’allenamento interiore. E’ questo che va superato, è questo lavoro di continua misura delle proprie difficoltà, come una tensione verso il limite soggettivo, che ci porta a capire che la nostra azione è collegata a un evento che riguarda tutta l’umanità, e che quindi noi veramente possiamo superare tutto ciò che è personale contemplando il contenuto di questo evento. Allora cominciamo ad avere delle forze, e le forze sono necessarie, sono necessarie perché… guardate il mondo, adesso, quello della cronaca dei giornali, poi guardate tutto quello che avviene nell’intorno prossimo che voi conoscete, e poi potete avere un’idea di quello che si sta preparando, perché c’è una lotta sul piano fisico…
Non si da forse abbastanza importanza al fatto che nel Libano sono cominciate le lotte tra cristiani e musulmani, questo è un regresso di secoli. Ma dovunque ci sono resipiscenze razziali, per esempio… gruppi etnici che rivendicano autonomia, quello è razzismo. I baschi che agiscono sventolando un’ideologia che sembra quella del collettivismo, quella è una forma di razzismo, è un regresso terribile, arimanico: perché è l’era dei popoli, non delle razze. Un popolo unisce diverse razze e le unifica secondo un denominatore spirituale.
L’Italia, ma quante razze ci sono in Italia, l’Italia fu unificata da Iniziati, Garibaldi era un Iniziato, Cavour era un Iniziato, Giuseppe Mazzini era un Iniziato, leggete le conferenze sul karma del Dottore o fatevele raccontare da chi le conosce. Degli Iniziati si sono riuniti per fare l’Unità d’Italia, per far superare il regionalismo, per far superare le differenze tra Nord Sud, razze mediterranee, razze nordiche… e l’italiano è vivo, è bello, è forte, è geniale perché è un incontro dinamico di razze. Guai se a un certo punto i sardi dicessero: “ma noi siamo sardi”, oppure: “noi siamo siciliani”; oppure i piemontesi: “ah ma noi…”: questo è un regresso, è il regresso di Arimane. Ma guardate che sta avvenendo in tutto il mondo che ciascuno torna indietro nella propria razza, ma ci son voluti secoli per superare la razza e creare i popoli… e il Cristo viene per abolire i legami del sangue come condizione per un’unione tra gli uomini, per creare legami cosmopoliti, legami internazionali dello Spirito. Questo è il Cristianesimo, non si ritorna indietro alle razze, questo sta avvenendo, questo è un aspetto… ma poi guardate quello che sta avvenendo di distruzione delle forze morali, distruzione delle forze di generosità per cui condannano qualcuno: se appartiene a una certa corrente fanno le petizioni, se non è di quella corrente lo vogliono ucciso… ma questo che cosa è…?
Ora, questo, è inutile che io vi dica, perché ogni giorno voi lo potete vedere leggendo i giornali. Ora, questo ha un retroscena occulto, sul piano occulto c’è una lotta ancora più terribile, e se noi saliamo ancora più in alto, troviamo un’altra lotta che si svolge tra esseri giganteschi e tutto però si svolge intorno all’uomo. Se poi noi ascendiamo troviamo il Mondo Spirituale che non è un mondo facile, è un mondo del quale abbiamo, come dicevamo poc’anzi, tutte le descrizioni possibili; ma quelle descrizioni, cari amici, sono un materiale che bisogna veramente trasformare in conoscenza, non è un sapere, non è qualcosa per conferenze, per insegnamenti, è qualche cosa che deve diventare alimento di forze che si liberano secondo quella libertà di cui parlavamo prima. Allora noi siamo in relazione con forze spirituali, perché questa lotta sul piano fisico noi possiamo vincerla soltanto con le forze vittoriose sul piano spirituale, collegandoci con ciò che vince sui piani spirituali. Ci sono scatenamenti demoniaci oltre quelli di Arimane e Lucifero, ci sono legioni di esseri che obbediscono a questi, poi ci sono le correnti occulte arimaniche, le organizzazioni occulte luciferiche o arimanico-luciferiche.
Ora, noi possiamo dire che ci sono veramente molti ostacoli… ecco l’importanza della via della conoscenza, del superamento di se stessi, la volontà di andare oltre se stessi.
