ORO DI MILLE FOLGORI (CAP. 10 )

SUPREMITAS SOLIS 1

*

I/1O46

– LA FORZA INARRESTABILE –

 

STREGHISMI BIECHI SPARSI.

MENTRE NASCE LA FORZA INARRESTABILE.

 

-AUREO SIGNORE DELLE FOLGORI –

 

MICHELE DEI SOGNI ALTI.

REALIZZATI IN CUORE.

– FLUENTI SCOLPENDO NEL MONDO –

 

ERIGENDO OCCULTI ALTARI.

 

MENTRE GORGHI DI INFIMA PROGENIE.

GORGHI DI OFFESE FATO.

SECOLARI E INETTE

VENGONO ESTIRPATI.

 

– FUOCO DI LIMPIDA BUFERA –

 

TEMPESTA ARGENTO ORO.

TEMPESTA LIEVITA’.

 

– ROMBA LA MERAVIGLIA –

 

E TUONO SCONFINA IN LAMPO.

CHE INNESTA L’ESCA DEL SOLARE.

LA SACRITA’ D’ AURORA.

 

– CANTA LA LUCE IDEA –

 

FRA FOLGORI ERIGENTI.

 

– E L’INNO E’ ATTO SACRO –

 

VIVE LA GIOVENTU’.

E LOGOS INCORONA IL FUOCO.

 

– POSSENTE SIA LA FOLGORE DOPO CHE E’ STATO INVERNO –

 

DOPO CHE E’ STATO INFERNO.

 

POSSENTE SIA LA FOLGORE.

 

– POSSENTE E INARRESTABILE –

SOVRANA.

– LOGOS DEI SOGNI LIETI –

REALI PIU’ DEL MONDO

PIU’ DEL MONDO FORTI.

– IN SACRITA’ ARMONIA –

 

*******

 

 

II/1O47

– OLTRE LE SCIMMIE: IL CANTO –

 

LA VOLONTA’ NERVOSA STRIDE FRA I PENSIERI.

PIETA’ SCOMPARE NELL’EFFICIENTISMO SENZA SCOPO.

PRIVO DI MERAVIGLIA.

PRIVO DI DEVOZIONE.

PRIVO DI VITA.

E LI’: NEL PICCOLO CERVELLO

SI ACCUMULA IL NERVOSO POTENZIALE.

ABISSI DI VOLONTA’: VOLTI DEL CANE.

MILITARISMO EFFICIENTISTA CHE SGUAZZA NELL’INFAME.

E LA SCIMMIA E’ PRONTA A IMPRIMERE IL SUO MARCHIO

SUGLI ANIMI CONSUNTI.

DISGUSTO CHE MESCOLA NEL FANGO LE BRICIOLE DI UMANO.

– DOV’E’ CONSACRAZIONE? –

DOVE LA BELTA’?

 

– MA ALTA SUI PERVERSI SI LEVA LA FIGURA –

 

CANDIDO IL SUO VOLTO.

NEL BIANCO DI PREGHIERA.

 

– SCIOGLI I NODI INFETTI: ISIDE LAVACRO –

 

AFFINCHE’ NEL CANTO L’ARMONIA RISANI.

E SPLENDIDA L’IDEA FONDA LE OSCURE PIETRE.

– MERAVIGLIA CHE RISORGA NEI FLUSSI DEL CALORE –

LAMPO DI SACRITA’.

E NUOVA LA VOCE INTERNA

AI MILITI IN MINIERA

RICORDI IL VASTO CIELO

IN CUI PALPITA L’ETERNO.

CUI SOLO PIETA’ IMMETTE.

– NEL SOLE DEVOZIONE –

 

– LOGOS DEL SOVRAMMONDO –

 

*******

 

 

III/1O48

– DEGNO DI ETERNITA’ –

 

CANI ADDESTRATI PER UN GELIDO PADRONE.

ARIMANE E LA SUA TERRA.

– ED ESSI UGGIOLANO NEL FANGO –

AFFILANO GLI ARTIGLI.

FORTI DELL’IMPOTENZA.

– GRAVARE NELL’OPACO E’ IL LORO UNICO POTERE –

ODIOSI SENZA LUCE.

LUNARI NEL PROFONDO.

GELIDI INDURITI.

– FOLLI DELLA RABBIA –

ODIANO LO SPLENDORE IN QUANTO INDURITI DALLE TENEBRE.

 

– LA LUCE LI TRAPASSI –

 

SOLE LI DISCIOLGA COME NEVE.

– SOLE SOFFERTO LOGOS –

LOTTA SACRITA’.

LIEVISSIME LE ARMI.

DEGNE DI ETERNITA’.

– INSIGNE SIA IL TRIONFO –

IMMENSO DI GIUSTIZIA.

FORTE LA VERITA’.

 

– TRAVOLGERLI –

 

E LO SGUARDO CONTEMPLA I CIELI.

– LOGOS DEL TRIONFO CUORE –

– DEL SOLE DI ARMONIA –

– DELLA RESURREZIONE –

 

*******

 

 

IV/1O49

– OLTRE LO SPEGNERSI: SIA LUCE –

 

I CONTORNI DELLA GLORIA.

IL CIELO E LE SUE ONDE.

I MILITI SOLARI.

DI CONTRO AI PENSIERI DELLA CARNE.

CHE RIMBOMBANO NEL GREVE.

DI CONTRO ALL’APPIATTIRE PIU’ NEFANDO NEL BANALE.

DI CONTRO AL MALE INFERNO DEL VOLGARE PIU’ OPPRIMENTE.

CHE SOFFOCA NEL SORDIDO.

 

– SIA LUCE GRANDI SPAZI CONTORNATI DALLE FIAMME –

 

SIA ALTA NELL’IDEA LA MAESTA’ DEL GIORNO PIENO.

SORVOLI CUPE OMBRE.

SAPPIA RIPULIRE DALLA BIOLOGICA PUTREDINE.

 

– GUARIGIONE ATTINTA OVE L’IMPOSSIBILE PUO’ AGIRE –

 

IMPOSSIBILE ATTUATO.

IN MERAVIGLIA E CANTO.

– TRIPUDIO SOLENNITA’ –

RISPLENDI GRANDE ALA.

E LA FIAMMA DEL SACRALE CEMENTI LE PERSONE.

MANTENENDOLE NEL VIVO.

– SIA LIMPIDO RISPETTO –

– LOGOS DEI GIORNI IMMENSI –

 

*******

 

 

V/1O5O

– ARMI LIEVITA’ CALORE –

 

ZONE DELLA NERA POTENZA VUOTA.

NODI DELL’INVERSO VOLERE FATO.

LA FORZA SENZA CUORE.

LA BASSA FORZA DELLA PIATTA VOLONTA’.

– UMANO DEFLUITO NEL MAGNETE –

DI CUI ARIMANE SI CIBA.

 

– SIA VINTO DAL VOLERE –

 

FUSO DALL’IDEA.

 

– CANTO NE RACCOLGA I RESTI FRANTUMATI –

 

ERIGENDOLI IN PEANA.

 

– VENGA REDENZIONE –

PER LA NUOVA ALBA DEGLI ETERNI.

AZIONI DI CALORE.

PER IL PURO CONSACRARE.

AZIONI DEVOZIONE.

PER FENDERE L’ABISSO.

 

– SACRO DELL’ORO INTIMO AL SOFFRIRE IDEA –

 

SACRO DEL LOGOS.

ALTO DI VITA IDEA.

– E IL MONDO SIA PIU’ LIEVE –

 

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HELIOS FK AZIONE SOLARE

 

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ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

ISIDE SOPHIA – Quinta Lettera (parte I)

 

Denderah

QUINTA LETTERA

Agosto 1944

LA NATURA SPIRITUALE DELLO ZODIACO DELLE STELLE FISSE

(Continuazione)

Nelle due precedenti Lettere abbiamo elaborato alcune delle Costellazioni dello Zodiaco secondo gli eventi dell’evoluzione dell’Antico Saturno. Ora dobbiamo terminare questa raffigurazione descrivendo il settimo grande ciclo di questa esistenza planetaria del nostro Universo. 

Durante i sei precedenti cicli, è stato creato un essere che consisteva di calore, portava una sembianza di vita, di animazione, di individualizzazione e mostrava le prima tracce di una vita interiore. Ora nel settimo ed ultimo ciclo, quest’essere appare aver raggiunto un certo completamento all’interno di questo grande giro di evoluzione. Le sue azioni sono automatiche e in accordo con gli eventi e le attività che hanno luogo nel suo ambiente circostante. Entità spirituali diverse hanno ancora una possibilità di compenetrare quest’essere di calore con le loro forze. Questi sono gli Spiriti della Volontà che sono stati già menzionati in rapporto con l’inizio dell’evoluzione dell’Antico Saturno. Nel principio essi sacrificarono la loro sostanza di Volontà, e questa sostanza divenne il fondamento per le attività degli altri Esseri Spirituali. Questa sostanza divenne altresì il fondamento per la sostanza fisica di fuoco o di calore che fu creata dentro l’Antico Saturno. In effetti, essa è l’origine di tutte le sostanze fisiche che sono state create nei successivi stadi della creazione. Dopo che questa sostanza di Volontà è stata trasmutata in calore, gli Spiriti della Volontà sono di nuovo capaci di operare nei corpi di calore che sono l’origine del corpo fisico umano di oggi. Così il principio di questo grande giro della creazione è collegato con la fine e, con ciò gli eventi rivelano l’interiore significato dell’esistenza dell’intero mondo al centro del quale noi oggi viviamo. Durante quest’ultimo ciclo dell’Antico Saturno gli Spiriti della Volontà crearono, dentro questi corpi di calore, capacità che ancor oggi non possono essere sviluppate coscientemente dall’essere umano, ma che ancora dormono e devono attendere un lontano futuro dell’evoluzione cosmica. 

Per descrivere ciò, dobbiamo partire da un’altra fine. 

Abbiamo descritto questa fase dell’evoluzione nelle Lettere terza e Quarta, così come essa può essere letta nelle Costellazioni di Ariete, Toro, Gemelli, Sagittario, Capricorno ed Acquario, con il Cancro e il Leone nello sfondo. Inoltre abbiamo trovato le sue tracce nella forma umana, nel capo o nel cervello, nella laringe o nell’organizzazione della parola e del suono, e nelle braccia con il braccio superiore, il gomito e l’avambraccio. L’ultimo ciclo dell’evoluzione di Saturno può essere trovato inscritto nella Costellazione dei Pesci. A San Michele la Costellazione dei Pesci è visibile nelle ore di mezzanotte esattamente al di sopra dell’orizzonte meridionale. Le Costellazioni si Andromeda e di Pegaso sono sopra di essa. 

PESCI

Così ritorniamo all’inizio dell’Antico Saturno, e come abbiamo trovato il sacrificio degli Spiriti della Volontà inscritto nei pesci, così ora troviamo la loro attività, durante quest’ultimo ciclo, indicata nei Pesci. Entro la forma umana essa è raffigurata nelle mani. Le due mani sono un’immagine dei Pesci che nuotano in cielo in direzioni opposte, sono tuttavia collegati con una pallida fascia di Stelle. 

Con le nostre mani noi agiamo nel mondo. Tutti i conseguimenti dell’arte e della scienza, del costruire, così come dei milioni e milionidi piccole azioniche rendono possibile la vita umana sulla terra, sono causate, in definitiva, da mani umane. Esse sono fluite e costantemente fluiscono dalle teste umane nelle mani. Se proviamo una volta ad immaginare la quantità di lavoro umano, di tutti i tipi, che è stato fatto nel passato e che verrà fatto nel futuro, possiamo guardare con ammirazione e venerazione alla mano umana. Noi tuttavia non sappiamo come accada che i nostri pensieri vengano realizzati dalle nostre mani, ovvero come noi possiamo maneggiare la padella o la vanga. Ciò è ancora nascosto per la nostra coscienza diurna. 