Qui collego con un’altra immagine…
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L’ IO QUALE SOGGETTO PERCHÉ ESECUTORE DELLA VOLONTÀ DELL’ IO SONO NELL’ UOMO

Noi qui ricordiamo che le forze che guidano l’uomo sono la Forza di Michele e il Cristo. Per esempio la Filosofia della Libertà è un’espressione di Michele, del pensiero di Michele. Tutta la Scienza dello Spirito è il messaggio di Michele, ma il messaggio di Michele è il messaggio del Cristo. Michele è il portatore della libertà, è Colui che può avere rapporto con l’uomo là dove l’uomo si libera. Uno di noi che invocasse Michele potrebbe fare… provare persino estasi micheliane ma il mite non lo sentirebbe per niente… ma se libera il pensiero e, contemplativamente riesce a muovere secondo l’immaginare micheliano, allora è in contatto con Michele, allora la forza di Michele penetra in lui.
Che cosa significa questo? L’uomo è in relazione con le Gerarchie, l’uomo in quest’epoca comincia l’esperienza della libertà e qui dobbiamo fare una piccola parentesi: l’uomo è libero. Noi abbiamo parlato di una libertà che bisogna conquistare per avere… mediante il conoscere. Ma, come karma, come impulso cosmico, ogni essere oggi è libero. C’è un impulso di libertà in tutti perché è proprio l’epoca dell’anima cosciente, è l’Io che sta scendendo, soltanto che questo Io, non afferrato nella zona della sopra-coscienza o della coscienza più desta va a finire nella sfera degli istinti e allora abbiamo degli esseri ricchi di Io ma che sono degli esseri terribilmente istintivi e negatori dello Spirito, questo è il pericolo. Qui chiudiamo la parentesi.
Ora, ci sono le Gerarchie le quali voi sapete che sono in relazione con l’uomo, che sono in relazione per esempio con l’attività del sentire, con l’attività del volere, con l’attività del pensare. Più potenti gerarchie sono in relazione con i sistemi fisiologici dell’uomo, per esempio con il corpo fisico, con il sistema ghiandolare dell’uomo,con il sistema respiratorio, il sistema sanguigno… Si può dire che tutto ciò che in noi si muove sono correnti spirituali, quelle più importanti sono quelle che agiscono nell’anima. Ora le correnti delle Gerarchie operano come prima, come qualche secolo fa, come in antico… E’ solo Michele che ha il rapporto nuovo con l’uomo. Quindi, se l’uomo non trova il rapporto con l’anima cosciente, col portatore dell’anima cosciente che è Michele, le correnti delle Gerarchie agiscono in un modo antico, e tutto quanto quello che viene come forza devia e diventa ostacolo per l’uomo. Questo voi lo potete trarre dalle lettere ai membri, quello che viene chiamato “L’impulso di Michele”.
Ora questo è importantissimo, perché se noi non seguiamo la via del pensiero liberato, anche quelle che sono forze spirituali pure, deviano. E quindi le forze delle Gerarchie vanno contro le forze di Michele in noi. Ecco il conflitto umano, ecco che, delle forze che in alto sono forze creatrici, in noi diventano forze distruttrici. C’è persino un capovolgimento, ossia delle forze di amore che diventano forze di odio e voi vedete che tutta la vita dell’uomo è tessuta di questi contrasti, di amore, odio, di continua perdita di quella che è la linea positiva dello Spirito.
Un amore che non è capace di fedeltà, per esempio, un amore che non è capace di sacrificio e di continuità… ma è proprio alla mercè di queste correnti, di queste forze contrastanti, perché su quel piano, sul piano umano agiscono le Gerarchie inferiori, ossia gli Ostacolatori. Detto questo, però, dobbiamo dire che c’è una Forza in noi che giunge fino all’intimo della personalità; mentre per Michele noi dobbiamo arrivare veramente a liberare il pensiero altrimenti non abbiamo relazione con Lui, e allora tutto il rapporto con le Gerarchie è sbagliato, quindi voi pensate tutte le nevrosi… guardate, la nevrosi è una malattia generale dell’umanità, non c’è nessuno che si sottragga, ma proprio per questo contrasto tra forze regolari con forze altrettanto regolari che, se entrano in contrasto nell’uomo…
C’è però una forza che unifica tutto e che non ha bisogno che noi ci eleviamo: ha bisogno che sprofondiamo in noi stessi, ma anche questo è un atto di coscienza… questa è la forza del Cristo.
Questo noi l’abbiamo detto che c’è… Il pensare deve essere liberato dal soggettivismo per avere… per… perché sperimenti la propria corrente, la universalità fondata in se stessa. Nel rapporto col Cristo noi possiamo essere terribilmente personali, quanto più noi siamo personali tanto più questo rapporto di profondità c’è. E allora però noi scopriamo che, se non siamo dotati di pensiero liberato, capace di liberazione, questo contatto col Cristo lo possiamo avere soltanto sotto l’impulso di potenti dolori o di potenti amori, sotto l’impulso di una disperata ricerca di un principio. Ma questo può essere realizzato a fortiori, a maggior ragione, se c’è la liberazione del pensiero.
Allora non dobbiamo dimenticare questo, che, se per l’esperienza di Michele abbiamo bisogno veramente di elevare il pensiero con sfera delle proprie idee, per il contatto col Cristo noi dobbiamo operare con ciò che è più potentemente personale, di più intimo, di più segreto, di più privato, di più sincero, come confessione di se stessi, perché questa è la vera confessione: che uno incontri il Cristo in sé e gli apra la propria anima. E allora può ricevere le forze, ma vi posso assicurare che la venuta di queste forze non si può verificare senza che divenga un’istanza per la conoscenza di Michele.
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(Budapest, 12 giugno 1909)
Abbiamo visto come la coscienza degli Atlantidi fosse ancora legata con il mondo spirituale e come per loro in effetti lassù fosse giorno e quaggiù, nel mondo fisico, notte. Poi abbiamo seguito la discesa dell’umanità nell’epoca postatlantica lungo i diversi periodi di civiltà fino a quello greco-latino, fino alla comparsa del Cristo-Gesù sulla terra.
Ora vogliamo osservare un’altra volta il nostro quinto periodo di civiltà. Grazie all’intelligenza indirizzata soltanto al piano fisico, l’umanità di oggi si è avviata nella discesa più a fondo di quanto non fosse avvenuto per le altre grandi civiltà. Il materialismo porta ad un alto dispendio di forza di comprensione e di lavoro di pensiero, il quale crea solo per il piacere fisico. Ad esempio è tipico per il nostro tempo l’essersi cristallizzati nella vita economica. La civiltà del presente lavora soltanto per il piano fisico, con una raffinatezza fino ad ora mai raggiunta. Per l’occultista è quindi evidente perchè proprio nel nostro tempo la contrapposizione fra religione e scienza, che si manifesta nei più diversi movimenti sia tanto grande, e perchè il baratro fra loro sia tanto ampio. Il contrasto fra religione e scienza, del quale soffre anche l’arte, si mostra sempre quanto più si abbassa il livello della cultura. Possiamo notarlo nella scienza attuale che si limita del tutto a un pensare materiale e astratto. La filosofia non è qualcosa di assoluto, ma qualcosa che nel corso dell’evoluzione dell’umanità si era formata in base a determinate premesse, man mano trasformandosi. Prima che esistesse un pensare filosofico, cominciato con i Greci solo nel sesto secolo a.C., vi fu un modo di conoscenza che derivava dalla saggezza dei misteri. Tale saggezza aveva la sua sorgente in un’interiore esperienza dell’anima nella quale si manifestavano i segreti del divenire universale. Quando nell’anima umana scomparve l’antica capacità della veggenza intuitiva, si presentò l’osservazione delle percezioni sensibili e animiche guidate dall’intelletto. Nei primi tempi pure avveniva che i filosofi, grazie a una veggenza interiore ancora possibile o ad una tradizione dell’antica conoscenza dei misteri, ne sapessero ancora qualcosa e la compenetrassero con la capacità intellettiva in formazione. Pitagora e Platone avevano nella veggenza la sorgente del loro sapere. Soltanto Aristotele lavora in base alla pura tecnica del pensiero e fonda la logica. L’aristotelismo rimase determinante per tutto il medioevo ed ebbe una sua fioritura nella prima scolastica.