Però possiamo immaginare una condizione futura dell’essere umano nella quale noi potremo esser coscienti di che cosa avviene allorché muoviamo le nostre braccia o i nostri arti e lavoriamo con le nostre mani. Possiamo persino immaginare che talvolta l’essere umano possa essere capace di adoperare le facoltà nascoste nelle mani; forze radianti che oggi sono soltanto accennate dalla forma della mano. 

In effetti, noi incontriamo il nostro destino con le nostre mani. Le mani sono quella parte del nostro organismo con la quale ci confrontiamo costantemente con il mondo. Incontrando il mondo con la realtà delle nostre mani operanti, incontriamo il nostro destino. Il destino appare alla maggior parte degli esseri umani come un qualcosa che si libra al di sopra di loro, che è loro straniero, che li afferra a sorpresa in una direzione o in un’altra. Viene sperimentato come un potere di volontà superumana. Avendo ora trovato il rapporto tra le mani e i Pesci, e letto dietro i Pesci le azioni degli Spiriti di Volontà, possiamo vedere operanti dietro i Pesci, come pure nelle nostre mani, le forze della Volontà cosmica che chiamiamo le forze del destino. Nella maniera in cui sperimentiamo quelle forze di Volontà è nascosta l’ultima traccia delle forze riflesse di volontà dei nostri antenati dell’Antico Saturno, come descritto più sopra. Possiamo pure immagnare che un giorno, in un futuro lontanissimo, saremo capaci di essere tutt’uno – ma in piena coscienza – con quelle forze di Volontà che ancora ci sono estranee e incomprensibili; che noi, in piena coscienza, potremo compiere ciò che la Volontà cosmica desidera fare attraverso di noi. Allora noi saremo “simili a Dio”. Saremo uniti alla Volontà di Dio Padre. Questa capacità, che soltanto nel futuro potremo maturare in noi, venne posta come un seme spirituale entro quegli esseri di calore di Saturno dall’attività degli Spiriti della Volontà. Rudolf Steiner lo chiama il germe dell’Uomo Spirito. 

Possiamo trovare ciò inscritto nella costellazione dei Pesci: la sostanza di volontà degli Spiriti della Volontà al principio dell’evoluzione mondiale, la sua cristallizzazione in “Terra” e “destino” che noi sperimentiamo più direttamente nelle nostre mani, e il germe di unione con la Volontà del Padre in una maniera pienamente cosciente e pienamente attiva. 

Così adesso abbiamo trovato l’immagine eterea dell’umanità, così come essa venne creata dagli Déi, ed il suo rapporto con l’Universo delle Stelle. E’ un’immagine dell’essere umano superiore: la testa con il cervello, l’organizzazione del linguaggio e del suono, e le braccia – giù fin entro le mani. Essa è altresì un’immagine del destino del mondo e dell’essere umano (così come della Volontà delle Gerarchie allorché il mondo fu creato), del pensare e della testimonianza dei pensieri degli Dèi in tutto ciò che ci circonda, e della loro realizzazione nell’esistenza della terra fino a che la Volontà del Padre non sia sveglia e attiva nel volere dell’essere umano. 

L’immagine eterea dell’essere umano superiore è un’immagine del proprio essere superiore. Esso non entra, in realtà, nell’essere corporeo. Nel Medio Evo si troverà ancora che l’essere umano sperimentava pallidamente in questa maniera le Entità Angeliche nel Mondo Spirituale: Entità unicamente con la testa, senza il corpo, e con ali in luogo di braccia. Così, per esempio, li dipinse Raffaello Sanzio nella Madonna Sistina. E’ un’immagine di ciò che diverranno gli esseri umani nel futuro, allorché avranno acquistato forme di esistenza più sottili ed eteree. 

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Come mostrato sotto, abbiamo raggiunto un’immagine del legame tra l’essere umano, il mondo Stellare, e l’evoluzione del mondo: 

 

Antico Saturno 

 

I

Riflesso della Vita

Ariete

Capo-Cervello

II

Riflesso dell’animazione

Toro

Organismo del Linguaggio e del Suono

III

Riflesso dell’Individualizzazione e della Personalità

Gemelli

Braccia-Simmetria

IV

Antenati dell’Essere Umano

Sagittario

Parte superiore delle Braccia

V

Organi di senso primordiali

Capricorno

Gomiti

VI

Metabolismo Primordiale

Acquario

Avambracci

VII

Volontà

Pesci

Mani

 

(Continua)

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ISIDE SOPHIA - Introduzione all'Astrosofia - Willi Sucher, LIBRI E AUTORI, SCIENZA DELLO SPIRITO

PESSIMISMO E OTTIMISMO

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(Leibniz)

*

Stefan Zweig, che negli anni venti e trenta del secolo scorso era uno degli scrittori in lingua tedesca maggiormente conosciuto in patria e all’estero, ( le sue opere venivano tradotte in più di cinquanta lingue) intitola “Il mondo della sicurezza” il primo capitolo della sua biografia che inizia così:

“ Se tento di trovare una formula comoda per definire quel tempo che precedette la prima guerra mondiale, il tempo in cui sono cresciuto, credo di essere il più conciso possibile dicendo: fu l’età d’oro della sicurezza. Nella nostra monarchia austriaca quasi millenaria tutto pareva duraturo e lo Stato medesimo appariva il garante supremo di tale continuità…..”

In questo capitolo viene descritto come tutto funzionasse nel migliore dei modi e come il cittadino di quell’impero, ritenuto da tutti solido, potente e indistruttibile, vivesse nella sicurezza, nella cultura, nell’arte, nell’ordine e nella tranquillità che derivava da un giusto benessere e da giuste leggi osservate da tutti…..un piccolo paradiso in terra!

Ma si sa, i paradisi in terra non hanno vita lunga e la caduta-risveglio fu tragica perché nessuno poteva immaginare che dietro l’angolo dorato si nascondessero ben due guerre mondiali!

Lo scrittore Zweig, con la prima visse la distruzione di quell’impero tanto amato, e la seconda fu per lui particolarmente tragica in quanto ebreo. Le sue radici vennero brutalmente divelte e costretto all’esilio dalla persecuzione nazista.

Oggi i cittadini d’Europa, ed in particolare noi cittadini d’Italia, stiamo vivendo l’opposto di quanto Vienna poteva offrire alla fine del diciannovesimo secolo alla sua popolazione.

Per noi c’è abbondanza solo di insicurezze, paura, disordine, immoralità……..questa è l’altalena della vita, ma l’altalena è in continuo movimento.

Questi movimenti non vengono certo mossi dal caso, ma sappiamo bene come l’uomo, ne sia cosciente o meno, sia l’artefice del suo destino e il suo destino non è certo quello di arrivare ad un benessere fisico e animico in terra, perché appena ci arriva vicino, per fortuna, salta tutto e la realtà chiede nuovamente sofferenza, sacrificio, dolore e tensione verso qualcosa di molto più alto.

Se l’uomo capisse, o almeno sentisse, che la meta che lo attende e per la quale è stato creato è qualcosa di grandioso, allora riuscirebbe ad ampliare il suo piccolo orizzonte e invece di guardare al suo futuro dal buco della serratura, cosa che gli può dare solo angoscia, potrebbe arrivare a considerare la vastità del tempo e gli aiuti che ha ancora a disposizione per la sua evoluzione. Forse riuscirebbe a dare una dimensione più reale alle sue preoccupazioni e alle sue paure e a trovare in se stesso delle forze che non sa di avere.

Nella “Filosofia della Libertà” si trova un meraviglioso capitolo intitolato: “Il valore della vita” (pessimismo e ottimismo).

Ognuno, se vuole, seguendo i pensieri del dottor Steiner e guardando in se stesso, può trovarvi o Leibniz, il classico ottimista, motivato nel suo ottimismo da alte riflessioni, oppure Schopenhauer il pessimista, altrettanto giustificato nel suo atteggiamento da altri pensieri sulla vita.

La preminenza nell’anima dell’uno o dell’altro, perché, secondo me, si tratta proprio di un atteggiamento animico radicato nel profondo, dipende da molti fattori e ognuno conosce, o dovrebbe conoscere, i suoi.

In me, forse si è capito, vive l’ottimismo di Leibniz, che non ho certo ricevuto in dono dalla natura, ma che mi è venuto incontro da un certo momento in poi della mia vita.

Tra i vari motivi che posso trovare per questo mio atteggiamento, senz’altro il più importante si trova nella fiducia che ho in quella parte di me che, a seguito di un serio lavoro spirituale che continua sempre, si è liberata dal buio e dalla paura…….qualsiasi cosa accada!

ALTRO

L’EQUANIMITA’

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*

Per non imbrogliare la memoria dei lettori avverto subito che le successive righe appartengono a “Rasti del vecchio Forum” (sembra un nome dei personaggi del Signore degli anelli, non vi pare?), riviste e implementate da Isidoro a cui è sembrato che non fossero proprio da buttare.

Questa, in parte, parte da un fatto vero, da un incontro realmente avvenuto tra Rasti e un giovanottone di cui fu padrino di battesimo (Cavoli! Ciò avvenne una quarantina di anni fa ma Rasti mi assicurò che il “ragazzo” è prestante e giovanile).

Non so come sia andata poi, ma il fatto era che il ragazzone si accingeva ad iniziare il terzo dei famosi cinque esercizi.

Per giungere al bisogno/impulso di procedere oltre il controllo del pensiero e l’atto puro, gli erano occorsi degli anni! E già da questo potreste ammettere che la cosa sembra vera.

Da ciò, poiché si sta parlando di una persona reale, potete vedere quanto può essere diverso il lavoro interiore tra reali uomini diversi: chi fa un esercizio al mese, chi aveva ricevuto l’indicazione di farli tutti cinque subito e contemporaneamente, chi dei cinque non fa mai gli…ultimi quattro. C’è posto pure per quelli che i “cinque esercizi” non li fanno proprio e fanno altro, infine ci sono anche tanti che non fanno niente e anch’essi avranno le loro ragioni…non le trovo ma di sicuro le avranno.

Dunque, per piacere, evitiamo inutili giudizi, poiché come in ogni esercizio di preparazione esoterica contano soprattutto la dedizione e l’intensità, cioè la merce più rara e più elusiva, alquanto celata per gli umani strumenti di misura e valutazione.

Allora, i due soci  ricapitolarono, non brevemente, alcuni aspetti dei primi due esercizi. Rasti disse poi quanto era stato notevole sentire dal figlioccio come la concentrazione lo avesse aiutato durante il durissimo periodo di un grave lutto personale (la sua compagna era morta in un incidente stradale). In quella situazione aveva fatto quello che anche Isidoro predica spesso: brevi concentrazioni molte volte al giorno.

Rivisitarono anche il secondo esercizio (quello che, sulla carta stampata  “pare” facile) e convennero su tre cose: a) l’assetto interiore dell’atto, silenzio interiore e consapevolezza, nel compiere l’azione libera da motivi personali, senza il preventivo controllo del pensiero è troppo poco, non coinvolge i corpi sottili; b) è piuttosto importante che l’azione venga predeterminata il giorno prima e che, come un fiume carsico, scorra sotto traccia, anche durante il sonno notturno; c) in condizioni di possibilità l’azione pura non sarà lunga, anzi sarà semplice e breve, ma articolata e completa come le azioni che si espletano ordinariamente: i gesti troppo elementari, come il portare un oggetto da una tasca all’altra possono essere visti come eccezionali ripieghi in eccezionali occasioni: atti di buona volontà, né più né meno.

Il terzo esercizio, senza un minimo risultato di disciplina e di minima realizzazione dei primi due, è più o meno impossibile.

Ricordiamoci che gli essenziali – volontà nel pensiero (I) e pensiero nella volontà (II) – sono il punto di partenza per il III, ossia il contenimento di impulsi ordinariamente inarrestabili provenienti da una sfera possente che in massima parte è fuori dal controllo conseguito con una condizione interiore che si renda, almeno in taluni momenti, indipendente da natura, carattere ed educazione.

A meno che non si “bari” brutalmente con la depauperazione sistematica dell’anima (sul modello della vecchia educazione “all’inglese”). Pur di evitare, coscientemente o meno, un incontro diretto con la propria interiorità (ciò terrorizza più gente di quanta si possa credere) vi sono quelli che, sentendo una personale inadeguatezza in varie forme di rapporto sociale, fanno il possibile per darsi modi e abitudini più raffinate: modificano lo stile comportamentale da fuori a dentro, come viene fatto nelle scuole per ufficiali nell’Esercito. Ma questo è un capitolo che esorbita dal nostro tema.

Con il III esercizio i tentativi “titanici” sono fallimentari e possono alterare la sana vita animica.

Il terzo esercizio è difficile poiché, lo si interpreti come si vuole, porta ad un impoverimento del proprio sentirsi abituale, ed è proprio ciò che Steiner dice senza dirlo quando scrive che “ si diventerà più ricettivi per tutta la gioia e il dolore che ci attornia” e questo è possibile solo quando non si sia immersi nella propria gioia o nel proprio dolore.

In effetti il Dottore si preoccupa che il discepolo non tenti la bravata indicata sopra, cioè tenti la strada sbagliata dell’insensibilità e dell’indifferenza che alla fine sono solo manifestazioni della perdita della più alta potenza dell’anima.

La richiesta “tecnica” è orientare l’essere interiore a “padroneggiare l’espressione del piacere e del dispiacere, della gioia e del dolore”. Si domina cioè la manifestazione istintiva.

Questo viene sottolineato più volte: a ragione poiché trattiamo di un lungo lavoro, reso ancora più difficile dalla sottile necessità di separare, come nell’alchimia, il sottile dal denso: dunque la percezione del dolore dall‘invadenza del dolore).

Il risultato dell’esercizio è la creazione di una zona animica indipendente dai sentimenti personali e dalle loro fluttuazioni: il Dottore la descrive come di “intima calma”.

Alla fine si tratta di dare forma nell’anima a qualcosa che già può esserci se il I ed il II esercizio sono stati esercitati davvero a lungo e in profondità: si plasma consapevolmente qualcosa che già dovrebbe esserci.

Mentre i primi due esercizi possiedono caratteri formali che possono renderli più accessibili, con il terzo esercizio (equanimità) entriamo in un certo qual modo nelle discipline a cui manca il supporto certo. Il dott. Colazza direbbe che sono “atteggiamenti” dell’anima. Con l’equanimità siamo a metà strada (mentre con il IV e V esercizio, a dirla tutta, sono dolori: cioè impazzano le “traduzioni” personali, quasi sempre abbondantemente astratte ed astruse).

E’ possibile avvicinarsi progressivamente all’equanimità a passi relativamente certi.

In primis ricordo un consiglio che Scaligero ci diede (buono per qualsiasi esercizio che abbia la caratteristica dell’interfaccia tra anima e mondo esterno).

Si tratta di meditare per immagini  e per più settimane la scena dell’esercizio. Dico “scena” come un attore che prepari anima e gesto per la parte che svolgerà sul palcoscenico. E’ un immaginarsi in una situazione che, nell’ordinario, causerebbe immediatamente una reazione emotiva, mentre in tale immaginare si realizza se stessi come osservatori spassionati.

Ci si cala così in un antefatto dell’esercizio…con le caratteristiche del meditare ossia poche immagini semplici la cui impressione riesca ad risuonare nell’anima.

Esiste poi una quasi- equanimità che è più facile, più controllabile.

Mi ricordo che veniva spesso suggerita da Mimma Benvenuti, cugina di Scaligero, alle tante persone che trovavano più facile confidare a lei le difficoltà incontrate nella pratica.

Se vi è chiaro il senso della parola “espressione” usata dal Dottore, troviamo un gradino di mezzo, del tutto corretto e sicuro che può essere praticato più volte nella giornata.

Si tratta di dare uno stop all’immediatezza della propria reazione sensibile, magari per tre secondi.

Facciamo un esempio facile: suona il telefono, siamo da una vita abituati a precipitarsi a rispondere: ora invece rimaniamo fermi: scatti il silenzio dei centomila pensieri (esercizio I), il dominio cosciente sul movimento fisico (esercizio II).

Centouno, centodue, centotré… poi (solo poi) assecondiamo la vecchia abitudine.

Lo stesso vale alla fermata del bus, al suono del campanello, alla parola che vorremmo far uscire dalle labbra, ecc.

Dai, che tre secondi non vengono nemmeno notati!

Qui ho dato uno schema abbastanza facile, spetta alla libera capacità di ognuno modificarlo, allargarlo, inspessirlo, ecc.

Poi, quando diventa una capacità reale si può, con maggiore sicurezza, passare a “stoppare” manifestazioni più forti o insospettabili.

Le più difficili appartengono alle relazioni tra esseri umani, specie in famiglia.

Quando si avverte che la nuova capacità tiene, occorre grande prudenza: in tempi in cui stress, rabbia e frustrazione sono la pessima atmosfera comune, la calma non è qualcosa con cui adornarsi in piazza. Non v’è disciplina esoterica senza una controparte magica che agisce sul mondo circostante: può essere un toccasana per chi ci circonda ma in alcuni fomenta collera cieca. Senza esagerazione potrei dire che la tua calma imbufalisce quelli che nemmeno sognano cosa essa sia. E non sto scherzando!

Forse è inutile ricordare che “l’equanimità” è uno tra gli esercizi più difficili per il comune stato dell’anima: sarà trasformante ma, in genere, può venir colto come un doloroso passo indietro. Pur con le dovute cautele, si incide nel tessuto animico: per essere capaci di farsi male nella sfera del sentire, è assolutamente necessaria la forza coltivata col I e II esercizio.

Per le traduzioni iper-minimaliste del tipo “vino & tarallucci”, potremo continuare la chiacchierata nel bar più vicino, dandoci reciprocamente e paciosamente ragione…

SCIENZA DELLO SPIRITO

DISTINZIONE

Lotta di classe e karma*

La libertà si va sempre piú perdendo sia a Oriente che ad Occidente, non perché il sistema “democratico” o quello “marxista” la escludano, ma in quanto si va perdendo la facoltà di riconoscerla.

È venuta meno la capacità di distinzione tra l’àmbito interiore della libertà e quello esteriore: distinzione che, prima di essere logica, è metafisica, ossia esigente quel tipo di pensiero intuitivo di cui si comincia a non essere piú capaci: piú per colpa del falso Spiritualismo, che del Materialismo. Al tempo stesso, il dominante paralogismo politico va gradualmente rendendo inservibile il cardine della Democrazia: l’uguaglianza di tutti dinanzi alla legge.

Non è sufficiente volere la libertà: è anzitutto necessario comprendere dove essa è una realtà dello Spirito e dove è pretesto retorico del sopraffattore.

La sopraffazione giunge in vari modi, politici, burocratici, legali o illegali: comunque è sostanzialmente un’azione del mondo ahrimanico contro lo Spirito, o contro l’essere libero dell’uomo. In tal senso sovversione e pianificazione politica della Storia si equivalgono.

Trattandosi di impulsi sorgenti da persuasione mistica, si può dire che essi operano con lo stesso potere di un karma.

Ma si tratta di un potere tendente ad annientare il rapporto dell’individuo libero con la propria direzione karmica: è una azione che sostanzialmente previene la possibilità che, nell’epoca dell’anima cosciente, l’umanità possa evolvere mediante la consapevolezza del retroscena karmico della propria storia.

 

Massimo Scaligero

 

Lotta di classe e karma, Perseo, Roma 1970.

SCIENZA DELLO SPIRITO, TRIPARTIZIONE SOCIALE

LA REALTA' TRACOLLA

pescecane

*

Allora, serve qualcosa scrivere intorno a discipline di fondamento, ampiamente descritte da Steiner in libri e conferenze; poi sottolineate anche da Scaligero, il quale in colloqui individuali consigliò a molti di praticarle?

Il fatto è che, dopo molti dei miei incontri con brave persone, mi sento un tantino scoraggiato.

Mi guardo intorno come molti altri e vedo nel nostro Paese, come nel resto del mondo, una situazione di crisi che pare senza vie d’uscita. Si dà colpa alla politica, alla speculazione economica, ai grandi e palesi gruppi di potere, a grandi e occultati gruppi di maggior potere, e così via.

Per carità, c’è molto di vero in tutto questo, ma se il pensiero non si arresta a quello che si sceglie come oggetto di risentimento, esso non trova una giustificazione razionale nemmeno ai vertici delle massime conventicole del potere economico e politico globale.

Pur esse sono gestite da uomini che, sebbene si mostrino – nel male più che nel bene – molto intelligenti e dotati, paiono a loro volta ben poco capaci di dirigere le forze che stanno spazzolando intere nazioni. Certamente i grandi capitalisti traggono ogni possibile vantaggio dalle crisi (così è stato anche nel passato), ma alla fine pure questi paiono simili alle remore che, aggrappandosi al grande pescecane, prosperano della sua forza e ferocia.

A farla breve, guardo il fenomeno umano ma esso non basta a soddisfare l’osservazione che mi rimanda (più su o più giù) al grande pescecane invisibile che muove come burattini i sedicenti padroni del vapore.

Vi assicuro che non è il frutto dell’elucubrazione o del saputo antroposofico: da immagine a immagine salgo fino ad un punto in cui vedo un nulla che eppure c’è, analogicamente all’aria, del tutto invisibile ma del tutto reale.

E gli uomini vivono e respirano in questa immensa entità spettrale che avverto sostituirsi alla comune realtà fisico-sensibile. Questa spettralità determina cause ed effetti propri alla sua natura, rendendo impotenti le buone intenzioni, inutili i tentativi di salvare le cose della realtà oggettiva.

E, purtroppo, gli uomini sono affascinati dalla potenza dello spettro: sia stimandolo, sia aborrendolo. In entrambi i casi l’affascinazione è potente poiché esso è di natura spirituale e l’uomo inconsciamente è effettivamente attratto dallo spirito.

Ciò che accadeva in tempi antichi e antichissimi là dove avveniva un’inversione nei Misteri e nelle comunità spirituali, quando scienze e coscienze venivano corrotte e l’io e l’astrale di iniziati e iniziandi riportava sulla terra forze spirituali malvagie e distruttive, ora accade dappertutto nel mondo.

In tal senso i “responsabili” umani dei destini del mondo e i loro servi, sono i solerti mediatori degli impulsi del grande pescecane (forse è lo stesso che Saint Martin chiamò coccodrillo: sono solo immagini diverse). Nei termini tradizionali dell’occulto si potrebbe parlare di una medianità straordinariamente diffusa, celata dietro una lucentezza intellettuale.

Per equilibrare tale stato di cose avrebbero dovuto sgorgare un po’ dappertutto fonti di spiritualità sana, integra, fondata sull’Io e non su sognanti canalizzazioni passive.

Mi pare che da quando Scaligero teneva gli incontri bisettimanali sia passato un secolo – intendo cent’anni solidi – e cent’anni fa diceva che persino i politici (in fondo) fanno il loro mestiere e che solo i seguaci della Scienza dello Spirito non fanno il loro dovere.

Dal mio modesto punto d’osservazione quel biasimo ha assunto lo scenario di una tragedia.

Dopo tutte queste mie chiacchiere torno alle righe di partenza: perché dentro tutte le brave persone accennate, quelle che si dedicano agli studi spirituali e che persino seguono le corrispondenti discipline, non vedo traccia di un superamento del caos personale. Essenzialmente sono tutti tesi ad affermarsi: pensieri, parole e opere sempre inseriti tra sé e sé, mai oltre.

Mi chiedo: com’è possibile che più o meno nessuno non abbia mai sperimentato per un secondo una Realtà più possente, un barlume di Infinito, un raggio di luce del Sole interiore?

Qualcuno mi può ribattere che non so, non vedo queste cose nei miei fratelli umani e che, dunque il mio lamento sorge dal mio limite. Se così fosse mi acquieterei, zittito. Però, se così fosse vedrei sbucare da ogni dove silenti operatori con una sicura bussola stretta nella mano.

Perché, cari amici e lettori, è pressoché impossibile, per chi abbia avuto un atomo di illuminazione, non sapere cosa fare, non sapere verso dove dirigersi.