A poco a poco si fermò però un baratro fra sapere e fede. Fra l’intelletto e la sua tecnica del pensiero da un lato e la verità sovrasensibile dall’altro si formò un baratro che ebbe la sua ultima espressione in Kant. In Kant e nella sua filosofia abbiamo un vicolo cieco; in esso ci ha condotto il pensare materiale. Purtroppo Kant fu colui che fecondò tutta la filosofia moderna. Il ricercatore dello spirito dice queste cose non per criticare la filosofia moderna. Le mostra per gettare luce sul cammino che può far uscire dall’ossificazione dei pensieri. Allo scopo vi è solo una via: scienza, arte e religione, i tre rami della civiltà, devono compenetrarsi a vicenda, devono emanare vita spirituale. E’ compito della scienza dello spirito occidentale conseguire questo scopo. Essa deve mettere pace fra i due aspetti dell’anima che più non riesce a unire in sé fede e conoscenza. Nulla avviene nel nostro mondo materiale senza il lavoro dello spirito. Lo spirito è sempre il creatore di tutto quanto è fisico. Nella scuola filosofica del pragmatismo di James*, tanto in vista, abbiamo soltanto uno pseudospiritualismo che afferra lo spirito materialisticamente, anche se comunque ha prodotto qualcosa di buono.
Il nostro tempo attribuisce alle tare ereditarie un’enorme e determinante importanza. Anche in merito a tali condizioni ereditarie, dal punto di vista della scienza dello spirito che vede i fatti fisici quali conseguenze di quelli spirituali, va detto che per i fenomeni patologici che ne derivano la sfera spirituale viene ostacolata da quella fisica e non riesce a manifestarsi. Ma come lo spirito è disceso nella materia fisica, può allo stesso modo risalire quando abbia raccolto le sue esperienze sul piano fisico. Tutto nel mondo è in evoluzione, e quindi anche l’uomo fisico e i suoi organi. Sappiamo che il corpo fisico umano ha organi che oggi non hanno più funzione alcuna: sono organi del passato i cui rudimenti portiamo ancora in noi. Del pari abbiamo predisposizioni per organi del futuro che oggi sono in una condizione di passaggio e di trasformazione. Ricordiamo anzitutto il cuore. E’ un organo i cui muscoli hanno fibra a striatura trasversale. ll cuore è una croce per l’anatomia della scienza materialistica, perchè è un organo involontario e ha muscoli a striatura trasversale invece che longitudinale, come tutti gli altri muscoli umani involontari. Come la scienza non immagina, è appunto un organo del futuro ed è sulla strada di diventare un organo volontario. Oggi nell’occultista è già formato. Così è per la laringe, anch’essa è un organo dell’avvenire… Vi è collegato il profondo mistero della procreazione. Oggi esso traspare nel momento della maturità sessuale con il cambio della voce. In avvenire l’uomo genererà il suo simile con la parola, e la laringe diverrà un organo creativo. L’avvenire dell’umanità sarà nel dar forma materiale all’interiorità, alla sfera animico-spirituale. L’umanità è sulla via della spiritualizzazione per lavorare in modo sempre più cosciente alla trasformazione dei suoi corpi. Da una concezione spirituale del mondo dobbiamo trarre la forza per questo compito nell’avvenire. Dobbiamo compenetrare con gioia e forza il sentimento di collaborare a questa grandiosa evoluzione.
Mi sia permesso di dire ancora qualche parola sulle due grandi leggi universali del karma e della reincarnazione. Sull’antica Luna non vi erano ancora queste due leggi. Solo con l’inserimento dell’io sulla terra, circa dalla metà dell’epoca lemurica fino alla metà di quella atlantica, si può parlare dell’inizio della reincarnazione come ora la conosciamo. Per l’animale, per il cui io vi è l’anima di gruppo, ancora oggi non esiste la reincarnazione. Troviamo nel mondo astrale il legame tra una specie animale e l’io corrispondente. Ad esempio per l’anima di gruppo dei leoni, la morte di un leone qui sul piano fisico corrisponde per noi al tagliarci un’unghia. Un animale come un leone è anzitutto un essere astrale che dall’anima di gruppo manda verso il basso come una corda che discende sul piano fisico, si condensa, e dopo la morte del singolo leone ritorna sul piano astrale. L’anima di gruppo la fa rientrare come una parte di sè. Sull’antica Luna vi era lo stesso processo anche per l’anima umana. Anch’essa era una parte della sua anima di gruppo e ritornava nel suo grembo. Come la Bibbia si esprime, essa era nascosta nel grembo del padre Abramo. Solo durante l’epoca lemurica le parole reincarnazione e karma iniziano ad avere un senso, e in un futuro cesseranno di averne uno. L’uomo allora entrerà stabilmente nel mondo spirituale e continuerà a lavorare in esso. Quando ad esempio l’uomo avrà sviluppato in sè l’impulso alla fraternità, cesserà l’evoluzione delle razze, esse saranno superate. Nel sesto periodo di civiltà gli uomini si comprenderanno già meglio, e il concetto di razza più non varrà. Gli uomini si ordineranno dall’interiorità, secondo lo spirito, e non più dal di fuori attraverso nessi fisici. Nel settimo periodo di civiltà, che rispecchierà il paleoindiano, vi sarà di nuovo una divisione in caste, però libera. Tutto nell’evoluzione si modifica di continuo, ma si nota un costante progresso. L’epoca atlantica, che è a metà della nostra evoluzione terrestre, ci mostra un punto importante che è senz’altro caratterizzato dal completo inserimento dell’io nel corpo fisico umano. Esso inizia alla metà dell’epoca lemurica, dopo l’uscita della luna dalla terra. Sempre l’umanità si evolverà, e quando il concetto di fraternità si sarà in pratica realizzato sulla terra, le razze saranno superate. Anche il karma sarà allora superato.