Non è questione di etichette ma di vivente comprensione che non va più perduta.

Le discipline sono la corsa che precede lo scatto impossibile oltre il parapetto dell’illusione di sé e del mondo correlativo. Tutto ciò che viene prima è gioco di ombre, palazzi di insussistenza, miseria umana che non ha alcun riflesso in Cielo.

Lo so, amici, siamo tutto fuorché “pezzi da novanta”, ci sentiamo deboli, fragili, inadeguati…ma i pochi Giusti se ne sono andati e la realtà tracolla. Non mi abbandono alla speranza di un loro ritorno, di un ritorno in massa. Lo so, “Steiner lo ha detto” ma mi limito a constatare che, almeno per ora, ciò non è avvenuto (Se avvenuto, abbiamo imbarcato un fardello, non un aiuto necessario).

Non per caso il dott. Colazza ricordava la narrazione biblica in cui Dio avrebbe risparmiato le sciagurate città se, in esse, si fosse trovato un pugno di giusti.

Ciò serve ora, per ricacciare l’ombra che ci sovrasta. Non antroposofi o scalig(g)eriani ma combattenti, eroi senza medaglie e nomi: questo è realismo spirituale, il resto è puro e semplice tradimento con centomila autoassoluzioni incorporate.

Prima di abbandonare queste righe come ovvie e infantili, pensateci un po’ su, verso dentro. Per favore.

PS: Questo scritto non si riallaccia al discorso di Mittel e Savitri. Quando loro postavano il mio modem era defunto, dunque non sapevo nulla delle loro osservazioni.

ALTRO

CONGIURA CONTRO L’UOMO (di M. Scaligero)

la rivoluzione francese

*

Poter trovare il senso intimo ed univoco di quanto ci accade intorno non è compito facile: in ogni punto di una simile indagine, il collegare un certo numero di modi di presentarsi della verità mediante una connessione logica formale, attraverso una dialettica all’uopo mobilitata, può condurre lontano dalla verità lungo una “fuga” per la tangente dialettica, la quale finisce col divenire sufficiente a se stessa, essendo ormai staccata dal tema centrale.

Cosí nasce una “opinione”, la quale sarà una verità incompleta, o unilaterale, in conflitto con altre opinioni. D’altro canto, può avvenire che proprio il voler tenere fermo al tema centrale dia luogo a una dialettica che non riesca a far presa sul mondo “logico” delle verità unilaterali, a cui si è normalmente abituati.
Ora, non si può pretendere di darsi un orientamento giusto, secondo verità, senza vincere una certa pigrizia mentale, senza chiedere al nostro pensiero qualcosa di piú di quanto sinora ci ha dato, sciogliendolo dalla serie di cerebrazioni intorno a cui si è seriamente automatizzato.
È semplicistico chiedere che si sia semplici, che si volgarizzi, allorché si tratta di cogliere significati del mondo che agisce dietro ogni apparenza, dietro quella storia accidentale che ciascuno oggi, dal suo punto di vista, interpreta a suo modo. La verità univoca ha lo stesso tessuto del mondo spirituale, e questo, è bene tenerlo presente, è un mondo poco orecchiabile. La parola umana può tentare di degradarlo sul piano delle adeguazioni dialettiche intese a non disturbare l’universale automatismo mentale di questa società moderna, ma in definitiva non esprime che se stessa e nulla riflette dello spirituale.
Per poter trovare una direzione cosciente attraverso questo immane imperversare di equivoci, di false dottrine e di menzogne preparate a bella posta, non si può fare a meno di assumere su un piano decisamente spirituale, per non dire metafisico, i termini del problema: si tratta infatti di strappare alle forze che alimentano il caos attuale del mondo la maschera costituita dall’apparato ideologico e politico in cui sembrano esaurirsi.
I miti politici e le ideologie economico-sociali non vanno considerati come premesse effettive delle diverse correnti, ma come modi di apparire, come coperture teoriche di forze piú profonde che attraverso tali correnti manovrano. Si tratta di idee che, per esprimersi, hanno bisogno di usare forme non dirette: trovando la mediazione nell’anima umana, danno luogo ai cosiddetti “programmi” che sembrano punti di partenza ideologici, ma altro non sono che pretesti necessari per adoperare uomini e masse di uomini.
Il processo si può seguire storicamente nel fenomeno mondiale della cosiddetta “rivoluzione”, che sotto tale luce può rivelarsi per quello che veramente è, ossia una sorta di sovversione materiale ed esterioristica con sue posteriori trascrizioni ideologiche, intesa ad impedire l’attuarsi della vera rivoluzione che è quella dello spirito e che non può partire dal basso ma dall’alto: rivoluzione da cui ancora si è ben lontani.
Dalla rivoluzione francese a tutte le successive forme di socialcomunismo e di internazionalismo sovversivo, si può desumere una verità insospettata: che l’ ideologia politica è semplicemente secondaria : essa è la mediazione necessaria a una manovra vasta quanto inesplicabile. La sua essenza è una volontà oscura, un’avversione misteriosa e profonda che, acquistando forza attraverso sotterranee istintività della natura umana, prorompe ad alimentare una lotta perpetua contro l’autentico spirituale, una rivolta permanente contro ogni superiore motivo dell’essere , in un modo che talora è persino disinteressato e impersonale, e che non fa esitare a travolgere ea distruggere tutto, a sacrificare tutto, compresi coloro che assume come temporanei strumenti.
Una sorta di corrente di dissoluzione in senso anti-spirituale pervade la storia moderna come manifestazione di una possente intelligenza del mondo inferiore manovrante gli uomini contro ciò che in essi si manifesta come principio di un ordine sovrasensibile: tutte le aberrazioni sociali e politiche, tutte le devastazioni della concezione meccanicistica ed ateistica, tutte le forme della sovversione sino all’alleanza col mondo della falsa religiosità e della spuria tradizionalità, sino all’estrema coalizione di tutto il mondo del materialismo automatizzato, non sono che effetti dell’azione di tale corrente.
Marxismo e democratismo, nella loro negazione di ogni valore trascendente, nella loro insofferenza per ogni forma di autorità che rechi un ordine dalla sfera dello spirito e nel cercare freneticamente una propria autorità che, sia pure nella forma piú tirannica, confermi questa insofferenza, non sono che gli ultimi aspetti del processo di una “rivoluzione capovolta”, in quanto insorgono contro quel mondo da cui dovrebbe partire la vera rivoluzione, e che recando una vera rinnovazione di valori li costringerebbe a smobilitare. In sostanza, marxismo e democratismo agiscono come strumenti di quelle forze conservatrici che mirano a prevenire l’evoluzione dell’uomo quale si svolgerebbe se “libertà” e “autocoscienza” cessassero di essere meri nomi e cominciassero ad essere atti della coscienza individuale.
Alle esigenze di rinnovamento e di giustizia sociale che oggi l’umanità intera presenta, marxismo e democratismo rispondono ammannendo, ciascuno a suo modo, un sistema in cui il rinnovamento e la giustizia sociale non sono che una finzione esteriore; infatti, le forze conservatrici antirivoluzionarie, che manovrano dietro le quinte, potranno riconfermare dittatorialmente il loro dominio.
Perché non si formi la vera “internazionale”, che è l’internazionale dello Spirito, si è mobilitata l’internazionale della materia contro ogni possibilità di una penetrazione dello Spirito nel piano sociale. E non passerà molto tempo che gli uomini si accorgeranno come marxismo e democratismo non fanno altro che il giuoco di un supercapitalismo internazionale alle spese degli ingenui proletariati di tutto il mondo e mediante il concorso di una cultura pervertita attraverso la disonestà degli intellettuali e la limitata visione del mondo dei fanatici di ogni specie.
Ma, come si è detto, queste correnti politico-sociali, nella loro formulazione teorica con cui abbagliano le masse, hanno semplicemente un pretesto dialettico, mentre nella sostanza delle loro realizzazioni sono mediatrici di un mondo profondamente anti-umano, ma dominante l’umano anche sotto le forme piú moderne di “civiltà”.
Il male è complesso e tanto piú grave in quanto dotato di inesplicabilità e sorreggentesi su tutti gli equivoci propri all’attuale cultura. Ecco, dunque, che non come un mito ma come un fatto ben piú reale di quello a cui si arresta l’indagine positiva e storicistica (che in fondo è una espressione del medesimo male) può ritrovarsi nell’epoca odierna ciò che la spiritualità antica intuiva come mondo “infero” ostacolante la missione morale dell’uomo.
Ma non può essere iniziata alcuna azione rettificatrice senza l’ausilio di una capacità di discriminazione, che non può essere improvvisata, né arbitrariamente escogitata: capacità di giusta visione che deve anzitutto avere inizio nel rapporto che l’individuo ha con se stesso. Tuttavia, per converso, è anche vero che il senso di discriminazione possa nascere da una volontà di riconoscere le forze che agiscono dietro gli avvenimenti esteriori.
In ogni corrente politica si può identificare come flusso centrale il combinarsi di diversi egoismi che hanno raggiunto, ciascuno da una esigenza pre-cosciente della “mala egoità”, una comune denominazione dialettica, la quale è poi sufficiente a creare la sintonia sul piano attivistico. Un interesse comune di ordine strettamente pratico è quello che rende attuabile l’accordo delle posizioni ideologiche, le quali in sostanza hanno il valore di una giustificazione teorica “dopo il fatto”.
Gruppi di egoismi coalizzati contro altri gruppi di egoismi mobilitanti il complesso armamentario della cultura e della propaganda, assumono come pretesto di questa volgare prassi il tormentato problema sociale in cui sono riflesse le difficoltà e le sofferenze di immense masse di uomini. Non si può perciò negare che molti di questi ossessionati dall’idea di partito e di attivismo politico, credano in buona fede di lavorare alla soluzione del problema sociale: non sanno essi che invece contribuiscono a una confusione maggiore della sua impostazione e della individuazione dei suoi termini.
Esistono peraltro forze internazionali, che possiamo chiamare “conservatrici”, in quanto mirano a mantenere immutato un potere acquisito nel dominio materiale: esse hanno soprattutto interesse a dominare quei movimenti economico-sociali che vorrebbero partire da premesse sinceramente rivoluzionarie. Avviene dunque che, sotto un’apparenza “progressista”, le correnti che hanno come contenuto immediato l’esigenza della evoluzione sociale in forma rivoluzionaria, divengano inconsapevolmente strumento di forze conservatrici.
Occorre dire che questo divenire strumento del gruppo di forze che tali correnti pretendono combattere, dipende da una loro insufficienza spirituale, da una loro incapacità di mediare la loro esigenza rivoluzionaria iniziale con una “conoscenza” non semplicemente dialettico-razionalistica, ma essenziale e sottile, della realtà sociale. Per esempio, non v’è nulla di piú anti-rivoluzionario che legarsi a idee e formule di una sociologia superata pienamente dai nuovi eventi: l’applicazione cieca e dogmatica di tali idee dà luogo ad un sovvertimento esclusivamente distruttivo che, impedendo il formarsi di una pura e creativa corrente rivoluzionaria, in sostanza finisce col fare il giuoco delle forze economiche conservatrici essenzialmente anti-rivoluzionarie.
Uno dei piú impressionanti aspetti di questa manovra occulta mirante a realizzare il sistema mondiale di un’umanità lavorante a beneficio di un gruppo di privilegiati, è il fenomeno della “falsa rivoluzione”. Esso si compie attraverso tutta la gamma del pathos delle folle popolari, pronto a vibrare mediante adeguate suggestioni facenti presa sulle naturali aspirazioni alla libertà, alla giustizia sociale. Su tale sostanza abilmente montata, non è difficile lavorare in modo da farla precipitare in uno stato di fatto, che è la realtà opposta alla iniziale aspirazione, ma proprio ciò che era voluto dagli occulti manovratori.
Chi abbia oggi il coraggio e l’interiore libertà di guardare di là dalle apparenze e oltre la spettacolosa orgia di parole, programmi e ideologie materialistiche infarcite di logica idealistica, senza eccessivi sforzi può scoprire come il marxismo che viene lanciato nel mondo allo scopo di redimere il proletariato e abbattere il capitalismo, in sostanza obbedisca al giuoco del supercapitalismo internazionale.
Infatti il marxismo, ponendo come fondamentale la negazione di qualsiasi autonomia sovrasensibile dell’uomo, deve consequenzialmente negare anche il valore dei princípi morali: affermando l’esclusiva realtà del mondo proprio al realismo primitivo, mondo che è principio e fine a se stesso, costruisce una sua esterioristica visione della vita che ha come suggestione centrale il cosiddetto “materialismo economico”.
Ora ad una possibilità di assoluto dominio del supercapitalismo, niente fa piú comodo di un’economia che non possa venir rapportata ad alcuna legge morale e che tuttavia possegga una dialettica perfettamente tessuta di pretesti di giustizia sociale. Solo a condizione che ogni principio spirituale sia escluso dalla prassi economica, il supercapitalismo può consolidarsi e giungere persino a finanziare la falsa rivoluzione. Esso diviene quindi un potere internazionalistico di tale formidabile influenza che può condurre i popoli alla guerra anche quando questa sia assolutamente contraria ai veri interessi di tali popoli. Il conflitto può nascere soltanto per ragioni di egemonia, non per divergenze nella sistemazione dei valori.
È questa una realtà che gli uomini ancora ignorano, ma che si presenta ad essi sotto forma di eventi fatali nella loro tragicità. Marxismo e supercapitalismo hanno una parentela in profondità. Col regime sovietico, ad esempio, data al proletario l’illusione della soluzione del suo problema economico, non si è fatto altro che togliere il capitale dalle mani dei capitalisti per trasferirlo nelle mani di pochissimi che in sostanza debbono dar via all’organizzazione impersonale del cosiddetto supercapitalismo di Stato. Il quale, per motivi “tecnici” e mediante una connivenza di carattere extrapolitico (che per ora diamo come ipotesi di studio) che è profondamente in contrasto con i reali interessi della collettività ormai scientificamente disanimata nello Stato-formicaio, è connesso con il supercapitalismo internazionale.
Solo mediante la finzione rivoluzionaria a cui la dialettica marxista conferisce ampia plausibilità, il supercapitalismo, ostacolato unicamente là dove rimangono nuclei di resistenza spirituale, può marciare alla conquista del mondo sino ad incatenarlo in un sistema ferreo di sfruttamento, dal quale non si sciolga piú.
Ciò può anche spiegare come il supercapitalismo ad etichetta conservatrice abbia giudicato molto piú pericoloso contro il suo disegno il fascismo che non il comunismo sovietico: perché questo, nella sua sostanza determinante, è lo stesso supercapitalismo internazionale con etichetta rivoluzionaria piú adatta all’indole mistica dell’elementare anima russa.
Chi è giocato in tutta questa manovra? Tutti i popoli ormai, nessuno escluso, tutti i proletariati, attraverso gli ossessionati, gli illusi, i fanatici ei disonesti, che si prestano al giuoco.
Ma questo è uno degli aspetti della congiura contro l’umanità, ben piú vasta e complessa, soprattutto per il carattere occulto della sua trama, di contro a cui è data una sola possibilità di resistenza e di superamento: quella di una precisa conoscenza della tecnica del “Maligno” e di una nuova vivificazione cosciente dei valori dello Spirito.

Massimo Scaligero

Da «Architrave» anno I n° 3, Aprile 1948.

www.larchetipo.com/2003/dic03/filosophia.htm

SCIENZA DELLO SPIRITO, TRIPARTIZIONE SOCIALE

SCIENZA dello SPIRITO

LA FILOSOFIA DELLA LIBERTA'

*

Se questa nota fosse ambiziosa e rigorosa potrebbe iniziare volgendosi esaustivamente all’eccezionale fenomeno che consiste nella capacità di comprendere le cose che cadono sotto la nostra osservazione poiché, seppure mediate dallo spazio e dal tempo e dagli organi del nostro corpo (e già a questo punto dovrebbe aprirsi un ampio capitolo sulla presunzione di oggettività di tali mediazioni: ciò è stato compiuto con assoluta profondità da Rudolf Steiner nel IV capitolo della Filosofia della Libertà e da Massimo Scaligero con Segreti dello Spazio e del Tempo), esse, prese di per se, non offrono al nostro sguardo il loro significato di realtà, avendo il carattere di un tutto indiviso e incomprensibile. La norma che permette di distinguere i caratteri di un ente dagli accidentali generali e dal resto del mondo, già appartiene alla nostra attività pensante e non al percepito indiscriminato che senza dubbio c’è ma mai si saprebbe cosa sia. Già la III dimensione non si dà ma viene data dall’attività del soggetto. Questo fatto è intuibile a chiunque (magari con un piccolo aiuto).

Nella sua indagine, Rudolf Steiner  osserva che persino “in due oggetti dello stesso genere non vi è nulla di veramente comune se ci si attiene soltanto all’esperienza dei sensi”. Prendiamo l’esempio elementare di due triangoli: uno isoscele e l’altro scaleno, oppure uno piccolo ed il secondo grandissimo…potremo continuare all’infinito. Occorre compiere uno sforzo riflessivo per realizzare che fermandoci alla mera esperienza sensoria (cioè priva di pensiero) non esiste alcun triangolo uguale ad un altro e non esisterebbe nemmeno la possibilità di riconoscere un secondo triangolo dopo il primo (a dire il vero non esisterebbe nemmeno la comprensione per il primo triangolo, ossia la possibilità di riconoscere che un triangolo è un triangolo). Normalmente invece riconosciamo la loro comune identità poiché portiamo loro incontro nel moto pensante la luce del concetto di triangolo: solo allora riconosciamo tutti i triangoli del mondo. Ma in tale caso abbiamo oltrepassato la mera esperienza sensoria e il contenuto del concetto (di triangolo)  dove siamo andati a coglierlo? Semplificando al massimo, la risposta è questa: dal mondo del pensiero.

Ci siamo avventurati in quel settore di realtà (teoricamente rifiutata dal positivismo filosofico) senza la quale nulla delle cose del mondo sarebbe da noi compresa e comprensibile perché, per la nostra costituzione, manca nel puro mondo sensibile. Questa è l’esperienza interiore assolutamente necessaria alla comune condizione umana ed è parimenti quella meno avvertita. In quanto uomini, l’esperienza interiore del pensiero è ciò che ci colloca al vertice di quelli che sino a ieri furono chiamati “regni della natura”. Ci distinguiamo dal resto della natura non perché ci muoviamo o respiriamo ma nemmeno per il fatto che qualcosa susciti in noi odio o amore con una fenomenologia quasi simile alla pioggia che cadendo modifica la precedente compattezza del terreno. La luce del pensiero genera l’uomo in quanto entità completa, e dalla interiorità di lui essa sgorga incessantemente donando compiutezza al mondo, ancora senza che lo si sappia, poiché per ora una consapevolezza desta non esiste ancora, o meglio, l’atto non viene avvertito durante il suo processo: dandosi, a posteriori, come riverbero: la consapevolezza si riaccende solo dopo, nel riverbero in cui coglie il compiuto, il mondo già fatto ed il pensiero come fosse soltanto un riflesso di questo. 

So bene che le precedenti righe sono insoddisfacenti rispetto al tema ma da esse potrebbe risultare sufficientemente chiaro che tento di indicare che la prima e più importante tra le esperienza interiori è la coscienza pensante (con la sua aristotelica potenza)  sebbene tale dato di fatto rimane sempre il più negletto e che ogni esperienza interiore vera e sana che si definisca occulta dovrebbe essere oggetto della coscienza pensante come in natura il suono è per l’orecchio.

A molti tutto questo potrebbe apparire semplicemente ovvio e se davvero fosse così  il mondo esoterico sarebbe una riproduzione fedele del cielo in terra. Purtroppo così non è, la confusione regna e per ‘esperienza interiore’ si intende proprio di tutto, essendo di sufficiente soddisfazione per la presunzione e l’orgoglio umano, l’esperienza di qualsiasi cosa che possa essere sentita e giudicata diversa o straordinaria se per una minuta briciola appare estranea all’ordinario vissuto. Spesso Rudolf Steiner ha rimarcato il desiderio di molti spiritualisti di ritrovare, nelle esperienze interiori, somiglianze con le cose che  ci sono famigliari nel mondo sensibile. Questo è un errore ma vi sono errori ancora più profondi laddove si volesse chiamare esperienza interiore quanto può esser sperimentato con le caratteristiche del mondo sensibile e nel mondo sensibile.

Trattare di esperienze “superiori” quando ancora non si abbia chiara e sperimentata la funzione (e persino l’esistenza) del pensiero, permette tutte le illecite illazioni che poi divengono Chiese, Scuole sapienziali, Correnti spiritualistiche.

Anche l’imponente castello antroposofico patirebbe (patisce) malsane correnti d’aria se non avesse a fondamento una esigenza di obbiettività scientifica. Nonostante tutta la cura profusa dal Dottore, è un fatto visto e rivisto come troppo spesso l’antroposofia divenga comunque suggestione e atto di fede…spensierato.

Per questa devianza e anche per altri motivi più intimi e delicati, preferiamo usare il termine Scienza dello Spirito quando ci riferiamo alle comunicazioni spirituali: esse, dati i presupposti, si dichiarano obbiettive. Appunto: come risultati di attività scientifica.

La chiave del discorso scientifico è la pura, spassionata osservazione.

Ebbene, nel divenire scientifico è quasi “vergognoso” constatare che soltanto uno semisconosciuto ma promettente giovane filosofo, nel 1894 si portò alla radice epistemologica, indicando come, alla base dell’osservazione scientifica mancava, sino a quel momento, l’osservazione del fenomeno che sta alla base di ogni possibile osservazione. Tra l’altro osservo che egli scrisse il suo chef d’oeuvre con un linguaggio spregiudicatamente piuttosto semplice, essenzialmente fruibile anche ai non addetti. Eppure il carattere dell’indagine e del tema portò allo Scritto un interesse inversamente proporzionale ad una sua completa comprensione. E pare che le illuminanti aggiunte all’edizione del 1918 siano ben poco penetrate nelle dure teste degli uomini.

La Filosofia della Libertà (taccio per comodo Verità e Scienza e Linee fondamentali di una concezione goethiana del mondo) si presenta come un puro risultato di osservazione scientifica, e infatti Steiner volle sottotitolare il libro come “Risultati di osservazione animica secondo il metodo delle scienze naturali”.

In che modo ciò è possibile? Troviamo la più stringata risposta in Verità e Scienza “Io separo dalla mia immagine del mondo tutte le determinazioni di pensiero ottenute mediante il conoscere, e fisso soltanto quello che si presenta senza il mio intervento sull’orizzonte della mia osservazione”.

Così, allo stesso tempo, le due esigenze dell’uomo contemporaneo vengono soddisfatte: il bisogno di scientificità e di (vera) spiritualità.

Certamente, per il nostro essere quotidiano la via è poi dura, difficile: la chiamiamo Scienza dello Spirito. Forse per la stessa ragione, i molti preferiscono i mercatini dove si incarta antroposofia…cosa volete che costino otto righe di saggezza?

A proposito della Filosofia della Libertà si può osservare come siano amate le conferenze e gli scritti che la esaminano da tutte le parti, perquisiscono ogni sua riga: notevoli esibizioni di raffinata cultura e di intelligenti riflessioni. Possibile che siano pochi a rendersi conto che questo poderoso armamentario sposti nel limbo indefinito delle cose lontane proprio ciò che è oggetto di tante attenzioni?

Anche questo è un evitare il lavoro personale, il confronto del proprio pensiero (e della propria anima) con il percorso del Testo, la sua organicità e la possibile sperimentazione del suo fondamento, cioè il senso per cui era stato scritto.