Che cosa è la legge del karma? E’ la tendenza a pareggiare in una delle incarnazioni successive ciò che non era bene in una precedente. Si deve però distinguere fra un karma che agisce interiormente e un karma che opera dal di fuori. Fanno parte di quello interiore la formazione del carattere, le proprie caratteristiche ed abitudini. Fanno parte di quello esteriore le condizioni di vita nele quali si è posti: famiglia, popolo e così via. Esaminiamo con maggior precisione come il karma operi nella vita fisica. Ad esempio se in una vita compaiono istinti, brame e idee, nella vita successiva, o in una di quelle successive, essi ricompaiono come abitudini. Dalle buone abitudini poi nella vita successiva si avrà un corpo fisico bello, ben fatto e sano; una cattiva abitudine produrrà nella prossima vita una malattia o la disposizione a una malattia. Così vanno ricercate le cause di malattie nelle tendenze e nelle abitudini di una vita precedente. Il destino dell’uomo è invece il risultato di sue azioni precedenti. Chi in una vita darà molto amore, in un’altra avrà la caratteristica di conservarsi a lungo giovane, anche esteriormente. Chi in una vita avrà molti sentimenti di odio, in un’altra invecchierà presto. Persone che si abbandonano alla pigrizia nella vita normale, lavorando contro la spiritualità, perdono qualcosa per una vita successiva e faticheranno a riprenderlo.
Vorrei ora aggiungere qualcosa sull’ iniziazione. In tutti i tempi, dalle sue sorgenti attinsero le guide dell’umanità. Le grandi individualità che presiedevano i misteri, e che noi chiamiamo i maestri, sempre guidarono l’umanità. Per meglio comprenderlo occupiamoci ora del principio dell’iniziazione. Di una iniziazione impartita agli uomini si può in effetti solo parlare dal tempo della catastrofe atlantica. Anche l’iniziazione attraversò infatti una sua evoluzione e modificò anche le sue forme esteriori secondo la necessità degli uomini.
Perché durante il sonno non percepiamo le impressioni dei sensi, sebbene siamo contornati dal mondo sensibile? Perchè il nostro intelletto non lavora durante la notte. Mentre dormiamo, nel letto rimangono il corpo fisico e quello eterico, mentre si separano il corpo astrale e l’io che vanno nel mondo spirituale. Perché nulla percepiamo nel mondo spirituale che ci circonda, nel quale pure il corpo astrale e l’io si trovano durante la notte? Perché il corpo astrale di un uomo normale, avendo abbandonato il corpo fisico la notte, non ha organi di senso astrali e quindi non può percepire. Con l’iniziazione, con gli esercizi, il caotico ammasso astrale, quale si mostra in un uomo normale, viene organizzato in modo da avere a poco a poco organi e da poter percepire durante la notte. Nella vita normale l’uomo non è ancora forte abbastanza per formare organi nel suo corpo astrale. Per poterlo fare, l’interiore forza umana va in sostanza molto sviluppata. Lo si ottiene con ben determinati esercizi di meditazione e di concentrazione e seguendo altre indicazioni. Il discepolo deve seguire nella sua vita di sentimento e di pensiero ben determinate idee, scegliendo cose che poco o addirittura per nulla corrispondano alla realtà. Immagini ad esempio che corrispondono a cose esteriori non sono adatte per formare l’organizzazione del corpo astrale. Poniamoci di fronte ad esempio un oggetto, come la rosacroce, una croce nera con le sette rose rosse: se l’esercizio è fatto con la necessaria energia e pazienza, dopo un tempo più o meno lungo, a seconda del proprio grado di evoluzione si sperimenterà qualcosa. Si modificherà così il proprio corpo astrale, fornendolo di organi. Non devono essere scelte solo idee astratte, ma vanno aggiunte vere immagini della vita di sentimento e di sensazione. Solo così si ottengono i giusti risultati.