SCIENZA DELLO SPIRITO

PENSARE MASSIMO (di Savitri)

Massimo-Scaligero-

*

Pensare Massimo

.Era di malinconia il giorno
in cui invisibile mi eri al fianco
ben sapendo quale uscio
come d’uopo avrei varcato
con la sconosciuta, flebile
ma sempre viva speme…
A volte solo l’odore dei libri
può bastare perché
la brama con la fatica
di troppo leggere
può durare giorni da fugare.

E il momento in cui
il cuore senza sforzo ma
fedele s’allinea a un pensiero
– che apparentemente arrovellando
tenta imaginare sempre il Logos –
come un lampo è colto
dal grande sacrificio Tuo,
angelo custode massimo
in attesa del mio accordo,
per porTi inerme e in toto
nelle mani di un’anima
meno che apprendista,
una rosa ingenua che non sapeva,
né credeva d’esser bella e di più :
capace di essere viva
e in continuo fiorire
profumando l’aree d’intorno…

O Spirito Divino
che in Lui e con Lui
risvegliasti le rose d’inverno:
fa che io sia fedele
a ciò cui mi destinasti.
Permetti il mio puro sbocciare
in rosario sacro di pensieri
nella stagione delle rose.
L’essenza del mio profumo vero
allieti ogni giorno donato.
Immersi in profondità del dolore,
il ricordo vivente dell’Oro
ognuno guidi alla Forza Solare,
perla serrata in ruvida ostrica.
E tra tutti i fiori
nel giardino del mondo
sarà solo Pensare di Te:
dell’Amore Immortale.

( S. S )

 

ARTE, PENSARE MASSIMO (poesie di Savitri), POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO

MABEL COLLINS – LA LUCE SUL SENTIERO

Mabel Collins – Light on the path – Hermetic Academy Library

Istruzioni date da quelli che hanno percorso il Sentiero, a quelli che desiderano calcarlo

Così nell’introduzione di C.W. Leadbeater viene tra le altre cose descritto questo trattato, che costituisce un opera di rilevanza per quanto riguarda l’esoterismo occidentale ed il suo sviluppo, risultando essere anche il lavoro piu conosciuto, tradotto e diffuso in tutto il mondo con svariate ristampe, della scrittrice e teosofa inglese (per diverso tempo stretta collaboratrice di Mme Blavatsky) Mable Collins (Saint Peter Port, 9 settembre 1851 – 31 marzo 1927).

Come apprendiamo dal frontespizio, siamo al cospetto di un “Trattato scritto per coloro che ignorano la sapienza orientale e desiderano riceverne l’influenza” (più oltre viene specificato che si tratta di regole “scritte per tutti i discepoli”) “Ricevuto e trascritto da Mabel Collins”.

Ricevuto e trascritto in forma ispirativa, giacchè:

“a seguito di lunghe e strenue fatiche, un giorno mi ritrovai fuori dal mio corpo, e venni portata dal luogo in cui mi trovavo ad un altro molto diverso. Come una bambina venni presa per mano da un essere molto elevato che mi mostrò quel che avrei dovuto vedere e mi insegnò come comprenderlo. Oltrepassammo l’ampio ingresso di un vasto salone e ci fermammo di fronte a uno dei muri. Osservai con grande gioia, poiché era di una bellezza incredibile. Scintillava di pietre preziose: dal pavimento fino al soffitto che quasi scompariva nelle altezze, ogni centimetro ne era ricoperto e il bagliore scintillante era incantevolmente bello. Venni invitata ad osservare attentamente e vidi che le preziose pietre erano disposte formando segni e disegni. Più della sola mia attenzione si rese necessaria; abbisognavo della assistenza attiva della mia guida per vedere che tali segni e disegni erano lettere che formavano parole e frasi. Ma divenni capace di vederle, e mi venne detto che avrei dovuto accuratamente ricordare tutto ciò che riuscivo a leggere, e metterlo in forma scritta una volta ritornata nel mio corpo. Fu ciò che feci. …e questo è il modo in cui i primi aforismi de “la luce sul sentiero” presero forma, in poche parole e poche frasi. Per poterle vedere e leggere io stessa ero stata portata presso il muro sul quale sono scritte, nel luogo in cui tutti coloro che vi entrano possono a loro volta leggerle e che è reso noto ai lettori di questo libro come l’Aula dell’Apprendimento. Alla stessa maniera ottenni l’intero contenuto di questo piccolo libro”.*

Nell’introduzione il Leadbeater indica il Maestro Hilarìon come trasmettitore diretto alla Collins dei contenuti a sua volta da lui ricevuti da parte del suo Maestro: “il Veneziano”.

In origine vi era un testo scritto a mano, sottoforma di brevi aforismi in sé compiuti, in epoche molto lontane (tanto che “prima del tempo di Cristo gli uomini ne avevano già dmenticato la data e il nome dell’autore”) su 10 foglie di palma: tre righe su ogni foglia, disposte nel senso della lunghezza. Il Maestro Veneziano le tradusse in greco dal sanscrito antico e vi aggiunse le proprie spiegazioni le quali formarono assieme ai trenta aforismi il contenuto trasmesso alla Collins nel 1885. E’ interessante notare, tra le altre cose, l’aspetto di complementarietà di tali spiegazioni, che portano completamento e spesso una sorta di contrappeso agli aforismi, come a voler fornire gli strumenti volti ad evitare tentazioni dogmatioche e unilaterali.

A titolo di esempio seguono i primi tre aforismi accompagnati dal commento (espresso nel punto 4.):

1 .Uccidi l’ambizione

2. Uccidi il desiderio di vivere

3. Uccidi il desiderio del benessere

4. Lavora come lavorano quelli che sono ambiziosi. Rispetta la vita comequelli che la desiderano. Sii felice come chi vive per la felicità.

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****

Questi libri hanno lo scopo di affrettare l’evoluzione di coloro che sono sul Sentiero, e presentano degli ideali che gli uomini del mondo non sono generalmente disposti ad accettare. Un individuo sarà capace di intendere realmente l’insegnamento solo in quanto lo vive. Se non lo mette in pratica, il libro rimarrà per lui suggellato, ed egli lo crederà inapplicabile ed inutile.Ma qualsiasi sforzo sincero di viverlo getta subito luce su di esso, e solo in tal modo questa perla di valore inestimabile può essere apprezzata.

C.W. Leadbeater

(Questo libro) è stato scritto per coloro che sono alla ricerca di quella verità che oggi vive in forma seminale, atta a produrre i suoi frutti domani; coloro che non permangono avvinghiati a ciò che è già stato ma attendono con dedizione a ciò che è ancora in divenire. Quanti desiderano comprendere gli insegnamenti de “La luce sul sentiero” devono crearli come qualcosa di proprio, amandoli al contempo come qualcosa affatto propria, così come una madre da alla luce il proprio figlio e lo ama in quanto altro e separato da sé. I primi quattro insegnamenti sono tali per cui, ove propriamente compresi, aprono il varco d’accesso all’esoterismo.*

Rudolf Steiner

* mie traduzioni dal testo “The archetypal Feminine in the Mystery Stream of Humanity” di Manfred Schmidt-Brabant e Virginia Sease, pgg 70-71.

SENZA CATEGORIA

L'ARCHETIPO – LUGLIO 2013

archtros

anno18n7

corno-magico

In questo numero

Variazioni
A.A. Fierro Variazione scaligeriana N° 53

Socialità
L.I. Elliot La Decima Gerarchia

Poesia
F. Di Lieto Vento d’estate

Esercizi
Grifo La strada essenziale

AcCORdo
M. Scaligero La nuova Eucarestia

Il vostro spazio
Autori Vari Liriche e arti figurative

Considerazioni
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ANNUNCI, SCIENZA DELLO SPIRITO

IL MISTERO DELL’ESTATE (di Rastignac)

la campagna in estate

*

Carissimi,

ho per tutti voi una piccola strenna…natalizia (sì, natalizia…se non vi spiace).

E’ noto che Goethe diceva di sentirsi a più agio nel periodo dell’anno in cui le giornate si allungano.

Le sue forze creative, la sua ispirazione, favorite dalla letizia che gli infondeva l’inoltrarsi verso la stagione nella quale il sole più splende, erano particolarmente deste.Invece quando, dopo trascorso il mese di luglio, le giornate iniziavano ad accorciarsi, una particolare ombra di tristezza veniva avvertita come imprigionante lo spirito, ostacolandogli la fecondità creativa.

Per lui era una gioia quando, nel cuore dell’inverno, il processo s’invertiva e le ore di luce duravano ogni giorno di più.

Con la luce, alla quale segue il calore, viene in aiuto all’uomo, da fuori, tutto l’universo.

Gli spiriti della natura gli si affollano intorno per dargli, senza sua fatica, ciò che nell’inverno egli si vede negato e deve conquistarsi a prezzo di gran sforzo. Da Natale a Pasqua i giorni danno sempre più luce si prepara infine ciò che sboccia a Pentecoste:

“Quando piove, del maggio ai primi albori,

su tutto, un lieve volteggiar di fiori,

e la verde dei campi acconciatura

risplende ad ogni umana creatura,

Elfi piccini, ma dal grande cuore,

dove possan giovare, accorron là:

incolpevole o reo, nel suo dolore

li muove ogni infelice alla pietà.

(Goethe, FAUST II, I atto. Vers. di V.E.)

Tutta la natura offre all’uomo i suoi doni. Essa così parla all’uomo: “Sciogliti da te stesso, abbandonati a me nella luce e nel calore. Ed io ti porterò là, dove riceverai un dono prezioso”.

L’uomo, fiducioso, si abbandona alla grande madre, il suo essere sembra dissolversi nel procedere verso l’estate, come in un sognare. E s’arriva a S. Giovanni:

“La splendente bellezza dei mondi

a scioglier mi move, dal fondo dell’anima,

al cosmico volo le forze divine

della propria mia vita,

ad abbandonarmi, per cercare me stesso,

fiducioso, sol nella luce

e nel calor dei mondi”

(Steiner, CALENDARIO DELL’ANIMA, S. Giovanni. Vers. di F. C.)

Così, andando più oltre, da S. Giovanni si arriva al cuore dell’estate, al vero e proprio Mistero dell’estate, che possiamo chiamare “Natale occulto”, perchè esso è il vero parallelo o meglio il contrapposto estivo del Natale invernale.

Nel fervore di luglio, circa intorno alla seconda domenica del mese, quando lo spirito dell’uomo è tutto effuso nello splendore e nel calore del cosmo esteriore, avviene una comunione, che è una vera fecondazione, dell’anima umana con lo spirito dell’universo:

“Io sento, come preso da incantesimo

nell’apparenza dei mondi,

il tesser dello spirito.

Esso ha ravvolto l’esser mio

nell’ottusità del sensibile,

per donarmi forze, che il mio io

è impotente a darsi

nella sua limitazione.

 

(Steiner, CALENDARIO DELL’ANIMA, III settimana da S. Giovanni. Vers. di F. C.)

Ecco che qui la natura dà le forze, il dono promesso, all’io umano che si è abbandonato a lei.

Questo dono è lo stesso spirito cosmico, l’oro cosmico del Logos solare, che l’io riceve quando nel suo volo sognante al di là di sé stesso, nelle lontananze dello splendore e del calore estivi, il suo essere occulto giunge fino al Dio dei mondi, che regge e vivifica il corso dell’universo.

Questo dono dell’oro solare cosmico all’anima umana è veramente l’alimento spirituale che, insieme alle mature messi dorate, l’universo spirituale somministra all’uomo ogni estate attraverso la percezione e l’esperienza del mondo sensibile, affinchè l’individualità umana abbia ristoro e riacquisti le forze consumate nel travaglio invernale.

 

Nella IV settimana da S. Giovanni il Calendario dell’anima dice:

“Custodir nell’intimo

il dono dello spirito:

è questo il monito severo

che avverte l’anima mia,

affinchè maturando i doni divini,

fruttificando in seno all’anima,

rechino frutti all’essere interiore

dell’io.

(vers. di F. C.)

 

Questo dono di Dio, questo tesoro spirituale, immerso nell’anima umana nelle nozze cosmiche dell’estate, diviene poi il “figlio spirituale” che nasce nell’interiorità dell’anima a Natale.

E’ un onda crescente, fino al misterioso culmine sopra accennato, che si svolge nel crescere delle giornate dell’anno; è una sottile onda di gioia in cui le forze individuali sono portate da un empito cosmico, sollevandole dal sacrificio interiore poiché chiede all’anima solo di abbandonarsi alle forze universali agenti dall’esterno. Nel cuore del mese di luglio interviene una sosta: in tale sosta avviene, senza sforzo individuale, il sogno divino dell’estate: il dono dello spirito all’anima. In seno al tripudio della luce e del calore.

Aggiungo come nota che quanto descritto avviene, di solito, oltre la coscienza umana: esercizi e sensibilità portano alla percezione di quanto avviene. Allora basta poco o un attimo: la percezione balena!

Va anche ricordato che, comunque, per l’anima è sempre Natale invernale, è sempre il Natale estivo, ecc. Questi tempi dell’anno si dispongono in successione temporale sul piano fisico: hanno però un rapporto non temporale nello spirituale. Solo che nelle stagioni competenti le rispettive influenze predominano, dando il tono complessivo alla vita dell’anima.

Dopo le “nozze occulte” estive si produce nell’anima un analogo processo di gravidanza che dovrebbe compiersi mediante il concorso di una attività interiore cosciente dell’anima…e non occorre che continui, non vi pare? :)

Rastignac

SCIENZA DELLO SPIRITO

LA BANALIZZAZIONE DELL'ANTROPOSOFIA

aiut!

*

Se isoliamo artificiosamente dal contesto spirituale la celebre frase della Tabula Smaragdina: “Ciò che è in basso è come ciò che è in alto…”, avremo pressoché già raggiunto la sintesi di questo articoletto. Infatti se il rigo viene decontestualizzato e letto nominalisticamente esso appare di significato scarso o nullo. A dirla tutta, ad un’anima sana e concreta frasi simili si presentano come sciocchezze che nella realtà non trovano alcuna conferma e nel pensiero paiono vuote. Pensate: in basso i piedi, in alto la testa; in basso i campi di grano, in alto sfilacci di nuvolo…differenze? Ma no! Eppure per tantissime persone (un esercito!) potrebbero quasi essere la stessa cosa. Più o meno. Forse quanto sto dicendo è solo un’assurda iperbole o un gioco. Ma non sto giocando affatto. Non è forse vero che i nostri Padri latini coniarono l’allocuzione “Semel in anno licet insanire” che Orazio, elegantemente modificò in “Dulce est desipere in loco”?

Essi, con la robusta, asciutta sensatezza che contraddistinse lo splendore della Civiltà Romana, limitavano l’insanire ed il desipere a pochi e opportuni momenti. Ora viviamo in un periodo di civiltà nella quale le regole e i riti, vista la proclamata sparizione della Trascendenza e del Sacro, si sono ridotti ai 245 articoli del Codice della Strada (avente evidenti tracce misteriosofiche, vista l’interpretazione personale e difforme tra le diverse pattuglie), alla compilazione del Mod.730, all’IMU ed a labirinti documentali e onerosi non dissimili. Questo nel presente, mentre nel futuro la Tecnologia ci renderà onnipotenti come ci viene assicurato da Emanuele Severino che,  da raffinato nichilista quale egli è, pur tuttavia non annichilisce il proprio pensiero ed è pure serissimo con sé stesso, perciò non scherza.

Allora: è “normale” insanire o desipere per alcune ore tutti i santi giorni quando si legge un testo di Antroposofia o si tiene una conferenza (o la si ascolta) sul medesimo argomento o si discute su un Forum dedicato?

Di sicuro esagero ma pregherei i lettori a sforzarsi d’immaginare per un momento quante sono e sono state le persone che accostandosi all’Antroposofia da due diverse direzioni (quelli che hanno approfondito alcune correnti sapienziali e quelli che non sanno nulla ma sono dotati d’impulso verso il Trascendente), dopo una brevissima immersione scappano a gambe levate: non è possibile contarle singolarmente ma a legioni sì.

Certo, avevano appena sfiorato la superficie, ma molti s’allontanano disgustati. Disgustati di che? Non dall’Antroposofia che rimane e forse rimarrà per loro una cosa sconosciuta ma piuttosto dalla banalità piatta, volgare e frammentaria che viene proposta troppo spesso come fosse Antroposofia.

Qualche “fuggitivo”, nonostante la vista del panorama desolato trova tuttavia la strada essenziale verso la Scienza dello Spirito per un retto impulso interiore che, come ogni intuizione veritiera non è irrazionale ma sovrarazionale, contenente perciò anche tutta la logica del reale: egli acquista i testi di Rudolf Steiner (e di Scaligero) e mentre li legge sbarra porte e finestre alle chimere di cartapesta che vagano per le strade.

Come esempio, ricordo “forte e chiaro” le parole che un vecchio amico, brillante studioso e scrittore nonché asceta e sperimentatore di Scienza dello Spirito, espresse con animo incupito decenni orsono mentre eravamo fradici reduci  dall’ascolto di una conferenza indecentemente comica su temi antroposofici: “Se non conoscessi Steiner per mio conto, abbandonerei tutto o mi accosterei al Buddhismo che almeno è serio!” : era lo sfogo di una profonda malinconia e di  indignata impotenza per lo spregevole vandalismo (perpetrato da importante rappresentante) di cui eravamo stati testimoni.

Gli animi ingenui suppongono che l’Antroposofia sia una, ma questa è illusione, di quelle gravi che lasciano dietro a sé danni. Innanzi tutto le antroposofie sono tante quante sono le anime che si dedicano a questa via di conoscenza: ognuno trae dalla Scienza dello Spirito quanto può ed elabora il quantum assimilato secondo le proprie forze e le inclinazioni di carattere e di destino: ciò è un fatto inevitabile che comporta conseguenze di vario genere a seconda dei casi.

E’ invece un fatto gravissimo che il ricercatore possa trovare l’unica relazione sicura con l’Antroposofia attraverso le Opere di Steiner, essendo divenuto accadimento rarissimo o eccezionale la connessione con indicatori e studiosi dotati almeno d’onestà, correttezza e rispetto. A scanso di equivoci dovrebbe essere chiaro che non alludo a ladruncoli o maniaci nel senso comune.

Il vuoto, ai nostri giorni si presenta come una generale incapacità di seguire Rudolf Steiner da parte dei sedicenti discepoli.

Tale affermazione significa semplicemente che si sta perdendo la disciplinata coerenza conoscitiva per quanto riguarda l’attività del pensare. Steiner non sembra chiedere moltissimo quando indica il modo della lettura: pensare i pensieri nella concatenazione offerta, dunque ripercorribile. E’ il limite estremo (quello esterno) della Scienza dello Spirito. Pensare con rigore attento i pensieri affinché scatti, nel pensarli, il  potere della sintesi in cui inizia a risorgere la forza di Vita di quanto giace nel pensiero indicato dalla parola scritta.

Con questa semplice operazione si entra nell’Antroposofia, al contrario “sforando” con pensieri estranei o ulteriori si esce dall’Antroposofia. L’opera a cui ci si attenga, proprio quando pare riduttiva ci conduce nel Mondo Spirituale mentre quando sembra ampliare i nostri orizzonti ci abbandona con il sudario dello Spirito: la sua impronta razionalistica. Quest’ultima è il risultato di molti decenni privi (volutamente privi!) di disciplina interiore.

Chi non pratica l’esercizio interiore non possiede gli organi interiori per riconoscere e dominare le soddisfazioni che irraggiano dall’astrale inferiore. Perciò sente tali soddisfazioni e le giudica come un chiaro indizio della giustezza della via intrapresa.

Parlo del pensare perché esso contiene, in profondità, anche tutto il resto ossia il volere pre-corporeo ed il sentire puro. Mettere il pensiero nella categoria della manifestazione di “un freddo egoismo” contraddice tutta l’Opera di Rudolf Steiner e palesa platealmente la pseudo conoscenza di un’antroposofia lontana anni-luce dall’Antroposofia vera. E’ una cretinata colossale, ma è quello, come si suol dire, che passa il convento. Uno strano convento in cui si entra se ci si ammattisce a contatto con la sapienza spirituale. E’ il luogo dell’anima dove il desipere si sorregge su tre colonne:

La prima è l’ordinaria lettura, spesso ingorda e affrettata, dei molti (troppi) testi – occhi sul libro e testa altrove – cioè la bulimia psichica nell’assumere o ingurgitare notizie spirituali  identificate in frasi riconoscibili. Questo modo bramoso e primitivo di procedere riproduce semplicemente il subumano circuito animico del pettegolezzo ma viene anche chiamato, con involontaria blasfemia, approfondimento antroposofico.

La seconda si evidenzia come la disarticolazione o chirurgica macellazione dei testi e dei cicli, ormai considerato “pratica” e legittima anche in sede di stampa specializzata. Essa, già discutibile e sospetta quando la si usa su resoconti di scienza del sensibile, viene accettata dai molti persino contenti di avere con facilità e rapidità il concentrato della sapienza esoterica garantita come il riassunto dei più importanti pensieri steineriani e delle più recenti novità dell’O.O.

La terza è l’evoluzione della seconda. Qui la coscienza ordinaria confidando in una astratta familiarità con ogni sorta di immagini raccattate mediante razionalismo enciclopedico, ricuce, con il filo deduttivo, ircocervi ovviamente inorganici e innaturali che paiono corretti solo perché sdoganati dalla estrema cura dei particolari e dal supporto massiccio di elenchi bibliografici e indici informativi a cui abboccano gli eruditi, gli ingenui e gli stolti. Alludiamo, per meglio comprenderci, a scritti che, per esempio, giustificano una Filosofia della Libertà con una mole (decontestualizzata) di comunicazioni tratte dalle comunicazioni antroposofiche. Ecco l’antroposofia come produzione sterminata e cicaleccio continuo.

Ho citato le insanie percettibili e controllabili: esse sono nient’altro che le manifestazioni più grossolane del male che è l’aver portato l’Antroposofia ad un livello d’inversione in cui di Essa non rimane più traccia. Certo che attività e libri non sono spariti. Ma se Essa “sorge nell’uomo come un bisogno del cuore e del sentimento” e, aggiungo, dalla disperata percezione dei limiti personali o da una coerenza conoscitiva che non si ferma a metà strada, allora la Scienza dello Spirito è, in polpa e gheriglio, un cammino interiore individuale da percorrere.

Ma qual’è il punto di partenza di questa lunga strada, sconosciuta e a tutta prima inconoscibile perché è pure estranea all’ordinario caos che, con orgoglio mal riposto, chiamiamo nostro mondo interiore? Essa inizia con la lettura (lo studio) delle principali opere di Rudolf Steiner, le quali andrebbero precedute da novantanove approfondimenti delle prefazioni e dei capitoli introduttivi che indicano con matematica esattezza i caratteri e le forze dell’anima da smuovere per la successiva lettura: ciò vale per La Filosofia della Libertà, La Scienza Occulta, L’Iniziazione, ecc. E non meno per i “Cicli”, a cui è lecito accostarsi con rispetto e un’attenzione persino maggiore. Vi siete mai accorti che il Dottore offriva agli ascoltatori,prima di tutto il resto, gli strumenti necessari per seguirlo? In genere, nella prima conferenza di un ciclo, lo Steiner introduceva una sequenza di rappresentazioni poggianti su esperienze (rappresentazioni) tratte dal sensibile ma articolate in forme inusuali atte a formare una speciale sintesi di pensieri, sentimenti e impressioni che equivalgono (se portati ad atto) alla modificazione animica sufficiente e necessaria per proseguire nella comprensione sperimentale di immagini ed eventi che non poggiano più su alcun dato sensibile. Spesso ciò non viene avvertito poiché lo Steiner,  con l’immenso rispetto per la libertà e l’iniziativa di ciascuno che sempre lo contraddistinse, non incitava, non coerciva seppure benignamente: esempio di amore purissimo e totale rispetto per l’individualità umana…e nemmeno questo è stato compreso dai più.