Si distinguono tre modi di iniziazione, e tutti e tre conducono allo stesso fine. Sono tre cammini che vanno scelti secondo l’individualità umana. Una iniziazione è quella della saggezza, e ad essa corrisponde la scuola indiana o orientale. La seconda, quella del sentire, è la cristiana. Oggi solo pochi possono seguire questa strada , perchè richiede una grandissima forza di dedizione e di devozione. La prima strada, l’indiana, è legata a grandi pericoli per i corpi occidentali europei, e di conseguenza non è quella giusta. La terza strada dell’iniziazione è la scuola rosicruciana, la strada iniziatica del pensare e del volere. Essa porta a un’unione con le forze delle altre vie iniziatiche. La conclusione è specifica per ognuna delle iniziazioni, e nel corso del suo sviluppo deve adattarsi alle singole condizioni dell’anima e alle possibilità che sono date dai corpi umani.
Il discepolo delle antiche iniziazioni doveva giacere tre giorni e mezzo nel sepolcro ed era come morto. I suoi. corpi, l’eterico e l’astrale, erano fuori di lui e sperimentavano il mondo spirituale. Lo ierofante sovrintendeva il processo e richiamava in vita il neofita. Dopo il suo risveglio egli era un testimone del mondo spirituale. Questa era la forma dell’antica iniziazione, ma oggi non è più necessaria in quel modo. Le iniziazioni cristiana e rosicruciana agiscono tanto forte sull’uomo che egli può raggiungere ciò che nell’antica iniziazione poteva venir raggiunto con l’uscita delle parti costitutive superiori del corpo fisico; si imprimono cioè nel corpo astrale e in quello eterico le impressioni avute nel mondo spirituale, senza quel letargo di tre giorni e mezzo. L’iniziazione moderna, se così vogliamo chiamarla, dopo che sia compiuta la purificazione o la catarsi del corpo astrale, ha l’effetto di portare a una reale veggenza e ad una conoscenza sperimentata del mondo spirituale; le impressioni sperimentate dall’anima nel mondo spirituale si imprimono poi nel corpo astrale e in quello eterico. E’ ciò che nello sviluppo occulto viene chiamato illuminazione.
RUDOLF STEINER
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Nota *James: William James (1942-1910) filosofo americano
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(CONCENTRAZIONE di Marina Sagramora)
Forse è il caso che venga caratterizzata meglio l’indicazione ascetica che Massimo Scaligero dette in anni lontani a me in incontri individuali, ma anche in quelli ai quali andavo assieme ai miei giovanissimi, che mi accompagnavano negli incontri con lui. E’ bene essere estremamente chiari, per non alterare il modello-archetipo della concentrazione, che rimane una operazione unica, che non patisce arbitrarie alterazioni.
Dico questo perché Rudolf Steiner, nella Scuola Esoterica da lui fondata e diretta a partire dal 1904, afferma esplicitamente che gli esercizi che vengono dati al discepolo della Iniziazione NON sono escogitazione “umana”, che NON sono esercizi e pratiche una sua ‘intelligente’ elaborazione personale, bensì sono ‘rivelati’ e ‘comunicati’ dal Mondo Spirituale, dalle Entità divino-spirituali, dai Maestri Invisibili della Iniziazione.
E aggiunge Rudolf Steiner, che tali esercizi e pratiche devono essere eseguiti ‘wortwoertlich’, ossia ‘ad litteram‘, senza alterazione veruna da parte del discepolo praticante, che NON è lecito al discepolo dell’Iniziazione inventare ‘esercizi’ di sua fattura – se di Iniziazione trasmutatrice dell’umano si tratta, e non di tuttaltro che innocue pratiche in stile ‘new-age’, o forme di training autogeno, oppure le scempiaggini banalizzate, edulcorate, poetizzate, intellettualizzate, emotivamente sentimentalizzate, che vengono in maniera sciocca, insana e improvvida, vengono date per es. a medici – con tanto di ‘obbligo’ di relazione via e-mail degli eventuali risultati ottenuti, e successiva discussione comune di essi, secondo il pessimo costume yankee dei verbosi talk-shows.
L’indicazione di Massimo Scaligero circa la modalità di esecuzione della concentrazione – la quale resta una operazione interiore assolutamente unica – fu che la concentrazione nella fase della ‘descrizione’ – eseguita con attenzione volitiva su ogni pensiero – dell’oggetto, mero pretesto per tale volitivo e concentrativamente attento pensare, può essere eseguita ‘con parole ed immagini’, ‘con sole parole’, ‘con sole immagini’ e, solo quando il processo della concentrazione è veramente dominato e MOLTO a lungo esercitato, evitando di formulare i pensieri della ‘descrizione intuitivamente presenti e posseduti, ‘senza immagini e senza parole’. Ma è una operazione difficile – come il saltare attraverso abissi e voragini – che Massimo ‘alpinisticamente’ paragonò – ne ho ancora fresco nell’anima il ricordo – al “saltare di picco in picco, come uno stambecco”: questa la sua ardita e calzante ‘immagine’.
Non si tratta, dunque, del come “se si trattasse di concentrarmi sul fatto che sono concentrato….spiando la mia volontà, la sua forza di restare “uno” con il pensare con calma e massima determinazione… osservare solo questo nel silenzio interiore più profondo….”, anzi nella radicalità della concentrazione volitiva è proprio questo ‘sdoppiamento’ tra soggetto pensante ed atto pensante che va energicamente abolito. L’atto della concentrazione è tanto più efficace ed energico, quanto più con vera dedizione, abnegazione, e persino immolazione, ci si immerge, ci si sommerge volitivamente in esso con ogni forza, senza riserve, senza residui, senza risparmio.
In genere la prima fase della concentrazione – la ‘descrizione’ volitiva – viene vista come faticosa, come poco o punto gratificante, e molti cercano di arrivare rapidamente, dopo un’affrettata e sommariamente eseguita prima fase, alla seconda fase vista come più ‘appagante, in sostanza – a loro vedere – più ‘riposante’. E’ un errore clamoroso: se non si è capaci di illimitata dedizione alla prima fase della concentrazione – quella della ‘faticosa’, ‘ingrata’ e ‘prosaica’ descrizione volitiva – non si sarà neppure capaci di trarre frutto alcuno dalla seconda fase: quella ‘contemplativa’.
La concentrazione non va affrontata con comodo misticismo, bensì con energica volontà, che deve dare TUTTO di se stessa, TUTTA INTERA la propria energia, spendere TUTTA la propria forza, se vuole che nell’atto volitivamente pensante il Mondo Spirituale riversi la VITA, la prima vita che sia veramente ‘viva’, diversa da quella consunzione della vita animale e biologica, che è sin dalla nascita votata alla morte. Se nella prima fase della concatenazione volitiva di pensieri della ‘descrizione’ – eseguita da ‘teppisti’, mi scrisse in una lettera Massimo – si dà tutto se stessi, sino all’oblio di se stessi, si giunge poi alla immobilità metafisica della contemplazione: ma questo stato del pensiero puro bisogna espugnarlo con feroci, ripetuti, innumerevoli combattimenti interiori alla ‘baionetta’. E’ una operazione o un atto eroico, eseguito con coscienza, libertà, dedizione, amore!
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Il gruppo dei tuoi boccoli, che il vento
sviluppa di sollievi musicali
sulla fronte infantile, suona argento
di voci, nei miei sogni prenatali.
Con l’onda che al mio petto ansa in accento
di fanciullezza eterna, ecco trasali
fra l’impeto dei giuochi in movimento,
e mi sfiori con gli occhi pieni d’ali.
Si stende il prato color giorno, e sembra
vivo tappeto d’oro sulla terra
oscura, che vi occulta le sue membra.
Tu sorgi come un fiato dalla zolla
profonda che il tuo calice disserra:
farfalla in fiore, o volo di corolla.
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Arturo Onofri
🪷
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(da Aprirsi fiore, 1935)