Cari lettori, non ci sono alternative o peggio l’alternativa pessima consiste nel leggere parole che, raggruppate, diventano nozioni per dispiegarsi in una sorta di sapere e chi sa di più viene persino considerato “iniziato” o la reincarnazione del tal dei tali.

Oggi sembra che (quasi) tutti accettino l’impoverimento ed il degrado delle forze dell’anima con passiva indifferenza: “Fuori piove, la penna scrive, io sono un asino. E’ lostato delle cose”. E tra non molto si arriverà ad un’ulteriore, ancora più degradata semplificazione: “ L’albero è una cosa, il tavolo è una cosa, io sono una cosa”.

Già nei primi anni dell’altro secolo Steiner notava come si fosse fortemente sbiadita la potenza del sentire paragonandola a quanto si manifestava nel salotto culturale di Maria Eugenia delle Grazie negli anni ’80 del XIX secolo. Io stesso ricordo figure di anziani antroposofi, che avevano assistito di persona alle conferenze del Dottore, spontaneamente alzarsi in piedi prima del lavoro di studio del Gruppo per invocare con vibrata solennità e devozione la Presenza del Logos Solare e degli Spiriti delle Gerarchie: imbarazzando visibilmente i soci appena di poco più giovani.

Eppure se il sentire latita, le immagini antroposofiche non trasformano l’anima, se dalla testa esse non scendono nel cuore, la Sofia rimane lontana e anche l’uomo si spegne. Occorrerebbe quello che va mancando: ardore, devozione, meraviglia: virtù dell’anima perse per strada.

Lo ripetiamo all’infinito: all’uomo di adesso urge la disciplina interiore. Subito. E’ divenuta il tentativo estremo per non affondare.

Ripetiamo ad nauseam che la Concentrazione è totalmente indispensabile. Non è certo l’unico atto interiore; la meditazione, la contemplazione, la percezione pura sono tutte operazioni fondamentali ma tutte presuppongono, attuata, la potenza, anche minima, della Concentrazione. Inoltre è l’unica disciplina che ti dà costante consapevolezza della tua condizione, del tuo “stato d’opera” senza finzioni. Perché la Concentrazione? Perché essa è l’unica operazione interiore che inizia a partire dalla condizione (occulta e palese) in cui veramente ti trovi. Se scavalchi la Concentrazione inizi da un sentire instabile, fiacco o dinamizzato dalla natura, oppure da un volere percepito sempre a posteriori attraverso il sistema nervoso e muscolare e, in tal caso, ti condanni ad un super inserimento nel corpo fisico-sensibile nemmeno contemplato dagli Dei per un’entità pensante durante la sua condizione umana.

Senza la Concentrazione com’è possibile quel grado d’attenzione che ti permette un’immersione non superficiale nel percepito?

Il temibile Hugo è troppo buono (un bignè alla crema) quando scrive di un’attenzione che non raggiunge il minuto: nemmeno a dieci secondi s’arriva. Solo dove l’attenzione permane contempli qualcosa e solo contemplando qualcosa il cuore si apre all’essere suo e tuo.

La Concentrazione lavora in profondità a tua insaputa. L’incontrollabile flusso del pensiero inconsistente rallenta un poco, a momenti s’inceppa e l’attenzione guadagna il terreno che aveva quando eri bambino e che da grande hai perduto. Leggendo le righe scritte dal Dottore scopri nessi mai prima colti; le singole parole e le frasi apparentemente più semplici acquistano forme e spessori che toccano e sollecitano l’anima; senti che il modo delle Sue parole apre porte da sempre chiuse nella tua interiorità e senti pure nella tua interiorità un muoversi di sostanze: forze dell’anima di cui forse cianciavi ma che non avevi mai sentito sul serio. E ti stupisci: sono momenti di meraviglia. Da questo momento riprenderai in mano il testo che leggevi con una speciale, intima riverenza. Comprendi in balenii o a poco a poco che il passo successivo consiste nel fare un grande passo indietro. Il senso della tua attività è permettere al libro di parlarti, di agire sulla tua anima: di lasciare che la concatenazione dei pensieri dormienti nel Testo riacquistino vita con la forza del tuo pensiero.

E’ quello che il Dottore ti chiedeva con discrezione in testa ai suoi libri; letto da tutti, fatto da pochissimi. I molti preferiscono ridurre a niente le Sue parole: “…se invece si leggono nel modo giusto comunicazioni intorno a fatti soprasensibili, ci si trova a vivere entro il flusso dell’esistenza spirituale…” L’intensità e le caratteristiche variano individualmente e su ciò vale il riserbo ma è quanto succede in chiara realtà.

Dalle molte impressioni che ricevi sorgono sentimenti profondi: intravvedi quale sia la natura spirituale di Rudolf Steiner ed il senso della sua opera. Una sacra devozione sgorga spontaneamente. Ho sentito soltanto Massimo Scaligero pronunziare il Suo nome con il genere di rispetto che gli andrebbe tributato. Comprendi che avvicinarti a Lui è ben diverso che leggere libretti in cui si raccontano “le sue vite precedenti”.

Se vivi anche per attimi discontinui nelle impressioni conoscitive che si producono nella tua anima  avverti il nascere di una libertà che incenerisce dubbi, preconcetti e giudizi in quanto provenienti dalla contingente personalità. Nella superiore libertà della vivente Scienza dello Spirito, attiva e non statica, puoi anche intuire (in te stesso ma oltre te stesso) cosa in Essa sia la Via Solare ed il senso che per Essa si esprime nella disciplina della Concentrazione. Quest’ultima non rappresenta un generico “controllo del pensiero” ma è il varco diretto al Pensiero Vivente, corrente di Luce viva che nell’attuale periodo del divenire dell’uomo preme a fluire nella sua coscienza (e in tutto l’uomo, sino nella corporeità). Vedere il pensiero che pensa risponde alla desta riconquista dell’Albero Sempre Verde, alla connessione con il Logos Solare come non fu mai nell’antico e nel remoto. Come ho accennato prima, il Dottore non ti suggestiona con termini fascinosi, non sottolinea le indicazioni essenziali. Dona tutto a tutti ma non ti aiuta: non fa nulla di quanto sia tu stesso a dover (voler) fare. Dunque spetta a te l’iniziativa di comprendere la portata di cosa intenda l’Iniziato del Sole quando chiude un certo paragrafo del V capitolo della Scienza Occulta con le parole “…arrecherà i più bei frutti per l’intero avvenire”.

                                                                                                             

SCIENZA DELLO SPIRITO,

VITA SI CREA MENTRE IL DENARO MUORE

 SOLIS CENTRO CRUX ET ROSAE GIU 2013 FK 077

*

VITA SI CREA MENTRE IL DENARO MUORE

 

IL DENARO E’ SOLO UN SIMBOLO DELLE RICCHEZZE REALI CHE GIA’ ESISTONO. 

UN SIMBOLO ASTRATTO E CONVENUTO.

IL DENARO RAPPRESENTA I NUMERI MEDIANTE I QUALI CONTARE E VALUTARE CIO’ CHE SI PRODUCE E CHE  SI E’ PRODOTTO.

 

NON PUO’ PRODURRE RICCHEZZA ESSO STESSO.

NON PUO’ E NON DEVE.

DOVREBBE FERMARSI AL SOLO RAPPRESENTARLA NUMERICAMENTE.

 

IL DENARO DEVE RIMANERE INERTE SIMBOLO DI UNA VITA PRODUTTIVA CHE E’ SOLO AZIONE UMANA.

 

SE VIENE ADORATO E MOLTIPLICATO COME SOGNO DI INTERESSI E DI SCOMMESSE FINANZIARIE :

ALLORA VIVE DI UNA VITA CHE UCCIDE GLI ATTI DELL’UMANO.

ED I SACERDOTI FINANZIARI TENDONO AD IMPORLO COME RELIGIONE ASSURDA.

 

COME ARMA DI UN’ASTRATTEZZA CHE MASSACRA.

 

LA SACRITA’ DEL DEBITO NELL’ATTIMO IN CUI IL DENARO VIENE STAMPATO : E’ UN ATTO DI IMPOSTURA.

E’ L’ARMA DELL’ECCIDIO.

 

QUANDO IL DENARO VIENE CREATO COME NUMERO

RAPPRESENTA SOLTANTO  RICCHEZZE REALI CHE GIA’ ESISTONO

E NON PUO’ ESSERE PROPRIETA’ DI CHI LO STAMPA.

NON PUO’ ESSERE ATTRIBUITO A CHI LO EMETTE

NON PUO’ ESSERE BANCARIA PROPRIETA’ DEGLI EMANATORI.

 

IL DENARO E’ DI TUTTI E PUO’ ESSERE SOLTANTO NUMERATO.

CHI LO EMETTE E’ SOLO UN ESECUTORE CHE VALUTA A QUANTO AMMONTA TUTTA LA RICCHEZZA COLLETTIVA.

E’ SOLO UN ESECUTORE DEGLI ORDINI DI TUTTI COLORO CHE ALLEANDOSI DANNO VITA AD UNO STATO.

 

IL DENARO E’ UN NUMERO INERTE E TALE DEVE RIMANERE.

 

INFINE IL DENARO DEVE ESSERE DONATO.

 

DEVE ESSERE DISTRIBUITO IN BASE ALLA FRAZIONE DI RICCHEZZA COLLETTIVA CHE PERMETTE UNA MINIMA VITA DECOROSA.

IL RIMANENTE E’ DELLO STATO.

DI UNO STATO CHE NON PUO’ IMPORRE TASSE E CHE LE HA ABOLITE TUTTE.

 

INFINE IL DENARO DEVE MORIRE IN UN LASSO DI TEMPO DEFINITO.

 

SOLO LA MORTE  DEL DENARO SALVA LA VITA DEGLI UMANI.

UNA MORTE AD ESEMPIO DECENNALE.

 

DOPO  :  UNA NUOVA MONETA VERRA’ EMESSA

E ANCH’ESSA DOVRA’ POI MORIRE.

 

LO STATO STAMPERA’ OGNI ANNO (AD ESEMPIO) IL 10 PER CENTO IN PIU’ DI MONETA RISPETTO A TUTTA LA RICCHEZZA REALE COLLETTIVA.

IN UN DECENNIO LA MONETA DOVRA’ MORIRE VOLUTAMENTE INFLAZIONATA.

 

LA MORTE FINANZIARIA DEL DENARO RESTITUIRA’ LA VITA INTERIORE ED ESTERIORE  AL CUORE ED ALLA MENTE DEGLI UMANI.

 

SOLO LA MORTE DEL DENARO GLI IMPEDIRA’ L’ACCUMULO CHE LO RENDEREBBE MATERIA ASTRATTA DI CONCRETI SACERDOTI FINANZIARII.

VERI STREGONI DELL’ASSURDO IMPOVERIRE PRELEVANDO RICCHEZZE

ESTORTE IN BASE A UN PRETESO DEBITO CHE NON C’E’.

E CHE NON DEVE ESISTERE.

 

SOLO RICCHEZZA VERA  E REALE

MORALMENTE PRODOTTA MEDIANTE DEDIZIONE  E AMORE VERSO CIO’ CHE SI PRODUCE.

IMMERSI IN UNA PROSPERITA’ MINIMA E DI BASE

CHE E’ ATUTTI DOVUTA IN QUANTO FIGLI VIVENTI DI UNA CIVILTA’ IN CUI SI CREDE.

 

CIVILTA’ DA CUI SONO ESCLUSI TEMPORANEAMENTE I BARBARI CHE NON NE CONDIVIDONO GLI ASPETTI E CHE NON RIESCONO AD ESSERE LEALI.

 

AVE DIVINO SOLE DELLA MERAVIGLIA CHE SI INNAMORA DEGLI APICI IDEALI.

MENTRE TENDE A REALIZZARLI NELLA LEALTA’ DI PURISSIME INTENZIONI.

 

 

HELIOS FK AZIONE SOLARE

 

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ARTE, La Poesia di FK AZIONE SOLARE, POESIA, SCIENZA DELLO SPIRITO, TRIPARTIZIONE SOCIALE
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